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Da Ricerca 3/4 Marzo/Aprile 2012 Lumen Gentium di don Dario Vitali* Cristo la luce delle genti, e questo sacro

ro sinodo ardentemente desidera che la luce di Cristo, riflessa sul volto della Chiesa, illumini tutti gli uomini annunziando il vangelo ad ogni creatura. Cos si apre la Lumen gentium. Gi da questo incipit della costituzione dogmatica sulla Chiesa, che costituisce la magna charta dellecclesiologia conciliare, si pu percepire la profondit del discorso ecclesiologico. La frase evoca infatti limmagine evangelica di Cristo come sole che sorge dalloriente (cfr Lc 1,78), a cui i Padri della Chiesa accostavano quella della Chiesa come la luna, che vive di luce riflessa. Si coglie qui uno spostamento di accento dalla Chiesa a Cristo, che mette fine a un ecclesiocentrismo che ha caratterizzato la vita e la coscienza della Chiesa per molti secoli prima del concilio Vaticano II. Per misurare la novit della Lumen gentium, il caso di fissare brevemente quale fosse il profilo dellecclesiologia preconciliare, qual stato liter della costituzione conciliare, quali sono i contenuti e se si possa dire avvenuto e avvenuto in profondit il processo di recezione. 1. Lecclesiologia pre-conciliare Lecclesiologia pre-conciliare, generalmente insegnata nelle facolt teologiche e nei seminari, era quella manualistica, cos chiamata perch tipica dei manuali teologici tra i due concili del Vaticano, il cui tratto dominante era luniformit di metodo e di contenuti. I tanti trattati in cui era frammentato il discorso teologico venivano collocati in due aree distinte per finalit e metodo: lapologetica e la dogmatica. La prima serviva per la fondazione razionale del discorso teologico, la seconda per la dimostrazione della Verit cattolica. Il tractatus de Ecclesia era collocato nella parte apologetica, senza alcuna ripresa nella teologia dogmatica. In questo modo gli aspetti teologici che stanno al fondamento della comunit di salvezza restano fuori da questa visione ecclesiologica, limitata per suo stesso statuto alla difesa degli elementi visibili e istituzionali della Chiesa. A ben vedere, questa lestrema conseguenza di una linea di pensiero gi presente al Vaticano I, quando i Padri conciliari liquidarono limmagine della Chiesa come corpo di Cristo come troppo astratta, spirituale, non adatta a significarne la natura della Chiesa. Gi prima del concilio, in verit, si era registrato un tentativo di rinnovamento dellecclesiologia cattolica, addirittura su un doppio registro. Da una parte, infatti, la teologia conosce una stagione di grande fecondit con il movimento del ritorno alle fonti: la Sacra Scrittura e i Padri della Chiesa tornano al centro degli studi di grandi teologi che superano gli steccati della manualistica per tornare alla ricchezza della Tradizione. Accanto ai contributi di questo movimento peraltro osteggiato dalla teologia romana, come dimostrano i casi di Congar e de Lubac, sospesi dallinsegnamento e inibiti a pubblicare saggi teologici1 bisogna ricordare lenciclica Mystici corporis di Pio XII, che segn un passaggio epocale, perch abbandon la prospettiva apologetica della manualistica per proporre la dottrina della Chiesa attraverso limmagine paolina del corpo di Cristo2. Lenciclica tratta anzitutto della Chiesa come corpo unico, indiviso, visibile, articolato organicamente e gerarchicamente, dotato di organi vitali (i sacramenti), di cui Cristo fondatore e capo, sostentatore e conservatore3; nella seconda parte sviluppa lunione dei fedeli con Cristo, mostrando come i vincoli esterni della disciplina
la vicenda della Nuovelle Thologie, prima osteggiata dalla teologia romana, poi inquisita dal SantUffizio, infine censurata da Pio XII nella enciclica Humani generis del 12. 08. 1950, contro le false opinioni che minacciano la dottrina cattolica. 2 Pio XII, Mystici corporis, Introduzione. 3 Cfr Mystici Corporis, parte prima: La Chiesa un corpo.
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dipendano da quelli interni lo Spirito e i suoi doni, in particolare la fede, la speranza e la carit che legano in unit le membra del corpo; la terza parte, a carattere disciplinare e pastorale, oltre a stigmatizzare gli errori contro la comprensione cattolica della Chiesa, esorta a un amore forte nei confronti della Chiesa. Limportanza dellenciclica dipende dal fatto che il testo costituisce il termine di riferimento privilegiato per lelaborazione dello schema de Ecclesia che la Commissione dottrinale elaborer in vista della discussione in aula conciliare. Il capitolo I dello schema, infatti, mette a tema la natura della Chiesa militante, identificata con limmagine della Chiesa-corpo di Cristo. Dopo aver richiamato il disegno eterno del Padre (n.1) attuato dal Figlio (n.2), richiama le tante immagini della Chiesa presenti nel Nuovo Testamento (n.3) per concentrarsi sulla figura del corpo (n.4) e concludere con la doppia identificazione della Chiesa visibile (la societas perfecta) come corpo mistico di Cristo e del corpo mistico di Cristo con la Chiesa Cattolica Romana. Il capitolo II poteva in questo modo mettere a tema la necessit della Chiesa per la salvezza e mostrare larticolazione del corpo, con la sottolineatura della differenza essenziale tra gerarchia e fedeli. A ben vedere, pur sottraendosi dallimpostazione apologetica, lo schema ribadiva e per certi aspetti rinforzava la concezione piramidale della Chiesa. 2. La Chiesa in Cristo come un sacramento Quello schema non fu mai discusso in aula: alla fine della prima sessione, dopo che era stato ritirato lo schema de fontibus Revelationis e in aula era stato discusso lo schema de sacra liturgia, i Padri ricevettero lo schema de Ecclesia con linvito di far pervenire alla Commissione teologica le loro osservazioni scritte. Durante lintersessione piovvero a Roma fiumi di osservazioni; pi di qualche episcopato inoltr addirittura proposte alternative di schema, che costrinsero la Commissione a un lavoro straordinario di riordino del materiale, al fine di redigere un nuovo schema che rispondesse allorientamento dellaula, resa pi sensibile agli aspetti misterici della Chiesa dalla discussione sullo schema de liturgia. Quando si tratt di scegliere tra i diversi schemi, la Commissione teologica opt per lo schema belgicum, detto anche schema Philips, dal nome del perito, consulente del card. Suenens, che ne aveva curato la redazione, e che era stato nominato nel frattempo segretario della commissione incaricata del nuovo schema de Ecclesia. Il testo inviato ai Padri si componeva di soli quattro capitoli: I. Il mistero della Chiesa; II. La costituzione gerarchica della Chiesa, in particolare lepiscopato; III. Il popolo di Dio, in particolare i laici; IV. La vocazione alla santit nella Chiesa. La novit pi significativa di questo schema si poteva rinvenire nel cap. I, che applica alla Chiesa lidea di sacramento: essendo la Chiesa in Cristo il segno e lo strumento, vale a dire come il sacramento dellintima unione di tutti gli uomini tra loro e con Dio, dice il prologo, che verr leggermente modificato nel testo definitivo: la Chiesa in Cristo come un sacramento, cio segno e strumento dellintima unione con Dio e dellunit del genere umano. In questa prospettiva, il testo recupera il tema patristico della Ecclesia de Trinitate, superando un grave deficit pneumatologico dello Schema: nei nn. 2-4 lattuazione delleterno disegno del Padre, che intende salvare tutti gli uomini nella santa Chiesa, legata alle due missioni del Figlio e dello Spirito, luno che redime, laltro che santifica, in modo che la Chiesa si possa comprendere secondo le parole di s. Cipriano come plebs adunata de unitate Patris et Filii et Spiritus Sancti. La dimensione trinitaria della Chiesa sviluppata nella prospettiva della storia della salvezza, il cui dinamismo si percepisce alla luce della distinzione tra Chiesa e Regno di Dio: se la Chiesa sta al Regno come la figura alla realt, linizio al compimento4, allora la Chiesa per sua natura pellegrina.

Cfr LG 5: di questo Regno la Chiesa costituisce in terra il germe e linizio.

Basta rileggere i paragrafi del primo capitolo, per cogliere una insistenza sconosciuta sulla dimensione escatologica della Chiesa5. Per descrivere la natura della Chiesa, irriducibile alla sola dimensione istituzionale, lo schema ripropone le immagini neotestamentarie di ovile, gregge, campo, vigna, edificio, tempio, famiglia di Dio, sposa e corpo di Cristo (LG 6-7), per arrivare finalmente allultimo paragrafo, in cui il testo ricompone finalmente in unit la dimensione visibile e invisibile, quella istituzionale e quella mistica della Chiesa. Alla luce della non debole analogia con il mistero del Verbo incarnato, in cui le due natura sono unite e inconfuse, la Chiesa descritta come una sola complessa realt risultante di un elemento umano e di un elemento divino, la totalit dei battezzati che lunico Spirito compone in unit: Questa lunica Chiesa di Cristo che nel simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro, affidando a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (LG 8). 3. Liter redazionale della Lumen gentium Come si pu facilmente arguire, il rimando a Pietro e agli altri vescovi preparava alla trattazione del capitolo sulla costituzione gerarchica della Chiesa. La stretta concatenazione del capitolo I sul mistero della Chiesa e il successivo sulla gerarchia avrebbe finito paradossalmente per rinforzare una visione piramidale della Chiesa: la sua natura misterico-sacramentale avrebbe trovato applicazione nel rapporto comunque asimmetrico tra chierici e laici, gli uni che agivano in persona Christi, gli altri pensati in una logica di collaborazione con la gerarchia. Ma durante il dibattito in aula, il card. Suenens avanz la proposta di creare un capitolo de populo Dei distinto da quello sui laici, con la motivazione che la condizione battesimale, comune a tutti i membri della Chiesa, non pu essere trattata dopo il capitolo sulla gerarchia. I paragrafi che trattavano del sacerdozio comune furono estrapolati e andarono a costituire il nucleo del capitolo II dello schema. Venivano inseriti in questo capitolo anche i paragrafi relativi alla necessit della Chiesa per la salvezza, finalmente declinati in prospettiva dialogica, con lidea dei diversi gradi di appartenenza alla Chiesa. In questo modo, i capitoli I e II si componevano in unit, illustrando la natura della Chiesa, prima di presentare, nei capitoli III, IV e VI, la gerarchia, i laici e i religiosi. Fu naturalmente il capitolo III che occup i Padri in una discussione intensa, a volte anche aspra, sulla questione della collegialit: la minoranza temeva che la troppa insistenza sulle prerogative dei vescovi potesse compromettere la dottrina del primato petrino affermata dal concilio Vaticano I. Per troncare una discussione estenuante, Paolo VI vincol linterpretazione del capitolo alla cosiddetta nota explicativa praevia, in cui si fissavano il significato del termine collegio, la modalit in cui si diventa membri del collegio, la relazione del collegio con il suo capo e lesercizio della collegialit. Anche il tema sulla vocazione alla santit nella Chiesa occup a lungo laula: lesito fu lo sdoppiamento del capitolo in due, per la stessa ragione che aveva condotto alla creazione del capitolo II: il V affermava la universale vocazione alla santit di tutti i battezzati, il VI ribadiva limportanza dello stato religioso nella Chiesa. Si trattava di una scelta di compromesso maturata in commissione, dopo che molti Padri avevano chiesto di trasferire il tema della universale santit al capitolo II, come un aspetto costitutivo della vita del popolo di Dio, o al capitolo I, come espressione della santit stessa della Chiesa. Si era cos arrivati a sei degli otto capitoli di cui si comporr il testo definitivo della costituzione. Rimaneva irrisolta la questione mariologica. Il primitivo schema de Ecclesia prevedeva in realt un capitolo finale su Maria, che tuttavia era stato stampato a parte dalla Commissione teologica e divenne in questo modo uno schema autonomo, passando per ben otto redazioni in cui linteresse pi evidente era alla corredenzione di Maria, che il Movimento mariano voleva sancita nel terzo dogma mariano, dopo quelli sulla Immocalata Concezione (1854) e sullassunzione al cielo di Maria (1950). Uno dei
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Ma cfr tutte le chiuse degli otto paragrafi del capitolo I, costruite in questa prospettiva.

modi sottoposti ai Padri durante la III sessione riguardava il quesito se lo schema de beata Virgine Maria fosse da inserire nella costituzione de Ecclesia o dovesse rimanere un documento a se stante. Fu su questo tema che laula si spacc come non mai: a favore dellinserimento votarono 1114 Padri; 1074 contro. Paolo VI medi, chiedendo che si tenessero nel dovuto conto le ragioni contrarie allinserimento. Lesito un capitolo costruito come una costituzione nella costituzione, che funziona da chiusura dellintero documento, nel frattempo arricchito di un nuovo capitolo sullindole escatologica della Chiesa, che recuperava uno scritto voluto da Giovanni XXIII sul culto dei santi. 4. Il disegno ecclesiologico della Lumen gentium Al termine di un laborioso iter redazionale, che si protratto per ben due sessioni conciliari la seconda e la terza il testo definitivo si presenta come una proposta ecclesiologica di grande spessore, tanto nei contenuti che nella struttura del documento. A ben vedere, si pu cogliere una struttura armonica, che consiste una doppia inclusione: quella dei capitoli I-VIII; quella dei capitoli II-VII (con lagginta di V), con al centro i capitoli III, IV e VI. In forza della corrispondenza tra I e VIII, ci che viene detto teologicamente della Chiesa viene ripreso in termini di teologia simbolica nellultimo capitolo, parlando di Maria come figura e inizio della Chiesa. Se Maria finalmente sottratta alla teologia dei privilegi e riportata al cuore della Chiesa, la Chiesa alla luce di Maria pu essere pensata in termini pi personalistici: per usare una formula di von Balthasar, possibile chiedersi non tanto che cosa la Chiesa, ma chi la Chiesa6. Anche il capitolo II ha una sorprendente corrispondenza con il capitolo VII: il Popolo di Dio si pone in cammino nella storia perch la sua destinazione quella del Regno, la comunione dei santi. Emerge qui la descrizione della Chiesa come pellegrina, in stato di perenne esodo fino a quando la storia non si compia nella piena e definitiva comunione con Dio. In questa corrispondenza si pu agevolmente inserire il capitolo V sulla universale vocazione alla santit. Allinterno di questo quadro dinamico del popolo di Dio in cammino possibile cogliere le diverse vocazioni, funzioni, stati di vita illustrati nei capitoli III, IV e VI. Allinterno di questa struttura concentrica, tra gli infiniti elementi di novit, vale la pena cogliere almeno questi: - anzitutto, si parla in termini complessivi della Chiesa, sviluppando finalmente la dimensione misterico-sacramentale, senza trascurare laspetto societario, immaginato soprattutto in relazione alla figura di popolo di Dio: notevole soprattutto il superamento dellidentificazione tra Chiesa e Regno, che permette di cogliere il dinamismo interno della Chiesa come popolo in cammino; - si recupera la sacra Scrittura e lintera Tradizione, in particolare i Padri della Chiesa, offrendo una comprensione della Chiesa non circoscritta allaspetto solo apologetico: la Chiesa al contempo lassemblea visibile e la comunit spirituale, (cfr LG 8), Ecclesia de Trinitate che cammina nel tempo; - si supera la concezione piramidale di Chiesa, per affermare la radicale uguaglianza di tutti i battezzati. questa una vera e propria rivoluzione copernicana, dipesa soprattutto dalla creazione del capitolo II sul popolo di Dio, che ha determinato una inversione di ordine: prima delle differenze tra i membri del popolo di Dio viene la radicale condizione di radicale uguaglianza di tutti i battezzati; prima dei ruoli e delle funzioni viene la vita cristiana. Il titolo pi grande di appartenenza alla Chiesa non dipende da un qualche ufficio, fosse anche quello petrino, ma dalla condizione donata dalla rigenerazione in Cristo: essere figli di Dio; - si afferma dunque il primato della vita teologale, che si esprime nella partecipazione alla funzione profetica, sacerdotale e regale di Cristo, senza per questo cancellare o sminuire il sacerdozio ministeriale o gerarchico; piuttosto, la necessaria correlazione del sacerdozio comune di tutti i battezzati e del sacerdozio ministeriale obbliga a rileggere questultimo non nei termini di potere, ma di servizio al popolo di Dio;
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Cfr H. U. von Balthasar, Sponsa Verbi, Brescia 1970, 139-187.

- tutti sono chiamati a partecipare a pieno titolo alla missione della Chiesa in ragione del proprio battesimo, che sta al fondamento della universale vocazione alla santit, di cui le vocazioni e gli stati di vita sono attuazione e illustrazione. Purtroppo, il periodo post-conciliare stato segnato da polemiche sterili e spesso pretestuose, che hanno impedito una recezione pacifica dellecclesiologia conciliare. La tentazione quella di liquidare i documenti conciliari, considerandoli ormai superati. Riprendere in mano la costituzione sulla Chiesa invece passaggio obbligato e urgente per entrare in una visione di Chiesa ancora pressoch inesplorata e inattuata. Il processo di recezione passa anche per questo atto di umilt che solo pu condurci a scoprire il volto bello della Chiesa che i Padri conciliari, nellascolto dello Spirito, hanno potuto e saputo immaginare. * Pontificia Universit Gregoriana