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NON RINUNCIATE MAI E POI MAI AI VOSTRI SOGNI

Traduzione dall’inglese del testo su www.geshu.org/study/uk/dreamslindaj.shtml


Discorso di Linda Johnson – divisione artisti SGI-USA 29.5.2001. 
Linda Johnson è responsabile della divisione donne della SGI-USA nella California
sud. Inoltre, è un avvocato penalista.

Nessuno di noi pratica questo Buddismo per scendere a compromessi con i propri
sogni, né con la propria vita. Non penso che qualcuno di noi abbia cominciato a
praticare per realizzare ciò che poteva già raggiungere tramite il proprio sforzo
umano. Penso che abbiamo iniziato tutti a praticare per poter tirare fuori dalla
nostra vita qualcosa di più grande di quanto avremmo potuto fare con i nostro sforzi
umani. Mi sono ricordata di tutto questo un paio di settimane fa. Ero in bagno e mi
stavo truccando quando la mia attenzione è stata attratta da un’intervista alla Tv ad
una donna sui 50 anni che parlava della sua esperienza, del suo sogno di sempre
di essere un’insegnante. Tuttavia questa donna non aveva fatto gli studi necessari,
e quando suo marito l’ha lasciata, non aveva nessuna specializzazione e si è
ritrovata con dei figli da crescere. Per mantenersi ha iniziato a lavorare come donna
delle pulizie. Ma non ha mai smesso di inseguire il suo sogno. E così per anni, ha
lottato per entrare al college e per andare avanti. Questo mese si è laureata, ed i
suoi compagni le hanno chiesto di essere la loro portavoce. E lei era lì, con i suoi
figli. La cosa che mi ha colpito è che parlava di non abbandonare mai i propri sogni.
Ha detto: ”Se abbandoni i tuoi sogni , abbandoni te stesso”. Quindi non potete
rinunciare ai vostri sogni, perché non potete permettervi di rinunciare a voi stessi. E
poi mi sono ricordata del Presidente Ikeda di quando ha citato qualcuno di cui non
ricordo il nome: “un destino peggiore della morte è quello di essere vivo ma morto
dentro”. E io credo che ogni volta che non ci sfidiamo per raggiungere i  nostri
sogni, noi moriamo dentro. Dovete avere sogni perché dovete avere una ragione
per alzarvi dal letto la mattina e recitare.

E’ bello dire che lo scopo della nostra pratica è la pace nel mondo. Ma è molto
difficile essere motivati, per la pace mondiale, per alzarsi dal letto la mattina,
talvolta…Sapete ci osa parlo? Suona bello…ma se avete dormito solo due ore,
quella non è sempre la cosa che vi spinge a saltare fuori dal letto. Ed è per questo
che quando parliamo dei “desideri terreni che sono illuminazione”, allora dobbiamo
avere dei desideri! I vostri desideri sono ciò che vi spinge a recitare. E ciò che vi
spinge a recitare è ciò che vi dà l’opportunità di imparare dalla vostra esperienza di
realizzare quei sogni, quelle speranze – è tramite tutto questo che iniziamo a
renderci conto del potenziale della nostra vita. Non lasciate mai che qualcuno porti
via i vostri sogni, perché così facendo porta via anche la vostra missione. Sono
quelle le cose che vi tengono vivi. Si tratta di sviluppare al massimo il vostro
potenziale nel miglior modo possibile. Si tratta di decidere come volete che sia la
vostra vita, e fare sì che ciò avvenga. Okay?

Noi siamo gli sceneggiatori, i produttori ed i registi della nostra vita, ed in ogni
momento scriviamo il film intitolato “La nostra vita”, con i nostri pensieri, parole ed
azioni. Una donna che pratica è venuta da me. Aveva sentito le mie spiegazioni e
mi ha detto. “Sai, ho capito. Ti ho ascoltata. E quello che ho capito da te è che
stiamo scrivendo ogni giorno questo film chiamato "La mia vita". Così sono tornata
a casa, mi sono seduta ed ho deciso. Okay, se devo scrivere il film, perché non
decidere come voglio che sia. Perché non comincio a dirigere la mia vita nella
direzione che desidero?” Così, si è posta degli obiettivi. Ha cominciato a praticare
per attrarre “l’uomo giusto” nella sua vita. Stiamo parlando di un periodo di due
mesi. Oltre a recitare, è diventata consapevole del fatto che lei stava curando la
regia della sua vita con pensieri, parole ed azioni che coincidevano con il copione
che voleva creare. Dopo due settimane ha ricevuto una telefonata di lavoro ed il
beneficio che voleva. Ognuno di noi sta curando la regia della propria vita – in
questo film chiamato “La nostra vita” – in ogni momento, sia che se ne renda conto
o meno. Ma molti di noi lo stanno facendo solo in base alla parte negativa della
propria vita piuttosto che a quella positiva. E quindi, in realtà, ciò che molto spesso
è necessario che accada alla nostra vita, ogni volta che stiamo soffrendo, è
semplicemente un leggero cambiamento di atteggiamento. E quel piccolo
cambiamento nel nostro atteggiamento produce sensazionali risultati visibili e
possibili nella nostra vita.

Torniamo ora ai nostri sogni. Nel numero di novembre di Living Buddhism –


“Dialoghi sul Sutra del Loto” – viene chiesto al Presidente Ikeda, “Da dove vengono
i benefici?” E lui risponde “I benefici vengono dalla nostra fede e dalla nostra
azione” Vengono da noi stessi, da nessun altro. Provengono dalla nostra fede e
dalla nostra azione. Noi siano coloro che fanno in modo che le cose si realizzino.
Credo quindi che per noi sia importante sapere come praticare correttamente il
Buddismo di Nichiren Daishonin. Ikeda: “L’iniziativa personale ha per me un grande
valore. Kosen Rufu progredirà grazie ad individui coraggiosi che, armati di uno
spirito indipendente, si impegneranno per realizzare la promessa che hanno fatto
nel remoto passato. Poiché essi hanno deciso di lottare, non si lamentano. Di fronte
ad ostacoli sempre maggiori essi fanno emergere dalle loro vite coraggio, saggezza
e potere. (guide giornaliere di Ikeda, 4 luglio) Credo che impegnarsi nel
raggiungimento dei nostri sogni con un spirito indipendente corrisponda alla
descrizione del Dr. Tetsugai Obo di uno spirito dalla “cultura oceanica” o come ha
detto il Presidente Ikeda “Audace, coraggioso e tenace”!

Cos’è questa cosa che chiamiamo realtà? Ikeda ci dà la risposta su come far
diventare i sogni realtà. Giusto? Egli ci dice che Nam myoho-renge kyo è così
potente che può cambiare persino ciò che riteniamo sia assolutamente immutabile.
Anche Nichiren Daishonin ce lo dice: quindi non credete a me, credete a Nichiren
Dashonin. Non ho mai visto scritto nel Gosho, “Funziona per questo e quello, ma
non per quest’altro..” Ma, in quanto esseri umani, ci scoraggiamo molto facilmente.
Noi cediamo così facilmente alla sconfitta quando cerchiamo al di fuori di noi il
“segno”, la conferma del fatto che stiamo facendo o meno la cosa giusta. Penso
che quindi riceviamo in risposta causa ed effetto. Fuori c’è lo specchio di quanto c’è
dentro di noi, che ha con noi un rapporto di causa ed effetto, istante per istante.
Pertanto se non crediamo di poter fare qualcosa, attireremo nella nostra vita
persone che dicono “No non sei in grado di farlo” Attiriamo “segni” visibili – “realtà”
che ci dicono “penso di no”. Quindi quando guardiamo la “realtà”, questa ci sembra
dire: “Lascia perdere”. La maggior parte di noi allora torna al Gohonzon e pensa
“questo deve essere un segno”. Io penso che riceviamo come risposta causa ed
effetto.

Nichiren Daishonin ci insegna proprio questo principio e scusatemi se parlo sempre


di “esho funi” e penso che ne parlerò sempre finchè vivrò, perché questo è un
principio fondamentale del Buddismo che lo rende diverso da qualunque altra
religione o filosofia potreste mai praticare. Allo stesso tempo, penso che si tratti di
una delle più difficili teorie da mettere in atto perché va contro ciò che
istintivamente riteniamo sia giusto. VI faccio un esempio: quando veniamo feriti da
un’altra persona, istintivamente ci ritiriamo in noi stessi per proteggerci. Ci sembra
la cosa giusta da fare. E generalmente, oltre a questa reazione, emergono anche
gli “occhi del giudizio” e cominciamo a guardare l’altra persona con questi occhi del
giudizio. E finiamo con una lista di ragioni per cui è “tutta colpa sua”. Quando
guardiamo le cose da questa prospettiva le soluzioni sembrano semplici. “Occorre
che io corregga quella persona, è necessario che quella persona agisca nella
maniera giusta…è nel mio interesse, perché se riesco a farla agire nella maniera
giusta…io non soffrirò più”.

Facciamo tutti così. E’ così che facciamo un film nella nostra testa. E lavoriamo –
sapete quelle cellule celebrali che lavorano più del dovuto – e sviluppiamo la
strategia più elaborata per correggere quella persona. E poi arriviamo al momento
giusto e al giusto rimedio, e siamo pronti per far funzionare la nostra “magia” su
quella persona. E facciamo tutto questo conformemente al “nostro piano”. E se ci
riusciamo, sarà solo per un certo periodo di tempo. E, poi con nostra grande
sorpresa, quella persona tornerà come prima. Ma la cosa che mi diverte di più è
che non impariamo nulla da tutto questo perché torniamo subito alla strategia n. 1
cercando di manipolare di nuovo quella persona. Vero? E lo facciamo ogni giorno,
finchè non arriviamo alla soluzione drastica, vale a dire: Non ne posso più di te, mi
sono esaurito… Basta, mollo”. E questo accade quando decidiamo che è tempo
per un nuovo lavoro, per una nuova relazione. Ed i vostri amici (che sono buddisti)
vi aiutano a confermare questa idea, perché vi hanno a cuore e non vogliono che
soffriate, vi hanno visto soffrire per molto tempo e quindi dicono: “tesoro non
occorre che ti carichi di questa robaccia.. Trovati un nuovo uomo, una nuova
donna, un nuovo lavoro”. E poi otteniamo il nuovo lavoro, la nuova donna, il nuovo
uomo, etc, e dopo un breve periodo idilliaco, che esiste sempre con le cose nuove,
accade qualcosa di incredibile. Il solito vecchio copione comincia ripresentarsi… I
nomi e le facce sono cambiati, ma il film è sempre lo stesso. E Nichiren Daishonin
ci dice molto chiaramente che la ragione per cui si è ripresentata la stessa
situazione nella nostra vita è perché abbiamo un’incomprensione fondamentale sul
funzionamento della nostra vita. Istintivamente, in quanto esseri umani – perché
quando vi guardo verifico che siete al di fuori di me – vi tratto sempre come
qualcosa di separato e distinto da me, come qualcosa che non ha assolutamente
nulla a che fare con me. Ma il Buddismo dice che, sebbene non possiamo vederlo
con i nostri occhi, esiste assolutamente un’interconnessione tra noi ed ogni cosa
che sperimentiamo sulla nostra pelle. E quell’interconnessione è attribuibile a noi, a
quello che facciamo. Non sto dicendo che non è dovuta anche agli altri, ma noi
abbiamo posto tutte le cause per essere qui in questo momento, per sperimentare
quello che stiamo sperimentando in questo momento.

Ma il Buddismo dice che la mia capacità di essere felice proprio qui, proprio ora,
non ha assolutamente a che fare con qualcuno o qualcosa al di fuori di me. Anzi,
dipende solo da me al 100% e dal modo in cui scelgo di sentire, di reagire e di
utilizzare la circostanza in cui mi trovo. E in ogni momento ho 2 scelte: posso
scegliere di usare le circostanze in cui mi trovo come giustificazione del mio
fallimento. Oppure posso scegliere di usare quelle circostanze come catalizzatore
per realizzare il mio sogno. E ciò che faccio determina la qualità della mia vita
durante il viaggio da qui a lì. Nessuno lo può fare, eccetto noi. Anche se qualcuno
dice “Sai, so che hai il sogno di diventare uno scrittore, ma in realtà non penso che
tu abbia quello che è necessario… e forse dovresti pensare a qualcos’altro per tutta
la vita”. Se fallite, nel senso che non riuscite a realizzare il vostro sogno, non è per
colpa di quella persona, è perché avete deciso di credere e convincervi  di quello
che ha detto. E nell’istante in cui credete ed accettate quel “non puoi farcela”, allora
“non posso farcela” diventa la vostra preghiera. La legge di causa ed effetto è in
tutte le cose. E’ pura, non giudica: è la legge della vita, sia che pratichiate o meno.
E quando siamo convinti del “non posso farcela/non ho quello che è necessario per
farcela”, allora i pensieri, parole ed azioni scrivono il vostro film intitolato “non posso
farcela”. Capite? Sento continuamente la stessa cosa e sapete.. odio questa parola
“realtà” perché le persone vengono sempre da me e dicono “la realtà” mi dice…
che non posso farcela!” io sento dentro di me “E’ vero, non posso farcela”. Il punto
è che non c’è separazione tra noi e il nostro ambiente. In base a questo concetto di
“esho funi”(cioè che non vi è separazione tra me e tutto ciò che sperimento), se
considero la risposta “no” oppure “penso di no”, allora devo ritornare al Gohonzon e
recitare per capire quali cause sto mettendo ora ed ho messo in passato per
produrre l’effetto che sto sperimentando in questo momento nella mia vita.
Scoprirete che, quando pregate in questo modo, forse il vostro risultato o l’assenza
di risultato non è altro che lo specchio della vostra vita che si riflette e che riflette, in
particolare, la vostra convinzione di non potercela fare. E quindi poiché la base di
questa pratica è la “rivoluzione umana”, una volta compreso che “questo è il
legame tra le mie cause e questo effetto, allora so ciò che devo sfidare”. A quel
punto dobbiamo impegnarci a cambiare perché, in ultima analisi, quale che sia la
nostra speranza, il nostro sogno, se c’è un divario tra ciò che desideriamo e ciò che
crediamo di poter realizzare, la nostra vita sarà in ogni momento il nostro “vero
cuore”, ciò che crediamo di poter realizzare.

La vita è molto più che recitare daimoku. La pratica buddista sta in tutto quello che
facciamo 24 ore al giorno, riguarda il creare, l’essere lo sceneggiatore, il produttore,
il regista del film intitolato La mia vita, che concretizziamo in ogni momento con i
nostri pensieri, parole ed azioni. Quindi se dentro di noi non pensiamo di riuscire,
anche se preghiamo per farcela, il processo per raggiungere i nostri sogni è
sempre lo stesso, ossia vincere su noi stessi.

Dobbiamo vincere sui nostri blocchi mentali negativi che emergono per mettere alla
prova la fede in noi stessi. Penso che, al di là di ciò per cui preghiamo, facendo ad
esempio gongyo mattina, quando ci alziamo da davanti al Gohonzon e viviamo, le
sfide specifiche, gli ostacoli particolari che incontriamo durante il giorno sono di
fatto la risposta alle nostre preghiere. E quegli ostacoli sono la risposta alle nostre
preghiere perché ognuno di essi ci sta mostrando l’oscurità fondamentale. Ognuno
di quegli ostacoli ci sta mostrando quella parte della nostra vita che ci fa arrendere,
arrendere a noi stessi. Ed il processo della “rivoluzione umana” non significa
assenza di ostacoli, bensì la nostra capacità, in questo momento, di reagire in
maniera diversa quando incontriamo l’ostacolo. Ed è la nostra capacità di reagire di
fronte ai nostri ostacoli che produce un effetto diverso per noi. Nichiren Daishonin
spiega che assolutamente ogni cosa ha due aspetti, due funzioni: una positiva ed
una negativa. Un aspetto illuminato ed uno oscuro; tutto nella vita ha questo
duplice aspetto. Niente è intrinsecamente del tutto positivo o negativo. Ogni cosa
possiede entrambi questi aspetti. E quindi il punto cruciale riguarda sempre come
decidiamo fondamentalmente di usare le circostanze della nostra vita.

Ossia che scegliamo di usare i nostri ostacoli – le nostre circostanze – per creare la
nostra grandezza o per perpetuare la nostra debolezza.

Dal punto di vista del Buddismo non possiamo crescere senza incontrare
resistenza. E’ semplicemente un fatto della vita. Non diventiamo migliori quando
veniamo messi alla prova (sfidati, stimolati) da qualcuno che non è bravo come noi.
Capite cosa intendo? Non diventiamo dei bravi giocatori di tennis se giochiamo con
qualcuno peggiore di noi; potrebbe farci sentire meglio sul momento…ma non
diventeremo giocatori più bravi. Diventeremo migliori cercando di tirare fuori
sempre più dalla nostra vita le nostre capacità. Quando vogliamo sviluppare i
muscoli e andiamo in palestra, non li sviluppiamo sollevando meno pesi. Giusto?
Sviluppiamo muscoli sfidandoci a sollevare un peso maggiore. E la stessa cosa
avviene con la vita: “ostacoli = forza” oppure possiamo dire che “sfidare e vincere
sugli ostacoli equivale ad avere forza”. Tramite questi strumenti sviluppiamo uno
stato vitale indissolubile. Ma si tratta di un dono che solo noi possiamo offrire a noi
stessi e deriva dall’affrontare ogni sfida con la determinazione che useremmo per
tirare fuori sempre più forza e capacità come esseri umani. E questa è la strada
tramite la quale realizziamo i nostri scopi, perché ogni ostacolo che appare nella
nostra vita sarà un “test” per vedere, ancora una volta, se verremo condizionati
dalla parte debole della nostra vita. Questo è quanto dice Nichiren Daishonin nel
gosho. Egli paragona sempre la nostra natura di Budda ad un leone, e dice che un
leone non è mai sconfitto da nessun altro animale. Ma ci dice anche che c’è solo
una cosa che può distruggere il leone: il parassita all’interno delle sue viscere. Ciò
vuol dire che è la nostra negatività interna che ci abbatte.

Nel gosho Nichiren Daishonin afferma che è solo sconfiggendo un nemico potente
che una persona dimostra la sua reale forza. Nichiren non dipendeva dalle “divinità”
o da altre forze esterne per avere aiuto. Ha detto: “questo insegnamento di Nam
myoho renge kyo ed il Gohonzon sono l’essenza del Buddismo. Cercate di
fermarmi. Se ci riuscirete, allora io ho sbagliato….” Il fatto è che questo è il modo in
cui lui ha vissuto. Nichiren Daishonin non aveva alcun potere nella società e
tuttavia egli sfidò le autorità più potenti del suo tempo, religiose, governative e
sociali.

Nichiren ci insegna che siamo tutti dei Budda con tutte le risorse di cui abbiamo
bisogno per riuscire nella vita. Quando lottiamo per raggiungere i nostro obiettivi
basandoci su Nan Myoho Renge Kyo e il Gohonzon, mettiamo in discussione le
nostre convinzioni disfattiste.

Nel processo di realizzazione dei nostri sogni, dimostriamo di essere dei Budda.
Ognuno di noi combatte contro la stessa oscurità fondamentale, in ogni singolo
momento di vita. Io chiamo scherzosamente questa oscurità il nostro “gemello
demoniaco” che abita dentro ognuno di noi. E il nostro “gemello demoniaco” non
tace mai ed è molto più convincente di qualunque avvocato moralista possiate mai
incontrare. E questa parte che vive dentro di noi – l’oscurità fondamentale – in ogni
momento ha la sua lista di ragioni per cui non possiamo realizzare ciò che
desideriamo. E, in parole povere, la ragione per cui ci dice che non raggiungiamo
l’obiettivo è perché gli crediamo. Noi decidiamo di credere a questa parte negativa
quando emerge ed inizia a parlare. Quindi il punto è che dobbiamo riallenarci a
capire quali sono i nostri pensieri. Da nessuna parte Nichiren Daishonin dice: “tutto
quello che dovete fare è pregare sinceramente poi potete alzarvi ed essere
totalmente irresponsabili della vostra vita – e non assumere la responsabilità di
qualunque vostra azione”. Siamo veramente molto bravi ad agire in questo modo. Il
Buddismo ci insegna che dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra vita al
100%, ma quanti di noi lo fanno? Penso che sia chiaro che dovremmo essere seri
in gongyo. Ma la maggior parte di noi, compresa me stessa, quando hanno finito di
fare gongyo vive in maniera non consapevole. Non ci prendiamo la responsabilità
delle cause che mettiamo durante il giorno. E continuiamo a vivere in questo modo,
e poi ci sentiamo frustrati e diciamo “vedi, questa pratica non funziona….Ho
recitato per questa cosa (scopo, sogno) e non vedo alcun risultato”.  Posso dirvi
che la vostra pratica funziona perfettamente. Dobbiamo comprendere ancora una
volta la natura fondamentale della vita. Come spiega Nichiren Daishonin, la vita, in
ogni momento, ha due aspetti. E le cause che poniamo – con pensieri, parole ed
azioni – ci vengono rivelate come il “film” della nostra vita. E quindi, in ogni
momento, la nostra vita ci dice in maniera completa in che cosa crediamo. Perciò
non è la legge che non funziona al contrario funziona! E’ solo che abbiamo deciso
di curare la regia del nostro film basandoci sulla nostra parte negativa/disfattista.
Ma sebbene abbiamo capito che i nostri pensieri (positivi o negativi) sono uguali
nella preghiera, abbiamo anche compreso che non dobbiamo “entrare in paranoia”
se abbiamo pensieri negativi. La natura innata della vita è l’equilibrio tra il Budda
dentro di noi ed il nostro “gemello demoniaco”. Questa battaglia costante tra i 2
aspetti è la natura fondamentale della vita. Penso che sia impossibile liberarsi del
gemello demoniaco; quella voce è sempre là. Ma noi non soffriamo a causa di
quella voce, soffriamo perché le diamo ascolto, ed accettiamo quello che dice. Ed
ogni volta che ci facciamo convincere da quella voce, quella convinzione diventa la
nostra preghiera. Dovremmo invece imparare ad usare l’aspetto illuminato di ogni
cosa. E l’aspetto illuminato del nostro “gemello demoniaco” sta nel fatto che
quando parla, noi ci rendiamo conto del nostro “cuore” negativo. Questo da solo
non produce alcun effetto. Ciò che produce un effetto (positivo) è quello che
facciamo per superare tutto questo. Quindi accettiamo ciò che dice quella voce,
come abbiamo sempre fatto? Oppure decidiamo: “Ho deciso di non accettare più i
miei limiti come se fossero la realtà della mia vita” Ed ogni volta che lottiamo contro
la voce negativa cercando di non assecondarla, poniamo una nuova causa per
creare un nuovo percorso. E poiché la Legge di causa/effetto è perfetta, man mano
che prevaliamo su quella nostra voce disfattista cercando di non assecondarla è
impossibile che non si produca una differenza visibile e straordinaria nella nostra
vita. Così la nostra voce negativa diventa lo strumento tramite il quale realizziamo il
nostro sogno, perché la realizzazione del nostro sogno consiste sempre
nell’azione, in ogni momento, nel vincere sulle convinzioni negative che ci frenano
(che ci ostacolano) e non su qualcosa che si trova al di fuori di noi stessi. Abbiamo
conosciuto il nemico: è dentro di noi, vale a dire la nostra oscurità fondamentale.

Adesso però parliamo dell’altra parte, il potenziale della Buddità presente nella
nostra vita. E’ la nostra preghiera al Gohonzon che manifesta questo potenziale del
Budda. Ma cos’è “la preghiera buddista” e che cosa ci dà la natura di Budda? Ikeda
ci dice: “La prima cosa è pregare. Dal momento in cui cominciamo a pregare, le
cose iniziano a muoversi” (guide giornaliere, 15 agosto). Nichiren Daishonin nel
gosho “Ottenimento della Buddità in questa esistenza” ci dice che l’unica differenza
tra un Budda ed un comune mortale è solo che quest’ultimo non si è ancora
risvegliato alla verità di essere un Budda. Il punto è che ognuno di noi è un Budda.
Nichiren dice che ciascuno di noi è nato con quello stesso potenziale di Buddità
nella propria vita. Nessuno ne è nato senza. Tutti lo possiedono. Ma la questione è:
attingiamo (utilizziamo) al nostro potenziale stato di Buddità? Siamo in grado di
farlo emergere? E quando nei gosho Nichiren dice che “siamo dei Budda”, quello
che intende dire realmente è che tutto quello che occorre per realizzare qualunque
obiettivo o sogno lo abbiamo già. Lo abbiamo già qui, dentro di noi, proprio mentre
siamo seduti qui, senza che prima sia necessario cambiare qualcosa di noi. Lo
abbiamo già! E’ sempre stato nella nostra vita! Penso che il problema sia che la
maggior parte di noi non ci creda. La maggior parte di noi nega il proprio
potenziale. Ed ogni volta che neghiamo il nostro potenziale, mettendo quella causa,
lo sopprimiamo. Quindi non meravigliamoci se poi non emerge. E’ come la parabola
della “gemma nella veste”. Abbiamo sempre avuto quella gemma. E’ la nostra vita.
E’ sempre stata lì. Noi recitiamo per comprendere quello che dice Nichiren
Daishonin e crederci con ogni cellula del nostro essere. E nello stesso gosho
“Ottenimento della Buddità in questa esistenza”, ci dice di smettere di cercare la
nostra felicità, la nostra risposta, fuori di noi. “Se vuoi liberarti dalle sofferenze di
nascita e morte che sopporti dall’eternità e raggiungere senza alcun dubbio la
suprema illuminazione in questa esistenza, devi risvegliarti alla mistica verità che è
sempre esistita nella vita degli esseri umani”. E quella mistica verità non è altro che
Nam myoho renge kyo. Dobbiamo risvegliarci a quella mistica verità che è sempre
esistita nella nostra vita! E quindi credo che voglia dire: conosci la risposta che hai
sempre cercato? “Come risolvo questo?” “Cosa voglio fare da grande?” Sapete
tutte queste domande, ce ne sono molte ogni giorno. E Nichiren Daishionin
dice :”smettete di cercare quella risposta fuori di voi!” Quella risposta esiste solo
dentro di voi. Il punto è come la manifestiamo. Nello stesso gosho Nichiren parla di
pulire il nostro “specchio”, recitando Nam myoho renge kyo. Questa è la  chiave!
Dovremmo praticare con convinzione, con la consapevolezza che la risposta di cui
abbiamo bisogno si trova all’interno della nostra vita. Ma è anche più di questo.
Penso che un’altra ragione per cui recitiamo daimoku è la chiave tramite la quale
diamo potere alla nostra grandezza. E’ sempre stata lì. E poiché in ogni momento
la vita è una lotta contro il “gemello demoniaco”, non va mai in vacanza. Vero? Mai.
E quindi la chiave tramite cui possiamo divenire coscienti del nostro potenziale e
fare uscire la nostra forza e grandezza è la recitazione di nam myoho renge kyo al
Gohonzon. La recitazione del daimoku fa emergere la Buddità da dentro di noi. La
battaglia quotidiana è una battaglia per vincere sul nostro “gemello demoniaco” e
non essere più condizionati da quella voce. E dobbiamo essere in grado di essere
più forti di questa voce, in modo che quando essa parla siamo sufficientemente forti
per non darle ascolto, perché ogni volta che non prestiamo ascolto a quella voce
abbiamo messo una nuova causa per cambiare qualcosa nella nostra vita. OK?
Inoltre, recitare è la chiave per far emergere dalla nostra vita tutto di cui abbiamo
bisogno. Non avete speranza? Abbiamo un’inesauribile riserva di speranza
all’interno della nostra vita e recitare è la chiave per tirar fuori quella speranza dalla
nostra vita. Non avete convinzione? Nella vostra vita c’è un’inesauribile quantità di
convinzione, e recitando la si può far emergere. In sostanza, la preghiera è la
chiave tramite la quale possiamo far emergere dalla nostra vita qualsiasi cosa di cui
abbiamo bisogno, quando ne abbiamo bisogno, in modo da poter fare la cosa
giusta per tendere verso la realizzazione del nostro sogno. E la cosa stupefacente
circa la preghiera in questo Buddismo, la cosa che la rende fondamentalmente
diversa dalla preghiera in qualunque altra religione è che se diventiamo coscienti
del nostro potere individuale realizziamo quello che ci siamo prefissati. Non si tratta
di qualcosa o qualcuno al di fuori di noi che lo faccia per noi. Intendo dire che la
preghiera nel Buddismo è innanzi tutto determinazione. Sapete cosa intendo?
Impegno. Doveste dire: “Io otterrò, farò realizzerò…” Determinate. Poi sulla base di
quella determinazione, recitate nam myoho renge kyo per tirare fuori dalla vostra
vita ciò di cui avete bisogno per realizzare il vostro scopo.
Abbiamo quindi compreso che siamo il produttore ed il regista del film “La nostra
vita”. Abbiamo anche incontrato il nostro “gemello demoniaco” scettico e disfattista
che, per quanto strano possa sembrare, sembra essere una parte necessaria nel
processo di realizzazione dei nostri sogni. Infine, abbiamo scoperto la fonte del
nostro potere di crescita, il mistico principio di Nam myoho renge kyo da sempre
insito nella nostra vita. Abbiamo compreso che la preghiera Buddista è l’esatto
contrario di “Mendicare”. Al contrario, la preghiera buddista “conferisce potere alla
nostra grandezza”. Quando ci poniamo un obiettivo e recitiamo  sinceramente per
esso, emergono necessariamente dubbio e debolezza. Tuttavia, è necessaria la
nostra costante determinazione, la recitazione del daimoku e l’azione tesa a sfidare
quel dubbio per riuscire ad essere coscienti del nostro potere individuale e
manifestare così lo stato vitale originale, che è di gran lunga superiore ai nostri
piccoli dubbi e paure. Quindi dobbiamo recitare…..

Mi chiedevo se, quando recito mi abbandono/affido al Gohonzon. Una volta ho


deciso: “Questo è quanto realizzerò” ed ho recitato chiedendomi di cosa avevo
bisogno per realizzare questo scopo. Recito con la consapevolezza che la risposta
si trova all’interno della mia vita e mi impegno a recitare daimoku con l’aspettativa
che la risposta emergerà dalla mia vita. L’affidarsi è il processo per cui ascoltiamo
la risposta. Si tratta di un processo consapevole per cui determino, tramite il mio
daimoku, di far emergere la risposta dalla mia vita. Ma devo anche aprire la mia
vita senza preoccupazioni. Molti di noi, infatti, usano troppo la testa. E per me, per il
mio lavoro, è facile usare la razionalità poiché sono un avvocato. Ma devo dirvi che
in 25 anni di pratica di questo Buddismo, ogni giorno la Legge di Myoho  travolge il
mio orgoglio (ego). E con questo intendo dire che, sinceramente in 25 anni di
pratica non ho mai raggiunto un obiettivo usando la testa. Neanche una volta!
Pertanto, tutto ciò continua a rafforzare la mia convinzione che all’interno della
nostra vita vi è una saggezza di gran lunga maggiore della nostra mente. E penso
che questo sia il motivo per cui Nichiren Daishonin afferma “Diventa padrone della
tua mente piuttosto che essa diventi la tua padrona”. Ma poi, arriva quella risposta,
in una maniera incotrovertibiile per noi. E non importa se altre persone non la
ottengono. Importa solo che voi otteniate quella risposta. E quando la ottenete, ad
essa dovete far seguire l’azione. Questo è il modo per realizzare i nostri sogni. OK?
Quindi, siamo noi che li creiamo. E’ sempre basando la nostra vita su Nam myoho
renge kyo – la realtà immutabile della nostra vita – che torniamo costantemente a
quella vera saggezza interna alla nostra vita. Ma non si tratta della saggezza che
dipende dal nostro cervello, che attraversa alti e bassi, che ci porta solo dove si
trova il nostro karma, in ogni momento. E’ quindi necessario (utilizzare) quella verità
tramite questo processo di ascolto, in quanto non stiamo indirizzando il daimoku
verso qualcosa di esterno a noi. Sebbene il Gohonzon fisico si trovi al di fuori di noi,
stiamo recitando per attivare il Gohonzon che esiste dentro di noi, ed è proprio
questo che realizza ogni cosa. Quindi, in ultima analisi, tutto avviene tramite questo
continuo processo di riporre fiducia nella propria vita. Avete fiducia che, quando ci
basiamo completamente sulla preghiera e vi ricorriamo prima di ogni cosa, allora le
risposte che emergono dalla nostra vita sono le risposte giuste per noi, per
condurci verso la nostra felicità, versa la realizzazione dei nostri obiettivi.

Io credo che recitare nam myoho renge kyo sia qualcosa di più che recitare questa
frase. “Ichinen” è un concetto profondo nel Buddismo che spesso traduciamo come
“determinazione”, sebbene il suo significato sia di gran lunga più profondo. Nel 6°
secolo, il saggio buddista Tien Tai espose la teoria di “ichinen sanzen” – “un singolo
istante di vita possiede 3 regni”. Ichinen sanzen è il cuore dell’illuminazione di Tien
Tai sulla base del Sutra del Loto di Shakyamuni. Ichinen Sanzen spiega il
potenziale insito nella buddità presente in tutte le cose. In sostanza, la possiamo
manifestare in qualunque momento. Non vi è separazione tra un Budda ed un
comune mortale. La chiave per manifestare la Buddità in ogni momento è il nostro
ichinen. Nichieren Daishonin ha materializzato questo principio di ichinen sanzen
nel Gohonzon in modo che tutte le persone potessero recitare Na myoho renge kyo
e manifestare questo stesso potenziale dall’interno della loro vita. Qual è il nostro
scopo? Dov’è il nostro cuore? Dov’è la vostra determinazione? E’ qualcosa di molto
più profondo. Non è solo recitare Nam myoho renge kyo…guardandoci intorno
nella stanza…., ciè una sorta di daimoku non mirato. Penso che le preghiere
debbano essere specifiche, avere uno scopo. Ikeda dice sempre che le preghiere
dovrebbero essere specifiche, non dice mai : Oh concentratevi solo su Nam myoho
renge kyo, semplicemente non preoccupatevi di questo”. Quindi si tratta, ancora
una volta, di questo processo di nam myoho renge kyo tramite il quale facciamo
emergere dalla nostra vita ciò di cui abbiamo bisogno, in modo da indirizzarlo. Ma
come possiamo orientarlo se non abbiamo un obiettivo? E se i sogni sono così
importanti, come possiamo prendere in considerazione uno scopo senza sapere
dove andare?

Detto questo, Vorrei raccontarvi che quando Ikeda venne negli USA nel luglio 1996,
durante una riunione sull’ichinen ci disse che nel maggio 1960, quando divenne 3°
Presidente della Soka Gakkai, l’organizzazione aveva problemi finanziari. In tutto il
Giappone vi erano solo 3 edifici in rovina per tutti i membri ed uno staff di sole 6
persone che lavoravano per lui. Questo era tutto. Quelle erano le condizioni in cui
egli assunse la Presidenza della Soka Gakkai. Ikeda ci disse che il quel momento
in Giappone  vi erano 1300 kaikan dove i membri si potevano incontrare. Abbiamo
una situazione finanziaria molto solida. Abbiamo creato il sistema scolastico Soka
dalla materna all’università, di cui 2 filiali nella California meridionale. E, cosa
ancora più importante, il Buddismo si è diffuso dal Giappone ad altri 138 Paesi in
tutto il mondo (oggi sono 185). Ha poi aggiunto: “Vi dico tutto questo
esclusivamente per una ragione. Tutto ciò è quello che può realizzare l’ichinen di
un essere umano”. Quando ha fatto questa affermazione non c’era presunzione
nelle sue parole, non stava dicendo quanto era in gamba. Con la sua vita, stava
cercando di risvegliare in ognuno di noi la consapevolezza del potenziale presente
nella nostra vita, facendoci comprendere che la nostra capacità di muovere e di
influenzare l’universo va ben al di là di dove ci troviamo noi. Non è questione di
dove ci troviamo fisicamente, perché gli esseri umani non hanno il dono
dell’ubiquità. Ma parlava di qualcosa di più profondo. L’ichinen che sta dietro alla
preghiera di una persona può muovere tutto l’universo per sostenerci nella
realizzazione del nostro obiettivo. Giusto? Come ha detto Ikeda, questo è ciò che
l’ichinen di un essere umano è in grado di fare. E’ qualcosa che riguarda il tipo di
preghiera che offriamo e come essa riesce a far emergere quegli “shoten zenjin”,
quelle forze dell’universo. Riguarda il modo in cui possiamo creare il nostro sogno
facendo si che l’universo ci sostenga. Così, lo scoro gennaio sono tornata in
Giappone. Mi era appena stata affidata una nuova responsabilità all’interno
dell’organizzazione. Mi sentivo veramente “stravolta, subissata” dagli impegni
perché, oltre tutto, mi hanno nominato vice responsabile nazionale di Matilda e
responsabile donne dell’area California sud (che è molto grande) e, inoltre lavoro
come avvocato penalista e gestisco un team di 9 avvocati, di cui devo esaminare il
lavoro e la documentazione prima che venga inoltrata al tribunale. Mentre il mio
aereo atterrava in Giappone ho scritto ad Ikeda un biglietto: “Sono qui, mi sento
veramente subissata da tutte le cose che devo fare in questo momento, ma
continuano a tornarmi in mente le sue parole del 4 luglio 1996 in merito a quello
che l’ichinen di una persona è in grado di realizzare. Ed in qualche modo , per
quanto riguarda la mia vita, so che non ha nulla a che fare con il numero di luoghi
in cui posso essere in un solo giorno, ma è qualcosa che riguarda l’ichinen in
termini di capacità di usare la vita per aiutare le altre persone a trasformare la loro.
Per questo motivo sono tornata in Giappone. Potrebbe spiegarmi l’ichinen, così che
possa andare più a fondo nella mia vita?” A cena, Sensei ha parlato di tante cose e
poi ha detto: “Vorrei parlare dell’ichinen. Ichinen significa pregare senza alcun
dubbio. Ogni volta che pregate senza dubbio, tutte le vostre preghiere riceveranno
una risposta. Nichiren Daishonin afferma: nessuna preghiera del devoto del Sutra
del Loto rimarrà senza risposta”. Questo è il tipo di preghiera di cui parlava Nichiren
Daishonin. E poi ha proseguito “Non potete conoscere la fede di una persona
tramite il suo comportamento come essere umano”. Ognuno di voi deve impegnarsi
a realizzare le proprie speranze ed i propri sogni e dovete vincere. Dovete vincere
perché le altre persone che vi osservano possano dire: “Questo buddismo è
grande!” Vi parlo di questo perché il perseguimento dei propri sogni non è un
viaggio egoistico. Dobbiamo capire che realizzare i nostri sogni e vincere
costituiscono la nostra missione nella vita. E’ il mezzo tramite il quale mostriamo
con la nostra vita e i nostri esempi che quando attingiamo alla fonte fondamentale
della Buddità della nostra vita facciamo emergere risorse sconfinate. Il Sutra del
Loto ci risveglia alla verità universale per cui un cambiamento nel nostro cuore e
nel nostro atteggiamento può trasformare tutto. Quando cambia il nostro Ichinen
(determinazione), cambia anche la nostra vita, sia internamente che esternamente.
La nostra fede e pratica al Gohonzon guida il nostro ichinen verso la Buddità che
esiste dentro la nostra vita.
Nello studio del gosho “L’oggetto di culto per osservare la propria mente” è stata
fatta la seguente descrizione del Gohozon e della sua relazione con la nostra vita.
Consideriamo per un attimo la relazione tra persona e Legge, che è molto
importante. Nichiren Daishonin è il Budda, ed è anche un’unica cosa con la Legge
(di nam myoho renge kyo). Nella sua illuminazione, Nichiren Daishonin si è
risvegliato alla realtà che la sua vera vita era nam myoho renge kyo, che ha quindi
iscritto nel Gohonzon. Pertanto anche il Gohonzon materializza l’unicità di persona
e Legge. Nei suoi insegnamenti orali sul Gohonzon, Nichiren ha detto che il Dai-
Gohonzon è come il riflesso della sua figura in uno stagno; è la manifestazione
della sua condizione vitale illuminata. Recitando Nam myoho renge kyo al
Gohonzon con una forte fede, possiamo raggiungere la stessa condizione vitale di
Nichiren Daishonin. Tramite questa pratica possiamo sviluppare la nostra natura di
Budda. Questo è l’insegnamento fondamentale del Buddismo e penso che nessun
altra religione lo eguagli; il Buddismo di Nichiren Daishonin non ha eguali nel
collegare la “realtà fondamentale” alle persone comuni. In “Risposta a Kyo’o” ,
Nichiren scrive “Io, Nichiren, ho scritto la mia vita in sumi”: Questo è un altro modo
per dire che ha materializzato la sua condizione vitale di illuminato sotto forma di
Gohonzon, ma anche per dire che egli aveva dedicato tutta la vita ad iscrivere il
Gohonzon. Se guardiamo la devozione di Nichiren Daishonin durante tutta la sua
vita per salvare le persone infelici, possiamo sentire una profonda compassione. Se
riflettiamo sulla “Legge Mistica”, possiamo comprenderne il grande potere. Nella
lotta per propagare il vero Buddismo sono necessarie sia la compassione che
l’energia; in altre parole, sia la persona che la Legge sono essenziali. Poiché il
Gohonzon è la materializzazione della persona e della Legge, contiene sia la
compassione che l’energia.
Possiamo parlare di Buddismo tutto il giorno, ma non siamo in grado di utilizzare la
nostra vita come un esempio – e non intendo un esempio di perfezione, perché non
sono incoraggiata da nessuno che è perfetto, e sono ben lontana dall’esserlo io
stessa. Tutti noi, in quanto esseri umani, incontriamo ostacoli. Finchè saremo vivi
incontreremo ostacoli. Ciò che è stimolante è vedere l’atteggiamento di una
persona di fronte agli ostacoli e riuscire a vedere come la sua vita cresce giorno
dopo giorno verso una direzione positiva. Vedere l’esempio di una vita umana nel
modo in cui quella persona non è mai sconfitta dalle circostanze in cui si trova. Mai!
Concludo perché adesso vi dividerete in piccoli gruppi, per confrontarvi su come
siete riusciti ad usare gli ostacoli, come avete trasformato il dubbio in convinzione
positiva, come avete trasformato ogni circostanza che era potenzialmente negativa 
in qualcosa di positivo per la vostra vita. Desidero che comprendiate che il
raggiungimento della Buddità così come siamo significa che non dobbiamo mai
buttare via nulla. Dobbiamo invece recitare per collegarci alla parte illuminata di
ogni cosa, alla Buddità che esiste in ogni cosa, in modo da poterla usare come un
insostituibile strumento per il nostro sviluppo come esseri umani. Questo è il punto
fondamentale del Buddismo di Nichiren Dasihonin. Quindi non riguarda solo gli
obiettivi. Gli scopi sono la forza trainante che ci spinge ad essere motivati. Ma è
proprio questo che ci permette di sperimentare molto di più; quando raggiungiamo i
nostri obiettivi è proprio tramite quel percorso che riusciamo a capire di essere
diventati più grandi e migliori di quanto avremmo mai immaginato. E credo che
questo viaggio della vita, il costante percorso per vincere su noi stessi richieda
molti, molti, molti anni solo per capire una cosa: che tutto ciò che abbiamo sempre
cercato lo abbiamo sempre avuto dentro di noi e non sparisce mai. Grazie