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Working Poor :

spunti per la riflessione.


Parte di queste riflessioni si ispirano ai risultati del Progetto cofinanziato dallUe
sui processi di ristrutturazione aziendale nei settori del credito e dellautomotive,
di cui lIres Lucia Morosini capofila. .
Torino, 14 maggio 2014
Ires Lucia Morosini, a cura di
Francesco Montemurro
Il lavoro non pi un fattore di protezione dalla povert.
Gi a partire dagli anni Ottanta si diffusa lespressione working poor:
area di disagio in cui vive chi ha un basso salario, chi ha un salario pi alto ma
vive in una situazione di povert familiare.
Il post-fordismo e la globalizzazione con la nuova divisione internazionale
del lavoro hanno dato a vita a processi di cambiamento che influiscono sui
processi di impoverimento.
La letteratura scientifica ha dimostrato che negli ultimi anni la crisi
economica ha esteso la fascia di popolazione esposta a rischi di povert.
Working Poor: il lavoro non protegge
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Negli ultimi dieci anni in molti paesi europei (con esclusione, tra gli altri,
dellItalia), la riduzione della disoccupazione non ha significato una
sostanziale contrazione del fenomeno della povert. E cresciuta la fascia di
popolazione che pur lavorando percepisce un reddito inferiore alla soglia di
povert, i cosiddetti working poor.

Come si manifesta il lavoro povero individuale:
Insufficiente quantit di lavoro;
Bassa qualit: basse retribuzioni, irregolarit delle carriere; eccessiva
flessibilit dei contratti; garanzie contributive insufficienti, ecc.
Disoccupazione e povert. Una relazione
statistica non pi significativa
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b) cambiamenti
Istituzionali e ritardi nella modernizzazione del Paese.
a) Evoluzione del mercato del lavoro: cambiamenti tecnologici della
struttura produttiva che limitatamente ai settori trainanti - hanno favorito la
domanda di lavoratori qualificati rispetto a quelli non qualificati;
globalizzazione e delocalizzazione del lavoro nei paesi in via di sviluppo che
pu avere comportato una riduzione dei salari dei lavoratori meno
qualificati in Europa; fenomeni migratori che possono
aver ridotto il salario dei lavoratori italiani poco qualificati; eccessiva
incidenza delle piccole e piccolissime imprese;
b) riforme di liberalizzazione del mercato del lavoro che hanno determinato
il peggioramento della qualit delle posizioni lavorative ma anche
lindebolimento del potere contrattuale dei sindacati e il minor ricorso alla
contrattazione centralizzata che possono aver avuto ripercussioni negative sui
salari in genere;
c) Mancata riforma dellistruzione e della Formazione professionale:
Le cause.
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Eurostat fissa al 60% della mediana la soglia di povert, 11 dei 15 stati
membri UE la fissano al 50% finendo in questo modo per individuare solo i
casi di grave disagio economico.
Le definizioni adottate spesso non tengono conto del lavoro non pagato svolto
in casa dai membri della famiglia, non consentono di intercettare quegli inattivi
che sono tali a seguito di periodi trascorsi come working poor o che vivono un
periodo di formazione.
Molti autori propongono una classificazione che distingue tra active poor
(occupati o in cerca di occupazione per almeno 6 mesi nellanno precedente),
working poor (che hanno lavorato almeno un mese nellanno precedente) e
unemployed poor (disoccupati durante tutto lanno precedente).
Povert e lavoro povero: le diverse metodologie
di rilevazione.
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Un tema ancora poco indagato. Linterazione tra
povert del lavoro e povert della famiglia .
Il rapporto tra lavoro povero e povert familiare scarsamente presente nel dibattito scientifico e
politico-istituzionale e sono pochi gli studi che hanno analizzato il fenomeno considerando allo
stesso tempo le due dimensioni richiamate dalle definizioni di working poor, ovvero da una parte i
redditi e strutture familiari e dallaltra i salari individuali.
Il ruolo giocato dalla famiglia da una parte e dal lavoro dallaltra nella protezione dal rischio di
povert stato messo in discussione dalla mutate condizioni di contesto e dalla evoluzione
socio-demografica e degli stili di vita. La classica identificazione tra disoccupazione e povert
sempre meno visibile, si sfumano i contorni del disagio e dellesclusione sociale.
Due definizioni: 1) Vengono definiti lavoratori poveri (low pay workers) gli occupati dipendenti con
un salario inferiore al 60 del salario mediano (Max e Verbist 1998, Lucifora et al. 2005),
2) I working poor sono le persone occupate che vivono in famiglie con un reddito familiare inferiore
al 60% del reddito mediano delle altre famiglie (Eurostat 2005, 2010), CIES 2010).
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Nello studio della povert dei lavoratori si incrociano caratteristiche
individuali, familiari e del mercato del lavoro.
Un primo approccio privilegia la dimensione del lavoro mettendo in evidenza
le caratteristiche delloccupazione (salario, contratto) e personali:
concettualmente, la povert nel lavoro considerata come frutto di un
determinato contesto economico in cui bassi salari e bassa produttivit si
associano a una crescente domanda di lavoro qualificato che penalizza
alcuni profili professionali ( ).

Il secondo approccio ipotizza invece che povert ed esclusione sociale
abbiano origine dalla interazione tra dimensione individuale e familiare.
Povert e lavoro povero.
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questa risulta essere decisamente pi alta tra le donne
(23,07%) rispetto agli uomini (11,28%).
percentuale di lavoratori poveri (dati Eu - SILC:

Uomini
2005 2006 2007 2008 2009 2010
% occupati dipendenti sulla popolaz. attiva 18-64 75,97 76,31 77,45 78,3 90,59 90,31
N. 10.801 10.540 9.959 9.802 8.101 7.667
% lavoratori poveri sul totale dei dipendenti 7,67 8,14 7,95 8,07 9,66 11,28
N. 8.205 8.043 7.713 7.675 7.339 6.924

Donne
2005 2006 2007 2008 2009 2010
% occupati dipendenti sulla popolaz. attiva 18-64 74,93 76 76,29 75,56 87,83 88,47
N. 8.322 8.128 7.845 7929 6.629 6.228
% lavoratori poveri sul totale dei dipendenti 19,23 20,19 20,94 20,05 22,19 23,07
N. 6.236 6.177 5.985 5911 5.822 5.510
Sussiste quindi una correlazione tra i primi anni della crisi e il maggior numero
di lavoratori poveri in base al loro reddito annuo.
per entrambi i generi si osserva un aumento per il 2009 e
il 2010 di circa 3,5 punti percentuali dal 2005.
Lavoratori dipendenti e lavoratori poveri per genere. Italia 2005-2010
la definizione individuale di lavoratore povero: gli occupati con
un reddito annuo inferiore al 60% di quello mediano
Fonte: elaborazioni Marianna Filandri e Emanuela Struffolino, Universit di Milano Bicocca, su dati Eu-silc.
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hanno iniziato a lavorare pi tardi
hanno perso il lavoro
hanno contratti temporanei e intermittenti.
la discontinuit lavorativa: lavoratori che hanno lavorato per meno di 9 mesi durante lanno
In questo caso la probabilit di essere un lavoratore povero, secondo la
definizione individuale , se pur con alcune oscillazioni nellarco di tempo
considerato, di circa il 60% per entrambi i generi.
Le condizioni di svantaggio che possono aumentare la probabilit
di trovarsi in povert

Uomini
2005 2006 2007 2008 2009 2010
discontinuit lavorativa 63,89 66,83 68,45 58,05 57,99 56,28
N. 216 199 187 174 169 215

Donne
2005 2006 2007 2008 2009 2010
discontinuit lavorativa 61,83 71,43 62,01 63,16 60,13 59,89
N. 186 203 179 171 153 182
Lavoratori poveri per condizione di svantaggio e genere. Italia 2005-2010
Fonte: elaborazioni Marianna Filandri e Emanuela Struffolino, Universit di Milano Bicocca, su dati Eu-silc.
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Incidenza dei lavoratori a tempo determinato sul totale dei lavoratori dipendenti. Per sesso e regione. Valori %.
La discontinuit lavorativa e i contratti a tempo determinato in
Piemonte
Fonte: elaborazioni Ires Lucia Morosini su dati Istat
2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Maschi
Piemonte 7,5 7,1 7,5 8,8 10,0 9,8 10,5 11,4 11,9 11,4
Lombardia 6,7 7,0 7,8 7,6 8,6 7,4 7,8 9,5 9,6 9,0
Veneto 6,9 7,8 8,9 8,8 9,2 8,1 9,0 9,6 11,6 11,4
Emilia-Romagna 9,7 9,7 9,9 10,5 10,5 9,3 11,1 12,8 13,8 13,0
Femmine
Piemonte 10,5 10,8 11,7 12,4 12,4 11,6 12,7 13,0 13,2 11,6
Lombardia 9,8 10,4 11,3 11,0 11,1 10,7 10,6 10,7 11,0 10,1
Veneto 12,5 12,5 14,2 14,4 15,1 13,7 12,0 13,3 12,5 13,6
Emilia-Romagna 12,9 14,0 13,9 15,2 14,3 13,6 14,9 15,1 15,1 15,5
Totale
Piemonte 8,9 8,8 9,5 10,4 11,1 10,6 11,6 12,2 12,5 11,5
Lombardia 8,1 8,5 9,3 9,1 9,7 8,9 9,1 10,0 10,3 9,5
Veneto 9,4 9,9 11,2 11,3 11,9 10,7 10,4 11,3 12,0 12,4
Emilia-Romagna 11,2 11,8 11,8 12,7 12,3 11,4 13,0 14,0 14,5 14,2
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Indifferentemente uomini e donne dipendenti con salari sotto la soglia del 60% della
mediana, dopo la crisi hanno maggiori probabilit di essere definiti working poor a
livello individuale.
Il basso salario orario
Per entrambi i generi, lincidenza percentuale di lavoratori poveri a causa del
basso salario, cresce di circa 20 punti percentuali tra il 2005 ed il 2010.
Le condizioni di svantaggio che possono aumentare la probabilit
di trovarsi in povert
Lavoratori poveri per condizione di svantaggio e genere. Italia 2005-2010
Fonte: elaborazioni Marianna Filandri e Emanuela Struffolino, Universit di Milano Bicocca, su dati Eu-silc.

Uomini
2005 2006 2007 2008 2009 2010
basso salario 43,67 50 47,16 51,78 60,23 64,12
N. 529 532 528 506 596 588

Donne
2005 2006 2007 2008 2009 2010
basso salario 49,61 62,07 63,33 65,15 70,77 68,46
N. 383 377 450 396 496 447
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Paga oraria dei lavoratori dipendenti assicurati presso l'Inps con qualifica di
operai. Per sesso, regione e carattere occupazionale. Anno 2012.

Tempo Determinato Tempo Indeterminato Totale
Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale
Piemonte 66,7 50,1 60,8 81,6 55,8 73,5 79,9 55,1 72,0
Lombardia 67,3 49,3 61,3 82,2 53,6 73,8 80,5 53,1 72,4
Veneto 68,6 52,0 62,2 82,0 53,0 73,1 80,5 53,1 71,8
Emilia-Romagna 68,0 51,9 61,9 84,6 58,1 76,4 82,3 57,1 74,1
Piemonte - Paga oraria dei lavoratori dipendenti assicurati presso l'Inps, per
qualifica, sesso e carattere occupazionale. Anno 2012.

Tempo Determinato Tempo Indeterminato Totale
Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale Maschi Femmine Totale
Operai 66,7 50,1 60,8 81,6 55,8 73,5 79,9 55,1 72,0
Impiegati 80,5 64,8 69,7 114,6 79,9 94,5 111,8 78,0 91,9
Quadri 207,9 181,5 201,9 193,4 171,6 187,2 193,7 171,8 187,5
Dirigenti 426,4 253,5 396,1 432,6 341,8 421,2 432,4 339,1 420,6
Apprendisti - - - 56,3 50,2 53,5 56,3 50,2 53,5
Totale 73,3 58,3 65,8 104,4 74,0 91,4 101,5 72,1 88,7
La paga oraria dei lavoratori dipendenti in Piemonte
Fonte: elaborazioni Ires Lucia Morosini su dati Inps
Fonte: elaborazioni Ires Lucia Morosini su dati Inps
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Loccupazione a tempo parziale molto pi diffusa tra le donne che tra gli uomini.
Da notare come nel 2005 e nel 2006 gli uomini occupati non a temo pieno e che
risultavano poveri (34,6 e 41,6% nei due anni) erano in percentuale decisamente
inferiore rispetto al periodo 2007/2010.
lavoratori part-time
La probabilit di essere poveri, legata alloccupazione a tempo parziale
piuttosto simile per i due generi, tra il 47 e il 51% circa.
Le condizioni di svantaggio che possono aumentare la probabilit
di trovarsi in povert
Lavoratori poveri per condizione di svantaggio e genere. Italia 2005-2010
Fonte: elaborazioni Marianna Filandri e Emanuela Struffolino, Universit di Milano Bicocca, su dati Eu-silc.

Uomini
2005 2006 2007 2008 2009 2010
part-time 34,57 41,57 51,09 50,51 47,03 52,71
N. 269 166 184 198 219 203

Donne
2005 2006 2007 2008 2009 2010
part-time 46,81 51,17 49,86 48,12 48,56 46,97
N. 1.252 1.069 1.099 1.170 1.114 1.073
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Incidenza dei lavoratori con contratto part-time sul totale dei lavoratori dipendenti. Per sesso e regione. Valori %.
Loccupazione a tempo parziale in Piemonte
2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Maschi
Piemonte 2,7 2,8 2,6 2,9 3,6 3,5 4,2 4,8 5,2 6,3
Lombardia 2,6 2,8 2,9 3,6 3,9 4,2 4,3 4,4 5,5 6,4
Veneto 2,7 2,8 3,0 2,9 3,5 2,9 3,9 3,8 4,9 5,1
Emilia-Romagna 3,2 3,2 3,5 3,8 3,7 3,5 3,6 4,9 5,7 6,5
Femmine
Piemonte 23,2 23,9 25,0 24,9 26,3 25,7 28,2 28,6 29,1 30,3
Lombardia 24,9 26,2 26,6 27,8 28,2 29,8 30,8 30,2 31,8 32,6
Veneto 26,0 29,5 31,3 32,8 34,1 31,4 30,7 32,0 33,9 35,2
Emilia-Romagna 22,6 24,8 25,2 25,0 24,8 25,7 26,8 27,6 30,6 30,2
Totale
Piemonte 12,0 12,5 12,9 13,2 14,3 14,0 15,7 16,3 16,8 17,9
Lombardia 12,7 13,3 13,6 14,5 14,9 15,8 16,4 16,2 17,7 18,6
Veneto 13,0 14,7 15,3 16,1 17,3 15,7 16,0 16,7 18,1 18,8
Emilia-Romagna 12,5 13,6 13,9 13,9 13,7 14,3 14,9 15,9 17,8 18,1
Fonte: elaborazioni Ires Lucia Morosini su dati Istat
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le famiglie sono identificate come povere considerando la distribuzione
dei redditi di tutte le famiglie nella popolazione.
Le condizioni di povert familiare:
I dati EU Silc mostrano una percentuale di working poor che cresce dal 12,7% del
2005 al 16,5% del 2010 sul totale degli occupati.
Emerge correlazione, sebbene non marcata, tra linsorgere dellattuale crisi
economica e il fenomeno dei working poor, che non ha quindi solamente un carattere
strutturale.
Lunit di analisi composta dai lavoratori dipendenti. Si tiene per in considerazione
anche la condizione di povert del nucleo dove sono inseriti.
Lavoratori poveri e famiglie povere. Italia 2005-2010
la definizione familiare di lavoratore povero:
i lavoratori e la condizione di povert del nucleo familiare
Fonte: elaborazioni Marianna Filandri e Emanuela Struffolino, Universit di Milano Bicocca, su dati Eu-silc.
2005 2009 2010
Lavoratori Lavoratori Lavoratori
Si No Tot. Si No Tot. Si No Tot.
Famiglie non povere 82,4 5,0 87,3 79,5 5,3 84,8 78,6 4,9 83,5
Famiglie povere 9,7 3,0 12,7 11,2 4 15,2 11,8 4,7 16,5
Totale 92,0 8,0 100,0 90,7 9,4 100 90,4 9,6 100
N. 14.441 13.161 12.434
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la definizione familiare di lavoratore povero:
i lavoratori e la condizione di povert del nucleo familiare
La percentuale di lavoratori poveri in famiglie anchesse
povere va dal 3 e il 4,7%.
circa un lavoratore ogni venti povero ma vive in una
famiglia non povera
Senza rilevanti differenze nellarco temporale considerato:
circa uno su dieci non povero ma vive in una famiglia al
di sotto della soglia di povert.
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Chi sono i lavoratori poveri
A. i lavoratori poveri in famiglie non povere;
B. gli occupati non poveri in famiglie complessivamente povere;
C. i poveri a livello sia individuale sia familiare.
La tipologia dei lavoratori poveri comprende tre situazioni di working poor:
Primi tre profili pi probabili di essere lavoratori
poveri in famiglie non povere. Italia 2005-2010.
I profili che hanno pi probabilit di trovarsi
nello stato di povert individuale ma non
familiare:
le donne giovani con la licenza media che
vivono in famiglie bireddito con e senza figli
le donne giovani con il diploma in famiglie
bireddito e senza figli a carico.
Nel 2009 e nel 2010 le probabilit di questi
profili sono aumentate:
quelle delle giovani donne con la licenza media
in nuclei con due redditi e con figli a carico
negli anni post crisi superano addirittura il 50%.
Chi sono i lavoratori poveri
Primi tre profili pi probabili di essere lavoratori
non poveri in famiglie povere. Italia 2005-2010.
Le probabilit di essere lavoratori non poveri in
famiglie povere:
questa situazione interessa maggiormente gli uomini
di tutte le et con la licenza media in famiglie
monoreddito e con figli a carico.
In pratica questo lo scenario tipico delle cosiddette
famiglie male breadwinner con figli a carico.
Si osservano oscillazioni nelle probabilit dei profili,
ma non sembra esserci un associazione chiara con la
crisi.
Primi tre profili pi probabili di essere lavoratori
poveri in famiglie povere. Italia 2005-2010.
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La probabilit di essere nello stato di lavoratore
povero sia individuale sia familiare:
riguarda con pi probabilit le donne giovani con la
licenza media in famiglie monoreddito con e senza
figli a carico
le donne adulte con la licenza media in famiglie
monoreddito e con figli a carico.
Per quanto riguarda il primo caso sembra che la
crisi abbia aumentato la loro probabilit di trovarsi
in povert.
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Il rischio di povert e le determinanti dellincidenza della povert
Il modello che si stima il seguente:
Lobiettivo avere un quadro delle caratteristiche maggiormente associate al
rischio di povert sul lavoro, al netto della disponibilit del lavoratore in termini di
ore dedicate al lavoro.
P una variabile dicotomica uguale a 1 nel caso di un lavoratore povero.
Xper un vettore di variabili personali: et, et al quadrato, nato in un paese straniero
o extra Ue, genere, istruzione, ed et al primo lavoro. Xoccup un vettore di variabili
relative alle caratteristiche delloccupazione: contratto di lavoro a tempo determinato
part-time, settore Ateco, impresa di piccole dimensioni.
Xresid racchiude informazioni sulla macro-area di residenza (Nord-Est, Nord-Ovest,
Centro, Sud, Isole), sui problemi dellarea di residenza dichiarati dallintervistato
(crimine, sporcizia, rumore) e sulla densit abitativa dellarea di residenza (meno di
50.000 abitanti e meno di 100 abitanti per kmq).
h si riferisce si riferisce alle ore di lavoro settimanali dellindividuo nellattivit
prevalente
Determinazione delle variabili:
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Una seconda indagine: Il fenomeno dei working poor in Italia -
Le stime sui dati It-Silc dellIstat Carrieri, 2012.
Lattenzione stata focalizzata sui soli lavoratori subordinati
(inclusi apprendisti, tirocinanti, stagisti)
individui che dichiarano di svolgere unattivit lavorativa e abbiano
lavorato almeno sei mesi nellanno di riferimento del reddito e
percepiscono un reddito da lavoro o reddito disponibile equivalente pro
capite inferiore al 40-50-60% del reddito mediano.
Definizione di working poor
Le elaborazioni stimano una conta dei poveri (considerando il reddito
da lavoro inferiore al 60% del reddito mediano) pari al 12,8% di tutti
i lavoratori nellultimo anno dindagine.
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Il fenomeno dei working poor in Italia:
Le stime sui dati It-Silc dellIstat
Circa 1/3 di questi lavoratori poveri presenta in realt un reddito
inferiore al 40% della mediana, con reddito mensile lordo inferiore ai
600 euro.
la proporzione di individui con reddito inferiore al 60% della mediana
intorno al 19,3%.
forte incidenza della povert profonda con circa l8% di lavoratori
aventi reddito equivalente inferiore al 40% della mediana.
Se si utilizza il reddito pro capite equivalente:
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Il fenomeno dei working poor in Italia:
Le stime sui dati It-Silc dellIstat
costo minimo pro capite di una politica di redistribuzione che volesse
eliminare la povert al lavoro.
Divario di povert dei lavoratori poveri:
In Italia il divario di povert dei lavoratori poveri pari al 27% della
soglia stessa, ovvero circa 2.300 euro lordi annui per individuo
povero.
Il divario di povert cos calcolato di circa il 28% della soglia stessa.
Per eliminare la povert sarebbe necessario un trasferimento di circa
1.042 euro annui di reddito disponibile equivalente pro-capite.
Se si utilizza il reddito pro capite disponibile equivalente:
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il rischio di povert particolarmente alto per le donne, il 5,4% in
pi rispetto agli uomini
rischio di povert maggiore per i cittadini extra Ue rispetto ai
nativi Ue (circa 7% in pi)
maggiore per gli individui meno istruiti
maggiore per gli individui con contratto a tempo determinato o
part-time.
cresce per i lavoratori del settore agricolo e per gli individui che
lavorano nelle imprese piccole (5,3%come effetto marginale).
il rischio di povert maggiore nelle zone rurali, al Sud e Isole
rispetto al Nord e al Centro Italia.

Il fenomeno dei working poor in Italia:
Le stime sui dati It-Silc dellIstat
Le determinanti della povert
Non sembra esserci una maggiore collocazione dei poveri nei quartieri
pi svantaggiati in termini di inquinamento, sporcizia e crimine.
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1. un individuo di sesso maschile, 40enne, con diploma di scuola media,
non italiano e impiegato a tempo determinato. Per questo lavoratore
il rischio di povert vicino all80%.
2. un individuo di sesso femminile, 30enne, diplomata, con contratto a
tempo determinato e residente al Sud.
Il fenomeno dei working poor in Italia:
Le stime sui dati It-Silc dellIstat
I prototipi del lavoratore povero
I risultati delle stime sui dati It-Silc suggeriscono che il fenomeno
dei working poor in Italia sia maggiormente imputabile alla sfera delle
responsabilit sociali piuttosto che individuali (Carrieri, 2012).

Le risposte dellUnione europea
ai processi di globalizzazione.

Globalizzazione e processi di ristrutturazione
aziendale
1) A partire dalla fine degli anni 90 lUnione Europea ha
elaborato gli indirizzi per la Flexicurity, in risposta ai processi
globali che hanno determinato una nuova divisione del lavoro
a livello internazionale.

2) Leuro e il patto di stabilit interno. Il contenimento del
debito.
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Cessa la possibilit di svalutare la moneta nazionale per tutelare
loccupazione mediante una politica espansiva.
Vincoli stringenti alla spesa pubblica e allindebitamento.
Severit eccessiva del patto di stabilit.
Il trattato di Maastricht ha imposto alla Bce di focalizzare lattenzione sulla
difesa dallinflazione, anche al prezzo di rallentare gravemente leconomia
trascurando le esigenze dello sviluppo e delloccupazione. In precedenza
loccupazione poteva essere difesa mantenendo elevata la spesa pubblica e
sostenendo le esportazioni mediante le svalutazioni. Dopo il Trattato, non
potendo pi svalutare o (dal 2010) non potendo pi agire sul debito, sarebbe
rimasta una sola via per mantenere prezzi di vendita convenienti per lestero:
diminuirli riducendo i costi di produzione, ed ovviamente lo si sarebbe potuto
fare soltanto riducendo i salari e i contributi sociali (cio il welfare) (Ires Lucia
Morosini, 2013, Matteoda, 2012).
Euro, unificazione monetaria come
risposta europea alla globalizzazione

Assistiamo al fallimento delle strategie economiche basate
esclusivamente sulla combinazione di austerit fiscale e
svalutazioni interne (vale a dire il miglioramento della
competitivit attraverso la riduzione dei salari reali). I risultati
delle inchieste effettuate dal World of Work Report (2013 - 2014)
dimostrano che un pi morbido percorso fiscale (specie nellambito
della regolazione del Patto di stabilit) possibile e pu far
conseguire ai Paesi Ue risultati positivi sia per l'occupazione che in
termini di sostenibilit delle entrate.
Ci significa che possibile introdurre o almeno sperimentare: a)
metodi pi realistici per ridurre i disavanzi di bilancio; b) un diverso
mix di misure fiscali; c) programmi per loccupazione ben progettati,
in combinazione con gli sforzi per ridurre le spese inutili e per
combattere l'evasione e l'elusione fiscale (Ilo, 2013).

27
Euro, unificazione monetaria come
risposta europea alla globalizzazione
a
Spesa per le politiche del mercato del lavoro (% sul PIL) OCSE 2012
La strategia europea per loccupazione e la flexicurity
(2006-2010)

- forme contrattuali flessibili ed affidabili;

- strategie integrate di lifelong learning (per assicurare la
continua adattabilit ed occupabilit dei lavoratori);

- efficaci politiche attive del mercato del lavoro che
aiutino a far fronte ai cambiamenti rapidi e permetta di
ridurre al minimo i periodi di disoccupazione;

- sistemi moderni di sicurezza sociale che forniscano
adeguato supporto.
Limplementazione nei vari Stati membri
La Commissione (2007) ha individuato otto principi
comuni:

contratti flessibili e affidabili, programmi di formazione
continua,

politiche attive efficaci e sistemi di sicurezza sociale
moderni

equilibrio di diritti e responsabilit di tutti i soggetti
(datori di lavoro, lavoratori, persone in cerca di impiego e
autorit pubbliche),

adattamento alle condizioni specifiche di ciascun paese,
riduzione della separazione tra soggetti gi inseriti nelle
tutele e nel mercato del lavoro in modo stabile, e soggetti
che vi sono esclusi,

Limplementazione nei vari Stati membri
La Commissione (2007) ha individuato otto principi
comuni:

promozione della flessibilit esterna, cos come di quella
interna alle imprese (la protezione sociale deve
incoraggiare, non ostacolare, la mobilit),
una maggiore uguaglianza di genere (senza differenze tra
giovani e meno giovani, tra donne e uomini etc), con lo
sviluppo della conciliazione tra lavoro e famiglia,
clima di fiducia e di dialogo tra parti sociali, autorit
pubbliche ed altri attori, in cui tutti siano pronti ad
assumersi le responsabilit del cambiamento e a produrre
risposte equilibrate,
attenzione al finanziamento delle politiche, garantendo il
rispetto dei vincoli di bilancio e mirando ad unequa
distribuzione di costi e benefici

Le riforme del mercato del lavoro negli Stati membri dellUE


Risultati positivi (in alcuni Paesi europei e non in Italia):
ampliamento del trattamento di disoccupazione (durata; entit;
beneficiari);
diminuzione dello scarto di costo fra lavori stabili e instabili;
potenziamento dei servizi allimpiego e della formazione continua
Risultati negativi:
restrizione dei criteri di accesso al trattamento di disoccupazione
(durata, entit, beneficiari);
attenuazione delle garanzie a tutela reale contro i licenziamenti;
allentamento dei vincoli per lutilizzo di lavoratori temporanei e a
termine;
un irrigidimento sul criterio del bisogno e di lavoro accettabile.

I limiti della Flexicurity

Negli anni in cui si promossa la flexicurity, si cercato di rendere
sostenibile il rapporto tra flessibilit e sicurezza spingendo i paesi
membri da una parte a riformare i modelli contrattuali esistenti,
introducendo maggiore flessibilizzazione, e dallaltra a riformare i
sistemi di welfare rendendoli in grado di sostenere un sistema di
protezione dei lavoratori non pi a carico dellimpresa (security on
the job) ma a carico del sistema sociale (security on the market).

Laccento per stato posto soprattutto sulla flessibilit, specie in
Italia e nei Paesi mediterranei.
Clima politico Segmentazione eccessiva del mercato del lavoro
Ammortizzatori sociali

I vincoli al debito e i costi eccessivi della flexicurity in Europa

Dalla Flexicurity alla Mobication



Con lintervento della crisi economica e la conseguente perdita di
milioni di posti di lavoro, lattenzione viene spostata sullintera forza
lavoro europea che non pu pi guardare al proprio ambito locale e/o
nazionale, ma deve essere educata a una continua mobilit
sullintero territorio comunitario, seguendo (o rincorrendo) unofferta
di lavoro che ha gi da lungo tempo superato il concetto stesso di
confine (Rosati, 2012).



35
Le risposte della Ue alla globalizzazione non hanno funzionato
Il tema delle ristrutturazioni aziendali sta diventando un evento sempre pi
frequente, alla cui origine agiscono non solo il ciclo economico e i cambiamenti
strutturali, quanto piuttosto gli effetti di nuove relazioni di concorrenza che si
sono venute a creare sui mercati estero e nazionale e le difficolt di accesso a
nuovi potenziali di mercato.

Nel 2012 si sono registrati cinque milioni di posti di lavoro in meno in
Europa rispetto al 2008, molti dei quali sono andati perduti con il
licenziamento di dipendenti in seguito a una ristrutturazione. (Erm, 2013).

La crisi economica e linefficacia delle
politiche europee e nazionali
I sistemi di relazioni industriali spesso subiscono in modo passivo
gli effetti della globalizzazione.



Spesso le strategie di gestione per la riduzione dei costi hanno comportato
unintensificazione del lavoro e un calo delle retribuzioni; tali tendenze
hanno riguardato lindustria e anche il credito, tradizionalmente
caratterizzato da remunerazioni elevate e buone condizioni di lavoro e di
assunzione.
Raramente la strategia di ristrutturazione aziendale orientata a
riposizionare lazienda sul mercato, riconvertire la produzione aziendale
tramite ladozione di tecnologie pi avanzate o linserimento in nuovi
settori caratterizzati da un livello della domanda di mercato pi alta,
senza che questo cambiamento debba causare un taglio nei livelli
occupazionali.
Soprattutto nellultimo biennio, le ristrutturazioni sono finalizzate
allabbattimento dei costi di produzione, sia attraverso strategie di
razionalizzazione della manodopera, sia delocalizzando parte della
produzione.

Le indagini empiriche:
36
Le strategie prevalenti delle imprese:
abbattimento dei costi di produzione



Anche per il 2013/2014 lERM (Osservatorio sulle ristrutturazioni in Europa)
continua ad annunciare pi casi di perdita dimpiego rispetto alla creazione
di posti di lavoro.

I dipendenti maggiormente a rischio di perdere il proprio impiego sono anche
quelli che pi difficilmente ne troveranno uno nuovo. Sono persone che
solitamente posseggono bassi livelli distruzione, appartengono a una
minoranza, sono stranieri, hanno seri problemi di salute e basso stato
occupazionale.

Chi vanta una lunga anzianit di servizio in genere protetto dalla perdita del
lavoro, ma se finisce con il perdere limpiego ha minori probabilit di
trovarne uno nuovo.


Le indagini empiriche:
37
Loccupazione ancora in calo
E evidente il nesso tra ristrutturazione e maggiore intensit del lavoro,
combinata con una minore sicurezza del posto di lavoro.

I dipendenti sottoposti a ristrutturazione sono risultati pi a rischio di
ritrovarsi a svolgere mansioni altamente faticose. inoltre pi probabile che
presentino una maggiore esposizione a rischi psicosociali sul posto di lavoro,
livelli superiori di disturbi psicosomatici e assenteismo (Erm, 2013).


Le indagini empiriche:
38
Ristrutturazione e sicurezza del posto di lavoro
Le dinamiche sovraordinate allazienda: i fattori critici
Politiche economiche nazionali non pi espansive e vincolate a dettami
sempre pi stringenti da parte della Unione Europea:
la fine della crescita continua ha messo in crisi i paesi con alto debito
che continuamente devono rifinanziare le loro esposizioni,
imponendo tagli di bilancio rilevanti e aumento di imposte che
incidono pesantemente nel valore della spesa disponibile per le
famiglie, creando cos unulteriore spinta alla decrescita.

Politiche industriali a livello nazionale e regionale: le criticit
39
Le dinamiche sovraordinate allazienda: i fattori critici

Il rapporto tra credito e sviluppo. Il credit crunch.
Le banche stanno perdendo il loro ruolo di finanziatori.
Dal confronto tra Italia ed altri Paesi europei emergono svantaggi per le
pmi italiane, specie per quelle costituite prevalentemente da donne.
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