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Villa Di Belriguardo

Il documento descrive la Villa di Belriguardo, commissionata da Niccolò III d'Este a partire dal 1430. La villa venne costruita su un antico sito romano presso Voghiera e anticipò il modello di villa rinascimentale basato sulla villa romana antica, recuperando la magnificenza del vivere in campagna dell'epoca classica. Il testo analizza poi nel dettaglio alcuni aspetti architettonici e storici della villa e il suo ruolo di primo esempio di residenza rinascimentale ispirata ai canoni umanistici dell'epoca.

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Villa Di Belriguardo

Il documento descrive la Villa di Belriguardo, commissionata da Niccolò III d'Este a partire dal 1430. La villa venne costruita su un antico sito romano presso Voghiera e anticipò il modello di villa rinascimentale basato sulla villa romana antica, recuperando la magnificenza del vivere in campagna dell'epoca classica. Il testo analizza poi nel dettaglio alcuni aspetti architettonici e storici della villa e il suo ruolo di primo esempio di residenza rinascimentale ispirata ai canoni umanistici dell'epoca.

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Villa di belriguardo

Niccolo III costruisce da 1430 in campagna, presso voghiera, antico sito romano( da metà secolo alcuni
ritrovamenti romani)  a quel tempo si sceglievano luoghi carichi di significato (es villa lante al gianicolo,
orti farnesiani sul palatino, villa dei vescovi a luvignanio, costruita per circolo di umanisti, corrispondente a
casa di campagna tito livio). Voghenza anche prima diocesi area deltizia padana, documentate da v sec, solo
300 anni dopo sede vescovile sarà spostata a ferrara. Primo 400 diocesi ancora vasti possedimenti a
voghera e voghenza, sottoposte a sua giurisdizione, niccolo ottiene da vescovo giovanni tavelli terreni
tramite permuta con 50 botteghe su piazza e altri pochi terreni. Villa innalzata su terreno del vescovo,
operazione rischiosa, rapporti tra potere religioso e civile tesi  con costruzione villa sfociano in aperto
conflitto, no accordo verbale, niccolo usurpa il terreno della diocesi, il caso investe tutta curia romana con
conseguenze.
posizione sfavorevole: non collegata da corso d’acqua (fino a leonello compreso) quindi non facilmente
raggiungibile, area fertile ubicazione dettata da motivi umanistici, anticipa la villa rinascimentale
Pianta
asse di simmetria che attraversa i 2 cortili per sfociare nel giardino sul retro, regolarità particolare rispetto a
residenze medicee e edifici dell’epoca, recupero magnificenza del vivere in una villa all’antica.
per molti aspetti belriguardo architettura tradizionale, merlata e con torre centrale,
fonte devoluzione di Cesare d’Este: 6 mln di mattoni per edificio residenziale, 300 mila per la stalla, 480
mila muri di cinta giardini e cortili, facciata d’accesso alta 10 m x 280 circa: sviluppo orizzontale, uniformità
scandita da svettanti camini, corpo porticato del primo ordine su 1 piano + mezzanino, colonne in cotto con
capitelli e vasi lapidei circa 4 m. volume trasversale tra 2 chiostri dominava l’insieme: 22 m, 3 aree
rimanenti secondo cortile alte 19 m adiacente ad esso verso il secondo cortile c’era una loggia già da nic iii
corrispondente a porticato sottostante con 11 colonne marmoree all’antica. 1489 ercole i dota di loggiato
anche 3 bracci delal corte che ne erano sprovvisti (probabilmente affidato a biagio rossetti) (?)
11 20
2 scale a destra e sinistra per raggiungere piano superiore belriguardo, prime scale moderne di una
residenza rinascimentale, sistema molto complesso per l’epoca, precede urbino e altre regge del 400,
ampiezza delle rampe e sfociavano su loggia accanto al salone, ma non molto innovativo circa distribuzione
spazi, collocati simmetricamente agli estremi dell’ambiente dedicato alle feste
semicapitello superstite: risponde a gusto ferrarese dell’epoca, decorato a fogliame che si attorciglia in
volute negli angoli, elemento caratteristico: trattamento superficie centrale disegnata come trifoglio (?),
anche un altro capitello stile simile, diffuso in area padana. Due istanze, riferimento all’antico e a linguaggio
nord italia tra ferrara padova ecc .
Devoluzioni informazioni su grandi finestre corpo trasversale verso primo cortile tra cui anche un balcone,
inventariate come ornamenti all’antica con gocciolatoio ai finestroni del salotto di sopra e di sotto in
marmo
Sviluppo di ville all’antica frutto di una intellighenzia umanista sovra regionale, idee e principi che comuni
continuamente scambiati tramite rapporti epistolari viaggi ecc es flavio biondo e leon battista alberti
importante anche legami tra mecenati, es papa niccolo v affida ad este monasteri di nonantola e pomposa,
giovanni rucellai per molti anni procuratore di niccolo iii e suo figlio delegato a seguire i loro affari a firenze,
leonello ne appoggia attività mercantile, forse è lui a concedergli l’uso della vela  gli este legati a due tra i
più importanti mecenati dell’epoca, avevano adottato avanzate ricerche umanistiche, legami anche con
gonzaga, aragona  diffusione di idee, temi e concezioni di fondo comuni
quindi: belriguardo unicum, prima villa all’antica ma comunque circolo di umanisti comune ad altre realtà
(forti legami con roma e firenze e altre famiglie nobili). Ricerca intellettuale accompagna e precede attività
degli architetti, ruolo importante della committenza, fulcro delle nuove idee, inoltre linguaggio padano non
banale importazione di stili di altri luoghi (Es tosco – romano), inoltre necessità di chiamare architetti
stranieri proviene da mancanza di soluzioni formali locali a nuove elaborazioni teoriche. Belriguardo
esempio perfetto: corte di leonello elabora simbologie e tematiche che anticipano di un secolo elementi
villa rinascimentale. Belriguardo modello villa rinascimentale basata su villa antica, recupero della
magnificenza antica nel vivere in campagna, dimensione fisica e intellettuale, molte testimonianze
mostrano lo stupore dei contemporanei verso i nuovi usi degli este (unicità)-
Voghiera deputata ad accogliere ospiti illustri (presenza di cancelleria luogo adatto per atti ufficiali), incontri
politici e ufficiali, vog centro di governo in campagna, propizia per buon esito attività diplomatiche. Con
borso diversa destinazione d’uso e gerarchia delle ville sempre più evidente.
niccolo iii e leonello non si limitano a recuperare magnificenza villa antica, planimetria grandiosa,
simmetricità e assialità, recupera struttura villa greca secondo descrizione di vitruvio --> uso operativo di
testi antichi: avanzamento intellettuale committenti e operato architetti, casa greca gettonata tra 4 e 500 in
belriguardo primo esempio, si aggiunge a ripristino magnificenza in villa, scelta di sito archeologico,
recupero rapporto con paesaggio di ispirazione pliniana. Studiolo delle muse capostipite per tutto
rinascimento.
forma degli edifici costruiti da leonello ancora medievali, ma concetti altamente innovativi, (oltre a
belriguardo anche arco del cavallo e campanile)
24 40
Palazzo schifanoia (schivare la noia)
luogo ameno, svago e si sfuggiva a monotonia vita cittadina, zona sud est allora periferica dopo santa maria
in vado (?), probabilmente eretta da 1385 per volere di albero d’este fratello del marchese, forse invece
1391 in concomitanza con lavori di ampliamento, forse architetto bartolino da novara, solo ipotesi
Prima conformazione: edificio basso su un piano, ogni stanza prendeva nome da dipinti decorativi interni
(fonte: 1385 gualtiero negri cita calafimi (?)) coronato da merli e comprendeva un fabbricato più esteso,
corpo di fabbrica ad L con loggiato lungo, sopravvivono solo alcuni ambienti, vi era la presenza di unaloggia
che dava sul grande cortile “loza longa” sede di feste e banchetti, decorazioni sottoposte a numerosi
rimaneggiamenti, solai e intonaci.
ampliamento nel 1391 aggiunto un corpo lungo 64 m “severo” adornato da merlatura (i cui resti sono
visibili), camere interne legate a guardia camere (alloggio servitù).
dibattito su aspetto schifanoia tra 3 e 400, il Metri riteneva bartolino da novara l’architetto :corpo centrale
più elevato e due laterali più bassi, uno corrisponderebbe al tratto in cui si vedono gli archetti e l’altro
all’ala trecentesca. Per zevi invece due corpi di fabbrica erano semplicemente accostati a diversa altezza,
con involucro sala principale più alto. Per entrambi facciata costruita a sviluppo orizzontale con merlature.
Nella prima fase doveva apparire intonacata e dipinta terminante con merlatura con decorazioni e stemme
da imprese estensi (abitudine ferrarese, riproposta con ristrutturazione schifanoia con borso).
Considerazioni su volumetria della consistenza edilizia prima di borso possibile solo su ala trecentesca, di
cui permangono alcuni dati oltre che da considerazione con restauri del 1980s. tra 800 e 900 pesanti
rimaneggiamenti. In origine affreschi alle pareti, oggi molto lacunosi, risalenti a primo impianto dell’edificio:
uso di finti marmi e elementi desunti da tardo gotico (es. bifora rosone timpano) rispondenti a disposizione
spazi più che finalità figurative. A prima metà xv sec ristrutturazione: ala trecentesca sopraelevata circa 1 m,
decorata con emblema leonello d’este e fanciullo a 3 volti impresa del marchese tra 1441 e 1450.
Sopraelevazione coincide con costruzione soffitti lignei a caselle e catinelle decorati sulle travi con stessi
motivi delle fasce su intonaco e nei riquadri con carpe (?) dipinte recanti imprese estensi legate a leonello e
borso, forse a questo periodo corrispondono anche aperture non più centrali ma ai fianchi dei muri
trasversali passando da una a 2 per vano. Pavimentazione in cocciopesto a contatto con il terreno
da 1451 mura medievali ampliate fino a includere nell’abitato il polesine di sant’antonio (isola sul po su cui
sorgeva convento monache benedettine). Asse di nuova edificazione diventa via della ghiara, anche strada
su cui sorgeva schifanoia viene regolarizzata. Strada va a formare uno slargo lungo e stretto delimitato alle
2 estremità da santa maria in vado e santa libera 1476.
Periodo di maggior splendore coincide con borso: sopraelevare struttura del 1391 per ricavare proprio
appartamento. Da 1466 il duca apporta trasformazione: affida lavori a pietro benvenuti degli ordini assistito
da biagio rossetti, cantiere si prolunga forse fino a 1469-70, anche se oltre questa data sono registrati
pagamenti a diverse maestranze, edificio sopraelevato di 1 piano (altezza 15 m) al 1 piano creato un salone
d’onore a cui era possibile accedere dal giardino posteriore tramite 2 rampe di scale perpendicolari, simili a
scale palazzo del duca in piazzetta municipale con copertura a botte interrotta da cupolino intermedio.
al piano terra in corrispondenza del salone si trova un ampio atrio d’ingresso aperto su giardino formato da
5 colonne in marmo con basi e capitelli scolpiti e due semicolonne terminali in mattoni. Prospetto
principale coronato da merli, rimane qualche traccia nel sottotetto e interamente intonacato e affrescato a
finti marmi con motivi geometrici e ottagoni e quadrati dai colori vivacissimi: bianco rosso verde e giallo
alcuni frammenti sono rimasti es. prospetto a est prima dell’ampliamento di fine 400, aiuta nella
ricostruzione della composizione cromatica, vera e propria scenografia, si estendeva verso tutto il fronte del
palazzo. Nel 1469 il palazzo abitabile, ma non completamente: non tutto il piano superiore terminato,
ancora in corso i lavori nel salone dei mesi, mentre tra 69-75 lavori in appartamenti ducali ormai conclusi.
Sala grande (dei mesi) palazzo schifanoia costruita tra gennaio 1466 e ottobre 1469, molto grande: 24 m x
11 m alta 7,5 m, interamente affrescata 525 mq, lavori per posa soffitto in ritardo, pagato il 31 dicembre
dello stesso anno. Posa delle 8 travi doveva seguire interesse irregolare delle lesene dipinte che dividono i
comparti dei mesi su lati lunghi e formano la partitura architettonica del vano. Doveva Seguire
impostazione generale del programma dei dipinti. Soffitto attuale a caselle e catinelle sorretto da 11 travi a
interasse regolare con fascia lignea di bordo. Dipinto con le imprese estensi, es granata svampante
prediletta da alfonso i appartiene ad un epoca diversa, tipologia usata entra in uso a ferrara da 1480s in
epoca rossettiana (?)  soffitto attuale prima metà 500.
fondamentali gli affreschi, pittori scuola ferrarese facevano capo ai massimi esponenti Cosmetura e
Francesco dal Cossa, pareti suddivise in 12 scomparti ripartiti in 3 fasce parallele dedicate a rappresentare i
trionfi degli dei dell’olimpo nel registro superiore, segni dello zodiaco e decani in quello intermedio e virtù
borso d’este e suo buongoverno in quello inferiore. Su pareti lunghe gli scomparti che contengono i mesi
sono intercalati da altri 7 riquadri non tripartiti. Ciclo di affreschi pagani vuole rappresentare un’illusione,
presenza di 22 pilastri (fingono di sorreggere il soffitto)  per garantire continuità porte e finestre vengono
private di incorniciature architettoniche e celati oscuri dipinti su entrambi i lati. Pietro benvenuti nel
costruire schifanoia, segue lo schema planimetrico e impostazione generale del precedente edificio
utilizzandone buona parte delle murature. Divisione degli ambienti ricalcava quella del piano sottostante,
salone dei mesi stesse misure dell’ampia loggia ormai scomparsa, la costruzione partì dai solai ma operato
anche rimaneggiamento con demolizione di partizioni murarie interne, ad esempio nell’area d’ingresso 
dare respiro a loggia. Spazio di accesso loggiato corrispondente a sala di rappresentanza al piano superiore
elemento caratteristico palazzi ferraresi pre rossettiani. La chiusura del vano con un elemento orizzontale
costituisce anche un problema tecnico per i marangoni, muratori di pietro benvenuti, in quanto la
profondità del corpo di fabbrica è di 11,5 m, misura impegnativa per solaio in legno soluzione solaio
sorretto da chiavoni. In conformità a tradizione gli altri vani del palazzo sono coperti con solai a caselle e
catinelle, su travi composte al pian terreno e travi intere nei soffitti del piano superiore. Superata la loggia
d’ingresso una scala all’esterno del corpo di fabbrica conduceva a salone dei mesi, scalone in pietra con
copertura in piombo sostenuta da 6 colonne e dotata di balaustra a colonnine anch’essa in pietra. Il
pianerottolo sormontato da cupola divideva due rampe (probabilmente gemella di quella di palazzo ducale)
tra 1471 e 1471, spianato terreno davanti schifanoia per tornei e manifestazioni, si realizza portale
marmoreo, ignoto l’autore del disegno complessivo e delle tarassie che arricchiscono ogni elemento, che va
a sostituire una primitiva porta a sesto acuto, finestre presentavano decorazioni in cotto (primo piano
ancora le conservano), facciata di borso simile a una parete di tarsia marmorea, realizzata però in intonaco
dipinto: disegno geometrico alternava ottagoni e quadrati costituiva la trama disegnata dalle cornici in finto
marmo bianco liscie e scolpite. Dentro gli ottagoni si inserivano lastre gialle rosse verdi arricchite al centro
da dischi in marmo, resi preziosi da finti porfidi che incorniciavano semisfere di analoghi materiali.
Quest’ultimo motivo richiamava i fregi delle architetture che incorniciavano le scene della vita di borso nei
mesi di marzo e aprile. Ricostruzione aspetto facciata di schifanoia di Varese desunta da rari residui di
rivestimento e fotografie d’archivio (?) per ricostruzione cromatica
1476 grandioso avvenimento per ducato, nascita di alfonso I.
Ultimo intervento dopo un crollo, di biagio rossetti nel 1493, prolunga edificio di 7 metri e demolita la
merlatura, unificata tramite un cornicione in cotto decorato a stampo

In generale cultura umanistica influenza molto la costruzione.

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