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18/12/2017 Come funziona un sismografo: dalle palle dei draghi ai dati digitali

Come funziona un sismografo: dalle palle dei draghi ai


dati digitali
Marco D.P. / 11 hours ago

SHARE Gli eventi sismici esistono da sempre. Fin dalle sue origini l’uomo ha
tentato di registrare, quantificare e misurare gli spostamenti e
le accelerazioni che manifesta il suolo durante un evento sismico. Grazie ad un sismografo e alle tecniche sempre più
evolute che si sono sviluppate nel corso dei secoli, oggi è possibile registrare con la massima accuratezza le
accelerazioni che subisce il suolo durante un evento sismico ed utilizzarle per valutare la massima azione sismica che
può sollecitare una struttura.

Nell’articolo di oggi ti parlo del primo sismografo della storia e di come si sia evoluto fino ad arrivare ai moderni
strumenti utilizzati oggi.

 Zhang Heng e gli otto dragoni


Il primo tentativo di registrare e misurare le scosse sismiche avvenne in Cina e risale
al 132 d.C. circa 1700 anni prima dell’invenzione del primo sismografo europeo.

L’invenzione fu dello scienziato cinese Zhang Heng ed il suo funzionamento era molto
ingegnoso. Un’elegante anfora conteneva un pendolo che in presenza di una scossa
sismica iniziava ad oscillare. Oscillando, il pendolo spostava delle levette collocate tutte
intorno sulle pareti dell’anfora. Tali levette aprivano la bocca di un drago che conteneva
una pallina. All’apertura della bocca del drago, la pallina cadeva in un recipiente
sottostante emettendo un rumore metallico.

L’anfora era dotata di otto dragoni disposti tutt’intorno. A seconda delle palline che
cadevano si poteva rilevare la direzione del sisma. Puoi vedere un’immagine
dell’invenzione di Zhang Heng qui sotto.

Ritratto di Zhang Heng

Il sismoscopio inventato da Zhang Heng

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18/12/2017 Come funziona un sismografo: dalle palle dei draghi ai dati digitali

Una sezione del sismoscopio di Zhang Heng che ne


mostra il funzionamento. Si può vedere il pendolo e le
leve a cui è collegato. Il movimento del pendolo
provoca l’apertura della bocca del drago

In realtà lo strumento di Zhang Heng non era un vero e proprio sismografo. Per la precisione si tratta di
un sismoscopio in quanto è in grado di rilevare solo la direzione del sisma, ma non altri parametri quali l’intensità,
l’accelerazione la durata e non era in grado di eseguire nessuna registrazione in funzione del tempo.

Il primo sismografo della storia


Il primo vero e proprio sismografo fu inventato nel 1751 da Padre Andrea Bina, padre benedettino dell’abazia
benedettina di S. Pietro a Perugia. Si tratta di un sismografo a pendolo e il suo funzionamento è molto semplice. Un
pesante masso è attaccato al soffitto per mezzo di una fune ed è libero di oscillare. All’estremità del masso è collegato
uno stilo la cui punta sprofonda in una vaschetta contenente della sabbia. Tale vaschetta galleggia in un contenitore pieno
d’acqua.

Il sismografo a pendolo ideato da Padre


Bina

In presenza di un evento sismico lo stilo all’estremità del pendolo lasciava delle tracce nella sabbia. Secondo Padre Bina,
dalla conformazione di tali tracce si poteva intuire la natura del sisma e l’intensità delle scosse.

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Ti riporto un estratto dal suo trattato “Ragionamento sopra la Cagione de’ Terremoti ed in particolare di quello della terra
di Gualdo di Nocera nell’Umbria seguito l’Anno 1751”:

Se il terremoto sarà stato regolare, o di ondeggiamento, rettilinei saranno li solchi, se tremulo ed irregolare
saranno tortuosi; se sarà stato vorticoso…si conoscerà ciò dalla profondità a cui lo stilo sarà penetrato
entro la materia molle…

Padre Andrea Bina

Il sismografo di padre Bina fa un bel passo avanti rispetto al sismoscopio di Zhang Heng. Questo strumento infatti era in
grado di registrare le caratteristiche di un sisma grazie ai solchi lasciati nella sabbia. Ma siamo ancora lontani dal livello
di accuratezza di cui possiamo disporre oggi.

Il sismografo analogico
Col passare degli anni i sismografi a pendolo sono poi stati sostituiti da sismografi basati sul principio di funzionamento di
un oscillatore semplice. Una massa sostenuta da una molla può oscillare nel piano orizzontale in una data direzione.
All’estremità della massa è collegato un pennino che lascia una traccia su un tamburo di carta rotante collegato ad un
cronometro. In presenza di una scossa sismica, il pennino rilascia sulla carta un sismogramma. Le direzioni normalmente
utilizzate per registrare gli eventi sismici in direzione orizzontale sono Nord-Sud ed Est-Ovest.

Esempio di un sismografo orizzontale

Sismogramma registrato durante il terremoto in Irpinia (19:34


del 23 Novembre 1980)

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Il sismografo elettromagnetico: un’invenzione made in Italy


Un altro passo avanti nel processo evolutivo dei sismografi è stato compiuto grazie al fisico Luigi Palmieri, direttore
dell’Osservatorio Vesuviano e docente all’Università di Napoli. A lui viene attribuita l’invenzione del primo sismografo
elettromagnetico risalente al 1856. Il funzionamento è simile a quello del sismografo analogico. La differenza sta nel
fatto che una bobina è resa solidale con l’oscillatore ed è immersa in un campo magnetico permanente generato da un
magnete. L’oscillazione della bobina all’interno del campo magnetico nel quale è immersa genera delle correnti
elettriche al suo interno (Legge di Faraday – si tratta dello stesso principio di funzionamento della dinamo di una
bicicletta). Gli impulsi elettrici vengono poi elaborati per ottenere la grandezza di interesse (spostamento del suolo,
accelerazione etc.).

Schema di funzionamento di un sismografo


elettromagnetico

Sismografo elettromagnetico di Palmieri: apparato registratore


dello strumento progettato nel 1856

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