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Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonch

dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese: - Sei per caso un dio? - No, brhmana, non sono un dio. - Allora sei un angelo? - No davvero, brhmana. - Allora sei uno spirito? - No, non sono uno spirito. - E allora, che cosa sei? - Io sono sveglio. DOV'E' IL GUSTO? Ecco un altro koan.1 Un maestro offri al suo discepolo un melone. " Come ti sembra? " gli domand. " Ha gusto? ". " Oh, si! Un gusto squisito! " rispose il discepolo. Il maestro gli pose allora questa domanda: " Dov' il gusto, nel melone o nella lingua? ". Il discepolo riflett e si addentr nei meandri di un complesso ragionamento: " Il sapore deriva dell'interdipendenza, non solo tra il gusto del melone e quello della lingua, ma anche dall'interdipendenza tra... ". " Stolto! Tre volte stolto! " lo interruppe il maestro, in un impeto d'ira. " Perch complichi il tuo modo di pensare? Il melone e buono. Basta questo per spiegarne il gusto. La sensazione buona. Di altro non c'e bisogno". Non appena hai l'impulso di fare qualcosa.... fermati! La brocca ________________________________________ Il maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l'incarico di aprire un nuovo monastero. Convoc i suoi discepoli, pose una brocca sul pavimento e disse loro: "Sceglier chi sapr descrivere questa brocca senza nominarla". " un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco" rispose il pi colto dei suoi allievi. " un recipiente di colore grigio e serve per contenere acqua o altri liquidi" disse un altro. "Non uno zoccolo" intervenne un terzo pi spiritosamente. Gli altri monaci non dissero nulla, perch erano convinti di non poter escogitare definizioni migliori. "Non c' nessun altro?" domand il maestro. Allora si alz Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente. Egli prese la brocca in mano e la most a tutti senza dire nulla. Pai-chang dichiar: "Kuei-shan sar l'abate del nuovo monastero". ________________________________________ Commento: Il nome - la parola, la definizione - indica la cosa ma non la cosa. Non bisogna mai confondere il piano dei concetti - il livello mentale - con il piano della realt. Nessuna descrizione della brocca potr mai sostituirsi alla brocca stessa. Quale sar dunque la natura ultima delle cose? Certamente, (non) quella definibile con parole o con idee. Nella meditazione Zen, ci si rapporta alle cose senza il velo delle parole e dei pensieri: si cerca di scoprire la realt al di l della mente condizionata. Il dito e la luna ________________________________________ Una sera di plenilunio, il maestro Pai-chang chiam i suoi allievi e disse loro: "chi ha capito l'insegnamento zen dev'essere in grado di spiegare che cos' la luna senza nominarla". Uno dei discepoli pens: "Questa volta non posso sbagliare". Sollev il braccio e con il dito indic la luna. Pai-chang gli afferr il dito e glielo storse. "E adesso dov' la luna?" domand. Il monaco si risvegli.

________________________________________ Commento: Non esiste solo il linguaggio delle parole: anche i gesti le espressioni e lo stesso silenzio constituiscono un linguaggio. Quando lo Zen dice che dobbiamo cogliere la verit (oltre la mente), si riferisce a qualsiasi tipo di espressione escogitata dall'uomo. Il monaco che aveva creduto di risolvere questo caso in modo simile al precedente aveva in realt utilizzato solo un altro tipo di linguaggio. Ma non era riuscito a "dire" che cosa fosse la luna. Come recita un detto zen, "il dito che indica la luna non la luna". Non dobbiamo illuderci che il "senso delle cose" sia stato concepito (per) l'uomo. "Il cielo e la terra sono disumani" dichiara in tal senso Lao-tzu. Dopo aver (parlato) delle cose, abituiamoci a togliere il "dito" e a guardare la realt senza simboli. Bodhidharma ________________________________________ Secondo la tradizione fu il monaco indiano Bodhidharma a portare nel quinto secolo d.C. il Buddhismo in Cina, l dove, mescolandosi con il Taoismo e con altre tradizioni, avrebbe dato origine allo Zen (Ch'an). A poco a poco, la fama di Bodhidharma si diffuse in Cina. Un giorno l'imperatore Wu, attratto dal Buddhismo, lo mand a chiamare e gli domand: "Ho fatto costruire templi, ho fatto tradurre le sacre scritture, ho sovvenzionato i monaci: quali meriti ho ottenuto?" "Nessun merito" gli rispose il Bodhidharma. "Perch mai?" replic contrariato l'imperatore, che riteneva di aver ormai acquisito un buon posto in cielo o una favorevole rinascita. "Perch in tutte queste opere non c' nessun merito religioso". "In che cosa consiste, allora, il merito religioso?" "Nella comprensione della vera natura delle cose". L'imperatore non capiva. "Qual il principio di questa sacra dottrina?" domand ancora. "Che non c' nessun sacro principio". Sempre pi perplesso, Wu chiese: "Ma chi che mi parla cos?" "come posso dirlo, maest?" disse Bodhidharma. ________________________________________ Commento: Bodhidharma vuol dire che, senza una preventiva comprensione dell'essenza delle cose, ci che noi riteniamo una "buona azione" pu non esserlo del tutto. Anzi, il fatto di compiere una "buona azione" in vista di una ricompensa, la trasforma gi in un'azione opportunistica. Senza un'intuizione diretta della realt, non possiamo che brancolare nel buio. E tutto ci che facciamo, anche in nome del bene, rischia di essere o di produrre male. Ecco perch nello Zen si fa discendere ogni autentica moralit da un preventivo svuotamento mentale. Solo l'uomo che si liberato dei concetti convenzionali - di bene e di male, di giusto e di ingiusto, ecc. - e dalla convinzione di essere un ego separato in grado di compiere un'azione veramente etica. La verit e la Via non ci palesano finch restiamo all'interno delle distinzioni tradizionali fra sacro e profano, fra religioso e laico, ecc., ma emergono solo quando trascendiamo tutte queste coppie di opposti e ci avviciniamo alla realt con mente libera da pregiudizi. Lascialo cadere ________________________________________ Un ricco mercante si rec un giorno dal Buddha. "Dimmi che cosa devo fare per ottenere la liberazione" gli domand offrendogli un vaso d'argento. Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere". L'uomo lasci cadere a terra il vaso. Poich il Buddha si era fatto silenzioso, il visitatore gli ripet la domanda e, questa volta, gli offr un piatto d'oro. "Che cosa devo fare per raggiungere la salvezza?" "Lascialo cadere" gli rispose l'Illuminato. Il mercante lasci cadere a terra il piatto. Poi, visto che non gli veniva data altra indicazione, si decise a ripetere la richiesta, porgendo il dono pi prezioso che aveva: un diamante. Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere". Il visitatore pens di essere stato preso in giro. Indignato, si alz di scatto per andarsene. Fatto qualche passo, si volt a dare un ultimo sguardo al Buddha. E questi gli disse: "Lascialo cadere". All'improvviso il mercante cap.

________________________________________ Commento: Che cosa cap il mercante? Che cosa doveva lasciar cadere? Evidentemente l'insieme delle sue opinioni su ci che bisogna fare per ottenere la liberazione, la salvezza. Egli aveva pensato - un po' come tutti i ricchi - di potersela comprare con beni materiali e con offerte. E il Buddha gli aveva detto che questa era un'idea da lasciar cadere. * la stessa risposta che Bodhidharma diede all'imperatore Wu.* Ma non bastava: occorreva "lasciar cadere" la mente stessa, con tutto il suo bagaglio di convinzioni, di ambizioni e di reazioni. Fu questa l'intuizione giusta del mercante. Molti di noi, influenzati dai valori comuni, credono che anche nel campo spirituale, si tratti di (acquistare) qualche merito, qualche vantaggio, qualche credito, si tratti di fare qualche buon affare. Dobbiamo piuttosto lasciar cadere questa mentalit mercantilistica Una trasmissione speciale ________________________________________ Fu chiesto una volta a Bodhidharma di dare una definizione dello Zen. Ed egli, contravvenendo allo spirito stesso del suo insegnamento, rispose cos: " una trasmissione speciale al di fuori delle scritture, indipendente da parole e da lettere, punta direttamente allo spirito dell'uomo, un contemplare la propria natura". Libert dalle opinioni ________________________________________ Un giorno un re riun alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto. Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: "Abbiamo capito: l'elefante simile a un timone ricurvo". Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: " simile a un grosso ventaglio". Quelli che avevano toccato una zanna dissero: "Assomiglia a un pestello". Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: "Assomiglia a un monticello". Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: " simile a un muro". Quelli che avevano toccato una gamba dissero: " simile a un albero". Quelli che avevano preso la coda dissero: "Assomiglia a una corda". Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa. Il re si mise a ridere e comment: "Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell'elefante naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori". (Buddha) La pacificazione ________________________________________ Un giorno Hui-k'o si present a Bodhidharma e gli disse: "La mia anima tormentata: ti prego, dalle pace!" "Portami qui la tua anima e io le dar pace." "Come faccio? Quando la cerco, non la trovo." "Allora gi in pace." ________________________________________ Commento: Anche l'idea di "anima" un prodotto della mente, e cos quella di ego. Il problema che noi finiamo per credere reali semplici immagini simboliche, e su di queste costruiamo interi sistemi filosofici che incidono pesantemente sulla nostra vita. Il discepolo di Bodhidharma si era costruito una "storia" sulla propria "anima tormentata", e in base a questa fantasia soffriva realmente. Ma, quando il maestro gli fece notare la sostanziale irrealit di quella idea, ecco che anche i tormenti mentali gli apparvero di colpo inconsistenti. Impariamo a constatare come gran parte delle nostre sofferenze sia un prodotto della mente. Cerchiamo di dare un'occhiata al di l di questa immaginazione mentale che ama la contrapposizione. Anzich essere vittime di ci che pensiamo, diventiamone i padroni. Senza parole ________________________________________ Un sacerdote incontr un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domand: "Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos' la realt?"

Il maestro gli diede un pugno in faccia. ________________________________________ Commento: Non si tratta di un atto di aggressione, ma della risposta che il sacerdote aveva chiesto. quando, escludendo il linguaggio verbale e anche quello del silenzio, la realt affidata ai fatti. Quel pugno aveva dato all'interlocutore il (senso vivo e diretto) delle cose. Tutti abbiamo bisogno di ricevere ogni tanto uno scossone. Non sempre i risvegli sono piacevoli. Accettiamo quelli pi dolorosi come tentativi traumatici della vita di destarci dal sonno. E, se vogliamo evitare o attutire questi traumi, invece di aspettare con paura i colpi della sorte, viviamo con consapevolezza. La consapevolezza ci permette di essere all'altezza delle situazioni, di essere presenti. Ed la Via del risveglio. Le autorit ________________________________________ "Se volete scoprire la verit, quando incontrate sulla vostra strada il Buddha, uccidete il Buddha." (Lin-chi) ________________________________________ Commento: Questo pensiero riguarda tutti i maestri e tutte le autorit. Se fino a un certo punto possono essere utili per indicarci la Via, da quel punto in poi rappresentano un ostacolo. E dobbiamo farne a meno. La mta costituita proprio dalla liberazione, e non pu essere raggiunta finch restiamo attaccati a qualche guida. Anche i "liberatori", alla fine, devono essere messi da parte. Altrimenti, come dice lo Zen, saremo soltanto "una misera impronta di una misera impronta". Pur nel rispetto delle grandi guide spirituali, dobbiamo "ucciderle" psicologicamente dentro di noi se vogliamo crescere. Non c' altra via per maturare. Esaminiamo interiormente quale sia l'influsso attuale dei genitori, di educatori, di maestri e di guide varie, e domandiamoci se siamo in grado di procedere senza di loro, con le nostre gambe. Avremo cos una valutazione del nostro grado di emancipazione. Non saremo mai noi stessi finch dipenderemo dagli altri per le nostre scelte fondamentali. La statua del Buddha ________________________________________ Un maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio. Poich faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di legno del Buddha e le aveva dato fuoco. Il sacerdote del tempio, vedendo le fiamme, si era svegliato ed era accorso: credeva che si trattasse di un incendio. Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio. "Che cosa hai fatto?" grid. "Hai bruciato il corpo del Buddha!" Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri. "E ora che cosa fai?" gli domand il sacerdote. "Cerco le ossa del Buddha." "Quali ossa? Non vedi che una statua di legno?" "Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare." ________________________________________ Commento: Ecco illustrate due opposte concezioni del sacro: quella simbolico-rituale del sacerdote e quella sostanziale del maestro zen. Per il primo, il sacro, il religioso, era costituito dalle statue, dal tempio e dalle sue liturgie; per il secondo era dato dalla vita stessa e dalle sue necessit. Era pi importante conservare una statua o un uomo in carne ed ossa? "Dio non abita in edifici costruiti da mano d'uomo" dice la Bibbia. Viene talvolta il sospetto che i templi e le chiese servano non per avvicinare l'uomo alla trascendenza, ma per farla uscire dalla vita di tutti i giorni, per poterla dimenticare con pi facilit. Abituiamoci a ritrovare il divino, al di l delle contrapposizioni, in quel naturale "tempio dello spirito" che la nostra stessa mente pacificata. Prima e dopo ________________________________________ "Prima di praticare per trent'anni lo Zen vedevo le montagne come montagne e le acque come acque. Quando giunsi a una sapienza pi profonda, vidi che le montagne non sono montagne e le acque non sono acque.

Ora che ho raggiunto l'essenza della sapienza, sono in pace, perch vedo le montagne come montagne e le acque come acque." (Ch'ing-yuan) ________________________________________ Commento: Per alcune tradizioni, la ricerca della verit deve portare alle rivelazioni di misteri sublimi o di visioni soprannaturali. San Paolo scrive per esempio di aver udito "gemiti inesprimibili" e "parole indicibili, che non possibile ad alcun uomo riferire." Ma, secondo lo Zen, la "rivelazione" un modo nuovo di vedere la vita di tutti i giorni. Scopo della meditazione non far provare esperienze soprannaturali, ma far riscoprire le meraviglie del naturale. Lo Zen ________________________________________ Un monaco domand al maestro Nan-ch'uan: "Che cos' lo Zen?" " la vita di tutti i giorni." "E come ci si avvicina ad esso?" "Pi cerchi di avvicinarti, pi te ne allontani." Prodigi ________________________________________ "Il vero miracolo non volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra." ________________________________________ Commento: Un'umanit di bambini cerca il miracoloso in fatti "soprannaturali" come la lievitazione, le statue che piangono, le guarigioni improvvise, le visioni, le apparizioni, le profezie, ecc., e non sembra rendersi conto di quale grande prodigio sia camminare, mangiare, amare, dormire e cos via. Alcune religioni hanno diffuso questa immagine del divino e del miracoloso, contribuendo a svalutare la vita di tutti i giorni, le "umili" funzioni quotidiane. Lo Zen ci ricorda invece che proprio le azioni pi comuni rappresentano qualcosa di miracoloso. Nessun evento soprannaturale, nessuna nostra creazione artificiale, riuscir mai ad eguagliare il miracolo di guardare, di star seduti, di respirare, di digerire... di essere. La differenza ________________________________________ "L'unica differenza fra un illuminato e un uomo comune che il primo sa di essere un illuminato e il secondo non lo sa." (Hui-neng) ________________________________________ Commento: Ci che l'illuminazione cambia il grado di consapevolezza, il livello di sensibilit. Chi guarisce all'improvviso da una malattia che credeva mortale, prova per un po' lo stesso tipo di esperienza: riscopre il valore dei semplici gesti quotidiani. Tutto come prima, ma assume un "significato" e un "valore" diversi. Per riscoprire il senso dell'esistere - anzich attendere incidenti, shock e malattie - prendiamoci periodicamente con la meditazione qualche minuto di vera "vacanza" mentale. L'alternativa ________________________________________ "L dove trovi il Buddha, non ti fermare; l dove non trovi il Buddha, procedi oltre." (Detto Zen) ________________________________________ Commento: Se trovi un maestro e diventi un suo seguace, non diventerai mai te stesso, non ti realizzerai mai; tuttavia, l dove non c' nemmeno un minimo di indicazioni e di saggezza, facile perdersi. In realt, i maestri e i libri sono come boe che galleggiano sul pelo dell'acqua: ci segnalano che qualcosa esiste al di sotto di loro. Poi, per, spetta a noi scendere in profondit a verificare di persona. La ciotola ________________________________________ Un novizio, appena entrato nel monastero, domand al maestro Chao-chou: "Ti prego, spiegami che cosa devo fare per raggiungere l'illuminazione". "Hai mangiato la tua zuppa?"

"Si." "Allora, lava la ciotola." ________________________________________ Commento: Il monaco credeva di dover compiere chiss quali grandi sforzi, chiss quali straordinarie imprese. E invece doveva compiere qualcosa di comunissimo... bench con piena consapevolezza. Esercitiamoci a svolgere azioni e compiti ordinari - che di solito compiamo meccanicamente, distrattamente - concentrandoci soltanto su di essi. Se mangiamo, siamo consapevoli del mangiare; se camminiamo, siamo consapevoli dei movimenti; se parliamo, siamo consapevoli del parlare; se laviamo i piatti, siamo consapevoli di lavare i piatti, e cosi via.. L'esercizio pi semplice consiste nell'essere consapevoli - per cinque minuti, dieci minuti o quanto si vuole - del respiro; un modo per rientrare in contatto con la natura e con le sue esigenze; un modo per diventare consapevoli di s. come tutte le funzioni fondamentali della nostra vita, il respiro va avanti da solo, si auto-regola e non ha bisogno di un atto di volont. Nello stesso tempo, risente dei nostri stati d'animo. "Ci" che respira non n la nostra volont n la nostra mente; il nostro essere pi profondo. L'uomo e la tigre ________________________________________ Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatt in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trov da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero. Guard in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di s un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo. Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato. Fu allora che l'uomo scorse accanto a s una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra spicc la fragola e lo mangi. Com'era dolce! ________________________________________ Commento: Questo aneddoto illustra la saggezza e l'essenza dello Zen: la capacit di vivere qui ed ora, di cogliere l'attimo fuggente. Tra le opposte esigenze, tra l'essere e il nulla, tra la vita e la morte, rifiutando tanto lo sconforto quanto l'esaltazione, il saggio sa gustare la dolcezza di un semplice frutto, di un semplice istante. Meditare immergersi nel presente, lasciando perdere sia i ricordi sia le preoccupazioni per il futuro. Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, questo momento tutto il nostro tempo. Solo la nostra mente, con le sue previsioni e le sue anticipazioni, ce lo pu distruggere. Inferno e paradiso ________________________________________ Un soldato che si chiamava Nobushige and da Hakuin e gli domand: " C' davvero un paradiso e un inferno?". " Chi sei? " volle sapere Hakuin. "Sono un samurai" rispose il guerriero. " Tu un soldato! " rispose Hakuin. " Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!". Nobushige mont cos in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continu: "Sicch hai una spada! Come niente la tua arma troppo smussata per tagliarmi la testa". Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osserv: "Qui si aprono le porte dell'inferno! ". A queste parole il samurai, comprendendo l'insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino. "Ora si aprono le porte dei paradiso" disse Hakuin. ________________________________________ Commento: Inferno e paradiso sono condizioni psicologiche, e, in ogni momento, noi possiamo passare dall'uno all'altro. la nostra coscienza che fa la differenza: ecco perch cos importante la "cura" o la "coltivazione" della mente. Scrive Milton: "La mente pu trasformare l'inferno in un paradiso, e il paradiso in un inferno". E la mistica irachena Rabi'a [sec. VIII] dice: "Sufi colui che

non desidera il paradiso e non teme l'inferno". Quando ci troviamo in una di queste due condizioni estreme, (rendiamoci conto) di quale ruolo vi svolga la mente, e realizziamo ci che esiste al di l di essa. L la verit. Nelle mani del destino ________________________________________ Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si ferm a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: " Dopo aver visitato il tempio butter una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino". Nobunaga entr nel tempio e preg in silenzio. Usc e gett una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano cos impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficolt. " Nessuno pu cambiare il destino" disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. " No davvero " disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce. ________________________________________ Commento: Non possiamo cambiare certi aspetti del destino, ma, per quanto riguarda le nostre scelte e il nostro impegno, tutto dipende da noi. vero che i condizionamenti ci sono stati per lo pi instillati dagli altri, ma anche vero che, da un certo punto in avanti, da quando cio ne diventiamo consapevoli, saremo noi a decidere come affrontarli, se accettarli o liberarcene. In meditazione si fa affidamento sulla propria forza interiore (jiriki). ad essa che si fa appello per risolvere i problemi. Il millepiedi ________________________________________ Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finch un rospo un giorno non disse per scherzo: "In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?" Il millepiedi incominci a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli prove. Il risultato fu che da quel momento non riusc pi a muoversi. ________________________________________ Commento: Questo succede quando si cerca di sostituire i movimenti e le azioni naturali con altre studiate dalla mente. Chi riuscirebbe, per esempio, a dirigere volontariamente tutto ci che compie il nostro corpo: far funzionare nello stesso tempo i muscoli, il cervello, gli organi, il metabolismo, la respirazione, il sistema immunitario e cosi via? Ci sono azioni che devono essere lasciate alla natura, perch essa ha impiegato milioni di anni per arrivare a organizzare e a coordinare il tutto. Quando manchiamo di saggezza e pretendiamo di sostituirci in ogni cosa alla natura, non possiamo che finire come il millepiedi dell'aneddoto. In meditazione ci si affida alla (propria) natura, che parte di quella generale, e si cerca di lasciare il maggior spazio possibile alla propria spontaneit La partita a scacchi ________________________________________ Un giovane si present ad un maestro zen e gli dichiar: "Vorrei raggiungere la liberazione dalla sofferenza promessa dal Buddha. Ma non sono capace di lunghi sforzi e non sono in grado di meditare. Esiste una via che posso seguire?" "Che cosa sai fare?" gli domand il maestro. "Niente." "Ma c' qualcosa che ti piace fare?" "Giocare a scacchi." Il maestro fece portare una scacchiera e una spada. Poi chiam un giovane monaco e disse: "Chi di voi due vincer questa partita a scacchi raggiunger la liberazione. Chi perder sar ucciso con questa spada. Accettate? I due giovani acconsentirono e incominciarono a giocare. Sapendo che era una questione di vita o di morte, si concentrarono come non avevano mai fatto. A un certo punto il primo giovane si trov in vantaggio e pens che la vittoria era sicura. Guard il suo avversario e si accorse che il maestro aveva sollevato la spada sulla sua testa. Allora ne ebbe compassione e comp un errore deliberato. Ora era lui che stava per perdere. Vide che il maestro aveva spostato la spada sulla sua testa... e chiuse gli occhi. La spada si abbatt sulla scacchiera. "Non c' n vincitore n vinto" proclam il maestro "e quindi

non taglier la testa a nessuno". Poi aggiunse rivolto al primo giovane: "Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. E tu le hai sperimentate entrambe. Questa la via che cerchi". La mente di pietra ________________________________________ Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi. Mentre stavano preparando la legna, Hogen li senti discutere sulla soggettivit e sull'oggettivit. And loro accanto e disse: "Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, dentro o fuori della vostra mente? ". Uno dei monaci rispose: "Dal punto di vista del Buddhismo, tutto un'oggettivazione della mente, perci direi che la pietra nella mia mente ". "Devi sentirti la testa molto pesante," osserv Hogen " se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa". ________________________________________ Commento: Il discepolo conosceva evidentemente la logica paradossale dello Zen e, ricordando la definizione secondo cui "tutto ha la natura del Buddha", concluse che tutto mente (cosi come avrebbero confermato in Occidente un Berkeley o un Hegel). Ma, per lo Zen, questa risposta altrettanto falsa della prima: si tratta solo di due concetti contrapposti, che non possono mai cogliere - n separatamente n insieme - la realt. In effetti, come fece notare un filosofo buddhista, Nagarjuna, le polarit sono quattro: 1) essere, 2) non essere, 3) essere e non essere, 4) n essere n non essere. Un buon koan, un buon esercizio di meditazione, potrebbe essere proprio questo: dopo aver pensato ed escluso queste quattro possibilit, cherchiamo di percepire la realt Il desiderio ________________________________________ Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che cercava, senza riuscirci di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la prese in braccio e la port dall'altra parte. Ekido non disse nulla finch quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non pot pi trattenersi. "Noi monaci non avviciniamo le donne" disse a Tanzan " e meno che meno quelle giovani e carine. pericoloso. Perch l'hai fatto?". Lo rimprover. "Io quella ragazza l'ho lasciata laggi sulla riva" disse Tanzan. "Tu invece la stai ancora portando con te?". (alcune versioni di questa storia descrivono il monaco che porta la ragazza oltre una pozzanghera di fango) ________________________________________ Commento: L'insegnamento zen punta alla sostanza dei problemi: che senso ha, per esempio, fare un voto di castit quando si arde dal desiderio? solo un andare contro natura. Il problema non desiderio o non-desiderio, sesso o castit: il problema di essere se stesso. Chi si reprime, non pu realizzarsi. Senza tregua ________________________________________ "Un maestro zen appeso con i denti al ramo di un albero. Sotto, passa un monaco che gli domanda: "Spiegami che cos' la verit". Se risponde, precipita e more. Se non risponde, manca al suo compito. Che cosa deve fare?" (Hsiang-yen Kyogen) ________________________________________ Commento: In apparenza non c' via d'uscita: parlare fa precipitare, ma il silenzio non comunica nulla a chi non preparato. Eppure una possibilit di risposta esiste sempre, anche nelle situazioni pi disperate... o forse proprio in virt di esse. In realt il /koan/ creato dalla mente e, finch si rimane all'interno della sua logica, non si pu risolverlo. "Quando sei in un vicolo cieco," consiglia un detto zen "cambia la tua mente; quando hai cambiato la tua mente, puoi uscirne." Un maestro

afferma: "Anche se siete appesi a una rupe, dovete mollare la presa, aver fiducia in voi stessi e accettare l'esperienza". La freccia avvelenata ________________________________________ "Se un uomo viene colpito da una freccia avvelenata e non vuole che gli sia tolta prima di sapere chi l'abbia lanciata, a quale casta appartenga, quale sia il suo nome, quale sia la sua famiglia, quale sia la sua statura, quale sia la sua carnagione, da quale paese provenga, il tipo di arco che usa, il tipo di corda, il tipo di freccia, il tipo di penne, il tipo di punta, ecc., costui morir prima di conoscere tutte queste cose." (Buddha) ________________________________________ Commento: Nella ricerca della verit - argomenta il Buddha - incontriamo numerose domande inutili: se l'universo sia o non sia eterno, se sia o non sia limitato, se esista o non esista un'anima, se esista o non esista un Dio, e cos via. Ma "se un uomo vuole rimandare la ricerca e la pratica dell'Illuminazione fino a risolvere questi problemi, morir senza aver trovato la Via." Che cos' questa freccia avvelenata se non la mente che perde tempo con il pretesto di dover prima risolvere innumerevoli questioni filosofiche? La paura del vuoto ________________________________________ "Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perch temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non veramente vuoto, perch il regno della Via autentica." (Huang-po) ________________________________________ Commento: Di fronte alla possibilit di arrestare la mente, gli uomini provano una paura istintiva del vuoto. Ma questo vuoto non il nulla: solo la sospensione delle attivit mentali condizionate. Il problema che dobbiamo abbandonare proprio il pensiero concettuale, che si porta dietro tali idee di "nulla" e di "essere". Quando si sospende l'attivit mentale, che cosa resta di simili paure? Ah si? ________________________________________ Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mando i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse luomo, ma quando non ne pote piu di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin. I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero di mantenere la ragazza e il bambimo. "Ah si?" disse lui come tutta risposta. Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era preso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupo del bambino e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi venuti. Dopo un anno la giovane - annoiata di vivere con Hakuin - non resitette piu, si pent e disse ai genitori la verita: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce. La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino e la giovane. Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah si?". ________________________________________ Commento:In realt Hakuin non si sentiva offeso da nessuno. Quella ragazza, i suoi genitori e i vicini erano solo parte del mondo vociante, passionale e confuso che costituisce la societ "normale" di tutti i tempi e di tutti i paesi.

Sempre instabili, alla prima occasione colpiscono e alla prima occasione si pentono... e poi ricominciano tutto da capo. Se non si prende coscienza dei propri condizionamenti millenari - e se non se ne prendono le distanze -, si ripeteranno sempre gli stessi comportamenti. L'osservazione di s la base di ogni vera evoluzione Il bue assetato Si pu portare il bue assetato al fiume, ma, se non sar lui a bere, morir." (Detto Zen) ________________________________________ Commento: Si pu aiutare qualcuno ad avvicinarsi alla verit (e questa la funzione dell'insegnamento), ma alla fine, sar lui che dovr dissetarsi personalmente. Nessuno potr essere al posto suo. L'uomo comune ________________________________________ "Quando l'uomo comune capisce diventa saggio, quando il saggio capisce diventa un uomo comune." (Detto Zen) ________________________________________ Commento: Si tratta del processo tipico dello Zen: quando l'uomo comune incomincia a capire, acquisisce una certa saggezza e si sente un privilegiato, un eletto, un uomo eccezionale; poi, andando pi a fondo, arriva a comprendere che il massimo della saggezza la vita comune, la vita semplice ed essenziale di tutti i giorni. Afferma un detto zen: "Dopo il risveglio come prima del risveglio". Azioni meritorie ________________________________________ Un giorno Chao-chou trov un discepolo inchinato davanti ad una statua del Buddha e lo colp con un bastone. Il monaco protest: "Non un atto meritorio adorare il Buddha?" "Si," rispose il maestro "ma ancora pi meritorio lasciar perdere gli atti meritori." ________________________________________ Commento: Quando in campo religioso, si compiono azioni /con l'intenzione/ di averne qualcosa in cambio, si gi al di fuori di un'autentica spiritualit. Per lo Zen, anche la sola intenzione di raggiungere l'illuminazione diventa un ostacolo alla sua realizzazione; figuriamoci i comuni riti religiosi compiuti con lo scopo dichiarato di acquisire meriti nell'aldil o per qualche altra vita. Siamo in effetti, pi che nel campo etico, in quello economico: /do ut des/. Uno scambio con un Dio considerato un mercante levantino o un banchiere. Le catene ________________________________________ Un giorno al maestro Seng-ts'an si present un giovane che dichiar: "Vengo da te perch cerco la liberazione". "Chi ti ha incatenato?" gli domand il maestro. "Nessuno." "Allora, sei gi libero." ________________________________________ Commento: In realt, ci che incatena gli uomini proprio la loro coscienza di non essere liberi. Una volta eliminato questo ostacolo, che cosa continuer a condizionarci? "Se vuoi, sei libero" dice in tal senso Epitteto. Gratitudine ________________________________________ Un ricco mercante fece dono ad un maestro di un'ingente quantit di monete d'oro per la costruzione di un nuovo monastero. Il maestro accett senza dimostrare n entusiasmo n gratitudine. Seccato, il mercante gli disse: "Potresti almeno ringraziarmi".

"E perch dovrei?" gli rispose il maestro. " chi dona che dovrebbe essere grato." ________________________________________ Commento: Questo mercante intendeva evidentemente utilizzare il denaro come un mezzo per acquisire meriti religiosi. la mentalit di tanti ricchi, quella che faceva dire a Ges: " pi facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio"; oppure: "Guai a voi, ricchi, perch avete gi la vostra ricompensa!". In effetti, la ricchezza introduce un calcolo in pi nelle menti umane: l'idea che con i soldi, con le donazioni, ci si possa procurare un buon posto anche nell'aldil o qualche favorevole reincarnazione. Oltretutto, se cos fosse, proprio chi dona che dovrebbe manifestare gratitudine. Il burrone ________________________________________ Un monaco si lament con il suo maestro perch non riusciva a raggiungere il satori. "La colpa tua" gli rispose il maestro. "In che cosa sbaglio? Che cosa mi manca?" domand l'allievo. "Vieni con me, e te lo mostrer." Il maestro chiam un altro discepolo, che era cieco, e tutt'e tre si recarono sulla montagna, in un punto in cui uno stretto tronco era stato gettato su un burrone. "Attraversa!" disse il maestro al primo monaco. Il poveretto guard il fondo del burrone, il debole tronco e rispose: "Non posso: ho paura". Allora il maestro si rivolse al discepolo cieco e gli diede lo stesso ordine. Il monaco attravers senza esitare il burrone. "Hai capito?" domand il maestro al primo monaco. ________________________________________ Commento: sempre la paura il sentimento che si oppone al nostro risveglio: la paura di essere autonomi, la paura dell'ignoto, la paura di perdere il proprio ego, la paura della responsabilit. Eppure, per colmare il divario, per raggiungere l'altra riva, necessario affrontare l'abisso; e questo non pu essere fatto se non si eliminano i mille timori che ci accompagnano nell'attraversamento. Il coraggio indispensabile sulla Via della liberazione, come, d'altronde, in tutte le imprese fondamentali della vita. Come recitano dei versi di Wu-men, si tratta di "Camminare sul filo d'una lama, correre sulla cresta del ghiaccio, non preoccuparsi della scala, lasciare il sostegno sul precipizio." Conclusione: Una buona stagione ________________________________________alcuni aneddoti zen... Il bramino Dona vide il Buddha seduto sotto un albero e fu tanto colpito dall'aura consapevole e serena che emanava, nonch dallo splendore del suo aspetto, che gli chiese: - Sei per caso un dio? - No, brhmana, non sono un dio. - Allora sei un angelo? - No davvero, brhmana. - Allora sei uno spirito? - No, non sono uno spirito. - E allora, che cosa sei? - Io sono sveglio. DOV'E' IL GUSTO? Ecco un altro koan.1 Un maestro offri al suo discepolo un melone. " Come ti sembra? " gli domand. " Ha gusto? ". " Oh, si! Un gusto squisito! " rispose il discepolo. Il maestro gli pose allora questa domanda: " Dov' il gusto, nel melone o nella lingua? ".

Il discepolo riflett e si addentr nei meandri di un complesso ragionamento: " Il sapore deriva dell'interdipendenza, non solo tra il gusto del melone e quello della lingua, ma anche dall'interdipendenza tra... ". " Stolto! Tre volte stolto! " lo interruppe il maestro, in un impeto d'ira. " Perch complichi il tuo modo di pensare? Il melone e buono. Basta questo per spiegarne il gusto. La sensazione buona. Di altro non c'e bisogno". Non appena hai l'impulso di fare qualcosa.... fermati! La brocca ________________________________________ Il maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l'incarico di aprire un nuovo monastero. Convoc i suoi discepoli, pose una brocca sul pavimento e disse loro: "Sceglier chi sapr descrivere questa brocca senza nominarla". " un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco" rispose il pi colto dei suoi allievi. " un recipiente di colore grigio e serve per contenere acqua o altri liquidi" disse un altro. "Non uno zoccolo" intervenne un terzo pi spiritosamente. Gli altri monaci non dissero nulla, perch erano convinti di non poter escogitare definizioni migliori. "Non c' nessun altro?" domand il maestro. Allora si alz Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente. Egli prese la brocca in mano e la most a tutti senza dire nulla. Pai-chang dichiar: "Kuei-shan sar l'abate del nuovo monastero". ________________________________________ Commento: Il nome - la parola, la definizione - indica la cosa ma non la cosa. Non bisogna mai confondere il piano dei concetti - il livello mentale - con il piano della realt. Nessuna descrizione della brocca potr mai sostituirsi alla brocca stessa. Quale sar dunque la natura ultima delle cose? Certamente, (non) quella definibile con parole o con idee. Nella meditazione Zen, ci si rapporta alle cose senza il velo delle parole e dei pensieri: si cerca di scoprire la realt al di l della mente condizionata. Il dito e la luna ________________________________________ Una sera di plenilunio, il maestro Pai-chang chiam i suoi allievi e disse loro: "chi ha capito l'insegnamento zen dev'essere in grado di spiegare che cos' la luna senza nominarla". Uno dei discepoli pens: "Questa volta non posso sbagliare". Sollev il braccio e con il dito indic la luna. Pai-chang gli afferr il dito e glielo storse. "E adesso dov' la luna?" domand. Il monaco si risvegli. ________________________________________ Commento: Non esiste solo il linguaggio delle parole: anche i gesti le espressioni e lo stesso silenzio constituiscono un linguaggio. Quando lo Zen dice che dobbiamo cogliere la verit (oltre la mente), si riferisce a qualsiasi tipo di espressione escogitata dall'uomo. Il monaco che aveva creduto di risolvere questo caso in modo simile al precedente aveva in realt utilizzato solo un altro tipo di linguaggio. Ma non era riuscito a "dire" che cosa fosse la luna. Come recita un detto zen, "il dito che indica la luna non la luna". Non dobbiamo illuderci che il "senso delle cose" sia stato concepito (per) l'uomo. "Il cielo e la terra sono disumani" dichiara in tal senso Lao-tzu. Dopo aver (parlato) delle cose, abituiamoci a togliere il "dito" e a guardare la realt senza simboli. Bodhidharma ________________________________________ Secondo la tradizione fu il monaco indiano Bodhidharma a portare nel quinto secolo d.C. il Buddhismo in Cina, l dove, mescolandosi con il Taoismo e con altre tradizioni, avrebbe dato origine allo Zen (Ch'an). A poco a poco, la fama di Bodhidharma si diffuse in Cina. Un giorno l'imperatore Wu, attratto dal Buddhismo, lo mand a chiamare e gli domand: "Ho fatto costruire templi, ho fatto tradurre le sacre scritture, ho sovvenzionato i monaci: quali meriti ho ottenuto?" "Nessun merito" gli rispose il Bodhidharma. "Perch mai?" replic contrariato l'imperatore, che riteneva di aver ormai acquisito un buon posto in cielo o una favorevole rinascita.

"Perch in tutte queste opere non c' nessun merito religioso". "In che cosa consiste, allora, il merito religioso?" "Nella comprensione della vera natura delle cose". L'imperatore non capiva. "Qual il principio di questa sacra dottrina?" domand ancora. "Che non c' nessun sacro principio". Sempre pi perplesso, Wu chiese: "Ma chi che mi parla cos?" "come posso dirlo, maest?" disse Bodhidharma. ________________________________________ Commento: Bodhidharma vuol dire che, senza una preventiva comprensione dell'essenza delle cose, ci che noi riteniamo una "buona azione" pu non esserlo del tutto. Anzi, il fatto di compiere una "buona azione" in vista di una ricompensa, la trasforma gi in un'azione opportunistica. Senza un'intuizione diretta della realt, non possiamo che brancolare nel buio. E tutto ci che facciamo, anche in nome del bene, rischia di essere o di produrre male. Ecco perch nello Zen si fa discendere ogni autentica moralit da un preventivo svuotamento mentale. Solo l'uomo che si liberato dei concetti convenzionali - di bene e di male, di giusto e di ingiusto, ecc. - e dalla convinzione di essere un ego separato in grado di compiere un'azione veramente etica. La verit e la Via non ci palesano finch restiamo all'interno delle distinzioni tradizionali fra sacro e profano, fra religioso e laico, ecc., ma emergono solo quando trascendiamo tutte queste coppie di opposti e ci avviciniamo alla realt con mente libera da pregiudizi. Lascialo cadere ________________________________________ Un ricco mercante si rec un giorno dal Buddha. "Dimmi che cosa devo fare per ottenere la liberazione" gli domand offrendogli un vaso d'argento. Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere". L'uomo lasci cadere a terra il vaso. Poich il Buddha si era fatto silenzioso, il visitatore gli ripet la domanda e, questa volta, gli offr un piatto d'oro. "Che cosa devo fare per raggiungere la salvezza?" "Lascialo cadere" gli rispose l'Illuminato. Il mercante lasci cadere a terra il piatto. Poi, visto che non gli veniva data altra indicazione, si decise a ripetere la richiesta, porgendo il dono pi prezioso che aveva: un diamante. Il Buddha gli rispose: "Lascialo cadere". Il visitatore pens di essere stato preso in giro. Indignato, si alz di scatto per andarsene. Fatto qualche passo, si volt a dare un ultimo sguardo al Buddha. E questi gli disse: "Lascialo cadere". All'improvviso il mercante cap. ________________________________________ Commento: Che cosa cap il mercante? Che cosa doveva lasciar cadere? Evidentemente l'insieme delle sue opinioni su ci che bisogna fare per ottenere la liberazione, la salvezza. Egli aveva pensato - un po' come tutti i ricchi - di potersela comprare con beni materiali e con offerte. E il Buddha gli aveva detto che questa era un'idea da lasciar cadere. * la stessa risposta che Bodhidharma diede all'imperatore Wu.* Ma non bastava: occorreva "lasciar cadere" la mente stessa, con tutto il suo bagaglio di convinzioni, di ambizioni e di reazioni. Fu questa l'intuizione giusta del mercante. Molti di noi, influenzati dai valori comuni, credono che anche nel campo spirituale, si tratti di (acquistare) qualche merito, qualche vantaggio, qualche credito, si tratti di fare qualche buon affare. Dobbiamo piuttosto lasciar cadere questa mentalit mercantilistica Una trasmissione speciale ________________________________________ Fu chiesto una volta a Bodhidharma di dare una definizione dello Zen. Ed egli, contravvenendo allo spirito stesso del suo insegnamento, rispose cos: " una trasmissione speciale al di fuori delle scritture, indipendente da parole e da lettere, punta direttamente allo spirito dell'uomo, un contemplare la propria natura". Libert dalle opinioni ________________________________________ Un giorno un re riun alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.

Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: "Abbiamo capito: l'elefante simile a un timone ricurvo". Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: " simile a un grosso ventaglio". Quelli che avevano toccato una zanna dissero: "Assomiglia a un pestello". Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: "Assomiglia a un monticello". Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: " simile a un muro". Quelli che avevano toccato una gamba dissero: " simile a un albero". Quelli che avevano preso la coda dissero: "Assomiglia a una corda". Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa. Il re si mise a ridere e comment: "Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell'elefante naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori". (Buddha) La pacificazione ________________________________________ Un giorno Hui-k'o si present a Bodhidharma e gli disse: "La mia anima tormentata: ti prego, dalle pace!" "Portami qui la tua anima e io le dar pace." "Come faccio? Quando la cerco, non la trovo." "Allora gi in pace." ________________________________________ Commento: Anche l'idea di "anima" un prodotto della mente, e cos quella di ego. Il problema che noi finiamo per credere reali semplici immagini simboliche, e su di queste costruiamo interi sistemi filosofici che incidono pesantemente sulla nostra vita. Il discepolo di Bodhidharma si era costruito una "storia" sulla propria "anima tormentata", e in base a questa fantasia soffriva realmente. Ma, quando il maestro gli fece notare la sostanziale irrealit di quella idea, ecco che anche i tormenti mentali gli apparvero di colpo inconsistenti. Impariamo a constatare come gran parte delle nostre sofferenze sia un prodotto della mente. Cerchiamo di dare un'occhiata al di l di questa immaginazione mentale che ama la contrapposizione. Anzich essere vittime di ci che pensiamo, diventiamone i padroni. Senza parole ________________________________________ Un sacerdote incontr un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domand: "Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos' la realt?" Il maestro gli diede un pugno in faccia. ________________________________________ Commento: Non si tratta di un atto di aggressione, ma della risposta che il sacerdote aveva chiesto. quando, escludendo il linguaggio verbale e anche quello del silenzio, la realt affidata ai fatti. Quel pugno aveva dato all'interlocutore il (senso vivo e diretto) delle cose. Tutti abbiamo bisogno di ricevere ogni tanto uno scossone. Non sempre i risvegli sono piacevoli. Accettiamo quelli pi dolorosi come tentativi traumatici della vita di destarci dal sonno. E, se vogliamo evitare o attutire questi traumi, invece di aspettare con paura i colpi della sorte, viviamo con consapevolezza. La consapevolezza ci permette di essere all'altezza delle situazioni, di essere presenti. Ed la Via del risveglio. Le autorit ________________________________________ "Se volete scoprire la verit, quando incontrate sulla vostra strada il Buddha, uccidete il Buddha." (Lin-chi) ________________________________________ Commento: Questo pensiero riguarda tutti i maestri e tutte le autorit. Se fino a un certo punto possono essere utili per indicarci la Via, da quel punto in poi rappresentano un ostacolo. E dobbiamo farne a meno. La mta costituita proprio dalla liberazione, e non pu essere raggiunta finch restiamo attaccati a qualche guida. Anche i "liberatori", alla fine, devono essere messi da

parte. Altrimenti, come dice lo Zen, saremo soltanto "una misera impronta di una misera impronta". Pur nel rispetto delle grandi guide spirituali, dobbiamo "ucciderle" psicologicamente dentro di noi se vogliamo crescere. Non c' altra via per maturare. Esaminiamo interiormente quale sia l'influsso attuale dei genitori, di educatori, di maestri e di guide varie, e domandiamoci se siamo in grado di procedere senza di loro, con le nostre gambe. Avremo cos una valutazione del nostro grado di emancipazione. Non saremo mai noi stessi finch dipenderemo dagli altri per le nostre scelte fondamentali. La statua del Buddha ________________________________________ Un maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio. Poich faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di legno del Buddha e le aveva dato fuoco. Il sacerdote del tempio, vedendo le fiamme, si era svegliato ed era accorso: credeva che si trattasse di un incendio. Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio. "Che cosa hai fatto?" grid. "Hai bruciato il corpo del Buddha!" Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri. "E ora che cosa fai?" gli domand il sacerdote. "Cerco le ossa del Buddha." "Quali ossa? Non vedi che una statua di legno?" "Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare." ________________________________________ Commento: Ecco illustrate due opposte concezioni del sacro: quella simbolico-rituale del sacerdote e quella sostanziale del maestro zen. Per il primo, il sacro, il religioso, era costituito dalle statue, dal tempio e dalle sue liturgie; per il secondo era dato dalla vita stessa e dalle sue necessit. Era pi importante conservare una statua o un uomo in carne ed ossa? "Dio non abita in edifici costruiti da mano d'uomo" dice la Bibbia. Viene talvolta il sospetto che i templi e le chiese servano non per avvicinare l'uomo alla trascendenza, ma per farla uscire dalla vita di tutti i giorni, per poterla dimenticare con pi facilit. Abituiamoci a ritrovare il divino, al di l delle contrapposizioni, in quel naturale "tempio dello spirito" che la nostra stessa mente pacificata. Prima e dopo ________________________________________ "Prima di praticare per trent'anni lo Zen vedevo le montagne come montagne e le acque come acque. Quando giunsi a una sapienza pi profonda, vidi che le montagne non sono montagne e le acque non sono acque. Ora che ho raggiunto l'essenza della sapienza, sono in pace, perch vedo le montagne come montagne e le acque come acque." (Ch'ing-yuan) ________________________________________ Commento: Per alcune tradizioni, la ricerca della verit deve portare alle rivelazioni di misteri sublimi o di visioni soprannaturali. San Paolo scrive per esempio di aver udito "gemiti inesprimibili" e "parole indicibili, che non possibile ad alcun uomo riferire." Ma, secondo lo Zen, la "rivelazione" un modo nuovo di vedere la vita di tutti i giorni. Scopo della meditazione non far provare esperienze soprannaturali, ma far riscoprire le meraviglie del naturale. Lo Zen ________________________________________ Un monaco domand al maestro Nan-ch'uan: "Che cos' lo Zen?" " la vita di tutti i giorni." "E come ci si avvicina ad esso?" "Pi cerchi di avvicinarti, pi te ne allontani." Prodigi ________________________________________ "Il vero miracolo non volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra." ________________________________________

Commento: Un'umanit di bambini cerca il miracoloso in fatti "soprannaturali" come la lievitazione, le statue che piangono, le guarigioni improvvise, le visioni, le apparizioni, le profezie, ecc., e non sembra rendersi conto di quale grande prodigio sia camminare, mangiare, amare, dormire e cos via. Alcune religioni hanno diffuso questa immagine del divino e del miracoloso, contribuendo a svalutare la vita di tutti i giorni, le "umili" funzioni quotidiane. Lo Zen ci ricorda invece che proprio le azioni pi comuni rappresentano qualcosa di miracoloso. Nessun evento soprannaturale, nessuna nostra creazione artificiale, riuscir mai ad eguagliare il miracolo di guardare, di star seduti, di respirare, di digerire... di essere. La differenza ________________________________________ "L'unica differenza fra un illuminato e un uomo comune che il primo sa di essere un illuminato e il secondo non lo sa." (Hui-neng) ________________________________________ Commento: Ci che l'illuminazione cambia il grado di consapevolezza, il livello di sensibilit. Chi guarisce all'improvviso da una malattia che credeva mortale, prova per un po' lo stesso tipo di esperienza: riscopre il valore dei semplici gesti quotidiani. Tutto come prima, ma assume un "significato" e un "valore" diversi. Per riscoprire il senso dell'esistere - anzich attendere incidenti, shock e malattie - prendiamoci periodicamente con la meditazione qualche minuto di vera "vacanza" mentale. L'alternativa ________________________________________ "L dove trovi il Buddha, non ti fermare; l dove non trovi il Buddha, procedi oltre." (Detto Zen) ________________________________________ Commento: Se trovi un maestro e diventi un suo seguace, non diventerai mai te stesso, non ti realizzerai mai; tuttavia, l dove non c' nemmeno un minimo di indicazioni e di saggezza, facile perdersi. In realt, i maestri e i libri sono come boe che galleggiano sul pelo dell'acqua: ci segnalano che qualcosa esiste al di sotto di loro. Poi, per, spetta a noi scendere in profondit a verificare di persona. La ciotola ________________________________________ Un novizio, appena entrato nel monastero, domand al maestro Chao-chou: "Ti prego, spiegami che cosa devo fare per raggiungere l'illuminazione". "Hai mangiato la tua zuppa?" "Si." "Allora, lava la ciotola." ________________________________________ Commento: Il monaco credeva di dover compiere chiss quali grandi sforzi, chiss quali straordinarie imprese. E invece doveva compiere qualcosa di comunissimo... bench con piena consapevolezza. Esercitiamoci a svolgere azioni e compiti ordinari - che di solito compiamo meccanicamente, distrattamente - concentrandoci soltanto su di essi. Se mangiamo, siamo consapevoli del mangiare; se camminiamo, siamo consapevoli dei movimenti; se parliamo, siamo consapevoli del parlare; se laviamo i piatti, siamo consapevoli di lavare i piatti, e cosi via.. L'esercizio pi semplice consiste nell'essere consapevoli - per cinque minuti, dieci minuti o quanto si vuole - del respiro; un modo per rientrare in contatto con la natura e con le sue esigenze; un modo per diventare consapevoli di s. come tutte le funzioni fondamentali della nostra vita, il respiro va avanti da solo, si auto-regola e non ha bisogno di un atto di volont. Nello stesso tempo, risente dei nostri stati d'animo. "Ci" che respira non n la nostra volont n la nostra mente; il nostro essere pi profondo. L'uomo e la tigre ________________________________________ Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatt in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per

fortuna trov da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero. Guard in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di s un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo. Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato. Fu allora che l'uomo scorse accanto a s una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra spicc la fragola e lo mangi. Com'era dolce! ________________________________________ Commento: Questo aneddoto illustra la saggezza e l'essenza dello Zen: la capacit di vivere qui ed ora, di cogliere l'attimo fuggente. Tra le opposte esigenze, tra l'essere e il nulla, tra la vita e la morte, rifiutando tanto lo sconforto quanto l'esaltazione, il saggio sa gustare la dolcezza di un semplice frutto, di un semplice istante. Meditare immergersi nel presente, lasciando perdere sia i ricordi sia le preoccupazioni per il futuro. Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, questo momento tutto il nostro tempo. Solo la nostra mente, con le sue previsioni e le sue anticipazioni, ce lo pu distruggere. Inferno e paradiso ________________________________________ Un soldato che si chiamava Nobushige and da Hakuin e gli domand: " C' davvero un paradiso e un inferno?". " Chi sei? " volle sapere Hakuin. "Sono un samurai" rispose il guerriero. " Tu un soldato! " rispose Hakuin. " Quale governante ti vorrebbe come sua guardia? Hai una faccia da accattone!". Nobushige mont cos in collera che fece per snudare la spada, ma Hakuin continu: "Sicch hai una spada! Come niente la tua arma troppo smussata per tagliarmi la testa". Mentre Nobushige snudava la spada, Hakuin osserv: "Qui si aprono le porte dell'inferno! ". A queste parole il samurai, comprendendo l'insegnamento del maestro, rimise la spada nel fodero e fece un inchino. "Ora si aprono le porte dei paradiso" disse Hakuin. ________________________________________ Commento: Inferno e paradiso sono condizioni psicologiche, e, in ogni momento, noi possiamo passare dall'uno all'altro. la nostra coscienza che fa la differenza: ecco perch cos importante la "cura" o la "coltivazione" della mente. Scrive Milton: "La mente pu trasformare l'inferno in un paradiso, e il paradiso in un inferno". E la mistica irachena Rabi'a [sec. VIII] dice: "Sufi colui che non desidera il paradiso e non teme l'inferno". Quando ci troviamo in una di queste due condizioni estreme, (rendiamoci conto) di quale ruolo vi svolga la mente, e realizziamo ci che esiste al di l di essa. L la verit. Nelle mani del destino ________________________________________ Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si ferm a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: " Dopo aver visitato il tempio butter una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino". Nobunaga entr nel tempio e preg in silenzio. Usc e gett una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano cos impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficolt. " Nessuno pu cambiare il destino" disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. " No davvero " disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt'e due le facce. ________________________________________ Commento: Non possiamo cambiare certi aspetti del destino, ma, per quanto riguarda le nostre scelte e il nostro impegno, tutto dipende da noi. vero che i condizionamenti ci sono stati per lo pi instillati dagli altri, ma anche vero che, da un certo punto in avanti, da quando cio ne diventiamo consapevoli, saremo noi a decidere come affrontarli, se accettarli o liberarcene. In meditazione si

fa affidamento sulla propria forza interiore (jiriki). ad essa che si fa appello per risolvere i problemi. Il millepiedi ________________________________________ Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Finch un rospo un giorno non disse per scherzo: "In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?" Il millepiedi incominci a lambicarsi il cervello e a fare innumerevoli prove. Il risultato fu che da quel momento non riusc pi a muoversi. ________________________________________ Commento: Questo succede quando si cerca di sostituire i movimenti e le azioni naturali con altre studiate dalla mente. Chi riuscirebbe, per esempio, a dirigere volontariamente tutto ci che compie il nostro corpo: far funzionare nello stesso tempo i muscoli, il cervello, gli organi, il metabolismo, la respirazione, il sistema immunitario e cosi via? Ci sono azioni che devono essere lasciate alla natura, perch essa ha impiegato milioni di anni per arrivare a organizzare e a coordinare il tutto. Quando manchiamo di saggezza e pretendiamo di sostituirci in ogni cosa alla natura, non possiamo che finire come il millepiedi dell'aneddoto. In meditazione ci si affida alla (propria) natura, che parte di quella generale, e si cerca di lasciare il maggior spazio possibile alla propria spontaneit La partita a scacchi ________________________________________ Un giovane si present ad un maestro zen e gli dichiar: "Vorrei raggiungere la liberazione dalla sofferenza promessa dal Buddha. Ma non sono capace di lunghi sforzi e non sono in grado di meditare. Esiste una via che posso seguire?" "Che cosa sai fare?" gli domand il maestro. "Niente." "Ma c' qualcosa che ti piace fare?" "Giocare a scacchi." Il maestro fece portare una scacchiera e una spada. Poi chiam un giovane monaco e disse: "Chi di voi due vincer questa partita a scacchi raggiunger la liberazione. Chi perder sar ucciso con questa spada. Accettate? I due giovani acconsentirono e incominciarono a giocare. Sapendo che era una questione di vita o di morte, si concentrarono come non avevano mai fatto. A un certo punto il primo giovane si trov in vantaggio e pens che la vittoria era sicura. Guard il suo avversario e si accorse che il maestro aveva sollevato la spada sulla sua testa. Allora ne ebbe compassione e comp un errore deliberato. Ora era lui che stava per perdere. Vide che il maestro aveva spostato la spada sulla sua testa... e chiuse gli occhi. La spada si abbatt sulla scacchiera. "Non c' n vincitore n vinto" proclam il maestro "e quindi non taglier la testa a nessuno". Poi aggiunse rivolto al primo giovane: "Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. E tu le hai sperimentate entrambe. Questa la via che cerchi". La mente di pietra ________________________________________ Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi. Mentre stavano preparando la legna, Hogen li senti discutere sulla soggettivit e sull'oggettivit. And loro accanto e disse: "Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, dentro o fuori della vostra mente? ". Uno dei monaci rispose: "Dal punto di vista del Buddhismo, tutto un'oggettivazione della mente, perci direi che la pietra nella mia mente ". "Devi sentirti la testa molto pesante," osserv Hogen " se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa". ________________________________________ Commento: Il discepolo conosceva evidentemente la logica paradossale dello Zen e, ricordando la definizione secondo cui "tutto ha la natura del Buddha", concluse che tutto mente (cosi come avrebbero confermato in Occidente un Berkeley o un Hegel). Ma, per lo Zen, questa risposta altrettanto falsa della prima: si tratta solo di due concetti contrapposti, che non possono mai

cogliere - n separatamente n insieme - la realt. In effetti, come fece notare un filosofo buddhista, Nagarjuna, le polarit sono quattro: 1) essere, 2) non essere, 3) essere e non essere, 4) n essere n non essere. Un buon koan, un buon esercizio di meditazione, potrebbe essere proprio questo: dopo aver pensato ed escluso queste quattro possibilit, cherchiamo di percepire la realt Il desiderio ________________________________________ Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che cercava, senza riuscirci di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la prese in braccio e la port dall'altra parte. Ekido non disse nulla finch quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non pot pi trattenersi. "Noi monaci non avviciniamo le donne" disse a Tanzan " e meno che meno quelle giovani e carine. pericoloso. Perch l'hai fatto?". Lo rimprover. "Io quella ragazza l'ho lasciata laggi sulla riva" disse Tanzan. "Tu invece la stai ancora portando con te?". (alcune versioni di questa storia descrivono il monaco che porta la ragazza oltre una pozzanghera di fango) ________________________________________ Commento: L'insegnamento zen punta alla sostanza dei problemi: che senso ha, per esempio, fare un voto di castit quando si arde dal desiderio? solo un andare contro natura. Il problema non desiderio o non-desiderio, sesso o castit: il problema di essere se stesso. Chi si reprime, non pu realizzarsi. Senza tregua ________________________________________ "Un maestro zen appeso con i denti al ramo di un albero. Sotto, passa un monaco che gli domanda: "Spiegami che cos' la verit". Se risponde, precipita e more. Se non risponde, manca al suo compito. Che cosa deve fare?" (Hsiang-yen Kyogen) ________________________________________ Commento: In apparenza non c' via d'uscita: parlare fa precipitare, ma il silenzio non comunica nulla a chi non preparato. Eppure una possibilit di risposta esiste sempre, anche nelle situazioni pi disperate... o forse proprio in virt di esse. In realt il /koan/ creato dalla mente e, finch si rimane all'interno della sua logica, non si pu risolverlo. "Quando sei in un vicolo cieco," consiglia un detto zen "cambia la tua mente; quando hai cambiato la tua mente, puoi uscirne." Un maestro afferma: "Anche se siete appesi a una rupe, dovete mollare la presa, aver fiducia in voi stessi e accettare l'esperienza". La freccia avvelenata ________________________________________ "Se un uomo viene colpito da una freccia avvelenata e non vuole che gli sia tolta prima di sapere chi l'abbia lanciata, a quale casta appartenga, quale sia il suo nome, quale sia la sua famiglia, quale sia la sua statura, quale sia la sua carnagione, da quale paese provenga, il tipo di arco che usa, il tipo di corda, il tipo di freccia, il tipo di penne, il tipo di punta, ecc., costui morir prima di conoscere tutte queste cose." (Buddha) ________________________________________ Commento: Nella ricerca della verit - argomenta il Buddha - incontriamo numerose domande inutili: se l'universo sia o non sia eterno, se sia o non sia limitato, se esista o non esista un'anima, se esista o non esista un Dio, e cos via. Ma "se un uomo vuole rimandare la ricerca e la pratica dell'Illuminazione fino a risolvere questi problemi, morir senza aver trovato la Via." Che cos' questa freccia avvelenata se non la mente che perde tempo con il pretesto di dover prima risolvere innumerevoli questioni filosofiche? La paura del vuoto ________________________________________

"Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perch temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non veramente vuoto, perch il regno della Via autentica." (Huang-po) ________________________________________ Commento: Di fronte alla possibilit di arrestare la mente, gli uomini provano una paura istintiva del vuoto. Ma questo vuoto non il nulla: solo la sospensione delle attivit mentali condizionate. Il problema che dobbiamo abbandonare proprio il pensiero concettuale, che si porta dietro tali idee di "nulla" e di "essere". Quando si sospende l'attivit mentale, che cosa resta di simili paure? Ah si? ________________________________________ Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mando i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse luomo, ma quando non ne pote piu di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin. I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero di mantenere la ragazza e il bambimo. "Ah si?" disse lui come tutta risposta. Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era preso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupo del bambino e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi venuti. Dopo un anno la giovane - annoiata di vivere con Hakuin - non resitette piu, si pent e disse ai genitori la verita: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce. La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino e la giovane. Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah si?". ________________________________________ Commento:In realt Hakuin non si sentiva offeso da nessuno. Quella ragazza, i suoi genitori e i vicini erano solo parte del mondo vociante, passionale e confuso che costituisce la societ "normale" di tutti i tempi e di tutti i paesi. Sempre instabili, alla prima occasione colpiscono e alla prima occasione si pentono... e poi ricominciano tutto da capo. Se non si prende coscienza dei propri condizionamenti millenari - e se non se ne prendono le distanze -, si ripeteranno sempre gli stessi comportamenti. L'osservazione di s la base di ogni vera evoluzione Il bue assetato Si pu portare il bue assetato al fiume, ma, se non sar lui a bere, morir." (Detto Zen) ________________________________________ Commento: Si pu aiutare qualcuno ad avvicinarsi alla verit (e questa la funzione dell'insegnamento), ma alla fine, sar lui che dovr dissetarsi personalmente. Nessuno potr essere al posto suo. L'uomo comune ________________________________________ "Quando l'uomo comune capisce diventa saggio, quando il saggio capisce diventa un uomo comune." (Detto Zen)

________________________________________ Commento: Si tratta del processo tipico dello Zen: quando l'uomo comune incomincia a capire, acquisisce una certa saggezza e si sente un privilegiato, un eletto, un uomo eccezionale; poi, andando pi a fondo, arriva a comprendere che il massimo della saggezza la vita comune, la vita semplice ed essenziale di tutti i giorni. Afferma un detto zen: "Dopo il risveglio come prima del risveglio". Azioni meritorie ________________________________________ Un giorno Chao-chou trov un discepolo inchinato davanti ad una statua del Buddha e lo colp con un bastone. Il monaco protest: "Non un atto meritorio adorare il Buddha?" "Si," rispose il maestro "ma ancora pi meritorio lasciar perdere gli atti meritori." ________________________________________ Commento: Quando in campo religioso, si compiono azioni /con l'intenzione/ di averne qualcosa in cambio, si gi al di fuori di un'autentica spiritualit. Per lo Zen, anche la sola intenzione di raggiungere l'illuminazione diventa un ostacolo alla sua realizzazione; figuriamoci i comuni riti religiosi compiuti con lo scopo dichiarato di acquisire meriti nell'aldil o per qualche altra vita. Siamo in effetti, pi che nel campo etico, in quello economico: /do ut des/. Uno scambio con un Dio considerato un mercante levantino o un banchiere. Le catene ________________________________________ Un giorno al maestro Seng-ts'an si present un giovane che dichiar: "Vengo da te perch cerco la liberazione". "Chi ti ha incatenato?" gli domand il maestro. "Nessuno." "Allora, sei gi libero." ________________________________________ Commento: In realt, ci che incatena gli uomini proprio la loro coscienza di non essere liberi. Una volta eliminato questo ostacolo, che cosa continuer a condizionarci? "Se vuoi, sei libero" dice in tal senso Epitteto. Gratitudine ________________________________________ Un ricco mercante fece dono ad un maestro di un'ingente quantit di monete d'oro per la costruzione di un nuovo monastero. Il maestro accett senza dimostrare n entusiasmo n gratitudine. Seccato, il mercante gli disse: "Potresti almeno ringraziarmi". "E perch dovrei?" gli rispose il maestro. " chi dona che dovrebbe essere grato." ________________________________________ Commento: Questo mercante intendeva evidentemente utilizzare il denaro come un mezzo per acquisire meriti religiosi. la mentalit di tanti ricchi, quella che faceva dire a Ges: " pi facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio"; oppure: "Guai a voi, ricchi, perch avete gi la vostra ricompensa!". In effetti, la ricchezza introduce un calcolo in pi nelle menti umane: l'idea che con i soldi, con le donazioni, ci si possa procurare un buon posto anche nell'aldil o qualche favorevole reincarnazione. Oltretutto, se cos fosse, proprio chi dona che dovrebbe manifestare gratitudine. Il burrone ________________________________________ Un monaco si lament con il suo maestro perch non riusciva a raggiungere il satori. "La colpa tua" gli rispose il maestro. "In che cosa sbaglio? Che cosa mi manca?" domand l'allievo. "Vieni con me, e te lo mostrer." Il maestro chiam un altro discepolo, che era cieco, e tutt'e tre si recarono sulla montagna, in un punto in cui uno stretto tronco era stato gettato su un burrone. "Attraversa!" disse il maestro al primo monaco. Il poveretto guard il fondo del burrone, il debole tronco e rispose: "Non posso: ho paura". Allora il maestro si rivolse al discepolo cieco e gli diede lo stesso ordine.

Il monaco attravers senza esitare il burrone. "Hai capito?" domand il maestro al primo monaco. ________________________________________ Commento: sempre la paura il sentimento che si oppone al nostro risveglio: la paura di essere autonomi, la paura dell'ignoto, la paura di perdere il proprio ego, la paura della responsabilit. Eppure, per colmare il divario, per raggiungere l'altra riva, necessario affrontare l'abisso; e questo non pu essere fatto se non si eliminano i mille timori che ci accompagnano nell'attraversamento. Il coraggio indispensabile sulla Via della liberazione, come, d'altronde, in tutte le imprese fondamentali della vita. Come recitano dei versi di Wu-men, si tratta di "Camminare sul filo d'una lama, correre sulla cresta del ghiaccio, non preoccuparsi della scala, lasciare il sostegno sul precipizio." Conclusione: Una buona stagione ________________________________________ "Centinaia di fiori in primavera, la luna in autunno, la brezza fresca d'estate, la neve in inverno. Se non occupi la tua mente in inutili cose, ogni stagione per te una buona stagione". (Wu-men) ________________________________________ Commento: giusto che un libro sullo Zen termini con un inno alla natura, a quell'alternarsi delle stagioni che simbolo ed espressione dell'eterno fluire delle cose. Il massimo della saggezza non consiste nell'ammassare tesori, nel lasciare segni di s o nel perseguire conquiste e primati, ma nel mantenersi in armonia con questi ritmi, svuotando la mente da futili pensieri e preoccupazioni. Solo cos ogni stagione sar una buona stagione. "Centinaia di fiori in primavera, la luna in autunno, la brezza fresca d'estate, la neve in inverno. Se non occupi la tua mente in inutili cose, ogni stagione per te una buona stagione". (Wu-men) ________________________________________ Commento: giusto che un libro sullo Zen termini con un inno alla natura, a quell'alternarsi delle stagioni che simbolo ed espressione dell'eterno fluire delle cose. Il massimo della saggezza non consiste nell'ammassare tesori, nel lasciare segni di s o nel perseguire conquiste e primati, ma nel mantenersi in armonia con questi ritmi, svuotando la mente da futili pensieri e preoccupazioni. Solo cos ogni stagione sar una buona stagione.