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Dario Cervato

Viri memoria digni


Dizionario storico dei Vescovi di Verona

Verona
Della Scala-Biblioteca Capitolare
2013

Introduzione
Zenonis Cathedra
Il presente dizionario storico dei vescovi veronesi, raccolti
intorno alla Zenonis Cathedra, pu certamente interessare ancor
oggi, dopo la pubblicazione del Dizionario cronologico biobibliografico dei Vescovi di Verona, che nel 1965 ebbe per autore
mons. Guglielmo Ederle (1901-77), e dopo la successiva ripubblicazione di quel volume nel 2002, con le aggiunte e gli
aggiornamenti dovuti. La precedente edizione dinizio millennio,
che ancora richiamava il nome del primo autore mons. Ederle, allo
stato attuale difficilmente raggiungibile, per cui si pensato a una
nuova edizione, ulteriormente riveduta e aggiornata nel testo e nella
bibliografia di fonti e studi. Quasi seconda o terza edizione di quel
volume, per questa nuova pubblicazione viene adottato il titolo
Viri memoria digni. Essa si avvale delle precedenti pubblicazioni
sulla serie dei Vescovi di Verona ed accompagnata e meglio
specificata dal sottotitolo Dizionario storico dei Vescovi di Verona.
La sottolineatura data alla Cattedra si San Zeno, mette in risalto
il ruolo di vescovo, maestro, pontefice e pastore, in particolare
delloctavus episcopus civitatis, simbolo e patrono di Verona, quasi
riassunto e vertice dellopera di evangelizzazione e dimpiantazione della Chiesa veronese iniziata dai suoi predecessori e proseguita
da chi gli succeduto. Con lespressione Zenonis Cathedra, titolo
gi utilizzato in una Miscellanea in onore di mons. Giovanni
Urbani per il suo ingresso a Verona nel 1955, ci si richiama al santo
patrono, a indicare, con essa, lufficio episcopale di san Zeno e dei
degli altri vescovi veronesi. Infatti a Verona, la cathedra, simbolo
della funzione episcopale, rimanda significativamente a san Zeno,
il cui corpo - come pare - stato custodito nellambito delle basiliche zenoniana e postzenoniana fino all807 e posteriormente per
qualche decennio tra il IX e il X secolo, al tempo delle incursioni
degli Ungari. Il titolo dei Santi Zenone e Giorgio attribuito alla
chiesa poi chiamata di SantElena e quello di San Zenone in
Episcopio, assegnato alla chiesa fondata dal vescovo Ognibene nel

1172 nellantica torre, adibita nellultimo quarto del secolo XVIII


dal vescovo Giovanni Morosini ad altro uso, confermano il permanere del richiamo della sede episcopale veronese allottavo
vescovo. Alla stessa sede si rifer similmente in periodo medievale
anche la dicitura pars sancti Zenonis. Per quel che riguarda il
rapporto con Verona, al quale rimanda pi direttamente lespressione pars sancti Zenonis appena richiamata, si pu senzaltro
anticipare e applicare a san Zeno losservazione di Enrico Cattaneo
a proposito del rapporto vescovi-citt: Qualcuno di essi fu
talmente riconosciuto come la pietra fondamentale per il
rinnovamento della vita cittadina - civile e religiosa - da essere
eletto a patrono della citt stessa, anche se non fu il fondatore di
tale chiesa locale1. Del resto, anche la casa - dovunque essa fosse in cui abitava il vescovo, successore di san Zeno, e linsieme delle
sue giurisdizioni vennero indicate nel secolo IX come domus santi
Zenonis e lepiscopato del vescovo di Verona episcopatus sancti
Zenonis, a sottolineare quanto intima fosse la connessione tra san
Zeno e lepiscopato veronese.
Come ha osservato lEderle, a Verona, e cos altrove, i vescovi
hanno, e ancor pi ebbero, unimportanza non solo religiosa, ma
anche civile e politica. Fino a qualche secolo fa, per esempio, le
scuole, lassistenza ospedaliera erano pressoch tutte promosse
dalla autorit ecclesiastica, condotte da sacerdoti e da congregazioni religiose. La Chiesa era madre e maestra non solamente spirituale, ma pure nella vita sociale2. Assai grande limportanza
sociale dei vescovi, specie di taluni di essi e in determinati periodi,
in cui persino decidevano col loro intervento delle sorti civili delle
citt e in certi casi le salvarono anche materialmente. La storia di
un popolo spesso si enucleava attorno al suo vescovo, che era la
figura dominante del tempo. Ricordando le persone benefiche
perci un dovere far memoria dei capi religiosi, come ammonisce

1
E. CATTANEO, Cataloghi e biografie dei vescovi di Milano. Dalle origini al
secolo XVI (= Archivio ambrosiano 44), Milano 1982, 10.
2
Lo si coglie ad esempio nel campo dellassistenza sanitaria. Cfr. FAINELLI,
Storia degli Ospedali.

la Lettera agli Ebrei (13,7): Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi


hanno annunciato la parola di Dio.
Prima di iniziare la serie dei vescovi vengono forniti alcuni
cenni introduttivi sullorigine del cristianesimo a Verona. Latto di
nascita della comunit cristiana e linizio dellepiscopato di Verona
sono da porsi3 nella seconda met del sec. III. Si ritengono in errore
quanti li pongono prima4. Allaprirsi del sec. III tre sedi episcopali
soltanto erano gi state costituite, o almeno sono note, tra le Alpi e
la Sicilia: Roma, Milano, Ravenna. Il III secolo vide il numero
accrescersi. NellItalia Settentrionale Aquileia, destinata a diventare
pi tardi, come Milano e Ravenna, una grande metropoli
ecclesiastica, ebbe senza dubbio il primo vescovo che i cataloghi
chiamano Ermagora, in epoca poco lontana dallanno 250, poich il
quinto vescovo Teodoro sottoscrisse nel 314 il concilio di Arles.
Trovandosi poi tra le firme del concilio di Sardica (anno 343) i
nomi di Lucillo, sesto vescovo di Verona, e di Ursicino o Ursacio
quinto di Brescia, si pu dedurre che la creazione di queste due sedi
risalga ad alcuni decenni prima dellanno 300. Certo Verona fu una
delle prime citt della X Regio Venetia et Histria (comprendente a
grandi linee lattuale provincia triveneta) a ricevere il cristianesimo
e ad avere una gerarchia, anzi probabilmente fu la prima dopo
Aquileia. Il Savio5 e il Lanzoni6 ritengono che il cristianesimo sia
penetrato a Verona dallOriente e non dal Mezzogiorno. Fra laltro
sostengono la loro affermazione col notare che i nomi dei primi
vescovi veronesi sono di origine greca. Ma solo unipotesi. I
nomi greci di persona, per il continuo afflusso dei greco-orientali
nelle terre di Roma erano, durante lImpero, assai diffusi in
Occidente, per cui largomento addotto poco probante, mentre
resta verosimile che il cristianesimo a Verona e nella X Regio sia
venuto da Roma, attraverso Ravenna, Milano, Aquileia, oltre che
3

Cfr. P. L. ZOVATTO, Arte paleocristiana a Verona, in VeT, I, 557.


Fra i molti si ricorder lerudito sacerdote PIGHI, Cenni critici. Egli pone
santEuprepio nel I secolo, probabilmente mandato a Verona dallo stesso san
Pietro e giustifica questa sua affermazione, che per oggi nessuno storicamente
sostiene.
5
SAVIO, Gli antichi vescovi dItalia, II/1.
6
LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 919-34.
4

da via mare. Per Verona passavano le grandi strade romane, quali la


via Postumia, la via Claudia Augusta, la via Gallica, e attraverso
queste strade facile pensare sia giunto il messaggio evangelico.
Durante il sec. IV Verona era suffraganea di Milano che estendeva
la sua giurisdizione su tutta la X Regio, ma alla fine del sec. IV,
dopo santAmbrogio, essa perdette il diritto metropolitano sulla
maggior parte della regione e vi sottentr Aquileia. Dando uno
sguardo dinsieme, si pu dire della Chiesa Veronese quello che
Livio, storico veneto, dice con poetico linguaggio dellImpero
Romano: Magnitudine sua laborat (saffatica sotto il peso della sua
grandezza). Essa infatti ha 36 vescovi santi, di cui 23 ricordati nel
Martyrologium Romanum, altri insigni per cultura, fermezza di
carattere, nobilt di vita. una illustre cattedra quella di Verona!
La serie dei primi otto vescovi veronesi pacifica e concorde.
tramandata, fra laltro, da due documenti coevi della fine del sec.
VIII o degli inizi del IX, uno letterario, il Versus de Verona, detto
comunemente anche De laudibus Veronae o Ritmo Pipiniano7, e
uno archeologico: Il Velo di Classe8. A questi si pu aggiungere un
terzo documento: la Historia Imperialis9. Laccordo dei tre
7
Su questa composizione metrica di ignoto autore, ma di epoca certa, quella
del re Pipino dItalia (+810), molto si scrisse. Cfr., fra i recenti studiosi, PIGHI,
Versus de Verona; ID., Verona nellottavo secolo; De laudibus Veronae. Questa
ultima pubblicazione si riferisce al Ritmo Pipiniano che presenta i nomi dei
primi otto vescovi e, giunto a san Zeno, ne esalta la figura e narra di lui alcuni
miracoli.
8
Anche su questo documento di grande importanza storica molti studiarono.
Citer tra gli ultimi, M. MAZZOTTI, Il Velo di Classe, in Zenonis Cathedra, 5-14;
PIGHI, Verona nellottavo secolo; CIPOLLA, Il Velo di Classe. In questo prezioso
tessuto ordinato dal vescovo santAnnone per coprire lurna dei santi Fermo e
Rustico nella solenne traslazione che egli ne fece (27 marzo 765), poi trafugato
nel monastero di Classe a Ravenna (di qui il nome), ora al Museo Nazionale di
quella citt, sono rimasti i nomi e le effigi dei vescovi di Verona dal primo fino a
santAnnone (ca 750-80). Si hanno cos i nomi di 43 vescovi veronesi, purtroppo
alcuni illeggibili.
9
un manoscritto (conservato nella Biblioteca Capitolare di Verona) che fu
redatto da Giovanni Mansionario; il Panvinio lo chiama Giovanni Diacono, della
chiesa cattedrale sul principio del secolo XIV. VBCap, cod. CCIV (189). Cfr.
MBC, 254-55. Questi tre documenti dovettero avere la loro prima origine negli
antichi dittici episcopali. Sarebbe ottima cosa poter provare la loro mutua indi-

documenti autorizza, anzi obbliga, a tenere come indubitata tale


serie che non ha nessuna testimonianza in contrario. Dopo questi
primi otto, per parecchi secoli, nei cataloghi dei vescovi, si hanno
delle diversit sia nel nome sia nellordine di successione. La cosa
riscontrabile mettendo a confronto, ad esempio, lelenco
riprodotto nellAnnuario della Diocesi di Verona10, quello fissato
nella serie iconografica delle sale del palazzo vescovile11 e qualche
altro elenco, come quello compilato dalla studiosa austriaca
Ingeborg Hrmann12, appassionata cultrice di cose veronesi. Anche
nel numero c diversit: nel catalogo diocesano sono 125; nelle
sale dellepiscopio sono 133; nella Hrmann sono 145 i vescovi
veronesi, perch vi stato posto qualche intruso; nel presente
elenco sono 130.
In questo dizionario, che non pretende fare delle rivelazioni, sar
tenuto conto delle varie fonti storiche, e accanto a ogni nome sar
posta unessenziale nota bibliografica, sia per attestare la seriet dei
dati, sia per offrire la possibilit, a chi volesse, di sviluppare le
indagini. Dato poi il lungo arco di tempo, si ritenuto opportuno,
anche per ragioni pratiche, suddividere il tutto in cinque parti:
1. Antichit Cristiana, che dalle origini giunge alla fine del sec. VII;
2. Medioevo, comprendente il periodo che va dal sec. VIII al XIII
inclusi;
3. Epoca Rinascimentale e Primo moderna, che dal 1300 circa si
stende fino al terzo decennio del sec XVII;
4. Epoca Moderna, che dagli anni trenta del Seicento porta agli
inizi del sec. XX;
5. Epoca Contemporanea, comprendente gli ultimi ottantanni circa
del sec. XX e la prima decade del XXI.
A nessuno sfugge la complessit e la mole del programma, ma le
immancabili lacune e la concisione della presente pubblicazione in
alcune sue parti potranno essere di stimolo a proseguire il cammino
avviato e fissato nelle linee essenziali. Anche per le fonti
pendenza, ma non possibile.
10
Cfr. Annuario 1991, 35-7.
11
SEGALA, I ritratti.
12
HRMANN, Die Bischfe.

bibliografiche ci si attenuti a quelle fondamentali, indicate in


forma abbreviata nelle note, rimandando, per la ricerca delle
abbreviazioni e della forma completa delle citazioni, alle pagine
finali del volume, mentre la bibliografia secondaria citata una sola
volta trova lindicazione completa nelle note.
Per concludere questa introduzione, non sar inutile una constatazione. Il presente volume esce nel 1650 anniversario dellordinazione episcopale di san Zeno, mentre si svolge la sua
peregrinazione diocesana, e durante la celebrazione dellanno della
fede per il 50 del concilio ecumenico Vaticano II. questa una
coincidenza fortunata e provvidenziale che ci richiama la cattedra a
cui siamo rivolti e la pietra visibile su cui poggia la nostra fede. Si
narra appunto che la prima cattedra di san Zeno fosse un sasso,
quello sul quale stava seduto, piscans in Athesi: di qui unequivalenza tra la pietra, su cui san Zeno stava seduto a pescare secondo il
racconto popolare, e la cattedra13, dalla quale attirava Verona alla
fede e al battesimo con le reti della celeste dottrina. Con Zeno, si
ricordano tutti gli altri vescovi di Verona, nella convinzione che
raccogliendoli quasi in un giardino di uomini giusti, floretum
iustorum, non si fa altro che tramandare quanto a noi stato
consegnato, nella certezza che flos memoriae lapide perennior, il
fiore della memoria e pi forte della pietra.
13 settembre 2012

13

Com stato sottolineato da A. VECCHI, I luoghi comuni nellagiografia.


Saggio sulla leggenda veronese di s. Zeno, in Augustinianum 24/1-2 (1984)
143-166: 156.

ANTICHIT CRISTIANA

I Vescovi dellAntichit cristiana


Dalle origini al secolo VII
Cronotassi e documentazione
Stabilire con sicurezza la cronotassi dei vescovi di Verona14, cio
la loro serie cronologica, risulta difficile e per pi di qualche caso
impossibile. Anche gli elenchi pi autorevoli, che danno con
maggiore attendibilit la successione dei vescovi, non aiutano
spesso a determinarne la datazione. Soprattutto per i primi secoli,
solo alcuni vescovi sono situabili con buona approssimazione entro
limiti cronologici ben definiti.
I primi cataloghi dei vescovi veronesi risalgano ai secoli VII-IX
e provengono da quattro elenchi: i due cataloghi di Santo Stefano,
uno cimiteriale, della prima met del sec. VII, riferito da BagataPeretti, ma giunto in copia dellXI15, e laltro, un elenco di reliquie,
posteriore dun secolo e riferito, sempre da Bagata-Peretti, in
ordine alfabetico16. Gli altri due elenchi, gi ricordati nellIntroduzione, sono forniti dal Velo di Classe, in ordine cronologico per i
primi 35 vescovi, e dal Versus de Verona per i primi otto, con
laggiunta di Mauro e Annone17. Si tratta di due documenti a
cavallo del sec. VIII-IX, archeologico il primo e letterario il
secondo, che illustrano i primi nomi e avvenimenti dellepiscopato
veronese. La loro lontananza cronologica dai fatti e la parzialit in
cui ci giunto il Velo di Classe, impegnano per a una
14

Cfr. PIGHI, Cenni, I, 129 (b).


Cfr. BAGATA-PERETTI, Monumenta, 4v-5r; G. B. PIGHI, I cataloghi di S.
Stefano e del Peretti e gli elenchi del Velo e del Versus, in CIPOLLA, Il Velo,
89-93: 89-90.
16
Cfr. BAGATA-PERETTI, Monumenta, 87r.
17
Il Velo di Classe stato fatto conoscere per la prima volta e studiato da
SARTI, De veteri casula diptyca. In questa sede ci si rif allo studio del Pighi, in
appendice al Velo di Classe, che rende conto delle riduzioni delle fasce del Velo e
fornisce uno studio attento sulla sua situazione attuale. Sempre del Pighi ledizione e lo studio del Versus de Verona. La composizione viene variamente
intitolata: De laudibus Veronae, Ritmo Pipiniano, Versus de Verona, Veronae
rythmica Descriptio. In questa sede si segue la dicitura Versus de Verona o,
semplicemente, Versus.
15

utilizzazione criticamente guardinga dei fatti e dei dati da essi


forniti. Per il nostro scopo, la documentazione proveniente da
questi due ultimi elenchi si rivela comunque pi utile di quella
originata dai cataloghi di Santo Stefano, disposti alfabeticamente,
essendo i nomi dei vescovi disposti cronologicamente. Ulteriori
elaborazioni pi che novit di documentazione forniscono le serie
dei vescovi fornite in fasi storiche successive. Al sec. XIV risale la
serie fornita dallHistoria Imperialis di Giovanni Mansionario18.
Tra il sec. XV e il XVI si ritess lelenco dei vescovi con
trasposizioni e interpolazioni e si fiss il catalogo dei 36 santi
vescovi venerati nella Liturgia. La documentazione da ricordare per
questepoca la seguente: una pergamena attribuita al sec. XV,
letta da Giuseppe Bianchini (1704-64) e pubblicata dal Biancolini,
con lelenco dei vescovi sepolti in Santo Stefano19; le ottave 227-33
del Fioretto di Francesco Corna da Soncino, risalente al 147720; le
iscrizioni di San Procolo, una delle quali del primo aprile 1502 per
le reliquie rinvenute nel 149221; liconografia dei vescovi nel salone
del palazzo vescovile, dipinta da Domenico Brusasorzi (1549-93)22;
il catalogo dei vescovi pubblicato in Appendice alle Lectiones del
158723; il catalogo edito dal Peretti lanno successivo24. La
questione della cronotassi e le discussioni relative si riapersero nel
sec. XVIII, con la pubblicazione del Versus de Verona da parte del
Maffei e dello studio del Sarti sul Velo di Classe, e non sono ancora
chiuse. Per questultimo periodo vanno ricordati, dopo quello
dellUghelli25, con la premessa del Maffei26, i due cataloghi del
Biancolini e quello del Liruti 27, fino a quello del professor Pighi
18

VBCap, cod. CCIV (189), 23r-v. 31v.


BIANCOLINI, Dei Vescovi, 155-56.
20
CORNA DA SONCINO, Fioretto, 81-3.
21
P. BRUGNOLI, Dieci secoli di vita tra alterne fortune [dal sec. IX al sec.
XIX], in La chiesa di San Procolo, 47.
22
SEGALA, I ritratti.
23
Lectiones, 39.
24
PERETTI, Historia, 40-75.
25
UGHELLI, Italia Sacra, V, 655-1025. 1440-41.
26
MAFFEI, [Epistola] Nicolao Coletis, ibid., 672-77.
27
Cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 158-260; ID., Dei Vescovi, 17-54; ID., Serie, 119; LIRUTI, De Vescovi.
19

13

che ha dato la serie dei vescovi dal III al X secolo28, e di Segala29.


Il Velo e i Versus concordano nel dare la seguente lista, relativa
ai primi otto vescovi: Euprepio, Dimidriano, Simplicio, Procolo,
Saturnino, Lucillo, Cricino, Zeno. I Versus cos li presentano: Primo a Verona predic il vescovo Euprepio, secondo Dimidriano,
terzo Simplicio, quarto Procolo, confessore e pastore egregio;
quinto fu Saturnino e sesto Lucillo; settimo fu Cricino, dottore e
vescovo; ottavo fu, pastore e confessore, Zeno, martire glorioso.
Egli con la sua predicazione ricondusse Verona al battesimo30.
Tra i sette predecessori di san Zeno31, Lucillo, sesto della serie,
trova riscontri storici precisi, mentre dei cinque precedenti non si
hanno tracce nei documenti del tempo. Solo sulla base delle date
testimoniate per Lucillo possibile collocare il periodo coperto dai
cinque precedenti episcopati tra la met del III secolo, o meglio tra
gli ultimi decenni di quello - comunque prima della pace
costantiniana - e gli anni Quaranta del secolo successivo.
1. SantEuprepio (sec. III2)
Il nome di natura greca (significa grazioso, buon decoro) lo
fa oriundo dellEllade. Probabilmente fu mandato a Verona dal
pontefice san Fabiano (236-50) che invi missionari nelle Gallie. Si
prodig, dice il Breviario Diocesano32, per la salute delle anime e
impresse nei Veronesi una fedelt che rimarr costante verso la
Cattedra Romana. La data della sua morte nel Martirologium
Romanum33 segnata al 21 agosto, mentre il calendario diocesano
veronese lo fa celebrare attualmente il 18 agosto. Il suo corpo, a
lungo onorato nella chiesa di San Procolo, venne nel 1806 traslato
nella cripta della basilica di San Zeno e ritrasferito nella primitiva
28

PIGHI, Serie, 17-18.


SEGALA, I ritratti, 27-31.
30
Cfr. trad. Pighi, in Versus de Verona, 159, dal quale ci si discosta per
qualche termine. Il testo latino riferito anche da PIGHI, Verona nellottavo
secolo, 43.
31
G. VITACCHIO, I vescovi prezenoniani, in Zenonis Cathedra, 15-21.
32
Cfr. Officia propria Dioeceseos Veronensis, iuxta decretum S. Rituum
Congregationis diei 13 Februarii 1914, Pars aestiva, Veronae 1951, 60.
33
Cfr. MR, 206; tr. it. 212.
29

14

sede in occasione dei restauri del 198834. Il suo nome era inserito
nelle antiche litanie (Valier)35. Per voto municipale, in seguito alla
peste del 1830, gli si decret una messa solenne da celebrarsi nella
seconda domenica di maggio36. Di lui parlano, con gli Acta
Sanctorum, gli storici Biancolini, Ughelli, Pighi, Lanzoni,
Hrmann, Tonolli e Segala37.
2. San Dimidriano
Pure questo un nome che tradisce unorigine greca. Di lui non
si hanno notizie diffuse. Dalla tradizione sono noti solo la data
della sua morte (15 maggio), senza che se ne conosca lanno, e il
luogo della sua sepoltura, che unantica pergamena afferma essere
la cripta di Santo Stefano, in luogo non precisato. Anche per questo
vescovo le fonti storiche sono gli Acta Sanctorum, il Biancolini,
lUghelli, lHrmann e il Tonolli38.
3. San Simplicio
Ha nome e provenienza latina. Il Valier nel Martirologio
Veronese o Lectiones39 lo dice sapientissimo nelle umane e divine
cose. Mor il 20 novembre e, sempre secondo il Valier, fu sepolto
nella cripta di San Procolo e quindi, nel V secolo, traslato a Santo
34

BRUGNOLI, Dieci secoli di vita, in La chiesa di San Procolo in Verona, 31-

70.
35

Si fa riferimento al vescovo e cardinale Agostino Valier (1565-1606) che


commission lopera di BAGATA-PERETTI, Monumenta. Cfr. PIGHI, Cenni critici,
6.
36
B. GUALTIERI, Serie cronologica degli Arcipreti della Chiesa plebana di S.
Procolo e della Basilica di S. Zeno, Verona 1838.
37
Sul vescovo Euprepio, Euprepius, cfr. AA SS, Aug., II, 415-16; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 677-78; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 17-8; GAMS, Series, 804;
PIGHI, Cenni, I, 19-23; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 931; HRMANN, Die
Bischfe, 40; Versus, 153; S. TONOLLI, Euprepio, in BS 5 (1965) 236-37; HC,
221; SEGALA, SantEuprepio.
38
Per il vescovo Dimidriano, Dimidrianus, Dimitrianus, cfr. AA SS, Mai, III,
454; UGHELLI, Italia Sacra, V, 679; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 18; GAMS, Series,
805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 931; HRMANN, Die Bischfe, 40; Versus,
153; TONOLLI, Dimidriano, in BS 4 (1964) 615-16; HC, 221.
39
Cfr. Lectiones, 34v.

Stefano, dove anche raffigurato in una pala del Giolfino 40.


nominato pure nel Martyrologium Romanum41. Altre e pi
dettagliate notizie non si hanno42.
4. San Procolo
Ancora un nome di derivazione latina. La data del suo lungo
episcopato (ca 260-304), potrebbe essere fissata in base agli Atti
dei Santi Fermo e Rustico, ammesso che riferiscano fatti storici
comprovati e pertinenti a quegli anni, il che, come si dir, presenta
delle difficolt. Negli Atti infatti si legge che il santo vescovo, gi
vecchio, voleva non solo incoraggiare i martiri, ma partecipare ai
meriti del martirio; il tiranno lo respinse perch vecchio. Il Ritmo
Pipiniano lo elogia quale Confessore e Pastore egregio. Sepolto
nella chiesa a lui dedicata, poi soppressa nel 1806, fu traslato nella
cripta di San Zeno e nel 1988 ritrasferito nella sua chiesa. La
memoria della sua deposizione ricorre il 23 marzo nel Martirologio
Veronese43, che aveva tre feste dedicate al Santo: la deposizione (23
marzo), la prima traslazione (1 maggio), la dedicazione della sua
chiesa (9 dicembre). Vi sono sue reliquie in ben 20 chiese
veronesi44. Il suo culto si estese anche fuori di Verona45.
5. San Saturnino
Il Martirologio Veronese lo dice cospicuo per dottrina umana e
divina, e commemora il suo trapasso il 7 aprile 46. Fu sepolto,
40

PIGHI, Cenni critici, 9.


MR, 292; tr. it., 302.
42
Intorno al vescovo Simplicio, Simplicius, cfr AA SS, Sept., VI, 24;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 696; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 18; GAMS, Series, 805;
LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 931; HRMANN, Die Bischfe, 40; Versus, 153;
HC, 221.
43
Lectiones, 6v.
44
PIGHI, Cenni critici, 9-11: 10.
45
Sul vescovo Procolo, Proculus, cfr. AA SS, Mart., III, 450-55; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 683; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 18; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 18;
GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 931-32; HRMANN, Die
Bischfe, 40; Versus, 153; S. TONOLLI, Procolo, in BS 10 (1968) 1158-59; HC,
221.
46
Cfr. Lectiones, 7r.
41

secondo il Dionisi47 nella cripta di San Procolo, da lui ritenuta la


prima cattedrale, e poi traslato a Santo Stefano il 27 aprile (sec.
VI), ove tuttora riposa, come risulta anche da unantica pergamena
di quella chiesa e dalle rozze ottave del Corna 48. uno dei 23
vescovi registrati nel Martyrologium Romanum49. Nulla si sa di
preciso della sua vita50.
6. San Lucillo (343. 356)
Nel 343 intervenne al Concilio di Sardica (ora Traidiza) ove si
sottoscrisse: Lucius ab Italia de Verona con i 59 vescovi che
difesero linnocenza di santAtanasio, la consustanzialit del
Verbo (cio la fede nicena) contro leresia ariana 51. Il suo nome dai
cronisti veronesi variamente detto: Lucio, Lucidio, Lucillo. I
Ballerini dicono che Lucio si chiam Lucillo forte ob staturam.
ricordato due volte dal grande santAtanasio (Apologia contra
Arianos e lettera a Costanzo imperatore) come amico e testimonio
della sua innocenza52. SantIlario di Poitiers pure parla di san
Lucillo in un suo frammento e lo pone fra quelli che egli chiama
santissimi uomini, difensore della verit, della fede nicena:
Dionigi di Milano, Eusebio di Vercelli, Lucifero di Cagliari 53. Con
Lucillo si dunque in luminosa storia. Mor il 31 ottobre. Fu
47

G. G. DIONISI, Lepoca di S. Zeno di Verona nella difesa di Coronato,


Verona 1778.
48
CORNA DA SONCINO, Fioretto, 83 ottava 233.
49
Cfr. MR, 82; tr. it., 84.
50
Circa il vescovo Saturnino, Saturninus, cfr. AA SS, Apr., I, 66364;UGHELLI, Italia Sacra, V, 679; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 19; GAMS, Series,
805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 932; HRMANN, Die Bischfe, 40; Versus,
153; HC, 221.
51
La sottoscrizione di Lucillo al sinodo di Sardica riferita da G. D. MANSI,
Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio 3, Paris 1901 [rist. an., Graz
1960], coll. 38E, 42B.
52
Per laffermazione di Atanasio relativa a Lucillo, cfr. ATHANASE
DALEXANDRIE , Apologie lempereur Constance; Apologie pour sa fuite, ed. J.
-M. Szymusiak, Paris 1958 (Sources Chrtiennes 56), p. 91, 40-44 = PG 25, col.
599B, mentre per il riferimento allo stesso tra i firmatari di Sardica, cfr.
ATHANASII ALEXANDRINI Apologia contra Arianos 50: PG 25, col. 338a.
53
Per il testo del Fragmentum di santIlario, cfr. PL 10, col. 642B.

sepolto dapprima a San Procolo, poi nella basilica di San Zeno54.


7. San Cricino
Il del vescovo san Cricino variamente scritto: Crichinus,
Crecinus (Valier), Gricinus (Velo di Classe, Ritmo Pipiniano,
Giovanni Mansionario), Brichinus (Codice Romano n. 928)55.
registrato nel Carpsum del sec. XI56. Nel Ritmo Pipiniano
chiamato Dottore57. Anche Andrea Dandolo (1306-54) nel suo
Chronicon scrive: Brichinus Venerabilis Episcopus Veronensis
Urbis in Venetia, ac Doctor egregius qui plura praeclara scripsit
Opuscola58. Purtroppo dei suoi scritti, che pure sarebbero stati tanto
interessanti, niente giunse. La sua ricorrenza liturgica il 30
dicembre. Fu sepolto dapprima nella chiesa di San Procolo, poi
nella cripta di San Zeno, e ultimamente restituito nella primitiva
chiesa.
8. San Zeno (362-380 ca)
San Zeno59 lorganizzatore della Diocesi di Verona che lo
54

Sul vescovo Lucillo, Lucius, Lucillus, Lucilius, cfr. AA SS, Oct, XIII, 82931; UGHELLI, Italia Sacra, V, 679; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 19; ID., Notizie, I,
165; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 932; HRMANN, Die
Bischfe, 40; Versus, 153; S. TONOLLI, Lucillo, in BS 8 (1967) 284-85; HC, 221.
55
Sul vescovo Cricino, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 678; BIANCOLINI,
Notizie, I, 165; GAMS, Series, 805; HRMANN, Die Bischfe, 40; S. TONOLLI,
Cricino, in BS 7 (1966) 404-05; HC, 221.
56
Il Carpsum, cod. XCIV (89) della Capitolare, che giustamente il Maffei
chiama Ordo Veronensis, un manoscritto prezioso redatto verso il 1065 da
Stefano Sacerdote e Cantore della Cattedrale, e ha tre parti distinte. Nella prima
c il Martyrologium totius anni cio il calendario liturgico. Per altri rilievi sul
Carpsum fra i molti studiosi ricorder Don Antonio Spagnolo (1863-1916)
prefetto della Capitolare che nel Bollettino Ecclesiastico Veronese del 1914-15
ne fece oggetto di un suo dotto esame. Cfr. MBC, 170-72.
57
Cfr. Versus, 153.
58
A. DANDOLO, Chronicon Venetum, in RIS 12, 29E.
59
Circa il vescovo Zeno o Zenone, cfr. AA SS, Apr., II, 69-78; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 679-83; BIANCOLINI, Notizie, I, 166; ID., Dei Vescovi, 19-21; ID.,
Serie, 1-2; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 744-45; GAMS, Series, 805;
LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 932; HRMANN, Die Bischfe, 41; Versus, 153;
A. AMORE, Zenone, in BS 12 (1969) 1477-79; P. GOLINELLI, Zeno di Verona, in

invoca come suo Patrono principale, ed diventato insegna e


simbolo delle tradizioni cristiane e civili veronesi. Si hanno le pi
sicure notizie biografiche dai suoi 93 discorsi, detti trattati, che
sono pervenuti60. Da quelli si accerta lorigine africana rivelata
dallo stile e dalle reminiscenze di personaggi celebri dellAfrica; da
essi traspare la classica cultura, lardore apostolico, lefficacia della
sua predicazione. A lui attribuita la costituzione di una Schola
sacerdotum, che poi proseguir nelle famose Scuole Accolitali
della Cattedrale, gloriosi centri di studio, a cui connessa linsigne
Biblioteca Capitolare di Verona con i suoi preziosi codici. Forse si
deve a san Zeno il primo istituto religioso femminile in Italia, che
qualcuno afferma primo in tutto lOccidente 61. annoverato fra i
Padri della Chiesa. La data pi sicura della sua vita l8 dicembre
del 362 in cui fu consacrato vescovo62. Sulla data della morte gli
studiosi discutono e la pongono tra il 372 e il 380 al 12 aprile 63. In
data 12 aprile fu celebrata la festa di san Zeno in Verona fino al
2004, mentre per gli anni successivi la celebrazione fu trasferita al
21 maggio, tradizionale anniversario della traslazione avvenuta
nell807. San Zeno ebbe molto a soffrire per la fede, osteggiato e
percosso come fu dagli eretici ariani e dai pagani che ebbero una
fugace ripresa sotto limpero di Giuliano lApostata (361-63), per
GLS, III, 1980-82; HC, 221, dove il 18 aprile da correggere con 12 aprile 380.
60
S. ZENONIS Sermones, ed. Giuliari, Verona 1883 e1900. Furono ristampati
con traduzione di G. Ederle, 4 voll. (= Lo Scrigno 6. 12. 18. 19), Verona 195560. Sulledizione critica del Lfstedt, pubblicata nel 1971, la traduzione condotta
da Gabriele Banterle nel 1987 e riveduta e corretta da Roberto Ravazzolo nel
2008, permette a un vasto pubblico di accostare e far proprio il prezioso lascito
zenoniano. Cfr. Cfr. SAN ZENONE DI VERONA, I Discorsi; ZENONE DI VERONA, I
Trattati. In questa sede i sermoni sono citati nelledizione Banterle, cio da I
Discorsi.
61
EDERLE, S. Zeno, 94. 107. Laffermazione di un tale primato esagerata e
non credibile.
62
La Liturgia ricorda con particolare cura la data dellordinazione episcopale
e per san Zeno si ha fra laltro una messa del VII secolo composta per questa
data dell8 dicembre. Fissato il giorno, facile conoscere lanno come le varie
biografie di san Zeno spiegano. Cfr. ONGARO, S. Zeno (1938); EDERLE, S. Zeno
(1954); S. Zeno. La figura, il magistero, il culto (1988).
63
Cfr. GRANCELLI, S. Zenone; BIGELMAIR, S. Zeno von Verona; A. GRAZIOLI,
San Zenone di Verona, in ScCatt 68 (1940) 174-99.

cui san Gregorio Magno lo chiama martire 64, titolo che la liturgia
poi gli mantenne per un lungo periodo, pur essendo morto in pace.
La sua taumaturgica figura venne avvolta da poetiche esaltatrici
leggende65; il suo corpo custodito in una mirabile basilica, poema
di fede, arte e storia. Il suo culto diffuso in parecchie diocesi
dItalia e fuori. In Verona gli sono dedicate 40 chiese66.
Politicamente il periodo che va da san Zeno alla fine del sec. V
agitato, sconvolto per le iterate invasioni dei barbari e per la
progressiva decadenza dellImpero Romano. Per tale periodo
lAnnuario Della Diocesi67 d quattordici vescovi, dei quali sono
incerti il nome, lepoca, lordine di successione, di qualcuno poi
anche lautenticit. Il Ritmo Pipiniano si fermato ai primi otto
vescovi nella regolarit della serie. Resta il Velo di Classe ch
sdrucito, tagliato, con pi di qualche nome illeggibile. I primi
illustratori di questo interessantissimo documento, Girolamo De
Rossi68 e Mauro Sarti69, lessero dei nomi che ora non si leggono
pi; qualcuno mancava pure allora, per cui c incertezza in questa
cronotassi dei vescovi. Si dir quindi quel poco che si pot
raccogliere, tenendo presente lAnnuario Diocesano, della cui serie
dei vescovi non si conoscono tuttavia tutte le fonti.
9. SantAgapito
Nome di origine greca (dal verbo agapao - amare), Agapito o
64

GREGORIO MAGNO, Dialogi III, 19, a cura di U. Moricca (= Fonti per la


Storia dItalia 57), Roma 1924 [rist., Torino 1966], 185-86.
65
PIGHI, Le storie de S. Zen; G. P. MARCHI, Tra storie e leggende di
argomento zenoniano, in S. Zeno. La figura, il magistero, il culto, 87-92.
66
Sulle chiese a lui dedicate, cfr. MARCHI - ORLANDI - BRENZONI, Il culto di
San Zeno nel Veronese e i numerosi interventi di A. Orlandi e altri, in ASZ 1-18
(1983-2001).
67
La Serie dei Vescovi di Verona, com data nello Stato personale del clero,
Verona 1861, 5-7 e 1911, in anni pi vicini a PIGHI, Cenni, 2 voll., veniva
ripetuta ai tempi dellEderle, che pot riferirsi ad Annuario della Diocesi di
Verona 1964, Verona 1964, 23-4, con gli ultimi dati aggiornati. A questultima ci
si riferisce ogni volta che ricorre la dicitura Annuario Della Diocesi.
68
DE ROSSI, Italicarum et Ravennatum Historiarum Libri decem.
69
SARTI, De veteri casula.

Agabio (Agapio) fu immediato successore di san Zeno, come


appare dal Velo di Classe, nel quale ha la dicitura di Agapitus. Il
suo nome non compare nel Carpsum e perci il culto di lui non
dovrebbe essere anteriore al sec. XII. Non si hanno altre notizie, se
non che venne sepolto in San Procolo e poi, soppressa quella
chiesa, fu traslato il 28 settembre 1806 nella cripta di San Zeno.
Alcuni lo dissero nativo di Cesarea in Palestina dove fu vescovo,
successore di Teotemo, e quindi trasferito a Verona: ma notizia
infondata70. La sua commemorazione liturgica nel Calendario
Diocesano era al 4 agosto. Con la riforma liturgica del 1961 questi
vescovi santi poco noti furono riuniti in ununica commemorazione
fissata al 30 ottobre71. In seguito, la memoria obbligatoria di tutti i
santi Vescovi della Chiesa Veronese venne fissata al 27 aprile72.
10. San Lucio
Il De Rossi nel Velo di Classe lesse Lucius, invece di Lucidius,
come tradizionalmente era chiamato, per cui venne confuso col
sesto vescovo di Verona. Qualche storico, come il canonico
Giovanni Battista Pighi (1847-1926)73 e lHrmann, non lo
menziona. La tradizione veronese, conservata dal Martirologio
Veronese del Valier74, lo dice tutto dedito allo studio e allorazione
per poter erudire il suo popolo. Fin santamente la vita il 26 aprile.
uno dei 23 vescovi registrati nel Martyrologium Romanum75. Fu
sepolto, secondo il Dionisi, dapprima in San Procolo con i suoi
predecessori, quindi trasferito (probabilmente nel sec. V) a Santo
70

PIGHI, Cenni critici, 18. ricordato da Biancolini, Ughelli, Gams nei soliti
testi. LHrmann non lo riferisce, mentre lo riferisce HC, 221.
71
Sul vescovo Agapito, Agapitus, Agabio, Agapius, cfr. AA SS, Aug., I, 31718; UGHELLI, Italia sacra, V, 678-79; BIANCOLINI, Dei vescovi, 21; LANZONI, Le
diocesi dItalia, II, 932; S. TONOLLI, Agabio, in BS 1 (1961) 296-98; HC, 221.
72
Cfr. Calendario, in Liturgia delle Ore. Proprio della Chiesa Veronese,
Verona 1999, 11.
73
Mons. Giambattista Pighi, professore di Storia Ecclesiastica in Seminario
scrisse sul Bollettino Ecclesiastico Veronese degli anni 1914-26 Cenni storici
sulla Chiesa Veronese, successivamente raccolti in due volumi nel 1980-88, a
cura del Seminario, con note di Angelo Orlandi.
74
Cfr. Lectiones, 9v, col nome di Lucidio.
75
Cfr. MR, 98; tr. it., 100.

Stefano, come indicano unantica pergamena della chiesa e il Corna


nel suo poemetto. Lo si commemorava il 26 aprile76.
11. Siagrio (ca 385-95)
Le date sono discutibili; certo fu vescovo di Verona al tempo di
santAmbrogio. Nel Velo di Classe parrebbe doversi leggere
Siabrinus. Il nome di Siagrio rimasto celebre per un richiamo che
ebbe da santAmbrogio (374-97), allora metropolita della regione,
per aver egli con troppa facilit creduto alle accuse infamanti
mosse a Indicia, vergine consacrata a Dio da san Zeno. Dellepisodio parlano diffusamente il Maffei e altri in seguito 77. Sinteticamente la questione pu essere cos descritta. Questa Indicia
venne accusata dal marito duna sua sorella, Massimo, presso il
vescovo Siagrio, daver violata la sua professione e daver poi
nascosto al pubblico la notizia del suo peccato con un infanticidio.
Il vescovo, senza fare ricerche sulla condotta dellaccusata, ricorse
a una prova ritenuta ignominiosa: la fece visitare da unostetrica.
Inorridita dallimposizione, Indicia si rivolse al vescovo di Milano,
Ambrogio. Questi cit laccusatore e i testimoni, Renato e Leonzio,
ma non comparvero; domand informazioni sullonest dellaccusata e le ebbe ottime e ineccepibili; allora in un sinodo tenuto a
Milano dichiar innocente Indicia e in due lettere 78 rimprover
aspramente Siagrio per aver disposto una forma di processo cos
irregolare. Lo stesso santAmbrogio ricorda Lettere e Sermoni
scritti da Siagrio; ne fa menzione anche il Panvinio79, che sembra li
abbia veduti, ma non se ne ha vestigia.
76

Sul vescovo Lucio, Lucius, Lucidio, Lucidius, cfr. AA SS, Apr., III, 423;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 693; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 932; S. TONOLLI,
Lucidio, in BS 8 (1967) 270-71; HC, 221.
77
MAFFEI, Verona illustrata, II, 435-39; MONACHINO, V., S. Ambrogio e la
cura pastorale a Milano nel secolo IV. Centenario di S. Ambrogio 374-1974,
Milano 1973, 296-98.
78
S. AMBROSII Ep 5-6: PL 16, 891-904.
79
PANVINIO, Antiquitatum, 115. Siagrio, Siagrius, Syagrius accennato e
ricordato pure da AA SS, Oct, XIII, 830; UGHELLI, Italia Sacra, V, 693-94;
BIANCOLINI, Notizie, I, 167; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II,
932-33. 934 e HRMANN, Die Bischfe, 41. Cfr. HC, 221, che lo attribuisce agli
anni 380 ca-400.

12. San Lupicino


Nel Carpsum si trova segnato al giorno XI Kalendas Iunii (22
maggio) sotto la dicitura Assumptio sancti Lupicini Episcopi80.
uno dei ventitr registrati nel Martyrologium Romanum che ne
pone la festa il 31 maggio81. Non si hanno notizie pi diffuse, se
non quelle di antichissimi testi dove detto personaggio ottimo e
santissimo. Dapprima sepolto nella chiesa di San Procolo, fu poi
trasportato nel 1140 nella basilica di San Zeno e posto nella cripta
dello stesso altare che raccoglie le reliquie di san Lucillo82.
Dal numero seguente al nr. 32 compreso non si pu garantire
lordine cronologico dei nomi. Inoltre in passato verosimilmente
caduto o stato tralasciato il nome di Solazio, predecessore di
Iuniore, attestato secondo qualche fonte nel 579 e perci inserito
con un punto di domanda nella presente cronotassi. Inoltre,
laccertata data del 531 proveniente da una iscrizione relativa a san
Valente83 si riferisce allipotetico Valente o Valenzio del nr. 16 o al
Valente del nr. 31, che in ogni caso risulterebbero fuori posto? I
problemi di cronotassi di questi vescovi, come di altri di secoli
successivi, specialmente dellXI, restano aperti.
13. San Petronio (ca 425-50)
Secondo il Biancolini e lHrmann 84 fu vescovo di Verona nel
80

Cfr. A. SPAGNOLO, LOrdo Veronese del secolo XI "Carpsum", in BEV 2


(1915) 85.
81
Cfr. MR, 131; tr. it., 134.
82
G. EDERLE, La Basilica di S. Zeno (= Le Guide 3), Verona 1977, 19. Su san
Lupicino, Lupicinus, cfr. S. TONOLLI, Lupicino, in BS 8 (1967) 380. Lo
ricordano AA SS, Mai, V, 151-52; UGHELLI, Italia Sacra, V, 693; BIANCOLINI,
Dei vescovi, 21-2; ID., Notizie, I, 167; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi
dItalia, II, 933; HC, 221.
83
Cfr. Corpus Inscriptionum Latinarum, V: Iscriptiones Regionis Italiae
Decimae, ed. Th. Mommsen, Berolini 1872, nr. 3896: HIC REQVIES/CIT IN
PACE SANCTVS/ VALENS EPISCOPVS QVI/ VIXIT ANNOS PLM/ LXXXV
ET SEDIT EPIS/COPATVM ANNOS/ VII MENSES VII ET DIES/ XVII ET
RECESSIT SVB D/ VIII KAL AVGUSTAS/ P C LAMPADI ET O/RESTIS VV.
CC. IND. VIII.
84
Cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 169; HRMANN, Die Bischfe, 43.

sec. VI, mentre altri, pur autorevoli, lo pongono nel sec. V, tra gli
anni 412 e 429. Cos Dionisi, Liruti, Venturi, Giuliari e Lanzoni,
come suggerito dal suo ragionamento 85. A conferma di questa
opinione sta il Sermone di san Petronio In Natale Sancti Zenonis,
dal cui tenore traspare che san Petronio parlava a fedeli che
avevano udito la predicazione di san Zeno86. Nel Velo di Classe
parrebbe segnato come XIII della serie, ma difficile provarlo. Il
nome di san Petronio connesso nella storia veronese con la chiesa
di Santo Stefano, edificata ai tempi suoi e certamente non senza la
sua opera. In quella chiesa fu sepolto, come consta da una scrittura
l posta87. Lo si commemorava il 6 settembre. La tradizione lo fa
splendido per i miracoli e il Lezionario della chiesa cattedrale lo
dice uomo di una certa singolare eloquenza88.
14. SantInnocenzo
La sua icona col nome sta nel Velo di Classe dopo san Petronio.
lodato nel Martirologio Veronese e dallUghelli89 per esimie virt
pastorali e per innocenza di vita. Mor il 14 marzo e fu sepolto in
Santo Stefano, insieme con san Gaudenzio. Si narra che, rimosso
laltare nel 1543 e scoperti i due santi corpi, questi emanassero una
soave fragranza90.

85

Sul vescovo Petronio, Petrionius, cfr. AA SS, Sept., II, 676-77; DIONISI, Dei
Santi Veronesi, 110; LIRUTI, De vescovi, 29; VENTURI, Compendio, I, 99; G. B.
C. GIULIARI, Prolegomena, in S. Zenonis Sermones, CXLIII; LANZONI, Le
diocesi dItalia, II, 933.
86
Cfr. GIULIARI, Prolegomena, CXLIII.
87
BIANCOLINI, Notizie, I, 13. Ecco liscrizione: IN HAC ECCLESIA
SANCTORVM CONFESSORVM HVIVS CIVITATIS CORPORA EPISCOPORVM REQUIESCVNT, SCILICET SIMPLICII, PETRONII, INNOCENTII,
FELICIS, SALVINI, THEODORI.
88
Lectiones, 27v. Sul vescovo Petronio, Petronius, cfr. S. TONOLLI, Petronio,
in BS 10 (1968) 532-34; HC, 221.
89
Cfr. Lectiones, 6r; UGHELLI, Italia sacra, V, 693.
90
Dai testimoni BAGATA-PERETTI, Monumenta, 7v. Sul vescovo Innocenzo,
Innocentius, cfr. AA SS, Mart., II, 345; BIANCOLINI, Dei vescovi, 27; LANZONI,
Le diocesi dItalia, II, 933; S. TONOLLI, Innocenzo, in BS 7 (1966) 840; HC, 221.

15. Montano
Il vescovo Montano91 non annoverato tra i Santi, forse per la
sua negligenza nel combattere leresia di Eutiche 92. Durante il suo
episcopato Verona ebbe molto a soffrire per linvasione degli Unni,
condotti da Attila (+453), chiamato flagellum Dei. Costoro, conquistata Aquileia, presa e arsa Padova, attraversarono il territorio di
Vicenza e di Verona lasciando ovunque desolazione e morte.
Mentre Attila era sul punto di spingere i suoi verso Roma, una
legazione, con a capo il pontefice san Leone Magno, venne a
incontrarlo e indusse il barbaro a ritirarsi; il luogo dellincontro,
secondo alcuni, fu presso Arilica, lodierna Peschiera; secondo
altri, fu ai confini tra il Veronese e il Mantovano, forse a Valeggio93.
Dopo tale abboccamento Attila ritorn in Pannonia. Era il 452.
16. San Valente
LEderle colloca a questo punto il vescovo san Gaudenzio,
riferendo che sembra sia intervenuto al concilio celebrato in Roma
dal pontefice santIlario nel 46594. Il Gaudenzio sottoscritto negli
atti, secondo alcuni codici episcopus Veronensis, secondo altri
episcopus Veconensis95. Non si trova nel Carpsum. In un
Martirologio del sec. XII segnata la sua morte al 12 febbraio. Il
suo corpo dovrebbe riposare nella chiesa di Santo Stefano, accanto
a quello di santInnocenzo. San Gaudenzio ricordato anche dal
Biancolini, dal Gams e qualche altro storico96. Il prof. Pighi a
questo punto della cronotassi colloca invece san Valenzio in base

91

Circa il vescovo Montano, Montanus, cfr. LANZONI, Le diocesi dItalia, II,


933; HC, 221.
92
Cfr. DIONISI, Dei Santi Veronesi, 116-19.
93
Cfr. CIPOLLA, La storia, 22-3; M. FRANZONI, Linvasione di Attila e il
luogo dincontro con Papa Leone, in VV 16 (1963) 2-7.
94
Cfr. CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 747; EDERLE, Dizionario, 19.
95
Oppure Bettonensis o Vettonensis, di Bettona (Umbria).
96
Sul vescovo Gaudenzio, Gaudentius, cfr. AA SS, Febr., II, 602; BIANCOLINI,
Notizie, I, 172; ID., Dei vescovi, 23-4; GAMS, Series, 805; S. TONOLLI,
Gaudenzio, in BS 6 (1965) 62, che induce ad espungerne il nome dalla lista dei
vescovi veronesi; HC, 221.

alliscrizione del Corpus Inscriptionum Latinarum 3896 su


riferita97. In ogni caso la collocazione del Valente o Valenzio dellepigrafe (7 dicembre 523-26 luglio 531) a questo punto risulta
eccessivamente anticipata.
17. San Germano (475 ca)
Vescovo di Verona, mor intorno al 475. La Chiesa veronese
sotto il nome di san Cerbonio (vescovo di Populonia) vener san
Germano, che nei documenti liturgici della stessa Chiesa comparve
sotto il suo nome dal 1792 al 1836. Venerato il 10 ottobre, ora lo
il 27 aprile nella celebrazione collettiva. Il suo corpo, sepolto in
San Procolo, fu traslato nel 1806 nella basilica di San Zeno
Maggiore e nel 1988 ritrasferito nel luogo originario98.
18. San Felice
A causa dei disordini provocati prima dagli Ariani, poi dagli
Eruli, san Felice, dalla sua residenza presso Santo Stefano (qui pare
risiedessero i vescovi in quellepoca)99 si ritir in alcune grotte del
monte vicino e ivi visse, per alcuni anni, con qualche fedele,
nascosto. Mor il 19 luglio. Fu sepolto nella chiesa di Santo
Stefano. In suo onore fu eretta sul colle una chiesa, detta di San
Felice. Distrutta questa chiesa verso lanno 1407, il suo nome fu
dato al castello fabbricato l presso. Durante lepiscopato di san
97

PIGHI, Serie, 17, dove al nr. 3856 va sostituito il nr. 3896. Su Valente,
Valens Valentius e la sua collocazione, cfr. AA SS, Iul., VI, 308-10; PERETTI,
Historia, 57-8; UGHELLI, Italia sacra, V, 697; BIANCOLINI, Notizie, I, 169; ID.,
Dei vescovi, 25-6; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, V/2, 748; GAMS, Series,
805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; HRMANN, Die Bischfe, 43; HC,
221.
98
Intorno a san Cerbonio, Cerbo, Cerbonius, cfr. ; AA SS, Oct., V, 85;
Auctarium Oct., 36 S. TONOLLI, Cerbonio, in BS 3 (1963) 1131-32; F. SEGALA,
San Cerbonio. Memorie. Problematiche e studio delle fonti, in BDV 66 (1979)
214-24. Su san Germano, Germanus, che nel Velo di Classe sta al posto di san
Cerbonio e precede san Felice, non conosciuto che per nome: nominato da
BIANCOLINI, Dei vescovi, 28; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 747; GAMS,
Series, 805, che lo accompagna con un punto di domanda, e HC, 221.
99
PIGHI, Cenni, I, 92.

Felice100 nel 476 cadde lImpero Romano dOccidente e in Italia


subentr il Regno degli Eruli, con Odoacre; quindi nel 489 quello
degli Ostrogoti, con Teodorico, che ebbe Verona come una delle
sue residenze predilette.
19. San Silvino
Il suo nome appariva nel Velo di Classe ed era ricordato nel
Martyrologium Romanum e in quello veronese, sia col nome di
Silvino (12 settembre), sia col nome di Salvino (12 ottobre) 101. Il
Valier e lUghelli lo dicono eccellente in dottrina, soave nel
sermone, adorno di ogni virt. Per non si hanno notizie precise. La
tradizione lo fa mancato per morte repentina e sepolto nella chiesa
di San Pietro in Castello102, poi in quella di Santo Stefano103.
20. San Teodoro
Il nome di san Teodoro104 si legge tuttora nelle tenie del Velo di
Classe. da annoverare tra i vescovi che ebbero nella nostra
Chiesa un culto, forse il pi distinto dopo quello di san Zeno e di
san Procolo. Ebbe Messa e Ufficio con inni e antifone proprie dove
si esalta la sua predicazione. Questi documenti liturgici si possono
leggere anche in manoscritti del sec. XI105, conservati nella
Biblioteca Capitolare. Il suo nome era inserito nelle Litanie e nel
100

Sul vescovo Felice, Felix, cfr. AA SS, Iul., IV, 644; UGHELLI, Italia sacra,
V, 694; BIANCOLINI, Dei vescovi, 28; ID., Notizie, I, 170; GAMS, Series, 805;
LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 933; S. TONOLLI, Felice, in BS 5 (1965) 573-74;
HC, 221.
101
Cfr. MR, 229 e 257; tr. it., 236 e 265; Lectiones, 28r-v e 32r. Sul vescovo
Silvino, Silvinus, Sylvinus o Salvinus, cfr. AA SS, Sept., IV, 25; Oct., VI, 106-07;
UGHELLI, Italia sacra, V, 695; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 933; HC, 221.
102
Cfr. BAGATA-PERETTI, Monumenta, 11v.
103
Cfr. DIONISI, Dei Santi Veronesi, 130.
104
Circa il vescovo Teodoro, Theodorus, Cfr. AA SS, Sept., VI, 23-6;
UGHELLI, Italia sacra, V, 693; BIANCOLINI, Notizie, I, 170; ID., Dei vescovi, 28;
GAMS, Series, 805; A. SPAGNOLO, A proposito del culto di s. Teodoro, vescovo di
Verona. Ricerche storiche, in BEV 4 (1917) 176-180; LANZONI, Le diocesi
dItalia, II, 933; G. D. GORDINI, Teodoro, in BS 12 (1969) 272-75; HC, 221.
105
Cod. CVIII (101), del sec. XII, secondo MBC, 194-95, dellXI, invece,
secondo TURRINI, Indice, 43.

Canone della Messa. La tradizione lo presenta come vescovo di


grande operosit e di santit insigne, evangelizzatore dei Goti 106.
Mor il 19 settembre 522 e gli ultimi suoi anni furono funestati
dalle persecuzioni di Teodorico. Fu sepolto dapprima in Santo
Stefano, poi in una chiesa eretta in suo onore, che doveva essere
vicina a quella di Santa Maria Matricolare 107. Dice una nota del
Carpsum che i canonici insieme col vescovo andavano dalla
cattedrale a questa chiesa il 26 dicembre a celebrarne la
dedicazione. Rovinata questa chiesa, forse per il terremoto del
1117, dopo varie vicende, nel 1534 il corpo di san Teodoro fu
collocato dal vescovo Giberti in cattedrale sotto la mensa
dellaltare, nella cappella ora dedicata alla Madonna del Popolo,
dove anche presentemente si trova dietro il parapetto dellaltare
stesso. Allepoca di san Teodoro appartiene uno dei codici pi
antichi della Biblioteca Capitolare. Esso contiene alcune delle
opere di Sulpicio Severo (517). Altro codice importante di quel
tempo il Fragmentum Laurentianum108.
21. Concesso I
Lepigrafe di Corpus Inscriptionum Latinarum V, 3896 riferisce
il vescovo Valente agli anni 523-531. Nella lapide che ne copriva la
tomba era scritto, in traduzione: Qui riposa in pace s. Valente
vescovo che visse circa 85 anni e sedette vescovo anni 8, mesi 8,
giorni 11. Nel Velo di Classe, dopo san Teodoro si legge
Concessus109. Gli eruditi pensano che sia san Valente che fu
concesso, durante la persecuzione di Teodorico, avendo dovuto
allontanarsi il vescovo san Verecondo110. In questo periodo infatti vi
furono dei gesti tirannici da parte dellariano re Teodorico, prima
tollerante ed equo. San Valente mor il 26 luglio e fu sepolto nella
chiesa di San Pietro in Castello. Quando questa fu atterrata dai
106

MOR, Dalla caduta, 21.


PIGHI, Cenni, I, 99-100.
108
Ibid., 96-7. Si tratta dei codd. XXXVIII (36) e XXI (20), 1r-3v. Cfr. MBC,
88-9 e 75-6.
109
Sul vescovo Concesso, Concessus, cfr. GAMS, Series, 805; LANZONI, Le
diocesi dItalia, II, 933; HC, 221.
110
Ipotesi non suffragata da documenti, secondo CIPOLLA, Il Velo, 15.
107

Francesi (1801), le reliquie di san Valente e di san Verecondo


furono traslate dal vescovo Avogadro alla Cancelleria Vescovile,
poi dal vescovo Liruti, nel 1817, poste nel Duomo, sotto laltare dei
Santi Andrea e Annone. San Valente, commemorato il 26 luglio,
uno dei 23 vescovi veronesi ricordati nel Martyrologium
Romanum111.
22. San Verecondo (523)
Il nome del vescovo Verecondo nel Velo di Classe segnato
dopo quello di Concessus e la sua memoria era celebrata nella
Chiesa Veronese il 22 ottobre112. Sembra sia stato eletto vescovo
subito dopo san Teodoro, ma dovendosi allontanare da Verona per
le persecuzioni di Teodorico, abbia ordinato vescovo il santo e
vecchio sacerdote Valente, allo scopo di impedire che, durante la
sua assenza, venisse intruso qualche vescovo ariano. per questo
motivo che san Valente pu essere stato chiamato concessus,
coadiutore. San Verecondo pare sia stato esule nellUmbria, dove
ebbe e ha culto liturgico. Alla morte di Teodorico, san Verecondo,
forse chiamato da Amalasunta (498 ca-535), torn a Verona e qui
mor. Fu sepolto con san Valente nella chiesa di San Pietro in
Castello e poi da ultimo in Cattedrale. Sulla tomba di ambedue
incisa la palma, simbolo di persecuzione e di martirio, sia pur
incruento113. Ai suoi tempi fior Ursicino, lettore della Chiesa
Veronese e scrittore nel 517 dellinsigne codice capitolare
XXXVIII (36). Pure in questo periodo la terra veronese fu illustrata
da una santa vergine di nome Placidia (+11 ottobre 532), sepolta
nella chiesa di Santo Stefano dove una celebre iscrizione la
ricorda114.
111

MR, 181; tr. it., 186.


Sul vescovo Verecondo, Verecundus, Cfr. AA SS, Oct., IX, 586-88;
UGHELLI, Italia sacra, V, 697; DIONISI, Memorie; GAMS, Series, 805; LANZONI,
Le diocesi dItalia, II, 933; G. D. GORDINI, Verecondo, in BS 12 (1969) 1028;
HC, 221.
113
Cfr. DIONISI, Memorie, 9.
114
MAFFEI, Verona illustrata, III, 77; G. LUCCHESI, Placidia, in BS 19 (1968
[rist. 1982]) 941-42.
112

23. San Senatore


Il De Rossi (1572) lesse il suo nome nel Velo di Classe. Il
Dionisi115 lo dice chiamato Senatore non per dignit, ma per
cognome di famiglia. Il Martirologio Veronese lo loda per esimia
dottrina e santit mirabilmente esercitata 116. Ripar i danni spirituali
del morto re Teodorico (526). Dopo alcuni anni di relativa pace,
declinata la potenza degli Ostrogoti, gli imperatori dOriente
tentarono di ripristinare anche in Italia lunit dellImpero Romano.
La lotta fra Greci e Ostrogoti dur circa trentanni (540-69); Verona
fu presa dai Greci nel 542 per tradimento di un certo Marciano, poi
abbandonata, senza che ne fossero spiacenti i Veronesi, indi ripresa
nel 563, ma per pochi anni. Il 25 luglio del 569 vi entrarono
definitivamente i Longobardi col loro re Alboino. San Senatore
mor il 7 gennaio, per la festa liturgica era celebrata al 14
febbraio. Fu sepolto in Santo Stefano ed ricordato nella
sopraddetta lapide117.
24. Solazio (579. 585)
Questo vescovo e i due successivi hanno segnato una pagina
oscura nella storia della Chiesa Veronese, perch parteciparono a
uno scisma, detto dei Tre Capitoli118, sia pure influenzati, premuti,
dal patriarca di Aquileia, allora metropolita della regione. Questo
scisma inizi con Paolo, vescovo di Aquileia (557-69), il primo che
si attribu il titolo di patriarca, quando nel 557 convoc i vescovi
suffraganei in un sinodo tenutosi ad Aquileia. Qui, di comune
accordo, si dichiar di non aderire alla condanna dei Tre Capitoli,
cio di alcuni scritti dei tre vescovi della scuola antiochena
115

DIONISI, Dei Santi Veronesi, 157-58.


Cfr. Lectiones, 2v. Intorno al vescovo Senatore, Senator, cfr. AA SS, Ian., I,
357; UGHELLI, Italia Sacra, V, 696; BIANCOLINI, Notizie, I, 171; ID., Dei vescovi,
28; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 933; G. D. GORDINI,
Senatore, in BS 11 (1968 [rist. 1982]), 840; HC, 221.
117
CIPOLLA, Il Velo, 90.
118
Cfr. A. MAYER, Tre Capitoli, in ECatt 12 (1954) 456-60; G. FEDALTO, G.,
Lo scisma tricapitolino e la politica giustinianea, in Cristianit dOccidente e
cristianit dOriente (secoli VI-XI), Atti della LI Settimana di studio della
fondazione Cisam, Spoleto 24-30 aprile 2003, I, Spoleto 2004, 629-66.
116

(Teodoro di Mospuestia, Teodoreto di Ciro e Iba di Edessa), fatta


dal papa Vigilio (11 aprile 548), perch tendenti al nestorianesimo.
Negli Acta di questo concilio non si trova come sottoscrittore alcun
vescovo di Verona. Invece chiara ladesione nella ripresa dello
scisma fatta da Elia, patriarca di Aquileia (571-86), in un
conciliabolo tenuto a Grado il 3 novembre 579, i cui atti sono
ritenuti apocrifi da alcuni storici. Nonostante linvito di papa
Pelagio II, il patriarca di Aquileia e quasi tutti i vescovi soggetti
alla sua giurisdizione, ribadirono il loro rifiuto. Tra i firmatari era
anche: Solatius episcopus sanctae ecclesia Veronensis his gestis
subscripsi119. Il nome del vescovo Solazio non si legge nel Velo si
Classe: forse fu omesso volutamente perch scismatico; qualcuno
anzi lo sospett ariano120.
25. Iuniore (589. 591)
Successore di Solazio fu un vescovo detto Iunior che ricordato
anche nel Velo di Classe. difficile precisare se questo fosse il suo
nome personale, oppure un appellativo aggiunto, forse per essere
stato eletto vescovo ancor giovane o perch secondo con lo stesso
nome. Secondo questultima ipotesi per qualche scrittore veronese
il vero nome del vescovo sarebbe Ioannes. A parte la questione del
nome, si pu dire che latteggiamento di questo vescovo nello
scisma Istriano stato in un primo tempo di adesione. Severo,
patriarca dAquileia (586-607) successo a Elia, insistette nella
scissione, ripetendola in un sinodo a Marano (590) al quale
intervennero quasi tutti i vescovi suffraganei della Provincia
Aquileiese. Si pensa che vi fosse anche quello di Verona, perch in
un documento, dove i vescovi di questo sinodo cercano di
giustificare la loro ostinazione 121, vi pure sottoscritto Iunior
119

CDV, I, 8.
Cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 170. Sul vescovo Solazio, Solacius, Solatius,
cfr., inoltre, Documenti relativi alla storia di Venezia, I, 13; JAFF, Regesta, nr.
1053; PERETTI, Historia, 58; UGHELLI, Italia sacra, V, 697-98; GAMS, Series,
805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 933-34;; HRMANN, Die Bischfe, 43; HC,
221.
121
Cfr. C. BARONIO, Annales Ecclesiastici ad annum 590, VIII, Venetiis
1739, 13-7.
120

episcopus sanctae Ecclesiae Catholicae Veronensis. Pi tardi, per


opera del pontefice san Gregorio Magno e della piissima regina
Teodolinda, gran parte dei vescovi della Venezia tornarono allunit
della Chiesa. Ritorn anche Iuniore? Si pensa di s, per il fatto che
il suo nome stato rimesso nei Dittici della Chiesa Veronese e da
questi, insieme alla sua effigie, stato inserito nel Velo di Classe122.
26. Pietro
La successione dei vescovi veronesi dopo Iuniore assai incerta.
Dopo di lui, parrebbe Pietro, indi Concesso, nomi che il De Rossi
lesse nel Velo di Classe e che ora non si leggono pi. Concessus si
pu identificare con san Giovanni, coadiutore di san Mauro,
comunque non si hanno notizie precise. LUghelli, il Gams e
lHrmann, come anche il Martirologio Veronese tacciono di
questo vescovo Pietro, ricordato invece dal Lanzoni e dalla
Hierarchia Catholica123.
27. Concesso II
Il vescovo Concesso II nel Martirologio Veronese elogiato col
nome di san Giovanni come uomo di santi costumi e di grandi
virt124. Egli cur la sepoltura di san Mauro a cui sopravvisse
quattro anni. Mor il 6 giugno e fu sepolto nella chiesa di Santo
Stefano. Narra il Bagata-Peretti che nellanno 1548, facendosi la
traslazione da un luogo umido a un altare nuovo dei corpi di san
Mauro e di san Giovanni, le ossa, scoperchiate, emanarono una
soave fragranza, come attest con giuramento il parroco Giovanni
Tajetti125. Anche per lui valgono le solite fonti Ughelli, Biancolini,
122

Cos ritiene anche PIGHI, Cenni, I, 112. Sul vescovo Iuniore, Iunior, e il
suo coinvolgimento nello scisma tricapitolino, cfr. Documenti relativi alla storia
di Venezia, I, 19; PAOLO DIACONO, Storia dei Longobardi, III, 26: ed. Capo, 159;
PERETTI, Historia, 58-9; UGHELLI, Italia sacra, V, 698; LANZONI, Le diocesi
dItalia, II, 934; HRMANN, Die Bischfe, 44; HC, 221.
123
Sul vescovo Pitetro, Petrus, cfr. LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; HC,
221.
124
Cfr. Lectiones, 16r.
125
Cfr. BAGATA-PERETTI, Monumenta, 8r.

Bollandisti, Gams, Lanzoni, Hrmann, Tonolli, Segala 126. Questo


vescovo san Giovanni pu essere identificato con quello chiamato
nel Velo di Classe di Ravenna col nome di Concessus. Forse fu
dato come coadiutore a san Mauro che si era allontanato da Verona:
di qui lappellativo di Concessus e il suo legame con san Mauro127.
28. San Mauro
Di certo col vescovo san Mauro128 e con i successivi la Chiesa
Veronese riprende tutta la sua adesione alla Sede Apostolica. E in
questo sec. VII e nei due successivi si nota anche un operoso vigore
religioso, come attestano i documenti sacri, liturgici, massime
quelli conservati nella Biblioteca Capitolare. Da qualcuno si vuole
che sia pure di questo secolo la costruzione di alcune chiese
notevoli e la fondazione di qualche monastero femminile. I
Longobardi non sembra abbiano turbato in Verona la vita religiosa.
Il vescovo Mauro fu celeberrimo per santit e miracoli. Il suo nome
nel Velo di Classe, nel Ritmo Pipiniano e nella Lapide di Santo
Stefano (sec. X), nel Carpsum, nellantico Lezionario della
Cattedrale, nel Martirologio Veronese129 e nel Martyrologium
Romanum130. Assunto nellepiscopato nellanno 612, pare che dopo
qualche tempo si sia ritirato a vita solitaria sulle montagne dette
Saline, ma non si sa se abdicando o no allepiscopato, oppure
lasciando un coadiutore. A Saline avrebbe condotta vita solitaria,
consacrato tutto a opere di piet e di penitenza. Di l pare sia
tornato pi tardi verso Verona, gi vecchio e quasi consunto; nel
viaggio sarebbe morto sul colle, ora compreso fra le mura, vicino
allattuale Castello San Felice, luogo poi segnato da una chiesa in
126

Per il vescovo Concesso II o Concessus, alias Giovanni, Ioannes, cfr. spec.


LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; S. TONOLLI, Giovanni, in BS 6 (1965) 921;
SEGALA, Catalogus Sanctorum, 42; HC, 221.
127
PIGHI, Cenni, I, 124.
128
Circa il vescovo Mauro, Maurus Cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 692;
LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934, il quale osserva che le reliquie di san
Mauro, confessore e martire di Parenzo, venerate in Santo Stefano di Verona
nellVIII secolo, dopo trecento anni furono credute del vescovo veronese; S.
TONOLLI, Mauro, in BS 9 (1967) 232-33; HC, 221.
129
Lectiones, 35v.
130
MR, 293; trad. it., 302;

suo onore. La sua morte dovrebbe essere avvenuta il 21 novembre


del 622. LUghelli e il Biancolini, prendendo la notizia dal
Canobbio, riferiscono che alla sua morte le campane della citt
suonarono a festa da sole131.
29. San Romano
Questo nome ebbe delle trasformazioni; nellantica lapide di
Santo Stefano, nel Ritmo Pipiniano, nella Fioretto del Corna si
legge: Mama (forse Mammaso); nel Velo di Classe il De Rossi
lesse Romanus, per Manius. Il Valier e lUghelli lo qualificano,
secondo la tradizione, adorno di singolare dottrina e di preclara
eloquenza. Mor il 3 settembre. Fu sepolto, come parecchi altri,
nella chiesa di Santo Stefano, chiesa cimiteriale per i vescovi di
quel tempo132.
30. Arborio
Nel Velo di Classe il De Rossi, che per primo decifr i nomi,
lesse Arborius. Col nome di Andronico, il Bagata-Peretti, lUghelli,
il Biancolini133 lo qualificano, secondo la tradizione, ammirabile
per santit e variet di dottrina, necessaria allora per confutare
leresia dei Monoteliti che affermavano una sola volont in Ges
Cristo. Mor il 14 novembre e fu sepolto con gli altri vescovi nella
chiesa di Santo Stefano. LAndronico di cui parla la tradizione
ricordato infine anche nel Ritmo Pipiniano, senza comunque il
131

A. CANOBBIO, Tavola di quanto stato raccolto intorno alla nobilt,


antichit et fatti della citt di Verona, Verona 1587; VBCiv, CANOBBIO, Historia
di Verona, ms. 1968. Il Fainelli dice che il Canobbio, che era archivista del
Comune, generalmente si serv di fonti cronistoriche e documentarie attendibili.
Cfr. EDERLE, Dizionario, 23 n. 61.
132
Sul vescovo Romano, Romanus, cfr. Lectiones, 27r; UGHELLI, Italia sacra,
V, 695; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; SEGALA,
Catalogus, 56; HC, 221.
133
Circa il vescovo Arborio, Arborius, e la sua identificazione con Andronico,
Andronicus, cfr. BAGATA-PERETTI, Monumenta, 4v-5r; UGHELLI, Italia sacra, V,
695; BIANCOLINI, Notizie, I, 171; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; S.
TONOLLI, Andronico, in BS 1 (1961) 1177-78, che lo mette in dubbio come
vescovo di Verona; HC, 221.

titolo di vescovo.
31. San Valente
Al posto di Vindemiale, illustrato dallEderle al nr. 36 della sua
cronologia134, nel Velo di Classe si legge Valente, che qualche
interprete pensa sia il suo sincopato. nominato anche nel Ritmo
Pipiniano. Il Martirologio Veronese lo loda per la dottrina e lo zelo
indefesso. Altre notizie non si hanno. Mor il 28 febbraio e fu
sepolto come altri suoi predecessori in Santo Stefano 135. Il Valente
di cui si parl dubitativamente al nr. 16, commemorato il 26 luglio,
secondo alcuni storici dovrebbe collocarsi a questo punto 136. Alla
prima met di questo secolo VII sembra si debbano ascrivere due
sante vergini, Tosca e Teuteria che, se non erano veronesi per
origine, certamente onorarono Verona con la loro santa vita137. Il
vescovo Annone il 12 aprile 751 consacr la loro chiesa, situata
fuori della Porta Galliena, e pose le sacre reliquie in unurna di
marmo138.
32. San Clemente [o Salvino]
Molte incertezze si presentano intorno a questo vescovo 139. Nel
Velo di Classe detto Clemens: almeno cos aveva letto il De
Rossi. Dal Ritmo Pipiniano parrebbe doversi dire Florens. Il
vescovo Liruti, nella riforma che fece del calendario diocesano nel
1813, pose sanctus Florens: pi tardi (1837) il vescovo Grasser
rimise sanctus Salvinus140. Discusso anche il luogo della
134

Cfr. EDERLE, Dizionario, 24.


Cfr. Lectiones, 5v.
136
Cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 697; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934;
HC, 221. Intorno al vescovo Valente, Valens, cfr. G. D. GORDINI, Valente, in BS
12 (1969) 884-85; SEGALA, Catalogus Sanctorum, 48.
137
PERETTI, Historia, 7-38.
138
A. DA LISCA, La chiesa di S. Teuteria e Tosca, in Madonna Verona 7
(1913) 161-76; 8 (1914) 1-25.
139
Sul vescovo Clemente, Clemens [o Salvino, Salvinus], cfr Lectiones, 32r;
UGHELLI, Italia sacra, V, 695; BIANCOLINI, Dei vescovi, 29; GAMS, Series, 805;
LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; G. D. GORDINI, Salvino, in BS 11 (1968)
604; SEGALA, Catalogus, 63; HC, 221.
140
Sullo sdoppiamento di san Silvino, cfr. al nr. 19.
135

sepoltura: stando alliscrizione della chiesa di Santo Stefano,


dovrebbe essere ivi sepolto. Lo si commemorava il 12 di ottobre,
mentre ora commemorato sotto lunica celebrazione del 27 aprile.
Il Martirologio veronese e lUghelli lo elogiano per ingegno,
soavit di sermone, rigore di penitenza.
33. San Modesto
Anche di questo vescovo nulla si sa di particolare; nel Velo di
Classe, nella lettura fattane dal De Rossi, il nome sembra sia
Modesto; altrove invece detto Moderato141. Nel Carpsum non si
legge. La sua festa liturgica era fissata al 23 agosto, mentre
attualmente ricordato cumulativamente il 27 aprile. Il suo corpo
dovrebbe riposare nella chiesa di Santo Stefano.

141
Sul vescovo Modesto, Modestus o Moderato, Moderatus, cfr. AA SS, Aug.,
IV, 596; UGHELLI, Italia sacra, V, 695; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi
dItalia, II, 929 e 934; S. TONOLLI, Moderato, in BS 9 (1967) 517; SEGALA,
Catalogus, 54; HC, 221.

MEDIOEVO

I Vescovi del Medioveo


Secoli VIII-XIII
La Chiesa di Verona nellet di mezzo
Nel lungo volger dei secoli dal VII al XIII, corrispondenti al
periodo dal regno longobardo cattolico al tempo comunale e agli
inizi della signoria scaligera, la scelta dei vescovi, formalmente di
competenza del clero e del popolo, sub notevoli e decisive
influenze da parte del potere dei diversi signori succedutisi sulla
scena politica. Nel cuore del Medioevo tuttavia, la Riforma
Gregoriana port lelezione dei vescovi in mano a gruppi
ecclesiastici specifici, costituiti a Verona dal Capitolo e dai
rappresentanti delle Congregazioni del Clero Intrinseco ed
Estrinseco.
Ai vescovi provenienti dallambito longobardo, in tempo di
fioritura di istituzioni religiose e monastiche, seguirono i vescovi
franchi del periodo carolingio e germanici o doltralpe quando
maggiore fu il legame di Verona con i diversi imperatori delle
dinastie sassone e salica. Si pass quindi in periodo comunale e
primo signorile a rappresentanti ecclesiastici provenienti da
famiglie per lo pi in vista dellambito veronese o di citt vicine,
come anche dalla dinastia scaligera.
Fanno parte della prima fase di questo secondo periodo gli
ultimi dei 36 vescovi santi, che hanno caratterizzato la serie
vescovile fino al secolo VIII. una serie santorale corrispondente
quasi completamente alla serie episcopale, nella quale santit del
ruolo e del titolare corrispondono. Anche per il periodo posteriore
non mancarono peraltro vescovi significativi per cultura, volont e
azione riformatrice, da Raterio ad Adelardo II, fino a Bonincontro e
Tebaldo II.
34. Domenico (ca 712-44)
Il suo nome si legge non solo nel Velo di Classe, ma anche
scolpito sopra un monumento assai importante: il ciborio di San
Giorgio Ingannapoltron, ora detto San Giorgio di Valpolicella.

Ciborio celebre1 sia per la storia dellarte, come per quella liturgica,
ancor pi per la storia della Chiesa Veronese, giacch quel ciborio,
con lannesso magnifico chiostrino, testimonierebbe che l, su quei
monti, in quel tempo cera una collegiata, una pieve con il suo
clero2. Il ciborio poggia su quattro colonnette, su due delle quali vi
sono delle scritte del diacono Gondelmo ricordanti gli artefici del
lavoro e i personaggi dominanti in quellanno. Fra laltro si dice
che il ciborio fu costruito sub tempore - domno nostro Lioprando
rege et patre nostro Dominico Epescopo. La contemporaneit del re
Liutprando, che cominci a regnare lanno 712, e del vescovo
Domenico, permette di fissare lepoca del ciborio. Nessun
documento dice dove sia sepolto il vescovo Domenico, o fornisce
ulteriori notizie3.
35. SantAndrea [o Alessandro]
In certi cataloghi, come quello tedesco, sotto il nome di Paterno,
Paternus, ricorre un documento del 743, rilasciato al tempo di
Carlomanno (741-47) per il monastero di San Zeno4. La notizia
presa dallUghelli e dal Biancolini5, ma tutto incerto. Invece
sicuro il vescovo santAlessandro6, bench il De Rossi, nel corroso
Velo di Classe, abbia letto Ander oppure Andreas. Di lui parla il
Canobbio, secondo il quale gli dedicata la chiesa sopra Quinzano,
detta ora di San Rocco. Ne parlano al 4 giugno i Bollandisti,
oltrech il Biancolini e lUghelli. registrato anche nel
1

Uno studio su questo ciborio fu fatto da G. B. PIGHI, Ihamna, in ID., Verona


nellottavo secolo, 9-16.
2
Cfr. invece CASTAGNETTI, La Pieve rurale, 50 n. 202.
3
Sul vescovo Domenico, Dominicus, cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 698 (col
nome di Paterno); BIANCOLINI, Dei vescovi, 29; CAPPELLETTI, Le Chiese
dItalia, X/2, 750-51; GAMS, Series, 805; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934;
HC, 221.
4
Cfr. HRMANN, Die Bischfe, 45.
5
Cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 698-702; BIANCOLINI, Notizie, I, 172.
6
Su santAlessandro, Andreas, Alexander, cfr. AA SS, Iun., I, 399; UGHELLI,
Italia sacra, V, 694; BIANCOLINI, Notizie, I, 173; GAMS, Series, 805; LANZONI,
Le diocesi dItalia, II, 934; S. TONOLLI, Alessandro, in BS 1 (1961) 791-92;
SEGALA, Catalogus Sanctorum, 40; HC, 221.

Martyrologium Romanum e in quello Veronese7. Lo si dice


veronese ed amante della vita eremitica, per cui spesso si ritirava ai
piedi di un colle vicino a Quinzano. Visse, secondo il Biancolini,
nove anni nellepiscopato, e soleva dire: Non da tenersi per
buono quelluomo che non cerca per ogni modo possibile di
crescere giornalmente in bont. A lungo parla il Dionisi delle sue
virt, specialmente della saggezza, prudenza e fermezza
nellecclesiastica disciplina. Mor nella prima met del secolo VIII,
il 4 giugno (anno728 o 743?), e fu sepolto nella chiesa di Santo
Stefano.
36. Sigiberto (744 o 745)
lultimo vescovo segnato nel Velo di Classe8. Il suo nome
indicherebbe che egli fosse di origine longobarda. In un atto del 15
maggio 744 o 745, col quale le due sorelle Autconda e Natalia
disponevano per la fondazione di un monastero presso la chiesa di
Santa Maria in Solaro, primo sottoscritto, dopo le due sorelle, era
Sigipert episcopus9. Nulla si sa del giorno della sua morte, n del
luogo della sua sepoltura. Dopo di lui, incerto risulta il vescovo
Biagio, la cui morte risalirebbe al 22 giugno 750; sepolto per
ultimo nella cripta di Santo Stefano, insieme con santAlessandro,
veniva ricordato in una iscrizione di un altare ora scomparso10.

MR, 136; tr. it., 139; Lectiones, 15v.


Circa il vescovo Sigiberto, Sigibertus, Sigebertus, cfr. BIANCOLINI, Notizie,
I, 173; LANZONI, Le diocesi dItalia, II, 934; HC, 221.
9
CDV, I, 33; CDL, I, 83. La chiesa era situata nelle adiacenze dellattuale
ponte Garibaldi.
10
Su san Biagio, Biagius, Blasius, cfr. AA SS, Iun., IV, 242; UGHELLI, Italia
sacra, V, 694; BIANCOLINI, Notizie, I, 173; GAMS, Series, 805; HRMANN, Die
Bischfe, 45; S. TONOLLI, Alessandro, in BS 1 (1961) 792; ID., Biagio, in BS 3
(1962 [rist. 1983]) 171-72; SEGALA, Catalogus Sanctorum, 44; HC, 221.
8

42

37. SantAnnone (ca 750-80)


Fu certamente uno dei vescovi pi illustri 11. Nacque da genitori
veronesi, nobili e facoltosi. Secondo la tradizione, non da tutti
accolta, ebbe una sorella nominata Consolata, poi detta Maria
Consolatrice, venerata sugli altari (1 agosto). Nel Ritmo Pipiniano
(forse trentanni dopo la sua morte) viene celebrato linclito
presule Annone dalle cui ceneri splende la fiamma delle sue buone
opere, dai confini dellAustria, fino alla nostra terra. Da Giovanni
Mansionario della Cattedrale detto: Vir omni sanctitate et pietate
prefulgidus12. Venendo a fatti particolari, si attribuisce a santAnnone il trasferimento della residenza vescovile dalla chiesa di Santo
Stefano a quella di Santa Maria Matricolare, accanto alla chiesa di
San Giovanni in Fonte, che doveva essere il Battistero annesso alla
Cattedrale. Pure a lui si riferisce la consacrazione della chiesetta
ove avrebbe posto i corpi delle sante Teuteria e Tosca (12 aprile
751). Il fatto pi rilevante del vescovo santAnnone fu che recuper
e ripose nellantica lor chiesa i corpi dei due santi martiri Fermo e
Rustico13 (23 marzo 765). La traslazione fu molto solenne. Fu
narrata da un antico documento, detto la Translatio, aggiunto alla
Passio Martirum14. Pare che in questa circostanza abbia fatto
ricamare quello che chiamato il Velo di Classe, tessuto prezioso,
con cui fece coprire lurna dei Martiri, e sopra vi fece ricamare la
serie dei vescovi veronesi letta durante la Messa nei Dittici. Gli
ultimi suoi anni furono turbati dalla guerra fra Longobardi e
11

Sul vescovo Annone, Anno, Hanno, cfr. AA SS, Maii, V, 256-57; UGHELLI,
Italia sacra, V, 702-04; BIANCOLINI, Notizie, I, 174; GAMS, Series, 805; A.
SPAGNOLO, Per la storia dei vescovi di Verona. S. Annone (750-780?). Brevi
note, estr. da Miscellanea per Nozze Bolognini-Sormani, Verona 1900;
HRMANN, Die Bischfe, 46; S. TONOLLI, Annone, in BS 1 (1961) 1314-17; C.
FONSECA, Anno, in LThK 1 (31993) 698-99; HC, 222.
12
VBCap, GIOVANNI MANSIONARIO, Historia Imperialis, cod. CCIV (189),
sec. XIV, f. 210v.
13
Sui santi Fermo e Rustico, cfr. AA SS, Aug., II, 414-23; S. TONOLLI, Fermo
e Rustico, in BS 5 (1964) 634-40; P. GOLINELLI, Fermo e Rustico, in GLS, I, 67274; I santi fermo e Rustico.
14
Si trova presso S. MAFFEI, Istoria Diplomatica, Mantova 1727, 311;
Passione e traslazione dei santi Fermo e Rustico, ed. P. Golinelli, in I santi
Fermo e Rustico, 13-23.

43

Franchi. Mor il 23 maggio di un anno intorno al 780 e fu il primo a


essere sepolto nella nuova chiesa Cattedrale, da lui trasferita sulla
riva destra dellAdige, il che significava - commenta Guido Mor linserimento fattivo dellelemento ecclesiastico nella vita cittadina,
e una pi stretta collaborazione tra il re, il duca, il vescovo 15. Il suo
corpo fu poi trasportato nella rinnovata chiesa Cattedrale eretta
sotto il vescovo Ognibene, e ora riposa, con i vescovi san Valente e
san Verecondo, sotto laltare di SantAndrea, detto anche del
Maffei. il primo vescovo di Verona sepolto nella cattedrale ed
lultimo vescovo, dei 36 santi vescovi veronesi, onorato di culto
pubblico nella Chiesa Veronese16.
38. Egino, beato (ca 780-99. +802)
Gli ultimi anni dellepiscopato di santAnnone furono agitati per
le novit politiche. Il Regno dei Longobardi, che per duecento anni
avevano dominato nellItalia Superiore, veniva incorporato dai
Franchi. Da Pavia Carlo Magno venne a Verona e vi entr ai primi
di giugno del 774 senza trovarvi opposizione, accolto con plauso
dal vescovo Annone, dal clero e dal popolo, ch i Longobardi non
lasciarono di s rimpianto. Poco dopo, espugnata anche Pavia,
Carlo assunse il titolo di rex Langobardorum oltre che di rex
Francorum e lasci lItalia Superiore a suo figlio Pipino (781-810)
che per almeno un certo periodo fece sua dimora prediletta la citt
di Verona. Fu scritto che durante il regno dei Franchi i vescovi di
Verona ebbero molta importanza17, ma anche vero che la Chiesa
veronese, nellelezione dei suoi vescovi, sub spesso linflusso
delliniziativa carolingia, come appare anche dai nomi dei vescovi
che la governarono. Il primo di questi, e immediato successore di
santAnnone, secondo alcuni storici, sarebbe Loterio (780) 18,
vescovo forse per un anno; altri per negano la sua autenticit,
15

MOR, Dalla caduta, 44.


Cfr. SEGALA, Catalogus, 37.
17
CIPOLLA, La Storia, 61-2.
18
Cfr. VBCiv, CANOBBIO, Historia di Verona; UGHELLI, Italia sacra, V, 704;
BIANCOLINI, Notizie, I, 142 e 174; CDV, I, 54; HRMANN, Die Bischfe, 46; HC,
222.
16

44

come il Panvinio19, il Cenci, il Dionisi, il Liruti e il Venturi.


LAnnuario Diocesano lo omette. Pi certo invece lepiscopato di
Aldo o Aldone, di origine franca, imposto alla Chiesa veronese.
Egli lasci triste memoria per aver dilapidato i beni ecclesiastici 20.
LAnnuario Diocesano omette pure questo vescovo, per cui dopo
santAnnone viene il beato Egino. Costui, di origine alemanna,
nobile, deve essere stato parente di Carlo Magno, e probabilmente
da Carlo stesso dato vescovo alla Chiesa di Verona: forse per
questo motivo non pot mai acquistarsi la benevolenza del clero e
del popolo. Qualunque fosse il motivo, certo che poco egli stette
in Verona e ben presto (799) si ritir nel monastero di Reichenau
sul lago di Costanza, dove in giovent si era formato senza
professare il monachesimo. Qui fece costruire una cella in onore di
San Pietro e mor il 27 febbraio 802. Le memorie di quel monastero
riferiscono di miracoli operati al sepolcro di Egino21.
39. Ratoldo (803-40. +847)
NellAnnuario diocesano Ratoldo il 45 vescovo, mentre in
altri elenchi, come quello tedesco, dove - sulle orme dellUghelli,
Biancolini e Gams - si numerano altri vescovi precedenti, come
Loterio (760 ca)22 e Aldo o Aldone (780 ca)23, sarebbe il 53.
Ratoldo24, detto anche Rotaldo, Ratolfo, era di origine alemanna ed
19

PANVINIO, Antiquitatum, 132 e 172 non lo nomina.


CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 752. Sul vescovo Aldo o Aldone,
cfr., pure, UGHELLI, Italia sacra, V, 704; HRMANN, Die Bischfe, 46; HC, 222.
21
Sul vescovo Egino, Eginone, cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 704;
BIANCOLINI, Notizie, I, 175; GAMS, Series, 805; HRMANN, Die Bischfe, 46;
TH. ZOTZ, Egino, in LMA 3 (1986) 1612; E. HLAWITSCHKA, Egino, in DBI 42
(1993) 353-56; BERSCHIN-ZETTLER, Egino von Verona, 72 p.; HC, 222.
22
Su Loterio, Loterius, Lotherius, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 704;
BIANCOLINI, Notizie, 174; GAMS, Series, 805; HRMANN, Die Bischfe, 46; HC,
222.
23
Intorno a Aldo, Aldone, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 704; GAMS, Series,
805; HRMANN, Die Bischfe, 46; HC, 222.
24
Sul vescovo Ratoldo, detto anche Ratolfo, Rotaldo, Ratoldus, Rothaldus,
Rataldus, cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 704-14; BIANCOLINI, Notizie, I, 175;
GAMS, Series, 805; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 216; HRMANN, Die Bischfe,
47-48; V. FAINELLI, Grandi benefattori: il vescovo Ratoldo e larcidiacono
Pacifico, in Zenonis Cathedra, 23-8; Annuario della Diocesi di Verona 1964, 23;
20

45

era chierico del suo predecessore Egino. Ebbe un lungo episcopato,


che va dall803 all840, molto operoso. Nell806 prese parte a un
giudizio del conte di Verona. Dall807 circa la residenza vescovile
presso la chiesa di Santa Maria Matricolare chiamata domus
Sancti Zenonis: ci rivela quanto stimato fosse san Zeno, da
ricordarlo in ogni vescovo. Opera solenne da lui compiuta, allinizio del suo episcopato, fu laver procurato una pi decorosa dimora
al corpo di san Zeno, costruendo - con la cooperazione di re Pipino
- un nuovo tempio. Celebre la traslazione del corpo del Santo, dalla
vecchia, umida sede, alla nuova. Nessuno osava portare lurna
contenente le sacre spoglie: tutti erano presi da timore; furono i due
eremiti Benigno e Caro25, chiamati a tale scopo a Verona, dal loro
romitaggio presso il lago di Garda, ad aver lonore di portarle.
Questa solenne traslazione, ricordata pure nella liturgia, avvenne il
21 maggio 807. Il vescovo chiam i Benedettini a custodire la
basilica del Santo; essi poi vi rimasero fino al 1770, quando furono
soppressi dal governo della Repubblica di Venezia. Alla
costruzione della chiesa pare abbia atteso il geniale Arcidiacono
Pacifico (776-844)26. Nell811 diede un privilegio a favore di San
Pietro in Castello. Altro atto importante di Ratoldo fu quello ci
comporre le controversie esistenti tra il vescovo e i chierici della
chiesa cattedrale. A favore del capitolo del duomo rilasci dei
privilegi nell809 e nell813 ed ottenne una donazione da Carlo
Magno nell812. Importante fu il documento di donazione che
porta la data del 24 giugno 813, dove egli distribu le decime di
alcuni possessi vescovili ad alcuni canonici. Si pu dire che qui si
ha la fondazione della Mensa Capitolare. Fece anche altre donazioni. Il vescovo Ratoldo rivolse pure il pensiero alla formazione del
giovane clero, sia dal lato morale sia da quello intellettuale. Rifece
Ch. STADLER, Ratold, in LMA 7 (1995) 461; HC, 222.
25
Cfr. AA SS, Iun., VI, 316-18; G. TRIMELONI, I Santi Benigno e Caro,
Verona 1960; A. M. GIACOMINI, Benigno e Caro, in BS 2 (1962 [rist. 1983])
1236.
26
Per notizie su Pacifico, uomo dal multiforme ingegno, cfr. PIGHI, Cenni, I,
197-205 e gli studi critici di LA ROCCA, Pacifico di Verona; EAD., Le molte vite
di Pacifico di Verona, arcidiacono carolingio, in Quaderni storici 31/3 n. 93
(1996) 519-47 e la risposta ad essi, per la quale cfr. G. P. MARCHI, .

46

quella scuola sacerdotale gi da tempo eretta, illustre centro di


cultura, che nel periodo delle controversie si era spenta. Allepoca
dellepiscopato di Ratoldo appartiene un insigne documento
liturgico dato dal codice XCII (87) della Biblioteca Capitolare.
un Ordo Romanus che espone le cerimonie della Liturgia usate
nella Chiesa Romana. Il 19 novembre 815 Ratoldo intervenne presso Ludovico il Pio a favore di San Zeno e nell827 era presente al
sinodo di Mantova riguardante la giurisdizione sullIstria contesa
tra i patriarcati di Aquileia e di Grado. Dal suo amico, il doge
Giustiniani Partecipazio di Venezia, ottenne le reliquie di san
Marco che egli con quelle dei martiri san Genesio e san Teopompo
l8 aprile 830 fece traslare a Reichenau. Su richiesta di Ratoldo il re
Lotario I conferm il 15 gennaio 833 al chiostro di San Zeno un
trattato di permuta con il vescovo Pietro di Brescia. Il 30 aprile 838
sarebbe intervenuto al concilio di Quierzy. Su suo intervento
Lotario I fece un documento il 20 giugno 940 per il monastero di
San Zeno. Gli ultimi anni dellepiscopato di Ratoldo furono turbati
dalle lotte politiche fra Lotario e il padre Ludovico il Pio. Forse
queste fortunose vicende in cui fu coinvolto per la sua fedelt a
Ludovico, lo spinsero a concludere la sua vita ritirandosi, dove gi
aveva vissuto, nel monastero benedettino di Reichenau nell840,
dove costru una nuova chiesa. Qui mor il 13 settembre dell847 e
fu sepolto; quelleremitaggio, tuttora chiamato Radolfzell, Cella
di Radolf27. In qualche calendario Ratoldo chiamato santo, ma
nella Chiesa Veronese non ebbe mai culto liturgico. Una strada fu
negli anni Sessanta intitolata a lui in citt, nella zona di San
Massimo. Uno studioso chiama il vescovo Ratoldo specialmente
per le sue elargizioni ai poveri: Langelo benefico di quei
tempi28.
40. Notingo (840-44)
Qualche scrittore inserisce altri vescovi in questepoca. Ma
senza dar adito a dubbie questioni, si dir di Notingo 29, di origine
franca, e del suo episcopato. Poche notizie per si hanno di lui. Se
27
28

Cfr. H. BERNER, Die Radolfzeller Hausherren, Radolfzell 1953.


FAINELLI, Grandi benefattori, 26.

47

autentico un diploma di Ludovico II pubblicato dallUghelli,


Notingo30 avrebbe impetrato dallimperatore alcuni privilegi al
monastero di San Zeno. Alcuni suoi atti sono citati dal Fainelli 31. Il
nome di Notingo noto nella storia ecclesiastica per un famoso
opuscolo a lui indirizzato intorno all840 dallarcivescovo di
Magonza Rabano Mauro, circa linsegnamento sulla predestinazione di Gotescalco, il quale gi prima in Friuli si era incontrato
con Notingo e aveva parlato sul suo insegnamento. Il 22 agosto 843
Notingo intervenne presso limperatore Lotario I a favore del
patriarca di Aquileia e nell840/44 per il monastero di San Zeno.
Non si sa con certezza quanti anni sia durato il suo episcopato, pare
pochi. Di certo dopo lanno 845 non fu pi vescovo di Verona; il 14
ottobre 844 era passato infatti a reggere la sede di Brescia 32. Nel
ritirarsi da Verona asport un codice assai prezioso, contenente i
Sermoni di san Zeno, che poi egli diede al suo amico Incmaro,
arcivescovo di Reims. il celebre codice Rhemensis poi perito in
un incendio del 177433 occorso al monastero benedettino di Reims
presso il quale era custodito.
41. Bilongo (846)
Dopo il trasferimento di Notingo al vescovado di Brescia, da
storiografi come Ughelli, Biancolini, Gams e altri, si pone vescovo
di Verona un certo Agino o Agnino34. Lunico atto che si conosca di
29

Su Notingo, Nottingo, Noting, Notingus, detto anche Novergo, Novergius,


cfr. UGHELLI, Italia sacra, V, 721; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 755-56;
KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 216; HRMANN, Die Bischfe, 49-50; HC, 222.
30
UGHELLI, Italia Sacra, V, 717-18, in riferimento a un supposto Ratoldo II.
31
CDV, I, 161-62. 169.
32
Cfr. BONINI VALETTI, La Chiesa dalle origini all'inizio del dominio
veneziano, 26-7.
33
Il Maffei pot avere alla mano questo codice prima che perisse, copiarlo e
studiarlo attentamente. Di questi suoi studi scrisse a Bertoldo Pellegrini da Parigi
il 20 ottobre 1734. Fu edito dai fratelli Ballerini nel 1739 conforme la copia del
Maffei.
34
Sul vescovo Agino o Agnino, Aginus, Aguinus, che, tra laltro, avrebbe
consacrato su invito dellarcidiacono Pacifico la chiesa di SantAlessandro (poi
San Rocco) di Quinzano, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 718; BIANCOLINI,
Notizie, I, 175; ID., Serie, 4; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 756; GAMS,

48

costui , secondo quanto riferisce Anastasio Bibliotecario nel De


vitis Romanorum Pontificum35 la sua presenza allincoronazione di
Ludovico II il 15 giugno 844. LAnnuario Diocesano lo omette e
pone come successore di Notingo, Landerico, che per in ordine
cronologico sembra debba venire dopo Bilongo. Il vescovo
Bilongo36 fu generoso benefattore della Schola Sacerdotum annessa
alla Cattedrale. Nel suo Iudicatum, ossia Testamento, che porta la
data del 12 dicembre 846, disponeva che ogni anno, nella festa
dellAssunzione, venisse data una certa somma a questa Scuola.
Poi altri beni lasci in altre opere di beneficenza.
42. Landerico (853)
Landerico, probabilmente di origine franca, detto dal Panvinio
vir pius et eruditus37. Anche di lui per incerta lepoca e
lautenticit. Resta un solo atto, e pur di quello c da dubitare, che
attesta lepiscopato di Landerico ed un diploma di Ludovico II
(850-75). Con questo, limperatore, per richiesta di Landerico,
avrebbe confermato al monastero di San Zeno la donazione che
aveva fatto Lotario a istanza di Notingo, e don allo stesso
monastero immunit, insieme con la protezione regale. Questo
diploma porta la data del 24 agosto 85338.
43. Audone (866)
Il vescovo Audone39 dovrebbe essere stato figlio del longobardo
Grauselberto. Un Audone diacono si trova nominato in un atto di
vendita del 7 settembre 829; lo si ritrova nell839 rettore di una
Series, 805; HRMANN, Die Bischfe, 51; HC, 222.
35
ANASTASIO BIBLIOTECARIO, Vitae Romanorum Pontificum, in RIS 3, 228B.
36
Intorno al vescovo Bilongo, Billongus, Bilongus, cfr. UGHELLI, Italia
Sacra, V, 720-21; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 32-3; ID., Notizie, I, 176; GAMS,
Series, 805; CDV, I, 182; HRMANN, Die Bischfe, 51; HC, 222.
37
PANVINIO, Antiquitatum, 133.
38
Circa il vescovo Landerico, Landericus, Landaricus, cfr. CDV, I, 190;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 718-20; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 33;GAMS, Series,
805; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 216; HRMANN, Die Bischfe, 51; HC, 222.
39
Sul vescovo Audo, Audone, Audus, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 714-17;
BIANCOLINI, Notizie, I, 176; GAMS, Series, 805; PIGHI, Cenni, I, 187-88;
HRMANN, Die Bischfe, 52; HC, 222.

49

chiesa e nell845 detto arcidiacono e rettore della Schola


Sacerdotum. Forse sempre lo stesso. Dellepiscopato di Audone si
hanno due documenti. Il primo la disposizione da lui fatta dei
suoi beni in Sezano a favore del monastero di Santa Maria in
Organo; il Cipolla attribuisce questo atto all865 (15 agosto).
Laltro documento, dell864, un diploma di Ludovico II
confermato da Audo quondam Veronensis Episcopus40.
Vi molta confusione in questepoca. Gli scrittori Ughelli,
Biancolini e altri mettono dopo Audone il vescovo Ardecario, ossia
Ascario41. A lui venne attribuito un Iudicatum di composizione delle liti sorte tra i monaci di San Zeno e i canonici (5 febbraio 865).
C chi dubita di questo documento. LAnnuario non ammette
Ardecario tra i vescovi di Verona, n recensisce il vescovo Aistolfo.
Questi, forse longobardo, noto solo perch compaiono dei suoi
incaricati Missi Domni Aistulfi Episcopi in un atto di
commutazione fatto il 22 ottobre 866 tra i rappresentanti della
chiesa di San Giorgio e un certo Vambaldo alemanno 42. Al tempo di
Aistolfo, settembre 873, limperatore Ludovico II conferm alcuni
possessi alla Chiesa di Verona e al monastero di San Zeno.
Nellanno 874 alcuni, come il Biancolini e altri, pongono il
vescovo Ratolfo, probabilmente confondendolo con il precedente
Ratoldo43.

40

CDV, I, 228.
Su Ardecario o Ascario, Ardacarius, Ascarius, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V,
721-22; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 33-4; ID. Notizie, I, 177; GAMS, Series, 805;
HRMANN, Die Bischfe, 52; HC, 222.
42
MAFFEI, Istoria Theologica. Appendice, 97. Su Aistolfo, Astulphus,
Aistulphus, cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 177-78; GAMS, Series, 805; HRMANN,
Die Bischfe, 52; HC, 222.
43
Cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 717-18; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 34; ID.,
Notizie, I, 178; Id., Serie cronologica, 4-5; HRMANN, Die Bischfe, 52.
41

50

44. Adelardo I (875-911)


Adelardo I44, forse franco di origine, fu, a quanto pare, un
insigne diplomatico. Fu vescovo di Verona dall875-76 fino al 911,
quando si trova attestato il suo successore. Presenzi nell875
allincoronazione imperiale di Carlo il Calvo, nell876 al concilio
di Ticino (Pavia), nell877 al concilio di Ravenna nel quale
sottoscrisse un decreto a favore di un vescovo di Ticino. Adelardo
tent di usurpare i beni del monastero di Nonantola, ragione per cui
nell877 fu scomunicato da papa Giovanni VIII (872-82). Inoltre fu
coinvolto in liti con il vescovo di Trento Adelgiso riguardo a dei
beni ecclesiastici, liti che si protrassero a lungo, almeno dall876
all88145. Nel dicembre 880-82 lo si trova come missus di Carlo il
Grosso. Il fatto manifesta che Adelardo sembra essere stato in buon
rapporto con il regno franco, come anche la sua origine e la grafia
del suo nome fanno supporre. Fu comunque anche in buoni rapporti
con il re e futuro imperatore Berengario. Infatti, il 4 maggio 895 il
re Berengario decret un privilegio per Adelardo. Nell898 Adelardo partecip a un concilio di Roma che fu tenuto per Formoso.
Adelardo ebbe un lungo episcopato di circa 40 anni e al dire del
Carmen Adelhardo Episcopo, nel quale vi di lui tutto un
commosso elogio, sembra un vescovo generoso. Egli pio,
protegge i poveri e li nutre, ammaestra i ricchi e i giovani, tutela i
deboli, sorregge i vecchi..., cos lignoto poeta 46 dell877-882. Per
risollevare la cultura teologica Adelardo fece venire dei monaci, di
cui uno trasferito da San Colombano esprime la sua nostalgia in un
elegiaco componimento poetico che rimane insieme al precedente,
conservato47 dal prezioso Codice Vaticano Latino 5751. Un
44

Sul vescovo Adelardo I, Adelhardus, Adalardus, cfr. UGHELLI, Italia Sacra,


V, 722-25; BIANCOLINI, Notizie, I, 178-79; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2,
756-57; GAMS, Series, 805; KEHR, Italia Pontificia, VII/I, 219-20; HRMANN,
Die Bischfe, 53-4; HC, 222.
45
UGHELLI, Italia Sacra, V, 725; CDV, I, 275-76.
46
M. CARRARA, Per un vescovo veronese del secolo IX-X: il "Carmen
Adelhardo Episcopo", in Zenonis Cathedra, 29-39: 37.
47
ID., Un componimento poetico scritto nel monastero di San Zeno in epoca
carolingia, in SSVLS 6-7 (1955-56) 25-35 (28-35: Lamentum Refugae
cuiusdam).

51

vescovo Adalberto, Adalbertus, successore di Adelardo I negli anni


891-926 da ritenere lo stesso che Adelardo I o un consigliere di re
Ugo dItalia48.
45. Notkero (911-28)
Era probabilmente franco, figlio di Ademario ricco proprietario
di terre nella Valpantena. La prima menzione di lui si ha nel 911 e
viene poi ricordato in un privilegio della chiesa di Santo Stefano
del 1 giugno 915. Ebbe buoni rapporti con Berengario, dal
momento che il 10 febbraio 921 scrisse a Mantova un testamento
alla sua presenza. Il nome del vescovo Notkero appare anche nel
testamento del vescovo Giovanni di Pavia, originario veronese, che
nellagosto 922 ricorda che per autorit di Notkero aveva eretto e
consacrato nel suo fondo al Teatro romano la chiesa di San Siro.
Notkero stese un secondo testamento o codicillo nel febbraio 928,
nel quale ricorda anche il padre Ademario. La tradizione lo
presenta come un ottimo vescovo. Fond un ospedale in una sua
casa, intitolato a santa Apollonia, fu largamente benefico.
Nelliscrizione sepolcrale in Cattedrale detto: In questa tomba
riposa la spoglia mortale del vescovo Notkerio che fu magnanimo
e pio. / Invero quanto pot avere di suo egli generosamente lo volse
a beneficio del suo gregge con spirito liberale e puro...
Sacrificandosi per tutti, ripieno della luce della carit, privo di
tutto, raggiunse gli infiniti spazi dei cieli. / O Vergine, Madre di
Dio per le cui preci egli stim potersi salvare, accogli i suoi voti 49.
Mor il 10 agosto 928, realmente in povert50.

48

Cfr. I Diplomi di Ugo e di Lotario, di Berengario II e di Adalberto, a cura


di L. Schiaparelli (= Fonti per la Storia dItalia 38), Roma 1924, 3-6; CDV, II,
196 (926 agosto 7); UGHELLI, Italia Sacra, V, 725-27; HRMANN, Die Bischfe,
55; HC, 222.
49
BRUGNOLI, La Cattedrale, 56-7.
50
Sul vescovo Notkero, Noterus, Noterius, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 72733; BIANCOLINI, Notizie, I, 179-80; CAPPELLETTI, Le Chiese dItalia, X/2, 757;
GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 64 n. 2; HRMANN, Die Bischfe,
55; HC, 222.

52

46. Ilduino (928-31)


Il soprannome belga ne indica lorigine. Parente di re Ugo di
Arles, fu chierico di Liegi, ne venne eletto vescovo ed espulso. Nel
926 venne in Italia e, due anni dopo, nel 928, con lappoggio di
Ugo, fu nominato vescovo di Verona, percependone le rendite del
vescovado, ma senza risiedervi, in attesa che si liberasse la sede
metropolitana milanese. Nel 931 Ilduino fu trasferito infatti a
Milano, per la morte dellarcivescovo Lamberto51. Con i vescovi
Notkero e Ilduino la Chiesa veronese si inoltra nel sec. X, un
periodo per certi aspetti assai negativo, come ad esempio per
linstabilit politica, la minaccia degli Ungari, il diffondersi della
feudalizzazione, la parcellazione della propriet ecclesiastica e la
crisi del clero, per altri aspetti invece, in campo economico,
culturale, edilizio, sociale, civile e anche religioso - per la presenza
di alcune personalit riformatrici significative -, un tempo fruttuoso
di gestazione della cristianit medievale che andr faticosamente
imponendosi. Stanno allinizio del sec. X le scorrerie degli Ungari
(899-933) con devastazione nei suburbi e incendio di chiese. Fu
allora che, per evitare eventuali profanazioni, il corpo di san Zeno
fu trasferito a Santa Maria Matricolare; per nel 921 era gi
ritornato nella sua Basilica52.
47. Raterio (931-34. 946-48. 961-68)
un vescovo che emerge per ingegno profondo, immensa
erudizione e retti propositi; vescovo che sarebbe stato un vero
riformatore (e tanto ne abbisognava la Chiesa veronese), ma, spinto
dal suo carattere impulsivo, troppo rapide e radicali pretese le
riforme e con mezzi troppo risoluti, per cui ottenne poco e soffr
molto53. Nacque nell887 circa presso Liegi e con Ilduino di Liegi
51

Circa il vescovo Ilduino, Hilduinus, Ilduinus, cfr. PERETTI, Historia, 61;


UGHELLI, Italia Sacra, V, 734; BIANCOLINI, Notizie, I, 180; GAMS, Series, 805;
HRMANN, Die Bischfe, 56; HC, 222.
52
Cfr. CAVATTONI, Memorie, 65-9.
53
Sulla personalit e vicenda del vescovo Raterio, Ratherius, Racherius, cfr.
UGHELLI, Italia Sacra, V, 734-41; BIANCOLINI, Notizie, I, 180-81; GAMS, Series,
805, che lo segnala come scrittore ecclesiastico e non come riformatore di
costumi; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 221-22; HRMANN, Die Bischfe, 57-60;

53

scese in Italia nel 926. Quando Ilduino pass a Milano nel 931, gli
successe al vescovado di Verona. Subito inizi le riforme
promovendo la cultura nel clero e richiamandolo a una vita
costumata; ma poco dopo, avendo dovuto opporsi al re Ugo di
Provenza, che si appropriava dei beni della Chiesa Veronese, e
avendo in qualche modo partecipato allinvasione di Arnolfo II di
Baviera, venne da Ugo preso e imprigionato nella torre di Valberto
a Pavia, dove stette oltre due anni (934-36). Durante la prigionia, in
cui soffr ingiurie, freddo e fame, scrisse quella che forse la sua
opera maggiore fra le molte e notevoli che instancabile compose:
Praeloquiorum libri sex, definiti dallAdam un trattato di etica
sociale. Mentre Raterio era in prigione a Pavia, il re Ugo pass i
vescovadi di Trento, Verona, Mantova a Manasse suo parente, gi
arcivescovo di Arles. Manasse tenne per s Trento e vendette il
vescovado di Verona a Milone, nipote del conte Milone di Verona.
Uscito dal carcere Raterio peregrin qua e l e nel 946 torn a
Verona. Vi rimase un solo anno, perch osteggiato dal clero e dai
grandi della citt. Dopo altre peregrinazioni, il 21 settembre 953
fu eletto vescovo di Liegi, ma anche qui vi stette solo due anni,
venendone poi espulso dal conte Reginero di Hennegau per la
mordace lotta contro il malcostume. Nel 961 fu ricondotto da
Ottone I a Verona. Questo imperatore potenzi lautorit del
vescovo contro i principi secolari, dandogli dei privilegi, e aiut
Raterio nel grandioso rifacimento della basilica di San Zeno
rovinata dagli Ungari. Raterio rimase a Verona fino al 968, poi,
stretto da troppi nemici specie fra lalto clero da lui economicamente ridimensionato per aiutare il clero minore, e ormai vecchio,
rinunci alla sede episcopale e si ritiro in Belgio. Mor a Namur il
25 aprile 974. Oltre la sua ferrea attivit episcopale tutta protesa a
rinnovare ogni settore della vita, compreso quello sociale, e a
G. PAVANI, Raterio di Verona, in ECatt 10 (1953) 541-43; HC, 222. Tra gli studi
su di lui si segnalano PIGHI, Cenni, I, 233-50; MOR, Dalla caduta, 101-42;
BARBIERI, Il pensiero economico, 229-42. Si segnalano inoltre SCHWARTZ, Die
Besetzung, 62-3 (al quale ricorrere anche per i vescovi seguenti fino a Bernardo)
e, per ulteriore e pi recente bibliografia, anche H. M. SCHALLER, Rather, in
LMA 7 (1995) 457-58; CERVATO, Raterio di Verona e di Liegi; ID., Nasum
semper tenet in libro.

54

promuovere la cultura religiosa e profana, lo rendono insigne i suoi


numerosi scritti54. Per noi hanno particolare interesse perch
ritraggono la situazione morale di Verona che egli descrive, e fra
laltro, nel suo linguaggio vediamo il sorgere della lingua italiana
(ad es. caballus per equus). Pure molto interessante la cosiddetta
Iconografia Rateriana, chiamata pure Civitas Veronensis depicta,
che presenta Verona quale era nei secoli IX e X con le sue chiese, i
suoi ponti, le cinque porte, le due cinture di mura. Loriginale
dellIconografia arse nel monastero di Lobbes; ne rimasero per
due copie commissionate antecedentemente dal Maffei e dal
Biancolini.
48. Milone (950 ca-961. 968-80)
Franco, nipote del conte Milone di Verona, vassallo di re Ugo,
comper, nel 950, la sede episcopale di Verona da Manasse di
Arles, intruso a Verona dal 935 al 94655. Lattivit episcopale di
Milone in Verona56 documentata dal 950 al 959, mentre era
vescovo intruso. Dal dicembre del 961 dovette cedere la sede a
Raterio reinsediato dal re Ottone I; ci non ostante, la sua influenza
continu a farsi sentire nel vescovado. Nel 962 documentato un
suo intervento presso i chierici di San Procolo. Nel 968, alle
dimissioni di Raterio, limperatore Ottone e il clero veronese
convennero di accettare Milone, che da quellanno divenne
vescovo legittimo della citt. Poco o nulla si sa della sua attivit
pastorale svolta. Sono rimasti degli Atti, ma vi si parla solo di
permute di terre, diritti e decime. Pare che egli abbia avuto delle
54
Furono raccolti nella pubblicazione RATHERII EPISCOPI VERONENSIS
Opera, cur. P. et H. Ballerini, Veronae 1765 = RATHERII VERONENSIS EPISCOPI
Opera, in PL 136, 9-768. DellIconografia Rateriana trovasi adeguata
riproduzione e descrizione in PIGHI, Verona nellottavo secolo, 51-55 e tav. f. t.,
nonch nel volume di studio La pi antica veduta di Verona. LIconografia
Rateriana. Per la segnalazione delledizione pi recente delle fonti rateriane e
relative al vescovo, si rinvia a CERVATO, Nasum semper tenet in libro, 295-98.
55
Sullintruso Manasse, Manasses, cfr. GAMS, Series, 805; HC, 223.
56
Sol vescovo Milone, Milo, cfr. PERETTI, Historia, 61-2; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 741-44; BIANCOLINI, Notizie, I, 182; SCHWARTZ, Die Besetzung, 61-2;
KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 221; HRMANN, Die Bischfe, 61-2; HC, 222 e
223.

55

contese con i canonici della Cattedrale, poich il pontefice


Benedetto VI (973-74), circa lanno 973, ordin che n egli n i
suoi successori si ingerissero negli affari dei possessi della detta
chiesa, ma ne lasciassero tutta la cura allarciprete e
allarcidiacono. Nulla si sa della morte di Milone, ma questa
dovrebbe essere avvenuta prima del giugno 983 poich nella dieta
imperiale, tenutasi in quellanno a Verona, erano presenti molti
vescovi della Germania - tra cui santAdalberto di Praga che fece
omaggio allimperatore e fu forse consacrato vescovo nella nostra
citt - e dellItalia, ma non vi compare il vescovo di Verona. Forse
fu in quella occasione che lo stesso Ottone II, con il consenso dei
vescovi presenti alla dieta, diede alla sede vacante il vescovo
Ilderico.
49. Ilderico (983-88)
Il Maffei qui inserisce un vescovo di nome Volfango 57,
fondandosi sopra il cod. LXXXVII (82), il cosiddetto Sacramentarium Wolfgangi, che si trova nella Biblioteca Capitolare. Quel
sacramentario in realt fu scritto a Ratisbona dove era appunto
vescovo san Volfango, e venne a Verona durante lepiscopato di
Otberto58. Del vescovo Ilderico, probabilmente tedesco, si hanno
alcuni Atti. In uno di questi, che si trova nellArchivio di Stato di
Verona ed datato allanno 987, cos si sottoscrive: Ego Uldericus
episcopus in hac cartula a me facta subscripsi. Si trova poi
nominato in un diploma di Ottone III in data 27 agosto 988 a favore
del monastero di San Zeno59.
50. Otberto (992-1008?)
Nel Sacramentarium Wolfgangi una mano posteriore scrisse,
come data della consacrazione episcopale di Otberto, il 25 ottobre
992. Otberto ebbe a lottare in Verona contro i chierici di Santa
57

Cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 744; SCHWARTZ, Die Besetzung, 63 n. 4.


Cfr. A. SPAGNOLO, LEvangeliario Purpureo Veronese. Nota, estr. da Atti
della R. Accademia delle Scienze di Torino 34 (1898-99) 7; MBC, 157-60.
59
Circa il vescovo Ilderico, Ildericus, Hildericus, cfr. UGHELLI, Italia Sacra,
V, 744-47; BIANCOLINI, Notizie, I, 182; SCHWARTZ, Die Besetzung, 63;
HRMANN, Die Bischfe, 62; HC, 222.
58

56

Maria Antiqua e di Santa Margherita, chiese unite allabbazia di


Santa Maria in Organo, poco docili a certe sue prescrizioni. Nel
sinodo provinciale radunato il 23 novembre 995 in Santa Maria
Antica, intervenne come presidente anche Giovanni, patriarca di
Aquileia, che sentenzi dover i chierici obbedienza al loro vescovo.
Il sinodo intim quindi a quei chierici di partecipare alle celebrazioni e alle processioni episcopali. Otberto con vari suoi atti
concesse dei privilegi ai monaci della chiesa dei Santi Fermo e
Rustico e benefic due volte il monastero di San Zeno. Restaur la
chiesa dei Santi Nazaro e Celso danneggiata dagli Ungari. Otberto,
oltre che vescovo, fu anche abile uomo politico. Fu assai familiare
al imperatore Ottone III con il quale fu a Ravenna, a Roma, a Pavia
e spesso a Verona. Nellanno 1002 funse da mediatore fra Enrico II
e i Veneziani, i quali da dieci anni erano fra loro discordi60.
51. Ildebrando (1013. 1014)
incerto quale sia il vescovo successore di Otberto. Panvinio,
ricordato dallUghelli, pone qui un vescovo Adalberto61, ma di
certo vi fu in questi anni il vescovo Ildebrando o Wiprando 62, che al
principio del 1014 ospit il pontefice Benedetto VIII e limperatore
Enrico II, il Santo. Nello stesso anno si tenne a Verona un concilio
provinciale a motivo di controversie sorte tra i due patriarchi di
Aquileia e di Grado, controversie che poi furono definite dal
pontefice Giovanni XIX con la lettera del settembre 1025 e quindi
in un concilio tenutosi a Roma nellanno 1027. Limperatore Enrico
II, mentre si trovava a Verona, conferm e ampli ai sacerdoti della
Cattedrale i possedimenti che aveva lasciato ad essi il vescovo
60

Intorno al vescovo Otberto, Otbertus, Odbertus, Otubertus, Othelbertus, cfr.


UGHELLI, Italia Sacra, V, 747-51; BIANCOLINI, Notizie, I, 182-84; CAPPELLETTI,
Le Chiese dItalia, X/2, 758; GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 6364; HRMANN, Die Bischfe, 63-64; HC, 222.
61
Cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 750, che cita col PANVINIO, Antiquitatum,
138 e 172, anche il PERETTI, Historia, 62.
62
Sul vescovo Ildebrando o Wiprando, Hiltprandus, Ildprandus, Ildeprandus,
Witprandus, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 751-52; BIANCOLINI, Notizie, I, 184;
GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 64; HRMANN, Die Bischfe, 65;
HC, 222.

57

Notkero e, dietro istanza di Ildebrando, concesse estesi


possedimenti alla chiesa e al monastero di San Zeno, dove era
allora abate Rozone63.
52. Giovanni (1016-37)
Il successore di Ildebrando, Giovanni64, era figlio di Iadone,
signore di Garda, e fratello di Todone, conte e governatore di
Verona. Si trov presente alla dieta che Enrico II tenne il 6
dicembre 1021 nel monastero di San Zeno e alla quale
parteciparono pure Poppone, patriarca di Aquileia, Pellegrino,
arcivescovo di Colonia, ed Eriberto di Milano con altri vescovi
dItalia65. Intervenne anche al concilio tenuto in Verona il 6 aprile
1027 da Giovanni XIX alla presenza di Corrado II incoronato pochi
giorni prima imperatore, e di molti vescovi e principi dellItalia e
della Germania. Da Corrado ottenne alcune terre in Corliano
(Coriano) con diploma 8 giugno 1031 con le quali egli poi nel 1035
benefic i monaci dei Santi Nazaro e Celso. Rinnov pure il
monastero o luogo di vita comune per il clero presso Malcesine66
nellanno 1022. Mor il 12 ottobre 1037.
53. Walter (1037-55)
Il vescovo Walter67, tedesco della Svevia, nativo probabilmente
di Ulma, fu insediato nel 1037 dallimperatore Corrado II. In una
cronaca contemporanea si ha di lui questo elogio: elemosinis
deditus, egregius quidem praedicator et aliis bonis operibus
deditus, per quae iter ad Dominum68. Walter intervenne il 25
63

Cfr. CAVATTONI, Memorie, 101.


Circa il vescovo Giovanni, Ioannes, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 752-54;
BIANCOLINI, Notizie, I, 184-86; GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung,
65; HRMANN, Die Bischfe, 66; HC, 222.
65
Cfr. L. A. MURATORI, Antichit Estensi, I, Modena 1717, 129.
66
BIANCOLINI, Notizie, II, 470-72; VIII, 275.
67
Intorno al vescovo Walter, Walterius, Vualterus, cfr. UGHELLI, Italia Sacra,
V, 754-62; BIANCOLINI, Notizie, I, 186-87; GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die
Besetzung, 65-6; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 222 nr. 18; HRMANN, Die
Bischfe, 67; HC, 222.
68
Chronicon Benedictoburanum 7: MGH, SS 9, ed. G. H. Pertz, 210-38: 226,
8-9.
64

58

ottobre 1046 a un sinodo in Pavia nel quale ebbe il primo posto a


destra del patriarca di Aquileia. Devotissimo verso il nostro patrono
san Zeno, impetr per questa chiesa e monastero notevoli privilegi
ed estesi possedimenti dallimperatore Enrico III; port a Ulma, sua
patria, reliquie di san Zeno facendole degnamente collocare nella
chiesa di Santa Croce. Ebbe a sommo onore accogliere il papa san
Leone IX (1049-1054) quando questi, reduce da un viaggio in
Germania, pass per Verona e vi celebr la festa del Santo Natale
nellanno 1050. Secondo alcuni storici, si inserisce nel 1055 il
vescovo Dietpoldus o Dietboldus alias Dortbold, Diabalt, insediato
da Enrico III, e il cui nome, dato in diverse versioni, nel catalogo
della Hrmann fatto confluire con quello di Tebaldo I69.
54. Tebaldo I (1055/58-61/63)
LAnnuario Diocesano, fedelmente seguendo lUghelli e il
Biancolini, introduce fra Walter e Tebaldo il vescovo Ezelone.
Forse da identificarsi con un vescovo Ezzello che appare in un
documento dellarchivio dei Santi Nazaro e Celso del 110170, ma
non si hanno altri elementi probanti71. Tebaldo I (o Teobaldo)72,
probabilmente di nazionalit tedesca, fu insediato da Enrico III nel
1055 in occasione di un suo soggiorno a Verona. Si trova in
documenti del 3 aprile 1058; il 17 agosto del 1060 consacr la
chiesa di San Michele di Mizzole; il 6 giugno 1061 nominato
ancora come vescovo. Mor fra il 1061 e il 1063.
69

Cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 762-64; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 217;
HRMANN, Die Bischfe, 68; HC, 222.
70
Sul vescovo Ezelone, Ezzelone, Ezzello, Ezelo, cfr. PERETTI, Historia, 63;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 764; BIANCOLINI, Notizie, I, 187; GAMS, Series, 805;
Annuario 1964, 23; HC, 222.
71
Cfr. la critica di SCHWARTZ, Die Besetzung, 66 n. 1, che ritiene sia
avvenuto uno scambio con il vescovo Ezelone del 1101; HRMANN, Die
Bischfe, 68 n. 6.
72
Circa il vescovo Tebaldo I, Theobaldus, Theupaldus, Teupaldus, cfr.
Annales Altahenses Maiores, ad an. 1055, in MGH, SS 20, edd. W. von
Giesebrecht - E. L. B. von fele, 1807, 33-5 e le consuete fonti PERETTI,
Historia, 63-4; UGHELLI, Italia Sacra, V, 764-65; BIANCOLINI, Notizie, I, 294;
ID., Dei Vescovi, 42; GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 66;
HRMANN, Die Bischfe, 68; HC, 222.

59

55. Adalberto (1063-70?)


Anche qui nellAnnuario della Diocesi compare frammisto un
altro vescovo, Guglielmo. Costui ricordato dallUghelli che lo
dice canonico di Goslar; il Biancolini lo cita appena senza porre
date; e il Maffei lo pensa vissuto in questi anni 73: ma nulla di
preciso. Del vescovo Adalberto74 invece, probabilmente tedesco,
insediato da Enrico IV, si ha il nome in diverse forme e in parecchi
documenti in data 16 e 28 giugno 1063 e infine del 15 marzo 1068.
Mor intorno al 1069-70.
56. Usuardo (1070-72?)
Usuardo75 o Usguardo, tedesco (Usuard), dallUghelli
soprannominato Teutonico, fu insediato come vescovo di Verona
nel 1069 da Enrico IV. Lo si trova nominato in un documento del
19 gennaio 1071. Mor attorno al 1072.
57. Bruno (1072-76/80)
Bruno I76 o Brunone, tedesco, Magister scholarum imperiale
al duomo di Hildesheim, fu insediato a Verona nel 1072 da Enrico
IV. Da Capua, il 24 settembre 1073, gli scrisse papa Gregorio VII
invitandolo a Roma per la consegna del pallio di cui lo aveva
73

Su Guglielmo, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 676 e 766; BIANCOLINI, Dei


Vescovi, Notizie, I, 189; Annuario 1964, 23.
74
Sul vescovo Adalberto, Adilperius, Adalbero, Aldigerius, cfr. GUNDEKAR,
Liber pontificalis Eichstettensis, in MGH, SS 7, 249; PERETTI, Historia, 64;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 765-66; BIANCOLINI, Notizie, I, 187; GAMS, Series,
805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 66-7; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 217;
HRMANN, Die Bischfe, 69; HC, 222.
75
Intorno al vescovo Usuardo, Usuardus, Husuardus, Huswart, cfr. UGHELLI,
Italia Sacra, V, 766-67; BIANCOLINI, Notizie, I, 188; GAMS, Series, 805; KEHR,
Italia Pontificia, VII/1, 217; SCHWARTZ, Die Besetzung, 67; HRMANN, Die
Bischfe, 70; HC, 222.
76
Circa il vescovo Bruno o Brunone, cfr. Chronicon Hildesheimense, in
MGH, SS 7, ed. Pertz, 848, 8-10 che ne colloca la morte al 1083/84; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 767-68; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 42; ID., Notizie, I, 188-89;
GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 67; HRMANN, Die Bischfe, 701; HC, 222.

60

insignito77. Poco dopo Bruno pass dalla parte di Enrico IV e il 24


gennaio 1076 prese parte, unico vescovo italiano, al sinodo di
Worms, rinunciando allobbedienza del papa. Fu ucciso dal suo
cappellano il 15 febbraio 1076 (1080?).
58. Sigebodo (1080-94)
Sigebodo78, detto anche Sigimbold o Segebono. Probabilmente
tedesco, fautore del partito imperiale. Eletto vescovo di Verona nel
1080 dal Capitolo, il 25 giugno 1080 sottoscrisse al sinodo di
Bressanone contro Gregorio VII. La sua attivit documentata in
atti che hanno la data 15 gennaio 1089 e 13 marzo 1092. Sotto di
lui i monaci di Vallombrosa, nellanno 1090, presero a reggere
labbazia della Santissima Trinit. LUghelli dice di lui: Episcopum
Sigimboldum praeter caeteras virtutes assidua in populo erudiendo
opera, atque in gentes prolixa liberalitas nobilitarunt 79. Le notizie
della data della sua morte oscillano tra il 1094 e il 1099. per da
preferirsi il 1094, anche perch in quellanno vi gi il suo
successore.
59. Valbruno (1094-95)
Forse tedesco, Walbrunn80, era cancelliere di Enrico IV81. Lo si
trova come vescovo di Verona e come cancelliere in vari atti datati
dal 31 maggio 1094 al giugno 1095.

77

Cfr, JAFF, Regesta, nr. 4795 (3559).


Per Sigebodo, Sigebodus, Sigimboldus o Sigimbodus, cfr. PERETTI,
Historia, 64; UGHELLI, Italia Sacra, V, 768-71; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 42-43;
GAMS, Series, 805; SCHWARTZ, Die Besetzung, 67-8; KEHR, Italia Pontificia,
VII/1, 223; HRMANN, Die Bischfe, 71; HC, 222.
79
UGHELLI, Italia Sacra, V, 768.
80
Circa il vescovo Valbruno, Walbrunus, cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 189;
SCHWARTZ, Die Besetzung, 68; GAMS, Series, 805, che unisce Valbruno e
Valfredo; HRMANN, Die Bischfe, 72; HC, 222.
81
Cfr. H. BRESSLAU, Manuale di diplomatica per la Germania e lItalia, trad.
di A. M. Voci-Roth, Roma 1998, 478
78

61

60. Valfredo (1095-01)


Valfredo82, tedesco, dal nome bavarese (Wolftrigel), ricevette dei
privilegi da Enrico IV e, forse dietro suo desiderio, fu vescovo di
Verona. Nulla di notevole. Secondo un documento riferito dal
Peretti, il 2 maggio 1101 la sede veronese era vacante per la sua
morte.
61. Ezelone (1101)
A Valfredo successe nel 1101 il vescovo Ezelone 83, pure
filoimperiale, insediato da Enrico IV, documentato il 3 agosto 1101
alla corte dellimperatore a Kaiserwerth e nello stesso anno in un
documento dellarchivio di San Nazaro e Celso.
62. Bertoldo (1102-08?)
Di origine ignota, Bertoldo84, insediato da Enrico IV nel 1102,
deve aver consacrato laltare maggiore della chiesa della
Santissima Trinit. nominato nel 1104 in un documento
dellArchivio Capitolare di Verona, e firma un documento il 1
dicembre 1107 per il monastero dei Santi Nazaro e Celso. Mor
probabilmente nel 1107 o nel 1108.
63. Zufeto (1109-11)
Qui, prima di Zufeto, viene inserito in genere un altro vescovo,
Arnolfo85, che forse un tuttuno con Zufeto, giacch pare che
82

Intorno al vescovo Valfredo, Walfredus, Woltfriegel, Wolftrigelus, cfr.


PERETTI, Historia, 64-5; UGHELLI, Italia Sacra, V, 771; BIANCOLINI, Notizie, I,
190; SCHWARTZ, Die Besetzung, 68; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 217;
HRMANN, Die Bischfe, 72; HC, 222.
83
Sul vescovo Ezelone, cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 190; SCHWARTZ, Die
Besetzung, 66 n.1. 69; HRMANN, Die Bischfe, 73; e sopra, nr. 54.
84
Circa il, vescovo Bertoldo, Bertoldus, Bertaoldus, cfr. PERETTI, Historia,
65; UGHELLI, Italia Sacra, V, 771; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 43; ID. Notizie, I,
190; GAMS, Series, 806; SCHWARTZ, Die Besetzung, 69; HRMANN, Die
Bischfe, 73; HC, 222.
85
Sul vescovo Zufeto, Zuffettus, cfr. PERETTI, Historia, 65; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 771; BIANCOLINI, Notizie, I, 190; GAMS, Series, 806, che lo chiama
Arnulfus Zuffetto; SCHWARTZ, Die Besetzung, 69; HRMANN, Die Bischfe, 73;
HC, 222, che riprende la dicitura del Gams.

62

questo non sia altro che un soprannome. NellAnnuario della


Diocesi Arnolfo, forse perch ritenuto intruso, non numerato. Del
vescovo Zufeto c una chiara testimonianza, consistente in
unincisione su laminetta plumbea, scoperta nel 1894 in lavori di
scavo fatti nella chiesa di San Lorenzo, in cui detto che il corpo
del beato martire Ippolito l stato collocato a Zufeto Episcopo.
Lo troviamo pure ricordato due volte in un documento per aver
investito la contessa Matilde di Tuscia di un feudo a Cerea86.
64. Uberto (1111)
Uberto87, italiano, ritenuto da qualche fonte, che viene ritenuta
inaffidabile, di Cremona e della famiglia Arigoni, fu vescovo di
Verona nel 1111. Il 21 febbraio di quellanno compil un
documento per la chiesa di Santo Stefano; in un privilegio invece,
attribuito al 1116, per la chiesa dei Santi Fermo e Rustico, la data
da correggere con 996 e da riferire quindi al vescovo Otberto. Il
nome di Uberto emerge inoltre in un processo del 1148, nel quale
larciprete Zeno di Trevenzuolo lo ricorda riferendosi a un sinodo
tenuto ai tempi di quel vescovo (1111) che laveva ordinato
accolito88.
65. Sigifredo (1113?)
Sigifredo89, di origine sconosciuta, dal nome sembrerebbe
tedesco, attestato come vescovo di Verona in un documento del
1113 e nulla pi. Per quanto riguarda il vescovo Brimo (Berno,

86

Cfr. PERETTI, Historia, 65; UGHELLI, Italia Sacra, V, 771; BIANCOLINI,


Notizie, I, 190-91; P. SGULMERO, Zufeto vescovo di Verona (1076-1115), Verona
1894; SCHWARTZ, Die Besetzung, 69; HRMANN, Die Bischfe, 73;
87
Circa il vescovo Uberto, Hubertus, cfr. PERETTI, Historia, 65; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 771-72; BIANCOLINI, Notizie, I, 191-92; ID., Dei Vescovi, 44;
GAMS, Series, 806; SCHWARTZ, Die Besetzung, 69; HRMANN, Die Bischfe, 74;
HC, 222.
88
Cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 771-72; MILLER, Chiesa e societ, 241 n. 19.
89
Per il vescovo Sigifredo, Sigifred, cfr. BIANCOLINI, Dei Vescovi, 44; ID.,
Notizie, I, 192; MOSCARDO, Historia di Verona, 124; SCHWARTZ, Die Besetzung,
69; HRMANN, Die Bischfe, 75.

63

Bruno II, 1117-22)90, nominato in un privilegio di papa Callisto II


per i canonici del Duomo in data 14 luglio 1121 e che secondo
lUghelli fu nel suo ministero episcopale molto vigilante e spesso
visitava le parrocchie, sia quelle urbane che quelle rurali, sulla base
delle osservazioni dello Schwartz e della Hrmann, sembra
documentariamente non sufficientemente attestato e rimanderebbe
a Bruno (1072-76/80), col quale sarebbe stato scambiato.
Sguardo dinsieme
Nonostante le turbolenze religiose e politiche di questi tre secoli,
anche in questo periodo era ben radicata e vigorosa la vita cristiana
in Verona e nel suo territorio. Frutto di questa vita sono le
molteplici chiese erette in questepoca: alle 48 gi esistenti alla
met del sec. X, a quanto riferisce anche lAnnuario della Diocesi,
altre 18 furono erette dalla met del sec. X fino verso la fine del
sec. XII91. Altro frutto sono le fondazioni di vari ospedali. Si pu
dire che accanto alla maggior parte delle chiese cera un ospedale.
Il prezioso codice detto Carpsum (scritto nel 1065 da Stefano,
sacerdote e cantore della Cattedrale) ricorda fra laltro le
processioni liturgiche, massime quelle del clero della Cattedrale da
compiersi col vescovo, e le tappe, dette Stationes, nelle varie
chiese; vi anche il calendario dei riti, segno di una buona attivit
cultuale.
In questi secoli si afferma fra il clero la tendenza alla vita
comune. Si ha notizia di un gruppo di sacerdoti congregati fino
dallanno 994 presso la chiesa di Santo Stefano (una specie di
collegiata). Certo la principale forma di vita in comune era quella
dei monasteri, fra i quali eccelle quello di San Zeno; ma non meno
fiorenti erano quelli di Santa Maria in Organo, dei Santi Fermo e
Rustico, dei Santi Nazaro e Celso, di Vangadizza, ecc. Anche la
santit affiora: citiamo san Gualfardo, nato ad Augusta di Baviera il
1097, ma vissuto a Verona facendo il sellaio. Mor il 1127 nel
90
Sul vescovo Berno, Bruno II, Brimo, Brimonus cfr. PERETTI, Historia, 65;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 772-73; BIANCOLINI, Notizie, I, 192; GAMS, Series,
806; SCHWARTZ, Die Besetzung, 69-70 n. 4; HRMANN, Die Bischfe, 75.
91
BIANCOLINI, Notizie, II, 628; IV, 827.

64

monastero dei Camaldolesi di San Salvatore in Corte Regia ove


aveva passato gli ultimi suoi anni santamente 92. Prima si aveva
avuto il penitente san Metrone, di cui parla nel 962 Raterio
stabilendone il culto per l8 maggio93.
Si nota inoltre una tendenza al costituirsi, nel campo civile, di
una specie di corporazione che va lentamente organizzando le
cosiddette Plebes, germoglio lontano dei liberi Comuni; nel
campo spirituale sta per nascere la parrocchia, connessa con il
formarsi di veri corpi morali sotto la direzione immediata di un
presbyter, detto anche parochus o plebanus. Come
nellordine materiale, i torbidi carolingi, italici, germanici,
contribuirono allo sviluppo delle Plebes preparandole a quella
forma autonoma che poi avrebbero conseguito nellepoca dei
Comuni, cos la lontananza dei vescovi, spesso impegnati in
controversie politiche, spinse la Plebes a costituirsi in corpi morali
religiosi, non diremo autonomi, ma certo meno immediatamente
sottoposti al vescovo. Nellordine materiale un primo germe di
indipendenza appare nel privilegio detto Mundeburdium che
limperatore Ottone I concesse ad alcune comunit di Verona in
data 9 ottobre 951, e in un diploma del 7 maggio 983 di Ottone II
col quale limperatore riconosce in Lazise una specie di governo
popolare94, preludio a quelle libert che ebbero pieno sviluppo nel
sec. XIII. Nel campo ecclesiastico i vescovi affidano la cura
spirituale di un certo numero di fedeli a un sacerdote: ecco nascere
la parrocchia. Fra i primi che troviamo col nome di rettore di una
chiesa il diacono Audone Rector Sancti Martini, sita in Valle
Paltenate. Cos un atto95 del 7 marzo 839. Questa chiesa dovrebbe
essere quella stessa che, in documenti posteriori, detta Plebs de
Gretiana. Forse Audone era solamente rettore della chiesa, senza
cura danime. Tanto pi che esso detto diacono.
92

Cfr. C. SOMIGLI, Gualfardo, in BS 7 (1966) 420-22.


Cfr. S. TONOLLI, Metrone, in BS 9 (1967) 387-98; E. ANTI, Raterio e
Verona e il furto del corpo di san Metrone, in Quaderni di storia religiosa 7
(2000) 9-29.
94
CIPOLLA, La storia, 48-53.
95
RATHERII Opera, cur. Ballerini, 563 n. 11.
93

65

Sotto laspetto politico Verona molto importante. Il re


Berengario I la scelse a sua residenza ordinaria: vi si svolsero
episodi clamorosi e foschi, come quello di Berengario I assassinato
in chiesa e quello dellinfelice Adelaide, vedova di Lotario, fatta
rinchiudere da Berengario II nella Rocca di Garda96. Gli imperatori
di Germania spesso sostavano a Verona ospiti dei monaci di San
Zeno. Qui convenivano i Grandi dItalia, qui vennero anche due
celebri donne: Beatrice e sua figlia, Matilde di Canossa. Furono
pure a Verona almeno tre papi97: Benedetto VIII nel 1014, san
Leone IX nel Natale del 1050, Pasquale II nel 1106, invitato da
Enrico V a recarsi in Germania per definire la lotta per le
Investiture. In questo frattempo un veronese fu eletto pontefice,
Gregorio V (996-99). Egli si chiamava Brunone ed era figlio di
Ottone, marchese di Carinzia e di Verona. Di origine teutonica, era
nato, sembra, a Verona nel 972.
Notiamo per incidenza il terremoto del 7 luglio 1117 con le
molte sue rovine, tra le quali gran parte dellArena. Degni di
ricordo sono anche alcuni veronesi che presero parte alla prima
Crociata e che al loro ritorno, a ricordo, diedero nuovi nomi ad
alcune nostre localit, chiamandole Betlem, Nazareth, ecc. Anche
per la cultura - e siamo nel secolo di ferro - Verona si distingue ed
chiamata lAtene dItalia. Presso la cattedrale, oltre la Schola
Sacerdotum, vi era una fiorente scuola calligrafica. E Raterio la
potenzi: abbiamo un gruppo di codici, detti rateriani, che appunto
a lui si debbono. Altre scuole fiorirono qua e l.
Dal Concordato di Worms al Trecento
La fermezza dei romani pontefici nella lotta per la libert delle
sacre elezioni, mostrata da Gregorio VII, continuata poi dai suoi
successori, ebbe il suo completo trionfo con Callisto II nel
concordato di Worms concluso il 23 settembre 1122 e confermato
nellanno seguente nel concilio Lateranense I. Un cronista tedesco,
scrivendo pochi anni dopo, cos rilevava i frutti che ne vennero alla
Chiesa: Ex hinc (dal Concordato) ecclesia libertati ad plenum
96
97

A. BUSSINELLO, Sulla Rocca di Garda, Verona 41963.


PIGHI, I Papi a Verona, 13-5.

66

restituta, paceque ad integrum reformata, in magnum montem


crevisse sub Calixto papa secundo invenitur 98. Di tali frutti
partecip pure la Chiesa Veronese, per quanto glielo consentirono
le condizioni politiche determinate dalla sua posizione sui confini
fra lItalia e la Germania. Di certo essa ebbe, da qui in poi, una
serie di vescovi dotti e intemerati, non pi assorbiti dagli interessi
politici del principe che li aveva eletti, ma tutti dediti alla
restaurazione religiosa e morale del clero secolare e regolare e
quindi al bene spirituale dei fedeli, affidati alle loro cure.
66. Bernardo (1119-35)
Di nobile famiglia bresciana, Bernardo99 fu eletto vescovo dal
Capitolo e consacr il suo episcopato alla riforma dei costumi,
massime quelli del clero. Allontan dal monastero di San Giorgio i
monaci che vi conducevano vita scandalosa, e vi pose, nel 1127,
alcuni sacerdoti regolari, di vita comune (pare vivessero secondo la
regola di santAgostino). Rifece le chiese di San Giovanni in Fonte
e di San Giovanni in Valle (rovinate dal terremoto del 1117).
Durante il suo episcopato e quello dei successori, furono restaurate
altre chiese che avevano sofferto per il terremoto e parecchie di
nuove furono costruite. In citt quelle di San Pietro in Castello,
Santo Stefano, Santa Maria in Organo, San Fermo Minore, poi si
inizier la Cattedrale (non lattuale che nel suo complesso del
sec. XV), nel suburbio quella di San Lorenzo, dei Santi Apostoli, la
basilica di San Zeno, sul colle Dominico quella di San Leonardo;
nel distretto quelle di San Floriano, Santa Giustina di Palazzolo,
San Salvar di Bussolengo, Santa Maria di Grezzana, San Mauro di
Saline, San Zeno di Cerea, San Salvar di Legnago, San Michele di
Porcile (Belfiore), e altre ancora. Domina il bellissimo stile
romanico, colle sue linee armoniose e severe. Questo fervore di
costruzioni rivela una fede operosa e un amore per larte che onora
98

OTTONE DI FRISINGA, Chronicon VII, 16: MGH, SS 20, ed. Pertz, 256, 19-

21.
99
Sul vescovo Bernardo, Bernardus, cfr. PERETTI, Historia, 65-6; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 773-77; BIANCOLINI, Notizie, I, 192; GAMS, Series, 806;
SCHWARTZ, Die Besetzung, 69-70; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 223. 260;
HRMANN, Die Bischfe, 76; HC, 222.

67

i Veronesi di quel periodo. Da uniscrizione che esisteva nella


chiesa Montis Aurei riportata dallUghelli, consta che Bernardo
la consacr il 17 novembre 1129. La chiesa era sul colle, ove ora
sono i resti di un castello (Montorio). Cos pure nel 1130 consacr
laltare della chiesa di Santa Maria Novella presso San Pietro in
Monastero. Sappiamo del suo intervento per dirimere una lite sorta
tra il monastero benedettino di Calavena (Badia) e Benedetto,
arciprete di Badia (Tregnago)100 e di qualche altra sua attivit.
Secondo il necrologio del monastero di San Michele in Campagna,
Bernardo mor il 15 novembre 1135101.
Lautorit imperiale era ormai paralizzata in Italia, sorgevano le
amministrazioni comunali, ma qui abbiamo altre tempeste e per
futili motivi: per un castello, per un pezzo di territorio, per lacqua
di un fiume, una citt guerreggia contro laltra. Verona travolta in
queste lotte. Gi nel 1119 Milano, combattendo contro Como,
riesce a trarre con s in quella lotta Verona. Pi tardi troviamo i
Veronesi in lotta con i Padovani per un asserito deviamento
dellalveo dellAdige, guerra che poi insieme coi Vicentini
continuarono per vari anni contro i Padovani e i Trevisani. La pace
fu conclusa in un convegno di vescovi tenuto a Fontaniva presso
Treviso il 28 marzo 1147. Tra i vescovi convenuti vi era anche il
nostro Tebaldo e il vescovo di Padova san Bellino 102. Le discordie
per continuano e non solo fra citt e citt ma anche fra gli abitanti
di una stessa citt. Verso la met di questo secolo troviamo in
Verona i primi germi dei due partiti: il guelfo e il ghibellino.
Famiglie potenti si ergono le une contro le altre. Dopo lincastellamento del sec. X, sorgono in questi anni nel territorio
veronese nuovi o rinnovati castelli, centri di offesa e di difesa.

100

Latto fu pubblicato da C. CIPOLLA, Le popolazioni dei XIII Comuni


veronesi. Ricerche storiche sullappoggio di nuovi documenti, Venezia 1882
[rist., Giazza(VR) 1978], 14.
101
Annales Veronenses, in MGH, SS 19, ed. Pertz, 2.
102
G. DE BATTISTI, Memorie sulla vita di S. Bellino, Lendinara 1888, 49; A.
TILATTI, Bellino, santo, in Santi e beati della Diocesi di Padova, Padova (1999),
47-65.

68

67. Tebaldo II (1135-57)


Tebaldo II103 resse la Chiesa Veronese in unepoca burrascosa.
Oriundo dalla nobile famiglia de Pegorari de Mercato Novo, era
stato arciprete della Cattedrale e fu eletto vescovo dai canonici e
dalla Congregazione del Clero Intrinseco, che non sappiamo bene
da chi fosse composta, ma che, come si vedr anche in seguito,
aveva molta importanza. Documenti di poco posteriori celebrano
Tebaldo per la sua santit. Egli inaugura il suo episcopato col
mettere le fondamenta della nuova Cattedrale (forse la chiesa di
Santa Maria Matricolare era in gran parte rovinata per il terremoto
del 1117). A lui si deve, ancora arciprete, lerezione del chiostro dei
Canonici104 e il suggestivo cortile romanico nel 1123. La chiesa di
San Fermo Piccolo, detta anche del Crocifisso (ora distrutta) fu
consacrata il 13 marzo 1138 e dovrebbe essere stato lui a
consacrarla. Di certo consacr il 6 aprile 1141 la chiesa di Santa
Croce e Carit, posta fuori della citt, non lungi dal Monte Oliveto
e fu largo di favori alla chiesa stessa e allannesso monastero e
ospedale.
Di carattere pugnace, quando una tesi gli pareva giusta, partiva
in battaglia, pronto per ad accettare un legittimo giudizio
contrario. Nei suoi 22 anni di episcopato si trov spesso avvolto in
liti, specie col Capitolo, per discussi possessi di beni, e cos fu poi
mescolato nella lotta dei partiti capeggiati da potenti famiglie in
contrasto105. Una prima vertenza con il Capitolo per i diritti su un
possesso a Porcile (Belfiore dAdige) venne conclusa l11 aprile
1138 con il riconoscimento dei diritti del Capitolo. Unaltra lunga
contesa ebbe Tebaldo con i canonici di San Giorgio che si tenevano
esenti dalla autorit del vescovo, fondando questo loro diritto nella
famosa costituzione di Ratoldo del 16 settembre 813. Essi si
appellarono a Pellegrino, patriarca di Aquileia, che venuto per
riconsacrare la profanata loro chiesa di San Giorgio (oggi detta di
103

Sul vescovo Tebaldo II Pecorari di Mercato Novo, Tebaldus, Theobaldus,


cfr. PERETTI, Historia, 66; UGHELLI, Italia Sacra, V, 777-97; BIANCOLINI,
Notizie, I, 192-96; GAMS, Series, 806; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 223;
HRMANN, Die Bischfe, 77-80; HC, 222.
104
SIMEONI, Il Comune, 250.
105
Ibid., 251-255.

69

SantElena) il 1 dicembre 1140, riconferm ai canonici questa loro


esenzione. Una lapide la ricorda106. Ebbe contrasti con labate del
monastero di Nonantola, per alcuni diritti sulla chiesa di Nogara.
Fu una difficile controversia, definita dal pontefice Eugenio III che
poi sanc questa composizione con bolla del 18 maggio 1145. In
quella circostanza Tebaldo and dal papa che era a Viterbo e gli
domand di porre la Chiesa Veronese e il suo vescovo sotto la
protezione della Sede Apostolica e cos tutelarne i diritti, sia
spirituali, sia giurisdizionali e materiali sul territorio veronese. Il
pontefice in risposta, eman la celebre bolla Piae postulatio
voluntatis in data 17 maggio dello stesso anno 1145. questo un
documento di grande importanza per la storia della Chiesa
Veronese perch, nominando le localit sulle quali spettavano i
diritti del vescovo, d la toponomastica del territorio veronese in
quellepoca e notizie storiche di molte chiese della diocesi. Tale
bolla riprodotta dallUghelli e pi esattamente dal Biancolini e
riportata da mons. Pighi107.
Il prestigio di Tebaldo era notevole e troviamo per esempio
Corrado di Crescenzio, uno dei consoli di Verona, tenere un placito
il 28 agosto 1136 in domo Theobaldi Veronensis Episcopi. Tebaldo
intervenne pure a un patto stipulato tra limperatore Lotario III e i
Veneziani il 1 ottobre del medesimo anno. Una grave lite ebbe
ancora con i canonici della Cattedrale per il possesso della corte di
Cerea. La vertenza fu assai complicata, perch famiglie potenti
come i Sambonifacio e i Conti tenevano per il vescovo occupando
con la forza Cerea, altri come i Visconti e Tebaldo Muzio per i
canonici. Il papa Eugenio III intervenne e mand il cardinale legato
Guido di Crema che sentenzi su tale vertenza con un placito
tenuto il 2 gennaio 1146 in vescovado, dando ragione ai canonici.
N pot Tebaldo rimanere estraneo alla lotta combattuta dalle citt
lombarde contro Federico Barbarossa e intervenne benefico.
Avendo i Veronesi provocato due funesti incidenti contro il
Barbarossa (che ritornava da Roma dopo la sua incoronazione
avvenuta il 18 giugno 1155), e temendo le sue ire, chiesero al
106
107

Si pu leggerla in BAGATA-PERETTI, Monumenta, 78-80.


Cfr. PIGHI, Cenni, II, 19-25.

70

vescovo Tebaldo di andare insieme con altre autorit a Ratisbona


per placare la collera dellimperatore, che alfine si plac, pur
ponendo delle condizioni108. Tebaldo mor e - dice il Biancolini - in
gran concetto di santit, il 10 maggio 1157.
68. Ognibene (Omnebonum, 1157-85)
Oriundo dalla nobile famiglia Nogarola, Ognibene109 studi
diritto insieme con Rolando (non identificabile con Rolando
Bandinelli, il futuro papa Alessandro III110), sotto il celebre
giureconsulto Graziano, e, dopo il maestro, fu forse il pi celebre
canonista dei suoi tempi. Si hanno di lui notevoli scritti giuridici,
come lAbbreviatio Decreti Gratiani (1156/57). Fu eletto vescovo
dai canonici con voto unanime (concorditer). Il suo episcopato
cadde in unepoca funestata dalle tremende lotte tra le citt italiane
e Federico Barbarossa. Indichiamo solo i fatti principali: Dieta di
Roncaglia (1158), Lega Veronese (1164), Lega Lombarda (1173) e
ad essi non fu estranea Verona e neppure il suo vescovo. Sorge qui
un quesito. Come giudicare latteggiamento di Ognibene verso il
Barbarossa? A qualcuno parve troppo ossequiente e notano la
presenza del vescovo alla Dieta di Roncaglia. E quellandare fino a
Trento nella primavera del 1162 per incontrarsi con Eberardo,
arcivescovo di Salisburgo, che scendeva in Italia per favorire la
causa di Federico, non fu forse troppo? Uno storico afferma che fu
certo per evitare ai veronesi e a s mali maggiori 111. Da questi suoi
gesti non si pu dedurre (cos il Cipolla) che Ognibene parteggiasse
per la causa sveva112. Del resto la causa delle giuste libert dei
Veronesi fu in questepoca sempre sostenuta dai loro vescovi, sia
108

Cfr. OTTONE DI FRISINGA, Gesta Friderici I. Imperatoris, II, 28, in MGH,


SS 20, ed. Pertz, 421-22.
109
Circa il vescovo Ognibene, Omnebene, Omnebonus, Omnibonus,
Omnebonum, Omnibonum Nogaroli/Nogarola, cfr. PERETTI, Historia, 66;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 797-805; BIANCOLINI, Notizie, I, 196-97; GAMS,
Series, 806; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 225-27; HRMANN, Die Bischfe, 813; R. WEIGAND, Omnebonus, in LMA 6 (1993) 1407; HC, 222.
110
R. WEIGAND, Rolandus, in LMA 7 (1995) 962.
111
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 29.
112
CIPOLLA, La storia, 71.

71

nel costituire la societas Veronensis, sia nelladerire e aiutare la


Lega Lombarda. Sul Carroccio di Verona sventolava il vessillo di
San Zeno, benedetto dal vescovo113.
Questione che pure presenta qualche ombra, almeno apparente,
il comportamento di Ognibene nello scisma avvenuto alla morte
di Adriano IV (1 settembre 1159). I cardinali, riunitisi in San
Pietro, elessero il 7 dello stesso mese, con grande maggioranza, il
cardinale Rolando Bandinelli, che prese il nome di Alessandro III;
ma contro di lui, con lappoggio di tre cardinali nellultima
votazione, si scagli il cardinale Ottaviano Monticelli che,
nominatosi papa, prese il nome di Vittore IV. Limperatore si finse
estraneo, ma adun a Pavia i vescovi dellAlta Italia, influendo su
di loro perch si dichiarassero, come si dichiararono, per lantipapa
Vittore. Cera anche Ognibene a questa assemblea scismatica
presieduta dal famoso Pellegrino, patriarca di Aquileia? Mons.
Pighi dimostra di no114; comunque a qualche storico115 parve che
prima Ognibene avesse aderito allo scisma, poi decisamente si sia
avvicinato ad Alessandro III, dal quale anzi ebbe una cordiale
lettera il 17 maggio 1164 da Montpellier ove il pontefice era esule.
Da allora la fedelt e lobbedienza di Ognibene al legittimo
successore di Pietro sicura e continua. Notiamo anche che in
questo secondo periodo Ognibene si estranea il pi possibile dai
grandi rivolgimenti in corso. Il suo nome compare in questi anni
soltanto in documenti di ordinaria amministrazione ecclesiastica.
Prosegue la costruzione della Cattedrale e del nuovo Episcopio e
nel 1172 porta a termine quel massiccio torrione in tufo che tuttora
rimane, costruito da lui probabilmente per difesa, sullesempio
delle grandi famiglie veronesi. Nella scritta che ricorda questa
costruzione si parla anche di un incendio della citt di Verona 116,
forse dovuto alle opposte fazioni che dilaniavano la citt.
Appena aperto il concilio - che vide riuniti a Verona limperatore
e il nuovo papa Lucio III - felice per questa conciliazione, tanto
113

Intorno alle vicende del Carroccio, cfr. SIMEONI, La Basilica di S. Zeno,

79.
114

PIGHI, Cenni, II, 30-1.


BRUGNOLI, Il vescovo Ognibene, 46.
116
DA PERSICO, Descrizione, I, 247 n. 22.
115

72

attesa, Ognibene mor il 22 ottobre 1185. Al suo funerale


intervenne lo stesso pontefice coi cardinali che si trovavano a
Verona. Ne tess lelogio funebre il card. arcivescovo di Milano,
Uberto Crivelli, che poi diverr Urbano III. Con lui scompare dalla
scena del mondo uno dei pi colti e pi preparati uomini del suo
tempo, uno dei migliori vescovi di Verona117.
69. Riprando (1185-88)
A motivo dei torbidi suscitati in Roma dalle fazioni popolari,
Lucio III nel marzo del 1182 dovette fuggire dallUrbe e, dopo
varie tappe, il 22 luglio 1184 giunse a Verona, accolto con grande
gaudio. Il vescovo Ognibene, e cos poi il suo successore Riprando,
mise a disposizione del papa e dei cardinali il suo nuovo palazzo
vescovile e si ritir in alcune case dei canonici. Lucio III lod
altamente i Veronesi e ripeteva spesso: non vidi tantam fidem in
Israel. Tenne a Verona un concilio nel novembre 1184, con
lintervento di molti cardinali e vescovi e dello stesso imperatore
Federico. Scopo del concilio fu la pace fra i governanti e la
condanna di nuove eresie, che sotto diversi nomi di albigesi, catari,
patarini, umiliati, poveri di Lione, ecc., funestavano la Francia
meridionale, la Lombardia e la parte occidentale della diocesi
veronese (Sirmione). Fu immensa loperosit di Lucio III per gli
interessi della Chiesa universale nel tempo del suo esilio a Verona:
basti dire che si ha memoria di oltre 400 bolle, lettere e altri atti da
lui dati da Verona, bench non vi abbia dimorato che un anno e 4
mesi118. Prova di grande affetto di Lucio III per la Chiesa Veronese
fu lelevazione di un canonico della nostra Cattedrale alla dignit
cardinalizia, Adelardo, di cui si parler in seguito. Dopo un
pontificato di soli 4 anni e 3 mesi, ma agitatissimo, Lucio III mor
in Verona il 25 novembre 1185. Fu sepolto in Cattedrale, dove
classiche epigrafi ne segnano la tomba.
Dopo la morte di Lucio III i cardinali, adunati in conclave,
elessero nello stesso giorno della morte a successore il cardinale
Uberto Crivelli che prese il nome di Urbano III. Egli si ferm a
117
118

BRUGNOLI, Il vescovo Ognibene, 54.


Cfr. JAFF, Regesta, 15063-474.

73

Verona parecchi mesi svolgendo intensa attivit; fra laltro cerc di


pacificare le contrastanti famiglie Montecchi e Sambonifacio e
consacr la Cattedrale il 13 settembre 1187. Alla fine di questo
mese, dopo aver ancora una volta benedetto i Veronesi raccolti
nella chiesa di San Pietro in Castello, part da Verona e si rec a
Ferrara dove addolorato per la notizia avuta della caduta di
Gerusalemme in mano di Saladino, ammal e dopo pochi giorni
mor il 19 ottobre di quellanno119.
Come si disse, durante il concilio venne a morte il vescovo
Ognibene e a suo successore fu eletto dai canonici Riprando 120,
arciprete della Cattedrale. La sua nomina fu molto gradita sia al
papa sia allimperatore. Il Barbarossa lo invest di tutto lonore e i
diritti che gli spettavano secondo lantica consuetudine. Riprando
giur fedelt a Federico e a Enrico VI in Milano il 24 gennaio
1186. Lepiscopato di Riprando non dur che 3 anni. Da un
documento pubblicato sul finire del sec. XIX, pare che egli abbia
tentato di recarsi in Oriente per una specie di crociata in
Terrasanta121. Il viaggio, che aveva intrapreso insieme con Gerardo
vescovo di Padova e alcuni Veronesi, fu poco fortunato. Il padrone
della nave li costrinse a scendere su una spiaggia deserta dellisola
di Creta e Riprando dovette tornare a Verona. Troviamo Riprando
nominato in atti del 10 giugno 1188: mor il 23 giugno dello stesso
anno.
70. Adelardo II (1188-1214)
Secondo alcuni nostri scrittori Adelardo oriundo della famiglia
Cattaneo detti anche da Lendinara, terra allora appartenente al
distretto di Verona; secondo altri della famiglia degli Aleardi,
abitanti in Verona. Nacque circa lanno 1122: ordinato sacerdote
dal vescovo Ognibene, fu canonico della Cattedrale e direttore della
119

Per conoscere le attivit di questi due pontefici in Verona, cfr. PIGHI,


Centenario di Lucio III e Urbano III in Verona.
120
Circa il vescovo Riprando, Riprandus, cfr. PERETTI, Historia, 66;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 805-10; BIANCOLINI, Notizie, I, 197-98; GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 84; HC, 222.
121
C. CIPOLLA, Riprando vescovo di Verona e il suo viaggio alla volta di
Terra Santa, in Scritti, II, 649-57.

74

Schola Sacerdotum. I meriti e la stima goduta da Adelardo, che


si era adoperato molto nei preparativi del concilio, attirarono
lattenzione di Lucio III che, nel concistoro tenutosi a Verona il 1
giorno di Quaresima dellanno 1185, lo nomin cardinale di Santa
Romana Chiesa col titolo di San Marcello. In cos alta dignit
Adelardo prese parte al conclave in cui fu eletto Urbano III, che poi
segu rimanendogli accanto fino alla morte (19 ottobre 1187).
Nellanno seguente moriva il nostro vescovo Riprando e
Adelardo122 fu eletto a successore.
Nella primavera del 1189 Adelardo intraprese un viaggio in
Francia e in Inghilterra per animare gli animi alla crociata da
intraprendersi di comune accordo per la liberazione della
Terrasanta. A questo ideale, da lui agitato anche in Verona, non solo
diede la sua parola, ma anche il suo esempio. Nellagosto di
quellanno 1189 Adelardo, pi che sessantenne, con buona schiera
di crociati veronesi, con navi veneziane, salp da Venezia e mosse
verso Tiro, dove lo attendeva Corrado, marchese di Monferrato.
Nella Palestina dimor due anni e con i suoi Veronesi prese parte
allassalto di Accon (ora San Giovanni dAcri). In quellassalto,
che fu nei giorni 3 e 5 maggio del 1190, i Veronesi si distinsero 123;
il vessillo della Croce sventol sulle torri di Accon il 12 luglio
1191. Adelardo ancora in quel mese riconsacr solennemente,
assistito da altri vescovi, le chiese profanate dai Turchi 124; quindi
fece ritorno a Verona.
Una serie di atti episcopali testimoniano lo zelo di Adelardo.
Tenne un sinodo del clero il 3 marzo 1189 dando varie norme ai
sacerdoti125. Consacr la chiesa dei Santi Apostoli (20 marzo 1194)
e suddivise la citt in parrocchie (nel distretto questo era gi stato
fatto nei secoli X e XI). Non si sa quante fossero, n quale nome
122

Sul vescovo e cardinale Adelardo Cataneo o Cattaneo di Lendinara,


Adelardus Cattaneus, cfr. PERETTI, Historia, 66-7; UGHELLI, Italia Sacra, V,
809-21; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 45; ID., Notizie, I, 197-98; ID., Serie, 7; GAMS,
Series, 806; HCMA, I (1960) 522; KEHR, Italia Pontificia, VII/1, 228-29;
HRMANN, Die Bischfe, 85-8; HC, 222.
123
HAIMARUS MONACHUS, De expugnata Accone liber tetrasticus, 7.
124
R. F. ROHRBACHER, Storia della Chiesa, VIII, Torino 1876, 758.
125
PIGHI, Cenni, II, 60.

75

allora avessero. Assegn il fonte battesimale alle chiese lontane


dalla Cattedrale come alla basilica di San Zeno, alla chiesa di San
Giovanni in Valle e altre126. Riguardo ai diritti giurisdizionali su
alcune terre soggette al vescovo, Adelardo dovette adattarsi alle
mutate condizioni politiche. Allautorit che spesso gli imperatori
esercitavano per mezzo dei vescovi era sottentrata quella del
Comune. Cos nel 1201 acconsent a una restrizione della
giurisdizione sulla terra di Bovolone fino allora soggetta quasi
esclusivamente al vescovo, e nel 1207 su quella di Legnago, che
venne sostituita in qualche modo da Monteforte. Nel 1207 cedette
pure al Comune di Verona alcuni diritti sul castello di Montorio 127.
Adelardo fu onorato da parecchie lettere a uffici importanti dal
pontefice Innocenzo III. Con lettera128 in data 13 novembre 1200 il
cardinale Adelardo fu incaricato di ridurre alla resipiscenza i
Trevisani sulla cui citt sia il papa Celestino III sia Innocenzo III
avevano posto linterdetto, perch colpevoli di aver ucciso il
vescovo di Belluno, Gerardo, e usurpato i diritti di quel vescovo e
di altri. Adelardo and con il vescovo di Ferrara e li persuase
allobbedienza.
Dopo aver lavorato per la Chiesa Veronese e per altre, per circa
cinque lustri, forse per let avanzata (oltre 80 anni) Adelardo nel
settembre 1214 rinunci alla sede vescovile129 e si ritir nel
monastero di San Zeno. Durante quel periodo lo si trova ancora
presente a qualche atto pubblico: mor il 18 agosto 1225 allet,
dice unantica pergamena, di 103 anni. Il suo corpo riposa in un
modesto sarcofago posto nel chiostro della basilica di San Zeno.
Una mitra, che si dice sua, interessante sotto laspetto storicoliturgico, pure conservata a San Zeno. Il ricordo di lui avvolto

126

Ibid., 65-6.
Cfr. BIANCOLINI, Notizie, III, 91.
128
INNOCENZO III, Epistolae XXVII. XXXIX, in PL 214, 555-58 (al podest
e al popolo di Treviso). 922-26 (13 nov. 1200). Cfr. D. SAVOIA, Verona e
Innocenzo III (Nuovi documenti sulle chiese veronesi), in SSLS 35 (1985) 81140; 36 (1986) 233-87.
129
PIGHI, Cenni, II, 61.
127

76

da tutte quelle virt che fanno di un principe della Chiesa ottimo e


sapiente130 e la sua memoria in benedizione131.
Ordini religiosi maschili e femminili
Prima di proseguire col successore di Adelardo conviene sostare
su qualche importante motivo religioso di questo periodo. Per
quello che letteratura devota si rimanda a studi specializzati 132,
qui si d uno sguardo ai monasteri. Il pi importante era quello di
San Zeno che nei secoli XI e XII tocc lapogeo della sua
grandezza per la residenza che in esso posero gli imperatori di
Germania, perci ebbe privilegi, giurisdizioni e possedimenti a
Verona, nel distretto e fuori di esso. Questo monastero era anche un
notevole centro di cultura, i monaci e i loro allievi si dedicavano al
lavoro calligrafico133. Per verso la met del sec. XIII qualche abate
fu tuttaltro che edificante, come Giuseppe Della Scala; la
disciplina monastica era rilassata. Pure notevole era il monastero di
Santa Maria in Organo soggetto al patriarca di Aquileia. Anche il
monastero di San Fermo ebbe vaste giurisdizioni ad esso
confermate dal pontefice Anastasio IV con lettera del 9 giugno
1154, e cos quello di San Nazaro fu arricchito di possedimenti
dallimperatore Enrico IV. Poi questi monasteri decaddero; spesso
le ricchezze non accrescevano la spiritualit ed erano motivo di
contrasti.
In questo periodo in cui particolari disordini ed errori gravavano
sulla societ la Provvidenza suscit due santi straordinari, san
130

Cfr. INNOCENZO III, Epistola XXXIX, in PL 214, 924-25 n. 121.


Di lui anonimamente scrisse, in occasione della elevazione a cardinale del
vescovo Luigi di Canossa, il padre [G. GHEDINA], Adelardo II. de Cattanei
cardinale veronese. Cenni biografici, Verona 1877. Cfr. inoltre D. CERVATO,
Adelardo cardinale, vescovo di Verona (1188-1214) e legato pontificio in Terra
Santa (1189-1191), Verona 1991; E. ROSSINI, Il card. Adelardo II (1188-1214) e
il Comune di Verona a Legnago, Roverchiara e Monteforte dAlpone. (Studio
analitico con trascrizione e note di 33 documenti originali) (= SDSL 7), Verona
1991.
132
M. CARRARA, Gli scrittori latini, in VeT, II, 351-420; F. RIVA, Gli scrittori
volgari, ibid., 421-76.
133
M. CARRARA, La biblioteca del monastero di S. Zeno Maggiore di Verona,
in RSCI 6 (1952) 411-26.
131

77

Francesco e san Domenico: lun tutto serafico in ardore, laltro


di cherubica luce uno splendore. San Francesco proteso
principalmente a riformare i costumi, san Domenico a illuminare le
menti. Verona ne sent i benefici influssi. San Francesco venne a
Verona lanno 1220, abit per breve tempo in una casetta fuori
della porta Rofiolana, e fond una casa di frati presso la chiesa di
Santa Maria del Monte a Sommacampagna. Poi pass oltre, sost
in unisola del Garda e vi fond un eremo; quellisola fu chiamata
lIsola dei Frati. Il passaggio per Verona di san Francesco aveva
lasciato grande memoria, perci, dopo soli quattro anni dalla sua
morte, la citt eresse una chiesa (1230) in onore del Santo l
dovera quella casetta da lui abitata. A custode di quella chiesa il
vescovo Jacopo chiam alcuni frati Minori del convento della
Madonna del Monte. Ben presto crebbe il loro numero ed ebbero
bisogno di un convento pi vasto. Nellanno 1257 i frati di san
Francesco ottennero dal pontefice Alessandro IV che venisse loro
ceduto dai monaci Benedettini, ormai pochi, il convento di San
Fermo Maggiore, nel quale entrarono lanno 1261134. Di questi frati
era quel Giacomino da Verona che considerato come uno dei
primi autori di versi in lingua volgare del sec. XIII.
particolarmente noto per due carmi De Jerusalem celesti in 280
versi e De Babilonia civitate infernali in 340 versi. Anche una
lauda a Maria si attribuisce a lui. Per i temi scelti si pu forse
chiamarlo rozzo precursore di Dante135. I padri Predicatori, o
frati Domenicani, furono mandati a Verona dallo stesso fondatore
san Domenico, verso lanno 1220. Cos afferma un loro antico
storiografo. Dapprima si fabbricarono un convento, fuori delle
mura della citt, nel luogo in cui nel sec. XVI fu costruito il
bastione detto Bacola, a mattina dellattuale chiesetta del Terraglio.
Vi costruirono pure una chiesa in onore di Maria Mater Domini,
consacrata, col permesso del vescovo Jacopo, il 21 luglio 1238, da
Ermanno vescovo di Erbipoli, con assistenza di altri tredici
vescovi, quasi tutti tedeschi, venuti a Verona, al seguito
134

BIANCOLINI, Notizie, I, 334.


A. JOSIA, Giacomino da Verona, poeta cristiano del sec. XIII, Napoli 1939;
F. RIVA, Giacomino da Verona, in VeT, II, 449-57; Dante e Verona, Verona 1965.
135

78

dellimperatore Federico II. Crescendo nei Veronesi la stima e la


venerazione per questordine, visti ormai insufficienti quella chiesa
e quel convento, guidati dal vescovo Manfredo Roberti, nellanno
1260, i Veronesi offrirono ai Domenicani un largo spazio di terreno
al centro della citt e qui essi costruirono lammirabile basilica,
impropriamente detta di Santa Anastasia (chiamata cos perch l
preesisteva una chiesetta dedicata alla Santa), ma dedicata al
domenicano san Pietro da Verona e dovrebbe portarne il nome.
Altra fondazione di questepoca quella dei cos detti Canonici
di San Marco, che nel 1211 ottennero dal Comune di Verona un
terreno in Campo Marzo, per fabbricarvi un convento per s e per
alcune religiose del loro ordine136. Dopo questo primo loro
monastero eretto nel 1212, col consenso del vescovo cardinale
Adelardo, ne fabbricarono un altro, presso la chiesa di San
Leonardo, verso lanno 1224, poi altri ancora137. I frati o eremiti
Agostiniani, nei primordi di questo secolo, fondarono un loro
monastero non lungi da Montorio, nel luogo detto Battiorco e l
eressero pure una chiesa dedicata a SantAgostino. In questo
convento nel sec. XIII vissero e morirono i due beati Pellegrino ed
Evangelista, veronesi. Nellanno 1262 questi eremiti Agostiniani
vennero in citt e si fabbricarono un convento pi ampio, presso la
chiesa di SantEufemia, ad essi ceduta dal vescovo Manfredo
Roberti138, chiesa chessi rinnovarono dando cos principio
allattuale. Pure in questo periodo vennero fra noi i frati Umiliati,
dallorigine incerta, ordine di spirito evangelico, da non
confondersi con quel ramo di Umiliati che fin col fondersi con gli
eretici patarini139. Una prima fondazione di Umiliati, con vita
comune, sembra essersi costituita nellanno 1173, presso la chiesa
di Santa Maria della Ghiaia, dove sin dal principio si diedero
allarte della lana140. Questa istituzione degli Umiliati incontr
molto favore presso i Veronesi, lo prova il loro moltiplicarsi: in un
136

BIANCOLINI, Notizie, IV, 654.


PIGHI, Cenni, II, 83-4; LENOTTI, Chiese e conventi scomparsi (a sinistra
dellAdige), 36-8.
138
VENTURI, Compendio, II, 41; U. G. TESSARI, La chiesa di S. Eufemia (=
Le Guide 35), Verona 1956; ZANOLLI GEMI, SantEufemia.
139
L. ZANONI, Gli Umiliati, Milano 1911.
137

79

documento del 1187 sono nominate dodici case di Umiliati, parte in


citt, parte nel territorio foraneo141. Insieme con gli Umiliati si
hanno anche le suore Umiliate, divisi, ma accanto tra loro. Nei
secoli XI e XII fanno capolino anche i cos detti monasteri doppi
sui quali disputarono molto gli eruditi del sec. XVIII 142. Lorigine
storica di questa vicinanza pare sia dovuta alla necessit dei monaci
di avere qualche servizio dalle donne e dallaltro canto le monache
necessitavano necessariamente di qualche servizio dagli uomini.
Poi verano i casi in cui uomini e donne sposati si ritiravano in
convento e allora uno era ricevuto come converso nel monastero
dei monaci e la donna nel monastero delle monache 143. Un tale
sistema per poteva creare dei pericoli per cui fu pi tardi
giustamente abolito dalle leggi canoniche.
Qualche cosa si aggiunger sui monasteri femminili. Uno assai
importante fu quello detto di Sancti Michaelis in Campanea. La
chiesa esisteva gi al principio del sec. IX, data ai canonici dal
vescovo Ratoldo. E cos fu soggetto pure ai canonici il monastero
delle monache Benedettine sorto l accanto, che specie nel sec. XII
acquist vasti possedimenti in diocesi e fuori, a causa delle persone
signorili che vi entravano. Nellanno 1184 ebbe anche lonore della
visita del pontefice Lucio III; nel 1220 la loro chiesa ebbero fonte
battesimale e ius parochiale144. Quasi in contemporanea con i frati
Minori si stabilirono a Verona le suore di Santa Chiara, sotto il
nome di suore Minori o quello di Povere donne di Assisi. Prima di
tutte appariscono le suore Minori, che gi nel 1224 abitavano nella
localit detta in Acquaro tra il monastero della Trinit e
lOspedale dei Santi Jacopo e Lazzaro di Tomba 145. Altra
fondazione delle suore di Santa Chiara in citt fu quella che si pose
140

P. SIMEONI, Memorie storiche riguardanti lantica chiesa e convento della


Giara in Verona, Verona 1848.
141
BIANCOLINI, Notizie, IV, 249.
142
L. A. MURATORI, Dissertazioni sopra le antichit italiane. Diss. LXV, III,
Milano 1751, 374-99.
143
PIGHI, Cenni, II, 69.
144
B. FINETTI, Monografia della chiesa parrocchiale, oratori e campanile di
S. Michele Extra in Verona, Verona 1894.
145
BIANCOLINI, Notizie, IV, 682.

80

in un tratto di terreno, ottenuto dal Comune di Verona, in Campo


Marzo, dando inizio cos, nellanno 1226, a un nuovo monastero,
che fin dallora fu nominato di Santa Maria delle Vergini. A questa
fondazione, che poi crebbe assai, contribu molto il cardinale
Ugolino, vescovo di Ostia, protettore dellordine, amico del nostro
vescovo Iacopo di Breganze, e anche pare vi abbia cooperato
personalmente santAgnese, sorella di santa Chiara, che trasse a s
molte giovani desiderose di penitenza e di preghiera 146. Pochi anni
dopo la fondazione del monastero dei frati Predicatori si fond pure
un monastero di monache dellordine di San Domenico. La nuova
fondazione si fece nel luogo detto dellAcqua traversa di l della
chiesa di San Giorgio, non lungi da quella di Santa Maria Mater
Domini. Un decreto del vescovo Iacopo del 1240 fa conoscere che
questo monastero, di cui fu fondatrice una certa Dolcebona, era in
fervorosa vitalit. Su altre famiglie di monache, come quelle dette
Benedettine di San Cassiano, che pi tardi si dissero monache di
San Silvestro147, e su altre ancora non si indugia oltre, perch di
minore importanza148.
Movimenti di vita evangelica e apostolica ed eresie
Due volte la Chiesa Veronese si era trovata implicata in fazioni
scismatiche: nel tempo della lite dei Tre Capitoli e in quello della
lotta circa le Investiture. Mai in essa, dopo san Zeno, si parl di
eresie, giacch non il caso di tenere in conto alcuno lerrore di
pochi antropomorfiti, contro i quali scrisse Raterio. Di eresie non si
parla nella nostra Chiesa se non alla fine del sec. XII e per tutto il
sec. XIII.
Gli eretici che prevalsero nellAlta Italia, e cos anche nel
territorio veronese, sono i Patareni149. Difficile dire letimologia di
questo nome, che pare venga dalla voce Pataria, che nel dialetto
146

S. M. ARRIGHI, Cenno storico intorno al monastero di S. Maria delle


Vergini in Verona detto Le Maddalene, Verona 1845, 65-7 doc. I, che riprende
BIANCOLINI, Notizie, IV, 682-83.
147
L. PERINI, Istoria delle monache di S. Silvestro, Padova 1720.
148
PIGHI, Cenni, II, 90-1.
149
C. CIPOLLA, Il Patarenismo a Verona nel secolo XIII, in AVen 25 (1883) 143.

81

milanese significa ciarpame, cencio, e perci Patareni starebbe a


significare cenciosi, cenciaioli. I loro errori si collegano a quelli
dei Manichei, di cui sono un ramo. Lucio III, nel concilio di Verona
del 1184, condann, tra gli altri, anche questi patarini. Abbiamo poi
due lettere del papa Innocenzo III al cardinale Adelardo nostro
vescovo, dellanno 1199, dove egli d norme per rimettere questi
eretici abiuranti in seno alla Chiesa. Nella vita di san Pietro da
Verona troviamo i Manichei, della cui eresia erano infetti i parenti
di Pietro e pur lui cercarono inutilmente di attrarre in questi errori.
Lepisodio150 del 1212. In citt gli eretici avevano il loro vescovo
e per nominarne uno, ricorder il vescovo Bonaventura che
prendeva spesso parte ai loro ritrovi, il principale dei quali era
presso la casa degli Zerla, non lungi dalla chiesa di San Nicol.
Nelle riunioni di questi eretici spesso avvenivano delle gravi
turpitudini151. Nel distretto veronese troviamo per la prima volta gli
eretici a Cerea lanno 1203. E Guido, arciprete della Cattedrale, si
reca col per cercare di allontanarli. Altri centri che hanno nuclei di
eretici sono Bagnolo, Desenzano e particolarmente Sirmione, dove
si erano anche fortificati, ed era loro vescovo Lorenzo.
In conformit alle costituzioni emanate da Lucio III e Innocenzo
III e alle prescrizioni date dallimperatore Federico, fu costituito
anche a Verona un Tribunale dellInquisizione, verso la met del
sec. XIII e fu affidato ai frati Minori. Si ha memoria di processi e di
sentenze, mai di sentenze capitali. Al massimo gli eretici venivano
puniti con la confisca dei beni, che in buona parte venivano
devoluti al Comune. Alle prescrizioni ecclesiastiche contro gli
eretici, corrispondevano pure le severe leggi civili inflitte agli
eretici del sec. XIII in quanto minacciavano la tranquillit
dellordine sociale e spezzavano la famiglia. Le leggi, allora, erano
molto crudeli, e nella costituzione di Federico II era intimata pure
la pena di morte, che sembra anche sottintesa negli Statuti di
Verona152, che pure condannavano gli eretici. Non compito di
questo studio, che non ha scopi apologetici, ma storici, giustificare
150

EDERLE, S. Pietro da Verona, 26.


CESARIO DI HEISTERBACH, Liber miraculorum, I, Coloniae 1851, 307.
152
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 102-03.
151

82

il Tribunale dellInquisizione. Chi volesse approfondire il quesito,


pu leggere qualcuno dei numerosi studi su questo tema153.
Nella repressione delleresia fatta in Verona si verificarono due
fatti deplorevoli, che ebbero allora poca risonanza e riscossero il
consenso, il che rivela la mentalit del tempo. Vi furono due
esecuzioni di eretici. Luna avvenne nel 1233 ed riferita
solamente dal cronista veronese Paride da Cerea (1200 ca-1270)
nella sua cronaca detta Annales Parisii. Egli racconta che nei giorni
21, 22, 23 luglio del 1233, furono bruciati in Verona sessanta
eretici, uomini e donne, appartenenti alle famiglie pi cospicue
della citt; per sentenza di Giovanni da Schio, frate domenicano,
signore di Verona (1233-36 ca). Il fatto veramente enorme e fa
meraviglia che solo Paride da Cerea lo riferisca, nessun altro
scrittore coevo ne parla. Anche ammessa la verit del fatto, non si
pu attribuirlo che esclusivamente a fra Giovanni, il quale agiva
per conto proprio come duca e rettore di Verona, non al vescovo
che neppur si nomina, n allUfficio dellInquisizione Pontificia,
che forse non era ancora istituito in Verona e che comunque era
stato affidato ai frati Minori154. Laltra ancora pi grave e dolorosa
esecuzione fu quella dellanno 1278. Il cronista veronese De
Romano155 riferisce che un gruppo di centosessantasei eretici
furono catturati in Sirmione nel novembre del 1276, e nella
spedizione vi era anche il vescovo di Verona, fra Temidio. Condotti
in citt, de voluntate et beneplacito domini Mastini furono chiusi in
prigione. Ucciso Mastino (26 ottobre 1277) e succedutogli il
fratello Alberto, avvenne il gravissimo fatto, che questi eretici,
furono, in Arena, bruciati il 13 febbraio del 1278. Mons. Pighi
dimostra la non responsabilit da parte dellautorit ecclesiastica 156.
In ogni caso, se i risvolti politici in tali vicende furono forse
preponderanti rispetto alle preoccupazioni di ordine religiose, si
pu cogliere in ci un approccio negativo della Chiesa Veronese nei
confronti dei movimenti eterodossi del tempo. Grazie a Dio la
153

Cfr. E. VACANDARD, LInquisition. tude historique et critique sur le


pouvoir coercitif de lglise, Paris 1907.
154
Antiche cronache veronesi, I, 39.
155
Annales Veronenses de Romano, in Antiche cronache veronesi, I, 419.
156
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 104-10.

83

Chiesa oggi giunta a tale delicatezza da sopprimere nelle


preghiere liturgiche le espressioni eretici e scismatici perch
nessuna parola suoni offensiva per gli altri e si possa pregare
tutti insieme.
I Santi e il loro culto. Il Periodo delle Fazioni
Questepoca, che fu segnata da cos tristi episodi allietata da
numerosi santi veronesi. Il pi insigne san Pietro Martire. Nacque
a Verona nel 1206 e qui pass la sua adolescenza; poi, per
completare gli studi, si port a Bologna presso quella Universit.
L incontr san Domenico ed entr nel suo Ordine. Divenne un
predicatore eccezionale e fu anche inquisitore. Ucciso dagli eretici,
lungo la via fra Milano e Como, nel 1252, fu sepolto a Milano nella
basilica di SantEustorgio: lo copre una magnifica arca di
Balduccio da Pisa. Uomo di fama universale, per la impellente voce
dei suoi numerosi miracoli, fu dichiarato santo da papa Innocenzo
IV, a meno di un anno dalla sua morte 157, il che eccezionale nella
storia della Chiesa sempre tanto lenta nel concedere lonore degli
altari ai suoi figli gloriosi. Verona gli eresse la basilica
impropriamente detta di Santa Anastasia, una chiesa vicino a Santo
Stefano, dove abitava fanciullo, e altre altrove. Un decreto
comunale del 27 gennaio 1428 ordinava una annuale processione a
Santa Anastasia per onorare il Santo, eletto patrono della citt.
Del sec. XIII sono pure i beati Evangelista e Pellegrino che,
entrati nel monastero degli Agostiniani presso Montorio, l
maturarono la loro santit158. Altro santo, a cui Verona ha la gloria
di aver dato i natali, Facio che esercit in Verona larte
dellorefice, ma verso lanno 1226, perseguitato da alcuni potenti di
parte imperiale e ghibellini, si rifugi a Cremona e l, dopo varie
vicende, mor il 18 gennaio 1278159 lasciando incancellabile il
157

Cfr. EDERLE, S. Pietro da Verona, 75.


Nel Breviario, fino al 1961, questi Beati erano ricordati il 20 marzo e vi
erano di loro diffusi cenni biografici. Con la riforma del Breviario se ne faceva la
sola commemorazione il 27 luglio. La nuova Liturgia delle Ore, entrata in vigore
nel 1981, ne prevede la sola memoria nella chiesa di SantEufemia.
159
Vita di S. Facio veronese, orefice, Verona 1736; G. M. VARANINI, Facio,
in DBI 44 (1994) 110-12.
158

84

ricordo della sua santa vita. Fu pure veronese e domenicano il beato


Bonaventura, compagno, consigliere e confessore dello stesso san
Domenico. Ricorderemo anche san Rodobaldo della famiglia
Cipolla, che poi divenne vescovo a Pavia e l mor il 12 ottobre
1254. Di qualche altra figura, come la beata Giacoma da Verona 160,
il beato Giordano di Sassonia, domenicano, che fu a lungo a
Verona, lagostiniano beato Albertino da Verona, si d solo il nome;
notizie pi diffuse si possono cogliere nei cenni storici di mons.
Pighi che hanno anche una notevole bibliografia161.
Il periodo, in cui ci si sta inoltrando, noto, per antonomasia,
come quello delle Fazioni. Fiaccata nellItalia superiore la
prepotenza degli imperatori, merc la battaglia di Legnano e la
pace di Costanza, nessunaltra autorit era sottentrata con efficacia.
vero che Verona si era eretta in Comune e aveva i suoi podest, i
suoi consoli, i suoi rettori162, ma la loro autorit era tutta umana,
basata sulla prepotenza di qualche famiglia, o al pi sulla
concessione dei cittadini. Era aperta la via a discordie cittadine, a
lotte interne, a partiti: queste fazioni dilaniarono la nostra Verona
dalla fine del sec. XII fin verso la met del sec. XIII. Lanno 1193 il
papa Celestino III mand il cardinale Fidanzio con la missione di
pacificare gli animi: nella festa dellAssunzione tenne un discorso a
questo scopo nella Cattedrale veronese alla presenza del cardinale
Adelardo, dellarcivescovo di Ravenna, di molti vescovi, consoli e
capi delle famiglie principali; ci nonostante le discordie durarono
per ancora mezzo secolo. Le discordie principalmente erano
determinate da due partiti: il Guelfo o popolare capitanato, per
accennare a qualche nome, dalle famiglie dEste e Sambonifacio; il
Ghibellino capeggiato dai Monticoli e dai Quattroventi e poi da
Ezzelino da Romano. Queste lotte nuocevano anche alla causa della
religione mettendo la discordia tra i fedeli e spesso anche nel clero
e talvolta in un medesimo monastero 163. Loperosit dei vescovi era
160

Cfr. A. PIGHI, Una beata veronese non conosciuta. La B. Giacoma da


Verona, in BEV 1 (1914) 166-68; P. BILLANOVICH, Il Pozzo dei Martiri in S.
Giustina di Padova, in Italia Medieoevale e Umanistica 38 (1995) 1-20.
161
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 92-6. Cfr. SEGALA, Catalogus, passim.
162
Cfr. SIMEONI, Il Comune, 266-97.

85

perci inceppata, pur restando la Chiesa Veronese allinfuori e al di


sopra delle fazioni.
71. Norandino (1214-24)
Quando il cardinale Adelardo si ritir nel monastero di San
Zeno, a vescovo di Verona fu eletto il 13 ottobre 1214
Norandino164, della nobile famiglia dei Sordi, canonico della
Cattedrale. Lattivit di costui nota per una serie di atti di cui
rimane memoria. Con atto del 1 settembre 1215 conferm al
monastero dei Santi Vito e Pietro di Calavena linvestitura di alcuni
beni fatta dal vescovo Riprando; altri poi ne aggiunse con atto del 4
aprile 1223. Con atto del 4 febbraio 1220 concesse alla chiesa delle
monache Benedettine di San Michele il fonte battesimale. Dopo
lunghe liti per i diritti del vescovo acconsent a un accordo col
Comune di Verona che li pregiudicava non poco 165. Si conoscono
quattro lettere dirette a Norandino dal pontefice Onorio III;
nellultima, del 9 febbraio 1224, il papa raccomanda, specialmente
ai prelati e ai chierici, di sovvenire il vescovo per le spese da esso
incontrate nel sostenere i gravi bisogni del monastero di San
Zeno166. Durante il suo episcopato, il 4 giugno 1221 il card.
Ugolino di Ostia fu a Verona per la Crociata 167. un po
controversa la data della morte di Norandino (22 settembre 1224);
quella che sta scolpita sulla parete della Cattedrale dice che
Norandino morto il 21 settembre 1224.

163

Cfr. B. FINETTI, Lantico monastero delle Benedettine a S. Michele in


Campagna. Memorie, Mantova 1904, 20.
164
Sul vescovo Norandino Sordi, Norandinus, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V,
822-36; BIANCOLINI, Notizie, I, 200; ID., Serie, 7-9; GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 89-91; HCMA I (1960) 522.
165
G. TRECCA, Legnago fino al secolo XX, Verona 1900, 31-4.
166
Cfr. BIANCOLINI, Serie, 85-6 doc. X.
167
Cfr. G. MICCOLI, La storia religiosa, in Storia dItalia, a cura di R.
Romano - C. Vivanti, II/1, Torino 1977, 712.

86

72. Alberto (1224-25)


Qualche storico come il Panvinio e lUghelli pone un Adelardo
III168, di certo confuso, come nota il Biancolini169, col cardinale
Adelardo II, ancora vivente, che ha firmato un atto con la data 21
settembre 1224. Successore di Norandino fu il vescovo Alberto,
arciprete dei canonici, eletto nellottobre 1224 e rimosso dal papa il
1 marzo 1225170. Forse, per tale motivo, lAnnuario della Dicesi
non lo elenca. Vescovo per pochi mesi, una iscrizione incisa in
cattedrale ricorda che il 1 marzo del 1225 Alberto, vescovo di
Verona, fu deposto dal papa Onorio III che lo sostitu con Iacopo di
Breganze. Alberto mor la domenica 6 aprile 1231, come
ricordato da unaltra iscrizione incisa nella cattedrale.
73. Iacopo di Breganze (1225-52)
Eletto dal papa Onorio III il 1 marzo 1225, Iacopo di Breganze,
celebrato dal Panvinio come vir innocentia et erga Christianam
Rempublicam studio clarus171. Lepiscopato di Iacopo fu inaugurato
con una scoperta preziosa: il corpo di san Teodoro, rinvenuto
nellaprire una sepoltura in Cattedrale il 5 maggio 1225172. In
seguito il suo episcopato risent di tempi molto burrascosi a motivo
delle lotte politiche. Dapprima parvero prevalere i Guelfi, massime
dopo la restaurazione della Lega Lombarda a San Zeno in Mozzo
(6 marzo 1226), ma presto presero il sopravvento i Ghibellini con
Ezzelino da Romano che santAntonio, venuto a Verona (1230),
invano tent di ridurre a pi miti consigli. Si aggiunga che spesso
risiedeva a Verona Federico II scomunicato da Gregorio IX e la
168

Cfr. PANVINIO, Antiquitatum, 172; UGHELLI, Italia Sacra, V, 836-38.


Cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 200.
170
Su Alberto, Albertus, vescovo eletto e rimosso, cfr. BIANCOLINI, Serie,
135; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 91; HCMA I (1960) 522;
SEGALA, Il nome, 10.
171
Su Iacopo di Breganze, Iacopo da Braganza, Iacobus de Bragantia, Cfr.
PANVINIO, Antiquitatum, 192. Per lo stesso vescovo Iacopo di Breganze, cfr.
PERETTI, Historia, 68; UGHELLI, Italia Sacra, V, 838-39; BIANCOLINI, Notizie, I,
200-01; VII, 80; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 92-4; HCMA I
(1960) 522.
172
Cfr. BAGATA-PERETTI, Monumenta, 11.
169

87

citt stessa fu pi volte soggetta allinterdetto. Lepiscopato di


Iacopo fu abbastanza lungo, per non si hanno molte memorie dei
suoi atti, lopera sua deve essere stata molto inceppata. In ogni caso
risaputo che Iacopo favor le nuove istituzioni religiose.
Appoggi lo stabilirsi delle suore Minori di Santa Chiara presso la
chiesa di Santa Maria delle Vergini in Campo Marzo (1234) 173;
approv la regola dei Canonici di San Leonardo (1230) e alle
monache di San Domenico allAcqua Traversa concesse privilegi
(1245). Un suo decreto riguarda lerezione della chiesa di Santa
Lucia (nel Borgo Ognissanti), dato da Mantova il 19 gennaio 1252;
tale documento da dedurre che egli si sia riparato col per sfuggire
alle ire di Ezzelino. Pare sia morto in esilio a Brescia nel 1254,
relegatovi da Ezzelino.
Ricordiamo un altro fatto importante: la dieta imperiale tenutasi
a Verona nel 1245. Allorch il pontefice Innocenzo IV indisse un
concilio generale a Lione anche per accordarsi con i vescovi sulle
misure energiche da adottarsi contro Federico, questi tent opporre
a quel concilio una dieta di principi e vescovi da tenersi in Verona.
Egli venne a Verona il 2 giugno col suo segretario Pier delle Vigne
e molte personalit. Che cosa si sia deciso in quella dieta i Veronesi
non lo seppero mai; si hanno due atti con molte sottoscrizioni ma
assai oscuri e incerti174. Del vescovo Iacopo sappiamo che nel suo
palazzo alloggi limperatore di Costantinopoli, mentre Federico II
stette nel monastero di San Giorgio o, secondo una Cronachetta
Capitolare, in quello di San Zeno. Questa venuta di Federico II in
Verona lasci molta impressione. Fu incisa in memoria una lapide
sulla facciata della chiesa di Santo Stefano, dove fra laltro detto
che limperatore condusse con s un elefante175. Federico part da
Verona il 10 luglio dello stesso anno.
Dopo Iacopo, parecchi storici pongono Manfredo della Scala,
che lAnnuario della Diocesi non elenca176. Fu egli legittimo?
173

Cfr. G. SANDRI, Scaligere Francescane in S. Maria delle Vergini di


Campomarzo a Verona, in Scritti, 133-54.
174
Monumenta Boica 28/2, 354-55.
175
PIGHI, Cenni, II, 79.
176
Sul vescovo Manfredo Della Scala, Manfredus Scaliger, cfr. PERETTI,
Historia, 68; UGHELLI, Italia Sacra, V, 839-41; BIANCOLINI, Notizie, 201; Id.,

88

Secondo alcuni egli fu intruso per opera di Ezzelino che avrebbe


tentato di sostituirlo a Iacopo di Breganze, vivente in esilio a
Mantova o a Brescia. Secondo altri era avversato da Ezzelino che
gi temeva la nascente potenza dei Della Scala. Si pu pensare che
Ezzelino da principio avr favorito Manfredo, poi lo avr temuto e
odiato: la barbara uccisione di Federico e Bonifacio Scaligero fatta
da Ezzelino nel 1257 dice quanto egli era avverso ai Della Scala.
Comunque sia, del vescovo Manfredo il cui episcopato sarebbe
durato tre anni (1252-55), essendo morto nel 1255, nessun atto
noto177.
74. Gerardo Cossadoca (1255-59)
Da una bolla firmata in Anagni il 4 agosto 1255 appare che il
papa ha nominato vescovo di Verona Gerardo Cossadoca suo
cappellano178, al quale parevano propensi i guelfi conti di
Sambonifacio. Nello stesso giorno il papa scrisse due lettere, una ai
canonici e una ai fedeli di Verona, raccomandando che il nuovo
vescovo venisse accolto e gli mostrassero obbedienza tamquam
Patri et Pastori animarum vestrarum179. Si penserebbe che dopo le
raccomandazioni del papa, i canonici, il clero e il popolo
accettassero volentieri il loro vescovo: ma a Verona tutto poteva
Ezzelino e perci poco vi pot risiedere Gerardo, forse anzi non vi
venne mai come vescovo. Per questa opposizione di Ezzelino,
Gerardo si port a Roma e vi stette per qualche anno. Per
disposizione del papa ebbe la facolt di ritenere tutti i benefici
Serie, 10; GAMS, Series, 806, che lo dice intruso; HRMANN, Die Bischfe, 95;
HCMA, I (1960) 522 n. 3, che riprende il Gams.
177
Come pensano alcuni storici, alla morte di Manfredo, i canonici avrebbero
eletto un altro Della Scala cio Guido. Questa elezione fu certo illegittima e nulla
perch il pontefice Alessandro IV (1254-61) fece ai canonici di Verona la precisa
proibizione ne ad electionem futuri Episcopi procederent. BIANCOLINI, Serie, 945 doc. XVIII. Si tratta dello stesso Guido della Scala vescovo dal 1268-73, come
si vedr poco pi avanti?
178
Intorno al vescovo Gerardo Cossadoca o Cossadocha, Gerardus
Cossadocca, cfr. PERETTI, Historia, 68; UGHELLI, Italia Sacra, V, 841-42;
BIANCOLINI, Notizie, I, 202; ID., Serie, 10-1; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 95; HCMA, I (1960) 522 e n. 4.
179
PIGHI, Cenni, II, 112.

89

percepiti al momento della sua promozione a Verona. Da Roma,


Gerardo segu la crociata che il papa aveva spedito contro Ezzelino
sotto la direzione di Filippo arcivescovo di Ravenna suo legato: ma
nella battaglia combattuta sotto Brescia il 30 agosto 1258 i crociati
furono sconfitti, Gerardo fu preso insieme col legato, tradotto a
Verona e chiuso in alcuni sotterranei della casa degli Zerli in Corte
Alta. Alcuni scrittori nostri dicono che egli pot uscire di prigione
dopo la morte di Ezzelino (1 ottobre 1259), ricordata dal
Chronicon Placentinum180. Durante lepiscopato di Gerardo i frati
Minori furono messi in possesso del monastero benedettino di San
Fermo per opera del vescovo di Treviso al quale, essendo Gerardo
in prigione, Alessandro IV aveva affidato lincarico con lettera del
9 luglio 1259181. Per finch fu vivo Ezzelino loro protettore, i
Benedettini non obbedirono, solo nel 1261 cedettero e si ritirarono
presso la chiesa di San Fermo Minore.
75. Manfredo Roberti (1260-68)
Manfredo Roberti182, nativo di Reggio, canonico di Padova, fu
nominato vescovo di Verona da Alessandro IV con bolla del 15
gennaio 1260. La morte di Ezzelino, mentre segn linizio della
potenza degli Scaligeri, giov pure alle pretese di Manfredi (125866), figlio spurio di Federico II, per il quale propendevano i
Ghibellini veronesi e lo stesso Mastino della Scala. Perci il
vescovo Manfredo dovette quasi sempre tenersi lontano da Verona.
In una lettera scritta da Viterbo (in data 2 giugno 1262), al dilecto
sibi magistro de la Corra vicario suo si dice ancora Episcopus
electus183: in essa gli raccomandava di provvedere un conveniente
monastero agli Agostiniani di SantEufemia. I torbidi politici
avevano turbato la vita ecclesiastica e parecchie chiese erano prive
di sacerdoti e di chierici. I Veronesi allora ricorsero al papa
Alessandro IV e questi raccomand a Manfredo di provvedere alle
180

JAHANNIS DE MUSSIS Chronicon Placentinum, in RIS 16, 469D-E.


BIANCOLINI, Notizie, I, 335-36.
182
Sul vescovo Mandredo Roberti, Manfredus, cfr. PERETTI, Historia, 68;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 842-43; BIANCOLINI, Notizie, I, 202; ID., Serie, 11;
GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 96-8; HCMA, I (1960) 522 e n. 5.
183
Ibid., II, 505.
181

90

chiese vacanti, ma egli poco o nulla pot fare perch assente. Di qui
nuove istanze dei Veronesi a Urbano IV (1261-64), successore di
Alessandro e questi, con lettera del 30 maggio 1262, commise la
cosa al ministro provinciale dei Minori della Marca Trevigiana, al
priore dei Domenicani e a Iacopo, canonico della Cattedrale di
Verona184. Urbano IV nel 1262 istitu il vescovo Manfredo rettore
del Patrimonio e nel 1263 del ducato di Spoleto e della marca
Anconitana.
In tale ufficio egli difese energicamente i diritti della Chiesa
contro le armi di Manfredi, che riusc a tenere lontano da Macerata.
Poco dopo, vinto, fu chiuso in prigione, dove stette fino alla morte
di Manfredi (26 febbraio 1266). Il papa Urbano IV aveva tentato
invano, sia scrivendo a Manfredi che a Giacomo re dAragona, di
liberarlo. Non sappiamo se dopo la morte di Manfredi il nostro
vescovo sia tornato a Verona; se egli venne vi stette ben poco. Una
lettera di Clemente IV (10 giugno 1268) diretta a Manfredo lo
chiama ancora vescovo electo Veronensi: forse non fu mai
consacrato vescovo n mai dimor a Verona. Mor a Reggio, sua
patria, il 3 dicembre 1268. Per alcuni anni fu suo vicario a Verona
Matteo vescovo di Cluzi che nel 1264 consacr laltare di San
Teodoro nella Cattedrale. Da alcuni codici della Capitolare
parrebbe che in questepoca sia stata introdotta nella nostra
Cattedrale la festa del Corpus Domini185.
76. Aleardino di Capo di Ponte (1268)
Nella serie dei vescovi si hanno nuove incertezze dopo la morte
di Manfredo Roberti. Gi Urbano IV, con decreto dato da Orvieto
l8 settembre 1264 e pubblicato per mezzo del vescovo di Padova,
aveva riservato alla Sede Apostolica lelezione del vescovo di
Verona, nel caso che Manfredo morisse in prigione o rinunciasse
alla sede: forse perch il Capitolo si piegava troppo facilmente alle
pretese dei Ghibellini. Non sappiamo se Urbano o il suo successore
Clemente IV abbia revocato questa riserva, comunque dopo
Manfredo, dai documenti compariscono due vescovi
184
185

Cfr. PIGHI, Cenni, II, 114.


Cfr. SPAGNOLO, La processione del Corpus Domini in Verona.

91

contemporaneamente, dei quali difficile dire quale fosse il


legittimo186: Aleardino di Capo di Ponte e Guido della Scala.
Aleardo o Aleardino a Capite Pontis187 probabilmente era guelfo,
e fu eletto per favorire i Guelfi irritati dal ghibellinismo di Mastino
della Scala. Egli rimase solo eletto.
77. Guido della Scala (1268-73)
Guido della Scala188, figlio di Iacobino e fratello di Mastino I,
chierico della chiesa di San Tomio dal 1248 al 1265, viene attestato
come arciprete della Congregazione del Clero Intrinseco nel 1262.
Nel 1265 documentato come canonico del Capitolo e nel 1269
detto vescovo eletto. Venne eletto per volont di Mastino I e dei
canonici. Il competitore Aleardino di Capo di Monte dovette ben
presto rifugiarsi nel suo castello in Modio, poi a Mantova, di l il
29 gennaio 1270 diede un rescritto a favore degli Agostiniani di
SantEufemia, segnandosi Episcopus electus. Di questi due vescovi
o pseudovescovi, nullaltro si sa, tranne che il Capitolo fu
condannato a pagare una somma ad Aleardino e sotto questa
condizione ottenne lannullamento delle censure del legato
pontificio189. Lelezione di Guido anticipata allanno precedente
dagli Annales De Romano. Ancora come vescovo eletto appare per
lultima volta il 3 novembre 1273. Secondo Wolfgang Hagemann
egli mor entro la fine di quello stesso anno, senza aver ricevuto la
consacrazione episcopale190.

186

Cfr. BIANCOLINI, Serie, 26; CIPOLLA, La storia, 126.


Sul vescovo solo eletto Aleardino di capo di ponte, Aleardinus, cfr.
BIANCOLINI, Dei vescovi, 47; ID., Serie, 11; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 99; HCMA, I (1960) 522 n. 6.
188
Intorno a Guido della Scala, cfr. PERETTI, Historia, 68; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 843; BIANCOLINI, Dei vescovi, 47; ID., Notizie, I, 203; ID., Serie, 11-2;
GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 99; HCMA, I (1960) 522; G. M.
VARANINI, Della Scala, Guido, in DBI 37 (1989) 438-39.
189
PIGHI, Cenni, II, 115.
190
Ibid., 117 c).
187

92

78. Temidio (1275-77)


Dopo Aleardo e Guido si chiarisce la legittimit del vescovo
Temidio Spongati191, francescano, e dei suoi successori. Poco
sappiamo del suo episcopato durato meno di un triennio. Un codice
antico presso la chiesa di SantEufemia ricorda nel 7 agosto 1275 la
posa della prima pietra della chiesa per mandato di Guglielmo,
vescovo di Ferrara e legato della Sede Apostolica. In quel tempo,
dice il codice, Temidio era vescovo eletto di Verona ma non ancora
consacrato192. Prese possesso della sede il 12 agosto 1276.
Sappiamo che egli prese parte nel 1276 alla spedizione di Sirmione
contro gli eretici. Il Panvinio lo dice vir pius, eloquens atque in
exponendis sacris litteris exercitatus193. Mor il 7 settembre 1277.
Si aggiungano alcune notizie che agitavano Verona nei primordi
dellepoca scaligera. Il 28 ottobre 1277 fu ucciso a tradimento
Mastino della Scala sul luogo detto pi tardi Volto Barbaro 194. Fu
subito eletto capitano del popolo suo fratello Alberto che si pu
dire il primo signore di Verona. Egli si prese premura di conciliarsi
gli animi del popolo, generalmente guelfo, col rimettere Verona in
pace con la Santa Sede. I Veronesi mandarono dal papa Paolo da
Reggio, ma il papa non lo pot ricevere, e con lettera del 18 agosto
1278 deleg labate di SantAndrea di Mantova, il custode dei
Minori di Verona e fra Filippo inquisitore ad assolvere i Veronesi
della citt e del distretto: impose per al podest, al capitano, ai
consiglieri e al Comune che si obbligassero con giuramento di non
aderire ad alcun imperatore o re o principe o ad altra persona che
impugnasse i diritti della Chiesa195.
191

Sul vescovo Temidio, Temidius, Timedeus, cfr. PERETTI, Historia, 68-9;


UGHELLI, Italia Sacra, V, 843-44; BIANCOLINI, Dei vescovi, 48; ID., Notizie, I,
204; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 100; HCMA, I (1960) 522 e n.
7.
192
UGHELLI, Italia Sacra, V, 844.
193
PANVINIO, Antiquitatum, 201.
194
Questo vicolo che si apre in piazza dei Signori, ebbe lappellativo di Volto
Barbaro dal capitano Zaccaria Barbaro, che vi fece eseguire alcuni ornati nel
1476. Perci nessuna relazione del nome con lassassinio di Mastino. Cfr. P.
BRUGNOLI, Barbaro (volto), in ID., Le strade di Verona, 102-05.
195
CARLI, Istoria, IV, 72.

93

79. Bartolomeo I della Scala (1277-90)


Alla morte di Temidio, il 27 novembre 1277 fu eletto vescovo
Bartolomeo della Scala196 che da alcuni detto figlio di Mastino e
benedettino di San Zeno, dal De Romano detto dellordine degli
Umiliati197. La sua consacrazione episcopale fu ritardata forse per le
trattative dei Veronesi col pontefice, e si comp la domenica 8
gennaio 1279 per delega del patriarca di Aquileia Raimondo Dalla
Torre (1273-99) al vescovo di Accon (Tolemaide) e con lassistenza
dei vescovi di Eraclea e di Atene. Ricorderemo qualche suo atto. Il
13 marzo 1284 nomina Bonincontro arciprete della Cattedrale e
alcuni canonici con lelenco delle chiese e dei monasteri sui quali
avrebbero avuto giurisdizione. Questo atto si conserva
nellArchivio dei Canonici. Un altro documento attesta di aver egli
consacrato il cimitero della chiesa di SantEufemia. Dal pontefice
Onorio IV (1285-87) ottenne, con lettera del 20 ottobre 1286, che
Giuseppe Della Scala tenesse il priorato di San Giorgio in Braida
nonostante il difetto di natali 198. Bartolomeo mor l8 novembre
1290.
80. Pietro I Della Scala (1291-95)
Pietro I Della Scala199, vescovo di Verona, eletto il 22 gennaio
1291 e consacrato il 25 febbraio successivo, ripetutamente detto
in documenti pubblicati dallHagemann de Pergamo, cio di
Bergamo, dove nacque tra 1200/01, mentre nessun documento lo fa
appartenere agli Scaligeri di Verona. LUghelli lo dice vir spectatae
integritatis, atque doctrinae200. Fu tra i primi domenicani che lo
196
Per il vescovo Bartolomeo della Scala, Bartholomaeus, cfr. PERETTI,
Historia, 69; UGHELLI, Italia Sacra, V, 844-47; BIANCOLINI, Dei vescovi, 48; ID.,
Notizie, I, 204; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 100-01; HCMA, I
(1960) 522 e n. 8; .
197
Annales Veronenses de Romano, in Antiche cronache veronesi, I, 420.
198
Figlio illegittimo di Alberto della Scala.
199
Intorno al vescovo domenicano Pietro della Scala di Bergamo, Petrus
Scaliger, cfr. PERETTI, Historia, 69; UGHELLI, Italia Sacra, V, 847-55;
BIANCOLINI, Notizie, I, 205; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 101;
HCMA, I (1960) 522 e n. 9; S. VECCHIO, Della Scala, Pietro, in DBI 37 (1989)
459-61.
200
UGHELLI, Italia Sacra, V, 847.

94

stesso san Domenico a Bologna accolse nel suo ordine. Da Alberto


della Scala ottenne che venissero restituiti i beni che Cansignorio
aveva usurpato. Coi consigli e con sovvenzioni aiut i Domenicani
per la costruzione del loro convento presso la chiesa di
SantAnastasia. Il Panvinio dice del vescovo Pietro che cum esset
vir doctissimus multa ingenii sui monumenta reliquit201. Le opere
principali di lui sono: Principium in sacra scriptura, Postilla super
Mattheum, Sermo Petri de Scala ad clerum202. Mor il 12 settembre
1295 e fu sepolto nella chiesa di SantAnastasia. Alla sua morte,
con lo stesso comune accordo del Capitolo e del clero con cui fu
eletto Pietro, il 18 settembre 1295 fu eletto il veronese Tebaldo
Fabri, educato presso gli agostiniani di SantEufemia e dal 1294
abate del monastero di San Fermo, ma linteressato rinunci.
81. Bonincontro (1295-98)
Bonincontro203, figlio del fisico veronese Baldassare e arciprete
del Capitolo dal 1273, fu uomo dotto nelle scienze morali e ancor
pi nelle ecclesiastiche come attesta liscrizione posta sul suo
sepolcro204. Appena eletto vescovo il 13 dicembre 1295 e
consacrato il 15 gennaio 1296, attese con molto ardore alla cultura
del clero e alla estirpazione degli abusi che si erano creati durante
le vicende politiche del secolo precedente. Alcuni dei sermoni da
lui tenuti al popolo veronese rimangono scritti in codici della
Biblioteca Capitolare. Fu vescovo per soli tre anni neppure interi e
restano di lui pochi decreti: si ricorda quello del 21 agosto 1297 col
quale univa le monache di San Cassiano di Mezzane a quelle di
SantAntonio al Corso. Mor, come recita la sua lapide funeraria, il
19 giugno del 1298 e fu sepolto nella Cattedrale poco discosto dalla
porta maggiore a destra di chi entra. Attualmente la sua lapide
collocata furori della Cattedrale allingresso laterale dalla parte di
201

Cit. da FEDERICI, Elogi, III, App., 10.


Cfr. Th. KAEPPELI, Scriptores Ordinis Praedicatorum Medii Aevi, III: I S,
Romae 1980, 259-260.
203
Sul vescovo Bonincontro, Bonincontrus, cfr. PERETTI, Historia, 69;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 855-57; BIANCOLINI, Notizie, I, 206; GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 102; HCMA, I (1960) 522.
204
PIGHI, Cenni, II, 122.
202

95

San Giovanni in Fonte. Nel suo testamento del 5 giugno 1298


lasci pingui legati a favore dei vescovi di Verona, dellospedale
della Santissima Trinit e di altri monasteri205.

205

Pubblicato in VERCI, Storia della Marca, VII, 24-48 e in VARANINI, La


Chiesa Veronese nella prima et scaligera, 119-38.

EPOCA RINASCIMENTALE E PRIMO MODERNA

I Vescovi dellEpoca Rinascimentale e Primo Moderna.


Dal 1300 al 1630
La Chiesa veronese in Epoca Rinascimentale e Primo Moderna
La parabola dellautonomia della Chiesa locale nella scelta del
proprio vescovo si concluse agli inizi dellepoca rinascimentale
quando, in corrispondenza con laccentramento pontificio
avignonese, anche a Verona, per i torbidi elettorali e lassassinio di
Bartolomeo II Della Scala, lelezione del vescovo fu avocata
direttamente alla Santa Sede. In seguito, con la dedizione della citt
alla Repubblica Veneta, anche i vescovi per la quasi totalit
provennero dalla Dominante, attiva peraltro nel condurre una
politica ecclesiastica che non fosse la fotocopia di quella romana.
Comunque, il vescovo pi significativo del periodo fu il Giberti, un
vescovo non veneziano, che con la sua azione pastorale e le sue
Costituzioni determin landamento della vicenda episcopale ed
ecclesiale veronese per un lungo periodo.
Figure significative di vescovi prima e dopo il Giberti, definito il
tipo ideale di vescovo della riforma cattolica in tempo moderno,
furono i vescovi Ermolao Barbaro nel Quattrocento e Agostino
Valier, che incarn dalla fine del Tridentino allInterdetto sui
territori della Repubblica Veneta la figura del nuovo vescovo uscita
dal concilio: asceta, caritatevole verso i poveri, severo nel
promuovere la disciplina ecclesiastica, soprattutto dedito alla cura
delle anime, colto e saggio.
82. Tebaldo III (1298-1331)
Tebaldo III206, figlio di Adriano Fabri, fu emulo di Bonincontro
nella scienza, nella santit e nello zelo per il bene della Chiesa
Veronese. Eletto dal clero dopo la morte di Pietro Scaligero, aveva
rinunciato alla sede vescovile ma questa seconda volta cedette alle
insistenze del clero di Verona207, e resse la diocesi per trentaquattro
anni. Seguendo le orme del predecessore si studi di condurre il
206

Sul vescovo Tebaldo III Fabri, Theobaldus, cfr. PERETTI, Historia, 69-70;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 857-66; BIANCOLINI, Notizie, I, 206-07; GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 103; HCMA, I (1960) 522-23.

clero alla dovuta disciplina e provvide allistruzione e alla riforma


di costumi dei fedeli con visite iterate alle varie chiese e con
frequenti sermoni. Alla parola aggiungeva gli esempi delle sue
preclare virt, di cui aveva dato gi prova nel convento degli
Agostiniani dove era stato educato, e fra i monaci Benedettini di
San Fermo Minore che lavevano scelto per loro abate. Tutti gli
storici fanno di lui grandi elogi; il Panvinio lo dice pietatis et
omnium virtutum specimen208. Nelle cronache degli Agostiniani
viene onorato del titolo di beato, non nel calendario diocesano. Si
hanno di lui parecchie Costituzioni per la riforma del clero che poi
furono pubblicate con alcune modificazioni e aggiunte da Pietro II
Scaligero nel 1376. Di esse si giov Adamo Fumano nel concilio di
Trento209.
Della sua attivit episcopale citeremo qualche atto. Il 25
dicembre 1302 consacr la chiesa di Santa Maria della Giara, il 22
maggio 1316 quella di San Tommaso di Canterbury (diversa
dallattuale). Sotto di lui fu iniziata la chiesa di Santa Maria della
Scala e si ebbe la prima fondazione dei frati Serviti in Verona, in
ci aiutato dalla generosit di Cane della Scala. Il 22 febbraio 1319
pose la prima pietra della chiesa di Santa Maria della Misericordia
che era vicina allospedale di San Giacomo di Tomba 210. Trasfer
con grande solennit e con lintervento dello stesso Cangrande e di
parecchi principi e vescovi i corpi dei due santi eremiti Benigno e
Caro nella chiesa di Malcesine211. Per sua indicazione fu eretto ad
opera di Simeone orefice un ospedale presso la chiesa di
SantAlessio212.
Lo zelo per il bene spirituale della diocesi non imped a Tebaldo
di dare saggio della sua prudenza negli affari politici. Nel 1309
207

Cos diceva una scritta nel chiostro di SantEufemia sullelezione di


Tebaldo: ARDENTI POPULI VOTO EREPTUS, PLAUDENTE VERONA,
GAUDENTE ECCLESIA.
208
PANVINIO, Antiquitatum, 204.
209
PIGHI, Cenni, II, 142.
210
BIANCOLINI, Notizie, III, 167-71.
211
BAGATA-PERETTI, Monumenta, 18.
212
G. TOMMASI, Storia dello Spedale dei SS. Alessio, Barnaba e Concordia,
Verona 1774.

intervenne a una dieta tenuta a Bologna da Arnaldo Pelagrua,


legato di Clemente V per le vertenze di Ferrara. Nel 1311
intervenne alla coronazione di Enrico di Lussemburgo fatta nella
chiesa di SanAmbrogio dallarcivescovo di Milano nella festa
dellEpifania. Fu sempre in ottime relazioni con i Della Scala, tanto
che Alberto, nel suo testamento del 1301, nomin Tebaldo quale
primo commissario per lesecuzione delle sue disposizioni; forse
per questo Cangrande, di cui era fedele consigliere nelle cose
familiari e politiche, fu tanto generoso verso istituzioni religiose,
chiese e ospedali. Tebaldo mor novantenne il 17 novembre 1331 e
fu sepolto nella Cattedrale.
In piena et scaligera
Il periodo dellepiscopato di Tebaldo, pacificate le fazioni e
ristabilita la concordia, fu un periodo rigoglioso e sereno per
Verona sotto ogni aspetto. Il fervore religioso viene attestato dalle
numerose chiese erette in quegli anni. Accanto a parecchie di esse
vi erano Compagnie di disciplinati che praticavano severe
penitenze. Anche del culto alla Madonna si hanno belle
testimonianze in questo periodo213 n mancarono modelli di vita
veramente pia. Santa Toscana nata verso la fine del sec. XIII in
Zevio e venuta in citt dopo lanno 1314 abit in una casetta sul
poggio del colle detto di San Zeno in Monte, di dove si recava
spesso a visitare i poveri e gli infermi ricoverati nellospizio dei
Gerosolimitani presso la chiesa del Santo Sepolcro. Mor
santamente214 il 14 luglio 1344. I cronisti veronesi narrano inoltre
di un beato Enrico de Bolciano eremita che potrebbe esser nato a
Verona e certamente mor215 presso Verona lanno 1350.
Sotto laspetto culturale era pure distinta Verona, anzi
preminente nellItalia Settentrionale, per cui presentava tutte le
premesse per avere una Universit come poi ufficialmente ebbe con
213

PIGHI, Cenni, II, 144-45.


A. VESENTINI, Santa Toscana. Brevi cenni sulla vita, Chieti 1940; Verona

214
2

1966.
215

BAGATA-PERETTI, Monumenta, 23; A. PIGHI, Del beato Enrico, cittadino


veronese, in Verona Fedele (23 agosto 1891); S. TONOLLI, Enrico, in BS 4
(1964) 1235-36.

bolla del papa Benedetto XII firmata ad Avignone in data I ottobre


1339. Della cultura del clero veronese abbiamo una prova indiretta
nel fatto che Dante (1320) tenne la disputa sulla celebre Quaestio
de aqua et terra in sacello gloriose Helene coram universo clero
Veronensi216. Tra gli studiosi figura specialmente Giovanni
Mansionario, oriundo della famiglia de Matociis. Fu sacerdote e
forse canonico della Cattedrale e mor il 26 febbraio 1337. Egli
autore dellopera inedita esistente nella Capitolare Historiae
imperiales e delle opere Gesta RR. Pontificum e Vetus
Testamentum, perdute217. Una lunga lista di scrittori veronesi data
dal nostro Venturi218. Fra gli storiografi emergono Guglielmo da
Pastrengo di cui il Liber de viris illustribus e il maestro
Marzagaia la cui opera De modernis gestis con altre minori fu
pubblicata da Carlo Cipolla (1854-1916). Quanto alle opere darte
basti accennare alle Arche Scaligere. Uno scrittore tedesco notava
che Verona in quellepoca era il centro pittorico dellItalia
superiore.
Le condizioni economiche poi sono quanto mai floride e non per
circostanze effimere, ma per la laboriosit dei cittadini, per i loro
commerci che erano basi finanziarie dalle quali i due pi grandi
Scaligeri, Cangrande e Mastino II, traggono i mezzi sia per le loro
conquiste territoriali, sia per circondarsi di uno sfarzo e di un lusso
per cui la corte scaligera emerge e si prodiga in feste e talora anche
in generoso mecenatismo politico e letterario di cui pur Dante e
Uguccione della Faggiuola godettero e che anche il Boccaccio
ricorda219.
83. Nicol (1331-36)
Il pontefice Giovanni XXII da Avignone, ove risiedeva, avoc a
s e alla Sede Apostolica la nomina dei vescovi della provincia di
216

Alcuni dubitarono sullautenticit della Quaestio e dellesposizione di essa


nella chiesa di SantElena, ma recenti studi hanno tolto ogni incertezza.
217
C. CIPOLLA, Attorno a Giovanni Mansionario e Guglielmo da Pastrengo,
in Miscellanea Ceriani, Milano 1910, 704-88.
218
Cfr. VENTURI, Compendio, II, 61-7.
219
Cfr. VECCHIATO, La nomina, 55-71; G. P. MARCHI, Istituzioni scolastiche
pubbliche, in Gli Scaligeri 1277-1387, 515-17.

Aquileia: avocazione decretata per un biennio e che fu poi una o


pi volte rinnovata per certis et rationalibus causis. Non
improbabile che una di queste cause, e forse la principale, fosse
latteggiamento di Cangrande verso la Santa Sede. Egli gi aveva
giurato fedelt a Federico dAustria (16 marzo 1317), in seguito, a
intervalli, si mostr devoto a Ludovico il Bavaro; forse anche il
ricordo dellingerenza dei Della Scala nelle elezioni di vescovi
nella II met del secolo precedente pu aver influito sulla decisione
del papa. Per lavocazione stabilita, il pontefice nomin vescovo
Nicol220, di origine milanese, abate benedettino del monastero di
Villanova nella diocesi di Vicenza. Eletto il 27 novembre 1331, con
bolla del 10 febbraio 1332 il papa gli notific la nomina e nello
stesso tempo scrisse al Capitolo, al clero, ai fedeli della citt e della
diocesi, ai vassalli del vescovado e al patriarca di Aquileia dandone
notizia. Nicol, che lUghelli dice di vita tanto modesta e afferma
che non si poteva desiderare un pastore pi solerte e pio, tenne la
sede di Verona per circa cinque anni. Pare che essendo in
condizioni disastrose il palazzo vescovile, abbia trasportato
temporaneamente la sua residenza sul colle presso la chiesa di
Santa Maria di Nazareth. Abbiamo degli atti suoi, come i
documenti del 6 dicembre 1332 e del 15 dicembre dello stesso anno
per il monastero di Santa Croce221. Pi avanti testimoniato da
documenti del 10 marzo 1333, con cui accetta la rinuncia di fra
Bonaventura al priorato dellospedale di San Daniele, documento
che datato in episcopali curia de Nazareth, e ancora un
documento del 1335, proveniente, questultimo, dallarchivio del
monastero di San Silvestro222. Nel 1336 Nicol di concerto con
Ognibene, arciprete della Congregazione del Clero Intrinseco e coi
rettori delle chiese, riform la ripartizione delle parrocchie,

220

Sul vescovo Nicol, Nicolaus, cfr. PERETTI, Historia, 70; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 866; BIANCOLINI, Notizie, I, 207; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 104; HCMA, I (1960) 523 e n. 10.
221
Cfr. BIANCOLINI, Notizie, VII, 137-43.
222
Cfr. BIANCOLINI, Notizie, III, 119 e IV, 574-75, per San Daniele; VI, 74-8,
per San Silvestro.

fissandone il numero di 52, come da rotolo del notaio Pegoraro dei


Guidotti223 in data 4 luglio 1336. Mor nello stesso 1336.
84. Bartolomeo II Della Scala (1336-38)
Appena morto Nicol, il Capitolo elesse vescovo il benedettino
Bartolomeo Della Scala224, dal 1321 abate di San Zeno. Forse alla
morte di papa Giovanni XXII erano cessati i bienni di riserva
pontificia, quindi lelezione fu legittima. Bartolomeo II, che aveva
avuto gi dispensa dalla irregolarit dei natali225 per la sua nomina
ad abate, fu confermato vescovo il 20 settembre 1336 in choro
ecclesiae S. Zenonis. Lelezione fu confermata dal patriarca
Bertrando di Aquileia, che mand Biagio, vescovo di Vicenza, a
investire leletto. A questa elezione non fu certo estranea
lingerenza di Mastino II, cugino di Bartolomeo.
Il 12 maggio 1337 il papa Benedetto XII lo incaric di
trasmettere al nipote del cardinale diacono Napoleone di
SantAdriano, Giovanni, canonicato e prebende della chiesa di Seo
de Urgel in Catalogna. Il 12 marzo 1338 i cugini del vescovo
Bartolomeo II, cio i fratelli Alberto II e Mastino II della Scala, gli
confermarono tutte le immunit e i diritti che i suoi predecessori
avevano ottenuto dagli imperatori e dai papi. Di pi, di lui e del suo
breve episcopato, niente sappiamo, se non che fu accusato a
Mastino da Azzo di Correggio, vicario di Verona, di segrete
corrispondenze con Venezia e i Fiorentini, per introdurre le loro
armate in Verona. I Correggeschi odiavano il nuovo vescovo perch
avrebbero voluto porre a quel posto un loro congiunto. Mastino,
pieno di sospetti e circondato dai nemici della Lega Veneto223

Cfr. BIANCOLINI, Notizie, IV, 553-57.


Essendo noti di qui in poi in maniera costante nomi e cognomi di tutti i
vescovi veronesi, non se ne daranno i nomi latini, come finora s fatto. Per
Bartolomeo della Scala, cfr. PERETTI, Historia, 70; UGHELLI, Italia Sacra, V,
867-75; BIANCOLINI, Notizie, I, 207-09; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 104-06; HCMA, I (1960) 523; A. MENNITI IPPOLITO, Della Scala,
Bartolomeo, in DBI 37 (1989) 385-86.
225
Era figlio di Giuseppe Della Scala abate di San Zeno (1292-1313), fratello
di Cangrande e di Alboino. Cfr. VERCI, Storia della Marca, VII, 77-86. Ne dubita
G. DA RE, Notizia su Giuseppe della Scala, Verona 1905, 9. Questo Giuseppe
abate quello sferzato da Dante (Purg. XVIII, 124-27).
224

Fiorentina, credette facilmente e mosso dallira, accompagnato da


Azzo di Correggio e dal cugino Alboino uccise di sua mano il
vescovo sulla soglia del palazzo vescovile la sera del 27 agosto
1338 in vigilia beati Augustini doctoris... juxta januam Episcopatus
circa hora complectorii226.
Il fatto suscit orrore e il pontefice, che era Benedetto XII,
scomunic lautore e i complici della morte di Bartolomeo. Il
Capitolo, sotto linfluenza degli Scaligeri, senza curarsi dellostilit
del papa, procedette il 1 settembre 1338, dopo soli cinque giorni
dallassassinio di Bartolomeo II, alla nomina di un nuovo vescovo
nella persona del frate Pietro Spelta, pavese, dellordine degli
Umiliati e preposto di Santa Maria della Giara. Benedetto XII
allora lanci linterdetto su tutta la diocesi. Il papa si lagnava non
solo per la costante fedelt alla parte ghibellina, che del resto
serviva ai Della Scala per la loro politica di conquista e di
sottomissione regionale, ma anche del continuo ed esercitato
diritto collativo dei benefici ecclesiastici, trascurando la potest
primaziale pontificia227. Il nuovo eletto non accett la nomina,
anche perch Benedetto XII aveva scritto in data 24 settembre al
patriarca di Aquileia, di aver avocato a s la nomina del vescovo di
Verona, e allora i canonici provvidero alla elezione di un vicario
capitolare. Dapprima tenne la carica Guglielmo della pieve di
Porto, indi Federico da Imola. Alla direzione amministrativa della
diocesi fu posto Martino, arciprete della chiesa di Santo Stefano.
Terminata intanto la guerra con gravi perdite per lo Stato
Scaligero, raggiunto un onorevole accordo con Venezia, Mastino
pens anche di ottenere il perdono dal papa. Fu mandata ad
Avignone una ambasceria composta da Azzo di Correggio,
Bonaventura da Pontepietra e dal celebre Guglielmo Arimondi di
Pastrengo, lamico del Petrarca, il quale pure si interess per questa
riconciliazione, ch il Petrarca amava Verona, spesso
soggiornandovi. Il papa non concesse subito la chiesta assoluzione,
ma dopo un anno, con lettera da Avignone in data 27 settembre
1339, impose una manifestazione pubblica di penitenza per
226
227

VERCI, Storia della Marca, VII, 77.


VECCHIATO, La nomina, 58.

luccisione di Bartolomeo, e incaric il vescovo di Mantova di


recarsi personalmente a Verona per ribenedire il principe e la
provincia, ed essere testimonio delle eseguite opere di penitenza 228.
Dopo le cerimonie di riabilitazione conclusesi in Cattedrale, i due
fratelli Scaligeri Alberto e Mastino furono creati vicari di Santa
Chiesa vacante Imperio in Verona, Parma e Vicenza. Pochi giorni
dopo il papa con altra bolla, forse per dare rilievo alla riacquistata
autorit degli Scaligeri e per maggiormente conciliarsi gli animi dei
Veronesi, confermava i privilegi universitari a Verona (1 ottobre
1339) in utroque Jure et Artibus et Medicina229. Diciamo
confermava, perch, specie gli studi giuridici, avevano gi avuto in
Verona cattedre tenute da insigni maestri.
85. Matteo Ribaldi (1343-48)
Respinta dal papa Benedetto XII la scelta di Pietro Spelta,
prelato della casa di Santa Maria della Giara in Verona, che era
stato eletto dal Capitolo, secondo qualche storico il papa nel 1338
deve aver elevato a vescovo di Verona un certo Tebaldo, che mor il
1 dicembre 1341 e fu sepolto in Santa Maria Antica 230. LAnnuario
della Diocesi, il Gams e La Hierarchia Catholica Medii Aevi danno
invece la diocesi veronese vacante dal 1338 al 1343, anno in cui
Clemente VI, con bolla del 27 giugno 1343, trasfer al vescovado di
Verona Matteo De Ribaldis231, originario di Monza, gi vescovo di
Pavia e residente presso la Corte Pontificia ad Avignone. Mand
invece a Pavia Pietro Spelta (1343-56). Il nuovo vescovo Pietro
non si affrett a venire a Verona. Si ha un suo atto del 15 luglio di
quellanno e un altro nel successivo 1344 dove egli da Avignone
delegava ad agire i suoi tre vicari: fra Tiberio dellordine degli
Umiliati della Giara, Guglielmo della pieve di Porto, e Valentino
228

PIGHI, Cenni, II, 137 elenca le varie opere prescritte come processione
penitenziale dalla porta della citt alla Cattedrale, vestire 24 poveri, ecc.
229
VECCHIATO, La nomina, 60.
230
Cfr. PANVINIO, Antiquitatum, 172. 210; PERETTI, Historia, 71; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 875; BIANCOLINI, Notizie, I, 209; HRMANN, Die Bischfe, 106.
231
Sul vescovo Matteo Ribaldi, cfr. PERETTI, Historia, 71; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 875-78; BIANCOLINI, Notizie, I, 209-10; HRMANN, Die Bischfe, 107;
Gams, Series, 806; HCMA, I (1960) 523.

della diocesi di Milano. Il vescovo infatti aveva disposto una tassa


generale o colletta che andava sotto il nome di servitia communia,
riguardante tutti i feudi ecclesiastici e tutte le persone ecclesiastiche
della diocesi veronese; contro questa per fecero ricorso i canonici
veronesi e il canonico Gambino, vicario e delegato del patriarca
Bernardo di Aquileia, decise a loro favore. Anche il trasporto del
corpo di santa Toscana dalla pubblica via dove Ella volle per umilt
essere sepolta, alla chiesa del Santo Sepolcro, avvenne per ordine
del vescovo Matteo, ma egli non era presente nel luglio, o il 29
settembre, del 1344. Sembra che Matteo da Avignone sia venuto a
Verona alla fine del 1344. Dagli atti del suo episcopato poco o nulla
si sa. Mor il 1 maggio 1348 per contagio. Infieriva al tempo la
Peste Nera, che provoc la morte di un quarto della popolazione
europea.
86. Pietro de Pino (1348-49)
A Matteo successe per ordine del pontefice, Pietro de Pino 232.
Proveniente da distinta famiglia di Benevento, baccalaureo in
ambedue i diritti, dal 24 giugno 1342 canonico di San Pietro di
Ardres nella diocesi di Trouane (nelle Fiandre); dopo essere stato
vescovo di Forl, dal 13 maggio 1348 era vescovo di Viterbo. Di l
fu trasferito a Verona il 15 luglio 1348. Rimase vescovo di Verona
poco pi di un anno, fino al 27 luglio 1349, quando fu promosso al
vescovado di Perigord nellAquitania e il 18 o 19 novembre 1350
allarcivescovado di Benevento. Mor nel 1360. Forse non fu mai a
Verona.

232

Circa il vescovo Pietro de Pino, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 878;


BIANCOLINI, Notizie, I, 210; ID., Dei Vescovi, 50; GAMS, Series, 806; HRMANN,
Die Bischfe, 107-08; HCMA, I (1960) 523.

87. Giovanni di Naso (1349-50)


Brevissimo fu pure lepiscopato di Giovanni di Naso 233. Nato in
una nobile famiglia di Gallarate nella diocesi di Milano,
domenicano e vescovo di Melfi, di l fu trasferito a Verona il 27
luglio 1349. Si dice fosse celebre per santit e dottrina. Del suo
regime episcopale resta un atto del 19 gennaio 1350, col quale
decret lunione del monastero benedettino di Santa Maria in
Campo Marzio, povero e demoralizzato, con quello delle suore di
Santa Chiara in Santa Maria delle Vergini234. Dopo un anno che era
a Verona, il 13 ottobre 1350 fu trasferito a Bologna. Mor il 3
agosto 1361.
88. Pietro II Della Scala (1350-87)
Pietro II Della Scala235 era figlio naturale di Mastino II e,
giovanissimo, chierico e canonico della Cattedrale. Fu nominato
vescovo di Verona dal papa Clemente VI il 13 ottobre 1350. Questa
nomina fu dovuta in gran parte allo Scaligero, che era allora in
buona relazione con la Corte di Avignone e, ambizioso di dominare
tutta lItalia, aveva visto il suo dominio diminuire e cercava
appoggi. Dellepiscopato di Pietro II, che dur quasi trentotto anni,
restano parecchi atti. L8 febbraio 1351 conferm tutti i privilegi
del capitolo cattedrale e lo dichiar esente dalla propria
giurisdizione, come aveva gi fatto il suo predecessore Bartolomeo
II. Alla fine del 1355 sottoscrisse per labate di San Nazaro e Celso.
Inoltre, dai fratelli Cane e Paolo Della Scala ottenne il 21 giugno
1360 la conferma dei beni vescovili. Ma il principale dei suoi atti
233
Per il vescovo Giovanni di Naso, cfr. PERETTI, Historia, 71; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 878-79; BIANCOLINI, Notizie, I, 211; ID., Dei Vescovi, 50; GAMS,
Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 108-09; HCMA, I (1960) 523; A. VASINA,
Chiesa e comunit dei fedeli nella diocesi di Bologna dal XII al XV secolo, in
Storia della Chiesa di Bologna, a cura di P. Prodi - L. Paolini, I, Bologna, 1997,
160-61.
234
BIANCOLINI, Notizie, VII, 93-103.
235
Intorno al vescovo Pietro II della Scala, cfr. Cfr. PERETTI, Historia, 72;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 879-86; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 50-1; ID., Notizie, I,
211-13; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 109-10; HCMA, I (1960)
523 e n. [12]; S. A. BIANCHI, Pietro della Scala (1350-1387), in Il Veneto nel
Medioevo. Le signorie trecentesche, 332-33.

la pubblicazione nel 1376 delle Costituzioni di Tebaldo III con


alcune aggiunte conforme alle condizioni dei tempi236. Altro atto
importante fu la nomina di Ottonello Pasti, monaco benedettino di
San Fermo Minore, ad abate di San Zeno (1362-87), che l8 agosto
1362 appariva come parroco di San Procolo. Il decreto fu redatto
secondo le norme canoniche, e in esso si afferm il diritto del
vescovo di Verona sulla basilica e sul monastero di San Zeno. Al
nuovo abate diede la solenne benedizione fra Giovanni, vescovo di
Costanza e suffraganeo di Pietro, il 13 novembre 1362, con
pomposa funzione celebrata nella basilica di San Zeno. Non ostante
i riconoscimenti dei privilegi canonicali fatti nei primi anni del suo
episcopato, a causa della giurisdizione vescovile, ebbe lotte
gravissime coi canonici, alle quali il vescovo pose fine con un
concordato lungo e minuzioso, del 19 maggio 1376, che fu
confermato dal patriarca Marcualdo di Aquileia (1365-81) il 2
gennaio 1377. In esso confermava e ampliava i privilegi pretesi dal
Capitolo237. Unopera bella ideata ed eseguita dal vescovo Pietro, fu
lerezione di una chiesa cum cimiteriolo nel campo detto Aprile
fuori della porta Santo Spirito (detta pi tardi di San Massimo)
dove si giustiziavano i rei condannati a morte, e ci allo scopo che
ivi nel giorno del supplizio si celebrasse una messa per lanima del
giustiziato e il suo cadavere fosse sepolto in un cimitero benedetto.
A tutti coloro che con offerte concorrevano a questopera santa, il
vescovo concesse varie indulgenze con atto del 26 gennaio 1384. I
giustiziati erano assistiti dai disciplinati della chiesa di Santa Maria
della Neve, detti perci della Giustizia238. Quella cappella fu
distrutta nella spianata generale dellanno 1518. Il vescovo Pietro
fu assai favorevole verso i Domenicani, al cui ordine forse aveva
appartenuto nella giovinezza. Contribu molto alla fabbrica della
chiesa di San Giorgio, accanto a quella di SantAnastasia. Di lui si
hanno numerosi altri atti239. Sembra che il vescovo Pietro fosse
spesso assente da Verona, lasciandovi i suoi vicari vescovi
236

PIGHI, Cenni, II, 151.


UGHELLI, Italia Sacra, V, 885-96.
238
BIANCOLINI, Notizie, III, 206.
239
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 151-53.
237

suffraganei, che devono essere almeno due: Marco, vescovo di


Santa Maria Salvanese, che figura in atti degli anni 1351-58, e fra
Giovanni, carmelitano, vescovo di Costanza, che figura in atti
dallanno 1357 allanno 1368.
Intanto il prestigio della famiglia Della Scala andava declinando.
Gi ancora negli ultimi anni di Mastino, varie citt si erano sottratte
al suo dominio, ed egli avvilito mor nel 1351. Restava al potere il
fratello di lui Alberto, che costitu signori di Verona i tre figlioli di
Mastino II: Cangrande II (uno scrittore coevo lo dice canis
rabidus), Paolo Alboino e Cansignorio, spesso tra di loro avversi.
Cansignorio fece uccidere Cangrande sulla riva dellAdige presso
SantEufemia il 14 dicembre 1359 e fece rinchiudere nella Rocca di
Peschiera Alboino dove fin forse ammazzato 240. Nel 1375 moriva
anche Cansignorio a soli 36 anni, lasciando due figli naturali
giovanissimi: Bartolomeo e Antonio. La stella dei Della Scala stava
tramontando, e tramont quando Giangaleazzo Visconti (13751402), sotto il pretesto di vendicare Bartolomeo ucciso, come si
diceva, dal fratello Antonio, venne a Verona e se ne fece signore
nellottobre 1387, mentre Antonio esule, dopo aver ramingato da
un luogo allaltro moriva miseramente a Tredozio in provincia di
Forl nellagosto dellanno seguente. Uno scrittore veronese del
sec. XIV, Marzagaia, riconosce nei delitti familiari una delle cause
principali della rovina della dinastia Scaligera. Direbbe il Carducci:
Non crescon arbusti a quellaure / o dan frutto di cenere e tosco.
La caduta degli Scaligeri naturalmente fu fatale anche per il
vescovo Pietro, il quale sulla fine del 1387, o sul principio del 1388
dovette fuggire da Verona. Buon per lui che pot avere il vescovado
di Lodi. Urbano VI (1378-89) in un breve dell8 maggio 1388 lo
dice Vescovo Laudensis tunc Veronensis. Stette a Lodi tutto il
1389, poi dovette fuggire anche di l, pare per calunnie sparse
contro di lui. Si ritir a Mantova, dove mor lanno 1393.

240

Antiche Cronache Veronesi, I, 399-411.

89. Adelardo III (1387-88)


Partito il vescovo Scaligero, nel 1387 subentr per breve tempo,
un vescovo di nome Adelardo241 o Aleardo, come dice il
Panvinio242. Secondo il Cenci, citato dal Pighi, egli mor nel marzo
del 1388. Di lui non si hanno notizie particolari e non figura nella
serie dei vescovi data dallAnnuario della Diocesi; ricordato per
da qualche storico, oltre quelli soprannominati, anche dal Gams e
dallEubel, nei loro cataloghi continuamente citati.
90. Iacopo Rossi (1388-1406)
Le mutazioni politiche ebbero le loro conseguenze anche nella
vita ecclesiastica, e ci che pi impressiona vedere come ogni
signoria pretese e riusc a inserirsi nella nomina dei vescovi.
Giangaleazzo Visconti di Milano, giunto al potere in Verona, si
adoper a tuttuomo perch fosse vescovo di Verona il suo
familiare e amico Iacopo Rossi243, precedentemente suo consigliere,
della casata comitale di San Secondo di Parma, figlio del marchese
Beltramo, che venne nominato vescovo il 21 aprile 1388 e tenne la
sede di Verona per circa 18 anni, cio per tutto il tempo della
signoria viscontea a Verona. Questo vescovo fu assai spesso
assente, sia perch egli molto si occupava degli interessi dei
Visconti, sia perch vedeva come i Veronesi, che rimpiangevano i
Della Scala, avessero in odio la dominazione viscontea; perci
anche la sua posizione era vacillante. Erano suoi vicari, in Verona,
Bartolomeo di Vicenza, Ambrogio vescovo di Concordia,
Benvenuto vescovo di Masina. Il 18 ottobre Jacopo affid al
Visconti tutti i feudi e i diritti che i suoi predecessori avevano
concesso alla dinastia scaligera. Da parte sua Gian Galeazzo il 5
settembre 1392 conferm su preghiera di Jacopo immunit ed
esenzioni di alcuni beni del vescovo di Verona, come gi i Della
Scala avevano fatto in precedenza.
241

Per il vescovo Adelardo III, cfr. GAMS, Series, 806; PIGHI, Cenni, II, 153;
HRMANN, Die Bischfe, 110; HCMA, I (1960) 523.
242
Cfr. PANVINIO, Antiquitatum, 173.
243
Sul vescovo Iacopo Rossi, cfr. PERETTI, Historia, 72; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 896-906; BIANCOLINI, Dei Vescovi, 51; ID., Notizie, I, 214; GAMS,
Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 110-11; HCMA, I (1960) 523.

Cessata fra sussulti bellici nel 1403 la dominazione dei Visconti,


era seguita brevemente quella dei Carrara di Padova244. I Veronesi
preferirono a questi i Veneziani che fecero ingresso solenne dalla
porta del Vescovo il 23 giugno 1405. Poich il consiglio di Venezia
diffidava del vescovo Jacopo, questi su richiesta del doge Michele
Steno il 2 settembre 1406 fu trasferito dal papa Innocenzo VII alla
sede di Luni nella Liguria e di l il 6 marzo 1415 allarcivescovado
di Napoli. Mor nel 1418. I nuovi signori fecero s che a vescovo di
Verona fosse nominato un patrizio veneto.
91. Angelo Barbarigo (1406-08)
Patrizio venero, nipote di Angelo Correr, che fu poi eletto
pontefice col nome di Gregorio XII, Angelo Barbarigo 245, dalla
sede vescovile di Kisamos a Creta, fu trasferito a quella di Verona
il 21 settembre 1406 e tenne la sede per circa due anni. Secondo un
nostro storiografo egli port insieme col nome anche costumi
angelici. Fornito di bont singolare, port pace fra gli ecclesiastici,
cosicch in breve si riposero in ordine le cose della Chiesa. Fu
breve per lepiscopato del Barbarigo, perch, creato cardinale il
19 settembre 1408 col titolo cardinale prete dei Santi Marcellino e
Pietro (volgarmente detto Veronensis), rinunci al vescovado di
Verona, rimanendo come amministratore per intervento di Gregorio
XII (1408). Era il tempo del Grande Scisma dOccidente, nel quale
prima due e poi tre papi si contendevano la legittimit. Angelo
segu lo zio nei tempi burrascosi del concilio di Pisa (marzo-giugno
1409) e del sinodo di Aquileia (giugno-settembre 1409). Privato
dellamministrazione della diocesi veronese (29 novembre 1409), il
Barbarigo rest al seguito dello zio Gregorio XII e partecip al
concilio di Costanza (1414-18), nel quale Gregorio XII rinunci al
pontificato (4 luglio 1515). Angelo Barbarigo ritorn in Italia col
nuovo papa eletto l11 novembre 1417, Martino V, mor per in
viaggio a Ginevra il 16 agosto 1418.
244

CIPOLLA, La storia, 197-205.


Circa il vescovo e card. Angelo Barbarigo, cfr. PERETTI, Historia, 73;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 906-07; BIANCOLINI, Notizie, I, 215; GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 112; HCMA, I (1960) 523; G. GUALDO,
Barbarigo, Angelo, in DBI 6 (1964) 56-8.
245

92. Guido Memo (1409-38)


Il primo periodo della signoria dei Veneziani in Verona
abbraccia circa un secolo246. Durante questo tempo, parte per
imposizione diretta, parte per linfluenza esercitata presso la Corte
Romana, tutti i vescovi di Verona furono veneziani e patrizi. Il
vescovo Guido Memo247 il 29 novembre 1409 fu trasferito da Pola
per decreto del pontefice Alessandro V (1409-10), alla cui
obbedienza si era volta la Repubblica di Venezia; entr in Verona il
10 maggio 1410 e svolse il suo ministero fino al 1438. Lepiscopato
di Guido fu, sotto un certo aspetto, funesto alla Chiesa Veronese.
Nella grande crisi dello Scisma Occidentale la Chiesa Veronese
aveva sempre aderito ai legittimi pontefici (Urbano VI, Bonifacio
IX, Innocenzo VII, Gregorio XII), ma la traslazione del Memo per
decreto di Alessandro V fece s che a questo papa pisano aderisse la
Chiesa Veronese, come pure vi aderiva la Repubblica Veneta 248.
Morto Alessandro V il 3 maggio 1410, a lui fu sostituito un altro
pontefice illegittimo, Giovanni XXIII, e a lui pure ader la Chiesa
Veronese, staccandosi dal legittimo pontefice Gregorio XII.
Particolarmente devoti a Giovanni XXIII furono i canonici della
Cattedrale che ebbero anche da lui alcuni privilegi, come appare
dalle due bolle (17 luglio e 2 settembre) del 1413. Quando
Giovanni XXIII pass da Verona per andare al concilio di Costanza
(1414) fu accolto con onori solenni: pare abbia abitato presso la
246

Il primo dominio veneziano a Verona (1405-1509).


Sul vescovo Guido Memo, cfr. PERETTI, Historia, 73; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 907-24; BIANCOLINI, Notizie, I, 216; GAMS, Series, 806; HRMANN,
Die Bischfe, 113; HCMA, I (1960) 523.
248
Nel periodo storico che la Chiesa visse dal 1378 al 1417, detto del grande
Scisma dOccidente, la situazione si aggrovigli a tal punto che la Cristianit non
sapeva quale fosse il legittimo pastore, essendo stati eletti dai cardinali due papi,
residenti uno a Roma e uno ad Avignone, ai quali ne segu un terzo, eletto nel
concilio di Pisa nel 1409: a uno scellerato dualismo, subentr una maledetta
triade come si espresse lo storico Ulrico di Richental (+1437). Cfr. Gense et
dbuts du Grand Schisme dOccident (1362-1394), Avignon 25-28 septembre
1978 (= Coloques internationaux du Centre National de la Recerche Scientifique
586), Paris 1980; Conciliarismo, stati nazionali, inizi dellUmanesimo, Atti del
XXV Convegno storico internazionale, Todi 9-12 ottobre 1988, Spoleto 1990.
247

114

famiglia Malaspina249. A Costanza fu poi deposto (29 maggio 1415)


e cos lo Scisma dOccidente si avvi alla conclusione, lasciando
per un triste retaggio.
Del resto il vescovo Memo si adoper con zelo per ravvalorare
la vita religiosa, sia col promuovere il culto, sia col fondare nuove
case religiose. Il vescovo si impegn a sottomettere di nuovo il
Capitolo alla sua giurisdizione vescovile e il 10 gennaio 1418
ottenne da Martino V la ripetizione del privilegio di Clemente III
per il vescovo di Verona (7 novembre 1188), nel quale la Chiesa di
Santa Maria di Verona era stata presa sotto la protezione papale e i
suoi possessi e privilegi confermati. A lui pur dovuto
lampliamento250 della chiesa di San Martino in Legnago nel 1411,
come appare da uniscrizione tuttora conservata. In Verona alle
monache Benedettine, che nel 1416 dovettero abbandonare la loro
chiesa e ospedale di SantAntonio del Corso perch vi si era posto
un presidio delle milizie venete, nel 1428 assegn altra chiesa
dedicata a SantAntonio, in via Valverde, chiesa abbattuta per
costruirvi delle case. Nel 1435 diede il suo benestare
allinsediamento a Verona della congregazione degli Eremiti di
Fiesole. Allinfuori di pochi intervalli, il vescovo Memo risiedette
in Verona; mor tuttavia in Venezia (il 15 o 19 ottobre 1438). Volle
per essere sepolto a Verona nella Cattedrale, nella cappella da lui
eretta in onore dei Santi Zeno e Nicol (ora del Santissimo
Sacramento) e da lui, per disposizione testamentaria, dotata di una
somma per la fondazione di una mansionaria quotidiana251.
93. Francesco Condulmer (1438-53)
Il pontefice Eugenio IV, chera stato educato in Verona e fu
anche canonico della Cattedrale, il 20 ottobre 1438 trasfer come
vescovo di Verona il patrizio veneziano e suo nipote Francesco
249

PIGHI, I papi a Verona, 21. Il celebre canonico Antonio Malaspina era


vicario generale del vescovo Memo.
250
TRECCA, Legnago, 87.
251
Cfr. M. AGOSTINI, La cappella Memo o del Santissimo Sacramento del
Duomo di Verona, Verona 2011. La tomba del vescovo Memo fu ritrovata e
aperta nel maggio 2012, in occasione dei lavori per la sistemazione delle tombe
dei vescovi nella Cappella omonima.

115

Condulmer252, che pure sembra esser stato a Verona come discepolo


dello zio. Francesco era diventato il 21 giugno 1418 accolito di
Martino V, quindi protonotario papale e cameriere, e il 19
settembre 1431 era stato promosso da Eugenio IV a cardinale prete
di San Clemente. Ottenne in seguito lamministrazione della
diocesi di Narbonne (1433), Amiens (5 novembre 1436) e
Besanon (27 marzo 1437); divenne nel 1439 vicecancelliere
papale. Elevato al soglio di Verona, Eugenio IV notific la sua
decisione riguardante la traslazione con lettere del novembre e
dicembre 1438 e anche leletto scrisse ai Veronesi, ricordando
daver passato a Verona quasi tuta la sua puerizia 253; i veronesi per
non furono entusiasti di questa nomina, probabilmente perch
temevano che il presule, occupato in altri uffici presso la Curia
Romana, poco si sarebbe interessato della Chiesa Veronese (e cos
fu, almeno come presenza). Il consiglio cittadino desiderava un
vescovo residente in citt ed esigeva perci dal capitolo del Duomo
che eleggesse un altro vescovo, cosa che il capitolo rifiut con
documento del 24 ottobre 1438, con la motivazione che non ne era
competente. La citt dovette finalmente rinunciare allopposizione
contro loccupazione del vescovado da parte del Condulmer, cos
che il 15 ottobre 1442 pot entrarvi254. Comunque la sua dimora a
Verona fu assai breve, perch subito dopo fu richiamato a Roma.
Rest quindi vescovo di Verona per 15 anni, senza risiedervi. Nel
frattempo, il 22 gennaio 1440 era andato come legato a Venezia, da
dove ritorn il 10 marzo dello stesso anno. Nel 1442 si trovava di
nuovo in Curia. Il 10 giugno 1443 and come legato nella Marca di
Ancona. Sul principio del 1444 era a Roma, nominato dal pontefice
legato apostolico e sotto questo titolo messo a capo della squadra
armata nella guerra contro i Turchi, guerra conclusa con la sconfitta
dellesercito cristiano il 10 novembre presso Varna. Intorno al 1445
252

Sul vescovo e card. Francesco Condulmer, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V,


924-39; BIANCOLINI, Notizie, I, 217-18; ID., Dei vescovi, 51-2; HRMANN, Die
Bischfe, 114-17; GAMS, Series, 806; HCMA, II (1960) 7. 265 e n. 1-2; A.
OLIVIERI, Condulmier, Francesco, in DBI 27 (1982) 761-65.
253
UGHELLI, Italia Sacra, V, 926-27.
254
Un manoscritto del Seminario di Verona pone come data dingresso il 15
settembre 1443. Cfr. PIGHI, Cenni, II, 158.

116

fu promosso cardinale vescovo di Porto e camerlengo e poi


incaricato di una legazione a Costantinopoli dalla quale ritorn il
15 febbraio 1446. Di qui forse la notizia che sia stato anche
patriarca di Costantinopoli. Nel 1447 era di nuovo in Curia.
Intraprese il 5 aprile 1449, per motivi di salute, un viaggio ai bagni
e il 14 giugno successivo si riport a Spoleto, dove il papa allora si
trovava. Il 18 marzo 1452 era allincoronazione dellimperatore
Federico III come vicecancelliere della Santa Sede. Mor a Roma il
30 ottobre 1453. Il Panvinio dice: obiit inglorius255. A dire il vero,
nonostante la sua assenza, il Condulmer si interess per la Chiesa
Veronese. Fra laltro, da attribuirsi in gran parte a lui la
fondazione della Scuola degli Accoliti, ratificata da una bolla di
Eugenio IV da Firenze (15 luglio 1440). Promosse linnalzamento
della Cattedrale256 e vi concorse con generose offerte; durante il so
episcopato infatti il canonico Antonio Malaspina vi fece fabbricare
il volto che copre il coro con i due archi vicini. Il Condulmer si
adoper pure per lerezione della chiesa di San Bernardino, di cui
benedisse la prima pietra (28/30 aprile 1452). Durante le sue
lunghe assenze facevano le veci di lui i suoi vicari e vescovi
suffraganei (oggi si direbbero vescovi ausiliari), di cui il pi
celebre fu Matteo Canato da Vicenza, priore della chiesa di San
Colombano a Bardolino, prelato della chiesa di San Lorenzo (che
ne conserva i non sempre ben ideati restauri), vescovo titolare di
Tripoli (maggio 1448).
94. Ermolao Barbaro (1453-71)
Il pontefice Nicol V il 16 novembre 1453 trasfer dalla sede di
Treviso a quella di Verona il vescovo Ermolao Barbaro257, patrizio
veneziano, insigne per dottrina, prudenza e zelo apostolico. Entr
solennemente in Verona il 9 giugno 1454 e vi rimase per circa 18
255

Antiquitatum, 216.
Cfr. P. P. BRUGNOLI, Lapertura del cantiere per la rifabbrica del duomo
di Verona, in SSVLS 15 (1965) 187-213.
257
Per il vescovo Ermolao Barbaro il Vecchio, cfr. PERETTI, Historia, 74;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 939-45; BIANCOLINI, Notizie, I, 218-19; GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 118; HCMA, II (1960) 265; E. BIGI, Barbaro,
Ermolao, in DBI 6 (1964) 95-6.
256

117

anni. A lui Isotta Nogarola diresse uno scritto nel quale si


congratulava perch egli con la luce della sua saggezza avrebbe
illuminato questo popolo, che allora era disperso258. Il 5 luglio
1454 istitu di nuovo a Verona lufficio di Tesoriere - al quale
chiam per primo il prete Parenzio - che gi da lungo tempo era
abolito, preserv al Capitolo il diritto di elezione e di proposta per
questo incarico e riserv a s e ai suoi successori il diritto di
insediamento e di conferma circa i portatori di questo ufficio. Nel
medesimo anno 1454, parte personalmente, parte affidandola al suo
suffraganeo Matteo, volendo por mano a una riforma radicale della
diocesi, inizi la visita a tutte le chiese, terminandola nel 1460. la
prima visita pastorale di cui si ha documentazione, e sia lo
svolgimento della funzione, sia lesito delle singole visite, dato da
un registro, prezioso per conoscere lo stato della diocesi verso la
met del sec. XV, conservato nellArchivio Storico della Curia di
Verona, trascritto e dato alle stampe259. Nella sua attivit pastorale
Ermolao si interessava anche delle tendenze umanistiche assai
diffuse in Italia260, preoccupato specialmente per la stima esagerata
in cui allora si tenevano gli antichi poeti, spesso assai lascivi.
Questo suo giudizio, da lui esposto anche al pontefice Pio II, pu
forse aver influito su taluni provvedimenti che quel papa prese poi
contro lo studio dei poeti antichi nelle scuole261. Ermolao scrisse,
tra laltro, unApologia di s262, dedicandola a Isotta Nogarola
(1418-66). Nel libro egli si difendeva dalle accuse mossegli da
alcuni Veronesi per il fasto profuso nei suoi palazzi vescovili,
specie in quello di Nazareth, dove aveva la sua ordinaria dimora,
circondato da uneletta schiera di uomini saggi e dotti di Verona e
258

NOGAROLA, Opera, II, 269.


TONOLLI, Il Liber Visitationis, 2 voll., ancora utile soprattutto per
lIntroduzione, sebbene il testo della visita sia di pubblica ragione. Cfr.
BARBARO, Visitationum Liber Diocesis Veronensis.
260
Cfr. G. RONCONI, Dispute umanistiche a Verona. Le Orationes
defensoriae di Antonio Beccaria e lAccusatio litteraria di Giovan Mario
Filelfo (= SDSL 38), Verona 2008.
261
PASTOR, Storia dei Papi, II, 321-22.
262
ERMOLAO BARBARO IL VECCHIO, Orationes contra poetas. Epistolae, a
cura di G. Ronconi, Firenze 1972, 164-75.
259

118

di tutta Italia263. Nel 1459, a Mantova per il convegno europeo


raccolto da Pio II in vista di una futura crociata, il vescovo Barbaro
consacr la chiesa di San Francesco. Nel 1460 fu mandato in
Francia quale legato apostolico264; ritornato a Verona, fu poi
nominato governatore dellUmbria, ufficio che detenne per alcuni
anni. Un decreto del Barbaro, nel quale si chiama principe e
conte, risale al 13 gennaio 1463e riguarda la messa in atto di un
breve di Pio II a favore dei Gesuati. Il vescovo Ermolao si rivel
anche un grande costruttore: nel palazzo vescovile cittadino e nella
sede di Santa Maria di Nazareth, nei palazzi di Bovolone e
Monteforte e nella fabbrica della Cattedrale, nella cui elevazione
fece erigere tutte le colonne che sostengono gli archi, eccetto le due
ultime. Per tante spese era necessario trovare cospicui proventi. A
tale scopo egli cerc anche di riscattare di nuovo i beni impegnati
della Chiesa di Verona, come emerge da uno scritto del doge
Cristoforo Moro di Venezia al podest e al capitano di Verona, del
12 settembre 1468. Recatosi a Venezia per la soluzione di conflitti
col Comune di Verona sorti per la questione appena accennata,
Ermolao vi mor il 12 marzo 1471. Come da sua espressa volont,
fu sepolto nella Cattedrale di Verona davanti allaltare della
Madonna del Popolo dove lo ricordava unepigrafe oggi non pi sul
posto265. Con lui si spegneva un prelato esimio per piet e per
dottrina266.
95. Giovanni Michiel (1471-1503)
Appena defunto Ermolao, di comune accordo il Capitolo dei
canonici e il Consiglio della citt proposero al papa Paolo II, la
nomina a vescovo di Lorenzo Zane, arcivescovo di Spalato dal
1452, di nobile famiglia veneta. Il papa invece deliber senzaltro
263

CIPOLLA, La storia, 224-25.


N. BERNARDELLI, La missione in Francia del vescovo di Verona Ermolao
Barbaro, Tesi di Laurea, Verona 1982-83 [datt.].
265
PIGHI, Cenni, II, 162; SEGALA, Il nome, 13-4.
266
Cronaca di Anonimo Veronese 1446-1488, a cura di G. Soranzo (=
Monumenti Storici pubblicati dalla deputazione di Storia Patria per le Venezie.
Serie terza. Cronache e Diarii 4), Venezia 1915, 280.
264

119

di eleggere il nipote cardinale Giovanni Michiel267 da lui creato


cardinale diacono di Santa Lucia in Septisolio, dopo di che di
SantAngelo, quindi cardinale prete di San Marcello, elevandolo a
vescovo di Verona il 18 marzo 1471. Il Governo Veneto si oppose a
questa nomina, e si ebbe cos un conflitto con al Santa Sede che
dur a lungo268. Finalmente Venezia, anche perch fortemente
impegnata in guerre contro i Turchi, cedette e ratific, con delibera
del 30 gennaio 1477 (essendo papa Sisto IV) la nomina del Michiel
che dimor quasi sempre lontano da Verona. Tra le sue attivit in
diocesi gli stata attribuita la consacrazione della chiesa di San
Pietro Martire (SantAnastasia) del 24 ottobre 1471. Intorno al
1472 devessere stato abate di San Fermo Minore; ottenne il 26
novembre 1473 la commenda del monastero benedettino di Tyano e
il 24 luglio 1476 quella del monastero di Santa Maria di Sania nella
diocesi di Nocera; inoltre ebbe anche la commenda dellabbazia
vallombrosana della Santissima Trinit in Verona. Nel 1475 restitu
nel Capitolo dei canonici veronesi la dignit dellarcidiacono; il 15
settembre 1484 fu nominato camerlengo del Sacro Collegio per
lanno 1484-85; il 9 gennaio 1485 questo ufficio gli fu delegato per
un altro anno; oltre a ci era protonotario papale e dal 1485
vescovo di Padova. Il 5 giugno 1486 dal papa Innocenzo VIII fu
nominato legato a latere nello Stato della Chiesa. Il Michiel
intervenne presso il papa favore del Capitolo del Duomo di Verona
nel 1487 e il 26 giugno 1488 ricevette con molto onore
limperatore Federico III in Verona. Il 14 marzo 1491 divenne
cardinale vescovo di Albano, il 10 ottobre successivo fu trasferito a
Preneste e il 31 agosto 1492 a Porto. Il 27 maggio 1495, a causa
della calata del re francese, col papa Alessandro VI lasci Roma.
Durante il suo episcopato, per cura del suo vicario Mattia Ugoni,
nel 1502 fu eretta la porta esterna del Vescovado, con la scritta:
267

Sul vescovo e card. Giovanni Michiel, cfr. PERETTI, Historia, 74;


UGHELLI, Italia Sacra, V, 945-49; BIANCOLINI, Notizie, I, 220-21; GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 119-20; HCMA, II (1960) 15 e n. 8. 265 e n. 3.
268
G. SORANZO, Contrastata nomina del card. Michiel al vescovato di
Verona, in Zenonis Cathedra, 73-83; BRUGNOLI, Un aspetto delle controversie,
357-69.

120

Probis improbisque par aditus dispar exitus269. Nella notte dal 10


all11 aprile 1503 il Michiel fu giustiziato in Castel SantAngelo a
Roma, dovera stato rinchiuso perch calunniato presso il papa dal
nobile Cesare Borgia, detto il Valentino, desideroso, pare, di
impadronirsi delle sue immense ricchezze: gettato in prigione, il
cardinale fu fatto avvelenare. Fu sepolto nella chiesa di San
Marcello; nellepigrafe scritta sulla sua tomba, nella quale sono
annotati i suoi titoli, non c quello di vescovo di Verona, pur
avendone tenuto la cattedra per circa 32 anni. A Verona lavoravano
i suoi suffraganei, il pi celebre dei quali fu il citato vicario Mattia
Ugoni da Brescia (dal 1504 al 1530 vescovo di Famagosta), che fra
laltro tenne a Verona una specie di sinodo il 15 febbraio 1503 e
promulg una costituzione per la celebrazione dellUfficio dei 36
Santi Vescovi veronesi, poi confermata dal vescovo Giberti. Un
altro suffraganeo, Marco Cattaneo, arcivescovo di Durazzo (147487), ricordato per aver consacrato nel 1483 la chiesa dei Santi
Nazaro e Celso270.
96. Marco Corner (1503-24)
Marco Correr271, protonotario apostolico, creato cardinale
diacono del titolo di Santa Maria in Portico da Alessandro VI il 28
settembre 1500, dal 17 maggio 1501 era abate commendatario di
San Zeno a Verona e di Santo Stefano di Carrara nella diocesi
Padova; sempre da Alessandro VI fu nominato vescovo di Verona
con bolla del 29 novembre 1503. I Veronesi reclamarono, e
giustamente, ma invano. Teneva il capitanato di Verona Giorgio
Corner, padre dello stesso Marco, che fece il suo solenne ingresso
269

Il restauro del portale del vescovado di Verona, a cura di E. M. Guzzo (=


Quaderni del Museo canonicale di Verona 2), Verona 1995, 7.
270
Cfr. F. DAL FORNO, La Chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Verona, Pres. di
G. Barbieri, Verona 1982, 24.
271
Intorno al vescovo e card. Marco Corner, cfr. PERETTI, Historia, 74;
UGHELLI, Italia Sacra, V, 949-58; BIANCOLINI, Notizie, I, 221-23; ID., Dei
vescovi, 52; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 121-22; HCMA, III
(1960) 7 e n. 2-3. 331 e n. 3; G. GULLINO, Corner, Marco, in DBI 29 (1983) 25557; P. BRUGNOLI, La laboriosa nomina del card. Corner alla sede vescovile di
Verona, in AMAV 143 (1966-67) 301-20.

121

nella citt il 3 novembre 1504272; ma questa non fu che una visita. Il


nuovo presule rimase infatti sempre al seguito della Corte
Pontificia. Lopera pi insigne del Corner in Verona fu la bolla di
erezione della cosiddetta Mensa Cornelia in data 28 novembre
1505, una fondazione di aiuto e di educazione favore dei chierici
bisognosi, col compito di promuovere linsegnamento e il culto
cristiano273. Al 18 gennaio 1511 risale il breve con il quale Marco
venne deputato legato del Patrimonio, cio dello Stato della Chiesa,
compito che risulta anche per gli anni 1513-14, con sede a Viterbo.
Il 19 marzo 1513 venne trasferito come cardinale diacono al titolo
di Santa Maria in Via Lata. Col nuovo titolo ricevette due benefici e
a sua volta lindulto di conferire benefici. Nello stesso tempo fu
deputato per la riforma nel concilio Lateranense V. Sempre alla
stessa data a Marco Corner, ancora col titolo di Santa Maria in
Portico, il papa concede il regresso in alcuni benefici ecclesiastici
della Chiesa veronese. Allo stesso Corner dichiara che le lettere
non composte sotto Giulio II, concernenti il suo libero regresso alle
chiese parrocchiali di Fossata e di Montisorsi (delle diocesi di
Concordia e di Vicenza), alle quali aveva rinunciato, dovevano
sortire il loro effetto dal giorno del decreto di Giulio II (25 agosto
1511); allo stesso concede il diritto di rientrare nella chiesa di
Trani; concede inoltre unannua pensione di 2.000 ducati e il libero
accesso alla succentoria (carica di secondo cantore) nella chiesa di
Barcellona. Il 25 aprile 1513 il papa concede allo stesso Corner un
canonicato e altri benefici nella diocesi di Treviso, il 28 agosto
successivo gli conferisce unannua pensione di 100 ducati doro, il
17 settembre i frutti e i proventi di tre abbazie e l11 dicembre
lufficio di scrivania della Chiesa di Nicosia (Cipro). Il 20 marzo
1514 allo stesso conferma la concessione del balliato o precettoria
grande del regno di Cipro degli Ospedalieri di San Giovanni
Gerosolimitano (diocesi di Nicosia) con annua pensione di 4.000
272

Alla gratulatio dellAvogaro fece seguito quella di G. AVANZI, Marco


Cornelio S. M. in porticu Cardinali Veronae episcopatum ineunti, Venetiis 1504.
Cfr. G. P. MARCHI, Fede, politica e retorica nelle orazioni per lingresso del
card. Marco Corner nella diocesi di Verona, in Scritti in onore di mons.
Giuseppe Turrini, 477-508.
273
SPAGNOLO, Le Scuole Accolitali, 225-30 doc. X.

122

ducati. Il 4 aprile 1514 il papa conferisce in provvisione al card.


Corner, legato del Patrimonio della Sede apostolica, la Chiesa di
Nemosia (suffraganea di Nicosia, Cipro) nella giurisdizione
veneta274. Il 28 luglio 1514 concede allo stesso il regresso alla
chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Felice della citt di Gosanti
(diocesi di Tarragona). Il 9 dicembre 1523, contro i Luterani furono
deputati a Reims i cardinali di Volterra, di Ancona e lo stesso
Corner. Il 14 dicembre successivo il Corner fu promosso cardinale
prete di San Marco. Il 20 maggio 1524 fu nominato cardinale
vescovo di Albano e il 15 giugno 1524 di Preneste (Palestrina).
Nello stesso 1524, ritiratosi da Roma, infestata da fierissima peste,
il Corner pass a Venezia dove mor, fuori Curia, il 24 luglio.
I proventi di tanti benefici accumulati dal card. di Verona
poterono servire anche alla conclusione della elevazione della
Cattedrale veronese275. Utilizz infatti il denaro lasciato per la
fabbrica della cattedrale dal predecessore e vi fece erigere le ultime
due colonne, terminare la volta e completare la sacristia. A Verona,
che nel 1509 pass sotto il dominio dellimperatore Massimiliano,
il quale vi giunse il 18 ottobre conservandone il potere fino al
1516/17276, fungevano intanto per il vescovo Corner il vicario
Mattia Ugoni, attivo tra laltro al concilio Lateranense V, e il
suffraganeo Antonio Zio. Questultimo, il 22 settembre 1504,
consacr la chiesa dellAnnunciazione di Maria nellIsolo dei frati
Carmelitani, detta prima e anche dopo di San Tommaso 277 e il 17
aprile 1513 quella di Santa Maria della Vittoria Nuova. Nel 1520
testimoniato come suffraganeo Bartolomeo Averoldo, vescovo di
Calamona.
274

Leone X il 4 novembre 1514 raccomandava il Corner al doge di Venezia.


Cfr. HCMA, III (1960) 259.
275
Cfr. P. BRUGNOLI, La rifabbrica quattrocentesca, in La Cattedrale di
Verona, 215-33.
276
G. M. VARANINI, La Terraferma al tempo della crisi della Lega di
Cambrai. Proposte per una rilettura del caso veronese (1509-1517), in ID.,
Comuni cittadini e stato regionale. Ricerche sulla Terraferma veneta nel
Quattrocento, Verona 1992, 397-435.
277
A. PIGHI, La chiesa parochiale di San Tomaso Cantuariense, Verona 1899;
F. SEGALA, La chiesa di San Tomaso Cantuariense allIsolo di Verona. Guida
storico-artistica, Verona 1988, 14.

123

Attivit e persone notevoli di questo periodo


Con la caduta dei Della Scala, Verona fu politicamente
declassata, perdendo quella preminenza fra le citt dellAlta Italia
che aveva goduto per secoli. Anche i privilegi universitari che
posero Verona, secondo Heinrich Denifle (1844-1905)278, fra le
prime Universit dEuropa, cessarono, perch i Visconti
decretarono che solo a Pavia vi fossero cattedre per gli studi
superiori (1393) e Venezia li volle solo a Padova. Si mantennero
invece vigorose le botteghe artigianali e i commerci, che per la
posizione geografica di Verona ebbero sempre la loro importanza.
Dal lato religioso - ed questo loggetto del nostro rapido sguardo sotto Venezia si nota un costante abbassamento dei costumi causato
dal lusso smodato che dalla citt dominante si riversava sulle altre;
regnando per la pace e la concordia per il saggio governo del
cosiddetto Consiglio dei XII e L, la Religione era riconosciuta,
promossa, praticata ufficialmente, anche come mezzo di buon
ordine e di pubblica tranquillit279 e questo portava a riprese di
spiritualit e a rinnovamenti di vita. Contribu a questo
rinvigorimento religioso del sec. XV la venuta di san Bernardino da
Siena, invitato dai rettori stessi della citt. Egli si ferm pi volte
(nel 1422 e nel 1443). La sua predicazione e i suoi esempi scossero
i Veronesi280 che intensificarono la frequenza ai Sacramenti e la
devozione al nome di Ges, di cui san Bernardino era araldo. Il
santo fece fra laltro anche spostare la data della corsa del palio
solita a farsi la prima domenica di Quaresima, anticipandola per
non profanare il tempo penitenziale281. Frutto della predicazione di
san Bernardino fu la fondazione del monastero delle Suore di santa
Chiara dette Povere Donne Damianite. Questo monastero fu subito
affollato ed ebbe appresso anche la chiesa, dov tuttora 282, nel
1437. In questepoca si stabil a Verona una nuova famiglia di frati
278

VECCHIATO, La nomina, 63.


PIGHI, Cenni, II, 165.
280
A. SPAGNOLO, S. Bernardino da Siena a Verona ed una sua predica
volgare inedita, Verona 1900; A. M. BERENGO MORTE, San Bernardino da Siena
nelle Venezie, Verona 1945, 131-65; G. M. DIANIN, San Bernardino da Siena a
Verona e nel Veneto, Verona 1981.
281
A. PIGHI, La corsa del Pallio in Verona, Verona 1883.
279

124

Minori Osservanti, prima postasi fuori porta San Giorgio, poi


trasferitasi (alla morte di san Bernardino) in quel di San Zeno, quivi
chiamata dagli abitanti. In questo posto sorse lattuale chiesa di San
Bernardino, di cui i Veronesi erano tanto memori; come ricordato,
il vescovo Condulmier pose la prima pietra il 23 aprile 1452.
Nel centro della citt era fiorente la Congregazione dei Servi di
Maria presso la chiesa di Santa Maria della Scala. Poco lontano,
nelle adiacenze della chiesa di SantAndrea, sorse una casa di
Terziarie della medesima Congregazione, dette Mantellate. Pure di
questepoca la venuta dei Padri di San Girolamo, detti Gesuati,
che dapprima si posero accanto alla chiesa di San Bartolomeo in
Monte, poi accanto al Teatro Romano. Nel 1435, per concessione
del vescovo Memo, ebbero alcune case in vicinanza della chiesa di
San Michele ad Portam (Borsari) gli eremiti della Congregazione
Fiesolana. Altra istituzione religiosa, dipendente dallabate di Santa
Maria in Organo, fu quella degli eremiti Gerolimini, fondata nel
1380 dal beato Pietro da Pisa283. Nel monastero di Santa Maria in
Organo ebbe luogo, nella prima met del sec. XV, la sostituzione
dei Monaci Benedettini, ridotti a pochi, coi Monaci Bianchi detti
anche Olivetani, che rimasero fino alla soppressione napoleonica
del 1807.
Provvidenziale e feconda di bene, come afferma lo stesso
Giberti, fu la Confraternita segreta del Santissimo Corpo di Ges,
istituita per le persone viventi nel secolo. Fondatore fu il padre
minore osservante Girolamo degli Auricalchi, in occasione di una
predicazione tenuta in Cattedrale nel 1517. La confraternita ebbe
sede nella chiesa dei Santi Siro e Libera. Tra i primi ascritti si trova
san Gaetano Thiene. Simile confraternita ebbe vita anche a
Malcesine (1514), promossa dal beato Bernardino da Feltre.
Ricorderemo pure la Domus Sanctae Pietatis, dovuta alla
generosit di Taddea Carrara, vedova di Mastino II, la quale don a
questo scopo un suo palazzo vicino alla Cattedrale. Accoglieva i
282
BIANCOLINI, Notizie, VIII, 175-77. La chiesa, passata al Comune,
attualmente chiusa al culto, dopo che le monache sono passate al nuovo
monastero di San Fidenzio nel 1966.
283
PIGHI, Cenni, II, 168.

125

neonati e le madri povere. Altra opera benefica fu il Monte di Piet,


istituito per aiutare le persone indigenti costrette talvolta a
domandare prestiti dietro unusura eccessiva. Promotore di
questopera fu il frate francescano Bernardino da Feltre, e iniziatore
fra Michele da Acqui, la cui immagine, dipinta da Francesco
Morone, fu riposta nel Monte stesso, aperto per decreto del
Consiglio di Verona il 7 agosto 1490.
Tra le varie altre manifestazioni promosse dai rettori del
Comune fu quella di far dipingere sopra tutte le porte della citt le
immagini di Maria con il Figlio tra le braccia tra san Zeno, san
Pietro (con le chiavi in mano) e san Cristoforo. Nel 1413 fu
decretata unannua offerta da portarsi il 21 maggio dalle autorit
comunali alla basilica di San Zeno, come manifestazione della
devozione verso il Patrono. Pi tardi (22 aprile 1423) il Consiglio
stabil che i tre giorni delle solennit di san Zeno (12 aprile, 21
maggio e 8 dicembre) fossero festivi e cos pure il 29 aprile, festa
di san Pietro Martire284.
Anche questo periodo illustrato da personaggi che lasciarono
di s felice memoria. Se ne ricordano solo alcuni. Pietro Emilei,
monaco e poi abate del monastero di San Zeno dal 1399 al 1421,
tenne una rinomata cattedra di diritto e fu assai stimato dal
pontefice Martino V che gli affid notevoli incarichi. Per lo zelo
apostolico da ricordare il beato Andrea Grego, nato a Peschiera
sul principio del sec. XV. Entrato nei frati Domenicani, fu efficace
predicatore nella Valtellina dove serpeggiavano gli errori di
Albigesi, Catari e Valdesi. La sua festa liturgica nel calendario
diocesano cadeva il 28 gennaio, poi venne portata al 12 e infine al
19 dello stesso mese. pur gloria di Verona laver dato i natali a
santa Caterina, monaca clarissa, detta comunemente santa Caterina
da Bologna, perch ivi profess la vita religiosa e mor il 9 marzo
1463. pure veronese la beata Elena Agli285, morta a Bologna il 23
settembre 1526. Sempre di famiglia veronese il beato Filippo di
SantAgata dellordine degli eremitani di San Girolamo 286, morto a
Verona il 10 agosto 1498.
284
285

A. PIGHI, in Verona Fedele (3-5 agosto 1886).


ID., La Beata Elena Agli, in BEV 2 (1915) 194.

126

Nel campo letterario e artistico emersero il vescovo Ermolao


Barbaro che ebbe attorno a s una bella corona di scienziati di tutta
Italia e scrisse notevoli opere287. Non minor importanza ebbe Isotta
Nogarola288 che, con il fratello Leonardo (+1485), lasci apprezzati
scritti. Questa fu pure unepoca gloriosa per i Canonici Lateranensi,
che abitavano il monastero di San Leonardo: di essi vanno ricordati
Paolo (1380-1453), Timoteo (1415 ca-1470)289 e Celso Maffei
(1415-1508) e, celebre fra tutti, Matteo Bosso (1427-1502) 290.
Sempre di questepoca, Giovanni Panteo (1446 ca-1496), sacerdote
veronese, maestro di diritto a Padova, insigne latinista e grecista, fu
autore di Annotationes sui Bagni di Caldiero291. Poco noto, ma
meritevole di ricordo, fra Giacomo da Verona (ca 1290-1345),
agostiniano di SantEufemia, che pellegrin nel 1335 in Terra Santa
e descrisse il viaggio minutamente e con tanta efficacia 292. Per altri
nomi si rimanda a chi pi s diffuso in queste notizie 293. Ci si
limita a due artisti appartenenti al ceto ecclesiastico: fra Giovanni
Giocondo (1434/35-1515) della famiglia Ognibene, nato
probabilmente a Soave nel 1434/35, cos celebre da essere
chiamato a Parigi e a Roma, e della cui capacit teste fra a verona
la Loggia nella piazza dei Signori294; fra Giovanni olivetano, nato a

286

ID., Il Beato Filippo da SantAgata, in Amico della Giovent19 (Verona


1906) 84-6.
287
PIGHI, Cenni, II, 176.
288
NOGAROLA, Opera.
289
T. MAFFEI, In sanctam rusticitatem litteras impugnantem, Intr., ed. crit. e
commento a cura di P. S. De Corso (= SDSL 17), Verona 2000.
290
G. SORANZO, Lumanista canonico regolare lateranense Matteo Bosso di
Verona (1427-1502). I suoi scritti e il suo Epistolario, Padova 1965.
291
C. PERPOLLI, LActio Pantea e lUmanesimo veronese, in AMAV 90
(1915) 1-162.
292
R. RRICHT, Le plrinage du moine augustinien Jacques de Vrone
(1335), estr. da Rvue de lOrient latin 3/2 (Jrusalem 1895); Pellegrinaggio
ai Luoghi Santi. Liber peregrinationis di Jacopo da Verona, pres. e trad. di V.
Castagna, Verona 1990.
293
BRUGNOLI, La cattedrale, 59.
294
R. BRENZONI, Fra Giocondo Veronese, in SSVLS 14 (1964) 75-84.

127

Verona il 1457, che realizz, fra laltro, i meravigliosi intarsi del


coro e della sacrestia di Santa Maria in Organo295.
Il Consiglio dei XII e L il 26 febbraio 1474 deliber che lantico
sigillo di Verona fosse sostituito con uno nuovo recante la scritta:
Verona nova Jerusalem D. Zenoni Patrono. Nel motto riecheggiano
le memorie di Terra Santa diffuse dai reduci pellegrini nel nostro
paesaggio e la devozione a san Zeno. La devozione alla Madonna
viva in questo periodo, come sempre. In Cattedrale si rinnova per
opera del canonico Malaspina, nel 1440, la cappella dedicata alla
Madonna del Popolo, titolo attribuitole per la prima volta nel 1315,
in un atto di Alboino Della Scala 296. Il santuario della Corona
richiama e venera, dopo un affresco della Madre di Dio, un
simulacro dellAddolorata297, che ha per data lanno 1432. In
questo periodo, dallapparizione prodigiosa di una statuetta della
Madonna su di un frassino (11 maggio 1510) in quel di Peschiera,
nacque il santuario della Madonna del Frassino (1514) che il
vescovo Corner approv. Il pontefice Leone X permise (14 giugno
1518) che accanto, a custodia, sorgesse un convento di frati Minori
Francescani298. Rinvigorita si presenta la devozione di Ges
Sacramentato, di cui una espressione la solenne processione per
le vie della citt nel giorno del Corpus Domini. Di essa si ha un
documento dellanno 1450, in cui il Consiglio, daccordo col
vescovo299, stabilisce il modo di pulire e ornare le vie e le case dove
passer la processione. Per altre devozioni molto sentite in
quellepoca (come quella di san Rocco, invocato contro la peste
295

L. ROGNINI, Tarsie e intagli di fra Giovanni a S. Maria in Organo di


Verona, Intr. di L. Magagnato, Immagini e nota di W. Campara, Verona 1985; P.
L. BAGATIN, Preghiera di legno. Tarsie ed intagli di fra Giocondo da Verona,
Firenze 2000.
296
UGHELLI, Italia Sacra, V, 802.
297
E. DA PERSICO, Il Santuario della Corona, Milano 1932; L. TACCHELLA,
Il Sovrano Militare Ordine di Malta e le origini del Santuario della Madonna
della Corona, Bobbio 1974; CERVATO, La Madonna della Corona.
298
V. MAURO, Il Santuario di S. Maria del Frassino, Genova 1960; La
Madonna del Frassino a Peshiera del Garda. Cinquecento anni di storia e
darte, a cura di St. Lodi - G. M. Varanini, Caselle di Sommacampagna (Verona)
2010.
299
SPAGNOLO, La processione del Corpus Domini in Verona.

128

allora frequente, per cui fu decretata una processione annua il 16


agosto alla sua chiesa in quel di Quinzano), si rinvia a chi pi
diffusamente ne ha trattato300.
Si potrebbe anche accennare allo zelo opportuno e inopportuno
delle autorit civiche e veneziane, in parte giustificato dalla
frequente e dannosa assenza dei vescovi, per il patrimonio
ecclesiastico, specie sotto laspetto artistico, e i loro decreti per
proteggerlo dalla noncuranza301 di certi preposti alle chiese e,
quindi, del depauperamento, zelo che a volte diventava invadenza
laicale, con periodiche visite alle chiese e ai monasteri per
sorvegliarne il patrimonio. A conclusione di questa carrellata
sullepoca si accenna a un Calendario ecclesiastico veronese del
sec. XV, che venne illustrato da due nostri eruditi 302. Piace
ricordare, di questo calendario, le quattro feste dedicate a san Zeno:
Depositio sancti Zenonis Episcopi (12 aprile); Translatio sancti
Zenonis Episcopi (21 maggio); Ordinatio sancti Zenonis Episcopi
(8 dicembre); Dedicatio basilicae Sancti Zenonis (10 dicembre).
Mentre parecchi studiosi veronesi uniscono lordinazione
episcopale di san Zeno con la dedicazione della basilica, qui si
notano le due ricorrenze ben distinte tra loro.
Dalla Riforma allEpoca Confessionale
La cosiddetta Riforma sorse in Germania negli anni 1517-21.
Primo fautore di essa fu Martin Lutero, frate dellordine
agostiniano, che, partendo da una questione particolare (quella
delle indulgenze), procedendo passo dopo passo neg il principio di
autorit nella Chiesa e asserendo il libero esame della Bibbia apr la
via a un inarrestabile frantumarsi dellunit religiosa e quindi della
verit, mancando del sicuro, designato maestro, Pietro. Oggi si
300

A. PIGHI, Il Santuario di S. Rocco in Quinzano Veronese. Cenni storici,


Verona 1887; G. DE SANDRE GASPARINI, Nascita e primi sviluppi del culto di
san Rocco nel Veronese, in San Rocco. Genesi e prima espansione di un culto,
Incontro di Studio, Padova 12-13 febbraio 2004, a cura di A. Rigon - A. Vauchez
(= Subsidia hagiographica 87), Bruxelles 2006.
301
BRUGNOLI, Un aspetto delle controversie, 357-69.
302
A. AVENA - G. V. CALLEGARI, Un calendario ecclesiastico veronese del
secolo XV, in Madonna Verona 11 (1917) 1-33.

129

tenta faticosamente di ricostruire questa unit, ma il cammino


difficile. Dal 1539 i riformatori si dissero Protestanti, perch la
Riforma era una protesta contro qualsiasi autorit della Chiesa.
Dalla Germania, dove queste teorie attecchirono facilmente,
essendo gi scossa dal secolo precedente lautorit della Chiesa,
passarono gradatamente nei paesi limitrofi e verso il 1525-30 si
insinuarono anche nellItalia Superiore.
Ai primordi della Riforma era vescovo di Verona il card. Marco
Corner che, a imitazione di parecchi suoi predecessori, non
risiedette quasi mai nella sua sede. Il terreno era perci per nulla
difeso dalle errate dottrine; tanto pi che lassenza dei vescovi
traeva con s la non residenza dei parroci, la mancanza di
formazione e di istruzione nel clero e, conseguentemente, una
rilassatezza nella vita religiosa e morale dei fedeli. Uno storico
tedesco d del clero e delle chiese un quadro fosco, forse esagerato,
certo incompleto perch cerano anche degli ottimi sacerdoti. Dice
che i parroci assenti si facevano rappresentare da mercenari, e
quali mercenari! Ubriaconi, monaci fuggiti dal chiostro, pubblici
concubinari... La predicazione quasi dileguata, la confessione
smessa, il culto celebrato senza dignit, le chiese abbandonate,
sudicie, simili a stalle, servivano spesso per deposito di covoni e di
botti...303.
97. Gian Matteo Giberti (1524-43)
Alla morte del Corner, avvenuta il 24 luglio 1524, i Veronesi con
lettera del 1 agosto supplicarono il doge Andrea Gritti che si
adoperasse per ottenere dal papa un vescovo che risiedesse nella
sua sede. Il doge non inutilmente scrisse a Clemente VII, che l 8
agosto 1524 design a vescovo di Verona il datario Giovanni
Matteo Giberti304, sacerdote insigne per piet, scienza e prudenza
303

M. KERKER, Kirchliche Reform in Italien unmittelbar vor der


Reformation, in Theologische Quartalschrift 41 (1859) 16.
304
Sul vescovo Gian Matteo Giberti, cfr. PERETTI, Historia, 74-5; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 958-88; BIANCOLINI, Notizie, I, 223-30; GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 122-32; HCMA, III (1960) 331 e n. 3-4; P. ALBRIGI,
Gianmatteo Giberti, Verona 1960 [datt.]; PROSPERI, Tra evangelismo; ID.,
Giberti (Gian Matteo), in DHGE 20 (1984) 1241-46; Gian Matteo Giberti

130

dellet di circa 29 anni, giacch era nato a Palermo, di famiglia


genovese, il 20 settembre 1495. Era infatti figlio naturale del
capitano di marina genovese Franco, e a Palermo fu educato fino al
12 anno di vita. Dal 1506 al 1513 segu il padre a Venezia, attese
agli studi a Bologna, e, dopo un periodo vissuto forse in un
convento domenicano, nel 1513 fu introdotto dal padre nella casa
del card. Giulio Medici come familiare, ottenendo nella stessa il
posto di un segretario. Fu legittimato e iniziato ai primi ordini
minori il 20 dicembre 1514. Molto vicino alla compagnia del
divino Amore, riconosciuta dal papa Leone X (1513-21), senza
tuttavia esserne iscritto, partecip alla sua finalit di risvegliare la
religiosit del clero e del popolo della citt di Roma, prendendo tra
laltro gli ordini ancora al tempo di Leone X, che lo favor.
Poco dopo la morte di Leone, per incarico del card. Giulio
Medici, nel 1521 and in una missione allimperatore Carlo V nelle
Fiandre, per guadagnarlo allindipendenza dItalia; fu anche
partecipe alla conclusione dellalleanza offensiva papale-imperiale,
che fu stipulata l8 maggio 1521. Nel 1522 ritorn a Roma, venne
per incaricato nel 1524 e nel 1527 con legazioni a Carlo V e
Francesco I di Francia. Il card. Giulio Medici, divenuto papa col
nome di Clemente VII (1523-34), nomin il Giberti suo notaio e
datario, con riserva di met dei frutti per ogni persona che doveva
essere nominata dal papa; egli era anche abate di Rosazzo in Friuli
ed era venuto in possesso di numerosi altri benefici.
Nominato in agosto, il Giberti il 21 dicembre 1524, in
prossimit del Natale, col quale iniziava lanno santo 1525, fu
ordinato vescovo in Roma da mons. Pietro Carafa, fondatore
insieme con san Gaetano Thiene dei chierici teatini. Partecipando
dello spirito e della volont riformatrice di queste personalit, il
nuovo vescovo depose ora la gran parte dei benefici accumulati,
mantenendo labbazia di Rosazzo e qualche altro beneficio le cui
entrate potevano permettergli di mettere in atto le riforme
ecclesiastiche progettate. La nomina del Giberti fu accolta dai
vescovo di Verona 1524-1543, Verona 1989; A. TURCHINI, Giberti, Gian Matteo,
in DBI 54 (2000) 623-29.

131

Veronesi con entusiasmo305: gi il fatto che il datario del papa fosse


loro vescovo era grande cosa, e attendevano ansiosamente il giorno
in cui il novello pastore sarebbe stato fra loro. Anche Giberti
anelava di venire quanto prima alla sua Chiesa, e sperava di venirvi
nellottobre, ma importanti incarichi diplomatici avuti dal papa lo
fecero tardare. Era stato incaricato di pacificare la Santa Sede con
Francesco I e costui con Carlo V. A Roma poi era apostolo di
molteplici iniziative benefiche306, anzi, dice il Pastor, sotto il
pontificato di Clemente VII egli era lanima di tutto il bene in
Roma307. Intanto mand subito a Verona come vicario Callisto
Amadei e come suffraganeo Antonio Beccari vescovo di Scutari
(1524-43), insieme col padre Tommaso da Caiano, domenicano.
Costoro arrivarono in citt il 19 novembre accolti 308 dagli esponenti
del Consiglio dei XII. Secondo le istruzioni ricevute dal Giberti, il
vicario e il vescovo suffraganeo pensarono subito di fare una visita
alle chiese della diocesi, visita che compirono nel triennio 1525-27
emanando decreti intesi a sopprimere alcuni abusi309.
Dopo il Sacco di Roma del 6 maggio 1527 e dopo la fuga
rocambolesca con la quale riusc a fuggire di prigione, il Giberti
finalmente ottenne di abbandonare la Curia Romana e le attivit
diplomatiche per dedicarsi alla sua diocesi, ove entr verso la fine
del gennaio 1528, ricevuto con onori solenni. Ma gi prima del suo
ingresso, ancora durante la sua prigionia, aveva pregato mons.
Carafa, suo stretto amico, di visitare la diocesi di Verona
fortemente secolarizzata. Gi nel 1524 o inizio 1525 il Giberti
aveva ordinato in un editto per i sacerdoti secolari di portare la
veste clericale e aveva emanato, tra altre cose, un divieto di gioco;
aveva comandato nel 1525 la visita del vicario generale, gi
segnalata, e nel 1527 aveva incaricato il Capitolo di inviare alcuni
canonici allo studio teologico presso lUniversit di Padova. Il 23
maggio 1525 Clemente VII gli aveva trasmesso la piena potest
305

VBCiv, SOMMACAMPAGNA, Storia Ecclesiastica Veronese, B. 112.


PIGHI, Gianmatteo Giberti.
307
L. von PASTOR, Geschichte der Ppste, IV, Freiburg 1907, 61. Cfr. PIGHI,
Gianmatteo Giberti, 11 n. 17.
308
DALLA CORTE, DellIstorie di Verona, III, 269.
309
Riforma pretridentina, 3 voll.
306

132

giurisdizionale su tutti i monasteri esenti e i chierici secolari, per


rendere con ci possibile una profonda riforma del clero.
Dal suo ingresso egli consacr tutto se stesso al bene della
Sposa sua, come egli chiamava la diocesi veronese, non avendo
altro di mira che di farla santa. Primo mezzo a uno scopo cos
sublime fu la sua vita intemerata e la correttezza di tutta la sua casa,
detta dagli scrittori contemporanei Monastero di osservantissima e
regolarissima disciplina. E insieme era una casa che riuniva in s il
meglio della cultura umanistica cristiana. LAccademia Gibertina,
di cui era animatore, fu un ateneo di studi umanistici e patristici
frequentato dai dotti del tempo, onore di Verona e dItalia. Giberti
comunemente chiamato precursore della riforma del concilio di
Trento, perch in Verona anticip quello che poi verr deciso dal
concilio, che spesso guard a lui. Dice Hubert Jedin (1900-80):
Come modello di un pastore di anime stava sempre davanti agli
occhi dei Padri del Concilio di Trento il Vescovo di Verona Gian
Matteo Giberti310. In parecchi decreti di quel concilio si pu
vedere - perfino nelle parole - la concordanza con le Costituzioni
Gibertine311, che sono la codificazione della sua attivit apostolica.
Queste Costituzioni, articolate in 10 libri312, vennero stampate a
Verona nel 1542 e il papa Paolo III non solo le approv, ma vi
aggiunse (25 maggio 1542) un lusinghiero giudizio, riconoscendo
in esse La santit del loro autore, il suo zelo ardente, la cura
assidua e la diligenza nel condurre sulle vie della verit il gregge
che il Signore gli aveva affidato313. Tra le disposizioni contenute
nella pubblicazione si prevedeva, tra laltro, quella che il battesimo
doveva aver luogo entro gli otto giorni e che nelle chiese dovevano
essere tenuti i Registri di battesimo.
Gi dalla giovinezza il Giberti era stato amico delle scienze e
cur frequenti rapporti con dotti famosi, uno di essi fu il
Guicciardini, col quale intrattenne degli scambi epistolari. A
310

JEDIN, Il tipo ideale, 38-48 cit. da GRAZIOLI, Gian Matteo Giberti, IX.
GRAZIOLI, Gian Matteo Giberti, 163.
312
GIBERTI, Opera, 1-153; Le Costituzioni per il clero (1542) di Gian Matteo
Giberti; R. PASQUALI, Le Constitutiones per il clero di Gian Matteo Giberti,
in Rivista di Storia Sociale e Religiosa 20/nr. 40 (1991) 231-37.
313
Cfr. GIBERTI, Opera, XCIX.
311

133

Verona, il Giberti fond nella sua casa la cos detta Accademia


Gibertina, vi istall anche una propria stamperia di libri greci, latini
e volgari, facendo tra laltro elaborare dallumanista Tullio
Crispoldi un catechismo e un manuale per predicatori. Il campo
delle lettere si accompagnava per alla ricerca dei boni mores, cio
della riforma.
Le attivit riformatrici del Giberti ebbero queste direzioni: anzi
tutto la riforma del clero, primo elemento di una ripresa religiosa;
per questo egli cerc di alimentare la piet sacerdotale, elevarne il
decoro e portarlo al ministero dopo adeguata preparazione. Poi si
occup della riforma del culto vigilando perch le chiese fossero
tenute con il rispetto dovuto, non profanate da altri usi. Volle che
lEucaristia fosse la devozione preminente, e venisse facilitato ai
fedeli luso dei sacramenti, specie della confessione che era
trascurata assai. Ne venne di conseguenza una riforma del popolo e
una rinascita di vita cristiana. Si preoccup assai che i parroci
tenessero lo status animarum, curassero listruzione religiosa, si
lottasse contro la bestemmia, si difendesse il buon costume.
Non si pensi tuttavia sia stato facile per il Giberti il suo lavoro:
molto sofferse, molti ostacoli gli si opposero. Anche con i canonici
ebbe lunga contesa314 per togliere certi loro disordini. Nella riforma
del Capitolo, infatti, il Giberti cozz in una rilevante opposizione.
Le lotte del Giberti col Capitolo circa il potere di giurisdizione
vescovile che il Capitolo non voleva riconoscere, vennero decise a
favore del vescovo solo con la sua nomina di Legato nato per la
citt e la diocesi di Verona e col conferimento del pieno potere di
tutte le facolt del nunzio in Venezia, uniti con labolizione del
potere di giurisdizione del patriarca di Aquileia e con limmediata
sottomissione del Capitolo sotto la Sede Apostolica, in un breve di
Clemente VII del 26 marzo 1527. Nel decennio successivo il papa
Paolo III, sul modello di Clemente VII, il 31 gennaio 1536 nomin
il Giberti Legato de latere con tutti i pieni poteri e il potere di
giurisdizione sul Capitolo di Verona, poich questo aveva
nuovamente negato lobbedienza. Un nuovo accordo col Capitolo
dovette trovar luogo nellottobre 1540. Per raggiungere di
314

UGHELLI, Italia Sacra, V, 978.

134

mantenere una buona intesa col Capitolo cattedrale, Giberti ottenne


il 14 dicembre 1541 un breve da Paolo III nel quale fu riconosciuta
al Capitolo libera disposizione su tutti i benefici capitolari, almeno
durante la vita del Giberti. Anche nella riforma dei monasteri e dei
conventi trov difficolt, accresciute dallo schierarsi a favore dei
questi le nobili famiglie veronesi. Il vescovo non temette di far
immediatamente chiudere un convento nel quale si conduceva una
vita moralmente dubbia. Anche contro il Luteranesimo il Giberti
procedette molto energicamente, pubblicando il 10 aprile 1530 un
severo editto contro i seguaci della dottrina di Lutero, e uno simile
il 5 marzo 1541, che gi avevano preso il nome di protestanti dal 19
aprile 1539.
Altro settore in cui brillano la geniale operosit e lo zelo
apostolico del Giberti quello sociale 315. Molte furono le sue
iniziative in questo campo: il potenziamento degli ospedali e delle
scuole per i poveri, la dotazione del Monte di Piet perch i
bisognosi sfuggissero agli usurai. Cerc di offrire agli operai un
lavoro retribuito; provvide lassistenza ai bambini esposti, agli
orfani minorenni, alle donne convertite. Ebbe dei gesti assai
generosi come durante la carestia del 1537 quando mise a
disposizione della citt tutto il vasellame di argento e di oro
dellepiscopio per lacquisto di grande quantit di farina 316. Va
sottolineata una sua istituzione destinata ad avere grandiosi
sviluppi, la Societ della Carit. Il fine della Societ si ispirava alla
grande idea ascetica che lega lEucaristia alla carit. In tutte le
parrocchie della diocesi aveva voluto lerezione della Societas
Corporis Christi, per il culto dellEucaristia; ora proponeva
unopera parallela in tutte le parrocchie, una Societas Amoris per
lamore verso il prossimo. Si pensa che don Pietro Leonardi,
fondando sul finire del sec. XVIII la Fratellanza Evangelica, abbia
guardato al Giberti. Dopo quattro anni di attivit riformatrice, il
315

G. BARBIERI, Aspetti sociali dellopera riformatrice di Gian Matteo


Giberti, estr. da Annali di Economia e Commercio dellUniversit di Bari 6
(1947) 73-88 [vel: Saggi di storia economica italiana, Bari 1948, 73-88]; O.
VIVIANI, La riforma sociale cattolica del vescovo G. M. Giberti, in Zenonis
Cathedra, 85-110.
316
GRAZIOLI, Gian Matteo Giberti, 148.

135

card. Francesco Corner (1532-43), vescovo di Brescia, scriveva il


25 agosto 1532 a Clemente VII: Egli ha talmente regolato il suo
clero, che se tutti gli altri prelati facessero il medesimo, non saria
bisogno di altro Concilio317.
Non ostante i suoi grandi impegni il Giberti era costretto a
lasciare spesso il suo vescovado, per soddisfare i suoi obblighi nei
confronti della Curia Romana. Da parte sua, Clemente VII lo
richiam a Roma gi nel febbraio 1529, per farsi da lui consigliare
nei suoi piani per la realizzazione di una pace universale. Durante
lassenza del Giberti assunse di nuovo la guida della diocesi mons.
Giampietro Carafa. Nellagosto dello stesso anno il Giberti fu
mandato a Genova ad accogliere limperatore, e nellottobre
successivo il Giberti era presso il papa a Bologna; nel 1531fu
inviato come nunzio a Venezia, per chiedere aiuto contro i Turchi,
non ottenne per niente, e nel 1532 fu di nuovo chiamato a
Bologna a un incontro del papa con limperatore. Nel 1533 era di
nuovo a Roma, dove lo si propose per il cardinalato, tuttavia non
gli venne conferito, perch Francia, Inghilterra e limperatore
sostennero altri candidati. Nellaprile 1534 e nellaprile 1535
Giberti era ancora in Curia. Il nuovo papa Paolo III (1534-49) lo
nomin membro del Consilium de emendanda ecclesia,
chiamandolo per questo ancora una volta a Roma. Prima che si
pubblicasse il decreto prodotto da tale Consilium (9 marzo 1537), il
Giberti part da Roma accompagnando il card. Reginald Pole nella
sua legazione in Belgio e Francia, che per non port a nessun
successo. Lanno successivo, nel marzo e aprile 1538, and in
missione papale a Venezia e Vicenza per la ventilata apertura del
concilio in questultima citt. Il 27 aprile 1540 fu da Paolo III
chiamato a Roma in una nuova commissione di riforma; non pot
per dar subito seguito a questa chiamata, poich a causa di nuove
discordie col Capitolo cattedrale si trovava allora a Venezia e, causa
malattia, non poteva viaggiare. Nello stesso 1540 doveva essere
inviato come nunzio al colloquio di Worms, venne per rifiutato
dallimperatore a causa della sua condotta filo francese. Di nuovo,
nel settembre-ottobre 1541 Paolo III chiam il Giberti a Bologna,
317

Cit. da GRAZIOLI, Gian Matteo Giberti, 27 n. 4.

136

da dove il vescovo lo segu anche a Roma. Il 18 settembre 1542


Giberti e il vescovo Tommaso Sanfelice di Cava furono incaricati
di prendere in Trento i preparativi per il concilio generale che vi
doveva essere aperto il 1 novembre. Giberti fu allora sospettato
dalla Repubblica Veneta come spia della Francia, e per questo
trattenuto a Venezia. Si present davanti al Consiglio dei Dieci e si
difese splendidamente. Per tale motivo pot partire per Trento solo
allinizio del 1543.
Nel gennaio del 1543, infatti, per mandato di Paolo III, Matteo
Giberti si recava, in malferma salute, a Trento, lieto di consacrare il
residuo delle sue forse a unopera che era la speranza della Chiesa.
Si trattava di iniziare, a nome del papa, la preparazione materiale e
morale della prossima celebrazione del concilio ecumenico. Il papa
aveva scelto lui, per tale delicato incarico, ben conoscendone il
tatto diplomatico e la grande stima di cui era circondato. Ma nel
giugno dello stesso anno, mentre ferveva il suo lavoro, si ammal
gravemente e dovette lasciare i cardinali e gli altri vescovi che
formavano con lui la commissione preparatoria del concilio, per
tornare a Verona. Qui si ritir nella villa urbana di Nazareth dove,
aggravatosi il male, spirava santamente a soli 48 anni (30 dicembre
1543) come soldato di Cristo, caduto sulla breccia della riforma
della Chiesa.
In ogni caso, con le sue incisive riforme, il Giberti aveva creato
una diocesi modello, che molti altri vescovi si sforzarono di
imitare. Anche il card. Carlo Borromeo lesse i suoi numerosi scritti,
accolse nei suoi decreti sinodali numerose decisioni dalle
Costituzioni gibertine, e scelse Nicol Ormaneto, prete della scuola
del Giberti, come suo vicario generale in Milano. Il Borromeo, che
teneva nel suo studio unimmagine di Giberti, diede generale valore
alle riforme del vescovo veronese, che va annoverato tra i grandi
riformatori della Chiesa.
98. Pietro Lippomano (1544-48)
Giberti, pochi mesi prima della sua morte, aveva proposto come
vescovo di Verona, presentandone domanda al doge di Venezia e al
pontefice Paolo III, Pietro Contarini (1493-1563), gentiluomo

137

veneziano, molto vicino allambiente teatino. Non noto perch (i


Ballerini dicono sia stata lumilt del Contarini a declinare la
nomina) a reggere la Chiesa di Verona fu invece mandato Pietro
Lippomano318. Oriundo di nobile famiglia veneziana, Pietro, che
era anche chierico di camera papale, fu commendatario e arciprete
di Asola nel Bresciano (chiesa allora indipendente dal vescovo di
Brescia). Verso la popolazione di Asola fu molto munifico e tenne
questo ufficio fino alla sua morte. Nel 1516 fu nominato vescovo di
Bergamo: fece il suo ingresso solenne nel 1519, fu consacrato nel
1530, non avendo potuto prima per mancanza dellet canonica. A
Bergamo si adoper molto con decreti e con punizioni per impedire
linvasione delleresia luterana319. Pietro Lippomano fu nominato,
dal pontefice Paolo III, vescovo di Verona (18 febbraio 1544) e da
Bergamo condusse, quale coadiutore, il cugino Luigi. Lingresso in
citt (26 ottobre 1544) fu solenne. Per le vie erano disposte
iscrizioni elogiative, ispirate a sentimenti cristiani, che lo stesso
Pastor rileva, aliene dallo stile umanistico pagano che si usava in
quegli anni anche a Roma per lingresso del nuovo papa. Queste
scritte si possono leggere raccolte in un interessante opuscolo320. A
nome del Consiglio dei XII tenne a lui lorazione gratulatoria il
conte Ludovico Nogarola (+1560); in essa auspicava bene al nuovo
vescovo, soprattutto perch la popolazione veronese per grazia di
Dio e per lopera del vescovo Giberti era immune dagli errori del
protestantesimo.
Di quanto abbia fatto il vescovo Pietro poco si sa, sia perch il
suo episcopato fu breve, ma anche perch dal papa fu mandato per
una legazione nella Scozia, dove mor (9 agosto 1548) nel castello
di Edimburgo321. Da alcuni documenti322 si coglie che egli si
adoper pi che di persona, per mezzo del coadiutore Luigi, a
318

Sul vescovo Pietro Lippomano, cfr. PERETTI, Historia, 75; UGHELLI, Italia
Sacra, V, 988-89; BIANCOLINI, Notizie, I, 230; GAMS, Series, 806; HRMANN,
Die Bischfe, 132-33; HCMA, III (1960) 331.
319
A. UCCELLI, Delleresia in Bergamo nel XVI secolo, in ScCatt 3/V (1875)
222-36. 558-69; 3/VI (1875) 249-62.
320
La intrada de Mon Signor episcopo de Verona Lippomano ad 26 ottubrio
1544, Verona 1862. Di queste scritte si pu vedere una scelta in PIGHI, Cenni, II,
206-08.

138

proseguire lopera di riforma iniziata dal suo antecessore, per,


come ne d notizie in una lettera al cardinale Cervini (24 luglio
1548), visit pure lui molte chiese e monasteri e, dispiaciuto per
lignoranza di certi curati, volle sottoporli a un esame. Cerc anche
di togliere alcuni disordini che vi erano nella schola dei chierici,
in ci ostacolato dai canonici che formavano allora una magnifico
Capitolo molto terribile.
99. Luigi Lippomano (1548-58)
Cugino di Pietro Lippomano, Luigi Lippomano323, nato nel
1498/1500, dal 1538 coadiutore di Bergamo e vescovo titolare di
Modone, dal giugno 1544 coadiutore nel vescovado di Verona,
successe al cugino come vescovo di Verona il 9 agosto 1548,
reggendo la diocesi per 10 anni. Il Liruti lo definisce: laborioso,
dotto scrittore e zelante vescovo324.
Precedentemente alla nomina a vescovo di Verona, Luigi, su
incarico di Paolo III, il 21 maggio 1542 fu inviato come nunzio
papale alla corte del re Giovanni III di Portogallo (1521-57), per
guadagnare la sua protezione per il progettato concilio di Trento,
ma fu richiamato dal papa il 29 ottobre 1542, perch non era
persona grata alla corte, che non si fidava di lui: era infatti in
amicizia con il cardinale Miguel de Silva, caduto in disgrazia
presso il re. In conclusione per sembra che Luigi sia stato accolto
dal re, cos che solo il 27 luglio 1544 fu richiamato dal Portogallo,
sostituito come nunzio da Giovanni Ricci da Montepulciano,
vescovo eletto di Santa Maria di Siponto, cio di Manfredonia.
Nellagosto 1545 fu permesso una seconda volta al Lippomano di
trattenersi in Portogallo. Il 4 aprile 1546 arriv al concilio di
Trento, lo lasci per il 21 giugno, per visitare il suo vescovado di
321

J. E. LAW - J. M. MANION, The nunciature to Scotland in 1548 of Pietro


Lippomano bishop of Verona, estr. da AMAV 147 (1970-71) 403-48.
322
PIGHI, Cenni, II, 199-200.
323
Circa il vescovo Luigi Lippomano, cfr. PERETTI, Historia, 75; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 989; BIANCOLINI, Notizie, I, 231-33; CAPPELLETTI, Le Chiese
dItalia, X/2, 776; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 133-39; HCMA,
III (1960) 331 e n. 5-6.
324
LIRUTI, De vescovi, 40-1.

139

Verona e per celebrarvi il Corpus Domini; torn a Trento il 16


settembre 1546.
Anche da vescovo di Verona fu spesso assente, sia per il concilio
di Trento, a cui, come appena detto, aveva preso parte anche da
coadiutore, sia per le legazioni affidategli dal pontefice. Segu il
concilio anche quando fu trasferito nel marzo 1547 a Bologna: di l
and a Roma (2 marzo 1548) per esporre al papa e ai cardinali la
necessit di continuare il concilio di Bologna nonostante lopposizione dellimperatore Carlo V. Alla fine di agosto 1548 Luigi, col
vescovo Sebastiano Pighino di Alife (Caserta) e poi di Ferentino, e
con il vescovo Pietro di Fano, fu mandato come nunzio
straordinario a Carlo V; rest fuori fino al 1550. Nel 1551,
riapertosi il concilio a Trento, il Lippomano vi fu mandato come
copresidente (con breve del 4 marzo) insieme col primo presidente
il card. Marcello Crescenzio325 e laltro copresidente, Sebastiano
Pighino, divenuto arcivescovo di Siponto. Entrarono solennemente
in Trento il 29 aprile e il Lippomano vi si trattenne fino alla
sospensione (22 aprile 1552) dando prove dinsigne dottrina
teologica e di mirabile prudenza326. Ebbe anche varie e importanti
legazioni per arrestare il Protestantesimo. Dopo quella, gi
ricordata, del dicembre 1548, per incontrarsi con Carlo V, col quale
parl a Bruxelles senza nulla concludere, come era da prevedere, ne
guid unaltra, pure importantissima, per sistemare le divergenze
religiose nella Polonia. Col fu mandato da papa Giulio III insieme
col gesuita p. Alfonso Salmeron, a incontrarsi il 28 ottobre 1555 a
Vilnius col re Ferdinando327. Composte sufficientemente queste
divergenze, ritorn verso il principio del 1557. Bench a Roma
avesse gravi uffici, come quelli di procuratore fiscale papale e di
325

Il card. Crescenzio venne a Verona e, infermatosi, qui mor nel monastero


degli Olivetani in Santa Maria in Organo l8 maggio 1552. Il suo corpo fu
trasportato a Roma e sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.
326
PALLAVICINO, Istoria del concilio di Trento, I, 933-36; PASTOR, Storia dei
Papi, VI, 65. 70-1.
327
Acta Nuntiaturae Poloniae, III/1; L. TACCHELLA, Paolo IV e la nunziatura
in Polonia di Luigi Lippomano vescovo di Verona (1555-1557), in Dalla Chiesa
antica alla Chiesa moderna (= Miscellanea Historiae Pontificiae 50), Roma
1983, 231-60.

140

uditore di Camera, e fosse membro di commissioni e deputato


alla cura dei poveri328, non per questo trascur la diocesi.
Nel vescovado di Verona era molto impegnato per la
realizzazione di riforme, resesi di nuovo necessarie a causa della
decadenza intervenuta durante lassenza del predecessore mons.
Pietro Lippomano. Anzitutto si preoccup di scegliere un vicario
fra quelli educati alla scuola del Giberti. Gli fu indicato Filippo
Stridonio (+1571), sacerdote insigne per santit, dottrina e
prudenza. Accortosi per, come egli scriveva al card. Cervini da
Verona (9 settembre 1548), che il prescelto era sgradito al clero per
la sua rigidit, nomin vicario generale Iacopo Livrerio, pure
dotato di ottime qualit, pieno di zelo operoso per mantenere in
Verona la fede illibata dagli errori degli pseudoriformatori. Il
Lippomano si prefisse di seguire le linee tracciate dal Giberti.
Primo mezzo efficacissimo fu quello di continuare quelle visite
pastorali che quale coadiutore del cugino Pietro aveva gi fatte alla
diocesi; le fece per mezzo di 25 visitatori e durarono, con alcune
interruzioni, quasi tre anni. Unaltra ne fece nellanno 1553 (dal
maggio allottobre) alle chiese della citt: nellArchivio della Curia
Vescovile si ha un interessante volume che descrive tali visite. Altre
visite furono fatte successivamente da lui o dai suoi vicari e
visitatori, raccolte anche queste in due volumi dellarchivio della
Curia Vescovile. Linsieme delle viste ora accessibile in volume
stampa329. Nellambito della vita pastorale ordinaria si inserisce la
notizia riguardante la consacrazione della nuova chiesa di San
Domenico allAcqua traversa compiuta da mons. Luigi Lippomano
la domenica 11 novembre 1554, che ripeteva la cerimonia compiuta
nella vecchia dal card. Michiel nel 1485. Si adoper molto anche
per la retta formazione del clero. A Verona, gi prima del concilio
di Trento, esisteva una specie di Seminario; era la Scuola dei
Chierici nella quale si adunavano non solo gli Accoliti destinati al
canto e al servizio della Cattedrale, ma anche altri giovani che il
328

TACCHI VENTURI, Storia della Compagnia di Ges in Italia, I/2, 22. 26466. Cfr. ibid., I/l, 421-25.
329
LIPPOMANO, Visitationum libri Dioecesis Veronensis; L. TACCHELLA, La
visita pastorale di Luigi Lippomano alle parrocchie della citt di Verona 15531555, estr. da VV 31 (1978) 1-26.

141

vescovo indirizzava alla vita ecclesiastica. Raggiunto un accordo


col Capitolo, superando molte difficolt sorte per ragioni di
competenza di giurisdizione, il 17 dicembre 1555, daccordo con i
canonici, fu emanato un nuovo regolamento per migliorare tale
scuola, togliere degli abusi e far s che da essa potessero uscire
sacerdoti virtuosi e dotti330. Per rassodare la fede fece venire a
Verona predicatori di sana dottrina, tra gli altri il celebre gesuita p.
Alfonso Salmeron, la cui predicazione ottenne anche che fossero
bruciati molti libri ereticali. Il vicario Iacopo Livrerio, assente il
vescovo, al principio della Quaresima del 1550, fece venire vari
predicatori raccomandando loro che predicassero la parola di Dio e
ne sospese uno, frate Hieronimo Fiorenzuola dellordine dei Servi,
perch predic cose scandalose ed eretiche331.
Nonostante lintensa attivit il Lippomano trovava il tempo di
scrivere. Tra le molte sue opere, la pi eminente linsigne raccolta
di Vite dei Santi, in otto volumi; opera condotta con i principi di
una sana critica che voleva muovere i fedeli allimitazione e
appurare la verit dei fatti332. Fu in intima relazione personale ed
epistolare con i pi santi e dotti personaggi del tempo, col card.
Marcello Cervini che fu poi il papa Marcello II, con santIgnazio di
Loyola e altri. Compose inoltre degli scritti contro Lutero, cos che
pu essere indicato come uno dei pi severi oppositori del
luteranesimo. Il 20 luglio 1558 fu trasferito da Verona e nominato
vescovo di Bergamo. Come segretario del pontefice Paolo IV stette
per quasi sempre a Roma, dove mor a sessantanni il 15 agosto
1559. Fu sepolto nella chiesa romana di Santa Caterina dei Funari.

330

SPAGNOLO, Le Scuole Accolitali, 49-56.


Sullattivit antiereticale del Lippomano, cfr. L. TACCHELLA, Il processo
agli eretici veronesi nel 1550. S. Ignazio di Loyola e Luigi Lippomano
(carteggio), Brescia 1979.
332
Cfr. S. BOESCH CAJANO, La raccolta di vite di santi di Luigi Lippomano.
Storia, struttura, finalit di una costruzione agiografica, in Raccolte di vite di
santi dal XIII al XVIII secolo. Strutture, messaggi, fruizioni, a cura di S. B. G.,
Intr. di F. Bolgiani, Brindisi 1990, 111-30.
331

142

100. Agostino Lippomano (1558-59)


Agostino Lippomano333 era nipote di Luigi Lippomano, professo
dellOrdine dei Giovanniti e precettore dellOspedale degli stessi
cavalieri di Malta a Cividale del Friuli. Fu nominato coadiutore con
diritto di successione dello zio nel vescovado di Verona l8 gennaio
1557. Aveva allora 27 anni. Secondo una notizia data dal canonico
Giuseppe Muselli, il 7 settembre di quellanno Agostino si firmava
come vescovo coadiutore di Verona nel sommario della bolla del
giubileo indetto da Paolo IV. Trasferito Luigi Lippomano a
Bergamo il 20 luglio 1558, Agostino divenne vescovo di Verona.
Del suo episcopato si hanno scarse notizie. Si conosce comunque il
particolare della sua partecipazione alla posa della prima pietra del
santuario di Madonna di Campagna. Nella famosa Spian
(spianata)334 del 1518, ricavata dallabbattimento del convento degli
Agostiniani fuori Porta Vescovo, era rimasto un piccolo tratto di
muro con sopra dipinta unimmagine di Maria col bambino fra san
Bartolomeo apostolo e santAntonio. I Veronesi si infervorarono
nella devozione per quella immagine della quale si narravano
innumerevoli grazie e miracoli e cos fu deliberato di portarla in
una localit pi discosta con lintenzione di erigere un santuario e
intanto, il 19 aprile 1559, il vescovo vi celebr innanzi la santa
Messa su di un altare precariamente eretto. Poco dopo si diede
principio, su disegno del Sanmicheli, al santuario oggi detto della
Madonna di Campagna o Madonna della Pace335. Risale forse
allautunno 1559, dunque al tempo dellepiscopato di Agostino,
anche se non viene nominato, un Liber Visitationis di vicari a 130
chiese extraurbane e a numerosi oratori campestri, corrispondente
al Reg. XIIb dellArchivio storico della Curia diocesana di Verona,
333

Sul vescovo Agostino Lippomano, cfr. PERETTI, Historia, 75; UGHELLI,


Italia Sacra, V, 989; BIANCOLINI, Notizie, I, 233; GAMS, Series, 806; HRMANN,
Die Bischfe, 139; HCMA, III (1960) 331 n. 7.
334
I Veneziani rientrati a Verona il 18 gennaio 1517, pensarono di fortificarla
e di cingerla di mura, perci abbatterono le case tuttintorno alla citt. Di queste
mura fu in parte architetto il Sanmicheli. Sono sue: porta Nuova, porta Palio,
porta San Zeno.
335
Cfr. A. PIGHI, La Madonna della Pace, Verona 1921; G. MAULI, Il
Santuario di Madonna di Campagna, Verona 1980.

143

dato alle stampe nel 1999336. Il 26 giugno 1560 a favore di Agostino


venne abrogata la pensione consistente in met dei frutti imposta
dal papa Paolo IV. Agostino Lippomano mor a Padova il 16 luglio
1560 e fu sepolto nella cattedrale di Verona. I tre nomi di Pietro,
Luigi e Agostino, che costituiscono una vera e propria famiglia
vescovile dellepoca, come avvenne per i tre vescovi NavageroValier, sono ricordati (insieme con Nicol, vescovo di Bergamo
1512-17) in una lapide del 1560 nel pavimento della cattedrale,
accanto alla porta che d su via Duomo337.
Alcune glorie veronesi
Un erudito scrittore veronese parlando del sec. XVI dice che
esso per Verona fu il periodo pi splendido della nostra cultura
classica338. Chi volesse completa elencazione dei personaggi illustri
di questo periodo pu riferirsi ad altri studiosi339; in questa sede,
volendo ricordare alcune personalit che direttamente spettano alla
Chiesa, ci si limita ad alcuni dei loro nomi. Il primo che ci si
presenta allinizio del sec. XVI il conte e vescovo Ludovico di
Canossa (1476-1532). Occup ancor giovane, per le sue doti e per
la nobilt della famiglia, importanti uffici diplomatici sotto i papi
Giulio II, Leone X, Adriano VI. Ordinato sacerdote, nel 1511,
allet di 34 anni, giacch era nato a Verona nel 1476, fu nominato
vescovo di Tricarico. Poi nel 1516, per la interposizione di
Francesco I fu nominato vescovo di Bayeux in Francia, al quale
vescovado rinunci nel 1530 per la malferma salute. Sia come
diplomatico, che come vescovo, il Canossa fu in intima e cordiale
amicizia con il Giberti, coadiuvandolo nella riforma della Chiesa
Veronese e con somme cospicue aiutandolo nel mantenimento di
opere benefiche. Alla sua morte lasci notevoli sovvenzioni per la
fabbrica dellospedale della Misericordia che accoglieva le giovani
pericolanti e mendicanti, per la dotazione del Conservatorio della
Santissima Trinit, pure opera voluta dal Giberti, che accoglieva le
336

Liber Visitationis anni MDLIX.


Cfr. SEGALA, Il nome, 28.
338
G. BIADEGO, Bernardino Donato grecista veronese del secolo XVI.
Ricerche ed appunti, Verona 1895, 7.
339
Cfr. MAFFEI, Verona illustrata, III, passim.
337

144

convertite e alla cui direzione aveva posto una donna di capacit


particolare: Dorotea Quistelli (+1551) dei principi di Mirandola;
sovvenzion anche la costruzione del tornacoro nella Cattedrale. Di
lui scrissero parecchi340. Una gloria della Chiesa Veronese e
particolarmente del Capitolo della Cattedrale, fu Adamo Fumano
(1506/8-87). Nato verso lanno 1506-08, studi lingua greca e
latina a Padova e fu intimo collaboratore del Giberti, che
accompagn in varie legazioni e di cui tenne alla morte una
commovente orazione funebre. Segu il nostro vescovo Bernardo
Navagero, legato di Paolo III, al concilio di Trento (1565) e fu uno
dei segretari del concilio stesso341, per cui ebbe modo di far
conoscere ai padri le Costituzioni dei nostri vescovi Tebaldo e
Giberti. Nella citt tridentina rimase poi col vescovo Agostino
Valier, al quale, nei ritagli di tempo, traduceva e commentava le
Omelie di san Gregorio Nazianzeno. Ritornato a Verona, nel 1566
fu eletto vigilatore degli Accoliti. Oltrech sacerdote integerrimo, il
Fumano fu insigne letterato, autore di opere notevoli, di cui la
maggiore, anche per originalit, un poema sulla logica, Logices
libri quinque, pubblicato due secoli dopo nel 1739342. Nato a Roma
nel 1514, ma veronese di famiglia e di educazione, fu Bernardino
Maffei. Il Giberti lo nomin parroco a Zevio, e poi canonico della
Cattedrale. In seguito tornato a Roma, fu segretario del cardinale
Alessandro Farnese, anche quando questi fu eletto papa col nome
di Paolo III. Eletto vescovo di Massa Carrara e poi di Chieti, ed
insignito della porpora nel 1549, Bernardino Maffei mantenne coi
Veronesi, specie col Giberti, relazione ed amicizia. Mor il 16
luglio 1553 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva.
Il Tiraboschi lo encomia come insigne erudito e grande latinista343.
Altra gloria della diocesi veronese santAngela Merici (14741540), nata a Desenzano. Visse la giovent fra Desenzano e Sal,
340

Vanno ricordati G. ORTI MANARA, Intorno la vita del conte Lodovico di


Canossa, Verona 1845; C. MIGLIORANZI, Lodovico di Canossa, Citt di Castello
1907; C. H. CLOUGH, Canossa Ludovico, in DBI 18 (1975) 186-92.
341
PALLAVICINO, Istoria del concilio di Trento, II, 744.
342
P. BRUGNOLI, Il canonico Adamo Fumano, in La Valpolicella nella prima
et moderna (1500 ca-1630), a cura di G. M. Varanini, Verona 1987, 339.
343
MAFFEI, Verona illustrata, III, 268-70; FEDERICI, Elogi storici, I, 68-70.

145

illuminando quei luoghi con la purezza della sua vita e lapostolato


delle fanciulle. Nel 1516 pass a Brescia e diede inizio a una
congregazione di vergini viventi nelle loro famiglie, sotto la
protezione di santOrsola. Fu tanto feconda la sua Regola che pur
con vari ritocchi, stata ispiratrice di molteplici famiglie religiose
dette Orsoline, viventi nel mondo o claustrali, dedite alleducazione
della giovent femminile344. Pure da ricordare di questo tempo la
beata Lucia, nata a Verona nel 1500. Entr nellordine delle
Mantellate dei Servi di Maria, dedicandosi tutta allassistenza degli
infermi nellospedale della Misericordia. Qui contrasse il morbo di
cui mor nel 1574. I Serviti ne celebrano la festa il 31 marzo.
Degni di diffusa menzione, sarebbero pure Pier Francesco Zini
(1520 ca-1580), Giovanni Del Bene (1512 ca-1559) e Nicol
Ormaneto (1515/16-77), cresciuti tutti e tre alla scuola del Giberti,
adorni di particolare ingegno e cultura, autori di notevoli
pubblicazioni. Ci si accontenta di un cenno. LOrmaneto, posto nel
1540 a reggere la parrocchia di Bovolone, che am intensamente,
ebbe incarichi importanti. Segu al concilio di Trento il nosro
vescovo cardinal Navagero e l fu cos apprezzato che
larcivescovo di Milano, san Carlo Borromeo, lo chiese per
nominarlo vicario generale e servirsi di lui per lopera di riforma
che voleva compiere nella diocesi di Milano. E lOrmaneto
corrispose in modo particolare a tanta fiducia. Nel 1570 Pio V lo
nomin vescovo di Padova e poi da Gregorio XIII, nel luglio del
1572, fu mandato nunzio alla Corte di Filippo II, re di Spagna,
dove pure si distinse, meritando gli elogi di Teresa dAvila. Mor a
Madrid il 18 giugno del 1577345. Dello Zini, che fu canonico e
344

Di santAngela Merici abbiamo parecchie biografie. Ne ricorder due.


Una pi erudita e diffusa, laltra breve e popolare: A. BERTOLOTTI, Storia di S.
Angela Merici vergine Bresciana, Brescia 31950; G. EDERLE, S. Angela Merici,
Verona 41963. Cfr. inoltre T. LEDOCHOWSKA, Angle Merici et la Compagnie de
Sainte Ursule, 2 voll., Milano-Roma 1967; L. MARIANI - E. TAROLLI - M.
SEYNAEVE, Angela Merici. Contributo per una biografia, Milano 1986.
345
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 215-217. Su di lui, cfr. C. MARCORA, Nicol
Ormaneto, vicario di s. Carlo, in Memorie storiche della diocesi di Milano 8
(1961) 209-590; L. TURRINI, LOrmaneto. Dalla canonica di Bovolone alla
corte di Madrid, Bologna 1974; P. PRETO, Corrispondenza tra Nicol Ormaneto,
vicario di san Carlo Borromeo, e alcuni vescovi dellItalia settentrionale, in

146

arciprete a Santo Stefano, lopera pi notevole Boni Pastoris


exemplum, breve ma classica, ove tratteggia quale pastore modello
il vescovo Giberti. Mor nel 1580 346. Di Giovanni Del Bene, pure
egli arciprete a Santo Stefano, lopera principale sono i Sermoni
sopra i Vangeli di tutto lano, elogiata anche dal Maffei. Fu amico
del cardinal Girolamo Seripando che ospit a Volargne nella sua
villa. Mor nel 1559347.
Un vero prodigio di abilit negli studi filosofici e storici fu
Onofrio Panvinio348, nato a Verona il 24 febbraio 1530. Ancor
dodicenne entr nellordine degli Agostiniani a SantEufemia.
Pochi anni appresso fu mandato a studiare a Padova, poi a Roma.
Fu eletto cardinale, mor a soli 38 anni, nel 1568 nel convento degli
Agostiniani di Palermo. Assai nutrito sarebbe il catalogo delle sue
opere, delle quali molte sono edite, altre invece restano
manoscritte. Per i Veronesi due tra tutte sono importanti:
Antiquitates Veronenses e De Urbis Veronae viris doctrina et
bellica virtute illustribus. In questa sia pur rapida rassegna non pu
mancare la menzione di Galesio Nichesola, che fu vescovo di
Belluno (1509-27) e di Marco Antonio Maffei, che fu cardinale del
titolo di San Callisto (1570).
Fra le istituzioni che maggiormente operarono per la vita
religiosa di questo tempo, come accennato, fu la Confraternita
segreta del Santissimo Corpo di Cristo, istituita a Verona nel 1518.
Potenziata da san Gaetano Thiene che si iscrisse nel 1519 e per cui
am Verona, ebbe ascritti illustri personaggi, vescovi e cardinali e
anche alcuni celebri artisti veronesi, come Francesco Morone
(1474-1529) e Giambettino Cignaroli (1706-70)349. Alimentavano
la devozione verso il Santissimo Sacramento anche le Quarantore,
Contributi alla storia della Chiesa padovana nellet moderna e contemporanea,
I (= Fonti e ricerche di storia ecclesiastica padovana 13), Padova 1982, 9-31.
346
Cfr. U. DA COMO, Umanisti del secolo XVI, Bologna 1928 passim.
347
Cfr. per PIGHI, Cenni, II, 218 e).
348
Cfr. O. PERINI, Onofrio Panvinio e le sue Opere, Roma 1899; J. -L.
FERRARY, Onofrio Panvinio et les antiquits romaines (= Collection de lcole
Franaise de Rome 214), Rome 1996.
349
Cfr. V. SALVARO, La chiesa dei SS. Siro e Libera e la Ven. Compagnia in
essa eretta. Memorie storiche e documenti inediti, Verona 1881.

147

per la cui solennit furono istituiti il Collegio dellAdorazione e i


Tridui Eucaristici a suffragio delle anime purganti, che si diffusero
in questo periodo, forse per affermare queste due grandi verit
impugnate dai protestanti350. Altra istituzione provvidenziale fu
lOpera della Dottrina Cristiana. Il Giberti, che aveva constatata la
spaventosa ignoranza delle verit cristiane al principio del sec.
XVI, la raccomand con ogni insistenza presso i parroci e tutti i
sacerdoti351. Non meno efficace per la Chiesa Veronese fu
listituzione di un Oratorio fatta dal vescovo Agostino Valier
nellanno 1575, nella chiesa di San Giovanni in Fonte, a imitazione
di quello istituito a Roma da san Filippo Neri. Gli iscritti si
riunivano tre volte la settimana per meditare e pregare insieme 352.
Questa fu la prima origine degli Oratori fra noi.
In questo periodo germinarono nella diocesi nuove famiglie
religiose, tra le quali i Chierici Regolari Chietini o Teatini fondati
da san Gaetano Thiene e da mons. Carafa. Nel 1528 erano almeno
saltuariamente residenti nella villa episcopale di Nazareth, quindi,
dopo varie altre dimore, si stabilirono nella chiesa di San Nicol
ove rimasero fino alle soppressioni decretate da Napoleone. Verso
il 1523 alcune pie donne si posero insieme per professare la regola
del TerzOrdine Francescano, perci furono chiamate Terziarie
Francescane; esse presero dimora in una casa vicino alla chiesa di
San Bernardino, dove, dopo varie vicende, ancora si trovano. Al
tempo del Giberti vennero a Verona i Barnabiti e le Suore
Angeliche (fondazioni di santAntonio Maria Zaccaria) che per
decreto del doge, Francesco Donato353, il 21 febbraio 1550 furono
espulsi. Il primo nucleo di Cappuccini appare nel 1527; subito essi
non furono bene accolti (poich Verona era legata ai Minori
Conventuali) e dovettero allontanarsi; ritornarono sette anni dopo,
350

Cfr. A. PIGHI, Verona Eucaristica, in Bollettino illustrato del XIX


Congresso Eucaristico 15-16 (Venezia 1897) 236.
351
Cfr. L. ROMBO, La Congregazione della Dottrina Cristiana fondata da
Gian Matteo Giberti vescovo di Verona (1542), Diss. di Magistero, Roma 197071 [datt.].
352
A. CALOGER, Vita Card. Valeri (= Raccolta di Opuscoli Scientifici 25),
Venezia 1741, 88.
353
PIGHI, Cenni, II, 222-23.

148

chiamati dal Giberti;


napoleoniche.

vi rimasero

sino alle

soppressioni

101. Girolamo Trevisani (1561-62)


Alla morte di Agostino Lippomano vi fu un contrasto fra la
Repubblica Veneta e la Santa Sede, per cui la diocesi di Verona
rimase per qualche tempo vacante. A quanto narra uno storico
veneziano, il nunzio pontificio Zaccaria Delfino354, sarebbe stato
eletto a Verona dal papa Paolo IV Marco Antonio Da Mula355, ma il
Senato vi si oppose. Finalmente per un concordato fra la Santa
Sede e Venezia il 15 gennaio 1561 fu destinato a Verona Girolamo
Trevisani356, patrizio veneto, religioso dellordine di San Domenico,
uomo di acutissimo ingegno, di scienza profonda e insigne
predicatore. Fece il suo ingresso in diocesi il 12 febbraio 1561.
Durante la sua breve dimora si occup principalmente della Scuola
degli Accoliti, per la quale stese un regolamento affine a quello del
vescovo Luigi Lippomano, con alcune restrizioni. Durante il suo
episcopato il Trevisani ottenne da Roma delle indulgenze per la
chiesa di Madonna di Campagna e fece, se non proprio riedificare,
almeno restaurare il palazzo vescovile di Monteforte 357. Ma stette a
Verona solo pochi mesi, poich dovette recarsi al concilio di
Trento: arrivato l8 aprile 1561, vi tenne un discorso il 15 maggio
successivo; l8 giugno 1561 partecip alla consacrazione vescovile
del card. Ercole Gonzaga di Mantova. Il vescovo Trevisani faceva
parte della dozzina di vescovi veneziani di Terraferma, ecclesiastici
di gran nome, molti dei quali in prima fila tra i riformatori, e che
ebbero a Trento un notevole peso. Fu tra i 9 membri della
354

Il nunzio pontificio Delfino sera sforzato di ottenere per s il vescovado


di Verona, in ci sostenuto dallimperatore Ferdinando I, ma non fu approvato
dal papa. Cfr. HRMANN, Die Bischfe, 140.
355
Cfr. P. GIUSTINIANI, Storia Veneta, in BIANCOLINI, Notizie, VIII, 348. Sul
Da Mula, cfr. G. GULLINO, Da Mula, Marcantonio, in DBI 32 (1986) 383-87.
356
Sul vescovo Girolamo Trevisani, cfr. PERETTI, Historia, 75; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 989-90; BIANCOLINI, Notizie, I, 234; MAFFEI, Verona illustrata,
III, 353; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 140-41; HCMA, III (1960)
331 e n. 8-9.
357
Cfr. P. BRUGNOLI, Il palazzo vescovile di Monteforte dAlpone (= SDSL
23), Verona 2002, 41.

149

commissione conciliare costituita il 20 luglio 1562 per elaborare il


progetto sulla messa come sacrificio. Leccellente teologo
domenicano vescovo di Verona, che prese parte con distinzione agli
affari del concilio, non pot per vedere lapprovazione del decreto
sulla messa, che avvenne nella XXII sessione del 17 settembre
1562, essendo morto a Trento qualche giorno prima. Colpito infatti
da grave malattia, si spegneva il 4 settembre 1562. Dopo la sua
morte, a Trento e a Verona si raccontava che si era preso troppo a
cuore unoffesa fattagli dal vescovo di Salamanca, Pedro Gonzales
de Mendoza. Forse fu vittima invece dun brusco sbalzo di
temperatura cui and soggetto nella citt del concilio. Fu tumulato
a Venezia nella chiesa di San Domenico.
102. Bernardo Navagero (1562-65)
Bernardo Navagero358 nacque a Venezia nel 1507, da famiglia
patrizia. Uomo erudito, giureconsulto, port il titolo di consultor
militiae e fu luogotenente in Dalmazia e a Padova, dove tenne
pure la guida di unAccademia. Su incarico della Repubblica di
Venezia, rappresent la Serenissima in varie legazioni in Italia, a
Vienna, Parigi, in Oriente (a Costantinopoli nel 1552) e dal 1552 al
1559 a Roma, dove il papa Paolo IV lo aveva in grande
considerazione. In Venezia lo si chiamava iudex sapientium.
Mortagli nel 1560 la moglie Istriana Lando, si fece ecclesiastico.
Nella seconda promozione cardinalizia di Pio IV, il 26 febbraio
1561, su richiesta del card. Carlo Borromeo, fu creato cardinale; il
3 giugno 1561 gli venne assegnato il titolo diaconale di San Nicol
inter Imagines; il 2 giugno gli fu concesso il luogo di sacerdote e il
6 luglio 1562 fu trasferito al titolo di cardinale prete di San
Pancrazio, conservando in commenda il titolo precedente fino al 7
febbraio 1565. Opt quindi il 31 agosto 1562 per un titolo
cardinalizio sconosciuto. Su proposta del Senato Veneto, da Pio IV
358

Sul card. e amministratore perpetuo Bernardo Navagero, cfr. PERETTI,


Historia, 75; Ag. VALIER, Bernardi cardinalis Naugerii Vita, in ID., De Cautione
adhibenda in edendis Libris, Patavii 1719, 61-97; UGHELLI, Italia Sacra, V, 99092; BIANCOLINI, Notizie, I, 235-38; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 141-42; HCMA, III (1960) 39. 68. 71. 331 3 n. 10; CERVATO, Diocesi
di Verona, 324-31.

150

fu eletto amministratore perpetuo del vescovado di Verona il 15


settembre 1562. Dopo la consacrazione episcopale stette ancora in
Curia, per passare quindi a Venezia e a Trento come legato de
latere al concilio, che era stato riaperto il 15 gennaio 1562. Infatti il
7 marzo 1563 fu designato legato al concilio di Trento, al secondo
posto, insieme con il card. Giovanni Morone. Il suo nome come
legato a Trento era gi stato fatto nel concistoro del 9 maggio 1562,
dopo la crisi della residenza, quando si pens a un ampliamento del
collegio dei legati. Il papa aveva gi deciso di nominarne tre nuovi
- tra cui il Navagero appunto - e consegnar loro la relativa croce nel
concistoro del 18 maggio, quando, allultimo momento, ne venne
dissuaso. Morto poi il 3 marzo 1563 Ercole Gonzaga, che fu
seguito il 17 seguente da Girolamo Seripando, con lettera del
Borromeo del 10 marzo, giunta a Trento il 15, i legati ebbero
ufficiale conferma della notizia, gi trapelata, che erano stati
nominati al concilio Morone e Navagero. Questi ricevettero la
croce il 17 marzo. Morone part per Trento il 23 dello stesso mese e
Navagero due giorni dopo. In una vettura coperta, il Navagero,
sofferente di podagra, accompagnato dal giovane nipote Agostino
Valier, giunse nella citt del concilio pressoch inosservato la sera
del 28 aprile, mentre aveva fatto diffondere la notizia che sarebbe
giunto il 29. A proposito dei nuovi legati e in particolare della gotta
del Navagero, circolava al concilio una gustosa pasquinata. Alla
domanda di Marforio: Che gente questa? rispondeva Pasquino:
Alter claudicat in fide, alter utroque pede: luno - cio il Morone,
che al tempo di Paolo IV era stato sottoposto allInquisizione zoppica nella fede; laltro - cio il Navagero, che soffriva di
podagra - impedito in ambedue i piedi. Sia il papa che la
Repubblica veneta avevano nel Navagero un uomo di notevole
prestigio. Essendo nelle grazie della Repubblica, passato a Venezia
nel suo viaggio per Trento, il Navagero aveva promesso di tenerla
al corrente delle trattative politicamente importanti in seno al
collegio dei legati: lo avrebbe fatto indicando queste informazioni
strettamente confidenziali, nei rapporti degli inviati, con laggiunta
da fonte attendibile. Secondo i calcoli del papa, Navagero in
quanto veneziano poteva agire a Trento da elemento equilibratore,

151

tanto pi che era tenuto per buon oratore. Tale aspettativa non fu
delusa. Non si seguir passo per passo la sua vicenda conciliare, si
accenner solo al suo epilogo. Con lultima sessione del 3-4
dicembre il concilio fu concluso. Il Navagero testimoniato
presente unultima volta come quarto dei 199 firmatari dei decreti
conciliari: Ego B(ernardus) Cardinalis Naugerius tituli Sancti
Nicolai intra imagines in eodem concilio oecumenico Tridentino
legatus et presidens subscripsi359. Il concilio aveva chiuso i
battenti il sabato 4 dicembre 1563, e gi il luned seguente la
maggioranza dei prelati era partita. Navagero, regolati i conti incaricato dei quali era il tesoriere Alfonso Bovio, che aveva
riscosso mensilmente 500 scudi doro come onorario del legato -,
part due giorni dopo per la sua diocesi. Il 9 dicembre entrava come
vescovo in Verona, dove fu accolto dal patriarca di Venezia
Giovanni Trevisani, dal coadiutore del patriarca di Aquileia e da
altri prelati, che assistettero alla messa solenne celebrata in
cattedrale il giorno successivo e al discorso gratulatorio
pronunciato da Francesco Morando a nome della citt e da don
Vincenzo Cicogna (1519-87 ca) a nome del clero. Per conoscere
bene le condizioni della diocesi e reggerla sapientemente, prese a
consiglieri Nicol Ormaneto, Adamo Fumano e Francesco Zini,
uomini di eccezionali qualit, e chiam anche da Venezia Filippo
Stridonio. Per consiglio di costoro e dietro invito del Senato Veneto
pubblic i decreti del concilio di Trento e nel 1564 tenne un sinodo
diocesano e ai molti intervenuti, parroci e sacerdoti, egli
paternamente illustr quei decreti360. Si occup pure per la sana
educazione dei chierici nella Scuola degli Accoliti; ma la malferma
salute e specialmente la debolezza della vista gli impedirono di
lavorare quanto esigevano il suo ufficio e il suo zelo. Il 7 febbraio
1565 fu trasferito, assente da Roma, al titolo cardinalizio di Santa
Susanna. Venne a morte a Verona, fuori della Curia, il 13 aprile
1565 e fu sepolto nella Cattedrale. Il 31 maggio 1565, festa
dellAscensione del Signore fu annunziato a Roma che il card.
359

A. MERCATI, Le sottoscrizioni al Concilio di Trento, in Il Concilio di


Trento 1/1 (1942) 14.
360
FEDERICI, Elogi istorici, I, 125.

152

Navagero era morto a Verona di morte repentina, era gi vecchio e


affetto da cattiva salute, di grande autorit sia a Roma che a
Venezia. Di lui furono conservati alcuni scritti: poesie latine in
versi e in prosa, una relazione sulla sua legazione a Costantinopoli,
notizie sul sultano Solimano e il suo ambiente pi vicino, e altro,
mentre il suo nipote Agostino Valier, a favore del quale lo zio aveva
rassegnato le dimissioni (con riserva dei frutti, eccetto 1200 ducati
a favore del Valer vescovo di Verona), ne scrisse la biografia.
103. Agostino Valier (1565-1606)
Il nipote del Navagero, Agostino Valier (detto anche Valerio) 361,
che da soli due mesi era stato insignito degli ordini sacri e a favore
del quale il Navagero aveva rassegnato le dimissioni, ne assunse la
successione. Nominato vescovo di Verona il 15 maggio, entr in
Verona il 15 luglio 1565. Avrebbe voluto entrare in forma privata
ma il Consiglio dei XII e dei L volle il consueto e solenne
cerimoniale di ingresso. Era nato a Venezia il 7 aprile 1531, figlio
del consigliere Alberto Valier e di Lucia Navagero, sorella del card.
Bernardo; aveva compiuti gli studi di lettere e filosofia a Padova,
dove si specializz come teologo, giurista e filosofo; accompagn
nel 1562 lo zio a Roma, dove fu accolto nellAccademia Vaticana
fondata dal card. Borromeo, e poi a Trento. Abbracci lo stato
ecclesiastico nel 1564 e, per dispensa avuta dal pontefice, fu
ordinato sacerdote e poi vescovo con pochi mesi di intervallo.
Affiancato allo zio, gi dal 7 febbraio 1565 Agostino aveva
amministrato il vescovado di Verona: ci avvenne quando il
Navagero dovette recarsi a Roma per il trasferimento al titolo
cardinalizio di Santa Susanna. Dopo la morte dello zio gli segu
come vescovo, con riserva di pensione di 3.000 scudi per le diverse
persone assegnate.
Il Valier resse la diocesi per circa 41 anni e si prodig con
notevole operosit. Si prefisse a modello il predecessore Gian
361

Sul vescovo e card. Agostino Valier, cfr. PERETTI, Historia, 75; UGHELLI,
Italia Sacra, V, 992-1002; BIANCOLINI, Notizie, I, 239-46; GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 143-45; HCMA, III (1960) 47. 331 e n. 11; A. NIERO,
Valier (Valerius, Augustin), in Dictionnaire de Spiritualit, Asctique et Mystique
16, Paris 1992, 183-90.

153

Matteo Giberti, risoluto a seguirne le orme nellopera di riforma,


favorito in ci dal card. Borromeo. Tenne a suo vicario Filippo
Stridonio e alla di lui morte (18 ottobre 1591) nomin il nipote
Pietro Stridonio. Moltiplic le visite pastorali, alcune ne fece
personalmente, altre per mezzo dei suoi vicari o del suo coadiutore
Alberto Valier: di tale visite restano interessanti relazioni,
accessibili anche in edizioni recenti362. In un punto sorpass il
Giberti stesso: nella celebrazione dei sinodi diocesani, ch almeno
nei primi otto anni del suo regime episcopale ne tenne uno ogni
anno sotto le feste di Pasqua. Pare che in tutto ne abbia tenuti 33,
ma il numero non sicuro363. Spesso visitava i conventi per affinare
in loro lo spirito religioso; scrisse e dedic alle monache una
fervida Istruzione. In conformit alle prescrizioni del concilio di
Trento, con decreto 25 gennaio 1567 istitu il Seminario per
educare quei giovani che davano speranza di essere un giorno degni
sacerdoti. Questa istituzione sollev gravi malumori perch a
Verona gi esisteva la Schola Acolytorum la quale, massime per
lopera dei vescovi Giberti e Luigi Lippomano, era divenuta una
specie di seminario. I malumori furono cos forti da giungere
perfino a un attentato alla vita di lui in Cattedrale mentre assisteva
a una predicazione364. Egli per tenne fermo e provvide il nuovo
Seminario di esimi professori e spesso vi si recava pur lui per
animare quei giovani. In pari tempo si interessava del buon
andamento della Scuola degli Accoliti, come prova fra laltro una
sua classica operetta, De Acolytorum disciplina in due libri,
stampata la prima volta a Venezia sulla fine dellanno 1572 e poi
pi volte ristampata. Avrebbe anche voluto fondere in uno solo i
due enti ma non vi riusc.
362

A. VALIER, Visite pastorali. Anni 1565-1589, Verona 2001; ID., Visite


pastorali a chiese extraurbane della diocesi di Verona anni 1592-1599, Verona
2000.
363
Si sono potuti contare 23 sinodi sicuramente attestati. La cifra esatta dei
sinodi celebrati da Ag. Valier non per forse neppur questa, dato che Angelo
Orlandi ne conta sicuramente 16, mentre il Biancolini ne enumerava 8,
Francesco Bianchini 24 e lo storico ottocentesco Giulio Sommacampagna 30.
364
Lo riferisce egli stesso nel suo De occultis Dei beneficiis Libri tres,
Veronae 1770, XLII-XLIV.

154

Gli stette pure a cuore listruzione dei giovanetti e perci


moltiplic le scuole della Dottrina Cristiana e fond un Oratorio.
Promosse la devozione allEucaristia iscrivendosi personalmente
alla Confraternita del Corpo di Cristo nella chiesa di Santa Libera.
Quando nel 1571 furono soppressi gli Umiliati, diede il loro
convento con la chiesa di Santa Maria della Giara ad alcuni
Sacerdoti della pace di Brescia, poi ai Teatini. Fu assai benemerito
della pubblica beneficenza, sia aiutando le opere gi esistenti, sia
fondando nel 1572 lOspizio dei Derelitti in quella casa dove poi fu
lIstituto Ospedaliero della Maternit, a cui, nel 1589, aggiunse
lOpera dei Mendicanti. Nellestate del 1575 vi fu panico fra i
Veronesi per un inizio minaccioso di peste ed egli si prodig per
visitare gli infermi, dare loro i Sacramenti, indire preghiere e
processioni a cui presenziava, spesso celebrando la Messa nella
basilica di San Zeno, moltiplicando le predicazioni, poich
ricorreva anche lanno giubilare. Per la sua paterna condiscendenza
riusc a mantenere un perfetto accordo col Capitolo della
Cattedrale, anzi compose una lite sorta fra questo e la citt. Amante
comera dellarte sacra fece dipingere nel salone superiore
dellEpiscopio da Domenico Riccio detto Brusasorzi la serie dei
vescovi veronesi365 e comp la parte centrale della facciata del
Duomo. Come accennato, fu molto affezionato al grande
arcivescovo san Carlo Borromeo366 e pi volte fu a Milano per
incontrarsi con lui e altre volte il Borromeo venne a Verona.
Lultima venuta di san Carlo fu sul finire del carnevale del 1580,
mentre il Valier, per incarico del pontefice, si trovava in Dalmazia
per la visita di quelle Chiese367.

365

SEGALA, I ritratti.
Di lui scrisse una Vita. Cfr. A. VALIER, Vita di Carlo Borromeo card. di S.
Prassede arcivescovo di Milano, Intr. di F. Segala, Trad. di G. Bovo (= SDSL 6),
Verona 1988.
367
Fu in questa occasione che i Veronesi facendo chiudere la porta di San
Zeno costrinsero il Santo a fermarsi in Verona e cos nel giorno seguente, che era
il primo di Quaresima, egli benedisse le ceneri nella Cattedrale e le impose sul
capo di moltissimi fedeli presenti. A. PIGHI, San Carlo in Verona. Cenni storici,
Villafranca 21911.
366

155

Attivo in diocesi, negli anni 1574-79 funse anche da visitatore


apostolico in Dalmazia e in Istria, dove promosse la riforma di quei
vescovadi, mentre pi tardi fu visitatore a Padova, Vicenza,
Chioggia e Venezia. Il 2 settembre 1580 fu incaricato dal papa
Gregorio XIII di por fine a una lite tra il Capitolo del Duomo e la
citt di Verona e di procurare un confacente accomodamento, cosa
che gli riusc. Nel 1581 celebr in Verona una messa in presenza
della moglie del defunto imperatore Massimiliano II, Maria, figlia
di Carlo V dAustria. Nella sua settima promozione cardinalizia
Gregorio XIII, il 12 dicembre 1583, in considerazione delle doti
egregie e delle benemerenze acquisite, nomin Valier cardinale,
comunicando la nomina con breve del 13 dicembre 1583; il Valier
giunse per a Roma solo il 20 dicembre 1584. Arrivato nellUrbe, il
card. Veronese, come veniva chiamato, fu ammesso al bacio e gli fu
chiusa la bocca il 7 gennaio 1585; gli fu aperta e assegnato il titolo
presbiterale di San Marco il 14 gennaio 1585. Mantenne quel titolo
fino al 1 giugno 1605, quando fu promosso al titolo di cardinale
vescovo di Preneste. Per il cardinale crebbero i motivi per esser
costretto ad allontanarsi da Verona; dovette prendere parte a sette
conclavi e a parecchi concistori, per cui chiese un coadiutore e lo
ebbe, nel 1592, nella persona del nipote Alberto Valier, vescovo di
Famagosta. Bench spesso assente da Verona, si occup sempre
con zelo pastorale della diocesi e a Verona accolse i Gesuiti (1573),
ai quali assegn nel 1578 la chiesa di San Sebastiano; cinque anni
dopo invit i Minimi di san Francesco di Paola a fondare un
convento in Campo Marzo e nel 1597 affid ai Camaldolesi la
chiesa di Santa Maria della Pace e ai Teatini quella di San Nicol
(1602), mentre ai frati Minori Conventuali concesse di fondare una
casa a Bussolengo. Negli ultimi anni della sua vita il Valier si trov
intromesso nella rottura avvenuta fra Venezia e la Santa Sede. Sotto
linfluenza di due frati indocili, Paolo Sarpi e Fulgenzio Micanzio,
il Senato aveva emanato delle leggi lesive della libert della
Chiesa. Clemente VIII esit un po, ma Paolo V decise di agire con
energia. Radunati a concistoro i cardinali (17 aprile 1606) si
consult con loro (erano 41), indi minacci linterdetto a tutto il
Dominio e la scomunica al doge e ai senatori se entro 24 giorni non

156

si fosse obbedito alle prescrizioni della Santa Sede. Unico voto


contrario fu quello del Valier determinato forse dallaffetto
particolare alla terra nativa368. Tuttavia quando fu pubblicato il
decreto, il Valier non fece la minima opposizione, anzi scrisse
subito ai Veneziani una lunga lettera esortandoli allobbedienza e
unaltra invano la scrisse (20 maggio) al doge. La riconciliazione si
fece solo lanno dopo per lintervento del re di Francia Enrico IV e
si concluse il 21 aprile 1607.
Il Valier, colpito da morbo repentino, ricevuti i Sacramenti,
moriva in Roma il 23 maggio 1606. La sua salma fu sepolta nella
chiesa di San Marco a Roma poi, nel 1609, fu trasportata a Verona
e tumulata nella Cattedrale, dove il cardinale stesso aveva fatto
preparare la sua sepoltura nel pavimento della navata centrale,
innanzi alla porta del tornacoro. I Rettori della citt (deliberazione
20 giugno 1606) stabilirono che a spese del Comune gli fosse eretto
un monumento in Cattedrale, ammirati per la sua dottrina e ancora
pi per il continuo esempio di una vita intemerata per cui aveva
impresso in tutti lamore, il timore e lonore di Dio369. Certamente
egli fu uno dei pi dotti e zelanti vescovi di Verona. Di una attivit
ammirabile, impegnato durante il giorno passava parte della notte a
studiare e scrivere. Il suo contemporaneo Francesco Zini riferisce
che i trattati scritti dal Valier ascendono a 128, mentre il
settecentesco Ponzetti enumera 153 opere, cifra che attende di
essere completata e definita. Oltre qualche scritto gi richiamato,
come la Vita dello zio card. Bernardo Navagero, scrisse tra laltro
unorazione funebre per il suo maestro Lazaro Bonamici (14791532), un Itinerarium ad Aristotele, una storia di Venezia, una di
Verona, la storia dellanno santo 1600; lasci numerose lettere
pastorali e relazioni dei suoi viaggi di visita in Dalmazia ed Istria,
discorsi al popolo, scritti di Retorica, unistruzione per il coadiutore
Alberto Valier e molto altro ancora; n manc di far pubblicare le
Opere di san Zeno nel 1586.
368

A. FERREIROA, Storia apologetica dei Papi, X, Torino 1907, 11-7; E.


CORNET, Paolo V e la Repubblica Veneta: Nuova serie di documenti, in AVen
1/V (1873) 27-318; 1/VI (1873) 68-131.
369
Se ne ha una copia negli Archivi Comunali. Sul mausoleo del card. Valier,
cfr. SEGALA, Il nome, 45-6.

157

104. Alberto Valier (1606-30)


Alberto Valier370, figlio di Giovanni Luigi, nipote di Agostino
Valier, dal 1591 vescovo di Famagosta, fu prima coadiutore dello
zio Agostino e gli successe nel 1606 nellepiscopato di Verona. Gi
nelle lunghe assenze dello zio egli era di fatto vescovo di Verona e
lo si trova in visita alle chiese della diocesi, a consacrare nel 1596
la chiesa di San Francesco di Paola in Campo Marzo e in altre
attivit pastorali. Degli atti del suo episcopato si hanno poche
memorie: il principio di esso fu assai funesto per la Chiesa, colpita
dallinterdetto (giugno 1606-21 aprile 1607). Degli inizi
dellepiscopato di Alberto Valier resta un opuscolo importante per
la storia della Chiesa Veronese. una Relatio, cio un esposto sullo
stato della Chiesa, scritta dal sac. Agostino Bettini sulla fine del
1606, attribuito ufficialmente al vescovo Alberto Valier e
pubblicato nel 1850 da don Cesare Cavattoni (1806-72), direttore
della Biblioteca Civica. Si trascrivono alcuni dati, rinviando chi
vuol leggerlo completo a quel libretto o al riassunto e alle
annotazioni che ne fa mons. Pighi371. In quellepoca a Verona vi
erano circa 70.000 abitanti e 46 parrocchie; in diocesi erano 128
parrocchie con una popolazione di circa 150.000 persone, fra cui
12.000 progenie dei Cimbri, stavano sui monti a settentrione e
usavano una lingua semigermanica. Vi erano in citt 60 scuole di
Dottrina Cristiana. Ogni anno si teneva una specie di sinodo dopo
lOttava di Pasqua e in esso i parroci riferivano sullo stato dei loro
fedeli. I sacerdoti della citt si radunavano due volte alla settimana
per discutere e istruirsi a vicenda, in diocesi invece si radunavano
una volta al mese. In citt vi erano 3 abbazie: quella di San Zeno,
dei Santi Fermo e Rustico, della Santissima Trinit (indipendenti
dal vescovo di Verona): 18 monasteri di suore, in citt, uno solo in
diocesi, a Legnago, 17 di religiosi in citt e 10 in diocesi. La
Relatio d anche notizia delle varie opere di assistenza agli orfani
(derelitti), ai mendicanti, alle zitelle, numera gli ospedali di cui tre
370
Circa il vescovo Alberto Valier, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 1002-05;
BIANCOLINI, Notizie, I, 246-47; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe,
145-46; HCMA, IV (1960) 365.
371
Cfr. VALIER, Dello stato della Chiesa Veronese; PIGHI, Cenni, II, 249-71.

158

sono insigni e 19 minori; ricorda la recente istituzione del Ghetto


da parte del cardinale Valier nel 1604; ricorda inoltre il Monte di
Piet, il Fonteghetto (specie di granaio frumentario per i poveri),
lAccademia Filarmonica di cui il vescovo Agostino Valier era
membro e protettore e altre opere ancora, che indicano la vitalit
della diocesi. Verso la fine del suo periodo episcopale, nel 1628,
Alberto Valier fece completare la facciata interna del Duomo con
lorologio. Nel giugno 1629, su domanda del fratello di Alberto,
Lorenzo, il doge di Venezia Giovanni Corner gli conferm tutti i
privilegi del suo vescovado. Nella primavera del 1630 anche
Verona fu colpita dalla pestilenza. Per evitare pericoli il vescovo
Alberto, diversamente dallo zio Agostino, pens di rifugiarsi a
Venezia, ma giunto a Lusia (Rovigo) fu colpito dal morbo e l in
pochi giorni mor il 1 settembre 1630. La salma fu poi trasportata
a Verona e sepolta nella Cattedrale, accanto a quella dello zio
cardinale372. Alla sua morte fu eletto vicario capitolare Cozza de
Cozzi (1586-1656)373, fino alla nomina di Marco Giustiniani.

372
373

Cfr. SEGALA, Il nome, 47-8.


UGHELLI, Italia Sacra, V, 1005.

EPOCA MODERNA

I Vescovi dellEpoca Moderna


Dagli anni Trenta del Seicento agli inizi del Novecento
La Chiesa Veronese in Epoca Moderna
Tra i vescovi della regione veneta and emergendo nel SeiSettecento un tipo di vescovo, la cui figura emblematica ed
esemplare risult san Gregorio Barbarigo (1625-97). Egli fu detto il
Borromeo del Veneto molto prima della sua canonizzazione,
avvenuta solo nel 1960. Di lui fu nipote Gianfrancesco Barbarigo,
vescovo di Verona, iniziatore della nuova fabbrica del seminario
nel 1707 e promotore dellistituzione della congregazione dellOratorio nel 1713, poi trasferito a Brescia, fatto cardinale e infine
traslato a Padova, dovera stato vescovo lo zio. Lazione del
Barbarigo e quella degli altri vescovi veronesi del periodo presenta
linee ed elementi comuni nel modo di procedere e va colta in un
contesto caratterizzato religiosamente da un intenso lavoro di
catechesi, dal fiorire di varie associazioni devozionali, da unorganizzazione ecclesiastica parrocchiale capillare - documentata da
accurate registrazioni anagrafiche, che vennero pi tardi riprese e
adattate anche in sede civile - e dalla pratica della mutua assistenza,
anche se non organizzata a vasto raggio, limitata nellefficienza e
condotta pi allinsegna della carit e beneficenza occasionale che
allinsegna di interventi organicamente regolati.
A parte le increspature intervenute verso la fine del Settecento,
lepiscopato veronese dal 1630 in poi si mosse secondo una linea
tradizionale, comune ai vescovi veneti del tempo, con qualche
elemento proprio che lo caratterizz, e cio un rapporto permanentemente dialettico col Capitolo, cui mise fine la vittoria finale del
vescovo dopo la met del Settecento. Anche il quadro della vita
religiosa cittadina ed extra nello stesso periodo non presenta grandi
novit e variazioni. Di elementi quietistici presenti in personalit o
gruppi noti ad esempio a Venezia, a Padova e nel Bresciano nel
secondo Seicento, non si ha notizia nel Veronese. La vita religiosa
consolid e approfond gli orientamenti pi pratici e tradizionali in
un sistema di compenetrazione di aspetti religiosi e sociali insieme,
di grande interesse per chi studia la storia non in chiave evenemen-

ziale ma seriale, pi vicina alla sociologia religiosa. Pi vivace si


rivel il mondo spirituale e culturale veronese nel Settecento, con
la discussione ti temi morali e storici, con le sue realizzazioni
editoriali, artistiche ed edilizie, e infine con qualche tentativo
riformistico sia in campo profano che religioso. Sarebbe infine
toccato ai vescovi di fine Settecento e dellOttocento, dallAvogadro in poi, passare, col bagaglio indispensabile di esperienza
pastorale e di cultura raccolto nel secondo Settecento, dal secolo
delle riforme a quello delle rivoluzioni, dalle classi colte al popolo,
dalle trincee dellapologetica alle aperture della carit374.
105. Marco Giustiniani (1631-49)
Patrizio veneziano, figlio di Daniele, Marco Giustiniani 375
nacque a Venezia il 25 marzo 1589. Prete secolare, era licenziato in
utroque iure quando il 3 marzo 1625 fu nominato vescovo di
Torcello. Il 27 ottobre 1625 fu trasferito al vescovado di Ceneda, e
di l fu trasferito il 7 aprile 1631 alla sede vescovile di Verona,
sciogliendolo dal vincolo precedente con trattenuta delle
pertinenze, salva lantica pensione riservata allinquisitore di
Venezia. Entr a Verona il 30 novembre successivo senza eccessive
solennit. Da una notizia del marzo 1631 si sa che il valore annuo
dei frutti della mensa vescovile di Verona era di 10.000 ducati
veneti, gravati di pensione di 300 scudi 376. Era appena finito il
mortale contagio del 1630 che aveva falciato moltissime vittime: in
Cattedrale dei 170 ecclesiastici che vi ufficiavano377 ne rimasero in
vita solo 20. Il vescovo si prest subito generosamente in opere di
beneficenza, cattivandosi cos la stima e laffetto del popolo. Sono
accessibili anche a stampa gli atti delle visite pastorali da lui fatte
374

CONA, Momenti della vita ecclesiale, 42.


Sul vescovo Marco Giustiniani, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 1005-06;
BIANCOLINI, Notizie, I, 248-49; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe,
146; HCMA, IV (1960) 144. 340. 365; R. AUBERT, Giustiniani (Marco), in
DHGE 21 (1986) 90; Marco Giustiniani. Raccolta di documenti.
376
Cfr. HCMA, IV (1960) 365 n. 1.
377
VENTURI, Compendio, II, 172-76 d la cifra delle vittime in ciascuna
contrada. Il Gran Contagio cess del tutto nellottobre 1631.
375

163

alle chiese della citt e della diocesi negli anni dal 1632 al 1648378.
Il Giustiniani celebr pi sinodi diocesani379; fra i molti statuti
emanati si ricorda quello riferito dal primo sinodo, celebrato il 15
aprile 1633, con il quale ordin come testo per linsegnamento
della dottrina cristiana lomonimo libretto del card. Roberto
Bellarmino (1542-1621). Il 15 aprile 1635 decor di aurea corona
leffigie di Maria che da alcuni secoli i fedeli veneravano nella
Cattedrale e solennemente la proclam Madonna del Popolo
Veronese380. Ebbe varie controversie col Capitolo, tanto frequenti
allora a motivo delle discusse giurisdizioni sugli Accoliti o su
qualche cappellania che il Capitolo affermava o per le proprie
prerogative di corpo esente dal diritto giurisdizionale del vescovo.
Gi il vescovo Luigi Lippomano aveva scritto dei canonici
veronesi: In questa citt vi un magnifico Capitolo molto terribile
che non solo fa il suo ufficio, ma vorrebbe anche far quello degli
altri381. Il contrasto si riproponeva ora in una lite in atto dal 1634
descritta minutamente dalla relazione per la visita ad limina del
1636. Laccordo, chiamato valeriano - vigente cio dal tempo dei
vescovi Valier -, cui si richiamavano i canonici, con laggiunta di
unappendice di diritti non scritti, non fu accettato dal vescovo. Si
ricorse quindi al nunzio di Venezia. I canonici chiamati davanti al
doge, accettarono che punto di partenza per una intesa fosse il
precedente accordo gibertino, ma richiesero per s e per le chiese
loro soggette la visita del patriarca di Aquileia. Questultimo li
visit e lasci un suo luogotenente che non si attenne per
allambito dei suoi poteri, visitando come delegato apostolico Santa
Maria in Organo, cos che quei monaci non si riferivano pi al
378

GIUSTINIANI, Visitationes pastorales.


Se ne numerano sei: il suo primo sinodo fu celebrato il 15 aprile 1633; di
altri sinodi celebrati dal Giustiniani parlano le fonti per il 6 maggio 1636 e
ancora per l8 aprile 1639; il sinodo celebrato il 16 o 19 maggio 1643 sarebbe
quindi il quarto tenuto nel suo episcopato, nel quale se ne tennero altri due, il 17
maggio 1645 e nel 1648.
380
Cfr. D. BERTOLAZZO, Il culto e la devozione alla Madonna del Popolo,
Verona 2011, 13; M. REPETO, La devozione alla Madonna del Popolo presso la
Cattedrale di Verona. Note storiche liturgiche e teologiche, Verona 2011, 16-7.
381
PIGHI, Cenni, II, 200.
379

164

vescovo per le confessioni e i matrimoni. Sconsolatamente la


relazione concludeva la descrizione constatando: Quasi ubique
monstra fert haec misera dioecesis382. Le varie controversie si
sarebbero concluse pi tardi con una transazione del 2 maggio
1645, che fu poi rinnovata dal successore del Giustiniani nel
1654383. Nel 1638 il Giustiniani riconobbe canonicamente e
approv il culto che i Veronesi professavano ai due beati
Agostiniani Evangelista e Pellegrino le cui reliquie dallantica
chiesa di Santa Eufemia erano state trasportate nella chiesa attuale
nellanno 1347: egli stesso384 riconobbe le reliquie e ne permise la
pubblica venerazione con atto del 2 ottobre 1638. Introdusse nella
diocesi veronese i Somaschi e i Minori osservanti riformati.
Ricordato come integerrimo e perito nelle sacre lettere dal Moroni
e dallAubert, il Giustiniani mor il 23 agosto 1649, a 61 anni,
lasciando un benefico testamento. Fu sepolto nella cattedrale,
davanti al tornacoro.
Come alla morte del precedente vescovo, il Capitolo elesse
vicario capitolare per la seconda volta larciprete della Cattedrale
Cozza dei Cozzi, gi incontrato precedentemente. Il Cozza, era
dottore in utroque iure, arciprete del Capitolo e sostenitore dei suoi
diritti e cultore di storia veronese. Si distinse per le iniziative
culturali fornendo tra laltro il materiale per la pubblicazione
dellItalia Sacra dellUghelli, ma si segnal pure per
intraprendenza pastorale, erigendo tra laltro il 21 ottobre 1649 la
parrocchia di Santa Lucia Extra. Il Cozza rimase in carica fino al
1653 quando venne nominato il vescovo Sebastiano Pisani I, dopo
una vacanza episcopale protrattasi per 4 anni.
106. Sebastiano Pisani I (1653-68)
Patrizio veneziano, Sebastiano Pisani385 nacque il 9 ottobre 1606
avendo come genitori il consigliere Francesco e Paolina Foscari.
382

Marco Giustinianei. Raccolta di documenti, 93.


Cfr. LOMBARDI, Notizie, 46.
384
Cfr. Vita dei Beati Evangelista e Pellegrino, Verona 1808, 19.
385
Sul vescovo Sebastiano Pisani I, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 1006-07;
BIANCOLINI, Notizie, I, 250; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 14748; HCMA, IV (1960) 365 e n. 3; V (1952) 411 e n. 2.
383

165

Nel 1616 fu inviato a Verona per 7 anni presso gli Agostiniani per
coltivare la sua istruzione. Tornato nella sua patria, dopo la morte
di suo padre intraprese a Padova lo studio del diritto; complet cos
la sua formazione ottenendo nel 1630 la dignit di dottore
utriusque iuris. Il 19 dicembre 1639 divenne vescovo di Ceneda e
di l il 6 ottobre 1653 fu trasferito a Verona; come il suo
predecessore fu sciolto dal vincolo di Ceneda e traslato con
trattenuta delle competenze. Prese possesso della nuova sede
entrando nel suo ufficio il 27 novembre 1653. Sostenne lonere di
due visite pastorali che svolse con immensa edificazione dei fedeli,
una prima volta visitando le chiese della citt e della diocesi negli
anni 1654-61, e una seconda riservando la visita a chiese della
diocesi negli anni 1662-66386. Tenne inoltre tre sinodi diocesani: il
primo fu celebrato il 7 aprile 1655; il secondo si tenne il 3
settembre 1665; di un terzo suo sinodo, dell8 maggio 1659, si
parla a proposito di un volume di Acta Synodalia che ne
riferirebbero i contenuti. Stando ai primi due, il Pisani eman in
essi opportune costituzioni sulla residenza dei parroci e dei vicari
foranei, sulla celebrazione di divini uffici. Insistette sul dovere dei
sacerdoti di radunarsi mensilmente per la trattazione delle
discipline teologiche e morali. Nella citt, oltre il collegio a questo
scopo esistente gi dal 1588 presso la chiesa di Santa Maria in
Chiavica e da lui trasferito presso quella di San Paolo Vecchio, ne
istitu un secondo da tenersi nellepiscopio sotto la protezione dei
santi Fabiano e Sebastiano. Il 14 luglio 1654 benedisse la prima
pietra della chiesa di Santa Teresa in Cittadella presso la quale
intendevano stabilirsi le suore Carmelitane 387. Nel sinodo, tenutosi
il 7 aprile 1655, riserv a s, al suo vicario generale e al canonico
penitenziere lassoluzione di dieci casi riservati388. Il 28 aprile 1656
pose la prima pietra di una chiesa che per opera specialmente dei
386

VASCD, Visite, Regg. XXI-XXII e XXIII-XXIV. I loro atti sono


accessibili anche a stampa. Cfr. PISANI I, Prima visita pastorale; ID., Seconda
visita pastorale.
387
E. M. GUZZO, La chiesa degli Scalzi in Verona, Verona 1984.
388
Le costituzioni dei due sinodi, luno del 1655 e laltro del 1665, furono
pubblicate nel 1685 dal nipote vescovo Sebastiano Pisani II insieme con le
proprie. Cfr. PISANI, Constitutiones et decreta.

166

Domenicani di SantAnastasia, si doveva erigere nella via che da


Santo Stefano conduce a San Giorgio presso la casa ove era nato e
vissuto fanciullo san Pietro Martire. Nella nuova chiesa il Pisani
celebr la prima messa il 25 giugno 1661 389. Nel 1656, per le
trattative fra il pontefice Alessandro VII e il Senato Veneto, venne
tolto il bando perpetuo che il doge, nel 1606, aveva lanciato contro
i Gesuiti per la loro encomiabile obbedienza allinterdetto
pontificio, e il vescovo fu ben contento di riconcedere a loro la
chiesa di San Sebastiano con lannesso convento. I Gesuiti poi,
riaccolti dal Pisani a Verona nel 1657, nel 1672 furono assunti dal
Comune per listruzione dei giovani nelle scuole. Ai confratelli
dellAdorazione delle Quarantore il primo Pisani concesse nel 1657
la chiesa di San Luca, tenuta prima dallordine dei cavalieri
Crociferi che erano stati soppressi da Alessandro VII lanno
precedente. Il 9 dicembre 1668, per il procedere dellet e
soprattutto per la malferma salute - soffriva infatti di podagra e
chiragra - rinunci al vescovado in favore dellomonimo nipote
Sebastiano Pisani II e dalla Santa Sede il 14 gennaio 1669 fu
promosso al titolo di arcivescovo di Tessalonica. Ritiratosi a
Venezia nella sua casa situata nella Procuratie di San Marco, il 15
aprile 1670 fece testamento, che fu pubblicato lindomani della sua
morte. Mor il 19 aprile 1670, a 66 anni. La sua salma venne
portata in quadriga a Verona e sepolta nella cattedrale innanzi al
tornacoro.
107. Sebastiano Pisani II (1668-90)
Sebastiano Pisani II390, omonimo nipote di Sebastiano Pisani I
suo predecessore, era figlio del procuratore Francesco Pisani, che
era al servizio del doge di Venezia. Nato a Venezia e battezzato il
16 ottobre 1630, nella sua giovinezza si trattenne molto allestero,
specialmente in Germania e Francia e si dedic col allo studio
389

La chiesa di San Pietro Martire, che ebbe alterne vicende, a partire dal
1861, quando venne restituita al culto dopo la soppressione napoleonica, dagli
arcipreti di Santo Stefano stata rinnovata e posta in rilievo.
390
Circa il vescovo Sebastiano Pisani II, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 100708; BIANCOLINI, Notizie, I, 251; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe,
148; HCMA, V (1952) 411 e n. 3.

167

delle lingue. Ritornato nella sua patria Venezia, divenne


luogotenente di Belluno. Fu assunto al chiericato e promosso agli
ordini minori, al suddiaconato, al diaconato e al presbiterato il 7, 8,
16, 21, 22 settembre 1668 e il 10 dicembre 1668 fu eletto vescovo
di Verona, lindomani della rinuncia dello zio. La nomina veniva
accompagnata da una articolata determinazione e ripartizione delle
rendite vescovili. Fece il suo ingresso a Verona il 25 marzo 1669 e
resse la Chiesa Veronese per 21 anni. Svolse una visita pastorale a
chiese della citt e diocesi veronese negli anni 1669-89391 ed eresse
tre nuove parrocchie in diocesi (San Giorgio in Duomo o
SantElena nel 1670, Castelletto di Brenzone il 6 maggio 1677 e
SantAnna ai Boschi nel 1690). Soppressi da Clemente IX (bolla
del 14 settembre 1668) i frati Isolani o Gerolimini, una famiglia dei
quali dallanno 1435 dimorava presso la chiesa di San Zeno in
Monte, il vescovo pass tale chiesa392 ai chierici regolari Somaschi
(6 gennaio 1669). Il Pisani ebbe una lunga e acre controversia con
labate di San Zeno (1665-84), Vincenzo Molino, che esigeva i
diritti giurisdizionali su alcune chiese e conventi di monache e il
diritto di riservare a s lassoluzione di alcuni peccati riservati, di
cui aveva fatta stampare la tabella nel 1666. La controversia fu in
qualche modo composta393 con una transazione del 3 gennaio 1675.
Grande devoto dellEucaristia, il Pisani II favor la Confraternita
del Santissimo Sacramento esistente nella chiesa di Santa Libera,
concedendole dei privilegi, e quando nel 1671 fu canonizzato san
Gaetano, che era stato iscritto a quella confraternita, prese parte ai
festeggiamenti celebrando in quella chiesa alla presenza del
podest Giovanni Moro. Diede particolare rilievo alladorazione
dellEucaristia in Cattedrale, trasferendo il tabernacolo dallaltar
maggiore alla cappella Memo, dove ancora conservato il
Santissimo. Tenne inoltre tre sinodi diocesani: il primo del 9
maggio 1675, che era stato indetto il 10 marzo precedente, riferito
da un registro cartaceo dellArchivio diocesano. In seguito

391

Cfr. VASCD, Visite, Reg. XXX; PISANI II, Visita pastorale.


A. PIGHI, La Chiesa di S. Zeno in Monte, Verona 1911, 4.
393
BIANCOLINI, Notizie, I, 66-70.
392

168

allassise furono pubblicate Constitutiones et Decreta394. Un


secondo sinodo fu celebrato il 15 maggio 1685. Un altro ancora di
Pisani II fu celebrato il 17 maggio 1687. Mor sessantenne in
residenza il 5 agosto 1690 dopo lunga malattia e fu sepolto nella
navata centrale della cattedrale davanti alla porta del tornacoro,
accanto allo zio.
108. Pietro Leoni (1691-97)
Pietro Leoni395 nacque a Venezia il 2 aprile 1637, si laure a
Padova il 16 aprile 1667, fu ordinato sacerdote il 25 settembre dello
stesso anno 1667 e dopo soli due mesi, il 14 novembre, fu
nominato vescovo di Ceneda. Dai vincoli di Ceneda fu sciolto e
traslato alla sede di Verona con decreto del 26 novembre 1691. Per
la vacante abbazia di San Michele de Carriola in diocesi di Ceneda
e per gli altri benefici che teneva fu sospeso leffetto della vacanza
fino alla sua morte. Uomo assai erudito nelle scienze sacre e
animato da zelo ardente, fu attento alla disciplina del clero. Fece
una visita pastorale, non completata, alle chiese della diocesi dando
edificazione in queste occasioni con la parola e con lesempio, al
suo popolo. Di tale visita sono stati pubblicati gli atti pervenuti,
consistenti in ordinata per gli anni 1692-97396. Nel 1695 trasfer il
Seminario - che era presso la chiesetta di SantAngelo vicino al
Castel San Felice, luogo assai lontano e disagiato portandolo
nella zona di San Vitale, pi accessibile e vicina al centro
cittadino397. Durante il suo pur breve episcopato il Leoni invi a
Roma due relazioni ad limina, rispettivamente nel 1695 e nel 1697,
da cui si apprende pure che gli alunni del seminario erano in
numero di 40 secondo la prima relazione e 50 nella seconda. Il 27
394

S. PISANI, Constitutiones et Decreta promulgata in prima sua Dioecesana


Synodo sub die 9 Maii 1675, Veronae (1675).
395
Sul vescovo Pietro Leoni, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 1008;
BIANCOLINI, Notizie, I, 252; GAMS, Series, 806 HRMANN, Die Bischfe, 149;
HCMA, V (1952) 411 e n. 4.
396
Cfr. LEONI, Visita pastorale.
397
A. PIGHI, Cenni storici sopra il Seminario Vescovile, in Corriere del
Mattino (13 settembre 1923); MONTORIO, Il Seminario di Verona, 13-4;
ORLANDI, Note, 11-19..

169

maggio 1697 consacr la chiesa di San Nicol che era officiata dai
Teatini. Lindomani segu un Ragionamento pastorale, cio un
discorso ricco di dottrina e di zelo pastorale, aggiunto alla relazione
della solennissima consacrazione della chiesa teatina398. Gi
sofferente, il 16 giugno1697 dovette sospendere la visita a Isola
della Scala, senza pi riprenderla. Mor dopo alcuni mesi il 7
dicembre 1697. Fu sepolto sotto il pavimento della cappella del
Santissimo.
109. Gian Francesco Barbarigo (1698-1714)
Pure questi patrizio, Gian Francesco Barbarigo399 nacque a
Venezia il 29 aprile 1658, figlio di Marcantonio, che era al servizio
come procuratore del doge Marco ed era fratello di san Gregorio
Barbarigo. Gian Francesco, educato dallo zio nelle lettere, nella
scienza e ancor pi nella piet, ebbe dalla Serenissima importanti
incarichi diplomatici, e fu anche destinato ambasciatore presso la
Corte di Francia presso Luigi XIV, incarico che - come pare - mai
fu assunto ufficialmente. Egli nutriva ideali pi elevati e abbracci
la vita ecclesiastica. Prete da quattro mesi circa, promosso con
dispensa, dottore in ambedue i diritti a Padova il 9 giugno 1798,
allet di quarantanni fu nominato primicerio della basilica di San
Marco di Venezia e quindi dal pontefice Innocenzo XII fu
promosso vescovo di Verona il 21 luglio 1698, succedendo al
vescovo Pietro Leoni. Fu consacrato vescovo a Roma dal card.
Sebastiano Antonio Tanara (1650-1724) il 17 agosto 1698 e fu
nominato vescovo assistente al solio pontificio il 7 settembre 1698.
Lo stesso anno della sua nomina (1698), una notizia della
Hierarchia informa sullo stato della citt e diocesi di Verona. La
citt di Verona situata in Lombardia - vi si scrive - abitata da circa
40.000 abitanti sotto il dominio temporale della Repubblica Veneta;
la chiesa cattedrale sotto linvocazione della beta Maria Vergine
suffraganea del patriarcato di Aquileia; in essa sono 3 dignit e 12
398

Cfr. LEONI, Visita pastorale, 126-51.


Circa il vescovo Giovanni Francesco Barbarigo, cfr. UGHELLI, Italia
Sacra, V, 1008-11; BIANCOLINI, Notizie, I, 253-54; GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 149-50; HCMA, V (1952) 32. 127. 309. 411 e n. 5; G.
F. TORCELLAN, Barbarigo, Giovanni Francesco, in DBI 6 (1964) 64-6.
399

170

canonicati; il valore annuo dei frutti della mensa vescovile


ammonta a circa 8.000 ducati di quella moneta; in citt vi sono 40
chiese parrocchiali, 20 conventi di uomini e altrettanti monasteri di
monache; la diocesi comprende 250 parrocchie circa. Vi si
aggiunge che la tassa per lanno 1714, corrispondente alla data di
promozione del Barbarigo a Brescia consiste in 1.200 fiorini. Il
vescovo Barbarigo, trasferitosi a Verona nel settembre 1698, fece il
suo ingresso solenne il 24 dicembre 1698. L8 gennaio 1699
ricevette in Verona la regina Maria Casimira di Polonia che era in
viaggio per Roma. Sua cura preminente fu la visita alle chiese della
diocesi che compiva quasi sempre personalmente. Lo attestano le
relazioni da cui appare come la visita, condotta negli anni della
guerra di successione spagnola (1701-14), fosse minuziosa,
sapiente ed efficace400. Provvide che si celebrassero in Verona e nel
territorio numerose missioni, soprattutto a mezzo dei Gesuiti,
eman lettere pastorali e promosse gli studi storici. Predilesse le
visite agli ospedali e il soccorso alle situazioni pi disparate, come
ad esempio durante lepidemia abbattutasi in diocesi nel 1702.
Fiducioso nella Congregazione dellOratorio di San Filippo Neri
fece s che si aprisse una casa anche a Verona, cosa che avvenne nel
1713. Trasform in oratorio la stanza del suo palazzo nella quale
aveva dimorato san Carlo Borromeo. Restaur e convenientemente
decor la cappella di Santa Maria nella villa episcopale urbana di
Nazareth, dove aveva sostato qualche tempo san Gaetano. Fu
solerte maestro ai chierici e ai sacerdoti sia per la scienza teologica
sia per le sue esimie virt sacerdotali. Diede inizio allerezione del
nuovo Seminario (nella via omonima) dietro disegno dellarchitetto
Ludovico Perini (1685-1731), Seminario che poi sar, specie nella
sua facciata interna, completato dal vescovo Morosini verso la fine
del sec. XVIII, e quindi dal Liruti. Si adoper molto per il retto
400

Le visite del vescovo Barbarigo sono contenute in 12 volumi dellArchivio


Storico della Curia Diocesana. Per la loro edizione, cfr. G. F. BARBARIGO, Visita
Pastorale alle chiese della citt e diocesi di Verona anni 1699-1714,
Trascrizione, 2 voll. (= SDSL 33/1-2), Verona 2006. Agli effetti della guerra di
successine spagnola si riferisce lopuscolo di F. SEGALA - G. DE MASI, Risposte
circa li danni inferti dalli eserciti alle chiese del Veronese (1703) (= SDSL Minima 3), Verona 2012.

171

insegnamento della dottrina cristiana ristabilendo a questo scopo


lomonima Compagnia. Rimise in ottimo stato il Collegio
dellAdorazione delle Quarantore nella chiesa di San Luca. Il 30
maggio 1710 consacr la chiesa dei Camaldolesi sulla Rocca di
Garda. Ebbe pure a cuore la Scuola degli Accoliti e diede ordini
severi per lassistenza allufficiatura della Cattedrale e per una
intensificata vita religiosa. Cur unedizione dei discorsi di san
Zeno, stampata nel Seminario di Padova nel 1716. Nel frattempo, il
25 agosto 1714, il pontefice Clemente XI trasfer il Barbarigo alla
sede di Brescia. Lo stesso pontefice nel concistoro del 29 novembre
1719 lo riserv come cardinale in pectore e lo pubblic il 30
settembre 1720. Successivamente, il 20 gennaio1723, per volont
di Innocenzo XIII, fu trasferito alla sede vescovile di Padova, dove
mor alle ore 23 del 26 gennaio 1730.
110. Marco Gradenigo (1714-25)
Patrizio veneto, Marco Gradenigo401, detto Bortolo II, nacque il
1 aprile 1663 da Gerolamo e da Donata Foscari. Al compimento
del ventesimo anno fu ammesso al Maggior Consiglio (23
novembre 1683). Il 30 giugno 1697 fu eletto provveditore alle
Pompe, magistratura che lasci per assumere nel novembre 1697 la
carica di savio di Terraferma. Il 10 agosto 1698 fu eletto podest di
Verona. A Verona lo raggiunse la notizia dessere stato prescelto il
22 agosto 1699 come coadiutore con diritto di successione al
patriarcato di Aquileia e vescovo titolare di Tilopoli in Isauria. Il 27
agosto 1699 gli fu concesso di assumere gli ordini sacri e il 6
febbraio 1701 fu consacrato a Roma dal card. Marco Dolfin. Il
successivo 13 febbraio ebbe la nomina di vescovo assistente al
soglio pontificio. Il 1 ottobre 1714 fu sciolto dal vincolo con la
sede di Tilopoli e trasferito a Verona, di cui prese possesso il 19
novembre 1714 con ritenuta della pensione percepita e con decreto
di professione della fede. Durante il suo episcopato veronese
401
Sul vescovo Marco Gradenigo, cfr. UGHELLI, Italia Sacra, V, 1011;
BIANCOLINI, Notizie, I, 255-56; GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe,
150; HCMA, V (1952) 411 e n. 6; M. DAL BORGO, Gradenigo, Marco (Bortolo
II), in DBI 58 (2002) 341-43.

172

continu i lavori nel Seminario vescovile, come appare anche da un


suo stemma nella parte centrale delledificio 402. Si distinse per la
carit verso i bisognosi, cos notevole da attrarre alcuni ebrei alla
fede cristiana e da indurre al ravvedimento molte anime 403.
Trasferito al patriarcato di Venezia il 5 maggio 1725, conserv la
facolt di percepire i benefici di Verona fino alla morte. Ebbe
conferma della sua elezione con decreto della Concistoriale del 3
settembre 1725 e fece il suo ingesso a Venezia il 10 successivo.
Mor a Campagnola (Padova) il 14 novembre 1734.
111. Francesco Trevisan (1725-32)
Come successore di Marco Gradenigo, fu trasferito a Verona il
23 luglio 1725 il domenicano Francesco Trevisani404. Nato a
Venezia il 16 aprile 1658 da Domenico ed Elisabetta Tagliapietra,
fu ordinato sacerdote il 19 agosto 1685 e fu vescovo di Ceneda dal
21 luglio 1710. Nella circostanza, fu assolto dal vincolo di Ceneda,
traslato con trattenuta della pensione che percepiva e del monastero
di San Tommaso dei Borgognoni, dellordine Cistercense, della
diocesi di Torcello, che teneva in commenda; con decreto furono
dichiarati vacanti gli altri benefici da lui ottenuti, sospeso tuttavia
leffetto della vacanza rispetto alla compatibilit fino alla sua
morte; gli fu infine richiesta la professione di fede. Tre anni dopo il
suo ingresso a Verona intim una visita pastorale a tutte le chiese
della diocesi veronese, visita in gran parte effettuata dal nipote
Pietro Maria Suarez (1690-1750), allora vescovo di Feltre e poi di
Treviso. Nella domenica seconda dopo Pasqua del 1732 (27 aprile)
tenne un sinodo nel quale pi che altro si confermarono le
Costituzioni Gibertine e si aggiunsero alcuni provvedimenti per
labolizione di abusi e per ledificazione del clero. Una cronaca del
tempo fornisce gustosi particolari di questo sinodo405. Il vescovo
402

Cfr. SARTOR, Stemmi, 43.


PIGHI, Cenni, II, 306.
404
Intorno al vescovo Francesco trevisani, cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 256;
GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 151; HCMA, V (1952) 411 e n. 7.
405
Cfr. Cronaca manoscritta delle cose e fatti di Verona (1731-1734), in ASV
1 (1879) 49. La cronaca anonima; mons. Pighi pensa ne sia autore Giulio
Lando.
403

173

Trevisani scrisse pure alcune opere di cui la pi importante


Conferenze pastorali istruttive sopra la verit della Fede Cristiana
contro le obiezioni degli ebrei, stampata a Roma nel 1728. Mor il
13 dicembre 1732 e fu sepolto in cattedrale nella cappella del
Santissimo Sacramento: il suo cuore, per disposizione
testamentaria, fu portato nella chiesa di San Tommaso dei
Borgognoni di Torcello (Venezia), ove il presule era stato abate
commendatario406.
112. Giovanni Bragadin (1733-58)
Giovanni Bragadin407 nacque a Venezia il 21 agosto 1699, fu
promosso al presbiterato il 2 giugno 1726, consegu il dottorato
utriusque iuris allUniversit di Padova il 14 marzo 1729.
Nominato vescovo di Verona da Clemente XII il 2 marzo 1733, fu
ordinato vescovo a Roma il 15 marzo successivo dal card. Pietro
Ottoboni e il 5 aprile 1733 fu nominato vescovo assistente al Solio
Pontificio. Promosso a Verona con riserva della pensione fino alla
somma di 200 scudi in moneta romana per le persone da nominare,
salva lantica, differ di alcuni mesi la venuta, volendo che prima
fossero composte le controversie con i canonici della Cattedrale.
Segnal il suo episcopato con la predicazione, con istruzioni e
lettere pastorali, col promuovere la santificazione del clero al quale
rivolse una lettera (5 dicembre 1736) ordinando ai sacerdoti che si
riunissero una volta al mese (meno due mesi) nella casa
parrocchiale per un ritiro spirituale, diremmo oggi, cio per pregare
e fare meditazione su di un libro allora stampato a Verona: La
bilancia del chericato408. Nel 1742 fece una nuova edizione del
testo del Bellarmino adoperato per linsegnamento del catechismo,
aggiungendovi alcune altre domande e risposte; fece anche
pubblicare una seconda edizione (la prima era uscita sotto il
406

Cfr. P. A. ALBERTINI, Laudatio in funere Francisci Trevisani Episcopi


Veronensis, Veronae 1732.
407
Circa il vescovo Giovanni Bragadin, cfr. BIANCOLINI, Notizie, I, 257-60;
GAMS, Series, 806; HRMANN, Die Bischfe, 151; HCMA, VI (1958) 438 e n. 1
(segue a p. 439).
408
La bilancia del chericato ovvero meditazioni sopra lo stato chericale, di
cui si pondera il pregio il peso ed il pericolo, Verona (1736).

174

vescovo Alberto Valier lanno 1606) del Rituale Ecclesiae


Veronensis, togliendo qualche preghiera e cerimonia.
Emulo del Giberti, il Bragadino promosse nel Seminario gli
studi letterari, filosofici e teologici nominandovi distinti professori
e inoltre vi fond una propria tipografia che in pochi anni stamp
parecchie opere dei santi Padri e Dottori della Chiesa409. Fra le sue
istruzioni pastorali, dalle quali traspare uno zelo paterno e insieme
forte, si distingue un Editto... circa le Sacre Ordinazioni rivolto ai
chierici ordinandi. unoperetta nutrita dellinsegnamento dei
Padri e Dottori della Chiesa, delle Costituzioni del vescovo Giberti,
delle prescrizioni del concilio di Trento che meriterebbe di essere
letta e meditata anche oggi. Dovette lungamente lottare coi
protettori e massari dei conventi di monache a causa delle spese
esorbitanti che essi imponevano loro, finch (5 dicembre 1746) tra
il vescovo e i rettori della citt fu stipulata una convenzione,
approvata poi dal Senato Veneto. L8 febbraio 1736 consacr la
chiesa di Santa Maria delle Vergini, in Campo Marzio, ponendola
sotto linvocazione di santa Maria Maddalena410, e il 14 novembre
1756 il nuovo altare della cappella della Madonna del Popolo nella
Cattedrale. Approv e diede indulgenze agli aggregati del
Consorzio Spirituale della Carit sorto nel 1735, i cui membri si
obbligavano ad assistere e provvedere ai bisogni spirituali e
materiali degli infermi negli ospedali della Piet e della
Misericordia.
Durante il suo episcopato avvenne la soppressione del
patriarcato di Aquileia e la Chiesa di Verona divenne precariamente
suffraganea di quella di Udine, innalzata allora alla dignit
arcivescovile. Questa soppressione port, come conseguenza, una
mutazione importantissima nelle relazioni tra il vescovo di Verona
e il Capitolo della Cattedrale che guardava, almeno teoricamente, al
patriarca aquileiese quale suo capo. La mutazione si concret col
vescovo successivo Nicol Antonio Giustiniani. Il giorno 2
settembre 1757 avvenne una piena dellAdige con inondazione
409
410

GIULIARI, Della tipografia veronese, 116.


LENOTTI, Chiese e conventi scomparsi. A sinistra dellAdige, 36.

della citt e il celebre episodio di Bartolomeo Rubele411. Il vescovo,


chiuso dalle acque nel suo palazzo, dolente di non poter recare
aiuto ai bisognosi diede incarico al vicario generale Antonio
Albertini che si prodig efficacemente. Dopo aver retto per 25 anni
la Chiesa Veronese, con breve di Clemente XIII del 27 novembre
1758 fu trasferito da Verona e innalzato alla dignit di patriarca di
Venezia. Mor il 23 dicembre 1775.
113. Nicol Antonio Giustiniani (1759-72)
Nel 1759, anno in cui Nicol Antonio Giustiniani fu trasferito
alla diocesi di Verona, la Hierarchia riferisce il punto della
condizione della citt e diocesi veronese in un momento di
trapasso. Rispetto alla descrizione fatta nel 1698 e ai dati comuni
alle due descrizioni, emerge quanto segue: la citt abitata da
50.000 abitanti circa; la sua Chiesa suffraganea della metropoli di
Udine; nel Capitolo, oltre le 3 dignit, vi sono 21 canonicati; il
valore annuo dei frutti della mensa vescovile ammonta a circa
7.000 ducati di quella moneta; in citt vi sono molte parrocchie
ecclesiastiche, 18 conventi di uomini e 19 monasteri di monache; la
tassa di 1.200 fiorini412.
Il vescovo Nicol Antonio Giustiniani413, nato a Venezia il 21
giugno 1712, divenne benedettino della congregazione cassinese e
fu ordinato prete il 1 luglio 1736. Nel 1748 ottenne allUniversit
di Padova il dottorato in teologia e la licenza in diritto canonico.
Priore del monastero di Vicenza e poi di quello di Santa Giustina di
Padova, nel 1751 pubblic una nuova edizione delle Opere di San
Lorenzo Giustiniani con traduzione italiana. Fu nominato dal doge
di Venezia vescovo di Torcello il 18 agosto 1753 e preconizzato dal
papa il 26 novembre successivo. Ricevette la consacrazione
episcopale a Roma dal card. Paolucci il 30 novembre. Fu a Torcello
fino al 12 febbraio 1759, quando fu trasferito a Verona. Entr
solennemente in diocesi il 10 maggio dellanno seguente 1760.
411

VENTURI, Compendio, II, 195-97.


Cfr. HCMA, VI (1958) 438 n. 1.
413
Sul vescovo Nicol Antonio Giustiniani, cfr. GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 152; HCMA, VI (1958) 330. 410. 439 e n. 3; R.
AUBERT, Giustiniani (Niccol Antonio), in DHGE 21 (1986) 94.
412

Il nuovo vescovo si distinse per lo zelo pastorale, leloquenza, la


carit. Nel 1762 ottenne inoltre che il Capitolo veronese, fino ad
allora dipendente dal patriarca di Aquileia, fosse sottomesso alla
sua giurisdizione. Infatti, Benedetto XIV, con la bolla Regis
Pacifici, dell11 maggio 1756, dopo aver fatto esaminare da
canonisti e teologi i molteplici documenti e le petizioni presentate,
decise che sia il Capitolo di Verona, come il monastero degli
Olivetani di Santa Maria in Organo che si ritenevano soggetti al
patriarca di Aquileia, e cos pure monasteri, chiese e persone che si
riputavano soggetti esclusivamente al Capitolo o a quel monastero
o a qualche abate commendatario (come quello di San Zeno), tutti
avessero solo, unico e immediato ordinario il vescovo di Verona al
quale perci spettava di visitare, avvertire, correggere...414. La bolla,
affidata per lesecuzione ai vescovi di Vicenza e di Brescia, entrava
in vigore alla morte del card. Daniele Dolfin, arcivescovo di Udine.
Costui mor il 1 gennaio 1762 e allora il Giustiniani, avuto il
permesso dal vescovo di Vicenza card. Antonio Marino e dal
vescovo di Brescia card. Giovanni Molino, pubblic la bolla
pontificia e le sanzioni della Repubblica, a cui aggiunse una sua
Notificazione (13 aprile di quellanno) promulgando
lassoggettamento del Capitolo e dei vari monasteri alla
giurisdizione del vescovo di Verona. Cos furono sciolte
definitivamente le annose controversie415.
Il giorno 24 settembre 1769 il vescovo Giustiniani consacr la
chiesa di San Jacopo nella Valverde, presso la quale era un ricovero
per nubili pericolanti o pericolate. Nei giorni 4-9 settembre del
1770, col benestare del Capitolo Vaticano, dot di corona imperiale
con solenne funzione leffigie della Madonna del Popolo in
Cattedrale416, dopo averla portata in processione per le vie della
citt. Con decreto del doge (1 settembre 1770) le monache del
convento di Santa Chiara - sottratte alla direzione dei frati Minori
di San Bernardino - furono affidate e soggette alla giurisdizione del
414

PIGHI, Cenni, II, 332-38.


[BALLERINI], De Privilegiis; LOMBARDI, Notizie; O. VIVIANI, La fine delle
controversie per lesenzione giurisdizionale del Capitolo Veronese, in AMAV 130
(1953-54) 239-309.
416
BIANCOLINI, Notizie, VIII, 211-19.
415

vescovo. Durante il suo episcopato si diffuse in Verona la pratica


del Mese di Maggio che aveva avuto il suo inizio nel 1739 a
Grezzano nella villa Canossa per lo zelo dellarciprete locale
Girolamo Amigazzi417. Il 14 dicembre 1772 il Giustiniani, per
volont della Serenissima e col consenso di Clemente XIV, fu
trasferito a Padova dove lasci, nellerigere un nuovo grande
ospedale, un monumento perenne della sua carit e nella
pubblicazione di altre opere il frutto della sua notevole cultura.
Mor, dopo 25 anni, il 12 novembre 1796.
114. Giovanni Morosini (1772-89)
Di nobile famiglia veneta, Giovanni Morosini418 nacque a
Venezia il 22 luglio 1719, entr ancor giovane nel monastero
benedettino di San Giorgio Maggiore di Venezia e fu promosso al
presbiterato il 25 luglio 1743. Per 24 anni insegn filosofia e
teologia, finch il 3 febbraio 1770 il doge lo nomin alla sede
vescovile di Chioggia e il 28 maggio 1770 il papa Clemente XIV lo
conferm. Fu consacrato a Roma il 3 giugno 1770 dal card.
Ludovico Calini. Il 14 dicembre 1772, sciolto dal legame con
Chioggia, fu trasferito, con decreto, professione di fede e
giuramento di fedelt, alla sede di Verona. Da Venezia, e
precisamente dal monastero di San Giorgio Maggiore, il 15 marzo
1773 mand al clero e al popolo veronese una bellissima lettera
pastorale ricordando come egli era stato cinque anni prima a
Verona quale semplice monaco419. Lingresso fu quanto mai solenne
e subito si valse della cooperazione dei canonici della Cattedrale,
interpellandoli spesso.
Cura principalissima del Morosini fu la visita alle chiese e
monasteri della citt e della diocesi che egli fece ininterrottamente
a pi riprese nei primi otto anni del suo episcopato. In queste visite
consacr diverse chiese della diocesi fra cui quelle di Bussolengo,
Lonato, Caprino, ecc. Nel Natale del 1775, il pontefice Pio VI con
417

A. PIGHI, Il mese mariano a Verona, in BEV 7 (1920) 75.


Per il vescovo Giovanni Morosini, cfr. GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 152; HCMA, VI (1958) 170. 439 e n. 4.
419
PIGHI, Cenni, II, 342.
418

la bolla Summa Dei in nos benignitate estese lindulgenza del


giubileo fuori di Roma concedendo speciali facolt ai vescovi e ai
confessori. In questa circostanza il Morosini recit in Cattedrale
una splendida omelia poi pubblicata e diffusa420, dando norme per
lacquisto delle indulgenze. Lepiscopato del Morosini resta celebre
per il sinodo diocesano indetto nel 1781 e celebrato lanno dopo.
il pi importante come solennit di quanti si ebbero nella diocesi di
Verona e ormai erano passati 50 anni, dallultimo tenuto dal
vescovo Bragadino. Il sinodo si svolse in cinque sessioni e
nellanno seguente vennero pubblicati sia i decreti, sia gli atti421.
Merito insigne del vescovo Morosini la premura che si prese per
leducazione e la formazione del giovane clero nel Seminario
destinandovi a insegnare uomini particolarmente capaci, ampliando
ledificio e aggiungendovi lartistica facciata, opera dellarchitetto
vicentino Ottone Calderari (1757-1803), che vi ide il magnifico
atrio dorico con sopra la bella loggia ionica nella cui volta Marco
Marcola (1740-93) dipinse le costellazioni dellemisfero superiore.
Nel 1782 il vescovo Morosini volle pure riordinare, sotto le
direttive di mons. Dionisi, il salone sinodale dellepiscopio adorno
dei ritratti di 111 vescovi, dei quali 108 sono del Brusasorzi, pi
quello di san Pietro che d la missione a santEuprepio 422. Il
Morosini contribu in gran parte allinnalzamento della Sala grande
della Biblioteca Capitolare, don pure ad essa varie opere
importanti. Il Capitolo, in attestato di riconoscenza, fece eseguire al
Morosini ancor vivente un busto nella sala superiore con relativa
epigrafe423. Causa le fatiscenti condizioni in cui si trovava la chiesa
di San Vitale, fatta la giuridica ricognizione delle reliquie di san
Metrone il 21 agosto 1782, le fece trasferire nella chiesa di Santa
Maria del Paradiso e ivi furono collocate sotto un bellissimo altare
il 25 seguente424.
420

G. MOROSINI, Omelia per la pubblicazione delluniversale Giubileo,


Verona 1777.
421
Sinodus Diocesana habita a D.D. Joanne Morosini, Veronae 1782.
422
LIRUTI, De vescovi, 5-25.
423
Nella ricostruzione postbellica della Capitolare il busto venne collocato sul
lato occidentale interno della loggetta prospiciente lAdige.

Debitore dello spirito del tempo si mostr il vescovo Morosini


in qualche suo atto. Una sua pastorale della fine del 1781, diretta
alle parrocchie della diocesi di Verona soggette al dominio
dellimperatore (Avio, Brentonico, Borghetto e Pilcante),
incrinata da spirito giansenistico ed evidente un certo servilismo
ai placiti di Giuseppe II che non solo approv questa lettera, ma la
diffuse fra i vescovi dellimpero perch tutti vi si conformassero 425.
Con essa vengono sciolte tutte le confraternite del Sacro Cuore di
Ges e del Cingolo di San Francesco eccitati a ci - dice il Liruti anche da alcuni ottimi regolamenti dellimperatore.
Variamente spiegata resta pure lassenza del vescovo alla venuta
di Pio VI a Verona nei giorni 11-13 maggio dellanno 1782. Il mite
e insigne pontefice, allo scopo di far recedere Giuseppe II, il Re
sacrestano, dalla sua invadenza in materia ecclesiastica (il cos
detto Giuseppinismo426), esperite inutilmente le pratiche diplomatiche, pens di recarsi personalmente a parlare con limperatore a
Vienna. Partito da Roma (27 febbraio 1782) con un viaggio assai
gravoso per Loreto, Bologna, Ferrara, Udine, Gorizia, Graz, arriv
alla capitale austriaca (22 marzo) e vi si trattenne un mese intero. Il
viaggio fu un trionfo, a Vienna lentusiasmo fu al colmo, il
ricevimento alla Corte fu splendido, ma il papa non ottenne nulla.
Giuseppe II fu irremovibile, voleva una Chiesa asservita alle sue
direttive. Il 22 aprile Pio VI ripart per lItalia, pass per Trento,
dove tutta la popolazione delle valli si era riversata, e proseguendo
entr in Verona427. Fece il suo ingresso da porta San Giorgio la sera
di sabato 11 maggio, salutato dal suono del rengo e di tutte le
campane della citt. Fu un avvenimento grandioso e i Veronesi
accolsero il vicario di Cristo con vibrante commosso fervore. Il
papa si rec in Cattedrale la domenica 12, visit la Biblioteca
424

Ragguaglio del trasporto della parrocchia di S. Vitale in S. Maria del


Paradiso, Verona 1782.
425
Cfr. PIGHI, Cenni, II, 345-46. Riferire la lettera in tedesco.
426
Cfr. G. MARTINA, Giuseppinismo, DSR, 393-95.
427
Su Pio VI a Verona, cfr. G. DINI, Diario pieno, e distinto del viaggio fatto
a Vienna dal sommo pontefice Pio papa Sesto, Venezia 1783, LX-LXIII; G.
CAMPETTI, Pio VI a Verona, in AVen 12/1 (1876) 153-57; PIGHI, Cenni, II, 346;
A. GRAZIOLI, Pio VI a Verona, in BEV 14 (1927) 55-7. 70-2.

Capitolare, and in Arena traboccante di popolo, poi fece altre


tappe segnate da iscrizioni successivamente murate a ricordo,
suscitando ovunque entusiasmo. Pernott presso i Domenicani di
SantAnastasia, non in episcopio, perch il vescovo era assente,
assenza variamente spiegata. Il canonico Dionisi dice che grave
diuturno morbo lungi da qui lo tratteneva; era in territorio
padovano in cura. Cos anche mons. Giuseppe Muselli (+1796),
arciprete della Cattedrale rappresentante del vescovo, ne giustific
col papa lassenza. Qualche nostro scrittore pens che per alcuni
suoi cedimenti alle riforme giuseppine il vescovo Morosini temesse
qualche richiamo. Anche il fatto del cardinale Pietro Colonna
Panfili giunto a Verona nel 1780 diretto a Roma, che non fu
ospitato nel palazzo vescovile ma allalbergo Due Torri, dove
ammalatosi mor, spiacque al papa. Poteva essere pur questo un
motivo di appunti428. Forse quel malore fu provvidenziale, per
avvallare lassenza del Morosini.
Anche una sua circolare (18 novembre 1788) diretta a tutto il
clero e al popolo della citt e della diocesi nella quale dopo aver
raccomandata la devozione a Maria Santissima dichiara sospesa e
proibita la cos detta pratica del Mese di Maggio ci meraviglia.
Forse la scrisse per far smettere le polemiche che si agitavano fra il
clero attorno a questa gentile e popolare pratica, ma certo fu una
gelida ventata429. Il vescovo Morosini mor nella notte tra il 18 e il
19 agosto 1789 e fu sepolto nella cappella del Santissimo
Sacramento in Cattedrale.
Scrittori di scienze sacre nei secoli XVII e XVIII
Gli errori del protestantesimo indirettamente e i decreti del
concilio di Trento pi direttamente, spinsero a intensificare lo
studio della dottrina cattolica per cui dalla met del sec. XVI si
ebbe un notevole risveglio di studi sacri, al quale concorse anche
listituzione dei seminari. La Chiesa Veronese partecip a questo
risveglio, contribuendovi con insigni scrittori. Gi si accennato ad
428
429

f).

BELVIGLIERI, Verona e sua provincia, 257.


Si tanga conto per dellannotazione di A. Orlandi, in PIGHI, Cenni, II, 348

alcuni, come Onofrio Panvinio, Adamo Fumano, Bernardino


Donato, Nicol Ormaneto, Pier Francesco Zini. Nella seconda met
del cinquecento e nel Seicento se ne aggiunsero altri. Giuseppe
Panfilo Rosmini entrato giovane nellordine di SantAgostino nel
convento di SantEufemia in Verona, poi trasferitosi a Roma dove
perfezion i suoi studi, fu autore di parecchi libri di indole
liturgica. Il papa Gregorio XIII lo nomin vescovo di Segni (157081). Mor in Verona, sua patria, verso il 1620 e fu sepolto presso
laltare di San Nicola nella chiesa di SantEufemia. Del vescovo
Agostino Valier, di cui gi parlammo, il bibliotecario Cavattoni
dice che le opere pubblicate ascendono al numero di 153. Di
speciale importanza lopuscolo De Acolythorum Disciplina
pubblicato a Verona, Venezia, Milano, Colonia, Parigi, Roma e
altrove; lultima ristampa fu nel 1871 a Torino430. Il Valier ebbe
pure gran parte nellopera Sanctorum Episcoporum Veronensium
antiqua Monumenta, della quale sono autori i due sacerdoti
Giovanni Battista Peretti (1535-1611) e Raffaele Bagata (parroco
dei Santi Apostoli, 1564-90), che fu pubblicata a Venezia lanno
1576. Il Peretti e il Bagata pubblicarono pure i Sermones di san
Zeno, un calendario perpetuo, ed altro. Cozza dei Cozzi sacerdote
eruditissimo, specie nella storia della Chiesa Veronese, fu canonico
prefetto della Capitolare e arciprete della Cattedrale. Pubblic le
Antiquitates Veronenses di Onofrio Panvinio e cooper, con molta
efficacia, allopera Italia Sacra dellUghelli fornendo notizie
riguardanti la Chiesa Veronese e i suoi vescovi. Mor lanno 1656.
Luigi Novarini, mut il nome in Girolamo alla sua entrata nella
Congregazione dei chierici regolari Teatini. Scrisse molte opere, di
cui la principale Sacrorum Electorum in cinque volumi stampati a
Lione, tranne il quinto stampato a Verona. Mor ancor giovane
verso lanno 1650. Giovanni Crisostomo Filippini e Zaccaria
Pasqualigo (1600-64), ambedue chierici regolari Teatini, sono
autori di varie pubblicazioni431. Del Filippini la principale De
privilegiis ignorantiae con qualche teoria un po ardita e del
Pasqualigo la maggiore De sacrificio novae legis. Quaestiones
430
431

PIGHI, Cenni, II, 273-74.


Ibid., 275-76.

theologico-iuridico-morales. Valerio di Seta (1562-1625), servita


nel convento di Santa Maria della Scala, poi vescovo di Alife,
pure autore di varie pubblicazioni. Un nostro scrittore d notizie di
alcuni frati valenti nellarte della pittura come il padre Massimo
(+1679) cappuccino veronese e fra Semplice (+1654) 432. un
periodo in cui fioriscono illustri architetti, scultori e pittori per la
cui opera si erigono, si restaurano o si decorano chiese, come
Michele Sanmicheli (1484-1559), Paolo Caliari (1527-88),
Domenico Brusasorzi, Jacopo Ligozzi (1547-1626), Domenico
Curtoni (1556-1627) e altri.
Il pi celebre fra gli scrittori veronesi della fine Seicento
Girolamo Noris (1631-1704) che nacque a Verona il 20 agosto del
1631. Entrato nellordine Agostiniano prese il nome di Enrico e
subito emerse per il suo ingegno. Fu da Innocenzo XII nominato
custode della Biblioteca Vaticana e poi nominato cardinale. Le sue
opere, quasi tutte storiche, furono pubblicate, alcune da lui vivente,
parecchie dopo la sua morte, altre sono ancora inedite. Celebre la
sua Historia Pelagiana che suscit aspre polemiche. Il Consiglio
della citt di Verona, ancor vivente il Noris, decret di erigergli una
statua nel convento di SantEufemia dove era stato novizio, statua
che ora si trova nel salone dingresso della Biblioteca Civica con
quella di Onofrio Panvinio; a lui defunto fece erigere un
monumento nella Cattedrale. Altro agostiniano del convento di
SantEufemia, amico del Noris, fu Luigi Balladoro letterato insigne
del quale per non abbiamo opere stampate. Mor nel 1697 e a
ricordo gli fu eretta una statua. Carlo Libardi, cancelliere del
Capitolo della cattedrale, raccolse molte memorie per una cronaca
ecclesiastica veronese dallanno 809 al 1630, che si conservano
manoscritte nella Biblioteca Capitolare. Anche il benedettino
Cherubino Lazzaroni si pu annoverare fra il clero veronese,
bench sia di origine veneziana. Egli fu monaco dellabbazia di San
Zeno e poi priore. Scrisse su san Zeno e sul monastero zenoniano
unopera divulgativa. Notevole Verona Sacra di cui la Biblioteca
Civica ha una copia manoscritta in un volume di 1742 pagine.
Lautore espone la vita dei nostri vescovi da santEuprepio a Marco
432

L. LANZI, Storia pittorica della Italia, III, Milano 1825, 261 n. da p. prec.

Giustiniani corredandola con importanti documenti. Mor nel


monastero di San Zeno il 4 ottobre 1672. Una gloria insigne della
Chiesa Veronese Francesco Bianchini nato a Verona nellanno
1662. Di lui abbiamo parecchie opere che lo fecero apprezzare
anche a Roma, per cui il card. Pietro Ottoboni lo design custode
della sua biblioteca e Benedetto XIII lo nomin storiografo del
sinodo romano celebrato lanno 1725. Lasciando a parte quanto il
Bianchini fece e scrisse in materie astronomiche e matematiche
ricorderemo di lui la Istoria universale pubblicata a Roma lanno
1697. Degna di ricordo lerudita edizione che fece di Anastasius
Bibliothecarius, De vitis Romanorum Pontificum433. Di questa pot
pubblicare solo i primi tre volumi, il 4 fu pubblicato dal di lui
nipote Giuseppe. La morte di mons. Francesco Bianchini fu un
lutto per tutti i letterati dEuropa. Il Consiglio di Verona volle
perpetuarne la memoria con un busto e adeguata iscrizione
collocato nella Cattedrale, presso il primo altare a sinistra di chi
entra434.
Con lui, che mor santamente a Roma il 2 marzo 1729, si entra
nel sec. XVIII (a cui un po appartenne anche il card. Noris pure
morto a Roma il 25 febbraio 1704) che per antonomasia detto
secolo doro nella storia della Chiesa Veronese per quanto spetta
alla letteratura ecclesiastica. Il campo principale delloperosit dei
nostri eruditi fu la pubblicazione delle opere dei santi Padri, Dottori
e Teologi della Chiesa; basti dire che nello spazio di circa 30 anni
furono pubblicati circa 40 volumi e quasi tutti in folio.
Pubblicazioni eruditissime giacch si dovette consultare codici a
Verona, a Roma, a Padova, a Venezia e allestero, con note storiche
e scientifiche assai accurate. Uno stimolo a queste pubblicazioni fu
la scoperta di alcuni codici rimasti celati in un ripostiglio del
canonicato, fatta nellottobre del 1712 dal canonico Pietro Carinelli
dietro le domande insistenti di Scipione Maffei. Erano codici
biblici, canonici, liturgici, patristici spettanti ai secoli IX e X e
perci importantissimi, eppure da qualche secolo l giacenti,
433

L. DUCHESNE, Le Liber Pontificalis, I, Paris 1886; PIGHI, Cenni, II, 302.


Su di lui, cfr. F. UGLIETTI, Un erudito veronese alle soglie del Settecento.
Mons. Francesco Bianchini (1662-1729), Verona 1986.
434

184

dimenticati435. Questa scoperta fu un impulso notevole per gli


eruditi veronesi e non veronesi. E se ne videro presto gli effetti.
Anche di questo secolo si citeranno solo gli studiosi pi attivi. Oltre
il gi ricordato cardinale Noris e mons. Francesco Bianchini pur
celebre il nipote di lui Giuseppe Bianchini, nato a Verona il 4
settembre 1704. Nominato verso il 1725 canonico della Cattedrale
e poi custode della Biblioteca Capitolare, in questo suo ufficio si
dedic quotidianamente alla investigazione dei codici e se ne giov
poi nelle sue importanti pubblicazioni436 da lui fatte a Roma, dove
mor lanno 1764.
Gloria insigne della citt e della Chiesa Veronese il marchese
Scipione Maffei (1675-1755), che pur non essendo ecclesiastico,
scrisse con profonda competenza libri di scienza sacra, di cui il
principale la Istoria Teologica delle dottrine e delle opinioni in
proposito della divina Grazia contro il giansenismo. Per la storia
anche ecclesiastica giova pure la sua Verona illustrata stampata
nellanno 1732. Mor il 12 febbraio 1755 e fu sepolto nella chiesa
di santa Maria della Scala. Le opere del Maffei si trovano raccolte
in 21 volumi (Venezia 1790)437. Ancora tra i letterati di questo
secolo emergono i due sacerdoti Pietro (1698-1769) e Girolamo
(1702-81) Ballerini, studiosi e scrittori indefessi che ci lasciarono
51 opere manoscritte438 raccolte in 36 volumi. Pubblicarono le
opere del card. Noris (1732), del Giberti (1732-39), i Discorsi di
san Zeno (1739), la Summa di santAntonino (1740), quella di san
Raimondo di Peafort (1744), tutte le opere di Raterio (1765), di
san Leone Magno (1753-57)M; si aggiungano poi altri lavori, come
Apologia sullinfallibilit Pontificia, De potestate legislativa SS.
Pontificum (1768) contro gli errori di Febronio, ecc.439. Nelle
435

GIULIARI, La Capitolare Biblioteca, 24-5.


PIGHI, Cenni, II, 318.
437
Su di lui, cfr. G. P. MARCHI, Un italiano in Europa. Scipione Maffei tra
passione antiquaria e impegno civile, Verona 1992.
438
FEDERICI, Elogi istorici, III, 119-20. Un notevole studio su Pietro Ballerini
quello di T. FACCHINI, Il Papato principio di unit e Pietro Ballerini di Verona,
Padova 1950.
439
P. SIMONI, Pietro e Gerolamo Ballerini celebri eruditi veronesi del
Settecento (Nota bio-bibliografica), in SSLS 45 (1995) 225-48.
436

185

edizioni patristiche si distinse pure Domenico Vallarsi (1702-71)


che studi lettere, filosofia e teologia alle scuole dei Gesuiti di San
Sebastiano. Ordinato sacerdote, si diede allo studio dei santi Padri;
tra le sue importanti pubblicazioni, se ne segnala una assai
considerevole, S. Hieronymi Stridoniensis Opera, in undici volumi
in folio, edita negli anni 1734-42, per la quale scrut soprattutto la
Vaticana e altre biblioteche di Roma. Mor il 14 agosto del 1771.
Per decreto della citt gli fu posta una lapide ricordo nella chiesa di
San Paolo in Campo Marzo440. Fortunato editore di documenti fu
Gian Battista Biancolini (1697-1780), negoziante di seta. Pubblic
limportantissima opera per la storia della Chiesa Veronese, a cui
spesso si attinto, e cio Notizie storiche delle Chiese di Verona, in
otto volumi, cominciata lanno 1749 e terminata nel 1771. Unaltra
sua opera pure utilissima Dissertazioni sui Vescovi e Governatori
di Verona441. Bartolomeo Campagnola (1692-1781), fu sacerdote di
particolare attivit scientifica e pastorale, cancelliere del Capitolo
di Verona e arciprete di Santa Cecilia. La pubblicazione pi
importante fatta da lui lanno 1728 fu il Liber Juris civilis urbis
Veronae che egli arricch di preziose elucidazioni tratte dai codici
veronesi. Pubblic pure il libro Pastoralis regulae di san Gregorio
Magno; mor lanno 1781442. In campo apologetico si distinse
Vincenzo Patuzzi, nato a Verona nel 1700 ed entrato nellordine
Domenicano a Venezia. Pubblic a Verona nel 1748 De futuro
impiorum statu contro lincredulit nata dal razionalismo e
dallIlluminismo che dalla Francia e dalla Germania penetrarono
anche in Italia. Sostenitore del rigorismo, scrisse contro i Gesuiti
perch da lui ritenuti lassisti e fu anche avverso, per lo stesso
motivo, a santAlfonso Maria de Liguori. Mor in una villa del
Vicentino il 26 maggio 1769443.
440

Si pu leggerla presso FEDERICI, Elogi istorici, III, 146.


PIGHI, Cenni, II, 322; A. PETRUCCI, Biancolini, Giambattista, in DBI 10
(1968) 243-44; P. SIMONI, Un erudito del Settecento: Giambattista Biancolini.
(Note biobibliografiche), in SSLS 33 (1983) 7-46.
442
C. CIPOLLA, Bartolomeo Campagnola, in AVen 18/2 (1879) 348-49; M.
ZORZATO, Campagnola, Bartolomeo, in DBI 17 (1974) 311-12.
443
M. MORSELETTO, Patuzzi Giovanni Vincenzo, in Dizionario Ecclesiastico,
dir. A. Mercati - A. Pelzer, III, Torino 1968, 116-17.
441

186

Il poligrafo Gian Giacomo Dionisi (1724-1808), di nobile


famiglia veronese, ebbe la sua prima cultura religiosa e letteraria
dai Gesuiti in Bologna. Tornato a Verona, abbracci lo stato
ecclesiastico e dal pontefice Benedetto XIV fu nominato canonico
della Cattedrale. Poco dopo dal Capitolo fu eletto Bibliotecario
della Capitolare, ufficio che gli diede agio di scrutare e utilizzare
gli importanti codici riguardanti la storia ecclesiastica di Verona.
Nellanno 1784 pubblic i Sermoni di san Zeno volgarizzati
dedicandoli a Pio VI. Poi rese note altre opere come il Ritmo
Pipiniano, De duobus episcopis Aldone et Notingo. Ultimo suo
lavoro furono due volumi introduttivi allo studio di Dante. Mor il
13 aprile 1808444. Insigne oratore fu Pietro Paletta (1741-1805).
Dapprima fu gesuita e alla soppressione della Compagnia, divenne
canonico della Cattedrale. Opera utilissima di lui la Storia
ragionata delle eresie in sei volumi. Mor lanno 1805. Bartolomeo
Perazzini (1727-1800), educato alla Scuola degli Accoliti, ordinato
sacerdote nellanno 1750, fu per alcuni anni maestro di musica e di
retorica nelle stesse Scuole Accolitali, indi arciprete di Soave dove
mor lanno 1800. Lasci varie pregevoli composizioni di musica
sacra; ammiratore degli scritti di san Zeno, fece su questi degli
studi pubblicandoli; collabor col Dionisi in studi danteschi.
Giuseppe Francescati (1728-1804), sacerdote molto stimato, al
quale i vescovi veronesi affidarono importanti incarichi, fu
professore di teologia dogmatica e morale nel Seminario, poi
rettore della chiesa di San Lorenzo. Contro linvadente libero
pensiero scrisse lopera Principia religionis naturalis et revelatae
pubblicata in Verona in sei volumi lanno 1779. Mor al principio
del sec. XIX. Altri notevoli ecclesiastici illustrarono la Chiesa
Veronese in questo secolo445. In ogni caso, lelenco datone, pur non
completo n adeguato, dovrebbe bastare a giustificare il titolo di
secolo doro per la letteratura ecclesiastica, dato al sec. XVIII
nellambito della storia della Chiesa Veronese. Si nota ancora che
in questo secolo nelle tipografie di Verona furono stampate
444

N. DEL RE, Dionisi, Gian Giacomo, in ECatt 4 (1950) 1675; S. VAZZANA,


Dionisi, Gian Giacomo, in Enciclopedia Dantesca 2, Roma 19842, 462-63.
445
Di questi e di altri vedi FEDERICI, Elogi istorici, III e App.

187

parecchie notevoli opere di studiosi non veronesi come Theologia


naturalis di Wolff, Opera del card. Sadoleto, Acta Martyrum di
padre Ruinart, ecc.
Istituzioni religiose
Una gloria per la Chiesa Veronese laver avuto un buon
numero di istituzioni religiose, sia monastiche (ordinate
particolarmente alla contemplazione) sia di vita mista, cio
dedicate anche allapostolato. Sincontrano non di rado degli
ambienti, oggi adibiti a scuole o a pubblici uffici, che hanno motivi
sacri, chiostri magari che testimoniano che un giorno l qualche
famiglia religiosa visse la sua silente e operosa vita 446. Anche il sec.
XVII vide accrescersi questa schiera, che poi la bufera napoleonica
violentemente schianter, ma rinnovata avr una meravigliosa
rifioritura nel sec. XIX. Anzi tutto si presenta la Compagnia di
Ges che, allontanata da Verona dalla Serenissima, vi ritorner nel
1656 e operer beneficamente specie fra la giovent studiosa. Le
scuole veronesi dei Gesuiti erano affollatissime di alunni venuti
anche da altre citt; si trovavano a San Sebastiano e vi rimasero
fino allallontanamento della Compagnia avvenuto nel 1773447 .
Verso la met del Seicento fondarono una loro residenza i
Francescani Riformati, cio quella famiglia dellOrdine di San
Francesco portata a vita pi austera da san Pietro di Alcantara.
Vennero nel 1646 col benestare del vescovo Marco Giustiniani, del
doge e dei rettori della citt, si fabbricarono un convento e poi nel
1652 una chiesa dedicata a SantAntonio, sulla via che va da San
Luca a porta Nuova. Nel 1663 vennero i Carmelitani riformati detti
anche Scalzi, adattarono alcune case ad uso convento, poi
costruirono una chiesa, quella che ancor oggi detta Santa Teresa
agli Scalzi. Anche le Carmelitane Riformate giunsero a Verona nel
1654: in numero di 10 suore, presero alloggio in alcune case della
Cittadella, poi eressero una chiesa in onore si Santa Teresa. Il 6
ottobre 1666 il vescovo Pisani vi pose solennemente la clausura e
446
447

560.

LENOTTI, Chiese e Conventi scomparsi, 2 voll.


J. CRTINEAU JOLY, Storia della Compagnia di Ges, III, Parma 1845,

188

le affid alla direzione dei frati Carmelitani di San Tommaso.


Vicino a San Faustino (Lungadige Re Teodorico) sorse alla fine del
sec. XVI una istituzione monastica femminile che assunse
successivamente varie denominazioni e regole. Prima furono dette
Dimesse, forse per il vestito assi modesto, poi Orsoline Converse e
quindi, prendendone anche le regole, si chiamarono Agostiniane di
Santa Maria di Reggio dalla chiesetta cui erano accanto. Crescendo
il loro numero, dal vescovo Pisani II furono poste, nel 1678, nel
convento di San Giorgio in Braida resosi libero perch il papa
Clemente IX aveva soppresso i canonici regolari di San Giorgio
(1668), di cui un gruppo l abitava 448. Successero a queste, nel
convento presso San Faustino, alcune giovani e vedove venute dal
conservatorio della Santissima Trinit perch l si trovavano a
disagio. Ivi, avuta la protezione del vescovo Pisani II e dei rettori
della citt, si fissarono completando la costruzione della chiesa del
Redentore (ora dissacrata), e si obbligarono a vita strettamente
claustrale prendendo il nome di canonichesse regolari Agostiniane.
Nella seconda met di questo secolo si associarono in vita
comune le Terziarie Agostiniane, le Terziarie di San Francesco di
Paola, e presso la chiesa di San Bartolomeo in Monte, soppressi i
Gesuati dal pontefice Clemente IX, vennero ad abitare i Minori del
TerzOrdine di San Francesco. Unimportante istituzione religiosa
quella degli eremiti Camaldolesi di Monte Corona che, dopo varie
alternative, ebbero nel 1663 per la generosit di alcuni benefattori
un terreno con la chiesetta di San Giorgio sopra il monte detto la
Rocca, fra Bardolino e Garda. Va ricordata pure la Confraternita
degli Eremiti di Santa Croce venuti da Vicenza: essi ebbero la
cappella di Santa Maria di Tagliaferro ai confini della parrocchia di
Avesa ove, cresciuti di numero, si eressero un conveniente ospizio.
Sono pressappoco di questepoca anche i romitori che si trovano
non lungi dal santuario della Corona e pare fossero anche presso la
chiesa di San Giovanni Battista sopra Breonio, di San Rocchetto
sopra Quinzano, di San Moro sopra Saline e forse altrove, dove
solitari vivevano in preghiera.
448

BIANCOLINI, Notizie, IV, 479-92.

189

Nel sec. XVIII c ununica congregazione nuova, quella


dellOratorio di San Filippo Neri. Gi il vescovo Agostino Valier la
desiderava, il vescovo Gian Francesco Barbarigo, superate non
poche difficolt, la ottenne. Le assegn la chiesa di San Fermo
Minore, ancor oggi detta dei Filippini, con delle case annesse, gi
prima dei Benedettini. Con decreto del 20 aprile 1713, dietro
consenso di Roma, il vescovo Barbarigo eresse canonicamente tale
congregazione nella quale alcuni sacerdoti si erano raccolti. In essa
ben presto fiorirono ecclesiastici insigni per cultura e predicazione.
Se ne ricordano soprattutto tre i cui diffusi cenni biografici si
possono trovare nel 3 volume del Federici. Sono: Girolamo Da
Prato che entrato a 23 anni nella congregazione fu maestro di
novizi e letterato di larga fama449, Gian Francesco Manzoni celebre
oratore e noto culture della lingua ebraica 450, Ippolito Bevilacqua
studioso distinto e fine poeta451 morto nel 1794. Cresciuti di
numero, questi Oratoriani o Filippini si fabbricarono una pi vasta
abitazione (oggi demaniata) e lattuale chiesa consacrata dal
vescovo Avogadro (26 marzo 1791). In seguito avranno altri illustri
membri; basti ricordare Antonio Cesari (1760-1828) le cui
molteplici opere si possono riunire in due gruppi: quelle volte a
esaltare laurea lingua del 300, per cui caposcuola del Purismo, e
quelle a carattere religioso, come la Vita di Ges Cristo, Fatti degli
Apostoli, Lezioni storico-morali, ecc.
Controversie nei secoli XVII e XVIII
Nel sec. XVII si agitarono varie controversie in materia di
giurisdizione e di disciplina e gradualmente sintrodussero alcuni
abusi, richiamati dai vescovi. Si dir con la consueta brevit delle
une e degli altri. Una controversia grave e diuturna fu quella che si
ebbe fra i padri Agostiniani di SantEufemia e i parroci della citt.
Era sorta perch quei padri avevano avuto dal vescovo Alberto
Valier il permesso di tenere il fonte battesimale, ma essi
battezzavano anche bambini di altre parrocchie, perci i parroci si
449

FEDERICI, Elogi istorici, III, 121-33.


Ibid., 173 e n. 1.
451
Ibid., 167-75.
450

190

richiamarono alle costituzioni sinodali e protestarono452. La Curia


non os definire la questione, che si protrasse a lungo. Un litigio
sul principio del sec. XVII si agit fra i monaci Cassinesi di San
Nazaro e gli Olivetani di Santa Maria in Organo, sul diritto di
precedenza nelle processioni. La vertenza dal vescovo pass a
Roma e la Sacra Congregazione dei Riti decise (decreto 23 gennaio
1610) in favore dei Cassinesi di San Nazaro 453. Controversia lunga
e tenace fu quella dei Benedettini di San Zeno che volevano la loro
abbazia e tutte le chiese da essa dipendenti, esenti dalla
giurisdizione del vescovo di Verona. La controversia ebbe alterne
vicende e una soluzione definitiva la si ebbe in Roma nel 1713 in
favore dei diritti del vescovo454.
Almeno dal sec. XIV sono testimoniate gravi discordanze tra i
vescovi di Verona e i canonici della Cattedrale che, appellandosi a
un diploma del vescovo Ratoldo dellanno 813 e a una sentenza del
patriarca dAquileia dellanno 968, pretendevano di essere esenti
loro, le chiese e i monasteri annessi, dalla giurisdizione del vescovo
di Verona455. I vescovi, pur ammettendo che i canonici avessero
alcuni privilegi, non volevano riconoscere tutte queste esenzioni; di
qui controversie, spesso concluse dai vescovi pro bono pacis con
qualche transazione. La soppressione del patriarcato di Aquileia e
una bolla pontificia, come gi accennammo, sottomise
completamente il Capitolo alla giurisdizione del vescovo. Altra
causa di vertenza fra il vescovo e i canonici fu la Scuola degli
Accoliti, la cui posizione giuridica era di fatto molto ambigua,
dipendendo essa dal Capitolo e non potendo essere indipendente
dal vescovo. Anche qui un breve di Clemente X (1673) aggiust in
qualche modo la questione. Una controversia pure lunga e grave fu
quella delle giurisdizioni parrocchiali, per cui i parroci, massime di
citt, si ritenevano lesi nei loro diritti dai regolari e dai cappellani
dellospedale per certe benedizioni e per i funerali che essi si
attribuivano. Qui intervenne anche il doge di Venezia, Domenico
452

PIGHI, Cenni, II, 292-93.


BIANCOLINI, Notizie, V/2, 110.
454
PIGHI, Cenni, II, 294-95.
455
BIANCOLINI, Notizie, I, 62.
453

191

Contarini che (atto del 27 gennaio 1673) intim al podest e al


capitano di Verona di osservare il Rituale Veronese456.
Omettendo altre minori controversie, si accenna qui ad alcuni
abusi. Uno era quello della mancata residenza dei parroci, per cui i
vescovi fecero severi richiami minacciando punizioni, spesso con
poco esito; un altro riguarda i matrimoni celebrati clandestinamente
contro gli statuti dei sacri canoni, e un terzo (che si coglie da alcuni
richiami di vescovi) era il diffondersi fra il clero di una certa
leggerezza, specie nel vestire, per cui venivano ammoniti e proibiti
di portare lo spadino, certi cappelli e lanello a chi non spettava,
ecc.457.
Nel sec. XVIII predomina un altro tipo di controversia, quella
scientifica, agitata fra i dotti veronesi e spesso anche non veronesi.
Se ne d solo qualche rapido cenno. Si discusse sullepoca della
prima origine della Chiesa Veronese, fino allora tranquillamente
affermata come risalente a san Pietro che avrebbe mandato a
Verona santEuprepio. In questo secolo, il primo fu Scipione
Maffei, seguito dai Ballerini, che cominci a discutere, portando
linizio della Chiesa Veronese al III secolo, anche perch sempre
pi si precisava che san Zeno, da tutti e sempre riconosciuto per
VIII vescovo, si doveva assegnarlo al IV secolo e non prima 458.
Altra controversia fu quella nata per le ricognizioni fatte dai frati
Minori di San Fermo delle reliquie dei santi Fermo e Rustico
nelloccasione del loro trasporto dalla chiesa inferiore a quella
superiore a causa della famosa piena dellAdige del 2 settembre
1752. La controversia si svolse tra Bergamaschi e Veronesi, ognuno
vantando di avere i corpi dei santi martiri: si scrisse molto, senza
giungere a una sicura definizione459.
Altre due tenaci controversie si ebbero nel campo della teologia
morale. Luna era sul diritto o no per chi presta denaro ad avere un
compenso: i fratelli Ballerini erano per il no, Scipione Maffei per il
456

Rituale Ecclesiae Veronensis, Veronae 17562, 194.


PISANI, Constitutiones et Decreta, cap. II, 9-11.
458
PIGHI, Cenni, II, 325-26.
459
C. BARBOLAN, Aspetti della vita di Piet nella Chiesa Veronese del
Settecento. Esame di un manoscritto della Parrocchia di Mezzane di Sopra in
Verona (= Espressioni Popolari della Religione 1), Verona 1987, 123-26.
457

192

s. Dopo lunghe discussioni prevalse lopinione del Maffei, anche


per alcune decisioni date dal vescovo Grasser e dalle Congregazioni di Roma460. Controversia pi lunga e pi aspra, continuata
sino al sec. XIX, a cui presero parte anche gli ordini religiosi,
specie i Gesuiti e i Domenicani, fu quella fra i sostenitori del
probabilismo, per cui era lecito seguire una opinione probabilmente
vera in favore della libert, sistema morale a cui aderivano i Gesuiti
di San Sebastiano, Scipione Maffei e altri, e la corrente seguita dai
Ballerini, da qualche domenicano, dai Benedettini, sostenitrice del
probabiliorismo che affermava doversi seguire sempre lopinione
pi sicura, pi favorevole alla legge. I primi, e cera con loro
santAlfonso, venivano accusati di lassismo, i secondi di
rigorismo461. Con Cornelio Giansenio (+1638) che presentava un
Dio troppo esigente e lontano, un Cristo dalle braccia strette, e
spegneva lamore, toglieva la confidenza, il rigorismo tocc punte,
per cui la Chiesa intervenne e condann pi volte certe
affermazioni462 di Giansenio stesso, contenute e diffuse dalla sua
opera maggiore Augustinus. Un po di giansenismo vagava in quel
di Verona; si era perfino infiltrato nelle troppo celebri lettere
pastorali del vescovo Morosini, di cui gi si disse, con le sue
proibizioni del Mese di Maggio e della devozione al Sacro Cuore.
Queste discordanti opinioni nel campo della teologia morale e
dogmatica saranno presenti anche in successive polemiche.
115. Giovanni Andrea Avogadro (1790-1805)
Alla morte del Morosini (18 agosto 1789) la sede vescovile
rimase vacante per circa nove mesi, finch, nel concistoro del 29
marzo 1790, Pio VI nominava vescovo di Verona il sacerdote
Giovanni Andrea Avogadro463, che, avuto il consenso della Serenissima, mand ai Veronesi una sua prima lettera pastorale da Venezia
460

S. MAFFEI, Dellimpiego del danaro, rist. an. delled. romana del 1746, a
cura e con studio intr. di G. Barbieri, App. documentale di G. P. Marchi, Verona
1975.
461
Cfr. B. MATTEUCCI, Probabilismo, in DSR, 786-87.
462
Le bolle In eminenti (6 marzo 1642) di Urbano VIII e Unigenitus di
Clemente XI (8 settembre 1713) furono precise condanne di alcune proposizioni
giansenistiche. Cfr. B. MATTEUCCI, Giansenismo, in DSR, 375-77.

193

(27 maggio). Fece il suo ingresso solenne nella Cattedrale il giorno


4 luglio dello stesso anno, salutato da sermoni gratulatori, fra cui
classico quello di don Luigi Girolamo Trevisani (1754-1821) per il
Seminario464. LAvogadro, che era nato a Venezia il 2 novembre
1735, entr nel 1751 nella Compagnia di Ges, fu ordinato
sacerdote il 26 settembre 1763 e and a insegnare retorica a Ferrara
e a Padova. Nel frattempo, il 21 luglio 1773, con il breve Dominus
ac Redemptor, Clemente XIV soppresse la Compagnia di Ges e
allora lAvogadro si ritir a Verona presso una sorella 465, godendo
della compagnia di altri suoi confratelli gesuiti quali: Da Lisca,
Paletta, Malfatti, Fortis, Gioppi. Complet intanto gli studi col
grado di dottore utriusque iuris allUniversit di Padova il 19
dicembre 1789. Dedicatosi con zelo indefesso alla predicazione,
che teneva in forma piana, convincente, efficace, nel 1789 si rec a
Roma dove pure tenne predicazioni assai fruttuose e fu allora che il
pontefice, ascoltandolo e apprezzandolo, lo nomin vescovo di
Verona il 29 marzo 1790. Fu consacrato a Roma il 6 aprile 1790 dal
card. Valenti Gonzaga. Entrato nella sede di Verona, i primi sei anni
del suo episcopato furono sereni e operosi. Della sua predicazione
del primo quinquennio veronese pubblic 12 omelie in 2 volumi
nel 1795 dedicati allamplissimo Capitolo dei canonici466. Il 14
settembre 1792 ricevette labiura di Enrico Carlo Steeb, che ordin
poi sacerdote l8 settembre 1796, quello Steeb che in seguito con
Vincenza Maria Poloni fonder listituto delle Sorelle della
Misericordia. Sostenne liniziativa di don Pietro Leonardi, specie la
Fratellanza Spedaliera, resasi utile in quegli anni di guerre e di
463
Sul vescovo Giovanni Andrea Avogadro, cfr. GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 152; HCMA, VI (1958) 439 e n. 5; A. SANTOS,
Avogadro, Giovanni Andrea, in DHCJ, I, 307.
464
A. GRAZIOLI, Il vescovo Avogadro, in BEV 14 (1927) 89.
465
Abitava in via Giardino Giusti, nella casa Vertua. Cfr. ibid., 88 n. 1.
466
I temi trattati riguardano, nel 1 vol., la sommissione cristiana, la fede, il
paradiso, limitazione di Ges Cristo, unomelia tenuta in occasione del
battesimo conferito a una fanciulla ebrea, il 6 verteva sulla curiosit, mentre il
2 vol. contiene 6 discorsi: sulla necessit dintervenire alla dottrina cristiana,
sulla vera societ, la vera amicizia, il regolamento dellintelletto, la penitenza
cristiana, sulla prudenza del cristiano per la sua eterna salute. Cfr. AVOGADRO,
Omelie, 2 voll., Verona 1795.

194

malattie. Visitava spesso le scuole del Seminario incrementando


linsegnamento del diritto canonico, dei sacri riti e del canto
gregoriano. Aveva incominciato anche la visita pastorale della
diocesi, ma la dovette sospendere per le disgraziate novit politiche
che strapparono Verona alla vita tranquilla che godeva da secoli
sotto il dominio veneto, gettandola in un ventennio travagliato.
Napoleone, vinti gli Austriaci a Binasco e a Pavia, trov
necessario inseguirli anche in territorio veneziano e sconfitte le loro
truppe a Borghetto di Valeggio, tir fuori il pretesto dellospitalit
data da Verona al conte di Lilla, pretendente alla corona di Francia,
per annunciare al provveditore Nicol Foscarini, che gli si era
presentato a Peschiera alla fine di maggio, che il giorno dopo
avrebbe occupato Verona. Cos avvenne e il 1 giugno 1796
entrarono in citt dodicimila soldati malvestiti che dicevano di
portare fraternit, libert, eguaglianza; lo stupore dei Veronesi si
cambi tosto in terrore e sdegno quando li videro mettersi subito
allopera, rubando lonore, le sostanze, la vita di molti cittadini,
imponendo contribuzioni enormi per il mantenimento delle truppe
acquartierate in citt o accampate nel territorio, come se si trattasse
di una citt conquistata. Pare qui fuor di luogo scrivere della
bruttezza di quei mesi, altri li hanno descritti 467. I Veronesi
tentarono, anche con un gesto generoso ma impari, di liberarsi
dallinvasore al grido San Marco. Furono i famosi sei giorni
della Pasque Veronesi, gesto coraggioso che per nulla risolse, anzi
aggrav la situazione provocando rappresaglie.
Il 25 aprile 1797 i rappresentanti della Repubblica di Venezia
lasciarono Verona definitivamente e il 27 fu instaurata la cos detta
Repubblica Veronese, governo prettamente giacobino che subito si
distinse anche nella persecuzione religiosa. In ogni luogo si
alzarono Alberi della Libert e attorno ad essi si organizzarono
feste licenziose a cui accorreva la giovent. Anche alcuni del clero
in quei giorni si lasciarono trascinare nellinconsueta canea e,
467
PERINI, Storia di Verona dallanno 1790 al 1822, II; E. BEVILACQUA, Le
Pasque Veronesi, Verona 1897; A Parigi e ritorno. Codici e incunaboli della
Biblioteca Capitolare requisiti dai francesi nel 1797, Verona 1997; Bonaparte a
Verona, a cura di G. P. Marchi - P. Marini, Venezia 1997.

195

vestiti alla militare, predicavano i principi rivoluzionari 468. Il 30


aprile fu ordinata la confisca di tutta largenteria delle chiese e si
videro carri di vasi sacri profanati e venduti a vile prezzo a ingordi
speculatori469. Il 7 maggio lAvogadro sommo vescovo, per quei d
sotto ogni riguardo assai tristi e difficili470 fu imprigionato nel forte
di San Felice perch aveva parlato nella predica di Pasqua della
morte del giusto Giacobbe e ci era stato interpretato come augurio
di morte ai Giacobini ed eccitamento contro i Francesi. Fu
riconosciuta la sua innocenza e liberato dopo 13 giorni, ma per i
maltrattamenti avuti ne ebbe serio danno alla salute. Anche al
principio del 1798 ebbe a subire altra breve prigionia471. I castelli di
San Felice e di San Pietro e Castel Vecchio erano ormai avvezzi a
ospitare i migliori cittadini. E intanto continuava la lotta tra
Francesi e Austriaci con alterne vicende, a un certo momento
favorevoli a questi ultimi, cos che il 21 gennaio 1798 rientrarono
in citt: respiro di sollievo anzi triduo di ringraziamento e omelia
del vescovo in Cattedrale. Possono forse stupire questo senso di
respiro e questo ringraziamento, giacch anche gli Austriaci erano
degli stranieri, ma pareva un male minore in quanto si erano
dimostrati, nella loro prima breve occupazione, meno prevaricatori
dei Francesi. Due anni dur questo respiro relativo, poi la pace di
Lunville (5 febbraio 1801) assegn alla Francia la Lombardia fino
allAdige e Verona, cui scorre in cuore il suo bel fiume, si trov
praticamente divisa in due parti, cio sotto due diverse dominazioni.
Il vescovo Avogadro - che gi aveva ben conosciuto i metodi
francesi - abbandon lepiscopio e si ritir nella villa vescovile a
468

R. FASANARI, Il vescovo Avogadro e i Giacobini Veronesi, in Zenonis


Cathedra, 111-16. Di questo nobile vescovo lEderle annunciava in corso una
biografia curata dal sacerdote don Guido Pettenella (1902-76), che non risulta
giunta a realizzazione.
469
G. FIORIO, Vita del venerabile Bertoni, Verona 1922, 25.
470
VBCiv, SOMMACAMPAGNA, Storia Ecclesiastica Veronese, B. 114.
471
Il motivo, nellun caso e nellaltro, andrebbe cercato piuttosto nel rifiuto di
celebrare dei matrimoni di ufficiali francesi con procedure non previste dalle
leggi canoniche. Cfr. L. CASTELLAZZI, La dominazione francese (1797-1814), in
VeT, VI/1, 16.

196

Monteforte dAlpone. Di l, di tanto in tanto, scendeva in citt,


alloggiando al palazzo Giusti sulla riva sinistra del fiume, cio la
riva austriaca. Per i riti sacri si serviva della chiesa di San Nazaro,
lantica abbazia benedettina, e di quella di Madonna di Campagna.
Si ebbero cos due Curie, due vicari generali, due seminari. Vicario
della riva sinistra fu il prof. don Francesco Dondio (+1821) con
residenza nel Seminario; vicario della riva destra don Gualfardo
Ridolfi (1745-1818), che senzaltro dichiar obbedienza alle leggi
francesi. Nel 1802 il vicario Ridolfi su imperio, aveva notificato al
governo la lista dei conventi che esistevano sulla destra dellAdige
col loro stato di rendita. Era il preludio di un tremendo uragano per
la vita religiosa della citt. Gi lo stabilirsi di una loggia massonica,
che i Francesi potenziavano, e il continuo strombazzare di libert,
in irrisione a quanto sapeva di culto, facevano sperare poco di bene.
Fu proprio contro le congregazioni religiose che si arrovell la
bellicosit dei conquistatori; essi, i paladini della libert, dichiararono inammissibile la libert di vivere in preghiera ritirati dal
mondo e cos, con decreto in data 8 giugno 1805 Napoleone ordin
la concentrazione dei monasteri e dei loro beni mobili e immobili.
In forza di questo decreto Verona vide partire i Serviti che si
recarono a Monteberico (Vicenza), i Teatini e i Carmelitani che si
ritirarono a Venezia, le Benedettine di Santa Lucia che si unirono a
quelle di Santa Maria degli Angeli, quelle di San Michele a quelle
di San Nazaro.
A dire tutto il vero la guerra contro gli istituti religiosi in
territorio veneto fu iniziata dalla Repubblica Veneta che si ispirava
quasi da due secoli alle dottrine di Paolo Sarpi. Il Senato Veneto
con vari decreti aveva soppresso diverse case religiose e metteva
allasta i loro beni472. Prima vittima fu, nel 1769, il convento dei
padri Teatini di Santa Maria della Giara. Nellanno 1770 fu
soppressa labbazia di San Zeno e larchivio assai ricco fu portato a
Venezia e pi tardi restituito alla citt di Verona che lo raccolse
nella neonata Biblioteca Comunale a San Sebastiano, unendolo ai
libri dei soppressi Gesuiti. Nello stesso anno fu abolita anche
472

A. GRAZIOLI, La soppressione delle istituzioni religiose, in BEV 14 (1927)


138-39. 163-65. 183-84; 15 (1928) 58-60.

197

labbazia dei Santi Nazaro e Celso col pretesto di poca vitalit. Nel
1773 furono allontanati i canonici Lateranensi di San Leonardo;
pure in questepoca vennero espulsi dalla chiesa della Madonna di
Campagna i monaci Camaldolesi che vi abitavano dal 1597. Ma ora
le cose si aggravavano, la lotta diveniva pi violenta e generale. Il
22 giugno 1805 un decreto del vicer Eugenio incamerava i beni di
tutte le varie confraternite, abbazie, commende, scuole tenute da
religiosi, ecc., il che significava la fine anche di tutte le benefiche
attivit da esse svolte in Verona.
LAvogadro non seppe resistere a tale prospettiva e chiese al
pontefice Pio VII di essere esonerato dalla cattedra. Il papa
acconsent e il vescovo, date le dimissioni il 14 novembre 1805, da
tutti rimpianto lasci la citt il 18 dicembre successivo. Il governo
della diocesi fu assunto dal vicario capitolare mons. Ridolfi, uomo
abile e paziente, cui era serbato il difficile compito di destreggiarsi
coi tracotanti Francesi, che orami col 1 ottobre 1805 avevano
occupato anche il territorio a sinistra dellAdige. Il trattato di
Presburgo (2 dicembre 1805) aveva riunita tutta Verona
definitivamente al Regno Italico. Il momento richiedeva somma
prudenza perch un conflitto dellautorit religiosa con quella civile
avrebbe potuto essere fatale per la Chiesa Veronese. Mons. Ridolfi
cerc pertanto di persuadere il clero che le concentrazioni previste
dai decreti governativi non sarebbero state molto pregiudizievoli
alla vita religiosa della diocesi e dispose anime e cose alla pacifica
esecuzione. Questa si inizi sulla riva destra dellAdige il 17 aprile
1806 con la riduzione del numero delle parrocchie, che da 36
furono ridotte a 10. Poco dopo (26 maggio 1807) era emanato un
decreto con cui venivano proibite tutte le congregazioni,
compagnie e societ laicali, eccettuate le Confraternite del Santissimo Sacramento e il 18 dicembre quello per la concentrazione
delle parrocchie anche della riva sinistra dellAdige, che da 10
vennero ridotte a 4. Quanto allAvogadro, dopo le dimissioni e la
partenza da Verona emise di nuovo la professione religiosa nella
Compagnia di Ges a Napoli il 6 gennaio 1806 e fu ancora attivo a
Venezia, Napoli e Roma, specie con la predicazione. Mor
poverissimo presso una sorella a Padova il 1 febbraio 1815, lieto

198

di vedere da Pio VII ristabilita la Compagnia di Ges a cui era stato


tanto affezionato.
116. Innocenzo Maria Liruti (1807-27)
Mons. Ridolfi veniva eletto vescovo di Rimini e a Verona era
nominato il benedettino Innocenzo Maria Liruti 473 che insieme a
mons. Ridolfi era consacrato (27 dicembre 1897) nel duomo di
Milano donde inviava la sua prima lettera ai Veronesi, facendo poi
il solenne ingresso in citt il 20 marzo dellanno seguente,
preceduto dalla fama delle sue virt e del suo sapere. Il Liruti, nato
a Villafredda nella parrocchia filiale di Segnacco in diocesi di
Udine il 7 ottobre 1741, era entrato a 19 anni nel monastero
benedettino di Santa Giustina in Padova. Forse l aveva preso una
tendenza spirituale rigorista, diversamente dallAvogadro. Fu
promosso al presbiterato il 26 dicembre 1765. Per 27 anni aveva
tenuto a Padova la cattedra di diritto canonico nel suo monastero,
dopo aver studiato a Roma e aver avuto per condiscepolo Barnaba
Chiaramonti, il futuro Pio VII. Aveva scritto anche parecchie opere
di diritto ecclesiastico474, di cui una uscita a Lugano nel 1799, De
finibus utriusque potestatis ecclesiasticae et laicae, che una
rigorosa e franca esposizione della dottrina cattolica contro il
Febronianesimo475: fu sequestrata dal Senato Veneto, il quale volle
che lautore restasse per alcuni mesi chiuso in monastero. Era stato
priore claustrale per 10 anni, sempre a Santa Giustina, e dal 1800
473

Intorno al vescovo Innocenzo Maria Liruti, cfr. GAMS, Series, 806;


HRMANN, Die Bischfe, 152; HCMA, VII (1968) 393-94 3 n. 2; COTTINI, Clero
e formazione a Verona; ID., La svolta pastorale del Clero, 417-47.
474
LAITA, Mons. Innocenzo Liruti, 117-24.
475
Giustino Febronio (1701-90), pseudonimo di Johann Nikolaus von
Hontheim, teologo e canonista cattolico tedesco, fu assertore di teorie che
restringevano lautorit del papa. Sul Liruti giurista, cfr. D. GALLIO, La
concordia tra Sacerdotium e Imperium nel De finibus utriusque potestatis di
Innocenzo Liruti (1741-1827), in Studia Patavina 19 (1972) 31-53; ID.,
Documenti inediti, 89-114; ID., Innocenzo Liruti (1741-1827) lettore di diritto
canonico a S. Giustina, in S. Benedetto e otto secoli (XII-XIX) di vita monastica
nel padovano (= Miscellanea erudita 33), Padova 1980, 195-224; M. ZENARI,
Chiesa e Stato in Innocenzo Liruti 1741-1827, Excerpta ex dissertatione ad
Doctoratum PUG, Roma 1981.

199

fino alla nomina a Verona era stato bibliotecario e abate titolare.


Eletto vescovo di Verona il 18 settembre, fu consacrato, come
anticipato, nella chiesa metropolitana di Milano il 27 dicembre
1807 dallarcivescovo di Ravenna.
Entrato in diocesi, il Liruti fece restaurare il palazzo vescovile
che aveva subito gravissimi danni per il vandalismo delle
soldatesche francesi, nomin suo vicario generale il canonico
Dionisio De Dionisi (1753-1831) e si occup alacremente per
ripristinare le sorti del Seminario alquanto scadute durante la sede
vacante. Conferm il rettore Luigi Alberghini (1762-1831) detto
lincomparabile e nomin prefetto agli studi Luigi Trevisani
detto per antonomasia il maestro. Istitu le cattedre di Sacra
Scrittura, di Storia Ecclesiastica e Sacra Eloquenza. Le autorit
francesi non mancarono di voler allungare la mano anche su questo
importantissimo istituto, dapprima collequipararlo a un pubblico
ginnasio e imporre i testi di loro scelta, poi col controllare gli
alunni. Il Liruti per seppe parare i colpi e il Seminario veronese,
esemplare per studi, disciplina e virt, pot superare luragano delle
leggi antireligiose. Il Collegio Vescovile invece che viveva accanto,
ma distinto dal Seminario, si dovette temporaneamente chiudere.
Il sovvertimento raggiunse il culmine col decreto imperiale (20
aprile 1810) che sopprimeva tutti gli ordini religiosi di ambo i sessi
e tutte le societ e confraternite aventi apparenza di unione
religiosa. Tale decreto - pubblicato in Italia l11 marzo - fu, come si
espresse il Sommacampagna, in Francia e in Italia il pi terribile
colpo inferto alla Religione. Il termine perentorio per lesecuzione
era fissato per la fine del mese, per cui in venti giorni si videro
dissolversi anche in Verona tutte le comunit religiose superstiti.
Esse erano 41 in citt (di cui 16 maschili e 25 femminili) e 7 in
diocesi (di cui 5 maschili e 2 femminili) 476. I religiosi tornarono in
seno alle loro famiglie, le monache in parte ritornarono anchesse
in famiglia, in parte tentarono di sopravvivere riunendosi tra loro non per in numero maggiore di quattro - in case private con
476

VBCiv, SOMMACAMPAGNA, Storia Ecclesiastica Veronese, B. 114;


FASANARI, Le riforme napoleoniche a Verona.

200

aspetto laicale, ma conservando quanto pi era possibile di vita


religiosa.
Napoleone intanto, perseguendo la sua politica, voleva ridurre a
una sola lautorit, riducendo a dipendenza quella religiosa,
sottraendola da Roma, solita meschina e sempre fallita risorsa di
ogni autocrate. Trov indomita resistenza nel papa e allora lo fece
imprigionare e condurre prima a Savona, poi a Fontainebleau. Volle
anche conoscere il pensiero dei vescovi di Francia e dItalia sulla
giurisdizione episcopale e il Liruti scrisse il suo parere, dopo
essersi consultato coi canonici (11 febbraio 1811) e lo consegn al
vicer Eugenio. In esso tra laltro affermava che lunit della
Chiesa viene dal papa. Non contento di queste risposte, Napoleone
indisse un convegno di vescovi a Parigi per il 9 giugno col pretesto
di trattare interessi religiosi e dovette andarci anche il Liruti che in
quei giorni, si era ai primi di maggio, si trovava in visita pastorale a
Erb. Si mise in viaggio e giunse a Parigi il 6 giugno. Al convegno
erano presenti 95 prelati italiani e francesi i quali, bench tenuti
duramente come ostaggi, affermarono con coraggio e unanimi la
libert e lindipendenza della Chiesa, chiedendo contemporaneamente la liberazione del sommo pontefice Pio VII. Il Liruti
coltissimo veniva continuamente interpellato e riport lappellativo
di biblioteca ambulante. Dopo 4 mesi di subdola prigionia il
Liruti pot ritornare alla sua diocesi e cantare linno di ringraziamento nella Cattedrale477. Napoleone scelse bene nel proporre il
Liruti a vescovo di Verona, ma si era sbagliato se credeva di averlo
docile strumento della sua politica. Lesile figura del monaco dalla
vita austera e raccolta, aveva la tempra del lottatore quando erano
lesi i diritti della Chiesa. Egli cerc sempre di non porsi in
contrasto con lautorit civile, intervenne solo quando era suo
dovere, liberamente, senza lasciarsi impaurire da minacce, n
lusingare da onori.
Intanto gli sforzi e i sogni imperialistici di Napoleone iniziavano
la parabola discendente. La campagna di Russia del 1812 si
risolveva in un disastro e la battaglia di Lipsia (1813) sfasciava il
477

A. GRAZIOLI, Un altro vescovo benedettino: Innocenzo Liruti, in BEV 15


(1928) 191-92; GALLIO, Documenti inediti, 89-114.

201

macchinoso edificio napoleonico. Occorrevano soldati. Il principe


Eugenio emanava decreti di leva. Il ministro del culto si rivolgeva
ai vescovi perch ordinassero ai parroci di fare opera sui giovani
affinch si arruolassero per la cos detta Sacra difesa dItalia 478. Il
Liruti, sia che prevedesse la fine per il colosso francese e le sue
impalcature in Italia, sia che gliene mancasse il tempo e il modo,
pastorali in questo senso non ne scrisse e il prefetto Antonio
Smancini ne rifer con lagno al vicer. Ma eravamo proprio alla
fine; lanno 1814 segnava la prima abdicazione di Napoleone e la
fine del Regno dItalia. Il 4 febbraio il vicer si ritirava e gli
Austriaci rientrarono in Verona (per la 4a volta). Giubilo generale,
discorso del padre Cesari479. Sembra strano, ma si ragionava cos:
Napoleone un tiranno, lAustria nemica del tiranno, dunque
lAustria vuole la nostra libert e la nostra indipendenza480.
Se finora si illustrata una prima parte dellepiscopato del
Liruti, si apriva ora la seconda, al tempo della soggezione
allAustria. Le illusioni che i Veronesi si erano fatte caddero ben
presto. Dal punto di vista religioso limperial regio governo
austriaco parve completamente cambiare rotta. Infatti, se quello
francese si era rivelato irreligioso ed empio, questo poteva
favorirla: era limperatore stesso che raccomandava ai sudditi
lastinenza al venerd e la santificazione della festa 481, che
obbligava i pubblici impiegati ad assistere alla messa in luogo
distinto e cospicuo, che riapriva alcune chiese al culto. Belle cose,
ma fin troppo. Troppo era infatti occuparsi di religione fino al
punto di ingerirsi nelle elezioni e nella corrispondenza dei vescovi,
nelle norme per la vestizione e professione dei religiosi, nei
patrimoni dei chierici, nel fissare le feste da santificare, nellesigere
le patenti per la celebrazione dei matrimoni. Questo non era
soltanto tutelare la religione, era anche entrare nellintimo di quella
struttura che nulla ha a che fare con i poteri civili e di cui la Chiesa
fu e sar sempre gelosa custode per divino mandato. Una delle
478

VASt, Prefettura, B. 158, Religiosi, 30 novembre 1813.


A. CESARI, Orazione per la liberazione di Verona dai Francesi, 1814, in
LArena (20 settembre 1928).
480
F. LEMMI, La restaurazione austriaca, Bologna 1902, 78.
481
VASt, Prefettura, B. 375 Religioni.
479

202

leggi che suscit maggior reazione fu la patente matrimoniale


emanata il 20 aprile 1815 per cui il governo si riservava di
approvare gli incarti matrimoniali preparati dai parroci. Il vescovo
Liruti, appena ne fu a conoscenza, diram subito una lettera nella
quale chiariva che nulla era mutato di quanto in materia prescriveva
il concilio di Trento, affermando che Dio solo era autore del
matrimonio e contemporaneamente elevava protesta al governo. Gli
fu risposto di obbedire agli ordini superiori e far osservare la
sovrana patente se bramava togliere al governo il dispiacere di
fargli nuovi rimarchi e di prendere delle provvidenze che avrebbe
amato risparmiare482. Il 20 marzo 1816 veniva a Verona Francesco
I con limperatrice Maria Ludovica dEste che, ammalatasi, moriva
in palazzo Canossa il 7 aprile (domenica delle Palme). In quella
occasione popolo e clero non mancarono di espressioni di simpatia,
il vescovo anzi si merit un richiamo da Roma per aver celebrato la
Santa Messa da Requiem e fatte suonare le campane, mentre non lo
permetteva la liturgia del Gioved Santo483. A due anni di distanza,
il 1 maggio 1818, per mezzo di una bolla apostolica, previa
soppressione di Udine come metropoli, la Chiesa vescovile di
Verona era assegnata come suffraganea della Chiesa di Venezia.
Operazione di vertice, si dir, ma che teneva conto delle variazioni
frattanto impostesi, dopo quanto era stato indicato e registrato nel
1759.
Restringendo lattenzione a Verona, fra le due autorit, austriaca
e del vescovo Liruti, uno dei punti di contrasto fu il Seminario di
cui con tanta saggezza si interessava il Liruti abbellendolo anche
materialmente: il governo voleva essere riconosciuto protettore dei
Seminari e per questo usava preferenza di ammissione
allUniversit di Padova agli studenti anche se usciti dal Collegio
Vescovile riaperto. Il vescovo non voleva far perdere ai giovani
della citt questo privilegio, ma nel tempo stesso non voleva lingerenza del governo nelleducazione ecclesiastica. Il Liruti temeva
assai lasservimento del clero diocesano, perci riserv assidue
cure sia ai chierici che ai sacerdoti onde educare preti capaci di
482
483

VASCD, Protocolli, 1816.


VBCiv, SOMMACAMPAGNA, Storia Ecclesiastica Veronese, B. 114.

203

opporsi a invadenze politiche qualora fossero contrarie alla legge di


Dio; pose somma cura nellelezione dei parroci, voleva insomma
avere il clero allaltezza di tempi tanto difficili. Attestano questa
sua cura le 35 lettere che indirizz ai sacerdoti, di cui di grande
importanza la trentesima. in data 31 agosto 1820 e tratta dei
Carbonari. Si era alla vigilia dei famosi moti del 1821 e tale lettera,
come il Liruti stesso dice, era della sublime e magistrale penna del
P. Antonio Cesari dellOratorio, da Noi, in angustia di tempo,
pregato a ci fare. Clero e vescovo mantenevano la loro linea senza
piegare alle dorate offerte dellautorit civile, che si era accorta di
questa ferma posizione. Da un rapporto segreto che si riferisce
allanno 1818 risulta chiaro in qual conto erano allora tenuti il
Liruti e il suo clero: Il clero diretto da un vescovo bigotto e
soverchiamente papalino, agisce in senso contrario al Governo,
riguardandolo come nemico proprio, perch lo ritiene in
opposizione alla Santa Sede484. In particolare poi lautorit
austriaca si accaniva contro i Filippini, di cui lunica colpa era di
essere stati protetti dalla Municipalit di Verona durante il Regno
dItalia e quindi contro il Cesari, perfino proibendogli di predicare,
al che il vescovo protest e gli riottenne la libert. Ufficialmente
tuttavia il governo austriaco si compiaceva di chiamare la citt
Verona Fidelis e, quasi a conferma di questo riconoscimento, il
Metternich la volle sede del Congresso della Santa Alleanza, che si
tenne nellottobre del 1822. La citt fu letteralmente invasa da
autorit venute da ogni parte del mondo: 8 sovrani, 11 re e 3
ambasciatori, di cui specie quello rappresentante Alessandro zar
della Russia destava la popolare curiosit, anche perch spassoso. Il
Liruti si mantenne riservato, non partecipando alle feste, ai
ricevimenti, agli incontri485. Tenne volentieri in Duomo nei giorni 9,
10, 11 ottobre, poich inerente al suo ministero, un triduo solenne
di preparazione pregando il Signore affinch da quel congresso
venissero veri frutti di pace e di giustizia per i popoli. Rese
484
Carte segrete e Atti Ufficiali della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno
1814 al 22 marzo 1848, I, Capolago 1851, 129-30; BIADEGO, La dominazione
austriaca, 39.
485
LAITA, Mons. Innocenzo Liruti, 117-24.

204

omaggio allimperatore dAustria Francesco I, arrivato il 15 ottobre


e alloggiato nel palazzo Erbisti; appoggi il card. Giuseppe Spina
(1756-1828), delegato di Pio VII, nella sua opera di pacificazione e
di indipendenza. Sempre operoso per il bene della diocesi, il Liruti,
appena finita la visita pastorale del 1820, avrebbe voluto riunire un
sinodo diocesano, ma il governo di Vienna non vi acconsent.
Allora il papa, cui il vescovo era ricorso dopo il rifiuto governativo,
gli permise di nominare direttamente gli esaminatori sinodali.
Il Liruti moriva l11 agosto 1827 e Verona perdeva in lui il padre
veramente forte e pio, difensore dei diritti ecclesiastici 486, e i poveri
- che si pu dire lo avessero derubato, tanto furono da lui
largamente beneficati - perdevano il loro consolatore 487. Fu sepolto
in Cattedrale presso laltare di SantAntonio: una sobria iscrizione,
dettata dal Liruti stesso, ne segna la lapide sepolcrale488.
117. Giuseppe Grasser (1828-39)
Dopo venti mesi di sede vacante, il 15 dicembre 1828 veniva
preconizzato (era stato nominato dallimperatore il 15 febbraio
1828) e nel 1829 assumeva il governo della diocesi veronese mons.
Giuseppe Grasser489, gi vescovo di Treviso dal 1822 490, che il 25
marzo faceva il suo ingresso passando in solenne processione dalla
chiesa di San Fermo Maggiore alla cattedrale. Giuseppe Grasser,
figlio di Joseph e Barbara Veihl, nato a Glurns in Val Venosta il 3
dicembre 1782, studi nel seminario di Merano allora diocesi di
Coira. Sacerdote, fu cooperatore, vicario e parroco. Nel 1809
professore di latino al seminario di Bressanone, poi direttore e
riordinatore delle scuole nel Tirolo tedesco e italiano. Consacrato
486

Cfr. CIPOLLA, La storia, 258; A. GRAZIOLI, Il Ginnasio Vescovile di


Verona nel carteggio inedito fra il Liruti e il Governo Austriaco, in BEV 16
(1929) 196-200.
487
Cfr. BRESCIANI, Collezione, I, 21-49.
488
Cfr. SEGALA, Il nome, 29.
489
Sul vescovo Giuseppe Grasser, cfr. GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 152; HCMA, VII (1968) 360 e n. 2. 394 e n. 3; P. GIOS, Grasser,
Giuseppe, in DBI 58 (2002) 576-79.
490
Cfr. La visita pastorale di Giuseppe Grasser nella diocesi di Treviso
(1826-27), a cura di L. Pesce (= Fonti della Storia della Chiesa nel Veneto 2),
Roma 1960.

205

vescovo a Venezia dal patriarca Giovanni Ladislao Pyrker (182127) il 16 marzo 1823, era stato, come detto, a Treviso e ora entrava
a Verona dove godeva dei frutti della mensa episcopale che rendeva
3.300 scudi in moneta romana, con una tassa di 1.200 fiorini. I
Veronesi non accolsero con molto entusiasmo il Grasser: era
tedesco e parve che con lui si chiudesse completamente attorno a
loro la cintura straniera, giacch autorit politica, militare e perfino
ecclesiastica erano tedesche. In seguito per lo videro tanto buono,
che gli si affezionarono meritatamente.
Per opera sua i Cappuccini si stabilirono (25 ottobre 1835) nel
nuovo convento di Santa Marta e nel 1837 a Villafranca; i Gesuiti
nel 1837 a SantAntonio al Corso con un loro noviziato e nel 1839
nella loro chiesa di San Sebastiano, restaurata dallarchitetto
Barbieri, e riaprirono (1842) le loro scuole ginnasiali. Il Grasser fu
molto vicino alle geniali istituzioni veronesi, che sotto di lui
prosperarono. A don Steeb, che era anche il suo confessore, fu
particolarmente ricco di consigli e di appoggio per la
congregazione, che lo Steeb prima desiderava denominare Figlie
Spedaliere del Sacro Cuore di Ges e poi chiam Sorelle della
Misericordia, dando loro delle regole in parte colte da quelle che
san Vincenzo de Paoli diede alle Figlie della Carit 491. A funestare
questo periodo di operosa ricostruzione venne nel 1836 il colera,
che per lincuria delle autorit, dilagando da altre contrade
dEuropa, invase anche il territorio veronese e vi fece strage 492. Il
Grasser, che era anche iscritto alla Fratellanza Spedaliera del
Leonardi e personalmente assisteva gli ammalati anche alla notte,
non si risparmi in nessun modo. Si dice che le fatiche di quel
periodo gli facessero contrarre il germe della malattia che lo
condusse a morire giovane ancora e robusto. Con lui si prodigarono
il clero e le suore in modo mirabile. Per sovvenire agli orfani un
comitato di 50 signore, guidate dal sacerdote conte Giovanni
Battista Carlo Giuliari (1810-92), faceva sorgere listituzione degli
491

CASETTA, Il servo di Dio don Carlo Steeb, 367.


Cfr. F. BOZZINI, Limperatore e lo speziale. Le vicende sanitarie di un
Comune veronese nella prima met dellOttocento: Erb (1817-1847), Roma
1995, 133-87.
492

206

Asili dInfanzia, secondo il metodo che il noto pedagogista don


Ferrante Aporti (1791-1858) aveva introdotto a Cremona493.
Nel 1838 i Veronesi videro Ferdinando I, che, venuto a farsi
incoronare in Italia, nelloccasione visit la citt e i suoi istituti di
beneficenza e insign mons. Grasser delle insegne della Corona di
Ferro. Consolazione ben pi grande il Grasser ebbe dal
rinvenimento, nel 1838 stesso, delle sacre spoglie del protettore
primario della diocesi, san Zeno. Vi furono feste religiose
nellagosto dellanno successivo, a cui si prest anche lautorit
civile; furono le splendide luci del tramonto del vescovo Grasser,
che mor il 22 novembre 1839 e fu sepolto nella cattedrale davanti
allaltare del Santissimo494. Fu molto compianto e lodato, tanto che
il Venturi495 non esita a equiparare il Grasser ai grandi vescovi del
passato, san Zeno, il Giberti, il card. Valier. Laccostamento forse
risente del calore esagerato di un elogio funebre: comunque il
Grasser fu un vescovo costruttore spiritualmente e di grande
generosit evangelica.
Istituzioni caritative del sec. XIX
Col periodo rivoluzionario era venuta a mancare quasi
allimprovviso la beneficenza esercitata dai vari ordini religiosi
soppressi e mentre la beneficenza laica non si era ancora
compiutamente organizzata, i bisogni urgevano, il popolo soffriva
anche materialmente. Basti pensare, per avere un nitido quadro
della situazione, allavvicendarsi delloccupazione straniera, al
succedersi di guerre nel territorio, alla carestia, al colera con
ospedali ristretti, per cui si occupavano le chiese (come
SantEufemia), con attrezzature igieniche inadeguate; al decadere
dellartigianato (donde disoccupazione e miseria); allimmoralit
che segue il passaggio di soldataglie straniere; al disorientamento
degli spiriti nel dilagare delle idee volterriane; alle interferenze dei
493

BIADEGO, La dominazione.
SEGALA, Il nome, 26. Il suo copro fu trovato ancora in stato abbastanza
buono il 12 giugno 2012, memoria liturgica di san Gaspare Bertoni, che lo
accompagn spiritualmente nelle ultime ore prima della morte.
495
G. VENTURI, Orazione funebre in lode di mons. Grasser, Verona 1841; C.
BRESCIANI, Collezione, I, 50-101.
494

207

poteri civili col potere religioso; alle leggi oppressive dei Francesi e
a quelle soffocantemente controllatrici degli Austriaci; alle
divergenze fra il clero stesso, polemizzante attorno a sistemi morali
rigidi, a volte intrisi di Giansenismo; e avremo il quadro della triste
situazione.
Mentre sul territorio veronese imperversavano il disordine,
loppressione e la miseria, nasceva lEvangelica Fratellanza istituita
da don Pietro Leonardi. Con essa germinarono le altre fondazioni
che amor mosse a dire le inesauribili possibilit del messaggio
cristiano. Per brevit, si dir solo qualche cenno dellistituzione del
Leonardi, sia perch prima in ordine di tempo di questa splendida
serie, sia perch fu forse il vivaio delle altre 496. Sorta proprio nel
1796, anno dellentrata delle truppe francesi in Verona, deve, a
quanto pare, soprattutto a questa circostanza il suo nome di
Fratellanza, appena attenuato dallaggettivo Evangelica che i
Francesi interpretarono giacobinisticamente e lasciarono correre in
omaggio alla loro ideologia497. Lo spirito animatore di questa
Fratellanza, a cui potevano partecipare preti e laici, fu quello di san
Vincenzo de Paoli, genio benefico della Francia, oppositore del
Giansenismo. Dapprima rivolse ogni cura allassistenza dei
malati498 per cui lopera, in un primo tempo, si disse Fratellanza
Spedaliera e gli iscritti, ad esempio, si impegnavano di vegliare a
turno, giorno e notte, accanto ai degenti negli ospedali dove
giacevano spesso abbandonati, sudici, senza cure. Questo scopo
venne man mano allargandosi fino a comprendere un doppio piano,
maschile e femminile, in cui non solo erano contemplati gli
infermi, ma anche le scuole e le missioni al popolo: ogni opera,
insomma, di carit, sia verso i corpi che verso le anime. Fu subito
approvata dal vescovo Avogadro e anche dallautorit politica; il
cardinale Placido Zurla (1769-1834), illustre legnaghese, vicario di
Sua Santit, la elogi; Pio VII la bened.

496

VBCiv, Manoscritti Cavattoni, B. III.


Chi volesse una rapida visione dinsieme pu leggere G. EDERLE, Clima
storico-religioso dell800 veronese, in VV 13 (1960) 341-46. 393-98.
498
BRESCIANI, Vita di Don Pietro Leonardi, 37.
497

208

Non si seguono qui le complesse alterne vicende di questa


istituzione499 e del suo fondatore Leonardi, che fu anche
imprigionato per il suo zelo apostolico; ma sia di questa, sia delle
altre, nel fare lelenco, si porr accanto ad ogni nome, ch un
poema damore, di sacrificio e di santa audacia, qualche minimo
riferimento bibliografico per chi voglia conoscere di pi 500. Va
notato solo che queste istituzioni sono andate accrescendosi per
numero di membri e per mole di opere, prima prodigandosi a bene
e conforto della loro infelice citt, poi traboccando verso la grande
famiglia umana in Italia e qualcuna nel mondo. Superarono anche
la raffica mortale della legge votata dal parlamento Italiano il 7
luglio 1866 a Firenze, legge che sopprimeva tutti gli ordini religiosi
e ordinava la conversione in Rendita pubblica dei loro beni; legge
votata con mente accesa di anticlericalismo, turbata da offensivi
sospetti di nemici della patria; legge che il Lanza giunse a
giustificare dicendo (13 giugno) che labolizione dei Religiosi era
ispirata alle pi chiare ragioni di civilt e di progresso. Parole
queste che la Storia smentisce, giacch lungo i secoli furono
proprio le istituzioni religiose, come le cattedrali, ad essere
autentiche cittadelle dello spirito, oltrech per la piet, gli studi,
larte, anche per le loro molteplici forme di umana, cristiana carit,
come le loro foresterie, ospizi, conservatori, ospedali, scuole darti
e mestieri, e il progresso, la civilt vera, sta in queste forze
benefiche dello spirito.
Segue un lungo elenco di realizzazioni e istituzioni caritative,
che appaiono come una magnifica, soprannaturale risposta alle
appena avvenute soppressioni che avevano gettato la povert, lo
scompiglio, lo scherno sulle famiglie religiose. Rinnovate,
riapparvero pi modernamente attrezzate, con nuovo vigore, a dire
la fecondit della terra veronese, benedetta particolarmente dalla
Provvidenza.

499

Cfr. Leonardi Positio, 48-195.


Poich la bibliografia su tale argomento si nel frattempo molto arricchita
e viene riferita da Istituti e Congregazioni Religiose del Veneto (ICRV), a tale
repertorio si rimanda, eventualmente segnalando qualche intervento posteriore.
500

209

A. Fondatori
1. Il servo di Dio don Pietro Leonardi (1769-1844). Zelantissimo
missionario apostolico, fondatore della Fratellanza Evangelica a
sfondo caritativo per i poveri e gli ammalati (1796), dalla quale si
svilupp lIstituto dei Raminghelli con scuola darte e mestieri
(1799) per i ragazzi della strada e quello (1809) delle Figlie di Ges
per le scuole di carit501.
2. San Gaspare Bertoni (1777-1853). Maestro di ascesi, apostolo
della giovent che accoglieva negli Oratori, fondatore della
Congregazione dei preti delle Sacre Stimmate (1816), detti anche
Missionari Apostolici in aiuto e servizio dei Vescovi502.
3. Il beato Carlo Steeb (1773-1856). Fondatore delle Sorelle
della Misericordia, specializzate nellassistenza ospedaliera (1840)
allora tanto trascurata503. Oggi le suore, che erano 2340 nel 1964 e
1716 nel 1990, sono anche in Africa e nellAmerica del Sud con
molteplici iniziative.
4. Il servo di Dio don Nicola Mazza (1790-1865). Fondatore di
istituti per le fanciulle abbandonate (1828), per giovani poveri,
buoni, e di eletto ingegno (1833), e animatore di apostolato
missionario per lAfrica504.
5. Il servo di Dio don Antonio Provolo (1801-42). Fondatore
della Compagnia di Maria per leducazione dei Sordomuti (1830) e
delle Sordomute (1841) e, insieme con santa Maddalena di
Canossa, come afferma il salesiano don Giuseppe Venturini 505, dei
Figli della Carit a Venezia (1831).
6. San Daniele Comboni (1831-81). Fondatore dellistituto per
le Missioni Africane detto Figli del Sacro Cuore (1867) e delle Pie
Madri della Nigrizia (1872), istituti che oggi, fra quelli missionari
italiani, hanno il pi alto numero di membri506.
501

ICRV, 176-81; P. LEONARDI, Scritti, a cura di I. Caliaro, Verona 2005.


ICRV, 97-123.
503
ICRV, 249-60.
504
ICRV, 136-41. 182-16. 465. 469; R. CONA, Un Prete per la Chiesa e la
Societ, Verona 2006.
505
VENTURINI, Antonii Provolo Positiones, 29. 166. Sul Provolo, cfr. Antonii
Provolo Positio, 2 voll.
506
ICRV, 346-360.
502

210

7. Il padre Cesare Camillo Bresciani (1789-1871). Fondatore


della Provincia lombardo-veneta dei Chierici Regolari di San
Camillo (1842) e restauratore dellOrdine Camilliano507.
8. Beato don Zefirino Agostini (1813-96). Fondatore dellIstituto
delle Orsoline Figlie di Maria Immacolata (1860). Questa
fondazione, iniziatasi per lassistenza della giovent femminile e
alle donne anziane bisognose della parrocchia di San Nazaro, poi
trasloc in diocesi e fuori con varie finalit, specie per limpulso
avuto dalla prima superiora Fiorenza Quaranta e dalle successive,
tra cui da ricordare particolarmente suor Maria Salute Capucci
che la resse per ben 47 anni (1917-64). Le Orsoline sono anche in
missione nel Madagascar e altrove in Africa, come in America
Latina. Le suore erano 650 nel 1964 e 645 nel 1992508.
9. Beato Giuseppe Baldo (1843-1915). Fondatore delle Piccole
Figlie di San Giuseppe (1894). Pure questo istituto, nato in
funzione parrocchiale a Ronco allAdige, poi cresciuto, si diffuse
largamente. Le suore, che nel 1964 erano 632, risultavano 506 nel
1991509.
10. Beato Giuseppe Nascimbeni (1851-1922). Fondatore delle
Piccole Suore della Sacra Famiglia (1892). Si pu ripetere quanto
si disse dei due precedenti. Listituto, nato a Castelletto di
Brenzone, ove era parroco il fondatore, si dilat poi
meravigliosamente. Le suore, che nel 1964 erano 1830 e 1282 nel
1991, sono sparse anche in terra di missione nellAmerica del
Sud510.
doveroso ricordare anche altre fondazioni minori, come quelle
di don Giuseppe Seghetti (1789-1865)511 e mons. Ludovico De Besi

507

M. VANTI, Il P. Cesare Camillo Bresciani, Pavia 1921; BRUSCO, P.


Camillo Cesare Bresciani.
508
ICRV, 294-306; M. P. PELLOSO, Da Muro Padri al Paradiso, Verona 1993.
509
ICRV, 370-390; D. VENERUSO, La Congregazione delle Piccole Figlie di
San Giuseppe dalle origini al 1932, Torino 1994; F. MALGERI, Don Giuseppe
Baldo prete di Ronco allAdige, Intr. di P. Borzomati, Torino 1995; Don
Giuseppe Baldo e il suo tempo.
510
ICRV, 391-408.
511
Nella citt, nel tempo, a cura di P. Brugnoli - A. Manara, Verona 1991.

211

(1805-71)512, di mons. Luigi Giacomelli (1839-1926)513, ecc.


Conclude lelenco il nome luminoso di san Giovanni Calabria
(1873-1954), che sta a cavaliere dei due secoli e che ha fatto
rivivere lo spirito di abbandono nella Provvidenza (Cottolengo) e
lamore verso i giovani (Don Bosco), fondatore della
Congregazione Poveri Servi della Divina Provvidenza (1907)514 e
delle Povere Serve della Divina Provvidenza (1910).
B. Fondatrici
1. Santa Maddalena di Canossa (1774-1835). Fondatrice delle
Figlie della Carit-Serve dei Poveri (1808), che nel 1964 erano
5000 e nel 1992 sono scese a 2652, sparse nel mondo e, assieme
con don Provolo, dei Figli della Carit-Canossiani a Venezia
(1831). Fondazioni particolarmente protese verso le figlie e i figli
bisognosi del popolo515.
2. Leopoldina Naudet (1773-1834). Fondatrice delle Sorelle
della Sacra Famiglia dette Teresie (1816). Allinizio loggetto delle
loro cure furono particolarmente le giovani delle famiglie
aristocratiche, poi si dedicarono alle giovanette di ogni ceto516.
3. Teodora Campostrini (1788-1860). Fondatrice delle Sorelle
Minime della Carit di Maria Addolorata (1818). Fondazione
dedicata alla istruzione della giovent femminile di ogni ceto517.
4. Beata Vincenza Maria Poloni (1802-55). Confondatrice con il
beato Steeb delle Suore della Misericordia a cui diede regola e
soprattutto518 esempio nella carit verso gli ammalati (1840).

512

I. SONG, Mr. Ludovico De Besi, Hong Kong 1969.


G. PETTINATI, Giacomelli Luigi, in DIP 4 (1977) 1155; ID, Le Nostre
Bambine, in DIP 5 (1978) 585.
514
ICRV, 422-435; G. PERAZZOLO, Momenti di storia della Congregazione
religiosa dei Poveri Servi della Divina Provvidenza: evoluzione giuridica, 2 voll.
(= SDSL 8/1-2), Verona 1993-94.
515
ICRV, 1-74. 176-181.
516
ICRV, 90-96; Leopoldinae Naudet Positio, 2 voll.
517
ICRV, 124-35.
518
VANTI, Suor Vincenza M. Poloni; C. FRIZZARIN - E. MORELLO - E.
ZOCCA, Nuovi cenni storici sulla vita di Vincenza Maria Poloni, Verona 1999.
513

212

5. Suor Fortunata Gresner (1817-86). Confondatrice con don


Provolo della Compagnia di Maria per leducazione delle
sordomute (1841)519.
6. Suor Ippolita Forante (1864-1923). Confondatrice con il beato
Baldo (1894) dellistituto delle Piccole Figlie di San Giuseppe520.
7. Beata Domenica Mantovani (1862-1934). Confondatrice col
beato Giuseppe Nascimbeni in Castelletto del Garda (1892)
dellistituto Piccole Suore della Sacra Famiglia per leducazione
della giovent femminile e per lassistenza ospedaliera521.
Anche nel campo femminile doveroso aggiungere altri nomi,
come quello della contessa Giulia Bardelli vedova Ottolini (17861850), fondatrice delle Suore di Maria Immacolata (1830), della
contessa Marianna Gavardi vedova Sagramoso (1760-1837),
fondatrice assieme con la contessa Isotta Dal Pozzo Giuliari
dellIstituto delle Penitenti (San Silvestro); delle sorelle Morando e
altre ancora. Chiude lelenco il nome della serva di Dio contessa
Elena Da Persico (1869-1948), animatrice di attivit sociali e
fondatrice dellIstituto secolare Figlie della Regina degli
Apostoli522; in lei si vede esaltato il moderno apostolato laico. Tutte
queste figure, che sono state seguite nella loro opera da altrettante
famiglie religiose, con la loro insperata e splendida fioritura, in un
clima difficile per non dire avverso, rendono pensoso lo studioso
che non sa come umanamente spiegarle e conforta noi che vediamo
affacciarsi in esse una Provvidenza che segue il cammino, spesso
tanto doloroso, dellumanit e suscita a tempo opportuno coloro
che realizzano il messaggio damore di Cristo a bene dei fratelli.
La fioritura di istituti religiosi diocesani non si inaridita. Una
nuova istituzione notevole, sorta di recente, per esempio quella
dei Servi di Nazareth523, fondata da don Igino Silvestrelli (1921519

M. P. PELLOSO, Fortunata Gresner. Contributo per una biografia, Verona

1998.
520

C. I. FORANTE, Lettere alla Figlie (1864-1928), a cura di G. Mondin, Pres.


di P. Borzomati, Verona 1994.
521
ICRV, 391-408.
522
G. ROCCA, Filiae Reginae Apostolorum (FRA), in DIP 4 (1977) 16-8.
523
Per conoscere lo spirito di questa famiglia, cfr. I. SILVESTRELLI,
Adolescens tibi dico: surge, Verona 1962.

213

2012) nel 1956 e approvata con decreto vescovile il 21 dicembre


1962. Essa dedica la sua attivit alla formazione cristiana degli
adolescenti e a pi ampi settori della pastorale 524. E altre ancora
sorsero. Cos si aggiunsero e prosperarono altri istituti
extradiocesani come quello dei Salesiani che per interessamento di
mons. Michelangelo Grancelli (1849-1929) aprirono una casa a
Verona nel 1891525 e una a Legnago nel 1896, qui richiesti
dallarciprete mons. Davide De Massari (1849-1925)526. Se ne
potrebbero ricordare anche altri, ma per una visione completa della
situazione religiosa anche in tempi pi recenti si rimanda
allAnnuario della Diocesi compilato dalla Curia Vescovile nel
1964527 e ai successivi ad esso.
118. Pietro Aurelio Mutti (1840-52)
Al Grasser successe Pietro Aurelio Mutti 528, come il Liruti
benedettino e come lui piissimo e coltissimo e pur egli autore di
apprezzate pubblicazioni, specie nel campo filosofico529, socio
ambito di vari Atenei veneti. Nato a Borgo di Terzo in diocesi di
Bergamo il 10 settembre 1775 e battezzato col nome di Giovanni
Pietro, fu cresimato il 24 aprile 1788; fu promosso al suddiaconato
il 24 settembre 1796, diacono il 23 settembre 1797, sacerdote il 21
524

Cfr. LOpera della Casa di Nazareth, Roma (1998).


Don Bosco a Verona. cento anni di presenza educativa 1891-1991, Verona
(1995).
526
Cfr. Davide De Massari Arciprete Vicario Foraneo di San Martino di
Legnago dal 1880 al 1925. Lazione pastorale e sociale tra Annessione e
Grande Guerra, a cura di M. Ferrari, Verona 2006.
527
LAnnuario 1964, elenca operanti in diocesi 6 famiglie religiose maschili
di istituzione diocesana e 18 di istituzione extradiocesana; 17 famiglie religiose
femminili diocesane e 23 extradiocesane. Le parrocchie sono salite a 359. I
sacerdoti diocesani sono 680. I sacerdoti religiosi 340. Rispetto a quei dati,
lAnnuario 1991 registra una situazione modificata come segue: 5 congregazioni
religiose clericali e 3 societ di vita apostolica di istituzione diocesana, 23 di
istituzione extradiocesana; nellambito femminile, 21 diocesane e 32
extradiocesane. Le parrocchie sono 380, il numero dei sacerdoti e dei religiosi
non precisato.
528
Per il vescovo pietro Aurelio Mutti, cfr. GAMS, Series, 806; HRMANN,
Die Bischfe, 152; HCMA, VII (1968) 394 e n. 4..
529
A. MUTTI, Opere sacre e filosofiche, 10 voll., Venezia 1857-59.
525

214

dicembre 1799. Monaco professo nel monastero di San Paolo


dArgon, della congregazione benedettina cassinese, dovera
entrato nel 1793, ne dovette uscire nel 1811 nella generale
eversione dei monasteri e fu cooptato come canonico onorario della
cattedrale di Bergamo ed esaminatore prosinodale della stessa
diocesi, rimanendo nella sua citt natale fino al 1834. In quellanno
ottenne di entrare nel monastero di Santa Maria di Praglia
ripristinato da Francesco I. A 66 anni fu nominato vescovo di
Verona dallimperatore il 18 agosto 1840; il 15 novembre 1840 fu
dispensato per rescritto di recarsi a Roma e fu preconizzato dal
papa il 14 dicembre 1840. Fu consacrato a Padova la domenica 18
luglio 1841 dal vescovo mons. Modesto Farina (1821-56) e quindi
fece il suo ingresso solenne a Verona il 1 agosto 1841. A qualcuno
parve di minor tempra dei precedenti, e quindi pi incline alla
sommissione verso lautorit politica e civile straniera, per cui fu
meno simpatico ai Veronesi, fra i quali ormai fermentava il
movimento insurrezionale, e non rimpianto quando il 15 marzo
1852 fu traslato alla sede patriarcale di Venezia, dove mor il 9
aprile 1857. Sembra questo un giudizio inesatto: se il Mutti non
ebbe scontri notevoli con le autorit austriache, ci dipese dal fatto
di non averne egli avuto occasione nel suo campo religioso. Se
invitava a pregare per limperatore e a obbedire allautorit, nella
prassi della Chiesa fare questo verso chi regge di fatto un paese.
Del resto, quando nel difficile 1848 parecchi sacerdoti furono tratti
in prigione dai sospettosi Austriaci, solo per lintervento coraggioso
e tempestivo del loro vescovo essi ebbero libert 530. Cos si
interess per il conte Carlo Montanari (1810-53) arrestato una
prima volta e ne ottenne la libert provvisoria. Intervenne presso il
feldmaresciallo Radetzky perch sospendesse la pena di morte a un
soldato e fu esaudito.
Come vescovo, bench anziano e sofferente, fu apostolicamente
operoso: comp due volte la visita pastorale alla diocesi531, ovunque
lasciando indelebile ricordo della sua sapienza e del suo zelo.
Consacr parecchie chiese nuove e altari; amante della sobriet, si
530
531

VASCD, Corrispondenza di mons. Mutti col Governo Austriaco.


Le Visite Pastorali di Pietro Aurelio Mutti e Benedetto De Riccabona.

215

diceva che il domestico pranzo era quasi quaresimale 532. Durante


il suo episcopato vi fu il ritorno o il consolidamento di parecchi
istituti, quali i Minori Riformati, i Ministri degli Infermi ai quali
assegn la chiesa di Santa Maria del Paradiso533 con accanto
labitazione, le Sorelle della Misericordia verso le quali fu prodigo
di incoraggiamento534, le Clarisse. Spinse il Provolo a iniziare
anche il ramo femminile nella sua opera per leducazione dei
sordomuti. E verso tutte le nuove istituzioni fu largo di consigli e di
appoggio. Attestano il suo animo sensibile e attento ai vari bisogni
una serie di circolari, che si possono leggere nellArchivio Storico
della Curia Diocesana o presso altre biblioteche, da lui mandate ai
parroci della citt e diocesi chiedendo offerte per molteplici
pubbliche calamit, tempeste, incendi, inondazioni, ecc. Sapeva
predicare con eguale scioltezza in lingua italiana, francese, tedesca
e anche in quella ungherese. Si intratteneva con chiunque con
ammirevole semplicit. Certo, i suoi furono tempi politicamente
assai difficili535, ma egli seppe farsi voler bene536 e la sua figura
quella di un grande vescovo537.
119. Giuseppe Luigi Trevisanato (1852)
Giuseppe Luigi Trevisanato538 era di Venezia, dove nacque il 15
febbraio 1801; fu cresimato il 21 novembre 1808. Fu promosso
532

C. BRESCIANI, Collezione, I, 131.


Chiesa e Reliquario di S. Maria del Paradiso a Verona.
Centocinquantanni di presenza camilliana a Verona, Verona 1993; E.
BENVENUTO, Guida storico-artistica della Chiesa e del Reliquiario di Santa
Maria del Paradiso in Verona, Verona 2009.
534
CASETTA, Il servo di Dio don Carlo Steeb, 353.
535
FASANARI, Il Risorgimento a Verona, 238.
536
BRESCIANI, Collezione, I, 133.
537
Una documentata e ampia biografia del Mutti, dovuta allo storiografo
benedettino p. Faustino Mostardi, dallEderle annunciata in uscita ai suoi giorni a
Venezia, resta in dattiloscritto presso labbazia di S. Giorgio di quella citt. Cfr.
S. TRAMONTIN, La diocesi nel passaggio dal Dominio Austriaco al Regno
dItalia, in La Chiesa Veneziana dal 1849 alle soglie del Novecento (= Contributi
alla storia della Chiesa di Venezia 8), Venezia 1987, 40 n. 1.
538
Sulla nomina vescovile di Giuseppe Luigi Trevisanato, cfr. GAMS, Series,
806; HRMANN, Die Bischfe, 153; HCMA, VIII (1978) 587 con n. 2 e passim.
533

216

allordine del presbiterato il 13 marzo 1824 e per molti anni fu


professore nel seminario patriarcale di Venezia. Canonico teologo
di quella Chiesa Patriarcale, fu nominato dallimperatore e
preconizzato vescovo di Verona nel concistoro tenuto da Pio IX il
15 marzo 1852. Non ancora consacrato, il 26 maggio lo stesso
imperatore Francesco Giuseppe lo richiese invece per larcidiocesi
di Udine539. Il papa nel concistoro del 27 settembre dello stesso
anno lo trasfer a quella archidiocesi, per cui Verona nemmeno lo
vide. Un decennio pi tardi, il 7 aprile del 1862, fu trasferito a
Venezia, e il 16 marzo 1863 fu creato cardinale. Mor il 28 aprile
1877.
120. Luigi Guglielmi (1852-53)
Luigi Guglielmi540, nato a Lissa (diocesi di Lesina in Dalmazia)
il 15 agosto 1805, per 12 anni professore di storia ecclesiastica e
diritto canonico nel seminario di Zara (Dalmazia), fu promosso alla
diocesi di Scutari il 24 settembre 1839, consacrato vescovo a
Vienna in Austria il 10 maggio 1840 da mons. Luigi Altieri
arcivescovo di Efeso e prese solenne possesso della sede di Scutari
il 10 agosto 1840. Nel 1843, dopo la visita ad limina, non pot pi
ritornare nella sua diocesi. Nominato dallimperatore vescovo di
Verona il 26 maggio 1852 e traslato dal papa il 27 settembre 1852,
mor a Zara il 29 gennaio 1853, prima di prendere possesso della
nuova sede episcopale. Di lui si ha una lettera pastorale scritta da
Zara al clero e al popolo di Verona e due lettere, per quanto si sa,
da cui traspare una fine spiritualit: le due lettere furono da lui
scritte a due sacerdoti veronesi in risposta alle loro felicitazioni per
la sua nomina a vescovo541.
In questi intervalli fu vicario capitolare mons. Giuseppe Maria
Belloni (1775-1853), arciprete della Cattedrale, che era stato anche
vicario generale del Mutti. Questo sacerdote, originario di Porto
Legnago, seppe condurre gli importanti incarichi avuti con molta
539

Cfr. Moroni, 95, 37.


Sulla traslazione del vescovo Luigi Guglielmi, cfr. GAMS, Series, 806;
HRMANN, Die Bischfe, 153; HCMA, VII (1958) 338; VIII (1978) 587 e n. 3.
541
Le due lettere si possono leggere in VBCiv, Carteggio Netti Perlato, B.
131.
540

217

saggezza e coprire gli intervalli tra un vescovo e laltro in modo


che la diocesi non ebbe a soffrirne542.
121. Benedetto Riccabona de Reichenfels (1854-61)
Benedetto Riccabona de Reichenfels543 nacque a Cavalese
(Trento) il 23 marzo 1807. Fu cresimato il 23 aprile 1815. Entrato
tra il clero e promosso agli ordini minori il 29 novembre 1829,
suddiacono il 25 luglio 1830, diacono il 1 agosto 1830, fu ordinato
sacerdote l8 agosto 1830. Per qualche tempo fu cappellano ad
Avio, quindi per cinque anni cappellano e segretario del nunzio
apostolico di Monaco di Baviera, quindi parroco successivamente
in Avio, Rovereto, e prevosto mitrato di Bolzano, canonico
onorario della cattedrale di Trento ed esaminatore prosinodale.
Nominato vescovo di Verona dallimperatore il 1 febbraio 1854, fu
preconizzato dal papa nel concistoro del 7 aprile 1854. Fu ordinato
vescovo a Roma dal card. Giovanni Brunelli il 16 luglio 1854. Con
una lettera al clero e al popolo di Verona, datata da Roma, fuori di
porta Flaminia, il 18 luglio 1854 (che egli dice il giorno della
nostra consacrazione episcopale), il Riccabona saluta i Veronesi e
rivolge a loro la prima parola tutta nutrita di evangelici
avvertimenti. Entr a Verona il 10 settembre 1854 e il 16 ottobre
successivo scrisse una lettera dallepiscopio, dove in relazione al
giubileo dato da papa Pio IX, precisa le norme per lacquisto di
esso in diocesi. Egli fu presente a Roma l8 dicembre 1854 alla
promulgazione del decreto dogmatico dellImmacolata Concezione.
Nel giugno 1855, per linsorgere del colera, scrisse una lettera
raccomandando ai sacerdoti di assistere col solito zelo gli
ammalati, indisse preghiere e invit a essere tranquilli, non
pusillanimi. Il 2 agosto dello stesso anno, mentre il colera
imperversava, invitava alla preghiera e alla fiducia nella Vergine
Immacolata, verso la quale disponeva delle celebrazioni. Furono
solennissimi i festeggiamenti mariani che si svolsero prima in
diocesi (dal settembre al novembre): a Boscochiesanuova, per lo
542

BRESCIANI, Collezione, I, 146-47.


Sul vescovo Giuseppe Riccabona, cfr. GAMS, Series, 806; HRMANN, Die
Bischfe, 153; HCMA, VIII (1978) 587 e n. 4.
543

218

zelo del parroco don Stefano Crosatti (1801-82), fu eretto in piazza


il primo monumento nel mondo cattolico, dopo quello di Roma,
allImmacolata544. Ai primi di dicembre i festeggiamenti si
rinnovarono in citt ed ebbero due motivi: solennizzare la
proclamazione del dogma e rendere grazie alla Vergine per la
cessazione del colera. Dalla chiesa di San Fermo fu trasportata
processionalmente e con la partecipazione di tutte le parrocchie,
delle associazioni e delle autorit unimmagine dellImmacolata. I
Conventuali, che aveva ufficiato quella chiesa, la tenevano in
grande onore ancora dal 1511, quando per sua intercessione si era
ottenuta la cessazione di una pestilenza. Dopo questa processione
(5 dicembre 1855) segu un triduo solenne, culminato nella
celebrazione dell8 dicembre: un cerimoniale, dice la cronaca del
tempo545, che mai fu pi grandioso; il vescovo Riccabona tracci
la storia del dogma recentemente promulgato e, con ancora vivo il
ricordo delle celebrazioni romane, infervor nella devozione alla
Madonna gli ascoltatori.
Durante il suo episcopato - come del resto in ogni episcopato gli appelli alla carit rivolti dal vescovo ai Veronesi furono
frequenti per i vari pubblici bisogni. Si preoccup per il Seminario,
nominando rettore un sacerdote di particolari doti, don Pietro
Dorigotti (1807-72). Il Riccabona fu lanimatore degli istituti
religiosi, che spesso visitava. Ogni anno, nella Quaresima,
mandava una lettera pastorale ai suoi diocesani, intrattenendoli
sempre su argomenti religiosi o morali. Prese parte al primo
laborioso Concilio Provinciale Veneto che sotto la presidenza di
mons. Angelo Ramazzotti, patriarca di Venezia, con
lincoraggiamento di Pio IX, si tenne nel 1859. Durante questo
sinodo provinciale i vescovi (1 novembre 1859) invitarono i fedeli
a pregare per il papa angustiato (urgeva la Questione Romana).
Spiegarono che il Papa non difende una causa meramente
temporale, ma la libert e lindipendenza della Chiesa. interesse
di tutti che la parola di Pietro, che deve essere rivolta a tutto il
mondo, sia libera e indipendente dalle potenze della terra, che
544
545

Moroni 95, 38.


Gazzetta Ufficiale di Verona (12 dicembre 1855).

219

libero sia il suo Senato, le numerose Sacre Congregazioni. Sullo


stesso motivo il Riccabona ritorn con una lettera del 7 febbraio
1860, invitando clero e popolo a unirsi ai fedeli che da ogni parte
del mondo davano al papa testimonianza di venerazione e devoto
affetto per consolarlo delle amarezze e risarcirlo degli affronti che
riceveva (si pensava alloccupazione armata di parte dei territori
del dominio pontificio) e invitava il clero a offrire una messa al
mese per questo scopo. Dopo sette anni di episcopato veronese, il
Riccabona, nominato vescovo-principe di Trento il 5 febbraio 1861,
fu trasferito dal papa in quella sede il 22 marzo 1861. Entr a
Trento il 26 giugno dello stesso anno e mor il 31 marzo 1879546.
122. Luigi di Canossa (1861-1900)
Luigi di Canossa547, nato a Verona il 20 aprile 1809 da nobile
famiglia, entr nella Compagnia di Ges nel 1830. Fu ordinato
sacerdote a Roma nel 1841, ma costretto a uscire dalla Compagnia
per motivi di salute nel 1852, fu cooptato tra il clero veronese e fu
eletto canonico della cattedrale di Verona nel 1857. Nominato
vescovo di Verona dallimperatore il 24 agosto 1861, fu
preconizzato dal papa il 30 settembre 1861; il 19 dicembre, per
mezzo di un rescritto, gli fu concessa la facolt di poter ricevere la
consacrazione da qualsiasi vescovo cattolico e da altri due vescovi
il giorno 23 gennaio 1862, dedicato allo Sposalizio della Beata
Vergine Maria. Fu consacrato nella cattedrale di Verona appunto il
23 gennaio 1862 dal vescovo di Trento. La nomina del Canossa a
Verona fu molto gradita, sia perch si aveva finalmente un vescovo
veronese, sia per il suo carattere cordiale e aperto ai tempi nuovi.
546

Sul suo episcopato tridentino, cfr. S. BENVENUTI, IL principe vescovo


Benedetto Riccabona de Reichenfels (1861-1879), in ID., I principi vescovi di
Trento fra Roma e Vienna, 1861-1918 (= Annali dellIstituto Storico ItaloGermanico in Trento. Monografia 10), Bologna 1988, 21-152.
547
Sul vescovo e card. Luigi di Canossa, cfr. GAMS, Series, 806; HRMANN,
Die Bischfe, 153; HCMA, VIII (1978) 22. 587 e n. 5; G. EDERLE, Lepiscopato
del Cardinale Luigi di Canossa (1861-1900), in VV 15 (1962) 2-15. Una
biografia del Canossa annunciata in preparazione da parte del sacerdote veronese
mons. Antonio Scandola (1921-78) non ha trovato realizzazione. Su di lui e il
suo episcopato, cfr., inoltre, R. CONA, Figura ed opera del vescovo Luigi di
Canossa, in La Visita Pastorale di Luigi di Canossa, V-LXVI.

220

Ordinato vescovo, nella sua prima lettera pastorale al clero e al


popolo veronese, accennando alle poche parrocchie al di l del
Mincio che dal 1859 erano sotto il governo di Vittorio Emanuele, il
vescovo di Verona, ancora austriaca, raccomanda a quei suoi figli
spirituali lobbedienza alle leggi e la fedelt alla regnante Casa di
Savoia, casa gloriosa e progenie di santi. Quando, dopo lunione di
Verona al Regno dItalia (18 novembre 1866) il re venne a Verona e
si rec in Duomo, fu accolto sul portale dal Canossa e dal Capitolo.
Il dotto canonico Enrico Girardi (1789-1870) gli si accost e
tendendogli la mano: Sire - esclam - permetta chio possa
stringere la mano al primo re dItalia. Il re, sorridendo, gliela
porse. Cera insomma in quei giorni un tale spirito di concordia e
di pace che non v lingua n penna che sia atta a descriverla548.
Tutto ci dice con quanta sincera gioia Verona e il suo clero
accolsero lunificazione dItalia. Eppure poi vennero anni difficili.
La Questione Romana serv per far sospettare i cattolici di
antipatriottismo e per sfornare, sotto linflusso di una potente
massoneria, leggi soppressive di istituti religiosi e vincolatrici della
Chiesa nella sua benefica espansione. Questa ondata anticlericale e
settaria ebbe a Verona un momento acuto alla venuta del primo
regio prefetto, Antonio Allievi, che subito si rivel, come la fama
aveva preavvertito, un acceso anticlericale. Allora la scuola e la
cultura erano nelle mani del clero. Anche alla Biblioteca Comunale
(nata nel 1792) i direttori erano stati tutti, fino al 1883, sacerdoti 549.
LAllievi cerc subito, specie dal Ginnasio-Liceo Maffei, di
allontanare i preti, ed erano professori eminenti. Appena saputo che
era stato scelto per insegnante di filosofia don Francesco
Angeleri550, uomo dotto, fece di tutto perch venisse sostituito da
Achille Andreasi, il cui unico titolo professionale era un notorio
anticlericalismo551. La misura dello spirito settario da cui erano
animati alcuni esponenti della classe dirigente veronese si rivel in
548

VBCiv, L. STEGAGNINI, I miei tempi, ms. 164, f. 158.


Si aggiunga che anche i libri che la iniziarono erano in molta parte libri
asportati dai soppressi istituti religiosi. Cfr. BIADEGO, Storia della Biblioteca
Comunale.
550
P. BERTEZZOLO, Francesco Angeleri. Un rosminiano veronese (18211892), Verona 1992.
549

221

occasione della processione del Corpus Domini del 1867552,


quando, connivente il prefetto, un gruppo di forsennati armati di
bastone irruppe sulla processione che era giunta in piazza dei
Signori, e spingendo e urlando provoc una fuga generale. Mons.
Stefano Crosatti, vicario generale, che portava il Santissimo in
luogo del vescovo che si trovava a Roma, ebbe appena il tempo di
rifugiarsi in Santa Maria Antica. Lepisodio dest in diocesi tale
accesa reazione che il prefetto dovette ricorrere ai parroci per
calmare gli animi. Da allora, fino al 1891, anno in cui
sommessamente riprese, non si fece pi la cittadina processione del
Corpus Domini.
A parte questi incresciosi episodi, lattivit del Canossa si svolse
costruttiva. Delle sue annuali lettere pastorali sono notevoli quella
Sulla devozione al Sacro Cuore e quella Sulla Massoneria. Stese
anche delle Costituzioni per il clero assai sapienti. Si prodig per i
molti feriti della battaglia di Custoza (26 giugno 1866) facendoli
porre anche nelle chiese. Prese parte attiva al concilio Vaticano I
(1869-70) come attestano tre suoi riusciti interventi: Per lo
sviluppo delle Missioni in Africa; Per un testo nazionale di catechismo; Per linfallibilit del Papa da definirsi. Fu vescovo di
molta prudenza. Un episodio. Con una sua circolare del maggio
1872 proibiva con parole forti al clero di andare a Erbezzo al luogo
della decantata apparizione di Maria Vergine, non essendosi trovate
prove sufficienti che accertassero i fatti che si dicevano col
avvenuti553. Laffetto del popolo veronese verso il suo vescovo
andava ognora crescendo: se ne ebbe una prova quando, designato
dal papa per la vacante sede arcivescovile di Bologna, pot
551

Cfr. G. F. VIVIANI, Per la storia del Movimento Cattolico veronese nel


secolo XIX. La questione dellinsegnamento religioso, in Scritti in onore di
mons. Giuseppe Turrini, 805-20.
552
Cfr. F. BOZZINI, Le rivolte antiitaliane nel Veronese dopo lunit (1867), 1.
La battaglia del Corpus Domini, in NM 12/2 (1977) 23-32; 2. La battaglia si
sposta in campagna, ibid. 12/3 (1977) 53-64; ID., Larciprete e il cavaliere. Un
paese veneto nel Risorgimento italiano, Roma 1985.
553
Cfr. M. BONATO, Nellanno del Signore 1871 ad Erbezzo si vede la
Madonna. Da alcuni documenti e dalla tradizione orale la presunta apparizione
della Madonna di Erbezzo nel 1871, in La Lessinia ieri oggi domani 6 (1983)
175-184.

222

declinare tale pure onorifica nomina e rientrare in Verona il 17


gennaio 1877, atteso con devoto entusiasmo dai cittadini tutti, lieti
del suo ritorno. Poco dopo, nel concistoro del 12 marzo 1877,
veniva creato da Pio IX cardinale di Santa Romana Chiesa con
assegnazione del titolo di San Marcello. A Bologna fu mandato il
card. Lucido Maria Parocchi.
Il Canossa seguiva e appoggiava tutte le opere apostoliche e
sociali che fervevano in quel tempo, promosse da un clero operoso
e intelligente. Baster ricordare alcuni parroci, come mons. Davide
De Massari che riusc a rompere a Legnago la stretta massonica 554,
il beato Giuseppe Baldo, il beato Giuseppe Nascimbeni, don
Zefirino Agostini, mons. Luigi Giacomelli, parroci e insieme
fondatori di istituzioni religiose che potenziavano il loro apostolato,
e si avr la misura di quel clero. San Daniele Comboni, lapostolo
dellAfrica, per il suo istituto missionario, che ebbe momenti
difficili, trov nel vescovo Canossa il protettore pronto, generoso,
costante, pur con qualche incertezza. Il Canossa benedisse nel 1878
la nascita del pugnace periodico cattolico Verona Fedele, che
ebbe per fondatore e primo direttore don Alessandro Bussinello
(1817-85)555. Il vescovo e cardinale seguiva gli studi svolti in
Seminario da un eletto gruppo di insegnanti e preparava per la
Chiesa Veronese di domani il chierico Bartolomeo Bacilieri,
modesto ma intelligente figlio di lavoratori della terra, mandandolo
a Roma per formarlo ai pi alti studi della cultura ecclesiastica e
nominandolo poi rettore del Seminario e chiedendolo quindi, nel
1888, suo vescovo ausiliare. Nei giorni 23 e 24 gennaio 1888 tutta
la cittadinanza si strinse attorno a Luigi di Canossa per le feste
giubilari556, comprese le civiche autorit che vedevano in lui il
pastore amorevole e il cittadino illuminato. Solennissime
554

A. GREGO, Mons. Davide De Massari. Commemorazione nel trentesimo


anniversario della morte, Roma 1957.
555
Cfr. G. BEDUZZI, Il giornale Verona Fedele 1878-1918 (= Materiali di
storia religiosa 2), Verona 1990.
556
Qualche astensione ci fu, per esempio il Consiglio di Conservazione della
Societ Letteraria decise di non prendere parte alle feste giubilari del vescovo,
perch manifestazione politica. Strano, confondere la politica con la religione,
lumano col divino. Cfr. GAGLIARDI, Storia della Societ Letteraria, 264.

223

celebrazioni si ebbero nellagosto del 1889 per il 50 anniversario


del ritrovamento del corpo di san Zeno. Si fecero lavori alla cripta,
si pose il corpo del Santo in una nuova urna bronzea, fatta con le
offerte dei fedeli e per incarico di una commissione eletta dal
vescovo, giacch il Comune - che aveva decretata questurna in una
seduta pubblica di consiglio (30 aprile 1839) - per i mutati tempi,
non la fece pi557. Qualche notizia riguardante la diocesi veronese,
riferita dalla Hierarchia Catholica in riferimento al 1890, fa sapere,
che nel 1888 la tassa da pagare alla Curia romana era di 1200
fiorini; nel 1894 erano presenti nella cattedrale 3 dignit, 6
canonici, 2 mansionari e 5 cappellani corali e in seminario cerano
98 chierici; nel 1900 Verona contava 400.446 abitanti, numerava
124 comunit civili della provincia di Verona, Brescia e Mantova,
264 parrocchie e 980 sacerdoti.
Il card. Canossa, ormai carico danni e sempre pi cagionevole
di salute, si avvicinava al suo terreno tramonto. Il 20 aprile 1899
una folla di popolo si dette convegno sul vasto piazzale del
Vescovado, applaudendo e invocando il cardinale. Egli si affacci
pallido e smunto al balcone dellEpiscopio e salut la folla con
queste parole: Figlioli miei vi benedico ed arrivederci tutti in
Paradiso558. Furono le parole dellultimo addio allamato e fedele
suo popolo, giacch il 12 marzo dellanno seguente 1900 cessava di
vivere. Il 16 marzo ebbero luogo i solenni funerali e fu sepolto
nella tomba di famiglia del Cimitero Monumentale di Verona. Il 21
giugno successivo fu inaugurato il suo monumento in cattedrale,
opera di Ugo Zannoni.
123. Bartolomeo Bacilieri (1900-23)
Del vescovo e cardinale Bartolomeo Bacilieri e della sua azione
si hanno fonti abbondanti, tra cui il Verona Fedele di quegli anni,
il Bollettino Ecclesiastico Veronese, che nacque nel 1914, e
alcuni studi biografici559. La vita del Bacilieri interess la diocesi di
557

GRANCELLI, S. Zenone, 60.


VIVIANI, Il cardinale Bartolomeo Bacilieri, 96.
559
Sul vescovo e card. Bartolomeo Bacilieri, cfr. HCMA, VIII (1978) 42. 587
e n. 6; IX (2002) 391 e n. 1-2; (TRECCA), Per il centenario dalla
nascita;VIVIANI, Il cardinale Bartolomeo Bacilieri; M. P. PELLOSO, Bacilieri
558

224

Verona ancor prima che egli fosse vescovo perch ancor prima egli
diede di s alla sua diocesi. Il Bacilieri nacque infatti a Molina di
Breonio, paesello adagiato sulle pendici di un colle della
Valpolicella il 28 marzo 1842 e fu cresimato il 4 luglio 1854.
Apprezzato dal cardinale di Canossa e dal rettore del Seminario
don Dorigotti, ancor chierico fu mandato a Roma perch vi
conseguisse la laurea in teologia allUniversit Gregoriana. Fu cos
alunno di quellalmo collegio che dal nome del fondatore detto
Capranica, dove ebbe condiscepolo e amico Mariano Rampolla del
Tindaro, amicizia che prosegu ed ebbe il suo suggello di una pari
dignit nella porpora. Fu ordinato sacerdote a Roma il 27 dicembre
1864 in San Giovanni Laterano e il 30 luglio 1867 ottenne la laurea
accompagnata da parole di ammirazione.
Ritornato nella sua citt, gli fu subito assegnata in Seminario la
cattedra di teologia dogmatica che tenne per 20 anni col prestigio
che gli veniva dalla sua specifica capacit. Alunni come mons.
Giuseppe Manzini (1866-1956), ripetevano che le lezioni del
Bacilieri costituivano uno dei ricordi pi cari della loro vita di
studenti. Il 23 giugno 1872 moriva il rettore del Seminario don
Dorigotti e subito il Canossa, daccordo con insegnanti e superiori,
pens che nessuno meglio del Bacilieri, sebbene allora solo
trentunenne, fosse pi adatto a quel posto. Il Bacilieri si scherm,
rifiut, e cos il Seminario, gi in crisi per la diffusa campagna
contro il clero e perci scarso di vocazioni e di mezzi, soffr per
cinque anni una stasi di governo nel succedersi di tre rettori. Il
Canossa preoccupato rioffr nel 1878 la carica di rettore al
Bacilieri, che, ormai parendogli colpa il rifiutare, laccett. Nello
stesso anno fu eletto canonico della cattedrale di Verona e pi volte
fu esaminatore prosinodale della diocesi. Come rettore, subito si
pose con mano forte e capace alla direzione del pi importante
istituto della diocesi. Coltiv la piet, la disciplina, riordin gli
studi, fu attento che gli insegnanti fossero allaltezza di un mondo
sempre pi esigente. Il Seminario ebbe cos un corpo insegnante
veramente eminente. Ecco qualche nome: Andrea Casella (18401932), chiaro insegnante di filosofia e a lungo rettore; Gian Battista
Bartolomeo, in DBV 1, 53-6.

225

Pighi, autore di apprezzati testi scolastici di teologia morale e di


storia ecclesiastica che ebbero pi edizioni; Michelangelo
Grancelli, distinto cultore di studi letterari e storici, giornalista
dalla critica serena e arguta (direttore del quotidiano Verona
Fedele), fine poeta, primeggiava nelle dotte accademie del
Seminario insieme con Gian Battista Buffatti (1864-1951) dal
latino ciceroniano e Giovanni Battista Trida (1871-1948), sacerdote
dal multiforme ingegno, musico, artista, facile alla poesia anche
latina e greca, oratore vibrante; Emilio Ferrais (1869-1930),
professore di diritto canonico e poi indimenticabile arcivescovo di
Catania560; Giuseppe Zamboni (1875-1950)561, filosofo di fama pi
che nazionale, autore di molte pubblicazioni, docente anche
allUniversit di Padova e alla Cattolica di Milano; Giuseppe
Venturi (1874-1947), poi valoroso arcivescovo di Chieti; Giuseppe
Cappelletti (1871-1958), i cui testi di matematica furono usati
anche nelle scuole statali; Pietro Albrigi (1892-1965), studioso di
liturgia e di storia, i cui apprezzati testi di Sacra Liturgia furono
adottati pure in altri seminari; Giuliano Mortari (1880-1961), dalla
elegante dizione e dalle numerose pubblicazioni di esegesi biblica;
Angelo Grazioli (1883-1956), il cui valore viene attestato da una
serie di scritti di teologia morale (si ricorda La confessione dei
giovanetti) e soprattutto da scritti a tema storico (basta ricordare i
suoi studi su san Zeno, sul Cafasso, la riforma del Giberti, ecc.);
altri notevoli insegnanti vi erano, ricordati dagli alunni come grandi
e indimenticabili maestri562. Il Seminario riprese nuovo vigore, i
chierici aumentarono. Il Bacilieri, pure nellaspetto severo, era
profondamente buono. Lo si vedeva dalla tenerezza paterna quando
qualche chierico ammalava; lo si vide anche al momento della
terribile piena dellAdige del 1882, quando accolse nei locali del
Seminario i poveri sinistrati e si prodig per essi.
560

F. PENNISI, Un vescovo seminarista. Cenni biografici di mons. Emilio


Ferrais arcivescovo di Catania, Catania 1942.
561
S. DE GUIDI, Mons. Giuseppe Zamboni. Autobiografia di una personalit
integrale (1875-1950) (= SDSL 21), Verona 2001.
562
VIVIANI, Il cardinale Bartolomeo Bacilieri, 62; ZANNONI, Amore di
Verona, li ricorda tutti elogiandoli.

226

Nel 1888 il Canossa, gi innanzi nellet e di malferma salute,


sent il bisogno di un aiuto e da Leone XIII ottenne per coadiutore,
con diritto di successione, il Bacilieri che nel concistoro del 1
giugno fu preconizzato vescovo titolare di Nissa. Venne consacrato
a Roma il 10 dello stesso mese dal card. Rampolla. Come per
questa prima nomina, anche per la successione al cardinale Canossa
nel 1900 incontr qualche difficolt ad ottenere gli exequatur
statali563. Per 12 anni egli raddoppi la sua attivit, perch non
depose la carica di rettore, ma vi aggiunse la sempre pi
impegnativa attivit di vescovo accanto allormai ritiratosi
Canossa. Alla morte del cardinale (12 marzo 1900), il Bacilieri gli
succedeva immediatamente nel governo della diocesi. Egli inviava
- solo otto giorni dopo - al clero e al popolo una sua prima lettera
che tra laltro conteneva un vivo appello alla volonterosa
cooperazione di tutti per un sereno e fecondo lavoro. A tale appello
risposero cordialmente anche le autorit civili. Nellanno
successivo una lieta notizia rallegr i Veronesi: il loro vescovo era
stato annoverato da Leone XIII nel concistoro del 12 aprile 1901
fra i membri del Sacro Collegio dei cardinali col titolo di San
Bartolomeo allIsola. Come cardinale il Bacilieri partecip a tre
conclavi: il primo fu quello donde usc eletto il card. Giuseppe
Sarto, che assunse il nome di Pio X, conclave nel quale il card.
Giovanni Puzyna di Cracovia, a nome di Francesco Giuseppe,
poneva loffensivo veto allelezione del Rampolla; il secondo fu
quello che elesse il card. Giacomo Della Chiesa, che prese il nome
di Benedetto XV; il terzo (febbraio 1922) fu quello dal quale usc
eletto Pio XI (Achille Ratti). A questultimo conclave il Bacilieri
partecip faticosamente perch sofferente. Fu in questa occasione
che egli ripet la sua richiesta di un vescovo ausiliare che ottenne
nella persona di mons. Giordano Corsini (1871-1933), arciprete di
San Giorgio in Braida564, da lui indicato.
563

G. PERBELLINI, Bartolomeo Bacilieri vescovo di Verona: gli exequatur


del 1891 e del 1900, estr. da AVen 128 (1987) 81-117.
564
Giordano Corsini nacque a San Michele Extra il 10 maggio 1871 e fu
ordinato l11 agosto 1895. Svolse il ministero a Spininbecco, San Nazaro e San
Giorgio in Braida. Fu eletto vescovo titolare di Hebron e ausiliare del Bacilieri il
9 marzo 1922 e consacrato a Roma il 2 aprile successivo dal card. Gaetano De

227

Il governo pastorale del Bacilieri, che non trascur di vistare la


diocesi negli anni (1902-12), ebbe per prima cura i sacerdoti: la
formazione di un clero degno della propria vocazione per la quale
doveva essere legge e vanto sentire cum Ecclesia e lattaccamento
indomabile alla Cattedra di Pietro. Fu assai attento nella scelta dei
parroci; affermava essere questo il suo massimo dovere. Incoraggi
e diresse il movimento di apostolato sociale di cui si sentiva
lenorme bisogno, frenando gli insubordinati (da qui la condanna di
un loro giornale, la Quercia565), e stimolando iniziative atte ad
arginare linvadente materialismo socialista. Un gruppo di valorosi
e preparati sacerdoti (fra cui mons. Giuseppe Manzini, padre Giulio
Bevilacqua (1881-1965), don Giovanni Battista Trida, mons.
Giuseppe Chiot (1879-1960), don Giuseppe Trecca, lo stimatino
padre Luigi Fantozzi (1870-1953) e laici quali Giovanni Uberti
(1888-1964), Gian Battista Coris (1877-1945), Ugo Guarienti
(1874-1972), Umberto Gelmetti (1895-1955), Elena Da Persico,
ecc., si diedero a organizzare e propagandare il movimento sociale
cattolico. Tempi difficili passavano. Lamministrazione socialista di
Verona deliber (3 ottobre 1907) la soppressione dellinsegnamento
religioso in tutte le scuole elementari dipendenti dal Comune. Il
vescovo allora, dopo aver deplorato questo triste gesto, spinse i
parroci a istituire in ogni parrocchia una scuola di religione. Lanno
successivo vide lallontanamento delle Suore della Misericordia
dallAsilo Inabili. Nelle campagne, specie alle Basse, le leghe rosse
avanzavano dal Mantovano minacciose contro ogni sano
ordinamento, disgregatrici della famiglia e della Religione. Una
proposta di legge sul divorzio mise in allarme le famiglie che,
Lai. Fu vescovo di Guastalla dal 1923 al 1932. Ritiratosi presso don Calabria,
mor il 14 aprile 1933. Cfr. A. ORLANDI, Corsini, Giordano, in DBV 1, 257-58.
565
G. M. VARANINI, Democrazia cristiana e modernismo a Verona. Cronaca
di uomini e di riviste (1905-1908), in NM 16/4 (1981) 146-153; 17/1 (1982) 1925; G. PERBELLINI, Il seminario e il clero di Verona durante la crisi modernista
(dalla relazione della visita apostolica Boggiani), in Studi in onore di Angelo
Gambasin. Dagli allievi in memoria, a cura di L. Billanovich (= Fonti e studi di
storia veneta 17), Vicenza 1992, 405-50; L. BEDESCHI, Cattolicesimo critico e
nuovi credenti allalba del Novecento a Verona, in Don Giuseppe Baldo e il suo
tempo, 387-404.

228

incoraggiate dai parroci, presentarono al Parlamento una proposta


firmata da migliaia di donne. A ostacolare il suo fecondo lavoro di
pastore, maestro e padre, sopraggiunsero i cruciali anni della prima
guerra mondiale. Non solo parte del Seminario fu adibito a
ospedale della Croce Rossa e la massima parte degli alunni dei
corsi teologici e degli insegnanti furono tolti agli studi per il
servizio militare, ma soprattutto si era intensificata una campagna
contro i sacerdoti accusandoli di antipatriottismo. Qualcuno fu
anche mandato al confino a Firenze566. Vi fu persino un momento in
cui si pens di allontanare anche il vescovo! N il suo riserbo, n la
sua dignit, n lassistenza generosa spirituale e materiale verso i
soldati e le loro famiglie data da lui e dal suo clero, erano bastati a
salvarlo dallingiurioso sospetto.
Dopo la fine della grande Guerra, seguirono gli anni del difficile
dopoguerra, durante i quali il cardinale intervenne ancora sulla
pace, chiese consiglio alla Segreteria di Stato sul come comportarsi
circa il neonato Partito Popolare Italiano, costituito a Verona il 25
gennaio 1919, si pronunci attraverso il vicario generale mons.
Giovanni Battista Pighi pi volte sulle agitazioni agrarie nel
Veronese, sostenne i circoli dellAzione Cattolica. Dal punto di
vista delle strutture e delle istituzioni religiose diocesane, nella
relazione del 1921 alla Concistoriale, cos descritta in sintesi la
condizione religiosa di Verona, suffraganea del patriarcato di
Venezia. Il Capitolo cattedrale constava di 3 dignit e 9 canonicati,
presenti gli uffici di canonico teologo e canonico penitenziere;
cerano 8 benefici minori detti volgarmente cappellani. In diocesi,
la cui superficie si estendeva per 3077 chilometri quadrati e gli
abitanti erano circa 900.000, quasi tutti erano cattolici, eccetto
1.000 ebrei circa e altrettanti evangelici; 12 erano i paesi principali,
i sacerdoti secolari erano 670, i chierici 72 e gli alunni seminaristi
165, a cui si dovevano aggiungere 78 esterni; i vicariati foranei
erano 48, 269 le parrocchie, 11 le religioni maschili con 17 case e

566

Cfr. M. GRANCELLI, Cenni biografici del card. Bartolomeo Bacilieri


vescovo di Verona, in BEV 10 (1923) 41.

229

111 padri; 21 erano le religioni femminili con 144 case e 1724


suore567.
Parrocchie e lettere pastorali meritano una sottolineatura. Infatti,
durante il governo pastorale del card. Bacilieri le parrocchie della
diocesi crebbero di numero, anche se moderatamente. Eresse a
parrocchia urbana San Giovanni in Valle e fond San Giuseppe
fuori le mura; nella diocesi eresse le parrocchie di Domegliara, San
Zeno e San Vittore di Colognola, Bure, Molina (sua patria),
SantAndrea di Badia Calavena, ecc. Ogni anno per la Quaresima
indirizzava al clero e al popolo una lettera pastorale. Nellanno
conclusivo il cardinale intervenne ancora sul socialismo, venendo a
chiudere cos la parabola del suo episcopato, iniziata con una
pastorale sullo stesso tema nel 1901, lettera che ebbe risonanza
nazionale. La sua ultima pastorale fu quella del 1923 che aveva per
tema la Pace di Cristo, quasi eco della recente enciclica di Pio XI
Ubi arcano, a sottolineare che una pace pu essere duratura solo
poggiando sullinsegnamento di Cristo. Si pu ben dire che il
Bacilieri cadde sulla breccia. Il sabato 10 febbraio 1923, come di
solito, aveva concesso udienza fino alle 13 senza dare alcun segno
di stanchezza. Dopo il pranzo si ritir per il consueto riposo; alle 16
il segretario lo trov nella stanza da letto a terra colpito da
apoplessia. Non si riebbe pi e si spense il mercoled successivo,
14 febbraio 1923. Il suo corpo fu tumulato nella cattedrale davanti
al tornacoro.

567

Cfr. HCMA, IX (2002) 391 n. 1.

EPOCA CONTEMPORANEA

I Vescovi dellEpoca Contemporanea


Gli ultimi novantanni
LEpoca Contemporanea della Chiesa Veronese
Gli ultimi novantanni corrispondono alle esperienze storiche
del fascismo, della seconda guerra mondiale, del periodo
postbellico e del boom economico, della crisi del Sessantotto e
degli anni della contestazione, fino ai fermenti degli ultimi anni del
secondo millennio e dellinizio del terzo, alla reazione
internazionale al terrorismo e alla crisi economica delle democrazie
occidentali. In campo ecclesiale lesperienza del concilio Vaticano
II (1962-65) e il passaggio dal tempo della cristianit a quello
dellesodo, del dialogo e della Chiesa dei poveri e della carit
costituiscono le caratteristiche salienti dellesperienza religiosa
contemporanea.
In un periodo di travaglio e di rapida trasformazione di
situazioni si inserita lazione dei vescovi di Verona, i quali, pur
con caratteristiche e sottolineature diverse della loro presenza e
azione, si sono proposti come guide nel cammino della storia
contemporanea, tra laltro - ed fenomeno nuovo e rilevante attraverso lassidua segnalazione di modelli di santit messi in luce
con le beatificazioni e canonizzazioni di uomini e donne
significativi della Chiesa veronese568.
124. Girolamo Cardinale (1923-54)
Alla morte del Bacilieri, dal Capitolo fu eletto vicario mons.
Giordano Corsini. La nomina del nuovo vescovo per non tard
molto. LOsservatore Romano del 23 maggio 1923 annunciava
che il pontefice Pio XI (1922-39) nel concistoro del giorno
precedente aveva destinato alla Cattedrale di Verona Girolamo
Cardinale569, canonico teologo della Chiesa Metropolitana di
Genova. Girolamo Cardinale nacque a Genova il 14 febbraio 1875
568
Sul Novecento ecclesiastico veronese e i suoi vescovi, da Bacilieri a Zenti,
cfr. D. CERVATO, Tunica Christi, 15-111.
569
. Cfr. BOSCAGIN, Girolamo Cardinale; B. AVESANI, Cardinale Girolamo,
in DBV 1, 202-04.

da Domenico e da Angela Traversa. Fatti gli studi elementari, fu


accolto nella Casa dei Figli di Maria Immacolata. Fu consacrato
sacerdote il 24 settembre 1898. Dopo vari insegnamenti e la laurea
in teologia, per la sua capacit gli fu assegnata nel 1914 la cattedra
di esegesi biblica nel Seminario di Genova ed ebbe alunni come il
card. Giuseppe Siri (1906-89) e Giacomo Lercaro (1891-1976) di
Genova che lhanno ricordato per tutta la loro vita. Nel 1919 fu
eletto canonico teologo della Cattedrale di Genova, svolgendo
uffici e incarichi importanti, come la preparazione del Congresso
eucaristico nazionale del 1923. Il 22 maggio 1923 fu promosso
vescovo della Chiesa di Verona, mentre il veronese mons. Giordano
Corsini era nominato vescovo di Guastalla. Lelezione a vescovo di
Verona colse di sorpresa e riluttante mons. Cardinale, ma docile
alla volont del papa acconsent. Consacrato nella Cattedrale di
Genova il 15 luglio, il 14 agosto entr in diocesi. Fece una tappa a
Lonato, ove pernott, e il giorno successivo entr in citt accolto
entusiasticamente: la stampa locale quasi concordemente pose in
rilievo la solennit dellavvenimento. La situazione della diocesi
risentiva della tarda et del predecessore e dei suoi collaboratori,
per cui urgeva lavorare. Nomin subito delegato generale mons.
Giuseppe Venturi e dopo un anno scelse come vicario generale
mons. Giuseppe Manzini, nomina che ebbe un gioioso consenso in
diocesi, dove leletto era molto stimato. Il Manzini tenne lufficio
per 25 anni, in umile ed edificante dedizione, collaboratore
intelligente e fedele.
Oggetto primo delle cure del nuovo vescovo fu il Seminario. Le
vocazioni scarseggiavano in modo preoccupante: nel 1923 i
seminaristi erano solo 186. Mons. Cardinale si rese subito conto di
quanto fosse grave la situazione e di ci avvert pubblicamente
nella sua prima lettera pastorale in occasione della Quaresima del
1924. Sostitu lottantaquattrenne venerando rettore mons. Andrea
Casella con mons. Timoteo Lugoboni, parroco di Bovolone, istitu
nel 1928 lOpera per le Vocazioni Ecclesiastiche e la terza
domenica di Avvento fu designata come Giornata Sacerdotale.
Volle fossero coltivati i chierichetti, unendoli in una associazione
diocesana detta Piccolo Clero che affid ai superiori del Seminario

235

e pensava fosse un vivaio di futuri seminaristi. Ben presto il


Seminario riprese ed egli segu con intelletto damore i seminaristi,
anche quelli che uscivano, e Verona fu tra le prime diocesi italiane
che costitu, con lapprovazione e lappoggio del suo vescovo,
lAssociazione degli Ex-Seminaristi. La Scuola o Collegio degli
Accoliti sul finire dellanno scolastico 1924 venne fusa col
Seminario, concludendo cos il suo secolare e ormai esaurito
cammino. Fece costruire per i seminaristi una massiccia villa estiva
in quel di Rover.
Un comitato cittadino gli aveva regalato lautomobile ed egli si
diede a percorrere la diocesi giungendo cos anche in parrocchie
lontane, dove da anni non si vedeva il vescovo, ovunque accolto
con filiale entusiasmo. Dopo questo iniziale rapido contatto tenne
dal 1933 al 36 la sua prima visita pastorale, che svolse in modo
organico, accurato, intenso. Le sue esortazioni insistevano su alcuni
motivi, tra i quali predominante era il catechismo, quasi eco
dellenciclica Acerbo nimis di san Pio X (15 aprile 1905) che
lanciava al mondo il monito: uno solo il rimedio ai tanti mali che
affliggono lumanit: il catechismo. Il vescovo si preoccupava
perch listruzione religiosa fosse intensificata e data nel miglior
modo possibile. Altro motivo della sua predicazione si pu
riassumere dalle sue frequenti e accalorate parole: Basta con le
bestemmie! basta con gli scandali! La sua predicazione era
ordinata, chiara, sostanziosa, adatta per ogni intelligenza. A Verona,
per fervida iniziativa di Amedeo Balzaro, era sorto nel 1922 il I
Comitato Antiblasfemo che divenne centro propulsore di un vasto
movimento e suscit notevole interesse in Italia e fuori. Il vescovo
sottolineava che non solo in nome della civilt e dellamor di
patria, ma soprattutto perch offendeva Dio, si doveva impedire
lorribile favella. Riordin lUfficio Catechistico Diocesano e vi
pose a capo mons. Carlo Accordi. Quando nel 1925 linsegnamento
religioso venne esteso a tutte le scuole medie inferiori e superiori,
mons. Cardinale scelse fra i suoi sacerdoti quelli pi idonei allo
scopo, affidandoli alla guida di mons. Giuseppe Chiot. Ritenendo
necessario il rompere, spesso con laratro di una particolare
predicazione, le zolle spirituali, in quegli anni percorsi da tanti

236

errori anche sociali, insistette perch si tenessero spesso le Missioni


nelle parrocchie. Chiam provvidenziale la congregazione dei
sacerdoti secolari per le Missioni gratuite al popolo, risorta nel
1924 per iniziativa di mons. Lucchini, di don Sempreboni e di
mons. Grazioli. Accanto a questa sbocci lUnione per le Missioni
ai carcerati, di cui animatore fu don Giuseppe Girelli (18861978)570, pure questa tanto benefica e frequentemente impegnata in
fecondo lavoro. Altra iniziativa per coltivare in profondit le anime
fu lOpera dei Ritiri, iniziata in Verona nel 1919 da Alvise Hinech e
che poi il vescovo fece sua per darle pi ampiezza e pose prima in
una villa a San Floriano, poi in unaltra pi adatta a Gargagnago.
La diocesi visse giornate indimenticabili nel Primo Congresso
Eucaristico Diocesano (18-22 maggio 1938), preceduto dalla
Settimana del Giovane dal 20 al 27 marzo e seguito da celebrazioni
zenoniane, ricorrendo il centenario del ritrovamento del corpo di
san Zeno. Le celebrazioni ebbero uno spettacolare concorso di
fedeli, specie per la chiusura del Congresso Eucaristico nel
pomeriggio del 22 maggio con la processione che riemp tutto il
corso Porta Nuova, mentre da sopra la Porta il card. Elia Dalla
Costa parlava e benediceva la folla genuflessa. Sorsero ricreatori
parrocchiali, si iniziarono gli ospizi presso il santuario della
Madonna della Corona (don Giuseppe Albrigo, 1890-1952) e della
Madonna del Frassino (padre Dionisio Ragazzo ofm), poi
completati sotto i vescovi successivi. Sia per laumento della
popolazione, sia per una migliore suddivisione, cre numerose
parrocchie nuove in diocesi; queste, che nel 1923 ammontavano a
271, nel 1954 erano salite a 359.
Durante il suo episcopato vicende politiche di grande rilievo
scossero le popolazioni. La salita al potere del fascismo port
contrasti. Nonostante lo storico e benefico gesto della
Conciliazione (11 febbraio 1929), il nuovo regime politico
invadeva certi settori (come leducazione della giovent che voleva
monopolizzare) e diffondeva errate dottrine sul concetto di Stato. Il
vescovo si condusse con prudenza, ma intervenne decisamente
570

D. TORREGGIANI - C. DAL VERME, Don Giuseppe Girelli. Un apostolo


moderno nelle carceri dItalia, Verona 1984.

237

quando si tratt di difendere qualche sacerdote a torto percosso, o


nel cercare di sostenere lAzione Cattolica. Venne poi il doloroso
quinquennio 1940-45 che, se fu calamitoso per la storia di tutta
Italia, lo fu particolarmente per Verona, battuta dalla guerra e
tormentata da rappresaglie. In questo periodo il vescovo si merit il
titolo di Defensor Civitatis571. Fermo al suo posto, nonostante i
ripetuti bombardamenti della citt, era sempre in ascolto dei vari
bisogni, spesso intervenendo presso le autorit fasciste o tedesche
per fermare rappresaglie, per mitigare i disagi dei condannati
politici e degli Ebrei, cercando di liberarli, il che qualche volta pure
ottenne. Venne poi la ricostruzione e il vescovo, nonostante le sue
sofferenze fisiche e let, si pose allopera con tutto ardore,
cercando di riparare il Seminario in parte abbattuto dalle bombe
(che avevano ucciso lo stesso rettore mons. Lugoboni l8 febbraio
1944), mentre il clero delle chiese danneggiate si affannava alla
riedificazione. Cos mons. Giuseppe Turrini (1889-1978), per
riparare la gloriosa Biblioteca Capitolare di cui era prefetto, pure
quella sinistrata dalla guerra, poneva tutto il suo zelo di studioso. Il
vescovo indisse nel 1949 una seconda visita pastorale che, come si
prevedeva, non pot condurre a termine. Approv la Peregrinatio
Mariae suscitatrice di tanto fervore e quellimmagine poi pose nel
Tempio Votivo, monumentale chiesa eretta a Porta Nuova, per voto
di guerra. LAzione Cattolica riprese vigorosa e fedele, con compiti
sempre pi necessari, per arginare il materialismo e il malcostume;
la stampa soppressa riapparve, come lIdea Giovanile, il
Corriere del Mattino, il Verona Fedele, ecc. Sorsero le Acli, il
Cif, la Poa, vigorose, sempre pronte per ogni bisogno, anche
materiale, come si vide particolarmente nelloccasione degli
allagamenti del Polesine (novembre 1951). Ai molti istituti religiosi
preesistenti qualcuno saggiunse, fra cui particolarmente caro al
vescovo, per la venerazione verso il fondatore, quello di san
Giovanni Calabria.
Mons. Cardinale sempre pi fisicamente logoro, tormentato da
unulcera, mentre il lavoro cresceva, si decise a chiedere a Roma
un vescovo ausiliare e gli fu dato un coadiutore nel sacerdote
571

BOSCAGIN, Girolamo Cardinale, 197.

padovano mons. Andrea Pangrazio572 che, consacrato nella


Cattedrale di Padova il 4 ottobre, entr in diocesi il 1 novembre
1953. Mons. Cardinale prese ancora parte a varie attivit; partecip
alla cerimonia di apertura dellAnno Mariano (8 dicembre 1953)
che poi, sotto la dinamica spinta del coadiutore, ebbe un succedersi
di riuscite funzioni in diocesi. Uno degli ultimi atti fu la visita a
don Giovanni Calabria morente (4 dicembre 1954) e poi la
benedizione alla salma in Santa Anastasia. Il giorno di Natale
celebr privatamente e a stento la Messa; durante la giornata stette
sereno con i suoi; nella notte silenziosamente si addorment nel
Signore. Laffezionato segretario mons. Giovanni Falzoni (19022000) allalba lo trov da poco defunto.
125. Giovanni Urbani (1955-58)
Facendosi la storia troppo vicina, mancano ancora la possibilit
di accedere a molti documenti e una sufficiente illuminatrice
distanza. Se ne dir comunque quanto stato possibile raccogliere
da una lunga vicenda che altri meglio e pi accuratamente potranno
arricchire ed esporre pi compiutamente. Tra le fonti non potr
mancare il gi citato Bollettino Ecclesiastico Veronese che segue
il vescovo in ogni suo passo ufficiale e ripete la sua apostolica
parola assieme a quella del papa.
Alla morte di mons. Cardinale, mons. Andrea Pangrazio venne
nominato amministratore apostolico e prosegu la sua operosit
senza soste, portandosi qua e l nella diocesi dove era chiesta la sua
presenza. Pochi mesi dopo egli annunciava che in data 25 aprile,
Sua Ecc. Giovanni Urbani573, arcivescovo titolare di Sardi, era
572

Andrea Pangrazio, nato a Budapest il 1 settembre 1909, percorse i suoi


studi nel Seminario di Padova; dopo essere stato coadiutore a Verona, pass a
Livorno come coadiutore e poi come vescovo; nellaprile del 1962 fu destinato,
quale arcivescovo metropolita, a reggere la diocesi di Gorizia; divenuto poi
segretario della Cei, fu vescovo di Porto e Santa Rufina per gli anni 1967-85 e
delegato del papa per i Seminari dItalia. Mor il 2 giugno 2005.
573
Sul card. Giovanni Urbani, che fu tra i protagonisti del concilio Vaticano II
e presidente della Cei, cfr. Giovanni Urbani Cardinale Patriarca di Venezia
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Nellanniversario a ricordo,
Venezia 1970; Giovanni Urbani patriarca di Venezia, Venezia 2003 e spec. R.
CONA, Vescovo a Verona (1955-1958), ibid., 101-45; R. AVESANI, Urbani

nominato vescovo di Verona. Nato a Venezia il 26 marzo 1900 da


Angelo ed Elisa Borghi ed entrato nel seminario patriarcale il 16
ottobre 1913, a 18 anni prest servizio militare a Cremona.
Conclusa la Grande Guerra rientr in seminario e fu ordinato
sacerdote il 24 settembre 1922. Cappellano a San Donato di
Murano e nellisola di SantErasmo, si laure in diritto canonico
nellestate 1925. Svolti diversi insegnamenti e ministeri in diocesi,
soprattutto in campo giuridico e in seno allAzione Cattolica
veneziana, fu eletto vescovo titolare di Assume (Axum) il 26
ottobre 1946 e consacrato a Venezia l8 dicembre 1946; fu
promosso alla sede arcivescovile di Sardi il 27 novembre 1948 e
per un decennio fu assistente nazionale dellAzione Cattolica.
Dopo la traslazione del 25 aprile 1955 alla cattedra di San Zeno, il
nuovo eletto giunse nel pomeriggio di domenica 19 giugno al ponte
di Bevilacqua confine della diocesi e della provincia verso Padova;
l furono a incontrarlo le autorit. Dopo una breve sosta a Legnago
e una tappa a Bovolone, arriv a Verona alle 17. Ricevuto
lomaggio del sindaco sulla gradinata di palazzo Barbieri, si port
in Cattedrale dove rivolse la sua prima affettuosa parola ai fedeli.
La domenica successiva mons. Pangrazio, ricevuto dai Veronesi un
riconoscente saluto, partiva per Livorno, diocesi della quale era
stato nominato vescovo coadiutore con diritto di successione.
Il nuovo vescovo, che conservava ad personam il titolo di
arcivescovo, si pose subito al lavoro. Eleggeva mons. Giuseppe
Lenotti vicario generale, confermava le varie cariche della Curia
con poche innovazioni, rivolgeva in data 19 giugno la prima lettera
pastorale alla diocesi sul tema La nostra speranza, in cui
sviluppava il motto posto sul suo stemma episcopale In
misericordia tua. Dopo un anno di intensa attivit esploratrice
indiceva (29 giugno 1956) la visita pastorale, iniziandola dalla
parrocchia di San Zeno Maggiore, che la ebbe il 21 ottobre, visita
attenta, coadiuvata da varie commissioni. In seguito a matura
ponderazione e consiglio decise di costruire un adeguato nuovo
Seminario in quel di San Massimo sul terreno offerto da mons.
Giovanni Ongaro (1902-71), scegliendo il progetto delling.
Giovanni, in DBV 2, 839-41.

Sperandio Casali. Poneva la prima pietra del grandioso edificio il


25 aprile 1957. Tenne un riuscito Congresso per i laici dedicati
allapostolato concludendolo in Arena il 14 novembre 1957 alla
presenza del card. Angelo Roncalli, patriarca di Venezia. Con
solenne cerimonia in Cattedrale (8 dicembre 1957) indiceva lAnno
Eucaristico Mariano i cui momenti pi solenni furono due affollati
pellegrinaggi a Lourdes (maggio e agosto 1958) e il II Congresso
Eucaristico Diocesano alla cui conclusione (21 settembre 1958)
presenziava ancora il card. Roncalli profondamente commosso per
il numero e la devozione dei partecipanti. Nel novembre si tennero
Missioni con predicazione contemporanea in tutte le parrocchie
della citt.
Il 9 ottobre 1958 moriva Pio XII, figura altissima per virt e
dottrina e il 28 ottobre il Collegio dei cardinali eleggeva papa il
patriarca di Venezia che prendeva il nome di Giovanni XXIII.
Pochi giorni dopo (11 novembre), il nuovo pontefice nominava alla
sede metropolitana patriarcale vacante di Venezia il vescovo
Giovanni Urbani, elevandolo il successivo 15 dicembre alla dignit
cardinalizia. La diocesi prese parte viva a tutti questi straordinari
avvenimenti: porse il 25 dicembre e poi il 27 (clero) il suo
deferente commiato al cardinale partente e si prepar ad accogliere
degnamente il nuovo vescovo destinato a succedergli a Verona. Il
card. Urbani mor a Venezia il 17 settembre 1969.
126. Giuseppe Carraro (1958-78)
Mons. Giuseppe Carraro574, nacque il 26 giugno 1899 da
Sebastiano e Clotilde Pizzati e fu iniziato alla vita cristiana a Mira,
574

Intorno al vescovo Servo di Dio Giuseppe Carraro, cfr. ORLANDI, Un


Vescovo nel cuore del Concilio; ID., Carraro Giuseppe, in DBV 1, 207-09;
Giuseppe Carraro Vescovo di Verona (1958-1978) padre pastore maestro. Scelta
di atti e lettere del ministero episcopale, a cura di G. Zivelonghi (= SDSL 26),
Verona 2003 [rist.]; G. OTTAVIANI, Un Vescovo al Concilio. Il contributo di
Giuseppe Carraro Vescovo di Verona al Concilio Ecumenico Vaticano II, Pres. di
A. Nicora, Pref. di J. Castellano Cervera, Panzano di Chianti 2006; A CORRADI,
Il Concilio a Verona. Mons. Giuseppe Carraro, Vescovo di Verona testimone ed
esecutore del Concilio Vaticano II (1965-1978) (= SDSL 35), Verona 2007; Fino
alla piena maturit di Cristo. Scelta di scritti del Servo di Dio Mons. Giuseppe
Carraro, Verona 2008.

in provincia di Venezia ma al tempo nella diocesi di Treviso. Si


form quindi prevalentemente nel seminario di Treviso e, dopo 34
mesi di vita militare e gli studi di teologia, fu ordinato sacerdote il
31 marzo 1923. Cominci il ministero pastorale come cappellano di
Brusaporco (poi Castelminio) per due anni, si laure quindi in
scienze naturali a Padova e svolse in Seminario attivit prima di
insegnante e quindi di padre spirituale e rettore. Fu niominato
vescovo titolare di Usula e ausiliare di Treviso il 29 settembre
1952, fu consacrato vescovo il 1 novembre 1952 e dal 1956 al
1958 fu vescovo di Vittorio Veneto. Il 15 dicembre 1958 fu
chiamato dal nuovo papa Giovanni XXIII a guidare la Diocesi di
Verona, dove fece il suo ingresso il 18 gennaio 1959.
Proveniente da Cornuda (Treviso), al bivio per Soave incontr
autorit e fedeli. Al santuario di Madonna di Campagna, lautorit
civile di Verona gli rivolse un saluto a cui egli paternamente
rispose, quindi accompagnato dal lungo corteo si port in
Cattedrale dove tracci in nitida e forte omelia il programma del
suo lavoro riassunto nella frase evangelica che fu anche il suo
motto araldico Cercate prima di tutto il regno di Dio. Del suo
mirabile lavoro in circa ventanni del suo episcopato vengono
ricordate solo alcune date pi significative. Il 6 giugno 1960 ebbe
luogo linaugurazione del nuovo Seminario (nella parte finita e
funzionante) alla presenza del card. Urbani, tuttavia ancora nello
stesso anno mons. Carraro trasfer i teologi nellOasi di don
Silvestrelli a San Massimo (ottobre-dicembre), i quali passarono il
6 gennaio 1961 nella riattivata sede di citt. Il 28 ottobre 1960 in
Duomo venne consacrato vescovo mons. Giuseppe Lenotti (190781) eletto a reggere la diocesi di Bova. Il 15 marzo 1962 venne
aperto lanno santo di san Zeno e della Peregrinatio Corporis
Sancti Zenonis che nel 16 centenario della ordinazione episcopale
del Santo (8 dicembre 362) portava lurna del corpo del patrono
della diocesi di chiesa in chiesa. Anche fuori diocesi fu portata
questa preziosa reliquia ovunque suscitando religioso fervore (San
Zenone degli Ezzelini e a Borsea Polesine). Il 29 luglio 1962 fu
inaugurata la nuova casa degli Esercizi Spirituali detta Casa San
Fidenzio alla presenza del card. Urbani e di mons. Carlo Maccari,

assistente generale di Azione Cattolica. Questa casa e numerose


altre - quella posta sulla Rocca di Garda, aperta a tale scopo fino al
1972, Casa Serena per adolescenti a Settimo di Pescantina, Oasi
Sacra Famiglia di don Silvestrelli a Boscochiesanuova, Centro di
Spiritualit e di Cultura dellIstituto Mazza a Costagrande, Centro
di Spiritualit SantAngela Merici di Desenzano e Villa Elena ad
Affi - attestano un fiorire in diocesi di provvidenziali luoghi per
irrobustire gli spiriti e rasserenare gli animi. Il 29 novembre 1962
fu benedetta la prima pietra delledificio per il Seminario Nostra
Signora di Guadalupe per la preparazione di sacerdoti per
lAmerica Latina, alla presenza di 4 cardinali e di 45 fra
arcivescovi e vescovi. Il 12 maggio 1963 si chiuse lanno santo di
san Zeno e ritorn nella Basilica lurna col corpo del santo patrono.
Presenziava anche il card. Urbani e il veronese Pacifico Perantoni
(1895-1982), arcivescovo di Lanciano. Il 4 ottobre 1964 venne
consacrato vescovo il veronese mons. Luigi Bellotti (1914-95)
delegato apostolico dellAfrica Centrale e poi in vari altri paesi. L8
dicembre 1964 fu solennemente inaugurato il Seminario Italiano
Nostra Signora di Guadalupe per lAmerica Latina, alla presenza di
tre cardinali, una cinquantina di vescovi quasi tutti del SudAmerica e con un radiomessaggio del sommo pontefice Paolo
VI575.
Durante questi anni il vescovo, spesso trattenuto a Roma,
membro di commissioni per i lavori del concilio ecumenico
Vaticano II, intraprese la visita pastorale alle parrocchie della
diocesi, sospesa poi per il concilio, e diede lavvio ad alcune ben
riuscite iniziative come la Scuola Pastorale Gian Matteo Giberti per
il giovane clero, la Spal (Scuola Permanente Apostolato Laici), il
Cifr (Centro Istruzione Formazione Religiosa per Catechiste).
Dopo la conclusione del concilio, una Grande Missione Giubilare
Cittadina si tenne dal 24 marzo al 3 aprile 1966. Una appassionata
campagna di mons. Carraro per moralizzare lo spettacolo, la
stampa, i costumi, ebbe momenti salienti nelle due imponenti
processioni penitenziali che percorsero le vie della citt il 26
575

Circa il suo rapporto con Verona, cfr. Paolo VI e Verona. Nel Centenario
della nascita di Papa Paolo VI (1897-1997), Verona 1998.

febbraio 1961 e il 4 aprile 1965. Con decreto vescovile (7 aprile


1965) furono ridimensionati i confini di ben 35 parrocchie nel
Comune di Verona. Nuove chiese sorsero specie negli affollati
sobborghi della citt, dove furono costituite nuove parrocchie, tre
delle quali affidate a religiosi (LAddolorata ai Canossiani, San
Benedetto di Valdonega agli Stimmatini, passati poi per un breve
periodo alla parrocchia della Santissima Trinit, il Tempio Votivo ai
Minori Conventuali); contemporaneamente lAzione Cattolica
costru ville di soggiorno estivo, per i giovani (don Antonio
Ceriani, 1922-88) a San Giovanni in Loffa di Breonio e per le
giovani (don Riccardo Ferrari) a Rover. Sorsero opere di
apostolato, si aggiunsero case religiose, ci fu una notevole attivit,
come nel campo civile cos in quello ecclesiastico, favorita da un
operoso accordo fra le varie autorit e da un periodo di pace, di
tanto in tanto increspato da agitazioni sindacali, e da qualche
pubblica calamit, come cicloni rovinosi per le campagne o altro,
comunque nellinsieme sereno e costruttivo. Verona ha riavuto
anche una facolt universitaria (Economia e Commercio, alle
dipendenze dellUniversit di Padova) trasformata pi tardi in
universit autonoma576, e, con le scuole medie di ogni ordine e
grado, alcune altre di grado superiore.
Importanza notevole attribu Carraro agli strumenti tradizionali
della pastorale: come ad esempio la celebrazione degli Anni
Zenoniani, del 1962/63, gi ricordato, e del 1973 a ricordo della
morte del santo; la celebrazione ancora dellAnno della Fede nel
1967, in occasione dellanniversario del martirio dei santi Pietro e
Paolo, e la celebrazione inoltre dellAnno Santo in diocesi nel
1974, con la chiesa Cattedrale come meta e centro del
pellegrinaggio. Carattere insieme tradizionale nel contesto di quelli
nominati e nuovo per il motivo assunse il Giubileo conciliare (1
gennaio-29 maggio 1966) durante il quale le diverse categorie di
fedeli si recarono in Cattedrale per quella che con termini poi
venuti di moda si chiama receptio concilii. Il concilio segnava
infatti, e nella vita di Carraro e nella pastorale diocesana, un
momento di rinnovamento vasto e profondo. Mons. Carraro sent in
576

Cfr. Alle origini dellUniversit di Verona.

modo vivissimo il suo compito di missione universale connesso


con lattivit conciliare e vi corrispose impegnandosi nei lavori del
concilio con grande dedizione e assiduit577. Rientrato in diocesi,
presentava il 12 dicembre 1965 in una solenne concelebrazione in
Cattedrale il concilio e sollecitava tutti allopera. Mentre
procedeva il rinnovamento conciliare - del resto non sempre
omogeneo, ma caratterizzato anche a Verona da resistenze e da
fughe in avanti, controllate per lo pi, le une e le altre, da mons.
Carraro -, egli non esaur nellambito della diocesi lesercizio del
suo episcopato, ma lo esercit accettando particolari e impegnativi
compiti nelle commissioni dei vescovi. Lapertura di Carraro ai
problemi della Chiesa universale lo spinse a farsi promotore di
iniziative intraprese a favore di altre diocesi, oltre che dellAmerica
Latina, e a intervenire per le missioni. Linsieme delle iniziative
prese aveva creato in Carraro e in diocesi una maggiore apertura e
capacit di iniziative nuove, come risulta dallistituzione dello
Studio Teologico San Zeno nel 1965 e della Scuola di Teologia San
Pietro Martire per Laici e Religiose nel 1967578, istituzioni legate
nel loro nascere, la prima particolarmente al concilio e la seconda
al primo sinodo. In connessione con la terza assemblea generale del
sinodo dei vescovi del 1974, mons. Carraro torn sullidea, da
sempre vagheggiata ma mai potuta finora realizzare, della
celebrazione dun sinodo diocesano, iniziato ma non concluso.
Infine la celebrazione del sinodo del 1977 su La catechesi nel
nostro tempo dava motivo a Carraro per nuove iniziative: risalgono
infatti alla fine di quellanno la costituzione del Centro Diocesano
di Cultura Giuseppe Toniolo e linizio dellattivit di Radiotelepace
il 27 novembre 1977.
Durante lepiscopato di mons. Carraro, parecchi veronesi per
fama di santit ed eroismo di virt, furono oggetto di un riuscito
processo diocesano per la loro causa di beatificazione e di
canonizzazione. Sono quasi tutti fondatori di istituti religiosi dei
577

Fu membro della Commissione preparatoria per gli Studi e i Seminari e di


quella conciliare sulla stessa materia e presidente della Sottocommissione per i
Seminari, presentando in aula il 12 novembre 1964 il decreto sulla formazione
sacerdotale e l11 ottobre 1965 il testo definitivo del decreto Optatam totius.
578
Teologia: itinerario verso una fede adulta, Verona 1993.

quali gi si fece cenno. Nella speranza che la loro tomba diventi un


altare, come gi avvenuto per parecchi di loro, se ne fa qui
lelenco, ripetendo pi di un nome gi ricordato: san Gaspare
Bertoni, don Nicola Mazza, don Pietro Leonardi, il beato Daniele
Comboni, il beato Carlo Steeb, il beato Giuseppe Baldo, il beato
Giuseppe Nascimbeni, p. Rocco Ferroni (1856-1939), don Antonio
Provolo, madre Teodora Campostrini, san Giovanni Calabria.
Maddalena di Canossa gi proclamata beata il 15 agosto 1941 dal
papa Pio XII, fu dichiarata santa da Giovanni Paolo II il 31 ottobre
1988. Per altri ancora stato celebrato il processo diocesano, come
per Elena Da Persico, Leopoldina Naudet e il beato Zefirino
Agostini. Di qualche altro c una popolare fama di santit e di
eroismo, come documentate biografie attestano, quali, per
nominarne qualcuno, il padre Evaristo Nao, vicario foraneo a
Brentonico e Vestenanuova e camilliano a 60 anni, morto il 15
settembre 1947579 e padre Luigi Benedetti nato nel 1884 a Ceredo
(SantAnna dAlfaedo) stimatino, missionario in Brasile 580, morto
nel 1957. Ultimo a essere fatto oggetto di un processo diocesano
per iniziativa di mons. Carraro fu a partire dal 1978 padre Filippo
Bardellini (1878-1956), fondatore delle Poverette di Nazareth.
Intanto al compiersi dei 75 anni mons. Carraro, secondo le
indicazioni vigenti, espresse la disposizione a lasciare il governo
della diocesi. Solo dopo anni di oscillazioni, il 15 maggio 1978
venivano accettate le sue dimissioni, presentate fin dal 9 maggio
1974, e veniva nominato come successore mons. Giuseppe Amari,
originario di Mantova, per cinque anni vescovo di Cremona. Con
ultimo gesto solenne mons. Carraro consacr il 4 giugno dello
stesso anno il rinnovato santuario della Madonna della Corona e l8
seguente diede nello stesso santuario il saluto ai sacerdoti della
diocesi delineando nellomelia la figura del vescovo e i rapporti di
comunione con il presbiterio. Fissata la sua dimora a San Fidenzio,
mons. Carraro continu per alcuni mesi una fitta attivit di
predicazione e di incontri nelle parrocchie per le cresime. Nel
novembre di quellanno fu colpito da trombosi che per vari mesi lo
579
580

D. CASERA, P. Evaristo Nao, Verona 1962.


N. DALLE VEDOVE, P. Luigi Benedetti, Vicenza 1965.

trattenne allospedale. Ripresosi lentamente ma in modo


soddisfacente e andato a risiedere in citt presso San Zeno in
Oratorio, pot ricomparire in pubblico per varie celebrazioni. Una
di queste fu la consegna del premio San Zeno conferitogli il 2
giugno 1980. Il gioved 4 dicembre teneva lultima omelia. Il 5 fu
assalito da un altro attacco del male e il 30 dello stesso mese anniversario della morte del Giberti - chiudeva la sua giornata
terrena nellospedale Sacro Cuore di Negrar. I suoi funerali ebbero
luogo il 3 gennaio 1981 e fu sepolto nellarea della cappella del
Santissimo in Cattedrale581, secondo il suo desiderio. A 25 anni
dalla pia morte inizi il 30 dicembre 2005, la causa per la
beatificazione e canonizzazione e il processo cognizionale
diocesano si svolse dal 5 ottobre 2006 al 18 ottobre 2008.
127. Giuseppe Amari (1978-92)
Nellestate-autunno 1978, con la morte prima di Paolo VI e poi
di Giovanni Paolo I e lelezione di Giovanni Paolo II, si ebbe netta
limpressione di trovarci alla conclusione dun ciclo e daver
superato un giro di boa nel corso della storia. A Verona il
cambiamento aveva preceduto di poco quei fatti, ne sub anzi un
certo influsso. Il nuovo vescovo mons. Giuseppe Amari (19162004), sebbene avesse fatto il suo ingresso il 25 giugno, rimase
contemporaneamente vescovo di Cremona a tutti gli effetti per
qualche mese, poich gli avvenimenti di quella tragica estate
ritardarono la nomina del successore a quella sede. Solo quando
venne eletto il nuovo vescovo di Cremona, mons. Amari pot
essere tutto e soltanto di Verona582.
Originario di Bagnolo San Vito (Mantova) dove nacque il 18
settembre 1916, fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Mantova
il 16 giugno 1940. Prima archivista della Curia mantovana,
frequent poi a Roma la Facolt di Storia Ecclesiastica. Si laure
nel 1949 con una tesi sul pensiero storico di santAgostino 583. In
581

SEGALA, Il nome, 18.


F. VOLTINI, Testimonianza della chiesa di Cremona, in La chiesa di
Verona al suo vescovo mons. Giuseppe Amari nel decimo anniversario della sua
ordinazione episcopale, Verona 1983, 31.
583
Cfr. G. AMARI, Il concetto di storia in SantAgostino, Roma 1951.
582

diocesi ricopr diversi incarichi pastorali, insegn in Seminario


patristica e liturgia e ne divenne rettore per gli anni dal 1952 al
1973. Dopo il concilio fece parte della Commissione episcopale per
i seminari. Fu eletto vescovo di Cremona il 5 marzo 1973 e venne
ordinato il 18 successivo. Per un quinquennio (1973-78) resse la
sede cremonese. Venne trasferito alla sede veronese il 15 maggio
1978 e vi fece lingresso, come anticipato, il 25 giugno successivo.
Le cronache della giornata dingresso riferiscono lavvenimento nei
suoi punti salienti: la sosta a Desenzano, lingresso in citt per
porta San Zeno e larrivo nella piazza del Duomo dove fu accolto
da autorit e folla. Alle 17.30 dalla Biblioteca Capitolare pass
processionalmente nella Cattedrale per la solenne concelebrazione.
Il rito ebbe termine verso le 19. Unappendice alla celebrazione
ebbe luogo in episcopio, nel salone dei vescovi, dove mons. Amari
incontr le autorit civili e altre personalit che furono interpretate
nellindirizzo del sindaco avv. Renato Gozzi (1915-99)584.
A illustrare la figura del vescovo negli anni dellepiscopato
Amari, partendo dal 1980, contribuirono tra laltro le annuali feste
zenoniane celebrate in onore del santo patrono e solennizzate ogni
volta dalla presenza dun cardinale. Aspetti religiosi e civili sono
risultati strettamente uniti insieme nella venerazione del santo
patrono, a esaltare la centralit del vescovo nella vita della Chiesa e
della citt. Durante lepiscopato di mons. Amari, non disgiunto
dalla vicenda della Chiesa italiana e dei piani pastorali della Cei, si
deline un piano pastorale progressivo e sistematico, presentato
alla Chiesa Veronese il 2 ottobre 1986, comprendente quattro
dimensioni essenziali o mete della pastorale: priorit della Parola di
Dio, centralit dellEucaristia, comunione e ministerialit della
Chiesa, Chiesa missionaria. Indicazioni e orientamenti pratici si
coagularono intorno a settori specifici indicati dallo stesso piano in
cinque ambiti: famiglia, salute-emarginazione-volontariato, scuolacultura, lavoro, settore socio-politico, con la creazione di apposite
commissioni vicariali585. In ciascuno di tali settori la pastorale
584

Cfr. Nomina del nuovo vescovo S. E. Mons. Giuseppe Amari, in BDV 65


(1978) spec. 525-35.
585
Cfr. BDV 73 (1986) 809-20.

diocesana sotto limpulso di mons. Amari increment i centri aiuto


vita, di preparazione al matrimonio e di aiuto alle famiglie 586,
organizz il volontariato in sede diocesana e diede un forte impulso
alla Caritas, costitu la commissione diocesana Giustizia e Pace,
favor nel 1981 la fondazione del Ceis (Centro italiano solidariet)
per il ricupero dei tossicodipendenti e promosse nel 1992 la
costituzione duna casa per gli ammalati di Aids, increment il
numero delle scuole cattoliche diocesane587 e, per quanto riguarda il
lavoro e la formazione politica, organizz con il concorso del
Centro Culturale Toniolo588 scuole e corsi, mentre il vescovo
personalmente incontrava a pi riprese nellimminenza del Natale i
politici, sottolineando lurgenza di una sensibilit pi aperta alle
nuove istanze della societ veronese e italiana.
Come tappe significative nel cammino ordinario della Chiesa
mons. Amari promosse la celebrazione di convegni pastorali
annuali intorno ad alcuni temi ricorrenti e aperti a tutte le
componenti ecclesiali, con preponderanza se mai dei laici, tanto
che il clero matur la richiesta di proprie assemblee, come quella
che si tenne il 22 settembre 1988: quella assemblea plenaria fu
continuata e sostituita da settimane annuali duna fetta del clero a
Folgaria negli ultimi anni589. Ai convegni e alla loro celebrazione ai
primi di settembre fece seguito una serie di iniziative pastorali
586

Allinizio del 1991 i consultori di ispirazione cristiana erano 11. Cfr.


Verona Fedele (13 gennaio 1991) 21.
587
Si tratta di 5 scuole medie dislocate a Villafranca, Str di Colognola,
Marzana, Verona e Arbizzano e di due istituti tecnici presenti a Verona e a
Bovolone. Cfr. Annuario 1991, 483.
588
Nella sua direzione a don Gino Oliosi segu nel 1985 fino al 1996 mons.
Rino Furri. Cfr. R. FURRI, Le frontiere della sfida (Fede - idee - fatti), Verona
1988.
589
Vi sono stati invitati preti arrivati al primo fino allottavo lustro di
ordinazione. Circa la vita del clero, pur a livelli diversi, testimonianze di vita
pastorale, personale e veronese, presentano E. VENTURI, Acquarelli sul
Sagrato.A cavaliere tra due epoche, Verona 21997; A. BENEDETTI, Prediche
inutili, Vago di Lavagno (Verona) 1998; E. Z. CAPRINI, Ricordi di un curato di
campagna, Verona 1999; C. TOBALDINI, Ricordi di un prete di campagna,
Isolalta (Verona) 2000 [pro manuscripto], Si segnalano inoltre alcune
pubblicazioni riguardanti ecclesiastici del Novecento. Cfr. pure i profili tracciati
da CERVATO, Tunica Christi.

illustrate dal vescovo nella celebrazione della Madonna del Popolo


l8 settembre. La celebrazione della XXXIV Settimana Liturgica
Nazionale per il ventennale della Sacrosanctum Concilium (29
agosto-4 settembre 1983) sostitu il convegno, in un anno che
nellepiscopato Amari vide notevoli cambiamenti e novit, tra le
quali le principali furono lelezione del vicario generale mons.
Andrea Veggio a vescovo ausiliare590 e linizio della visita pastorale
vicariale591.
Soprattutto con i convegni annuali mons. Amari attu la guida
della Chiesa veronese. Con la sobriet della vita e la dedizione al
suo compito, meno forse con la decisione che qualcuno si sarebbe
aspettata ma che avrebbe prodotto se mai fratture pi profonde,
mons. Amari accompagn il cammino delle associazioni, dei centri
pastorali diocesani, dei gruppi e dei movimenti che si affermarono
negli ultimi anni, riconducendoli alla centralit dun servizio
ecclesiale pi universale. Nel pullulare di gruppi, centri 592 e
590

Mons. Andrea Veggio nacque a Manerba, provincia di Brescia e diocesi di


Verona, il 28 agosto 1923. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1947. Dopo essere
stato vicario a Dossobuono e assistente al Collegio vescovile pass al Seminario
con incarichi di vicerettore, direttore spirituale e ancora di vicerettore del
Maggiore. Fu arciprete di Isola della Scala dal 1959 al 1964, quando torn in
Seminario come rettore (1964-72). Fu quindi provicario generale (1972-76) e
vicario generale (1976-83). Canonico onorario nel 1962, divenne canonico
effettivo nel 1978 e arciprete del Capitolo nel 1980. Nominato vescovo titolare di
Velia (nel Cilento) il 1 agosto 1983 e ordinato l8 settembre seguente, fu
ausiliare e vicario generale della diocesi da quellanno, continuando la sua
attivit anche dopo essere stato amministratore apostolico nel 1997-98: fu infatti
ausiliare fino al 2001 e vicario generale fino al 2002. Cfr. Andrea Veggio.
Sessantanni prete venticinque vescovo, a cura di G. Leali, Manerba (Bs) 2007.
591
Essa fu annunciata il 25 novembre 1982 e si protrasse dal 4 novembre
1983 al 2 luglio 1984, in corrispondenza con lAnno Santo della Redenzione; fu
seguita poi dalla visita agli istituti religiosi nel 1984-85 e quindi dalla visita
parrocchiale. Questultima, che copr un terzo delle parrocchie della diocesi e
non fu conclusa, risult uno strumento quasi ordinario di guida pastorale per il
vescovo nellincontro col suo popolo.
592
Accanto al Centro Diocesano Toniolo, prese il via nel 1980 lattivit del
Circolo, poi Centro Enrico Medi, che diede vita dal 1987 al foglio
dinformazione Lincontro. Nel 1983 sorse il Centro SantAdalberto, legato a
Comunione e Liberazione, avendo in Tubighi un proprio foglio dinformazione sempre dal 1987.

movimenti, insistenza particolare dedic allimportanza della


parrocchia e della vicaria593, questultima come luogo dincontro e
di sostegno specialmente per le parrocchie pi piccole e meno
ricche di articolazioni. Del resto, un riordino delle parrocchie e una
lieve riduzione del loro numero avvenne nel 1986 a seguito
dellentrata in vigore (3 giugno 1985) dellAccordo di Revisione
del Concordato Lateranense tra Santa Sede e Stato Italiano siglato
il 18 febbraio 1984594. La costituzione di nuove parrocchie durante
lepiscopato Amari si limit a quelle di Santa Maria Maddalena (6
aprile 1980) nella periferia della citt, di Cristo Risorto a
Bussolengo (4 ottobre 1980), di San Vito di Cerea (15 giugno
1981), del Beato Carlo Steeb (25 marzo 1986) tra San Michele e
Madonna di Campagna e San Matteo apostolo (22 dicembre 1987)
nella zona tra Cristo Lavoratore e Palazzina. Con tali modifiche, le
parrocchie della diocesi sono attualmente 380. In seguito agli stessi
accordi pi sopra citati, il 23 ottobre 1985 era stato eretto, come del
resto nelle altre diocesi italiane, lIstituto diocesano per il
sostentamento del clero, che ha consentito una maggiore
perequazione economica tra i membri del clero stesso, pur non
risolvendo esso tutte le situazioni di disagio 595. Su un altro piano, le
nuove situazioni createsi nellEuropa centrorientale con i fatti del
1989 richiesero unulteriore apertura della nostra Chiesa, non solo
con iniziative della Caritas e dellAzione Cattolica rivolte a
Polonia, Romania, Cecoslovacchia, Ungheria, Russia, Albania 593

Cfr. BDV 78 (1991) 181-89.


Vennero soppresse le parrocchie di Sprea, Campiano, Manune, Pradelle di
Gazzo, Gaium, Giare e Finetti. Ulteriori integrazioni e rettifiche riguardo al
numero delle parrocchie della diocesi vennero date sul finire del 1987 e
interessarono Campiano, Giare e Sprea.
595
A queste si cerca di sopperire con altre iniziative diocesane di solidariet,
mentre per i sacerdoti anziani non pi autonomi stata aperta nel 1986 la Casa
Perez di Negrar, dopo che mons. Amari il 24 giugno 1982 aveva messo a
disposizione dei sacerdoti bisognosi di continua assistenza Casa Betania di San
Fidenzio, un tempo soggiorno estivo di mons. Giuseppe Carraro. Gli edifici di
San Zenetto, che furono lultima dimora dello stesso mons Carraro, da mons.
Amari erano stati messi a disposizione delle Piccole Fraternit per le persone
portatrici di handicap gi dallagosto dellanno precedente. Cfr. BDV 69 (1982)
416-17.
594

oltre che ad alcuni paesi dellAfrica e dellAsia -, ma anche con


personale della diocesi e di alcune congregazioni religiose
disponibili, oltre che per lAmerica Latina e lAfrica, anche per
lOriente europeo.
Tra gli avvenimenti straordinari dellepiscopato di Amari fu la
celebrazione dellottavo centenario della dedicazione della
Cattedrale. In preparazione ad essa fu sistemata larea
presbiterale596 e il fausto evento fu ricordato tra laltro con la
pubblicazione dei sermoni di san Zeno tradotti dal prof. Gabriele
Banterle e con una pubblicazione riguardante la Cattedrale stessa.
Al chiudersi del centenario del papato a Verona (1185-87) e durante
lanno mariano (6 giugno 1987-15 agosto 1988), Giovanni Paolo II
visit Verona in due giornate memorabili (16-17 aprile 1988) 597 che
lo videro presente nella Cattedrale, nella Capitolare, in San Zeno,
in Arena e alla Corona598, come in altri luoghi pubblici e religiosi in
citt e a Negrar. Quella visita trov il suo punto culminante nella
beatificazione di mons. Giuseppe Nascimbeni e di don Giovanni
Calabria allo stadio Bentegodi e fu ricambiata nellottobre
successivo con la visita dei Veronesi a Roma per la canonizzazione
di santa Maddalena di Canossa (2 ottobre 1988)599.
Nel settore delle canonizzazioni, beatificazioni e cause dei santi
lepiscopato Amari si rivel particolarmente attivo, continuando
cos lopera del predecessore e assecondando la linea di sviluppo
propria del pontificato di Giovanni Paolo II che sottolineava nella
Chiesa lordinariet della straordinaria grazia della santit. Oltre ai
596

Cfr. Cattedrale di Verona. La nuova area presbiterale 1987, coord. A.


Piazzi, Verona 1988.
597
Cfr. Labbraccio di Verona a Giovanni Paolo II.
598
Il santuario diocesano Madonna della Corona fu elevato al titolo di
basilica minore il 14 luglio 1982, dopo che la venerata immagine della Madonna
aveva compiuto una peregrinatio in 364 parrocchie e altri istituti della diocesi
dal 1979 al 1982. Esso fu con la Cattedrale centro della devozione del popolo
veronese soprattutto nellAnno Mariano, chiuso a Verona l8 settembre 1988,
anno durante il quale, il 17 ottobre 1987, anche il santuario Madonna della Pace
fu elevato al titolo di basilica minore.
599
Essa fu seguita a un anno di distanza dalla beatificazione di don Giuseppe
Baldo e dalla canonizzazione di san Gaspare Bertoni (30 ottobre-l novembre
1989).

fatti appena citati, per Verona va ricordato il processo informativo


per la causa di beatificazione di madre Maria Domenica Mantovani
che si protrasse dal 10 febbraio al 29 aprile 1988, del conte
Francesco Perez (1861-1937) dei Buoni Fanciulli, aperto il 5
dicembre 1988 e chiuso il 24 maggio 1990, della madre Vincenza
Maria Poloni confondatrice delle Sorelle della Misericordia, aperto
il 10 settembre 1990, la conclusione (23 maggio 1989) del processo
per la causa del padre Filippo Bardellini iniziato il 20 gennaio
1982600 e altri processi riguardanti don Mazza, di cui fu celebrato
solennemente il bicentenario della nascita, sul perdurare della fama
di santit (16 dicembre 1988-10 marzo 1989), e don Agostini sul
miracolo attribuito alla sua intercessione (17 marzo-15 giugno
1992). Anche per la Naudet e la Campostrini, il Comboni, il
Provolo e il Leonardi, del quale stata dichiarata leroicit delle
virt, sono state proseguite o concluse le ricerche per la Positio - il
volume che attesta le virt eroiche e la fama di santit dei candidati
alla canonizzazione -, sono state organizzate celebrazioni
anniversarie o promosse pubblicazioni e incontri di
approfondimento.
Di fronte al decrescere dei giovani sacerdoti denunciato
nellomelia dingresso in diocesi, mons. Amari attiv
congiuntamente al Centro di Pastorale Giovanile una pi intensa
pastorale vocazionale aumentando le possibilit di incontri
spirituali nel Seminario Maggiore601 per i giovani della diocesi e
rendendo i seminaristi parte attiva in tali incontri di preghiera,
mentre per la vita interna del Seminario il vescovo insisteva per
una chiara distinzione dei compiti riservati agli educatori e quelli
propri dei docenti. Un aumento del numero dei sacerdoti e un
legame maggiore attorno alla figura del vescovo furono le finalit
perseguite e almeno parzialmente raggiunte. Novit dellepiscopato
Amari fu la costituzione dun cospicuo gruppo di diaconi
permanenti (14 nel 1992) cos come la creazione dellOrdine delle
600

Cfr. Padre Filippo la pensava cos. A ricordo della solenne chiusura del
Processo di Canonizzazione del Servo di Dio, Ponton-Verona 1989.
601
Un tentativo di riunificazione del Seminario Maggiore nelledificio di San
Massimo, dopo un periodo di dibattito cui fu interessato il Seminario stesso e il
consiglio presbiterale, venne accantonato.

Vergini (30 agosto 1991), cio dun primo nucleo di tre vergini
consacrate secondo il Rito del Pontificale Romano. Va ricordata
infine una nota curiosa: mentre mons. Carraro era stato sempre
riluttante a salire in aereo, mons. Amari di tale mezzo moderno si
serv tra laltro pi volte per rinsaldare i legami della Chiesa
Veronese con le Chiese dellAmerica Latina (dove fu nel 1982,
1985 e 1990) e dellAfrica (1983) in cui operano dei sacerdoti,
religiosi e laici veronesi. Anche questo costituiva un segno
dellavvicinarsi del terzo millennio!
Allo scadere dei 75 anni mons. Amari comunic daver messo a
disposizione del Santo Padre il proprio mandato e il 30 giugno
1992 pot annunciare la nomina del successore nella persona di
mons. Attilio Nicora. Mons. Amari salut ufficialmente la diocesi
l8 settembre, festa della Madonna del Popolo, ritirandosi a vivere a
Marano di Valpolicella, ma sempre disponibile nel ministero e alla
partecipazione dei momenti liturgici salienti della Chiesa Veronese.
Si spense l8 agosto 2004. Nelle esequie celebrate il 12 agosto 2004
fu autorevolmente definito autentico signore dello spirito. Fu
sepolto nella cappella del Santissimo602.
128. Attilio Nicora (1992-97)
Mons. Attilio Nicora (1992-97), nato il 16 marzo 1937 a Varese
e ordinato sacerdote il 27 giugno 1964, rettore del seminario di
Venegono e quindi vescovo ausiliare di Milano nel 1977, e poi alla
Cei, venne nominato il 30 giugno 1992 vescovo di Verona e fece il
suo solenne ingresso la domenica 27 settembre successivo. Ideatore
e realizzatore dal 1987 del Sistema di Sostentamento del Clero in
Italia, fu responsabile della Caritas italiana e incaricato per i
rapporti tra Cei e Stato Italiano. Attento specialmente agli aspetti
socioreligiosi e allincidenza della Chiesa nella societ, entrato in
diocesi, mons. Nicora si mise allopera con decisione. Riorganizz
i vicariati, riducendoli e concentrandoli nel 1994 da 30 a 18
602
Cfr. La scomparsa del vescovo S.E. Mons. Giuseppe Amari, in BDV 91
(2004) 441-61; C. FERRARI, Gioia di credere, gioia di vivere. Nel trigesimo della
morte del vescovo Giuseppe Amari (2004), in Ciro Ferrari sacerdote. Scritti e
testimonianze, a cura di I. Bozzini, Mantova 2008, 77-81.

secondo la seguente lista, che ne presenta i nomi e indica tra


parentesi il numero delle parrocchie facenti capo a ciascun
vicariato: Verona Centro (23), Verona Nord Est (24), Verona Nord
Ovest (16), Verona Sud (12), Cadidavid (14), Lago Veronese (23),
Lago Bresciano (24), Caprino (23), Valpolicella (33), ValpantenaLessinia Centrale (18), Val dIllasi (21), Bussolengo (13),
Villafranca (25), Soave-San Martino (24), Ronco (17), BovoloneCerea (21), Isola della Scala-Nogara (20), Legnago (30). Mons.
Nicora valorizz inoltre i vicari episcopali e impresse una forte
accelerazione alla mobilit del clero, indicando insieme allintero
corpo presbiterale ed ecclesiale uno stile di sobriet e di impegno
nel servizio. Anche lacquisto dellEremo del Garda da parte della
diocesi, promosso dal vescovo subito dopo esser entrato nel suo
servizio pastorale, pur con la gravosit della spesa chesso
comport, fu ritenuto un impegno che la Chiesa veronese non
poteva eludere. Momento importante durante lepiscopato Nicora
fu il 17 marzo 1996, quando venne beatificato mons. Daniele
Comboni, mentre proseguiva liter degli altri Servi di Dio verso la
beatificazione e canonizzazione, culminato il 25 ottobre 1998 nella
beatificazione di don Zefirino Agostini e il 18 aprile 1999 nella
canonizzazione di don Giovanni Calabria. In continuit con la
sensibilit missionaria della Chiesa veronese, mons. Nicora favor
lapertura di due nuovi centri pastorali in terra di missione per
sacerdoti diocesani a Cuba e nel Tchad. Nei giorni 11-12 aprile
1997 fu solennemente celebrato il millennio di santAdalberto con
iniziative culturali e religiose che videro tra laltro il concorso di
numerosi vescovi presenti allAgricenter, nella Biblioteca
Capitolare e nella basilica di San Zeno603. Nella vita della Chiesa
veronese mons. Nicora intervenne con alcune lettere pastorali che
furono apprezzate anche a livello nazionale. Tra le pi importanti
furono La virt cristiana della sobriet. Sfida evangelica al
consumismo e via alla carit, per la Quaresima 1996, e La virt
cristiana della castit. Sfida evangelica alledonismo e via alla
603

Cfr. Il millenario di SantAdalberto a Verona. Atti del Convegno di Studi


della Biblioteca Capitolare e delle Celebrazioni cittadine (Verona 11 - 12 aprile
1997), a cura di P. Golinelli, Bologna 2000.

carit, per la Quaresima 1997604. Elaborato nel 1994 e 1995 il


Progetto pastorale e un suo sviluppo per il 1997/98, alla
conclusione della messa di ordinazione presbiterale la vigilia di
Pentecoste, sabato 17 maggio 1997, mons. Nicora indisse per
lautunno successivo la visita pastorale alla diocesi. Il 18 settembre
per ai collaboratori comunic di essere stato sollevato dal governo
pastorale della diocesi di Verona per altri incarichi romani alla Cei,
come delegato della presidenza per le questioni giuridiche, e alla
Segreteria di Stato, come membro dei Consiglio di cardinali e
vescovi della Sezione per i rapporti con gli Stati, mentre mons.
Andrea Veggio era nominato Amministratore Apostolico fino alla
nomina di un nuovo vescovo. Il 23 novembre, festa di Cristo Re,
mons. Nicora salut ufficialmente la diocesi, presentando
nuovamente se stesso come vescovo per dir cos, laico, smagato e
longobardo605 e i criteri della sua azione pastorale, rinnovando il
suo vibrante appello e augurio alla Chiesa e alle sue diverse
componenti, come aveva fatto nel suo discorso dingresso,
concludendo con una preghiera e annunciando la sua uscita dalla
scena veronese. Fu creato cardinale il 22 ottobre 2003.
129. Flavio Roberto Carraro (1998-2007)
Il 25 luglio 1998 fu annunciato il trasferimento dalla sede di
Arezzo-Cortona-Sansepolcro a quella di Verona del padre Flavio
Roberto Carraro. Nato a Sandon, in provincia di Venezia e diocesi
di Padova il 3 febbraio 1932 e diventato cappuccino, venne
ordinato sacerdote nel 1957. Licenziato in Teologia spirituale e
Sacra Scrittura, dopo aver ricoperto vari uffici nellOrdine,
divenendone ministro generale dal 1982 al 1994, l8 giugno 1996
fu nominato vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e venne
ordinato il 7 agosto successivo. Nel gennaio 1998 fu scelto a far
parte della Commissione episcopale della Cei per il servizio della
carit. Entr a Verona la sera del 3 ottobre 1998, chiedendo di
essere chiamato padre e di poter conservare il saio francescano.
Agli inizi del suo episcopato veronese, venne beatificato don
604
605

Cfr. A. NICORA, Il Vangelo della carit, Casale Monferrato (AL) 1997.


A. NICORA, Omelia, in BDV 84 (1997) 655.

Zefirino Agostini il 25 ottobre 1998 e canonizzato don Giovanni


Calabria il 18 aprile 1999, mentre proseguiva liter degli altri Servi
di Dio verso la beatificazione e canonizzazione. Il 14 settembre
2000, con il solenne inizio del processo diocesano, si aggiunsero i
due fratelli Flavio (1917-18 marzo 1945) e Gedeone (1920-1 aprile
1945) Corr, morti nel campo di concentramento di Flossenbrg,
mentre nel 2001 ebbero inizio i processi di beatificazione di don
Giuseppe Girelli (1886-1978), apostolo delle carceri, di suor
Giuseppa Scandola (1849-1903) delle Pie Madri della Nigrizia e di
padre Emilio Recchia stimmatino (1888-1969). Il 16 settembre
2003 inizi il processo diocesano per la beatificazione e
canonizzazione di suor Maria Edvige Zivelonghi (1919-49) delle
Figlie di Ges. Nello stesso 2003, il 27 aprile, ebbe luogo la
beatificazione di suor Maria Domenica Mantovani. Il 19 marzo
2005 ebbe inizio il processo diocesano per la beatificazione e la
canonizzazione di don Giovanni Ciresola (1902-87) e fu concluso il
1 aprile 2006. Nel frattempo, il 5 ottobre 2005 fu canonizzato
mons. Daniele Comboni e il 13 novembre successivo fu beatificata
suor Maria Pia Mastena (1881-1951), originaria di Bovolone e
fondatrice della congregazione delle religiose del Santo Volto. Il
vescovo padre Flavio Roberto Carraro inizi il processo per mons.
Giuseppe Carraro il 5 ottobre 2006 e il successore mons. Giuseppe
Zenti lo chiuse il 18 ottobre 2008.
Grande parte dellattivit vescovile del secondo Carraro fu
dedicata nel Duemila alla celebrazione del Grande Anno giubilare
in diocesi e a Roma. A contatto con ogni realt diocesana ed extra,
anche per il suo incarico di presidente della Commissione
Episcopale della Cei per levangelizzazione dei popoli e la
cooperazione tra le Chiese (2000-06)606, il vescovo si propose
lindizione di un sinodo, in vista del quale costitu una
commissione informativa di studio preliminare. Riprendendo
proposte emerse nellepiscopato Nicora e lasciate aperte sul finire
dellattivit del primo Carraro, padre Flavio Roberto celebr tra la
606

Sulla missionariet della Chiesa Veronese, cfr. Verona in missione, 3 voll.;


Verona in missione nel terzo millennio; BUTTURINI, Mons. Giuseppe Carraro:
una nuova stagione missionaria.

Pentecoste 2002 e 2005 il sinodo diocesano, evento destinato a


verificare e rinnovare lo slancio evangelico e missionario della
Chiesa veronese.
Infatti il cammino sinodale intrapreso negli anni Settanta,
sebbene non concluso dopo una gestazione che dur dal 1974 al
1978, non manc di dare frutti a qualche decennio di distanza, in un
clima mutato da grandi cambiamenti nella societ e nella Chiesa e
in una pi profonda attenzione di ascolto e di ricerca di risposte
nuove alle domande degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Con la domanda: Che cosa cercate? (Gv 1,38), riformulata in:
Che cosa cercate per il futuro di questa Chiesa?, mons. Flavio
Roberto Carraro lanci durante il Grande Anno Santo del 2000 la
proposta di un nuovo sinodo, che trov attenta riflessione e, dopo
un periodo di preparazione, pot essere realizzato. Con la
partecipazione dei rappresentanti di tutte le componenti della
Chiesa locale e una pi significativa presenza dei fedeli laici, il
sinodo fu vissuto come momento di verifica e di progettazione per
un rinnovato slancio nellimpegno evangelico della Chiesa
veronese agli inizi del terzo millennio.
Il Sinodo si svolse per tappe. I quattro volumi dattiloscritti di atti
sinodali e soprattutto il Libro del Sinodo, rendono conto del
cammino fatto nelle diverse tappe, delle strutture che hanno reso
possibile il cammino (consiglio di presidenza, segretario generale,
commissione per gli strumenti di lavoro, commissione giuridicoelettorale, assemblea e gruppi di animazione), ma insieme anche
dello spirito di fraternit ecclesiale che rese possibile la
realizzazione del sinodo stesso607. La fase di preparazione fu
caratterizzata dai lavori della gi citata commissione informativa
che dal settembre 2000 al giugno 2001 raccolse esperienze e
risultati di altre Chiese in tema sinodale e formul lipotesi di un
possibile percorso; una successiva commissione preparatoria, che si
raccolse in 9 incontri dallAvvento 2001 alla Pentecoste 2002,
organizz una consultazione previa con un questionario relativo a
contenuti, metodo, tema e ambiti di ascolto. Il 18 maggio 2002,
nella Veglia di Pentecoste, ebbe luogo lindizione del sinodo con
607

Cfr. DIOCESI DI VERONA, Sinodo Che cosa cercate?

lindicazione del tema: Che cosa cercate? La Chiesa di Verona si


pone in ascolto, riscopre la sua identit e annuncia con gioia il
Vangelo. Si apr quindi una fase di consultazione sul tema articolato
in cinque ambiti, che vennero sottoposti allattenzione sinodale:
corresponsabilit e partecipazione nella Chiesa; famiglia; giovani;
mondi del disagio; dialogo e annuncio nella pluralit culturale,
sociale e religiosa. Tale fase copr il periodo dallAvvento 2002 alla
Pentecoste 2003, al temine del quale venne prodotto uno strumento
di lavoro per le assemblee sinodali. LAssemblea sinodale,
composta di 350 membri rappresentanti delle diverse articolazioni
della Chiesa veronese, svolse i propri lavori durante una prima fase
in sessioni che occuparono il periodo dallottobre 2003 al giugno
2004, cui segu un confronto tra base e rappresentanti, e nellanno
pastorale 2004-2005 in sessioni di votazioni del testo nella seconda
fase assembleare. Assorbita qualche manifestazione di disappunto
sul sinodo e la sua presidenza dallintervento del vescovo del 16
gennaio 2005, il testo venne votato definitivamente in terza bozza
(del febbraio 2005), con ricezione di alcune osservazioni fatte sulle
precedenti prove di stampa (del luglio e dellottobre 2004). La
votazione conclusiva, tenuta nella Basilica di San Zeno il 13
febbraio 2005, diede i risultati di 255 s e 12 no. Il Libro del
Sinodo, carta didentit della situazione della Chiesa di Verona e
dei suoi progetti aperti sul futuro, fu promulgato con atto solenne
nella Veglia di Pentecoste il 14 maggio 2005. Linizio della sua
realizzazione venne annunciato per l8 settembre successivo.
Frattanto, sabato 4 giugno 2005 una folta e festosa rappresentanza
di veronesi in pellegrinaggio ad Petri Cathedram, pot consegnare
il Libro del Sinodo al nuovo papa Benedetto XVI succeduto a
Giovanni Paolo II, al quale si era pensato inizialmente di
presentarlo. Il Fate quello che vi dir (Gv 2,5), motto episcopale
del vescovo Flavio Roberto Carraro, conclude il decreto di
promulgazione del Libro e apre il cammino postsinodale o di
attuazione del sinodo, ultimo nella lista dei sinodi veronesi e primo
del terzo millennio608.
608

Cfr. DIOCESI DI VERONA, La Chiesa di Verona in Sinodo 2002-2005.

Nel frattempo, l11 gennaio 2004 venne consacrato vescovo il


vicario generale mons. Giuseppe Zenti, promosso allepiscopato di
Vittorio Veneto. Anche il dialogo ecumenico si intensific609, fino a
portare allincontro tra i rappresentanti delle chiese cristiane e della
comunit ebraica presenti in Verona, ritrovatisi insieme a pregare
nella Sinagoga il 16 gennaio 2005610. Lanno successivo si raccolse
lAssemblea del Clero, realizzata in tre incontri nellaprile-maggio.
Dal 16 al 20 ottobre 2006 infine si tenne a Verona il 4 Convegno
Ecclesiale Nazionale sul tema: Testimoni di Ges risorto,
speranza del mondo e il 19 si fece presente ad esso il papa
Benedetto XVI che incontr i delegati allAgricenter, tenendo un
vibrante e applauditissimo discorso, e presiedette la
concelebrazione della Messa, con la partecipazione di 40.000
fedeli, nello stadio Bentegodi il pomeriggio di quel giorno,
lasciando un indimenticabile ricordo e il rimpianto di una presenza
pi prolungata611.
Un settore di attenzione particolare costituito dal notevole
afflusso di immigrati venuti a vivere a Verona e nel suo territorio
dagli anni ottanta del Novecento in poi. Se ne interessano diverse
agenzie ecclesiali, sociali e civili, come il Centro Pastorale
Immigrati, il Centro Missionario Diocesano, la Caritas Diocesana
Veronese, i Missionari Comboniani, il Cestim (Centro Studi
Immigrazione), lAssociazione degli Immigrati, il Movimento dei
Focolori, lAssociazione Villa Buri Onlus che annualmente, a
partire dal 1992, organizzano nel pomeriggio di Pentecoste la Festa
dei Popoli a Villa Buri di San Michele Extra. Non manca la
presenza e la parola del Vescovo che sostiene liniziativa e si
rivolge direttamente ai presenti. La stessa festa viene organizzata a
date diverse anche in provincia a Cadidavid, Nogara, Col di
609

Cfr. BERTEZZOLO, La Verona del dialogo. Luigi Adami racconta, Trento


2008, 159-83.
610
Cfr. Visita in Sinagoga Verona - 16 gennaio 2005, a cura di S. Gaburro,
Verona 2006.
611
Cfr. Testimoni di Ges risorto speranza del mondo. IV Convegno
ecclesiale nazionale, Verona 16-20 ottobre 2006, Verona 2006; CONFERENZA
EPISCOPALE ITALIANA, Testimoni di Ges risorto, speranza del mondo. Atti del
4 Convegno Ecclesiale Italiano, Verona 16-20 ottobre 2006, Bologna 2008.

Lazise e Villafranca. Tali feste costituiscono il momento


comunitario culminante e gioioso di un nsieme di iniziative volte
ad agevolare il cammino progressivo di accoglienza e di
integrazione nella costruzione di una societ multietnica e di una
Chiesa pi visibilmente universale sul territorio veronese.
Solidariet e politica e in particolare Carit e solidariet, come
virt veronesi, costituiscono lultimo capitolo anche nel libro
intervista pubblicato al chiudersi dellepiscopato del secondo
Carraro612.
Nel suo episcopato veronese padre Flavio dimostr infatti una
attenta sensibilit alle situazioni di povert, sofferenza e disagio.
Partecip annualmente al pellegrinaggio dellUnitalsi a Lourdes
condividendo con ammalati e pellegrini momenti liturgici e di
fraternit. Apprezzate furono le sue frequenti visite nelle carceri,
negli ospedali e presso associazioni di disabili. A ricordo del
Grande Giubileo del 2000 volle listituzione della Casa dopo di
noi, per handicappati psichici, resa possibile grazie al contributo di
una eredit. Con interesse segu lattivit delle mense dei poveri,
che visitava personalmente nella cena di fine anno, e anim presso
il santuario della Madonna della Corona lassociazione Tuo figlio
vive, che raccoglie genitori e familiari di tanti giovani morti per lo
pi sulle strade in maniera tragica. L8 maggio 2007 annunci che
erano state accettate le proprie dimissioni e diede notizia del
trasferimento di mons. Giuseppe Zenti a Verona come suo
successore613.
Mons. Giuseppe Zenti (2007-)
Trasferito da Vittorio Veneto alla Cattedra di San Zeno, il
veronese mons. Giuseppe Zenti fece il solenne ingresso il 30
giugno 2007, allinsegna dellesortazione: Ognuno al suo posto e
al meglio di s.
Nato a San Martino Buon Albergo il 7 marzo 1947, fu ordinato
sacerdote il 26 giugno 1971. Svolse il suo ministero come aiuto nel
612

F. R. CARRARO, Arrivederci, A colloquio con Bruno Cescon, Pordenone


2007, 135-45.
613
Cfr. Lanima mia magnifica il Signore.

sua parrocchia natale negli anni 1971-75, mentre dal 1971


proseguiva gli studi di Lettere antiche presso lUniversit di
Padova. Si laure in lettere classiche nel 1975 con una tesi su
santAgostino e il suo pensiero sulla comunione ecclesiale 614. Il suo
lavoro prese il via da un seminario guidato dal prof. don Giorgio
Fedalto circa il ruolo infallibile del papa nei Padri, raccolto intorno
allespressione Roma locuta causa finita. Fu assistente nel
Seminario minore di San Massimo dal 1974 al 1983 e insegnante
dal 1974, per 19 anni. Dal 1977 fu consulente ecclesiastico
dellUCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi). Fu quindi
nominato prorettore dello stesso Seminario per gli anni 1989-93,
ricoprendo dal 1985 al 1994 lufficio di Preside della Scuola.
Nominato cappellano di Sua Santit nel 1992, alla conclusione
dellepiscopato Amari, fu nominato dal suo successore mons.
Attilio Nicora parroco di Santa Maria Immacolata (1993-97) e
quindi di Legnago (1997-2002). Mons. Flavio Roberto Carraro lo
nomin vicario generale nel 2002 e allinizio del 2004 lo consacr
vescovo per Vittorio Veneto, dove fu fino alla nomina a Verona,
avvenuta l8 maggio 2007.
Entrato in diocesi, durante il primo anno di attivit pastorale
sostenne unattivit molto intensa, quasi mozzafiato, mentre
nellambito delle decisioni, del cambiamento dei maggiori quadri
della Curia e dei collaboratori pi diretti e in vista, e dello spostamento dei parroci, fino a interessare in questultimo campo quasi
un terzo del 381 parrocchie nel 2008, si lasci guidare, come
appare allesterno, dal principio di discontinuit rispetto allepiscopato precedente, cosa che sta trovando un assestamento, come
anche alcuni indizi lasciano intravedere. Inizi il 29 gennaio 2009
il processo diocesano di beatificazione e canonizzazione di mons.
Luigi Bosio (1909-94), concludendolo il 29 gennaio 2012. L11
febbraio 2009 diede inizio al processo di mons. Bernardo Antonini
(1932-2002). Frattanto, il 31 ottobre 2009, alla presenza dei
predecessori card. Attilio Nicora e padre Flavio Roberto Carraro,
mons. Zenti inaugur il restaurato Seminario di Verona, iscrivendo
614

Cfr. G. ZENTI, S. Agostino evangelizzatore della comunione ecclesiale,


Legnago (VR) 2000.

la data negli annali della storia della Chiesa veronese. Il 26 marzo


2011 consacr vescovo il vicario generale mons. Giuseppe
Pellegrini, eletto vescovo di Concordia Pordenone. Un primo
bilancio tratto al chiudersi di cinque anni di episcopato veronese, lo
vede impegnato nella promozione del laicato e della sua
corresponsabilit per la nuova evangelizzazione, nel favorire il
vincolo dellobbedienza nel clero e nella progettazione di nuove
strutture sui terreni del Seminario di San Massimo.
Comunicatore nella predicazione, attraverso i giornali e i media,
e instancabile nellattivit pastorale e nellincontro col clero e il
popolo, lo accompagna laugurio: Ad multos annos, insieme con
lauspicio che, per il suo zelo pastorale - come lasci scritto san
Gaspare Bertoni di san Zeno -, Caritas transeat in populum615.
EPILOGO
Commemorando il 25 anniversario della morte di don Calabria,
mons. Giuseppe Carraro nel 1979 scriveva quasi un piccolo testamento: Lattualit di un messaggio ai sacerdoti. A venticinque
anni dal ritorno alla Casa del Padre del servo di Dio don Giovanni
Calabria, dedicandolo ai suoi fratelli e amici del Presbiterio
veronese. Ad essi il vescovo ripeteva nella presentazione: La
vostra terra di santi, siete figli di santi! 1. Idea tradizionale,
questa, se gi in una terzina del poemetto latino conosciuto sotto il
nome di Ritmo Pipiniano scritto:
Felice te Verona, ricca e gloriosa / protetta come sei da
santissimi custodi / che ti difendono e ti liberano dalliniquo nemico2
e sono i tuoi vescovi, i tuoi figli Santi di cui puoi andare
615

GASPARE BERTONI (S.), Orazione, in G. B. SANTI - B. MORELLI,


Descrizione della Solennit celebrata in Verona per lo faustissimo ritrovamento
del Corpo del suo ottavo vescovo e patrono principale Santo Zenone, con
panegirici del Santo, Verona 1839, 122.
1
CARRARO, Lattualit, 9.
2
De laudibus Veronae, 40: O felice te Verona ditata et inclita / Qualis es
circumvallata custodes santissimi / Qui te defendent et expugna ab hoste
iniquissimo.

giustamente fiera: essi portarono nel mondo amore e luce divini


riflessi e di questi soprattutto lumanit ha bisogno.

Appendice I
CRONOTASSI DEI VESCOVI DI VERONA
1. Euprepio
2. Dimidriano
3. Simplicio
4. Procolo
5. Saturnino
6. Lucillo
7. Cricino
8. Zeno
9. Agapito
10. Lucio
11. Siagrio
12. Lupicino
13. Petronio
14. Innocenzo
15. Montano
16. Valente?
17. Germano
18. Felice
19. Silvino
20. Teodoro
21. Concesso I
22. Verecondo
23. Senatore
24. Solazio?
25. Iuniore
26. Pietro
27. Concesso II
28. Mauro
29. Romano
30. Arborio
31. Valente
32. Clemente
33. Modesto

sec. III2

343
362-80 ca
ca 385-95
ca 425-50

+475 ca

579. 585
589. 591

34. Domenico
35. Andrea [o Alessandro]
36. Sigiberto
37. Annone
38.
+802
39.
803-40
40. Notingo
41. Bilongo
42. Landerico
43. Audone
44. Adelardo
45. Notkero
46. Ilduino
47. Raterio
48. Milone
49. Ilderico
50. Otberto
51. Ildebrando
52. Giovanni
53. Walter
54. Tebaldo I
55. Adalberto
56. Usuardo
57. Bruno
58. Sigebodo
59. Valbruno
60. Valfredo
61. Ezelone
62. Bertoldo
63. Zufeto
64. Uberto
65. Sigifredo
66. Bernardo
67. Tebaldo II

ca 712-44
744
ca 750-80
Egino
Ratoldo
840-44
846
853
866
875-911
911-28
928-31
931-34. 946-48. 961-68
950 ca-61. 968-80
983-988
992-1008?
1013. 1014
1016-37
1037-55
1058-61/63
1063-70?
1070-72?
1072-76/80
1080-94
1094-95
1095-1101
1101
1102-08?
1109-11
1111
1113?
1119-35
1135-57

267

68. Ognibene
69. Riprando
70. Adelardo II
71. Norandino
72. Alberto (rimosso)
73. Iacopo di Breganze
74. Gerardo Cossadoca
75. Manfredo Roberti
76. Aleardino (solo eletto)
77. Guido della Scala
78. Temidio
79. Bartolomeo I
80. Pietro I della Scala (BG)
81. Bonincontro
82. Tebaldo III
83. Nicol
84. Bartolomeo II della Scala
85. Matteo Ribaldi
86. Pietro de Pino
87 Giovanni di Naso
88. Pietro II della Scala
89. Adelardo III
90. Iacopo Rossi
91. Angelo Barbarigo
92. Guido Memo
93. Francesco Condulmer
94. Ermolao Barbaro
95. Giovanni Michiel
96. Marco Corner
97. Gian Matteo Giberti
98. Pietro Lippomano
99. Luigi Lippomano
100. Agostino Lippomano
101. Girolamo Trevisan
102. Bernardo Navagero
103. Agostino Valier

1157-85
1185-88
1188-2014
1214-24
1224-25
1225-52/54
1255-59
1260-68
1268
1268-70
1275-77
1277-90
1291-95
1295-98
1298-1331
1331-36
1336-38, sede vacante
1343-48
1348-49
1349-50
1350-87
1387-88
1388-1406
1406-08
1409-38
1438-53
1453-71
1471-1503
1503-24
1524-43
1544-48
1548-58
1558-60
1561-62
1562-65
1565-1606

268

104. Alberto Valier


105. Marco Giustiniani
106. Sebastiano Pisani I
107. Sebastiano Pisani II
108. Pietro Leoni
109. G. Francesco Barbarigo
110. Marco Gradenigo
111. Francesco Trevisani
112. Giovanni Bragadino
113. Nicol A. Giustiniani
114. Giovanni Morosini
115. G. Andrea Avogadro
116. Innocenzo M. Liruti
117. Giuseppe Grasser
118. Pietro Aurelio Mutti
119. Giuseppe Trevisanato
120. Luigi Guglielmi
121. Benedetto Riccabona
122. Luigi di Canossa
123. Bartolomeo Bacilieri
124. Girolamo Cardinale
125. Giovanni Urbani
126. Giuseppe Carraro
127. Giuseppe Amari
128. Attilio Nicora
129. Flavio Roberto Carraro
130. Giuseppe Zenti

1606-30
1631-49
1653-68
1668-90
1691-97
1698-1714
1714-25
1725-32
1733-58
1759-72
1772-89
1790-1805
1807-27
1828-39
1840-52
1852
1852-53
1854-61
1861-1900
1900-23
1923-54
1955-58
1958-78
1978-92
1992-97
1998-2007
2007-

Appendice II
ECCLESIASTICI VERONESI ELEVATI ALLA DIGNIT DI
CARDINALE, ARCIVESCOVO E VESCOVO
Giuseppe, v. Frisinga (Baviera) (749-64)
Giovanni, v. Pavia (912-24)
Antonio II, v. Brescia (ca 952-69)
Lamberto, v. Vicenza (995-1000 ca)
Cadalo, v. Parma (1045-1072), antip. Onorio II (1061-64)
Florio Cattaneo, v. Adria (1138-39)
Gerardo, v. Spalato (1167-1175), tr. arciv. Siponto (1175-79)
Lanfranco Cipolla, v. Bergamo (1187-1211)
Enrico delle Carceri, v. Mantova (1192-1227)
Rodobaldo II Cipolla, v. Pavia (1230-54), santo
Altogrado Cattaneo, v. Vicenza (1303-14)
Sperandio OSB, v. Vicenza (1315-20)
Francesco Temprarini OSB, v. Vicenza (1321-35)
Michele da Verona OP, v. Milopotamo (Grecia) (1342-46)
Pietro Spelta OM, v. Pavia (1342-56)
Gabriele Malaspina, v. Luni (1351-59)
Melchiore Bevilacqua, arciv. Palermo (1363-64)
Oliviero da Verona, v. Macerata e Recanati (1369-74), tr. Ceneda
(1374-79)
Giovanni de Surdis, v. Vicenza (1363-86)
Maffeo Lampugnana, arciv. Ragusa (1385-87), tr. Messina (138792), tr. Cracovia (1392-93), tr. Plock (Polonia) (1393-96)
Nicol, v. Vicenza (1387-88)
Ambrosio de Ioannis OSM, v. Tauris (1398)
Elia OFMConv, v. Chiusi (1410), tr. Suelli, suffr. Ver. (1414-28)
Lucido Conti, card. S. Maria in Cosmedin (1411-37)
Marco Lanfranco OSM, v. Bertinoro (1418-26)
Nicodemo della Scala, v. Frisinga (1422-43)
Gomberto Nichesola, v. San Leone in Calabria, suffr. Ver. (143954)

Timoteo Maffei CRA, arciv. el. Milano (1454), arciv. Ragusa


(1467-70)
Gianfrancesco Brusato, v. Cassano (1463-76), tr. arciv. Nicosia in
Sicilia (1476-77)
Galesio Nichesola, v. Belluno (1509-27)
Girolamo Montagna, arciv. Antivari (1509-17)
Ludovico di Canossa, v. Tricarico (1511-16), tr. Bayeux (1516-31),
tr. Castres (1531)
Marco Mariperto, v. Corf (1545)
Bernardino Maffei, v. Massa Marittima (1547-49), card. tit. San
Ciriaco alle Terme e arciv. Chieti (1549-53)
Gerardo Rambaldo, v. Civita (1550-71)
Marcantonio Maffei, arciv. Chieti (1553-68), card. tit. San Callisto
(1570-83)
Giano Fregoso, v. Agen (1555-86)
Girolamo Michele Nichesola OP, v. Teano (1557-66)
Giuseppe Panfilo OESA, v. Segni (1570-81)
Nicol Ormaneto, v. Padova (1570-77)
Girolamo Negri, v. Chioggia (1572-78)
Marco Medici OP, v. Chioggia (1578-83)
Celso Faccio o Paci, v. Castro (1581-91)
Lelio Zanchi, v. Retimo (1590-92)
Dionisio Medoro, v. Milopotamo (1606-09)
Orazio Maffei, card. tit. S. Giorgio (1606), tr. tit. Santi Marcellino e
Pietro (1607), arciv. Chieti (1607-09)
Valerio Seta OSM, v. Alife (1608-25)
Pietro Tussareno, v. Bacimense (1613)
Bartolomeo Cartolari, v. Chioggia (1613-14)
Ludovico Serego, v. Adria (1612-22)
Luigi Farfusola, v. Milopotamo (1628-40 ca)
Antonio Verit, v. Ossero e Cherso (1633-53)
Gaspare Cattaneo, v. Pola (1662)
Enrico Noris OESA, card. tit. SantAgostino (1695-1704)
Giorgio Maria Lascaris CR, v. tit. Zenopolis (1741-54), arciv. tit.
Teodosia (1754-62), patr. Gerusalemme (1762-95)
Marcantonio Lombardi, v. Crema (1751-81)

271

Gioacchino Maria Pontalti OC, v. Lesina (1761-67), pr. tit. Ascalon


(1767-72)
Gualfardo Ridolfi, v. Rimini (1807-18)
Placido Zurla, card. tit. Santa Croce in Gerusalemme 1823), vic.
Roma (7 gennaio1824), v. tit. Edessa (13 gennaio 1824)
Ludovico De Besi, v. tit. Canopo, vic. ap. Chan-tong (Cina) (184048), del. ap. Uruguay e Paraguai (1850)
Daniele Comboni, v. tit. Claudiopoli, vic. ap. Africa Centrale
(1877-81), santo
Francesco Sogaro, v. tit. Trapezopolis, vic. ap. Africa Centrale
(1885-94), tr. arciv. Amida (1894-1912)
Pio Vidi OFMObs, v. tit. Cestro in Isauria (1886-1906), coad. vic.
ap. Chensi (1886-1900)
Luigi Morando CSS, arciv. Brindisi e Ostuni (1906-09)
Emilio Ferrais, v. tit. Listri e aus. Catania (1911-28), arciv. tit. Petra
e coad. Catania (22 giugno-7 dicembre 1928), arciv. Catania
(1928-30)
Gherardo Sante Menegazzi OFMCap, v. Comacchio (1920-38),
arciv. tit. Pompeopoli (1939-45)
Giordano Corsini, v. tit. Ebron, aus. Verona (1922-23), tr. Guastalla
(1923-32)
Dante Maria Munerati, v. Volterra (1923-42)
Giuseppe Venturi, v. Cagli e Pergola (1926-31), arciv. Chieti (193147)
Antonio Colturato OFMCap, v. Uberaba (Brasile) (1929-39)
Pacifico M. Luigi Pernatoni OFM, v. Gerace-Locri (1952-62),
arciv. Lanciano e Ortona (1962-74)
Giuseppe Lenotti, v. Bova (1960-62), tr. Foggia (1962-81), arciv.
dal 1979, e v. Bovino Troia (1974-81)
Luigi Bellotti, arciv. tit. Voncariana, nunzio ap. (1964-95)
Giulio Bevilacqua dO, arciv. di Gaudibile, card. tit. San Girolamo
della Carit (1965)
Aldo Gobbi, v. tit. Zuglio, amm. ap. Imola (1967-73)
Maffeo Ducoli, v. tit. Fidene, aus. Verona (1967-75), tr. BellunoFeltre (1975-95)

272

Sennen Corr, v. Chioggia (1976-89), tr. Concordia-Pordenone


(1989-2000)
Settimio A. Ferrazzetta OFM, v. Bissau (Guinea) (1977-99)
Lorenzo Bellomi, v. Trieste (1977-96)
Andrea Veggio, v. tit. Velia, aus. Verona (1983-2001)
Giovanni Innocenzo Martinelli OFM, v. tit. Tabuda, vic. ap. Tripoli
(1985-)
Rino Passigato, arciv. tit. Nova di Cesare, nunzio ap. (1991-)
Antonio Sozzo Pascali, arciv. tit. Concordia, nunzio ap. (1995-)
Eugenio Dal Corso PSDP, v. Saurimo (Angola) (1997-2008), tr.
Benguela (2008-)
Mario Zenari, arciv. tit. Zuglio, nunzio ap. (1999-)
Giuseppe Pasotto CSS, v. tit. Musti (1999-), vic. ap. Caucaso
Claudio Gugerotti PSDM, arciv. tit. Ravello, nunzio ap. (2001-)
Giuseppe Pellegrini, v. Concordia-Pordenone (2011-)

SIGLE E ABBREVIAZIONI
AA SS
AcVerona
AMAV
ASV
ASZ
AVen
BDV
BEV
BS
BSSV
CDV
DBI
DHCJ
DHGE
DIP
DSR
ECatt
GLS
HC
HCMA
ICRV

Acta Sanctorum, collegit J. Bollandus, AntuerpiaeBruxellis et alibi 1643-1940


Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di
Verona
Atti e Memorie dellAcVerona
Archivio Storico Veronese
Annuario Storico Zenoniano
Archivio Veneto
Bollettino della Diocesi di Verona
Bollettino Ecclesiastico Veronese
Bibliotheca Sanctorum, Roma 1961-1970
Biblioteca di Studi Storici Veronesi
Codice Diplomatico Veronese
Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 1960Diccionario Histrico de la Compaia de Jess
Dictionnaire dHistoire et de Gographie
Ecclsiastique, Paris 1912Dizionario degli Istituti di Perfezione, 9 voll., Roma
1974-2003
Dizionario Storico Religioso, dir. da P. Chiocchetta,
Roma 1966
Enciclopedia Cattolica, 12 voll., Citt del Vaticano
1949-54
Il Grande Libro dei Santi. Dizionario enciclopedico,
dir. da C. Leonardi - A. Riccardi - G. Zarri, 3 voll.,
Cinisello Balsamo (Milano) 1998
Hierarchia catholica usque ad saecula XIII-XIV sive
series episcoporum Ecclesiae catholicae, a cura di
G. Fedalto, Patavii 2012
Hierarchia Catholica Medii (et Recentioris) Aevi,
fond. da C. Eubel, 9 voll., Patavii 1960 [reimpr.]2002
Istituti e Congregazioni Religiose del Veneto

LMA
MBC
MGH, SS
Moroni
MR
NM
PG
PL
Positio
RIS
RSCI
ScCatt
SDSL
SSLS
SSVLS
VASCD
VASt
VBCap
VBCiv
Versus
VeT
VV

Lexikon des Mittelalters, 9 voll. + Registerband,


Mnchen-Zrich 1980-1999
I Manoscritti della Biblioteca Capitolare di Verona
Monumenta Germaniae Historica, Scriptores,
Hannoverae 1826-1934
G. MORONI, Verona, in ID., Dizionario di erudizione
storico-ecclesistica, 94-95, Venezia 1859, 120-314.
3-43.
Martyrologium Romanum, Typis Poliglottis Vaticanis
4
1956; tr. it.: Martirologio Romano, Citt del
Vaticano 61964.
Note Mazziane
Patrologiae cursus completus, series Graeca, ed. J.
-P. Migne, Lutetiae Parisiorum 1844-64
Patrologiae cursus completus, series Latina, ed. J.
-P. Migne, Lutetiae Parisiorum 1857-66
CONGREGATIO DE/PRO CAUSIS SANCTORUM
Rerum Italicarum Scriptores, ed. L. A. Muratori,
Mediolani 1723-1751
Rivista di Storia della Chiesa in Italia
La Scuola Cattolica
Studi e Documenti di Storia e Liturgia
Studi Storici Luigi Simeoni
Studi Storici Veronesi Luigi Simeoni
Verona, Archivio Storico Curia Diocesana
Verona, Archivio di Stato
Verona, Biblioteca Capitolare
Verona, Biblioteca Civica
Versus de Verona. Versus de Mediolano civitate, ed.
G. B. Pighi, Bologna 1960
Verona e il suo Territorio
Vita Veronese

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CORNA DA SONCINO, F., Fioretto. De le antiche croniche de Verona
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ditta citade, a cura di G. P. Marchi - P. Brugnoli, Verona 1980
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De laudibus Veronae. Il ritmo pipiniano, a cura di E. Rossini (= Lo
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DIONISI, G. G., Diplomatum et documentorum collectio, in ID., De
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assertis et vindicatis Dissertatio, Veronae 1758, 71-188.
Documenti relativi alla storia di Venezia anteriori al Mille, a cura
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GIBERTI, G. M., Opera, a cura di P. e G. Ballerini, Veronae 1733.
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277

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KEHR, P. F., Regesta Pontificum Romanorum. Italia Pontificia,
VII/1, Berolini 1923 [rist. 1961].
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Rosmini e il Rosminianesimo nel Veneto (= Studi religiosi 1),
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Convegno di Storia della Chiesa in Italia, Roma 5-9 settembre
1961 (= Italia Sacra 5), Padova 1964.

NB. Nelle note che accompagnano il testo, fonti e studi sopra elencati
vengono citati sempre in forma abbreviata, anche in prima citazione.
Ulteriore bibliografia, qui non segnalata, specialmente di articoli da
periodici, viene citata solo nelle note.

Indice dei Principali Nomi di Persona


(Quelli in maiuscoletto indicano i vescovi di Verona; il numero posto
accanto rinvia alla pagina del testo nella quale, in particolare, se ne
scrive; le lettere b., s. e v., stanno rispettivamente per beato, santo e
vescovo; del resto queste, come altre sigle e abbreviazioni, non
presentano speciale difficolt).

A
Accordi Carlo
ADALBERTO
Adalberto
Adalberto di Praga s.
Adelaide s.
ADELARDO I
ADELARDO II
ADELARDO III
Adelgiso v. di Trento
Ademario
Adriano IV
Adriano VI
AGAPITO (o Agabio) s.
Agino (o Agnino)
Agnese s.
Agostino s.
AISTOLFO
Alberghini Luigi
Albertini Antonio
Albertino da Verona b.
ALBERTO
Alboino
Albrigi Pietro
Albrigo Giuseppe
Aldo o Aldone
Aleardi fam.

ALEARDINO (o Aleardo) DI CAPO


DI PONTE
ALESSANDRO s., vedi ANDREA
Alessandro III (Rolando
Bandinelli)
Alessandro IV
Alessandro V
Alessandro VI
Alessandro VII
Alessandro I, zar di Russia
Alfonso M. de Liguori s.
Alighieri Dante
Allievi Antonio
Amadei Callisto
Amalasunta
AMARI GIUSEPPE
Ambrogio s.
Ambrogio v. di Concordia
Amigazzi Girolamo
Anastasio IV
ANDREA s.
Andrea Grego b.
Andreasi Achille
Angela Merici s.
Angeleri Francesco
ANNONE s.
Antonio di Padova s.

Antonio II v. di Brescia
Antonio Maria Zaccaria s.
Aporti Ferrante
ARBORIO (Andronico)
Ardecario (o Ascario)
Arigoni fam.
Arimondi Guglielmo, vedi
Guglielmo da Pastrengo.
Arnolf
Asburgo (d) Ferdinando I
Asburgo (d) Francesco I
Asburgo (d) Francesco
Giuseppe
Asburgo (d) Giuseppe II
Asburgo (d) Massimiliano I
Atanasio s.
Attila
Autconda,
AUDONE
Auricalchi (degli) Girolamo
Averoldo Bartolomeo
AVOGADRO GIOVANNI ANDREA
Azzo di Correggio
B
BACILIERI BARTOLOMEO
Bagata Raffaele
Baldassare, fisico
Balduccio da Pisa
Balladoro Luigi
Ballerini Pietro e Girolamo
Balzaro Amedeo
Banterle Gabriele
BARBARIGO ANGELO
BARBARIGO GIANFRANCESCO
Barbarigo Marcantonio
BARBARO ERMOLAO
Barbieri Gino
Barbieri Giuseppe, arch.

Bardelli Ottolini Giulia


Bardellini Filippo
Bartolomeo di Vicenza
Beatrice di Toscana
Beauharnais (de) Eugenio
Beccari Antonio
Bellino s
Bellomi Lorenzo v.
Belloni Giuseppe Maria
Bellotti Luigi arciv.
Benedetti Luigi
Benedetto VI
Benedetto VIII
Benedetto XII
Benedetto XIII
Benedetto XIV
Benedetto XV (Giacomo Della
Chiesa)
Benedetto arcipr.
Benigno e Caro ss.
Benvenuto v.
Berengario I
Berengario II
Bernardino da Siena s.
Bernardino da Feltre b.
BERNARDO
BERTOLDO
Bettini Agostino
Bevilacqua Giulio card.
Bevilacqua Ippolito
Bevilacqua Melchiore arciv.
Biagio v.
Bianchini Francesco
Bianchini Giuseppe
Biancolini Gian Battista
BILONGO
Boccaccio Giovanni
Bonaparte Napoleone I
Bonaventura b.
Bonaventura v. manicheo

297

Bonaventura fra
Bonaventura da Pontepietra
Bonifacio IX
BONINCONTRO
Borgia Cesare
Bosso Matteo
BRAGADINO GIOVANNI
Bresciani Camillo Cesare
Brimo (o Berno, Bruno II)
BRUNO (o Brunone)
Brusasorzi Domenico
Brusato Gianfrancesco arciv.
Buffatti Gian Battista
Bussinello Alessandro
C
Cadalo (Onorio II)
Calderari Ottone
Caliari Paolo
Callisto II
Campagnola Bartolomeo
Campostrini Teodora
Canato Matteo da Vicenza
Canossa (di) Ludovico v.
CANOSSA (di) LUIGI
Cappelletti Giuseppe
Cappello Giovanni
Capucci Maria Salute
Carceri (delle) Enrico v.
CARDINALE GIROLAMO
Carinelli Pietro
Carlo Borromeo s.
Carlo Enrico Steeb b.
Carlo Magno
Carlomanno
Carrara Taddea
Carrara fam. 83
CARRARO FLAVIO ROBERTO
CARRARO GIUSEPPE

Cartolari Bartolomeo v.
Casali Sperandio
Casella Andrea
Caterina da Bologna s.
Cattaneo Altogrado v.
Cattaneo Florio v.
Cattaneo Gaspare v.
Cattaneo Marco
Cattaneo (Da Lendinara) fam
Cavattoni Cesare
Celestino III
Cerbonio s.
Ceriani Antonio
Cervini Marcello, vedi Marcello
II
Cesari Antonio
Chiara s
Chiot Giuseppe
Cignaroli Giambettino
Cipolla Carlo
Clemente IV
Clemente V
Clemente VI
Clemente VII
Clemente VIII
Clemente IX
Clemente X
Clemente XI
Clemente XII
Clemente XIII
Clemente XIV
CLEMENTE (Clemens)
Colonna Panfili Pietro card.
Colturato Antonio v.
CONCESSO I
CONCESSO II
CONDULMER (Condulmier)
FRANCESCO
Contarini Domenico
Contarini Pietro

298

Conti Lucido card.


Conti fam.
Coris Gian Battista
Corner Giorgio
CORNER MARCO
Corr Flavio e Gedeone
Corr Sennen v.
Corrado II
Corrado di Crescenzio
Corrado di Monferrato
Corsini Giordano v.
COSSADOCA GERARDO
Costanzo imp.
Cozzi (dei) Cozza
Crescenzio Marcello
CRICINO s.
Cristoforo s.
Crivelli Uberto, vedi Urbano III
Crosatti Stefano
Curtoni Domenico
D
Dal Corso Eugenio v.
Da Lisca Giambattista
Dalla Costa Elia card.
Dalla Torre Raimondo patr.
Dal Pozzo Giuliari Isotta
Da Mula Marco Antonio
Daniele Comboni s.
Da Persico Elena
Da Prato Girolamo
De Besi Ludovico v. tit.
De La Corra vic. ep.
De Lai Gaetano card.
Del Ben Giovanni
Delfino Zaccaria
Della Scala Alberto
Della Scala Alboino
Della Scala Antonio

Della Scala Bartolomeo


DELLA SCALA BARTOLOMEO I
DELLA SCALA BARTOLOMEO II
Della Scala Bonifacio
Della Scala Cangrande I (Cane)
Delle Scala Cangrande II
Della Scala Cansignorio I
Della Scala Cansignorio II
Della Scala Federico
Della Scala Giuseppe
DELLA SCALA GUIDO
DELLA SCALA MANFREDO
Della Scala Mastino I
Della Scala Mastino II
Della Scala Nicodemo v.
Della Scala Paolo Alboino
DELLA SCALA (di BG) PIETRO I
DELLA SCALA PIETRO II
Della Scala (o Scaligeri) fam.
De Massari Davide
Denifle Heinrich
De Nogarolis fam.
DE PINO PIETRO
DE RIBALDIS MATTEO, vedi
RIBALDI MATTEO.
De Romano, cronista
DIMIDRIANO s.
DI NASO GIOVANNI
Dionigi v.
Dionisi Dionisio
Dionisi Giangiacomo
Dolcebona
Dolfin Daniele
DOMENICO
Domenico s.
Donato Bernardino
Donato Francesco
Dondio Francesco
Dorigotti Pietro
Ducoli Maffeo v.

299

E
Eberardo, arciv.
Ederle Guglielmo
EGINO b.
Elena Agli b.
Elia patr.
Elia v.
Emilei Pietro
Enrico II, imp. s.
Enrico III, imp.
Enrico IV, imp.
Enrico IV, re
Enrico V, imp.
Enrico VI, imp.
Enrico VII, imp.
Enrico de Bolciano b.
Eriberto arciv.
Ermagora s.
Ermanno v..
Este (d) Maria Ludovica
Este (d) fam.
Eugenio III
Eugenio IV
EUPREPIO s.
Eusebio di Vercelli s.
Eutiche
Evangelista e Pellegrino bb.
EZELONE (Ezzello?)
Ezzelino da Romano
F
Fabiano s.
Faccio (o Paci) Celso v.
Facio s.
Faggiuola (della) Uguccione
Falzoni Giovanni
Fantozzi Luigi
Farfusola Luigi v.
Febronio Giustino (Johan

Nikolaus von Hontheim)


Federici Luigi
Federico dAustria
Federico da Imola
Federico I Barbarossa
Federico II
Federico III
FELICE s.
Fermo e Rustico ss.
Ferrais Emilio arciv.
Ferrari Riccardo
Ferrazzetta Settimio Arturo v.
Ferroni Rocco
Fidanzio card.
Filippini Giovanni Crisostomo
Filippo Neri s.
Filippo di SantAgata b.
Filippo II
Filippo arciv.
Filippo fra 70
Fiorenzuola Hieronimo
Florens s.
Forante Ippolita
Fortis Luigi
Foscarini Nicol
Francescati Giuseppe
Francesco dAssisi s.
Francesco di Paola s.
Francesco I re.
Franchi, popolo
Fregoso Giano v.
Fumano (Righi) Adamo
Furri Rino
G
Gaetano Thiene s.
Gaspare Bertoni s.
GAUDENZIO s.
Gavardi Sagramoso Marianna
Gelmetti Umberto

300

Gerardo arciv.
Gerardo v. di Belluno
Gerardo v. di Padova
GERMANO s.
Giacobbe patr.
Giacoma da Verona b.
Giacomelli Luigi
Giacomino da Verona fra
Giacomo dAragona
Giacomo da Verona
Giansenio Cornelio
GIBERTI GIAN MATTEO
Giocondo Giovanni fra
Giolfino Bartolomeo
Gioppi Gaspare
Giordano di Sassonia b.
Giovanni s.
Giovanni Bosco s.
Giovanni Calabria s.
GIOVANNI
Giovanni VIII
Giovanni XIX
Giovanni XXII
Giovanni XXIII (Angelo
Roncalli) b.
Giovanni XXIII (Baldassarre
Cossa)
Giovanni Paolo I
Giovanni Paolo II
Giovanni da Schio fra
Giovanni Mansionario (o de
Matociis)
Giovanni patr.
Giovanni v. di Costanza 81.
Giovanni v. di Pavia 186.
Girardi Enrico can.
Girelli Giuseppe
Giuliano lApostata
Giuliari Giovanni Battista Carlo
Giulio II

Giulio III
Giuseppe Cottolengo s.
Giuseppe Baldo b.
Giuseppe Nascimbeni b.
Giuseppe v.
GIUSTINIANI MARCO
GIUSTINIANI NICOL ANTONIO
Gobbi Aldo v.
Gondelmo diac.
Gozzi Renato
GRADENIGO MARCO
Grancelli Michelangelo
GRASSER GIUSEPPE
Grauselberto
Graziano
Grazioli Angelo
Gregorio Barbarigo s.
Gregorio Magno s.
Gregorio Nazianzeno s.
Gregorio V (Brunone)
Gregorio VII s.
Gregorio IX (Ugolino di Ostia)
Gregorio XII (Angelo Correr)
Gregorio XIII
Gresner Fortunata
Gritti Andrea
Gualfardo s.
Guarienti Ugo
Gugerotti Claudio arciv.
GUGLIELMI LUIGI
Guglielmo v.
Guglielmo v. di Ferrara
Guglielmo (Arimondi)da
Pastrengo
Guglielmo della pieve di Porto
Guido di Crema
Guido arcipr.

301

H
Hinech Alvise
I
Iadone
Iacopo can.
IACOPO DI BREGANZE
Ignazio di Loyola s.
Ilario di Poitiers s.
Ilario, papa
ILDEBRANDO (Wiprando)
ILDERICO
ILDUINO
Incmaro arciv.
Indicia
INNOCENZO s.
Innocenzo III
Innocenzo IV
Innocenzo VII
Innocenzo XII
Innocenzo XIII
Ioannis (de) Ambrosio v.
Ippolito s.
IUNIORE
L
Lamberto v.
Lampugnana Maffeo arciv.
LANDERICO
Lando Giulio
Lando Istriana
Lanfranco Marco v.
Lanza Giovanni
Lascaris Giorgio Maria patr.
Lazzaroni Cherubino
Lenotti Giuseppe arciv
Leonardi Pietro
Leone I s.
Leone IX s.

Leone X
Leone XIII
LEONI PIETRO
Lercaro Giacomo card.
Libardi Carlo
Ligozzi Iacopo
LIPPOMANO AGOSTINO
LIPPOMANO LUIGI
LIPPOMANO PIETRO
LIRUTI INNOCENZO MARIA
Liutprando
Livio Tito
Livrerio Iacopo
Lombardi Marcantonio v.
Lorenzo v. manicheo
Lotario
Lotario III
Lotario re
Loterio
Lucchini Domenico
Lucia b.
Lucifero di Cagliari s.
LUCILLO (Lucio, Lucidio) s.
Lucio III
LUCIO
Ludovico il Pio
Ludovico II
Ludovico IV
Lugoboni Timoteo
LUPICINO s.
Lutero Martin
M
Maccari Carlo v.
Maddalena Gabriella di Canossa
s.
Maffei Bernardino card.
Maffei Celso
Maffei Marco Antonio card.

302

Maffei Orazio card.


Maffei Paolo
Maffei Scipione
Maffei Timoteo arciv.
Maffei fam.
Malaspina Antonio
Malaspina Gabriele v.
Malaspina fam.
Mammaso (Mama) s.
Manasse di Arles
Manfredi
Manzini Giuseppe
Manzoni Gian Francesco
Marcello II (Marcello Cervini.)
Marciano
Marco v.
Marcola Marco
Maria Consolatrice s.
Maria Domenica Mantovani b.
Marino Antonio
Mariperto Marco v.
Martinelli Giovanni Innocenzo v.
Martino arcipr.
Martino V
Marzagaia
Massimo da Verona, OFMCap
Matilde di Canossa
Matteo v. 69.
MAURO s.
Mazza Nicola
Medici Marco v.
Medoro Dionisio v.
MEMO GUIDO
Menegazzi Gherardo Sante arciv.
Metrone s.
Metternich Klemens von
Micanzio Fulgenzio
Michele da Acqui fra
Michele da Verona v.
MICHIEL GIOVANNI

Milone conte
MILONE
MODESTO
Molino Giovanni
Molino Vincenzo
Montagna Girolamo arciv.
Montanari Carlo
MONTANO
Montecchi fam.
Monticoli fam.
Morando Francesco
Morando Luigi arciv.
Morando sorelle 147.
Moro Giovanni
Morone Francesco
MOROSINI GIOVANNI
Mortari Giuliano
Mostardi Faustino
Munerati Dante Maria v.
Muselli Giuseppe
MUTTI PIETRO AURELIO
Muzio Tebaldo
N
Nao Evaristo
Natalia
Naudet Leopoldina
NAVAGERO BERNARDO
Negri Girolamo v.
Nichesola Galesio v.
Nichesola Gomberto v.
Nichesola Girolamo Michele v.
Nicol V
NICOL
Nicol v.
NICORA ATTILIO card.
Nogarola Isotta
Nogarola Leonardo
Nogarola Ludovico

303

NORANDINO
Noris Enrico card.
NOTKERO
NOTINGO (o Nottingo)
Novarini Luigi (Girolamo)
O

Odoacre
OGNIBENE (Omnebonum)
Ognibene arcipr.
Ognibene fam.
Oliosi Gino
Oliviero da Verona v.
Ongaro Giovanni
Onorio III
Onorio
Orlandi Angelo
Ormaneto Nicol v.
Orsola s.
OTBERTO
Ottoboni Pietro card.
Ottone I
Ottone II
Ottone III
Ottone di Carinzia
Ottonello ab.
P
Pacifico arcidiac.
Paletta Pietro
Panfilo Giuseppe v.
Pangrazio Andrea v.
Panteo Giovanni
Panvinio Onofrio
Paolo Ap. s.
Paolo II
Paolo III (Alessandro Farnese)
Paolo IV (Gian Pietro Carafa)
Paolo V

Paolo VI
Paolo da Reggio
Paolo patr.
Paride di Cerea
Parocchi Lucido Maria card.
Pasotto Giuseppe v.
Pasquale II
Pasqualigo Zaccaria
Passigato Rino arciv.
Paterno
Patuzzi Vincenzo
Pegorari fam.
Pegoraro dei Guidotti
Pelagio II
Pelagrua Arnaldo
Pellegrini Bertoldo
Pellegrini Giuseppe v.
Pellegrino patr.
Pellegrino arciv.
Pellegrino ed Evangelista, vedi
Evangelista e Pellegrino.
Perantoni Pacifico arciv.
Perazzini Bartolomeo
Peretti Gian Battista
Perini Ludovico
Perez Francesco
Petrarca Francesco
PETRONIO s.
Pettenella Guido
Pier delle Vigne
Pietro Ap. s.
PIETRO
Pietro da Pisa b.
Pietro da Verona s.
Pietro di Alcantara s.
Pighi Gian Battista can.
Pighino Sebastiano
Pio II
Pio IV
Pio V s.

304

Pio VI
Pio VII (Barnaba Chiaramonti)
Pio IX b.
Pio X (Giuseppe Sarto) s.
Pio XI (Achille Ratti)
Pio XII
Pipino
PISANI SEBASTIANO I
PISANI SEBASTIANO II
Placidia s.
Pontalti Gioacchino Maria v.
Ponzetti Giacinto
Poppone patr.
PROCOLO s.
Provolo Antonio
Puzyna Giovanni card.
Q
Quaranta Fiorenza
Quattroventi fam.
Quistelli Dorotea
R
Rabano Mauro
Radetzky Joseph
Ragazzo Dionisio
Ramazzotti Angelo patr.
Rambaldo Gerardo v.
RATERIO (Racherio)
RATOLDO (Rotaldo o Ratolfo)
Ratoldo II
Ratolfo
Recchia Emilio
Reginero di Hennegau
RIBALDI MATTEO
RICCABONA BENEDETTO
Ridolfi Gualfardo v.
RIPRANDO
ROBERTI MANFREDO

Roberto Bellarmino s.
Rocco s.
Rodobaldo II Cipolla s.
Rolando
ROMANO (MANIO) s.
Rosmini Giuseppe Panfilo
ROSSI IACOPO
Rozone ab.
Rubele Bartolomeo
S
Saladino
Salmeron Alfonso
SALVINO s.
Sambonifacio fam.
Sanmicheli Michele
Sarpi Paolo
SATURNINO s.
Sarti Mauro
Savoia casa
Savoia (di) Vittorio Emanuele I
Scandola Antonio
Scandola Maria Giuseppa
Seghetti Giuseppe
Sempreboni Angelo
SENATORE s.
Serego Ludovico v.
Seripando Girolamo card.
Seta (di) Valerio v.
Severo patr.
SIAGRIO
SIGEBODO (Sigimbold,
Segebono)
SIGIBERTO
SIGIFREDO
Sigismondo II re di Polonia
Silvestrelli Igino
SILVINO s.
Simeone orefice

305

SIMPLICIO s.
Siri Giuseppe card.
Sisto IV
Smancini Antonio
Sogaro Francesco arciv.
SOLAZIO
Sommacampagna Giulio
Sordi (de Surdis) Giovanni v.
Sordi fam.
Sozzo Pascali Antonio arciv.
Spagnolo Antonio
Spelta Pietro v.
Sperandio v.
Spina Giuseppe card.
Stefano cantore
Stridonio Filippo
Stridonio Pietro
Suarez Pietro Maria v.
Sulpicio Severo
T
Tajetti Giovanni
TEBALDO I
TEBALDO II
TEBALDO III FABER (o Fabris)
TEMIDIO
Temprarini Francesco v. 186.
Teodolinda
Teodorico
Teodoro v.
TEODORO s.
Teotemo v.
Teresa dAvila s.
Tiberio degli Umiliati
Todone
Tommaso da Caiano
Tosca e Teuteria ss.
Toscana s.
Trecca Giuseppe

Trevisan Giovanni patr.


TREVISANATO GIUSEPPE
TREVISAN FRANCESCO
TREVISAN GIROLAMO
Trevisani Luigi Girolamo
Trida Giovanni Battista
Turrini Giuseppe
Tussareno Pietro v.
U
Uberti Giovanni
UBERTO
Ugo di Provenza
Ugolino di Ostia, vedi Gregorio
IX.
Ugoni Mattia v.
URBANI GIOVANNI card.
Urbano III (Uberto Crivelli)
Urbano IV
Urbano VI
Urbano VIII
Ursicino (Ursacio) v.
Ursicino lettore
USUARDO (Usuard, Usguardo)
V
Valberto
VALBRUNO (Walbrunn)
VALENTE s.
Valentino di Milano
VALFREDO (Woltfrigel)
VALIER AGOSTINO (VALERIO)
card.
VALIER ALBERTO
Vallarsi Domenico
Vambaldo 39.
Veggio Andrea v.
Venturi Giuseppe storico
Venturi Giuseppe arciv.

306

VERECONDO s.
Verit Antonio v.
Vidi Pio v.
Vigilio papa
Vincenza Maria Poloni b.
Vincenzo de Paoli s.
Vindemiale s.
Visconti Giangaleazzo
Visconti fam.
Vittore IV (Ottaviano Monticelli)
Volfango s.

W
WALTER (Valterio)
Z
Zamboni Giuseppe
Zanchi Lelio v.
Zane Lorenzo arciv.
Zefirino Agostini b.
Zenari Mario arciv.
Zerla (Zerli) fam.
ZENONE o ZENO s.
Zini Pier Francesco
Zio Antonio v.
ZUFETO (Zuffetto)
Zurla Placido card.

Indice Generale
Introduzione......................................................................................3
I Vescovi dellAntichit cristiana....................................................11
Cronotassi e documentazione.........................................................11
1. SantEuprepio (sec. III2).............................................................13
2. San Dimidriano...........................................................................14
3. San Simplicio..............................................................................14
4. San Procolo.................................................................................15
5. San Saturnino..............................................................................16
6. San Lucillo (343. 356)................................................................16
7. San Cricino.................................................................................17
8. San Zeno (362-380 ca)...............................................................18
9. SantAgapito...............................................................................20
10. San Lucio..................................................................................20
11. Siagrio (ca 385-95)...................................................................21
12. San Lupicino.............................................................................22
13. San Petronio (ca 425-50)..........................................................23
14. SantInnocenzo.........................................................................24
15. Montano....................................................................................24
16. San Valente...............................................................................25
17. San Germano (475 ca)..............................................................25
18. San Felice.................................................................................26
19. San Silvino................................................................................26
20. San Teodoro..............................................................................27
21. Concesso I.................................................................................28
22. San Verecondo (523)................................................................28
23. San Senatore.............................................................................29
24. Solazio (579. 585).....................................................................30
25. Iuniore (589. 591).....................................................................31
26. Pietro.........................................................................................31
27. Concesso II...............................................................................32
28. San Mauro.................................................................................32
29. San Romano..............................................................................33
30. Arborio......................................................................................34
31. San Valente...............................................................................34

32. San Clemente [o Salvino].........................................................35


33. San Modesto.............................................................................35
MEDIOEVO......................................................................................37
I Vescovi del Medioveo..................................................................39
Secoli VIII-XIII...............................................................................39
La Chiesa di Verona nellet di mezzo...........................................39
34. Domenico (ca 712-44)..............................................................39
35. SantAndrea [o Alessandro]......................................................40
36. Sigiberto (744 o 745)................................................................41
37. SantAnnone (ca 750-80)..........................................................41
38. Egino, beato (ca 780-99. +802)................................................43
39. Ratoldo (803-40. +847)............................................................44
40. Notingo (840-44)......................................................................46
41. Bilongo (846)............................................................................47
42. Landerico (853)........................................................................48
43. Audone (866)............................................................................49
44. Adelardo I (875-911)................................................................50
45. Notkero (911-28)......................................................................51
46. Ilduino (928-31)........................................................................52
47. Raterio (931-34. 946-48. 961-68).............................................52
48. Milone (950 ca-961. 968-80)....................................................54
49. Ilderico (983-88).......................................................................55
50. Otberto (992-1008?).................................................................56
51. Ildebrando (1013. 1014)...........................................................56
52. Giovanni (1016-37)..................................................................57
53. Walter (1037-55).......................................................................58
54. Tebaldo I (1055/58-61/63)........................................................58
55. Adalberto (1063-70?)................................................................59
56. Usuardo (1070-72?)..................................................................59
57. Bruno (1072-76/80)..................................................................60
58. Sigebodo (1080-94)..................................................................60
59. Valbruno (1094-95)...................................................................61
60. Valfredo (1095-01)...................................................................61
61. Ezelone (1101)..........................................................................61
62. Bertoldo (1102-08?)..................................................................61

63. Zufeto (1109-11).......................................................................62


64. Uberto (1111)............................................................................62
65. Sigifredo (1113?)......................................................................63
Sguardo dinsieme..........................................................................63
Dal Concordato di Worms al Trecento...........................................66
66. Bernardo (1119-35)...................................................................66
67. Tebaldo II (1135-57).................................................................68
68. Ognibene (Omnebonum, 1157-85)...........................................70
69. Riprando (1185-88)..................................................................72
70. Adelardo II (1188-1214)...........................................................74
Ordini religiosi maschili e femminili..............................................76
Movimenti di vita evangelica e apostolica ed eresie......................81
I Santi e il loro culto. Il Periodo delle Fazioni................................83
71. Norandino (1214-24)................................................................85
72. Alberto (1224-25).....................................................................86
73. Iacopo di Breganze (1225-52)..................................................87
74. Gerardo Cossadoca (1255-59)..................................................89
75. Manfredo Roberti (1260-68)....................................................90
76. Aleardino di Capo di Ponte (1268)...........................................91
77. Guido della Scala (1268-73).....................................................92
78. Temidio (1275-77)....................................................................92
79. Bartolomeo I della Scala (1277-90)..........................................93
80. Pietro I Della Scala (1291-95)..................................................94
81. Bonincontro (1295-98).............................................................95
82. Tebaldo III (1298-1331)...........................................................99
83. Nicol (1331-36)....................................................................103
84. Bartolomeo II Della Scala (1336-38).....................................104
85. Matteo Ribaldi (1343-48).......................................................106
86. Pietro de Pino (1348-49).........................................................107
87. Giovanni di Naso (1349-50)...................................................108
88. Pietro II Della Scala (1350-87)...............................................108
89. Adelardo III (1387-88)............................................................111
90. Iacopo Rossi (1388-1406).......................................................111
91. Angelo Barbarigo (1406-08)...................................................112
92. Guido Memo (1409-38)..........................................................113
93. Francesco Condulmer (1438-53)............................................115

94. Ermolao Barbaro (1453-71)....................................................117


95. Giovanni Michiel (1471-1503)...............................................119
96. Marco Corner (1503-24).........................................................121
Attivit e persone notevoli di questo periodo...............................123
Dalla Riforma allEpoca Confessionale.......................................129
97. Gian Matteo Giberti (1524-43)...............................................130
98. Pietro Lippomano (1544-48)..................................................137
99. Luigi Lippomano (1548-58)...................................................139
100. Agostino Lippomano (1558-59)...........................................142
Alcune glorie veronesi..................................................................144
101. Girolamo Trevisani (1561-62)..............................................149
102. Bernardo Navagero (1562-65)..............................................150
103. Agostino Valier (1565-1606)................................................153
104. Alberto Valier (1606-30).......................................................158
105. Marco Giustiniani (1631-49)................................................164
106. Sebastiano Pisani I (1653-68)...............................................166
107. Sebastiano Pisani II (1668-90).............................................168
108. Pietro Leoni (1691-97).........................................................170
109. Gian Francesco Barbarigo (1698-1714)...............................171
110. Marco Gradenigo (1714-25).................................................173
111. Francesco Trevisan (1725-32)..............................................174
112. Giovanni Bragadin (1733-58)...............................................175
113. Nicol Antonio Giustiniani (1759-72)..................................177
114. Giovanni Morosini (1772-89)...............................................179
Scrittori di scienze sacre nei secoli XVII e XVIII........................183
Istituzioni religiose.......................................................................189
Controversie nei secoli XVII e XVIII..........................................192
115. Giovanni Andrea Avogadro (1790-1805).............................195
116. Innocenzo Maria Liruti (1807-27)........................................200
117. Giuseppe Grasser (1828-39).................................................207
Istituzioni caritative del sec. XIX.................................................209
A. Fondatori..........................................................................211
B. Fondatrici.........................................................................214
118. Pietro Aurelio Mutti (1840-52).............................................216
119. Giuseppe Luigi Trevisanato (1852)......................................218

120. Luigi Guglielmi (1852-53)...................................................219


121. Benedetto Riccabona de Reichenfels (1854-61)..................220
122. Luigi di Canossa (1861-1900)..............................................222
123. Bartolomeo Bacilieri (1900-23)............................................227
124. Girolamo Cardinale (1923-54).............................................235
125. Giovanni Urbani (1955-58)..................................................240
126. Giuseppe Carraro (1958-78).................................................242
127. Giuseppe Amari (1978-92)...................................................248
128. Attilio Nicora (1992-97).......................................................256
129. Flavio Roberto Carraro (1998-2007)....................................258
Mons. Giuseppe Zenti (2007-)......................................................263
EPILOGO........................................................................................265
CRONOTASSI DEI VESCOVI DI VERONA............................267
ECCLESIASTICI VERONESI ELEVATI ALLA DIGNIT DI
CARDINALE, ARCIVESCOVO E VESCOVO.........................271
SIGLE E ABBREVIAZIONI...............................................................271
BIBLIOGRAFIA...............................................................................271
A. FONTI......................................................................................271
1. Inedite...............................................................................271
2. Edite..................................................................................271
B. STUDI......................................................................................271
1. Generali............................................................................271
2. Scelti.................................................................................271
C. MANUALI E ALTRE OPERE................................................271
Indice dei Principali Nomi di Persona..................................271
Indice Generale.............................................................................271

Verona, 31 luglio 2012