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Indice
Introduzione. I sociologi di fronte alla crisi: democrazia,
lavoro, disuguaglianze, di Vincenzo Fortunato
Parte prima
Crisi e regolazione sociale
Mercato senza pluralismo. Relazioni industriali e assetti li-
beral-democratici, di Gian Primo Cella
Crisi della legalit e pratiche neopatrimoniali, di Antonella
Coco, Pietro Fantozzi
Parte seconda
Crisi e trasformazione del lavoro
Quando studiare non basta. Racconti di giovani highly skil-
led nel mercato del lavoro essibile, di Annalisa Murgia,
Barbara Poggio
Come cambia la forza lavoro nel sistema scolastico. Le ten-
denze demograhche degli insegnanti italiani, 1990-2010, di
Gianluca Argentin
Crisi economica e soddisfazione del lavoro in Europa, di
Serafno Negrell, Daniele Zaccaria
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Per scelta o per costrizione? La decisione di mettersi in
proprio in tempo di crisi, di Nazareno Panichella
Reti personali e reputazione online ai tempi della crisi eco-
nomica: il caso dei foodblogger, di Cecilia Manzo, Ivana
Pais, Riccardo De Vita
Parte terza
Crisi e processi di ristrutturazione delle imprese
I sistemi produttivi locali dellinnovazione di fronte alla
crisi. Un caso studio nel settore dellelettronica, di Maurizio
Avola, Alberto Gherardini, Rosanna Nistic
Crisi dellautomotive: problemi globali e risposte locali, di
Andrea Signoretti
Parte quarta
Crisi, disuguaglianze e strategie di fronteggiamento
Crisi e stratihcazione sociale. Come cambiano le disugua-
glianze sociali in Italia, di Vincenzo Nicoletta
Working poor: lavoratori con basso salario o occupati che
vivono in famiglie povere? Unanalisi del fenomeno in Ita-
lia prima e dopo la crisi, di Marianna Filandri, Emanuela
Struffolino
Crisi e consumi in Italia tra antiche vulnerabilit e nuove
strategie dacquisto, di Davide Arcidiacono
Una migrazione nella migrazione. Limpatto della crisi sul-
la mobilit degli immigrati in Campania, di Elena de Filippo,
Enrica Morlicchio, Salvatore Strozza
Abstracts
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Sociologia del lavoro, n. 131/2013
Quando studiare non basta.
Racconti di giovani highly skilled
nel mercato del lavoro essibile
Annalisa Murgia*, Barbara Poggio*
1. Introduzione
La recente crisi economico-fnanziaria ha avuto un impatto devastante
anche sul mercato del lavoro italiano. Tra le principali conseguenze si os-
servano la caduta dell`occupazione qualifcata, soprattutto nel terziario, e
un aumento di quella non qualifcata. La crisi ha inoltre accentuato i gi
presenti fenomeni di segregazione occupazionale e di scarsa valorizzazio-
ne delle competenze, soprattutto in riferimento alla popolazione giovanile.
In sinergia con le indicazioni proposte dalla Commissione Europea sul-
la promozione della conoscenza, dell`innovazione e dell`istruzione per
uscire dalla crisi e preparare l`economia ad affrontare le sfde del prossimo
decennio, tra dicembre 2010 e marzo 2012 stato realizzato il progetto pi-
lota 'Trapped of fexible? Risk transitions and missing policies for young
high-skilled workers in Europe
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, con lobiettivo di comprendere lo spe-
cifco fenomeno dell`instabilit lavorativa che i/le giovani con un titolo di
studio terziario - di livello ISCED pari o superiore a 5 - esperiscono nel
mercato del lavoro, soprattutto nellattuale fase di crisi economica.
* Acadmie universitaire de Louvain (AuL).
1. Il progetto stato fnanziato come progetto pilota dalla Commissione Europea - DG
Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunit, Dialogo Sociale, Diritti Sociali, Condi-
zioni di Lavoro e Adattamento al cambiamento. I partner che hanno sviluppato le attivi-
t progettuali sono: l`Istituto per la Ricerca Sociale di Milano (capofla), il Dipartimento
di Sociologia e Ricerca Sociale dell`Universit di Trento, l`ente di formazione di Bologna
Amiti, l`Institute for Employment Studies di Brighton e il Centro de Estudios Economi-
cos Tomillo di Madrid.
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In questo contributo presenteremo inizialmente un quadro generale del-
le trasformazioni del lavoro, con una specifca attenzione sulla situazio-
ne occupazionale dei/lle giovani highly skilled in Italia. Successivamen-
te l`attenzione sar rivolta alle esperienze dei soggetti intervistati, occupati
con un contratto temporaneo, a volte coerente con i loro titoli di studio, a
volte - pi spesso - sotto-inquadrato, sotto-pagato e/o del tutto incoerente
con i loro percorsi formativi e professionali. Nella sezione conclusiva pro-
porremo infne una rifessione sulle politiche del lavoro e sui possibili fu-
turi scenari in tema di contrasto della precariet, con specifca attenzione
al gruppo dei/lle giovani highly skilled, anche traendo spunto dagli esiti di
un focus group condotto con testimoni privilegiati che si occupano di poli-
tiche del lavoro a livello nazionale
2
.
2. Il lavoro dei/lle giovani highly skilled: in bilico tra passione, preca-
riet e devalorizzazione professionale
I cambiamenti che hanno segnato il mondo del lavoro negli ultimi de-
cenni hanno messo in crisi le categorie interpretative tipiche del fordismo,
basate su una visione del lavoro come esperienza stabile, standardizzata e
dipendente (Casey, 1995; Accornero, 2001), facendo invece emergere mo-
delli e vissuti lavorativi connotati dall`eterogeneit, dalla fessibilit, dai
continui passaggi tra condizioni diverse. Tutte queste trasformazioni non
hanno soltanto contribuito a mutare la natura del lavoro, ma hanno anche
generato nuove confgurazioni dei corsi di vita e dei rapporti sociali (Beck,
Beck-Gernsheim, 2002) e prodotto fenomenologie emergenti di vulnerabi-
lit (Castel, 1995; Chicchi, 2001).
In Italia questo processo iniziato pi tardi rispetto ad altri paesi euro-
pei, ma ha avuto una rapida evoluzione. La fessibilizzazione e la liberaliz-
zazione dei contratti e delle forme di lavoro conseguenti alle riforme degli
ultimi due decenni hanno infatti modifcato in modo sostanziale il panora-
ma dei contratti di lavoro, favorendo una rapida ed estesa diffusione delle
forme di lavoro temporaneo, avvenuta in particolare lungo le linee genera-
zionali e di genere. Sono infatti soprattutto i/le giovani, anche con elevati ti-
toli di studio, a trovarsi concentrati in lavori con contratti temporanei e ati-
pici: pi della met di tutti i lavoratori precari ha meno di 35 anni e pi del
40% dei lavoratori tra i 15 e i 24 anni svolge lavori precari (Murgia, Pog-
gio, Torchio, 2012). Inoltre, sebbene la teoria economica preveda per i lavo-
2. Una versione pi estesa del caso studio condotto in Italia e i risultati complessivi del
progetto sono raccolti nel volume, a cura di Manuela Samek Lodovici e Renata Semenza,
Precarious Work and Young Highly Skilled Workers in Europe. Risk Transitions and Mis-
sing Policies, FrancoAngeli, Milano, 2012.
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ratori a tempo determinato salari pi alti a compensazione degli svantaggi
di questa forma contrattuale, in realt ormai molti studi empirici dimostra-
no che i lavoratori temporanei risultano penalizzati anche su questo versan-
te (Castagnetti, Rosti, 2010). Un ulteriore elemento di debolezza riguarda la
copertura previdenziale: si stima ad esempio che le entrate pensionistiche di
persone che abbiano passato lintera vita lavorativa con contratti parasubor-
dinati potrebbero risultare insuffcienti per la sopravvivenza (Borella, Segre,
2008). A queste problematiche si aggiunge infne la diffcolt di trovare al-
loggi a prezzi accessibili, che tende - soprattutto per i/le giovani - ad au-
mentare la dipendenza dalle famiglie di origine (Berloffa, Villa, 2010).
Se dunque in passato la precariet era stata associata soprattutto ai co-
siddetti bad jobs, in breve tempo - e soprattutto con l`emergere della cri-
si - questa connessione venuta meno. La contrapposizione tra i soggetti
con scarse competenze che svolgono attivit dequalifcate, precarie e scar-
samente retribuite, da un lato, e dall`altro lavoratori altamente scolarizzati,
in grado di far fruttare le proprie competenze sul mercato del lavoro, muo-
vendosi in una prospettiva di autonomia e micro-imprenditorialit, sembra
infatti affevolirsi (Brophy, de Peuter, 2007), mentre emergono 'esperien-
ze ibride, come quelle di soggetti con elevati titoli di studio, impegnati
in attivit dense di signifcato, ma al tempo stesso esposti al rischio di di-
soccupazione, di assenza di reddito e marginalit sociale. Tra le categorie
a rischio dei nuovi assetti di mercato emerge dunque anche quella dei/lle
giovani highly skilled: spesso deboli sul piano contrattuale, scarsamente ri-
conosciuti a livello istituzionale, con prospettive di carriera frammentate e
incerte. Considerando i dati del mercato del lavoro italiano ci accorgiamo
in effetti che l`incidenza del lavoro precario particolarmente elevata tra i/
le giovani che hanno titoli di studio elevati (laurea e oltre). Nel 2009 i gio-
vani precari rappresentavano infatti quasi un terzo di tutti i giovani lavo-
ratori altamente qualifcati (con un`incidenza particolarmente elevata della
componente femminile). Di questi pi dei due terzi (70%) avevano contrat-
ti temporanei, mentre un quarto era impiegato in lavori parasubordinati
(23%) (Murgia, Poggio, Torchio, 2012).
L`emergere della crisi economica ha di fatto accentuato questo trend, pro-
ducendo ulteriore insicurezza per questa categoria di lavoratori. Anzi, pos-
sibile sostenere che l`impatto della crisi sul mercato del lavoro giovanile in
Italia stato particolarmente drammatico, proprio per l`elevata incidenza di
lavori a termine (Villa, 2011: 14). E il titolo di studio elevato non si dimo-
strato un fattore di protezione: i laureati hanno contribuito per il 32% alla di-
minuzione complessiva degli impieghi a termine e risultano essere maggior-
mente colpiti dal rischio di disoccupazione. Nel 2009, infatti, il numero di
disoccupati diplomati o laureati aumentato in misura maggiore (20%) rispet-
to a quelli con titoli di studio pi bassi (9,2%). Ad essere colpite sono state so-
prattutto le collaborazioni e le partite IVA monocomittenti (ISTAT, 2010).
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Va inoltre segnalato il fenomeno del sotto-inquadramento, gi presen-
te nel contesto italiano, ma sicuramente accentuato dalla crisi: nel 2009 ha
interessato oltre un milione di persone in pi rispetto al 2004 (3,4 milio-
ni di occupati, con un`incidenza del 15,6%). Di questi circa la met (47,1%)
sono giovani fno a 34 anni (ISTAT, 2010). Nello stesso periodo l`inciden-
za di soggetti che svolgono un lavoro dove il livello di competenze richie-
ste inferiore rispetto al titolo di studio conseguito passata dal 24,2%
al 31% tra i/le giovani di 15-34 anni e questo vale anche per i/le giova-
ni laureati/e, di cui quasi la met si trova a svolgere un lavoro sotto-qua-
lifcato rispetto al livello di istruzione (44,9% rispetto al 34,1% del totale)
(ISTAT, 2010). Questi dati mostrano come al disagio per un lavoro preca-
rio ed incerto di questo specifco target, si associ spesso anche una qualit
del lavoro pi bassa e meno corrispondente ai titoli di studio conseguiti e
alle conseguenti aspettative.
3. Contesto della ricerca e metodologia
Il progetto di ricerca, condotto tra dicembre 2010 e marzo 2012, ha
coinvolto tre paesi - Italia, Spagna e Regno Unito - ed ha previsto diverse
azioni di ricerca: ad una analisi secondaria dei dati quantitativi relativi al
mercato del lavoro, con specifca attenzione alla condizione dei/lle giova-
ni con elevati titoli di studio, ha fatto seguito una ricerca qualitativa, basa-
ta sulla conduzione di interviste con giovani highly skilled precari e infne
la realizzazione di focus group con testimoni privilegiati (Samek Lodovici,
Semenza, 2012). In questo articolo prenderemo in considerazione gli esiti
ottenuti attraverso la ricerca qualitativa e il focus group realizzati in Italia.
Tra aprile e luglio 2011 sono state condotte 30 interviste semi-struttu-
rate a Milano, Bologna e Trento con 15 donne e 15 uomini, di et com-
presa tra i 28 e i 34 anni. Tutte le persone intervistate avevano esperienze
di lavoro da almeno 5 anni e qualifche educative elevate (laurea, master
o dottorato), di cui 8 in discipline scientifche e giuridiche, 22 in area so-
cio-umanistica. Al momento della ricerca erano occupate con contrat-
ti parasubordinati o con partite iva monocommittenti o temporaneamen-
te disoccupate. Nello specifco, 16 su 30 hanno dichiarato, al momento
dell`intervista, di svolgere un lavoro coerente con la propria formazione.
Gli altri 14 intervistati erano invece temporaneamente disoccupati o svol-
gevano lavori meno qualifcati rispetto alle competenze acquisite.
Nell`ultima fase del progetto gli esiti emersi dalle precedenti fasi di ri-
cerca sono stati discussi all`interno di un focus group condotto con 8 testi-
moni privilegiati (rappresentanti di enti coinvolti a vario titolo nella pro-
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gettazione e implementazione di politiche del lavoro a livello nazionale)
3
.
Obiettivo principale del focus group stato quello di identifcare possibili
politiche e strategie di intervento per affrontare il problema della precarie-
t, in particolare per i/le giovani con elevate qualifche educative.
Nel prossimo capitolo verranno discussi alcuni dei principali risultati
dell`analisi dei testi di intervista, mentre i risultati del focus group saranno
presentati all`interno del paragrafo conclusivo, come spunti per una rifes-
sione fnale sulle possibili strategie di intervento per affrontare le proble-
matiche considerate.
4. Esperienze e rappresentazioni dei/lle giovani highly skilled: articola-
zioni di vite precarie tra lavoro, vita privata e (in)sicurezza sociale
Di seguito verranno presentati alcuni dei principali esiti emersi dall`a-
nalisi delle interviste condotte con i/le giovani highly skilled nelle zone
di Milano, Bologna e Trento. I racconti dei soggetti vertono in primo luo-
go su alcune dimensioni che riguardano pi direttamente l`esperienza la-
vorativa, come la temporaneit contrattuale, la precariet economica e la
dequalifcazione. Sono state inoltre ampiamente discusse le instabili arti-
colazioni messe in atto per conciliare l`attivit professionale con gli altri
ambiti di vita sociale. Infne, i racconti hanno messo a fuoco le carenze di
diritti e la diffcolt di accesso ad una piena protezione sociale.
4.1. La passione al lavoro. Tra rischi di precariet e di dequalifcazione
I racconti dei/lle giovani highly skilled contribuiscono a mettere in di-
scussione le tradizionali lenti fnora utilizzate per interpretare il merca-
to del lavoro e le tendenze in atto. Un primo assunto che sembra non pas-
sare la prova delle esperienze che abbiamo raccolto nel corso della ricerca
riguarda l`associazione automatica tra lavori temporanei e lavori poco qua-
lifcati. Spesso, infatti, le persone con un elevato titolo di studio sono di-
sponibili ad accettare contratti atipici se ci permette loro di intraprende-
re lavori ad alta professionalit e coerenti con il proprio percorso di studi
(Bertolini, 2005), mentre chi ha titoli di studio inferiori ripone maggio-
re importanza nella continuit di reddito e nella stabilit contrattuale, piut-
tosto che nei contenuti delle mansioni svolte (Berton, Richiardi, Sacchi,
2009). In un certo senso, questa particolare categoria di giovani lavora-
3. I testimoni privilegiati appartenevano alle seguenti organizzazioni: CGIL, area formazio-
ne e ricerca; l`ISFOL, area mercato del lavoro e politiche sociali; Universit La Sapienza di Ro-
ma; INPS, Centro ricerche; CENSIS, area educazione e formazione e sezione innovazione.
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tori/trici rimane bloccata all`interno di quella che potremmo defnire una
'trappola della passione (Murgia, Poggio, 2012). Da un lato il loro lavo-
ro rappresenta non solo una fonte di reddito, ma anche - e spesso soprattut-
to - una fonte di piacere, un`attivit densa di signifcato e carica di soddi-
sfazione. Tuttavia, dall`altro, questi/e giovani esperiscono una vera e propria
'esperienza della passione nel senso pi letterale del termine, legata alla fa-
tica causata dall`instabilit dei contratti e dalle cattive condizioni di lavoro.
A me far ricerca piace. Non voglio per pi stare dentro all`universit perch
ho un rigetto. (ride). per cui lo sto facendo per un grosso ente del terzo set-
tore a Milano che si occupa di Rom. un lavoro che ha senso perch una del-
le prime grosse ricerche che si fanno in Italia. Ecco io forse semplicemente cer-
co del senso nelle cose che faccio e in questo momento mi sembra che abbia
senso. Questo tipo di lavoro qua mi soddisfa. Perch poi va beh, io sono entrata
anche in una fase di 'decrescita felice e consapevole. non che voglio diven-
tar ricca. 3 lavori cos, da 5.000 euro ciascuno, guarda, io sarei felice. [Don-
na, 31 anni, Milano, Dottorato in Sociologia, Ricercatrice freelance]
Sveglia alle 6 e mezza. uscire di casa con la macchina alle 7.15, lezione dal-
le 8 alle 13, passaggio rapido da casa. passavo di qui, raccoglievo le cose, maga-
ri un ultimo sguardo agli appunti per le lezioni. massimo alle 3 dovevo prendere
il treno per essere in tempo per la lezione che iniziava alle 4 e mezza. 6, 6.15 fni-
va la lezione. 7.30 ero a casa, cena e poi dopocena, preparare la lezione o correg-
gere la verifca o vedere qualcosa per la scuola o scrivere l`articolo. Tra l`altro, va
beh, . qui stupida io. sono diventata responsabile del progetto Alternanza Scuo-
la Lavoro della scuola. Un di pi non retribuito. giusto perch non ci facciamo
mancare niente! No, ma io sbaglio eh? Sbaglio sicuramente. Per mi sembrava ve-
ramente una cosa sensata. ci ho creduto in quel progetto. [Donna, 31 anni, Bo-
logna, Dottorato in Filosofa, Insegnante nella scuola secondaria superiore]
Ancora pi problematiche - in quanto sommano alla precariet del la-
voro una forte insoddisfazione e un mancato riconoscimento nell`attivit
professionale svolta - sono le esperienze dei soggetti intervistati che hanno
un percorso del tutto incoerente rispetto ai titoli di studio conseguiti e al-
le precedenti esperienze professionali. L`alta incidenza di giovani sotto-in-
quadrati nei lavori a termine mostra infatti come al disagio per un lavoro
precario ed incerto si sommi una qualit del lavoro pi bassa e non linea
rispetto alle proprie competenze e aspettative.
I buchi non te li puoi permettere, sostanzialmente. A me piacerebbe un sacco
avere un sacco di buchi, vorrebbe dire che ho la possibilit di avere una rendi-
ta. Ma io una rendita non ce l`ho. E quindi, per esempio, il fatto di avere ac-
cettato due anni un posto in un call center stato, chiaramente, dovuto a moti-
vazioni puramente economiche. Cos come un anno presso una libreria. Erano
proprio lavori che ho trovato tramite agenzia interinale perch avevo bisogno
di lavorare. [Donna, 33 anni, Bologna, Dottorato in Studi di Genere, Esperta
in politiche di genere]
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Sarebbe molto pi capace un elettrotecnico a fare il lavoro che faccio e avreb-
be anche credo molto pi interesse, pi spinta o molto pi divertimento nel far-
lo. Io facevo fsica della materia. onestamente non mi interessa nulla del-
le macchine. [Uomo, 30 anni, Bologna, Dottorato in Scienze dei Materiali,
Occupato in unazienda privata]
Un secondo dato per scontato che le storie dei/lle giovani highly skilled
ci aiutano a problematizzare riguarda il rapporto tra occupazione e con-
tratto di lavoro. Sono infatti frequenti nelle storie dei soggetti intervista-
ti sia episodi di assenza di un qualsivoglia regolare contratto - precario e
meno che sia - anche per periodi di tempo molto prolungati, sia di utilizzo
scorretto delle forme contrattuali da parte datoriale.
Sono entrata come occasionale a gennaio 2005. e in realt fno a giugno non
ho avuto il contratto e non ho neanche visto un euro. Quindi ho lavorato sei
mesi cos. sulla fducia. Il 2005 sono stata l tutto l`anno come occasiona-
le. L`anno dopo decidono di farmi un contratto co.co.co, di fatto frmato tre
mesi dopo. Quindi sempre sulla fducia i primi mesi. in simpatia. io facevo
orario a tempo pieno, anche se con questo contratto non dovresti neanche esse-
re in uffcio. [Donna, 34 anni, Trento, Laurea in Lingue, Amministrativa]
Prima di laurearmi ho iniziato un rapporto di lavoro a tempo determinato di sei
mesi. terminati i sei mesi arrivato il secondo contratto a tempo determina-
to. Peccato che non ti possono fare il terzo e quindi. a quel punto l arrivata
la proposta-obbligo di dire. adesso se vuoi continuare a lavorare con noi o apri
la partita IVA o apri la partita IVA. Io sono una libera professionista per necessi-
t. [Donna, 33 anni, Milano, Laurea in Scienze della Formazione, Formatrice]
Tra i racconti dei/lle giovani highly skilled sono diverse le esperienze
di apertura di una partita IVA legata esclusivamente alla necessit di con-
tinuare a lavorare, senza alcun cambiamento della propria professionali-
t. Queste situazioni - ben descritte da numerose ricerche sul tema (Bolo-
gna, Fumagalli, 1997; Banf, Bologna, 2011) - contribuiscono a mettere in
discussione il fatto che avere un contratto a progetto, o addirittura una par-
tita IVA, non signifchi automaticamente poter godere di maggiore autono-
mia, n tanto meno essere un libero professionista.
Un ultimo automatismo che appartiene alla cultura del lavoro standard,
e che i/le giovani highly skilled che abbiamo intervistato hanno esperi-
to molto raramente, la corresponsione della retribuzione contestualmente
allo svolgimento dell`attivit lavorativa.
Ho fatto tutti questi tre lavori, uno con un contratto a progetto e uno con la Re-
gione, in cui prendevo 11 euro lorde all`ora come educatrice in una neuropsi-
chiatria infantile, e poi avevo la scuola di musica dove prendevo 12 euro lora,
cos, puliti. Per non avevo mai uno stipendio mensile perch. la cooperativa
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dove avevo il contratto a progetto era in scadenza di appalto e quindi aveva dei
ritardi sui pagamenti allucinanti. [Donna, 28 anni, Milano, Laurea triennale
in Scienze della Formazione e magistrale in Antropologia, Educatrice].
Dopo dieci anni che hai contratto a progetto, non ne puoi pi! E ti aspette-
resti un riconoscimento, avere determinate garanzie. Ti faccio un esempio.
Il contratto edile presuppone la cassa integrazione per mal tempo. Per cui se
c` brutto tempo e non hai un lavoro alternativo in uffcio vai a casa, ma la
giornata di lavoro ti viene pagata comunque. Con il contratto a progetto gi
lo stipendio era inferiore ai 1000 euro, per 40 ore settimanali in cantiere. Se
cominciava a piovere. la mia prima busta paga con questa ditta stata di
620 euro. (ride) che quello che ho speso di benzina per andare avanti e
indietro in sostanza [Uomo, 34 anni, Trento, Laurea in Archeologia, Disoc-
cupato].
Ai ritardi nei pagamenti si aggiunge dunque il fatto, ormai ampiamente
riconosciuto in letteratura (Di Pierro et al. 2009), che la discontinuit lavo-
rativa non in alcun modo compensata, per questi lavoratori e lavoratrici,
da una maggiore retribuzione. La busta paga di un lavoratore dipendente,
inoltre, non solo pi elevata in termini di retribuzione netta - soprattutto
con il passare degli anni - ma 'vale anche notevolmente di pi di quel-
la di un lavoratore parasubordinato o autonomo, per il quale, oltre ad esse-
re inferiori i contributi versati, sono previste delle protezioni minime e dif-
fcilmente accessibili in caso di perdita dell`occupazione.
4.2. Lavoro piglia tutto. Il progressivo assottigliarsi degli spazi di vita e
della gestione del proprio tempo
Per quanto la maggior parte dei/lle giovani intervistati/e si sforzi di non
essere un peso per la propria famiglia d`origine, la natura discontinua delle
loro entrate talvolta richiede loro di usufruire occasionalmente delle risorse
familiari. In particolare, le problematiche relative al raggiungimento dell`in-
dipendenza abitativa si confermano come un nodo cruciale nella vita di la-
voratori/trici a termine (Giannini, Caputo, 2007), che talvolta si trovano a
dover chiedere un aiuto economico per far fronte all`afftto che, a differenza
delle loro retribuzioni, ha scadenza regolare all`inizio di ogni mese.
Vivo in afftto, faccio fatica e in questo momento, devo dire la verit, nono-
stante abbia 34 anni, mi sono trovato a farmi aiutare dai miei. Dai miei geni-
tori. Pensavo ormai di essere indipendente da parecchi anni e invece. da do-
po il 2008. son tornato di nuovo ad essere parzialmente dipendente. Il costo
molto alto, perch 800 euro di stipendio, quando ce l`hai, meno 500 di afft-
to. non che rimane molto per vivere [Uomo, 34 anni, Trento, Laurea in Ar-
cheologia, Disoccupato].
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La situazione che mi fa vivere qui, in un appartamento in condivisione senza
poter minimamente pensare di acquistarlo. anzi, mi sento fortunata perch
qui tutto sommato l`afftto lo sto dividendo con un amico che ci sta anche po-
co in casa e riesco a permettermelo, perch altrimenti in altre situazioni e con
altri afftti non ce la farei. Immaginati tre mesi a ricevere 0 euro di stipendio.
[Donna, 33 anni, Milano, Dottorato in Lingua spagnola, Insegnante].
La richiesta di aiuto per quanto riguarda la condizione abitativa dunque
strettamente legata alle diffcolt di ingresso e permanenza nel mercato del
lavoro. In Italia, infatti, la fessibilizzazione del lavoro non stata accompa-
gnata dall`introduzione di un regime di welfare capace di regolare anche i
mercati delle abitazioni, nell`intento di attutire l`insicurezza e incoraggiare
i/le giovani a rendersi autonomi dalla famiglia di origine (Saraceno, 2005).
Oltre alla diffcolt nel raggiungere un`indipendenza abitativa, un`ulte-
riore problematica emersa in tutte le interviste realizzate riguarda la pos-
sibilit di gestire l`orario lavorativo. Per quanto possa esserci una libert
formale prevista da contratto nel defnire le diverse modalit e tempi lavo-
rativi, in realt i ritmi di lavoro vengono spesso imposti dal committente.
Peraltro, la paura di un mancato rinnovo del contratto o dellincarico ac-
centua ancor pi la tendenza a prolungare il pi possibile il tempo dedica-
to al lavoro (Castel, 2002). Essere precari pu quindi signifcare anche es-
sere coinvolti in forme di impiego che pervadono e si insinuano in tutti gli
altri spazi di vita sociale.
S, diciamo che molto sfumato il confne che c` tra lavoro e, diciamo cos,
vita privata. ti arrampichi dove puoi insomma, quindi non c` un tempo per
la vita privata e un tempo per il lavoro. Ormai le cose si mescolano abbastan-
za. Tra lezioni private, lavoro pi istituzionale, collaborazioni. eventualmen-
te lavori fatti per altri soggetti, per altri datori di lavoro. chiaro che inflo il
tempo per il lavoro in qualsiasi spazio della giornata [Donna, 34 anni, Trento,
Dottorato in Storia, Ricercatrice freelance].
Sono pochissime le persone intervistate che non lavorano la sera, il fne
settimana, da casa o da dovunque capiti. Si tratta del ben noto fenomeno
della 'domestication (Bologna, Fumagalli, 1997), che assume le caratteri-
stiche di un processo estremamente ambiguo, il quale comporta la costru-
zione sia di un tipo libert potenzialmente nuova, sia di un tipo ancora pi
invisibile di subordinazione. La progressiva confusione dei tempi e degli
spazi di lavoro e di vita privata ha degli effetti ancora pi invasivi laddove
si abbiano delle responsabilit di cura.
Ho una fglia. Tu mi dirai. 'E in tutto quello che mi hai raccontato la bim-
ba dov`era?. una bambina autonoma. Quindi ha la sua scuola, i suoi com-
piti, poi magari torna a casa alle 6 del pomeriggio ed stufa, si fa un po` di
compiti, si guarda un cartone. poi mangiamo insieme. S, comunque siamo
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tutti un po` cos. anche mio marito. sembra un po` una casa degli studen-
ti. siamo tutti un po` incastrati come meglio viene. [Donna, 31 anni, Bolo-
gna, Dottorato in Filosofa, Insegnante].

Eh, qua. un casino secondo me. Innanzitutto la fatica estrema di dover
combinare le agende. Perch c` l`agenda mia, l`agenda di mia moglie e c` l`a-
genda dei miei fgli, che non sono consapevoli ovviamente, per ce l`hanno an-
che loro. Addirittura mi ero inventato un piccolo codice per andare a portare,
prendere. sull`agenda tutte le settimane facevamo un planning. segnandomi
questo, avendolo sottomano, potevo vedere tutti i vari intrecci della settima-
na. Un casino. guarda veramente una fatica immane. [Uomo, 34 anni, Tren-
to, Dottorato in Architettura, Architetto].
Occorre tuttavia sottolineare che la sfera professionale e la gestione di
una vita affettiva di coppia e/o familiare entrano in contraddizione, nel-
le esperienze che ci sono state raccontate, molto pi spesso per le donne di
quanto accada agli uomini. Se tra le donne con carichi di cura intervistate
le diffcolt di conciliazione sono una costante, per gli uomini, invece, tro-
viamo sia racconti che riportano una diffcile gestione tra tempi di vita e
di lavoro, sia situazioni di quasi completa delega delle attivit domestiche
e di cura nei confronti delle compagne.
4.3. I rischi dei/lle giovani highly skilled. La porta troppo stretta della si-
curezza sociale
Un ultimo insieme di questioni che ricorre - forse inevitabilmente - con
molta frequenza nei racconti dei/lle giovani con elevati titoli di studio che
abbiamo intervistato fa riferimento alle (insuffcienti) forme di protezio-
ne sociale. La forte presenza di tale tematica ancora pi prevedibile se si
considera la mancanza di diritti associati ai contratti con cui i soggetti in-
tervistati lavorano, vale a dire collaborazioni, contratti a progetto e parti-
te IVA monocommittenti. Una delle principali preoccupazioni riguarda l`e-
ventualit di andare incontro a dei periodi di malattia.
Cio, non che si pu pensare che un lavoratore semplicemente perch sta
male e deve stare a casa non venga pagato. Anche perch sono cose indipen-
denti dalla volont, quindi non che io voglio far festa perch voglio andare in
giro di qua e di l e pretendo che tu mi paghi. Per se io ti porto il certifcato
medico. a me sta anche bene di essere pagata a ore, per se ti porto un certi-
fcato medico per quei giorni, dovresti tenerne conto. [Donna, 30 anni, Mila-
no, Laurea in Archeologia, Operatrice in un Call Centre].
Quello che mi sembra mi penalizzi di pi in questo tipo di contratto riguarda
la retribuzione in caso di malattia. Io devo sperare di non ammalarmi, non so-
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lo perch nessuno vuole essere ammalato, ma perch per me un mese con una
settimana di stupida infuenza un mese in cui guadagno molto di meno..
non pensi 'Ah, cacchio, devo stare bene, adesso mi riprendo, mi riposo.
pensi 'Porca miseria, questo mese sono 60 euro in meno. S, perch fai conto
che alla fne la retribuzione oraria intorno ai 12 euro a scuola quindi. un
cottimo, no? Devi metterne il pi possibile perch poi arriva il mese con le va-
canze e guai e. questa cosa della malattia tremenda secondo me. [Donna,
33 anni, Milano, Dottorato in Lingua spagnola, Insegnante]
La seconda questione che emerge con forza nei racconti raccolti, e che
viene identifcata tra i principali rischi cui devono far fronte le giovani
donne con contratti a termine, rappresentata dalla maternit. Si tratta di
un evento che viene presentato in alcuni casi come un oggetto del deside-
rio a cui non consentito pensare, in altri casi - per chi l`ha esperita - co-
me un freno al proprio sviluppo professionale.
Io non ho fgli. e come dire. ci penso all`idea che comunque non ho garan-
zie lavorative e quindi dover mettere al mondo oggi un fglio nella mia situa-
zione non una cosa facile. Ho due colleghe che sono incinta e. come dire.
la loro preoccupazione tanta. Perch cinque mesi di assenza da un ambien-
te come questo sono tanti, fanno in fretta a rimpiazzarti. a un fglio ci penso,
ma ancora lontano. Per un pensiero che spaventa. [Donna, 33 anni, Mila-
no, Laurea in Scienze della Formazione, Formatrice]
L`altra cosa che ha inciso sul mio lavoro. del privato. il fatto di avere
avuto una fglia, che ovviamente mi ha tolto del tempo. Quest`anno il presi-
de. quando gli ho detto che avevo bisogno delle ore di allattamento. lui
mi ha fatto delle pressioni affnch non le prendessi, dicendomi che mette-
vo la scuola in un grosso problema perch c`era bisogno di chiamare una
persona e non cerano i soldi. [Donna, 31 anni, Bologna, Laurea in Lette-
re, Insegnante]
Infne, tra le carenze delle protezioni sociali tutti i/le collaboratori/tri-
ci e le partite IVA che abbiamo intervistato hanno menzionato la quasi as-
senza di tutele sul versante pensionistico e di sostegno al reddito.
Le tre cose che ti posso citare sono sicuramente la previdenza, perch. ci co-
mincio a pensare. La maternit, perch anche se non ho la fdanzata, se ce l`a-
vessi, so che se ci volessi far dei fgli sarebbe un problema. per me sicura-
mente, ma conoscendo come va il mondo anche per lei. E poi, problema che ho
gi vissuto varie volte, il reddito. nel senso che quello che mi serve un so-
stegno al reddito. Ad esempio in questi mesi in cui ho avuto un reddito vera-
mente intermittente o anche quasi intermittente. cio ingiusto che io non
abbia l`accesso al reddito come un operaio che rimane senza lavoro e per 6
mesi si becca la cassa integrazione. [Uomo, 34 anni, Milano, Laurea in Veteri-
naria, Esperto in Comunicazione della scienza]
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Ci sembra particolarmente interessante sottolineare il fatto che le ri-
vendicazioni e i desideri espressi nelle interviste non facciano riferimento
all`ottenimento di un posto a tempo indeterminato o a una stabilizzazione
da parte dell`attuale datore di lavoro. Vi piuttosto una richiesta di diritti,
non necessariamente legati alla forma contrattuale, quali: svolgere un`atti-
vit professionale coerente con la propria formazione e le proprie compe-
tenze; la possibilit di avere una vita personale accanto a quella lavorativa;
la certezza di mantenere il lavoro anche di fronte a eventi biografci co-
me la nascita di un fglio o l`insorgere di una malattia; la garanzia di avere
un futuro pensionistico; la garanzia di continuit del reddito. Tutele e ga-
ranzie che ci pare non dovrebbero poter essere messi in discussione, a pre-
scindere dalla forma contrattuale di impiego.
5. Estendere i diritti a lavoratori e lavoratrici precari/e. Quali pro-
spettive di policy?
Come anticipato nella sezione metodologica, i principali esiti delle
prime due fasi di ricerca sono stati discussi nel corso di un focus group,
realizzato a Roma nella fase fnale del progetto, con alcuni esperti che
operano a livello nazionale nel campo delle politiche formative e del la-
voro.
I partecipanti alla discussione hanno in primo luogo evidenziato le
diffcolt occupazionali legate allo specifco target dei/lle giovani con
un`educazione terziaria nel contesto italiano. Le principali problemati-
che, come gi l`analisi dei dati e delle interviste avevano messo in luce,
fanno riferimento da un lato alla scarsa coerenza tra investimento for-
mativo e inserimento occupazionale, dall`altro a una transizione troppo
lunga all`et adulta.
La domanda delle imprese di persone highly skilled oggi arriva scarsamen-
te al 10%, quando negli altri paesi europei la domanda di laureati supera il 20-
25%. giusto dire che abbiamo una classe imprenditoriale in parte stracciona
e miope perch non fa investimento sul capitale umano qualifcato e continua
sostanzialmente a non fare ricerca e innovazione [CENSIS_1].
Il soggetto che esce dall`universit si trova davanti alla scelta di fare un lavo-
ro che piace, ma pagato poco o niente, o accettare lo stesso lavoro che avreb-
be trovato uscendo con il diploma [ISFOL - Area mercato del lavoro e politi-
che sociali].
Noi ora abbiamo lavori che danno identit e lavori che pagano l`afftto. Sicura-
mente le imprese possono guadagnare pagando una retribuzione pi bassa, ma
forse l`Italia non ci sta guadagnando, in termini sociali ed economici [Sociolo-
go del lavoro - Universit La Sapienza di Roma].
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'Lavori che danno identit e lavori che pagano l`afftto. Sembra dun-
que essere questo il trade off a cui si trovano di fronte molti giovani hi-
ghly skilled italiani, spesso disposti ad accettare posti precari e poco re-
munerati pur di svolgere delle attivit soddisfacenti e di loro interesse. La
precariet del lavoro caratterizza i percorsi di tutti i/le giovani lavorato-
ri/trici, ma si declina in maniera specifca per chi ha conseguito un eleva-
to titolo studio, sovra-rappresentato tra i collaboratori e le partite IVA, che
hanno garanzie e tutele molto limitate rispetto a quelle associate al lavoro
dipendente.
L`INPS ci ha messo anni per riconoscere alle collaboratrici il diritto alla gravi-
danza retribuita. E chi ha la partita IVA ed iscritta alla gestione separata, pur
pagando, se in gravidanza non ha diritto a prendere niente. Questa una co-
sa assolutamente ingiusta, ai limiti della costituzionalit, perch tu mi chiedi
un contributo che copre il caso gravidanza, poi rimango incinta e non mi spet-
ta perch ho la partita IVA e non la collaborazione a progetto o altre cose.
un esempio di ingiustizia di un sistema [INPS - Centro ricerche].
Ci dobbiamo preoccupare di un welfare che non sia solo quello familiare. Noi
viviamo in una situazione diversa da quella in cui vivevamo 20 anni fa, quan-
do la pensione era costruita sull`ultima retribuzione, per cui la carriera era ir-
rilevante ai fne del meccanismo pensionistico, oggi non cos: tutto il nastro
lavorativo conta ai fni della pensione e i costi sociali da pagare saranno altis-
simi [CENSIS 2].
Le criticit legate alla scarsa presenza di diritti - dalla questione della
maternit a quella abitativa, dalla tutela in caso di malattia alla previden-
za, - sono state pi volte richiamate all`interno del focus group. Non si ri-
leva dunque, uno scollamento tra le problematiche espresse dai/lle giova-
ni intervistati e dagli esperti a livello nazionale. La realizzazione del focus
group ci ha tuttavia permesso di aggiungere all`obiettivo epistemico, volto
all`arricchimento della conoscenza del fenomeno oggetto di studio, una ri-
fessione sulle politiche mirate a sostenere la valorizzazione delle compe-
tenze dei/lle giovani qualifcati/e e l`accesso a occupazioni maggiormente
tutelate.
I principali ambiti di intervento identifcati attraverso il focus group si
focalizzano sulle strategie aziendali e sul troppo ampio divario tra lavoro
autonomo e dipendente.
Una prima proposta, presentata come semplice e poco onerosa, prevede-
rebbe una partecipazione delle aziende ad una indennit minima per i la-
voratori parasubordinati, mirata a garantire una retribuzione aggiuntiva (di
un mese o pi, a seconda della lunghezza del contratto, rispetto al periodo
di effettiva attivit lavorativa) per evitare una netta interruzione del reddi-
to, garantendo un minimo lasso di tempo per cercare un altro impiego co-
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erente con il percorso pregresso, senza doversi accontentare del primo la-
voro che capita.
Una seconda soluzione individuata va nella direzione del riconoscimen-
to dell`anzianit lavorativa, in modo da evitare la devalorizzazione delle
competenze e il dover ripartire ad ogni inizio di contratto dalla casella di
partenza.
Infne, emersa una ulteriore proposta mirata allo specifco target del-
le partite IVA, in continuo aumento tra i/le giovani con elevati titoli di stu-
dio. L`ipotesi, che trae spunto dal modello tedesco, prevede che si venga
considerati come lavoratori autonomi se si hanno almeno due datori di la-
voro, ciascuno dei quali non deve contribuire per oltre il 70% del reddito
complessivo. In questo modo la cosiddetta monocommittenza - che attual-
mente in Italia include circa il 60% degli iscritti con partita IVA alla ge-
stione separata dell`INPS - passerebbe quasi automaticamente al regime
del lavoro dipendente.
Al momento della realizzazione del focus group era in discussione al-
le Camere la nuova riforma del mercato del lavoro. Sebbene non si fosse al
tempo ancora arrivati a un testo defnitivo, i testimoni privilegiati coinvolti
nel focus group gi presagivano che il promesso allargamento dei diritti ai
soggetti impiegati con forme contrattuali temporanee non si sarebbe rea-
lizzato. La previsione era in effetti giusta: la nuova riforma sembra in real-
t ancora una volta voler affrontare il problema degli alti livelli di disoccu-
pazione giovanile attraverso la promozione di maggiore fessibilit, senza
un adeguato ripensamento degli ammortizzatori sociali. Ancora una volta,
dunque, una occasione persa.
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