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Clara Altavista Intorno a un foglio dell’album di disegni di Giovanni Vincenzo

Casale della Biblioteca Nacional de España.


Il palazzo di Andrea Doria a Fassolo-Genova: così è se vi pare

collato a un foglio di supporto della ben più pe-


culiare immagine raffigurante il monumento se-
polcrale del viceré spagnolo di Napoli don Pedro
Álvarez de Toledo (1532-1553) (ill. 2) e associa-
rono a questo personaggio l’edificio rappresen-
tato, ritenendolo appartenere genericamente a
un ambito geografico campano2. Secondo una
interpretazione fondata su analisi stilistiche, i due
studiosi attribuivano entrambe le rappresenta-
zioni grafiche alla mano di Giovanni Miriliano da
Nola, autore documentato del progetto del mau-
soleo e della sua esecuzione nella chiesa napole-
tana di San Giacomo degli Spagnoli3. Qualche
anno dopo, Orietta Lanzarini metteva in discus-
sione l’identificazione fornita da Bustamante e
Marías, avanzando l’ipotesi che l’edificio potesse
essere la villa di Andrea Doria posta nella località
di Fassolo presso Genova4 (ill. 3), rappresentata
presumibilmente quando l’intervento di Pietro
Buonaccorsi (meglio noto come Perin del Vaga)
si era da poco concluso (1528-1533)5. Nono-
stante indicasse come di anonimo la realizzazione
del disegno, la studiosa suggeriva l’ipotesi che il
suo autore potesse essere fra Giovanni Angelo di
Michele da Poggibonsi, detto Montorsoli, mae-
stro di Giovanni Vincenzo Casale6, coinvolto nel
cantiere appena qualche anno dopo (1540-47)7.
L’interpretazione di Lanzarini derivava dal con-
fronto tra lo schizzo del 102/1v e il Disegno della
nobilissima città di Genova di Antonio Lafréry
(1573)8 (ill. 4), mentre la datazione del foglio ve-
niva ricavata dalla presenza di alcuni elementi
architettonici posti lungo il fronte settentrionale
dell’edificio in corrispondenza dell’atrio, i plinti
rettangolari delle colonne del portale marmoreo
(1531-1536), ritenuti essere quelli realizzati da
Silvio Cosini e da Giovanni di Sandro de’ Rossi
da Fiesole (collaboratori di Buonaccorsi)9, e dal-
l’assenza di tracce relative al giardino sud, in-
1. Anonimo, pianta di villa (Madrid, Il foglio 102/1 verso dell’album cinquecentesco di dubbiamente opera di Montorsoli.
Biblioteca Nacional de España, Estampas disegni di architettura appartenuto a Giovanni Il presente studio cercherà di dimostrare l’at-
y Bellas Artes, DIB/16/49, C.88 fol. 100v
[102 moderno]). Vincenzo Casale, custodito alla Biblioteca Na- tendibilità dell’identificazione suggerita da Lan-
cional de España a Madrid, mostra il rilievo di una zarini, ma ne sposterà la datazione, ritenendo
2. Anonimo (Giovanni da Nola?), progetto
per il sepolcro di don Pedro de Toledo architettura di villa realizzato a mano libera con parte del complesso architettonico rappresentato
in San Giacomo degli Spagnoli, Napoli tratto sciolto e disinvolto a penna con inchiostro nel foglio 102/1v l’originario nucleo tardo quat-
(Madrid, Biblioteca Nacional de España, nero-rossiccio1 (ill. 1). trocentesco della residenza acquistata nel 1521
Estampas y Bellas Artes, DIB/16/49,
C.88 fol. 100r [102 moderno]). Nel 1991 Agustín Bustamante e Fernando dall’ammiraglio genovese, prima che questi av-
Marías, nella poderosa schedatura del corpus gra- viasse quell’imponente quanto discontinua opera
fico costituente il taccuino, scoprirono per primi di ampliamento e riqualificazione che ha reso la
questo disegno, che risultava essere il retro in- residenza una delle fabbriche più indecifrabili e

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Il disegno DIB/16/49/102/1 verso
Il foglio DIB/16/49/102/1 della Biblioteca Nacio-
nal de España a Madrid fa parte di quella serie di
rappresentazioni grafiche che appartennero a fra
Giovanni Angelo Montorsoli – la cui produzione
artistica è qui espressa quasi integralmente11 –, co-
stituendone forse il suo taccuino personale12. A
questo primo nucleo di disegni lo scultore e ar-
chitetto fiorentino ne aggiunse ulteriori di diversa
autografia, prodotti da artisti con i quali egli stesso
ebbe contatti diretti e non13. Giovanni Vincenzo
Casale a sua volta aumentò la consistenza di que-
sto originario corpus di elaborati grafici, includen-
done alcuni eseguiti di propria mano e altri rea-
lizzati da autori più o meno noti14. Intorno alla
seconda metà del XVII secolo Alessandro Massai,
nipote ed erede di Casale, si occupò della nuova
impaginazione di tutti i disegni appartenuti allo
zio, procedendo, di fatto, a una selezione del tutto
personale dei fogli e a una loro completa rilettura
e interpretazione15. Rispetto a questa nuova folia-
zione, il foglio 102/1v risultò essere il verso della
metà tagliata di una carta di formato più grande (le
sue dimensioni attuali sono di 203×164 mm), il cui
disegno del recto (progetto per la tomba del Viceré don
Pedro de Toledo e di sua moglie María Osorio y Pi-
mentel)16, eseguito a mano libera a penna con in-
chiostro nero, fu ritenuto graficamente più attra-
ente e contenutisticamente più significativo da
essere scelto quale pagina del costituendo nuovo
album17. Lungo il margine inferiore di questo lato
del foglio, Massai decise di unirne un altro illu-
strante un disegno, attribuito di recente a Giovanni
Angelo Montorsoli (studio di altare, per la cripta di
San Matteo a Genova)18, realizzato con tecnica mi-
sta – a riga e squadra – di matita e penna a inchio-
stro nero acquerellato (224×139 mm), a sua volta
ritagliato da una carta di dimensioni maggiori19.
3. Modello tridimensionale del palazzo complesse del panorama architettonico genovese Affinché fossero tra loro solidali, questi due fogli
di Andrea Doria a Fassolo-Genova, della prima metà del Cinquecento. furono incollati su un supporto cartaceo comune
fronte sud.
Questa operazione avverrà attraverso la com- e, a garantire ulteriormente l’effetto di unità, ven-
4. Antonio Lafréry, Disegno della parazione diretta tra l’edificio disegnato sul fo- nero uniformati da un’unica squadratura ottenuta
nobilissima città di Genova, 1573
(Paris, Bibliothèque Nationale, Cabinet glio 102/1v dell’album di Casale e l’esistente pa- tracciando a mano libera due linee di inchiostro
des Estampes, n. inv. 40625166), lazzo di villa di Andrea Doria, anche mediante nero, quella esterna dal tratto più spesso e quella
acquaforte, ove è evidenziato il complesso l’ausilio dei rilievi architettonici realizzati nel interna dal tratto più sottile20.
palaziale di Fassolo.
corso di questi ultimi anni. Se il riconoscimento A parere di chi scrive è ancora problematico va-
della fabbrica schizzata sul foglio 102/1av con la lutare correttamente il significato del foglio 102/1
dimora dell’ammiraglio genovese a Fassolo è poiché reca insiti alcuni elementi di difficile inter-
corretta, si tratterebbe della più antica testimo- pretazione, in parte già presenti in nuce nel saggio
nianza grafica conosciuta relativa al palazzo e di Orietta Lanzarini21, in parte non ancora esplici-
sarebbe non solo fondamentale per chiarire una tati. Prima e più importante tra tutti appare la se-
vicenda edilizia ancora poco chiara, ma offri- rie di plicature poste sull’asse verticale del foglio,
rebbe l’occasione per poter approfondire me- così chiaramente visibile sul verso, ma così confu-
glio alcuni caratteri stilistici peculiari della resi- samente distinguibile sul recto. Sul 102/1v cinque
denza doriana sensibili alle influenze artistiche pieghe verticali dalla scansione regolare suddivi-
toscane, tanto inusuali nel panorama architetto- dono la carta in quattro sezioni pressoché uguali tra
nico genovese tra la fine del Quattrocento e gli loro a eccezione delle due poste agli estremi, che ri-
inizi del Cinquecento da non essere stati oppor- sultano frazionate al centro da una ulteriore piega-
tunamente valutati e per questo, forse, ancora tura. La cronologia stessa del foglio, così com-
troppo poco indagati10. plessa nella sua successione come in parte si

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cercherà di appurare, rende ancora più ardua la ri- poletano di Montorsoli, specifica come, una volta
costruzione esatta della sequenza delle pieghe, così composto il cenotafio, il frate servita avesse pro-
strettamente legata alla natura e alla destinazione fi- messo ad Andrea Doria che sarebbe tornato a Ge-
nale e d’uso dei due disegni presenti rispettiva- nova appositamente “per fargli in San Matteo la sua
mente sul recto e sul verso. L’ipotesi più probabile ve- sepoltura et ornare tutta quella chiesa” e, in una let-
drebbe realizzato per primo lo schizzo del palazzo tera a Cosimo I da Roma del giugno 1547, lo stesso
di villa in ambito suburbano (poi verso del foglio Montorsoli si riferisce a questi interventi come già
102/1), forse il nucleo originario della residenza di conclusi27. Una suggestiva ipotesi alternativa, ma
Fassolo di Andrea Doria, in linea con l’opinione che pur sempre legata al frate servita (o suo aiuto) quale
possa trattarsi in qualche misura di un progetto possibile autore dello schizzo del monumento fu-
architettonico o, più realisticamente, del rilievo di nerario e alla famiglia Doria quale probabile desti-
uno stato di fatto, realizzato in funzione di un suc- natario, vedrebbe coinvolto non l’ammiraglio An-
cessivo intervento di riedificazione. In questo caso drea bensì suo cugino, il capitano Antonio. Questi
– diversamente da quanto suggerito da Lanzarini – conosceva personalmente sia Montorsoli, il quale
l’edificio di villa potrebbe non essere stato neppure secondo alcuni storici genovesi fu autore/ispira-
disegnato da Montorsoli, il quale potrebbe averlo tore della residenza che Antonio avrebbe fatto eri-
addirittura ereditato da Perin del Vaga che, come gere presso la porta cittadina dell’Acquasola tra il
noto, lo aveva preceduto nel cantiere doriano e 1541 e il 154328, sia don Pedro de Toledo, a cui
che, forse, prima di intervenire direttamente sul diede grande aiuto durante i moti napoletani con-
complesso architettonico, ne aveva schizzato per- tro l’Inquisizione nel 154729. Quello che sembre-
sonalmente il rilievo oppure ne aveva affidato l’in- rebbe apparire tuttavia più interessante è il fatto che
carico a qualche suo stretto collaboratore22. In tal Antonio Doria amasse spesso soggiornare nella
caso la datazione della carta, se il foglio 102/1v il- grandiosa villa, celebre per i suoi giardini di agrumi
lustrasse realmente la compagine edilizia che ma ancora oggi pressoché sconosciuta30, che pos-
avrebbe dato luogo alla costruzione del palazzo di sedeva a Pozzuoli, una cittadina alla quale era molto
Andrea Doria a Fassolo, potrebbe risalire a un legato, di cui aveva partecipato all’assedio nel 1527
torno di tempo corrispondente alla fine degli anni e che, fatalità, compare indicata con la scritta “sto-
Venti del Cinquecento. Lo schizzo del palazzo ge- ria di Pozolo” proprio nel bassorilievo centrale del
novese potrebbe essere rimasto, volutamente o per disegno in questione quale possibile variante del-
fatalità, nella disposizione di fra Giovanni Angelo l’originale31. Occorre infine rilevare come, essendo
il quale, in un regime di economia, cercando tra le il progetto originario del monumento sepolcrale di
vecchie carte pagine bianche da potere ancora uti- don Pedro databile fra il 1539 e il 1540, ovvero
lizzare, avrebbe tracciato sul verso del foglio lo quattro anni prima dell’assedio di Pozzuoli da parte
schizzo del mausoleo napoletano destinato a don di Hayreddin Barbarossa (1478-1536), al quale
Pedro de Toledo, immaginandone addirittura una prese parte il viceré spagnolo (1544) e, forse, cele-
soluzione alternativa per la parte basamentale23: le brato dal bassorilievo del foglio 102/1r, risulte-
plicature della carta, infatti, potrebbero ben riferirsi rebbe verosimile che quest’ultimo possa davvero es-
alla parte recta del foglio il cui disegno, una volta sere stato una soluzione alternativa del progetto e,
eseguito, potrebbe avere viaggiato piegato, forse in- quindi, la datazione del disegno dovrebbe riconsi-
sieme a una lettera di accompagnamento, per po- derarsi proprio a partire dal 1544, valutando op-
ter essere osservato da qualcuno attratto dal sog- portunamente la data del 1547, anno che vide Mon-
getto dell’opera raffigurata. Solo questa torsoli nuovamente a Napoli.
interpretazione – in norma di una cronologia dif- Alla luce di quanto ipotizzato risulta dunque
ferenziata per i disegni raffigurati sul foglio 102/1 più conveniente limitarsi a stabilire i termini tem-
e della medesima provenienza da Giovanni An- porali entro i quali il foglio 102/1 dell’album di di-
gelo Montorsoli – spiegherebbe con una certa lo- segni di Giovanni Vincenzo Casale conservato
gica la coesistenza sul medesimo foglio di due di- alla Biblioteca Nacional de España a Madrid può
segni con soggetti appartenenti ad aree geografiche essere stato utilizzato. Il terminus ante quem da fis-
lontane24. La presenza documentata del frate servita sare potrebbe essere intorno all’anno 1570, cor-
a Napoli tra il 1540 e il 1542, per la messa a punto rispondente alla conclusione della posa in opera
del monumento sepolcrale del poeta Jacopo San- del monumento sepolcrale di don Pedro de To-
nazaro nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mer- ledo a Napoli (in questo caso però si dovrebbere
gellina25 renderebbe, infatti, plausibile il suo inte- escludere l’autografia di Montorsoli almeno dal
resse verso un’opera di analogo argomento che 1563, anno della sua morte)32, mentre il terminus
simultaneamente si stava realizzando attraverso post quem, come si vedrà meglio in seguito, po-
Giovanni da Nola nella poco distante chiesa di San trebbe essere quello dell’anno 1526-27 o 1528
Giacomo degli Spagnoli (lavori avviati tra il 1539 e (se non addirittura il 1533), coincidente con l’ini-
il 1540)26. Un passo dell’edizione giuntina delle zio dei lavori di ampliamento del palazzo di villa
Vite di Giorgio Vasari viene in soccorso a questa di Andrea Doria a Fassolo o con la sua fase di mas-
congettura allorquando, nel riportare il viaggio na- sima espansione.

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nito dall’alternanza di tre piccoli ambienti oltre i
quali prende forma un ampio cortile di servizio, for-
mato essenzialmente da due costruzioni di cui la più
piccola, di forma quadrilatera, fuoriesce dal peri-
metro del cortile, prospettando verso un ampio
slargo. A una certa distanza da quello che sembra es-
sere il tracciamento di un fossato, e che di fatto de-
limita l’intera compagine edilizia, alcuni segni allu-
derebbero alla presenza di una porta urbana aperta
all’interno di possenti mura difensive, solo sempli-
cemente accennate (ill. 5).
È parere di chi scrive che il corpo A corri-
sponda esattamente alla proprietà immobiliare e
fondiaria, una “domum cum terra vineata ac ar-
borata diversis arboribus et partiam ortiva cum
eius pertinentiis, ac quodam parvo vacuo per con-
tra”33, che, nell’agosto del 1521, il procuratore di
Andrea Doria, Giacomo Lomellini, dichiarò di
aver acquistato dagli eredi del q. Niccolò Lomel-
lini suo fratello34. Il disegno, infatti, può facil-
mente costituire la riproduzione grafica della de-
scrizione verbale contenuta nell’atto di vendita
del palazzo di villa, del quale risulta indispensabile
tentare di ricostruire le vicende architettoniche.
Niccolò Lomellini, ricco esponente di una tra
le stirpi più antiche e influenti della nobiltà ge-
novese, acquistò all’inizio del 1498 una “domum
cum terra seu possessionem et domuncula conti-
guam ipsi domui sitam in Fassolo suburbiorum Ja-
nue”35 al prezzo di 4000 lire genovine. Poiché la
vendita ad Andrea Doria fruttò agli eredi di Lo-
mellini un guadagno di 5000 lire (più del doppio
del prezzo originario di acquisto!), è da ritenere
legittimo che, una volta ottenuta la proprietà di
villa, Niccolò abbia iniziato quasi immediata-
mente ad apportarvi sostanziali migliorie se non
addirittura a intraprendere un’opera di totale ri-
strutturazione, con lo scopo precipuo di aggior-
nare l’edificio acquistato alle più consone neces-
sità abitative dettate dal ceto di appartenenza e di
attribuire alla propria residenza suburbana una
qualità architettonica forse mai posseduta: ciò sa-
rebbe avvenuto attraverso l’impiego di un lin-
guaggio figurativo nuovo e il coinvolgimento più
o meno diretto di artisti e maestranze sensibili alle
trasformazioni culturali già in atto in regioni ita-
liane contermini. Con questo atteggiamento Nic-
colò Lomellini si inseriva di diritto nel novero di
numerosi suoi concittadini che proprio nel terri-
torio ponentino di Fassolo iniziavano a ricono-
5. Anonimo, pianta di villa: evidenziazione Il palazzo di villa nella cultura architettonica scere una tra le località extra moenia meglio con-
dei due distinti corpi di fabbrica (Madrid, genovese tra Quattro e Cinquecento facenti a questo tipo di sperimentalismi.
Biblioteca Nacional de España, Estampas
y Bellas Artes, DIB/16/49, C.88 fol. 100v Il disegno 102/1v illustra un articolato complesso di L’area suburbana di Fassolo, collocata a ovest
[102 moderno]). villa dalla forma rettangolare allungata abbastanza della cinta muraria genovese trecentesca36, poco
6. Cristoforo de Grassi, Veduta di Genova, uniforme al cui centro è chiaramente riconoscibile oltre la porta di San Tomaso, così come descritta
1597 (1481 ca.), olio su tela, ove è evidenziata un muro di separazione che individua due distinte dalla celebre Veduta di Genova del 1481 conven-
l’area suburbana di Fassolo (Genova, Galata unità edilizie: il corpo A, costituito dal palazzo con zionalmente attribuita a Cristoforo De Grassi37,
Museo del Mare, n. inv. 3486).
giardino, caratterizzato da una loggia angolare e ar- già alle soglie del XV secolo si caratterizzò per la
7. Genova, villa (palazzo) Tomathis, ticolato attraverso una serie di stanze variamente di- folta presenza di insediamenti monastici e di pa-
prospetto principale e pianta del piano nobile.
sposte intorno a un atrio centrale; il corpo B, defi- lazzi di villa, appartenenti per la maggior parte ad

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alcuni tra i più autorevoli casati cittadini quali fu- Diversamente, nel palazzo di Niccolò Lomellini
rono gli Spinola, i Giustiniani, i Cattaneo e, non la loggia era a L con il lato lungo tangente il
ultimi, i Lomellini38 (ill. 6). Nel 1431 il letterato corpo longitudinale dell’edificio e doveva svilup-
piemontese Antonio Astesano sottolineava l’esten- parsi su un unico livello. È fermo convincimento
sione e l’opulenza di questo paesaggio genovese39 di chi scrive che le colonne di questa loggia si con-
e, appena un anno dopo, in una lettera ad An- cludessero con i cinque capitelli compositi dalle
dreozio Petrucci, Enea Silvio Piccolomini (futuro volute rovesce (introverse o invertite) ancora oggi
papa Pio II, 1458-1464) non ne taceva la ric- esistenti nel portico terraneo a ovest del portale di
chezza degli edifici da superare, in estensione e fa- accesso verso il giardino della villa di Andrea Do-
sto, le stesse Firenze o Venezia40. Pochissimi sono ria (ill. 8-12).
tuttavia i palazzi di villa quattrocenteschi a essere Come già affermato altrove, questo partico-
sopravvissuti, ciò nonostante, per il loro discreto lare tipo di capitelli è pressoché inedito nel pano-
8-12. Genova, palazzo di Andrea Doria stato di conservazione, possono ancora concorrere rama architettonico-scultoreo genovese tardo
a Fassolo, capitelli compositi a voluta al tentativo di ricostruzione della villa che Niccolò quattrocentesco o di inizio Cinquecento, cono-
introversa della loggia terranea 1, 2, 3, 4, 5.
Lomellini riedificò a Fassolo presumibilmente tra scendosi solamente altri due esempi affini45. Il
il 1498 e il 1521. primo si riferisce ai due capitelli a voluta rovescia
Quello che lo scenario edilizio genovese ne ri- delle colonne a candelabra che reggono l’archi-
cavò alle soglie del Cinquecento fu un modello di trave del portale del palazzo del senatore Cipriano
villa il quale, se da un lato apparve ancora rispet- Pallavicino in piazza Fossatello – realizzati da An-
toso dei più consueti esempi della migliore tradi- tonio e Michele Carlone di Rovio nel 150346 (ill.
zione costruttiva locale radicata su modelli di 13) –; il secondo riguarda la coppia di analoghi ca-
chiara matrice medievale impostati su una spazia- pitelli eseguiti tra il 1502 e il 1503 dalla bottega di
lità densa e stratificata, dall’altro si aprì in maniera Gerolamo Viscardi per le paraste del portale in-
del tutto inedita al paesaggio circostante grazie alla terno del battistero di San Giovanni il Vecchio,
presenza di una loggia angolare, collocata il più presso la cattedrale di San Lorenzo47 (ill. 14). Que-
delle volte al primo piano dell’angolo sudest/ovest sta particolare configurazione denuncia la vici-
o, in alternativa e in casi eccezionali, disposta con nanza nei confronti di esperienze di chiara marca
lo stesso orientamento, ma al piano terreno41. toscana – Giuliano da Sangallo per primo in quel
Esempio quasi unico di villa tardo gotica o torno di anni impiegò, sebbene con diverse decli-
protorinascimentale, il palazzo Tomati (o Toma- nazioni, capitelli a voluta rovescia in numerose
this), edificato sulla collina degli Angeli a ovest sue architetture fiorentine48 –, per nulla estranee a
della città, poco distante da Fassolo, inaugurò la Genova grazie alla committenza roveresca, che
precoce tradizione di questo nuovo modello di ar- promosse l’arrivo proprio di Sangallo, sulla strada
chitettura42 (ill. 7). Benché abbia subìto nel tempo di Savona, e l’attività di alcuni suoi allievi più o
evidenti interventi di restauro strutturale e con- meno diretti e valenti49, incredibilmente compre-
servativo, esso mantiene ancora inalterata quel- senti nel capoluogo ligure tra il 1499 e il 1501-03,
l’originaria articolazione volumetrica alla quale allorquando il cantiere del palazzo di Niccolò Lo-
sembra essersi ispirato Lomellini per la ristruttu- mellini a Fassolo stava certamente avviandosi: Mi-
razione del proprio palazzo di villa a Fassolo, al- chele Carlone, attivo nella realizzazione della Gal-
meno così come apparirebbe dal disegno 102/1v leria dei marmi del palazzo gentilizio di Raffaele de
dell’album di Casale43. In palazzo Tomathis la Fornari, che in seguito (1509-13) lavorò a lungo in
loggia angolare è rettilinea e singolarmente risolta Spagna come direttore dei lavori della fabbrica
attraverso la sovrapposizione di due distinti ordini del castello de La Calahorra presso Guadix (Gra-
architettonici organizzati al piano terreno con un nada)50; il pistoiese Benedetto Grazzini da Rovez-
porticato a tre fornici archiacuti su pilastri smus- zano, occupato nella realizzazione della cantoria
sati agli angoli e al piano superiore mediante ar- marmorea per la chiesa di Santo Stefano e poi
cate a tutto sesto con pilastri simili a quelli sotto- nella ideazione del monumento funebre ai duchi di
stanti, ma alternati a colonne doriche44 (cfr. ill. 7). Orléans, oggi nella basilica di Saint-Denis a Pa-

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13. Genova, palazzo di Cipriano Pallavicino rigi51; Matteo da Bissone, impegnato nella fab- spazio compreso tra il tratto centrale della loggia
in piazza Fossatello, capitello composito brica del nobile Luca Adorno, ma che, alla fine de- terranea ancora esistente – corrispondente per
a voluta introversa del portale.
gli anni Novanta, era presente nel cantiere del pa- estensione al nucleo originario della villa di Nic-
14. Genova, battistero di San Giovanni lazzo savonese di Giuliano della Rovere, per il colò Lomellini – e i due bracci non perfettamente
il Vecchio, capitello composito a voluta
introversa del portale interno. quale realizzava elementi scultorei da destinare perpendicolari. Il segmento del muro che avrebbe
alla facciata, tra cui, forse, anche i due capitelli dovuto chiudere il parvo vacuo sarebbe stato de-
15-16. Savona, palazzo di Giuliano compositi a volute rovesce del portale d’ingresso52 molito in un’epoca non meglio identificabile. La
della Rovere, capitelli compositi a voluta
introversa del portale 1 e 2. (ill. 15-16). Esistono tra i capitelli del palazzo di struttura rettilinea della loggia caratterizzante
Giulio II a Savona e quelli della loggia della villa l’originaria residenza di Lomellini immaginata
di Niccolò Lomellini analogie nel canone pro- nella ricostruzione di Caldiroli – e ripresa con ac-
porzionale adottato, estensibile all’intero sviluppo centi diversi anche da George Gorse nei suoi studi
della colonna, e nell’esecuzione del calato tali da successivi56 – risentiva evidentemente dell’in-
far ipotizzare anche per i capitelli della fabbrica fluenza della configurazione a U data forse da
tardo quattrocentesca genovese una partecipa- Buonaccorsi alla loggia centrale del piano ter-
zione anche solo indiretta di Giuliano da Sangallo reno del palazzo di Andrea Doria: le sue dimen-
alla realizzazione del loro disegno (ill. 17, 18). Il ri- sioni, che stando alla ricostruzione del sacerdote
spetto per la varietà, proprio del linguaggio archi- avrebbero dovuto corrispondere a quelle della
tettonico fiorentino quattrocentesco che caratte- loggia di palazzo Lomellini, erano però evidente-
rizza i capitelli di entrambe queste residenze, mente troppo grandi per circoscrivere un “piccolo
mostra uno straordinario repertorio di forme com- cortile”. Indubbiamente la definizione di parvo
posite liberamente mutuate dall’antico, trattate vacuo apparirebbe più calzante se riferita proprio
con la medesima cura grafica e sensibilità pittorica, al cortile a balaustrini sul quale si affaccia la log-
sia quando si intenda volutamente alludere al- gia angolare a L delineato nel disegno 102/1v
l’arma del committente (ghiande e foglie di rovere dell’album di Casale (cfr. ill. 5).
nel caso del palazzo savonese) o piuttosto che si Risulta a questo punto fondamentale proce-
scelga di rappresentare un generico motivo deco- dere a una analisi comparativa metrico-propor-
rativo come nella fabbrica genovese (palmette, zionale tra il corpo A riprodotto sul foglio con-
spighe di grano, fiori ecc.), scaturente da coppe o servato a Madrid e il corpo centrale dell’attuale
vasi più o meno elaborati53. Sono capitelli che pos- palazzo di villa di Andrea Doria a Fassolo, corri-
siedono sicuramente un carattere singolare, che li spondente all’edificio appartenuto a Niccolò Lo-
rende ben inseribili in quel momento particolare mellini. Per rendere più agevole il raffronto, si
della cultura artistica genovese (e ligure) che è procederà alla lettura delle carte da sinistra (ovest)
l’ultimo Quattrocento-primo Cinquecento, nel verso destra (est) (ill. 19).
quale un filone toscano si connota come una sorta Al fine di evitare fraintendimenti, occorre in
di continuum, ai livelli più alti e culturalmente ele- primo luogo premettere che dal confronto di-
vati e motivati della committenza54. retto tra il rilevamento metrico del palazzo di
Andrea Doria e il rilievo schizzato sul foglio
Il disegno 102/1 verso e il palazzo di Andrea Doria 102/1v emergono alcune sensibili incongruenze
a Fassolo-Genova: una possibile identificazione generate dal differente carattere dei due elaborati
Il compianto padre Gaetano Caldiroli, primo stu- grafici. Queste apparenti contraddizioni si evi-
dioso del Novecento a occuparsi con rigore scien- denziano soprattutto nel disegno custodito a Ma-
tifico della caratteristica articolazione planivolu- drid (in cui la contrazione di alcuni spazi corri-
metrica della residenza principesca di Andrea sponde alla dilatazione di altri), ma non devono
Doria a Fassolo, aveva in qualche modo tentato distrarre dalla corretta interpretazione dell’archi-
una ricostruzione ipotetica del palazzo di villa di tettura e delle sue possibili trasformazioni realiz-
Niccolò Lomellini55. Caldiroli aveva individuato zate, in rigorosa successione cronologica, attra-
il parvo vacuo citato dal documento del 1521 nello verso gli interventi di fine Quattrocento-primi

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Rispetto alle possibili trasformazioni subite
dalla costruzione, ed evidenziate dal raffronto, si
evince che le prime due stanze collocate all’estre-
mità ovest del perimetro generale del palazzo
coincidono sostanzialmente con ambienti ancora
oggi esistenti, ai quali al piano superiore in parte
si sovrappone l’appartamento di Andrea Doria58.
Al piano terreno del corpo A del disegno 102/1v
queste due stanze, così come il vano occupato
dall’atrio a loro adiacente, risultano essere mode-
ratamente più corte dei corrispondenti locali del
palazzo doriano, nella misura in cui lo è la luce di
una campata dell’originaria loggia a L nel suo
tratto più lungo. Si potrebbe dunque ipotizzare
che, durante una prima fase dei lavori, la quale po-
trebbe agevolmente collocarsi entro il primo tren-
tennio del XVI secolo, l’artista (Buonaccorsi? ano-
nimo?) occupato nella riprogettazione del piano
terreno del palazzo nel suo fronte verso sud abbia
prolungato questi ambienti, per allinearli a quelli
preesistenti disposti a est, con la rimozione totale
delle quattro campate della loggia e la demoli-
zione del piccolo andito a essa contiguo, origi-
nando così una nuova planimetria riconducibile a
un rettangolo chiuso e compatto59. L’architetto
che aveva realizzato questo intervento – o chi im-
mediatamente gli subentrò nel cantiere – non vo-
lendo rinunciare al suggestivo tema della loggia,
così centrale per la nuova o rinnovata architettura
genovese, lo avrebbe successivamente ripreso, ad-
dossando al prospetto sud del palazzo così ricom-
posto un nuovo porticato più imponente, di forma
rettilinea e suddiviso in sette campate dalla luce
lievemente maggiore rispetto a quella della loggia
preesistente. A riguardo invece dell’articolazione
della serie dei quattro ambienti disposti a est del-
l’atrio, così come descritta nel disegno 102/1v e
come realizzata nel palazzo di villa di Fassolo,
minime sono le considerazioni che si possono
fare in merito a una successiva o possibile varia-
zione spaziale. Il piccolo vano disposto più a nord
aperto sull’atrio e dalla forma stretta e allungata
nel palazzo di villa di Andrea Doria include la
prima rampa dello scalone: lo sviluppo, l’orienta-
mento e le dimensioni rilevate nell’analogo am-
biente disegnato sul foglio dell’album di Casale
non appaiono modificati nella sostanza60. Questo
potrebbe far supporre che, nel riprogettare l’edi-
ficio, l’architetto incaricato dall’ammiraglio ge-
novese abbia deciso di utilizzare proprio questo
17. Rilievo dei capitelli compositi a voluta anni del Cinquecento, ascrivibili all’iniziativa di ambiente per collocarvi le scale in previsione della
introversa del portale del palazzo Niccolò Lomellini ed esplicitamente leggibili sul costruzione di un ulteriore piano sovrastante.
di Giuliano della Rovere a Savona.
disegno dell’album di Casale, e le imponenti va- Nulla lascia intuire, infatti, che il palazzo di Nic-
18. Rilievo dei capitelli compositi a voluta riazioni apportate, tra gli anni Venti e gli anni colò Lomellini si articolasse su due o più livelli
introversa della loggia terranea del palazzo
di Andrea Doria a Fassolo-Genova. Quaranta del XVI secolo – seguendo i progetti lungo tutta la sua estensione o anche solo per una
probabilmente di Perin del Vaga (e fors’anche di porzione di esso. Lievemente diversa risulta essere
un anonimo architetto che lo avrebbe preceduto invece l’organizzazione delle restanti tre stanze,
solo di qualche anno)57 e Giovanni Angelo Mon- delle quali però quella più a sud sembra l’unica a
torsoli – su committenza di Andrea Doria e visi- non aver subìto modifiche sostanziali61 (cfr. ill.5
bili direttamente sul costruito. con ill. 19).

99
19. Rilievo del piano terreno del palazzo A supporto ulteriore di queste argomentazioni allorquando decise di trasferirsi definitivamente
di Andrea Doria a Fassolo-Genova non resta che approfondire l’analisi con la lettura nel suburbio cittadino di ponente, già a partire dal
(P. Moncagatto).
delle preesistenze architettoniche in relazione alle 1521-22, ma con continuità dal 152765. Nono-
necessarie variazioni apportate al palazzo di villa stante, infatti, fosse entrato nel pieno possesso
quattrocentesco dal progetto probabilmente di del palazzo di Niccolò Lomellini nell’agosto del
Buonaccorsi, ma anche rispetto ai modelli e alle 1521, il sacco di Genova della primavera del 1522
idee architettoniche di colui che lo aveva imme- e la conseguente occupazione spagnola costrin-
diatamente preceduto (anonimo?) o di chi gli sa- sero Andrea Doria a lasciare il capoluogo ligure e
rebbe direttamente subentrato (Montorsoli). fors’anche a sospendere quei primissimi inter-
Partendo sempre da ovest, lungo il fronte me- venti di generalizzata ristrutturazione della pro-
ridionale di palazzo Doria si riscontra, tra la se- pria residenza quasi certamente avviati l’indo-
conda e la terza campata del tratto rettilineo della mani dell’acquisto66. L’entità di queste operazioni,
loggia, la presenza di una finestra rettangolare a di cui non è giunta alcuna testimonianza scritta,
croce (la cosiddetta fenestra incruxata) in pietra ma che si suppone esigua, risulta problematica
nera di Promontorio62 (ill. 20). Essa risulterebbe da determinare in quanto durante la scorreria
essere stata tamponata in una fase molto prossima delle milizie ispaniche la residenza doriana subì
a quella della sua realizzazione, forse entro il guasti ben difficilmente valutabili. Non è da esclu-
primo trentennio del XVI secolo, certamente in dersi, tuttavia, che gli interventi descritti qualche
epoca antecedente a quella della costruzione del- riga avanti – ipotizzati nella loro plausibile misura
l’intero porticato63. Non è arduo far risalire la e consistenza – risalgano già a questo periodo an-
posa in opera di questa finestra (e di eventuali al- cora oscuro.
tre analoghe aperture) all’operazione edilizia di al- La scansione del tratto longitudinale del por-
lineamento delle stanze collocate a ovest del ve- ticato, articolato, come detto, in sette campate di
stibolo rispetto agli ambienti situati a est. Ciò luce costante, sembra non tenere in alcun conto
lascerebbe supporre un certo intervallo di tempo dell’esistenza delle finestre recentemente aperte e
intercorso tra la realizzazione di questo inter- così finemente ornate, sussistendo evidenti in-
vento e la costruzione effettiva della nuova loggia congruenze nella connessione con le crociere, so-
al piano terreno, un arco temporale non così breve prattutto lungo la parete a est dell’atrio: i peducci
entro il quale, senza difficoltà, si potrebbe collo- sui quali si impostano gli archi delle volte, infatti,
care una ulteriore ridefinizione del già riformato si sovrappongono alle membrature del portale e,
prospetto sud, attraverso il tamponamento delle in alcuni casi, anche alle modanature delle fine-
finestre a croce e il conseguente inserimento di stre, secondo una successione però che appare ri-
nuove più ampie aperture, di lavorazione tradi- spettosa di un criterio di simmetria tutto interno
zionale in pietra nera di Promontorio e di disegno allo svolgimento regolare della loggia. Il porticato
semplice, anche se estremamente raffinato64. inferiore del palazzo di Andrea Doria, seppur
La costruzione di questa nuova loggia appar- nella sua eccentricità, si costituisce quale unico
terrebbe a quella fase centrale dei lavori di ri- elemento esterno di coordinazione dell’intero
strutturazione avviata dall’ammiraglio genovese piano terreno (esterno perché estraneo all’artico-

100
20. Genova, palazzo di Andrea Doria Accettando quanto sostenuto da padre Caldi-
a Fassolo, finestra rettangolare a croce roli e in seguito ribadito con efficacia da Elena
(la cosiddetta fenestra incruxata) in pietra
nera di Promontorio. Parma, Piero Boccardo e Lauro Magnani, inoltre,
è ragionevole credere che, in questa prima fase dei
lavori, entrambi i portici dei bracci longitudinali
della loggia si addossassero a spessi muri esterni i
quali solo successivamente furono tagliati in cor-
rispondenza delle campate, circoscrivendo almeno
inizialmente un vero e proprio cortile a U chiuso
su tre lati (probabilmente non realizzato anche per
motivi statici)69: questo spiegherebbe perché
lungo il fianco interno del portico gli archi della
crociera poggiano direttamente sui capitelli delle
colonne mentre lungo quello esterno gravano su
peducci aderenti a pilastri. Le fondazioni di que-
sti muri, che ancora sembrano sopravvivere70,
rientrando con la loro estensione nel perimetro
corrispondente alla parte centrale del prospetto
nord, coincidono con il lato lungo del rettangolare
corpo A e risalirebbero a una fase del cantiere du-
rante la quale, forse, si prevedeva di sopraelevare
di un piano la fabbrica (cfr. ill. 3).
lazione del prospetto), la cui estensione coincide Una ulteriore ricostruzione del portico, e del
esattamente con quella del corpo A: questo po- suo possibile sviluppo spaziale, è stata fornita da
trebbe volere dire che, almeno durante una prima George Gorse il quale, nonostante lo immagi-
fase di costruzione del porticato, a prescindere nasse angolare, collocandolo all’angolo sudest71,
dalla forma che questo avrebbe in seguito dovuto lo disponeva al primo piano, in una posizione
assumere, esso era stato progettato in relazione al- coincidente con quella che sarebbe stata la suc-
l’estensione della sola villa di Niccolò Lomellini cessiva loggia a cinque campate, affrescata da Pe-
(cfr. ill. 3, il portico terraneo a U). rin del Vaga con il ciclo degli Eroi della famiglia
È già stata rilevata l’anomalia dell’innesto non Doria, evidentemente analoga, anche per posi-
perfettamente perpendicolare delle due aeree ali zione, a quella del piano nobile di palazzo Toma-
laterali al tratto centrale del portico, spiegabile this72. Per quanto riguarda il piano terreno, lo
solo come traccia evidente di preesistenze archi- studioso americano individuava il cortile a U, de-
tettoniche impiegate nella nuova progettazione, la limitato dai portici terrazzati aperti, esattamente
cui datazione però è ancora controversa67. L’an- dove ancora oggi sorge e ne giustificava il disegno
damento evidentemente obliquo del braccio oc- richiamando in maniera diretta lo schema classico
cidentale, ripartito in tre campate, rispetto a della villa porticata ellenistico-romana73. Il mo-
quello rettilineo del braccio orientale più lungo, dello architettonico, che si basava su fonti lette-
suddiviso in quattro campate, genera una plani- rarie antiche e che trovava in Plinio il Giovane le
metria pseudo-trapezoidale del loggiato che non sue applicazioni teoriche più immediate, ebbe at-
trova alcuna giustificazione apparente se lo si ipo- tuazione corrente nella villa costruita a Borgovio
tizza costruito ex novo, quando l’intero complesso sul lago di Como dall’erudito e letterato Paolo
architettonico si articolava già su due livelli e so- Giovio, amico e consigliere di Andrea Doria74.
prattutto quando al corpo A (leggi palazzo Lo- Poiché è notorio che il cantiere della villa lom-
mellini) era già stato annesso l’adiacente corpo B, barda si svolse tra 1537 e 1543 così come è al-
come si vedrà in seguito. L’orientamento del lato trettanto manifesto che l’omologa fabbrica do-
breve della loggia a L del corpo A potrebbe dun- riana fu ricostruita nella sua fase periniana tra
que a ragione essersi costituito determinante per 1528 e 1533 e durante quella montorsoliana tra
la progettazione del successivo porticato, il cui an- 1540 e 1547, George Gorse attribuirebbe a Gio-
damento per quel tratto si sarebbe conformato al vanni Angelo Montorsoli la realizzazione della
corso delle fondazioni della loggia originaria (cfr. loggia sud del palazzo genovese. Se, diversamente,
ill. 3, 5). Questo in parte giustifica la singolarità come recentemente ha sostenuto Laura Stagno,
del suo sviluppo, ma non ne spiega tuttavia la ra- questa soluzione antiquaria si potesse ascrivere
gione della minore estensione. Semplicistico forse all’estro progettuale di Pietro Buonaccorsi, per il
farla risalire alle impervie condizioni orografiche suo passato di collaboratore di Raffaello Santi da
del sito, anche se è stato a ragione riconosciuto Urbino e di “protagonista della raffinata scena
che la risistemazione del giardino sud – anche in romana nel periodo ‘clementino’ (1524-1527)”75,
termini di movimentazione terra – avvenne solo questo – è parere di chi scrive – consegnerebbe
con Giovanni Angelo Montorsoli68. alla loggia terranea del palazzo di Andrea Doria a

101
Fassolo anziché al portico della villa di Paolo Gio- mentre per tutta l’ala orientale – destinata alla fu-
vio di Borgovio una primogenitura architettonica tura residenza privata di Peretta Cybo Usodimare
mai riconosciuta ufficialmente76. È indubbio al- – vi sia una perfetta corrispondenza tra le mura-
tresì che nel panorama genovese della prima metà ture dei diversi livelli in cui è articolato l’edificio
del Cinquecento una loggia così concepita si sa- e non vi si riscontri alcuna variazione altimetrica
rebbe distinta quale esempio unico e irripetibile, delle stanze, indizi evidenti di una edificazione
non trovando applicazione letterale o di rimando unitaria avvenuta completamente ex novo (cfr. ill.
neppure nei numerosi edifici urbani e di villa rea- 19). Il cosiddetto corpo B così come disegnato sul
lizzati soprattutto a partire dalla seconda metà foglio 102/1v, infatti, nella sua totale incoerenza
del secolo e in tutto quello successivo77. spaziale ben difficilmente si sarebbe prestato a
La lettura integrale degli spazi architettonici un recupero o a una reinterpretazione degli am-
del palazzo di Andrea Doria a Fassolo, ben più bienti in forma aulica così come era avvenuto per
complessa rispetto all’originaria villa di Niccolò il corpo A. Molto più semplicemente, l’architetto
Lomellini, rivela dunque una disorganicità di che si sarebbe occupato di questa nuova fase dei
fondo derivante essenzialmente dall’inesistenza lavori avrebbe scelto di demolire alcune strutture
di un progetto unitario preventivo, seppure di esistenti per ricavare l’area sulla quale erigere la
massima, ed evoca apertamente l’idea di una com- sua nuova costruzione. Il piano nobile del palazzo
posizione adattata, la cui causa principale po- così ampliato, o nuovamente realizzato, preve-
trebbe essere stata il sopraggiunto bisogno di una deva la coesistenza di due distinti appartamenti,
più ampia necessità di ambienti. Nel 1527 Andrea quello di Andrea Doria, collocato a ovest dello
Doria rese pubblicamente noto il suo matrimonio scalone di rappresentanza, e quello di Peretta
con Peretta Cybo Usodimare, nipote per via ma- Cybo Usodimare, disposto simmetricamente a
terna di Giovanni Battista Cybo (papa Innocenzo est, con due stanze in meno, ma dalla organizza-
VIII, 1484-1492) e vedova del marchese Alfonso zione interna del tutto analoga, secondo un prin-
I del Carretto di Finale, sposata segretamente cipio, già caro a Vitruvio, ripreso e più dettaglia-
anni prima78. Evidentemente questa nuova con- tamente affrontato da Leon Battista Alberti il
dizione rese indispensabile un ampliamento del quale, al Libro V del De re aedificatoria, puntua-
palazzo acquistato nel 1521 e questo poté avvenire lizza come “gli appartamenti sieno al tutto di-
speditamente solo con l’annessione della limitrofa stinti per la Moglie, e per il Marito”81. Seguendo
villa appartenuta a Girolamo Spinola di Luccoli, un severo criterio di corrispondenza reciproca
probabilmente già nelle disponibilità dell’ammi- delle parti tutto interno però alla sola articola-
raglio genovese79: il cosiddetto corpo B dell’ar- zione planimetrica del piano nobile, l’architetto
chitettura rilevata nel foglio 102/1v dell’album di avrebbe deciso infine di collocare tra i due così co-
disegni di Giovanni Vincenzo Casale. Un estimo stituiti appartamenti una loggia di cinque campate
di questo edificio, quando era ancora in possesso su colonne di ordine dorico e base attica, aperta
della famiglia Adorno, datato 1405 e restituito completamente verso il mare e interamente af-
per la prima volta da Piero Boccardo, ne traccia frescata da Perin del Vaga con il ciclo degli Eroi
esattamente i confini, “antea stata publica, infimus della famiglia Doria. Con questo intervento il pa-
litus mari, ab uno latere fossatus Sancti Thomae, lazzo dell’ammiraglio genovese raggiungeva
ab alio latere terra et domus heredum quondam l’estensione attualmente corrispondente sul pro-
domini Petri Recanelli”80. Da questa descrizione spetto sud alla loggia a U e sul prospetto nord allo
emerge con chiarezza la quasi perfetta aderenza sviluppo dell’iscrizione celebrativa collocata lungo
allo sviluppo planimetrico del corpo B: se la casa la fascia marcapiano, quella stessa facciata che
degli eredi di Pietro Recanelli è individuabile con avrebbe dovuto essere affrescata da Perin del Vaga
l’edificio che nel 1498 Niccolò Lomellini acqui- con le Storie di Furio Camillo che scaccia i Galli da
stò da quella stessa famiglia, il fossato di San To- Roma, di cui restano testimonianza i magnifici
maso corrisponderebbe proprio a quello tracciato cartoni conservati al Rijksmuseum di Amsterdam
nel disegno conservato a Madrid (cfr. ill. 5). Un e al Musée Condé di Chantilly82. La conclusione
rapido riscontro sulle caratteristiche orografiche di questa ulteriore fase di ampliamento – alla
dell’area ancora emergenti nonostante le succes- quale corrispose anche, come bene suggeriscono
sive consistenti trasformazioni e sulla reale collo- Elena Parma e Piero Boccardo, la decorazione de-
cazione del fossato a est dell’edificio, in prossimità gli ambienti di rappresentanza del palazzo – non
di quelle che fino al 1536 circa furono la possente coinciderebbe però con la data del 1529, indicata
cinta muraria trecentesca e la porta urbana di San dall’epigrafe, bensì con l’anno 1530, che vide la
Tomaso, rendono ulteriormente plausibile questa partenza di Perin del Vaga alla volta di Pisa per un
identificazione. Se poi si passa all’analisi diretta del breve soggiorno83.
palazzo di Andrea Doria a Fassolo così come oggi Rispetto a quanto rilevato sul foglio 102/1v
appare, risulta evidente in che modo lungo l’intera una parte del corpo B sarebbe tuttavia risultata
ala occidentale i muri interni del piano nobile ca- esclusa dalla nuova edificazione: la piccola co-
dano in falso rispetto a quelli del piano inferiore, struzione quadrilatera che a est fuoriesce dal pe-

102
rimetro del cortile e che potrebbe corrispondere orientale, è possibile formulare a riguardo alcune
a un silos per il grano oppure a una cisterna per considerazioni di massima87. Seguendo per un
l’acqua. Una struttura in tutto analoga, dalla co- tratto la dissertazione di Boccardo e interpre-
pertura evidentemente conica, collocata più o tando testualmente quanto riportato nell’atto so-
meno alla medesima distanza dal fossato rispetto pra citato, risulterebbe che nulla della fabbrica
allo schizzo di Madrid, appare in maniera evi- originaria ottenuta da Giustiniani sia di fatto so-
dente nel già citato Disegno della nobilissima città di pravvissuto all’imponente manovra di ricostru-
Genova di Antonio Lafréry del 1573 (cfr. ill. 4). zione del palazzo verso ovest avviata dall’ammi-
Ancora più aderente a quanto emerge dal foglio raglio genovese, in un momento del cantiere
102/1v si mostra la poco nota veduta Civitas Ge- edilizio non ancora circoscritto nel tempo e se-
nuae anno 1553 del fiammingo Anton van den condo modalità di intervento non ancora preci-
Wingaerde84 (ill. 21). L’opera di questo artista ri- sate. Alla luce di queste ulteriori brevissime con-
vela una maniacale attenzione alla topografia del siderazioni appare anche più verosimilmente
sistema viario principale e una puntigliosità de- plausibile l’ipotesi che l’edificazione del giardino
scrittiva degli edifici dagli esiti quasi fotografici, quadrato appartenente al palazzo di Niccolò Lo-
tanto da potersi a ragione costituire quale fonte mellini avvenne in epoca successiva all’intervento
iconografica affidabile e accurata, anche se ancora periniano, con Giovanni Andrea I Doria88. Se
troppo poco utilizzata85. Alla luce di quanto questa operazione fosse realmente avvenuta in
emerge dal disegno tracciato sul foglio 102/1v e occasione della realizzazione dell’imponente gal-
rispetto alle considerazioni fatte sinora, abba- leria, infatti, e se la domus di Pagano Giustiniani
stanza credibile risulterebbe essere anche lo svi- si fosse trovata a ponente del giardino quadrato
luppo dei corpi edificati presenti sia a ovest che a descritto dal foglio 102/1v, allora, forse, la resi-
est della residenza principesca, sviluppo che si in- denza citata nel documento del 1533 potrebbe
dividua solo nella veduta del fiammingo van den non essere stata affatto inglobata nella costru-
Wingaerde, la quale però indica il portico terra- zione del palazzo di Andrea Doria nel corso della
neo ancora privo dei suoi due bracci longitudinali sua fase centrale. Il documento risalente al set-
benché lasci intuire la presenza della loggia cen- tembre 1594, pubblicato da Luigi Alfonso nel
trale al piano nobile. 1985 e relativo alla costruzione della galleria, af-
Se l’identificazione delle architetture e degli fidata ai maestri muratori lombardi Battista Can-
spazi così puntualmente rilevati e descritti sul fo- tone e Luca Carlone, supporterebbe questa ipo-
glio 102/1v con il palazzo di Niccolò Lomellini tesi. Nella prima parte dell’atto trascritto quasi
– quale nucleo centrale della residenza di An- integralmente, tralasciando minuziose indica-
drea Doria a Fassolo – e con le costruzioni a esso zioni riguardanti alcuni piccoli lavori89, i due ma-
adiacenti, la villa di Gerolamo Spinola di Luccoli stri muratori si impegnavano a realizzare, “Atta-
– quali ambiti della sua prima grande espansione cato al palazzo di Fassolo dalla parte da Ponente
– risultasse plausibile, così come verosimile ap- una Galàrea […] e sopra essa le stantìe che ci po-
parisse anche la conseguente ipotetica ricostru- tranno capire […] dovendo continuarsi questa
zione delle prime fasi edilizie della fabbrica do- fabrica a l’altezza e proportione del restante del
riana, allora assumerebbe un nuovo significato d.o palazzo. In capo di d.a Galarea verso ponente
anche il passo di un documento del 1533 relativo hanno da fare una lòbia coperta”90, lasciando
all’ultima delle proprietà fondiarie e immobiliari chiaramente intendere che il corpo stretto e
acquistate da Andrea Doria per ampliare il pro- lungo della galleria, aperto su due lati e caratte-
prio palazzo di Fassolo, quella di Pagano Giusti- rizzato da una successione di finestre, andava a in-
niani di Scio denominata “il Paradiso” che recita: serirsi su un’area non ancora edificata91. Un passo
“que domus fuit dirupta per illustrissimum et ex- successivo del documento collocherebbe la co-
cellentissimum dominum Andream Doriam Mel- struzione della galleria proprio nel giardino par-
phi Principem pro edificanda splendidissima zialmente rilevato nel foglio 102/1v e lo precise-
domo per eum constructa […] dictus idem excel- rebbe nella sua stessa articolazione: “La d.a
lentissimus dominus Andreas dictam villam cum Galarea va fondata sulla parte di tramontana so-
domo in aliam et penitus diversam formam a pra la muraglia vecchia che vi è [… mentre] Dalla
prima redegerit, converterit atque mutaverit, ita parte del mezzogiorno, la d.a galarea va fondata
ut amplius species nulla antique forme subsistat sopra pilastri che si hanno da fondare nel giardi-
et appareat”86. Chi scrive ritiene con Piero Boc- netto, della forma e proportione che sono d’al-
cardo di collocare questa residenza più a occi- tri”92, laddove la “muraglia vecchia” potrebbe es-
dente di quanto in realtà si sia sino a ora ritenuto sere individuata nel muro posto a delimitazione
di poterla convenientemente situare, ma, nono- del giardino verso la strada, al tempo stesso con-
stante risulti ancora ostico ricostruire la natura e fine e prosecuzione ideale del palazzo verso ovest.
la consistenza degli interventi edilizi realizzati in Che l’annessione della domus posta a ovest del
quell’area da Andrea Doria e complicato defi- giardino, acquistata da Pagano Giustiniani, po-
nirne anche solo semplicemente l’esatto limite tesse essere avvenuta solo al finire del XVI secolo

103
sul foglio dell’album di Giovanni Vincenzo Ca-
sale analizzato (in realtà quello che interessa
adesso è proprio quello che non compare e che,
proprio per questo, indirettamente fisserebbe
quale nuovo terminus post quem del foglio l’anno
1533), si potrebbe collegare l’area occupata dalla
proprietà immobiliare giunta da Giustiniani con
quella sulla quale si sarebbe eretto il casotto, evi-
dentemente costruito ex novo, menzionato anche
nell’Inventario dell’arredo del palazzo stilato qual-
che mese dopo la morte dell’ammiraglio (luglio
1561), oppure con un’altra analoga costruzione
che sembra essere riportata dai documenti e che
sembra fosse collocata “dall’alto”95. Piccolo pa-
diglione al quale potrebbe agevolmente riferirsi
anche quella descrizione di Giorgio Vasari che, a
parere quasi unanime degli studiosi, non può tro-
vare riscontro nell’ambito del corpo centrale del
palazzo: “entrasi dal palazzo al giardino in una
21. Anton van den Wingaerde, Civitas lo comproverebbe sempre il medesimo docu- muraglia terragnola, che in tutte le stanze e fin
Genuæ anno 1553, acquaforte, ove mento allorquando, nel puntualizzare come “Il sotto le volte ha fregiature molto ornate; e così le
è evidenziato il complesso architettonico di
Fassolo (Stockholm, Kungliga Bibliotheket). piano della terrassa dove si ha da fare d.a lòbia va sale, e le camere, e le anticamere fatte dalla me-
asbasato al piano delle stantie del palazzo, che desima mano”96. Giustificando in tal senso la pre-
perciò bisogna disfare parte delle volte”93, rende senza della “muraglia terragnola” come quella di
esplicitamente nota la presenza di un edificio una struttura di collegamento sotterraneo tra la
adiacente al palazzo, ma a esso direttamente col- residenza principale e il casotto, collocato ragio-
legato. Che la residenza principale di Fassolo nevolmente a una quota inferiore97.
fosse dotata di una serie di piccole costruzioni sa- Una residenza estremamente elegante e ricer-
telliti, veri e propri padiglioni, che a diverso titolo cata nei dettagli architettonici quanto sobria e
avrebbero poi concorso alla definizione dell’in- controllata nell’intero sviluppo spaziale quella di
tero complesso palaziale è provato in più di una Niccolò Lomellini, dalla quale gli interventi di Pe-
circostanza. Giova a tal proposito riportare un rin del Vaga – o di qualche anonimo architetto
brano tratto da una tra le più singolari descrizioni prima di lui – e di Giovanni Angelo Montorsoli
del palazzo di villa di Fassolo che si conoscano, presero le mosse, valorizzando appieno e amplifi-
quella di Vicente De Cadenas: “appresso alla ma- cando proprio quelle peculiarità, evidentemente
rina, vi è un altro bellissimo appartamento di già così fortemente caratterizzanti il palazzo di
stanze nuove con fontane, sino presso la riva del villa acquistato da Andrea Doria nel 1521, che
mare, fabbricate con grande spesa dal signor prin- solo grazie al rilievo schizzato sul foglio 102/1v
cipe Doria”94. Riprendendo quanto a riguardo dell’album di disegni di Giovanni Vincenzo Casale
era stato solo intuito, ma nei limiti a ragione ar- conservato alla Biblioteca Nacional de España a
gomentato da Boccardo, e confortati dalla lettura Madrid è stato possibile identificare e riconoscere
delle architetture e degli spazi così come disegnati o, forse, solo unicamente immaginare.

104
Il presente contributo costituisce la sintesi 4. Andrea Doria (1466-1560) discendeva 6. Grazie a questo legame Casale sarebbe nucleo centrale della raccolta di Giovanni
di un lavoro più ampio, intitolato La resi- da un ramo relativamente povero del ca- giunto in possesso del disegno in que- Vincenzo Casale e potrebbe addirittura
denza di Andrea Doria a Fassolo. Il cantiere sato, quello dei Doria di Oneglia. Con- stione, cfr. Lanzarini, Il codice cinquecente- avere originato l’intero album, cfr. Lanza-
di un palazzo di villa genovese nel Rinasci- dottiero di papa Innocenzo VIII dal 1485 sco…, cit. [cfr. nota 1], pp. 185 e 189 ed rini, Il codice cinquecentesco…, cit. [cfr. nota
mento, Milano 2013. alla morte di questi (1492) si trasferì a Ead., Il taccuino di Giovanni Vincenzo Ca- 1], p. 187.
Sono riconoscente verso Daniela Barbieri, Urbino presso il duca Guidobaldo da sale…, cit. [cfr. nota 1], I, Catalogo, p. 180,
Anna Maria Bisio, Roberto Bianchi e Va- Montefeltro, dove militò anche al soldo Tav. n. 115a. 14. A riguardo, Lanzarini ha individuato
leria Manfrè per la loro disponibilità. La di Giovanni della Rovere, suo cognato e circa novanta disegni autografi di Gio-
mia particolare gratitudine va a Piero Boc- fratello di Giuliano (futuro papa Giulio 7. Secondo Giorgio Vasari, il cardinale vanni Vincenzo Casale e oltre cinquanta
cardo, Clario Di Fabio, Francesco Paolo II, 1503-1513). Con la sconfitta francese Gerolamo Doria, non soddisfatto del- schizzi realizzati almeno da una ventina di
Fiore, Fernando Marías, Mauro Mussolin della Bicocca del 1521, in seguito alla l’operato di Baccio Bandinelli – scultore autori diversi, cfr. ivi, p. 187 e nota 44 a p.
ed Elena Parma, con i quali ho potuto di- quale Genova fu occupata dalle milizie venuto a Genova nel 1529 al seguito di 201, ma anche Bustamante, Marías, Album
scutere a lungo i temi qui trattati, mentre spagnole, Andrea passò al servizio diretto Alessandro de’ Medici e qui incaricato de Fra Giovanni…, cit. [cfr. nota 2], pp.
a Gianluigi Ciotta, Pietro Moncagatto, di Francesco I. Sconfitto quest’ultimo a della realizzazione di una figura in marmo 212-280.
Giovanna Rotondi Terminiello, Marco Pavia (1525), tra il 1526 e il 1527 Doria di Andrea Doria –, scrisse al cardinale ge-
Spesso e Laura Stagno rivolgo un ringra- fu alle dipendenze di papa Clemente VII novese Innocenzo Cybo, nipote di Lo- 15. Orietta Lanzarini ipotizza che il ma-
ziamento particolare. Arianna Moncagatto (Giulio de’ Medici, 1523-1534) quale co- renzo il Magnifico, che si trovava a Car- teriale grafico ereditato da Alessandro
ha partecipato al rilievo dei capitelli i cui mandante supremo della flotta pontificia, rara, “affinché gli procacciassi qualche Massai avesse già assunto il carattere di
disegni sono stati realizzati da Gil Ga- ma dopo il sacco di Roma del 1527 tornò altro valente artista”, e questi gli racco- taccuino, questo perché nei disegni di for-
briele Manzo. a combattere sotto le bandiere francesi, mandò Giovanni Angelo Montorsoli, or- mato più grande la squadratura è quasi
A Whisky, che ora non c’è più e che mi ha riuscendo a riprendere il possesso di Ge- mai stabilmente al servizio dei Medici e sempre interrotta al centro, lasciando sup-
fatto più compagnia di quanto io abbia nova. Giunto alla rottura definitiva con proprio allora impegnato nella cittadina porre la presenza di una rilegatura. Que-
potuto farne a lui Francesco I, accettò le offerte di Carlo V, toscana alla realizzazione del gruppo di Er- sto problema non sussiste per i fogli più
firmando nel 1528 l’asiento, il patto con cole e Anteo destinato alla grande fontana piccoli, tagliati e incollati su un supporto
Abbreviazioni cui impegnava la sua flotta personale della villa medicea del Castello, cfr. Va- di base, che risultano squadrati singolar-
ASGe = Genova, Archivio di Stato (composta da ben 12 galee) al servizio sari, Le vite…, cit. [cfr. nota 5], VI (1881), mente. L’album, che attualmente si pre-
BNE = Madrid, Biblioteca Nacional de dell’imperatore in cambio del riconosci- p. 640. Il più recente ed esaustivo studio senta come una miscellanea di fogli sciolti
España mento della libertà di Genova. In virtù di sull’opera di Montorsoli è B. Laschke, Fra di formato diverso, misurava in origine
DBI = Dizionario Biografico degli Italiani tale accordo, Andrea Doria si guadagnò Giovan Angelo da Montorsoli: ein Florentiner 425×285 mm; i disegni di grande formato
l’appellativo di pater patriæ e riuscì a ri- Bildhauer des 16. Jarhunderts, Berlin 1993. raggiungono la dimensione standard at-
1. BNE, Estampas y Bellas Artes, DIB/16/ formare la costituzione genovese, assicu- traverso un complesso sistema di piega-
49/102/1v. Sulla figura di Giovanni Vin- rando la prevalenza alle più antiche fa- 8. Parigi, Bibliothèque nationale de ture, cfr. Lanzarini, Il codice cinquecente-
cenzo Casale e la sua attività cfr. O. Lan- miglie aristocratiche. Sulla complessa France, Cabinet des Estampes, Vb. 13, ac- sco…, cit. [cfr. nota 1], pp. 186-187.
zarini, Il taccuino di Giovanni Vincenzo Ca- figura di Andrea Doria si veda E. Grendi, quaforte (40,5×55,5 cm). Scheda della ve-
sale alla Biblioteca Nazionale di Madrid, tesi Doria, Andrea, in DBI, 41, Roma 1992, duta si trova in E. Poleggi, Paesaggio e im- 16. BNE, Estampas y Bellas Artes,
di laurea, Università Iuav di Venezia, re- pp. 264-274. magine di Genova, Genova 1982, p. 66. DIB/16/49/102/1r.
latrice A. Bedon, a.a. 1995-1996, 2 vo-
lumi, di cui una sintesi è Ead., Il codice cin- 5. Sulla chiamata di Pietro Buonaccorsi a 9. Sull’attività dello scultore Silvio Cosini 17. Secondo l’indice di Alessandro Massai:
quecentesco di Giovanni Vincenzo Casale e i Genova da parte di Andrea Doria rimane (o Silvio da Fiesole) si rinvia a M. Pedroli, Sepolturas diverssas e de diverssos Autores, a
suoi autori, in “Annali di architettura”, 10- la testimonianza vasariana che attribuisce Cosini, Silvio (Silvio da Fiesole), in DBI, 30, folhas n° 98; e 99; e 100; e 101; e 102; e 103;
11, 1998-99, pp. 183-202. al “maestro di ricami” Nicola o Nicolò Roma 1984, pp. 61-65. e 104; e 104; e 106, cfr. Lanzarini, Il tac-
de’ Valentini, detto Veneziano, ma non è cuino di Giovanni Vincenzo Casale…, cit.
2. A. Bustamante, F. Marías, Album de Fra impossibile che l’artista fiorentino fosse 10. Non esiste a oggi uno studio unitario [cfr. nota 1], I, Catalogo, p. 179, Tav. 114a.
Giovanni Vincenzo Casale, in Dibujos de Ar- già stato conosciuto dall’ammiraglio du- e sistematico sulle trasformazioni archi-
quitectura y ornamentación de la Biblioteca rante uno dei non rari soggiorni romani tettoniche avvenute a Genova nel corso 18. BNE, Estampas y Bellas Artes,
Nacional de Madrid. Siglos XVI y XVII, Ma- della fine degli anni Venti. Il ruolo di Pe- del XV secolo, che pure dovettero essere DIB/16/49/102/2r e Laschke, Fra Giovan
drid 1991, pp. 212-280, nello specifico rin del Vaga nella definizione architetto- state numerose e interessanti per gli esiti Angelo da Montorsoli…, cit. [cfr. nota 7], p.
pp. 279-280. nica di palazzo Doria a Fassolo costituisce che hanno prodotto. Anche se solo in pic- 82. La chiesa abbaziale di San Matteo a
una delle questioni più discusse dalla sto- cola parte la questione è stata affrontata in Genova è una chiesa gentilizia della fa-
3. Ivi, scheda C. 88, pp. 279-280. L’attri- riografia genovese contemporanea, cfr. L. E. Poleggi, F. Caraceni, Genova e Strada miglia Doria. Fondato nel 1125 dal be-
buzione del disegno a Giovanni da Nola Stagno, Palazzo del Principe. Villa di Andrea Nuova, in Storia dell’Arte italiana. XII: Mo- nedettino Martino Doria, l’edificio venne
non si basa su prove documentali certe Doria, Genova, Genova 2005, pp. 8-9 e p. menti di architettura, Torino 1983, pp. 299- rinnovato nel prospetto intorno al 1278,
bensì sul fatto che mostra una soluzione al- 12 nota 5. L’indicazione data da Giorgio 361, nello specifico pp. 302-305. Si rinvia mentre il chiostro va datato probabil-
ternativa del progetto. Ad oggi non si co- Vasari in un passo delle sue Vite (“con- pertanto agli studi di carattere generale – mente al 1308-10. Lo spazio chiuso della
noscono studi relativi all’opera grafica di chiusero [Andrea e Perin] dover far un datati e che affrontano solo trasversal- chiesa conserva l’impianto basilicale ori-
Miriliano e neppure si è consapevoli della palazzo ornato di stucchi e pitture a fresco, mente il tema – di A. Borlandi, Pittura, po- ginario, anche se nascosto dagli inter-
reale sopravvivenza di suoi disegni auto- a olio e d’ogni sorte”, cfr. Giorgio Vasari, litica e committenza nel primo Quattrocento venti cinquecenteschi di Giovanni An-
grafi, se non quelli attribuitigli da Busta- Le vite de’ più eccellenti pittori scultori ed ar- genovese, in Renaissance Studies in Honor of gelo Montorsoli (che si occupò anche
mante e Marías. Uno dei primi studiosi chitettori, con nuove annotazioni e com- Craig Hug Smyth, a cura di A. Morrogh, F. della risistemazione della cripta) e Silvio
moderni di Giovanni da Nola, Ottavio Mo- menti di G. Milanesi, I-IX, Firenze 1878- Superbi-Gioffredi, P. Morselli e E. Bor- Cosini, per l’apparato architettonico-
risani, relativamente al monumento sepol- 1885, V (1880), pp. 587-632, cit. p. 612), sook, Firenze 1985, II, pp. 65-77; G.G. scultoreo, e della coppia Giovanni Batti-
crale di don Pedro de Toledo rilevava nu- fu accettata da diversi autori cinquecente- Musso, La cultura genovese fra Quattro e sta Castello e Luca Cambiaso, per l’ap-
merosi aspetti oscuri, quali il lungo periodo schi, che attribuirono in toto all’artista fio- Cinquecento, in Id., La cultura genovese nel- parato figurativo.
di esecuzione e la reale fedeltà al progetto rentino la realizzazione architettonica l’età dell’Umanesimo, Genova 1985, pp. 7-
originario durante la fase di realizzazione, della residenza. Elena Parma e Piero Boc- 46 e Id., Politica e cultura in Genova alla 19. BNE, Estampas y Bellas Artes,
compromessa dall’intervento di troppi aiuti cardo ipotizzano che l’attività di Buonac- metà del Quattrocento, ivi, pp. 47-88. DIB/16/49/102/2v. Il foglio presenta un
e dall’ingerenza continua del committente, corsi all’interno della fabbrica di Fassolo disegno a mano libera eseguito a matita,
cfr. O. Morisani, Giovanni Miriliano da non possa limitarsi alla realizzazione della 11. Quindici disegni riconosciuti dalla cri- raffigurante la pianta della cripta della
Nola, in “Archivio Storico Napoletano”, sola decorazione pittorica, ma che possa tica come autografi (ai quali Lanzarini ne chiesa genovese, che riprende esattamente
n.s., XXVII, 1941, pp. 3-49, nello specifico essere stata preordinata in funzione dei aggiunge altrettanti quindici proponen- il perimetro del presbiterio, cfr. Laschke,
p. 24; non entrano nel merito della que- grandi lavori di ampliamento dell’edifi- done però dubitativamente l’autografia) Fra Giovan Angelo da Montorsoli…, cit. [cfr.
stione A. Borzelli, Giovanni Miriliano o Gio- cio, cfr. E. Parma Armani, Perino del Vaga. illustrano le opere realizzate dal padre ser- nota 7], p. 82.
vanni da Nola scultore, Milano 1921, segna- L’anello mancante. Studi sul Manierismo, vita toscano prevalentemente a Genova,
tamente pp. 57-61 e G. Weise, Il problema Genova 1986, p. 83 e P. Boccardo, Andrea Messina e Bologna, cfr. Lanzarini, Il codice 20. Poiché la maggior parte dei disegni
dell’opera personale di Giovanni da Nola, in Doria e le Arti. Committenza e mecenatismo cinquecentesco…, cit. [cfr. nota 1], nota 42, contenuti nell’album potrebbe essere stata
“Bollettino di Storia dell’Arte”, II, 3, 1952, a Genova nel Rinascimento, Roma 1989, p. p. 201, ma soprattutto Laschke, Fra Gio- ritagliata, è scomparso da moltissimi fogli
pp. 65-79. Studi recenti, come quelli di 29 e nota 35 pp. 38-39. In uno dei suoi van Angelo da Montorsoli…, cit. [cfr. nota – e tra questi le due carte costituenti il
Francesco Abbate, Letizia Gaeta e Ric- primissimi studi Elena Parma tendeva a ri- 7], passim. 102/1 – il numero delle marche della fili-
cardo Naldi, si sono dedicati a singoli pe- dimensionare il ruolo architettonico di grana, elemento che avrebbe potuto con-
riodi della vita di Miriliano o all’analisi di Buonaccorsi, cfr. E. Parma Armani, Il pa- 12. Lanzarini, Il taccuino di Giovanni Vin- tribuire a un tentativo di ricostruzione
sue specifiche opere, ma non ad approfon- lazzo del principe Andrea Doria a Fassolo, in cenzo Casale…, cit. [cfr. nota 1], I, p. 21. della loro composizione originaria.
dire il problema di attribuzione del ceno- “L’Arte”, 3, 10, 1970, pp. 14-63, segnata-
tafio di don Pedro de Toledo. mente p. 18. 13. Questo gruppo di disegni costituisce il 21. Ibid.

105
22. L’intera produzione grafica di Perin 1840, p. 365, lettera CCLV (17.VI.1547). tore e poeta astigiano. Giunto a Genova chitettura di Lorenzo il Magnifico, cata-
del Vaga rivela una costante attenzione a causa della peste che aveva colpito l’ate- logo della mostra (Firenze, Spedale degli
per l’architettura da parte dell’artista. In 28. La questione attributiva della villa di neo pavese, presso il quale seguiva i corsi Innocenti, 8 aprile-26 luglio 1992), a
particolare, un disegno conservato all’Ac- Antonio Doria all’Acquasola è tutt’altro tenuti da Lorenzo Valla, divenne educa- cura di G. Morolli, C. Acidini Luchinat
cademia Albertina di Vienna mostra più che risolta. Si ricordano le principali tesi tore di numerosi giovani nobili cittadini, e L. Marchetti, Cinisello Balsamo (Mi-
esplicitamente degli altri questa sua pro- che videro Federigo Alizeri propendere cfr. A. Astesano, De eius vitae et fortunae lano) 1992, pp. 143-148 e ampia biblio-
pensione, cfr. Perin del Vaga, Schizzi di fi- per Giovanni Angelo Montorsoli, Pa- varietate carmen, a cura di A. Tallone, in grafia citata. Maggiori argomentazioni
gure e di putti, penna, inchiostro marrone squale Rotondi preferire il magister ante- Rerum Italicarum Scriptores, 14/1, Bolo- si trovano in Altavista, Nuove considera-
(198×303 mm), Wien, Graphische lamo Gio. Battista Castello detto “il Ber- gna 1908. zioni…, cit. [cfr. nota 45].
Sammlung Albertina, inv. 25097 B. 356. gamasco” ed Ennio Poleggi favorire
Una scheda del disegno si trova in Gli af- Bernardino Cantone da Cabbio, cfr. E. 40. E. De Negri, Introduzione all’Archi- 49. Cfr. Di Fabio, La bottega di Gerolamo
freschi di Paolo III a Castel Sant’Angelo. Poleggi, Il palazzo di Antonio Doria all’Ac- tettura della Villa Genovese, in E. De Ne- Viscardi…, cit. [cfr. nota 47], p. 115 e Al-
Progetto ed esecuzione 1543-1548, catalogo quasola-Genova (1541-1543), in “Palladio”, gri, C. Fera, L. Grossi Bianchi, E. Po- tavista, Nuove considerazioni…, cit. [cfr.
della mostra (Roma, Museo Nazionale di n.s., VII, 2-3, 1957, pp. 101-111. Sul can- leggi (a cura di), Catalogo delle ville nota 45].
Castel Sant’Angelo, 16 novembre 1981- tiere della fabbrica si veda il recente con- genovesi, Borgo San Dalmazzo 1967, pp.
31 gennaio 1982), a cura di F. Alberti tributo di I. Croce, Il palazzo Doria Spinola, 33-46, nello specifico p. 34; la lettera è 50. J. Shearman, Raffaello, Roma e il Codex
Gaudioso e E. Gaudioso, Roma 1981, II, architettura e contesto urbano. “In questi pubblicata in R. Wolkan, Der Briefwe- Escurialensis, in Id., Funzione e illusione.
p. 95, fig. 58r; successivamente è stato di- giorni ciascuno si diletti di edificare largo, e con chsel der Enea Silvio Piccolomini. I. Briefe Raffaello, Pontormo, Correggio, a cura di A.
scusso in V. Birke, J. Kértezt, Italienische cortile, se possibile”, in R. Santamaria (a cura aus der Laienzeit (1431-1445), in Fontes Nova, Milano 1983, pp. 43-76, nello spe-
Zeichnungen der Albertina, Wien 1997, IV, di), Palazzo Doria Spinola. Architettura e ar- Rerum Austriacarum, Buchandler der Kai- cifico p. 44. Nel saggio l’autore puntua-
p. 2443 e in E. Parma, Perino e la sua redi di una dimora aristocratica genovese da serlichen Akademie der Wissenschaften, lizza come, a eccezione di alcune parti di
équipe, in “Quaderni di Palazzo Te”, 8, un inventario del 1727, Genova 2011, pp. Wien 1909, LXI, pp. 6-11. minore importanza, il castello de La Ca-
2000, pp. 90-105, nello specifico p. 90. 73-102 con bibliografia. lahorra sia di fatto un’opera genovese e
Una rassegna dei disegni di architettura 41. G.L. Gorse, Genoese Renaissance Villas: che i suoi particolari stilistici sono derivati
periniani si può trovare in Perino del Vaga 29. R. Savelli, Doria, Antonio, in DBI, 41, A Typological Introduction, in “Journal of dall’antico attraverso il Codice Escurialense.
tra Raffaello e Michelangelo, catalogo della Roma 1992, pp. 280-286. Garden History”, 3, 4, 1982, pp. 255-280. Tuttavia le idee architettoniche, come
mostra (Mantova, Galleria Civica di Pa- quella della scala, sono avvicinabili ad al-
lazzo Te, 18 marzo-10 giugno 2001), a 30. E. Poleggi, Genova (Napoli e Roma). 42. E. Poleggi, Genova e l’architettura di cune soluzioni adottate da Giuliano da
cura di E. Parma, Milano 2001 e nei più Case, piazze e botteghe, in D. Calabi (a cura villa nel secolo XVI, in “Bollettino del Cen- Sangallo nel palazzo Della Rovere di Sa-
datati ma sempre fondamentali Mostra di di), Fabbriche, piazze, mercati. La città ita- tro Internazionale di Studi di Architet- vona. Si vedano altresì F. Marías, Sobre el
disegni di Perino del Vaga e della sua cerchia. liana nel Rinascimento, Roma 1997, pp. 33- tura Andrea Palladio”, XI, 1969, pp. 231- Castillo de la Calahorra y el Codex Escuria-
Catalogo critico, a cura di B.F. Davidson, 59, nello specifico p. 56. 241. lensis, in “Anuario del Departamento de
Firenze 1966 e Parma Armani, Il palazzo Historia y Teoría del Arte”, II, 1990, pp.
del principe…, cit. [cfr. nota 5]. Vale la 31. C. Altavista, La residenza di Andrea Do- 43. Relativamente alle peculiarità costrut- 117-129 e G. Scaglia, The Castle of La Ca-
pena ricordare in questa sede che è stata ria a Fassolo. Il cantiere di un palazzo di villa tive di palazzo Tomathis si veda C. Mon- lahorra: Its Courtyard conceived by a Floren-
realizzata la prima bozza di un database genovese, Milano 2013, p. 46. tagni, Materiali per il restauro e la manu- tine on the Work-site, in “Anuario del De-
contenente tutte le informazioni sull’in- tenzione, Torino 2000, pp. 318-321. partamento de Historia y Teoría del Arte”,
tero corpus grafico di Buonaccorsi, cfr. S. 32. Weise, Il problema dell’opera personale…, XIII, 2001, pp. 87-96.
Zorzetto, Presentazione del “Database dei cit. [cfr. nota 3], p. 67, in cui l’autore pre- 44. E. De Negri, Villa Tomati, scheda in
disegni di Perino del Vaga”, in Perino del cisa come, seguendo Giorgio Vasari nella De Negri, Fera, Grossi Bianchi, Poleggi (a 51. Con Benedetto Grazzini da Rovez-
Vaga. Prima, durante e dopo, atti delle gior- edizione torrentiniana delle Vite, la scul- cura di), Catalogo delle ville…, cit. [cfr. nota zano risultavano firmatari Donato Benti,
nate internazionali di studio (Genova, Pa- tura si possa considerare conclusa nelle 40], pp. 59-61. Michele d’Aria e Gerolamo Viscardi, cfr.
lazzo Doria del Principe, 26-27 maggio sue parti essenziali solo intorno al 1550, L. Tagliaferro, Un secolo di marmo e di pie-
2001), a cura di E. Parma, Genova 2004, ma che si debba attendere agli anni Set- 45. C. Altavista, Nuove considerazioni sul tra: il Quattrocento, in La scultura a Genova
pp. 39-43. tanta del Cinquecento per la completa palazzo di Andrea Doria nel sobborgo di Fas- e in Liguria. Dalle origini al Cinquecento,
posa in opera del monumento sepolcrale, solo a Genova tra la fine del Quattrocento e gli Genova 1987, pp. 215-250, segnatamente
23. Cfr. precedente nota 3. cfr. precedente nota 31. inizi del Cinquecento. Il tema del capitello pp. 247-249.
composito a voluta introversa in “Bollettino
24. Pur ritenendo anomalo l’accostamento 33. ASGe, Notai antichi, G. Costa, f. 1287, d’Arte”, n.s., VII, XCVI, 12, 2011, pp. 52. F.P. Fiore, Diffusione e trasformazione
in un unico foglio dei disegni della villa doc. s.n. (20.VIII.1521). 133-148. del linguaggio architettonico fiorentino: il pa-
genovese e del sepolcro napoletano, ma lazzo Della Rovere in Savona, in “Bollettino
dando per plausibile l’attribuzione di en- 34. N. Battilana, Genealogie delle famiglie 46. C. Altavista, Un esempio eccezionale di del Centro studi per la Storia dell’Archi-
trambi gli elaborati grafici a Giovanni An- nobili di Genova, I-III, Genova 1825-1833, architettura all’antica a Genova: il palazzo tettura”, 25, 1979, pp. 23-30 e Id., La fab-
gelo Montorsoli (immaginando che si III (1833), Famiglia Lomellini, tav. 27. del cardinale Cipriano Pallavicino in piazza brica quattrocentesca del palazzo Della Rovere,
tratti di immagini raccolte o copiate dal Fossatello (1540-44), in “Annali di archi- in Sisto IV e Giulio II mecenati e promotori di
frate servita), Orietta Lanzarini fa risalire 35. ASGe, Notai antichi, B. Strata, f. 1417, tettura”, 20, 2008, pp. 109-123, nello spe- cultura, atti del convegno internazionale di
alla biografia dell’artista toscano, presente doc. s.n. (9.I.1498). cifico p. 111. studi (Savona, Teatro Civico, 3-6 novem-
sia a Genova che a Napoli, l’unica spiega- bre 1985), a cura di S. Bottaro, A. Da-
zione possibile di questa compresenza, cfr. 36. Il tratto di mura in questione fu eretto 47. C. Di Fabio, La bottega di Gerolamo Vi- gnino e G. Rotondi Terminiello, Savona
Lanzarini, Il taccuino di Giovanni Vincenzo tra il 1345 e il 1347, integrando alla città scardi in San Giovanni il Vecchio e Santa 1989, pp. 261-276.
Casale…, cit. [cfr. nota 1], I, Catalogo, p. fortificata del XIII secolo il borgo di Prè Maria della Vittoria: un cantiere della “Ge-
178, Tav. n. 114a e Ead., Il codice cinque- fino a San Tomaso, cfr. E. Poleggi, P. Ce- nova francese” (1502-1503), in C. Monta- 53. Per l’analisi dettagliata di questi capi-
centesco…, cit. [cfr. nota 1], p. 189. vini, Le città nella storia d’Italia. Genova, II gni (a cura di), Il Battistero di San Giovanni telli si rinvia ad Altavista, Nuove considera-
ed., Roma-Bari 1989, p. 66, Tav. IV. in San Lorenzo a Genova, Genova 2011, zioni…, cit. [cfr. nota 45].
25. La realizzazione dell’opera avvenne pp. 107-118, nello specifico pp. 115-116.
tra Genova e Carrara dal 1538 al 1540. A 37. Cristoforo De Grassi, Veduta di Ge- Il capitello composito a volute rovesce 54. Devo questa affermazione a una ri-
Giovanni Angelo Montorsoli sono attri- nova, 1597 (1481 ca.), olio su tela della colonna caposcala di un palazzetto flessione di Clario Di Fabio che qui rin-
buiti l’intelaiatura architettonica, la sta- (222×400 cm), Genova, Galata Museo del sito in vico Lepre risulta essere stato rea- grazio.
tua di san Jacopo in una nicchia della Mare, inv. n. 3486. In realtà la veduta in lizzato nella seconda metà del XVI secolo,
parete, il busto del poeta e i due puttini questione risulta essere di anonimo e, no- con evidente ritardo rispetto ai cantieri 55. G. Caldiroli, Il palazzo del principe a
che lo fiancheggiano, cfr. Laschke, Fra nostante l’iscrizione del cartiglio riporti la cittadini citati, cfr. A. Boato, Costruire “alla Genova-Fassolo, tesi di laurea, Università
Giovan Angelo da Montorsoli…, cit. [cfr. data del 1410, è stata fatta risalire all’anno moderna”. Materiali e tecniche a Genova tra degli Studi di Genova, relatrice G. Nicco
nota 7], p. 156. 1481. Nel 1597 Cristoforo De Grassi ne XV e XVI secolo, Firenze 2005, pp. 121-128 Fasola, correlatore P. Rotondi, a.a. 1953-
eseguì una riproduzione – quella soprav- e, per analoghi capitelli disegnati, Altavi- 54. Ringrazio sinceramente Giovanna Ro-
26. R. Pane, Il rinascimento nell’Italia me- vissuta – perché se ne conservasse memo- sta, La residenza di Andrea Doria..., cit. [cfr. tondi Terminiello e Piero Boccardo i quali
ridionale, Milano 1977, II, p. 186. ria, cfr. Poleggi, Paesaggio e immagine…, nota 31], p. 75. mi hanno dato l’opportunità di leggere
cit. [cfr. nota 8], pp. 99-103. interamente il dattiloscritto (che, per sa-
27. Vasari, Le vite…, cit. [cfr. nota 5], VI 48. Ci si riferisce ai palazzi Pazzi-Qua- gacia e lungimiranza, rivela intuizioni
(1881), p. 613, ma anche la nota 3 di Gae- 38. L. Grossi Bianchi, E. Poleggi, Una ratesi (1469-1472), Corsi oggi Horne acute e sorprendenti proprio a riguardo
tano Milanesi a p. 646, Carteggio inedito di città portuale del Medioevo. Genova nei secoli (post 1489), Serristori Corsini (fine XV del nucleo del palazzo di villa che si iden-
artisti dei secoli XIV-XV-XVI, pubblicato e il- X-XVI, Genova 1987, pp. 166-168. secolo) e Gondi (1490-1501), cfr. A. tifica nella residenza di Niccolò Lomellini)
lustrato con documenti pure inediti dal dottor Rensi, Elementi lapidei nel periodo lauren- e di consultare il ricco repertorio icono-
Giovanni Gaye. II: 1500-1557, Firenze 39. Antonio Astesano (1412-1463), scrit- ziano. Tipologie e loro diffusione, in L’ar- grafico allegato.

106
56. G.L. Gorse, The villa Doria in Fassolo- queste finestre alla prima fase dei lavori fondazioni individuate nell’area immedia- 77. Le gallerie loggiate laterali del palazzo
Genoa, tesi dottorale, Brown University, avviati da Andrea Doria, cfr. Parma Ar- tamente adiacente ai pilastri. di Nicolò Grimaldi poi Doria Tursi in
Providence (US-RI) 1980, pp. 14-18 e mani, Il palazzo del principe…, cit. [cfr. nota Strada Nuova (1564-79 ca.) e quelle ana-
Id., The Villa of Andrea Doria in Genoa: 5], p. 17. 70. Caldiroli, Il palazzo del principe…, cit. loghe del palazzo di Gio. Agostino Balbi
Architecture, Gardens, and Suburban Set- [cfr. nota 55], p. 23 nota 2, che ebbe modo poi Durazzo in Strada Balbi (1618-25 ca.)
ting, in “The Journal of the Society of Ar- 65. Il 17 ottobre 1528 il governo della ri- di rilevare i fondi del corpo orientale, hanno una spazialità completamente di-
chitectural Historians”, I, 44, 1985, pp. fondata Repubblica di Genova donava ad mentre quelli dell’ala ovest risultavano an- versa, cfr. E. Poleggi, Strada Nuova. Una
18-36, saggio nel quale l’autore ripro- Andrea Doria il palazzo urbano in origine cora completamente inaccessibili. lottizzazione del Cinquecento a Genova, Ge-
pone una ricostruzione grafica chiara appartenuto a Lazzaro Doria, riammo- nova 1972, pp. 301-326 e C. Di Biase,
delle sue ipotesi. dernato nel 1468 e prospiciente la piazza 71. Gorse, The Villa of Andrea Doria…, Strada Balbi a Genova. Residenza aristocra-
San Matteo, cuore della contrada dei Do- cit. [cfr. nota 56], p. 22, fig. 5 (ipotesi di ri- tica e città, Genova 1993, pp. 65-82.
57. Federigo Alizeri avanzava il nome di ria che la consorteria omonima aveva reso, costruzione della villa di Niccolò Lomel-
Domenico dei marchesi di Caranza detto nel corso di almeno quattrocento anni, lini) e p. 24, fig. 10 (ipotesi di ricostru- 78. R. Bracco, Il principe Giovannandrea
il Caranchetto, attivo a Genova nella emblema del suo potere e del suo presti- zione del palazzo Doria a Fassolo tra il Doria Patriae Libertatis Conservator, Ge-
prima metà del Cinquecento, cfr. F. Ali- gio in ambito cittadino, cfr. Boccardo, An- 1529 e il 1533). nova 1960, p. 216. Peretta Cybo Usodi-
zeri, Notizie dei professori del disegno in Li- drea Doria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. mare (1478-1550) nacque dal matrimo-
guria dalle origini al secolo XVI, I-VI, Ge- 17 e nota 2 p. 23. 72. Originariamente la loggia del piano nio tra Teodolina Cybo (figlia di Giovanni
nova 1870-1880, V (1877), p. 284. Più nobile di palazzo Doria era aperta sul giar- Battista) e il nobile genovese Gherardo
realisticamente Piero Boccardo attribuisce 66. Il cosiddetto Sacco di Genova, ini- dino sottostante e verso il mare; nel XVIII Usodimare.
questi primi interventi, avvenuti tra il 1521 ziato proprio dalla porta cittadina di San secolo le arcate furono chiuse da lastre di
e il 1522, a un esponente di quelle mae- Tomaso, avvenne il 30 maggio 1522 per cristallo. 79. Cfr. Boccardo, Andrea Doria e le
stranze antelamiche che, originarie delle ordine di Ferrante Francesco d’Avalos, Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. 28. Il con-
valli comasche, avevano da secoli il mo- marchese di Pescara, marito della poe- 73. Gorse, Genoese Renaissance Villas…, cit. tratto di acquisto della villa appartenuta
nopolio dell’architettura cittadina, cfr. tessa Vittoria Colonna, cfr. E. Grendi, [cfr. nota 41], pp. 264-265. In questo sag- a Gerolamo Spinola è stato inspiegabil-
Boccardo, Andrea Doria e le Arti…, cit. Andrea Doria, uomo del Rinascimento, in gio l’autore, differentemente da quanto mente omesso dai riepiloghi manoscritti
[cfr. nota 5], p. 28. Id., La Repubblica aristocratica dei Geno- sembrerà lasciare intendere qualche anno stesi allo scopo di attestare i legittimi di-
vesi, Bologna 1987, pp. 139-172, nello dopo (cfr. G.L. Gorse, Committenza e am- ritti di proprietà sull’area occupata dal-
58. Corrispondenti attualmente alle quat- specifico p. 146 e A. Giustiniani, Annali biente alla “corte” di Andrea Doria a Ge- l’intero complesso palaziale di Fassolo.
tro sale dello Zodiaco, di Cadmo, dei Sacri- della Repubblica di Genova, a cura di G.B. nova, in Arte, committenza ed economia a La presenza di una accurata documenta-
fici e di Perseo e al salone dei Giganti, cfr. Spotorno, 2 voll., Genova 1854-1859, Roma e nelle corti del Rinascimento [1420- zione dell’intera proprietà immobiliare e
Stagno, Palazzo del Principe…, cit. [cfr. II, p. 680. 1530], atti del convegno internazionale fondiaria della famiglia Doria, indice di
nota 5], pp. 20-21. [Roma, 24-27 ottobre 1990], a cura di A. una attenzione particolare verso questi
67. Caldiroli e Parma situano l’intervento Esch e C.L. Frommel, Torino 1995, pp. beni da parte del casato, si evince in Ca-
59. I precedenti studi hanno sempre rico- relativo al colonnato prima della conces- 255-271, nello specifico p. 261), ritiene ravaggio e la Fuga. La pittura di paesaggio
struito il palazzo di villa di Niccolò Lo- sione della proprietà ad Andrea Doria nel che i colonnati siano stati costruiti du- nelle ville Doria Pamphilj, catalogo della
mellini come un edificio dalla planimetria 1521, cfr. Caldiroli, Il palazzo del prin- rante la ristrutturazione e l’ampliamento mostra (Genova, Villa del Principe, 26
rettangolare compatta sviluppata per l’in- cipe…, cit. [cfr. nota 55], p. 22 e Parma Ar- della villa tra il 1528 e il 1533 con l’inten- marzo-26 settembre 2010), a cura di A.
tera larghezza dell’area, suddivisa in una mani, Il palazzo del principe…, cit. [cfr. nota zione da parte di Perin del Vaga di ri- Mercantini e L. Stagno, Cinisello Bal-
serie di grandi vani che prendevano luce 5], pp. 14-24, ma nel suo studio del 1986, creare un portico all’antica. Per questioni samo (Milano) 2010.
da due fronti opposti, cfr. Boccardo, An- pur ritenendo sempre valida l’ipotesi di più generali legate al tema della villa tra
drea Doria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], Caldiroli, Elena Parma sposta la costru- Quattrocento e Cinquecento si veda H. 80. Grazie a questo ritrovamento, Boc-
nota 17 p. 38. zione dei colonnati alla prima fase della Burns, La villa italiana del Rinascimento, cardo ha potuto localizzare con certezza la
proprietà doriana, che dovrebbe essere Vicenza 2012, mentre per temi più stretta- villa appartenuta agli Adorno prima e agli
60. Si avvalora l’ipotesi di Gorse, poi ri- stata breve, data l’assenza da Genova di mente legati alla villa romana cfr. J. Acker- Spinola di Luccoli poi, la quale, sino ad al-
presa da Boccardo, che nell’angolo nord- Andrea tra il 1522 e il 1527, cfr. Parma Ar- man, La villa, Torino 1992, pp. 38-81, lora, si era sempre ipotizzata a ponente e
est dell’originaria domus di Niccolò Lo- mani, Perino del Vaga…, cit. [cfr. nota 5], p. nello specifico pp. 39-41. non a levante del palazzo di Niccolò Lo-
mellini potesse svilupparsi la scala, che 148 nota 15; dello stesso parere è Boc- mellini poi di Andrea Doria, cfr. Boc-
sarebbe stata poi mantenuta nella stessa cardo, Andrea Doria e le Arti…, cit. [cfr. 74. Gorse, Committenza e ambiente…, cit. cardo, Andrea Doria e le Arti…, cit. [cfr.
posizione nel corso delle trasformazioni nota 5], p. 27; Cirilli attribuisce a Gio- [cfr. nota 73], p. 256. Paolo Giovio (1483- nota 5], pp. 28-29.
cinquecentesche, cfr. Gorse, The Villa of vanni Angelo Montorsoli l’adozione del 1552) fondò sul lago di Como un museo di
Andrea Doria…, cit. [cfr. nota 56], fig. 5 a loggiato, in contemporaneità con la tarda ritratti di uomini illustri, tra i quali è ce- 81. Dei riferimenti teorici ai quali sembra
p. 22 e Boccardo, Andrea Doria e le Arti…, sistemazione del giardino sud, cfr. G. Ci- lebre il Ritratto di Andrea Doria in veste di ispirarsi per la distribuzione interna l’ar-
cit. [cfr. nota 5], nota 17 p. 38. rilli, Genova – La villa del principe e il suo Nettuno dipinto da Agnolo Bronzino chitetto di palazzo Doria a Fassolo si è
giardino, in “Quaderni dell’Istituto di pro- (1545-46 ca.), oggi conservato alla Pina- accorto per primo Boccardo, Andrea Do-
61. Sul fronte nord del palazzo corrispon- gettazione dell’Università di Genova”, 7, coteca di Brera a Milano. Essendo docu- ria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], nota 39 p.
dente in estensione a questi ambienti è 1971, pp. 73-96. mentata l’antecedenza cronologica del 39; cfr. Leon Battista Alberti, L’Architet-
stata rinvenuta la presenza di una finestra progetto della collezione di ritratti (1521) tura (De re aedificatoria), a cura di G. Or-
ogivale, suggerendo la tesi secondo cui la 68. L’originario riferimento a questo in- rispetto all’edificazione del museo (1537- landi con Introduzione e note di P. Porto-
fabbrica di Niccolò Lomellini, analoga- tervento si trova in Vasari, Le vite…, cit. 43) è evidente che la villa di modello pli- ghesi, I-II, Milano 1966, II, Libro V, p.
mente a palazzo Tomathis, includesse a [cfr. nota 5], VI (1881), pp. 629-660, niano fu eretta per costituirsi quale degno 126 cit. e Vitruvio, De Architectura, a cura
sua volta preesistenze medievali. nello specifico pp. 645-646. Come già contenitore della raccolta iconografica. di P. Gros, I-II, Torino 1997, II, Libro
accennato, prima di questo incarico, Precocemente caduto in rovina, l’edificio VI, capp. 2 e 5.
62. La tradizione costruttiva genovese ve- Giovanni Angelo Montorsoli aveva col- fu demolito nel 1615 dall’abate Marco
deva ampiamente impiegata, ben più della laborato con Niccolò Pericoli, detto Tri- Gallio per costruire su quell’area la pro- 82. L’intero cartone raffigurante il cosid-
nota ardesia (o pietra di Lavagna), la pie- bolo, alla qualificazione scultorea del pria residenza di famiglia. Si veda a ri- detto progetto per la facciata nord del pa-
tra nera di Promontorio, dal nome della giardino della villa di Cosimo I de’ Me- guardo F. Minonzio, Gli “Elogi degli uomini lazzo di Andrea Doria, realizzato da Perin
località di provenienza, cfr. P. Boccardo, dici a Castello presso Firenze. L’in- illustri” e il “museo di carta”, in P. Giovio, del Vaga e datato presumibilmente al-
I.M. Botto, La scultura decorativa in ardesia, fluenza di questo cantiere su quello di Elogio degli uomini illustri, a cura di F. Mi- l’anno 1534, alla base misurava circa un
in “Del dipingere e scolpire in pietra”, cata- Fassolo è stata discussa in Parma Ar- nonzio, Torino 2006, pp. XIX-LXXXVIII metro, ma fu diviso in più parti di cui i due
logo della mostra (Genova, Fiera Interna- mani, Il palazzo del principe…, cit. [cfr. e ampia bibliografia citata. esemplari più grandi sono conservati ri-
zionale di Genova, 8-23 dicembre; Piazza nota 5], p. 6 e in Gorse, The Villa Do- spettivamente al Rijksmuseum di Amster-
della Meridiana, 5 dicembre 1984-12 gen- ria…, cit. [cfr. nota 56], pp. 98-99. 75. Stagno, Palazzo del Principe…, cit. [cfr. dam e al Musée Condé di Chantilly.
naio 1985), a cura di P. Boccardo, Genova nota 5], cit. p. 7. Frammenti di un terzo disegno prepara-
1984, pp. 13-43, nello specifico p. 13. 69. Caldiroli, Il palazzo del principe…, cit. torio sono passati in asta a New York qual-
[cfr. nota 55], pp. 22-23; Parma Armani, Il 76. Nel 1528 Paolo Giovio fu forse ospite che anno fa, cfr. Stagno, Palazzo del Prin-
63. Questo tipo di apertura, dal carattere palazzo del principe…, cit. [cfr. nota 5], p. di Andrea Doria nel suo palazzo di Fassolo cipe…, cit. [cfr. nota 5], p.19. Si veda
tardo quattrocentesco, ma usato ancora 17; Parma Armani, Perino del Vaga…, cit. e vi tornò altre volte a seguito dell’impe- l’analisi dettagliata di questi disegni in Al-
alla fine degli anni Trenta del Cinque- [cfr. nota 5], p. 79; Boccardo, Andrea Do- ratore Carlo V, cfr. Parma Armani, Perino tavista, La residenza di Andrea Doria..., cit.
cento, non ebbe grande impiego a Ge- ria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. 27 e L. del Vaga…, cit. [cfr. nota 5], p. 85 e nota 46 [cfr. nota 31], pp. 132-142.
nova, cfr. Boato, Costruire “alla mo- Magnani, Il Tempio di Venere. Giardino e a p. 149, in cui sono riportate le lettere in-
derna”…, cit. [cfr. nota 47], p. 114. Villa nella Cultura Genovese, Genova 2005, viate dalla residenza doriana tra il 1536 e 83. Parma Armani, Perino del Vaga…, cit.
p. 38. La possibile esistenza di questi muri il 1539 da Giovio al cardinale Alessandro [cfr. nota 5], p. 282 e Boccardo, Andrea
64. Elena Parma attribuisce l’apertura di è provata dal rinvenimento di tracce di Farnese e a Cosimo I de’ Medici. Doria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. 30.

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84. Anton van den Wingaerde, Civitas Ge- [cfr. nota 28], pp. 103-127. ASGe, Notai antichi, Domenico Tinello. Doria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. 36.
nuae anno 1553, acquaforte (44,4×166,3
cm), Stockholm, Kungliga Bibliotheket. 86. ASGe, Notai antichi, G. Villa, f. 1751, 90. Alfonso, Tommaso Orsolino e altri arti- 95. I casotti o cazoti citati dai documenti di
Realizzata probabilmente basandosi su una doc. s.n. (30.VI.1533). sti…, cit. [cfr. nota 88], p. 323. archivio infatti sono due, uno “dall’alto” e
planimetria preesistente non ancora indi- uno “dal basso” o “dalla marina”, ciascuno
viduata, la veduta di Van den Wingaerde fu 87. Boccardo, Andrea Doria e le Arti…, 91. Questa stanza, al termine della quale era con ambienti riccamente arredati e guarniti
realizzata qualche anno prima della data cit. [cfr. nota 5], nota 40 p. 39. A ragione, collocata una piccola cappella, sostituì il di tappezzerie e di arazzi. Piero Boccardo
riportata nel titolo. lo studioso attribuisce alla ricostruzione cosiddetto Salone dei Giganti quale am- identifica le strutture murarie di uno di
seguita al secondo conflitto mondiale, biente di rappresentanza e di esaltazione di- questi piccoli padiglioni nella sezione cen-
85. La Veduta di Genova del 1584 attri- forse non pienamente rispettosa degli nastica nella vita cerimoniale della dimora. trale della costruzione che limita l’area
buita a Felice Calvi e collocata nella log- spazi esistenti, la disorganizzazione archi- orientale del giardino sud del palazzo, an-
gia delle piante prospettiche di città del tettonica di quell’ala della residenza. 92. Alfonso, Tommaso Orsolino e altri ar- che se egli ritiene che i resti possano ap-
palazzo di Antonio Doria all’Acquasola, tisti…, cit. [cfr. nota 88], p. 323. Il corpo partenere, in questo caso specifico, alla do-
più volte citata dagli studiosi per definire 88. Gli interventi a ponente consistettero edificato ex novo della galleria verso est si mus degli Spinola acquistata da Andrea
il complesso architettonico di Fassolo a essenzialmente nell’aggiunta di due grandi sarebbe annesso alle due stanze adia- Doria nel 1521, cfr. Boccardo, Andrea Do-
quella data, è evidentemente contraf- stanze limitrofe all’appartamento di An- centi, al piano nobile, all’appartamento ria e le Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. 37.
fatta, come già rilevato agli inizi degli drea Doria, alle quali fu innestata la lunga di Andrea Doria, alla cui epoca di edifi-
anni Settanta del Novecento da Mario galleria, cfr. ivi, nota 9 pp. 37-38 e nota 59 cazione ancora oggi non è stato possibile 96. Vasari, Le vite…, cit. [cfr. nota 5], V
Labò, cfr. M. Labò, Palazzo del sig. An- pp. 39-40. risalire. (1880), p. 616.
tonio Doria marchese de S. Stefano, scheda
in Id., I palazzi di Genova di P.P. Rubens 89. L. Alfonso, Tommaso Orsolino e altri 93. Ibid. 97. Problematiche esaustivamente argo-
e altri scritti di architettura, Genova 2003, artisti di “Natione lombarda” a Genova e in mentate in Boccardo, Andrea Doria e le
pp. 167-172, nello specifico p. 171 e an- Liguria dal secolo XIV al secolo XIX, Genova 94. V. De Cadenas y Vicent, El Protecto- Arti…, cit. [cfr. nota 5], p. 37, mentre una
cora recentemente discussa in P. Boc- 1985, p. 322-323. Il documento originale, rado de Carlos V en Génova. La “condotta” de diversa interpretazione si trova in Parma
cardo, La decorazione, in Santamaria (a del quale l’autore non riporta la colloca- Andrea Doria, Madrid 1977, pp. 27-29, Armani, Perino del Vaga…, cit. [cfr. nota 5],
cura di), Palazzo Doria Spinola…, cit. zione archivistica, dovrebbe trovarsi in cit. p. 28, riportato in Boccardo, Andrea p. 79.

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