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AVVERTENZE GENERALI QUESITI

1)Che funzione hanno le mappe concettuali ai fini dell'apprendimento?

2) Quanti sono i cicli di istruzione nell'ordinamento scolastico italiano?

3) Cosa si intende per autonomia scolastica e su quali norme si fonda?

4) Come si rapporta il POF alle esigenze relative al contesto culturale di riferimento?

5) Su quale articolo della Costituzione si fonda la libert di insegnamento?

6) Quali funzioni svolgono gli Uffici scolastici regionali?

7) Quali sono i criteri per l'azione del Comitato per la valutazione dei docenti?

8) In cosa consistono le attivit funzionali all'insegnamento?

AVVERTENZE GENERALI RISPOSTE


1) Che funzione hanno le mappe concettuali ai fini dell'apprendimento?
L'impiego di mappe concettuali, di schemi e di altri mediatori didattici pu sia facilitare la comprensione
sia supportare la memorizzazione e/o il recupero delle informazioni da parte dello studente. Fornire una
griglia all'alunno pu risultare un'operazione utile per indurlo ad auto-organizzare i propri apprendimenti
e, dunque, promuovere le sue abilit metacognitive.
Disporre di una mappa pu semplificare l'individuazione di connessioni tra eventi, rafforzare la
memoria visiva, affinare le abilit di sintesi e di schematizzazione dei contenuti e rappresentare un
ausilio fondamentale per gli studenti con bisogni educativi speciali.
Una mappa concettuale, infatti, non fa altro che mostrare graficamente una rete di relazioni tra concetti.
Le connessioni tra gli elementi raffigurati possono essere di varia natura: sequenziali, cronologiche,
temporali e, in virt della loro eterogeneit, rispondono ai diversi stili di apprendimento degli alunni.
Indurre gli allievi ad elaborare proprie mappe concettuali, dunque, non risulta utile solo alla verifica
degli apprendimenti, ma pu servire all'insegnante per evincere lo stile di apprendimento privilegiato
da ciascuno, le capacit di sintetizzare e raccordare eventi, esperienze e informazioni.
Sul piano didattico, potrebbe essere utile che le scuole raccolgano e archivino mediatori didattici come
le mappe concettuali elaborate dai docenti e dagli studenti, anche al fine di un loro pi veloce e
successivo utilizzo.
2) Quanti sono i cicli di istruzione nell'ordinamento scolastico italiano?
Il sistema scolastico italiano, qual in seguito alla Riforma Moratti (Legge 28 marzo 2003 n. 53, Definizione
delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni dell'istruzione e formazione
professionale), strutturato in tre cicli di istruzione:
l'istruzione primaria, costituita dalla scuola primaria di durata quinquennale; l'istruzione secondaria , che
comprende la scuola secondaria di primo grado, triennale e la scuola secondaria di secondo grado (ex
scuola media superiore) di durata quinquennale; l'istruzione superiore, comprendente l'Universit, l'Alta
Formazione Artistica, Musicale e Coreutica e la formazione professionale superiore. Si tende per a dividere
il sistema scolastico in due soli cicli: il primo ciclo, che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria
di primo grado, e il secondo ciclo che comprende la scuola secondaria di secondo grado. Pi nel dettaglio,
gli istituti di secondo grado acquisiscono la denominazione di licei se costituiti soltanto con percorsi liceali;
acquisiscono la denominazione di istituti tecnici se costituiti da soli percorsi del settore eco nomico e del
settore tecnologico dell'istruzione tecnica; acquisiscono la denominazione di istituti professionali se
costituiti da soli percorsi del settore servizi e del settore industria ed artigianato dell'istruzione professionale.
Gli istituti nei quali sono presenti ordini di studio differenti assumono la denominazione di istituti di
istruzione secondaria superiore.

3) Cosa si intende per autonomia scolastica e su quali norme si fonda?


Il quadro delle prerogative di cui alla quinta risposta si ricava dal D.P.R. n. 275 del1999, recante il
Regolamento attuativo dell'autonomia scolastica. La Legge 15 marzo 199 7 n. 59 Delega al governo per
il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma della p.a.e per la
semplificazione amministrativa -c.d. Legge Bassanini, dal nome dell'estensore (che allora ricopriva la
carica di Ministro della Funzione pubblica, mentre Luigi Berlinguer era, nello stesso governo, Ministro
dell'Istruzione)- quella istitutiva dell'autonomia scolastica: l'art. 21 ha prodotto una rivoluzione nella
scuola, attribuendo personalit e autonomia giuridica alle istituzioni scolastiche, e la funzione dirigenziale ai
direttori didattici e ai dirigenti scolastici. L'articolo 21della Legge n. 59/1997 relativo all'autonomia delle
istituzioni scolastiche e degli istituti educativi. Successivamente alla citata Legge del 1997, l'autonomia delle
scuole stata riconosciuta di rango costituzionale, in virt della Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3
recante modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione: posta la distinzione tra potest legislativa

esclusiva e potestconcorrente, l'art. 117 stabilisce, tra altro, che l'istruzione materia di legislazione
concorrente Stato-Regione, ma fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione
dell'istruzione e della formazione professionale, che sono di esclusiva competenza regionale. La locuzione
salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche comporta che le scuole abbiano potest normativa di natura
analoga a quella degli enti locali, limitatamente ad alcune competenze (ad esempio, spetta al Collegio
docenti e ai Consigli di classe delineare gli obiettivi formativi e didattici per gli alunni). La scuola
dell'autonomia si apre nel senso dell'autonomia funzionale alla realt sociale territoriale, accogliendone
istanze ed energie alle quali adatta l'offerta formativa, la gestione, le risorse. Il D.Lgs. 30 giugno 1999 n. 233
(Riforma degli organi collegiali, territoriali della scuola a norma dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n.
59) ha recepito il modello di scuola aperta al territorio e gestita anche da rappresentanze di soggetti esterni.

4) Come si rapporta il POF alle esigenze relative al contesto culturale di riferimento?


Il POF deve essere conforme agli obiettivi educativi determinati a livello nazionale ma anche alle esigenze
formati ve presenti nel territorio. Nel contesto culturale, scolastico ed economico, di cui alla domanda, la
scuola deve prioritariamente attivare i rapporti con l'ente Regione, in quanto il Titolo V, Parte seconda, della
Costituzione, all'art. 117 (come modificato dalla Legge Costituzionale n. 3 del18 ottobre 2001) conferisce
alle Regioni (e fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche), in materia di istruzione, potest
normativa concorrente con lo Stato. Lo stesso va detto dei necessari rapporti con gli enti locali, in quanto
Comuni e Province hanno precisi compiti e oneri in relazione al funzionamento delle istituzioni scolastiche ed
educative (a norma .degli artt. 85,89,107, 159,190 e 201del D.Lgs. n. 297/1994, il Testo Unico delle
disposizioni legislative in materia di istruzione). Con la novella dell'art. 3 D.P.R. n. 275/1999,
completamente sostituito ad opera del comma 14, art. 1, L. 107/2015,il POF, che diventa Piano triennale
dell'offerta formativa (PTOF),si conferma strumento di dialogo della scuola con il contesto territoriale. Infatti,
il dirigente chiamato a promuovere i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realt
istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti nel territorio (...). Il quadro completo delle partership
possibili si ricava dall'art. 7 del D.P.R. n. 275/1999, commi 8 e 9, stabiliscono che le scuole, sia
singolarmente che collegate in rete, possono stipulare convenzioni con Universit sta tali o private, con
istituzioni, enti, associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendano dare il loro apporto alla
realizzazione di specifici obiettivi. Le istituzioni scolastiche possono promuovere e partecipare ad accordi e
convenzioni per il coordinamento di attivit di comune interesse che coinvolgano, su progetti determinati,
scuole, enti, associazioni del volontariato e del privato sociale. Il decimo comma del citato decreto stabilisce,
poi, che le istituzioni scolastiche possono costituire o aderire a consorzi pubblici e privati per assolvere
compiti istituzionali coerenti col Piano dell'Offerta Formativa, e per l'acquisizione di servizi e beni che
facilitino lo svolgimento dei compiti di carattere formativo.

5) Su quale articolo della Costituzione si fonda la libert di insegnamento?


La libert di manifestazione del pensiero (art. 21Cost.) costituisce il principio fondante la libert di
insegnamento (art. 33, comma l, Cost.). L'insegnante,similmente al libero professionista
(cfr.C.cost.l6/1980),fornisce la prestazione professionale dell'insegnamento con il vincolo della
subordinazione in quanto pubblico dipendente, restando per libero di insegnare e di trasmettere il sapere
con la metodologia e i contenuti che ritiene pi utili allo sviluppo culturale dei discenti. Nella Convenzione
europea dei diritti dell'uomo e delle libert fondamentali, firmata nell950, la libert di insegnamento
strettamente collegata alla libert di pensiero della quale una manifestazione. Lo conferma anche il testo
dell'art. l D.Lgs. 297/1994 (Testo unico istruzione) che sancisce: la libert d'insegnamento intesa come
autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente ed diretta a promuovere, attraverso
un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazioni della personalit degli alunni. Anche nelle fonti
europee pi recenti si afferma tale legame tra libert di pensiero e di insegnamento (art.1O e art.14, Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione europea). Per tale motivo, l'insegnamento, pur essendo specificazione
della libert di pensiero, se ne distingue per il suo col legamento con la dimensione istituzionale che pone in
evidenza il suo carattere di pubblica funzione (CRISAFULLI). La libert di insegnamento diventa, in altri
termini, strumento attraverso il quale dare corpo alla libert e ai diritti del discente: diritto all'apprendimento,
diritto alla continuit dell'azione educativa, diritto alla diversit. Oggi merita particolare attenzione il principio
costituzionale della laicit dello Stato (artt. 7 e 8 della Costituzione) che si pone a garanzia del pluralismo
confessionale ln base a tale principio, in relazione al diritto all'istruzione di tutti gli studenti, appartenenti a

qualsiasi cultura e confessione religiosa, lo Stato si impegna a garantire senza discriminazioni, attuando il
pluralismo, un'istruzione laica; in questa prospettiva, con riguardo alla libert di insegnamento, laico,
ovvero non confessionale n ideologizzato, anche l'insegnamento.

6) Quali funzioni svolgono gli Uffici scolastici regionali?


Gli Uffici scolastici regionali sono uffici di livello dirigenziale generale o, in relazione alla popolazione
studentesca della relativa Regione, di livello non generale, cui sono assegnate determinate funzioni. L'USR
organizzato in uffici dirigenziali di livello non generale per funzioni e per articolazioni sul territorio con
compiti di supporto alle scuole, amministrativi e di monitoraggio in coordinamento con le direzioni generali
competenti. Tali uffici svolgono, in particolare, le funzioni relative: all'assistenza, alla consulenza e al
supporto degli istituti scolastici autonomi per le procedure amministrative e amministrativo-contabili in
coordinamento con la direzione generale per le risorse umane e finanziarie; alla gestione delle graduatorie e
alla gestione dell'organico del personale docente, educativo e ATA ai fini dell'assegnazione delle risorse
umane ai singoli istituti scolastici autonomi; al supporto e alla consulenza agli istituti scolastici per la
progettazione e innovazione dell'offerta formativa e per l'integrazione con gli altri attori locali; allo sviluppo di
reti di scuole; al monitoraggio dell'edilizia scolastica; all'utilizzo dei fondi europei. L'ufficio scolastico
regionale, inoltre, vigila sul rispetto delle norme generali dell'istruzione e dei livelli essenziali delle
prestazioni, sull'attuazione degli ordinamenti scolastici, sui livelli di efficacia dell'azione formativa e
sull'osservanza degli standard programmati; integra la sua azione con quella dei Comuni, Province e
Regioni, curando i rapporti con l'amministrazione regionale e enti locali per l'offerta formativa integrata,
educazione degli adulti, istruzione e formazione tecnica superiore e rapporti scuola-lavoro; assegna alle
istituzioni scolastiche le risorse di personale ed esercita tutte le competenze tutte le competenze comprese
le relazioni sindacali non attribuite alle istituzioni scolastiche o non riservate allamministrazione
7) Quali sono i criteri per l'azione del Comitato per la valutazione dei docenti?
La L. 107/2015, di riforma del sistema di istruzione, cd. Buona scuola, con il comma 129, ha sostituito
interamen te l'ar t. 11D.Lgs. 297/1994, introducendo il Comitato per la valutazione dei docenti,
precedentemente denomi nato Comitato per la valutazione del servizio dei docenti.
In base al nuovo art. 11, il Comitato costituito presso ogni istituzione scolastica, ha durata triennale ed
presieduto dal dirigente scolastico. Esso composto da:
tre docenti, due scelti dal Collegio docenti e uno dal Consiglio di istituto;
due rappresentanti dei genitori nella scuola dell'infanzia e nel primo ciclo di istruzione; un rappresentante
degli studenti e uno dei genitori per il secondo ciclo, scelti dal Consiglio di istituto;
un componente esterno scelto dall'Ufficio scolastico regionale.
Il Comitato agisce valutando i docenti sulla base dei seguenti criteri:
1) qualit dell'insegnamento e del miglioramento apportato alla scuola, anche in base al successo
formativo degli studenti;
2) risultati ottenuti dai docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e
dell'innovazione didattica e della collaborazione alla ricerca;
3) responsabilit assunte nel coordinamento organizzativo.
8) In cosa consistono le attivit funzionali all'insegnamento?
L'attivit funzionale all'insegnamento costituita da ogni impegno inerente alla funzione docente previsto
dai diversi ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le attivit, anche a carattere collegiale, di
programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, lavori
degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e l'attuazione delle deliberazioni dei predetti organi. Ne
consegue che le attivit funzionali all'insegnamento (art. 29 CCNL 2006-2009) richiedono:
adempimenti individuali che riguardano la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni, la correzione degli
elaborati, i rapporti individuali con le famiglie;adempimenti collegiali consistenti nella partecipazione alle

riunioni del collegio dei docenti, nonch alle attivit dei consigli di classe, di interclasse, di intersezione e
nello svolgimento degli scrutini ed esami con la compilazione degli atti relativi alla valutazione per un totale
di 40 ore annue.
Le attivit di carattere collegiale riguardanti tutti i docenti sono costituite da:
a) partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi compresa l'attivit di programmazione e verifica di
inizio e fine anno e l'informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e
sull'andamento delle attivit educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue;
b) la partecipazione alle attivit collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di intersezione. Gli obblighi
relativi a queste attivit sono programmati secondo criteri stabiliti dal collegio dei docenti; nella predetta
programmazione occorrer tener conto degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di classi
superiore a sei in modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue;
c) lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione.