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Associazione Italiana Consulta del Volontariato Croce Rossa Italiana

Medicina delle Catastrofi per la Protezione Civile Comitato proviciale


Bologna di Bologna di Bologna

GESTIONE TECNICO SANITARIA


NELLE
MACRO EMERGENZE

Con il patrocinio di
A cura di:
Stefano Badiali, Fernando Candido, Piergiorgio Cavallo, Liliana Copertino, Roberta Colonna,
Matteo Cozzi, Alessandro Dal Rio, Patrizia Ferrari, Andrea Finelli, Aimone Giugni,
Alessandro Monesi, Tommaso Nanetti, Armando Santostefano, Emanuele Talarico, Natascia Visani

Con la collaborazione di:


- Consulta del Volontariato per la Protezione Civile di Bologna
- Croce Rossa Italiana, Comitato Provinciale di Bologna
nelle figure di: Dr. Maurizio Menarini Presidente, S.lla Rita Venturi, Sig.ra Lucia Marcis
- Ufficio Protezione Civile del Comune e della Provincia di Bologna

Un particolare ringraziamento a:
Dr. Ing. Giovanni Carella,
P.I. Mauro Maccaferri
C.S. Massimo Brini
del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bologna.

Con il patrocinio di:


Provincia di Bologna

prima edizione – febbraio 2008

stampato da

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 3


INDICE

Prefazione pag. 5
Introduzione pag. 6
Definizioni pag. 7
Classificazioni delle catastrofi pag. 15
Indicatori di qualità pag. 18
La Catena dei Soccorsi pag. 20
Improvvisazione, ricognizione, organizzazione pag. 21
Funzioni e compiti degli operatori sul posto pag. 23
Il PMA (Posto Medico Avanzato) pag. 26
Il Triage pag. 29
L’operatore di centrale operativa 118 pag. 31
La sicurezza sul luogo dell’evento pag. 32
Gli eventi NBCR (Nucleari Biologici Chimici Radiologici) pag. 33
Eventi NBCR nel mondo Pag. 35
Organizzazione dei soccorsi negli eventi NBCR pag. 39
Agenti chimici pag. 41
La strategia nell’organizzazione pag. 42
Metodo SMUG Hazard Priority System pag. 45
La logistica intra ed extra ospedaliera pag. 48
Il Sistema Nazionale di Protezione Civile pag. 49
Gli strumenti della Protezione Civile pag. 51
Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi pag. 52
Croce Rossa Italiana – informazioni generali pag. 54
Simulatori e truccatori della Croce Rossa Italiana: ruolo e funzionalità pag. 55
Bibliografia pag. 58

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Quella della Protezione Civile è una delle aree in cui il volontariato esplica la sua azione nelle
forme più partecipate. Negli ultimi anni esso è cresciuto tantissimo, espressione di una
moderna coscienza collettiva del dovere di solidarietà. Sempre maggiore è quindi la necessità di
integrarlo con le altre componenti fondamentali del sistema di protezione civile come i Vigili del
Fuoco e gli Operatori del Sistema Sanitario per una sempre più efficace “catena dei soccorsi”.
Alla Provincia sono assegnati compiti importanti in materia di pianificazione. Elaboriamo e
sistematicamente aggiorniamo i dati necessari ad elaborare i Programmi provinciali di
previsione e prevenzione dei rischi, con l’obiettivo di individuare gli scenari di rischio sui quali si
costruiscono sia i Piani Comunali di protezione Civile, strumenti prioritari per la gestione delle
emergenze, sia il Piano Provinciale di Emergenza. Coordinando l’impiego del volontariato, in
uno stretto e continuativo rapporto di collaborazione, siamo contenti di poter offrire la stampa
di questa pubblicazione: uno strumento, che riteniamo prezioso, per la formazione di coloro
che sono chiamati ad intervenire nelle situazioni di emergenza.
Ci auguriamo che possa costituire uno dei tanti mattoni, piccoli eppure indispensabili, con cui
insieme costruiamo il nostro sistema di Protezione Civile, nella consapevolezza che si tratta di
un lavoro importante, e che non potremo mai definire concluso.

Assessore all’Ambiente e
Sicurezza del territorio
della Provincia di Bologna

Emanuele Burgin

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 5


INTRODUZIONE

E’ noto che l’assetto della società


contemporanea comporta una considerevole
quota di rischio per incidenti di
dimensioni importanti.

Senza arrivare all’attenzione rivolta in


questi ultimi anni ad eventi di matrice
terroristica, la casistica ordinaria offre
purtroppo numerosi spunti per ricordare
che “banali” incidenti ferroviari, stradali
o aerei possono mettere in crisi i sistemi di
soccorso che non siano preparati ed attre
zzati in modo adeguato ad affrontare tali
situazioni speciali.

La complessità delle operazioni di soccorso a questi casi, che vengono definiti “incidenti
maggiori” o “catastrofi ad effetto limitato” (e, a maggior ragione, a situazioni di disastro
vero e proprio) impone un approccio sostanzialmente diverso rispetto a quello impiegato
nell’emergenza medica di tutti i giorni:

in altre parole non basta moltiplicare le squadre di soccorso per affrontare al meglio uno
scenario di maxi-emergenza.

Anche perché la disponibilità di tali risorse risulterà sempre, fatalmente, insufficiente rispetto
ai bisogni generati dall’incidente.

Il manuale nasce come ausilio per tutti coloro, profani e non, che desiderino avvicinarsi alla
cultura della Medicina delle Catastrofi.

L’ordine sequenziale dato alle singole materie è legato all’esperienza di lezioni, meeting,
convegni, ecc.
Ci scusiamo fin d’ora per il mancato approfondimento di alcuni argomenti.

Coscienti del fatto che la vastità della materia ha portato gli autori a non approfondire nel
dettaglio i singoli capitoli.

L’entusiasmo che ci ha accompagnato fin d’oggi ha spronato noi tutti a realizzare questo
manuale.


Dott. Stefano Badiali

6 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


DEFINIZIONI

ACTION CARDS:
Schede operative predisposte per ciascun ruolo e per ogni fase dei soccorsi, sono preparate
al momento della pianificazione e sono poi utilizzate al momento del disastro. Permettono
di attivare immediatamente tutti gli operatori coinvolti nei soccorsi, superando la prima fase
d’improvvisazione. Questi ausili contengono le linee guida per ogni funzione operativa.

ALS:
Advanced Life Support. Insieme di protocolli e linee guida per il trattamento di quadri
d’emergenza cardiovascolare.

AREA CALDA:
Detta anche “Hot Zone” o area rossa – zona operativa di massima pericolosità.

AREA DI DECONTAMINAZIONE:
Zona costituita da un corridoio d’ingresso ove spogliare i contaminati, da una doccia di
decontaminazione e da un corridoio d’uscita dove rivestire i decontaminati e ricontrollare
l’efficacia della decontaminazione.

AREA ESTERNA:
Detta anche area bianca – Zona non pericolosa e non operativa riservata al pubblico e non
soggetta a controllo e limitazione d’accesso.

AREA FREDDA:
Detta anche “Cold Zone” o area gialla (secondo i VVF italiani) area verde secondo i
Vigili del Fuoco americani ed inglesi – Zona operativa non pericolosa, destinata a
personale tecnico (VVF) e sanitario e di supporto con protezione ordinaria (corridoio di uscita dalla
decontaminazione).

AREA MEZZI DI SOCCORSO:


Area adiacente al PMA o all’area di raccolta riservata all’afflusso, alla sosta ed al deflusso delle
ambulanze e degli altri mezzi di soccorso.

AREA DI RACCOLTA:
Area localizzata nella zona di sicurezza destinata al concentramento delle vittime. Corrisponde
al PMA nei casi in cui non è disponibile una struttura dedicata (tende, containers, shelters).

AREA DI SICUREZZA:
Zona immediatamente circostante l’area dell’evento, di dimensioni adeguate all’entità del
pericolo, da mantenersi sgombra.

AREA TIEPIDA:
Detta anche “Warm Zone” o settore arancio (secondo i VVF italiani) area gialla secondo i
Vigili del Fuoco americani ed inglesi – Zona operativa potenzialmente pericolosa riservata a
personale tecnico (VVF), sanitario e di supporto adeguatamente protetto (ingresso corridoio di
decontaminazione).

AREE DI EMERGENZA:
Aree destinate ad uso di Protezione Civile in caso d’emergenza: In particolare le aree
d’attesa sono luoghi di prima accoglienza per la popolazione immediatamente dopo l’evento.
Le aree d’ammassamento dei soccorritori e delle risorse rappresentano i centri di raccolta
d’uomini e mezzi per il soccorso.
I settori di ricovero della popolazione sono luoghi in cui saranno installati i primi insediamenti
abitativi o le strutture in cui si potrà alloggiare la popolazione colpita.

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CANCELLI (o GATES) (o CHECK POINTS):
Punti obbligati di passaggio per ogni mezzo di soccorso, specialmente se proveniente da zone
confinanti, per la verifica dell’equipaggiamento e l’assegnazione della zona d’operazioni (vedi
settorializzazione). Sono presidiati da uomini delle Forze dell’Ordine, eventualmente insieme
con operatori sanitari, ma in collegamento con le Centrali Operative 118 e/o le strutture di
coordinamento della Protezione Civile attivate localmente (CCS, COM, COC).

CANTIERE:
Area che costituisce l’unità elementare in cui è suddiviso uno scenario, sulla base di criteri
topografici o funzionali. Quest’area è individuata in modo da consentire un’ottimale
distribuzione delle squadre di soccorso. (esempio: una carrozza ferroviaria di un convoglio
deragliato, un’ala di uno stabile crollato, un troncone di fusoliera di un aeromobile, un piano
di uno stabile incendiato). Più “cantieri” possono essere raggruppati in un unico “settore”
(vedi).

CATACLISMA:
Evento dovuto alle forze della natura senza intervento dell’uomo (secondo la Scuola
Francese).
Condizione che richiede un assetto dei soccorsi superiore al livello ordinario per un evento che
ha una tal estensione da avere pregiudicato la stessa catena dei soccorsi (es. terremoto con
compromissione degli ospedali della zona).
La caratteristica che accomuna queste due definizioni è il forte squilibrio tra necessità di
soccorso e risorse disponibili. La medicina delle catastrofi cerca di ridurre questo squilibrio.

CATASTROFE AD EFFETTO LIMITATO:


Evento che coinvolge un numero elevato di vittime ma non le infrastrutture di un
determinato territorio, producendo una temporanea, ancorché improvvisa e grave, sproporzione tra
richieste di soccorso e risorse disponibili. E’ sinonimo d’Incidente Maggiore e Maxiemergenza.

CATASTROFI ANTROPICHE:
Comprendono incidenti legati all’attività dell’uomo:
• CATASTROFI CONFLITTUALI E SOCIOLOGICHE: Comprendono atti terroristici,
sommosse, conflitti armati, uso d’armi chimiche, batteriologice e nucleari, epidemie, carestie,
migrazioni forzate di popolazioni, incidenti durante spettacoli o manifestazioni sportive.
• CATASTROFI TECNOLOGICHE: Comprendono incidenti in attività industriali
(incendio, rilascio di sostanze inquinanti e rilascio di radioattività), nei trasporti (aerei,
ferroviari, navali o stradali), collasso dei sistemi tecnologici (black out elettrico o informatico,
interruzione di linee elettriche, idriche o condotte di gas, collasso di dighe), incendi boschivi od
urbani, crollo d’immobili per abitazione o d’ospedali.

CATASTROFI NATURALI:
Comprendono fenomeni geologici (terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche, caduta di
meteoriti), meteorologici (piogge estese, siccità, nebbia, trombe d’aria), idrogeologici
(alluvioni, esondazioni, frane, valanghe) e le epidemie animali.

CATENA DEI SOCCORSI SANITARI:


Sequenza di processi che comprendono tutte le fasi su cui si articolano le operazioni di
gestione dei soccorsi. Ognuno prevede particolari ambiti operativi nei quali il raggiungimento
degli obiettivi specifici è affidato a precise figure con compiti definiti.
Consiste nell’identificazione, delimitazione e coordinamento di vari settori d’intervento per
il salvataggio delle vittime, nell’allestimento di un circuito (Noria) di salvataggio tra il luogo
dell’evento e le varie stazioni d’interfacciamento tra squadre di soccorritori con caratteristiche
di livello via via crescente (aree di raccolta, PMA, CME) e di un secondo circuito d’evacuazione
che colleghi l’area d’operazioni con gli ospedali.

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CENTRALE OPERATIVA (CO) 118:
E’ la struttura del Servizio Urgenza ed Emergenza Medica, deputata a ricevere l’allarme, a
valutare gli avvenimenti in corso, dimensionare l’evento e ad inviare i soccorsi in modo
ragionato e modulato.

CENTRO MEDICO DI EVACUAZIONE (CME):


E’ una struttura di cura che, nelle catastrofi medie o maggiori, s’interpone tra il PMA e il
luogo di trattamento definitivo delle vittime. Qui sono affinate le prime cure
effettuate al PMA, si procede per i primi interventi chirurgici urgenti ed è stabilita la destinazione
definitiva delle vittime, consentendo così agli ospedali destinatari di prepararsi all’arrivo dei feriti
stabilizzati. In genere il CME è localizzato in strutture preesistenti (ospedali zonali) o
creato appositamente dalle Forze Armate (ospedale da campo). Ad un CME possono afferire più PMA.

CENTRO OPERATIVO COMUNALE (COC):


Centro operativo a supporto del Sindaco per la direzione ed il coordinamento degli interventi
in emergenza sul territorio comunale.

CENTRO OPERATIVO MISTO (COM):


Centro operativo che opera sul territorio di più Comuni in supporto alle attività dei Sindaci.

DEFUSING:
Momento, non necessariamente strutturato, deputato a raccogliere lo sfogo delle tensioni
psicologiche accumulate in seguito ad uno stress significativo (come l’esposizione ad
un’operazione di soccorso ad una maxiemergenza) e ad attuare una liberazione emozionale.

DEBRIEFING:
Momento strutturato, individuale o a piccoli gruppi omogenei, che si tiene poco dopo l’evento,
finalizzato a rievocare i fatti e le emozioni provate durante e dopo l’evento ed a spiegare la
normalità di quanto provato nella situazione sperimentata.

DECISION MAKING:
Processo attraverso il quale il manager prende le decisioni. L’attività del Disaster Manager è
basata sulla capacità di tradurre in realtà le decisioni prese e le strategie approntate.

DECONTAMINAZIONE:
Azione volta a neutralizzare una sostanza o un agente contaminante.

DIRETTORE dei SOCCORSI SANITARI (DSS):


Medico, appartenente ad un’Unità Operativa afferente al Dipartimento d’Emergenza (non
necessariamente alla CO 118) con esperienza e formazione adeguata, presente in zona
d’operazioni e responsabile della gestione in loco di tutto il dispositivo di intervento sanitario.
Opera in collegamento con il Medico Coordinatore della Centrale Operativa 118, con il direttore
del soccorso tecnico sul campo (VVF) e con il referente delle Forze di Polizia.

DIRETTORE del TRIAGE:


Figura prevista dalle linee guida del Dipartimento della Protezione Civile. E’ un medico, o in sua
assenza, un Infermiere incaricato di coordinare le operazioni di triage sulle vittime a livello del
PMA. Si rapporta con il Direttore dei Soccorsi Sanitari. Il suo ruolo è analogo a quello del MDM
PMA, anche se quest’ultimo ha funzioni più complesse.

DIRETTORE al TRASPORTO:
Figura prevista dalle linee guida del Dipartimento della Protezione Civile. E’ un infermiere od
operatore tecnico incaricato di gestire la movimentazione dei mezzi per il trasporto sanitario in
funzione delle priorità emerse durante le operazioni di triage e stabilizzazione. Si rapporta con
il Direttore dei Soccorsi Sanitari. Il suo ruolo è analogo a quello del MDM EVACUAZIONE, anche
se quest’ultimo ha funzioni più complesse.

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DIREZIONE di COMANDO e CONTROLLO (DICOMAC):
Rappresenta l’organo di coordinamento nazionale delle strutture di Protezione Civile nell’area
colpita. E’ attivato dal Dipartimento della Protezione Civile in seguito alla dichiarazione dello
stato d’emergenza.

DISASTER MANAGER:
Nuova figura del Dipartimento della Protezione Civile. E’ un professionista in grado di gestire
le fasi dei soccorsi in caso di catastrofe dal punto di vista organizzativo e di coordinamento,
riducendo il prima possibile il disavanzo tra risorse necessarie e quelle disponibili.

DISPOSITIVO DI INTERVENTO:
Complesso di risorse umane e materiali utilizzate globalmente per la risposta all’evento.

EVACUAZIONE:
Fase della Catena dei Soccorsi che va dall’uscita del PMA fino agli ospedali.
All’uscita del PMA s’identifica un settore, detto Punto d’Evacuazione, da cui le vittime
proseguono per la destinazione ospedaliera, annotata sulla scheda sanitaria, previo
accordo con la CO. L’evacuazione avviene in genere via terra o con elicotteri; nelle catastrofi di
dimensioni medie o maggiori si può ricorrere anche a treni, aerei o navi.

EVENTO NBCR:
Evento caratterizzato dalla presenza di agenti nucleari, biologici, chimici o radiologici.

FUNZIONI DI SUPPORTO:
Costituiscono l’organizzazione delle risposte, distinte per settori d’attività e d’intervento,
che occorre dare alle diverse esigenze operative. Per ogni settore di supporto s’individua un
responsabile che, relativamente al proprio settore, in situazione ordinaria provvede
all’aggiornamento dei dati e delle procedure, in emergenza coordina gli interventi dalla Sala
Operativa.

FUNZIONE 2:
Funzione Sanità umana, veterinaria ed assistenza sociale, attivata a livello di Centri di
coordinamento operativi in emergenza (DICOMAC, CCS, COM, COC).

GOLDEN HOUR:
importanza d’adeguato trattamento a partire dai primi minuti dopo il trauma. Ovviamente è un
concetto clinico che deve rimanere valido anche in caso di catastrofe.

HOSPITAL DISASTER MANAGER (HDM):


Operatore con specializzazione e pertinenza nella gestione di incidenti maggiori in ambito
ospedaliero.

INCIDENTE MAGGIORE:
Evento dannoso per la collettività che lo subisce.
Per fronteggiare questo tipo d’evento è richiesta un’organizzazione dei soccorsi superiore al
livello standard.

LIVELLO DI ALLARME CENTRALE OPERATIVA 118:


E’ lo stato d’allertamento della CO 118. Il livello d’allarme è lo stato d’attivazione delle risorse
aggiuntive rispetto a quelle ordinarie. Si possono distinguere 4 livelli d’allarme:
• LIVELLO 0. E’ il normale livello di funionamento della CO; sono attivate le risorse
ordinarie e si utilizzano le normali procedure di gestione.
• LIVELLO 1. E’ attivato quando sono in corso situazioni di rischio prevedibili, quali gare
automobilistiche, concerti, manifestazioni con notevole affluenza. E’ attivato in loco un
dispositivo d’assistenza, dimensionato in base alle esigenze e in adesione a quanto
previsto da specifici piani d’intervento. La CO dispone di tutte le informazioni relative al
dispositivo, monitorizza ed è in grado di coordinare l’evento.

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• LIVELLO 3. E’ attivato quando vi è la possibilità che si verifichino eventi preceduti
da fenomeni premonitori (esempio: allagamenti, frane). Le risorse aggiuntive sono
messe in preallarme, in modo che possano essere pronte a muovere entro 15 minuti
dall’eventualeallarme. Il Medico Coordinatore della CO può disporre eventualmente
l’invio di mezzi sul posto per il monitoraggio e l’assistenza preventiva.
• LIVELLO 4. E’ attivato quando è presente una situazione di maxiemergenza.
Il Dispositivo d’Intervento più appropriato è inviato sul posto e sono attivate le
procedure per la richiesta ed il coordinamento di risorse aggiuntive anche
sovraterritoriali.

LOGISTICA:
Insieme delle procedure di supporto all’impiego di uomini, materiali e mezzi.

MANAGEMENT:
Forma di coordinamento delle risorse umane e materiali, per definizione limitate, allo scopo di
raggiungere l’obiettivo (portare soccorso per salvare vite umane).

MEDICAL DISASTER MANAGER (MDM):


Operatore con specializzazione e pertinenza nella gestione d’incidenti maggiori in ambito
extra-ospedaliero.

MDM COORDINATORE:
Sinonimo di Direttore dei Soccorsi Sanitari (vedi).

MDM EVACUAZIONE:
Gestisce le operazioni di trasferimento di pazienti dalla zona d’operazioni agli ospedali.
1) censire i mezzi disponibili dividendoli in mezzi d’evacuazione unitaria (un solo ferito)
medicalizzati e non, e mezzi di evacuazione multipla, medicalizzabili
2) organizzare la zona di stazionamento dei vettori di evacuazione
3) organizzare un’area di imbarco vicina al PMA
4) assicurare la presenza fissa degli autisti sui mezzi
5) recuperare il tagliando relativo all’evacuazione, staccandolo dalla scheda triage
6) controllare le operazioni di trasferimento e la destinazione dei mezzi
7) riferire ed aggiornare l’MDM Info sulla situazione dei mezzi e sulle loro missioni

MDM INFO:
Esegue e controlla le comunicazioni e informazioni. E’ di supporto diretto al MDM
Coordinatore (o Direttore dei Soccorsi Sanitari).
1) assegnare e controllare i nominativi radio dei settori con il supporto delle associazioni
di radioamatori
2) verificare l’operatività dei vari settori
3) verificare continuamente i problemi eventuali e comunicarli al Coordinatore
4) controllare l’efficacia dei flussi informativi con i settori
5) predisporre l’area di deposito salme e operazioni d’identificazione vittime

MDM PMA:
Coordinatore delle attività del PMA:
1) esaminare e fare esaminare le vittime, assicurandone la sorveglianza
2) garantire la stabilizzazione clinica dei feriti in base alla gravità
3) compilare o far compilare la scheda di triage
4) facilitare l’opera di riconoscimento delle vittime
5) fornire un bilancio aggiornato dell’evento al MDM coordinatore.

MDM LOGISTICA:
Si occupa di assicurare i flussi di materiali e presidi necessari per il funzionamento dei
soccorsi. Le sue aree d’intervento riguardano i rifornimenti di tipo sanitario e l’organizzazione
di un’area di riposo e ristoro per i soccorritori.

MDM RECUPERO:
Coordina le attività delle squadre di soccorso nei vari “cantieri”:

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1) coordinare le operazioni di recupero, comprese le manovre di supporto vitale e
d’immobilizzazione
2) fare un triage sommario dei feriti
3) supervisionare le operazione di disincarcerazione e recupero complesso con il
supporto dei Vigili del Fuoco
4) coordinare l’utilizzo di équipes di volontari che coadiuvano il personale sanitario
5) definire le aree di raccolta dei feriti ed il percorso ottimale da seguire per
raggiungerle.

MDM AREA ROSSI:


Organizza al PMA la stabilizzazione clinica dei feriti designati di classe rossa in modo da
garantirne la sopravvivenza. Predispone l’evacuazione prioritaria dei feriti verso gli ospedali,
insieme al MDM Evacuazione.

MEDICINA DELLE CATASTROFI:


E’ l’insieme delle competenze da mettere in atto durante una catastrofe. Racchiude in sé
competenze di Medicina d’urgenza, Medicina sul campo, Medicina militare (per quel che riguarda
la gerarchia dei compiti organizzativi e la semplicità dei trattamenti), Medicina di massa (in quanto
ha come obiettivo quello di salvare il maggior numero di vite possibili), e di Medicina globale (in
quanto è di fondamentale importanza anche la cura psicologica di chi è coinvolto in una catastrofe).

NORIA:
Il termine, d’origine arabo-spagnola, descrive la ruota di un mulino ad acqua e identifica il
flusso continuo tra una stazione all’altra della Catena dei Soccorsi dei mezzi che trasportano i
feriti per tornare subito dopo al punto di partenza per trasportare un nuovo paziente.
• NORIA DI SALVATAGGIO (o PICCOLA NORIA): circuito delle squadre composte
da personale tecnico (VVF) e sanitario, finalizzato al recupero di vittime dal luogo dell’evento
(cantiere) verso il PMA.
• NORIA DI EVACUAZIONE (o GRANDE NORIA): circuito delle ambulanze e
degli altri mezzi di trasporto sanitario dal PMA verso gli ospedali e viceversa al fine della
ospedalizzazione delle vittime.

PERIMETRO DI SICUREZZA:
Area delimitata da parte dei Vigili del Fuoco, segnalata da bande colorate; il numero dei soc-
corritori del perimetro di sicurezza deve essere ridotto al minimo indispensabile per eseguire le
operazioni di soccorso (rischio evolutivo); nessuna figura non indispensabile e non riconoscibile
deve penetrare all’interno del perimetro.

PIANIFICAZIONE: E’ l’arte di stilare i Piani d’Intervento. E’ sinonimo di Strategia.

POSTO DI COMANDO OPERATIVO (PCO):


Luogo o struttura mobile in cui si ritrovano ed operano congiuntamente il Direttore dei Soccorsi
Tecnici (Comandante o Funzionario dei Vigili del Fuoco) ed il Direttore dei Soccorsi Sanitari (o
MDM Coordinatore).

POSTO DI COMANDO SANITARIO (PCS):


Struttura mobile che consente al Direttore dei Soccorsi Sanitari di coordinare le attività sul
campo e di mantenere il contatto con la CO 118. In genere s’istituisce nelle catastrofi maggiori,
in collegamento diretto con le altre componenti dei soccorsi.

POSTO MEDICO AVANZATO (PMA):


Area o Posto di prima diagnosi e stabilizzazione delle vittime per consentire un più sicuro arrivo
in ospedale. Il PMA, collocato in strutture fisse (locali preesistenti) o in tende, deve prevedere
4 zone:
• area triage dove i feriti sono valutati e indirizzati all’area di destinazione
• area urgenze assolute o area rossi/gialli: per la rianimazione preospedaliera e la
stabilizzazione dei feriti
• area urgenze relative o area verdi riservata ai feriti leggeri
• area deceduti separata dalle altre, in cui saranno compiute le operazioni di
riconoscimento da parte dell’Autorità giudiziaria.

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POSTO MEDICO AVANZATO di I° LIVELLO:
Il PMA di I° LIvello, è normalmente organizzato per trattare circa 10 feriti in codice di
gravità giallo e rosso e che viene generalmente allestito in caso di “catastrofe ad effetto limitato”
caratterizzata cioè dall’integrità delle strutture di soccorso esistenti nonché dalla limitata
estensione, nel tempo, delle operazioni di soccorso, valutata a meno di 12 ore.
Presenta le seguenti caratteristiche:
- capacità di trattamento limitata (10 pazienti);
- impiego rapido (allestimento entro 1 ora);
- durata limitata dell’intervento (massimo 12 ore).

POSTO MEDICO AVANZATO di II° LIVELLO:


Struttura di cure in caso di disastro maggiore, distinto dal PMA di I° livello, ordinariamente gestito
dal 118, studiato per essere impiegato nelle emergenze di tipo c) cioè in quelle situazioni che
travalicano le possibilità di risposta delle strutture locali (Art. 2 Legge n. 225 del 24 febbraio 1992).
Tale struttura dovrà:
- essere pronta all’impiego nel più breve tempo possibile dall’allarme (3-4 ore);
- essere in grado di trattare 50 pazienti con codice di gravità rosso-giallo nell’arco di
24 ore e per tre giorni;
- avere 72 ore d’autonomia operativa.

PROTEZIONE CIVILE:
Complesso d’attività volte a tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente
dai danni e dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi
calamitosi.

RICOGNIZIONE:
Procedura d’approccio ad uno scenario d’incidente maggiore finalizzata ad una prima
valutazione dell’entità dell’evento. Spesso è effettuata dall’alto, per mezzo di un elicottero.
In situazioni particolari, quali incidenti chimici o nucleari, deve essere compiuta da personale
specializzato.

RISCHIO EVOLUTIVO:
Possibilità che un evento possa proseguire nella sua azione lesiva o innescare altri
pericoli, provocando lesioni o morte agli individui che ne subiscono l’effetto. La conoscenza del
concetto di rischio evolutivo deve essere patrimonio comune di tutti coloro che svolgono azioni
di soccorso sul territorio o prestano servizio in ambienti lavorativi esposti a tale situazione. La
responsabilità principale dell’operatore deve essere l’incolumità personale, dei propri colleghi,
delle persone presenti sulla scena e delle vittime.

SCHEDA DI TRIAGE:
Il ferito deve essere identificato ed accompagnato da una scheda di triage che indica
la classe di gravità. Se all’inizio il ferito può essere individuato sol in base al codice
colore di gravità, è indispensabile che al PMA, per ogni ferito coinvolto, sia
compilata una scheda che lo accompagnerà fino all’arrivo in ospedale.

SETTORE:
E’ un’unità topografica che comprende un vasto ambito dello scenario dei soccorsi. Ad esso
afferiscono più cantieri.

SETTORIALIZZAZIONE:
Consiste nella suddivisione dell’area dei soccorsi. Le zone sono divise in settori e questi a loro
volta in cantieri: questi ultimi costituiscono l’unità elementare in cui organizzare le operazioni
sul campo. Lo scopo della settorializzazione è la razionalizzazione delle risorse, distribuendole
in modo uniformei.

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SISTEMA START:
E’ un sistema di triage sviluppato in USA dai Vigili del Fuoco. E’ l’acronimo di Simple Triage
And Rapid Treatment e permette, con un massimo di quattro domande, di assegnare ai feriti
un codice colore in base alla gravità e contemporaneamente di mettere in atto alcune rapide
manovre terapeutiche.

SQUADRE DI SOCCORSO:
Unità comprendenti operatori sanitari che provvedono alla gestione delle vittime sul luogo
dell’evento ed al loro trasporto fino al Posto Medico Avanzato.

SQUADRE SANITARIE:
Unità comprendenti personale sanitario che operano nel PMA e seguono il ferito fino al ricovero
in ospedale.

STRATEGIA:
L’arte e la capacità di pianificare in anticipo le soluzioni organizzative a diversi livelli. Oltre alla
pianificazione, prevede la verifica delle procedure e la formazione degli operatori.

TATTICA:
Capacità di metterle in pratica le soluzioni organizzaztive adattandole alle caratteristiche
specifiche del singolo scenario incidentale attraverso la realizzazione della catena dei soccorsi.

UNITA’ MOBILE DI SOCCORSO SANITARIO (UMSS):


Struttura mobile con caratteristiche di mobilitazione immediata, attrezzata per funzionare
come PMA, comprendente 2 - massimo 3 tende pneumatiche, barelle impilabili per 50 feriti,
generatori d’energia (elettricità e ossigeno), materiale sanitario suddiviso in casse di colore
corrispondente alla funzione (ROSSO: Infusioni – GIALLO: materiale non sanitario – VERDE:
Medicazione, immobilizzazione – BLU: ventilazione).
E’ composta da medici, infermieri, soccorritori. In genere appartengono ai Sistemi di
Emergenza Sanitaria 118; devono esser distinguibili ed identificabili nella zona di intervento
con casacche colorate. Attualmente è sostituita, come concetto, dal PMA di I° livello.

VITTIMA:
Persona coinvolta nell’evento. Comprende feriti, scampati e deceduti.

ZONA DEI SOCCORSI:


E’ il luogo geografico della catastrofe in cui si dispiega il dispositivo d’intervento.

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CLASSIFICAZIONE DELLE CATASTROFI

Gli incidenti maggiori non si differenziano solo per il numero di vittime.


La classificazione degli eventi non è un elemento indispensabile per fronteggiare tali disastri.
Diventa uno strumento importante per analizzare a posteriori l’efficacia degli interventi e
migliorare continuamente l’operatività dei servizi di emergenza, rendendo confrontabili dati
che sono sempre molto complessi da interpretare.

Esistono differenti metodi per classificare le catastrofi.

La classificazione prevista dalla Legge di istituzione del Servizio di Protezione Civile Nazionale
prevede 3 tipi di eventi, per ognuno dei quali identifica precisi ambiti di competenza e
responsabilità nella gestione dei soccorsi:

TIPOLOGIA DEGLI EVENTI E AMBITI DI COMPETENZE in:


Ai fini dell’attività di Protezione Civile gli eventi si distinguono in:
A) Eventi naturali o connes- B) Eventi naturali o connes- C) Calamità naturali,
si con l’attività dell’uomo che si con l’attività dell’uomo catastrofi o altri eventi che
possono essere fronteggiati che, per la loro natura ed per intensità ed estensione
mediante interventi attuabili estensione comportano devono essere fronteggiati
dai singoli enti e amministra- l’intervento coordinato di con mezzi e poteri straordinari
zioni competenti in via più enti o amministrazioni
ordinaria competenti in via ordinaria

Un’altra classificazione é basata sui fattori scatenanti in modo da poter valutare


il rischio evolutivo. In pratica la possibilità che l’evento si riproduca o continui
a provocare danni alle cose e alle persone, tra le quali annoveriamo i soccorritori
(fonte: Gen. Vito BRUNO - Settore P.C. Regione Piemonte - modificata).

a) CATASTROFI NATURALI:
• Fenomeni geologici:
o Terremoti – maremoti
o Eruzioni vulcaniche
o Bradisismo
o Caduta di meteoriti e asteroidi
• Eventi meteorologici:
o Piogge estese
o Siccità
o Trombe d’aria – tifoni - uragani
o Neve - Ghiaccio - Grandine
o Nebbia
• Fenomeni idrogeologici:
o Alluvioni – esondazioni
o Frane
o Valanghe – slavine
o Collasso ghiacciai
• Varie:
o Epidemie animali

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 15


b) CATASTROFI TECNOLOGICHE o ANTROPICHE:
• Incidenti rilevanti in attività industriali:
o Incendio - esplosione
o Rilascio sostanze inquinanti o tossiche
o Rilascio di radioattività
• Incidenti nei trasporti:
o Aerei
o Ferroviari
o Di Navigazione (fluviale e marittima)
o Stradali
o Rilascio di sostanze tossiche o radioattive.
• Collasso dei sistemi tecnologici:
o Black-out elettrico
o Black – out informatico
o Interruzione rifornimento idrico
o Interruzione condotte di gas od oleodotti
o Collasso di dighe o bacini.
• Incendi:
o Boschivi
o Urbani
o Industriali.
• Varie:
o Crollo d’immobili per abitazioni od ospedali.

c) CATASTROFI CONFLITTUALI E SOCIOLOGICHE:


• atti terroristici
• sommosse
• conflitti armati internazionali
• uso d’armi chimiche - batteriologiche e nucleari
• epidemie
• carestie
• migrazioni forzate di popolazioni (campi profughi)
• incidenti durante spettacoli, feste e manifestazioni sportive.

Altri fattori classificativi, importanti nelle decisioni relative al tipo e all’entità dei soccorsi da
mettere in campo, sono:
• configurazione geografica
• zona urbana
• zona rurale-extraurbana
• configurazione sociale
• paese industrializzato
• paese in via di sviluppo
• estensione geografica
• inferiore a 1 chilometro
• tra 1 e 100 km
• oltre 100 km
• numero delle vittime (intese come persone coinvolte nell’avvenimento)
• catastrofi limitate (meno di 100 vittime)
• catastrofi medie (tra 100 e 1.000 vittime)
• catastrofi maggiori (più di 1.000 vittime).
• effetti sulla comunità (danneggiamento delle infrastrutture quali: vie di
comunicazione, reti elettriche, ecc.)
• catastrofi semplici
• catastrofi complesse
• durata dei soccorsi
• inferiore alle 6 ore
• compresa tra 6 e 24
• superiore alle 24 ore.

16 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


Alcuni di questi dati possono essere comunque raccolti già al momento dell’allarme e possono
servire a tipizzare l’incidente e, di conseguenza, guidare l’attivazione mirata della macchina
dei soccorsi.
Questi dati sono presentati assieme ad una codifica che viene proposta per facilitare il lavoro
delle Centrali Operative 118:

Accessibilità del luogo:


• A: accessibile
• NA: non accessibile (o difficilmente accessibile)

Tipo di lesioni prevalenti che ci si può aspettare dalla dinamica dell’evento:


• T (prevalenza di pazienti traumatizzati)
• C “Crash” (Contusione, schiacciamento)
• U “Ustioni”
• B “Blast” (Esplosione)
• M (prevalenza di patologie internistiche)
• R “Respiratorio”
• H “Intossicazione”

Livello
• 1 = inferiore o uguale a 15 vittime
• 2 = da 15 a 30 vittime
• 3 = oltre 30 vittime

Contaminazione
• X = contaminazione accertata o molto probabile da sostanze chimiche.
• Z = contaminazione accertata o molto probabile da parte di sostanze VIRALI o
BATTERICHE.

L’identificazione della tipologia e della prevalenza lesionale avrà un duplice intento:


• garantire una risposta mirata da parte della centrale operativa; ad esempio
l’attivazione di squadre specializzate.
• permettere ai presidi ospedalieri la precoce attivazione dei piani di emergenza
richiedendo risorse mirate.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 17


INDICATORI DI QUALITA’

Anche la Medicina delle catastrofi non si


sottrae dal dover valutare in modo oggettivo.
I propri risultati anche se la materia è molto più
complessa di altre e questo comporta
ulteriori difficoltà per selezionare dei criteri di
valutazione che siano precisi e che
descrivano perfettamente tutti gli aspetti che
compongono la materia stessa.

Riportiamo qui alcuni indicatori utili per


la valutazione delle risorse da mettere in
campo e per analizzare gli scenari realmente
accaduti.

a) Medical Transport Capacity 1 (MTC1):


E’ un indicatore elaborato per valutare il
numero di ambulanze teoricamente
necessarie per trasportare dal luogo
dell’evento (tempo di evacuazione) tutti i
pazienti entro un determinato periodo di tempo.

A seconda dell’intervallo di tempo prescelto, si parla di MTC1 se l’intervallo di tempo è 1 ora,


MTC2 se l’intervallo di tempo è 2 ore e così via.
Abitualmente si considera il parametro 4 ore (MTC4) o 6 ore (MTC6).

Medical Transport Capacity MTC=(N*t)/(T*n)


MTC = Numero di ambulanze necessarie
N = numero pazienti da trasportare
t = tempo medio di trasporto per ogni singola rotazione A/R
n = numero pazienti per ambulanza
T = limite di tempo fissato per lo sgombero del sito (1 h – 2h – 4h – 6h)

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b) Workload Scoring System (WSS)
Questo indicatore assegna un punteggio proporzionale alla complessità delle varie procedure
di emergenza che un team, composto da 1 medico ed 1 infermiere, riesce ad effettuare in 1
ora di tempo.
Il carico medio di lavoro che un tale team riesce ad affrontare equivale a 14,87 punti/h.

1 punto 2 punti

Monitoraggio ECG CVC


Parametri vitali 2 vene periferiche
Conteggio GCS Catetere arterioso
1 vena periferica Infusione di 1 unità di emoderivati
Prelievo esami di laboratorio Applicazione di gesso o splinting arti
Emogasanalisi Sutura superficiale 5-10 cm.
Ossigenoterapia Sutura profonda > 5 cm.
Pulsiossimetria Sutura al volto < 5 cm.
Coperta termica o ghiaccio Cambio di medicatura per ustione 11-35%
Bilancio idrico parziale
SNG
Catetere vescicale
Lastra Rx con apparecchio portatile
TAC
Ecografia
Serie di 3 lastre standard
Ogni 3 somministrazioni di farmaci
Ogni 1000 ml di infusioni
Carte di ricovero
Procedure di trasferimento
Esplorazione rettale/vaginale
Decompressione toracica con ago
Sutura superficiale < 5 cm.
Cambio medicatura, standard o per ustioni < 10%
3 punti 4 punti

Intubazione tracheale Intubazione tracheale e ventilazione


Isolamento chirurgico di vena periferica meccanica
Toracentesi d’urgenza CPR
Paracentesi d’urgenza Catetere di Swan-Ganz
Pericardiocentesi d’urgenza Infusione a pressione di emoderivati
Sutura superficiale > 10 cm. ICP
Sutura profonda 5-10 cm. Fibroscopia
Sutura al volto 5-10 cm. Lavaggio peritoneale
Cambio di medicatura per ustione 36-50% Drenaggio toracico
Pericardiotomia
Cricotirotomia
Preparazione per intervento chirurgico
d’urgenza
Sutura profonda > 10 cm.
Sutura al volto >10 cm.
Cambio di medicatura per ustione >51%

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 19


LA CATENA DEI SOCCORSI

Con l’indicazione “catena dei soccorsi” si intende sia una sequenza cronologica di fasi che
caratterizzano la gestione ideale di una maxiemergenza, sia la serie di “tappe” che
compongono il percorso dei feriti verso gli ospedali di cura definitiva.
L’obiettivo principale é quello di salvare il maggior numero possibile di vite umane avvalendosi
di risorse che, per definizione, sono limitate.

Sequenza cronologica di una gestione ideale della maxiemergenza

Questa sequenza è applicabile in ogni evento,


indipendentemente dal tipo di catastrofe e deve
essere considerata il modello operativo a cui
riferirsi.
a) Fase dell’allarme (attivare la risposta e
dimensionare l’evento)
b) Fase dell’improvvisazione (da ridurre
quanto possibile: in questa fase l’unico
soccorso possibile proviene molto spesso
dagli stessi scampati all’evento).
c) Fase della ricognizione (raccogliere
elementi CERTI che consentano di
organizzare al meglio le operazioni sul
posto e le risorse da mobilitare).

d) Fase della settorializzazione (ripartizione in aree funzionali di lavoro allo scopo di


razionalizzare le risorse disponibili)
e) Fase del salvataggio (o recupero: ossia l’insieme delle operazioni finalizzate allo
spostamento delle vittime in luogo sicuro)
f) Fase della medicalizzazione (garantire agli infortunati le condizioni migliori per affrontare
il trasporto verso gli ospedali).
g) Fase dell’evacuazione (circuito ininterrotto dei mezzi dal Posto Medico Avanzato ai
luoghi di cura definitivi, denominato anche: “noria”, vocabolo arabo-spagnolo che
identifica la ruota dei mulini ad acqua).
h) Fase dell’ospedalizzazione (compresa la predisposizione di piani di emergenza per un
gran numero di vittime).

Sequenza delle “tappe” che compongono il percorso dei feriti

a) Spot: Il luogo in cui è successo l’incidente e in cui si trovano i feriti.


b) Cantiere: è l’unità elementare in cui viene suddiviso lo Spot per suddividere le squadre
di soccorso.
c) Area di raccolta: zona immediatamente prossima allo Spot, ma esente da rischi evolutivi
in cui è possibile iniziare a raggruppare i feriti secondo categorie di Triage sommario
(cosiddetto “sweeping triage”) ed erogare manovre salvavita elementari.
d) Noria di salvataggio (o “piccola Noria”): circuito dei barellieri che allontanano i feriti
dalla zona dell’incidente verso il PMA.
Idealmente non dovrebbe superare i 500 metri di percorso da fare.
e) Posto Medico Avanzato: ossia una struttura interposta tra il luogo dell’evento e gli ospedali.
f) Noria di evacuazione (o “grande Noria”): circuito delle ambulanze (o altri mezzi di trasporto
sanitario) dal PMA agli ospedali.

La necessità di “interrompere” il viaggio dei feriti verso gli ospedali, fermandosi in più
punti, anche se può apparire una contraddizione, è dovuta al fatto che bisogna impedire
che gli ospedali collassino per sovraccarico di pazienti e che molto spesso la distanza che
li separa dal luogo dell’incidente è tale che le ambulanze, sempre in numero insufficiente,
impiegherebbero tempi lunghissimi per evacuare direttamente TUTTI i feriti. (Vedere “Medical
Transport Capacity”).
La “sosta” nelle aree di raccolta e nei PMA è comunque finalizzata a realizzare momenti sempre
più complessi di trattamento medico. La sosta è finalizzata ad azioni salvavita per i pazienti.

20 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


IMPROVVISAZIONE, RICOGNIZIONE, ORGANIZZAZIONE
Le fasi che seguono immediatamente il verificarsi di una maxiemergenza possono essere
distinte in:

1° FASE “Improvvisazione”
E il momento immediatamente successivo all’evento. La paura, lo sgomento, il coinvolgimento
di amici o famigliari portano ad un atteggiamento smarrito nel migliore dei casi o il caos nella
ipotesi peggiore. Prima inizierà una reazione organizzata, minori saranno le conseguenze
avverse. Poiché in questa fase sono coinvolti gli scampati e il personale tecnico sanitario
che per caso si trova nelle immediate vicinanze, è importante che i principi elementari
della Medicina delle Catastrofi siano portati a conoscenza della popolazione, esattamente
come si sta facendo per le emergenze cardiologiche ed il primo soccorso ai traumi.

2° FASE “Ricognizione”
Viene effettuata entro i primi minuti dopo l’attivazione del dispositivo di risposta all’emergenza,
da parte del primo mezzo di soccorso che arriva sul posto e che quindi non dovrebbe dedicarsi
(almeno per i primissimi istanti) al soccorso diretto delle vittime.
La visione dall’alto rimane la situazione ottimale, quando ciò è possibile (elicottero).

La ricognizione permette di riportare informazioni essenziali come:


• Dinamica dell’evento
• Numero stimato di feriti o vittime
• Tipo di risorse occorrenti e loro dimensionamento ipotetico
• Stima del tempo di permanenza dei soccorsi sul posto per risolvere la maxiemergenza
• Valutazione della configurazione del territorio ed estensione geografica dell’area colpita
• Valutazione della sicurezza del luogo.
• Condizioni meteo

Per rendere più facile la procedura di ricognizione, viene proposto lo schema mnemonico
METHANE:

Iniziale Termine Termine italiano Significato/azioni da intraprendere


inglese
M Major incident Maxiemergenza Dare conferma per l’attivazione di un
dispositivo di risposta straordinario rispetto
all’emergenza abituale
E Exact location Esatta Raccogliere e trasmettere le coordinate
localizzazione esatte per raggiungere il posto (Indirizzo ed
eventuali coordinate GPS)
T Type Tipo di incidente Precisare se si tratta di incidente stradale,
ferroviario, chimico, eccetera
H Hazards Pericoli Segnalare la presenza o il rischio di
sostanze pericolose o situazioni ambientali
che possono esporre a rischio i soccorritori
(frane, incendi, crolli, ecc.)
A Access Accesso Individuare e comunicare da quale direzione
arrivare
N Number (of Numero (di feriti) Stima approssimativa del numero di persone
victims) coinvolte e possibilmente del loro livello di
gravità o del tipo di lesione prevalente
E Emergente Enti di soccorso Comunicare se ci sono già altri enti di
(service) (necessari in soccorso presenti sul posto (Vigili del Fuoco,
rinforzo) Polizia, ecc.) o se sono necessari

La ricognizione può anche essere ritardata da difficoltà nell’avvicinarsi alla zona


dell’incidente (conflitti in atto, incendio, barriere artificiali o naturali) o dalla presenza di sostanze
pericolose.
Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 21
3° FASE “Organizzazione”
E’ la fase in cui i soccorsi iniziano a gestire concretamente lo scenario incidentale.
Si articola su:
a) Settorializzazione.
b) Integrazione tra le forze presenti sul campo.
c) Suddivisione dei compiti.
d) Soccorso vero e proprio
• Estrazione
• Triage
• Medicalizzazione
• Evacuazione

La settorializzazione consente di ottimizzare le risorse sul campo e, in molti casi, aiuta a risalire
all’identità delle vittime, come illustrato negli esempi seguenti.

L’integrazione tra le forze presenti sul campo (Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, Enti di
Volontariato e Protezione Civile) non può avvenire solo nei momenti operativi.
La collaborazione deve essere pianificata e facilitata dalla conoscenza reciproca e condivisione
delle specifiche procedure operative mediante momenti di confronto e iniziative comuni di
formazione e di addestramento.
La suddivisione dei compiti sarà facilitata da un coordinamento sul posto.
Il soccorso vero e proprio si realizza attraverso la costruzione della “Catena dei Soccorsi”.

22 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


FUNZIONI E COMPITI DEGLI OPERATORI SUL POSTO

La corretta ed efficace gestione di uno scenario di maxiemergenza si basa su uno


schema di lavoro in cui vengono identificati dei ruoli precisi, ricoperti da medici o infermieri con
adeguato addestramento che devono far fronte ad altrettanto precise funzioni.

Il soccorso tecnico (Vigili del Fuoco) adotta il modello di derivazione statunitense denominato
ICS (Incident Command System), rappresentato nello schema seguente:

Per il soccorso sanitario, tale schema risulta eccessivamente rigido, soprattutto perché
prevede dei dimensionamenti numerici delle varie unità affidate ai vari coordinatori o
supervisori che rispecchiano un’organizzazione di base completamente differente da
quella italiana (e spesso persino europea). Ad esempio, è previsto che ciascun coordinatore o
supervisore possa avere sotto di sé un massimo di 5-7 unità soltanto.

Per adattare alla realtà italiana il concetto di coordinamento orientato per funzioni, l’AIMC ha
proposto uno schema, denominato Medical Disaster Management (MDM) di cui si riproducono
le linee essenziali.

I due sistemi non sono incompatibili perché, a ben guardare, lo schema MDM si inserisce nello
schema ICS dove compare la casella “Soccorsi sanitari”.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 23


Le funzioni previste per le varie figure del sistema MDM sono:

MDM Coordinatore o Direttore dei Soccorsi Sanitari (DSS):


• Coordina le operazioni di soccorso sanitario.
• Valuta estensione e tipologia dell’evento.
• Valuta la presenza di rischio evolutivo.
• Organizza la catena dei soccorsi.
• Organizza un Posto di Comando Avanzato (o si posiziona presso quello già attivato, ad
esempio dai Vigili del Fuoco)
• Trasmette alla Centrale Operativa 118 gli aggiornamenti sul bilancio dei feriti, i dati
utili per la distribuzione dei feriti negli ospedali ed i flussi di risorse umane e materiali
verso lo scenario.

MDM Evacuazione:
• Assegna gli identificativi di chiamata delle varie unità impegnate nella zona dei socorsi
(ove non siano già state previste)
• Organizza e gestisce la zona di arrivo dei mezzi di trasporto sanitario, terrestri ed aerei.
• Organizza le zone di imbarco dei pazienti per l’evacuazione verso gli ospedali
• Assicura la sicurezza delle zone di imbarco dei pazienti usciti dal PMA
• Tiene traccia del flusso di pazienti usciti dal PMA e inviati agli ospedali
• Gestisce, in accordo con la Centrale Operativa 118, la “Grande Noria (o Noria di
Evacuazione)
• Monitorizza l’adeguatezza del numero di mezzi e di risorse umane per l’evacuazione dei
feriti

24 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


MDM Info:
• Supporta il DSS nel coordinamento in loco
• Gestisce le comunicazioni tra Centrale Operativa, luogo dell’evento e P.M.A.
• Verifica l’operatività ed i vari settori
• Controlla l’efficacia dei flussi informativi di teatro
• Gestisce, in collaborazione con le Autorità di Polizia Giudiziaria, le aree di deposito delle
salme e le operazioni di identificazione.

MDM PMA:
• Organizza e supervisiona l’attività del Posto Medico Avanzato
• Supervisiona il Triage
• Supervisiona le procedure di stabilizzazione
• Verifica la documentazione dei trattamenti effettuati e dei risultati di triage
• Coordina l’attività dei referenti delle aree di trattamento Codici Rossi, Codici Gialli e
Codici Verdi

MDM Recupero:
• Coordina le squadre deputate alla “Piccola Noria”
(o Noria di Salvataggio)
• Supervisiona il primo triage sul posto (Sweeping
Triage)
• Supervisiona le operazioni di estrazione e recupero
dei feriti intrappolati, in coordinamento con i
Caposquadra dei Vigili del Fuoco
• Identifica dove realizzare le Aree di Raccolta.

MDM Area Rossi

MDM Area Gialli

MDM Area Verdi


• Coordinano/attuano il trattamento dei feriti assegnati alle varie aree del PMA in
funzione della valutazione di triage
• Curano la documentazione del trattamento effettuato

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 25


IL PMA (Posto Medico Avanzato)

DEFINIZIONE DEL PMA


Il PMA é il luogo dove eseguire il triage e le prime cure, cioè il luogo in cui si devono riunire
le vittime, in contrapposizione ad una loro dispersione iniziale, sia spontanea che volontaria,
che genera inefficienza. Questo punto di concentramento deve essere medicalizzato e, poiché
destinato ad ottimizzare il lavoro delle squadre di soccorso, l’attivazione e l’installazione del
PMA devono essere ottenute in tempi rapidi.

L’ORGANIZZAZIONE
Il PMA non deve essere confuso con l’Ospedale da Campo; il primo é un anello della catena
dei soccorsi ove sono eseguiti gesti di soccorso e stabilizzazione in vista di un’evacuazione; il
secondo é una struttura di cura e degenza che può essere più o meno lunga.
In un PMA il ferito transita, nell’ospedale da campo soggiorna!

Nell’allestimento di un PMA deve prevalere il concetto di unità funzionale piuttosto che quello
di entità strutturale, anche se è opportuno che vengano predisposti moduli campali di pronto
e facile impiego.
L’architettura di un PMA costituito da moduli dedicati (tende pneumatiche o simili) può essere
“in linea”, “a losanga” oppure “a croce” in funzione del tipo di terreno su cui si opera, della
superficie disponibile e del tipo d’intervento.

CRITERI DI INSTALLAZIONE

LA SICUREZZA
La scelta del luogo di installazione del PMA deve tener conto di un unico imperativo assoluto:
la sicurezza al riparo dai rischi evolutivi connessi con l’evento in causa: una volta installato
e attivato, il PMA non potrà più essere spostato senza causare problemi tali da annullarne
l’efficacia.

L’ACCESSIBILITA’
I percorsi di accesso al PMA (Noria di salvataggio) devono consentire alle squadre di
salvataggio di condurre le vittime al PMA senza ostacoli o ritardi.
Il circuito di evacuazione dal PMA deve disporre di un percorso diverso da quello di arrivo delle
vittime.

L’ERGONOMIA
Il PMA deve offrire:
• riparo dalle intemperie
• spazio sufficiente per trattare i feriti
• un minimo di mezzi di collegamento, di supporto di segreteria e di riserve di energia
(elettricità, gas compressi, acqua).

LA VICINANZA
Il PMA deve essere installato il più vicino possibile alla zona del disastro.
Questo criterio rappresenta l’unico compromesso che si deve raggiungere per rispettare i
criteri di accessibilità ed ergonomia senza compromettere la sicurezza dei soccorritori.

Tutto questo si traduce in punti di notevole importanza :


• nelle prime fasi dei soccorsi, ad un impiego obbligato di una struttura sofisticata, che
ha tempi di attivazione lunghi, deve essere preferita l’installazione del PMA in locali
preesistenti: una scuola, una stazione o uno stadio.
• l’installazione della struttura deve comunque obbedire ad imperativi pratici:
prossimità della zona di operazioni e copertura del territorio.
• il trasporto e il dispiegamento della struttura devono essere molto rapidi: massimo 2 ore.
• il numero di operatori dedicati alla logistica del PMA deve essere limitato e scelto con
oculatezza in quanto la situazione di catastrofe è, per definizione, una situazione di
carenza di risorse umane oltre che materiali.
• tutto ciò che può essere predisposto prima deve essere fatto.
• tutte le attrezzature devono essere il più possibile autonome e affidabili.
• occorre privilegiare pesi ridotti, praticità, facilità d’impiego e semplicità di montaggio.

26 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


La pianificazione del posto Medico avanzato sarà in funzione delle risorse, materiali e umane,
presenti. E’ comunque essenziale che l’organizzazione del PMA, struttura campale o locale
preesistente, debba essere pianificata PRIMA del verificarsi della maxiemergenza per evitare
improvvisazioni pericolose o non ottimali.

All’interno del PMA operano le seguenti figure di riferimento:

MDM PMA:
Coordina l’intera attività del PMA

MDM Area Rossi:


Gestisce l’assistenza ed il trattamento dei pazienti classificati come “Codici Rossi”

MDM Area Gialli:


Gestisce l’assistenza ed il trattamento dei pazienti classificati come “Codici Gialli”

MDM Area Verdi:


Gestisce l’assistenza ed il trattamento dei pazienti classificati come “Codici Verdi”

MDM EVAC:
Organizza la zona di imbarco per l’evacuazione.

La figura illustra una delle possibili soluzioni per allestire un PMA completo.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 27


La Consensus Conference nazionale del Novembre 2005 ha stabilito che l’obiettivo generale
di un PMA è: “Stabilizzare le funzioni vitali per garantire il miglior trasporto in ospedale
(evacuazione protetta).

A tal fine, all’arrivo al PMA è necessaria la rivalutazione delle vittime con ricerca delle
condizioni potenzialmente mortali per garantire il mantenimento delle funzioni vitali con
tecniche avanzate di supporto (ALS).

• In linea di massima, il PMA deve avere un’area critica con eventuale divisione in area
rossa e gialla.
• La definizione degli atti e delle risorse da utilizzare sono elencate nella tabella”.

Obiettivi Misure essenziali Risorse minime


Cannule oro-naso faringee
Sistemi di aspirazione
Pervietà delle vie Verifica e/o mantenimento
Materiale da intubazione
aeree ventilazione
Presidi extraglottici
Accesso rapido tracheale
O2-terapia e reservoire
Ossigenazione Verifica Pulsossimetro

Fonendoscopio
Ventilazione manuale Pallone AMBU e maschera
Ventilazione adeguata Ventilazione meccanica Ventilatore meccanico
Verifica Capnometro
ODD (Oesophageal Detector
Devices)
Agocanule per vene periferiche
Agocanule per vene centrali
Incanulamento vene periferiche Sistemi deflussori
Incanulamento vene centrale Infusioni in contenitori
Assicurare volemia e Infusione intraossea (pediatrica) comprimibili
controllare Defibrillazione Pompe da infusione
emodinamica Farmacoterapia Defibrillatore
Monitoraggio Farmaci cardiocircolatori
Sedo-analgesia Cardiomonitor
Sfigmomanometro
Farmaci
Valutare lo stato
AVPU / GCS Schema di computo
neurologico
Esame clinico Esame obiettivo
Approfondimento Ecografia salvavita Ecografo
diagnostico Bilancio volemico Catetere vescicale
SNG
Terapia Terapia specifica Farmaci

28 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


IL TRIAGE

Triage = Selezione, filtro.


Nel concreto il TRIAGE rappresenta una metodica che serve a classificare i pazienti per gravità
delle condizioni cliniche.

La Consensus Conference nazionale del 2005 definisce il triage come: “una procedura sanitaria
di tipo dinamico, convalidata scientificamente, che consente di gestire le limitate risorse al fine
di ridurre al massimo la mortalità e la morbilità delle persone coinvolte”.

La metodica del TRIAGE deve essere:


• di facile applicazione
• di facile comprensione
• dinamica (va ripetuta più volte perché è da considerarsi come una fotografia
istantanea: il paziente può migliorare o peggiorare di lì a poco).

Ancora la Consensus Conference nazionale del 2005 stabilisce che: “Il metodo di triage
raccomandato in sede extraospedaliera è lo STaRT triage. ........... Se le risorse lo
consentono, a partire dal Posto Medico Avanzato (PMA), è raccomandato l’utilizzo di tecniche di
triage più complesse o che richiedano gradi di competenza e professionalità superiori, al fine di
migliorarne l’efficacia in relazione agli obiettivi del trattamento da perseguire.”

Le procedure di triage più complesse prevedono che il contatto col paziente più la visita non
superino comunque i 5 minuti circa.

Gli strumenti per il triage sono:


• gli algoritmi di triage
• le schede (o i dispositivi,
detti “tags”) di triage:
• cartellini
• bracciali

Sempre in accordo con la Consensus


Conference nazionale del 2005, negli
incidenti maggiori “L’esecuzione delle
STaRT triage deve essere possibile in
ogni anello della catena dei soccorsi”:
• Luogo dell’evento
• Aree di raccolta (se allestite)
• Ingresso del PMA
• Uscita dal PMA
• Pronto Soccorso

Lo STaRT triage è stato scelto in


quanto è di facile applicabilità, di diffusa
conoscenza e di sufficiente sensibilità.

L’algoritmo StaRT viene qui riprodotto e prevede quattro codici d’emergenza:


• Codice ROSSO Estrema urgenza
• Codice GIALLO Urgenza primaria
• Codice VERDE Urgenza secondaria
• Codice NERO Deceduto

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 29


In sede ospedaliera (o al PMA con adeguato personale medico) è previsto anche un quinto
codice:
• Codice BLU Urgenza “depassé”; il trattamento non influisce sulla sopravvivenza.

I pazienti così classificati ricevono cure palliative, almeno fino a quando le risorse disponibili
non aumentano ad un livello tale da permettere un trattamento più completo senza sottrarre
risorse ai pazienti che hanno maggiori possibilità di sopravvivenza.

Solo i medici possono applicare un codice BLU.

Alle operazioni di triage si sovrappongono le manovre di stabilizzazione: manovre terapeutiche


effettuate per permettere una sopravvivenza immediata del paziente di almeno mezz’ora. Ciò
permette l’invio in area rossi o in ospedale:

In area rossi vengono effettuate manovre terapeutiche per permettere una sopravvivenza di
almeno tre ore. Ciò permette un’attesa maggiore per il ricovero definitivo.

In area gialli vengono effettuate manovre terapeutiche per permettere che il paziente non
evolva a codice rosso. Ciò permette un’ attesa maggiore per l’ospedalizzazione.

In area verdi l’attività prevalente è l’osservazione dei feriti.

30 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


L’OPERATORE DI CENTRALE OPERATIVA 118

La Centrale Operativa 118 raccoglie l’allarme


proveniente dal territorio attraverso le linee
telefoniche dedicate con il numero unico 118.
L’operatore della centrale 118 è un infermiere
appositamente addestrato. Durante l’intervista
telefonica definisce la criticità dell’evento e attiva le
squadre di soccorso più opportune.
All’occorrenza attiva l’elisoccorso (postazioni presso
l’Ospedale Maggiore di Bologna e Pavullo).
Quando le circostanze lo richiedono, la Centrale
Operativa 118 trasmette l’allarme alle altre istituzioni e
organizzazioni competenti, quali Vigili del Fuoco, Forze
dell’Ordine e Soccorso Alpino.
Attivati i soccorsi, il compito della Centrale Operativa 118 consiste, se necessario, nell’assistere
telefonicamente gli utenti fino all’arrivo dei soccorritori.

In caso di maxiemergenza attiva:

1. L’ambulanza in zona.
2. L’automedica in appoggio
3. Il mezzo maxi-emergenze.
4. Il personale addetto per installare un PMA
5. Il personale addetto ad operare nel PMA
6. Il PEIMAF (Piano di Emergenza Interno per Massiccio Afflusso di Feriti).

Per aiutare l’operatore 118 a comprendere le dimensioni dell’accaduto, in caso di incidente che
si discosti dall’ordinario, sarebbe utile utilizzare almeno alcune delle voci previste dallo schema
METHANE.

Iniziale Termine Termine italiano Significato/azioni da intraprendere


inglese
M Major Maxiemergenza Dare conferma per l’attivazione di un
incident dispositivo di risposta straordinario rispetto
all’emergenza abituale
E Exact Esatta localizzazione Raccogliere e trasmettere le coordinate
location esatte per raggiungere il posto (Indirizzo
ed eventuali coordinate GPS)
T Type Tipo di incidente Precisare se si tratta di incidente stradale,
ferroviario, chimico, eccetera
H Hazards Pericoli Segnalare la presenza o il rischio di
sostanze pericolose o situazioni ambientali
che possono esporre a rischio i soccorritori
(frane, incendi, crolli, ecc.)
A Access Accesso Individuare e comunicare da quale
direzione arrivare
N Number (of Numero (di feriti) Stima approssimativa del numero di
victims) persone coinvolte e possibilmente del
loro livello di gravità o del tipo di lesione
prevalente
E Emergency Enti di soccorso Comunicare se ci sono già altri enti di
(services) (necessari in rinforzo) soccorso presenti sul posto (Vigili del
Fuoco, Polizia, ecc.) o se sono necessari

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 31


LA SICUREZZA SUL LUOGO DELL’EVENTO

Uno scenario di incidente maggiore è


composto da numerosi micro-sistemi che
interagiscono tra di loro: i feriti, il
terreno, le strutture, eventuali fenomeni fisici
collegati o derivati dall’incidente stesso
(fuoco, fumo, ecc.), i mezzi di soccorso, le
attrezzature dei soccorritori.

Il tutto immerso in un contesto di elevata


tensione emotiva e di forte pressione
psicologica. Anche la più semplice azione può
quindi condizionare le fasi di soccorso.

Inoltre, le condizioni ambientali, la presenza degli astanti obbligano spesso i soccorritori ad
intervenire in condizioni pericolose sotto la spinta di particolari tensioni emotive.
Gli psicologi dell’emergenza sostengono che questa spinta emotiva sia in grado di alterare
temporaneamente la capacità di valutare i pericoli, cosa che rende estremamente vulnerabile
il soccorritore.

Particolarmente emblematico è quanto accadde a New York l’11 settembre 2001. Nonostante
esistessero protocolli estremamente rigidi su come posizionare in sicurezza i mezzi di soccorso
negli interventi per crollo di edifici, conoscendo bene i pericoli della caduta di vetri e di detriti
da grandi altezze, le dimensioni di questo incidente provocarono un coinvolgimento emotivo
tale che tali protocolli vennero dimenticati nella tensione del momento e di fronte ad una
così grande richiesta di soccorso che, quando crollò la torre Sud, una fila di 15 ambulanze fu
completamente sventrata dai materiali in caduta.

Il raggiungimento della sicurezza è possibile riconoscendo le situazioni di pericolo con il


supporto delle componenti tecniche (Vigili del Fuoco) e avvicinandosi alle vittime solo al
momento opportuno.

Indipendentemente dal tipo di evento, l’approccio ai feriti di un incidente maggiore potrà


avvenire solo dopo che la scena è stata messa in sicurezza, anche se questo potrebbe
determinare un ritardo nell’inizio delle manovre di soccorso medico.

Osserviamo alcune variabili ambientali che incidono sulla sicurezza:

1. Conformazione del terreno (o dell’edificio)


2. Dinamica dell’incidente, tipologia dei mezzi coinvolti
3. Condizioni meteorologiche: nebbia, pioggia, vento, temperatura
4. impianti di ventilazione (supermercato, metrò).
5. Visibilità (fumi, gallerie, ostacoli).
6. Affollamento (esempio: presenza di traffico stradale).
7. Carichi sospesi o non in sicurezza
8. Presenza di sostanze tossiche o pericolose
9. Fenomeni di panico.

E’ evidente che la maggior parte di questi fattori di rischio, collegati con lo scenario incidentale,
sono relativi ad ambienti confinati, piuttosto che a spazi aperti.
A titolo di esempio, si tenga presente che, da uno studio effettuato sull’area metropolitana di
Bologna, la percentuale di incidenti maggiori avvenuti in ambienti confinati è del 44% e che,
nella stessa area, gli edifici a sviluppo verticale alti più di 30 metri sono 593.

Facile comprendere quindi che la formazione alla sicurezza e l’addestramento del personale,
nonchè lo studio di questi eventi, sono un ottimo investimento.

32 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


GLI EVENTI NBCR (Nucleari Biologici Chimici Radiologici)

Un evento NBCR è chiamato anche “evento non


convenzionale” derivando la terminologia dal gergo
militare in cui si distinguono armi “convenzionali” (cioè
ammesse dalla Convenzione di Ginevra) come fucili,
cannoni, eccetera e armi “non convenzionali (cioè proibite dalla
Convenzione di Ginevra) come, appunto, i gas asfissianti
e le armi biologiche.
L’efficacia devastante, dolosa e non, degli agenti nucleari,
biologici, chimici, è nota fin dall’antichità.
Esistono documentazioni storiche nelle quali città assediate
vennero sconfitte lanciando con catapulte oltre le mura
cadaveri di appestati.
In epoca più recente, intere popolazioni di pellerossa
vennero sterminate distribuendo coperte infettate con il vaiolo.
Durante la 1° Guerra Mondiale venne fatto vastissimo uso di gas asfissianti, impiegati poi
anche in molte guerre coloniali (Etiopia).
Hiroshima e Nagasaki rappresentano l’inizio dell’era delle armi nucleari.

Al di fuori di atti di guerra o di attacchi terroristici, l’uso industriale di sostanze chimiche


potenzialmente pericolose è aumentato nella società moderna, elevando esponenzialmente
il rischio di incidenti anche gravi. Ciò è il principale motivo per cui è importante conoscere
le problematiche connesse con gli scenari NBCR. E’, inoltre, il motivo per il quale, in questo
testo, affronteremo principalmente le tematiche relative agli incidenti connessi con le sostanze
chimiche, facendo solo dei cenni a quelli dovuti al rilascio di sostanze radioattive o all’azione
di microrganismi.

Nell’affrontare uno scenario NBCR il sistema dei soccorsi viene messo a dura prova.
La difficoltà di tale intervento può essere attribuita a carenze nel sistema dei soccorsi (perché
si tratta di eventi non frequenti come i “normali” incidenti stradali), incontrollabilità degli effetti
sui feriti, difficile gestione delle cause.

Doveroso, quindi, cercare di comprendere le modalità gestionali più idonee per il soccorso nelle
emergenze NBCR.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 33


La radioattività

La radioattività è un fenomeno fisico che interessa le trasformazioni del nucleo di un atomo.


Le radiazioni ionizzanti sono particelle od onde elettromagnetiche con un forte potere penetrante.

• Raggi Alfa: Particelle con potere penetrante debolissimo. Le particelle Alfa sono
dannose solo se emesse entro il corpo umano.

• Raggi Beta: Particelle con potere penetrante debole.



• Raggi Gamma: Onde elettromagnetiche con potere penetrante forte. Sono sempre
pericolose.

• Raggi X: Onde elettromagnetiche con potere penetrante forte. Elevato, ma inferiore


a quello dei raggi Gamma.

l rischio biologico

L’utilizzo di batteri, funghi, virus, tossine per provocare la morte o la malattia negli uomini,
negli animali o nelle piante.
Si può avere rischio biologico per la presenza (e la diffusione) di:

Microrganismi.
(batteri, virus, funghi e protozoi)

Tossine.
(sostanze velenose derivate da organismi viventi.)

Parassiti.
(organismi che vivono e si nutrono approfittando dell’organismo che li ospita).

34 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


EVENTI NBCR NEL MONDO VERIFICATISI dal 1976 al 2007

La decisione di riassumere gli eventi nucleari, biologici, chimici e radiologici che si sono
verificati negli ultimi 30 anni è stata presa per documentare come questi eventi, anche se
meno frequenti rispetto ad altri tipi di emergenze, sono particolarmente insidiosi e richiedono
in primo luogo un elevato livello di attenzione da parte di tutti nei confronti di temi ambientali
e sociali che molto spesso vengono percepiti come poco importanti o di competenza di pochi
“addetti ai lavori” oppure come pretesti per campagne politiche.

Seveso 1976 (ICMESA).


Nel reattore B di un impianto per la produzione di cosmetici, la temperatura
sale oltre i 300 gradi. La valvola di sicurezza si rompe. Fuoriescono alcuni
chilogrammi di una sostanza chimica che producono una nube di gas.
Dopo 4 giorni si iniziano a vedere i primi effetti:
1. Intossicazioni.
2. Ricoveri d’urgenza.
3. Defogliamento delle piante.
4. Moria di animali.
Dopo 10 giorni viene identificata la sostanza: “Diossina”.
La temperatura di lavorazione del triclorofenolo (Tcl), materia prima per la produzione di
cosmetici, disinfettanti ospedalieri e diserbanti, doveva essere mantenuta sotto i 156 gradi. A
temperature superiori, infatti, inizia la formazione di Diossina (Tcdd), un potentissimo veleno.
Più è alta la temperatura, più Diossina si forma.
14 giorni dopo si prende la decisione di evacuare la zona (15 ettari).
Il giorno successivo viene dato l’allarme ai comuni limitrofi. La zona ad oggi è stata
completamente bonificata.

Sant Carles de la Rapita (Spagna) 1978


Esplosione di un’autobotte di GPL dentro un campeggio.
Le vittime furono 200.

Ekaterinburg (Sverdlovsk oggi URSS) 1979


Fuoriuscita di Antrace da un centro militare sovietico.
Si è potuto stabilire che la distribuzione dei casi di antrace aveva seguito
la direzione del vento predominante. L’epidemia è stata in un primo tempo
attribuita a carne contaminata, ma gli esami evocavano antrace
polmonare. Furono riscontrati casi di Carbonchio su persone che si trovarono
ad una distanza di 4 km dalla zona dell’incidente e vennero registrate
contaminazioni di bestiame ad una distanza di 50 km. 96 furono le persone che
svilupparono il Carbonchio. 66 di queste morirono.
Non esiste alcuna possibilità di contagio da persona a persona, come accade, per esempio, con
la comune influenza. Questo significa che le persone colpite furono esposte direttamente alle
spore del batterio.

Dalles (Oregon USA) 1984


Un gruppo terroristico contamina l’insalata di 10 ristoranti della città con il
batterio della Salmonella infettando 751 persone.
Successivamente il responsabile verrà identificato nel fondatore della setta Ra-
jneeshees.

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Mexico City 1984
Esplosione deposito di GPL.
Fenomeno BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapour Explosion).
500 furono le vittime e 5000 I feriti.

Bhopal (India) 1984


Dalla fabbrica di pesticidi Union Carbide in via di dismissione e con ridotte
procedure di manutenzione degli impianti di stoccaggio delle materie prime
fuoriescono 40 tonnellate di vapori di cianuro.
2 dicembre 1984, la fabbrica è ormai in disuso: manca un dipendente
specializzato che possa svolgere l’unica attività ancora da svolgere, ossia
l’eliminazione delle impurità dalle tubature delle tre vasche contenenti
Isocianato di Metile (MIC) per mezzo dell’acqua. Rimangono solamente 63 tonnellate
di isocianato di metile nelle vasche, ma neanche uno degli impianti è operativo, delle tre
vasche, solo una, con 42 tonnellate, è quasi piena. Violando le norme di sicurezza, il MIC
viene conservato da circa due mesi a temperatura ambiente (invece che a 0 °C). Tutti gli
allarmi sonori, che si attivano in caso di anomalo rialzo della temperatura nelle vasche,
sono stati disattivati. Anche la sera del 2 dicembre bisogna lavare i tubi. Il personale non
specializzato di turno esegue gli ordini scritti sin dove possibile. Le istruzioni dicono:
isolare le sezioni dei tubi, immettere acqua e lavare. Ma quella sera una delle saracinesche
si è talmente incrostata che l’acqua non passa in nessun modo e la sua pressione aumenta.
Tre ore sono passate dall’apertura dell’acqua e dal cambio di turno. Per una non corretta
interpretazione degli ordini, o meglio a causa del degrado dell’impianto, le tubature non
bene isolate causano la fuoriuscita dell’acqua, che scorre verso la cisterna piena di MIC. E’
mezzanotte circa quando alcuni operai di guardia sentono uno strano odore nell’aria:
cavolo lesso, l’odore dell’isocianato di metile allo stato gassoso. L’acqua è arrivata nella vasca
provocando la reazione del MIC. Le 42 tonnellate di MIC si disintegrano in un’esplosione di
calore che trasformerà rapidamente il liquido in un vortice gassoso. La pressione è sbalzata
di colpo a 2 bar, successivamente a 4 bar. Il gas viaggia verso la torre di decontaminazione,
dove dovrebbe trovare la fiamma del bruciatore pronta a incenerirlo. Ma la fiamma è spenta
e il gas trova, come ostacolo, solo valvole chiuse. Quando le valvole saltano a causa della
forte pressione, un geyser altissimo sprizza sopra l’impianto. Il sovrintendente di turno, pur
non potendo bloccare l’eruzione della vasca 610, impedisce che la contaminazione si propaghi
alle restanti 21 tonnellate di MIC della vasca 611. Ma il vento non risparmia la catastrofe: la
nuvola assassina, dovuta all’esplosione del MIC, è larga 100 metri ed è formata su tre strati:
• Acido Cianidrico (Letale)
• Fosgene (gas asfissiante usato durante la 1a Guerra Mondiale).
• Isocianato di Metile, due volte più pesante dell’aria.
La nube si dirige verso le bidonville dei quartieri poveri, abbattendosi senza rumore su
centinaia di migliaia di persone. Nelle strade le persone muoiono, tra spasmi, con polmoni e
occhi in fiamme. Gli ospedali sono colmi di migliaia di agonizzanti che, diventati ciechi,
soffocano e vomitano. I medici non sanno cosa fare. I tecnici della Carbide non hanno dato
informazioni sulla composizione della nube tossica; non sono autorizzati, dicono, e quindi non
è facile trovare un antidoto. Persero la vita all’incirca 8.000 persone solo nella prima notte, tra
20 e 30.000 morirono nei mesi successivi, si ebbero più di 500.000 intossicati.

Chernobyl (URSS) 1986


Incidente nucleare 31 morti. 187 feriti.

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Amsterdam (Olanda) 1992
Il 4 ottobre 1992 un cargo israeliano appena decollato da Amsterdam,
si schianta. I morti sono circa 200. Soccorritori e superstiti rimangono
intossicati dall’uranio impoverito contenuto nella zavorra che irrigidisce le
ali del velivolo. Negli anni successivi almeno 10.000 persone residenti nella
zona denunciano malesseri da intossicazione.

Matsumoto (Giappone) 1994


Un gruppo terroristico, utilizzando il gas nervino “Sarin”, provoca la morte
di 7 persone e 144 feriti.

Tokyo (Giappone) 1995


Lo stesso gruppo terroristico utilizza il Sarin per l’attentato nella
metropolitana di Tokyo. Muoiono 12 persone e più di 5.000 rimangono
intossicate.

Tokaimura (Giappone) 1999


Nell’impianto per la preparazione di combustibile nucleare, durante una
operazione di routine, vengono versati in una vasca di purificazione 16 kg.
di uranio anziché i 3 previsti dalla procedura.
2 morti. Evacuate 300.000 persone.

Mosca (URSS) 2002


Al teatro Dubrovka di Mosca, durante uno spettacolo
vengono sequestrti gli spettatori e gli stessi attori.
Sconosciuto il gas utilizzato dalle Forze Speciali per
intervenire (si suppone vapori di Fentanyl).
41 guerriglieri e 90 ostaggi morti asfissiati dal gas.
750 erano gli spettatori presenti.

Isola di Caprera (Sardegna) 2003


Un sottomarino nucleare americano, armato con siluri e missili Cruise, urta
gli scogli della secca dei Monaci, incagliandosi. Nei campioni prelevati si
riscontrano concentrazioni (dai 3900 ai 4700 bq/kg sec.) di Torio 234,
elemento della catena dell’Uranio 238, componente del combustibile
nucleare che alimenta i sommergibili.
(in natura non dovrebbe superare alcune decine di bq/kg sec.).

Iran2004
Dopo una violenta esplosione si incendia un convoglio formato da 51
vagoni, dei quali 17 trasportavano zolfo, 6 combustibile, 7 fertilizzanti e 10
cotone idrofilo.
Le prime notizie vengono date solo 9 ore dopo l’accaduto. 295 le vittime.
350 i feriti. Tra i morti vi furono soccorritori, autorità, e gli abitanti dei
villaggi vicini intervenuti per dare soccorso.

Toronto (Canada) 2005


Epidemia virale (sconosciuta) in casa di riposo per anziani: 16 pazienti
morti. 88 pazienti gravi

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Perugia 2006
Esplosione oleificio a Campello sul Clitunno.
4 morti e un disperso. Registrata una temperatura di 450 gradi. Perimetro di
sicurezza di 500 metri. Secondo le prime ricostruzioni, l’incidente fu causato
da una scintilla sprigionata durante le operazioni di saldatura. La normale
attività era ferma ma sul posto operava una ditta con una squadra di 5
operai per lavori di manutenzione.

Avio 2006 Bolzano


Scontro tra treni: uno dei due convogli trasportava metilene-difenil-
isocianato. Il materiale, trasportato in forma liquida, evapora (diffondendosi
così nell’aria) solo ad una temperatura superiore ai 20 gradi. Appena
fuoriuscito a seguito dello scontro tra i due convogli, con l’abbassamento
repentino della temperatura, ha subito un rapido processo di solidificazione
che ha impedito anche l’eventuale dispersione nel sottosuolo.

Miniera di Carbone (Kemerovo, Siberia) 2007


Un’esplosione di gas grisou seguita da un crollo in
un pozzo della miniera di Novokuznetsk ha sepolto
circa 200 operai che stavano terminando il turno
del mattino. In 88, fra cui due feriti, sono riusciti a
uscire con le loro forze o sono stati portati fuori dai
soccorritori. Ma i morti sono 71 ed i dispersi oltre
una cinquantina.

Napoli 2007
Nelle strade ci sono 2.700 tonnellate di rifiuti e altre 2.000 sono accumulate
in discariche provvisorie o ancora stipate sugli automezzi.
L’incendio di cumuli di spazzatura sprigiona diossina (altamente tossica).
Il caldo estivo aumenta l’emergenza infezioni. Vengono cosparsi
sull’immondizia prodotti disinfettanti per limitare i cattivi odori e “per
cercare di contenere il proliferare di insetti e grossi ratti”.

Bergamo 2007
Un’esplosione all’interno di un’azienda chimica (la Acs Dopfar di Albano
Sant’Alessandro) ha provocato un incendio e l’alzarsi di una vasta nube
che si è allargata ai paesi vicini. Scattato l’allarme, è stato subito deciso di
evacuare le scuole di Albano, Torre de Doveri e dei paesi vicini.

38 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


ORGANIZZAZIONE DEI SOCCORSI NEGLI EVENTI NBCR

Come si può osservare dagli eventi storicamente riportati si intuisce che:


1. L’evento N.B.C.R. Si presenta con tempi e modalità imprevedibili.
2. E’ essenziale conoscere il proprio territorio, per prevedere le possibili direttrici di
evoluzione di un evento NBC (venti dominanti, condizioni atmosferiche, orografia)
3. E’ importante riconoscere al più presto il tipo di sostanza e le sue caratteristiche.
4. Nel luogo del evento non è possibile accedere senza protezioni (dispositivi barriera).

Il principale elemento di criticità è rappresentato dalle modalità subdole con le quali un


evento NBCR si presenta. E’ quindi essenziale che il personale di soccorso mantenga sempre un
elevato livello di sospetto davanti ad ogni incidente con caratteristiche “strane”.

Tra le varie tipologie di incidenti che sono compresi nella sigla NBCR, quella più probabile
perché collegata a normali attività industriali, senza andare a scomodare le ipotesi di attacco
terroristico, è quella relativa agli effetti di sostanze chimiche uscite di controllo da un processo
produttivo o sversate in conseguenza di un incidente di trasporto.
Quindi ci riferiremo principalmente a questo tipo di scenario.

In uno scenario NBCR, la zona dell’evento viene divisa in zone concentriche denominate:
• AREA CALDA: detta anche “Hot Zone” o area rossa – zona operativa di massima
pericolosità riservata esclusivamente a personale tecnico (VVF) con protezione di
livello massimo (tute scafandrate e autorespiratore).
• AREA TIEPIDA: detta anche “Warm Zone” o area arancione, secondo i VVF italiani
o area gialla, secondo i Vigili del Fuoco americani ed inglesi – Zona operativa
potenzialmente pericolosa riservata a personale tecnico (VVF), sanitario e di supporto
adeguatamente protetto (in questa zona si colloca il corridoio d’ingresso all’area di
decontaminazione).
• AREA FREDDA: detta anche “Cold Zone” o area gialla, secondo i VVF italiani o area
verde, secondo i Vigili del Fuoco americani ed inglesi – Zona operativa non pericolosa,
destinata a personale tecnico (VVF), sanitario e di supporto con protezione
ordinaria (in questa zona termina il corridoio di uscita dall’area di decontaminazione).

In tutti gli scenari NBCR, il maggior pericolo è rappresentato dalla contaminazione.


Il rischio è che persone contaminate dall’agente chimico (batterico, nucleare o irradiate) si
mescolino tra la popolazione diventando fonte di ulteriore contaminazione.
Gli ospedali sono quindi ad elevatissimo rischio di contaminazione perché sarà spontaneo che
queste persone, sentendosi male, vengano trasportate o si rechino da sole in cerca di soccorso
negli ospedali.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 39


Ne consegue che il caposaldo del soccorso NBCR è costituito dalla decontaminazione.
Questo fatto implica alcune conseguenze che rendono assai difficile la gestione del soccorso
sanitario.
1. Il TRIAGE in area contaminata prevede l’allontanamento prioritario dei codici
Verdi, per abbassare il numero di pazienti contaminati.
2. Le attività tecnico sanitarie sono fortemente limitate dalle tute protettive che
devono essere utilizzate.
3. Tecniche, (BLS, ALS), di rianimazione cardio polmonare in zona rossa e arancione
non sono eseguibili.
4. Si dovrà sempre considerare la possibilità che qualche ferito si allontani
autonomamente dalla zona senza effettuare la decontaminazione.
5. Diventa prioritario l’immediato isolamento della zona contaminata e contenimento
dei feriti.

L’isolamento della zona contaminata, realizzato delimitando le varie aree Calda, Tiepida e
Fredda, serve a scongiurare l’ipotesi che alcuni pazienti si rechino autonomamente presso
gli ospedali per cercare soccorso. Si eviterà così sia il rischio di dover isolare (e inattivare)
l’ospedale contaminato che l’ampliamento della zona contaminata.

La decontaminazione avviene su 2 percorsi differenti :


1. Decontaminazione dei pazienti, a cura del personale sanitario. I sanitari agiscono
sugli effetti dell’agente, solo nella zona attribuita loro dai Vigili del Fuoco.

2. Decontaminazione degli operatori, a cura dei VVF.

In questa tipologia di eventi, il tempo è un fattore determinante.


Difficoltà oggettive come:
• Delimitare la zona dell’evento.
• Contenere contro volontà i pazienti.
• Montare l’unità di decontaminazione.
sono fattori che allungano i tempi di gestione di tali incidenti.

Più cala il tempo a disposizione, più aumenta il rischio di panico.

40 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


AGENTI CHIMICI

Per aggressivo chimico si intende una sostanza solida, liquida o gassosa che attraverso le sue
proprietà produce effetti dannosi, inabilitanti, o mortali sull’uomo, sugli animali, sulle piante.

Poiché è essenziale riconoscere al più presto il tipo di sostanza che è in gioco, sono stati
elaborati dei sistemi di segnalazione che, attraverso codifiche varie, possano informare i
soccorritori (e tutti gli addetti alla manipolazione di tali sostanze) dei pericoli che tale sostanza
può generare.

La tavola Kemler è uno di questi sistemi e consiste in un metodo codificato di identificazione


delle sostanze pericolose viaggianti su strada o ferrovia.

Le indicazioni fornite riguardano: dannosità alla salute del soccorritore, equipaggiamento


minimo consigliato per la protezione dei soccorritori; precauzioni da prendere in attesa dei
Vigili del Fuoco.

I mezzi che trasportano merci pericolose espongono un cartello come questo:

Numero Kemler
286
xxxx
Numero ONU

La prima riga contiene il codice Kemler.


La seconda riga il codice ONU.

Il numero Kemler è un indice di pericolo.


La prima cifra individua il pericolo primario. Le altre cifre individuano i pericoli secondari:

0 = Nessun pericolo secondario.


1 = Esplosione.
2 = Emissione di gas dovuta a pressione o reazione chimica.
3 = Infiammabilità di liquidi (vapori) e gas.
5 = Proprietà comburenti.
6 = Tossicità.
8 = Corrosività.
9 = Pericolo di violenta reazione per spontanea decomposizione o polimerizzazione.

Se la cifra è ripetuta, indica un alto pericolo (ad es. 266 indica gas molto tossico).

266
xx xx
Il numero ONU è un codice composto da 4 cifre che identificano in modo univoco la sostanza
trasportata.
Consultando apposite tabelle (che non vengono qui riportate) si risale alla sostanza in
questione.
Esempio: 1223 è il codice ONU del kerosene.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 41


LA STRATEGIA NELL’ORGANIZZAZIONE

Gli strumenti che la Medicina delle Catastrofi utilizza per gestire la risposta sono
essenzialmente tre:

a) la strategia, definibile come l’elaborazione delle risposte organizzative


b) la logistica, con cui s’intende l’insieme di personale, mezzi e materiali
c) la tattica, l’applicazione dei piani con lo svolgimento della catena dei soccorsi.

I cardini della Strategia sono:


• la pianificazione
• la preparazione degli Operatori.

A sua volta la predisposizione dei piani operativi si basa su:

a) analisi del territorio e analisi dei rischi


b) analisi delle strutture e dei servizi territoriali
c) redazione dei piani veri e propri
d) verifica periodica dei piani mediante simulazioni ed esercitazioni
e) eventuale correzione dei piani in base ai risultati elle verifiche

a) Analisi del territorio e dei rischi:

Il punto di partenza della pianificazione è l’analisi dei rischi esistenti nella realtà territoriale in
cui si opera. E’ utile non solo per pianificare gli aspetti operativi, ma anche per progettare la
prevenzione su rischi reali,ottimizzando così i costi relativi a tali iniziative.

Il rischio è il valore atteso delle perdite umane, dei feriti, dei danni alle proprietà e delle
perturbazioni alle attività economiche dovuti al verificarsi di un particolare fenomeno di una
data intensità. Rischio e pericolo spesso vengono confusi, in realtà identificano situazioni ben
definite. Il rischio è l’esposizione a danno potenziale intrinseco ed è schematizzabile come
segue:

Rischio = Frequenza x Magnitudo x Vulnerabilità

Con il termine frequenza intendiamo la cadenza prevista per l’evento, in funzione di dati storici
(molti eventi, come ad esempio i terremoti, tendono a ripetersi con una ciclicità abbastanza
costante).
La magnitudo è l’ampiezza delle conseguenze relative all’evento stesso.
La vulnerabilità è il grado di perdita prodotto su un certo elemento o gruppo di elementi esposti
a rischio risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data intensità.

L’analisi del rischio permette quindi di ipotizzare scenari realistici per costruire risposte
credibili.

Le due figure seguenti riassumono in un esempio sintetico il panorama dei rischi esistenti per
il territorio Bolognese.

42 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


Rischi dovuti ad attività antropiche nell’area di Bologna:

IL RISCHIO NELLA PROVINCIA DI BOLOGNA


La carta, realizzata sulla base delle informazioni gestite dal Sistema Informativo Territoriale della
Provincia di Bologna, rappresenta in forma sintetica la distribuzione di alcune delle più significative realtà legate
all’ attività umana che possono essere coinvolte in situazioni di maxi-emergenza sanitarie.

Legenda:
Individuo a rischio
Dga
Centro commerciale
Aereoporto
Ospedale
Autostrada
Strada Provinciale
Strada Statale
Archi Ferroviari
Centro Abitato

Elaborazione cartografica a cura


dell’ Ufficio Protezione Civile della
Provincia di Bologna

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 43


Rischi naturali nell’area di Bologna:

IL RISCHIO NELLA PROVINCIA DI BOLOGNA


La carta, realizzata sulla base delle informazioni gestite dal Sistema
Informativo Territoriale della Provincia di Bologna, rappresenta in forma
sintetica la natura e la distribuzione degli eventi catastrofici connessi a
fenomeni naturali che hanno colpito e che interessano potenzialmente il
territorio provinciale.

Legenda:
Territorio abitato
Fiume
Area esondata
Area a rischio idrogeologico
Parco naturale
Centro abitato

Elaborazione cartografica a cura


dell’ Ufficio Protezione Civile della
Provincia di Bologna

Esistono poi dei metodi per parametrare i rischi rilevati su di un territorio, in modo da
evidenziare quelli maggiormente preoccupanti a cui dare la precedenza nella preparazione dei
piani operativi per fronteggiarli.
Uno di questi metodi è stato messo a punto in Nuova Zelanda e viene qui riportato a titolo di
esempio.

44 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


METODO SMUG HAZARD PRIORITY SYSTEM

Letteralmente, in lingua inglese, l’acronimo SMUG significa:


SERIOUSNESS , MANAGEABILITY, URGENCY GROWTH.

Questo sistema d’analisi e valutazione dei rischi nasce e viene utilizzato in Nuova Zelanda e
permette un confronto diretto tra vari rischi possibili attribuendo i punteggi:

• massimo
• medio
• basso

rispetto a quattro fattori comuni a tutte le tipologie di rischio, quali:


• GRAVITÀ
• GESTIBILITÀ
• URGENZA
• EVOLUZIONE

1- SERIOUSNESS /GRAVITÀ
La gravità descrive l’impatto del rischio preso in esame in termini di danni materiali e/o a
persone.
Nel caso un rischio rappresenti una minaccia per gran numero di persone e/o comporta danni
d’elevato costo, allora si assegna una valutazione di “livello alto”.

2- MANAGEABILITY /GESTIBILITÀ
La gestibilità si riferisce alla possibilità di fare qualche cosa per ridurre il rischio. Se il rischio
può essere ridotto, allora la valutazione sarà alta. L’evento gestibile solo a fatto accaduto avrà
un punteggio basso.

3- URGENCY/URGENZA
a. Alto: indica la necessità di un’operatività immediata.
b. Medio: indica una richiesta di risposta prorogabile nell’immediato futuro.
c. Basso: non c’è urgenza ed è possibile organizzare una strategia adeguata in un futuro
a medio termine.

4- GROWTH /EVOLUZIONE
Si valuta la dinamicità dell’evento senza ’intervento dei soccorsi:
Rapido aumento del rischio = livello “massimo”.
Graduale aumento del rischio = livello “medio”.
Staticità del rischio = livello “basso”.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 45


Esempio di valutazione dei rischi nell’area di Bologna col metodo SMUG.

B/Basso = 1 punto
M/Medio = 5 punti
A/Alto =10 punti

SERIOUSNESS MANAGEABILITY URGENCY GROWTH Punti


GRAVITÀ GESTIBILITÀ URGENZA EVOLUZIONE
Rischio Impatto: danni Possibilità di Necessità Dinamicità del
economici e/o ridurre il rischio di reazione rischio
a persone. operativa
Frane B=1 M=5 A=10 B=1 17
Terremoto B=1 A=10 A=10 B=1 22
Incendi B=1 A=10 M=5 B=1 17
Terrorismo A=10 B=1 A=10 M=5 26
Inondazioni M=5 M=5 M=5 M=5 20
Incidenti A=10 M=5 A=10 B=1 26
stradali
Incidenti in A=10 B=1 A=10 M=5 26
galleria
Incidenti fer- A=10 B=1 A=10 B=1 22
roviari
Incidenti chi- M=5 B=1 A=10 B=1 17
mici
Esplosioni di M=5 B=1 A=10 B=1 17
gasdotti
Rottura dighe B=1 B=1 A=10 B=1 13
Incidenti aerei M=5 B=1 A=10 B=1 17

b) Analisi delle strutture e dei servizi territoriali


Questo tipo di analisi si suddivide in pianificazione ospedaliera e pianificazione del soccorso
territoriale.
La pianificazione del soccorso territoriale produrrà una serie di piani operativi specifici per i vari
scenari identificati con l’analisi dei rischi.

c) Redazione dei piani veri e propri


La pianificazione ospedaliera sarà finalizzata alla stesura del PEIMAF (Piano di Emergenza
Interno per Massiccio Afflusso di Feriti) ed il PEIVAC (Piano di Emergenza Interno per
l’EVACuazione dell’ospedale).
La stesura di tutti questi piani coinvolge il personale di ogni qualifica e ogni unità operativa ed,
essendo piani dinamici, legati alle continue riorganizzazioni che coinvolgono un ospedale o il
territorio, verrà sottoposta a periodiche revisioni ed aggiornamenti.
La condivisione dei piani con tutto il personale coinvolto costituisce un requisito essenziale,
quanto la possibilità di testare periodicamente e regolarmente i piani stessi.

46 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


Nella redazione dei piani, è assolutamente vitale che sia prevista una fase di formazione e di
addestramento degli operatori.
I percorsi di formazione e addestramento dovranno essere rivolti a:

• PERSONALE SANITARIO: La formazione deve tendere ad assicurare conoscenze


manageriali, conoscenze cliniche ed organizzative specifiche della medicina dei disastri,
nonchè norme di protezione e aspetti legislativi.
• CITTADINANZA ma anche ORGANI DI STAMPA: Sarebbe utile una sorta di ABC di come
rapportarsi agli operatori del soccorso senza interferire con il loro lavoro, quali sono i
principi che ispirano l’organizzazione dei soccorsi, cosa fare per attivare correttamente
i soccorsi anche in caso di incidenti maggiori o maxiemergenze e come poter
predisporre i primi elementi della catena dei soccorsi.

d) verifica periodica dei piani mediante simulazioni ed esercitazioni.


Esistono fondamentalmente due modalità esercitative.

• mediante simulazione a grandezza naturale:

Pregi Difetti
• Elevato realismo • Elevati costi
• Esperienza diretta dei problemi da • Complessità organizzativa
affrontare • Possibile interferenza con l’attività di
• Coinvolgimento concreto fisico ed routine
emotivo • Non consente l’immediata visione
• Fa toccare con mano i vari problemi d’insieme dei problemi
pratici che si pongono durante le • Non consente la percezione dei punti
operazioni di vista degli operatori di altri enti.
• Può favorire l’affiatamento con
operatori di altri enti.

• mediante simulazione “da camera”

Pregi Difetti
• Buon realismo • Favorisce l’affiatamento con gli
• Costi molto contenuti operatori di altri enti.
• Facilità di organizzazione • Richiede un rispetto rigoroso delle
• Coinvolgimento emotivo elevato regole del gioco
• Non interferisce con le attività di • Richiede una metodologia rigorosa e
routine collaudata
• Consente l’immediata visione • Molte procedure vengono solo
d’insieme dei problemi dichiarate e non realmente eseguite
• Consente la percezione dei punti di • Non consente di fare esperienza dei
vista degli operatori di altri enti problemi pratici connessi con le varie
manovre di soccorso.

L’AUSL di Bologna, costituendo l’unico centro esistente in Italia abilitato ad utilizzare il


metodo svedese Emergo Train System®, offre l’opportunità di progettare e realizzare
simulazioni di questo tipo, personalizzate e specifiche su vari scenari che consentano ai
partecipanti di individuare elementi di criticità nella gestione delle maxiemergenze, utili per
ulteriori miglioramenti nelle iniziative di pianificazione del sistema di soccorso.
Questo sistema permette in un breve spazio (aule didattiche) di osservare da vicino i
partecipanti, questo aspetto nelle simulazioni a grandezza reale non è possibile.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 47


LA LOGISTICA INTRA ED EXTRA OSPEDALIERA

La parola deriva dalla cultura greco-latina.


• Logisticus = esattore delle tasse. (latino).
• Loghistés = calcolatore, ragioniere. (greco).

Ne deriva che il concetto di “Logistica” contiene due significati: quello di operare in modo che
risorse umane e materiali pervengano al posto giusto, al momento giusto, nella quantità e
qualità giusta e quello di gestione e controllo efficiente di beni, risorse e servizi appartenenti
alla collettività, dal punto di origine al punto di consumo.

Il supporto ai piani di soccorso sanitario é dato dalla logistica, vale a dire dall’insieme delle
persone e dei mezzi necessari ad affrontare una situazione eccezionale. I piani,per quanto
efficienti, non possono funzionare se non sono disponibili tutti gli strumenti necessari per
permettere il dispiegamento sul campo degli uomini. Per definire ciò che è necessario occorre
conoscere:

• La tipologia dell’evento: diverso è il prevedere le esigenze in caso di incidente chimico o


crollo di immobile urbano oppure in caso di terremoto.
• L’ambiente operativo: occorre considerare le caratteristiche climatiche (differenza tra
clima caldo o freddo) oppure se le operazioni si svolgono in ambiente urbano o montano.
• La durata delle operazioni: un aspetto importante riguarda il tempo previsto per i
soccorsi; ore, giorni o settimane cambiano di molto gli aspetti logistici da prevedere, in senso
quantitativo o qualitativo.

Sono quattro le tipologie di risorse che ruotano attorno alla logistica:


• Risorse umane.
• I materiali.
• Le comunicazioni.
• I trasporti.

Con il termine “risorse” intendiamo il personale, gli equipaggiamenti individuali e collettivi ed


i rifornimenti. I presupposti organizzativi su cui si deve basare un gestore delle risorse sono
fondamentalmente questi:
1. Quali e quante risorse sono necessarie?
2. Dove e quando sono necessarie?
3. Chi è in grado di recepire le risorse e di utilizzarle.

Il processo di mobilizzazione delle risorse comprende l’equipaggiamento, l’addestramento, e


l’immissione razionalizzata del personale sulla scena; la designazione dei punti di imbarco e
di ricezione ed il rapido trasporto sulla scena, in linea con le priorità e con i costi prevedendo
almeno due modalità alternative.

Chi si occupa di logistica dovrà poi tenere presente vari aspetti che possono influire
sull’impiego razionale ed efficace delle risorse.
Ad esempio:
• ad una tipologia di evento può corrispondere una pesante richiesta di determinate risorse
ma non di altre, ad esempio la risposta ad un evento sismico necessita prioritariamente della
mobilizzazione via terra di equipaggiamenti e di squadre specializzate nella ricerca e nel
soccorso sanitario specifico per l’azione in spazi confinati.
• in alcune situazioni di catastrofe la giacenza di risorse disponibili può essere sufficiente
a fronteggiare le necessità ma insorgono limitazioni di altro tipo; per riferirci all’esempio
precedente, la disponibilità di cibo o coperte per la popolazione sfollata verrà ostacolata dalla
distruzione della rete viaria e quindi dall’impossibilità di invio sul posto.

Le figure dell’INFO (MDM o HDM) dell’HDM DEA e dell’MDM Logistica nascono proprio
dall’importanza che questa materia ha nel campo delle maxiemergenze.

48 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


IL SISTEMA NAZIONALE DI PROTEZIONE CIVILE

Il termine “Protezione Civile” appare per la prima volta nel panorama legislativo italiano con
la legge n. 996/1970 “Norme sul soccorso e l’assistenza alla popolazione colpita da calamità
– Protezione Civile”, ma la legge che definisce più compiutamente il tema è la legge 24 febbraio
1992, n. 225 “Istituzione del Servizio Nazionale di Protezione Civile”
Questa legge ha avuto il merito di definire compiutamente le attività di Protezione Civile
superando la logica del solo soccorso e dell’assistenza alla popolazione colpita, ma
ricomprendendo tra le attività di Protezione Civile anche quelle relative alla previsione, intesa
come studio delle cause dei fenomeni calamitosi, individuazione e localizzazione dei rischi,
della prevenzione, intesa come attività volta ad evitare o ridurre al massimo la possibilità di
danni.
La legge 225/92 ha inoltre suddiviso e definito gli eventi naturali e da attività antropica in
funzione della gravità crescente e della necessità di avere risposte sempre più coordinate da
enti diversi (eventi di tipo A, B, C); ha definito anche le strutture operative ed ha individuato i
compiti di tutti i soggetti istituzionali e delle autorità che concorrono alle attività di Protezione
Civile, dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali.
Ulteriori significative modifiche legislative sono intervenute infine con il D.Lgs. 112/98 che ha
trasferito alcune competenze in materia di protezione civile dagli organi dello Stato a Regioni
ed Enti locali.

Riassumendo, possiamo quindi dire che in Italia non esiste una entità unica che
rappresenti la Protezione Civile; spesso infatti il termine Protezione Civile ingenera confusione
tra i cittadini proprio perché c’è chi lo associa al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile
e chi lo associa alle Organizzazioni di Volontariato, ma questi non sono altro che due elementi di
una struttura ben più complessa che va sotto il nome di “Sistema Nazionale di Protezione Civile”.
Brevemente possiamo sintetizzare gli enti e i compiti che caratterizzano il Sistema Nazionale
di Protezione Civile.

Costituiscono strutture operative nazionali del Sistema Nazionale di Protezione Civile:


- il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
- le Forze Armate
- le Forze di Polizia
- il Corpo Forestale dello Stato
- la Croce Rossa Italiana
- le strutture del Servizio Sanitario Nazionale
- le Organizzazioni di Volontariato
- i gruppi nazionali di ricerca scientifica

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 49


Tra queste componenti particolare rilevanza viene assunta dal Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco (definita componente fondamentale) e le Organizzazioni di Volontariato che vengono
equiparate alle altre strutture operative.

Stato
Allo Stato spettano compiti di coordinamento delle attività di Protezione Civile centrali e
periferiche, deliberazioni dello Stato di Emergenza attraverso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri e la predisposizione e gestione dei Piani di emergenza nazionali (eventi di tipo C)
attraverso il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile.

Prefetture
Il Prefetto, ai sensi della L. 225/92 è autorità provinciale di Protezione Civile ed al
verificarsi di un evento calamitoso di tipo B e C, informa il Dipartimento Nazionale di Protezione
Civile e assume la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale,
coordinandoli con gli interventi dei Sindaci dei Comuni interessati.

Regioni
Le Regioni hanno visto nel tempo accresciute le loro competenze di Protezione Civile e sono
diventate un perno fondamentale del sistema nazionale di Protezione Civile. Hanno preminenti
compiti sia di programmazione e di attuazione delle attività di previsione e prevenzione in tema
di rischi naturali e antropici e partecipano, nella fase di emergenza, all’attuazione di interventi
urgenti in caso di crisi per eventi di tipo regionale.
Sono coinvolte in prima persona nell’attuazione degli interventi per il ritorno a condizioni
normali nelle aree interessate da calamità nazionali, attraverso il ruolo di Commissari Delegati
che assumono i presidenti di Giunta Regionale.
Le Regioni svolgono inoltre importanti azioni di valorizzazione e promozione del volontariato
di Protezione Civile.

Province
Anche per le Province l’evoluzione normativa ha previsto significativi compiti di Protezione
Civile che attengono sia alla rilevazione, raccolta ed elaborazione dei dati interessanti la
Protezione Civile, che alla predisposizione del Piano Provinciale di Emergenza (ex piano
prefettizio) per fronteggiare gli eventi nel territorio provinciale.

Comuni
Il Sistema Nazionale di Protezione Civile si fonda sul fondamentale ruolo dei Sindaci che
sono, ai sensi di legge, Autorità di Protezione Civile in ambito locale; i Sindaci adottano i
provvedimenti necessari ad assicurare i primi soccorsi e, al verificarsi dei un’emergenza nel
territorio comunale, assumono la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di
assistenza alle popolazioni colpite e provvedono agli interventi necessari, dandone immediata
comunicazione al Prefetto ed al Presidente della Giunta Regionale.

Comunità Montane
Le Comunità Montane concorrono alle attività di Protezione Civile attraverso la raccolta dei
dati di rischio con particolare riferimento agli incendi boschivi e al rischio idrogeologico e
predisponendo piani di Protezione Civile per i comuni associati.

50 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


GLI STRUMENTI DELLA PROTEZIONE CIVILE

Attraverso la legislazione di Protezione Civile si possono individuare due attività distinte


e correlate tra loro; una relativa alla programmazione e una relativa alla pianificazione.

Programmazione
L’attività di programmazione è afferente alla fase
di previsione dell’evento, intesa come conoscenza
dei rischi che insistono sul territorio, nonché
alla fase della prevenzione intesa come attività
destinata alla mitigazione dei rischi stessi.
Gli strumenti sono i Programmi Provinciale
e Regionale di Previsione e Prevenzione, che devono
essere considerati come documenti di riferimento
per la conoscenza e la definizione dei rischi
naturali ed antropici, loro previsione e prevenzione.
Il Programma di Previsione e Prevenzione è un
documento analitico che fotografa a situazione del
territorio rispetto alle diverse ipotesi di rischio,
individua le aree interessate, le caratteristiche delle
opere di difesa, gli elementi a rischio, le attività
di monitoraggio da porre in essere e definisce gli scenari di rischio su cui elaborare la
pianificazione di emergenza, fornendo indicazioni su risorse umane e finanziarie occorrenti e
delle modalità operative.

Pianificazione
L’attività di pianificazione consiste nell’insieme delle procedure operative di intervento da
attuarsi nel caso in cui si verifichi l’evento atteso contemplato di un apposito scenario.
Gli strumenti di riferimento sono il Piano Provinciale di Emergenza e il Piano Comunale di
Protezione Civile.
Il Piano di Emergenza è costituito da un’analisi dei rischi oggetto di pianificazione e dei
relativi scenari di evento, dai modelli di intervento per ogni rischio, dall’individuazione ed
assegnazione delle funzioni di supporto e da database e cartografie necessarie per fronteggiare
le emergenze.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 51


ASSOCIAZIONE ITALIANA
MEDICINA delle CATASTROFI
Informazioni generali

L’Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi è un’associazione dedita ad attività di tipo


culturale e divulgativo nel campo della Protezione Civile e, in particolare, nel Settore Sanitario
legato ai Grandi Rischi (Funzione 2).

L’Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi (A.I.M.C.) nasce nell’ottobre del 1987 per
iniziativa di cinque medici provenienti da varie regioni, trovatisi casualmente nel marzo di
quell’anno a frequentare e superare insieme il Corso di Medicina delle Catastrofi all’Università
di Parigi XII. Al ritorno in Italia, l’esigenza di non lasciare inapplicate le nozioni apprese e di
coinvolgere il maggior numero di persone, seriamente interessate ai problemi dell’emergenza
di massa, diede vita al progetto di fondare un’Associazione che avesse principalmente finalità
culturali e scientifiche per contribuire allo sviluppo di un corretto sistema per le emergenze
collettive, il più possibile uniforme a quanto accede nei paesi europei confinanti.

L’AIMC fu fondata formalmente nel 1988 come associazione volontaria no-profit.


Lo statuto e il regolamento dell’A.I.M.C. stabiliscono gli scopi dell’associazione:
• preparazione di personale sanitario coinvolto nelle operazioni di soccorso in caso di calamità
• preparazione della popolazione alle prime tecniche di soccorso in caso di calamità
• soccorso medico in caso di catastrofi.

l’Associazione è assolutamente autofinanziata dalle quote sociali degli iscritti e dalle donazioni
occasionali.

A tutt’oggi conta circa duecento Soci quotizzanti in tutta Italia, tra i quali la maggior parte è
costituita da medici di varia estrazione professionale, numerosi infermieri di area critica ed
alcuni medici veterinari.

La sede legale dell’Associazione è sita presso l’Unità Operativa Rianimazione/118 dell’Ospedale


Maggiore di Bologna; dal 1995 l’AIMC ha potuto usufruire di spazi concessi all’interno del
Centro di Servizio per la Formazione e l’Informazione del Volontariato di Protezione Civile di
“Villa Tamba”, con il quale collabora attivamente per i programmi di formazione del volontari
della Protezione Civile.
L’Associazione è retta da un Consiglio Direttivo eletto ogni tre anni. Dal 2006 il Direttivo è
composto da:
• Presidente: Antonio Morra (anestesista rianimatore - Torino)
• Vice Presidente: Egidio Patrizi (anestesista rianimatore - Firenze)
• Segretario: Pierangelo Bozzetto (infermiere - Torino)
• Consiglieri:
• Stefano Badiali (anestesista rianimatore – Bologna)
• Giuseppe Diegoli (medico veterinario - Bologna)
• Lorenzo Odetto (anestesista rianimatore – Torino)
• Federico Politi (anestesista rianimatore - Rovigo)
A tutt’oggi le iniziative dell’Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi si possono così
riassumere:
o Corrispondenza per l’Italia con la rivista “Urgences Médicales”
o Corrispondenza con le Società scientifiche internazionali che si occupano di Medicina
delle Catastrofi (SIMC, WADEM)
o Partecipazione alla stesura del Curriculum di formazione in Medicina delle Catastrofi
(SIMC)
o Collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale nella preparazione
di linee guida nazionali sui progetti di emergenza ospedaliera e sui piani di emergenza
standard
52 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze
o Iscrizione all’Albo Nazionale per la formazione professionale ed il riconoscimento dei
corsi di aggiornamento costituito dalla FNOM
o Pubblicazione del volume “Come proteggerci dagli effetti di un disastro” (ed. Regione
Piemonte;1990)
o Pubblicazione del volume “Organizzazione dei soccorsi sanitari in caso di catastrofe”
(ed. Regione Piemonte; 1991)
o Collaborazione nella traduzione in italiano del libro ”Médécine de Catastrophe” di Noto,
Huguenard e Larcan (ed. Masson; 1989)
o Collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile per la stesura del documento
“Linee generali di pianificazione delle maxiemergenze sanitarie”
o Partecipazione alla missione CEE in Bulgaria in seno al programma di cooperazione
internazionale “Phare” per la riorganizzazione dei servizi di emergenza sanitaria
o Collaborazione alla stesura dei piani regionali di Protezione Civile di Piemonte e Valle
d’Aosta
o Pubblicazione del volume “Il comportamento della struttura ospedaliera nelle emergenze”
(ed. Regione Piemonte; 1994)
o Pubblicazione del “Manuale di Protezione Civile” (ed. Piemme; 1994)
o Pubblicazione della versione italiana del volume “I materiali e le tecniche della
rianimazione pre-ospedaliera. Le unità mobili del sistema 118” (ed. Ablet Image; 1995)
o Collaborazione al programma quinquennale di corsi di Protezione Civile del Comune di
Bologna
o Organizzazione del workshop sulle operazioni di soccorso sanitario per i cantieri di
scavo di tunnel ferroviari, tenutosi a Bologna, in seno a Hospital ‘96
o Pubblicazione del volume “L’incendio in ospedale” (ed. Regione Piemonte; 1997)
o Collaborazione con il Dipartimento delle Protezione Civile per la stesura del documento
“Criteri di massima per l’organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi”
o Collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale in occasione delle
operazioni umanitarie in Kosovo e Albania (1999).
o Pubblicazione del volume “Disaster Management. Organizzazione dei soccorsi sanitari
extra ed intraospedalieri in caso di catastrofe” (ed. Regione Piemonte; 2000)
o Collaborazione nell’insegnamento in seno all’European Master on Disaster Medicine,
anno accademico 2000/2001, 2001/2002 e 2002/2003.
o Collaborazione nell’insegnamento in seno al “Corso di Perfezionamento
in Programmazione e Gestione dei Piani di Intervento Sanitario nelle Maxiemergenze
Catastrofiche” – Università di Bari – anno accademico 2000/2001 e 2001/2002.
o Pubblicazione del volume “Disaster Management. Rescue and medical
organisation in a case of disaster” edizione aggiornata in lingua inglese del
precedente volume stampato nel 2000 (ed. Regione Piemonte; 2002)
o Collaborazione con il Comune di Bologna per il Progetto SETRIC della Comunità
Europea (2006)
o Partecipazione al piano di aiuti internazionali allo Sri Lanka promosso dall’Istituto
Superiore di Sanità (2006)

Il nucleo regionale dell’AIMC in Emilia-Romagna muove i primi passi nel 1989 da una idea del
Dr. Stefano Badiali, medico rianimatore.
In collaborazione con altri nuclei regionali si sono portate avanti attività di studio, pubblicazioni,
convegni, meeting, corsi ecc.

Questo capitolo è dedicato a tutti coloro che ci hanno aiutato, stimolato e seguito in questi anni di
attività, come segno di ringraziamento per le opportunità che ci sono state offerte per allacciare
rapporti che ci hanno arricchito dal punto di vista professionale ed umano, sia individualmente
che come gruppo.
Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 53
CROCE ROSSA ITALIANA
Informazioni generali
Più di cento anni di storia, più di cento anni di solidarietà, di sacrificio ed abnegazione, più di
cento anni al servizio dell’umanità.

All’inizio volta al soccorso dei feriti in guerra, la Croce Rossa è oggi la più importante
associazione umanitaria. La diversità delle sue azioni sviluppate nel campo del soccorso,
della salute e della solidarietà sono testimoni di uno spirito all’avanguardia nella lotta a tutte le
forme di sofferenza. Fedele all’impegno del suo fondatore Henry Dunant, “placare tutte le
sofferenze umane senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione, condizione sociale, di
appartenenza politica “ la Croce Rossa estende questo principio in ogni sua azione.

Oggi, l’Associazione Italiana della Croce Rossa ha saputo trasmettere questo spirito a
migliaia di volontari che concretizzano la sua vocazione umanitaria e che concorrono alla
realizzazione del suo obiettivo: rimuovere le sfide con le quali la società di oggi si confronta,
giovani in difficoltà, persone senza fissa dimora, agli anziani che la malattia e l’isolamento
allontanano del tutto, alle popolazioni vittime in Paesi in situazioni di crisi, portandosi vicina
a coloro che il dolore non risparmia, in Italia e nel mondo.

La Croce Rossa Italiana è ente di diritto pubblico, avente personalità giuridica e durata
illimitata ed il cui scioglimento può essere determinato solo per legge.
Lo Statuto, definisce i compiti dell’Associazione sia in tempo di pace che in guerra.

In caso di conflitto armato, in conformità alle Convenzioni di Ginevra dei protocolli Aggiuntivi,
“partecipa allo sgombero ed alla cura dei feriti e dei malati di guerra nonché alle vittime dei
conflitti armati, allo svolgimento dei compiti di carattere sanitario e assistenziale connessi
all’attività di difesa civile, a disimpegnare il servizio di ricerca e di assistenza dei prigionieri di
guerra,degli internati, dei profughi, dei deportati e rifugiati “.

Suoi compiti prevalenti in tempo di pace sono :


- organizzare svolgere servizio di assistenza socio sanitaria in favore di popolazioni nazionali
e straniere in occasione di calamità e situazioni di emergenza
- concorrere, attraverso la sottoscrizione di convenzioni, ad organizzare il servizio
di pronto soccorso e trasporto infermi in ambito internazionale nazionale e locale
- svolgere compiti di struttura operativa nazionale di protezione civile
- collaborare con le Forze Armate per il servizio di assistenza sanitaria
- diffondere il Diritto Internazionale Umanitario

E’ una organizzazione democratica il cui funzionamento si caratterizza attraverso un organo


di deliberazione e controllo che esercita il suo magistero sugli organi esecutivi: tale funzione
viene esercitata dall’Assemblea Generale. Questa è composta dal Presidente Generale, dal Vice
Presidente Generale, dai Presidenti dei Comitati Regionale e Provinciali e dai delegati eletti.
Ha il compito di elaborare le linee programmatiche dell’Associazione, di approvare le modifiche
statutarie etc.
Presente su tutto il territorio nazionale attraverso i suoi Comitati Regionali, Provinciali e Locali
riunisce circa 160.000 volontari e 5.000 dipendenti, assicurando la gestione di oltre mille
sede.

La Croce Rossa Italiana, in ottemperanza a quanto disposto dalla Croce Rossa


Internazionale si poggia su valori fondamentali e imprescindibili , adottati dalla XX Conferenza
Internazionale svoltasi a Vienna nel 1965, che costituiscono lo spirito e l’etica della Croce Rossa
che distinguono questa associazione da tutte le altre associazioni umanitarie del globo.

Tali Principi sono: UMANITA’, EUTRALITA’, IMPARZIALITA’, INDIPENDENZA, VOLONTARIATO,


UNITA’, UNIVERSALITA’. Da più di cento anni il suo solo pensiero è l’UOMO.

54 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


SIMULATORI E TRUCCATORI CRI: RUOLO E FINALITA’

I Simulatori e i Truccatori sono volontari specializzati della Croce Rossa Italiana appositamente
preparati per rappresentare il più realisticamente possibile traumi e patologie al fine di abituare
i soccorritori alla visione di particolari situazioni evitando che, in tali frangenti, possano perdere
la lucidità necessaria ad affrontarle.

L’idea è nata durante la Seconda Guerra Mondiale quando l’esercito britannico ha iniziato ad
utilizzare attori adeguatamente truccati per far acquisire al personale sanitario l’indispensabile
freddezza di fronte alle lesioni tipiche dei conflitti armati. Negli anni cinquanta si è diffuso
in tutta Europa l’uso dei trucchi, ma in Italia è solo nel 1983 che si forma il primo gruppo
truccatori e bisogna aspettare addirittura il 1998 perché si costituisca il gruppo simulatori.

L’attività, costantemente in espansione, ha subito un consistente sviluppo negli ultimi 2-3 anni.
Attualmente, infatti, oltre ad attività formative interne per la preparazione e l’aggiornamento
dei volontari, il gruppo Simulatori e Truccatori collabora con le aziende sanitarie, l’ANPAS, il
Dipartimento di Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine e diversi enti per corsi
ed esercitazioni sulla gestione sanitaria e non sanitaria delle emergenze.

Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze 55


Nell’ambito della formazione sanitaria, i
simulatori e i truccatori della Croce
Rossa di Bologna sono impegnati non solo nelle
esercitazioni di maxi-emergenza interne o in
collaborazione con altri enti/associazioni, ma
anche nei corsi, sempre più richiesti, di primo
soccorso per popolazione, nelle aziende, nelle
scuole elementari e nei licei, nelle caserme, a
gruppi sportivi. Recentemente, l’impiego dei
simulatori si è allargato anche alla
formazione non sanitaria con esercitazioni
di ricerca e recupero feriti per gruppi di
protezione civile, attività di sensibilizzazione
verso i giovani su temi come droghe e alcool,
gestione del panico ed evacuazione d’emergenza per i dipendenti della Regione Emilia Romagna.

Il successo dei simulatori nel campo della


formazione è da ricercare nella
multidimensionalità che conferiscono allo
scenario. Le esercitazioni con approccio
bidimensionale, come giochi di ruolo,
megacode, simulazioni con manichini...,
testano, infatti, la sola capacità di applicare
un metodo e individuare le priorità.
Nella simulazione realistica, invece, si
arriva ad indagare la padronanza della scena
su più livelli spaziando dalla gestione di tempo
e spazio in un evento dinamico al confronto
emotivo, evidentemente assente nelle
ricostruzioni “a tavolino”.
Il soccorritore si ritrova quindi ad essere non
più il burattinaio che controlla la situazione,
ma diviene lui stesso parte dello scenario.
La sensazione più comune tra i soccorritori
è stata descritta come un sentirsi “piccolo di
fronte al caos, [...] spiazzato e senza controllo”.
Nelle esercitazione di maxi-emergenza
soprattutto,il soccorritore è aggredito dallo scenario, dalla sua vastità e, spesso, dai simulatori
“impauriti” e “assaliti dal panico”. La simulazione, infatti, non solo ricrea traumi e ferite con
trucchi specifici, ma anche la reazione delle vittime a tali lesioni e la scenografia e la dinamica
dell’evento (per quanto possibile).

La versatilità del simulatore permette inoltre di adeguare


la situazione al livello di esperienza e conoscenza del
soccorritore e di far evolvere la patologia rappresentata in
relazione alle manovre subite. Per questo è necessario che il
simulatore, oltre ad una preparazione teorico-pratica relativa
alle tecniche di recitazione, abbia una cultura di base
sulle patologie da interpretare e sulle procedure di soccorso.

Per realizzare una simulazione qualitativamente valida è


indispensabile lo svolgimento, prima di iniziare e/o durante
la fase di trucco, di un briefing in cui, oltre all’assegnazione
dello specifico ruolo da interpretare, si ricreano eventuali
legami familiari/amicali tra i simulatori e si imposta una linea comune di conduzione dello scenario.
In questa fase deve anche essere individuata una parola di sicurezza (quella in uso frequentemente
è “no-play”), da comunicare anche ai soccorritori, che permette al simulatore di comunicare
l’esistenza di una reale problematica e quindi di interrompere, almeno momentaneamente, la scena.

56 Gestione tecnico sanitaria nelle macro-emergenze


Al termine della simulazione è inoltre previsto un momento estremamente formativo di
de-briefing con i soccorritori che permette non solo la revisione delle procedure applicate,
ma anche uno scambio costruttivo di opinioni sull’aspetto emotivo e sui vissuti che hanno
caratterizzato la relazione durante l’esercitazione.

L’aspetto psicologico acquista un ruolo centrale nella simulazione, sia per il simulatore sia per il
soccorritore. Il simulatore, infatti, deve interpretare un ruolo senza divenirne vittima e gestire la sua
emotività per non cadere realmente in situazioni difficilmente controllabili di ansia o di panico e per
presentare la scena in modo adeguato senza creare nel soccorritore un eccessivo senso di disagio.

Il soccorritore si trova a dover dominare, nonostante il considerevole impatto emotivo che può
avere lo scenario, le sue sensazioni e il panico sempre in agguato. La copertura del cadavere
con un lenzuolo, ad esempio, nel contesto della simulazione assume un valore violento e
pregnante scatenando, di conseguenza, tutta la cascata emozionale che caratterizza questo
gesto nella realtà.

La simulazione di sentimenti drammatici e coinvolgenti (talvolta travolgenti) come angoscia,


panico, disperazione, terrore e smarrimento può inoltre minare l’integrità psico-emotiva del
soccorritore, esattamente come nella realtà.

In conclusione e alla luce di quanto sovraesposto, per il ruolo del simulatore nella formazione
all’emergenza si è aperta una nuova e vastissima realtà rivolta a tutti coloro che, per l’attività
svolta (soccorritori tecnico-sanitari, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, gruppi di Protezione
Civile...), dovrebbero essere in grado di gestire una situazione critica.

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