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PROGETTO DI TRAVI IN

CEMENTO ARMATO
PRECOMPRESSO

Fabrizio Paolacci
Università degli Studi di Roma Tre
Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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PREFAZIONE

Questo scritto raccoglie parte del materiale utilizzato nel corso di


Tecnica delle Costruzioni da me tenuto dal 2004 al 2008 presso
l’Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Ingegneria, in particolare,
le lezioni sul cemento armato precompresso.
Alcuni argomenti vengono ripresi e approfonditi mentre altri sono
stati inseriti ex-novo, come ad esempio il dimensionamento di travi in
cemento armato precompresso, la verifica di sezioni composte c.a–c.a.p.,
il progetto dei dettagli costruttivi e la diffusione delle forze di
precompressione.
Le esercitazioni svolte durante gli anni, sono un utile strumento
didattico, che ho adoperato con molta convinzione e che ho utilizzato
anche nel presente testo. Gli argomenti sono corredati da molti esercizi
svolti, che dovrebbero mettere in grado lo studente di utilizzare gli
strumenti di calcolo forniti durante le lezioni in maniera più proficua.
Ogni scritto presuppone uno sforzo notevole che deve coinvolgere in
primis il docente ma anche gli studenti, che con il loro apporto e continua
interazione contribuiscono ad una migliore definizione degli argomenti
trattati.
Questi appunti costituisco il testo di riferimento del corso di Cemento
Armato Precompresso tenuto attualmente dal sottoscritto nel corso di
Laurea di Ingegneria Civile per la Protezione del Territorio dai Rischi
Naturali dell’Università degli Studi Roma Tre, ma spero possano essere
utili a quanti vorranno farne buon uso.

Roma, 30 Settembre 2018

Prof. Fabrizio Paolacci

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Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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INDICE

1. INTRODUZIONE

2. CONCETTI BASE
2.1. Definizione di stato di coazione e di presollecitazione
2.2. Lo stato di presollecitazione nel c.a.p.
2.3. Vantaggi e svantaggi della precompressione

3. METODI DI APPLICAZIONE DELLA


PRECOMPRESSIONE
3.1. Precompressione interna
3.1.1. Precompressione a fili aderenti
3.1.2. Precompressione a cavi post-tesi
3.1.3. Precompressione nelle strutture composte c.a.-c.a.p.
3.2. Precompressione esterna
3.3. Precompressione mista e interna non aderente.

4. I MATERIALI
4.1. Il calcestruzzo
4.1.1. Resistenza e deformabilità
4.1.2. I modelli di calcolo
4.1.3. Tensioni massime iniziali e di esercizio
4.1.4. La viscosità
4.1.5. Il ritiro
4.2. L’acciaio da cemento armato precompresso
4.2.1. Resistenza e deformabilità
4.2.2. I modelli di calcolo

4
4.2.3. Tensioni massime in condizioni iniziali e in
esercizio
4.2.4. Il rilassamento

5. STATICA DELLE SEZIONI IN C.A.P.


5.1. Il calcolo elastico di una trave in c.a.p. inflessa in
presenza di precompressione totale o limitata
5.1.1. Richiami di geometria delle aree
5.1.2. Il calcolo delle tensioni
5.1.2.1. Il calcolo delle tensioni nel calcestruzzo in
condizioni iniziali
5.1.2.2. Calcolo delle tensioni nel calcestruzzo a
lungo termine
5.1.2.3. Calcolo delle tensioni nell’acciaio
5.1.3. Le perdite e le cadute di tensione
5.1.3.1. Cadute di tensione nel calcestruzzo: la
viscosità
5.1.3.2. Cadute di tensione nel calcestruzzo: il
ritiro
5.1.3.3. Cadute di tensione nell’acciaio: effetto
combinato
5.1.3.4. Perdite di tensione istantanee nell’acciaio
5.1.3.4.1. Travi a cavi post-tesi: perdite per
attrito
5.1.3.4.2. Travi a fili pre-tesi: perdite per
deformazione elastica del
calcestruzzo
5.1.3.4.3. Rientro degli ancoraggi
5.1.3.4.4. Rientro dei cunei degli ancoraggi
5.2. Il calcolo allo stato limite ultimo di una trave in c.a.p.
inflessa
5.3. Il calcolo in fase elastica delle sezioni composte c.a. –
c.a.p.
5.3.1. Verifiche tensionali
5.3.1.1. Caso di trave non puntellata
5.3.1.2. Caso di trave puntellata

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Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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5.3.2. Calcolo del sistema di connessione trave-soletta


5.3.3. L’influenza del ritiro
5.3.4. L’influenza della viscosità

6. IL PROGETTO DI TRAVI IN C.A.P. ISOSTATICHE


6.1. Il predimensionamento della sezione
6.2. Considerazioni sulla scelta della sezione: il rendimento
geometrico
6.3. Determinazione dello sforzo di precompressione
6.3.1. Precompressione totale
6.3.2. Precompressione limitata
6.3.3. Procedura di progetto
6.4. Il tracciato dei cavi
6.4.1. Il cavo risultante
6.4.2. Il fuso del cavo risultante
6.4.3. Il fuso di Guyon
6.4.4. Il fuso di Guyon per travi a fili aderenti
6.4.5. Considerazioni sulla forma del fuso di Guyon
6.5. Il progetto a taglio di travi precompresse

7. IL PROGETTO DI TRAVI IN C.A.P. IPERSTATICHE


7.1. Il sistema equivalente alla precompressione
7.2. Il calcolo delle reazioni iperstatiche dovute alla
precompressione
7.3. La linea delle pressioni e il progetto dell’andamento del
cavo
7.4. Il cavo concordante

8. LA DIFFUSIONE DELLE FORZE DI


PRECOMPRESSIONE
8.1. Definizione e identificazione delle zone di discontinuità
8.2. I modelli strut-and-tie (SAT)
8.2.1. Principi del metodo
8.2.1.1. Metodo degli Elementi finiti
8.2.1.2. Metodo dei percorsi di carico
8.2.2. Regole per la costruzione dei modelli SAT

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8.3. Il caso di forze concentrate (precompressione)
8.3.1. La diffusione delle forze concentrate nel c.a.p.
8.3.2. Definizione di modelli SAT
8.3.2.1. Soluzione col metodo dei percorsi di
carico
8.3.2.2. Soluzione con il metodo degli E.F.
8.4. Esempi

APPENDICE A
Programma Matlab per il progetto di travi in CAP

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1
INTRODUZIONE

Il calcestruzzo è un materiale particolarmente resistente a compressione,


ma molto debole a trazione; la sua resistenza a trazione varia tra l’8 e il
14% della sua corrispondente resistenza a compressione. A causa di
questa bassa capacità sono possibili fessurazioni fin dalle prime fasi di
carico.
Per ridurre questo fenomeno si può tentare di applicare una forza di
compressione centrata o eccentrica in grado di diminuire lo stato
tensionale di trazione nelle zone di maggior cimento, o addirittura di
annullarlo del tutto.
In tali condizioni, le sezioni si comportano elasticamente, premettendo
così di sfruttare per intero le loro caratteristiche di deformabilità e
resistenza. Infatti, tutte le sezioni in cemento armato ordinario si
fessurano rapidamente arrivando in fase II (fase a comportamento
elastico dei materiali con completa fessurazione del calcestruzzo) dove il
calcestruzzo teso diventa un elemento passivo presente solamente in
come peso.
La tecnica con cui si applicano queste forze esterne va sotto il nome di
precompressione e consiste, mediante opportune tecniche, di imporre uno
stato di coazione (sistema di forze a risultante nulla) che sia in grado di
modificare favorevolmente lo stato tensionale della struttura.
Le forze di precompressione vengono generalmente applicate in fasi
diverse, prima dei carichi, anche se non mancano fasi in cui vengono
applicate contemporaneamente (ad esempio il peso proprio della
struttura).
La scelta del tipo di precompressione dipende essenzialmente dal tipo di
sistema costruttivo utilizzato. Molto spesso la precompressione è
applicata lungo l’asse degli elementi da precomprimere. In tal caso si
parla di precompressione lineare, tipica di elementi trave, dove l’azione è
quella di contrastare le sollecitazioni flessionali e taglianti.
Un possibile alternativa è rappresentata dalla precompressione circolare,
tipica di strutture di contenimento come silos e serbatoi dove l’azione
esterna prevalente è rappresentata dalla pressione del liquido interno.

Figura 1.1 – Tipi di precompressione

Queste due tipologie di precompressione sono illustrate schematicamente


in Figura 1.1.
Ad esempio nella figura 1.1a c’è il caso limite di trave a conci separati
(resistenza a trazione nulla) che vengono resi solidali attraverso l’uso di
cavi di precompressione. Il cavo può essere progettato in maniera tale da
ottenere sotto l’azione dei carichi esterni uno stato tensionale triangolare
nella sezione di mezzeria (C) e uno trapezoidale nelle altre sezione (A,
B).
La pressione radiale in serbatoi per liquido può essere efficacemente
contrastata mediante l’applicazione di una precompressione che induca
nel materiale uno stato tensionale preesistente in grado di ridurre quello


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derivante dal liquido interno (Fig. 1.1b). Anche in questo caso la
precompressione può essere applicata con cavi che assumono forma
circolare e vengono tesi per generare uno stato di pressione equivalente
diretto verso l’interno del serbatoio. (Fig, 1.1c).
E’ chiaro quindi che le potenzialità nell’uso della precompressione sono
notevoli, per tutta una serie di aspetti che saranno analizzati nei capitoli
successivi. Ma appare evidente che la versatilità nell’uso del cemento
armato precompresso presenta almeno due aspetti importanti che lo
rendono certamente superiore rispetto al cemento normale: la possibilità,
di modulare resistenza e deformabilità dell’elemento precompresso
dosando opportunamente il grado di precompressione.
Ad esempio, la precompressione potrebbe essere utilizzata per aumentare
la rigidezza laterale di elementi o la capacità di ricentraggio degli stessi
nel casi di forti azioni laterali come il sisma (Fig. 1.2).

Figura 1.2 – Uso della precompressione: ri-centraggio di pile la


ponte

Un uso più comune della precompressione è quello di aumentare la


capacità portante di elementi e quindi di poter superare luci maggiori
rispetto a quelle normalmente raggiungibili utilizzando travi in c.a.
ordinario. Ad esempio, l’uso delle travi precompresse nella realizzazione
di ponti è estremamente frequente (Fig. 1.3). Luci elevate possono essere
agevolmente superate con l’uso di travi di altezza contenuta, ma la cui
resistenza e deformabilità risultano pienamente compatibili con le


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condizioni di esercizio e di collasso, condizioni altrimenti impossibili da
rispettare utilizzando travi in c.a. ordinario, a meno di accettare
condizioni di antieconomicità dell’opera.

Figura 1.3 – Uso dei cavi di Figura 1.4 – Uso di cavi di


precompressione per precompressione per ponti a
precompressione interna conci

Il cemento armato precompresso nasce assieme al cemento armato


ordinario. L’idea è quella di superare i problemi legati alla limitata
resistenza a trazione del calcestruzzo che rende l’uso del c.a. ordinario
circoscritto a costruzioni con luci contenute.
Nel 1872 P.H. Jackson brevetto il sistema di precompressione illustrato il
Figura 1.1a per l’unione di blocchi separati e la realizzazione di archi
altamente resistenti ad azioni flessionali. Tale tecnica prenderà piede
molti anni più tardi diventando una delle tecniche più diffuse nella
costruzione di ponti a conci (Fig. 1.4). Negli stessi anni in Germania
C.W. Dohering ottenne il brevetto per la precompressione di piastre in
c.a. Queste idee non ebbero però il successo sperato a causa delle
deformazioni differite nel tempo del calcestruzzo non considerate
opportunamente e che vanificarono l’azione della precompressione.
Soltanto nei primi anni 1920 ci fu in America un risveglio della ricerca su
tale tema, con lo studio della viscosità e del ritiro del calcestruzzo.
In Europa il cemento armato precompresso fu ampiamente sviluppato a
partire dal 1920 da Eugene Fressynet che oltre che a essere un eccelso
progettista di opere in c.a.p., brevetto anche un famoso sistema di
precompressione interno che prende il suo nome e che si trova tuttora in
commercio (per dettagli vedi capitolo 3).


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Durante la seconda guerra mondiale G. Magnel a Ghent in Belgio e Y.
Guyon a Parigi svilupparono ampiamente il concetto di precompressione
di elementi in calcestruzzo mettendo in pratica i risultati delle loro
ricerche per la costruzione di numerosi ponti nel Nord-Ovest dell’Europa
e nell’Europa centrale.
Contemporaneamente tra il 1930 e il 1960 P.W. Abeles in Inghilterra
sviluppo il concetto di precompressione parziale. Intorno agli anni 70 la
ricerca sulla precompressione subì una forte accelerazione grazie
all’opera ricercatori come F. Leonhardt in Germania, V. Michailov in
Russia e T.Y. Lin negli USA.
Il secolo che stiamo vivendo è il secolo delle applicazioni del c.a.p., che
vedono un ampio sviluppo nel campo degli edifici civili e industriali
(edifici prefabbricati, Fig. 1.5), per le strutture sotterranee e per
applicazioni di natura geotecnica (Fig. 1.6).

Figura 1.5 – Elementi prefabbricati Figura 1.6 – Paratie in c.a. con


in c.a.p tiranti in acciaio armonico

Alla luce di quanto su esposto, nei prossimi capitoli si affronteranno in


maniera approfondita i temi più rilevanti riguardanti la tecnica del
cemento armato precompresso. Dato che l’obiettivo di questo scritto è di
fornire informazioni di base sul tema, il testo tratta soltanto il progetto e
la verifica di travi in c.a., lasciando altri tipi di elementi strutturali
(serbatoi, piastre, etc..) a testi specializzati. Dopo una breve introduzione
dei concetti base, presentati nel capitolo 2, nel capitolo 3 vengono
analizzate le più diffuse tecniche di precompressione (precompressione
interna, esterna, mista). Il capitolo 4 è invece dedicato ai materiali che
compongo una trave in c.a.p. (calcestruzzo e acciaio) con lo studio del
loro comportamento a breve e lungo termine. Il capitolo 5 illustra i


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concetti legati alla statica delle sezioni in c.a.p., fornendo un quadro
organico delle procedure di verifica tensionale in esercizio (SLE) e del
calcolo della resistenza flessionale e a taglio (SLU) di travi semplici e
composte in c.a.p. Il capitolo 6 è invece dedicato al progetto di travi
isostatiche in c.a.p. nel quale vengono illustrati i concetti generali di
progettazione e vengono suggerite le procedure di progetto più
appropriate. Le strutture in c.a.p. iperstatiche vengono introdotte nel
capitolo 7 dove concetti come il sistema equivalente alla
precompressione e il cavo concordante vengono utilizzati per la verifica e
il progetto di travi in c.a.p. iprestatiche. Infine, nel capitolo 8 viene
studiato il problema della diffusione locale delle forze di
precompressione e vengono fornite le tecniche per il progetto degli
ancoraggi in travi di c.a.p.


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CONCETTI BASE

2.1. Definizione di stato di coazione e di


presollecitazione
Uno stato di coazione è per definizione uno stato di
sollecitazione interno al quale non corrisponde alcun sistema di
forze esterno. Molteplici sono gli esempi che vedono coinvolti
stati di coazione [Belluzzi, 1940].
Si pensi alla realizzazione di una botte. Per tenere unite le
doghe di legno si utilizzano cerchiature di acciaio preriscaldato le
quali vengono inserite a forza subito dopo il riscaldamento.
Durante il raffreddamento i cerchi d’acciaio tendono ovviamente
ad accorciarsi ma ciò è impedito dalla presenza delle doghe.
Nascono allora forze di trazione nei cerchi e, conseguentemente,
di compressione nelle doghe, che premettono di rendere le doghe
perfettamente aderenti tra loro. Una volta riempita la botte di
liquido la pressione interna aumenta lo stato di trazione nei cerchi
d’acciaio e conseguentemente diminuisce lo stato di compressione
nelle doghe, ma la presenza della precompressione impedisce
comunque la fuoriuscita di liquido. In questo esempio lo stato di
coazione è dovuto sia alla variazione di temperatura che
all’imposizione di forze di pre-trazione negli anelli rendendoli
forzatamente aderenti alle doghe.
Figura 2.1

Un altro tipico esempio è quello di una trave incastrata ai due


estremi di lunghezza L soggetta ad una variazione di temperatura
uniforme DT. Immaginiamo la trave non vincolata agli estremi. In
tali condizioni, la variazione di temperatura produrrebbe una
variazione di lunghezza proporzionale alla variazione di
temperatura stessa secondo la relazione seguente:

DL = a DT L

dove a è il coefficiente di dilatazione termica della trave.


d

DT<0
Trave deformata

Figura 2.2

Poiché la trave è in realtà incastrata agli estremi, la


deformazione è impedita, con la conseguente nascita di forze
interne. Queste ultime possono essere facilmente determinate
immaginando prima di lasciare la trave libera di deformarsi e poi
di ripristinare la congruenza, riportando la trave nella posizione
originale. Quest’ultima operazione comporta l’applicazione di una


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forza normale N che annulla completamente l’allungamento DL
dovuto alla variazione di temperatura.

DN = EA/L ´ a DT L = EA a DT Þ Ds = N/A = a E DT

Nasce così nell’elemento una tensione Ds della quale occorre


tenere conto, ad esempio, nella fase di verifica dell’elemento
considerato.

Esempio 2.1. Calcolare la tensione che nasce in una trave


d’acciaio sottoposta ad una variazione di temperatura uniforme di
+10°C. Il coefficiente di dilatazione termica dell’acciaio è come
noto a=1.2×10-5 1/°C. A seguito dell’applicazione di una
variazione di temperatura DT nasce uno stato di coazione interno
al quale è associata una variazione di tensione Ds=a E DT.
Essendo in questo esempio DT=+10°C e il modulo elastico della
trave in acciaio pari a 210000 MPa si ha

Ds=a E DT = 1.2×10-5 ´ 210000 ´ 10 =25.2 MPa

Il fenomeno del ritiro, come noto, provoca nel calcestruzzo uno


stato di coazione in grado di fessurare il calcestruzzo stesso. Esso
si manifesta nelle strutture in cemento armato come contrazione
volumetrica, che, ove fosse impedita, produrrebbe uno stato di
coazione simile a una diminuzione di temperatura, con
conseguente nascita di tensioni di trazione nel materiale e
fessurazione.
Un anello di ferro, dal quale viene asportato un pezzo per poi
essere successivamente saldato, è sede di uno stato di coazione
introdotto dalle forze necessarie per il ripristino della continuità
strutturale (vedi Figura 2.3).


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Figura 2.3

Un altro esempio di stato di coazione è legato al fenomeno


della viscosità in travi a schema statico variato che induce uno
stato di coazione variabile nel tempo. Si pensi ad esempio a una
trave doppiamente incastrata inizialmente formata da due mensole
separata in mezzeria (Fig. 2.4).

Figura 2.4

Fino al tempo t1 le due mensole si deformeranno


indipendentemente con angolo di rotazione di estremità aq(t) che
varia nel tempo per effetto della viscosità, mentre le sollecitazioni
rimangono invariate. Dopo la realizzazione del vincolo di
continuità la trave assume lo schema di trave doppiamente


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incastrata e le rotazioni libere Da(t) che si avrebbero a partire da t1
sono impedite. A seguito di questa rotazione impedita nasce una
reazione iperstatica C(t) (coppia interna del vincolo di continuità),
la quale provocando sollecitazioni aggiuntive si manifesta come
uno stato di coazione interno capace di generare una
ridistribuzione delle sollecitazioni interne variabile nel tempo.

2.2. Lo stato di presollecitazione nel c.a.p.

Dagli esempi precedenti emerge il fatto che lo stato di coazione


si manifesta generalmente come uno stato di presollecitazione, che
se opportunamente progettato potrebbe essere utilizzato a favore
della struttura al quale è applicato come nel caso della botte (Fig.
2.1). Per le strutture in cemento armato si potrebbe, in modo
analogo, applicare uno stato di precompressione in grado di
conferire al calcestruzzo una “apparente” aumenton di resistenza a
trazione. Strutture in calcestruzzo armato così ideate sono
denominate strutture in cemento armato precompresso (c.a.p.)
nelle quali lo stato di coazione viene impresso mediante cavi
d’acciaio con elevate caratteristiche meccaniche (acciai armonici).
Per introdurre le strutture in c.a.p. si può far riferimento al
semplice caso di un tirante in calcestruzzo.

(-) (+) (+)


T

(a) (b) (c)


Figura 2.5

Esso è costituito da un elemento in calcestruzzo dotato di


armatura di precompressione tesa fino a raggiugere una forza di


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presollecitazione pari a N. Quest’ultima genera una distribuzione
uniforme di tensioni (Figura 2.5a).
In fase di esercizio, a causa delle azioni esterne, il calcestruzzo
subisce una forza di trazione T corrispondente alla distribuzione di
tensioni indicata in Figura 2.5b, anch’essa costante, ma di
trazione. A causa della forza di precompressione N la tensione
massima di trazione diminuisce, (Figura 2.5c), generando nel
calcestruzzo un apparente incremento di resistenza a trazione.
Nel caso più generale il cavo avrà un andamento
opportunamente curvilineo (nel senso che sarà illustrato
successivamente).
Il cavo posto con una certa eccentricità e rispetto all’asse
baricentrico della trave, nello stato iniziale di sola
precompressione provocherà, nella sezione di mezzeria, lo stato
tensionale indicato in Figura 2.6 (a), dove sono presenti prevalenti
compressioni, con un’eventuale piccola componente di trazione al
lembo superiore.

N/A

Figura 2.6

All’applicazione dei carichi esterni, come ad esempio il peso


proprio della trave, si aggiungerà al diagramma di Fig. 2.6(a) il
diagramma di Figura 2.6 (b), il cui asse neutro coincide con l’asse
baricentrico della trave, essendo la sollecitazione di flessione pura.
Dosando opportunamente il livello di precompressione, il
diagramma finale di Figura 2.6 (a+b) potrebbe anche risultare di
sola compressione. La tensione nel baricentro della trave
rappresenta il valor medio della tensione dato dal rapporto tra lo
sforzo di precompressione N e l’area della sezione ideale A.


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Osservazione: In presenza di precompressione, la generica
tensione di trazione s si potrà esprimere come somma della
tensione di trazione in assenza di precompressione e della tensione
di compressione dovuta allo stato di presollecitazione s0. Tale
somma deve risultare, ai fini della sicurezza, inferiore ad una
determinata tensione ammissibile sadm (vedi equazione 1 di figura
2.7). Tale condizione può essere analiticamente espressa come
indicato nell’equazione (2) di figura 2.7, dove il termine
aggiuntivo s0 può essere interpretato come una sorta di resistenza
aggiuntiva a trazione (Cestelli Guidi, 1987)
Un’interpretazione geometrica di quanto detto è indicata in
Figura 2.7, dove nel piano di Mohr è riportata la curva intrinseca,
che rappresenta l’inviluppo dei cerchi di Mohr a rottura del
calcestruzzo. In base all’equazione (2) tutto va come se ci si
riferisse ad nuovo sistema di assi cartesiano in cui l’asse delle
ordinate sia spostato a destra della quantità s0.

Figura 2.7

Naturalmente, nel caso in cui la presollecitazione inducesse


nella sezione solamente tensioni di compressione, il calcolo allo
stato limite di esercizio diventerebbe molto semplice poiché i
metodi di calcolo da adottare sarebbero quelli classici della
scienza delle costruzioni, cioè con sezione considerate interamente
reagente.


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In particolare, varrebbe la sovrapposizione degli effetti, così
come è stato precedentemente illustrato per il caso del tirante e
della trave inflessa, dove gli effetti della precompressione e dei
carichi esterni si sommerebbero per ottenere lo stato di
sollecitazione finale. Poiché nel c.a.p. occorre effettuare le
verifiche in ogni fase della vita della struttura (dalla
precompressione alla messa in servizio), poter valutare
singolarmente ogni contributo agli sforzi interni facilita tali
operazioni.

Figura 2.8

Occorre però osservare che mentre la sovrapposizione degli


effetti è del tutto lecita, il principio di proporzionalità viene meno.
Dalla Figura 2.8 si evince che, mentre in assenza di
precompressione a tensione doppia corrisponde deformazione
doppia, nel caso in cui sia presente la precompressione ciò non è
più vero.
Questo è uno dei motivi per cui il metodo delle tensioni
ammissibili non può, in generale, essere considerato valido anche
ai fini della verifica a rottura, e per cui, per il calcolo del c.a.p è
più ragionevole adottare il metodo semi-probabilistico agli stati
limite che tratta lo stato limite di esercizio in maniera differente
dallo stato limite ultimo.


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2.3. Vantaggi e svantaggi della precompressione
Dalle considerazioni precedenti si deducono facilmente i
numerosi vantaggi che si hanno nell’applicazione della tecnica di
precompressione al cemento armato.

1) Disponendo i cavi in posizioni opportune si riesce ad


annullare o almeno a ridurre notevolmente gli effetti dei
carichi esterni (vedi figura 2.6).

2) Annullamento o riduzione delle tensioni di trazione nel


calcestruzzo. Questo fa si che, rispetto a travi in c.a
ordinario, tutto il materiale reagisca permettendo così, a
parità di carichi esterni, sensibili riduzioni di sezione.
Infatti, per il calcolo della resistenza di una trave in c.a. la
parte di calcestruzzo teso non viene in genere considerata,
ma rappresenta un elemento passivo capace di produrre
solamente sollecitazioni (proprio peso).

3) Gli sforzi di compressione vengono anch’essi notevolmente


ridotti per la presenza di una maggiore area resistente a
compressione.

4) Riduzione delle tensioni principali di trazione dovute al


taglio.
La figura 2.9 mostra lo stato di sollecitazione in un
elemento infinitesimo posto in corrispondenza del
baricentro di una trave soggetta a flessione e taglio. In
assenza di forze di precompressione la sollecitazione è
ovviamente di puro taglio essendo l’asse neutro passante
proprio per il baricentro della trave.


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Figura 2.9

Il cerchio di Morh corrispondente è quindi centrato


sull’origine degli assi (cerchio più chiaro). In presenza di
precompressione nell’elementino nasce anche una tensione
normale di compressione che sposta il cerchio di Morh
verso sinistra diminuendo così gli sforzi principali di
trazione.

5) Riduzione degli effetti del ritiro. La precompressione ha in


genere un effetto benefico su ritiro del calcestruzzo. Si
tenga presente però che il fenomeno del ritiro tende anche a
diminuire lo stato di precompressione contribuendo di
conseguenza a diminuire il livello di precompressione.

6) Maggiore affidabilità delle operazioni di collaudo. Un


elemento o una struttura in c.a.p. nelle varie fasi di
costruzione è sottoposto di fatto a severi collaudi che
garantiscono l’opportuna resistenza anche livelli di tensione
che normalmente non vengono mai più raggiunti in fase di
esercizio, ma tuttavia presenti nelle fasi intermedie (ad
esempio nella fase di applicazione delle forze di
precompressione).

Ai vantaggi si affiancano però almeno due significativi svantaggi:

1) Le costruzioni in c.a.p. devono essere realizzate con


materiali più resistenti e dunque più costosi.


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2) La tecnica della precompressione richiede un alto livello di
specializzazione delle imprese costruttrici e delle
maestranze. Si pensi alle operazioni di messa in trazione dei
cavi, operazione che richiede l’uso di martinetti idraulici, o
alle operazioni di ancoraggio dei cavi, che richiede l’uso di
particolari tecnologie, come illustrato nel capitolo 3.

Da quanto sopra esposto è ben evidente che nonostante ci siano


delle oggettive difficoltà nella realizzazione di travi in cemento
armato precompresso, i vantaggi, rispetto al caso di cemento
armato ordinario, superano di gran lunga gli svantaggi, e questo
spiega perché nelle strutture a grande luce, come ad esempio i
ponti, sia la tecnologia più diffusa.


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3
METODI DI
APPLICAZIONE DELLA
PRECOMPRESSIONE

L’evoluzione nella tecnica del c.a.p. ha portato a tre differenti


sistemi di precompressione:

• Precompressione interna
• Precompressione esterna
• Precompressione mista

Esse si distinguono per le modalità con le quali viene applicata la


precompressione e più in particolare per le modalità con cui
vengono posti in opera i cavi di precompressione. Nei paragrafi
seguenti esse saranno esaminate singolarmente sia dal punto di
vista tecnologico che metodologico.

3.1. Precompressione interna

E’ la tecnica maggiormente utilizzata, che prevede l’applicazione


della precompressione con cavi interni ossia con cavi immersi nel
getto di cls. A seconda che il cavo sia teso prima o dopo
l’indurimento del getto di cls si parla di:


25

a) precompressione ad armatura pretesa o a fili aderenti
b) precompressione a cavi post-tesi

La precompressione interna può essere a sua volta suddivisa in


precompressione totale, limitata e parziale (Figura 5.1). La prima
prevede che il calcestruzzo rimanga sempre compresso, la seconda
che, anche in presenza di tensioni di trazione, la tensione rimanga
entro i limiti ammissibili di trazione. La terza modalità di
applicazione della precompressione prevede che nella struttura
possono insorgere lesioni nel calcestruzzo a causa del
superamento della resistenza a trazione nello stesso (Giangreco,
1992).

TOTALE LIMITATA PARZIALE

Figura 5.1 – Precompressione totale, limitata e parziale

3.1.1. Precompressione a fili aderenti

Tale tecnica consiste nel disporre i cavi d’acciaio (generalmente


fili f 4,6) con i quali realizzare la precompressione nella posizione
desiderata e tesarli con due martinetti idraulici (o al limite con uno
soltanto da un solo estremo del cavo) vincolati a due blocchi di
ancoraggio solidali con il terreno (Figura 5.2a). Raggiunto lo
sforzo normale di progetto, esso viene mantenuto costante il tempo
necessario per effettuare il getto di calcestruzzo e attendere un
sufficiente indurimento. Passato qualche giorno dall’inizio della
presa e raggiunte così le opportune caratteristiche di resistenza del
calestruzzo, i fili vengono tagliati in corrispondenza delle sezioni
terminali dell’elemento. I fili non più tesi tenderanno ad


26

accorciarsi, fenomeno al quale si oppone il calcestruzzo che di
conseguenza risulta essere luogo di uno stato di uno coazione
(precompressione).

(a)

(b)

(c)
Figura 5.2 – Metodo di pretensione di travi in c.a.p. a fili pretesi
[Nawy, 1999]


27

Lo scambio di forze tra acciaio e calcestruzzo avviene per
aderenza. Il metodo appena illustrato è ampiamente utilizzato per
la produzione industriale di elementi prefabbricati in c.a.p.
Generalmente i cavi sono posti in opera in configurazione
rettilinea orizzontale, anche se sono possibili configurazioni con
cavi ad andamento variabile. Ad esempio in Figura 5.2.b è
illustrato lo schema di un banco di prefabbricazione per travi in
c.a.p. a fili prestesi con cavi ad andamento variabile, realizzato
mediante deviatori metallici. In Figura 5.2.c è illustrata
un’immagine dello stesso.

3.1.2. Precompressione a cavi post-tesi

Tale tecnica consiste nel predisporre prima del getto di


calcestruzzo guaine di piccolo spessore nelle posizioni prestabilite
in sede di progetto. A getto avvenuto e al raggiungimento delle
opportune caratteristiche meccaniche del calcestruzzo vengono
inseriti dei cavi d’acciaio armonico (generalmente trecce o trefoli)
messi successivamente in tensione da martinetti idraulici a
contrasto con l’elemento di calcestruzzo (Figura 5.3).
Raggiunto il livello di tensione desiderato, che corrisponde
evidentemente allo stato di precompressione di progetto, si inietta
prima della malta di cemento nelle guaine, per proteggere le
armature dalla corrosione, e poi si tolgono i martinetti dopo aver
bloccato in maniera opportuna le estremità del cavo alle testate
della trave. L’efficacia del metodo dipende evidentemente
dall’efficacia degli ancoraggi terminali.

Di sistemi di ancoraggio ne esistono in commercio molti ma


sostanzialmente tutti derivati da tre tipologie di base:

Ancoraggio a cuneo (Freyssinet)

Sono realizzati mediante una testata forata nella quale passano i


cavi di precompressione che vengono poi fissati alla stessa


28

mediante un sistema di cunei che permettono il bloccaggio dei
cavi. In figura 5.4 è illustrata un esempio di ancoraggio a cuneo
con uno schema di funzionamento del cuneo di bloccaggio.

Martinetto

Martinetto
idraulico

Figura 5.3 – Post-tensione dei cavi da precompressione mediante


martinetti idraulici

Figura 5.4 – Ancoraggio a cuneo (Cestelli, 1987)


29

Il cavo una volta teso e poi rilasciato tende ad accorciarsi. Tale
deformazione è impedita dal rientro del cuneo sospinto verso l’interno
dal cavo stesso.

Ancoraggio a testa cilindrica

Questa tipologia di ancoraggio è realizzata da una testata cilindrica


che si inserisce all’interno di un foro. Essa contiene una serie di
fori nei quali far passare i cavi che vengono poi bloccati sulla
testata stessa. La testata cilindrica viene poi tesata e il
corrispondente allungamento dei cavi compensato mediante una
ghiera mettalica. La figura 5.5 ne mostra un esempio.

Figura 5.5 – Ancoraggio a testa cilindrica (Cestelli, 1987)

Ancoraggi Dywidag

Sono utilizzati per barre da precompresso e sono costituiti da una


piastra d’acciaio forata alla quale è ancorata la barra mediante una
rondella conica avviata alla barra stessa. La figura seguente mostra
il sistema di ancoraggio.

Figura 5.6 – Ancoraggio a testa cilindrica (Cestelli, 1987)


30

3.1.3. Precompressione nelle strutture composte.

Nelle costruzioni di tipo civile o industriale vengono spesso


utilizzate strutture composte da parti di calcestruzzo armato
ordinario e parti di cemento armato precompresso. E’ questo il
caso di solai latero-cementizi realizzati con travetti precompressi o
degli impalcati da ponte realizzati con travi principali di cemento
armato precompresso unite tra loro mediante una soletta in
calcestruzzo armato normale.

Figura 5.7 – solaio misto con Figura 5.8 – Impalcato di un ponte


travetti precompressi con travi precompresse e soletta
[www.solaioinlaterizio.it] in c.a. normale

Tali strutture hanno un comportamento intermedio tra le strutture


in c.a. ordinario e le strutture con precompressione totale. Spesso
tali strutture vengono confuse con le strutture parzialmente
precompresse che hanno peculiarità differenti e per le quali si
rimanda a testi specializzati [Radogna, 1995].
Uno dei vantaggi nell’uso della precompressione mista sta nel
fatto che la presenza di parti limitate da precomprimere si traduce
in un importante risparmio nella quantità d’acciaio armonico.
Inoltre, la possibilità di scorporare le parti precompresse da quelle
non precompresse permette di realizzare le parti precompresse in
fabbrica e di porle in opera più facilmente, con tutti i vantaggi
delle strutture prefabbricate (ridotte casserature, velocità di
realizzazione, etc..).


31

Nei ponti l’uso della precompressione mista porta a un ulteriore
importante vantaggio. Infatti, in queste strutture la condizione di
carico prevalente è costituita dalla precompressione e dal peso
dell’impalcato. In tal caso è possibile che siano presenti
controfrecce importanti incrementate nel tempo dai fenomeni della
viscosità. Ciò obbliga ad aumentare la frequenza delle operazioni
di manutenzione del manto stradale. La minore precompressione
presente nelle strutture miste ca-cap è in grado di ridurre tale
inconveniente.

3.2. PRECOMPRESSIONE ESTERNA

La precompressione applicata mediante un sistema di cavi esterni


alla sezione di calcestruzzo, e connessi ad essa solo in alcune
sezioni, è detta precompressione esterna. Essa viene adottata
principalmente per realizzare strutture nuove in cemento armato
precompresso, in acciaio (vedi Figura 5.9) oppure per rinforzare
ed irrigidire strutture esistenti (ad esempio gli impalcati da ponte,
vedi Figura 5.10).
Gli elementi principali utilizzati nella realizzazione della
precompressione esterna sono:

deviatori, presenti principalmente nel caso in cui il tracciato dei


cavi sia rappresentato da una linea spezzata. I deviatori sono dei
ringrossi della sezione trasversale in corrispondenza dei quali il
cavo viene deviato. In tali sezioni si realizza l’aderenza tra cavo e
calcestruzzo.

cavo da precompressione adottato come elemento teso e


generalmente eccentrico rispetto al baricentro della sezione. I
trefoli più usati sono costituiti da fili da 0.5”(13 mm) oppure da
0.6”(15 mm) a basso rilassamento. Essi scorrono all’interno di tubi
che possono essere in plastica (in generale polietilene ad alta
densità o polipropilene) o, in alternativa, in acciaio. Viene adottato
il carbone nero come stabilizzatore ultravioletto perché è un


32

materiale chimicamente inerte contro ogni prevedibile agente
corrosivo e presenta ottime caratteristiche di durabilità.

dispositivi meccanici di ancoraggio dei cavi, per esempio in


corrispondenza delle testate dei ponti realizzati con travi
precompresse, oppure per i ponti realizzati a conci in
corrispondenza delle sezioni terminali di questi ultimi;

sistema di protezione dei cavi. I tubi che avvolgono i cavi


rappresentano già un primo sistema di protezione; in più per un
cavo “non aderente esterno” viene iniettata nei tubi la ”boiacca” di
cemento Portland con proprietà alcaline; per un cavo “non
aderente interno”, lo spazio vuoto tra guaina e acciaio da
precompressione viene riempito con materiale lubrificante in
modo che il cavo possa muoversi longitudinalmente.

Figura 5.9 – Precompressione Figura 5.10 – Esempio di


esterna di una trave d’acciaio rinforzo mediante
[Nunziata, 1999] precompressione esterna

I vantaggi che si hanno nell’adottare questo tipo di tecnologia


rispetto alla precompressione tradizionale sono molteplici:

ü una migliore qualità del calcestruzzo gettato, legata al fatto che


i cavi sono esterni e quindi il getto avviene più facilmente e si


33

evita, in questo modo, la formazione di sacche d’aria o
imperfezioni; la migliore qualità del calcestruzzo gettato
permette, pertanto, di far affidamento sulla resistenza richiesta
dal progettista;
ü eventuale assottigliamento degli elementi strutturali laddove il
maggiore spessore non sia indispensabile per l’assorbimento
dei carichi esterni, a causa del fatto che non bisogna
considerare l’ingombro dei cavi all’interno del calcestruzzo;
ü tracciato dei cavi più semplice e pressoché rettilineo;
ü ispezionabilità dei cavi per la maggior parte del loro tracciato e,
di conseguenza, un maggior controllo del grado di corrosione
dei cavi stessi ed una più facile manutenzione dell’opera;
ü facilità nella sostituzione dei cavi deteriorati riuscendo a
mantenere in esercizio la struttura;
ü perdite per attrito ridotte perché l’aderenza cavo – calcestruzzo
è di tipo “puntuale” cioè si verifica in un numero ristretto di
sezioni ( deviatori ed ancoraggi).

Purtroppo gli svantaggi che la precompressione esterna presenta


sono altrettanto numerosi:

ü la facilità di accesso ai cavi può favorire azioni di sabotaggio,


danneggiamento o manomissione dei cavi stessi;
ü Nel caso che l’iniezione della “boiacca” che solidarizza i cavi
sia eseguita male si potrebbero creare dei difetti locali in
grado di indurre pericolosi fenomeni di corrosione e, di
conseguenza, di rottura dei trefoli. Quando questo avviene le
tensioni del trefolo rotto vengono trasferite localmente agli
altri trefoli e può accadere che la tensione superi lo
snervamento producendo una rottura a catena dei cavi di
precompressione.
ü i deviatori e le zone di ancoraggio devono essere
opportunamente progettati per sopportare notevoli forze
concentrate;


34

ü la rottura delle zone di ancoraggio, nel caso di cavi esterni,
comporta la totale perdita di precompressione legata alla
mancanza di aderenza tra cavo e calcestruzzo;
ü In condizioni di collasso, la capacità flessionale ultima degli
elementi strutturali con precompressione esterna può risultare
inferiore a quella di elementi precompressi con cavi aderenti;
Ciò è dovuto al fatto che i cavi non raggiungono mai lo
snervamento per evidenti ragioni di equilibrio.
ü E’ possibile che si verifichi una riduzione di eccentricità
legata all’esistenza di uno spostamento relativo tra cavo e
trave in calcestruzzo (il cavo rimane rettilineo tra le due
sezioni di ancoraggio mentre la deformata della trave non è
lineare); può essere necessario dover incrementare la
precompressione per compensare tale riduzione di
eccentricità.

Ciò deve indurre il progettista a un’attenta valutazione sull’utilizzo


della precompressione esterna in funzione delle condizioni di
utilizzo. Tale tecnica viene generalmente utilizzata in ponti a conci
prefabbricati. Un esempio è illustrato in figura 5.11 [Walther &
Miehlbradt, 1994].
Occorre tener presente che tale tecnica comporta la presenza di
cavi scorrevoli e dunque la perdita dell’ipotesi di perfetta aderenza
tra acciaio e calcestruzzo e dunque un livello di sicurezza nei
confronti della rottura inferiore rispetto al caso di cavi aderenti.
Per tale ragione molti studi svolti nel passato si sono concentrati
sulla valutazione della tensione a rottura dei cavi di
precompressione.


35

Figura 5.11 – Impalcato da ponte a conci prefabbricati con
precompressione esterna

Per la mancanza di aderenza, essa non può essere determinata


dell’incremento di tensione nel calcestruzzo, ma bensì bisogna
ricorrere ad un’analisi globale della deformabilità della struttura,
che metta correttamente in conto la congruenza tra l’allungamento
complessivo del cavo e quello della fibra di calcestruzzo a livello
del cavo. Per approfondimenti sull’argomento si consulti la
bibliografia specializzata [Naaman A.E., Alkhairi, 1991], [Bussi
F., Morano,1990], [Mattock et al, 1971], [Mojtahedi S.& Gamble,
1978].

3.3. PRECOMPRESSIONE MISTA E INTERNA


NON ADERENTE

La precompressione mista viene in genere realizzata con


precompressione interna a livello di soletta inferiore e superiore e
una precompressione esterna applicata a livello delle nervature
verticali che possono essere così progettate con spessori minori
essendo il getto meno difficoltoso. Esistono anche soluzioni con
cavi interni non iniettati (protetti in stabilimento) che hanno il
vantaggio di poter essere ri-tesati e/o sostituititi.


36

4
I MATERIALI

4.1. Il calcestruzzo

4.1.1. Resistenza e deformabilità


I calcestruzzi utilizzati per il cemento armato precompresso
presentano in genere caratteristiche di resistenza migliori rispetto a
quelli utilizzati per il cemento armato ordinario, sia perché
associati ad acciai di elevata resistenza, sia perché nella fase di
presollecitazione i livelli di tensione raggiungibili possono essere
estremamente elevati.

Figura 4.1. Curve tensione-deformazione del calcestruzzo


In Figura 4.1 sono illustrate le curve tensione-deformazione di
calcestruzzi con diversa classe di resistenza. Le classi più alte
corrispondono a livelli di resistenza maggiore le quali presentano
però minore capacità post-elastica.
La normativa tecnica italiana [NTC-08] prescrive le seguenti
classi di resistenza dalle quali si deduce che per elementi in
cemento armato precompresso deve essere utilizzata una classe di
resistenza minima C28/35, ossia un calcestruzzo con resistenza
cubica pari almeno a Rck=35 MPa.

Tabella 4.1 – classi di resistenza minime per manufatti in cls [NTC08]


Strutture di destinazione Classe di calcestruzzo
minima
Per strutture non armate o a bassa C8/10
percentuale di armatura
Per strutture semplicemente armate C16/20
Per strutture precompresse C28/35

Le classi di resistenza del calcestruzzo a 28 gg previste


dall’Eurocodice 2 [EC2], ma non del tutto recepite dall’attuale
normativa italiana [NTC08], sono indicate nella tabella seguente.

Tabella 4.2 – Classi di resistenza del cls secondo l’Eurocodice 2.


Classi di resistenza del calcestruzzo C Relazioni
30/37 35/45 40/50 45/55 50/60 55/67
fck (MPa) 30 35 40 45 50 55
Rck(MPa) 37 45 50 55 60 67
fcm (MPa) 38 43 48 53 58 63 fck+8(MPa)
fcm=0.30´fck(2/3)
< C/50/60
fctm (MPa) 2.9 3.2 3.5 3.8 4.1 4.2 fcm=2.12ln (1+fcm/10)
> C/50/60
Ecm=22´(fcm/10)0.3
Ecm (GPa) 32 34 35 36 37 38 (fcm in GPa)

Il simbolo fck indicato nella tabella rappresenta la resistenza


cilindrica caratteristica del calcestruzzo, ossia la resistenza che


38

corrisponde ad un frattile maggiorante del 5%, mentre fctk,0.05 e
fctk,0.95 rappresentano rispettivamente i frattili 5% e 95% della
resistenza a trazione caratteristica.

Figura 4.2. Ciclo tensione - Figura 4.3. Immagine di un


deformazione per la provino cilindrico per la
determinazione del modulo determinazione del modulo
elastico elastico

Le resistenze medie e compressione e trazione sono indicate


rispettivamente con i simboli fcm e fctm e sono legate alle resistenze
caratteristiche mediante le relazioni riportate nell’ultima colonna
della tabella 4.2.
Le deformazioni locali vengono misurate mediante estensimetri
elettrici (Fig. 4.3), dalle cui misure si riesce a determinare il
modulo elastico stabilizzato (linea rossa) medio. La procedura
prevede cicli di carico e scarico a valore massimo della tensione
pari a 0.4 fcm (vedi Figura 4.2). Un esempio di storia temporale
della forza applicata a cilindro di calcestruzzo per la
determinazione di Ec (Fig. 4.4).
Qualora non si disponesse dell’attrezzatura sperimentale per la
determinazione del modulo elastico medio, esso può essere
determinato in accordo con l’espressione riportata in tabella 4.2
riferita ad un livello tensionale medio pari a 0.4 fcm. Le NTC08
prescrivono al punto 11.2.10.1 che tra resistenza cubica e
cilindrica debba sussistere la relazione seguente.


39

fck=0.83 Rck

L’utilizzo di tale relazione non risulta previsto dall’Eurocodice


2, come facilmente deducibile dalla tabella 4.2, dove sono
direttamente riportati i valori di fck.

Figura 4.4. Storia temporale della forza applicata durante una prova
di determinazione del modulo elastico di un calcestruzzo

La tabella seguente illustra per alcune classi di calcestruzzo i


valori delle resistenze e del modulo elastico secondo le NTC-08,
che risultano infatti leggermente diversi da quelli prescritti
dall’Eurocodice 2.

Tabella 4.3 – Classi di resistenza del cls secondo le NTC-08.


Classi di resistenza del calcestruzzo C Relazioni
28/35 35/45 40/50 45/55 50/60 55/67
fck (MPa) 29.05 37.35 41.50 45.65 49.80 55.61 fck=0.83Rck
Rck(MPa) 35 45 50 55 60 67
fcm (MPa) 37.01 45.35 49.50 53.65 57.80 63.61 fck+8(MPa)
fctm=0.30´fck(2/3)
< C/50/60
fctm (MPa) 2.84 3.35 3.60 3.83 4.06 4.37 fctm=2.12ln (1+fcm/10)
> C/50/60
fctk(MPa) 1.99 2.35 2.52 2.68 2.84 3.06 fctk=0.7 fctm
Ecm E =22´(f /10)0.3
32.59 34.62 35.58 36.42 37.24 38.33 (fcm in GPa)cm
(GPa) cm


40

Poiché nel precompresso occorre effettuare le verifiche in più
fasi costruttive, come in genere viene previsto in sede di progetto,
è necessario disporre di leggi che forniscano la variazione
temporale della resistenza e del modulo elastico.
L’Eurocodice 2, con riferimento ad una temperatura media di
20°C fornisce la variazione temporale di resistenza a compressione
e modulo elastico normalizzate rispetto alla resistenza a 28gg. In
particolare per la resistenza a compressione si ha:

fcm t =!cc (t)fcm (4.1)


28 1/2
s 1-
con !cc t =e t

dove
fcm (t) è la resistenza media del cls al tempo t
fcm è la resistenza media del cls a 28 giorni
bcc(t) è un coefficiente che dipende dall’età t del cls
t è l’età del cls in giorni
s è un coefficiente che dipende dal tipo di cemento
= 0.20 cementi alta resistenza (R) (CEM42,5R CEM52,5)
= 0.25 normali (N) (CEM32,5R,CEM42,5)
= 0.38 a lento indurimento (S) (CEM32,5)

In figura 4.5 è illustrato l’andamento della funzione bcc. Oltre i


28 gg l’incremento di resistenza atteso non supera generalmente il
20%.
In maniera del tutto analoga l’Eurocodice 2 prescrive una legge
temporale per esprimere la variazione della resistenza a trazione
del calcestruzzo. L’espressione è la seguente:
a
fctm t = βcc (t) fctm (4.2)

dove
fctm è la resistenza media a trazione del cls a 28 giorni


41

bcc(t) è il coefficiente utilizzato nell’espressione della resistenza
a compressione

α è un coefficiente che vale


1 per t < 28 gg, 2/3 per t ≥ 28 gg

La variazione massima attesa a tempo infinito è simile a quella


relativa alla resistenza a compressione, anche se leggermente
inferiore.
Infine, per il modulo elastico la legge di variazione temporale è
la seguente:

fcm (t) 0.3


Ecm t = Ecm (4.3)
fcm

dove Ecm(t) è il valore al tempo t del modulo elastico ed Ecm è il


corrispondente valore a 28 gg.

1.4

1.2

0.8 28gg Incremento max


0.6 del 20%
0.4

0.2

0
0 200 400 600 800
tempo (g)

Figura 4.5 – Variazione temporale di bcc secondo l’EC2

Esempio 4.1: Calcolare in accordo con le NTC08 le


caratteristiche meccaniche di un calcestruzzo con resistenza
cubica caratteristica pari a 30 Mpa.
.


42

R ck = 30 MPa σ
f cm
f ck = 0.83R ck = 24.9 MPa
f cm = f ck + 8 = 32.9 MPa
0.4 f cm
f ctm = 0.3( f ck )2 / 3 = 2.59 Mpa
f ctk , 0.05 = 0.7 f ctm = 1.79 Mpa Ecm
ε
f ctk , 0.95 = 1.2 f ctm = 3.11Mpa
Ecm = 22.000 ( f cm / 10 )0.3 = 31447 MPa Ecm = 5700 R ck = 31220 MPa
(D.M. 96)
in MPa

4.1.2. I modelli di calcolo

La modellazione del comportamento monotono e ciclico del


calcestruzzo è un argomento ampiamente trattato in ambito
tecnico-scientifico, vista l’estesa letteratura disponibile a riguardo
[Kent e Park, 1971], [Mander et al, 1988], [Eligehausen, 1983].
Le normative hanno sintetizzato e semplificato tali
informazioni ai fini del calcolo e della verifica di strutture in
calcestruzzo armato. In particolare l’attuale normativa italiana
(NTC-08 p.4.1.2.1.2) prevede che per il diagramma tensione-
deformazione del calcestruzzo si possano adottare opportuni
modelli rappresentativi del comportamento del materiale, modelli
definiti in base alla resistenza di calcolo fcd e alla deformazione
ultima ecu.

Figura 4.6 – Modelli costitutivi per il calcestruzzo secondo le NTC-08


43

In Figura 4.6 sono rappresentati i modelli σ-ε disponibili,
secondo l’NTC08, per il calcestruzzo: (a) parabola-rettangolo; (b)
triangolo-rettangolo; (c) rettangolo (stress block). In particolare,
per le classi di resistenza pari o inferiore alla classe C50/60 si può
porre:

ec2 = 0,20% ecu = 0,35%


ec3 = 0,175% ec4 = 0,07%

Il modello (a) è generalmente utilizzato per la verifica allo stato


limite ultimo di travi in c.a. inflesse o pressoinflesse. Per sezioni o
parti di sezioni soggette a distribuzioni di tensione di
compressione approssimativamente uniformi, si assume per la
deformazione ultima a rottura il valore ec2 anziché ecu. La
resistenza di calcolo fcd si valuta attraverso l’espressione seguente:

fck
fcd =acc
+c

dove gc è il coefficiente di sicurezza del calcestruzzo, pari a 1.5, e


αcc è un coefficiente che tiene conto degli effetti di lunga durata,
posto pari a 0.85.
Modelli più sofisticati sono in genere associati ad una
descrizione accurata dei comportamenti non lineari delle strutture.
Ad esempio l’utilizzo dei modelli a fibre è associato a modelli
non-lineari del calcestruzzo in ogni fase (carico e scarico) tenendo
conto eventualmente del comportamento ciclico, qualora ve ne
fosse la necessità, come ad esempio nelle le zone sismiche. I
modelli di calcestruzzo più utilizzati a tale scopo sono il modello
di Kent e Park [Kent and Park, 1971] e il modello di Mander
[Mander et al 1988]. Questi modelli vengono utilizzati in elementi
la cui sezione è suddivisa in fibre ad ognuna delle quali può essere
attribuito un qualsiasi comportamento del materiale (Fig. 4.7).


44

Figura 4.7 – Modelli a fibre di sezioni in calcestruzzo

4.1.3. Tensioni limite in condizioni iniziali e di esercizio

La normativa prevede che per il calcestruzzo utilizzato nelle


opere da precompresso, le tensioni siano mantenute entro limiti
ammissibili, differenziando le varie fasi di costruzione ed esercizio
in cui la struttura verrà a trovarsi. In particolare l’EC2 cosi come
le NTC08 prevedono le seguenti limitazioni:

Tensioni limite di Compressione

Condizioni iniziali

Eurocodice 2
L’Eurocodice 2 prevede che in condizioni iniziali le tensioni non
superino i seguenti valori

σ cc,i = 0.6f ck(t) strutture a cavi post-tesi


σ cc,i = 0.7f ck(t) strutture a cavi pre-tesi


45

NTC08
La normativa italiana prevede invece solamente la seconda
limitazione, che risulta valida per entrambe le tipologie di acciaio
(NTC-08 p. 4.1.8.1.4)

σ cc,i = 0.7f ck (t) strutture a cavi pre-tesi o post-tesi

Condizioni di esercizio

Eurocodice 2
In condizioni di esercizio le prescrizioni normative contenute
nell’EC2 si differenziano a seconda della condizione di carico
variabile considerata e della classe di esposizione del manufatto:

σ cc,e £ k1 f ck Per le classi di esposizione 3,4


σ cc,e £ k2 f ck Per le classi di esposizione 1,2

L’annesso nazionale Italiano prescrive che per classi di


esposizione 3,4

k1 = 0.5 combinazioni rare


k2 = 0.4 combinazioni quasi permanenti

mentre classi di esposizione 1,2 è prescritto


k1 = 0.60 combinazioni rare
k2 = 0.45 combinazioni quasi permanenti

NTC08
La normativa italiana prevede invece la sola differenziazione
legata al tipo di combinazione di carico (NTC08 p. 4.1.2.2.5.1):

σc <0.6fck per combinazione caratteristica (rara)


σc <0.45fck per combinazione quasi permanente


46

Tensioni limite di trazione

Condizioni iniziali e di esercizio:

La normativa Italiana non prevede esplicitamente la possibilità


di utilizzare la precompressione limitata così come la normativa
europea. Sicché non sono presenti indicazioni sulla massima
tensione ammissibile di trazione per tale condizione. Nell’EC2 è
previsto però che le sezioni possano essere considerate
interamente reagenti se la tensione massima di trazione sia
inferiore alla resistenza media di trazione (fctm) a patto che si
disponga un’armatura minima che assorbi la risultante delle
trazioni ad incipiente fessurazione (EC2 p. 7.3.2). Questa
condizioni era già presente nella precedente normativa italiana
[DM 09.01.96].
L’attuale normativa italiana (NTC 08 – p. 4.1.2.2.4.1) prevede
invece che per lo stato limite di fessurazione la tensione massima a
trazione nel calcestruzzo sia inferiore o al più uguale al seguente
limite:

f ctm
σ ct,i,e £ f ctk =
1.2

Poiché per le NTC08 è previsto l’uso di modelli basati su teorie


consolidate, si può continuare ad utilizzare la condizione di
precompressione limitata, così come previsto dal precedente DM
1996, purché la tensione massima di trazione sia inferiore a fctk e
che sia disposta un’armatura in grado di assorbire lo sforzo di
trazione.

Esempio 4.2: Per un calcestruzzo di classe C40/50 realizzato con


cemento ad alta resistenza si calcolino le tensioni limite di
esercizio secondo la NTC08, in presenza di condizioni di carico
quasi permanente e precompressione applicata dopo 14 gg dal
getto.


47

Seguendo le indicazioni contenute nella tabella 4.3 la resistenza
caratteristica cilindrica fck del calcestruzzo esaminato è pari a 41.5
MPa, mentre la resistenza cilindrica media fcm risulta essere pari a
49.50 MPa. Per la determinazione delle tensioni limite a
compressione e trazione in fase iniziale è necessario valutare
dapprima la resistenza media fcm(t) all’atto del tiro:

Resistenza media a compressione al tempo t=14 gg

1
28 2
0.2 1-
14
!cc t=14gg =e =0.92

fcm t=14gg =βcc t fcm =0.92´ 49.5=45.56 MPa

La resistenza caratteristica al tempo t=14gg si ottiene sottraendo


dalla precedente una quantità pari a 8 MPa (vedi tabella 4.2)

fck t=14gg =45.56 – 8 = 37.56 MPa

Resistenza media a trazione al tempo t=14 gg

Dalla Tabella 4.2 la resistenza trazione media fctm risulta essere pari
a 3.5 MPa, sicchè al tempo t=14 gg la resistenza a trazione media
assumerà il valore seguente (con a=1, poiché t < 28 gg)

fctm t = !cc (t) , fctm =0.92 ´ 3.5 MPa = 3.22 MPa

Tensioni limite in fase iniziale

Compressione
!cc,i t=14gg =0.7fck t=14gg =26.29 MPa
Trazione
f t=14gg 3.22
-ct,i t=14gg = ctm = =2.68 MPa
1.2 1.2


48

Tensioni limite in fase di esercizio

Compressione
-cc,e =0.45fck =0.45 x 41.5=18.67 MPa

Trazione
f 3.5
-ct,e = ctm = =2.91 MPa
1.2 1.2

4.1.4. La viscosità

Il fenomeno della viscosità si manifesta come variazione di


lunghezza a tensione costante. Per livelli di tensione bassi è lecito
assumere che tali deformazioni siano proporzionali alle tensioni; si
parla così di viscoelasticità lineare [Flugge 1967]. Detta sc la
tensione iniziale nel calcestruzzo (t=t0), nell’ipotesi che essa
rimanga costante, la deformazione al tempo t può essere così
espressa:
σ σ
ec (t) = ε el + εv = c + c Φ(t, t 0 ) t ³ t0 (4.4)
Ec Ec

dove F( t , t 0 ) è detta funzione di viscosità.

t=t0 t=t
e F F
eel eel+ ev
ev
F=cost
e el t

Figura 4.8 – Il fenomeno della viscosità


49

All’istante iniziale t0 il provino si deforma elasticamente (eel).
Successivamente, a carico costante, si manifesta la deformazione
viscosa ev il cui andamento nel tempo è legato alla funzione di
viscosità; quest’ultima dipende a sua volta sia dall’istante iniziale
in cui viene applicato il carico t0 sia dall’istante t nel quale si
calcola la deformazione (Fig. 4.8).
La funzione di viscosità f, detta anche di Creep o Fluage, può
essere ricavata in via approssimata utilizzando modelli reologici
semplici come il modello di Kelvin-Voigt o di Maxwell. Questi
ultimi sono in grado, con un esiguo numero di parametri, di
simulare la variazione temporale della deformazione causata dalla
viscosità. E’ comunque possibile utilizzare modelli più complessi,
come il modello Maxwell o Kelvin generalizzato o modelli alle
derivate frazionarie, in grado di simulare in maniera più realistica
la viscosità, pagando però il prezzo di una maggiore complessità o
la presenza di un maggior numero di parametri.
I modelli di Maxwell e di Kelvin-Voigt sono illustrati in Figure
4.9.
K
K C
C

Figura 4.9 – Il modello di Maxwell e di Kelvin-Voigt

La risposta nel tempo del modello di Maxwell e di Kelvin-


Voigt è governata rispettivamente dalle equazioni (4.5) e (4.6):

s! s
e! = + (4.5)
K C

s = Ke + Ce! (4.6)


50

Applicando una tensione costante s e risolvendo le equazioni
precedenti si ottiene la variazione temporale della deformazione:

sæ K ö s
e= ç1 + t ÷ = f (t ) (4.7)
Kè C ø K

s æç -
K
t ö s
÷ = f (t )
e= 1- e C (4.8)
K çè ÷ K
ø

Il modello di Maxwell presenta una deformazione crescente


linearmente nel tempo (Fig. 4.9), mentre il modello di Kelvin-
Voigt ha una risposta non-lineare caratterizzata da un asintoto
orizzontale (Fig. 4.10). E’ quindi evidente l’incongruenza del
modello di Maxwell che può essere evidentemente utilizzato
soltanto per riprodurre il fenomeno del Creep nelle fasi inziali del
fenomeno. Al contrario il modello di Kelvin-Voigt sembra essere
in grado di riprodurre il comportamento a lungo termine, dove la
deformazione raggiunge un valore finito.

e e

s/C

s/k t s/k t

Figura 4.10 – La risposta a forza impressa dei modelli di Maxwell (a)


e Kelvin-Voigt (b)


51

Al contrario, il suo comportamento a breve termine risulta
essere incongruente, mancando del tutto la deformazione elastica
iniziale del materiale.
Da quanto osservato, un’opportuna combinazione di questi due
modelli potrebbe essere utilizzata al fine di correggere queste
anomalie. Ad esempio, uno dei classici modelli reologici
combinati è il così detto Solid Standard Model detto anche
modello di Kelvin.

K1 e

s/k
K
C s/(k+k1) t

Figura 4.11 – Modello di Kelvin (a), Risposta a forza impressa (b)

La risposta nel tempo a tensione costante è illustrata in figura


4.11b. Essa appare soddisfacente cogliendo gli aspetti essenziali
del comportamento dei materiali viscoelastici, come la presenza di
una deformazione iniziale non nulla e una deformazione finita a
lungo termine.
Oltre ai precedenti, in letteratura si trovano modelli che
nascono come combinazioni più o meno complesse del modelli di
Kelvin-Voigt e di Maxwell e che comportano quindi l’uso di un
elevato numero di parametri (Fig. 4.12). Essi risultano poco
agevoli da utilizzare e comunque non sono in grado di
rappresentare casi in cui la tensione non fosse costante.


52

Figura 4.12 – Modello di Maxwell (a), e Kelvin (b) generalizzati

Se la tensione varia nel tempo, la deformazione istantanea può


essere espressa come somma dell’effetto della tensione iniziale
considerata costante e delle variazioni temporali della tensione:

sc( t0 )
[1 + f( t , t 0 )] + òt [1 + f( t ,t )] ds c ( t )
t
ec ( t ) = (4.9)
Ec 0 Ec

L’andamento temporale dei due addendi della deformazione e


della tensione sono schematicamente illustrati nelle figure 4.13 e
4.14

s e

ds de

t
t
dt
Figura 4.13 – Andamento della Figura 4.14 – Andamento della
tensione nel tempo deformazione nel tempo

L’integrale precedente, detto anche integrale di Volterra, viene


generalmente calcolato per via numerica. La valutazione della
deformazione ec(t) può essere effettuata, ad esempio, utilizzando il
metodo del coefficiente d’invecchiamento, detto anche metodo


53

Aged-Adjusted Elastic Modulus (AAEM), [Cosenza & Greco,
1996]. Questo metodo appartiene alla famiglia dei metodi
algebrizzati che sono stati proposti con l’intento di sostituire
l’integrale di Volterra con una serie di equazioni algebriche che
riconducono il problema ad un problema elastico lineare con
deformazione impressa nota che tenga conto in maniera
approssimata dell’effetto di deformazioni di origine viscosa
accumulate nel tempo.
Il metodo consiste nell’approssimare l’integrale precedente
introducendo il coefficiente c(t,t0), detto appunto coefficiente
d’invecchiamento, e definito come segue:

ò f( t ,t )ds c ( t )
t0
cc ( t , t 0 ) = (4.10)
f( t , t 0 )[s c ( t ) - s c ( t 0 )]

In virtù della 4.10, la deformazione può essere espressa


mediante l’equazione algebrica seguente:

sc( t0 )
ec ( t ) = [1 + f( t , t 0 )] + s c ( t ) - s c ( t 0 ) [1 + c( t , t 0 )f( t , t 0 )] (4.11)
Ec Ec

Ciò permette di esprimere la deformazione nel tempo come la


somma della deformazione dovuta all’applicazione della tensione
iniziale sc(t0) e la deformazione dovuta all’incremento di tensione
sc(t)-sc(t0), valutate utilizzando i moduli elastici equivalenti Ec0(t)
ed Ec,mod (t):

sc ( t0 ) sc ( t ) - sc ( t0 )
ec ( t ) = +
Ec ,0 Ec , mod

Ec
Ec , 0 =
1 + f( t , t 0 )


54

Ec
Ec ,mod =
1 + c ( t , t 0 )f( t , t 0 )

Il coefficiente d’invecchiamento dipende ovviamente non solo


da t e t0, ma anche dallo stato tensionale sc. Tuttavia, sotto
l’ipotesi che quest’ultimo produca una variazione di deformazioni
lineare con la funzione di viscosità f, si può dimostrare che c
risulta essere indipendente dalla tensione. La soluzione della 4.10
può essere ottenuta mediante metodi ad hoc, [Cosenza, Greco,
1996].
Le norme americane ACI suggeriscono il calcolo del
coefficiente c mediante un’espressione approssimata, che proviene
dall’osservazione che esso, stabilizzandosi molto rapidamente, può
essere espresso come inviluppo dei massimi delle varie curve nel
tempo [Walther & Miehlbradt, 1994], [ACI 318]:

t 1/ 3
c= (4.12)
1 + t 1/ 3

La precedente espressione presenta un asintoto orizzontale pari


a 1.0 (Fig. 4.15). Nelle applicazioni è spesso utilizzato il valore
c=0.8. Nelle usuali applicazioni del cemento armato precompresso
si considera un coefficiente di invecchiamento unitario.

0.9
0.888

0.8

0.7
c ( t)

0.6

0.5

0.402
0.4
0 100 200 300 400 500
0 t 500

Figura 4.15 - Coefficiente d’invecchiamento c


55

Il calcolo della funzione di viscosità si effettuata in genere
utilizzando espressioni fornite dalle normative, che sono state
ricavate a seguito di numerose indagini di natura sperimentale.
L’attuale normativa italiana (NTC-08 p. 11.2.10.7) prevede, che in
sede di progettazione, se lo stato tensionale del calcestruzzo, al
tempo t0=j di messa in carico, non è superiore a 0.45×fckj, il
coefficiente di viscosità f(¥, t0), a tempo infinito, a meno di
valutazioni più precise (vedi ad es. EC2 p. 3.1.4), può essere
dedotto dalle Tabella 4.4 e 4.5, dove h0 è una dimensione fittizia
definita come il rapporto tra il doppio dell’area di calcestruzzo
esposto A e il perimetro p che confina l’area stessa h0=2A/p.

Tabella 4.4 – NTC-08 - Valori del coefficiente di viscosità a tempo


infinito per umidità ambientale del 75%

Tabella 4.5 – NTC-08 - Valori del coefficiente di viscosità a tempo


infinito per umidità ambientale del 55%

L’Eurocodice 2 fornisce una espressione della funzione di


viscosità variabile nel tempo, la quale può essere utilizzata qualora
siano presenti più fasi costruttive intermedie:

ϕ t,t0 =ϕu ! t,t0 (4.13)

dove il valore finale del coefficiente di viscosità fu dipende dalle


condizioni ambientali e dalla geometria dell’elemento, dalle


56

proprietà elastiche del materiale e dal tempo iniziale t0, in accordo
alle espressioni seguenti:

ϕu =ϕRH ! fcm !(t0 ) (4.14)

1-RH/100
ϕRH = 1+ 11 12 se fcm ≤ 35 MPa
0.1 3 h0
1-RH/100
ϕRH = 1+ se fcm > 35 MPa
0.1 3 h0

dove RH è l’umidità relativa dell’ambiente espressa in %, con:

1 se fcm ≤35MPa
0.7
12 35
se fcm >35 MPa
fcm

1 se fcm ≤35MPa
0.2
a2 = 35
se fcm >35 MPa
fcm

16.8
β fcm =
fcm

fcm è la resistenza a compressione media a 28 giorni in MPa

1
β t0 =
0.1+t0.2
0

t-t0 0.3
β t-t0 =
!H +t-t0


57

18
!H =1.5 1+ 0.012RH h0 +250≤500 per fcm ≤35MPa

18
!H =1.5 1+ 0.012RH h0 +250a3 ≤500a3 per fcm >35MPa

Esempio 4.3: Valutare la funzione di viscosità a tempo infinito di


una trave in calcestruzzo armato in condizioni di umidità del 65%
e la cui sezione risulta rettangolare di dimensioni 30×50 cm. Si
consideri un tempo di carico iniziale t0=15gg.

L’area esposta è quella dell’intera sezione A=1500 cm2 così come


il perimetro p=160 cm. Il parametro h0, rapporto tra il doppio
dell’area e il perimetro esposto vale dunque h0=2 ×150000/1600
=187.5 mm. Visto il valore di umidità relativa imposto, occorre
interpolare tra i valori delle tabelle 4.4 e 4.5.
Calcoliamo il coefficiente di viscosità per un’umidità del 75%.
Dalla tabella 2, per t0=15gg, occorre interpolare tra i valori 2.4 e
2.2:

2.4-2.2
ϕ 75% =2.4- 187.5-150 =2.35
300-150

Per il caso di umidità del 55% la funzione di viscosità, valutabile


dalla tabella 4.3, vale:

3.0-2.7
ϕ 55% =3.0- 187.5-150 =2.925
300-150

Il valore del coefficiente di viscosità vale dunque:

2.925-2.35
ϕ ∞,t0 ,RH=65% =2.925- 65-55 =2.64
75-55


58

4.1.5. Il ritiro

Nel progetto delle strutture in c.a. e c.a.p. occorre tener conto


della diminuzione del volume del calcestruzzo nel tempo a causa
della continua perdita d’acqua non combinata con il cemento. Tale
fenomeno che va sotto il nome di ritiro dipende in genere dalla
composizione del calcestruzzo (essenzialmente rapporto
acqua/cemento), dalla geometria dell’elemento strutturale e
dall’umidità e dalla temperatura ambientale. Il ritiro si manifesta
in tre fasi distinte
-Ritiro plastico: si sviluppa nei primi giorni dopo il getto. !p è
la contrazione che subisce il calcestruzzo nella fase plastica per
evaporazione dell’acqua dalla superficie del getto verso un
ambiente insaturo di vapore (U.R.<95%). Una velocità di
evaporazione dell’acqua superiore ad 1 kg/m2h può indurre
sollecitazioni di trazione che per quanto modeste, a causa del
basso modulo elastico del cls allo stato plastico, possono superare
la modestissima resistenza a trazione del cls, provocando le tipiche
cavillature superficiali.
-Ritiro igrometrico : si produce per effetto delle variazioni di
umidità dell’ambiente.
-Ritiro autogeno : si verifica di per sé in assenza di variazioni
igrometriche e/o termiche. E’ una parte minore del ritiro chimico,
cioè quello che accompagna la reazione tra acqua e cemento. Si
manifesta tra inizio e fine presa, mentre è trascurabile dopo
quando il ritiro chimico si manifesta come porosità capillare.
La deformazione può essere determinata con l’ausilio della
legge seguente:

e r ( t ) = e r 0 b (t , t 0 , h0 ) (4.15)

dove er0 è la deformazione (di ritiro) dipendente dal materiale e


dalle condizioni ambientali, mentre la funzione b è la funzione che
regola il fenomeno nel tempo e che dipende dall’istante iniziale t0


59

a partire dal quale si tiene conto del ritiro, dall’età del calcestruzzo
t e dalla dimensione caratteristica della struttura h0. Il grafico di
figura 4.9 illustra l’andamento tipico del parametro b al variare del
tempo t.
La normativa italiana (NTC-08 11.2.10.6) e l’Eurocodice 2 (EC2
p. 3.1.4) prevedono la valutazione della deformazione da ritiro
come somma di due contributi:

ecs=ecd+eca (4.16)

dove:

ecs è la deformazione totale per ritiro


ecd è la deformazione per ritiro da essiccamento
eca è la deformazione per ritiro autogeno.

Il valore medio a tempo infinito della deformazione per ritiro da


essiccamento si può esprimere come segue:

ecd,¥= kh ec0 (4.17)

e può essere valutato con l’ausilio dei valori riportati nelle tabelle
4.6 e 4.7 in funzione della resistenza caratteristica a compressione,
dell’umidità relativa e ancora una volta del parametro h0:

Tabella 4.6 – Valori della deformazione ec0


Deformazione da ritiro per essiccamento (in °/°°)
fck
Umidità relativa (in %)
(MPa)
20 40 60 80 90 100
20 -0.62 -0.58 -0.49 -0.30 -0.17 +0.00
40 -0.48 -0.46 -0.38 -0.24 -0.13 +0.00
60 -0.38 -0.36 -0.30 -0.19 -0.10 +0.00
80 -0.30 -0.28 .0.24 -0.15 -0.07 +0.00


60

Tabella 4.7 – Valori del parametro kh
h0 (mm) kh
100 1.0
200 0.85
300 0.75
³ 500 0.70

Per valori intermedi dei parametri è consentita l’interpolazione


lineare.
Lo sviluppo nel tempo della deformazione ecd può essere valutato
come segue (NTC08 11.2.10.6):

e cd (t ) = e cd ,¥ b ds (t - ts ) (4.18)

dove la funzione di temporale b assume la forma seguente:

t - ts
b ds (t - ts ) = (4.19)
(t - ts ) + 0.04h03 / 2
in cui:

ü t è l’età del calcestruzzo nel momento considerato (in giorni)


ü ts è l’età del calcestruzzo a partire dalla quale si considera
l’effetto del ritiro da essiccamento (normalmente il termine
della maturazione, espresso in giorni).
ü h0 è la dimensione fittizia (in mm) pari al rapporto 2Ac/u
essendo:
Ac è l’area della sezione in calcestruzzo
u è il perimetro della sezione in calcestruzzo esposto all’aria.

La figura 4.16 mostra l’andamento della funzione di ritiro bds in


funzione del tempo, per tre valori del tempo ts. E’ ben chiaro che
valori ts via via crescenti inducono un ritiro differenziale minore.


61

Il valore medio a tempo infinito della deformazione per ritiro
autogeno eca,¥ può essere valutato invece mediante l’espressione:

e ca ,¥ = -2.5( fck - 10) ×10-6 con fck in N/mm2 (4.20)

0.8
b .ds( t , 50)
0.6
b .ds( t , 100)

b .ds( t , 200) 0.4

0.2
0
0
3 4
1 10 100 1´10 1´10
1 t 10000
Figura 4.16 – Andamento della funzione temporale del ritiro (NTC08)

Esempio 4.4: Valutare la deformazione per ritiro a tempo infinito


di una trave in calcestruzzo con fck=40 MPa in condizioni di
umidità del 60% e la cui sezione sia rettangolare 30 x 50 cm. Il
tempo di carico iniziale t0=15gg.

L’area esposta è quella dell’intera sezione A=1500 cm2 così come


il perimetro p=160 cm. Il parametro h0, rapporto tra l’area e il
perimetro esposto vale dunque h0=2 150000/1600 =187.5mm.
Dalla tabella 4.6 si può calcolare il valore della deformazione ec0
che per un calcestruzzo con fck=40 MPa e umidità del 60% vale
ec0=-0.38 °/°°.


62

Il valore del parametro kh deve essere valutato per interpolazione
lineare tra i valori di h0 100 e 200, ai quali corrisponde un valore
kh pari rispettivamente a 1 e 0.85:

kh = 1 – (1-0.85)/(200-100) ´ (200-187.5) = 1 – 0.0094 = 0.98

Il valore a tempo infinito della deformazione da ritiro per


essiccamento è infine data da:

ecd,¥= kh ec0 = 0.98 ´ 0.38 = 0.373 °/°°

Alla precedente va aggiunta la deformazione da ritiro autogeno


che può essere facilmente calcolata utilizzando la 4.16

e ca ,¥ = -2.5( f ck - 10) × 10-6 = - 2.5 (40 – 10) ´ 10-6 =7.5 ´ 10-5

La deformazione totale dovuta al fenomeno del ritiro coincide


dunque con la deformazione di ritiro da essiccamento.

ecs=ecd+eca = 0.448 °/°°

Nel caso specifico dell’esercizio la deformazione da ritiro


autogeno risulta essere non del tutto trascurabile.


63

4.2. L’ACCIAIO DA CEMENTO ARMATO
PRECOMPRESSO
4.2.1. Resistenza e deformabilità

Per il cemento armato precompresso vengono utilizzati acciai


armonici. Essi presentano comportamento generalmente fragile
caratterizzato da una elevata resistenza e da una estensione della
zona di snervamento piuttosto limitata. Per tale motivo si
preferisce adottare la convenzione che prevede come tensione di
snervamento il valore della tensione allo 0.2% di deformazione
residua o all’1% di deformazione sotto carico. Tale tipologia di
acciai può arrivare a resistenze dell’ordine di 1000-1900 MPa
(Figura 4.17).

s
Trecce/trefoli (1500-1800 MPa)

Acciai Armonici
Barre (>1000 Mpa)

FeB44k (350-400 Mpa)

FeB22k – 200 MPa e

Figura 4.17 – Resistenze tipiche di acciaio da c.a. e c.a.p.

L’uso di acciai ad alta resistenza permette di ottenere


contemporaneamente una riduzione importante delle sezioni
d’acciaio e una riduzione del peso proprio. La riduzione delle
sezioni d’acciaio è ovvia data l’aumento considerevole della
resistenza. La riduzione del peso proprio è invece legata alla prassi
di utilizzare un grado di precompressione per la quale il


64

calcestruzzo sia totalmente reagente. In questa condizione,
essendo la quantità di calcestruzzo reagente maggiore, di ottiene
una riduzione delle sezioni e dunque del peso proprio.
In genere le armature di precompressione si presentano sotto
forma di fili o trefoli che non hanno alcuna limitazione nella
lunghezza, o in barre di lunghezza massima pari a 15-20 m.
Esistono infine cavi di grandi capacità 2.5-4.0 MN.
L’acciaio per armature da precompressione è generalmente fornito
sotto forma di:

ü Filo: prodotto trafilato di sezione piena che possa fornirsi in


rotoli (Fig. 4.18c);
ü Barra: prodotto laminato di sezione piena che possa fornirsi
soltanto in forma di elementi rettilinei. Essa ha il vantaggio di
poter essere giuntata (F 4.18a). Ciò permette una più
agevolmente posa in opera delle armature di precompressione.
ü Treccia: 2 o 3 fili avvolti ad elica intorno al loro comune asse
longitudinale; passo e senso di avvolgimento dell’elica sono
eguali per tutti i fili della treccia;
ü Trefolo: fili avvolti ad elica intorno ad un filo rettilineo
completamente ricoperto dai fili elicoidali (Fig. 4.18b).

(b)
(a) (c)

barra Trefolo Filo

Figura 4.18 – Differenti topologie di Trefoli


65

I fili possono essere tondi o di altre forme; vengono individuati
mediante il diametro nominale o il diametro nominale equivalente
riferito alla sezione circolare equi pesante. Le barre possono essere
lisce, a filettatura continua o parziale, con risalti; esse vengono
identificate mediante il diametro nominale.
La tabella seguente riporta le caratteristiche meccaniche degli
acciai da precompresso, le quali devono essere garantite dal
produttore (NTC-08 – p. 11.3.3.2)

Tabella 4.8 – Caratteristiche meccaniche degli acciai da precompresso

Le NTC-08 riportano al punto 11.3.3.2 che per il modulo di


elasticità si deve fare riferimento al catalogo del fornitore. In
assenza di più precise indicazioni si utilizza il valore Ep=205000
MPa.

4.2.2. I modelli di calcolo


Per il diagramma tensione-deformazione dell’acciaio è possibile
adottare opportuni modelli rappresentativi del reale
comportamento del materiale, che sono definiti in base al valore di
alcuni parametri caratteristici: a) deformazione ultima eud=0,9euk
dove euk=(Agt)k è la deformazione uniforme ultima, b) valore di
calcolo della tensione di snervamento fyd e c) rapporto di sovra-
resistenza k=(ft /fy)k. La resistenza di calcolo viene valutata a


66

partire dalla resistenza caratteristica diviso per il coefficiente di
sicurezza ga assunto pari a 1.15.
In Fig. 4.19 sono rappresentati i modelli s - e per l’acciaio: (a)
bilineare finito con incrudimento; (b) elastico-perfettamente
plastico indefinito.

Figura 4.19 – Legame costitutivo degli acciai da precompresso

Figura 4.20 – Legame costitutivo di Menegotto-Pinto

Per il precompresso viene generalmente adottato il modello (a)


che prevede anche un incrudimento post-elastico, tipico degli
acciai armonici. Nel caso si utilizzi il modello (b) non è prevista
alcuna limitazione nella deformazione massima se non la


67

deformazione ultima sperimentale pari a eud = 0,9euk dove
euk=(Agt)k . Per il significato dei simboli vedi la tabella 4.8.
I valori caratteristici per la definizione dei modelli (a) o (b)
devono essere determinati da opportune prove di accettazione, così
come previsto dalla normativa.
Come per il calcestruzzo, qualora si presentasse la necessità di
effettuare analisi non lineari, si possono adottare modelli più
raffinati in grado anche di simulare il comportamento ciclico
dell’acciaio. Il più utilizzato è quello di Menegotto-Pinto, Fig.
4.20, [Menegotto and Pinto, 1973].

4.2.3. Tensioni limite in condizioni iniziali e in esercizio

Le tensionali limite riferite ad acciai da precompresso, così come


previsto dall’Eurocodice 2, sono le seguenti:

All’atto del tiro


(
s spi £ s si = min 0.8 f ptk ,0.9 f p0,1k )
Condizioni di esercizio
s spe £ 0.75 f pk

La normativa italiana (NTC-08 p. 4.1.8.1.4) prevede limiti


tensionali leggermente diversi. In particolare impone che le
tensioni iniziali all’atto della tesatura dei cavi debbano rispettare la
più restrittiva delle seguenti limitazioni:

sspi < 0,85 fp0,1k sspi < 0,75 fpk per armatura post-tesa
sspi < 0,90 fp0,1k sspi < 0,80 fpk per armatura pre-tesa

In esercizio invece la tensione nell’acciaio non deve superare il


seguente limite:


68

ss < 0,80 fpyk

Il significato delle grandezze utilizzate nelle espressioni precedenti


è illustrato nella figura 4.21:

s
fpk
fp0,1k
fp0,1k
fpyk

Es =195000 MPa trecce-trefoli


Es =205000 MPa barre-fili

0.1% e
Figura 4.21 – Significato grandezze meccaniche dell’acciaio da c.a.p

4.2.4. Il rilassamento
Un fenomeno duale della viscosità nel calcestruzzo è quello del
rilassamento, che si manifesta nell’acciaio come diminuzione della
tensione a deformazione costante. Questo fenomeno assume
particolare rilevanza negli acciai da precompresso per i quali una
diminuzione di tensione al loro interno produce una diminuzione
del grado di precompressione nella struttura.
La legge con cui varia nel tempo la tensione a deformazione
costante nell’acciaio ha qualitativamente l’andamento indicato in
figura 4.22.


69

s1
t1 = 0
s2
t2 = ¥
s0

e1 = e 2
Figura 4.22 – Influenza del rilassamento sul diagramma s-e

La tensione inizialmente variabile linearmente con la


deformazione diminuisce poi con andamento non-lineare; in
particolare la tensione massima si attesta a tempo infinito su un
valore inferiore del 10-20% rispetto a quello iniziale. L’andamento
nel tempo si assume in genere logaritmico. Il fenomeno si
manifesta per tensioni elevate mentre per valori molto bassi di
tensione il fenomeno è praticamente assente. Temperature elevate
aumentano il fenomeno del rilassamento che in condizioni
ambientali estreme può essere particolarmente rilevante. Per
questo motivo nel caso di contenitori nucleari precompressi si
deve porre particolare attenzione al fenomeno del rilassamento per
la presenza di temperature dell’ordine di 100-120°, (Fig. 4.23).

Figura 4.23 – Influenza della temperatura sul rilassamento


70

La normativa italiana (NTC08 p. 11.3.3.3) fornisce le seguenti
espressioni per il calcolo delle cadute di tensione da rilassamento
dell’acciaio da precompresso utilizzabili in assenza di
sperimentazione diretta:

∆-pr t 0.75 1-μ


=5.3941000 e 6.7μ ×10-5
-pi 1000
∆-pr t 0.75 1-μ
=0.6641000 e 9.1 μ ×10-5
-pi 1000
∆-pr t 0.75 1-μ
=1.9841000 e 8.0μ ×10-5
-pi 1000

ü spi è la tensione iniziale nel cavo;


ü r1000 è la perdita per rilassamento (in %) a 1000 ore dopo la
messa in tensione, a 20 °C e a partire da una tensione iniziale
pari a 0,7 della resistenza fp del campione provato; La tabella
4.9 fornisce i valori per le varie classi di acciaio.
ü µ= spi/fpk;
ü fpk è la resistenza caratteristica dell’acciaio da precompressione;
ü t è il tempo misurato in ore dalla messa in tensione.

Le espressioni precedenti si devono utilizzare rispettivamente per


acciai di classe 1, 2 e 3 secondo quanto indicato nella tabella 4.9.

Tabella 4.9- valore della perdita di rilassamento a 1000 ore


Classe di armatura r1000
Classe 1 – trecce, filo o trefolo ordinario 8.0
Classe 1 – trecce, filo o trefolo stabilizzato 2.5
Classe 1 – Barra laminata 4.0

Il calcolo a tempo infinito della caduta per rilassamento può essere


determinato utilizzando un tempo convenzionale t=500.000 ore.


71

Esempio 4.4: Valutare la perdita per rilassamento a tempo
infinito di trefoli d’acciaio armonico di classe 1 con resistenza
caratteristica fptk = 1800 MPa soggetto ad una tensione iniziale
spi = 1300 MPa.

Essendo l’acciaio di classe 1 per il calcolo della perdita di


rilassamento deve essere utilizzata la prima espressione con una
perdita a 1000 ore pari a r1000 = 8.0:
1300
0.75(1- µ ) 1300 0.75(1- )
Ds pr 6.7 µ æ t ö 6.7
1800 æ 500000 ö 1800
= 5.39 r1000e ç ÷
5
10 = 5.39 × 8 × e ç ÷ 105 = 0.199
s pi è 1000 ø è 1000 ø

La perdita vale dunque Dspr=258.78 MPa

4.2.5. Modelli reologici per il rilassamento


Al pari della viscosità, il fenomeno del rilassamento
rappresenta un fenomeno di natura reologica, e dunque, come
descritto nel paragrafo precedente, dipendente dal tempo. Per una
descrizione analitica di prima approssimazione del fenomeno è
possibile, in maniera duale a quanto fatto per il calcestruzzo,
utilizzare semplici modelli reologici come il modello di Maxwell o
il modello di Kelvin-Voigt.
Ad esempio, con riferimento al modello di Maxwell, la cui
equazione costitutiva è data dall’equazione (4.5), applicando una
deformazione e = cost, la soluzione risulta la seguente:

s = s0 e-K/C t

Tale equazione mostra un andamento esponenziale del


decadimento della tensione a partire dalla tensione iniziale s0.


72

σ
σ0

C2/K2
C1/K1
t

Figura 4.24 – Influenza del tempo di rilassamento sul diagramma s-e

In Fig. 4.24 è mostrato in maniera qualitativa l’andamento della


tensione in funzione del tempo. Tale andamento, è certamente
coerente con quanto disponibile in letteratura su prove
sperimentali. In realtà il fenomeno è più complesso. In particolare,
l’acciaio sotto rilassamento manifesta un comportamento di natura
viscoplastica, con scorrimenti interni di natura irreversibile
(plastici). Anche in questo caso esistono modelli di natura
semplificata che permettono di tener conto di tale non-linearità,
come ad esempio il modello di Bingham [Bazant and Yu, 2013].
Alcune normative hanno proposto formulazioni di natura
semplificata in grado di prevedere in maniera affidabile il
comportamento dell’acciaio in condizioni di rilassamento. Un
esempio è illustrato in figura 4.25 dove il confronto tra i modelli
proposti dal CEB-fib (CEB-Fib, 1990) e dall’American Practice
(Buckler and Scribner 1985).
Volendo utilizzare il modello di kelvin-Voigt risulta evidente
dall’eq. (4.5) che la soluzione risulterebbe inadeguata essendo
soluzione indipendente dal tempo e uguale alla reazione elastica
della molla sotto l’azione di uno spostamento inziale.


73

Figura 4.25 – Andamento nel tempo della tensione per diversi valori
della tensione iniziale: confronto con le normative CEB-fib e AP


74

5
STATICA DELLE TRAVI IN
C.A.P.
In questo paragrafo viene trattata la statica delle sezioni in cemento
armato precompresso semplicemente inflesse. Dopo un breve richiamo di
geometria delle aree, viene analizzato lo stato tensionale della sezione in
fase elastica in presenza di precompressione totale o limitata, per il quale
il calcestruzzo è considerato interamente reagente. Si passa poi a
esaminare il fenomeno delle perdite istantanee e delle cadute lente di
tensione utilizzando le informazioni sul comportamento reologico del
materiale contenute nel cap. 4. Per il caso di precompressione parziale,
non tratta in questo testo, si rimanda a testi specializzati [Cestelli Guidi
1987],
Il comportamento della sezione viene analizzato anche in condizioni
di stato limite ultimo con riferimento sia ad azioni di tipo flessionale che
tagliante. Infine, l’ultimo paragrafo è dedicato alla statica delle sezioni
composte cemento armato – cemento armato precompresso, nel quale si
illustra il calcolo tensionale in fase elastica con precompressione totale o
limitata nelle diverse fasi di costruzione.
5.1. IL CALCOLO ELASTICO DELLE TENSIONI IN
TRAVI DI C.A.P. CON PRECOMPRESSIONE
TOTALE O LIMITATA

5.1.1. Richiami di geometria delle aree

Come verrà mostrato nei paragrafi successivi, l’analisi dello stato


tensionale è strettamente correlato alla valutazione delle caratteristiche
geometriche della sezione. Per tale motivo, nel seguito saranno
brevemente richiamati alcuni concetti legati alla geometria delle aree,
utili per il calcolo delle tensioni e per il progetto di travi in c.a.p.

5.1.1.1. Definizione di momento statico e sue proprietà

Data la superficie A e detta dA l’area di un elementino appartenente


all’area stessa, le cui coordinate rispetto ad un sistema di riferimento (0 x
y) siano x e y, si definiscono momenti statici dell’area, rispetto ai due assi
x e y, i seguenti integrali:

Sx = A
ydA Sy = A
xdA (5.1)

Si consideri ora un nuovo sistema di riferimento (0’ x’ y’) la cui


origine 0’ ha coordinate xg e yg. e gli assi sono paralleli al sistema di
riferimento originario. Il momento statico rispetto a questi due nuovi assi
può essere così calcolato:

Sxg = A
y-yg dA Syg = A
x-xg dA (5.2)

Gli assi rispetto ai quali il momento statico risulta nullo sono detti assi
baricentrici e la loro origine è detto baricentro dell’area A, le cui
coordinate si possono ricavare dagli integrali precedenti annullandone il
risultato:

Sy Sx
xg = yg = (5.3)
A A


76

Si può facilmente dimostrare che il momento statico rispetto a qualsiasi
asse passante per il baricentro è nullo.

y’

y
dA x’
0’ yg
xg
0 x

Figura 5.1 - Posizione del baricentro

5.1.1.2. Definizione di momento d’inerzia e sue proprietà

Il momento d’inerzia rispetto agli assi x e y della superficie A è così


definito:

Ix = A
y2 dA Iy = A
x2 dA (5.4)

mentre il momento polare è definito come l’integrale dell’area per la


distanza rispetto al polo considerato. Nel caso che il polo coincida con
l’origine degli assi, il momento polare si può esprimere come segue:

IR = A
r2 dA = A
x2 +y2 dA =Ix +Iy (5.5)

Si consideri ora un nuovo sistema di assi (0’ x’ y’) e si calcoli il momento


d’inerzia rispetto ai nuovi assi x’ e y’


77

2 2
Ix' = A
y-yg dA Iy' = A
x-xg dA (5.6)

Ricordando la definizione di coordinate del baricentro xg e yg gli


integrali precedenti, dopo brevi passaggi, possono riscriversi nella
maniera seguente:

Ix' =Ix +y2g A-2xg Sx Iy' =Iy +x2g A-2yg Sy (5.7)

Qualora l’origine del sistema di riferimento originario coincida con il


baricentro della sezione, poiché Sx=Sy=0, le equazioni precedenti
assumono la forma seguente, che rappresenta il risultato del ben noto
teorema di Huygens:

Ix' =Ixg +y2g A Iy' =Iyg +x2g A (5.8)

Il significato delle precedenti espressioni è il seguente: il momento


d’inerzia assiale minimo di una figura rispetto ad una retta di direzione
nota si ottiene facendo passare la retta stessa per il baricentro.
Si consideri ora il sistema (0 x y) passante per il baricentro dell’area e
si calcolino i momenti d’inerzia assiali, rispetto ad un nuovo sistema (0 r
s) con origine nel baricentro ma ruotato rispetto al primo dell’angolo a.
Dopo semplici passaggi algebrici che tengono conto della
trasformazione di coordinate dal sistema (0 x y) al sistema (0 r s) si
ottengono le seguenti espressioni dei momenti d’inerzia rispetto ai due
assi r ed s:

2
Ir = A
s2 dA= A
ycos-xsinα dA= I cos2 α+Iy sin2 α-Ixy sin2α (5.9)
x

Is = A
r2 dA= A
ysenα+xcosα 2 dA= I sin2 α+Iy cos2 α+Ixy sin2α (5.10)
x


78

dove il termine Ixy rappresenta il momento d’inerzia misto rispetto agli
assi x ed y la cui espressione è la seguente:

Ixy = A
xydA (5.11)

Il momento d’inerzia misto rispetto agli assi r ed s può essere così


espresso:

Irs = rsdA= ysenα+xcosα ycosα-xsinα dA =


A A
Ix -Iy
sin2α+Ixy cos2α (5.12)
2

E’ di particolare interesse ricercare i così detti assi principali d’inerzia


rispetto ai quali si ha che il momento d’inerzia misto è nullo. Annullando
quindi la precedente si ottiene l’angolo a del quale è inclinato il sistema
di assi principali r,s rispetto al sistema di riferimento (0 x y):

2Ixy
tan2α= (5.13)
Iy -Ix

Nel caso in cui l’origine degli assi coincide con il baricentro, gli assi
principali sono detti anche assi baricentrali.

5.1.1.3. L’ellisse centrale d’inerzia e la relazione di antipolarità


Si definisce ellisse centrale d’inerzia di un’area, l’ellisse con centro
nel baricentro dell’area stessa e i cui assi minore e maggiore sono
rispettivamente i raggi giratori d’inerzia massimo e minimo della sezione.
Essa fornisce un’indicazione rapida sul comportamento flessionale della
sezione.

x2 y2
+ =1 (5.14)
r 2y r x2


79

y Asse neutro
Ellisse centrale
d’inerzia

rY
rX
x
Retta antipolare rispetto
all’ellisse centrale d’inerzia

Figura 5.2 – Ellisse centrale d’inerzia e relazione di antipolarità

Nel problema della pressoflessione esiste una relazione di natura


geometrica tra asse neutro e centro di pressione: L’asse neutro è
l’antipolare del centro di pressione rispetto all’ellisse centrale d’inerzia.
Infatti se scriviamo la formula di Navier annullando la tensione si ottiene
l’equazione dell’asse neutro:

N Nx 0 Ny 0
+ x+ y =0 (5.15)
A Iy Ix

Ossia, moltiplicando per l’area e dividendo per lo sforzo N si ha:

x 0x y0 y
+ +1 = 0 (5.16)
r 2
y r x2

La precedente è nota dalla geometria come retta antipolare rispetto


all’ellisse centrale d’inerzia del polo di coordinate x0 e y0. Ciò dimostra
come l’asse neutro sia una caratteristica esclusivamente geometrica della
sezione.


80

5.1.1.4. Nocciolo centrale d’inerzia

Il nocciolo centrale d’inerzia è il luogo dei centri di pressione tali per


cui l’asse neutro non taglia mai la sezione e quindi la sezione risulta
interamente compressa. Detta An l’area del nocciolo centrale d’inerzia, la
condizione per cui la sezione rimanga interamente compressa si esprime
come segue:

x 0x y0 y
+ +1> 0 "x , y Î An 1 (5.17)
r 2
y r x2

Nel caso di pressoflessione retta si è in genere interessati ai punti di


frontiera del nocciolo per il quale l’asse neutro è ortogonale all’asse di
sollecitazione ed è tangente alla sezione rispettivamente al lembo
inferiore e superiore. Tali punti sono detti punti di nocciolo inferiore e
superiore ci e cs.
Nel caso ad esempio della figura 5.3, per individuare la loro posizione
basta far riferimento all’equazione della retta antipolare con la condizione
che essa passi per i punti x=0 e y=yi per individuare cs e y=ys per
individuare ci :

yCs y i r x2 Wxi
+ 1 = 0 ® yCs = - =- (5.18)
r x2 yi Ac
yCi y s r x2 Wxs (5.19)
+ 1 = 0 ® yCi = - =-
r x2 ys A
b/3 b
s ce n cs ys
yG ycs

x x yci
h/3 h h
x yi
ci ci
y
y
b b0 y

Figura 5.3 – Nocciolo centrale d’inerzia di sezoni rettangolari e a T


81

Esempio 5.1: Si determini il nocciolo centrale d’inerzia di una sezione
rettangolare di base b e altezza h.

bh 3
I h2 r x2 h 2 / 12
r x2 = x = 12 = ® y Ci = - =- = h /6
A bh 12 ys - h/2
r x2 h 2 / 12
y Cs = - =- = -h / 6
yi h/2

Esempio 5.2: Si determini il nocciolo centrale d’inerzia di una sezione a


T con spessore dell’anima b0, larghezza dell’ala b, spessore soletta s e
altezza della sezione h:

1) Determinazione della posizione del baricentro

h s
b0h + (b - b0 )s
S 2 2
yG = n =
A b0h + (b - b0 )s

2) Determinazione del raggio giratore d’inerzia rispetto all’asse


baricentrico (asse x)

b0h 3 (b - b0 )s 3 s h
+ - ( b - b0 )s( - yG ) 2 - b0h( - yG ) 2
Ix 12 12 2 2
rx = =
2
A b0h + (b - b0 )s

3) Una volta noto il giratore d’inerzia r i punti di nocciolo si determinano


con le formule 5.18 e 5.19.

Esempio 5.3: Determinare le caratteristiche geometriche (baricentro,


momenti d’inerzia, punti di nocciolo) della sezione indicata in figura :


82

Poiché la sezione è divisibile in rettangoli, assumiamo per semplicità che
essa sia suddivisa in 4 parti, numerate come indicato in figura.

a a a

1 y=y'

ycs=2.06a
2
7a

x
5a

yci=1.55a

3 4
a

x'

2a a 2a

5a

Calcolo dell’area

L’area è data dalla somma delle aree dei 5 rettangoli:

A=13 a2
Calcolo baricentro

xg =Sy’/A=0
13 a
Sy ' 5
i=1 Si
3a×a× a+6a×a×3a+2×2a×a×
yg = = = 2 2 = 79 a≅3a
A A 13a 2 26

Calcolo Momenti d’inerzia

Seguendo la suddivisione indicata in figura si ha per il momento d’inerzia


rispetto all’asse x l’espressione:


83

2 2
1 7 1 1 5 241 4
Ix = 3a×a3 +3a×a× a + a× 6a 3 +2 2a×a3 +2a×a× a = a
12 2 12 12 2 3

Analogamente per il momento d’inerzia rispetto all’asse y:

1 1 1 157 4
Ix = a× 3a 3 + 5a×a3 + a 5a 3 = a
12 12 12 12

Calcolo punti di nocciolo

Il punto di nocciolo superiore è dato dalla formula:

Wxi Ix 241 a3
ycs =- =- =- =2.06a
A yi A 3 -3a×13a2

Analogamente per quello inferiore

Wxs Ix 241 a3
yci =- =- =- =-1.55a
A ys A 3 4a×13a2

5.1.2. Il calcolo delle tensioni

Tra le verifiche in esercizio previste dalla normativa per il c.a.p., c’è la


verifica dello stato tensionale. Poiché una trave in cemento armato
precompresso è realizzata per fasi successive, la verifica tensionale dovrà
essere estesa a ognuna di esse. In ogni caso, sono previste almeno due
differenti verifiche, corrispondenti alle seguenti fasi costruttive:

1) condizioni a vuoto: all’atto del tiro, in sezioni di c.a.p. a cavi post-


tesi o pre-tesi, occorre verificare che le tensioni massime raggiunte nel
cavo e nel cls siano minori di prefissati valori ammissibili. In tali
condizioni, oltre la precompressione che agisce a livello di cavi, agisce il


84

peso proprio della trave. Lo sforzo di precompressione deve essere
scontato delle perdite istantanee di tensione (vedi par. 5.1.3)
Di conseguenza, nella generica sezione di una trave in calcestruzzo
armato precompresso agiscono le forze illustrate in figura 5.4, dove MG è
il momento dovuto al peso proprio e Ni è lo sforzo normale nei cavi di
precompressione, derivato dallo sforzo normale iniziale N0 ridotto delle
perdite istantanee DNp. L’effetto del momento MG è quello di traslare lo
sforzo di precompressione della quantità e1=MG/(N0-DNp). Nel caso di
precompressione totale tale eccentricità, come vedremo meglio nel
Capitolo 6, è bene che sia tale da fare cadere il centro di pressione proprio
nel punto di nocciolo inferiore, garantendo in tal modo la totale
compressione della sezione, sfruttando quindi la massima eccentricità
possibile. In condizioni di precompressione limitata si ammette al lembo
superiore la presenza di trazione, con la condizione che la trazione si
mantenga entro i limiti imposti dalla normativa. In tal caso il centro di
pressione può anche cadere al di sotto del punto limite inferiore del
nocciolo centrale d’inerzia Ci.

2) condizioni di esercizio o lungo termine: dopo la messa in esercizio


della struttura e scontate le cadute lente DNL (vedi par. 5.1.3) occorre
verificare l’efficacia della precompressione. In condizioni di
precompressione totale la sezione deve essere interamente compressa.
Nel caso di precompressione limitata occorre verificare il rispetto del
limite massimo imposto dalla normativa alla tensione di trazione nel
calcestruzzo.

M = MG M = MG+Mp+q
G G
G G
e2
=
= yp ==
e1
e1
N=N0-DNp-DNL
N i= No - DNp e

Figura 5.4 – Sistema di forze nella Figura 5.5– Sistema di forze nella
sezione in condizioni a vuoto sezione in condizioni di esercizio


85

Possono poi rendersi necessarie ulteriori verifiche nel caso in cui la
precompressione venga applicata per fasi successive, dove i cavi non
vengono tesi contemporaneamente.
Poiché nella fase di esercizio il cavo di precompressione è solidale al
calcestruzzo, la variazione di tensione si ripercuote anche sui cavi di
precompressione. Le forze agenti sulla sezione di cls sono illustrate nella
figura 5.5, dove Mp+q rappresenta il momento dovuto ai sovraccarichi
esterni (permanenti e variabili). Lo sforzo normale Ne derivato dallo
sforzo normale iniziale N0, già ridotto delle perdite iniziali DNp, deve
essere ulteriormente ridotto delle cadute lente DNL. L’effetto di Mp+q è
quello di spostare dell’ulteriore quantità e2=Mp+q/(N0-DNp-DNL) la forza
di precompressione, rispetto all’eccentricità e1. Nel caso di
precompressione totale l’eccentricità e2 deve essere tale che il centro di
pressione ricada al massimo nel punto limite superiore del nocciolo
centrale d’inerzia, garantendo in tal modo la totale compressione della
sezione.
Nel caso di precompressione limitata è ammesso che il centro di
pressione cada al di sopra del punto di nocciolo superiore Cs con la
conseguente nascita di una tensione di trazione al lembo inferiore della
sezione; quest’ultima deve essere inferiore ai limiti di normativa. In caso
contrario la sezione diverrebbe parzialmente precompressa.

5.1.2.1. Il calcolo delle tensioni nel calcestruzzo in condizioni


inziali

La sezione risulta interamente reagente e dunque l’azione dello sforzo


di precompressione iniziale Ni (al netto delle perdite di tensione DNp) e
del peso proprio si traduce nelle seguenti espressioni della tensione
minima e massima nel calcestruzzo.


86

N i N i e MG
s c ,max = + -
Aid Wid i Wid i
(5.20)
N N e M
s c ,min = i + i s - Gs
Aid Wid Wid

Nelle eq. 5.20 Wid e MG ed e devono essere considerati con il loro


segno. Per convenzione le tensioni sono considerate positive se di
compressione e i momenti positivi se tendono le fibre inferiori. La
convenzione dei segni positivi e degli assi di riferimento sono quelli
indicati in figura 5.6.
La figura 5.6 mostra sinteticamente anche le varie componenti della
tensione in condizioni a vuoto causate dalla precompressione e dal peso
proprio.

sc,min
M = MG - Ne (-) (+)
(+)
ys G N/A
N/A
N x + = + =
e
yi (+)
(+)
(+) (-)
y sc,max

Figura 5.6 – Stato tensionale nella sezione in condizioni a vuoto

Osservazione: Le caratteristiche geometriche della sezione


omogeneizzata a calcestruzzo (Aid,Jid) , nel caso di travi a cavi post-tesi,
sono quelle delle sezione di calcestruzzo depurata dell’area dei cavi in
quanto nella fase a vuoto le guaine non sono ancora state sigillate con la
malta.


87

5.1.2.2. Il calcolo delle tensioni nel calcestruzzo a lungo
termine
In questa fase oltre allo sforzo di precompressione e al momento
dovuto al peso proprio (MG) agiscono anche momenti dovuti ai
sovraccarichi permanenti e accidentali Mp+q. La verifica più gravosa, a
meno di situazioni particolari, è senza dubbio quella riferita a tempo
infinito dove anche le cadute di tensione DNL possono considerarsi
totalmente scontate. Le eq. 5.21 forniscono le espressioni della tensione
minima e massima nel calcestruzzo, dove Aid e Jid rappresentano
rispettivamente l’area e il momento d’inerzia della sezione
omogeneizzata a calcestruzzo.

Ne N e M G + M p +q
s c , max = + es -
Aid Wid Wid s
N N e M G + M p +q
s c , min = e + ei - (5.21)
Aid Wid Wid i

La figura 5.7 illustra la componente di tensione aggiuntiva rispetto a


quelle di figura 5.6 e l’andamento finale delle tensioni.
M = MG +Mp+q - Ne

ys
G N/A N/A
N
+ =
e
yi

sc,min

Figura 5.7 – Stato tensionale nella sezione a lungo termine


88

5.1.2.3. Il calcolo delle tensioni nell’acciaio

Il calcolo della tensione nell’armatura di precompressione si


differenzia anch’esso per condizioni a vuoto e di esercizio.

Condizioni a vuoto
Nelle condizioni a vuoto (precompressione + peso proprio) lo sforzo
normale a livello dell’armatura di precompressione si differenzia
ulteriormente per i casi di travi con armatura pre-tesa o post-tesa.
Per travi precompresse a cavi post-tesi, il momento MG non altera il
valore iniziale del tiro al netto delle perdite istantanee (DNp), poiché il
cavo non è solidale con il calcestruzzo (guaine non sigillate con cavo
scorrevole):

N 0 - DN p
s si = (5.22)
Ap

Nel caso di travi a fili pretesi, poiché l’armatura di precompressione è


aderente al calcestruzzo fin dal rilascio dei cavi, la tensione nei cavi
risentirà, oltre che delle perdite istantanee, anche dell’effetto del
momento dovuto al peso proprio della trave (tensione di trazione):

N 0 - DN p MG
s si = +n e (5.23)
Ap J id

Il momento d’inerzia Jid è quello riferito alla sezione ideale, mentre n


è il coefficiente di omogeneizzazione (n=Ep/Ec).

Condizioni di esercizio
Per il caso di travi a cavi post-tesi, nelle condizioni di esercizio, al
momento MG si aggiunge il momento Mp+q che tendendo le fibre inferiori
provoca un aumento dello sforzo di trazione N a livello dell’armatura di
precompressione, che si trasferisce al cavo stesso in quanto ora solidale


89

con la sezione di calcestruzzo a causa della sigillatura del cavo. Dunque
la tensione nel cavo vale:

N 0 - DN p - DN L M p +q
s sp = +n e (5.24)
Ap J id

Nel caso di travi a fili pretesi la tensione nell’armatura risentirà anche


del momento dovuto ai sovraccarichi permanenti e variabili (p+q):

N 0 - DN p - DN L M G + M p +q
s sp = +n e (5.25)
Ap J id

Esempio 5.4: Si consideri la sezione in c.a.p. a cavi post-tesi illustrata in


figura, le cui caratteristiche geometriche sono di seguito indicate assieme
alle sollecitazioni. In condizioni di esercizio i carichi sono considerati in
combinazione rara e condizioni ambientali ordinarie.

Caratteristiche della sezione e sollecitazioni


Sez Ac,id Ap Jid ep MG Mp+q Ni Ne
(m2) (cm2) (m4) (m) (kNm) (kNm) (kN) (kN)
Cls 1,125 45 0,153 0,667 1800 1200 4500 3800
Vuoto 1,121 45 0,166 0,672 1800 1200 4500 3800
Eserc. 1,149 45 0,166 0,645 1800 1200 4500 3800


90

Nella tabella sono riportate le caratteristiche geometriche della sezione
a vuoto e in esercizio. Nella stessa tabella sono anche indicati i momenti
sollecitanti a vuoto e in esercizio (MG, Mp+q) e le corrispondenti forze di
precompressione (Ni, Ne)
Le proprietà meccaniche dei materiali e le condizioni da considerare
sono le seguenti:

• Calcestruzzo: Classe di resistenza minima per le costruzioni in c.a.p.,


ovvero la C28/35 .
• Acciaio: resistenza Caratt. trefoli fpk=1700MPa, fpyk=1300 MPa,
• Tiro dei cavi a 14 gg dal getto.
• Ambiente poco aggressivo.

Le caratteristiche meccaniche del calcestruzzo secondo le NTC-08 sono le


seguenti:

• Resistenza cubica del cls: Rck =35 MPa


• Resistenza caratteristica a compressione del cls: fck =29.05 MPa
• Resistenza media a compressione del cls: fcm =fck +8=37.05 MPa
• Resistenza media a trazione del cls: fctm =0.3fck 2/3 =2.835 MPa
• Resistenza a compressione e trazione del cls al tiro (si utilizzano le formule
dell’EC2 p. 3.1.2):

Le resistenze medie a compressione e trazione del cls al tempo j=14gg sono le


seguenti:
28
0.25 1-
14
fcmj =fcm 28 gg × e =37.05x 0.902 = 33.40 MPa (media a compressione)

fckj =fcmj - 8 Mpa = 25.40 MPa (caratteristica a compressione)


28
s 1-
14
fctmj =fctm 28 gg × e = 2.556 MPa (media a trazione)

Calcolo tensioni limite


91

Tensione massima di compressione ammissibile nel calcestruzzo in condizioni
iniziali:
scci <0.7 fckj =17.78 MPa

Tensione massima di trazione ammissibile nel cls in condizioni iniziali:


fctmj
scti < 1.2
=2.13 MPa

Tensione massima di compressione ammissibile nel cls in esercizio


(combinazione quasi permanente per verifiche allo SLE):

scce <0.45 fck =13.07 MPa

Tensione massima di trazione ammissibile nel calcestruzzo:


fctm
#cte = con fctm =0.3 f ck2/3 per cls di classe < C50/60
1.2

Quindi: fctm =2.835 MPa , #ct =2,36 MPa

Le caratteristiche meccaniche dell’acciaio secondo le NTC08 sono le seguenti:

Tensione massima ammissibile nell’armatura di precompressione all’atto del


tiro (cavi post-tesi):
#p =0.75 fpk =1275 MPa

Tensione massima ammissibile nell’armatura di precompressione in esercizio:


#p =0.8 fpyk =1040 MPa

Verifiche dello stato tensionale

Viene ora illustrato il calcolo delle tensioni a vuoto e in esercizio. Al solo


fine di dimostrare la limitata influenza dell’armatura, si riportano i calcoli relativi
sia al caso di sezione di solo calcestruzzo (caso1: armatura trascurata), sia il caso
in cui l’armatura venga utilizzata nel calcolo delle caratteristiche geometriche
della sezione (caso 2).


92

Verifica delle tensioni nel cls a vuoto
Nel caso in cui le armature vengano trascurate, la sezione risulta interamente
compressa con tensione massima pari a 10.64 MPa che risulta essere inferiore al
limite massimo di normativa (17.78 MPa). Nel caso 2 (Fig. 5.8), in cui le
caratteristiche della sezione contemplino anche la presenza delle armature, la
tensione di compressione massima diventa 10.27 MPa. La verifica è dunque
soddisfatta.

Figura 5.8 - Stato tensionale nella fase a vuoto (caso 2)

Verifica delle tensioni nel cls a lungo termine

Nel caso 1 la sezione risulta ancora interamente compressa (Fig. 5.9). Anche
la tensione di compressione massima, posta al lembo superiore risulta essere
inferiore al massimo consentito (4.597 < 13.07 MPa). Nel caso 2 il valore della
tensione di compressione massima si modifica leggermente (4.72 MPa)
risultando comunque sempre al di sotto delle tensioni massime ammissibili. La
verifica è dunque anche in questa fase completamente soddisfatta (Fig. 5.9)

Figura 5.9 - Stato tensionale a lungo termine (caso 2)

Verifica delle tensioni nell’armatura di precompressione

Al momento del tiro la tensione massima nei cavi di precompressione risulta:


93

Ni 4500000
#spi = = =1000 MPa<1275 MPa
Ap 4500

In esercizio la tensione massima nei cavi di precompressione vale invece:

Ne Mg +Mp+q
#spi = +n ep =874 MPa<1360 MPa
Ap Jid

dove n=Ep/Ec = 6.29

Anche per l’acciaio le verifiche risultano dunque soddisfatte.


94

5.1.3. Le cadute e le perdite di tensione
La forza di precompressione non può ritenersi costante, poiché è
spesso applicata in fasi successive ed è inoltre influenzata dai seguenti
fenomeni:

• perdite di tensione istantanee nel cls (c.a.p. a cavi pretesi)


• perdite di tensione istantanee per attrito lungo i cavi (c.a.p. a cavi
post-tesi)
• cadute di tensione differite nel tempo a causa dei fenomeni lenti
che avvengono nel calcestruzzo (viscosità e ritiro) e nell’acciaio
(rilassamento del cavo di precompressione)

Nei paragrafi seguenti verranno trattati dapprima gli effetti legati ai


fenomeni lenti e successivamente quelli relativi alle perdite di tensione
differenziate per sistemi a cavi pre-tesi e post-tesi.

5.1.3.1. Cadute di tensione nel calcestruzzo : la viscosità

In accordo con l’eq. (4.4), per il calcolo della caduta di tensione Dsv
dovuta alla viscosità nei cavi di precompressione è necessario
determinare la deformazione elastica nel calcestruzzo ec,el a livello
dell’armatura di precompressione, assumendo valida l’ipotesi di perfetta
aderenza acciaio-calcestruzzo, secondo la quale le deformazioni dei due
materiali coincidono. Sotto tali condizioni la variazione di tensione si
esprime come segue:

s c ,el
Ds v = F(t 0 , ¥) E pe c ,el = F(t 0 , ¥) E p = F(t 0 , ¥) ns c ,el (5.26)
Ec

Come illustrato nell’eq. (5.26), la variazione di tensione si può calcolare


anche più semplicemente con riferimento alla tensione elastica nel
calcestruzzo sc,el e al coefficiente di omogeneizzazione n=Es/Ec.


95

La tensione elastica nel calcestruzzo si calcola mettendo in conto la
precompressione scontata delle perdite istantanee, il peso proprio, i
sovraccarichi permanenti e variabili; questi ultimi andranno considerato
solo nel caso in cui essi siano di natura quasi permanente. I sovraccarichi
variabili in combinazione rara o frequente non dovranno essere
considerati.

Esempio 5.5: Con riferimento all’esercizio 5.4 si calcolino le cadute di


tensione dovute alla viscosità della trave ipotizzando un ambiente con
umidità del 75% e un tempo di applicazione della precompressione
t0=15gg. Si ipotizzi che il contributo Mp+q sia legato esclusivamente a
carichi variabili in combinazione rara.

Per il caso esaminato l’area esposta risulta essere pari a A=1.125 m2,
(si trascurano le armature), mentre il perimetro p=7.5m. Quindi il
parametro vale h0=300. Poiché l’umidità è pari al 75% il coefficiente di
viscosità a tempo infinito vale f (¥,t=15gg)=2.2. Il coefficiente di
omogeneizzazione può essere calcolato a partire dalle caratteristiche
meccaniche dei materiali, desumibili dalla tabella 4.3.

Ecm = 32.59 GPa, Ep = 205 GPa, n=Ep/Ecm =6.29

Poiché la tensione elastica del calcestruzzo sc,el in esercizio,


considerando il soli carichi e sovraccarichi permanenti (i variabili sono in
combinazione rara) a livello del cavo vale 8.95 MPa, (vedi figura 5.8), la
corrispondente variazione di tensione nel cavo dovuta alla viscosità
risulta essere:

∆#v =∅ ∞,t0 n #c,el =2.2×6.29×8.95=123.85 MPa

che corrisponde percentualmente a una perdita di forza di


precompressione pari a:

DN=Dsv Ap = 12.385 ´ 45 = 557 kN (12.3%)


96

5.1.3.2. Cadute di tensione nel calcestruzzo : il ritiro
Nel caso del strutture in cemento armato precompresso, la precedente
normativa (D.M. 16.01.06) semplificava il calcolo della deformazione del
calcestruzzo dovuta al ritiro e stabiliva che (p. 4.4.4.8 a )

• per strutture per le quali l’applicazione della forza di


precompressione avviene dopo 14 giorni dal getto il valore della
deformazione viscosa erit può essere assunta pari al 0.25°/°°
• per strutture precompresse prima di 14 giorni dalla data del getto la
deformazione a tempo infinito ev può essere assunta pari al 0.3°/°°

Come già visto, la normativa attuale prevede un calcolo analitico della


deformazione da ritiro in funzione delle condizioni ambientali, della
geometria e della qualità del calcestruzzo.
La caduta di tensione nell’armatura di precompressione dovuta al
ritiro è valutabile semplicemente moltiplicando la deformazione fornita
dalla normativa per il modulo elastico dell’armatura di precompressione,
ipotizzando che tale deformazione sia uniformemente distribuita sulla
sezione.

Ds rit = E pe rit (5.27)

Esempio 5.6: Sempre con riferimento all’esercizio 5.4 si calcolino le


cadute di tensione dovute al ritiro nella trave ipotizzando un ambiente
con umidità del 75% e un tempo di applicazione della precompressione
t0=15gg

Come già illustrato nel capitolo 4 la deformazione dovuta al ritiro si può


esprimere come:

ecs=ecd+eca (5.28)


97

dove:
ecs è la deformazione totale per ritiro
ecd è la deformazione per ritiro da essiccamento
eca è la deformazione per ritiro autogeno.

Il valore medio a tempo infinito della deformazione per ritiro da


essiccamento ha l’espressione:

ecd,¥= kh ec0 (5.29)

Poiché il coefficiente h0 = 300, il coefficiente kh risulta essere pari a


0.75 (vedi tabella 4.7). Poiché la resistenza cilindrica caratteristica del
calcestruzzo è pari a 29 MPa e l’umidità relativa è pari al 75% per
determinare la deformazione di base ec0 occorre interpolare i valori
riportati in tabella 4.6, che forniscono un valore pari a 0.312.
La deformazione per ritiro autogeno si desume direttamente dalla
relazione seguente:

e ca ,¥ = -2.5 ( f ck - 10) × 10-6 =4.75 ´ 10-5

Il valore di deformazione totale dovuta al ritiro vale dunque:

ecs=0.75 ´ 0.312 + 4.75 ´ 10-5 = 0.234/1000

La perdita di tensione corrispondente nel cavo è la seguente:

Dsr = 0.234/1000 ´ 205000 = 48 MPa

che in termini di sforzo di precompressione risulta:

DN = 4.8 ´ 45 = 216 MPa , ossia una perdita del 4.8 %


98

5.1.3.3. Cadute di tensione nell’acciaio: effetto combinato
Il calcolo delle cadute di tensione così come in precedenza illustrato è
basato sull’ipotesi di non-interdipendenza dei fenomeni lenti. L’ipotesi di
tensione costante per il calcolo della viscosità verrebbe meno non appena
si considerasse la contemporanea presenza del rilassamento dell’acciaio
che varia la tensione nel cavo. Vale naturalmente anche l’opposto. Sicché
è necessario determinare l’entità di questa interazione reciproca.
A tale fine l’Eurocodice 2 (p. 5.46) prevede l’utilizzo della seguente
espressione:
Ep
&cs Ep +0.8∆'pr + ((t,t0 )'c,QP
Ecm
∆Npr =Ap ∆#p,c+s+r =Ap Ep A p A
(5.31)
1+ 1+ c e2cp 1+0.8φ(t,t0 )
Ecm Ac Ic

dove

Dsp,c+s+r è il valore assoluto della variazione della tensione nei cavi dovuta alla
viscosità, al ritiro e al rilassamento, valore calcolato al tempo t e nella sezione
x
ecs il valore assoluto della deformazione dovuta al ritiro del calcestruzzo
Ep il modulo elastico dell’acciaio
Ecm il modulo elastico medio del calcestruzzo
Dspr la variazione di tensione nell’armatura di precompressione dovuta al
rilassamento dell’armatura di precompressione stessa.
Ap Area dell’armatuta di precompressione
Ac Area della sezione di calcestruzzo
Ic Momento d’inerzia della sezione di calcestruzzo
ecp eccentricità delle armature di precompressione
j(t,t0) funzione di viscosità al tempo t, con riferimento al tempo inziale t0
sc,QP Tensione nel calcestruzzo a livello del cavo di precompressione

L’espressione precedente può essere facilmente dedotta immaginando


di prendere un elemento di calcestruzzo di lunghezza unitaria in


99

corrispondenza del cavo e uguagliando la variazione di deformazione del
cavo a quella del calcestruzzo [Antonini, 1986].
La variazione di deformazione nel cavo può essere espressa in
funzione dello sforzo normale iniziale N0, della variazione di sforzo di
precompressione DN e della deformazione iniziale impressa al cavo ep0:

DN
De p = e p0 (5.32)
N0

La variazione di deformazione nel calcestruzzo è invece data dalla


somma delle deformazioni legate alle diverse cadute lente (ritiro,
viscosità e rilassamento):

DN
De c = e rit + e v + e ril + e c (1 + c ( t 0 )f( t , t 0 ) ) (5.33)
N0

L’ultimo termine del secondo membro contiene anche l’effetto di


viscosità nel calcestruzzo dovuto alla variazione di tensione causata dalla
viscosità nella quale interviene, come visto nel capitolo 4 il coefficiente
di invecchiamento c. Nel caso specifico l’EC2 adotta per c il valore 0.8.
Imponendo quindi la condizione seguente:

De p = De c (5.34)

si ottiene la variazione dello sforzo di precompressione rapportata allo


sforzo di precompressione iniziale:

DN E pe rit + nf( t , t 0 )s c + 0.8Ds ril


= (5.35)
N0 s p 0 - ns c 0 (1 + 0.8f( t , t 0 ) )

La tensione sc0 è la tensione iniziale nel calcestruzzo a livello del cavo


dovuta alla sola precompressione.
Ricordando infine che N0=Apsp0 e tenendo conto del segno opposto
delle tensioni nell’acciaio e nel calcestruzzo si ottiene l’equazione 5.29.


100

La variazione DN deve essere necessariamente messa in conto all’atto
della precompressione, maggiorando eventualmente lo sforzo di
precompressione stesso per evitare ad esempio che, nel caso si utilizzi la
precompressione totale, la sezione non risulti interamente compressa o
nel caso di precompressione limitata che la tensione massima di trazione
nel calcestruzzo superi la sua resistenza.

Esempio 5.7: Con riferimento all’esercizio 5.4 si calcolino le cadute di


tensione combinate della trave ipotizzando che le cadute per
rilassamento siano pari a Dsril = 150 MPa e le cadute dovute alla
viscosità e al ritiro siano quelle calcolate negli esercizi 5.5 e 5.6.

Per la soluzione occorre semplicemente applicare la formula seguente:

Ep
)cs Ep +0.8∆#pr + E *(t,t0 )#c,QP
cm
∆Npr =Ap ∆#p,c+s+r =Ap
Ep Ap A
1+ 1+ c e2cp 1+0.8φ(t,t0 )
Ecm Ac Ic

20500×0.000234+6.29×2.2×0.848+0.80×15.0
=45 =990 KN
45 11250
1+6.29 ×672 ×(1+0.8×2.2)
11250 15300000

Ciò corrisponde, in termini percentuali, a una caduta di tensione totale pari al


22%, essendo N0=4500 kN.

5.1.3.4. Perdite di tensione istantanee nell’acciaio

Oltre alle cadute di tensione che sono, come visto, differite nel tempo,
esistono altre cause che all’atto della precompressione diminuiscono il
tiro inizialmente imposto. Esse sono le così dette perdite di tensione
istantanee che si manifestano in maniera diversa in travi a cavi post-tesi e
travi a cavi pre-tesi. Nel caso si travi a cavi post-tesi il fenomeno delle
perdite di tensione è dovuto essenzialmente all’attrito tra guaina e il cavo,


101

al rientro degli ancoraggi dei cavi e alle perdite al martinetto. Queste
ultime due cause sono in genere di entità minore e quindi spesso vengono
trascurate.
Nelle travi a cavi pre-tesi le perdite di tensione sono si manifestano
all’atto del taglio delle armature dopo la maturazione del getto per
l’accorciamento elastico del calcestruzzo.

5.1.3.4.1. Travi a cavi post-tesi - perdite per attrito

Tale perdita si manifesta per la presenza di attrito tra la guaina nella


quale l’armatura di precompressione viene inserita per il tesaggio e
l’armatura stessa. Per effetto della curvatura del cavo, su di esso agisce
una pressione p, pari al rapporto tra lo sforzo normale N e il raggio di
curvatura R in generale variabile lungo il cavo:

N
p= (5.36)
R

In tali condizioni la variazione di sforzo nomale in un tratto


infinitesimo di cavo di lunghezza ds (vedi Fig. 5.10) vale:

N
dN = - f c p ds = - f c Rda = - f c Nda (5.37)
R

dove fc è il coefficiente d’attrito guaina-cavo, R è il raggio di curvatura


del cavo e dα è la variazione angolare. Integrando la precedente nel tratto
di cavo A-B si ottiene la seguente legge esponenziale che regola la
variazione dello sforzo normale dovuta all’attrito:

N 2 = N1e - f c a (5.38)

Come era logico aspettarsi, la variazione di N dipende unicamente dal


coefficiente d’attrito guaina-cavo e dalla variazione angolare a che si ha


102

passando dall’estremo A all’estremo B del cavo. La variazione di
tensione nel cavo dovuto all’attrito è quindi data da:

Ds = s 1( 1 - e - f c a ) (5.39)

La normativa europea, alla quale la normativa italiana rimanda per la


valutazione delle perdite dovute all’attrito, suggerisce i valori del
coefficiente d’attrito riportati in Tabella 5.1.

Tabella 5.1 - Valori di fc secondo l’EC2


Tipo di armatura Coefficiente d’attrito
Fili trafilati a freddo 0.17
Trefoli 0.19
Barre con risalti 0.65
Barre lisce 0.33

Nei tratti rettilinei, non essendoci alcuna variazione angolare, si


dovrebbe assumere in teoria una perdita per attrito nulla. La normativa
però considera, anche per tali tratti, una variazione di tensione, che
dipende però oltre che dal coefficiente d’attrito fc, anche dalla lunghezza
L del tratto considerato:

DN = N( 1- e - f c k L ) (5.40)

Il termine k è la variazione angolare espressa per unità di lunghezza


del cavo ed è generalmente compresa nell’intervallo 0.005 < k < 0.01
rad/m.


103

N1 a

a
da p
N2
A
B L
ds pt

Figura 5.10 – Forze agenti sul Figura 5.11 – Significato geometrico


cavo dell’angolo a e di L

a2 a4

a1 a3

Figura 5.12 – Variazioni angolari di un cavo di precompressione

Nel caso di cavi con variazioni angolari e tratti lineari multipli, le


perdite di tensioni per attrito possono essere valutate ancora con le 5.38 e
5.40 dove a ed L rappresentano ora la somma delle variazioni angolari e
le lunghezze dei tratti rettilinei (Fig. 5.11-12):

% % ((
− fc '∑αi +∑ kL j *
' ' **
ΔN = N 0 '1− e & i j ) * (5.41)
' *
& )

La 5.41 può anche essere semplificata allorché si applichi uno


sviluppo in serie di Taylor della stessa, ottenendo l’espressione seguente:

DN @ N 0 f c ( åai + å kLi ) (5.42)


i j


104

Esempio 5.8: Valutare le perdite dovute all’attrito cavo-guaina nella
sezione di mezzeria della trave precompressa a cavi post-tesi indicata in
figura.
D
A
h
dp B f C

b 12.5 5.00 12.5


L

Dati trave
h b Ap L f dp Lr
(cm) (cm) (cm2) (m) (m) (cm) (m)
150 45 35 30 1.00 10 2,5

In travi in c.a.p. a cavi post-tesi, nella fase di tesatura del cavo, nascono
inevitabilmente tensioni tangenziali sulla superficie del cavo stesso dovute
all’attrito del cavo con la guaina. La variazione di tensione (trazione) si può
valutare con la relazione 5.40, con i=j=1.
Si assume inoltre che i coefficienti d’attrito abbiano i seguenti valori, come
suggerito dalla normativa:

ü fc = 0,3 [1/rad] nel caso si utilizzino guaine metalliche


ü k = 0,01 [rad / m]

Per la valutazione di α si può ricavare l’equazione della parabola che descrive


la forma del cavo tramite i seguenti passaggi per valutare poi il valore della
derivata prima in testa alla trave (punto A):

1. Si fissa l’origine del sistema di riferimento O(x,y) in corrispondenza del


tratto curvo, in questo caso nel punto B

2. Si assegnano le condizioni al contorno, che in questo caso sono le


seguenti:
y 0 =0
y' 0 =0
y' l =f


105

con l = lunghezza del tratto curvo

3. Si determinano i coefficienti a, b e c di + = -. / + 1. + 2 , qui pari a:


1
a= =0,0064; b=0 ; c=0
156

ottenendo y=0,0064 x2

4. L’angolo α che la tangente al cavo forma con l’asse della trave si ottiene
da:

d
tan 3 = y(l)
dx

In questo caso tan 3 =0,0128 ·12,5 =0,16

Poiché l’arco tangente è circa pari alla tangente si assume che

3=0,16 rad

5. Ora è possibile calcolare la perdita di tensione nel cavo dovuta all’attrito,


assumendo N0 = 4500 KN e L = lunghezza del tratto rettilineo di metà
trave:

N0 a+kL
Dsatt= 1-e-fc =70 MPa
Ap

La perdita di carico nel cavo vale di conseguenza:

∆N=∆σattr ·Ap =245,0 KN corrispondente al 5.4%

5.1.3.4.2. Travi a fili pre-tesi - perdite per deformazione elastica


del calcestruzzo

Nel caso di travi a cavi pre-tesi non sussistono perdite per attrito ne tanto
meno perdite per rientro degli ancoraggi. Le uniche perdite sono dovute


106

all’accorciamento elastico del calcestruzzo all’atto del taglio dei cavi ad
avvenuta maturazione dello stesso.

eG

ec

Figura 5.13 – Definizione delle deformazioni di una trave a fili pretesi

Infatti, quando i fili sono tagliati in corrispondenza delle sezioni


terminali della trave, la trave stessa viene assoggetta a un sistema di forze
normali che ne determinano l’accorciamento. L’accorciamento della trave
che tra l’altro permette l’instaurarsi della collaborazione tra i cavi di
precompressione e la trave in calcestruzzo è a sua volta la causa di una
perdita di tensione. Tale perdita dipende dunque dal livello della tensione
iniziale nei fili.
In virtù dell’ipotesi di perfetta aderenza tra acciaio e calcestruzzo, tale
perdita può essere calcolata valutando la deformazione nel calcestruzzo a
livello dei cavi mediante la formula di Navier e poi determinare la
corrispondente variazione tensionale nel cavo.
Al fine di determinare in forma più diretta l’entità di tale perdita, si
consideri la trave in figura. Il cavo sia disposto con un’eccentricità e
rispetto al baricentro. Detta ep0 la deformazione subita dal cavo all’atto
del tiro, ec la deformazione del calcestruzzo al livello dell’armatura di
precompressione e eG la deformazione della fibra baricentrica della trave
(Fig. 5.13), l’equilibrio tra la risultante di compressione nel calcestruzzo e
la trazione nell’acciaio comporta che:

(e p0 - ec )E p Ap = eGEc Ac (5.43)


107

dove Ap è l’area dell’armatura da precompressione, Ac è l’area di
calcestruzzo. Poiché lo stato di coazione è generato da una
pressoflessione, la relazione tra ec ed eG è semplicemente:

æ e2 ö
e c = e G çç 1 + Ac ÷÷ = e G k (5.44)
è J ø

Sostituendo il valore di eG nell’equazione di equilibrio precedente si


può esprimere la deformazione del calcestruzzo a livello dell’armatura di
precompressione ec in funzione della deformazione iniziale del cavo:

1
e c = e po (5.45)
Ac
1+
nA p k

In definitiva la perdita di tensione nell’armatura di precompressione si


determina semplicemente in funzione del tiro iniziale nel cavo N0 del
modulo elastico dell’acciaio e delle caratteristiche geometriche della
sezione:

N0
Ds p = (5.46)
Ac
Ap +
nk

Esempio 5.9: Si consideri una trave in c.a.p., realizzata con calcestruzzo


di classe C35/45, precompressa a mezzo di fili pretesi la cui area totale è
Ap=10 cm2 e il cui cavo risultante presenta eccentricità costante e=25
cm. La sezione è rettangolare 40 x 80 cm, mentre lo sforzo iniziale N0 è
pari a 1350 kN. Si calcoli la perdita di precompressione dovuta
all’accorciamento elastico del calcestruzzo all’atto della
precompressione della trave.


108

L’area della sezione di calcestruzzo è Ac=3200 cm2 mentre il coefficiente
k della 5.43 risulta essere:

e2 252
k= 1+ Ac = 1+ 40×80 =2.17
J 40×803
12

Essendo il calcestruzzo di classe C35/45 il modulo elastico medio del


calcestruzzo risulta pari a Ecm=34 GPa, sicché il coefficiente di
omogeneizzazione n è uguale a 6.02. Applicando la 5.45 si ottiene la
perdita di carico richiesta:

Ap N0 1000×1350
∆N= = =52 kN
Ac 320000
Ap + 1000+
nk 6.02 ×2.17

che corrisponde ad una perdita in percentuale del 3.85%.

5.1.3.4.3. Effetto mutuo dei cavi nella tecnica della post-tensione

Nel caso di travi in c.a.p. a cavi post-tesi in cui i cavi vengano tesati in
tempi differenti, uno alla volta, oppure come più spesso accade, in gruppi,
sussiste una perdita per accorciamento elastico del cls che si manifesta sui
cavi una volta che solamente un gruppo venga tesato.
Secondo l’EC2 le perdite così descritte possono essere calcolate in
maniera semplificata utilizzando la formula seguente:

jDs c ( t )
DN EMC = A p E p å (5.47)
Ecm ( t )

dove j = n - 1
2n


109

dove Dsc(t) è la perdita al tempo t riferita al baricentro delle armature di
precompressione Ecm(t) è il modulo elastico del cls al tempo t, n è il
numero delle armature, Ap è l’area delle stesse ed Ep è il loro modulo
elastico. Se il numero di cavi è elevato è ammesso adottare j=1/2.

5.1.3.4.4. Rientro degli ancoraggi

Esso si manifesta per effetto delle elevate tensioni nel cls che può
subire plasticizzazioni locali. Ciò produce un rientro degli ancoraggi e
una conseguente perdita di tensione nei cavi. Essa è di difficile
determinazione e in genere si valuta mediante test di natura sperimentale.

5.1.3.4.5. Rientro cunei degli ancoraggi

E’ dovuto al non perfetto “serraggio” dei cavi da parte dei cunei. La


sua entità è una caratteristica dell’ancoraggio e viene fornita dalla casa
produttrice degli ancoraggi.


110

5.2. IL CALCOLO ALLO STATO LIMITE ULTIMO DI
UNA TRAVE IN C.A.P. INFLESSA

La verifica di una sezione in c.a.p. allo stato limite ultimo (SLU) è del
tutto analoga alla verifica di sezioni in c.a. ordinario, salvo considerare
nel cavo uno stato deformativo preesistente, dovuto alla precompressione.
Quest’ultima andrà sommata alla deformazione dovuta ai carichi esterni
considerati allo SLU e quindi moltiplicati per i relativi coefficienti di
sicurezza (NTC-08 p. 2.5.3).
Le operazioni per determinare il momento ultimo saranno quindi le
stesse già utilizzate per sezioni in cemento armato ordinario, con la
differenza che occorrerà considerare (Fig. 5.14), per l’armatura di
precompressione, sia la deformazione applicata ai cavi all’atto del tiro
(ep0) che la deformazione generata dalla precompressione, ossia, per
l’ipotesi di perfetta aderenza, la deformazione del calcestruzzo all’altezza
del cavo (epd). Quest’ultima, che se applicata porterebbe il cavo a
tensione nulla (stato di decompressione), risulta generalmente piccola e in
molti casi può essere trascurata.

Stato deformativo e tensionale σ


in una trave in cap allo SLU
σ0
ε
εp0

εpd εpo
εu c.a.
c.a.p.
M0
Stato deformativo χ
Deformazione nel preesistente dovuto
cls dovuta alla precompr. al tiro iniziale del cavo
M0 = momento di decompressione
(def. di decompressione)
legato alla deformazione εpd

Figura 5.14 – Stato Deformativo in una trave in cap


111

Nella Fig. 5.14 è indicato schematicamente anche l’andamento del
diagramma momento-curvatura, dal quale si evince che in condizioni
iniziali sussiste un momento M0, detto anche di decompressione, che
modifica il digramma (curva in rosso) rispetto al caso di cemento armato
ordinario (curva in nero).

Le operazioni da seguire per il calcolo del momento ultimo di una


sezione in c.a.p. sono dunque le seguenti:

1) Determinazione della deformazione iniziale nel cavo di


precompressione e le deformazioni nel calcestruzzo a livello del
cavo causate da N;
2) Determinazione della zona di rottura;
3) Determinazione dell’asse neutro;
4) Determinazione del Momento ultimo.

Calcolo della deformazione iniziale nel cavo e nel cls


La valutazione della deformazione nel cavo dovute alla forza di
precompressione, scontata ovviamente delle perdite e delle cadute di
tensione, è immediata:
N - DN p - DN c
e po = (5.48)
E p Ap

Il termine di deformazione del calcestruzzo che porta allo stato di


decompressione la fibra di calcestruzzo al livello del cavo, si calcola
altrettanto facilmente:

N - DN p - DNc æ 1 e2 ö÷
e pd = ç + (5.49)
Ep çA ÷
è id J id ø

Determinazione della zona di rottura


Come per le travi in c.a. normale la modalità di collasso della trave si
determina a partire dalla percentuale meccanica di armatura.


112

Generalmente questa % è tale che il diagramma delle deformazioni ricada
in campo 2 o 3.
fcd

C’
C
a.n. yc

es T ep0

Figura 5.14b – Forze agenti nella sezione allo stato limite ultimo

Determinazione dell’asse neutro


La posizione dell’asse neutro si ricava imponendo l’equilibrio alla
traslazione della sezione. Poiché generalmente la sezione collassa in zona
2 o 3 l’espressione dell’asse neutro si ricava facilmente nel caso in cui per
l’acciaio di precompressione si assumesse un comportamento
elastoplastico perfetto con tensione di snervamento pari a fpyk:

Ap fpyk
yan =
0.80bfcd

Se si assumesse per l’acciaio un comportamento incrudente


occorrerebbe operare per tentativi. In tal caso, infatti, la tensione
dell’acciaio oltre il limite di snervamento dipende da livello di
deformazione post-elastica e occorrerebbe procedere come segue:

1. Si sceglie un diagramma delle deformazioni


2. Si determina la deformazione a livello del cavo e si calcola la
tensione nell’acciaio
3. Si calcolano le risultanti di compressione C e trazione T
4. Si verifica che l’equilibrio sia soddisfatto (C=T)
5. Se l’equilibrio non risulta soddisfatto si itera tornando al punto 1
finché non si raggiunge la tolleranza desiderata (C ≈ T)


113

σ2
σ1

ε1 ε2
C
ε2
T
ε1 Iter. 1 Iter. 2
Figura 5.14c – Procedimento iterativo per il calcolo di Mu nel caso di acciaio
incrudente

Determinazione del Momento Ultimo


Il momento ultimo si può finalmente valutare facendo ricorso allo
stress block, mediante il quale il diagramma parabola rettangolo viene
sostituito da un diagramma rettangolare la cui risultante è posta a 0.4yc
dalla fibra superiore. Scegliendo come polo il punto di applicazione della
risultante di compressione C il momento ultimo potrà esprimersi
semplicemente come:

Mu = A p f pyk × ( d - 0.4 yc )


114

Esempio 5.10: Si riprenda la trave dell’esempio 5.8 e si calcoli il
momento ultimo della sezione in mezzeria della trave.

Si consideri uno sforzo di precompressione iniziale pari a N0 = 4000 KN,


calcestruzzo avente Rck = 40 MPa, trefoli d’acciaio con tensione caratteristica di
snervamento fpyk = 1600 MPa e modulo elastico Ep = 205000 MPa .

La deformazione iniziale di precompressione è pari a:

N0
ε p0 = = 5.584 ⋅10−3
Af Ep

La deformazione allo snervamento dell’armatura di precompressione è pari a:


f pyk
e py = = 7.805 × 10-3
Ep

La resistenza del calcestruzzo allo stato limite ultimo è pari a:

0.85 fck
fcd = = 18.81 MPa
1.5

Con l’ipotesi di rottura in campo 2 e di snervamento dell’armatura di


precompressione, l’asse neutro è dato dalla seguente espressione:

Ap fpyk
yc = = 83.73 cm
0.80bfcd

La deformazione dell’acciaio è quindi pari a:

h − yc − d p
ε p = 0.0035 = 0.00235
4.25 ⋅10−3
yc


115

alla quale va aggiunta quella in fase di tiro:

ε pt = ε pt + ε p 0 = 9.834 ⋅10−3
0.00793

Poiché quest’ultima è maggiore della deformazione di snervamento


dell’armatura di precompressione la sezione collassa è certamente in zona 2.

Il momento ultimo della sezione di mezzeria quindi vale:

M u = A f f pyk (d − 0.4 y c ) = 6424


5965 KNm
KNm

La trave appoggiata è soggetta ad un momento massimo pari a:

L2
Md = Pd = 4500 KNm
8

La sezione risulta dunque verificata.


116

5.3. IL CALCOLO IN FASE ELASTICA DELLE SEZIONI
COMPOSTE C.A. – C.A.P.

La realizzazione di una struttura composta passa in genere attraverso


le seguenti fasi costruttive:

ü Realizzazione della trave nello stabilimento di prefabbricazione


ü Posa in opera della trave (con o senza puntellamento)
ü Getto della soletta di completamento
ü Messa in servizio della struttura

Figura 5.15 – Tipica sezione di un ponte con sezione composta

Alle precedenti corrispondono altrettante verifiche alle quali il


progettista dovrà attenersi. E’ in genere necessario considerare almeno le
seguenti verifiche:

ü Verifica della trave all’atto della precompressione (verifica a vuoto)


ü Verifica della trave al getto della soletta
ü Verifica della struttura composta in esercizio sotto l’azione dei carichi
permanenti + variabili

In ciò che segue, verrà illustrato il procedimento di verifica di sezioni


composte, distinguendo il caso di travi puntellate da quello di travi non
puntellate. Nel primo caso, prima del getto della soletta, le travi sono
temporaneamente sostenute da una serie di puntelli, che vengono rimossi


117

non appena raggiunto il grado minimo di maturazione della calcestruzzo.
Nel secondo caso, il peso della soletta graverà, all’atto del getto,
direttamente sulla trave senza l’ausilio di sostegni temporanei (Fig. 5.16).

a)

MG# Ms#
Mp+q#

Fase#I# Fase#II# Fase#III#

b)

MG# Ms#
Mp+q#

Fase#I# Fase#II# Fase#III#

Figura 5.16 – Fasi di realizzazione di una trave composta: a) senza puntelli,


b) con puntelli


118

5.3.1. Verifiche tensionali

5.3.1.1. Caso di trave non puntellata


Come già illustrato nei paragrafi precedenti le strutture composte c.a –
c.a.p. dette anche strutture a precompressione mista sono in genere
costituite da travi in c.a.p. solidarizzate da una soletta in c.a. normale.
scs

sci

Figura 5.17 – Stato tensionale tipico della fase I o II

Le verifiche per tali strutture devono tenere necessariamente in conto


la variazione di geometria che le sezioni subiscono durante la loro
realizzazione.

Verifica al tiro (fase I)

All’atto del tiro la struttura è costituita dalle sole travi precompresse,


esclusa quindi la soletta. Le relative tensioni al lembo inferiore e
superiore valgono quindi:

s tr , i I =
N 0 - DN p
+
(N 0 - DN p ) e I - MGT
Aid , 0 Wid , 0 i Wid , 0 i
(5.50)
s tr , s =
I N 0 - DN p
+
(N 0 - DN p ) e I - MGT
Aid , 0 Wid , 0 s Wid , 0 s


119

dove Aid,0 Wiid,0 Wsid,0 sono rispettivamente i moduli di resistenza flessione
inferiore e superiore della trave precompressa l’area della sezione della
trave omogeneizzata a calcestruzzo, che si ipotizza rimangano costanti.
MGT è il momento dovuto al peso proprio della trave in precompresso.
L’eccentricità del cavo eI è riferita al baricentro della sola trave.

Verifica a vuoto (Fase II)

Nell’ipotesi che le cadute di tensione siano scontate prima della


realizzazione della soletta, all’atto del getto della soletta le tensioni
assumerebbero le seguenti espressioni:

s tr ,i II =
N 0 - DN p - DN c
+
(N 0 - DN p - DN c )e I - M GT + M GS
Aid , 0 Wid , 0 i Wid , 0 i

s tr ,s II =
N 0 - DN p - DN c
+
(N 0 - DN p - DN c )e I - M GT + M GS
Aid , 0 Wid , 0 s Wid , 0 s
(5.51)

dove la sezione da verificare è sempre quella della trave in precompresso


mentre ora si aggiunge il momento flettente dovuto al peso della soletta
MGS, non ancora reagente.

Verifica in esercizio (Fase III)

Alla fase precedente si aggiunge la fase di esercizio nella quale il


momento dovuto ai sovraccarichi accidentali ed eventuali sovraccarichi
permanenti Mp+p modifica lo stato tensionale della trave:

s tr ,i III =
N 0 - DN p - DN c
+
(N 0 - DN p - DN c )e I - M GT + M GS - Mq
i i
Aid , 0 Wid , 0 Wid , 0 Wid ,e i
(5.52)
s tr ,s III =
N 0 - DN p - DN c
+
(N 0 - DN p - DN c )e I - M GT + M GS - Mq
Aid , 0 Wid , 0 s Wid , 0 s Wid ,e s


120

dove Aid,e Wiid,e Wsid,e sono rispettivamente l’area e i moduli di resistenza a
flessione della sezione composta a livello del lembo inferiore (i) e
superiore (s) della trave precompressa. La ragione di ciò risiede nel fatto
che lavorando per fasi, l’incremento di tensioni si calcola con riferimento
alle caratteristiche della trave composta. Nel caso specifico è solo il
momento Mp+q a provocare l’incremento di tensioni che vanno calcolate
utilizzando ora le caratteristiche geometriche della sezione mista. Le
precedenti sono naturalmente valide soltanto nell’ipotesi di perfetta
aderenza tra trave in c.a.p. e soletta in c.a.

scs

sci
Figura 5.18 – Stato tensionale tipico della fase III

Nella fase III lo stato tensionale nella soletta è ovviamente influenzato


soltanto dal momento dovuto ai sovraccarichi variabili. Sicché le tensioni
al lembo inferiore e superiore della stessa varranno:

Mq
s si III = -
W ids ,e i
(5.53)
III
Mq
s ss =-
W ids ,e s


121

dove Wiids,e e Wsids,e rappresentano i moduli di resistenza a flessione della
sezione composta a livello delle fibre inferiore (i) e superiore (s) della
soletta.
La figura 5.19 illustra lo stato tensionale nelle varie fasi di verifica,
ognuna delle quali è ulteriormente suddivisa in diagrammi rappresentanti
gli effetti dei singoli carichi (carichi esterni e precompressione).

scs

Cad
pr e

ute
co

ta
pri

hi
mp

let
di T

caic
pro

So
res

ens

rac
so
so
sio

Pe
ion
pe

Sov
ne

precompressione FASE I FASE II FASE III

Figura 5.19 – Trave non puntellata - Stato tensionale nelle varie fasi di
verifica

5.3.1.2. Caso di trave puntellata


Nel caso di travi uniformemente puntellate la fase II si sviluppa con la
soletta già collaborante, poiché i puntelli vengono rimossi solo dopo che
essa ha raggiunto il giusto grado di maturazione. Conseguentemente, lo
stato nelle diverse varie fasi costruttive diventa quello schematicamente
illustrato in figura 5.20.
Anche in tal caso, è usualmente accettata l’ipotesi di scontare le
perdite e le cadute di tensione dei cavi di precompressione tutte nella
fase I. Per travi con puntelli discreti, la trave semplicemente appoggiata,
quindi isostatica nella fase di esercizio, diventa nella fase di
puntellamento una trave continua, dunque iperstatica, per la cui soluzione
si rimanda al capitolo 7.
Cad
p re

ute
co

rio

tta

tta
m

d
rop

i Te
pre

ole

ole
p

oS

oS
ssi

nsio
so
on

pe

Pes

Pes
ne
e

precompressione FASE I FASE II FASE III

Figura 5.20 – Trave puntellata - Stato tensionale nelle varie fasi di verifica


122

Esempio 5.11: Effettuare l'analisi delle tensioni in una sezione mista
soletta - trave in c.a.p. costituita da unità prefabbricate con cavi pre-tesi
e sezione a forma di T rovescia armate con 2 trefoli da 3/8'' di acciaio ad
elevatissima resistenza a rottura.
Lo schema statico è dato da un solaio semplicemente appoggiato di luce
L. Tra le unità prefabbricate sono disposti dei blocchi di laterizio di peso
p costituenti la casseratura per il getto della cappa sovrastante in opera.

Dati trave
Ap σspi dp L Qlat Qvar n
(mm2) (MPa) (m) (m) (kN/m) (kN/m2)
103 1000 0,055 6 0,35 2,5 1,167

La forza di precompressione permanente risultante è


5 = #678 97 = 103 =>.

Calcolo proprietà geometriche della sezione:

Solo sezione prefabbricata


La sezione resistente è costituita solo dal travetto precompresso (fase nella quale
il calcestruzzo di soletta è stato gettato ma non è ancora maturato). Si considera
la “gross – section” ignorando il contributo dell’armatura.

Area elementi e distanza baricentro da lembo superiore travetto:


0.12
Anima: Aanima =6 ·10-3 m2 ; yG,anima = =0.06 m
2
-3 2 0.08
Ala inferiore: Aala =8 ·10 m ; yG,ala =0.12+ =0.16 m
2


123

Area totale travetto: Atr =1,4 ·10-2 m2

Momenti statici:
Anima: Sanima =Aanima ·yG,anima = 3,6 ·10-4 m3
Ala inferiore: Sala =Aala ·yG,ala = 1,28 ·10-3 m3

Momento statico intero travetto:


Str =Sanima +Sala =1,64 ·10-3 m3

Distanza baricentro travetto:


S
Rispetto al lembo superiore: ys,tr = tr =0,117 m
Atr
Rispetto al lembo inferiore: yi,tr =Htr − ys,tr = 0,083 m
Eccentricità del cavo: eap =yit +dp =0,028 m

Momento d’inerzia del travetto precompresso:

Momenti di inerzia elementi rispetto ai propri baricentri:


Lanima ·H3anima
Anima: IB,anima = = 7,2·10-6 m4
12
Lala ·H3ala
Ala inferiore: IB,ala = = 4,27·10-6 m4
12

Momenti di trasporto elementi:


Hanima 2
Anima: Itr,anima =Aanima · yst - =1,959 ·10-5 m4
2
Hala 2
Ala inferiore: Itr,ala =Aala · yit + =1,469 ·10-5 m4
2

Momento d’inerzia totale del travetto:


Itr =IB,anima +IB,ala +Itr,anima +Itr,ala =4.575·10-5 m4

Sezione mista
Per valutare le caratteristiche geometriche della sezione mista si omogeneizza
rispetto al calcestruzzo della soletta, e quindi la larghezza di quest’ultimo da
considerare nei calcoli è dato da:


124

Interasse
Lsol = =0,34 m
n

Area elementi:
Soletta: Asol =Lsol · Hsol =1,4·10-2 m2
Area totale trave composta: ATc =2,8·10-2 m2

Distanza baricentro elementi da lembo superiore sezione mista:


Travetto: ysc,tr =ys,tr +Hsol =0,157 m
Hsol
Soletta: ysc,sol = =0,02 m
2

Momenti statici:
Travetto: Str =Atr ·ysc,tr = 2,2 ·10-3 m3
Soletta: Ssol =Asol ·ysc,sol = 2,74 ·10-4 m3

Momento statico sezione composta:


STc =Str +Ssol =2,47 ·10-3 m3

Distanza baricentro sezione composta:


S
Rispetto al lembo superiore soletta: ys,tc = Tc =- 0,089 m
ATc
Rispetto al lembo inferiore travetto: yi,tc =HTc - ys,Tc =0,151 m

Momento d’inerzia della sezione mista:

Momenti di inerzia elementi rispetto ai propri baricentri:


Travetto: IB,tr =Itr = 4.575·10-5 m4
Lsol ·H3sol
Soletta: IB,sol = = 1,83·10-6 m4
12

Momenti di trasporto elementi:


2
Travetto: Itr,trav =Atr · ysc,tr -ys,Tc =6,45 ·10-5 m4
2
Soletta: Itr,sol =Asol · ys,Tc -ysc,sol =6,58 ·10-5 m4


125

Momento d’inerzia totale sezione mista:
ITc =IB,tr +IB,sol +Itr,trav +Itr,sol =1,779·10-4 m4

Verifica delle tensioni: metodo senza puntellamento

Se la trave non è puntellata su di essa, graverà in fase I, nella fase II, isi
aggiungerà il peso della soletta e dei laterizi. Infine in fase III si aggiungerà
l’effetto dei sovraccarichi permanenti e variabili.

Verifica al tiro (Fase I):


La struttura sarà costituita dalle sole travi precompresse. Per cui, in tale fase,
agiranno lo sforzo di precompressione e il peso proprio del travetto.

Il peso proprio e relativo momento flettente sono i seguenti:

Assumendo γcls=25 KN/m3, il peso a metro lineare del calcestruzzo è dato da:
KN
Qpt =γcls · ATc =0,35
m

Considerando la sezione più gravosa (mezzeria del solaio semplicemente


appoggiato), il momento MG di calcolo è pari a:

L2
MG =Qtr =1,575 KN m
8

Le tensioni nel cls del travetto per effetto della presollecitazione e del pero
proprio si calcolano come segue:

Lembo superiore:
I
P P eap MG
#tr,s = + ys,tr − y =4.043 MPa
Atr Itr Itr s,tr

Lembo inferiore:
I
P P eap MG
#tr,i = + y − y =9,701 MPa
Atr Itr i,tr Itr i,tr


126

Verifica a vuoto (Fase II):
In questo caso a gravare sul travetto c’è, oltre al peso proprio del travetto, quello
dei laterizi di alleggerimento e della soletta. Il peso dei laterizi che vale 0.35
kN/m darà luogo a un momento Mlat=1.575kNm, mentre la soletta pesando 0.4
kN/m, darà luogo a un momento Msol=1.8 kNm. Le tensioni corrispondenti
valgono quindi:

Lembo superiore:
P P eap MG + Msol + MCDE
σItr,s = + ys,tr - ys,tr =12.865 MPa
Atr Itr Itr

Lembo inferiore:
P P eap MG + Msol + MCDE
σItr,i = + yi,tr - yi,tr =3.589 MPa
Atr Itr Itr

Verifica in esercizio (Fase III):


Tale fase corrisponde alla fase di esercizio della trave mista, pertanto lo stato
tensionale sarà pari a quello della fase II incrementato delle tensioni dovute al
solo carico utile agente sulla sezione mista.

Determinazione del momento dovuto al carico utile (MQ):


Si moltiplica il carico variabile per unità di superficie per la larghezza di soletta
considerata:
L2
MQ = Qvar Lsol =4,5 KNm
8

Calcolo incremento delle tensioni dovute al carico utile:


Soletta:
Tensione lembo superiore:
MQ
σIII
sol,s = y =1,936 MPa
n ITc s,Tc

Tensione lembo inferiore:


MQ
σIII
sol,i = (y -H )= 1,069 MPa
n ITc s,Tc sol

Travetto:


127

Tensione lembo superiore:
MQ
σIII
tr,s = (y -H )=1,247 MPa
ITc i,Tc sol

Tensione lembo inferiore:


MQ
σIII
tr,i = y = - 3,813 MPa
ITc i,Tc

Tensioni totali:
Sommando tutti i contributi delle varie fasi si ottengono le seguenti tensioni in
fase di esercizio:

Soletta Travetto
Fibra σTss =1,936 MPa σTtr,s =13,932 MPa
superiore
Fibra σTsi =1,069 MPa σTtr,i =-0,224 MPa
Inferiore

Figura 5.21 – Stato tensionale nella trave composta non puntellata nelle tre
fasi costruttive


128

Verifica delle tensioni: metodo con puntellamento
Puntellando e forzando il solaio in modo da liberarlo provvisoriamente dal peso
proprio, le tensioni agenti nelle singole fasi sono:

Verifica al tiro (Fase I):


Le stesse del metodo senza puntellamento.

Verifica a vuoto (Fase II):


In questo caso il peso proprio del solaio completo (travetto + soletta + laterizi)
grava sulla sezione mista.

Calcolo incremento delle tensioni:


Soletta:
Tensione lembo superiore:
Msol + MCDE
σIIsol,s =- ys,Tc =1,452 MPa
n ITc

Tensione lembo inferiore:


Msol + MCDE
σIIsol,i = - (ys,Tc -Hsol )=0,801 MPa
n ITc

Travetto:
Tensione lembo superiore:
Msol + MCDE
σIItr,s = - (yi,Tc -Hsol )=0,935 MPa
ITc

Tensione lembo inferiore:


Msol + MCDE
σIItr,i = - yi,Tc =- 2,86 MPa
ITc

Verifica in esercizio (Fase III):


L’incremento di tensioni è ovviamente lo stesso del metodo senza puntellamento,
essendo la soletta collaborante.

Tensioni totali:


129

Sommando tutti i contributi delle varie fasi si ottengono le seguenti tensioni in
fase di esercizio:

Soletta Travetto
Fibra σTsol,s =1,936 MPa σTtr,s =13,932 MPa
superiore
Fibra σTsol,i =1,096 MPa σTtr,i =- 0,224 MPa
Inferiore

Confrontando i due risultati è evidente il vantaggio dell’uso della tecnica del


puntellamento: la fibra inferiore diminuisce la sua tensione fino a diventare di
trazione. Al contrario, si riscontra un aumento della tensione nella fibra di
compressione. Essendo però tale incremento positivo (di compressione) esso è
spesso accettabile, essendo la resistenza a compressione del calcestruzzo
sufficiente a compensarne gli effetti.

Figura 5.22 – Stato tensionale nella trave composta puntellata nelle tre fasi
costruttive


130

Figura 5.23 – Effetto del puntellamento sullo stato tensionale-fase III

Esempio 5.12: Si consideri la trave semplicemente appoggiata di figura,


la cui sezione è mista c.a.p.-c.a. realizzata con un’unica classe di
calcestruzzo. Quest’ultima è costituita da una costola rettangolare
precompressa a fili pretesi e una soletta di completamento di cemento
armato ordinario. Con riferimento ai dati geometrici e meccanici forniti
nella tabella seguente si calcoli lo stato tensionale nell’ipotesi 1) assenza
di puntelli 2) uniforme puntellamento. Per il calcolo delle caratteristiche
geometriche si faccia riferimento alla sezione di solo calcestruzzo.

Il calcolo tensionale della trave di seguito raffigurata si suddivide nei seguenti


passi:

1) Calcola caratteristiche geometriche nelle varie fasi di costruzione

2) Calcolo stato tensionale con o senza puntellamento


131

bo
so

x
htr

btr
d'

Caratteristiche geometriche e meccaniche della trave


b0 s0 htr btr d’ N0 Ne q L
(cm) (cm) (cm) (cm) (cm) (kN) (kN) (kN/m) (cm)
100 15 85 30 18 2200 1850 17.5 17

Calcolo caratteristiche geometriche


Fase I e II (solo trave)

Area: Aid,0 = btr ´ htr = 2550 cm2


Posizione baricentro: yGi = 42.5 cm (dal lembo superiore)
Momento d’inerzia: I0 = 1/12 btr htr3 = 1535313 cm4
Moduli di resistenza Wiid,0 = -Wsid,0 =36125 cm3
Eccentricità del cavo: eI=24.5 cm

Fase III (sezione composta)


Area: Aid,0 = btr ´ htr + b0 ´ s0= 4050 cm2

Posizione baricentro: yGe = 38.98 cm (dal lembo superiore)

Momento d’inerzia:
Ie = 1/12 b0 h03+1/12 btr htr3+s0b0 (yGe-s0/2)2+ btrbtr (s0-yGe+htr/2)2=3.92´106 cm4

Modulo di resistenza inf. trave Wiid,e = 64315 cm3


Modulo di resistenza sup. trave Wsid,e = -163657 cm3
Modulo di resistenza inf. soletta Wiids,e = -163657 cm3
Modulo di resistenza sup. soletta Wsids,e = -100700 cm3


132

Verifica delle tensioni: metodo senza puntellamento

Verifica al tiro (fase I)


Essendo la trave semplicemente appoggiata il momento dovuto al peso proprio
vale: MGT = 1/8 ´ 25(kN/m3)´Aid,0 ´ L2 = 230.3 kNm. Sicché lo stato tensionale
per uno sforzo di precompressione N0 = 2200 kN, vale:

N0 N0 eI MGT
σtr,i I = + i - i =0.082 MPa
Aid,0 W id,0 W id,0
N 0 N0 eI MGT
σcs I = + s - s =17.17 MPa
Aid,0 W id,0 W id,0

4.84MPa
x x

d'
d'

17.17 MPa 9.67 MPa


y y

Figura 5.24 Stato tensionale in Figura 5.25 Stato tensionale in


fase I (trave non puntellata) fase II (trave non puntellata)

Verifica a vuoto (fase II)


In questa fase agisce il peso della soletta (non ancora reagente) che produrrà un
momento aggiuntivo MGS =135.47 kNm. Si ipotizza inoltre che le cadute di
tensioni si esauriscano in questa fase e che dunque lo sforzo normale sia pari a
Ne. Le caratteristiche geometriche rimangono inalterate.

Ne Ne eI MGT +MGS
σtr,i II = + i - =4.84MPa
Aid,0 W id,0 Wi id,0
Ne Ne eI MGT +MGS
σtr,s II = + s - =9.67 MPa
Aid,0 W id,0 Ws id,0


133

Verifica in esercizio (fase III)
In questa fase agisce la soletta ha raggiunto il giusto grado di maturazione soletta
(reagente) che altererà le caratteristiche geometriche della sezione. La presenza
dei carichi variabili q incrementa ulteriormente il momento flettente esterno.

Ne Ne eII MGT +MGS Mq


σtr,i III = + i - - i =-0.15MPa
Aid,0 W id,0 Wi id,0 W id,e

Ne Ne eII MGT +MGS Mq


σtr,s III = + s - - s =8.69 MPa
Aid,0 W id,0 Ws id,0 W id,e

Mq
σsi III =- =3.86 MPa
Wi ids,e
M
σss III =- Ws q =6.28MPa
ids,e

6.28 MPa

x 8.69 MPa
3.86 MPa
d'

-0.15 MPa
y

Fig. 5.26 Stato tensionale in fase III


(trave non puntellata)

Verifica delle tensioni: metodo con puntellamento

Verifica al tiro (fase I)


Questa fase è identica al caso di trave non puntellata. La trave è messa in opera e
subisce la precompressione e il suo peso proprio. Dopo di che vengono
posizionati i puntelli e gettata la soletta.


134

Verifica a vuoto (fase II)
In questa fase la soletta ha raggiunto il grado di maturazione desiderato, pertanto
i puntelli possono essere rimossi. Agirà quindi il peso della soletta (ora reagente)
che produrrà un momento aggiuntivo MGS =135.47 kNm. Si ipotizza inoltre che le
cadute di tensioni si esauriscano in questa fase e che dunque lo sforzo normale
sia pari a Ne. Le caratteristiche geometriche sono ora quelle della sezione
composta:

Ne Ne eII MGT MGS


σtr,i II = + i - i - i =11.3 MPa
Aid,0 W id,0 W id,0 W id,e
Ne Ne eII MGT MGS
σtr,s II = + s - s - s =1.91 MPa
Aid,0 W id,0 W id,0 W id,e
MGS
σsi II =- i =0.83 MPa
W id,e
MGS
σss II =- s =1.34 MPa
W id,e

1.34 MPa

x 0.83 MPa
1.91 MPa
d'

13 MPa
y

Fig. 5.27 Stato tensionale in fase II


(trave uniformemente puntellata)

Verifica in esercizio (fase III)


In questa fase agiscono anche i carichi variabili q che incrementano
ulteriormente il momento flettente esterno.

Ne Ne eII MGT MGS +Mq


σtr,i III = + i - i - =1.49MPa
Aid,0 W id,0 W id,0 Wi id,e


135

Ne Ne eII MGT MGS +Mq
σtr,s III = - + + =5.77 MPa
Aid,0 Wi id,0 Wi id,0 Ws id,e
MGS +Mq
σsi III =- yGe =4.89 MPa
Ie
MGS +Mq
σss III = =7.63 MPa
Ws id,e

7.63 MPa

x 5.77 MPa
4.89 MPa
d'

1.49 MPa
y

Fig. 5.28 Stato tensionale in fase III


(trave uniformemente puntellata)

Osservazione: l’esercizio presentato ha messo in evidenza che dal punto di vista


tensionale il puntellamento agisce favorevolmente contribuendo a diminuire la
tensione massima al lembo inferiore, portandola, nel caso in esame, da trazione a
compressione. Di contro sussiste un aumento di tensione al lembo superiore della
soletta dovuta ad un aumento rispetto al caso non puntellato del momento
flettente. Ciò è dovuto al fatto che nel caso puntellato e in fase II la soletta è già
collaborante.

5.3.2. Calcolo del sistema di connessione trave-soletta


L’aderenza tra le due parti non è in genere sufficiente a garantire
l’assenza di scorrimenti relativi tra le due parti, per cui si aggiunge in
genere un sistema di collegamento realizzato con idonea staffatura che
dovrà sopportare sollecitazioni di taglio.


136

Detto T il taglio ed s il passo delle staffe, la singola staffa dovrà
sopportare la seguente forza di scorrimento per unità di lunghezza:

TS *
Fs = (5.53)
J id

dove S* è il momento statico della soletta rispetto all’asse neutro della


sezione composta, Jid è il momento d’inerzia della sezione composta. Nel
caso che soletta e trave siano costituite da materiale diverso occorrerà
omogeneizzare rispetto ad uno dei due materiali mediante il coefficiente
di omogeneizzazione n, rapporto tra i moduli elastici del calcestruzzo di
trave e soletta.

connettore

Figura 5.29 – Sistemi di connessione trave-soletta

La resistenza del collegamento può essere calcolata adottando l’approccio


indicato nell’Eurocodice 2 al punto 6.2.5, che definisce la resistenza a
taglio per unità di superficie, dovuta al contatto tra trave e soletta e al
sistema di connessione (staffe), come segue:


137

v RD = c f ctd + µs n + r f yd ( µ sin a + cosa )

dove
c e µ dipendono da quanto liscia è la superficie di contatto. Nel caso di
superficie molto liscia, liscia e ruvida essi valgono rispettivamente,
c=0.025 µ=0.5, c=0.35 µ=0.6, c=0.45 µ=0.7
sn è la tensione normale eventualmente presente sulla superficie di
contatto
a è l’angolo di inclinazione dei connettori

Esempio 5.13: con riferimento all’esercizio 5.12 si calcoli il sistema di


connessione trave –soletta nell’ipotesi che la superficie di contatto sia
liscia e che il calcestruzzo sia lo stesso per soletta e trave (C35/45). Si
usino staffe di acciaio B450c.

La trave è soggetta in esercizio ad un taglio massimo T pari a 235 kN. Il


momento d’inerzia Jid nella fase di esercizio vale Jid=3.92 ´ 106 cm4. Poiché per
il dimensionamento dell’armatura di collegamento è necessario valutare lo
scorrimento all’attacco trave-soletta occorre valutare il momento statico rispetto
ad esso, pari a:

S*=15 ´ 100 ´ (38.95 –7.5) = 47250 cm3


La forza di scorrimento massima per unità di lunghezza vale quindi:

Fs = 235 ´ 47250 / 3.92 106 = 2.83 kN/cm = 283 kN/m

Adottando staffe a 2 bracci f 8/20, la forza di scorrimento sulla singola staffa


varrà, nell’ipotesi di scorrimento costante:

Fs1= 283 x 0.2 = 56.6 kN

La resistenza a taglio del sistema di connessione può essere calcolata utilizzando


l’espressione dell’EC2:


138

vRD = c fctd + µσ n + ρ f yd (µ sin α + cos α )
2 × 0.5
vRD = 0.35× 0.32 + 39.1 0.6 = 0.177 kN / cm 2
30 × 20

L’area di competenza della singola staffa è pari a 30 ´ 20 =600 cm2, quindi la


relativa resistenza è pari a 0.177 ´ 600 = 106.2 kN

Dunque la verifica è soddisfatta essendo la resistenza di una staffa a 2 bracci pari


a 106.2 kN, contro una sollecitazione di 56.60 kN.

5.3.3. L’influenza del ritiro

La realizzazione di strutture miste c.a. – c.a.p. avviene effettuando il


getto della soletta successivamente alla posa in opera della trave in
precompresso.
Ciò comporta la nascita di deformazioni differenziali tra soletta e trave
dovute al ritiro del calcestruzzo che si manifesta come variazione dello
stato tensionale (Fig. 5.30). Infatti, lo stato di coazione generato
dall’accorciamento impedito della soletta, genera a sua volta una forza di
trazione Fr=er EC b0s. La trave composta risulta così soggetta a
compressione eccentrica. Sulla soletta di calcestruzzo l’effetto della
trazione e della compressione eccentrica si sommano.
Le variazioni dello stato tensionale ai lembi superiore e inferiore della
soletta sono esprimibili pertanto come segue:

Fr Fe F
Ds r ,cs = + r y cs - r (5.54)
Aid n J id n b0 s
F Fe F
Ds r ,ci = r + r y ss - r (5.55)
Aid n nJ id b0 s

dove Aid e Jid sono rispettivamente le caratteristiche della sezione della


trave in precompresso omogeneizzata al calcestruzzo della trave, mentre
n è il coefficiente di omogeneizzazione, rapporto tra modulo elastico


139

della trave in precompresso e della soletta n=Ec,tr/Ec,s. Le variazioni
tensionali ai lembi della trave di precompresso sono invece le seguenti,
dove al contrario della soletta non è presente il termine Fr/b0s per le
ragioni precedentemente esposte.

Fr Fr e
Ds r ,ss = + y ss (5.56)
Aid J id
F Fe
Ds r ,si = r + r y si (5.57)
Aid J id
Accorciamento er Accorciamento er
della soletta libera della soletta libera
dovuto al ritiro dovuto al ritiro

bo
s

Fr
e

G
Fr

Fr e

Figura 5.30 – variazione dello stato tensionale causato dal ritiro del
calcestruzzo della soletta

Esempio 5.14: Si valutino gli effetti del ritiro della soletta sullo stato
tensionale della trave dell’esercizio 5.12 considerando un ambiente con
umidità relativa del 60% e un calcestruzzo per la realizzazione della
soletta di classe C28/35.

Dalla tabella 6.4 si ricava che la deformazione da ritiro per essiccamento è pari a
0.38°/°° mentre il parametro kH desumibile dalla tabella 6.5 vale 1.0 essendo h0<
100. La deformazione da ritiro soletta vale dunque 0.038%. La forza nella soletta
dovuta al ritiro risulta:

Fs = 0.038/100 ´ 3259 100 ´ 15 = 1857 kN

La variazione dello stato tensionale nella trave vale, secondo le eq (5.54-5.57),


vedi Fig. 5.31.


140

Fr Fe F
Ds r ,cs = + r y cs - r = 0.029 MPa
Aid n J id n b0 s
F Fe F
Ds r ,ci = r + r y ss - r = -12.56 MPa
Aid n nJ id b0 s
F Fe
Ds r ,ss = r + r y ss = 9.36 MPa
Aid J id
F Fe
Ds r ,si = r + r y si = -7.63 MPa
Aid J id

0.029 MPa

x 12.56 MPa
9.36 MPa
d'

7.63 MPa
y

Figura 5.31 – variazione dello stato tensionale causato dal ritiro del
calcestruzzo della soletta

5.3.4. L’influenza della viscosità

La differente natura dei materiali di cui sono costituiti trave soletta


comporta ad opera dei fenomeni lenti, e in particolare della viscosità, una
variazione dello stato tensionale. Come per il ritiro, se immaginiamo di
separare soletta e trave e di far avvenire i fenomeni lenti in maniera
indipendente e poi tentassimo di ricostituire la continuità, ciò non sarebbe
in generale possibile per la nascita di deformazioni diverse nella soletta e
nella trave.
Il problema è in generale iperstatico. Sicché per valutare le
sollecitazioni provenienti dalla ricostituzione della continuità occorrerà


141

imporre condizioni di congruenza in corrispondenza della superficie di
contatto tra soletta e trave.
Lo spostamento generico di un punto sulla superficie (della trave o della
soletta) sarà dato dall’equazione seguente:

t
u (x , t ) = u el ( x , t ) + ò f( t ,t )u el ( x ,t )dt (5.58)
t0

dove f è la funzione di viscosità del calcestruzzo (della trave o della


soletta).
Il problema si presenta generalmente piuttosto complesso e per il
quale si rimanda a testi specializzati.
Ai fini della sicurezza, come già affermato in precedenza, si adotta
generalmente l’ipotesi che le cadute di tensione vengano scontate prima
della realizzazione della soletta, in presenza quindi del solo peso proprio
della trave [Antonini, 1986], [Giangreco, 1992].


142

6
IL PROGETTO DI TRAVI IN
C.A.P. ISOSTATICHE
Il progetto di una sezione in c.a.p. è, rispetto alle operazioni di
verifica, un’operazione ben più complessa, in quanto coinvolge un
quantità considerevole di parametri incogniti a fronte di due sole
equazioni: l’equilibrio alla traslazione e rotazione della sezione.
E’ necessario quindi fornire, se possibile, delle indicazioni che
permettano di prefissare alcuni dei parametri di progetto,
riducendo al minimo il numero delle incognite. A tale scopo la
pratica professionale ha permesso di stabilire alcune relazioni
funzionali tra i parametri della sezione utili in fase di
predimensionamento.
Il rispetto delle condizioni di equilibrio della sezione permette
di completare il progetto della stessa consentendo la
determinazione dello sforzo di precompressione necessario e la
relativa eccentricità rispetto al baricentro della sezione. Occorre
quindi limitare le tensioni che nascono a causa delle azioni esterne
ai valori imposti dalla normativa.
Generalmente, le operazioni appena ricordate permettono la
definizione della sezione di maggiore cimento, senza fornire
indicazioni sulla distribuzione delle stesse lungo la trave. E quindi
necessario introdurre ulteriori indicazioni che permettano di
definire completamente la trave. Poiché ai fini della flessione la
sezione è generalmente considerata costante, ciò che è necessario
definire è la variazione della precompressione in funzione dei
carichi esterni e delle massime tensioni ammissibili. Ciò si realizza
con il progetto del tracciato dei cavi.
Quanto appena descritto può essere ritenuto valido per travi
isostatiche per le quali, come visto nei capitoli precedenti,
l’assenza di reazioni iperstatiche, produce la coincidenza tra centro
di pressione e posizione del cavo. Il caso di travi iperstatiche
differisce da quello delle travi isostatiche e sarà trattato nel
capitolo 7.

6.1. Il predimensionamento della sezione

Si consideri una trave in cemento armato normale inflessa. Il


meccanismo resistente è caratterizzato da una coppia di forze C e
T il cui braccio z rimane sostanzialmente invariato al variare della
sollecitazione, mentre il loro valore aumenta con l’aumentare
dell’azione esterna. Il braccio delle forze interne z può essere
assunto all’incirca pari a 0.9 d, dove d è l’altezza utile della
sezione.

z»cost

x C

Figura 6.1 – Meccanismo resistente di una trave in c.a. ordinario


inflessa

In una trave in cemento armato precompresso accade


esattamente il contrario. Il meccanismo resistente è ancora
caratterizzato da una coppia, costituita dalla forza di pretensione
nel cavo di precompressione e la risultante delle compressioni nel
calcestruzzo, ma il loro braccio z risulta variare con il momento
esterno (vedi Fig. 5.4. e 5.5) . Un criterio di predimensionamento


145

può allora essere derivato dall’imposizione del braccio delle forze
interne.

cs

ci
z
x

Figura 6.2 – Meccanismo resistente di una trave in c.a.p. inflessa

Naturalmente, poiché quest’ultimo dipende dall’entità dalle


forze esterne, occorre distinguere i diversi casi possibili che si
riducono in genere alle seguenti due condizioni [Antonini, 1986]:

• MG £ 20% MG+Mq (6.1)

• MG > 20% MG+Mq (6.2)

Il primo caso, più usuale del secondo corrisponde, per una trave
in cemento armato precompresso ben progettata, ad un braccio
delle forze interne z»1/2 h, dove h è l’altezza della sezione. Per il
secondo caso si assume generalmente z»2/3 h.
Queste indicazioni, derivate dall’esperienza progettuale, si
possono riassumere nelle seguenti relazioni utili al
predimensionamento di una sezione in precompresso [Antonini,
1986]:

Mq 2M q
T =N ≅ =
z h
(6.3)
T
Ap =
f pyk
2T
Ac =
σ cc ,e


146

La prima deriva dall’aver assunto come braccio delle forze
interne z»1/2 h; la terza deriva invece dall’ipotesi che nel
baricentro della sezione la tensione massima sia pari a 1/2 della
tensione ammissibile a compressione del calcestruzzo in fase di
esercizio sce.
Nel caso in cui il peso proprio della trave sia molto elevato, per
motivi che saranno chiariti in seguito, è bene limitare il braccio
delle forze interne a 2/3 dell’altezza h:

T =N ≅
MG + M q
=
(
3 MG + M q )
z 2 h
(6.4)
T
Ap =
f pyk
2T
Ac =
σ cc ,e

Naturalmente l’altezza della sezione deve essere in qualche


modo prefissata. Un criterio generalmente accettato in sede
progettuale è quello di legare h ai momenti in fase di esercizio
mediante la relazione seguente:

1 1
h@ ÷ MG + M q (6.5)
30 22

Un criterio alternativo al precedente è quello di legare l’altezza


h alla luce L della trave. In particolare è bene scegliere un’altezza
h che ricada nell’intervallo 5-7% L.
La valutazione dell’area di calcestruzzo Ac nel rispetto dei
criteri prima enunciati non è naturalmente sufficiente per
dimensionare totalmente la sezione. Occorre, infatti, definire la
sua distribuzione in modo da soddisfare alcune limitazioni, come
ad esempio le tensioni massime in esercizio imposte dalla
normativa.


147

Le tensioni al lembo superiore nel calcestruzzo sia nella fase
iniziale che finale assumono, come visto precedentemente, le
espressioni seguenti:

Ne Ne M
s cs v = + e s - Gs (trazione, a vuoto )
gAid gWid Wid
N e N ee M G + M p+q
s cs e = + - (compressione, in esercizio)
Aid Wid s Wid
s

(6.6)

dove g < 1 rappresenta il fattore che tiene conto delle cadute di


tensione nei cavi.
Sostituendo alle tensioni i loro valori ammissibili a trazione
(sct,v) e compressione (scc,e) e sottraendo la prima dalla seconda è
possibile determinare un valore minimo del modulo di resistenza a
flessione superiore della trave Wids utilizzando le seguenti
espressioni

s (1 - g ) M G + M p + q
Wid ³ (6.7)
s cc ,e - gs ct ,v

Il modulo di resistenza a flessione inferiore di può esprimere in


maniera analoga alla precedente:

i (1 - g ) M G + M p + q
Wid ³ (6.8)
gs cc ,v - s ct ,e

Noti quindi i momenti flettenti in fase iniziale e di esercizio è


possibile, mediante le precedenti espressioni, calcolare il valore
dei moduli di resistenza a flessione minimi della trave e scegliere
così la sezione più prossima come sezione di primo tentativo.


148

Osservazione: i due criteri prima richiamati e relativi al
predimensionamento dell’altezza h e dell’area Ac della trave
suggeriscono anche la forma della sezione. Nel caso in cui il
momento dovuto al peso proprio MG sia elevato rispetto al
momento in esercizio è conveniente utilizzare una sezione a T
piuttosto che a doppio T.

ys
Spostamento del centro
ks Spostamento del centro di pressione dovuto
di pressione dovuto Ai carichi in esercizio
Ai carichi in esercizio
ki
Spostamento del centro Spostamento del centro
yi di pressione dovuto di pressione dovuto
al peso proprio al peso proprio

Figura 6.3 – Criteri per la scelta della forma della sezione

Infatti, in tal caso il centro di pressione in condizioni iniziali


sarebbe piuttosto alto e il suo successivo innalzamento per opera
dei momenti in esercizio sarebbe piuttosto modesto. Occorrerebbe
quindi una sezione con punto di nocciolo inferiore piuttosto basso
e una estensione del nocciolo limitata; una sezione a T sposa
perfettamente queste caratteristiche.
Una volta determinati i punti di nocciolo inferiore ki e superiore
ks della trave (vedi fig. 6.3) rimane da determinare lo sforzo di
precompressione Ne e la posizione del cavo risultante yap. A tale
scopo è necessario trattare separatamente i casi di
precompressione totale e limitata (par. 6.3).
I criteri di scelta di sezioni in c.a. possono essere così riassunti

ü Sezioni a doppio T: hanno un rendimento geometrico (vedi


par. 6.2) elevato e risultano efficaci sia a breve termine (per la
presenza dell’ala inferiore) che a lungo termine (ala
superiore). Sono utilizzate per rapporti MG/(MG+Mp+q) bassi


149

(< 20%) per la bassa distanza tra il cavo risultante e il punto
di nocciolo inferiore.

ü Sezioni a doppio T dissimmetriche: All’aumentare del


rapporto MG/(MG+Mp+q) occorre utilizzare sezioni con
distanza tra cavo risultante e punto di nocciolo inferiore
sempre più grandi, al limite a T. Per i casi intermedi si può
utilizzare una sezione a doppio T dissimmetrica. Si usano
anche per sezioni composte.

ü Sezione a T: si utilizzano per casi in cui il rapporto


MG/(MG+Mp+q) diventa particolarmente elevato (>> 20%)

6.2. Considerazioni sulla scelta della sezione: il


rendimento geometrico

La distribuzione del materiale nella sezione assieme alla forma


della sezione sono elementi molto importanti sia dal punto di vista
dell’efficienza statica della sezione sia dal punto di vista
economico. Tali caratteristiche possono essere riassunte in un
coefficiente che in letteratura è detto rendimento geometrico e che
è definito come segue:

Ws Wi
h= = (6.9)
Ac y i Ac y s

Esso permette, a parità di area della sezione, di avere una


misura sintetica della distribuzione del materiale dal punto di vista
flessionale.
Poiché la sezione ideale dal punto di vista flessionale è la
sezione a doppio T limite ad essa è associato il massimo
rendimento flessionale ottenibile:


150

Aæ hö A/2
2 ç ÷
Ws 2 è2ø
h= = =1
Ac yi h
A h"
2
A/2

La sezione che ha il rendimento geometrico più basso è la


sezione rettangolare per la quale h=1/3. Ciò è dovuto al fatto che
la sezione rettangolare è quella che si allontana di più dalla
sezione a doppio T limite. L’unico vantaggio di tali sezioni è la
necessità di utilizzare, durante il getto, delle casseforme più
semplici rispetto al caso di sezioni a T.
Una possibile modifica delle sezioni rettangolari che permetta
di avere un rendimento geometrico più elevato è quella di forare la
sezione. Infatti, le sezioni cave hanno, a parità di area, un
momento d’inerzia simile a quelle piene a causa dell’incidenza
vuoto per pieno.
Ad esempio nel caso di una sezione rettangolare con base
b=15 cm ed altezza h= 60cm con un foro rettangolare di base b1=8
cm ed altezza h1=35 cm presenta il seguente rendimento
geometrico:

æ bh3 b1h13 ö
ç ÷
ç 12 - 12 ÷
è ø
Ws h/2
h= = = 0.433
Ac yi h
(bh - b1h1 )
2

In genere le sezioni rettangolari forate si usano in presenza di


carichi non eccessivi.
Le sezioni a T posseggono invece un rendimento geometrico
più elevato in quanto l’ala contribuisce ad aumentare
opportunamente il modulo di resistenza a flessione e sono, come
già detto, utili nel caso di momenti dovuti al peso proprio elevati.


151

Esempio 6.1: Predimensionare una sezione in c.a.p. soggetta
ad un momento momento dovuto ai sovraccarichi Mp+q = 440
kNm. Inoltre il rapporto tra momento dovuto al peso proprio MG e
momento totale MG+Mq pari al 60%. Si considerino inoltre cadute
di tensione pari al 15%. Si assumano infine le seguenti tensioni
ammissibili nel cls e nell’acciaio: scc,i=16 MPa, scc,e=13 MPa,
sct,i=-2.5 MPa, sct,e=-2.0 MPa, fptk=1050 MPa,

Poiché il rapporto MG/MG+Mp+q è pari al 60 % scegliamo una


sezione a T. Il momento dovuto al peso proprio vale
MG=Mp+q´1.50 =660 kNm.
L’altezza della trave può essere predimensionata in base al
momento di esercizio:

1
h= MG +Mq =≅1.10 m
30

Si può quindi procedere con la stima iniziale dello sforzo di


precompressione e predimensionare l’armatura di compressione:

1.5 MG +Mq
Ne = =1500 kN
h
Ne
Ap = ≅1190 mm2 ≅ 12 cm2
"ptke

Con tali dati si può predimensionare l’area della sezione


ipotizzando di avere nel baricentro della stessa una tensione pari
alla metà della tensione ammissibile in esercizio:

2Ne
Ac = ≅2400 cm2
σcc,e

Si possono infine calcolare i moduli di resistenza della sezione


nel rispetto delle condizioni 6.7 e 6.8:


152

1-γ MG +Mq 0.15×70400+44000
'(,*+, = = ≅36000 cm3
σcc,e -γσct,v 1.3+0.85×0.25
1-γ MG +Mq 0.15×70400+44000
'+,*+, = = ≅35000 cm3
./cc,v -σct,e 0.85×1.6+0.20

Poiché l’incidenza del peso proprio è elevata si suggerisce


l’adozione si una sezione a T. Fissato lo spessore dell’anima
bw=15 cm e lo spessore dell’ala h1=8 cm e si procede in maniera
iterativa alla determinazione della larghezza dell’ala. La tabella
seguente riporta i risultati della procedura iterativa adottata.

Tabella 6.1 – Progetto per iterazione


b yG Wi Ws '(+ − '+,*+, '( − '(,*+,
(cm) (cm) (cm3) (cm3) '+,*+, '(,*+,
23 53.09 32060 34360 -0.046 -0.046
30 51.54 33450 37940 0.044 -0.054
40 50.49 34350 40480 0.019 0.124
41 49.48 35180 43020 0.005 0.195

Come grandezza di controllo è stata scelta la variazione


percentuale in valore assoluto dei moduli di resistenza, con
tolleranza massima pari 0.01. La procedura termina per b=40 cm
per la quale la variazione % di Wi è pari a +0.005 e quella di
Ws=+0.124 > 0.01.

E’ possibile anche prefissare alcune grandezze come lo spessore


delle ali e lo spessore dell’anima lasciando come incognita la base
delle ali. In Figura 6.4 è illustrato un grafico per il progetto di travi
in cap, [Nawy 1999], in cui è riportato il valore del modulo di
resistenza a flessione della sezione (St, Sb) in funzione delle altre
grandezze geometriche (h1,h2,b,bw).


153

Figura 6.4 – Grafici di progetto per il dimensionamento di travi in
cap [Nawy 1999]

6.3. Determinazione dello sforzo di precompressione

6.3.1. Precompressione totale

Nel caso di precompressione totale la sezione risulta


interamente compressa sia a vuoto che in esercizio. Occorre però
distinguere i due casi identificati dalle disuguaglianze (6.1) e (6.2).
Nel caso (6.1), infatti, potendo utilizzare una sezione a doppio T è
possibile sfruttare l’intera estensione del nocciolo centrale
d’inerzia, con conseguenti distribuzioni di tensione triangolari, sia
in condizioni iniziali che in esercizio. Se si utilizzasse una sezione
a doppio T anche nel caso (6.2), l’eccentricità necessaria potrebbe


154

essere incompatibile con la sezione dato l’elevato valore del
momento MG. In tal caso occorrerebbe operare diversamente.

Caso MG £ 20% MG+Mp+q


Tale condizione comporta, come già ricordato in precedenza,
che a vuoto il centro di pressione coincide con il punto di nocciolo
inferiore. In esercizio il centro di pressione coincide con il punto
di nocciolo superiore. Tali condizioni si esprimono analiticamente
come segue:

gM G
e p - ki =
Ne
(6.10)
M G + M p+q
e p + ks =
Ne

dove ep è l’eccentricità del cavo mentre ki e ks sono le distanze


dei punti di nocciolo inferiore e superiore rispetto al baricentro
della sezione. Il termine g quantifica percentualmente le cadute di
tensione nel cavo. Generalmente per una stima di primo tentativo
si può utilizzare un valore g=0.8.
Sottraendo la seconda alla prima si ottiene l’espressione dello
sforzo di precompressione in esercizio, assieme alla eccentricità
del cavo ep.

æ (1 - g )M G + M p + q ö
N e = çç ÷÷
è ks + ki ø (6.11)
gM G
e p = ki +
Ne

In definitiva, per il predimensionamento di una sezione in c.a.p.,


nel caso appena esaminato, una volta stimata l’area Ac mediante le
(6.4) e i moduli di resistenza a flessione con le 6.7 e 6.8 si procede
scegliendo una sezione con caratteristiche simile a quelle stimate.


155

Si passa infine alla determinazione dello sforzo di
precompressione e dell’eccentricità del cavo.

Esempio 6.2a: Si consideri una trave in c.a.p. con luce L=13


m. Nell’ipotesi che le cadute lente siano pari al 20 %, (γ = 0.8) e
che il momento dovuto ai sovraccarichi permanenti e variabili
Mp+q=500 km, determinare lo sforzo di precompressione e la
posizione del cavo risultante in condizioni di precompressione
totale.

Calcolo caratteristiche geometriche della sezione:

Area sezione: Ac = 0,2100 m2


Area armatura di precompressione Aap = 1430 mm2
Momento d’inerzia: Ig = 1,702´ 10-2 m4
Punti di nocciolo: ks =0.201 cm, ki=0,190 m

Calcolo sollecitazioni:
Le sollecitazioni in mezzeria sono:

Peso proprio: Mg = (1/8) ´ Ac ´ gc´L2 = 110,9 KN m


Carico variabile: Mq = 500 KN m

Siamo quindi nel caso Mg < 20% di Mg+Mp+q


156

Calcolo sforzo di precompressione:
Lo sforzo di precompressione può essere determinato
applicando la (6.11)1:

æ 500 + 110.9 ´ (1 - 0.8) ö


Ne = ç ÷ = 1336 KN
è 0.201 + 0.190 ø

Calcolo posizione cavo risultante:


Applicando la (6.11)2 si ottiene infine la posizione del cavo:

0.8 ´ 110.9
e p = 0.19 + = 0.256 m
1336

Caso MG > 20% MG+Mq


In tal caso si può tentare di applicare la procedura del caso
precedente, con il pericolo che la posizione del cavo risultante
esca fuori dalla sezione. E’ opportuno quindi fissare la posizione
del cavo risultante in maniera che esso rispetti la distanza dal
lembo inferiore minima prestabilita. Rimane quindi da determinare
l’unica incognita del problema, ossia lo sforzo di precompressione
N i:

e p = y i - d min
M G + M p +q
Ne = (6.12)
e p + ks
Ne
Ni =
g


157

Esempio 6.2b: Si consideri la trave dell’esercizio 6.2a ma con
un momento dovuto ai sovraccarichi permanenti e variabili pari a
Mp+q=150 kN.

In tal caso l’applicazione della procedure utilizzata


nell’esercizio precedente porterebbe ad una eccentricità calcolata
pari a ep=0.391 m, chiaramente incompatibile con la sezione. Si
fissa quindi la massima eccentricità possibile e si calcola di
conseguenza lo sforzo normale necessario per mantenere la
sezione totalmente compressa. Se si fissa un copriferro minimo
dmin=9 cm l’eccentricità che ne consegue è pari a 30 cm, per la
quale lo sforzo di precompressione Ni vale:

e p = y i - d min @ 0.30m
M G + M p +q
Ne = = 520kN
e p + ks
Ne
Ni = = 650kN
g

6.3.2. Precompressione limitata

Nel caso di precompressione limitata, si ammette che sia in fase


iniziale che in esercizio ci sia trazione al lembo superiore e
inferiore, rispettivamente. In tal caso i centri di pressione a vuoto e
in esercizio risultano essere ovviamente esterni al nocciolo
centrale d’inerzia.


158

sct,i

Dks
Punto limite superiore tensioni a vuoto

Dki
Punto limite inferiore
tensioni in esercizio

sct,e
Figura 6.5 – Diagrammi delle tensioni in condizioni a vuoto e in
esercizio ideali

Questi, noti in letteratura come punto limite inferiore e


superiore [Giangreco, 1992], si possono determinare osservando
che la tensione di trazione nasce ad opera di una variazione di
momento interno che sposta il centro di pressione dai punti di
nocciolo inferiore e superiore ai rispettivi punti limite. La loro
espressione è la seguente:

gWs s ct ,i
Dki = (6.13)
Ne
Wi s ct ,e
Dks = (6.14)
Ne

Analogamente a quanto fatto per ottenere la 6.11 si può ottenere


l’espressione dello sforzo normale in condizioni di esercizio

gM G
e p - ki - Dki =
Ne
(6.15)
M G + M p +q
e p + ks + Dks =
Ne


159

Sottraendo la prima dalla seconda si ottiene l’espressione dello
sforzo Ne in presenza di precompressione limitata:

M p + q + ( 1 - g ) MG
Ne = (6.16)
(ks + Dks ) + ( ki + Dki )

Poiché le 6.13 e 6.14 contengono entrambe il valore di Ne, per


determinare lo sforzo di precompressione mediante la 6.16,
occorre procedere per iterazioni. Si può ad esempio partire dal
valore di Ne relativo al caso di precompressione totale e poi iterare
fino a convergenza, che in genere si raggiungere rapidamente.

Esercizio 6.3: Effettuare il progetto di massima di una sezione


trasversale e dello sforzo di precompressione, in condizioni di
precompressione limitata, avendo a disposizione i seguenti dati:

Mp+q MG h fptk scc,i scc,e sct,i sct,e g


(kNm) (%) (m) (MPa) (MPa) (MPa) (MPa) (MPa)
450 10% 0.8 1050 16 13 1.6 1.3 0.86

Poiché siamo nel caso di MG/(MG+Mp+q)=piccolo (10%),


conviene adottare una sezione a doppia T. Visto il valore esiguo di
MG il valore di N si predimensionare in base al solo Mp+q.

Si predimensionano dunque N, Ap e Ac:


2 Mp+q 2 ·450
N=
h
=
0,8
≅1125 KN

1125
Ap =
105.0
≅10.7 cm2

2 ·1125
Ac = · 103 ≅1730 cm2
1,3


160

Le perdite stimate sono pari al 1-0.86=14 % .
La sezione prescelta ha le seguenti
proprietà (riferite alla sola sezione in cls):

Ac = 0.177 m2
Ig = 1,40 ´ 10-2 m4
Ws=Wi=0.0354 cm3
ki = ks = 0.195 m

Affinché la sezioni risulti verificata è necessario che i moduli di


resistenza a flessione superiore ed inferiore rispettino le condizioni
6.7 e 6.8:

s (1 - g ) M G + M p + q
Wid = = 0.032 @ 0.00320cm3
s ct ,e - gs ct ,i
s (1 - g ) M G + M p + q
Wid = = 0.031 @ 0.0310cm3
gs cc ,i - s ct ,e

La sezione risulta dunque ben dimensionata. Con questi dati si


determina il valore di N e la posizione del cavo risultante mediante
le 6.13,14 e 6.16. Essendo il caso tratto di precompressione
limitata è necessario procedere per iterazioni. Come valore iniziale
dello sforzo di precompressione consideriamo Ne=1125kN
calcolata in fase di predimensionamento.
Giunti a convergenza (vedi tabella), quando cioè le variazioni in
termini di variazione delle distanza dei punti limite dai punti di
nocciolo si sono stabilizzate, si ha Ne= 947 kN e quindi si può
calcolare l’eccentricità del cavo risultante:

4 Mg
ep =ki +Δki + =0,291 m
Ne

Considerando un copriferro minimo di 6 cm, l’eccentricità così


calcolata può essere considerata un valore accettabile.


161

Iterazioni
Indice ∆ki ∆ks Ne
iterazioni (kN) (kN) (kN)
1 0,043 - 0,035 1125
2 0,050 - 0,040 976
3 0,051 - 0,041 952
4 0,051 -0,042 948
6 0,051 -0,042 947


162

6.3.3. Procedura di progetto

Quanto illustrato dei paragrafi precedenti può essere


efficacemente riassunto nel flow-chart illustrato nelle figure
seguenti che si presta facilmente ad essere implementato
utilizzando i più comuni linguaggi di programmazione. In
appendice B è mostrata a titolo d’esempio l’implementazione in
ambiente MATLAB.


163

…..continua alla pagina successiva

Figura 6.5 – Flow-Chart del metodo di progetto di travi in c.a.p.


164

6.4. Il tracciato dei cavi

Come già si è avuta occasione di osservare, nelle strutture


inflesse l’andamento dei cavi di precompressione deve essere
progettato in modo da contrastare efficacemente le azioni
flessionali esterne sia in fase iniziale che di servizio. A tale scopo
di consideri la trave semplicemente appoggiata di Figura 6.5 nella
quale per semplicità sia presente un solo cavo di precompressione
con configurazione rettilinea passante per il punto di nocciolo
inferiore ci della trave (considerata a sezione costante). In assenza
di carichi esterni la sezione di mezzeria risulta interamente
compressa con l’asse neutro passante per il lembo superiore della
trave.
Nel caso di precompressione totale, all’atto dell’azione dei
carichi esterni la situazione ideale è quella per cui il centro di
pressione, in presenza del momento esterno, si sposta fino al punto
di nocciolo superiore ce. In tal modo la sezione risulterebbe ancora
interamente compressa con asse neutro passante questa volta per il
lembo inferiore.

Figura 6.7 – Diagrammi di tensione per il progetto del tracciato del


cavo

Per il caso appena esaminato man mano che ci si avvicina agli


appoggi il momento diminuisce fino ad annullarsi nelle sezioni
terminali, nelle quali quindi potrebbero nascere, in presenza di
precompressione, tensioni di trazioni anche piuttosto elevate. Per
ovviare a tale inconveniente si potrebbe pensare di variare il
tracciato dei cavi in modo tale che ogni sezione, all’atto
dell’applicazione dei carichi esterni, risulti interamente compressa.


165

Per una trave a sezione costante tale condizione si esprime
semplicemente (ad es. in condizioni di lungo termine):

M( x )
M ( x ) = [e( x ) + d s ] N ® e( x ) = - ds (6.17)
N

Utilizzando tale tracciato, all’atto della applicazione dei


sovraccarichi, il centro di pressione nella generica sezione cade
sempre nel punto di nocciolo superiore.
Ad esempio, l’eccentricità del cavo all’appoggio, pari a –ds,
garantisce la totale compressione anche nella sezione di estremità.
Se N e ds sono costanti e il carico è costante il diagramma dei
momenti e parabolico così come il diagramma delle eccentricità
e(x).

Figura 6.6

Il momento flettente Mu è detto momento utile della sezione.


Una sezione è considerata ben progettata se il massimo momento
dovuto ai sovraccarichi (permanenti e accidentali) coincide con il
momento Mu. In tal modo all’atto della messa in carico la trave
rimarrebbe interamente compressa in ogni sezione.

Mu = [d i + d s ] N (6.18)

La portanza di una trave può essere aumentata incrementando lo


sforzo normale (incremento limitato dalle tensione massime al
tiro) oppure aumentando la distanza reciproca dei punti di
nocciolo di+ds. Per tale motivo le travi in c.a.p. si realizzano
normalmente utilizzando sezioni a T o doppio T.


166

In realtà il cavo non è sempre posizionato nel punto di nocciolo
inferiore. In tale condizione, all’atto del tiro l’azione del peso
proprio della trave sposta la risultante delle pressioni di una certa
quantità da. Il momento Mu=daN è detto momento utile aggiunto.

Mua = d a N (6.19)

Se il momento dovuto al peso proprio coincidesse con il


momento utile aggiunto, all’atto del tiro la trave risulterebbe
interamente compressa. Questa condizione costituisce un’ulteriore
indicazione di sezione ben progettata.

6.4.1. Il cavo risultante

I cavi di precompressione sono generalmente più di uno,


ognuno con una propria disposizione e forma. Ai fini del progetto
e della verifica è però utile fare riferimento al concetto di cavo
risultante (C.R.). Se ogni cavo è in ogni sezione ad ascissa z ed è
caratterizzato da uno sforzo normale Ni(z) e un angolo di
inclinazione ai(z), le componenti orizzontali e verticali della
precompressione assumono le espressione seguenti:

N ( z ) = å N i ( z ) cos a i
i

T ( z ) = å N i ( z ) sin a i
i

å N i ( z ) cos a i e i ( z ) (6.20)
e( z ) = i
å N i ( z ) cos a i
i

Lo sforzo di precompressione sul cavo risultante sarà la


risultante delle componenti orizzontale e verticale:


167

P( z ) = N ( z ) 2 + T ( z ) 2
(6.21)

La figura seguente mostra il significato meccanico e geometrico


delle grandezze introdotte nelle 6.20

Figura 6.7 – Significato geometrico delle grandezze per la


definizione del cavo risultante

Nel caso di angoli piccoli, cioè a»0, come generalmente


accade, le precedenti espressioni diventano:

N( z ) = å N i ( z )
i

T ( z ) = å N i ( z )a i
i (6.22)
å N i ( z )e i ( z )
e( z ) = i
å Ni ( z )
i

Se la tensione è ipotizzata essere la stessa per ogni cavo, la


posizione C.R. è anche il baricentro delle aree di cui sono costituiti
i singoli cavi. Se inoltre l’area di ogni cavo è costante la posizione
del C.R. è la media dei baricentri degli n cavi.


168

N( z ) = å N i ( z )
i

T ( z ) = å N i ( z )a i
i (6.23)
åei ( z )
e( z ) = i
n

Può accadere che alcuni cavi vengano interrotti prima della


testata. E’ il caso di travi a cavi post-tesi con cavi ancorati in
campata o di travi in c.a.p. a fili pretesi resi inefficaci prima
dell’appoggio tramite la tecnica dell’intubettamento. In tali casi il
cavo risultante presenta, lungo il tracciato, delle singolarità, ossia
dei salti corrispondenti alla diminuzione dello sforzo di
precompressione.
La figura seguente illustra un esempio di trave precompressa
con tre cavi post tesi dove il primo non viene interrotto in testata
ma sull’estradosso, provocando una discontinuità della posizione
del cavo risultante (linea nera tratteggiata).

N1 Cavo Risultante
a1

N2
a2
a3 N2

Discontinuità
Figura 6.10 – Cavo risultante di una trave a cavi post-tesi interrotti
all’estradosso

Un esempio interessante di trave con cavi interrotti in campata e


non in testata è quello della trave ad anello del centro congressi di
Firenze progettata intorno agli anno 70 con la tecnica del cemento
armato precompresso a cavi post-tesi [Aquilino 1971]. In quella
occasione l’unica possibilità di ancoraggio era quello di ancorare i
cavi all’estradosso o all’intradosso della trave, provocando con ciò


169

discontinuità del cavo risultante. Il giusto dosaggio del numero di
ancoraggi ha permesso in quel caso di ottenere un cavo risultante
praticamente continuo.
La figura 6.11 mostra la trave in fase di montaggio, la
disposizione dei singoli cavi all’interno della stessa e il relativo
cavo risultante.
Un altro caso nel quale si ha la discontinuità del cavo risultante
è quello di travi precompresse a cavi pre-tesi che in alcuni casi per
soddisfare le condizioni ammissibili in termini di tensioni devono
essere interrotti in maniera da sollevare la posizione del cavo
risultate della necessaria quantità per evitare tensioni di trazione
incompatibili con il calcestruzzo utilizzato. Poiché i fili pre-tesi
sono generalmente rettilinei e orizzontali l’unico modo per avere
un cavo risultante a profilo variabile è quello che va sotto il nome
di intubettamento (Fig. 6.12).


170

Figura 6.11 – Trave ad anello in c.a.p. del centro congressi di
Firenze [Aquilino 1971]

Tale tecnica consiste nel fare passare i cavi in un guaina di


lunghezza prestabilita (tubo) oltre la quale il cavo comincia ad
essere attivo, mentre nel tratto inguainato non sussiste
trasferimento di tensione dall’acciaio al calcestruzzo. Dosando
opportunamente le varie lunghezze di intubettamento si può
ottenere un profilo del cavo risultante in grado di soddisfare le
condizioni limite dettate dalla normativa, che verranno
approfondite nei prossimi paragrafi.

Discontinuità
Intubettamento
Figura 6.12 – Cavo risultate in travi precompresse a fili pre-tesi

Una volta determinata l’area dell’armatura di precompressione e


la posizione del cavo risultante occorre determinare la
disposizione dei singoli cavi lungo la sezione, utilizzando le
precedenti formule in senso inverso. Generalmente di stabilisce lo
sforzo massimo da attribuire ai singoli cavi, in maniera che
fissando la posizione di alcuni di essi si possa valutare la
posizione dei rimanenti. Poiché per risolvere il problema si ha a
disposizione una sola equazione, si fissa la posizione di n-1 cavi o
gruppi di cavi che hanno la stessa ordinata e si valuta di
conseguenza la posizione del restante cavo o gruppo di cavi.


171

Gruppo di cavi
la cui posizione è incognita

Cavo risultante
Gruppo di cavi la cui
posizione viene prefissata

Figura 6.13 – Posizione dei cavi nella trave

Esempio 6.4: Con riferimento alla configurazione geometrica dei cavi


di precompressione della trave indicata in figura (4 cavi uguali da
18f7), determinare l’equazione del cavo risultante, nell’ipotesi che i
singoli cavi abbiano andamento parabolico, si attestino in mezzeria con
tangente orizzontale e siano soggetti alla stessa tensione iniziale pari a
840 MPa. Ricavare inoltre l’inclinazione della risultante in testa.

160130
100 70
5 8.6 12.2 15.8

x 14 m

La prima operazione è quella di determinare l’equazione dei singoli


cavi. Essendo essi di forma parabolica la loro generica equazione assume
la forma seguente:

y=ax2 +bx+c

Dove il sistema di riferimento adottato è quello indicato in figura. Per


determinare i coefficienti della parabola occorre imporre le condizioni al
contorno. Nel caso specifico la derivata nulla nell’origine degli assi fa sia
nullo anche il coefficiente b. Imponendo poi che il singolo cavo passi per
le posizioni indicate in figura si ottengono i coefficienti a e b indicati
nella seguente tabella:


172

Coefficienti delle equazioni dei singoli cavi
y(x=0) y(x=14 m) c=y(0) y x=14m -c
Cavo b a=
(m) (m) (cm) 142
1 0.050 0.70 0.050 0 0.003316
2 0.086 1.00 0.086 0 0.004663
3 0.122 1.30 0.122 0 0.006010
4 0.158 1.60 0.158 0 0.007459

Essendo i cavi soggetti alla stessa tensione iniziale e aventi la stessa


area, l’equazione del cavo risultante può essere calcolata come la media
delle ordinate dei singoli cavi:

4 4 3
i=1 yi x 8+ : ;+
e x = = 9 + =0.005362 x2 + 0.104
4 4 4
i=1 i=1

Il cavo risultante ha quindi in testata e in mezzeria rispettivamente un


ordinata pari a 1.155 m e 1.04 cm. Per determinare l’inclinazione del
cavo in testata basta calcolare la derivata per x=14 m e calcolare l’angolo
corrispondente:

e' (x)=0.010724 x à e' x =0.010724 14=0.15

L’angolo di attacco del cavo risultante in testata vale dunque 8.53°.


Ritenendo l’angolo piccolo, la forza di precompressione totale può essere
calcolata come segue: N=4´18´(p 0.72/4)´ 84.0=2326 kN.

Esempio 6.5: La trave dell’esercizio precedente presenta ora i primi due


cavi che si attestano in campata uno a distanza 350 cm dalla testata e
l’altro a distanza di 160 cm. Si determini l’andamento del cavo risultante
utilizzando le stesse ipotesi dell’esercizio 6.4.


173

350
160

100 70
5 8.6 12.2 15.8

14 m

In questo caso il cavo risultante presenta due punti di discontinuità (in


termini di ordinata e di derivata) coincidenti con i punti di attacco dei due
cavi in campata. Rispetto al caso prima esaminato soltanto le equazioni
dei primi due cavi si modificano e diventano le seguenti:

Coefficienti delle equazioni dei singoli cavi


y(x=0) y c=y(0)
Cavo
(m) (m) (cm) 8
1 0.050 0.70 0.050 0.003316
2 0.086 1.00 0.086 0.004663
3 0.122 2.00 0.122 0.012213
4 0.158 2.00 0.158 0.016700

Il cavo risultante sarà suddiviso in tre tratti continui le cui equazioni


sono le seguenti, ognuno riferito al proprio campo delle ascisse.

Equazioni del cavo discontinuo


Tratto x (m) Equazione cavo risultante
1 0÷10.5 y=0.009202x2 +0.105
2 10.5÷12.6 y=0.006703x2 +0.086
3 12.6÷14.0 y=0.003989x2 +0.068

6.4.2. Il fuso del cavo risultante


Con riferimento ad una generica sezione di una trave in c.a.p. e alle
due condizioni di verifica usualmente considerate (a vuoto e in esercizio)
si possono definire due andamenti limite del cavo risultante (Fig. 6.14). Il
primo si riferisce alla condizione a vuoto e alla sezione interamente


174

compressa con asse neutro tangente alla sezione al lembo superiore. Il
secondo si riferisce invece alle condizioni di esercizio sempre in presenza
di sezione interamente compressa ma con asse neutro passante per il
lembo inferiore. La prima curva (in basso) si costruisce con riferimento
al momento dovuto al peso proprio MG, la seconda (in alto) con
riferimento al momento in servizio (Mp+q+MG). Le distanze
rispettivamente dalla retta limite sup. ed inf. si esprimono come segue:

M G (x ) M (x )+ M p+q
d i (x ) = d s (x ) = G
Ni Ne (6.24)

dove Ni = sforzo di precompressione a vuoto ed Ne = sforzo di


precompressione in esercizio

Fuso del cavo risultante


esd(x) kds#s
s#
ei# es# ki#di
da

x eid
(x)
i#

Figura 6.14 – Limiti inferiore e superiore del cavo risultate

L’area compresa tra le due curve è detto fuso del cavo risultante. Esso
rappresenta l’area entro la quale far cadere il cavo risultante al fine di
ottenere per le due condizioni di carico considerate una sezione sempre
interamente compressa. Ammettendo la presenza al lembo superiore e
inferiore di trazione entro i limiti di normativa, le rette limite modificano
la loro posizione originaria. I centri di pressione che corrispondono ai
due diagrammi limite sono detti punti limite.


175

σt,mi
N0 − ΔN p
N0 − ΔN p − ΔNc
Cs A
A
kys#s
kyii#
Ci

σt,me

Cond. iniziali Cond. di esercizio

Figura 6.15 – Definizione di punti limite

6.4.3. Il fuso di Guyon1


Come visto precedentemente, in fase di progetto una volta
predimensionata la sezione e lo sforzo di precompressione, il fuso entro il
quale fare variare il cavo viene individuato mantenendo entro il limiti
normativi le tensioni massime di trazione e compressione ammissibili nel
calcestruzzo:

1) s ct ,i £
N 0 - DN p
-
(N 0 - DN p e1i ) +
MG
Aid Ws Ws

2)
N 0 - DN p
+
MG(N 0 - DN p e2i
£ s cc ,i
) -
Aid Wi Wi

3) - +
(
N 0 - DN p - DN L N 0 - DN p - DN L e1e M G + M p + q
£ s cc ,e
)
Aid Ws Ws

4) s ct ,e £
N 0 - DN p - DN L
+
(N 0 - DN p - DN L e2e ) -
M G + M p+q
Aid Wi Wi

Il limite inferiore del fuso si valuta come la minima eccentricità


ricavabile dalle relazione 1) e 2) (condizioni a vuoto). Il limite superiore
corrisponde alla massima eccentricità ricavabile dalle relazione 3) e 4)

1 Yyes Guyon, illustre studioso francese del 900 che contribuì alla diffusione del c.a.p., assieme a
Fressynet, Magnel, Dischinger e Finsterwalder.


176

(condizioni di esercizio). Il fuso così costruito va sotto il nome di fuso di
Guyon. Nelle espressioni precedenti le tensioni di trazione vanno
considerate con il segno negativo.
Il limite inferiore del fuso di Guyon si individua con le prime due
relazioni:

1) s ct ,i =
N 0 - DN p
-
(N 0 - DN p e1i) +
MG
Þ
Aid Ws Ws
Ws æ s ct ,i Aid ö MG
e1i = ç- + 1÷ +
ç
Aid è N 0 - DN p ÷
ø N 0 - DN p
2)
N 0 - DN p
+
(
N 0 - DN p e2i M G
-
)
= s cc ,i Þ
Aid Wi Wi
Wi æ s cc ,i Aid ö MG
e2 i = ç - 1÷ +
Aid çè N 0 - DN p ÷ N 0 - DN p
ø

Il limite inferiore del fuso di Guyon è quindi dato da emin=min (e1i,


e2i). La ragione risiede nel fatto che per soddisfare entrambe le condizioni
occorre essere il più vicino possibile dal punto limite inferiore. In caso
contrario, infatti, il centro di pressione potrebbe trovarsi al di sotto del
punto limite e generare così tensioni di trazione al lembo superiore o di
compressione al lembo inferiore incompatibili con le tensioni ammissibili
dettate dalla normativa.
Allo stesso modo, il limite superiore del fuso di Guyon si individua
con le seguenti altre due relazioni:

3) s cc ,e £
N 0 - DN p - DN L
-
(N 0 )
- DN p - DN L e1e
+
M G + M p+q
Aid Ws Ws
Ws æ s cc ,e Aid ö M G + M p+q
Þ e1e = ç- + 1÷ +
Aid çè N 0 - DN p - DN L ÷ N 0 - DN p - DN L
ø


177

4) s ct ,e £
N 0 - DN p - DN L
-
(N 0 )
- DN p - DN L e2e
+
M G + M p+q
Aid Wi Wi
Wi æ s ct ,e Aid ö M G + M p+q
Þ e2 s = ç - 1÷ +
ç
Aid è N 0 - DN p - DN L ÷
ø N 0 - DN p - DN L

Il limite superiore del fuso di Guyon è dunque dato da emin = max (e1s,
e2s). La ricerca della massima eccentricità è anch’essa legata al fatto che
per soddisfare entrambe le condizioni sulla tensione occorre essere il più
lontano possibile da punto limite inferiore in maniera che con
l’applicazione dei sovraccarichi permanenti e accidentali (Mp+q) non si
esca dall’intervallo punto limite inferiore – superiore e non si determini
così il superamento della massima tensione di trazione o compressione al
lungo termine.

Figura 6.16 – Significato geometrico del fuso di Guyon

In figura 6.16 è illustrato il significato geometrico del fuso di Guyon


che, secondo quanto detto sopra, rappresenta il dominio (zona
tratteggiata) entro il quale far ricadere il cavo risultate al fine di ottenere
uno stato tensionale compatibile con le prescrizioni normative. Si osservi
come il fuso contenga necessariamente il fuso del cavo risultate, per il
quale la trave risulta in ogni sezione interamente compressa.

Esempio 6.6: Tracciare il fuso di Guyon per la trave semplicemente


appoggiata illustrata in figura, la cui sezione, considerata costante, è
realizzata con calcestruzzo di classe C32/40 MPa, con cemento ad alta
resistenza e acciaio da precompresso da 30 trefoli 7f5 con area totale
pari 41.23 cm2. Gli sforzi di precompressione a perdite di tensione
istantanee e cadute di tensione avvenute valgono rispettivamente:


178

N0 - DNP= 6000 kN N0 - DNP - DNL = 5500 kN

Il sovraccarico permanente e accidentale, considerato uniformemente


distribuito sulla trave vale Q=40 kN/m, riferito ad una combinazione di
carichi quasi permanente.

60

Figura 6.17 – Geometria della trave

Nell’ipotesi di combinazioni di carico quasi permanente e tempo di


applicazione della precompressione pari a t0=14 gg, le tensioni
ammissibili prescritte dalle NTC08 per il calcestruzzo si calcolano come
segue:

Calcolo delle Resistenze


Resistenza a compressione cilindrica media:
f cm = 8 + fck = 40MPa

Resistenza a compressione media al tempo t:


æ æ 28 ö1 / 2 ö
s ç 1-ç ÷ ÷
ç è 14 ø ÷
f cm (t ) = f cm e è ø = 40 ´ 0.92 = 36.8 MPa

Resistenza caratteristica a compressione al tempo t:

f ck ( t ) = f cm - 8 = 36.8 - 8 = 28.8 MPa

Resistenza a trazione cilindrica media:


f ctm = 0.30 f ck2 / 3 = 2.81MPa


179

Tensioni ammissibili nel cls
Compressione iniziale:

s cc ,i = 0.7 f ck ( t ) = 0.7 ´ 28.8 MPa = 20.16 MPa

Compressione in esercizio: s cc ,e = 0.45 f ck = 14.4 MPa


(combinazione quasi permanente)

Trazione iniziale e in esercizio: s ct , i , e = f cm / 1.2 = 2.34 MPa

Con le dimensioni indicate in figura la sezione presenta un’area pari a


0.712 m2 e un baricentro posto a 0.973 m dal lembo superiore. I moduli
di resistenza a flessione inferiore e superiore valgono rispettivamente:

Wi =0.308 m3

Ws = 0.358 m3

Per semplicità queste due grandezze vengono considerate le stesse sia


nelle condizioni iniziali che al lungo termine. Inoltre l’area della sezione
omogeneizzata Aid viene assunta pari all’ area dell’intera sezione di
calcestruzzo.
Come spiegato in precedenza, la condizione per individuare il limite
inferiore del fuso di Guyon è data dal minimo delle due seguenti
eccentricità

Ws æ s ct ,i A id ö MG 0.358 æ - 0.234 × 7120 ö


e 1i ( x ) = ç- + 1÷ + = ç- + 1÷
A id ç N 0 - DN p ÷ N 0 - DN p 0.712 è 5200 ø
è ø
MG( x )
+
5200
e 1i ( x ) = 0.6639 + 0.000192 M G ( x )
Wi æ s cc , i Aid ö MG
e 2i ( x ) = ç - 1÷ + = 0.7615 + 0.000192 MG ( x )
Aid ç N 0 - DN p ÷ N 0 - DN p
è ø


180

La condizione per individuare il limite superiore del fuso di Guyon è
invece data dal massimo delle due seguenti eccentricità

æ
Wi s ct , e Aid ö MG + M p +q
e1s ( x ) = ç - 1÷ +
ç N 0 - DN p - DN L
Aid ÷ N 0 - DN p - DN L
è ø
0.308 æ - 0.234 × 7120 ö M G ( x ) + M p +q ( x )
= ç - 1÷ + Þ
0.712 è 4500 ø 4500

e1s ( x ) = -0.5927 + 0.000222 [ M G ( x ) + M p + q ( x )]


æ Ws s cc ,e Aid ö MG + M p + q
e 2s = ç- + 1÷ + =
ç N 0 - DN p - DN L
Aid ÷ N 0 - DN p - DN L
è ø
[
- 0.6428 + 0.00022 M G ( x ) + M p + q ( x ) ]
Il momento dovuto al peso proprio si calcola facilmente a partire dal
peso proprio della trave espresso come segue:

G = (Aid ´ gcls ) = 0.712 ´ 25 = 17.8 kN/m


MG(x) = GL/2 x– G x2/2 = 249.2x – 8.9 x2

Il momento dovuto al sovraccarico permanente e accidentale è pari a:

Mp+q(x) = QL/2 x– Q x2/2 = 280 x– 10 x2

Graficando le espressioni precedenti e imponendo i limiti sulle


eccentricità si ottiene il ll fuso di Guyon della trave considerata,
rappresentato nella figura seguente:

Figura 6.18 – fuso di Guyon della trave


181

6.4.4. Il fuso di Guyon per travi a fili aderenti
Come già osservato, il cavo risultante può essere rappresentato anche
da una spezzata sia nel caso di travi a cavi post-tesi che si interrompono
prima della testata sia nel caso di travi a fili pretesi, in cui questi ultimi
siano in qualche maniera interrotti prima della testata. In questo ultimo
caso, poiché i cavi sono generalmente rettilinei e quasi sempre
orizzontali, per rispettare le condizioni dettate dal fuso di Guyon si può
usare la tecnica dell’intubettamento.

6.4.5. Considerazioni sulla forma del fuso di Guyon


Il fuso di Guyon è un efficace mezzo per avere una visione immediata
di quanto efficacemente sia stata progettata la trave. In particolare un
fuso con la forma rappresentata in figura 6.18 è rappresentativo del fatto
che in presenza di determinati carichi esterni la sezione e lo sforzo di
precompressione siano stati scelti in maniera adeguata. Un cavo che passi
all’interno dell’area tratteggiata rispetta le condizioni limite per le
tensioni sia a vuoto che in esercizio, sfruttando così tutta l’altezza della
sezione.
Ci sono casi in cui tale condizione non è del tutto verificata o
addirittura non è verificata.
Ad esempio la figura 6.19 mostra una caso in cui il fuso di Guyon non
è tutto contenuto nella sezione longitudinale della trave. Le cause di ciò
vanno ad esempio ricercate principalmente nel fatto che lo sforzo di
precompressione N è sottodimensionato. Valori bassi di N applicati nella
fase a ,vuoto soprattutto se si è in presenza di un peso proprio elevato
spostano il centro di pressione fuori dalla sezione con conseguente
spostamento del limite inferiore del fuso di Guyon. Un'altra possibile
concausa è legata alla scelta di un’altezza totale della sezione inadeguata.

Figura 6.19 – Esempio di fuso di Guyon in cui la trave mal


progettata


182

In ogni caso la zona tratteggiata del fuso suggerisce come la trave sia
ancora utilizzabile, avendo però l’accortezza di fare passare il cavo
risultante all’ interno della zona stessa.
Un ulteriore esempio di inadeguatezza della sezione o dello sforzo di
precompressione è quello illustrato in figura 6.20 dove il fuso di Guyon è
solo in parte contenuto nella sezione longitudinale della sezione. In tal
caso è necessario prima tentare di aumentare se possibile lo sforzo di
precompressione e in caso di esito negativo cambiare sezione .

Figura 6.20 – Esempio di fuso di Guyon in cui la trave mal


progettata

Nella pratica progettuale si possono presentare anche casi nei quali


l’elevato divario tra condizioni di carico a vuoto e in esercizio produce
un’intersezione dei limiti superiori e inferiori del fuso di Guyon come è il
caso di figura 6.21. Ciò rende la trave inadeguata in quanto si è
evidentemente in presenza di momenti dovuti ai sovraccarichi
permanenti e variabili assai più elevati di quelli dovuti al peso proprio, al
punto tale che il limite superiore del fuso di Guyon si abbassa
eccessivamente fino a superare il limite inferiore.

Figura 6.21 – Esempio di fuso di Guyon per un trave mal


progettata

Nel caso di travi con momento a segno variabile occorre maggiore


attenzione nella costruzione del fuso di Guyon. Si prenda ad esempio la
trave semplicemente appoggiata con due sbalzi laterali (Fig. 6.22). Siano
M1 ed M2 i due momenti relativi al solo peso proprio e in esercizio.


183

In tal caso la costruzione deve essere fatta con riferimento alle zone a
momento con segno costante: parte della campata a momento positivo e
parte della trave a cavallo dei due appoggi. Nella prima parte il limite del
fuso relativo alle condizioni a vuoto è quello inferiore, come accade per
le travi semplicemente appoggiate. Nell’appoggio è il limite superiore ad
diventare il limite per le condizioni a vuoto.

M1

M2

Figura 6.20 – Fuso di Guyon per trave a momento con segno


variabile

6.5. Il progetto a taglio di travi precompresse

Come già accennato nel paragrafo 2.3 la presenza di precompressione


ha un elevato effetto benefico nei riguardi delle azioni taglianti. Ciò è
dovuto essenzialmente ad almeno tre motivi:

1) La presenza di sforzi di precompressione riduce le tensioni principali


di trazione, ciò conferisce alla trave una sorta di apparente maggiore
resistenza a trazione.

2) La presenza delle precompressione riduce l’inclinazione delle bielle


compresse legate al taglio. Infatti con riferimento alla figura 6.23, nel
caso di trave in c.a. ordinario lo stato tensionale nel baricentro è
rappresentato da un cerchio d Morh centrato nell’origine. Di
conseguenza le giaciture principali risultano inclinate di a1=45°. Nel
caso di c.a.p. il cerchio di Morh si sposta verso destra con
conseguente aumento della tensione principale di compressione.


184

Poiché il polo delle giaciture rimane posizionato sull’asse delle t
l’inclinazione della giacitura delle bielle diminuisce (a2). Quanto
osservato si traduce, come vedremo a breve, a parità di armatura
trasversale in un aumento della resistenza a taglio quando sia presente
la precompressione. Infatti una biella meno inclinata intercetta un
numero maggiore di staffe (Figura 6.25)

t precompresso
a1
c.a. ordinario
a2
s

Figura 6.23 – inclinazione delle bielle compresse

3) La presenza di cavi inclinati, come nel caso di travi in c.a.p. a cavi


scorrevoli, introduce, come si vedrà meglio nel paragrafo successivo,
delle forze verticali che generalmente contrastano le forze di taglio
dovute ai carichi esterni.

Fcos a
a

F
30°
45

Figura 6.24 – Componente Figura 6.25 – Minore


verticale della forza di inclinazione delle bielle
precompressione compresse
Ciò comporta evidentemente una consistente riduzione della forza di
taglio rispetto al caso di travi di cemento armato ordinario.

Osservzione: Poiché le travi in c.a.p subiscono stati tensionali


differenti nelle varie fasi di costruzione e messa in esercizio, è possibile
che il segno del taglio cambi da una fase all’altra. Si consideri ad
esempio la trave di figura 6.26 e 6.27.


185

G G+Q

F a Fcos a
Fcos a

a
F

TG (+) TG+Q (+)


Fcos a (-)
Fcos a (-)
= =
T (+)
T (-)

Figura 6.26 – Calcolo taglio Figura 6.27 – Calcolo taglio


nella condizione a vuoto in condizioni di esercizio

Nella fase a vuoto sulla trave agiranno il peso proprio della stessa e la
forza di precompressione. Se per ipotesi l’entità del peso proprio fosse
limitata, prevarrebbe il segno della forza dovuta alla sola
precompressione. Una volta raggiunta la fase di esercizio con l’aggiunta
dei sovraccarichi permanenti e variabili il segno del taglio subirebbe con
molta probabilità un cambiamento di segno per la prevalenza in valore
assoluto del taglio dovuto ai carichi esterni.
Per tale motivo nelle travi in cemento armato precompresso è
necessario utilizzare soltanto staffe verticale, la cui azione resistente non
risente del segno del taglio.
Detto ciò il progetto a taglio delle travi in cemento armato
precompresso segue la procedura utilizzata nel caso di travi in cemento
armato ordinario, mettendo naturalmente in conto lo sforzo di
precompressione.

Travi in c.a.p. in assenza di armatura


In assenza di armature trasversali, quale è ad esempio il caso di
pannelli alveolari precompressi, la resistenza a taglio massima è data
dalla seguente formula (NTC08 – 4.1.14)


186

1/3 F F
VRd = 0.18k 100ρl fck +0.15 bw d≤ vmin +0.15 b d
Ac Ac w
dove
bw = larghezza dell’anima
d = altezza utile della sezione
Asl = armatura ordinria
rl = Asl/(bwd)
F = sforzo di precompressione
Ac = area della sezione di calcestruzzo
F/Ac = tensione media nel cls < 0.2 fcd
K = 1+(200/d)1/2 < 2

Nel caso di precompressione totale, la normativa italiana ammette


l’uso della seguente formula semplificata valida per travi precompresse
semplicemente appoggiate con tensione massima di trazione inferiore
alla la resistenza a trazione di calcolo del calcestruzzo fctd

1/2
F
VRd =0.7bw d fctd 2 + f
Ac ctd

Travi con armatura trasversale


Nel caso di travi dotate di armatura trasversale, la normativa italiana
permette l’uso di modelli a traliccio suggerendo, in particolare, l’utilizzo
del modello con bielle ad inclinazione variabile. Tale modello, di natura
isostatica, prevede che le bielle compresse abbiano angolo d’inclinazione
q variabile, ma in ogni caso compreso nel seguente intervallo:

1 ≤ ctg q ≤ 2,5

Noto l’angolo q, la resistenza della trave viene espressa come il


minimo tra la resistenza a taglio dell’armatura trasversale VRsd e la
resistenza a taglio delle bielle compresse VRcd

VR = min (VRsd , VRcd)

Asw
VRsd =0.9d f ctgα+ctgθ sinα
s yd
'
VRcd =0.9dbw αc f cd ctgα+ctgθ /(1+ ctg2 θ)


187

dove bw e d hanno il significato già introdotto e

Asw/s = area delle staffe a metro


s= passo delle staffe
a= angolo di inclinazione delle armature traversali
f ’cd= 0.5 fcd
acd= 1 membrature non compresse
1+F/(Ac fcd) 0£ F/Ac£0.25 fcd
1.25 0.25£ F/Ac£0.50 fcd
2.5(1- F/(Ac fcd) 0.50£ F/Ac£ fcd

Le formule precedenti, hanno validità generale ma possono essere


specializzate per il caso di c.a.p. imponendo a=0 e imponendo inoltre
una ulteriore limitazione sull’angolo di inclinazione delle bielle
compresse (NTC08 – 4.1.2.1.3.2)

ctg qI ≤ ctg q

dove qI è l’angolo di inclinazione della prima fessurazione ricavato da


ctgqI=t/sI mentre t e sI sono rispettivamente la tensione tangenziale e la
tensione principale di trazione sulla corda baricentrica della sezione
considerata interamente reagente.

Figura 6.28 – Tensioni principali nel c.a.p.


188

Esempio 6.7: Con riferimento alla sezione del travetto a T in c.a.p. indicata in
figura si calcoli la sua resistenza a taglio in assenza di armatura trasversale


189


190

Esempio 6.8: Con riferimento alla sezione del travetto a T in c.a.p. indicata in
figura nella quale sono presenti armature trasversali si progetti l'armatura a taglio e la
Resistenza a taglio


191


192


193


194

7
IL PROGETTO DI TRAVI
IN C.A.P. IPERSTATICHE

7.1 Il sistema equivalente alla precompressione

La valutazione delle caratteristiche della sollecitazione nelle


travi in c.a.p. può essere condotta, in alternativa all’applicazione
diretta della formula di Navier per la pressoflessione, utilizzando il
concetto di sistema equivalente alla precompressione.
Quest’ultimo costituisce un sistema di forze staticamente
equivalenti alla precompressione che dipende solamente dalla
geometria del cavo e dallo sforzo normale N. In particolare detto R
il raggio di curvatura locale del cavo, la presenza di una trazione N
in esso genera come noto una pressione pn e una componente
tangenziale pt:

N N
pt = f c pn =
R R

dove fc è il coefficiente d’attrito cavo-guaina.


Figura 7.1 – Forze agenti sul Figura 7.2 – Sistema di forze
cavo sulla trave in c.a.p.

Di conseguenza le reazioni che il cavo applica alla trave in


calcestruzzo sono costituite da una coppia di forze orizzontali Nn e
verticali V nelle testate e un sistema di forze distribuite verticali py
orientate verso l’alto e orizzontali px agenti lungo l’asse della
trave. Esse hanno l’espressione seguente:

Forze in testata Forze distribuite


N n = N cos a 0 p y ( a ) = pn cos a + pt sin a
V = N sin a 0 px ( a ) = pt cos a - pn sin a

Normalmente si trascurano le componenti verticali delle forze


distribuite in quanto l’angolo a0 è considerato piccolo, sicché il
sistema di forze equivalenti diviene:

Forze in testata Forze distribuite


N
py =
Nn = N R
V = Na 0 px = 0

La legge di variazione di py dipende dalla legge di variazione


del raggio di curvatura locale R e dall’andamento dello sforzo
normale N. Trascurando le perdite d’attrito lungo il cavo si ha che
N=cost e conseguentemente py dipenderebbe solamente dalla


197

forma del cavo. Nel caso generale, N varia con la seguente legge,
dove fc è il coefficiente d’attrito guaina-cavo :

N (a ) = N (a0 )e - f c a

La precedente espressione si può approssimare in genere con


una curva del secondo ordine, sicché la legge di variazione di py
dipenderebbe sia dall’entità dell’attrito e dalla forma del cavo (R).
Normalmente però l’andamento del cavo viene considerato di
forma quadratica e dunque con curvatura R costante; in tal caso py
dipende solamente dall’andamento di N. Utilizzando come sistema
di riferimento quello con origine nella mezzeria del cavo e con
asse x tangente al cavo in quel punto, l’equazione del cavo è la
seguente.

4f 2 1 8f 8f
y= 2
x Þ @ y' ' = 2 Þ p y = 2 N
L R L L

Nella precedente f è la freccia della parabola mentre L è la


lunghezza totale della trave.
Trascurando le perdite d’attrito, il carico distribuito avrà
ovviamente un andamento costante e il sistema equivalente sarà
quindi costituito da forze di estremità e da un carico verticale
diretto verso l’alto, uniformemente ripartito, come illustrato nella
figura 7.3.
Nel caso in cui il cavo subisca anche una brusca variazione
della tangente in un punto (cuspide), detto a l’angolo che le
tangenti alla cuspide formano tra loro, per l’equilibrio il
conglomerato dovrà esercitare sul cavo una forza concentrata F
pari a 2N sin (a/2). Ciò si ottiene isolando la porzione di cavo
nell’intorno della cuspide e applicano l’equilibrio lungo l’asse
verticale dove agiscono le componenti verticali dello sforzo
normale pari a ognuna a N sin(a/2). La figura 7.4 mostra il
sistema equivalente alla precompressione in presenza discontinuità
del cavo.


198

N
a0
N
f

V V
Sistema equivalente
Nn
Nn

Figura 7.3 – Sistema equivalente alla precompressione (SEP)

N 2Nsina/2
N

Figura 7.4 – Sistema equivalente alla precompressione di una trave


appoggiata con cavo rettilineo inclinato


199

Esempio 7.1: Si consideri la trave semplicemente appoggiata di
figura 7.5 con sezione di area A e modulo di resistenza a flessione
relativo alla fibra inferiore Wi. Il cavo è disposto linearmente con
eccentricità costante e.
Si calcoli la tensione nella fibra inferiore della sezione di
mezzeria della trave utilizzando sia la formula di Navier sia il
metodo del sistema equivalente alla precompressione.

Per il calcolo delle tensioni si può, come noto, utilizzare


l’equazione di Navier:

N N ´e
si = +
A Wi

In alternativa è possibile applicare il metodo del sistema


equivalente alla precompressione. A tale scopo è necessario
valutare il sistema di forze equivalenti alla precompressione e le
relative caratteristiche della sollecitazione per ogni sezione. Note
le caratteristiche della sollecitazione si può determinare la tensione
utilizzando di nuovo la formula di Navier. Poiché il cavo è
rettilineo, non è presente alcun carico distribuito, mentre sono
presenti solo forze di estremità. Nella generica sezione agiranno
quindi lo sforzo di precompressione N e il momento di trasporto
M=N´e (Fig. 7.5). Sicché la tensione al lembo inferiore vale:

N M N N ´e
si = + = +
A Wi A Wi

Tale risultato è del tutto equivalente a quello ottenuto prima con


l’applicazione diretta dell’equazione di Navier. Ciò dimostra come
i due approcci siano alternativi.


200

Figura 7.5 – Confronto tra le soluzioni ottenute con la formula di
Navier e con il SEP per una trave appoggiata con cavo orizzontale
eccentrico

Esempio 7.2: Si consideri una trave con sezione rettangolare di


area A e modulo di resistenza inferiore Wi (armatura trascurata),
con lunghezza L=25m e altezza della sezione h=1.30m. Il cavo è
disposto con eccentricità variabile parabolicamente con freccia
massima f=1m e con copriferro minimo d=10 cm. Si calcoli la
tensione nella fibra inferiore della sezione di mezzeria della trave.
A tale scopo si utilizzi sia la formula di Navier che il metodo del
sistema equivalente.

L’utilizzo diretto della formula di Navier per il calcolo dello


stato tensionale nella fibra inferiore della sezione di mezzeria
presuppone la conoscenza, oltre che dello sforzo normale N, anche
del momento in mezzeria. Quest’ultimo si può calcolare, una volta
nota l’eccentricità del cavo nella sezione stessa. Essendo in
mezzeria il copriferro d=10 cm e l’altezza della sezione h=1.30 m,
l’eccentricità risulta essere la seguente:

e=1.3/2 – 0.1 = 0.55 cm

La tensione nella fibra inferiore varrà quindi:

N 0.55 N
si = +
A Wi


201

Il sistema equivalente alla precompressione della trave
analizzata è costituito da un carico uniformemente ripartito di
intensità pari a:

8f 8 ×1
py = 2
N = 2 N = 0.0128N
L 25

e da due forze orizzontali di intensità N applicate alle estremità


della trave con eccentricità e=0.45 m. E’ presente in realtà anche
una forza verticale Na0, la quale, però, agendo direttamente sul
vincolo non produce alcuna sollecitazione nella trave. Di
conseguenza le sollecitazioni in mezzeria dovute al sistema
equivalente alla precompressione sono :
N=N
p y L2 0.0128N × 252
M= - 0.45N = - 0.45N = 0.55N
8 8

Lo stato tensionale risulta quindi quello già valutato mediante


l’applicazione diretta della formula di Navier.

Figura 7.6 – Confronto tra le soluzioni ottenute con la formula di


Navier e con il SEP per una trave appoggiata con cavo parabolico


202

7.2 Il calcolo delle reazioni iperstatiche dovute alla
precompressione

Nel caso di strutture iperstatiche il sistema equivalente alla


precompressione mostra tutte le sue potenzialità. Una volta
individuato, esso permette di trattare la precompressione come una
serie di carichi distribuiti e concentrati al pari dei carichi esterni,
potendo così applicare i classici metodi della scienza delle
costruzioni per risolvere il sistema.
Occorre però osservare che in un sistema iperstatico la presenza
di uno stato di coazione (sistema a risultante nulla), come ad
esempio la precompressione, da luogo, in generale, a reazioni
iperstatiche. Ciò significa che il momento in ogni sezione dovuto
alla precompressione non è semplicemente dato, al contrario delle
travi isostatiche, dal prodotto tra lo sforzo di precompressione e
l’eccentricità del cavo risultante (M1=N´e), ma al contrario
occorre determinare il momento flettente aggiuntivo dovuto
all’iperstaticità che indicheremo in seguito con il termine M2, da
sommare al termine (N´e) per trovare il momento flettente globale
M3=M1 + M2

N N ´e M N M + M2 N M
s= + y+ 2 y = + 1 y= + 3 y
A J J A J A J

Esempio 7.3: Con riferimento alla trave incastro-appoggio


dotata di cavo di precompressione rettilineo con eccentricità
costante e, si calcoli la reazione nell’appoggio.

Il diagramma dei momenti dovuto alla precompressione è


variabile linearmente, al contrario della mensola incastrata che per
lo stesso andamento del cavo presenterebbe un momento costante.
Ciò è dovuto alla presenza della reazione iperstatica indicata in
figura con la lettera Ys


203

Figura 7.7 – Sistema equivalente alla precompressione in una trave
incastro-appoggio in presenza di cavo ad andamento rettilineo

Quest’ultima può essere calcolata come segue. Si individua il


sistema equivalente alla precompressione, identificato in tal caso
da uno sforzo normale centrato N e da un momento N ´ e.
Utilizzando ad esempio il metodo delle forze si può calcolare la
reazione iperstatica utilizzando come sistema principale la
mensola incastrata. Con riferimento all’asse x indicato in figura
con origine nell’appoggio, il momento dovuto al sistema
equivalente alla precompressione assume l’espressione seguente:

Mp(x) = N´e

Il momento dovuto alla reazione iperstatica, considerata con


intensità unitaria, vale:

M’(x) = x

Imponendo la congruenza nell’appoggio, ossia imponendo che


lo spostamento dovuto ai due momenti prima calcolati sia nullo si
ottiene:

L M p( x ) L M' ( x )
d =ò M' ( x )dx + Ys ò0 M' ( x )dx = 0
0 EJ EJ
L N ´e L x N ´ e L2 L3
d =ò xdx + Ys ò0 xdx = + Ys =0
0 EJ EJ EJ 2 3EJ


204

Dalla precedente è possibile infine calcolare la reazione
iperstatica Ys , e il momento flettente

3 N ´e 3 N ´e æ 3 xö
Ys = M ( x) = N ´ e - x = N ´ eç1 - ÷
2 L 2 L è 2 Lø

Esempio 7.4: Un caso diffuso di strutture precompresse è


quello di travi continue con cavo ad andamento parabolico. Si
consideri ad esempio la trave di figura 7.8 dove il cavo presenta
eccentricità e1 in campata ed eccentricità e2 in appoggio
e2

e1
e1

1
Lt D Lt
L1 L2 L1

A 8f1 N/L2 B 8f1 N/L2 C


N N

N e N e

8f8f
1 2N/L
N/L22

Figura 7.8 – trave continua con cavo ad andamento parabolico

Il sistema equivalente alla precompressione alla


precompressione è costituito da carichi distribuiti, due in campata
diretti verso il basso e uno diretto verso l’alto in appoggio, oltre lo
sforzo normale centrato e il momento N´e applicati ad entrambi
gli appoggi terminali della trave.
I carichi distribuiti prima richiamati sono funzione delle frecce
dei singoli tratti di cavo ricavabili come segue. Ad esempio dette
eA, e1, eD rispettivamente l’eccentricità del cavo in corrispondenza
dell’appoggio A, del punto di flesso del cavo (1) e della mezzeria
(punto D), la freccia nel punto D ha l’espressione seguente:

e A + e1
f1 = eD +
2


205

Analogamente la freccia del tratto di cavo a cavallo
dell’appoggio vale:

f 2 = e B - e1

I carichi equivalenti distribuiti assumeranno quindi i valori


seguenti:

8 f 1N 8 f2N
q1 = 2
q2 =
L1 L22

dove L1 ed L2 sono le lunghezze dei tratti di cavo considerati.


Considerando per semplicità, le seguenti condizioni di carico
distribuito, del tutto equivalenti ai carichi distribuiti indicati in
figura 7.8, la soluzione è immediata, una volta note le soluzioni in
forma chiusa dei singoli casi analizzati:

b
a

Figura 7.9 – Sistema equivalente alla precompressione della trave


continua

Considerando lo schema di carico (1), poiché il sistema è


simmetrico, il momento nell’appoggio centrale B e la reazione
nell’appoggio A valgono, come noto (la trave può essere
considerata come incastrata nell’appoggio B):


206

1 3
MB = p1 L 2 RA = p1 L
8 8

Sicché l’espressione del momento è semplicemente:

3 1
M a ( x) = p1 L x - p1 x 2
8 2
dove x è l’ascissa contata a partire dall’appoggio in A.
MD

MB

Figura 7.10 – Momento flettente dovuto al carico uniformemente


distribuito diretto verso l’alto.

La condizione di carico (2) produce invece un momento lineare


dall’appoggio al carico e un momento parabolico fino all’incastro:

ì RA x 0£ x<a
ï
M b ( x) = í ( x - a )2
ïîR A x - p 2 a£x£L

dove RA è la reazione nell’appoggio A che vale

p1 ( L - a ) 3 æ 3L + a ö
RA = ç ÷
8 è L ø

a è il tratto della trave scarico (Fig. 7.9).


Il momento totale è data dalla somma dei momenti Ma(x) ed
Mb(x). Per come disposto il cavo, il diagramma dei momenti


207

assumerà la forma seguente, la quale presenta una discontinuità
nella derivata nel punto di flesso del cavo di precompressione:
Discontinuità

MD
MB

Figura 7.10 – Momento flettente dovuto alla somma delle tre


condizioni di carico

Tale momento rappresenta il momento M3 comprensivo degli


effetti dovuti all’eccentricità del cavo (M1) e all’iperstaticità del
sistema (M2).
Per il calcolo delle strutture precompresse è ovviamente
possibile utilizzare programmi agli elementi finiti come SAP2000
od altri che trattano generalmente il cavo come parabolico e
calcolano le sollecitazioni dovute alla precompressione con
l’ausilio del sistema equivalente alla precompressione. Infatti una
volta definita la geometria del cavo, ogni elemento finito possiede
un sistema di forze esterno equivalente alla precompressione che
può essere trattato al pari degli altri carichi. I carichi concentrati
alle estremità vengono ovviamente trattati come carichi di
elemento e non come carichi nodali.

7.3 La linea delle pressioni e il progetto dell’andamento del


cavo

Nel paragrafo precedente si è dimostrato che in presenza di


elementi iperstatici precompressi il momento dovuto alla
precompressione in ogni sezione non è purtroppo, come per i
sistemi isostatici, coincidente con il prodotto dello sforzo normale


208

N per l’eccentricità e (M1=N´e). L’iperstaticità del sistema
introduce un momento secondario (M2) che sposta il centro (linea)
delle pressioni (CP), dando luogo ad momento risultante M3,
somma di M1 ed M2. Il rapporto M3/N individua la così detta linea
delle pressioni o luogo dei centri di pressione e rappresenta la
distanza dei centri di pressione rispetto al baricentro.
Si consideri ad esempio al trave continua illustrata nella figura
seguente. Scegliendo come sistema principale la trave appoggiata
ottenuta dalla trave continua sopprimendo l’appoggio intermedio,
e quindi avendo come reazione iperstatica la reazione R, il
momento secondario ha un andamento lineare, e il CP si sposta
verso l’alto (linea tratteggiata) di e’=M2/N.

Figura 7.11 – Linee delle pressioni e momento primario (M1) e


secondario (M2)

Per la verifica o il progetto di strutture iperstatiche


precompresse è quindi necessario risolvere il sistema iperstatico in
maniera tale da poter valutare la posizione dei centri di pressione
lungo la trave e il conseguente stato tensionale.
A tale scopo un metodo utile per determinare la linea delle
pressioni è far ricorso al sistema equivalente alla precompressione,
come già ampiamente trattato nel paragrafo precedente.
Considerando la trave continua dell’esempio 7.4, il sistema
equivalente alla precompressione è quello indicato in Figura 7.11.
Le reazioni verticali agli appoggi di estremità e intermedi sono


209

assorbite dagli appoggi stessi e non provocano sollecitazioni nella
trave. Le reazioni nell’appoggio intermedio contrastano invece la
reazione iperstatica. Infine il carico distribuito equivalente alla
precompressione è l’unico in grado di contrastare i carichi esterni.
Noto il momento flettente risultante M3 si conosce la posizione
dei centri di pressione lungo la trave e lo stato tensionale
corrispondente sezione per sezione.

Figura 7.12 – SEP relativo alla trave continua di figura 7.11

E’ interessante notare che per trasformazioni lineari1 il centro


delle pressioni dovuto alla sola precompressione non subisce
variazioni. Ciò è dovuto al fatto che in presenza di angoli piccoli il
carico distribuito equivalente alla precompressione dipende
esclusivamente dalla freccia del cavo, la quale appunto per
trasformazioni lineari, rimane inalterata assieme alla posizione del
centro di pressione.

Esempio 7.5: si consideri la trave dell’esempio 7.3, e si calcoli


la reazione all’appoggio per il cavo inclinato rispetto
all’orizzontale di un angolo a.

1 Per trasformazione lineare si intende una rotazione rigida del cavo intorno al punto di
ancoraggio del cavo stesso in testata.


210

Figura 7.13 – SEP di una trave incastro-appoggio con cavo rettilineo
inclinato di un angolo a

Essendo ora il cavo ruotato intorno all’estremo appoggiato di


una quantità a, nasce ancora una reazione iperstatica Ys che viene
però ridotta di una quantità pari alla componente verticale dello
sforzo di precompressione V=N´tan(a)@N´a. Essendo inoltre il
cavo rettilineo e quindi a freccia nulla, non sussiste alcun carico
verticale distribuito.

7.4 Il cavo concordante

Applicando opportune trasformazioni lineari del cavo risultante


è possibile progettare un tracciato del cavo che eviti la nascita di
reazioni iperstatiche, senza peraltro alterare il sistema equivalente.
Una tale disposizione del cavo viene denominata “Cavo
Concordante”.

Figura 7.14 – Posizione del cavo concordante per la trave di figura


7.13


211

Nel caso dell’esercizio 7.5, la reazione iperstatica Ys-V può
essere annullata a patto di applicare una particolare trasformazione
lineare ovvero scegliere l’angolo della d’inclinazione del cavo in
maniera che la forza equivalente V=aN uguagli in valore assoluto
la reazione iperstatica Ys e il sistema equivalente sia ancora
costituito da una forza di compressione N e un momento M=N´e.
Poiché dall’esercizio 7.5 è risultato che Ys=3/2Ne/L, per
annullare quest’ultima basta imporre la condizione seguente:

3 N ´e
- Na = 0
2 L

Dalla quale si evince che, affinché il cavo sia concordante, esso


deve avere l’inclinazione seguente:

3 e
a=
2L

Esempio 7.6: determinare il cavo concordante della trave


continua a due campate illustrata in figura dove il cavo in
entrambe le testate e nell’appoggio centrale passa per il
baricentro della sezione e possiede in mezzeria una freccia f=34.2
cm.

Si procede risolvendo la struttura utilizzando il metodo delle


forze. Il sistema principale adottato è una trave semplicemente
appoggiata ottenuta dalla trave continua sopprimendo l’appoggio


212

centrale. La reazione (iperstatica) R dovuta ad un carico
uniformemente distribuito p vale, come noto, R=1.25pL. Tenendo
conto dell’espressione del carico distribuito equivalente alla
precompressione e che nell’appoggio intermedio la reazione
equivalente alla precompressione vale 2 N a, si ha che per
annullare R utilizzando il cavo di precompressione si deve
rispettare la relazione seguente:

8 Nf Nf ®
R = 1.25 pL = 1.25
2
L = 10
L L
Nf 5f 5 ´ 34.2 1
2 Na = 10 Þa= = @
L L 2740 16

Utilizzando il sistema di riferimento x,y indicato in figura per


descrivere la geometria del cavo, ne discende che partendo da una
posizione del cavo orizzontale, per annullare R esso dovrà essere
inclinato dell’angolo b

4f 1 4 ´ 34.2
b =a - = - = 0.0125
L 16 2740

Infatti l’angolo d’inclinazione del cavo rispetto alla corda


orizzontale vale 4f/L mentre l’angolo necessario per annullare la
reazione iperstatica vale a. Nel caso dell’esempio b = 0.0125 e
quindi l’eccentricità del cavo nell’appoggio varrà
e' = bL = 0.0125 ´ 2740 cm = 34.2 cm
b

a
b

4f/L
f

Figura 7.15 – L’angolo di inclinazione b


213

La disposizione del cavo concordante è in definitiva quella
indicata in Figura 7.16 dove in mezzeria l’eccentricità del cavo,
prima era pari a 34.2 cm ora si è ridotta di 17.1 cm. Infatti il cavo
in mezzeria ad opera della trasformazione lineare si è sollevato di
b L/2= 17.1 cm, ed essendo la freccia costante e pari a 34.2 cm,
l’eccentricità residua risulta pari a e=34.2-17.1=17.1 cm

Figura 7.16 – Disposizione del cavo concordante

7.5 Il progetto del cavo in travi continue precompresse

Da quanto esposto in precedenza ne discende che per strutture


iperstatiche un metodo per progettare l’andamento del cavo
potrebbe essere quello di scegliere l’andamento dei centri di
pressione in maniera tale da contrastare opportunamente il carico
esterno e trovare successivamente la posizione del cavo
concordante, cioè quel cavo che annulla la reazione iperstatica.
Ad esempio, nel caso della trave continua illustrata
precedentemente, noto N e detto p il valore del carico distribuito
equivalente e p0 il carico distribuito esterno, la linea delle
pressioni può essere scelta imponendo che il carico esterno sia pari
al carico distribuito equivalente alla precompressione:


214

Nota la freccia f del cavo e fissati i punti di passaggio del cavo
nelle testate della trave è possibile calcolare il momento M3 e
quindi il luogo dei centri di pressione. Successivamente si può
ruotare il cavo affinché nell’appoggio intermedio sia nulla la
reazione iperstatica R, seguendo il procedimento prima illustrato.
Il metodo appena illustrato prende spunto dal metodo detto
“della compensazione dei carichi esterni” che fu proposto da Lin
nel 1963 [Lin, 1963]
Per travi a geometria più complessa come le travi continua su
più appoggi la ricerca del cavo concordante può non essere
attuabile in quanto esistono termini di accoppiamento tra le
reazioni iperstatiche che le rendono interdipendenti. A meno di
casi particolari, ciò impedisce evidentemente l’esistenza di un
cavo concordante.


215

8
LA DIFFUSIONE DELLE
FORZE DI
PRECOMPRESSIONE

Nelle parti di un elemento strutturale sedi di discontinuità statica o


geometrica (D-regions), non è applicabile l'ipotesi di Bernoulli (B-
regions) secondo la quale le sezioni ruotano restando piane
(conservazione delle sezioni piane). La progettazione non può quindi
essere effettuata utilizzando i metodi propri delle travi.
Nell'ambito delle strutture in calcestruzzo armato un valido aiuto alla
progettazione di queste zone si ottiene mediante modelli agli Elementi
Finiti (EF) o in alternativa mediante modelli a traliccio che prevedono la
sintesi del campo di sforzi in un modello a traliccio ad hoc costituito da
un insieme discreto di bielle compresse (strut) e tese (tie) tra loro
interconnesse da nodi.
Dopo aver richiamato le definizioni e i criteri generali che conducono
alla individuazione di tali modelli, vengono successivamente discussi i
metodi per la loro individuazione all’interno delle zone di discontinuità.
Segue poi una discussione su problemi tipici nei quali i modelli STA
trovano proficua applicazione.
8.1 Definizione e identificazione delle zone di
discontinuità
Il principio di de-Saint Venant permette di individuare nelle travi le
zone (D-regions) lontano dalle quali la distribuzione delle tensioni
all’interno di un elemento di trave non dipende dalla particolare
distribuzione dei carichi applicati, ma solamente dalla loro risultante. Un
esempio di zone di discontinuità è illustrato nella figura 8.1.

Figura 8.1

Le indicazioni presenti in letteratura permettono una progettazione


accurata e attenta delle parti di una struttura non interessate da
discontinuità geometriche o statiche (B-Regions). Ad esempio, per la
valutazione degli effetti flessionali la valutazione dello stato tensionale è
facilmente determinale a partire dalle seguenti ipotesi:

ü planarità delle sezioni (ipotesi di Bernoulli);


ü resistenza a trazione del calcestruzzo trascurabile;
ü perfetta aderenza acciaio-calcestruzzo;
ü utilizzo di modelli rappresentativi del legame costitutivo (s-e)
dei materiali.

Quando oltre alla flessione è presente anche il taglio, si fa


generalmente uso di modelli Truss che traducono in maniera semplice


217

Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
______________________________________________________________________
___
l’interazione tra i due fenomeni e permettono di valutare la quantità di
armatura necessaria sia flessione sia a taglio.
Sfortunatamente nelle zone di discontinuità l’ipotesi di Bernoulli deve
necessariamente essere rimossa con la conseguenza che lo stato di
tensione all’interno della trave non può essere ricavato semplicemente
dalle caratteristiche della sollecitazione (Sforzo normale, Taglio,
Momento). Ciò è dovuto al fatto che la distribuzione delle tensioni
dipende dal particolare caso analizzato e non è possibile una
generalizzazione del problema come nel caso delle B-Regions.
Ad esempio, si prenda in considerazione la sezione di mezzeria di una
trave. La figura 8.2 illustra l’andamento delle tensioni longitudinali
all’interno di una trave bassa (l/h > 2.5) assieme alla loro distribuzione
lungo l’altezza nella sezione di mezzeria. Quest’ultima è generalmente
lineare e l’ipotesi di Bernoulli può quindi essere ritenuta valida.

Figura 8.2 Figura 8.3

Non appena il rapporto l/h scende, l’andamento delle tensioni lungo


l’altezza si allontana rapidamente da quello lineare. Un esempio è
illustrato nella figura 8.3 dove l’andamento delle tensioni nella sezione di
mezzeria risulta essere altamente non lineare.
Ciò dimostra chiaramente la necessità di adottare metodi di calcolo
differenti da quelli convenzionali, i quali siano in grado di interpretare lo
stato tensionale e di tradurlo in indicazioni di natura progettuale
(dimensionamento dell’armatura e verifica del calcestruzzo).
Per l’applicazione dell’ipotesi di Bernoulli è necessario individuare
l’estensione delle B-Regions e conseguentemente delle D-Regions. A tale
scopo è utile il principio di De Saint-Venant. Ad esempio in una trave
appoggiata con carico concentrato in mezzeria, il principio di D-Saint-
Venant suggerisce la distribuzione delle D-Regions indicate in figura 8.4.
individuata mettendosi ad una distanza pari a all’altezza della trave di
carichi concentrati (forza o reazioni di estremità).

Figura 8.4

Il risultato dell’applicazione del principio di De Saint Venant non è


però sempre così preciso, anche se generalmente non è necessaria una
enorme accuratezza, ma piuttosto un’idea considerata ragionevole delle
zone dove poter applicare o meno l’ipotesi di Bernoulli.
La figura 8.4 mostra alcune significative zone di disturbo con la
relativa estensione (FIP Textbook, Vol. 3).

8.2 I modelli strut-and-tie (SAT)

8.2.1 Principi del metodo


Normalmente le zone di disturbo possono essere agevolmente studiate
mediante lastra caricate nel proprio piano, anche se non mancano casi nei
quali la distribuzione delle tensioni è tridimensionale.
Finché il calcestruzzo rimane confinato nel campo non fessurato,
modelli elastici agli elementi finiti possono essere utilizzati
proficuamente per capire quale sia l’andamento delle tensioni principali
all’interno della zona d’interesse e individuare le zone per le quali è
necessaria l’armatura in grado di assorbire trazioni e le zone ad elevata


219

Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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___
concentrazione di tensioni di compressione, pericolose per il
calcestruzzo.
Da un punto di vista concettuale l’analisi elastica non richiede grossi
sforzi e può essere facilmente applicata in tutti i casi. Occorre però porre
particolare attenzione ai punti singolari (spigoli, forze concentrate, etc..)
dove la tensione può aumentare considerevolmente, a causa
dell’approssimazione del modello. Ad esempio, è noto che il calcolo
delle tensioni sul terreno causate da un plinto rigido, se condotto sotto
l’ipotesi di terreno elastico rigido, produce tensioni elevate in
corrispondenza degli spigoli del plinto a contatto col terreno (Fig. 8.5).
Tali valori, a causa del comportamento elastoplastico del terreno non
rappresentano però quantità utilizzabili nelle verifiche geotecniche.

Figura 8.5

Inoltre non appena il calcestruzzo si fessura e compaiono fenomeni di


non linearità meccanica dei materiali le previsioni di un modello elastico
possono divenire totalmente inattendibili.
Per la definizione di modelli agli E.F. affidabili, occorre inoltre
determinare correttamente le condizioni al contorno, sia cinematiche sia
statiche. Ad esempio, le zone di appoggio, normalmente considerate
puntuali, nel caso si vogliano modellare zone di disturbo, devono essere
considerate con la loro reale estensione; oppure nelle sezioni di
separazione tra zone B e D occorre valutare l’effettiva distribuzione delle
tensioni per riprodurne l’effettivo andamento all’interno della zona di
disturbo.
Per la valutazione dell’armatura in tali zone occorre indagare
l’andamento delle tensioni di trazione e scegliere una distribuzione di
armature in grado di assorbirle. Il problema maggiore sta proprio
nell’interpretazione dei risultati per il conseguente sviluppo del layout
d’armatura.
In alcune occasioni i risultati del metodo possono essere non
facilmente interpretabili soprattutto per zone D di dimensioni ridotte, per
le quali spesso il modello strut-and-tie si presta a essere utilizzato più
facilmente.
Un altro problema legato a modelli elastici è l’impossibilità di valutare
le forze di ancoraggio necessarie per un buon funzionamento statico,
soprattutto in presenza di fessurazione del calcestruzzo e di fenomeni non
lineari.
L’esperienza passata suggerisce comunque che l’armatura di un
elemento dimensionata mediante modelli elastici sia comunque
abbastanza affidabile, e scegliere una distribuzione molto diversa da
quella suggerita da tali modelli potrebbe risultare oltremodo pericolosa.
In quanto segue verranno illustrati i principi del metodo di analisi
delle zone di discontinuità e i metodi di calcolo elastici che ne derivano.

8.2.1.1 Metodo degli Elementi finiti


Per valutare l’andamento delle tensioni all’interno di una zona di
discontinuità possono essere proficuamente analizzate le linee
isostatiche. Esse permettono di avere un quadro di come le tensioni
massime e minime (tensioni principali) si distribuiscono all’interno della
zona D. Da esse è possibile quindi ricavare un modello a traliccio
composto da puntoni (strut) e tiranti (tie). I primi devono descrivere il
tracciato delle linee isostatiche di compressione, mentre i secondi
rappresentano l’armatura che serve per assorbire gli sforzi di trazione.


221

Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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Figura 8.6

Ad esempio, si consideri il caso di un plinto su pali o superficiale


rappresentati in figura 8.6, dove vengono anche illustrati gli andamenti
delle tensioni principali di trazione e compressione.
A partire dal punto di applicazione del carico verticali le tensioni
principali di compressione si distribuiscono in maniera da formare un
flusso tensionale facilmente riconoscibile, compreso fra il punto di
applicazione carico stesso e i due appoggi inferiori nel caso di plinto su
palo. In tal caso è facilmente immaginabile sostituire tale flusso con i
puntoni inclinati indicati in figura (Fig. 8.7). L’equilibrio nei nodi
richiede inoltre che ci sia un tirante posto in basso in grado di assorbire lo
sforzo di trazione che nasce per l’inclinazione dei puntoni.
ù

Figura 8.7 Figura 8.8

Anche nel caso di plinto superficiale si riconosce il flusso di tensioni


di compressione in grado d’identificare un puntone compresso, così come
le tensioni di trazione, le quali addensandosi verso il lato di appoggio del
plinto sul terreno permettono di individuare un tirante equivalente (Tie).
Un altro esempio è illustrato in figura 8.8, relativo a una trave alta con
carico distribuito applicato all’estradosso. Le linee isostatiche di
compressione partono dall’estradosso fino ad addensarsi in prossimità
degli appoggi. Le linee isostatiche di trazione sono invece quasi
orizzontali. Anche in questo caso è particolarmente agevole individuare
un modello SAT di prima approssimazione, come quello indicato nella
stessa figura 8.8.

8.2.1.2 Metodo dei percorsi di carico


Un metodo alternativo a quello degli E.F. è il metodo dei percorsi di
carico che fa uso dell’analogia meccanica tra il flusso di un liquido e le
forze interne. In particolare, s’individuano dei percorsi di carico che
rappresentano le linee percorse dal carico dal punto di applicazione fino
all’appoggio. Tali linee sono delle linee lungo le quali la componente di
forza verticale rimane costante. La figura seguente illustra un esempio
relativo ad una trave alta.
La curvatura di tali percorsi indica la direzione delle forze di
deviazione che sorgono per il rispetto dell’equilibrio globale del sistema
di linee di carico. La curvatura delle linee di carico indica anche la loro


223

Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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direzione. Nel caso illustrato in figura 8.9 una curvatura verso l’interno
indica che le forze che si scambiano le due linee di carico sono di
compressione in quanto i percorsi di carico si avvicinano e le componenti
orizzontali della forza sono dirette verso l’esterno. Verso gli appoggi la
situazione si inverte in quanto le linee si allontanano e le forze di
deviazione diventano di trazione.

Figura 8.9

A questo punto non è difficile sostituire alle forze di figura 8.9a un


modello a traliccio (figura (8.9b). Le linee tratteggiate rappresentano i
puntoni le linee continue i tiranti. Questo rappresenta un utile modello
Strut-and-tie per la trave alta.
Come ulteriore esempio dell’uso dei percorsi di carico si consideri
quello di figura 8.10 nella quale il carico è puntuale e in equilibrio con
una distribuzione di tensioni di forma triangolare, come nel caso di una
trave precompressa.
Figura 8.10

Il primo percorso di carico è ovvio. Una volta trovato la parte di carico


che ha come risultante F si valuta il suo baricentro e si unisce la forza con
tale punto, seguendo necessariamente un percorso con curvatura
variabile.
Un secondo percorso, meno ovvio è quello di destra che nasce a causa
della nascita di una coppia di forze B che nasce in una delle due forze e
unisce la seconda forza della coppia. Il risultato è quello illustrato in
figura 8.10. A questo punto è possibile costruire il modello a traliccio .
La costruzione di un modello a traliccio non è in realtà univoca. Per
ogni applicazione sono possibili diversi modelli a traliccio.
Una volta individuato un possibile modello facendo riferimento ai
flussi di sforzo ricavati da un'analisi elastica, esso può essere considerato
come uno schema iniziale da distorcere in modo parametrico nel
tentativo di riuscire a individuare valori ultimi del carico di intensità
maggiore. Un modo sistematico per compiere questa ricerca si basa su
procedure di ottimizzazione che richiedono l'utilizzo dell'elaboratore
elettronico.
Il fondamento teorico di tale procedura è legato a uno dei teoremi
dell’analisi limite, secondo il quale il modello a traliccio costituisce una
soluzione “staticamente ammissibile “ e il cui moltiplicatore di collasso è
approssimato per difetto. Il teorema cui ci si riferisce è il teorema del
limite inferiore .


225

Fabrizio Paolacci – Progetto di travi in c.a.p
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Figura 8.11

Il teorema del limite inferiore afferma che se esiste un sistema di forze


esterne Fi in equilibrio con lo stato tensionale interno in ogni punto e che
non viola in nessun punto il criterio di rottura del materiale, allora il
collasso non può avvenire e il livello dei carichi considerati rappresenta
un limite inferiore per quello di rottura.

Ogni modello SAT è certamente suscettibile di miglioramenti. In


particolare può essere aumentata la sua accuratezza introducendo
ulteriori sotto-elementi in grado di valutare più in dettaglio il valore
locale delle tensioni.
Un esempio è illustrato in figura 8.11 ove sono rappresentati sia il
modello SAT di prima approssimazione (b) che un modello SAT più
raffinato (c). In particolare, lo stato tensionale di trazione nell’intorno dei
due puntoni è stato descritto da due tiranti (Ft2) in grado di quantificare il
livello di trazione lungo il percorso di carico.
I modelli SAT possono essere utilizzati anche per la valutazione della
resistenza a collasso di D-regions. A. La figura 8.12a mostra ad esempio
lo stato fessurativo di una trave alta soggetta a un carico uniformemente
distribuito applicato all’estradosso della trave stessa.
Rispetto al caso di figura 8.8, dove la trave era ancora in fase elastica,
la zona compressa si è spostata verso l’estradosso della trave essendo le
fessure quasi passanti. Sicché il modello SAT deve essere
necessariamente modificato. Un modello staticamente ammissibile è
quello rappresentato in figura 8.12b dove al posto del puntone orizzontale
ora c’è un tirante.
Tale modello ha una maggiore attendibilità in termini di predizione del
carico di collasso pari a circa il 94% di quello sperimentale, mentre il
modello elastico non arriva al 40%.

Figura 8.12


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8.2.2 Regole per la costruzione dei modelli SAT
Per la costruzione di modelli SAT esistono delle regole generali e
raccomandazioni derivate essenzialmente dall’esperienza sul campo.
Esse possono essere così riassunte:

1) Il modello di prima approssimazione deve essere il più semplice


possibile con un numero ridotto di puntoni e tiranti.
2) E’ preferibile scegliere tiranti (armature) paralleli ai lati della zona
analizzata.
3) In prossimità dei lati della zona è bene infittire le armature e porre il
corrispondente tirante nel baricentro delle armature.
4) L’angolo tra i puntoni e i tiranti in un nodo deve essere grande e >
45°, ad eccezione dei casi in cui due tiranti a 90° incontrano un
puntone per cui al massimo l’angolo può essere 45°.
5) Le forze concentrate di diffondono all’interno della zona secondo
un angolo > 32°

Figura 8.13

Si osservi inoltre che:

ü I modelli SAT sono spesso dei meccanismi. Occorre allora cercare


quella distribuzione di forze che rende il sistema comunque
ammissibile.
ü Modelli SAT iperstatici, sono utilizzabili, a patto che si realizzi
un’analisi di ottimizzazione in grado di massimizzare il
moltiplicatore di collasso.

Con riferimento alla figura 8.14, le fasi per la costruzione di un


modello Strut-and-tie possono essere così riassunte.
1) Individuazione delle zone B e D
2) Analisi globale per la determinazione delle forze di interfaccia tra
zone B e D
3) Costruzione di un modello a traliccio staticamente ammissibile
(SAT) e dimensionamento delle aste compresse e tese
4) Controllo della resistenza dei nodi
5) Distribuzione dell’armatura all’interno della zona D

Figura 8.14


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8.2.3 Resistenze degli elementi e dei nodi di un modello
SAT
Per la costruzione di modelli SAT la corretta valutazione della
resistenza degli elementi e dei nodi è un elemento essenziale. In fatti, nel
caso che i nodi e/o elementi del modello siano effettivamente poco
resistenti, il modello stesso verrebbe a perdere senso poiché sarebbe
impossibile trasmettere le sollecitazioni agli elementi. La normativa, e in
particolare l’Eurocodice 2, fornisce il valore della resistenza nodale per
ogni possibile combinazione di sollecitazioni trasmesse dalle aste al nodo
stesso. Per gli elementi compressi l’EC2 identifica due differenti
condizioni:

a) puntone compresso trasversalmente.


In tal caso la resistenza è quella a compressione del calcestruzzo fcd.

Figura 8.15
b) Puntone teso trasversalmente
Nel caso in cui ci fosse una trazione trasversale del puntone stesso la
resistenza verrebbe ridotta di un coefficiente n, come illustrato in figura
8.16

k=0.85
Figura 8.16

Anche per i nodi l’Eurocodice 2 identifica due possibili condizioni:


a) Nodo interamente compresso

Figura 8.16

b) nodo teso-compresso

Figura 8.17

8.2.4 Unicità e accuratezza di modelli SAT


Nei paragrafi precedenti si è accennato al fatto che per la scelta di un
modello SAT piuttosto che un altro si può operare mediante procedimenti
di ottimizzazione. Dovendo scegliere tra più modelli di traliccio, ci si può
orientare secondo i seguenti criteri:

1. condizione di minimo dell'energia di deformazione associata al


modello che, nell'ipotesi di comportamento elastico di tiranti e
puntoni in fase post-fessurata, è determinabile come:


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S Fi li emi = minimo

dove Fi , li, emi indicano rispettivamente sforzo assiale, lunghezza e


deformazione dell'i-esimo elemento. In considerazione del contributo
esiguo offerto dalle aste compresse (generalmente puntoni di
calcestruzzo) rispetto alle barre di armatura, la precedente formula può
essere semplificata limitando la sommatoria alle sole aste tese. Il modello
corrispondente alla condizione di minimo dell'energia di deformazione
sarà quindi quello che presenterà il minor numero di bielle tese e di
minor lunghezza.

2. Utilizzando aspetti operativi associati alla possibilità di una effettiva


corrispondenza fra i tiranti del modello e le barre di armatura in
opera. A titolo d'esempio si faccia riferimento alle Figure 8.15a e
8.15b;

Figura 8.15

alla soluzione b), che richiederebbe la disposizione di barre d'armature


inclinate, è da preferire la soluzione a) facilmente realizzabile sostituendo
ai tiranti, ad esempio, una adeguata maglia quadrata d'armatura.

8.3 Il caso di forze concentrate (precompressione)


In corrispondenza di forze concentrate come quelle di ancoraggio dei
cavi in travi in c.a.p. esistono zone di discontinuità nelle quali non può
essere applicata la teoria di De Saint Venant, ma vanno trattate con
modelli ad hoc, come ad esempio modelli SAT (Fig. 8.16).

•  Modelli basati sulla


Modelli SAT
fotoelasticità

Figura 8.16

In alternativa esistono modelli analitici basati su teorie ad-hoc che ci


permettono di calcolare rapidamente gli sforzi all’interno della zona di
ancoraggio di cavi di precompressione. Nei seguenti paragrafi questi
metodi verranno brevemente illustrati e commentati.

8.3.1 La diffusione delle forze concentrate: metodi


analitici
Lo stato tensionale in una trave in c.a.p. in prossimità delle zone di
ancoraggio, sia attivo che passivo, è sede di concentrazione si tensioni
che si manifesta in maniera differente, a seconda della tecnologia di
precompressione utilizzata.
Nel caso di travi a fili pretesi la trasmissione della forza di
precompressione avviene per aderenza dei cavi, come illustrato nella
figura 8.17.


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Figura 8.17

Il meccanismo che si crea è un meccanismo ad arco dove la parte


compressa è confinata in testata, mentre la parte tesa si sviluppa
trasversalmente all’armatura di precompressione.

Figura 8.18
Nel caso di travi in c.a.p. a cavi post-tesi la forza di precompressione
si trasmette al calcestruzzo per diretta compressione (Fig. 8.18). Questo
caso è già stato parzialmente trattato nel paragrafo 8.2.1.2 per mezzo dei
modelli SAT.
Per entrambi i casi di armatura pretesa o post tesa nascono forze di
trazione di trazione in diversi punti della zona di diffusione. Si analizzi a
tal proposito la figura 8.19, nella quale si illustrano l’andamento delle
isobare di trazione e compressione in una testata di una trave soggetta in
testata ad una carico concentrato o distribuito. L’isobara è una linea a
tensione costante.

Figura 8.19

Si noti la presenza di tensioni di compressione in prossimità del punto


di applicazione delle forze (zona grigia) e di tensioni di trazione ai lati
della forza di compressione e nella zona centrale della zona di
discontinuità. Per capire meglio il fenomeno fisico associato a questa
distribuzione di tensioni si osservi l’ipotetica deformata della trave in
prossimità del carico applicato (Fig. 8.20). Si può riconoscere la
formazione di un meccanismo a telaio, rappresentato in Fig. 8.21, nel
quale la trave caricata in mezzeria e i pilastri si deformano
flessionalmente con trazione verso le superfici esterne della zona di
discontinuità. La reazione orizzontale del telaio (Ty) provocherà
anch’essa sollecitazioni di trazione, ma all’interno della trave. Ne
consegue che si possono distinguere almeno tre regioni critiche:

a) la zona a contatto con la piastra di diffusione del carico trasmesso


dal cavo, caratterizzata da elevate tensioni di compressione
b) la regione lungo l’asse del carico soggetta a tensioni di trazione di
fenditura (bursting)


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c) le regioni vicine alle superfici libere della trave soggette a tensioni
di trazione di sfaldamento (spalling).

Spalling
Bursting

Figura 8.20 Figura 8.21

Nelle travi a fili pretesi sussiste un altro fenomeno che si sviluppa


nell’intorno dei cavi di precompressione. Esso va sotto il nome di
Splitting e si manifesta come fessure inclinate passanti la zona di
discontinuità; è dovuto essenzialmente al meccanismo di trasmissione
della forza di precompressione per aderenza (Fig. 8.22, 8.23).
Il calcolo delle forze di trazione e quindi dell’armatura necessaria a
contrastare i fenomeni di bursting, splitting e spalling è stato formulato in
passato sulla base delle osservazioni sperimentali di fotoelasticità. La
fotoelasticità è una particolare proprietà di alcuni materiali secondo la
quale le caratteristiche ottiche cambiano in funzione dello stato di
sollecitazione. Le teorie più consolidate sono opera di Sargius e Iyengar.

Figura 8.22
38°

Figura 8.23

In figura 8.24 sono illustrate le tensioni di trazione sy lungo l’asse di


carico dovute agli studi di Iyengar per diversi valori del rapporto a1/a
(vedi Fig. 8.18). I valori sono forniti in rapporto ad una tensione costante
pari a sp0=P/(a b). La trazione parte da una valore nullo ad una certa
distanza dalla testata che dipende dal rapporto a1/a. Inoltre essa presenta
un massimo anch’esso dipendente da a1/a.

Figura 8.24

Questo valore può essere utilizzato per il calcolo dell’armatura


trasversale di bursting. I risultati in termini di forza di trazione Ty
normalizzata a P0 sono anch’essi riportati in Fig. 8.24. Basta determinare
il rapporto a1/a per poter calcolare Ty utilizzando la teoria di Iyengar o in
alternativa la teoria approssimata di Sargius secondo il quale Ty è data
dalla seguente espressione:

Ty=0.10÷0.30 spo b (a1-a) dove spo =P0 /ab


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Nel caso di più cavi di precompressione e/o precompressione


eccentrica, per individuare la zona di competenza di ogni singolo cavo è
stato proposto da Guyon il metodo dei prismi equivalenti, secondo il
quale una volta identificata la distribuzione delle tensioni ad opera, si
determina la larghezza di competenza del cavo i-mo. Un esempio è
illustrato il Figura 8.25. La larghezza del prisma equivalente (2d) si
determina calcolando la tensione media spo e associando a essa una
distribuzione costante.

Figura 8.25

Per ciò che riguarda per tensioni di spalling queste possono essere
cautelativamente calcolate ipotizzando una forza di trazione Ty=-0.01 P0.
Nel caso di fili pretesi, per la determinazione delle tensoni di splitting,
si può far riferimento a un angolo di inclinazione delle tensioni di
compressione pari a 38°. In virtù di tale ipotesi la forza di spalling si può
calcolare come segue:

Ts = P0/2 Tan 38° 0.40 P0

8.3.2 La diffusione delle forze concentrate: modelli SAT


In alternativa ai metodi analitici di Sargious e Iyengar è possibile
determinare alcune delle armature della zona di ancoraggio mediante
modelli SAT.
Figura 8.26

In figura 8.26 è rappresentato il modello SAT di una zona di


ancoraggio basata sul metodo dei percorsi di carico. Il carico P si divide
in due carichi di entità P/2, ognuno dei quali da origine ad un percorso di
carico che congiunge il carico P/2 con il corrispondente carico applicato
alla fine della zona di discontinuità. Nel caso di figura la forza di bursting
Ty risulta essere pari a 0.19 P che è in linea con i risultati delle teorie di
Iyengar e Sargious.
Per la determinazione delle forze di bursting in casi più complessi
dove sono presenti più cavi inclinati ed eccentrici, si suggerisce di far uso


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del metodo dei prismi equivalenti per individuare la zona di competenza
del singolo cavo e poi utilizzare il modello SAT più adatto.
Per la determinazione delle tensioni di Spalling e Splitting è difficile
formulare un modello SAT affidabile. Si suggerisce quindi di utilizzare le
indicazioni del paragrafo precedente.

8.4 Esempi

Esempio1: esempio tratto dall’Antonini (esercizio 5.5)


Utilizzando il modello SAT di figura 8.26 il valore della forza
di bursting diverebbe Ty=0.19 N = 161 kN, valore molto simile a
quello calcolato con le teorie analitiche.


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