Sei sulla pagina 1di 35

II bozza

ERACLITO DEFESO
LE MUSE O DELLA NATURA
(Ipotesi di ricostruzione, 2011)
*I. SUL TUTTO* 1
1. INTRODUZIONE
Sapere, giustizia, false apparenze
<Eraclito, figlio di Blosone,
nipote di Eracon(t)e (?), di Efeso, domanda:>
1. Si da` (?) conoscenza degli de`i e degli uomini,
dellunico ordinamento (kovsmou) del Tutto <?> 2 [F 81A]
2. Di Giustizia
i fuorilegge non avrebbero avuto bisogno 3
se cos` non fosse. [F 23]
3. Il piu` avveduto (tra gli uomini in vista)
sa infatti guardarsi da cio` che appare.4
E, certo, la stessa Giustizia
prendera` i forgiatori e testimoni di falsita`. [F 28]
4. <Anche> codesto Sole
che per natura
ha la larghezza di un piede umano,
non varchera` i limiti a lui pertinenti:
se oltrepassasse i suoi termini,
le Furie, guardiane della Giustizia,
lo scoverebbero.5 [F 3-94]
1
2
3
4
5

Per i sottotitoli tra gli asterischi riportati prima dei testi 1, 51, 106 e 154 cfr. DIOG. LAER. IX 5.
Vedi Heraclitea III.3.B/iii ad F 81A.
Leggo: Divkh" a[nomoi oujk a]n e[dhsan (= ejdevhsan).
Lezione del manoscritto con doppia lettura di dokeovntwn... oJ dokimwvtato".
Vedi Heraclitea III.3.B/iii ad F 3-94. [Lunione tra i due testi e` stata dimostrata dal papiro di

17

SERGE MOURAVIEV

Sapienza, Avviso, Discorso


5. Lo stolido ama
sbalordirsi ad ogni discorso (lovgwi). [F 87]
6. Tra quanti di cui
ho ascoltato i discorsi (lovgou"),
nessuno arriva al punto
di riconoscere
che la Sapienza (sofovn) da tutte le cose
e` separata (kecwrismevnon). [F 108]
7. f<Pure> ho ascoltato <il discorso (?)> di Senofaneg.6 [F 107E]
8. Che il Tutto sia un Dio
diviso <o> indiviso
generato <o> ingenerato
mortale <o> immortale,
e` giusto <che chi ne ascolta> lAvviso (Dovgmato")
<lo giudichi sapiente.> 7
Quanto a chi ascolta
non me, ma <il Discorso (Lovgou)>,
che riconosca:
e` Sapienza (sofovn) conoscere
tutte le cose <come> Uno.8 [F 50]

Derveni (cfr. G. BETEGH, The Derveni Papyrus: Cosmology, Theology and Interpretation, Cambridge,
Cambridge UP 2004, pp. 325 sgg.; T. KOUREMENOS G.M. PARA`SSOGLOU K. TSANTSANOGLOU,
The Derveni Papyrus, Firenze, Olschki 2006 (Studi e Testi per il Corpus dei Papiri Filosofici Greci
e Latini, 13), pp. 157-158) G.F.]
6 Vedi Heraclitea III.3.B/iii ad F 107E.
7 La particella pronominale ne e
` da riferirsi a Senofane (testo 7). LAvviso (dovgma) allude al
dovko" di Senofane B 34 DK. Le parole dovko" e dovgma sono entrambe, come la dovxa di Parmenide,
dei neologismi che utilizzano la radice dok- (cfr. dokevw, sembrare, apparire) e che designano lopinione, lapparenza; cfr. doxavsmata al testo 18. Il testo manoscritto suggerisce una lacuna tra giusto
e il successivo Quanto, e induce a pensare a un originario parallelismo tra due frasi, la prima riguardante Senofane e il suo Dogma, e la seconda concernente il Logos di cui parla Eraclito, parallelismo che un copista potrebbe aver confuso in una sola frase (per aplografia o per sopprimere una
dittografia). [Nella traduzione si e` reso Dovgma con Avviso per evitare la connotazione troppo soggettiva del termine moderno opinione G.F.]
8 Vedi Heraclitea III.3.B/i, iii ad F 50.

18

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

9. Perche la Sapienza (sofovn) <e`> una:


stabilire il sapere (gnwvmhn)
con cui si puo` governare (o{tehi kubernh=sai) 9
tutto tramite il tutto. [F 41]
2. LA STOLIDITA` DEGLI UOMINI E DEI LORO SAPIENTI
La sordita` degli uomini al Discorso
10. Benche codesto Discorso (lovgou) esista
perennemente
inconsapevoli (ajxuvnetoi) restano gli uomini
sia prima di udirlo
sia udendolo la prima volta.
Benche tutto accada
secondo codesto Discorso (lovgon),
inesperti sembrano costoro nellesperire
parole e azioni
quali quelle che espongo,
distinguendo secondo natura10
e mostrando comesse stanno. [F 1a]
11. Inconsapevoli (ajxuvnetoi): quando ascoltano
li si direbbe dei sordomuti:
di loro testimonia il detto
pur presenti, sono assenti. [F 34]
12. Increduli (a[pistoi): non meno incapaci
di ascoltare
che di parlare. [F 19]
13. Da cio` con cui hanno costantemente commercio,
il Discorso (lovgwi) *che inabita lintero universo*,
da quello si allontanano;
e le cose in cui ogni giorno simbattono
loro sembrano estranee. [F 72]

9
10

Lezione dei manoscritti con e[sti sottinteso.


Leggo con Ippolito: diairevwn kata; fuvsin.

19

SERGE MOURAVIEV

14. Infatti i piu` non afferrano


cio` in cui simbattono.
Per quanto istruiti, non lo riconoscono,
pur pensando di farlo. [F 17]
15. Quanto agli altri, gli sfugge
cio` che fanno da svegli,11
esattamente come
cio` che nel dormire12
dimenticano. [F 1b]
16. Non si deve agire e parlare
come dormienti,
ne come prole <di> genitori
<berciare>.13 [F 73-74]
17. Anche i cani abbaiano infatti
a coloro che non riconoscono. [F 97]
18. Le opinioni della gente:
giochi di fanciulli (ajquvrmata)! [F 70]

Omero ovvero La necessita` di Discordia


19. Gli uomini singannano ed errano
nella conoscenza delle cose manifeste
non diversamente da Omero,
che fra tutti gli Elleni
era il piu` sapiente.
Persino lui dei fanciulli,
mentre si schiacciavano i pidocchi,
ingannarono dicendo:
Cio` che visto e preso abbiamo,
lasciamo;
cio` che ne visto ne preso abbiamo,
portiamo.14 [F 56]
Ho tradotto gli per creare assonanze con la preposizione articolata e con svegli [G.F.].
Doppia lettura: come dimenticano cio` che <fanno> dormendo o come cio` che dormendo
dimenticano.
13 Leggo oujd j... <uJlaktein>. Vedi Heraclitea III.3.B/iii ad F 73-74.
=
14 La drammatica conclusione dellaneddoto e
` riportata dalle Vitae Homeri nonche da un fram11
12

20

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

20. fOmero singanna anche quando scrive:g


Possa perire Discordia tra de`i e uomini. [Il. XVIII 107]
fGiacche prega per la scomparsa di tutto:
e nemmeno Armonia sarebbe nata...g [F 9A,1-4]
21. <... e> pari a carne15 alla rinfusa
<sarebbe> il piu` bello dei generati... [F 124]
22. {... senza} hdisgiunzione ei congiunzione [F 122]
<di Ares e Afrodite,
di Discordia ( [Erido") e Amore ( [Erwto"),
di Conflitto (Polevmou) e Giustizia (Divkh").>16 [cfr. F 9A,5]
23. <Lo stesso Omero non dice:
Comune a tutti e` Enialio? [Il. XVIII 309]
E il suo epigono Archiloco di Paro
non ripete da lui:
In verita`, comune a tutti e` Ares?> [fr. 110 W; cfr. CLEM. Strom. VI 6, 1]
24. Necessario e` pero` che Conflitto (Povlemon),
essendo comune (xunovn), e Giustizia
veramente si amino.17
E tutto <e`> generato secondo Discordia ( [Erin)
e alla <sua> necessita` sottomesso. [F 80]
25. Il conflittuale (ajntivxoon) converge
e dai divergenti 18 <si genera>
la piu` bella Armonia.
E tutto nasce secondo Discordia ( [Erin). [F 8]

mento di Aristotele (PS.-PLUT. De vita Hom., 4; De poet., fr. 8 ROSS; cfr. G. COLLI, La sapienza greca,
vol. I, Dioniso, Apollo, Eleusi, Orfeo, Museo, Iperborei, Enigma, Milano, Adelphi 1990, 7 [A11], pp.
347-349 e commento a pp. 436-437): Omero si lascia morire per lo sconforto (dia; th;n ajqumivan) di
non saper sciogliere lenigma dei fanciulli [G.F.].
15 Nota crux eraclitea: molti interpreti ricostruiscono savrma (rifiuti), mentre Mouraviev ripristina la lezione originaria savrx, in accordo al criterio della lectio difficilior, oltre che per altre ragioni
testuali [G.F.].
16 La sequenza 20-22 e
` una ricostruzione ipotetica.
17 Leggo adesso: eu\ de; crhv...; ejrein ionico = ejran attico (vd. Heraclitea IV.A ad loc.).
=
=
18 Probabile allusione allunione di Ares e Afrodite di cui parlano i testi 22 e 24.

21

SERGE MOURAVIEV

26. <Infatti> Conflitto (Povlemo")


di tutto e` padre,
di tutto e` re;
e gli uni designa come de`i,
gli altri come uomini;
gli uni fa schiavi,
gli altri liberi. [F 53]
27. Conflitto (Povlemo") e Zeus sono il medesimo. [F 13B]

Omero e Archiloco ovvero Il destino delle anime morte


28. <Il poeta anche si lamenta che:>
Alla propria sorte (Moiran
= ) nessuno sfugge degli uomini,
ne il vile ne il coraggioso, per il mero fatto dessere nati. [Il. VI 488-489] [F 105b]
<E Archiloco ne segue le orme:>
La sorte peggiore ricade ognora sui morti. [fr. 133, 3 W]
29. Una <sorte> attende
i defunti
che costoro non sperano
ne si fingono. [F 27]
30. Che accada agli umani
cio` che desiderano,
non e` il meglio. [F 110]
31. Una volta nati
desiderano a lungo vivere 19
e subire destini di morte (movrou"),
ovvero riposare in pace,
e figli lasciano
affinche destini di morte (movrou") rinascano. [F 20]
32. Poiche sorti mortali (movroi) piu` belle
piu` bei destini (moivra") riscuotono. [F 25]
33. Gli onori
de`i e uomini
mettono al giogo. [F 132]

19

Leggo dh;n genovmenoi. Vedi Heraclitea III.3.B/i, iii ad F 20.

22

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

34. Gli uccisi da Ares (ajrhifavtou") <pero`>


gli de`i li onorano e gli uomini. [F 24]
35. Le anime uccise da Ares
son piu` pure <di quelle morte> per malattia. [F 136]
[...]
36. Cio` che e` nella tomba (del corpo?)
puo` <ancora> risorgere
e divenire guardiano 20
che veglia sui vivi
e sui morti. [F 63]
37. Quanto ai cadaveri,
da gettare son piu` dello sterco! 21 [F 96]
38. QuestOmero davvero merita
di essere espulso dalle gare
e di venir preso a nerbate.22
E Archiloco ugualmente. [F 42]

Esiodo o La natura del giorno


39. Il maestro dei piu` (didavskalo" de; pleivstwn), Esiodo!
Ha fama di saper quasi tutto,
lui che ne la notte ne il giorno
riconobbe, quando sono lo stesso. [F 57]
40. <E> alcuni <giorni>
li dichiara fausti, altri infausti,
ignorando che di ciascun giorno
la natura e` una <e la stessa>.
fUn giorno e` come ogni giorno.g [F 106]
41. Se non ci fosse il Sole,
per via degli altri astri
notte (eujfrosuvnh) sarebbe. [F 99]
20 Leggo ejn qavpwi (= tavfwi) d ejovnti ejsti;n e[ti ajnivstasqai kai; fuvlaka givnesqai... Vedi Heraclitea
III.3.B/i, iii ad F 63.
21 Su questo frammento si veda nel presente volume il saggio di L. Saudelli, che analizza anche
la relativa tradizione dossografica [G.F.].
22 Espressione pressoche
tecnica, che indica lespulsione di chi veniva sconfitto negli agoni poetici (cfr. A.M. BATTEGAZZORE, Gestualita` e oracolarita` in Eraclito, Genova, Istituto di Filologia Classica e Medievale 1979) [G.F.].

23

SERGE MOURAVIEV

42. <Anche se> fla Notte he` realmentei la prima dea...g [F 13A]
43. f... il Sole e` pure la fonte
della luce celeste.g [F 70B]
44. Di vespero e aurora 23
i confini: lOrsa,
e di fronte allOrsa:
leccesso (kovro") di Zeus risplendente.24 [F 120]
45. fQuanto a Omero,g <per lui
fin la medesima notte
da se stessa diverge:>
fgiacche dice chEttore e Polidamanteg
la medesima notte nacquero [Il. XVIII 251],
<pur essendo cos` diversi tra loro!> [F 105a]

Pitagora, Senofane, Ecateo ovvero La multiscienza


46. Pitagora, figlio di Mnesarco,
si esercito` piu` di tutti
nellindagare gli uomini
e selezionando degli scritti si forgio`
la propria sapienza (sofivhn),
multiscienza (polumaqivhn),
fraudolenza (kakotecnivhn).25 [F 129]
47. Giacche di molte cose lesperto devessere
lamante della sapienza (a[ndra filovsofon)! 26 [F 35]
48. Principe e` dei sacrificatori <della verita`> (kopivdwn).27 [F 81]

Ho invertito i due nomi per ragioni eufoniche del verso italiano [G.F.].
Leggo adesso: kovro" (= qoros) aijqrivou Diov" (vd. Heraclitea IV.A ad loc.).
25 La traduzione imita lambiguita
` sintattica delloriginale.
26 Il frammento ci e
` pervenuto al plurale. La sintassi dellespressione attributiva e` reversibile: I
ben esperti di molte cose devono davvero essere amanti della sapienza (cfr. Heraclitea III.3.B/iii ad
loc.). [E` interessante osservare come questa precoce occorrenza testuale di un termine destinato a
unenorme fortuna sia stata prodotta in un contesto polemico e ironico, e con un sottinteso rovesciamento, quasi a contrassegnare il carattere controverso e paradossale di quella che in Occidente sarebbe divenuta la forma piu` elevata e ambiziosa di sapere razionale G.F.].
27 Frammento intraducibile, dato che kopivdwn e
` contemporaneamente il genitivo plurale di due
parole differenti, delle quali una significa impostore e laltra coltello sacrificale (cfr. Heraclitea
III.3.B/iii ad loc.). [Nella traduzione ho aggiunto il riferimento alla verita` per rendere il senso cognitivo della metafora G.F.].
23
24

24

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

49. La multiscienza non insegna la ragione (novon):


lavrebbe insegnata a Esiodo,
e a Pitagora,
e altres` a Senofane,
come a Ecateo. [F 40]
50. Dove` dunque
la loro ragione, la loro mente (novo" h] frhvn)?
Uno va intonando i canti del volgo,
laltro se ne erige a maestro,
non sapendo che
molti sono i malvagi,
pochi i buoni. [F 104]
*II. SULLA CITTA`*
3. LA RARITA` DELLA VIRTU`
Biante e Ermodoro ovvero Due veri sapienti
51. A Priene stava Biante,
figlio di Teutames,
il cui discorso (lovgo") sopravanza quello degli altri:
fe i Prienesi gli dedicarono un recinto sacro, il Teutameo.
Fu lui a dire: I piu` son malvagi.g [F 39]
52. Uno per me
val diecimila
allorquando e`
il migliore;
men che nulla glinnumeri molti.28 [F 49]
53. Giacche una cosa fra tutte
prediligono i migliori:
sempiterna gloria.
Quanto alla folla dei mortali,
si soddisfano al pari di bestie,
col ventre e le loro vergogne (aijdoivoisi),
e tutto cio` che e` infimo in noi,
misurando il loro benessere. [F 29]
28

Per le integrazioni ai testi 51, 52 e 53, vedi Heraclitea III.3.B/i, iii ad F 39, F 49 e F 29.

25

SERGE MOURAVIEV

54. Che non vi manchi


la ricchezza, o Efesii,
affinche splenda
la vostra miseria. [F 125A]
55. Il popolo deve battersi
per la propria legge (novmou),
quella veramente legittima (nomivmou),29
al pari delle proprie mura. [F 44]
56. Legge e` anche obbedire
al volere di uno. [F 33]
57. Meriterebbero gli uomini dEfeso
di impiccarsi tutti,
e di lasciare la citta` agli impuberi,
loro che Ermodoro,
il piu` valente tra loro,
bandirono con le parole:
Che non ci sia nessuno piu` valente tra noi,
e senno`,
che se ne vada altrove e tra gli altri. [F 121]

I vizi nocivi alla sapienza


58. Arduo e` combattere lira (qumw=i):
poiche cio` che vuole
lo acquista a prezzo dellanima. [F 85]
59. E piu` dellira (qumwi= ) e` arduo
il piacere combattere. [F 7A]
60. La presunzione, mal sacro. [F 46a]
61. Larroganza (u{brin) va estinta
ancor piu` di un incendio. [F 43]
62. Lignoranza (ajmaqivhn), meglio nasconderla:
nasconderla e` meglio
che metterla in piazza,
ma e` arduo per accidiosi e beoni. [F 95-109]
29 Leggo uJpe;r tou novmou, uJpe;r tou ge nomivmou. [Il secondo termine, nomivmou, include la conno=
=
tazione di legge non scritta, costume, e precisa il significato specifico e insieme universale del novmo"
di cui parla il testo G.F.].

26

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

63. Alluomo e` divinita` (daivmwn) il <proprio> ethos.30 [F 119]


64. <Ma> ladulto e` un bambino
dinanzi al dio (daivmono"),
come un fanciullo dinanzi alladulto. [F 79]
65. Poiche lethos degli uomini
non ha alcun sapere (gnwvma"),
31
mentre il divino (qeion
= ) s`. [F 78]
66. Su cose tanto gravi
non congetturiamo a vanvera. [F 47]
4. LARTE DI CONOSCERE
Apollo, la sibilla e la natura
67. Il Signore,
il cui oracolo e` in Delfi,
non parla ne nasconde,
bens` suggerisce (shmaivnei).32 [F 93]
68. <E> la sibilla,
che con bocca delirante
proferisce cose non risibili,
prive di ornamenti e di aromi,
travalica con la sua voce i millenni,
per forza del dio. [F 92]

Sul significato da dare a h\qo" si veda sotto, nota al testo 65 [G.F.].


Cfr. testi 63-65. Nellutilizzo che ne fa qui Eraclito la parola h\qo" designa una nozione arcaica
scomparsa con lui e, di conseguenza, intraducibile: quella di rifugio, di abitacolo dellanima, di cio`
che ospiterebbe in noi quello che oggi chiamiamo il nostro psichismo, e che in particolare conterrebbe le nostre conoscenze. Nel testo Eraclito sostiene precisamente la vacuita` di questa nozione:
secondo lui, come vedremo (testi 87-105), ogni nostro sapere e` divino e acquisito dalla nostra ragione
tramite il suo contatto con lAmbiente grazie allintermediazione dei sensi e della respirazione. Senza
tale contatto il nostro h\qo" non sarebbe che una tabula rasa.
32 Il frammento secondo Mouraviev esprime una riserva critica di Eraclito circa la poca chiarezza delloracolo delfico; per altri interpreti, soprattutto in a`mbito filosofico (come Colli, ma cfr.
anche linterpretazione di Heidegger), il frammento invece si rifa` allambiguita` enigmatica delloracolo di Delfi come al modello sapienziale seguito da Eraclito. In ogni caso, la critica risulta esplicita
dal testo 75 [G.F.].
30

31

27

SERGE MOURAVIEV

69. Ma del sapere (gnwvsew") gli abissi


la buona incredibilita` (ajpistivh ajgaqhv) copre;
e` infatti per lincredibilita` (ajpistivhi) 33
che si velano,
per non farsi conoscere. [F 86]
70. La natura ama occultarsi. [F 123]
71. Larmonia non manifesta
della manifesta e` piu` forte. [F 54]
72. <Il ricercatore deve sperare:>
se non spera linsperato
non trovera`
cio` che (o perche) e` introvabile e inaccessibile.34 [F 18]
73. ColORO
che cercano lORO (crusovn)
molta terra rivoltano
e poco lORO trovano (C jeuJRivskoUSin ojlivgON).35 [F 22]
74. Ho cercato (ejdizhsavmhn) da me medesimo.36 [F 101]
75. Non umanamente
bens` grazie al dio,
piu` della sibilla37
ho fatto chiarezza. [F 16A]

Occhi, orecchi e anima


76. Quanto si vede si ode si studia,
questo io prediligo.38 [F 55]
<Perche occhi e orecchi son testimoni di verita`.>
77. Certo, gli occhi rispetto agli orecchi
son testimoni piu` esatti. [F 101A]
Si puo` intendere la parola nel senso sia dellincredulita` che dellinverosimiglianza.
La traduzione imita parzialmente lambiguita` sintattica delloriginale: linsperato puo` andare o con spera o con non trovera`. Nel secondo caso bisogna rimpiazzare in italiano cio`
che con perche.
35 Poco trovano... di che cosa? La riposta e
` data nellanagramma CRUSON.
36 La costruzione della frase di per se
e` transitiva; ma qui, nel contesto presente, preferisco interpretarla come un accusativo interno (ho cercato in base alla mia propria ricerca) (vd. nota al testo 103).
37 La sibilla e
` chiaramente la pizia di Delfi.
38 Questo frammento puo
` leggersi in modi diversi e contradditori. Cfr. Heraclitea III.3.B/iii ad
F 55 e IV.A ad loc.
33
34

28

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

78. <Eppero`> se una cosa qualunque


non fosse che fumo (kapnov")
le narici la conoscerebbero. [F 7]
<Gua`rdati comunque dagli uomini...>
79. ... che poggiando su cose malcerte
producono testimoni indegni di fede (ajpivstou"). [F 101B]
80. <Poiche> cattivi testimoni per gli uomini
son occhi e orecchi di quanti
han barbara lanima. [F 107]
81. <Giudici del vero per gli uomini son difatti le anime,
mentre le anime umide son pessimi giudici.>
82. Alle anime e` morte difatti diventare acqua.
[F 36 = HIPPOL. Ref. omn. haeres. V 16, 4] (cfr. 190)
83. <Ma> per le anime piacere
e non morte
e` diventare umide. [F 77a]
84. Allorche un uomo ha bevuto
guidare si lascia da un fanciullo
impubere, e barcolla,
non sapendo dove procede,
poiche umida ha lanima. [F 117]
85. ... a causa delle esalazioni del vino: lumidita` dellanima ottunde la vista e ludito. [cfr.
D 121]
86. Ha dimenticato
dove conduca il cammino. [F 71]

Anima, intelletto e Discorso


87. Luomo per natura e` privo di pensiero discorsivo (a[logon), la sua ragione (diavnoian) si
colloca fuori del corpo: solo e` intelligente (frenhre"
= ) e dotato di discorsivita` lAmbiente
(perievcon). [D 146, cfr. D 148]
88. Lanima e` diffusa in tutto il corpo ed essa stessa si trova ovunque... Piu` diffusa che
concentrata, essa viene emessa in modi diversi tramite gli organi dei sensi. [D 117]
29

SERGE MOURAVIEV

89. Infatti e` il Discorso (lovgo") divino, con cui lanima comunica per gli orifizi dei sensi, ad
essere giudice della verita`... [cfr. D 148]
90. Giudice di verita` e` il discorso (lovgon)... non uno qualsiasi, ma quello che e` Comune
(koinovn) e Divino... LAmbiente (perievcon) e` dotato di discorsivita` (logikovn) e di pensiero
(frenhre"
= ), e noi diventiamo coscienti (noeroiv) inspirando questo Discorso (lovgon) divino,
quando noi respiriamo. [F 107A] Nel sonno lo dimentichiamo, ma al risveglio siamo di
nuovo coscienti (e[mfrone"). Perche nel sonno, essendo chiusi gli orifizi dei sensi, la ragione
(nou"= ) che e` in noi si distacca dallAmbiente (perievcon) con cui faceva tuttuno, e conserva
un solo legame, come una radice, per mezzo della respirazione, e rimanendo staccata, perde la facolta` della memoria di cui era dianzi in possesso. [D 148]
91. Anche i dormienti <sono> operatori
fe cooperatorig
degli accadimenti del mondo (ejn [twi= ] kovsmwi). [F 75]
92. <Ma tutti questi accadimenti ai dormienti sfuggono, poiche i loro occhi e orecchi son
chiusi.> Tuttavia la loro ragione, per necessita` vitale sottoposta alla legge della respirazione
(?), preannuncia coi sogni nelle loro anime addormentate gli eventi futuri <che la Ragione
divina conosce>.39 [D 149]
93. fLanima <dei dormienti> e` come un ragno al centro della sua tela: non appena una
parte e` toccata, subito vi accorreg <e li sveglia>. [F 67A]
94. Ma durante la veglia, affacciandosi di nuovo agli orifizi dei sensi come a una specie di
finestra e ristabilendo il contatto con lAmbiente (perievconti), lintelletto recupera la sua
facolta` discorsiva (logikhvn). [D 148]
<Questo finche ce` luce; di notte invece il fuoco dellAmbiente (perievconto") si allontana.>

95. E allo stesso modo del carbone, che quando si avvicina al fuoco si accende in virtu` di
questo cambiamento ma si spegne se lo si allontana (= 96), cos` la parte dellAmbiente
(perievconto") che abita nel nostro corpo diviene quasi totalmente priva di ragione (a[logo")
se se ne allontana <anche se restiamo svegli>, mentre si fa un tuttuno col mondo (suvmfusin) allorche si fonde con esso per i suoi molti orifizi. E questo Discorso comune (lovgon
koinovn) e divino, partecipando al quale noi diventiamo razionali (logikoiv), e` il criterio di
verita`... [D 148]

39

D 149 = A 20 DK.

30

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

96. fI carboni ardenti


avvicina`ti al fuoco si accendono (ejxavptontai),
allontana`ti si estinguono.g [F 107Ab]
97. fAllorche siamo connessi alla sua memoria (mnhvmh"),
il vero diciamo;
allorche ce ne isoliamo (ijdiavswmen),
il falso.g [F 107B]
98. Luomo nella notte
accende (a{ptetai) 40 una luce a se stesso.
E` morto: gli occhi spenti, ma vivo,
allacciato (a{ptetai) al morto.41
Dorme: gli occhi spenti, (ma) sveglio,
allacciato (a{ptetai) al dormiente. [F 26]
99. <Perche di notte>
morte e` cio` che vediamo da svegli
e cio` che vediamo dormendo e` sonno. [F 21]
100. A tutti i desti
vi e` un mondo (kovsmo") comune (koinov");
ogni dormiente (koimwmevnwn)
al suo mondo privato (i[dion)
si volge. [F 89]

Discorso comune e Intendimento


101. Percio` seguire bisogna il Discorso comune (koinw=i lovgwi)
poiche COME UNO (xunov") e` il COMUNE (oJ koinov").42
Ma pur essendo esso COME UNO (xunou),
=
la piu` parte degli uomini vive
come se avesse un suo proprio intendimento (ijdivan... frovnhsin).43 [F 2]

40 Il verbo greco a{ptetai significa qui accende per se


, ma le due volte seguenti entra in contatto con. Le due accezioni sono pero` da tenere insieme, con una prevalenza di accendere la prima
volta, e di toccare nelle altre due.
41 Ho cercato di rendere con la vaga assonanza accende/allaccia la ripetizione polisemica del
verbo delloriginale [G.F.].
42 In effetti, xunov" e koinov" sono sinonimi: il primo e
` un termine ionico, il secondo attico, col
medesimo significato (comune), solo che il primo per Eraclito e` piu` eloquente in quanto contiene
xuvn (con). Trovo particolarmente riuscita la traduzione dellintero testo fatta da G.F.
43 Nei testi 101 e 105 Eraclito sostituisce la parola attica koinov" (cfr. 100) col suo sinonimo io-

31

SERGE MOURAVIEV

102. Comune (xunovn) a tutti e` il pensiero. [F 113]


103. Agli uomini tutti e` dato
di conoscer da se
e rettamente pensare (swfronein= ).44 [F 116]
104. Rettamente pensare (swfronein= ) e` somma virtu`
e sapienza (sofivh) il vero dire
e agire secondo natura, ascoltandola.45 [F 112]
105. Chi parla con senno (xu;n novwi)
deve basarsi su cio` che a tutti e` comune (xunw=i),46
come la citta` sulla legge,
e la citta` (Efeso) ancor piu` fermamente.
Poiche si nutrono
tutte le leggi umane
delluna divina / dellUno divino.47
Infatti puo` cio` che vuole,
a tutto basta,
in se sovrabbonda.48 [F 114]

nico xunov" (cfr. 102) non per introdurre una differenza di significato, bens` per trarre profitto dalle
potenzialita` etimologiche del secondo termine: 1) xunov" deriva da xuvn = suvn (= lat. con-, cum),
con; 2) il neutro xunovn e` leggibile come xu;n (ej)ovn, cio` che e` insieme, o come xuniovn = suniovn,
cio` che va insieme (participio di suvneimi; cfr. anche sunievn, cio` che comprende, participio di
sunivhmi); 3) il dativo xunw=i come xu;n nw=i (= novwi), con intelligenza.
44 Conoscer da se
equivale a conoscere indipendentemente, senza aiuto esterno (vd. nota al
testo 74).
45 La traduzione imita lambiguita
` sintattica delloriginale: e sapienza puo` andare o con virtu` o con il vero dire, che a sua volta puo` andare anche con e agire.
46 Eraclito gioca sullassonanza di xu;n nwi (con senno, intelligenza) e xunwi (su cio
` che e` co=
=
mune).
47 Ambedue le traduzioni sono possibili e devono essere mentalmente combinate tra loro.
48 Espressione che, come quella corrispondente della sazieta
` del fuoco, indica lautosufficienza
e linesauribilita` della legge divina [G.F.].

32

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

*III. SUL DIVINO*


5. LA LEGGE DIVINA
Dio e la legge dellUnita`
106. [1] LUno, la Sapienza (to; sofovn)
non vuole e vuole soltanto
col nome di Zeus-Vita (Zhnov") chiamarsi.
106. [2] La Sapienza non vuole solo Uno chiamarsi
e di Zeus-Vita (Zhnov") il nome vuole.
106. [3] LUno non vuole solo Sapienza chiamarsi
e di Zeus-Vita (Zhnov") il nome vuole.49 [F 32]
107. Il Dio: giorno notte,
inverno estate,
guerra pace,
sazieta` (kovro") fame.
E muta (rimanendo uno) 50 al pari del fuoco
che, mescolato allaroma (quwvmasin),51
prende nome secondo il piacere
di ognuno.52 [F 67]
108. Giacche al Dio tutto e` bello,
tutto buono e giusto,
mentre gli uomini prendono
alcune cose per giuste,
altre per ingiuste. [F 102]
109. Il divergente
costantemente converge. [F 83B]

49 Questo frammento e
` un capolavoro di polifonia, e ammette una buona ventina di interpretazioni sintattiche e semantiche differenti e complementari. La traduzione si limita a proporre le tre
interpretazioni principali, ciascuna delle quali contempla almeno una mezza dozzina di varianti.
50 jAlloioutai, parola che Eraclito e
` il primo a utilizzare, e che e` leggibile in due modi, come
=
ununica parola o come due (ajll joijou=tai).
51 Lespressione si direbbe avere una forte connotazione rituale (si veda su questo il saggio di R.
Di Giuseppe nel presente volume) [G.F.].
52 Il pronome ognuno e
` ambiguo e puo` designare tanto il profumo quanto colui che lo inala.

33

SERGE MOURAVIEV

110. <I piu`> non capiscono (xuniasin


= )
come lUno divergendo
con se stesso concorda: 53
retroversa (palivntropo") armonia
come nellarco e nella lira. [F 51]
111. <Essa> lega il torto e il non torto,54
il convergente e il divergente,
il consonante e il dissonante,
e da tutto <fa> lUno
e dallUno <fa> tutto. [F 10]

Lunita` del vivo e del morto, del desto e del dormiente,


del giovane e del vecchio
112. Per lUno e` lo stesso
il vivo e il morto,
lo stesso il desto e il dormiente,
il giovane e il vecchio:
perche questo, invertito, e` quello
e quello, a sua volta invertito,
e` questo. [F 88]
113. E infatti quando viviamo
le nostre anime muoiono
*e giacciono sepolte in noi,*55
quando moriamo
esse resuscitano e vivono. [F 107D]
114. Viviamo della morte di quelle,
della vita di quelle moriamo. [F 80C]
115. Vivono della nostra morte [F 77b],
<muoiono della nostra vita.>

53

Lespressione con se stesso e` ambigua: puo` andare sia con divergendo sia con concor-

da.
54 Allusione alle componenti torte o non torte dellarco e della lira. Cfr. anche la coppia di opposti consonante/dissonante.
55 Qui, come in altri testi, sembra essere sviluppata la nozione orfica dellanima sepolta nel corpo [G.F.].

34

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

116. Immortali mortali


mortali immortali: 56
vivendo la morte di quelli,
di quelli la vita morendo. [F 62]
117. Dunque il nome dellarco e` BIOS,57
ma la sua opera e` la morte. [F 48]
<La stessa cosa e` per lUno lo sveglio e il dormiente.>
....................................
<La stessa cosa e` per lUno il giovane e il vecchio.>
118. Al trentesimo anno e` possibile per luomo diventare nonno, perche egli e` pubere verso il suo secondo settennio, quando puo` emettere il seme, e colui che ha generato, venuto
allesistenza in meno di un anno, puo` a sua volta, verso il quindicesimo anno, generare un
cd
altro suo simile. [F 80B ]

119. Trentanni e` la durata di una generazione, o ciclo delle eta`, in cui un genitore ottiene
una progenie della propria progenie e la natura umana (sempre) ritorna da uninseminaba
zione allaltra.58 [F 80B ]

120. Poiche comune (xunovn) e` il principio e la fine


lungo il bordo del cerchio. [F 103]

Lunita` del buono e del cattivo, del piacevole e del doloroso


121. fStessa cosa e` <per lUno e per noi> il buono e il cattivo [F 5A],g
<il piacevole e il doloroso>.
122. La malattia la salute
rende piacevole e buona,
la fame la sazieta`,
la fatica il riposo. [F 111]

56 Lassenza di punteggiatura riflette la molteplicita


` (una dozzina) delle interpretazioni sintattiche possibili a seconda della possibile posizione della copula o delle copule omesse, e della distribuzione dei soggetti e degli attributi predicativi.
57 In greco bios, a seconda dellaccento che ai tempi di Eraclito non si scriveva, significa sia vita (bivo") sia arco (biov"): un indizio in piu`, fra innumerevoli altri, di quanto lautore facesse affidamento sulla percezione anzitutto visuale del suo testo scritto. Mantengo il termine greco in caratteri
maiuscoli, che ricorda la grafia originale e ha il vantaggio di veicolare nelle lingue moderne un significato intuitivo per quanto concerne la prima accezione [G.F.].
58 Ho tradotto con (sempre) ritorna il revertitur della fonte dossografica, allo scopo di enfatizzare lidea antica di un ritorno ciclico a sfondo cosmico [G.F.].

35

SERGE MOURAVIEV

123. In ogni caso i medici


che dappertutto tagliano e bruciano
non si lamentino di avere ingiusta mercede,
dato che gli stessi benefici producono
delle malattie. [F 58]
<E` loro, per gli uomini,
della sfortuna e della fame il rimedio,
124. ma> gli asini la paglia sceglierebbero
anziche loro. [F 9]
125. fSe nellaccontentarsi
la felicita` consistesse,
felici 59 chiameremmo le vacche
allorche trovano vescie amare.g [F 4]
126. <Giacche per esse> lo scopo della vita sta nel soddisfarsi. [F 19A]

Lunita` della fatica e del riposo, dellimmobilita` e del movimento


<Stessa cosa e` per lUno stanchezza e riposo, immobilita` e movimento:>
127. Mutando riposa. [F 84a]
128. Vi e` infatti riposo nel muoversi. [F 84A]
129. Fatica e` lavorare alle stesse cose
e accontentarsene (ajrkeisqai
). [F 84b]
=
....................................
130. Tutto se ne va, nulla dimora. [F 81Ba]
[possibile testo alternativo:]

<Quinci e quindi (a[nw kavtw)


sempre> tutto se ne va,
nulla fisso dimora. [F 81Bac]
....................................
131. ... corsa di opposti (ejnantiodromiva)... [F 3A]

59 La nozione di felicita
` indica qui piu` il benessere fisico e la prosperita` materiale che la beatitudine.

36

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

132. Poiche non si puo` due volte entrare


nel medesimo fiume,
ne due volte attingere
alla (stessa) natura mortale.
Essa si disperde
e di nuovo si raccoglie,
si costituisce e dissolve,
e viene, e va.
[F 91b = PLUT. De E ap. Delphos 18, 392B]
133. Nei medesimi fiumi
entriamo e non entriamo,
siamo e non siamo:
fi nomi rimangono,
i flutti scorrono.g [F 49A]
134. fImmobilita` e riposo son propri dei morti.g [F 3B]
<Ma anche i morti si mutano e non hanno tregua.>60
135. Anche il ciceone si disfa,
per quanto agitato.61 [F 125]

Lunita` della luce e del buio, del sapere e dellignoranza,


del grande e del piccolo (?)
136. <Stessa cosa per lUno> la luce e le tenebre (?), il sapere e lignoranza (?),
il grande e il piccolo (?). [cfr. D 163, D 164]
....................................

Lunita` del bianco e del nero, dellacuto e del grave, del maschio e della
femmina (?)
137. <Stessa cosa e` per lUno> il bianco e il nero (?), lacuto e il grave (?),
il maschio e la femmina (?). [cfr. D 165, D 171]
....................................
60 Sequenza che potrebbe avere una notevole pregnanza, naturalmente facendo grazia dellintegrazione ipotetica: nulla permane, nemmeno la morte, ma la circostanza, che sembra gettare la luce
sinistra dellimpermanenza su tutto, anche sui cadaveri, si rovescia per il sapiente nella piu` impensata
speranza [G.F.].
61 Conservo la lezione manoscritta (senza mhv). [Il ciceone e
` un beveraggio rituale, a base di orzo,
formaggio, vino e forse altri ingredienti, usato nei Misteri di Eleusi; lallusione immediata e` alla facilita` con cui questa bevanda composita si decomponeva, lasciando gli ingredienti solidi nel fondo e
quelli liquidi sopra G.F.]

37

SERGE MOURAVIEV

Lunita` del bello e del brutto, del puro e dellimpuro, del dolce e dellamaro
<Stessa cosa e` per lUno il bello e il brutto, il sapiente e linsipiente,
il dolce e lamaro, il puro e limpuro.>
138. La scimmia piu` bella
e` brutta al cospetto delluomo,
<ma> il piu` sapiente degli uomini
sara` una scimmia al cospetto del dio. [F 82-83]
139. Il miele: sia dolce che amaro...
dolce per i sani, per gli itterici amaro... [F 107C]

140. Il mare:
lacqua piu` pura e piu` impura;
per i pesci bevibile
e salutare,
per gli uomini imbevibile
e mortale. [F 61]
141. fNel fango amano (caivrousi) lavarsi i maiali,
nella polvere gli uccelli,
*piuttosto che nellacqua pura*.g [F 37]
6. CONTRO I RITI OSCENI E INSENSATI
142. <Ma> luomo perbene (cariventa)
non deve trovare il suo bene (caivrein) nel fango... [F 13]
143. ... <come fanno> i nottivaghi:
magi, baccanti, menadi, iniziati. [F 14a]
144. *Il fuoco fli punira`...g* [F 14b]
145. giacche con empieta`
siniziano ai misteri
*praticati dagli uomini*! [F 14c]
146. fI sacrifici purig son rari
anche fatti da uno solo. [F 69]

38

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

147. Invano si purificano con sangue


contaminandosi 62
come se qualcuno
immerso nel fango
col fango si lavasse.
Passerebbe per pazzo
se tra gli uomini qualcuno
lo vedesse far questo.
E a simulacri (ajgavlmasi) preghiere rivolgono
come se qualcuno
a delle case parlasse,
ignorando sia gli de`i sia gli eroi
che sono.63 [F 5]
148. A simulacri (ajgavlmasin) di divinita` (daimovnwn) pregano
che non ascoltano,
quasi ascoltare potessero;
ad <essi> sacrificano (?),
<a loro> incapaci di ricambiare,
quasi non stessero sul serio chiedendo. [F 128]
149. *Se de`i sono,
perche li piangete?
Ma, dacche li piangete,
non li tenete per de`i!* [F 127]
150. <Ricorrono a>
fvergognosig rimedi:
fi riti fallici e i discorsi osceni rituali (aijscrologivhi) 64g. [F 68]

62 Lespressione con sangue (ai{mati) e


` deliberatamente ambigua: puo leggersi sia con si purificano sia con contaminandosi.
63 Lespressione oi{tinev" eijsi e
` ambigua: puo` intendersi come che esistono o come chi essi sono (realmente).
64 Laijscrologiva e
` un linguaggio indecente usato fra laltro in rituali a carattere orgiastico e sacrificale (cfr. PLUT. De def. orac. 14, 417C) G.F..

39

SERGE MOURAVIEV

151. <Anche> se 65 per Dioniso son fatti i cortei


e gli inni alle vergogne (aijdoivoisin) cantati,
questa e` la piu` grande vergogna (ajnaidevstata):
lo stesso sono Ade ( {Aidh") e il Dioniso
per cui folleggiano e baccheggiano.66 [F 15]
152. A cio` che non conosce loccaso,
come sfuggire? [F 16]
153. Poiche tutto quello che striscia
sotto la sua sferza si pasce. [F 11]

h*IV. SULLA NATURA*i


7. IL COSMO
Il fuoco eterno e le sue mutazioni
154. Questordine,
lo stesso di tutto e tutti,
nessun dio ne uomo lo fece,
ma fu perennemente
ed e` e sara`
fuoco semprevivente
che con misura si accende (aJptovmenon)
e con misura si spegne. [F 30]
155. E in fuoco si convertono tutte le cose
e il fuoco in tutte,
al pari
delle monete nelloro (crusou= crhvmata)
e delloro nelle monete (crhmavtwn crusov").67 [F 90]

65 La lezione dellunico manoscritto e


` eij mhv (se non fossero fatte per Dioniso ecc.), che lascerebbe al Dioniso dei culti orgiastici una funzione di copertura delle vergogne (= pudenda), mentre
nella lezione seguita da Mouraviev eij mhv<n>, suggerita dal contesto del citatore Clemente, la critica
eraclitea giudica inadeguata e insufficiente anche tale funzione [G.F.].
66 Questo frammento esibisce per sei volte la combinazione sul tema AID(-S), introdotto nelle
parole {Aidh", aijdoio"
= , ajnaidevstata, e altrove.
67 La traduzione con monete (o pezzi doro?) di crhvmata (cose utili, beni, mercanzie,
monete) si basa sui testi 156 e 157, e sulla cronologia dellevoluzione semantica di crh=ma per effetto
dellintroduzione della moneta e della sua diffusione ai tempi di Eraclito.

40

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

156. <E come> fle monete son fatteg di polvere doro fuso
<cos`...> [F 5C]
157. ... dal fuoco nascono tutte le cose
e tutte nel fuoco periscono. [F 107F]
158. *f<Codesto> fuoco e` intelligente (frovnimon).g* [F 63A]
159. Mutazioni del fuoco:
dapprima mare,
e del mare
una meta` e` terra,
laltra meta` prester,68
<e meta` della terra e` acqua dolce,
meta` del prester aria:> [F 31a]
160. Il fuoco finisce per essere tutte le cose. [F 5B, cfr. D 29a]
161. <Vi e`> penuria <di fuoco>.
<Ma di nuovo lacqua si solidifica in terra.> [cfr. F 64-65]
162. E in mare si disperde la terra
e si commisura (metrevetai) 69
nello stesso rapporto
<proveniente dal fuoco> che era
prima che la terra sorgesse. [F 31b]
163. <E laria si scalda per farsi prester,
il prester in mare
si condensa e si commisura
nello stesso rapporto
proveniente dal fuoco che era
prima che sorgesse il prester.
E il mare evapora convertendosi in fuoco.> [cfr. F 31b]
164. Tutte le cose finiscono per essere fuoco. [F 5B, cfr. D 29b]
165. <E`> leccesso (kovro") <di fuoco>. [cfr. F 64-65]

68 Prhsthvr sembra designare qui, in modo analogo a aijqhvr, la mescolanza di fuoco, aria, esalazioni umide (e terra?) che riempie lo spazio fra la terra e il cielo.
69 Il verbo italiano vuole esprimere il mettersi in rapporto secondo precise misure [G.F.].

41

SERGE MOURAVIEV

166. Il fuoco, sopraggiungendo,


giudichera` e prendera` tutte le cose. [F 66]
167. Tutto dirige il fulmine (di Zeus),
ed e` lui a provocare
penuria ed eccesso (kovron)...
<... di fuoco.> [F 64-65]
168. <Esso ha signoria su>
Conflitto e Discordia
fche presiedono allordinamento del cosmog,
e Pace e Concordia
fche presiedono alla conflagrazione (ejkpuvrwsin)g. [F 123Bab, D 50, D 52]
169. Questa trasformazione del cosmo segue un certo ordine e un tempo preciso, secondo la necessita` del Destino (eiJmarmevnhn) e conformemente a cicli alterni che si avvicendano
per tutta leternita`. [D 35-D 37]
<In particolare, tra due conflagrazioni, il (ciclo del)...>
170. ... Grande Anno, <che>
fconta diecimila e ottocento anni solari.70 [F 3Da]
171. <Tuttavia> la durata dei periodi di trasformazione e` ineguale: quella denominata
abbondanza (kovro") e` piu` lunga, quella della penuria, piu` breve... Tre a nove, questo
e` il rapporto fra la durata dellordinamento cosmico (diakovsmhsi") e quella della conflagrazione (ejkpuvrwsin).71 [PLUT. De E ap. Delphos 9, 389B10-C8]

....................................
172. Tutto <questo> si svolge conformemente al Destino (eiJmarmevnhn), a cui pertiene la
necessita`.72 [D 40]
....................................
173. Poiche <la necessita`> dal Destino (eiJmarmevnh)
e` stabilita del tutto (o nel Tutto?). [F 137]

70 Per una possibile interpretazione mitico-cosmica del Grande Anno eracliteo legata alla precessione degli equinozi si veda il saggio di E. Giannetto in questo volume [G.F.].
71 Per la diakovsmhsi", il concetto (se non il termine) e
` da ritenersi eracliteo prima che stoico, al
pari di quello collegato di ejkpuvrwsi" (vd. il saggio di E. Vimercati nel presente volume) [G.F.].
72 Sul carattere eracliteo della nozione di eiJmarmevnh, poi utilizzata e sviluppata nello stoicismo,
si veda il saggio di E. Vimercati [G.F.].

42

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

174. Il Destino (eiJmarmevnh) e` il Discorso razionale (lovgon) che sorge dalla corsa degli opposti (ejnantiodromiva"), il demiurgo degli esseri [D 42, cfr. F 3Aa]. La sostanza del Destino
(eiJmarmevnh") e` il Discorso razionale (lovgo") diffuso nella sostanza del Tutto, il corpo etereo
(scintillante?), il seme generativo del Tutto e la misura prescritta del ciclo. [D 43]

Le trasmutazioni degli elementi cosmici


<Gli elementi (grafeva) che formano il Tutto la terra, lacqua e gli altri circolano e si scambiano costantemente lungo lo stesso cammino verso lalto e verso
il basso (a[nw kavtw), dritto e tortuoso.> [cfr. T 331, D 48]
175. Del fuoco morte, nascita dellaria;
dellaria morte, nascita dellacqua;
<dellacqua morte, nascita della terra>: [F 76b]
176. fe` la via verso il basso (kavtw).g [cfr. F 123Bc]
177. Della terra morte, lacqua nasce;
dellacqua morte, laria nasce;
dellaria <morte, nasce> il fuoco: [F 76c]
178. fe` la via verso lalto (a[nw).g [cfr. F 123Bc]
179. La via dellalto e del basso
e` una sola e la medesima:
<la via retta.> [F 60; cfr. F 59]
0179. Come le stagioni si avvicendano ciclicamente, prendendo il posto luna dellaltra secondo periodi annuali incessanti, cos` <fanno> anche gli elementi del mondo nelle loro trasformazioni reciproche <e>, cosa piu` singolare, con lapparenza di
morire si fanno immortali e durano perennemente, scambiandosi senza posa lungo
la medesima via verso lalto e verso il basso (a[nw kai; kavtw; cfr. 179). Infatti la via
verso lalto parte dalla terra: poiche questa, sciogliendosi per divenire acqua, avvia
il cambiamento, poi e` lacqua a evaporare per farsi aria, ed e` laria ad assottigliarsi
per farsi fuoco (cfr. 177-178). Il cammino verso il basso <parte> dalla cima, quando
il fuoco, spegnendosi, si condensa in aria, <poi> laria si condensa in acqua e lacqua in terra tramite il cambiamento per solidificazione (cfr. 175-176). [...] Cio` che
egli (scil. Eraclito) chiama morte non e` la dispersione nel Tutto, bens` la trasformazione in un altro elemento (cfr. 175, 177). [T 331 = PHIL. De aetern. mundi

109-111]

43

SERGE MOURAVIEV

180. Dapprima, le parti piu` cariche di fuoco... diventano terra. Poi si allentano... la terra si
a
trasforma in acqua e, evaporando, in aria. [D 54, D 55 ] E dallaria viene il fuoco:
b
[D 55 ]
<e` la via torta.> [cfr. F 59]
181. Il fuoco vive della morte della terra
e laria vive della morte del fuoco;
lacqua vive della morte dellaria
<e della morte> dellacqua <vive> la terra:
<la stessa via torta.> [F 76a; cfr. F 59]
182. Degli elementi (grafevwn)
la via retta e torta
e` una sola e la stessa. [F 59]
183. Il freddo si scalda,
il caldo si raffredda;
lumido si secca,
larido sinumidisce. [F 126]
184. Quasi tutto si trasforma per mezzo delle esalazioni dal mare. [D 61]
185. Le esalazioni provengono sia dalla terra sia dal mare, e di queste alcune sono brillanti, <tanto> pure <(quelle provenienti dal mare e dalle zone secche della terra) quanto
impure (quelle provenienti dalle zone umide della terra)>, mentre le altre (sono) oscure.
[D 63]
186. Il fuoco si accresce grazie alle esalazioni brillanti, lumidita` grazie alle oscure.
[D 64]

LAnima nel Cosmo


187. Talete, <figlio dEssamio>, *il primo uomo ad aver sceverato le stelle*
[F 38],
<ha affermato>:
188. fTutto e` pieno di anime....g [cfr. F 44A]
....................................
189. <E> le anime percorrono la via dellalto e del basso (a[nw kavtw) [D 113,
cfr. D 122]
<nel rivolgimento delle cose.>

44

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

190. Per le anime e` morte diventare acqua,


e morte per lacqua e` diventare terra;
dalla terra lacqua sorge,
e dallacqua lanima <del mondo (?)>.
[F 36 = CLEM. Strom. VI 17, 2]
191. ... lanima e` ignea [D 92] o aerea [D 99].
0191. Vi e` unanima nelluniverso..., chiamata etere ed aria, che circonda la terra e il
mare e che proviene per esalazione da essi. Le altre anime, quelle degli esseri viventi e
quelle collocate nellAmbiente (perievconti) ed e` la` che si trovano le anime dei morti
ne vengono generate. [cfr. SVF II 821 = EUS. Praep. evang. XV 20, 4 (AR.

DID. fr. 39)]


192. Lanima del mondo e` unesalazione proveniente dalle cose umide che vi hanno la
sede. [D 105]
193. Lanima che ha sede negli esseri viventi proviene dallesalazione esterna e da quella
che si trova in loro, ed e` omogenea allanima del mondo. [D 106] Vi e` esalazione nei
corpi come nelluniverso. [D 107, cfr. D 108]
0193. Lanima e` costituita dallesalazione del sangue e dell<aria> che penetra allinterno del corpo attraverso larteria tracheale durante la respirazione. [SVF II 782 =
GALEN. In Hippocr. Epid. 6]
194. Le (anime individuali) che si sono separate dal corpo si ritirano nellanima del Tutto
che e` a loro omogeneo e consustanziale. [D 109]
0194. Lanima non e` concepita nellutero, ma e` assegnata allinfante al momento del
parto quando non e` ancora vivo... (La sostanza della carne) espulsa dalla fornace ancora fumosa dellutero e dal calore sciolta, ... colpita dal freddo dellaria, acquista la
forza psichica ed emette il suo primo vagito. [SVF II 805 = TERTULL. De an. 25]
195. Ma le anime che sono pure rifiutano di nascere... Perche anche qui il desiderio del
coito inumidisce lanima e la rende piu` liquida... [D 115]
196. Sonno e morte e` la discesa dellanima nel corpo. [D 114, cfr. D 119]
197. Dobbiamo contentarci del nutrimento piu` leggero e piu` puro, e cos` la nostra anima
diventerebbe la migliore e la piu` sapiente... [D 118]
198. Grazie a questo essa raggiunge lo stato contemplativo (ejpoptikhv), non venendo (lanima) inumidita dai vapori provenienti dal vino... [D 121, cfr. D 126, D 127] (cfr.
84, 85)
199. Lanima rimembra il paese dorigine da dove e` discesa. [D 112]

45

SERGE MOURAVIEV

200. Ma (lanima) mescolata al corpo e da esso saturata, pesante e densa di vapore come
unesalazione (umida?), ha difficolta` a infiammarsi e salire [D 125], fe facendosi pesante
e umida, sinfossa nelle profondita` della terrag. [D 126, cfr. D 127]
201. Lanima incolta immediatamente perisce nellabbandonare il corpo, mentre lanima
coltivata, temprata dalle virtu`, perdura sino alla conflagrazione dellintero cosmo.
[D 123]
202. Essa sfugge dal corpo come il lampo dalla nube. [F 85A]
203. <Lanima pura, incorporea e giusta> si slancera` nelle altezze del cielo, <verso> il suo
paese dorigine. [D 128]
204. <Forse prendera` parte al destino (moiran
= )> della schiatta dellEta` delloro presso gli
de`i che hanno dimora in cielo, nella sfera delle stelle fisse... [D 130]
205. *Le anime migliori passano dal rango degli uomini a quello degli eroi, e dal rango
degli eroi a quello dei de`moni (daivmona")*. [D 131]
0205a. ... Non e` concepibile che delle anime si spostino verso il basso. Infatti, composte di minuscole particelle e non meno igniformi che aeriformi, si sollevano verso
gli spazi elevati. E persistono di per se stesse e non si disperdono come fumo (secondo quanto dice Epicuro) separandosi dal corpo. E in precedenza il corpo non
era il loro signore, ma erano esse la causa della sua permanenza e, ben prima ancora,
di loro stesse. Private del loro corpo, esse abitano nello spazio sotto la luna, e l`,
grazie alla limpidezza dellaria, godono di una permanenza prolungata nel tempo,
alimentandosi del nutrimento per loro adeguato lesalazione proveniente dalla
terra come dalle altre stelle senza che nulla in quei luoghi minacci di dissolverle.

[SEXT. EMP. Adv. math. IX 71-73]


0205b. E` stabilito dal destino (eiJmarmevnon) che ogni anima, che sia priva o dotata
dintelligenza, quando e` espulsa dal corpo, erri nello spazio fra la terra e la luna
per un tempo di durata variabile: le anime ingiuste e intemperanti pagano cos` la
pena per le loro ingiustizie, mentre per quelle dabbene deve passare un certo lasso di tempo affinche espiino e facciano evaporare i miasmi provenienti dal corpo
al pari di una fetida esalazione nella parte piu` dolce dellaria, denominata le praterie dellAde. [...] Quanto a quelle che stanno in alto [...], simili nellaspetto a
un raggio di luce e sollevate per natura dal fuoco verso lalto..., esse <simmergono> nelletere attorno alla luna e da l` assorbono tensione e vigore, come acciaio temprato per immersione. Poiche la parte ancora volatile e diffusa <dellanima> si rafforza e si fa solida e trasparente, tanto da nutrirsi delle esalazioni che
l` si trovano. E bene ha detto Eraclito [T 508 = PLUT. De fac. in orbe lun.

28, 943C-E] (cfr. 206):

46

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

206. NellAde le anime


si nutrono (?) (qumiw=ntai) 73 di esalazioni. [F 98]
207. Le anime che si nutrono (ajnaqumiwvmenai) di esalazioni rassomigliano a fiumi e costantemente diventano consapevoli (noeraiv). [D 98, D 147]
208. Nel medesimo fiume
non entrerai due volte; [F 91a]
209. e i confini dellanima
la` dove tu vai,
non li scoprirai,
neanche se percorri ogni cammino:
cos` abissale (baquvn) e` il discorso (lovgon) che le appartiene. [F 45]
210. <Perche> allanima e` proprio un discorso (lovgo")
che se medesimo accresce. [F 115]
211. Esse 74 entrano negli stessi fiumi,
ma sempre nuove acque
affluiscono.
Quanto alle anime <sapienti>,
a partire dalle <zone> umide,
verso lalto sesalano onde nutrirsi. [F 12]
212. Il farsi secca... <dellanima> e` causa della coscienza (sunevsew")...; gli astri, che sono
risplendenti e insieme secchi, sono dotati di una coscienza (suvnesin) suprema. [D 120]
213. Raggio di luce (aujghv):75 anima secca,
la piu` sapiente, la migliore... [F 118]
214. Lanima <sapiente> e` una scintilla stellare. [F 70A = D 133]

73 Mouraviev propone la lezione qumiwntai, da interpretarsi naturalmente nel senso delle esala=
zioni nutritive eraclitee, anziche la lezione ojsmwntai
(fiutano) generalmente seguita, ma che tra gli
=
studiosi ha sempre costituito una crux interpretativa [G.F.].
74 Intendi: le anime.
75 Sul probabile sfondo orfico della dottrina eraclitea dellanima cfr. in questo volume, oltre al
saggio di G. Fornari, anche quello di E. Vimercati coi relativi rimandi [G.F.].

47

SERGE MOURAVIEV

Il cielo e gli esseri celesti


215. Igneo e` il cielo. [D 65]
216. (Il cielo) e` <come> il coperchio di una fornace e ci circonda. [D 66]
217. Talete <ha del pari affermato:> [cfr. F 38]
218. Tutto e` pieno di de`i [cfr. F 44A]
<vale a dire di astri>. [cfr. D 71]
219. <Questi de`i>, gli astri, sono delle masse stipate di fuoco [D 68] nellAmbiente (perievconti) [D 67] fra il cielo e la terra, dei
bacili contro-convessi (skavfai uJpovkurtoi) 76... [F 123C, F 3C]
220. ... con la parte concava girata verso di noi, dalla quale le esalazioni luminose <come
pure dalla terra e dal mare>, condensandosi, producono fiamme. [D 67 corr.]
221. Si alimentano delle esalazioni provenienti dalla terra e sono i <corpi celesti> piu` diab
stanti dalla terra. [D 69 ]
222. La fiamma del sole e` la piu` splendente e la piu` calda. Gli altri astri, infatti, sono piu`
distanti dalla terra e, per questa ragione, illuminano e riscaldano meno, mentre la luna, che
e` piu` vicina alla terra, si muove in un luogo non puro. Invece il sole si muove in uno spazio
limpido e privo di mescolanze e mantiene una distanza proporzionata rispetto a noi: per
b
c
questo scalda e illumina di piu`. [D 70 = D 73 , cfr. ]

223. Il sole si alimenta delle esalazioni provenienti dal mare..., la luna <delle esalazioni
provenienti> dallacqua delle sorgenti e dei fiumi... ... Anche il sole e` una massa di fuoco
dotata di intelligenza (noerovn) e alimentata dal mare, e la luna <una massa di fuoco simile>
alimentata dalle acque dei fiumi... [D 72, D 73, D 75]
224. Il sole e la luna hanno la forma di bacili contro-convessi (uJpovkurto") [D 72, D
73, D 74, cfr. F 3C, F 123C] ed emettono luce per la nostra vista (scil. affinche noi
possiamo vedere). [D 74, D 75]

76 Lipotesi e
` che Eraclito non sia convinto di ricorrere al termine koilo"
(vuoto) quale op=
posto di kurtov" (convesso), il che implica che il primo termine non avesse ancora assunto il significato tecnico di concavo: da qui la scelta di una parola composta col significato di convesso visto
dal lato opposto. Lespressione appare anche funzionale al linguaggio antitetico e tensionale caratteristico di questo pensatore. Quanto alla traduzione di skavfai, il termine puo` essere reso in vari
modi (scafa, vaso rotondo, bacino) designanti un contenitore concavo di uso comune G.F..

48

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

225. La luna ha la forma di un bacile, <la sua fiamma> e` di fuoco puro, <il suo bacile> di
terra circondata di nebbia. [D 77-D 79]
226. Il sole e la luna si eclissano quando ruotano la loro forma di bacile concavo (per la
luna e` lo stesso a motivo della sua inclinazione) in modo che lapertura si trova in alto e la
parte concava in basso rispetto al nostro punto visuale. [D 80]

227. Le eclissi mensili della luna (i.e. le lune nuove) si verificano negli stessi modi di quelle
del sole, per il rivolgimento del suo veicolo a forma di bacile. Quanto alle fasi mensili della
luna, esse sono dovute alla rotazione graduale del suo bacile su se stesso. [D 81]

228. Il giorno e la notte, i mesi, le stagioni e gli anni, le piogge e i venti, e gli altri fenomeni
dello stesso tipo, sono dovuti alle differenti esalazioni. [D 84]
229. Lesalazione brillante sinfiamma nella cavita` del sole e determina il giorno; e quando
e` lesalazione contraria a prevalere essa determina la notte. [D 85] <Percio`...>
230. il Sole e` nuovo ogni giorno. [F 6]
231. Il Sole si spegne e di nuovo saccende (ejxavptetai). [F 83A]
232. <Poiche> fil sole avanza ogni giorno verso il mare occiduo, vi cade dentro e si
estingue a causa del freddo che vi regna, *poi va sottoterra*, e un altro sole si accende
(ejxavptetai) di nuovo a levante, a causa del calore che vi regna, e cio` si verifica regolarmenteg. [D 74, D 75 = F 4A, F 83A]
<E ogni giorno anche>
233. gli altri astri saccendono e spengono. [F 123A]

I periodi e le meteore
I mesi
234. Allincontro dei mesi
la <faccia lunare> per tre giorni consecutivi scompare:
vigilia, luna nuova, indomani.
<Ma> talora in meno giorni
si trasforma,
talora in piu`. [F 80Aa]
....................................
Fattasi invisibile per un tempo ineguale
di nuovo la faccia crescente
ai raggi esibisce. [F 80Ab]
....................................
49

SERGE MOURAVIEV

Quando nel terzo appare


diviene luna piena nel sedicesimo,
in quattordici giorni.
Perde il suo difetto (di tempo)
in tredici giorni. [F 80Ac]
....................................

Le stagioni e gli anni


235. Il calore che cresce a causa dellesalazione luminosa determina lestate, mentre lumidita`
proveniente dallesalazione oscura determina linverno. [D 86]
....................................
236. Il Sole alle rivoluzioni presiede,
per limitare (oJrivzein)
i mutamenti e le stagioni (w{ra")
che recano tutte le cose. [F 100]
....................................
237. ... volgimento contrario (ejnantiotrophv)... [F 3Ab]
....................................
238. Secondo il conto (lovgon) delle durate
il tempo si raggruppa per ebdomadi
secondo <quelle> (= le sette fasi) della Luna,
ma si divide <in stagioni>
secondo le sette stelle dellOrsa,77
segni di Memoria immortali. [F 126A]
....................................
239. Del Carro dellOrsa il timone... [F 122A]
....................................
240. fIl Tempo di tutte le cose e` lultima.
e di tutte la prima,
e tutto in se stesso tiene,
e perennemente esiste.
Lanno (ejniautov" = in se stesso) trascorso
non lascia chi (= lanno) adesso e` qui (ejovnto"),
ma permane in se (ejn eJwutwi= ), tornato
per lopposto (ejnantivhn) cammino.
Infatti lindomani di avantieri era ieri
e lo ieri di dopodomani sara` domani.g [F 105A]
77 I greci distinguevano talvolta sette stagioni: semina, inverno, piantagione dalberi, primavera,
estate, stagione dei frutti, autunno. Cfr. Heraclitea III.3.B/iii ad F 126A.

50

IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DELLOPERA DI ERACLITO

241. LEone (Aijwvn = cio` che sempre e`) e` un fanciullo che gioca,
muovendo i pessoi (pesseuvwn):78
regno di fanciullo! [F 52]
....................................

Gli altri fenomeni


242. Nello stesso modo si spiegano gli altri fenomeni. [D 87]
....................................
243. Essendo la terra immobile, lumidita` che la circonda, fatta evaporare dai raggi del
sole e dal rimanente calore che proviene dallalto, verso lalto si eleva. Ma quando il calore
che la eleva le viene a mancare, [...] allora il vapore, raffreddato [...], si condensa di nuovo,
da aria trasformandosi in acqua. E lacqua, una volta formata, si sposta di nuovo verso la
terra. Lesalazione proveniente dallacqua e` il vapore; e laria che si condensa in acqua, la
nuvola. La nebbia e` cio` che resta della nuvola che si condensa in acqua [...]. Abbiamo cos`
un processo circolare che imita il cerchio del sole da una parte o dallaltra: lumidita`, in
questo circuito, va in su e in giu` (a[nw kai; kavtw). E dobbiamo immaginare questo processo
come un fiume fluente in circolo in su e in giu` (a[nw kai; kavtw) [D 205], e composto in parte
daria e in parte dacqua: quando infatti il sole si avvicina, la corrente di vapore va verso
lalto (a[nw); quando si allontana, la corrente dacqua va verso il basso (kavtw). E questo indefinitamente continua secondo questordine.79 [D 88]
....................................
244. *Trasformare in siccita` lo scroscio...* [F 88A]
....................................
245. Il tuono e` dovuto allaccumulo dei venti e delle nuvole e allirrompere delle folate di
vento nelle nubi. [F 3E = D 89]
....................................
246. I fulmini <sono dovuti> allinfiammarsi delle esalazioni. [F 3E = D 90]
247. I lampi <sono dovuti> allaccendersi e spegnersi delle nuvole. [F 3E = D 91]
248. fIl lampo assomiglia ai tentativi di accendersi dei nostri fuochi e alla prima fiamma
incerta [D 91] cheg
ora si estingue, ora risorge... [F 106A]
IL RESTO NON CI E` PERVENUTO

78 Gioco simile al tric-trac o tavola reale (backgammon) in cui si alternano tiri di dadi e mosse
calcolate [G.F.].
79 Testo di Aristotele che contiene reminiscenze di Eraclito e lesposizione di una teoria (corretta) gia` attribuita a Senofane.

51