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CASI CON IPOTESI DI SVOLGIMENTO

Adriana chiede presso un servizio territoriale un appuntamento con uno psicologo. A. una bella
donna di 35 anni con un viso solare che trasmette tranquillit, appare dolce e gentile. laureata in
scienze religiose e insegna questa materia in una scuola elementare. Tale lavoro le piace molto.
stata inviata al servizio dal ginecologo al quale la donna si era rivolta per problemi di ordine
sessuale. Riferisce di essersi separata da circa 2 anni, attualmente il marito le ha chiesto
lannullamento del matrimonio. La coppia ha un bambino di 4 anni. Adriana racconta di essere
felice del suo lavoro e di aver subito unabuso sessuale allet di 9 anni da parte del marito della
sorella della madre che ancora oggi vive nel palazzo dove vivono i genitori di Adriana. Adriana
pensa che questo il motivo x cui ha difficolt ad avere rapporti.
Il candidato indichi le aree da approfondire, un inquadramento psicodiagnostico e un piano di
trattamento.
- analisi dell domanda nel senso dell'indagine sulle motivazioni, bisogni e aspettativa che hanno
spinto il soggetto alla consultazione, vedere se si presentato autonomamente o se sia stato
accompagnato da qualcuno; se stato spinto alla consultazione da qualcuno e da chi; se la
domanda
esplicita
coincide
con
quella
espressa
implicitamente....
approfondimenti
diagnostici
generali
- abbozzo di interpretazione diagnostica in termini generali e ipotesi di trattamento terapeutico
intendevo dire un'ipotesi diagnostica in termini generali e approfondimenti diagnostici come li trovi
sull'ABC (da quanto tempo presente il disturbo, funzionamento generale della persona, contesto
relazionale e familiare, grado di funzionametno dell'io ed esame di realt....)
Il caso tratta di Adriana, una giovane donna di 35 anni che arriva alla consultazione dallo
psicologo su invio del ginecologo alla quale si era rivolta per problemi di natura sessuale. Adriana
riferisce di essere laureata in scienze religiose e di insegnare questa materia in una scuola
elementare, traendo dal lavoro molta soddisfazione. Dice di essersi separata da circa due anni dal
marito, il quale recentemente le ha chiesto lannullamento del matrimonio, e di avere con lui un
bambino di 4 anni.
Adriana riferisce di essere stata vittima di un abuso sessuale allet di 9 anni da parte dello zio
materno che ancora oggi vive nel palazzo dove abitano i suoi genitori, e attribuisce a ci la ragione
per cui ha difficolt ad avere rapporti.
Dal colloquio iniziale il principale problema che sembra emergere il problema sessuale di
Adriana, problema di cui per non ne viene specificata la natura (si potrebbe trattare di un
disturbo del desiderio sessuale, delleccitazione sessuale, dellorgasmo o di un disturbo da dolore
sessuale). Escludendo lorigine organica del disturbo sessuale (dal momento che si tratta di un
invio da parte di un ginecologo), occorrerebbe indagare leventualit che la donna faccia o abbia
fatto uso di sostanze per poter escludere anche la possibilit che i problemi lamentati non siano ad
esso riconducibili.
Le informazioni disponibili nel resoconto non consentono per di formulare unipotesi diagnostica
univoca e sicura, non suscettibile di falsificazioni, e di conseguenza di stabilire con certezza
leventuale piano di intervento psicoterapeutico pi adeguato allo specifico caso in esame. Riterrei
pertanto opportuno proporre alla donna un ciclo di incontri durante i quali approfondire,
attraverso lo strumento del colloquio clinico e la somministrazione di test adeguati, la conoscenza
della sua situazione clinica e ottenere cos le informazioni necessarie a stabilire, eventualmente, il
piano di intervento terapeutico pi adeguato ed accurato. Potrei somministrare un test di

personalit ad ampio spettro, quale lMMPI-2, ai fini della rilevazione delle principali
caratteristiche strutturali di personalit, di eventuali disordini di tipo emotivo e di eventuali aree
disfunzionali; e il SESAMO per la rilevazione dei fattori psicologici della vita sessuale.
Per prima cosa un aspetto di primaria importanza che merita di essere approfondito lanalisi
della domanda, dove si cerca di individuare le caratteristiche e la qualit della domanda che la
donna sta formulando, si cerca di capire se essa coincide o meno con quella espressa verbalmente
e in modo esplicito, esplorando le aspettative, i bisogni e le motivazioni, consce e inconsce, che
essa sottende. Il tipo di domanda determina infatti la comprensione del disturbo, consente di
comprendere il senso della richiesta formulata dalla paziente, spostando lattenzione dai sintomi
dichiarati alla sintomatologia espressa, ed alla base degli obiettivi e del percorso
psicoterapeutico eventualmente scelti.
In questa prospettiva, mi sembra importante operare una riflessione sul fatto la richiesta di aiuto
non sia direttamente riconducibile alla donna, inviata alla consultazione dal ginecologo al quale si
era inizialmente rivolta. Occorrerebbe quindi esplorare le aspettative e le motivazioni della donna
verso il colloquio, conoscere come si pone nei confronti del problema e dellipotesi di un eventuale
percorso psicoterapeutico volto ad acquisire una migliore conoscenza di s e delle proprie
problematiche.
Mi sembrerebbe importante conoscere se la donna si sia presentata autonomamente al colloquio o
se, invece, sia stata accompagnata da qualcuno (e in questo caso da chi), allo scopo di conoscere il
suo livello di autonomia. Mi pare opportuno, inoltre, sapere come mai la donna stia formulando
una richiesta di aiuto proprio ora: si potrebbe ipotizzare che si tratti di un momento particolare,
di passaggio, della sua vita, di cambiamento, come si evince dal fatto che lex marito,
attualmente, le ha chiesto lannullamento del matrimonio.
Dopo unadeguata analisi della domanda del paziente, mi sembrerebbe opportuno indagare da
quanto tempo la donna lamenta problemi di ordine sessuale, allo scopo di valutare il livello di
gravit del disturbo e il periodo della vita in cui insorto il disagio. In questa prospettiva, la
conoscenza delle circostanze di insorgenza del disturbo consentirebbe di stabilire dei collegamenti
simbolici fra i fattori scatenanti e il disagio arcaico e profondo espresso dal soggetto.
La donna collega i suoi problemi sessuali allabuso sessuale che riferisce di aver subito allet di
nove anni da parte dello zio materno: mi sembrerebbe pertanto importante raccogliere
informazioni sulleventuale stupro subito al fine di ottenere un quadro evolutivo del disagio e dello
sviluppo della personalit della donna. Si potrebbe indagare il modo in cui la donna abbia vissuto
la faccenda, quali strategie abbia utilizzato per rispondere al disagio, evidenziando quali sono da
alimentare perch funzionali e quali invece sono da eliminare perch alimentano il malessere.
Sarebbe opportuno conoscere se la donna abbia, prima di ora, parlato con qualcuno delleventuale
abuso subito e se sia riuscita in qualche modo ad elaborarlo. Appare in questa prospettiva
importante conoscere se i membri della famiglia di Adriana, in primo luogo i genitori e lex marito,
siano a conoscenza delleventuale trauma subito e che tipi di significati vi associno. Appare anche
importante conoscere i rapporti attuali di Adriana con lo zio, che vivendo nello stesso palazzo dei
genitori, molto probabilmente le capita di incontrare, e i vissuti che la donna prova nei suoi
confronti: rabbia? vergogna? vendetta? pena?
Indagherei la rappresentazione che la donna ha di S e la possibilit che i sentimenti distruttivi che
la donna forse prova nei confronti dello zio vengano rivolti verso di S, alimentando sentimenti
autosvalutativi e autodistruttivi.

Esplorerei la natura del disturbo sessuale di Adriana (disturbo del desiderio, delleccitazione,
dellorgasmo o del dolore sessuale?), il suo contesto situazionale e i fattori psicologici sottostanti e
correlati. Indagherei la possibilit che la donna possa provare sensi di colpa per il piacere
sessuale durante il rapporto, che potrebbe essere percepito come qualcosa di cattivo, che
rimanda ad unesperienza traumatica. Se Adriana ritiene che l'origine dei suoi mali sia
riconducibile all'esperienza dell'abuso sessuale subito, si pu ipotizzare che ella abbia sviluppato,
anche inconsciamente, una sorta di equazione sesso= oggetto cattivo che abbia poi generalizzato ai
rapporti con il marito, danneggiandone inevitabilmente la qualit? Indagherei quindi la presenza
di transfert dello zio verso lex marito che potrebbero aver ostacolato il rapporto.
Sarebbe importante approfondire la conoscenza della natura del rapporto di Adriana con lexmarito, allo stato attuale delle circostanze, e in precedenza, durante il matrimonio. Indagherei sui
motivi che sottostanno alla fine del loro matrimonio e sulla possibilit che questi possano essere
eventualmente collegati ai problemi sessuali della donna. Sarebbe importante anche conoscere se i
coniugi abbiano sviluppato una decisione condivisa sulla fine del loro rapporto o se, invece, uno
dei due abbia deciso per entrambi, ed approfondire i vissuti della donna nei confronti del marito e
dell'elaborazione del lutto del matrimonio. Indagherei anche i vissuti materni della donna nei
confronti del figlio e la presenza di eventuali sensi di colpa nei suoi confronti, per non essere
riuscita a tenere insieme il suo matrimonio.
Ai fini di una migliore conoscenza generale del caso, mi sembrerebbe opportuno indagare il
contesto sociale della donna, di cui non si sa praticamente nulla, e quello lavorativo: conoscere se
linsegnamento delle scienze religiose possa essere considerato una sorta di sublimazione dei
contenuti sessuali e aggressivi inaccettabili, e se la gratificazione e la soddisfazione che la donna
trae dal proprio lavoro compensatrice di difficolt e disagi nella sfera privata ed affettiva. Sono
tutte ipotesi aperte, alle quali non possibile fornire una risposta adesso, e che pertanto dovranno
essere opportunamente vagliate.
Infine, mi sembra opportuno conoscere il grado di funzionamento generale della donna nei diversi
contesti e il livello di funzionamento premorboso; gli stili difensivi maggiormente utilizzati; lesame
di realt; il livello di funzionamento, strutturazione e integrazione dellIO. La valutazione di alcune
funzioni chiave dellIO, come la capacit di controllo degli impulsi, di giudizio e di
mentalizzazione, consentirebbe di avere una maggiore conoscenza delle risorse individuali che
possono favorire lo sviluppo della relazione fra la donna e il suo contesto di vita.
Una volta fatti tutti gli approfondimenti diagnostici del caso, potrei collocare il disturbo della
donna allinterno di un quadro psicodiagnostico pi preciso e definito e decidere se e quale tipo di
intervento psicoterapeutico eventualmente proporre. Qualora, nel corso dei colloqui, emergesse
una motivazione da parte della donna ad intraprendere un percorso psicologico su se stessa,
sarebbe opportuno indirizzarla verso una terapia di tipo supportivo-espressiva a stampo
psicodinamico, che miri inizialmente a rafforzare lIo, strutturarlo e definirlo maggiormente;
migliorare linvestimento sulla realt; abbassare le quote dangoscia; migliorare la
rappresentazione di s qualora fosse svalutante. Solo in un secondo momento, dopo aver offerto
sostegno e supporto concreto, potrebbe essere possibile indirizzare la terapia verso il polo
espressivo, con lobiettivo principale di favorire un processo di presa di coscienza, rielaborazione e
simbolizzazione delle proprie problematiche.

R., 32 anni, chiede una visita psicologica lamentando difficolt di inserimento, di comportamento e
di relazione insorte circa 10 anni fa e che hanno reso problematica la sua realizzazione personale. Il
soggetto soffre da circa dieci anni di una grave insufficienza renale, considerata la vera causa di
tutti
i
suoi
problemi
e
tende
a
minimizzare
il
disagio
psichico.
Non sposato, non ha relazioni sentimentali, vive in famiglia con padre, madre ed un fratello
minore. Ha conseguito un diploma di scuola media superiore, ma non riesce a trovare un'adeguata
sistemazione lavorativa, pur accontentandosi di lavori non collegati al suo titolo di studio. Ci lo ha
reso critico ed aggressivo verso la societ determinando atteggiamenti di rifiuto, di negativit e di
isolamento.
La situazione esistenziale del soggetto caratterizzata da accentuata conflittualit con il padre che
crea all'interno del nucleo familiare un'atmosfera carica di tensioni aggravate da spunti aggressivi e
atteggiamenti rivendicativi nei confronti dei genitori e del fratello. I genitori segnalano problemi di
fragilit emotiva e difficolt di rapporto personale nell'infanzia e nell'adolescenza, tali problemi non
vengono
riferiti
dal
soggetto.
La coppia genitoriale appare in crisi e manifesta da sempre una notevole conflittualit ed
incompatibilit di carattere fra i coniugi. I genitori del paziente segnalano nella sua infanzia e
adolescenza problemi di fragilit emotiva, difficolt di rapporto interpersonale e tendenza
all'isolamento. Il soggetto non riferisce problemi n di tipo infantile, n di tipo adolescenziale. Pare
che il ragazzo sia motivato ad affrontare una terapia psicologica e che vi sia una certa
consapevolezza circa il proprio disagio, anche se questo prevalentemente correlato al problema di
salute.
Il candidato formuli una valutazione psicodiagnostica e proponga un successivo progetto di
intervento.

Sarebbe forse opportuno approfondire le motivazioni che hanno spinto il ragazzo ad una
consultazione ed in particolare se qualcuno glielo ha consigliato o quale sia stato il fattore che lo
ha spinto a rivolgersi ora allo psicologo, dopo 10 anni di disturbi. Bisognerebbe esplorare con il
ragazzo
le
aspettative
legate
all'intervento
psicologico.
Il ragazzo attribuisce i suoi problemi all'insufficienza renale grave; sarebbe opportuno confrontarsi
con il ragazzo sul problema di salute, che potrebbe comportare una dialisi ed empatizzare col
ragazzo circa tale problematica. evidente che una patologia del genere, insorta quando il ragazzo
aveva 22 anni pu avere pesantemente inciso su problematiche psicologiche che probabilmente il
ragazzo gi viveva in modo pi limitato. Probabilmente non vi stato al momento dell'insorgere
della malattia un supporto psicologico che lo abbia aiutato a superare il lutto di una salute persa e
ad elaborare una nuova immagine di S. Si potrebbe ipotizzare che il ragazzo viva in una
situazione di depressione che cerca di superare adottando atteggiamenti aggressivi e di
rifiuto.Sarebbe opportuno capire quali siano i rapporti con la madre e con il fratello e quale sia
stato il modo in cui i familiari hanno reagito alla malattia: se considerando il ragazzo una vittima o
se aiutandolo ad accettarsi e ad accettare la patologia. Sarebbe opportuno sapere se in passato ha
avuto delle amicizie o delle relazioni affettive e quali siano stati i rapporti con i coetanei. Sarebbe
opportuno valutare l'esame di realt che nella depressione risulta in parte compromesso.
Bisognerebbe anche capire perch il padre diventato il soggetto verso cui viene rivolta la rabbia
del soggetto e capire la problematiche profonde legate al conflitto tra i due Ritengo opportuno
seguire il ragazzo inizialmente con una terapia di tipo supportivo che lo aiuti ad elaborare il lutto
legato alla malattia, accrescere l'autostima e rafforzare le difese dell'io. In seguito possibile
pensare ad una terapia di tipo espressivo. Sarebbero positivi anche incontri con tutta la famiglia
per comprendere come sono articolate le relazioni e per supportare la famiglia in questo momento.
Cercherei con il ragazzo di progettare una sistematica ricerca di lavoro cercando gradualmente di
svincolarlo dalla famiglia e di promuovere una maggiore indipendenza ed autonomia.

Le difficolt presentate sono poste in relazione dal paziente stesso con l'insorgenza di una forma di
insufficienza renale, da lui considerata come l'unica e reale origine dei suoi problemi. Potrebbe
essere utile approfondire le informazioni a disposizione relative alla malattia del paziente, al fine di
comprendere il grado di gravit della patologia organica e quanto questa possa avere un impatto
invalidante sulla vita affettiva, relazionale e lavorativa del paziente. Tutte queste aree risultano
infatti problematiche per la vita del soggetto: egli non sposato, non ha relazioni sentimentali ed
insoddisfatto del proprio lavoro che non ha a che vedere con il titolo di studio conseguito.
Anche le relazioni con i propri familiari risultano difficoltose: egli vive in casa con i genitori ed il
fratello minore, ma i rapporti con quest'ultimo e con il padre vengono descritti come conflittuali,
aggressivi e rivendicativi. Non vengono specificate le ragioni alla base di questi scontri e sarebbe
pertanto importante approfondirle per avere una migliore comprensione del quadro familiare con
le sue regole, i suoi ruoli ed alleanze, il tipo di comunicazione e le aree conflittuali che lo
contraddistinguono.
Dalla lettura del protocollo emerge l'esistenza di una forte conflittualit nella coppia genitoriale
dovuta ad una incompatibilit di carattere e, quindi, sempre esistita. Si potrebbe pertanto
ipotizzare un coinvolgimento del figlio maggiore nella conflittualit genitoriale e, presumibilmente,
di una sua alleanza con la madre contro il padre, con il quale ha appunto una relazione
conflittuale. Anche il fratello minore potrebbe essere inserito in questa dinamica familiare,
presumibilmente
in
alleanza
con
il
padre.
La sottolineatura data dal paziente alla propria condizione medica e l'impatto di questa sulla sua
vita dovrebbero spingere il clinico ad esplorare con lui la sua storia, per approfondire il livello e la
qualit dell'adattamento pre- morboso. Emergono a questo proposito due versioni contrastanti:
l'infanzia e l'adolescenza del paziente sarebbero a suo parere trascorse tranquillamente, senza
particolari problemi o difficolt; al contrario i genitori del paziente riferiscono una situazione di
fragilit emotiva, difficolt relazionali e tendenza all'isolamento esistente fin da allora. Si dovrebbe
quindi approfondire con il paziente la sua capacit di valutare realisticamente ed oggettivamente le
proprie difficolt, nonch l'immagine che egli ha di s, che potrebbe essere deteriorata dalla
malattia.
Si potrebbe ipotizzare, in base agli elementi a disposizione, l'esistenza di una patologia depressiva
che, probabilmente gi presente in et evolutiva, sarebbe stata poi accentuata dall'insorgere della
malattia alla quale il paziente avrebbe poi reagito con atteggiamenti di critica, rabbia ed
aggressivit.
Di grande utilit ai fini della pianificazione di un intervento mirato potrebbe essere l'esplorazione
della domanda del paziente. Nello specifico dovrebbero essere approfondire le ragioni che lo
spingono in primo luogo a rivolgersi ad uno psicologo, dal momento che egli sembra minimizzare
la componente psicologica delle proprie difficolt a favore di quella organica, e, in secondo luogo,
a scegliere proprio questo momento, dato che le difficolt lamentate sono presenti da ormai 10
anni. quindi utile domandarsi quali strategie il soggetto abbia utilizzato fino ad ora per far fronte
alle proprie difficolt e con quali risultati, e quali attese, bisogni ed aspettative siano espresse
attraverso
la
domanda
di
consultazione.
L'intervento terapeutico con R. potrebbe prevedere una terapia individuale a carattere inizialmente
supportivo, volta al rafforzamento dell'Io e dei suoi confini. In un secondo momento la terapia
potrebbe divenire pi espressiva e affrontare il disagio e le conflittualit sottostanti rielaborandole.
Se la famiglia fosse disponibile potrebbe rivelarsi di particolare utilit un intervento ad approccio
sistemico, volto alla ridefinizione delle regole e dei ruoli che del sistema familiare, allo scopo di
favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri.
R ha 32 anni, non sposato e non ha relazioni sentimentali; vive in famiglia con il padre, la madre
e un fratello minore. Ha rapporti conflittuali con il padre e vengono segnalate difficolt relazionali
anche tra i genitori Ha conseguito un titolo di studio superiore, ma ancora disoccupato. Chiede
personalmente una visita psicologica a causa delle sue difficolt di inserimento, di comportamento

e di relazione. Il soggetto attribuisce l'inizio dei suoi problemi alla grave insufficienza renale di cui
soffre
da
10
anni.
I genitori segnalano problemi di fragilit emotiva e difficolt di rapporto personale nell'infanzia e
nell'adolescenza,
tali
problemi
non
vengono
riferiti
dal
soggetto.
Pare che il ragazzo sia motivato ad affrontare una terapia psicologica e che vi sia una certa
consapevolezza circa il proprio disagio, anche se questo prevalentemente correlato al problema
di salute. Sarebbe forse opportuno approfondire le motivazioni che hanno spinto il ragazzo ad una
consultazione ed in particolare se qualcuno glielo ha consigliato o quale sia stato il fattore che lo
ha spinto a rivolgersi ora allo psicologo, dopo 10 anni di disturbi. Bisognerebbe esplorare con il
ragazzo
le
aspettative
legate
all'intervento
psicologico.
Il ragazzo attribuisce i suoi problemi all'insufficienza renale grave; sarebbe opportuno confrontarsi
con il ragazzo sul problema di salute, che potrebbe comportare una dialisi ed empatizzare col
ragazzo circa tale problematica. evidente che una patologia del genere, insorta quando il ragazzo
aveva 22 anni pu avere pesantemente inciso su problematiche psicologiche che probabilmente il
ragazzo gi viveva in modo pi limitato. Probabilmente non vi stato al momento dell'insorgere
della malattia un supporto psicologico che lo abbia aiutato a superare il lutto di una salute persa e
ad elaborare una nuova immagine di S. Si potrebbe ipotizzare che il ragazzo viva in una
situazione di depressione che cerca di superare adottando atteggiamenti aggressivi e di rifiuto.
Sarebbe opportuno capire quali siano i rapporti con la madre e con il fratello e quale sia stato il
modo in cui i familiari hanno reagito alla malattia: se considerando il ragazzo una vittima o se
aiutandolo ad accettarsi e ad accettare la patologia. Sarebbe opportuno sapere se in passato ha
avuto delle amicizie o delle relazioni affettive e quali siano stati i rapporti con i coetanei. Sarebbe
opportuno valutare l'esame di realt che nella depressione risulta in parte compromesso.
Bisognerebbe anche capire perch il padre diventato il soggetto verso cui viene rivolta la rabbia
del soggetto e capire la problematiche profonde legate al conflitto tra i due Ritengo opportuno
seguire il ragazzo inizialmente con una terapia di tipo supportivo che lo aiuti ad elaborare il lutto
legato alla malattia, accrescere l'autostima e rafforzare le difese dell'io. In seguito possibile
pensare ad una terapia di tipo espressivo. Sarebbero positivi anche incontri con tutta la famiglia
per comprendere come sono articolate le relazioni e per supportare la famiglia in questo momento.
Cercherei con il ragazzo di progettare una sistematica ricerca di lavoro cercando gradualmente di
svincolarlo dalla famiglia e di promuovere una maggiore indipendenza ed autonomia.

R. ha 32 anni e si rivolge allo psicologo per delle problematiche di tipo comportamentale e


relazionale. Tali difficolt affliggono il paziente da 10 anni, ed il loro esordio posto in relazione
dal paziente stesso con l'insorgenza di una forma di insufficienza renale, da lui considerata come
l'unica e reale origine dei suoi problemi. Sembrerebbe, dunque di estrema importanza approfondire
le informazioni a disposizione relative alla malattia del paziente, al fine di comprendere il grado di
gravit della patologia organica e quanto questa possa avere un impatto invalidante sulla vita
affettiva, relazionale e lavorativa del paziente. Tutte queste aree risultano infatti problematiche per
la vita del soggetto: egli non sposato, non ha relazioni sentimentali ed insoddisfatto del proprio
lavoro che non ha a che vedere con il titolo di studio conseguito.
Anche le relazioni con i propri familiari risultano difficoltose: egli vive in casa con i genitori ed il
fratello minore, ma i rapporti con quest'ultimo e con il padre vengono descritti come conflittuali,
aggressivi e rivendicativi. Non vengono specificate le ragioni alla base di questi scontri e sarebbe
pertanto importante approfondirle per avere una migliore comprensione del quadro familiare con
le sue regole, i suoi ruoli ed alleanze, il tipo di comunicazione e le aree conflittuali che lo
contraddistinguono.
Dalla lettura del protocollo emerge l'esistenza di una forte conflittualit nella coppia genitoriale
dovuta ad una incompatibilit di carattere e, quindi, sempre esistita. Si potrebbe pertanto
azzardare l'ipotesi di un coinvolgimento del figlio maggiore nella conflittualit genitoriale e,

presumibilmente, di una sua alleanza con la madre contro il padre, con il quale ha appunto una
relazione conflittuale. Anche il fratello minore potrebbe essere inserito in questa dinamica
familiare,
presumibilmente
in
alleanza
con
il
padre.
La sottolineatura data dal paziente alla propria condizione medica e l'impatto di questa sulla sua
vita dovrebbero spingere il clinico ad esplorare con lui la sua storia, per approfondire il livello e la
qualit dell'adattamento pre- morboso. Emergono a questo proposito due versioni contrastanti:
l'infanzia e l'adolescenza del paziente sarebbero a suo parere trascorse tranquillamente, senza
particolari problemi o difficolt; al contrario i genitori del paziente riferiscono una situazione di
fragilit emotiva, difficolt relazionali e tendenza all'isolamento esistente fin da allora. Si dovrebbe
quindi approfondire con il paziente la sua capacit di valutare realisticamente ed oggettivamente le
proprie difficolt, nonch l'immagine che egli ha di s, che potrebbe essere deteriorata dalla
malattia.
Si potrebbe ipotizzare, in base agli elementi a disposizione, l'esistenza di una patologia depressiva
che, probabilmente gi presente in et evolutiva, sarebbe stata poi accentuata dall'insorgere della
malattia alla quale il paziente avrebbe poi reagito con atteggiamenti di critica, rabbia ed
aggressivit.
Di grande utilit ai fini della pianificazione di un intervento mirato potrebbe essere l'esplorazione
della domanda del paziente. Nello specifico dovrebbero essere approfondire le ragioni che lo
spingono in primo luogo a rivolgersi ad uno psicologo, dal momento che egli sembra minimizzare
la componente psicologica delle proprie difficolt a favore di quella organica, e, in secondo luogo,
a scegliere proprio questo momento, dato che le difficolt lamentate sono presenti da ormai 10
anni. quindi utile domandarsi quali strategie il soggetto abbia utilizzato fino ad ora per far fronte
alle proprie difficolt e con quali risultati, e quali attese, bisogni ed aspettative siano espresse
attraverso
la
domanda
di
consultazione.
L'intervento terapeutico con R. potrebbe prevedere una terapia individuale a carattere inizialmente
supportivo, volta al rafforzamento dell'Io e dei suoi confini. In un secondo momento la terapia
potrebbe divenire pi espressiva e affrontare il disagio e le conflittualit sottostanti rielaborandole.
Se la famiglia fosse disponibile potrebbe rivelarsi di particolare utilit un intervento ad approccio
sistemico, volto alla ridefinizione delle regole e dei ruoli che del sistema familiare, allo scopo di
favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri

P. un uomo di 38 anni che giunge alla consultazione dello psicologo in uno stato di profonda
prostrazione psicologica anche se l'aspetto fisico abbastanza ben curato.
P. fa molta fatica ad esprimersi ed, infatti, il colloquio inizia con un silenzi interrotto poi dallo
psicologo che gli domanda se desidera dire qualcosa. Con fatica e un p alla volta P. comincia a
dire che si sente molto gi da quasi due mesi e che ormai non riesce ad avere alcun interesse per
tutto quello che, invece fino ad ora, di fatto rappresentava la sua vita.
P. riferisce di convivere, da 10 anni, cio da quando nata sua figlia, con una persona carina ed
intelligente con cui va abbastanza d'accordo e di essere molto attaccato alle "due donne della sua
vita" anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere pi da loro per evitare che scoprano come lui
ridotto. Il soggetto sostiene che anche nel lavoro, dice di essere un muratre che poi diventato un
piccolo imprenditore, le cose vanno molto male perch "mi rendo conto di avere fatto degli
investimenti troppo azzardati e di essermi comprato una casa forse troppo grande, insomma sono
pieno di debiti e ora non so come fare a rimediare". Rispetto a come sia andata la sua vita
precedentemente P. riferisce che a volte gli capita di vivere situazioni emotive molto diverse da
quelle attuali e che anzi, spesso, incredibilmente pieno di energia "proprio un vulcano di idee e
infatti in quei momenti faccio tanti progetti; poi per all'improvviso tutto cambia, forse perch la
vita spess crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi

impotente e sempre pi triste e penso che non ce la faccio pi".


Per quel che riguarda la famiglia di origine P. riferisce di avere una madre con la quale ha un
pessimo rapporto e che frequenta poco e che non ha conosciuto il suo vero padre che andato via di
casa quando lui era molto piccolo.
P. sostiene di essere venuto alla consultazione perch la sua compagna minaccia di mandarlo via di
casa se non si decide a sentire il parere di un esperto ed eventualmente farsi seguire in qualche
modo:"perch, dottore, lei cnvinta che io abbia qualcosa che non va, forse anche un p
arrabbiata perch ha scoperto qualche mia scappatella precedente, acqua passata per, ma poi non
so se lei quella strana, infatti gi da un anno va da uno psicologo".
Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
a. quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti
importanti a giustificazione dell'ipotesi fatta;
b. di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale;
c. di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe;
d. quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perch;
e. se ritiene necessario un trattamento;
f. in caso di indicazione di trattamento specificare il tipo di orientamento, obiettivi, setting;
g. chiarire le motivazioni della scelta fatta;
h. eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
I candidati sono invitati a rispondere a tutti i punti e ad indicare la lettera di risposta per ciascun
punto mantendendo l'ordine dato.

P. arriva in consultazione lamentando un umore triste da circa un paio di mesi. Con riferimento
al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali si potrebbe ipotizzare un disturbo nell'area
dell'umore. Si ritrovano sintomi come la demotivazione, il disinteresse per le attivit, l'autocritica e
la colpa "mi rendo conto di aver fatto degli investimenti troppo azzardati e di essermi comprato
forse una casa troppo grande..", autosvalutazione (preferirebbe non farsi vedere da loro per evitare
che scoprano come lui ridotto) che farebbero pensare ad una sintomatologia depressiva.
Tuttavia il paziente sostiene che, ripensando alla sua vita precedentemente (agli utimi due mesi),
gli capitava spesso di vivere situazioni emotive diverse da quelle attuali nelle quali si sentiva pieno
di energia e aveva mille idee per poi ripiombare nuovamente nello stato di sconforto,impotenza e
tristezza ("forse perch la vita spesso crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare").
Sembra quindi esserci stata in passato un oscillazione di stati d'animo contrastanti che richiamano
somiglianze con i disturbi bipolari per l'alternanza di fasi depressive e maniacali.
b. Tuttavia gli elementi a nostra disposizione non sembrano essere sufficienti a soddisfare n i
criteri per un episodio depressivo maggiore, n per un episodio maniacale. Dalla descrizione del
caso sembrerebbe di trovarsi pi in presenza di un oscillazione di vecchia data di alti e bassi che
non giustificano la diagnosi di disturbo bipolare. Sarebbe a questo punto utile indagare la durata
di queste oscillazioni e la frequenza con cui si sono succedute. Potrebbe infatti trattarsi di un
disturbo ciclotimico dove l'ultimo episodio rappresentato da un periodo con sintomi depressivi
ma il decorso della sintomatologia di cruciale importanza per orientarsi verso questa ipotesi.
Escluderei la presenza di un disturbo borderline di personalit che anche avendo come
caratteristica frequenti alterazioni dell'umore si accompagna di un quadro sintomatologico che qui
non

riscontrabile.
c. A questo proposito troverei utile la somministrazione di un strumento diagnostico come l'MMPI2 per valutare le maggiori caratteristiche strutturali di personalit e i disordini di tipo emotivo ed
indagare pi a fondo le eventuali componenti depressive e quelle maniacali.
d. Mi sembrerebbe utile a questo punto approfondire la conoscenza delle ragioni che hanno portato
a questo disagio. Innanzitutto cercherei di raccogliere maggiori informazioni riguardo il rapporto

del paziente con i genitori. Anche se il P. dichiara di aver avuto un pessimo rapporto con la madre
non sono chiari i motivi di tale astio. Il fatto che P. sostenga di non aver conosciuto mai il suo vero
padre perch andato via quando era piccolo fa pensare ad una situazione di fallimento da parte
dell'oggetto-S paterno gratificare i bisogni del S di rispecchiamento. Bisognerebbe quindi
conoscere la qualit delle successive cure materne e indagare le ragioni del loro conflitto.
Un'analisi di questo tipo premetterebbe di capire meglio anche il rapporto di P. con la sua famiglia
ed in particolare con sua moglie che sembra essere caratterizzato da ambivalenza: da una parte la
figura di sua moglie viene descritta come "carina ed intelligente" e addiruttura lui sostiene di non
volersi far vedere da lei e sua figlia in questo stato perch molto attaccato alle due donne della
sua vita e dall'altro canto si riferisce a lei come "quella strana che gi da un anno va da uno
psicologo" e che P. ha tradito in passato con "qualche scappatella". Inoltre riterrei opportuno
avere informazioni sulle eventuali relazioni all'esterno della rete familiare per capire quanto il
problema sia racchiuso all'interno del sistema. Al fine di escludere qualunque causa organica
dell'alterazione dell'umore suggerirei al paziente un esame medico che per la rilevazione di
eventuali componenti che meglio spiegherebbero o che contribuirebbero al verificarsi del sintomi.
e.f.g. Considerando i seguenti fattori: la motivazione apparentemente estrinseca alla terapia (P.
sostiene che sia la moglie ad aver insistito perch lui chiedesse un consulto psicologico perch
crede che io abbia qualcosa che non va), la presenza di un altro membro della famiglia con
problemi psicologici, un buon insight del paziente che non nega il suo malessere, un buon
funzionamento dell'io ed un adeguato esame della realt proporrei una terapia di carattere
espressivo ad orientamento sistemico-familiare i cui obiettivi consisterebbero nella trasformazione
delle regole del sistema con regole pi funzionali, nel favorire la comunicazione tra i membri (in
particolare i coniugi) e sviluppare la definizione e rafforzamento dei confini interni al sistema.
h. ?????Non so...

Un avvocato di 45 anni richiede un trattamento su insistenza della moglie, che stanca del loro
matrimonio, non pu pi tollerare la sua freddezza emotiva, le richieste rigide, la sua prepotenza, il
disinteresse sessuale, i lunghi orari di lavoro e i frequenti viaggi d'affari. Il paziente non prova alcun
disagio particolare nel suo matrimonio e ha accettato la consulenza solo per accontentare la moglie.
Ben presto,tuttavia,emerge che il paziente preoccupato da problemi lavorativi. E' conosciuto come
l'uomo di punta di uno studio legale ben avviato. E' stato l pi giovane socio nella storia dello studio
ed famoso per la sua capacit di gestire molti casi contemporaneamente. Recentemente si trova
sempre pi incapace di sostenere quei ritmi. E' troppo orgoglioso per rifiutare un nuovo caso e
troppo perfezionista per rimanere soddisfatto dal lavoro svolto dai suoi assistenti. Scontento dello
stile di vita e della struttura delle difese che scrivono, si trova costantemente a correggere le loro
difese giudiziarie ed quindi incapace di stare al passo con i suoi impegni. I suoi collaboratori
lamentano che la sua attenzione per i dettagli, la sua incapacit di delegare la responsabilit stanno
riducendo la sua efficienza. In 15 anni ha cambiato 2 o 3 volte segretarie all'anno; nessuna di esse
pu tollerare di lavorare con lui per molto tempo, perch troppo critico riguardo agli errori
commessi dagli altri. Quando vengono assegnati i compiti, non riesce a decidere quale discutere per
primo, comincia a fare programmi per s e per i collaboratori, ma poi non riesce a rispettarli e
lavora 15 ore al giorno. Trova difficile essere risoluto adesso che il suo lavoro aumentato al di l
del suo diretto controllo.
Il paziente tratta i suoi figli come se fossero delle bambole meccaniche, ma tuttavia prova per loro
un affetto evidente anche se nascosto. Descrive sua moglie come una "compagna adeguata" e ha
difficolt a capire perch sia insoddisfatta. E' puntiglioso nei modi e nell'abbigliamento, il suo
eloquio lento e monotono, arido e privo di humor con una testarda determinazione nel far
intendere le sue ragioni.
E' figlio di due genitori "in carriera", estremamente dediti al lavoro. E' cresciuto con la sensazione

di non lavorare mai abbastanza, di avere molto da raggiungere e poco tempo a disposizione. E' stato
uno studente modello, un "topo da biblioteca", goffo e impopolare nelle attivit sociali
adolescenziali. E' sempre stato competitivo e ambizioso. Ha difficolt a rilassarsi in vacanza,
sviluppa complessi programmi di attivit per ciascun membro della famiglia e diventa impaziente e
furioso se essi rifiutano di seguire i suoi piani. Gli piacciono gli sport, ma ha poco tempo per
praticarli e rifiuta di giocare se non al massimo della forma. Sui campi da tennis ferocemente
competitivo e ha difficolt a perdere.
Il canditato sulla base degli elementi forniti dal testo proponga:
1. delle ipotesi diagnostiche motivando le scelte fatte
2. quali ulteriori dati necessiterebbe per effettuare una diagnosi differenziale e quale sarebbe
quest'ultima.
3. quali strumenti diagnostici si potrebbero utilizzare per avvalorare tale ipotesi
4. il tipo di intervento pi idoneo
5. le eventuali risorse di rete psicosociali da attivare
Il paziente presenta le seguenti caratteristiche: freddezza emotiva, richieste rigide, prepotenza,
disinteresse sessuale, dedizione eccessiva al lavoro, orgoglio eccessivo, perfezionismo,
atteggiamento critico nei confronti degli altri, attenzione per i dettagli, testardaggine, tendenza a
programmare attivit per se e gli altri ma incapacit a rispettarle e la sua meticolosit
nell'eseguire i compiti alla perfezione appare ostacolare la sua performance lavorativa. Inoltre
sembra disinteressato a tutto ci che non concerne l'ambito lavorativo tanto vero che nn capisce
che cosa renda la moglie insoddisfatta. La descrizione relativa alla giovane et dove elementi
analoghi di eccessiva ambizione e perfezionismo e intolleranza ala non adesione degli altri ai suoi
piani suggerisce un modello pervasivo di comportamento tipico dei disturbi di personalit. Gli
elementi a nostra disposizione sembrerebbero rientrare nel quadro di un disturbo ossessivocompulsivo di personalit dove, con riferimento al DSM-IV, troviamo tra i criteri un'attenzione per
i dettagli, le regole, l'organizzazione al punto che va perduto lo scopo principale dell'attivit ("
incapace di stare al passo con i suoi impegni"), perfezionismo che interferisce con il
completamento dei compiti (i colleghi infatti riferiscono che "la sua attenzione per i dettagli e la
sua incapacit di delegare responsabilit stanno riducendo la sua efficienza"), eccessiva dedizione
al lavoro fino all'esclusione delle attivit di svago (non si dedica alla famiglia e anche in passato
era un topo da biblioteca), incapacit di delegare compiti lavorare con altri a meno che non
facciano le cose come vuole lui (sostiene infatti di essere intollerante quando gli altri non
aderiscono ai suoi programmi) e manifesta testardaggine. Nonostante la somiglianza terminolgica
escluderei la diagnosi Disturbo Ossessivo-compulsivo per l'assenza di ossessioni e compulsioni e
non si in presenza di un modello pervasivo di comportamento. Sarebbe invece opportuno
considerare una diagnosi differenziale con altri disturbi di persnalit come il Disturbo narcisistico
di personalit dove la componente di perfezionismo anche presente. A questo proposito sarebbe
opportuno soffermarsi sulle differenze qualitative del pefezionismo visto che nel narcistista c' la
convizione di aver raggiunto la perfezione mentre nel dist oss-comp di pers c' un senso autocritico
che implica una costante tensione al raggiungimento di tale obiettivo che qui si evince dalla
preoccupazione per i suoi problemi lavorativi. Sarebbe anche opportuno considerare una diagnosi
differenziale con il Dist Schizoide di personalit dove presente un analogo ritiro dalle relazioni
affettive e sociali ma nel nostro caso questa una conseguenza della troppa dedizione al lavoro e
non ad un'incapacit di instaurare un'intimit con l'altro.
Approfondimenti necessari per sostenere la mia ipotesi e orientarmi verso un intervento efficace
riguarderebbero la valutazione del livello del funzionamento dell'io, l'esame della realt e gli stili
difensivi adottati. A questo proposito cercherei di raccogliere maggiori informazioni riguardo ai
rapporti con i genitori. La comprensione psicodinamica di questo disturbo descrive questi individui
come regrediti dall'angoscia di castrazione associata con la fase edipica alla relativa sicurezza del

periodo anale. Si ipotizzerebbe quindi la presenza di un SUper-Io punitivo derivante da una


insufficiente valorizzazione da parte dei genitori o da carenti dimostrazioni di amore da parte di
questi che avrebbero portato ad una notevole sfiducia in se stesso alla quale ha ovviato con
operazioni difensive quali l'isolamento affettivo, l'intellettualizzazione, la formazione reattiva.
Sarebbe quindi di partciolare interesse conoscere la qualit della relazioni oggettuali del paziente.
Anche l'incapacit del paziente di essere intimo con la moglie rimanda alla paura di essere travolto
da intensi desideri di essere amato e di "perdere il controllo". La scelta riguardante il tipo di
terapia in questi casi complessa. Infatti in questi pazienti sono comuni resistenze nei confronti
degli insight del terapeuta. Inoltre mentre nel disturbo oss-comp i pazienti riconoscono
l'irraginevolezza delle loro azioni i pazienti con disturbo oss-comp di persnalit tendono a negare
l'esistenza di qualunque tipo di problema e quindi rendono difficile l'instaurarsi di un'alleanza
terapeutica. In questo caso particolare il paziente sembra infatti inconsapevole del problema tanto
che la moglie a richiedere una consultazione. Per iniziare quindi proporrei una terapia
supportiva basata sull'empatia che contenga l'angoscia. Una volta abbassate certe difese, una
terapia di tipo espressivo sarebbe di grande aiuto per permettere al paziente di venire a contatto
con i termini del poprio conflitto, promuovere una maggiore flessibilit del super-io.

Una giovane di 25 anni, prossima alla laurea, chiede una consultazione psicologica. Da qualche
tempo non riesce a dormire bene, molto ansiosa e, soprattutto in situazioni di affollamento, ha
crisi di sudorazione e tachicardia e senso di soffocamento. Questo la preoccupa molto perch, dopo
la laurea, si era indirizzata verso un master allestero con buone prospettive che si concludesse con
unottima opportunit lavorativa. Dice di essere libera sentimentalmente perch ha concluso senza
apparente sofferenza un rapporto affettivo iniziato quando aveva 18 anni. Racconta diffusamente
che il clima sereno che era sempre esistito allinterno del nucleo familiare sembra essersi
spezzato. Padre e madre discutono sempre pi spesso e, dopo le liti, la madre, casalinga, passa la
giornata a letto, lasciando alla figlia i lavori domestici, mentre il padre si rinchiude nel mutismo e si
trattiene sempre pi al lavoro. La giovane anche molto preoccupata per il fratello di 17 anni, che
ha iniziato a rincasare tardi e rischia di essere bocciato.
Il candidato decida a quali aree problematiche il colloquio clinico deve porre attenzione, se
opportuno allargare lindagine ad altri componenti del nucleo familiare e quali strumenti diagnostici
userebbe
per
approfondire
la
conoscenza
del
caso.

La giovane arriva in consultazione con la seguente sintomatologia: problemi di sonno, ansia


(soprattutto in situazioni di affollamento), crisi con sudorazioni, tachicardia e senso di
soffocamento. Il problema che lei riporta appare causare disagio significativo in quanto ha
problemi a proseguire i programmi fatti per il suo futuro professionale. Sembrerebbe essere in
presenza di un disturbo ansioso. Ipotesi diagnostiche diventano abbastanza difficili da suggerire
visto i pochi elementi a nostra disposizione. Tuttavia la specificazione che la giovane subisce le
crisi di sudorazione e tachicardia soprattutto in ambienti affollati farebbe pensare ad un
disturbo di panico con agorafobia ma mancano troppi elementi che sarebbe invece opportuno
indagare per sostenere questa ipotesi diagnostica. Innanzitutto sarebbe opportuno indagare la
ricorrenza delle crisi, le cause di insorgenza e il vissuto del soggetto al momento. Sarebbe anche
utile conoscere in che misura il problema si verifica in situazioni di affollamento o se lansia pi
pervasiva (il che si evince dai problemi del sonno e dalla costante preoccupazione per altre
faccende) oltre che valutare se effettivamente queste crisi corrispondono a veri e propri attacchi di
panico o ne condividono solo alcune caratteristiche. Inoltre sarebbe opportuno effettuare una
diagnosi differenziale con un disturbo dansia generalizzato dove il soggetto ha preoccupazioni

eccessive che riguardano attivit o eventi e riporta sintomi di alterazioni del sonno che il DSM-IV
include tra i criteri diagnostici per il disturbo dansia generalizzato. Troviamo infatti una sua
preoccupazione sia per il suo futuro che per il comportamento del fratello. Tuttavia queste due
preoccupazioni sembrano avere caratteristiche diverse in quanto nel primo caso la preoccupazione
riguarda il fatto di non poter portare avanti certi programmi di vita a causa del suo problema che
la limita (pi comune allattacco di panico) mentre nel secondo caso la preoccupazione
direttamente rivolta ad un fattore esterno come il comportamento del fratello (pi comune nel caso
di disturbo dansia generalizzato). Un altro fattore da considerare sarebbe il significato che lansia
nelle situazioni temute assume e di cui non abbiamo indicazioni che, nel caso in cui fosse legata ad
un tema di paura del giudizio, potrebbe far considerare una diagnosi differenziale con la fobia
sociale dove la presenza di attacchi di panico presente e causata dalle situazioni in cui si teme il
giudizio. Tuttavia la paziente si riferisce alla folla e non alle situazioni sociali facendo dedurre
che quello che lei teme il soffocamento della gente pi che il loro giudizio. Per questo motivo
escluderei
la
possibilit
che
possa
trattarsi
di
Fobia
sociale.
In base al racconto del soggetto riguardo alla sua situazione familiare dove qualcosa sembra
essersi spezzato raccoglierei maggiori informazioni sui rapporti tra i membri della famiglia.
Cercherei infatti di capire che cosa allimprovviso cambiato e quale sia stato o quale siano stati
gli eventi destabilizzanti. Anche la condizione del fratello sembra essere una reazione diversa
ma di analoga natura a questo cambiamento. Dai dati a nostra disposizione sembrerebbe che a
monte di tutto ci siano i litigi tra i genitori con una conseguente reazione depressiva da parte della
madre che appare troppo coinvolta nel proprio problema per dare di conto alle esigenze dei figli.
La paziente si trova allimprovviso ad assumere quasi un ruolo sostitutivo a quello della madre
che implica la presa di responsabilit di faccende prettamente concrete come la cura della casa e
di altre pi serie come la cura del fratello. Si potrebbe quindi ipotizzare la presenza da un lato di
una situazione di angoscia abbandonica che avrebbe portato allo smarrimento e al sentire le
nuove responsabilit come soffocanti e daltro unangoscia di inglobamento, di intrusione dei
confini di ruolo, dove il suo essere trattenuta allinterno della famiglia con conseguente
limitazione al suo processo di autonomia possono aver ostacolato il suo distacco dalla famiglia e
compromesso
le
sue
scelte
future.
Sarebbe tuttavia opportuno esaminare pi approfonditamente la qualit dei rapporti tra i membri
che sembrano essere caratterizzati da reciproco invischiamento prima dellinsorgenza dei disagi.
Proporrei a questo proposito un test del disegno della famiglia di Corman (?) per capire
ulteriormente il punto di vista della paziente rispetto alle dinamiche presenti allinterno del nucleo
familiare. La motivazione intrinseca della paziente alla consultazione e il conservato
funzionamento dellio e della realt mi condurrebbero a suggerire una terapia espressiva ad
orientamento sistemico-familiare che aiuti i membri a prendere consapevolezza dei propri conflitti,
a ridefinire i ruoli e quindi a rafforzare i confini interni, a facilitare lo scambio di comunicazione e
infine a promuovere un processo di separazione-individuazione.
Il caso proposto riguarda una giovane donna di 25 anni che sembra presentarsi in modo spontaneo
per un consulto. Riterrei innanzitutto importante fare unaccurata analisi della domanda,
indagando sullautenticit delle sua richiesta di aiuto, sulle sue motivazioni a riguardo, sulle sue
idee e aspettative nei confronti di eventuali trattamenti e sul perch si sia presentata in questo
particolare momento. Approfondire questi aspetti potrebbe essere utile per stabilire unalleanza
terapeutica, per capire la disponibilit e la collaborazione della donna a incontri successivi, per
informarsi sulla sua consapevolezza circa le sue difficolt e, infine, per la scelta e la pianificazione
di
un
intervento.
La ragazza, durante il primo colloquio, lamenta di non riuscire a dormire bene, di provare ansia,
specie in situazioni di affollamento, con conseguente sudorazione, tachicardia e senso di
soffocamento. Tale sintomatologia, che potrebbe essere collocata nellarea dei disturbi ansiosi
(prendendo come riferimento il DSM IV), provoca nella ragazza preoccupazione in quanto, ci

riferisce che, essendo prossima alla laurea, ha in programma un successivo master allestero. Dal
protocollo inoltre emergono altri dati, come la fine di una relazione che durava dallet di 18 anni
ma che ha vissuto senza sofferenza. Aggiunge che il clima familiare ultimamente si spezzato, i
genitori hanno liti frequenti in seguito alle quali la madre, casalinga, sta a letto tutto il giorno,
delegando alla figlia i lavori domestici, mentre il padre si rinchiude nel mutismo e si intrattiene a
lungo al lavoro. Infine la giovane rivela di essere preoccupala per il fratello minore di 17 anni che
torna
tardi
la
sera
rischiando
di
essere
bocciato
a
scuola.
Dal protocollo non emerge se la ragazza si sia precedentemente rivolta ad un medico generico per
poter escludere la possibilit che tale sintomatologia possa essere la conseguenza di una
condizione medica generale o correlata a sostanze. Proporrei per questo un invio a un medico di
base per gli adeguati esami medici. Nel caso in cui queste due possibilit potessero essere escluse,
e considerando che i dati in nostro possesso non sono sufficienti per poter elaborare unipotesi
diagnostica univoca, riterrei opportuno proporre alla ragazza ulteriori colloqui a scopo
diagnostico, per approfondire i primi dati emersi e per portarne alla luce altri che potrebbero
essere
utili
ai
fini
di
un
miglior
inquadramento
del
caso.
Riguardo alla sintomatologia potrei ritenere importante indagare da quanto tempo sia presente e
quando
sia
insorta
per
la
prima
volta
e
in
che
circostanza.
Riferisce che lansia si presenta soprattutto in situazioni di affollamento, cercherei di approfondire
questo aspetto informandomi su quali siano ad esempio queste situazioni, se le capita sempre di
provare sudorazione, tachicardia e soffocamento ogni volta, se questi episodi di ansia siano uguali
oppure se abbiano ogni volta un andamento diverso, se invece tali sintomi possibile che si siano
presentati anche in situazioni in cui non vi era affollamento, se ci siano altri sintomi oltre a quelli
descritti, se le mai capitato di arrivare ad evitare certi luoghi o situazioni (in questo caso si
potrebbe proporre un ipotesi di agorafobia), se abbia mai evitato situazioni per la costante paura
di poter rivivere i suoi momenti di disagio (disturbo di panico con agorafobia), se abbia mai avuto
improvvise crisi in cui oltre ai sintomi riportati vi siano state anche palpitazioni, tremori, brividi,
sensazione di morire (in questo caso lipotesi potrebbe essere di attacco di panico). Indagherei
inoltre se le situazioni di affollamento che riferisce la ragazza possano essere collegate
alleventuale senso di imbarazzo provocato dallessere in mezzo ad altre persone di cui potrebbe
temere il giudizio (fobia sociale). Inoltre indagherei sulleventuale presenza di recenti eventi critici
che possano aver acutizzato i suoi disagi, se abbia mai ricevuto altri interventi di tipo psicologico e
con quali eventuali esiti o se abbia mai preso farmaci, quali e con quali risultati. Infine mi
informerei sul quale sia il suo vissuto quando insorgano tali sintomi, se e come reagiscano gli altri,
come e se abbia affrontato fino ad oggi tale disagio e se esso abbia e a che livello eventualmente
compromesso
alcune
aree
del
suo
funzionamento.
Dal protocollo emergono poi altri importanti dati sulla vita della ragazza, i quali andrebbero
approfonditi, ad esempio riguardo alla sua imminente laurea e alla sua decisione di partire per un
master allestero. Potrebbe essere utile approfondire come stia vivendo questo importante momento
di cambiamento (la laurea), da quanto tempo abbia deciso di svolgere un master allestero (dove di
preciso), quanto durer e se i genitori abbiano condiviso e siano contenti di questa scelta. La
ragazza dice di essere preoccupata di questo master a causa dei suoi disagi: cercherei di sondare
se possano esservi dietro i sintomi riferiti altre motivazioni causa di tali preoccupazioni e se ella ne
abbia consapevolezza. Successivamente mi soffermerei sulla fine della sua relazione, quanto tempo
fa avvenuta, per quali motivi, se stata una cosa improvvisa, chi dei due stato a prendere la
decisone o se invece erano daccordo, se avesse fatto investimenti e progetti con il ragazzo, come
ella abbia reagito. Inoltre riterrei molto importante approfondire la situazione familiare della
giovane: dice che ultimamente le cose allinterno della sua famiglia sono cambiate e che i genitori
litigano sempre pi spesso. Cercherai di capire se vi siano stati eventi particolari che abbiano
potuto creare tensioni tra i suoi genitori, se il cambiamento in famiglia coincida con la comparsa
dei suoi disagi, se secondo lei le due cose siano collegate, se i genitori siano al corrente delle sue
problematiche, anche se da ci che la ragazza riferisce sembrerebbe che sia la madre che il padre

siano poco presenti. Infatti la madre dopo le liti col marito passa tutto il giorno a letto mentre la
ragazza deve occuparsi della gestione della casa. Cercherei di capire intanto se la madre abbia in
precedenza avuto comportamenti simili o se siano insorti proprio per i conflitti con luomo e
successivamente mi informerei su come la ragazza reagisca a questa passivit della madre e
allassenza del padre, che invece parla poco e lavora molto. Potrebbe essere molto utile avere
informazioni su quali fossero i loro rapporti prima di questo momenti di crisi, dato che la ragazza
parla di clima sereno, indagando sulle dinamiche familiari, le loro alleanze, la loro
comunicazione, lo stile educativo ricevuto. La ragazza riferisce di essere preoccupata del fratello
minore, perch rischia di dover ripetere lanno e perch rientra tardi la sera. Anche in questo caso
raccoglierei dati sul rapporto col fratello, attuale e passato, se vi tra loro complicit, se il fratello
possa sentirsi eventualmente trascurato dai genitori e se di conseguenza la ragazza si senta, in
quanto maggiore di 8 anni, un po responsabile considerando il momento di assenza delle figure
genitoriali, che dal protocollo non sembrano presenti nelle problematiche dei loro figli. Infine
indagherei anche sulla vita relazionale della giovane, cui non viene accennato niente durante il
primo
colloquio.
In seguito a questi opportuni approfondimenti, durante i quali potrei proporre alla ragazza di
sottoporsi a test psicodignostici, come un questionario MMPI-II per avere un quadro generale
della sua personalit e un test STAI per rilevare tratti ansiosi, potrei considerare linvio a un
terapeuta per un intervento sulla ragazza inizialmente di tipo espressivo per aumentare lautostima,
la fiducia i n se, per esplorare le dinamiche sottostanti i suoi conflitti e poi elaborare le tematiche
legate allansia. In seguito se la ragazza fosse daccordo e la famiglia disponibile, riterrei molto
utile una terapia familiare con la finalit di rilevare le regole, i ruoli allinterno della famiglia;
individuare le dinamiche familiari disfunzionali e ristrutturarle o sostituirle con altre pi adeguate
e funzionali; migliorare la comunicazione, affinch divenga chiara e circolare. Un ulteriore
obiettivo potrebbe essere anche quello di intervenire sulla coppia coniugale, al fine di far loro
elaborare le loro conflittualit e gestire le loro crisi in modo pi funzionale.
Fra gli approfondimenti si pu eventualmente inserire un test proiettivo tipo Rorschach utile per
capire meglio aspetti di personalit e vissuti di cui anche la ragazza stessa potrebbe essere
scarsamente cosciente (intendo riguardo alle sue reali aspettative sul futuro, laurea e master
compresi, al suo mondo affettivo-relazionale etc....)
Il caso riguarda una giovane donna di 25 anni che, ormai prossima alla laurea, ha in previsione di
conseguire un master allestero, con la prospettiva che questo si concluda con una proposta
lavorativa ed preoccupata perch da qualche tempo ha difficolt a dormire bene, tachicardia e
sudorazione ed molto ansiosa soprattutto in luoghi affollati. Dai dati del testo risulta che trattasi
di persona sentimentalmente libera, poich ha concluso da poco una relazione iniziata allet di 18
anni,
senza
apparentemente
averne
sofferto.
Inoltre la giovane riporta che la situazione familiare, che aveva sempre vissuto in un clima sereno
si rotta recentemente con discussione dei genitori che diventano sempre pi frequenti, a seguito
delle liti il padre si rinchiude nel mutismo e si attarda a tornare a casa dal lavoro e la madre,
casalinga, sta a letto tutto il giorno, lasciando alla giovane i lavori domestici.
Riferisce inoltre di preoccuparsi per il fratello di 17 anni, che da qualche tempo rincasa tardi la
sera
e
rischia
di
essere
bocciato.
La giovane si presentata spontaneamente alla consultazione, sarebbe comunque utile indagare la
sua motivazione, le aspettative nei confronti del colloquio, indagare cosa lha spinta alla
consultazione proprio ora e se ha intrapreso precedenti percorsi terapeutici o farmacologici.
Sarebbe interessante raccogliere ulteriori informazioni riguardo la sintomatologia: da quanto
tempo sono comparsi i sintomi, la frequenza con la quale essi si manifestano e la possibilit che tali
manifestazioni avvengano in determinate circostanze pi frequentemente che in altre, la possibilit
che i sintomi abbiano subito una evoluzione nel tempo. Inoltre potrebbe essere utile valutare il

vissuto della giovane relativamente ai sintomi e se vi sono, quali mezzi stia utilizzando per
fronteggiarli. Inoltre valuterei leventuale presenza di una condizione medica o luso di sostanze
(attraverso leventuale invio dal medico di base per eseguire analisi adeguate).
Sarebbe molto importante ricostruire la cronologia degli eventi descritti, cio data della laurea,
decisione ed eventuale partenza per il master allestero, inizio della sintomatologia descritta,
conclusione della relazione sentimentale e rottura del clima familiare sereno con linizio dei litigi
dei genitori, per assegnargli una giusta collocazione temporale e per poter ipotizzare eventuali
connessioni
tra
questi
eventi
ed
individuarne
leventuale
direzione.
Riterrei necessario approfondire la sfera familiare, sentimentale e lavorativa della giovane di cui
al
momento
sappiamo
ben
poco.
Potrebbe essere utile indagare la motivazione della giovane relativamente al percorso universitario
e alla possibilit che sta vagliando di conseguire il master allestero; riguardo questultimo si
riterrebbe utile indagare se sia possibile conseguirlo solo allestero oppure no, come lei viva la
possibilit di andar via da casa, sia in relazione alle proprie ambizioni, che agli ultimi eventi
avvenuti: linizio della sintomatologia, la conclusione della relazione sentimentale e la rottura del
clima
familiare
sereno
con
linizio
dei
litigi
dei
genitori.
Della sfera familiare si riterrebbe utile indagare i motivi dei litigi dei genitori ed il vissuto della
giovane in relazione alle liti in s, ai motivi se ne a conoscenza e delle reazioni dei genitori a
queste. Dai dati riportati nel testo emerge che quando la mamma litiga con il marito, poi passa
tutto il giorno a letto lasciandole i compiti domestici. Si riterrebbe utile indagare quanto questa
attivit interferisca con quelle abituali e personali della giovane e come lei viva questa situazione.
Sarebbe utile indagare lo stile educativo ricevuto dai genitori e lo stile dattaccamento instaurato.
Si potrebbe proporre la somministrazione di un test proiettivo come il Rorschach per evidenziare la
presenza ed eventualmente lorigine di turbe affettive nella giovane ed un test di personalit
autodescrittivo come lMMPI-2 ai fini di vagliare lelevazione della scala FAM relativamente ad un
eventuale vissuto di disagio in famiglia. Si riterrebbe utile indagare se i familiari, compreso il
fratello, sono a conoscenza dei sintomi della giovane ed in tal caso quale sia la loro reazione ad
essi. Potrebbe anche essere utile indagare il vissuto dei familiari, conducendo lindagine solo con
la giovane donna, relativamente alla laurea e alla possibilit che si sta profilando del master
allestero. Anche i rapporti affettivi con il fratello potrebbero essere approfonditi ulteriormente
mediante colloquio, per evidenziare in particolare il vissuto della giovane nei confronti del fratello
in questo momento ed in relazione alle sue preoccupazioni. In tal contesto si riterrebbe utile
verificare se, come nei lavori domestici, la giovane tenda a sostituire la madre anche nei confronti
del fratello e come venga vissuta tale situazione relativamente alle preoccupazioni lamentate dalla
stessa.
Dal test MMPI-2 si riterrebbe utile vagliare la congruenza alla scala ANX, relativa
allautopercezione di vissuti dansia, con quanto emerso dal colloquio (la giovane riferisce di
sentirsi molto ansiosa), mentre, leventuale elevazione di altre scale cliniche, anche non
strettamente relative ai disturbi dansia, potrebbe permettere di raggiungere un pi chiaro
inquadramento
psicodiagnostico
delle
difficolt
della
giovane.
Si riterrebbe utile esplorare la sfera relazionale, di cui non sono riportati dati nel testo, e quella
affettivo-sentimentale della quale invece emerso che la giovane ha concluso da poco una
relazione iniziata 7 anni prima, senza apparentemente averne sofferto; si riterrebbe utile indagare i
motivi di tale rottura anche in relazione agli altri eventi riportati nel testo; anche in questo caso
potrebbe essere utile indagare se il fidanzato era a conoscenza dei sintomi della giovane e come vi
ha reagito e quale sia stato il suo vissuto sia in relazione con liter scolastico della giovane e la
notizia delleventuale partenza per il conseguimento del master allestero, sia con la situazione
familiare della giovane, anche se la relazione sentimentale fosse gi finita. Indagherei come tale
rottura del rapporto sentimentale stata vissuta ed elaborata dalla giovane.
Si riterrebbe utile condurre una prima fase psicodiagnostica solamente con la giovane donna,
inquadrare anche eventuali fatti riguardanti i familiari attraverso il vissuto della richiedente per

meglio inquadrare il suo caso singolo. Eventualmente se dagli approfondimenti emergessero


problematiche e conflitti all'interno delle dinamiche familiari da risolvere ed elaborare, se la
giovane lo richiedesse ed i familiari si dimostrassero disponibili, si potrebbe proporre loro un
trattamento di tipo familiare volto ad indagare leventuale presenza di regole ed idee disfunzionali
allinterno delle dinamiche familiari, delineare il ruolo dei vari membri del sistema, promuovere la
costruttiva gestione della crisi, come un momento di maturazione verso un nuovo equilibrio non pi
patogeno, ma basato su nuove regole funzionali idonee per fronteggiare il nuovo ciclo vitale
Va bene la terapia familiare ma solo dopo un inquadramento individuale.

Dati anamnestici: Et 25 anni, figlio unico. Sviluppo psicofisico nella norma. Genitori viventi,
entrambi pensionati. Frequenza scolastica. Terzo anno istituto tecnico industriale. Professione:
operaio (industria di stato).Abitudini di vita regolare, modico fumatore e bevitore. Prima crisi
verificatasi allet di diciannove anni, durante il servizio militare di leva.Sintomi manifestati:
allucinazioni visive e uditive, disorientamento spaziale e temporale, attacchi di panico.Il paziente si
descrive come tranquillo, un po introverso, timido e insicuro. Frequenta coetanei con alcuni dei
quali ha rapporti damicizia.Alla visita presenta i seguenti sintomi: inappetenza, disturbi gastrici,
cardiopalmo, insonnia, disagio, senso di devalorizzazione. Un tentativo sentimentale fallito
riacutizza idee a contenuto persecutorio; si sente spiato, seguito, calunniato. Ha interrotto il lavoro,
isolandosi anche dagli amici.
Sulla base delle informazioni presentate, il candidato formuli una diagnosi clinica e un piano
terapeutico che preveda il tipo di intervento, specificando il metodo e gli obiettivi che si ritengono
raggiungere.
Lesordio sintomatico sembra avere le caratteristiche di un esordio psicotico (et giovanile, come
nella dementia praecox, e allucinazioni).Riguardo al disorientamento spaziale e temporale mi
sembra possano essere sintomi del distacco dalla realt. Possono forse essere caratteristiche della
derealizzazione?Si dice che ha avuto attacchi di panico, ma non vengono specificati i sintomi,
anche se mi vien da pensare che, essendo un caso sul versante psicotico, anche gli attacchi di
panico possano avere caratteristiche tipo derealizzazione e depersonalizzazione, ma non si dice
nulla a riguardo. Non viene detto nulla riguardo al periodo successivo allesordio sintomatico,
visto che sono passati 6 anni da allora. Approfondirei il contenuto delle allucinazioni (erano forse
a carattere persecutorio, visto che attualmente sono presenti idee a contenuto persecutorio, che si
dice si siano riacutizzate, quindi probabilmente cerano state anche in passato) e la circostanza
di insorgenza e anche il decorso sintomatico negli anni successivi. Chiederei se ha gi assunto
terapie farmacologiche e se ne sta assumendo ora (e se si, di che tipo). Approfondirei se sono gi
state tentate altre terapie psicologiche.Non viene specificato nemmeno il motivo per cui il ragazzo
si presenta attualmente allosservazione, ma ipotizzabile che si sia rivolto ad un servizio di tipo
psicologico per i sintomi che presenta attualmente, che sembra poter essere ricondotti allarea
depressiva (insonnia, inappetenza,disagio, senso di devalorizzazione). La presenza di sintomi
somatici (disturbi gastrici e cardiopalmo) mi sembra un indice negativo (una sofferenza non
mentalizzata che viene espressa attraverso il corpo), anche se forse sono da ricondurre allo stato
depressivo.Il fatto che il ragazzo abbia interrotto i rapporti sociali e il lavoro sembrano essere
segni prognostici negativi, che denunciano un disagio clinicamente significativo, che interferisce
con il mantenimento delle precedenti condizioni di vita. E da supporre un ruolo esercitato dalla
rottura della relazione sentimentale, come fattore psico-sociale stressante, nellesacerbazione della
sintomatologia nellultimo periodo, Segni prognostici positivi mi sembrano derivare dalla
precedente capacit del ragazzo di stabilire e mantenere alcune relazioni interpersonali
(frequentava alcuni coetanei, ha avuto alcune relazioni di amicizia e ha persino avuto una

relazione sentimentale) e un lavoro e dallo stato con cui sembra presentarsi al colloquio (sembra
non presentare, al momento del colloquio, elementi che possano far pensare ad un distacco dalla
realt, come invece pare essere accaduto ai tempi dellesordio sintomatico).Invierei il paziente ad
un collega psichiatra per la valutazione delleventuale terapia farmacologia (per i sintomi
depressivi e per le idee a contenuto persecutorio). Ipotizzerei una terapia ad orientamento
psicodinamico inizialmente supportiva, poi maggiormente espressiva, volta a migliorare
inizialmente il tono dellumore del ragazzo. Successivamente, nella parte pi espressiva, cercherei
di portarlo ad elaborare i vissuti che probabilmente fatica a mentalizzare ed esprime attraverso i
sintomi somatici. Approfondirei il contenuto ed il significato delle idee persecutorie, con lobiettivo
di migliorare laderenza del soggetto alla realt, ridimensionando i vissuti persecutori. Se dovessi
fare una diagnosi da dsm , forse opterei per un disturbo schizoaffettivo
Dai colloqui si rileva che il ragazzo figlio unico, con uno sviluppo psicofisico nella norma,
genitori sani entrambi pensionati, arrivato al terzo anno di un istituto tecnico professionale,
attualmente svolge la mansione di capo magazziniere in un industria tessile. Emerge inoltre che il
giovane ha abitudini di vita regolari, una ridotta progettualit e ridotti rapporti sociali. Ha
interrotto poco tempo fa una relazione durata tre anni. Egli si descrive chiuso e insicuro. Riferisce
di aver avuto la prima crisi a 20 anni, durante il servizio militare con sintomi quali disorientamento
spazio/temporale e apprensione. Al colloquio si presenta lamentando disturbi gastrici, insonnia e
devalorizzazione.
Non emerge dai colloqui se il medico abbia escluso la possibilit che tale sintomatologia possa
essere determinata da condizioni mediche generali o indotta dalluso di sostanze. Potrei ritenere
pertanto
opportuno
accertarsi
che
tali
possibilit
possano
essere
escluse.
In seguito a tale accertamento, considerando che i dati in nostro possesso non sono comunque
sufficienti per elaborare unipotesi diagnostica univoca, potrebbe essere utile proporre ulteriori
colloqui per approfondire gli elementi gi emersi e per portarne alla luce altri che potrebbero
essere
utili
per
inquadrare
meglio
il
caso.
La sintomatologia lamentata, come disturbi gastrici, insonnia, devalorizzazione, scarsi rapporti
sociali e ridotta progettualit (utilizzando come riferimento il DSM IV) potrebbero portare ad
ipotizzare un disturbo che potrebbe appartenere alla sfera dei disturbi dellumore. Altri sintomi
come la presenza di idee a carattere persecutorio o di rifiuto, riacutizzate in seguito alla fine di una
relazione, potrebbero far pensare a problematiche nellarea psicotica. Riguardo alla prima crisi
avvenuta 7 anni prima la sintomatologia di disorientamento spazio-temporale e continuo senso di
apprensione potrebbero esprimere un quadro clinico di tipo ansioso. Si tratta in ogni caso di
ipotesi
e,
per
questo,
suscettibili
di
falsificazioni.
Riguardo alla sintomatologia descritta mancano degli elementi che potrebbero servire per una
valutazione pi accurata della situazione in modo da poter formulare delle ipotesi interpretative e
un piano di intervento pi accurati. Per questo potrebbe essere utile sapere quando, in che
circostanze e con quale frequenza si verificano i sintomi lamentati, da quanto tempo siano presenti,
se vi siano situazioni in cui essi si presentano pi frequentemente e se per tanto egli abbia evitato
tali circostanze particolari, se abbia mai messo in atto strategie per affrontare i suoi disagi ed,
eventualmente, con quali esiti, se i sintomi siano cambiati nel tempo o ve ne siano aggiunti altri, se
abbia mai intrapreso precedenti trattamenti terapeutici o farmacologici ed eventualmente con quali
risultati, quanto, infine, il suo funzionamento lavorativo, sociale e relazionale sia stato
compromesso dai suoi sintomi. Potrei ritenere importante indagare se vi siano stati recenti eventi
critici, il ragazzo infatti parla della rottura di un rapporto sentimentale durato 3 anni che ha
riacutizzato idee a carattere persecutorio. Questo potrebbe far pensare che vi siano stati in passato
altri episodi di tal genere, riterrei opportuno indagare tale possibilit insieme al contenuto delle
idee. Potrebbe essere opportuno verificare se il giovane ritiene vere le sue idee persecutorie, o se
mantiene un adeguato esame di realt, questo al fine di prendere in considerazione la possibilit

che non si tratti di disturbo nellarea psicotica. Indagherei sulle motivazioni della rottura della
relazione, quanto tempo fa accaduto, se abbia comportato altri sintomi nel ragazzo, se la ragazza
era al corrente dei disagio del giovane ed eventualmente come vi reagiva. Potrebbe essere
importante indagare altri aspetti della vita del giovane, ad esempio riguardo alle motivazioni per
cui ha abbandonato la scuola, per poi passare alla sua attuale situazione lavorativa, come si trova
con i colleghi, come svolge il suo lavoro, se questo possa essere influenzato dalla sua situazione, se
soddisfatto del suo ruolo, se il senso di apprensione costante crei eventuali difficolt sul lavoro o
in altri ambiti, ammesso che sia ancora presente o che sia stato episodio isolato alla sola
manifestazione durante il servizio militare. Potrebbe inoltre essere importante soffermarsi sul
rapporto con i genitori, sulla comunicazione tra loro, arrivando ad indagare come fosse la vita
sociale
del
giovane
prima
dellinsorgere
delle
problematiche.
Nel corso di ulteriori colloqui per approfondire gli elementi citati potrei ritenere utile sottoporre il
giovane ad alcuni test psicodiagnostici, come un questionario MMPI-II per avere un quadro
generale della personalit del soggetto ed eventualmente a test per valutare il livello dellipotetico
disturbo
dellumore.
Nel caso in cui, da ulteriori indagini, emergessero elementi che portassero alla conferma
dellipotesi iniziale di disturbo nellarea depressiva, potrei proporrei linvio ad un terapeuta per un
eventuale trattamento individuale di sostegno, i cui obiettivi potrebbero essere quelli di rafforzare
lIo del giovane, aumentare lautostima, riorganizzare le sue risorse, migliorare la motivazione,
per
investire
nei
suoi
progetti
futuri
e
nelle
relazioni
sociali.
Inoltre se dai successivi accertamenti si rilevasse una gravit nella sintomatologia potrei ipotizzare
di considerare linvio ad una psichiatra, per un eventuale trattamento farmacologico.

Cosa manca? o Cosa eccede?


Il caso riguarda un giovane, Mario di 27 anni, figlio unico, sviluppo psicofisico nella norma,
genitori viventi e sani, pensionati. Il giovane svolge il lavoro di capo magazziniere in un'azienda
tessile di medie dimensioni, ha come frequenza scolastica il 3 anno dell'istituto tecnico industriale.
Ha abitudini di vita regolari con ridotta progettualit e scarsi rapporti sociali. Ha presentato la 1
crisi durante il servizio militare all'et di 20 anni, con la seguente sintomatologia: disorientamento
spazio-temporale e sentimenti di apprensione persistenti. Il soggetto, inviato dal proprio medico
curante, si descrive come "chiuso" ed insicuro, lamenta disturbi gastrici, insonnia, senso di
devalorizzazione. La recente rottura di un rapporto sentimentale ha riacutizzato idee persecutorie e
di
rifiuto.
Poich il giovane stato inviato dal suo medico curante, sarebbe importante indagare la sua
motivazione al colloquio, le sue aspettative riguardo esso, se ha ricevuto precedenti trattamenti
terapeutici o farmacologici (eventualmente come li ha vissuti e che risultati ha ottenuto, valutare se
eventuali
fallimenti
siano
reali).
Sarebbe utile approfondire la sintomatologia del paziente: sappiamo che ha avuto la prima crisi
all'et di 20 anni durante il servizio militare, sarebbe importante sapere con che frequenza si son
presentate le altre crisi e in che circostanze, le strategie fin ora utilizzate (se presenti), il vissuto del
soggetto riguardo i propri sintomi, come gli altri reagiscano ad essi, le sfere compromesse dal
disturbo. Poich il paziente stato inviato dal medico curante si potrebbe escludere la presenza di
quadri
morbosi
legati
a
condizioni
mediche
o
ad
abuso
di
sostanze.
Sarebbe importante indagare tutta la sfera affettivo-relazionale del paziente. Investigherei i motivi
della rottura del rapporto sentimentale, com'era tale rapporto prima della rottura. Come la partner
vivesse e reagisse ai sintomi del ragazzo (o se eventualmente non ne fosse a conoscenza).
Approfondirei le idee persecutorie e di rifiuto del giovane, in cosa consistano e come si presentino.

Se le idee persecutorie e di rifiuto si presentassero sotto forma di deliri sarebbe fondamentale


valutare quanto il ragazzo creda nella realt-verit dei suoi deliri. Tale valutazione permetterebbe
di individuarne il livello di gravit (DETTO TRA NOI: idee persecutorie e di rifiuto potrebbe
significare che il ragazzo pensa sono uno sfigato, tutti ce l'hanno con me, sono un incapace...nn
combiner mai un cazzo nella vita-pensieri disfunzionali tipici anche dei depressi-oppure c' un
disegno divino superiore contro di me o altre idee pi su delirante-psicotico).
Indagherei i rapporti con i genitori, che poich pensionati si pu supporre siano anziani, per
conoscere il tipo di attaccamento e lo stile educativo ricevuto, eventuali problemi familiari e
comunicazionali (data pure l'appartenenza a due generazioni diverse). Approfondirei i motivi della
ridotta progettualit e degli scarsi rapporti sociali, considerando l'ipotesi di una situzione familiare
iperprotetta che ha potuto creare una difficolt nello sviluppo della progettualit, della
costruttivit, un blocco nel bisogno di esplorazione ed espansione del giovane.
Indagherei anche il suo funzionamento lavorativo, cio le relazioni intrattenute con i colleghi, con
il capo, le condizioni lavorative e relazionali e se queste influiscano sulla soddisfazione ed
autostima
del
giovane.
Indagherei le capacit di fronteggiare le difficolt e le risorse al trattamento del paziente.
Le informazioni a disposizione riportate nel testo permettono di formulare solo delle ipotesi, poich
il paziente stato inviato dal medico curante escluderei la presenza di quadri morbosi legati a
condizioni mediche o abuso di sostanze, allora ipotizzerei un disturbo d'ansia o/e dell'umore. Dal
momento che quella di partenza solo una ipotesi e quindi suscettibile di falsificazione, riterrei
necessario effettuare gli approfondimenti su esposti. Inoltre somministrerei un test di personalit
autodescrittivo (MMPI-2) ad ampio raggio x evidenziare eventuali aree disfunzionali o
eventualmente avvalorare le nostre ipotesi di partenza. Somministrerei anche il CBA e il BDI per
approfondire
l'eventuale
presenza
di
sintomi
depressivi.
Fatti tali approfondimenti avremo un quadro pi completo per decidere se e quale tipo di
intervento psicoterapeutico intraprendere, considerando ovviamente le caratteristiche del
soggetto, il tipo specifico di disturbo ed il momento che la persona sta vivendo. Se da tali
approfondimenti venisse confermata l'ipotesi iniziale potrebbe essere opportuno indirizzarsi verso
una terapia individuale di tipo espressivo, i cui obiettivi potrebbero essere quelli di rafforzare l'Io
del giovane, aumentarne l'autostima per un maggior investimento nei progetti futuri e nelle
relazioni sociali. Se, invece, dagli accertamenti effettuati si rivelasse una gravit della
sintomatologia sarebbe opportuno indirizzare il giovane da uno psichiatra per un eventuale
trattamento farmacologico.

Una donna di 28 anni, commerciante, telefona al consultorio chiedendo un appuntamento urgente.


Le viene fissato dopo una decina di giorni: se ne lamenta e dice che non sa se riuscir a sopportare
l'ansia. Continua dicendo che attualmente molto angosciata per una sua relazione con un uomo
sposato che non vuole separarsi. Racconta di problemi nella sfera sessuale: ancora vergine e non
riesce ad avere rapporti (contrazioni spasmodiche zona pelvica). Aggiunge che da piccola vomitava
di nascosto dopo aver mangiato e dice di aver sempre sofferto, a periodi di "esaurimento e
depressione". riuscita tuttavia ad uscirne "aprendo con sua madre una boutique di abbigliamento".
Riferisce di non aver proseguito una terapia iniziata nel pubblico, perch lo psicologo le avrebbe
detto di "lasciare la mamma". Dice che non sopporta di non decidere, deve assolutamente trovare
una soluzione a tutto. Lo psicologo deve trovargliela; chiede anche una parola "magica", che le
permetta
di
sopportare
l'attesa
fino
all'appuntamento.
Il candidato esprima la propria valutazione sul caso, individui i principali elementi da osservare per
una diagnosi corretta e delinei l'eventuale programma di intervento

Da una visione generale del caso si potrebbe ipotizzare un disturbo di personalit di tipo
borderline. Si ritrovano tratti di impulsivit a cui legata angoscia difficilmente contenibile
(lappuntamento richiesto urgente e lattesa non sopportabile e deve trovare una soluzione a
tutto). Compaiono dinamiche di difficile gestione delle relazioni di dipendenza-abbandono che si
manifesterebbero nella relazione con luomo da cui per non riesce a separarsi nonch con
lattaccamento eccessivo alla madre in cui lidea di separarsi da lei terrorizza (DSM: sforzi
disperati di evitare un reale o immaginario abbandono) Anche la disfunzione sessuale potrebbe
derivare da problemi legati ad un mancato superamento del processo di separazioneindividuazione. La ricerca di una parola magica potrebbe essere sintomatica di un non
completamente conservato esame di realt, coerente con unorganizzazione di personalit
borderline.
Ci si aspetterebbe di trovare anche elementi indicanti unidentit alterata e instabilit dellumore
(momenti di disforia che si affiancano a quelli qui noti di depressione ed esaurimento, comunque
gi
indicati
come
periodici),
sentimenti
di
vuoto
e
di
rabbia.
Da valutare lipotesi di un disturbo dansia da separazione, poich si pone come primaria la
preoccupazione di un distacco dalla madre e a cui potrebbe essere attribuibile il vomito nascosto,
da piccola, ma non si hanno sufficienti informazioni n sullesordio dei disturbi n su come sia
sviluppata e continui la relazione di attaccamento con le relative preoccupazioni.
Da indagare anche la possibile presenza di un disturbo dansia generalizzato in cui risulterebbe
comunque rilevante la tematica della separazione e di cui per non sono note altre possibili fonti di
preoccupazione
n
le
manifestazioni
fisiche.
Sarebbe necessario approfondire la valutazione della funzionalit generale della donna (studi,
attivit lavorativa, cura di s) nonch le relazioni oggettuali e lorganizzazione del S. Non si
conosce nulla del rapporto col padre o con eventuali altri parenti o figure di riferimento, anche
eventualmente
per
allearsi
con
queste
risorse
esterne.
Manca anche unanalisi della domanda per capire cosa realmente la persona sta cercando nonch
tutte le informazioni diagnostiche che possono derivare da una conoscenza della storia passata
della donna e dalla relazione diretta con lo psicologo in cui emergerebbero meccanismi di difesa
messi in atto nel qui-e-ora (che nel caso di diagnosi borderline ci si aspetta essere di tipo primitivo
come diniego, identificazione proiettiva e scissione) e dinamiche relazionali importanti per
effettuare
una
corretta
diagnosi.
Qualora la diagnosi di disturbo borderline risultasse corretta si prospetterebbe un lavoro
terapeutico lungo ed impegnativo in cui inizialmente potrebbe essere utile in un primo tempo
affiancare
un
intervento
di
tipo
farmacologico.
Si potrebbe proporre inizialmente un intervento supportivo, qualora risultasse opportuno, come
sembrerebbe, intervenire sullintegrazione dellIo, sul rapporto con la realt e su una pi corretta
gestione degli impulsi. Obiettivo terapeutico sarebbe anche favorire linteriorizzazione di un
oggetto costante attraverso la relazione col terapeuta. Quando lIo ricompattato e langoscia
abbassata si pu passare ad una terapia pi espressiva, di tipo psicodinamico, volta ad indagare le
cause
dei
conflitti
e
delle
dinamiche
patologiche.
La disfunzione sessuale sembra essere pi riconducibile a problematiche intrapsichiche, essendo la
donna vergine e presumibilmente non manifestandosi i problemi con il solo partner attuale, che non
a problemi di coppia, quindi continuerebbe ad essere indicata una terapia di tipo espressivo.
Se la madre e gli eventuali altri familiari fossero disponibili potrebbe essere indicata anche una
terapia di tipo familiare (sfruttando il coinvolgimento genitoriale che sembra qui emergere,)in cui
esaminare le regole del sistema-famiglia e intervenire cos sostituendo le regole disfunzionali e
favorendo lindividuazione dei membri.
Dalla lettura del caso, si evidenzia un passato di disturbo alimentare che potrebbe richiamare il
quadro dell'anoressia nervosa o della bulimia nervosa (da piccola vomitava di nascosto dopo aver

mangiato); problemi relativi alla sfera della dipendenza che potrebbero far pensare ad un disturbo
dipendente della personalit (la donna dice di non sopportare di non decidere; lo psicologo deve
trovargli una soluzione ai suoi problemi; in passato ha interrotto una terapia iniziata con un altro
psicologo perch questi gli avrebbe consigliato di lasciare la mamma); problemi relativi alla
sfera sessuale che potrebbero far pensare ad un disturbo da dolore sessuale, come il vaginismo (la
donna dice di essere vergine e di non riuscire ad avere rapporti a causa di contrazioni
spasmodiche alla zona pelvica); problemi nella sfera dellumore (la donna riferisce di aver sempre
sofferto, a periodi, di esaurimento e depressione), e dellansia (dice di non essere in grado di
sopportare lattesa dellappuntamento e di essere molto angosciata a causa di una relazione con un
uomo sposato che non vuole sposarsi).
Le informazioni disponibili nel resoconto, tuttavia, non consentono di formulare unipotesi
diagnostica sicura, non suscettibile di falsificazioni, e di conseguenza di stabilire con certezza
leventuale piano di intervento psicoterapeutico maggiormente adeguato allo specifico caso in
esame. Il colloquio clinico con la paziente, che avverr nellambito dellappuntamento fissato,
permetter di acquisire maggiori elementi informativi sulla donna, sia in relazione ai suoi sintomi e
alla sua storia anamnestica, sia in relazione ad altri aspetti non meno rilevanti come la cura del s
e il funzionamento emotivo, mentale e comportamentale, rilevabili anche attraverso la
comunicazione non verbale. Qualora le informazioni ricavate dal primo colloquio non fossero
sufficienti a chiarire il quadro clinico della paziente, riterrei opportuno proporle un ciclo di
incontri durante i quali approfondire tale conoscenza, attraverso luso del colloquio clinico e la
somministrazione di test adeguati, e ottenere cos i dati necessari a stabilire leventuale piano di
intervento pi adeguato. Si potrebbe somministrare alla paziente un test di personalit ad ampio
spettro quale lMMPI-2 ai fini della rilevazione delle principali caratteristiche di personalit, degli
eventuali disordini di tipo emotivo e delle eventuali aree disfunzionali.; il SESAMO per la
rilevazione dei problemi psicologici legati al comportamento sessuale, e lEDI per verificare
leventuale presenza di problemi legati al comportamento alimentare, che la donna dice superati.
Lo psicologo dovr stabilire con la donna una comprensione condivisa del disturbo, immergendosi
empaticamente nella sua esperienza, accettandola e considerandola come una persona unica con
problemi propri.
Un aspettto di fondamentale importanza che ritengo debba essere approfondito l'analisi della
domanda, dove si cerca di individuare il tipo di domanda che la donna sta formulando, cercando di
scoprire se essa coincide o meno con quella espressa verbalmente in modo esplicito, esplorando i
bisogni, le aspettative e le motivazioni, consce e inconsce, che essa sottende. Il tipo di domanda
determina infatti la comprensione del disturbo, consente di comprendere il senso della richiesta
formulata dalla donna, spostando l'attenzione dai sintomi dichiarati alla sintomatologia espressa,
ed alla base degli obiettivi e del percorso terapeutico eventualmente scelto.
In questa prospettiva, intenderei allora indagare se la paziente abbia deciso da sola di telefonare o
se invece sia stata ispinta a farlo da qualcuno, e in questo caso occorrerebbe conoscere da chi. Ci
ci consentirebbe di esplorare il tipo di motivazione (intrinseca-estrinseca) e le aspettative della
donna verso la consultazione e l'eventuale ipotesi di intervento terapeutico. Sembrerebbe anche
opportuno conoscere come mai la donna stia esprimendo una richiesta di aiuto proprio ora e
conoscere se vi siano stati degli eventi precipitanti (forse si tratta di un momento particolare, di
crescita, della vita della donna; forse le precedenti difese stanno crollando; forse vi
un'acutizzazione dei sintomi lamentati e del disagio provato). Appare inoltre utile sapere come mai
la donna abbia deciso di rivolgersi al consultorio, intendendo rimanere nel pubblico dopo
l'interruzione di un'altra terapia, e quale tipologia di servizi esso offre.
Dopo un'adeguata analisi della domanda, mi sembrerebbe opportuno esplorare la natura del
precedente intervento terapeutico che la donna dice di avere interrotto perch lo psicologo le
avrebbe detto di lasciare la madre, e conoscere quali aspettative sono rimaste eventualmente
deluse. Sarebbe opportuno, in questa prospettiva, indagare i rapporti con la madre e la qualit

della relazione oggettuale e indagare la possibilit che essi siano improntati sulla dipendenza. Ci
sono dei problemi nel processo di separazione-individuazione? E in questo caso, quali sono i fattori
che ne hanno ostacolato il compimento?
Mi sembrerebbe opportuno esplorare, in senso lato, la caratteristiche del contesto familiare della
donna (regole, ruoli, dinamiche, sistemi e sottosistemi, modalit comunicative e atteggiamenti
genitoriali), sia per individuare eventuali fattori responsabili dello sviluppo e del mantenimento del
disturbo e per conoscerne le implicazioni relazionali, sia per individuare eventuali risorse esterne
con cui allearsi in caso di un eventuale intervento terapeutico. In questa prospettiva sarebbe utile
conoscere se i problemi che la donna sembrerebbe mostrare nella sfera della dipendenza possano
essere riconducibili a una situazione familiare in cui i tentativi di autonomizzazione della donna
siano stati ostacolati da atteggiamenti genitoriali di disapprovazione, minacce di perdere l'affetto,
accattivanti ricompense per il mantenimento della dipendenza (la boutique di abbigliamento che
madre e figlia gestiscono insieme). Sarebbe importante raccogliere informazioni sulla figura
paterna, che nel resoconto non compare: conoscere la natura di tale legame oggettuale e il ruolo
che il padre ricopre all'interno del nucleo familiare.
Sarebbe importante indagare se la donna tenda a stabilire una modalit relazionale improntata
sulla dipendenza anche al di fuori del contesto familiare (con amici e partner, ad esempio), e
valutare la possibilit che possa riprodurla nella relazione qui ed ora con lo psicologo,
cercando di far s che questi si sostituisca a lei comunicandole ci che deve o non deve fare (lo
psicologo deve trovarle la soluzione).
Mi sembrerebbe opportuno indagare la qualit della relazione della donna con il partner (un
uomo sposato che non vuole separarsi) e le difficolt legate all'impossibilit di vivere con lui un
rapporto pieno, fusionale, esclusivo. Sarebbe opportuno esplorare la vita pregressa affettivasessuale della donna (vergine), e i motivi di un eventuale ritiro dalla vita sessuale prima di ora. Mi
sembra importante approfondire la conoscenza della natura del disturbo sessuale lamentato (che
pare possa essere un disturbo da dolore sessuale, forse vaginismo), i significati che la donna e il
proprio compagno vi attribuiscono, e sapere quanto disagio questo causa nella coppia. Sarebbe
importante anche conoscere se la donna sia sia gi rivolta ad un ginecologo per una consultazione
relativa al suo problema.
Rispetto al disturbo alimentare che la donna riferisce di aver avuto in passato, mi sembrerebbe
importante approfondirne il quadro evolutivo; capire se esso sia stato effettivamente superato e
quali siano le abitudini alimentari attuali della donna e l'immagine che ha di s e del proprio
corpo. Interessante sarebbe anche indagare la possibilit che i vissuti depressivi che la donna dice
di aver sempre provato possano essere messi in relazione con un'immagine di s e del proprio
corpo non corrispondente a rigidi standard interni di riferimento, e con un'immagine di s come
persona sottomessa e dipendente, non in grado di funzionare adeguatamente senza il riferimetno di
altri siginificativi.
Infine, bisognerebbe indagare il funzionamento complessivo della donna nei diversi contesti;
l'esame di realt; i meccanismi difensivi maggiormente utilizzati; il grado di funzionamento ,
strutturazione e integrazione dell'Io, allo scopo di individuare le risorse individuali che possono
favorire lo sviluppo della realzione fra la paziente e il suo contesto di vita.
Una volta fatti tutti gli approfondimenti opportuni per il caso in esame, si potrebbe collocare il
disagio della donna all'interno di un quadro psicodiagnostico pi preciso e definito, e si potrebbe
decidere se e quale tipo di intervento terapeutico sarebbe maggiormente opportuno, considerando
naturalmente le caratteristiche idiosincratiche della donna, il tipo specifico di disturbo, e il
momento particolare della vita della donna.
Se dagli approfondimenti diagnostici venisse confermata l'ipotesi iniziale di disturbo dipendente
della personalit, riterrei opportuno indirizzare la donna verso una terapia di tipo supportivoespressivo ad approccio psicodinamico. Inizialmente si dovrebbe supportare l'Io del soggetto nello
svolgimento delle sue funzioni per strutturarlo e definirlo maggiormente, migliorare l'investimento

sulla realt, abbassare le quote di angoscia e migliorare la rappresentazione di s. Solo in un


secondo momento si potrebbe passare ad una terapia anche espressiva, che sia finalizzata alla
presa di coscienza e alla rielaborazione delle tematiche sottostanti il conflitto che viene espresso
dalla sintomatologia. Altri obiettivi dovrebbero essere quelli di: favorire lo sviluppo delle capacit
decisionali e l'espressione dei desideri della donna; favorire, attraverso il transfert,
l'interiorizzazione di un oggetto buono e costante, con elevata capacit contenitiva, cui fare appello
nei momenti di difficolt; favorire il processo di separazione-individuazione.
Qualora la paziente non l'avesse gi fatto, sarebbe opportuno l'invio ad un ginecologo per
verificare se il disturbo sessuale lamentato sia dovuto ad una condizione medica generale.

M. 34 anni viene in consultazione perch si sente infelice dopo la fine del fidanzamento.Racconta
che i suoi progetti matrimoniali sono andati a monte in quanto la madre non era d'accordo con il
fidanzamento, apparentemente perch la ragazza era di religione diversa.Il paziente afferma che la
madre non lo avrebbe mai fatto sposare con nessuna perch eccessivamente possessiva.
La madre lo ha messo di fronte ad una scelta e il paziente ha scelto la madre perch "il sangue non
acqua"
e
per
non
andare
contro
i
suoi
desideri.
Dice che non vuole contrastare i suoi desideri perch teme di non essere poi supportato
economicamente e di dover badare a se stesso. Prova sentimenti di rancore verso la madre ma allo
stesso tempo l'ammira perch le sue capacit decisionali (di M.) sono scarse, mentre la madre sa
cosa

giusto
per
lui.
Lavora come ragioniere da 10 anni sotto lo stesso capo.Non ha mai accettato promozioni perch
non
vuole
supervisionare
altre
persone
e
decidere
autonomamente.
Ha due amici intimi dall'infanzia e mangia ogni giorno con loro.Se uno dei due non c' si sente
perso.
M. quarto di 4 figli e l'unico maschio.Le sorelle e la madre lo hanno "spupazzato e viziato".Da
piccolo mostrava ansia di separazione, difficolt ad addormentarsi da solo, problemi nell'andare a
scuola e ansia per tutte le situazioni di separazione. A scuola veniva preso in giro perch mancava
di assertivit e veniva chiamato "bamboccio". Un anno ha lasciato casa per college, ma tornato
perch
aveva
nostalgia
di
casa.
Lo sviluppo eterosessuale era normale, tranne per l'impossibilit di lasciare la madre per un'altra
donna.
IL caso riguarda un uomo di 34 anni, lavora da 10 anni sotto lo stesso capo, quarto figlio e
l'unico maschio, sviluppo eterosessuale nella norma. Il soggetto si presenta spontanemente al
colloquio, sarebbe cmq utile valutare la sua motivazione e le sue aspettative nei confronti di esso.
Sembrerebbe che il giovane sia stato spinto alla consultazione in seguito alla rottura del suo
fidanzamento a causa della madre, sarebbe utile approfondire se la possessivit della madre si sia
espressa anche precedentemente, in che modalit, come mai il soggetto si deciso solo adesso di
rivolgersi ad uno psicologo, se ha intrapreso in precedenza percorsi terapeutici o farmacologici.
Valutare la reale domanda formulata, se coincide con quella espressa verbalmente e se sono
presenti
vantaggi
secondari
che
mantengono
tale
situazione.
Le informazioni a disposizione riportate nel testo permettono di formulare soltanto delle ipotesi; Se
da esami medici possibile escludere quadri morbosi legati a condizioni mediche o ad abuso di
sostanze, allora si potrebbe ipotizzare un disturbo di personalit, in particolar modo disturbo
dipendente di personalit. Poich quella di partenza soltanto una ipotesi, e pertanto suscettibile
di falsificazione, si riterrebbe necessario per un adeguato inquadramento del caso, indagare, anche
mediante la somministrazione di test, le aree di funzionamento della persona, la relazione con la
realt, gli stili difensivi e le risorse interne ed esterne con cui allearsi per un eventuale intervento

terapeutico.
Sarebbe opportuno approfondire tutta la sfera affettivo-sentimentale. Sembrerebbe che l'uomo non
abbia ben superato il processo di separazione-individuazione dalla madre, e sembrerebbe che
anche la madre contribuisca a ci con la sua possessivit nei confronti del figlio. Sarebbe
interessante approfondire i suoi sentimenti contrastanti di rancore e ammirazione nei confronti
della madre. Sarebbe anche utile raccogliere informazioni sul padre, se vivente o anche se non lo
+ i suoi passati rapporti con lui (forse quest'uomo non ha conosciuto questa figura e non si
potuto identificare con essa vivendo in casa con tutte donne E' ESPRESSO MALISSIMO DITEMI
COME E SE LO METTERESTE!!!). Sarebbe utile indagare il rapporto con le sorelle, come stato
vissuto durante l'adolescenza, come viene vissuto adesso, come si rapportano le sorelle nei suoi
confronti (forse sono possessive come la madre o si comportano diversamente?).
Anche i suoi rapporti intimi con gli amici di infanzia sono di tipo passivo-dipendente, sarebbe cmq
utile approfondire questi rapporti, e come gli amici reagiscano a questo atteggiamento.
Sarebbe necessario approfondire il suo rapporto con l'ex fidanzata, sempre con particolar riguardo
alla sua modalit di relazione, valutare come la fidanzata vivesse questo tratto di personalit suo,
come
vi
reagisse.
Per quanto riguarda l'ambito lavorativo, il suo rapporto di dipendenza appare evidente (non fa
scelte di autonomia), sarebbe interessante approfondire come egli viva tale situazione e come gli
altri vi reagiscano. Approfondita tutta la sfera affettivo-relazionale e lavorativa del soggetto
sarebbe utile somministrare un test di personalit come l'MMPI-2 che ci permetterebbe di
inquadrare meglio la sua personalit, quindi di avvalorare o meno la nostra ipotesi iniziale e cmq
di inquadrare il caso all'interno di un quadro psicodiagnostico pi preciso in cui si contestualizza il
suo
disagio.
Fatti tutti gli approfondimenti avremo un quadro + completo per decidere se e quale tipo di
intervento psicoterapeutico intraprendere, considerando ovviamente le caratteristiche del
soggetto, il tipo specifico di disturbo ed il momento che la persona sta vivendo. Se da tali
approfondimenti venisse confermata l'hp iniziale potrebbe essere opportuno indirizzarsi verso una
terapia di tipo familiare (se il soggetto e i familiari fossero d' accordo) per meglio delineare e
definire i ruoli all'interno della famiglia, per ristrutturare e modificare eventuali idee disfunzionali
radicate.
Sul caso su esposto Indagherei la motivazione di M.al colloquio, se si sia presentato
spontaneamente o su suggerimento di qualcuno, e quali siano le sue aspettative nei confronti di
questo intervento. Sonderei i vissuti riguardanti le motivazioni contingenti che lo hanno portato da
noi, cio la rottura del fidanzamento, se l'unico problema sia stato davvero l'ooposizione materna o
se vi fossero altre problematiche all'interno del rapporto, se M. si sentisse pronto oppure al
contrario spaventato di fronte all'assunzione di responsabilit che il matrimonio comporta.
Le informazioni in nostro possesso ci permettono solo di fare delle ipotesi, suscettibili di
falsificazione; in questo caso potremmo pensare ad un disturbo di personalit dipendente. Per
inquadrare meglio il caso indagherei l'area affettiva del paziente, in particolare i rapporti con la
madre, attuali e passati, i sentimenti ambivalenti nei suoi confronti, i rapporti con le sorelle. Non
sappiamonulla del padre di M.: cercherei di capire se sia stato presente nella sua vita,
eventualmente in quale modo, se abbia rivestito il ruolo di figura d'attacamento, se abbia fornito un
modello di identificazione maschile al figlio. Eventualmete cercherei anche di capire quale sia il
ruolo di questo padre all'interno della famiglia, quali i suoi rapporti conla moglie.
Indagherei la sfera sentimenale di M., la presenza e la qualit di relazioni precedenti a quella
recentemente
interrottasi.
Indagherei anche la sfera amicale, visto che dalle poche informazioni che abbiamo pare che anche
essa
sia
improntata
alla
dipendenza.
Per approfondire somministrei un test di personalit ad ampio raggio come MMPI-2,
eventualmente, visto che si ipotizza un disturbo di personalit anche un test del tipo Big Five. Vista

la centralit del rapporto con la madre, per indagare meglio quest'area forse si potrebbe pensare
di utilizzare uno strumento del tipo Adult Attachment Interview (secondo me potrebbe essere utile,
non so se sia consigliabile metterlo in sede d'esame, voi che ne pensate?)
Se dagli approfondimenti venisse confermata l'ipotesi di partenza suggerirei una terapia
individuale, orientata a favorire l'indipendenza e la maturazione della personalit del giovane e a
supportarlo nell'assunzione di responsabilit propria della vita adulta. Potrebbe essere utile anche
un training sull' assertivit (anche questo: potrebbe essere fra gli interventi consigliabili, non so se
sia
il
caso
di
metterlo
o
di
rimanere
pi
nel
vago...)

Dai dati in possesso sembrerebbe possibile azzardare inizialmente l'ipotesi della presenza di un
disturbo dipendente di personalit e di problemi relativi al processo di separazione-individuazione.
Tuttavia le informazioni disponibili nel resoconto non permettono di formulare un'ipotesi
diagnostica sicura e di stabilire con certezza l'eventuale piano di intervento pi adeguato al caso in
esame. Riterrei pertanto opportuno approfondire la conoscenza del quadro clinico del paziente
attraverso una serie di incontri.
Per prima cosa ritengo che un aspetto essenziale da approfondire riguardi l'analisi della domanda,
dove si cerca esplorare le aspettative, i bisogni e le motivazioni consce e inconsce che la domanda
del paziente sottende. La motivazione esplicita che sorregge la domanda del paziente e che ne
giustifica la richiesta di consultazione (M. si sente infelice dopo la rottura del fidanzamento),
potrebbe infatti sottendere un tipo di motivazione diversa, forse la volont stessa del paziente di
comprendere il rapporto ambivalente, adesivo e sottomesso che egli ha con la madre e la sua pi
generalizzata incapacit di prendere decisioni in autonomia e di funzionare da solo senza che
qualcuno si prenda cura di lui.
Mi pare opportuno approfondire la conoscenza della tipologia di servizio in cui avviene la
consultazione; conoscere se M. si sia presentato autonomamente al colloquio o se sia stato
piuttosto accompagnato da qualcuno (e in questo caso da chi); e conoscere se la richiesta di
consultazione derivi dal paziente stesso o se questi sia stato piuttosto spinto al colloquio da
qualcuno, e in questo caso da chi (forse dalla ex ragazza che probabilmente disapprova il
comportamento di M. dipendente e succube della madre). La conoscenza di questi aspetti di
particolare importanza in quanto consente di comprendere il livello di autonomia del soggetto, il
tipo di motivazione e di aspettative che egli nutre nei confronti del colloquio e dell'ipotesi di un
eventuale trattamento, il modo in cui egli si pone nei confronti del problema.
M. riferisce problemi legati alla dipendenza, alla fusionalit e all'angoscia abbandonica trasversali
a diversi contesti di vita (familiare, lavorativo, amicale) e presenti gi da molti anni,
rintracciandone l'origine nell'et infantile (ansia di separazione, difficolt ad addormentarsi da
solo, problemi nell'andare a scuola e ansia per tutte le situazioni di separazione, rientro dal college
per la nostalgia di casa...). Mi sembra quindi utile sapere come mai M. stia esprimendo una
richiesta di aiuto solo ora: si pu forse pensare che la decisione di M. di interrompere il
fidanzamento con la ragazza per non contrastare i desideri materni possa aver favorito nel paziente
un processo di messa in discussione delle proprie problematiche di dipendenza e di scarsa capacit
decisionale.
Dopo un'accurata analisi della domanda, approfondirei lanalisi del contesto relazionale del
paziente, dove si esprime maggiormente il disagio, sia per comprendere meglio i fattori
responsabili dello sviluppo e del mantenimento del disturbo e per conoscerne le implicazioni
relazionali, sia per individuare eventuali risorse esterne con cui potersi alleare in caso di
intervento terapeutico. A tale riguardo mi pare importante indagare il contesto socio-affettivo

attuale e pregresso, il processo di socializzazione primario e secondario, le relazioni con le figure


significative di riferimento del paziente: la madre, la ex fidanzata, il capo e i due amici intimi
dellinfanzia. Sarebbe utile conoscere, in particolare, se la relazione tra M. e la ex fidanzata, al
pari delle altre relazioni del paziente (mamma, datore di lavoro, amici), fosse improntata su un
rapporto di dipendenza e sottomissione, e come questo venisse eventualmente vissuto e gestito dalla
compagna. Mi sembra importante indagare i reali motivi che sottendono la fine del loro rapporto e
prendere in considerazione l'ipotesi che la decisione di M. di interromperlo per non volere
contrastare i voleri materni possa anche sottendere il timore del paziente di separarsi dall'universo
fusionale e gratificante materno e di assumere finalmente un ruolo adulto e indipendente,
maggiormente responsabilizzante.
Mi sembra importante, poi, esplorare le caratteristiche del sistema familiare: regole, ruoli,
modalit comunicative ed educative, alleanze, sistemi e sottosistemi, atteggiamenti genitoriali, e i
significati che vengono attribuiti da parte del nucleo familiare al comportamento indeciso e
dipendente di M.
Appare quindi in questa prospettiva utile conoscere il rapporto ambivalente che M. ha con la
madre e indagare il processo di separazione-individuazione per sapere quali sono stati i fattori che
ne hanno ostacolato il compimento. Il disturbo potrebbe essere legato a situazioni in cui i tentativi
di autonomizzazione di M. sono stati ostacolati da atteggiamenti familiari di disapprovazione,
minacce di perdere laffetto o gratificazioni accattivanti per il mantenimento della dipendenza (le
sorelle e la madre lo hanno spupazzato e viziato quando era piccolo; la madre ancora adesso lo
supporta economicamente, nonostante M. svolga un impegno lavorativo in modo continuato e
stabile da 10 anni). La famiglia di M., e in particolar modo forse la madre, potrebbe avergli
trasmesso l'immagine di un mondo pieno di minacce e di pericoli in cui appaia incauto muoversi da
solo, senza la protezione , l'appoggio e la sicurezza delle figure significative di riferimento.
Approfondirei quindi il collegamento tra i timori infantili di separazione riportati dal soggetto, e il
quadro personologico attuale, che sembra profondamente orientato alla dipendenza e alla
sottomissione, al fine di comprendere meglio il quadro evolutivo del disturbo e il ruolo dei fattori
che potrebbero spiegare il disagio arcaico profondo espresso dal soggetto.
Inoltre appare opportuno conoscere i rapporti attuali di M. con le sorelle, e chiedersi come mai nel
resoconto non compara la figura paterna. Il padre deceduto o comunque assente dalla vita del
figlio? possibile ipotizzare che il padre abbia abbandonato la famiglia e che, conseguentemente,
madre e sorelle si siano attaccate morbosamente a M. (lo hanno viziato e spupazzato, la madre
viene descritta come eccessivamente possessiva), favorendo lo sviluppo e il mantenimento di
sentimenti di dipendenza per timore di perdere l'unico maschio rimasto in famiglia? E se invece il
padre fosse presente, qual il suo ruolo all'interno del sistema familiare e che tipo di relazione
oggettuale ha instaurato con M.? stato possibile, per M., lo sviluppo del processo di
identificazione con la figura paterna e di costruzione dell'identit sessuale? Sono tutte ipotesi
aperte, alle quali non possibile fornire una risposta adesso, e che dovranno pertanto essere
opportunamente approfondite.
Dopo l'analisi del contesto relazionale-familiare del paziente, approfondirei l'esistenza di eventuali
vantaggi secondari della sintomatologia, che potrebbero contribuire ad accrescerla e a
mantenerla. Si potrebbe ipotizzare che M., attraverso il suo comportamento dipendente, sottomesso
e di delega, si assolva dal rischio di prendere scelte responsabilizzanti e dall' esporsi in prima
persona, anche nelle situazioni che lo riguardano da protagonista (matrimonio). Il disturbo,
inoltre, potrebbe sottendere una richiesta di attenzione e il tentativo di provocare l'avvicinamento
di persone significative di riferimento, senza le quali il soggetto sente di non poter funzionare, come

la madre. Occorrerebbe tener presente, inoltre, che il paziente potrebbe essere ambivalente
riguardo all'abbandonare i suoi sintomi perch il disturbo potrebbe rappresentare una sorta di
adattamento funzionale al suo contesto di vita.
Mi pare interessante, inoltre, indagare la rappresentazione che il soggetto ha di se stesso, forse
caratterizzata da sentimenti di inadeguatezza e di svalutazione; il funzionamento complessivo del
soggetto nelle diverse aree e il funzionamento premorboso; gli stili difensivi, l'esame di realt e il
grado di strutturazione, integrazione e funzionamento dell'Io. La valutazione di alcune funzioni
chiave dell'Io, infatti, permette di approfondire la conoscenza delle risorse individuali che possono
contribuire allo sviluppo della relazione tra individuo e contesto. Potrebbe essere utile anche
conoscere la relazione tra l'io e il Super-Io del paziente al fine di ottenere informazioni sulle sue
esperienze infantili con le figure genitoriali.
Una volta fatti tutti gli approfondimenti allo specifico caso in esame, potrei collocare il disagio del
paziente all'interno di un quadro psicodiagnostico pi preciso e definito e decidere se e quale tipo
di intervento psicoterapeutico sarebbe opportuno intraprendere, considerando ovviamente le
caratteristiche idiosincratiche del soggetto, il tipo specifico di disturbo ed il momento particolare
che la persona sta vivendo.
Se dagli approfondimenti effettuati venisse confermata lipotesi diagnostica inizialmente formulata,
potrebbe essere opportuno indirizzarsi verso una terapia di tipo supportivo-espressiva ad
approccio psicodinamico, che miri inizialmente a supportare lIo del soggetto, strutturarlo,
definirlo maggiormente, migliorare linvestimento sulla realt, abbassare le quote di angoscia,
migliorare la rappresentazione di S e favorire lo sviluppo dellautostima del soggetto. Solo in un
secondo momento, dopo aver offerto sostegno concreto e supporto empatico al soggetto, sarebbe
opportuno orientare il trattamento verso una terapia ad enfasi espressiva, con lobiettivo principale
di promuovere un processo di presa di coscienza, elaborazione e simbolizzazione delle tematiche di
fusionalit e di angoscia abbandonica sottostanti il conflitto psichico che viene espresso attraverso
il comportamento dipendente e adesivo del soggetto.
Altri obiettivi del percorso terapeutico dovrebbero essere quelli di:

favorire il superamento del processo di individuazione-separazione;


favorire, attraverso il transfert, linteriorizzazione di un oggetto buono e costante, con
elevata capacit contenitiva, a cui fare appello nei momenti di difficolt
favorire una rappresentazione di S stabile, coerente e integrata
rafforzare lIo nella canalizzazione dellansia
promuovere lo sviluppo delle capacit decisionali autonome e lespressione dei veri
desideri del soggetto.

In alternativa, qualora la famiglia di M. fosse disponibile, si potrebbe intervenire con un approccio


di tipo sistemico-familiare che sia orientato ai seguenti obiettivi principali:

favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri


favorire il raggiungimento di un equilibrio, non pi patogeno, tra bisogno di protezione e di
dipendenza e bisogno di differenziazione e di autonomia
sostituire le confuse regole disfunzionali con regole chiare e funzionali
favorire la circolarit di una comunicazione chiara a diretta
definire il problema come interpersonale.

Giovane donna di 25 anni viene inviata allo psicologo da un medico endocrinologo per un sintomo
di amenorrea secondaria. Alta, ben vestita, molto magra. Laureata in economia e commercio. Padre
imprenditore, madre casalinga, un fratello e una sorella pi piccoli. Scrupolosa, perfezionista,
competitiva, molto brillante negli studi. Non ha mai avuto un ragazzo. Preoccupata dall'aspetto
fisico si impegna molto in attivit sportive e nella cura del corpo. Il corpo rigido, il tono della
voce aggressivo. Descrive il padre come un uomo mite, un p debole, affettuoso. La madre come
severa, fredda, preoccupata dal rispetto delle regole sociali. Presenta disturbi del comportamento
alimentare, mangia molto poco e in genere non mangia a tavola con la famiglia e non mangia il cibo
preparato dalla madre. Durante l'adolescenza stata in lieve sovrappeso. Le capita di abbuffarsi di
dolci e cioccolatini la sera tardi. L'azienda florida fino a poco tempo fa, sta ora attraversando un
periodo di crisi. E' preoccupata per questa situazione ed molto critica nei confronti delle scelte
aziendali del padre. Si rifiuta di lavorare con lui e intende cercare un altro lavoro.??Il candidato
esprima una propria valutazione del caso, formuli una ipotesi diagnostica e indichi strumenti e
metodi
di
approfondimento
e
un
eventuale
programma
terapeutico.?

Il caso proposto riguarda una giovane donna di 25 anni che giunge al colloquio su invio
dellendocrinologo per un sintomo di amenorrea secondaria. La giovane, laureata, si descrive
perfezionista, scrupolosa e competitiva, mentre la madre, casalinga, viene descritta come severa e
fredda, invece il padre, imprenditore, una persona mite, debole e affettuosa. Aggiunge che critica le
sue scelte lavorative riguardanti la loro azienda, che sta attraversando un periodo di crisi, e che
pertanto
la
giovane
sta
cercando
un
altro
lavoro.
Ha inoltre un fratello e una sorella pi piccoli dei quali dal colloquio non emerge nessun
particolare. La ragazza preoccupata per il suo aspetto fisico, riferisce di svolgere attivit fisica
costante. Non ha mai avuto un ragazzo. Nelladolescenza ha avuto problemi di sovrappeso,
attualmente mangia poco, non mangia in presenza dei familiari e se il cibo stato preparato dalla
madre. Aggiunge inoltre che le capita di abbuffarsi la sera con dolci e cioccolatini.
La giovane stata inviata dal medico endocrinologo, potrebbe essere utile indagare come abbia
vissuto tale invio, quali siano le sue motivazioni al colloquio, le sue idee e aspettative riguardo ad
un eventuale trattamento. Questi aspetti potrebbero essere importanti per determinare la
costituzione di unalleanza terapeutica, per capire la disponibilit della donna ad ulteriori
accertamenti diagnostici, per la scelta e pianificazione di un possibile intervento.
Poich la giovane arriva in consultazione dietro invio di uno specialista, si potrebbe ipotizzare che
il medico abbia escluso la possibilit che una condizione medica o luso di sostanze abbiano
determinato la sintomatologia riferita. Se tali possibilit potessero essere escluse, proporrei alcuni
incontri successivi a scopo diagnostico durante i quali approfondire le info emerse dal colloquio ed
eventualmente esplicitarne altre che potrebbero essere utili per meglio definire il quadro clinico.I
sintomi che la ragazza riporta, secondo il DSM IV, potrebbero appartenere alla sfera dei disturbi
alimentari e ci potrebbe essere indicato dal fatto che ella riferisce di mangiare poco, di svolgere
una costante attivit fisica, di essere preoccupata per il suo aspetto fisico, di essere stata in
soprappeso
in
passato
e,
infine,
di
abbuffarsi
a
volte
alla
sera.
Riguardo alla sintomatologia descritta mancano elementi che potrebbero servire ad una
valutazione pi accurata e peculiare della situazione, in modo da poter formulare delle ipotesi
interpretative e un eventuale piano di intervento pi accurati.Per questo potrebbero essere utile
sapere da quanto tempo la giovane soffre di amenorrea secondaria e da quanto tempo non mangia
con i familiari, n il cibo preparato dalla madre. A riguardo potrebbe essere interessante indagare
quali siano le credenze o le paure alla base di questi comportamenti di evitamento. Potrebbe altres
essere utile capire in che momento della vita della giovane siano iniziate tali problematiche, se vi
siano stati eventi critici scatenanti, se ai sintomi riportati ve ne siano aggiunti altri nel tempo, se la

ragazza abbia mai intrapreso altri tipi di intervento ed eventualmente con quali esiti, quali
strategie abbia messo in atto finora per affrontare i suoi disagi. Potrebbe poi essere necessario
indagare sulle modalit di reazione dei familiari ai comportamenti della ragazza, sul grado di
consapevolezza che la giovane possiede riguardo alle sue problematiche e su quanto queste
influiscano sul suo funzionamento lavorativo, sociale, relazionale. Riterrei opportuno raccogliere
info anche sulla storia personale della giovane: partirei dalle prima fasi dello sviluppo, indagherei
sul sistema familiare rilevando regole, stile educativo, alleanze familiari, rapporto tra coniugi e
con i fratelli, tipo di comunicazione. Importante potrebbe essere valutare anche la sfera affettiva
della giovane, la ragazza riferisce di non aver mai avuto un ragazzo, potrebbe essere utile indagare
quanto e come le preoccupazioni che ella ha del suo aspetto possano influire su tale scelta. Riterrei
utile indagare sulle ambizioni della ragazza, laureata in economia e commercio, che riferisce di
non aver intenzione di rimanere nellazienda del padre in quanto critica le sue scelte, potrebbe
essere utile indagare in particolare il rapporto col padre, che da un lato definisce affettuoso e
dallaltro per lo critica non volendo pi lavorare con lui. E la madre invece che ruolo ha in questa
dinamica?? Riterrei utile soffermarmi sui disturbi di sovrappeso che la ragazza dice di aver avuto
in passato: indagherei sulla loro insorgenza, sulla possibilit che potessero dipendere da
condizioni mediche o da uso di sostanze, come la ragazza ne uscita, essendo oggi magra, se ha
seguito delle diete mediche, se ha preso farmaci, quanto il ricordo di quel periodo possa
attualmente influenzarla. Potrebbe essere utile infine capire le circostanze delle abbuffate che le
capita di fare, cercherei di informarmi sulla loro frequenza, sulle eventuali seguenti modalit di
eliminazione, sui suoi vissuti prima e dopo, se i familiari ne sono a conoscenza.
Potrebbe inoltre essere opportuno indagare sulla possibilit che altri caratteristiche della giovane,
come il suo essere perfezionista, scrupolosa e competitiva, rientrino in un quadro clinico di tipo
ansioso. Ad esempio, riterrei utile capire se tali aspetti siano riferiti ad ogni ambito o in alcuni in
particolare, se tale perfezionismo limita la ragazza nelle sue attivit quotidiane, se insorto in
momenti particolari, se ci sono situazioni che determinano maggiormente il suo bisogno di essere
precisa.
Proporrei alla giovane di sottoporsi, nel corso degli ulteriori incontri, ad alcuni test a scopo
diagnostico, come il questionario MMPI-II, per avere un quadro generale della personalit, al test
proiettivo RORSCHACH per studiare la rappresentazione di s e delle relazioni oggettuali, per
indagare sulle relazioni con lambiente evidenziando eventuali stili difensivi o turbamenti affettivi.
Infine potrebbe risultare utile anche la somministrazione del test EDI-2 per rilevare eventuali
problematiche
legate
alle
condotte
alimentari.
Nel caso in cui emergessero elementi che portassero alla conferma dellipotesi di disturbo
nellarea dei disturbi alimentari, si potrebbe ipotizzare un intervento in cui considerare linvio ad
uno psichiatra, per un eventuale somministrazione di farmaci. Proporrei poi linvio ad un terapeuta
per un intervento individuale, includendo, se la ragazza fosse daccordo e la famiglia disponibile,
anche i familiari. Gli obiettivi potrebbero essere quelli di indagare sulle relazioni tra i componenti,
sulle regole e sui ruoli; di metter in luce eventuali dinamiche disfunzionali del sistema, per operarvi
una sostituzione con altre pi funzionali ed adeguate. Un altro obiettivo potrebbe essere quello di
intervenire sulla coppia coniugale, per portare allo scoperto possibili conflitti nascosti. Inoltre si
potrebbe lavorare sul rapporto con il fratello e con la sorella pi piccolo, in modo da favorirne la
collaborazione e sullo sviluppo di una comunicazione pi aperta e circolare.
Indagare sulle prime fasi di sviluppo va bene potrebbe lievemente essere tendenziosa, cio far
riferimento ad un approccio di tipo dinamico dove l'esplorazione del passato cruciale,
preferibile essere pi neutri senza fare ipotesi relative ad un orientamento specifico (la
commissione
potrebbe
non
gradire!!)
Per quanto riguarda gli strumenti diagnostici vanno bene, ma per fare l'mmpi ci vogliono un'ora e
mezza, per il rorschack pi o meno uguale, inoltre preferibile essere cauti sulluso dei test e mai
usarli al primo colloquio, ma almeno al secondo o terzo

Il caso riguarda una giovane donna di 25 anni, alta, ben vestita, molto magra, laureata in
economia e commercio, padre imprenditore, madre casalinga, un fratello ed una sorella pi
piccoli. Scrupolosa, perfezionista, competitiva, molto brillante negli studi. Preoccupata dell'aspetto
fisico si impegna molto in attivit sportive e nella cura del corpo. Presenta la seguente
sintomatologia: amenorrea secondaria, disturbi del comportamento alimentare. Le capita di
abbuffarsi
di
dolci
e
cioccolattini
la
sera
tardi.
La giovane stata inviata da un medico endocrinologo dunque sarebbe importante sapere come
vive l'invio, se gli stato imposto, la motivazione e le aspettative della giovane riguardo ad esso, la
disponibilit ad un eventuale intervento psicoterapeutico. Sarebbe importante indagare se ha rice
vuto in precedenza trattamenti terapeutici o farmacologici. Sarebbe utile approfondire il suo
vissuto riguardo i sintomi e come gli altri reagiscano ad essi, valutare se ci siano vantaggi
secondari
che
contribuiscano
a
mantenerli
e
rafforzarli.
Dai sintomi riportati nel testo si potrebbe ipotizzare un disturbo dell'alimentazione, in particolare
anoressia nervosa, ma si tratta solo di una ipotesi, suscettibile di falsificazione, dunque
necessario fare degli approfondimenti sul caso. Sarebbe utile approfondire la sintomatologia: da
quanto tempo sono presenti i sintomi, quando si sono presentati per la prima volta, la loro
frequenza, se si presentano solo in determinate circostanze e se hanno subito delle evoluzioni nel
tempo. Valutare se presente la paura di acquisire peso, se alterato il modo in cui la giovane vive
il peso o la forma del corpo, quanto il peso e la forma fisica influenzino la sua autostima, se e
quanto eventualmente il suo peso aldisotto del peso normale x statura ed altezza, con che
frequenza avvengono le abbuffate notturne e se son seguite da condotte di eliminazione, il vissuto
della giovane e la consapevolezza dei sintomi (sia quelli riportati nel testo sia quelli che
eventualmente
emergessero
durante
il
colloquio).
Approfondirei tutta la sfera affettivo-sentimentale, lavorativa e sociale della giovane.
Sarebbe molto interessante sapere come mai la ragazza non ha mai avuto un ragazzo, come ha
vissuto tale situazione, come si rapporta nei confronti dell'altro sesso, come vive la sfera sessuale e
il
rapporto
con
il
proprio
corpo.
Indagherei il rapporto con i genitori, gli eventuali conflitti presenti nel nucleo familiare.
Approfondirei il motivo per cui non mangia il cibo preparato dalla madre, soffermandomi in
particolar modo sul rapporto istauratosi tra madre e figlia. Esplorerei anche il rapporto con il
padre, il tipo di attaccamento istauratosi con i genitori, se le sue scelte di vita siano state autonome
o condizionate (ed eventualmente da chi). Approfondirei il rapporto con il fratello e la sorella pi
piccoli (di quanto?) di cui al momento non abbiamo alcuna informazione. Inoltre indagherei il
rapporto con eventuali amici stretti e la sua vita sociale in genere, e se (e come) la sua
sintomatologia
influisca
nei
suoi
rapporti
interpersonali.
In ambito lavorativo sembra non essere soddisfatta e criticare le scelte del padre. Sarebbe
interessante approfondire i motivi di tali contrasti, approfondendo la sua motivazione a lavorare in
azienda, esplorando anche le condizioni lavorative e relazionali all'interno di essa. Infine valuterei
le sue capacit di fronteggiare le difficolt e le risorse per un eventuale trattamento.
Durante il colloquio somministrerei un test ad ampio raggio (MMPI-2) per evidenziare eventuali
aree disfunzionale che potrebbero avvalorare la nostra ipotesi iniziale o comunque inserirla
all'interno di un pi ampio quadro psicodiagnostico. Somministrerei anche l' EDI-2, specifico per i
disturbi
alimentari.
Fatti tali approfondimenti avremo un quadro pi completo per decidere se e quale tipo di
intervento psicoterapeutico intraprendere, considerando ovviamente le caratteristiche del
soggetto, il tipo specifico di disturbo ed il momento che la persona sta vivendo.
Se dagli approfondimenti venisse confermata l'ipotesi di partenza allora suggerirei una terapia

familiare che in letteratura sembra una tra le pi indicate per questo tipo di disturbi. L'obiettivo
quello di favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri del sistema invischiato, promuovere la
circolarit di una comunicazione chiara, rafforzare la figura paterna se, come spesso accade,
periferica, sostituire le regole disfunzionali con quelle funzionali e gestire costruttivamente la crisi
per affrontare un nuovo ciclo vitale.

Ragazzo di 21 anni, diploma di scuola superiore, figlio unico. Circa un anno fa, mentre era alla
guida della sua auto ebbe una crisi improvvisa, con ansia, tachicardia, sudorazione fredda, tremore,
forte disagio e paura di morte imminente. Da allora episodi analoghi si sono presentati ad intervalli
irregolari e come la prima volta senza motivi apparenti. Da qualche mese si ritirato in casa, ha
lasciato la ragazza, non ha contatti con gli amici e nessun interesse esterno. Il giorno dorme molto e
trascorre gran parte della notte al computer o immerso nella lettura di libri di guerra. La madre, gi
manager di una azienda, viene descritta dal figlio come una donna forte, molto capace ed efficiente
e molto protettiva nei suoi confronti. Il padre come un uomo brillante in societ e quasi assente in
famiglia. Il giovane racconta che ebbe la prima crisi durante il viaggio di ritorno a casa dopo il
soggiorno di qualche mese in un'altra citt e che durante la sua assenza i genitori avevano avuto una
grossa crisi coniugale di cui era stato informato solo qualche giorno prima del suo rientro in
famiglia. si dimostra distaccato da tutto e a tratti aggressivo. I genitori sono preoccupati, la madre
tende a proteggerlo, giustificarlo, il padre infastidito dimostra invece una scarsa disponibilit.
Il candidato esprima una propria valutazione del caso, formuli una ipotesi diagnostica, indichi
strumenti
di
approfondimento
e
un'eventuale
programma
terapeutico.

Poich non sappiamo se il giovane si presentato spontaneamente o spinto dai genitori, sarebbe
utile indagare la sua motivazione al colloquio, le sue aspettative riguardo esso e come mai il
ragazzo si sia presentato solo adesso (visto che la 1 crisi risale ad un anno fa) o se ha intrapreso in
passato percorsi terapeutici o farmacologici (in tal caso che risultati abbia avuto e se eventuali
fallimenti
siano
reali).
Sappiamo che la prima crisi si verificata 1 anno fa durante il viaggio di ritorno a casa dopo
essere stato informato di una grossa crisi coniugale dei genitori. Sarebbe interessante capire come
il ragazzo abbia vissuto tale notizia e se il primo attacco, in qualche modo, sia collegato ad essa (se
lo in che modo). Sarebbe utile sapere le successive crisi con che frequenza sono avvenute e se si
sono ripresentate in determinate circostanze, se i sintomi hanno subito una evoluzione nel tempo, le
strategie fin ora utilizzate (se presenti) x fronteggiarli, la presenza di eventuali vantaggi secondari
(ad es. spostare l'attenzione su di s x evitare i litigi dei genitori), le sfere compromesse dal
disturbo, il vissuto del soggetto riguardo i suoi sintomi e come gli altri vi reagiscano. Sarebbe
interessante approfondire come il paziente ha reagito inizialmente al disagio e come mai negli
ultimi mesi la situazione sembra peggiorata poich si ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, non
ha
contatti
con
gli
amici
e
nessun
interesse
esterno.
Sarebbe utile esplorare tutta la sfera affettivo-relazionale del giovane. Sarebbe interessante sapere
i motivi della rottura con la ragazza, com'era il loro rapporto, come evoluto nel tempo, come si
giunti alla decisione di rottura, se ci accaduto in concomitanza con qualche evento o situazione.
Indagherei il rapporto con i genitori per conoscere il tipo di attaccamento e lo stile educativo
ricevuto, se le scelte fatte dal ragazzo nella vita siano state autonome o condizionate
(eventualmente da chi), come il ragazzo ha vissuto la crisi dei genitori, se questa ancora in atto.
Approfondirei la diversa reazione dei genitori nei confronti del disagio del figlio, visto che la
madre tende a proteggerlo mentre il padre infastidito e poco disponibile, approfondirei i motivi di
tale
atteggiamento.

Indagherei se prima del suo isolamento sociale avesse degli amici ed i rapporti intrattenuti con
essi.
Non sappiamo se prima dell'inizio delle crisi il ragazzo studiasse o lavorasse, sarebbe utile
raccogliere informazioni anche su questo aspetto, ed approfondire le relazioni che intratteneva con
gli
eventuali
colleghi
ed
i
superiori.
Esplorerei le capacit del giovane di fronteggiare le difficolt e le risorse per il trattamento.
Le informazioni a disposizione riportate nel testo permettono di formulare solo delle ipotesi, se
dagli esami medici possibile escludere quadri morbosi legati a condizioni mediche o ad abuso di
sostanze, allora ipotizzerei un disturbo d'ansia, suggerito dagli attacchi di panico che si presentano
irregolari e senza motivi apparenti; da un approfondimento della sintomatologia si potr stabilire
se
diagnosticare
un
disturbo
di
panico.
Inoltre si potrebbe anche ipotizzare un disturbo depressivo suggerito dal ritiro sociale, ipersonnia,
distacco
da
tutto.
Dal momento che quelle di partenza sono solo ipotesi, e pertanto suscettibili di falsificazione,
riterrei necessario fare tutti gli approfondimenti su esposti; Inoltre somministrerei un test di
personalit autodescrittivo (MMPI-2) ad ampio raggio x evidenziare eventuali aree disfunzionali
(tali risultati potrebbero avvalorare le nostre ipotesi di partenza, o farci orientare verso ulteriori
ipotesi) da approfondire successivamente. Inoltre somministrerei lo STAI e il BDI, specifici per
l'ansia.
Fatti tali approfondimenti avremo un quadro + completo x decidere se e quale tipo di intervento
psicoterapeutico intraprendere, considerando ovviamente le "caratteristiche" del soggetto, il tipo
specifico
di
disturbo
ed
il
momento
che
la
persona
sta
vivendo.
Se da tali approfondimenti venisse confermata l'ipotesi iniziale potrebbe essere opportuno
indirizzarsi verso una terapia individuale ad orientamento cognitivo-comportamentale.
Se emergessero particolari problemi all'interno delle dinamiche familiari, allora suggerirei una
terapia familiare (se i genitori ed il ragazzo fossero d'accordo).
Il caso proposto riguarda un giovane diplomato di 20 anni, figlio unico con madre manager, da lui
descritta come una donna forte, capace, efficiente e molto protettiva nei suoi confronti, mentre il
padre, partecipante in una societ un uomo brillante, ma assente. Riferisce di avere avuto una
crisi circa un anno fa mentre era alla guida della sua auto con la seguente sintomatologia: ansia,
tachicardia, sudorazione, tremori, disagio e paura di morire. Queste crisi si sono poi ripetute nel
tempo ad intervalli regolari senza motivi apparenti. La prima volta che il ragazzo ha avuto una
crisi stato durante un viaggio di ritorno da una citt in cui aveva soggiornato per diversi mesi,
duranti i quali ha saputo solo pochi giorni prima del suo rientro a casa, che i genitori hanno
affrontato una grossa crisi coniugale. Ultimamente il giovane si ritirato in casa: ha lasciato la
ragazza, gli amici e ha perso molti interessi. Inoltre passa le sue giornate dormendo e le notti sul
computer o leggendo libri di guerra. La madre lo protegge, mentre il padre sembra non essere
disponibile a giustificare il figlio. Al colloquio il giovane si dimostra distaccato e aggressivo.
Poich non sappiamo se il giovane si sia presentato spontaneamente dallo psicologolo o spinto dai
genitori, potrebbe essere utile indagare la sua motivazione al colloquio, le sue idee riguardo al
disagio, le sue aspettative su un eventuale trattamento e il perch si sia presentato solo in questo
momento
ad
un
consulto.
Non emerge dal colloquio se il giovane si sia precedentemente rivolto ad un medico generico, per
cui non sappiamo se la sintomatologia riferita possa essere meglio spiegata da una condizione
medica o indotta dalluso di sostanze. Potrebbe essere utile accertarsi che si possano escludere
queste due possibilit inviando il ragazzo da un medico per gli adeguati esami medici.
Nel caso in cui queste due possibilit potessero essere escluse e considerando che i dati rilevabili
da questo primo colloquio non sono sufficienti per elaborare una diagnosi univoca, potrei ritenere
utile proporre ulteriori incontri a scopo diagnostico durante i quali approfondire le info emerse dal
colloquio e esplicitarne altre che potrebbero essere importanti per meglio definire il quadro

clinico.
I sintomi che il giovane lamenta (prendendo come riferimento il DSM IV) potrebbero portarci ad
ipotizzare un disturbo che rientra nei disturbi ansiosi e ci potrebbe essere indicato dalle
manifestazioni riferite come ansia, tachicardia, sudorazione, tremore, disagio e paura di morte.
Questi dati sono tuttavia insufficienti per poter formulare unipotesi diagnostica univoca e pertanto
nel corso di ulteriori colloqui potrei ritenere opportuno approfondire alcuni elementi.
Riguardo alla sintomatologia descritta mancano delle info che potrebbero servire ad una
valutazione pi accurata e peculiare della situazione, in modo da poter formulare delle ipotesi
interpretative e un piano di intervento pi accurati. Il ragazzo riferisce che la prima crisi si
verificata durante un viaggio di ritorno a casa dopo mesi di soggiorno in unaltra citt, poi
aggiunge che durante la sua assenza i genitori hanno affrontato una crisi coniugale. Potrebbe
pertanto essere utile sapere se e come il ragazzo colleghi la crisi dei genitori alla sua
sintomatologia, come andato il rientro a casa, come il ragazzo ha affrontato questo suo disagio,
con quali strategie e se i genitori ne erano al corrente. Indagherei se il ragazzo si sia mai rivolto ad
altri specialisti e se da questa prima crisi ce ne sono state altre, oltre a quella avuta mentre era alla
guida della sua auto. Il ragazzo infatti accenna a crisi ripetute. Potrebbe essere utile indagare sulle
circostanze pi frequenti di insorgenza di tali sintomi, se vi siano situazioni, persone o luoghi che
pi di altri determinano i suoi disagi e se gli capitato di evitare determinate circostanze per il
timore che potessero scatenare reazioni in lui. Mi informerei su eventuali cambiamenti
nellespressione dei sintomi da un episodio allaltro, come il ragazzo in questo caso riesca ad
affrontarli, se e quanto viene compromesso il suo funzionamento sociale, lavorativo, relazionale. Il
ragazzo riferisce infatti che da qualche mese si ritirato in casa, ha lasciato la ragazza, si isolato
dagli amici e ha perso molti interessi. Questi sintomi potrebbero far pensare ad un disturbo
nellarea dei disturbi dellumore, ma anche in questo caso mancano molti elementi per poter
elaborare unipotesi pi precisa. Ad esempio potrebbe essere importante indagare quanto e se tale
ritiro sia collegato con la paura di avere nuovamente delle crisi dansia o se invece sia collegato
ad altri motivazioni eventualmente da indagare. Inoltre potrebbe essere utile capire il vissuto del
ragazzo, come si spiega questo suo isolamento. Egli riferisce di mantenere comunque qualche
interesse, ossia il computer e i libri di guerra. Riterrei utile cercare di ottenere qualche
informazione su questi suoi interessi, ad esempio se li ha sempre avuti o se invece siano maturati in
lui
come
conseguenza
del
suo
isolamento.
Riguardo alla storia personale del ragazzo potrebbe invece essere utile indagare larea familiare, i
suoi rapporti con i genitori, la madre protettiva che ruolo ha nelle sue scelte, mentre il padre
assente come ha influito nella crescita del figlio? Riterrei utile indagare ancora sullo dinamiche
familiari, sul tipo di comunicazione, arrivando anche a sondare il campo delle relazioni sociali del
ragazzo: egli riferisce di aver da poco lasciato la ragazza, da quanto precisamente? E per quali
motivi? Come ha reagito a questa separazione? Quanto tempo il loro rapporto durava? La ragazza
era a conoscenza dei disagi del giovane? Se si come lei reagiva? Quanto eventualmente i sui
problemi potrebbero aver influenzato la scelta di lasciare la ragazza oppure le motivazioni sono
altre? Anche con gli amici i rapporti si sono diradati. Dal colloquio non emerge se il ragazzo
lavori o meno, indagherei su tale aspetto cercando di capire le sue ambizioni, le sue aspettative per
il
futuro.
Nel corso dei colloqui successivi potrei ritenere utile somministrare al giovane alcuni test a scopo
diagnostico, come il questionario MMPI-II per avere un quadro generale della sua personalit e il
test
STAI-Y
per
avere
maggiori
indicazioni
sui
tratti
ansiosi.
Nel caso in cui, da ulteriori indagini, emergessero elementi che portassero alla conferma
dellipotesi iniziale di disturbo nellarea ansiosa, potrei proporrei linvio ad un terapeuta per un
eventuale trattamento individuale di sostegno, i cui obiettivi potrebbero essere quelli di rafforzare
lIo del giovane, aumentare lautostima, elaborare laggressivit, riorganizzare e investire sulle
sue risorse, fino a riprendere il lavoro e i rapporti sociali. Successivamente, se il ragazzo fosse

daccordo e la famiglia disponibile, potrebbe essere utile coinvolgere i genitori per mettere in luce
eventuali dinamiche disfunzionali e sostituirle con altre pi funzionali e adeguate.
Il caso in questione riguarda un ragazzo di 21 anni, con un livello medio di istruzione ed unico
figlio. Lanno precedente ha riportato ripetuti episodi di crisi dansia improvvise accompagnate da
sintomi di tachicardia, sudorazione fredda, tremori, disagio e paura di morte imminente. Tali
episodi si sono manifestati ad intervalli irregolari e apparentemente privi di cause scatenanti.
Il primo episodio, tuttavia, ha avuto luogo mentre il giovane era alla guida dellauto di rientro
verso casa dopo un soggiorno durato qualche mese; egli riferisce di aver appreso poco prima di
rientrare
di
una
grave
crisi
tra
i
suoi
genitori.
Il contesto allinterno del quale il disturbo lamentato si originariamente verificato , dunque,
rappresentato da una circostanza di ricongiungimento con i familiari, probabilmente vissuta come
un
inserimento
in
una
situazione
gi
problematica.
La madre, manager dazienda e il padre reagiscono diversamente al disturbo lamentato dal figlio:
luna
si
mostra
comprensiva,
laltro
infastidito
e
scarsamente
disponibile.
Il giovane riferisce di vivere in maniera ritirata: non ha contatti con lesterno, non esce di casa e
da qualche tempo ha interrotto una relazione sentimentale. Tale condizione di ritiro amplificata
dallassenza di occupazioni quotidiane e da unaccentuata tendenza a concentrare le uniche attivit
informatiche e di lettura nella notte, trascorrendo le ore diurne a dormire. Emerge anche una
componente di distacco e disinteresse che si accompagna a punte di aggressivit.
Uno degli elementi da sottolineare riguarda la durata del disturbo, ormai di circa un anno, che si
presenta con frequenza irregolare; le circostanze di insorgenza, come si detto, sono rappresentate
da un ricongiungimento al nucleo familiare. Lansia manifestata potrebbe essere legata alle
aspettative nei confronti di questa riunione laddove tra i genitori si accesa una forte
conflittualit.
Sarebbe opportuno ottenere informazioni circa la durata di ogni singola crisi, le modalit e le
circostanze di insorgenza, dato che si tratta, questo, di un elemento mancante.
Dal complesso dei dati presentati si pu supporre che le crisi abbiano unalta frequenza allinterno
delle mura domestiche, in quanto viene riportato che il giovane conduce ormai una vita ritirata.
Sarebbe utile ai fini della valutazione ottenere informazioni sulle persone con cui il ragazzo si trova
quando preda dei disturbi o se solo. Nel caso fosse in compagnia, ulteriormente, sarebbe
necessario inquadrare il sintomo: esso potrebbe costituire una risposta ad una situazione
conflittuale
o
una
richiesta
daiuto
o
entrambe
le
ipotesi
suddette.
Potrebbe essere opportuno esplorare il rapporto con entrambi i genitori, nonch il vissuto del
giovane rispetto alla coppia genitoriale. La madre, molto protettiva, potrebbe essere vissuta come
una figura intrusiva e costituire un intralcio al processo di svincolo del ragazzo. La crisi dansia,
infatti, si verifica durante il ritorno a casa, che potrebbe aver scatenato una sorta di ansia
prestazionale. Il padre, invece manifesta distacco e poca tolleranza nei confronti del figlio,
acutizzando un probabile vissuto di inadeguatezza, come attesta anche il ritiro da tutte le attivit.
Un ulteriore elemento utile ai fini del percorso diagnostico sarebbe lesplorazione del vissuto
soggettivo del giovane durante le crisi e soprattutto quale pu essere la sua percezione del
disturbo,
se
e
quali
strategie
vengono
utilizzate.
Il caso presentato non fornisce indicazioni circa la richiesta: sarebbe interessante conoscerne le
modalit e soprattutto la committenza, dal momento che questo elemento potrebbe chiarire aspetti
relativi alla consapevolezza del disturbo da parte del soggetto, al suo grado di autonomia
decisionale.
Sarebbe opportuno conoscere se sono stati intrapresi percorsi terapeutici e, in caso affermativo,
come sono stati affrontati e quale stata la modalit di conclusione.
Inoltre sarebbe utile avere informazioni circa i motivi che proprio in quel momento hanno indotto
alla richiesta e se in passato si sono avuti altri disturbi simili o correlati.
La presenza dei sintomi che ricorrono durante le crisi lamentate potrebbero orientare la diagnosi

verso una problematica legata allansia, e pi specificamente verso un disturbo di panico. Nel
disturbo di panico, cos come descritto nella prassi psicologica e psichiatrica (nella
formalizzazione proposta nel DSM IV) si verificano ripetuti attacchi del genere lamentato, con
fenomeni di tachicardia, dispnea, sudorazione, tremori, timori di impazzire e di morire e che
causano una marcata alterazione delle aree di funzionalit del soggetto.
Nel caso specifico, come si sottolineato, il soggetto non solo ha interrotto qualsiasi attivit, ma
non
ha
alcun
tipo
di
relazione
sociale.
Il disturbo lamentato, tuttavia, conserva alcuni aspetti che potrebbero far pensare ad una
problematica di tipo depressivo associata o anche reattiva al corso degli episodi di crisi. Tale
ulteriore
ipotesi
diagnostica
andrebbe
verificata.
Il percorso diagnostico dovrebbe essere approfondito attraverso un ciclo di non meno di 4 colloqui,
uno dei quali dedicato alle prove testologiche. Sarebbero utili gli strumenti dell MMPI e del
Rorschach (discutere gli strumenti). Tale passo del percorso potrebbe fornire indicazioni sulle
modalit di fronteggiamento di un compito inusuale, specie per il reattivo del Rorschach, nonch
del
grado
di
cooperazione
e
di
motivazione
al
cambiamento.
Nel caso in cui una delle due ipotesi suddette fosse supportata dalle evidenze fornite dai colloqui e
dalla seduta testologica, si potrebbe orientare il percorso verso un intervento di tipo espressivo, nel
caso specifico una terapia cognitivo-comportamentale, volta a sostituire le strategie disfunzionali,
con strategie funzionali, o una terapia ad orientamento dinamico, che favorisca un percorso di
consapevolizzazione del soggetto e lelaborazione dei nodi conflittuali centrali.
Nel caso in cui la famiglia fosse disponibile, potrebbe giovare una terapia sistemico-relazionale,
che consenta un processo maturativo di tutti i membri del sistema familiare ed un riaggiustamento
delle relazioni tra i vari sottosistemi implicati.

DAMIANO 37 anni
Il caso proposto riguarda un giovane di 37 anni che sembra rivolgersi spontaneamente al consulto in
seguito allassunzione di farmaci che non hanno dato alcun risultato. Inizialmente riterrei opportuno
indagare se sia stato inviato dal medico, valutare la sua motivazione per la richiesta di aiuto, le sue
idee e le sue aspettative su un eventuale trattamento e i motivi per cui si presentato proprio in
questo momento. Questi aspetti potrebbero essere importanti per la costituzione di unalleanza
terapeutica, per capire la collaborazione e la disponibilit del giovane a ulteriori incontri, per
valutare la consapevolezza che egli ha delle sue problematiche e infine per la scelta e la
pianificazione di un successivo intervento.
Innanzitutto potrei ritenere utile raccogliere informazioni sullassunzione di questi farmaci,
cercando di capire quale specialista glieli avesse prescritti e per quale sintomatologia, di quali
farmaci si tratta, per quanto tempo li ha assunti, con quale frequenza e da quanto tempo non li
assume pi. Cercherei anche di indagare se gli esiti negativi dellassunzione dei farmaci siano veri.
Inoltre potrebbe essere importante accertarsi che questo medico avesse escluso la possibilit che i
sintomi riferiti successivamente dal signore non siano stati la conseguenza diretta dellassunzione di
questi farmaci, di altre sostanze o di una condizione medica generale. Nel caso in cui queste
possibilit potessero essere escluse, e considerando che i dati in nostro possesso non sono sufficienti
per poter formulare unipotesi diagnostica univoca proporrei al giovane ulteriori incontri a scopo
diagnostico, durante i quali approfondire le informazioni gi emerse durante il primo consulto e
portarne alla luce altre che potrebbero essere utili per inquadrare meglio il caso.
Dal protocollo risulta che il giovane svolge attivit lavorativa di ragioniere in una ditta, rischiando
attualmente il licenziamento a seguito delle sue difficolt, sposato da 5 anni con un figlio di 3.
Si presenta al colloquio con la seguente sintomatologia: agitazione, distraibilit, insoddisfazione,
irritabilit e cambiamenti frequenti di umore che causano difficolt relazionali. Aggiunge che ha

difficolt mnemoniche, sbadato e disorganizzato, svolgendo male il suo lavoro.


Questi sintomi (prendendo come riferimento il DSM IV) potrebbero appartenere alla sfera dei
disturbi dellumore. Tuttavia mancano elementi che potrebbero servire ad una valutazione pi
accurata e peculiare della situazione, in modo da poter formulare delle ipotesi interpretative e un
piano di intervento pi accurati.
Potrebbe essere utile sapere:
- da quanto tempo presente la sintomatologia riferita
- quando si presentata la prima volta e in che circostanza
- se i sintomi hanno avuto uninsorgenza graduale
- con quale frequenta si presentano
- se vi sono particolari situazioni che la determinano
- se i sintomi sono cambiati nel tempo o ve ne sono aggiunti altri
- se vi sono stati eventi critici recenti che hanno acutizzato le difficolt
- se e come abbia affrontato i suoi disagi fino ad oggi
- se precedentemente il giovane si rivolto a consulto psicologico e con quali esiti
- se consapevole delle sue problematiche e quali credenze ha a riguardo
- come la moglie ed il figlio reagiscano ai suoi sintomi
- se, oltre al lavoro, vi sono altre aree marcatamente compromesse
Durante il colloquio il giovane riferisce di fare un uso saltuario di alcol. Potrebbe essere utile
indagare su tale aspetto, cercando di capire quale frequenza intenda con il termine saltuario, da
quando tempo avviene, in quali momenti della sua giornata, quali sono le conseguenze del bere, se
riesce a mantenere la lucidit, se la moglie ne al corrente, quali sono le motivazioni per cui sente
il bisogno di bere alcolici, se questo aspetto possa essere legato alla sintomatologia riferita e che
possa pertanto essere uno dei motivi per cui rischia il licenziamento.
In seguito riterrei opportuno anche raccogliere informazioni sulla storia personale del giovane.
Dal colloquio emerge solamente che ha avuto da sempre difficolt scolastiche, riuscendo tuttavia
ad ottenere il diploma di ragioniere. Potrebbe essere utile informarsi su queste difficolt
scolastiche, a che et si sono presentate e in cosa si manifestavano, se per queste si mai rivolto ad
uno specialista ed eventualmente con quali risultati, quale stato il suo vissuto riguardo ai suoi
disagi, quale rapporto aveva con i suoi compagni e come loro lo considerassero, a che et ha
raggiunto la maturit e con quale esito. Sonderei anche lambito familiare cercando di capire il
ruolo della famiglia durante linfanzia e ladolescenza del giovane, lo stile educativo e di
attaccamento, il loro rapporto attuale (se presente e se i genitori sono viventi), la presenza e le
relazioni passate e presenti con eventuali fratelli o con altre figure significative. Mi informerei
sulla vita attuale in ambito affettivo del giovane, il suo rapporto con la moglie e col figlio, come
questi reagiscono ai suoi sintomi. Luomo afferma di avere difficolt relazionali in seguito a
frequenti cambiamenti di umore. Indagherei su tale aspetto cercando di capire con chi in
particolare egli riporta tali difficolt, se con amici, conoscenti, colleghi, moglie, familiari e come
affronta tale disagio. Inoltre anche lambito lavorativo meriterebbe alcune informaizoni aggiuntive.
Il giovane riferisce di rischiare il licenziamento dopo alcuni richiami. Potrebbe essere importante
sapere le cause principali di tale richiami. Egli parla di sbadataggine e disorganizzazione per cui
svolge male il suo lavoro. Ci sono altre problematiche non emerse dal colloquio? Qual il suo
vissuto riguardo a questo? Il suo lavoro gli piace? Ne soddisfatto? Che rapporto ha con i colleghi
e con il datore di lavoro?
Nel corso di successivi colloqui riterrei opportuno indagare sulle tematiche esposte e potrei
ritenere utile la somministrazione di un questionario MMPI-II per avere un quadro generale della
personalit e, successivamente, sottoporre eventualmente il giovane a test psicodiagnostici pi

specifici, qualora emergessero aspetti che potrebbero essere utile approfondire maggiormente.
Nel caso in cui emergessero elementi che portassero alla conferma dellipotesi iniziale di difficolt
nellarea dei disturbi dei disturbi dellumore, potrei prendere in considerazione linvio ad un
terapeuta per un intervento supportivo-espressivo con la finalit di rafforzare lIo, riorganizzare le
proprie risorse favorendo un miglior investimento in ambito lavorativo e relazionale, far
accrescere la sua autostima e migliorare la fiducia in s.
Qualora luso di alcolici fosse ritenuto problematico potrei proporre linvio per una terapia di
gruppo, con lobiettivo di rimuovere i blocchi causa del disagio.
COMMENTI OPS: Ciao Molly il tuo caso va bene....solo che eviterei di mettere le domande o gli
elenchi di cosa indagheresti....lo farei + discorsivo...ma un giudizio personale......riposto il mio
caso ho aggiunto 2 righe per gli obiettivi per gli approfondim va bene il tuo...
Il sign Damiano si presentato spontaneamente alla consultazione, sarebbe comunque interessante
indagare la sua motivazione e le sue aspettative nei confronti del colloquio. Sarebbe utile sapere
cosa l'ha spinto a presentarsi proprio adesso (forse il rischio di licenziamento?); Inoltre
raccoglierei maggiori informazioni riguardo i precedenti trattamenti farmacologici (valutare anche
se
tali
fallimenti
siano
reali).
Sarebbe molto utile approfondire la sua sintomatologia: da quanto tempo sono presenti i sintomi, le
circostanze di insorgenza (fattori scatenanti), la loro frequenza, l'eventuale andamento evolutivo
dei sintomi (cio se hanno subito una evoluzione nel tempo ed eventualmente in che direzione), le
strategie (se presenti) finora utilizzate per fronteggiare il disagio, gli ambiti compromessi dai
sintomi, il vissuto del soggetto e come gli altri vivono e reagiscono ad essi.
I dati a disposizione non son sufficienti per poter formulare un'ipotesi diagnostica certa, pertanto
sono necessari ulteriori approfondimenti in diversi ambiti della vita del soggetto.
Sarebbe utile indagare tutta la sfera affettivo-relazionale. Approfondirei il suo rapporto e le sue
relazioni con la moglie e il figlio, se ci sono eventuali conflitti o problemi all'interno del nucleo
familiare. Approfondirei le reazioni dei familiari ai suoi sintomi e il loro vissuto nei confronti di
essi. Inoltre relativamente alla famiglia d'origine, sarebbe interessante valutare i vissuti del
soggetto verso il padre e la madre (se viventi), quale stile educativo vigeva, tipo di attaccamento,
eventuali traumi subiti ect. Sarebbe utile indagare le relazioni sociali e lavorative: approfondire i
rapporti con i colleghi e i superiori, quante volte ha eventualmente cambiato lavoro; indagare se
frequenta degli amici e che tipo di relazioni intrattiene con essi. Sappiamo che il soggetto ha avuto
difficolt scolastiche, approfondirei questo punto valutando se sia stato presente un qualche
disturbo dell'apprendimento o altro diagnosticabile nell'infanzia. Il soggetto riferisce di fare
saltuario abuso di alcolici: sarebbe auspicabile un maggior approfondimento al riguardo al fine di
poter eventualmente escludere un disturbo correlato all'utilizzo di alcool (verificare se ha mai
avuto episodi di intossicazione alcolica o crisi di astinenza). Se dagli esami medici possibile
escludere quadri morbosi legati a condizioni mediche o ad abuso di sostanze, allora ipotizzerei la
presenza di un disturbo dell'umore. Ovviamente si tratta solo di una ipotesi che necessita dei dovuti
approfondimenti sopra riportati. Inoltre somministrei dei test al soggetto per meglio inquadrare il
caso. Sarebbe utile somministrare un test di personalit autodescrittivo ad ampio raggio (MMPI-2)
per valutare attraverso le scale di riferimento la nostra ipotesi (sarebbe utile valutare l'eventuale
presenza di elevazione della scala clinica D e quella di contenuto DEP e l'eventuale presenza di
codici specifici come 1-2 e 2-7 che potrebbero avvalorare la nostra ipotesi iniziale) e per
individuare eventuali ed ulteriori aree disfunzionali da approfondire successivamente con test pi
specifici. In tal senso potrebbe essere utile somministrare il BDI e il CBA (scala VIII), specifici per
problemi
depressivi.
Se da tali approfondimenti venisse confermata l'ipotesi iniziale potrebbe essere opportuno
indirizzarsi verso una terapia individuale ad orientamento cognitivo-comportamentale, che in

letteratura sembra essere una tra le pi indicate per questo tipo di disturbi, al fine di lavorare sui
sintomi e sulle caratteristiche personali del soggetto che gli permettano di ripristinare un buon
funzionamento in ambito lavorativo, familiare e personale, di accrescerne l'autostima e migliorare
la fiducia in s, sostituendo eventuali idee disfunzionali con altre pi funzionali e adattive.

Una donna di 28 a., commerciante, telefona al consultorio chiedendo un appuntamento urgente. Le


viene fissato dopo una decina di gg: se ne lamenta e dice che non ce la far a sopportare l'ansia.
Continua dicendo che attualmente molto angosciata per una relazione con un uomo sposato che
non vuole separarsi. Racconta di problema nella sfera sessuale: ancora vergine e non riesce ad
avere rapporti (contrazioni spasmodiche zona pelvica). Aggiunge che da piccola vomitava di
nascosto dopo aver mangiato e dice di aver sempre sofferto, a periodi, di "esaurimento e
depressione". E' riuscita tuttavia ad uscirne "aprendo" con la madre una boutique di abbigliamento.
Riferisce di non aver proseguito una terapia iniziata nel pubblico perch lo psicologo le avrebbe
detto di "lasciare la mamma". Dice che non sopporta di non decidere, deve assolutamente trovare
una soluzione a tutto. Lo psicologo deve trovargliela; chiede anche una parola "magica" che le
permetta
di
sopportare
l'attesa
fino
all'appuntamento.
Il candidato esprima la propria valutazione sul caso, individui i principali elementi da osservare per
una
diagnosi
corretta
e
delinei
l'eventuale
programma
di
intervento.
"
una donna di 28a. che telefona in consultorio per avere un appuntamento urgente che le viene
fissato solo 10 gg dopo e di questo si lamenta perch pensa di non sopportare l'ansia dell'attesa
fino a quel momento. Attualmente angosciata per una relazione con un uomo sposato che non
vuole separarsi, ancora vergine e ha problemi sessuali, non ha rapporti con questa persona
perch ha delle contrazioni spasmodiche nella zona pelvica. Da piccola dopo aver mangiato
vomitava di nascosto e ha avuto periodi di esaurimento e depressione. Dice di esser riuscita ad
uscirne da questa situazione aprendo un'attivit commerciale con la madre. Non ha proseguito un
percorso di terapia incominciata con un terapeuta perch le diceva di "lasciare la mamma". Non
sopporta di non saper decidere.Chiede allo psicologo di trovare una soluzione e gli chiede anche
una "parola magica" che faccia in modo da sopportare l'ansia dell'attesa fino all'appuntamento.
Sebbene il caso sia descritto in modo chiaro e ben definito, mancano tuttavia degli elementi che
potrebbero servire ad una valutazione pi accurata e peculiare della situazione: il colloquio con la
pz, che consentirebbe, oltre all'osservazione diretta della persona - come per es il modo con cui si
presenta, il suo abbigliamento, il suo comportamento, il modo di esprimersi, la propriet di
linguaggio e il contenuto del pensiero, nonch lo stato emotivo e i segni che lo identificano - anche
all'analisi
delle
risposte
della
pz.
Da quanto ella descrive e toccando i vari punti del suo disagio si nota che: da piccola (non vi la
specificazione dell'et, ma dovrebbe esser chiesta in sede di colloquio) vomitava dopo aver
mangiato e soffriva di esaurimento e depressione. A tal proposito bisognerebbe appurare se il
vomito era causato da qualche disturbo di tipo clinico e nel caso di esclusione di questa causa si
potrebbe ipotizzare un comportamento tipico di persona bulimica; inoltre, bisognerebbe chiedere
alla pz che cosa intende per "esaurimento" .La pz ora dichiara di aver risolto questo problema da
quando ha aperto l'attivit con la madre, dichiara anche di non saper prendere decisioni da sola. A
questo proposito sarebbe utile chiedere alla pz se per lei sarebbe importante "poter" decidere o
"saper" decidere; qui sarebbe interessante saper se la pz in grado di decidere da sola e se ha la
capacit
di
prendersi
qualche
responsabilit
autonomamente.
In concomitanza con ci che descrive la pz, sarebbe utile chiedere se la richiesta di aiuto stata
fatta spontaneamente o se ha avuto pressioni da parte di qualche altra persona (compagno,
familiare o medico) e quali motivazioni l'hanno spinta a richiedere un secondo colloquio, visto che
il primo l'ha fatta desistere dal proseguire il percorso iniziato con l'altro terapeuta. Bisognerebbe

approfondire l'indagine sui disagi dichiarati dalla pz, eventi traumatici o cambiamenti importanti
della sua vita, il perch chiede aiuto e bisognerebbe approfondire ancora e molto accuratamente,
l'indagine sulla relazione che ha con la madre (visto che il primo terapeuta le aveva detto di
"lasciare la madre") e la relazione che ha con il padre, di cui per la pz non parla, chiedere se per
caso sia deceduto o altro, chiedere sulla loro posizione socio-economica: se per caso vivono o
hanno vissuto momenti di difficolt economiche. Esaminare il vissuto adolescenziale: esperienze di
amicizie, emancipazione dai genitori, scelte scolastiche e prospettive future, progetti e primi flirt e
vita affettiva attuale approfondendo il rapporto con il compagno,visto che ha difficolt sessuali
(che potrebbero essere causate anche da disturbi ginecologici) e considerato il fatto che non si
possono separare (nella decisione del caso non ben specificato se la pz che non riesce a
separarsi dal compagno o viceversa) se il lavoro attuale la soddisfa e se ha la capacit di tollerare
le frustrazioni. Utile sarebbe sapere come sono le relazioni interpersonali e quale l'organizzazione
del
tempo
libero.
A questo punto non si pu delineare una diagnosi precisa, mancando alcuni elementi, si possono
fare comunque delle ipotesi sulla base di ci che si possiede. Dal comportamento della pz si
potrebbe formulare un'ipotesi di personalit di tipo dipendente sottolineata anche da alcuni tratti di
ansia
e
depressione.
Sarebbe opportuno somministrare dei test onde poter aver pi informazioni da inserire nel quadro
generale della diagnosi, come per es MMPI un questionario per la valutazione dei tratti
psicopatologici di una persona (anche normale), un test proiettivo come il Reattivo di Rorschach
per valutare la struttura della personalit e orientamento diagnostico. Alla luce di quanto
esplicitato potrebbe esser consigliata una psicoterapia individuale a breve o a lungo termine a
seconda delle risposte della pz.
La donna ha contattato un consultorio familiare: sarebbe opportuno indagare se la telefonata
stata fatta autonomamente oppure se stata suggerita da qualcuno?E in tal caso da chi?( forse
dalla madre?). Interessante sarebbe indagare il motivo per cui la donna chiede un appuntamento
urgente e perch a questo tipo di servizio? (un consultorio familiare) Forse potrebbe essere
collegato al suo problema sex? ( ancora vergine e non riesce ad avere rapporti (contrazioni
spasmodiche zona pelvica)). Importante a questo punto sarebbero le motivazioni intrinseche ed
estrinseche, che la portano a fare una richiesta di aiuto proprio ora e in questo modo (al telefono
ed urgentemente). La donna riferisce di aver ricevuto in precedenza trattamenti terapeuti presso un
servizio pubblico. Sarebbe opportuno chiedere presso quale servizio?E per quanto tempo?La
donna riferisce che lha abbandonato e ne d la motivazione. Potremmo chiederle come ha vissuto
la situazione di abbandono?
Dopo aver effettuato un ampia analisi della domanda per sottolineare le motivazioni consce e
inconsce, le aspettative e i bisogni che la domanda del paziente sottende si potremmo effettuare un
ipotesi diagnostica, suscettibile di falsificazione perch gli elementi a nostra disposizione non sono
sufficienti.
Dal testo si evince una certa impulsivit (lesigenza di un appuntamento urgente, abbandono della
terapia precedente, non sopporta non decidere, deve avere una soluzione a tutto) e uninstabilit in
ambito relazionale (molto angosciata per una sua relazione con un uomo sposato che non vuole
separarsi) , umorale (ha sempre sofferto, ha periodi di "esaurimento e depressione") e nella
percezione di s ( da piccola vomitava di nascosto dopo aver mangiato) che potrebbe far
pensare al disturbo di personalit borderline.
Per valutare la gravit della patologia, presa in considerazione, e individuare leventuale rischio di
scivolamento psicotico, una indicazione chiave data dalla funzionalit globale della personalit,
(affettiva , relazionale, nellattivit lavorativa, cura di s, etc).
Eimportante conoscere il sistema familiare per individuare le determinanti ambientali
responsabile dello sviluppo e del mantenimento nelleventuale disturbo:la figura paterna non viene
citata, come mai?qual il loro rapporto?c stato un abbandono?e il rapporto con la figura

materna?c forse un eventuale dipendenza?Quali sono le regole vigenti nel contesto


familiare?qual il livello di comunicazione?Quali sono gli atteggiamenti regolativi delle figure
genitoriali e lo stile educativo adottato?Potrebbe essere anche utile individuare leventuale
presenza di scissione nei messaggi dei genitori(doppi messaggi,doppio legame)
Durante alla fine degli approfondimenti diagnostici sarebbe utile la somministrazione di un esame
testologico, utilizzerei un test ad ampio raggio MMPI-2 per evidenziare aree disfunzionali che
potrebbero avvalorare la nostra tesi o cmq inserirla allinterno di un pi ampio quadro
psicodiagnostico.
Fatti tali approfondimenti avremo un quadro pi completo per decidere se e quale tipo di
intervento psicoterapeutico intraprendere, considerando ovviamente le caratteristiche del
soggetto, il suo contesto relazionale-familiare e il tipo specifico di disturbo ed il momento che la
persona sta vivendo.
Se dagli approfondimenti venisse confermata lipotesi di partenza(dist.di personalit
borderline)allora suggerire una terapia inizialmente supportava intesa a favorire una maggiore
integrazione dellIo,un costante rapporto con la realt e lutilizzo di difese pi evolute al posto di
quelle primitive.
Solo a questo punto si potrebbe passare ad una terapia espressiva per una consapevole
elaborazione delle varie tematiche legate alla dipendenza, allabbandono, allaggressivit.
Un approccio idoneo potrebbe essere quello sistemico-familiare qualora la famiglia fosse
disponibile, con i seguenti obiettivi:
favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri
favorire il raggiungimento di un equilibrio, non pi patogeno, tra bisogno di protezione e di
dipendenza e bisogno di differenziazione e di autonomia
sostituire le confuse regole disfunzionali con regole chiare e funzionali
favorire la circolarit di una comunicazione chiara a diretta
definire il problema come interpersonale.

Alma G. ha 34 anni, coniugata, due figli di 10 e 7 anni, lavora part-time come ragioniera. E' una
bella donna,
magra e curata nell'aspetto. Si rivolge allo psicologo perch due anni fa ha subito un incidente
d'auto e da
allora ha un'incombente paura di morire che le altera completamente stile e qualit di vita.
Vorrebbe rinunciare a lavorare pur di non dover uscire la mattina, ma consapevole di dover
continuare a
portare i figli a scuola e a far condurre loro una normale vita di relazione. Per cui... finge.
"Continuo a fare tutto come prima, ma dentro scoppio, mi formicola tutto il corpo, mi sento una
tenaglia che
mi stringe il petto, e un nodo alla gola che prima o poi mi soffocher".
Solo con il marito Anna si permette di esprimere quello che sente, tanto che dall'epoca
dell'incidente non
hanno pi avuto rapporti sessuali, ed approfitta della disponibilit dell'uomo per fargli fare tante
cose fuori
casa che a lei incutono terrore.
Ma soprattutto la paura di avere un "brutto male" che angoscia Anna, la quale tuttavia non vuole
sottoporsi
ad accertamenti medici per paura di scoprire qualche malattia, ne vuole prendere in considerazione
eventuali
prescrizioni di tarmaci.

Afferma che il momento peggiore quando si sveglia al mattino, ed il primo pomeriggio quando si
rilassa un
po' sul divano: "Allora mi arriva addosso di tutto, non c' parte del corpo che non mi faccia male,
soprattutto
la testa e il collo, ma anche l'addome, il cuore sembra scoppiarmi e poi questo maledetto formicolio
dappertutto".
Dai colloqui che seguono Anna si rivela con tratti di personalit rigida e con un tono dell'umore
orientato in
senso depressivo come conseguenza delle sue paure e della mancanza di fiducia nel futuro.
Il/la candidato/a indichi:
a) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti
importanti
a giustificazione dell'ipotesi avanzata;
b) la diagnosi differenziale e gli altri eventuali dati da elaborare;
e) di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe;
d) se ritiene necessario un trattamento, specificando il tipo di orientamento, obiettivi, setting;
a) Dalla lettura dei dati clinici e anamnestici forniti emerge che la donna Alma G. di 34 anni,
coniugata con due figli, lavora part-time come ragioniera. Si rivolge dallo psicologo perch due
anni fa ha subito un incidente d'auto, dichiara cha da allora ha una fotre paura di morire che le
altera completamente lo stile e la qualit di vita, vorrebbe non andare pi a lavoro per non uscire
pi la mattina. Poich proprio al mattino e nel primo pomeriggio prova un formicolio che
pervade tutto il corpo, dolori alla testa e al collo esente il cuore pulsare fortemente. Di tutto questo
riesce a parlarne solo con il maritoe delega proprio lui nelle varie commisisioni estrene che
incutono terrore alla paziente. Vive inoltre una forte paura di avere un brutto male e rifiuta di fare
accertamenti medici.
Gli elementi rilevati potrebbero suggerire l'eventule presenza di un disturbo post-traumatico da
stress in quanto la paziente riferisce che dal momento in cui ha avuto l'incidente vive la
sintomatologia.
b) Nonostante ci, alcuni sintomi, (quale il non volere pi andare a lavorare pur di non uscire, il
delegare il marito continuamente nelle commissioni esterne e tutta la sintomatologia organica
SECONDO VOI SI DEVONO METTERE X ISCRITTO??) potrebbero far pensare ad un disturbo di
attacco di panico con agorafobia. Riterrei utile per formulare una pi corretta ipotesi diagnostica
raccogliere informazioni sulle circostanze d'insorgenza del sintomo, su come stato vissuto
l'evento, in che modo la persona lo sta elaborando , quali aspetti di personalit sono minacciati e
se vi sono aree di funzionalit compromesse. Indagherei anche sul motivo per cui la donna chiede
un colloquio proprio ora, al fine di individuare la richiesta implicita della paziente e valuterei
anche se ha effettuato precedenti trattamenti terapeutici.
Valuterei se la paziente mostra un buon esame di realt e se le funzioni dell'Io sono ancora integre.
c)....non so che mettere...
d) Proporrei un trattamento terapeutico supportivo inizialmente per rafforzare l'Io traumatico e in
seguito espressivo ad orientamento dinamico con l'obiettivo di incoraggiare un processo di
consapevolizzazione e di elaborazione del vissuto per accrescere l'autostima , sviluppare il senso di
autoefficacia e ripristinare le energie da convogliare su elementi esterni.

L. M. ha 21 anni, maschio, studente universitario, vive con la madre.


Da quasi due anni ha una relazione con una sua coetanea, della quale si dice molto innamorato

anche se, racconta in modo profondamente angosciato e dopo molte incertezze, non riesce ad avere
con lei rapporti sessuali completi. Anche nella sua adolescenza, pur avendo avuto alcuni flirt non ha
mai avuto rapporti sessuali. Si descrive come un po introverso, senza molti amici, ma
fondamentalmente
ottimista
e
fiducioso
nel
suo
futuro.
Denuncia problemi di insonnia e lamenta di avere molto spesso incubi notturni che lo spaventano
profondamente. Soffre con una certa frequenza di mal di testa che possono durare anche alcuni
giorni.
In tre occasioni, che ricorda in maniera particolareggiata, ha avuto limpressione di svenire e questa
sensazione
gli
ha
provocato
molta
angoscia.
Il suo rendimento scolastico molto buono, anche se per raggiungere questo risultato L.M. dice di
dovere studiare ed impegnarsi molto. I genitori hanno divorziato quando lui aveva 16 anni e nelle
sue parole, dopo un periodo di difficolt, la situazione stata vissuta in modo non traumatico. Il
padre si risposato e dal nuovo matrimonio ha avuto una figlia che adesso ha 3 anni. Ammette di
avere migliori rapporti con il padre che vede una volta alla settimana e con il quale trascorre parte
delle vacanze estive, compiendo lunghe escursioni in montagna. La madre viene descritta come
molto presa dal suo lavoro di avvocato, spesso assente da casa per impegni, ma attenta a non fare
mancare
nulla
al
figlio.
L.M. dice di essere certo che se riuscir ad avere una vita sessuale felice con la sua partner tutte le
difficolt si risolveranno e chiede se esistano tecniche psicologiche o medicine per il suo problema.
Il candidato formuli un'hp diagnostica, descriva quali strumenti utlizzerebbe e quale trattamento
suggerirebbe.
Dai dati clinici e anamnestici emerge che la difficolt principale lamentata dal paziente la
difficolt ad avere rapporti sessuali completi. Si descrive introverso, senza molti amici. Inoltre
denuncia problemi di insonnia, incubi notturni, e 3 episodi in cui ha avuto la sensazione di svenire
e
ci
gli
provoca
angoscia.
Il rendimento scolastico buono anche se dice di dover studiare molto. Riguardo la sua famiglia
d'origine riferisce che i genitori sono divorziati da quando aveva 16 anni e che ha un rapporto
migliore con il padre anche se vive con la madre spesso assente per motivi di lavoro. E' importante
effettuare un'approfondita analisi della domanda per valutare se il paziente ha deciso di rivolgersi
allo psicologo spontaneamente o se stato accompagnato per valutare il grado di motivazione ad
intraprendere
un
percorso
psicologico.
Inoltre utile conoscere perch il paziente si rivolto allo psicologo proprio in questo momento ed
avere informazioni su precedenti trattamenti nonsolo psicoterapeutici, ma anche medici e
farmacologici. Da questi elementi si potrebbe suggerire un'hp di disturbo da attacchi di panico.
Tuttavia per poter verificare questa hp avrei bisogno di ulteriori info da ricavare attraverso un
breve
ciclo
di
colloqui.
Utili informazioni si possono ricavare dalla contestualizzazione del sintomo, chiedendo al soggetto
quali cambiamneti o eventi potrebberto essere all'origine del problema. Mi soffermerei sulle
dinamiche delle crisi chiedendo al soggetto dove si stava recando, in che situazione si trovava a
cosa stava pensando. Nei coll successivi approfondirei le aree significative per il disturbo pur non
trascurando la visione complessiva del paziente. Valuterei i vissuti infantili del soggetto, il rapporto
con le figure genitoriali per valuatre la formazione dell'oggetto interno, i momenti evolutivi
significativi ed indagare la presenza di un conflitto tra dipendenza ed indipendenza e come stato
vissuto
il
processo
di
separazione-individuazione.
L'ultimo incontro lo dedicherei alla comunicazione di un progetto di intervento in cui proporrei una
terapia espressiva ad orientamento psicodinamico con elementi supportivi per il rafforzamento e
contenimento i9nterno.

P. un uomo di 38 anni che giunge alla consultazione dello psicologo in uno stato di profonda
prostrazione psicologica anche se l'aspetto fisico abbastanza ben curato.
P. fa molta fatica ad esprimersi ed, infatti, il colloquio inizia con un silenzio interrotto poi dallo
psicologo che gli domanda se desidera dire qualcosa. Con fatica e un po' alla volta P. comincia a
dire
che si sente molto gi da quasi due mesi e che ormai non riesce ad avere alcun interesse per tutto
quello che, invece fino ad ora, di fatto rappresentava la sua vita.
P. riferisce di convivere, da 10 anni, cio da quando nata sua figlia, con una persona carina ed
intelligente con cui va abbastanza d'accordo e di essere molto attaccato alle "due donne della sua
vita" anche se ora preferirebbe quasi non farsi vedere pi da loro per evitare che scoprano come lui

ridotto. Il soggetto sostiene che anche nel lavoro, dice di essere un muratore che poi diventato un
piccolo imprenditore, le cose vanno molto male perch "mi rendo conto di avere fatto degli
investimenti troppo azzardati e di essermi comprato una casa forse troppo grande, insomma sono
pieno di debiti e ora non so come fare a rimediare". Rispetto a come sia andata la sua vita
precedentemente P. riferisce che a volte gli capita di vivere situazioni emotive molto diverse da
quelle
attuali e che anzi, spesso, incredibilmente pieno d'energia, "proprio un vulcano di idee e infatti in
quei momenti faccio tanti progetti; poi per all'improvviso tutto cambia, forse perch la vita spesso

crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi ritrovo a sentirmi impotente e
sempre pi triste e penso che non ce la faccio pi".
Per quel che riguarda la famiglia di origine P. riferisce di avere una madre con la quale ha un
pessimo
rapporto e che frequenta poco e che non ha conosciuto il suo vero padre che andato via di casa
quando lui era molto piccolo.
P. di essere venuto alla consultazione perch la sua compagna minaccia di mandarlo via di casa se
non si decide a sentire il parere di un esperto ed eventualmente farsi seguire in qualche modo: "
perch, dottore, lei convinta che io abbia qualcosa che non va, forse anche un po' arrabbiata
perch ha scoperto qualche mia scappatella precedente, acqua passata per, ma poi non so se lei
quella strana, infatti gi da un anno che va da uno psicologo".
Sulla base dei dati forniti, il candidato indichi in maniera sintetica:
a. quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli elementi ritenuti
importanti a giustificazione dell'ipotesi fatta;
b. di quali altri dati ha bisogno per una diagnosi differenziale;
c. di quali strumenti psicodiagnostici si avvarrebbe;
d. quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe alla persona e perch;
e. se ritiene necessario un trattamento;
f. in caso di indicazione di trattamento specificare il tipo di orientamento, obiettivi, setting;
g. chiarire le motivazioni della scelta fatta;
h. eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
I candidati sono invitati a rispondere a tutti i punti ead indicare la lettera di risposta per ciascun
punto mantenendo l'ordine dato.
I sintomi lamentati da P possono far pensare ad un disturbo dell'umore e, nello specifico, ad un
disturbo bipolare, in quando in alcuni momenti il signor P. si sente "un vulcano di idee" e fa molti
rogetti, salvo poi cambiare tutto all'improvviso.
Nonostante ci, alcune cose affermate dal signore potrebbero far pensare ad un disturbo delirante
di personalit. Per questi motivi riterrei utile approfondire i seguenti aspetti: analisi della
domanda (motivazioni, bisogni, motivo della visita proprio ora), soluzioni attuate e/o precedenti
percorsi medici o terapeutici, visione del s e realazioni affettive con la famiglia d'origine (in

questo caso con la madre e con possibili fratelli) e con quella attuale, funzionamento dell'io, aree
generali dela persona e possibili compromissioni, esame di realt (in questo ambito riterrei
necessario approfondire cosa intenda quando afferma"forse perch la vita spesso
crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare". Sarebbe auspicabile un trattamento
psicoterapeutico inizialmente supportivo (per rafforzare l'io, ristabilire un buon funzionamento
generale e stabilizzare l'umore) ed in seguito espressivo( favorire l'espressione dei vissuti profondi
di tristezza ed inadeguatezza e aumentare l'autostima) ed in questo potrebbe essere di aiuto la
moglie in quanto sembra una figura positiva nella vita di questo signore

Sono un imprenditore di 46 anni e negli ultimi tempi mi riconosco pi irritabile e prolisso. Mi


sorprendono dei pensieri spaventosi, che io ritengo assurdi, ma per i quali mi mortifico, e che
riguardano i miei figli. Ho paura di fare del male ai miei due bambini, di farli soffrire. Il pi piccolo
ha 16 mesi ed in certi momenti mentre magari mi avvicino a lui con molta tenerezza,
improvvisamente ho paura di perdere il controllo e che so, di gettarlo dalla finestra. Amo i miei figli
pi di ogni altra cosa e mi sento profondamente in colpa soprattutto per questi tremendi pensieri.
Comprendo con quanta pena oggi si possa riferire di una preoccupazione che segna in maniera
cos lacerante il mondo affettivo di un padre, ma pi spesso di una madre. Gli elementi del breve
bozzetto sono rappresentati dalla conflittualit tra i propri sentimenti amorosi e di cura nei
confronti dei figli, sentimenti chiaramente percepiti, coltivati e testimoniati dalla dedizione e
trepidazione quotidiana, e dallaltra loscura paura della perdita del controllo, dellaggressivit
cieca e spaventosa. Tutto questo dramma interiore si tende dalla dimensione del mito: quella di
Crono che divora i figli, quella di Medea etc, sino al clamore giornalistico dei giorni nostri.
Dalle brevi note che mi invia, mi sembra di poter inquadrare questa paura nellambito dei disturbi
dansia di tipo ossessivo compulsivo. Le modalit con le quali lidea di perdere il controllo, a tratti
riferite come una vera e propria immagine che si intromette nel pensiero del padre, corrispondono
alla definizione di OSSESSIONE. Infatti per ossessione si deve intendere il pensiero, limmagine o
un impulso che insorga involontariamente, quasi automaticamente, e nei confronti del quale il
soggetto vive una condizione di repulsione, di ribrezzo, di disgusto. I tratti di prolissit che lo
scrivente dice di aver visto accentuati nellultimo periodo sono lespressione clinica della necessit
di
mantenere
il
controllo
e
lordine.
Spesso anche la ricerca di simmetria dellambiente fisco in cui si muove diviene una specie di
rappresentazione ideale, quasi potesse essere un argine ai momentanei sbandamenti delle proprie
difese
razionali.
E in parte i comportamenti di controllo si incrementano con modalit COMPULSIVE, ovvero di
azioni non del tutto volontarie, ma come imposte da una volont superiore che sta nel soggetto pur
non essendo esattamente la sua. Questo insieme di fenomeni, ovvero le ossessioni e le compulsioni
nella psicopatologia tradizionale, venivano definiti come Anancastiche, un termine che deriva dal
Mito della divinit di Ananche, divinit che stava al di sopra degli altri, ai quali imponeva la
propria volont. Altro elemento tipicamente ossessivo-compulsivo rappresentato dalla
conflittualit lacerante di questa esperienza; conflittualit che tecnicamente viene definita
EGODISTONIA SINCRONICA: ego sta per io, distonia vuol dire disaccordo, sincronico vuol dire
che
avviene
nello
stesso
momento.
In sintesi si tratta di unesperienza di disaccordo allinterno della stessa persona, per cui un
pensiero di difesa si contrappone nel momento stesso in cui il pensiero ossessivo insorge.

In ultimo prendiamo in considerazione lesperienza della colpa, che rappresenta lapprodo al quale
la ragione in qualche modo umiliata dal non poter opporre una cancellazione totale del pensiero
aggressivo,
ma
soltanto
opporre
la
propria
resistenza.
La colpa riporta il soggetto ad una maggiore coerenza interna proprio perch, assumendo la colpa,
si riconosce come lattore colpevole del pensiero seppure involontario. In sintesi, la colpa non
rappresenta soltanto lespiazione del pensiero odiato ma pensato, ma anche una modalit di
ricostituzione della propria identit. Identit che viene messa in crisi proprio dalla constatazione
del fatto che pensieri possano parassitare la propria mente, prendervi alloggio malgrado la
repulsione che lo stesso pensatore prova nei loro confronti. E importante distinguere fra
ossessione e desiderio, perch ossessione come ben descritto in questo caso vissuta non soltanto
come indesiderabile ma repellente o abominevole, il desiderio invece ha caratteristiche
diametralmente opposte. Il problema che il profondo perturbamento affettivo al quale il paziente
ansioso sottoposto talora rende difficile decifrare e mettere in chiaro tale rassicurante differenza.
Dobbiamo

rassicurare

chi

ci

ha

scritto,

che

non

far

ci

che

non

vuole.

Un accenno a tecniche di controllo del pensiero e la lettura di libri come Il cervello bloccato di
C.Schwartz possono gi essere di aiuto a ridimensionare la paura; naturalmente sono utili
psicoterapie, soprattutto quella cognitivo-comportamentale e senzaltro diversi dei recenti farmaci
serotoninergici che sono efficaci nella maggioranza dei casi .

Marcella D. ha 34 anni quando si reca per la prima volta da una psicologa del Servizio Pubblico su
invio del suo medico di famiglia, che durante una visita l'ha trovata con numerosi tagli sulle braccia
e sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio gi". Marcella racconta di
essere stata una bambina-modello, che ha reso felice i genitori e gli insegnanti fino agli ultimi anni
delle superiori. Infatti, anche quando la mamma la costrinse a studiare danza bench lei amasse
nuotare ed andare a karat, Marcella acconsenti. Intorno ai 18 anni stata lasciata dal fidanzato,
nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto, e questo le ha provocato un dolore
insopportabile: "Per due anni sono stata malissimo, non riuscivo a guardarmi allo specchio, poi mi
sono detta che dovevo reagire ed ho cominciato a frequentare vari gruppi, ho cambiato spesso
ragazzo, ma nessuno mi piaceva per pi di una settimana. Anche adesso quando qualcuno mi piace
me lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco". In passato stata ricoverata per una
sospetta epatite. Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta,
odiosa e cattiva. In questi momenti si tagliuzza "per non sentire tutta la rabbia che ho dentro". Un
paio di volte ha rivolto questa sua aggressivit contro delle colleghe di lavoro, arrivando a
picchiarle. Marcella racconta che una volta, avendole viste uscire tutte insieme dalla stanza del
Direttore, ha persino pensato che " forse chiss avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare"
anche se la cosa la fa sorridere. Inoltre, Marcella confessa alla psicologa che quando si sente
nervosa, arrabbiata o sola, prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della
propria vita, oppure fa acquisti in maniera esagerata.
Al fine di effettuare una diagnosi mi sono riferita in senso generale ai criteri del DSM IV. dalla
lettura dei dati clinici ed anamnestici risulta che Marcella viene inviata ad una consulenza
psicologica dal mdico di famiglia, a causa dei tagli su braccia e gambe che presentava. dal
racconto di Marcella, la donna appare debole, remissiva e accomodante. riferisce un periodo di
chiusura al mondo durato 2 anni, durante il quale riferisce di aver provato forti sentimenti di
sofferenza. gli elementi potrebbero suggerire la presenza di un disturbo dell'umore con carattere

bipolare ( un lungo periodo di depressione e un lungo periodo di maniacalit che tutt'ora perdura).
sarebbe opportuno apportare nel corso dei colloqui clinici degli approfondimenti diagnostici.
indispensabile l'analisi della domanda. in questo caso specifico il paziente inviato da lmedico di
famiglia, quindi si potrebbe approfondire la domanda latente, al fine di individuare le motivazioni e
le aspettative del paziente. in seguito indagherei la rappresentazione del paziente di s, il grado di
strutturazione e la forza dell' Io, l'esame di realt e le funzioni generali della paziente. indagherei
sui sintomi, come si manifestano, con che frequenza e per fare ci esplorerei il rapporto della
donna con le figure significative di riferimento attuali e pregresse. in questo modo renderei pi
semplice l'individuazione della figura predominante verso cui rivolta la rabbia del paziente che
viene poi riversata contro di s. interessante sarebbe poi scoprire la relazione instaurata con
questa figura. raccolte tutte le notizie necessarie potrei formulare un intervento terapeutico. per
questo paziente porporrei inizialmente una terapia di tipo supportivo per favorire un processo di
integrazione, strutturazione e rafforzamento dell' IO. in seguito, dopo la rielaborazione delle
tematiche depressive, l'intervento diventerebbe di tipo espressivo con il quale il paziente, capace di
lavorare con le interpretazioni, riuscirebbe a rielaborare i termini del conflitto. l'approccio sar
quello sistemico-relazionale. infine chiederei una consulenza psichiatrica per un eventuale
intervento farmacologico.

B.L. una donna sposata di 34 anni che vive nella famiglia nucleare composta dal marito e da un
figlio maschio di 7 anni che frequenta regolarmente la seconda elementare.
Il marito, coetaneo, svolge lavori precari ed iscritto ad un corso universitario.
Le famiglie di origine dei coniugi abitano in citt diverse da quella di residenza di Beatrice, hanno
discrete possibilit economiche e sono disposte ad aiutare economicamente i due coniugi.
Circa un anno fa, B.L., che svolgeva un lavoro di tipo impiegatizio, stata licenziata per ragioni di
ristrutturazione aziendale. Qualche settimana dopo, in B.L. si manifestata una sintomatologia
caratterizzata da ansia sistematica, accompagnata da attacchi di panico in diversi contesti
ambientali; per tale sintomatologia, il medico di base ha ritenuto opportuno suggerire di rivolgersi
ad un Dipartimento di salute mentale.
Il/la Candidato/a individui le modalit pi opportune per approfondire linquadramento del caso in
esame, suggerendo eventuali strumenti di indagine per una definizione diagnostica e indichi le
possibili linee di un trattamento adeguato.
Il caso tratta di una giovane donna di 34 anni, B.L., inviata dal medico di base ad un dipartimento
di salute mentale per una consultazione in merito a problemi di ansia sistematica e attacchi di
panico che si manifestano in diversi contesti ambientali. Il disturbo insorto qualche settimana
dopo il licenziamento della donna, avvenuto circa un anno fa per ragioni di ristrutturazione
aziendale (la donna svolgeva un lavoro di tipo impiegatizio).
B.L. sposata e vive con il marito, che svolge lavori precari ed iscritto ad un corso universitario,
e con il figlio maschio di 7 anni, che frequenta regolarmente la seconda elementare. I due coniugi
possono contare sul supporto economico delle famiglie di origine, che hanno discrete possibilit
economiche e vivono in citt diverse da quella loro di residenza.
Escludendo la possibilit che la sintomatologia riferita da B.L. sia legata ad una condizione
medica generale o alluso di sostanze, dalle informazioni disponibili nel resoconto si potrebbe
ipotizzare un disturbo nellarea nevrotica, in particolare un disturbo dansia. Le informazioni
disponibili nel resoconto, tuttavia, non permettono di formulare unipotesi diagnostica univoca e
sicura e, di conseguenza, di stabilire con certezza leventuale piano di intervento psicoterapeutico
maggiormente adeguato allo specifico caso in esame. Riterrei pertanto opportuno approfondire la

conoscenza della sua situazione clinica e ottenere cos i dati necessari a stabilire, eventualmente, il
tipo di intervento psicoterapeutico maggiormente indicato. Si potrebbero somministrare lMMPI-2
per la rilevazione delle caratteristiche strutturali di personalit e dei disordini di tipo emotivo, e lo
STAI per la rilevazione dellansia di stato e di tratto.
Un aspetto di fondamentale importanza che intenderei approfondire attraverso lo strumento del
colloquio clinico lanalisi della domanda, dove si cerca di individuare le caratteristiche e la
qualit della domanda che B.L. sta formulando, cercando di capire se essa coincide o meno con
quella espressa verbalmente in modo esplicito, esplorando le aspettative, i bisogni e le motivazioni,
consce e inconsce, che essa sottende.
In questa prospettiva, mi sembra importante considerare in che tipologia di servizio avviene la
consultazione (un dipartimento di salute mentale) e che tipi di servizi esso offre; valutare se la
donna si sia presentata autonomamente al colloquio o se, piuttosto, sia stata accompagnata da
qualcuno (e in questo caso da chi); tenere in considerazione che la richiesta di aiuto non
direttamente riconducibile alla donna stessa, ma che linvio stato mediato dal medico di base. La
conoscenza di questi aspetti di fondamentale importanza in quanto ci consente di comprendere il
grado di autonomia della donna e il tipo di aspettative e di motivazioni che essa nutre verso la
consultazione, e il modo in cui la donna si pone nei confronti del proprio disturbo. Si pu supporre
che la donna si sia rivolta inizialmente al medico di base in quanto la sintomatologia dellattacco
di panico soprattutto somatica: occorre ora valutare se la donna in grado di formulare la
richiesta di aiuto anche su un piano psicologico e se pronta ad investire, eventualmente, in un
lavoro di tipo psicoterapeutico di rielaborazione del conflitto espresso attraverso la sintomatologia
ansiosa.
importante inoltre conoscere come mai B.L. stia esprimendo una richiesta di aiuto proprio ora
se, come si evince dal resoconto, i sintomi del disturbo ansioso hanno esordito circa un anno fa,
qualche settimana dopo lepisodio del licenziamento. Forse la donna ha voluto inizialmente negare
lesistenza del disturbo o minimizzarlo e solo adesso sta probabilmente favorendo un processo di
messa in discussione delle proprie problematiche.
Dopo unaccurata analisi della domanda, mi sembrerebbe opportuno indagare quali sono state le
circostanze di insorgenza del primo attacco di panico e verso quali tematiche verte maggiormente
lansia sistematica della donna (preoccupazione per la mancanza di lavoro; per la precariet
lavorativa del marito; per landamento scolastico del figlio forse), al fine di stabilire dei
collegamenti simbolici fra le cause scatenanti e il disagio arcaico profondo espresso da B.L. In
questa prospettiva, mi sembra importante esplorare in quali situazioni (il resoconto riferisce di
diverse situazioni ambientali) e in quali momenti della giornata si verificano gli attacchi di
panico, e valutare leventuale esistenza di fattori comuni sottostanti alle diverse circostanze, al fine
di individuare le tematiche del disagio. Di particolare rilevanza lanalisi del tipo di conflitto
espresso dalla sintomatologia ansiosa e dallattacco di panico: occorre esplorare da quale disagio
la donna sta cercando di difendersi, quali sono i bisogni, le pulsioni e le paure che vengono
espresse. importante conoscere i significati che la donna attribuisce al proprio disturbo e
indagare se essa lo mette in relazione con la perdita del lavoro e con la situazione di precariet
lavorativa del marito.
Mi sembra utile esplorare come la donna abbia vissuto levento del licenziamento e come vi abbia
reagito; conoscere se la perdita del lavoro abbia influenzato in senso negativo la rappresentazione
che la donna ha di S, alimentando sentimenti di autosvalutazione e vissuti depressivi; esplorare
leventuale presenza di sentimenti di colpa e di inadeguatezza; conoscere le strategie di problem
solving della donna e sapere, in questa prospettiva, se si sia impegnata nella ricerca di un nuovo
impegno lavorativo e, in caso affermativo, se questo sia sempre un lavoro impiegatizio o altro.
importante, inoltre, sapere il significato che viene attribuito dalla donna allo svolgimento di un
impegno lavorativo: esso viene visto solo come un importante mezzo di sostentamento economico o
sottende anche importanti significati di realizzazione personale, gratificazione e soddisfazione?

Inoltre, da quanto tempo la donna era inserita in quel contesto lavorativo? La perdita del lavoro
stata corrispondente ad una parallela perdita della eventuale rete di relazioni amicali i colleghi?
Un altro utile approfondimento sul caso potrebbe riguardare la situazione lavorativa, attuale e
pregressa, del marito, iscritto alluniversit e impegnato in impieghi precari. Come mai il marito
non riesce ad assumere un impegno lavorativo in modo stabile e continuativo? Che genere di
difficolt ci sono? Come vivono i coniugi levidente difficolt a garantirsi una sicurezza
economica? Si sentono in colpa verso il figlio? E come viene invece percepita la possibilit che le
rispettive famiglie di origine siano disposte a supportarli economicamente?
Occorrerebbe valutare, infine, il grado di compromissione del funzionamento generale della donna
nelle diverse aree e il livello di funzionamento premorboso; gli stili difensivi maggiormente
utilizzati; lesame di realt; il livello di funzionamento, integrazione e strutturazione dellIo. La
valutazione di alcune principali funzioni dellIo, come la capacit di controllo degli impulsi, la
capacit di giudizio e di mentalizzazione, appaiono importanti per individuare le risorse individuali
che possono favorire lo sviluppo della reazione fra la donna e il contesto.
Una volta eseguiti tutti gli approfondimenti allo specifico caso in esame, si potrebbe collocare il
disagio del paziente allinterno di un quadro psicodiagnostico pi preciso e definito, individuare la
presenza di eventuali comorbidit e decidere se e quale tipo di intervento sarebbe opportuno
intraprendere, naturalmente considerando le caratteristiche idiosincratiche della donna, il tipo
specifico di disturbo e il momento particolare che essa sta vivendo.
Potrebbe essere opportuno indirizzare il paziente verso una terapia ad enfasi espressiva ad
approccio psicodinamico, condotta su un piano prevalentemente interpretativo, ad un buon livello
di profondit. Lobiettivo dellintervento dovrebbe essere quello di favorire un processo di presa di
coscienza, rielaborazione e simbolizzazione delle tematiche sottostanti il conflitto psichico che
viene espresso attraverso la sintomatologia ansiosa. La paziente, infatti, dovrebbe conservare un
adeguato esame di realt, ed essere in grado di lavorare a livello interpretativo, accedere a
dimensioni di conflitto sconosciute, instaurare il transfert e lavorare con le interpretazioni
transferali e controtransferali. Potrebbero essere necessari elementi supportivi nella fase iniziale
della terapia, con funzione di rafforzamento dellIo e di contenimento interno. Altri obiettivi
importanti dellintervento dovrebbero essere quelli di:
-favorire una rappresentazione di S stabile, coerente e integrata
- favorire, attraverso il transfert, linteriorizzazione di un oggetto buono con elevata capacit
contenitiva a cui fare appello nei momenti di difficolt
- rafforzare lIo nella capacit di canalizzazione dellansia.

B. una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40
anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare ormai da
sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, diventata inappetente, si
sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso di tranquillanti o sonniferi.
Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa
vedova, ma questo non pare esserle di aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora pi scoraggiata
e sola. La donna asserisce che, da quando il marito morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a
lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la
figlia
ha
bisogno
dello
psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso dalla morte del marito e teme di non farcela. Le
capita
di
pensare
al
suicidio
come
liberazione
dai
suoi
problemi.
Sulla base dei dati anamnestici, il candidato indichi gli approfondimenti che ritiene necessari,

formuli un'ipotesi diagnostica, ed illustri un piano di intervento in cui specifichi il metodo e gli
obiettivi.
Si potrebbe ipotizzare un disturbo depressivo con diagnosi differenziale di disturbo dansia o
unipotesi di disturbo depressivo con diagnosi differenziale di disturbo post-traumatico da stress
Per poter formulare unipotesi diagnostica e un adeguato piano di intervento, sarebbe utile
raccogliere ulteriori informazioni . Imposterei dunque liter psicodiagnostico con lo scopo di
valutare il funzionamento globale della paziente, utilizzando come strumenti i colloqui clinici e i
test psicologici . In particolare proporrei alla paziente alcuni colloqui con gli obiettivi di
approfondire i sintomi e la loro gravit, raccogliere le informazioni anamnestiche mancanti
relative alla storia personale e psicopatologica della pz, indagare il funzionamento dellIO, le aree
di
funzionalit
della
persona,
le
risorse
interne
ed
esterne.
Per quanto riguarda gli aspetti sintomatologici, lalterazione del rapporto con il cibo e linsonnia,
il rifiuto di intrattenere relazioni di amicizia, la sospensione dellattivit lavorativa e lideazione
suicidaria fanno pensare a un disturbo di tipo depressivo. La difficolt a mantenere il sonno
potrebbe
per
esprimere
anche
uno
stato
dansia.
Inoltre, dal momento che la paziente riferisce che il suo malessere comparso da quando ha perso
il marito, mi domanderei se le difficolt della signora B sono reattive al grave lutto che lha
colpita, tenendo presente che levento si verificato 6 mesi fa.. Mi domanderei se la morte del
marito il fattore scatenante, se le difficolt della paziente si possono inquadrare come reazione al
lutto
o
se
levento
ha
slatentizzato
un
disagio
profondo
gi
presente.
Per escludere la possibilit di un disturbo reattivo, indagherei, attraverso la raccolta delle
informazioni anamnestiche, la presenza di sintomi o episodi simili o di altri indici di malessere
psichico nella storia della paziente. Sempre attraverso le informazioni raccolte dallanamnesi,
valuterei il funzionamento premorboso della paziente e il suo livello di adattamento alla realt.
Bisogna inoltre approfondire la gravit dei sintomi presentati e valutare linterferenza con il
funzionamento globale della paziente, anche se dai dati posso inferire una grave compromissione
delle aree personali importanti e un ritiro dalla realt. Soprattutto mi soffermerei sullideazione
suicidaria , considerando se esiste la reale possibilit che la signora metta in atto il pensiero di
suicidarsi.
Per quanto riguarda il funzionamento dell Io, necessario valutare, nel corso dei colloqui,
lorientamento spazio-temporale,la capacit di giudizio, lattenzione , la memoria e la
concentrazione. Valuterei la possibilit che le capacit cognitive siano state in qualche modo
compromesse ( difficolt di concentrazione?). Inoltre, fondamentale lanalisi della qualit del
pensiero: attraverso lanalisi della comunicazione e delleloquio, valuterei leventuale presenza di
disturbi del contenuto del pensiero. Infatti leventuale presenza di manifestazioni psicotiche
potrebbe
aggravare
il
quadro
clinico.
Un criterio fondamentale nella definizione dellipotesi diagnostica lesame di realt, che potrebbe
essere compromesso. A questo proposito mi soffermerei sulla percezione della gravit del sintomo.
Per quanto riguarda la valutazione delle risorse interne , prenderei in esame gli aspetti cognitivi.
Oltre agli elementi che ho gi espresso al punto precedente, sono da considerare anche
lintelligenza e il livello di scolarit. Potrebbe essere utile somministrare un test diintelligenza
come
la
WAIS

Per quanto riguarda il funzionamento affettivo, nei primi colloqui sarebbe importante delineare la
forza
dell
Io,
come????
Infine, considererei il contesto familiare e relazionale attuale, considerando, in modo particolare,
leventuale presenza di figure di riferimento significative per la paziente.
Dai dati anamnestici risultano mancanti le informazioni relative alla famiglia dorigine e alla

storia personale della paziente. Approfondirei la composizione della famiglia e le relazioni tra i
membri, in particolare mi soffermerei sulla figura paterna, se mai stata presente, se manca da
quando la paziente era molto piccola e come stata elaborata la sua morte non solo dalla signora
B ma anche dalla famiglia. Questo punto particolarmente importante anche per comprendere la
reazione della paziente alla morte del marito, che pu avere riaperto la tematica della separazione
e
di
rielaborazione
del
lutto
.
Mi informerei anche sulla presenza di altre figure significative di riferimento, perch la madre non
sembra essere una risorsa su cui la paziente pu fare affidamento, anzi addirittura le visite materne
sembrano accentuare il suo stato di solitudine. E importante indagare il ruolo di questa madre
nella storia evolutiva della paziente, e, dal punto di vista psicodinamico, se la relazione con la
figura materna ha consentito di sviluppare la rappresentazione di un oggetto interno stabile e
coerente.
Sarebbe utile anche considerare la situazione socio-economica della signora B, tenendo presente
che dalla morte del marito ha sospeso il lavoro. Cercherei di approfondire i motivi di questa scelta
e
cosa
le
impedisce
di
riprendere.
Nel definire un piano di intervento, mi domanderei quali sono i bisogni della paziente e mi
preoccuperei inoltre di valutare la sua motivazione ad intraprendere una consultazione
diagnostica. La paziente stata inviata dal medico di base e non scontato che abbia chiare
finalit della consultazione diagnostica. Approfondirei dunque le sue aspettative relative al
consultazione
diagnostica
e
la
sua
disponibilit
al
cambiamento.
Consapevole di queste eventuali difficolt, proporrei un intervento supportivo per favorire un
processo di integrazione, strutturazione rafforzamento dellio. Gli obiettivi di tale intervento
potrebbero essere: elaborare la posizione depressiva, promuovere il processo di rielaborazione del
lutto e delle tematiche legate alla dipendenza e allabbandono; rafforzare lio.
Proporrei inoltre una consulenza psichiatrica per valutare la possibilit di un trattamento
farmacologico, con lobiettivo a medio termine di una riduzione della sintomatologia.
Solo in seguito, dopo aver ricompattato lIO e aver elevato lumore, qualora ce ne fossero le
condizioni, lintervento potrebbe orientarsi verso la rielaborazione delle tematiche depressive
grazie a un intervento di carattere espressivo. La costruzione di unimmagine interiorizzata del
terapeuta
potrebbe
aiutare
la
paziente
a
tollerare
la
separazione.
Dal momento che la paziente sembra chiedere aiuto per la figlia, mi sembrerebbe importante
rinforzare limportanza di un intervento psicologico anche per la figlia, dal momento che lei stessa
prende in considerazione questa possibilit. Chiederei di vedere, in un colloquio, madre e figlia
insieme per valutare la possibilit di inviare la bambina ai servizi di competenza per un
approfondimento diagnostico. Sottolinerei, inoltre, che intraprendere un trattamento supportivo
sarebbe un modo per aiutare, indirettamente, anche la figlia a superare questo momento difficile.
SI potrebbe utilizzare la preoccupazione materna come elemento di aggancio, cercando di motivare
la madre, nel caso si mostrasse sfiduciata e poco motivata a fare qualcosa per s..
Sulla base degli elementi informativi del resoconto (inapettenza, insonnia, ritiro sociale,
compromissione del funzionamento lavorativo, idee suicide) si potrebbe ipotizzare per la donna la
presenza di un disturbo dellumore, in particolare di un disturbo di tipo depressivo, indotto dal
lutto del marito. Tuttavia, le informazioni disponibili nel resoconto non consentono di formulare
unipotesi diagnostica sicura, non suscettibile di falsificazioni, e di conseguenza di stabilire con
certezza leventuale piano di intervento psicoterapeutico maggiormente adeguato allo specifico
caso in esame. Riterrei pertanto opportuno proporre alla donna un ciclo di incontri attraverso i
quali approfondire la conoscenza della sua situazione clinica ed ottenere cos i dati necessari a
stabilire, eventualmente, il tipo di percorso psicoterapeutico maggiormente adeguato. Riterrei
opportuno somministrare un test di personalit ad ampio spettro, quale lMMPI-2 per la
rilevazione delle caratteristiche strutturali di personalit, dei disordini di tipo emotivo e di

eventuali aree disfunzionali. In particolare, sarebbe interessante conoscere i punteggi ottenuti dalla
donna alle scale della depressione (scala di base D e scala di contenuto DEP). In maniera
integrata, si potrebbe somministrare lHamilton Rating Scale for depression, specifica per la
depressione.
Un aspetto di primaria importanza che merita di essere approfondito lanalisi della domanda,
dove si cerca di individuare le caratteristiche e la qualit della domanda che la donna sta
formulando, cercando di capire se essa coincide o meno con quella espressa verbalmente in modo
esplicito, esplorando i bisogni, le aspettative e le motivazioni, consce e inconsce, che essa sottende.
In questa prospettiva riterrei importante operare una riflessione sul fatto che la richiesta di aiuto
non sia direttamente riconducibile alla donna, che viene inviata alla consultazione dal proprio
medico curante. Quindi riterrei importante indagare le motivazioni e le aspettative della donna
verso il colloquio, tenendo in considerazione la possibilit che la donna, trovandosi in uno stato di
disinvestimento dalla realt, perdita di interesse e di demotivazione, difficilmente sar in grado di
maturare una motivazione al cambiamento, e di investire, eventualmente, in un percorso
psicoterapeutico. Mi sembra importante conoscere in che tipologia di servizio avviene la
consultazione; indagare se la donna si sia presentata autonomamente alla consultazione o sia
stata, invece, accompagnata da qualcuno (dalla madre forse?) allo scopo di conoscere il suo livello
di autonomia; conoscere come mai la donna stia esprimendo una richiesta di aiuto proprio ora,
dopo 6 mesi dalla morte del marito (forse vi unacutizzazione dei sintomi, le precedenti difese
stanno crollando, stanno comparendo idee suicide inizialmente, forse, non presenti).
Nellanalisi della domanda importante indagare il tipo di relazione che la paziente potrebbe
agire attraverso la domanda, e che potrebbe essere riproduttiva di altre relazioni. Ad esempio, la
donna potrebbe sviluppare sentimenti transferali del marito morto verso il terapeuta, e chiedergli,
implicitamente, di assumerne il ruolo, prendendosi cura di lei e della figlia (come marito e come
padre). Il compito dello psicologo dovr essere quello di aiutare la donna a riconoscere quanto
viene agito attraverso la domanda e di interrompere tale dinamica collusiva. Inoltre la
preoccupazione di B. per la propria figlia (si chiede se anche la figlia abbia bisogno dello
psicologo) potrebbe sollevare linterrogativo su quale sia il vero problema del quale lo psicologo
chiamato ad occuparsi: se il comportamento e la patologia potenziale della piccola o la
preoccupazione materna.
Dopo unaccurata analisi della domanda, esplorerei in primo luogo i vissuti depressivi della donna
rispetto al lutto del marito. Riterrei opportuno conoscere il funzionamento complessivo della donna
nelle diverse aree (sociale-lavorativo-cura del s..); il suo funzionamento pre-morboso; lesame di
realt; il grado di funzionamento, integrazione e strutturazione dellIo della donna. La valutazione
di alcune funzioni chiave dellIo consentirebbe, infatti, di conoscere le risorse individuali che
possono promuovere lo sviluppo della relazione fra la donna e il suo contesto di vita.
La donna riferisce di aver interrotto il lavoro dalla morte del marito e di temere di non essere in
grado di riprendere. Appare in questa prospettiva utile indagare se la donna e il marito
lavorassero insieme e se la donna abbia, eventualmente, assistito allincidente sul lavoro. Se cos
fosse, il re-inserimento nel contesto lavorativo potrebbe esporre la donna al ricordo vivo
dellevento e allo shock del trauma subito. Indagherei allora, in questa prospettiva, lesistenza di
vantaggi secondari della sintomatologia, che contribuirebbero ad accrescerla e a mantenerla: si
pu ipotizzare che la depressione sottenda il tentativo di evitare situazioni che si temono, come la
ripresa dellattivit lavorativa? A tale riguardo, riterrei opportuno operare una riflessione sul fatto
che la donna potrebbe essere ambivalente rispetto allabbandonare i suoi sintomi perch il disturbo
potrebbe rappresentare una sorta di adattamento funzionale al suo contesto di vita.

Penso sia importante approfondire la conoscenza del contesto relazionale e familiare della donna,
sia allo scopo di individuare eventuali fattori responsabili dello sviluppo e del mantenimento del
disturbo e per conoscerne le implicazioni relazionali (la donna si isola, rifiuta le visite delle
amiche), sia per individuare eventuali risorse esterne con cui allearsi in caso di intervento di tipo
psicoterapeutico. Riterrei opportuno analizzare la natura della relazione oggettuale della donna
con la madre e indagare leventualit che possa esistere, in famiglia, un nucleo depressivo, di cui
la donna si fa portavoce. Il fatto che B. si senta sempre pi triste e depressa dopo le visite della
madre potrebbero far pensare, infatti, ad una madre altrettanto depressa, che non riesce a
distrarre la figlia e ad allontanarla dal suo dolore.
Quali sono poi i rapporti tra B. e la figlia? La figlia avverte la depressione materna? Il disagio,
leccessivo attaccamento e i timori di separazione della piccola (ansie relative
alladdormentamento) possono forse rappresentare un tentativo di sollecitare lattenzione della
madre depressa? La madre si sente sovraccaricata di ruoli e responsabilit nei confronti della
figlia dopo la morte del marito (ha una figlia di 7 anni alla quale deve ormai pensare da sola). La
donna prova sensi di colpa nei confronti della figlia per le idee suicide?
Riterrei opportuno approfondire la conoscenza della rappresentazione che la donna ha di s e
indagare i vissuti di autosvalutazione e autodistruzione. Potrebbe essere importante conoscere da
quanto tempo sono presenti le idee suicide e quali sono le motivazione consce e inconsce e le
variabili psicologiche che potrebbero aumentare le probabilit che esse vengano messe
effettivamente in atto. In questa prospettiva sarebbe importante conoscere che significato ha per la
donna la condotta suicidaria: il suicidio viene visto solo come liberazione dai propri problemi o
si potrebbe ipotizzare che esso sottenda il desiderio regressivo di riunione con il marito perduto,
oggetto damore verso cui la donna nutre sentimenti di dipendenza? Esiste anche un analogo
desiderio di ricongiungimento con la figura paterna?
Sembra importante, inoltre, conoscere se vi siano stati precedenti percorsi terapeutici allo scopo di
conoscere come la donna abbia fino a questo momento tentato di affrontare il disagio, quali
soluzioni non hanno funzionato e quali aspettative sono rimaste eventualmente deluse (ad esempio,
linsonnia che persiste nonostante lassunzione di sonniferi).
Dopo aver fatto gli opportuni approfondimenti sullo specifico caso in esame, si potrebbe collocare
il disagio della donna allinterno di un quadro psicodiagnostico pi preciso e definito, e decidere
se e che tipo di percorso psicoterapeutico eventualmente proporre, tenendo ovviamente in
considerazione le sue caratteristiche idiosincratiche, il suo disturbo specifico e il momento
particolare che sta vivendo. Se lipotesi diagnostica inizialmente formulata di disturbo depressivo
fosse confermata dalle informazioni ottenute attraverso luso integrato del colloquio e dei test,
sarebbe opportuno indirizzare la donna verso una terapia di tipo supportivo-espressiva, che miri
inizialmente a supportare lIo, strutturarlo e definirlo maggiormente; migliorare linvestimento
sulla realt; abbassare le quote dangoscia al fine di favorire investimenti esterni; migliorare la
rappresentazione che la donna ha di s. Solo in un secondo momento si potrebbe passare ad una
terapia anche espressiva, finalizzata alla rielaborazione del lutto sottostante la sintomatologia
depressiva.
Il tipo di approccio che potrebbe essere indicato potrebbe essere quello psicodinamico. Gli obiettivi
dovrebbero essere quelli di: favorire una rappresentazione del S stabile, coerente e integrata;
favorire, attraverso il transfert, linteriorizzazione di un oggetto buono, costante, cui fare appello
nei momenti di difficolt; rielaborare i fattori interni e gli stressor esterni che rendono la donna
potenziale suicida.

Riterrei opportuno linvio ad uno psichiatra per integrare una terapia farmacologia a quella
psicoterapeutica supportivo-espressiva, con lobiettivo principale di elevare lumore della donna,
al fine di eliminare le idee suicide, ripristinare le funzioni principali della donna e favorire il suo
funzionamento sociale, lavorativo e familiare.

Una psicologa che lavora in un servizio pubblico riceve una telefonata da una signora che le chiede
di essere ricevuta urgentemente: stata visitata dal primario psichiatra e le deve consegnare una
lettera. La psicologa fissa un appuntamento dopo due gg. Dopo qualche ora la psicologa viene
avvertita dalla custode del Servizio che c' la stessa sig che vuole consegnarle la lettera. La
psicologa non la riceve e attraverso la custode ribadisce l'appuntamento. Il giorno fissato, una
giovane donna sui 30a., graziosa, di aspetto curato, bussa alla porta ed entra. Ha in mano, quasi una
sorta di lasciapassare, la famosa lettera. Appare nervosa e come seccata. Lasciando per il momento
da parte la lettera, la psicologa la invita a parlare dei motivi che l'hanno portata da lei e ha aggiunto
che sembra che ce ne siano dal momento che ha chiaramente mostrato il desiderio di essere
ricevuta. La signora ammette di aver reagito male sentendosi respinta, e inizia a parlare del suo
tentato suicidio di qualche mese prima, per cui era stata ricoverata in un reparto di tossicologia, era
stata successivamente seguita da uno psichiatra che l'aveva curata con farmaci e sedute di training
autogeno, ma le sue condizioni non miglioravano, Finch non si rivolse al primario che le cambi
terapia farmacologica e la invi dalla psicologa per una psicoterapia.
Il suo racconto, bene "elaborato" per pieno di lacune e molto reticente, tutto imperniato sui
sintomi. Solo facendo qualche domanda la psicologa viene a conoscere una storia di contrasti
coniugali, culminati in una separazione di fatto. In tale storia si inquadrano due tentativi di suicidio:
il primo di qualche hanno fa alla scoperta del tradimento del marito e il giorno in cui venne stabilita
la separazione. Ora la figlia di tre anni vive con il padre, perch lei non ce la farebbe a tenerla con
se, e lei tornata a casa con i genitori, con i quali tuttavia i rapporti sono molto tesi. I genitori sono
descritti come persone modeste, poco istruite, conformiste e che pretendono di controllare la sua
vita anche ora che lei impiegata di buon livello in una industria. Racconta anche che, dopo la
separazione, ha conosciuto un giovane con cui esce spesso, con disapprovazione dei genitori. La
signora lamenta che i genitori non la capiscono, si preoccupano solo che lei si rimetta in fretta: in
questo momento, dice, sono preoccupata di quello che dir la psicologa. Il fratello maggiore,
sposato, la esorta ad emanciparsi ed a vivere da sola, cosa che, dice lei, non possibile perch non
ha abbastanza denaro.
Sulla base dei dati anamnestici il candidato:
a) esponga di quali eventuali ed ulteriori informazioni ha bisogno;
b) formuli delle ipotesi interpretative;
c) elabori un piano di intervento, specificando il metodo e gli obiettivi. "
La signora, ha 30 anni, si presenta con urgenza dalla psicologa di un servizio pubblico, esigendo di
essere ricevuta in giornata pur avendo avuto un appuntamento per due giorni dopo. stata inviata
dalla psicologa dal primario del reparto di tossicologia dell'ospedale in cui era stata ricoverata
dopo un tentativo di suicidio. Si apprende che questo il secondo tentativo; i due episodi sono
collegati rispettivamente alla scoperta del tradimento da parte del marito e alla data in cui
stabilita la separazione. La giovane donna ha avuto dal marito una bambina che ora ha tre anni e
vive con il padre. La signora tornata a casa dei genitori con i quali ha per rapporti conflittuali.
Esce con un giovane, ma il rapporto non viene approvato dai genitori. La signora sostiene di vivere
con i genitori in quanto non ha abbastanza denaro per vivere da sola. Afferma genericamente che
non riuscirebbe a tenere con s la bambina, ma non ne spiega i motivi. Della famiglia d'origine fa
parte anche un fratello maggiore, sposato che la esorta a vivere da sola.

importante compiere un'analisi della domanda, verificando le vere motivazioni alla base della
richiesta di intervento, in particolare di un intervento cos urgente. Si tratta di un modo di far
contenti i genitori? O solo un adempimento della richiesta del medico? Vi nella donna un
desiderio reale di riflettere sul proprio star male? O si cerca un intervento magico e veloce?
Si riscontrano nell'atto della signora di recarsi immediatamente dalla psicologa una certa
impulsivit che pare denotare una forte carica di ansia.
importante indagare sul livello di autonomia dai genitori e sulla qualit di attaccamento con la
madre. Pare molto importante capire quanto le scelte della giovane donna siano influenzate dalla
famiglia d'origine. La signora sembra non avere problemi sul lavoro, impiegata di "buon livello".
Perch allora sostiene di non riuscire a mantenersi e a vivere da sola?
L'aspetto pi inquietante a mio avviso l'accenno vago alla figlia. Non si coglie nella signora un
desiderio di stare con la bambina che pure ha solo tre anni. Sar importante capire perch la
bambina vive con il padre, di chi stata questa scelta e soprattutto come la signora ha vissuto
l'evento.
La signora si presenta come immatura e si potrebbe pensare ad un disturbo dipendente di
personalit anche per la forte ansia manifestata. Tale ipotesi potrebbe essere confermata anche dai
tentativi di suicidio che sembra si possano leggere come un aggruppamento al marito.
Si potrebbe anche pensare ad un disturbo istrionico di personalit. La paziente appare infatti
suggestionabile, e influenzabile dall'ambiente esterno, esprime in modo drammatico le proprie
emozioni, il suo parlato ben elaborato, ma superficiale.
Dopo ad una accurata analisi della domanda, e un'indagine approfondita attraverso colloqui e
somministrazione di test proiettivi, l'intervento dovrebbe svilupparsi attraverso una terapia
supportivo espressiva. Obiettivi primari dovrebbero essere quelli di favorire il processo di
separazione - individuazione, sviluppare le capacit decisionali, promuovere le capacit di
prendersi cura di s e le capacit genitoriali.

FIGLIA UNICA, 20 AA. vive in casa con i genitori, prima abitava con loro anche la nonna
deceduta 5 anni fa. la madre casalinga,42 a, il padre dipendente ente pubblico, 45 a.
Da un anno la famiglia ha unattivit commerciale dove la figlia lavora. vita familiare isolata, non
frequentano amici. Due anni fa il padre ha avuto un infarto, lui che accompagna la figlia dallo
psicologo. la sintomatologia : paura dingrassare, crisi comportamentali con aggressioni verbali e
fisiche soprattutto nei confronti della madre, diff.t di rapporto con glia altri, in part con i coetanei,
amenorrea da circa un anno. In un altro colloquio si evidenzia che il padre nel fare le porzioni d
pi cibo alla madre, la paura di uscire legata al fatto che teme di sporcarsi prima di uscire mentre
si trucca, allo stesso modo non pulisce mai la sua stanza perch teme di non saperla pulire .ha avuto
un ragazzo un anno fa ma lo ha lasciato perch non andava bene al padre. Sia la madre, che il padre,
che
la
figlia
hanno
un
tono
depresso.
Proporre un diagnosi.
Sembra che la ragazza abbia unanoressia mentale, di fronte la madre c rabbia, si nota nelle crisi
comportamentali, ma anche invidia (il padre d pi cibo alla madre).
scarsa autostima ,teme di non pulire bene. Si pu affermare che la ragazza ha diff.t di svincolo,
anzi sceglie uno svincolo di compromesso, decidendo di lavorare nell attivit del padre
si
dovrebbe
approfondire
il
rapporto
che
aveva
con
la
nonna.
approfondire le dinamiche relazionali tra i genitori. Tra padre e figlia c una relazione deduttiva.
Si consiglierebbe una psicoterapia familiare, per favorire lemergere di conflitti nascosti, unire il
fronte genitoriale, proporre uno spazio personale alla ragazza, dove elaborare limmagine

corporea, la scarsa autostima, lespressione della rabbia, problematiche con i coetanei e con
laltro sesso.

ACCOMPAGNATA DAL MARITO al d.s.m. 29 a. Da quattro anni ha un problema, dopo la


morte del padre.le accaduto che mentre era in autobus, sin sentita persa, mancava il respiro, non
sapeva cosa fare.pochi giorni fa accaduto di nuovo. Da allora non pi uscita di casa. da poco ha
attraversato un periodo di grande affaticamento, anche se ha solo la licenza media, impegnata con
il marito i un circolo culturale, ha anche vinto dei premi di poesia.
Il candidato esponga di quali altre info ha bisogno, formuli ipotesi ed elabori un piano dintervento.
Raccogliere info su infanzia e adolescenza, famiglia di origine e dinamiche relazionali.Rapporto
affettivo con il marito, ci potrebbe essere rivalit, dice di essere pi brava del marito. Potrebbero
esserci sentimenti ambivalenti, e dipendenza. Approfondire il rapporto con il padre, eventuali
conflitti, mancata elaborazione del lutto. Ipotesi sui sintomi legati ad unangoscia di separazione se
ve ne sono state alte in passato. Per valutare adattamento alla realt , info su situazione sociale e
lavorativa. Si ipotizza un disturbo ansioso. I primi colloqui servirebbero a capire la forza dellio
per scegliere il trattamento,latteggiamento della ragazza nei confronti dello psicologo potrebbe
servire per capire la natura delle sue relazioni oggettuali. Valutare autostima e motivazione ad
intraprendere psicoterapia. Terapia individuale supportiva , con scopo di ridurre sintomatologia,
la terapia successivamente potrebbe diventare esprssiva, per capire le origini dellansia e mirare
alla risoluz. del conflitto che lha causata.

SIGNORA DI 38 AA, si presenta alla consultaz. Inviata da uno psichiatra, non riesce a lavorare, n
a stare sola in casa, n fuori. I disturbi cominciano quando comincia a lavorare nellazienda paterna
il fratello, ultimogenito di tre figli di cui la paziente la maggiore (due femmine e un maschio)..
Prima dellingresso del fratello andava molto bene a lavoro con il padre. molto legata al padre, ha
lasciato gli studi per lavorare con lui, con la madre rapporto conflittuale. Ha fatto da madre al
fratello, lavorava dal padre nellattesa della venuta del fratello. Appena per lo stesso comincia a
lavorare in azienda, la estromette dal lavoro, con il consenso acritico del padre. Al colloquio appare
angosciata ed incapace di strare da sola. Formulare ipotesi interpretative, di quali info si ha bisogno,
illustrare un piano dintervento.
Sipotizzano nodi non risolti con la famiglia dorigine. Idelizzazione incondizionata del padre,
figura fonte della propria autostima. Si sente tradita da questa figura. Probabilm. in passato ha
coperto e trasformato i sentimenti di gelosia ed aggressivit verso il fratello (formaz. Reattiva),
ora si sente tradita anche dal fratello. Perdita degli oggetti amati, ansie ed angoscia, il non saper
convivere con questi sentimenti negativi. Approfondire la tipologia dei rapporti con gli altri
elementi della famiglia. Forse come primogenita aveva tutte le attenzioni verso s, con la nascita
dei fratelli viene tradita, investe tutto sul padre dal quale a sua volta viene tradita .sembrerebbe
opportuno un intervento analitico per aiutare a convivere con sentimenti negativi, quando non ha il
privilegio vive male, deve imparare ad elaborare i sentimenti negativi e proiettarsi in una nuova
situazione.

TRENTENNE, chiama al servizio chiedendo insistentemente di essere ricevuta. Qlk mese prima ha
tentato il suicidio, curata da uno psichiatra con farmaci e training autogeno, vista la mancanza di

miglioramenti in seguito terapia. Contrasti coniugali e separazione, in precedenza di fronte alla


scoperta di tradimento dal marito tentativo suicidio, quando sopraggiunta la notizia della
separazione, tentativo suicidio. La figlia vive con padre, lei tornata con genitori. Il fratello sposato
la esorta a vivere da sola ,ma lei dice che per motivi economici non pu farlo. Formulare ipotesi
interpretative, di quali info si ha bisogno, illustrare un piano dintervento.
Analizzare la domanda del paziente, con che idea lei viene dallo psicologo, motivata o solo
inviata dallo psichiatra. Vuole manipolare la terapeuta per ottenere ci che vuole?
Voleva
manipolare
il
marito
con
i
tentativi
di
suicidio?
Rapporto con i genitori, autoritari, iperprotettivi,. Sembrerebbe una personalit immatura e
dipendente. Il rapporto con il marito, come sinserisce la decisione di avere un figlio, perch non
in grado di occuparsene. Lipotesi che la paziente ha difficolt a gestire le separazioni, con
famiglia
e
con
marito.
Approfondire precedenti relazioni se ha avuto perdite, o separazioni. La terapia pu portare a
sostenere lio della paziente, potenziare indipendenza e autonomia di pensiero, cosa la spaventa
della sua indipendenza.Sar molto elaborata la fine della terapia, un tempo per affrontare la
separazione dal terapeuta, modello per affrontare successive separazioni.

25 ANNI: TIMORI DI MALATTIA, si lava in continuazione, meticoloso nel fare le cose, molto
angosciato, a tratti aggressivo, non riesce a mantenere un rapporto di lavoro continuativo.vive con il
padre, la madre deceduta quando lui aveva 12 anni. In quel periodo cominciarono le diff.t. Fare
analisi situazione e possibili interventi con rif. Ad una teoria.
I sintomi sembrano indicare angoscia e la difficolt a contenerla, quindi rabbia e sensi di colpa. Il
fatto che sopraggiunto in et adolescenziale potrebbe aver causato un blocco alla
crescita.langoscia si esprime nelle preoccupazioni di malattie e nel bisogno di lavarsi in
continuazione. Le compulsioni compaiono quindi il pensiero dilaga al punto da non essere pi
contenuto. sembra ci sia incapacit di controllare gli impulsi, anche per il fatto che a tratti
aggressivo, debolezza dellIo, anche perch non riesce a mantenere un lavoro.Proporre una terapia
analitica, secondo la quale il sintomo esprime il tentativo di sfuggire alle richieste lipidiche ed
aggressive dellinconscio.Di fronte a stimoli che causano angoscia regressioni a fasi precedenti,
utilizza anche isolamento e separazione tra pensiero ed emozione e annullamento ,(un azione
simbolica
viene
intrapresa
per
annullarne
un
altra)
La psicoterapia mirerebbe ad elaborare i conflitti, sostituire i meccanismi di difesa. Il gruppo
potrebbe aiutarlo ad affrontare i problemi relazionali causati dai sintomi,interiorizzare nuove
forme di relazioni oggettuali.

Tossicodipendente, 26 aa. Da quando aveva 15 a e i genitori si sono separati, la madre sta con un
nuovo compagno, il padre tornato al paese di origine, vive solo,raramente si sente con il padre,
ogni tanto va trovare la madre, con lei abita la sorella, anchessa tossicodipendente, in quelle situaz.
ricomincia bucarsi. Partecipa per un anno ad un gruppo psicopedagogico, non si sente preparato ad
un rapporto sentimentale. Formulare ipotesi interpretative, quali ulteriori info ha bisogno, illustri
piani dintervento
Chiave di lettura sistemica, la droga potrebbe essere una sorta di malguarigione nn riuscita,per far
fronte al lutto connesso alla perdita dellunione familiare.il fatto di abitare da solo un tentativo di
svincolo dalla famiglia, ma quando ritorna come se facesse un passo allindietro.le situazioni

protette sembrano essere utili al ragazzo come quando ha fatto parte del gruppo psicopedagogico o
ha lavorato in situazione protetta. chiedere info sulla storia familiare prima della separaiozne visto
che i problemi sono nati da allora. chiedere info sul ruolo svolto dalla sorella, che rapporto
intercorre tra i genitori porre attenzione alle dinamiche conflittuali e funzione genitoriale,
lintervento dovrebbe avere come obiettivo: rafforzamento legame padre-figlio,
suddivisione del sottosistema figli, favorendo il riavvicinameto emotivo tra i fratelli(sono entrambi
nella
stesa
barca)
unire il fronte genitoriale nelle aree libere da conflitti e amplificare le risorse utili allo svolgimento
dei compiti genitoriali.

19 ANNI, disoccupata dopo aver cambiato pi volte lavoro, ha solo la terza media.vive con nonna
materna e madre con la quale ha un rapporto conflittuale dovuto al fatto che a 17 anni andata via
di casa. Da pochi giorni aspetta un bambino, di cui non vuole rivelare il padre, non sa cosa fare
anche se ha molti amici non se la sente di rivelare i suoi problemi .lo psicologo gli somministra le
matrici progressivi e l mmpi.
Chiave di lettura psicodinamica.Il padre dov, c stato? Potrebbe mancare il riferimento
culturale e lavorativo del padre, la madre era anch essa una ragazza madre?c un identificazione
tra il padre della ragazza che non presente e oil padre del futuro bambino che non vuole essere
rivelato?
Dal risultato dell mmpi sembra ci sia un disturbo di personalit, si indica difficolt di
adattamento,si pu ipotizzare un disturbo nellarea sociopatica, visto che c rifiuto delle norme di
convivenza,anticonformismo,opposivit alla ambiente. E cmq da sottolineare che la ragazza si
reca volontariamente dallo psicologo, c quindi desiderio di alleanza terapeutica, . si potrebbe
lavorare sullaffrontare o meno la scelta di maternit,elaborare il significato di femminile rapporto
con la madre e di maschile rapporto con il padre,stimolare quindi una maggiore interiorit e
riflessivit, un ascolto maggiore di stessa. in un secondo tempo potrebbe essere utile una terapia di
gruppo, dove un ambiente accogliente, come dietro indifferenza ci pu essere bisogno di affetto e
paura che si possono imparare a contenere verso mete costruttiva.

20 anni, viso pieno di acne ed espressione triste. la dott.ssa omeopatica gli ha indicato una
psicoterapia di sostegno. Il sintomo dell acne comparso dopo i 14 anni, si grattava al punto di
farsi delle lesioni, dice che da piccolo faceva delle fantasie di un grande foruncolo, e a 7-8 anni la
madre lo porta dal medico perch si grattava la testa fino a farsi delle croste. dice di non saper
com, anzi interessato a veder come lo vedono gli altri, si sente piccolo, solo quando si vede allo
specchio si sente grande, si chiede se sia davvero lui a muovere le mani. a scuola andava bene , ma
non era interessato a ci che studiava perch avrebbe voluto fare una scuola diversa, in seguito
sceglie lui un corso ma lo abbandona perch lo ritiene troppo difficile, attualmente fa un corso ,
spinto dal padre che dice che non pu stare senza far niente, ma non lo frequenta molto. non vuole
fare la fine del padre che impiegato,con lui non c mai stato dialogo.
prima con la madre aveva un buon rapporto, poi si sentito ingannato quando la madre gli ha detto
che non si vedeva lacne. Attualmente si trova bene a parlare con la sorella di 4 anni pi grande, ma

gli da fastidio che madre e sorella parlano tra loro. parla di circa un anno fa di un periodo di
depressione,durante lultimo anno di scuola per paura di non farcela.
Sono presenti i sintomi tipici delladolescenza: immagine del corpo e senso didentit collegato.
Si potrebbe pensare ad una adolescenza prolungata, il corpo talmente causa di conflitti al punto
di essere motivo di rottura con la madre, sembrerebbe in presenza di un falso s, incongruenza tra
le esigenze del ragazzo e lideale del s imposto dallesterno. in opposizione con il padre, ma di
ci si sente in colpa, al punto che ha tendenze autolesive, anche la fantasia del grande foruncolo
legato a questo. Allo stesso modo si sente colpevole di non voler aderire alle richieste dei genitori,
scuola.approfondire info sul gruppo dei pari,sottoporre il ragazzo ad un mmpi e ad un rorschach
per escludere problemi pi grandi di depersonalizzazione. Risulterebbe e utile una terapia basata
su uno spazio neutro, empatico, dove poter stabilire unalleanza terapeutica per :elaborare crisi
didentit, una maggiore attenzione al suo mondo interiore e ai suoi conflitti, aggressivit verso i
genitori e il padre e verso s , lesioni,lavoro sulla congruenza tra s e ideale di s,offrire con il
terapeuta nuove possibilit didentificazione positiva.

PRIMOGENITA DI DUE FIGLI, 40ANNI, separata, senza figli, chiede consulenza per crisi
depressive.problemi di soprappeso fin dalladolescenza,si sposa con un ingegnere, rinuncia per lui
ad una borsa di studio all estero, ma dopo u anno lascia il marito, nel frattempo il fratelo muore,.
Va ad abitare sotto casa dei genitori, nuova storia sentimentale, lavora saltuariamente, inizia altre
storie ma tutte finiscono.
Difficolt relazionali dovute a attrazione-repulsione. ha un ideale di rapporto che conviene mai
soddisfatto nei rapporti, nello stesso tempo per paura divenire abbandonata, abbandona. anche il
soprappeso potrebbe essere stata una barriera tra se e gli altri. problemi nella fase non elaborata
di separazione-individuazione, tipica della fase adolescenziale,la signora agisce per non sentire,le
dinamiche relazionali stabilite sono:idealizzazione, paura di soffocamento, fuga. Chiedere info
sulla relazione soprattutto con la madre. Terapia volta ad una maggiore accettazione della realt
con i suoi limiti,, rinforzare le difese positive dellio .in seguito terapia analitica per rielaborare il
rapporto con la madre ed un eventuale distacco, per recuperare aspetti relazionali positivi.

P. un uomo di 38 anni che giunge alla consultazione dello psicologo in uno stato di profonda
perostazione psicologica anche se l'spetto fisico abbastanza be curato. P. fa molta fatica ad
esprimersi ed, infatti, il colloquio inizia con un silenzio interrotto dallo psicologo che gli domanda
se desidera dire qualcosa. Con fatica e un p alla volta P. comincia a dire che si sente molto gi da
quasi due mesi e che ormai non riesce ad avere alcun interesse per tutto quello che, invece fino ad
ora, di fatto rappresentava la sua vita. P. riferisce di convivere, da 10 anni, cio da quando nata
sua figlia, con una persona carina ed intelligente con cui va abbastanza d'accordo e diessere molto
attaccato alle " due donne della sua vita" anche se ora prefirerebbe quasi non farsi vedere pi da
loro per evitare che scoprano come lui ridotto. Il soggetto sosteiene che anche nel lavoro, dice di
essere un muratore che poi diventato un piccolo imprenditore, le cose vanno molto male perch "
mi rendo conto di avere fatto degli investimenti troppo azzardati e di essermi comprato una casa
forse troppo grande, insomma sono pieno di debiti e ora non so come fare a rimediare". Rispetto a
come sia andata la sua vita precedente P. riferisce che a volte gli capita di vivere situazioni emotive
molto diverse da quelle attuali e che anzi, spesso incredibilmente pieno d'energia, " proprio un
vulcano di idee e infatti in quei momenti faccio tanti progetti; poi per all'improvviso tutto cambia,
forse perch la vita spesso crudele e mi manda troppe prove difficili da affrontare, per cui mi
ritrovo a sentirmi impotente e sempre pi triste e penso che non ce la faccio pi. Per quel che

riguarda la famiglia di origine P. riferisce di avere una madre con la quale ha ub pessimo rapporto e
che frequenta poco e che non ha conosciuto il suo vero padre che andato a via da casa quando lui
era molto piccolo. P. dice di essere venuto alla consultazione perch la sua compagana minaccia di
mandarlo via da casa se non si decide a sentire il parere di un esperto ed eventualmente farsi seguire
in qualche modo :" perch, dottore, lei convinta che io abbia qualcosa che non va, forse anche
un p arrabbiata perch ha scoperto qualche mia scappatella precedente, acqua passata, ma poi se
lei quella strana, infatti gi da un anno che va da uno psicologo".
Sulla base dei dati forniti il candidato indichi in maniera sintetica:
a) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione;
b)di quali altri dati ha bisogno per fare una diagnosi differenziale;
c)di quali strumenti psicodiagnostici si avverebbe;
d) quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe;
e) se ritiene necessario un trattamento obiettivi;
f) chiarire le motivazioni di una scleta fatta;
g) eventuali risorse di rete psico sociale.
a) P. potrebbe essere affetto da disturbo depressivo maggiore ( perdita di interesse, sentimenti di
svalutazione non vuole farsi vedere in quello stato, sentiemti di colpa per i debiti,vive situazioni
emotive alternanti passa da monenti di energia a monenti di tristezza)
b) i dati di cui ho bisogno se ha: perdita di peso,soffre di insogna,pensieri ricorrenti di morte.
c) L'ORT
d) approfondirei la domanda di aiuto del paziente e il motivo per il quale anche la sua compagna
va dallo psicologo da un anno
e)terapia supportiva con approccio sistemico
f)ho scelto questo tipo di trattamento perch il caso di P. potrebbe essere un caso limite tra la
nevrosi e psicosi in cui importante che il paziente risolvi un conflitto interno e verificare il grado
di coesione e adattabilit del micro sistema familiare
...non sembrerebbe un disturbo bipolare?
...bisognerebbe valutare bene i tempi della comparsa della sintomatologia...
maniaco - depressivo....mi pare che il paziente riferisca di fasi maniacali, nelle quali fa progetti
ed pieno di idee....
Anche a me sembra un Disturbo Bipolare... Ci sono, comunque, molti punti da approfondire:
Il DSM-IV distingue tra Disturbo Bipolare I e II e quindi bisogna accertare se si tratta di episodi
ipomaniacali o maniacali...
Approfondirei i rapporti interpersonali e sentimentali con la moglie, con la figlia e con la
madre...
I colloqui motivazionali mi sembrano necessari per rendere il soggetto consapevole della sua
condizione (dice di essere venuto perch la moglie lo ha minacciato e che i problemi li ha lei..).
Bisognerebbe indagare sull'aspetto dell' impulsivit nelle scelte e capire se una caratteristica
di personalit oppure questo aspetto si verifica nella fase maniacale...
La scissione sembra il meccanismo di difesa prevalente...
Somministrerei l'MMPI e il 16PF come test di personalit ed eventualmente test proiettivi
(Rorschach)...
Richiederei lintervento dello psichiatra per il supporto farmacologico...
Approccio terapeutico psicodinamico....
Eventuale terapia familiare, di coppia...

a) quale ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione;


disturbo pipolare: fase maniacale: fuga de idee (espolsione di idee come un vulcano) e grandiosit
(investimenti azzardati, casa troppo grande); fase depressiva (perdita di interesse, ritiro sociale,
senso di colpa di malattia)
b)di quali altri dati ha bisogno per fare una diagnosi differenziale;
approfondire sulla presenza di ipomania (caratteristiche non delirante dei sentimenti di grandiosit
nel tipo II) per effettuare diagn. diff. tra tipo I e II;
c)di quali strumenti psicodiagnostici si avverebbe;
Test proiettivi e psicometrici (TAT e MMPI)
d) quali indagini, consulenze specialistiche o altro richiederebbe;
info sulla mancanza del padre e sul cattivo rapporto con la madre rispetto il livello di autonomia e
il tipo di attaccamento (attaccato alle due donne della sua vita), indagare sulla coscienza di
malattia poiche' e' stato mandato sotto minaccia della compagna (lei convinta che io abbia
qualcosa che non va).
e) se ritiene necessario un trattamento obiettivi;
terapia sistemico-relazionale con obbiettivo la stabilizzazione dell'umore
f) chiarire le motivazioni di una scleta fatta;
la terapia sistemico-relazionale fornisce lo sviluppo di relazioni familiari adeguate.
g) eventuali risorse di rete psico sociale.
Attenzione al campo lavorativo per evitare uleriori disastri economici e sostenere la comuncazione
familiare

Filippo T. si rivolge allo psicologo per un colloquio con la richiesta di una psicoterapia. E un
uomo di circa quarantanni, molto alto e grasso, alquanto goffo nei movimenti, decisamente
trasandato nel vestire, emana un certo odore di sudore, tutto ci contrasta con tono di voce piuttosto
raffinato, un modo di esprimersi intelligente e colto nonch un certo senso dellumorismo. E celibe
e insegna storia e filosofia in un liceo classico. Dichiara di sentirsi particolarmente svuotato, di non
riuscire a provare n gioia, n interesse per la vita, si sente frustrato nel lavoro che considera un
ripiego nei confronti dei propri ideali di insegnamento universitario. Per alcuni anni aveva lavorato
come assistente allUniversit, poi al momento di passare in ruolo come ricercatore aveva
commesso un errore materiale nella presentazione della domanda che lo aveva messo fuori
concorso. A questo proposito soggiunge: in quelloccasione sono passati tutti: cani e porci. Ha poi
collaborato a lungo con il proprio docente universitario per la stesura di un testo critico sui
Presocratici, ma anche qui stato scaricato allultimo momento dal docente. Non sembra,
comunque, mentre racconta, avercela in modo particolare con lui e si assume le sue responsabilit
in proposito. Aveva tirato in lungo la stesura non si era fatto vivo per parecchio tempo con il
docente e linteresse di questultimo per la cosa, era scemato. Alle domande sulla sua vita affettiva
risponde di non averne affatto. Dopo un amore giovanile per una ragazza francese con cui aveva
fatto dei tentativi di approccio sessuale piuttosto ,mal riusciti, ma con cui si era sentito vivo e
appassionato, non ha, praticamente, pi amato nessuno. Ha avuto pi tardi sporadiche e brevissime
relazioni quasi esclusivamente a scopo sessuale, tutte fallite miseramente a causa della sua
impotenza. Non riesce ad avere lerezione quando con una donna, nella masturbazione, invece ha
lerezione e giunge allorgasmo. Dice di masturbarsi spesso e sembra darne una valutazione
negativa, afferma infatti di sentirsi molto solo, in quei momenti, in cui gli pare di non valere niente

per nessuno. Dati ananmestici. Ha trascorso linfanzia in un paese di mare, di famiglia contadina
entrambi i genitori sono morti, ha un fratello pi vecchio di lui, sposato e, attualmente, in procinto
di separarsi, a cui molto legato, e da cui si sente piuttosto sovrastato. Il fratello, a differenza di lui,
non laureato, ma sembra fornito di maggiori capacit di cavarsela nella vita. Lui era stato
scoperto da uninsegnante delle medie, che aveva espressamente convocato i genitori pregandoli
di fargli proseguire gli studi in quanto era molto intelligente e dotato. In seguito, questo fatto aveva
messo ulteriore distanza fra lui e loro, soprattutto fra lui e il padre, da cui si era sentito sempre
piuttosto lontano, poco valutato e di cui sospettava di non essere figlio. Descrive la madre come una
donna semplice molto attiva e lavoratrice, grande (molto alta) sempre occupata nelle faccende.
Quantunque abbia sempre ritenuto che lei fosse pi legata al fratello maggiore, ora pensa che in
fondo gli abbia voluto bene, anche se aveva poco tempo e scarse capacit di dimostrarglielo.
Sembra vivere la coppia dei genitori in modo ambivalente, ora li vede separati fra loro, quando
sospetta di non essere figlio di suo padre, ora li sente uniti ma a scapito dei figli, quando ricorda
certi lunghi giri in vespa che essi facevano lasciando a casa lui e suo fratello. Parla di se stesso, da
piccolo, come di un bambino incantato dalla natura, isolato e piuttosto trasognato, racconta di
giochi con il fratello in cui il fratello lo subissava e lo faceva oggetto di numerose angherie. Peraltro
ha sempre mantenuto con lui un buon rapporto e lo sente amico e protettivo, anche se in certi
momenti si sente piuttosto insofferente nei suoi confronti. Dichiara di voler intraprendere una
psicoterapia perch, dice, vuole vivere meglio, vorrebbe recuperare quella pienezza che sente
perduta da tempo ma che sa di aver posseduto, e spera di risolvere il suo problema di impotenza. Il
candidato sulla base del materiale fornito, provi a dare una valutazione della persona in questione
evidenziandone le aree conflittuali e i suoi punti di forza, unipotesi diagnostica, il percorso di
intervento e la possibile prognosi.
siamo ancora nei disturbi dell'umore: l'anaffettivit lamentata dal paziente, l'incapacit di
perseguire degli obiettivi e l'aspetto trascurato, farebbero pensare ad un disturbo depressivo
maggiore (pi di due anni)- (l'impotenza e la mancata capacit di creare relazioni amorose,
sarebbero
problemi
secondari
al
disturbo
primario
depressivo).
Il soggetto riesce a mantenere la condizione lavorativa ed intatto l'esame di realt.
MMPI e test proiettivi del tipo TAT -o addirittura rorshach- scala di beck per la depressionedovrebbe rispondere bene a una psicoterapia individuale, sebbene potrebbe essere saggio valutare
l'eventuale associazione di farmacoterapia. Il soggetto dovrebbe poter rispondere bene ad
interventi di tipo espressivo, ma il paziente potrebbe aver bisogno di convalide empatiche, facendo
nuove esperienze oggettuali che rinsaldino la sua autostima e il suo senso di efficacia....

A. uno studente di 20 anni che frequenta il 2 anno di Universit lontano dalla sua famiglia.
Giunge ad un Servizio Pubblico in uno stato di grande agitazione psicomotoria, accompagnato dai
suoi genitori, che lo hanno raggiunto da qualche giorno perch chiamati dagli amici di
appartamento del figlio.I genitori riferiscono che il figlio da alcuni giorni particolarmente
angosciato ed ha comportamenti insoliti e bizzarri. Si chiude in camera rifiutandosi di uscirne e di
parlare, continua a studiare per ore ininterrottamente, trascurato nelligiene personale, si ispeziona
a lungo il corpo con la certezza di avere sintomi gravi e deformazioni somatiche indotte da
misteriose sostanze che gli sono entrate dentro. Inoltre insonne ed eccessivamente infastidito dai
rumori provenienti dagli appartamenti vicini, ed anzi sostiene che i vicini, con i quali aveva in
passato avuto piccoli dissidi, litigano parlando male di lui. A. figlio unico ed i genitori lo
descrivono come un ragazzo abbastanza tranquillo, che non aveva mai dato problemi particolari,
soprattutto negli studi, anche se era sempre stato un po solitario, con pochi amici. Inoltre egli
sempre stato perfezionista ed ordinato, geloso delle proprie cose ed insofferente verso ogni forma di
disordine e di intrusione nella sua stanza, e fortemente religioso.Tuttavia linizio degli studi
universitari aveva progressivamente generato un crescente stato di malessere ed ansia, che si era

aggravato di recente, dopo un esame non superato. A. si era incupito e progressivamente isolato. In
questi momenti sembrava perdere, a volte, il contatto con la realt.Durante il colloquio con lo
psicologo emerge, tra laltro, una personalit eccessivamente rigida, con continui riferimenti a Dio,
che A. vive come una figura severa ed esigente che gli avrebbe assicurato felicit e successo se lo
avesse servito fedelmente, ma che lo avrebbe punito se non avesse seguito i suoi ordini. Egli sembra
essere molto esigente verso se steso riguardo allo studio e temere soprattutto il giudizio paterno. A.
si era sempre rifiutato di farsi curare in passato ed aveva subito interrotto una cura a base di
tranquillanti che gli aveva prescritto il medico di famiglia nei momenti di maggiore agitazione.
In base alle notizie disponibili, il Candidato:1-Formuli una ipotesi diagnostica del caso,
motivandola.2-Descriva le principali caratteristiche cliniche e le pi accreditate concezioni
etiopatogenetiche del quadro clinico individuato.3-Indichi gli interventi terapeutici pi idonei,
precisandone anche il tipo e le modalit di attuazione (ad es. lapproccio pi opportuno, nel caso di
una psicologia individuale).

Liliana, studentessa di 19 anni, viene invitata dal medico di famiglia ad una visita psicologica per
disturbi alimentari. Si presenta al primo colloquio accompagnata dalla madre, che appare
preoccupata per il rapido dimagrimento della figlia: ha perso 8 kg circa in due mesi con
conseguente amenorrea. Dall' osservazione la ragazza appare triste, scoraggiata, rallenta nei
movimenti. Riferisce di non piacersi fisicamente : di avere il naso lungo, i capelli troppo ricci e
crespi e di avere le gambe storte. La ragazza afferma di non valere niente, di essere inferiore alle
sue amiche.Asserisce continuamente di essere sfortunata e che per lei non esiste soluzione per
uscire da questa situazione. Liliana la seconda di tre figli ed unica femmina. Proviene da una
famiglia di professionisti di classe medio-alta.Dal suo racconto sembra trasparire la presenza di
difficolt di rapporto tra la madre e il padre e tra i genitori e figli; tuttavia nessun altro membro
della famiglia ha mai chiesto una visita psicologica. La ragazza frequenta il primo anno di
Universit e il suo rendimento scarso; per quanto riguarda i rapporti con i colleghi di corso e con
le amiche non vengono ricercati, anzi sono sempre pi spesso rifiutati. Non esce mai di casa, se non
per andare a scuola, trascorre la maggior parte del suo tempo in camera ad ascoltare la musica
fissando il soffitto o i quadri della sua stanza. Un approfondimento dell' anamnesi rivela che i suoi
problemi sono iniziati durante l'adolescenza. E' quasi un anno che si sente molto triste e a
disagio,incapace ed insignificante.Il peso massimo raggiunto stato di 52kg all' est di 15 anni; il
peso minimo, nonch il peso attuale, di 44kg. IL soggetto riferisce inoltre di non essersi mai
sentita grassa, al contrario, in questi ultimi mesi avrebbe desiderato aumentare di peso senza
peraltro
esservi
riuscita.

IL CANDIDATO indichi in modo sintetico:


a) quale ipotesi dignostica prenderebbe in considerazione, specificando i criteri diagnostici;
b) quali altri dati ha bisogno per poter fare una diagnosi differenziale e quale sarebbe quest ultima;
c) quali strumenti diagnostici per avvalorare la tesi;
d)il tipo di intervento ritenuto idoneo;
e) eventuali risorse di rete psicosociali da attivare
a) vengono soddisfatti i criteri di un episodio depresivo maggiore, sentimenti di autosvalutazione,
ritiro sociale perdita di peso, sentimenti di inadeguatezza, scarso interesse sociale e basso
rendimento scolastico. Vengono soddisfatti anche i criteri di un distrubo di dismorfismo corporeo
(Riferisce di non piacersi fisicamente : di avere il naso lungo, i capelli troppo ricci e crespi e di
avere le gambe storte)
b) il dsmIV specifica che i sintomi associati all'anoressia possono essere quelli descritti da un

episodio depressivo maggiore. Vengono soddisfati i criteri riguardo l'anoressia nervosa nel
momento in cui esiste amenorrea. Questo sintomo esclusivo dell'anoressia nervosa (deve saltare
almeno tre cicli mestrualli: ABC della psicopatologia pag. 69). Allo stesso tempo non soddisfa gli
altri criteri dell'anoressia nervosa, poich il malessere presente da due mesi e non da cinque con
riduzione del peso oltre i 15 Kg come richiesto dal dsmIV. L. ha perso 8 in 2 mesi, se il calo di peso
continua sar possibile passare ad una diagnosi di anoressia.
c) ORT e TAT
d) terapia supportivo-espressiva, sistemico-relazionale e di gruppo.
e) Incentivare la partecipazione nel gruppo universitarioe nelle uscite libere con amici.

CASO - Psicologia Clinica e di Comunit


Alberto un giovane di 21 anni; afferma di accusare da due anni:
1) disturbi somatici di vario tipo, quali nausea e vomito, vertigini, palpitazioni cardiache; tale
sintomatologia si presenta soprattutto prima di andare a scuola;
2) sensazioni di inadeguatezza e inferiorit rispetto ai compagni di scuola e agli amici in generale.
Questa doppia condizione disadattiva lo ha spinto a:
a) aumentare sempre pi le assenze da scuola (15 o 20 giorni consecutivi), come unico rimedio
dei suoi malesseri;
b) ridurre gli incontri con i suoi amici, fino allisolamento totale.
Da alcuni mesi accusa fiacchezza, facile affaticabilit, inappetenza, disturbi di sonno, umore
depresso, poca
voglia di essere attivo. Inoltre afferma di avvertire sempre pi il desiderio di legarsi alla madre e di
chiederne
la presenza quando a casa, affermando di avere paura di impazzire o di morire se si trova solo.
La madre, dal suo canto, ha sviluppato un atteggiamento di ipercontrollo e di vigilanza da quando il
figlio sta
male, mostrandosi preoccupata e ansiosa e incrementando lei stessa il proprio attaccamento nei
confronti
del figlio. Dellambiente familiare bisogna dire che:
a) il padre sempre stato un soggetto poco presente e scarsamente incisivo verso il figlio e la
moglie.
Portato a deresponsabilizzarsi, sembra non aver avuto mai voce in capitolo nella vita familiare;
passivo e remissivo verso la moglie e gli altri, svolge una vita isolata e monotona, preferendo
adeguarsi alle decisioni della moglie.
b) La madre, di carattere ansioso e apprensivo, ha svolto un ruolo leader nella gestione della vita
familiare. Tendenzialmente ipercontrollante e iperprotettiva, non ha mai sopportato atteggiamenti e
desideri di autonomia e di individualismo, che il figlio (primo di due fratelli) cercava di affermare
dallet di 14 anni.
Il candidato illustri:
1) linquadramento diagnostico ritenuto pi adeguato, giustificando diagnosi differenziale in
base alla fenomenologia sintomatica ritenuta rilevante;
2) gli strumenti clinici ritenuti utili per linquadramento del caso ed eventuali approfondimenti;
3) la scelta di un particolare approccio od orientamento psicoterapeutico, cui indirizzare il
paziente, motivando chiaramente tale invio in base a considerazioni ponderate.

Alberto riferisce di accusare da quasi due anni disturbi di tipo somatico, come nausea, vomito,
vertigini, palpitazioni cardiache e sensazioni di inadeguatezza ed inferiorit rispetto ai compagni di
scuola e agli amici in generale. Questa sintomatologia, secondo i criteri diagnostici del Manuale
Psichiatrico DSM-IV, farebbe pensare ad un disturbo ansioso ed, in particolare, ad una fobia

sociale. Infatti la somatizzazione dell ansia si verifica soprattutto prima di andare a scuola, la
situazione temuta in quanto provoca disagio ed umiliazione. Inoltre, questa condizione
disadattiva ha portato Alberto ad isolarsi dal contesto scolastico e sociale aumentando le assenze
da scuola (15-20 giorni consecutivi) e a ridurre gli incontri con i suoi amici, fino all isolamento
totale. Levitamento, lansia anticipatoria e il disagio, quindi, interferiscono significativamente con
le normali abitudini del soggetto e hanno intensificato il desiderio di Alberto di legarsi alla madre
e di chiederne la presenza costante in casa affermando di avere paura di morire o di impazzire se si
trova
da
solo.
Da alcuni mesi la situazione sembra essersi aggravata in quanto il soggetto riferisce di avvertire
ulteriori sintomi, quali fiacchezza, facile affaticabilit, inappetenza, disturbi del sonno, umore
depresso, poca voglia di essere attivo. Sono necessari ulteriori colloqui di approfondimento
anamnestico in quanto la sintomatologia depressiva compare dopo circa un anno e mezzo
dallinsorgere del disturbo ansioso. Potrebbe quindi trattarsi di una conseguenza dell isolamento
sociale o di un vero e proprio Disturbo Depressivo Maggiore. A tal proposito anche un indagine
psicodiagnostica pu rivelarsi utile, come l utilizzo dei test oggettivi MMPI e Beck Depression
Inventory per ottenere maggiori informazioni circa la personalit del soggetto e i vissuti depressivi.
Ulteriori approfondimenti devono riguardare i rapporti del ragazzo con i genitori. Il desiderio di
legarsi alla madre e di non riuscire a rimanere solo in casa, da un lato lo possiamo ricondurre alla
paura di sentirsi male, ma dall altro farebbe pensare ad un attaccamento dipendente che Alberto
ha sviluppato nei confronti delle figure genitoriali, ed in particolare della madre. Dell ambiente
familiare sappiamo che il padre sempre stato un soggetto poco presente, passivo e scarsamente
incisivo verso il figlio e la moglie, portato a deresponsabilizzarsi; la madre, invece, descritta
come ansiosa ed apprensiva, con un ruolo leader all interno della famiglia, ipercontrollante e
iperprotettiva. Si pu rivelare utile, quindi, la somministrazione dell Adult Attachment Interview
che un intervista semistrutturata per valutare l attuale stato della mente del soggetto rispetto
all
attaccamento.
Per ci che riguarda l intervento psicoterapeutico, se dovesse essere confermata la diagnosi di
fobia sociale sarebbe utile una psicoterapia cognitivo - comportamentale mirata alla
desensibilizzazione dei comportamenti disadattivi e al conseguente reinserimento nel contesto
scolastico e sociale. Anche la terapia psicodinamica pu rivelarsi efficace per Alberto, in quanto
permette di esplorare la rete di relazioni del paziente, le fantasie riguardo le percezioni che il
soggetto ha su cosa gli altri pensano di lui e per affrontare i temi della vergogna e dell imbarazzo
che sono gli affetti dominanti e che predispongono il paziente a temere ogni situazione nella quale
pu essere giudicato.