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Dai nastri alle pergamene: un approccio diacronico e multidisciplinare alla musica

bizantina degli Albanesi di Sicilia


Girolamo Garofalo
Introduzione
Con questo convegno siamo stati invitati a contribuire a una riflessione comune
sul senso della vicenda storica delletnomusicologia italiana a sessantanni dalla
nascita del cnsmp sulla base delle nostre concrete esperienze di ricerca. In que-
stinvito, ho personalmente intravisto in filigrana anche lesigenza di redigere un
bilancio complessivo del nostro lavoro che per usare le espressioni scelte dai
promotori possa aiutarci a comprendere le attuali esigenze di (ri-)definizione
dei compiti e degli ambiti della disciplina.
Da quasi ventanni loggetto principale dei miei interessi di ricerca costi-
tuito dalla tradizione musicale liturgica di rito bizantino degli Albanesi di Sici-
lia. Lo studio pi ampio e riepilogativo che ho prodotto recentemente apparso,
proprio per iniziativa dellIstituzione che ci ospita, nel secondo numero della
rivista dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia EM.1 Un altro articolo, pi
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1 Cfr. GIROLAMO GAROFALO, I canti bizantini degli Arbresh di Sicilia. Le registrazioni di Ottavio Tiby
(Piana degli Albanesi 1952-53) e lodierna tradizione, in EM, rivista degli Archivi di Etnomusicolo-
gia dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia, anno II, n. 2, (numero monografico su Musica e
religione), 2006, pp. 11-65 (con dvd allegato).
specificamente attento agli aspetti identitari di questa tradizione, stato pubbli-
cato negli atti del secondo incontro dello Study Group dellictm Music and
Minorities organizzato a Lublino, in Polonia, nel 2002.2 A latere mi sono occupa-
to anche dei repertori paraliturgici degli Arbresh di Sicilia.3
Qui non ritengo utile riprendere gli argomenti gi trattati altrove, e per-
tanto sia per quanto riguarda gli aspetti generali, sia per una panoramica
bibliografica complessiva, sia per alcune specifiche questioni analitico-musi-
cali, rinvio a queste mie pubblicazioni.4 Qui cercher, piuttosto, di ripercor-
rere sin dai primi passi le principali tappe della mia ricerca, attraverso i pro-
gressi e le interruzioni, fino ad arrivare ai mutamenti di prospettiva che da
qualche tempo la stanno facendo deviare verso sentieri che agli inizi mai avrei
pensato di lambire.
Forse ho inteso male, o forse troppo alla lettera. O forse ancora ho raccolto
linvito in termini eccessivamente personali e dunque il tono potr sovente appa-
rire autobiografico. A questo mio sforzo di memoria a tratti, devo dire, non
indolore chiedo soprattutto di aiutarmi a riflettere sul senso delle cose passate e
a meglio pensare al futuro.
girolamo garofalo
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2 Cfr. Girolamo Garofalo, Music and Identity of Albanians in Sicily: Liturgical Byzantine Chant
and Devotional Musical Tradition, in Manifold Identities. Studies on Music and Minorities, Procee-
dings of the 2st International Meeting of Study Group Music and Minorities of the Internatio-
nal Council for Traditional Music (Ictm), Lublin/Poland, 25-31 August, 2002, London, Cambridge
Scholars Press, 2004, pp. 271-288 (con cd allegato).
3 Cfr. in particolare Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia. Atti della Giornata di Studi
(Mezzojuso, 28 aprile 2002), a cura di Girolamo Garofalo, Mezzojuso Palermo, Assessorato dei
Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana Cooperativa Ales-
sandro Scarlatti di Mezzojuso, Palermo, 2002; Garofalo, Music and Identity of Albanians in Sicily
cit.; Musica e Paraliturgia degli Albanesi di Sicilia. Concerto della Giornata di Studi (Mezzojuso, 28
aprile 2002), a cura di Girolamo Garofalo, Mezzojuso Palermo, Assessorato dei Beni culturali e
ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana Cooperativa Alessandro Scarlatti
di Mezzojuso, Corpus di canti paraliturgici degli Albanesi di Sicilia, vol. ii, 2005 (cd audio Cielo-
zero-Teatro del Sole TDS 05001 MPA, con cd-book di 48 pagine); Santa Cristina Gela. Novena Gre-
goriana di Natale, a cura di Girolamo Garofalo, Mezzojuso Palermo, Assessorato dei Beni cultu-
rali e ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana Cooperativa Alessandro
Scarlatti di Mezzojuso, Corpus di canti paraliturgici degli Albanesi di Sicilia, vol. i, 2006 (cd audio
Cielozero-Teatro del Sole TDS 06002 MPA, con cd-book di 32 pagine).
4 Ove opportuno, ad altri miei lavori rimander in nota, mentre in qualche caso sar necessario
che io ricorra a qualche auto-citazione di una certa ampiezza.
1. Preludio
La mia ricerca ebbe inizio nel 1991. Avevo da poco inoltrato istanza per lammis-
sione al Dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali (vi ciclo) con
sede amministrativa presso lUniversit di Roma La Sapienza (per quel dotto-
rato era il primo anno di attivazione).
A fare nascere in me la scintilla fu la conoscenza di un testo che Sergio
Bonanzinga ebbe la cortesia di segnalarmi: I canti ecclesiastici greco-siculi di Fran-
cesco Falsone, pubblicato dalla cedamdi Padova nel 1936.5 Molte cose mi incu-
riosirono di quel libro. Innanzi tutto il considerevole numero di trascrizioni
musicali: quasi 240 pagine (pp. 103-342) sulle complessive 342 pagine del volu-
me. Mi colp molto anche il fatto che quelle trascrizioni musicali sembravano
essere state realizzate con straordinaria minuziosit, attraverso una scaltrita gra-
fia che per molti aspetti ricordava quella di Alberto Favara: fra i tratti pi rilevan-
ti, lassenza di indicazioni di tempo e di barre di misura, e la scrupolosa annota-
zione dei melismi, moltissimi assai estesi e articolati. A una prima scorsa anche
lassetto modale di molte melodie mi parve di estremo interesse.
Mi domandai come fosse possibile che di queste trascrizioni, cos attente e che
lasciavano intravedere una tradizione musicale altra cos ricca e interessante, non
avessi mai sentito parlare in ambito etnomusicologico. E come fosse possibile che
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la musica bizantina degli albanesi in sicilia
5 Cfr. Francesco Falsone, I canti ecclesiastici greco-siculi, Padova, cedam, 1936. Le poche noti-
zie biografiche su Falsone sono state rese note da Paps Giovanni Pecoraro Nato a Piana degli
Albanesi il 12 Dicembre 1896, il Falsone entr allet di circa dieci anni nel Collegio Greco, il 23
Ottobre 1906, sotto il rettorato di Ugo Gaisser, dal quale sicuramente venne istruito nella musica
bizantina e dal quale forse ebbe lo stimolo ad interessarsi dei canti ecclesiastici della sua terra dori-
gine. Usc dal Collegio il 28 gennaio 1912 (Giovanni Pecoraro, Melurgia bizantina dei Siculo-
Albanesi, in Oriente Cristiano, xxvi, 4, 1986, p. 52). Poco altro si sa di Falsone se non che, laico, fu
professore di latino e greco nei Licei. La sua raccolta I canti ecclesiastici greco-siculi costituisce unim-
portante fonte documentaria, stante lampiezza del corpus di trascrizioni musicali che essa contie-
ne. Del tutto inattendibile, invece, lintroduzione dal titolo La musica greca antica nei canti ecclesia-
stici greco-siculi in cui egli si dilunga per quasi cento pagine, disquisendo di Illiri e di poeti Ellenici,
sostenendo lidea che lo studio della tradizione melurgica degli Arbresh di Sicilia possa diradare le
tenebre che offuscano la nostra comprensione della musica dellAntichit Classica. Emblematiche,
a tale riguardo, le parole con cui Ottavio Tiby ne boll linconsistenza giudicandolo uno scritto
introduttivo che pu essere ignorato senza inconvenienti da parte dello studioso (Ottavio Tiby,
La musica bizantina. Teoria e storia, Milano, Fratelli Bocca Editori, 1938, p. 10).
di Falsone, le cui scaltrezze semiografiche palesavano competenze di rara finezza,
non avessi mai riscontrato il nome nel novero dei pionieri delletnomusicologia
siciliana. E poi, lasciando perdere sia i pentagrammi sia il loro artefice, come mai
di questa tradizione musicale in s, peraltro riferita a un paese cos vicino a Paler-
mo (solo circa 25 chilometri di strada e addirittura solo circa 15 chilometri in linea
daria), non se ne aveva mai avuto sentore? Lipotesi che, nellarco di poco pi di
mezzo secolo dalla data di pubblicazione della raccolta di Falsone, quel cos vasto
repertorio fosse del tutto scomparso mi pareva del tutto improbabile.
2. Divertimento
A ripensarci non era vero che di quella tradizione io non ne avevo avuto sentore.
Che un monumento delletnomusicologia siciliana quale Ottavio Tiby avesse
realizzato delle registrazioni proprio a Piana degli Albanesi, sicuramente lavevo
gi osservato in qualcuno degli storici cataloghi del cnsmp.6 Che a Piana degli
Albanesi si cantasse in greco nelle chiese lo sapevo addirittura sin da bambino:
ogni tanto mio padre portava l tutta la famiglia per una passeggiata domenicale
e per mangiare i famosi cannoli (per inciso, come molti sanno, fra i pi buoni di
tutta la Sicilia). In et pi matura (che, tuttavia, avevo evidentemente raggiunto
senza una significativa crescita in termini di consapevolezza), me lo aveva peral-
tro pi volte testimoniato, conoscendo la mia passione per la musica, il mio com-
pagno di banco al Liceo Classico, che come altri miei compagni di scuola viaggia-
va quotidianamente da Piana a Palermo e che faceva parte proprio della Corale
della Cattedrale San Demetrio, allora diretta dallattuale Vescovo Sotr Ferrara.
Solo che a me della musica da chiesa non mimportava granch; anzi allora non
me ne importava del tutto. N ai tempi del Liceo avrei mai immaginato che una
qualsivoglia tradizione musicale liturgica potesse risultare in qualche modo
compatibile con la mia allora nascente passione per la musica popolare. Mi
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6 Mi riferisco al Catalogo sommario delle registrazioni 1948-1962, a cura di Giorgio Nataletti,
Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia Rai Radiotelevisione Italiana, 1963; al fascicolo La
ricerca e lo studio dei linguaggi musicali della Sicilia dal 1948 al 1969 e lopera del C.N.S.M.P., a cura di
Giorgio Nataletti, Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia Rai Radiotelevisione Italiana,
1970; e al catalogo curato da Documentazioni e Studi Rai, Folk Documenti Sonori. Catalogo informa-
tivo delle registrazioni musicali originali, con la collaborazione di Diego Carpitella, Torino, Eri, 1977.
riferisco a quella che allora negli anni della Nuova Compagnia di Canto Popola-
re, della Taberna Mylaensis e degli Inti Illimani nonostante la mia precoce fre-
quenza, gi assidua sin dal 1976, del Folkstudio e di Elsa Guggino, mi ostinavo a
considerare musica popolare, bench a buon titolo non lo fosse. Quanto a lungo
tardai ad apprezzare la bellezza di un canto di carrettiere o di un lamientu polivo-
cale della Settimana Santa! Malgrado stessero cos le cose, ricordo per che il
mio compagno di banco, con il suo carattere gioviale riusc almeno a destare la
mia curiosit nei confronti della lingua arbreshe e a insegnarmi alcuni canti
popolareggianti di tono umoristico. In verit i primi esercizi consistettero nel-
limparare a pronunciare e a scrivere le parolacce, e quale coerente sussidio
didattico alcune delle canzoni erano, seppur garbatamente, anchesse scurrili.
Le mie conoscenze linguistiche e musicali arbresh non progredirono oltre
tale stato propedeutico, finch, circa dieci anni dopo, non si present una secon-
da occasione per rinfrescarle. Grazie a un passaparola fra amici e conoscenti,
nella seconda met degli anni Ottanta fui infatti coinvolto in un progetto per la
costituzione di un improbabile gruppo folkloristico di Piana degli Albanesi: con
indosso altrettanto improbabili costumi si sarebbe dovuto riproporre un reper-
torio improbabilmente composito fra canti satirici di Piana (proprio quelli di cui
sopra!), canzoni popolareggianti degli Arbresh di Calabria e successi della
musica leggera dAlbania. Fortunatamente il progetto non si concretizz mai,
anche a causa della mie perplessit e per effetto delle mie durissime ed etnomusi-
cologicamente motivate critiche.
Almeno in questo la mia consapevolezza era cresciuta, soprattutto grazie
agli studi universitari e, in particolare, alla partecipazione ai mitici seminari
organizzati nel 1981 da Elsa Guggino e Paolo Emilio Carapezza per un gruppo di
studenti fra cui, oltre me, Ignazio Macchiarella e Gaetano Pennino: furono nostri
docenti, tra gli altri, Diego Carpitella, Alberto Mario Cirese, Febo Guizzi, Rober-
to Leydi e Pietro Sassu. Molto avevo appreso in quegli anni anche dallesperienza
di collaborazione con il Folkstudio per la schedatura dellarchivio nastrografico.
Il mio saccente atteggiamento nei confronti di quel gruppetto di ragazzi che
sognava di calcare i palcoscenici delle rassegne estive dei paesi arbresh di Sici-
lia e di Calabria, e magari di partecipare al Festival di Girocastro in Albania,
nonostante avessi demolito ogni loro progetto, non imped che fra noi nasces-
se una sincera amicizia. Si moltiplicarono cos le occasioni per le mie frequen-
tazioni di Piana degli Albanesi. E tuttavia, sebbene avessi gi intrapreso insie-
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la musica bizantina degli albanesi in sicilia
me a Ignazio Macchiarella una sistematica ricerca sulla polivocalit della Setti-
mana Santa in tutta la Sicilia, mai mi balen lidea di andare a curiosare in
qualche chiesa di Piana.
Grazie a quelle nuove amicizie, per, ebbi tra laltro la possibilit di trascorrere
un mese di vacanza in Albania (il che, in quegli anni, nel pieno del regime di Enver
Hoxha non era privilegio offerto a molti) in qualit di infiltrato (io unico latino) in
seno a una delegazione di scambi culturali: cos, pi o meno, ci dipinse lasfittico
turismo albanese dallora; persino sul Quotidiano del Partito del Lavoro dAlbania e
sulla Televisione di Stato. E per di pi al modico costo di circa centomila lire, tutto
compreso. E dunque i canti popolareggianti arbresh, alla fine e obtorto collo, finii per
cantarli lo stesso: in pullman, al termine di pranzi e cene, a volte al cospetto di politici
e personalit illustri: una per tutte, Ismail Kadar. Spesso mi assal il sospetto che in
quella vacanza fossi stato coinvolto ripeto, io unico latino solo perch ero il solo
che sapeva suonare la chitarra. E di una chitarra, almeno allora, nessuna comitiva
avrebbe potuto fare a meno, neppure nella circostanza di un viaggio difficile, lungo e
avventuroso come quello: in treno da Palermo a Bari, in nave da Bari a Bar in Jugosla-
via, e poi in autobus oltre il confine attraverso Scutari, fino a Tirana. Indimenticabili
e tremendi i momenti delle ispezioni alla frontiera, visto che, a causa del Kosovo, la
Jugoslavia e lAlbania erano in uno stato di grave tensione. Sia allandata sia al ritor-
no, peraltro, rischiai per misteriose ragioni il sequestro del mio strumento.
Perplessit e disagi a parte, almeno feci unesperienza non comune: visitai in
lungo e in largo lintera Albania ed ebbi la possibilit (obbligatoria, per tutti i com-
ponenti della delegazione) di frequentare per un mese intero un estenuante ma
utile corso di lingua e conversazione albanese promosso dallUniversit di Tirana,
di cui conservo ancora lattestato di frequenza. Fummo trattati con ogni riguardo e
sottoposti a incessanti attenzioni, anche perch eravamo sempre controllatissimi.
A ciascuno di noi fu addirittura riservata una carineria speciale: avremmo potuto
esprimere un personale desiderio ovviamente entro limiti socialisticamente con-
sentiti: ad esempio visitare un luogo (un museo, un teatro, un sito archeologico) o
incontrare una persona (uno scrittore, un artista, un professore universitario) e i
nostri custodi e accompagnatori avrebbero fatto il possibile per realizzarlo. A me
che avrei voluto visitare un archivio sonoro o ingenuamente incontrare qualche
pastore per registrarlo mentre cantava sulla lahuta, fecero incontrare brevemente
nella hall dellHotel Tirana unallieva di Benjamin Kruta. Ma non fui il solo a espri-
mere interesse per la musica. Infatti, visto che eravamo tutti divenuti estimatori
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della musica leggera shqiptar, quando fummo a Kora ci venne persino offerto di
trascorrere qualche ora con la celebre cantante Afrdita Lai, che per noi era dive-
nuta una star, in quanto solo qualche tempo prima si era esibita a Piana con un
gruppo folkloristico albanese miracolosamente in tourne in Italia su un palco
allestito nella villa comunale. Afrodite: che bel nome, e che voce stupenda! Alla fine,
dunque, niente aedi montanari. Poco male, per, perch la musica dei gruppi fol-
kloristici albanesi di allora non era affatto n cattiva n eccessivamente edulcorata.
Vie contorte, casualmente prese, distrattamente percorse, fanno tuttavia
parte del mio odierno bilancio. Per giunta in positiva considerazione. Nel senso
che anche quelle esperienze, per quanto indirette o improprie, si sarebbero rive-
late nel tempo, paradossalmente, provvidenziali per la mia ricerca. Mi riferisco
soprattutto alle mie conoscenze goliardiche, poich in pi duna circostanza
furono proprio queste che mi consentirono di essere adottato con pi facilit
dai miei odierni amici arbresh, compresi alcuni sacerdoti. Le canzoni satiriche,
ad esempio, oltre che un formidabile mezzo di socializzazione, molti anni dopo
furono un ottimo strumento dosservazione partecipante durante una scampagna-
ta di ricerca con i boy-scout e i volontari della Caritas.
3. Esposizione
Tornando a Falsone e al 1991, la lettura dei suoi Canti ecclesiastici greco-siculi dest
in me unincontenibile curiosit. Non pass dunque molto tempo che decisi,
finalmente, di andare a verificare di persona cosa si cantasse nelle chiese di Piana
degli Albanesi. Per preparare il terreno di ricerca, chiesi aiuto proprio al princi-
pale mio mentore del viaggio in Albania. Sebbene fossero trascorsi parecchi anni
senza che ci fossimo pi frequentati, si offr subito di presentarmi un suo cono-
scente, esperto di cose di chiesa, che mi avrebbe accompagnato ad assistere a
una Messa domenicale.
Durante la celebrazione di quella Divina Liturgia di San Giovanni Crisstomo
ancora oggi per me indimenticabile il mio nuovo amico si prodig in conti-
nue spiegazioni bisbigliate allorecchio, e si sforz di orientarmi tra le pagine del
libretto ciclostilato che egli aveva portato con s. Mi meravigli allora latteggia-
mento delle devote anziane signore sedute in Cattedrale sulla panca dietro di noi,
vittime di quella sorta di lezione introduttiva alla liturgia orientale: non solo non
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la musica bizantina degli albanesi in sicilia
ebbero a protestare per il disturbo che con i nostri commenti e i nostri continui
movimenti di capo e di busto inevitabilmente arrecammo, ma addirittura alla
fine della Liturgia mi salutarono e mi abbracciarono cordialmente, rallegrandosi
per linsolito interesse che io unico latino in tutta la chiesa: ancora una volta!
stavo palesando nei confronti della loro tradizione. Come quelle donne avesse-
ro potuto darmi credito, non saprei dirlo, dal momento che, dopo due ore di una
celebrazione per me quasi del tutto incomprensibile, nonostante il libretto ciclo-
stilato e le spiegazioni del mio amico, credo che il mio volto significasse ebetag-
gine e frastornamento piuttosto che i tratti di una partecipata attenzione. In
effetti, quella mattina, della Liturgia di San Giovanni Crisstomo e del rito bizan-
tino-greco non capii pressoch nulla. Non mi riferisco tanto ai testi dei canti e
delle preghiere, per i quali i miei rudimenti di arbresh e di albanese (seppure,
per regioni diverse, disorganici e impropri) e il greco studiato pi di dieci anni
prima al Liceo (sebbene il lessico liturgico in luogo di quello classico e la pronun-
cia bizantina in luogo di quella classica avessero ulteriormente confuso le mie
arrugginite reminiscenze) mi furono di una qualche utilit. N mi riferisco alla-
spetto musicale, per il quale la lettura, seppur rapida, delle trascrizioni di Falsone
mi aveva, per cos dire, preparato almeno un po. Mi riferisco, invece, al fatto
che quanto dentro quella Cattedrale era accaduto e avevo visto costituiva per me
un universo completamente nuovo e inaspettato: le icone e liconostasi, i para-
menti ricchissimi, gli ingressi e le declamazioni ecfonetiche del diacono, il modo
di fare il segno della croce, le metanie al posto delle genuflessioni, la comunione
col pane e col vino, limmedesimata compostezza dellassemblea dei fedeli. Ci
che avevo udito determin lindistinta sensazione che in quella celebrazione la
dimensione sonora fosse riuscita ad aderire intimamente a ogni singolo momen-
to del rito, con una efficacia simbolica del tutto straordinaria, grazie a un conti-
nuo movimento musicale nei diversi settori dello spazio sacro. Fu proprio
quello stupore inebetito che provai dentro di me, di fronte alla grandezza e alla
solennit di cose che non avevo capito, che mi fece percepire il senso del
mistero con una forza sino ad allora inusitata. E cos potente fu quella fascina-
zione da convertirmi a una ricerca di cui ignoravo totalmente i contorni e di
cui non potevo prevedere gli sviluppi.
Alla fine della Liturgia i miei amici mi presentarono un sacerdote un paps
avrei successivamente appreso a dire cui spiegarono la ragione della mia visita e
la natura dei miei interessi. Mi intrattenni a lungo con Paps Eleftherios Schiad.
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Almeno unora. Nel corso di quella conversazione sulla scalinata della Cattedrale
apprezzai la sua garbatezza, la sua disponibilit e la sua cortesia: straordinarie,
come le sue doti di cantore che pi tardi avrei imparato ad apprezzare. E tuttavia
fu una conversazione fra sordi che parlavano lingue diverse. I nostri discorsi, pur
condividendo un termine (la musica) comune ai rispettivi vocabolari, si riferiva-
no a punti di vista del tutto disarmonici e a prospettive radicalmente diverse. Io
gli parlavo del valore del canto, ed egli mi parlava del senso della Liturgia; io sot-
tolineavo limportanza della tradizione orale come memoria e come cultura, ed
egli mi avvertiva che le fonti che maggiormente avrebbero potuto illustrarmi il
tesoro della musica bizantina siculo-albanese erano le varie raccolte mano-
scritte che dovevano trovarsi un po ovunque negli archivi delle parrocchie e
soprattutto il corpus di Padre Bartolomeo Di Salvo, allora dato per disperso; io gli
accennavo allimprescindibilit dello studio delle microvarianti e lui mi spiegava
che molti canti sembrano diversi, ma in realt cambia solo il testo, che noi adat-
tiamo al sistema degli otto toni, che sempre uguale; io gli prospettavo una mia
sistematica ricerca a tappeto in tutti e cinque i paesi dellEparcha volta a una
esaustiva documentazione audiovisiva dellintero repertorio in rapporto allinte-
ro anno liturgico, ed egli mi parlava di Ottavio Tiby, che questo lavoro laveva gi
fatto (come bene egli sapeva, avendo presenziato da bambino, in funzione di
aiutante, a quelle gloriose sessioni di registrazione della Rai); io gli parlavo
della connotazione folklorica e della ricchezza stilistica della vocalit delle
anziane signore che avevo appena ascoltato in chiesa in contrasto con la puli-
zia delle voci di loro sacerdoti, ed egli mi citava Ugo Gaisser e il Collegio Greco
SantAtanasio di Roma nonch Padre Lorenzo Tardo e la Schola melurgica del-
lAbbazia Greca San Nilo di Grottaferrata (avvertendomi che mai nulla avrei
capito se non fossi andato a svolgere una ricerca darchivio proprio l, possibil-
mente trascorrendo almeno qualche breve periodo dentro il Monastero, con i
monaci, e se di Lorenzo Tardo non avessi studiato gli scritti e ascoltato le incisio-
ni discografiche a 78 giri).
Il fatto che era lui ad avere ragione. Io provenivo dalle ricerche che fino ad
allora avevo svolto prevalentemente in Sicilia sui contadini, sui carrettieri, sui
salinai, sui canti della Settimana Santa e sulle Novene di Natale, e dunque la mia
visione restava irrimediabilmente ancorata a quelle espressioni, a quei contesti, a
quelle metodologie dindagine, a quelle finalit scientifiche che fino ad allora rite-
nevo le uniche che avessero diritto di cittadinanza nei territori delletnomusico-
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la musica bizantina degli albanesi in sicilia
logia. Le sue posizioni mi parvero non solo scientificamente dappoco, ma persi-
no aristocraticamente reazionarie: il suo continuo sottolineare che si trattava di
una tradizione liturgica e colta e non di un repertorio popolare mi richiamava i
tanti sacerdoti che insieme a Ignazio Macchiarella avevo incontrato negli anni
precedenti nella Sicilia centrale e orientale, i quali sotto il vessillo dellortodossia
cattolica avevano combattuto, spesso vincitori, contro la tradizione dei lamenti
della Settimana Santa e per difendere la purezza del latino liturgico e il decoro
delle processioni avevano emarginato le squadre di cantori, a loro dire ignoranti
e ubriaconi. Tra parentesi: quel prevalentemente in Sicilia riferito ai luoghi da
me frequentati, allude soprattutto alla Calabria, dove allincirca fra il 1982 e il
1985 mi recai pi volte, visitando non soltanto Corigliano Calabro (alla cui chi-
tarra battente dedicai in prevalenza la mia attenzione ai fini della mia Tesi di Lau-
rea), ma anche pi duna zona arbresh insieme a Innocenzo De Gaudio, anche
lui alle prese con la tesi. Ebbene, anche nei paesi calabro-albanesi, pur se in qual-
che caso mi trovai a sfiorare i giorni della Java e Madhe dhe e Shnjte, la Grande e
Santa Settimana, registrandovi qualche kalimera, il mio orecchio era stato atten-
to solo ai viersh e il mio occhio aveva brillato solo per le chitarre battenti, nella
pi totale e beata astenia nei confronti di ogni traccia di bizantinit.
4. Sviluppo
Venne il giorno dellesame per il Dottorato di Ricerca: prima lo scritto e poi la
prova orale. Fui ammesso, promettendo, durante il colloquio, proprio una ricer-
ca sulla musica bizantina degli Albanesi di Sicilia.
Nellambito di questa ricerca, indifferente a quasi tutto quanto Paps Elefthe-
rios mi aveva rivelato e predetto, mi misi invece a lavorare producendo soprattut-
to una documentazione audiovisiva. Per due anni girai in lungo e in largo per i
paesi dellEparcha, intervistai sacerdoti e fedeli, registrai in contesto centinaia di
celebrazioni liturgiche e paraliturgiche. Nelle decine di chiese che mi trovai a fre-
quentare, grazie alla generosit di sacerdoti e fedeli, raccolsi centinaia di opuscoli,
fascicoletti, fogli sparsi, che poco a poco si aggiunsero a quel primo libretto della
mia Prima Liturgia, determinando peraltro una crescente esigenza di conteni-
tori, il cui numero imprecisato e preoccupante occupa tuttora, in casa mia e di mia
madre, spazi spesso inaccessibili. In quegli anni, grazie anche alla collaborazione
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di Ignazio Macchiarella, Emanuele Buttitta e Mario Crispi (che allora facevano
parte di un gruppo di ricerca che coordinavo in seno al cims in qualit di vicedi-
rettore dellArchivo Etnofonico Siciliano), riuscii peraltro a documentare inte-
gralmente i riti della Settimana Santa bizantina in tutti e cinque i paesi dellEpar-
cha e presso la Chiesa della Martorana di Palermo. Credo che la scrupolosa dovi-
zia documentaria che mi ero imposto abbia rasentato la patologia. Nella Cattedra-
le di Piana degli Albanesi, ad esempio, documentai la Grande e Santa Settimana
due volte, dapprima solo in audio, lanno successivo anche in video con tanto di
centralina di regia e mixaggio in tempo reale con lausilio di ben tre videocame-
re: una fissa, una mobile e una girevole, nascosta dietro liconostasi per ripren-
dere i movimenti e i gesti intorno allaltare, che io stesso mi prodigai affannosa-
mente a muovere sullo stativo con due cordicelle a mo di redini da una fessura
della porticina che dalla sacrestia si apre verso il vima.
Sui consigli di Paps Eleftherios, ho scritto poco sopra: quasi indifferente.
Almeno una visita al Collegio Greco e una visita a Grottaferrata infatti le feci,
intervistando il Rettore nel primo, lArchimandrita e qualche monaco nel secon-
do. Visite fugaci entrambe, per, solo per avere unidea. E per quanto riguarda
Tiby, grazie alla cortesia e alla disponibilit di Giorgio Adamo e dellAccademia di
Santa Cecilia, riuscii ad avere in copia le registrazioni della raccolta 20 di Ottavio
Tiby e della raccolta 89 di Leo Levi e Padre Giuseppe Valentini: della mia corret-
tezza scientifica e dei miei esclusivi scopi di studio garant Pierluigi Petrobelli.
Col passare del tempo nei paesi dellEparcha divenni un personaggio fami-
liare a tutti, e di certo inconfondibile in ragione della comica stramberia da equi-
librista con cui spesso irrompevo allimprovviso nelle chiese armato di microfo-
ni, aste, registratore, cavi, macchina fotografica e videocamera, pretendendo di
maneggiare simultaneamente da solo tutto quellarmamentario. Questa mia atti-
vit mi procur anche unimmotivata aura di affidabilit scientifica, tant che
nel dicembre 1993 mi fu chiesto dalla rivista Biblos, dita dalla Biblioteca
Comunale di Piana degli Albanesi, di scrivere un breve articolo sulle mie ricer-
che, che intitolai Per una ricerca sulla tradizione musicale greco-albanese in Sicilia.7
Ne riporter qui un lungo estratto poich quello scritto pur incompleto e acer-
bo proprio per il fresco e ottimistico entusiasmo che lo anima, pu molto
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la musica bizantina degli albanesi in sicilia
7 Girolamo Garofalo, Per una ricerca sulla tradizione musicale greco-albanese in Sicilia, in
Biblos, servizio di informazione bibliografica e culturale a cura della Biblioteca Comunale Giu-
seppe Schir di Piana degli Albanesi, dicembre 1993 (inserto speciale: pp. 1-2).
meglio dogni odierna ricostruzione retrospettiva illustrare in cosa consistessero
i miei obbiettivi, quali fossero i miei orientamenti metodologici e quanto sovra-
dimensionata e utopistica fosse la mia ambizione.
Per una ricerca sulla tradizione musicale greco-albanese in Sicilia [1993]
[] Il progetto iniziale, definito sulla base delle informazioni raccolte attraverso un
primo spoglio bibliografico e a seguito di alcuni sopralluoghi preliminari risultava
mirato esclusivamente allo studio del repertorio liturgico. Secondo le intenzioni ori-
ginarie la ricerca avrebbe dovuto cos articolarsi:
1. Svolgimento di una sistematica indagine sul campo volta a unampia documen-
tazione contestuale in audio e in video delle melodie tuttora in uso presso i diversi
centri compresi entro lEparcha di Piana degli Albanesi (Contessa Entellina, Mez-
zojuso, Palazzo Adriano, Palermo-Chiesa di San Nicol dei Greci, Piana degli
Albanesi);
2. Acquisizione della documentazione nastrografica custodita presso lAccademia
Nazionale di Santa Cecilia (in particolare le raccolte Cnsmp n. 20: Ottavio Tiby, Piana
degli Albanesi, 1952-1943 e Cnsmp n. 89: Padre Giuseppe Valentini e Leo Levi, Palermo-San
Nicol dei Greci, 1965) e presso altri archivi pubblici e privati;
3. Trascrizione su pentagramma dei materiali raccolti;
4. Reperimento e ordinamento di fonti a stampa e manoscritte corredate da trascri-
zioni musicali;
5. Confronto delle testimonianze scritte e orali relative al passato con lodierna tradi-
zione allo scopo di verificare i margini del mutamento intercorso;
6. Individuazione di eventuali specificit nelle singole tradizioni locali;
7. Effettuazione di una prima verifica sulle probabili affinit fra le melodie greco-
albanesi di Sicilia e i repertori bizantini dei secoli passati.
Gi durante le fasi iniziali dellindagine, per, mi resi conto che loggetto del mio stu-
dio si andava rivelando assai pi complesso del previsto e che una metodologia di
tipo analitico-musicale sarebbe risultata insoddisfacente per una corretta compren-
sione dei diversi fenomeni culturali che andavo osservando. Le esperienze compiute
fino ad allora in ambito etnomusicologico e antropologico mi aiutavano a rendermi
conto che occorreva prestare attenzione anche ad altri aspetti. Mi accorsi, infatti,
delle oscillazioni fra oralit e scrittura che oggi caratterizzano i modi di trasmissione
del repertorio, e di come la tradizione melurgica siciliana si configuri da un lato
quale espressione della cultura ufficiale del clero di rito greco, dallaltro quale ele-
mento forte dellidentit etnica arbreshe. La duplice appartenenza di tale patrimo-
nio tanto alla cultura ufficiale quanto a quella popolare, il collocarsi di tale tradizio-
ne allinterno delle dinamiche culturali proprie a una minoranza, avrebbero necessi-
tato di un approccio metodologicamente composito al fine di collocare i fenomeni
musicali allinterno di un pi vasto orizzonte storico-culturale.
girolamo garofalo
122
Cominciavo a interrogarmi sulla ragione della differenza fra la situazione siciliana
(dove le sole espressioni etnicamente marcate sono quelle religiose: canti delle Uffi-
ciature di rito greco, novene e rosari) e quanto avevo potuto riscontrare qualche
anno prima presso le comunit albanofone di Calabria (dove, com noto, si riscon-
trano svariati repertori popolari, sia sacri che profani, in dialetto italo-albanese). Mi
andavo convincendo, inoltre, dellesistenza in Sicilia di una assai stretta corrispon-
denza fra identit, lingua albanese, rito greco e patrimonio melurgico. Una prova
indiretta, ad esempio, traspariva dallesame delle vicende storico-culturali di Mezzo-
juso e Palazzo Adriano, localit presso le quali alla progressiva latinizzazione nelle
pratiche religiose dei fedeli corrisposta, gi sul volgere del secolo scorso, la perdita
irreversibile della lingua arbreshe e lo smarrimento dellidentit etnica.
Nello svolgimento della ricerca, dunque, non mi sono limitato a una semplice colle-
zione e confronto di varianti, ma ho cercato di chiarire altri aspetti connessi alla tra-
smissione, alla diffusione e alla fruizione del repertorio, oggi come in passato.
Una questione significativa, ad esempio, riguarda il differente stato di conservazione
della tradizione musicale liturgica nei diversi centri siculo-albanesi: significativa-
mente integro a Piana degli Albanesi, piuttosto compromesso a Contessa Entellina,
fortemente in crisi a Palazzo Adriano e Mezzojuso. Numerosi indizi (alcune testimo-
nianze orali e un primo esame di alcuni manoscritti reperiti in loco) mi inducono a
credere che in passato sia esistita una certa differenziazione fra i diversi repertori loca-
li, ciascuno dotato di specifiche peculiarit. Lodierna situazione probabilmente le-
sito di un progressivo indebolimento dellidentit etnico-linguistica complessiva di
alcune comunit e, congiuntamente, leffetto della crescita del prestigio e dellegemo-
nia culturale e religiosa di Piana degli Albanesi, ulteriormente consolidata, in tempi
recenti, a partire dal 1937, anno della sua designazione quale sede dellEparcha. Un
dato evidente , del resto, che la quasi totalit dei sacerdoti che esercitano il proprio
ministero nelle diverse chiese facenti capo allEparcha risultano originari di Piana
degli Albanesi. Ma forse gi in passato Piana degli Albanesi si era costituita quale cen-
tro di irradiazione del repertorio, determinando una migrazione delle sue melodie e il
loro progressivo innesto nel seno delle tradizioni locali, fino a farne quasi del tutto
scomparire le singole specificit. Il peso egemonico della tradizione melurgica di
Piana degli Albanesi trova unindiretta e assai significativa conferma in quanto pu
osservarsi a Malta, presso la Chiesa di Nostra Signora di Damasco a La Valletta. Qui,
infatti, risulta attualmente praticato un repertorio assai prossimo a quello siciliano.
Ci dovuto al fatto che sin dallinizio del Novecento quella chiesa stata affidata a
sacerdoti originari di Piana degli Albanesi, i quali vi hanno esportato i propri canti,
alcuni dei quali sono stati successivamente tradotti dal greco in maltese.
Unaltra questione di rilevante interesse, che qui mi limito solo ad accennare, riguar-
da luso delle traduzioni in albanese dei testi greci delle Liturgie e delle Ufficiature. Si
tratta di un fenomeno che, sebbene in parte esuli da uno studio di carattere stretta-
mente etnomusicologico, assume una particolare rilevanza in quanto tali traduzioni
liturgiche hanno certamente costituito nel Novecento il pi efficace strumento per
123
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
la tutela dellidentit linguistica arbreshe a Piana degli Albanesi e a Contessa Entelli-
na. Ai diversi sacerdoti che in tempi pi o meno prossimi hanno operato in questa
direzione vanno riconosciuti meriti indiscutibili. Cos come va riconosciuta la lungi-
miranza di quanti, nella ricerca per la costruzione di unidentit, nei secoli passati
hanno scritto in lingua greca i testi di speciali celebrazioni, non contemplate nel
calendario ortodosso, sul modello di quelle di rito romano (basti pensare allUfficia-
tura del Corpus Domini).
Nel corso della ricerca presso le chiese di rito bizantino di Contessa Entellina, Palazzo
Adriano e Piana degli Albanesi mi sono reso conto, inoltre, dellinteresse che suscita
losservazione delle pratiche devozionali di derivazione latina (prevalentemente
novene e rosari). Con tutta probabilit queste forme celebrative, sebbene estranee alla
ritualit dimpianto greco-bizantino, si sono introdotte a partire dai secoli passati per
influsso delladstrato culturale popolare siciliano. Tali pratiche devozionali risultano
accompagnate da canti e preghiere in lingua albanese (lunica eccezione costituita
dalla Litania di Natale di Palazzo Adriano, che invece su testo greco). Questi testi in
albanese sembrano essere per la maggior parte la traduzione di canti popolari sicilia-
ni. Lorigine di tali traduzioni paraliturgiche in gran parte lesito di una precisa poli-
tica culturale volta alla salvaguardia della lingua albanese, avviata da intellettuali (fra
cui Demetrio Camarda e Giuseppe Schir) e sacerdoti (fra cui Paps Sepa Petta, Paps
Giorgio Schir) dalla seconda met dellOttocento fino ai primi decenni del Novecen-
to. Il patrimonio melodico nel suo complesso non pare originale bens deriva da canti
siciliani di gusto popolareggiante un tempo praticati presso i paesi adiacenti e oggi l
scomparsi. Il fatto, ovviamente, accresce linteresse che pu suscitare lo studio di que-
sto repertorio, poich esemplifica emblematicamente il carattere fortemente conser-
vativo delle minoranze etnico-linguistiche. Di straordinario interesse, inoltre, risulta-
no le modalit recitative delle preghiere canoniche del rosario di Natale secondo luso
riscontrato a Piana degli Albanesi, in quanto esse rimandano a uno stile esecutivo par-
ticolarmente arcaico. Una loro prima valutazione mi fa ritenere che in tali espressioni
si conservino tratti stilistici assai antichi e originari.
Questo quanto scrivevo nel dicembre 1993.
Avere tratteggiato nero su bianco il bilancio della mia ricerca, attraverso quel
breve articolo, mi rese evidente il labirinto nel quale mi ero cacciato. Bisognava
venirne fuori, sottrarsi al furore documentario che mi aveva afferrato nei due anni
precedenti: urgeva stendere la Tesi di Dottorato. Avrei dovuto consegnarla circa
un anno dopo, magari dopo due anni se mi fosse stata concessa la proroga cui
stavo gi cominciando ad aggrapparmi. Mi resi conto che il materiale che avevo
accumulato (DAT, videocassette, libri, libretti e carte varie) era quantitativamente
lievitato cos tanto da risultare, almeno nel breve termine, ingestibile. Che fare?
Come un naufrago disperso in mezzo allOceano, il mio problema era quello di
girolamo garofalo
124
trovare un baricentro che potesse dare un senso compiuto alle esperienze che
avevo vissuto, una lente attraverso cui riosservare le cose che avevo visto, un
punto focale attorno al quale fare condensare la quantit di conoscenze che di
fatto avevo ormai acquisito. La parola dordine era una sola: delimitare il campo.
Mi soccorsero le parole che qualche anno prima mi aveva detto Paps Elefthe-
rios Schiad: Ma guarda che il lavoro che vuoi fare tu, Ottavio Tiby lha gi fatto.
Te lo dico io che ero presente!. Mi decisi, dunque, a tentare unedizione critica
delle registrazioni della raccolta 20. Avrei rivisto ed eventualmente integrato e
corretto le schede cartacee custodite allAccademia di Santa Cecilia, avrei cercato
notizie sui cantori registrati da Tiby (due, Paps Demetrio Cimino e Paps France-
sco Vecchio, erano ancora in vita, e dunque avrei potuto raccogliere la loro testi-
monianza diretta), avrei trascritto e tradotto tutti i testi verbali, avrei predisposto
delle schede di commento in cui avrei fornito le informazioni sulle occasioni litur-
giche di ogni canto. Avrei, naturalmente, trascritto su pentagramma e analizzato
musicalmente lintero repertorio. Decisi anche di prendere in affitto un bilocale
(freddissimo!) a Piana degli Albanesi per potere consultare i libri liturgici custodi-
ti nellarchivio del Seminario, nellarchivio della Cattedrale, nelle chiese e presso
le abitazioni private dei sacerdoti e dei fedeli. Mi soccorse in questulteriore sovra-
dimensionata impresa colui che oggi, oltre a essere il mio pi fraterno amico, il
parroco della Cattedrale di Piana: Paps Jani Pecoraro, allora come oggi fra i can-
tori pi esperti di tutta lEparcha. Nel 1994 egli era un semplice diacono e, sebbe-
ne si fosse gi sposato, non era ancora nata la prima delle sue due figlie. Generoso
di una generosit infinita: per un anno intero venne a trovarmi a casa circa tre
volte alla settimana per ascoltare e commentare le registrazioni. Arrivava quasi
sempre carico di enormi e pesantissimi libri liturgici. Gli altri giorni li passavo a
rivedere e riordinare gli appunti relativi ai suoi commenti e alle sue osservazioni, a
digitare al computer i testi in greco con le relative traslitterazioni in caratteri latini
e le corrispondenti traduzioni in italiano. Procedetti anche alla trascrizione su
pentagramma di tutti i canti, dapprima su carta e poi al computer. Errore fatale!
Non in s e per s, quanto a causa della metodologia che mi trovai ad adottare,
prendendola in prestito dal modo con cui qualche anno prima avevo trascritto e
analizzato i canti dei carrettieri e dei contadini. Convinto, infatti, che lo studio
delle varianti e delle microvarianti costituisse in etnomusicologia unineluttabile
necessit deontologica, mi affannai a trascrivere minuziosamente, al microsco-
pio, ogni pi impercettibile variazione di durata e di altezza.
125
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
Pass cos un altro anno. Per la Tesi di Dottorato me rimaneva ancora un
altro. Poteva essere sufficiente.
Avevo imparato un sacco di cose. Stavo cominciando a diventare veramente
esperto della tradizione che mi ero proposto di studiare. I canti registrati da
Tiby, e non solo quelli, ormai li conoscevo a memoria. Lessere entrato cos
tanto dentro quella tradizione da potere cantare io stesso tutti quei canti si rive-
l per un boomerang. Intanto, sul piano generale, avevo ormai perso ogni senso
della prospettiva da sentirmi sul piano della scrittura in una situazione di impas-
se paralizzante (ma di cosa dovrei scrivere? cosa privilegiare? cosa sceglie-
re?). E poi, cosa ancora pi sconfortante, il lavoro sulle varianti e sulle micro-
varianti per quel tipo di repertorio non aveva senso! I canti li potevo cantare io
stesso: ogni volta in maniera diversa! Ero diventato informatore di me stesso.
Che nonostante lanno di proroga il Dottorato io non labbia mai concluso, e
che quella Tesi io non labbia mai scritta unaltra storia. Altre cause (prime fra
tutte il peggiorare della gi grave malattia di mio padre e il conseguente venir meno
delle mie energie) determinarono la dolorosissima scelta di abbandonare tutto.
Interruppi, peraltro, per queste e altre ragioni ogni mio rapporto con il
mondo dellUniversit, e per la verit, con letnomusicologia tout court. Dedican-
domi ad altro.
5. Ripresa
Dopo uninterruzione di circa cinque anni, la musica bizantina irruppe nuova-
mente nella mia vita. Loccasione si present grazie a Gaetano Pennino che, in
veste di dirigente dellAssessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana
responsabile per le attivit promosse ai sensi della Legge Regionale n. 44 del 1985
(vulgo la cosiddetta Legge-Musica), mi mise in contatto con il Direttore del
Complesso Bandistico Giuseppe Verdi di Mezzojuso, Salvatore Di Grigoli. La
ragione era che il Maestro da qualche anno aveva avviato con la sua banda un sin-
golare progetto relativo alla musica bizantina.
Di questo altro capitolo della mia storia ho scritto e detto molte volte, in
quanto lincontro con Salvatore Di Grigoli gener una serie di conseguenze a
catena del tutto inimmaginabili fino a determinare una rinascita complessiva
dellinteresse nei confronti della musica bizantina degli Albanesi di Sicilia, non
girolamo garofalo
126
solo da parte mia, ma pi in generale da parte di innumerevoli soggetti e istitu-
zioni. E non solo nei paesi siculo-albanesi.
Una sintesi di come siano andate le cose si pu leggere nel gi citato mio arti-
colo per il numero di EM dedicato a Musica e religione. Anche in questo secon-
do caso, piuttosto che riassumerlo, ritengo pi utile riportarne lestratto.8
Negli ultimi anni [] si sta fortunatamente registrando una rinnovata attenzione nei
confronti della tradizione musicale delle comunit siciliane dorigine albanese e, di norma
grazie al patrocinio dellAssessorato dei Beni culturali e ambientali della Regione Sicilia-
na, si sono promosse svariate iniziative di ricerca e di divulgazione sia nel settore della
melurgia liturgico-bizantina sia nel settore della tradizione paraliturgica e folklorica.
Non improprio affermare che tale vivace rinascita dinteresse trovi la sua origine in
un singolare esperimento di recupero e rielaborazione dei canti liturgici bizantini
recentemente avviato a Mezzojuso. Qui per certi aspetti il repertorio musicale litur-
gico risulta pi fortemente in crisi rispetto ad altri paesi: molte parti della Liturgia
vengono recitate in italiano invece che cantate in greco e molti canti della tradizione
sono ormai dimenticati o sostituiti da melodie bizantino-moderne. I cantori esperti
sono pochi e spesso anziani. Per sollecitare la ripresa della tradizione, il direttore del
Complesso Bandistico Giuseppe Verdi di Mezzojuso, Salvatore Di Grigoli, ha dato
vita circa dieci anni or sono a unoriginale proposta artistica e musicale, attraverso
una assai riuscita rielaborazione dei canti della Liturgia per soprano, mezzosoprano
e complesso bandistico. Questiniziativa che, nella sua anomalia, costituisce un
moderno segno di una pi complessiva vivacit culturale degli Arbresh di Sicilia, ha
determinato diversi positivi risultati:
- I molti concerti effettuati, sia nei paesi siculo-albanesi sia in tutto il resto della Sici-
lia e, pi recentemente a Roma e a Grottaferrata, hanno fatto meglio conoscere la
tradizione arbresh a un pubblico pi vasto;
- a Mezzojuso si ricostituito un coro che sta progressivamente recuperando il
repertorio antico;
- A partire da quel progetto di carattere artistico, contestualmente alla pubblicazio-
ne del compact disc con alcune rielaborazioni bandistiche, nel 2001 stato possi-
bile dare alla luce la prima pubblicazione scientifica specificamente dedicata ai
canti liturgici degli Albanesi di Sicilia dal titolo Canti bizantini di Mezzojuso.9
127
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
8 Garofalo, I canti bizantini degli Arbresh di Sicilia cit., pp. 26-27. Ove non espressamente indi-
cato le note relative alla citazione di questo articolo risultano gi nelloriginale (eccetto qualche
trascurabile differenza relativa ai criteri per i rimandi bibliografici).
9 Cfr. Canti bizantini di Mezzojuso, a cura di Girolamo Garofalo (2 voll.: i: I manoscritti di Paps
Lorenzo Perniciaro, pp. xxvii + 307; ii: Rielaborazioni per voci liriche e complesso bandistico di Salva-
tore Di Grigoli, pp. 78), Palermo, Assessorato dei Beni culturali e ambientali della Regione Sicilia-
na, 2001 (con cd audio allegato rsc00001 con libretto di 24 pagine). Il cofanetto, pubblicato nel-
Il lavoro svolto a Mezzojuso ha in un certo senso costituito un modello che ha sugge-
rito e incoraggiato altre iniziative, alcune gi condotte a termine altre tuttora in fase
di ultimazione.
Fra le pubblicazioni discografiche gi realizzate vanno ricordati due compact disc
rispettivamente sulla tradizione di Contessa Entellina e di Palazzo Adriano.10 Un
ambizioso e ampio progetto di edizione in dieci compact disc dellintero corpus di
canti greco-albanesi di Sicilia (allegati ad altrettanti volumi contenenti le trascrizio-
ni musicali e i testi critici) stato avviato nel 2002 dallAssociazione Culturale Italia-
na per lOriente Cristiano, il cui presidente S. E. il Vescovo Sotr Ferrara, anche in
questo caso con il patrocinio dallAssessorato dei Beni culturali e ambientali della
Regione Siciliana. La collana editoriale ha per titolo Melurgia bizantina degli Alba-
nesi di Sicilia: il primo cd, dal titolo Christs ghennate [Cristo nato], contiene i
canti dellEsperins, dellOra Nona e dellrthros di Natale eseguiti dal Coro dei
Paps di Piana degli Albanesi.11
Fra i lavori in fase di realizzazione vale la pena annunziare la pubblicazione, ormai
imminente, della gi citata raccolta Paps Matteo Sciambra, il cui titolo completo
Canti tradizionali liturgici delle Comunit greco-albanesi di Sicilia (Quaresima, Settimana
Santa, Pasqua, Pentecostario, Pentecoste). Tale progetto merita una sua anticipata segna-
lazione in corso dopera, non solo in forza del suo interesse scientifico, documenta-
le e musicale, ma anche perch vede collaborare diversi soggetti in funzione di un
obbiettivo comune: lAssessorato Regionale ai Beni culturali e Ambientali, lEparcha
di Piana degli Albanesi e la Cooperativa Alessandro Scarlatti di Mezzojuso. Questa
raccolta musicale sar infatti edita in un cofanetto, dal titolo Canti bizantini di Sicilia,
girolamo garofalo
128
lmbito di uniniziativa direttamente promossa dallAssessorato dei Beni Culturali della Regione
Siciliana, oltre a contenere il compact disc con le rielaborazioni di Di Grigoli e un fascicolo con le
corrispondenti partiture per voci liriche e banda, include un ampio volume con la riproduzione
anastatica e ledizione critica dei manoscritti musicali (307 pagine relative a 193 canti) che Paps
Lorenzo Perniciaro, illustre arciprete della Parrocchia di San Nicol di Mira di Mezzojuso dal
1926 al 1975, redasse intorno agli anni venti e trenta del secolo scorso.
10 Cfr. La Divina Liturgia di San Giovanni Crisstomo, a cura di Girolamo Garofalo, Comune di
Contessa Entellina Palermo, Comune di Contessa Entellina Assessorato dei Beni culturali e
ambientali della Regione Siciliana, 2001 (cd audio cce cd/001, esegue il Coro Padre Lorenzo
Tardo di Contessa Entellina); e Canti della memoria arbreshe e della tradizione greco-bizantina, a
cura di Irene Alessi, Palazzo Adriano Palermo, Piccola societ cooperativa a.r.l. Trips Assesso-
rato dei Beni culturali e ambientali della Regione Siciliana, 2001 (cd audio trips cd/010mcon
libretto di 12 pagine, esegue la Corale Maria Santissima Assunta di Palazzo Adriano: direttore
Giuseppe Milazzo).
11 Cfr. Christs ghennate: Natale: Vespro, Ora IX, Mattutino, a cura di Girolamo Garofalo, Palermo,
Assessorato dei Beni culturali e ambientali della Regione Siciliana Associazione Culturale Italia-
na per lOriente Cristiano, 2002 (cd audio ORC02001 con libretto di 24 pagine, esegue il Coro dei
Paps di Piana degli Albanesi).
che oltre al volume con ledizione critica delle trascrizioni di Paps Sciambra, curata
da chi scrive, comprender anche due compact disc: il primo includer alcune pi
recenti rielaborazioni bandistiche di Salvatore Di Grigoli (prevalentemente incentra-
te sul repertorio liturgico bizantino del Natale), il secondo, dal titolo Theotokos to
noma aft [Madre di Dio il suo nome], sar dedicato ai canti e agli inni in onore della
Madonna eseguiti dal Coro dei Paps di Piana degli Albanesi.12
In aggiunta alle ripercussioni innescate dalla collaborazione con una banda di
paese posso citare persino il ritrovamento a Copenaghen delle seconde bozze della
raccolta di Padre Bartolomeo Di Salvo, Canti ecclesiastici della tradizione italo-albane-
se in Sicilia, quale indiretta conseguenza della venuta a Palermo di Christian Troel-
gaard, segretario dei Monumenta Musicae Byzantinae, in occasione della pubblica
presentazione delledizione critica dei manoscritti di Paps Lorenzo Perniciaro.13
Unulteriore conseguenza, dalle connotazioni personali particolarmente
forti, stata che la ripresa della ricerca mi ha consentito di accettare e portare a
termine lincarico affidatomi qualche anno fa proprio dallAccademia di Santa
Cecilia per la schedatura informatizzata su Filemaker delle raccolte ex cnsmp 20
129
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
12 La recente costituzione del Coro dei Paps di Piana degli Albanesi rappresenta un ulteriore
segno della consapevolezza con cui allinterno dellEparcha arbresh di Sicilia si sta operando,
anche ricorrendo a forme nuove di valorizzazione e divulgazione, per la salvaguardia del reper-
torio liturgico bizantino tradizionale. Non si tratta di un coro professionale: ne fanno parte tre
sacerdoti (Paps Giovanni Pecoraro, Paps Marco Sirchia e Paps Piergiorgio Scalia) e un teologo
recentemente licenziatosi al Collegio Greco di Roma (diacono Rosario Caruso), che eseguono abi-
tualmente i canti dellantica tradizione, di cui sono fra i riconosciuti depositari, durante le Ufficia-
ture e le Liturgie. Oltre a dedicarsi alla registrazione dei due compact disc or ora citati, il Coro dei
Paps di Piana degli Albanesi intervenuto nel corso di alcuni concerti del Complesso Bandistico
Giuseppe Verdi di Mezzojuso organizzati in occasioni di speciale rilievo e proposti in contesti
particolarmente appropriati (fra questi le chiese del Santissimo Salvatore e della Martorana a
Palermo, la Cattedrale di Monreale, LAbbazia Greca di Grottaferrata e la Chiesa di Santa Maria in
Trastevere a Roma). Nellestate del 2003 i Paps si sono esibiti in occasione di due concerti intera-
mente a essi riservati nellmbito della Rassegna di Musica Sacra Vis Musicae di Catanzaro e
della Rassegna Internazionale di Musica Medievale e Rinascimentale di Erice.
13 Sulla ripresa del progetto di pubblicazione del corpus di Padre Bartolomeo Di Salvo in seno ai
Monumenta Musicae Byzantinae (raccolta che per circa quarantanni si era ritenuto fosse andata
dispersa) si veda Girolamo Garofalo, Father Bartolomeo Di Salvo and his transcription of the
Byzantine chants among the Albanians in Sicily, in The current state of Byzantine musical studies after 75
years of Monumenta Musicae Byzantinae (Acts of the International Conference Monumenta Musi-
cae Byzantinae 75th anniversary, held at the Carlsberg Academy, Copenhagen, 16-17 June 2006),
in Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata, terza serie, iii, 2006, pp. 93-116.
girolamo garofalo
130
e 89 degli odierni Archivi di Etnomusicologia. E dunque di saldare il mio debito
con il lavoro bruscamente interrotto ai tempi del Dottorato di Ricerca. Devo
molto, per questo riannodarsi dei fili del mio tessuto interiore, e di conseguenza
dei miei interessi di studio, ad Annalisa Bini e Walter Brunetto.
6. Coda
Altre cose sono accadute da quando scrissi quellarticolo per EM ad oggi. Ad esem-
pio, la pubblicazione del compact disc Canti bizantini di Sicilia del Complesso bandi-
stico Giuseppe Verdi di Mezzojuso e del compact disc Theotokos to noma aft [Madre
di Dio il suo nome] del Coro dei Paps di Piana degli Albanesi.14 Nel contempo, il
progetto della collana Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia si arricchito
di un secondo cd dal titolo Santa Cristina Gela. Novena Gregoriana di Natale.15
Ma la prospettiva nella quale ho maggiormente operato quella della valoriz-
zazione in ambito internazionale del canto bizantino degli Arbresh di Sicilia
(una tradizione che al di fuori dellambito locale fino a un recente passato era
14 Cfr. Canti bizantini di Sicilia, a cura di Girolamo Garofalo, Palermo, Assessorato dei Beni cultu-
rali e ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana, 2005 (cd audio Regione Sici-
liana RSC 05009, esegue il Complesso bandistico Giuseppe Verdi di Mezzojuso: direttore Salvato-
re Di Grigoli), e Theotokos to noma aft [Madre di Dio il suo nome], a cura di Girolamo Garofalo,
Palermo, Assessorato dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione
Siciliana, 2005 (cd audio Regione Siciliana RSC 05010, esegue il Coro dei Paps di Piana degli
Albanesi).
15 Cfr. Santa Cristina Gela. Novena Gregoriana di Natale, a cura di Girolamo Garofalo, Mezzojuso
Palermo, Assessorato dei Beni culturali e ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Sici-
liana Cooperativa Alessandro Scarlatti di Mezzojuso, Corpus di canti paraliturgici degli Albanesi
di Sicilia, vol. i, 2006 (cd audio Cielozero Teatro del Sole tds 06002 mpa, con cd-book di 32 pagi-
ne). Lesistenza di un gregoriano di tradizione orale in un paese siculo-albanese come Santa Cri-
stina Gela, questione che certamente esula da una ricerca sulla musica bizantina. E tuttavia segna-
lo questo repertorio come ulteriore testimonianza della multiforme ricchezza della tradizione
etnomusicale degli Arbresh di Sicilia, nonch a riprova delle imprevedibilit delle divagazioni
che la mia indagine mi ha dato occasione di frequentare. Sullargomento si vedano anche gli atti
della Giornata di Studi su Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia da me organizzata a Mez-
zojuso il 28 aprile 2002 (cfr. Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia cit., a cura di Girolamo
Garofalo) e il compact disc che riunisce i canti paraliturgici dei cinque paese arbresh di Sicilia che
nella stessa occasione furono eseguiti nel concerto serale che ebbe luogo al termine della Giornata
di Studi (cfr. il cd Musica e paraliturgia degli Albanesi di Sicilia cit., a cura di Girolamo Garofalo).
131
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
stata sottovalutata, se non ignorata o addirittura disprezzata, in quanto, secondo
alcuni, troppo occidentalizzata), cercando di renderla nota agli studiosi di altri
paesi (soprattutto Grecia, Danimarca, Inghilterra e Stati Uniti), e promuovendo
occasioni di reciproca conoscenza fra i cantori dei paesi dellEparcha e i cori
bizantini dellOriente ortodosso.
Un dato che desidero evidenziare a tale riguardo che alcuni risultati in que-
sta direzione sono stati resi possibili grazie al sostegno di alcune amministrazio-
ni locali dei paesi arbresh di Sicilia, coinvolti non tanto in veste di finanziatori o
patrocinatori, quanto pienamente compartecipi del progetto complessivo con
spirito di diretta collaborazione e responsabile condivisione, sia a livello didea-
zione sia a livello dorganizzazione.
Limpulso iniziale per questulteriore sviluppo della ricerca deriv dalla propo-
sta che nel 2006 mi giunse dalle amministrazioni del comprensorio Alto Belice-
Corleonese (Pit 19) attraverso il suo comune capofila Piana degli Albanesi, per
lideazione e lorganizzazione di un evento di ampia portata riferito alla musica
bizantina intesa quale risorsa per la promozione del turismo culturale e per la valo-
rizzazione del territorio. Liniziativa che scatur dopo molti mesi di lavoro fu una
rassegna dal titolo Paradhosis [Tradizioni]. La musica bizantina fra tradizione scritta
e orale: una giornata di studi con la partecipazione di numerosi studiosi italiani e
stranieri e una serie di concerti di gruppi corali, anchessi sia italiani sia stranieri.
Laspetto pi significativo e innovativo di questa rassegna va senzaltro riferito al
fatto che, almeno in tempi recenti, la questione del canto bizantino di tradizione
orale stata del tutto ignorata dagli studiosi, tanto in Italia quanto allEstero. Fon-
damentali per lideazione del programma scientifico sono risultate le collaborazio-
ni di Christian Troelsgaard (Segretario dei Monumenta Musicae Byzantinae e docen-
te di Musica Bizantina allUniversit di Copenaghen) e di Alexander Lingas (allora
docente di Musica Bizantina allUniversit di Oxford e direttore del celebre coro
bizantino greco-statunitense Cappella Romana). Per il programma artistico,
invece, potei avvalermi della collaborazione di Eustathios Makris (docente di
Musica Bizantina allAccademia di Atene e allUniversit Ionia di Corf), grazie al
quale fu possibile fare esibire il coro dellUniversit Ionia di Corf e ben tre cori
parrocchiali dalle isole di Cefalonia, Corf e Zacinto.16
16 Nel corso dei sei concerti, svoltisi a Palermo (alla Cappella Palatina e nella chiesa della Marto-
rana) e in quattro dei cinque paesi arbresh (Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano e
girolamo garofalo
132
Cos illustrai allora gli intenti di questiniziativa nel catalogo della rassegna:17
Molte genti, nei secoli, sono approdate sulle coste della Sicilia. Popoli che hanno
segnato la storia della nostra isola radicandovi la vocazione allaccoglienza dellaltro.
Piana degli Albanesi), oltre ai sopracitati cori greci, si esibirono il Coro dei Paps di Piana degli Alba-
nesi, lEnsemble vocale Tetragiro (diretto da Eun Ju Kim e Giacomo Baroffio con un concerto dal
titolo Siria e Bisanzio nei canti di Milano e di Roma). A Palazzo Adriano, inoltre, ebbe luogo uno spe-
ciale concerto dal titolo Percorsi di rielaborazione della tradizione bizantina degli Albanesi di Sicilia in
cui, oltre ad alcuni brani proposti dal Complesso bandistico Giuseppe Verdi di Mezzojuso diretto
da Salvatore Di Grigoli, furono proposti in prima esecuzione due brani di autori siciliani contempo-
ranei ispirati alla tradizione bizantina arbresh appositamente da me commissionati (Mistrion
psteos [Mistero della fede], per solisti, coro e strumenti, del compianto amico Giancarlo Bini, gi
docente di Canto Corale al Conservatorio di Trapani, prematuramente scomparso in tragico inci-
dente solo qualche mese fa, e che dunque qui desidero ricordare con particolare affetto, e Anstasis,
per solisti e coro, di Tonin Tarnaku, compositore di origine albanese, nato a Scutari, ma ormai da
quasi ventanni residente a Palermo). Al Convegno, svoltosi a Santa Cristina Gela, dopo i saluti inau-
gurali (dellEparca di Piana degli Albanesi S. E. Sotr Ferrara, del Sindaco di Piana degli Albanesi
Gaetano Caramanno e di Paolo Emilio Carapezza) e la relazione introduttiva di Christian Troelsgrd
(Memory and the relationship between literacy and orality in the transmission of Byzantine Chant), in due
sessioni rispettivamente presiedute da Pierluigi Petrobelli e da Giovanni Giuriati, intervennero:
Alexander Lingas (Universit di Oxford, Direttore del Coro Cappella Romana), Byzantine Chant
in the Modern West: Preservation, Restoration, Acculturation or Assimilation?, Markos Dragoumis
(Musik Laografik Archo, Archivi del Folklore Musicale, Atene), The church music of the Ionian
Islands: origins and present state; Anna Czekanowska(Universit Cattolica di Lublino), Closer to
the East than to the West: the music of the Russian Orthodox believers in Poland, Agostino Ziino(Uni-
versit di Roma Tor Vergata), Padre Lorenzo Tardo, Padre Bartolomeo di Salvo e lAbbazia di Grottaferra-
ta; Giacomo Baroffio(Universit di Cremona), Tra Oriente e Occidente: canti orientali di area siria-
ca e bizantina in recensioni latine, Anne Damon (Universit di Saint-Etienne), La musique liturgique
de lEglise dEthiopie; Nenad Veseli (Curatore dei Programmi Musicali Internazionali di Radio
Vaticana, Vicedirettore della rivista musicologica croata Bainski Glasi), Linflusso del canto grego-
riano, patriarchino-aquileiese, bizantino e glagolitico-paleoslavo nelle confraternite della Dalmazia. Altri
interventi furono proposti a Contessa Entellina nellambito di un workshop da Eustathios Makris
(Accademia di Atene, Universit Ionia di Corf), Orietta Sorgi (Centro Regionale per il Catalogo e la
Documentazione, Nastroteca), Piero Gizzi (Conservatorio di Palermo), Walter Brunetto (Archivi di
Etnomusicologia dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma), Enzo La Vena (Universit
della Calabria), Ettore Castagna (Universit di Bergamo), Donatella Bucca (Universit di Messina),
Sara Maino (Universit di Trento), Andrea Congia (Universit di Cagliari).
17 Paradhosis. La musica bizantina fra tradizione scritta e orale, a cura di Girolamo Garofalo, catalo-
go dellomonima Rassegna con giornata di studi e concerti svoltasi a Palermo, Piana degli Albane-
si, Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano e Santa Cristina Gela dal 2 al 7 maggio 2006),
Piana degli Albanesi, Pit 19, 2006 (con testi in italiano e in inglese), pp. 5-6.
133
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
Uomini che con il proprio apporto individuale e collettivo hanno scolpito, nella mul-
tiformit dei suoi tratti, la peculiare fisionomia della nostra cultura e della nostra
memoria. Larchitettura delle nostre citt, gli usi e i saperi tradizionali, le quotidiane
consuetudini linguistiche dei nostri dialetti, ci comunicano ancor oggi quelle pre-
senze. In molti casi, per, si tratta di segni che ai pi impongono il compito della let-
tura e dellinterpretazione perch sia possibile rintracciarne le originarie matrici.
Lidentit degli Arbresh di Sicilia, invece, non consegnata alle mute vestigia dei
manufatti e delle testimonianze documentali, ma si offre come presenza contempo-
ranea, tangibile e vitale.
La lingua, il rito, il costume femminile, le icone costituiscono senza dubbio gli elementi
pi eloquenti della cultura degli Albanesi di Sicilia. A fianco di tali aspetti, per, la tradi-
zione musicale bizantina occupa un posto di assoluto rilievo nel ricco mosaico delliden-
tit arbreshe: non solo, com ovvio, da un punto di vista squisitamente musicologico ed
etnomusicologico, ma anche per la serie delle ulteriori connotazioni che essa sottende:
bizantinistiche, antropologiche, linguistiche, albanologiche, storiche e liturgistiche.
Negli ultimi anni si sono promosse numerose iniziative editoriali (libri, compact
disc, prodotti multimediali), convegnistiche, di studio e di ricerca specificamente
dedicate alla musica bizantina di Sicilia, nellmbito di un pi vasto risveglio per la
tutela e la valorizzazione dellidentit della minoranza etnico-linguistica arbreshe.
Tutto ci per merito di diversi enti ed istituzioni, in primo luogo delle Amministra-
zioni dei cinque Comuni dellEparcha di Piana degli Albanesi, ma anche grazie al
diretto impegno delle parrocchie di tutti i paesi siculo-albanesi, nonch di diverse
associazioni culturali. Qui non naturalmente il caso di citare in dettaglio le troppo
numerose attivit finora svolte. A tale proposito non posso, per, trascurare di sotto-
lineare il ruolo fondamentale assunto dellAssessorato dei Beni culturali e ambienta-
li della Regione Siciliana, sia attraverso il proprio indiretto sostegno finanziario sia
attraverso le molte iniziative direttamente promosse.
A margine di tale discorso mi si conceda una menzione a parte per la Chiesa dellEpar-
cha di Piana degli Albanesi nel suo complesso: essa , infatti, depositaria e custode di
tale illustre e prezioso patrimonio musicale, tanto come istituzione, tanto come comu-
nit di sacerdoti e fedeli, e ad essa soprattutto va riconosciuto il merito di averlo saputo
custodire e perpetrare attraverso i secoli. Fra i molti segni dellodierno impegno dellE-
parcha in tale direzione vale la pena ricordare, a tale proposito, almeno il recente
avvio, lo scorso anno accademico 2004/2005, del primo corso di Canto Corale Bizanti-
no in Italia, in collaborazione con il Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo.
Un approfondimento a s stante riguarderebbe lelencazione delle numerose iniziative
di carattere specificamente scientifico e di ricerca. Anche in questo caso la lista sarebbe
troppo estesa, ma vorrei almeno ricordare come non sia senza significato che proprio
presso la Facolt di Lettere di Palermo listituzione accademica, cio, che ha sede nella
provincia che comprende i paesi siculo-albanesi in seno al Corso di Laurea Specialisti-
ca in Musicologia e per iniziativa del Dipartimento di Studi Greci, Latini e Musicali
Aglaia, stato attivato da un paio danni uno specifico modulo didattico di Musica
girolamo garofalo
134
Bizantina nellambito del corso di Storia e analisi della Musica: ci, praticamente,
per la prima volta in Italia e quasi senza altri riscontri (eccettuati, beninteso, i prestigiosi
corsi di Paleografia Musicale Bizantina presso lUniversit di Cremona).
Oggi pi che mai, in unepoca troppo spesso caratterizzata da infauste tendenze
verso lomologazione, la presenza allinterno della provincia di Palermo delle cinque
comunit di origine albanese (Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano,
Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela) rappresenta per la Sicilia motivo di vanto
e di orgoglio. Sono paesi dantica e illustre storia, fondati da uomini che per amore di
libert furono costretti ad abbandonare la propria patria e che nella nostra Isola tro-
varono rifugi sicuri, terre fertili e genti disposte allaccoglienza. Sono luoghi pregni
di memoria, la cui specificit ancor oggi viva e tangibile nelle diverse forme in cui,
come si detto, essa si manifesta: la lingua, le icone, il costume femminile, il rito
greco-bizantino con il suo vasto patrimonio di canti. Tutto ci per gli Arbresh testi-
monianza di un tenace ed esemplare attaccamento a unidentit spirituale e culturale
che ormai da cinque secoli arricchisce e onora tutta la Sicilia nel segno dellintegra-
zione, del confronto e del rispetto fra gli uomini.
Questi i presupposti su cui stata concepita questa Rassegna di Musica Bizantina
intitolata Paradhosis: tradizioni musicali bizantine. Il titolo intende richiamare un
pregnante insegnamento dellApostolo Paolo: Krtite tas paradhsis! Conservate le
tradizioni! Espressione che, non a caso, pi volte ho udito pubblicamente ripresa da
Sua Eccellenza il Vescovo Sotr Ferrara. Non diversamente San Cirillo di Gerusalem-
me, nel quarto secolo, nella sua Catechesi ammoniva: Conservate inviolate queste tra-
dizioni e tenetevi lontani da ogni pericolo di caduta!
Paradhsis: tradizioni, dunque al plurale, e non pardhosis al singolare. Il Mediterra-
neo ancora oggi ricchissimo di molteplici espressioni di canto ecclesiastico, assai
poco conosciute o addirittura ignote ai pi, alcune delle quali precariamente affidate
alla sola tradizione orale.
Paradhsis: un ciclo di concerti di indubbio interesse, un evento artistico, culturale e
scientifico di cui, senza falsa modestia, in Italia non esistono precedenti, che mi auguro
possa aiutarci a conoscere per la prima volta alcuni dei numerosi e molteplici linguaggi
musicali dellodierna tradizione bizantina e a meglio collocare la tradizione melurgica
siculo-greco-albanese nel vasto plurilinguismo musicale bizantino.
Paradhsis: una Giornata di Studi e due workshop sul tema La musica bizantina fra tradizio-
ne scritta e orale (dalla Sicilia alla Calabria, dalla Grecia allArmenia, dalla Polonia alla Dal-
mazia) che, mi auguro, possano di nuovo riaccendere la miccia di quel vasto interesse
sulla musica liturgica di tradizione orale nei paesi del Mediterraneo che proprio la Sicilia
vide testimoniata negli anni cinquanta e sessanta dalle ricerche di illustri personalit
quali Ottavio Tiby, Leo Levi e Padre Giuseppe Valentini. Lauspicio che questoccasio-
ne possa favorire la reciproca conoscenza fra cantori, cori musicali, sacerdoti e studiosi
di diverse nazioni, e valorizzare il lavoro di quanti, in Sicilia e nelle altre nazioni del
Mediterraneo, nel recupero delle tradizioni, ma senza perdere il contatto concreto e prag-
matico con il presente, hanno trovato la chiave per affermare la propria identit [].
135
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
Quale concreto esito di questo mio lavoro di promozione del canto bizantino
siculo-albanese in ambito internazionale, vorrei segnalare, con soddisfazione,
che su richiesta del gi citato Eustathios Makris, sto per coinvolgere lAteneo di
Palermo quale partner in un progetto MED sulla musica bizantina di tradizione
orale nel Mediterraneo dal titolo Hystorical research, surveying and identification
of local traditions of ecclesiastical music of Byzantine origins a binding cultural ele-
ment of the eastern Mediterranean region (capofila: Prefettura di Corf; altri part-
ner: Prefettura di Zante, Diocesi di Paphos, Accademia Musicale del Montene-
gro). Il progetto andr presentato entro il mese di marzo 2009. Quale che sia il
responso finale della procedura di valutazione europea, ritengo che possa gi
essere considerato un risultato positivo il solo fatto che diverse qualificate istitu-
zioni straniere riconoscano ormai senza esitazione che la tradizione musicale
liturgica degli Albanesi di Sicilia (cos come risulta nella bozza del testo del pro-
getto inviatomi da Makris) costituisca un tassello fondamentale per un inqua-
dramento complessivo e sistematico delle varie espressioni di canto bizantino in
ambito mediterraneo.
7. Stretta
Lultimo, inatteso, sviluppo della mia indagine la devo nuovamente a un incarico
affidatomi da amministrazioni locali dei paesi arbreshdi Sicilia. Fu questa volta lU-
nione dei Comuni Besa (cio, fra i paesi dellEparcha, quelli effettivamente alba-
nofoni: Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela) a propormi
di pensare ad uniniziativa per ricordare la figura dello ieromonaco Padre Lorenzo
Tardo (Contessa Entellina 1883 - Grottaferrata 1967), e in special modo la sua opera
di musicologo e fondatore della Schola melurgica di Grottaferrata. Prese cos forma il
convegno internazionale Padre Lorenzo Tardo: la musica bizantina e gli Albanesi di
Sicilia, che, con due concerti a latere, ebbe a svolgersi fra Palermo, Contessa Entelli-
na, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, dal 7 al 9 marzo 2008.
Non mi dilungher questa volta sui temi affrontati in quella sede, per i quali
rimando alle informazioni contenute nel pieghevole qui riprodotto (Fig.1). Desi-
dero per sottolineare come anche questo secondo convegno abbia costituito
unimportante occasione di scambio e di conoscenza fra studiosi italiani e stra-
nieri e abbia posto le basi per futuri progetti internazionali. Assai significativi, a
girolamo garofalo
136
tale riguardo, lintervento di Don Antonio Parisi, responsabile della Conferenza
Episcopale Italiana per la musica sacra, e lavvio di una collaborazione con lAl-
bania grazie alla partecipazione di Haralamb Tereziu dellAccademia Teologica
Ngjallja e Krishtit di Durazzo.18
Uno degli scopi che lamico Paps Jani Pecoraro e io, in qualit di responsabili
scientifici, ci eravamo prefissati con quel convegno era quello di riabilitare dal
punto di vista scientifico la metodologia adottata ormai pi di cinquantanni fa da
Padre Lorenzo Tardo per il suo lavoro di interpretazione e trascrizione dei codici
medievali di Grottaferrata (a tale riguardo, ad esempio per le implicite posizioni
di ostilit di Tiby nei confronti di Tardo o per le incomprensioni fra la scuola dane-
se e quella criptense con il conseguente ritiro di Tardo dalla scena internazionale,
rimando ancora una volta al mio articolo sul secondo numero di EM). In attesa,
e nellauspicio, della pubblicazione degli atti, posso gi anticipare che tale obbiet-
tivo stato pienamente raggiunto quando Joannis Arvanitis nella sua relazione
conclusiva, Verso una moderna interpretazione dei manoscritti musicali di Grottafer-
rata, ebbe pi o meno a dire che nella sostanza, fino ad ora, nessuno quanto
Lorenzo Tardo n gli studiosi danesi, n quelli greci si avvicinato a quella che
oggi noi possiamo ritenere una lettura scientificamente fondata della semiografia
criptense: in questo egli dimostra una modernit davvero sorprendente.
Sar che, da etnomusicologo, quando penso alla musica penso innanzi tutto a
chi la fa, piuttosto che allopera, ai documenti, ma devo ammettere che questa
piena riabilitazione di Padre Lorenzo dest in me una commozione infinita.
Ci che per qui maggiormente pertinente sia perch sono giunto alla
stretta conclusiva, sia perch non si fin qui compreso la ragione del titolo di
questo mio intervento (Dai nastri alle pergamene) richiamare il fatto che nei
sei mesi che precedettero la celebrazione di quel convegno Paps Jani e io ci
facemmo scrupolo, anche in vista dellallestimento di una mostra fotografica, di
andare a controllare se a Grottaferrata esistessero carte di Padre Lorenzo Tardo
che non erano mai state studiate. Ci recammo per la prima volta allAbbazia
Greca San Nilo nel dicembre del 2007 per un sopralluogo preliminare, fami-
18 Pi volte, ad esempio, durante quel Convegno fu auspicato che simili occasioni possano con-
tribuire a riprendere e realizzare il progetto sognato da un illustre studioso quale Leo Levi negli
anni Sessanta e Settanta proprio in seno allAccademia Nazionale di Santa Cecilia idea che, pur-
troppo, non riusc mai a essere resa operativa della costituzione di un Centro Internazionale per
le Musiche Liturgiche del Mediterraneo.
137
la musica bizantina degli albanesi in sicilia
liarmente ospitati per circa una settimana dallArchimandrita Padre Emiliano
Fabbricatore e da tutti gli altri monaci. Grazie alla collaborazione della responsa-
bile dellArchivio Storico dellAbbazia, Giovanna Falcone, e della responsabile
dellArchivio Monastico, Anna Onesti, non solo di carte di Padre Lorenzo Tardo
ne trovammo una quantit impressionante (per riordinarle sono occorsi pi di
cinquanta raccoglitori di cartone, di quelli col dorso di 8-10 centimetri), ma,
confuse fra queste, abbiamo rinvenuto alcune cartelle contenenti importanti
documenti inediti appartenuti a Padre Bartolomeo Di Salvo, che si riteneva fos-
sero andati definitivamente perduti dopo la sua morte. Per redigere un primo
sommario inventario, da allora sono ritornato allAbbazia, talora nuovamente
insieme a Paps Jani, una decina di volte, trascorrendovi periodi pi o meno pro-
lungati, condividendo con i monaci gli orari delle giornate e il silenzio del refet-
torio e, per quanto possibile, assistendo ai loro uffici, alle loro liturgie e ai loro
momenti di meditazione.
Lemozione provata in questi due anni nel rileggere i diari di Padre Lorenzo,
nello scorrere i suoi studi sulle pergamene medievali di Grottaferrata, nel vedere
le pellicole di stampa del Codice Criptense E II, nel rivivere la sua vita scrupolo-
samente annotata in epistolari e album fotografici, non posso qui restituirla.
Nei prossimi giorni, approfittando di questa mia convegnistica trasferta da
Palermo a Roma, partir ancora una volta per Grottaferrata. Ormai il lungo lavo-
ro dinventariazione delle carte di Padre Lorenzo Tardo e di Padre Bartolomeo Di
Salvo sta finalmente volgendo al termine. Mi restano infatti solo pochi faldoni.
Urge disseppellire queste carte, riscoprire il lavoro di questi due operosi monaci,
ridare loro voce, rendendo noto ci che essi hanno voluto celare fra le mura del
monastero e avvolgere col velo del tempo. Mi sento di nuovo un naufrago in
mezzo allOceano, ma a Padre Lorenzo e a Padre Bartolomeo mi affido perch mi
aiutino a traghettare questa mia nuova zattera.
girolamo garofalo
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Fig.1: Pieghevole del Convegno
Padre Lorenzo Tardo: la musica bizantina e gli Albanesi di Sicilia
(Palermo, Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, 7-9 marzo 2008).
CONVEGNO DI STUDI
PADRE LORENZO TARDO
LA MUSICA BIZANTINA E GLI
ALBANESI DI SICILIA
PALERMO - CONTESSA ENTELLINA
PIANA DEGLI ALBANESI - SANTA CRISTINA GELA
7 - 9 MARZO 2008
ENTI PATROCINATORI
Presidenza della Camera dei deputati
Presidenza della Giunta regionale siciliana
Assessorato regionale BB CC AA e PI
Assessorato regionale al Turismo
Ambasciata dAlbania
Consolato dAlbania di Palermo
Consolato di Grecia di Palermo
Universit degli Studi di Palermo
Presidenza della Facolt di Lettere e Filosofia
Dipartimento Aglaia di studi greci, latini e musicali
Pontificia Facolt teologica di Sicilia
Fondazione Buttitta
Istituto di Studi bizantini e neoellenici
Conservatorio di musica Antonio Scontrino di Trapani
Biblioteca comunale Giuseppe Schir di Piana degli Albanesi
Arcidiocesi di Monreale
Eparchia di Piana degli Albanesi
Eparchia di Lungro
Monastero Esarchico di Grottaferrata
Accadema Angelica Costantiniana di Roma
Rivista Studi sullOriente Cristiano di Roma
ENTI SOSTENITORI
Unione dei Comuni Besa
Fondazione Buttitta
Universit degli Studi di Palermo
Presidenza della Facolt di Lettere e Filosofia
Donnafugata srl
Monte dei Paschi di Siena
COORDINAMENTO SCIENTIFICO
Papas Jani Pecoraro, Eparchia di Piana degli Albanesi
Girolamo Garofalo, Universit di Palermo
DIREZIONE ARTISTICA
Girolamo Garofalo, Universit di Palermo
COORDINAMENTO TECNICO-AMMINISTRATIVO
Pietro Manali e Sara Cuccia
Biblioteca comunale Giuseppe Schir di Piana degli Albanesi
Tel. 091 8561006 - Fax: 0691280618
horabib@horabib.com - www.unionebesa.it
ORGANIZZAZIONE E LOGISTICA
Associazione Pro Loco Entella di Contessa Entellina
Cell. 3389524470
Unione dei Comuni Besa
doriangray