Sei sulla pagina 1di 10

Mecenatismo in Europa

Mi son chiesto, per me a giusta ragione, perch riporto in un panorama di


notizie, fatti, storie ed avvenimenti quanto di unico e di eccezionale accaduto
dal Trecento in poi in Italia ed in Europa nel campo dellarte del cambio, dei
mercanti-banchieri e del mecenatismo in generale, al tempo dellUmanesimo
fino al glorioso e irripetibile Rinascimento che non poteva essere se non italiano.
La risposta che ha arrovellato il mio spirito, e pi ancora il cervello, era il fatto
che nel corso del mio rituale e solitario andare per le vie di unEuropa, in via di
rinascita materiale e di vigile riscossa negli spiriti, in speculare opposizione e
confronto con le bestiali carneficine perpetrate nel corso dellassurda Seconda
guerra mondiale distruttrice e fratricida, ho sempre ritenuto che il ricordo come
memoria e la tangibilit del bello nelle opere darte, nel pensiero e nella
scrittura, andavano perfettamente daccordo, esaltandone le azioni, con
lingegno, la bravura, linvenzione e la generosit dei mercanti-mecenati. Di
fatto, arricchirono paesi e contrade europei e ne facilitarono gli scambi in una
visuale illuminata e moderna, le cui opere artistiche e i loro simulacri restano
tuttoggi a testimonianza della grandezza dellazione progettuale non solo dei
protagonisti, artisti e mercanti, bens di tutto un mondo, incentrato in costumi di
vita nuovi e di civilt differenti, donati ed acquisiti, complice lazione
rigeneratrice dei mercanti-mecenati e del ruolo, dindiscussa novit e praticit,
dellarte del cambio. Panorama ideale di una rinnovata Weltanschauung che,
nelle differenti visioni del mondo, mi riportavano ad assaporare e a godere i
frutti del bello, del trascendente e della conoscenza discendenti da tre alte
dimensioni: quella dellarte, quella dello spirito e quella della filosofia.

Larte del cambio, nata per le elementari esigenze del commercio della valuta,
divenne attivit propriamente bancaria quando si tratt di conquistare
determinati mercati; essa ademp direttamente e in proprio a tutti i compiti di
protezione e di espansione commerciale oggi assunti dagli Stati.

Se lo splendore delle lettere e delle belle arti nella Firenze del tredicesimo e
quattordicesimo secolo (dopo La Commedia, Dante muore profugo e tale fatto
segna la fine della grande lirica del Duecento: sorge Petrarca e poi Boccaccio
che, rinnovando la prosa, danno inizio alla gloria del ciclo umanistico. In tal
modo vivono e sinnalzano sia la pittura che la scultura, mentre larchitettura
sinnova nelle arti figurative) ha posto in secondo piano ogni altra attivit, i
cambiatori fiorentini, e i Peruzzi fra questi, trasformarono nello stesso periodo la
bottega del cambio in vera e propria banca, la cui perfezione nelle sue grandi
linee non stata ancora superata.

Per essere ammessi allarte del cambio, bisognava passare e superare un esame.
Il candidato promosso poteva soltanto allora tener bottega e tavola, cio
stabilirsi sia fuori della sua bottega che dentro di essa, seduto dietro una tavola
coperta dun tappeto verde sulla quale posava una borsa contenente la moneta
necessaria e un registro. Era chiamato Compagno della Tavola o Cambista.
Egli aveva degli agenti di cambio fuori della Corporazione, ma costoro non
avevano il diritto di mettere un tappeto sulla loro tavola e non erano visti di
buon occhio.

Quasi tutti i grandi banchieri fiorentini furono prima mercanti e poi praticarono
larte del cambio, pur continuando a dirigere il loro commercio. Nello stesso
tempo prendevano parte attiva negli affari politici.

Per comprendere limportanza delle tre pi importanti compagnie di


Firenze, ricordiamo che le nozze di Eleonora, figlia di Carlo I dAnjou, con
Federico dAragona, erano state sovvenzionate dai Bardi. Mezzo secolo pi
tardi, al matrimonio di Giovanna, ereditiera presunta della Corona, con
Andrea dUngheria, i delegati ufficiali di Firenze furono i tre capi delle
compagnie pi potenti: Gnozzo dei Bardi, Simone Peruzzi, Donato
Acciaioli. Nel 1313 gli ambasciatori incaricati di offrire al Re Roberto
dAnjou la sovranit di Firenze furono ancora Jacopo dei Bardi e Donato
Acciaioli. Nel 1325 la medesima offerta fu fatta al duca di Calabria da
Donato Acciaioli, Donato Peruzzi e Filippo Bartoli.

Il commercio internazionale fu uno degli aspetti pi mirabolanti dello sviluppo


economico dei secoli XI-XIII, che trova la sua struttura organizzativa
principalmente in una unit detta compagnia (essa poggiava sulla famiglia, un
nucleo sociale straordinariamente compatto che al suo interno non ammetteva
individualismi o deviazioni di sorta) la quale ebbe caratteri giuridicamente
economici simili a una societ a responsabilit solidale e illimitata verso i terzi.
Ciascuno rispondeva per tutti e tutti per ognuno.

Appunto il secolo XIII, che aveva visto la fioritura delle Compagnie e la


diffusione nelle citt marinare dellistituto della Commenda (a Venezia
chiamato Colleganza, in quanto mal si adattava ai grossi rischi per mare la
responsabilit solidale e illimitate delle Compagnie) era stato il secolo che aveva
conosciuto lascesa e il predomino sociale del grande mercante.
Le banche che operarono in Pisa nellultima parte del duecento, e
specialmente allinizio del secolo successivo, sono rami delle succursali delle
grandi case di mercanti-banchieri fiorentini che dominano nella zona, (i
Peruzzi, i Bardi, i dagli Alberti, i dagli Acciaioli, i dagli Scali). Fino a tutto il
primo terzo del secolo XIV fanno parte del periodo doro della banca
fiorentina, che non conosce rivali con le sue compagnie costituite da banca-
mercatura. Poi, nel quattrocento, comincer laltro periodo, segnato da
sistemi di aziende che fanno capo ai Medici.

Il XIII secolo rappresenta in particolare per lItalia un momento essenziale nella


storia economica e politica dellOccidente. Fatti importanti e nuovi accaddero
tra il 1250 e il 1280 tali da costituire le premesse delle future attivit degli
uomini daffari italiani per un nuovo periodo di storia: mercanti-banchieri nel
Medioevo.

Allalba del XIV secolo la carta economica dellItalia pi chiara con la


crescita poderosa di quattro citt giganti che hanno fatto il vuoto attorno a
esse; due porti: Venezia sullAdriatico, Genova sul Tirreno; due citt:
Milano nella pianura Padana e Firenze nellItalia centrale. Citt che
battono monete doro e di esse due solamente resisteranno: il fiorino e il
ducato. In questo mondo commerciale in costante dilatazione, gli uomini
daffari genovesi conservano gli stessi caratteri dominanti del periodo
precedente quando si imposero agli altri nellattivit commerciale con
lOriente, mentre lattivit finanziaria diviene secondaria perch appunto si
appoggia su quella commerciale. Nel Trecento nasce a Firenze il capitalismo
industriale e le grandi compagnie bancarie (nel Duecento sia a Firenze che a
Siena le compagnie erano o mercantili o bancarie), cio la corporazione dei
banchieri, veri professionisti del credito, sinsediano nellarte di Calimala
(corporazione dei mercatores, frequentatori delle Fiere di Champagne
erano grossisti che accaparrano lana e piazzano panni) e nellarte della
Lana (corporazione dei Lanaiuoli, che sovrintende alla fabbricazione dei
panni).

Il patrimonio familiare dei pi grandi uomini daffari del tempo, dei Bardi, dei
Peruzzi, degli Acciaiuoli, che era capitale proprio (capitale sociale della
compagnia, intesa come societ in nome collettivo in quanto formata di soggetti
in parte occulti, depositanti accomandanti, e in parte appariscenti, compagni-
accomandatari), diventa poca cosa di fronte ai depositi degli amici (il popolo
grasso) e ai depositi del pubblico (il popolo magro).

. Sempre a Firenze, tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, si manifesta la


ricchezza degli uomini daffari.

La vittoria di Carlo dAnjou, che ottenne il 28-6-1263 dal Papa Clemente IV


linvestitura del Regno di Sicilia, ha creato un gruppo di uomini fiorentini
(anche grazie allappoggio ricevuto da altri di Siena) che costituiscono una
potenza economica internazionale. Questi uomini, raggruppati in societ in
nome collettivo, che si chiamarono compagnie, esercitarono ogni sorta di
attivit, che procur loro utili considerevoli. Citeremo le principali: Compagnia
di Dardano degli Acciaiuoli e compagni, i Frescobaldi, i Bardi, i discendenti di
Caroccio degli Alberti, i Peruzzi, i Bonaccorsi, gli Alberti nuovi, i Soderini.
Questi uomini daffari si facevano costruire grandi dimore, talune erano veri
sontuosi palazzi che ammobiliavano riccamente e presso i quali taluni principi
soggiornavano durante il loro passaggio da Firenze: il caso di Roberto dAnjou
presso i Peruzzi. Costoro fondavano monasteri, cappelle e innalzavano
monumenti funebri per assicurare loro e alle loro famiglie una vita eterna in
dimore divine. Per tale motivo incaricavano artisti di nome e di reputazione del
loro tempo. Risulta che i Bardi e i Peruzzi per decorare le loro cappelle in Santa
Croce ingaggiarono Giotto. Nicola Acciaiuoli invece incarica Orcagna per fare
scolpire la tomba di famiglia nella Cappella della Certosa dEma da lui fondata.
Con tali opere essi, mercanti e uomini daffari, tendevano a divenire anche
mecenati. Ma le compagnie del XIII e XIV secolo non avevano una liquidit
sufficiente per fare fronte alle correnti richieste di rimborso avanzate dai
depositanti cui fondi rappresentavano la principale parte dei capitali che essi
maneggiavano. E poich i depositi erano fatti a vista la corsa era inevitabile.
La grandezza di tali Compagnie, fondate sul credito, aveva le sue basi nella
fiducia e il mantenimento di questa fiducia, per lineluttabile fatale gioco
del politico e delleconomico, sia sul piano politico che sul piano mondiale,
diveniva un mestiere di autentico equilibrio. Presto o tardi tutti crollarono
perch le grandi compagnie fiorentine del XIII e XIV secolo erano, come si
dissero, dei colossi dai piedi dargilla. Non dimentichiamo che le grandi
Compagnie facevano cospicui prestiti ai Papi, ai principi, alle citt, agli
ordini religiosi e anche ai singoli cittadini, sia laici sia religiosi. I Frescobaldi
dal 1280 al 1310 prestarono pi di 122.000 lire sterline ai Re dInghilterra
Edoardo I ed Edoardo II. Anche i Re di Sicilia avevano debiti cospicui
presso i Bardi e i Peruzzi. Ai tempi del pontificato di Giovanni XXII le
medesime compagnie reclamarono con insistenza allOspedale San
Giovanni di Gerusalemme crediti per 133.000 fiorini da parte dei Bardi e
per 191.000 da parte dei Peruzzi. Gli Alberti antichi prestarono a Gregoro
XI pi di 40.000 fiorini in soli quattro anni, cio dal 1372 al 1376. Le
condizioni del prestito variavano a seconda dei richiedenti. Per esempio i Re
dInghilterra non corrispondevano interessi sul prestito, ma in cambio le
compagnie erano esentate dalle imposte sui beni radicati nel regno e dai
diritti di dogana sulle lane che venivano esportate. Anche se detti vantaggi
non si possono quantificare, comunque essi rappresentavano la remunerazione
del capitale prestato.

Anche il pegno sulla rendita e sui gettiti dimposte erano fonte di rimborso di
questi banchieri per i prestiti fatti ai principi e a citt che a tale scopo li
nominarono loro agenti finanziari. I Francesi percepirono per Filippo il Bello
tutta una serie di rendite, mentre gli Scali, nel 1322, incassarono per conto di
Filippo il Lungo 7.000 lire tornesi, 24.000 lire relative a diritto e redditi vari.
Lesempio pi imponente rimasto quello dei Frescobaldi, ai quali Edoardo I ed
Edoardo II concedono, via via, la casa delle miniere dargento del Devon,
lincasso dei contadi di Poonthien e di Montreuil, i redditi relativi al regno
dIrlanda, quelli del ducato del Gujenne, lo sfruttamento del servizio del
Exchange (che assicurava lo scambio e la battitura delle monete nel regno),
nonch la carica di Connestabile di Bordeaux (attribuita al direttore della
compagnia, Amerigo Frescobaldi). Ma la concorrenza specie da parte di due
avversari, gli Spini e i Cerchi, era forte e rispecchiava la lotta di due gruppi che
si combattevano nella Firenze del 1300 per questioni politiche: i Bianchi e i
Neri. La disfatta e lesilio dei primi travolsero le compagnie ove queste
famiglie erano rappresentate, prima tra le altre quella dei Portinari (la
famiglia di Beatrice) i cui membri in gran parte trovarono rifugio a Bruges.
Ma anche i Neri crollarono: i Mozzi fallirono nel 1301-1302; i Franzesi nel
1307; i Pulci e i Rimbertini nel 1309; i Frescobaldi, che tennero nelle loro
mani il monopolio dei redditi dei Re dInghilterra, fallirono nel 1312 e nel
1326 vediamo morire la pi antica e la pi potente compagnia fiorentina,
quella degli Scali, che costitu per leconomia di quella citt un vero
disastro.

Questa data segna una svolta nelleconomia fiorentina, perch le compagnie


giovani, quelle dei Bardi, dei Peruzzi e degli Acciaiuoli, invece di farsi
concorrenza tra di loro, sposano lidea della solidariet e tale alleanza in
sostanza rispecchia lo spirito della nuova generazione. Le antiche compagnie del
XIII secolo, che erano tra di loro in aperta concorrenza, erano sparite ed essendo
ora Firenze soltanto guelfa erano sparite anche le lotte che la dilaniavano.

Ma anche queste ultime compagnie, malgrado le alleanze e la solidariet, non


sopravviveranno a lungo per diversi motivi; Firenze era stanca sia per le lotte
interne sia per la guerra franco-inglese, che era costato il commercio nel Nord
Europa, e attraversava nel 1341, nel momento della difficile guerra contro Pisa
per il possesso di Lucca, una grande crisi economica e finanziaria. Le
compagnie non riuscirono a frenare le grandi corse dei capitalisti del Regno di
Sicilia nella richiesta dei loro cospicui depositi. Fallirono prima le compagnie
meno potenti: nel 1342 i dellAntella, i Cocchi, i Perondoli, i Bonaccorsi, i
Corsini, i Da Uzzano, e i Castellani; mentre le tre grandi compagnie, le
colonne del Cristianesimo, non sopravviveranno a lungo; i Peruzzi e gli
Acciaiuoli fallirono nel 1343, mentre i Bardi, che erano i pi potenti,
resistettero tre anni ancora, ma nel 1346 dovettero anchessi depositare i
loro libri.

Negli anni che seguirono Firenze conobbe il caos negli affari. Soltanto nel 1360,
quindici anni dopo il crac delle pi importanti compagnie, si fecero avanti gli
Strozzi, i Medici, i Guardi, i Soderini, i Ricci nonch una compagnia costituita
da un ramo della famiglia Alberti, gli Alberti antichi, che ottenne lesclusiva
della clientela del papato.

Anche queste giovani compagnie esercitarono scrupolosamente la concorrenza


sul piano economico e le famiglie che le costituirono furono tenaci rivali in
politica; gli Alberti antichi schiacciarono i Guardi i quali furono costretti a fallire
nel 1370-1371.

Saranno decisamente degli uomini daffari del XV secolo che, pi dei loro
predecessori, mostreranno di possedere un eclettismo luminoso, si adorneranno
di mecenatismo e frequentando i Paesi Bassi prenderanno il gusto delle opere a
olio dei grandi maestri fiamminghi e delle opere darte in genere, apprezzando
cos gli affreschi dei loro stessi compatrioti. Erano tempi eccezionali e ricchi di
proposte.

Non manca neppure la vanit personale di tali uomini daffari, i quali non
trascurano in qualche modo di farsi raffigurare anche nelle composizioni
religiose. Si disse, ma non sembra probabile, che Giotto nel rappresentare
personaggi sia nella storia di S. Francesco sia in quella di S. Giovanni
Battista, per le decorazioni delle rispettive loro cappelle in S. Croce, si sia
ispirato ai membri delle famiglie dei Bardi e dei Peruzzi. Cos i ritratti di
alcuni Peruzzi sembrano quelli dei medaglioni che separano le grandi scene.
I Re Magi dellAdorazione di Botticelli hanno i tratti dei Medici, cos come
membri del seguito del Magnifico Lorenzo e lui stesso figurano negli
affreschi di Domenico del Ghirlandaio nella Cappella Sassetti in Santa
Trinit, e la famiglia Tornabuoni negli affreschi del medesimo Ghirlandaio
in Santa Maria Novella.

Tali uomini affermarono il loro carattere individualista, espressero il loro


desiderio dostentazione, la loro esaltazione mondana, facendo dipingere i loro
ritratti su quadri e scolpire i loro busti. Donatello aveva modellato in terra cotta
lindimenticabile busto di Cosimo de Medici; il lucchese Giovanni Arnolfini
pos con la propria giovane moglie per il capolavoro di Jan Van Eyck; Tommaso
Portinari fece eseguire almeno due volte il proprio ritratto a Memling; Francesco
Sassetti, non soddisfatto della rappresentazione di se stesso negli affreschi della
sua cappella a Santa Trinit, ordin un suo busto a un allievo di Antonio
Rossellino. Costoro, come i loro predecessori, furono interessati alla politica in
quanto ognuno di loro cercava di portare acqua al proprio mulino. I Medici
riuscirono a stabilire in Firenze una specie di Signoria ufficiosa, mentre i loro
concorrenti in affari si industriarono a divenire avversari politici. La crisi del
1465 abbatte gli Stozzi (alcuni di essi erano al bando sin dal 1434); nel 1466
croll il cospiratore di Pietro de Medici, Luca Pitti; infine nel 1478, con la
drammatica congiura dei Pazzi, crollarono le compagnie di questultimi e con
loro le altre. In mezzo a tutti questi avvenimenti politici e altri ancora, Lorenzo il
Magnifico dovette sostenere la lotta contro il Papa e il Re di Sicilia consumando
in essa tutte le sue sostanze e i suoi crediti. A seguito della cacciata di Pietro de
Medici e dei suoi fratelli da Firenze da parte di Carlo VIII il 9 novembre 1494 la
Compagnia de Medici croll disastrosamente.
In fondo le compagnie del Quattrocento hanno avuto, malgrado il
perfezionamento tecnico e strutturale, lo stesso triste destino di quelle del
Trecento.

Tra gli italiani che hanno illustrato la propria Patria in un campo, forse
meno divulgato, ancorch conosciuto dagli specialisti, come larte della
Banca, la scelta caduta sui Peruzzi in quanto, tra le tante famiglie di
mercanti del loro tempo (XIII e XIV secolo) essi assumono un ruolo di
precursori nellorganizzazione internazionale della Banca. I Peruzzi, con le
loro sedici succursali internazionali, non solo hanno aiutato Papi (Bonifacio
VIII, Clemente V, Giovanni XXII) e Re (Edoardo I, Edoardo II, Edoardo
III dInghilterra, Filippo IV di Francia, Carlo II e Roberto di Napoli) nelle
necessit finanziarie delle loro imprese sia religiose sia civili, ma seppero,
con i cospicui prestiti fatti, legare la politica di potenti sovrani agli interessi
della repubblica fiorentina.

A quel tempo, il governo di Firenze era nelle mani dei Guelfi e le Arti (le
sette maggiori nel 1266 e quelle minori nel 1282) ebbero riconoscimento
giuridico. Tra quelle che, giustamente, avevano un maggior peso
nelleconomia fiorentina, quattro costituirono, in effetti, lossatura dello
Stato: lArte della Lana (per insegna un montone bianco in campo
vermiglio), dei Mercanti o Calimala (unaquila doro in campo vermiglio),
dei Setaiuoli e Merciai (una porta rossa in campo bianco), dei Cambiatori
(campo vermiglio disseminato di fiorini doro). E, appunto, se con la
coniazione del fiorino doro da parte dei mercanti si afferma la fortuna di
Firenze, fu larte del cambio a diffondere tale moneta nel mondo.

In tale Arte, tra i tanti che vi operarono, emersero, per intraprendenza e fortuna,
solamente i Peruzzi, i Bardi, gli Scali e gli Acciaiuoli, i quali, sia per
limportanza degli affari, sia per ripartirne il rischio, non poche trattative
portarono a termine in cooperazione tra di loro.

Per ragioni di spazio, la trattazione non sar ampia, ma sufficiente a dare unidea
di cosa rappresentassero i Peruzzi nella Firenze Medievale, nella quale
primeggiarono in ogni campo e in particolare nellarte del Calimala. Della loro
Compagnia ci hanno lasciato una copiosa documentazione. Sembra che le
origini di questa famiglia, che dovr divenire potente nel Quattrocento, abbia
origine nel 1150 con Ubaldino, figlio di Peruzzo, della Porta della Pera o
Peruzza e nel 1203 si ricorda un Guido Peruzzi presumibile appartenente
allArte della Lana; segue Filippo dAmideo Peruzzi. Nel 1303, a detta di
Giovanni Villani, che fece parte della Compagnia dei Peruzzi; entrambi
appaiono come banchieri del Re di Francia.

Nei libri della Compagnia, secondo luso del tempo, una prima parte riservata
alla ... preghiera: Al nome del nostro Signore Ges Cristo e della benedetta
Madre Madonna Santa Maria, e di tutta la corte divina che mi conceda grazie a
me ... e a che dica e mi dica di fare in questo secolo quello che sia in suo onore
ed in sua riverenzia, sicch appresso di me, possano essere pacifici nel suo
santo regno, ed in questo secolo mi dia grazia di potere e di fare al suo onore,
quello che noi possiamo in avere e in persone e in onore, Dio il faccia, Amen.

Segue poi quella propriamente contabile: Questo libro si di me nel quale


intendo scrivere quello che avr a fare con ecco compagni miei e co
compagni che son con loro, ed altri miei fatti, siccome si trova scritto per
innanzi e per partite e come scrissi per (segue la data).

La formula usata per indicare i compagni e i loro compagni non deve


meravigliare, perch della Compagnia, oltre alle numerose persone dipendenti
(salariati), facevano parte altre famiglie, anchesse numerose, le quali
apportavano opere o capitali.

Gli ultimi due Capi della Compagnia furono i figli di Tommaso dArnoldo:
Bonifazio, succeduto a Giotto nel 1336, uomo darme e commissario di parte
guelfa e Pacino II, rappresentante della compagnia a Bruges.

Firenze, pur avendo una sua marina per provvedere ai suoi commerci, non
avendo neppure interessi da difendere o potenze da minacciare, si avvalse
liberamente di quelle delle grandi repubbliche, specie nel commercio verso
Levante. Il collegamento tra i pi importanti centri di affari e Firenze era
mantenuto attraverso una fitta rete di procuratori, continuamente in viaggio tra
un punto e laltro del mondo allora conosciuto: infatti, nei registri della
Compagnia Peruzzi, vengono annotati, tra il 1335 ed il 1338, emolumenti a ben
centotrentaquattro fattori (di essi dodici appartengono alla stessa famiglia
Peruzzi). I Peruzzi se nellattivit bancaria sono orientati prevalentemente verso
lEuropa, per la loro attivit commerciale preferiscono Rodi, che il centro
propulsore dellarea di commercio verso Oriente.

.
I mercanti ostentavano nelle spese e nei vestiti, per voler apparire; sfarzose
dimore racchiudevano enormi e mai visti tesori. Nel corso di pochi decenni, si
compiva il ciclo di questo fortunato e irripetibile periodo col miracolo di Firenze
nei suoi capolavori e nelle sue chiese e palazzi.

Con la ricchezza accumulata grazie a costoro leconomia fiorentina si


trasform, passando dalla sobriet allopulenza. In poco tempo vennero
creati quei tesori darte e le altre opere di inestimabile valore artistico che
tuttoggi ammiriamo nel loro superbo splendore.

Anche se saranno decisamente gli uomini daffari del XV secolo che, pi dei
loro predecessori, mostreranno di possedere un ecletticismo luminoso e si
adorneranno di mecenatismo, ci non di meno la loro vanit personale li indurr
a farsi in qualche modo raffigurare anche nelle composizioni religiose. Sembra
(ma non si sa sino a che punto) che Giotto, nel rappresentare i personaggi sia
nella storia di S. Francesco che di quella di S. Giovanni Battista, si sia ispirato ai
membri della famiglia dei Bardi e dei Peruzzi per le decorazioni delle rispettive
cappelle in Santa Croce. Cos ancora, i ritratti di alcuni Peruzzi sembrano quelli
dei medaglioni che separano le grandi scene.

LArte del Cambio, nata per le elementari esigenze del commercio della valuta,
assunse attivit propriamente bancaria quando si tratt di conquistare
determinati mercati e ademp direttamente e in proprio a tutti i compiti di
protezione e di espansione commerciale oggi assunti dagli Stati.

I cambiatori fiorentini e i Peruzzi fra questi, trasformarono nello stesso


periodo la bottega del cambio in vera e propria banca la cui perfezione,
nelle sue grandi linee, non stata ancora superata.

aaa

Potrebbero piacerti anche