Sei sulla pagina 1di 6

1.

Introduzione: l'affermazione delle forze anticolonialiste


Fenomeno intrinsecamente legato al sistema eurocentrico , il colonialismo
moderno vide l'inizio del suo processo di dissolvimento con il declino degli
Stati europei conseguente alle due Guerre Mondiali; dopo la Prima Guerra
Mondiale la Societ delle Nazioni cre l'istituto del mandato
internazionale, di applicazione limitata e per nulla risolutivo delle condizioni
di sottomissione delle colonie (in particolare, a non avere seguito furono le
istanze delle ex colonie tedesche e delle terre arabe appartenenti all'Impero
Ottomano); dopo la Seconda Guerra Mondiale il mandato internazionale fu
sostituito
dall'ONU
con
l'istituto
di
derivazione
britannica
dell'amministrazione fiduciaria (trusteeship), che costringeva la potenza
amministratrice a rendere conto della sua attivit davanti ad appositi organi
(tale istituto risultava quindi nettamente pi vincolante del precedente ed
avrebbe dovuto porre le basi del progressivo sviluppo politico ed economico
delle colonie in vista dell'autogoverno); nonostante ci, il processo di
decolonizzazione risult particolarmente travagliato e venne inflenzato da
USA e URSS, dando vita ad un forte rischio di satellizzazione degli Stati
indipendenti che via via sorgevano e sarebbero sorti. Se da parte di
Washington fu sempre assente solidariet aperta o sostegno efficace ai
patrioti, la macchina militare statunitense fu tuttavia spesso indirettamente
impiegata per reprimere guerre di liberazione ad esempio nel caso della
guerra indocinese - al fine di di evitare le implicazioni pi radicali del
processo di liberazione che avrebbero dato vita a un "vuoto di potere" che il
comunismo avrebbe potuto facilmente sfruttare; la paura della diffusione del
comunismo si rivel comunque, talvolta, positiva per la causa
dell'autodeterminazione dei popoli, anche se l'accezione "paternalistica"
dell'emancipazione coloniale (tipicamente statunitense) fin spesso per
neutralizzare la spinta per un rinnovamento sostanziale della struttura dello
Stato neo-indipendente. Diversamente dagli Stati Uniti, l'URSS, non solo
aveva teorizzato l'anticolonialismo, lo aveva praticato rinunciando ai privilegi
di cui godeva in terre abitate da altre nazionalit, come in Cina ed in Turchia,
e difendendone attivamente i princpi sul piano internazionale; tuttavia, lo
schematismo marxista
ridusse l'anticolonialismo ad una funzione
eminentemente strumentale ai fini della lotta di classe, nella cui ottica la
fase coloniale era valutata alla stessa stregua della fase capitalistica, di cui
avrebbe costituito lo stadio ultimo e supremo. Dopo la morte di Stalin (la cui
politica estera non si era occupata direttamente dell'emancipazione dei
popoli coloniali per concentrarsi sul rafforzamento strategico in Europa) ed il
XX Congresso del PCUS del 1956, una nuova sensibilit di Mosca per le
esigenze ed i diritti dei paesi ex-coloniali non classificabili come democrazie
popolari scatur in parte dagli esiti della Conferenza di Bandung, con

l'intesa degli Stati afroasiatici sui punti della coesistenza e della non
interferenza, e in parte dalle prove di anti-imperialismo venute dall'azione di
governo di alcuni regimi borghesi del gruppo neutralista; la funzione
emblematica del socialismo fu ulteriormente rivalutata dalla vittoria del
comunismo in Cina, in uno Stato semi-coloniale e aperto all'interferenza
degli imperialismi occidentale e giapponese; intanto, nello stesso frangente,
l'assistenza americana a Chiang Kai-shek aveva confermato il sospetto di una
potenziale tendenza neo-imperialista degli Stati Uniti e la coincidenza
necessaria fra capitalismo e colonialismo.
2. La Conferenza afroasiatica di Bandung e l'emergere del "non
allineamento"
Una funzione importante nella formazione del nuovo clima internazionale in
cui la questione coloniale si sarebbe sviluppata ebbe la Conferenza che
ebbe luogo tra il 18 ed il 24 aprile 1955 a Bandung, in Indonesia. La
Conferenza, convocata su iniziativa di India, Pakistan, Ceylon (oggi Sri Lanka),
Birmania e Indonesia, scaturiva dalla fase finale della crisi indocinese e dalle
discussioni che l'avevano caratterizzata, culminate nella firma del trattato
istitutivo della SEATO (settembre 1954); in origine essa non era ispirata da
alcun comune progetto di non allineamento rispetto agli schieramenti della
Guerra Fredda (basti pensare che fra gli Stati invitati alcuni, come il Pakistan,
le Filippine ed il Giappone, erano legati all'Occidente, altri, come la Cina,
palesemente schierati con l'URSS) e prevedeva la partecipazione dei soli
paesi asiatici di recente indipendenza; l'estensione dall'ambito asiatico a
quello afroasiatico ebbe luogo con l' iniziativa di invitare alcuni paesi arabi e
africani di recente o prossima indipendenza o di importanza risolutiva per
l'ampliamento dei consensi (si unirono cos alla Conferenza Egitto, Siria,
Libano, Liberia, Sudan, Etiopia e Costa d'Oro oggi Ghana - ). Malgrado
l'eterogeneit di provenienza e linea politica internazionale delle delegazioni
presenti, tutte consideravano di importanza capitale il tema degli
schieramenti nell'assetto bipolare e la valutazione dei costi impropri
che lo scontro sovietico-americano imponeva a tutto il globo,
compromettendo le eventuali iniziative di sviluppo (come il piano di Colombo,
nato nel 1950 su iniziativa britannica e coinvolgente i paesi asiatici del
Commonwealth, dal quale gli stessi promotori della Conferenza di Bandung
avevano tratto ispirazione). A tali temi alcuni tra i partecipanti pi illustri
(Nehru, Sukarno, Nasser, U Nu e Zhou Enlai) affiancarono nel corso del
dibattito l'analisi di alcuni principi generali (in particolare diritto di
autodeterminazione nazionale e condanna del colonialismo) che avrebbero
dovuto svilupparsi quali linee-guida del non allineamento, il quale si
configurava, testualmente, come l'astensione "dal partecipare ad accordi di

difesa collettiva volti a servire gli interessi particolari delle grandi potenze".
Nonostante il suo valore prevalentemente simbolico, la Conferenza ebbe
dunque un impatto notevole sul panorama internazionale e sul delineamento
dei principi del suo futuro ordinamento, non solo per il manifestarsi della
nascente coalizione neutralistica ma anche per l'emergere dei primi segnali
della volont cinese di sviluppare nel mondo afroasiatico una politica non del
tutto omogenea rispetto a quella sovietica.
2.1 Lo svolgimento dei lavori
I paesi presenti a Bandung furono 29, di cui 6 rappresentanti l'Africa (3 di
essi erano arabi); precisamente, parteciparono: Birmania, Ceylon, India,
Indonesia, Pakistan, Afghanistan, Arabia Saudita, Cambogia, Cina, Egitto,
Etiopia, Filippine, Ghana, Giappone, Giordania, Iraq, Iran, Laos, Libano,
Liberia, Libia, Nepal, Siria, Sudan, Thailandia, Turchia, Vietnam del nord,
Vietnam del sud, Yemen; le varie delegazioni erano guidate dai rispettivi primi
ministri, o, in assenza di essi, da ministri di grado elevato; in qualit di
osservatori erano stati ammessi a Bandung i rappresentanti dei movimenti di
liberazione d'Algeria, Marocco e Tunisia. Mancando un ordine del giorno, le
potenze invitanti avevano provveduto a redigere qualche giorno prima
dell'apertura dei lavori l'elenco di quelle che sarebbero state le tematiche
salienti:

cooperazione economica

cooperazione culturale

problema dei popoli non indipendenti

diritti dell'uomo e diritti dei popoli a disporre di loro stessi

energia nucleare

armi di distruzione di massa

lotta per la pace e la cooperazione mondiale

Alla vigilia dell'inaugurazione furono concordate le regole procedurali, che


portarono il Primo Ministro indiano Nehru ad assumere la leadership della
Conferenza; venne stabilito inoltre che non si sarebbe proceduto a votazioni
sugli argomenti trattati e che le decisioni sarebbero state considerate
definitive solo quando su di esse si fosse manifestato un vasto "consenso
d'opinione". Conclusa la sessione plenaria, aperta da un discorso del
presidente della Repubblica indonesiana Ahmed Sukarno, il dibattito continu
all'interno dei singoli comitati politico, economico e culturale nel cui

ambito furono costituiti dei sottocomitati; le questioni pi importanti vennero


trattate tra il 20 ed il 23 aprile dal comitato politico, alle cui sedute presero
parte i principali esponenti delle diverse delegazioni; in tale contesto,
ciascuna parte espresse le proprie tesi, che in linea di massima erano gi
state puntualizzate in una serie di incontri svoltisi prima dell'inizio dei lavori
(a Nuova Delhi ai primi di aprile ed a Rangoon il 14 aprile): la Francia fu la
prima grande accusata per la gestione dei rapporti con il Nordafrica e con i
movimenti di liberazione sorti al suo interno; tra gli altri territori dipendenti
furono citati espressamente il caso della Nuova Guinea occidentale
rivendicata dall'Indonesia e delle zone meridionali dello Yemen, ma il dibattito
si interess anche dell'Africa subsahariana, della Malesia, di Aden e di Cipro; i
principali elementi di discussione e di attrito si rivelarono il concetto di
imperialismo e la sua estensione alla politica di potenza dell'URSS in
Europa e nel mondo, il diritto alla difesa attraverso trattati militari,
le scadenze della decolonizzazione; di grande rilievo, viste le finalit della
Conferenza, fu la dichiarazione di principio sui popoli dipendenti compresa nel
comunicato finale, nella quale, anticipando il tenore della risoluzione sul
colonialismo approvata dall'ONU cinque anni pi tardi, si defin il
colonialismo stesso quale un male cui porre fine al pi presto, configurando
esso "la negazione dei diritti fondamentali dell'uomo" ed una
"contraddizione con la Carta delle Nazioni Unite".
3. Il Movimento dei Non Allineati
Al termine della Conferenza di Bandung venne redatto un Documento in 10
punti, la Dichiarazione per la promozione della pace nel mondo e la
cooperazione, nel quale si proclamava luguaglianza tra tutte le nazioni, il
sostegno ai movimenti impegnati nella lotta al colonialismo, il rifiuto delle
alleanze militari egemonizzate dalle superpotenze, ed infine alcuni principi
fondamentali di cooperazione politica internazionale tra i Paesi aderenti.
Attraverso la Conferenza di Bandung, i Paesi del Terzo Mondo ebbero
lopportunit di affermarsi sulla scena mondiale. Nel 1957 si svolse la
Conferenza del Cairo, dalla quale emerse una dura condanna
allimperialismo ed al colonialismo, e nel 1961 si giunse alla Conferenza di
Belgrado, che sanciva ufficialmente la nascita del Movimento dei Paesi
Non Allineati (NAM). Questo movimento fu fortemente voluto
principalmente da 3 leader: Tito, Nehru, e Nasser, capi di stato
rispettivamente di Jugoslavia, India ed Egitto. La partecipazione al movimento
della Jugoslavia ebbe una doppia valenza: mentre da un lato sanciva
laffermazione di indipendenza dallinfluenza dellUnione Sovietica, dallaltro
costitu un elemento di legame tra lEuropa ed il Terzo Mondo. A partire da
Belgrado, il movimento si defin come un movimento dimpegno per la pace e
la condanna del neocolonialismo, non come un terzo blocco situato in
posizione passiva tra i due gi esistenti. In questi anni i Paesi del Terzo Mondo
guardavano con fiducia ad una via alternativa alla suddivisione ed allo

sviluppo del mondo.


Nel 1964 si tenne a Ginevra la Prima Conferenza delle Nazioni Unite
per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) che rappresentava un
importante momento di confronto tra i Paesi del Primo e quelli del Terzo
mondo. I Paesi in via di sviluppo, divenuti indipendenti di recente, assunsero
una posizione politica comune, e redassero e firmarono una dichiarazione
detta dei 77, in quanto firmata da ben 77 Paesi membri dellONU. In
questo documento si dichiarava di accettare il commercio internazionale
come strumento di inserimento nella societ internazionale. Il gruppo dei 77
era di fondamentale importanza, in quanto ricopriva il ruolo di portavoce
delle posizioni dei Paesi in via di sviluppo, che avrebbe espresso a tutte le
successive conferenze dellUNCTAD ed ai successivi vertici dei Non Allineati.
Sempre nel 1964 si tenne un secondo vertice al Cairo del Movimento dei
Non Allineati, dove si denunciavano limperialismo, il neocolonialismo, e
lingerenza degli stati stranieri pi sviluppati negli affari interni dei Paesi in
via di sviluppo. Durante la conferenza, si sanc anche il cosiddetto rispetto
delle frontiere.
Nel 1967 si riun il gruppo dei 77 e venne adottata la Carta di Algeri, nella
quale si fece il punto sugli obbiettivi che erano stati posti a Ginevra, e su
quelli da raggiungere in futuro.
Nel 1970 a Lusaka, si tenne il terzo vertice del Movimento dei Non
Allineati, al termine del quale vennero alla luce due aspetti importanti. Il
primo riguardava la decisione presa dai Paesi del Terzo Mondo di iniziare ad
effettuare controlli su quelli che sono gli investimenti stranieri nei propri
Paesi. Il secondo riguardava invece la sempre pi evidente mancanza di
coesione del fronte arabo.
Nel 1973 si ebbe il Vertice di Algeri, che assunse importanza fondamentale
in quanto vennero poste le basi per un Nuovo Ordine Economico
Internazionale (NOEI), fondato sulla sovranit sulle risorse naturali da parte
del Paese che le possiede, e sul controllo nazionale sugli investimenti privati
esteri. I Paesi del Terzo Mondo iniziarono a prendere pienamente coscienza
della loro indispensabilit per loccidente, in quanto possessori di materie
prime come il petrolio, e decisero di coordinare la loro forza dazione. Il
Vertice di Algeri rappresent proprio un punto di collegamento tra i Paesi Non
Allineati e il Nuovo Ordine Economico Internazionale. Rilevante fu la
partecipazione al Vertice, in qualit di osservatori, di altri Paesi dichiaratisi
neutrali, come Austria, Finlandia e Svezia. Da segnalare, sempre rimanendo
nel contesto di questo vertice, fu la proposta avanzata dal leader libico
Gheddafi, che riguardava lesclusione della flotta statunitense e sovietica dal
mediterraneo, e le riparazioni che le ex-potenze coloniali avrebbero dovuto
pagare alle ex-colonie. Il 1 maggio 1974 venne adottata in sede di Sessione
Speciale dellAssemblea Generale delle Nazioni Unite proprio lintera
impostazione teorica e politica della Conferenza di Algeri.
Negli anni successivi il NAM venne messo in grave difficolt da contraddizioni
presenti al suo interno, quali guerre e stermini tra i paesi poveri, lotte e
rivalit tra paesi di stampo socialista, ma soprattutto dalla forte crescita di
alcuni paesi del Terzo Mondo accanto alla forte povert di altri. La fine del
bipolarismo fu accompagnata proprio dalla crisi del NAM, che pian piano con

la scomparsa dei suoi prestigiosi promotori a partire dagli anni 70 e 80 perse


la sua influenza originaria, per poi recuperarla solo in tempi pi recenti.