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BOZZA

DISPENSE DEL CORSO: SISTEMI ELETTRICI INDUSTRIALI ANNO ACCADEMICO 2003-2004

CAPITOLO VI
CONDIZIONI DI FUNZIONAMENTO ANORMALI: CORTO CIRCUITO

Estratto da: G. Carpinelli, VI. Mangoni: Sistemi Elettrici per lEnergia.

- VI/2 -

CAPITOLO VI
CONDIZIONI DI FUNZIONAMENTO ANORMALI: CORTO CIRCUITO E SOVRATENSIONI

1. Generalit Vengono prese in esame le condizioni di funzionamento anormali derivanti dalla presenza in un punto del sistema elettrico di un corto circuito. 2. Il corto circuito Per il corto circuito si esamina il solo sistema con trasmissione su rete, potendosi considerare il corto circuito in un punto del sistema con trasmissione su linea un caso particolare. Il sistema con trasmissione su rete sempre un sistema comunque complesso, che si suppone simmetrico nelle impedenze o reso tale attraverso la trasposizione; si suppone, inoltre, di partire da condizioni di funzionamento a vuoto. Oltre il corto circuito trifase vengono considerati i corto circuiti dissimmetrici: monofase a terra, tra due fasi, tra due fasi e terra; la rappresentazione dei componenti viene fatta attraverso i circuiti equivalenti di sequenza diretta (positiva), inversa (negativa) e omopolare (zero). NellAppendice VI.I sono riportati alcuni richiami sui componenti simmetrici. 2.1 Rappresentazione dei componenti Vengono considerati i circuiti monofase equivalenti di sequenza diretta, di sequenza inversa e di sequenza omopolare dei componenti (linea, trasformatore e generatore sincrono) del sistema. 2.1.1 Linea a) Circuiti equivalenti di sequenza diretta e di sequenza inversa Il circuito equivalente di sequenza diretta e il circuito equivalente di sequenza inversa di una linea coincidono con quello della fig.VI.1, che deriva da quello di sequenza diretta di una linea in regime permanente, trascurando la capacit di servizio.

- VI/3 -

j l1 a
l

r1l a

Fig.VI.1 - Circuito monofase equivalente di sequenza diretta e circuito equivalente di sequenza inversa di una linea. b) Circuito equivalente di sequenza omopolare Il circuito equivalente di sequenza omopolare di una linea quello della fig.VI.2, in cui i parametri serie sono la resistenza e l'induttanza omopolari ed in cui il parametro derivato la capacit omopolare, che viene trascurata.
j l0 a
l

r0l a

Fig. VI.2 - Circuito monofase equivalente di sequenza omopolare di una linea Valori orientativi per i parametri unitari delle figg.VI.1 ed VI.2 sono riportati nella Tab. VI.1 nel caso di linee aeree con conduttori singoli o binati. Si noti che, come evidenziato nel cap. VI, linduttanza di servizio decresce al crescere del numero di conduttori per fase.

Tipo di conduttore Conduttore singolo Conduttore binato

l l ( mH / km) 1

r1l ( / km)

l l0 ( mH / km)

r0l ( / km)

1.3 1

0.029 0.028

4.5 3.5

0.100 0.098

Tab. VI.I Valori numerici dei parametri unitari delle linee aeree

2.1.2 Trasformatore a due avvolgimenti a) Circuiti equivalenti di sequenza diretta e di sequenza inversa Si rimanda a tutto quanto detto per la rappresentazione del suddetto componente in regime permanente.

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b) Circuito equivalente di sequenza omopolare Il circuito equivalente di sequenza omopolare varia con il tipo di collegamento degli avvolgimenti e con il tipo di circuito magnetico (a flussi liberi o a flussi vincolati). Collegamento a stella dei due avvolgimenti Nel caso di un solo centro stella a terra (fig.VI.3a), le correnti omopolari che eventualmente circolano nel primario non provocano al secondario alcuna amperspira d'opposizione; per questo che il valore della reattanza omopolare elevatissimo e dipende essenzialmente dal tipo di circuito magnetico. Se il trasformatore a flussi liberi (nucleo trifase a cinque colonne o banco di tre trasformatori monofasi) il flusso omopolare si chiude nel ferro e la reattanza ha un t t valore coincidente con quello della reattanza a vuoto, cio X 0 = XV . Per il calcolo
t della X V basta considerare il valore della corrente a vuoto i 0 % riportato sulla targa del

t trasformatore, in quanto con buona approssimazione si pu scrivere (100 / i o %) = X V . Nel caso pi frequente di circuito magnetico a flussi vincolati (trasformatore trifase con nucleo a tre colonne) il flusso omopolare si chiude principalmente nell'aria e parzialmente attraverso le parti metalliche vicine, per cui non possibile stabilire delle regole per un calcolo preciso della reattanza omopolare, che dipende troppo dal modo di costruzione. La corrente omopolare non riesce ad andare oltre il secondario del trasformatore, per cui il circuito equivalente di sequenza omopolare del trasformatore in esame quello della fig.VI.3a. Nel caso di entrambi i centro stella a terra (fig.VI.3b), le correnti omopolari che eventualmente circolano in un avvolgimento provocano nellaltro avvolgimento la circolazione di correnti omopolari, per cui la reattanza uguale a quella di dispersione, cio: t t X0 = X1 . Le correnti omopolari possono passare oltre il trasformatore, per cui il circuito equivalente di sequenza omopolare quello della fig.VI.3b.

Collegamento triangolo-stella con centro stella a terra (fig.VI.3c) Le correnti omopolari che eventualmente circolano nell'avvolgimento a stella con il centro stella a terra provocano nel triangolo la circolazione di correnti omopolari, chiudendosi le correnti stesse nell'interno dell'avvolgimento. Anche in questo caso la reattanza omopolare quindi uguale a quella di dispersione, cio:
t t X0 = X1 .

La corrente omopolare non riesce ad andare oltre il trasformatore, per cui il circuito equivalente di sequenza omopolare quello della fig.VI.3c. Il comportamento, cio, di questo tipo di trasformatore rispetto alle correnti omopolari non identico a

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quello del tipo esaminato pi sopra, in quanto costituisce per le correnti stesse uno sbarramento che non ne consente la circolazione sulla linea collegata all'avvolgimento a triangolo. Si fa osservare che gli accoppiamenti stella-stella senza centro stella a terra, triangolo-triangolo, triangolo-stella senza centro stella a terra non si prendono in considerazione, perch a priori si pu dire che la reattanza infinita, non essendoci possibilit di circolazione delle correnti omopolari.
t jX0

a)
t jX0

b)
t jX0

c) Fig.VI.3 Circuito monofase equivalente di sequenza omopolare di un trasformatore a due avvolgimenti con collegamento: a) stella-stella con un solo centro stella a terra, b) stella-stella con entrambi i centro stella a terra, c) triangolo-stella con centro stella a terra.

2.1.3 Generatore sincrono Per definire il comportamento delle macchine sincrone nelle varie condizioni di funzionamento transitorio necessario introdurre vari tipi di reattanze che possono essere definite soltanto attraverso un attento studio della macchina sincrona che esula dagli obiettivi del corso. Pertanto lo studio del corto circuito nei sistemi di alta tensione oppure nei sistemi industriali in cui sono presenti generatori non pu essere affrontato senza far ricorso ad ulteriori nozioni oggetto di testi specialistici di macchine elettriche o di sistemi elettrici per lenergia. Ci si limita qui a fornire alcuni elementi qualitativi e quantitativi soltanto con la rappresentazione grafica riportata in figura VI.4.

- VI/6 -

iu A t ia
' 2I 'k

a) Componente unidirezionale

2I 'k

2I k
t b) Componente alternativa

Fig. VI.4 - Corrente di corto circuito erogata da un generatore sincrono: a) componente unidirezionale; b) componente alternativa.
2.2 Modello matematico del sistema con trasmissione su rete

Vengono esaminati il corto circuito tripolare e i corto circuiti dissimmetrici in un punto del sistema con trasmissione su rete. Come gi evidenziato, il sistema elettrico prima del guasto si considera simmetrico nelle impedenze o reso tale tramite la trasposizione. Allo studio dei suddetti corto circuiti si premette lo studio del corto circuito tripolare, al fine di dimostrare, attraverso un caso semplice, per quale motivo:

- VI/7 -

nel calcolo delle correnti di corto circuito in un punto di un sistema con trasmissione su rete sempre possibile considerare la componente alternativa della corrente di corto circuito a valore efficace costante; il modello matematico del sistema con trasmissione su rete finalizzato al solo calcolo della componente alternativa della corrente di corto circuito.

2.2.1 Corto circuito trifase

Quando avviene un cortocircuito in un punto di un sistema elettrico comincia a circolare una corrente che, nella maggioranza dei casi, di valore notevolmente superiore a quello della corrente nominale e che pu dar luogo, pertanto, ad effetti particolarmente nocivi sui vari componenti del sistema stesso. Il calcolo delle correnti di cortocircuito che possono essere presenti nei sistemi elettrici , pertanto, di fondamentale importanza. Nel seguito, si far riferimento ad una rappresentazione semplificata del cortocircuito. Si faccia riferimento al circuito della fig.VI.5a), in cui ipotizzata la presenza di un cortocircuito a valle di un interruttore, che si suppone inizialmente chiuso. La corrente di cortocircuito che si stabilisce nel circuito (fig.VI.5b), come noto dallElettrotecnica, composta dalla somma di una componente simmetrica e di una componente unidirezionale; nell'ipotesi di condizione di pre-guasto a vuoto e posto e= 2 E sen( t +), tale corrente vale:
i = 2I K sen(t + ) 2I K sen( )e
t Ta

(VI.1)

dove Ta=L/R=X/(R)=tg/ la costante di tempo della componente unidirezionale e, detto Z1 il modulo dell'impedenza del circuito, : IK = E Z1

=atan(L/R).

Lintervento dellinterruttore modifica, come si vedr in seguito, l'andamento nel tempo della corrente di cortocircuito sia a causa dell'arco elettrico che si manifesta tra i suoi poli e che introduce nel circuito una resistenza di valore variabile e ignoto sia perch, se l'intervento va a buon fine, la corrente di cortocircuito si estingue invece di raggiungere il suo valore di regime. Al fine, allora, di riferire le caratteristiche dei vari interruttori ad un'unica corrente di cortocircuito, che sia svincolata dai suddetti problemi, si suole introdurre la corrente presunta di cortocircuito, che la corrente di cortocircuito che circolerebbe nel circuito, qualora linterruttore fosse sostituito da un collegamento di impedenza trascurabile (fig.VI.5c). L'attitudine che un interruttore ha ad interrompere una corrente di cortocircuito , quindi, espressa dai costruttori con riferimento alla corrente di cortocircuito presunta

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che la stessa per tutti gli interruttori in quanto non dipende dalla loro presenza nel circuito. evidente che un discorso analogo vale se si fa riferimento al caso in cui l'interruttore, invece di interrompere una corrente di cortocircuito, chiamato a stabilirla. I parametri che influenzano la scelta dei dispositivi di protezione contro il corto circuito sono il valore efficace della componente simmetrica della corrente presunta di corto circuito ed il valore di picco che essa assume nella fase transitoria susseguente al guasto. R L

i e

~
a)

corrente di cortocircuito componente unidirezionale

componente simmetrica

b)
L R

i e

c) Fig. VI.5 - Cortocircuito in prossimit dell'interruttore: a) circuito equivalente; b) andamento nel tempo della corrente di cortocircuito, c) circuito equivalente per la definizione della corrente presunta di cortocircuito

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Si pu dimostrare che i valori di picco si avrebbero per t = k (essendo k un numero dispari) e varrebbero:
ip= 2 ( 1 + e
k Ta

)I K .

(VI.2)

Per k=1 la (VI.2) diventa:


i p = 2 (1 + e T ) I K = 2 (1 + e
a

tg

) I K = pI K .

(VI.2bis)

Dallanalisi della (VI.2bis) discende che dal valore efficace della componente alternativa si pu immediatamente passare a quello massimo della corrente totale, semplicemente moltiplicando per il coefficiente p ricavato dalla curva della fig.VI.6 in funzione del rapporto X/R, dove X e R sono la reattanza e la resistenza del sistema viste dal punto di guasto. questo il motivo per cui il modello matematico del sistema con trasmissione su rete per il calcolo delle correnti di corto circuito finalizzato al solo calcolo della componente alternativa delle correnti di corto circuito. Si noti infine, che per cos=0, e cio tg=, il valore di picco potrebbe raggiungere teoricamente il valore:

i p = 2 2I K ,
ma in pratica si ritiene che non venga superato il valore ip/Ik=0.922=2.55 p.u. (corrispondente a X/R=15), che pertanto normalmente accettato per il dimensionamento degli impianti.

C=l

t g

tg = X/R Fig.VI.6 - Coefficiente di moltiplicazione p in funzione del rapporto X / R.

- VI/10 -

2.3 Corto circuiti trifase e dissimmetrici in un punto del sistema con trasmissione su rete

Si consideri una sistema elettrico comunque complesso funzionante con il neutro a terra. Quando in un suo generico punto P si verifica un corto circuito dissimmetrico (fig.VI.7), esso introduce in questo punto un sistema di impedenze che non costituiscono una terna simmetrica, con la ovvia conseguenza che dal punto di guasto fuoriescono tre correnti squilibrate Ia ,I b ,Ic mentre le tre fasi assumono rispetto a terra
tre tensioni dissimmetriche Va ,Vb ,Vc . Se nel punto di guasto, in luogo del sistema dissimmetrico di impedenze, si collocano tre generatori ideali di tensione fittizi Va ,Vb ,Vc (fig.VI.8 a) lo stato elettrico non si modifica, con il vantaggio che la rete ridiventa simmetrica nelle impedenze, cos come lo era prima del guasto. Se, poi, si sostituiscono a ciascuno dei tre generatori di tensione della fig.VI.19 a) una terna di generatori di tensione di valore pari ai componenti simmetrici degli stessi (fig.VI.19 b), il sistema elettrico, che simmetrico nelle impedenze per quanto fatto in precedenza, pu essere rappresentato dai tre circuiti monofase equivalenti di sequenza della fig.VI.8, ciascuno indipendente dagli altre due1. P

c b a
Ia & Z a

P
Vc
Vb

Ib Ib
Ic

Ic

Ib

Ic

V a

Ia
& Z b & Z c

Ia
& Z b & Z n & Z c

a) b) c) Fig. VI.7 Corto circuiti dissimmetrici in un punto del sistema: a) corto circuito monofase; b) corto circuito bifase; c) corto circuito bifase a terra.

Lo stato elettrico del sistema resterebbe inalterato anche se, al posto dei tre generatori di tensione della fig. VI.8 a), si collocassero tre generatori ideali di corrente di valore pari a Ia ,I b ,Ic ; in questo caso, nella fig.VI.8 b) andrebbero inserite tre terne di generatori ideali di corrente corrispondenti ai componenti simmetrici delle correnti che fuoriescono dal punto di guasto.

- VI/11 -

Ia Va

Ib

Ic Va1

Ia

Ib 2Va1 Va2 Va0

Ic Va1 Va2 Va0


2

Vb

%
a)

Vc

Va2 Va0

% % %

% % %
b)

% % %

Fig. VI.8 Corto circuiti dissimmetrici in un punto del sistema reso simmetrico nelle impedenze: a) rappresentazione con tre generatori ideali di tensione; b) rappresentazione con tre terne di generatori ideali di tensione. evidente che i tre circuiti monofase equivalenti di sequenza diretta, inversa e omopolare dellintero sistema elettrico a monte del punto P, rappresentati in modo schematico nella fig.VI.9, si ottengono sostituendo a ciascun componente del sistema elettrico a monte del punto di guasto il proprio circuito monofase equivalente riportato nel par.2.
I a1 Ia 2

Circuito monofase equivalente alla sequenza diretta del sistema a monte del punto P

V a1

Circuito monofase equivalente alla sequenza inversa del sistema a monte del punto P

Va 2

Circuito monofase equivalente alla sequenza omopolare del sistema a monte del punto P

Ia0

Va 0

Fig.VI.9 Corto circuiti dissimmetrici in un punto del sistema reso simmetrico nelle impedenze: reti di sequenza

- VI/12 -

Applicando il teorema di Thevenin ai circuiti equivalenti del sistema elettrico a monte del punto P della fig. VI.9 si perviene alla rappresentazione della fig.VI.10.
I a1 Ia2
& Z 2

P
& Z 1
Va1

P
& Z 3

Ia0

Vf

Va 2

Va 0

Fig. VI.10 Corto circuiti dissimmetrici in un punto del sistema reso simmetrico nelle impedenze: circuiti equivalenti secondo Thevenin. Dalla fig. VI.10 si ricavano le seguenti equazioni, dette equazioni generali del guasto, espresse in forma matriciale: 0 = Vf 0 & Z 0 0 0 0 & Z 0 0 0 & Z

Va 0 Va1 Va 2

Ia0 I a1 Ia2 (VI.3)

Nelle (VI.3) le tensioni a primo membro sono le componenti delle varie sequenze delle tensioni rispetto a terra che si presentano nel punto di guasto a corto circuito avvenuto, Vf la tensione tra il punto in cui avviene il guasto ed il neutro in assenza del guasto, cio la tensione di fase nel punto di guasto preesistente al corto & circuito (nel seguito tale tensione sar denominata tensione di preguasto), Z 1 l'impedenza equivalente del sistema elettrico a monte del punto di guasto alla sequenza & l'impedenza equivalente del sistema elettrico a monte del punto di guasto diretta, Z 2 & l'impedenza equivalente del sistema elettrico a monte del alla sequenza inversa, Z 0 punto di guasto alla sequenza omopolare4. Dallanalisi delle relazioni (VI.3) evidente che, se si assumono noti i valori delle impedenze equivalenti del sistema elettrico alle sequenze diretta, inversa e omopolare, e della tensione di preguasto, esse costituiscono un sistema di tre equazioni
4

& & presente in una connessione tra centro stella e terra contenuta nella Z Uneventuale impedenza Z n 0

& , in quanto la corrente che circola nellimpedenza Z & 3I tramite 3 Z n n a0 e quella nel circuito

equivalente di sequenza zero, che un circuito monofase, I a0 .

- VI/13 -

vettoriali in sei incognite, anchesse vettoriali: le componenti di sequenza delle correnti e delle tensioni nel punto di guasto. Se, allora, per ciascun tipo di corto circuito, si vogliono conoscere i valori di tali grandezze necessario associare alle (VI.3) altre tre equazioni vettoriali indipendenti nelle stesse incognite. utile a questo punto osservare che un tale problema non si pone nel caso del corto circuito trifase; infatti, se nel punto P di guasto si ipotizza un corto circuito trifase, e cio un corto circuito di natura simmetrica in quanto interessa le tre fasi nello stesso modo, basta considerare la sola rete di sequenza diretta della fig.VI.10 in cui: la componente di sequenza diretta I a1 della corrente coincide con la corrente di corto circuito trifase Icc,t; il generatore ideale di tensione Va1 corrispondente alla sequenza diretta della terna di tensioni rispetto a terra, posto pari, per ovvi motivi, a zero nel caso di corto & I nel caso di corto circuito tramite impedenza di valore pari circuito netto e a Z f a1 & . aZ
f

Il calcolo della corrente di corto circuito trifase , pertanto immediato; risulta, infatti, nel caso pi generale:
I cc,t = Vf & & Z1 + Z f

(VI.4)

Nel seguito, viene dapprima mostrato quali sono le tre equazioni vettoriali che possibile associare, per ciascun tipo di corto circuito dissimmetrico, alle (VI.3) e come, a partire dal sistema di sei equazioni cui si perviene, possibile calcolare le correnti e le tensioni nel punto di guasto. Viene, poi, illustrato come possibile calcolare in modo rapido i valori delle impedenze equivalenti del sistema elettrico a monte del punto di guasto alle sequenze diretta, inversa e omopolare, e della tensione di preguasto. a) Corto circuito netto di una fase a terra il corto circuito dissimmetrico che pi frequentemente si verifica negli impianti elettrici. Nella fig.VI.7 a), posto Za=0, rappresentato il corto circuito netto della fase a con la terra. Valgono le seguenti relazioni: I b = 0, I c = 0, Va = 0 . Essendo I b = I c = 0 si ha: I a1 = I a 2 = I a 0 . Essendo Va = 0 si ha: (VI.6) (VI.5)

- VI/14 -

Va1 + Va 2 + Va 0 = 0 .

(VI.7)

Le due relazioni indipendenti che si possono ricavare dalle (VI.6) e la (VI.7) rappresentano le tre equazioni vettoriali indipendenti, dette equazioni caratteristiche del corto circuito netto della fase a con la terra, che insieme alle (VI.3) permettono di ricavare le tensioni e le correnti nel punto di guasto nel caso di corto circuito monofase a terra. Le (VI.3) diventano infatti: 0 = Vf 0 & Z 0 0

Va 0 Va1 Va 2

0
& Z 1

0 0
& Z 2

Ia 1 Ia 1 Ia 1 (VI.8)

Operando sulle (VI.8) si ottiene: Va 0 Va1 Va 2 =


& I Z 0 a1
& I Vf Z 1 a1

& I Z 2 a1

(VI.9) e premoltiplicando entrambe le matrici colonna per la matrice riga [111] si ottiene:
& I Z & I . Va 0 + Va1 + Va 2 = Z 0 I a1 + Vf Z 1 a1 2 a1

(VI.10)

Tenendo presente la (VI.7) si ha:


& +V I Z & & 0 = I a1 Z 0 f a1 1 I a1 Z 2 ,

(VI.11)

da cui:
I a1 = Vf . & +Z & +Z & Z 0 1 2

(VI.12)

Noti quindi i componenti simmetrici delle tre correnti che fuoriescono dal punto di guasto, si possono finalmente calcolare la corrente di corto circuito monofase della fase a:
I cc,m = I a = I a1 + I a 2 + I a 0 = 3I a1 = 3Vf , & +Z & +Z & Z 0 1 2

(VI.13)

- VI/15 -

le tensioni che si presentano, a guasto avvenuto, tra il punto di guasto e la terra (essendo dalle (VI.9) noti i componenti simmetrici):
Va = Va1 + Va 2 + Va 0 = 0 & Z & ) j 3 (Z 2 0 & & & Z1 + Z 2 + Z 0

Vb = 2 Va1 + Va 2 + Va 0 = Vf

Vc = Va1 + Va 2 + Va 0

& 2Z & j 3Z 2 0 = Vf & +Z & +Z & Z 1 2 0 .

)
(VI.14)

e quindi le tensioni concatenate. utile osservare in conclusione che se le tre reti di sequenza sono connesse in serie, come mostrato nella fig.VI.11, le correnti e le tensioni soddisfano contemporaneamente le relazioni (VI.3), (VI.6) e (VI.7) che, per quanto detto in precedenza, sono le relazioni indipendenti che caratterizzano il corto circuito monofase. Ne consegue che tale connessione delle tre reti di sequenza un modo conveniente per ricordare le equazioni necessarie per la soluzione del corto circuito netto tra una fase e la terra.

Fig.VI.11 Connessione delle reti di sequenza: corto circuito monofase netto

- VI/16 -

b) Corto circuito netto tra due fasi I corto circuiti tra due conduttori di fase senza contatto a terra non sono molto frequenti. Nella fig. VI.7 b), posto Zb = Zc = 0, rappresentato il corto circuito netto tra le fasi b e c. Valgono senz'altro le seguenti relazioni: Vb = Vc ; I a = 0; I b = I c Essendo I a = 0 e I b = I c , si ha: Ia0 = 0 Essendo Vb = Vc si ha: Va1 = Va 2 (VI.17) I a1 = I a 2 . (VI.16) (VI.15)

Le due relazioni indipendenti (VI.16) e la (VI.17) rappresentano le tre equazioni vettoriali indipendenti, dette equazioni caratteristiche del corto circuito netto tra le fasi b e c, che insieme alle (VI.3) permettono di ricavare le tensioni e le correnti nel punto di guasto nel caso di corto circuito bifase. Le (VI.3) diventano infatti: Va 0 Va1 Va1 = 0 Vf 0 & Z 0

0
& Z 1

0 0
& Z 2

0 I a1 I a1 (VI.18)

0 0

Effettuando le operazioni su indicate e premoltiplicando l'equazione matriciale risultante per la matrice riga [ 1 1 -1 ] si ha:
& I Z & 0 = Vf I a1 Z a1 2 1

(VI.19) (VI.20)

da cui:
I a1 = Vf & +Z & Z 1 2

Note le componenti simmetriche delle tre correnti che fuoriescono dal punto di guasto, si ha:

- VI/17 -

I a = I a1 + I a 2 = 0, I b = I cc,b = 2 I a1 + I a 2 = ( 2 ) I a1 = j 3I a1 = j 3 Ic = I b . Vf & +Z & Z 1 2 ,

(VI.21)

Noti, inoltre, dalle (VI.18) Va1 ,Va 2 ,Va 0 si ha: Va = Va1 + Va 2 + Va 0 = Vf


& 2Z 2 , & & Z1 + Z 2 & Z 2 , & & Z1 + Z 2

Vb = 2 Va1 + Va 2 + Va 0 = Vf

Vc = Vb (VI.22) e quindi le tensioni concatenate. utile osservare in conclusione che se le reti di sequenza diretta e inversa sono connesse in parallelo, come mostrato nella fig.VI.12, le correnti e le tensioni soddisfano le relazioni (VI.3), (VI.16) e (VI.17) che, per quanto detto in precedenza, sono le relazioni indipendenti che caratterizzano il corto circuito bifase, perci tale connessione delle due reti di sequenza un modo conveniente per ricordare le equazioni necessarie per la soluzione del corto circuito bifase.

Fig.VI.12 Connessione delle reti di sequenza: corto circuito bifase netto

- VI/18 -

c) Corto circuito netto tra due fasi e terra Corto circuiti tra due conduttori di fase e la terra sono abbastanza frequenti e hanno origine generalmente dalla messa a terra di un conduttore con sovratensioni nelle altre due fasi tali da causare la messa a terra di un'altra fase. Nella fig.VI.7 c), posto Zb = Zc = Zn = 0, rappresentato il corto circuito tra le fasi b e c netto a terra. Valgono senz'altro le seguenti relazioni: Vb = 0; Vc = 0; I a = 0. Essendo Vb = Vc = 0 si ha: Va1 =Va 2 =Va 0 . Essendo Ia = 0 si ha: I a1 = ( I a 2 + I a 0 ) . (VI.25) (VI.24) (VI.23)

Le due relazioni indipendenti che si possono derivare dalle (VI.24) e la (VI.25) rappresentano le tre equazioni vettoriali indipendenti, dette equazioni caratteristiche del corto circuito netto tra due fasi e terra, che insieme alle (VI.3) permettono di ricavare le tensioni e le correnti nel punto di guasto nel caso di corto circuito bifase netto a terra. Con passaggi del tutto simili a quelli effettuati in precedenza, che si omettono per brevit, si ha: Ia = 0
& Z & ) j 3 (Z 0 2 & & & & & ) Z1 Z 2 + Z 0 ( Z1 + Z 2

I b = Vf

& 2Z & j 3Z 0 2 I c = Vf & & & & & ) Z1 Z 2 + Z 0 ( Z 1 + Z 2 & Z & 3Z 2 02 & Z & & & & Z 1 2 + Z 0 ( Z1 + Z 2 )

Va = Va1 + Va 2 + Va 0 = Vf

Vb = 2 Va1 + Va 2 + Va 0 = 0 Vc = Va1 + 2 Va 2 + Va 0 = 0

(VI.26)

- VI/19 -

utile osservare in conclusione che se le tre reti di sequenza sono connesse in parallelo, come mostrato nella fig.VI.13, le correnti e le tensioni soddisfano le relazioni (VI.3), (VI.24) e (VI.25) che, per quanto detto in precedenza, sono le relazioni indipendenti che caratterizzano il corto circuito bifase netto a terra, perci tale connessione delle tre reti di sequenza un modo conveniente per ricordare le equazioni necessarie per la soluzione del corto circuito netto bifase a terra.

Fig. VI.13 Connessione delle reti di sequenza: corto circuito bifase netto a terra d) Corto circuiti dissimmetrici tramite impedenza Con la fig.VI.7 si possono rappresentare il corto circuito a terra attraverso & =Za della fase a, quello tra le fasi b e c attraverso l'impedenza l'impedenza Z f & Z f =Zb+Zc e quello netto tra le fasi b e c (Zb=Zc=0) e la terra tramite limpedenza & =Zn. Z f & non differisce, per Un guasto monofase o tra due fasi e la terra attraverso Z f quanto riguarda lespressione della corrente di guasto, dallo stesso tipo di guasto senza & posta sulla connessione tra il neutro e la terra, di cui si tiene impedenza con la Z f & nella rete di sequenza omopolare. conto aggiungendo 3 Z f & si ottiene: Pertanto, nel caso di guasto monofase a terra attraverso Z f
I a1 = Vf & +Z & +Z & + 3Z & Z 0 f 1 2

(VI.27)

& si ottiene: e nel caso di guasto bifase a terra attraverso Z f


I a1 = Vf & + (Z & + 3Z & )Z & /( Z & + 3Z & +Z & ) Z f 2 0 f 2 1 0

(VI.28)

& valgono, invece, le seguenti relazioni: Nel caso di guasto bifase attraverso Z f

- VI/20 -

Ia0 = 0
(VI.29)

I a1 = I a 2
& . Va1 Va 2 = I a1 Z f

(VI.30)

Le due relazioni indipendenti che si possono derivare dalle (VI.29) e la (VI.30) rappresentano di fatto le tre equazioni vettoriali indipendenti che insieme alle (VI.3) permettono di ricavare le tensioni e le correnti nel punto di guasto nel caso di corto circuito bifase tramite impedenza. A partire da tali relazioni si possono con facili passaggi ricavare i valori delle tensioni e delle correnti nel punto di guasto; esse valgono:
Ia = 0 j 3 & Z b

I b = Vf

I c = I b & +Z & 2Z 2 f & Zb

Va = Vf

& + 2Z & Z 2 f Vb = Vf & Zb & + Z & Z 2 f , Vc = Vf & Z b & =Z & +Z & +Z & . con: Z b 1 2 f (VI.31)

- VI/21 -

e) Calcolo delle impedenze equivalenti e della tensione di preguasto Il calcolo delle impedenze equivalenti dinanzi definite si esegue in modo diretto, nel caso di sistemi elettrici molto semplici, o attraverso un metodo matriciale basato sulla costruzione delle matrici delle impedenze nodali di corto circuito alle sequenze diretta, inversa e omopolare2, negli altri casi. Il calcolo in modo diretto consiste nelleffettuare sui tre circuiti equivalenti del sistema elettrico a monte del punto P tutte le operazioni di serie e parallelo delle impedenze presenti cos da ricavare le impedenze equivalenti secondo Thevenin. Il metodo matriciale si basa sul fatto che, come si dimostrer tra breve, lautoimpedenza di un nodo della matrice delle impedenze nodali di corto circuito coincide con l'impedenza equivalente del sistema tra il nodo stesso e il riferimento; ci vale tanto per la sequenza diretta che per le sequenze inversa e omopolare. Le matrici delle impedenze nodali di corto circuito sono quelle che si ottengono, ad esempio, per inversione delle matrici delle ammettenze nodali di corto circuito, ricavate, a loro volta, per ispezione dei circuiti equivalenti del sistema elettrico a monte del punto P. Per dimostrare quanto su enunciato, si faccia riferimento alla fig. VI.14, che si ottiene dalla fig. VI.8 b) sostituendo alle tre terne di generatori ideali di tensione le tre terne di generatori ideali di corrente corrispondenti alle sequenze diretta, inversa e zero della terna di correnti che fuoriescono dal guasto (vedi nota 3).
a Circuito monofase equivalente alla sequenza diretta del sistema a monte del punto P P a Circuito monofase I a1 equivalente alla sequenza inversa del sistema a monte del punto P P a P

Ia 2

Circuito monofase equivalente alla sequenza omopolare del sistema a monte del punto P

Ia0

Fig.VI.14 Corto circuiti dissimmetrici in un punto del sistema reso simmetrico nelle impedenze: reti di sequenza

Con riferimento alla fig.VI.14, si calcoli la tensione V a1 nel punto P applicando il principio di sovrapposizione degli effetti, e cio facendo agire dapprima tutti i generatori di tensione presenti nel sistema elettrico a monte del punto di guasto con il generatore di corrente I a1 aperto e, poi, il solo generatore di corrente I a1 con i generatori di tensione cortocircuitati; si ottiene:
Le matrici delle ammettenze nodali di corto circuito alle sequenze diretta, inversa e omopolare si costruiscono applicando le stesse regole impiegate per la costruzione della matrice delle ammettenze nodali introdotta negli studi di regime permanente. Si nota esplicitamente, per, che le due matrici alla sequenza diretta, pur essendo relative alla stessa sequenza, sono completamente diverse tra loro in quanto ricavate da due circuiti equivalenti del sistema elettrico (quello valido per gli studi di corto circuito e quello valido per gli studi di regime permanente) in cui i singoli componenti sono rappresentati, quasi sempre, in modo differente.
5

- VI/22 -

& I ; Va1 = Vf Z rr1 a1

(VI.32)

infatti, con il generatore di corrente aperto, nel punto P si presenta la tensione di preguasto V f , mentre con i generatori di tensione cortocircuitati la tensione nel punto P si pu calcolare impiegando le equazioni dei potenziali ai nodi e tenendo conto che nel circuito equivalente del sistema elettrico presente il solo generatore di corrente I a1. Per tale ultimo circuito equivalente che comprende n nodi, oltre il neutro, alimentato solo nel nodo in cui si vuol calcolare la corrente di corto circuito ( ad esempio nel nodo r ) con un generatore di corrente di valore pari ad I a1, il sistema delle equazioni dei potenziali ai nodi :
V1 = Z 1r1 I a1 ......
.

Vr = Z rr1 I a1 ......
Vn = Z nr1 I a1 ,
.
.

(VI.33)

essendo i termini Z ij1 gli elementi della matrice delle impedenze nodali di corto circuito di sequenza diretta che si ricava, si sottolinea ancora una volta, per inversione della matrice delle ammettenze nodali di corto circuito alla stessa sequenza. Si nota che il segno negativo presente nelle (VI.37), e quindi nella (VI.38), dovuto al fatto che la corrente Ia1 uscente dal nodo r. Con riferimento alle fig.VI.25 b) e c), procedendo in modo analogo a quanto fatto per la sequenza diretta e tenendo conto del fatto che alle sequenze inversa e zero la tensione di preguasto nel punto P pari a zero, si ricava che:
& I Va 2 = Z rr 2 a 2 & I V = Z
a0

rr 0 a 0

(VI.34)

Se adesso si confrontano le (VI.32) e (VI.34) con le (VI.3) si deduce immediatamente quanto si voleva dimostrare e cio che le autoimpedenze del nodo corrispondente al punto di guasto alle sequenze diretta, inversa e zero (nel caso in esame il nodo r) coincidono con le impedenze equivalenti secondo Thevenin viste dal punto di guasto stesso: & =Z & Z rr 1 1 & & Z =Z (VI.35)
rr 2 2

& =Z & Z rr 0 0
Per quanto riguarda la tensione di preguasto essa pu essere calcolata attraverso un load-flow o, pi cautelativamente, assumendo che essa sia pari al valore nominale della tensione di fase maggiorato del 10%.

- VI/23 -

APPENDICE VI.I RICHIAMI SUI COMPONENTI SIMMETRICI

Scomposizione di una terna dissimmetrica di vettori Una terna spuria di vettori univocamente scomponibile in una terna simmetrica diretta, una terna simmetrica inversa e una terna omopolare, cio data una terna di vettori compendiosamente S( A a ) , sono univocamente determinate le seguenti terne:

A a ,A b ,A c o pi

( A a1 ,A b1 ,A c1 ) = ( A a1 , 2 A a1 ,A a1 ) = S( A a1 )

(terna simmetrica diretta)

( A a 2 , A b2 , A c2 ) = ( A a2 , A a 2 , 2 A a 2 ) = S( A a 2 ) ( A a 0 , A b0 , A c0 ) = ( A a 0 , A a 0 , A a 0 ) = S( A a 0 )
che soddisfano alla relazione:

(terna simmetrica inversa)

(terna omopolare)

S( A a ) = S( A a1 ) + S( A a 2 ) + S( A a 0 ) .
con = e
i 2 3

(A.1)

1 3 . = + j 2 2

In base alla definizione di somma di terne di vettori, dalla (A.1) si ha:

A a = A a1 + A a 2 + A a 0
A b = 2 A a1 + A a 2 + A a 0 A c = A a1 + 2 A a 2 + A a 0
o in forma matriciale:

Aa Ab Ac

1 = 1 1

1 2

1 2

Aa 0 Aa1 Aa 2
1 2 -1

(A.2)

Dalle (A.2) si ottiene:

Aa 0 Aa1 Aa 2

1 = 1 1

1 2

Aa Ab Ac

- VI/24 -

1 =

1 2

1 2

Aa Ab Ac
(A.3)

1 3

1 1

o in forma ordinaria: A a 0 = 1 / 3( A a + A b + A c )
A a1 = 1 / 3( A a + A b + 2 A c ) A a 2 = 1 / 3( A a + 2 A b + A c ) .
Risultano quindi determinati univocamente, in base alla terna assegnata, i vettori

A a1 , A a 2 , A a 0 e con essi le terne componenti; inversamente, dati i tre vettori A a1 , A a 2 , A a 0 ,


univocamente determinata dalle (A.2) la terna A a ,A b ,A c . Le terne S( A 0 ), S( A1 ), S( A 2 ) sono dette anche di sequenza zero, di sequenza positiva e di sequenza negativa del sistema dato. Introducendo le sequenze positive, negative e zero che si indicano con S , S , S e che sono definite da:
1 2 0

S1 = (1, 2 , ) S 2 = (1, , 2 ) S 0 = (1,1,1)


si pu scrivere:

S( A a1 ) =( A a1 , 2 A a1 , A a1 ) = (1, 2 , ) A a1 = S1A a1 S( A a 2 ) =( A a 2 , A a 2 , 2 A a 2 ) = (1, , 2 ) A a 2 = S 2 A a 2 S( A a 0 ) =( A a 0 ,A a 0 , A a 0 ) = (1,1,1) A a1 = S0 A a 0


per cui la (A.1) diventa:

S( A ) = S1 A a1 + S 2 A a 2 + S0 A a 0 .
. . .

(A.4)

Le considerazioni svolte sulla scomposizione di una terna dissimmetrica di vettori si estendono a una terna dissimmetrica di impedenze Z a , Z b , Z c essendo gli operatori complessi (impedenze o ammettenze) rappresentabili con dei vettori nel piano complesso. Da notare che le normali terne di impedenze sono costituite da tre operatori Z uguali, sono cio terne omopolari.
.

- VI/25 -

Esempio

a = 1 - 3i, b = 1 + 2i, c = -2 + 5i
5 4 3 2 1 Im 0 -1 -2 -3 -4 -5 -5 -4 -3 -2 -1 0 Re 1 2 3 4 5

A a 0 = 1 / 3( A a + A b + A c )

c b a

A a1 = 1 / 3( A a + A b + 2 A c ) A a 2 = 1 / 3( A a + 2 A b + A c ) .

con = e

2 3

1 3 = + j 2 2

Terna di vettori squilibrati

10 8 6 4 2 Im 0 -2 -4 -6 -8 -10 -10 -8 -6 -4 -2 0 Re 2 4 6 8 10

a0 a2

a1

Terna di sequenza diretta

Terna di sequenza inversa

Terna di sequenza omopolare

- VI/26 -

5 4 3 2 1 Im 0 -1 -2 -3 -4 -5 -5 -4 -3 -2 -1 0 Re 1 2 3 4 5

A a = A a1 + A a 2 + A a 0
A b = 2 A a1 + A a 2 + A a 0 A c = A a1 + 2 A a 2 + A a 0

Terne di sequenza

5 4 3 2 1 Im 0 -1 -2 -3 -4 -5 -5 -4 -3 -2 -1 0 Re 1

b c

a
2 3 4 5

Composizione delle terne di sequenza

- VI/27 -

Impedenze alle sequenze


. . . Si considerino tre impedenze dissimmetriche Z a , Z b , Z c connesse a stella ed un neutro, come mostrato dalla fig. A.1.

Ia Ea Eb Ec
Fig. A.1

. Za . Zb . Zc

Ia Ia

Tra la terna di cadute di tensioni S( E a ) e la terna di correnti S( I a ) , per la legge di Ohm generalizzata, sussiste la relazione:

S( E ) = S( Z a ) S( I ) . a a
.

Esprimendo le terne S( Z a ) , S( I a ) e S( E a ) mediante la (A.4), sviluppando il prodotto a secondo membro e confrontando infine tra loro i due membri si ottiene: . . . . . . 0 0 0 2 1 1 2 0 S E a 0 = S Z a 0 S I a 0 + S Z a 2 S I a1 + S Z a1 S I a 2 = S ( Z a 0 I a 0 + Z a 2 I a1 + Z a1 I a 2 )

S E a1 = S Z a1 S I a 0 + S Z a 0 S I a1 + S Z a 2 S I a 2 = S ( Z a1 I a 0 + Z a 0 I a1 + Z a 2 I a 2 )

S 2 E a 2 = S 2 Z a 2 S 0 I a 0 + S1 Z a1 S1I a1 + S 0 Z a 0 S 2 I a 2 = S 2 ( Z a 2 I a 0 + Z a1 I a1 + Z a 0 I a 2 )
(A.5) Queste relazioni mostrano che, in generale, in una rete non simmetrica ogni sequenza di corrente d luogo a cadute di tensioni di tutte e tre le sequenze. Nel caso invece che:
. . . .

Za = Z b = Zc = Z
si ha per le (A.3):
. . . .

Z a0 = Z
per cui le (A.5) si riducono a:

Z a1 = 0

Za2 = 0 ,

- VI/28 -

S E
1

= S Za0 S I = S Za0 I a0 a0 a0 = S Z a0 S I = S Z a0 I a1 a1 a1
0 . 2 2 . 0 . 1 1 .

S E S E
2

(A.6)

= S Z a0 S I = S Z a0 I . a2 a2 a2

Queste relazioni mostrano che, in generale, in una rete simmetrica ogni sequenza di corrente d luogo solo a cadute di tensione della stessa sequenza. I rispettivi rapporti si definiscono impedenze alle correnti di sequenza zero, impedenze alle correnti di sequenza positiva e impedenze alle correnti di sequenza negativa o pi compendiosamente impedenze alla sequenza zero, impedenze alla sequenza positiva e impedenze alla sequenza negativa e si . . . 0 0 0 indicano con S Z 0 , S Z1 e S Z 2 rispettivamente:

S0 E a0 S0 I a0 S1E a1 S1I a1 S2 E a2 S2 I a2
Reti di sequenza

= S 0 Z a0 = S 0 Z 0 = S 0 Z a 0 = S 0 Z1 = S0 Za0 = S0 Z2
. . . .

Si consideri una rete simmetrica. Poich le cadute di tensione di ogni sequenza, come visto in precedenza, possono essere considerate separatamente, la somma delle cadute di tensione di una certa sequenza deve essere uguale alla somma delle f.e.m. di quella stessa sequenza. In virt del principio di sovrapposizione, una rete trifase simmetrica pu perci essere considerata come la somma di tre reti indipendenti: . - la rete di sequenza diretta, formata dalla connessione delle Z 1 dei vari elementi della rete data e nella quale agiscono solo le sorgenti di sequenza dirette; . - la rete di sequenza inversa, formata dalla connessione delle Z 2 dei vari elementi della rete data e nella quale agiscono solo le sorgenti di sequenza inversa; . - la rete omopolare, formata dalla connessione delle Z 0 dei vari elementi della rete data e nella quale agiscono solo le sorgenti omopolari. Ogni rete di sequenza pu essere risolta come un circuito monofase costituito da una delle tre fasi e da un conduttore di ritorno.