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Prof.

Mariella Zoppi

Giardini e Paesaggio in Toscana


II paesaggio della regione bellissimo: figuratevi un immenso anfiteatro, che solo la natura pu ideare e costruire. Una vasta e distesa pianura circondata da monti, che nelle loro sommit hanno boschi secolari. (...). Sulle colline si stendono per ogni lato le vigne e, alla fine di queste, campi e prati.

Con queste parole, Plinio il Giovane descrive il paesaggio che circonda la sua Villa dei Tusci, soffermandosi sulla sequenza degli spazi esterni che dal portico si apre in una prima terrazza ripartita in molte aiuole, segnate dal bosso intarsiato, per scendere, attraverso piani intermedi, verso un sistema di viali per passeggiare e luoghi per riposare, fino all'ippodromo circondato dai platani. In una lunga serie di particolari, Plinio ci propone un prototipo del giardino toscano che trover nel tempo molte interpretazioni, pur mantenendo una fedelt inconsapevole e perenne a quel primo modello descritto. Cos come immutato resta quel rapporto fra il paesaggio d'intorno e lo spazio disegnato del giardino in una soluzione di continuit che ne fa un'entit unica che resta impostata su una contrapposizione fra l'artificio culturale interno ed interiore del giardino e la coltivazione e la cura dei terreni allesterno, nel paesaggio. Niente selvaggio, niente al di fuori del controllo e dell'opera dell'uomo, ma le motivazioni dellintervento variano e restano legate alla mente ed ai piaceri dello spirito nello spazio architettonicamente concepito intorno alla villa, del quale parte integrante la continuit spaziale e visiva verso l'esterno e la campagna legata alla caccia o allagricoltura. Oltre mille anni dopo, Leon Battista Alberti nel suo De Re Aedificatoria (1485) ripropone il tema villa-giardino-paesaggio ed enumera una serie di elementi che devono essere considerati prima di giungere alla progettazione: la "regione ovvero il luogo in cui si andr od operare, il clima, il paesaggio, la natura e le costruzioni esistenti. L'Alberti perfettamente consapevole che la societ del suo tempo alla ricerca di nuovi modelli di vita e che si sta manifestando il desiderio di mostrare la ricchezza e la potenza delle singole famiglie mercantili nella costruzione di palazzi di citt e di ville suburbane e, interpretando le nuove esigenze, si preoccupa che la villa non sia troppo lontana dalla citt; e la strada che la conduce sar agevole e senza ostacoli, facile da percorrersi situata in un punto della campagna notevole per ...la ventilazione, l'esposizione al sole, il panorama sar bene in vista, godr della vista di una citt, di forti, del mare o di una vasta pianura; permetter di volgere lo sguardo alle note cime dei colli o di montagne o su splendidi giardini in posizione leggermente rialzata". La Villa dei Tusci dunque ben conosciuta dall'Alberti cos come i maggiori testi

latini sui giardino e sulla botanica. Ne fanno fede i concetti che determinano la regolarit dell'impianto e la ricerca dell'armonia della composizione che coincide con quell'armonia delle parti posta, nell'Umanesimo e nel Rinascimento, alla base del concetto stesso di bellezza. Firenze diventa, dopo il 1420, un importante campo di sperimentazione artistica: siamo infatti nel momento pi alto della sua potenza economica e la sua influenza sulla Toscana mette profonde e salde radici. Cosimo il Vecchio prima e Lorenzo il Magnifico poi, tendono ad affermare una nuova concezione della citt attraverso la definizione degli spazi pubblici: nasce quella immagine che caratterizza ancora oggi Firenze e che legata alle architetture di Filippo Brunelleschi ed alle opere di numerosi artisti fra i quali Ghiberti, Donatello, Ghirlandaio, Verrocchio e Botticelli. Se Brunelleschi l'architetto delle grandi fabbriche pubbliche, Michelozzo costruisce i palazzi privati di casa Medici. Careggi la residenza pi importante della famiglia Medici; costruita per Cosimo il Vecchio, diviene dimora di Piero il Gottoso e alla sua morte di Lorenzo il Magnifico, che fa della villa uno dei cenacoli culturali pi importanti nella storia legandola all'Accademia Neoplatonica ed alla figura di Marsilio Ficino. La villa oggi si presenta con forti manomissioni sedimentate nei secoli e particolarmente alla fine dell'800, cos come del giardino originario restano solo Villa medicea di Careggi descrizioni. L'unica villa costruita da Lorenzo quella di Poggio a Caiano, realizzata su progetto di Giuliano da Sangallo (1485). L'interesse per la villa molteplice; infatti a quello architettonico che recupera la tradizione compatta della casa rustica tuscanica, nobilitata dal basamento monumenta1e e dal porticato con timpano triangolare, si affianca quello economico e funzionale legato alla conduzione della terra. Siamo di fronte ad un sistema in cui la villa anche fattoria, centro di organizzazione e controllo della produzione. Il giardino, che conosciamo da una delle lunette di Giusto Utens, si basa su una successione di "recinti": primo dei quali quello della villa, che ha alla sua destra un hortus conclusus di impianto regolare e simmetrico con un ovale centrale vuoto circondato da un boschetto, mentre sul retro ed alla sua sinistra partiture regolari individuano campi coltivati con numerose Villa medicea di Poggio a Caiano presenze arboree. Una sorta di parco-giardino circonda la villa ed introduce alla tenuta agricola delle Cascine di Tavola, cuore produttivo della azienda.

Alla fine del '500 le ville medicee costituiscono un sistema ben identificabile sul territorio e ci offrono una testimonianza diretta della vita di corte e dell'evoluzione estetica del giardino fra Umanesimo, Rinascimento e Manierismo. Siamo di fronte a 18 residenze ereditate, acquistate o sequestrate dai vari membri della famiglia Medici. Esse sono assai diverse tipologicamente in quanto corrispondono alle diverse esigenze di ogni singolo committente: ogni membro della famiglia ne possiede una come luogo di rappresentanza o di delizia ed il Granduca si sposta da una villa all'altra passando per la caccia da Pratolino, il Trebbio o Cafaggiolo, recandosi verso il mare nei mesi invernali allo ricerca di un clima pi mite o in luglio risiedendo a Poggio a Caiano, dove il colle ventilato scongiura la calura fiorentina. Castello la villa che Niccol Tribolo costruisce per Cosimo I ed quella che pi d'ogni altra permette di leggere le indicazioni dell'Alberti: il giardino, recinto da mura, si sviluppa su tre terrazze sovrapposte ordinate da un asse centrale di simmetria. La terrazza in basso, quasi un prolungamento dell'edificio, raccordata al viale principale della fontana circondata da antiche statue romane.
Villa medicea di Castello

La lunetta dell'Utens mostra un boschetto di cipressi e lauri che circonda il gruppo statuario di Ercole ed Anteo, posto in asse con l'entrata della Grotta ricavata nel dislivello fra la seconda e la terza terrazza, decorata dal Giambologna con animali scolpiti in marmi policromi, che costituisce il primo esempio manierista presente nei giardini medicei. La terrazza pi alta dominata dalla statua dell'Appennino, posto al centro di un bacino quadrangolare circondato da lecci e querce che introduce al selvatico, organizzato a ragnaia ovvero con vialetti rettilinei e punti d'acqua per la cattura stanziale degli ucce1li. Se il Manierismo si era affacciato nella Grotta di Castello, a Pratolino con Bernardo Buontalenti che ha il suo trionfo. ancora una volta l'Utens o darci un'idea complessiva del giardino, giocato sul tema dell'acqua che si propone in tutte le forme possibili: vasche, grandi bacini, laghetti (celeberrimo quello sovrastato dalla gigantesca statua dell'Appennino), fontane, zampilli, cascatelle, catenarie, giochi Villa Demidoff a Pratolino La statua dellAppennino d'acqua, automi e organi idraulici. La rigorista partizione teorizzata dall'Alberti travolta dalla ricchezza inventiva della composizione, che si fa sempre pi complessa, in grado di generare gioia e stupore, riproponendo una

sorta di paradiso in terra. Pratolino, pur nella sua fastosa complessit, resta il giardino personale di Francesco I ma l'intera famiglia si riconosce e si celebra nel grande giardino di citt, Boboli. Boboli non pi il giardino di quiete e di riposo ma un parco organizzato scenograficamente per le esigenze dell'intera corte. Il primo impianto lo si deve ad una felice intuizione del Tribolo che organizz la collina retrostante il palazzo in un grande anfiteatro a terrazze digradanti ordinate su un unico asse prospettico. La sistemazione cinquecentesca ha sul lato sinistro del palazzo una piccola preziosa costruzione, iniziata dal Vasari per ospitare i Prigioni di Michelangelo, e proseguita da Bernardo Buontalenti con la splendida grotta a tre camere comunicanti decorate con soggetti mitologici e pastorali con spugne, grottesche e mosaici. Nel secolo successivo, il giardino viene ampliato attorno ad un secondo asse che in rapida discesa collega l'area dell'anfiteatro con la splendida Vasca dellisola, che ospita la fontana dellOceano, opera del Giambologna. Come si detto, nel corso del secolo XVII il Manierismo diventa lo stile pi diffuso in Europa e nel contempo va affermandosi una nuova espressione del giardino, detto Boboli- La Vasca dellisola "alla francese" in quanto mutuato dalle grandiose composizioni che circondano le dimore del re e degli alti dignitari della corte francese celebrando lo splendore di un secolo e di un sovrano, Luigi XIV, il Re Sole. Lo stile alla francese trova in Toscana scarsa applicazione: troppo forte e radicata la cultura del controllo dello spazio, della misura e della "regola", una concezione che ha radici cos forti che tende a permanere fino ai nostri giorni. II gusto francese tuttavia approda in Toscana nella Lucchesia, che ha con la Francia numerose relazioni commercia1i e tende a mantenere una sua autonomia politica rispetto al Granducato mediceo. Le ville lucchesi costituiscono un sistema insediativo di grande interesse, collegato alla citt e quindi ai commerci in quanto residenze di mercanti, ma anche alla campagna in quanto centri di aziende agricole. Sono luoghi di investimento produttivo, ma anche dimore dove si vive e quindi si ama abbellirle e renderle sempre pi piacevoli e Villa Marlia nella Lucchesia prestigiose. L'intorno delle ville si proietta nella campagna attraverso lunghi viali di lecci o cipressi che filtrano la trama dei campi coltivati e mascherano gli edifici rurali connessi alla

produzione. Si crea cos una rete di "viali trionfali" che non ha la grandiosit francese, ma che certo segna il paesaggio secondo uno spirito aulico ed una nuova partitura del territorio. Poco distante dalle ville lucchesi, abbiamo l'esempio pi bello di giardino barocco in Toscana a Villa Garzoni a Collodi (Pescia]. Il parco, separato e autonomo rispetto alla villa, che lo domina dall'alto, fu iniziato alla met del Il parco di Villa Garzoni '600 e completato un secolo dopo da Ottaviano Diodati con statue, piante di ogni specie e numerosi giochi d'acqua. La composizione sale rapida sul colle con una serie di scalinate che raggiungono la terrazza centrale sotto la quale posta la Grotta di Nettuno. Viali di palme e cipressi collegano le parti del giardino e conducono al labirinto, al teatro di verzura ed alla statua della Fama che domina il giardino ed posizionata sopra il bacinoserbatoio dal quale sgorga l'acqua che alimenta lintero parco generando ambienti architettonici e botanici che rendono fantastica la composizione ed affascinano li visitatore. Alle ville lucchesi fanno da contrappunto le ville senesi. La maggiore diffusione dei giardini nell'area senese avviene nel secolo XVII ed , dal punto di vista formale, legata all'esperienza romana sia nella concezione spaziale che in quella culturale, quasi ad affermare una certa indipendenza ed una diversa identit dal dominio fiorentino. Molti sono i progettisti che vengono dai fasti barocchi della Roma papalina, come Carlo Maderno (celeberrimo per la sua Isola Bella sul Lago Maggiore}, che progetta il giardino di Cetinale, dove gli spazi si fondono in una sequenza che va dal giardino degli agrumi a disegno geometrico, posto sui retro della villa, e che prosegue con un lungo viale rettilineo originato da un'esedra al lato del cancello d'ingresso. Ma lo stupore di questo giardino affidato alla Tebaide, concepita come un percorso mistico punteggiato da statue di animali, penitenti ed edicole che sembrano emergere dalla terra stessa in un susseguirsi di atmosfere create da impalpabili giochi di luce ed ombra. I giardini senesi hanno la magica particolarit di vivere nei loro panorami e con i loro panorami, non c' separazione fra linterno e l'esterno del giardino, ma al contrario siamo di fronte ad un passaggio gradua1e fra lo spazio progettato e l'andamento dei campi intorno adagiati sulle colline, instaurando in tal modo un duplice rapporto fra natura e cultura, fra spettacolo e spettatore, che esalta la dolcezza preziosa del paesaggio.
Giardino e panoranna della Val dOrcia da Pal. Piccolomini a Pienza

Nel corso del Settecento e per tutto il secolo successivo i giardini toscani sono oggetto di un generale rinnovamento, dovuto sia al mutamento del gusto, sia alla presenza di residenti provenienti dai paesi del Nord Europa (detti genericamente "gli inglesi") sia ad una rinnovata e diffusa passione botanica. Infatti nel corso del secolo XVIII che la passione per le specie esotiche dilaga: grazie al consolidarsi dei commerci con le "nuove" terre aumenta la facilit di approvvigionamento di specie esotiche via Olanda e via Londra. L'influenza europea ascrivibile alla presenza di una consistente colonia straniera attratta in Toscana da diversi fattori, quali la mitezza del c1ima, la relativa economicit della vita, ma soprattutto dalla particolare apertura Politica del Granducato, che con l'avvento di Pietro Leopoldo sempre pi improntato a forti concetti di laicit dello Stato, alle idee illuministe dei fisiocratici e alle teorie liberiste in economia. Ne consegue un'inevitabile apertura alle esperienze provenienti da paesi diversi che si riflette in molti campi e, particolarmente nel mondo dei giardini che tendono ad assorbire in prevalenza le influenze inglesi. A questa tendenza vanno fatti risalire i lavori per il rinnovamento che Luigi Cambray Digny fece per gli Orti Oricellari per il marchese Giuseppe Ridolfi e per il giardino del conte Giulio Alberto Della Gherardesca. L'esiguit degli spazi non inibiscono Cambray Digny dal disegnare collinette e serpentine, dall'inserire tempietti, torri e rovine, grotte o Pantheon. Il giardino si svolge come un percorso iniziatico, fatto di elementi simbolici, iscrizioni, statue che inducono il visitatore alla ricerca della verit e della memoria eterna. II giardino iniziatico o massonico, che aveva avuto uno dei suoi primi esempi a Firenze nel giardino Torrigiani, si diffonde in tutta la Toscona: il villone Puccini a Pistoia, villa Roncioni sulle colline pisane o il piccolo delizioso giardino di Annalena a Firenze, opera di Giuseppe Manetti. Nella seconda met dell'Ottocento si fanno sentire l'influenza del giardino vittoriano, fatto di spazi limitati che si susseguono, vere e proprie stanze all'aperto, e la ricerca di stili che si rifanno al gusto del classicismo rinascimentale o a quello, romanticamente rivissuto, di un medioevo cavalleresco. Nascono cos giardini come quello voluto da Federico Stibbert sulla collina di Montughi o quello di John Temple Leader sulla collina di Vincigliata. Particolarmente questo ultimo ricrea unatmosfera medioevale con la ricostruzione, sulle incerte rovine rimaste, di un costello circondato da un vasto parco giocato su forti contrasti e paesaggi insoliti: un laghetto ricavato da una cava di pietra con pareti lisce e scoscese originate dalla deviazione di un torrente o un fitto e cupo bosco di cipressi, usati per la prima volta in una piantagione a macchia e non in filare o isolati secondo la tradizione toscana.

Se il medioevo aveva incantato Temple Leader, il gusto neoclassico avvolge il giardino di Villa La Pietra, dove Hortence ed Arthur Acton costruiscono il loro sogno. Un giardino basato sulla sequenza di tre terrazze in asse con la villa, nelle quali le direttrici laterali si moltiplicano e generano spazi fra loro relazionati, vere stanze allaperto nelle quali trionfa l'arte topiaria: pratoni, pergole, vasche, statue ed anche un teatro di verzura.
Il Parterre di Villa La Pietra

sempre l'ideale neoclassico che permea un altro giardino dell'inizio del Novecento, Gamberaia, dove il parterre tradizionale cede il passo a vasche dacqua appoggiate in una terrazza protesa sulla campagna che tuttavia viene visivamente filtrata da un'alta siepe sempreverde intagliata ad arcate che permettono un incantevole panorama su Firenze. Fra la comunit britannica in Toscana ci sono anche studiosi e paesaggisti come Sir George Sitwell che nella sua villa di Montefugoni scrive Essay on Making Gardens (1909) e Cecil Pinsent, cui si devono alcuni dei pi incantevoli giardini come quello di Villa la Foce vicino a Chianciano, concepito a terrazze digradanti: la prima racchiusa fra i due lati dell'edificio principale caratterizzata da pergolati, la seconda ripartita su di un asse centrale con stanze laterali definite da siepi di sempreverdi che con una scala a doppia rampa conduce ad un piano inclinato inferiore dal quale si gode una vista disegnata appositamente con un sinuoso viale di cipressi che sale sulla collina di fronte. II piano inclinato decorato con otto riquadri verdi che convergono in una vasca ed un gruppo scultoreo incorniciato da una siepe di cipressi e lecci. Non meno interessante il giardino delle Balze a Fiesole giocato fra strette terrazze fiorite e la vista di Firenze e della piana o il pi famoso giardino dei Tatti, progettato e costruito insieme al suo committente, Bernard Berenson dove si ripropone il giardino classico all'italiana, mitigato da angoli romanticamente arredati e da un rapporto dolce con la campagna. I giardini del primo Novecento individuano atmosfere vagamente romantiche inquadrate in partiture dal sapore rinascimentale, che hanno le dimensioni ed il passo dei coevi giardini vittoriani; essi costituiscono un modello di riferimento che durer a lungo, fino al secondo dopoguerra, quando la composizione tende od aprirsi ed a semplificarsi, con una generale naturalizzazione degli spazi intorno alla casa, che tuttavia restano carichi di vasi con fiori ed agrumi, segnati da siepi di bosso e punteggiati di statue, panche e gazebi. Compaiono sulla scena toscana alcuni architetti famosi che affrontano il tema del giardino come Gae Aulenti che propone interessanti astrazioni a Granarolo per il Marchese Emilio Pucci, mentre progettisti toscani, assurti a notoriet internazionale, come Pietro Porcinai

reinventano una toscanit senza tempo fatta dell'equilibrio delle forme e delle specie, di verdi giocati su varie tonalit, di erbe pi che fiori, riproponendo paesaggi nuovi che sanno riproporre l'armonia e la saggezza di una terra antica. Va comunque rilevata una assoluta particolarit di non pochi giardini toscani che si manifesta a partire dagli anni '50 e che costituita dal fiorire dei parchi di sculture. II primo esempio considerato ormai Statue del Parco di Pinocchio storico) quello di Pinocchio a Collodi, nato da un concorso nel 1951 e costruito in 5 anni. Ad esso lavorano in due riprese gli architetti Lionello De Luigi e Renato Baldi e gli artisti Emilio Greco e Venturino Venturi e successivamente il paesaggista Pietro Porcinai e Marco Zanuso. Il risultato un parco itinerario che percorre idealmente la storia di Pinocchio segnata da sculture e mosaici ed immersa in un bosco di 1.300 piante. L'abbinamento fra arte e natura sembra trovare in Toscana un terreno particolarmente fertile ed artisti come Daniel Spoerri a Seggiano sul Monte Amiata o Niky de Saint Phalle a Capalbio in Maremma scelgono luoghi particolari (una collina, un lecceto) per creare ambienti popolati di statue che dialogano con il paesaggio come nel caso di Spoerri o stanno in relazione fra loro come nel Giardino dei Tarocchi della Saint Phalle. Vi sono poi rapporti particolari fra singoli artisti ed un territorio come quello di Quinto Martini a Carmignano o di citt che diventano laboratori d'arte come Pietrasanta o, infine, aggregazioni di comuni che propongono manifestazioni che si radicano e generano installazioni permanenti sui loro territori: esperienze come Tuscia Electa e Arte all'Arte sono testimonianza di questa tendenza. Infine va ricordato quello che forse l'esempio pi famoso di arte ambientata in Toscana: il Giardino di Celle a Santomato, Pistoia. Un parco romantico di impianto ottocentesco con laghetto, sentieri a serpentina; vialetti morbidamente curvati nelle folta vegetazione o affacci su1la campagna che accolgono una collezione di oltre trenta opere di artisti contemporanei di fama mondiale come Oppenheim, Pepper, Karavan, Melotti, Burri, Kusuth e tanti altri che in questo parco hanno scelto un ambito particolare per creare una loro opera. Un giardino in continuo mutamento stilistico quello toscano che sembra cogliere lo spirito di ogni epoca, scrivendo una sua originale storia che vive contemporaneamente dentro e fuori del tempo. una storia fatta di sogni e di immagini, di segni e di memorie, che in Toscana vivono costantemente in un rapporto ideale fra opera d'arte e natura. Numerose e superbe sono le testimonianze, che traggono vita da esperienze estetiche sintonizzate con il passare dei secoli e che tuttavia si ricompongono sempre in una dialettica fra natura e cultura, fra particolare e generale: un dialogo che trae il suo fondamento nella ricerca dell'armonia, nella sapienza delle proporzioni e

nella tensione verso l'equilibrio. Un percorso antico che sa rigenerarsi nella sequenza preziosa fra il giardino ed il suo paesaggio, fra la casa e campagna dintorno, fra l'uomo e il suo lavoro e la spiritualit in cui immerso.

Relazione tenuta il 14 ottobre 2005