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BENEMERITA UNIVERSITÀ AUTONOMA DI PUEBLA

Scuola di Arti

Sezione Musica

Bottega di Lingua Italiana

Corso: VI Quadrimestre

Allieva: Claudia Cárdenas Quintana

Lavoro: La vita di Robert Schumann

Professoressa: Silvia Leticia Sánchez García

Maggio 2008
Roberto Shumann (1810-1856)

Eccelente compositore del romantismo nacque a Zwickau l’otto giugno 1810, figlio di
genitori facoltosi: suo padre fu un buono scrittore, ricco editore e libraio di Zwickau; e
sua madre eccelente pianista.

Da molto piccolo si dedicò a scrivere con suo padre storiette comiche d’avventure, chi
gli eredò l’amore per la letteratura e molti ambizioni. Il suo talento artistico è stato
eredato ovviamente da sua madre, chi lo indusse allo studio del pianoforte ai 7 anni
d’età con un pianista giovane e poi con l’organista della città; sebbene non furono studi
sul serio, da allora si manifestavano le sue abilità musicali come sono: le sue prime
composizioni ai 8 anni ed ai 12 la formazione d’un complesso vocale e strumentale al
quale dirisse dal pianoforte e per il che scrisse altre opere accludendo un Salmo 150.

Il suo interese musicale era ugualmente forte del letterario giacchè fu membro molto
attivo della società letteraria della sua scuola, influsso specialmente dagli scritori
tedeschi: Johann Wolfgang Goethe, E.T.A. Hoffmann e Johann Paul Richter. Anche scrisse
qualche poesie ed articoli; eppure il suo interese letterario fu oltrepassato più tardi dal
musicale dopo d’essere affascinatodall’interpretazione al pianoforte di Ignaz Moscheles
a Karlsbad. Da qui si dedicò allo studio del pianoforte. Lamentevolmente sua madre
non fu d’accordo in che suo figlio consacrasse la sua esistenza alla “attività piena di
miseria” degli artisti e il suo influsso fu tale che al morire il padre di Schumann (1826)
iniziò 2 anni dopo, la carriera di leggi a Lipsia per contentare a sua madre, senza
soddisfazione alcuna: “La fredda giurisprudenza, con le sue gelidi definizioni, mi
tolgono il desiderio di vivere” secondo affermò.

Chi direbbe che tanto famoso compositore avesse avuto somiglianti lotte riguardo alla
sua formazione professionale secondo la seguente affermazione in una lettera a sua
madre per convincerla che la sua carriera doveva essere la musicale: “La mia vita ai
20 anni è una lotta continua fra la poesia e la prosa, o se vi preferite, fra la
musica e le leggi... Allora mi trovo in un’incrocio e preoccupato per il
problema del cammino che devo prendere. La mia natura mi spinge verso
l’arte, che, al mio giudizio, è, davvero il mio cammino..., ed io sono convinto
che, con pazienza e perseveranza e l’aiuto d’un buon professore, potrò in 6
anni diventare in un buon pianista, giacchè per suonare il pianoforte
bisognano meccanismo ed interpretazione.”

La risposta di sua madre fu a favore suo ma aveva già perduto prezioso tempo.
Cominciò ai suoi 20 anni a prendere lezione con Freidrich Wieck, chi poi sarebbe suo
soucero dopo 5 anni d’opposizione e lotta andando dinanzi a tribunali per finalmente
sposarsi ai suoi 30 anni con Chiara Wieck, un’eccelente pianista, 9 anni minorenne di
lui, e chi sarebbe stato più tardi un punto chiave per la diffusione delle sue opere.
Perchè oltre l’ingegno di Schumann all’inventare un’artefatto per esercitare le dita, si
paralizzò il quarto dito della mano destra, e così ebbe finito la sua carriera pianistica
ma non così quella di composizione. Studiò composizione 6 mesi con il direttore
d’orchestra H. Dorn, ma furono i suoi autori letterari favoriti chi influirebbero nella sua
opera, lui stesso direbbe più tardi: “Jean Paul Richter mi insegnò a comporre,
molto più dei teorici del contrapunto”.

L’eredità letteraria di suo padre infine diede frutto all’iniziare, insieme con un gruppo di
giovani musicisti, la “Nuova rivista musicale” con cui si sarebbe molto conosciuto. In
questa difesse autori come: Berlioz, Schubert, Liszt (chi anche interpretò opere di
Schumann), Chopin, Mendelsshon, Bach, Beethoven, chi appartenevano secondo Lui,
alla Lega oppure Cofraternità di Davide e combatterono contro i filistei: Meyerbeer,
Cramer, Czerny, fra altri, della cui musica criticò fortemente come musica corrente e di
puro virtuosismo; signando con due pseudonimi: Eusebius (creatore malinconico ed
idealista) e Florestan (appassionato ed avvolgitore), con i quali anche signò qualche
composizioni.

Riguardo a la sua opera ebbi la curiosa abitudine di concentrarsi durante certo periodo
in un genere particolare di composizione. Fino 1840 Schumann aveva scritto soltanto
opere pianistiche, ma per l’amore a Chiara, Roberto cominciò a scrivere lieder – oppure
canzoni in tedesco per voce e pianoforte- che oggi consideriamo fra i migliori che si
sono giammai scritte, ne scrisse 138 nell’“anno della canzone”. L’anno seguente (1841)
fu “l’anno della sinfonia” delle quali ne scrisse soltanto 4, mentre che nel 1842 fu
“l’anno della musica da camera” (tre cuarteti di corda, un quintetto, un quintetto con
pianoforte e tre rapsodie). Nel 1843 fu l’anno più variato, eppure le composizioni corali
rappresentarono la parte più importante, composse due oratori: “Il paradiso di Peri” ed
“Il pellegrinaggio della rosa”; la sua unica opera fu “Genoveffa”. Inoltre, seguì
comporrendo musica per pianoforte, che era il suo strumento preferito. In questo
momento Chiara e Roberto avevano già parecchi figli e Roberto ne scrisse brani
affinchè imparassero a suonare il pianoforte. Così nacque, fra altre opere, “L’album per
la gioventù.”

Parte della sua musica si distingue per l’imprevisto provoca effetti di sorpresa per la
veloce successione di brani corti contrastatti. Schumann costruggeva i suoi temi sul
motivi corti spesso d’un solo compasso capricciosamente combinati, ma utilizzava
alternativamente melodie semplici prese dal canto popolare. Faliva l’armonia
tradizionale con il cromatismo d’una voce intermedia, con motivi altrui oppure
modulazioni in tonalità non sovente. A differenza di Chopin non seppe rompere di
maniera definitiva con le maniere del contrapunto antico, e non ne seppe creare
un’altro, assolutamente nuovo e personale, seguendo i passi del medesimo Chopin.
Flutuò spesso, fra la libertà del suo carissimo compagno polacco ed il suono leggero di
Mendelssohn, fra la vivacità di Weber e la lucidezza di Schubert tra la gravità cosciente
di Beethoven e la gravità incosciente di Bach. I poeti musicalizzati e gli scritori preferiti
gli fornirono la trama poetica. Si mischiavano gli avvenimenti, i ricordi (Chiara e i suoi
amici). Scopriamo un mondo molto personale.

Un gran mostro lo seguiva da molto tempo dietro (dalla sua adolescenza) per portarlo
al suo finale il 29 giulio 1856, una grave malattia mentale ereditaria che gli provocava
crisi depressivi, vertigini, immaginazioni funeste, mal di testa e rumori ossessionanti
che lo imposibilitarono a continuare con la rivista ed il lavoro di direttore d’orchestra a
Düsseldorf e che due anni prima della sua morte lo farebbero gettarsi al Rhin, essendo
riscattato ed ricoverato in un maniconio a Endenich dove morrebbe separato dei suoi 7
figli e di sua moglie a chi tanto amò e da chi fu appoggiato al finale e persino dopo
della sua morte, pubblicando e riesaminando le sue opere; inoltre di contiuare con le
sue tournée concertistiche dove sempre accluse opere di suo marito. Dobbiamo
menzionare che lei fu una concertista molto risaltata internazionalmente e riconosciuta
persino da Liszt e Chopin. Il suo appoggio fu incondizionale malgrado che al essere
ricoverato non fu visitato da lei ma dal suo amico Brahms chi inoltre appoggirebbe a
Chiara nella sua tragica situazione.

Nondimeno d’avere avuto oscillazioni nella sua tragica vita ci lasciò un gran lascito
musicale e per concludere questo lavoro vi lascio con il prefazio dell’ “Album per la
gioventù”: “Suonate sempre con l’anima; sono le leggi della morale le quali reggono
l’arte; senza coraggio non si accomplisce nulla grande.”