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Storia

Le ville di Livorno costituiscono un'importante testimonianza storica e


architettonica della storia cittadina. A partire dal XVIII secolo,
parallelamente all'introduzione di un regime fiscale che favoriva i
possedimenti in campagna a discapito di quelli in città, il circondario
di Livorno divenne una rinomata meta di villeggiatura. Non a caso Carlo
Goldoni ambientò sul vicino colle di Montenero le sue celebri commedie
sulla villeggiatura, mentre il letterato scozzese Tobias Smollett
trascorse l'ultimo periodo della sua vita nella villa della famiglia
Gamba, ad Antignano. Anche George Byron soggiornò a Livorno, dove affittò
la villa che Francesco Dupouy possedeva nei pressi di Montenero.

Numerose infatti erano le residenze signorili ubicate nei dintorni di


Livorno, a margine della città fortificata e dei cosiddetti borghi
suburbani; spesso erano proprietà dei ricchi mercanti appartenenti a
quelle "Nazioni" richiamate a Livorno sin dalla fondazione della città
medicea. Tuttavia, alcune di esse hanno perso nel tempo il loro ruolo di
residenza di campagna, essendo state inglobate nei quartieri cittadini: è
il caso ad esempio di Villa Fabbricotti, il cui parco fu oggetto di una
parziale lottizzazione avviatasi negli anni trenta del Novecento.

Ville in città

Villa Fabbricotti

Villa Mimbelli

Villa Attias (scomparsa)

Villa Henderson
Villa Aghib: ubicata nella zona di via Montebello e oggi ridotta ad un
rudere, risale al XVIII secolo e fu costruita per volere di Jacob Aghib.
Completamente trasformata negli interni, una volta completamente
affrescati, di recente è stata suddivisa in appartamenti.
Villa Attias: oggi scomparsa, sorgeva in pieno centro cittadino, dove
oggi si apre piazza Attias. La villa, di origini settecentesche, fu
ampiamente rimaneggiata negli anni settanta dell'Ottocento, ma dopo il
1968 fu demolita per far posto ad alcuni vasti complessi edilizi. La
piazza antistante ne mantiene il nome.
Villa Borsi: si trova in via dell’Ambrogiana e la prima notizia certa
risale al 1782. Era corredata di pubblica cappella posta sull'angolo
della via. Apparteneva al conte Finocchietti che la usò per la sua
famiglia come residenza estiva. Tipico esempio di residenza signorile
settecentesca toscana, l'edificio rivela nelle sue linee semplici un
gusto raffinato e classicheggiante, seppure con gli apporti barocchi del
suo tempo, evidenziato nel timpano della facciata e nelle decorazioni di
ornato in marmo. L'ingresso principale è in asse con la porta posteriore
che si affaccia sul grande giardino, innescando un proporzionato
equilibrio tra le volumetrie della villa ed il verde circostante.
Interessante l'imponente cancello d'ingresso. Il parco che si trova sul
lato ovest, confinante con la villa Micheli Cardinali al quale era
collegata da un ingresso interno ai parchi, possedeva un doppio filare di
palme, scomparse negli ultimi decenni del Novecento. Oltre la cappella e
ai vari edifici posti a ridosso dei muri di cinta, nella zona sud si
trovava una fontana di marmo di Carrara. Nel parco, abitato da decine di
tartarughe centenarie, vi era anche una storica voliera. La villa passò
in eredità alla famiglia Borsi a inizio della seconda metà
dell’Ottocento.
Villa Cheloni: si apre col suo imponente ingresso sul tratto rettilineo
della via dell'Ambrogiana. È ritenuta una delle ville storiche più
eleganti e signorili della zona. Il conte Gaetano Cheloni ne divenne
proprietario nel 1864. Dall'ingresso si apre in prospettiva un breve
viale circondato da piante ed alberi secolari che si biforca davanti alla
villa con un'ampia aiuola centrale. La villa si rivela come un corpo
rettangolare e massiccio su due piani in uno stile estremamente semplice
e sobrio, ma non privo di quelle piccole decorazioni delle cornici e
delle lunette che ne ornano le finestre del piano nobile, che riflettono
l'eleganza e la dignità dell'edificio. Al centro della facciata si apre
un balcone con una ricca ringhiera in ghisa. L'interno, viceversa, era
ricco e curato anche con un'ornamentazione plastica e pittorica,
rappresentata da stucchi, affreschi con soggetti floreali, pavimenti a
mosaico, porte con legni intarsiati, vetrate colorate, ampi saloni di
rappresentanza. Dopo anni di semiabbandono la villa è ritornata in
un'unica proprietà e restaurata.
Villa Dello Strologo: posta nelle adiacenze della Villa Maria, fu
costruita su progetto di Piero Bottoni tra il 1934 ed il 1935. Si tratta
di un edificio che si richiama ai modelli del razionalismo europeo.
Villa Desguigues: del suo ingresso, in via dell'Ambrogiana, rimangono
solo pochi resti. mentre il viale d'accesso è diventato strada pubblica.
Probabilmente, la villa, ancora esistente, fu costruita nel Seicento dal
capitano Sante Franceschi, proprietario di tutta la zona. Nel XVIII
secolo fu abitata da Filippo Desguigues. Dopo vari passaggi di proprietà,
passò a Innocenzo Benci, parente del letterato Antonio Benci. In seguito
appartenne ad altre famiglie; ad esempio, nel 1928 risulta intestata a
Giovan Battista Paolieri, fondatore del noto stabilimento balneare a
Quercianella. La villa è ricordata anche per il soggiorno che vi ebbe
Francesco Domenico Guerrazzi negli anni caldi del Risorgimento. In
occasione dell'invasione austriaca del 1849, presso la villa ci fu un
breve scontro tra una colonna austriaca ed alcuni contadini del luogo che
uccisero un ufficiale e ferirono alcuni soldati. Per ritorsione gli
Austriaci fucilarono i custodi della villa, e poiché i detti custodi
avevano prudentemente sotterrato nel giardino tutta l'argenteria dei
padroni, questi non furono più in grado di ritrovarla.
Villa Fabbricotti: l'edificio si fa risalire a un'antica residenza
medicea (Villa dell'Imbrigiana o Ambrogiana) del 1660 poi ceduta alla
famiglia Franceschi. L'aspetto attuale risale alla seconda metà
dell'Ottocento, quando Vincenzo Micheli, su incarico del nuovo
proprietario, l'industriale Bernardo Fabbricotti, trasformò l'edificio
preesistente in una sontuosa dimora signorile. È circondata da un grande
parco, ora pubblico, in gran parte ridotto per le lottizzazioni
urbanistiche del nuovo quartiere circostante "Fabbricotti". L'estensione
del parco è ancora intuibile dai superstiti viali di accesso (via
Accademia Labronica, viale dei Pini, va Bartolena).
Villa Henderson: sorge in via Roma e ospita dagli anni ottanta del XX
secolo il Museo di storia naturale del Mediterraneo. Deve il nome al
capitano marittimo scozzese George Henderson che nel 1917 acquistò
l'antica dimora, già proprietà, alla fine del Settecento, di Antonio
Orlandi.
Villa Maria: nel XIX secolo, dopo essere appartenuta ai fiorentini
Capponi, passò alla famiglia Rodocanacchi e subì notevoli ampliamenti,
con la costruzione, dopo la metà del medesimo secolo, di un castelletto
all'ingresso lungo la via Calzabigi. Fu donata al comune nel 1962 dalla
famiglia Lazzara, che vi aveva impiantato la propria attività commerciale
di lavorazione del corallo, e oggi ospita alcuni locali della Biblioteca
Labronica. Il vasto parco si estendeva lungo la via Calzabigi fino a Via
delle Grazie, quando negli anni trenta del XX secolo fu progressivamente
lottizzato con condomini e ville.
Villa Mimbelli: costruita da Vincenzo Micheli per Francesco Mimbelli tra
il 1865 ed il 1875, oggi ospita il Museo civico Giovanni Fattori, mentre
i vicini granai sono destinati all'allestimento di mostre temporanee.
Villa Perti: risalente al Settecento, appartenne al negoziante inglese
Robert Bateman. Nel 1899, dopo vari passaggi di proprietà, passò ai
Perti. Fu poi sede della caserma della polizia stradale dagli anni
cinquanta fino agli anni ottanta del Novecento. Si racconto che nel vasto
parco, caratterizzato da imponenti palmeti, Mussolini sia stato sfidato a
duello.
Villa del Presidente: in via Marradi, in origine appartenne a diversi
esponenti delle Nazioni che animarono Livorno tra il Seicento e
l'Ottocento, per poi passare ad Achille e Aristide Nardini Despotti
Mospignotti, che la cedettero alla Provincia di Livorno nel 1889. È stata
sede dell'Istituto musicale "P. Mascagni".
Villa Pozzi: è adiacente alla Villa Borsi, in via dell'Ambrogiana.
D'origini antiche, risulta già essere esistente nel XVII secolo.
Villa Queirolo: oggi scomparsa, si trovava a lato dell'Hotel Palazzo.
Risaliva ai primi anni del Novecento ed era residenza del direttore dello
stabilimento termale Acque della Salute.
Villa Regina: era situata lungo la via dei Cappuccini, dove, nel
Settecento si trovava una vigna che Luigi Lorenzi lasciò in eredità a
Joseph Miranda Leone. Su questo terreno, tra il 1767 ed il 1782 fu
costruito il nucleo originario della villa. L'edificio fu completamente
trasformato nel 1936 sulla base del gusto eclettico. Nel dopoguerra la
villa divenne sede del PCI e nel 1975 fu venduta ed abbattuta per la
costruzione di imponenti condominii, mentre il parco divenne proprietà
comunale.[1]
Villa Rodocanacchi: fu voluta dalla famiglia Rodocanacchi intorno alla
metà dell'Ottocento ed in seguito passò anche ai Chayes, industriali del
corallo e proprietari anche di una villa sul lungomare d'Antignano. Si
trova in via Calzabigi. Al nome dei Rodocanacchi, proprietari anche della
suddetta Villa Maria, è legata anche una vasta residenza sul colle di
Monterotondo. Denominata "Villa Pia" è attualmente privata.
Villa Tavani: è uno dei migliori esempi di architettura razionalista a
Livorno. Fu progettata nel 1936 dall'architetto Giancarlo Palanti. È
situata nei pressi della Villa Dello Strologo. Molto interessante il
giardino riprogettato negli anni sessanta. Fu costruita su un lotto
dell'antico parco di Villa Maria.
Villa Valsovano: ubicata sulla via del Fagiano, fu edificata nel
Settecento e sul finire del medesimo secolo passò alla famiglia
Valsovano. Nel 1793 la villa fu dotata di cappella pubblica, poi
demolita. Tra il 1819 ed il 1821 la villa fu residenza del poeta Percy
Bysshe Shelley. Attualmente circondata da moderni condominii ha perduto
l'intero parco circostante e risulta frazionata in varie proprietà.
Ville di Antignano
Villa Chayes o Campari
Villa Peyron: è situata sul viale di Antignano. Fu progettata secondo i
canoni dello stile georgiano che nacque in antitesi al barocco. Residenza
estiva della famiglia Peyron che possiede un'omonima villa nei pressi di
Firenze.
Villa Baiocchi: è situata su una piccola scogliera a picco sul mare. Fu
progettata secondo i canoni del Razionalismo italiano intorno alla metà
degli anni trenta del Novecento.
Villa Barsanti: nota anche col nome di Villa Menicanti, fu costruita per
l'avvocato Barsanti. Si trova sul lungomare di Antignano e nella sua
architettura riprende i motivi cinquecenteschi. Edificata nel 1903, la
parte posteriore è frutto di una ricostruzione attuata nel corso di un
restauro portato avanti negli anni novanta del XX secolo. Nella
ristrutturazione è scomparsa la pineta che la circondava.
Villa Campari: meglio conosciuta come Villa Chayes o Villa Carolina, è in
stile neogotico e si trova nei pressi della Villa Barsanti. È l'unico
edificio privato posto sul lato del mare della passeggiata pubblica.
Originariamente era una casa colonica, ma nei primi del Novecento fu
acquistata dai fratelli Guido e Adolfo Chayes, industriali livornesi del
corallo, che apportarono importanti modifiche; furono proprietari anche
di un'altra importante villa in via San Jacopo in Acquaviva (Villa
Marina). Oggi ospita una struttura alberghiera.
Villa Gamba: in località Il Giardino, sopra Antignano, sorge sui resti di
un fabbricato mediceo. Tra il 1769 e il 1771 ospitò Tobias Smollett e nel
1820 passò di proprietà alla famiglia Gamba che vi apportò notevoli
cambiamenti.
Villa La Banditella: munita di una cappella e un tempo circondata da un
grande parco, oggi la villa è stata circondata da moderne costruzioni che
hanno completamente stravolto l'aspetto originario della tenuta. Nel 1874
vi dimorò il futuro papa Leone XIII.
Villa Malenchini: appartenne a Giuseppe Malenchini, sindaco di Livorno,
che la fece costruire intorno al 1880 all'inizio del lungomare
antignanese.
Villa Mascagni: in viale d'Antignano; è una piccola palazzina che fu
proprietà di Pietro Mascagni; fu costruita nel 1916 e qui il maestro
livornese compose la Lodoletta.
Castello del Boccale: voluto sul finire del XIX secolo dalla marchesa
Eleonora Ugolini, ingloba una torre medicea del XVI secolo. L'aspetto
attuale si deve alla famiglia Whitaker-Ingham.
Ville di Ardenza

Villini eclettici presso l'Accademia Navale

Villa Letizia
Villa Arcangioli: in stile razionalista, si deve al progetto di Giorgio
Gianfranceschi che la realizzò, intorno al 1939, sul lungomare tra
l'Accademia Navale e il borgo di Ardenza su un lotto ricavato dall'antico
parco di "Villa Letizia".
Villa Boretti: non più esistente, era ubicata sulla Rotonda d’Ardenza,
presso un'antica torre medicea. La villa fu costruita nel XIX secolo, ma
fu demolita negli anni trenta del Novecento per far posto a una tribuna
del circuito di Montenero. La vicina torre medicea fu abbattuta durante
la seconda guerra mondiale.
Villa Donokoy: è un grande edificio ottocentesco su due piani posto in
via del Parco e caratterizzato solo da un esteso balcone sorretto da
mensole. Nel 1888 appartenne a Francesca Armosino, ultima moglie di
Giuseppe Garibaldi e, nel 1894, passò al figlio Manlio Garibaldi, che
aveva deciso di frequentare l'Accademia Navale; dopo la morte di
quest'ultimo, passò agli eredi (tra cui Menotti Garibaldi) e dal 1924
fino al dopoguerra, a Clelia Garibaldi che restò unica proprietaria
dell'immobile fino alla morte.
Villa Chiesa: così come l'adiacente Villa Arcangioli, questa residenza fu
realizzata su disegno del medesimo Gianfranceschi tra il 1938 ed il 1939
durante la parziale lottizzazione del parco di Villa Letizia.
Villa Gioli: innalzata da Giuseppe Gioli nel 1873, si trova in via
Pacinotti; successivamente passò a Sanromerio Giobatta che apportò
consistenti modifiche all'architettura dell'edificio che ne caratterizza
tuttora l'aspetto.
Villa Kutufà: in via del Mare; in via del Mare, fu costruita nella prima
metà dell'Ottocento da Luigi Kutufà e appartenne anche a Eugenio Sansoni,
sindaco di Livorno.
Villa Letizia: fu costruita nell'Ottocento sui terreni del principe
polacco Stanislao Poniatowsky e suoi figli, ma successivamente, dopo
essere stata proprietà della famiglia Vitelleschi, fu acquistata dai Cave
Bondi (1873). Questi nel 1894 cedettero parte del parco per la
realizzazione di un ippodromo. Nel 1925 fu ceduta alla società
immobiliare “Letizia”.
Villa Montanelli: situata presso la Rotonda d'Ardenza, è caratterizzata
da un'imponente facciata neoclassica in calcare bianco. Fu costruita
nella seconda metà del XIX secolo.
Villa Ombrosa: è una delle prime costruzioni che si incontrano sulla
strada che conduce da Ardenza a Montenero. La villa, circondata da un
grande parco, appartenne a Filippo Freccia nel XVIII secolo.
Villa Sansoni, in via San Martino; appartenne al primo sindaco di
Livorno.
Villa Trossi Uberti: in via Ravizza; sorse intorno al 1889, appartenne
all'omonima famiglia e successivamente fu lasciata al Comune da Corinna
Trossi Uberti con l'obbligo di istituirvi un'accademia. Nella villa ci
sono i ritratti di Corinna Trossi e Dino Uberti e di sua madre realizzati
dal pittore Vittorio Cavalleri e alcuni dipinti eseguiti Dino Uberti
stesso. È circondata da un parco di tipo romantico di fronte alla entrata
della villa c'è un elegante fontana opera di Valmore Gemignani con un
gruppo faunesco in bronzo.
Villini presso l'Accademia Navale: si tratta di edifici di gusto
eclettico, nei quali confluiscono elementi rinascimentali, gotici,
romanici e persino moreschi; furono costruiti intorno agli anni trenta
del XX secolo su disegno di Fosco Cioni.
Ville di Montenero e dintorni

Villa Azzurra
Villa Azzurra: fu realizzata nei primi anni del XX secolo nell'ottica di
un più impegnativo progetto per la sistemazione del quartiere, poi solo
parzialmente realizzato.
Villa Cavalletti: si narra che questa villa, ubicata nei pressi della via
del Castellaccio (località "Le Casine"), ospitò Carlo Goldoni, che qui
scrisse "Le smanie per la villeggiatura".
Villa Calamai al Savolano: presso la via Numa Campi, fu eretta alla fine
del XVIII; fu data alla Mensa vescovile, ma in gran parte distrutta
durante l'ultima guerra.
Villa del Buffone: è un edificio di origine medicea, che sorge sulla
strada che da Ardenza porta a Montenero. Appartenne ai principi armeni
Mirman Aructium. Nel 1813 vi soggiornò Ugo Foscolo.
Villa Castelli della Vinca: situata a Montenero Basso e posta lungo la
strada intitolata alla omonima famiglia, la villa conserva ancora le
caratteristiche di una residenza ottocentesca.
Villa Gower: nota come Castel d'Oreto o villa Pavolini, si trova presso
il Castellaccio e fu costruita sui resti della duecentesca Torre delle
Formiche. Nell'Ottocento appartenne alla famiglia Gower e successivamente
passò a Rosolino Orlando. Oggi è stata frazionata in diversi
appartamenti.
Villa Dupouy: detta anche Villa delle Rose o Villa Jermy, appartenne a
diversi proprietari sin dal tardo Seicento. L'aspetto attuale risale alla
fine del XVIII secolo. Nell'aprile del 1822 George Byron prese in affitto
la villa per un periodo di sei settimane.
Villa Falca: ubicata in via Byron, fu costruita dalla famiglia Falca alla
fine del Settecento demolendo alcune torri che qui si trovavano.
Villa La Giorgia: risale alla fine del Seicento e, dopo essere
appartenuta alla famiglia Rusca, fu acquistata dalla famiglia dei
Franceschi Bicchierai, proprietaria inoltre del Palazzo delle Colonne di
marmo nel centro di Livorno.
Villa Ruelle o Paneraj: si trova poco oltre la piazza delle Carrozze ed è
una delle più originali costruzioni della zona, essendo ornata ai lati da
due torrette sormontate da un belvedere. Le origini della dimora
risalgono al XVIII secolo, come casa colonica, viene dapprima trasformata
nel 1816 in una residenza signorile di villeggiatura, ma dopo il 1879
l'intera residenza fu ricostruita per volontà di Carlo Panerai, esponente
di un'importante famiglia di farmacisti, noti per le famose pastiglie per
la tosse. Le due torrette gemelle sono decorate da stucchi e finte
maioliche colorate. La facciata, arricchita da un balcone centrale, si
chiude alla sommità con un ricco ed elaborato frontone al cui centro si
mostra l'arma araldica della famiglia. Il parco dietro la villa è
arricchito da interessanti specie arboree di origine esotica.
Villa San Giorgio: è ubicata nei pressi di Villa Ombrosa ed è
caratterizzata da torri angolari merlate. Risale alla metà
dell'Ottocento; dal 1890 fino alla prima guerra mondiale fu sede di un
collegio in cui insegnò anche Giovanni Pascoli.
Villa Schubart: nota anche come Villa Stoduti, qui alloggiò anche il
celebre scultore Bertel Thorvaldsen. È ubicata in via della Lecceta.
Prende il nome dai baroni danesi Herman ed Elisa von Schubart, mecenati
di numerosi artisti connazionali, invitati nella loro residenza per
arricchire formare il loro gusto neoclassico a contatto con l'arte
italiana. Anima di questa piccola corte artistica fu la baronessa Elisa,
donna colta e amante dell'arte, sempre pronta a rimediare i disastri
economici del coniuge continuamente truffato e perseguitato dagli usurai.
Con la sua morte nel 1814 a soli quarantasette anni, la villa e la vasta
proprietà decaddero rapidamente in uno stato di abbandono.
Villa Scialhub: posta sul versante occidentale di via Byron, fu costruita
all'inizio del Novecento su progetto di Carlo Frullani e su commissione
del sacerdote greco Giuseppe Scialhub. Successivamente fu rimaneggiata e
assunse le attuali forme in bilico tra eclettismo e Liberty. Fu anche
proprietà di Antonio di Lorenzo, unico italiano deceduto nella strage
terroristica di Mumbai del 26 novembre 2008.
Villa Von Berger: sorge sopra un altopiano di nome Campo al Lupo. Si
tratta di un edificio in stile neogotico, con numerose torri. Oggi ospita
un istituto religioso.
Ville di Monterotondo e dintorni

Villa Maurogordato
Villa Bartolucci: detta anche Villa Sant'Alò, è situata in una posizione
scenografica, lungo le pendici di Monte Rotondo. L'edificio è ornato da
un caratteristico timpano ricurvo. Risale al XVIII secolo.
Villa Chiappe: nota anche come Villa Bellavista, fu costruita dai
fratelli Chiappe lungo la via Collinet nei primi anni dell'Ottocento.
Oggi della storica dimora non resta quasi niente, poiché è stata
ricostruita nel dopoguerra. Era dotata di due piccole cappelle (di cui di
una è rimasta la sola facciata) disposte di fianco al viale d'accesso
all'ingresso originario, in asse con il primo tratto della via Collinet.
Villa Corridi: si estende in un lotto di terreno posto tra Salviano e
Monterotondo. Appartenne all'imprenditore Gustavo Corridi, ma nel 1904 fu
trasformata in un sanatorio, oggi dismesso.
Villa Dupouy: nota anche come Villa Levi, si trova sulla cima del Monte
Rotondo, gravemente danneggiata col passaggio del fronte bellico nel
1944, oggi è in completa rovina e ne rimane solo il piano seminterrato.
L'edificio, frutto di numerosi ampliamenti attuati all'inizio del
Novecento, fu arricchito con un elegante pronao nel 1929.
Villa Maurogordato: fu costruita alla fine del Settecento e nel 1847
passò alla famiglia Maurogordato, i quali abitarono la villa fino al
1938. Durante la seconda guerra mondiale fu sede degli uffici comunali ed
infine fu venduta all'amministrazione provinciale. Oggi risulta
completamente abbandonata.
Villa Morazzana: fu costruita nel XIX secolo sui resti di una casa
colonica e nel 1894 appartenne alla cantante lirica Gemma Bellincioni.
Villa Rodocanacchi: nel XVII secolo qui esistevano alcuni edifici che
appartenevano ai religiosi della Certosa di Pisa. Divenne poi proprietà
della famiglia d'origine armena Scheriman, ma le modifiche maggiori si
devono all'intervento ottocentesco dei Rodocanacchi.
Ville di Quercianella e dintorni

Castello Sonnino

Villa Jana
Castello Sonnino: fu voluto dal barone Sidney Sonnino alla fine
dell'Ottocento e si trova su un promontorio presso l'abitato di
Quercianella. Il nucleo originale però è molto più antico e in origine
comprendeva una torre con un baluardo per l'artiglieria.
Villa Jana: è una severa struttura in stile eclettico sormontata da uno
svettante torrione merlato a pianta quadrata. Fu costruita con
l'ampliamento, attuato nei primi decenni del Novecento, di un villino di
dimensioni più piccole. Situata sotto il promontorio del Romito, è posta
tra la Ferrovia Tirrenica ed il mare; in prossimità della riva, lungo la
baia del Rogiolo, si innalza una piccola struttura neomedioevale, atta a
rimessaggio delle imbarcazioni, che mette in comunicazione il parco con
la spiaggia.
Villa Pavolini: è una residenza settecentesca, posta lungo la strada
litoranea che da Livorno conduce al centro di Quercianella. Appartenne
anche alla famiglia Gower (infatti è nota anche come Villa Gower) e
all'istituto delle suore Mantellate.
Altre
Villa di Limone: sorge su un edificio medioevale sulle prime alture
intorno alla città. Caratterizzata da un'architettura possente e severa,
ospitò il futuro Napoleone III.
Villa Huigens: eretta intorno al 1707 dal ricco commerciante di Colonia
Johann Anton Huigens, definito dai cronisti dell'epoca il "Creso
livornese", presso la sommità della Valle Benedetta, era caratterizzata
da un caratteristico portico centrale e dall'adiacente cappella con una
cupola ottagonale ricoperta in piombo dedicata a Santa Lucia di cui
tuttora esiste l'elegante altare in marmo di Portogallo. Huigens
possedeva in città anche l'imponente palazzo in via Borra, adiacente al
Palazzo delle Colonne di marmo dei Franceschi. La grande fattoria a
fianco della cappella fu costruita dalla nuova proprietà, la famiglia
Pellettier nel 1834 per la frangitura delle olive e la produzione di
olio. Nella proprietà vi erano anche tre mulini a vento, posti sul
crinale ed oggi in rovina, per la macinazione del grano, importanti punti
di riferimento di tutti i portolani del XVIII e XIX secolo in uso alla
navigazione nel mare antistante. La villa, nonostante i danni subìti
dalla guerra è stata riportata al suo splendore grazie agli interventi di
restauro dagli attuali proprietari.
Note
^ www.comune.livorno.it, Villa Regina [collegamento interrotto], su
comune.livorno.it. URL consultato il 27-08-2012.
Bibliografia
F. Cagianelli, D. Matteoni, Livorno, la costruzione di un'immagine. Le
smanie della villeggiatura, Cinisello Balsamo 2001.
F. Canuto,Paesaggio, parchi e giardini nella storia di Livorno, Livorno
2007.
R. Ciorli, Livorno. Storia di ville e palazzi, Ospedaletto (Pisa), 1994.
G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei contorni di
Livorno, Livorno 1903.
M. Pozzana (a cura di), Livorno, la costruzione di un'immagine. Paesaggi
e giardini, Cinisello Balsamo 2002.

Storia

Palazzo Huigens
La fondazione della città medicea non coincise con la costruzione di
importanti palazzi aristocratici, che invece trovavano sede nella vicina
Pisa; le strutture livornesi erano caratterizzate da una maggiore ricerca
di funzionalità, sia nella ripartizione degli ambienti, che nella scelta
dei materiali da costruzione. Esempi di questa concezione sono i più
antichi edifici giunti sino ai giorni nostri, tra i quali possiamo
ricordare il Palazzo Mediceo (XVI secolo) e quello della Palazzo della
Dogana (1648), piuttosto spogli di elementi decorativi, ma che
contribuiscono a definire un quadro d'insieme assai ricco ed
interessante: infatti, è stato osservato che Livorno probabilmente
costituisce il primo esempio in Italia di architettura diffusa.[1]
Per tutto il Seicento ed il Settecento furono innalzati analoghi edifici;
la presenza di un apparato decorativo più sofisticato era molto raro,
tanto che veniva a caratterizzare immediatamente il nome dell'edificio:
un esempio ben conservato è da ricercare nel Palazzo delle Colonne di
marmo, attribuito, non senza incertezze, a Giovan Battista Foggini, uno
dei più importanti architetti toscani dell'epoca.

Nell'Ottocento il palazzo di città assunse maggiore importanza: la


borghesia livornese, nel quadro del grande sviluppo urbanistico della
città, contribuì alla costruzione di raffinati edifici quali il Palazzo
de Larderel, frutto di una progressiva trasformazione di una serie di
edifici minori, nei quali trovavano posto anche le attività industriali
della famiglia.

Invece, la prima parte del Novecento fu incentrata attorno agli


sventramenti attuati nel centro cittadino, che favorirono la formazione
di episodi in netto contrasto tra loro: al razionalismo del Palazzo del
Governo si contrappose ad esempio l'eclettismo delle nuove costruzione
poste dietro il Duomo, lungo la via Cairoli.

La seconda parte del medesimo secolo è invece caratterizzata dalla


ricostruzione della città a seguito dei bombardamenti dell'ultimo
conflitto mondiale; l'emblema della ricostruzione è da ricercare nelle
controverse vicende di Palazzo Grande (il cosiddetto Nobile
interrompimento), che, malgrado alcune soluzioni architettoniche
all'avanguardia, portò alla cancellazione di piazza Grande.

Pentagono del Buontalenti

Palazzo Comunale

Palazzo dell'Aquila Nera

Palazzo Mediceo, il più antico palazzo, propriamente inteso, della città

Palazzo Squilloni
Palazzo Comunale
È sede dell'amministrazione comunale della città e risale al XVIII
secolo. Danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è
stato restaurato e riconsegnato alla cittadinanza nel dicembre del 1949.
Palazzo dell'Aquila Nera
Costruito lungo il Fosso Reale, sorse tra il Palazzo Maurogordato e il
Palazzo Squilloni intorno alla metà dell'Ottocento. Prende il nome
dall'albergo per il quale fu costruito.
Palazzo del Governo
Progettato negli anni immediatamente antecedenti alla seconda guerra
mondiale, il Palazzo del Governo, con la sua grande e articolata mole, si
colloca tra le più interessanti opere realizzate dal regime fascista in
città. Sorge nell'area un tempo occupata dal Bagno dei forzati.
Palazzo del Picchetto
È un grande palazzo, oggi sede del Presidio Militare e del Circolo
Ufficiali, situato presso il Cisternino di città. Fu costruito all'inizio
del Settecento su progetto di Giovan Battista Foggini ed è l'unico
palazzo di via Grande ad essere scampato ai bombardamenti del 1943 e non
demolito dalla successiva ricostruzione.
Palazzo della Dogana
Situato tra il Palazzo Comunale e la chiesa di San Giovanni Battista, fu
costruito intorno alla metà del Seicento e dal 1872 divenne sede della
Camera di Commercio. Presenta un grande portico con arcate a tutto sesto.
Palazzo della Galleria
La sua costruzione, lungo la via Cairoli, si deve al massiccio piano di
risanamento portato avanti negli anni venti del XX secolo. L'edificio è
caratterizzato da una galleria pedonale inquadrata da una serliana in
facciata.
Palazzo del Portuale
Risale agli anni cinquanta del XX secolo, quando la Compagnia Lavoratori
Portuali volle innalzare la propria sede nei pressi della Fortezza
Vecchia e del Palazzo del Governo. Oggi ospita anche un cinema-teatro.
L'immobile è stato ritenuto di particolare pregio architettonico
nell'ambito del Piano Regolatore Generale del 1999.
Palazzo delle Poste
Fronteggia il palazzo della Galleria e presenta un'architettura ispirata
ai modelli del Manierismo e del Rinascimento toscano. L'interno,
riccamente decorato, è stato restaurato nei primi anni del Duemila: in
passato ha ospitato un set del film È arrivato mio fratello.
Palazzo Grande
Si trova al centro di piazza Grande, dove fu costruito nell'immediato
dopoguerra. Progettato da Luigi Vagnetti, è costituito da due corpi di
fabbrica distinti, collegati tra loro per mezzo di una galleria coperta.
Da molti ritenuto il simbolo della scellerata ricostruzione cittadina, il
Palazzo presenta tuttavia elementi architettonici di rilievo.
Palazzo Granducale
D'origine seicentesca, prima delle trasformazioni postbelliche era
situato in piazza Grande. Danneggiato durante l'ultima guerra, fu
demolito quanto rimaneva e ricostruito solo in parte ed in posizione più
arretrata, per ampliare la piazza antistante al municipio, perdendo però
ogni rilevanza storica.
Palazzo Maurogordato
Edificato su progetto di Giuseppe Cappellini intorno alla metà
dell'Ottocento, è ubicato lungo il Fosso Reale e, con la sua mole severa
ed imponente, richiama l'architettura degli antichi palazzi fiorentini.
Ricchi gli interni del piano nobile con stucchi e affreschi.
Palazzo Mediceo
È un antico palazzo del tardo XVI secolo edificato come residenza della
corte medicea. Si trova proprio davanti alla Fortezza Vecchia e oggi,
restaurato, ospita la caserma della Guardia di Finanza.
Palazzo Reggio
Fu edificato nei pressi del Palazzo Maurogordato negli anni cinquanta del
XIX secolo e nel 1860 era già abitato. Internamente è decorato con
pitture in perfetta linea con stili che vanno dal gusto neoclassico
all'Eclettismo.
Palazzo Squilloni
Si trova tra gli scali Cialdini e il Fosso Reale. Rappresenta una tipica
architettura dell'Ottocento livornese, quando le antiche fortificazioni
lungo i fossati furono abbattute per costruire imponenti palazzi. Fu
innalzato dopo il 1846, quando già esisteva un palazzo con quel nome
sulla vicina piazza del Cantiere (piazza Micheli).
Scuola Antonio Benci
È un imponente edificio scolastico che sorge dinnanzi al Mercato delle
vettovaglie ove una volta era una piazzetta (Piazza Poerio), speculare
con l'analoga posta sugli scali Manzoni. Fu progettato da Angiolo
Badaloni e inaugurato nel 1893.
Venezia Nuova

Palazzo del Refugio

L'ex Convento dei Domenicani


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio:
Venezia Nuova.
Bottini dell'olio
Questo palazzo, realizzato nel 1705 per il deposito dell'olio, oggi
ospita alcuni locali della Biblioteca Labronica ed è utilizzato per
manifestazioni culturali, soprattutto durante l'estate. Una parte è
diventata la sede del "Museo civico" ove sono raccolte le collezioni
comunali che testimoniano la storia della città dalla tarda preistoria ad
oggi.
Palazzo dei Domenicani
Attiguo alla chiesa di Santa Caterina, ha ospitato sin dal XVIII secolo
il convento dei frati domenicani. In seguito fu trasformato in carcere e
attualmente sono stati portati avanti dei lavori per farne la nuova sede
dell'Archivio di Stato di Livorno.
Palazzo del Monte di pietà
Si trova in via Borra e fu edificato tra il 1701 e il 1710 secondo il
progetto di Giuliano Ciaccheri. Nel 1899 fu restaurato ad opera di Carlo
Frullani, con l'aggiunta di una nuova scala.
Palazzo delle Colonne di marmo
È uno dei più eleganti palazzi della Venezia Nuova, sito a Via Borra 29,
fu eretto su disegno di Giovan Battista Foggini per conto della famiglia
Gamberini. Nei primi anni del Novecento fu annesso all'adiacente Monte di
Pietà. Prende il nome dalle eleganti colonne marmoree che ne decorano la
facciata.
Palazzo del Refugio
Edificato nella seconda metà del Settecento nei pressi della chiesa di
Santa Caterina, ove una volta era un camposanto cattolico; ha ospitato
una casa di accoglienza per orfani, per essere sede, dal 1825, della
Scuola di Architettura Ornato e Agrimensura e, dal 1871, di un istituto
professionale. Fu danneggiato durante la seconda guerra mondiale e
adibito ad uso d'abitazioni civili.
Palazzo di Giustizia
In origine ospitava una chiesa ed un convento dei Gesuiti aperti nel 1701
e successivamente, con l'istituzione della Diocesi di Livorno, fu
residenza vescovile (1806). Nel 1857 divenne sede del Tribunale civile e
penale, mentre i vescovi si trasferirono nel nuovo seminario presso la
chiesa di Sant'Andrea.
Palazzo Huigens
Situato nel cuore della Venezia Nuova, è un palazzo settecentesco
caratterizzato da una piccola corte interna delimitata da eleganti
loggiati sui quali si affacciano i vari appartamenti. Apparteneva ad una
delle famiglie mercantili più ricche della città.
Palazzo Rosciano
Il nucleo originario risale alla seconda metà del XVII secolo ed in
seguito allo smantellamento delle vicine fortificazioni fu elevato per
quattro piani fuori terra. Divenuto da palazzo signorile a scuola
elementare, oggi è sede dell'Autorità portuale labronica.
Pescheria Nuova
Fu utilizzata dapprima per la vendita del pesce e successivamente
l'edificio fu adibito a magazzino; in seguito, fino alla seconda metà del
Novecento, divenne sede dei vigili del fuoco. Oggi qui si trovano alcuni
uffici comunali. L'edificio risale al XVIII secolo.
Entro la Cinta daziaria

Complesso "A. Gherardesca"

Dettaglio del Palazzo de Larderel

Casini d'Ardenza
Palazzo de Larderel
È il più sontuoso palazzo cittadino. Ubicato sulla via omonima, fu
residenza della importante famiglia de Larderel. In origine era
costituito da alcune palazzine isolate che furono unite intorno alla metà
dell'Ottocento dietro ad una monumentale facciata, caratterizzata da un
raffinato timpano riccamente decorato.
Complesso "A. Gherardesca"
Costruito intorno alla metà dell'Ottocento, in origine era un ricovero
per poveri; fu progettato da Alessandro Gherardesca e completato da
Angiolo della Valle. Oggi, proprietà della Provincia, ospita alcune
istituzioni scolastiche e culturali.
Palazzo Santa Elisabetta
Risale alla seconda metà del XIX secolo e si eleva sul modello dei
palazzi del Rinascimento fiorentino. Appartenne alla duchessa di Santa
Elisabetta, da cui prese il nome, ma è anche noto come Palazzo Patron.
Grattacielo di piazza Matteotti
Con i suoi 91 metri è l'edificio più alto di Livorno e rappresenta una
delle architetture più significative del Novecento. È stato progettato
negli anni cinquanta dal celebre Giovanni Michelucci su incarico del
Ministero del Tesoro. Sorge a poca distanza dalla Villa Fabbricotti.
Hotel Palazzo
Si tratta di un grande e lussuoso albergo ubicato davanti alla Terrazza
Mascagni e caratterizzato da una imponente facciata sormontata da due
caratteristiche torrette. Fu costruito nella seconda metà del XIX secolo
per volontà di Bernardo Fabbricotti, già proprietario dell'omonima villa
livornese.
Palazzo Stub
Le origini del palazzo, attribuito al disegno di Riccardo Calocchieri,
risalgono all'urbanizzazione delle aree esterne al Rivellino di San
Marco; qui, in un lotto di terreno compreso tra il Fosso Reale ed il
Canale dei Navicelli, Gherardo Stub fece costruire, precedentemente al
1829, la propria dimora.
Palazzina Zalum
Costruita intorno al 1909, è un esempio di architettura eclettica
d'inizio secolo; l'interno, riccamente decorato, è caratterizzato da un
doppio volume sul quale si affaccia il ballatoio del piano superiore.
Altre zone
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio:
Lungomare di Livorno.
Grand Hotel Corallo
Progettato da Angiolo Badaloni, sorse nei primi anni del Novecento a
seguito della costruzione di uno stabilimento termale. È ubicato nei
pressi della Stazione Centrale.
Casini d'Ardenza
Sono situati ad Ardenza e rappresentano una delle architetture più
interessanti del Lungomare. Nell'Ottocento erano un'elegante struttura
ricettiva suddivisa in numerosi appartamenti. Il progetto si deve a
Giuseppe Cappellini, che per alcuni si ispirò al Crescent di Bath.
Note
^ R. Ciorli, Livorno. Storia di ville e palazzi, Ospedaletto (Pisa) 1994,
p.6.
Bibliografia
F. Cagianelli, D. Matteoni, Livorno, la costruzione di un'immagine. Le
smanie della villeggiatura, Cinisello Balsamo 2001.
F. Cagianelli, D. Matteoni, Livorno, la costruzione di un'immagine.
Tradizione e modernità nel Novecento, Cinisello Balsamo 2003.
R. Ciorli, Livorno. Storia di ville e palazzi, Ospedaletto (Pisa) 1994.
D. Matteoni, Livorno, la costruzione di un'immagine. I palazzi di città,
Cinisello Balsamo 1999.
G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei contorni di
Livorno, Livorno 1903.

Il Grand Hotel Corallo, noto anche come Albergo Corallo o Terminus


Corallo, è uno degli alberghi storici di Livorno, situato in piazza Dante
19.

Un tempo annesso all'adiacente Stabilimento termale Acque della Salute,


ha perso la sua funzione originaria ed è sede di numerosi uffici.

Storia
Costruito su progetto dell'ingegner Angiolo Badaloni per conto della
Società Acque della Salute su un terreno già di proprietà Pannocchia,
all'esterno della Barriera Vittorio Emanuele, l'edificio venne inaugurato
entro il 1910 - è nominato nella Guida Album del 1905, Damigella riporta
il 1906 come data di costruzione, Cresti ne fissa i termini tra il 1905 e
il 1910, compare in una Pianta di Livorno allegata alla Guida del 1912 -
, in ogni caso pochi anni dopo il completamento del contiguo Stabilimento
delle Acque della Salute in funzione del quale venne costruito.

Prestigioso luogo di incontro dei "vacanzieri" termali, secondo la moda


di inizio secolo, e posto in posizione estremamente favorevole data la
vicinanza della coeva stazione ferroviaria, l'edificio concluse il suo
periodo di splendore con la prima guerra mondiale, pur continuando a
rimanere albergo di prestigio fino agli anni quaranta.

Dopo la seconda guerra mondiale fu sede del Comando alleato, poi cadde in
stato di progressivo abbandono.

Intorno al 1970 fu acquistato dalla società S.A.T.A. che ne curò la


totale ristrutturazione in uffici, con gravi manomissioni negli interni.
Nel 1981 passò di proprietà alla Ital40 S.p.A. di Milano e nel 1991 alla
Società Triton di Roma che lo gestisce; è stato posto in vendita.

"Riscoperto" alla fine degli anni settanta grazie al risveglio di


interesse per l'architettura del Liberty italiano, l'edificio (di cui
alcune foto d'epoca testimoniano il perduto splendore) si qualifica
particolarmente per la forte presenza di elementi decorativi nei quali si
ritrovano le tematiche ornamentali "più affini al liberty" (Cresti 1987,
p. 303) sebbene mescolati a componenti del repertorio classicista.

Contesto urbano

Il bar
Isolato al centro di un parco di forma triangolare delimitato da un muro
di cinta a colonnine di cemento con cancellata di accesso di gusto
liberty in ferro verniciato (che originariamente circondava l'intero
complesso), l'edificio è separato dai giardini della piazza Dante, della
quale chiude un intero lato, dalla via degli Acquedotti. Quest'ultima, da
amena passeggiata ottocentesca tracciata da Pasquale Poccianti è
diventata, in seguito alla costruzione del cavalcavia ferroviario, una
strada a scorrimento veloce di collegamento tra il centro cittadino e la
variante Aurelia, distruggendo totalmente l'unitarietà della zona e
l'originario rapporto diretto dell'ex hotel Corallo con lo spazio
antistante.

Sul lato opposto della piazza Dante sorge la stazione ferroviaria. Sul
retro, dove il tessuto edilizio si fa più minuto, l'edificio impone
maggiormente la sua presenza e si affaccia direttamente sul viale Ugo
Foscolo con la testata del corpo posteriore, mentre il muro di cinta si
apre con la cancellata dell'ingresso secondario.

A lato dell'edificio, separato da un muro, sorge l'ormai fatiscente


Stabilimento delle Acque della Salute, originariamente in stretto
rapporto con l'albergo che dallo stabilimento stesso e dalle cure termali
che vi si svolgevano traeva motivo di esistenza.

Architettura

L'ingresso

Il balcone
La grande mole dell'edificio presenta impianto a "T" rovesciata, con il
corpo principale rettangolare elevato su cinque piani fuori terra oltre
il seminterrato e un breve corpo posteriore ad un solo piano rialzato.

All'estremità ovest del corpo principale è collegata, tramite un


passaggio a ponte, una bassa costruzione a pianta triangolare, destinata
a bar, scandita in alzato da arcate in origine aperte sul davanti, poi
tamponate, e coperta a terrazza con balaustra ad arabeschi vegetali in
muratura traforata.

Il lungo fronte dell'edificio principale è mosso dai leggeri avanzamenti


del settore centrale, dove si apre l'ingresso, e dei due corpi alle
estremità, conclusi oltre la gronda da torrette originariamente a loggia,
chiuse con infissi in legno e vetro.

L'alta fascia in muratura, che svolge funzioni di attico e nasconde le


falde della copertura a tetto, si modella in corrispondenza dell'ingresso
in una larga insegna che in origine recava la scritta "Hotel Corallo"
presumibilmente in ceramica.

Tutti gli inserti policromi ceramici e pittorici dell'attico e dei


fronti, particolarmente ricchi nel fregio sotto la trabeazione di
coronamento, sono scomparsi e il trattamento coloristico di facciata, in
origine differenziato, appare omogeneo, eludendo le numerose componenti
decorative ed appiattendo la composizione d'insieme.

La regolare scansione delle aperture, arricchite da elaborate cornici di


fattura differente su ciascun piano, è intervallata nei tre piani
superiori da elementi decorativi verticali a nastro uscenti da
medaglioni, mentre i primi due piani sono segnati da fasce orizzontali e
i cantonali rafforzati da file di finte bugne lisce concluse da protome
femminili.

File di cornici segnano lo stacco tra la parte basamentale e il settore


superiore e precedono la gronda aggettante, sostenuta da mensolotti.

Non manca la presenza del ferro battuto, modellato in linee sinuose nelle
ringhiere dei balconcini del terzo piano, mentre la balaustrata della
terrazza laterale al pian terreno è in muratura, con traforati arabeschi
vegetali intervallati da pilastrini.

Tale eterogeneo repertorio decorativo di non eccelsa fattura, dove


convivono stilemi di impronta liberty e motivi di retaggio classicista,
si coagula intorno all'arcone centrale rimarcato dal forte aggetto del
balcone. Il settore in cui si apre l'ingresso è infatti inquadrato da
lunghe lesene a bugne lisce concluse da protome femminili, e si articola
in una elaborata successione verticale comprendente il portale di
accesso, circondato da una sinuosa cornice; la finestra superiore a bulbo
tripartita, con decorazioni floreali in rilievo nei cunei laterali e
cornici che proseguono sull'aggetto aprendosi con corolle di fiori; il
balcone, sostenuto da mensoloni scolpiti con volti femminili incorniciati
da motivi vegetali e chiuso da una pesante balaustrata; la grande arcata,
infine, inquadrata da lesene piatte e coronata da una spessa ghiera
scolpita a fogliame, dentro la quale si aprono le portefinestre del
secondo e del terzo piano.

Le torrette, coronate anch'esse da una fascia in muratura sagomata,


mostrano un trattamento decorativo di gusto più marcatamente
secessionista, con il fregio ornato da triglifi stilizzati e gruppi di
fiori, e le lesene sottostanti arricchite nel fusto da listelli verticali
e protome femminili e nei capitelli da corolle di rose.

La composizione del fronte principale si ripete sostanzialmente identica


sul prospetto opposto, con la sola variazione del settore centrale, qui
più semplicemente tripartito dalle lesene a bugne, scansione che viene
riproposta sulle brevi testate.
Il corpo trasversale sul retro, dove in origine si trovava lo splendido
salone ristorante con le grandi portefinestre affrontate e aperte sul
lato Est sulla terrazza cui si accede con breve scalinata circolare,
ancora dotata della ringhiera originale in ferro battuto, è collegato al
corpo principale da un ulteriore basso padiglione con testata circolare
ad Ovest, e da un secondo corpo aggiunto successivamente su parte della
terrazza.

Il corpo sul retro prospetta sulla strada con una testata classicista
conclusa da un timpano triangolare, trattata a fasce orizzontali
intervallate da cornici e divise in riquadri intorno alla grande finestra
centrale ad arco. Le facciate sono scandite dalle aperture e decorate,
nella fascia sotto la gronda sagomata in aggetto, da coppie di peducci
scolpiti.

Interno

Lo spazio interno del grande salone, visibile in una foto d'epoca, è


stato completamente stravolto per la nuova destinazione a sede IBM e
amputato del ricco apparato decorativo di stucchi scolpiti a motivi
zoomorfi, degli inserti pittorici di Ulisse Picchi (1867-1920), delle
lesene affioranti tra le finestre arricchite da capitelli con animali
marini, delle grandi lumiere a soffitto e a parete.

La volta, ancorata, è stata privata delle unghie laterali ma conserva il


grande lucernario rettangolare al centro. Originali sono anche gli
infissi esterni e le vetrate interne.

Sul fondo, in un vano triangolare, è collocata la scaletta in pietra di


collegamento con gli ambienti a volta del seminterrato, occupato dal
Circolo del Bridge.

Gravi manomissioni sono state compiute anche negli interni del corpo
principale, distribuiti da lunghi corridoi simmetrici che si dipartono
dai lati dello scalone. Il grande atrio e i saloni a pian terreno
presentavano originariamente decorazioni pittoriche, poi completamente
scomparse. Le volte sono state coperte da controsoffittature e le
pavimentazioni originali, in marmo, nascoste da un pavimento galleggiante
per il passaggio di cavi e fili elettrici. Nei saloni rimangono gli
infissi e le cornici a stucco con motivi floreali.

Più consistenti le tracce della decorazione originale a stucco nelle


stanze all'estremità Est, dove i pilastri conservano le delicate protome
femminili sul fusto e i fasci di rose sui capitelli.

La grande hall d'ingresso, pavimentata a quadroni di marmo bianco e


grigio disposti a scacchiera, è qualificata da otto grandi colonne che
originariamente suggerivano il percorso privilegiato di accesso al salone
sul retro.

La hall è stata privata di tutti gli arredi originali (banco della


reception in mogano scuro, bussola girevole d'entrata, cabine telefoniche
sulla parete) e le colonne in gesso dipinte a finto marmo hanno
sostituito le originali colonne in marmo rosa venato. Sul fondo della
galleria colonnata si trovano, a destra, la scala interna di servizio e
il blocco degli ascensori, mentre sulla sinistra si apre il grande
scalone in marmo a due rampe, con ringhiera in legno al posto di quella
originale in ferro battuto.

Decorata da stucchi con motivi vegetali negli intradossi degli arconi dei
pianerottoli di arrivo ai piani, la scalinata prende luce dai finestroni
sul retro che ancora conservano gli infissi in legno dell'epoca. Ai piani
superiori, tutti sistemati ad uffici, l'unica traccia delle
pavimentazioni originali è costituita dal parquet della stanza centrale
dell'ex-appartamento reale al primo piano.

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