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SPEZZARE LA CATENA DEL KARMA

Tutti gli insegnamenti buddisti, anche quelli precedenti il Sutra del Loto,
riguardano il miglior modo di trasformare un karma infelice, accumulare fortuna e
vivere un’esistenza pienamente realizzata. I primi sutra predicavano un
comportamento virtuoso: comportandosi bene si pongono cause positive che alla
fine portano a effetti positivi. La vera ricompensa per un simile comportamento
virtuoso in questo mondo varia, secondo questi primi sutra: alcuni dicono che
conduce alla rinascita in una PuraTerra in cui non esiste sofferenza (insegnamento
che si avvicina alla dottrina cristiana), altri sostengono la possibilità di rinascere in
condizioni via via sempre più elevate fino al conseguimento della Buddità, che libera
dalla necessita di vivere in questo mondo di sofferenza. Comunque, tutti i sutra
anteriori al Sutra del Loto affermano che gli effetti delle buone cause presenti non si
manifestano in questa vita.
Come scrive Nichiren, il Sutra del Loto capovolge questa convinzione: «I
benefici di tutti gli altri sutra sono incerti perché insegnano che prima bisogna
creare buone cause e solo dopo, in un tempo successivo, si può diventare un Budda.
Invece, per quanto riguarda il Sutra del Loto, se lo si prende in mano, la mano
diventa subito Budda, se lo si recita con la bocca, quella bocca stessa è il Budda. È
come la luna che, sorgendo da dietro le montagne orientali, immediatamente si
riflette sull’acqua o come il suono e l'eco che si producono contemporaneamente.
Per questa ragione il sutra dice: "Fra coloro che ascoltano la Legge, nemmeno uno
mancherà di conseguire la Buddità". Queste parole significano che se cento o mille
persone abbracciano questo sutra, tutte e cento o tutte e mille, nessuna esclusa,
diventeranno Budda."
Recitare Nam myoho renge kyo davanti al Gohonzon (causa) rende
immediatamente manifesta la nostra Buddità innata (effetto). Quindi, possiamo
iniziare a sperimentare la nostra Buddità dal primo istante della recitazione. Inoltre,
poiché Nam myoho renge kyo é la condizione di Buddità, nel momento in cui
recitiamo questa frase non solo riveliamo subito la nostra Buddità ma poniamo la
causa per raccogliere gli effetti della Buddità nel futuro. In altre parole, ogni volta
che recitiamo quella frase immagazziniamo nella nostra vita Ia «fortuna» cui
potremo attingere in avvenire.
È questo il segreto per cambiare il nostro karma infelice. Invece di
preoccuparci se stiamo ponendo cause negative o positive, cosa che in se e una
causa che provoca sofferenza, Nichiren Daishonin insegna quanto sia importante,
soprattutto, purificare lo spirito interiore che da impulso alle varie azioni. Per
ottenere questo, dobbiamo solo recitare Nam myoho renge kyo davanti al
Gohonzon (come parte della nostra pratica) e rivelare cosi la nostra natura di Budda.
Recitare davanti al Gohonzon per lo sviluppo della nostra Buddità equivale a
sollevare pesi per un culturista; in questo modo, mentre la nostra natura di Budda si
manifesta sempre di più, noi poniamo un numero di cause sempre maggiori che
fluiscono dai nostri lati più nobili. Come scrive il Daishonin : «Noi esseri comuni
siamo incatenati dal karma negativo, da illusioni e desideri, e dalle sofferenze di
nascita e morte. Ma grazie alle tre potenzialità innate della natura di Budda - la
Buddità innata, la saggezza per percepirla e l'azione per manifestarla -noi possiamo
rivelare senza dubbio i tre corpi del Budda».
Avremo quindi del karma negativo immagazzinato nella nostra esistenza -
anche quando raggiungiamo l'illuminazione - ma man mano che la nostra Buddità si
rafforza, possiamo addirittura incominciare a usare il nostro karma negativo per
creare "fortuna" per noi e per gli altri. Problemi e desideri, infatti, ci spingono a
recitare piuttosto che costringerci a soffrire, atto che subito rivela la nostra Buddità
e allo stesso tempo la fortifica, accumulando nella nostra ottava coscienza una
fortuna che nel futuro dovrà manifestarsi.
Un modo per comprendere in che modo recitare Nam myoho renge kyo spezzi
immediatamente la catena del nostro karma infelice é legato alle nove coscienze
(vedi figura a pag. 177). II nostro karma é infatti conservato nell’ottava coscienza e
ha un profondo effetto sulle prime sette. Se abbiamo, per esempio, una forte
tendenza karmica alla collera, questa dominerà i nostri pensieri nella settima
coscienza e anche il modo in cui costruiamo la nostra visione del mondo esterno,
nella sesta coscienza, attraverso i dati forniti dai nostri cinque sensi. Per quanto
incredibile possa sembrare, recitando Nam myoho renge kyo «scendiamo» nel
nostro intimo fino ad arrivare ad attingere alla nona coscienza, la sorgente della
forza vitale cosmica. Questa poderosa forza vitale attraversa allora le altre otto
coscienze, purificando tutta la nostra vita e riversandosi nel nostro ambiente.
Basando la nostra vita sul «palazzo della nona coscienza" come lo definisce il
Daishonin, siamo allora in grado di porre cause che non sono dominate dalle nostre
precedenti tendenze karmiche.
Nonostante la nostra natura di Budda si manifesti non appena recitiamo Nam
myoho renge kyo, occorre molto tempo perché essa domini ogni aspetto della
nostra vita: dieci, venti o persino trenta anni di pratica assidua. Nichiren garantisce
che recitare Nam myoho renge kyo produrrà questo effetto, ma naturalmente pochi
sarebbero capaci di praticare cosi a lungo senza ricevere ogni tanto una ricompensa
per i loro sforzi. Come esseri umani abbiamo bisogno di prove dell'effetto della
nostra pratica sotto forma di benefici visibili. La gioia che ne ricaviamo
approfondisce la nostra fede e ci spinge ad andare avanti, tanto da poter apprezzare
il crescente accumulo di importantissimi benefici invisibili.
II Daishonin spiega che la fortuna e i benefici che derivano dalla recitazione di
Nam myoho renge kyo si manifestano in quattro modi diversi. «Preghiera visibile
che produce un beneficio visibile»: recitando sinceramente riusciamo a realizzare
rapidamente il nostro desiderio, un beneficio che le persone ottengono spesso
appena iniziano a praticare e che sembra quasi un miracolo. «Preghiera visibile che
produce un beneficio invisibile»: significa realizzare un obiettivo dopo un certo
tempo. Guardando indietro capiremo, tramite la saggezza della nostra natura di
Budda, il perché. : É paragonabile a un ragazzino di dieci anni a cui i genitori dicono
che non può guidare l'auto di famiglia, anche se lo desidera tanto. AI momento può
anche sollevare un putiferio ma, quando cresce, capisce la saggezza del rifiuto dei
suoi genitori. In altre parole, questo genere di benefici riguarda ciò che otteniamo
soltanto quando siamo veramente pronti a ricavarne il massimo valore, e non
quando crediamo di essere pronti.
La «preghiera invisibile che produce un beneficio visibile» è il sostegno fornito
da una pratica vigorosa e costante, un "deposito" di fortuna. É nota come
«protezione», ed e stato il tipo di beneficio che Marc Begman sperimento quando
venne minacciato da quei ragazzi sulla metropolitana. Infine, «preghiera invisibile
che produce un beneficio invisibile», vale a dire che tramite una pratica sincera e
costante per un lungo periodo di tempo ogni aspetto della vostra vita assume delle
caratteristiche del vostro vero io, cioe la Buddità: saggezza, coraggio, compassione,
purezza e la gioia di un'inesauribile forza vitale. É un risultato che viene definito
"rivoluzione umana".
Scopo fondamentale della pratica buddista, insegna Nichiren, é ottenere
quest’ultima categoria di benefici. Pur non negando il valore dei benefici materiali a
breve termine, il vero scopo del Buddismo è mostrarci come costruire una vita forte
e solida, che ci consenta di superare ogni difficoltà e di stabilire una felicità duratura
dentro di noi e nel mondo intorno a noi. Sviluppando la nostra Buddità e superando
così i nostri problemi personali, infatti, sviluppiamo anche la compassione verso
coloro che sono ancora «incatenati dal karma negativo, da illusioni e desideri, e
dalle sofferenze di nascita e morte», e iniziamo a condividere il desiderio di tutti i
Budda: condurre le altre persone verso l'illuminazione. Ciò significa insegnare Nam
myoho renge kyo agli altri.
Nichiren Daishonin affermò che, anche se recitiamo Nam myoho renge kyo
una sola volta - anzi, se solo sentiamo quella frase - abbiamo già creato un'infinita
fortuna perché quel "seme" di Buddità non va mai perso ma e racchiuso per sempre
nel nostro karma. Esso diventa perciò la causa che ci farà recitare in futuro, quando
arriverà per noi il momento giusto per farlo e ottenere così l'illuminazione. Come
promette il Sutra del Loto: “Fra coloro che ascoltano la Legge, nemmeno uno
mancherà di conseguire la Buddità”.
Pur seminando il seme della Buddità nella vostra vita nel momento stesso in
cui udite o recitate anche solo una volta Nam myoho renge kyo, la velocità con cui il
seme germinerà e si svilupperà in un albero di saggezza illuminata dipende
interamente dalle azioni che sceglierete liberamente di fare da quel momento in
poi. In altre parole, conseguire la Buddità richiede spirito di ricerca, perseveranza e
sforzo costante. Questa è la natura di renge, il principio di causa ed effetto.