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INDICE

INTRODUZIONE..........................................................................................................................- 2 -
1. EQUAZIONI DEI TELEGRAFISTI E LORO SIGNIFICATO FISICO...........................- 8 -
1.1. LINEE SENZA PERDITE.................................................................................................- 13 -
1.2. LINEE CON PERDITE.....................................................................................................- 16 -
1.3. LINEA DI LUNGHEZZA INFINITA E LINEA CHIUSA SULLA SUA IMPEDENZA
CARATTERISTICA..........................................................................................................- 18 -
1.3.1. POTENZA CARATTERISTICA E CADUTA DI TENSIONE..................................- 22 -
1.4. LINEA A VUOTO E IN CORTO CIRCUITO...................................................................- 27 -
1.5. LINEA DI LUNGHEZZA PARI A 1/2 E 1/4 DELLA LUNGHEZZA DONDA .........- 32 -
1.6. LINEA NON DISTORCENTE..........................................................................................- 34 -
2. RAPPRESENTAZIONE DELLE LINEE MEDIANTE QUADRIPOLI..........................- 37 -
2.1.1 RAPPRESENTAZIONE A T.......................................................................................- 41 -
2.1.2 RAPPRESENTAZIONE A ......................................................................................- 44 -
2.2. RAPPRESENTAZIONE MEDIANTE QUADRIPOLI DI SISTEMI IN CUI INSERITA
UNA LINEA DI TRASMISSIONE...................................................................................- 48 -
2.2.1 CONNESSIONE IN CASCATA.................................................................................- 48 -
2.2.2 CONNESSIONE IN PARALLELO............................................................................- 50 -
2.2.3 CONNESSIONE SERIE.............................................................................................- 51 -
2.2.4 CONNESSIONE SERIE - PARALLELO...................................................................- 52 -
2.3. CALCOLO DELLE COSTANTI AUSILIARIE A, B, C, D.............................................- 54 -
2.3.1. SVILUPPO IN SERIE DELLE FUNZIONI IPERBOLICHE PER IL CALCOLO
DELLE COSTANTI....................................................................................................- 54 -
2.3.2. METODO DI KENNELLY........................................................................................- 58 -
APPENDICE................................................................................................................................- 61 -
FUNZIONI IPERBOLICHE......................................................................................................- 61 -
FUNZIONI IPERBOLICHE DI VARIABILE REALE............................................................- 61 -
FUNZIONI IPERBOLICHE DI VARIABILE IMMAGINARIA.............................................- 62 -
FUNZIONI IPERBOLICHE DI VARIABILE COMPLESSA..................................................- 63 -
BIBLIOGRAFIA.........................................................................................................................- 65 -
LINEE DI TRASMISSIONE DELL ENERGIA ELETTRICA

INTRODUZIONE

Scopo del seguente elaborato lanalisi del comportamento delle linee di trasmissione
dellenergia elettrica.
In generale si tratta di linee che coprono grandi distanze, dellordine di centinaia di km, per le
quali la propagazione del segnale elettrico da unestremit allaltra, pur avvenendo a velocit
estremamente elevata, dellordine di 10 5 km/s, impiega tempi di 10 -3 - 10-2 s, confrontabili con il
periodo T delle forme donda di tensione e corrente, pari, in Europa, a 20 ms.
Rientrano quindi tra le cosiddette linee lunghe, che sono linee la cui estensione paragonabile,
ovvero di un ordine di grandezza prossimo, alla lunghezza donda delle grandezze elettriche che
le interessano: ai 50 Hz del nostro sistema corrisponde una lunghezza donda che varia fra i 2000
e i 6000 km a seconda che la trasmissione avvenga in cavo o mediante linee aeree.
Ad esse si contrappongono le linee corte, ossia di lunghezza di diversi ordini di grandezza
inferiore rispetto a quella donda, per le quali si pu ritenere che un segnale applicato in un punto
qualsiasi, data la sua elevata velocit di propagazione, si trasmetta istantaneamente a tutti i
punti della linea e quindi, che in un certo istante il segnale assuma lo stesso valore in ogni punto;
per tale motivo si possono ritenere concentrati i parametri caratteristici della linea, poich il
fenomeno risulta indipendente dalla loro ubicazione lungo la linea stessa, essendo ogni elemento
infinitesimo interessato dallo stesso valore del segnale.
Tenendo conto della notevole lunghezza delle linee di trasmissione, invece, per quanto elevata sia
la velocit con cui un segnale elettrico vi si propaga, risulta evidente che, tra lapplicazione dello
stesso in un punto e il suo arrivo in un altro intercorrer un intervallo di tempo, seppur breve, e
quindi non si pu affermare che i valori delle grandezze elettriche siano in un certo istante i
medesimi in ogni punto della linea. Pertanto lo studio dei relativi andamenti lungo la linea non
pu non tener conto, oltre che del tempo, anche dello spazio, attraverso limpiego di parametri
distribuiti.

Le linee elettriche sono elementi costitutivi fondamentali dei sistemi elettrici di potenza:
consentono la trasmissione di potenza elettrica tra centrali di produzione di energia e utenti. Si
possono suddividere a seconda del livello di tensione nominale in:
- reti di trasmissione (AT 220-380 kV) e subtrasmissione ad alta tensione (AT 130-150 kV);
- reti di distribuzione in media tensione (MT 10-30 kV);
- reti di distribuzione in bassa tensione (BT 400 V).

2
I sistemi elettrici attuali sono generalmente in corrente alternata trifase, sebbene le origini dello
studio sistematico dei fenomeni elettrici e magnetici si possano ricondurre allinvenzione (tra il
1799 e il 1800) della pila elettrochimica ad opera di Alessandro Volta. Infatti le applicazioni delle
correnti alternate si diffusero in modo significativo e prevalente dopo linvenzione del
trasformatore (*) e del motore asincrono trifase (**). Il primo consent di realizzare linee di
trasmissione con valori di tensione elevati, adatti alla trasmissione su lunga distanza, e il secondo,
essendo privo di collettore, permise di superare gli inconvenienti posti dalle macchine in continua
alla conversione elettromeccanica.
In realt, in tempi relativamente recenti si trovato conveniente luso di alcune connessioni in
continua ad alta tensione (HDVC), con linstallazione di stazioni di conversione AC/DC: per il
trasporto di grandi potenze a grandi distanze (per cui un collegamento in alternata comporterebbe
difficolt a contenere le cadute di tensione, ad aumentare la potenza attiva trasmissibile e ad
assicurare il sincronismo tra le due subreti); nel caso sia necessario un lungo collegamento in
cavo (per cui con la soluzione in alternata si avrebbe difficolt a compensare adeguatamente la
potenza reattiva generata dalla linea); per collegare reti operanti a frequenze diverse.
I sistemi trifase, poi sono stati preferiti a quelli monofase, perch consentono un impiego migliore
dei motori e dei generatori a campo rotante (costante e non pulsante insieme alle coppie
sviluppate); inoltre, a parit di tensione, di potenza trasmessa e dissipata, nonch di lunghezza,
richiedono una minore quantit di materiale conduttore, mentre a parit di tensione e corrente le
perdite sono inferiori (se si mantengono fattori di potenza prossimi allunit); infine la potenza
istantanea trasmessa costante nel tempo.

(*)
Il primo vero trasformatore, fu realizzato nel 1884 dagli ungheresi Max Dri, Otto Blanthy e Karl Zipernowsky ed
alimento circa un migliaio di lampadine all Esposizione nazionale di Budapest del 1885.
(**)
Il primo esemplare di motore asincrono a campo rotante fu realizzato dallitaliano Galileo Ferrarsi(1847 - 1897)
nel 1885

3
La linea, come ciascun componente statico di una rete trifase di produzione, trasmissione e
distribuzione di energia elettrica, pu essere rappresentato come un sistema passivo a n porte
trifasi in cui si pu sempre stabilire una corrispondenza fra i morsetti delle diverse porte. Nella
maggioranza dei casi i componenti sono rappresentati come un sistema a due porte detto quadripolo
trifase.

Lo stato dellelemento quadripolare caratterizzato da 6 correnti indipendenti, oppure da 7 tensioni


indipendenti, se si considera anche la d.d.p. tra la terra locale in 1 e in 2. Nellanalisi delle reti di
energia non interessa valutare le tensioni nodali rispetto ad un unico nodo di riferimento,ma solo dei
conduttori di fase rispetto alla terra, assunta localmente come riferimento. Il regime nella sezione di
ingresso o duscita , quindi, individuato da due vettori tridimensionali delle correnti di fase e delle
tensioni di ciascun conduttore di fase rispetto al corrispondente nodo di riferimento. In condizioni di
regime sinusoidale la trasformazione che permette il passaggio dai vettori dello stato alluscita ai
vettori dello stato allingresso nel caso di un generico componente statico passivo:

V1
A B
V2
=
C D
I1 I2

in cui A, B, C, D sono matrici complesse quadrate del 3 ordine.


Gli elementi di A e D sono numeri puri, mentre gli elementi di B e C sono rispettivamente
impedenze a ammettenze.
I vettori V1 e V2 , I1 e I 2 sono vettori colonna a tre elementi, rispettivamente delle tensioni di fase e
delle correnti di fase, in partenza e in arrivo.
Condizione necessaria e sufficiente affinch ad un regime simmetrico (compreso lomopolare) delle
tensioni e delle correnti in 2 corrisponda un regime simmetrico dello stesso tipo in 1 che
ciascun componente della rete sia costruito simmetricamente nelle tre fasi.

4
Questa caratteristica fisica si traduce, nel modello matematico, nella propriet di simmetria ciclica
delle matrici A, B, C, D; inoltre, essendo la linea un elemento passivo la simmetria pi forte
poich totale.
Se il regime in 2 caratterizzato da terne di tensione e di corrente simmetriche, lequazione
matriciale precedente pu scindersi in tre relazioni indipendenti che legano la tensione e la corrente
di ciascuna fase nella sezione 1 alle corrispondenti grandezze nella sezione 2 .Si ha cio:
Va bm VA
a am am b bm
Vb am a am bm b bm VB

Vc a am a bm bm b VC
= m
Ia c cm cm d dm dm IA

I b cm c cm dm d d m I B

cm cm c dm dm d
Ic IC

V a = aV A + am V B + am V C + bI A + bm I B + bm I C
V a = aV A + ama 2V A + ama V A + bI A + bma 2 I A + bma I A
( ) (
V a = aV A + am V A a 2 + a + bI A + bm I A a 2 + a )
Ma ricordando che 1 + a + a 2 = 0 a + a 2 = -1 si ottiene:

V a = aV A - am V A + bI A - bm I A
V a = ( a - am ) V A + ( b - bm ) I A

Analogamente per la corrente si ha:


I a = ( c - cm ) V A + ( d - d m ) I A

Relazioni identiche si possono ottenere per le altre due fasi, cambiando il pedice che individua la
fase. Con le ultime due relazioni otteniamo le grandezze in 1 relative alla fase a, quelle relative
alla fase b e c possono essere ottenute direttamente da queste, per lappartenenza delle tensioni
e delle correnti in 1 a terne simmetriche.
Possiamo in definitiva osservare che lo studio di una linea trifase simmetrica, in condizioni
simmetriche di funzionamento a regime si riconduce allanalisi di una sola rappresentazione
equivalente monofase, purch si tenga conto dei mutui accoppiamenti tra le fasi e il terreno.
Una tale condizione verificata quando una rete in esercizio normale o quando sia affetta da un
guasto simmetrico rispetto alle tre fasi, come nel caso di cortocircuito trifase simmetrico.
La riduzione ad una rete monofase equivalente non pi possibile, invece, allorch intervenga nella
rete una causa dissimmetrizzante, perch si dovrebbero considerare simultaneamente le tre fasi, il
che complica notevolmente lanalisi; perci si ricorre al metodo delle coordinate simmetriche,
proposto per la prima volta dal matematico Fortescue.
5
Sistemi di correnti o di tensioni dissimmetrici, possono scomporsi in tre terne di vettori, dette
componenti simmetriche, rispettivamente diretta, inversa ed omopolare.
In base al principio di sovrapposizione degli effetti, dalla rete trifase di partenza si passa pertanto
allesame di tre reti monofase distinte dette di sequenza diretta, inversa, omopolare, ciascuna
interessata dallomonima terna simmetrica.
Le tre reti sono caratteristiche della particolare condizione dissimmetrica di esercizio e del
componente considerato.
Nellipotesi di sistema di generazione di tensioni simmetrico e diretto, si ha:
la rete di sequenza diretta rappresentata con uno schema monofilare, nel quale sono
riportate le impedenze alla sequenza diretta dei vari componenti. Il conduttore di riferimento
sar indifferentemente il neutro o la terra.
la rete di sequenza inversa simile a quella diretta, ma ovviamente passiva. I valori delle
reattanze sono quelli alla sequenza inversa, diversi da quelli diretti per i rami che comprendano
generatori.
la rete di sequenza omopolare anchessa passiva, ma le impedenze di questa rete sono
radicalmente differenti da quelle alla sequenza diretta e inversa, poich per le componenti
omopolari, anche la terra ed eventuali funi di guardia fanno parte del circuito. Inoltre il numero
stesso dei rami che compongono la rete in genere minore di quelli delle altre due poich la
presenza di punti neutri non atterrati e di trasformatori con collegamenti a triangolo, crea delle
interruzioni in questa rete.

Nel caso delle linee, lo studio in qualsiasi condizione dissimetrica di esercizio, pu essere
effettuato attraverso solo due rappresentazioni monofilari: sequenza diretta e sequenza omopolare,
potendosi ritenere identiche le impedenze di sequenza inversa e diretta.

Limitatamente allo studio della linea trifase alla sequenza diretta, i fenomeni elettromagnetici che
presiedono alla trasmissione dellenergia elettrica possono essere descritti con un schema
monofilare costituito da quattro parametri uniformemente distribuiti: resistenza, induttanza,
conduttanza e capacit di servizio, definite per unit di lunghezza.
Resistenza e conduttanza di servizio (r e g) consentono di tener conto delle perdite di energia
presenti nel funzionamento reale; induttanza e capacit di servizio (l e c), invece, consentono di
rappresentare gli scambi di energia conservativa tra campo elettrico e campo magnetico, simulando
i fenomeni non solo di auto, ma anche di mutua induzione elettrostatica ed elettromagnetica delle
altre fasi su quella in esame, disaccoppiandole.

6
Ne risulta, quindi, la possibilit di rappresentare ciascuna fase con un circuito monofase
caratterizzato dai quattro parametri, indipendente dalle altre fasi, ma uguale per tutte. Determinate
le grandezze caratteristiche della fase di riferimento, tensione e corrente, per mezzo degli operatori
complessi a e a 2 , possibile pervenire a quelle delle altre, essendo i circuiti equivalenti identici.
Ovviamente per il regime omopolare basta considerare i valori assunti dai parametri r, l, g, c, alla
sequenza omopolare; le grandezze vettoriali di ciascuna fase sono uguali tra loro.

Tale circuito equivalente rappresentato in fig. 1.

I1 I2

rdx ldx rdx ldx rd x ldx

V1 gd x cdx g dx cdx gdx cdx V2

dx

Fig. 1 Circuito monofase equivalente di una linea

Come si pu facilmente evincere dalla figura, lo schema equivalente della linea costituito da una
cascata di quadripoli a G relativi a tratti di dimensioni infinitesime, i cui parametri longitudinali
sono rdx e ldx, mentre quelli trasversali sono gdx e cdx.
Nonostante la scelta di rappresentare ogni elemento infinitesimo con un quadripolo a G , piuttosto
che con uno simmetrico a T o a P , la trattazione non perde di genericit, perch, adottando tali
altre schematizzazioni, compaiono, nellanalisi dei fenomeni elettrici, infinitesimi di ordine
superiore, trascurabili, quindi lanalisi, in prima approssimazione, del tutto analoga.
Va inoltre rilevata la presenza del neutro, nel circuito equivalente della fase, che va inteso come
conduttore fittizio le cui costanti sono nulle, dato che nelle linee trifase il ritorno avviene attraverso
le altre due fasi.

7
1. EQUAZIONI DEI TELEGRAFISTI E LORO SIGNIFICATO FISICO

Consideriamo un tratto infinitesimo della linea di lunghezza dx, compreso tra le ascisse x e x +dx,
assumendo come origine del riferimento il terminale di arrivo della linea, battezzato 2, e come verso
positivo quello dallarrivo alla partenza, cos come rappresentato in fig. 2.

I (x+dx) I (x)
I1 I2
rdx ldx

V(x=L) =V1 V(x+dx) V(x) V(x=0) =V2


gdx cdx

x=L x+dx x x=0

dx

Fig. 2 Quadripolo a G equivalente ad un tratto infinitesimo di linea.

Applicando i principi di Kirchhoff a tale quadripolo elementare, si pu scrivere:

i( x + dx, t )
v ( x + dx , t ) - v ( x , t ) = r i ( x , t ) dx + l dx
t

i( x + dx, t ) - i( x, t ) = g v( x, t ) dx + c v( x, t ) dx
t
v( x, t ) i( x, t )
v ( x , t ) + dx - v ( x , t ) = r i ( x , t ) dx + l i ( x , t ) + dx dx
x t x

i( x, t ) + i( x, t ) dx - i( x, t ) = g v( x, t ) dx + c v( x, t ) dx
x t

Trascurando gli infinitesimi di ordine superiore si ottiene:


v ( x, t ) i ( x, t )
i ( x, t )
dx = r dx + l dx
x t

i ( x, t ) v ( x, t )
dx = g
v ( x, t ) dx + c dx

x t
v ( x, t ) i ( x, t )
i ( x, t ) + l
= r
x t

i ( x, t ) v ( x, t )
v ( x, t ) + c
= g

x t

8
Tali equazioni, comunemente note come equazioni dei telegrafisti, sono state formulate dapprima
da Heaviside e poi ampiamente sviluppate e divulgate da Rssler, Steinmetz, e Blondel, con
l'introduzione delle funzioni iperboliche di variabile complessa per lanalisi dei regimi
sinusoidali, nella forma presentata nel seguito di questa trattazione.
Esse sono utili per lo studio dei regimi sia permanenti che transitori (con la sola condizione che i
parametri primari della linea siano costanti, il che non sempre si verifica per i regimi transitori).
Il sistema cui siamo pervenuti, nelle condizioni di regime perfettamente sinusoidale
precedentemente ipotizzate e ricorrendo ad una rappresentazione fasoriale delle grandezze, pu
essere espresso nella forma seguente:
dV
=r w
I + j lI =( r+ j
wl) I
dx

d I = g c V =( g + j
w
V + j w c) V

dx
dV .
= z I
dx
(1)
d I
= y
V
dx
ove si posto:
.
z = r + j w l impedenza serie per unit di lunghezza della linea
.
y = g + j w c ammettenza trasversale per unit di lunghezza della linea

Esse rappresentano la formulazione delle equazioni dei telegrafisti in regime sinusoidale.

_
Derivando la prima delle (1) rispetto a x e utilizzando lespressione di d I dx ottenuta dalla
_
seconda, si elimina la dipendenza da I ; analogamente, derivando la seconda delle (1) rispetto a x e
_ _
utilizzando lespressione di d V dx ottenuta dalla prima, si elimina la dipendenza da V . In tal
modo si disaccoppiano le due equazioni, ottenendo quanto segue:
.
d 2 V d z I . d I . .
2 = = z = z yV
dx dx dx

.
d yV . dV . .
d 2 I
dx 2 = dx = y dx = z y I

9
d 2 V .

2 = K 2

V
dx
2 .
(2)
d I = K 2 I

dx 2

ove si posto:
. . .
K= y=
z (r+ w
j l) ( g + j
wc) costante di propagazione della linea.

Essa un numero complesso, quindi esprimibile nella forma:


.
K = a + jb
di cui la parte reale ( a ) denominata costante di attenuazione, mentre il coefficiente della
parte immaginaria ( b ) chiamato costante di fase.

Essendo le (2) equazioni differenziali lineari ordinarie omogenee a coefficienti costanti del secondo
ordine, le loro soluzioni saranno del tipo:

. .

V = k1
e K x + k2 e- K x
. . (3)
I
3= k
e Kx
+ k 4
e -K x

Inoltre evidente che, essendo V ed I anche soluzioni del sistema di equazioni differenziali (1),
del primo ordine, le costanti k1 , k2 , k3 e k 4 risulteranno essere fra loro non indipendenti.
Infatti, sostituendo nella prima delle (1) gli integrali indefiniti (3) e risolvendo rispetto a k 3 e k 4, si
ottiene:
dV d K. x -K x
. . . . .
-K x
.
= k
1 e + k 2
e = K
k1
e Kx
- K
k 2
e = z
I
dx dx
. .
-K x
I
3= k
e Kx
+ k 4
e

dV . . . .
-K x
= K k1
e Kx
- K
k 2 e
dx

dV = z
.
e- K x
. .

e K x + k4
k3

dx

10
.

k3 = k1 K
z
.

.
K
k 4 = - k 2 .
z
Quindi le (3) possono essere espresse nella forma:

. .

V = k1
e- K x
e K x + k2

1 K. x -K x
.
(4)
I =
. k 1 e - k 2
e
Z

avendo posto:
. . . .
1 K zy y w
g + j c
= = = =
.
Z
.
z
.
z
.
z r+ jwl

.
in cui Z limpedenza caratteristica o impedenza donda della linea, ed delle due radici
. .
quadrate del numero complesso y z, per definizione, quella con parte reale positiva.

Le costanti di integrazione indipendenti k1 e k2 possono essere facilmente determinate imponendo le


condizioni ai limiti.
Supposte V2 e I 2 rispettivamente tensione e corrente allarrivo (x = 0) allistante iniziale di
osservazione (t = 0), otteniamo:
.

V
2 + Z I 2
V2 = k1 + k2 V 2 = k1 + k 2 k1 =
2
I = 1 ( k - k ) .
I 2 = ( k1 - k 2 )
.
2 Z

. 1 2
V2 - Z I 2
Z
k2 =
2

Quindi, sostituendo nelle (4) i valori delle costanti appena determinate, si ha:

11
.
.

2 V + Z I
2. 2V - Z I 2 .
V = e K x + e - K x
2 2

.
.
(5)
1 V2 + Z I
2. V
2 - Z I 2 .
e K x - e - K x
I = .
Z 2 2


.
-K x
.

.
-K x
.

e Kx
+ e e Kx
- e
V = V + Z. I
2 2
2 2

K x - K x K x
. . .
-K x
.
(5)
V2 e - e e + e
+ I
I = . 2
2 2
Z

e, ricordando che:

e K x + e- K x
e K x - e- K x
. . . .


= cosh K. x = senh Kx
.


2 2

si perviene alla seguente formulazione delle (4):


. . .
V ( x ) = V2cosh K x + Z I 2 senh K x

V (5)
I ( x ) = .2 senh .
.
K x + I 2cosh K x
Z

V ( x ) e I ( x ) possono, tuttavia, essere espresse anche in funzione delle grandezze presenti alla

partenza della linea, V1 e I1 ; infatti, sostituendo nelle (5) queste ultime a V2 e I 2 e sostituendo x
a x (dato che in tal caso le distanze vanno computate dalla partenza); ricordando, inoltre, che la
funzione cosh pari ,mentre la funzione senh dispari e quindi si ha:
. . . .
cosh - K x = cosh K x e senh - K x = - senh K x

si ricavano le seguenti espressioni:

12
. . .
V ( x ) = V1cosh K x - Z I
1senh K x

V (6)
I ( x ) = - .1 senh .
.
K x + I1cosh K x
Z

Esse possono anche ricavarsi con procedimento analogo al precedente dalle:


.
.

V1 - Z I1 . V1 + Z I1 .
V = e K x + e - K x
2 2

.
.
(6)
1 V1 - Z I 1 V 1 + Z I1 .
e K x + e - K x
.

I = . -
Z 2 2


e dalle:

.
-K x
.

.
-K x
.

e

Kx
+ e . e Kx
- e
V = V1 - Z I
1

2 2

K. x - K. x K. x - K. x (6)
V1 e -e e + e

I = - . + I1
2 2
Z

ottenute, a loro volta, risolvendo il sistema di equazioni differenziali derivante dallapplicazione
delle leggi di Kirchhoff ad un tratto infinitesimo di linea.

Le (5) e le (6) sono le equazioni fondamentali che regolano il funzionamento delle linee a
costanti uniformemente distribuite in regime permanente sinusoidale e permettono, note tensione e
corrente in un punto assegnato, di determinare il regime in qualsiasi altro punto.

1.1. LINEE SENZA PERDITE

Per spiegare il significato fisico delle (5), o analogamente delle (6), la letteratura elettrotecnica
solita far riferimento alle linee senza perdite, utile perch, trascurando gli elementi dissipativi (r e
g), le espressioni analitiche si semplificano notevolmente, e quindi appare pi evidente il ruolo dei
parametri fondamentali e si possono trarre in modo semplice alcune interessanti conclusioni aventi,

13
comunque, validit generale; infatti, sebbene le perdite di energia nelle linee di trasmissione non
siano trascurabili, esse hanno uninfluenza minima sul regime elettrico di funzionamento.
Ponendo, quindi, r = g = 0, le espressioni analitiche delle costanti si modificano come segue:

- la costante di propagazione
.
K un numero immaginario, dato da:

( -w lc ) = jw
.
K= 2
lc

e quindi,essendo anche:
.
K = a + j b = jw lc

la costante di attenuazione a =0e la costante di fase b = w lc ;

- limpedenza caratteristica equivale ad una resistenza, risultando:


. l
Z = Z =
c

Le (5), quindi, assumono la forma:


V ( x ) = V2cosh ( j b x ) + Z I 2 senh ( j b x )

V2
I ( x ) = senh ( j b x ) + I 2cosh ( j b x )
Z

e ricordando che :
cosh ( j b x ) = cos ( b x ) e senh ( j b x ) = jsen ( b x )

si perviene alla seguente formulazione:


V ( x ) = V2cos ( b x ) + jZ I 2 sen ( b x )

V2
I ( x ) = j sen ( b x ) + I 2cos ( b x )
Z

Da questa si evince che, nel caso di perdite nulle, tensione e corrente variano armonicamente lungo
la linea rispetto allascissa x.

Possiamo trarre altre interessanti conclusioni, sempre nellipotesi semplificativa di linea priva di
perdite, sostituendo nelle (5) il valore della costante di propagazione gi determinato in queste
.
ipotesi ( K = jb ), ottenendo:

14
.
.

2 V + Z I 2 2V - Z I 2
V = e j b x + e - j b x
2 2

.
.

1 2 V + Z I
2 V
2 - Z I 2
I = . e j b x - e - j b x
Z 2 2

che possono essere riscritte nella forma pi compatta:


_ ' j b x _ " - jb x
V = V2 e + V2 e

1 _ ' j b x _ " - j b x _' j b x _" - j b x


I = . V2 e - V2 e = I 2 e - I 2 e

ponendo:
.
.

_ V2 + Z I 2
_ V2 - Z I 2

V2' = V2" =
2 2
_ _
_
V2' _
V2"
I =
'
2 .
I =
"
2 .
Z Z
' " ' " _ _ _ _
Indicando, inoltre, con V2 , V2 , I 2 , I 2 il valore efficace rispettivamente dei vettori V2' , V2" , I 2' , I 2" ,

con g1 e g2 le fasi iniziali di V2' e V2" e con j1 e j2 lo sfasamento di


_ _ _ _
I 2' e di I 2" rispetto a V2' e V , il
2
"

valore istantaneo della tensione e della corrente in un generico punto della linea, a distanza x
dallarrivo, esprimibile come di seguito riportato:
j ( wt + g ' ) j ( wt +g " ) j ( wt + g ' + b x ) j ( wt +g " - b x )
v ( x, t ) = 2
V2' e e jb x + 2 V2" e e- jb x = 2 V2'
e + 2 V2" e
j ( w t +g ' +j ' ) j ( w t +g " +j " ) j ( w t +g ' +j ' + b x ) j ( w t + g " +j " - b x )

i
( x , t ) = 2
I '
2
e e jb x
- 2 I "
2 e
e - jb x
= 2
I '
2 e - 2 I "
2 e

Sviluppando gli esponenziali secondo il teorema di Eulero e ponendo V2 sullasse reale e


considerandone la proiezione sullasse immaginario, si ottiene:

v ( x, t ) = 2

(
V2' sen wt + g ' + b x + 2 )
V2"sen wt + g " - b x ( )

i ( x, t ) = 2

(
I 2' sen wt + g ' + j ' + b x - 2 )
I 2" sen wt + g " + j " - b x ( )

Si rileva, dunque, che la tensione e la corrente si propagano ciascuna per mezzo di due onde
sinusoidali, una diretta o progressiva, laltra riflessa o regressiva, rappresentate rispettivamente dai
due addendi delle equazioni precedenti, le quali avanzando, ciascuna nel proprio verso, subiscono
uno sfasamento in ritardo; inoltre, si nota che in ogni punto della linea il valore assunto dalla

15
tensione costituito dalla somma dei due termini rappresentanti le due onde, quello della corrente,
invece, dato dalla differenza fra i relativi termini.
La velocit di propagazione dellonda diretta ottenibile imponendo luguaglianza tra i valori
assunti dalla sinusoide dellonda progressiva (rappresentata dal primo dei due addendi) in due
istanti di tempo successivi t e t+t supponendo che abbia spazzato un tratto di lunghezza x:

( ) (
V2"sen w ( t + t ) + g " + b ( x + x )
V2" sen wt + g " + b x = 2
2 )
( ) (
sen wt + g " + b x = sen w ( t + t ) + g " + b ( x + x ) )

wt + g " + b x = w ( t + t ) + g " + b ( x + x )

wt + b x = w ( t + t ) + b ( x + x ) = wt + wt + b x + bx

x w w 1
wt = - b x n= =- =- =-
t b w lc lc

Tale velocit risulta negativa perch londa diretta avanza in verso opposto rispetto a quello del
riferimento scelto, ovvero si propaga dalla partenza allarrivo. Londa riflessa, invece, si propaga
con velocit, ottenibile con procedimento analogo al precedente, pari a:
x w w 1
n= = = =
t b w lc lc
evidentemente positiva, ovvero avanza concordemente al verso dellasse x, ossia dallarrivo alla
partenza.
Dunque la velocit con cui si propagano le due onde, ciascuna nel suo verso, la stessa, e quindi
esse avranno anche uguale lunghezza donda, pari, a:
n 2p w 2p 2p
l = nT = =n = = essendo f la frequenza e T il periodo delle grandezze
f w b w b
alternate in esame.

1.2. LINEE CON PERDITE

Nel caso reale e pi generale di linee con perdite le cose non cambiano, velocit e lunghezza
donda variano di poco, ma si deve tener conto anche degli esponenziali ea x ed e -a x , per cui le
equazioni che descrivono il regime assumono la forma pi completa e generale vista con le (5):

16
.
.

2 V + Z I
2 V
2 - Z I 2
V = ea x e j b x + e -a x e - j b x
2 2 _ ' a x j b x _ " -a x - j b x
V = V2 e e + V2 e e
.
.
_
1 V2 + Z I
2 V
2 - Z I 2
_
I = I ' ea x e j b x - I " e-a x e- j b x
ea x e jb x - e -a x e - j b x 2
I = . 2

Z 2 2


_ _

V = Vd + Vi Vd = V2' ea x e jb x Vi = V2" e -a x e - j b x
in cui: _ _
I = I d + I i I d = I 2' ea x e jb x I i = - I 2" e -a x e- j b x

Vd londa diretta, che si propaga dalla partenza allarrivo, nel verso delle x decrescenti, la cui

ampiezza va progressivamente riducendosi (a causa del fattore esponenziale ea x ) e la cui fase


aumenta in ritardo (a causa del fattore esponenziale e b x ).
Vi londa riflessa, che si propaga dallarrivo alla partenza, nel verso delle x crescenti, la cui

ampiezza si riduce progressivamente (a causa del fattore esponenziale e -a x ) e la cui fase aumenta in
ritardo (a causa del fattore esponenziale e - b x ).
Per I d e I i valgono le stesse considerazioni a meno del fatto che sono opposte di segno e quindi si
sottraggono.

Dunque lattenuazione dellampiezza delle onde, rappresentata analiticamente dallesponenziale


ea x (o e -a x ), legata alla presenza di fenomeni dissipativi, lo sfasamento in ritardo, rappresentato
analiticamente dallesponenziale e b x (o e - b x ), invece, dovuto alla presenza di fenomeni
conservativi; infatti, come precedentemente evidenziato, nel caso di linee senza perdite non si
verifica alcuna attenuazione ma solo uno sfasamento.

Landamento delle ampiezze delle onde dirette e riflesse di corrente e di tensione rappresentato in
fig. 3.

17
Fig. 3 Andamento delle onde diretta e riflessa di tensione.

La sovrapposizione istante per istante e punto per punto delle due onde, quella diretta, e quella
riflessa, che si propagano in versi opposti, fa s che lungo la linea si stabilisca un regime di onde
stazionarie.
Si vengono a determinare pertanto, dei punti, detti ventri, nei quali le onde incidenti e le onde
riflesse si vengono ad incontrare restando sempre in fase, ed ivi la tensione o la corrente totale
massima, e degli altri punti, detti nodi, dove le due onde si vengono a incontrare sempre in
opposizione di fase determinando dei minimi.

18
1.3. LINEA DI LUNGHEZZA INFINITA E LINEA CHIUSA SULLA SUA IMPEDENZA
CARATTERISTICA

Consideriamo una linea di lunghezza infinita; intuitivo notare che nella propagazione della
tensione (e quindi della corrente) manca londa riflessa, poich in assenza di unestremit di arrivo
londa diretta non pu riflettersi. Analiticamente risulta infatti:

.
.

V1 + Z I1 . V1 + Z I1 .

1
per x:
V ( x) e - K x (onda diretta) e I ( x) . e - K x (onda diretta)
2 Z 2

V ( x) .
e ovviamente Z ( x ) = lim
x I ( x )
= Z

V1 .
e quindi risulta anche = Z , di qui il significato fisico dellimpedenza donda.
I1

Se si pone lorigine del riferimento alla partenza (com logico, essendo larrivo allinfinito), le (6)
assumono la forma:
2V1 - .K x .

V ( x ) = e = V1e -K x

2
1 2V1 - .K x V1 - .K x (8)
I ( x ) = . e = . e
Z 2 Z

Ad una formulazione simile a quella delle (8), ottenuta per una linea di lunghezza infinita, si
perviene considerando una linea chiusa sulla sua impedenza caratteristica.
Infatti, se allestremit ricevente della linea limpedenza di carico pari allimpedenza donda della

V2 .
stessa, e quindi = Z si ha che il termine che rappresenta londa riflessa nelle (7) scompare,
I2

essendo:
.
V2 - Z I 2 = 0

Quindi le (7) assumono la forma:


2V . .

V ( x ) = 2 e K x = V2e K x
2
1 2V2 K. x V2 K. x (9)
I ( x ) = . e = . e
Z 2 Z

19
Si pu a ragione affermare, dunque, che la linea chiusa sullimpedenza caratteristica si comporta
come se fosse di lunghezza infinita e che per entrambi i tipi di linea valgono le stesse osservazioni.

Dalle (8) si evince facilmente che tensione e corrente decrescono, dalla partenza, secondo una legge
esponenziale di funzione complessa.
Infatti, ricordando che se un vettore moltiplicato per un esponenziale complesso il suo vertice si
muove su una spirale logaritmica, le (8), interpretate graficamente, stanno a dimostrare che, in una
linea di lunghezza infinita o in una linea di lunghezza finita ma chiusa sulla sua impedenza
caratteristica, i vettori tensione e corrente, partendo dal valore corrispondente allinizio della linea,
ruotano progressivamente mentre ci si sposta lungo la linea stessa, nel senso negativo (orario)
descrivendo in coordinate polari una spirale logaritmica decrescente come mostrato in fig. 4.
Langolo fra la tensione in partenza e quella in arrivo vale, per queste condizioni di funzionamento,
bL.
Quindi si attenuano secondo il fattore e -a per ogni unit di lunghezza e ritardano di fase di b
radianti per ogni unit di lunghezza.

X= 34

V
X= 34

I1
X=
V1
X= 12 X= X=0
X= 12

X= 14

X= 14

Fig. 4 Diagrammi polari della tensione e della corrente per una linea aerea adattata e con perdite.

20
Dalle (8) o dalle (9),inoltre, si ricava:
V ( x) .
= Z
I ( x)

Pertanto in ciascun punto di una linea di lunghezza infinita o di una linea di lunghezza finita ma
chiusa sulla sua impedenza caratteristica il rapporto fra i moduli di tensione e corrente costante e
.
pari a Z , e le due grandezze sono sfasate fra loro di un angolo costante pari allargomento di Z

e quindi la trasmissione avviene a fattore di potenza costante lungo lintera linea, e, poich

Z ( j)
.
largomento di nelle linee aeree negativo, in quanto i parametri trasversali prevalgono su
quelli longitudinali, la corrente in anticipo sulla tensione.

La considerazione della linea chiusa sullimpedenza caratteristica o della linea di lunghezza infinita
permettono di definire in modo pi appropriato la stessa impedenza caratteristica e la costante di
propagazione di una linea.
.
Z pu, infatti, essere fisicamente definita come il rapporto fra tensione e corrente in un
punto qualsiasi della linea considerata, supposta di lunghezza infinita oppure chiusa su un

.
z
carico pari a . .
y
.
La costante di propagazione della linea K , invece, lindice della variazione globale (in
modulo e fase) di tensione e corrente lungo 1 km di linea supposta infinita o chiusa su un

.
z .
carico pari a . . Essendo K = a + j b e tenendo conto che la prima delle (8) e delle (9)
y

possono scriversi rispettivamente:


V ( x ) = V1e -a x e- j b x e V ( x ) = V2 ea x e j b x

si ha che:

la costante di attenuazione a , parte reale di K , il logaritmo naturale del rapporto fra i


.

valori numerici della tensione, o della corrente, in due punti della linea distanti fra loro 1 km,

.
z
supponendo la linea infinita o chiusa su un carico pari a . ;
y

21
la costante di fase o di distorsione b , coefficiente della parte immaginaria di K , rappresenta
.

langolo di sfasamento in radianti fra i vettori della tensione, o della corrente, in due punti
della linea distanti fra loro 1 km, supponendo la linea infinita o chiusa su un carico pari a

.
z
. .
y

I loro valori numerici si ricavano dallespressione della costante di propagazione, quadrandola


e uguagliando parti reali ed immaginarie:
1 .

. . .


a=
2
(
z y + rg - w 2lc )
K= y=
z ( r + j
wl) ( g + j
wc ) = a + jb


.

1 .

b =
2
(
zy - rg - w 2lc
)

22
1.3.1. POTENZA CARATTERISTICA E CADUTA DI TENSIONE

Introduciamo ora altre due grandezze


La potenza complessa allarrivo
*
V2 V2 2 V2 2 -j
N 2 = V2 .
= .
= e = Nc
Z Z Z

viene detta potenza naturale o caratteristica.


Essa proporzionale al quadrato della tensione e inversamente proporzionale allimpedenza
caratteristica, indipendente dalla pulsazione delle grandezze che la interessano e dalla lunghezza
della linea. Nella tabella di seguito riportata si forniscono, per diverse tensioni di esercizio, i valori
delle impedenze e delle potenze caratteristiche.

Potenza trifase
Tensione nominale Conduttori di ciascuna Impedenza caratteristica
caratteristica
[kV] fase []
[MW]
130 1 400 42
150 1 400 56
220 1 400 120
220 2 300 160
380 3 265 545
760 4 265 2180
1500 8 225 10000
2500 15 208 30000

TABELLA 1: Impedenza e potenza caratteristica di linee A.T. e A.A.T.

La potenza attiva e reattiva in arrivo valgono, rispettivamente:


V2 2 V2 2
P2 = cosj e Q2 = senj
Z Z

e Q2 risulta negativa se si tiene conto del segno di j ( @ -5 per linee a 220 kV), concordemente
con il carattere prevalentemente capacitivo delle linee in questione.

23
Formule analoghe si hanno per la partenza,dato che per queste particolari linee il rapporto tensione-
.
corrente in qualsiasi punto Z :

V12 V12
P1 = cosj e Q1 = senj
Z Z
Ed anche Q1 risulta negativa.

Le perdite di potenza attiva valgono:

V2 2 ( ea L ) - V2 2 V2 2 ( e 2a L - 1)
2
V12 V2 2 V12 - V2 2
P1 - P2 = cosj- cosj= cosj= cosj= cosj
Z Z Z Z Z

Sviluppando in serie e 2a L tralasciando tutti i termini di grado superiore al primo (com lecito
essendo a L piccolo), si ottiene:
V2 2 V2 2
P1 - P2 = ( 1 + 2a L - 1) cosj= 2a L cosj
Z Z

Analogamente le perdite di potenza reattiva valgono:


V12 V2 2 V12 - V2 2 V2 2
Q1 - Q2 = senj- senj= senj= 2a L senj
Z Z Z Z

e dato che sen j e la costante di attenuazione sono molto piccoli,sono quasi nulle.

La caduta di tensione lungo la linea, dalla prima delle (9) (per x = L) risulta, invece, pari a:
V1 - V2 = V2 ea L - V2 = V2 ( ea L - 1)

Sviluppando in serie ea L tralasciando tutti i termini di grado superiore al primo, come fatto in
precedenza, si ottiene:
V1 - V2 @ V2 ( 1 + a L - 1) = a LV2

e quindi:
V1 - V2
V% = 100 @ 100a L
V2

Nelle linee reali ad altissima tensione la caduta di tensione relativamente piccola, anche se di
grande lunghezza. La perdita di potenza reattiva tra i due estremi di entit trascurabile perch,

come gi detto, sen j e la costante di attenuazione a sono molto piccole.

24
Si pu dunque affermare che la linea, per quanto riguarda il bilancio delle potenze reattive, si
comporta come se fosse priva di induttanza e capacit e fosse dotata delle sole resistenze.
Risulta, evidentemente, che tali condizioni tecniche di funzionamento sono molto favorevoli per la
trasmissione a grande distanza.
doveroso rimarcare che possibile estendere le propriet ed i vantaggi appena illustrati delle linee
di lunghezza infinita o chiuse sulla propria impedenza caratteristica a linee di lunghezza finita e
terminate su un carico generico, realizzandone ladattamento. Esso consiste nellinserimento, il pi
possibile uniforme, di capacit in serie e induttanze in derivazione al fine di variare la loro
impedenza caratteristica e, quindi, la potenza naturale.

Per le linee senza perdite ( a = 0 ), le formule mostrano che la caduta di tensione e il consumo di
potenza attiva e reattiva sono nulli. In altre parole la linea, se di lunghezza infinita o chiusa
sullimpedenza caratteristica, lavora a tensione perfettamente livellata. Inoltre il consumo di
potenza reattiva induttiva dovuto al passaggio della corrente nellinduttanza serie ( wldxI 2 in un
tratto dx) esattamente bilanciato dalla erogazione di potenza reattiva capacitiva da parte delle
capacit derivate ( w cdxV 2 nello stesso tratto).
In fig. 5 si vede come si modificano i diagrammi polari della tensione e della corrente in una linea
senza perdite.

X= 43

V1 X=

X= 12 I1 X=0

X= 14

Fig. 5 Diagrammi polari della tensione e della corrente per una linea aerea adattata e senza perdite.

25
La tabella 2 riporta i valori tipici dellimpedenza caratteristica, della costante di propagazione, della
lunghezza donda e della velocit di propagazione di linee di trasmissione in corrente alternata a
50Hz, aeree ed in cavo, per diversi valori della tensione di alimentazione, consentendo un confronto
tra i due tipi di trasmissione.

aerea in cavo

Linea 380 kV 380 kV


singolo conduttore 220 kV 130 kV 380 kV 220 kV 15 kV
conduttore binato
. Senza
366-3 296,5-2,5 391,2 -5,7 404,8 -14,5 26,4 -11 40,4 -12,5 43,3 -29
Z perdite
Con
[] 365 296 389 379 25,5 38,3 31,6
perdite
.
K 1,048 87,75 1,049 87,5 1,060 84 1,129 74,7 2,820 79,0 3,215 77,2 4,080 61
[10-3 km-1] Con
perdite

0,04110-3 0,04810-3 0,11010-3 0,29710-3 0,54010-3 0,71010-3 1,98010-3
[ km-1]
Con
1,04710-3 1,04810-3 1,05510-3 1,08910-3 2,77010-3 3,13010-3 3,57010-3
perdite
[rad/km] Senza
1,04710-3 1,04710-3 1,05510-3 1,05010-3 2,71010-3 3,05010-3 310-3
perdite
Con
6000 5995 5990 5750 2260 2000 1760
perdite
[km] Senza
6000 6000 5990 6000 2300 2050 2093
perdite
Con
3105 3105 3105 2,9105 1,13105 1105 0,88105
v perdite
[km/s] Senza
3105 3105 3105 3105 1,15105 1,02105 1,05105
perdite

TABELLA 2: Impedenza caratteristica, costante di propagazione, lunghezza donda, velocit di propagazione


Di linee di trasmissione in corrente alternata a 50Hz, aeree ed in cavo.

Da una sua rapida analisi si pu osservare che:


le impedenze caratteristiche delle linee aeree e di quelle in cavo stanno fra loro nel rapporto
di 10 a 1;
.
a causa dei valori diversi di K ,la lunghezza donda e la velocit di propagazione per linee
aeree ( @ 6.000 km, v @ 300.000 km/s) e in cavo ( @ 2.000 km, v @ 100.000 km/s) stanno
nel rapporto di 3 a 1.

Da tali sostanziali diversit deriva il diverso comportamento dei due sistemi di trasmissione in
esercizio, che, spesso, risulta determinante per la scelta delluno o dellaltro. Infatti essendo
limpedenza caratteristica delle linee in cavo di un ordine di grandezza inferiore rispetto a quella
delle linee aeree, a parit di tensione nominale, la potenza naturale delle linee in cavo risulta 10
volte maggiore di quella delle linee aeree. Tuttavia, problemi termici legati alle elevate correnti,
dovute allassorbimento di ingenti potenze reattive capacitive, impongono che la potenza trasportata
dalle linee in cavo sia solo una piccola frazione della potenza caratteristica.

26
Questa stessa rilevante differenza dei valori delle impedenze caratteristiche delle linee aeree e in
cavo poi sfruttata dallEnte Distributore per proteggere le cabine MT/bt alimentate da linee aeree
(soggette a frequente fulminazione), da sovratensioni dovute a fulminazione diretta della linea
stessa. La linea aerea viene, infatti, connessa a una linea in cavo in prossimit dellingresso in
cabina, in modo che la brusca variazione di impedenza determini la quasi completa riflessione di
eventuali onde di sovratensione per fulminazione, producendo due risultati desiderati:
londa trasmessa, ovvero la quota parte di onda che percorrer il cavo con il rischio di
danneggiamento dellapparecchiatura di cabina, sar decisamente piccola contenendo dunque
eventuali danni soprattutto allisolamento degli avvolgimenti in prossimit degli isolatori;
londa riflessa, ovvero la quota parte di onda che torner indietro lungo la linea,essendo di
segno opposto rispetto a quella incidente,andr ovviamente ad attenuarne lampiezza del picco e
a ridurne la durata.
Al fine di una migliore comprensione si richiamano le definizioni di coefficiente di riflessione e di
coefficiente di rifrazione o trasmissione e se ne determina, a titolo di esempio, il valore in
corrispondenza della succitata connessione tra linea aerea e cavo:
Z o CAVO - Z o AER. 40 - 400
- coefficiente di riflessione : r = -0.82 -1
Z o CAVO + Z o AER. 40 + 400

2 Z o CAVO 80
- coefficiente di rifrazione o trasmissione t = CAVO 0.18 = 1 ( 0) .
Zo + Zo AER .
440

27
1.4. LINEA A VUOTO E IN CORTO CIRCUITO

Una linea in corto circuito se allestremit di arrivo chiusa su s stessa e quindi V2 = 0.


In tali condizioni le (5) si riducono alla seguente forma:

.
-K x
.

-
( )
Kx
.

e e .
e( a + j b ) x - e -( a + j b ) x
V = Z I 2
= Z I 2
2 2
(10)

e K x + e- K x
. .

I = I2



= I2
e( (
a + jb ) x
+e (
- a + jb ) x
)

2 2

Si dice che una linea funziona a vuoto, quando aperta allestremit di arrivo e quindi I 2 = 0.
Si tratta di una condizione di funzionamento che si verifica alla messa in tensione.
In tali condizioni le (5) si riducono alla seguente forma:

.
-K x
.

+
( )
Kx
e(
a + jb ) x
+e (
e e - a + jb ) x

V = V2 = V2

2 2
(11)
e K x - e- K x
. .

V
I = 2

= 2 (
V e( a + j b ) x - e -( a + j b ) x )
Z. 2 Z
.
2

. l
a
e, nellipotesi semplificativa di linea senza perdite
= 0, Z = Z = , diventano:
c

V = V2
(
e jb x + e- jb x )
2

V2 e - e (
jb x - jb x
)
I = Z 2

V ( x ) = V2 cosh ( j b x )

V2
I ( x ) = senh ( j b x )
Z

E quindi allinizio della linea si ha:


V1 = V2cosh ( j b L )

V2 V1
I 1 = senh ( j b L ) = senh ( j b L )
Z Z cosh
( j b L )

28
Pertanto la tensione e la corrente in corrispondenza dellascissa x in funzione dei valori alla
partenza si ottengono utilizzando le (6)
V1
V ( x ) = V1cosh ( j b x ) - senh ( j b L ) senh ( j b x )
cosh ( j b L )

I x = - V1 senh j b x + V1
( ) ( ) senh ( j b L ) cosh ( j b x )

Z Z cosh ( j b L )

V1
V ( x) = cosh ( j b x ) cosh ( j b L ) - senh ( j b x ) senh ( j b L )

cosh ( j b L )

I x = V1
( ) Z cosh ( j b L ) (
cosh j b x ) senh ( j b L ) - senh ( j b x ) cosh ( j b L )

V1 V1
V ( x) = cosh
jb ( L - x )
= b ( L - x)
cos

cosh ( j b L ) cos ( b L )
(12)
I x = V1 V1
( ) Z cosh ( j b L ) senh j b ( L - x ) = j Z cos ( b L ) sen
b ( L - x)

Esse consentono di effettuare alcune interessanti considerazioni sulle linee senza perdite a vuoto:
risulta infatti evidente che la tensione in qualsiasi punto della linea, quando si verificano tali
condizioni, in fase con la tensione impressa allorigine, mentre la corrente in quadratura.
Queste relazioni di fase sono approssimativamente verificate anche nelle linee dotate di perdite.
Inoltre tensione e corrente variano con legge rispettivamente cosinusoidale e sinusoidale nel tempo
in ogni punto della linea,dando luogo a onde stazionarie che presentano nodi (punti in cui sono
permanentemente nulle) e ventri (punti in cui sono permanentemente massime) fissi. Come si pu
facilmente verificare la distanza fra due punti successivi in cui si ripresentano valori identici (in
modulo e fase) l . Infatti, indicando con x1 e x2 le ascisse di due punti lungo la linea in cui la
tensione (o la corrente) riassume identico valore efficace e fase, si ha:
cosb ( L - x1 ) = cos b ( L - x2 )

b ( L - x1 ) - b ( L - x2 ) = 2p

b ( x2 - x1 ) = 2p

2p
x2 - x1 = =l
b
evidente che nel caso in esame non ha luogo un fenomeno di propagazione delle onde di tensione
e di corrente, ma si ha la formazione di onde stazionarie. Infatti, la distribuzione dei valori efficaci
29
delle due grandezze immutabile nel tempo lungo la linea, come gi osservato pi sopra, con
formazione di nodi e di ventri in punti fissi. Due nodi o venti successivi di tensione o di corrente
distano l 2 , mentre i nodi o ventri di tensione distano dai nodi o dai ventri di corrente l 4 .
Esaminando le (12), inoltre, si nota che la tensione di arrivo :
V1
V2 =
cos ( b L )

e per le linee aventi lunghezza tale che b L sia compreso fra 0 e p 2 (cio per L compresa fra 0 e

l 4 ), cosb L varia fra 1 e 0, la tensione in arrivo maggiore di quella in partenza e tende

allinfinito per L che tende a l 4 .

Nelle figure di seguito riportate sono riprodotti i diagrammi circolari relativi ad una linea nelle
condizioni di funzionamento appena esaminate: essi possono essere ricavati, come visto nel
paragrafo precedente, rappresentando in coordinate polari le (10) e le (11).

x=4l

Kx
V2 e
2

x=4l
V

x=12 x=0

-Kx
V2 e
2
x=4l

Fig. 6 Diagramma polare della tensione per una linea aerea a vuoto o della corrente per una linea aerea
in cortocircuito.

30
x=4l
V

Kx
Zo I2 e
2 x=4l

x=12

x=0

-Kx
Zo I2 e
2
x=4l

Fig. 6 Diagramma polare della tensione per una linea aerea in cortocircuito.

x=4l
I

Kx
V2 e
x=4l
2Zo

x=0

x=12
-Kx
V2 e
2Zo x=4l

Fig. 6 - Diagramma polare della corrente per una linea aerea a vuoto.

31
x=4l

j x
V2 e
2

x=4l V
x=12 x=0

-j x
V2 e
2
x=4l

Fig. 7 Diagramma polare della tensione per una linea aerea senza perdite a vuoto.

I
x=4l

jx
V2 e
2Zo

x=4l
x=12 x=0

-j x
V2 e
2Zo
x=4l

Fig. 7 Diagramma polare della corrente per una linea aerea senza perdite a vuoto.

32
1.5. LINEA DI LUNGHEZZA PARI A 1/2 E 1/4 DELLA LUNGHEZZA DONDA

interessante esaminare il comportamento a vuoto delle linee di trasporto dellenergia di lunghezza


pari a 1 4 della lunghezza donda e il comportamento in cortocircuito delle linee di lunghezza pari a

1 2 della lunghezza donda, perch in entrambi i casi si verifica un particolare fenomeno detto
effetto Ferranti, che verr pertanto descritto in questo paragrafo.

Consideriamo una linea di lunghezza L= /4 (e quindi risulter b L = p 2 ) e supponiamo, per

. l
a
semplicit di trattazione, che sia priva di perdite
= 0, Z = Z = , le (5) assumono la forma:
c


V ( x ) = V2cosh ( j b x ) + Z I 2 senh ( j b x )

V2
I ( x ) = senh ( j b x ) + I 2cosh ( j b x )
Z

che calcolate per x = L, danno:


p p
V1 = V2 cosh ( j b L ) + Z I 2 senh ( j b L ) = V2 cos + jZ I 2 sen V1 = jZ I 2
2 2
V2
I 1 = V2 senh ( j b L ) + I cosh ( j b L ) = j V2 sen p + I cos p I 1 = j
2 2 Z
Z Z 2 2
da cui, evidentemente, risulta:
V2 I1
=- (13)
V1 I2

Dunque, come possiamo desumere dalle relazioni ottenute, la corrente in arrivo sfasata di 90 in
ritardo rispetto alla tensione in partenza, mentre la tensione in arrivo sfasata di 90 in ritardo
rispetto alla corrente in partenza, e con riferimento ai moduli dei fasori della tensione e della
corrente, si pu inoltre affermare che la linea a quarto donda converte tensione costante in
corrente costante e viceversa, propriet, questa, molto utile ai fini della regolazione.
A vuoto, per, avviene quanto osservato nel paragrafo precedente e deducibile anche dalla (13) per
I 2 = 0: per L = l 4 la tensione in arrivo tende allinfinito. Il fenomeno appena descritto

comunemente chiamato effetto Ferranti, dal nome di colui che per primo ebbe modo di osservarlo
nella rete elettrica di Londra e non va sottovalutato.

33
Difatti, sebbene non pericoloso per le frequenze di esercizio della nostra rete di distribuzione (a 50
Hz corrisponde l 4 @ 1500 Km, lunghezza molto superiore a quella delle attuali linee), lo diventa a

causa della presenza di terze armoniche (a 150 Hz corrisponde l 4 @ 500 Km); per questo la
lunghezza delle linee aeree a 50 Hz non deve mai superare in pratica i 600 700 Km ed buona
norma non alimentare la linea a vuoto.
Se si considera la linea con perdite, poich al di sopra di una certa tensione si innesca leffetto
corona, le ingenti perdite che ne derivano caricano la linea e limitano la sovratensione, in modo
anche drastico.

Consideriamo ora, invece, una linea di lunghezza L= /2 (e quindi sar b L = p ) le (5) calcolate

. l
a
per x = L, supponendo, per semplicit di trattazione, che sia priva di perdite
= 0, Z = Z = ,
c


assumono la forma:
V1 = V2cosh ( j b L ) + Z I 2 senh ( j b L ) = V2cosp + jZ I 2 senp

V2 V2
I1 = senh ( j b L ) + I 2 cosh ( j b L ) = j senp + I 2cosp
Z Z

V1 = -V2
(13)
I1 = - I 2

Da quanto ottenuto si evince che, per qualsiasi condizione di carico, tensione e corrente di arrivo
sono sempre uguali in modulo, ma sfasate di 180, rispetto alle corrispondenti grandezze in
partenza.
Risulta inoltre che la linea non assorbe n produce potenza reattiva dato che si ha luguaglianza fra
le potenze complesse allarrivo e alla partenza:
* *
V1 I1 = V2 I 2

In tali condizioni, ancora, si ha una notevole stabilit di trasmissione, pari a quella di un sistema
connesso direttamente ad un generatore di potenza infinita, e a vuoto non si verificano n leffetto
Ferranti n lautoeccitazione degli alternatori.
Tuttavia un fenomeno simile alleffetto Ferranti occorre nel caso di linea in corto circuito, in tal
caso, infatti, la corrente di arrivo tende allinfinito, condizione, ovviamente, pericolosa.

34
1.6. LINEA NON DISTORCENTE.

Abbiamo visto che nelle linee di trasmissione dellenergia elettrica, la propagazione della tensione o
della corrente avviene per mezzo di due onde, una progressiva e laltra regressiva, che, mentre si
propagano ciascuna nel suo verso di avanzamento, subiscono unattenuazione di modulo di a ogni
Km, e che si sfasano di un angolo b, per ogni unit di lunghezza.
. .
Essendo a + j b = z
y= (r+ w
j l) ( g + j
wc ) , risulta evidente che a e b sono funzione della

w
frequenza, cos come lo la velocit di propagazione v = .
b
Per quanto riguarda le linee di comunicazione, affinch sia possibile una ricostruzione fedele del
suono in arrivo, necessario che la linea si realizzata in maniera tale che sia la velocit di
propagazione che il fattore di attenuazione siano indipendenti dalla frequenza. Una linea di questo
tipo quella che in genere detta non distorcente.
La necessit di realizzare tali requisiti per la trasmissione sonora diviene evidente se tiene conto del
fatto che il suono costituito da onde di diversa frequenza, ciascuna caratterizzata da una propria
ampiezza, che viaggiano insieme alla stessa velocit: se la linea fosse distorcente, allarrivo
perverrebbe un suono diverso da quello di partenza a causa della diversa velocit di propagazione
e diversa attenuazione caratterizzanti ciascuna frequenza.

Tutte le linee senza perdite sono anche non distorcenti; infatti, per a = 0 e r = g = 0 :
. .
jb = y=
z w
j j w
l w lc
c = j b = w lc

w 1
e quindi a = 0 e v = = sono indipendenti dalla frequenza.
b lc
Tuttavia quello di linea non distorcente un attributo ottenibile anche per le linee reali con perdite,
qualora si realizzi la condizione di Heaviside:
r g 1
= = con m intero
l c m

Infatti, in tali ipotesi, si ha:


. . .
K= zy= (r+ jwl ) ( g + jw c ) = (r+ jw mr ) ( g + jw mg )

= r ( 1 + jw m ) g ( 1 + jw m ) = ( 1 + jw m ) rg = rg + jw m rg = a + j b

a = rg e b = w lc

35
Ottenendo quindi lindipendenza di a e n dalla frequenza.
Nelle linee di trasmissione dellenergia, in realt, risulta che:
r g
- nelle linee B.T. : > (a causa dei valori assunti da r e c, maggiori rispettivamente di l e
l c
g);
r g
- nelle linee A.T. : @ (data la loro elevata tensione, infatti, g risulta maggiore).
l c
Quindi le linee A.T. possono anche essere utilizzate come linee di comunicazione, mentre, per
rendere idonee agli stessi scopi le linee B.T., si cerca di aumentare il valore di l, essendo questo
lunico parametro manipolabile senza grossi problemi (infatti r fissato una volta data la sezione, g
difficile da modificare e non conviene che aumenti perch con esso aumentano le perdite, infine c
non pu essere aumentato se non aumentando laltezza dei conduttori da terra).
Laumento necessario del valore di l si ottiene attraverso il ricorso a due particolari espedienti: la
crarupizzazione e la pupinizzazione, che traggono i propri nomi dai rispettivi ideatori, Krarup e
Pupin (*).
La krarupizzazione consiste nel realizzare una nastratura di materiale ferromagnetico ad elevata
permeabilit che avvolga i conduttori. Laumento di l che si riesce ad ottenere , per, piuttosto
modesto e porta con s unindesiderato aumento di r , a causa delle perdite per isteresi e correnti
parassite nel nastro. Viene realizzata,perci, solo per brevi tratti (ad es. attraversamenti in galleria) e
in tutti i casi in cui non applicabile la pupinizzazione (ad es. cavi sottomarini).
La pupinizzazione, invece, consiste nellinserire uniformemente su tutta la lunghezza della linea
delle induttanze concentrate, avvolte su anelli di ferro laminato (per ridurre le perdite dovute alle
correnti parassite) o di ferrite (per le alte frequenze).
Osserviamo, infine, che la linea se soddisfatta la condizione di Heaviside ed adattata non assorbe
potenza reattiva, cos come accade nel caso in cui sia priva di perdite ed adattata.

(*) Di seguito sono riportate alcune informazioni biografiche relative a Krarup e Pupin, entrambi fisici ed ingegneri

36
Michael Idvorskyi Pupin
(Idvor, attuale Jugoslavia, 4.10.1858 - New York 12.3.1935)

Pur essendo figlio di poveri contadini, riesce ad entrare all'universit di Praga, che deve per presto abbandonare, alla morte del
padre, per problemi economici, e decide di emigrare in America nel 1874, a 16 anni. Per cinque anni riesce a malapena a
sopravvivere, ma ci nonostante nel 1883 si laurea in fisica presso il Columbia College.
Dal 1883 al 1889 si trova a Cambridge e poi a Berlino, ove svolge studi anche sulla chimica fisica.
E' l'autore, in America, della prima fotografia a raggi X, e nel 1896 scopre la radiazione X secondaria.Nel corso di ricerche sulla
natura e la propagazione del suono, trova il modo per trasmettere i segnali telefonici a lunga distanza, cosa sino ad allora impossibile,
impiegando fili di piccola sezione, ed evitando le distorsioni mediante luso delle sosiddette bobine di Pupin.
Tutti i diritti di questa sua scoperta vengono poi acquistati, nel 1901, dalla Bell Telephone Company.
Durante prove su un motore ad induzione fuori sincronismo, affaccia l'idea di "resistenza negativa", che porta poi E.H. Armstrong, a
realizzare gli elementi basilari per le trasmissioni radio: il triodo e l'oscillatore a vuoto ad alta frequenza.
Pupin si afferma anche come scrittore: nel 1924 vince il prestigioso premio Pulitzer con la sua autobiografia " From immigrant to
inventor".

Agner Krarup Erlang


(Lonborg, Danimarca,1.1.1878 - Copenaghen, 3.2. 1929)

Agner Krarup Erlang visse l'infanzia in una situazione economicamente disagiata a Lonborg e venne istruito da suo padre, un
insegnante. Nel 1892, a soli 14 anni, supera gli esami primari (dopo aver ottenuto un'autorizzazione speciale per via della sua
giovane et). I due anni successivi insegna nella scuola di suo padre. Nel 1896 supera con eccellenza gli esami di ammissione
all'Universit di Copenaghen e comincia gli studi di matematica e di scienze naturali grazie ad una borsa di studio. Si interessa
inizialmente ai problemi di geometria,mentre, dopo la laurea, nel 1901, si interessa di probabilit. Nello stesso periodo incontra
l'ingegnere capo della Compania telefonica di Copenaghen che lo convince ad applicare le sue doti per risolvere il problema delle
attese nelle chiamate telefoniche.Nel 1908 viene assunto dalla compania telefonica e nel 1909 pubblica il suo lavoro The theory
of probability and telephone conversations, il primo studio dettagliato sul traffico telefonico. Nel 1917 pubblica la variabile
casuale Erlanghiana e due formule usate quasi subito da tutte le altre companie telefoniche.In suo onore e su proposta di David
George Kendall, l International Consultative Commitee on Telephones and Telegraphs (CCITT) (predecessore della ITU)
battezz con Erlang l'unit di misura di base per il traffico in un sistema di comunicazioni.

37
2. RAPPRESENTAZIONE DELLE LINEE MEDIANTE QUADRIPOLI

Torniamo a considerare le (5) che, come gi visto, sono le equazioni mediante le quali possibile
effettuare lanalisi della trasmissione elettrica nelle linee a costanti uniformemente distribuite in
regime permanente sinusoidale, calcolandole per x = L:
. . .
V
1 = V2 cosh K L
2 + Z I senh K L

V
I1 = .2 senh .
.
K
2 L + I cosh K L
Z

Confrontandole con le equazioni in regime sinusoidale di un quadripolo lineare passivo

V1 = AV2 + BI 2

I1 = CV2 + DI 2
si deduce che la fase considerata della linea, vista dalle due coppie di morsetti terminali (le porte
del circuito) equivale ad un doppio bipolo simmetrico passivo, le cui costanti, comunemente dette
costanti ausiliarie, siano:

A = D = cosh
.
K L

.
.
B = Z senh K L (14)

1
C = . senh
.
K L

Z

Tali costanti costituiscono gli elementi della cosiddetta matrice di traduzione della linea, con la
quale possibile esprimere le equazioni dei telegrafisti in forma matriciale:

V1
A B
V2
=
C D
I1 I2

Osserviamo che di queste costanti soltanto due sono indipendenti: risulta, infatti, A = D , e, per le

2 2
. .
propriet del senh e del cosh , si ha anche che A - BC = cosh KL - senh KL = 1 .
2

La relazione A = D espressione matematica della propriet fisica della simmetria del quadripolo
rappresentante la linea, poich il suo comportamento rimane lo stesso anche scambiando le due
38
porte, ovvero ponendo a vuoto la porta 1 o la porta 2, limpedenza vista dallaltra porta deve essere

la stessa, Z11 = Z 22 :

V = AV2
1 I 2 = 0 V1 A
Z11 = =
I1 I =0 = CV2 I1 I 2 =0
C
2

V2 D

CV2 + D(- I 2 )
I 1 =0 = 0 Z 22 =
-I2
=
C
I1 =0

A D
E quindi = A= D.
C C
Evidentemente sar anche Y11 = Y22 .
La relazione A2 - BC = 1 espressione matematica della propriet fisica della reciprocit del
quadripolo rappresentativo della linea, poich la relazione che lega lo stato di una porta a quello

dellaltra e viceversa la medesima, ovvero risulta Z12 = Z 21 .

V1 = AV2 + BI 2
A

C
AD
V1 = I1 - B -
C
- I 2 ( )

I1 = CV2 + DI 2 1
V2 = I1 +

C
D
C
- I2 ( )
A AD
- B -
V1
C C
I
= 1 ove si utilizzata la convenzione
V2 1
D I2

C C

dellutilizzatore anche alla porta 2.
V1 AD
Z12 = = - B -
I2 C

V2 1
Z 21 = =
I1 C

AD 1
E quindi - B - = AD - BC = 1 .
C C
Evidentemente sar anche Y12 = Y21 .

Pertanto il quadripolo, raffigurato in fig. 8, oltre che simmetrico, sar anche reciproco e dunque
rappresentabile, come di seguito illustrato, con tre impedenze di cui due uguali fra loro, connesse a
T o a P . Si deduce, inoltre, dato che sono indipendenti solo due costanti ausiliarie, che la

39
rappresentazione circuitale della linea in regime permanente definita completamente dalle due
.
costanti complesse fondamentali Z e K , che sono dette parametri secondari della linea.
.

I1 I2
A B
V1 V2
C D

Fig. 8 Quadripolo rappresentativo della linea.

Sostituendo le costanti il sistema assume, dunque, la seguente forma sintetica:

V1 = AV2 + BI 2
(15)
I1 = CV2 + DI 2

V2 = DV1 - BI1
(15)
I 2 = AI1 - CV1
da cui si desume che la tensione e la corrente allorigine della linea risultano dalla somma vettoriale
di due termini, il primo proporzionale alla tensione in arrivo, il secondo proporzionale alla corrente
in arrivo e viceversa.

Dalle stesse equazioni (15) deriva la possibilit di fare delle considerazioni inerenti al significato
fisico delle costanti ausiliarie.

. V
A = cosh K L = 1 = a1 + ja2 (adimensionale)
V2
I 2 =0

Pertanto il vettore A la tensione alla partenza a vuoto ( I 2 = 0 ) quando V2 = 1 .

I1
D = cosh
.
K L = = A (adimensionale)
I 2 V2 = 0

Quindi D rappresenta la correnti alla partenza con linea in corto circuito ( V2 = 0 ) quando I 2 = 1 .

V1
B = Z senh
. .
L = = b1 + jb2
K []
I 2 V2 = 0

B la tensione alla partenza in condizioni di corto circuito ( V2 = 0 ) quando I 2 = 1 .

1 . I1
C= .
senh K L = = c1 + jc 2 [S]
Z V1
I 2 =0

40
Il vettore C la corrente alla partenza per V1 = 1 e a linea a vuoto ( I 2 = 0 ).
Il quadripolo rappresentativo della linea suscettibile di ulteriori rappresentazioni, oltre a quella che
sfrutta la matrice di trasduzione, ottenute mediante:
- la matrice delle impedenze Z, che mette in relazione le due tensioni di porta V1 e V2 con le

due correnti di porta I 1 e I 2 ;

- la matrice delle ammettenze Y, che mette in relazione le due correnti di porta I 1 e I 2 con le

due tensioni di porta V1 e V2 ;

- la matrice ibrida H, che mette in relazione V1 e I 2 con V2 e I 1 e viceversa.

V1
Z11 Z12 I1
I1
Y11 Y12
V1
V1
H11 H12 I1
= = =
Z 21
V2 Z 22 I2
Y21 Y22
I2 V2
H 21
I2
H 22 V2

L utilit di tali ulteriori rappresentazioni risulter evidente nel seguito di questa trattazione

41
2.1. QUADRIPOLI NOMIMALI ED EQUIVALENTI

Ricavate le relazioni di trasduzione della linea di trasmissione, si possono ora desumere le sue
rappresentazioni mediante quadripolo equivalente a T o a , utili per effettuare simulazioni sulla
stessa rete.

2.1.1 RAPPRESENTAZIONE A T

Le tre impedenze costituenti questo schema equivalente, rappresentato in fig. 9, si calcolano


scrivendo le equazioni di traduzione che legano le grandezze alla porta 1 con quelle della porta 2 ed
esprimendo lidentit dei coefficienti di tali equazioni con i coefficienti del doppio bipolo lineare
passivo, A, B, C e D.

I1
z 1 z 2
I2

I1
V1
A B I2
V2

C D
V1 YT V2

Fig. 9 Quadripolo equivalente a T

In particolare risulta:

. . . . . . . . .

V = V + Z I + Z V = V 1
2 + Z Y +
1 T 1 Z + Z + Z Z Y
1 2 T I2
1 I1 1 2
1 2 2 2

.
.
I = Y V +
. . .
I1 = I 2 +
V2 + Z 2 I 2 YT 1 + Z 2 YT I 2
1 T 2

Da cui, per confronto con le (15), si ricava:
. .

A = 1 + Y T Z 1 .
YT = C
. . . . .
.
B
= Z 1 + Z 2 + YT Z Z
1 2 A -1
Z1 =
.
C
C = YT . D -1
. . Z2 =
D = 1 + YT Z 2 C

42
.

Ovviamente, dovendo essere A = D per simmetria, risulta Z1 = A - 1 = D - 1 = Z 2 = ZT .


. .

C C 2
Si pertanto ottenuto quanto segue:

. . . . .
senh K L
KL senh K L . . senh K L . senh K L
.
= z yL = y L
YT = C = .
= . . . .
.
Z Z KL z K L K L
.
y

.
.
senh K L
=Y
.
KL
e
.
Z . .
1 + T YT = D = cosh K L
2
(*)
e K L e - K L
. .

. .
. cosh K L - 1 cosh K L - 1 + - 1
ZT .
2 2
= = = Z
2 .
.
. K. L .
-K L
YT senh K L Z e - e
2 2

2
e K L / 2 e - K L / 2
. .
.
KL
2 - senh
2 2 2 . .
.

.
KL
= Z = Z = Z tgh =
K L / 2 2
e- K L / 2 e K L / 2 e - K L / 2
. . . . .
e K L
2 + - cosh
2 2 2 2 2

. . . .
KL K L K L KL
tgh tgh . tgh . tgh
.
. K L 2 .
2 2 2
= z . . L = z L = Z
= Z . .
z y . . .
2 KL y 2 KL 2 KL 2 KL
2 2 2 2

2
e KL/ 2 e - KL/ 2 e KL e KL 1 e KL e - KL
. . . . . .

( ) essendo: 2
* - = 2 + - = + - 1
2 2 4 4 2 2 2

43
Riassumendo:
.
. .
senh K L
YT = Y
.
KL

.
KL
. tgh
.
2
Z T Z
2 = .
2 KL

2
Osserviamo che, se si arresta lo sviluppo in serie di Taylor al primo termine delle espressioni sopra,
si ricavano i valori di ammettenza e di impedenza di un quadripolo semplificato, detto quadripolo a
T nominale, i cui parametri sono:
. .

. K L .
Y T( Nom ) @ y L . = y L = ( g + jwc ) L
K L

.
. . K L .
Z T( Nom ) Z 2 Z (r + jwl ) L
@ = =
2 2 K. L 2 2

2
Tale approssimazione tanto pi valida quanto pi corta la linea; in generale si pu ritenere
buona la rappresentazione nominale per lunghezze L massime di 60-100 km.

La rappresentazione del relativo quadripolo nominale a T il seguente (fig. 10):

I1 z z I2
2 2

V1 Y V2

Fig. 10 Quadripolo nominale a T

44
.
senh K L
Il termine , dunque, un fattore correttivo che porta in conto linfluenza dei parametri
.
KL

.
tgh K L / 2
longitudinali su quelli trasversali lungo tutta la lunghezza L; analogamente il
.
K L/2
fattore correttivo che tiene conto dellinfluenza dei parametri trasversali su quelli longitudinali.
Il quadripolo nominale, dunque, si ottiene concentrando la suscettanza capacitiva e la conduttanza
di dispersione nella mezzeria della linea, e suddividendo, di conseguenza, la resistenza e la
reattanza induttiva longitudinali in parti uguali fra la sezione a monte e quella a valle della
mezzeria.

2.1.2 RAPPRESENTAZIONE A

Per la determinazione delle impedenze dello schema equivalente a , si procede analogamente a


quella delle impedenze dello scema a T.

I1 I2
z
I1
V1
A
C
B
D
I2
V2

V1 Y1 Y2
V2

Fig. 11 Quadripolo equivalente a P

In particolare risulta:
.
.
. . .

V1 = V2 + Z P I 2 + Y2 V2 V1 = 1 + Z P Y2 V2 + Z I 2


I = I + Y V + Y V I = . .
. . . . . . .
2 2 2 1 1 Y
1 2+ Y + Z Y Y
1 2 V2 +
1 + Z P Y1 I 2
1
1

P

45
Da cui, per confronto con le (15), si ricava:
. .
.
A = 1 + Z Y 2
Z P = B
P

. .
B = Z A -1 .
. . . . . Y1 = = Y2
B
C = Y1 + Y2 + Z P Y1 Y2
. D - 1
D = 1 + Z. Y. Y2 =
P 1 B
.

Ovviamente, dovendo essere A = D per simmetria, risulta Y1 = A - 1 = D - 1 = Y2 = YP .


. .

B B 2
Si pertanto ottenuto quanto segue:
. . .
. senh K L . senh K L
. senh K L
. .
. z . = z . .

Z P = B = Z senh K L = .
KL . .
z yL .
= zL .
y KL y KL KL
.
. .
senh K L
ZP = Z
.
KL
e
.
. Y .
1 + Z P P = A = cosh K L
2

2
e K L / 2 e - K L / 2
. .

. . 2 -
. cosh K L - 1 cosh K L - 1 2 2
YP = = 1
= .
.
.
Z e K L / 2 e- K L / 2 e K L / 2 e - K L / 2
.
2
. . . .

ZP Z senh K L
2 + -
2 2 2 2

. .
K L KL
senh tgh
2
. .
2
1 = 1 tgh K L = K L 1 =
= . .
Z
.
2 2 Z. .
Z K L K L
cosh

2 2

. . .
K L K L KL
tgh . tgh . tgh
.
2 2 2
. . L z = y L = Y
= zy . . . .
2 y KL 2 KL 2 KL
2 2 2

46
Riassumendo:
.
. .
senh K L
Z P = Z
.
KL

.
KL
. tgh
.
2
Y P Y
2 = 2 .
KL

2
Osserviamo che, se per le espressioni sopra si arresta lo sviluppo in serie di Taylor al primo
termine, si ricavano i valori di ammettenza e di impedenza di un quadripolo semplificato, detto
quadripolo a nominale, i cui parametri siano:
. .
. K L .
Z P ( Nom ) @ Z . = Z = (r + jwl ) L
KL

.
. . K L .
Y P ( Nom ) Y 2 Y g c
@ .
= = ( + jw ) L
2 2 KL 2 2 2

2
Come gi detto precedentemente, tale approssimazione si pu ritenere valida per lunghezze L
massime di 60-100 km.

La rappresentazione del relativo quadripolo nominale a il seguente (fig. 12):

I1
z I2

V1 Y Y V2
2 2

Fig. 12 Quadripolo nominale a

47
.
senh KL
Il termine il fattore correttivo che porta in conto linfluenza dei parametri
.
KL

.
tgh K/ 2
trasversali su quelli longitudinali, invece, il termine tiene conto dellinfluenza dei
.
K/ 2
parametri longitudinali. su quelli trasversali.
Il quadripolo nominale a P, dunque, si ottiene concentrando la suscettanza capacitiva e la
conduttanza di dispersione per met alla porta di ingresso e per met a quella di uscita della linea;
ne risulta lo schema circuitale illustrato in fig. 12.

Si fa notare che gli impiantisti preferiscono usare essenzialmente il quadripolo a , perch, in una
rete complessa rappresentata da pi quadripoli a connessi fra loro, il numero dei nodi della rete
non cambia.

48
2.2. RAPPRESENTAZIONE MEDIANTE QUADRIPOLI DI SISTEMI IN CUI INSERITA
UNA LINEA DI TRASMISSIONE.

Nei paragrafi precedenti sono stati forniti i parametri necessari alla rappresentazione di una linea di
trasmissione mediante quadripoli. In realt, per, ogni linea fa parte di un sistema pi complesso
costituito da diversi componenti, quali generatori, trasformatori ed altre linee, alle quali connessa
in modo che varia da caso a caso.
La modellizzazione del sistema elettrico, alle varie sequenze, prevede, dunque, che il quadripolo
rappresentativo della linea sia connesso in modo opportuno ai bipoli e ai quadripoli, attivi o passivi,
rappresentativi dei diversi componenti. Le varie configurazioni possono, comunque, essere
ricondotte a connessioni in cascata, in parallelo, in serie e in serie-parallelo, che verranno di seguito
esaminate.

2.2.1 CONNESSIONE IN CASCATA

In generale, due doppi bipoli si dicono in cascata, quando luscita del primo collegata allingresso
del secondo.

In fig. 13 rappresentato il quadripolo equivalente alla cascata di un bipolo attivo e di un


quadripolo passivo, usato nel caso in cui il sistema sia costituito da un generatore e da una linea di
trasmissione o da un generatore e un trasformatore.

I Z I1 I2

EV
A B
E=E V- ZI V1 V2
C D

Fig. 13 Quadripolo equivalente alla cascata di un bipolo attivo e di un quadripolo passivo

Si ha:
V1 = AV2 + BI 2
.

E = EV - Z I = V1 . . .
EV - Z I = EV - Z CV2 - Z DI 2 = AV2 + BI 2
I1 = CV2 + DI 2

I = I1
49
. .
V A + Z C
E = V2 + B + Z D I 2

I = CV + DI
2 2

e le costanti de quadripolo equivalente sono:


.
A* = A + Z C C* = C

B* = B + Z A
.
D* = D = A

In fig. 14 rappresentato il quadripolo equivalente alla cascata di due quadripoli passivi, usato,
per esempio, se il sistema costituito da una linea di trasmissione e da un trasformatore.

I1 I I'1 I'2 I1 I'2


A1 B1 A2 B2 AC BC
2

V1 V2 V1' V'
2 V1 V'
2

C1 D1 C2 D2 CC DC

Fig. 14 Quadripolo equivalente alla cascata di due quadripoli passivi

Per la determinazione dei parametri, in questo caso, si eguagliano la tensione e la corrente uscente
dal primo quadripolo alla tensione e alla corrente in ingresso al secondo, ottenendo quanto di
seguito riportato:

A1 B1
V1 A2 B2
V2 AC BC
V2
' ' '

V1 A1 B1
V2 A1 B1
=
C D = C D ' =
C D
C D ' =
C D
'
I1 1 1 I 2 1 1
I1 1 1 2
2 I
I2
2 C C

In cui:
AC = A1 A2 + B1C2
BC = A1B2 + B1D2
CC = C1 A2 + D1C2
DC = C1B2 + D1D2
In altre parole, la connessione in cascata di pi quadripoli equivalente ad un quadripolo la cui
matrice di trasduzione prodotto delle matrici di trasduzione relative a ciascun quadripolo. tale
propriet che rende la matrice di trasduzione cos utile.
.Osserviamo che, ovviamente, se i trasformatori hanno rapporto di trasformazione complesso
diverso da 1, il quadripolo risultante non reciproco n simmetrico.

50
2.2.2 CONNESSIONE IN PARALLELO

In generale, due doppi bipoli si dicono in parallelo, quando hanno tensioni uguali alle porte
omonime.
In fig. 15 rappresentato il quadripolo equivalente al parallelo di due quadripoli passivi, usato, ad
esempio, qualora si desideri rappresentare il parallelo di due linee.

I'1 I'2

Y'
I1 I2 I1 I2

V1 V2 V1 Y V2
I"
1 I"
2

Y"

Fig. 15 Quadripolo equivalente al parallelo di due quadripoli passivi

Per la determinazione dei parametri, in questo caso, si eguagliano le tensioni dingresso e duscita
dei quadripoli e si prende in esame il fatto che le correnti dingresso e duscita del quadripolo
equivalente sono somma delle correnti di ingresso e rispettivamente di uscita dei quadripoli.
Risulta conveniente al nostro scopo utilizzare la rappresentazione mediante matrice delle
ammettenze dei due quadripoli; risulta infatti:
I
'
Y '11 Y '12
V1 ' V1
1 = = Y
I2
'
Y '21
Y '22
V2 V2

"
I1 Y "11 Y "

V1 "
V1

" = " "
12
= Y
I2 Y Y V2 V2
21 22

I1
I1 I1 '
' "
V1 "
V1 '
V1
V1
= ' + " = Y + Y = Y + Y
"
( ) = Y .
I2
I2


I2 V2 V2 V2
V2

La connessione parallelo di pi quadripoli equivalente ad un quadripolo la cui matrice delle


ammettenze somma delle matrici delle ammettenze relative a ciascun quadripolo.

51
2.2.3 CONNESSIONE SERIE

Due quadripoli si dicono connessi in serie se le due porte di ingresso e di uscita sono interessate
rispettivamente dalle stesse correnti e le tensioni alle porte omonime si sommano (come in illustrato
in fig.16).

I1 I'1 I'2 I2

V'
1
Z' V'
2

I1 I2
V1 V2 V1 Z V2
I"
1 I"
2

V''
1 Z" V''
2

Fig. 16 - Quadripolo equivalente alla serie di due quadripoli passivi

Per la determinazione dei parametri si devono utilizzare le relazioni che legano le grandezze in
ingresso e in uscita di questa connessione:

I 1 = I '1 = I ''1
V 1 = V '1 + V ''1

e
I 2 = I '2 = I ''2 V 2 = V '2 + V ''2

Risulta conveniente al nostro scopo utilizzare la rappresentazione mediante matrice delle impedenze
Z dei due quadripoli.

Risulta infatti:

V' Z' Z '12 I1 ' I1


1 = '11 ' = Z
V '2
Z 21 Z 22 I2 I2

V ''1 Z ''11 Z ''12 I1 " I1


= '' '' = Z
V
'' 2 Z
21 Z 22 I 2 I 2

V1
V '1 V ''1 Z '11 Z '12 Z ''11 Z ''12 I1 Z Z12 I1 ' I1
= + = ' +
'' '' = 11 = ( Z + Z ")
V2
V '2 V ''2 Z 21
Z ' 22 Z 21 Z 22
I2
Z 21 Z 22 I2 I2

52
La connessione serie di pi quadripoli equivalente ad un quadripolo la cui matrice delle
impedenze somma delle matrici delle impedenze relative a ciascun quadripolo.

2.2.4 CONNESSIONE SERIE - PARALLELO

Due quadripoli si dicono connessi in serie parallelo se presentano gli ingressi connessi in serie e
le uscite in parallelo.

I1 I'1 I'2
V'
1 H' V''
1

I2 I1 I2
V1 V2 V1 H V2
I"
1 I"
2

V"
1 H" V''
2

Fig. 17 - Quadripolo equivalente alla connessione serie - parallelo di due quadripoli passivi

Per la determinazione dei parametri si devono utilizzare le relazioni che legano le grandezze in
ingresso e in uscita di questa connessione:

I 1 = I '1 = I ''1
I 2 = I '2 + I ''2
e
V 2 = V '2 = V ''2 V 1 = V '1 + V ''1

Risulta conveniente ai nostri fini utilizzare la rappresentazione dei due quadripoli mediante la
matrice ibrida H:

V '1 H' H '12 I 1 ' I 1


= '11 ' = H
I
2 ' H
21 H 22 V2 V2

V ''1 H ''11 H ''12 I 1 " I 1


= = H
I ''2 H ''21 H '' 22
V2 V 2

V1
V '1
V ''1
H '11 H '12 H ''11 H ''12 I 1 H H12 I 1 I 1
= + = + = 11 = ( H + H )
' "
' '' ''
I2
I ''2
I '2 H 21
H '22 H 21 H 22
V2 H 21 H 22
V2 V2

53
La connessione serie-parallelo di pi quadipoli equivalente ad un quadripolo la cui matrice ibrida
somma delle matrici ibride relative a ciascun quadripolo.

54
2.3. CALCOLO DELLE COSTANTI AUSILIARIE A, B, C, D

La determinazione delle costanti ausiliarie richiede il calcolo dei valori assunti dalle funzioni senh e
cosh, che pu essere effettuato, a seconda delle esigenze e degli strumenti a disposizione, in tre
diversi modi:

a mezzo delle relazioni derivanti dalle propriet delle funzioni stesse:

cosh
.

K L = cosh ( a L + j b L ) = cosh ( a L ) cos ( b L ) + jsenh ( a L ) sen ( b L )

senh
.

L = senh ( a L + j b L ) = senh ( a L ) cos ( b L ) + jcosh ( a L ) sen ( b L )
K

a mezzo di tavole di funzioni iperboliche complesse (Kennelly);

a mezzo dello sviluppo in serie delle funzioni iperboliche, arrestato ad un certo termine.

2.3.1. SVILUPPO IN SERIE DELLE FUNZIONI IPERBOLICHE PER IL CALCOLO


DELLE COSTANTI

Si tratta del metodo di determinazione delle costanti ausiliarie che , per la sua forma, pi idoneo al
calcolo automatico, con il quale vengono effettuati tutte le analisi relative alle linee di alta tensione
ed alle reti.

Ai fini della nostra trattazione introduciamo le grandezze:


. .
Z = zL impedenza complessiva della linea
. .
Y = yL ammettenza derivata complessiva della linea
. .
Per cui Z e K L possono essere anche scritte come:

. .
. z Z . . . . . . .
Z = .
= . e K L = L z y = LzL y = ZY
y Y

Possiamo ora esprimere le costanti ausiliarie attraverso queste nuove grandezze utilizzando lo
sviluppo in serie delle funzioni senh e cosh :

55

. . .
2
.
2
.
3 3
.
. .
A = D = cosh Z Y = 1 + Z Y Z Y Z Y
+ + +L
2 24 720

. . . .
2
.
2
. .
3 3
Z . . .
Z Y Z Y Z Y
B = . senh Z Y = Z 1+ + + +L

(14)
Y 6 120 5040

. . . .
2
.
2
.
3 3
.

Y . . . Z Y Z Y Z Y
C = . senh Z Y = Y 1+ + + +L

6 120 5040

Z

x 3 x5 x2 x4
essendo: senhx = x + + +L e cosh x = 1 + + +L
3! 5! 2! 4!

.
La costante di propagazione K ha modulo che, per linee aeree di alta tensione a 50 Hz allincirca

di 10-3 km. Per linee di pratico interesse, di lunghezza inferiore a 1000 km, risulta quindi,

. .
KL = Z Y < 1 . Si comprende, pertanto, che nelle (14) i termini in Z. Y. assumono valori

rapidamente decrescenti con laumentare del loro ordine, divenendo trascurabili.


. .
Tuttavia, poich il prodotto Z Y proporzionale al quadrato della lunghezza della linea, lerrore

derivante dallarrestare lo sviluppo in serie ad un numero limitato di termini tanto pi rilevante


quanto maggiore la lunghezza della linea. Daltra parte, per, il considerare pi termini, che
sicuramente implica un maggior onere computazionale, non garantisce unelevata precisione dei
risultati, dato che i parametri, ritenuti costanti in tutta la nostra trattazione, sono, in realt,
fortemente influenzati da condizioni ambientali e di carico (ad esempio possono variare pi o meno
del 18 % rispetto al valore calcolato, per variazioni di temperatura di 40 circa). Inoltre, tanta
precisione non richiesta nelle procedure di calcolo delle reti (ad esempio nella determinazione
delle correnti di corto circuito), anche perch stime pi precise ed in tempo reale, ben pi utili per
lanalisi di stabilit, sono attualmente fornite da misure in line.

Generalmente ci si regola come segue:


- per linee di lunghezza fino a 60 - 100 km si possono trascurare tutti i termini di ordine
. .
superiore al primo ed assumere: A = D = 1 , B = Z , C = Y ;

- per linee di lunghezza fino da circa 100 km fino a 400 - 500 km sufficiente considerare
due termini;
- per linee di lunghezza superiore necessario mettere in conto almeno tre termini.
56
E evidente che approssimazioni migliori per linee di lunghezza superiore a 60 - 100 km si possono
ottenere disponendo in cascata pi sezioni a T o a P , ognuna delle quali rappresenti una frazione
dellintera linea, e, al limite, se si fa tendere il numero di sezioni allinfinito, la linea sar
rappresentata da una cascata di infinite sezioni infinitesime, ognuna delle quali rappresenter
localmente, in modo esatto, i fenomeni distribuiti; le equazioni della cascata tenderanno allora alle
equazioni esatte della linea, gi esaminate in precedenza.

Per le linee di distribuzione dellenergia, che sono di piccola lunghezza e tensione non molto
.
elevata, si pu trascurare anche lammettenza trasversale e porre: A = D = 1 , B = Z , C = 0 ,

rappresentando la linea con la sola impedenza serie.

Osserviamo quanto segue:


nelle linee aeree:
.
- Z ha modulo che dipende soprattutto dal numero n dei subconduttori costituenti il

fascio di ciascuna fase (ad esempio per n = 1, Z @ 400 ; per n = 4, Z @ 260 ),

mentre la fase molto piccola e negativa (ad esempio per linee a 220 KV, j@ -5 ;

.
per linee a 380 KV, j@ -2 ); quindi Z equivale ad una resistenza circa uguale a Z

, in parallelo con una reattanza capacitiva molto grande.


p 2 , tanto che risulta K = a + j b @ b e il
. .
- K ha argomento di poco inferiore a

valore di b prossimo a quello delle linee senza perdite ed pressoch uguale per
tutte le linee b @ 10-3 km-1.

nelle linee in cavo:


.
- Z ha modulo notevolmente minore che per le linee aeree dato che l molto minore

(conduttori ravvicinati) e c molto maggiore (conduttori ravvicinati e costante

dielettrica dellisolante alcune volte maggiore a quella dellaria); valori tipici di Z

sono compresi tra 30 e 60 ;

57
- la costante di attenuazione a risulta molto maggiore, a parit di r, in ragione della
riduzione del rapporto l/c . Analogamente accade per la costante di fase b che ha un
valore circa doppio di quello delle linee aeree.

Per quanto concerne i valori numerici assunti dalle costanti ausiliarie, invece, si ha quanto di
seguito riportato.
La costante A, adimensionale, ha modulo minore di 1 e argomento molto piccolo e positivo. Le sue

componenti a1 e a2 sono minori di 1; al limite, per linee corte, a1 = 1 e a2 = 0 .

La costante B ha le dimensioni ed il segno di unimpedenza induttiva, con argomento compreso fra

70 e 90 per le linee di alta tensione (normalmente 75). Si ha sempre b1 < rL e b2 < wlL . Per linee

corte b1 = rL ; b2 = wlL .

La costante C unammettenza, con argomento prossimo a 90. Se il prodotto gL molto piccolo,

come accade generalmente per le linee aeree, si ha c1 < 0 ; normalmente si ha pure c1 < gL ,

c2 < wcL . Per linee corte c1 = c2 = 0 .

Nella tabella 3 sono riportati a titolo di esempio i valori delle costanti per tre linee a 50 Hz e 380 kV
. .
di lunghezze diverse. In essa sono stati posti a confronto i valori di B e di Z e quelli di C e di Y .
. .
Mentre per la linea di 100 Km risulta B @ Z e C @ Y , per quella di 500 Km gli scostamenti sono

molto sensibili e diventano davvero rilevanti per la linea di 1000 Km. Si pu inoltre notare come

per le linee omogenee risulta B < Z e C < Y .

100 km 500 km 1000 km


A=D 0,994+j0,0005 0,862+j0,012 0,485+j0,042
B[] 2,81+j31,9 12,9+j153 18,3+j263
.
Z []
2,82+j32 14,1+j160 28,2+j320
C[S10-6] 0,439+j353 -4,9+j1688 -49+j2908
. -6
Y [S10 ]
0,5+j354 2,5+j1770 5+j3540

TABELLA 3: Costanti ausiliarie e parametri secondari di una linea a 50Hz 380kV


dotata di conduttori a fascio binato, per diversi valori di lunghezza.

58
2.3.2. METODO DI KENNELLY

Questo metodo consente, noto il valore della tensione o della corrente in un punto della linea, di
determinare il valore della stessa grandezza in un altro punto, senza dover ricorrere alluso
dellequazione dei telegrafisti, che implica un certo onere computazionale, ma solo utilizzando le
tavole di funzioni iperboliche introdotte da Kennelly.
Al fine di illustrare tale metodo, consideriamo le equazioni dei telegrafisti della tensione e della
corrente relative a due punti diversi della stessa linea, di ascisse x1 e x2:
. . . . . .
V ( x1 ) = V2cosh Kx1 + Z I 2 senh Kx1 V ( x2 ) = V2cosh Kx2 + Z I 2 senh Kx2


V V
I ( x1 ) = .2 senh . I ( x2 ) = .2 senh .
. .
Kx +
1 2 I cosh Kx
1 Kx2 + I 2 cosh Kx2
Z Z

effettuiamo, quindi, il rapporto tra i valori diversi assunti dalla stessa grandezza nei due punti
considerati, ottenendo:
. . .
V2 cosh Kx1 + Z I 2 senh Kx1
V ( x1 )
=
V ( x2 ) . . .
V2 cosh Kx2 + Z I 2 senh Kx2

e
V2 . .
.
senh Kx
1 2+ I cosh Kx1
I ( x1 ) Z
=
I ( x2 ) V . .
= .2 senh Kx2 + I 2 cosh Kx2
Z

Introduciamo, quindi, la grandezza:


.
V = arctgh Z 2
Jc = arctgh . 2 angolo di posizione del carico
.
Z I 2 Z
. V2
in cui Z 2 = detta impedenza di carico.
I2

Consideriamo la prima delle due relazioni:

59
V2 . .
.
cosh Kx
1 + senh Kx1
V ( x1 ) Z I
= 2
V ( x2 ) V2 . .
.
cosh Kx
2 + senh Kx2
Z I
2

V2 senh ( Jc )
Ponendo = = tgh ( Jc ) , si ha:
.
Z I 2 cosh ( Jc )

senh ( Jc ) . .
cosh Kx1 + senh Kx1 senh ( Jc ) cosh .
.

V ( x1 ) cosh ( Jc )
Kx
1 + cosh ( Jc ) senh Kx1
= = =
V ( x2 ) senh ( Jc )
.

. .
.
cosh Kx2 + senh Kx2 senh ( Jc ) cosh Kx2 + cosh ( Jc ) senh Kx2
cosh ( Jc )

.
=
senh Kx1 + Jc senh l
= x1 ( )
senh Kx2 + Jc senh lx2
.
( )

essendo:
.
lx = Kx + Jc angolo di posizione relativo allascissa x

Analogamente, dalla relazione sulle correnti si ottiene:


V2 . .
senh Kx1 + cosh Kx1 senh ( Jc ) . .
. senh Kx1 + cosh Kx1
I ( x1 ) Z I 2 cosh ( Jc )
= = =
I ( x2 ) V2 . . senh ( Jc ) . .
= . senh Kx2 + cosh Kx2 senh Kx2 + cosh Kx2
Z I cosh ( Jc )
2

. .
Jc + Kx1
.
senh ( Jc ) senh Kx1 + cosh ( Jc ) cosh Kx1 cosh
= =
cosh lx
= 1
( )

.

.

Jc + Kx2
senh ( Jc ) senh Kx2 + cosh ( Jc ) cosh Kx2 cosh
.

cosh lx2 ( )

Il metodo di Kennelly, quindi, prevede lutilizzo delle relazioni:

V ( x1 ) ( )
=
senh lx1
V ( x ) senh ( l )
2 x2

I ( x1 ) ( )
=
cosh lx1
I ( x ) cosh ( l )
2 x2

60
in cui i valori delle funzioni iperboliche sono immediatamente desumibili dalle tabelle in funzione
degli angoli di posizione relativi alle ascisse considerate.

Osserviamo, inoltre, che:


. .
senh K x1 cosh K x1
V ( x1 ) I ( x1 ) =
- in caso di corto circuito: = e ;
V ( x2 ) senh K x2 I ( x2 ) cosh K x2

.
.

. .
cosh K x1 senh K x1
V ( x1 ) I ( x1 ) =
- in caso di funzionamento a vuoto: = e .
V ( x2 ) I ( x2 )
.
cosh K x2
.
senh K x2

61
APPENDICE

In questa appendice si riportano alcune nozioni di matematica la cui conoscenza indispensabile


per la comprensione della trattazione effettuata.
Si tratta di nozioni che gi dovrebbero essere note al lettore, e, perci, salvo rare eccezioni, si
omessa ogni dimostrazione, per le quali si rimanda ai trattai di matematica.

FUNZIONI IPERBOLICHE

FUNZIONI IPERBOLICHE DI VARIABILE REALE

Si definiscono rispettivamente seno, coseno,tangente e cotangente iperbolici della variabile reale x


le funzioni:
e x - e- x e x + e- x
senhx = coshx =
2 2

senhx coshx
tghx = cotghx =
coshx senhx
Il loro andamento illustrato graficamente in figura e da esso si evince che si tratta di delle funzioni
aperiodiche.

Funzioni iperboliche di variabile reale

Essendo lo sviluppo in serie di un esponenziale reale,dato da:


62
x 2 x3 x 4
ex = 1 + x + + + + ...
2! 3! 4!
facile pervenire agli sviluppi in serie delle funzioni iperboliche:
x3 x5 x7 x2 x4 x6
senhx = x + + + + ... coshx = 1 + + + + ...
3! 5! 7! 2! 4! 6!

Dagli sviluppi in serie, nonch dallandamento in figura, si nota che al crescere di x, senhx e coshx

1 x
tendono ad assumere valori uguali, coincidenti con la quantit e , e quindi tghx e cotghx tendono
2
a uno.

Dalle definizioni risultano immediatamente le seguenti propriet:


senh ( - x ) = - senhx
cosh ( - x ) = coshx
cosh 2 x + senh 2 x = 1
cosh ( x y ) = coshxcoshy senhxsenhy
senh ( x y ) = senhxcoshy coshxsenhy
d ( coshx )
= senhx
dx
d ( senhx )
= coshx
dx
coshx dx = senhx + C
senhx dx = coshx + C

Dalle definizioni risulta anche la possibilit di esprimere lesponenziale reale mediante le funzioni
iperboliche:
e x = coshx + senhx
e - x = coshx - senhx

FUNZIONI IPERBOLICHE DI VARIABILE IMMAGINARIA

63
Le funzioni iperboliche di variabile immaginaria sono definite in modo analogo a quelle di variabile
reale x, ove a questa si sostituisca una variabile immaginaria jx :
e jx + e - jx
coshjx =
2
e - e - jx
jx

senhjx =
2

Essendo
e jx + e- jx e jx - e - jx
cosx = senx =
2 2j

risulta
e jx + e - jx e- x + e x
coshjx = = cosx cosjx = = coshx
2 2
ed anche
e jx - e - jx e x - e- x
senhjx = = jsenx senjx = j = jsenhx
2 2

Si pu cos dedurre che le funzioni iperboliche di variabile immaginaria si riportano a funzioni


circolari di variabile reale e sono quindi periodiche di periodo 2 (mentre quelle di variabile reale
sono aperiodiche) e viceversa, le funzioni circolari di variabile immaginaria si riportano a funzioni
iperboliche di variabile reale e sono quindi aperiodiche.
Quindi si pu anche affermare che tutte le relazioni valevoli per le funzioni circolari valgono anche
per le funzioni iperboliche purch si sostituisca coshx a cosx e jsenhx a senx

FUNZIONI IPERBOLICHE DI VARIABILE COMPLESSA

Le formule per lo sviluppo del senh e del cosh della somma o della differenza di due numeri reali
gi viste,essendo valide anche per numeri immaginari permettono anche di determinare il valore che
una funzione iperbolica assume per un valore complesso qualsiasi della variabile:

cosh ( x1 + jx2 ) = cosh ( x1 ) cosh ( jx2 ) + senh ( x1 ) senh ( jx2 ) = cosh ( x1 ) cosx2 + jsenh ( x1 ) senx2
senh ( x1 + jx2 ) = senh ( x1 ) cosh ( jx2 ) + cosh ( x1 ) senh ( jx2 ) = senh ( x1 ) cosx2 + jcosh ( x1 ) senx2

64
Le funzioni iperboliche di variabile complessa sono dunque periodiche e il loro calcolo pu essere
ricondotto a quello di funzioni iperboliche e circolari di variabili reali i cui valori si trovano in
tabelle che sono riportate su tutti i manuali. Kennelly ha pubblicato delle tavole per calcolare
direttamente le funzioni iperboliche di variabile complessa (tavole di Kennelly).

65
BIBLIOGRAFIA
[1] Pugliese P., Appunti di lezione;
[2] Faletti N., Trasmissione e distribuzione dellenergia elettrica,Vol. I, Patron, 1965
[3] Faletti N. e Chizzolini P., Trasmissione e distribuzione dellenergia elettrica,Vol. II, Patron, 1987
[4] Iliceto F., Impianti elettrici,Vol. I, Patron, 1984
[5] Marconato R., Electric power system, second edition, CEI, 2002
[6] Cataliotti V., Impianti elettrici, Voll. I-II-, Patron, 1987

66