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APPUNTI

DI
COSTRUZIONI IN ZONA SISMICA


















PRESENTAZIONE


Dicembre 2012

Le lezioni raccolte in questo pdf, sono il frutto delle trascrizioni delle lezioni tenute
dal professor Franco Braga e in parte dal professor Rosario Gigliotti, durante il
corso di Costruzioni in zona sismica, corso di laurea in ingegneria civile, universit
La Sapienza di Roma.

Abbiamo unito le registrazioni di anni accademici diversi, principalmente
2011/2012 e 2010/2011, grazie anche a Francesca G., Riccardo A. e Ivano I. che ce
le hanno gentilmente passate tutte le volte che le nostre mancavano.
Alle registrazioni abbiamo unito le immagini e stralci delle dispense del corso.

Il poco tempo a disposizione non ci ha permesso di rivedere con attenzione quello
che abbiamo trascritto, o di completare il lavoro, come nel caso delle prime tre
lezioni sulla sismologia e lultima sui nodi, n tanto meno di migliorare
limpaginazione.

Questo lavoro non ha alcuna pretesa di sostituirsi in alcun modo alla bibliografia
consigliata a lezione per approfondire i singoli argomenti ma pensiamo che possa
essere un utile strumento a chi si affaccia per la prima volta alla materia e ci
piacerebbe quindi che possa avere la massima diffusione tra noi studenti.


Buona lettura


Margherita Alessandrini, Marina Calisti
Ingegneria Edile-Architettura U.E.
La Sapienza, Roma
















12 ottobre 2011 lezione IV

Sismicit italiana ing. Rosario Gigliotti


Oggi la pericolosit sismica si definisce in maniera puntuale attraverso una maglia quadrata di 5 km di lato
estesa a tutto il territorio nazionale italiano, cio, per ogni punto del territorio nazionale, noi abbiamo a
disposizione le informazioni riguardanti la pericolosit sismica di quel sito e da cui possiamo ricavare
lazione sismica di progetto. Diventano sempre pi estese le reti accelerometriche sui vari siti italiani e ci
ci permette di avere informazioni pi approfondite.
Per classificare i terremoti ci si riferiva ai dati dei cataloghi storici associati alle caratteristiche delle
strutture e ai danni subiti. questo il metodo delle SCALE SOGGETTIVE.
In Italia c una carta degli epicentri dei terremoti italiani che va dallanno 0 al 1983. Questa carta fornisce
una classificazione basata sulla Scala Mercalli, quindi stiamo parlando dintensit macrosismica, cio di
una scala soggettiva. Ci si riferisce ad unintensit piuttosto elevata (VII-XI
grado della Mercalli) perch pi si va a ritroso nel tempo, pi difficile
avere informazioni su terremoti di bassa intensit. Questo tipo
dinformazioni si ritrovano nei libri di storia, nei trattati, nei libri dei morti
delle chiese (cause di morte). Analizzando le frequenze con cui si sono
verificati, in un arco temporale piuttosto lungo, terremoti di una
determinata intensit, possiamo
ricavare dalla carta degli epicentri
delle curve di isoprobabilit media
annuale per ogni grado della Scala Mercalli per tutto il territorio
nazionale. In questo medo si evidenziano subito le zone a minore o
maggiore probabilit attraverso i colori. Un altro tipo di
rappresentazione che si ricava dalla carta degli epicentri si ottiene
mettendo in ascissa lanno e in ordinata lintensit macrosismica.
Maggiore la soglia, cio il grado dintensit (es. soglia 5=V grado
Mercalli), minore il numero di terremoti che si verifica. Questo tipo
di rappresentazione utile fino ad un certo punto ma serve per
capire come si arrivati alle NTC2008.
Laffidabilit o meno delle informazioni riferite ai terremoti si evince bene da questa tabella, dove la linea
rossa una linea di demarcazione che separa gli anni di cui riteniamo attendibili le informazioni da quelli
di cui non le riteniamo attendibili. A noi interessa
rilevare una frequenza con cui avvengono di una
data intensit, perci riteniamo meno attendibili i
dati riferiti ai terremoti di bassa intensit
avvenuti in tempi lontani (es. per il IX grado si
escludono tutte le informazioni precedenti al
1600). Pi ci avviciniamo ai nostri giorni, pi le
informazioni relative ai danni sono precise e gli
strumenti tecnici pi adeguati. Da questa tabella si ricava una frequenza di attendibilit, ovvero una
frequenza media di ricorrenza, data dal rapporto tra il numero dei terremoti attendibili e la finestra
temporale in cui si sono verificati (es. 87 terremoti del IX grado in 373 anni).
Da un lato abbiamo informazioni sempre pi dettagliate grazie alle
strumentazioni tecnologicamente pi avanzate degli ultimi anni,
dallaltro i cataloghi storici che ci permettono di andare molto indietro
nel tempo. Incrociando questi due tipi dinformazioni, quelle di tipo
statistico e quelle di tipo geologico, posso ricavare una serie di carte
dintensit macrosismica. Pi ampio il periodo di ritorno, pi
troveremo terremoti di alta intensit (es. 50 anni un periodo di
ritorno molto breve, corrisponde alla vita media di un edificio). In queste
mappe non stiamo parlando di frequenze, ma solo di massime
intensit, informazioni che ci danno comunque lidea della sismicit
del territorio. Le maggiori intensit macrosismiche massime le troviamo nellarco appennino centro-
meridionale.
Da questi dati possiamo ricavare la legge di ricorrenza e quella di attenuazione. La LEGGE DI RICORRENZA
mette in relazione il periodo di ritorno con lintensit, cio il periodo con il quale si ripresenta mediamente
un terremoto di una determinata intensit. La legge di ricorrenza pu essere relativa ad una determinata
zona e da essa posso ricavare delle leggi probabilistiche che ci consentono di determinare delle azioni di
progetto, ovvero di fare delle previsioni su quando avvengono terremoti. La LEGGE DI ATTENUAZIONE
mette in relazione la citt epicentrale con la distanza, cio in che modo si attenua lintensit del terremoto
man mano che ci si allontana dallepicentro. La legge di attenuazione tuttora utilizzata in Italia (la Sabetta-
Pugliese), carente per alcuni tipi di terremoto, ottenuta da un numero di registrazioni non inferiore a
100 tutte relative al terremoto del Friuli. Questa legge ha dei limiti perch funziona solo per terremoti che
hanno caratteristiche simili a quello da cui stata ricavata (es. non funziona bene per terremoti vicini
allepicentro o alla faglia).
Altra informazione importante legata alla geologia del territorio
nazionale: i terremoti si generano solo in alcune zone dellItalia, dette
zone sismogenetiche, che corrispondono alle faglie attive (faglie di e faglie
di compressione). Le caratteristiche di ogni zona si definiscono in termini
di dispersione sulla magnitudo (D), di valore pi frequente dintensit di
magnitudo (M), di valore massimo (Mmax) e minimo (Mmin=M-1/D, non
minimo in assoluto), di numero di scosse in un anno con magnitudo
maggiore di quella minima (NM) e di periodo medio di ritorno (TR=1/NM),
che corrisponde allinverso del numero di scosse in un anno.
Che relazione c tra le unit di misura oggettive e quelle di misura soggettive? Per farci unidea
analizziamo delle correlazioni riferite a terremoti veri di cui disponiamo di entrambe le misurazioni.
Uninformazione di tipo soggettivo basata sullosservazione dei danni, mentre una di tipo oggettivo
richiede delle registrazioni di spostamenti, velocit, accelerazioni (accelerogramma: misura laumento di
accelerazione nel tempo). I PARAMETRI OGGETTIVI sono quelli pi utilizzati nella progettazione degli
edifici e ci forniscono la potenzialit distruttiva di un terremoto, ma non sono gli unici: si stanno
sviluppando sistemi che prendono in considerazione non solo il valore massimo di accelerazione, ma
anche le caratteristiche del terremoto stesso.
Il parametro di riferimento pi immediato la Peak Ground Acceleration, cio laccelerazione di picco
(massima) al suolo. Esiste una correlazione tra la PGA e lintensit
macrosismica legata ai danni alle strutture e agli edifici? Esistono delle
leggi, diverse per ogni tipo di terremoto, che mettono in relazione i due
tipi dinformazione. Non c una correlazione universale, ma, anzi, ci
sono notevoli dispersioni, quindi ci muoviamo in un ambito
dincertezza. In funzione del numero di dati e delle singole
elaborazioni che ogni studioso ha fatto (Gutemberg-Richter, Neumann,
Murphy-OBrien), si sono ottenute leggi diverse. Linteresse nel trovare queste correlazioni sta nel poter
fare delle valutazioni di carattere generale
Avendo assunto per queste correlazione la PGA come parametro di riferimento per identificare un
terremoto e vedendo tutte queste incertezze (a causa della dispersione dei valori, operiamo con la
modalit della regressione per giungere al valor medio), possiamo individuare quali sono i fattori che
influenzano la forma delle relazione e la correlazione:
durata del sisma dovuta al contenuto di energia: a parit di accelerazione massima, il terremoto pu
essere pi o meno distruttivo;
contenuto di frequenza correlato agli aspetti dinamici: terremoti che hanno la stessa durata, la stessa
accelerazione massima e lo stesso numero di picchi di accelerazione massima (accelerogrammi molto
simili) possono provocare danni diversi in relazione al contenuto di frequenza, legato alle
caratteristiche proprie della struttura (risposta della struttura allazione sismica);
meccanismo focale;
profondit della faglia;
tipo di edifici.
Analisi strutturale SAP2000 ing. Rosario Gigliotti
Qual lo scopo dellANALISI STRUTTURALE? quello di determinare le forze, le tensioni, gli spostamenti e
le deformazioni in una struttura soggetta a dei carichi.
Il percorso logico dellanalisi strutturale :
struttura reale schematizzazione modello fisico modellazione modello matematico.
Tutto finalizzato alla valutazione della sicurezza attraverso il confronto di domanda e capacit della
struttura.
Il METODO DEGLI ELEMENTI FINITI una tecnica numerica ,nata negli anni Quaranta, che ci permette di
valutare delle soluzioni approssimate. Gli elementi finiti sono una schematizzazione dei singoli
componenti della struttura: travi, pilastri, nodi. Pu esserci una coincidenza perfetta tra elemento
strutturale ed elemento finito (trave, pilastro) oppure lelemento reale pu essere discretizzato in pi
elementi finiti (parete) per descrivere al meglio quel determinato comportamento strutturale. Lelemento
finito caratterizzato da combinazioni matematiche che consentono di correlare quanto accade ai nodi
con tutte le caratteristiche interne (deformazioni, sollecitazioni). Ci consente facilmente la
discretizzazione della struttura e lautomatizzazione del calcolo. Le leggi che legano il modello al
comportamento reale sono definite come funzioni di forma, che legano gli spostamenti modali agli
spostamenti dei punti interni degli elementi, a seconda dei loro gradi di libert.
molto importante la scelta del tipo di elemento finito pi adatto a descrivere il problema strutturale, la
distribuzione degli elementi e la discretizzazione finale.
Gli ELEMENTI possono essere definiti in:
elementi monodimensionali (frame) ha 6 gdl per nodo nello spazio e 3 gdl nel piano per nodo;
include tutti gli effetti: deformazione assiale, a taglio (in genere per elementi monodimensionali snelli
trascurabile), torsione, flessione. unasta che collega due punti nodali. Eliminando dei gradi di libert,
cio imponendo delle condizioni di vincolo interne o esterne (condizioni al contorno), posso ottenere
dei sotto-elementi (biella, soggetta solo a sforzi assiali; barra di torsione, trave inflessa);
elementi bidimensionali (shell) ha 6 gradi di libert per nodo nello spazio; include tutti gli effetti:
deformazione assiale, a taglio, torsione, flessione. I sotto-elementi sono la membrana (tiene conto della
rigidezza traslazionale nel piano dellelemento e una rigidezza rotazionale nella direzione ortogonale al
piano deformabile fuori dal piano, come il foglio di carta) e il plate (=piastra; tiene conto di una
rigidezza rotazionale fuori dal piano e una rigidezza traslazionale nella direzione ortogonale al piano
parete);
elementi tridimensionali.
Voglio definire un elemento che sia in grado di darmi tutte le caratteristiche di spostamento e
deformazione semplicemente dialogando allesterno attraverso i nodi, quindi lelemento che deve essere
caratterizzato in relazione al determinato problema strutturale.
VEDI DA SLIDE 18 DELLESERCITAZIONE 1 ANALISI STRUTTURALE-SAP2000
Equazione della linea elastica con soluzione generale e condizioni al contorno definisco Ni, cio la
funzione di forma o di spostamento, espressa attraverso le componenti degli spostamenti ai nodi le
caratteristiche di sollecitazione dipendono dalle caratteristiche intrinseche dellelemento e dagli
spostamenti nodali.
Le forze nodali, deformate e caratteristiche sono funzioni soltanto degli spostamenti ai nodi. Ci ci
permette di discretizzare la struttura e di studiare esclusivamente ci che avviene ai nodi.
Dovr passare dal riferimento locale a quello globale per poter studiare non pi un singolo elemento, ma
un insieme di elementi. Ci avviene attraverso una matrice di trasformazione che permette di riportare ad
un riferimento globale la matrice di rigidezza del singolo elemento scritta in un riferimento locale.
Il programma ci permette di risolvere un sistema di equazioni lineari espresse da KU=f (K=matrice di
rigidezza; U=vettore degli spostamenti; f= vettore delle forze applicate).

17 ottobre 2011 lezione V

Stima della pericolosit sismica ing. Franco Braga


IL METODO DI CORNELL
Per comprendere la pericolosit sismica come definita tutto oggi in Italia bisogna analizzare
il metodo con cui stata definita. Questo metodo il metodo di Cornell. Nel 1968 gli stati uniti
decidono di lanciare un programma di centrali nucleari importanti per la produzione dell
energia elettrica(60 siti). Per la scelta dei siti bandisco nono un concorso tra le universit,
ovvero dove scegliere in base alla pericolosit sismica nazionale e come questa si pu definire.
Il concorso lo vince Cornell con un metodo basato su 4 passi.
La prima cosa che fa definire la PERICOLOSITA SISMICA= probabilit di avere una certa
intensit oggettiva fissato un certo periodo di osservazione. Quanto debbono durare
queste centrali, quanto tempo resteranno l? A seconda del tempo che resteranno l, la
situazione pu cambiare.
La pericolosit sismica pu variare a seconda del tempo di osservazione, o meglio Td =Tempo
di design, di progetto, ovvero il periodo che quella centrale rimarr l aspettando il sisma
Parla di SEVERITA SISMICA come tra i fattori attraverso cui si pu descrivere lintensit del
terremoto

1 passo: DEFINIZIONE SISMICITA, ovvero definizione di un catalogo sismico individuando
dove nascono i terremoti ossia le zone sismo genetiche.
2 passo: DEFINIZIONE DI UNA LEGGE DI RICORRENZA per
ognuna di queste zone sismo genetiche individuate. Si traccia su un
diagramma bi logaritmico che ha in ordinata 1/Tr e in ascissa M. I
punti sono i terremoti in quella zona con il loro periodo di ritorno e
si fa una regressione lineare. Rapporto tra l intensit e il tempo di
ritorno.
Si traccia la legge di ricorrenza per quellarea sismo genetica
3 passo DEFINZIONE DELLA LEGGE DI ATTENUAZIONE per i terremoti di quellintensit
nato in quella zona sismo genetica, si studia con la distanza l intensit rilevata.
4 passo DEFINIZIONE PERICOLOSITA per ciascuna zona sismo genetica,
al variare di Td, avr diverse curve di pericolosit.
In modo che chi sceglie il sito in funzione del tempo di progetto di quella
costruzione, avr una certa pericolosit.
Infatti oggi in Germania e negli stati uniti ci si chiede se rinnovare le
centrali possedute o realizzarle nuove, soprattutto le centrali realizzate 50
anni fa.
DEFINIZIONE DELLA SISMICITA : il fine quello di compilare un catalogo sismico che la
storia di tutti i terremoti di cui si ha ricordo storico, quantizzandoli: identificandone quindi
ipocentro, epicentro, intensit macrosismica, magnitudo. Il catalogo sismico porta
allidentificazione delle zone sismo genetiche, ovvero dove i terremoti avvengono.
E descritta per sua natura in termini statici e probabilistici. Abbiamo in questo primo passo
due incertezze.
INCERTEZZA INTRINSECA: legata allaleatoriet del fenomeno terremoto di per s
INCERTEZZA EPISTEMICA (la incontriamo qui per la prima volta): legata alla conoscenza che
abbiamo del fenomeno in termini di modello: la sua aderenza alle caratteristiche. Esempio
incompletezza delle informazioni sulla sismicit storica e la sua interpretazione

Le distinguiamo queste due incertezze perch la prima irriducibile, la seconda invece ci


aspettiamo che migliori con le nostre conoscenze e i nostri modelli.

CATALOGO PARAMETRICO DEI TERREMOTI: per cui si sono considerati dei parametri
interpretati e correlati poi tra loro. Sono state considerati informazioni quali

-Elenco dei terremoti tra il 1000 e il 1984 da cui sono stati desunti gli effetti sismo indotti
- Localit dove si sono avuti questi effetti
- Frasi significative da cui desumere le informazioni riguardo gli effetti
- Bibliografica a cui riferirsi per le frasi storiche

- Effetti sul terreno per uno specifico terremoto in una certa localit
1) Prima di essere usato un catalogo sismico va filtrato dagli aftershocks e i foreshocks. Vedi
quanto successo a L Aquila nei mesi precedenti ad esempio. E uno dei problemi principali
quello di distinguere levento principale depurato dalle scosse prime e dalle scosse successive.
2) per essere utilizzato nel metodo di cornell, il catalogo sismico deve essere articolato per
zone sismo genetiche, avendo attribuito i terremoti per ciascuna zona sismogenetica.
3) questa spartizione terremoti fra zone sismogenetiche, si fa sia su base del catalogo sismico
sia sulla geologia del territorio: ovvero ragionando su dove sono le faglie, su quante sono
quella attive e quante energia possono immagazzinare.
IN ITALIA: Esempio stringa del catalogo: ora, mese giorno, minuto. Valore intensit
macorosismica (MCS) e l area epicentrale con l area sismo genetica riportata (73)

Data Effetti Terremoto


Ye Mo Da Ho Mi Is (MCS) Area epicentrale Ix Ms
1688 06 05 16 15 100 MATESE 110 73
1805 07 26 21 01 100 MATESE 110 67
1456 12 05 95 MOLISE 110 67
1913 10 04 18 26 60 MATESE 80 52
1980 11 23 18 34 50 IRPINIA-LUCANIA 100 69

Terremoti riportati su una scala temporale con


lintensit macrosismica. In teoria quindi per progettare
al meglio dovremmo analizzare per quel comune,
dovremmo analizzare sul catalogo le aree sismo
genetiche che trasmettono a quel comune. SISMICITA
STORICA. Per cui con il metodo di cornell arrivo a
definire ogni area sismo genetica ha tante faglie al suo interno attive e non attive (nascono
vivono e muoiono le faglie, per cui ci sono alcune di cui si leggono le rotture ma i movimenti
delle zolle tale che l energia non si raccoglie pi in quelle faglie ma in altre) grandi e
piccole,con il sito che ci interessa.
Per avere un modello unitario ci risulterebbe notevolmente complicato ragionare faglia per
faglia.
Per cui IPOTESI: terremoti di queste faglie diverse si spalmano sull area sismo genetica. Cos
come quando sostituiamo alle forze concentrate, forze distribuite equivalenti sulla superficie
di interesse. Per cui arriveremo ad una sismicit costante su quell area, considerando quindi
una DENSITA DI SISMICITA . Questo comporta approssimazioni pesanti: tipica
incertezza sistemica del modello. Questo perch non possiamo modellare sismicit per
faglia. Gi cos ci sono voluti anni.

INGV ha effettuato questa operazione focalizzandosi sulle sorgenti


potenziali sismo genetiche con Ml>5,5. Soglia classica sia per le M
che per l intensit macrosismiche perch sotto questa soglia si
considerano danni contenuti che non meritano attenzione.

Partendo dalla SISMICITA STORICA, ha trovato e rappresentato le


faglie principali (tagli in rosso) ovvero LE SORGENTI SISMICHE, su
base geofisica.
Come risultato finale dello studio della sismicit storica e
definizione delle sorgenti sismiche, ha definito LA
ZONIZZAZIONE SISMOGENETICA tramite 80 zone sismo
genetiche indipendenti effetto di questa operazione di
spalmatura, in base a criteri di omogeneit delle
caratteristiche geologiche e geofisiche oltre che dalla sismicit
storica. Vi sono anche due zone fuori dall Italia, dette ZONE DI
BACKGROUND che contribuiscono alla sismicit nazionale.
(esempio quelle che nascono in Croazia o in Slovenia e si risentono in Friuli) Alcune sono
anche nel mare. La prima del 1996 ZS4 (zonizzazione sismo genetica). I diversi colori
individuano il tipo di comportamento cinematico che unico per ogni zona sismo genetica.
Esempio a=rosso zone legate alla convergenza adria-Europa con a seguire la descrizione del
comportamento cinematico atteso delle zone all interno del colore rosso.(chi spinge su chi e
come). In Italia il movimento principale verso la Croazia, perch spinta dal continente
africano.Per ogni zona sismo genetica(individuate da un numero) definisce una legge di
ricorrenza per quella zona che avr una sismicit uniformemente distribuita dalle faglie che
avr al suo interno.
INCERTEZZA INTRINSECA: sismicit spalmata

INCERTEZZA EPISTEMICA : definizione dei confini zone sismo genetiche (perch operazione
di spalmamento sismicit)

Decise le zone sismo genetiche, queste si incrociano


al catalogo per cui i diversi terremoti sono definiti
nelle zone sismo genetiche per definire la legge di
ricorrenza, per sapere che terremoti nascono e
con che periodo di ritorno in ogni zona sismo
genetica. Per cui una sorta di sintesi di 82 cataloghi
sismo genetici messi assieme per raccogliere la
SISMICITA ZONE : CATALOGO NT4.1 1997 avendo
all interno la sismicit storica
In realt noi lavoriamo direttamente sulla
pericolosit, al catalogo ci lavorano i geofisici. Come
Ingegneri, siamo utenti, lavoriamo ad un livello
successivo che comunque frutto di queste elaborazioni.


Completezza del catalogo ricorre nella macrosismica come qui: per fare
Anno Io statistica in maniera efficace necessario definirla. Nel caso della
1000 >9.5 macrosismica la linea rossa delimitava l incompletezza, linea dopo la quale
non eravamo pi sicuri che la rappresentazione fosse completa, qui la linea
1610 >8.5 blu (vedi immagine sulle dispense) definisce la zona in cui siamo sicuri che la
1760 >7.5 rappresentazione completa. In particolare per i terremoti di intensit
1780 >6.5 macrosismica 10 si arriva fino all anno 1000, mentre per terremoti pi
1860 >5.5 piccoli siamo pi vicini ai giorni nostri. Ci perdiamo le intensit
macrosismiche pi piccole man mano che andiamo indietro nel tempo.
1980 <5.5 Minore lintensit del terremoto, minore la probabilit che il catalogo sia
completo andando indietro nel tempo.

DEFINIZIONE DELLE LEGGI DI RICORRENZA : Nel 1954 Gutemberg e Richter sono i primi a
rappresentare la sismicit di un area sismo genetica con una legge: ovvero quali terremoti
avr quella zona. Legge che lega il numero medio annuo di eventi N con magnitudo maggiore
o uguale ad M , con M stessa:

N = e- M oppure log(N)= log - M


La seconda espressa con legge logaritmica. Nota in realt solo


apparentemente una legge semilogaritmica, perch in realt M
gi espressa in maniera logaritmica
In un piano ordinario vedo che al crescere della magnitudo, N
tende a calare molto. Per cui se il terremoto avviene ogni 1000
anni la frequenza annua 10- 3 ovvero il periodo di ritorno cresce
(T=e bM/ )

In scala semilogaritmica il legame una retta, dove il log . mi


dice quanti terremoti avvengono in quella zona Diverso le due
curve. Mi dice quanto intensa la sismicit della zona: tanto pi
bassa questa pendenza, tanto pi N cala lentamente al crescere di
M, per cui la zona pi sismica con beta piccolo. Beta = 2,50
indica una zona poco pericolosa, dove ho meno terremoti grandi
e in un numero meno significativo di anni. Come si legge: Il
secondo punto ha i terremoti con magnitudo maggiore di due, e
non considera i terremoti con magnitudo minore, e leggo sulle
ordinate il numero di terremoti avuti.

Come lo disegno: porto i vari punti che per non sono


allineati. Se io ipotizzo che siano normalmente distribuiti
ovvero che la incertezza intrinseca sia descritta
correttamente da una densit di probabilit gaussiana,
allora posso fare una regressione, individuano li luogo dei
punti medi. La retta passa per le medie di tutte le
distribuzioni gaussiane. E quella di Gutenberg-Richter.
Ovvero la retta sar un valore medio di valori medi.Punti con distribuzione gaussiana:
vogliono indicare che un terremoto di tot intensit avvenuto mediamente ogni tot anni.
Regressione lineare che si lega ad N (frequenza annua) o 1/N (periodi di ritorno, pi
significativo).
La legge di ricorrenza ci dice quindi la frequenza media annua di terremoti prodotti da
quella zona sismogenetica. Larea sismo genetica un produttore di terremoti e con la legge
di ricorrenza possiamo dire il numero di terremoti, con quelle intensit, che produce all anno.

LIMITI DELLA LEGGE: vi un INTERVALLO DI CONFIDENZA perch il valore medio ci dice


poco. Esempio quando parliamo di resistenza caratteristica del Cls anzich resistenza media.
Ho il 90 % delle possibilit di ritrovarmi nelle due linee di probabilit, 5% possibilit di stare
sopra o di stare sotto. Ad esempio terremoti di Magnitudo maggiore o uguale a 6, hanno una
frequenza 1/300 con pi o meno 25%. Pi stretto l intervallo di confidenza pi credibile la
previsione perch ci dice l interezza legata alla previsione. Ma si tratta di un incertezza
epistemica(legata alla carenza dati e confini zone sismogenetiche) e di un incertezza
intrinseca, legata all incertezza del modello adottato che vuole la sismicit spalmata
sull intera zona.

Gli intervalli di confidenza li tracciamo con la deviazione standard ( radice quadrata del
quadrato della differenza tra il singolo valore e il valore medio) calcolando lo scarto
quadratico medio (o coefficiente di variazione se divido lo scarto quadratico medio per il
valore medio . Mi fa leggere la varianza o lo scarto quadratico medio in termini di valore
medio per capire la bont della valutazione del valore medio). Una rappresentazione comoda
perch se dico che vale 10% vuol dire che il valor medio pi o meno 10% dandomi un entit
immediata delle oscillazioni)


s il singolo valore.


NOTA: Quando faccio statistica, posso interpolare ma non posso estrapolare. Se faccio una
regressione tra due valori, in mezzo la previsione ottima fuori no. L intervallo di confidenza
enorme infatti e la legge perde di significato
Regressione di tipo indefinito: non si accorge che terremoti superiori di una certa intensit
non possono avvenire. Ad esempio la California che ha un
bed rock sostanzialmente calcareo anzich granitico. Per cui
abbiamo terremoti frequenti (per il fenomeno a cui quei
terremoti si leggano) ma di intensit minore. Possiamo in
realt utilizzare una soglia, con leggi che hanno un picco laddove ho raggiunto lintensit
massima, per cui non aumenta la magnitudo al diminuire della frequenza media annua.
Esempio reale, per la zona 51, la legge di ricorrenza e quella troncata:




R2 = la varianza associata: quanto il valore medio, ipotizzando una distribuzione gaussiana,
dia ragione che alcuni valori siano sopra e alcuni siano sotto: 0.9773 alto, vuol dire che l
intervallo di confidenza strettissima.Tronco perch con la regressione trovo i due
coefficienti , con i minimi quadrati imponendo che lo scarto tra la mia legge e i valori che
ho registrato statisticamente sia minimo, faccio la sommatoria della differenza al quadrato tra
la previsione della legge e le letture fatte sperimentalmente.

Spalmando devo poi utilizzare la legge di ricorrenza va poi ricondotta anche per quelle zone
che non sono sismogenetiche, ad esempio Roma per valutarne la pericolosit. Castelli,
Abruzzo, viterbese: spalmate per avere una legge di ricorrenza per ciascuna area. Lego poi la
magnitudo del terremoto che pu nascere allarea, facendo una DENSITA DI MAGNITUDO
(magnitudo totale diviso l area) per poter fare un integrale da aereola al sito. Esempio perch
l areole pi lontane mi danno un effetto minore, per via dell attenuazione: L onda sferica.
Per cui conta meno l area pi lontana rispetto al sito di interesse. Integrando le aereole con le
loro distanze, ho il terremoto che arriva a sito di interesse. Integro rispetto alla distanza e
rispetto all area.


Trovo la sismicit del sito di interesse quando integro per tutte le distanze.

Questo stato fatto per 10730 siti diversi dell Italia. Con unincertezza epistemica legata all
aver abbandonato le faglie e all aver associato a tutte le areole una caratteristica media di
rilascio di energia molto diversa tra loro.
DEFINIZIONE DELLE LEGGI DI ATTENUAZIONE: il fine quello di determinare il contributo
attenuato al sito di tutte le zone sismogenetiche. Il terremoto viene integrato facendo variare
le varie distanze di un area con un terremoto che ha una magnitudo diffusa.
Dati per caratterizzare l attenuazione sono:
1) Magnitudo M
2) distanza dal sito d (epicentrale)
3) profondit ipocentrale h (conta poco quanto pi distanza epicentro. Solitamente
terremoti italiani poco profondi, 20 km al massimo)
4) tipo di terreno al sito s ( sarebbe comodo una trasmissione su roccia, per avere
accelerazioni al sito pi basse, ma questo avviene solo negli Appennini, nelle altre zone
abbiamo strati di terreno che modificano significativamente l onda sismica. Come una
struttura, con un periodo proprio. Non si mantiene uguale a se stessa: l onda in termini
di spettro, scompaiono alcune frequenze e ne compaiono altre nei 30-50 km di terreno
finale.).

In realt il fenomeno dipende da parecchi altri parametri, per diverrebbe troppo
complessa la descrizione dell attenuazione, per cui non se ne tiene conto: classico
esempio di incertezza descrittiva della conoscenza, ovvero epistemica.

La modellazione rozza, per non
complicare l analisi. Vedremo leggi
di attenuazione oggettive che
lavorano con la Magnitudo. Ma ci
sono state leggi che lavoravano in
termini macrosismici, ad esempio
una legge del 1987 con l intensit
macrosismica epicentrale che si
riduce con la distanza in Km. Le
diverse curve sono in base alle diverse intensit macrosismiche. Oppure la Sabetta
Pugliese con il valor medio tratteggiato quando tiene conto della deviazione
standard. Solo oggi vengono completamente abbandonate le rilevazioni
macrosismiche. Spesso per risentiamo di tali valutazioni. Si riconoscono dalla scala di
attenuazione utilizzata.

Mentre le oggettive: ci attacchiamo a parametri misurabili quali le accelerazioni a cui si
legano le forze di inerzia e poich le azioni sismiche sono legate a forze di inerzia, le
accelerazioni sono il dato oggettivo pi frequente. Leggi di attenuazione oggettive
LEGGE SABETTA PUGLIESE 1987
ESPRESSIONE ANALITICA


In termini oggettivi di PGA. Legge logaritmica. IPOTESI, scelta analitica per manipolare
lincertezza intrinseca del fenomeno: Dati sperimentali si distribuiscono con una curva
di distribuzione gaussiana, ovvero probabilit distribuita normalmente, di cui
effettuiamo regressione.
NOTA: legge inutile se passasse per quei punti, linterpolante sar comunque foto di
quel terremoto non del prossimo. Rimane lincertezza intrinseca ineliminabile.
Cerco quindi una rappresentazione che al meglio rappresenti i valori medi e ch mi
avverta lincertezza con cui quel valore medio calcolato.
Pensa alla resistenza caratteristica del cls, tipico fenomeno aleatorio con incertezza
intrinseca pensa alla rottura del calcestruzzo: avverr intorno al valore medio, nei
punti che saranno al di sotto del valore medio. Ci interessa loscillazione, per questo
oggi parliamo di valori caratteristici. Due calcestruzzi con lo stesso valore medio: uno
potr essere ottimo (perch distribuzione gaussiana con una cuspide molto alta e
molto stretta, per cui poco disperso intorno al valore medio) oppure mediocre (perch
gaussiana molto larga e molto piatta, molto disperso intorno al valore medio).


Lincertezza rimane intrinseca: non possiamo eliminarla, ma possiamo manipolarla
analiticamente attraverso il valore medio e la deviazione standard o lo scarto
quadratico medio (= radice quadrata della somma dei quadrati delle differenze tra il
valore puntuale e quello che il valore medio prevederebbe in quel punto).
Curva di densit di probabilit. NOTA LA PROBABILITA SI HA SEMPRE CON UN
INTERVALLO, DOBBIAMO FARE UN INTEGRALE CON LE VARIABILI ALEATORIE.
Oppure calcoliamo il coefficiente di variazione: dividiamo la varianza per il valore della
media. Avere il coefficiente di variazione 50% vuol dire che per avere il 95% di
probabilit di fiducia devo andare due volte dal valore medio o scendere a zero. Mi
devo aspettar valori che sono il doppio della media o niente. Ovvero ho un valore
medio poco credibile. Parametri importanti che ci fanno capire cosa ci sta raccontando
l incertezza intrinseca. La valutazione dell intervallo di confidenza attraverso la
valutazione dello scarto quadratico medio.

Con un relativo intervallo di confidenza in termini di coefficienti di variazione. Sulla
base di 17 terremoti avvenuti in Friuli e Irpinia e letti da stazioni diverse, con 95
registrazioni disponibili(perch letti da diverse stazioni) di magnitudo compresa tra
4,6 e 6,8 ( In Italia riteniamo che terremoti sopra magnitudo 7 non avvengano e sotto
5,5 non abbiano conseguenze significative sugli edifici).
Formula che suggeriscono la cui deviazione standard piuttosto contenuta. NOTA
hanno fatto estrapolazione per i grafici e avere magnitudo 4 e 7 ho un intervallo di
confidenza molto maggiore.
NOTA: S termine importante se terreno stratificato
NOTA: pochi terremoti e poche registrazioni Ma siccome vuole essere una legge tutta
sul versante strumentale, questo spiega come mai cos pochi i terremoti di riferimento

Diminuzione dovuta al fatto che le onde
sono sferiche. Terreni soffici sono quindi
pi pericolosi, perch tendono ad
attenuare meno e amplificano le azioni
sismiche.
La possiamo leggere in termini
probabilistici, come funzione di una
densit di probabilit a distribuzione log
normale della PGA. Con uno scarto
quadratico molto contenuto su quei 17
terremoti, con alfa intervallo di confidenza con quella probabilit. Nell ipotesi di densit di
probabilit normalmente distribuita.
NOTA: in realt la varianza si riferisce a valori logaritmici di PGA, quindi non pi troppo
piccola. Abbiamo una valutazione abbastanza dispersa.

ESPRESSIONE DELLA LEGGE


Con y=log PGA

La probabilit valutata su intervalli, per leggere un valore finito ma su di un intervallo.


Probabilit che laccelerazione di picco sia maggiore di un certo valore prefissato funzione
noto la magnitudo e la distanza R dallipocentro. Per cui fissata M e distanza, che probabilit
ho di avere un magnitudo maggiore di un valore prefissato, che decido io?


Ovvero integro la probabilit gaussiana da questo valore a pi infinito, oppure meno infinito
se voglio sapere la probabilit di avere un valore pi piccolo faccio lintegrale con meno
infinito

STATISTICA: quando ho disegnato nel piano bilogaritrmico la retta della regressione con i
valori veri. Ovvero dico il fenomeno posso descriverlo cos: se lo volessi descrivere
puntualmente dovrei dire per ogni terremoto punto per punto qual stata lattenuazione.
Oppure una regressione prendendo tutti i terremoti avvenuti nel mondo, valutando
dispersione e valore medio e ho considerato la statistica di tutti i terremoti. Una statistica con
tutti i terremoti: distribuzione incertezza, densit di probabilit sempre pi assomigliante ad
una gaussiana. Perch la gaussiana una scelta di modellazione. Potrei sceglieglierne
unaltra. Se invece scelgo tutti i terremoti italiani: altro grafico, altro valore medio, altra
dispersione. Cos per quelli Umbri. Allontanandomi dalla distribuzione gaussiana perch
meno soggetti coinvolti e una distribuzione diversa. Per cui statistica pu essere varia. E
legata ai dati che posseggo, una maniera sintetica con cui descrivo i miei dati. Ma non
ci faccio progettazione con la statistica. Ho un valore medio e una deviazione standard che
valuto dopo aver fatto la regressione. Non posso prendere decisioni con la statistica. Mi d
solo lintervallo di confidenza.

Delle soglie concordate e una distribuzione di probabilit ricavata dalla statistica per
progettare. Per cui la statistica descriver e il fenomeno e misura l incertezza. Ma devo
poi concordare la soglia e una distribuzione di probabilit, di eccedenza.

Faccio statistica nelle zone sismo genetiche con le leggi di ricorrenza, curve di pericolosit
nelle zone non sismogenetiche che ricevono da pi sorgenti dove ho bisogno di mettere
assieme tutto quello che ricevo. Le curve di pericolosit raccolgono tutto ci che avviene nelle
zone circostanti

VALUTAZIONE DELLA PERICOLOSITA: Se uso la legge di ricorrenza per avere la sismicit


nellarea sismogenetica (lega l intensit con i periodi di ritorno descritto come frequenza
media annua o in altri modi) e la incrocio con la legge di attenuazione per capire quella
sismicit come si risente al sito che mi interessa. Sono in grado di fare una statistica al sito,
anche per i siti non sismo genetici: devo leggere ci che succede in tutte le aree sismo
genetiche che trasmettono a quel sito. Esempio i terremoti nel viterbese, nei Castelli e in
Abruzzo, attenuarli e relazionarli alla distanza del sito per avere una pericolosit a Roma.

CURVE DI PERICOLOSITA: mi danno la frequenza media annua dei terremoti di una certa
intensit che si risentono in un certo sito. Anche esse come le leggi di ricorrenza, che per
sono legate alle zone sismo genetiche, forniscono oltre che dei valori medi le dispersioni
intorno ad essi per valutare le incertezze che alla statistica si accompagnano.
IN TERMINI STATISTICI:


data la Magnitudo del terremoto e la distanza dalla sorgente. E condizionata perch le
riteniamo due probabilit non indipendenti. Si ritiene che la magnitudo alla sorgente, che la
stessa al sito va associata la distanza per conoscere la probabilit che la PGA si manifesti con
quella intensit.

IPOTESI NEL METODO DI CORNELL: indipendenza statistica delle diverse sorgenti sismo
genetiche. Per cui la curva di probabilit al sito si ottiene sommando i diversi contributi
dovuti alle singole zone che si risentono al sito.
ESEMPIO DI CURVA DI PERICOLOSITA PER POTENZA:
Areole a distanza costante da Potenza:
come se avessi fatto centro a potenza e
avessi fatto una circonferenza
affettando larea sismo genetica 51.
Integrali numerici perch non divisa
in parti infinitesime (integrale
analitico). La stessa operazione per la
zona 69 che ha un altra legge di
ricorrenza e di attenuazione. Metto
assieme i contribuiti delle due zone per
avere la curva di pericolosit a Potenza.
Descrivo cos i terremoti a Potenza, ho
fatto statistica non ho ancora fatto previsioni o progettazione E stata fatta questa
operazione in tutta Italia, per i 10700 punti di una rete di circa 5 km di lato che copre
tutta l Italia. Ognuno di quei punti ha una curva di pericolosit, nella quale nell ordinata ho il
logaritmo della frequenza annua e nell ascissa il logaritmo della PGA.

Per qualunque PGA
sono in gradi di dire
il periodo di ritorno
Tr. Ne ho quindi
ricavate 11000 circa
di queste curve.



SINTESI:
Metodo di Cornell, ripetuto in Italia: Si partiti dalla sismicit storica, fatto un catalogo e si
ricavati le sorgenti sismiche. Si fatta la zonizzazione sismo genetica e si diviso il catalogo in
zone diverse, perch ogni zona sismi genetica ha la sua curva di pericolosit Le disegnate, si
definito al legge di attenuazione ricavando la curva di pericolosit nodo per nodo, per circa i
11000 punti con cui suddivisa l Italia in termini sismici.




PERICOLOSITA SISMICA: un modello matematico che ha approssimazioni comunque
migliorabili.
IN TERMINI STATISTICI: fornire Tr di un terremoto di una certa severit. Descrizione fisica.

IN TERMINI PROBABILISTICI: probabilit che per un dato Vr si abbia un terremoto di un certo


Tr . per utilizzare la descrizione fisica di un fenomeno a fini progettuali

STIMA DELLA PERICOLOSITA


STIMA: passando a ipotesi di probabilit e progettazione, valutando io quello che c e non
leggendo un fenomeno fisico aleatorio per la quale ho fatto una descrizione opportuna(valori
medi e deviazione standard). A livello progettuale la stima consiste in : sto costruendo
qualcosa, aspetter il terremoto per un periodo di ritorno Vr che decido io. Che probabilit ho
di incontrare un terremoto di intensit superiore rispetto all intensit per la quale ho
progettato? So che non zero questa probabilit. Accetto un valore di rischio a livello
nazionale. 10% su 50 anni la scommessa che si fa nella normativa antisismica italiana di
oggi. Perch non voglio spendere pi di tanto, il giusto per costruire. Per cui la soglia
concordata del 10% su 50 anni e solo cos sono in grado di fare la progettazione. Il 10% la
soglia di eccedenza.

Con la distribuzione di
Poisson si descrive la
probabilit di eccedenza.
So la PGA come valore medio
e come dispersione standard:
la statistica da cui parto per
quella frequenza.
Ma la statistica non mi da
previsione, non mi aiuta a
fare progettazione

DISTRIBUZIONE POISSONIANA: la teoria della probabilit che consente di trasformare la
frequenza annua in probabilit annua di un numero n di eventi in un periodo Td fissato se si
ripetono con una frequenza media nel tempo e sono indipendenti nel tempo che intercorre
tra l uno e l altro.
-Fissato Td, Vr per le NTC 2008 ( il
periodo in cui aspetto il terremoto)
-Curva densit di probabilit nel tempo
assunta costante, si parla di
frequenza media di occorrenza
costante. Ovvero una retta
orizzontale parallela allasse delle
ascisse: incertezza epistemica che non
considera la memoria delle faglie.
Una faglia che si rompe ogni 100 anni,
se sono passati 99 anni ha una probabilit maggiore rispetto a che se siano passati 2 giorni di
rompersi di nuovo. Per Poisson invece questa densit di probabilit la stessa.

=frequenza media annua del periodo di ritorno= 1/Tr


Vr= Periodo di riferimento
n=numero di volte che lo incontro durante Vr.

Posso poi fare diverse previsioni con questa formula. Esempio che n=0 dell evento che mi
preoccupa durante Vr. Zero fattoriale fa 1

P(n)= e- Vr

Oppure se =1/Vr , in altri termini: dato un terremoto con un periodo di ritorno Vr, quale
probabilit ho di non incontrarlo se aspetto Vr anni? Il termine medio Vr ma con una grande
dispersione intorno. Poisson:
P(n)= e-1

per cui circa una probabilit su tre di non incontrarlo e due su tre di incontrarlo in quei 50
anni (perch=1/e).
La probabilit che avvenga almeno un terremoto, uno meno la probabilit che non avvenga:

P(n)n>0=1-Pn=0= 1- e- Vr

In Italia, si accetta la probabilit di eccedenza di Pn=1= 10 % in Vr=50 anni, per cui si


trova immediatamente = 1/475 anni

Interessa poi sapere cosa
succede al variare di Vr.
In ordinata la probabilit
di incontrare in ascissa l
inverso del periodo di
ritorno (la frequenza
annua). Vr il parametro
che fisso di volta in volta
per tracciare la mia curva.
Esempio se penso ad un
terremoto che torna ogni
10 anni, 1/Tr=0,1, ho
circa 2/3 possibilit di
incontrarlo.
Terremoti sempre pi intensi e con pi probabilit di incontro all aumentare Vr.
Azione sismica per la quale progettare non costante: dipende dal periodo di
riferimento per il quale aspettiamo il terremoto. Novit delle NTC 2008, prima con il DM
1996 si diceva questa lazione sismica.

NOTA: queste curve sono identiche qualunque sia il terremoto. E l entit della PGA che
dipende da dove mi trovo.
PASSAGGIO DALLA STATISTICA
ALLA PROBABILITA: Fissato Vr,
la probabilit statistica mi dice
qual ,Poisson mi da la
probabilit, progetto.
Collegamento biunivoco tra
probabilit di superamento, per
cui trovo Tr oppure viceversa.



24 ottobre 2011 / (parte) 26 ottobre lezione VII-VIII

Stima della pericolosit sismica ing. Franco Braga


NORMATIVA ITALIANA DAL DM 1996-2003
La pericolosit sismica come modello matematico che vuole descrivere un certo fenomeno fisico.
Pu essere descritta in termini statici o probabilistici.
QUALITA DELL ATTUALE DEFINIZIONE DELLA PERICOLOSIT SISMICA legata a:
1)trasparenza riguardo alle decisioni e convenzioni assunte.
2) pericolosit sismica in termini di variabilit spazio temporale.
Variabilit Spaziale perch la pericolosit sismica di un punto e di un altro punto diversa, ovvero
possibile attribuire ad ogni punto del territorio una pericolosit diversa. Esempio nel caso di zone non
sismogenetiche, dove ho una variabilit legata ai terremoti che derivano dalle diverse sorgenti rispetto al
punto considerato. Per cui la pericolosit sismica deve avere una variabilit quasi puntuale. Incertezza
epistemica
Variabilit temporale si capito che tanto pi lungo il periodo nel quale aspetto il terremoto e tanto
pi diversa l azione sismica con la quale mi devo confrontare. Non esiste unazione sismica unica,
indipendente dalle caratteristiche della costruzioni, ma anzi si collega al tempo della durata per la quale
la costruzione aspetta il terremoto.
Migliorando la pericolosit sismica, si migliorata la normativa sismica. Si dispone di una descrizione
migliore per cui risparmi anche significativi. Perch elimino spazi di cautela che avevo assunto per la
sicurezza, per le incertezze epistemiche legate al modello.

FINO AL 2003 si faceva un elenco di comuni e si diceva che alcuni comuni erano in prima categoria e
altri in seconda categoria altri ancora in terza categoria al diminuire dell intensit sismica e una quarta
categoria di comuni senza pericolosit sismica
Era una suddivisione di comuni ma:
1) il terremoto non conosce divisioni amministrative
2) come possibile che un comune di seconda categoria, magari confinasse con un comune di quarta
categoria. Pericolosit a salti, ad istogrammi
3) Pericolosit sismica pensata la stessa qualunque fosse lo stato limite considerato. Non si pensava
che al variare del tempo di attesa, il terremoto variasse in intensit con legge diversa da punto a
punto.
Ottobre-novembre 2002 Terremoto di san giuliano di puglia: crollo di una scuola. Muoiono 27 bambini
e una insegnante, si accusa la normativa sismica italiana. In realt si poi scoperto che la scuola crollata
per altri motivi

2003 primo tentativo forte di miglioramento pericolosit sismica pensando a due zonizzazioni sismiche
Proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici non considerata per ai fini dell ordinanza.
1) due diverse zonazioni: SLD e SLU e quindi due diverse forme spettrali
2) 5 zone sismiche ma la ex quarta categoria diventa Non classificata (NC) in cui comunque
rimangono delle accelerazioni(prima non si imponevano dei valori di accelerazione orizzontale)

Fatte sulla base di MAPPE PERICOLOSITA SISMICA LEGATE AGLI STATI LIMITI E AL PERIODO DI
RITORNO(si teneva quindi conto della storia temporale del sisma):


Rimangono difetti:
1) zonazione per comuni
2) Rapporto costante tra ag SLU e SLD
Basate sulle mappe di rischio sismico realizzate nel 2001.Rifiutata ai fini dell ordinanza.
2003-2008: guerra sotterranea, ma non per questo meno violenta, in corso tra il dipartimento della
Protezione Civile e il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Cio lotta tra enti dello stato per
impadronirsi di questo argomento.
NOTA: il servizio sismico nazionale che allinterno della protezione civile a proporre mappe del
rischio sismico. Il servizio sismico viene fatto uscire dal ministero dei lavori pubblici negli anni90 per
entrare nella presidenza del consiglio dei ministri. Intorno al servizio sismico nazionale cresce la
protezione civile. E strano che non accetti quindi delle mappe che ha prodotto lei stessa, anche se nella
forma di servizio sismico nazionale.
MARZO 2003 ordinanza n 3274: classificazione sismica del
territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in
zona sismica. Protezione civile.
1) Zonazione unica: solo SLU
2) per la prima volta compare Poisson in una norma. Si fissa
Vr=50 anni e una Probabilit di superamento del 10% per un Tr=
475 anni. Si accetta quindi di progettare descrivendo in termini
probabilistici la pericolosit, facendo riferimento ad un database
statistico della stessa pericolosit. Da ora in poi sempre presente.
3) La pericolosit sismica perennemente migliorabile, nel
concetto di modello matematico di un fenomeno fisico.
4) Pericolosit sulla base di zone sismiche come quelle considerate dal consiglio dei lavori pubblici.Si
parla per di aggiornamenti
5) SLD con ag 2,5 volte pi piccola dello SLU . Quindi sufficiente dividerla per 2,5 per ottenere l
accelerazione dello SLD.
NOTA: si lavora ancora per comuni, perch nella mappa si pu vedere come il collegamento da
una zona all altra brusco: si leggono i confini comunali.
6) si parla di livelli di protezione antisismica e fattori di importanza: livello di protezione a
seconda dell uso. Ma in maniera non
poissoniana: esempio lo stesso edificio
ma con usi diversi avr una stessa
accelerazione orizzontale massima
moltiplicata per un fattore. In realt
devo aumentare il periodo di ritorno
per tenere conto della pericolosit del terremoto non l accelerazione, perch in realt
potrebbe rappresentare un valore di saturazione di accelerazione. Questo modo di
progettare con si lega alla pericolosit del sito anche se il concetto corretto, di protezione
diversificata a seconda dell uso dell edificio.
MAGGIO 2003 spoleto Critiche all odinanza n 3274. Prof. Braga come capofila del consiglio superiore fa
critiche alla protezione civile
Zonazione:
1) zonazione che si riferisce ad unit amministrative (comuni)
2) zonazione che si riferisce ad un unico periodo di ritorno Tr= 475 anni
3) zonazione troppo rigida e schematica: sicurezza disuniforme da comune a comune
Azione sismica
4) unica forma spettrale al variare intensit
5) unica forma spettrale al variare fattore d importanza
6) variabilit delle forme spettrali al variare del terreno (effetti locali)
A sostegno di questa tesi:
-le normative come EC8 considerano diversi
periodi di ritorno per diversi valori di
terremoto di progetto.
- Curve di pericolosit dei comuni non sono
omotetiche, ottenibili per semplice traslazione.
Frequenza annua e accelerazione di picco al
suolo. Se io ad esempio prendo un Tr=10 anni
tra Messina e Norcia rispetto a Tr=1000 anni.
Vediamo come il terremoto che avviene a
Messina sia decisamente pi grande rispetto a
quello di Norcia. Per cui non ho una sola azione sismica indipendente dal periodo di ritorno. Ma
zonazione dipendente dal periodo di ritorno dovr fare.

CLASSIFICA 8100 COMUNI A PGA CRESCENTE: come si
pu vedere a destra, ogni comune dovrebbe avere la
stessa classifica, ovvero mantenere traiettorie verticali al
modificare del periodo di ritorno Tr.






LA ZONAZIONE A QUATTRO ZONE A CASSETTI
non funziona, come si pu vedere qui a sinistra.
Perch per alcuni comuni come Gioia Tauro sto correndo
pericoli forti, per altri, come Potenza sto sprecando
soldi. Perch per ogni cassetto sto considerando un certo valori di accelerazione ma sottostimando
(comuni sopra il cassetto) o sovrastimando (al fondo del cassetto).




26 ottobre 2011 lezione VIII

Stima della pericolosit sismica 3 - Dinamica dei SDOF Oscillazioni libere


- Dinamica dei SDOF Oscillazioni forzate
ing. Franco Braga
Vi dicevo la volta scorsa che, per una serie di motivi, le normative dal 2003 al 2008 sono cambiate quasi
ogni anno a seguito di una guerra sotterranea, ma non per questo meno violenta, in corso tra il
dipartimento della Protezione Civile e il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. In particolare il Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici, nel marzo 2003 (nellaprile 2003 uscir la normativa della Protezione
Civile) aveva suggerito, cosa che poi ritroveremo nella normativa attuale, di fare diverse zonazioni
sismiche a seconda del livello di azione da considerare e quindi aveva proposto di distinguere lo Stato
Limite di Danno (SLD) dallo Stato Limite Ultimo (SLU) e di attribuire anche a queste diverse zonazioni
delle diverse forme spettrali. Lo spettro vedremo successivamente che ruolo ha nella norma. In particolare
e zone considerate erano cinque e andavano da una super-prima, che aveva come valori di accelerazione al
suolo 0,45g per lSLU e 0,17g per lSLD, fino ad una zona sismica di categoria non classificata, che aveva
0,09g per lSLU e 0,04g per lSLD. Mandando questa proposta a chi stava scrivendo lordinanza, che la
giudic molto interessante, ma che ovviamente non laccett. Qui vedete le mappe del rischio sismico 2001.
Attenzione: quando parliamo di rischio stiamo incrociando la pericolosit con la vulnerabilit. Quindi cera
dentro anche la vulnerabilit, ma in ogni caso cerano diversi valori della Pga al variare del periodo di
ritorno, cos come ormai pensando alle leggi di ricorrenza e alle curve di pericolosit dovremmo avere
chiaro che avviene. Le zone sismiche erano distribuite sul territorio nazionale nel modo che vedete per lo
Stato Limite di Danno e per lo Stato Limite di Controllo o Ultimo. Come vedete le due zonazioni non
coincidono: cio al variare dellintensit dellazione considerata, non che tutto varia in proporzione in
qualunque punto dItalia, la situazione cambia. Quindi chiaro che ci vogliono diverse zonazioni a seconda
dellentit dellazione sismica: ununica zonazione non va bene.
Nel marzo 2003 esce sulla Gazzetta Ufficiale unOrdinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri
(OPCM) n 3274 che riporta i Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica
del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica. Quindi la Protezione
Civile apre la guerra emettendo lei una normativa. La normativa ha almeno un punto interessante e
condivisibile: per la prima volta lItalia compare nella norma Poisson, nel senso che ci sono quattro zone
sismiche per le quali laccelerazione va da 0,25g a 0,05g. Accelerazione orizzontale con probabilit di
superamento pari al 10% in 50
anni: questespressione non
dovrebbe sorprendervi, avendo noi gi parlato di
Poisson. Quindi per la prima volta si pensa di
maneggiare la probabilit di un evento sismico in
termini poissoniani, gli si d chiara evidenza. VR in
questo caso 50 anni, quindi il periodo di attesa dellevento sismico 50 anni sempre. La probabilit di
superamento 10%: sappiamo bene che, fissato VR, noto il periodo di
ritorno, troviamo la probabilit e, nota la probabilit, troviamo il periodo
di ritorno. Quindi si decide che in Italia si faccia riferimento ad un
terremoto che ha un periodo di ritorno di 475 anni con probabilit di
superamento 10%. Si fa riferimento ad una precisa statistica, dicendo che
ci potranno essere aggiornamenti della pericolosit, per i motivi che vi ho
gi evidenziato parlandovi di Poisson, cio che la pericolosit, in
qualunque momento, possa essere migliorata. Si variano i due stati
limite: SLU con probabilit di superamento 10% in 50 anni, SLD per il
quale si dice unicamente che c un fattore=2,5 che differenzia lazione
sismica relativa allo SLU dallazione sismica relativa allo SLD. Questa
una clamorosa stupidaggine perch abbiamo appena visto che la
situazione della pericolosit sismica cambia al variare dellentit
dellazione e quindi non si pu parlare di una pericolosit che in proporzione con quella maggiore in
riferimento uno stato limite pi leggero. La zonazione che viene suggerita questa (se siete interessati la
potete scaricare da questo sito http://zonesismiche.mi.ingv.it/images/class2003_mid.gif). Si parla di
fattore dimportanza: cio si dice che, a seconda delluso a cui la costruzione destinata, lentit dellazione
sismica per la quale viene progettata pu crescere o ridursi. Tutto questo perch, in unottica di Protezione
Civile, ci si aspetta che gli ospedali, le caserme, le sedi i vigili del fuoco, le sedi della Protezione Civile,
debbano superare il terremoto restando sostanzialmente operative, in modo che le operazioni di soccorso
inizino immediatamente. E quindi ecco che ci sono diversi livelli di protezione sismica a seconda delluso a
ci la costruzione destinata. Questi livelli di protezioni li vedete indicati qua: si moltiplica laccelerazione
al suolo per un fattore 1,4 se gli edifici appartengono alla categoria 1, per 1,2 se appartengono alla
categoria 2, 1 se gli edifici appartengono alla categoria 3. Quindi gli edifici che appartengono alla categoria
1 vengono progettati per azioni che sono del 40% pi elevate delle azioni corrispondenti agli edifici
correnti. Anche questa scelta vedremo che ragionevole in termini concettuali, cio di legare lentit
dellazione alla destinazione duso, ma irragionevole in termini operativi, cio che questi coefficienti siano
costanti per ogni punto sul territorio nazionale non ha senso perch la pericolosit sismica varia da sito a
sito.
Il giorno dopo luscita di questa norma comincia la guerra. In particolare a Spoleto viene presentata questa
normativa e a Spoleto io faccio presente, a nome del Consiglio Superiore, che tutte queste cose non vanno.
Non va bene la zonazione riferita ai Comuni, perch ovviamente il terremoto non conosce i Comuni; non va
bene la zonazione riferita ad un unico periodo di ritorno; non va bene una zonazione del tipo proposto
perch produce sicurezze disuniformi da Comune a Comune, quando invece lecito aspettarsi che la
sicurezza sia la stessa su tutto il territorio nazionale:
una legge
nazionale,
deve
garantire lo
stesso livello
di sicurezza.
Per quanto
riguarda le azioni sismiche, ununica forma spettrale al variare dellintensit non va bene, ununica forma
spettrale al variare del fattore dimportanza non va bene, la variabilit delle forme spettrali al variare del
terreno (quella proposta) non va bene. A sostegno delle mie affermazioni riporto pi o meno quanto fanno
le altre norme, quelle che contano, quelle attuali. E poi, entrando meglio nel dettaglio, evidenzio che le
curve di pericolosit non sono omotetiche, cio non traslano al variare del periodo di ritorno, ma, come
vedete, sono abbastanza diverse da sito a sito incrociandosi nei modi pi strani. interessante confrontare
Norcia con Messina: se prendo Norcia (linea nera) e mi fisso su un periodo di ritorno di 10 anni, mi risulta
che Norcia pi pericolosa di Messina. Cio che, se progetto per un periodo di ritorno di 10 anni, la mia
costruzione a Norcia deve essere pi resistente della mia costruzione a Messina. Me se, per esempio,
cambio il periodo di ritorno e mi metto a 1000 anni, Messina diventata decisamente pi pericolosa di
Norcia. Quindi una zonazione sismica unica una stupidaggine, non possibile: la zonazione sismica varia
al variare del periodo di ritorno considerato. Vedete che qui la linea rossa ha scavalcato la linea nera,
mentre qui la linea nera era pi a destra della linea rossa. Per capire ancora meglio cosa succedde utile
questo grafico in cui ho ordinato i Comuni italiani, che sono un po pi di 8000, da Pga minima o nulla a
Pga massima, quindi sono stati ordinati a Pga crescente: il primo Comune quello che ha lazione sismica
pi bassa, lultimo quello che ha laccelerazione pi alta a parit di curva, cio a parit di periodo di
ritorno. Se uno cambia il periodo di ritorno, ogni Comune segue una propria traiettoria, cio cambia la sua
posizione nella graduatoria, nella classifica. Quindi non possibile una zonazione unica: fare la zonazione
unica richiederebbe traiettorie verticali, cio che ogni Comune conservasse la propria posizione in
graduatoria al variare del periodo di ritorno. Invece ogni Comune cammina per la propria strada e si
sposta nella graduatoria nel modo in cui ritiene pi opportuno a seconda della sua pericolosit al variare
del periodo di ritorno. In particolare, emblematici sono Ravenna e Catania, che per la zonazione a 475 anni
hanno la stessa azione sismica, cio sono contigui nella graduatoria. Ma se il periodo di ritorno cresce, si
vede bene che Ravenna una bonacciona, mentre Catania un postaccio: molto pi pericolosa. Quindi
evidente che questo tipo di pericolosit sismica non va bene, cio ununica zonazione riferita a 475 anni
uguale per tutti. Altra cosa che non va bene una zonazione a cassetti, a zone. Quindi anche accettando,
anche se non ha molta senso, che uno leghi laccelerazione al Comune o ad ununit amministrativa, perch
chiaramente il terremoto dellunit amministrativa non sa nulla e nulla gliene importa, in ogni caso questi
salti bruschi tra una zona e laltra, mentre i Comuni si dispongono allinterno di ciascuna zona con le loro
pericolosit, fa s che ci siano Comuni per i quali si eccede nel
definire lazione sismica e Comuni per i quali si sta sulla parte
superiore del cassetto o addirittura si esce fuori. Quindi in altri
termini, Comuni troppo sicuri e Comuni troppo poco sicuri.
Era quellobiezione che vi evidenziavo rispetto alla sicurezza
variabile da Comune a Comune. Quindi non si pu fare una
zonazione di questo genere, ma la zonazione va
necessariamente legata a punti precisi.
Quando dico queste cose il gruppo della Protezione Civile
seduto in prima fila e io sono abbastanza insultante per
cercare di stanarli, cio che ne dibattito escano fuori e dicano quello che pensano. Non dicono nulla e nulla
cambiano. La battaglia stata dura sul serio: io non ho avuto fondi di ricerca per 5 anni dalla Protezione
Civile. A questo punto fermiamoci, lasciamo questo punto interrogativo su come andr a finire la vicenda.
Alla fine abbiamo vinto noi del Consiglio Superiore: la normativa che si fatta la nostra e tutte le
obiezioni che abbiamo fatto a Spoleto, tutte sono state recepite dallattuale normativa italiana, quindi
avevamo perfettamente ragione. Tutto questo non avendo mai avuto un riconoscimento pubblico da parte
della Protezione Civile, che aveva sbagliato.

Dobbiamo a questo punto fare un po di DINAMICA perch avrete visto che accenniamo spesso allo spettro
di progetto: venuto il momento di capire cos uno spettro di progetto. Per capire cos uno spettro di
progetto servono dei richiami di dinamica e quindi richiamiamoci la dinamica o guardiamocela per la
prima volta se non labbiamo mai vista prima. Per antica trazione e anche per semplificare la trattazione, la
dinamica inizia con la dinamica dei sistemi a un singolo grado di libert (SDOF=Single Degree Of Freedom),
quelli che chiamiamo oscillatori elementari: una massa in cima ad uno stecco, una pallina (la massa) in
cima ad un bastone. Il bastone ha solo rigidezza, non ha massa; la pallina ha solo massa, non ha rigidezza.
Come si muove un lecca-lecca infilato nel terreno quando il terreno subisce un
terremoto? Per ragioni legati alle equazioni elementari, questa volta si inizia
dalle oscillazioni libere, cio io prendo il mio lecca-lecca, lo sposto dalla
posizione di equilibrio (gli do una schicchera) e lo lascio oscillare. Come oscilla?
Si chiamano oscillazioni libere perch non c una forzante applicata mentre la
mia massa oscilla, ma libera di oscillare. Dunque, quali sono i parametri che ci
interessano? La MASSA: notate che la massa un parametro abbastanza
sfuggente. Io non so quanti di voi valutino correttamente limportanza delle leggi
di Newton, cio quanto Newton sia stato abile e innovativo. Noi siamo abituati a
confrontarci col peso, non con la massa. Per capire la differenza recatevi in un
bel palazzo antico, uno di quelli che ha quei bei portoni ampi, e provate a
muovere il battente in orizzontale: quel battente per voi on ha peso perch
appeso ai cardini. Bene, provate a spostarlo e vedete se ce la fate: vi state
confrontando con la massa del battente. Infatti non vi sfuggir che in quei palazzi
c sempre una gattarola, cio una specie di porta decisamente pi piccola, la
quale ha una massa confrontabile con la vostra. Quindi magari dandogli una spallata, o buttandovici contro
riuscite ad aprirla, cio riuscite ad applicare a quella massa unaccelerazione sufficiente a muoverla. Col
portone intero non ce la fareste mai, cio non avreste massa sufficiente da incidere sullaltra massa. Di
nuovo, se andate in bicicletta non fate scontro con le automobili, se andate in automobile non fate scontri
con i camion perch di nuovo capireste bene che vuol dire massa. Cio voi rimbalzereste e laltro mezzo
rimarrebbe esattamente dove stava. Chi di voi gioca a pallone lo sa questo, cio quando vede lo stopper
avversario davanti che bello quadrato si fa due conti: quello pesa 100 kg, io ne peso 70 e la differenza
cos piccola! Poi c la RIGIDEZZA: questa la conoscete bene attraverso i modelli di calcolo. Poi lo
SMORZAMENTO: questo abbastanza misterioso come figura, come entit. Direi che ci sta talmente
intorno, ci siamo talmente abituati che in un certo senso non lo valutiamo, fa parte dellambiente come: -il
cielo di che colore ? quando non ci sono le nuvole, blu. perch? mah, cos. Lo smorzamento c:
provate a correre nellaria e provate a correre nellacqua e vi accorgete subito che c una bella differenza
di smorzamento. sono i tre parametri che ci interessano: la massa, la rigidezza e lo smorzamento. a questo
punto ci manca solo il lecca-lecca, il modello e lo disegniamo nella sua forma pi semplice: una massa sulla
cima di uno stecco che ha rigidezza, la massa collegata a terra con uno smorzatore (quello che produce
smorzamento). In genere si rappresentano cos: uno smorzatore a tazza, perch lo smorzamento di cui
teniamo conto uno smorzamento viscoso, cio uno smorzamento proporzionale alla velocit con cui si
muove loggetto, per esempio il palazzo. Non a caso vi ho fatto lesempio del muoversi nellaria e nel
muoversi nellacqua. Quindi la massa della struttura tutta concentrata qui nel baricentro della pallina, la
rigidezza della struttura tutta distribuita lungo questa asta oppure, in molti casi, lasta di infinita
rigidezza e si disegna una molla concentrata sotto. Finalmente i meccanismi di dissipazione cono
concentrati tutti in uno smorzatore viscoso lineare, il cui smorzamento proporzionale alla velocit
(poich viscoso) con la quale si muove la massa. Mi interessa trovare la legge con la quale varia nel tempo
lo spostamento della massa nellipotesi che il terreno subisca a sua volta uno spostamento. Cio una
situazione in cui si crea terremoto: il terreno si muove e di conseguenza la massa si muove anche lei. In che
modo si muove la massa se conosco il modo in cui si muove il terreno? Per capire banalmente come tutto
quanto avviene, utile riferirsi a DAlembert, uno dei tipici scienziati settecenteschi che fanno capo al
gruppo degli illuministi. DAlembert, volendo definire le equazioni del moto, ha unidea brillante nella sua
banalit. Noi siamo abituati a considerare in equilibrio un corpo se la somma delle forze agenti su quel
corpo nulla, uguale a zero. Peccato che affianchiamo allidea di equilibrio lidea dimmobilit, cio
abbiamo in mente che un corpo, se in equilibrio, sta fermo. DAlembert ci libera da questa illusione,
continuando per a parlare di forze. Ci dice: anche un corpo che si muove sta in equilibrio, semplicemente,
nellequazione di equilibrio devi inserire anche le forze dinerzia e gli smorzamenti, per esempio viscosi. Se
tu tieni conto di tutte le forze agenti, cio non ti dimentichi delle forze dinerzia, troverai che anche un
corpo che si sta muovendo, soggetto ad un sistema di forze nullo. Ed esattamente quello che scrive in
questa maniera: fI(t)+fD(t)+fS(t)=0. Se poi sul tuo corpo, aggiunge DAlembert, c una forzante, allora
invece di avere che la somma di queste tre forze zero, allora la somma di queste tre forze la forzante
che vai ad applicare: fI(t)+fD(t)+fS(t)=f(t). Quindi lidea, di per s stessa, banale, ma elegante. Mantiene il
concetto di equilibrio (la somma delle forze nulla), ma aggiunge che il corpo in equilibrio anche se si
muove. A questo scopo inserisce le forze dinerzia scritte alla Newton, cio massa per accelerazione
(fI(t)=mx(t)), in particolare laccelerazione la decompone in due componenti: il movimento del corpo
rispetto al terreno e il movimento del terreno (x(t)=u(t)+xg(t)). Questa cosa ci fa comodo perch ci servir
poi per descrivere il terremoto. Poi ci sono le forze di smorzamento, per esempio esplicitate in termini
viscosi, proporzionali alla velocit con la quali il corpo si sta muovendo (fD(t)=cu(t)). Poi ci sono le forze di
richiamo elastico, quindi la matrice di rigidezza moltiplicata per lo spostamento (fS(t)=ku(t)) e poi c un
carico applicato variabile nel tempo, quello che chiamiamo forzante (f(t)). Quindi lidea chiara: tutto
ancora in equilibrio, non vero che un corpo per essere in equilibrio deve essere fermo: qualunque corpo
sempre in equilibrio, basta considerare anche le forze dinerzia. Questa una trovata banale. Per
esempio, tornando al nostro oscillatore elementare, la situazione quelle che vedete: cio avremmo, se c,
la forzante applicata al nostro corpo (freccia rossa), la forza dinerzia applicata al nostro corpo (freccia
verde), il termine di smorzamento (freccia nera) e il richiamo elastico al piede (freccia blu): la somma delle
quattro frecce deve fare zero, sempre, qualunque sia il modo in cui il corpo si sta muovendo. Qui le vedete
riordinate in modo tale da convincervi che in effetti facciano zero. Cominciate a vedere alcune cose un po
particolari: per esempio pu capitare che la forza dinerzia aiuti il richiamo elastico, cio produca una forza
in direzione opposta al richiamo elastico e quindi riduca il richiamo elastico. Oppure che lo smorzamento
aiuti la forzante. Quindi non ci sono partiti noti a priori (forze che spingono o forze che frenano), ma a
seconda di come il corpo si sta muovendo, istante per istante, il partito dei resistenti e il partito dei
moventi pu cambiare. Il tutto esprimibile in questa formula, attraverso tutte quantit che dipendono dal
tempo: mx(t)+cu(t)+ku(t)=f(t). Quindi, massa per forza dinerzia (forza dinerzia che tiene conto sia
dellaccelerazione di questa massa rispetto al terreno u(t)- sia dellaccelerazione del terreno - xg(t) -,
sono presenti tutte due dentro x(t)), poi c la velocit u(t) di questo corpo rispetto al terreno (perch lo
smorzatore agganciato a terra e quindi lavora su velocit relative) e finalmente c il richiamo elastico
(ku(t)). Se facessimo lequilibrio statico non ci sarebbero forze dinerzia n forze di smorzamento e quindi
leggeremmo semplicemente che il richiamo elastico uguale alla forza applicata. Quindi siamo abituati a
questo tipo despressione (quella della statica), DAlembert ci dice: aggiungi questi due termini e potrai
trattare ogni tipo di situazione per qualunque corpo in movimento, mentre la statica presuppone che il
corpo sia immobile.
Sostanzialmente perch per tanto tempo ci siamo riferiti solo alla statica? Perch senza equazioni
differenziali, trattare la dipendenza dal tempo era impossibile. Non dimenticatevi mai che Newton, oltre ad
enunciare grandi leggi della fisica, stato anche il primo ad introdurre il calcolo differenziale. C stata
addirittura una fortissima polemica, epistolare perch allepoca cos funzionava, tra Newton e Leibnitz su
chi avesse inventato il calcolo differenziale, perch gli scienziati del Settecento erano pochi, si conoscevano,
si scrivevano. Quindi uno dei due ha proposto allaltro unidea che laltro ha sviluppato rispondendogli,
per poi alla fine hanno litigato su chi fosse stato il padre, cio chi per primo avesse suggerito allaltro
lipotesi del limite il cui denominatore tendeva a zero per sviluppare certi problemi. chiaro che nel
momento in cui disponiamo dellanalisi differenziale, la dipendenza dal tempo riusciamo a trattarla. Ma
ecco perch la dinamica nasce con Newton: prima non avevamo proprio gli strumenti analitici per trattarla.
Quand che la possiamo trascurare la parte dinamica?
Quando la forza dinerzia sufficientemente piccola e lo
smorzamento viscoso sufficientemente piccolo, cio quando
il nostro corpo si muove cos lentamente da non richiedere,
per valutare lequilibrio si tenga conte delle forze dinerzia e
delle forze di smorzamento. quand che lo possiamo fare
questo giochino, cio quand che ci possiamo dimenticare
delle forze dinerzia e delle forze di smorzamento? Non esiste
una regola assoluta, esistono solo regole relative. Cio una forza pu essere lenta per un corpo e pu
essere veloce per un altro. Una f(t) pu risultare lenta per un corpo e veloce per un altro, cio non esiste
una forza applicabile staticamente ad un corpo in assoluto: esiste una forza applicabile staticamente ad un
certo corpo e la stessa forza va, invece, applicata dinamicamente ad un altro corpo. Quindi, questa cosa la
capiremo meglio pi avanti, abbastanza evidente. Lo capiremo, chiuse le oscillazioni libere, quando
parleremo di oscillazioni forzate. Capiremo meglio quando la possiamo considerare lenta e quando la
possiamo considerare veloce. Perch giustamente uno pu dire, in modo un po generico: se f(t) varia
lentamente col tempo, posso trascurare forze dinerzia e smorzamenti viscosi, ma la domando
immediatamente successiva : quanto lentamente? In quel momento ci accorgiamo che il quanto
lentamente varia da corpo a corpo, quindi ci devessere qualche altra caratteristica da definire che, in
questo momento, non abbiamo.
Se il nostro corpo ha forzante nulla applicata, si parla di oscillazioni libere; se la forzante non nulla, si
parla di oscillazioni forzate. Vi chiederete: come fa ad oscillare se non c una forza che lo spinge? Banale:
lo prendo, lo sposto dalla posizione di equilibrio e lo lascio di colpo. Non c nessuna forza applicata, ma la
posizione non pi di equilibrio, quindi il corpo oscilla cercando di tornare alla posizione di equilibrio.
E allora mettiamoci intanto in una situazione senza forzante. Quindi lequilibrio, in questo caso, espresso
cos: mx(t)+cu(t)+ku(t)=0. Possiamo fare qualche banale passaggio, cio, sostanzialmente, dividere per m
e per k, per arrivare a questa forma, la cosiddetta forma canonica: x(t)+2u(t)+2u(t)=0 nella quale
=(k/m) e =c/[2(km)]. Perch si fanno questi giochetti? Perch lequazione differenziale, una volta
che ci siamo liberati di xg(t), cio una volta che abbiamo posto xg(t)=0, immediatamente risolvibile
perch diventa u(t) ! + u(t) e vedremo che facilmente integrabile rispetto al tempo. Vedremo anche
!! + u(t)
che queste quantit non sono un semplice magheggio analitico, ma hanno un significato fisico preciso, il
che rende la cosa, se permettete, pi interessante. Cio, non un scritta cos perch fa comodo averla
espressa in questo modo (=(k/m)), non soltanto questo, anche una quantit che ha una precisa
rispondenza fisica, cio significa qualcosa fisicamente. Lo vediamo facilmente quando la mia massa oscilla:
ci accorgiamo subito che ha un preciso significato. Quindi il nome che le diamo proprio la fotografia del
significato che ha: la velocit angolare con la quale il mio oscillatore oscilla. Il coefficiente di
smorzamento =c/[2(km)] ha un anche lui un significato fisico, meno immediatamente leggibile di (
dovete capire che ha avuto una grande popolarit fino a quando si sono fatti gli orologi a pendolo, perch
era quello che definiva il modo con il quale lorologio a pendolo funzionava e quindi un dato facilmente
leggibile: tutti a casa hanno un orologio a pendolo, grande-piccolo-medio, e aveva una forte importanza).
Lo smorzamento, al solito, un parametro un po pi sfuggente. Anche perch, vedete, viene espresso
come rapporto tra lo smorzamento agente e un pi misterioso smorzamento critico (=c/ccr). Definiamo
smorzamene critico il valore di c per il quale il mio oscillatore, spostato dalla posizione di equilibrio,
impiega un tempo infinito per ritornare nella posizione di equilibrio. Se vi sembra strano come concetto, vi
segnalo che noi siamo circondati da strumenti affetti da smorzamento critico. Tutti gli strumenti analogici
che utilizziamo sono strumenti molto prossimi allo smorzamento critico. In altri termini, oggi siamo
abbastanza abituati -macchine, motorini, moto- ad avere tachimetri che segnalano la velocit in termini
digitali, cio leggiamo la velocit come un numero su un display. In altri tempi, quando la macchina o la
moto vuole avere un saporo di sportivit, abbiamo lindicazione digitale e lindicazione analogica, cio
abbiamo uno strumento con un ago che si muove lungo una scala. Se ci pensate un attimo, quellago
cambia continuamente la sua posizione rispetto alla velocit (per il contagiri ancora pi evidente questa
cosa perch il motore cambia continuamente velocit di rotazione). Noterete che il cambiamento di
posizione secco, cio anche sulla moto che va su di giri rapidamente, se voi sgasate, lago va verso destra,
ma non che oscilla intorno alla posizione finale, ma ci va diretto e ritorna diretto. Che vuol dire? Vuole
dire che quellago ha collegato uno smorzatore che ha uno smorzamento prossimo allo smorzamento
critico e quindi lo porta nella posizione di equilibrio con un tempo infinito? No, con un tempo finito, ma
con un andamento da smorzamento critico, cio senza oscillazioni intorno alla posizione di equilibrio, ma
tendendo verso la posizione di equilibrio. Quindi lo smorzamento critico non lo incontriamo tutti i giorni
per la strada, ma ci saliamo sopra continuamente o ci sediamo dentro, vicino ad uno smorzamento critico
continuamente. Cio, tutti i nostri strumenti analogici sono affetti da smorzamenti prossimi allo
smorzamento critico (coefficiente di smorzamento=0,9-0,95), tanto vero che se ci si rompe lo smorzatore
andiamo immediatamente a farci cambiare lo strumento perch non riusciamo a leggerlo perch lago
balla continuamente e non ci consente di leggere nessuna indicazione: vuole dire che si rotto lo
smorzatore. Abbiamo buttato via qui dentro xg(t), cio stiamo pensando ad un terreno immobile e stiamo
semplicemente prendendo il nostro oscillatore spostandolo dalla posizione di equilibrio. Lequazione del
moto diventata questa u!! + 2!" u! + ! 2 = 0 perch abbiamo tolto il termine xg(t), lo abbiamo azzerato
perch consideriamo il terreno immobile. La soluzione banale: cio u va espresso come un esponenziale
(u=ept). In generale, come si risolve questa cosa? Si risolve prendendo unequazione associata
allequazione omogenea p2+2p+2=0 (omogenea perch il secondo termine nullo), si ricavano le
radici di questequazione p1,2=(-(2-1)0,5) (e qui si comincia a capire meglio perch e perch ,
termini analitici). Pi in generale u =A1ep1t+A2ep2t (u=spostamento; A1, A2=constanti dintegrazione),
quindi ci sono due forme esponenziali, due esponenziali sommati, che rappresentano la soluzione della
nostra equazione differenziale. Le costanti dintegrazione A1 e A2 sono calcolate in funzione dello
spostamento a tempo zero (u0=u(t=0)) e della velocit al tempo zero ( u!0 = du dt (t = 0 ) ). Ovviamente
vorremmo avere soluzioni reali e non immaginarie, quindi
imponiamo alcune condizioni ai nostri parametri, condizioni che in
un problema fisico usuale sono sempre soddisfatte (1). Quindi, poi,
la nostra soluzione la possiamo scrivere cos
2 2
( u = e!!"t (A1ei 1!! "t + A2 e!i 1!! "t ) ), se ci piace scriverla cos
analiticamente, cio con un immaginario [], ma in realt la
soluzione una soluzione reale, non abbiamo problemi di numeri
complessi nel definire loscillazione. Le costanti dintegrazione
hanno questespressione: []. Come vedete sono funzione dello spostamento iniziale, della velocit iniziale,
di , di (coefficiente di smorzamento). Vi segnalo la differenza tra D e : D=(1-2). Siccome in
genere piuttosto piccolo per le strutture reali, (=3-2-1%), quindi (1-2) un numero molto prossimo a 1.
Quindi spesso nelle nostre espressioni, impropriamente, non compare D, ma soltanto . Lespressione
esatta per quella in cui compaiono entrambe, sia che D, ma, ripeto, non ci sono grandi differenze per
i coefficienti di smorzamento usuali delle strutture (qualche percento) a utilizzare solo senza utilizzare
D. Per esempio possiamo scegliere, invece di questa forma, unaltra forma, utilizzando queste due costanti
1
' ! u!0 + !" u0 $ * 2
2
'" ! u! $*
dintegrazione: lampiezza A = u0 + #
) 2
& , e langolo di fase ! = arctg ) # + # 0 &, , esprimendo
)( " ! D % ,+ (" D " ! D u0 %+
il nostro movimento in questa maniera: u(t)=Ae- tcos(Dt-), che, riconoscerete, un po pi simpatica di

quella precedente (sapete che lesponenziale complesso si pu esprimere in seni e coseni). Per se la
preferite utilizzabile questa equazione con queste due costanti dintegrazione (A e ). Langolo di fase
serve a sfalsarmi questo movimento rispetto allorigine dei tempi, cio a dirmi che se anche t=0, qui c un
valore diverso da zero. Che faccia ha il movimento? Se lo rappresento al variare del tempo, ha questa
faccia: u(t)=Ae- tcos(Dt-), un movimento periodico di ampiezza decrescente perch, come vedete,

lampiezza A moltiplicata per un esponenziale negativo, quindi, al crescere del tempo, questo un
termine che diventa sempre pi piccolo perch 1/e t crescendo t diventa sempre pi piccolo e quindi

riduce A. Questo, invece un termine tipicamente periodico cos(Dt-), cio il coseno si ripresenta uguale
al variare di t (-2-4 etc). Ecco quindi che landamento, al variare del tempo questo. Notate che se
mettete =0, cio pensate ad un movimento non smorzato, avete scoperto il moto perpetuo, cio, una volta
che avete spostato il vostro oscillatore dalla posizione di equilibrio e lo avete abbandonato, lui per sempre
osciller con Acos(Dt-), cio continuer ad oscillare ad ampiezza costante. Si capisce quindi meglio che
significato ha: la misura della velocit con la quale il movimento si restringe fino a fermarsi intorno alla
posizione di equilibrio. Quindi oscilla intorno alla posizione di equilibrio (lo zero) fino a fermarsi sulla
posizione dequilibrio.
Allora, vediamo il foglio di calcolo. Cerco di farvelo vedere a schermo tutto, dati e grafico. Si prende
lequazione differenziale, si usano come parametri indipendenti lo spostamento a tempo zero e la velocit
a tempo zero, si assegnano e (o , il coefficiente di smorzamento) e, di conseguenza, si traccia il grafico
graficando il tempo che passa e una di queste colonne. Per esempio, quando lo smorzamento nullo, il
movimento un movimento armonico puro, cio lampiezza iniziale rimane per tutto il tempo. Se azzero la
velocit, cio se prendo il mio oscillatore, lo sposto e lo abbandono senza lanciarlo, cio senza dargli
velocit, lo abbandono da fermo, cosa vi aspettereste da questo movimento? Facciamo al contrario: mentre
lo spostamento dalla posizione di equilibrio piccolissimo, la forza con la quale lo lancio tuttaltro che
piccola, perch lo abbandono con 0,6m/s in una certa direzione. Il grafico parte circa da zero, x circa
nullo (1/10000 m come spostamento iniziale), mentre la velocit, tangente, piuttosto significativa. Se
aumentiamo violentemente x (x=0,3), lo spostamento inizialmente aumenta (derivata positiva), poi inizia
ad oscillare. A questo punto abbassiamo la velocit a 0,06 m/s, lo facciamo partire molto pi lentamente:
lo spostamento comincia a ridursi. Se la velocit negativa il grafico va direttamente verso il basso, cio
parte riducendo lo spostamento. Ovviamente al variare degli smorzamenti, a crescere degli spostamenti, le
oscillazioni diventano sempre pi piccole. Mentre partono tutti dalla stessa posizione, lo spostamento
cambia molto rispetto alloscillazione libera, che rimane sempre la stessa, se ho un coefficiente di
smorzamento anche basso, ma comunque del 5%. Intanto suggerirei che giocaste un po col foglio di
calcolo per rendervi conto delle caratteristiche del moto al variare (state guardando cosa farebbe uno
strumento mediocre: partirebbe da una posizione iniziale, farebbe unoscillazione molto contenuta intorno
alla posizione finale e poi si attesterebbe sulla posizione finale) dello smorzamento, facendo attenzione a
non superare 1, senn cambiano le regole. I nostri strumenti, in genere, sono sullo 0,85-0,9. Uno strumento
ben costruito ha =0,9, riducendo ulteriormente le oscillazioni. Al di l del giochino e dellastrazione della
grafica, quello che cinteressa che banale descrivere la legge del moto avendo le equazioni di
DAlembert e avendo qualcuno che ci ha fatto la cortesia di integrare le equazioni del moto definendoci
anche le costanti di integrazioni, quindi banale trovare in che modo la mia struttura, spostata dalla
posizione di equilibrio, oscilla. Vi vorrei far notare alcuni altri fatti. Per esempio, notate che le mie curve,
pi o meno, incrociano tutte nello stesso posto tranne questultima, cio passano tutte quante pi o meno
per lo zero nella stessa posizione. Che cosa sto vedendo? La differenza tra D e , cio sto assistendo
allimportanza di (1-2) nel definire la velocit angolare: il mio oscillatore smorzato oscilla con una
velocit angolare pari a D. Il mio oscillatore primo di smorzamento ((1-02)=1)oscilla co n velocit
angolar . Quindi, se io confronto il passaggio per lo zero della curva blu con il passaggio per lo zero delle
curve verde, arancione, viola vedo quanto conta lo smorzamento nel variare la velocit angolare. Notate
che finch lo smorzamento abbastanza piccolo, questa differenza minima; si comincia a vedere
significativamente per la curva arancione per la quale =0,2, cio il coefficiente di smorzamento elevato.
Nelle mie strutture reali non supero mai 0,05 (5%), quindi per le strutture reali il confondere con D non
un problema: ottengo risultati sostanzialmente coincidenti. Lasciamo il foglio di calcolo e ritorniamo alla
nostra presentazione.
Ci siamo effettivamente accertati che questo sia il tipo di
comportamento: quando il coefficiente di smorzamento
sufficientemente basso potete tranquillamente utilizzare
invece di D per valutare la velocit angolare del vostro
oscillatore. Questo il grafico che abbiamo appena visto
anche se con colori lievemente diversi: sono i vari
andamenti al variare del coefficiente di smorzamento.
Lampiezza delle oscillazioni e il relativo angolo di base,
perch, notate, sono tutti partiti da un valore dello
spostamento iniziale piuttosto elevato, dipendono dalle
condizioni iniziali. Da quel momento in poi loscillatore si
muove in funzione delle proprie caratteristiche. Quali sono le proprie caratteristiche? Sono =(k/m) e =
c/[2(km)], coefficiente di smorzamento. Quindi nel momento in cui avete fissato la massa e la rigidezza
del vostro oscillatore, avete definito il modo nel quale si muove, le sue oscillazioni libere. Poi, variando le
costanti dintegrazione, variando le condizioni iniziali, varier il punto da cui partir il movimento, ma il
movimento quello e quello resta, cio la velocit angolare quella e quella resta: =(k/m), il
coefficiente di smorzamento quello e quello resta: = c/[2(km)]. Quindi la distanza tra due punti di una
stessa linea rimane sempre la stessa indipendentemente dalle costanti dintegrazione, dipende solo da ;
la riduzione del movimento che la linea subisce per ogni ciclo dipende da , non dipende dalle condizioni
iniziali. Quindi e definiscono il modo con il quale loscillatore elementare si muove, sono delle
propriet sue, intrinseche, lo caratterizzano in termini di movimento. [Domanda: mettendo z=0,8, la curva
non ha pi una tendenza verso il basso, ma verso lalto. Risposta: ovviamente il coefficiente di
smorzamento, variando D varia langolo di fase. Lo varia significativamente perch cambia lo sfasamento
angolare tra il moto che vorrei e il moto che ho in funzione dello smorzamento.]
A questo punto, supponendo di avere chiaro come funzionano le oscillazioni libere, vediamo come
funzionano le OSCILLAZIONI FORZATE, cio come si muove il mio oscillatore se io gli applico una forza in
funzione del tempo. Lequazione del moto, lequazione di DAlembert, diventa questa:
mx(t)+cu(t)+ku(t)=f(t). Siamo tornati alla formulazione iniziale. Al solito, x(t) ha sempre un termine di
spostamento relativo della massa rispetto al terreno e uno di spostamento assoluto del terreno.
Supponiamo di ignorarlo (quindi non stiamo ancora parlando di terremoto, stiamo parlando di oscillazioni
forzate) e a f(t) diamo questespressione: f(t)=r0sin(ft), cio, sostanzialmente, prendiamo una forzante
sinusoidale. Una forzante che ha unampiezza massima (quando sin(ft)=1, f(t)= r0), ha una velocit
iniziale (anche la forzante ha una sua velocit angolare, come logico che sia e dipende anche lei dal
tempo). Quindi immediato il passaggio da questa espressione mx(t)+cu(t)+ku(t)=f(t) a questa:
mx(t)+cu(t)+ku(t)= r0sin(ft). Faccio le solite sostituzioni: = c/[2(km) e =(k/m). Non mi sono
fermato per niente per ora su che cosa sia 2/T (T il periodo proprio del mio oscillatore, cio quanto
tempo ci mette il mio oscillatore a fare un giro completo: posizione iniziale-posizione opposta-ritorno alla
posizione iniziale, ovviamente lo valuto come 2/T perch una velocit angolare, cio una velocit
espressa come rad/s). Interessante r0=r0/m (m la massa del mio oscillatore elementare). Come vedete
mi sono riportato allespressione canonica, peccato che al secondo membro ho questo fastidioso termine
noto, quindi lintegrale generale, quello dellomogenea associata, sempre buono, ma adesso ho il
problema di trovarmi un integrale particolare da aggiungere allintegrale generale per avere lintegrale
dellintera espressione. Sono cose che ad analisi avete visto chiss quante volte e che ora avrete anche
dimenticato, visto il tempo passato, per, se ci ripensate un attimo, forse vi ritornano in mente e
comunque c stato qualche cortese signore che le ha risolte per voi, quindi, in realt, vi basta guardare
quali sono le soluzioni. Acquista unimportanza straordinaria, direi fondamentale per le cose che
racconteremo nel resto dellanno, il rapporto tra la velocit angolare della forzante e la velocit angolare
delloscillatore elementare, rapporto che chiamiamo =f/: quindi al numeratore la velocit angolare
della forzante e al denominatore la velocit angolare delloscillatore elementare. un punto cruciale:
vedremo che quello che descrive, definisce, coglie le caratteristiche del nostro moto. In tutti i casi in cui
0, cio in tutti i casi in cui la forzante abbia una velocit angolare, lequilibrio deve essere trattato in
termini dinamici. Quindi, quella famosa domanda: se applico la forza, lentamente posso prescindere dalle
forze dinerzia? Cosa stiamo dicendo? Guarda, se hai una velocit angolare della forzante, in assoluto non
puoi prescindere; certo, se quest piccola, puoi prescindere e, in particolare, se quest piccola se
riferita all delloscillatore senzaltro la cosa non importante. Ecco quindi che entra in campo
loscillatore: non esiste una forza che sia applicabile staticamente di suo, per decidere se sia staticamente
applicabile devo sempre confrontarne la velocit angolare con la velocit angolare delloscillatore.
questo rapporto b che mi permette di decidere se la forza applicabile staticamente o no. Quindi non una
propriet della forza, ma una propriet della forza confrontata con una propriet delloscillatore.
Quand che le forze dinerzia sono pi importanti? Quando questo rapporto tende a 1, cio quando la
velocit angolare della forzante e la velocit angolare delloscillatore sono identiche. Quindi una forzante
tanto pi lenta, cio modellabile staticamente, quanto pi la sua velocit angolare diversa dalla velocit
angolare delloscillatore. Per cui si evidenziano due campi: uno in cui 1<< e uno in cui 0<<1. Tanto pi
mi allontano da 1, tanto pi posso descrivere staticamente lequilibrio del mio oscillatore; tanto pi mi
avvicino a 1, tanto pi lequilibrio del mio oscillatore va descritto dinamicamente. un fenomeno di cui
sicuramente avete gi sentito parlare: il fenomeno della risonanza. Com fatto lintegrale
delloscillazione forzata? C un cortese signore che ci ha ricavato lintegrale particolare: Rustsin(ft-f).
Come vedete, quindi, rimane il primo termine che avevamo gi visto, lintegrale generale delloscillatore
(Ae- tcos(Dt-)) e si aggiunge a questo termine lintegrale particolare della forzante. Notante che i termini

presenti sono totalmente diversi: D-f; -f, quindi la forzante ha un suo angolo di fase e una sua velocit
angolare; loscillatore ha un suo angolo di fase e una sua velocit angolare. La forzante produce uno
smorzamento massimo. Il primo termine (Ae- tcos(Dt-)), quello legato alle oscillazioni libere

delloscillatore, lo chiamiamo termine transitorio: transitorio per motivi ovvi, perch come vedete,
allinterno ha sempre un termine smorzato. Quindi il nostro oscillatore elementare, investito dalla forzante
che lo comincia a sbatacchiare, inizialmente cercher di resistere muovendosi con la propria oscillazione
libera, ma rapidamente ceder allineandosi al moto che gli impone la forzante. Infatti il secondo termine
(Rustsin(ft-f)) lo chiamiamo termine stazionario, perch non c niente che lo muti, cio al passare del
tempo tende a ripetersi identico a se stesso. Quindi, il povero oscillatore elementare, investito dalla
forzante, annaspa un po allinizio cercando di farsi valere e poi, tradito dal termine esponenziale, dallo
smorzamento, cede e sparisce lasciando via libera alla forzante e quindi allineandosi in tutto e per tutto
alla forzante. Attenzione, per a non trarne delle conseguenze affrettate, cio attenzione a non pensare che
alla fine decida tutto la forzante: non cos. Particolarmente interessante a riguardo questo termine R: lo
chiamiamo fattore di amplificazione della risposta dinamica rispetto alla risposta statica: umax/ustatico (vi
ricordo che ustatico=r0/k) ed funzione di e di , quindi funzione del rapporto tra la velocit angolare
della forzante e la velocit angolare delloscillatore e del coefficiente di smorzamento. Come vedete,
loscillatore, attraverso , cacciato dalla porta da questo termine esponenziale che ne azzera le oscillazioni
relativamente, rientra dalla finestra incidendo su R, facendo variare R. Detto in altri termini, se c
risonanza, in un certo senso, ha vinto loscillatore elementare, perch per esserci risonanza vuol dire che ci
si muove come vorrebbe lui, con la sua . Quel termine, il fattore di amplificazione un termine
importante, grande. Se non c risonanza, cio se tende o a 0 o a , quel termine diventa decisamente pi
piccolo, quindi loscillatore si muove come gli impone la forzante, ma con degli spostamenti molto pi
piccoli di quelli che avrebbe se fosse libero. Quindi, apparentemente loscillatore elementare perde perch
le sue oscillazioni, quelle libere, smorzano rapidamente, ma nella sostanza dei fatti vince, perch,
attraverso , risponde amplificando le oscillazioni se sono secondo la sua velocit angolare e risponde
resistendo e quindi riducendo lampiezza delle oscillazioni, se le oscillazioni sono troppo vicine alla
velocit angolare della forzante. Interessante quanto vale ustatico=r0/k: cio lo spostamento che
servirebbe alloscillatore se soggetto ad una forza statica r0: cio se applicassi la forza staticamente,
sposterei loscillatore di ustatico, se poi ci metto anche il tempo potrebbe spostarsi di pi o di meno a
seconda di quale sia la velocit angolare della forzante.
2 novembre 2011 lezione IX

Dinamica dei SDOF Oscillazioni forzate


ing. Franco Braga
[] In particolare abbiamo risposto alla domanda quanto veloce o lento fosse []. Applicando questa
propriet []. Nel termine delloscillatore abbiamo sia che D, [] mentre questo termine oscilla
sinusoidalmente, ma ha sempre la stessa ampiezza. In particolare lentit era espressa in questo modo:
ustatico, che adesso vedremo che funzione aveva, e un R che chiamiamo fattore di partecipazione. Questo
termine (Ae- tcos(Dt-)), per i motivi detti, e cio che c lesponenziale negativo, lo chiamiamo

transitorio perch al crescere del tempo tende a scomparire, mentre questo secondo termine (Rustsin(ft-
f)) lo chiamiamo stazionario perch al passare del tempo si mantiene identico a se stesso e non si riduce
al crescere di t. In particolare ustatico non nientaltro che r0/k, in particolare questo sarebbe r0/k [],
quindi non sarebbe nientaltro che lo spostamento che la forzante produrrebbe sulloscillatore se fosse
applicata staticamente. Mentre, invece, il fattore di amplificazione R il rapporto tra lo spostamento
massimo prodotto dalla forzante e lo spostamento statico: R= umax/ustatico. Quindi, in sostanza, R ci dice che
la forzante pu produrre effetti ben maggiori di quelli che produrrebbe se fosse applicata staticamente:
cio umax pu essere decisamente pi grande di ustatico. Quindi applicare una forza dinamicamente, se con
velocit angolare opportuna, pu produrre effetti ben maggiori di quelli che produrrebbe se venisse
applicata staticamente. Questo un dato abbastanza interessante e non immediatamente comprensibile,
cio [] dinamica, non sarebbe cos chiaro come applicare una forza che, invece di avere intensit costante,
ha intensit variabile nel tempo con legge sinusoidale e alla fine produce effetti maggiori di quelli che
produrrebbe una forza statica. Quindi un dato sicuramente importante ed anche un dato che ci d una
misura della pericolosit del terremoto, perch il terremoto, purtroppo, ha un fattore di amplificazione che
per le nostre posizioni oscilla tra 2,5 e 3. Quindi il terremoto produce effetti circa tripli di quelli che
produrrebbe se applicato staticamente, per il solo fatto di essere applicato dinamicamente []. C anche
un angolo di sfasamento tra la forzante e il movimento che la forzante produce nelloscillatore. Quindi
abbiamo uno sfasamento angolare proprio delloscillatore, uno sfasamento angolare proprio della forzante
una velocit angolare propria della forzante, una velocit angolare propria delloscillatore tenuto conto
dello smorzamento. Complessivamente il moto ha due personalit distinte, una propria delloscillatore,
una propria della forzante. Nel tempo la forzante prevale, cio la personalit delloscillatore sparisce ed in
questo modo tende a diventare nullo per i motivi detti (esponenziale negativo che va crescendo nel tempo)
e rimane soltanto la forzante. Quindi, a prima vista, la forzante costringe sempre loscillatore a fare ci che
vuole. []. Dopo una parte iniziale nella quale loscillatore [], cio ha il proprio modo di vibrare che cerca
in qualche modo dimporre (linea nera continua).
Loscillatore cerca in tutte le maniere di divincolarsi,
ma non ci riesce e pian piano la forzante (linea nera
tratteggiata) lo costringe a seguire il proprio
movimento (la linea continua si sovrappone a
quella tratteggiata). E qui vedete quali sono i
parametri in questione: state vedendo una
situazione nella quale f=3,77 rad/s e =12,57

rad/s, quindi vale circa (3,77/12,57).


La linea blu loscillazione libera
transitoria che tende a scomparire, mentre
la linea nera la composizione delle due (la
stazionaria e la transitoria) e tende alla fine
a sovrapporsi alla semplice stazionaria.
Quindi nel tempo avremo []. Gioca un
ruolo determinante in tutto il fenomeno
questo grafico, grafico che rappresenta la
legge con la quale varia R, fattore di
amplificazione, al crescere di .
ricordiamoci sempre che b=f/, quindi
=0 significa forzante con un f talmente piccolo che i rapporto sostanzialmente nullo, quindi una
forzante statica. Il fattore di amplificazione R giustamente vale 1: non ho risonanze maggiori di quelle
statiche, ma uguali. Quando cresce, R va via via crescendo (notate R in funzione del coefficiente di
smorzamento : quindi tanto pi piccolo , tanto pi grande il fattore di amplificazione R), cio lo
spostamento prodotto dalla forzante decisamente maggiore dello spostamento prodotto dalla stessa
forzante se fosse applicata staticamente. Vi dicevo: purtroppo il terremoto tende a cogliere le nostre
costruzioni proprio in questa zona, cio il terremoto tende ad avere degli f molto simili a quelli delle
nostre costruzioni, quindi tende ad avere dei circa unitari. Di conseguenza il terremoto produce
amplificazioni significative dello spostamento che la struttura avrebbe. In altri termini, se voi conoscete
laccelerazione massima del suolo xg, non pensate di valutare laccelerazione massima delloscillatore come
se fosse identica a xg, cio non pensate che nota laccelerazione del suolo conoscete laccelerazione
delloscillatore: no! Siccome c di mezzo la risonanza, laccelerazione delloscillatore sar 2-3 volte pi
grande dellaccelerazione del suolo. Quindi la forzante far oscillare il nostro oscillatore da un lato allaltro
amplificando laccelerazione che il suolo ha.
Si individuano sostanzialmente tre zone. C una zona con piccolo in cui la frequenza della forzante
troppo piccola rispetto alla frequenza delloscillatore e quindi, sostanzialmente, la forza varia cos
lentamente da non riuscire ad amplificare il moto delloscillatore. Infatti vedete che R, il fattore di
amplificazione, si mantiene sempre prossimo a 1. Cio la mia forzante produce uno spostamento massimo
allincirca coincidente con lo spostamento massimo corrispondente alla sua applicazione statica. Sia
staticamente che dinamicamente produce gli stessi spostamenti massimi. C una zona in cui la frequenza
della forza troppo grande rispetto alla frequenza delloscillatore, ossia sta tendendo verso , ma R si
sta riducendo significativamente. Cio la forza produce spostamenti pi piccoli di quelli che produrrebbe
se fosse applicata staticamente, quindi pi inoffensiva di quanto sarebbe se fosse applicata staticamente.
E c poi, per nostra sventura, una zona intorno alla met nella quale la frequenza, la velocit angolare
della forza circa pari alla frequenza delloscillatore. Di conseguenza si ha unamplificazione dinamica
massima che, in assenza di smorzamento, tende ad . E allora chiaro che, con la stessa forzante,
strutture diverse possono avere risposte sismiche molto diverse, perch, se lascio fissa f al numeratore e
vario soltanto il denominatore, mi sposto in orizzontale sul grafico facilmente. Di conseguenza, con la
stessa forzante, ho risposte totalmente diverse. Quindi la risposta sismica di una struttura dipende dalle
caratteristiche della struttura. Apparentemente questo fatto cozza con quanto abbiamo detto prima, cio
che aveva sempre la meglio la forzante in quanto il moto delloscillatore rapidamente si smorzava: era
transitorio, mentre la parte stazionaria vedeva la vittoria della forzante. Qui per subentra un secondo
parametro, e cio che il fattore di amplificazione, dipende, e molto, dal rapporto tra la frequenza della
forzante e la frequenza delloscillatore, tra la velocit angolare della forzante e la velocit angolare
delloscillatore. Tra frequenza, periodo e velocit angolare ci sono operazioni banali perch =2/T, la
frequenza linverso del periodo, quindi f=1/T=/2. Sono grandezze equivalenti tra di loro: se ne
conosco una, conosco le altre. Posso quindi scegliere come variabile indipendente quella che pi mi fa
comodo in quel momento: quindi il periodo, la frequenza, la velocit angolare sono assolutamente
indifferenti, cio posso usare, delle tre, quella che preferisco. Altro fatto importante che loscillatore
elementare, che apparentemente permette [], in realt poi lui a scegliere quanto rispondere alla
forzante. Quindi, apparente vittoria della forzante, ma, in realt, effettiva vittoria delloscillatore
elementare, che risponde pi o meno alle forzanti a seconda del rapporto , quindi a seconda di quanto la
velocit angolare della forzante sia vicino a quella delloscillatore, loscillatore risponde pi o meno:
amplifica o addirittura deamplifica. Quindi loscillatore pu diventare addirittura sordo alla forzante: se
cresce abbastanza, cio se la velocit angolare della forzante sufficientemente piccola [], loscillatore
non vede pi la forzante. Questa cosa si vede, per esempio, sperimentalmente, in modo semplice, [] vi
mai capitato viaggiando su un autobus di vedere i mancorrenti, soprattutto quelli nella parte posteriore
dellautobus, quando lautobus fermo col motore al minimo entrare in risonanza. Quindi sembra che
lautobus si stia rompendo: cominciano a vibrare freneticamente. Non appena lautista accelera, cio non
appena lautista cambia la frequenza, la risonanza finisce e quella vibrazione che cera sulla piattaforma
posteriore sparisce. E da questi fenomeni siamo circondati, cio ogni volta che abbiamo a che fare con
vibrazioni assistiamo sempre, se la forzante ha velocit angolare variabile, a tutte e tre queste situazioni, al
crescere della velocit angolare della forzante: da una forza statica, a una forte amplificazione, a una
scomparsa della forzante, unapparente scomparsa della forzante (loscillatore non risponde pi).
Vediamoci un attimo il foglio di calcolo. Per esempio, abbiamo come variabili indipendenti, di nuovo le
condizioni iniziali delloscillatore (le stesse costanti che avevamo con loscillatore elementare: sono quelle
che definiscono la posizione iniziale delloscillatore elementare quando gli applico la forzante),
contemporaneamente definisco anche delloscillatore elementare e (o , il coefficiente di
smorzamento) delloscillatore elementare. Qui avete, invece, i parametri dipendenti dalla forzante, quindi
quanto vale l della forzante, quanto vale langolo di fase della forzante, etc. Mandiamo il grafico: il
tratteggiato sarebbe come oscillerebbe loscillatore elementare da solo. Qui vedete la situazione al variare
di : quando =1,8, quindi abbiamo [] la risonanza (f quasi il doppio di ), abbiamo landamento della
linea blu; quando vicino alla risonanza (=1,1) la linea verde va fuori grafico, non vediamo i punti a
tangente nulla (gli spostamenti sono decisamente pi grandi); quando =0,55 rientriamo in una situazione
[]. quindi al variare di questo rapporta, varia drammaticamente lo spostamento, la velocit,
laccelerazione delloscillatore, in altri termini la risposta delloscillatore alla forzante. Il foglio interattivo,
i parametri sono tutti correggibili: si tratta di giocarci un pochino e potete vedere cosa succede al variare
dei parametri. Limportante che sia chiara limportanza di e di come influisce sul moto delloscillatore
elementare.
La domanda che dovrebbe nascervi spontanea : perch [] lo spostamento? Cio, se la forzante sempre
la stessa, perch a seconda di qual il rapporto la stessa forzante produce effetti cos diversi
sulloscillatore? Cio qual la ragione fisica? La risposta che le forze dinerzia non sempre sono in
opposizione, cio noi abbiamo questidea che f=ma e quindi f-ma=0, cio che le forze dinerzia siano
sempre opposte allazione [], ma nel caso delloscillatore non affatto detto che sia cos, cio pu
tranquillamente succedere, per via degli angoli di fase, per via degli sfasamenti angolari, che le forze
dinerzia risultino in fase invece che in opposizione. Se le forze dinerzia per caso risultano in fase rispetto
alloscillatore, ecco che la forza dinerzia, invece che ridurre leffetto della forzante, lo amplifica. Ed ecco
perch al variare di , la stessa forzante possa produrre
effetti cos diversi: li produce proprio perch le forze
dinerzia di posizionano in modo diverso rispetto alla
forzante, in certi momenti sono addirittura in fase
(risonanza) con la forzante. Questa cosa si legge
abbastanza chiaramente da questo grafico che riporta i
valori dellangolo di fase e si vede che langolo di fase, al
variare di , pu diventare, espresso in radianti, f=3,14,
[], cio vi pu addirittura passare dallaltro lato e
guardate quanto velocemente avviene questo
cambiamento: fino ad un certo punto la forza dinerzia fa
[], cio soccombe, poi, avvicinandosi a =1, quasi di colpo, cambia, e significativamente, il suo angolo di
fase, andandosi a mettere, sostanzialmente, con lo stesso segno della forzante e quindi spingendo la
forzante. Questoperazione la potete di nuovo assaporare facilmente: vi accostate ad un cartello stradale di
quelli piccoli, ad altezza duomo: un divieto di sosta o dare la precedenza. Afferrate con il braccio destro se
siete destri, sinistro se siete mancini, il bastone e cominciate a spingere e tirare: state applicando una
forzante, magari non proprio sinusoidale, ma state cercando la frequenza di risonanza del bastone. Ad un
certo punto, stranamente, sentirete, specie se non perfettamente infisso, cio se gi qualcun altro ha fatto
lo stesso gioco, sentirete il bastone muoversi di pi, anche se la forza che state applicando sempre la
stessa. Quindi ad un certo punto comincer a cedere. Se voi insistete potete arrivare a romperlo o ad
estrarlo da terra, lo stesso giochino che fate destate quando piantate lombrellone. Anche l state cercando
di entrare in risonanza col movimento che fate: non state solo scavando la sabbia, ma state cercando di
entrare in risonanza con lasta dellombrellone. Quando entrate in risonanza la infiggete pi facilmente.
Quindi, di nuova, anche la risonanza ci circonda, magari non sapremmo scriverne le equazioni differenziali
o, peggio ancora, integrarle, ma sicuramente, come fenomeno, ci siamo imbattuti nella risonanza,
labbiamo incontrata. Quando tocchiamo qualche cosa dincastrato, ci viene quasi spontaneo spostarci
avanti e indietro per spingerlo e tirarlo alla ricerca della sua : siamo la forzante che sta cercando di
allinearsi all delloscillatore.
Da quello che abbiamo visto abbastanza evidente che per caratterizzare la risposta di una struttura al
sisma non basta aver esaminato il sisma: ce lo siamo appena detto, poich il sisma produce
sostanzialmente diversi su strutture diverse. Quindi, per valutare la risposta di una struttura al sisma,
dobbiamo considerare tutte due: il sisma e la struttura, cio dobbiamo cercare una forma di
rappresentazione che sia aderente a tutte due le grandezze in gioco: le caratteristiche delloscillatore da
un lato, la struttura, le caratteristiche del sisma dallaltro. Ci stiamo spostando dalle oscillazioni forzati alle
oscillazioni prodotte dal sisma, cio stiamo per creare il termine al secondo membro f (t) , la forzante,
partendo dagli strumenti dinamici, cio stiamo per ipotizzare laccelerazione del terreno per caratterizzare
linput dinamico delloscillatore. Intanto chiamiamo le accelerazioni con cui si muove il terreno,
ACCELERAZIONI DI TRASCINAMENTO, trascinamento perch trascinano ledificio. Cio nel momento in
cui il terreno si muove, ledificio si muove con lui, viene trascinato: quindi accelerazioni di trascinamento.
Le accelerazioni di trascinamento, ovviamente, variano nel tempo in intensit e verso perch partono da
zero, raggiungono il massimo in intensit, poi la zeta cambia di segno, cio torna indietro, raggiungono il
massimo opposto e cos via. Di conseguenza fanno oscillare ledificio e quindi si riportano a situazioni
simili a quelle che abbiamo visto: una forzante e un oscillatore. Il moto del terreno che induce forzante
nelledificio, sfruttandone la massa, cio il termine mxg una forza; ledificio ha frequenze proprie e quindi
oscilla sotto lazione di questa forza variabile nel tempo rispondendo pi o meno a seconda del rapporto
tra la propria e l della forzante. Quindi vediamo di che si tratta la FORZANTE SISMICA. La prima
operazione banale: chiediamo che fs (t) = m!! xg . Questa mxg ce la siamo gi portata a secondo membro,
quindi scriveremo mxg: lavevamo presa dal primo membro u(t) !! + !! xg (t) . Quel termine, che noto perch
come si sta muovendo il terreno lo conosciamo perfettamente, abbiamo le nostre registrazioni
accelerometriche, quel termine lo porto al secondo membro, lo uso come forzante per far muovere il mio
oscillatore. In primissima istanza della variabilit col tempo di !! xg (t) si pu tener conto o no, tant vero

che noi utilizziamo modellazioni statiche e modellazioni dinamiche per le azioni sismiche, cio le azioni
sismiche le possiamo anche modellare staticamente. Vedrete che la norma, in prima istanza, vi suggerisce
delle possibilit con modellazione statica. In
particolare, se volete un quadro complessivo di
come si modellino le azioni lo vedete qua:
possiamo fare unanalisi statica e modellare il
terremoto indirettamente tramite forze. La mxg opportunamente amplificata, moltiplicata per quel fattore
2-3 corrispondente alla risonanza, la applichiamo come forza statica alla nostra costruzione. []. Possiamo
fare unanalisi modale, che ancora unanalisi indiretta tramite forze perch ancora [] ed quella che ci
riesce in questo momento meno chiara (per capirla, dovremmo parlare di oscillatori non a single degree of
freedom, ma di oscillatori con multi degree of freedom, cio pensare a degli oscillatori che hanno pi gradi
di libert: per esempio, invece che un lecca-lecca da solo, tanti lecca-lecca uno sullaltro; un edificio che ad
ogni piano ha la sua massa, la pallina, ma che ha tanti piani). Oppure, con quella che sembrerebbe la pi
spontanea, ma che in termini analitici anche la pi complicata, potremmo modellare direttamente le
accelerazioni del terreno. Il SAP attrezzato per farlo, cio voi potete infilare un accelerogramma sotto la
vostra costruzione per fargli muovere il terreno sotto i piedi e la costruzione risponder con la sua
risposta dinamica: leggerete ovviamente una variabilit temporale, cio leggerete che le sollecitazioni sulla
vostra costruzione variano istante per istante e vi chiederete, per esempio, quali siano le sollecitazioni
massime trovando che il SAP vi fornisce o la time history, cio la storia temporale (istante per istante le
varie sollecitazioni) o linviluppo (cio vi dice, tra tutte le sollecitazioni che si sono presentate, quali sono
quelle massime). Ovviamente venendo dalla statica e arrivando alla dinamica tutto si complica, mentre la
rispondenza del modello alla realt migliora. Quindi questa la rappresentazione ridotta, quella pi
semplice, perch siete abituati a forze statiche; questa la rappresentazione pi realistica, ma quella che vi
meno congeniale perch con accelerazioni poste al piede non avete mai lavorato. In tutto questo c
unipotesi implicita, che val la pena di dirsi: che ledificio, per il terreno, devessere come la pulce per il
cane. Cio non che il cane, per il fatto che gli saltata in groppa una pulce, modera il suo movimento:
corre pi lento, si scuote con un periodo diverso. Il terreno non si accorge delledificio: questo il
presupposto. Quindi laccelerazione che affidiamo la stessa che abbiamo registrato in campo aperto,
quindi in assenza di edifici. Questa cosa non sempre vera: se ledificio che sorge l il pilone del ponte
sullo Stretto di Messina, supponendo che mai si faccia, chiaro che il terremoto se ne accorger eccome
che, mentre galoppava tranquillo, ha sbattuto contro un pilone del ponte dello Stretto di Messina, quindi
non conserver il suo moto, cambier in funzione delloggetto che ha incontrato. In generale questa cosa la
trascuriamo, cio il terremoto, una volta libero, quello che noi registriamo in piena libert, cos com lo
affidiamo sotto la costruzione, con il presupposto che ledificio sia un fatto cos trascurabile per il terreno,
che il terremoto non cambi per il fatto delledificio. In realt, oggi abbiamo tante registrazioni reali: non
che non cambia affatto, un pochino cambia. Abbiamo tante registrazioni fatte a cento metri dalledificio,
altre fatte sulle fondazioni delledificio: il terremoto cambia, anche se poco. Noi, per semplicit,
prescindiamo da questo problema, perch, se dovessimo tenerne conto sarebbe troppo complicato. Quindi,
registriamo in campo aperto, applichiamo sotto ledificio: tale e quale, senza tenere conto che se abbiamo
una massa applicata al terreno, il terreno, necessariamente, ne risente. Come vi diceva, non appena
usciamo dalle forze statiche, non esiste risposta indipendente alla forzante: in funzione della risonanza, la
risposta cambia. Quindi a parit di forzante non si ha una riposta unica, ma la risosta dipenda dalla
struttura che sta ricevendo la forzante. Questa cosa, se ci pensate un attimo, veramente una novit: voi
siete abituati ad avere una risposta unica. Non che la stessa forza statica applicata a strutture con
caratteristiche dinamiche diverse produca effetti statici diversi, produce gli stessi effetti statici. la prima
volta che vi imbattete in una forza che interagisce con la struttura, quindi la risposta non pi unica: la
risposta cambia al cambiare della struttura. Questa cosa la capiremo molto meglio pi avanti, tenetevela
da parte un attimo, anche se non avete capito bene cosa vuol dire: la riprenderemo in tanti modi che alla
fine vi sar perfettamente chiara. Attenti a questo fatto: la risposta della struttura diversa a seconda del
rapporto tra le caratteristiche della struttura e le caratteristiche del terremoto, a seconda di . La
modellazione tramite accelerogramma. Vi dicevo: il SAP perfettamente in grado di utilizzare il sisma
espresso tramite accelerogramma. Val la pena di crearsi un lessico sugli accelerogrammi, cio di sapere
come costruiamo gli accelerogrammi. Diciamo che ne abbiamo diversi tipi. Intanto gli accelerogrammi
naturali: venuto un terremoto, ho registrato le accelerazioni che produceva, di conseguenza ho raccolto
unaccelerogramma; quellaccelerogramma lo infilo sotto il mio edificio. Ci sono poi gli accelerogrammi
simulati: per esempio, mettono insieme pezzi di accelerogrammi naturali, a comporre un nuovo
accelerogramma. E ultimo, ma non ultimo, c un generatore di accelerogrammi: abbiamo programmi
perfettamente in grado di generare un segnale che assomiglia ad un accelerogramma naturale. Quindi vi
chiederete: ma perch tutta questa complicazione? Perch non sempre registriamo gli accelerogrammi
naturali del terreno, cio noi lo registriamo dove abbiamo laccelerometro e possiamo registrare il segnale.
Magari siamo troppo vicina alla faglia o troppo lontani dalla faglia: il segnale troppo forte, quindi troppo
particolare oppure un segnale troppo leggero per essere significativo. In realt noi, per progettare le
nostre strutture, vorremmo un segnale medio che possa ben simulare i terremoti che mediamente
sincontrano. Ecco quindi la voglia di produrre degli accelerogrammi su misura che ci caratterizzano.
Ricompare qui di nuovo il termine spettro di risposta che gi abbiamo visto nella normativa. Noi siamo
in grado di generare accelerogrammi artificiali a partire da spettri di risposta. Cosa siano gli spettri di
risposta lo vedremo pi avanti.
Vediamo quindi come rappresentiamo lazione sismica in maniera indiretta o in maniera diretta. In
maniera diretta da sismologo: registriamo il fenomeno, laccelerogramma, per capirci, e diciamo che
quellaccelerogramma rappresenta il terremoto. Oppure, pi comodamente, non registriamo
laccelerogramma, ma registriamo gli effetti dellaccelerogramma sulla struttura, cio rappresentiamo il
modo con cui la struttura risponde al terremoto. Fin qui abbiamo visto i termini di rappresentazione o
dellazione o degli effetti. Possiamo per incrociarlo a matrice perch possiamo anche fare una
rappresentazione deterministica sia dellazione sia degli effetti o una rappresentazione probabilistica sia
delle azioni che degli effetti. Vedete ricorrere il termine trasformata di Fourier, a che ci serve? Per quanto
riguarda il terremoto la trasformata di Fourier ci serve per decomporre un accelerogramma complicato in
sinusoidi: proprio lo scopo tipico della trasformata di Fourier. Se andate in rete e digitate fft (fast
Fourier transform), vi escono decine di programmi gratuiti per fare questa trasformata, cio per
decomporre qualunque segnale in una somma di sinusoidi. il modo con il quale ascoltiamo la musica
oggi: quando leggete rappresentazione analogica o rappresentazione digitale state semplicemente
leggendo se quella musica stata registrata cos comera o se stata registrata, decomposta nelle sue
sinusoidi e ricomposta a darne una sua rappresentazione digitale. Ovviamente non pensate di usare poche
sinusoidi! Per avere una rappresentazione ragionevole di un terremotino ce ne vogliono 1000-1500 di
sinusoidi. Quindi la rappresentazione attraverso la trasformata di Fourier rapida (per modo di dire,
rapida perch abbiamo dei programmi che la fanno, se la dovessimo fare a mano ovviamente andremmo ai
pazzi). Quindi sul versante terremoto vi si chiarir adesso, spero, il perch abbiamo parlato di oscillatore
elementare e di costante sinusoidale: disponendo della fft immediato decomporre ciascun terremoto in x
sinusoidi, poi prendere una sinusoide, applicarla al nostro oscillatore, ottenendo la risposta delloscillatore.
E poi combinare le mille sinusoidi per avere la risposta delloscillatore ad un accelerogramma. Quindi
decomponiamo lazione in sinusoidi per metterci nelle condizioni, che ben conosciamo, di oscillatore
elementare con costante sinusoidale, risolvere in forma chiusa, per poi risommare tutte le risposte a dare
la risposta complessiva. Quindi la trasformata di Fourier che stiamo citando questa. Tutto ci [], cio
non che io mentre disegno laccelerogramma, gli attribuisco anche un intervallo di confidenza (e quindi
ho chiaro che quellaccelerogramma ha un valore medio, ma intorno a quel valore medio ho una variazione
continua, random, e quindi quel fenomeno pu essere descritto in termini probabilistici). Quando seguo la
linea deterministica (accelerogrammi, velocigrammi, spostogrammi) sto pensando []: ho un
accelerogramma preciso, lho registrato, quello: nella realt dei fatti non cos. Il fenomeno un
fenomeno che ha un valore medio, che ha delle variazioni, delle incertezze, dei coefficienti di valutazione
intorno al valore medio, coefficienti di valutazione che sono chiaramente []. Esiste quindi tutta un'altra
serie di equazioni che mi descrivono il fenomeno in termini probabilistici. Limportante che vi ricordiate
che esistano. In realt noi ci ritroveremo sempre su questa linea. Se ci fossero costruzioni in zona sismica 2
ci occuperemmo di []. In realt ci accontentiamo di una descrizione solo deterministica e quindi ci
muoviamo solo su questa linea o modellando direttamente lazione o descrivendo le conseguenze che
lazione produce, per sempre in termini deterministici, senza incertezze: valori medi. Ovviamente il fatto
che noi seguiamo soltanto questa linea non vuol dire che non ci sia stato qualcun altro che ha seguito
questa e ha quindi individuato il terremoto medio []. Quindi la pericolosit sismica dellINGV
chiaramente definita in termini probabilistici, tant vero che ci fornisce valori medi nellintervallo di
confidenza: noi ci riferiamo []. Per la pare probabilistica se la volessimo ci sarebbe, cio ci sarebbe
relativamente facile chiederci: sto usando qui un terremoto di una certa intensit, che incertezze ho?
Quanto pi grande o quanto pi piccolo potrebbe essere il terremoto qui? La modellazione di INGV ci
darebbe questi dati, cio ci consentirebbe di valutare sia il terremoto in eccesso rispetto al terremoto
medio sia il terremoto in difetto rispetto al terremoto medio. Noi ci riferiamo al terremoto medio. Tutto
questo per dirvi: attenzione che i nostri numeri sono riferiti a valori medi, quindi il terremoto pu
benissimo essere pi forte del previsto in un sito o pi debole del previsto in un sito, cio un fenomeno
tipicamente aleatorio. Noi, per comodit, per semplicit di calcolo, ci riferiamo ai valori medi, ma i valori
medi hanno probabilit 50% di essere ecceduti e 50% di non essere superati, quindi il valore a cui ci
riferiamo pu tranquillamente portarci a stime delleffetto del terremoto minori di quelle che
corrisponderanno ad un terremoto che effettivamente si verifica. Abbiamo scelto la media per risparmiare,
perch non possiamo spendere tutto il denaro che sarebbe necessario per confrontarsi con i valori pi alti,
cio per allargare il nostro intervallo di confidenza, per fare un intervallo di confidenza del 95%. Se
volessimo un intervallo di confidenza del 95% dovremmo fare valore medio + 2 volte la [] standard, che
sarebbe dei valori troppo forti. Quindi ci accontentiamo dei valori medi, ma bene che vi ricordiate che
sono valori medi, che il terremoto pu essere tranquillamente []
o decisamente pi alto dei valori per i quali abbiamo progettato.
Qui vedete un terremoto vero, vedete come lo si rappresenta:
chiaramente tanto pi siamo vicini agli epicentri, tanto i colori
sono pi scuri e le intensit sono pi elevate, tanto pi siamo
lontani dagli epicentri, tanto i colori diventano pi chiari e le
intensit sono pi basse. State vedendo che anche per California le
isosiste non sono circolari, cio anche qui state vedendo che,
nonostante di forma difficilmente definibile, sono sicuramente pi
vicine ad un ellisse che ad un cerchio. Se ci teniamo ad una
progettazione deterministica, abbiamo registrato il nostro
accelerogramma, ne abbiamo fatto uno spettro di Fourier, possediamo quel migliaio di sinusoidi che ci
servono per trattare il problema nelle forme semplici delloscillatore elementare con costante sinusoidale
operando una sovrapposizione degli effetti. Ovviamente se cambiamo sito e cambiamo direzione, a quello
stesso terremoto corrispondono altre rappresentazioni. Quindi non parlate mai di terremoto senza dire
dove siete e in che direzione state registrando. Infatti i nostri accelerometri vengono abitualmente
orientati Nord-Sud e Est-Ovest, proprio per poterli poi mettere insieme, cio per dire: In direzione Nord-
Sud a 5 km dallepicentro c stato questo, a 50 questo, a 100 questo. Tanto vero che abitualmente si
considerano tre direzioni: Nord-Sud, Est-Ovest, Su-Gi. E cos siamo sicuri della direzione nella quale
stiamo leggendo. Qui vediamo un accelerometro reale registrato ad 81 km dallepicentro in direzione
Nord-Sud. Converrebbe leggerlo dal basso verso lalto, cio cominciare a guardare gli spostamenti per poi
andare alle velocit e le accelerazioni. Ovviamente noi le accelerazioni non le percepiremmo proprio,
probabilmente ci accorgeremmo degli spostamenti. Quindi in direzione Nord-Sud avremmo assistito a
questi spostamenti, niente di drammatico, come vedete: qualche centimetro. Anche le accelerazioni niente
di eccezionale: non per altro, ma siamo a 81 km dallepicentro, quindi siamo abbastanza lontani dal
terremoto. Pensate al terremoto de LAquila e a come lavete sentito a Roma specie se eravate per strada
(dovevate essere per strada alle 3 di notte, non era tanto facile), per non ve ne sareste accorti laddove
foste stati al settimo-ottavo piano di un palazzo avreste sentito [] forte, ma su entit di questo genere, su
accelerazioni al suolo di questa entit (5% di g).
Ovviamente parliamo di componente orizzontale:
Nord-Sud. Vediamo com la decomposizione: come
la decomporremmo, cio come sarebbe la
trasformata rapida di Fourier? Sarebbe una cosa
fatta in questo modo. Quindi ci servirebbe
lampiezza, langolo di fase e la velocit angolare.
Con ci tireremmo fuori una sinusoide e, mettendo
insieme almeno un migliaio di sinusoidi, avremmo
una discreta rappresentazione dellaccelerogramma.
Come vedete, al variare della frequenza, si hanno
ampiezze fortemente variabili, angoli di fase
evidentemente variabili. Abbiamo in ascissa la frequenza, che dipende direttamente dalla velocit angolare
e, quindi, tramite la velocit angolare, possiamo leggere le
componenti. Non fatevi ingannare dal diagramma: gli angoli di
fase vi dicono quante sono le componenti da considerare. [].
Meno di mille sinusoidi non servono a niente. Qui al solito, per
ricapitolare le cose che si fanno, vedete diverse ampiezze,
diverse costanti, diversi angoli di fase. Tutta questa storia ve la
sto facendo per farvi poi vedere cosa fa questo terremoto
sulloscillatore elementare, cio per farvi capire meglio quanto
loscillatore elementare selezioni le frequenze a cui lui
sensibile. Ci siamo detti che la
risonanza ci racconta che lo stesso
terremoto, su die oscillatori
elementari diversi produce effetti diversi, ma una cosa raccontarselo cos, una
cosa sovrapporre un preciso oscillatore elementare, un preciso terremoto e
vedere che succede alloscillatore elementare che ha la sua frequenza propria
quando gli sovrappongo quel terremoto. Quindi se vi chiedete dove voglio
andare a parare, voglio andare a parare l! Vediamo come vanno le
decomposizioni usando 10 armoniche, 100 armoniche, 1000 armoniche. Vedete
sotto il terremoto vero e sopra lapprossimazione con 10 armoniche: come
vedete pessima. Cio coglie certe punte, ma sostanzialmente come simulatore
del segnale reale zero, pochissimo fedele. Se uso 100 armoniche gi la
situazione va decisamene meglio, anche se quei rossi che vedete non mi
piacciono perch mi indicano il fatto che il mio segnale simulato si scosta dal
mio segnale reale. Quel rosso che compare nellombra significa: sto simulando
cose non esistono. Se, finalmente, vado a 1000 armoniche i due segnali
cominciano ad essere significativamente sovrapposti, tant vero che non
riuscite a distinguere luno dallaltro. Quindi, intanto, sicuramente, la fft lavora
con un numero di sinusoidi sufficienti. Risposta delloscillatore elementare nei
tre casi. Quindi se sotto abbiamo un oscillatore elementare su un terremoto
vero, qui vediamo come risponderebbe per 10, per 100 e per 1000. Vedete che avremmo delle risposte
totalmente diverse a seconda del numero di sinusoidi che tiene in considerazione. Quindi, da tutta questa
chiacchierata cosa ricaviamo? Che possiamo decomporre gli accelerogrammi in forzanti sinusoidali e
perch questa decomposizione sia efficace, il numero di armoniche utilizzate deve essere molto elevato,
almeno 1000. In precedenza ci siamo detti che apparentemente la forzante a definire il moto
delloscillatore perch il termine transitorio, quello che rispecchia le caratteristiche dinamiche
delloscillatore sparisce quasi subito e rimane il termine stazionario, quello che rispecchia le
caratteristiche dinamiche della forzante. Per fare giustizia anche di questultima affermazione, non ci resta
che incrociare oscillatore elementare e forzante sismica ricordandoci [] amplificazione, cio ricordandoci
che loscillatore elementare risponde bene alle sinusoidi che hanno la sua
stessa velocit angolare e risponde male alle sinusoidi che hanno velocit
angolare diversa. Quindi stiamo vedendo leffetto incrociato dello spettro di
Fourier e dellamplificazione. Allora, per valutare come risponda un
oscillatore elementare, facciamo questo banale giochetto (sono tutte cose
che, se aveste la pazienza di [] la fft, potreste fare anche voi, eh?). Questo
un accelerogramma [], prendo un oscillatore di Fourier [], calcolo la
risposta di questoscillatore per un
periodo pari a 5 secondi. Se invece di
tutto [] ha lo spettro di Fourier [], prendessi soltanto lintervallo
tra 0,4 e o,6 secondi (la finestra bianca). Quindi invece di prendere
tutto lo spettro prendo solo questa finestra. Cosa voglio dimostrare?
Voglio dimostrare che la risposta delloscillatore cambi poco
allampliarsi di questa finestra, cio che loscillatore sente bene solo
le frequenze vicine alla sua e
non sente affatto le altre. Bene,
a riprova di ci, lo spostamento massimo che ottengo limitando alle
sole sinusoidi comprese in questo intervallo (loscillatore ha T=5 s,
quindi mi sto mettendo a 0,1 secondi a destra del periodo
delloscillatore e 0,1 secondi a sinistra: sto considerando, in questo
accelerogramma, solo le sinusoidi che cadono in questo intervallo)
pari all82% dello spostamento massimo considerando tutto lo spettro.
Quindi unottima approssimazione: considerando un intervallo di 0,2
secondi, prendo uno spostamento pari all82% del totale. Al solito in
termini grafici quello che vedete. Ora amplio un po la finestra
raddoppiandone le dimensioni (0,3-0,7 secondi). La risposta il 90% della risposta completa. Vedete come
pian piano sta scomparendo il segnale originale, cio come si stanno sovrapponendo la risposta
delloscillatore a segnale completo e la risposta delloscillatore
con le sole sinusoidi che cadono nella finestra. Finalmente,
vedo quanto contano le diverse sinusoidi sulla risposta del
mio oscillatore. Spero non vi sorprenda scoprire che, a
frequenza 2 s, che linverso di 0,5, si ha la risposta massima.
Cio il mio oscillatore risponde un sacco alle frequenze vicine
alla sua e poi praticamente niente alle frequenze lontane dalla
sua. Il segnale era ben pi ampio. Quindi, effettivamente,
loscillatore, apparentemente soccombente, poi lui che
sceglie come rispondere, proprio in funzione della risonanza,
risuonando pi o meno. Qui il contributo di ciascun
armonica accumulato. Leggete sostanzialmente la stessa cosa.
State vedendo che, quando la frequenza raggiunge i 2 secondi,
di colpo le varie sinusoidi [] dopodich le successive []. Quindi inizialmente non conta nulla, quando
sono circa alla met della frequenza propria delloscillatore, loscillatore
comincia ad accorgersi della forzante. Le forzanti contano sempre di pi
(si sommano i contributi delle diverse forzanti), per, q uando sono
arrivato a 3 secondi, cio a 1,5 volte la frequenza delloscillatore, ormai
ho gi raccolto tutto quello che ero in grado di raccogliere. Da quel
momento in poi, come vedete non centra pi nulla. Quindi loscillatore
filtra le frequenze che gli interessano. Anche questa unoperazione che
vediamo regolarmente in tutti i nostri esperimenti: invece di farlo in termini meccanici, qui lo facciamo in
termini elettronici. []. Diminuisce il segnale delle frequenze che non gli interessano. Qui stiamo operando
in termini meccanici: abbiamo un filtro meccanico che filtra le frequenze che non sono vicine alla struttura
perch []. Qui vedete, per esempio, tra uno 0,6 secondi e un 0,3 secondi, uno stesso terremoto quanto
differisca. La prossima volta metteremo le mani sullo spettro di risposta.
7 novembre 2011 lezione X

Rappresentazione della risposta elastica al sisma


ing. Franco Braga
[] Per capire meglio come guardare lo spettro di risposta bisogna partire dai concetti di pseudo-velocit
e pseudo-accelerazione, quindi fare un passo indietro. Supponiamo che lo spettro di risposta ce lo fornisca
qualcun altro, per esempio la normativa. In generale la normativa, invece di limitarsi a definire la
pericolosit sismica, abbina alla pericolosit sismica, quindi allentit delle accelerazioni al suolo al variare
del periodo di ritorno del terremoto, quelle che abbiamo chiamato [], ci fornisce anche le forme spettrali
corrispondenti. Forme spettrali ossia spettri di risposta. Perch spettri? Perch consideriamo che il
periodo vari da 0 a infinito, quindi diamo tutte le risposte possibili, definiamo totalmente la risposta. La
normativa ci da la LEGGE DI PERICOLOSIT e la FORMA DELLO SPETTRO. In generale i simboli che
utilizziamo sono quelli che vedete: SD, spettro in spostamento, in inglese spostamento=displacement: ecco
perch D; SV, spettro in velocit; SA, spettro in accelerazione. Lo spettro in funzione del coefficiente di
smorzamento che si assume uguale per tutti gli oscillatori, quindi tracciamo curve di risposta spettrale a
smorzamento costante, mentre T varia da oscillatore a oscillatore. Quindi, in sostanza, disegniamo sul
nostro ideale grafico che ha T in ascissa e la risposta in ordinata, curve a =costante al variare di T. Ed ecco
sbucare le pseudo-velocit e le pseudo-accelerazioni. Da dove viene lidea di usarle? Stiamo dicendo che
abbiamo un oscillatore elementare, quindi un oggetto che ha una propria frequenza, una sua armonica
(k/m), il quale, quando sottoposto al terremoto, subisce un certo spostamento x. Allora lidea di
Housner : quale sarebbe la risposta massima in velocit? Correttamente gli si potrebbe dire: Fatti lo
spettro di risposta in velocit. Cio fai passare lo stesso terremoto sotto tutti i tuoi oscillatori elementari e
leggi, per ogni oscillatore elementare, la velocit massima raggiunta, riportati tutti questi punti su un
grafico unico: il luogo dei punti delle velocit massime sar lo spettro in velocit. Perfetto, ci risponde
Housner, per abbiamo a che fare con un oscillatore elementare, cio con un oggetto che sta oscillando con
legge sinusoidale. E allora non posso ricavare la velocit massima direttamente da []? Cio non posso
scrivere che lo spostamento massimo produce una velocit massima max? Questo linsinuante
suggerimento di Housner. chiaro che non esattamente la stesa cosa, per le differenze sono
sufficientemente piccole, sufficientemente piccole da consentirci una valutazione approssimata della
velocit massima raggiunta dalloscillatore: se conosco gli spostamenti massimi che raggiunge, la sua
velocit angolare moltiplicata umax. Perch? Perch una forma sinusoidale sin()u e quindi posso
derivare che moltiplica il valore massimo precedente. Analoga operazione posso fare per la pseudo-
accelerazione: se derivo la pseudo-velocit ho un altro , un 2, ma ancora tutto riferito a umax. Ecco
perch pseudo-velocit, cio lunico dato vero, ricavato facendo passare gli accelerogrammi sotto gli
oscilatori umax: umax la pseudo-velocit, la risposta spettrale in velocit produce qualcosa di
leggermente diverso; 2umax la pseudo-accelerazione, la risposta spettrale in accelerazione sarebbe
qualcosa di leggermente diverso. Ma tutto sta in questo leggermente: la differenza piccola. In generale
li vedete indicati cos: la pseudo-velocit con PV e la pseudo-accelerazione con PA. E sapete che hanno
rispettivamente questa espressioni: umax e 2umax. Si associa anche, a questi due valori, un significato
fisico, che pure non piacevole, abbastanza denso di significati. Qual la massima energia di deformazione
elastica delloscillatore? O, se preferite, qual la massima energia cinetica che loscillatore pu raccogliere?
ku2max. Ovviamente se lavoriamo un pochino per arrivare a , quindi, per esempio, facciamo k/m e
ancora k/m, facilmente arriviamo a scrivere questa relazione: m(PV)2, cio arriviamo a vedere che
lenergia cinetica del nostro oscillatore direttamente proporzionale al quadrato della pseudo-velocit
moltiplicata la massa. Che lenergia cinetica sia mv2 non un segreto. Quindi la massima energia che
loscillatore riesce ad immagazzinare dentro di s attraverso il movimento m(PV)2. Sappiamo
ovviamente anche la massima energia di deformazione che riesce a raccogliere dentro di s:
semplicemente le stiamo leggendo in due punti diversi. La massima energia di deformazione di ha nella
posizione di massima energia di deformazione delloscillatore: loscillatore, rispetto alla posizione di
equilibrio, tutto piegato a destra o a sinistra. La massima velocit si ha quando loscillatore ripassa per la
verticale, per la sua posizione di equilibrio: il quel momento sta andando alla massima velocit. Infatti ha
trasformato tutta lenergia di deformazione che aveva in energia cinetica. Quindi sono due quantit, il
primo membro e il secondo membro, uguali, semplicemente questa il sistema la evidenzia nella posizione
di massima deformazione, questa la evidenzia nel punto di deformazione nulla: quando non ha
deformazione per niente, ha massima velocit; non ha velocit per niente ( listante in cui sta invertendo
lo spostamento, sta tornando indietro), ha deformazione massima. Se non ci fosse smorzamento il nostro
oscillatore elementare oscillerebbe avanti e indietro per sempre tra massima deformazione velocit nulla,
massima velocit-deformazione nulla: andando avanti e indietro e continuamente trasformando,
scambiando lenergia di deformazione massima in energia cinetica ed energia di deformazione massima in
energia cinetica. Altro dato pure interessante quello che si lega a 2umax, perch kumax anche il taglio al
piede del nostro oscillatore. Di nuovo, con due banali passaggi, si vede bene kumax=m(PA). Quindi cos il
taglio al piede del nostro oscillatore? m(PA). Anche questo un dato interessante: sostanzialmente il
tipo dazione che riterremo che il terreno e loscillatore si scambiano. Quindi la pseudo-velocit e la
pseudo-accelerazione, oltre ad avere dei significati fisici immediatamente acquisibili, legato ad unenergia
massima delloscillatore [] il primo, al taglio al piede delloscillatore il secondo, hanno anche questa
facilit analitica: che mentre, per calcolare la risposta massima in velocit dovrei riprendere il mio
accelerogramma e farlo passare sotto tutti gli oscillatori, se lavoro in pseudo-velocit utilizzo lo spettro di
risposta in spostamento e semplicemente moltiplico per ciascuna risposta. ovviamente varia con
continuit perch varia con T, quindi, mentre mi sposto lungo il diagramma, ad ogni punto corrisponde un
diversi, per se moltiplico umax, che nello spettro di spostamento corrisponde
a quel punto, per un , che corrisponde a quel punto, leggo la velocit. E se lo
moltiplico per un 2, quellumax corrispondente a quell, trovo laccelerazione.
Quindi c un significato fisico interessante e una transazione analitica
interessante, facile. Bene, qui vedete che differenze ci siano tra gli spettri in
pseudo-velocit e quelli in velocit; gli spettri in pseudo-accelerazione e quelli
in accelerazione. Sostanzialmente, lascissa logaritmica, come di vede
facilmente dalla distanza tra le partizioni verticali. Come vedete, nei primi tratti,
quando i periodi sono relativamente bassi, diciamo fino a 1 secondo, c una
sostanziale coincidenza tra lo spettro in velocit e lo spettro in pseudo-velocit.
Sostanziale coincidenza che poi si va riducendo man mano che il periodo cresce.
Vedete? Quando il periodo inizia a diventare importante, dalle parti dei 3
secondi, la differenza inizia a diventare significativa. Vi si parla di velocit
relativa, SV, semplicemente perch la velocit noi la esprimiamo in u! , cio con lo
spostamento relativo tra loscillatore e il terreno, quindi per questo che la
chiamiamo velocit relativa. Per laccelerazione situazione analoga. Direi che le
cose vanno ancora meglio in accelerazione. chiara anche la dipendenza dallo
smorzamento: aumentando lo smorzamento, la sovrapponibilit si riduce ad
abbastanza logico perch sto usando , non D, cio non sto tenendo conto
dell smorzato, sto tenendo conto dell privo di smorzamento. Vi ricordate
che D=1-2. per piccolo (qualche %) 1-2 coincide circa con 1, quindi D e sono allincirca
coincidenti. Se cresce, ecco perch al variare di c questa divergenza, ovviamente D diventa pi
piccolo di , cio il mio oscillatore tende a muoversi pi lentamente se c lo smorzamento. Di questa cosa
le formule di Housner, la pseude-velocit e la pseudo-accelerazione, non tengono conto. Ed ecco quindi che
la pseudo-accelerazione approssima peggio laccelerazione al crescere di , oltre che al crescere del
periodo. Lidea di Housner ovviamente piacque allepoca, molto, e quindi molta gente ci lavor sopra, in
particolare Hudson dimostro, appunto, che cera questa buona coincidenza tra gli spettri in velocit e gli
spettri in pseudo-velocit, tra gli spettri in accelerazione e quelli in pseudo-accelerazione. Quindi dimostr
che, sullapproccio di Housner, si potevano fare interessanti []. Qui vedete le cose ancora in altro modo,
in particolare meglio diversificati gli spettri al variare dello smorzamento. State vedendo il rapporto tra lo
spettro in pseudo-accelerazione e lo spettro in accelerazione, quindi vedete meglio la differenza tra i due.
Successivamente ancora qualcuno disse: Ma perch non farli tutti da un lato, perch fare lo spettro di
spostamento per poi derivarlo due volte per avere lo spettro in velocit e in accelerazione? Facciamo lo
spettro in velocit vero e poi integriamo una volta per trovare lo spostamento, deriviamo una volta per
trovare laccelerazione.. Quindi mettiamo il baricentro della nostra attenzione non sugli spostamenti, ma
sulle velocit. Ossia scriviamo queste formule banali: SD (! , " ) = 1 SPV (! , " ) e SPA (! , " ) = ! ! SPV (! , " ) .
!
Supponendo di aver valutato lo spettro in velocit, [] pseudo-velocit, calcoliamoci lo spettro in
spostamento in questo modo SD (! , " ) = 1 SPV (! , " ) e lo spettro in accelerazione in questo modo
!
SPA (! , " ) = ! ! SPV (! , " ) . Qualcun altro, subito dopo, disse: Adesso abbiamo lavorato per ventanni sugli
spettri in spostamento, adesso buttiamo tutto per riferirci alla pseudo-velocit, anzi, alla velocit?. E
allora qualcun altro rispose: Va bene, prendiamo allora come baricentro la pseudo-velocit, in modo che
non buttiamo nulla del lavoro fatto, ma scriviamo ancora queste cose. Quindi lo spettro in spostamento
uguale allo spettro in pseudo-velocit diviso , lo spettro in pseudo-accelerazione uguale allo spettro in
pseudo-velocit moltiplicato .. E su questo approccio ci si fermati. Quindi, si fa lo spettro in
spostamento, si ricava la pseudo-velocit attraverso la moltiplicazione per dello spettro in spostamento,
si fa la pseudo-accelerazione attraverso la moltiplicazione per 2 dello spettro in spostamento. Si scrivono,
per, queste relazioni. Sono piacevoli perch, vedete, una volta abbiamo al denominatore, una volta
abbiamo al numeratore. Ovviamente, come vedete, tutto dipende dallo smorzamento e da .
Questaffermazione direi che abbastanza ovvia (da slide 11: Quindi per ogni accelerogramma possibile
calcolare, in corrispondenza di precisi valori di smorzamento e frequenza naturale, i valori di SPV, SPA, e SD).
A questo punto la seconda trovata di Housner. Se io volessi leggere gli spettri in accelerazione, gli spettri in
velocit e gli spettri in spostamento per uno stesso terremoto, che dovrei fare? Dovrei fare tre diagrammi
distinti. Bene,- dice Housner, che aveva una mente abbastanza subdola, direi posso anche fare ununica
rappresentazione se ho messo le cose in questa forma. Debbo soltanto scegliere gli assi opportuni.. Ossia
devo semplicemente fare il logaritmo di queste due equazioni per accorgermi che se in ascissa metto il
logaritmo copia, improvvisamente i tre spettri li posso rappresentare con un'unica riga. Seguiamo questa
trovatina che tanto banale non . Se io faccio il logaritmo della risposta spettrale in spostamenti e della
risposta spettrale in accelerazione, mi escono fuori queste due []. Noterete che in tutte e due compare
logaritmo della risposta spettrale in pseudo-velocit: una volta le si sottrae il logaritmo di e si ottiene il
logaritmo della risposta spettrale in pseudo-spostamento, una volta le si somma il logaritmo di e si trova
il logaritmo della risposta spettrale in pseudo-accelerazione. Quindi la risposta spettrale in pseudo-
velocit diventa il nucleo della valutazione: se conosco questa tolgo il log e trovo la risposta spettrale in
spostamento, il logaritmo della risposta spettrale in spostamento, se somme log
trovo il logaritmo della risposta spettrale in accelerazione, in pseudo-
accelerazione. E allora, faccio un grafico che ha in ascissa log e in ordinata
logaritmo della risposta spettrale in pseudo-velocit. In questo grafico conduco
due rette inclinate a 45: una il logaritmo della risposta spettrale in
spostamento, laltra il logaritmo della risposta spettrale in pseudo-
accelerazione. banale, conoscendo queste formule e guardando questa
rappresentazione che: cosa sta descrivendo? Sta descrivendo y-x e y+x: sono le
equazioni dinteresse, quelle che vedrete []. [] affondano nella notte dei tempi, per[]. Bene, questo
piano lo chiamiamo piano tetra-logaritmico e scopriamo, con Housner, che possibile tracciare in un unico
grafico tutti e tre gli spettri di risposta. Pu essere comodo, perch in generale pi facile trovare gli
spettri rappresentati in funzione di T che rappresentati in funzione di (attenzione: non cambia nulla, eh?
=k/m, T=2/, quindi il passaggio da a T immediato), per pu essere
pi comodo rappresentare tutto avendo logT in ascissa invece che log
semplicemente di nuovo unoperazione banale permette il cambio, cio la retta
a pendenza positiva diventa quella che rappresenta gli spostamenti, la retta a
pendenze negativa diventa quella che rappresenta le pseudo-velocit. Qui
vedete chiaramente loperazione fatta: si fatto il log. Il log log2 [],
quindi log2, T sta al denominatore e quindi +logT e laltra diventa: +log2-
logT. quindi si scambiano le due rette, in particolare si scambiano la pendenza: questa diventa a pendenza
positiva, questa diventa a pendenza negativa. Quindi anche qui operazione banale. Notate: loperazione
banale, ma lidea non banale per niente [] a rappresentare il tutto con ununica curva. Direte: a che
serve? Lo vedremo adesso a che serve. Serve a molto, serve proprio a capire come funzionano le cose.
evidente che, bench tendente a zero, la risposta spettrale in pseudo-accelerazione tende a coincidere con
la risposta del terreno, cio tende a coincidere con !! xg . Perch? Perch se il periodo diventa nullo vuol dire
che la struttura rigidissima, talmente rigida che si muove con il terreno senza oscillare. E ancora, se T
lo spostamento spettrale coincide con lo spostamento del terreno, cio il terreno pu []. Quindi
attenzione che per T0 tendiamo alla PGA (Peak Ground Acceleration) e per T tendiamo alla PGD
(Peak Ground Displacement). Quindi finiamo sui parametri del terremoto: laccelerazione del terreno, lo
spostamento del terreno. Bene, siamo finalmente in grado di vedere come sono fatti gli spettri in questo
caso. Ecco, questa la faccia di uno SPETTRO NEL PIANO TETRA-LOGARITMICO. Sono interessato a
leggere la velocit? Prendo un punto qualsiasi, per esempio quello corrispondente a un secondo,
facilmente individuabile, mi sposto in orizzontale e leggo questo valore (in ordinata, SPV= 0,1s). Sono
interessato a leggere laccelerazione? Riprendo il mio punto, mi
muovo ortogonalmente allasse degli spostamenti (SPD) e leggo
laccelerazione sullasse SPA. Se mi interessava leggere lo
spostamento? Prendo il mio punto, mi muovo ortogonalmente a
allasse delle accelerazioni (SPA) e leggo lo spostamento sullasse SPD.
Stessa cosa vale ovviamente per un punto qualsiasi, quindi con una
sola curva descrivo tutti e tre gli spettri: spostamento, velocit,
accelerazione. Il fatto che per T0, quindi [], laccelerazione tenda
allaccelerazione del terreno, che cosa vuol dire? Che io potrei
disegnare una retta ortogonale a questo asse (SPA) passante per laccelerazione del terreno e trovare che
questo spettro asintoticamente tende a questa retta, cio tende a schiacciarsi su questa retta mentre T0.
Dallaltro lato, se io tracciassi una retta ortogonale a questultima passante per lo spostamento del terreno,
vedrei che lo spostamento delloscillatore tende asintoticamente a schiacciarsi su questa retta, cio tende a
coincidere con lo spostamento del terreno. Quindi, intanto, avrei
trovato due asintoti: a sinistra laccelerazione del terreno, a destra
lo spostamento del terreno. Supponiamo di tracciare anche la
velocit del terreno: retta orizzontale. Avrei trovato una terza
situazione alla quale il mio oscillatore tende per precisi valori del
logT. Quindi, intanto, avrei trovato tre rette che potrei intersecare
definendo una specie di trapezio. abbastanza facile dimostrare
che il mio spettro di risposta si piazza tutto al di sopra di questo
trapezio. Questo il trapezio di cui vi parlavo: vedete questo
puntinato nero tracciato qua? Le tre rette: laccelerazione del
terreno, la velocit del terreno, lo spostamento del terreno.
Housner, poich non amava le soluzioni interrotte, cio voleva arrivare fino in fondo, suggerisce
dindividuare allinterno dello spettro nel piano tetra-logaritmico sette regioni diverse. Si comincia con una
prima zona, nella quale lo spettro di risposta in accelerazione cos vicino allaccelerazione del terreno,
che uno pu pensare che si sovrapponga allaccelerazione del terreno. Quindi c un primo tratto ed
importante che leggiate i valori di periodo: vedete? I periodo sono piccolissimi: stiamo parlando di 2
centesimi di secondo per arrivare dalle parti di 3,5 centesimi di secondo, 4 centesimi di secondo. Bene, in
queste zone, cio se abbiamo strutture cos rigide da avere questo tipo di periodi, possiamo pensare che
laccelerazione della struttura e laccelerazione del terreno coincidono. Quindi abbiamo un primo tratto
sovrapposto allaccelerazione del terreno. Conviene anche esserci disegnati questi uno, due tre tratti: sono
rispettivamente un tratto ad accelerazione costante e pari allaccelerazione massima che loscillatore in
esame pu raggiungere, un tratto a velocit costante e pari alla velocit massima che loscillatore pu
raggiungere e un tratto a spostamento e pari allo spostamento massimo che quelloscillatore pu
raggiungere (regioni 3-4-5). E abbiamo individuato cinque tratti cos: il primo (regione 1), accelerazione
pari allaccelerazione massima del terreno; lultimo(regione 7), spostamento uguale allo spostamento
massimo del terreno; e questi tre intermedi, accelerazione costante e pari allaccelerazione massima
(regione 3), velocit costante e pari alla velocit massima (regione 4), spostamento costante e pari allo
spostamento massimo (regione 5). Dopodich possiamo completare facendo dei banali raccordi (regioni 2
e 6), cio raccordiamo le rette 1-3 e 5-7. Possiamo addirittura farlo in termini analitici: potremmo mettere
una curva del terzordine che ha questa tangente (regione 1), un flesso e questa tangente (regione 3) e
uguale dallaltra parte. Ricordiamoci che questi valori, accelerazione massima, velocit massima e
spostamento massimo delloscillatore, sono tutti facilmente ricavabili dallo spostamento massimo Dmax
=Vmax, 2Dmax=Amax. E che quindi il fatto che queste siano rette automatico nellusare le pseudo-velocit e
le pseudo-accelerazioni. Quindi, al di l degli arzigogoli dello spettro vero, che molto variabile, Housner,
con questa approssimazione, ci fa capire che cosa ci sia dietro queste oscillazioni, queste variazioni. Ci fa
capire che, nella sostanza dei fatti, la risposta spettrale tende a seguire questandamento:
accelerazione=accelerazione terreno, accelerazione crescente fino allaccelerazione massima possibile,
tratto ad accelerazione costante, brusco passaggio al tratto a velocit costante, brusco passaggio (quindi
con cambiamento di derivata) al tratto a spostamento costante e massimo, variazione fino allo
spostamento del terreno, spostamento del terreno. Quindi il nostro spettro di risposta, in sostanza, ora
confinato da due sistemi di rette: accelerazione del terreno-velocit del terreno-spostamento del terreno,
accelerazione massima delloscillatore-velocit massima delloscillatore-spostamento massimo
delloscillatore. Lo spettro reale deve ballare qui dentro, necessariamente. Pu ballare come vuole, ma
balla in questintervallo: non pu andare n sotto (perch non pu accelerare, velocizzare e spostare meno
del terreno) n sopra, ad esclusione di picchi (accelerazione massima delloscillatore-velocit massima
delloscillatore-spostamento massimo delloscillatore). E ancora
vediamo che ci sono dei periodi in cui gli oscillatori possono
raggiungere le accelerazioni massime: sono gli oscillatori il cui
periodo va da 0,125s a 0,5s; ci sono altri oscillatori che non possono
raggiungere le accelerazioni massime, solo le velocit massime, il cui
periodo va da 0,5s a 3s; e finalmente degli oscillatori che non possono
raggiungere n le accelerazioni massime n le velocit massime, ma
solo gli spostamenti massimi, e sono quelli il cui periodo va da 3s a
10s. Quindi questa descrizione degli spettri proposta da Housner, che
fortissima perch in termini analitici ci consente di cogliere dei
comportamenti che diversamente non saremmo stati in grado non
dico di descrivere, ma di comprendere. Non ci saremmo accorti che i
sono oscillatori capaci di accelerazioni massime, ma per i quali, per esempio, le velocitlo vedete, no? Per
esempio, un oscillatore che sta qui in mezzo (0,125<T<0,5s), sta sulla curva ad accelerazione massima, ma
in termini di velocit pu stare addirittura sotto la velocit massima del terreno. Quindi pu avere
unaccelerazione maggiore di quella del terreno, ma una velocit pi piccola della velocit del terreno. Un
oscillatore che sta qua (0,5<T<3s), non avr mai, non potr mai raggiungere le accelerazioni massime che
gli oscillatori raggiungono. Perch? Perch se sta qui, la sua accelerazione massima sar qui (al di sotto
dellaccelerazione del terreno=linea nera puntinata a), mentre gli oscillatori possono arrivare almeno qui
(accelerazione del terreno=linea nera puntinata a). Analogamente per gli spostamenti: un oscillatore che
capace di grandi spostamenti (3<T<10s), non potr raggiungere mai le velocit massime e ancora di meno
potr raggiungere le accelerazioni massime. Quindi, non appena abbiate banalmente capito come si legge il
diagramma, immediatamente vi si spalancher un mondo, cio capirete immediatamente come
lingegneria sismica abbia spazi decisionali molto ampi, perch voglio produrre qualcosa che abbia
accelerazioni basse, taglio al piede basso, che non abbia grandi [], che [], cio che abbia un piccolo e
un T grande. Se ha un piccolo e un T grande avr accelerazioni basse. Che cosa comporter questo?
Comporter avere spostamenti alti. Da che lo vedo? Lo vedo andando sul piano tetra-logaritmico alla retta
sulla quale leggo gli spostamenti. Quindi: voglio fare una struttura che ha accelerazioni basse? Devo
consentirle di spostarsi molto, quindi sar una struttura che si sposta molto. Viceversa, voglio una
struttura che si sposta poco? Allora non ne posso fare a meno, devo avere alte accelerazioni. Non si scappa,
non una scelta: non posso avere insieme accelerazioni basse e spostamenti bassi. O accelerazioni basse o
spostamenti bassi. Quindi non solo una rappresentazione utile perch in un unico grafico leggiamo tutte
le caratteristiche del terremoto, ma una rappresentazione utile perch ci consente di qualche funzione.
Se ci illudevamo che fosse possibile progettare una struttura capace di accelerare poco e di spostarsi poco,
priviamoci di questa illusione. Mettiamola insieme alle altre illusioni che, a partire dalla nascita abbiamo
perduto: non possibile. Accelerazioni basse, spostamenti alti; spostamenti bassi, accelerazioni alte.
Quindi decidiamolo subito e rassegniamoci: o una strada o laltra. Notate che questi periodi hanno dei
nomi precisi. Li troverete con questi pedici (A, B, C, D, E, F) in tutte le normative, cio la rappresentazione
tetra-logaritmica cos forte che sostanzialmente tutte le normative del mondo la adottano ancora (la
proposta di Housner di 50 anni fa, circa una ventina danni dopo quella degli spettri di risposta) e tutte le
normative la chiamano con i pedici che a suo tempo Housner sugger. TA la frontiera tra la zona in cui
laccelerazione coincide con laccelerazione del terreno e la zona nella quale laccelerazione delloscillatore
comincia a crescere rispetto allaccelerazione del terreno; TB la frontiera tra la zona nella quale
questaccelerazione sta crescendo e quella in cui questaccelerazione raggiunge un valore massimo e si
ferma a quel valore. Anche questo interessante, cio inutile progettare, nel senso che, se il vostro
oscillatore ha un periodo tra 0,125 e 0,5 secondi, voi potete aumentarlo o diminuirlo il periodo:
laccelerazione massima sempre quella . Quindi ahi voglia a progettaresempre da quellaccelerazione
massima si dipende. Fino ad arrivare a TC: quando si supera TC improvvisamente laccelerazione massima
comincia a decrescere, mentre la velocit ha raggiunto il valore massimo e si stabilizza sul valore massimo.
Quindi sono oscillatori che si pigliano tutta lenergia che il terremoto gli pu dare e se la beccano tutta.
Sono quelli ingordi di energia. E anche qui inutile ricamare: se il mio periodo cade in questintervallo
(0,5<T<3s), se mi sposto dentro non cambia nulla: lenergia che mi succhio sempre quella . Finch non
arrivo a TD. Quando arrivo a TD (qui stiamo parlando di una struttura elastica, quindi stiamo parlando di
energia cinetica, ma lenergia cinetica, siccome loscillatore elastico, tutta quella che il terremoto gli pu
dare) improvvisamente la velocit comincia a calare, mentre lo spostamento ha raggiunto i valori massimi
e si mantiene costante sui valori massimi per tutto lintervallo del periodo. Guardate a che periodi siamo:
entriamo nella zona a spostamenti costanti intorno a 3 secondi e fino a 10 secondi diamo nella zona a
spostamenti massimi. Quando loscillatore diventa ancora pi lento ma stiamo parlando, non so, avessimo
un grattacielo alto un km, potremmo pensare che stiamo da queste parti. Quindi sarebbe interessante: uno
starebbe in cima al grattacielo vedrebbe a terra la gente che si agita, lui starebbe l sopra e sentirebbe un
morbido, delicato movimento. E forse non lo sentirebbe neanche perch, siccome stiamo parlando di
spostamenti relativi, vedrebbe solo che il piede del grattacielo si sta spostando, mentre lui rimane
sostanzialmente fermo. E finalmente, crescendo ancora, superati i 15 secondi, si andrebbe dalle parti dello
spostamento coincidente con lo spostamento del terreno. Queste sono, come detto, le tre caratteristiche
del terreno: laccelerazione, la velocit e lo spostamento. Questa la definizione []. Quindi, lo spettro
vero ingabbiato tra due spettri un po schematici, la risposta del terreno: laccelerazione, la velocit e lo
spostamento del terreno; la risposta della struttura: laccelerazione massima, la velocit massima, lo
spostamento massimo. Questi periodi []. Ed ecco i sei []. E
questo []. Notate la differenza tra accelerazione spettrale e la
pseudo-accelerazione spettrale. []. La pseudo-velocit legata
allenergia cinetica massima, la pseudo-accelerazione legata al
taglio al piede massimo. Vediamo
questi spettri. Qui il segnale, questa
la risposta in spostamenti.
Ovviamente da questa sarebbe
immediato passare alla pseudo-velocit e alla pseudo-accelerazione con
semplici moltiplicazioni ( o 2). E qui vedreste i tre diversi spettri. Notate che
faccia diversa hanno quando sono separati da quella che hanno poi
nella rappresentazione in tetra-logaritmico. Qui vedete che succede
variando : al crescere di la risposta spettrale ovviamente tende a
calare sempre perch molta dellenergia del terremoto in arrivo viene
dissipata dallo smorzatore inerziale, quindi queste curve le vedete
scendere man mano che sale. Via via la risposta del celeste sta
sempre sotto a tutti (cito colori, ma non so mai che colori state
vedendo voi, questi sono abbastanza simili). La risposta del celeste
sempre pi bassa della risposta del nel nero, del blu.
Queste cose ce le siamo gi dette. Qui vedete, per esempio,
come si potrebbe ricavare la pseudo-accelerazione. Cio
se io vi dicessi: Il terremoto produce uno spostamento
massimo su questo oscillatore di 1 cm. Qual il taglio al
piede?. Domanda a prima vista priva di risposta, in realt
dotata di risposta banale: basta valutare la pseudo-
velocit e la pseudo-accelerazione e andare a vedere [] il
taglio al piede. Quindi se conosco loscillatore (massa e
rigidezza) e so qual la risposta spettrale in spostamento, automaticamente so quanta energia sviluppa il
terremoto col taglio al piede. un passaggio banale, semplicissimo.
Veniamo alla NORMATIVA. La normativa, purtroppo, non sono riuscito a
scriverla in []. Non ho capito perch ancora oggi, diciamo, ma cos andata.
E quindi qui vi trovate sostanzialmente il solo spettro in accelerazione.
Spettro in accelerazione espresso nel modo che vedete. Questi sono i valori
di riferimento: ag laccelerazione massima convenzionale del terreno, la
PGA; S un fattore di amplificazione che tiene conto del suolo di fondazione;
quindi ag sarebbe laccelerazione su roccia piana uniforme, S come cambia
questaccelerazione per effetto del terreno prossimo alla superficie; un coefficiente che tiene conto del
coefficiente di smorzamento delloscillatore: e il coefficiente di smorzamento vale 5%, vale 1 perch ha
questespressione ! = 10 (5 + " ) con tutti i valori in percentuale. Dopodich FO il fattore di
amplificazione, quello che abbiamo visto per la risonanza e TB la frontiera tra la zona ad accelerazione
crescente e la zona di accelerazione costante massima. Vi ricordate? TA tra la fine della zona ad
accelerazione costante e pari allaccelerazione del terreno, poi c un tratto ad accelerazione crescente,
quando si arriva a TB laccelerazione cresciuta tutta ed ha raggiunto il valore massimo. Le forme sono
queste. Al solito a smorzamento crescente. Ci siamo per ora con questa mossi in questo primo tratto (fino a
TB), abbiamo poi il tratto ad accelerazione costante tra TB e TC. Lespressione ovviamente banale:
laccelerazione del suolo moltiplicata per lamplificazione del suolo moltiplicata per il termine che tiene
conto dello smorzamento moltiplicata per il fattore di amplificazione ( Se(T ) = ag ! S ! ! ! FO ). Non c
dipendenza dal tempo perch la zona ad accelerazione costante. Poi superiamo TC e rientriamo nella
zona a velocit costante. lo spettro, in
accelerazione, comincia a calare, a calare in questo
modo: pi che linearmente. A che lo vediamo? Lo
vediamo dal fatto che abbiamo TC/T
nellespressione dellordinata spettrale.
Finalmente superiamo TD ed entriamo nella zona a
spostamento costante e massimo. Da che lo
vediamo? Lo vediamo dal momento a flessione,
basta fare due conti per capirlo. Come vedete ci
fermiamo a 3,5 secondi, non arriviamo ai 10
secondi e pi, cio non entriamo nella zona a
spostamento decrescente verso lo spostamento
del terreno. Perch? Perch i grattacieli alti 1 km ancora non li facciamo, se ne parla, ma ancora non li
abbiamo fatti. Ossia non interessa molto alla norma dare una curva spettrale per un periodo superiore a
3,5 secondi, quando il ponte sullo stretto di Messina avrebbe circa 3 secondi. Qui vedete rappresentate le
forme anche degli spettri in spostamento e degli spettri in velocit. State vedendo la rappresentazione
separata, cio la norma li d tutti. Passare da uno allaltro banale. Se prendete i valori dello spettro in
accelerazione costante e dividete per punto per punto disegnate lo spettro in velocit; se prendete i
valori dello spettro in velocit e li dividete per punto per punto ottenere lo spettro in spostamenti.
banale fare questi passaggi. Bene fa la normativa a darvi solo lo spettro
in accelerazione, ma le fasce secondo me dovevano essere espresse in
termini tetra-logaritmici, sarebbe molto pi sintetica. Vedete quali
sarebbero i passaggi da fare partendo dallo spettro in accelerazione
verso lo spettro in spostamento e lo spettro in velocit e qui vedete
quello che la normativa, a mio avviso avrebbe dovuto fare: avrebbe
dovuto darvi lo spettro in tetra-logaritmico. Non ditemi che non pi
sintetico, pi simpatico, pi significativo. Peccato che c qualche collega
che[]. Ok? Questa sarebbe la faccia del nostro SPETTRO DI NORMA in
termini tetra-logaritmici. Tutte queste cose, al solito se vi andasse, sarebbe bene he ve le ripercorresse. Se
avete un minimo di mano analitica, anale farlo, avete Excel a disposizione che vi permette facilmente di
fare i diagrammi [] quindi potreste facilmente ritracciare tutto quanto [], ovviamente ragionando su
quello che vedete, ragionando anche su leggi scelte. Vedete, per esempio, questa non una curva del
terzordine asintotica e daltro canto lespressione di norma quella che . Qui vedete TE e TF. Quindi la
nostra normativa []. Per altro vi d unespressione in particolare (capitolo 3.2 della norma) vi da le
espressioni degli spostamenti, le espressioni spettrali per TF>T>TE e poi TF, spostamento del terreno,
quindi in realt potete disegnarveli tutti questi grafici. Vi d anche le espressioni [], cio vi dice qual lo
spostamento del terreno.
09 novembre 2011- lezione XI

Stima della pericolosit sismica LEZIONE N 11 ing. Franco Braga


PERICOLOSITA SISMICA NELLA NORMATIVA ITALIANA DM 2008
MAGGIO 2003 Spoleto e GENNAIO 2004 Genova Critiche all ordinanza n 3274. Prof. Braga come
capofila del consiglio superiore fa critiche alla protezione civile.
Le critiche riguardavano
Per la zonazione:
1) zonazione che si riferisce ad unit amministrative (comuni)
2) zonazione che si riferisce ad un unico periodo di ritorno Tr= 475 anni
3) zonazione troppo rigida e schematica: sicurezza disuniforme da comune a comune
Per l azione sismica
4) unica forma spettrale al variare intensit terremoto
5) unica forma spettrale al variare fattore d importanza
6) variabilit delle forme spettrali al variare del terreno (effetti locali)

Riguardo a questo ultimo gruppo di considerazioni:
-Non funziona variare solo ag al variare dell intensit terremoto: varia anche la forma dello
spettro
- Fattore dimportanza: coefficiente maggiorativo di ag per gli edifici che dovevano durare pi
tempo. Non basta in realt aumentare l accelerazione, un terremoto che viene pi di rado ha uno
spettro pi ampio di un terremoto che viene pi di frequente
- Non funziona il modo in cui l ordinanza tiene conto del terreno

-UNICA FORMA SPETTRALE AL VARIARE INTENSITA TERREMOTO :i riferimenti a Genova furono volti
verso alcuni geofisici e sismologi che si erano occupati della vicenda: Abrhamson e Silva e Spudich
Per le diverse curve c la magnitudo di riferimento e come si pu vedere non basta variare l
accelerazione, aumentandola, ma lo spettro si allarga al crescere intensit.



-UNICO RAPPORTO DI 2,5 TRA AZIONI DI SLU E SLD DI ag: ovvero terremoti che avvengono ogni 500
anni o 100 anni. Non va bene per come sono le leggi di ricorrenza. Per cui il rapporto tra le accelerazioni
variabile a seconda della legge di ricorrenza. Deve variare da punto a punto, a seconda della pericolosit
sismica del sito considerato. Lo si vede prendendo tre diverse curve di pericolosit. In particolare per
arrivare a 2,5 in Italia bisogna arrivare a 7700 e passa comuni: gli ultimi 300 comuni, quelli pi sismici
(ad esempio quelli dell arco calabro). Per la media dei comuni italiani per SLD con p=50% su Vr=50 anni,
Tr=92 anni, i rapporto ag di SLU/SLD 0,8 NON 2,5.





- FORME SPETTRALI PER I DIVERSI TIPI DI SUOLO O COFFICIENTI NON POSSONO ESSERE SLEGATI
DALLA PERICOLOSITA




Dopo queste critiche, la protezione civile stipula con INGV una convenzione da 20 milioni di euro per il
PROGETTO S1 per una definizione della pericolosit sismica pi aderente alle attuali conoscenze della
geofisica.
DM 2005
1) Zonazione ancora comunale unica
2) Forme spettrali e coefficienti di forma ancora indipendenti dalla severit del terremoto
3) Variabilit forme spettrali con il suolo discutibile

NOVITA: SLD con Tr=72 anni anzich 92 anni e Spettri di risposta distinti tra SLD e SLU

ORDINANZA CONSIGLIO DEI MINISTRI (opcm) 2006 porta unaggiornamento degli elenchi
zone sismiche. In realt la protezione civile ha quasi pronta la pericolosit prodotta dall INGV,
dove troviamo espressi questi concetti:

1) Quattro zone sismiche con quattro diversi valori di ag su suolo di tipo A. Le prime 3 zone
possono essere poi ulteriormente suddivise in sottozone, togliendo quindi la differenza troppo
alta dei cassetti (critica vista in occasione della conferenza di Spoleto). Le regioni per i loro
comuni possono quindi ridurre la differenza tra i comuni attraverso una sottozonazione in
termini di accelerazione con intervalli fino a 0,025 ag
2) Probabilit di superamento 10% in 50 anni con Tr= 475 anni
3) Per la prima volta si parla di pericolosit calcolata per punti che non devono distare pi di 5
km tra loro. Controsenso con la zonazione comunale del DM!

Nota sulla mappa: le linee di livello tracciate su una maglia di punti. Nota la differenza rispetto
alle altre carte: si vede che non pi fatte sui comuni.


La protezione civile si sta quindi allineando con
quanto detto su Spoleto e Genova
INGV mette in rete le mappe interattive di
pericolosit sismica su rete. Con la ricerca per
latitudine e longitudine o per nome del comune

NOTA: le accelerazioni sulla maglia sono precise a
meno dell1% di g. E un errore grande dove ho
piccole accelerazioni. Per cui ad oggi PERICOLOSITA
AD ERRORE ASSOLUTO COSTANTE, per cui molto
pi aderente alla realt nelle zone molto sismiche,
poco aderente alla realt nelle zone poco sismiche.

Mappe di livello con i valori medi pi lo scarto
quadratico medio, con cui vediamo la dispersione
delle pericolosit. Tutte pericolosit con il 10% su
50 anni e con ag su suoli rigidi affioranti piani
individuate con la velocit di trasmissione delle
onde di taglio nei primi 30 metri che deve essere
superiore a 800 metri al secondo. Sono le cattive
traduzioni del piedi americani:
2550piedi/secondo(1piede=0,3025 metri)
Pericolosit sismica sulle are sismo genetiche
individuate. NOTA alcune per vanni riviste,
quelle individuate con lettere e non con numeri



Variano le forme spettrali al variare percentuale di eccedenza. La
forma varia con il periodo di ritorno allargandosi in generale.

SISMICITA ITALIANA COMPLETA IN TERMINI SPAZIO
TEMPORALI.
Si tiene conto variabilit spaziale degli 11000 punti e temporale, per
cui varia l intensit del terremoto al variare probabilit di
superamento del terremoto su 50 anni.


GRAFICI DI DISAGGREGAZIONE importanti per i
siti non sismo genetici, ad esempio Roma, per
vedere il contributo in termini di magnitudo e
distanza con i diversi colori che ci dicono in
percentuale come quel sito contribuisce. Vedi
programmi tipo SIMQUAKE e REXEL. Programmi
che forniscono accellerogrammi purch gli venga
data la magnitudo e la distanza di riferimento. Ad
esempio a 15 km di distanza, con terremoti
veri(rexel) o simulati(simquake), so cosa vuol dire
ricevere un terremoto posto ad una certa distanza
con una certa distanza ipocentrale e di una certa
magnitudo

NEGLI STATI UNITI: non si limitano a dire a che
distanza stanno le sorgenti. Ma vengono
posizionate non in una simmetria polare, ma
mettendole dove stanno, consentendo al
progettista di sapere da che direzione viene i
terremoti pi intensi. Liberando il progettista di
dimensionare con terremoti equo intensi
qualunque sia la direzione da cui arriva.
In Italia bisognerebbe passare ad isosisme
ellittiche da circolari e bisognerebbe lavorare sulla
attenuazione.

QUANTO E STATO GUADAGNATO PASSANDO DA UNA
PERICOLOSITA SISMICA DI QUATTRO ZONE AD UNA
PERICOLOSITA SISMICA DEFINITA IN QUESTO
MODO?
Accelerazione di picco per progettare, con Tr 500 anni,
40% rispetto alle accelerazioni precedenti. Perch
migliore articolazione sismicit: molti di pi i punti
che richiedono meno ag rispetto a quelli che ne
richiedono di pi.

Domanda sismica di norma LEZIONE N 12 ing. Franco Braga


NORMATIVA ITALIANA DM 2008
Disponendo il progetto S1 e potendosi riferire a pi
probabilit di superamento,
1) si pu adottare nel progetto verifica delle costruzioni,
valori azioni sismiche meglio correlate alla
pericolosit sismica del sito e al periodo Vr della
costruzione.
2) Risolve meglio i problemi
di carattere amministrativo-
legale connessi alla pericolosit
sismica e superare i limiti della
zonazione sismica. La pericolosit
sismica si legge con la normativa e
il foglio INGV, mentre le indicazioni
amministrative sulle tavole, il
deposito del progetto rimangono
non legate al valore dell
accelerazione e lo spettro di
risposta.

Le forme spettrali S1 non sono
omotetiche con quelle proposte dal EC8. Si sono omologate con i minimi quadrati, ovvero che si
scostassero il meno possibili. Per cui per ciascuno dei nodi del reticolo di riferimento e i 9 periodi
di ritorno considerati (o probabilit di superamento) si sono fate operazioni ai minimi quadrati
attraverso 3 parametri:
ag= acc. orizzontale massima del terreno, presa identica da quella fornita da S1
F0= valore massimo dello fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione orizzontale
Tc*= periodo iniziale del tratto a velocit costante nello spettro ad accelerazione orizzontale.
Questi due ottenuti imponendo che le forme spettrali in accelerazione, velocit, spostamento
previsti dalle NTC-08 scartino al minimo dalle corrispondenti forme spettrali previste dalla
pericolosit sismica S1 (il minimo ottenuto ai minimi quadrati su valori normalizzati)

Dati scaricabili dal sito consiglio lavori pubblici.
Osservazioni:
-ag , ci dice molto sulla SISMICITA ITALIANA: il valor medio
nazionale con l intervallo di confidenza per un punto qualsiasi del
territorio nazionale. Cio devo fare la media de10700 punti per
avere un valore solo di ag ai diversi Tr. Intorno a questa media
posso fare una confidenza: non ha una grande pericolosit l Italia
perch ho 0,22g (il Giappone 1,8 g, ma con un intervallo di confidenza molto stretto). LItalia ha quindi
tante aree sismo genetiche ma molto diverse da punto a punto, ognuna con caratteristiche diverse. Per
questo grande dispersione.
-Fo invece prima era fisso=2,5 anche per la normativa
europea. Qui invece vediamo dove il 2,5 rispetto alla
pericolosit sismica italiana: si colloca abbastanza bene sul
valor medio del fattore di amplificazione. Ma di nuovo non
prende esattamente limportanza del periodo di ritorno.
Posso avere una grande dispersione.
-Tc*, varia e si vede come l Europa fornisca terremoti che tornano frequentemente e di rado (tipo 2 e
tipo 1). Entro cui si colloca lItalia.
Per cui pericolosit sismica medio bassa ma molto variabile da sito a sito.

FOGLIO DI CACOLO 1.03 PROGRAMMA SPETTRI
scaricabile dal sito del consiglio dei lavori pubblici.

Con cui posso valutare puntualmente la pericolosit
sismica in tre fasi.
Esempio per Roma: Quattro punti della maglia dei
10750 che circondano Roma.(seconda schermata). Mi
restituisce i 9 spettri di risposta elastici sia nella
forma da sito S1 sia nella forma da euro codice.

Ho poi le variazioni dei tre parametri al variare delle
periodo di ritorno(terza schermata) e con le formule di
norma possibile disegnare quegli spettri.
NOTA: per Roma posso fare una ricerca per comune o
per longitudine e latitudine. E meglio la seconda
perch cambia la sismicit.
NOTA: impossibile che il sito coincida con i punti neri
che sono i punti della maglia dei 10750 punti
considerati dal consiglio dei lavori pubblici.
Interpolazione tramite media ponderata o superficie
rigata. E preferibile la seconda di legge
Rispetto ai vertici entro il quale il mio sito contenuto:
media ponderata con la distanza del punto che mi
interessa con il vertice. Difetto che celle contigue, cio se
mi trovo per un pelo tra due maglie
14 novembre 2011 lezione XII

Rappresentazione della risposta elastoplastica al sisma (I parte dalla


slide 12)
ing. Franco Braga
Gli americani mettono una soglia sui terreni che hanno pi di 2500 piedi/s di velocit. Il piede un po pi
di 30,5 cm, quindi 2500 piedi800 m. Perci questo valore, convenzionalmente, separa i suoli compatti,
rigidi da quelli []. Le ipotesi sono: suolo affiorante piano e comportamento della struttura elastico lineare.
Nella realt per conferire i costi della concertazione, accettiamo che la struttura si plasticizzi. chiaro che
se la struttura si plasticizza, la risposta spettrale cambia e, in particolare, si riduce per certe caratteristiche
e aumenta per altre. Nel momento in cui si capito quale fosse la reale entit dei azioni dovute ai terremoti
pi violenti (es. per lItalia un terremoto con periodo di ritorno di 500 anni), si capito anche che se si
voleva costruire antisismico con costi accettabili, bisognava necessariamente accettare che la struttura si
plasticizzasse, ossia che dopo il terremoto presentasse dei danni. Laccettazione di questo fatto non stata
cos indolore, ma ci sono stati parecchi dibattiti. In particolare non lo si vissuto tanto in Italia, quanto in
California. [] Alla fine ha prevalso Berkley, cio ha prevalso laccettazione della plasticizzazione in fase di
progettazione e quindi diventato normale che in zona sismica si accettasse danneggiamento sulla
struttura. Finora vi si sempre chiesto che la resistenza della struttura fosse tuttal pi
uguale allentit delle sollecitazioni imposte alla struttura, cio che la capacit della
struttura (resistenza e non solo) fosse al pi uguale alla domanda imposta
(capacitdomanda). In termini di resistenza, per le strutture in zona sismica, questo
diventa =, quindi si accetta luguaglianza che comporta il danneggiamento, quindi si
accetta il danneggiamento anche molto importante. Tutto questo serve per contenere i
costi: riduciamo la resistenza, ma senza ridurre la sicurezzala struttura non pi
lineare elastica (ipotenusa del triangolo), ma duttile. Come si quantizza lentit di tale
atteggiamento? In un modo relativamente banale: si fa il rapporto tra lo spostamento
massimo e lo spostamento dinizio plasticizzazione: questo rapporto lo si chiama
DUTTILIT (=max/y). Questo rapporto viene indicato anche con una R perch gli
americani lo chiamano strength reduction factor=fattore di riduzione della resistenza, quindi pi
duttile la struttura, pi possibile ridurre la resistenza rispetto alla resistenza che sarebbe necessaria
affinch sostenesse il terremoto rimanendo elastica. Ossia si crea questa strana bilancia che ha due piatti,
la resistenza e la duttilit: pi aumenta la duttilit, minore la resistenza; pi alta la resistenza, meno
importante la duttilit. Quello che vogliamo che la struttura abbia abbastanza duttilit da plasticizzarsi,
non da rompersi, vogliamo un comportamento elasto-plastico, non un comportamento elasto-fragile.
Quando, allinizio degli anni 70 si afferma quellidea di progettazione, noi non abbiamo mai progettato
strutture duttili, in particolare perch abbiamo sempre utilizzato materiali fragili, come il calcestruzzo
(comportamento elasto-fragile). Lunico materiale duttile a certe condizioni lacciaio. Quindi occorre
ridefinire completamente il comportamento delle costruzioni sia in cls armato sia in muratura per capire
come fare ad ottenere, utilizzando materiali fragili, un comportamento duttile. Vedremo che si trovata
nel tempo tutta una serie di accorgimenti, si sviluppata una modalit di progettazione (progettazione
della capacit), si trovato il modo, comprovato da unampissima sperimentazione, di progettare duttile.
Che risultati produce la plasticizzazione?
Riduce la rigidezza aumenta il periodo proprio T delloscillatore (passando da elasto a elasto-
plastico);
aumenta lenergia dissipate per isteresi quando danneggiamo i materiali dissipiamo energia. Per
comodit, per mantenere il modello elasto-viscoso, facciamo diventare lenergia dissipata per isteresi,
energia dissipata per viscosit, quindi aumentiamo il coefficiente di smorzamento (). Ci sono delle
modalit per stabilire le equivalenze tra lenergia dissipata per isteresi e quella dissipata per viscosit.
Quindi la norma riduce di un fattore R (response modification factor o strength reduction factor) e
quindi accetta resistenze pi basse purch la struttura sia in grado di entrare in campo plastico, ma senza
rompersi. Allaumentare degli studi ci si accorge che R non composto di un solo termine, ma risente della
pericolosit e ne risente in termini moltiplicativi, cio i diversi fattori sembrano sufficientemente
indipendenti luno dallaltro da poter mettere R in questa forma: R=RS R R.
Rs legato alla riserva di resistenza o sovraresistenza. Vuol dire che noi facciamo un modello di
calcolo, valutiamo le sollecitazioni, la domanda rispetto a quel modello di calcolo ma non riusciamo mai
a produrre esattamente e sola la resistenza richiesta dal modello di calcolo. Voi verificate le sezioni pi
sollecitate. Vuol dire che avete attribuito pochi tipi di sezione alla vostra struttura e che intendete
esaminare solo le sezioni pi sollecitate, le altre sono meno sollecitate della loro resistenza e quindi non
riuscirete mai a sfruttare tutta la resistenza della struttura. Arrivate solo a toccare la resistenza nelle
sezioni pi sollecitate, ma ce ne sono tante altre dove la resistenza maggiore della sollecitazione, cio
la capacit maggiore della domanda. Questo d una riserva alla struttura, cio la struttura ha da
spendere pi di quanto a prima vista vi sembra. Noi chiamiamo questa caratteristica della struttura
sovraresistenza, che un difetto della nostra progettazione, che sembra apparentemente poco accurata,
ma in realt siamo obbligati a fare cos (es. se abbiamo 1000 travi tutte con le stesse caratteristiche
geometriche e con la stessa armatura, costruire relativamente facile; ma se abbiamo 1000 travi anche
con la stessa forma geometrica, ma ognuna armata in modo diverso, costruire diventerebbe un inferno,
sarebbe complicatissimo). Quindi non che progettiamo strutture sovraresistenti perch siamo pigri,
ma perch costretti da necessit organizzative. Quel po di acciaio che risparmieremmo per costruire
una struttura di uniforme resistenza, cio che in ogni sezione ha tanta capacit quanta la domanda, ci
costerebbe molto di pi di manodopera di quanto risparmieremmo in acciaio. Ecco perch non
accettiamo di produrre strutture di uniforme resistenza (capacit=domanda dappertutto) ma scegliamo
la strada della capacitdomanda, quindi capacit=domanda solo in poche sezioni, ma nella maggior
parte capacit>domanda. Questa caratteristica chiamata sovraresistenza e c sempre. come se noi
progettassimo per un terremoto dintensit x e realizzassimo una struttura adatta ad un terremoto di
intensit x-x, grazie alla sovraresistenza.
R fattore di riduzione che si lega alla duttilit: pi duttile la costruzione, pi posso ridurre la
capacit in termini di resistenza.
R si lega al coefficiente di smorzamento: pi plasticizzo, pi energia dissipo.
Quello che stato pi studiato inizialmente proprio R, lo strength reduction factor, poi, quando ci si
accorti che cerano altri fattori, lasciando lo stesso nome R, si parlato di fattore di riduzione della risposta
(response modification factor).
Alla prima formulazione di R a tre coefficienti, dopo il terremoto di Northridge del 94, si sostituita
unaltra formulazione, mettendo R come variabile da cui dipende RR o meglio si lasciato R a fattor
comune perch al crescere di cresce , quindi R non indipendente da R: R=RS R RR(R). Si preferito
sfumare sullo smorzamento e, invece, focalizzare sulliperstaticit. Il fattore legato alliperstaticit rende
anchesso la struttura capace di resistere a terremoti pi intensi. chiaro che una struttura isostatica
raggiunge la resistenza in una sezione ed pronta per crollare, cio labile; una struttura n volte
iperstatica deve raggiungere la resistenza in n+1 sezioni per crollare: pi la struttura iperstatica, pi in
grado di sostenere terremoti di maggiore intensit. Possiamo sfruttare
liperstaticit per ridurre lazione di progetto, lintensit sismica per la quale
progettiamo. Si accantonato R sostituendolo con RR.
La CURVA DI CAPACIT ha in ordinata il taglio al piede della struttura (F) e in
ascissa lo spostamento massimo in testa alla struttura (D). Se abbiamo a che
fare con un telaio piano con una determinata distribuzione di forze sismiche e
un certo spostamento in testa, la curva di capacit fatta cos: la curva, invece
di essere un segmento
rettilineo, come sarebbe per una struttura elastica lineare,
ad un certo punto vede la sua rigidezza via via ridursi man
mano che diverse sezioni allinterno della struttura si
plasticizzano, fino ad avere, al raggiungimento della
resistenza, tangente orizzontale, ossia ad avere rigidezza
nulla, ed infine scende. Fino al punto a tangente orizzontale,
un incremento di spostamento massimo, vede comunque
un incremento di taglio al piede; quando raggiungo il punto a tangente orizzontale, ho raggiunto il
massimo della resistenza; da quel momento, qualunque incremento di spostamento, non vede un
incremento di taglio al piede, ma vede addirittura una diminuzione di taglio al piede, cio la struttura sta
crollando (al crescere degli spostamenti, la resistenza che misuro non cresce, si riduce). Ecco perch la
resistenza la prendiamo nel punto di tangente orizzontale, a rigidezza nulla: il punto di massima
resistenza. La struttura duttile perch in grado di raggiungere uno spostamento massimo in testa
maggiore di quello per il quale pensiamo di approssimare la curva reale di capacit con una curva
approssimata di capacit, cio di assimilare la nostra struttura ad un elastico perfettamente plastico e di
pensare che sia anche di uniforme resistenza, cio che si mantiene elastica fino ad un certo punto e poi, di
colpo, si formino le n+1 cerniere, cio la struttura diventa perfettamente plastica. Nella realt si comporta,
invece, in questo modo (curva blu). Il modo nel quale collochiamo questa linea rossa e il modo in cui
collochiamo quella puntinata, tratteggiata variano da codice a codice, ci sono diverse proposte. La curva
reale ha questa curva di capacit (curva blu), idealizziamo questa curva di capacit complicata con curve di
capacit semplici (tratto lineare+tratto orizzontale costante) attraverso regole diverse da normativa a
normativa.
La DUTTILIT a cui facciamo riferimento una duttilit dinsieme, globale perch la misuriamo, la
otteniamo dividendo lo spostamento massimo in testa alla struttura per lo spostamento in testa alla
struttura quando iniziano le plasticizzazioni. Quindi un parametro complessivo. Avremo poi da misurarci,
da confrontarci anche con la duttilit locale, cio cosa
accade nelle sezioni, quanto duttile una particolare
sezione.
Qui vedete uno dei possibili metodi per APPROSSIMARE
LA NOSTRA CURVA DI CAPACIT REALE ad una curva di
capacit semplificata. In particolare, qui vedete un
comportamento della curva approssimata lievemente
incrudente, non perfettamente plastico. Perch ci
piacciono i comportamenti incrudenti? Perch con un
comportamento incrudente si mantiene un legame
biunivoco forza (taglio al piede)-spostamento massimo. Sullelastico perfettamente plastico, ad ununica
forza corrispondono infiniti spostamenti perch la retta orizzontale, perci non riusciamo, data la forza,
a sapere quale sia lo spostamento. Se invece teniamo in conto quel velo di incrudimento (la tangente del
secondo segmento di retta molto piccola) abbiamo il vantaggio che ad ogni valore della forza corrisponde
un preciso valore dello spostamento. Quindi, in generale,
si preferisce modellare un elasto-plastico incrudente,
invece di un elastico perfettamente plastico, tanto
lerrore che si commette molto piccolo, anzi,
lapprossimazione alla curva di capacit reale migliore.
In genere scegliamo questa curva equivalente, per
esempio, con un criterio di uguale energia: quando alla
curva di capacit reale sostituiamo la curva
approssimante stiamo rubando dellenergia nei tratti
rossi, stiamo fornendo energia nei tratti celesti. Una delle
regole che si propongono quella di dire pareggiare furti
e donazioni, cio tanta ne rubo e tanta ne restituisco: lidea di avere uguale energia. Altri, in particolare
Paulay e Priesley, suggeriscono queste operazioni: far intersecare le due curve (reale e approssimata) a
0,75 Fy e fissare Fy in modo tale che il secondo segmento passi per il punto di massimo spostamento e di
tangente orizzontale. Al di l del criterio utilizzato, quello che cinteressa che voi abbiate chiaramente
capito cosa si fa: curva di capacittipo di comportamento che assumiamo. Quini a quella struttura
attribuiamo un preciso valore della resistenza (Fy) e un tratto a comportamento elastico lineare, ossia ci
prepariamo ad usare un modello di calcolo elastico lineare quale il SAP vi propone nonostante ci stiamo
confrontando con una struttura che ha una curva di capacit tuttaltro che elastica, tuttaltro che lineare.
Quindi vogliamo usare un modello di calcolo semplice, che conosciamo bene (elastico lineare) per trattare
un problema che elastico lineare non . Che cosa
stiamo facendo? Stiamo usando lo strength reduction
factor, il fattore di riduzione della resistenza, per
trovare qual la forza per la quale progettare la nostra
struttura, partendo dalla forza per la quale dovremmo
progettarla (forza elastica) e la forza per la quale,
invece, la vogliamo progettare sfruttando la duttilit.
Ossia stiamo facendo giochetti di questo genere:
questa la forza elastica per la quale dovremmo
progettarla (FEL), questa la forza per la quale la progettiamo (FD) e cerchiamo un legame tra le due, il
famoso R. Lo spostamento massimo raggiunto dalla struttura (Dmax,EP) non pi un comportamento
elastico massimo(Dmax,EL), ma pu essere maggiore. La domanda di spostamento pu essere maggiore della
domanda di spostamento corrispondente al comportamento elastico. Vi ci sto portando piano piano alle
conclusioni finali perch voglio che leggiate tutti i passi, vorrei che capiste beni quali sono i diversi
passaggi. Per alcune strutture, quelle pi lente, la struttura elasto-plastica ha spostamenti confrontabili
con quelli della struttura elastica; per altre strutture, quelle pi veloci (periodi pi bassi), la struttura
elasto-plastica ha spostamenti maggiori rispetto a quella elastica. Il comportamento della struttura elasto-
plastica non detto che sia a priori pi grande, semplicemente data la resistenza elastica e la resistenza
[] ci vogliono anche altri dati.
Il rapporto tra la duttilit e il fattore di riduzione della resistenza R lo definiamo in due modi, in funzione
del fatto che lo spostamento della struttura elasto-plastica coincida con lo spostamento della struttura
elastica oppure che lo spostamento della struttura elasto-plastica sia maggiore di quello della struttura
elastica. Facciamo due diverse ipotesi: lipotesi di uguali spostamenti e lipotesi di uguale energia di
deformazione. Ci sono poi delle relazioni empiriche, che piacciono molto agli anglosassoni (i filosofi
empiristi erano tutti inglesi: Berkley). Non che latteggiamento empirico sia di per s un atteggiamento
debole: lempirista dice: non voglio inventare grandi teorie, modelli universali, ma esamino la realt:
costruisco un modello che risponda alla realt. Quindi, in generale, un approccio empirico un approccio
che fotografa la realt. Qual il difetto? che non consente alcuna estrapolazione, perch, se la mia
telecamera con cui fotografo la realt ha un obiettivo piccolo piccolo (non ad occhio di pesce), faccio una
relazione empirica che corrisponde a quella realt piccola piccola che ho fotografato, ma il mondo molto
pi grande. Quindi la mia teoria empirica molto puntuale risponde bene a ci che ho visto, ma non si
adatta bene al mondo circostante. Noi europei, abbiamo un atteggiamento pi accademico: tendiamo a
produrre grandi teorie generali, che poi non hanno nessuna rispondenza con la realt, ma magari, essendo
teorie generali, colgono certi andamenti della realt che lapproccio empiristico non coglie. Quindi, mentre
lingegneria anglosassone la troverete piena di manuali, curve di interpolazione, tabelle; lingegneria
accademica europea sar piena di formule, teorie. I due approcci sono abbastanza diversi e divisi, ma non
detto che non possano confluire. Non detto che le ipotesi di uguali spostamenti e di ugual energia di
deformazione, che sono approcci accademici (ho pensato ad una teoria e o ricavato le conseguenze di
questa teoria di formule), siano cos discordanti con le relazioni che sono state ricavate dalla
sperimentazione. Tutti e due gli approcci possono essere utili, debole utilizzarne uno solo. Dovrebbero
sempre parlarsi i due approcci perch luno trova vigore nellaltro: lapproccio empirico non consente
estrapolazioni, lapproccio accademico d grandi teorie che a volte non sono aderenti alla realt. Quindi i
due approcci sono entrambi interessanti e li troverete entrambi cammin facendo. Noi confronteremo
lipotesi di uguali spostamenti, di ugual energia di deformazione e le relazioni empiriche per capire pregi e
difetti dei due approcci e infine, mettendoli insieme, avremo linformazione migliore.
NellIPOTESI DI UGUALI SPOSTAMENTI ci stiamo sempre riferendo ad un oscillatore elementare, quindi
alla curva di capacit di un oscillatore elementare, che anche la curva di capacit di un telaio spaziale il
cui piano pluripiano e pluricampata, una struttura che loscillatore elementare vuole schematizzare.
Questidea tenetevela in mente, la puntualizzeremo meglio quando parleremo di modi di vibrare, di analisi
modale, etc. quindi per ora pensiamo ad oscillatori elementari, ma sappiamo che gli oscillatori elementari
hanno significative parentele con le strutture reali. Parentele non solo significative ma quantizzabili, cio
esprimibili in numero. F il taglio al piede, D lo spostamento massimo del nostro oscillatore elementare
e della struttura complicata cui egli corrisponde, se fosse elastico lineare seguirebbe la linea rossa, se fosse
elastico perfettamente plastico seguirebbe la linea blu. Lipotesi che lo spostamento massimo a cui si
arriva si lo stesso, in un caso e nellaltro. La duttilit il rapporto tra due spostamenti: =Dmax,EP/Dy.
immediato accorgersi che le formule sono ricavabili dalla similitudine dei due triangoli 0FDDy-0FEDmax,EL. Il
fattore di riduzione della resistenza R, il fattore del quale posso ridurre la resistenza per trovare la
resistenza di progetto (FD), la resistenza elastica (FE)/. FE la domanda del vostro spettro di progetto
elastico, quindi FE lo conoscete perfettamente, sapete esattamente quanto vale. Se attribuite un valore a ,
automaticamente sapete di quanto potete ridurre la resistenza della vostra struttura. Quindi con lo spettro
di progetto elastico, con lo spettro di risposta elastico valutate la domanda sismica, la dividete per la
duttilit e ottenete la capacit da attribuire alla vostra struttura. Meglio, ottenete la domanda e la capacit
perch riducete la domanda del fattore e imponente che la capacit sia almeno pari a questa domanda
ridotta. Il progetto si fa proprio cos: prendo la risposta elasticala divido per la duttilit che voglio
attribuire alla mia strutturatrovo la domanda di progetto (la capacit di progetto la riguardo alla
domanda, quindi la capacit domanda elastica di risolutivit). Siccome la duttilit pu non essere unica:
vedete che faccia hanno i diversi spettri elastici se li divido per diverse duttilit, cio che faccia ha la
domanda al crescere della duttilit. Si comincia da una duttilit ridicola (4/3), poi 2, poi 4. Come vedete la
domanda cala strepitosamente: la domanda a =4 della domanda elastica perch abbiamo detto che la
domanda una domanda elastica che mi sono ridotto con la duttilit. Quindi evidente che il vantaggio a
progettare [] e soprattutto lunica strada praticabile per avere costi di costruzione allineati alle
abitudini. Quindi maggiore duttilit, maggiore R, cio al crescere della duttilit cresce R, cio si riduce la
resistenza della struttura. esattamente quello che fanno le nostre norme: dividono la resistenza per la
duttilit che si considera. Ritorniamo allo spettro del piano tetra-logaritmico e vediamo quali sono gli
oscillatori per i quali si pu utilizzare lipotesi di uguale spostamento. Sappiamo esattamente qual il
tratto a spostamenti costanti, in questo diagramma (cerchio blu). Quali sono gli oscillatori per cui si pu
adottare lipotesi di spostamenti costanti? Sono gli oscillatori che, plasticizzandosi, finiscono in questo
intervallo, cio il cui periodo, valutato per loscillatore che si plasticizza, finisce in questo tratto (cerchio
blu). Accantoniamo questo primo approccio.
Ci siamo detti chiaramente che la plasticizzazione fa crescere il periodo delloscillatore, quindi sono gli
oscillatori che stanno qui quelli che finiscono qui (cerchio blu) quando si plasticizzano. Un oscillatore che
cade nella zona ad accelerazione costante (retta orizzontale) non vede una crescita del proprio periodo
tale da portarlo quaggi (cerchio blu). Quindi gli oscillatori elastici che cadono in questa zona possono
finire in questa (cerchio blu), ma gli oscillatori elastici che cadono in questa zona certo finiscono qua,
finiscono nella zona di velocit costante (retta orizzontale). Se vi ricordate che, per velocit costante
significa energia cinetica costante, ecco che lipotesi di uguale energia comincia a diventare significativa
cio perch si affiancata allipotesi di ugual spostamento, che stata la prima che si affermata? Perch
ci si accorti che in questa zona (cerchio blu) ci finivano solo gli oscillatori che ricadevano in questa, gli
oscillatori che ricadevano qua finivano in questa zona (retta orizzontale), una volta che si plasticizzavano e
quindi ci voleva unipotesi non solo di ugual spostamento, ma anche di ugual energia.
LIPOTESI DI UGUALE ENERGIA funzione cos e sostanzialmente ci dice: loscillatore elastico e loscillatore
elasto-plastico utilizzano la stessa energia. Quindi, ragionando su questo grafico, devo dire che larea del
triangolo FDFELDmax,EL e larea del rettangolo FDDmax,ELDmax,EP sono uguali, perch vi ricordo che lenergia
(=lavoro=forza*spostamento), in un diagramma forza-spostamenti, corrisponde allarea sottostante alla
curva. Poich le uniche parti distinte tra il trapezio e il triangolo grande sono il triangolo rosa e il
rettangolo blu (il resto p sovrapposto), saranno le aree di queste due figure ad essere uguali. Comincio
dicendo che lenergia elastica ha questo valore ((FEL*Dmax,EL)/2), aggiungo che lenergia elasto-plastica ha
questo valore (semisomma delle basi* altezza), arrivo a questo risultato ponendo la condizione che le due
aree sono uguali: al denominatore di FEL non ho pi , ma 2-1. In altri termini, la duttilit mi riduce di
meno la resistenza di progetto, la capacit di resistenza per la quale progettare. Ecco quindi che
minteressa sapere quali sono gli oscillatori che ricadono nella zona di uguale energia, quelli a velocit
costante, perch per essi la duttilit meno efficace. Per esempio, se =3 e fossimo in una situazione di
ugual spostamenti, progetterei per una forza pari a 1/3 di FEL, nellipotesi di ugual energia progetto, invece,
per 1/5=2,22,3, quindi la forza per la quale progetto pi grande. Quindi importante sapere che
effetti produce la duttilit sullo strength reduction factor (R), sulla forza per la quale posso effettivamente
progettare, perch se mi trovo in questa zona e finisco nella zona di ugual velocit (cerchio blu)devo
progettare per valori pi alti a parit di duttilit. Cio la stessa duttilit produce una riduzione della forza
di progetto minore. Quindi in questo caso minteressano gli oscillatori che si trovano in questa zona perch
sono quelli finiranno in questa (cerchio blu). Quindi, oscillatori veloci che hanno periodi medio-piccoli,
vanno trattati, in termini di duttilit, con lipotesi di ugual energia di deformazione. Oscillatori a velocit
medio-bassa vanno, invece, trattati con lipotesi precedente di ugual spostamento. Lo spettro del campo
tetra-logaritmico ha ancora frecce nel suo arco che dobbiamo ancora vedere.
Queste prime due ipotesi sono entrambe accademiche, perch noi abbiamo fatto delle ipotesi, ci siamo
costruiti un mondo ideale e abbiamo ricavato le formule che a quel mondo ideale si accompagnavano.
Quanto il mondo ideale corrisponda al mondo ideale lo possiamo scoprire solo facendo prove, esperienze,
cio solo confrontandoci con gli empiristi. Per gli oscillatori che ricadono nellintervallo Tb-Tc, periodo
elastico, cio per gli oscillatori che, quando si comportano elasticamente, hanno un periodo che ricade
nellintervallo Tb-Tc, usiamo uno strength reduction factor (R) di questo genere: 2-1. Per gli oscillatori
che ricadono in Tc-Te, cio quando si comportano plasticamente ricadono nellintervallo a velocit
costante, usiamo uno strength reduction factor (R) pari alla duttilit (). Se quindi passiamo dallo spettro
elastico ad un altro spettro utilizzando le formule che vedete, ecco che abbiamo trovato, nel piano
tetra-logaritmico come si riduce lo spettro rispetto alla duttilit: nel tratto orizzontale dobbiamo dividere
per 2-1, negli altri due tratti per . Possiamo quindi leggere, abbastanza rapidamente, i vantaggi che la
duttilit ci propone in termini di resistenza, cio quanto possiamo ridurre la resistenza al crescere della
duttilit.
Cosa fanno gli EMPIRISTI? Prendono diversi oscillatori elementari, li fanno plasticizzare sperimentalmente,
posizionano dei punti su un diagramma duttilit-periodo (quanto conta la duttilit al variare del periodo,
quindi anche loro si accorgono che la duttilit conta diversamente a seconda che loscillatore ricada nel
tratto ad accelerazione costante o nel tratto a velocit costante, quindi che mettano in ascissa il periodo
ovvio). Queste curve rappresentano cosa succede allo strength reduction factor R al variare della duttilit.
La formula suggerita questa 1-(-1)/, con funzione del periodo, della duttilit e del tipo di suolo
perch sono empiristi e quindi tengono conto esattamente del panorama che stanno fotografando, mentre
invece noi che siamo accademici, non teniamo conto del tipo di suolo.
Ci sono poi ulteriori giochetti che li potremmo chiamare ACCADEMICO-EMPIRISTI. Si parte dalla
constatazione che noi abbiamo un modello di calcolo elasto-viscoso e quindi, alla fine, con un modello
elasto-viscoso ci dobbiamo confrontare e abbiamo tracciato i nostri spettri secondo un comportamento
elasto-viscoso. Quando attribuiamo alla nostra struttura un comportamento elasto-plastico, dissipiamo
lenergia in termini isteretici. Allora, invece di fare valutazioni di tipo statico (nelle curve che abbiamo
visto il tempo non compare mai, come non compare linversione di segno delle sollecitazioni, mentre il
terremoto cambia di segno), cerchiamo rappresentazioni accademiche (modelli) che siano pi fedeli
alleffettivo comportamento sismico, ossia linearizziamo, ma passando dal comportamento isteretico al
comportamento viscoso. Si modella innanzitutto il comportamento isteretico, un oscillatore elastico
incrudente, k1 la rigidezza elastica, k1 la rigidezza incrudita, quindi una quantit parecchio
inferiore di 1, ( un qualche %, 3-5-7%). Quindi definiamo loscillatore isteretico elastico incrudente in
questo modo e cerchiamo loscillatore elasto-viscoso. Tra i tanti metodi proposti, seguiamo il metodo ASE
(Average Stiffness and Energy=media tra rigidezza ed energia) sviluppato da Iwan e Gates nel 1979, che
arriva a questi risultati: ci d un valore della rigidezza e smorzamento equivalenti, cio quelli di un
oscillatore elasto-viscoso equivalenti a quelli di un oscillatore elasto-plastico. Le formule sono funzione
della duttilit e dellincrudimento. Ha anche un periodo che ovviamente maggiore del periodo
delloscillatore elastico. Per capire quanto laccademia possa essere ingannevole, qui vedete il confronto
tra loscillatore elasto-viscoso equivalente (rosso) e loscillatore isteretico (blu), che equivale a
quelloscillatore elasto-plastico. Lequivalenza in cosa si legge? Nellaver valutato ai minimi quadrati, cio
in modo che lo scostamento sia minimo su tutto il ciclo, in termini di rigidezza ed energia. Delle proposte
accademiche, ad oggi, dopo circa 30 anni, lASE il migliore, perch ci d contemporaneamente la
rigidezza (k) da usare, lo smorzamento () da usare e il periodo (T) da usare.
Per capire come funziona la cosa, facciamo un percorso da spettro elastico a SPETTRO DI PROGETTO, cio
a spettro elasto-plastico, utilizzando le indicazioni dellASE. Lo spettro elastico la linea continua blu, 5%
di smorzamento, quello che abbiamo visto nelle lezioni precedenti. Questo ancora uno spettro elastico,
ma con uno smorzamento () decisamente maggiore (linea tratteggiata), quello che ci suggerisce lASE
come equivalente ad un oscillatore elastico isteretico, elastico incrudente, che abbia quando elastico,
questo []. Siccome ci d anche lo smorzamento, sappiamo anche che si ha il passaggio da questa risposta
a questa (freccia verde) per il solo effetto dello smorzamento. Poi ci dice anche che il periodo aumenta,
quindi si ha il passaggio da questa risposta a questaltra (freccia rossa) per laumento del periodo. Quindi,
listeresi, il danneggiamento, la plasticizzazione ci porta da questa risposta (linea blu) a questaltra (linea
tratteggiata). Per non complicarci la vita, siccome non vogliamo passare dalloscillatore elastico a quello
elasto-plastico in termini di periodo, ma vogliamo immediatamente leggere, dato il periodo elastico, la
risposta, prendiamo questo punto (punto nero) e ce lo portiamo su questa verticale (punto blu). In altri
termini: abbiamo ricavato un punto (punto blu) dello spettro di progetto, lo spettro elasto-plastico, a
partire dalla risposta elastica, utilizzando lASE, cio utilizzando uno smorzamento equivalente e un
periodo equivalente. E quindi questo un punto (punto blu) dello spettro elasto-plastico, che chiamiamo
spettro di progetto per distinguerlo dallo spettro elastico. Spettro elasticooscillatore con
comportamento elastico; spettro di progettooscillatore elasto-plastico incrudente. Si passa dalluno
allaltro attraverso le formule dellASE.
Lo STRENGTH REDUCTION FACTOR (R). Prendo un periodo di un oscillatore elastico, ho un periodo
equivalente con le formule di Iwan e uno smorzamento equivalente, passo a un periodo equivalente.
Procedo al contrario rispetto al caso precedente ma arrivo allo stesso punto. Tenendo conto dello
smorzamento, il punto dello spettro di progetto lo metto sulla verticale corrispondente al periodo
delloscillatore elastico. Se progetto elastico, uso gli spettri di risposta elastici, se progetto elasto-plastico
uso gli spettri di risposta di progetto. Uno spettro di risposta di progetto riferito ad uno smorzamento (),
calcolato da Iwan, oscillando tra il 10% e il 35% a seconda della duttilit ()e una rigidezza (k) pari alla
rigidezza secante di quella dellelasto-viscosa equivalente suggerita da Iwan. Ovviamente la norma ci
risparmi il passaggio, cio ci fornisce lei gli spettri elasto-plastici o di progetto.
Vediamo il COEFFICIENTE DI RIDONDANZA (RR), cio quanto conta liperstaticit. Che deve succedere ad
una struttura n volte iperstatica perch crolli? Deve vedere la formazione di n+1 zone di plasticizzazione
(cerniere plastiche) in modo da diventare da n volte iperstatica a 1 volta labile: in quel momento pronta
per crollare. evidente che tanto pi grande n, cio pi iperstatica la struttura, tanto maggiore il
numero di cerniere plastiche (n+1) che si debbono formare perch la struttura crolli. chiaro anche che le
cerniere che si formano devono essere tutte e n contemporaneamente plasticizzate e non cos facile. Per
quanto il terremoto ce la metta tutta, non che gli riesce cos bene di avere contemporaneamente n+1
zone di plasticizzazione. Alla fine degli anni Novanta, noi (Italia ed Europa) abbiamo fatto un progetto di
ricerca accademico-empirico, ossia teorie sulle plasticizzazioni, formazione di cerniere, etc., progettazione
della struttura utilizzando delle [], prove delle strutture cos realizzate su tavola vibrante. Abbiamo fatto
strutture semplici (telai di 3 piani a 2 o 3 campate) e le abbiamo provate su diverse tavole vibranti. La
tavola vibrante un oggetto complicato da usare: un carrettino a cui si applica un accelerogramma.
Quando uno ci mette sopra la struttura, il carrettino va tarato sulla massa della struttura. Non siamo
riusciti mai, avendo addirittura raddoppiato o triplicato, cio arrivando ai limiti della tavola vibrante, a far
diventare meccanismi i nostri telai: abbiamo formato 3 o 4 cerniere, ma non sono mai diventati
meccanismi. Quindi la formazione del meccanismo, la formazione di n+1 cerniere contemporanee che
conducono al crollo della struttura, una situazione molto difficile da realizzare. Non crolla il nuovo
costruito bene, crolla lesistente costruito male. Il nuovo costruito bene non diventa meccanismo: si
formano parecchie cerniere, ma mai contemporanee. Per arrivare a far diventare meccanismo questo
telaio, devo plasticizzare le travi e plasticizzare il piede dei pilastri. Nella realt (curva verde) il punto di
crollo va molto oltre la resistenza che avevamo progettato (retta orizzontale verde). Il SAP vi consente
lanalisi elastica, sia statica che dinamica. Suggerisco la statica, cio unanalisi elastica e poi unanalisi
elasto plastica, cio posizionando le possibili cerniere sulla struttura facendo crescere le azioni, per vedere
quanto la struttura diventa deformabile. In generale, la struttura evidenzia una resistenza decisamente
maggiore di quella per cui labbiamo progettata, evidenzia la sovraresistenza. Se io lo so che la resistenza
questa, progetto per unaltra forza ancora pi piccola. Questa riduzione la chiamiamo RR, cio lo strength
reduction factor legato alla ridondanza.
Nella NORMATIVA ITALIANA la trovate indicata come u/1, dove u il moltiplicatore dei carichi che
corrisponde alla formazione dellultima cerniera, 1 il moltiplicatore dei carichi che corrisponde alla
formazione della prima cerniera e proprio il rapporto u/1 una misura delleffetto della ridondanza. La
normativa mi dice u/1=1,11,5, quindi la ridondanza conta molto. Qui vedete ancora meglio quale
sarebbe il comportamento previsto: ho approssimato la curva di capacit reale alla curva elastica, in realt
la sovraresistenza mi porterebbe decisamente sopra. Finalmente lo smorzamento: anche questo ci riserva
qualche sorpresa, cio al solito lapproccio empirico irrinunciabile se affiancato allapproccio accademico.
La prima sorpresa che, se prendiamo la struttura reale, il 5% non lo troviamo praticamente mai, cio i
nostri spettri di risposta elastici, disegnati con smorzamento 5%, presuppongono strutture che non sono
le strutture che troviamo in commercio. Qui vedete quali sono i valori di smorzamento, i coefficienti di
smorzamento effettivi: se guardate i puntinati, che sono misure [], il grosso delle misure tra l1 e il 2% e
al di sopra del 5%, quello che i nostri spettri elastici, quindi strutture non danneggiate, c pochissima roba.
Soprattutto c pochissima roba relativa a modi superiori perch, se vedete i primi modi, in acciaio
(giallino) e in calcestruzzo (rosso), sono tutti al di sotto del 5% e, per arrivare a quel 4%, bisogna
danneggiare pesantemente il telaio: se uno non lo danneggia pesantemente non ha questo coefficiente di
smorzamento. quindi lo smorzamento sovrastimato dalla normativa. Perch lo usiamo? Perch ormai
abbiamo linerzia, cio siamo su un treno (la sismica) che corre da cinquantanni e quel 5% ce lha caricato
Ausler, cio il macchinista iniziale. Allora, questo treno che corre da cinquantanni con quel carico, oggi
difficile cambiargli quel carico, perch su quel carico stato costruito tutto il resto del treno: al primo
vagone se ne sono agganciati altri cento. Quindi cambiare il primo vagone oggi significherebbe cambiare
anche gli altri 99, per cui ce lo teniamo anche se sappiamo che non quello giusto, perch andata cos. Il
padre-padrone della sismica Ausler, pensava che questo fosse il numero giusto. Quando ci siamo accorti
che non lo era, poich Ausler era un accademico anche se americano (preferiva la teoria generale al
modello empirico), ormai avevamo troppi vagoni attaccati a quello del 5%. Comunque noi nella normativa
diamo la possibilit di aggiungergli qualcosa, pur essendo il 5% fisso, perch nel frattempo sono nati gli
smorzatori [], cio abbiamo iniziato a trattare gli edifici come trattiamo le automobili, cio inserendo
allinterno della nostra costruzione degli oggetti che sono destinati a dissipare energia per migliorare la
risposta. Come vedete anche di parecchio la si pu migliorare: il limite 0,55 che corrisponde ad un
coefficiente di smorzamento del 4%. LR americano, noi, per antica tradizione, lo chiamiamo q, fattore di
comportamento: nessuna differenza sostanziale, diverso soltanto il nome. Lo mettiamo al denominatore
ad una quantit maggiore di 1.

24 febbraio 2012 lezione XXIV

Rappresentazione della risposta elastoplastica al sisma I parte (slide 12-


25)
ing. Rosario Gigliotti
La linea rossa il comportamento di una struttura che rimane in campo elastico, la curva blu quello di
una struttura che si sta plasticizzando: un comportamento di tipo
elasto-plastico. La grandezza che misura lentit della plasticizzazione
definita sinteticamente duttilit. Torna comodo che una struttura
con comportamento non lineare, quindi che ha plasticizzazioni
progressive possa essere schematizzata con un comportamento
bilineare equivalente. I criteri di bilinearizzazione possono essere di
diversa natura. C quello di Paulay&Priestley che dice: mettiti ad una certa aliquota della forza di prima
plasticizzazione, dopodich fai una linearizzazione
rispetto allo spostamento massimo. Il metodo
delluguaglianza dellenergia dice: mettiti ad una certa
percentuale della forza di plasticizzazione e cerca quella
bilinearit affinch larea sottesa sia pari a quella della
curva con comportamento non lineare (condizione di
uguale dissipazione di energia). La duttilit genericamente espressa come rapporto tra lo spostamento
massimo, la massima domanda di spostamento (perch lo spostamento massimo sempre legato
allazione: dove arriva la mia struttura, dipende dalla forzante esterna) e lo spostamento di prima
plasticizzazione (che una propriet della struttura: il punto dello spostamento per cui la struttura ha la
prima plasticizzazione). Il punto di prima plasticizzazione posso definirlo convenzionalmente, come quel
punto che, sulla bilineare, corrisponde alla prima plasticizzazione (cio in realt non effettivamente lo
spostamento per cui si ha la prima plasticizzazione in un qualunque elemento della
struttura, ma quello che in termini generali descrive la prima plasticizzazione). Il
rapporto che definisce la duttilit, in qualche modo, definisce anche il rapporto di
forze: la forza massima a cui sarebbe soggetta la
struttura se si mantenesse in campo elastico e la
massima resistenza, che poi diventa la forza di progetto.
Qui viene rappresentato un comportamento elasto-
plastico linearizzato sempre con un certo incrudimento. Per definire questo
fattore di riduzione della forza devo fare delle ipotesi perch io sto pensando di
fare una previsione per poter continuare ad utilizzare un metodo lineare. Quale
sar effettivamente la domanda per una struttura che entra in campo plastico?
Le due condizioni che possono verificarsi a seconda delle caratteristiche di
rigidezza e del campo di periodi in cui mi trovo, sono che sia verificata lipotesi di uguali spostamenti o di
uguali energie. Se vi ricordate tutto il discorso sugli spettri tetra-logaritmici, che vi fanno individuare le
zone di uguale accelerazione, uguale velocit, uguale spostamento in funzione del periodo, lipotesi di
uguali spostamenti vuol dire che entro in un campo in cui lo spostamento inelastico sar uguale allo
spostamento che avrebbe la stessa struttura se si mantenesse in campo elastico. Ipotesi di uguali
spostamenti significa che lo spostamento del sistema elastico uguale allo spostamento del sistema
elastoplastico. Da questo deriva che il rapporto tra le forze proprio pari al rapporto tra gli spostamenti,
Dmax,EP
quindi la duttilit espressa come = . Di conseguenza,
Dy
come passo da uno spettro di risposta elastico ad uno spettro di
risposta elasto-plastico? 1 laccelerazione al suolo. Lo spettro di
risposta mi sa facendo vedere che, se io traccio una linea
orizzontale a partire da 1, individuo immediatamente un punto
comune a tutti, laccelerazione di ancoraggio dello spettro,
laccelerazione al suolo. Lo spettro in rosso lo spettro di
risposta elastico. Poi abbiamo una zona di amplificazione e
una zona di deamplificazione. In funzione del livello di
duttilit, siccome mi sto mettendo nellipotesi di uguali
spostamenti (rapporto tra le forze=rapporto tra gli
spostamenti), direttamente riduco le forze proprio del valore
di duttilit. Quindi sto dicendo
che la struttura in campo elasto-plastico avrebbe lo
spettro prima azzurro, poi blu, poi nero. Quindi vedete,
con un fattore di duttilit pari a 4, entro gi in zone,
per via della plasticizzazione, per cui progetto per
valori di accelerazione inferiori allaccelerazione del
terreno, non superiori. Quando si usa unipotesi o
laltra? Lipotesi di uguali spostamenti viene utilizzata
anche per periodi inferiori, ma ben verificata per periodi elevati, dai 2 secondi in
su. Quella la zona dove, effettivamente, lo spostamento inelastico circa uguale allo spostamento elastico,
prima no. Per periodi diversi si utilizza lipotesi di uguale energia perch entro nelle zone di uguali velocit.
Nelle zone di uguali velocit pi vera unipotesi di uguali energie di deformazione. La correlazione
sussistente tra la duttilit e il rapporto tra la forze, ma ancora determinabile con dei semplici passaggi: il
F
rapporto R = EL = 2 !1 . Infatti espressioni analoghe le trovate nelle norme, quando vi dicono i
FD
valori del fattore di struttura, cio quel valore per cui io posso ridurre le forze di progetto. Sotto ladozione
di modelli lineari, per descrivere il comportamento di una struttura che
proprio lineare non , c qualcosa di pi. Fino ad ora abbiamo ragionato,
in modo concettualmente corretto, guardando il comportamento elastico,
il comportamento elasto-plastico, vedendo le ipotesi sugli spostamenti e
quindi la duttilit. Non abbiamo guardato aspetti riguardanti la
dissipazione di energia. Quando il mio comportamento un
comportamento ciclico (perch in zona sismica stiamo pensando ad una
struttura che entra in campo plastico con comportamento ciclico), la
dissipazione di energia sempre una dissipazione per isteresi. Un ciclo disteresi della barra di acciaio
sapete com fatto? Se guardo un comportamento monotonico, adesso lo semplifico, un legame tensione-
deformazione di una barra dacciaio in realt sarebbe cos: ha un plateau Ora semplifico e considero un
comportamento elastoplastico, perch in genere non si arriva mai a quei valori. Il ciclo disteresi fatto
cos: scarico il materiale, ritorna, risale, etc. in realt sapete che il comportamento vero non cos perch
c leffetto bushing. Chiaramente questo materiale dissipa molto bene perch dissipa tanta energia, tutta
lenergia racchiusa in quel ciclo. Una sezione in cemento armato avete unidea di che ciclo di isteresi ha? Se
prendo un elemento in cemento armato e lo sottopongo a degli spostamenti ciclici, dovrei leggere la
formazione di una fessura, una prima plasticizzazione: monotonicamente qualcosa del genere.
Sostanzialmente dei cicli sempre meno dissipativi. Non ho dei cicli cos pieni, per intenderci, perch ci
sono fenomeni non lineari un po pi complessi (in calcestruzzo non reagisce a trazione, si aprono le
fessure). I tratti piatti corrispondono al fatto che nella sezione si aperta la fessura (effetto pitching),
quando torno indietro scarico, finalmente si richiude la fessura: a questo punto la sezione riprende
rigidezza, quindi vedo un incremento di rigidezza che sinverte e va a plasticizzare dallaltra parte. Tutti
questi fenomeni sono importanti, senn mi sto dimenticando della dissipazione di energia. Nel definire la
risposta, ok che ragiono in termini monotonici, ma devo tener conto della dissipazione di energia. La
dissipazione di energia un fatto importante e benefico, perch posso leggerla in termini di smorzamento
equivalente. Sempre volendo mantenere un riferimento ad un comportamento lineare equivalente, posso
trovare la rigidezza di un sistema equivalente di un sistema elasto-plastico e posso pensare ad uno
smorzamento viscoso equivalente. Lequivalenza sullenergia
dissipata, che avrebbe un oggetto a comportamento visco-elastico.
In realt la dissipazione per isteresi diversa dalla dissipazione
per viscosit, ma a noi interessa leffetto. Lo smorzamento
equivalente un parametro rappresentativo. Devo ragionare in
termini un po pi concreti. Ci va bene che la struttura possa essere
descritta attraverso un legame costitutivo di tipo elasto-plastico
con una legge bilineare: unapprossimazione accettabile. Quali sono i parametri
meccanici che definiscono questo oscillatore bilineare? Una rigidezza iniziale, un
incrudimento, una duttilit (rapporto tra lo spostamento massimo e lo spostamento di
prima plasticizzazione) e una forza di snervamento. Questo oscillatore elasto-plastico
pu essere studiato tramite un oscillatore elasto-viscoso equivalente caratterizzato dai
soli parametri: rigidezza equivalente e smorzamento equivalente. Fino ad ora non
abbiamo guardato il termine dissipazione di energia e non abbiamo neanche guardato
con attenzione la rigidezza equivalente. Su questo entriamo in un terreno
dove ci sono diversi studi, ognuno convinto di aver trovato la formula
migliore perch, nel momento in cui operiamo delle semplificazioni, ci
portiamo dietro delle incertezze e dei limiti di applicabilit. Lo studio di
Iwan e Gates quello di riferimento ed basato sulluguaglianza della
rigidezza dellenergia dissipata valutata come media sullo spostamento.
Questo metodo individuato dallacronimo ASE (Average Stiffness and
Energy). Mi metto in corrispondenza dello spostamento massimo e
prendo un valore medio della rigidezza e smorzamento equivalente, cio stessa energia dissipata. In realt,
neanche il valore medio della rigidezza, ma loro trovano che con questi valori di rigidezza e smorzamento
loro possono descrivere al meglio la risposta.

29 febbraio 2012 lezione XXV

Rappresentazione della risposta elastoplastica al sisma I parte (da slide


23 alla fine)
ing. Rosario Gigliotti
Intanto ci stiamo riferendo ad un oscillatore elasto-plastico a comportamento bilineare, ovviamente
questa una semplificazione di una struttura pi complessa. Un sistema bilineare definito dalla rigidezza
del tratto elastico e dalla rigidezza del tratto plastico, che pu essere un tratto eventualmente incrudente e
dal punto di prima plasticizzazione, nonch dallo spostamento massimo. Lo spostamento massimo
definisce la massima capacit deformativa della nostra struttura. I metodi di linearizzazione sono vari, tra
questi ci sono diversi studi. Quello riportato di Iwan e Gates del 1979, individuato dallacronimo ASE, vi d
delle espressioni che vi consentono di definire le caratteristiche di un oscillatore lineare equivalente a
quello a comportamento elasto-plastico in termini di rigidezza equivalente e di smorzamento equivalente.
Questo oscillatore plastico avr la stessa dissipazione di energia per viscosit che avrebbe loscillatore
elasto-plastico per isteresi in corrispondenza al valore massimo dello
spostamento. Qui vedete una rappresentazione del ciclo delloscillatore
elasto-plastico incrudente (in blu) e delloscillatore elasto-viscoso
equivalente (in rosso). Come applico tutto ci da un punto di vista
progettuale? Come pu avvenire il passaggio da uno spettro elastico ad
uno spettro di progetto? Vedete uno spettro elastico con lo smorzamento
del 5% e lo spettro di risposta elastico che trovate in normativa, uno per
ciascun tipo di terreno. Lo spettro di risposta elastico quella funzione
dinviluppo che vi d la risposta massima a livello di accelerazione (se uno spettro in pseudo-
accelerazione), di velocit (se uno spettro in pseudo-velocit), in spostamenti (se uno spettro in
pseudo-spostamenti) di un oscillatore elementare avente un certo periodo []. Loscillatore avente
comportamento elastico con smorzamento 5%. Perch smorzamento 5%? Perch uno smorzamento di
riferimento che si considera che abbia ogni struttura, anche se rimane in campo elastico. Se per una
struttura che si mantiene in campo elastico, lo smorzamento potrebbe essere anche minore, sicuramente
sar maggiore per una struttura che si plasticizza. ovvio che una struttura che si plasticizza ha uno
smorzamento equivalente ben diverso. Ora per, una strategia quella di adottare la plasticizzazione, di
sfruttare la plasticizzazione come elemento di progetto. economicamente conveniente pensare una
struttura progettando il danneggiamento nelleventualit dei terremoti di maggiore severit e quindi
minore probabilit di occorrenza. Il problema come tenerne conto. Possiamo tenerne conto direttamente
attraverso una modellazione non lineare della struttura e una modellazione diretta del sisma, possiamo
tenerne conto indirettamente, modificando, in qualche modo, lo spettro di risposta. Lidea quella di
continuare a modellare la mia struttura come lineare, voglio continuare ad adottare metodi di analisi
lineare, mi piacerebbe poter prevedere la risposta di questa struttura che, invece, si sta plasticizzando. Di
tutto questo si tiene conto indirettamente passando dallo spettro elastico allo spettro di progetto. Lo
spettro di progetto contiene proprio questa riduzione della risposta per effetto delle plasticizzazioni e per
farlo ci si avvale proprio di quei ragionamenti che abbiamo visto prima. Il primo passaggio : se il mio
spettro elastico di riferimento uno spettro che ha smorzamento del 5%, ma il mio oscillatore non ha un
comportamento lineare e quindi ha uno smorzamento per isteresi che maggiore del 5%, io faccio una
linearizzazione equivalente e, tanto per cominciare, faccio riferimento allo smorzamento equivalente che
ho determinato con la procedura che ritengo pi appropriata. Sono ancora in campo elastico, ma so che lo
smorzamento, quindi la dissipazione di energia che avr con le plasticizzazioni, non il 5%, ma maggiore.
Quanto? Lo smorzamento equivalente determinato con i metodi che abbiamo visto. Questo comporta una
riduzione della risposta: se aumenta lo smorzamento diminuisce la risposta delloscillatore elementare.
Ci che abbiamo visto per loscillatore elementare lo potete riportare ad una struttura complessa quanto vi
pare perch tanto questo: fa parte dellanalisi dinamica modale, quindi nessun problema, n dal punto di
vista logico n dal punto di vista numerico, a passare dalloscillatore elementare alla struttura a pi gradi
di libert. Quindi, tanto per cominciare, la risposta ridotta. Pensate alla risposta delloscillatore
elementare e al coefficiente , che determina lamplificazione delloscillatore elementare a patto che, in
corrispondenza di un periodo di risonanza rispetto alla forzante che unarmonica, voi avete in assenza di
smorzamento una risposta infinita. Ovviamente questa risposta non infinita, s amplificata, ma
amplificata sempre meno al crescere del valore dello smorzamento. Vi ricordate? Di fatto, la risposta per
ciascun oscillatore si sta riducendo. Perch vi ho richiamato la risposta delloscillatore elementare? Perch
vi fa vedere che nel passaggio tante armoniche-oscillatore elementare, sisma-struttura, il riferimento
rimane sempre la forzante armonica e loscillatore elementare. La forzante si comporta come tante
armoniche, la struttura come tanti oscillatori elementari: ciascun oscillatore si sceglie le armoniche che
sono pi consone alla propria natura, quindi quello diventa il [] alla risposta. Questa risposta
influenzata dallo smorzamento e quindi qui c questo passaggio. Basta questo? Questo potrebbe essere il
mio spettro di progetto. Vi torna? Se io penso alla risposta elastica e, invece, la mia struttura ha
comportamento elasto-plastico, qual la rigidezza di riferimento? Il mio problema tutto l. In tutti i
ragionamenti che noi facciamo, stiamo dicendo che la mia struttura, se avesse comportamento elastico,
farebbe cos, ma si sta plasticizzando. Il mio oscillatore elementare avrebbe questa rigidezza, in realt.
Loscillatore elementare ha questo comportamento, questa la rigidezza iniziale, noi ne abbiamo fatto una
linearizzazione equivalente. Di fatto, quando io sto pensando alla risposta elastica, sto pensando alla
risposta elastica di questo oscillatore, non so ancora qual il livello di domanda. Se il mio terremoto fosse
un piccolo terremoto che quindi ponesse alla struttura una domanda di spostamento inferiore allo
spostamento di prima plasticizzazione, io mi riferirei (anche sa la mia struttura, superata quella soglia, si
plasticizza) correttamente ad una struttura a comportamento elastico. Quindi sarebbe quella la mia
rigidezza di riferimento, la rigidezza elastica. Il problema che cosa succede dopo. Vediamo quale pu
essere un approccio intelligente, cosa c, in maniera
nascosta, sotto gli spettri di progetto della normativa. La
mia struttura ha periodo elastico T1, [] per il momento
ragionate cos, poi proveremo a correggere un po quel
concetto di elastico. Quindi questa struttura ha periodo T1.
La struttura elastica, leggo la risposta sullo spettro, in
ordinata spettrale. La riduzione dovuta allo smorzamento.
La struttura si sta plasticizzando, quindi ha uno
smorzamento che non il 5%, ma maggiore del 5%: la
risposta la vado a leggere sulla stessa ascissa su questo
nuovo spettro ridotto. Poich la struttura entrata in
campo plastico, una struttura che sta plasticizzando, sta diventando una struttura pi lenta nelle sue
oscillazioni, sta riducendo la sua rigidezza e quindi sta aumentando il periodo di oscillazione. Fisicamente
penso che questo sia abbastanza chiaro. Entro in campo plastico. Io la posso trattare, su quel particolare
valore dello smorzamento, come una struttura equivalente perch ho trovato lo smorzamento lineare
equivalente, ma ho anche trovato una rigidezza equivalente. Ad una rigidezza equivalente, quindi minore,
corrisponde un periodo di oscillazione maggiore (T=2(m/k)). In realt, il periodo maggiore, quindi la
mia risposta la devo leggere nellordinata spettrale che indica la risposta della mia struttura. Questa
operazione corrette, ma sarebbe un po scomoda per noi da un punto di vista applicativo. Quindi ci torna
comodo, nella logica della linearizzazione equivalente (voi non fate queste operazioni da un punto di vista
progettuale, ma create uno spettro di progetto che applicate al modello) Lavorando al SAP avete definito
la geometria della vostra struttura, quali sono gli elementi finiti che descrivono al meglio il
comportamento dei vostri elementi strutturali (telai, pareti, ascensori con associato un materiale a
comportamento elastico): il vostro un modello elastico, non c nulla di quello che abbiamo detto finora,
non c smorzamento equivalente, non c rigidezza equivalente. Lunica cosa che voi fate utilizzare uno
spettro di progetto per leggere la risposta della vostra struttura che, essendo progettata in zona sismica
secondo le norme (poi vedrete come, quali sono i dettagli costruttivi per garantire quella duttilit), voi
state dicendo che una struttura a comportamento duttile, che si possa plasticizzare convenientemente,
senza che questo comporti dei disastri (a duttilit controllata). Te il valore di ordinata spettrale che tiene
conto della variazione dincremento di periodo dovuto alla plasticizzazione. Tutto questo non c e quindi
torna comodo fare un passaggio: il valore riassegnato al periodo T1, cio la risposta sarebbe questa
perch il periodo variata, ma torno indietro perch, per convenienza, continuo a riferirmi al periodo
iniziale elastico, cio non vario il periodo. Ora voi capite che il nuovo spettro che ottengo uno spettro che
non ha un diretto significato fisico, ma uno spettro che contiene questi tre passaggi: riduzione dello
smorzamento, riduzione dellincremento di periodo e ritorno indietro al periodo di riferimento. Quindi ho
individuato il punto dello spettro a duttilit controllata []. Duttilit controllata significa esattamente il
ragionamento che vi ho fatto qui: se la mia struttura si fosse mantenuta indefinitamente in campo elastico
si sarebbe comportata cos; in realt questa struttura si sta plasticizzando, ciclicamente sta facendo cos.
Lo spettro poteva anche essere pi basso, questo lo decidiamo noi. ovvio che se progetto per un valore di
forze pi alto questo significa che sto richiedendo una plasticizzazione minore, cio una duttilit minore.
Se progetto elasticamente significa che di duttilit non ho bisogno: questa struttura risponde
elasticamente al massimo terremoto atteso. Si pu fare. Secondo la precedente normativa questo era, di
fatto, escluso, nel senso che la struttura poteva essere progettata in due classi di duttilit, alta o bassa (in
realt la bassa corrisponde alla media) e basta. Adesso questa cosa labbiamo chiarita un po meglio
dicendo che, in realt, non escluso che la struttura possa essere progettata in campo plastico o comunque
con fattori di struttura minori. Perch fino ad ora ci avete ripetuto che non economicamente
conveniente? Perch, nellottica di una norma prestazionale che guarda a diversi aspetti del
comportamento strutturale, potrebbe, invece, convenire voler spingere di pi sulla resistenza. Questo
possibile, quindi, per particolari strutture, potremmo non avere a disposizione tanta duttilit. Il livello di
duttilit pu variare e tutto questo rientra direttamente nello spettro di risposta, nello spetro di progetto.
Quindi, di fatto, su quel particolare valore del periodo, che un punto dello spettro T1, abbiamo
individuato un fattore riduttivo dovuto allaumento di smorzamento e allaumento del periodo. Se faccio
queste operazioni (spettro con smorzamento 5% periodo spettro elastico ridotto secondo lo
smorzamento equivalente spettro di progetto) per diversi punti, di fatto mi porterebbe al mio spettro.
Addirittura, per via della plasticizzazione, pu darsi, anzi capita piuttosto di frequente con i fattori di
struttura che si adottano comunemente, che la risposta spettrale non sia mai superiore alla massima
accelerazione del terreno. Quellamplificazione c, vera, ma in campo elastico. Quindi significa belle
riduzioni delle azioni di progetto, che possono essere ridotte di 3-4-5 fino a quasi 6 volte per strutture
regolari. La domanda minima prevista dalla norma si ricava, se non si utilizzano plasticizzazioni, con
spettri di risposta elastici ottenuti utilizzando oscillatori elasto-viscosi con coefficiente di smorzamento
pari al 5% e rigidezza pari alla rigidezza tangente; se si utilizza la plasticizzazione, con spettri di risposta di
progetto ottenuti utilizzando oscillatori elasto-viscosi con coefficiente di smorzamento pari al 10-35%
(valori di riferimento di smorzamento equivalente che noi potremmo misurare o direttamente
sperimentalmente o attraverso modelli numerici non lineari su strutture che si stanno plasticizzando) e
rigidezza pari alla rigidezza secante. Gi qui c una piccola variazione. Per le strutture in campo elastico si
parla di rigidezza tangente, per quelle elasto-plastiche si parla di rigidezza secante. Finora non abbiamo
fatto distinzione nel definire il periodo di riferimento (abbiamo parlato di oscillatore bilineare con tratto
elastico e tratto plastico), adesso si introduce un concetto un po pi preciso. Si parla di rigidezza secante
perch, in realt, vero che possiamo ragionare in termini bilineari, ma, se io sto pensando al
comportamento strutturale, sicuramente avr la fessurazione che gi prima di arrivare alla
plasticizzazione ha ridotto la rigidezza. In corrispondenza della prima plasticizzazione la rigidezza si gi
ridotta sicuramente, prima di arrivare alla prima plasticizzazione del primo elemento, comunque la
plasticizzazione si gi ridotta. Questo avverrebbe anche a livello di elemento: se pensate al momento-
curvatura di una sezione in cemento armato Quindi diciamo secante, ma poi bisogna capire di volta in
volta a seconda della tipologia strutturale. Quindi potrebbe non esser vero per lacciaio, sicuramente
vero per il cemento armato. Per il cemento armato la rigidezza a cui ci riferiamo non proprio quella
elastica lineare iniziale, cio quando andremo a ragionare in termini di bilinearizzazione, quando andremo
a parlare di rigidezza elastica, dovremo tener conto comunque della fessurazione che ha ridotto le
rigidezze degli elementi strutturali. Questo lo vedremo meglio tra un attimo, ma sicuramente importante.
Non sposta nulla di tutto il ragionamento che abbiamo fatto, e non il fatto che quella rigidezza elastica
iniziale non proprio elastica, ma gi deve tener conto di ci che accaduto fino alla prima
plasticizzazione. Le conclusioni sullutilizzo della plasticizzazione (questa una ripetizione di ci che vi ho
gi detto) sono che lo spettro elastico molto pi gravoso dello spettro di progetto (questo giustifica,
chiaramente, la sistematica adozione della duttilit come strategia di progetto) e si evidenzia
lirrinunciabilit di tale ipotesi (nella stragrande maggioranza dei casi antieconomico progettare una
struttura che rimanga in campo elastico). Ci sono altri aspetti che vanno considerati. Uno di questi la
RIDONDANZA. In termini generali abbiamo parlato della differenza tra una risposta elastica e una risposta
elasto-plastica. Nel passaggio del comportamento di una struttura, che evidentemente pi complessa,
bisogna tener conto di una serie di fattori. Intanto certamente una struttura isostatica anche una
struttura ridondante, nel senso che non avremo, come potremmo avere su un oscillatore a comportamento
elasto-plastico, un unico punto di plasticizzazione, ma avremo una sequenza di plasticizzazioni, che
comportano una progressiva riduzione della rigidezza. Una sequenza di plasticizzazioni fino a quando la
struttura non si trasforma in meccanismo (meccanismo significa che abbiamo una rigidezza tangente nulla,
cio la struttura diventa labile nei confronti delle azioni orizzontali). Anche qui vedremo quali sono i
metodi di progetto per garantire che questo effettivamente accada, ma evidente che in una struttura
intelaiata gradito per noi che le plasticizzazioni siano il pi possibile diffuse nella struttura e che
avvengano negli elementi che naturalmente, o pi facilmente, possono garantire la duttilit. Quindi,
certamente nelle travi prima che nei pilastri, certamente non nei nodi, certamente con meccanismi
flessionali e non con meccanismi a taglio. In sostanza, se questa la domanda di spostamento, avr
plasticizzazioni in queste sezioni, poi nelle sezioni di estremit delle travi ed alla fine, perch si formi il
meccanismo, occorre che si formino anche le cerniere nelle sezioni di base dei pilastri. Il comportamento,
invece, non gradito, sarebbe un comportamento di questo tipo, quello per cui si plasticizzano tutte le
colonne di un piano. Anche a parit di domanda di spostamento significa che io sto concentrando la
richiesta di duttilit in poche sezioni. Il concetto di ridondanza importante. Quasi naturalmente le
strutture isostatiche sono anche ridondanti, per bisogna anche fare qualcosa. Non si pu pensare che il
comportamento ottimale sia naturalmente determinato, in qualche modo bisogna indirizzarlo. Quindi,
traduciamo quanto detto guardando il comportamento della struttura. L vedete
diversi spettri di progetto a partire dallo spettro di risposta elastico. Spettri di
progetto determinati da diversi valori del fattore di struttura rappresentati, in
questo caso, direttamente dal di duttilit. Vedete, ci muoviamo da spettri in
cui esiste una zona di amplificazione, fino a spettri in cui la zona di
amplificazione labbiamo completamente annullata: mai laccelerazione della
struttura superer laccelerazione del terreno. Questo dipende dalla soglia di
plasticizzazione, dipende dalle ipotesi fatte sulla duttilit della struttura. Se quella in rosso la risposta
elastica della struttura, quella in verde la risposta elasto-plastica della
struttura. Noi abbiamo fatto delle ipotesi sul comportamento e abbiamo
detto che il comportamento lho schematizzato. Labbiamo detto
dallinizio: sto guardando la struttura, quindi il comportamento non sar
bilineare, ma comodo che sia bilineare. Ora, per, ricordiamoci di qual
la realt, di come tenerne conto. Facciamo sempre cos: partiamo da ragionamenti semplici e poi li
correggiamo perch i risultati siano pi aderenti al comportamento reale. La struttura che si sta
plasticizzando una struttura in cui poco alla volta si riducono le rigidezze (la rappresentazione non
felicissima, non sono stati scelti bene i colori): man mano che si formano le cerniere si sta riducendo la
rigidezza e quindi si arriva a questo comportamento. In sostanza, la ridistribuzione fa s che ci sia anche
una maggiore resistenza complessiva della nostra struttura. Di questo non ne ho tenuto conto nei miei
ragionamenti perch ho pensato al comportamento bilineare,
per, in realt, comodo ricordarmi, a livello progettuale, che la
mia struttura, per via della ridondanza, potr avere una
ridistribuzione delle caratteristiche della sollecitazione interne
con una progressiva riduzione delle rigidezze e con una
maggiore resistenza generale. Il che vuol dire che, tutto sommato,
posso tenere conto di questo fatto per farmi qualche sconto in
pi sulle azioni di progetto. Per ottenere il comportamento desiderato, si deve progettare per una forza
inferiore, questa la logica. Poich so che, se progetto per quel valore di forza che abbiamo visto prima, in
realt avr una resistenza maggiore perch c una ridistribuzione, conveniente progettare per un livello
di forze pi basso. Quindi, io gi tango conto di questo fatto pensando a cosa, in realt, la struttura potr
offrirmi di pi. Tutto questo quello che effettivamente si fa. Unulteriore riduzione data dallo
smorzamento. In questa tabella vedete rappresentati dei fattori di smorzamento misurati su diversi edifici
esistenti in acciaio e in cemento armato. Notate valori di smorzamento che vanno dal 10-20% con in
ascissa il valore del periodo e in ordinata i valori del fattore di smorzamento. Come si tiene conto, nel
definire lo spettro di risposta, del fattore di smorzamento? Attraverso lespressione col coefficiente ,
10
funzione dello smorzamento: ! = ! 0, 55 " " (%) = 28% . In genere, noi non facciamo questo, nel
5 + " (%)
senso che riduciamo direttamente lo spettro di risposta elastico attraverso un fattore di struttura che
comprende un po tutto (tiene conto della plasticizzazione e del fatto che, entrando in campo plastico, si ha
un anche un incremento della dissipazione di energia). Se, per, noi conoscessimo direttamente lo
smorzamento equivalente della struttura, potessimo separare i termini, per esempio lo smorzamento
equivalente in corrispondenza di alcuni modi di vibrare della struttura, potremmo direttamente andarci a
prendere uno spettro di riposta ottenuto in corrispondenza di quel valore dello smorzamento. Lesempio
quello che vi ho gi fatto, perch torna molto comodo come esempio: quello delledificio isolato alla base.
Ledificio isolato alla base avr pi modi di vibrare. Il modo fondamentale quello delledificio che si
comporta come blocco rigido e oscilla sul sistema di isolamento a comportamento visco-elastico (per
esempio, gli isolatori elastomerici, oggetti realizzati con strati alternati di gomma e acciaio). Di questo
oggetto io conosco il periodo di oscillazione e il valore dello smorzamento equivalente. In questo caso, non
adotto il fattore di struttura come riduzione per passare dello spettro elastico a quello di progetto, ma
vado a prendermi direttamente lo spettro di risposta elastico ottenuto in corrispondenza dello
smorzamento equivalente di quel modo di vibrare. Anche ledificio isolato ha dei modi superiori. I modi
superiori sono tutte le oscillazioni della struttura in elevazione, tanti quanti sono i piani. Il concetto che il
primo modo di vibrare lo vedete come unoscillazione su un sistema di isolamento, unoscillazione molto
lenta; tutti i modi superiori sono delle vibrazioni che si sovrappongono alloscillazione principale. La
risposta dei modi superiori la andr a leggere su spettri con smorzamento
del 5 o anche del 2%, pensando che la struttura rimanga in campo elastico.
Daltra parte ledificio isolato lo progetto proprio perch rimanga in campo
elastico. La risposta del modo isolato la andr a leggere non sulla curva in
grassetto, ma sulla penultima delle curve, quella in corrispondenza dello
smorzamento del 25%. Tutte le risposte dei modi superiori dovranno essere
lette, in funzione del loro periodo, sulla curva in grassetto. Poi, quanto
contano i modi superiori, fa parte dellanalisi dinamica modale, che voi
conoscete benissimo. La risposta dovr essere combinata dando a ciascun
modo il proprio peso. In questo caso ci torna comodo avere direttamente uno spettro a partire dagli
smorzamenti. In tutti gli altri casi sappiamo che la nostra struttura in campo elastico, ma che lo
smorzamento non del 5%. Quando, invece, ci interessa la risposta della struttura che si sta
plasticizzando, usiamo lo spettro di progetto che, al suo interno, col fattore di struttura, tiene conto di tutti
questi fattori che abbiamo elencato (riduzione di rigidezza, incremento della smorzamento, ridondanza).
Qui vediamo rappresentati degli spettri medi presi dallEurocodice 8 con diversi valori dello smorzamento.
Per esempio, vedete anche uno spettro con uno smorzamento inferiore al 5% (il 5% il valore di
smorzamento che la norma ci d come valore di riferimento per lo spettro di risposta elastico, questo non
esclude valori diversi). Come potrei condurre questa analisi? Se voi voleste fare lanalisi di un edificio
isolato potreste fare questa operazione: vi basterebbe definire uno spettro al 2% e uno spettro al 20%.
Noto il periodo delledificio isolato, mi basterebbe definire uno spettro che fino ad un certo valore del
periodo quello pari al 20% e il resto segue quello del
2%. Nellanalisi modale, avendo individuato tutti i
periodi di oscillazione dei vari modi di vibrare, andr
a leggere la risposta del primo modo sullo spettro al
20%, per tutti gli altri modi la andr a leggere sullo
spettro del 2%. Sapere queste cose mi consente di
poter, materialmente, fare un calcolo corretto della
vostra struttura tenendo conto di questi aspetti, anche
in modo piuttosto semplice. Vedete, direttamente,
passando ad un ambito normativo, quanto detto per il
fattore di riduzione indicato con q, che tiene in conto
la duttilit, la tipologia strutturale e delle caratteristiche di regolarit. Tutto questo vi dovrebbe apparire
abbastanza logico, perch, per quanto possiamo fare in ambito progettuale con i dettagli costruttivi,
chiaro che non possiamo forzare la natura pi di tanto. Ci saranno delle strutture che, naturalmente,
potranno garantirci una certa duttilit e per le quali possiamo ridurre le azioni progettuali maggiormente;
ci sono delle strutture che, naturalmente, sono meno votate ad un comportamento duttile: per queste
strutture dovremmo adottare delle azioni di progetto maggiori. Capirete anche quanto delicato questo
punto, nel senso che ovvio che esistono dei margini piuttosto elevati nel definire il fattore di struttura (o
fattore di comportamento). Il termine q compare al
denominatore che fornisce la funzione dello spettro
di risposta. Ovviamente questa funzione ha diversi
tratti: un tratto lineare tra 0 e TB; un tratto costante
(il plateau dello spettro) tra TB e TC; due tratti a
comportamento non lineare tra TC e TD e oltre TD. A
TD c un punto di variazione della forma dello
spettro ed il punto corrispondente al passaggio
tra la zona a uguali velocit e la zona a uguali
spostamenti: significa che, al di sopra di questi periodi, la domanda lo spostamento si mantiene costante.
La risposta determinata attraverso un unico coefficiente, il coefficiente q. Con questo abbiamo fatto il
passaggio dagli aspetti concettuali della risposta delloscillatore elasto-plastico, a quelli della risposta
delloscillatore lineare equivalente e come tutto ci si traduce nella riduzione delle azioni di progetto,
come tutto questo intrinsecamente legato alle caratteristiche strutturali. C qualcosa che possiamo
decidere noi, qualcosa che possiamo controllare direttamente noi per definire la duttilit. Posso dire:
voglio contare molto o poco sulla duttilit e da questa scelta iniziale derivano una serie di azioni che
andremo a mettere in campo. Ci sono altre cose che dipendono dalla tipologia strutturale, dalle
caratteristiche di regolarit. Se la struttura ha pochi elementi a cui affido la resistenza alle azioni laterali,
evidente che di ridondanza ne avrebbe meno perch questi elementi assorbono la maggior parte delle
azioni, si plasticizzano e avr sicuramente minore ridondanza e minore resistenza, quindi e mi posso fare
meno sconti nel definire il fattore di comportamento. Una struttura che, invece, ha possibilit di dissipare
energia in maniera pi diffusa e avere pi ridistribuzioni al proprio interno, una struttura per la quale
posso consapevolmente decidere di farmi qualche sconto in pi sulle azioni di progetto. Addirittura in una
struttura che ha un unico nucleo centrale e poi dei telai molto snelli e deformabili (quindi che
contribuiscono solamente in minima parte alla resistenza delle azioni laterali), posso farmi ancora meno
sconti perch ho un unico elemento che si plasticizza e il comportamento della mia struttura dovrebbe
essere quello delloscillatore elasto-plastico. La regolarit strutturale garanzia di maggiore diffusione
delle plasticizzazioni nella struttura, che meno influenzata dalle caratteristiche dellinput sismico; se la
struttura non regolare ho minore garanzia di uniforme comportamento e questa si deve tradurre in una
maggiore cautela nella definizione delle azioni di progetto. Capite che ci sono degli aspetti che sono di una
certa complessit, ma che poi sono abbastanza semplici da un punto di vista applicativo perch vengono
tutti raggruppati dentro pochi coefficienti contenuti nelle norme. Limportante sapere il perch di queste
formule.
16 Novembre (II parte)- 21 novembre 2011- lezione XIII-XIV

Valutazione della domanda sismica LEZIONE N 14 ing. Franco Braga


NORMATIVA ITALIANA DM 2008
La norma definisce lazione sismica in termini di domanda e questa si lega inizialmente ad uno
spettro di risposta elastico. Poi si constata che lo spettro di risposta elastico porterebbe a
progettazioni troppo costose, per cui la norma accetta di inserire al suo interno, all interno
della domanda elastica, un coefficiente q che tiene conto:

- ridondanza
- iperstaticit
- sovra resistenza
La distribuzione Poissoniana per sapere la probabilit che ho di incontrare un terremoto
(pi che conoscere la statistica del sito ogni quanto torna un terremoto) se costruisco un
Periodo di riferimento di molto inferiore al periodo di ritorno del terremoto. Per cui il
problema di definire quale sia Vr, un problema che afferisce alla norma perch un
problema tra costruttori e utilizzatori.
Delle tante possibili espressioni Poissoniane, la probabilit di un solo superamento ha
questa espressione:

La domanda sismica nota se nota il suo


periodo di ritorno Tr.

Dove Vr nella formula di Poisson dato da tale


prodotto:


La normativa lo definisce legandolo a delle indicazioni progettuali, poi fissa delle probabilit
di superamento (ne definisce entit a seconda stato limite) e rinvia al punti 2.4 per definire
Vr. Vn la vita nominale della costruzione mentre Cu legato all uso dell edificio che si fa.
Fotografiamo cos due caratteristiche diverse delledificio:
-Vn si lega alla manutenzione delledificio ma anche alla durabilit della mia costruzione
definita in fase progettuale. Ad esempio se stabilisco Vn= 50 anni sto decidendo una serie di
accorgimenti progettuali che sostanzialmente si legano alla durabilit. NOTA: nellEurocodice
Vn ha una definizione diversa: design working life legandola pi che alla durabilit o solo a
quella, alla sicurezza. Da noi questo legame completamente tagliato. Perch siamo lunico
paese europeo che d alla propria legge un carattere impositivo. Per cui non stato messo il
discorso della sicurezza nelle NTC. Va indicato espressamente nelle tavole di progetto.


La norma pensa a tre tipi di costruzione. Per la prima pensa anche ad opere di grandi
dimensioni, come il ponte di Messina, che impiegher tempo. Le opere che hanno vita
nominale 100 anni non costa il doppio di quella 50 anni: oggi non pensiamo mai al solo costo
previsto d acquisto ma anche i costi di manutenzione. Costo attualizzato vedendo quanto ci
sar costata quella costruzione dopo 100 anni con gli interventi di manutenzione. Se le
condizioni ambientali non cambiano, Vn ci dice dopo quanto tempo effettuare manutenzione
ordinaria.
NOTA: Si lega ai cicli di manutenzione:il problema della manutenzione straordinaria (controlli
approfonditi che vanno dal rifacimento delle impermeabilizzazioni, impianti..). Lidea che se
la faccio, gli azzero let dell edificio. Per cui la vita vera dipende da quanto buona sar la
manutenzione che faccio. Vn si lega all approccio poissoniano, all idea di una densit di
probabilit uniforme. PROCESSO SENZA MEMORIA, che non tiene conto il tempo che
passato, perch in realt dopo 50 anni il terremoto potrebbe arrivare in tempi pi
vicini. E qualcosa che andr rivista.
NOTA: uno pu pensare anche ad altre Vn
- Cu edifici abitati in maniera diversa dalluso per il quale erano stati progettati. Esempio
ospedali allinterno di edifici nobiliari. E meglio legare la sicurezza alluso che se ne fa
delledificio piuttosto che allidea per la quale era stata progettata la costruzione. Per
cu diventa un coefficiente maggiorativo che nasce alluso che uno attribuisce
alledificio. Risponde alla domanda: ho progettata questo edificio come civile
abitazione, ma come ospedale quanto crescono le azioni di progetto? Per cui cambia
destinazione come cambiano le azioni di progetto?
Perfetta analogia con la normativa Europea:
4 classi d importanza. Addirittura ho una
prima classe, con gli edifici rurali (stalle) in
cui il coefficiente duso minore di uno,
perch cos modesti e importanti che posso
ridurre l azione della vita nominale. Al
procedere classe duso, aumenta la Vn.
NOTA IMPORTANTE : In precedenza si parlava di coefficienti di importanza , tuttora
nell euro codice, come coefficienti maggiorativi dellaccelerazione sismica al suolo. Ma
sono sbagliati. Leuro codice in realt dice che il fattore d importanza assegnato a
ciascuna classe d importanza e che dovrebbe essere derivato da un pi alto o un pi
basso periodo di ritorno. Maggiorare Vn di un coefficiente maggiorativo vuol dire
maggiorare Vr e quindi Tr(pensa alle formule di Poisson). Non significa questo
maggiorare l azione sismica, perch non vuol dire passare ad un terremoto con un
periodo di ritorno maggiore, perch le curve di pericolosit non indicano un
incremento continuo dell azione sismica: si saturano all aumentare di Tr, si va
attenuando la crescita dell azione sismica.
1) Per cui non corretto collegare la classe d importanza ad un coefficiente
maggiorativo dell accelerazione al suolo, perch magari sono in un sito in cui ho
gi raggiunto l azione sismica massima presente per un Tr 475 anni che
corrisponde ad un Vn 50 anni, per cui non ha senso maggiorare l azione sismica
per proteggere se l non c la possibilit di unazione sismica maggiore non detto
quindi che mi trasferisco ad un terremoto con periodo di ritorno maggiore.
2) Fisso 1,4 come massimo di aumento dellazione sismica, ma se raddoppia il Tr non
detto che sia sufficiente. Questo lo leggo sempre sulla curva di pericolosit.
Esempio per Catania, Cu = 2 anni l azione sismica pi che doppia, quando passo
da Tr=475 a Tr=925
PER CUI COERENTE CON UN Vr LEGATO SEMPRE AL PERIODO DI RITORNO Tr,
CONSIDERARE COS Cu. Decidere sempre il periodo di attesa del terremoto non l aumento
dell azione sismica. Considerando una legge di ricorrenza di tipo poissoniano e legando la
verifica alla probabilit di superamento corrispondente a 4 stati limite.
Limite inferiore di protezione sismica: nel caso di
Vr<35 anni, lo assumiamo pari a Vr=35 anni perch
nel caso della casistica sismica italiana il primo Tr
relativo a terremoti di ogni 30 anni. Per cui Vr il
primo arrotondamento facendo Vr=Vn*Cu . Ad
esempio nel primo rigo avremmo al massimo 20 anni
per la classe IV. Sono esclusi dalla verifica sismica opere come i ponteggi, ovvero che abbiano
vita nominale inferiore a due anni.
Fin qui abbiamo parlato di Vr,
ma per trovare Tr, oltre a Vr ,
dobbiamo conoscere la
Probabilit di superamento Pn>1
Qui rispetto agli approcci
precedenti, c stato un incremento degli stati limite. Prima solo il crollo, poi crollo e danni
perch un terremoto piccolo e frequente pu arrecare danni da richiedere una progettazione
specifica per motivi economici. Oggi sono diventati quattro, due di esercizio e due ultimi. Ad
ogni stato limite p legato un periodo di superamento, pari a


Per cui a questo punto conosciamo la domanda sismica. Ma perch stati limite e perch
quattro anzich uno solo? Perch della curva di capacit forza orizzontale applicata-
spostamento massimo, vogliamo definire abbastanza puntualmente il tracciato. Essendo una
linea piuttosto variabile al variare della rigidezza della struttura man mano che il danno
procede, ci servono pi punti per caratterizzarla. Le strutture nostre elastiche le abbiamo
definite sempre con Forza massima-spostamento
massimo perch il comportamento erano lineari, per
cui era sufficiente un punto per conoscere la curva di
capacit, ovvero come si comportava allaumento delle
forze.
Ora invece ci servono pi punti perch accettiamo un
comportamento elasto-plastico, la curva non pi un
segmento di retta ma un arco di parabola. Per cui
progettazione per soddisfare molte prestazione

PROGETTAZIONE MULTIPRESTAZIONALE ANTISISMICA
Mutuata dalla pi recente normativa USA. Dopo il terremoto californiano di Northridge 1995:
non bastava rafforzare le strutture. Negli anni 70 San Fernando. A 3 km di distanza e con la
stessa magnitudo, ma il secondo ha prodotto molti pi danni nonostante il rinforzo strutture.
Per cui due anni dopo VISION 2000

-Abbiamo vari stati limite, abbiamo varie prestazioni: quattro. Per cui progettazione multi
prestazionale. LA PRESTAZIONE INDIVIDUATA IMPONENDO IL RISPETTO DI PIU STATI
LIMITE
- Se prima ci occupavamo solo della struttura, per cui la prestazione era in sostanza una
resistenza: valutavamo le sollecitazioni massime prodotte dal terremoto, verificavamo che la
resistenza struttura fosse maggiore o uguale alle sollecitazioni massime prodotte. Poi si
visto come la maggior parte dei costi in termini di danno provocate da un terremoto, erano
legate ad elementi non strutturali. Da cui si passato dal concetto di resistenza al concetto di
prestazione, includendo elementi non strutturali e impianti. Prestazione per cui posso
controllare.
Curva di capacit-rappresentazione sintetica della struttura:
Tante prestazioni perch
capacit dellintera
costruzione: elementi
strutturali, elementi non
strutturali e impianti. Non
si pu considerare la
semplice somma, perch
interagiscono tra loro.
Esempio una struttura a
telaio c.a. tamponato: se
all interno del telaio, ho
un altra curva di capacit
rispetto ad una curva di
capacit telaio in c.a. +
tamponatura.
E poi come lo traduco in termini progettuali questi stati limite? In termini quantitativi queste
prestazioni e soprattutto poi lasciato il progettista a decidere come soddisfare quella
prestazione. Norme sempre pi prestazionali che prescrittive, per cui il progettista sempre
pi libero sul come ma poi ne deve rispondere.

DOMANDA SISMICA in termini di spostamenti, spostamenti relativi, velocit ,


accelerazioni..non pi solo spostamenti e forze. RISPOSTA in termini di rigidezza,
resistenza..caratteristiche che raccolgo nel termine CAPACITA che deve essere maggiore o
uguale alla domanda e che viene valutata per l intera costruzione, anzich struttura.

Per ciascuna probabilit di superamento che si lega al mio stato limite a cui si lega Vr, ricavo il
Tr del terremoto ovvero la domanda per cui sono in grado di conoscere la capacit. Domanda
che ha tante caratteristiche a cui si risponde una capacit.
IMMGINE CURVA DI CAPACITA DI UN TELAIO PIANO, che ne caratterizza la progettazione: i
nuovi stati limite sono quelli con sfondo bianco. E stato confrontato il taglio al piede con lo
spostamento massimo in testa. Ci aspettiamo che le nostre strutture abbiano questa curva.

STATO LIMITE DI OPERATIVITA: al limite elastico della struttura. ..Elementi strutturali,


quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla sua funzione, non deve subire danni ad
interruzioni d uso significativi.
STATO LIMITE DI DANNO : la struttura da elastica ha iniziato ad avere danni. La rigidezza, la
tangente alla curva, si ridotta. Non sono lontane le due probabilit di superamento, per cui i
due Tr sono abbastanza vicini. ..Elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature
rilevanti alla sua funzione, subiscono danni tali da non mettere a rischio gli utenti e da non
compromettere significativamente la capacit di resistenza e di rigidezza nei confronti delle
azioni verticali.

NOTA va inteso in maniera ampia, se volessimo ridurre veramente il rischio sismico. Pensa
alle attrezzature all interno di un ospedale..esempio condizionatori, proiettori,armadi..

STATO LIMITE DI SALVAGUARDIA DELLA VITA : ha una probabilit di superamento pi


distaccata, per cui un terremoto che viene pi di rado. Nota bene, Comportamento elasto
plastico per cui la sua risposta pi bassa: tangente con pendenza minore. ..rotture e crolli
dei componenti strutturali ed impiantistici e significativi danni componenti strutturali (tangente
praticamente orizzontale); ..la costruzione conserva invece una parte della resistenza e
rigidezza per azioni verticali e un margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni
sismiche orizzontali margine di sicurezza non margine di resistenza, si consegue infatti con
la duttilit.
STATO LIMITE DI PREVENZIONE DEL COLLASSO : azione sismica come taglio al piede
praticamente identica, ma identica in termini di risposta della struttura. In realt terremoto
una volta e mezzo pi grande. La tangente quasi nulla, perch la rigidezza quasi nulla
perch la struttura quasi totalmente plasticizzata. Incrementi minimi di forza, portano a
spostamenti enormi: crollo imminente, per cui basta una forza come il vento fa crollare edifici
che stanno in questa zona. ..gravi rotture e crolli dei componenti non strutturali ed
impiantistici e danni molto gravi a componenti strutturali; ..la costruzione conserva ancora un
margine di sicurezza per azioni verticali ed un esiguo margine di sicurezza nei confronti del
collasso per azioni orizzontali poca duttilit da spendere. Chiarisce bene cosa pu ancora
succedere tra lo stato di limite penultimo e ultimo e chiarisce bene la duttilit al di l dello
SLV, perch si pensava che la duttilit fosse solo prima non anche dopo.

DOMANDA: questi due stati limite nuovi, hanno una ragion d essere? Per capirlo, vediamo
cosa ci raccontano.

SLO: perch nato? Per i terremoti piccoli, quello che precede lo stato limite di danno,
perch abbiamo costruzioni come gli ospedali per cui siamo interessati prima alla funzionalit
che al danno. Vogliamo che rimangano operative durante e subito dopo il terremoto. Ma
anche i musei. Anche perch quando arrivavo allo SLU avevo resistenza in termini di
strutture, ma impianti fortemente danneggiati.
SLC: per sapere se il terremoto poco pi grande provocava il crollo della struttura. Lo spettro
di progetto il valore medio dei massimi per cui ha probabilit del 50% di essere superato e il
50% di non essere superato. Se ho speso tutta la resistenza, in che altro modo posso
difendermi dal crollo? Duttilit, quello spostamento orizzontale nella curva di capacit per
cui ho una probabilit di superamento che il doppio, e il Tr raddoppi. Per cui se il terremoto
una volta e mezzo pi forte, la struttura duttile non crolla. La struttura si sposta
orizzontalmente a forza costante, non pi in grado di far cresce la forza applicata perch
ormai si plasticizzata. Non ha pi rigidezza per cui on grado di far crescere la forza
applicata: non leggiamo questa maggiore intensit sulla struttura. La probabilit che crolli la
met della probabilit che ti venga il terremoto per la quale raggiungi la resistenza, e la
struttura in grado di sopportare un terremoto una volta e mezzo pi grande se la progetti
con una duttilit adeguata. Duttilit da conservare oltre la resistenza massima.Esigenze
effettive quindi questi due stati limite.
Fasi operative quindi:
1) si valuta il periodo di riferimento Vr
2) si ricava per ciascun stato limite, tramite poisson, il periodo di riferimento Tr
Dati gli stati limite e la probabilit di
superamento, quali Tr stiamo associando?
SLO per Vr= 50 anni ha un Tr= 30 anni. Per
cui senza altro lo incontriamo anche a
Roma questo terremoto.
SLD per Vr=50 anni ha un Tr=50 anni. Per cui vicino a SLO. Mentre p lontano SLV rispetto al
SLD, perch ha un Tr=9,5 volte Vr, per cui per un Vr=50 anni ha un Tr=475 anni mentre per
SLC ha un Tr=975 anni, quindi il doppio rispetto dallo stato limite penultimo (SLV) e
comunque molto lontani dai corrispondenti terremoti di SLE.

Vr il parametro caratterizzante una volta definiti questi parametri percentuali.


Tutto quello che abbiamo detto fino ad ora, dipende dalla strategia di progettazione. Quelle
percentuali di probabilit, chi ce le ha date? Perch quei valori e non altri? Non c nessuna
ragione.. una scelta puramente convenzionale. Quei valori a quelle probabilit di
superamento. Analisi costi e benefici, siccome lo stato limite fissa i danni, non sarebbe
impossibile valutare quanto costa proteggersi da quel terremoto o i costi per riparare i danni
legati a quel terremoto, se si progettato con una capacit diversa, per decidere l incrocio
ottimale. Per capire quanto conveniente analisi costi e benefici.
AZIONI MASSIME E MINIME DI PROGETTO CONSIDERATE DALLE NTC 2008:
Nessuno ha raccontato terremoti
con Tr maggiori di 2500 anni (non
abbiamo dati che confermino
ipotesi per definirlo), ne
consideriamo terremoti che tornano meno che ogni 30 anni (terremoti troppo leggeri).


Questi quattro punti, dato Vr, definiscono la strategia progettuale di norma secondo le NTC
2008, la curva deve passare questi quattro periodi di ritorno. Perch seguono delle richieste
su questi stati limite.
Valutazione della domanda sismica di norma LEZIONE N 15 ing.
Franco Braga
NORMATIVA ITALIANA DM 2008- PROGETTAZIONE MULTIPRESTAZIONE

Progettazione multi prestazionale assolutamente nuova. Di solito, valutata la sollecitazione


la maggioravamo con i gamma che si applicano ai carichi verticali per passare da valori medi
a valori frattile del 5% superiore delle sollecitazione. Era un unico caso di stato limite, poi
confrontata con la resistenza, considerando il frattile 5% inferiore, dividendo resistenza
materiali per i gamma. Per cui la prima volta in cui abbiamo pi stati limite. Questo per
ridurre i costi dei terremoti.
Non esiste ununica strategia progettuale: quelle probabilit di superamento per cui in base al
Vr, individuammo lazione sismica non sono anice. Infatti in altri paese troviamo altri valori,
non molto diversi ma ad esempio USA mettono 10% e 2% per SLV e SLC.

Per cui la
normativa
consapevole
ha lasciato una
porta aperta
ad eventuali modifiche limitandole per agli SLE, perch contemplando la sicurezza delle
persone gli SLU, non le posso cambiare e sono ritenuti sufficienti dalla normativa. Quindi
posso modificare ad esempio per un edificio di classe II, le percentuali 81% e 63% per
produrre costruzioni che sopportano meglio terremoti medio-piccoli. Spendendo di pi per
comprare ma meno per mantenere. Lo facciamo sempre il confronto tra costo e costo
attualizzato. Si pu pensare a SLE pi protettivi, ad esempio riducendo quelle percentuali,
ottenendo terremoti pi intensi perch con Tr in generale pi alti.

Cu invece che per moltiplicare Vn, lo si usa per dividere la Probabilit di superamento.
La chiamiamo strategia b, pi protettiva nei confronti degli
SLE.

Detto Tr,a il periodo di ritorno con la strategia di noma e Tr,b il periodo di ritorno ottenuto
con la strategia pi protettiva, per confrontare le due strategie, considero tale rapporto R:


Le troviamo nella Circolare 617 /2009 (C3-
capitolo 3 come la norma) attuativa delle DM
2008

Andamento di R per le diverse probabilit di


superamento.

- progettare con la norma vede R=1


costante sempre. Le due curve colorate mi fanno vedere cosa succede quando ho un
edificio in classe d uso III e IV(Cu=2,0) in termini di rapporto. La strategia alternativa
produce terremoti pi intensi per SLE e identici per SLU (dove ho sovrapposizione
curve, in corrispondenza di 1). Strutture pi protettive vicino a 60-80%.
- Se Cu= 1, non cambia nulla
tra le due strategie, mentre al
crescere di Cu cresce la probabilit
SLE, di molto poco per SLU che
rimangono circa invariati. E pi
protettiva nei confronti degli SLE.

PER CUI PER SCUOLE O OSPEDALI
E UNA STARTEGIA POSSIBILE. E
un qualcosa che si pu ridefinire la curva di capacit: in qualsiasi momento posso
variare i quattro punti della norma perch sono delle convenzioni non dei fatti fisici.

Tr quando si incrociano le classi duso
con i diversi Vn per due stati stati
limite. In rosso i Tr dei database
dellINGV. Ci accorgiamo che ce ne sono
molti che non coincidono con i periodi
di ritorno contemplati dalla pericolosit di riferimento. In questi casi occorre fare
uninterpolazione tra i Tr proposti dall INGV per decidere qual l intensit del
terremoto corrispondente al terremoto che ci interessa.
NOTA: le leggi di ricorrenza date dal database
INGV che hanno in ordinata il logaritmo dell
inverso di Tr e in ascissa la magnitudo(scala
logaritmica), qui vediamo un interpolazione
lineare in un piano bi logaritmico, perch sono
rappresentate in un piano bi logaritmico).
Esempio di applicazione:
1) Definizione della vita utile nominale Vn in
funzione della tipologia di struttura
2) Definizione della Vita di Riferimento a partire dalla classe d uso Cu
3) Definizione delle azioni sismiche da usare per le verifiche dei diversi stati limite
considerati dalla norma per le verifiche di sicurezza
3.1. definizione della probabilit di
superamento degli stati limite
3.2 calcolo del Periodo di ritorno
3.3. definizione della pericolosit sismica
definita a partire da quella definita nel progetto S1-INGV : individuazione della maglia
elementare
3.4 Definizione pericolosit sismica per il Periodo di ritorno Tr definiti dal progetto
S1-INGV interpolando i vertici della
maglia elementare
3.5. Formula di interpolazione per la
grandezza di interesse (ad esempio ag)
per un Tr diverso intermedio a due Tr
definiti dal progetto S1-INGV . Ad
esempio per Tr=712 anni


NOTA: il programma
Spettri v. 1.03 nella
FASE 2 effettua un
interpolazione. In
funzione della Vn, Cu
e degli stati limite, ho
Tr. Cu =1,5 punti rossi pi alti (Classe d uso III). In
automatico calcola le caratteristiche del terremoto, non ci
occorre fare interpolazione lineare.

Grafici forniti con le tre grandezze ch caratterizzano lo
spettro di risposta, in funzione di Tr:

ag= accelerazione suolo
F0= fattore di amplificazione rapporto accelerazione massima spettrale divisa
accelerazione del suolo
T*c= fine del tratto ad accelerazione costante dello spettro di progetto


28 novembre 2011 lezione XV

LEZIONE N 15:Domanda sismica di norma terza parte


ing. Franco Braga
PROGETTAZIONE MULTIPRESTAZIONALE
Conviene forse che torniamo un attimo indietro per riagganciarci allultima lezione. Ecco, ricorderete che
ceravamo lasciati con un foglio di calcolo e con il modo con cui utilizzare il foglio di calcolo. In particolare
possiamo riguardarci insieme la fase 2.
Allora, vi ricorderete che avevamo percorso la FASE 1, fase che sostanzialmente serviva ad individuare il
sito attraverso interpolazione per superficie rigata dei punti della maglia che circondano il punto d
interesse. Individuazione che si poteva fare o in
termini di comune passando per regione,
provincia, comune o in termini di latitudine-
longitudine. Si poteva scegliere una strada o
laltra a seconda dei dati che avevamo. In questo
modo si ricavavano quelli che abbiamo
chiamato spettri elastici per i 9 Tr considerati.
Usando la forma spettrale del EC8 confrontata
con quelle che mi darebbe il database
INGV( tratteggiata) che mi fornisce un ag 3-4%
pi alta di quella dello spettro di norma.
Indicazione che ci dice che se siamo vicini a
questo incremento, dobbiamo essere pi larghi nelle armature.
Poi, FASE 2, raccontiamo le caratteristiche del nostro edificio. Bisognava utilizzare la vita nominale, che
avevamo definito, nellultima lezione, come il periodo tra due cicli di
manutenzione straordinaria, e la classe duso. Come vedete sono finestre
libere, finestre bianche nelle quali potete inserire voi i vostri dati. Quindi la
vita nominale pu essere 50, 100, 70, 60, quel che volete; la classe duso pu
andare da 1 a 4, come preferite. Se uso la classe IV ho ag maggiori. Avendo
fissato vita nominale e classe duso, automaticamente, in corrispondenza
delle probabilit di superamento sul periodo di riferimento, trovate i periodi
di ritorno corrispondenti alle quattro probabilit fissate che sono i quattro
stati limite. Quindi 81%, che lo stato limite dimmediata operativit (SLO);
63%, stato limite di danno o dimmediata occupazione (SLD); 10%, stato
limite di salvaguardia della vita (SLV); 5%, stato limite di prevenzione del
collasso (SLC). Automaticamente, in corrispondenza, avete dove si
collochino i quattro stati limite nella variabilit dei tre parametri
caratterizzanti: ag laccelerazione al suolo,
il fattore di amplificazione, il periodo T C *
corrispondete allinizio del tratto discendente dello spettro, periodo per
il quale lo spettro passa da accelerazione costante a velocit costante,
F0: fattore di amplificazione rapporto accelerazione massima spettrale
divisa accelerazione del suolo. Avendo fatto questo, cio avendo visto
come variano i tre parametri e dove si localizza la nostra strategia, si
pu ritornare indietro e vedere come sono fatti gli spettri, leggendo i
quattro spettri corrispondenti alle quattro situazioni considerate. Come vedete, chiaramente, gli stati
limite di esercizio, SLO e SLD, sono decisamente pi bassi degli stati limite
ultimi, SLV e SLC. Per la situazione della domanda, dellazione,
completamente definita.
Si vede bene quanto siano distanti gli SLU rispetto agli SLE (guarda ag).
NOTA: SLC quanto alto rispetto SLV, quasi 1,5 volte in termini di ag. Sulla
curva di capacit questo non lo leggo perch curva a rigidezza per carichi
orizzontali quasi nulla, per cui non permette alle forze applicate di crescere. Si sposta quasi a forza
costante.
Bene, ci manca adesso una parte pi importante. Fin ora abbiamo sempre pensato che la nostra struttura
fosse una struttura elastica. Ci siamo detti pi volte, abbiamo anche visto come, tenere conto della
plasticizzazione. Ci siamo detti pi volte che per motivi di risparmio noi tendiamo ad attribuire alla
struttura un comportamento elasto-plastico e, in particolare, a valutare questo comportamento elasto-
plastico tramite un coefficiente riduttivo che noi chiamiamo fattore di struttura q e che gli americani
chiamano r (riduzione della resistenza). Attraverso questo fattore, q od r che sia (vengono usati nello
stesso modo ed hanno valori simili in tutte le normative mondiali), riduciamo la domanda sulla struttura.
Quindi, invece di leggere il comportamento elasto-plastico direttamente sulla struttura, utilizzando un
modello di calcolo non lineare, preferiamo abbattere la domanda, tenendo conto forfettariamente,
attraverso il fattore di struttura q, della riduzione che la risposta avr quando la struttura si plasticizza.
Questo perch? Per mantenere il modello elastico-lineare a cui siamo abituati e che voi avete prodotto o
state producendo utilizzando il SAP.
EFFETTI LOCALI
Vediamo cosa ci manca ancora per definire completamente lazione. Ci mancano gli EFFETTI LOCALI.
Fin qui ci siamo sempre riferiti al database INGV che pensa allazione sismica che emerge in
superficie su un suolo di TIPO A assimilabile ad una roccia piana, orizzontale emergente in
superficie. Individuabile attraverso la velocit delle onde di taglio Vs800 m/s . Abbiamo questo
limite perch gli americani 2500 ft/s (un piede 0,325 m per cui un po pi di 750 m/s). Terremoto su
bed rock (=letto di roccia) e terremoto in superficie: in mezzo abbiamo gli effetti locali.
Accelero grammi letti diversamente. Il terremoto si trasmette anche per onde di superficie. Se siamo
vicine allipocentro con onde che si trasmettono dalla roccia alla superficie principalmente, abbiamo una
risposta di sito, locale site response e il moto pu essere amplificato dalle condizioni del suolo in termini
di ampiezza, durata e contenuto in frequenza delle onde. Per valutare la risposta superficiale vogliamo
avere delle regole per valutare la risposta superficiale tenendo conto del terreno interposto tra la
fondazione e il bed rock. Termine mututato dal terremoto della California, noi in realt non abbiamo un
letto ma con incavi e bozzi. un terreno rigido, non una roccia, nel senso che noi diamo a questo termine
quello di un terreno molto compatto. Se avessimo a che fare con una roccia, lo sapete, lo ricorderete, la
velocit delle onde di taglio sarebbe dellordine di qualche km/s, non un po meno di 1 km/s. stiamo
pensando ad un terreno compatto, di tipo rigido, affiorante, quindi che arriva in superficie, e a superficie
orizzontale.
La norma prevede vari tipi di terreno. Per il sottosuolo di tipo A con superficie orizzontale (categoria
topografica T1), sono stati tracciati gli spettri che abbiamo appena visto, quelli elastici, sono spettri elastici
sulla quale stata definita la pericolosit nazionale. La situazione delle onde sismiche che emergono in
superficie quella che vedete in figura, ossia una
risposta su terreno tipo A quella che leggeremmo
qui (a sinistra), se ci fosse un terreno
sufficientemente compatto, affiorante, piano. Ma il
nostro edificio, per esempio, sorge qui (a destra).
Lazione sismica che lo raggiunge, quindi, non
quella che leggeremmo qua (a sinistra), quella che
leggeremmo qui filtrata attraverso il terreno
sottostante (a destra). Quindi loperazione che ci
manca per valutare leffettiva entit dellazione
sulledificio questoperazione di filtrazione, il
passaggio dellonda sismica dal bedrock, dal terreno
compatto sottostante, alla superficie. Non unoperazione banalissima, in facolt c un esame che si
occupa proprio di questo trasferimento, per dire che tranquillamente se ne pu parlare per tre mesi tre
volte a settimana per arrivarne ragionevolmente a capo. Noi, come normativa, faremo una trattazione
molto pi rozza, cio non faremo la valutazione di quelli che chiamiamo effetti locali in termini
analiticamente raffinati, ma ne faremo una valutazione in termini forfettari, da normativa. Per
limportante aver capito questa sostanziale differenza: la pericolosit definita su terreno compatto,
che emerge in superficie e che pure piano quando emerge in superficie, mentre le situazioni in cui
ci troviamo a lavorare sono abitualmente di questo genere, cio sotto i nostri piedi c un terreno molto
pi deformabile che, di conseguenza, ha una sua precisa risposta allinput sismico, un filtro. Quindi il
segnale che entra viene modificato dal mezzo nel solito modo, quello per il quale abbiamo gi visto il
comportamento degli oscillatori elementari. Il terreno ha la sua o le sue frequenze proprie: se il segnale
lavora su quelle frequenze il terreno amplifica la risposta, se il segnale ha delle frequenze diverse da quelle
proprie del terreno, il terreno abbassa lentit del segnale, cio risponde poco al segnale. Ossia ci
accorgiamo che il terreno, di suo, una struttura, una struttura interposta tra lo strato di roccia, o
di suolo molto compatto sottostante e ledificio. Quindi tenere conto del comportamento delledificio
come se sorgesse sempre su questa roccia sarebbe sbagliato, proprio perch il terreno filtra le azioni e le
modifica: amplifica sulle frequenze vicine alle proprie frequenze, abbassa le frequenze lontane dalle
proprie frequenze, esattamente come farebbe un oscillatore elementare, esattamente lo stesso genere
di comportamento.

Per capire come valutare queste modifiche in superficie, il primo punto decidere quale sia il piano di
riferimento, cio da dove si parte per valutare le caratteristiche del suolo sottostante ledificio. Il
piano di riferimento pensatelo come la superficie di separazione tra ledificio e il suolo sottostante. Notate
che non cos banale definire quale sia: spesso noi oggi facciamo i nostri edifici con un tratto interrato ed
un tratto emergente. I garages, che possono essere un piano dentro terra, ma possono essere anche pi
piani dentro terra. Quella parte interrata fa parte o no delledificio? Ossia, la risposta delledificio, il
modello delledificio, da dove parte? Parte dal livello della superficie o parte da livello delle fondazioni?
Dalle fondazioni. Perfetto, ma ne siete sicuri? sempre cos? Se ledificio, per ricavare i suoi garages fa un
buco nel terreno e lascia il terreno staccato dalledificio, cio mentre io giro intorno alledificio io vedr
una scarpata e poi ledificio, allora la situazione sar quella che qualcuno di voi suggeriva, cio si inizier a
valutare la risposta delledificio dallo spiccato di fondazione, dal piano di riferimento, dalla separazione tra
il terreno e la base delledificio. Ma se, per esempio, io circondo quel piano delledificio con dei muri di
sostegno e poi rinterro (mi piace avere la strada che corre intorno al mio edificio oppure voglio avere un
elegante giardinetto nel comprensorio di pertinenza delledificio), quindi riempio con del terreno, e magari
lo compatto anche quel terreno per evitare che col tempo ci siano avvallamenti, la risposta delledificio
ancora quella di un edificio libero a partire dalle fondazioni? O non diventata quella di un edificio che
deve tener conto che il terreno lha circondato almeno per una certa altezza? Quindi, come vedete, il
problema non cos banale, bene interrogarsi su come valutare la risposta del modello, che vincoli ci
siano tra il modello e il terreno oltre ai vincoli al piede delledificio, cio se anche il terreno non faccia
sentire la sua presenza anche ai lati delledificio, attraverso quel piano interrato, attraverso i muri di
contenimento che delimitano quel piano interrato. Avendo fatto questa parentesi, quindi chiudendo questa
parentesi, il piano di riferimento e rimane lo spiccato delle fondazioni. Quindi il piano dimposta per le
fondazioni superficiali o dirette, la testa dei pali per le fondazioni su pali, la testa dellopera per muri di
sostegno, il piano dimposta per muri di sostegno di terrapieni. Quindi vedete quanto articolata la cosa.
Piano di riferimento= piano delle fondazioni,
la profondit da cui spiccano le fondazioni.
In corrispondenza della costruzione e il
terreno. Per definirlo in maniera univoca la
norma nel paragrafo 3.2.2.2 lo definisce per i
vari tipi di fondazione.
La variazione tra gli spettri elastici su terreno di tipo A (affiorante in superficie e orizzontale) e gli spettri
con i quali effettivamente ci confrontiamo nelle situazioni vere, locali, rappresenta proprio la risposta
sismica locale. La risposta sismica locale si valuta con metodi semplificati o specifiche analisi i primi
vanno bene se descriviamo lazione sismica in superficie come accelerazione massima o in termini
di spettro elastico di risposta ma non possono essere adoperati per accelorogrammi.



RISPOSTA SISMICA LOCALE CON METODI SEMPLIFICATI:
Risposta sismica locale che in genere
articoliamo in due coefficienti: un coefficiente
che chiamiamo stratigrafico e un coefficiente
che chiamiamo topografico. Nota ci sono poi due
ulteriori categorie stratigrafiche (S1 e S2) sulle
quali fortemente sconsigliato costruire in zona sismica.
Il coefficiente stratigrafico tiene conto del fatto che il terreno deformabile in genere un terreno di
origine sedimentaria e quindi un terreno che tende a disporsi in strati sovrapposti orizzontali. Ecco
perch lo chiamiamo stratigrafico, perch fa riferimento ad una situazione in cui abbiamo tanti strati
sovrapposti, un sandwich praticamente. Effetti stratigrafici: ogni volta che attraverso una superficie di
separazione tra due mezzi che hanno modulo elastico diverso, londa viene in parte riflessa, in parte
rifratta, londa si polarizza cio cambia la propria direzione. Il segnale si complica e si sporca perch
nascono onde riflesse che si mescolano alle onde in arrivo.
Il coefficiente topografico, invece, si riferisce ad una situazione che si lega alla forma della superficie, alla
topografia: c una collinetta, pianura, se c una collinetta a che altezza siamo sulla collinetta rispetto al
vertice della collinetta, e cos via. Londa, in funzione di questi due coefficiente, londa sismica viene
modificata in ampiezza in ampiezza, in durata e in contenuto di frequenza. Per la legge di Snell (cio per il
fatto che londa sismica puntando verso la superficie tende a polarizzare sulla verticale), valgono fenomeni
molto simili a quelli che avete visto nellottica geometrica in fisica. Quindi londa che incide viene poi
riflessa, langolo dincidenza e langolo di riflessione sono uguali, quindi quello che effettivamente succede
alla separazione fra uno strato e laltro qualche cosa di abbastanza complicato, perch londa riflessa si
confonde e sovrappone con londa che sta arrivando dove incide. Quindi il segnale che si legge in quelle
zone un segnale abbastanza complicato e, in particolare, un segnale che risente della forma di
separazione, quindi se la mia collina fatta a semisfera, c il rischio che le onde riflesse dalla superficie, ci
raccordano tutte in un punto che il centro della sfera: l ci sar unamplificazione strepitosa. Se quindi il
mio edificio, per caso, si va a fondare l, sulle sue fondazioni ci saranno azioni eccezionali. Quindi lo spettro
che otteniamo uno spettro significativamente diverso dallo spettro che otterremmo se fondassimo
direttamente su suolo rigido. Effetti topografici perch la forma della superficie provoca riflessioni e
rifrazioni.
RISPOSTA SISMICA LOCALE CON SPECIFICHE ANALISI:
La risposta sismica locale si pu altres valutare con specifiche analisi, vedi il corso del professor Callisto.
Lunica cosa da tener presente : tra le tante maniere con cui possiamo descrivere linput sismico, se
dobbiamo tener conto di quello che succede al terreno, dobbiamo stare molto attenti ad utilizzare
accelerogrammi con un modello elastico. Perch, se usiamo accelerogrammi, dobbiamo tenere conto della
plasticizzazione del terreno, ma, se dobbiamo tenere conto della plasticizzazione del terreno, non
possiamo usare accelerogrammi tout-court su un modello elastico, dobbiamo usare un modello non
lineare. E allora, nella norma, approccio pi semplice possibile, gli affetti stratigrafici li valutiamo
definendo cinque categorie stratigrafiche (A, B, C, D, E); gli effetti topografici li valutiamo definendo
quattro categorie topografiche (T1, T2, T3, T4). Come vi dicevo, gli effetti strati grafici sono riconducibili al
fatto che il terreno stratificato e quindi filtra lazione sismica: ogni strato del terreno un piccolo
oscillatore, quindi il terreno lo possiamo vedere come una serie di oscillatori montati luno sullaltro.
Quindi, chiaramente, essendo una serie di oscillatori modificheranno il segnale in entrata. Quindi il
fenomeno, ripeto, abbastanza complesso, tanto complesso che ci si pu dedicare un esame da 6 CFU.

Di nuovo la norma di questo non ci dice nulla, cio delleffettiva complessit del fenomeno non ci dice
nulla: ce lo racconta in termini molto pi semplici.
Per identificare la categoria stratigrafica del sottosuolo, lideale sarebbe
valutare questo VS,30, cio la velocit equivalente delle onde di taglio (Vs=soil)
nei primi 30 m di terreno. Qui c di tutto in questo VS,30. Cio, la prima
domanda : ma perch sono importanti solo i primi 30 m sottostanti al piano di
spiccato? Risposta: perch questi dati, al solito, vengono sempre dalla
California e, per la California, lo strato di roccia allincirca, per tutta la California, una trentina di metri al
di sotto della superficie. evidente che quei 30 m californiani con i 5 m o i 300 m italiani hanno poco a che
fare. Quindi, intanto, lindice convenzionale, talmente convenzionale che oggi, riscrivendo le norme, quel
30 di farlo sparire o comunque di metterlo in una forma molto pi attenuata. Rimane comunque il
problema di tirare fuori un valore medio avendo tanti strati: questa sommatoria da 1 a n. Cio ho n strati
sottostanti il mio piano di spiccato, qual il VS che utilizzo? Si sceglie questa forma media . Se volete
leggerla pi facilmente, vi basta scambiare numeratore e denominatore, cio prendete la sommatoria e
portatela al primo membro, prendete VS,30 e portatelo al secondo membro. Sostanzialmente state dicendo
che se calcolate la sommatoria da 1 ad N dello spessore di ciascuno strato diviso la velocit delle onde di
taglio in quello strato, il VS,30 che utilizzate deve essere qualcosa che, se fate 30/VS,30 ottenete lo stesso
risultato. Quindi la formula abbastanza banale, purtroppo non cos aderente alla realt se io sul serio
andassi a valutare la velocit media delle onde di taglio in quei primi 30 m. Cio anche se accettassi la
similitudine californiana, che considera solo i primi 30 m, in ogni caso, se la valutassi bene, non otterrei gli
stessi risultati. Vi evidenzio un primo dato banale, ma comprensibile: purtroppo i nostri terreni, non solo
sono terreni in gran parte di origine marina, fluviale, lacustre (cio stratificati), ma poi hanno subito anche
movimenti tettonici, quindi molte volte successo come se poi sia arrivato qualcuno e abbia rovesciato gli
strati. Quindi non detto che gli strati vadano dal pi deformabile-superficiale al meno deformabile-
profondo. Pu anche capitare che lordine sia diverso, cio che in superficie abbia uno strato poco
deformabile e magari 5 m sotto abbia uno strato di limo. Questa formula va discretamente bene se gli strati
sono a rigidezza crescente verso il basso, con la profondit; va assolutamente male se gli strati sono a
rigidezza decrescente con la profondit o comunque variabile. Questo sempre per invitarvi ad usarla con
una certa attenzione, con una certa cautela. Bene, conoscendo VS,30 posso decidere che tipo di terreno di
fondazione ho, se A, B, C, D o E. Ovviamente la formula, cos come ve lho spiegata, la potete leggere anche
in questaltro modo, cio che VS,30 che cercare sarebbe la velocit delle onde di taglio se avreste 30 m di
terreno omogeneo sottostante al piano di spiccato omogeneo e di caratteristiche equivalenti allo
stratificato che in realt avete.

Per non tagliare completamente i ponti con le altre valutazioni che
facciamo sul terreno sempre sui primi 30 metri, definiamo anche
delle resistenze penetrometriche dinamiche
equivalenti ,ovviamente per terreni granulari (sabbie), e
resistenze non drenate equivalenti, ovviamente per terreni
coesivi. Adattando le prove alternative al tipo di terreno perch siano significative.
E quindi colleghiamo le categorie dei
terreni anche a questi dati. Quindi non
soltanto alle onde di taglio, che
quello che ci piacerebbe di pi perch
pi aderente alle operazioni di
filtrazione, ma anche a caratteristiche
dei terreni che abitualmente valutiamo
(SPT o cu) nel caso delle categorie
B,C,D,E.
Vi dico subito che i geotecnici, oggi,
nella riscrittura della norma,
vorrebbero eliminare questaggancio e
quindi spingere a fare unicamente a
fare valutazioni sulla velocit delle onde di taglio. Per ora, comunque, la norma li utilizza e quindi li
possiamo utilizzare anche noi e la norma ve li mette nella forma che vedete in questa tabella.
Si comincia dal terreno di tipo A (ammassi rocciosi di terreno compatto affioranti), terreni molto rigidi,
caratterizzati da valori di VS,30>800 m/s. Anche qui, se vi chiedete il perch di 800, perch gli americani
utilizzano 3000 piedi/s=765 m/s800 m/s. Se vi chiedete: ma perch 800 e non 750 o 850, il motivo
quello che vi ho appena detto, che se guardate la normativa americana c scritto 3000 piedi/s e il piede
30,5 cm. Ecco, attenzione: concesso un piccolo difetto superficiale, cio che il terreno non abbia proprio
una pelle di pesca, sottile e vellutata, ma che abbia 2-3 metri di schifezza sovrastante poi questo terreno
compatto di tipo A. Se passiamo al tipo B la velocit delle onde di taglio scende drasticamente, pi che
dimezzata: un intervallo compreso tra 360 a 800 m/s (non vi dico pi perch 360 m/s, ma provate a
dividere per 30,5 cm e capirete il motivo: vedrete che di nuovo una cifra tonda in piedi/s tradotta in m/s).
Pi interessante pu essere questo fatto, cio che SPT>50 e un cu>250 kPa. Come vedete stiamo parlando
di terreni sabbiosi oppure di terreni limo argillosi, quindi o luno o laltro, ovviamente. Daltro canto lSPT il
terreno coesivo non ve lo lascia proprio fare, vi rimbalza la sonda, quindi non c da sbagliarsi. Potete
anche provarci: fate semplicemente una figuraccia, ma non ricavate nessun risultato significativo.
Passiamo al tipo C, la velocit scesa a 360-280 m/s, lintervallo questo. Abbiamo un SPT compreso tra
15 e 50 colpi, mentre i cu, la coesione non drenata, compresa tra 70 e 250 kPa. Adesso voi non avete un
grande occhio per questi parametri, ancora, ma se trovate un terreno granulare che ha un SPT=15 un
terreno schifosetto, cio una sabbia abbastanza poco addensata, una sabbia che se voi ci camminaste
sopra, vedreste dietro di voi le orme. Mentre questa una sabbia che se ci camminaste le orme non le
vedreste. Passiamo al D, il processo di peggioramento prosegue, tanto che diamo un limite superiore e non
diamo un limite inferiore. Cio, vedete? Inferiore a 180 m/s; inferiore a 15 colpi, inferiore a 70 kPa. E
finalmente arriviamo allE, il peggiore di tutti, il pi pericoloso, ma anche il pi frequente, in certe
situazioni. Nei paesi appenninici classici italiani, quando il pericolo delle invasioni dei pirati barbareschi
sfumato, invece di essere costretti a vivere sul cucuzzulo della collina allinterno di una cerchia di mura, si
cominciato a pensare che se uno si spostava di un km e si andava a collocare al piede della collina, il
terreno gli costava molto meno, la casa la poteva fare molto pi grande, etc. Quindi in tutti i paesi
appenninici c stato questo trasferimento dal paese storico arroccato in cima al monte, cio difensivo al
massimo, al collegamento tra questo monte e la pianura. Peccato che l il terreno sedimentario sia sottile e
sotto ci sia la roccia o il terreno compatto di cui fatta la collina. Il risultato che, quando arriva il
terremoto, quello strato compatto frigge, cio balla pesantemente e amplifica pesantemente leffetto del
terremoto. Ecco perch si sentito il bisogno di mettere un terreno di tipo E che un terreno con terreni
di tipo C o D, ma con spessore non superiore a 20 m, immediatamente sovrastanti il terreno di tipo A. Cio
proprio quelle situazioni ai piedi della collina, immediatamente ai piedi, perch poi lo strato sedimentario
diventa pi spesso e quindi il terreno non pi un terreno di tipo E, non pi un terreno che amplifica cos
intensamente. Perch che succede? Succede che londa sismica rimane prigioniera tra uno strato
relativamente vicino e il terreno tipo A e comincia a rimbalzare tra i due strati. Cio quegli effetti di
riflessione diventano molto importanti, ma gli effetti di riflessione significano che londa che si riflette in
un certo senso si somma allonda che arriva. Cio, pu anche ridurla in certi casi, ma la pu anche
amplificare in altri e non si riesce bene a capire quando riduce e quando amplifica. Per cui l, in quelle zone
ci pu essere unamplificazione molto importante. Ecco perch dei terreni, E il peggiore e il pi
pericoloso, ma anche quello dove si pi costruito per la logica che vi ho dicevo prima.
Bene, questa la solita forma spettrale. Dove sta il terreno?
Sta qui: S. Al solito S=soil , per questa sgradita sudditanza
psicologica agli americani. Questa volta siamo anche fortunati
perch S=suolo, perci se invece di pensare a terreno,
pensiamo a suolo va benissimo. Il nostro spettro per calcolare
le sollecitazioni sempre ag*S tiene sempre conto degli effetti
locali, non parliamo mai solo di ag. Quindi S=suolo e, come
vedete, un termine sempre presente, sempre indipendente
dal periodo, sempre moltiplicativo.

S il prodotto del coefficiente stratigrafico e del coefficiente topografico, quindi per ricavare S
bisogna fare questo prodotto.
Altri parametri che sono modificati da parametri che tengono conto del terreno esempio T*c ritoccato
con il coefficiente Cc e cos Tb che si lega a Tc.
Tb= periodo corrispondente allinizio del tratto ad accelerazione costante dello spettro
Tc= periodo corrispondente al inizio del tratto a velocit costante dello spettro e variazione dell
accelerazioni in maniera inversamente proporzionale al periodo
Td= periodo corrispondente all inizio del tratto a spostamento costante

Attenzione: il terreno si porta dietro anche uno
spostamento di TC*, cio il terreno
definisce anche questo coefficiente,
coefficiente che sposta TC*, in generale lo
sposta verso destra, lo fa crescere. E quindi, la presenza del terreno modifica anche TC*, cio non soltanto
un fattore moltiplicativo della risposta, ma anche un fattore che amplifica il plateau ad accelerazione
costante, lo sposta verso destra. Mentre linizio del plateau TB messo pari ad TC/3 e TD ha
questespressione, quindi TC, TB e TD hanno queste espressioni.

Qui vedete quanto vale CC, sostanzialmente al
variare di TC* varia CC e varia in questo modo per i
diversi terreni. Il coefficiente di amplificazione
stratigrafica lo definiamo, quindi, conoscendo il
terreno (A, B, C, D,E), attraverso la valutazione di
VS,30 oppure di SPT30 o di cu,30 ed dipendente da
TC*
Variazione del coefficiente stratigrafico rispetto a F0ag cio
laccelerazione orizzontale amplificata. Conoscendo il terreno, quindi
sapendo su che riga ci dobbiamo mettere, dobbiamo infilare nelle
formule il prodotto F0ag, che dipende dal sito in cui siamo, non dal
terreno, per ricavare SS, il coefficiente di amplificazione stratigrafica.
Amplificazione molto forte: 1,75 nel terreno di tipo D per cui uno
stesso terremoto, su questo tipo di terreno pu avere un valore
ag*S=1,75 ag. Accelerazione pu molto crescere, ma terreno che per
terreni piccoli- medi devastante invece al crescere del terremoto
riduce la risposta perch plasticizza.
Quindi, attenzione: lo stesso terreno in siti diversi produce effetti diversi. Com logico immaginarsi,
sempre lincrocio tra il terremoto, la pericolosit sismica e il terreno che produce leffetto in superficie.
Perci lo stesso terreno con pericolosit diverse, ha effetti diversi, SS diversi. Quello che stiamo leggendo
di quanto ci aspettiamo che cresca laccelerazione per la presenza del suolo. Gli andamenti sono quelli che
vedete: in ordinata avete il coefficiente stratigrafico SS, in ascissa avete il prodotto F0ag, questi sono i
cinque terreni. Ovviamente il terreno tipo A, quello di riferimento, una linea orizzontale in
corrispondenza di 1. Quindi se fondate su un terreno cos compatto da assimilarlo alla roccia, il terreno
non conta niente: proprio lazione di pericolosit che vi d la normativa, proprio lo spettro elastico di
norma. S=1, TC*=TC*, SS=1. S, invece, il terreno un terreno diverso, comincia una sarabanda per niente
piacevole: cio notate che Ss va crescendo fino ad arrivare a 1,8 circa. Cio laccelerazione in superficie
raddoppia quasi per effetto del terreno sottostante. Notate che al crescere di F0ag, cio al crescere
dellintensit del terremoto, questo effetto di amplificazione del terremoto si va riducendo e addirittura, in
qualche caso, nel terreno di tipo E, potrebbe diventare una riduzione (SS<1). In generale questeffetto di
riduzione si ha per tutti i terreni con leggi diverse assunte lineari per comodit, ma comunque con
pendenze diverse da terreno a terreno. Non pensate che questo passare nel terreno di tipo E da 1,8 a 0,8
sia uno strepitoso vantaggio: quindi, non vero che magari sto nel terreno di tipo E quando F0ag grande,
perch questa solo la dichiarazione ufficiale che quel terreno si sta plasticizzando. E riconoscerete che
un po seccante avere che il terreno di fondazione vi si plasticizza sotto i piedi. Quindi non pensate che il
terreno di tipo E sia migliore di quanto : il terreno di tipo E una schifezza,
con un terremoto piccolo amplifica tanto, con un terremoto grande si
plasticizza.
E qui vedete invece come varia CC, cio il termine che sposta TC*. E anche lui,
come vedete, tutto al di sopra di 1, quindi tende ad ampliare, al crescere di
TC*, ad ampliare il plateau ad accelerazione costante, rende il tratto ad
accelerazione costante pi ampio. Quindi il terreno, lazione sismica la modifica e parecchio, quindi non
potete prescindere dal terreno superficiale nel definire lentit della vostra azione.
Qui vediamo il coefficiente topografico e
vediamo come si lega allubicazione dellopera e
alla pendenza della collinetta sulla quale lopera si
colloca, se la collinetta c. Capite anche quanto
rozza sia la classificazione. E qui vedete i numeri
che accompagnano T e vedete, visto che ST
moltiplica SS, quanto il terreno possa contare. Se vi dive
particolarmente male, potreste avere un terreno di tipo E in una
configurazione T4, cio 1,8x1,4 a maggiorare lazione sismica.
C da tener conto anche di questo fatto.

Ritorniamo allora al nostro foglio di calcolo per vedere la fine della storia. La fine della storia la FASE 3
che tiene conto degli effetti del terreno. Come vedete, nella fase 3 avete un men a tendina con i 4 stati
limite, per esempio, va bene SLV; Avete la categoria di sottosuolo, per esempio va bene D; avete la
categoria topografica, per esempio T4; e avete anche queste caratteristiche che sono tipiche della categoria
topografica. In pi avete anche il fattore di struttura q, per esempio 3; e, a fianco del fattore di struttura q,
la regolarit in altezza. Avete anche lo spettro di progetto verticale, e quindi q=1,5. Ottenete la situazione
che vedete sintetizzata qui, cio ottenete lo spettro di progetto verticale, lo spettro di progetto orizzontale,
i tre spettri: lo spettro elastico di riferimento (rosso), lo spettro di progetto della componente orizzontale
(notate che qui la situazione abbastanza infelice, addirittura passiamo sopra lo spettro elastico di
progetto. chiaro che se il terreno migliorasse, ad esempio B, la musica cambierebbe. Questo per farvi
capire quanto il terreno conta). Vedete il terreno quanto pu giocare nel definire la risposta, a parit di
struttura, perch non ho toccato nulla nella casella della struttura, ho giocato solo sul terreno. Giocando
solo sul terreno vedete questa linea nera? Lo spettro di progetto orizzontale quanto viaggia, quanto si
sposta. E notate quanto spostato a destra rispetto allo spettro elastico. In altri termini, una costruzione
che stesse qui: 0,5 secondi, 5 piani. Prendiamo una formula vecchiotta e un po superata ma facile:
T=0,1xnpiani. Se sorgesse su un terreno tipo A avrebbe questa risposta, se sorgesse su un terreno di tipo
E e per giunta anche in cima alla collinetta, avrebbe questa risposta, cio avrebbe una risposta di un 40%
pi grande. Quindi attenzione al terreno, ricordatevi che importante. Dopodich le letture sono le solite,
banali. Vedo semplicemente ingrandite le cose che dicevamo prima. Qui state vedendo le situazioni
verticale e orizzontale: i due spettri di progetto che utilizzerei (quello per azioni orizzontali sempre, quello
per azioni verticali solo dove bisogna tenerne conto). E qui le tabelle per disegnarsi gli spettri. Quindi, in
sostanza, il foglio di calcolo utilizzatelo sempre per avere una valutazione dellazione sismica indiscutibile,
incontrovertibile. Perch il foglio di calcolo fornito dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, cio da chi
emette la norma, e, di conseguenza, certificato dal Consiglio Superiore LL.PP. quindi, se voi lazione
sismica la valutate attraverso il foglio di calcolo sicuramente quella da utilizzare.

LEZ N 16: Rappresentazione della risposta elastoplastica al sisma


seconda parte
CRITERI GENERALI DI PROGETTO NTC 2008- capitolo 7.2.
Variare forma dello spettro per tenere conto della plasticizzazione dello spettro. Perch vogliamo
continuare ad utilizzare modelli di calcolo lineari elastici. Per cui invece di leggere la curva di capacit e
quindi dato il terremoto al elasticizzarsi della struttura, varia la risposta, si decide di abbassare la risposta
lasciando la struttura elastica. Riduco lo spettro elastico per tenere conto della plasticizzazione nel
modello elastico lineare. In realt oggi possiamo anche non dargli uno spettro elasto-plastico ma dargli
lo spettro elastico al SAP per vedere cosa succede quando la struttura si plasticizza perch in grado di
fare analisi non lineari.
In generale, come vedete, ci riferiamo a due componenti orizzontali ortogonali, cio il terremoto, nel piano
pu avvenire da qualunque direzione, tant vero che ha due componenti sempre. Ricorderete perch: ci
siamo detti, sostanzialmente, che siamo costretti a questi perch non abbiamo una misurazione della
pericolosit che ci consenta di fare ragionamenti direzionali. Quindi, se vi serva un assurdo logico,
avete perfettamente ragione: lo schema con il quale costruiamo la pericolosit (il terremoto arriva da una
certa area sismogenetica) porta con s il concetto della direzione. Il terremoto arrivando da una precisa
area sismogenetica, ha una precisa direzione. Questidea, per, per essere sfruttata, ha bisogno di allegare
ad ogni intensit, la direzione che la produce. Questoperazione non stata fatta. Quindi noi utilizziamo un
terremoto diretto secondo langolo giro, cio 360, un terremoto senza direzione, solo perch il nostro
input migliorato, ma non ancora cos [] come potrebbe essere. Ovviamente si spera che a breve lINGV
ci dica anche qual la direzione dalla quale attenderci un certo terremoto. Per ora non lo sappiamo e
quindi 360, direzione qualsiasi.
La componente verticale, come vedete, la consideriamo quando necessario. Quindi, se parliamo di elementi
orizzontali, devono essere di luce importante perch, qual lidea che c dietro? Perch solo se lelemento
di luce importante, la componente verticale produce risposte verticali importanti. Cio il discorso
sempre il solito: se lelemento ha luce corta, piccola luce, la frequenza propria verticale troppo elevata
per essere significativamente in risonanza con la componente verticale del sisma; se la luce cresce, la
frequenza propria della componente verticale, diventando pi piccola e quindi con un periodo pi
importante, savvicina di pi alla frequenza propria delle componenti verticali del sisma e quindi il rischio
della risonanza o in ogni caso limportanza della risposta cresce. Ecco perch la luce che decide se
mettere o no la componente verticale. una cosa banalissima da valutare: fate una trave appoggiata e, col
SAP, se non volete guardarvi le formule, valutatene le frequenza proprie. Uscir anche un modo di vibrare
verticale, anzi, dovrebbe essere il primo modo che vi emerge per la trave appoggiata. Se una trave
appoggiata orizzontale, il primo modo di vibrare la campata con ununica deformata, e quindi il primo
modo di vibrare un modo di vibrare verticale per il quale leggete il periodo. Provate a raddoppiare la
luce e vedete quel che succede.
Da considerare quindi per
1) elemento pressoch orizzontali con luce>20 m.
2) Elementi precompressi
Ecco qui un altro discorso. Lelemento precompresso un elemento che usa il peso proprio per
compensare il momento di precompressione, quindi consente un momento di precompressione pi
grande semplicemente perch, quando decomprimo, automaticamente entra in ballo il peso
proprio che riduce il momento di precompressione. Ma chiaro che una componente verticale che
pu, in un certo senso ridurre lentit del peso proprio, perch se la mia accelerazione diretta
verso lalto invece che verso il basso, come se stessi riducendo laccelerazione di gravit e quindi
come se stessi riducendo il peso proprio. Il pericolo che la mia trave si rompa per effetto del
momento di precompressione, cio mi scoppi verso lalto, invece di piegarsi verso il basso come
abitualmente farebbe. E quindi la precompressione una situazione pericolosa.
3) elementi a mensola con luce superiore a 4 m.
4 m contro 20 m. Entriamo in situazioni nelle quali, di nuovo, la frequenza propria verticale
prossima a quella dellazione sismica. E cos via.
In generale, per, noi tendiamo, per le strutture correnti, a non tenere conto della componente
verticale.
Se poi avete a che fare con un biscione, cio con un affare stretto e lungo, allora dovete tenere conto
anche della variabilit spaziale del moto sismico. Cio evidente che lapproccio puntuale
dellanalisi modale, non so se cavete pensato, ma abbastanza ovvio. Il mio edificio pu avere
anche 30 m di lato, ma quando ne faccio lanalisi modale penso che tutta la base si muova
contemporaneamente tutta nella stessa maniera, cio, in sostanza, lho ridotta a un punto e ho
definito il movimento di quel punto. chiaro che se il mio edificio stretto e lungo (15 mx100m),
allora la musica cambia: non ha pi senso ridurlo a un punto. Quindi se compatto (30x30-30x20),
un classico edificio di abitazione romano, la palazza, due appartamenti del piano, l lo posso anche
assimilare ad un input puntiforme. Se diventa stretto e lungo, un Laurentino qualcosa, allora non va
pi bene, allora bisogna tenere conto dello sviluppo longitudinale dellazione sismica, cio della
variabilit. Esempio anche per un ponte: assimiliabile ad una linea sul terreno per cui non
possiamo considerare pi considerare che l azione sismica avanzi con velocit infinita, ma finita.
Per cui parti lontane sono investite da terremoti perch diverso il terreno e in tempi diversi.
Infine, dobbiamo tenere conto degli effetti torsionali che accompagnano lazione sismica. Tanto vero che
chiediamo che gli orizzontamenti siano assimilabili a diaframmi: pi significativamente rigidi
rispetto ai telai verticali che collegano. Anche qui: noi siamo abituati a raccontare e addirittura a
registrare soltanto tre traslazioni, con atteggiamento corretto. Uno dei concetti che dovreste aver ricavato
dalla geometria analitica, che i punti, per definizione, non ruotano. Cio i punti traslano soltanto perch
non hanno una dimensione tale da poter leggere rotazioni. Ma se io adesso sto chiedendomi che succede
sullarea dimpronta di un edificio 30x30, chiaro che dire che trasla soltanto secondo tre direzioni e non
ha componenti rotazionali, unapprossimazione un po pesante. chiaro che un terremoto non si limiter
a farlo traslare, cercher anche di ruotarlo. Daltro canto i nostri strumenti, se dovessero registrare
rotazioni, dovrebbero essere montati in altro modo, cio non dovrei limitarmi a leggere quello che succede
in un punto, dovrei, per esempio, montare tra punti e collegare le registrazioni dei tre strumenti, dei tre
accelerometri tri-componente per capire che rotazioni ci sono. Qualcuno queste cose le ha anche fatte e le
rotazioni sono tuttaltro che trascurabili. Noi, per semplificarci la vita e per non perdere tutte le
registrazioni che abbiamo, che sono tutte puntiformi, risolviamo il problema inserendo nei calcoli quella
che chiamiamo eccentricit accidentale. Cio vedrete pi avanti nella norma il riferimento ad una
misteriosa eccentricit accidentale. Qualche disinformato, anche collega, purtroppo, che dice? Che
questeccentricit accidentale si lega alla posizione variabile dei carichi variabili. Beato lui! Cio se vedete i
numeri delleccentricit accidentale, ahi voglia a spostare i frigoriferi dentro le case mettendoli tutti
nellappartamento del signor Bianchi nellultima stanza e togliendoli da tutti gli altri per arrivare a quella
eccentricit. Quindi, di nuovo, una delle tante stupidaggini che aleggiano in questesame. La realt che
leccentricit accidentale un modo relativamente facile per tenere in considerazione la
componente torsionale che lazione sismica sempre ha. Per i motivi che vi ho detto: perch non un
punto che si sta muovendo, ma un bel rettangolone e quel rettangolone ahi voglia se ha torsione per effetto
del sisma. Siccome noi, invece, registriamo puntualmente, quindi solo traslazioni, ne teniamo conto con
questa eccentricit accidentale. Bene, la presenza delleccentricit accidentale, non solo lei, ma anche, ci
suggerisce di fare orizzontamenti rigidi nel loro piano. Anche qui facile capire il perch: prendete una
scatola di scarpe, togliete il coperchio e torcetela. Nonostante che abbia il fondo, cio abbia un diaframmo
inferiore, vedrete le pareti di questa scatola muoversi relativamente luna rispetto allaltra. Metteteci il
coperchio e riapplicate lo spesso momento torcente: scoprirete, miracolosamente, che la scatola non si
deforma pi. Allora, se io applico, come input, una torsione, la situazione ideale, quella che pi mi avvicina
alla descrizione delloperazione che faccio, di semplice traslazione, quella di dotare la mia struttura di
elementi orizzontali rigidi nel loro piano, il coperchio della scatola, che fuori del suo piano molto
deformabile, ma nel suo piano rigido. Provate a mani nude a strappare il coperchio della scatola di
scarpe: non ci riuscite. Mentre a tranciarlo a taglio ci riuscite senzaltro. Quindi i diaframmi orizzontali
sono assolutamente necessari per concludere tutto il disegno. Descrivo lazione sismica, che pure ha
componenti torsionali importanti, con semplici traslazioni; delle componenti torsionali tengo
conto indirettamente mediante leccentricit accidentale; doto, per, la mia costruzione di
diaframmi, cio di elementi indeformabili nel piano, in modo tale che tenda a comportarsi sotto
torsione come un corpo rigido, ad essere rigida a torsione; e quindi a consentirgli la descrizione
dellazione sismica con semplici traslazioni al piede pi un momento aggiuntivo unico. Al che,
leccentricit accidentale che applichiamo, una sola per piano. Se la struttura fosse deformabile
torsionalmente, non ce la caveremmo cos semplicemente: ogni telaio avrebbe il suo effetto torsionale.
Quindi dovremmo, questo termine aggiuntivo, aggiungerlo, telaio per telaio, invece cos, con i diaframmi,
tutto torna. I diaframmi hanno anche qualche altro vantaggio. Per esempio, sempre se giocaste con il SAP,
operazione che vi suggerisco (invece di fare le parole crociate, un modellino con comportamenti diversi: ci
mettete lo stesso tempo e ritengo che ne ricaviate qualcosa di pi), prendete un telaio a un piano e una
campata e, inizialmente fatelo con due colonne identiche. Applicate un carico verticale uniformemente
distribuito sulla trave: il telaio rester rigorosamente immobile. Ossia carichi verticali uniformemente
distribuiti su struttura simmetrica rispetto alle masse, spostamenti orizzontali, cio anti-simmetrici
rispetto allasse di simmetria nulli. Sullo stesso telaio mettete un carico non simmetrico, cio invece di
caricare tutta la campata del telaio, cariatene met. Per incanto il telaio, pur essendo simmetrico, ma
essendo dissimmetrico il carico applicato, comincer a cadere dal lato su cui abbiamo messo il carico. Cio
avete caricato la met campata di destra? Il telaio vi si sposter verso destra. Avete caricato met campata
di sinistra? Il telaio vi si sposter verso sinistra. Adesso mettetegli due pilastri di sezione diversa, cio
mettetegli un 30x30 alla colonna di destra, un 40x40 alla colonna di sinistra e rimettete il carico
uniformemente distribuito. Il telaio vi si sposter dalla parte del pilastro 30x30. Cio leggerete con mano,
toccherete con mano leggerete dal vivo che, se fate una struttura dissimmetrica, anche caricandola
simmetricamente avrete spostamenti antisimmetrici rispetto allasse di simmetria. Che vuol dire tradotto
nel vostro edificio? Siccome i pilastri li avete dimensionati in ragione dei carichi verticali agenti, voi avrete
telai che hanno vogli di spostarsi in tutte le direzioni, a seconda delle sezioni dei pilastri. Cos quindi che
impedisce questo bailamme? Che ogni telaio se ne va nel suo piano come vuole lui? il diaframma, il
solaio orizzontale che acchiappa tutti i telai e li costringe a muoversi insieme. E quindi, se c un telaio che
vuole andare a destra e un telaio che vuole andare a sinistra, facile che non vadano n a destra n a sinistra
perch il diaframma li tiene per le orecchie e li fa viaggiare insieme. quello che manca allItalia oggi,
diciamo. Ci vorrebbe un valido diaframma che dicesse: Ragazzi siete tutti italiani; poi lasciamo perdere
che chi vorrebbe andare a sinistra, chi vorrebbe andare a destra e chi vorrebbe il papa. C un diaframma
unico che si chiama Italia che vi costringe a stare insieme.. Quindi il diaframma utile anche per i carichi
verticali. Non solo svolge questa funzione anti-torsione per linput sismico, ma svolge anche una funzione
importante per i carichi verticali: impedisce che i telai, anche per soli carichi verticali se ne vadano a
passeggio. Quindi il diaframma essenziale: ecco perch battiamo tanto sullo schema a diaframma, perch
vogliamo tanto che i solai siano a diaframma. Serve per sistemare il discorso per carichi verticali, serve per
uniformare linput per carichi orizzontali.
Ancora lultimo passo: sistema di fondazione deve essere dotato di elevata rigidezza estensionale nel piano
orizzontale. Ovvero un sistema di fondazione che si muova rigidamente in modo da ridurre gli spostamenti
relativi tra un punto e laltro della fondazione. Perch il terremoto avanza con una velocit finita che
investe in maniera diversa i pilastri. Questa differenza di spostamento la deve sistemare la fondazione:
preferiamo fare l ipotesi che il piede della costruzione si muova rigidamente ovvero che il piano della
fondazione sia rigido, che i pilastri si muovino contemporaneamente.
chiaro che il terreno senza ledificio, su un rettangolo 30x30 m, la nostra ipotetica area di base (o 30x20
m), ogni punto se ne andrebbe a passeggio come vuole, dove lo porta il cuore? No, il terremoto. Ognuno si
sposterebbe come gli pare. A questo punto arriva ledificio con tutti i suoi diaframmi. Bene, evidente che
se si messo un diaframma a tutti i piani, a maggior ragione lo si dovr mettere in fondazione. Non
potr tollerare che il terreno sotto i piedi gli si sposti come vuole. Ma per non tollerarlo dovr costringere
il terreno in qualche modo ad adattarsi. Come? Ci saranno degli spostamenti relativi. Per fortuna il terreno
si muove poco, si muove di cm. Lo spostamento differenziale tra un pilastro e laltro sar dellordine di
1/1000 della luce. Quindi una trave lunga 5 m=5000 mm, probabilmente, se il terreno fosse libero di
muoversi, potrebbe vedere il terreno sotto il pilastro di sinistra si muove 3 mm, 4 mm in pi o in meno del
terreno sotto il pilastro di destra. Per dobbiamo comunque fare un diaframma anche in fondazione. Chi si
muover a quel punto? Ci saranno degli scorrimenti localizzati fra il terreno e le fondazioni, ma ledificio
continuer a fare la scatola da scarpe. Cio continuer a muoversi rigidamente, non lo vedremo ballare in
tutte le direzioni come succederebbe alla scatola di scarpe senza coperchio. Quindi, nel fare il vostro
progetto, questidea di scatolare, questidea di superfici orizzontali rigide nel loro piano che bloccano certi
spostamenti dovete sentirla e dovete sentirla dalla fondazione fino alla copertura. In fondazione, quindi
collegamenti tra i punti. Se avete una platea, il collegamento gi c di suo; se avete un grigliato di travi
rovesce, il collegamento gi c di suo; ma se avete di plinti isolati, il collegamento ce lo dovete mettere,
cio dovete mettere dei cordoli di collegamento fra i plinti.

Dobbiamo poi scegliere dei Comportamenti strutturali: ipotizziamo che ci sia quello non dissipativo
quando si progetta per gli SLE e dissipativo per gli SLU. Parliamo di non linearit di comportamento di
materiale e geometrico.
Le non linearit geometriche si legano al fatto che se io valuto delle sollecitazioni sulla struttura con la
struttura non deformata, mi perdo degli effetti. In realt la struttura deformandosi vede delle sollecitazioni
variare: in generale possiamo trascurare nel caso di strutture poco deformabili.
Invece le non linearit del materiale (acciaio si snerva, il cls si spacca) sono importanti quando il
comportamento dissipativo e ne teniamo conto in maniera convenzionale: la struttura si mantiene
lineare elastica lazione sismica si riduce.
Comportamento elastico delle fondazioni sempre: comportamento non dissipativo. La capacit dissipativa
l articoliamo in due livelli.
1) Classe di duttilit alta A
2) Classe di duttilit bassa B
L entit delle plasticizzazioni che ammettiamo da la distinzione tra le due classi. Per ambedue vogliamo
un comportamento duttile, ovvero rotture fragili e meccanismi instabili e imprevisti. Questo lo otteniamo
con la gerarchie delle resistenze.
Se vogliamo dissipazione vogliamo che la nostra struttura in certe zone si plasticizzi, zone dissipative o
critiche. Per cui la prima cosa che facciamo quando progettiamo una struttura, decidiamo a priori:
1) quale siano gli elementi duttili su quali localizzeremo le zone dissipative o critiche e quali sono gli
elementi fragili sui quali non localizzeremo le zone dissipative, perch incapaci di duttilit. In base alla
nostra esperienza. Per cui
2) vogliamo che le zone dissipative si localizzano su gli elementi duttili e rimangano l: perch si plasticizza
ma continua a darci la resistenza per la quale si plasticizzato anche se la deformazione cresce. Mentre un
elemento fragile si rompe, non si plasticizza una volta raggiunta la sua resistenza. Per cui non vogliamo
che le zone di resistenza si spostino dagli elementi duttili a quelli fragili.
Per conseguire questo risultato, applichiamo la gerarchia delle resistenze per cui decidiamo quale siano
questi elementi in base alle nostra esperienze. Le zone passibili a duttilit sono le travi, le zone fragili i
pilastri, i nodi, i solai. Progettazione a travi deboli e pilastri forti.
Dopo di che valuteremo la resistenza delle zone duttili (per quale valore della sollecitazione si
plasticizzano) e le zone fragili a contatto, le progetteremo perch abbiano una resistenza maggiore. Perch
la zona duttile quando raggiunge la sua resistenza, perde la rigidezza ovvero non riesce pi al crescere
della deformazione a far crescere la sollecitazione, ci garantiamo che la zona fragile a contatto con una
resistenza maggiore rimanga intatto mentre la zona duttile si plasticizza.
Gerarchia= elementi pi resistenti ed elementi meno resistenti
Resistenza= perch tutto giocato in termini di resistenze.

30 novembre 2011 lezione XVI

LEZ. N 16- Rappresentazione della risposta elastoplastica al sisma


seconda parte ing. Rosario Gigliotti
Braga vi ha gi parlato dellimportanza delle diverse componenti del sisma e degli effetti torsionali che si
accompagnano allazione sismica. Le diverse componenti dellazione sismica determinano in genere, nella
risposta, degli effetti torsionali dei quali si tiene conto, si deve tener conto, direttamente attraverso le
diverse componenti dellazione sismica. Ma in genere se ne tiene conto in maniera indiretta, cio la
presenza di componenti che agiscono in differenti direzioni sulla struttura, in generale, generano, al
variare anche delle dimensioni della struttura, degli effetti torsionali che sono dovuti alla variabilit
spaziale del moto. Di questi effetti si tiene conto attraverso la cosiddetta eccentricit accidentale, che viene
presa in considerazione spostando il centro di massa. Cio, praticamente, noi, quando pensiamo
alleccentricit accidentale, pensiamo ad uno spostamento delle masse rispetto alla posizione che noi
abbiamo immaginato come corretta. In realt questaspetto conta poco, ci che conta, invece, abbastanza,
la variabilit spaziale del moto. Quindi questo un aspetto aggiuntivo rispetto a quello che, invece,
possiamo considerare direttamente nellanalisi considerando due componenti dellazione sismica nelle
due direzioni, tre laddove necessario, per esempio nei casi in cui c anche la componente verticale. Sto
dicendo che: dobbiamo considerare le due componenti dellazione sismica; gli eventuali effetti torsionali
vengono tenuti in conto nellanalisi date le caratteristiche della struttura che, chiaramente, sono portate in
conto nel nostro modello di calcolo; altri fatti aggiuntivi che sono legati alla variabilit spaziale del moto,
cio, in particolare, al fatto che, quando londa sismica arriva in superficie, pu arrivare in superficie con
fasi diverse e con differenti inclinazioni. Se avete presente la propagazione delle onde sismiche, le onde S,
le onde S arrivano in superficie con una direzione che pu essere normale rispetto alla superficie, ma
anche con una certa inclinazione su punti diversi della struttura: questo determina effetti torsionali. Gli
effetti di questa variabilit spaziale del moto sono effetti torsionali. Questi sono effetti torsionali aggiuntivi
che vengono presi in conto, come vi dicevo considerando genericamente uneccentricit accidentale. Tutti
gli altri effetti torsionali, invece, quelli che sono legati direttamente alla risposta, vengono presi in conto
direttamente dalla risposta del modello. Stiamo parlando, adesso, di criteri generali di progettazione nelle
normative. Ora, sicuramente avete gi parlato della parte introduttiva della moderna ingegneria
antisismica. Cio il professore vi ha parlato di come si sono evolute le norme antisismiche a partire dalle
osservazioni. Cio inizialmente, nella progettazione struttura non si teneva proprio in conto delle azioni
sismiche; poi si capito che era importante considerare delle azioni sismiche che venivano modellate
staticamente; poi si capito che non bastava modellarle staticamente le azioni sismiche, perch le
evidenze sperimentali hanno messo in luce che i fatti dinamici sono importanti: se hai unamplificazione,
se hai [] che dovevano necessariamente essere tenuti in conto. Quando si capito che cerano fenomeni
di amplificazione che quindi richiedevano una modellazione dinamica, si capito, a quel punto, che
effettivamente le strutture progettate per livelli di azione inferiori rispetto a quelli attesi, a quel punto
pensando ad una risposta elastica, erano in grado, erano state in grado si sopportare comunque dei
terremoti. Quindi stavo pensando: inizialmente non ho capito i fenomeni dinamici, non ho capito
limportanza dei fenomeni dinamici, poi ne ho capito limportanza, quindi, a questo punto, so valutare
quale pu essere la risposta della struttura. Sto pensando che la mia struttura rimanga in campo elastico,
mi accorgo, per che strutture progettate per livelli di forza, di resistenza pi bassi rispetto a quella che, a
questo punto, sarebbe la mia domanda sismica, resistono al terremoto. Mi accorgo che le strutture hanno
delle risorse di cui non avevo tenuto conto: la cosiddetta duttilit. Questo diventa sistematicamente, a
questo punto, il modo di progettare secondo la moderna ingegneria sismica, che man mano si traduci in
normative che contengono allinterno tutte queste conoscenze man mano acquisite e che diventano metodi
e criteri di progettazione. Nelle norme italiane tutte queste conoscenze, ora penso che ne sappiate
veramente poco, tutte queste conoscenze acquisite nel tempo si traducono in CRITERI GENERALI DI
PROGETTAZIONE. In particolare, le costruzioni soggette ad azione sismica, vedete, non dotate di appositi
dispositivi dissipativi, quindi stiamo pensando alle costruzioni di tipo tradizionale, devono essere
progettate in accordo con i seguenti comportamenti strutturali. Quindi, la prima cosa che fa la normativa
distinguere il comportamento strutturale in comportamento non dissipativo e in comportamento
dissipativo. Ora, vi ho detto, questo un dato acquisito. Cio aver capito che la duttilit, che le strutture,
normalmente, dispongono di una certa duttilit strutturale, ha un riscontro nelle scelte. E qual la scelta
conseguente? La scelta conseguente : se le strutture dispongono di una certa duttilit strutturale, cerco di
sfruttarla a mio vantaggio tenendo conto del fatto che le azioni sismiche di maggiore intensit, ovviamente,
hanno una probabilit di occorrenza pi bassa, un periodo di ritorno pi grande. Quindi potrebbe
verificarsi anche mai nel corso della vita della struttura e che chiaramente lazione sismica a cui noi ci
riferiamo per gli stati limite ultimi (SLV e SLC). In queste situazioni penso che sia anti-economico
progettare una struttura che rimanga in campo elastico, quindi decido strategicamente di progettare una
struttura che ha diversi livelli prestazionali con dei periodi di ritorno dellazione sismica ed a cui chiedo
differenti livelli di prestazione: per gli stati limite di esercizio che ci sia un moderato danno alle parti non
strutturali ed eventualmente un moderato danno alle parti strutturali o nessun danno alle parti strutturali;
per lo stato limite di salvaguardia della vita, lo dice la parola stessa, chiedo la salvaguardia della vita
umana, ma accetto anche un danno strutturale significativo; la prevenzione del collasso significa che la
struttura sostanzialmente non pi riparabile, appena in grado di sopportare ancora azioni orizzontali,
quindi, di fatto, una struttura che deve essere sgombrata, quindi ha ancora assolto la funzione di salvare
vite umane, ma che chiaramente non pu pi essere utilizzata. Ora, in questa logica ha un senso
distinguere da subito, come fa la normativa, i comportamenti strutturali. Ora qui si dice: nel
comportamento strutturale non dissipativo progetto con gli stati limite di esercizio. Immagino che Braga
vi abbia detto ce stiamo lavorando alle nuove norme che dovrebbero uscire da qui a qualche mese. Quindi
cerchiamo, nel raccontarvi aspetti concettuali a partire dalla normativa vigente, cio le NTC-2008, di darvi
degli input rispetto ai cambiamenti che di fatto abbiamo gi fatto, anche se non sono ancora ufficializzati.
Qui vedete che c unindicazione precisa: nel comportamento strutturale non dissipativo (progetto agli
stati limite di esercizio), effetti combinati delle azioni sismiche e delle altre azioni sono calcolati senza
tener conto della tipologia strutturale e delle non linearit di comportamento (di materiale e geometriche)
se non rilevanti.. Ora, tutto questo corretto: cio stiamo dicendo che nel comportamento strutturale non
dissipativo sostanzialmente ci stiamo riferendo a una struttura che si mantiene in campo elastico. E questo
coerente con gli stati limite di esercizio. Lo abbiamo appena detto: negli stati limite di esercizio il
requisito prestazionale che noi fissiamo qual ? Quello che la struttura sia, le parti non strutturali
(tendenzialmente guardiamo alla protezione delledificio nel suo complesso, alla costruzione nel suo
complesso) abbiano una danno strutturale limitato ed eventualmente un moderato danno strutturale:
questo il requisito. Poi anche su questo ci sar da discutere, cio ci saranno delle cose da dire nel senso
che, nella nuova versione della normativa, stiamo spingendo anche verso una maggiore attenzione alla
protezione della struttura nei confronti degli stati limite di esercizio. Quindi, questo il motivo per cui si
faceva questa associazione tra comportamento strutturale non dissipativo e progetto agli stati limite di
esercizio. Adesso abbiamo fatto un passo in avanti un po pi prestazionale. Cio, in realt, detta in questi
termini, comera scritta prima, obbligava a progettare le strutture in zona sismica con comportamento
strutturale dissipativo per gli stati limite di esercizio. Leggendosi la norma veniva fuori che, una struttura
tradizionale in zona sismica doveva necessariamente essere progettata in classe di duttilit alta o in classe
di duttilit bassa, cio una struttura che non doveva avere comportamento non dissipativo. Invece, adesso,
questa parte labbiamo scritta in maniera un po diversa, cio abbiamo detto: rimangono i concetti uguali,
perch sono i concetti, ma non c un obbligo. Ci sono delle situazioni in cui alla fine potrebbe, per una
scelta del progettista o per particolari esigenze strutturali, risultare non conveniente progettare una
struttura con comportamento strutturale dissipativo, ma potrebbe decidere di progettarla con
comportamento strutturale non dissipativo. Ora io vi ho appena detto, poco fa, che storicamente si era
compreso che la duttilit era conveniente e quindi, essendo una cosa conveniente, risultava anti-
economico progettare strutture con comportamento non dissipativo []. Ora, se questo vero in generale,
si tiene in conto che non ha comunque senso farlo diventare un obbligo. Quindi si decide di lasciare la
possibilit di progettare []. Pensate, per esempio, delle strutture che hanno un comportamento con delle
pareti. Quindi delle strutture che, per loro caratteristiche, magari sono gi resistenti e per le quali non ha
senso e significato garantire tutta una serie di dettagli costruttivi perch quelle strutture abbiano quel
comportamento in particolare. Allora pu diventare una scelta conveniente progettarle in campo elastico.
Nel comportamento strutturale dissipativo (progetto agli stati limite ultimi) gli effetti combinati delle
azioni sismiche e delle altre azioni sono calcolati tenendo conto della tipologia strutturale e delle non
linearit geometriche di comportamento (di materiale sempre, geometriche quando rilevanti e comunque
sempre quando precisato). Domanda: perch diciamo in un caso, ora mi sta bene pensare alla struttura e
pensare al modello, ma perch in un caso sto dicendo che le azioni sismiche, gli effetti delle azioni sismiche
e di altre azioni sono calcolati senza tener conto della tipologia strutturale e delle non linearit di
comportamento e nellaltro caso dico che questi effetti sono calcolati tenendo conto della tipologia
strutturale e delle non linearit di comportamento? Stiamo parlando delle azioni: perch questa
differenza? Beh a questo punto dovrebbe esservi chiaro: quando parliamo di azione sismica
sostanzialmente stiamo parlando di risposta, non parliamo di forze applicate. La parte che avete studiato
prima vi ha mostrato chiaramente che quando parliamo di azione sismica parliamo di risposta strutturale
al terremoto, di fatto lo spettro quello . Poi, dal punto di vista progettuale diciamo, poich mi interessano
i valori massimi di certe grandezze, mi torna comodo usare gli spettri di riposta. Quindi io guardo,
definisco lazione guardando qual la risposta della struttura. Ora, se la mia struttura progettata con
comportamento strutturale non dissipativo, una struttura che si mantiene in campo elastico, quindi non
mi interessa la tipologia strutturale. Perch parlo di tipologia strutturale? Perch, se voglio continuare a
riferirmi a modelli elastici, quindi voglio ancora continuare ad utilizzare metodi di analisi lineare, io dovrei
in qualche modo tenere conto del fatto che, nel caso di comportamento strutturale dissipativo, la mia
struttura si sta plasticizzando. Se la mia struttura si sta plasticizzando, sta modificando le sue
caratteristiche. Avete visto gli spettri di risposta elastici e gli spettri di progetto, quindi avete visto come io
posso utilizzare ancora uno spettro di risposta elastico anche quando la mia struttura ha un
comportamento di tipo elasto-plastico: sostanzialmente individuando, ricorrendo a delle grandezze
equivalenti. Una struttura con comportamento elasto-plastico pu essere rappresentata attraverso una
rigidezza equivalente e uno smorzamento equivalente. Se io ho individuato una rigidezza equivalente e
uno smorzamento equivalente della mia struttura o del mio oscillatore elementare, sto trovando, ancora
con riferimento ad un modello visco-elasto-plastico equivalente, la risposta di una struttura con
comportamento non lineare. Questa risposta che cosa ? una risposta ridotta rispetto a quella della
struttura elastica. Quindi di fatto sto pensando uno spettro ridotto e questa riduzione dello spettro passa
fisicamente attraverso il cosiddetto fattore di struttura. Fattore di struttura io lo definisco, in origine, in
funzione della tipologia strutturale. Quindi sto dicendo: se una struttura ha determinate caratteristiche, gi
so che queste sue caratteristiche mi possono dare una maggiore duttilit. Se una struttura, invece, ha delle
caratteristiche, vuoi per irregolarit, vuoi per la presenza di elementi irrigidenti, comunque delle
caratteristiche tali per le quali io posso immaginare una non elevata duttilit, chiaramente adotter un
fattore di struttura pi piccolo. Questo significa, quindi la risposta elasto-plastica. Stiamo dicendo: la
struttura in campo elastico risponde elasticamente; una struttura pu plasticizzarsi e avere una cera
duttilit. Se io penso che la struttura, per le sue caratteristiche, possa avere una maggiore duttilit, me ne
avvantaggio. Dico: ok, visto che questa una struttura duttile, posso spingermi, quindi posso progettare
per un livello di forza pi bassa. Sapete che, se penso alla risposta elastica, la duttilit di questa sar frutto
della resistenza che io do alla mia struttura. Questa sarebbe la risposta elastica della mia struttura: posso
decidere di progettarla per un livello di forze pi basso o pi alto. Ora, in funzione del livello di forza,
supponiamo che la [] degli spostamenti si mantenga uguale, chiaramente cambia la duttilit richiesta.
Quindi, chiaramente, se io penso che la mia struttura possa arrivare a darmi tanta duttilit, decido di
abbattere la mia azione di progetto da qui a qui. Se io penso che la mia struttura tanata duttilit non me la
potr dare mai, per le sue caratteristiche, dovr accontentarmi di progettarla per un valore di resistenza
maggiore. Questo fa parte della prima scelta che devo fare, del fattore di struttura. il motivo per cui, se
mi sto riferendo ad un comportamento strutturale non dissipativo in campo elastico, non mi interessa
nulla di questo ragionamento, non lo potrei neanche sapere [], tanto poi il mio modello, mi sto riferendo
alla risposta elastica, elastico, quindi col mio periodo la risposta la vado a leggere direttamente sullo
spettro elastico. Viceversa, se mi voglio riferire ad un comportamento strutturale dissipativo, beh, in
qualche modo devo riuscire a fare una previsione del livello di duttilit a cui posso spingermi sulla base di
quelle caratteristiche. Quindi mi interessa saperlo perch sulla base di quello io potrei ridurre lazione.
Ora vi ho fatto vedere, in forza-spostamento, cosa significa che il mio spettro di risposta elastico diventa
uno spettro di progetto attraverso il fattore di struttura q.
Ne derivano, da questi criteri generali di progetto Cio per garantire il comportamento prescelto,
bisogna fare attenzione ad alcuni aspetti. Ad esempio, questi che sono criteri generali di progetto derivano
da alcuni ragionamenti. Gli elementi strutturali delle fondazioni, dimensionati secondo i criteri delle
sollecitazioni ad esse trasmessi dalle strutture soprastanti, devono avere comportamento non dissipativo,
indipendentemente dal comportamento strutturale attribuito alla struttura su di essa gravante. Quindi
adesso questo e un criterio di progetto. Appare chiaramente come un criterio di buon senso. Ora, voi
sapete quanto delicata la fondazione. Intanto perch le fondazioni in genere non sono visibili, quindi
danneggiamenti alle fondazioni potrebbero essere dei danneggiamenti non controllati. Se la fondazione si
danneggia, oltre a poter creare di problemi gi in presenza di carichi verticali, sicuramente modifica la
risposta strutturale dellintero. Pensate al modello: noi inizialmente diciamo che la nostra struttura
incastrata al piede. Poi nella realt non vero che la mia struttura incastrata la piede: c un terreno che
ha la sua deformabilit e c una struttura di fondazione che interagisce con la struttura in elevazione e con
il terreno. Quindi, in generale, si cerca di avere una struttura di fondazione che sia sufficientemente rigida
e che non si danneggi anche per motivi di []. Quindi ci sono diversi motivi per i quali opportuno che le
fondazioni rimangono in campo elastico. Questo un criterio generale di progetto. Ora, voi non capita
ancora come si fa a garantire che la fondazione rimanga in campo elastico. Cio, attenzione una cosa:
tenete sempre nella testa questo processo logico: noi abbiamo capito delle cose del processo strutturale; ci
stiamo orientando, come scelta, sul comportamento inelastico della struttura, cio stiamo accettando le
plasticizzazioni come criterio di progetto, come scelta strategica di progetto. Tutto questo lo stiamo
facendo, per, continuando ad utilizzare modelli e metodi di analisi lineare. Nel fare questo per fare
questo, ho bisogno di criteri di progetto adeguati che mi devono comunque garantire il comportamento
predefinito. Non cos scontato, perch dovreste subito immaginare che c qualcosa di strano in questa
operazione: se io faccio lanalisi non lineare, con tutti i dubbi che mi vengono sulla modellazione non
lineare, sul controllo dei modelli e sulladerenza tra modello e realt, ma supponiamo che il io modello sia
perfetto, in qualche modo credo al fatto che riesco effettivamente a leggere la risposta della struttura
accorgendomi passo dopo passo, con unanalisi che si chiama analisi time history, cio io ho come azione
non gi la risposta, ma direttamente laccelerogramma al piede della struttura che avete visto anche nella
risposta di un acceleratore soggetto ad accelerogramma. Quindi io potrei leggere direttamente la risposta
della mia struttura. [] Se la mia struttura modellata come non lineare cosa succede? Succede che in un
particolare istante di tempo, in qualche parte c una plasticizzazione. Siccome ho la plasticizzazione, la
struttura sta modificando le sue caratteristiche generali di rigidezza; sta anche accadendo che intermente
ci sono delle ridistribuzioni di sollecitazioni tra i diversi elementi strutturali. Ma di fatto io, se ho un
modello di calcolo adeguato, leggo la risposta della mia struttura nel tempo. Quindi tutto, a meno delle
difficolt di calcolo e di modellazione, tutto mi sembra logico. Perch, di fatto, io sto cercando un
comportamento non lineare, leggo una risposta non lineare attraverso analisi non lineari, con modelli non
lineari. [] effetti lineari dinamici e infatti unanalisi lineare dinamica non so come si fa, ma il processo
logico vi chiaro. Se invece sto pensando ad un comportamento strutturale dissipativo mi riferisco
ancora, voglio, per un fatto di comodit [] ad utilizzare metodi e modelli non lineari. Evidentemente
rischio di non avere il controllo: che ne so di cosa sta succedendo nella mia struttura? La mia struttura
garantir o sar in grado di garantire quel livello di duttilit grazie al quale io ho pensato di abbattere la
risposta e quindi lazione di progetto da qui a qui? Allora io adesso sto facendo [] di principio, cio
aggiungo a questo []: voglio che la fondazione si comporti cos. Come si fa? Boh. Allora vedete che la
norma piano piano, le normative, questa norma in linea con le normative pi avanzate a livello
internazionali, comincia d individuare dei criteri di progetto. Intanto ti do anche delle scelte: dentro il
calcolo del criterio strutturale non dissipativo, ti puoi spingere verso la bassa o lalta duttilit, cio la puoi
progettare per un livello di duttilit alto o per un livello di duttilit basso. Mi sta dicendo: puoi spingere
molto sulla duttilit o puoi spingere di men, quindi progetti per un livello di forza pi alto o pi basso. Tra
le due posso scegliere quello che mi pare. Il fattore di struttura in classe di duttilit alta o bassa pu essere
maggiore o minore. Cosa discende da tutto questo? Discendono chiaramente delle regole di progetto
diverse. Qual la differenza tra le due classi? La differenza risiede nellentit delle plasticizzazioni che
sipotizzano in fase di progettazione. evidente: voglio contare di pi sulla duttilit, abbasso
maggiormente lazione di progetto. Per ambedue le classi, onde assicurare alla struttura un
comportamento dissipativo e duttile evitando rotture fragili e la formazione di meccanismi instabili
imprevisti, si ricorre alla gerarchia delle resistenze o progettazione in capacit. Questo termine,
gerarchia delle resistenze, scomparir nelle prossime norme. Molti ingegneri diranno: Ma come? Ora
che ci eravamo appassionati, tutti parlano di gerarchia delle resistenze, scompare.. S, perch
effettivamente questa gerarchia delle resistenze una modalit operativa per garantire certi fatti, per,
concettualmente, daltra parte in inglese capacity design, progettazione in capacit. Perch nel
progettare una struttura non ci riferiamo direttamente ad azioni, sollecitazioni, resistenze, ma per definire
i livelli di sollecitazione, la domanda a livello locale, in alcune parti della struttura ci riferiamo alla capacit
di altre parti della struttura stessa. Vediamo secondo quali concetti. Quindi unaltra cosa importante che
mi sono dimenticato di dire. Perch parliamo di classe di duttilit alta o bassa? una scelta della
normativa italiana, un scelta di semplificazione che he generato qualche equivoco nel passato. Ma per non
cambiare troppe cose ci stiamo portando classe di duttilit alta o bassa. Tant vero che nelle nuove norme
troverete: classe di duttilit alta per strutture ad elevata capacit dissipativa e classe di duttilit alta per
strutture a media capacit dissipativa. Abbiamo cercato un po di correggere il tiro. Perch? Perch
lEurocodice individua tre classi di duttilit: alta, media e bassa. La bassa sostanzialmente per la zona
non sismica, stiamo parlando di strutture a comportamento non dissipativo. Nella prima trasmissione
dellEurocodice che divent un ordinanza mai entrata in vigore, ha costituito solo una parte di transizione
delle normative, si scelse, non so perch, di chiamarle alta e bassa, ma in realt la nostra bassa
corrisponde alla duttilit media dellEurocodice. Questo anche utile che voi lo sappiate perch, di fatto, le
normative nazionali, poi, devono comunque essere allineate agli Eurocodici salvo una serie di aspetti
particolari che possono differenziarsi. Generalmente sui principi fondamentali ci deve essere un
allineamento. Quindi, di fatto, ci stiamo riferendo a quello. Quando parliamo di duttilit, parliamo di
capacit dissipativa della struttura. Daltronde abbiamo detto, non a caso, strutture a comportamento
dissipativo e strutture a comportamento non dissipativo. Cio stiamo parlando, in generale, di una
capacit deformativa della struttura oltre il limite elastico, quindi oltre quel livello di spostamento per cui
cominciano a verificarsi le prime plasticizzazioni. Stiamo parlando di una capacit di dissipare le energie in
ingresso del terremoto. Come si dissipa questenergia? Si dissipa attraverso delle plasticizzazioni in alcune
zone della struttura. Ora, evidente che, se pensiamo una struttura intelaiata in cemento armato,
costituita da travi e pilastri, senza elementi particolari (nuclei, pareti, etc.), intuibile che la capacit
dissipativa della struttura sar tanto maggiore quanto pi diffuse saranno le plasticizzazioni allinterno
della struttura. Non basta: la duttilit complessiva della struttura sar tanto maggiore, quanto pi le
plasticizzazioni si concentrano in quelle zone e in quei meccanismi che naturalmente sono pi duttili di
altre. Per esempio, voi tutti sapete che se, allinterno di un elemento strutturale ho una rottura per taglio,
non mi aspetto, nel successivo comportamento inelastico, di avere una grande capacit deformativa, di
aver una grande duttilit. Se, invece, la rottura di tipo flessionale, mi aspetto una maggiore rigidit.
Dovreste sapere anche, se pensate banalmente alle cose che gi sapete (comportamento di una sezione in
cemento armato) che ci sono vari campi di rottura; sapete delle ci sono delle zone di maggiore duttilit
dove riesco raggiungere una maggiore curvatura; delle zone in cui, invece, a rottura ho una minore
duttilit, sapete ha al variare dello sforzo assiale, la duttilit di curvatura tende a ridursi (intendendo come
duttilit di curvatura il rapporto tra la curvatura ultima e la curvatura di prima plasticizzazione. Quindi,
per esempio, ne deduco che meglio sarebbe che la plasticizzazione avvenisse in una trave piuttosto che in
un pilatro. Poi ci sono delle considerazioni legate a dei meccanismi di comportamento. Certamente, questo
ce lo dice anche lesperienza, ma facilmente comprensibile: se io penso a una struttura intelaiata soggetta
ad azioni simiche, penso che si potrebbe verificare un meccanismo di questo tipo. A parit di duttilit, di
spostamento globale, di spostamento inelastico globale, quindi duttilit intesa come rapporto tra lo
spostamento massimo e lo spostamento [] delle plasticizzazioni, una situazione di questo tipo non mi
piace molto per diversi motivi. Perch, evidentemente, per garantire questo comportamento, questo livello
di duttilit globale della struttura ho delle forti richieste di duttilit concentrate in poche zone. In aggiunta,
la presenza del carico verticale, in presenza di spostamenti inelastici significativi, determina degli effetti di
secondordine che poi si rivelano, in molti casi, nefasti. Questo un meccanismo sconsigliabile, il
cosiddetto piano debole. Questo, invece un meccanismo gradito, sia perch le plasticizzazioni avvengono
nelle travi sia perch riesco a garantire una duttilit globale attraverso richieste, attraverso dissipazioni
diffuse allinterno della struttura. Solamente il meccanismo completo si sar formato alla fine quando si
saranno formate poi delle cerniere al piede dei pilastri. Quindi diciamo che, in situazione ottimale, tutte le
zone dissipative sarebbero le zone di estremit delle travi pi le sezioni di base dei pilastri. Questa la
situazione ideale. Ora per, questa una situazione che vorrei controllare, cio mio obbiettivo. Vi ho
detto: in partenza comera la struttura? Comportamento dissipativo. Perch? Perch mi conviene,
economicamente mi conviene. Come la vuoi progettare: classe di duttilit alta o bassa? Mi voglio spingere:
classe di duttilit alta (significa che la struttura deve avere un certo tipo di comportamento). Intanto
questo comportamento[]. Deve comportarsi cos avendo un bel po di duttilit. Quindi un po pi o meno
plasticizzazioni. E allora il mio problema esattamente come faccio a garantire questo livello di duttilit
non ricorrendo ad analisi non lineari, quindi, di fatto, ricorrendo a criteri di progetto. Ancora vedete che
nei criteri generali [] sostanzialmente vi sto dicendo in altre parole quello che voi travate scritto, meglio,
nella norma. Quindi, notate: Le dissipazioni di energia per isteresi si localizzano in zone a tal fine
individuate e progettate, dette dissipative o critiche, effettuando il dimensionamento degli elementi
non dissipativi nel rispetto del criterio di gerarchia delle resistenze, della progettazione in capacit;
lindividuazione delle zone dissipative deve essere congruente con lo schema strutturale adottato. Poich il
comportamento sismico della struttura largamente dipendente dal comportamento delle sue zone
critiche, esse debbono formarsi ove previsto e mantenere, in presenza di azioni cicliche, la capacit di
trasmettere le necessarie sollecitazioni e di dissipare energia.. Quindi evidente, no? Io voglio che mi si
formino queste cerniere. Chiaramente devo avere anche una capacit: queste cerniere che mi si formano
devono continuare ad avere capacit resistente perch senn me lo dimentico quello che io ho ipotizzato.
Fino ad ora ho detto: la mia struttura avr un comportamento sostanzialmente di questo tipo, anzi,
neanche elastica perfettamente plastica, perch, quando inizia a formarsi la cerniera si riduce un po la
rigidezza, poi se ne forma unaltra e si riduce ancora di pi la rigidezza, poi se ne forma unaltra ancora e
cos via. Quindi, sostanzialmente, il comportamento della mia struttura di questo tipo. Ma questo vero
se, a livello locale, se vado a vedere il momento curvatura a livello di sezione, avr situazioni di questo
tipo. Cio sto dicendo che la sezione si plasticizza, ha ancora capacit di rotazione, ma comunque continua
a mantenere la resistenza o al pi ho una leggera diminuzione della resistenza perch ho elle
ridistribuzioni. Anche se a livello locale ho una leggera riduzione della resistenza, le ridistribuzioni delle
sollecitazioni fanno s che globalmente la mia struttura potr essere un po pi cos o un po pi cos, ma
avr comunque un comportamento dissipativo. Quindi fino ad ora abbiamo enunciato gli obbiettivi. Tali
fini possono ritenersi conseguiti qualora le parti non dissipative e di collegamenti delle parti dissipative al
resto della struttura possiedano, nei confronti delle zone dissipative, una sovraresistenza sufficiente a
consentire lo sviluppo della plasticizzazione ciclica nelle zone dissipative.. Cio, sostanzialmente, che cosa
stiamo dicendo? Questa cosa sar scritta, secondo me, molto meglio nella nuova norma. Per stiamo
dicendo: poich ci sono degli elementi che hanno un comportamento duttile, ci sono dei meccanismi che
sono duttili, cio evidente che io non vorrei una rottura allinterno dellincrocio trave-pilastro, non vorrei
delle rotture fragili per taglio, quindi ci sono meccanismi che non mi piacciono perch non mi
garantiscono quella rigidit a cui ho fatto rifermento in fase di progettazione. Allora che cosa devo fare?
Avendo individuato la resistenza del meccanismo duttile, per esempio, in una trave quant il momento di
plasticizzazione, progetter una resistenza a taglio, non sulla base della domanda ottenuta dallanalisi, ma
sulla base della capacit resistente a flessione. E per garantire che rotture a taglio non si possano
verificare, ci metto in mezzo una resistenza. Ora diciamola meglio: tengo conto del fatto ce la resistenza a
flessione possa essere maggiore della resistenza di calcolo. Voi sapete che, proprio per tener conto delle
incertezze, tanto delle incertezze intrinseche che di quelle epistemiche, voi utilizzate dei coefficienti
parziali. Quindi passate dalle resistenze caratteristiche alla resistenza di calcolo; queste resistenze di
calcolo, questi ulteriori coefficienti riduttivi tengono conto delle incertezze legate non solamente alle []
laterali, ma anche alla geometria, e quindi questo vi porta alle cosiddette resistenze di calcolo. Or in questo
caso accade il contrario: poich voglio garantire un certo meccanismo, devo tener conto del fatto che la
resistenza delle strutture duttili possa essere anche maggiore di quella di calcolo e quindi questi diventano
coefficienti cosiddetti di sovraresistenza. Altra novit: La sovraresistenza valutata moltiplicando la
resistenza nominale di calcolo delle zone dissipative per un opportuno coefficiente di sovraresistenza Rd,
assunto pari, ove non diversamente specificato, ad 1,3 per CDA e ad 1,1 per CD B.. Adesso ancora
meno. Nellapplicazione della progettazione in capacit per travi e pilastri, nelle nuove norme si adotta un
unico coefficiente di sovraresistenza di 1,3 a differenza delle NTC-2008.
Articolazione della progettazione: meccanismi duttili, meccanismi fragili, torna utile vedere queste
immagini che sono delle sperimentazioni di laboratorio fatte
qualche anno fa. Ci sono cerniere plastiche nella trave e nei
pilastri. Cio, quando parliamo di cernere plastiche, in realt di
che cosa stiamo parlando? In realt di edifici esistenti, come
questo. Quello che piuttosto evidente lapertura di fessure
presenti.
La fessura nella trave ci dice che si
formata una zona di
plasticizzazione, le armature si
sono snervate.
Se avessi una cerniera plastica alla base di un pilastro, che cosa vedo?

Meccanismo fragile nel pilastro. Lapertura di una fessura [] e poi una


rotazione quasi da corpo rigido. Ora noi siamo abituati a vedere il comportamento del telaio e le deformate
elastiche cos, per, nel momento in cui si forma la cerniera plastica, dovete pensare che la deformata
elastica conta praticamente niente. Di fatto, quando parliamo di cerniere plastiche, parliamo di zone in cui,
avendo superato, avendo raggiunto il limite di plasticizzazione, ho lapertura delle fessure che corrispondo
agli scorrimenti e quindi delle rotazioni che determinano dei meccanismi da corpo rigido. Notate che in
questo nodo c una diagonale in un pannello. L c la tentazione di formazione di un meccanismo
piuttosto sgradevole: cio la rottura pannello, della zona dintersezione tra trave e pilastro. Poi, in questa
situazione particolare, in realt questo non avvenuto perch nel successivo comportamento inelastico
hanno preso il sopravvento i due meccanismi di plasticizzazione del pilastro inferiore e del pilastro
superiore. Quindi, alla fine, il meccanismo complessivo un meccanismo di questo tipo: intorno alla trave
ho un pilastro superiore che ruota cos e un pilastro inferiore he ruota cos. Questo chiaramente un
meccanismo non gradito, ma un meccanismo che, purtroppo, frequente nelle strutture progettate in
assenza di normative antisismiche. Quindi, oltre a farvi vedere cosa sono in sostanza queste cerniere
plastiche, queste immagini sono interessanti perch vi fanno vedere che, effettivamente, in assenza di certi
criteri di progettazione potrebbero verificarsi quelle situazioni che poi [] perch determinano forti
concentrazioni di richiesta di duttilit in pochi elementi,
peggio ancora se sono i pilastri perch sono elementi nei quali
effetti del secondo ordine possono raggiungere abbastanza
presto la situazione di collasso. Poi ci sono situazioni come
queste che sono chiaramente situazioni non gradite. Che pure,
ancora una volta possono verificarsi in assenza di certi criteri
di progettazione adeguati ai livelli di duttilit richiesti. Questa,
ancora una volta, un esempio, una prova di laboratorio su
un nodo trave-pilastro. In questo caso non un nodo interno,
m un nodo esterno. In questa situazione, tenete presente che
prima dellavvento delle normativa antisismiche, nei nodi non
cerano staffe. Nessuno si era preoccupato di questesigenza.
Quindi, in quelle occasioni, possono verificarsi rotture di questo tipo.
Con la gerarchia della resistenza, o meglio progettazione in
capacit, si sistematizzano le rotture fragili e le rotture duttili ,
idea neozelandese accettata poi in tutto il mondo. Supponiamo
di avere degli elementi fragili e degli elementi duttili, e di volere
una struttura a comportamento duttile. L analogia esplicativa classica, quella proposta da Presley,
quello di una catena costituita da una serie di anelli. Ci possono essere anelli fragili (esempio anelli di
vetro, in grigio), come immaginiamo possano essere questi, e immaginiamo di inserire un solo anello
duttile (in acciaio). Catena soggetta a sforzo assiale.
Lanello duttile ha un comportamento di tipo elasto-plastico: ha una certa
resistenza di plasticizzazione. Con un leggero incrudimento, al crescere della forza
applicata, crescono strepitosamente le deformazioni. La duttilit vale lo
spostamento massimo diviso lo spostamento di prima plasticizzazione.
Gli anelli fragili invece hanno una resistenza fina a rottura: si
rompono raggiunta la resistenza massima. Pis (resistenza
elementi fragile) maggiore di P0 resistenza elementi duttili dopo una certa
deformazione plastica: ovvero sono dotati di una certa sovra resistenza rispetto agli
elementi duttili.

Qual il comportamento globale? Che cosa ottengo avendo assemblato un insieme di


elementi fragili con un elemento duttile? Intanto il comportamento dinsieme come sar? Se la resistenza
degli elementi fragili maggiore della resistenza dellelemento duttile, anche il comportamento dinsieme
sar duttile. Prendo tutti questi elementi, li metto in serie, cosa succede?

Il comportamento della catena, la legge che lega le forze


applicate all estremit agli spostamenti all estremit
una legge duttile. La catena si comporta come un
elemento duttile.


Succede che nel momento in cui ho plasticizzato questunico elemento duttile, la forza con cui sto tirando
le due estremit di questa catena non potr pi crescere. Quindi, sicuramente, la
resistenza dellanello duttile determina la resistenza complessiva della struttura
(in questo caso la struttura la catena). La conditio sine qua non che nel
frattempo non si siano rotti gli elementi fragili, senn l la duttilit me la do in
fronte.
Tanti pi elementi fragili inserisco, tanto meno duttile la catena.

Laltra cosa interessante : che relazione c tra la duttilit degli elementi fragili, [] e dellelemento
duttile? Pur avendo la duttilit concentrata solamente in pochi elementi, in questo caso addirittura
in uno solo, riesco ad ottenere un comportamento duttile dinsieme. E qui capite subito lanalogia:
non c differenza concettuale rispetto a quello che abbiamo detto degli anelli fragili e duttili con
riferimento ad una struttura intelaiata costituita da travi e pilastri.

Per tutte le situazioni per cui il funzionamento in serie: le sollecitazioni sugli elementi fragili siano
direttamente collegabili alle sollecitazioni sugli elementi duttili, con equazioni di equilibrio, ad esempio nei
nodi di un telaio in cui gli elementi duttili sono le travi, se queste sono plasticizzate la somma dei momenti
agenti sui pilastri pari alla somma dei momenti agenti sulle travi cambiate di segno. Cos come il tiro
agente sugli anelli di vetro, pari al tiro esercitato dallanello duttile tenuto conto delle sue deformazioni.
- E sufficiente che gli elementi fragili siano pi resistenti degli elementi duttili

-E sufficiente che le sollecitazioni sugli elementi fragili siano ricavate non dal modello di calcolo ma dalle
sollecitazioni agenti dai momenti duttili
TELAIO IN C.A.: dal modello di calcolo ricavo le sollecitazioni sulle travi dalle quali decido le resistenze.
Avendole armate conosco il loro momento resistente. Le sollecitazioni sui pilastri le calcolo prendendo le
resistenze delle travi imponendo che siano in equilibrio con i momenti sollecitanti con i pilastri
considerando anche un ulteriore coefficiente moltiplicativo dell ordine del 10% o 30% a seconda della
classe di duttilit (coefficiente di sovra resistenza r).
NOTA: UN METODO DI PROGETTO NON DI VERIFICA, non ho verifica senn dovrei utilizzare un modello
non lineare. Non avr mai l evidenza di aver conseguito tale strategia se non attraverso un modello di
calcolo non lineare che mi farebbe toccare con mano il reale comportamento della struttura.
Si pu parlare di meccanismi fragili come i
nodi: li rendo cos resistenti che non si
rompono prima che si elasticizzano le travi.
Per cui si pu definire la gerarchia delle
resistenze. Il meccanismo resistente il
Momento flettente.

Nota: anche allinterno dellelemento Trave, che sono elementi duttili, abbiamo meccanismo duttile o
fragile: non sono elementi duttili per qualsiasi sollecitazione, ad esempio non lo sono per il taglio. Per cui
mi debbo assicurare che la mia trave non si rompi a taglio prima di elasticizzarsi a flessione.
Armatura a taglio della trave, in base al momento resistente: Trave se si oppone allo spostamento che il
terremoto produce: momenti allestremit concordi allestremit delle travi perch energicamente il
modo migliore. Considero i due casi solo quindi corrispondenti a momenti concorsi. Per cui
"r * (Mr,sin+ Mr,des)
Ved,max =
l + pl /2

Non solo mi metto al sicuro dalla rottura degli elementi fragili ma anche dai meccanismi fragilizzanti che
possono investire gli elementi duttili.
Lultima domanda questa: che relazione c
tra la duttilit globale e la duttilit locale.
Ora, con semplici passaggi e facendo delle
assunzioni tra gli spostamenti, viene fuori una
relazione di questo tipo. Lo spostamento di
prima plasticizzazione, in questo caso, sar dato
dal numero di anelli perch io sto sommando le
deformazioni (quindi sto sommando gli spostamenti). Quindi dal numero di elementi fragili prendo lo
spostamento in corrispondenza della forza P1 degli anelli fragili, che hanno comunque una loro rigidezza e
quindi comunque uno spostamento [], pi lo spostamento 2 dellelemento duttile. Lo spostamento
finale sar dato da n volte lo spostamento 1+ 2 (1 in corrispondenza di questo livello di forza). Facendo
delle assunzioni tra i rapporti tra gli spostamenti viene fuori una relazione di questo tipo, cio che: la
duttilit globale, la relazione che sussiste tra la duttilit globale e la duttilit locale. Facciamo un esempio:
se il numero di anelli fosse paria 9 e il livello di duttilit locale fosse pari a 10, avremmo 20/10, cio
staremmo dicendo stiamo dicendo, in sostanza, che vero che riesco comunque ad ottenere un
comportamento duttile, ma evidentemente le plasticizzazioni si concentrano in pochi elementi, quindi forti
concentrazioni di domanda di duttilit. Emergono due fattori: il concetto che posso ottenere un
comportamento globale duttile a condizione che gli elementi fragili, pur avendo un limitato numero di
elementi duttili allinterno della struttura, siano pi resistenti dellelemento duttile; che il rapporto, la
relazione che sussiste tra la duttilit globale della struttura e la duttilit locale comunque influenzata
da quanto le plasticizzazioni sono diffuse allinterno degli elementi.

E quindi, come vedete, sono ritornati tutti i concetti contenuti in termini di criteri progettuali nella norma.
Rimane da particolarizzare, da un punto di vista applicativo, questi concetti alle strutture reali, alle
strutture in carne e ossa e, continuiamo, poi dovendoci ritornare, che per una struttura in cemento armato,
la sequenza naturale, quella che garantisce un comportamento strutturale dissipativo, dovrebbe vedere,
nellordine di preferenza, le plasticizzazioni, seguire questo schema. Cio, evidente che i meccanismi
duttili sono per noi meccanismi eccezionali delle travi; in successione, la resistenza a taglio delle travi, il
comportamento a taglio; poi a presso flessione e poi a taglio dei pilastri. Stiamo dicendo che, se voglio
garantire un comportamento che posso vedere prima, preferirei che le plasticizzazioni si formassero nelle
travi. Quindi significa che io, come prima cosa, a partire dalle azioni di progetto definisco le sollecitazioni
allinterno della struttura e progetto la resistenza a flessione delle travi. Una volta che ho progettato la
resistenza a flessione delle travi, col concetto della progettazione in capacit, dovr far s che questa non
questa sia anticipata dalla rottura a taglio e quindi progetter la resistenza a taglio, poi vedremo come, non
in funzione delle sollecitazioni di calcolo, ma in funzione della capacit, cio della resistenza delle sezioni
di estremit. Perch ovvio che in una trave, quando le sezioni di estremit hanno raggiunto il momento
di plasticizzazione, il taglio allinterno dellelemento ancora pi preciso, tenendo conto della
sovraresistenza. In successione far la stessa cosa: determiner la domanda a pressoflessione nei pilastri
in funzione della capacit delle travi. Avendo determinato la domanda a pressoflessione dei pilastri, quindi
progettato la resistenza a pressoflessione dei pilastri, determiner la domanda a taglio nei pilastri in
funzione della capacit di pressoflessione nelle due sezioni di estremit dei pilastri, sapendo che, una volta
che si sono plasticizzate le due sezioni di estremit chiaramente non si potr superare quel valore del
taglio. Infine, avendo determinato la resistenza, avendo progettato gli elementi strutturali (travi e pilastri),
progetter la resistenza dei nodi in funzione della duttilit e di come sono armati gli elementi adiacenti,
ovviamente con tutta una serie di regole che tengono conto di quali sono le sollecitazioni indotte
allinterno di un elemento strutturale e nel meccanismo dagli elementi strutturali che vi convergono, dalle
resistenze degli elementi strutturali che vi convergono.
Il passaggio successivo che ci sono tipologie strutturali pi adatte e meno adatte a portare il terremoto.
Ce l hanno mostrato i terremoti stessi.
Caratteristiche significative per definire queste tipologie
sono le solite tre: Rigidezza, resistenza e duttilit. A parit
di resistenza, non ci sono le stesse caratteristiche di
duttilit e di rigidezza tra le tipologie.
Se ci siamo occupando degli SLU, dove mi preoccupa di
pi la duttilit, scelgo per ogni tipologia q il fattore di
struttura che divide lo spettro elastico per ottenere lo spettro di progetto attraverso il quale tengo conto
della capacit che la struttura ha di dissipare energia.

Questo fattore, a parit di tipologia, deve tenere conto di:


1) irregolarit strutturali sia planimetriche che altimetriche
2) sovraresistenze degli elementi strutturali.
3) iperstaticit della struttura.

In fase di progettazione va poi fatta distinzione tra elementi primari e secondari. Dei secondi possiamo
ignorare la resistenza e la rigidezza nella risposta sismica. NOTA: a parit di sollecitazione sismica sto
scaricando le conseguenze del terremoto su un numero di elementi minore, facendo lavorare di pi alcuni
elementi se considero alcuni elementi della mia struttura come secondari. Perch mi conviene? Perch mi
crea pi problemi che vantaggi. Esempio pilastri soggetti a sforzi assiali molto elevati, vicini al valore di
schiacciamento, esempio (=Sforzo assiale agente/sforzo assiale ultimo) dellordine 0,6-0,8. Sono
elementi che bene non considerare nello schema resistente. Senn dovremmo considerarli veramente
collaboranti.Travi a spessore: alcune per collaborare effettivamente richiederebbero staffature e armature
longitudinali di dimensioni proibitive per essere economiche. Preferisco dire che non ci sono. Non si
liberano dalla necessit di resistere ai carichi verticali. E non gli consento di staccarsi dalla struttura, ma
devono avere duttilit sufficiente da seguire la struttura. Posso considerarli secondari se
complessivamente non si prendono pi del 15% della rigidezza totale sotto azione orizzontale

Elementi non strutturali: per lirregolarit in pianta di tamponamenti con spessore maggiore di 10 cm,di
solito li consideriamo assenti, ma non detto che sia la condizione pi gravosa tra le possibili. Dovremmo
valutare la peggiore situazione per gli elementi resistenti con e senza tamponature. Senn raddoppiamo
leccentricit accidentale e considerare cos il caso di modello con tamponature. Per lirregolarit
planimetrica

ANALISI LINEARE- NTC 2008 7.3


Sia per sistemi non dissipativi (SLE) che dissipativi (SLU). Sistemi non dissipativi mi riferisco a spettro
elastico o allo spettro di progetto ma assumendo q=1. Ovviamente non necessario accertarsi che ci sia
duttilit, perch non c comportamento dissipativo.
Anche nei sistemi dissipativi (SLU) con il fattore di struttura q che corrisponde alla situazione in esame.
Oltre alla gerarchia delle resistenze faccio un controllo sulle duttilit locali.
Fattore di struttura q.





5 dicembre 2011 lezione XVII

LEZ. N 17- Rappresentazione della risposta elastoplastica al


sisma terza parte ing. Franco Braga
NTC 2008 7.2.2.
Cerchiamo di capire quando una struttura regolare in altezza e quando non lo .

EDIFICIO REGOLARE IN PIANTA, Se sono verificate tutte queste condizione


la prima indica due assi di
simmetria in termini di
masse e rigidezza. L ultima
indica i solai e la resistenza
alle forze che nascono da
queste assunzioni: solai
infinitamente rigidi nel loro
piano rispetto agli elementi
verticali.
Esempio di pianta irregolare per il motivo c)



EDIFICIO REGOLARE IN ALZATO


NOTA: se passo a pilastri 30*30 (bh3/12=30^4=) a 25*25 (25^4= molto facile avere una
riduzione del 30%. Cos abbiamo ridotto del 70% la rigidezza. Sembra difficile da incontrare
invece facile caderci per pilastri piccoli. Per questo consiglio di pilastri a sezione costante:
comportamento dinamico migliore struttura e costa di meno in termini di cls, con vantaggi
significativi in termini di armatura.
Il punto g non rispettato se faccio armature costanti: senn a fronte di sollecitazioni che
variano da piano, il rapporto tra capacit e domanda varia pi del 20%. Ovvero non devi
esagerare con la sovra resistenza
NTC 2008 7.3
RAPPORTO TRA au/a1,


nota: per le costruzioni non regolari in piata questo rapporto ridotto perch considera che
sempre maggiore di uno per cui facendo la media, sto riducendo q.
NTC 2008 7.4.3.1
TIPOLOGIE STRUTTURALI
65% due terzi, perch qualche parete ce l ho
sempre, ad esempio nucleo ascensore. Non c una
ragione forte per la scelta di questi termini, le
ritroviamo anche nelle normative europee.


Quando ho parete composta, configurazione pi
semplice quella accoppiata, in cui ho un paio di
pareti singole o pi, collegate da travi. Queste travi
tendono a farle deformare come se fossero un tutt
uno invece che come due pareti distinte. Per fare
questo trasmettono tagli da una parete all altra,
sommandosi all altezza della parete producono al
piede delle pareti una forza di compressione e di
trazione. Per cui La parete sopravvento tende a
diventare tesa, la seconda tende a prendere uno
sforzo di compressione, se queste due forze
producono una coppia che vale almeno il 20% che il
momento che il momento diagramma triangolare del
sisma ha rispetto a terra, si parla di pareti accoppiate.
NOTA in figura vediamo la reazione del terreno non l
azione della parete.
Nota potrei avere configurazioni diverse secondo le due direzioni ortogonali, in questi casi
scelgo la configurazione in una direzione e l altra nell altra direzione. Esempio parete e
telaio, trovando il fattore q. adotto poi quello pi piccolo. Il fattore di struttura non pu
essere diverso per le due direzioni, le tipologie possono essere diverse secondo le
direzioni.
ci sono poi queste situazioni
miste. La prima assimilabile a
telaio se almeno il 50% dell
azione assorbita dal telaio.
Le strutture deformabili
torsionalmente tendono a
ruotare, hanno come primo di
vibrare il moto torsionale, per
cui necessario fare questo
controllo.


Il peggio del peggio, senza tamponature,
tendono a concentrare tutte le
plasticizzazioni al piano terra, dove i piani
superiori tendono a muoversi e il piano terra
tende a fare l asta del pendolo e si rompe.
Esempio di queste strutture ce l abbiamo al
villaggio olimpico di Roma. In generale
strutture a piloty

Esempi:



Ora possiamo quindi definire q0 in cui vediamo strutture che portano meglio il terremoto
tramite la duttilit e altre malissimo


Valori adottabili di u/1:




Per le pareti abbiamo anche un fattore da considerare, nel caso di pareti tozze: kw come
fattore riduttivo fino a 0,5. E un rapporto tra altezza e larghezza

Se la nostra tipologia non rientra in nessuna di quelle tipizzate o prendiamo un q molto basso
(1,5) oppure lo giustifichiamo effettuando una analisi non lineare.


Si vede come il coefficiente di struttura
ha un massimo di 5,85 ad un minimo
di 1,2. Cambiandola tipologia
strutturale, le resistenze di calcolo
cambiano moltissimo. A parit di
terremoto si pu progettare con forze
che sono 1/ 6 della forza elastica a
forze che sono circa pari alla forza
elastica. Per cui la tipologia strutturale
importante nella definizione del
meccanismo resistente. Lo si pu toccare con mano confrontando due spettri.

7 dicembre 2011 lezione XVIII

LEZ. N 18- Dinamica dei M.D.O.F. ing. Franco Braga


LA DISCRETIZZAZIONE
E la prima operazione da compiere: in funzione di alcuni
parametri, come gli spostamenti nodali, bisogna esprimere le
deformate di tutte le altre. In modo che il problema sia definito
da un certo numero di gdl che sono i gdl dei nodi. Per un telaio
spaziale: 6 gdl per nod, tre traslazioni e tre rotazioni.
Decidiamo i nodi della struttura. In questo caso telaio piano: 3
gdl per nodo.
Loscillatore elementare ad un solo grado di libert non
descrive correttamente la struttura complessa. Per cui gi per
un telaio piano, abbiamo bisogno di una serie di accorgimenti,
convenzioni, decisioni.
La prima operazione che decidiamo il metodo di
rappresentazione. Metodo di rappresentazione estensionale
(legato a deformazioni), ha come incognite gli spostamenti
nodali e ricaviamo come conseguenza dei valori assunti dagli spostamenti nodali, le
sollecitazioni. Siccome come incognita abbiamo gli spostamenti nodali, la congruenza della
struttura (ovvero la continuit degli spostamenti) garantita e le nostre equazioni sono
equazioni di equilibrio. Incognite sono gli spostamenti nei nodi, imponiamo gli equilibri
sempre ai nodi e ricaviamo gli spostamenti. Incognite sono gli spostamenti ai nodi.
1) Individuiamo i nodi ( come intersezione tra le varie aste)
2) Associamo a ciascun nodo i gradi di liberta (u,v,). essendo un
telaio piano abbiamo due spostamenti e una rotazione per nodo.
Venivano ridotte prima dell avvento dei PC: ad esempio si facevano
le ipotesi di travi infinitamente rigide e pilastri infinitamente
inestensibili per cui gli u del piano era unico e cos v. Ma oggi sono
superate queste semplificazioni. Almeno per i pilastri.

Rappresentazione tensionale in cui come incognite abbiamo le
sollecitazioni e quindi scriviamo equazioni di congruenza, la imponiamo. Approccio che di
solito non troviamo nei programmi di uso comune.

La deformazione di ciascuna asta attraverso la spostamenti dei nodi di estremit: attraverso
funzioni di interpolazione.

Tutti i gradi di liberta dei nodi li esprimiamo con il vettore u(t).Dinamica del
telaio, per cui non solo gli spostamenti della struttura, noti gli spostamenti dei
nodi ma anche la legge temporale. Per cui dobbiamo scrivere le nostre incognite
in funzione del tempo per ogni nodo da 1 a N.
Definiamo quindi il vettore u (t) : rappresenta la configurazione della deformata
della struttura al tempo t. In realt rappresenta la configurazione spostata dei
nodi al tempo t. Nota questa, conosciamo la configurazione spostata di tutta la
struttura, di qualunque parte di qualunque asta.
Ci interessa conoscere le caratteristiche di rigidezza, smorzamento e massa. Perch equazioni
di Equilibrio basata sul principio di D Alambert in cui mettiamo in gioco le forze d inerzia, gli
smorzamenti viscosi e le forze di richiamo elastiche. Come per l oscillatore elementare:
dobbiamo specificare termini legati alla massa, alla rigidezza e allo smorzamento. Vogliamo
legare agli spostamenti dei nodi le forze di inerzia, legate alla presenza di queste masse, gli
smorzamenti viscosi legati alla presenza di questi smorzatori.

Vogliamo avere le nostre forze
esterne(indicate a sinistra), le
masse (sfere) e gli smorzamenti
viscosi (smorzatori tra un piano
e l altro). Le incognite sono gli
spostamenti le velocit e le
accelerazioni in funzione del
tempo.

Il sistema lo potremmo vedere nascere come somma di tre componenti diverse: al solito
abbiamo una componente legata alle rigidezze, per cui le sollecitazioni agenti sulle aste sono
in funzione degli spostamenti nodi (forze di richiamo elastiche), matrice di rigidezza per
spostamento . Abbiamo una componente legata agli smorzamenti (forze di smorzamento),
ovvero legata alla velocit di spostamento nodi (matrice di smorzamento moltiplicata per la
velocit) e una componente legata alle accelerazioni che porta con s le forze di inerzia(
matrice di massa moltiplicata per le accelerazioni). Di nuovo equazioni di equilibrio: linsieme
dei tre gruppi di forze, se non c forzante deve essere uguale a zero.
Approccio lagrangiana: ovvero riferiamo tutto ai nodi, e non facciamo pi semplificazione sui
pilastri. Ipotesi:
1) Adottiamo solo che le travi siano inestensibili
assialmente, ipotesi di diaframma (solai che non si
deformano nel loro piano).
2) non usiamo che forze esterne non forzanti
rotazionali esterne.
MATRICE DI RIGIDEZZA:

La matrice che mi d le sollecitazioni interne noti gli


spostamenti struttura. La disegniamo considerando un
grado di libert per volta, gli diamo un valore unitario e
leggiamo le sollecitazioni che nascono per tale motivo
tenendo bloccati tutti gli altri gradi di libert, per cui l
unico gradi di libert u1 che imponiamo noi all esterno e
poniamo pari a uno. Di conseguenza ricaviamo i termini k
che sono le sollecitazioni che nascono nella struttura per
effetto di quellunico spostamento unitario.
K ij il coefficiente di influenza di rigidezza ovvero la forza richiesta
per tenere fermo quel nodo lungo il grado di libert i per effetto dello
spostamento unitario lungo il grado di libert j. Per cui siamo in grado
di esprimere la matrice k. Il SAP lo fa da solo.
Risultato la matrice di rigidezza: possiamo montare un vettore di forze applicate che dato
dal prodotto della matrice k che moltiplica gli spostamenti nodali del vettore u. Perch
esattamente identica a quella che scrivevamo per l oscillatore elementare. La differenza che
i termini sono vettoriali. Formalmente lequazione la stessa ma n equazione in n incognite.

FORZE LEGATE ALLA DISSIPAZIONE


Lo smorzamento di cui ci occupiamo quello
viscoso, legato alle velocit. In realt ce ne
sono anche altri ad esempio lo smorzamento
isteretico (labbiamo visto per loscillatore
elementare legato alla plasticizzazione
delloscillatore ma abbastanza facile trovare
uno smorzamento viscoso equivalente a
quello isteretico) per cui possiamo ricondurre
gli altri smorzamenti allo smorzamento
viscoso. Per cui lo smorzamento viscoso finisce a descrivere tutti gli altri smorzamenti
presenti. Imponiamo velocit unitaria (spostamento unitario nellunit di tempo) al grado di
libert j-esimo. Per cui ciascuna di queste velocit unitarie mentre gli altri gradi di libert
sono fermi (spostamento nullo ovvero velocit nulla) porta ad una distribuzione di forze di
smorzamento interne). Coefficiente di influenza di smorzamento cij la forza esterna lungo il
grado di libert i dovuta alla velocit unitaria secondo il grado di libert j.
Questa forza generica la somma di tutte le forze che nascono in quel nodo per le diverse
velocit unitarie, perch ogni nodo avr una velocit unitaria per cui la forza complessiva sar
la somma delle forze delle diverse velocit unitarie

FORZE D INERZIA

Accelerazione unitaria ad un nodo, tenendo fermi gli altri, per le masse nascono forze d
inerzia. La forza di inerzia come somma di tutte le forze d inerzia
Ho quindi vettori e matrici nel caso
di un MDOF, ma sostanzialmente ho
le stesse espressioni di un
oscillatore elementare.
NOTA: in generale cerchiamo di
non considerare le coppie
dinerzia anche se in realt ci
sarebbero, gli spostamenti unitari
comunque producono coppie per
quanto piccole sugli altri nodi. Non
producono effetti sostanziali, importanti. E unapprossimazione, se volessimo fare una
corretta descrizione delle forze
dinerzia dovremmo considerarle.
Ce ne liberiamo di queste coppie
trasferendo le masse nei nodi e non
lungo lasta. Ad esempio per una
trave, diamo met massa al nodo di
sinistra e met al nodo di destra. Alle volte non coretto nel caso di forti sbalzi.

1) matrice d inerzia diagonale con i termini in diagonale uguali a zero, perch non
consideriamo le rotazioni inerziali ( momento che nasce per effetto delle rotazioni) ma
solo inerzie traslazionali.
2) condensazione statica della matrice di rigidezza. E soluzione di un sistema di
equazioni per sostituzione:

Se pensiamo ad una struttura non abbiamo forzanti esterne applicate per cui le uniche
azioni agenti sulla struttura sono le forze d inerzia. Se sono nulle per certi gradi di
libert perch la matrice di massa diagonale.
I gradi di libert li scriviamo nodo per nodo: Il vettore ordinato per Ux,Uy, (
rotazione intorno ad un asse ortogonale all asse del disegno). Ma secondo non
abbiamo forze d inerzia. Sono gli unici termini che rappresentano azioni applicate,
forzanti vere, che effettivamente agiscono sulla struttura: perch se prendiamo la
struttura e la deformo, la lascio libera di oscillare e sono le forze di inerzia a farla
muovere. Le uniche forze esterne ce le ho nelle Ux e Uy.
Per cui riscriviamo la matrice scrivendo per ultimi i gradi di libert rotazionali:
esempio Ux, Uy nodo uno, Ux, Uy nodo due e al termini i dei vari nodi.
Per cui possiamo separare le equazioni che hanno termine noto diverso da zero e
termine noto nullo e risolvere per sostituzione: ricavare dalla parte di equazione che
ha termine noto nulle ricavare alcune incognite, quelle che hanno forze applicate nulle
,in funzione delle incognite che hanno forze applicate diverse da zero. Sostituire quest
ultime e trovare tutto in funzione dei gradi di libert sui quali sono applicate forze
esterne.
Possiamo eliminare tutti i gradi di libert su cui non agiscono forze dinamiche
esterne nellanalisi dinamica, per avere un equazione pi semplice.

1) eliminiamo i gdl rotazioni se non ci sono forze esterne applicate.
2) Possiamo eliminare i verticali perch non abbiamo forze di inerzia verticali
significative se non abbiamo grandi sbalzi e grandi luci delle travi
3) Possiamo eliminare le deformazioni nei piani dei solai: cio diciamo che il solaio
non si deformi nel piano.

Per cui la matrice di massa diagonale. Pensiamo che non ci siano termini di smorzamento
ma solo forze di richiamo elastiche e le forze dinerzia (forze che nascono perch la struttura
vuole ritornare nella sua posizione di equilibrio).
Equilibrio del sistema.
Per sostituzione, nessuna
approssimazione per cui trovati gli Ut
troviamo U0 in funzione di Ut. Riduce i
gdl: da 6 per nodo passiamo a 3gdl per
nodo e 3 comuni per tutto il piano =3N
gdl (termine noto nullo) + 3. Come due
equazioni in due incognite ma quando
divido e ho una matrice, inverto la
matrice. E l operazione che fa il SAP:
SPOSTAMENTI DI TUTTI I NODI
NONOSTANTE QUESTA OPERAZIONE
L HA FATTO PER IL NODO MASTER.


CONDENSAZIONE STATICA: forze di inerzia applicate solo al nodo master. Esempio non si pu
fare nel caso di solai inclinati. Noi abbiamo solai tutti paralleli e piani.
Questi ultimi 3 sono legati al diaframma per cui le forze d inerzia sono 2 traslazionali rispetto
al punto in cui concentrata tutta la massa(baricentro del piano) e una rotazionale intorno all
asse verticale che possiamo modellare come un unica massa.
La conseguenza di trattare i solai come diaframmi, mentre ogni nodo inizialmente ha 6 gdl in
un telaio spaziale, 3 di quei 6 sono organizzabili in modo tale da non avere forze di inerzia
associate. Per cui sono in grado di condensare per nodo 3 gdl su 6. Questo semplifica in modo
strepitoso la rappresentazione della struttura. Condensazione statica perch si lega ad un
equilibrio, per questo statica. Qui non ci sono approssimazioni, cerano nel dire che non
cerano masse inerziali nelle rotazioni, poi la condensazione ha passaggi esatti, senza pi
approssimazione. Questo non perch il calcolatore abbia difficolt a risolvere un sistema ad n
gradi di libert, ma a limitazioni nostre: difficolt a leggere un problema a tanti gradi di
libert. La condensazione serve a rendere il problema pi comprensibile a noi.
Logica della condensazione statica: per leggere meglio i risultati non unapprossimazione. Ci
interessa capire come si muove il solaio nelle oscillazioni del telaio e ci interessa poco sapere
se quella trave si allunga e si accorcia un decimo di millimetro (sta vibrando sui propri modi
di vibrare che non sono quelli complessivi della struttura) mentre il solaio di quella trave si
sta spostando di 15 cm. Ci interessa lo spostamento complessivo. Considero la trave
inestensibile assialmente, per questo posso mettere la sua massa met a sinistra e a destra,
ovvero sui nodi, perdendo i suoi allungamenti e accorciamenti, le oscillazioni assiali perch ho
trascurato le sue deformazioni assiali e quindi le forze di inerzia assiali. Mi interessa sapere
come si muove la trave assieme a tutte le altre. Non siamo attrezzati a vedere deformazioni
cos piccole! Deformazioni cos piccole che non ci interessano in una situazione di terremoto.
Per cui spostamenti complessivi e non deformazioni locali.
In un telaio ci interessano gli spostamenti di piano, perch ad essi sono legate le forze di
inerzia. Ma anche gli spostamenti fuori dal piano possono interessarmi: i pilastri che si
accorciano e si allungano. Allinizio quando descrivo lo spostamento orizzontale telaio non mi
interessa, poi si quando voglio conoscere come variano gli sforzi assiali nei pilastri. Ma posso
conoscerli in funzione degli spostamenti
orizzontali letti prima.

Le due masse le ho messe assieme perch


asta inestensibile per cui quella di sinistra
e quella di destra le ho messe assieme. E
non gli ho messo forze di inerzia perch
forze piccole. Per cui due masse che si
muovono in questo modo.
Quando si muove orizzontalmente, allunga
e accorcia il pilastro: questi gradi di libert
non hanno masse collegate, perch la
massa in mezzo, per cui quello si allunga quanto si accorcia. Fa parte della condensazione
tale gdl.

Due passi per arrivare alla condensazione(in cui non faccio approssimazione):
1) butto via le forze di inerzia che considero troppo piccole: ovvero che quel nodo si
muova in maniera diversa da quell altro nodo perch si allunga e si accorcia l asta
2) butto via l inerzia rotazione intorno ai nodi perch le considero piccole

Per cui in termini di approssimazioni mi sono ricondotto alla situazione di destra in cui
faccio condensazione. Per cui se nella situazione di sinistra ho ancora il concetto di
pilastri che si allungano e si accorciano quando il telaio si muove, ma non ho forze di
inerzia collegate perch essendo questa massa in asse con la trave, questo punto si
muove solo orizzontalmente, non nascono forze di inerzia verticali nello spostamento
orizzontale.
Allora, con la condensazione questi spostamenti verticali fanno parte delle equazioni
con termine noto nullo, per cui li ricavo in termini di U1 e U2 che sono spostamenti
orizzontali. Per trovati U1 e U2, posso ricavare a marcia indietro lallungamento di
questo pilastro e laccorciamento i questaltro che non avevamo considerato nella
operazione di condensazione in cui avevamo meno forze di inerzia . Per cui nella
condensazione statica tengo conto in prima approssimazione gli spostamenti
orizzontali e per sostituzione trovo gli spostamenti verticali. Nel passaggio dalla
struttura reale alla struttura su cui faccio condensazione, ho buttato via la
deformabilit assiale(differenza di forza di inerzia tra i due nodi di cui fa parte la trave)
della trave e le forze rotazionale intorno ai nodi perch non fanno parte dellequazione
di equilibrio, perch sono piccole. Mentre nella condensazione ho risolto U1 e U2 ed
essendo poi libero di ricavare gli spostamenti verticali che sono esprimibili in funzione
di questi perch non sono applicate forze di inerzia verticali.

Possiamo riscrivere il nostro sistema di
equazione di equilibrio in termini di forze
di inerzia, forze di richiamo elastiche,
forze di smorzamento uguale forzanti
esterne applicate ai nodi.
Ho masse, la matrice di viscosit e di rigidezza.
NOTA: velocit della struttura rispetto al terreno pensato fermo, cos lo spostamento e
laccelerazione. Il terremoto x due punti di g. Perch stiamo di nuovo considerando le
forze di inerzia totali. Non solo quelle legate al movimento relativo del generico nodo
rispetto al terreno, ma anche quelle che nascono per movimento del terreno. Forze di
inerzia legate alla struttura e quelle prodotte dal terreno
Ipotesi che la struttura sia una pulce per il terreno, ovvero che laccelerazione del
terreno non risenta della presenza della struttura sopra: come se sia un peso che non
influenzi il moto del terreno. Questa cosa non sempre vera, pensa ad una centrale di
nucleare: non possiamo dire che x due punti di g sia lo stessa con o senza centrale.
Diventer la forzante da mettere a secondo membro M(t)
Ipotizziamo invece che sia un termine noto che ricaviamo dagli accelerogrammi.
Accelerazione di trascinamento: qualcuno ci leva il tappeto da sotto i piedi

LEZ. N 19- Dinamica dei M.D.O.F. ing. Franco Braga


OSCILLAZIONI LIBERE ANALISI MODALE
Dimentichiamo per un attimo x g , ma consideriamo solo una spinta che sposta dalla posizione
di equilibrio. Ovvero spezziamo x due punti come termine di accelerazione relativa rispetto al
terreno e come accelerazione assoluta del terreno. La seconda ci servir per modellare
leffetto del terremoto, il primo le effetto legato all oscillazione della struttura. Azzeriamo il
termine legato all eventuale accelerazione del terreno, come se il terreno fosse fermo e per
leggere quindi le oscillazioni libere della struttura, la spostiamo solo dalla sua posizione di
equilibrio e la abbandoniamo.



In particolare, per leggere immediatamente il processo, non
considero smorzamento ma solo forza dinerzia e forza di
richiamo elastica. E cos unequazione differenziale
semplice.
Ci interessano deformate particolari per cui spostando la struttura, spostandola dalla
posizione di equilibro e attribuendole quella deformata particolare, oscilla mantenendo quella
deformata come forma, non come ampiezza (cambia con il tempo, istante per istante). Ovvero
gli spostamenti dei vari nodi cambia, ma il rapporto tra i diversi spostamenti rimane lo stesso.
Dove avendo u(t) questa espressione (diversa da zero):



Espresso con un vettore che chiamo autovettore che definisce la forma e da una ampiezza che
funzione del tempo. La forma sta per conto suo mentre l ampiezza di questa forma varia con
il tempo.
La sostituiamo nell equazione del moto, per cui la derivata seconda : Vediamo come la
derivata d quel vettore rispetto al tempo sia la derivata di rispetto al tempo, essendo
indipendente dal tempo




Mi rimane quindi questa espressione, mettendo in evidenza il termine comune:


mi posso liberare del termine quindi il termine csen(t + ). Mi rimane l espressione
semplice:


NOTA: interessante scritta in questo modo perch vediamo come lo spostamento si
riscrivibile in una parte che dipende dal tempo e in una parte che si lega alla forma. Questa
le novit rispetto alloscillatore elementare: nelloscillatore elementare cera uno spostamento
solo, non parlavamo di forma, mentre in un telaio che ha tanti nodi ho una forma dello
spostamento cio come si presenta durante lo spostamento il telaio?che relazione c tra lo
spostamento dei vari nodi?
QUELLO CHE NOI CHIAMIAMO FORMA E UN RAPPORTO TRA SPOSTAMENTI. Esempio
quando noi disegniamo in scala dividiamo la forma reale per un fattore che chiamiamo fattore
di scala: disegniamo a scala 1:50 rimpiccioliamo la figura umana ma la figura rimane uguale a
se stessa. Se noi prendiamo la figura umana e decidiamo che il braccio un quinto della sua
altezza, possiamo riferirci alla lunghezza del braccio mentre disegniamo ponendo la
lunghezza del braccio uguale ad uno. Essere umano proporzionato, pensa alluomo di
Leonardo. La statuaria greca: i greci si accorgono delle proporzioni del corpo umano.
Cos per la struttura: riferiamo la forma della struttura allo spostamento di un nodo, se il nodo
uno si sposta di uno, quanto si spostano gli altri nodi? Quella la forma della struttura. In
forma vettoriale possiamo dire che lo spostamento a cui ci riferiamo la costante scalare C.
Questo spostamento ha entit C, tutti gli altri che valori hanno rispetto a C?
Vettore che ha tante componenti quanti sono i gdl della struttura. Una componente del vettore
ha valore di uno (quella corrispondente ad ampiezza pari a C), tutte gli altri spostamenti
hanno precisi valori pari come ampiezza a quella che sto scrivendo dentro il vettore
moltiplicata per C. Forma che assume il telaio riferita ad uno spostamento che assume come
riferimento che ha ampiezza C.
Questa separazione,Forma e fattore di scala, comoda per ragionare e sta alla base del
criterio di normalizzazione della separazione della forma dalla scala.
Esempio il SAP quando chiediamo la rappresentazione della deformata ci chiede quanto
amplificare gli spostamenti. Sta riferendo tutti gli spostamenti a quello spostamento che
amplificato di quella quantit. Conserva la forma della struttura variandone il fattore
amplificativo.
FORMA: rapporto tra gli n gradi di libert e un grado di libert preciso che ho preso come
riferimento, a cui corrisponde l amplificazione della scala che sto decidendo. Tutti gli alti in
automatico si trovano perch hanno la forma moltiplicata per la scala. Quando chiediamo al
SAP lanimazione, la forma e la scala sono bloccate varia t nell equazione di (sen t + ),
facendo variare a seconda della pulsazione. Il SAP di solito lavora ad 1/20 di secondo. Mentre
rimane costante (c*)
Come per loscillatore elementare, teniamo separata la quantit dello spostamento C dalla la
legge temporale dello spostamento *t

Dove : T=2/ e =radice di (k/m) quando erano due numeri, avevano un chiaro
significato. Ma ora che significato ha visto che la radice quadrata di un quoziente di
matrici?

Queste forme le chiamiamo Modi di vibrare. Ad ogni modo di vibrare si associa una precisa
velocit angolare .
N modi di vibrare quanti i gradi di libert. Anche per il grado di libert, per il modo di vibrare
vale questa relazione, cio non solo per loscillatore elementare.

Per un vettore diverso da zero, imponiamo questa espressione: problema agli autovalori
Esiste un autovettore per cui
posso scrivere questa cosa da
sostituire nellequazione di
equilibrio. Se questo vettore
tutto di zeri, lespressione
zero, ma non ci interessa la
soluzione per cui ho struttura in deformata. Ci interessa chiederci quando questo prodotto
non zero lequazione zero.
Determinante nullo di una matrice: Se il determinante della matrice nullo, possibile
trovare una forma di vettore che non sia nulla, nonostante il prodotto della matrice per il
vettore sia nullo. Ovvero impongo un determinante di rango n-1 anzich n. Il sistema di
equazioni esprimibile con unequazione di quel sistema combinazione lineare delle altre.
Ovvero pu essere risolto attribuendo un valore qualsiasi ad una variabile e risolvendo tutte
le altre risolvendo le n-1 equazioni. Per cui il problema si lega a delle ipotesi: come scegliamo
la prima variabile?!?perch le altre si risolvono automaticamente risolvendo il sistema di
equazioni che diventato di rango n-1 e il determinate di un sistema di rango n-1 non nullo.
Esiste una soluzione univocamente definita.
la matrice ha n gradi di libert per
cui se scrivo l equazione di questa
matrice ho un equazione di n
radici. Ad ogni auto valore
corrisponde una forma .
Ipotesi semplificative per cui gli
auto valori e auto vettori sono
tutti reali. E gli auto valori sono anche tutti positivi. Equazione algebrica di grado n
2
nellincognita

N valori di che soddisfano lequazione. Ad ogni auto valore facciamo corrispondere un


autovettore . Velocit angolare che corrisponde ad una precisa deformata: la struttura
oscilla con quella deformata con una precisa velocit angolare. N possibili deformate che si
comportano come autovettori, per cui una volta assunte non cambiano pi forma.
Deformate vere, reali come le velocit angolari.
La matrice di rango n-1 per cui per trovare le altre n-1 equazioni (n incognite ma
determinante nullo) si prende una componente a piacere per ricavare tutte le altre. Come
scegliere la variabile: Autovettori sono noti a meno di una costante, per cui prendo una
componente arbitraria, la prima e poi ricavo tutte le altre. Tale costante che scelgo la
variabile. Ogni auto vettore corrisponde alle n radice del problema agli auto valori.
Si tratta di trovare le regole di normalizzazione: regola di scelta della variabile arbitraria.
Ognuna dei due ha vantaggi e svantaggi.
Il SAP ne ha una, che non la separazione della forma rispetto alla scala, ma sceglie le variabili
in modo tale che alla fine la massa della struttura valga uno.
NORMALIZZAZIONE UNITARIA RISPETTO ALLA MASSA (SAP).
Sceglie la costante da applicare a ciascun autovettore, tale che ci sia questo prodotto che
impongo io:

Normalizzazione della masse dell edificio. La maniera in cui si muove il nostro telaio la
sovrapposizione di tutti i modi di vibrare. Ricavo per ogni autovettore qual l valore della
prima componente arbitraria da attribuire.
Ipotesi-consitatazione : la legge di spostamento del tempo del telaio si ottiene sovrapponendo
i modi di vibrare moltiplicati ciascuno per una costante funzione del tempo


NORMALIZZAZIONE UNITARIA RISPETTO ALLA LUNGHEZZA
Imponendo che la lunghezza della forma sia
unitaria. Questo vale sia per il singolo
autovettore sia per la matrice di tutti gli auto
vettori.

Separazione della forma dell autovettore


dalla scala usata per decidere la variabilit con il tempo. Vedi sopra. In generale il geneiroc
autovettore una forma definita e un coefficiente moltiplicativo messo fuori, un fattore di
scala C.
Esempio scelta la forma in modo che la norma sia uno.
La scala la componente presa a piacere, la forma i valori assunti da tutte le altre
componenti, avendo messa quella uno per il valore che le abbiamo dato.

Ritornando al criterio di normalizzazione del SAP: fino ad ora avevamo un sistema che si
muoveva nello spaizo, che si riferiva ad un sistema di tre assi, ognuno degli atovettori, nodo
per nodo, 6*6 gdl si riferiva a quei tre assi. Ora si tenta di passare ad un sistema di riferimento
che veda come assi gli auto vettori: per cui invece di definire le deformate negli assi X,Y,Z e
rotazione intorno a questi tre assi, vogliamo passare ad un sistema di riferimento che abbia
come assi il primo autovettore, il secondo..l ennesimo autovettore. Concettualmente cambia
molto. 6N deformate. Ha N dimensioni questo vettore perch ogni nodo ha 6 gdl.
Faccio un cambio di riferimento:
passo ad uno SPAZIO A 6N
DIMENSIONI DEFINIBILI DA 6N
ASSI CHE SONO GLI AUTOVETTORI.
Questo per sfruttare la propriet di
ortogonalit tra gli auto vettori.

Sostituita nell espressione del moto, dove ho la derivata seconda (ricorda che non dipende
dal tempo ma solo l ampiezza raccolta nel vettore q):


Se rimoltiplico per trasporto: diagonalizzo il problema, e arrivo a 6 euqzione in un
incognita.


Il passaggio dallo spazio apparentemente tridimensionale allo spazio 6n auto vettori, mi porta
a disaggregare il sistema di 6n equazioni in 6 n incognite in 6 equazione ciascuna in un
incognita. Mi serve per sfruttare la propriet di ortogonalit tra gli auto vettori.

In termini fisici ri-moltiplico per trasporto con il principio dei lavori virtuali: impongo che
qualsiasi spostamento sto trattando, il sistema sia in equilibrio. Per cui ri-moltiplico le forze
per trasporto qualunque sia q. Che impongo che il cambio di sistema di riferimento non
modifichi la situazione di equilibrio nella quale ci troviamo.

Diagonalizzato il sistema di equazione vuol dire arrivare a 6N equazioni ciascuna di una


incognita.

Considerando lo smorzamento di cui ci eravamo liberati per comodit, cosa succede? La


situazione nella quale ci troviamo che ci serve che valga anche qui che gli auto vettori siano
ortogonalit alla matrice di smorzamento.
IPOTESI DI SMORZAMENTO CLASSCICO: ovvero che la
matrice C sia composta da due termini, uno proporzionale
alla m e una proporzionale alla k. Condizione necessaria
quando la sviluppiamo in serie. Notare che una matrice di
smorzamento cos fatta: se il termine proporzionale alla massa importante su quel nodo,
vuol dire che tanto pi pesante quel nodo tanto pi smorza; se invece proporzionale alla
rigidezza, tanto pi rigido quel nodo tanto pi smorza. Sono quindi due coefficienti
diametralmente opposti e bisogna dosarli opportunamente. Lo fa il SAP.

Autovettori e autovalori di un sistema


elastico smorzato elasticamente sono gli
stessi di un sistema non smorzato, se
questa condizione rispettata.

La j-esima equazione ha un unica variabile, vista l ortogonalit degli auto vettori, per cui
possiamo scriverla in termini
scalari. Per cui vuol dire che
possiamo decomporre la nostra
struttura complessa quanto
possibile, in n strutture pi semplici corrispondenti in n auto vettori, ovvero n oscillatori
elementari perch ogni deformata fissata e corrispondente all autovettore in esame, che ha
un unico grado di libert che l ampiezza con la quale quella deformata varia nel tempo.
Tante strutture semplici ognuna con la sua massa, il suo smorzamento e la sua rigidezza
perch corrispondenti allautovettore j-esimo.
La dinamica di un corpo complesso, diventa semplice, perch queste masse che sono la
disaggregazione della massa complessiva delledificio di partenza siano pi importante per
certi modi di vibrare ma meno importanti per altre. Una volta disaggregati il sistema in 6 N
auto vettori, in realt quelli che sono condizionati in termini di massa, rigidezza e
smorzamento sono pochi e condizionano la deformazione, la vibrazione, la dinamica dell
edificio. Pensa al tuo edificio 150 nodi per 6 gdl: 1000 gdl descritti in realt con 9 modi di
vibrare. Mentre c relativamente facile leggere 9 modi di vibrare, ci risulterebbe impossibile
leggerne 1000. I primi che estraiamo nel nostro problema agli auto valori e auto vettori e sono
pochi: problema pi semplice.
Gi auto vettori sono il modo pi sintetico di descrivere le strutture. Esempio invece di scrivere
la matrice di rigidezza, della trave scrivi la matrice di rigidezza mettendo 3 gdl di libert a
sinistra e destra e leggendo le componenti di rigidezza, potremmo dire che una trave ha 3
modi di vibrare: assiale, rotazionale e tagliante. Descriviamo la deformazione della trave con
questi 3 modi di vibrare che sono ortogonali tra loro.
Come viaggiano i due smorzamenti,
proporzionali alla massa e alla
rigidezza, al variare di e
combinato. Per questo il SAP ci
chiede i modi di vibrare che ci
interessa, per cui utilizza lo stesso
smorzamento per tutti i modi che
cadono in quell intervallo. Noi gli
diamo lo stesso smorzamento del
5%.




12 Dicembre 2011 lezione XIX

LEZ. N 19-Dinamica dei M.D.O.F. Oscillazioni libere


ing. Franco Braga
Sostanzialmente ripercorriamo le stesse ipotesi che fa il vostro modello di
calcolo:

1)diaframmi di piano per cui gli spostamenti orizzontali di questi nodi


sono legati fra loro dalla condizione che il solaio sia indeformabile nel suo
piano.
2)Massa soltanto in direzione orizzontale.

3)Incastri alla base (vedremo che questa non unipotesi necessaria, anzi
vedremo che opportuno tenere conto della deformabilit del terreno se
la deformabilit significativa).
Ovviamente nel frattempo il SAP passato
ad una versione successiva, ma questo quello che vedreste con il vostro
modellatore SAP. Dovreste dirgli che state facendo unanalisi piana per
bloccare i gradi di libert fuori dal piano del disegno, quindi le due
rotazioni e la traslazione fuori dal piano del disegno. Dopodich inserireste
i dati e avreste il vostro modello. Impostereste unanalisi di autovalori e
autovettori e, in particolare, qui saremmo andati nel menu che ci permette
di scaricare i risultati dellanalisi. In particolare, vedete, saremmo andati
alle informazioni modali e staremmo guardando la tabella dei periodi
modali e delle relative frequenza.

Quello che leggeremmo sarebbe questo, cio staremmo leggendo, in diversi modi,
5 perch abbiamo 5 solai e perch gli spostamenti sono solo spostamenti
orizzontali. Quindi se avessimo fatto una condensazione statica dei gradi di libert,
poich abbiamo soltanto masse orizzontali, avremo 5 gradi di libert sui quali
stiamo lavorando: tanti quanti sono i piani. Notate che, viceversa, quel telaio che abbiamo visto, avrebbe 9
gradi di libert per piano per 5 piani, quindi staremmo risolvendo un problema a 5 gradi di liber invece
che 45 (9x5) gradi di libert. Gli altri 40 gradi di libert il programma li ricaverebbe noti i 5 sui quali ci
sono masse, cio sui quali si pu pensare che agiscano forze dinerzia. Al solito, li ricaverebbe per back
substitution, cio farebbe una risoluzione a marcia indietro sostituendo i 5 gradi di libert che ha valutato
nelle relazioni che legano gli altri 40 a questi 5. Relazioni ricavate dalle equazioni che hanno termine noto
nullo, cio sulle quali non c massa. Per richiamare quel
discorso di condensazione statica che abbiamo visto la volta
scorsa. Quindi questi sono il totale dei modi di vibrare per la
struttura che abbiamo studiato: i 5 piani condensati con i
diaframmi cio con le travi inestensibili assialmente. Come
vedete il programma di calcolo estrae gli autovalori a valore
decrescente, cio comincia con lautovalore (2) che ha il
periodo pi alto, poi ricava il successivo e cos via. Ciascun autovalore precede quello che lo segue in
termini di entit del periodo: quindi esce prima lautovalore relativo al moto pi lento, quello che ha il
periodo pi grande, quello che ci mette pi tempo a compiere
un ciclo; e poi via via escono i pi veloci. Ovviamente
relativamente facile ricavare la frequenza dal periodo, cio
una frequenza , come vedete facilmente, linverso del
periodo. Logico no? Quanto tempo ci vuole a fare un ciclo
(periodo), quanti cicli ci sono in un secondo (frequenza).
Quindi, ovviamente, la frequenza linverso del periodo. Poi c la velocit angolare , che 2/t, quindi ,
grossolanamente, 6,28/T. E poi, finalmente c 2. I modi di vibrare si portano dietro i loro autovettori. Qui,
per obbligo dimpaginazione, vedete soltanto il primo, quello che ha questo periodo (0,49 s), il secondo e il
terzo (come vedete il fondino prende solo i primi tre). Notate: ogni MODO DI VIBRARE, tant che parliamo
di primo modo, di secondo modo, di terzo modo, si caratterizza per il fatto che il primo modo ha gli
spostamenti tutti da un lato, quindi tutti i nodi tendono a muoversi della stessa direzione. Il secondo modo
caratterizzato dallavere arte degli spostamenti in una direzione e parte degli spostamenti in direzione
opposta; quindi il secondo modo, necessariamente, ha un incrocio, gli spostamenti cambiano di segno. Il
terzo modo vede gli spostamenti cambiare di segno due volte e cos via. Il quarto modo li vede cambiare di
segno tre volte, il quinto li vedrebbe cambiare di segno quattro volte e cos via. Quindi noi, almeno in
termini intuitivi, quale sia la forma del modo di vibrare lo possiamo prevedere a priori: gi sappiamo che
un primo modo ha gli spostamenti tutti da un lato, il secondo ha gli spostamenti che incrociano una volta, il
terzo ha gli spostamenti che incrociano due volte e cos via. Gli autovettori li leggereste da qui. Passereste
per joint output, cio per luscita relativa ai nodi; passereste per displacement e finalmente leggereste joint
displacement. E la cosa si presenterebbe in questo modo.
Ovviamente siccome abbiamo tre gradi di libert U2 sarebbe
nullo (U2 sarebbe lo spostamento ortogonale al piano del
disegno, quindi U1 e U3 sarebbero gli spostamenti nel piano del
disegno, nel piano dello schermo); la rotazione intorno allasse 1
(R1) sarebbe nulla perch di nuovo sarebbe una rotazione fuori
dal piano del disegno, la R3 sarebbe nulla perch sarebbe una
rotazione fuori dal piano del disegno, mentre leggeremmo R2 perch sarebbe la rotazione intorno allasse
2, lasse ortogonale al piano del disegno. Non so che altro dirvi a riguardo. Ovviamente i nodi sono 15 (3x5)
e quindi avete i gradi di libert relativi a tutti i nodi quindi avete 15x3=45
gradi di libert. Quindi, mentre i modi di vibrare sono 5 perch sono
caratterizzati dagli spostamenti orizzontali dei 5 piani, qui stata gi fatta la
back substitution, cio gi sono stati trovati gli altri 40 gradi di libert in
funzione dei primi 5, chiaro? E quindi gli autovettori si presentano completi, cio vi danno per ogni nodo 3
gradi di libert, ma i modi di vibrare sono definiti unicamente dagli spostamenti orizzontali di ogni nodo.
Infatti, vedete che state leggendo che il nodo 1 e il nodo 3 hanno lo stesso spostamento orizzontale
(0,0027802 m). La differenza che state leggendo qui (0,0027871 m) legata esclusivamente al fatto che il
pilastro centrale si sta allungando e quindi lo spostamento orizzontale, tenuto conto di questo
allungamento, lievemente diverso. E cos via. Quindi chiaro che sono stati gi lavorati questi gradi di
libert, ma sono partiti tutti da modi di vibrare che avevano spostamenti orizzontali definiti per i 5 piani.
Qui vedete com stata riordinata la matrice [] quella che ha tutti gli autovettori uno accanto allaltro. Qui
vedete agganciati i periodi propri ai modi di vibrare e vedete anche il modo di vibrare. Il modo 1
disegnato in questa direzione, verso destra, perch gli spostamenti hanno segno positivo vero destra.
Mentre il modo 1, per andare da questa posizione diametralmente opposta e ritornare in questa, ci mette
0,49 secondi; il modo 2, per andare da questa posizione a quella diametralmente opposta e ritornare in
questa posizione, ci mette 0,15 secondi. Quindi 0,49/0,15>3: vuol dire che, mentre il primo modo oscilla
una volta, il secondo modo oscilla pi di tre volte. Il modo 3 ha un periodo di 0,08 secondi, quindi oscilla
pi di 6 volte mentre il modo 1 oscilla una volta (6x0,8=0,48<0,49) e finalmente il modo 4 (T=0,06 s)
oscilla quasi 9 volte mentre il modo 1 oscilla una volta.
Quindi non capita praticamente mai che i massimi del
modo 2 si sovrappongano ai massimi de modo 1 o i
massimi del modo 3 si sovrappongano ai massimi del
modo 1 e del modo 2. Perch i modi di vibrare cominciano
tutti insieme a manifestarsi, ognuno col proprio angolo di
fase. Quindi attenzione a pensare che il massimo
complessivo della struttura sia la somma dei massimi di
ciascun modo di vibrare: non cos. Ciascun modo di
vibrare ha la sua legge temporale che significativamente diversa dagli altri modi di vibrare. Quindi, se il
problema che ci poniamo quali sono i massimi, non cos facile trovare quale sia il massimo,
specialmente se dobbiamo trovare il massimo, per esempio, per ogni grado di libert. Qui soltanto quelli
che ho chiamato incroci (si possono anche chiamare intersezioni). Come vedete un primo modo non ha
incroci, non ha intersezioni, tutto da un lato; un secondo modo ha unintersezione, cio il segno degli
spostamenti parte positivo e parte negativo; un terzo modo ha due intersezioni, quindi negativo-
positivo-negativo (abbiamo detto che positivo verso destra il segno degli spostamenti); un quarto modo
ha tre intersezioni, positivo-negativo-positivo-negativo. In realt non sapremmo dove sono le intersezioni,
ma, grossolanamente, com fatto il modo di vibrare lo sapremmo. Permane il problema di trovare i valori
massimi, per i motivi che vi ho detto: ogni modo di vibrare ha un periodo diverso e quindi i massimi, in
generale non sono contemporanei. Notate, anche questo ve lavevo gi segnalato, la forma del modo che
fissata, ma lampiezza del modo dipende dalla maniera con cui abbiamo scelto la legge di normalizzazione.
Quindi, questampiezza, se scegliamo la regola SAP (la matrice di massa pre-moltiplicata e post-
moltiplicata per la matrice degli autovettori ha una matrice diagonale unitaria), ha una certa ampiezza;
se scegliessimo laltra forma di normalizzazione che vi proponevo (la norma degli autovettori unitaria),
avrebbe un altro valore. Ma non il valore assoluto che ci interessa, ma la forma, cio i rapporti tra i
diversi spostamenti: questo che caratterizza il modo di vibrare. Poi il fattore di normalizzazione che
scegliamo pu essere diverso: vuol dire che nel calcolo ne terremo conto del fattore di normalizzazione
che abbiamo scelto. Ma quella che ci interessa veramente la forma, non lampiezza. Quando scriviamo
quella relazione u(t)=1q1(t), lampiezza in funzione del tempo, mentre la forma qualcosa che definisce la
geometria e non dipende dal tempo, stiamo dicendo proprio questo: cio stiamo dicendo che
questampiezza varia col tempo, ma il rapporto tra i diversi spostamenti, quello indipendente dal tempo,
quello rimane sempre lo stesso. Anche questa una cosa da capire sul serio. In sostanza, il tempo come
una lente dingrandimento che si avvicina e si allontana dalla forma. Quindi al passare del tempo la vedo
pi ampia, la vedo pi stretta: la forma, per, rimane sempre la stessa. Ricordatevi lassurdo di Achille e la
tartaruga, perch un caso classico. Questo proprio un classico esempio di Achille e la tartaruga. Cio se
uno non ragiona al limite il discorso non gli torna: come faccio ad incrociare, se soltanto una questione di
scala? A cambiare segno? Cio questo in 0,49 secondi va da tutto positivo a tutto negativo per ridiventare
tutto positivo. La dipendenza dal tempo sinusoidale, quindi passa per lo zero e
cambia di segno, per ripresentare lo stesso massimo col segno opposto. Cio sempre
questa la relazione che comanda u(t)=1q1(t): la forma moltiplicata per una
dipendenza temporale. Qui c lampiezza, qui c la forma: le due sono staccate. Quindi
la trovata vera per i problemi di autovalori e autovettori questa: data lequazione
differenziale, separare la forma dalla legge temporale per tenere la forma costante e far
variare la legge temporale indipendentemente dalla forma. E infatti, come vedete,
facendo cos ho una parte scalare dipendente dal tempo e una parte vettoriale
dipendente dalla forma. Ma la parte vettoriale si tratta molto bene perch, vedete, 1
a comune su tutte e tre le leggi di frequenza. Vedete, se io prendo la mia struttura, la
sposto dalla posizione di equilibrio e poi labbandono, la mia struttura oscilla, ma la forma, come notate,
non cambia mai, cio rimane sempre quella. Ma se io prendo una forma qualsiasi, quando labbandono
balla il twist, non mantiene la stessa forma. Quindi gli autovettori vanno scelti in modo tali da rispettare
rigorosamente questa separazione tra forma ed entit, da separare rigorosamente la dipendenza dal
tempo dalla forma. Lidea vincente di partenza questa: vista la forma dellequazione differenziale,
opportuno separare la forma dal tempo. Come si fa? Mettendo lo spostamento
in questa, formalizzandolo cos, appunto separando forma e tempo. Separati
forma e tempo si hanno quegli effetti che avete visto: che la forma si mantiene
la stessa al variare dellampiezza, cosa che non succederebbe se non avessi
azzeccato la forma del modo di vibrare. Qualunque altra forma prendo non ho
questa separazione. Non so se la volete rivedere ancora una volta: questa,
abbandonata, mantiene sempre gli stessi rapporti tra gli spostamenti, spostata
dalla posizione di equilibrio e lasciata libera di vibrare; questa cambia
continuamente la propria forma perch continua a mescolare forma e
ampiezza. Invece quella sopra tiene rigorosamente separata la forma
dallampiezza, sfrutta questa cosa per mantenere la permanenza, la costanza
della forma e quindi per parlare di autovettore. Bene, stiamo soltanto
ripercorrendo le cose viste la volta scorsa cercando di farvele toccare meglio,
di farvele toccare con mano, quindi di capire meglio di cosa stiamo parlando.
Allora, volendo una descrizione completa degli spostamenti della struttura, se
la struttura ha n autovettori, basta sovrapporre gli n modi di vibrare. chiaro,
per, che ogni modo di vibrare ha dentro la sua legge temporale, vedete? Ha i e ha qi. Questo, il primo, ha
0,49 secondi di periodo proprio; il secondo ha 0,15 secondi di periodo proprio, il terzo ha 0,08 secondi.
Cio ognuno ha una legge temporale diversa, quindi la legge temporale completa la somma delle cinque
leggi temporali dei 5 modi di vibrare: u(t)=iqi(t). Ma, per esempio, il problema di trovare i massimi
ancora un problema aperto. I massimi chiss dove si presenteranno, perch sto sovrapponendo 5 sinusoidi
diverse: che ne so dove ci saranno i massimi e di quale grandezza. E se avr il valore massimo dello
spostamento del nodo 5 in orizzontale, ci sar, per esempio, un massimo contemporaneo per lo
spostamento orizzontale nel nodo 3? Probabilmente no. Cio ho 45 gradi di libert? Avr 45 massimi
diversi nel tempo, posizionati diversamente nel tempo. Quindi la ricerca delle sollecitazioni massime, che
quella che poi ci interessa, che si lega alla combinazione degli spostamenti massimi, di nuovo non cos
banale: come trovarli? Qual il modo per decidere degli spostamenti
massimi? Per esempio, questa equazione, formalizzata, vediamo se
funziona Se la struttura nel complesso si muove tutta verso sinistra,
i quattro modi di vibrare viaggiano ognuno per conto proprio. Notate,
sembra che il secondo, il terzo e il quarto stiano fermi: non cos. Il
secondo, il terzo e il quarto si stanno muovendo cos come il primo.
Finch vedete la struttura oscillare, anche se lievemente, tutti e
quattro modi di vibrare stanno lavorando, ma ognuno mettendo in
ballo una parte della struttura via via meno importante. Vedete, dopo
34-35 secondi ancora non si fermata la struttura, al di l di quello
che ci dice il nostro occhio (dovremmo ingrandire di molto limmagine per vedere che ci sono ancora delle
piccolissime oscillazioni). Quindi attenzione a questo mondo degli autovettori e a come funziona. C molto
da capire, al di l del fatto formale. Cio la comprensione non capire analiticamente come si risolve il
problema, la comprensione : quali sono le conseguenze fisiche dellapproccio risolutivo analitico che ho
scelto. Questo dovete capire, l serve la comprensione. Come in generale : la comprensione serve nel
passaggio, nellinterpretazione delle regole analitiche. La matematica, lo sapete, una forma di scrittura:
applicando una partenza, applicando regole fisse, ho larrivo, quindi un tipico processo deduttivo. La
comprensione fisica di quello che il processo deduttivo ci sta raccontando, sostanzialmente a carico
vostro: il processo non ce lo racconta, non ci fa capire fino in fondo che cosa succede. Quindi ragionateci
sui modi di vibrare, proprio per capire queste peculiarit: il fatto che lampiezza dipenda dal tempo, il fatto
che i massimi non siano contemporanei, il fatto, quindi, che gli spostamenti della struttura originaria
sono la somma degli spostamenti dei quattro modi di vibrare, ma le conseguenze di questo, in
termini di sollecitazioni, non le abbiamo ancora trovate, cio ancora non sappiamo come ricavare
le sollecitazioni massime che poi sono quelle che ci interessano per progettare.

LEZ. N.20- Dinamica dei M.D.O.F. - Oscillazioni forzate 1 parte


Finora abbiamo visto oscillazioni libere: la nostra struttura veniva presa, spostata dalla posizione di
equilibrio e abbandonata. Ovviamente, quindi, quelle oscillazioni avevano dentro anche delle costanti
iniziali: quanto grande era lo spostamento iniziale, con che velocit abbandonavo la struttura. Vediamo
adesso che succede se, invece di essere oscillazioni libere, ci sono OSCILLAZIONI FORZATE, ossia se ho una
costante che fa vibrare la struttura. Gi sappiamo che questa forzante sar il terremoto, vediamo come il
terremoto eccita la struttura. Noterete la perfetta analogia tra la struttura a pi gradi di libert
delloscillatore elementare. Noterete, in particolare, che il modo di vibrare generico in tutto e per tutto
un oscillatore elementare. Lasciate perdere la faccia che ha, cio che sempre la struttura. Ma, in realt,
siccome ha una forma precisa, definito, lo spostamento, da un solo grado di libert: lampiezza. Quindi,
una situazione, al di l delle apparenze, esattamente identica a quella delloscillatore elementare. Per
loscillatore elementare, siccome la mensola con la massa in testa perfettamente intuitiva, ci veniva
naturale pensare che la prendo, la sposto dalla posizione di equilibrio e, se leggo i quanto si spostata la
massa, ho fotografato la deformata delloscillatore. Quando loscillatore diventa un telaio, cio una
struttura complessa, nel momento in cui la forma fissata e conta soltanto lampiezza, una variabile
scalare, mi sono messo esattamente nella situazione delloscillatore elementare. Quindi lanalisi modale
decompone la nostra struttura in n oscillatori semplici. E questa una cosa da avere ben chiara perch
fortissima. perfettamente equivalente a quello che facciamo quando prendiamo un segnale e ne
facciamo lo sviluppo in serie di Fourier, ne facciamo la trasformata di Fourier: stiamo decomponendo un
segnale molto complesso in sinusoidi elementari che poi sommiamo per riottenere il segnale. Quello che
abbiamo fatto per il terremoto, quello che abbiamo visto in precedenza. Adesso stiamo vedendo dal lato
della struttura. Abbiamo visto che anche la struttura decomponibile in oscillatori elementari, quindi
anche per una struttura si pu fare unoperazione come quella che abbiamo visto fare per il segnale: il
segnale decomposto in sinusoidi; la struttura decomposta in oscillatori elementari, ognuno con la propria
forma, la cui ampiezza varia con una legge sinusoidale. chiaro che questo approccio non casuale: alla
fine avremo somme di sinusoidi da una parte, somme di sinusoidi dallaltra, sar relativamente facili
incrociarle, ossia trattare il problema delle oscillazioni forzate cos come abbiamo visto per gli oscillatori
elementari, semplicemente dovremo aggiungere una sommatoria. Una prima sinusoide dellazione su tutte
le sinusoidi della struttura pi la seconda sinusoide dellazione su tutte le sinusoidi della struttura e cos
via: ce la caveremo con una sommatoria. Quindi l stiamo andando a parare, quella la conclusione.
Vediamo adesso come ci arriviamo. Cominciamo come sempre dalle equazioni del moto:


M !"u!!(t ) + !!
xg (t )#$ + Cu! (t ) + Ku (t ) = 0 . Notate, questa volta, che !!
xg non nullo, cio il terremoto c. Per in
tutta questa strepitosa barca il terremoto il noto, cio !!
xg noto perch i nostri accelerometri posizionati
a terra durante il terremoto hanno registrato proprio le !! xg . Qui un lettore di un palato pi fine si porrebbe
qualche dubbio e, per esempio, si direbbe: ma siamo sicuri che il segnale registrato free field (cio senza
nessuna struttura) coincida con il segnale registrato con la struttura presenta? Cio possibile che, mentre
questo sterminato cagnone che la Terra scuote il suo vello, non si accorge di una pulce che pu essere
anche pesante e che sta l attaccata? Cio possibile che lazione sismica non risente della massa
delledificio? La risposta : s, ne risente, ma, in generale, ne risente talmente poco che possiamo
considerare !!
xg costante indipendentemente. Attenzione: ci stanno anche strutture che non sono pulci,
sono zecche, cio sono proprio infilate nel terreno. Per esempio, un bel garage sotterraneo, 10 piani, non
proprio una pulce: cio il terremoto se ne accorge eccome che l c qualcosa di strano e, quindi cambia il
segnale, quindi cambia !! xg . Oppure il nocciolo di una centrale nucleare, cio uno sferone spesso due metri
in calcestruzzo armato infilato almeno per met dentro al terreno: il terremoto l se ne accorge che l c
una massa molto rigida e molto significativa che gli cambia !!
xg . Per sono situazioni molto peculiari.
Quindi se vi capita il garage sotterraneo da 10 piani importante, quello cambier il segnale: l dovrete fare
unanalisi di interazione terreno-struttura, non potrete dire: il terremoto questo perch lo dico io.
Dovrete prendere il terremoto free field e fare in modo che il terremoto si accorga che presente il garage.
Se vi capita un nocciolo di una centrale nucleare (forse non vi capiter pi, diciamo), in quel caso dovreste
ugualmente tenerne conto. In generale, invece, pensiamo che !! xg sia il segnale registrato free field, campo
libero, senza strutture. Allora, noto. Quindi, poich nota anche M, il prodotto M !! xg un termine noto: lo
prendo, lo cambio di segno e lo metto al secondo membro: M!! xg (t ) = !MTZ!!g (t ) .
u (t ) + Cu! (t ) + Ku (t ) = !M!!
Tutti gli altri, noterete, sono spostamenti relativi rispetto al terreno. Questo lo spostamento assoluto del
terreno derivato due volte rispetto al tempo, quindi laccelerazione assoluta del terreno. Le chiamiamo
accelerazioni di trascinamento perch trascinano la costruzione. Notate che sono solo le forze dinerzia che
tengono conto di questaccelerazione: perch? Per motivi ovvi: uno smorzatore, per tenere conto di
questaccelerazione, dovrebbe essere agganciato alla luna, se agganciato a terra chiaro che lavora solo
sugli spostamenti relativi. La matrice di rigidezza perch non lavorasse sugli spostamenti relativi della
struttura rispetto al terreno, dovrebbe essere fondato da unaltra parte ledificio, non sulla terra. Quindi
sono solo le forze dinerzia che hanno questo problema, che possono essere diverse se il terreno si sta
muovendo, ossia sono formate da una parte di accelerazioni relative della struttura rispetto al terreno pi
le accelerazioni del terreno. Gli altri termini rimangono sempre gli stessi. Queste cose non ve le ho fatte
notare in precedenza, ve le ho fatte notare adesso perch maspetterei che il vostro gusto sia migliorato,
cio che sugli oscillatori elementari ci abbiate un po ragionato. Mi raccomando, questo sforzo di dare un
significato fisico alle formule, alle espressioni analitiche, fatelo: anche la cosa che rende lanalisi pi
divertente. Perch applicare regole grammaticali, cio fare passaggi analitici, non molto divertente. una
mente da insetto quella che gode nel fare passaggi automatici, ma una mente che gode nel capire in termini
fisici che cosa ci sta raccontando il passaggio matematico la trovo decisamente pi umana: sta leggendo
nel mondo che la circonda delle conseguenze che erano gi insite, ma che non vedeva. Perch la
matematica, lo sapete, non ci dice nulla pi di quello che gi sapevamo, un processo deduttivo. Per
linterpretazione di quello che ci sta dicendo la parte che ci caratterizza, la parte interessante. Quindi
fatelo questo sforzo di dare un significato alle formule: che vuole dire questa cosa? Che mista dicendo il
passaggio analitico? Questo Z!!g non preoccupatevi guardandolo, abbastanza ovvio cosa significhi:

quando muovo il terreno, nella mia analisi modale sto pensando che il mio edificio si muova come un
punto a terra, un solo punto, ma di gradi di libert sulledificio ne ho n e le masse stanno applicate a quei
gradi di libert, se un punto alla base delledificio si muove in modo prefissato, Z!!g , i nodi come si
muovono? A prima vista non cos banale come problema. Me lo dice T, quindi T la matrice che mi
trasforma il movimento di un unico punto al centro, alla base del mio edificio nel movimento degli n nodi
del mio edificio. Al solito, che sto facendo? Sto interpretando quello che lanalisi mi dice in termini fisici.
Lanalisi mi starebbe soltanto dicendo che, se qui ho un matrice nxm e qui ho un vettore 3x1, qui in mezzo
ci deve stare una matrice mx3 perch senn il prodotto non si pu fare. Questo mi direbbe lanalisi.
Linterpretazione fisica mi dice che, se io dico che il terreno lo definisco come un vettore 3x1, vuol dire che
sto pensando a un punto, quindi mi evidenza unipotesi tipica dellanalisi modale. Per lanalisi modale la
base del nostro edificio si muove rigidamente, un diaframma anche lei, si muove come un diaframma.
Siccome ho n gradi di libert ai nodi, debbo trovare qualche cosa che mi traferisca da quel nodo semplice
agli n nodi. Cio sto, cos, esprimendo le accelerazioni degli n nodi prodotte dalle accelerazioni di quel
punto al centro della mia base, del master del diaframma di base. chiaro anche qui? Dopodich T=BxR
ulteriormente pi articolato: B una matrice booleana, una matrice di zeri e di uno (c-non c); mentre
la matrice direzionale R mi fa capire che, se ho uno spostamento in questa direzione e il grado di libert
in unaltra, lo spostamento in quella direzione su quel grado di libert non conter, quindi mi orienta,
rispetto ai tre gradi di libert centrali della base, i diversi gradi di libert della struttura. Cio, di nuovo, se
date il significato fisico alle vostre espressioni analitiche, vedete ben la differenza qual : due vettori, per
essere moltiplicati tra loro, debbono avere lo stesso numero di componenti; una matrice, per moltiplicarsi
con un vettore, deve avere un numero di componenti uguale al numero di componenti del vettore. Queste
sono regole di analisi matriciale, dietro di fisico non c nulla. Se io, per, ho usato queste espressioni per
descrivere un fenomeno fisico, se ho azzeccato la descrizione, cio se il fenomeno fisico correttamente
descritto da quelle espressioni, quelle espressioni hanno un preciso significato ed bene che io lo capisca,
il preciso significato fisico. Perch, forse, che la base delledificio venisse considerata rigida e quindi
descritta con tre gradi di libert, non vi era cos chiaro fino ad un istante fa. O sbaglio? Quindi, se voi, alla
formulazione analitica, date un significato fisico, capite a fondo il vostro modello che cosa vi sta
raccontando. Equando troveremo che su una struttura si parla di eccentricit accidentale e si mettono dei
momenti torcenti ad arte, forse non ci sorprender ricordando che c questa ipotesi semplificativa che la
base delledificio si muove rigidamente. Non diremo, un po somarescamente, come qualche collega qui
dentro, che quello leffetto delle masse che si dispongono in modo diverso sul solaio. Quindi la lettura
delle formule in termini fisici, serve a capire quanto corretta sia la descrizione analitica che abbiamo dato
del fatto fisico e serve anche a leggere gli effetti, le conseguenze di quella descrizione fino in fondo ed
eventualmente a correggerle. Quindi fatelo questo sforzo, oltretutto anche divertente, perch vi sentirete,
poi, molto pi padroni delle formule che state usando, di quanto ve ne sentivate prima, quando
controllavate soltanto la correttezza dei passaggi, cio ho applicato correttamente la regola grammaticale
o no? Sto scrivendo in matematichese grammaticalmente corretto oppure sgrammaticato? Io
personalmente in queste cose (non a caso faccio il professore di tecnica delle costruzioni) non ci ho mai
trovato, nel controllare la grammatica, un grande divertimento. Mentre mi sembrato sempre molto
divertente controllare la sintassi, come la chiamo io, che cosa c dietro, la fisica del
problema: la sto descrivendo correttamente? Ho colto tutto? Cosa manca? Cosa
potrei aggiungere? Qui per capire ancora meglio, quindi per vedere che c una
descrizione con g, cio del terreno (le due frecce orizzontali blu e la freccia verticale
nera) e c uno spostamento della struttura (le due frecce azzurre). Quindi il
terreno si sta muovendo secondo le due frecce rosse e la nera verticale che
comune per tutti, la struttura la stiamo descrivendo in questo riferimento. Daccordo fin qui? Questo
succede sempre perch, in generale, le mie direzioni di registrazione, proprio per motivi ovvi, sono Nord-
Sud e Est-Ovest, cio un accelerometro, quando lo si mette a terra, uno deve avere una bussola perch
orienta i due sensori orizzontali, uno secondo a direzione Nord-Sud (quindi al Polo Nord) e laltro
ortogonalmente. Quindi le due direzioni rosse non dipendono da noi, sono fissate, sono quelle. Le due
direzioni blu dipendono da noi, cio da come messo ledificio. I pilastri saranno paralleli ai lati. Ma che i
nostri edifici sono orientati Nord-Sud Est-Ovest? Se leggete quelle riviste di benessere vi diranno che
opportuno dormire orientati Nord-Sud. Vi siete chiesti se a casa vostra possibile dormire orientati Nord-
Sud? E scoprite che vi dovreste mettere in cucina, a 45, tra il frigorifero e il forno perch lunica
posizione in cui siete orientati Nord-Sud. E cos via. Per il terremoto cos succede: le registrazioni sono
Nord-Sud Est-Ovest e ledificio messo come gli pare. Quindi, intanto, c questo problema, che quando
metto !! xg , sto viaggiando secondo le frecce rosse; quando voglio leggere le forze dinerzia della struttura,
mi devo sistemare secondo le frecce blu. Ed ecco quindi la necessit, a parte i passaggi analitici, di fare
questa operazione per leggere le forze dinerzia sui nodi, di accorgerci di queste cose. A parte il numero.
Cio vedete? I due sistemi hanno 3 gradi di libert ciascuno: le accelerazioni a terra sono 3 accelerazioni, le
accelerazioni sulla struttura sono nx3 (n=numero dei nodi; 3=gradi di libert per nodo, se il telaio fosse
piano), nx6 (6=gradi di libert per nodo, se il telaio fosse spaziale). Quindi capite bene che R, che vi fa
questo passaggio, essenziale e B, che vi dice se quellaccelerazione conta o non conta per quel grado di
libert essenziale. E vedete anche quali sono i gradi di libert di cui stiamo parlando: terreno,
costruzione, nodi. Lanalisi ci chiederebbe soltanto che questo 3 andasse daccordo con questo, questo n
andasse daccordo con questo, ma non ci farebbe capire che stiamo facendo. Quindi, mi raccomando, fatela
questa fatica: come la droga, se la fate una volta, non riuscita pi a farne a meno. Cio la curiosit di
cos che mi sta raccontando questo passaggio? vi avr contagiato e non ve ne libererete pi, con anche
qualche vantaggio, diciamo. Qui inutili farla ulteriormente lunga, spero di essermi spiegato. Stiamo
trasformando in movimento dei gradi di libert del piano di base della struttura nel
movimento degli n gradi di libert dei nodi. Qui, per esempio, state vedendo che sto
pensando ad un terreno senza componente verticale, ci sto mettendo solo le
componenti orizzontali. Cosa che fate spesso nella vostra analisi modale. Altra cosa da
avere presente: lanalisi modale una cosa, il terremoto unaltra. Quando voi fate
lanalisi modale, non vi serve lazione, quindi il programma opera anche se non avete
definito lo spettro di progetto. Questa cosa constatatela, ma cos. Perch? Perch
quando fate lanalisi modale, state leggendo qualcosa che proprio soltanto della
struttura. Lanalisi modale la decomposizione della struttura nei modi di vibrare nei
modi di vibrare che le sono propri, la decomposizione della struttura in oscillatori
elementari: N oscillatori elementari (N=nx6; n=numero dei nodi, 6=gradi di libert per
ciascun modo). Quando, invece, fate la risposta al sisma, state incrociandole
caratteristiche della struttura con le caratteristiche del terremoto, ma un passaggio successivo. Lanalisi
modale prescinde dal terremoto, sempre la stessa. Oggi, infatti, le prove dinamiche stanno via via
cancellando sulle nostre strutture le prove statiche. Perch? Perch le prove dinamiche sono proprio della
sola struttura, cio le prove dinamiche fotografano la struttura e basta e sono sempre quelle. il DNA della
struttura la prova dinamica. I modi di vibrare sono il DNA della struttura. Se conosco i modi di vibrare di
una struttura, di quella struttura so tutto: vita, morte, miracoli, stato di conservazione, lesioni presenti,
cio ne posso ricavare tutto. Quindi, lanalisi modale vedetela anche come una tecnologia di approccio alle
strutture in continua espansione: la stiamo usando sempre di pi. Perch? Faccio unanalisi modale della
mia struttura come se fosse: nodi effettivamente rigidi, materiale in condizioni perfette, armature
totalmente aderenti, etc. Poi vado sulla struttura, aspetto che ci sia un discreto vento, leggo come la
struttura si muove, decompongo quella deformata nei miei modi di vibrare, leggo quella deformata nei
miei modi di vibrare o, se preferite, ricavo i modi di vibrare id quella deformata (posso fare anche questo).
Che parentela c tra quei modi di vibrare e i modi teorici che ho previsto della struttura? Che ipotesi
debbo cambiare per far sovrapporre i modi di vibrare che ho previsto con i modi di vibrare che ho
misurato? Quali lesioni debbo prevedere? Quali nodi non debbono funzionare? Quindi la usiamo come
indizio, lanalisi modale, per capire dove ci sono lesioni, dove ci sono cose che non funzionano e lanalisi
modale, in questo, potentissima, perch non locale, globale. Lanalisi modale legge linsieme della
struttura, non legge, come la prova di carico classica, un pezzo di struttura. Prendo un solaio e lo carico:
benissimo, ho letto le caratteristiche di quei travetti che ho caricato. Prendo un solaio, ci metto una libreria
e ci leggo i moti di vibrare: ho messo in ballo tutta la struttura. Quindi ho letto, non solo lo stato tensionale
del solaio, ma come quel solaio interagisca con la struttura, che tipo di vincoli ha, che tipo di vincoli ha la
struttura, come conservata la struttura. Capirete adesso perch vi dicevo non riesco a spiegarmi come
mai non si racconti da subito in termini di modi di vibrare lanalisi strutturale: fate lanalisi modale di una
trave appoggiata, troverete i tre famosi modi di vibrare che vi ho raccontato (il modo assiale, il modo a
taglio e il modo flessionale). Guardatevela e ditemi se non sarebbe pi semplice raccontare tutto cos,
invece di raccontarla come siete abituati a fare. Se andate a fare delle prove su una trave appoggiata, una
trave da ponte, troverete quei modi di vibrare, non troverete le diverse caratteristiche di sollecitazione
separate luna dallaltra a cui siete abituati. Troverete che il taglio va sempre cos, troverete che lo sforzo
assiale va sempre cos, troverete che le rotazioni vanno sempre cos. E allora? Quindi abituatevi a
muovervi bene in mezzo ai modi di vibrare. Questi passaggi li abbiamo gi visti per le oscillazioni libere,
rivediamoli per le oscillazioni forzate. Ho fatto il primo passo, cio ho separato la forma dal tempo u(t)=
iqi(t). Qui per ora non ho fatto nulla. chiaro che il tempo sta dentro le tre accelerazioni al piede, le tre
componenti dellaccelerazione del terreno. Bene, ho fatto sparire la sommatoria e ho messo tutto in forma
matriciale:iqi(t)=q(t). Banale anche questo, no? Se la struttura fosse piana, questa T avrebbe una
faccia diversa perch ci sarebbero molti meno gradi di libert in ballo. Arriverei quindi a questo tipo di
espressione M!q!!(t ) + C!q! (t ) + K!q (t ) = "M ! !! xg (t ) . A questo punto farei il solito cambiamento di
riferimento, cio passerei al sistema nello spazio a n dimensioni degli autovettori. E quindi pre-
moltiplicherei, e questa volta tutto, per necessit, anche il secondo membro, per T, che la matrice, la
che ha gli autovettori scritti in colonna uno accanto allaltro. Quindi la T ha gli autovettori scritti per riga
uno sotto laltro. Avrei questa espressione: !T M!!! q (t ) + !T C!q! (t ) + !T K!q (t ) = "!T M ! !! xg (t ) . So gi che a
tutti e tre gli addendi del primo membro mi esce una matrice diagonale. Mi esce questa espressione
m j q!!(t ) + c j q! (t ) + k j q (t ) = !m j " j !! xg (t ) , ma mi debbo sempre ricordare che gli autovettori sono tra loro
ortogonali. E quindi ho questa, per ora misteriosa, . Questa la massa che corrisponde ad uno oscillatore
elementare modo j-esimo (mj), questo lo smorzamento che corrisponde ad uno oscillatore elementare
modo j-esimo (cj), questa la rigidezza che corrisponde ad uno oscillatore elementare modo j-esimo (kj).
Notate che se vi venisse la voglia di verificare questo, potreste anche disegnare un oscillatore elementare
che ha quella massa, ce lha ad unopportuna altezza, in modo da dare, per esempio, gli stessi momenti al
piede che leggete sul vostro modo di vibrare j-esimo: oscillatore elementare modo di vibrare j-esimo.
Abituatevi a fare questo passaggio, cio ad associare allidea delloscillatore elementare la deformata della
struttura, con un unico gradi di libert che lampiezza di quella deformata. Chiamiamo questo
partecipazione modale del modo j-esimo e gli diamo, com giusto che sia, unimportanza strepitosa
perch ci d la misura della fetta di azione sismica che viene raccolta dal modo di vibrare j-esimo. Cio,
quanta parte dellazione sismica viene sostenuta dal modo di vibrare j-esimo? Ce lo dice questa . La ha
! Tj M "
questa espressione j ! = e qui capite perch il SAP, Wilson, abbia scelto di avere unitario questo
! Tj M ! j
valore (mj=1). Cio il fattore di normalizzazione dellautovettore, Wilson lo ha scelto in modo tale che tutti
questi valori siano unitari. Cio che la TM sia una matrice diagonale unitaria, anzi, una matrice unitaria
perch la matrice unitaria per definizione diagonale (tutti 1 sulla diagonale principale, tutti 0 fuori dalla
! Tj M "
diagonale principale). La ragione che questa espressione ! j = T si semplifica parecchio:
! j M! j
! j = "! Tj M " . Come vedete sparito il denominatore e rimane solo il denominatore ( sparito perch va a
1). E qui vedete qual linterpretazione: sostanzialmente una misura di lavoro. Se sadottasse laltro
criterio di normalizzazione, cio quello che vede gli autovettori a norma unitaria ( ! (i)T ! (i) = 1 ! " T" = I ),
la rappresentazione sarebbe sicuramente pi complicata: ! = "C "1#T ! . Il vantaggio sarebbe che il fattore
di scala sarebbe messo in evidenza, cio sarebbe separato dalla forma. Quindi, pi complicata la
valutazione del fattore di partecipazione, pi significativa la rappresentazione in termini numerici.
Vedete? lultima casella delle informazioni modali: Modal
participation factors (fattori di partecipazione modale), sono i .
Il generico ha questespressione ! j = "! Tj M " . Li leggete qui,
modo di vibrare per modo di vibrare, in particolare qui li state
vedendo per le due traslazioni, ma ci son anche per la rotazione.
Quelli a cui ci riferiamo abitualmente perch rendono questi
numeri apparentemente poco significativi, immediatamente
interpretabili, sono i fattori di partecipazione modale (i Modal
participation mass ration sono i rapporti). Sono
immediatamente pi interpretabili perch sono normalizzati a
uno. Sono gli stessi numeri di prima divisi, guarda caso, per la
! 2j
norma di : %M = T . Per capire perch venga la voglia di
! !
usare degli autovettori a norma unitaria. Che leggiamo qua? Leggiamo che dellazione sismica agente sulla
nostra struttura, il primo modo di vibrare se ne piglia niente pop di meno che l84,5%, il secondo modo di
vibrare se ne prende il 10%, il terzo modo di vibrare se ne prende il 3,6% e poi frittura varia. Questo in
direzione X. Tutto questo ci fa nascere una voglia di dire: a che ci servono tutti questi altri modi di vibrare
se con i soli primi 3 modi di vibrare metto insieme il 99% dellazione sismica agente sulla mia struttura?
Che motivi ho per portarmi dietro questi altri? E quindi ci evidenzia un altro vantaggio dei modi di vibrare:
che non essendo i modi di vibrare ugualmente importanti in termini di capacit di farsi eccitare dal
terremoto, possiamo considerare, nel valutare le sollecitazioni sulla struttura, soltanto i modi di vibrare
che vengono pi facilmente eccitati dal terremoto. Quindi, con lipotesi di diaframmi rigidi nel loro piano,
avevamo ridotto i modi di vibrare necessari a descrivere una struttura attraverso la condensazione statica;
constatando che i fattori di partecipazione modale sono molto importanti per alcuni modi di vibrare e
molto poco importanti per tutti gli altri, riduciamo ulteriormente il problema confinandolo soltanto ai
modi di vibrare per i quali la partecipazione di massa importante. Proviamo a sintetizzare tutto il
percorso insieme. Modello la struttura; ne ricavo i
modi di vibrare; mi trovo degli oscillatori
equivalenti, ognuno con la sua massa, il suo
smorzamento, la sua rigidezza, il suo periodo (ve
li ho disegnati sotto a questi in modo che questa
equivalenza la leggiate: quelli sotto hanno un
gradi di libert esattamente come quelli sopra,
una massa precisa come quelli sopra, una
rigidezza precisa come quelli sopra e, di conseguenza, uno smorzamento preciso e, di conseguenza, un
periodo proprio preciso); per ogni oscillatore elementare risolvo la mia equazione di equilibrio dinamica
(DAlembert); mi accorgo che ogni oscillatore in grado di succhiare una certa quantit di energia sismica;
di conseguenza, leggo la mia risposta complessiva in termini formali sommando da 1 ad n, cio mettendo
in ballo tutti gli autovettori, in realt sapendo bene che posso interrompere questa sommatoria molto
presto perch gli autovettori per i quali i sono significativi sono pochi, sono i primi (in genere sono i
primi 3 in direzione X, i primi 3 in direzione Y, i primi 3 intorno allasse Z: quindi con 9 autovettori sono in
grado di cogliere sostanzialmente bene la risposta di una struttura qualunque sia il numero di gradi di
libert che una struttura ha. Teoricamente ha 1000 gradi di libert? Mi servirebbero 1000 autovettori per
descrivere compiutamente il modo col quale vibra, in realt ne posso usare 9 contro 1000 e gi mi sono
fatto un quadro preciso al 96-97%, cio commettendo errori di qualche %). Capite quindi quanto potente
lanalisi modale e, di conseguenza, perch la stiamo usando tanto, cio continuamente trovate applicazioni
nuove. Qui state vedendo cosa succederebbe ai nostri quattro oscillatori e, in particolare, state vedendo
dove ci sarebbero i massimi delle risposte. Massimi delle risposte che, come ci siamo detti pi volte, non
sono contemporanei. Notate, quindi: accelerogramma, oscillatore elementare (la struttura lho gi
decomposta nei quattro oscillatori), risposta. Come ottengo questa risposta? Ho decomposto
laccelerogramma attraverso una FFT (trasformata rapida di Fourier) in 1000 sinusoidi; applico 1000
sinusoidi a questo oscillatore elementare; ottengo 1000 risposte, le sovrappongo, ottengo questa risposta.
Se sommo queste quattro risposte, quella famosa sommatoria doppia che vi ho evidenziato allinizio,
ottengo la risposta complessiva della struttura reale allaccelerogramma reale. Riconoscerete che anche
questa simmetria tra linput, la decomposizione dellaccelerogramma, e il filtro, la struttura, anchesso
decomposto in oscillatori elementari, sia molto piacevole, ci consenta di capire subito cosa conta e cosa
non conta. Tradotto vedete che cosa vuol dire che i sono diversi? Che nella nostra struttura, alla fine, il
primo modo di vibrare, in generale, fa la parte del leone. Quelle sotto, nonostante le abbia avviate, le
leggete pochissimo di oscillazioni. Perch? Perch fatta in questo modo quindi il taglio al piede, quello
che sta facendo il lavoro che leggete nei , la somma di spostamenti di segno opposto ossia di forze
dinerzia di segno opposto; state vedendo che ogni componente si azzera. Quindi, alla fine, quattro modi di
vibrare per descrivere quella struttura che aveva 4 piani, ma in realt gi il primo sufficiente per cogliere
il grosso del comportamento. Tant vero che la normativa vi pone una limitazione dell85% della massa
eccitata, cio vi dice: quando la somma dei vostri supera la soglia dell85% non avete bisogno di
considerare altri modi di vibrare, tranne quelli che abbiano un almeno superiore al 5%. Qui vedreste la
struttura del suo insieme come somma di tutti insieme al primo modo e notate quanto assomiglia, la
struttura nel suo insieme, al solo primo modo che sta oscillando. Quindi, seconda considerazione, alcuni
modi di vibrare contribuiscono in maniera pi significativa alla risposta. Direi che avete parecchio su cui
riflettere. Sono state, questa e la precedente, due lezioni cruciali per capire lingegneria sismica, perlomeno
per capire come affrontiamo i problemi del terremoto nelle
strutture. Quindi fate questo sforzo di capire il significato
fisico di quello che ci siamo raccontati in termini analitici. Fate
anche domande qualche volte. Se non fosse che parlate fra voi,
io potrei pensare che siete muti perch domande pubbliche
non se fanno. Come se uno chiedesse particolari intimi, cose
offensive per la maggioranza. Cio siate un po pi fiduciosi in
voi stessi: se vi viene un dubbio, espettoratelo questo dubbio,
tiratelo fuori.

15 febbraio 2012 lezione XXI

Dinamica dei M.D.O.F - Oscillazioni forzate prima parte


ing. Rosario Gigliotti
Avevamo completato la dinamica degli oscillatori a molti gradi di libert nelle oscillazioni libere, giusto?!
Qual il problema che ci stiamo ponendo? Il passaggio dallo studio della risposta dinamica di sistemi a un
grado di libert allo studio della risposta dinamica di sistemi a pi gradi di libert. Abbiamo visto come i
sistemi a pi gradi di libert siano, in qualche modo, riconducibili allanalisi di un insieme di sistemi ad un
singolo grado di libert, cio come una qualunque struttura pu essere decomposta in tanti oscillatori
elementari individuando i cosiddetti modi di vibrare che compongono la risposta dinamica dellinsieme
strutturale. A ciascuna di queste forme naturali di vibrare corrisponde un periodo di oscillazione. Di fatto
questo consente di ricondurre lanalisi di un sistema strutturale complesso, a pi gradi di libert, allanalisi
di tanti sistemi strutturali elementari ad un solo grado di libert. La presenza di una forzante esterna
applicata al sistema, ovviamente, cos come per loscillatore elementare, trasforma il problema delle
oscillazioni libere in un problema di oscillazioni forzate. Come scriviamo lequazione del moto per un
sistema a pi gradi di libert sottoposto ad un sisma? Per farlo ci viene in aiuto il principio di DAlembert,
quindi, di fatto, scriviamo le equazioni di equilibrio dinamico del sistema in cui i termini sono
sostanzialmente gli stessi che avete visto per un oscillatore elementare: M !"u!!(t ) + !! xg (t )#$ + Cu! (t ) + Ku (t ) = 0 .
Cio un equilibrio di forze che sono forze dinerzia, forze di dissipazione, forze di richiamo elastico:
fI(t)+fD(t)+fS(t). Come vedete qui stiamo scrivendo sempre tutto in forma matriciale, dora in poi sar la
forma che adotteremo per la scrittura delle equazioni del moto proprio perch ci stiamo riferendo a
sistemi a pi gradi di libert e quindi evidente che torna comodo una scrittura in forma matriciale. In
alternativa dovremmo, invece, scrivere sempre sistemi di equazioni. Le forze dinerzia sono esprimibili
come il vettore delle forze dinerzia. Quindi, vedete, questa lequazione del moto al generico istante
temporale t, nellistante temporale t noi stiamo scrivendo lequilibrio dinamico del nostro sistema:
M !"u!!(t ) + !!xg (t )#$ + Cu! (t ) + Ku (t ) = 0 . Ovviamente abbiamo dei vettori di forze perch ci stiamo riferendo ad
un sistema a pi gradi di libert. Il vettore delle forze dinerzia espresso come prodotto matriciale tra la
matrice delle masse e il vettore delle accelerazioni. Quali accelerazioni? Accelerazioni assolute, questo lo
sapete. Laccelerazione assoluta sarebbe !! x (t ) , la !!
x (t ) vettore, in questo caso diciamo !!
x (t ) analogamente a
quanto dicevamo per loscillatore elementare, solamente che stiamo pensando ad un vettore. !!
x (t ) la
somma di due termini: laccelerazione relativa u!!(t ) pi laccelerazione del terreno !!
xg (t ) o accelerazione di
trascinamento. A questo primo termine M!!
x (t ) si somma una matrice di smorzamento C per il vettore delle
velocit u! (t ) pi ancora una matrice di rigidezza K per il vettore degli spostamenti u (t ) . Quindi, come
vedete, da un punto di vista formale, non c assolutamente nulla di diverso rispetto a quanto scritto per
loscillatore elementare. Perch stiamo parlando di oscillazioni forzate? Questo abbastanza ovvio e
banale: perch il termine !!
xg (t ) di fatto la nostra forzante esterna, cio noi non abbiamo un sistema di
forze variabili nel tempo applicate direttamente alla struttura come forzante esterna, ma abbiamo una
storia temporale di accelerazioni del terreno che potrebbe essere, per esempio, una registrazione
accelerometrica. Poi noi potremmo voler analizzare la risposta di una struttura soggetta ad un
determinato terremoto. Che cosa dovremmo fare? In questo caso la nostra forzante esterna sarebbe il
prodotto della matrice delle masse per una registrazione accelerometrica, cio una storia temporale di
accelerazioni che noi potremmo aver registrato. Ed proprio la !!
xg (t ) . Quindi questo termine, portato
allaltro membro ( M!!
xg (t ) ) con segno meno, sarebbe la forzante esterna. Quale potrebbe essere, per
esempio, unanalisi dinamica che non necessariamente deve essere lanalisi di una struttura soggetta al
terremoto, ma ad una forzante esterna applicata alla struttura? Una forzante dinamica, ovviamente.
Potrebbe essere un macchinario, per esempio, potrebbe essere anche lazione del vento: potremmo aver
effettuato, per esempio, delle misure nella galleria del vento, per esempio su un modello della struttura
oppure potremmo aver registrato direttamente la storia di pressioni applicate in punti particolari della
struttura. E questa una forzante, in questo caso sono direttamente delle forze, una distribuzione di forze
dipendenti dal tempo, che una forzante esterna applicata alla struttura. In questo caso, terremoto, non
stiamo applicando direttamente delle forze, bens una storia di accelerazioni. Il prodotto di questa storia
per la massa diventa la nostra azione, la nostra forzante esterna che agisce sui gradi di libert del sistema
come un sistema di forze di trascinamento. Lo vedremo meglio tra un po. I vari termini chi sono? u (t ) il
vettore degli spostamenti relativi rispetto al terreno, u! (t ) il vettore delle velocit relative rispetto al
terreno, u!!(t ) il vettore delle accelerazioni relative rispetto al terreno, !!
xg (t ) il vettore delle accelerazioni di
trascinamento del terreno. Con un sisma, attenzione questo un punto importante, che agisce lungo le
direzioni principali della struttura. importante stabilire il riferimento. ovvio che torna comodo per noi
assumere come riferimento il riferimento della struttura. Voi mi direte: perch assumo come riferimento il
riferimento della struttura e non quello del sisma? Posto ce possiamo scegliere qualunque sistema di
riferimento, evidente che nellanalisi strutturale torna per noi comodo il sistema di riferimento della
struttura. A questo aggiungete che, in genere, indeterminata la direzione del sisma, nel senso che noi
potremmo avere delle componenti del sisma che agiscono in direzioni qualsiasi a noi non note a priori. In
genere che cosa si fa? Si assume che il terremoto agisca in maniera statisticamente indipendente nelle due
direzioni ed questo il motivo per cui nellanalisi strutturale, di fatto, siamo noi a scegliere le direzioni di
eccitazione sismica. Anche se in realt, poi, di fatto, sono ignote le direzioni principali del sisma. Ci possono
essere dei casi particolari in cui pu essere dinteresse effettuare delle analisi della struttura riferendoci
direttamente alle direzioni principali del terremoto. Ma quando possibile questo? In quei casi particolari
in cui per localizzazione della faglia e posizione della struttura ha un senso andare a fare unanalisi sismica
dettagliata per definire linput sismico in maniera cos precisa in riferimento alle direzioni principali del
sima. evidente che questo ha un senso in quelle particolari condizioni in cui effettivamente nel nostro
sito possiamo pensare che esistano delle direzioni del terremoto che sono delle direzioni preferenziali. Per
esempio, lungo la congiungente, lorigine sismogenetica del terremoto, quindi lepicentro del terremoto e il
sito in esame. Questo, a livello di dettaglio dellanalisi simica, della definizione dellinput sismico che a
monte dellanalisi strutturale, normalmente non si fa. Non si fa perch non riusciamo ad avere un tal livello
di conoscenza cos approfondita dellinput sismico, non si fa perch, in genere, troppo oneroso pu
essere dinteresse per strutture di una particolare rilevanza, per esempio le centrali nucleari. Vi ripeto:
non sempre si proprio in grado di individuare, non sempre si individuano delle direzioni principali che
sono cos importanti nellanalisi da dover essere considerate. In generale si fa quello che vi ho detto: cio le
componenti vengono considerate come statisticamente indipendenti, ragion per cui torna comodo
considerare le due componenti del sisma agenti simultaneamente lungo due direzioni ortogonali tra loro
che sono proprio le direzioni principali della struttura. Ora, questo che vi ho detto lo vedremo meglio tra
un attimo. Ora vedete: abbiamo portato al secondo membro il termine M!! xg (t ) ed in questo caso stiamo

scrivendo in maniera pi precisa la forzante esterna come prodotto della matrice delle masse M, della
matrice di trascinamento T e di un vettore Z!!g (t ) : M!! xg (t ) = MTZ!!g (t ) . Questo termine costituisce il vettore
delle forze dinamiche equivalenti alleccitazione sismica. La matrice di trascinamento T data dal prodotto
di due matrici: una matrice booleana B (la matrice booleana una matrice costituta da termini 1-0) e una
matrice direzionale R. Questo serve, sostanzialmente, a posizionare le direzioni dellazione sismica lungo i
gradi di libert dinamicamente significativi della nostra struttura. Quanto detto appare pi chiaro con
riferimento a questaltra figura. Qui vedete, abbiamo una struttura tridimensionale a quattro piani.
Potremmo considerare tre gradi di libert per piano, cio due traslazioni e una rotazione, come gradi di
libert dinamicamente significativi, quelli che descrivono per intero la dinamica del nostro sistema
strutturale tridimensionale. Il sisma, in generale, agisce lungo due direzioni che sono queste. Ora, in questo
caso, io vi ho detto: quando considero queste componenti come statisticamente indipendenti tra loro, io
non so quali sono quelle due direzioni, quindi, di fatto, le applico dove mi pare. Cio sto pensando che
queste due componenti possono essere orientate come mi pare. Se, invece, io avessi delle registrazioni
accelerometriche e dicessi: queste sono le due componenti delle accelerazioni cui soggetta questa
struttura, quindi voglio analizzare la risposta dinamica nel tempo. In questo caso devo fare una
trasformazioni, cio devo, di fatto, applicare queste accelerazioni, su tutti i gradi di libert della struttura,
cio devo, in qualche modo, andarle a posizionare, devo riempire il mio vettore delle accelerazioni. Per
farlo ho bisogno di una rotazione (cio di posizionare queste due componenti nelle direzioni principali
della struttura) e ho anche bisogno di una trasformazione per applicare queste componenti di
accelerazione a tutti i piani della mia struttura. Ora vedete, abbiamo un vettore Z!!g (t ) , che sono le
accelerazioni assolute del terreno nel sistema di riferimento costituito dalle direzioni principali del
terremoto (o nelle direzioni di registrazione) e un vettore X!!g (t ) , che sono le accelerazioni assolute del
terreno nel sistema di riferimento costituito dalle direzioni principali della struttura. Un vettore !!
xg (t ) che
sono le accelerazioni assolute di trascinamento, nel sistema di riferimento costituito dai gradi di libert di
piano nelle direzioni principali della struttura. Quindi, in un caso noi abbiamo, sostanzialmente, tre
componenti, se le consideriamo tutte e tre: le due componenti di accelerazione orizzontale e la
componente verticale, che possono corrispondere, per esempio, proprio alle registrazioni
accelerometriche. Ora, tenete presente che queste componenti possono tanto derivare da uno studio, come
vi dicevo, che tiene conto delle due direzioni principali del sisma, tanto possono essere banalmente delle
registrazioni. In genere, le registrazioni accelerometriche, vengono effettuate lungo due direzioni, perch
cos vengono disposti gli accelerometri, che sono: Est-Ovest e Nord-Sud. Cio non sono quelle le direzioni
principali del terremoto, ma sono semplicemente le direzioni di registrazione. Io potrei fare delle rotazioni
delle componenti (questo fanno normalmente i sismologi) per individuare se esistono delle direzioni
principali. Quindi in questo caso non sappiamo cos, stiamo dicendo: queste sono le due componenti di
cui dispongo del sisma e la terza componente quella verticale. Intanto la rotazione me le mette lungo le
direzioni principali della struttura, poi devo riempire lintero vettore con le componenti di accelerazione
che mi servono in relazione ai gradi di libert della struttura e per farlo utilizzo la matrice di
trasformazione booleana. Queste son le operazioni in cui N il numero di gradi di libert dinamicamente
significativi per la struttura. Le operazioni sono quelle che vedete: il primo passaggio X!!g (t ) : la rotazione.
La matrice booleana trasforma quel vettore a 3 righe a un vettore a N righe che sono tutte le accelerazioni
di trascinamento applicate alla struttura. R definita come la matrice del cambiamento di riferimento da
Zg a Xg; B come matrice booleana di espansione; T come matrice di trascinamento, il prodotto delle due
(T=BxR), quella che ci fa passare direttamente dalle direzioni del sisma a quelle dei gradi di libert della
struttura. Ora qui stiamo semplicemente ricomponendo il nostro vettore con tutte le componenti dello
spostamento in una maniera ordinata comoda. Cio u(t) lintero vettore degli spostamenti relativi, u1 il
vettore di ordine n degli spostamenti relativi in direzione 1, u2 il vettore di ordine n degli spostamenti
relativi in direzione 2, n il numero di piani. Quindi stiamo semplicemente
considerando separatamente le due direzioni. u3 il vettore di ordine n delle
rotazioni relative intorno allasse 3. In questo caso N, che il numero dei gradi
di libert dinamicamente significativi non altro che N=3xn. Se trascuro le
rotazioni e considero solamente le due componenti, mi ritrovo in una
situazione di questo tipo: sto considerando le due componenti nelle due
direzioni, 1 e 2. Ora, in forma generale, quindi, partiamo dallequazione del
moto col sistema col sisma:
!!
u (t ) + Cu! (t ) + Ku (t ) = !MTZ g (t ) . Semplicemente a
M!!
questo punto tutto chiaro, sono chiari i termini in
gioco, chiaro chi Z!!g (t ) , quindi qual il significato del prodotto matrice di
trascinamento T per Z!!g (t ) : questo termine al secondo membro costituisce la
nostra forzante. Ora, loperazione quella che abbiamo visto per i sistema in
oscillazioni libere. Semplicemente, loperazione fondamentale quella di
decomporre la deformata, quindi il generico vettore u(t) allistante t in una
sommatoria, quindi come somma di tanti modi di vibrare. Quindi stiamo
decomponendo questa deformata nel prodotto delle forme modali , che sono
invarianti, per la variabile temporale qi(t), relativa al generico modo i-esimo.
Quindi il vettore u(t) pu essere scritto come sommatoria del prodotto della forma modale i per il
termine qi(t). Tutto questo, scritto in forma matriciale, espresso come prodotto della matrice delle forme
modali per il vettore dellincognita temporale q(t). Le equazioni del moto diventano quelle che vedete:
n n n

! M!i q!!i (t ) + !C!i q!i (t ) + ! K!i qi (t ) = "MTZ!!g (t ) . Abbiamo gi detto della propriet importante dei modi di
i=1 i=1 i=1
vibrar, la propriet dellortogonalit, che quindi diagonalizza la matrice delle masse e che quindi consente
di scrivere un sistema come un sistema di n equazioni disaccoppiate fra loro. Cio la cosa veramente
interessante quello che tutte queste equazioni sono disaccoppiate tra loro e quindi sono, di fatto, le
equazioni di tanti oscillatori elementari indipendenti luno dallaltro. Ovvero quanto scritto nel sistema di
riferimento della struttura in forma matriciale diviene ci che vedete rappresentato l
M!q!!(t ) + C!q! (t ) + K!q (t ) = "M!! xg (t ) . Ora per semplicit di comprensione. Fino ad ora che abbiamo fatto?
Abbiamo scritto, impostato il problema in forma matriciale in termini assolutamente generali per la
struttura tridimensionale a N gradi di libert in cui abbiamo considerato tutti i gradi di libert dello spazio,
i gradi di libert dinamicamente significativi nello spazio. Solo per semplicit di rappresentazione, da
questo momento in poi, solo per semplicit di esposizione dei concetti fisici, nientaltro che quello, da
questo momento in poi facciamo riferimento, come esempio, ad una struttura intelaiata piana. Quindi, le
equazioni del moto sono esattamente identiche a quelle che abbiamo appena visto, semplicemente la
differenza sta in questo vettore di trascinamento: invece di avere questa matrice di trascinamento T,
riferendoci ad una struttura piana abbiamo un vettore di trascinamento e un'unica componente di
accelerazione del terreno, quindi abbiamo una !! xg (t ) . Un vettore di trascinamento perch ci stiamo
riferendo ad un telaio piano: , vettore di trascinamento o vettore dinfluenza. Stiamo considerando un
telaio piano su un piano verticale. Laccelerazione di trascinamento del terreno al piede. Questa
accelerazione, ovviamente, agisce su tutte le componenti di massa del sistema, cio questo il concetto
fondamentale. Cio su tutte le componenti di massa del sistema ci sono tre gradi di libert dinamicamente
significativi. Per intenderci: se ho una struttura intelaiata a quattro piani, faccio lipotesi che ogni piano ci
sia un vincolo diaframma, cio che esiste un solaio rigido, indeformabile al di fuori del piano. Il che vuol
dire che tutti gli spostamenti, tutti i modi di quel piano hanno la stessa traslazione. Quindi sto riducendo il
numero di gradi di libert dinamicamente significativi del problema. Quindi, in questo caso, avrei che i
gradi di libert dinamicamente significativi sono tanti spostamenti quanti sono il numero di piani della mia
struttura che un telaio piano nella direzione x-z. Questi sono gli N gradi di libert, quanti sono i numeri
dei piani. Laccelerazione agisce al piede, ma questaccelerazione si traduce in un vettore forze di
trascinamento che data dal prodotto della massa di ciascun piano per quellaccelerazione. In questo caso
che mi serve? Mi serve proprio questo vettore dinfluenza perch serve a dire: questa accelerazione del
terreno influisce su quali masse? Quindi devo espandere questa unica componente di accelerazione in un
vettore che ha tante righe quanti sono i gradi di libert del mio problema. Ora la struttura viene
decomposta in modi di vibrare, come visto, e lequazione del moto diventano quelle che vedete:
n n n

! M!i q!!i (t ) + !C!i q!i (t ) + ! K!i qi (t ) = "M ! !!xg (t ) . Ancora una volata una sommatoria di n equazioni in cui
i=1 i=1 i=1

vedete massa M per singola forma modale i per q!!i (t ) etc.; dallaltra parte la forzante esterna. Scritta in
forma matriciale cos: M!q!!(t ) + C!q! (t ) + K!q (t ) = "M ! !! xg (t ) . Ora attenzione ad un aspetto che di una

certa importanza: di fatto noi, quando facciamo questa operazione, stiamo facendo un cambiamento di
riferimento. Cio stiamo passando dal sistema di riferimento nello spazio, in cui entrano in gioco le singole
componenti dello spostamento, ad un sistema di riferimento che il sistema di riferimento dei modi di
vibrare. Siccome i modi di vibrare sono ortogonali tra loro, il nostro problema si scrive in funzione del
numero di modi di vibrare. Cio io sto guardando un problema in cui mi sto spostando nel sistema dei
modi di vibrare. N il numero dei modi di vibrare, che sono tutti ortogonali tra loro, quindi,
semplicemente, sto scrivendo un problema multidimensionale in cui i modi di vibrare sono individuati una
volte per tutte e ho tante equazioni quanti sono questi modi di vibrare, equazioni disaccoppiate tra loro. I
modi di vibrare chi sono? Sono, di fatto, gli autovettori, perch noi abbiamo detto che, perch esista
soluzione, questo lavete gi visto con Braga, a quel sistema scritto in oscillazioni libere occorre che il
determinante sia uguale a zero, ma di soluzioni ne esistono 1 e questo il classico problema di
autovalori e autovettori. Gli autovalori costituiscono le pulsazioni naturali del sistema, che, di fatto sono 2
e da risalgo al periodo di oscillazione del singolo oscillatore elementare; poi vado a sostituire queste
pulsazioni, gli autovalori, e determino gli autovettori. Gli autovettori sono tutti individuati a meno di una
costante. Cosa significa questo? Significa che quando individuo, risolvo gli autovettori, trovo la soluzione
del mio problema (un problema di autovalori e autovettori), sto trovando le forme naturali di vibrare, ma
sono forme, che sono quindi individuate a meno di una costante, cio ce ne sono 1 possibili. Il che
significa che in qualche modo dovr scegliere un riferimento, un fattore di normalizzazione. Questo un
classico problema di autovalori e autovettori. Ora, in riferimento agli autovettori, da questo momento in
poi (guardate che le operazioni che si fanno sono banali e sono sempre le stesse, concentratevi sugli
aspetti fisici) Le equazioni del moto le abbiamo scritte in maniera essenziale: siamo partiti dal principio
di DAlembert e abbiamo scritto delle equazioni di equilibrio (forze dinerzia, componente di smorzamento,
componente di richiamo elastico: niente pi di questo; la forzante esterna il terremoto); abbiamo preso
la componente del terremoto e labbiamo riportata su tutti i gradi di libert del sistema (abbiamo scritto
tutto in forma matriciale); dopodich abbiamo decomposto la nostra struttura, cio il vettore degli
spostamenti labbiamo scritto come prodotto della forma per la variabile temporale (la forma nientaltro
che la matrice dei modi di vibrare). Tutto questo, formalmente, ha ancora la stessa faccia che aveva
lequazione del moto delloscillatore elementare. Le equazioni sono ancora una volta le stesse, sto
semplicemente pre-moltiplicando per T e ottenendo la relazione che vedete:
!T M!!! q (t ) + !T C!q! (t ) + !T K!q (t ) = "!T M ! !! xg (t ) . Se voglio ottenere, invece dellinsieme di equazioni, la j-
esima equazione, quella relativa al j-esimo oscillatore, devo pre-moltiplicare per il vettore jT, invece di
moltiplicare per tutta la matrice T. Ottengo la j-esima equazione perch ricordatevi che per il principio di
ortogonalit dei modi di vibrare, tutti i termini misti danno come prodotto 0, quindi, di fatto, esisteranno
solamente i termini relativi al singolo modo i vibrare. Questo mi dar tante equazioni disaccoppiate tra
loro. Ecco perch, se io vado a pre-moltiplicare per il vettore jT, dopodich anche se ho tutte le altre
componenti, ottengo la j-esima equazione: m j q!!j (t ) + c j q! j (t ) + k j q j (t ) = !m j " j !! xg (t ) . Ora questequazione ha
esattamente la stessa faccia che aveva lequazione del moto delloscillatore elementare a meno di un
termine che comparso qui: questo j non cera. mj la massa del modo j-esimo, cj la viscosit del modo
j-esimo, kj la rigidezza del modo j-esimo. Questo j si definisce come partecipazione modale del modo j-
esimo. In qualche modo, vedete che un termine che sta nella parte della forzante esterna. Mentre
nellequazione delloscillatore elementare non considerate questo termine. In realt qui dentro ci sono le
forme modali (ognuno di questi oscillatori ha dentro una forma e la forma proprio la decomposizione
della mia struttura), per come equazione lequazione delloscillatore elementare. Quindi sulla parte di
decomposizione della struttura c lanalisi modale dietro, c la decomposizione, c un passaggio di
sistema di riferimento al sistema modale avendo decomposto la struttura in tanti oscillatori elementari
caratterizzati ciascuno a un periodo e da una forma, dopodich sto guardando tutto come se stessi
guardando loscillatore elementare. Sulla parte della forzante compare questo termine, partecipazione
modale del modo j-esimo, che per unidea me la d. Qual lidea che mi sta trasferendo fisicamente? Che
la mia forzante esterna, la mia accelerazione non agisce pi su una sola massa come accadeva per
loscillatore elementare, ma sta agendo su un sistema che io ho decomposto, dovr decomporsi anche le.
Cio anche la forzante esterna dovr, in qualche modo, decomporsi fra tutti questi oscillatori elementari in
cui ho decomposto il mio sistema strutturale, giusto? Quindi, questo termine, che mi dice la quota parte di
azioni di trascinamento che compete a quel modo lo leggo attraverso la partecipazione modale del modo j-
esimo. Tra un po capiremo meglio fisicamente che cosa rappresenta questo termine. E lo capiremo meglio
quando ci riferiremo, invece che al fattore modale, alla massa partecipante. Perch la massa partecipante,
essendo un termine che non ha dimensione, sicuramente si presta meglio ad uninterpretazione fisica.
Questa partecipazione modale sicuramente un fatto matematico, perch, avendo pre-moltiplicato,
avendo detto che il termine mj jTMj, moltiplicando e dividendo per questo termine ottengo che j
#Tj M !
dato da questo rapporto: ! j = " T . Ricordatevi c he stiamo guardando un sistema piano e quindi
# j M# j
quel un vettore; diversamente, se stessimo guardando un sistema tridimensionale quel non sarebbe
un vettore, ma sarebbe una matrice T. Abbiamo detto che il problema di autovettori definito a meno di
una costante, quindi, in qualche modo, dobbiamo essere noi a decidere, a darci un riferimento. Cio
dobbiamo decidere un criterio di normalizzazione degli autovettori. Ora, il criterio di normalizzazione non
univocamente determinato, possiamo scegliere un criterio di normalizzazione. Su quale base?
Sostanzialmente sulla base di vantaggio computazionale o di chiarezza del risultato: di comodit. Quindi
molto convenzionale il criterio di normalizzazione. Qual il criterio di normalizzazione adottato dal
SAP2000? Il criterio di normalizzazione adottato dal SAP che il termine mj sia uguale a 1, cio un
criterio di normalizzazione rispetto alla matrice delle masse. Cio si scrive tutto in modo tale che il
prodotto jTMj sia uguale a 1. Questo perch? Perch un fatto convenzionale e di comodit: un
criterio, un criterio qualsiasi e il SAP adotta questo criterio. Quindi evidente che, adottando questo
criterio, il fattore di partecipazione modale, poich il denominatore diventa uguale a 1, j assume
quellespressione l: j=-jTM. Assumendo quellespressione l si vede che al fattore di partecipazione
modale si pu dare un significato, quale significato? Lo vedete, sta scritto: il fattore di partecipazione
modale il lavoro compiuto dalla forza esterna M, per effetto di un moto di trascinamento alla base
avente accelerazione unitaria, quando la struttura si deforma secondo la j-esima forma modale. il
prodotto tra il vettore di trascinamento (), quello che posiziona questaccelerazione lungo tutti i gradi di
libert, tra le accelerazioni unitarie di trascinamento (M) e la forma modale (jT). Quindi, con questo
criterio di normalizzazione, il fattore di partecipazione modale assume questo significato. Quindi
sembrerebbe, in qualche modo, dipendere dalla matrice delle masse. Per attenti: il fatto che lo vediamo
dipendere dalla matrice delle masse dipende soltanto dal criterio di normalizzazione adottato. Tanto
vero che, se noi adottassimo un criterio di normalizzazione diverso, un criterio che separa la forma e la
scala. Per esempio potrebbe essere questo: utilizzo due vettori di lunghezza unitaria e scrivo come criterio
di normalizzazione quello che ! T ! = I (I=matrice identit). Ora, in questo caso, il fattore di partecipazione
modale utilizza il fattore C, la matrice dei fattori di scala: =-C-1T. Affinch sia vero quel prodotto dovrei
tirar fuori la matrice dei fattori di scala. In questo modo il fattore di partecipazione modale non pi
dipendente dalla matrice delle masse. Ricordatevi che prima il criterio di normalizzazione era che
jTMj=1, quindi era nel criterio di normalizzazione che entrava la matrice delle masse: ecco perch poi
me la ritrovo nel fattore di partecipazione modale, non perch nel suo significato ci sia dentro la matrice
delle masse. Perch sto perdendo tanto tempo per farvi capire questa cosa? Perch importante che la
formalizzazione matematica non vi porti a delle considerazioni fisiche sbagliate. Quella matrice delle
masse, che compare l dentro, riporta ad un significato, ad uninterpretazione fisica che quella del lavoro
compiuto alle forze di trascinamento e riferita ad unaccelerazione unitaria per un sistema di spostamenti
della forma modale, ma quella matrice delle masse che vedete l dentro compare perch ve la ritrovate
anche dentro le forma modali. Le forme modali sono normalizzate rispetto alla matrice delle masse. Se io
normalizzassi le forme modali in maniera diversa, non troverei pi quel termine. Se poi ci pensate a queste
cose, vedete che sono meno complicate e ostiche di quanto non possano apparire. Adesso sembra un po
uno scioglilingua, ma poivanno semplicemente rimasticate, niente pi di questo.
Ora, quando io faccio le analisi, non so a che punto siete col vostro modello (avete gi fatto lanalisi
dinamica della struttura? Avete tirato fuori i modi di vibrare? Avete assegnato le masse?)se avete almeno
assegnato i carichi agli elementi e il vostro modello non sbagliato, se avete impostato correttamente
tutto, se avete impostato le condizioni cinematiche correttamente (cio piano per piano avete assegnato
dei vincoli diaphragm che in qualche modo dicono al vostro modello strutturale che tutti i nodi di piano
sono collegati da un solaio che impedisce spostamenti relativi nel piano tra quei nodi). Se avete fatto tutte
queste operazioni, il vostro programma gi ha costruito in automatica la matrice delle masse. La fa
trasformano i carichi in masse, quindi lui, sostanzialmente, trasforma i pesi propri degli elementi, i carichi
esterni applicati in masse. Poi, che labbiate fatto bene o male da verificare. Fate attenzione a queste cose,
perch da qui derivano tutti i pi grossi errori nella vostra analisi strutturale. Quindi fate attenzione
allanalisi dei carichi, a come assegnate i carichi agli elementi, a come definite le condizioni di carico
elementari e le combinazioni di carico, a quali condizioni di carico vi riferite nel definire le masse della
struttura per lanalisi dinamica. Perch vero che il programma lo fa in automatico, ma lo fa sulla base di
quello che voi avete assegnato. Se avete fatto bene tutte queste operazioni, come spero, voi potete
immediatamente lanciare lanalisi. Tutto quello che abbiamo visto in termini analitici quanto, di fatto, sta
facendo il programma: cio unanalisi agli autovalori e agli autovettori viene eseguita dal programma di
calcolo (ha costruito la matrice di rigidezza della struttura, la matrice di smorzamento, risolve il problema
agli autovalori e agli autovettori) e vi tira fuori i risultati dellanalisi. Ci concentriamo sui risultati pi
generali, cio su structure output, in particolare su modal information. Sotto la finestra modal information
abbiamo quattro tabelle: la prima sono i periodi modali e la frequenza, la seconda sono i rapporti di
partecipazione modale delle forze, la terza i rapporti delle masse partecipanti modali e la quarta sono i
fattori di partecipazione modale. I fattori di partecipazione modale del SAP sono questi, hanno
questespressione che dipende dal
criterio di normalizzazione che ha
adottato il SAP: j=-jTM. Noi troveremo,
in sostanza, numeri diversi, se avessimo
adottato un criterio di normalizzazione
diverso. Numeri diversi, non risultati
diversi: numeri diversi del fattore di
partecipazione modale. Quando tiro fuori
il risultato dellanalisi, nel risultato
dellanalisi il criterio di normalizzazione non mi d pi risultati diversi, perch nei prodotti successivi il
criterio di normalizzazione, di fatto, si perde. Influenza, invece, il fattore di partecipazione modale; non
influenza le masse partecipanti, come vedremo tra un attimo. Cos si presenta la tabella dei fattori di
partecipazione modale. In questo caso, vedete, troviamo primo, secondo, terzo modo fino al dodicesimo
modo; il periodo di ciascun modo (da 0,49 a 0,018 secondi), ordinati, in genere, dal periodo maggiore al
periodo minore (il periodo maggiore sar anche quello che ha una massa partecipante pi elevata); e poi i
fattori di partecipazione modale nelle varie direzioni, perch, ovviamente, vedete che c il vettore ,
! 2j
quindi un fatto di ordine. Masse partecipanti: lespressione della massa partecipante %M = .
!T !
Questo, invece, un termine che non ha dimensione ed un termine che non influenzato dal criterio di
normalizzazione. Quindi un termine che si presta ad uninterpretazione fisica pi chiara. Quindi
sicuramente il termine a cui noi ci riferiamo nellinterpretazione del comportamento strutturale. Vedremo
tra un po o venerd mattina qual il significato fisico del termine massa partecipante. Un po lo potete
immaginare. Per lo stesso concetto introdotto precedentemente: abbiamo visto che lequazione del moto
del singolo modo di vibrare, del modo di vibrare j-esimo, formalmente identica allequazione del moto
delloscillatore elementare a meno di quel termine di fattore di partecipazione modale. Ora, se invece di
guardare il fattore di partecipazione modale, guardo la massa partecipante, fisicamente posso immaginare
di che stiamo parlando. Sulloscillatore elementare sto dicendo che quellaccelerazione agisce su tutta la
massa delloscillatore; su un sistema strutturale complesso sto dicendo che quellaccelerazione agisce
sullintero sistema strutturale, quindi agisce su tutte le masse del sistema, come forze si trascinamento, ma
che modo per modo deve essere decomposta, cio che ci sar una quota parte che compete ad un modo,
una quota parte compete ad un altro modo, una quota parte compete ad un altro modo ancora. Detta cos
pi o meno ci sta, tanto che qualcuno parla anche di massa eccitata: troverete anche questo su alcuni testi
di dinamica, massa partecipante e massa eccitata. Pi o meno unidea ce la d, non del tutto a mio parere.
Non ci d esattamente il significato.
Ora, chiudiamo una sintesi di quanto visto finora: rivediamo i vari passi. Il passo numero 1 la
modellazione della struttura. Il passo numero 2 dellanalisi modale proprio lindividuazione dei modi di
vibrare. I modi naturali di vibrare sono caratterizzati da un periodo, da un coefficiente di smorzamento e
da una forma. Vi ricordate la modellazione dello smorzamento? Il problema che lanalisi modale lavete
visto prima in assenza di smorzamento e poi in presenza di smorzamento. Vi ricordate cosa significa una
struttura classicamente smorzata? cio, una struttura si dice classicamente smorzata quando, di fatto,
ha lo stesso periodo, la stessa forma, gli stessi modi di vibrare della struttura non smorzata. Perch questo
accada occorre imporre delle condizioni sulla matrice di smorzamento. Cookie ha dimostrato quali sono le
condizioni sulla matrice di smorzamento che, semplificate, possono portare ad uno smorzamento alla
Raleigh. Vi ricordate che lo sviluppo in serie individuato da Cookie pu essere individuato arrestandosi al
secondordine e quindi scrivere una matrice di smorzamento che data da due termini: uno proporzionale
alla massa e uno proporzionale alla rigidezza. In questo modo si riesce a definire la matrice di
smorzamento. Vi vedo un po persi, magari lo riprendiamo perch una cosa abbastanza importante. Detto
questo, abbiamo detto che ho individuato i modi naturali di vibrare. Avendo individuato i modi naturali di
vibrare significa, di fatto, aver individuato li oscillatori elementari equivalenti. Perch ho separato la forma
dalla variabile temporale: ogni modo ha la sua forma. Togliendo di mezzo la forma che caratteristica
intrinseca, propriet di ciascun oscillatore, rimangono il periodo e lo smorzamento. La forma invariante,
varia lampiezza: lampiezza lanalisi che io sto facendo sulloscillatore. Avendo individuato, nel passo 3,
questi oscillatori elementari equivalenti, il problema, al passo 4 la risoluzione dellequazione del moto
per ogni singolo oscillatore. Risolta lequazione del moto per ogni singolo oscillatore, il calcolo della
risposta del sistema per ogni singolo modo, dopo aver risolto il problema per ogni singolo oscillatore, gli
faccio tirar fuori la sua forma. E quindi otterr la risposta del sistema sovrapponendo le risposte di tutti gli
oscillatori. Vedete che c di mezzo il fattore di partecipazione modale. Il calcolo della risposta complessiva
non nientaltro che la sommatoria delle risposte di tutti i singoli oscillatori. Attenti che qui dentro, vedete,
c il fattore di partecipazione modale. Sto dicendo: considero la risposta come se un oscillatore si
prendesse la stessa forzante esterna, quindi li ho considerati separatamente, come se viaggiassero ognuno
per conto proprio, e poi, per, ad ognuno do il suo fattore di partecipazione modale, quindi la sua quota
parte: sto, in qualche modo, riproporzionando la forzante esterna, sto ripartendo la forzante esterna in
tanti oscillatori elementari. Quindi ho determinato la loro risposta. La risposta complessiva ,a questo
punto, la sovrapposizione di tutte queste risposte. Il terremoto, come abbiamo detto allinizio, pu essere
espresso in forma di accelerogramma. Aver fatto tutte queste operazioni che significa? Che questo
accelerogramma viene fatto passare sotto tutti questi oscillatori elementari. Ricordatevi che un modo di
operare. Abbiamo detto: io, intanto li considero separatamente, questi oscillatori, ho decomposto la mia
struttura; so che ogni oscillatore ha la sua forma e se la sta portando dietro, affar suo; il terremoto, quel
terremoto lo sto applicando indipendentemente a ciascuno di questi oscillatori; dopo mi dovr ricordare,
in realt che questo terremoto si sta ripartendo in parti non uguali tra questi oscillatori (lo posso fare pure
prima questo, abbastanza indifferente). Per il momento sto guardando la risposta di tutti questi
oscillatori elementari di questo terremoto. Che cosa osservo dinteressante? Che le risposte sono diverse
tra loro. E perch sono diverse tra loro? Laccelerogramma lo stesso, ma le risposte son diverse. Le
risposte son diverse perch gli oscillatori son diversi, no? Hanno periodi propri diversi e, come ben sapete,
apparentemente a comandare la forzante, ma in realt chi comanda loscillatore: questo un concetto
che dovrebbe esservi chiaro adesso, no? Non avete rimosso tutto, vero? Quella parte molto carina della
dinamica che Braga vi ha spiegato sicuramente molto bene, in cui vi fa vedere come nellanalisi della
risposta strutturale delloscillatore apparentemente la forzante vince perch porta loscillatore dove gli
pare, ma quando la forzante non unarmonica, ma un insieme di armoniche, la forzante pensa di vincere,
di portarlo dove gli pare con la forza bruta, ma loscillatore, in realt, si sta muovendo sulle frequenze pi
vicine, quelle pi consone, quelle che lo fanno divertire di pi, delle altre se ne frega di meno. Quindi,
intanto, come mi aspettavo, le risposte son diverse. Prima considerazione, di un certo interesse: i massimi
delle risposte non sono contemporanei. Vi viene in mente una qualche conseguenza pratica dal fatto che i
massimi delle risposte non sono contemporanei? Ora, pensateci un attimo. Se io devo fare lanalisi
dinamica (time history, si dice), se sto cercando la storia temporale della risposta della mia struttura, forse
non c una conseguenza pratica. Nel senso che io individuo la risposta delloscillatore elementare e la
risposta della struttura la ottengo come sovrapposizione delle risposte di tutti questi oscillatori elementari,
giusto? Quindi, alla fine non me ne importa niente perch istante per istante sto sommando queste
risposte e finisce l la storia: che problema ho? Se, per, per esempio, io non stessi cercando tutta la
risposta temporale, bens solo il massimo della risposta che una grandezza dinteresse progettuale per
me, tant vero che quello che si fa normalmente. Quando facciamo le analisi con spettro di risposta, che
facciamo? Lo spettro che cos? Lo spettro linviluppo delle massime risposte di tanti oscillatori
elementari aventi periodi diversi. Cio, di fatto, io non uso laccelerogramma, ma io uso lo spettro, vado a
cercare direttamente i massimi delle risposte. Posso fare questoperazione per il singolo oscillatore
elementare perch, se conosco il periodo e conosco, in questo dato sito, qual lo spettro di risposta, che
caratterizzato da unaccelerazione di ancoraggio e da una forma, in funzione del periodo di oscillazione
trovo qual la risposta massima. E questo mi sta bene perch mi comodo come grandezza progettuale: a
quella accelerazione massima corrisponde un taglio al piede, a quel taglio al piede corrispondono le
sollecitazioni oppure corrisponde uno spostamento massimo: esattamente tutte l grandezze
ingegneristiche di interesse progettuale. Lo faccio bene, lo vedo bene per un oscillatore elementare. Per
una struttura, che un insieme di oscillatori elementari, posso ancora fare questi ragionamenti? S, sul
singolo oscillatore, ma devo tener conto del fatto che i massimi delle risposte non sono contemporanei. Ne
devo tener conto nel momento quando poi, in qualche modo, dovr cercare il massimo della risposta. Cio
devo sapere che questi massimi non sono contemporanei, quindi, se io sommassi i massimi delle risposte
di questi oscillatori, certamente starei sovrastimando la risosta della struttura, proprio perch non c un
istante in cui questi massimi coincidono. Qual il modo per tenerne conto? Lo vediamo successivamente.
Esistono dei criteri di base probabilistica che tengono conto proprio di questo fatto, cio che i massimi
delle risposte non sono contemporanei. Con il danneggiamento della struttura succede che: o non posso
pi riferirmi allanalisi modale perch, ovvio, che io i modi di vibrare li ho individuati con riferimento a
particolari caratteristiche dalla mia struttura (quando scrivo la matrice di rigidezza, scrivo la matrice di
rigidezza che tiene conto di un particolare stato della struttura: se la mia struttura si sta danneggiando,
evidentemente sta variando la sua rigidezza) oppure dovrei aggiornare lanalisi modale ad ogni istante,
cio sto dicendo che stanno cambiando i modi di vibrare della mia struttura nel tempo, quindi, di fatto si
sta modificando la mia risposta. Genericamente, se pensassi al primo modo di vibrare, penso che la mia
struttura sta attraversando vari stadi: inizialmente si sta fessurando, sta riducendo la sua rigidezza e
aumentando il periodo, sicuramente stanno aumentando gli smorzamenti, probabilmente sta aumentando
lo smorzamento perch una struttura che si sta danneggiando sicuramente sta smorzando di pi (e questo
un fatto positivo perch sta dissipando energie), ma siccome si sta spostando anche su un altro periodo,
significa che si sta modificando anche la risposta, cio mi sto spostando nelle zone meno sensibili come
accelerazione, quindi, fortunatamente ho un fatto benefico. In una struttura che si danneggia ho diversi
elementi benefici: maggiore dissipazione di energia; incremento del periodo, quindi mi sposto in zone di
minore amplificazione delle accelerazioni, ovviamente questo a prezzo di danneggiamenti. Il fatto negativo
che allaumentare del periodo corrispondono maggiori spostamenti e cos via. un discorso che
concettualmente pu ancora essere affrontato in questo modo, da un punto di vista dellanalisi strutturale
bisogna capire quali sono i metodi pi adatti. In genere, si adottano modelli di analisi non lineare con
analisi time history ( un po diverso il problema dellanalisi strutturale). Il danneggiamento non d
problemi sulla contemporaneit dei massimi della risposta (non si verifica lo stesso), ma d pi problemi
sulla modellazione strutturale per cogliere la risposta corretta. Laltra considerazione, siccome non
abbiamo considerato i fattori di partecipazione modale, considerando i fattori di partecipazione modale ci
renderemo conto, evidentemente, che non tutti i modi contribuiscono allo stesso modo alla risposta
strutturale. Cio, apparentemente, prima abbiamo visto questi oscillatori soggetti allo stesso terremoto in
cui la prima considerazione evidente che i massimi non sono contemporanei. La seconda considerazione
che, quando andiamo ad applicare il fattore di partecipazione modale a ciascuna forzante esterna, mi
accorgo che il contributo alla risposta complessiva non uguale per tutti gli oscillatori. Alcuni oscillatori,
quindi alcuni modi, contribuiscono alla risposta pi di altri: e questo un secondo aspetto di un certo
interesse. Di questo parliamo ancora venerd quando parliamo degli aspetti fisici legati alla massa
partecipante e alle forze di trascinamento. Con questo, almeno tutta la parte dellanalisi modale dovrebbe
essere abbastanza conclusa, almeno in tutta la sua parte concettuale generale e vi dovrebbe mettere in
condizione di interpretare correttamente, gi da subito, i risultati che ottenete dal vostro modello di
calcolo. La massa partecipante si lega meglio ad un significato fisico particolare, che quello che vedremo
meglio venerd.
15/17 Febbraio 2011 lezione XXI-XXII

LEZ N 20/21 -Dinamica dei M.D.O.F. Oscillazioni forzate ing.


Franco Braga
La forzante per il terremoto sempre laccelerazione di trascinamento del terreno che con D
Alambert moltiplicata con la matrice di massa diventa il termine M xg che di porta a secondo
membro. Si sta muovendo tutto il terreno e tutta la struttura si sta muovendo rigidamente con
il terreno: infatti di trascinamento per questo terreno perch il terreno che trascina la
struttura. Per questo teniamo separati la parte della deformazione struttura uda parte di
trascinamento xg .


La portiamo poi a secondo membro.

Usiamo la matrice T per trasferire laccelerazione del terno ai nodi della struttura. Per cui
scriviamo, preso il terreno e fattolo muovere con una certa accelerazione xg , qual la
accelerazione di ciascun nodo della struttura che non si deforma, cio che viene trascinata dal
terreno e rimane in deformata?
T Racconta tale relazione : a dire in
funzione delle componenti Zg ,che sono
le componenti a terra, qual la
componente nodo per nodo
dellaccelerazione di trascinamento.


T= matrice di trascinamento
B= matrice booleana (di uni e di zeri)

R= matrice direzionale perch rispetto al sistema di riferimento della struttura, rispetto il


quale scriviamo le nostre equazioni, le due componenti di accelerazione al suolo del sisma,
possono essere diverse, per cui scriviamo le componenti di spostamento di ciascun nodo
dovuto al trascinamento del terreno, nelle componenti di spostamento di ciascun nodo che
non necessariamente sono coincidenti con le componenti di spostamento del terreno.
Trasformiamo le componenti di accelerazione del terremoto a terra nelle componenti
di accelerazione di trascinamento del terremoto sulla struttura.


Il terremoto potrebbe essere rappresentato in due componenti orizzontali ortogonali, sul
piano del terreno Zg1 - Zg2 , mente il sistema di riferimento della struttura ha i due assi blu
qualsiasi Xg1 - Xg2 : dipende da come orientato il suo riferimento.
Il terremoto ha le sue tre componenti, sovrapponibile al sistema di riferimento della struttura
solo quella verticale, mentre sono distinte sicuramente quelle orizzontali al piano.
Con l analisi matriciale:
1)Vogliamo passare al sistema per definire l accelerazione di trascinamento nel sistema di
riferimento della struttura, per cui proiettiamo le frecce rosse sulle frecce blu con la matrice R
di cambiamento di riferimento.

2) Da cui vogliamo passare dalle tre componenti a terra alle componenti orizzontali sui gradi
di libert dei piani (= 3 numero dei piani nell immagine sopra).

Con la booleana B passiamo dalle frecce blu alle frecce piano per piano. Proiezione. Da Xg a
xg

Con la matrice T= mi lega le accelerazioni del terreno alle accelerazioni piano per piano nel
sistema di riferimento della struttura.
Le matrici proiettano sul sistema di riferimento della
struttura le due componenti di accelerazione sismica
a terra Zg1 - Zg2 . Note queste riscriviamo le
componenti di accelerazione piano per piano.
NOTA :Zg1 - Zg2 sono vettori mentre Xg1 - Xg2 una matrice . Il prodotto finale un vettore
xg1 - xg2 numero di gradi di libert complessivi.
Comodo a livello operativo
ordinare i gdl in modo da avere
le componenti secondo le
direzioni principali (1,2,3,)della
struttura in questo modo
raggruppate. Da cui possiamo
accorgerci che non c
componente verticale di
accelerazione: il terreno sta
accelerando solo in direzione
1 e in direzione 2.


Stessa orientazione di U: Per cui con la T ho alla fine la componente di trascinamento per
ciascuna componente di accelerazione relativa di ciascun nodo.

Come per i modi di vibrare: possiamo separare il termine funzione del tempo, dal termine
geometrico per ciascun modo di vibrare. Forma del modo di vibrare separata dalla legge , dall
ampiezza del modo di vibrare con cui varia nel tempo.
Lo posso fare per gli N gdl della struttura. Ho a disposizione N autovettori= N gdl struttura= 3
Numero piani ovvero
N(gdl della struttura)=3n(numero di piani)

Gli autovettori 1,2...li organizziamo scrivendoli per colonna per ottenere matrice .

Stiamo cambiando riferimento: stiamo per proiettare il modo con cui la struttura si muove
dallo spazio dei movimenti della struttura dallo spazio degli auto vettori.
Nota allinizio avevamo un tipico spazio tridimensionale a tre assi: X1, X2, X3. Se poi pensiamo
ad uno spazio N dimensioni, che contiene gli N spostamenti che la struttura pu subire,
possiamo esprimere gli spostamenti della struttura in questo spazio dicendo qual lentit
dello spostamento su ciascuno degli N assi: Da tre gdl a N gdl, ovvero arriviamo ad avere la
componente di spostamento di ciascun nodo, per avere tutti gli spostamenti di tutti i nodi.
Altro sistema di riferimento N in cui gli assi non sono la componente di spostamento di
ciascuno nodo ma sono gli autovettori corrispondenti a ciascuna componente di spostamento:
N componenti di spostamento per cui usiamo N auto vettori. Passiamo al sistema di
riferimento negli auto vettori dalle sistema di riferimento nelle componenti di spostamento.
Pensiamo alloscillatore elementare: la massa ha tre possibili componenti di spostamento(due
orizzontali una verticale). N rappresentato per loscillatore dai tre spostamenti che solo
casualmente coincidono con gli spostamenti nel sistema tridimensionale nel quale
raccontiamo la geometria. Pensa se avesse lasta inclinata rispetto al terreno: avrebbe gdl su
un piano inclinato e non coinciderebbe con i 3gdl del sistema a terra.
Se usassimo gli auto vettori dell oscillatore: avremmo modi di vibrare assiale e lungo due
direzioni ortogonali. Passiamo dal sistema di riferimento delle tre componenti dell unico
nodo che abbiamo al sistema di riferimento dei tre auto vettori corrispondenti. Se la pensiamo
non ad una struttura ad un gdl ma N gdl, il sistema di riferimento degli spostamenti nodali
per i 6 gdl per ciascun nodo (se non ho fatto condensazione, ipotesi di diaframma).
Avr un sistema di riferimento pari a 6* numero dei nodi: Con degli scalari descrivo cos
qualsiasi deformazione della struttura, perch avrei per ogni nodo 6 componenti di
spostamento e uno scalare con cui esprimo la componente di spostamento su ciascun asse (da
uno a 6 assi per ogni nodo). 6N
A questa situazione corrisponde a 6 N auto vettori. Posso passare a questo sistema di
riferimento rappresentato dai 6N autovettori. Premoltiplico e postmoltiplico per

Matrice esprime la forma degli auto vettori: in che rapporto stanno tra loro i gdl della
struttura rispetto a quel autovettore? Come esprimo nel sistema dei gdl tutti gli auto vettori,
perch scrivere la forma vuol dire scrivere come sono fatti gli auto vettori nel sistema di
riferimento dei gdl. Forma= come passo dal sistema dei gdl struttura agli auto vettori.
Come se considerassi i gdl di ciascun nodo e li faccio diventare assi di riferimento per ciascun
nodo. Cos la deformata della struttura la posso definire con scalari
Come per gli assi cartesiani: definiamo la direzione dei tre assi ed esprimiamo il vettore di
spostamento tramite scalari. Cosi per la struttura con 6n assi avr 6n numeri che esprimono
in termini scalari una direzione precisa. Con cui metto da parte vettori.

SISTEMA DI RIFERIMENTO RAPPRESENTATO DA TUTTI I GRADI DI LIBERTA DI TUTTI


NODI. OGNUNO DI QUEI GDL E UN ASSE.

1) La componente rispetto a ciascun asse, messe in fila, mi dice lo spostamento. 6 n


componenti sono pari a 6 n auto vettori= una forma precisa nello spazio 6n; i mi dice la
deformata precisa. Racconta le 6n componenti che l autovettore ha nel sistema di riferimento
rappresentato da 6n gdl della mia struttura. Lautovettore definito a meno di una grandezza
qi(t) che l ampiezza di una delle componenti e varia nel tempo. Definita questa, ho la forma
completa di ciascun autovettore e l ampiezza di ciascuna componente.
2) cambio di riferimento: da 6n gdl a 6n auto vettori. Il vantaggio che mentre i 6n gdl non
sono assi ortogonali tra loro, gli auotovettori sono assi ortogonali tra loro per cui se mi sposto
secondo un asse tutti gli altri spostamenti secondo gli altri assi sono zero. Vantaggio di un
sistema di riferimento ad assi ortogonali che ha 6n componenti anzich 3 componenti. Spazio
a 6n dimensioni. Se mi sposto lungo un autovettore, sono ortogonale lungo gli altri: fa lavoro
nullo. Lo vediamo da 6n componenti di spostamento a 6n auto vettori.

VANTAGGI: il prodotto T * M
Sostituisco u(t). Li racconto ancora
nel sistema di riferimento degli u.
Siccome unequazione di equilibrio,
questa deve essere valida per qualsiasi
deformata, qualsiasi sistema di
spostamenti che applico alla struttura.
Applico il principio dei lavori virtuali:
deformata virtuale impongo poi che il
lavoro del primo membro sia uguale al lavoro del secondo membro.
Spostamento virtuale lo esprimo come : q(t) . Siccome devo moltiplicare queste forze per
lo spostamento virtuale, cio fare un prodotto scalare, traspongo il vettore e moltiplico tutti i
termini per questo vettore trasposto. Per cui scrivo come spostamento virtuale: T q(t)T
E pre-moltiplico primo e secondo membro di questa equazione per questo termine.

Ma lo spostamento deve essere virtuale: relazione che deve valore per qualsiasi spostamento.
Per cui posso eliminare q(t)T perch deve essere qualsiasi( lampiezza!), per cui avr da pre-
moltiplicare solo per T :

1 VANTAGGIO DI ESSERE PASSATA AD UN SISTEMA DI RIFERIMENTO ORTOGONALE: LA


DIAGONALIZZAZIONE

il prodotto finale T * M da componenti solo nella diagonale principale, perch tutti gli
altri termini fuori dalla diagonale principale avranno: i j =0 perch gi auto vettori sono
ortogonali. Per cui mi scompaiono tutti gli altri termini che non sono sulla diagonale
principale. Perch da un sistema ad n equazioni ad n incognite, passo ad n equazioni distinte
ad una incognita. Posso quindi risolvere in maniera pi semplice. Ogni equazione pu essere
risolta per conto suo, e ha una sola incognita: EQUAZIONI DISACCOPIATE.

A destra vedi cosa rimane essendo


i j =0
Massa associata al modo j-esimo,
cos la rigidezza e la viscosit. La
novit la PARTECIPAZIONE
MODALE DEL MODO J-ESIMO.
Il primo membro: quello che
scrivev