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Mélanges de l'Ecole française de

Rome. Moyen-Age, Temps


modernes

Sulla chiesa dei Santi Abbondio e Abbondanzio a Regnano


Flaminio
Michele Trimarchi

Riassunto
Michèle Trimarchi, Sulla chiesa dei Santi Abbondio e Abbondanzio a Rignano Flaminio, p. 205-236.

Nell'agro di Rignano Flaminio la chiesa dedicata ai SS. Abbondio e Abbondanzio conserva sulla parete di fondo affreschi che
dalla critica non hanno mai ricevuto un'attenzione men che generica. L'edificio dovette avere origini altomedievali, a desumere
dai frammenti scultorei in esso inglobati; in età ottaviana subi verosimilmente trasformazioni che gli conferirono la struttura
perimetrale odierna, eccezione fatta per la torre campanaria databile per confronti di area romana al XII secolo iniziale. Per gli
affreschi la controversia cronologica verte su un arco di tempo fra il terzo quarto del XII secolo e l'iniziale XIII. Una loro data
leggermente anteriore, nel secondo quarto del XII, pare peraltro la più plausibile perché le loro forme - iconograficamente e
stilisticamente - bene si inseriscono in un percorso che non conosce sviluppi ulteriori a quell'epoca (S. Clémente - S. Maria in
Trastevere). La stessa
(v. rétro) situazione architettonica potrebbe favorire tale cronologia in sincronia con l'erezione del campanile. Gli arconi acuti,
chiaramente duecenteschi, sono il segno di un ulteriore intervento statico sull'edificio. Se un auspicabile e irrinunciabile
intervento di restauro fomisse un domani la prova stratigrafica dell'appoggio della volta sopra il margine superiore della
superficie dipinta al vertice della parete absidale risulterebbe sicuro lo sganciamento, cioè la priorité degli affreschi rispetto a
quest'ultima fase. Nell'attesa di ciò il présente studio ha dovuto cercare di.contribuire alla soluzione del problema sulla base di
valutazioni strettamente formali.

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Trimarchi Michele. Sulla chiesa dei Santi Abbondio e Abbondanzio a Regnano Flaminio. In: Mélanges de l'Ecole française de
Rome. Moyen-Age, Temps modernes, tome 92, n°1. 1980. pp. 205-236;

doi : https://doi.org/10.3406/mefr.1980.2544

https://www.persee.fr/doc/mefr_0223-5110_1980_num_92_1_2544

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MICHELE TRIMARCHI

SULLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO


A RIGNANO FLAMINIO;'~

La chiesetta monoaulata dei SS. Abbondio e Abbondanzio s' erge, isolata, Fig. 1
fuori del paese di Rignano Flaminio : siffatta ubicazione dipese sicuramente da
un antichissimo tracciato viario preesistente, si pensa, alia via Flaminia, oggi
ancora selciato in qualche breve tratto °
del tutto scomparso 0 ridotto a
mulattiera per 10 spostamento del centro abitato sulla Flaminia stessa.
La chiesa prese posto, piuttosto che nel luogo di sepoltura dei due martiri
del 304 pietosamente trasfcriti dalla matrona Teodora nel suo proedium oggi
a nord del paese, sulla spianata di blocchi tufacei d'un tempio pagano
® dell'antico insediamento, costretta tra it pendio su cui si innalza I'abside e un

® costone roccioso a ridosso della parcte opposta Sl da avere l'ingresso e il


campanile disposti nella fiancata laterale sud I. Ancora arcipretura nel 1519 2 , a
@ poco a poco passo in secondo ordine per la lontananza dal borgo sino a
versare, allo stato attuale, in un abbandono totale nonostante i non lontani

* Esprimo il mio ringraziamento a Valentino Pace, chc ha seguito con suoi


suggerimenti e con premurosa attcnzione questo studio.
I Sulla zona si vedano: A. Nibby, Dintorni di ROlna, 1. III Roma, 1837, rist. 1973,

p. 13; G. Tomassetti, La canlpagna r0111ana antiea, lnedioevale e n1oderna, vol. III, Roma,
1913, pp. 343-352; C. Ricci, Notizie slOriche di Castelnuovo di Porto e . Paesi circonvicini,
Roma, 1939, p. 94 sgg.; E. Josi, Rigl1ano Flwninio, in Enciclopedia Cattolica, vol. X,
Firenze, 1953, colI. 913-915; Quaderni dell'lstituto di Ricerca Urbanologica e Tecnica della
Pianificazione. III /966 : it territorio della media valle del Tevere, pp. 92-97; G. F. Gambur-
rini - A. Cozza - A. Pasqui - R. Mengarelli, Forma Italiae, serie II. doculnenti 1 : Carta
archeologica d'ltalia: l11ateriali per l'Etruria e la Sabina, Firenzc, 1972, pp. 326-327.
Su Abbondio prete e Abbondanzio diacono si vedano, oltre alIa Bibliotheea Sancto-
rUIn, vol. I, Roma, 1961, pp. 38-39, G. B. De Rossi, I l110n t.onenti antichi cristiani e fa loro
distribuziol1e geografica nef lerritorio dei Capenati, in Bullettino di Archeologia Cristiana, II,
1883, pp. 115-159; M. Mastrocola, Note storiehe circa la Diocesi di Civila Castellana, Orte e
Gallese. Parte I. Le origini cristiane, Civita Castellana, 1964.
2 Come risulta da una bolla di Leone X : cfr. Mastrocola, Note Sloriche cit., p. 124

nota 27.

MEFRM - 92 - 1980 - 1, p. 205-236.


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interventi di restauro con consolidamento del campanile e degli archi e con


stuccatura e marginatura degli affreschi' : it tetto a capriate scoperte, sfascia-
tosi in vari punti, Iascia infiltrare acqua piovana e umidita che hanno tra
I'altro deteriorato molto l'abside rendendo scarsamente Ieggibili Ie pitture;
l'altare e stato diruto e persino un frammento scultoreo incastonato nella
struttura muraria dell'abside c stato divelto e asportato da mani vandaliche. II
complcsso ncl suo ins ierne, con I'alto campanile, con gli archi ogivali portanti,
con i suoi frammenti scultorei e con i suoi affreschi costituisce una testimo-
nianza per Ia storia tra I'VIII-IX secolo e il XIII-XIV.
All'infuori della descrizione degii affrcschi da parte di D. Tumiati 4 , non
esiste uno studio organico sulla chiesa, trattata in margine ad opere di
argomento piu vasto e non in tutto il suo insieme: donde imprecisioni,
omissione di particolari, divergenze cronologiche su ciascuna delle parti con
giudizi talora affrettati. La qucstione si presenta aiquanto intricata per Ie varie
riedificazioni subite dalla struttura muraria e si complica sia per la mancanza
di documenti specifici sia per la stessa problematicita delle figure dei due
santi e della storia della loro translatio~ : poche ed evasive Ie notizie storiche
d'appoggio, occorre, al fine di una corretta collocazione storico-cronologica
della chiesa e dei suoi affreschi e quindi di una definizione stilistica, esaminar-
ne Ie singole fasi costruttive.
A prescindere dalla minuscola e buia cripta presbiteriale a loculo, alia
quale si accede per una scaletta sui lato destro della zona riaizata 6 , Ie parti piu
antiche sono costituite daIl'abside e dai muri perimetrali sia per la loro
struttura sia per la presenza di materiale collettizio di pietra da un edificio
preesistente, come attestano fra gli altri i tre frammenti scultorei inseriti nella

'Secondo Ie notIzle fornitemi dalla Soprintendenza per i Beni ambientali e


architettonici del Lazio, intorno al 1950; secondo testimonianze locali, invece, sullo
scm'cio degii anni trenta. O'altra parte prcsso la stessa Soprintendenza alcune fotografie
dc\l'esterno della chiesa restaurata pof"tano sui retro l'indicazione «~ie. 1939».
4 O. Tumiati, La chiesa dei 55. Abbondio e Abbondal1z.io in Rignano Flamillio presso

Roma, in CArte, I, 1898, pp. 12-14.


'; Si veda 10 studio fondamentale di Mastrocola, Note slOriche cit.
" Non capisco su quali basi fondandosi F. Hermanin, L'arte in Roma dal sec. VIII al
XIV, Bologna, 1945, p. 16, I'abbia potuta paragonare con quelle di S. Lorenzo F. M. 0 di
S. Maria in Cosmedin aRoma, e a p. 43 ne parli come di una costruzione romanica,
quando essa si presenla del tutto diversa dalle cripte romaniche dei dintorni per Ie
quali si veda E. Battisti, MOl1wnellti romanici del viterbese: Ie cripte a sud dei Cimini, in
Palladio, III, 1953, pp. 67-80. Oggi e talmente malridotta che una delle colonnine
incastonate ncl muro all'ingresso del brevissimo corridoio c stata divelta; quanto aIle
colonnine non si puo escludere chc facessero parte del ciborio del IX secolo (dr. piu
sotto).
SULLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 207

muratura absidale : i due simili all'interno a destra del lobo absidalc presenta-
no una decorazione con nastro bisolcato intrecciantesi in una rete con nodi a Fig. 3
doppie puntc e sonG da porre in relazione, come frammenti di pilastrini, con
un terzo a forma d'arco, all'esterno in alto a sinistra; questa c formato da un Fig. 4
nastro curvo ugualmente bisolcato con motivo di gallone a doppio passo e
concluso da un listello di onde ricorrenti che pal-tono dal centro in opposte
direzioni, mentre due pavoni mutili affrontati ornano gli spazi triangolari che
risultano tra i due motivi geomctrici 7 • Tipici motivi decorativi questi assai
frequenti nel IX secolo per i quali si possono produrre confronti precisi: i
pilastrini si avvicinano a un pluteo di S. Maria dcll'Ospedale a S. Oreste, a un
altro di Ischia di Castro, a un pilastdno del duomo di Nepi, senza essere
dissimili per- tecnica da un pluteo deIl'iconostasi di S. Leone a Capena, mentre
aRoma si riscontrano all'Aracocli, a S. Maria in Cosmedin, un po' pili
elaborati a S. Prassede1!; anche i motivi dcll'arco di ciborio si riscontrano in
vad luoghi del Lazio come in S. Maria Maggiore a Tuscania, neI Duomo e
nella chiesa di S. Maria dell'Arco a Civita Castellana, nel Santuario di S. Euti-
zio, a Castel S. Elia, oppure a Roma in S. Maria in Cosmedin, ai SS. Quattro
Coronati, in un ciborio proveniente da S. Basili0 9 • I tre frammenti spettano

7 Questo importante frammento e stato complctamente omesso da J. Raspi Serra


ncl Corpus della scullura altomedievale. 8 Le diocesi delfalto Lazio, Spoleto, 1974; per i
primi due cfr. tav. LXX fig. 126 n° 110, fig. 127 nO III (data: IX sec.): quest'ultimo
frammento oggi non si trova pill in situ. II frammento con i pavoni contiene nella ghiera
inferiore un'iscrizione Ie cui lettere sono difficilmcnte decifrabili sia per I'altczza
notevole da terra sia perche corrose dagli agenti atmosferici e incrostate parzialmente
da licheni; trascrivo tuttavia quanto sono riuscito a leggere : OIETSCIBICIOPLES.O.DE-
METRIUS.PRETMNOFIEBSROCA; sicuro e soltanto il nome DEMETRIUS; Ie lettere
IBICIOPI potrebbem essere lette EPISCOPI 0 EPISCOPS.
8 Per l'alto Lazio cfr. Corpus 8, cit., rispettivamente: taY. LXXI fig. 128 n° 112

(data: seconda meta VIII sec.); tav. XXV fig. 43 nO 33 (data: IX sec.); tav. CLV
figg. 251-252 nO 210 (data: IX sec.); tav. CXXXVI fig. 217 n° 184 (data: 856-867; fine
VIII secolo invece per G. Matthiae, La icunostasi della chiesa di S. LeO/Ie a Capella, in
Bollettinu d'arte, XXXVII, 1952, pp. 293-299). PCI- Roma cfr. Corpus della scullllra altome-
dievale. 7 La diucesi di Ruma (a c. di L. Pani Ermini), t. I, 2, 3, Spoleto, 1974,
rispettivamcnte: tomo 1 ta\'o XVIII fig. 44a (data: meta IX scc.); tomo 3 tav. XLIV
fig. 117 (data: IX sec.); tomo 1 tav. XXI fig. 72 (data: 817-824). Ci sono comunque altri
esempi, anche fuori del Lazio.
'i Pcr l'alto Lazio cfr. Corpus 8 cit., rispcltiYamente : pilastrino con gallone tav. XLII

fig. 77 nO 64 e tav. XLV fig. 81 n° 68 (IX sec.); coda di pavonc tav. CLXXXVlII fig. 303
nO 257 (tra VIII e IX sec.); arco di ciborio con pavoni tav. CXXI fig. 199 nO 173 (IX sec.).
Per Roma cfr. Corpus 7 cit., rispettivamente: paliotto, tomo 3 tav. XLI figg. 103-104
(data: 772-795?); ciborio, tomo 2 tav. XXIV fig. 46 e tay. XXV fig. 47 (data: prima meta
IX sec. ?). Anchc qui molto pill numcrosi polrebbero essere gli esempi.
208 MICHELE TRIMARCHI

dunque ad un omogeneo complesso di arredi marmorei, un ciborio sicura-


mente, del IX secolo lo •
Crollato rovinosamente l'edificio primitivo, come comprova l'utilizzazione
dei frammenti del ciborio, si procedette a una seconda costruzione sulle
fondazioni preesistenti senza correggere Ie asimmetrie perimetrali. La cortina
muraria, costituita di mattoni, tufelli e materiale di spoglio disposti con
alternanza irregolare su letti di malta grossolana, porosa e molto alta, denota
una messa in opera non accurata, e, per Ie strutture estremamente semplici si
puu collocare tra it X e I'XI secolo. Per una datazione pili precisa ci soccorro-
no importanti notizie storiche. La zona del Soratte era un punto di sosta
obbligato per gli imperatori che partivano da Roma 0 che vi giungcvano, tanto
che Ottone 1, ritornando in Germania dopo l'incoronazione a Roma del 962,
fece la prima sosta a Rignano Flaminio, da dove datu al 21 febbraio di
quell'anno un diploma in favore del monastero del Monte Amiata". Ottone III
poi, per procurare reliquie per la chiesa sull'isola Tiberina aRoma dedicata al
suo amico martire S. Adalberto, fece operare verso il 1001 la translatio dei
corpi dei SS. Abbondio e Abbondanzio requisendo Ie preziose reliquie al
borgo rignanese: in quella circostanza potc senz'altro (ai Beneventani che
I'avevano ingannato non inviandogli Ie spoglie autcntiche di S. Bartolomeo
era stato addirittura suI punto di muovere guerra) in qualche modo ricompen-
sarlo con quelle trasformazioni apportate aHa chiesa intitolata ai due marti-
ri IZ.

10 La notizia riportata ncl manoscritto di suor Giuditta Luti (dr. Mastrocola, Note

storiche cit.. p. 120, e A. Degl' Effett i, Memorie di S. Nonnoso ahhate del Soratte e de
luoghi circonvicini e loro pertinenze, Roma, 1675, p. 61) a proposito di un monastcro
detto di S. Bonda presso Siena dedieato ai SS. Abbondio e Abbondanzio e costruito daI
re Pipino figlio di Carlo Magno per dcvozione verso i due santi, preciserebbc, a causa
del nesso evidcnte con it culto rignanese, non dieo [a costruzione primitiva della nostra
chiesa - cssa infatti dovette insediarsi sui luogo del tempio, come era consueto, molto
prima almeno sin dal trionfo del cristianesimo quand' era ancora vi va il rieordo del
martirio e della sepoltura ad opera di Teodora che la pieta popolare fara diventare
santa -, rna sicuramente i contributi del re caroIingio, morto nell'81O, per innalzare il
ciborio i cui frammenti vennel'O utilizzati in una successiva riedifieazione: 10 stile e i
raffronti con altre opere coeve, come s'e veduto, sono una riprova della datazione
all'inizio del IX secoIo.
II Tomassetti, La campagna cit., p. 345.

12 Ottone III in onore di Adalberto fcce costruire chiese anche ad Aquisgrana, a

Ravenna, a Subiaco. La translatio dei corpi dei SS. Abbondio e Abbondanzio fu operata
forse dal cimitero di Teodora come opinano G. B. De Rossi e M. Mastracola sulla scorta
del racconto della Inventio e della Translatio di quei corpi scritta probabilmcnte poco
dopo l'avvenimento: cfr. De Rossi, I monU/nenli cit., pp. 137-138; Mastrocola, Note
sloriche cit., p. 124. Ne bisogna dimenticare che l'imperatore giovinetto mona neI
SULLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 209

Se la struttura perimetrale puo su queste motivazioni essere ancorata


all'iniziale XI secolo, il campanile invece, diversificandosi da essa, attesta due
momenti distinti della fase costruttiva: la sua tessitura laterizia infatti si Fig. 6
presenta regolare e accurata, opera di una maestranza altamente specializzata
che ha impiegato materiale abbastanza omogeneo, poggiante su strati di malta
non molto alti e distanziati ad altezze progressive di massima costanti. La sua
datazione, che e stata fatta oscillare dal IX al XIII secolo, e con sicurezza
posteriore all'abside e alia struttura perimetrale sulla quale insiste con eviden- Fig. 1
te sovrapposizione, cio che non sarebbe accaduto se Ie due costruzioni fossero
state sincrone 13 • Esso venne inserito nella planimetria della chiesa tra Ie due Fig. 5
porte - una c murata - della parete sud, dove questa incominciava a seguire
un andamento convesso verso l'esterno on de consentire con una maggiore
ampiezza nel rialzo absidale di accedere agevolmente alla cripta senza interfe-
rire con l'altare posto di fronte alia cavita absidale, gia di per se decentrati
verso la parde nord. Se in qualche modo puo richiamare il campanile,
databilc alia prima meta dell'XI secolo, di S. Maria del Carmine a Civita
Castellana con tre piani di bifore dagli elementi ancora arcaizzanti neHe
corniciature a risega e a filare semplice, oppure queUo romano di S. Benedet-
to in Piscinula della meta dell'XI secolo, appartiene tuttavia alla stessa
tradizione costruttiva di quello di S. Maria in Cappella aRoma dalle forme
ancora semplificate databile sicuramente attorno al 1090 e dell'ultimo piano di

gennaio del 1002 nei pressi del Soratte, Roma tumultuando: per la storia di questo
periodo rimane sempre fondamentale l'opera classica della seconda meta dell'Ottocento
di F. Gregorovius, Sforza della dtta di Roma nel Medioevo, vall. 3, ediz. Torino, 1973.
I,Come per l'abside, anche nel campanile e murato alia base un grosso cippo
marmoreo aHa memoria di C. Clodio Fabato, pubblicato per la sua iscrizione nel Corpus
Inseriptiol1um Latinarum, Berlino, 1863 sgg., vol. Xl, 1, 3963. Altri grossi frammenli di
epoca romana si trovano sparsi all'interno della chiesa potendo essere utilizzati per gli
usi del culto. La cortina laterizia del campanile e costituita di mattoni generalmente di
queste dimensioni: 25,5 x 12,5 x 4 0 24 x 7 x 2,5, e di letti di malta che oscillano dai
2,2 cm. ai 3,5: la differenza con la struttura perimetrale, i cui mattoni sonG tutti
reimpiegati presentando dimensioni disparate (cm. 15 x 3,8; 19,5 x 4; 26 x 6; 23 x 3,8;
21 x 2,8; 22 x 3,5; 26,6 x 3,5; 27 x 6; 33 x 7; 34 x 3,5; 35 x 6,5 ecc.), mentre i letti di
malta molto porosa e grossolana oscillano dai cm. 2 ai 3,7 ai 4,5 ai 7, e evidente indizio
di due momenti delle fasi costruttive. L'analisi delle tecniche e delle strutture murarie
degli edifici religiosi aRoma e stata indagata per alcuni periodi del medioevo in due
studi recenti: C. Bertelli - A. Guiglia Guidobaldi - P. Rovigatti Spagnoletti, Strullure
murarie degli edifici religiosi di Roma dal VI al IX secolo, in Rivista dell'IstitUfO Nazimzale
d'Areheologia e Storia dell'Arte, XXIII-XXIV, 1976-1977, pp. 95-172; M. E. Avagnina -
V. Garibaldi - C. Salterini, Strutlure murarie deg/i edifici religiosi di Roma nel XII see%,
in Rivista dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia deltArte, XXIII-XXIV, 1976-1977,
pp. 173-255.

MEFRM 1980, 1. 14
210 MICHELE TRIMARCHI

S. Salvatore a Vescovio, probabilmente del XII secolo. In particolare il con-


Fig. 7 fronto col campanile di S. Maria in Cappella evidenzia chiaramente la sua
evoluzione: entrambi sono inseriti nella planimetria della chiesa, rispecchian-
do in questo una medesima tradizione arcaica; uguali i primi piani di bifore
con pilastrino mediano; Ie bifore del secondo piano di S. Maria in Cappella in
luogo dell'odierno pilastrino mediano presentavano originariamente, secondo
quanta ha appurato A. Serafini, una colonnina come a Rignano; uguale la
cornicetta di contorno delle arcatelle delle bifore la quale peru mentre a
Roma si profila con continuita attomo alia torre, a Rignano si interrompe
daII'imposta dell'estradosso di ciascuna arcatella fino agli angoli della torre
per mezzo dell'inserzione di una cornice a doppio filare di mattoni, con
dentclli intermedi a risega ad andamento destrorso e sinistrorso; quest'ultimo
tipo di cornice usato per scandire i piani, si presenta a Rignano raddoppiato
nel secondo e nel terzo piano. E evidente quindi la ripresa esatta delle forme
del campanile trasteverino, r-ielaborate in modo pili complesso in un contesto
culturale costruttivo cronologicamente non molto distante. Lo stesso modulo
stretto e allungato di finestre con comici di un solo filare di mattoni all'estra-
dosso delle arcatelle viene ripreso, probabilmente dalla stessa maestranza, in
quello di S. Giuliano nella non lontana Faleria, per iI quale, anche per
l'inserzione di qualche nuovo e1emento, Serafini ha proposto una datazione
tardiva, la fine del XII secolo. Se si pensa che dall'XI secolo l'area laziale non
fu suscettibile pili di ulteriori evoluzioni delle forme fissate per Ie strutture
campanarie se non nei particolari, il campanile di Rignano deve necessaria-
mente essere posticipato rispetto alIa collocazione di Serafini: una datazione
al XII secolo iniziale sembra, come s'c veduto, obiettivamente la pili rispon-
dente ai criteri stilistici 14.

1-1 Quanto aile diverse datazioni del campanile, se Josi, Rignano cit., 10 colloca nel

IX sccolo e Tomassetti, La campagna, cit., p. 351 sgg., nel XII-XIII secolo, il maggiore
studioso in questo campo, A. Serafini, Torri call1panarie di Roma e del Lazio net
Medioevo, Roma, 1927, ta\'o XVIII, pp. 108-109, mettendolo in relazionc per la sua
tipologia con una maestranza operante in edifici di dimcnsioni modeste e su schemi a
sole bifore, finisce con I'ancorarlo alIa prima meta dell'XI secolo per il generico
presupposto che Ie vicende dell' edificio andrebbero ricollegate agH anni immediatamcn-
te vicini aHa trans)atio dci due Santi allorchc il loro culto sarcbbe stato pili vivo.
lntuizione che si rivela assai debole di fronte a precise testimonianze di una duratura
pieta religiosa : si considerino, se non altro, gli interventi di molto posteriori riguardanti
1a costruzione dei tre archi intcrni; il fatto che la chiesa era arcipretura nel 1519; i
tardivi rifacimenti delle pitture del lobo absidale.
Torna sempre utile, ai fini della caratterizzazione di un gusto che si precisa attorno
ad un ambito cronologico affine, un confronto con il piccolo campanile della chiesa
trasteverina di S. Benedetto in Piscinula del terzo quarto deU'XI secolo assai vicino per
SULLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 211

La nuova fabbrica, 0 almeno la copertura, nondimeno non resistette, tanto


c vero che oggi il suo tetto c sostenuto da tre arconi ogivali di blocchi tufacei Fig. 8
poggianti su bassi pilastri murati i cui capitelli erano ornati con croce greca di
terra rossa. L'impiego esclusivo della pietra, piuttosto che del laterizio come
per il campanile e per buona parte della struttura muraria, sembra una
caratteristica dell'area gotica del Lazio. Tenendo conto della particolare ubica-
zione della chiesa nonche delle sue parti ancora efficienti, si rendeva evidente-
mente necessaria una nuova funzionalita per risolvere con semplicita ed
essenzialita costruttive it raccordo delle strutture esistenti senza per altro
sottoporle a nuovi gravami. Di qui la soluzione archiacuta che in una chiesa a
navata unica non voltata comportava cadenze strutturali gia sperimentate
nell'area umbro-Iaziale, e non soltanto in essa IS. I vantaggi tecnici ed artistici
dell'arco trasversale, adottati in un periodo in cui grande diffusione aveva
raggiunto l'architettura degli Ordini mendicanti, cioe tra it XIII e il XIV
secolo, penetrando facilmente a livello locale, furono accolti per la loro
tipologia semplificata nella see Ita costruttiva dei SS. Abbondio e Abbondanzio
venendo ad eliminare i problemi tecnici, e in obbedienza altresi al nuovo
gusto. Non essendo possibile, esaminando gli archi per se stessi, una determi-
nazione assoluta in quanta che semplici clementi di una struttura funzionale
priva di connotazioni qualificanti, chc altrimenti la inquadrino nel pili ampio
contcsto umbro-lazialc, occorrc assumere genericamente come riferimento
cronologico per l'utima ricostruzione parziale della chiesa il XIII-XIV secolo,

influsso, come sottolinea bene Serafini, a que IIi della nostra maestranza: essa si
differenzia per I'uso della decorazione marmorea poiicroma neHe pareti e per Ie cornici
a risega che giungono a formare imposta aile arcateHe delle bifore (dr. id. cit., tav. XX,
pp. 111-112; G. Scarfone. S. Benedetto in Piscilluia, in lma Roma, XVIII, n° 3-4, 1977.
pp. 1-24, aile pp. 17-18).
Per Ie torri campanarie di S. Maria del Carmine a Civita Castellana, di S. Maria in
Cappella aRoma, di S. Salvatore a Vescovio, di S. Giuliano a Faleria cfr. Serafini, Torri
campanarie cit., rispettivamente tav. XXII e p. 113; tav. XI e p. 96; tav. XXXVII B e
pp. 142-144; fig. 285 e p. 109; per la ricostruzione del campanile di S. Maria in Cappella
fig. 255. Su quest' ultima chiesa si vedano pure O. Borromeo, Santa Maria in Cappella, in
LVrbe, XVIII, nO 4, 1955, pp. 1-10; E. Carreras Amato, La chiesa di S. Maria in Cappella,
in Alma Roma, XVIII, nO 5-6, 1977, pp. 58-65, a p. 62.
"W. Kronig, Hallenkirchen in Mittelitalien, in Romisches lahrbuch fur Kunstgeschi-
chte. II, 1938, pp. 1-142; id, Caratteri dell'architettura degli ordini mendicanti in Umbria, in
Atti del Sesto Convegno di Studi Umbri, Gubbio 1968, ed. 1971, pp. 165-198, e le osserva-
zioni piu recenti di P. Heliot, Sur les eglises gothiques des ordres mendiants en Italie
Centrale, in Bulletin Monumental, CXXX, 1972, pp. 231-235; J. Raspi Serra, Esempi e
diffusione della tipologia architettonica minorita nell'alto Lazio, in Bollettino d'arte, LVIII,
1973. pp. 207-212. Utile pure L. Fraccaro De Longhi, L'architettura delle chiese cistercensi
ita/iane, Milano, 1958.
212 MICHELE TRIMARCHI

allorche una morfologia tipica ormai fissa s'era venuta identificando con la
produzione comune 16 •
Stabilite Ie vicende costruttive dell'edificio, problematica resta la dctermi-
Fig. 9 nazione cronologica degli affreschi dell'arco absidale che si dovra inquadrare,
per Ie dette fasi architettoniche, tra l'iniziale secolo XI e il XIII-XIV. Essi
insieme con la tccnica impiegata e con la composizione dci colori ancora
abbastanza evidenziati sullo scorcio del secolo scorso, anche sc erano scom-
parse Ie vclature finali, sono stati descritti da D. Tumiati 17. E una tipica
raffigurazione apocalittica rappresentante, nella parte superiore del timpano,
l'Agnello col rotolo entro tondo affiancato a sinistra dal toro (oggi scomparso)
e dall'uomo, a destra dal leone e dall'aquila, e, nella parte inferiore, il tondo
iridato del Cristo col libro nella sinistra e benedicente alIa greca con la destra
fiancheggiato da sette candelabri, da due cherubini, da gruppi d'angeli; separa-
ti dal timpano, mediante una cornice dipinta, i ventiquattro seniori con Ie
mani velate offrono i calici nelle due zone ai lati del lobo absidale, il cui
estradosso presenta un fregio floreale rifatto posteriormente. Scarsamente
visibile perche caduto 0 obliterato il [regio dipinto che inquadra tutta la
parcte salcndo lungo gli angoli fino al colma del timpano.

16 In mancanza di documenti specifici, una retrodatazione al XII secolo non puC>

essere affatto avanzata perche troppo prematura, nemmeno tenendo conto degli
elementi gotici di S. Maria di Falleri, per la Quale dr. M. Mastrocola, La chiesa di
S. Maria di Falleri (sec. Xll), in Miscellanea di Studi Vi terbesi, Viterbo, 1962, pp. 391-399.
Hermanin, L'arte cit., p. 53 data genericamente la ricostruzione della navata al XIII
secolo.
Alla ricostruzione degli archi sono probabilmente da ricollegare alcuni tampona-
menti all' esterno : a un esame attento infatti, anche se i restauri del nostro secolo non
permettono di cogliere appieno alcune integrazioni, la cortina muraria si presenta in
alcune zone diversa: nell'angolo inferiore di sinistra tra il muro dell'arco trionfale e la
parete sud della navata; nella giuntura tra l'abside e il muro dell'arco trionfale di
sinistra; nell'angolo superiore tra il muro dell'arco trionfale e il muro nord della navata;
nella zona terminale dell'arco trionfale: i mattoni di colore rosso, di rnassima lunghi
cm. 28 x 13,5 x 2,5, sono disposti con andamento regolare su strati di malta fine,
compatta e sottile (da cm. 1,2 a 2). II materiale, nonche la sua messa in opera, si
differenzia tanto da quello della struttura perimetrale quanta da quello della torre
campanaria e sembra essere stato selezionato con cura per rinforzare quei cedimenti
che avevano potuto compromettere la staticita della struttura, soprattutto nella parte
absidale che s'erge su un dislivello scosceso, prima che si rendesse necessario l'assetto
ogivale della chiesa.
17 Tumiati, La chiesa cit., da notizia anche di pochi altri frammenti pittorici della

chiesa, oggi di massima non pill facilmente individuabili come il dipinto della cripta
raffigurante S. Michele, assegnato dallo studioso « al nuovo stile, che sussegui all' epoca
del Torriti, del Rusuti e del Cavallini» (p. 14).
SlJLLA CHIESA DEI SAl'<il ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 213

II tema esposto aveva avuto aRoma illustri precedenti, soprattutto musi-


vi, secondo una tradizione che dall'eta paleocristiana con numerose varianti si
sarebbe inoltrata per tutto il Medioevo. Nella scelta del soggetto iI maestro si
era rifatto alle immagini di un vasto repertorio ricomponendole tutte insieme
per decorare l'arco, secondo un programma che nel suo insieme presenta
un'inconsueta complessita di impostazione per la duplicita, se non triplicita, di
motivi, modulati su un unico tema incentrato sui medaglioni susseguentisi in
rigidita assiale che, partendo quasi senza interruzione dalla sommita del
timpano con I'Agnus Dei, scende attraverso il Cristo benedicente sino alia Figg. 11 c 16
probabile teofania del catino. L'artista si trovo obbligato a raggruppare i vari
motivi a causa della struttura architettonica della parde absidale che presenta
rapporti di misure non frequenli net dare it massimo risalto all'arco, cioe alIa
superficie parietale piana, rispetto al lobo absidale basso e poco profondo,
assai simile a una nicchia lll : poco suasiva infatti rimane l'alternanza offerta
dalla fascia intermedia, quasi doppione di quella del colmo del timpano, senza
la soluzione di continuita che invece presenta per la cornice pittorica divisoria
quella pili bassa con i seniori. Indubbiamente il maestro intese rappresentare,
almeno in questa parte principale della chiesa, con meticolosita i primi
capitoli soltanto del testa giovanneo : dalla visione preparatoria con i candela-
bri (Apocalisse, cap. 1) ai preliminari del Grande Giorno allorche all'Agnello
vengono affidati i destini del mondo (capp. IV e V). Ritradurre in idee e
quindi in figurazioni Ie complesse visioni simboliche del motivo teofanico
presentava notevoli difficolta: se iI capitolo I 10 caratterizza come il Cristo. il
capitolo IV fa arguire che sui trono e Dio, che S. Giovanni pero si guarda bene
dal descrivere 0 nominare. mentre il capitolo V pili chiaramente 10 indica
come I'Agnello sui trono. La contaminazione dell'Agnello col Cristo in due
medaglioni contigui, eccettuando il S. Pietro di Tuscania, e sostanzialmente
priva di precedenti; nella nostra chiesa trova tuttavia una sua giustificazione,
come variante iconografica innestata su un tema tradizionale l '" per la grande

I~ Una situazione per piu versi analoga di predominanza del tema iconografico
esposto su una vasta parete absidale si riscontra in Abruzzo, nella chiesa di S. Pietro ad
Oratorium presso Capestrano, al cui proposito si vedano Ie considerazioni di V. Pace,
Pro/ilo della pittura medievale abruzzese, in Abruzzo, XIV, 1976, pp. 61-73, in particolare
alle pp. 63-64, estensibili anche alia nostra chiesa.
19 Sui tema si veda F. Van Der Meer, Maiestas Domini, Citta del Vaticano, 1938,

p. 237 e passim con riferimenti anche all'affresco di Rignano. crr. pure, per un esempio
nella Bibbia spagnola di Roda messo in relazione con gli affreschi di Castel S. Elia,
P. Hoegger, Die Fresken von S. Elia bei Nepi, ZUrich, 1975, p. 64 sgg. e fig. 26, con
r Agnello invert ito rispetto al Pantocratore. Quanto at S. Pietro di Tuscania si rimanda a
Chr. A. Isermeyer, Die mittelalterlichen Malereien der Kirche S. Pietro in Tuscania, in
214 MICHELE TRIMARCHI

superficie dell'arco e per la sua conformazione timpanata : gli stessi candelabri


infatti, non potendo trovare posto come di consueto tra il tetramorfo e
l'Agnello, vengono trasferiti piu in basso attorno alIa parte superiore del
clipeo del Cristo. L'inserzione poi delle due schiere angeliche se da una parte
ha riferimenti testuali (Apocalisse, cap. V, 11), dall'altra non troverebbe, come
gli altri motivi, significative tradizioni rappresentative: il riferimento piu
adeguato, piuttosto che all'arco dei SS. Cosma e Damiano con due angeli per
lato, e all'arco trionfale di S. Maria in Cosmedin aRoma i cui affreschi
frammentari del IX secolo presentano falangi angeliche e cherubini ai lati del
clipeo rappresentante sicuramente it Cristo, del quale rimane soltanto il
nimbo erucigero; d'altra parte torna sempre utile un raffronto con l'estremita
sinistra dell'arco trionfale di S. Prassede per il gruppo di beati introdotti da
due angeli nella Gerusalemme celeste, al centro, (e la deserizione degli ultimi
eapitoli dell'Apocalisse) eon impianto analogo ai due gruppi di Rignano20.
In quanta alia sequenza lineare del letramorfo ai lati dell'Agnello e del
Cristo e del trono vuoto eentrali, trascurando l' esempio di S. Pudenziana (inizi
del V secolo) ove viene seguito l'ordine dei Vangeli della Vulgata (uomo,
leone, toro, aquila) e quello eteronomo ormai perduto di S. Sabina (Celestino
I, 422-432) (uomo, leone, aquila, toro), essa presenta aRoma sostanzialmente
due tradizioni: quella dell'areo di S. Maria Maggiore (Sisto III, 432-440) (toro,
uomo, leone, aquila) ripresa nell'areo trionfale di S. Paolo fuori Ie Mura e sulla
eoeva facciata di S. Pietro in Vaticano (Leone I, 440-461); quella oggi mutila

Kunstgeschichtliches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana, II, 1938, pp. 289-310, p. 292 sgg.
e fig. 254.
20 Per iSS. Cosma e Damiano dr. G. Matthiae, Pittura romana del Medioevo, voll.

1-2, Roma, 1966, vol. I fig. 52: if mosaico dell'areo absidale e generalmente datato al
pontificato di Feliee IV (526-530); il Matthiae tuttavia ha proposto una datazione [ra iI
692, anno del Sinodo Trullano, e it 701, fine del pontificato di Sergio I (Mosaici
medioevali delle chiese di Roma, Roma, 1967, p. 210. Per l'affreseo di S. Maria in
Cosmedin dr. G. B. Giovenale, La Basilica di S. Maria in Cosmedin, Roma, 1926,
tavv. XXXV, XXXVI e p. 286; Matthiae, Pittura cit., vol. I, p. 226 (Nicolo I, 858-867). Per
I'areo trionfale della zona sinistra a S. Prassede cfr. id., Mosaici cit., fig. 185; alquanto
diversa l'impostazione del gruppo del pennacchio di destra (ibidem, fig. 187), che non
offre raffronti utili eon i gruppi di Rignano. Sostanzialmente diversa la prospettiva
inversa delle schiere angeliehe eonvergenti verso il trono della Madonna nell'altra
abside romana di S. Maria in Domnica (ibidem, fig. 145). Nondimeno 10 schema figurati-
vo degli angeli ai SS. Abbondio e Abbondanzio era frequente nell'arte medievale, basti
pensare, tra gli altri esempi, ai gruppi di fedeli nelle storie di S. Alessio e di S. Clemente
nella Basilica inferiore di S. Clemente a Roma (XI sec.), 0 a quello della terza banda
della Tavola Vaticana del Giudizio Universale, per la quale si rimanda a E. B. Garrison,
Dating the Vatican Last Judgment Panel: Monument versus Document, in La Bibliofilia,
LXXII, 1970, pp. 121-160, fig. 1.
SVLLA CHIESA DEI SA!'JTI ABBONDIO E ABBOl'<DANZIO A RIGNANO FLAMINIO 215

ddl'arco dei SS. Cosma e Damiano (Felice IV, 526-530) che cia 1a pl-eminenza
alla coppia apostolica al centro (uomo-Matteo, aquila-Giovanni) e che si trova
fedclmente ripresa in qucllo di S. Prassecie (Pasquale I, 817-824) (leone, uoma,
aquila, toro)2l. Dopo il X secolo nell'ambiente romano ci si rifa, tranne che a

21 Il mosaieo distrutto della facciata di S. Pietro in Vaticano si conosce attraverso il

discgno del Cod. farfense 124 dell'XI seeolo (Eton College, Library) riprodotto da
S. Waetzoldt, Die Kopien des 17. lahrlnll1derts nach Mosaiken Imd Wwulmalereiel1 in
Rom, Munchcn, 1964, fig. 473 e da H. Grisar, Il prospettu dell'a11lica Basilica Vaticana, in
Al1alecta Rumal1a, I, Roma, 1899, pp. 463-506 e tav. X, con al centro it medaglione
dell'Agnello in picdi che all'cpoea di Sergio I (687-701) vennc a sostituire il busto del
Cristo dopo Ie vieende del Sinodo Trullano del 692, e attravcrso it disegno di Domenico
Tasselli prima della demolizione riprodotto da 1. Wilpert, Die Romischen Masaikel1 und
Malereiell del' Kirchlichel1 Bauten 1'0111 TV. bis Xlll lahrhundert, Freiburg, 1917, vol. r. 2
fig. 117, c dc Grisar, II pruspetto cit.. tavv. XI-XII. con lc trasformazioni c i rifacimenti
sotto Grcgorio IX (1227-1241) allorchc la sequenza diventa: leone, uomo, aquila, toro
con al centro il Cristo seduto in trono. Per qucl che riguarda la suecessionc dei Viventi
sulla primitiva facciata, essa viene sulla base del Cod. Farf. cosi intcrpretata da Grisar:
toro, uomo, leone, aquila, mentre Matthiae, Mosaici cit., a p. 127 individua al primo
posto il leone e al terzo il toro: a mio avviso tuttavia va accettata la prima ipotesi di
lettura sia per la seorta fornita dai precedenti modelli di S. Maria Maggiore e di
S. Paolo fuori Ie Mura (dr. rispettivamente ibidem, fig. 52, e Waetzoldt, Die Kapien cit.,
fig. 453), sia aneora per il fatto che tale ordine viene successivamente ripreso nell'Orato-
rio latcranense di S. Venanzio (Giovanni IV, 640-642) e nella Sala del Concilio lateranen-
se (Leone III, 795-816) (dr. rispettivamente Grisar, Il prospetto cit., fig. a p. 510, e Roma e
['eta carolillgia. Afti delle giornate di studio 3-8 maggio 1976 a CLlra dell'lstituto di Sturia
dell'Arte dellVniversitcl di Roma, Roma, 1976, fig. 182). Quel che importa comunque e che
a S. Pietro non viene data 1a preminenza alIa eoppia apostoliea Matteo-Giovanni al
centro.
Quanto aHa datazione del mosaico di S. Paolo scorretta e quella ancorata al
pontificato di Leone III (795-816) proposta da E. Lavagnino, Sulla datazione e i caratleri
stilislici del masaico sull'arco trion/ale della basilica ostiense, in ROl11a. Rivista di Studi e di
Vita Romana, XV. 1937, pp. 201-204.
Sui rapporti tra iSS. Cosma e Damiano e S. Prassede cfr. P. J. Nordhagen, Un
problema di caratlere iconagra/ico e tecl1icu a S. Prassede, in Ruma e l'eta carulingia cit.,
pp. 159-166, ove C pure delineato il problema eonnesso con l' adorazione dell' Agnello.
I motivi della seconda tradizione iconografica furono ripresi a Roma in S. Marco
(Gregorio IV, 827-843), sia pure con l'inversione tra il leone e il toro; nell'arco absida1e
di S. Clemente [Matthiae, Musaici cit., fig. 228] da lui datati alIa meta del XII secolo,
mentre da H. Toubert, Le renouveau paleochn!tiel1 a Rome au debut du Xli siecle, in
Cahiers Archeologiques, XX, 1970, pp. 99-154, al primo quarto dello stesso seeolo; a
S. Maria in Trastevere [Matthiae, Mosaici cit., fig. 229] databili soUo Innoeenzo II
(1130-1143); nella basilica di S. Croce in Gerusalemme [Wilpert, Die Romischel1 Mosai-
kel1 cit., vol. IV tav. 251 nO 1] databili al 1145 circa (si veda pure G. Matlhiae, Gli
affreschi di S. Croce in Gerusalemme, Roma, 1968), con 10 scambio tra il leone e il toro
nell'ordine della sequenza; a S. Francesea Romana, Waetzoldt [Die Kopien eil., figg. 44,
45] databili al terzo quarto del XII secolo; a S. Giovanni a Porta Latina [Wilpert, Die
216 MICHELE TRIMARCHI

Tuscania nella chiesa di S. Pietro (fine XI secolo) e a Rignano, a questa


seconda tradizione. Quanto all'iconografia delle due immagini clipeate, nelle
decorazioni apocalittiche fino al X-XI secolo si trova ora l'Agnello (dr. Faccia-
ta di S. Pietro in Vaticano fino al XII secolo, SS. Cosma e Damiano e
S. Prassede - in entrambe queste due chiese esso e intronizzato -, S. Sebastia-
nello, cripta di S. Pudenziana ... ) ora il Cristo (dr. S. Paolo fuori Ie Mura,
Sala del Concilio lateranense, S. Marco ... ), col XII secolo invece, almena per
quel che ci e pervenuto, soprattutto nei programmi musivi ha la prevalenza 0
il Cristo (S. Clemente) 0 la croce clipeata con l'alfa e l'omega (S. Maria in
Trastevere, S. Francesca Romana), anche se I'Agnello e rintracciabile a S. Cle-
mente e a S. Maria in Trastevere tanto a destra quanto a sinistra dell'emiciclo
sulla calotta absidale, ridott a tuttavia in coppia minuscola a sigla apparente-
mente decorativa. La duplice presenza delI'Agnello e del Cristo e rilevabile
soltanto in S. Pietro a Tuscania ove anche nella successione del tetramorfo
vengono seguiti come a Rignano, sia pure con l'inversione tra il toro e il leone,
i modelli pili antichi: sull'arco trionfale il Cristo clipeato, candelabri, il
tetramorfo, e nei pennacchi i seniori che con Ie mani velate offrono corone;
nell'arco absidale il clipeo, contiguo a queUo del Cristo, con l'Agnello portacro-

Riimischen Mosaiken cit., vol. IV tav. 257; ed E. W. Anthony, Romanesque Frescoes,


Princeton, 1951, fig. 83] databili sotto Celestino 111(1191-1198); nel rifacimento della
facciata di S. Pietro in Vaticano del secondo quarto del XIII secolo, come gia s'e veduto;
nell'arco absidale di S. Passera databili al XIII secolo [Waetzoldt, Die Kopien cit., figg.
461-462].
I due ordini di successione saranno scardinati completamente nella facciata di
S. Maria maggiore (1305-1308) (leone, aquila, uomo, toro) [Waetzoldt, Die Kopien cit.,
fig. 234].
Motivi apocalittici si riscontrano anche in altre chiese di Roma: queUe ormai
perduti nell'areo absidale di S. Cecilia (817-824), [ibid., figg. 34-35]; nella parete absidale
del tempio della 'Fortuna Virile' (Giovanni VIII, 872-882) [M. Trimarchi, Per una
revisione iconografica del ciclo di affreschi nel lempio della 'Fortuna Virile', in Studi
medievali, XIX, 1978, pp. 653-679, tav. 12]; nell'areo absidale di S. Sebastianello databili
al X seeolo [Waetzoldt, Die Kopien cit., figg. 519-520, e Wilpert, Die Romischen Mosaiken
cit., vol. II figg. 515 e 513-514] nella volta della cappella di S. Pudenziana, [ibid., Tav. 233
no 2, databili alIa seconda meta dell'XI seeolo].
Anehe fuori Roma i motivi apocalittici erano presenti nei programmi decorativi. Si
vedano, tra gli altri esempi gli affreschi di: S. Pietro a Tuscania [Isermeyer, Die
mittelalterlichen Malereien cit., p. 292 sgg. e fig. 254] databili sullo scorcio dell'XI secolo,
Castel S. Elia presso Nepi [0. Demus, Romanische Wandmalerei. Munchen, 1968, tav.
XIII] databili all'XI-XII secolo (si veda pure la monografia di Hoegger, Die Fresken cit.);
S. Angelo in Formis [Demus, Romanische Wandmalerei cit., figg. 16-18] databili al
1072-1087; S. Silvestro a Tivoli [ibid., fig. 51] databili intorno all'iniziale XIII secolo; la
cripta della cattedrale di Anagni [ibid, fig. 53 e tav. XXII] databili al secondo quarto del
XIII seeolo.
SULLA CHIESA DEI SANTI ABBO~DIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 217

ce attorniato da angeli. Questo nel panorama artistico romano e iI punto di


riferimento piu adeguato almena dal punto di vista iconografico.
II rinvio monumentale per la composizione e per l'iconografia dei Seniori
puo essere per un verso alia facciata di S. Pietro in Vaticano secondo quanto
testimonia il Cod. Farf. 124 ove i seniori, suddivisi in quadrup1ice gruppo per
Ie aperture nella parcte, offrono calici con Ie mani velate (a S. Paolo fuori Ie
Mura e a S. Maria Maggiore offrono corone), e per un altro ai pennacchi Fig. 14
dell'arco absidale di S. Prassede con somiglianze com positive (tranne l'offerta
delle corone) e tipologiche esasperate a Rignano da tocchi aspri e quasi
sommari, rna nell'insieme vivaci sia nei volti sia nelle vesti.
Anche se non ci e dato di conoscere nc cosa ci fosse dipinto plU In basso
dei seniori, ne i motivi sviluppati lungo Ie parcti in qualche breve porzione
delle quali ancora si rilevano all'altezza dei pilastri frammenti d'un Fregio
dipinto, si puo tuttavia verisimilmente supporre che la modern a composizione
absidale - moderno pure il fregio marginale di contorno all'intradosso - col
Signore fiancheggiato da due santi che ostendono Ie palme del martirio, scnza
dubbio i titolari della chiesa 22 , sia una generica ripresa del tema di quella
coeva all'arco. come e accaduto per alcune absidi romane nei cui rifacimenti
sono stati ripresi gli antichi modelli compositivi 2l . Talc tema teofanico d'al-
tronde era frequente nella piltura absidale 2-l. Ncll'ipotesi che il Signore primi-
tivo Fosse racchiuso entro un ciipeo, come si puo dedurre dal fatto che quello
attuale troneggiante suI globo, sorreggente una sfera e circondato da testine
d'angeli inscritte entro una mandorla si inquadra in una tipologia remota, e
possibile il confronto con l' esempio offerto dalla Tavola Vaticana del Giudizio
Universalc. che, si vedra meglio piu oltre. ha in comune col Cristo dcll'arco di
Rignano motivi ornamentali identici. Questa circostanza, insieme con Ie consi-
derazioni che anticamente spesso iI Signore era raffigurato seduto sulla sfera
celeste consistente in una fascia stellata e che Ie rappresentazioni absidali non

~2 F. Gori, La via Flall1illia fiHo a Capella e al FWlO di Ferollia, in Allt1ali dell'Isliwlu di


currispul1dem.a archeologica, vol. 36, Roma, 1864, pp. 117-135, erm quando alTerma che la
chiesa « ha affreschi del sec. XV rappresentanli il Salvatore cd isanti Abondio, Abondan-
zio, Giovanni e Marciano» (p. 129).
2~ Si veda no pcr" cscmpio S. Sabina c iSS. Ncr"co c Achilleo: per la prima dr.
M. Salmi, La piltura ahsidale di S. Sahina, in Nt/ow) Bulleltil10 di Archeulugia Crisliana,
1914, pp. 5-10, e Chr. Ihm, Die Programme del' christlichell Apsisl1lalerei VallI vierte'l
lahrlnmdert his ;:.ur Mille des sech.';tell lahrhwuJerls, Wiesbaden, 1960, pp. 5 e 151; per la
seconda efr. Waetzoldt, Die Kupiel1 cil., p. 54.
24 Si pcnsi al catino absidale dei SS. Cosma e Damiano aRoma e allc sue

dcrivazioni romane del IX secolo, all'absidiola con iSS. Primo c Feliciano in S. Stefano
Rotondo aRoma, al catino absidale di S. Vitale a Ravcnna.
218 MICHELE TRIMARCHI

rifuggivano da temi simili, da una piu concreta validita alia ipotesi di una
teofania primitiva l'ipresa nell'affresco piu recente.
Stilisticamente Ie storie apocalittiche rivelano una mana pesante, soprat-
Fig. 16 tutto nel Cristo e nel tetramorfo del timpano, riscattata soltanto dall'uomo, dai
due cherubini avvolti nelle loro ali sinuose e dalla linea piu mossa dei
Figg. 13 c 17 ventiquattro vcgliardi che appaiono Ie figurazioni piu felici di tutto l'insieme.
Gli stessi candeJabri che con Ie loro Iuci oblique convergono verso il Cristo
risultano sgradevoli nell'infelice contrasto fra Ie perle di cui so no adornati e Ie
fiamme statiche e strane trattate con tecnica sommaria. D'altronde la dovizia
di perle, dai nimbi crucigeri ai Iibri aile vesti ai calici, che avrebbe potuto
rischiarare Ie crude tinte della composizione con i colpi di biacca tipicamente
presenti per la loro insistenza nelle ali angeliche e nei panneggi, de nota una
ripetizione molto schematica d'un Iessico gia usato con successo nei mosaici
dai quali indubbiamente vengono riprese sia Ie vivide cromie del verde
intenso del prato con fiori rossi, dell'azzurro ardesia dci clipei, del rosso e del
giallo cromo delle vesti (si pensi a S. Prasscde), sia la cornice pittorica che
inquadra la decorazionc lungo i lati e Iungo gli spioventi del timpano, oggi
purtroppo ridotta a tracce assai modeste, nonche quella dell'estradosso
delI'arco absidalc rifatta presumibilmente sui modello originaIe al tempo delle
pitture della nicchia. Quanto ai Seniori c impossibile un confronto con quelli
ormai del tutto obliterati di S. Sebastianello al Palatino, dove diverse riman-
gono tipologie e cadenze, a giudicare anche dalle altre figure absidali. Anche
gli affreschi di S. Pietro a Tuscania della scorcio dcll'XI secolo per il loro fare
sciollo con una sottile intonazione narrativa pur nella loro monumentalita, si
differenziano dalle nostre pitture; impensabile un confronto compositivo
oltreche stilistico con i seniori della basilica di S. Anastasio a Castd S. Elia
(XI-XII secolo) oggi suggestivamente evanescenti e poetici nella 101'0 ritmica
scansione dello spazio, 0 con quelli di S. Giovanni a Porta Latina a Roma (fine
del XII secolo) daIl'accentuato ritmo decorativo, 0 con quelli della cripta del
duomo di Anagni (entro la prima meta del XIII secolo) dalle cadenze serrate e
fantastiche 2 ".
La rigidezza, it rude modellato, l'uso di formule stcreotipe, i colori accesi, i
forti contrasti cromatici sono i connotati tipici di tutta la figurazione can i
quali essa ambiva trasmettere un senso di fastosa imponenza di derivazione
musiva, lantano peru nei suoi risultati tanto dalla concitazione quanta dagli
effetti ieratici.

~'Su Castel S. Elia si veda, oltrc a Hoegger, Die Fresken cit., 10 studio di G. Mat-
thiac, Gli affreschi di Castel S. Elia, in Rivista dell'lsliluto NaziOllale d'Archeologia e Storia
de/tArte, VIII, 1961, pp. 181-266; su S. Giovanni a Porta Latina cfr. id., Pittura cit., vol. 2
fig. 96; su Anagni dr. Demus, Romanische Wandmalerei cit., fig. 53.
SULLA CHIESA DEI SANTI ABBO~DIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 219

La complessita del ciclo non trova in tutto il suo insiemc riscontri nella
pittura monumentale anteriorc all'XI secolo : soltanto l'attcnzione ai particola-
ri, di la dai raffronti con temi analoghi, potra Forse fornire indizi utili per la
puntualizzazione della cronologia. La perfetta identita dei motivi ornamentali
dell'iride del Cristo con quelli che circondano il Signore della Tavola Vaticana
del Giudizio Universale, entrambi nei clipei, ne farebbe supporre la conoseen-
za 0 diretta, 0 comunque risalente ad un omogeneo ambito culturale, se non la
dipendenza da un modello eomune 2h . II panneggio ondulato dell'angelo simbo- Fig. 12
Ieggiante S. Matteo, ehc troverebbe qualche riseontro pili lievemente moduIa-
to in quello, allo stato attuale piuttosto corrotto invero, di qualche seniore, a
Roma puo m'cre precedenti in quello dell'angelo dell'areo absidale di S. Cle- Fig. 15
mente (primo quarto del XII secolo), di S. Maria in Trastevere 0 di S. Croce in
Gerusalemme {secondo quarto del XII seeolo}. Anche Ie penne terminali delle
ali angeliche con Ie fitte stdature di biacca ehe Ie evidenziano ripropongono a
prima vista i medesimi tratti sia di S. Croce sia dei due mosaici romani i quali
a loro volta mostrerebbero derivazioni da quello dell'arco della cattedrale di

"I> Molto eontroversa la datazione della Tavola : secondo la proposta dello seoprito-
re D. Redig Dc Campos ehe V. Peri, La tava/a va!icana del Giudizia Ulliversale, in Alii
della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, XXXIX, 1966-1967, pp. 161-186, ha
cercato di confortare con una ipotetiea via doeumentaria, sarebbe stata eseguita nel
terzo quarto dell'XI secolo; pili convincente sembrerebbe l'analisi condotta da Garrison,
Dating The Vatical1 LaS! Judgment. cit., che I'assegna alia seconda meta del XII secolo.
D'altra parte bisogna tener conto della datazione pili tardiva proposta sia da W.
Paeseler, Die romische Weltgerichtstafel i111 Vatika1l. Ihre Stellung ill der Geschichte des
Weltgerichtsbildes WId ifI der romischell Malerei des 13. Jahnmder!s, in KWlstgeschichtli-
ches Jahrbuch der Bibliotheca Hertziana, II, 1938, pp. 313-394, che la assegna per ragioni
iconografiche al 1232-1240, sia soprattutto da G. De Francovich, Bel1edetto Amelami
architetta e sCllltore e ['arte del suo tempo, vol. I, Milano-Firenze, 1952, pp. 205-206 e nota
231 aIle pp. 210-212, che la asscgna alIa stessa epoea rna per ragioni stilistiche.
Motivi OI-namenlali non dissimili si risconlrano in miniature di diversa provenienza,
ad esempio nell'arco in cui c inscritto S. Matteo del Lezional"io di Limoges (Ph. Lauer,
Les enllll1lillures I'Vl1umes des mal1l1scrits de la Bibliocheque Nationale, Paris, 1927,
tav. XXVII, 2 - Lat. 254, fo!' 10: XI-XII sec.), nel S. Gregorio Nazianzeno (H. Omont,
Mil1iatures des plus anciens manuscrits grecs de la Bibliatheque Nationale du VI all X IV
siecle, Paris, 1929, tav. CVII - Ms. grec 550, 1'01. 5: XII sec.), in manoseritti di uno
scdttorio siciliano (H. Buchthal, A schaol af Miniature paimil1g il1 Norman Sicily, in Late
classical and mediaeval studies ill /zOlWI' of Albert Mathias Friend, ir., P,-incelon, 1955,
pp. 312-339, tav. XLVIII fig. I, Madrid, Bib1. Nac. Cod. 52. Fol. 802; tav. LII fig. II,
Madrid, Bibl. Nac. Cod. 6. Fol. 175r: 1180-1190 secondo la datazione proposta, che V.
Pace pili recenlemente pen) posticipa agJi iniziali decenni del Duecento [Ulllersucllll11-
gell zur sizilial1ischel1 Buchmalerei, in Die Zeit del' Staufer, Katalag de,. Ausstelhmg,
Band 5. Supplement: Vonrage und Forschungen. herausgeg. von R Haussherr und
Chr. Vaterlein, Stuttgart 1979, pp.431-476].
220 MICHELE TRIMARCHI

Salerno (l085 circa) vicino ai lavori bizantini intrapresi sotto l'abate Desiderio
a Montecassino 27 • Esemplare, a proposito del veicolo artistico bizantino, la
Fig. 16 stilizzazione dei pomelli del Cristo che ricordano quelli del Cristo troneggiante
circondato dai Viventi nel catino absidale di S. Angelo in Formis assegnabile
al 1072-1087. Si confrontino soprattutto i volti dalle crude ombreggiature
plastiche: si nolino pero Ie diversita qualitative lra it conciso rilievo del Cristo
di S. Angelo e Ie rozzezze dell'altro dai pomelli triangolari a squadra, dagli
occhi sban'ali e cerchiati, dal lunghissimo cannella nasale, dai duri e sommari
baffetti ricadenti, dalle violente lumeggiature, per non dire della rigidezza
compassata delle vesti delle nostre figure specialmente degli angeli contro i
moduli affatto diversi, bizantineggianti, di queUe a S. Angelo 2 t<. Siffatti rilievi
plastici si trovano assorbiti dalla scuola romana con la piattezza dei pomelli
dei profcti dell'arco di S. Clemente e di S. Maria in Trastevere. D'altra parte il
richiamo al Cristo di S. Angelo in Formis permette, dato il profondo divario
stilistico delle due opere nel loro insicme, di valutarne il distacco e, in quella,
di evidenziare come, oltre alIa comunanza di archetipi, la conoscenza avvenis-
se con la mediazione della scuola romana al cui ambito si riportano innegabil-
mente i nostri affreschi. Dai profeti in S. Clemente dipende la tipologia del
volto dei seniori di Rignano i cui asccndenti pili remoti rimangono sia quelli
dell'arco absidale di S. Prassede, come s'era gia veduto, sia S. Giovanni
Battista nell'arco absidale di destra in S. Maria in Domnica (817-824) sempre a
Roma 29 • Quanto al Cristo, esso potrebbe piu specificamente essere riconduci-
bile alIo stesso modello valido per alcune iconi lignee laziali del SS. Salvatore,
datate in modo talora controverso rna tuttavia inquadrabili, presumibilmente,
tra 10 scorcio del XII e la prima meta del XIII secolo: evidenti Ie affinita di
modello col Redentore di Capranica - nimbo crucigero gemmato, foggia della
barba, dei baffetti e dei capelli con discriminatura centrale, viso e naso
allungati, galloni della veste e del poisino, manto ricadcnte sulla spalla sinistra
con svolazzo, mana destra benedicente alla greca, mana sinistra reggente it
libro dall'alto -, rna anche, con altrc varianti, con quelli di Tarquinia e di
Trevignano 1o •

27 Per Ie chiese di Roma si rimanda alia nota 18; per Salerno si veda E. Kitzinger,
The firs/ Inosaic decoratioll of Salerno Cathedral, in lahrhuch der osterreichischel1 Byzanti-
11istik, XXI, 1972, pp. 149-162, fig. 1.
2H Per it Pantocratore di S. Angelo in Formis si veda O. Demus, Romanische

Wal1dmalerei ciL, tav. V.


29 W. Oakeshott, I mosaici di Roma, cd. it. Milano, 1967, fig. 119.

\0 W. F. Volbach, II Cristo di Sutri e fa l'enerazione del SS. Salvatore nel Lazio, in

Relldiconti della Ponli{icia Accademia romalla di Architettura, XVII, 1942-1941, pp. 97-126;
E. B. Garrison, Studies in the History of Medieval Painting, vol. II, Florence, 1955-1956
SULLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 221

Questi particolari e la complessa esposizione dei motivi della figurazione


inducono a una molteplicita di fonti che fornirono i modelli al pittore, il quale
nel costante uso delle formule del repertorio e riuscito a innovare 0 almeno a
variare l'impianto figurativo. Dinanzi a una sovrapposizione di elementi cosi
vari che sfuggono con Ie loro complicazioni ad una precisa determinazione
cronologica, possono al riguardo verosimilmente formularsi due ipotesi anco-
rabili ad uno dei due momenti delle modifiche costruttive dell'edificio. Allo
stato attuale la sola analisi visuale, sia pure attenta delle strutture murarie e
specialmente di quelle vicine al tetto puo lasciare edito, a causa della poco
felice sistemazione 'in economia' della prima meta del nostro secoIo, a
qualche incertezza. Posto che un'indagine specifica in seguito ad auspicabili
quanto ormai improrogabili restauri potrebbe dar Iuogo ad acccrtamenti
archeologici pili sicuri in rifcrimento soprattutto all'incassatura delle travi di
legno della copertura lungo gli spioventi del timpano al di sopra degli
affreschi, restano sui piano teorico Ie segucnti ipotcsi: un'esecuzione nel XII
secolo - da G. Matthiae fissata nell'immediata seconda meta ,I -, che dovrcbbe
ricollegarsi a quci lavori di rinnovamento dell'edificio apportati con l'innesto
della torre campanaria che verrcbbe in tal modo, se si riuscira cioe a fornire

{( The Christ Enthroned at Casape with Notes on the Earlier Roman Redeemer Panels»
pp. 5-20 e figg. 6, 10, 11; Matthiae, Pittura cit., vol. 2 pp. 158-162. L'icone di Capranica e
datata da Garrison tra l'ultimo XII e il primo XIII secolo come pure da Matthiae per il
quale e anteriore al 1207, mentre da Volbach menu convincentemente alia meta del XIII
secoIo; l'icone di Tarquinia e datata da Matthiae verso la meta del XII secoIo, da
Volbach alia seconda meta, da Garrison alia prima meta del XIII; l'icona di Trevignano
per Hermanin appartiene al XII secolo, per Wi!pert aHa fine del XII, per Toesca e per
Garrison aHa prima meta del XIII, per Van Made alIa seconda meta del XIII. Uno studio
globale e dettagliato delle icone romane e laziali e in corso presso l'Istituto di storia
dell'arte dell'Universita di Roma sotto la direzione di V. Pace. Ne e prevista la pubblica-
zione.
II Una collocazione dell'opera nell' XI secolo, come hanno proposto, fondandosi su

D. Tumiati, R Van Marie, Le scuole della piltura italiana, vol. I, Milano, 1932, pp. 150-
lSI, Hermanin, L'arte cit., p. 226, Serafini, Torri campanarie cit., p. 352, non si puo
accettare perche chiaramente non accostabile con Ie prime riprese artistiche a S. An-
drea al Celio (cfr. I. Toesca, Antichi affreschi a Sant'Andrea al Celio, in Paragone arte,
XXIII, 1972, n° 263, pp. 10-23, che Ii data - Forse un po' troppo presto - alI'iniziaie XI
secolo) a S. Pudenziana, a S. Sebastianello al Palatino, a S. Urbano alIa Caffarella (posto
che non sia invece pili convincente per gli affreschi di quest'ultima chiesa un loro rinvio
ad epoca pili tarda, Forse al XII secolo), 0 con Ie Storie di S. Alessio in S. Clemente (fine
XI secolo) che per il loro alto linguaggio formale occorre assumere, pur scostandosi
tematicamente dai nostri affreschi, come termine di confronto per tutte Ie opere dei
secoli XI e XII. La datazione al XII secolo e stata avanzata da P. Toesca, SlOria dell'arle
italiana, vol. I, Torino, 1927, p. 928, da Josi, Rignano cit., col. 914, da Matthiae, Piuura cit.,
vol. 2, pp. 47-48 e 92.
222 MICHELE TRIMARCHI

con sufficicnte approssimazione la definizione cronologica degli affreschi, a


prccisarsi pill concrctamente; oppure un'esecuzione legata alIa definitiva siste-
mazione della navata con gli archi acuti, secondo la proposta di W. Kronig 32 •
Nonostante la caduta delle velature superficiali, la rovina di varie zone e
gli esiti finali non sempre omogenei, Ie assonanze con Ie opere musive romane
del XII secolo appaiono con pill concreta evidenza: anzi l'affresco di Rignano
potrebbe fare avvertire reco del rinnovamento che interesso I'arte tra l'XI e il
XII secoIo, come comproverebbc la conoscenza di un ambito stilistico facente
capo all'opera musi\.ra di S. Clemente, la quale rappresenta I'esempio pill
marcato di que 1 ritorno all'antico, tipico di quell'epoca, inquadrabile nel
movimento della riforma ecclesiastica H . Se la prima delle due ipotesi formula-
te c credibile, occorre assumere come termini di riferimento per Rignano da
una parte l'arco di S. Clemente, dall'altra gli affreschi di S. Giovanni a Porta
Latina, punto d'arrivo dei modi della scuola. E tuttavia bisogna ricordare
come l'adesione abbastanza fedele ai modelli offerti da Roma distanzia la
nostra opera da altri esempi simi Ii soltanto nel tema - da S. Giovanni a Porta
Latina, a Tivoli, ad Anagni - che giungono a disgregare, talora fino aIle
estreme conseguenze, l'eredita lessicale degli antichi schemi. Tutt'altro che
orientativo, data la sua cronologia problematica, l'accostamento con la Tavola
Vaticana del Giudizio Universale sia per i motivi dell'iride, per altro riscontra-
bili anche altrove, sia per un certo ductus delle pieghe dei seniori con
rispondenze in quello degli apostoli della seconda banda dall'alto. La constata-
zione poi della rigida impostazione frontale del nostro Cristo assai simile alle
iconi laziali esaminate indurrebbe a presupporne una qualche parentela che
potrebbe d'altronde spiegarsi - e ne e Forse il casu - col rinvio a comuni
ascendenze. Benche non la si possa escludere in via definitiva improbabile
appare la proposta di W. Kronig: in base ad essa il nostro affresco si
configurerebbe come espressione di una fase attardata della scuola romana '~,
dal momenta che dovrebbe essere messo in relazione con gli archi la cui
costruzione potrebbe essere fissata al piu presto, in tale prospettiva, attorno

\~ Kronig, Hallel1kirchen cit., p. 63 propane la meta del XIII secalo partendo dal
presupposto che i tre archi a sesto acuto della navata gia a stenta potrebbero essere
fatti risalire al 1250. AI XIII secolo gli affreschi sono datati pure da Van Der Meer,
Maiestas Domini cit., pp. 108-109,237.
\l efr. il fondamentale saggio della Toubert, Le rellOuveau paleochretiel1 cit..

\-I Un'esecuzione tarda sarebbe possibile se si pensa che altri affreschi nella stessa

area laziale in Sant'Egidia a Filacciano sono stati potuti datare verso la meta del XIII
secolo per l'indizio offerto dalla rappresentazione iconica di S. Francesco, quando
invece salvo per pochi dettagli si sarebbe stati altrimenti tentati di anticiparli: cfr.
I. Toesca, Affreschi a Filaccial1o, in Paragone, XIX, 1968, n° 221, pp. 3-9.
SVLLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 223

aHa meta del XIII secolo. Quando si considera anche che tra iI 1227 e il 1241
nella trasformazione e nel rifacimento della facciata di S. Pietro in Vaticano
non soltanto la primitiva sequenza del tetramorfo viene sostituita con quella
che ormai tutte Ie chiese del XII secolo avevano adottato con il dare la
preminenza al centro alIa coppia apostolica Matteo-Giovanni, e col rimpiazza-
re il clipeo dell'Agnus Dei con una deesis col Cristo intronizzato~~. - questa
seconda ipotesi rivela ulteriormente la sua contraddittoria difficolta. Indizi
sufficientemente sicuri per rinviare la cronologia di Rignano alia prima ipotesi
sono costituiti piuttosto, oltre che dal riferimento iconografico-compositivo al
S. Pietro di Tuscania, dalle connessioni con i mosaici romani del XII secolo,
soprattutto per l'enfatico panneggio falcato dell'uomo del tetramorfo che ha il
suo esaUo corrispondente nell'uomo del tetramOl-fo di S. Clemente.
L'artista di Rignano non copia l'iconografia di S. Clemente e delle altre
basiliche romane posteriori, rna opera in un contesto culturale affine dal Quale
appunto prende Ie mosse. II suo recupero delle antiche tradizioni decorative
romane si qualifica alIa stessa stregua di quello dei grandi artisti del XII
secolo, in una direzione tuttavia diversa, con una ripresa di modelli rintraccia-
bili, come s'c cercato di ricostruirc, nella facciata di S. Pietro in Vaticano
anteriore al XIII secolo piuttosto che nell'arco di S. Paolo fuori Ie Mura,
fermo restando che assai vasto era il repertorio cui pot eva attingere. La sicura
ripresa di antichi programmi musivi resi Fedeli persino nei forti e smaglianti
contrasti cromatici costituisce, in una ipotesi realistica, Ia tangenza culturale
pili appropriata con S. Clemente e con S. Maria in Trastevere. Anche se i
raffronti con queste due basiliche riguardano non tanto la resa del tono
pittorico quanto quelle tipologie e quei manierismi che denotano il medesimo
fondo culturale della scuola, appare evidente tuttavia la vicinanza dell'affresco
piuttosto all'ambito di questi mosaici che non a quello degli affreschi di S.
Croce in Gerusalemme (1145 circa) con i suoi pregnanti preziosismi bizantini :
daBo svolazzo falcato dell'uomo e dal minuto grafismo delle pieghe alla biacca
delle penne terminali e aile inflessioni decorative dell'insieme, che it nostro
artista non ha potu to conoscere secondo quelle accezioni. Poichc l'affresco di
Rignano si discosta altresi dai modi stilistici del XII secolo avanzato 'h, sarebbe

Cfr. nota 21; si veda pure Matthiae, Masaici cit., p. 125 sgg.
I,

InSi veda, altre al gia citato cicio di S. Giovanni a Porta Latina, l'affresco dei due
arcangeli al fianco del Signore nei sotterranei della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo a
Roma, Mauhiae, Pittura cit., vol. 2, fig. 52, databili alia seconda meta del XII secolo. Un
confronto positivo invece puo essere offerto dall'affresco di Magliano Romano col
Redentore tra due angeli, Garrison, Studies cit., vol. III, fig. 240, databile all'inizio del
secondo quarto del XII secolo. ricollegabile per certi aspetti ai nostri seniori. pur nella
sua accentuazione di ritmi vibranti per Ie sottili e fitte grafie delle picghe.
224 MICHELE TRIMARCHI

plU corn~lto assegnarlo, con una antIclpazione rispetto alIa proposta di


G. Matthiae, al secondo quarto del XII secolo e come tale ricollegarlo alia
costruzione della torre carnpanaria. Poiche una tale datazione e pienamente
sostenibile per il campanile, Ie due opere si integrerebbero in rapporti
reciproci di esecuzioni. In siffatta prospettiva, la chiesa testimonia l'orienta-
mento del gusto di un pittore che, nella appropriazione di moduli e di scherni
adusi, ha voluto richiamarsi al rinnovarnento pittorico intonato all'antico
ch'ebbe i suoi rnornenti piu felici in S. Clemente.
La testimonianza rirnastaci, dai risultati poveri di effetti poetici rna fedeli
alla fonte letteraria e aIle composizioni dci secoli precedenti, scaturisce dalla
lontana ripresa dei prograrnrni absidali paleocristiani contemporanea al movi-
mento riformatore della chiesa, rivissuta qui secondo accezioni e riflessi
piuttosto provinciali.

Michele TRIMARCHI
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232
MICHELE TRIMARCHI

rv Pace)
Fig. to - Particolarc <1egli affreschi (stato <1i conservazione nd 1969).

IA. Billlnhil
Fig. 11 - Particulare degli affreschi (stato di conservazione nel 1969).
SlJLLA CHIESA DEI SANTI ABBONDIO E ABBONDANZIO A RIGNANO FLAMINIO 233

(V. Puce)

Fig. 12 - Particolare <.Iegli alfreschi (statu di cunservazione nel 1969).

N. Puce)

Fig. 13 - Particolare dcgli affreschi (stato <.Ii conservazionc nel 1969).


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