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Resistenza del calcestruzzo alla penetrazione

dell’acqua
Aspetti applicativi
Prof. Ing. Donatella Mascia – Università di Genova
Dott. Ing. Federico Soatto

1. Sommario
La permeabilità è da ritenersi una proprietà molto importante per il calcestruzzo, dal momento che in larga
misura influisce sulla sua durabilità; può inoltre rivelarsi utile una sua limitazione per opere idrauliche come
condotte, serbatoi o strutture interrate.
Nell’ambito della realizzazione di alcuni fabbricati civili e industriali in zone prospicienti sul mare, sono stati
condotti alcuni test per valutare la permeabilità dei calcestruzzi impiegati.
Sono stati utilizzati due metodi di prova, che consentono di misurare (in modo diretto o indiretto) la
profondità di penetrazione dell’acqua nel materiale in determinate condizioni e in un certo intervallo di
tempo; si tratta di prove del tipo standardizzato secondo la UNI EN 12390-8 e di tipo GWT (Germann Water
Permeability Test).
Sulla base dei risultati disponibili è stata tentata una correlazione tra i due metodi.

2. Premessa
Il moto dell’acqua in un mezzo poroso è ben descritto dalla seguente relazione, ricavata per la prima volta
dal Darcy attraverso dei celebri esperimenti1:
𝑣̅ = 𝐾 ℓ
(1)
2 3
dove 𝑣̅ è la velocità (media) di filtrazione , ∆ℎ/∆ℓ è il rapporto fra il carico idraulico e la lunghezza del
percorso di filtrazione, mentre 𝐾 viene detto coefficiente di conducibilità idraulica e ha le dimensioni di una
velocità.
La richiamata relazione è stata ricavata per sistemi in regime stazionario in cui il mezzo filtrante (ritenuto
qui per semplicità con caratteristiche isotrope) sia completamente saturo.
A parità di altri fattori, maggiore è la velocità media di filtrazione 𝑣̅ e, proporzionalmente, maggiore è il
valore assunto da 𝐾, e quindi il materiale risulta permeabile.

Come avviene nei terreni, anche nel calcestruzzo il moto di un fluido è consentito dalla presenza di vuoti;
questi in particolare possono trovarsi all’interno della matrice cementizia, all’interfaccia con gli aggregati e
talvolta negli aggregati stessi.
La porosità nel calcestruzzo può essere suddivisa in queste tipologie principali:

1
H. Darcy: “Les fontaines publique de la ville de Dijon”, 1856.
2
La velocità effettiva dell’acqua tra i meati presenti nella matrice cementizia sarebbe pari alla velocità media del
flusso diviso per la porosità.
3
Il carico idraulico va inteso qui come rapporto tra pressione e peso specifico dell’acqua, e pertanto presenta le
dimensioni di una lunghezza.
 macrovuoti (dimensione tipica: 1÷10 mm): visibili ad occhio nudo, essi sono dovuti alla insufficiente
costipazione del calcestruzzo, la quale appunto comporta una non completa espulsione dell’aria;
 microbolle (100÷300 µm): si tratta di cavità sferiche che derivano dall’impiego di additivi aeranti,
aggiunti all’impasto per migliorare la durabilità nei confronti dei cicli gelo disgelo;
 porosità capillare (qualche µm): visibile solamente con il microscopio elettronico, essa è caratterizzata
da pori dalla forma irregolare e la sua presenza dipende dal rapporto acqua-cemento e dalla
stagionatura;
 porosità insita nei prodotti dell’idratazione e in particolare nel gelo tobermoritico o C-S-H (1÷10 nm): i
pori sono di dimensioni così ridotte da non essere rilevabili neppure mediante microscopio elettronico.
A tal proposito si rileva che, mentre gli aggregati lapidei impiegati nel confezionamento del calcestruzzo
tradizionale possiedono porosità del tutto trascurabili, nel caso dei cosiddetti “calcestruzzi leggeri”, gli
aggregati utilizzati, molto più porosi e quindi in grado di conferire al manufatto maggior isolamento termico
e leggerezza, determinano un peggioramento delle caratteristiche meccaniche e della resistenza ai cicli di
gelo-disgelo.
E’ importante evidenziare che, in caso di segregazione (fenomeno che avviene ad esempio nei calcestruzzi
con rapporto acqua-cemento elevato o che sono soggetti a una eccessiva vibrazione in cantiere), l’acqua di
impasto tende ad accumularsi al di sotto degli aggregati più grossi e, una volta evaporata, determina la
formazione di vuoti all’interfaccia cemento-aggregati e cemento-armatura.

3. Riduzione della permeabilità e conseguenti effetti benefici


Sussistono molteplici valide ragioni per realizzare calcestruzzi caratterizzati da una permeabilità bassa.
L’esigenza si manifesta innanzitutto quando sia necessario garantire la tenuta idraulica, come ad esempio
nel caso di vasche e serbatoi, condotte o ambienti in manufatti sottofalda; in alternativa ovviamente
analogo risultato si può ottenere applicando sulle superfici una membrana impermeabilizzante o specifici
prodotti chimici.
Occorre però tenere conto del fatto che il fenomeno della permeabilità è direttamente correlato alla
durabilità del manufatto stesso. Una bassa permeabilità infatti comporta una minore penetrazione di
sostanze potenzialmente dannose all’interno del manufatto4.

Per ridurre la permeabilità si può operare su diversi fronti; un primo passo consiste nell’individuare misure
atte a minimizzare le fessurazioni dovute a fenomeni quali il ritiro o gli effetti termici (ivi comprese quelle
causate da un eccessivo calore di idratazione). Inoltre occorre tenere presente che le riprese di getto
possono rappresentare una via preferenziale per l’ingresso di acqua; in questo caso è necessario prevedere
l’impiego di giunti denominati “water-stop”.
Il primo accorgimento per limitare le diverse forme di porosità consiste nell’effettuare una corretta posa in
opera utilizzando un calcestruzzo sufficientemente lavorabile, in modo tale da abbatte la percentuale di
macrovuoti.
D’altro canto, l’uso di additivi aeranti aumenta la porosità dell’impasto (microbolle), ma ne aumenta nel
contempo la lavorabilità riducendo così l’incidenza dei macrovuoti. Inoltre l’influenza di questi pori sulla

4
Per un approfondimento si rimanda al celebre libro “Properties of concrete” di Adam Matthew Neville, oppure al
breve articolo dell’Ing. Marco Iuorio “Strutture idrauliche in cemento armato”, apparso nella rivista InCONCRETO di
febbraio 2013.
permeabilità risulta attenuata se questi sono omogeneamente dispersi e sufficientemente distanti tra di
loro (i.e. lo spacing factor)5.
La quota parte di porosità che incide significativamente sulla permeabilità e su cui è difficile intervenire,
anche variando la composizione del calcestruzzo, è quella del gel, che mediamente ammonta al 28% circa
del volume occupato dai prodotti idratati.

Da quanto sopra considerato, nell’ipotesi in cui la messa in opera del calcestruzzo sia eseguita a regola
d’arte (quindi senza macrovuoti né segregazione), con una corretta maturazione e avendo adottato tutte le
precauzioni per evitare la formazione di fessure, la prima indicazione da seguire per ottenere un
calcestruzzo a bassa permeabilità consiste nel limitarne la porosità capillare.
Dal momento che quest’ultima dipende principalmente dal rapporto acqua-cemento 𝑎/𝑐, si comprende
come, per ottenere un calcestruzzo poco permeabile, sia necessario portare al minimo tale rapporto, pur
garantendone una adeguata lavorabilità. Si noti che, per garantire la durabilità del materiale, la norma UNI
EN 206 impone limitazioni al rapporto 𝑎/𝑐 in funzione del tipo di ambiente.
L’impiego di additivi, che influiscono positivamente sulla lavorabilità, consente un maggiore controllo di
tale parametro.

La permeabilità è fortemente condizionata dall’invecchiamento: a partire dal momento del getto, i prodotti
dell’idratazione che progressivamente si formano vanno a saturare i vuoti lasciati dall’acqua di impasto, via
via che essa evapora, riducendone la porosità capillare.
E’ consigliata la maturazione umida (wet curing), la cui durata minima dovrebbe essere di almeno sette
giorni, che permette una uniforme idratazione anche nelle zone superficiali.

La curva sperimentale riportata in Figura 1 illustra come, specialmente durante le prime settimane di
maturazione, la permeabilità si riduca rapidamente; al termine convenzionale della maturazione, la
permeabilità risulta generalmente quattro volte maggiore rispetto a quella risultante ad un anno dal getto.
Tipicamente, utilizzando un rapporto 𝑎/𝑐 < 0.45 per la preparazione di un impasto, è possibile ottenere in
tempi abbastanza rapidi (circa 7 giorni) un calcestruzzo poco permeabile; inoltre, secondo gli studi
sviluppati dal Neville6, qualora il rapporto 𝑎/𝑐 risulti maggiore o uguale a 0.70, il tempo richiesto per
raggiungere una analoga permeabilità sarebbe virtualmente infinito.

5
Secondo alcune evidenze sperimentali, lo spacing factor ottimale ai fini della durabilità nei confronti dei cicli gelo-
disgelo sarebbe di 0.1÷0.2 mm (cfr. I. Torresan “Gli additivi per il calcestruzzo”. ASSIAD, marzo 2006).
6
A. M. Neville, “Properties of concrete”. Quinta ed.: Pearson, 2011.
Figura 1 – Andamento della permeabilità
ermeabilità in funzione del tempo; il valore 100% è riferito al sessantesimo giorno;
giorno i dati
7
sui quali è tracciata la curva sono riferiti alla prova americana USBR 4913
4913-92 (USBR “Concrete Manual”, 1992) .

Negli ultimi decenni ha trovato un frequente impiego il fumo di silice (detto detto anche microsilice), il quale
conferisce al calcestruzzo una resi
resistenza meccanica particolarmente elevata; diversi stud 8 hanno però
iversi studi
evidenziato che questo prodotto consente anche di ridurre di qualche ordine di grandezza il coefficiente di
conducibilità idraulica, in quanto le finissime particelle di cui esso è composto tendono a riempire le
porosità. Proprio
roprio la ridotta dimensione dell
dellee particelle di micro silice e la conseguente elevata superficie
specifica fa si che, per mantenere un accettabile livello di lavorabilità senza dover aumentare il contenuto
d’acqua nell’impasto, sia necessario l’impiego di additivi superfluidificanti.

4. Metodi di stima
tima della permeabilità
Dal punto di vista metodologico,, per misurare la permeabilità di un calcestruzzo,
estruzzo, è necessario sottoporre
sottoporr i
campioni a un moto di filtrazione in regime stazionario (a rigore la stessa legge di Darcy sarebbe valida in
questo campo). Nello specifico caso di interesse i provini su cui stimare tale parametro sono costituiti da
calcestruzzo poco permeabile;; le prove dovrebbero quindi essere condotte per un tempo sufficientemente
lungo da consentire la loro
o completa saturazione
saturazione, in modo da assistere ad un moto stazionario.
stazionario
Le prove più comunemente impiegate consistono nella misurazione (o nella la stima indiretta) della
profondità di penetrazione o nella
la misurazione del flusso d’acqua in uscita dal provino.
A causa della non stazionarietà del fenomeno osservato, si presentano tipicamente le seguenti criticità:
 laa profondità di penetrazione dell’acqua nel provino viene favorita dalla tensione di suzione suzione; tale
circostanza conduce ad una sovrastima della permeabilità;
 a causa della presenza di pori riempiti d’aria, la misura del flusso in uscita dal provino conduce ad una
sottostima della permeabilità.

Nel presente studio si è focalizzata l’attenzione sulle prove del tipo UNI EN 12390-8
8 e tipo GWT.
7
Come descritto nel “Concrete Manual” del 1992, la prova consiste nel sottoporre una faccia di un provino a contatto
con dell’acquaa a pressione (2.76 MPa), e poi misurare la portata che fuoriesce sull’altro lato.
8
E.g. cfr. Gjrov, O. E.: “Durability of concrete containing condensed silica fume”. ACI Special Publications SP-79,
SP pp.
695–708 (1993).
Esiste anche un metodo, regolamentato dalla UNI 7699, che consiste nell’immersione di un campione in
una vasca riempita d’acqua e nella successiva misurazione della sua variazione di peso; tale prova non è
stata presa in considerazione perché la norma è in corso di revisione.

Prova secondo UNI EN 12390-8


Per le nazioni aderenti al Comitato Europeo di Normalizzazione (CEN), la norma di riferimento in materia è
rappresentata dalla EN 12390-8 “Prove sul calcestruzzo indurito: profondità di penetrazione dell’acqua
sotto pressione”.
In sintesi la procedura consiste nell’immergere il provino in una cella riempita d’acqua, sottoponendolo ad
una pressione di 5 bar per un periodo di 72 ore. Al termine della prova il provino viene rotto e si misura la
massima profondità di penetrazione dell’acqua.
Questo metodo può essere utilizzato per analizzare sia i campioni di calcestruzzo prelevati in cantiere
durante la costruzione, sia le carote estratte da strutture esistenti.

Su questa metodologia di prova è stato pubblicato un articolo nella rivista InCONCRETO del 2014 (cui si
rimanda per ulteriori approfondimenti)9, che ne pone in evidenza i limiti di applicabilità. Un primo aspetto
critico è rappresentato dalla significativa dispersione dei dati sperimentali, attribuibili a difettosità puntuali
presenti nel provino10. Per giungere ad una stima sufficientemente attendibile si richiedono numerose
prove, compatibili con un approccio di tipo statistico.
Una seconda criticità consegue al fatto che in detta normativa non sono sufficientemente specificati i criteri
per l’interpretazione dei risultati (accettabilità o meno).
Si può constatare che la norma UNI EN 12390-8 è richiamata anche nelle recenti “Norme tecniche per le
costruzioni” del 17 gennaio 2018, ma senza le auspicate integrazioni.
La UNI EN 206, recante il titolo “Calcestruzzo - Specificazione, prestazione, produzione e conformità”,
stabilisce che i limiti di penetrazione dell’acqua vadano concordati con il produttore.
Nelle nuove linee guida sul calcestruzzo del 201711, sebbene venga rimarcata l’importanza che debba
essere impiegato un calcestruzzo poco permeabile ai fini di una buona durabilità delle opere, non sono
fornite integrazioni alla norma UNI EN 12390-8.

E’ interessante notare come nelle “Linee guida sul calcestruzzo strutturale”, emanate dal Comitato Tecnico
Centrale della Presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel 1996, sia indicato per un
calcestruzzo impermeabile il limite di 𝐾 ≤ 10 m/s.
Pare allora utile trasformare la profondità di penetrazione dell’acqua in un valore equivalente del
coefficiente di conducibilità idraulica 𝐾, così come definito dalla legge di Darcy (eq. 1), in modo da
controllare di volta in volta se il suddetto limite sia o meno superato.
Una possibilità è rappresentata dall’impiego della formula del Valenta12, ottenibile dalla (1) tramite
integrazione per parti:
𝐾= ∆
(2)

9
Rossetti e altri, “Resistenza alla penetrazione di acqua nel calcestruzzo”. InCONCRETO – ASSIAD, 2014.
10
In effetti bisogna osservare che la norma prescrive di misurare solamente la penetrazione massima raggiunta
dall’acqua, il che potrebbe in effetti aggravare questo problema.
11
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha pubblicato nel 2017 le “Linee guida per la messa in opera del
calcestruzzo strutturale” e le “Linee guida per la valutazione delle caratteristiche del calcestruzzo in opera”.
12
O. Valenta, “Kinetics of water penetration into concrete as an important factor of its deterioration and of
reinforcement corrosion”: RILEM, 1969.
dove 𝑑 rappresenta la profondità di penetrazione e 𝑡 la durata della prova.
Si tenga presente che, secondo alcuni autori, nella equazione (2) si dovrebbe introdurre un fattore
riduttivo, in grado di tener conto del fatto che il provino (almeno inizialmente) non si trova in condizione di
completa saturazione. Per la determinazione di questo parametro sarebbe tuttavia necessario pesare
ciascun provino all’inizio e alla fine della prova13.

Prova di tipo GWT


Questo tipo di prova, la Germann Water Permeation Test (detta anche prova di permeazione o GWT),
consentirebbe di valutare la permeabilità di un manufatto in calcestruzzo in situ.
Per eseguire la prova viene impiegato uno strumento ad hoc, illustrato in Figura 2; esso è costituito da una
camera di pressione munita di un manometro e di un micrometro (fondo scala: 20 mm).

Figura 2 – Esecuzione di una prova GWT su una parete in calcestruzzo.

La velocità media 𝑣̅ posseduta dall’acqua, che permea attraverso la superficie, viene calcolata attraverso la
seguente formula:

𝑣̅ = 𝛼 (3)
dove:
𝛼 è un coefficiente adimensionale pari al rapporto tra l’area del pistone e quella della camera (vale
0.026014);
∆𝑔 [𝑚𝑚] è la corsa del pistone (= 𝑔 − 𝑔 );
𝑡 [𝑠] è il tempo di durata della prova.
In genere la pressione applicata è compresa nell’intervallo 0.5÷1 bar, ma per calcestruzzi poco permeabili
tale valore può essere incrementato per limitare la durata della prova14.
A differenza della UNI EN 12390-8, la GWT è una prova non distruttiva che si può effettuare in situ, e
pertanto risulta particolarmente adatta per le costruzioni esistenti.
13
A. M. Neville, “Properties of concrete”. Quinta ed.: Pearson, 2011.
14
Si tenga presente che inizialmente la velocità del flusso d’acqua è molto variabile nel tempo; tipicamente il tempo
richiesto per una valutazione più accurata è di almeno 10 minuti circa (cfr. sito produttore).
Contrariamente a quanto avviene per la prova UNI EN 12390-8, nel caso della GWT non si misura
direttamente la profondità di penetrazione dell’acqua, ma essa viene stimata misurando la variazione di
volume.

La prova GWT, seppur abbastanza diffusa a livello internazionale, non trova riferimenti nelle norme italiane
ed europee. Non si dispone quindi di indicazioni sufficienti riguardo alla pressione da applicare all’acqua,
alla durata della prova e a come tener conto della età del calcestruzzo.
Da quanto sopra deriva il limite di applicabilità del metodo, dal momento che le varie esperienze riportate
in letteratura frequentemente fanno riferimento a test effettuati in situazioni operative differenti, e quindi
a risultati non confrontabili.

Nella letteratura sull’argomento viene frequentemente richiamata la tabella di seguito riportata, che fu
proposta da alcuni studiosi nell’anno 2003 e che dovrebbe rappresentare un utile riferimento per
esprimere un giudizio sui risultati ottenuti15.
Tuttavia risulta che la tabella non sia associata alla durata complessiva della prova, parametro in realtà
fondamentale; tenuto conto che il moto dell’acqua è a regime variabile, è necessario che la prova abbia una
congrua durata per consentire una certa stabilizzazione del flusso.
Un altro impedimento alla confrontabilità dei risultati consiste nel fatto che spesso le prove vengono
condotte applicando pressioni diverse alla cella di confinamento e che, per abbreviare la durata della
stessa, vengono a volte applicate pressioni relativamente elevate.

Tabella 1 – Qualità del calcestruzzo in funzione della velocità di penetrazione media dell’acqua per la prova GWT a 0.4
bar.

Velocità di penetrazione Qualità del calcestruzzo


dell’acqua 𝑣̅ [mm/s]
10-7 ÷ 10-9 Fortemente impermeabile
10-6 ÷ 10-7 Molto impermeabile
10-5 ÷ 10-6 Poco permeabile
10-3 ÷ 10-4 Mediamente permeabile
< 10-3 Molto permeabile

5. Prove eseguite e analisi dei risultati


Nell’ambito del presente studio è stata condotta una campagna di indagini su strutture ubicate in
prossimità della linea di costa (ambienti di esposizione classe XS3 secondo la UNI 11104), per valutare la
durabilità dei calcestruzzi impiegati.
Le prove effettuate sono riconducibili ai seguenti gruppi:
 test sui prelievi di calcestruzzo in cantiere secondo la UNI EN 12390-8;
 test su carote prelevate sulle opere finite, sempre secondo la UNI EN 12390-8;
 prove GWT sulle opere finite.
Si riportano nella tabella seguente le caratteristiche dei calcestruzzi analizzati:

15
A. M. Gomes, J. O. Costa, H. Albertini, and J. E. Aguiar, “Permeability of concrete: A study intended for the “in situ”
valuation using portable instruments and traditional techniques”, 2003.
Tabella 2 – Mix design delle miscele di calcestruzzo considerate in questo studio; da notare che il rapporto a/c è al
massimo pari a 0.432, inferiore al limite di 0.45 imposto dalla UNI 11104 per la classe di esposizione XS3.

Sigla Tipo di Quantita’ a/c teorico Additivo utilizzato Dosaggio aggregati Dosaggio
3
cemento cemento [-] [kg/m ] ceneri volanti
3 3
[kg/m ] [kg/m ]
Rck45 S5 D32 - A CEM IV/A-V 400 0.425 Glenium Sky 690/698 Sabbia 0/4: 870; 0
42.5R Ghiaino 8/16: 450;
Ghiaietto 16/32: 540
Rck45 S5 D32 - B CEM IV/A-V 440 0.432 Glenium Pav 44/46 Sabbia 0/4: 790; 0
42.5R Ghiaino 8/16: 440;
Ghiaietto 16/32: 530
Rck45 SCC D16 CEM IV/A-V 420 0.43 Glenium Sky 690/698; Sabbia 0/4: 1'000; 100
42.5R Rheomatrix 150 Ghiaino 8/16: 650

Rck45 S5 D16 CEM IV/B 390 0.41 Glenium Sky 690/698 Sabbia 0/5: 1'065; 0
32.5R/LH Ghiaino 0/15: 840

25

Rck45 S5 D32 - A
Rck45 S5 D32 - B
20 Rck45 SCC D16
Rck45 S5 D16
Profondità di penetrazione [mm]

Rck45 S5 D16 (carote)


Curva interpolatrice
15

10

0
0 30 60 90 120 150 180 210 240 270 300 330 360 390 420 450 480 510 540 570 600 630 660
N. giorni dal getto
Figura 3 – Profondità di penetrazione ottenuta con le prove conformi alla UNI EN 12390-8, eseguite su diversi
calcestruzzi con stagionatura di durata compresa fra circa un mese fino a quasi due anni (carote); la curva
interpolatrice scelta è una legge di potenza (𝑅 = 0.66).

Analizzando i risultati delle prove di resistenza, presentati in forma grafica nella Figura 3, si nota un
andamento qualitativamente analogo a quello proposto in letteratura e presentato in Figura 1.
Come ci si attendeva, il diagramma conferma che, per i casi indagati in questo studio, la profondità di
penetrazione tende ad essere tanto maggiore quanto più è alto è il rapporto acqua cemento (cfr. le miscele
Rck45 S5 32 – B e Rck45 SCC D16).
Dall’esame dei risultati si sono riscontrate le seguenti criticità:
 dispersione dei dati sperimentali, specialmente per le stagionature più brevi;
 dispersione talvolta notevole all’interno di una stessa tipologia di materiale.
Utilizzando la relazione del Valenta, il massimo valore di permeabilità è risultato di circa 1.5x10-11 m/s,
quindi in accordo con il limite definito dalle Linee guida del 1996, valore che si sarebbe ulteriormente
ridotto utilizzando il fattore correttivo dovuto al grado di saturazione conseguito.

Su un limitato numero di casi sono state anche effettuate alcune prove in situ con il metodo GWT, riportati
qui sotto.

Tabella 3 – Risultati delle prove GWT limitatamente ai tipi di calcestruzzi caratterizzati anche con la prova secondo UNI
EN 12390-8; la pressione nella camera di confinamento è di 1 bar.

Tipo di calcestruzzo Età del Durata della Velocità di penetrazione


calcestruzzo prova (eq.ne 3)
[d] [s] [mm/s]
Rck45 S5 D16 (*) 363 812 3.2x10-4
Rck45 S5 D16 363 1’134 2.3x10-4
(*) con superficie vistosamente degradata e quindi soggetta preliminarmente ad un intervento di ripristino.

Questi risultati della prova GWT, se interpretati secondo le classificazioni presentate in Tabella 1,
porterebbero alla conclusione che i calcestruzzi indicati con la sigla Rck45 S5 D16 siano “mediamente
permeabili” a distanza di quasi un anno dal getto.
Tale risultato è in contrasto con quelli ottenuti tramite la prova UNI EN 12390-8; in particolare, per la
suddetta miscela si era constatato come già al termine della stagionatura convenzionale (28 giorni) la
resistenza alla penetrazione dell’acqua fosse già buona (media di 9 mm), e come sia ulteriormente
migliorata a circa due anni dal getto in cantiere (2 e 3 mm per le prove sulle due carote).
Occorre dare evidenza del fatto che la Tabella 1 era stata predisposta per prove eseguite a 0.4 bar, mentre
per quelle effettuate direttamente è stata applicata la pressione di 1 bar. E’ quindi ragionevole che una
pressione più elevata abbia favorito la penetrazione dell’acqua.

Ad oggi si dispone di un numero limitato di risultati relativamente alle prove GWT, e i valori ottenuti a
pressioni diverse non sono confrontabili.
L’applicazione della formula del Valenta ai risultati della prova GWT risulta poco convincente, specialmente
per il fatto che la profondità di penetrazione in questo ultimo caso può essere solo stimata e non misurata
direttamente.

6. Conclusioni
Attraverso un breve excursus sui numerosi fattori che condizionano la permeabilità del calcestruzzo si
evince che ad oggi non sono disponibili efficaci riferimenti normativi cui attenersi.

Sono state esaminate le due metodologie di prova maggiormente impiegate: la prova di resistenza alla
penetrazione dell’acqua UNI EN 12390-8 e la prova di permeazione GWT.
Sulla base dei dati ottenuti, relativi a casi reali, risulta come non sia identificabile una significativa
corrispondenza tra i risultati dei due metodi di prova.
Dal punto di vista bibliografico si evidenzia una recente pubblicazione16 nella quale sono riportati i risultati
ottenuti effettuando i due tipi di test su strutture esistenti, ma anche in questo studio gli autori non sono
pervenuti a considerazioni di significativo raffronto. L’ostacolo principale è determinato dalla forte
dispersione dei dati, a causa delle numerose variabili che intervengono nel fenomeno in esame.

Per quanto riguarda la prova in situ di tipo GWT, si è pervenuti alla conclusione che è attualmente poco
raccomandabile a causa della mancanza di standardizzazione delle modalità di svolgimento della prova
stessa, della carenza di dati in letteratura e della dispersione dei risultati.
A maggior ragione si rileva che le “Linee guida per la messa in opera del calcestruzzo strutturale” datate
2017 suggeriscono di evitare il ricorso a prove in situ per stimare la permeabilità.

Si evidenzia la necessità a disporre di una norma di riferimento (italiana o europea) che, tra i parametri da
considerare, tenga in conto l’età del calcestruzzo e fornisca criteri di interpretazione dei risultati,
integrando le indicazioni contenute nella UNI EN 12390-8.

Alla luce delle considerazioni sopra evidenziate, nella pratica molto spesso il controllo sulla permeabilità del
calcestruzzo viene effettuato indirettamente attraverso la composizione della miscela.
Solo in casi particolari, quali ad esempio le opere dove la limitazione della permeabilità costituisce un
requisito fondamentale, il test secondo la UNI EN 12390-8 effettuato su provini stagionati può comunque
risultare un utile riferimento in fase di definizione del mix-design.

16
Moczko A. & Moczko M., “GWT – New Testing System for “in-situ” Measurements of Concrete Water Permeability”,
Procedia Engineering, 2016.