Sei sulla pagina 1di 44

1. LA CONTABILITA’ AZIENDALE.

Ogni imprenditore deve tenere le scritture contabili, cioè deve annotare su


particolari registri o libri tutti i fatti della gestione della sua impresa commerciale (es.
vendite, acquisti, pagamento di stipendi, ecc.).
Le norme fiscali attuali prevedono diversi regimi per la tenuta della contabilità
dell’impresa, noi andremo ad analizzare il regime semplificato, quello ordinario e il
nuovo regime dei contribuenti minimi.
Al regime della contabilità semplificata sono naturalmente assegnate le imprese
individuali e le società di persone con un volume annuo di ricavi non superiore a:
- 309.874,14 €, se esercenti un’attività di prestazione di servizi(es. alberghi,
somministrazione di bevande ed alimenti, ecc.);
- 516.456,90 €, se appartenenti ad altri settori (comprese quindi le imprese
delle produzioni di beni, del commercio all’ingrosso e al minuto di merci).
Per i contribuenti che svolgono, contemporaneamente un’attività di prestazione di
servizi e altra attività si fa riferimento all’ammontare dei ricavi dell’attività
prevalente, in caso di distinta annotazione dei ricavi, altrimenti vale il limite di
309.874,14 € per l’IVA e 516.456,90 € per le imposte dirette.
Il regime di contabilità semplificata richiede preventiva denuncia, per cui la scelta
del regime contabile è desumibile dal comportamento concludente del soggetto e si
estende di anno in anno qualora detti ammortamenti non vengono superati.
Il contribuente in regime semplificato ha, comunque, la facoltà di optare per il
regime ordinario. L’opzione vincola il contribuente almeno per un anno per il regime
contabile ordinario, trascorso tale periodo l’opzione, qualora non sia revocata, resta
valida per ciascun anno successivo, fin quando permane la concreta possibilità di
applicazione.

Il regime della contabilità ordinaria è obbligatorio per le società di capitali e per le


altre impresa che hanno conseguito un volume d’affari superiore ai limiti descritti per
la contabilità semplificata.
In particolare la contabilità che deve essere tenuta con il metodo della partita
doppia (libro giornale, mastri, ecc.), obbliga anche agli effetti civilistici alla redazione
annuale del bilancio d’esercizio.
Di seguito indicheremo i libri ed i registri che devono essere obbligatoriamente
tenuti per avere una contabilità sana:
a) libro giornale, è un registro nel quale vanno annotati giorno per giorno ed in
ordine cronologico tutti i fatti della gestioni cioè crediti, debiti, acquisti,
vendite ecc.;
b) libro degli inventari, l’inventario deve essere redatto all’inizio dell’esercizio
dell’impresa e successivamente ogni anno. Esso deve contenere l’elenco e la
valutazione dei componenti attivi e passivi dell’azienda e chiude con il
bilancio
c) il registro degli acquisti, colui che tiene la contabilità deve numerare in
ordine progressivo le fatture di acquisto dell’impresa e le eventuali bolle
doganali (relative ai beni acquistati fuori dall’UE) e deve annotarle sul
registro degli acquisti anteriormente alla liquidazione periodica, ovvero alla
dichiarazione annuale nella quale viene esercitato il diritto di detrazione
della relativa imposta. In questo registro obbligatorio annoterà anche gli altri
documenti di spesa. Il registro degli acquisti tradizionale è composto dalle
seguenti colonne per le annotazioni, numero e data di registrazione, numero e
data della fattura o bolla doganale, nominativo del fornitore, importo
dell’operazione e poi tante colonne per le diverse aliquote IVA ciascuna con
importo imponibile e importo dell’IVA;
d) il registro dei corrispettivi, devono essere annotati, in questo registro, entro il
girono non festivo successivo, gli importi (incassati o non) delle vendite
complessive del giorno. Il registro deve essere tenuto tra l’altro dai
commercianti al minuto, dai pubblici esercizi e dalle mense aziendali. Se tale
registro non è tenuto nella sede di lavoro in quest’ultima deve essere presente
il registro di prima nota cassa, le annotazioni vanno fatte su entrambi. Le
operazioni per le quali è stato rilasciato lo scontrino fiscale o la ricevuta
fiscale, effettuate in ciascun mese solare, possono essere annotate, anche con
un’unica registrazione, entro il girono 15 del mese successivo. Il registro dei
corrispettivi tradizionale è composto dalle seguenti colonne per le
annotazioni, data di registrazione, descrizione, importo delle operazioni,
importo dei corrispettivi compresi di IVA con tante colonne per quanto sono le
aliquote dell’Iva, importo dei corrispettivi con emissione di ricevuta fiscale,
importi non imponibili o esenti, estremi delle fatture di riferimento;
e) il registro delle fatture emesse è anch’esso un registro obbligatorio,
l’annotazione va fatta entro il termine di emissione e con riferimento al mese
di consegna o spedizione dei beni. Se l’operatore ha ricavi non superiori ai
limiti può tenere al posto di tale registro un bollettario a madre e figlia. La
parte della figlia costituisce la fattura che deve essere consegnata o spedita al
cliente. Sul bollettario possono anche essere annotate le operazioni attive non
soggette ad IVA;
f) il registro dei beni ammortizzabili è un registro riguardante il possesso dei
beni immobili, beni iscritti in pubblici registri, stigliature, mobili, bilance,
ecc. Vi si devono annotare, per categoria omogenee di beni, tra l’altro l’anno
di acquisto, il costo storico originario ed eventuali rivalutazioni, nonché le
quote annuali di ammortamento con il corrispondente residuo da riportare
sullo stato patrimoniale del bilancio. Questo registro, anche se non è più
obbligatorio se le annotazioni vengono effettuate sul libro degli inventari per i
contribuenti in contabilità ordinaria oppure sul registro degli acquisti ai fini
IVA per soggetti in contabilità semplificata, è comunque sempre consigliabile;
g) il libro paga, matricola e degli infortuni, Nel libro matricola devono essere
iscritti i lavoratori in ordine cronologico di assunzione, con le generalità
complete, la categoria e la qualifica assegnata, la misura della retribuzione,
la data di assunzione e di cessazione del rapporto di lavoro, le detrazioni
spettanti. Inoltre per ciascun prestatore di lavoro cui viene corrisposto
l’assegno per il nucleo familiare devono essere scritti in detto registro i dati
relativi al reddito familiare, il numero dei componenti il nucleo familiare,
nonché per i soggetti aventi diritto agli assegni familiari, il numero dei
familiari ai quali vengono corrisposti detti assegni.
Nel libro paga vanno registrati per ciascun nominativo il numero delle ore di
lavoro effettuato (ordinario e straordinario), la retribuzione corrisposta, gli
eventuali assegni familiari e le ritenute effettuate.
Nel registro degli infortuni vanno annotati gli incidenti di lavoro che
comportano un’assenza di almeno un giorno escluso quello dell’evento.
Prima dell’uso i libri matricola e paga devono essere vidimati dall’INPS o
dall’INAIL se l’azienda ha lavoratori soggetti all’assicurazione contro gli
infortuni e le malattie professionali.
Oltre ai libri visti fin qui, l’azienda è bene che tenga anche il libro ferie. Il
libro ferie, accanto al nominativo di ogni dipendente, riporta i dati relativi ai
periodi maturati e usufruiti, eventuali residui dell’anno precedente o le
indennità sostitutive. La tenuta del libro ferie è consigliabile a tutte le
aziende, onde avere un quadro completo della situazione ed evitare possibili
errori e contestazioni.
Il registro degli infortuni viene vidimato dall’Azienda Sanitaria Locale. Libro
matricola e libro retribuzioni vanno tenuti nella sede di lavoro. Possono
essere anche tenuti presso lo studio dei consulenti del lavoro o di altri
professionisti iscritti in Albi purchè si avverta preventivamente la Direzione
provinciale del lavoro comunicando il nome e l’indirizzo del professionista,
sia conservata presso la sede di lavoro una copia vidimata di detti libri.
Libro paga e libro matricola vanno conservati per 10 anni dell’ultima
registrazione, quello per gli infortuni per 4 anni sempre dall’ultima
registrazione.
Il datore di lavoro all’inizio del rapporto deve chiedere all’INPS l’iscrizione.
L’INPS da un numero di posizione all’azienda e fornisce appositi moduli da
utilizzare per i versamenti dei contributi assicurativi, previdenziali ed
assistenziali e per altre comunicazioni. Questi contributi sono in parte a
carico del datore di lavoro ed in parte a carico del dipendente. Qualora il
dipendente da assumere sia destinato ad un lavoro che comporti rischio di
infortuni o di malattie professionali occorre chiedere l’iscrizione all’INAIL
almeno 5 giorni prima dell’assunzione.
Tutti gli imprenditori che hanno dei dipendenti devono possedere in DURC
(Documento Unico di Regolarità Contributiva) al fine di usufruire di benefici
normativi e contributivi;
h) le scritture di magazzino anche per il magazzino c’è l’esigenza di tenere una
contabilità, la conoscenza dei quantitativi esistenti in ogni momento, prodotto
per prodotto, è fondamentale per ricostruire tempestivamente le scorte
minime. Devono tenere obbligatoriamente le scritture ausiliarie di magazzino
le imprese che per due esercizi consecutivi superano i limiti di €
5.164.569,00di ricavi e 1.032.913,80 € di rimanenze di magazzino. L’obbligo
decorre dal secondo periodo d’imposta successivo al biennio di avvenuto
superamento. L’obbligo cessa a partire dal primo periodo d’imposta successivo
a quello in cui per la seconda volta consecutivamente uno dei due limiti è
risultato inferiore.
i) Adempimenti sui libri e loro conservazione, tutti i libri obbligatori per la
contabilità prima dei essere messi in uso devono essere numerati
progressivamente in ogni pagina. In base alle nuove norme non occorre
alcuna vidimazione né annuale né iniziale.
Tutti i libri ed i registri contabili devono essere conservati per almeno 10 anni e,
comunque, fino a quando non siano definiti gli accertamenti fiscali relativi al
corrispondente periodo d’imposta, presso il domicilio fiscale dell’imprenditore. È
consentito affidare la contabilità a terzi. L’imprenditore che si serve di un
professionista per tale incombenza si suppone che affidi a lui tutti i registri ed i libri.
In tal caso deve farsi rilasciare una dichiarazione di tenuta scritture contabili firmata.

Naturalmente sono previsti, dalle leggi, alcuni registri speciali ai quali possono
aderire soltanto alcuni contribuenti che sono in possesso di determinati requisiti. Uno
di questi è il regime semplificato per piccoli imprenditori e professionisti, meglio
conosciuto come regime dei minimi.
Dal 2008 i piccoli imprenditori e professionisti (c.d. contribuenti "minimi") passano
automaticamente al nuovo regime fiscale che semplifica, riduce gli adempimenti e
diminuisce i costi.
Il regime dei contribuenti minimi rappresenta, quindi, il regime naturale per chi possiede
determinati requisiti e per coloro che nel 2007 hanno applicato il regime della franchigia (art. 32
bis, DPR n° 633/72). Ciò significa che questi contribuenti possono dal 1° gennaio 2008 iniziare
automaticamente ad operare come contribuenti minimi, applicando le disposizioni proprie del
regime senza dover fare alcuna comunicazione preventiva o successiva.
I contribuenti, invece, che iniziano un'attività d'impresa, arte o professione e presumono di
rispettare i requisiti previsti, devono comunicarlo nella dichiarazione di inizio attività (modello
AA9/8) barrando nel quadro B, la casella denominata “Contribuenti minori”.
Chi sono i "contribuenti minimi"?
Imprese individuali e professionisti singoli che nell'anno precedente:
- hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 30.000 euro;
- non hanno avuto lavoratori dipendenti o collaboratori (anche a progetto);
- non hanno effettuato cessioni all'esportazione;
- non hanno erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo
lavoro;
- nel triennio precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali per
un ammontare superiore a 15.000 euro (i beni strumentali solo in parte
utilizzati nell’ambito dell’attività di impresa o di lavoro autonomo esprimono
un valore pari al 50 per cento dei relativi corrispettivi);
- iniziano l'attività e presumono di possedere i requisiti di cui prima. Il limite
dei 30.000 euro di ricavi o compensi deve essere ragguagliato all’anno. Ad
esempio: per una nuova attività che inizia il 1 settembre 2008 il limite è di
10.000 (4/12 di 30.000).

Attenzione: Possono scegliere il nuovo regime già dal 2008 anche i contribuenti
"minimi in franchigia" che avevano optato per il regime ordinario
Chi non è un "contribuente minimo"?
Non possono essere considerati contribuenti minimi
- le imprese individuali e i professionisti singoli che nell'anno precedente
hanno conseguito ricavi o compensi superiori a 30.000 euro, hanno avuto
lavoratori dipendenti o collaboratori (anche a progetto),hanno effettuato
cessioni all'esportazione, hanno erogato utili da partecipazione agli associati
con apporto di solo lavoro;
- le imprese individuali e i professionisti singoli che nel triennio precedente
hanno effettuato acquisti di beni strumentali per un ammontare superiore a
15.000 euro (i beni strumentali solo in parte utilizzati nell’ambito
dell’attività di impresa o di lavoro autonomo esprimono un valore pari al 50
per cento dei relativi corrispettivi);
- le imprese individuali e i professionisti singoli che iniziano l’attività e
presumono di rientrare nelle condizioni di cui ai punti 1) e 2). Il limite dei
30.000 euro di ricavi o compensi deve essere ragguagliato all’anno. Ad
esempio: per una nuova attività che inizia il 1 settembre 2008 il limite è di
10.000 euro (4/12 di 30.000).

Inoltre non possono essere contribuenti minimi coloro che si avvalgono di regimi
speciali Iva, i non residenti, chi in via esclusiva o prevalente effettua attività di
cessioni di immobili (fabbricati e terreni edificabili) e di mezzi di trasporto nuovi e chi,
contestualmente, partecipa a società di persone, associazioni professionali o a società a
responsabilità limitata a ristretta base proprietaria che hanno optato per la
trasparenza fiscale.

I vantaggi del nuovo regime fiscale


Irpef e Addizionali.

Non sono più dovute Irpef e addizionali regionali e comunali. Il nuovo regime
comporta l'applicazione di un'imposta sostitutiva del 20 per cento sul reddito, calcolato
come differenza tra ricavi o compensi e spese sostenute, comprese le plusvalenze e le
minusvalenze dei beni relativi all'impresa o alla professione.
Il reddito si determina applicando il principio di cassa, il che comporta
un'immediata e integrale rilevanza dei costi, anche quelli inerenti i beni strumentali
(circostanza molto incentivante soprattutto in fase di avvio dell'attività produttiva).
Dal reddito si possono dedurre per intero i contributi previdenziali, compresi quelli
corrisposti per conto dei collaboratori dell´impresa familiare fiscalmente a carico e
quelli versati per i collaboratori non a carico ma per i quali il titolare non ha esercitato
il diritto di rivalsa.

E´ ammessa la compensazione di perdite riportate da anni precedenti.


Le perdite fiscali successive possono essere portate in diminuzione dal reddito
conseguito nei periodi d´imposta seguenti, ma non oltre il quinto.
Iva.

Esonero dagli adempimenti ai fini Iva: niente versamenti, dichiarazioni,


comunicazioni,tenuta e conservazione dei registri.
Attenzione, le fatture devono essere emesse senza l´addebito dell´Iva e non si detrae
l´Iva dagli acquisti: conseguentemente, l´Iva si trasforma in un costo deducibile dal
reddito.

Irap
Esenzione da Irap con conseguente azzeramento totale dei costi connessi al tributo.

Studi di Settore.
Esclusione dall'applicazione degli studi di settore e parametri con il vantaggio sotto
il profilo della riduzione dei costi e degli adempimenti connessi.

Adempimenti documentali.
Esonero dagli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili.
Esonero dall´invio degli elenchi clienti e fornitori.
Resta soltanto obbligatoria la numerazione e la conservazione delle fatture
d'acquisto e delle bollette doganali; la certificazione dei corrispettivi; la conservazione
dei documenti emessi e ricevuti; l´integrazione delle fatture di acquisto
intracomunitario o in regime di reverse charge; la titolarità di un conto corrente
bancario o postale.

L'opzione per il regime ordinario.


I contribuenti considerati "minimi" possono comunque scegliere di applicare l'Iva e
le imposte sui redditi nei modi ordinari. L'opzione, valida per almeno 3 anni, deve
essere comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente
alla scelta operata.
Dopo tre anni, l'opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando
permane la concreta applicazione del regime normale. L'opzione comunicata per il
2008 può essere revocata con effetto dal periodo d’imposta successivo.

La cessazione dal regime dei "minimi".


Dall'anno successivo a quello in cui viene meno anche solo una delle condizioni
richieste ovvero si realizza una delle condizioni di esclusione.
Dall'anno stesso in cui i ricavi o i compensi percepiti superano il limite di 45 mila
euro.
In quest’ultimo caso si ha l’obbligo di versare l'Iva mediante scorporo dai
corrispettivi documentati dall'inizio del periodo di imposta.

Il regime dei contribuenti minimi sostituisce i seguenti regimi che, per espressa
previsione del comma 116, sono dall’1.1.2008 soppressi:
- regime dei contribuenti minimi in franchigia di cui all’art. 32-bis, DPR n.
633/72;
- regime delle attività marginali di cui all’art. 14, Legge n. 388/2000;
- regime c.d. “super-semplificato” di cui all’art. 3, commi 165-170, Legge n.
662/96.

2. I COSTI ED IL PREZZO DI VENDITA.

Un’azienda commerciale per acquistare i fattori produttivi del reddito sostiene dei
costi. Questi costi possono essere distinti in:
- costi di esercizio o annuali;
- costi pluriennali;
- costi fissi;
- costi variabili;
- costi figurativi.
I costi di esercizio sono quelli inerenti all’attività corrente dell’anno come i costi di
acquisto delle merci e dei servizi, i costi del personale, ecc. insomma sono quei costi
che vengono sostenuti durante l’anno e che quindi sono di competenza dell’anno in
corso.
I costi pluriennali sono quelli che si riferiscono all’acquisto di beni che vengono
utilizzati nel corso di più anni come un impianto, un furgone per la consegna delle
merci, ecc. Questi costi vengono addebitati ad ogni esercizio in una certa misura che
varia a seconda del tipo del bene. Il criterio di massima è quello di dividere il prezzo
d’acquisto del bene per il numero degli anni che si presume possa essere utilizzato il
bene stesso, ma tutto ciò non può essere fatto a discrezione dell’individuo in quanto
esistono dei coefficienti già fissati chiamati coefficienti di ammortamento dei beni
strumentali, che variano in base al tipo del bene, e che indicano la quota di costo o
meglio la quota di ammortamento di competenza dell’esercizio.
I costi fissi, o anche detti costi costanti, sono quei costi che non variano al variare
della produzione come a d esempio l’affitto del locale, gli ammortamenti, i canoni di
leasing, ecc.
I costi variabili, detti anche costi diretti, sono quelli che variano con il variare della
produzione per esempio il costo delle merci, delle materie prime, dei materiali, ecc.
Il costo figurativo è quel compenso dovuto all’imprenditore per la sua attività
lavorativa (stipendio direzione) e per il capitale investito nell’impresa (interesse
computo).
Il costo sospeso è un componente di costo il cui effetto gestionale si avrà negli
esercizi successivi a quelli in cui è stato sostenuto.
Nel linguaggio contabile si chiama esercizio il periodo cui si fa riferimento per
calcolare costi e ricavi. L’esercizio in genere ha durata 12 mesi che si riferiscono
all’anno solare (dal 1/1 al 31/12). L’esercizio può avere una durata inferiore nel primo e
nell’ultimo anno di vita dell’impresa. Per le società l’esercizio può non coincidere con
l’anno solare.
Si dice che l’impresa ha un reddito quando i ricavi dell’esercizio riescono ad essere
superiori ai costi dell’esercizio stesso.

Strategie del prezzo di vendita.


Il successo di un esercizio commerciale può essere il risultato di una buona strategie
del prezzo di vendita. Ma la strategia è anche in funzione agli obbiettivi aziendali e di
particolari circostanze.
Una nuova impresa che si inserisce nel mercato può decidere di adottare:
- prezzi iniziali più bassi della concorrenza riducendo in modo sensibile il
profitto in vista di un successo commerciale a medio e lungo termine per
effetto di un alto volume d’affari;
- prezzi iniziali non inferiori alla concorrenza.
La strategia del prezzo varia anche a seconda:
- del rapporto che c’è con il fornitore e cioè il prezzo varia a seconda se il prezzo
è imposto (cioè fissato dal fornitore), consigliato, libero ma non competitivo
oppure ancora libero e competitivo;
- dall’assortimento delle merci;
- dal periodo dell’anno;
- dai prodotti venduti;
- dalla clientela e dalla zona.
Il mercato dei beni di largo consumo è formato da aziende commerciali con un
assortimento caratterizzato dall’elevata interdipendenza delle domande parziali e dai
consumatori che soddisfano le loro esigenze periodicamente ricorrendo ad acquisti
cumulativi di più prodotti ritenuti indispensabili.
Ebbene il consumatore spesso confronta i prezzi di alcuni prodotti di base praticati
da esercizi concorrenti e decide così dove effettuare le spese.
Il metodo più comune per determinare il prezzo di vendita dei beni è quello del
margine commerciale o margine di ricarico.
Con questo metodo si determina dapprima il prezzo d’acquisto delle singole merci
(costo primo) e si aggiunge poi ad esso una percentuale di ricarico calcolata in modo
tale da comprendere sia gli altri costi (energia elettrica, affitto, ecc.) che il reddito del
capitale investito e la remunerazione del lavoro svolto dall’imprenditore.
La percentuale di ricarico può essere fissa (cioè uguale per tutte le merci) o
variabile, cioè variare da prodotto a prodotto a seconda del periodo o di altre
circostanze.

3. IL BILANCIO E LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO.

Il bilancio d'esercizio è l'insieme dei documenti che un'impresa deve redigere


periodicamente, allo scopo di rappresentare in modo veritiero, chiaro e corretto la
situazione patrimoniale e finanziaria nonché il risultato economico della gestione.
Definizione
Il bilancio d'esercizio è un documento contabile, redatto (compilato) dagli
amministratori alla fine di ogni periodo amministrativo, che determina il risultato
economico d'esercizio (reddito) e rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria
dell'impresa alla fine del medesimo. Deve essere compilato secondo le norme previste:
1. Dal codice civile;
2. Dal testo unico delle imposte sui redditi (tuir);
3. Dai principi contabili.
Per giungere alla sua determinazione bisogna rispettare alcune fasi:
1. Redazione dell'inventario d'esercizio;
2. Registrazione delle scritture di assestamento;
3. Determinazione del saldo dei conti;
4. Redazione della situazione contabile;
5. Chiusura dei conti nel conto economico di fine anno e nello stato patrimoniale.
I documenti che devono essere redatti sono:
1. lo Stato patrimoniale
2. il Conto economico
3. la Nota integrativa
4. la Relazione sulla gestione
Altro documento giudicato di complemento è il rendiconto finanziario.
La redazione del bilancio ha due obiettivi: rispondere agli obblighi contabili e fiscali
previsti dal codice civile e mettere a disposizione di operatori esterni ed interni
all'impresa (fornitori, creditori, risparmiatori, analisti finanziari, Stato, soci,
dipendenti) informazioni sull'andamento dell'impresa. Il bilancio può essere
assoggettato o meno a revisione contabile.
La disciplina del bilancio è contenuta agli artt. 2423-2435 bis del codice civile.
Le norme in materia di bilancio (all'art. 2428 c.c.) prevedono che lo stesso sia
corredato da una relazione degli amministratori sulla situazione della società e
sull'andamento della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui ha operato,
anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli
investimenti.
Anche se non è parte integrante del bilancio, la relazione sulla gestione assolve ad
una funzione descrittiva ed esplicativa e completa le informazioni desunte dallo Stato
Patrimoniale (SP), dal Conto Economico (CE) e dalla Nota Integrativa (NI).
Le sue funzioni sono di illustrare la situazione complessiva dell'azienda (scenario
economico, competitivo e ambientale in cui opera e con il quale interagisce;
compatibilità e coerenza dei programmi di gestione con il contesto esterno) e
l'andamento della gestione, sia passata che in corso, nel suo insieme e nei vari settori
in cui l'azienda ha operato; nonché di illustrare l'andamento della redditività, gli
aspetti finanziari e la loro influenza sulla formazione del risultato economico
dell'azienda, con riferimento alle situazioni patrimoniali e finanziarie già
determinatesi ma anche in relazione alle previsioni relative all'evoluzione della
gestione (analisi dei dati che riguardano i costi, i ricavi e gli investimenti).
Un compito degli amministratori è, infatti, di delineare nella relazione sulla
gestione le prospettive di sviluppo della gestione sulla base dei valori di bilancio e
attraverso piani e programmi di medio-lungo e breve periodo.
In particolare, la relazione sulla gestione deve contenere un'analisi fedele,
equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell'andamento e del
risultano della gestione, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti,
nonché una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta. Deve
inoltre contenere indicazioni circa le attività d'investimento in ricerca e sviluppo delle
società; i rapporti con imprese collegate, controllate e controllanti; il numero e il valore
nominale delle azioni proprie, incluse quelle alienate nel corso dell'esercizio; i fatti di
rilievo avvenuti dopo la data di chiusura del bilancio; l'evoluzione prevedibile della
gestione.
Quindi, il bilancio d'esercizio non è soltanto un insieme di documenti da redigere
secondo gli obblighi di legge, ma è la fonte principale d'informazione dei dati
economici, patrimoniali e finanziari dell'impresa per tutte le classi di portatori di
interesse nei suoi confronti: creditori, dipendenti, clienti e fornitori, organi statali di
controllo, fisco, pubblica amministrazione; soggetto economico e/o management;
azionisti di maggioranza e di minoranza.
È lo strumento fondamentale d'informazione per i terzi e per i soci al fine di
giudicare (almeno in prima approssimazione) la convenienza a mantenere il legame
con l'azienda. Nell'ottica di una maggiore trasparenza, i documenti di bilancio sono
pubblici: gli stessi devono essere depositati presso la Camera di commercio competente
per territorio che li archivia e li mette a disposizione di chiunque ne faccia richiesta,
sia in forma cartacea che informatica.
È anche un utile strumento di controllo di gestione per impostare, attraverso
opportune comparazioni ed analisi, un giudizio d'insieme sull'andamento della
gestione svolta.
Durante l'esercizio tutte le operazioni di gestione vengono contabilizzate mediante
scritture in partita doppia, i cui valori confluiscono negli appositi conti.
Le operazioni vanno registrate nel libro giornale.
I sottoconti vanno inseriti nel piano dei conti, che a sua volta può essere suddiviso
in diversi livelli di aggregazione/classificazione, ad esempio i sottoconti possono essere
raggruppati sotto conti detti "di mastro"; potendo arrivare sino a una struttura a 4
livelli: Gruppi, Mastri, Conti, Sottoconti.
Nel bilancio confluiranno tutti i saldi di ciascun conto dopo aver effettuato un
apposito inventario e le rettifiche di valore.
Al termine del periodo amministrativo occorre redigere il bilancio di esercizio per
evidenziare la composizione del capitale d'impresa; determinare il reddito prodotto
dalla gestione.

Struttura del bilancio

Lo Stato Patrimoniale
Lo Stato Patrimoniale è il documento che definisce la situazione patrimoniale di
una società in un determinato momento.
Lo Stato patrimoniale è a sezioni contrapposte, a sinistra vi è l'attivo e a destra il
passivo.
Nell'attivo vengono inserite le attività o investimenti, nel passivo le fonti di
finanziamento, ossia le passività e il capitale netto.
Attività o Investimenti:
 Liquidità immediate
 Liquidità differite
 Rimanenze (che possono essere riassunte con la voce Attività correnti o attivo
circolante)
 Immobilizzazioni tecniche (materiali e immateriali)
 Immobilizzazioni finanziarie, che possono essere riassunte nella voce Attività
fisse (o attivo immobilizzato)
Fonti di finanziamento:
 Passività a breve scadenza
 Passività a media e lunga scadenza (che rappresentano le fonti esterne)
 Capitale sociale
 Riserve di utili, che rappresentano le fonti interne

Il Conto Economico
Il Conto Economico è il documento del bilancio che contiene i costi e i ricavi di
competenza dell'esercizio preso in considerazione dal bilancio. La differenza tra costi e
ricavi illustra il risultato economico conseguito dalla società: se positivo è detto utile e
va ad incrementare il capitale netto, se negativo è detto perdita e va a decrementare il
capitale netto.
In particolare, il Conto Economico:
1. individua tutti i fattori che hanno partecipato al ciclo gestionale e costituisce
una verifica di come hanno contribuito al risultato d'esercizio le voci dello Stato
patrimoniale;
2. permette d'individuare i risultati parziali di tutte le fasi gestionali in cui può
essere scomposta l'attività dell'impresa;
3. permette di individuare, in via di prima approssimazione, le responsabilità di
ciascun dirigente (responsabili di funzione).

Nota Integrativa
Documento che illustra le decisioni prese dagli amministratori dell’impresa nel
redigere il bilancio, in modo da favorirne l’intelligibilità, spiegando dettagliatamente le
voci inserite nello SP (Stato Patrimoniale) e nel CE (Conto Economico).
La Nota integrativa svolge quindi: a) Una funzione descrittiva di voci iscritte nei
documenti contabili del bilancio b) Una funzione esplicativa delle decisioni assunte in
sede di valutazioni c) Una funzione informativa e integrativa per quei dati che per la
loro natura qualitativa o extracontabile non fanno parte dello stato patrimoniale e del
Conto economico.
Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata secondo l’art. 2435-bis,
possono omettere alcune voci come indicato nell’ art. 2435-bis comma 3. Abbiamo una
suddivisione tra Contenuto Obbligatorio e contenuto Omettibile

4. IL CONTRATTO IN GENERALE E LE GARANZIE.

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro
un rapporto giuridico patrimoniale.
Gli elementi essenziali del contratto sono:
- l’accordo tra le parti;
- la causa;
- l’oggetto;
- la forma.
Talvolta la conclusione di un contratto è preceduta da una serie di trattative tra le
parti che danno vita ad un contratto preliminare che stabilisce con un apposita
clausola una somma da pagare in caso di inadempimento delle obbligazioni. Questa
clausola prende il nome di caparra penale.
Esiste un’altra forma di caparra che si chiama confirmatoria. Con questa la persona
che non vuole sottrarsi agli impegni presi può chiedere all’altra in alternativa
l’esecuzione o la risoluzione del contratto. (risarcimento del danno).
La caparra non va confusa né con l’acconto che è una parte del prezzo pattuito, né
con la cauzione che ha la sola funzione di garanzia.
Le principali garanzie che possono essere date per le obbligazioni assunte delle
parti sono:
- garanzie personali (avallo, fidejussione);
- garanzie reali (pegno, ipoteca).
L’avallo è una garanzia prestata per una cambiale da una persona in favore del
debitore della cambiale stessa. La fidejussione è una garanzia che si costituisce per
contratto, una terza persona si accorda con il creditore e si obbliga ad intervenire
finanziariamente in caso di inadempienza del debitore.
Le garanzie reali sono quelle fondate sulle cose e sono il pegno e l’ipoteca. Con il
pegno il debitore consegna un bene mobile di sua proprietà al creditore a garanzia
dell’obbligazione. Alla scadenza se il debitore non adempie all’obbligazione il creditore
può far vendere la cosa e soddisfare il suo ricavo. L’ipoteca si costituisce mediante
iscrizione in particolari registri pubblici, un bene (appartamento, automobile, ecc.) che
rimane in possesso del proprietario o di altri diversi dal creditore.
Nella vendita a rate con riserva di proprietà il consumatore acquista la proprietà
della cosa con il pagamento dell’ultima rata di prezzo ma assume i rischi al momento
della consegna della merce. Si chiama anche vendita con patto di riservato dominio.
Il mancato pagamento di una sola rata, che non superi la ottava parte del prezzo,
non da luogo alla risoluzione del contratto.

5. IL CONTRATTO DI COMPRAVENDITA.

La compravendita è un contratto disciplinato dagli art. dal 1470 fino al 1509 del
codice civile. Il c.c. la chiama semplicemente vendita, mentre la stessa si traduce in
latino come emptiovenditio. Ex art 1470 del c.c. La vendita è il contratto che ha per
oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto
verso il corrispettivo di un prezzo. Si possono individuare due parti: il venditore (o
alienante) che trasferisce il diritto ed il compratore (o acquirente), che si obbliga a
pagare un prezzo, espresso in una somma di denaro, come corrispettivo.

I caratteri tipici del contratto di vendita


È il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il
trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo, determinato o
determinabile (in difetto il prezzo viene determinato da un giudice o si fa riferimento a
quello usualmente applicato per il bene oggetto di compravendita). È un contratto
consensuale ad effetti reali in cui accordo, consegna e pagamento sono pressoché
contestuali. È un contratto ad effetti obbligatori: il venditore ha l'obbligo di consegnare
la cosa all'acquirente, fargli acquistare la proprietà e di garantirlo dall'evizione e dai
vizi del bene. La cosa deve essere consegnata unitamente agli accessori, alle
pertinenze e ai titoli relativi alla proprietà della cosa venduta. Eventuali spese della
vendita sono a carico del compratore.
Esistono diverse tipologie del contratto di compravendita:
 vendita alternativa: il trasferimento non si verifica se non quando sia stata
effettuata la scelta fra due o più cose dedotte in obbligazione;
 vendita di cosa futura: la proprietà passa in capo al compratore quando la cosa
viene ad esistenza: es. vendita di appartamento sulla carta la proprietà si
trasferisce quando il bene viene edificato; vendita del raccolto di un anno
agrario. Il contratto è nullo se la cosa non viene ad esistenza. Il contratto di
vendita di cosa futura è assoggettabile a trascrizione e tale funzione di
pubblicità ha lo scopo di risolvere eventuali controversie tra più acquirenti.
 vendita di cosa generica: il passaggio di proprietà avviene quando la cosa risulta
individuabile e distinguibile rispetto alla categoria cui appartiene. Per esempio:
acquisto di un'autovettura.
 vendita di cosa altrui: è disciplinata dagli artt. 1478 - 1479 c.c. Oggetto di
questa tipologia di compravendita è la cosa altrui. In questo caso è obbligo
dell'alienante quello di far acquistare la proprietà della cosa all'acquirente. Tale
trasferimento di proprietà può avvenire indirettamente e quindi la res oggetto
di compravendita passa di proprietà dell'alienante e contestualmente
dell'acquirente, oppure tramite il trasferimento della proprietà recta via dal
terzo proprietario al compratore. In questo caso il terzo non subentra nel
contratto di vendita e resta estraneo a tale rapporto. Inoltre l'art. 1479 c.c.
consente al compratore in buona fede di chiedere la risoluzione del contratto
qualora, al momento della conclusione del negozio, ignorasse che la cosa non era
di proprietà del venditore e se nel frattempo non ne ha acquistato la proprietà.
 vendita di cosa parzialmente altrui: se la cosa oggetto di vendita è solo
parzialmente del venditore, l'acquirente può chiedere la risoluzione del
contratto e il risarcimento del danno se dimostra che senza quella parte
"mancante" non avrebbe proceduto all'acquisto.

La forma del contratto


La forma di un contratto di compravendita è libera (può anche manifestarsi
oralmente o per comportamenti concludenti), ma per alcuni casi, per lo più riferiti alla
natura dell'oggetto, la legge dispone l'obbligatorietà della forma scritta (atto pubblico o
scrittura privata autenticata o scrittura privata ), ad esempio nel caso di trasferimento
della proprietà di cose immobili (art. 1350 c.c.), a pena di nullità. In tal caso si parlerà
anche di contratto formale

Casi particolari di compravendita


I beni immobili
Per i beni immobili la vendita può essere a misura o a corpo, secondo
rispettivamente che in contratto si faccia o meno riferimento all'estensione
superficiaria del bene per la determinazione del prezzo. Se, ad esempio, la vendita
avviene per un corrispettivo di X lire per metro quadrato, si tratta di una vendita a
misura, diversamente è una vendita a corpo. La circostanza rileva anche in ordine ad
eventuali successive compensazioni del prezzo, che possono essere richieste anche dopo
la conclusione del contratto, qualora si riscontri una differenza rispetto alla superficie
dichiarata. Si noti che anche nella vendita a corpo, però, può aversi titolo ad una
richiesta di compensazione qualora la misura sia comunque indicata (e ciò anche se la
vendita sia dichiaratamente a corpo), se la differenza fra il valore indicato e quello
effettivamente riscontrato sia maggiore di un ventesimo (5%), in più o in meno.

La vendita con riserva di proprietà


Nella vendita a rate e non con riserva di proprietà, il compratore acquista la
proprietà della cosa solo con il pagamento dell'ultima rata di prezzo, ma assume i
rischi dal momento della consegna(art. 1523 c.c.). Se il compratore non paga, alle
scadenze pattuite, le rate del prezzo, il venditore può ottenere la risoluzione del
contratto. Non può però ottenerla per il mancato pagamento di una sola rata che non
superi l'ottava parte del prezzo,nonostante ogni patto contrario. Risolto il contratto il
venditore esigerà la restituzione delle cosa, ma dovrà a sua volta restituire le rate già
riscosse, salvo il diritto a trattenerne una quota a titolo di compenso per l'uso che il
compratore ha fatto della cosa.

La vendita con riserva di gradimento


La vendita con riserva di gradimento è disciplinata dall'art 1520 c.c.;la vendita in
questo caso non si perfeziona fino a che il gradimento non sia comunicato dal
compratore al venditore. La dichiarazione di gradimento è assolutamente
discrezionale;secondo l'opinione prevalente siamo in presenza di un patto d'opzione.

La vendita con patto di riscatto


Il venditore è indotto a vendere per realizzare denaro liquido, ma spera di avere,
entro un certo termine, la somma necessaria per farsi restituire la cosa venduta. Se la
condizione si verifica ha effetto retroattivo. L’esercizio del diritto di riscatto è
sottoposto ad un breve termine di decadenza (2anni beni mobili, 5 anni beni immobili).

La garanzia nella vendita


Il venditore deve garantire il bene venduto sia da vizi occulti sia dall' evizione (art
1476), ossia che la cosa venduta non appartiene ad altri che la possano rivendicare.
La garanzia per l'evizione è funzionale alla tutela del compratore per eventuali "vizi
giuridici", non conosciuti al momento della conclusione del contratto, che limitano il
godimento del diritto o del bene. Si distinguono tre tipi di evizione:
 Totale
 Parziale
 Limitativa
L' evizione totale si ha nel caso in cui il compratore subisce l'accoglimento di una
azione di rivendicazione proposta da un terzo, perdendo così la proprietà del bene. In
tal caso è previsto che il compratore possa proporre l'azione di risoluzione del
contratto, condannando il venditore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del
danno.
L' evizione parziale si ha nel caso in cui una cosa sia soltanto di proprietà
parzialmente altrui. Se al momento della conclusione del contratto il compratore
avrebbe ugualmente acquistato il bene nonostante fosse a conoscenza di tale
situazione, allora ha diritto alla sola riduzione del prezzo oltre al risarcimento del
danno, nel caso in cui il compratore non avesse acquistato il bene allora può chiedere
la risoluzione e il risarcimento del danno.
L' evizione limitativa si ha quando sul bene i terzi vantino diritti reali minori, in tal
caso la disciplina opera come per l'evizione parziale.
Il compratore ha l'onere di chiamare a testimoniare il venditore nella eventualità
che un terzo vanti diritti sul bene acquistato, qualora non lo facesse perderebbe la
garanzia per l'evizione. Ciò si spiega con il fatto che il venditore può eccepire in
giudizio la validità dell'atto traslativo e smentire le pretese del terzo.
Come la garanzia per l'evizione la garanzia per i vizi è un effetto naturale della
compravendita. Con tale tipo di garanzia il venditore garantisce l'assenza di vizi
materiali del bene che non ne consentano l'uso per il quale è destinato. La garanzia
opera quindi solo se i vizi sono tali da rendere la cosa inidonea, in tutto o in parte,
all'uso cui è destinata o sono tali da diminuire sensibilmente il valore del bene. La
mancanza delle qualità promesse o delle qualità necessarie per l'uso cui la cosa è
destinata, può portare alla risoluzione contrattuale se la mancanza delle qualità
eccede il limite di tollerabilità determinato dagli usi, ma non alla sostituzione o alla
riparazione. La garanzia per i vizi può essere contrattualmente limitata, la limitazione
non opera però per i vizi che sono stati in malafede taciuti dal venditore, né per i vizi
che erano, al momento della stipulazione del contratto, conosciuti o conoscibili usando
la diligenza dell'uomo medio. I rimedi in caso di vizi sono: la riduzione del prezzo
(azione estimatoria) e la risoluzione contrattuale (azione redibitoria).
La garanzia deve essere fatta valere dal compratore entro 8 giorni dal momento
della scoperta dei vizi a pena di decadenza, dopodiché il diritto di far valere la
garanzia si prescrive in 1 anno dalla data di consegna della cosa.

L'acquisto da parte del consumatore


Gli articoli 1469 bis/1469 sexies e gli articoli 1519 bis/1519 nonies hanno introdotto
la disciplina della vendita ai consumatori e della vendita dei beni di consumo.
 Il consumatore è colui il quale, al di fuori della sua attività professionale,
acquista beni o servizi.
 Il professionista è colui il quale nell'esercizio della sua attività imprenditoriale o
professionale offre beni o servizi.
 Il bene di consumo è un bene mobile (anche da assemblare o futuro) destinato
ad essere messo sul mercato e consumato. Fanno eccezione acqua, gas ed
energia, a meno che non siano confezionati.
La ratio di questi articoli si trova nella necessità di dover garantire il consumatore
da eventuali squilibri contrattuali che i venditori possono compiere. Infatti il
consumatore si trova in una posizione subordinata, si tratta di un soggetto che aspira
a conseguire un bene che pochi offrono, mentre i professionisti si trovano nella
posizione di offrire i beni o i servizi a una molteplicità di persone. La disciplina
sancisce la nullità di alcune clausole c.d. vessatorie che determinano gravi squilibri
contrattuali a meno che queste non siano state oggetto di una seria trattativa (non
semplicemente di sottoscrizione). Si è tuttavia prevista la nullità delle clausole, che
sebbene oggetto di trattativa, determinino l'adesione del consumatore a condizioni
generali e a clausole che al momento della stipulazione non poteva conoscere, oppure
limitino la responsabilità del professionista e le azioni che può esperire il consumatore.
L'eventuale sanzione di nullità della clausola vessatoria non determina la nullità del
contratto. Il giudizio di vessatorietà non riguarda l'oggetto e il prezzo, salvo questi non
siano determinati chiaramente.
È stata introdotta anche una disciplina volta a garantire la conformità del bene al
contratto (articolo 129 del Codice del Consumo). La conformità va valutata non
soltanto in relazione al contratto, ma anche con riguardo all'informazione pre-
contrattuale e alle descrizioni del professionista, nonché alla pubblicità o
all'etichettatura del bene. La conformità è comunque fondata su:
 l'idoneità all'uso quale servono abitualmente beni dello stesso tipo.
 la sussistenza di qualità che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi
tenuto conto della natura del bene e delle dichiarazioni fatte al riguardo dal
venditore, dal produttore o dal suo agente o dal suo rappresentante (Nella
pubblicità ed etichettatura).
 l'idoneità all'uso particolare voluto e segnalato dal consumatore e che il
venditore abbia accettato per fatti concludenti, ovvero tacitamente.
La rilevanza è esclusa se al momento della conclusione del contratto il consumatore
ne era a conoscenza o avrebbe dovuto esserlo usando l'ordinaria diligenza.
Come rimedio a disposizione del consumatore la sostituzione del bene o la sua
riparazione. Resta in piedi la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto con
restituzione del prezzo. La scelta tra riparazione e sostituzione sono esperibili sono nel
caso in cui non siano troppo onerosi, altrimetni subentrerà la scelta tra azione
redibitoria o estimatoria.
Nel caso dei beni di consumo si ha un termine di decadenza di due mesi dalla
scoperta e un termine di prescrizione di due anni dalla consegna. qualora il difetto si
manifesti entro 6 mesi dalla consegna allora si presume già presente al momento della
consegna, salvo la prova contraria.
La vendita estimatoria e la vendita a prova
Con il contratto estimatorio una parte si obbliga nei confronti dell'altra a trasferire
la erarsi dall'obbligazione di pagare il prezzo restituendo i beni che ha ricevuto dal
venditore.
Si tratta di una prassi molto diffusa nei contratti di distribuzione, infatti il fornitore
si garantisce una diffusione capillare dei suoi prodotti, mentre il rivenditore non
rimane vincolato al pagamento del prezzo, potendo infatti ottenere la liberazione da
tale obbligazione restituendo il bene al fornitore.
I rischi del perimento dei beni gravano sull'acquirente, il quale sarà ugualmente
costretto a pagare anche se i beni periscono per causa a lui non imputabile.
La vendita a prova (art. 1521 c.c.) è invece una particolare compravendita
sottoposta alla condizione sospensiva che la cosa abbia le qualità pattuite, quindi la
vendita produrrà pienamente i suoi effetti solo nel momento in cui si sia palesato che
la cosa ha tutte le qualità pattuite ex ante.

La buona fede dell'acquirente


In base all' art. 1153 il possessore in buona fede (ossia che ignora di ledere un altrui
diritto) di un bene che ha acquistato a titolo oneroso,si considera il legittimo
proprietario anche se ha acquistato a non domino. Per i diritti sugli immobili la regola
del "possesso vale il titolo" non può trovare applicazione, visto il regime di pubblicità a
cui sono soggetti gli immobili. In tal caso se la trascrizione del titolo di trasferimento
avviene prima della trascrizione di una qualsiasi azione volta a modificare la
situazione del dante causa su quel bene, tali azioni non saranno a lui opponibili. Per la
cessione di credito (art. 1260 e ss) la cessione ha efficacia nei confronti del debitore nel
momento in cui gli verrà notificata.

I divieti di alienazione
I divieti di alienazione sono limitazioni all'autonomia contrattuale. Se il divieto di
alienazione ha fonte legale, l'eventuale atto traslativo è nullo. Il divieto di alienazione
può essere anche pattuito, in tal caso il divieto non ha efficacia erga omnes, l'eventuale
alienazione comporterà quindi la sola sanzione di inadempimento contrattuale ex art.
1218.
La determinazione del prezzo affidata a un terzo
il prezzo costituisce elemento essenziale della compravendita,inteso come
corrispettivo in denaro esso deve essere determinato,o almeno
determinabile,indipendentemente da una nuova manifestazione di volontà delle parti
normalmente è concordato dalle parti,ma la sua determinazione può essere rimessa ad
un terzo...chiamato arbitratore in questa ipotesi si applicano i principi enunciati negli
artt.1349/1473c.c.

6. LA FATTURA COMMERCIALE, IL DOCUMENTO DI TRASPORTO, LA


RICEVUTA FISCALE E LO SCONTRINO FISCALE.

La fattura è un documento fiscale obbligatorio emesso da un soggetto fiscale per


comprovare l’avvenuta cessione di beni o prestazione di servizi ed il diritto a
riscuoterne il prezzo. L'operazione di emissione di una fattura prende il nome di
fatturazione.

Contenuto
La fattura è composta da una parte descrittiva e una parte tabellare.
Nella parte descrittiva contiene:
 I dati identificativi del venditore (indirizzo, partita IVA, nome, cognome, ditta,
ecc...)
 Dati identificativi del compratore (")
 Data di emissione
 N° di fattura
 Condizioni generali di vendita (tipo consegna, tipo imballaggio, tipo pagamento
ecc...)
Nella parte tabellare contiene:
 La quantità e la descrizione delle merci
 Il prezzo unitario e l'importo complessivo di ciascuna merce
 Gli sconti mercantili concessi al compratore
 Eventuali spese accessorie a carico del compratore (assicurazione, trasporto,
ecc...)
 Base imponibile su cui si calcola l'IVA
 Aliquota IVA (4% - 10% - 20%)
 Totale fattura

Gli elementi formali obbligatori della fattura sono:


 Ditta, denominazione o ragione sociale dell'emittente con indicati l'eventuale
nome del rappresentante fiscale, l'indirizzo della sede, il numero di partita Iva;
 Estremi dell'intestatario della fattura: azienda o privato cittadino che dovrà
provvedere al pagamento del corrispettivo entro i termini stabiliti
 la data;
 la numerazione progressiva annuale (che ad ogni inizio anno fiscale deve
ripartire da 1);
 la descrizione (anche sommaria) del prodotto/servizio ceduto;
 l'imponibile, ossia l'indicazione dell'importo prima dell'applicazione dell'aliquota
IVA;
 eventuali competenze e contributi di legge;
 l'importo dell'IVA in base all'idonea aliquota applicabile al bene oggetto di
scambio o eventuale indicazione della legge in base alla quale detto importo non
è necessario;
 il totale dato da imponibile più IVA;
 gli eventuali sconti;
 l'eventuale termine di pagamento;
 l'eventuale modalità di pagamento.

Emissione
La fattura è emessa in più copie al fine di permetterne la raccolta negli archivi dei
rispettivi attori della transazione (emittente e destinatario); recentemente è stata
prevista la possibilità della fatturazione esclusivamente digitale, previa apposita
richiesta agli organi competenti.
Essendo un documento fiscale con obbligo di registrazione contabile in bilancio da
parte dell'emittente, ha anche l'obbligo di una numerazione progressiva per anno
fiscale. La numerazione può essere realizzata su diverse serie, sulla base delle
necessità aziendali, ad esempio in caso di più sedi periferiche.
È possibile emettere fatture utilizzando un sistema informatico, provvedendo alla
stampa anche presso terzi o utilizzando sistemi di trasmissione telematica. È inoltre
consentita l'archiviazione su supporto ottico.
Commercianti al minuto, artigiani e assimilati non sono obbligati ad emettere
fattura, a meno che non sia il cliente a richiederlo. Ciò deve però accadere non oltre il
momento dell'effettuazione dell'operazione, cioè non oltre il momento della consegna o
della spedizione dei beni o del pagamento del corrispettivo.

Registrazione
La registrazione delle fatture ricevute avviene generalmente sul Registro degli
acquisti, mentre le fatture emesse vengono registrate entro 15 giorni sul Registro delle
vendite.
È possibile emettere delle fatture negative, che fanno riferimento ad un credito
invece di un debito. Questi documenti si chiamano note di credito. In generale, le
fatture integrative di una fattura già emessa vengono denominate "note di variazione".
Esistono due tipi di fattura: "fattura immediata" (chiamata anche "fattura
accompagnatoria") e "fattura differita". La fattura immediata deve essere emessa
contestualmente alla consegna del bene al compratore e funge anche da documento di
trasporto (DDT). La fattura differita deve essere emessa entro il giorno 15 del mese
seguente la consegna della merce; in questo caso la merce dovrà essere stata
consegnata utilizzando un documento comprovante il trasporto (DDT).

Fattura e normativa IVA


La fattura deve essere assoggettata alle leggi sull'IVA (principalmente il D.P.R. 633
del 26 ottobre 1972 e successive modificazioni ed integrazioni come il D.Lgs. 20
febbraio 2004, n. 52 in attuazione della direttiva 2001/115/CE) per quanto riguarda
l'imponibilità e l'eventuale aliquota, od eventualmente la non imponibilità, soprattutto
nel caso di esportazioni nella o al di fuori della CEE.
Il Documento di trasporto o DDT è stato introdotto in sostituzione della bolla di
accompagnamento, la cui obbligatorietà è stata abrogata con il Dpr 14 agosto 1996 n°
472.
Viene emesso per giustificare il trasferimento di un materiale da cedente a
cessionario attraverso il trasporto dello stesso, sia che lo stesso venga effettuato in
conto proprio dal mittente o dal destinatario, sia che lo stesso venga affidato ad un
trasportatore. Deve essere emesso prima della consegna o della spedizione della merce
con l'indicazione degli elementi principali dell'operazione.
Può anche essere sostituito dalla fattura accompagnatoria.

Formato e contenuti
Il documento è in formato libero, ossia nessun vincolo di forma, dimensioni o
tracciato e deve essere emesso in un minimo di due copie (diversamente dalla bolla di
accompagnamento che prevedeva l'emissione di tre copie "valide"): una deve essere
trattenuta e conservata dall'emittente; l'altra deve essere consegnata al cessionario in
accompagnamento della merce ceduta e trasportata.
Il documento deve riportare i seguenti dati:
 il numero progressivo
 la data
 le generalità del cedente, del cessionario e dell'eventuale incaricato al trasporto
 la quantità dei beni trasportati
 la descrizione dei beni trasportati con l'indicazione della natura e qualità degli
stessi.
Anche se non obbligatorio, è opportuno che il documento di trasporto rechi anche
l'indicazione del motivo del trasporto (vendita o movimentazione a titolo non
traslativo, quale ad esempio riparazione, esposizione, ecc.) ed il termine di resa del
trasporto.

La ricevuta fiscale è il documento, datato o numerato progressivamente, che deve


essere progressivamente emesso in duplice copia di cui una consegnata al cliente per
ogni prestazione delle seguenti attività:
- somministrazione di alimenti e bevande (pizzerie, ristoranti, tavole calde,
ecc.);
- prestazioni alberghiere (alberghi, pensioni, locande, ecc.);
- cessioni effettuate da commercianti al minuto di determinati beni come
elettrodomestici, mobili per arredamenti, pellicce, gioielli;
- altri casi che non interessano i commercianti.
Il modulo di ricevuta fiscale deve essere contenuto in un bollettario a riciclo, madre
e figlia, stampato da tipografie autorizzate dal Ministero delle Finanze. Possono essere
utilizzati anche altri tipi di bollettari purchè siano presentati, prima dell’uso,
dall’Ufficio IVA per la bollatura.
Gli elementi essenziali della ricevuta fiscale sono:
- l’individuazione dell’esercente (C.F., P.IVA, ecc.)
- data e numero;
- natura, qualità e quantità dei beni o servizi;
- corrispettivo dovuto IVA inclusa.
La ricevuta fiscale può essere sostituita da una speciale fattura conforme ad un
modello ministeriale.

Lo scontrino fiscale, le norme fiscali prevedono l’obbligo per i commercianti di


installare un controllore elettronico dei propri incassi e di rilasciare ai clienti lo
scontrino fiscale all’atto del pagamento.
Lo scontrino deve contenere:
- contrassegno e numero di matricola dell’apparecchio;
- numero di partita IVA del commerciante e indirizzo dell’esercizio;
- numero progressivo e data di emissione;
- corrispettivi specifici e ammontare complessivo dell’operazione.
Tra i soggetti obbligati figurano i commercianti al dettaglio in sede fissa e quelli che
esercitano l’attività su aree pubbliche e gli esercenti attività di somministrazione in
pubblici esercizi di bevande (caffè, bar, ecc.) di generi di pasticceria e gelateria, di
dolciumi, di prodotti di gastronomia.
Per i soggetti tenuti all’obbligo del rilascio dello scontrino fiscale è ammesso
l’esercizio dell’opzione utile al rilascio della ricevuta fiscale. I commercianti possono
esercitare il diritto di opzione soltanto se nell’anno precedente hanno effettuato un
numero di operazioni non superiore a 5.000.
Gli esercizi della ristorazione celere (es. fast food) possono rilasciare lo scontrino
fiscale in luogo della ricevuta fiscale (ciò in base ad una risoluzione ministeriale del
1980).
Dal 1997 il cliente, per la documentazione fiscale delle proprie spese, può chiedere
lo scontrino fiscale integrato. Questo documento deve contenere anche gli elementi
identificativi del cliente e la descrizione dell’operazione.

Registratori di cassa e simili. Le apparecchiature che per legge devono essere


installate per il controllo di cassa sono o speciali registratori di cassa, o terminali
elettronici oppure bilance elettroniche munite di stampante.
Da queste apparecchiature deve uscire lo scontrino fiscale. Apparecchiature e
scontrino fiscale devono avere le caratteristiche previste dal decreto del Ministero
delle Finanze del 23 marzo 1983.
Entro il giorno successivo a quello dell’installazione dell’apparecchio occorre dare
comunicazione al competente ufficio IVA con dichiarazione redatta in duplice copia e
controfirmata dal tecnico incaricato della installazione.
Ogni apparecchio deve essere dotato di apposito libretto con pagine numerate
progressivamente. Il libretto deve contenere nominativo, indirizzo e partita IVA del
fabbricante o dell’importatore, denominazione commerciale del modello e la
dichiarazione di responsabilità del fabbricante o dell’importatore.
L’utente deve conservare copia del libretto con la stampa integrale dei dati
contenuti nella memoria fiscale, entrambe autenticate dal tecnico del servizio di
assistenza autorizzato, nei seguenti casi:
- sostituzione o cessione del registratore al altro soggetto;
- installazione di un apparecchio a titolo di prova.
In caso di guasto, l’utente deve annotare i corrispettivi, operazione per operazione,
su uno speciale registro vidimato e deve informare il servizio di assistenza indicando
subito sul libretto l’ora e il giorno della richiesta.
Per l’inosservanza delle norme sono previste, a seconda della gravità, pene
pecuniarie, l’arresto e la reclusione, la sospensione della licenza e dell’autorizzazione.
7. I TITOLI DI CREDITO.

I titoli di credito sono dei documenti che incorporano il diritto a ricevere una
determinata prestazione.
Il titolo di credito è un documento: ciò vuol dire che esso è materialmente costituito
da un modulo prestampato che deve essere riempito nelle parti lasciate in bianco
(luogo e data di emissione, importo del credito, scadenza di pagamento ecc.). Il
documento incorpora il diritto di credito, nel senso che il possesso materiale del
documento comporta per ciò solo la titolarità del diritto di credito e quindi il diritto del
possessore a ottenere il pagamento. I titoli di credito sono strumenti diffusi, sia presso
gli imprenditori (es. pagamento dei fornitori mediante rilascio di cambiali), sia presso i
non-imprenditori (es. utilizzo di assegni).

Tipi di titolo di credito


Vi sono tre tipi di titolo di credito:

1) titoli al portatore;
2) titoli all’ordine;
3) titoli nominativi.

Titoli al portatore
Per qualificare un titolo come al portatore è sufficiente, ma non necessaria, la
mancanza di un’indicazione nominativa; infatti, anche dove il titolo porti una
intestazione, esso resta al portatore se vi è apposita clausola pagabile al portatore.
La legittimazione si ha con la semplice detenzione del titolo di credito. Per il
trasferimento della titolarità e sufficiente la consegna pura e semplice. Sono titoli di
credito al portatore i titoli emessi in serie, ad esempio le obbligazioni di società.

Titoli all’ordine
Titolo all’ordine è quel titolo che arreca, all’atto dell’emissione l’intestazione ad una
persona determinata, integrando una forma di legittimazione nominale, in quanto la
pretesa della prestazione è subordinata all’accertamento della riferibilità.
L’indicazione nominativa del destinatario della prestazione può variare durante il
tempo, questo attraverso una apposito meccanismo che è quello della girata, con il
quale si trasferiscono tutti i diritti inerenti al titolo. La girata deve essere totalitaria
ed incondizionata, può essere effettuata anche tramite rappresentante essendo
sufficiente la spendita del nome. Salvo diversa pattuizione la girata non comporta
nessun tipo di responsabilità cartolare del giratario per eventuale mancato
pagamento.
La girata può essere fatta: in pieno, quando contiene il nome del giratario o in
bianco quando viene apposta solamente la firma del girante; in tal caso la legge
(art.2011 c2) offre al portatore 4 possibilità:
- riempire la girata con il proprio nome
- riempire la girata con il nome di un altro soggetto cui trasferisce il titolo
- apporre una successiva girata, in pieno o in bianco
- limitarsi alla semplice consegna del titolo al terzo, in modo tale che il titolo
girato in bianco, circoli manualmente, questo infatti non comporta l’uscita del
titolo dalla categoria dei titoli all’ordine, infatti è sempre possibile riprendere la
circolazione documentata.
Sebbene la legge non dia una definizione precisa, la girata deve ritenersi inserita in
una serie continua.
Accanto alla girata in pieno ed in bianco vi sono due forme di girate speciali:
a) girata per incasso o per procura attribuisce al giratario la legittimazione attiva
come mero mandato ad incassare in nome e per conto del portatore ? il giratario
potrà attribuire ad altri una legittimazione derivata cioè girare il titolo solo per
l’incasso. A lui sono opponibili eccezioni personali al girante e non quelle
fondate sui rapporti personali con il debitore.
b) girata a titolo di pegno attribuisce legittimazione ad incassare in via primaria,
in autonomia rispetto ai rapporti tra debitore e girante. Condivide con la
precedente una forma di limite alla disposizione del titolo da parte del giratario.
Dobbiamo, infine, considerare anche:
 la girata simulata: si configura nel momento in cui si verifica una
contraddizione fra posizione apparentemente attribuita al giratario sotto il
profilo della legittimazione e quella attribuita sotto il profilo della titolarità in
base al rapporto sottostante intercorso fra girante e giratario.
 la girata fiduciaria: presenza di particolari patti, fra girante e giratario, che
limitano in vario modo il diritto del giratario d’incamerare l’oggetto della
prestazione riscossa, obbligandolo a trasferirlo al girante.
Sono titoli all’ordine la cambiale e l’assegno.

Titoli nominativi
Sono titoli a legittimazione nominale la cui intestazione risulta sia dal titolo sia da
un registro tenuto dal debitore. Questo implica che il trasferimento del titolo,
comportando la modifica di tale registro, richiede collaborazione del debitore a cui la
legge affida l’obbligo d’iscrizione del nuovo portatore.
La variazione dell’intestazione nominativa è denominata transfer e può essere
richiesta sia dall’alienante sia dall’acquirente ma a diverse condizioni a seconda che la
richiesta sia fatta da:
 alienante: deve essere accompagnata da una certificazione rilasciata dal notaio
o da un agente di cambio, che accerti l’identità del richiedente e la sua capacità
di disporre.
 acquirente: deve essere accompagnata dall’esibizione, oltre che del titolo, di un
atto autentico dal quale risulti il suo trasferimento da parte del precedente
intestatario.
La titolarità e la legittimazione si possono conseguire in tre modi:
 mediante annotazione da parte dell’emittente del nome dell’acquirente del
titolo, sul titolo stesso e nel registro dell’emittente;
 mediante rilascio da parte dell’emittente di un nuovo titolo intestato
all’acquirente e successiva annotazione del rilascio nel registro;
 il titolo viene trasferito mediante girata autenticata. Il giratario del titolo che si
dimostri possessore in base ad una serie continua di girate, ha poi diritto di
ottenere l’annotazione del trasferimento nel registro dell’emittente.
Sono titoli nominativi le azioni di società.
8. LA CAMBIALE E LE GARANZIE CAMBIARIE.

Il termine cambiale disegna due fattispecie distinte che sono la cambiale tratta ed il
pagherò cambiario.
 Cambiale tratta: ordine incondizionato, rivolto al traente verso il trattario, di
pagare una somma di denaro al portatore del titolo.
 Pagherò cambiario: promessa incondizionata, rivolta dall’emittente al portatore,
di pagare una somma determinata.
I requisiti formali che una cambiale deve possedere sono elencati negli artt. 1,
cambiale tratta, e 100, pagherò, delle leggi speciali, e sono:
1. Denominazione titolo espressa nella lingua in cui esso è redatto: cambiale
tratta, vaglia/pagherò
2. Ordine o promessa di pagare una somma determinata
La sottoposizione di questi due elementi comporta la nullità del titolo.
3. Indicazione della scadenza del titolo: per esigenza di certezza del portatore, può
essere:
a) a vista: l’esigibilità del titolo è rimessa al portatore che procede alla
presentazione per il pagamento, la presentazione coincide con l’esigibilità
immediata.
b) a certo tempo vista: l’esigibilità del titolo è rimessa al portatore che
procede alla presentazione per il pagamento. La presentazione fa
decorrere un certo tempo alla fine del quale si può ottenere la
prestazione.
c) a data certa: è predeterminata all’atto dell’emissione, titolo esigibile in un
giorno determinato
d) a certo tempo data: è predeterminata all’atto dell’emissione, il titolo è
esigibile se decorsa una frazione di tempo dall’emissione
L’omissione indica che la cambiale è esigibile a vista.
4. Indicazione del luogo di pagamento: non deve essere oggetto di enunciazione
espressa, in quanto se non indicato si considera luogo de pagamento, il luogo
indicato accanto al nome del trattario (nella tratta) o quello accanto al nome
dell’emittente (se pagherò). Il luogo del pagamento spesso non coincide con il
domicilio dell’obbligato in via principale -->> se viene fatta presso un terzo
avremo: domiciliazione propria, se il pagamento deve essere effettuato dal terzo,
o impropria se il pagamento deve essere comunque effettuato dal debitore.
5. Indicazione nominativa del primo prenditore: essendo la cambiale un titolo
all’ordine, al mancanza di tale requisito implica inammissibilità di cambiali al
portatore. La legge consente che il primo prenditore coincida con il traente,
poiché si hanno cmq esigente meritevoli di tutela.
6. Indicazione espressa della data d’emissione: necessaria come punto di
riferimento per valutare la capacità legale e patrimoniale di rappresentanza del
sottoscritto e per computare il temine massimo di presentazione per cambio a
vista o a certo tempo vista.
7. Luogo d’emissione deve risultare dal titolo, ma cmq non è oggetto di
enunciazione espressa, dal momento che in mancanza di esso coincide con il
luogo indicato accanto al nome del traente o dell’emittente;
8. Sottoscrizione traente o emittente riferibile ad una persona astrattamente
esistente.
La mancanza di uno di tali requisiti presuppone l’invalidità del titolo come
cambiale: la loro presenza è perciò necessaria solo alla presentazione del titolo al
portatore in via principale, mentre possono essere apposti durante la circolazione,
dando così luogo al fenomeno della cambiale in bianco al momento dell’emissione
(equiparabile a quella incompleta, cioè priva di uno o più requisiti formalina entrata in
circolazione senza un accordo tra emittente e primo prenditore, in ordine al suo
successivo riempimento); la decadenza della possibilità di riempirla è 3 anni
dall’emissione, ma cmq è in opponibile al terzo in buona fede.

La cambiale di favore. L’apposizione della firma cambiaria, avviene da parte di un


soggetto favorente, in base ad un accordo con l’immediato prenditore, allo scopo di
facilitargli la spendita del titolo ma con l’intesa che, al momento del pagamento il
favorente potrà eccepire al favorito il carattere di favore della firma.

La cambiale tratta. Ordine di pagamento, sia pure di regresso, dell’ordinate, il quale


risponde dell’accettazione del pagamento -->> delegazione di pagamento: delegante,
debitore del delegatario, ordina ad un delegato suo debitore di pagare al delegatario;
se si è obbligato verso un terzo, il delegato non può far valere nei confronti del terzo le
eccezioni relative, sia ai suoi rapporti con il delegante, sia si rapporti di questo con il
delegatrio. L’obbligazione cartolare che il trattario assume verso il portatore, è
insensibile sia al rapporto di valuta sia al rapporto di provvista.
Prima dell’accettazione il trattario non è obbligato nei confronti del portatore, a
meno che non abbia assunto un preventivo impegno -->> responsabile cartolare, non
nei confronti del portatore ma nei confronti del traente.

Accettazione
Occorre presentare titolo al trattario; normalmente tale presentazione è facoltativa,
specie se il portatore ha fiducia del trattario (a parte l’ipotesi scadenza a tempo vista
dove la presentazione è necessaria).
Sull’accettazione può influire la facoltà del traente, facendo obbligo al portatore
ovvero vietandola. In questo caso abbiamo la figura della tratta non accettabile (vi è
esclusione di responsabilità di regresso del traente per mancata accettazione);
l’accettazione può consistere nell’apposizione della firma del trattario che deve essere
incondizionata e conforme all’ordine ricevuto.

Garanzie del credito cambiario


Se l’emissione della cambiale è accompagnata da una garanzia reale (pegno o
ipoteca) personale (fideiussione), la garanzia è accessorio del credito e si trasferisce
come tale a titolo derivativo. Se si ha ipoteca, il trasferimento della garanzia dovrebbe
rispettare le regole della nominatività (procedere di volta in volta all’iscrizione del
nuovo portatore nel registro immobiliare); per evitare tale incombenza si è introdotta
la cambiale ipotecaria (da trasmissione automatica a favore di ogni successivo
giratario).
Le leggi speciali hanno introdotto la cambiale tratta garantita mediante cessione
della provvista, clausola che determina l’automatica acquisizione del credito di
provvista che il traente vanta verso il trattario, senza bisogno di separate cessioni o
notifiche al debitore; il tutto alle condizioni:
 Che il credito di provvista derivi da forniture di merci
 Che il primo prenditore sia una banca.

Pagamento cambiario
La legge stabilisce i termini entro i quali la cambiale deve essere presentata
all’obbligato in via principale: data certa, certo tempo data o certo tempo vista, ciò
implica che la cambiale va pagata o il giorno di scadenza o entro i due feriali
successivi, per le cambiali a vista entro un anno dall’emissione.
Mentre nell’ultima ipotesi l’inosservanza del termine determina la perdita di
qualsiasi azione cambiaria, negli altri casi si perde solo la possibilità d’esercizio
dell’azione di regresso, mentre il primo prenditore resta obbligato fino alla prescrizione
(ma può comunque liberarsi, c.d. liberazione coattiva, di tale termine per impossibilità
d’identificare la controparte, depositando la somma oggetto dell’obbligazione presso la
Banca d’Italia).
In deroga alle norme sulle obbligazioni cambiarie, il creditore può rifiutare un
pagamento parziale; l’art. 45 l.cambiaria stabilisce che il portatore è tenuto ad
accettare il pagamento parziale per tutelare l’obbligato di regresso; altra deroga al
diritto comune, secondo il quale il tempo per adempiere l’obbligazione si considera
stabilito a favore del debitore, si ha sempre con il su citato articolo che stabilisce che il
portatore non è tenuto ad accetta il pagamento prima della scadenza, se comunque
effettuato, questo si considera a rischio e pericolo del debitore, in quanto non vi è
liberazione cartolare.
L’azione di regresso per mancato pagamento è consentita, oltre che per l’infruttuosa
presentazione del titolo, anche anticipatamente, quando si verifichi la sottoposizione
del trattario o dell’emittente a procedure concorsuali le quali implicano o la presunta o
la certa insolvenza del credito.

La cambiale di rivalsa. Cambiale attraverso la quale si figura come traente, il


titolare dell’azione di regresso e come trattario l’obbligato cambiario che è tenuto ad
accettarle, pena risarcimento del danno.

Intervento cambiario. È costituito dall’iscrizione di un soggetto, che interviene


prestando l’accettazione o pagando il titolo, allo scopo di evitare l’azione di regresso
verso un obbligato cambiario e verso tutti colore che hanno firmato successivamente.
L’intero può essere spontaneo o già programmato al momento della creazione, con
l’indicazione de un soggetto (sul titolo) al quale il portatore può, o deve, rivolgersi
preventivamente, prima di esercitare l’azione di regresso
Accettazione per intervento. Può essere fatto ogni qual volta il portatore di una
tratta accettabile può esercitare regresso anticipato; può essere anche rifiutata dal
portatore, a meno che, non provenga da un soggetto indicato all’uopo sul titolo. Ha per
effetto, costringere il portatore ad attendere il pagamento del titolo alla scadenza e a
sottoporsi all’onere del doppio protesto.

Pagamento per intervento. Può avere luogo in qualunque cambiale e non può essere
rifiutato dal portatore (pena la perdita della possibilità dell’azione di regresso verso
coloro che sarebbero stati liberati dall’intervento); il pagamento deve essere integrale e
tempestivo, entro il giorno successivo all’ultimo giorno utile per la legata del protesto.

Prescrizione
 L’azione del portatore contro gli obblighi in via diretta si prescrive in 3 anni
dalla scadenza e, nel caso di cambiale a vista, dall’avvenuta presentazione
infruttuosa.
 L’azione di regresso dell’ultimo portatore si prescrive in 1 anno dalla data del
protesto o della scadenza se vi è clausola senza spese.
 L’azione di ulteriore regresso si prescrive in 6 mesi dal giorno in cui l’obbligato
di regresso ha pagato la cambiale o è stata promossa azione nei suoi confronti.

9. GLI ASSEGNI.

Gli assegni sono titoli di credito pagabili a vista e possono essere:


- bancari
- circolari.
L’assegno bancario è un titolo di credito con il quale una persona, che ha del denaro
depositato in un suo conto in banca, ordina alla stessa banca (trattario) di pagare una
certa somma a suo favore o di un’altra persona.
Per poter emettere un assegno bancario occorre avere un conto corrente bancario,
avere un modulo di assegno rilasciato dalla stessa banca (si può chiedere agli sportelli
un blocchetto di assegni o un modulo isolato chiamato assegno in sede).
L’assegna bancario visivamente è un foglietto rettangolare filigranato e numerato,
distribuito dalla banca, che porta già stampati alcuni elementi essenziali. L’assegno
bancario, secondo la legge, deve contenere:
a) la denominazione di assegno bancario inserita nel contesto del titolo;
b) l’ordine incondizionato di pagare una somma determinata (in cifre e in
lettere);
c) il nome di chi è designato a pagare (trattario);
d) l’indicazione del luogo di pagamento (in mancanza vale quello di emissione);
e) l’indicazione della data e del luogo di emissione;
f) la sottoscrizione di colui che emette l’assegno bancario (traente).
Non è ammesso l’assegno pos-datato, cioè l’assegno non può indicare una data
futura in quanto in questo modo assumerebbe le funzioni di una cambiale ma senza
pagare l’imposta di bollo corrispondente. Sono previste sanzioni amministrative.
Tuttavia non si considera pos-datato l’assegno sul quale venga indicata una data di
emissioni posteriore a quella effettiva quando la pos-datazione sia giustificata dal
periodo di tempo necessario per la consegna del titolo al destinatario a da altra
materiale impossibilità di presentazione e sempreché la data non differisca di oltre 4
giorni da quella di emissione (DPR 26 ottobre 1972, n. 642, all. A, tariffa parte I, art. 9,
nota 2).
Anche l’assegno può essere ceduto con girata. Se si vuole impedire la futura girata
si può scrivere non trasferibile. Se si tracciano due righe trasversali o parallele
sull’assegno si dice che è sbarrato, cioè si può incassare solo in banca la quale può
pagare ad un suo cliente o ad un’altra banca, secondo il tipo di sbarratura che porta
l’assegno.
Si dice che l’assegno è a vuoto quando i fondi nel conto corrente bancario non sono
sufficienti a pagare l’assegno stesso.

L’assegno circolare è il titolo di credito più sicuro in quanto viene emesso da una
banca che, dietro versamento di una somma di denaro, si impegna a pagare al
beneficiario quell’importo stesso. A garanzia del buon fine degli assegni circolari, le
banche emittenti sono tenute a costituire una cauzione presso la Banca d’Italia.
A differenza dell’assegno bancario, non è necessario, in questo caso, avere un conto
in banca. È sufficiente di volta in volta versare un importo di denaro pari a quello che
si vuole scritto nell’assegno.
L’assegno circolare, come quello bancario, visivamente è un foglietto rettangolare
filigranato e numerato che porta già stampati alcuni elementi essenziali:
- nome della banca che si impegna a pagare;
- la frase: (la banca) … pagherà a vista per questo assegno circolare n. …;
- la data e il luogo di emissione;
- l’importo in cifre ed il lettere;
- il nome del beneficiario;
- la firma del dirigente della banca che emette l’assegno.
Anche l’assegno circolare può essere non trasferibile, sbarrato o girato.

Quando l’importo dell’assegno bancario o circolare è superiore a 12.500 € è


obbligatorio scrivere sull’assegno stesso la dicitura “non trasferibile” nell’appositi
riquadro posto sulla parte frontale.

10. LE AZIONI LEGALI E GIUDIZIARIE PER COMBIALI E ASSEGNI NON


PAGATI.

Il pagamento della cambiale.


Il rifiuto di pagare una cambiale (tratta o pagherò) ed il rifiuto del di accettazione
del trattario vengono constatati mediante protesto che è un atto solenne che consiste
in un verbale redatto da un notaio o da un ufficiale giudiziario (o dal segretario
comunale nei comuni ove questi manchino) il quale attesta che il debitore non ha
voluto pagare o accettare il titolo di credito.
Il protesto per il mancato pagamento deve essere effettuato in uno dei due giorni
feriali successivi al giorno di scadenza.
I nominativi dei protestati vengono pubblicati in un registro informatico dei protesti
cambiari (Elenco Ufficiale) a cura di ogni Camera di Commercio.
Il registro è accessibile al pubblico su scala nazionale presso i terminali delle
Camere di Commercio o su terminali remoti collegati alla rete telematica degli stessi
enti.
Qualora il debitore provvede, entro 12 mesi dal protesto, al pagamento della
cambiale e degli altri oneri, ha il diritto di ottenere la cancellazione del proprio nome
dal registro, inoltrando una domanda al Presidente della Camera di Commercio
competente (legge 235/2000). Il responsabile dirigente dell’ufficio protesti deve
provvedere ad esaminare e decidere entro 20 giorni dalla data di presentazione della
domanda.
Le azioni cambiarie sono due:
- l’azione diretta;
- l’azione di regresso.
L’azione diretta si esercita contro gli obbligati principali, e cioè accettante,
emittente e loro avallanti. Non occorre il protesto per esercitarla poiché la cambiale è
direttamente un titolo esecutivo.
L’azione di regresso se l’obbligato principale rifiuta il pagamento, o è insolvibile,
l’azione si svolge contro uno degli obbligati in via di regresso che sono il traente, i
giranti o i loro avallanti.
Per esercitare l’azione giudiziaria di regresso è necessario il protesto.
L’azione diretta si prescrive in tre anni, quella di regresso in uno.
Se la cambiale è in regola con il bollo è un titolo esecutivo il che significa che il
portatore (beneficiario) può affidare all’ufficiale giudiziario il compito dell’esecuzione
forzata cioè dell’espropriazione dei beni del debitore principale (pignoramento dei
beni). Ma il processo cambiario può essere rimesso anche al giudice ordinario affinchè
emetta una sentenza condanna. Anche l’assegno bancario, se non è pagabile perché
non vi sono soldi nel conto corrente bancario, può essere protestato. Si faccia
attenzione però che se l’assegno non è presentato all’incasso entro 8 giorni dalla data
di emissione (15 se l’emissione è avvenuta in un comune diverso da quello ove si trova
il conto dell’emittente) il portatore (beneficiario) perde l’azione di regresso contro i
giranti.
L’azione contro il traente non è subordinata al protesto.
In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione di un titolo di credito il portatore
(beneficiario) deve dare notizia all’emittente o al trattario e chiedere l’ammortamento
del titolo con ricorso al presidente del tribunale del luogo in cui il titolo è pagabile o al
pretore del luogo in cui il richiedente ha domicilio.

Il pagamento dell’assegno.
L’assegno bancario deve essere presentato per il pagamento entro i termini brevi:
entro 8 giorni dalla data di emissione se è pagabile nel comune di emissione; entro 15
giorni se è pagabile in altro comune italiano; entro 20 o 60 se è pagabile all’estero.
La mancata presentazione nel termine fa venire meno la garanzia degli eventuali
giranti anche se rimane la possibilità dell’azione nei confronti del traente.
L’azione cambiaria, vista prima, nell’assegno è soltanto azione di regresso.
Questa azione nei confronti dei giranti è subordinata al fatto che l’assegno deve
essere presentato entro i termini e che sia intervenuto il protesto. Il protesto non è
richiesto nei confronti del traente.
Sanzioni previste per gli assegni. L’emissione di assegni bancari o postali senza
autorizzazione e/o senza provvista non è più un reato.
Per queste violazioni vengono applicate dalle sanzioni amministrative pecuniarie e
accessorie. L’assegno bancario ha gli effetti di titolo esecutivo per il capitale e per gli
accessori.

11. LE OPERAZIONI BANCARIE E I FINANZIAMENTI DI ISTITUTI


PARTICOLARI.

Depositi e conto correnti bancari.


Il deposito bancario è il contratto con il quale una parte (detta depositante) deposita
una somma di denaro presso una banca e quest’ultima si obbliga a restituire un’uguale
somma ad un termine stabilito o a richiesta del depositante e a corrispondere un
determinato interesse.
I depositi bancari possono essere di diversi tipi. I principali sono:
- depositi a risparmio c’è un libretto di risparmio sul quale vengono annotate
tutte le operazioni di prelevamento e deposito, il libretto può essere
nominativo o al portatore;
- depositi in conto corrente, non c’è in questo caso un libretto di deposito, la
banca, in genere, da al correntista un blocchetto di 10 o più assegni bancari.
Con il conto corrente l’imprenditore ha la possibilità di versare sul conto denaro,
assegni e cambiali ricevuti e di far pagare alla banca i sui debiti della gestione.
Nel conto corrente bancario sono previsti due tipi di tassi di interesse, il tasso
creditore ossia il tasso che la banca riconosce al correntista per i suoi crediti, e il tasso
debitore cioè l’interesse che la banca applica sui debiti del conto corrente. I tassi sono
variabili e dipendono in parte dalla variazione del tasso ufficiale fissato dalla Banca
centrale europea.
I costi tipici del c/c sono le commissioni che variano da banca in banca e per
tipologia di operazione.
L’estratto conto è un prospetto che le banche inviano ai clienti in occasione delle
chiusure periodiche e che riporta tutte le scritture inerenti ai conti definendo la
posizione del cliente.
Gli interessi sui conti e sui depositi che le banche devono versare ai clienti sono
soggetti a ritenuta fiscale (ritenuta alla fonte).
A tutti i conti correnti bancari vengono assegnate le coordinate nazionali (ABI,
CAB, CIN) e internazionali (IBAN).

Finanziamenti bancari a breve termine e fidejussione.


I principali modi con cui la banca può concedere del denaro all’imprenditore sono:
a) l’apertura di credito che è il contratto con il quale una banca si obbliga a
tenere a disposizione del cliente una somma di denaro (detta anche fido o
scoperto di c/c) per un determinato periodo di tempo o a tempo
indeterminato. In genere viene aperto un c/c bancario e il cliente può
prelevare in più riprese con assegni e depositarvi somme di denaro;
b) l’anticipazione bancaria non è un finanziamento allo scoperto (cioè senza
garanzia) ma viene concesso su un pegno di titoli o di merci;
c) lo sconto bancario è il contratto con il quale la banca anticipa al cliente
l’importo di un suo credito non ancora scaduto (contenuto per lo più in una
cambiale) decurtato di un interesse bancario e con l’intesa che se alla
scadenza il debitore principale non paga, la banca si rivolgerà al cliente
stesso.
La banca può concedere al cliente, per sue necessità, una fidejussione. La
fidejussione è una garanzia personale simile all’avallo. La banca con la fidejussione si
impegna verso terze persone a pagare una somma di denaro qualora non lo faccia il
debitore.

Finanziamenti a medio e lungo termine.


Oltre alle operazioni viste prima, le aziende per il loro finanziamento possono
ricorrere a:
a) operazioni di leasing, con società specializzate. Il leasing è un contratto con
cui un soggetto specializzato (impresa di leasing o locatore) concede contro
pagamento di un canone periodico ad un altro soggetto (utilizzatore o
locatario) la disponibilità di un bene per un determinato periodo di tempo.
Alla scadenza l’utilizzatore può scegliere fra la restituzione del bene, il
rinnovo del contratto o il riscatto del bene stesso dietro pagamento del prezzo
residuo;
b) operazioni di finanziamento a medio termine, con istituti autorizzati, per
l’acquisto di beni strumentali (attrezzature, macchinari, ecc.)o degli immobili
da destinare ad esercizio commerciale e per il rinnovo o l’ampliamento dei
locali. Questi finanziamenti vengono erogati dagli istituti di credito nella
forma prevalente del mutuo ipotecario vale a dire il prestito viene
generalmente concesso a condizione che il richiedente abbia delle proprietà
immobiliari (fabbricati o terreni), l’importo del finanziamento non supera il
65-70% del valore di perizia dell’immobile dato in garanzia, venga iscritta
ipoteca su detto immobile a favore dell’istituto di credito e che il rimborso del
prestito avvenga secondo un piano di ammortamento che può essere a rate
decrescenti comprensive di quote di capitale costanti e quote di interesse
decrescenti oppure a rate costanti comprensive di quote di capitale crescenti e
quote di interesse decrescenti;
c) consorzi fidi per il commercio nelle province ove sono costituiti, questi
consorzi prestano idonee garanzie a Istituti creditori per conto delle imprese
aderenti al consorzio;
d) factoring è un contratto con il quale una società finanziaria (detta factor)
consente ad un’impresa di trasferire i suoi crediti commerciali (cambiali,
tratte, ecc,) contro il pagamento di corrispettivi concordati. Se il factori si
assume anche i rischi dell’eventuale insolvenza del debitore il factoring si
dice pro soluto, in caso diverso si dice pro solvendo.

I criteri generali adottati dagli istituti di credito per concedere il fido.


Ogni istituto di credito per conoscere il fido valuta la capacità dell’impresa
richiedente di generare, nel tempo, flussi di cassa sufficienti e disponibili al servizio
del debito contratto ed alla remunerazione del capitale di rischio, la capacità
dell’impresa di mantenere un’equilibrata struttura patrimoniale, finanziaria e
reddituale, la capacita manageriale e le strategie adottate, l’andamento del settore
economico di appartenenza dell’impresa ed il suo posizionamento.

Concessione di finanziamenti agevolati.


Naturalmente, esistono delle condizioni particolari (disagio del territorio, imprese
femminili, giovani imprese, ecc.) che permettono a determinate persone o a
determinate imprese di usufruire di finanziamenti con tassi d’interesse agevolati.