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VALUTAZIONE DI

PERICOLOSITÀ E RISCHIO PER


INSTABILITÀ DEI VERSANTI

Stefano Campus
Arpa Piemonte – Centro Regionale per le Ricerche Geologiche e Territoriali
I Parte
Analisi di pericolosità e rischio
pericolosità
Le frane in Piemonte

II Parte
Esempi:
Pericolosità Foglio 1:50.000 n. 211 Dego
Pericolosità
Rischio Comune di Locana
I Parte
Analisi di pericolosità e rischio
pericolosità

Vallestrona
(VB) 07/06/2001
CORRIERE DELLA SERA, 01 maggio 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/04_Aprile/30/ischia..shtml
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/04_Aprile/30/ischia

Frana ad Ischia: travolta casa. Quattro morti BERTOLASO: «ABUSO DEL TERRITORIO» -
«Paghiamo inerzie di decenni, anni in cui
Lo smottamento nella frazione Pilastri.
abbiamo abusato del territorio». Così il capo
Quattro cadaveri estratti dalle macerie. In
del Dipartimento della protezione civile
salvo una donna e una bambina.
Guido Bertolaso parla della frana ad Ischia.
NAPOLI - Una frana vi è verificata nella Bertolaso non ha dubbi: ora «bisogna
frazione Pilastri del Comune di Ischia alle 7,30 intervenire con la manutenzione delle zone
di questa mattina. Avrebbe ceduto il costone più a rischio,
rischio per evitare in futuro tragedie
del monte Vezzi sulla spiaggia dell’Arenella. La come questa. Il problema di sempre è il
frana ha provocato il crollo di una casa nella rischio idrogeologico - ha aggiunto - una
quale c'era una famiglia di sei persone. A conurbazione urbanistica che ha determinato
causare la frana potrebbero essere state le nel corso degli anni tantissimi disastri».
disastri
forti piogge di ieri.
L'AREA ERA AD ALTO RISCHIO - L'area
colpita dalle frane, secondo quanto
confermato dall'assessore regionale alla
protezione civile, Luigi Nocera, è marcata
sulle mappe come R4, che significa che si
tratta di una zona ad alto rischio per la
popolazione. In queste condizioni, spiegano
al comune di Ischia, nonostante il vincolo
dovuto al dissesto idrogeologico, ci sono
almeno un paio di centinaia di case: «abusi
di necessità», chiariscono ancora al
municipio, perché quando gli ischitani
costruiscono delle case lo fanno perché
hanno un terreno e ci devono vivere, non per
speculazione.
Definizioni

RISCHIO deriva dalla parola araba rizq che


RISCHIO:
indicava la tassa in natura che gli indigeni
pagavano per il mantenimento delle truppe di
occupazione, mentre con il termine azar gli arabi
indicavano avvenimenti che accadono senza una
causa necessaria o prevista.
Da quest’ultimo termine deriva il concetto di
“azzardo”, oggi utilizzato frequentemente come
sinonimo di rischio.
La lingua latina usa tre termini distinti:
1) alea [-ae], esito incerto, repentaglio;
2) discrimen [-inis], separazione, discernimento;
3) periculum [i],
[i] pericolo.

Questi tre termini ben identificano la natura


tripartita del rischio: la sua dimensione
stocastica,
stocastica l’incertezza nelle scelte che esso
comporta e la natura pericolosa (Marchis, 1999).
Nei secoli, il termine arabo rizq si è diffuso nel
bacino del Mediterraneo nella forma neolatina
risicum o resicum, grazie ai navigatori genovesi e
veneziani, in riferimento ad una assicurazione
marittima a garanzia dei carichi trasportati.

In epoca pre-moderna, il termine rischio indicava la


possibilità di un pericolo oggettivo (una tempesta o
qualche altro pericolo del mare) non imputabile ad
una condotta sbagliata.
sbagliata Tale concetto di rischio
escludeva pertanto l’idea di un errore o di una
responsabilità umana.
Per come è stata elaborata nel campo assicurativo,
assicurativo il
concetto di rischio rimanda da un lato alla nozione di
caso o di probabilità e dall’altro a quella di perdita o
danno.
In questa prospettiva, il rischio è un concetto
neutrale.
neutrale

Oggi il termine rischio è utilizzato, in genere,


esclusivamente in riferimento agli esiti negativi o
indesiderabili e non a quelli positivi.
positivi
L’espressione “rischi buoni” sopravvive
esclusivamente nel linguaggio economico, dove
viene impiegata in relazione all’accumulo di
profitti.

Nel linguaggio quotidiano il termine “rischio”


tende ad essere utilizzato quasi esclusivamente
per indicare minacce, azzardi, pericoli e danni.
Decessi dal dopoguerra ad oggi
vittime causate da incidenti stradali

400.000 ca

3.900 ca vittime per frane/eventi alluvionali

500’000
(numero vittime)

Facciamo una netta distinzione tra rischi volontari che ci


assumiamo e rischi involontari che ci sono “imposti” e su cui
non abbiamo il controllo diretto.
Corriamo un rischio perché ne possiamo avere un beneficio e
più è ovvio il beneficio, più siamo disposti ad accettare il
rischio.
Danni provocati dalle frane dal 1903 al 2006

Persone Persone
N. di Senza coinvolte coinvolte Danni €
Vittime Feriti
eventi tetto indirettamente (totale) (x 1.000)

Africa 22 721 56 7,936 11,748 19,740 0


media per evento 33 3 361 534 897 0

America 142 20,630 4,809 186,752 4,480,037 4,671,598 981,541


media per evento 145 34 1,315 31,550 32,899 6,912

Asia 238 17,344 3,541 3,704,826 2,388,474 6,096,841 1,189,356


media per evento 73 15 15,567 10,036 25,617 4,998

Europa 79 17,345 722 8,810 41,131 50,663 1,725,911


media per evento 220 9 112 521 641 21,847

Oceania 16 541 52 8,000 2,963 11,015 1,973


media per evento 34 3 500 185 688 123

Fonte: "EM-DAT: The OFDA/CRED International Disaster Database,


Université catholique de Louvain, Brussels, Belgium"
Primi 10 Stati interessati da frane
selezionati in base alle vittime ed al danno
economico causato da un singolo evento

Nazione Data Vittime Nazione Data Danni €


Unione Sovietica 1949 12,000 (x 1,000)
Cina 21-May-1998 712,000
Perù Dec-1941 5,000
Italia 14-Dec-1982 560,000
Honduras 20-Sep-1973 2,800
Italia 28-Jul-1987 400,000
Perù 10-Jan-1962 2,000
Ecuador 28-Mar-1993 400,000
Italia 9-Oct-1963 1,917
Unione Sovietica 16-Mar-1987 360,000
Filippine 17-Feb-2006 1,112
Unione Sovietica 10-Mar-1989 338,400
India 1-Oct-1968 1,000
Bolivia 8-Dec-1992 320,000
Colombia 27-Sep-1987 640
Perù 18-Mar-1971 600 Giappone 6-Aug-1993 168,000

Cina 23-Mar-1934 500 Perù 10-Jan-1962 160,000


Corea 7-Aug-1976 80,000

Fonte: "EM-DAT: The OFDA/CRED International Disaster Database,


Université catholique de Louvain, Brussels, Belgium"
LE FRANE SONO
PERICOLI NATURALI
I processi di
modellamento
naturale sono
costantemente attivi

Si manifestano
attraverso pulsazioni
più o meno intense
che modificano,
progressivamente, la
morfologia del
territorio
CHE COSA E’ UN
DISASTRO NATURALE ?
Si può definire come un
evento eccezionale che
supera le normali capacità
di risposta che
un’organizzazione è in
grado di sostenere.

Arpa Lombardia
Tipi di “interazione” tra l’evoluzione del fenomeno e gli
elementi antropici coinvolti:

a. DIRETTA
b. INDIRETTA
Frana del Monte Olimpo (Marte)
Ceppo Morelli - aprile 1977
(Fonte: Banca Dati Geologica, Arpa Piemonte)
USGS

California, La Conchita 1995


1.3 Mm3
(Fonte: Arpa Piemonte)

Arpa Piemonte

Carema (TO) 04/1986 S.P. - 5 morti e 7 feriti


Danni all’acquedotto e a linee elettriche Val Formazza loc. Sottofrua (VCO) 08/1985
Monte St. Helens (USA)

Dopo qualche mese di attività sismica e


vulcanica, alle 8.32 del 18 maggio 1980 un
terremoto di magnitudo 5.2 scuote il vulcano

Il fianco nord si stacca e frana a valle, e


contemporaneamente un'esplosione provoca
una nube di cenere incandescente che si
sposta ad una velocità di oltre 100 km/h. Una
nuvola densa e nera si solleva nella stratosfera
e oscura tutto nel raggio di 200 km

Alla fine dell'eruzione il vulcano appare completamente


distrutto: circa 2.5 km3 (2.5 miliardi m3) del suo fianco nord
sono scomparsi con la frana e la cima si è abbassata di 450
m; un ampio cratere a forma di ferro di cavallo si apre verso
nord e risultano eruttati circa 0.2 km3 di magma che hanno
distrutto 550 km2 di foresta secolare.
Perdono la vita circa 70 persone.
IL TERRITORIO PIEMONTESE

9superficie pari a circa 25.000 km2

9zona montana + zona collinare pari al 75% dell’intero


territorio (200 cime oltre i 3.000 m, alcune oltre i
4.000 m)

977% dei comuni situati in area di montagna e collina

9popolazione di oltre 4 milioni

9importanti infrastrutture e reti di comunicazione

Fonte dati: ISTAT 2001


Arpa Piemonte
vittime
Provincia di Torino
60 Analisi retrospettiva
XX secolo

Movimenti franosi

25

11
4

attività crolli e frane


fluviale e valanghe coinvolgenti il frane
torrentizia di roccia substrato superficiali
Progetto IFFI
(Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia)

Dal 2002 ad oggi, sono


stati riconosciuti e
analizzati circa 34.000
singoli fenomeni franosi.

Le frane ricoprono il 14%


del territorio montano-
collinare e circa il 9.5%
dell’intero territorio
regionale

Arpa Piemonte
CROLLI / RIBALTAMENTI
Arpa Piemonte
Alagna Valsesia (VC)
loc. Merletti-Kreas

F. Sesia

crollo in massa di 300’000 m3


29 giugno 1998 NN
19/03/2005 - Grangia Rivé e Grangia
Alpetto distrutti dal crollo di un masso di
120 m³, Viù (TO)

Foto: Giacomo Re Fiorentin

1
Scivolamento rotazionale
Arpa Piemonte

Frabosa (CN)
Arpa Piemonte ottobre 1996

Beaulard, Oulx (TO) - 2000


Scivolamento planare

Arpa Piemonte

Murazzano, C.na Fascinea, 1994

gli scivolamenti planari sono per lo


più diffusi nell’area delle Langhe
dove coprono il 21% del territorio
Scivolamento planare

Arpa Piemonte Arpa Piemonte

MURAZZANO C.na Bruciata

Arpa Piemonte 4-5 nov 1994


Colamento lento

Piuzzo

Centrassi

CABELLA LIGURE
Arpa Piemonte
Colamento rapido

CNR IRPI Torino


Colamento rapido
Colamento rapido

Debris flow
Cesana (TO)
SS 24 del Monginevro
16 agosto 1998

Arpa Piemonte 8000 m3


Frane complesse

Antrona (VCO)
Deformazioni Gravitative Profonde
di Versante (DGPV)

Arpa Piemonte

Spartiacque Val Chisone – Val di Susa


Fonte: USGS
Pericolosità e Rischio

Pericolosità (H)
Pericolosità (H)
Probabilità
Probabilità temporale
temporale che che un evento ((pericolo,
un evento pericolo, processo,
processo,
fenomeno
fenomeno)) didi data
data intensità
intensità interessi
interessi una
una certa
certa area
area in
in un
un
determinato
determinato intervallo
intervallo di
di tempo.
tempo.

Rischio
Rischio (R)
(R)
Probabilità
Probabilità che
che sisi verifichino
verifichino conseguenze
conseguenze negative
negative (per
(per la
la vita
vita
umana,
umana, per
per ii beni
beni ee le
le risorse,
risorse, per
per le
le attività
attività economiche
economiche oo perper
l’ambiente)
l’ambiente) derivanti
derivanti dall’interazione
dall’interazione tratra l’evoluzione
l’evoluzione didi unun
evento
evento ee le
le aree
aree antropizzate.
antropizzate.
Danno e Vulnerabilità
Danno
Danno atteso
atteso (D)
(D)
Entità
Entità delle
delle perdite
perdite potenziali
potenziali nel
nel caso
caso di
di un
un evento
evento con
con una
una
certa
certa intensità.
intensità.
L’unità
L’unità di
di misura
misura dipende
dipende dall’unità
dall’unità di
di misura
misura utilizzata
utilizzata per
per
indicare
indicare ilil valore
valore

Vulnerabilità (V)
Vulnerabilità (V)
Grado
Grado di
di perdita
perdita di
di un
un certo
certo elemento
elemento aa rischio,
rischio, oo gruppo
gruppo di
di
elementi,
elementi, aa causa
causa dell’impatto
dell’impatto con
con un
un fenomeno
fenomeno naturale
naturale di
di
una
una data
data intensità.
intensità.
ÈÈ espressa
espressa inin termini
termini qualitativi
qualitativi oo quantitativi
quantitativi in
in una
una scala
scala da
da
00 (nessuna
(nessuna perdita)
perdita) aa 11 (perdita
(perdita totale)
totale) eded èè funzione
funzione
dell’intensità
dell’intensità deldel processo
processo agente
agente ee delladella tipologia
tipologia
dell’elemento
dell’elemento aa rischio.
rischio.
Relazione per la
valutazione del rischio

R=HxD
R = Rischio
D=ExV
H = Pericolosità
D = Danno atteso
E = Elemento a rischio
V = Vulnerabilità
Processo logico per lo studio completo delle frane

Conoscere i processi (i pericoli) Conoscere quante e quali


che possono causare le perdite perdite si possono verificare

Analisi di Analisi di
Pericolosità
RISCHIO Vulnerabilità
(triggering & runout)

INCERTEZZE

Analisi di casi già


avvenuti o in atto

Analisi di potenziali
casi futuri
Analisi del processo in Analisi delle tipologie
atto o potenziale di elementi antropici
e del loro valore

Persone,
Evoluzione proprietà, attività
del processo economiche,
o fenomeno servizi ed
(pericolo) infrastrutture,
beni ambientali,

Analisi della interazione tra


l’evoluzione del processo e gli
elementi antropici coinvolti
ANALISI DI PERICOLOSITÀ

La valutazione della pericolosità per instabilità dei versanti di


una zona consiste nel delineare un modello evolutivo del
processo per rispondere alle seguenti domande:

Quale tipologia di processo? riconoscimento tipologico

comprensione dei
Quanta energia sviluppa? meccanismi evolutivi

identificazione della
Quando si può verificare? frequenza di attivazione

individuazione della
Dove può verificarsi? distribuzione spaziale

Che probabilità ho che si verifichi un evento di data intensità entro


un periodo di tempo in un dato territorio?
ANALISI DI PERICOLOSITÀ

Una grande incertezza è legata al fattore tempo:


quando si verificherà il fenomeno?

Elevato numero di
parametri coinvolti
e loro variabilità
temporale/spaziale
Spesso non sono
noti i parametri in
gioco, il loro valore
e come variano nel
tempo e nello
spazio.
Arpa Piemonte
Studio multi-temporale
Frana del Cassas
(Val di Susa)
Arpa Piemonte

Arpa Piemonte
1965

1982

2002
ANALISI DI RISCHIO

La valutazione del rischio geologico parte dall’analisi della


pericolosità geologica combinandola con il concetto di danno
per rispondere alle seguenti domande:

Quali elementi (persone, identificazione degli


cose, attività) sono elementi coinvolti
interessati?
Quanto resistono gli
valutazione della
elementi coinvolti
vulnerabilità degli elementi
all’impatto?

A quanto ammonta la valutazione del danno


perdita? atteso

valutazione del rischio vero e proprio


1) Identificazione ANALISI DI RISCHIO
e valutazione
degli elementi
a rischio

Al fine di semplificare
l’attribuzione di un
valore agli elementi a
rischio è possibile
determinare una
scala relativa di valori
utilizzando degli
indici.
ANALISI DI RISCHIO
2) Valutazione della vulnerabilità

La vulnerabilità dipende dalla


tipologia degli elementi a rischio
coinvolti (E) (e quindi dalle loro
caratteristiche di resistenza agli
impatti) e dall’intensità del
processo (I):

V = f (E, I)
La vulnerabilità varia tra 0 e 1, ovvero tra 0% e 100%
di perdita dell’elemento.
elemento
Omegna (Fonte: Banca Dati Geologica, Arpa Piemonte)
II Parte
Esempio:
Valutazione della pericolosità nel
Foglio n. 211 Dego
Il progetto CARG ” Pericolosità”
Nasce in seno al Progetto
Nazionale di Cartografia
Geologica e Geo-tematica alla
scala 1:50.000 (CARG), sezione
tematica Eventi Alluvionali

Progetto promosso dall’APAT

Obiettivo: allestimento di un
Foglio tematico sulla
pericolosità per instabilità dei
versanti
Approccio metodologico
alla pericolosità

Requisiti

& Esigenza di impiego concreto dello strumento


& Applicabilità dei modelli a contesti territoriali estesi
& Semplicità accompagnata da adeguato rigore
scientifico
& Economia di gestione
& Risultati attendibili
& Esportabilità
Approccio metodologico
alla pericolosità

Criteri ispiratori

La stima in termini quantitativi della pericolosità


implica la conoscenza di una serie di parametri, sia
relativi al fenomeno franoso in sé sia alle condizioni al
contorno, al fine di creare un modello che riesca a
prevedere, spazialmente e temporalmente,
temporalmente lo sviluppo
di dissesti
Approccio metodologico
alla pericolosità
Criteri ispiratori
Approccio multi-disciplinare
Forte interazione e integrazione tra diverse
professionalità (pedologia, geotecnica, analisi GIS,
geologia strutturale, geomorfologia…)

Conoscenza stratificata
Utilizzo dell’esperienza maturata dall’inizio degli anni
’80 e della relativa Banca Dati Geologica
Sezione C.T.R. 211050 Bossolasco

Frane superficiali
Novembre 1968

Arpa Piemonte
Sezione C.T.R. 211050 Bossolasco

Frane superficiali
Novembre 1968

Febbraio 1972

Arpa Piemonte
Sezione C.T.R. 211050 Bossolasco

Frane superficiali
Novembre 1968

Febbraio 1972

17 – 19 Febbraio 1974

Arpa Piemonte
Sezione C.T.R. 211050 Bossolasco

Frane superficiali
Novembre 1968

Febbraio 1972

17 – 19 Febbraio 1974

Novembre 1994

Arpa Piemonte
Inquadramento geografico

Parte piemontese del Foglio IGM 1:50.000 n. 211 DEGO


Contesto collinare delle Langhe
Area interessata dallo studio: 470 km2 circa
Inquadramento morfologico

Area collinare caratterizzata da:


• Versanti lunghi immergenti verso NW con debole
pendenza e con stratificazione a franapoggio
• Versanti corti immergenti verso SE ad elevata
pendenza e con stratificazione a reggipoggio
SCIVOLAMENTI
SUPERFICIALI
– rapidità di sviluppo
– lunghi tratti percorsi dalla massa mobilizzata
– elevata velocità (anche > 50 km/h)
– accentuata densità areale (sino a 200/km2)
– elevato numero nel corso del medesimo evento
– mancanza di indizi premonitori
– rapidità di sviluppo
– lunghi tratti percorsi dalla massa mobilizzata
– elevata velocità (anche > 50 km/h)
– accentuata densità areale (sino a 200/km2)
– elevato numero nel corso del medesimo evento
– mancanza di indizi premonitori
– rapidità di sviluppo
– lunghi tratti percorsi dalla massa mobilizzata
– elevata velocità (anche > 50 km/h)
– accentuata densità areale (sino a 200/km2)
– elevato numero nel corso del medesimo evento
– mancanza di indizi premonitori
– rapidità di sviluppo
– lunghi tratti percorsi dalla massa mobilizzata
– elevata velocità (anche > 50 km/h)
– accentuata densità areale (sino a 200/km2)
– elevato numero nel corso del medesimo evento
– mancanza di indizi premonitori
– rapidità di sviluppo
– lunghi tratti percorsi dalla massa mobilizzata
– elevata velocità (anche > 50 km/h)
– accentuata densità areale (sino a 200/km2)
– elevato numero nel corso del medesimo evento
– mancanza di indizi premonitori
– rapidità di sviluppo
– lunghi tratti percorsi dalla massa mobilizzata
– elevata velocità (anche > 50 km/h)
– accentuata densità areale (sino a 200/km2)
– elevato numero nel corso del medesimo evento
– mancanza di indizi premonitori
SCIVOLAMENTI
PLANARI
Scivolamenti planari
La zona è interessata da processi di instabilità per
traslazione (scivolamenti planari) che si attivano in
formazioni tardo mioceniche complesse, costituite in
prevalenza da litotipi marnosi,
marnosi marnoso-siltosi ed
arenaceo sabbiosi in successioni ritmiche.

GOTTASECCA
Scivolamenti planari
Gli scivolamenti si determinano lungo giunti e superfici di strato
ad inclinazioni prossime a quella dei pendii disposti a
franapoggio.

CISSONE
Gli scivolamenti planari
Sebbene possano essere ricondotti ad una semplice
schematizzazione geometrica e cinematica è complesso
definirne correttamente i parametri meccanici che
governano il fenomeno.

Esiste inoltre la reale


difficoltà di applicare un
appropriato modello
meccanico, generalizzabile
Arpa Piemonte ad un contesto territoriale
MURAZZANO ampio caratterizzato da una
molteplicità di situazioni di
instabilità.
Caratteristiche:
9 tipicità morfologica;
9 elevato numero di casi riscontrati;
9 alta ripetitività accertata.

analisi della pericolosità


a scala territoriale
Scelta metodologica
La meccanica delle due tipologie di frana è
sostanzialmente differente, pertanto si è optato per la
diversificazione degli approcci per la valutazione della
pericolosità per le tipologie di frana considerate

Scivolamenti planari Statistica multivariata


(analisi discriminante)
discriminante
Modello deterministico
Scivolamenti superficiali
meccanico-idrologico
Valutazione della pericolosità

SCIVOLAMENTI
SUPERFICIALI
Scivolamenti superficiali
Modello deterministico meccanico-idrologico

9 pendio infinito;
infinito
9 superficie di rottura piana, parallela al
pendio, all’interfaccia tra livelli con elevato
contrasto di ksat;
9 criterio di resistenza Mohr-Coulomb
espresso in termini di tensioni efficaci;
9 flusso stazionario parallelo al pendio;
9 assenza di drenaggio profondo e di flusso
nel substrato. Dietrich & Montgomery, 1998

⎡ ⎞⎤
a≥ ⎢ c′ + γ ⋅ 1− tanθ ⋅T ⋅ senθ

⎜ ⎟⎥
b γ w ⋅ z ⋅cos2θ ⋅ tanφ ′ γ w
⎢ ⎟⎥

⎢⎣



tanφ ′ q⎟⎥
⎠ ⎥⎦
Scivolamenti superficiali
Modello deterministico meccanico-idrologico

componente topografica

componente fisico-meccanica

componente idrologica

Dietrich & Montgomery, 1998

⎡ ⎞⎤
a≥ ⎢ c′ + γ ⋅ 1− tanθ ⋅T ⋅ senθ

⎜ ⎟⎥
b γ w ⋅ z ⋅cos2θ ⋅ tanφ ′ γ w
⎢ ⎟⎥

⎢⎣



tanφ ′ q
⎟⎥
⎠ ⎥⎦
Modello di Montgomery & Dietrich, 1994

⎡ ⎤
a≥ ⎢
⎢ c′ + γ ⋅ 1−


⎞⎥
tanθ ⋅ K ⋅ z ⋅cosθ ⋅ senθ
⎟⎥

b γ w ⋅ z ⋅cos2θ ⋅tanφ ′ γ w
⎜ ⎟⎥

⎢ tanφ ′



⎟⎥

⎠⎥
q
⎢⎣ ⎦

Variabili
a = area di drenaggio precipitazione
b = larghezza sezione di deflusso
θ = inclinazione del versante efficace in 24 ore
Parametri fisico-meccanici ∝
c’ = coesione precursore
γ = peso dell’unità di volume del suolo meteorologico
γw = peso dell’unità di volume
φ = angolo di resistenza al taglio
K = permeabilità del terreno saturo
Le fasi di applicazione del modello
1. Fase di test. Valutazione della capacità
predittiva del modello attraverso:
Simulazione
Simulazione
– riproduzione di scenario dissestivo
pregresso di riferimento (evento
novembre 1994: quasi 19.000 frane Verifica
Verifica Taratura
superficiali!) e confronto dei risultati
con la situazione reale;
– eventuale taratura dei dati che Esito positivo? No
alimentano il modello e nuovo ciclo
elaborativo Sì

2. Fase di calcolo della soglia di Calcolo


Calcolo delle
delle soglie
soglie di
di
infiltrazione critica (qcr) Æ pioggia infiltrazione critica
infiltrazione critica

critica (Pcr) Æ tempi di ritorno Æ


carta di pericolosità
DATA SET

INQUADRAMENTO
INQUADRAMENTO EE
Rilievo geologico
CONDIZIONI
CONDIZIONI AL
AL CONTORNO
CONTORNO

Modello Digitale del immersione e inclinazione


Terreno (10x10 m2) modello idrologico

Rilievo geologico descrizione colluvium e substratum


Rilievo pedologico land cover, spessore suolo, perm.
Analisi geotecniche proprietà fisiche, resistenza al taglio

Rilievo geom.-effetti Rilievo eventi 1968, 1972, 1974, 1994


DATA SET

INQUADRAMENTO
INQUADRAMENTO EE
Rilievo geologico
CONDIZIONI
CONDIZIONI AL
AL CONTORNO
CONTORNO

Modello Digitale del immersione e inclinazione


VARIABILI
Terreno (10x10 m2) modello VARIABILI
idrologico

Rilievo geologico descrizione colluvium e substratum


Rilievo pedologico land cover, spessore
PARAMETRI
PARAMETRIsuolo, perm.
Analisi geotecniche proprietà fisiche, resistenza al taglio

Rilievo geom.-effetti Rilievo eventi 1968, 1972, 1974, 1994


VALIDAZIONE
VALIDAZIONE
Il processo di generazione della carta interamente governato
in ambiente GIS

; Raccolta dati di base


; Discretizzazione del dominio in studio in celle quadrate
10 x 10 m2 (4.7 milioni di celle)
; Acquisizione dati in ambiente GIS (attribuzione valori dei
parametri e delle variabili alle celle del dominio)
; Applicazione del modello
; Filtraggio e generalizzazione alla scala 1:50.000
; Allestimento della carta
Interfaccia in ambiente ESRI ArcView
Rappresentazione
Cartografica

Classi di pericolosità
espresse secondo una
scala nominale (molto
alta, alta ecc.), in termini
assoluti (pioggia critica)
Pcr <= 30mm/24h
Pcr <= 100 mm/24h
Pcr <= 150mm/24h
Pcr <= 200 mm/24h
Pcr > 200 mm/24h
Pcr > 200 mm/24h
con sciv. sup. 1994
Risultati
Modalità di calcolo del successo
per celle stabili e instabili

a) b)
a) esempio di insuccesso; b) esempio di successo.

Risultati della fase di test:


•Celle instabili previste correttamente:60% di 199.522 celle
•Celle stabili previste correttamente: 71% di 4.507.506 celle
•Successo totale: 71%
Risultati
Modalità alternativa di calcolo
del successo per celle instabili

a) b)

a) esempio di insuccesso; b) esempio di successo

Risultati:
•Celle instabili previste correttamente: 80%
Osservazioni
L’assunzione di un flusso idrico nel versante di tipo stazionario
in equilibrio con l’afflusso medio nelle 24 ore precedenti implica
la necessità di considerare eventi meteorici di lunga durata,
superiore almeno alle 24 ore, che non siano preceduti da periodi
prolungati con assenza di precipitazione

Poiché il transitorio legato all’infiltrazione della pioggia nel


pendio viene sostanzialmente trascurato il modello non è in
grado di rispondere adeguatamente in occasione di fenomeni
di forte intensità e breve durata

Il modello tende a sovrastimare le zone in frana anche in quelle


zone in cui esse non sono presenti. Riconosce comunque i settori
di versante più fragili
Osservazioni
Tale metodo ben si adatta alle seguenti considerazioni che si
richiedono per una valutazione su ampie porzioni di territorio,
della stabilità per frane superficiali:

a) si tratta di un metodo studiato, conosciuto e universalmente


accettato;
accettato
b) è di facile implementazione e richiede la conoscenza di
relativamente pochi parametri;
c) fornisce risultati accettabili in rapporto ai bassi costi di
realizzazione della base dati che richiede;
d) modella bene processi legati ad eventi meteorologici di lunga
durata.
durata
Valutazione della pericolosità

SCIVOLAMENTI
PLANARI
Analisi Statistica Multivariata

Tecnica di elaborazione dei casi statistici mediante


l’impiego contemporaneo di più variabili (ed in ciò
si contrappone all’analisi univariata), fino a
determinare eventuali correlazioni multiple tra
variabili ed a stabilire il peso statistico delle stesse.
Analisi Discriminante
Per gli scivolamenti planari è stata adottata l’analisi
discriminante, strumento molto utile per individuare quali
variabili discriminano tra due o più gruppi “naturali” e per
classificare i casi in gruppi differenti con una accuratezza migliore
che la semplice scelta casuale

Forte correlazione tra le due Evidente relazione (gruppi,


variabili. I punti del grafico si parentele) tra i soggetti a scapito
piegano alla forza della della relazione tra le variabili.
relazione tra le variabili e non si Impensabile rappresentare il
intravedono raggruppamenti grafico mediante una retta di
particolari. regressione.
Analisi Discriminante
L’idea di base sottostante all’analisi delle funzioni discriminanti è
quella di determinare se i gruppi differiscono rispetto alla media
di ogni variabile e quindi usare tali variabili per predire
l’appartenenza di nuovi casi ai gruppi
Applicazione del metodo
Sviluppo logico-operativo adottato:

1. identificazione delle variabili indipendenti, cioè a dire i


fattori d’instabilità che si pensa correlati direttamente o
indirettamente con i fenomeni franosi;
2. organizzazione dei parametri esistenti ed elaborazione dei
parametri derivati, in maniera da pervenire alla definizione
delle variabili statistiche;
3. discretizzazione del dominio in unità territoriali elementari,
corrispondenti alle celle del Modello Digitale del Terreno di
10 m di lato;
4. attribuzione dei parametri prescelti alle unità territoriali
elementari;
5. analisi statistica;
6. traduzione dei risultati in termini di probabilità
(pericolosità).
Variabili

Per ogni cella si è stabilito a priori se appartiene al Gruppo


Stabile o Instabile a partire dai rilevamenti degli eventi
pregressi.

In tal modo il modello statistico “impara” da una situazione


iniziale già nota, capitalizzando così al massimo le
informazioni già esistenti sullo stato del dissesto.
Variabili
1) Immersione (imm);
2) Inclinazione (incl);
DTM a maglia 10 x 10 m2
3) Curvatura del versante (curv);
4) Flow accumulation (flow);

5) Land Cover (lc);


6) Unità lito-stratigrafiche (lit) rilievo su tutto il dominio
(Strato 18 CARG);
7) Densità di intersezione dei
analisi e rilievo
lineamenti telerilevati (dens);

8) Pioggia max annuale attesa


in 24 ore con Tr=10 anni
(24h10y);
rilievo su tutto il dominio
9) Pioggia max annuale attesa In Atlante Piogge Intense nelle Alpi Occ.
Occ.
in 24 ore con Tr=100 anni (CIMA - Progetto Interreg II I-
I-CH, 1998)

(24h100y).
Rappresentazione
Cartografica
Analisi statistica
ANALISI di CORRELAZIONE
Analisi statistica
ANALISI FATTORIALE delle Componenti Principali
Procedura statistica che consente di ridurre il numero delle
variabili, mediante l’individuazione delle variabili che sono
combinazioni lineari delle altre variabili (orto-normalizzazione
delle variabili).

Base orto-normale,
cioè tutte le variabili
sono linearmente
indipendenti
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE

Il modello statistico cerca di ricostruire, o per meglio dire “ri-


classificare”, la situazione iniziale, utilizzando la migliore
combinazione possibile delle variabili a disposizione, che
statisticamente sono considerate indipendenti tra di loro.

Combinando in modo opportuno le variabili a disposizione, il


modello statistico è riuscito a ricostruire la situazione originaria.

Per ogni cella viene data una previsione di appartenenza ad uno


dei due Gruppi, che viene confrontata con la situazione a priori.

Viene fornita anche la relativa probabilità che è la variabile che


costituisce il nuovo strato informativo Pericolosità.
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE

La bontà del modello statistico è data dalle percentuali di successo


di ri-classificazione dei casi.
Il modello ha ottenuto:
74.2 % di successo per le celle del Gruppo Stabile
78.9 % di successo per le celle del Gruppo Instabile.
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE
È possibile poi capire quali variabili sono più “importanti”, dal
punto di vista statistico e non fisico, e necessarie alla corretta ri-
classificazione dei casi.
Le variabili con coefficienti
più elevati contribuiscono
di più alla previsione.

+
” IMPORTANZA”

-
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE
Classificazione
Un altro degli obiettivi principali per cui è applicata l’analisi
discriminante è quello della classificazione predittiva dei casi.
Una volta completato il modello e derivate le funzioni
discriminanti, è possibile utilizzare le funzioni di classificazione
per determinare a quale gruppo appartiene con maggiore
probabilità ogni caso.
Ogni funzione permette di calcolare punteggi di classificazione per
singolo caso di ciascun gruppo, applicando la formula:

Si = ci + wi1 x1 + wi 2 x2 + ... + wim xm


Una volta calcolati i punteggi di classificazione per un caso, esso
verrà classificato come appartenente al gruppo per cui ottiene il
punteggio di classificazione più elevato.
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE
Funzioni di Classificazione
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE

Il modello statistico cerca di ricostruire, o per meglio dire “ri-


classificare”, la situazione iniziale, utilizzando la migliore
combinazione possibile delle variabili a disposizione, che
statisticamente sono considerate indipendenti tra di loro.

Combinando in modo opportuno le variabili a disposizione, il


modello statistico è riuscito a ricostruire la situazione originaria.

Per ogni cella viene data una previsione di appartenenza ad uno


dei due Gruppi, che viene confrontata con la situazione a priori.

Viene fornita anche la relativa probabilità che è la variabile che


costituisce il nuovo strato informativo Pericolosità.
Ambiente di Analisi Statistica
a priori
previsione

probabilità
Rappresentazione Cartografica

Legenda
Rappresentazione Cartografica

Legenda Campiture
Rappresentazione Cartografica
settori
1968, 1972, 1974
1994

Modello Frane acclarate


Interpretazione Si tiene conto solo della previsione
(MODELLO)
MODELLO

Priorità a quanto già avvenuto


(ESPERIENZA)
ESPERIENZA

Entro un Settore: pericolosità differente


(ESPERIENZA + MODELLO)
MODELLO
Rappresentazione Cartografica
ESPERIENZA

MODELLO

ESPERIENZA + MODELLO
Analisi statistica
ANALISI DISCRIMINANTE

Classificazione
Attraverso le Funzioni di Classificazione, è possibile prevedere se
una cella non utilizzata per creare il modello statistico appartiene
al Gruppo Stabile o al Gruppo Instabile, senza averne dichiarato a
priori l’appartenenza.

Le Funzioni di Classificazione possono essere


utilizzate come strumenti predittivi se e solo se la
zona è significativamente omogenea rispetto a
quella nella quale il modello statistico è stato
determinato e tarato.
Analisi statistica

Osservazioni
9 La definizione di Pericolosità è rispettata:
1. direttamente per la componente spaziale;
2. indirettamente per la componente temporale.

9 Non sono state impiegate variabili direttamente legate alla


frana (area in frana, presenza o assenza di frana…).

9 Le variabili sono tutte linearmente indipendenti e tutte


importanti per spiegare il fenomeno
Analisi statistica

Sviluppi

9 Impiego di altre variabili

9 Analisi parametriche variando solamente la variabile Pioggia.


Utilizzando diversi grid per diversi Tempi di Ritorno e differenti
ore (6, 12, 24, 36, 72 ore), si valuta la sensibilità del modello
statistico

9 Utilizzando una sola variabile Pioggia per volta, è possibile


creare scenari a differenti Tempi di Ritorno
CONCLUSIONI

9 I metodi utilizzati possono anche essere non completamente


aderenti alla realtà (fenomenologia/spiegazione meccanica)
ma conoscendone ed evidenziandone i limiti è stato possibile
impiegarli con successo;

9 Utilizzo dei metodi in chiave applicativa e in prospettiva di


analisi territoriale;

9 I risultati sono stati analizzati in maniera critica entro un


Gruppo di Lavoro formato da figure professionali coinvolte a
vario titolo coi temi della pericolosità (P.A., professionisti)