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ON DEMAND Prima edizione: aprile 1999 copyright 1999 by Guaraldi/Gu.Fo Edizioni s.r.l.

per il service editoriale e l'i mmagine di copertina Via Covignano 302, 47900 Rimini www.guaraldi.it ISBN 88-8049-160-1

Alessandro Zignani TELEMACO L'Odissea della scuola Guaraldi Alla V F, Liceo Scientifico "Serpieri" di Rimini, anno scolastico 1998/99, per l a sopportazione "consapevole e motivata" E ad Axel, spirito-guida

AL VARO (CON FALLE) L'eroe bambino L'uomo nasce individuo, e l'educazione lo crea massa. Il viaggio dall'infanzia a lla maturit non un'esplorazione del possibile, ma una riconferma del certo. Ci che viene detto 'cultura', altro non che riduzione del bello a sistema. Che rimane, dell'insana diversit di un poeta, una volta che i critici l'abbiano compressa in un libro di testo? La scorza di un uovo, la buccia di un melograno, o i mille s emi che un frutto sventrato dalla luce sparge sul fluire del tempo come lacrime di un tronco inciso dagli anni? L'educazione il violento negare l'irripetibile m iracolo che ciascuno di noi era bambino. Al momento d'entrare nel gioco dei nomi , ognuno tende la mano alla parola pi vicina, la pi sicura; e perde la vertigine d ell'assonanza, il lungo pellegrinaggio tra misteri che culture pi avanzate delle nostre - perch pi primitive - trattano come 'mana': emanazioni di forze pi grandi d i noi. La maturit una lunga vacanza dai problemi fondanti l'umana avventura: chi si potr permettere la vecchiaia, potr allora scoprire di non essersi mai allontana to dalle questioni ultime che l'occupavano da bambino: l'amicizia, l'amore, la s ensazione di essere unici, ed irripetibili campioni della coscienza. Esiste una civilt, nei sentieri interrotti del bosco? Gli occhi riflettono la luce, i corpi il calore del sole. Esistono parole che possano evocare il miracolo? Ogni filoso fia educazione alla morte. La morte sconfitta; non c', se solo si lascia avvenire il miracolo. Esiste un'educazione al miracolo? La sacralit del corpo la tomba de lla morte. La divisa dello scolaro, questo pastrano che avvolge chi s'avventura nel consorzio degli uomini, non un bozzolo dentro cui la citt s'avvolge? E quando il tempo del desiderio si confonde col tempo delle attese negate, quando si div iene pubblica mercanzia, su cui gli allibratori fanno progetti, macchinano scomm esse: quando, se non allora, noi moriamo alla vita? Allora la sicurezza delle ri sposte cancella l'inquietudine delle creature chiuse nella prigione della mente. Esiste un eroismo del quotidiano. Mantenere quelle inquietudini in mezzo al tur binare delle risposte un atto di umile, eterno eroismo.

L'inganno del tempo Il tempo ha in odio i fatti. L'odio del tempo l'uomo di citt lo chiama 'progetto' . L'educazione il luogo in cui il progetto si erige a sistema. Il sistema esige tempo per poter indagare sui fatti. cos che l'educazione asseconda l'odio del tem po. Ed il presente - l'unico tempo che esiste - viene schiacciato tra il desider io del futuro e il rimpianto del passato. Al suo nascere la civilt cerc l'alleanza non dei filosofi o dei poeti, ma dei carpentieri. Rinchiudere, imbozzolare, pre servare: ammanire tegumenta ai corpi bambini madidi ancora dei liquori primarii. Rinchiudere nei guanti delle parole l'abbranco felice delle mani alla scorza. l 'ossessione delle date l'eczema di quel vissuto di perdita che l'educazione spac cia per 'cultura'. Ogni processo d'apprendimento viene interpretato come prepara zione: la storia crea aiuole di detriti in cui si ripete l'impilamento dei nomi. Il nesso causa-effetto viene ribaltato perch la sospensione del giudizio, meravi gliosa dote dei bambini, non apra smagliature nella sequenza per cui ogni Non-A diviene, per il fatto stesso di essere considerato parte della 'storia', A. ("Ah , ecco perch Napoleone si teneva sempre una mano sullo stomaco: aveva l'ulcera!" "Gi; e allora perch tutti quei matti che si credono Napoleone si tengono una mano sullo stomaco?") Ed ecco, signori, l'avanzata delle tavole sinottiche: da una pa rte i grandi avvenimenti, la sequenza di battaglie-proclami-disfide-eroismi che vengono dal nulla e al nulla del senso ritornano: dall'altra invenzioni-formuleleggi scientifiche - magari scoperte da civilt arcaiche secoli prima, pur se espr esse nel linguaggio ambiguo della mente magica - che si pretende traggano il lor o senso dall'immolarsi del patriota, dal 'grido di dolore' del principe reggente , dalla gloria involontaria dei morti ammazzati per permettere alle nuove classi dirigenti un ipocrita inventario dei valori. Ed al culmine di tutto: l'opera po etica, la grande sinfonia, il sommo testamento filosofico del Logico conscio, co n ci, di apprendere all'umanit la via alla luce, la progressione al meglio, il sol dell'avvenir, la stupita perfettibilit dell'umana avventura. Ed il monumento in marmo l, nel parco pubblico, ben incrostato di guano di filosofi e onesti piccion i, cui si dovrebbe, per il loro atto di disvelamento del falso, concedere il man tenimento a spese dello Stato, cos come Socrate, per tal motivo, richiedeva il pr oprio ai giudici che lo volevano morto. E perch? Perch, in quanto vero educatore, 'corrompeva i giovani'. Col che si chiude il cerchio perfetto della vera logica: nessun educatore pu, se veramente tale, operare nelle strutture del consenso. La scuola spaccia per cultura la preparazione al consenso. Dunque chi insegna nell e scuole non un educatore. Assomiglia ad un omaggio sillogistico alla cicuta. La scansione dell'anti-rito La scuola assomiglia ad un laboratorio di Meteorologia. Dopo cent'anni di previs ioni sballate, il ricorrere delle polmoniti tra i loro adepti di ritorno dal wee kend costrinse gli esperti del clima a rifondare da capo la propria scienza. Le isobare cos ridicolmente razionali da venir prese da Musil, al principio di L'uom o senza qualit, per termometro - il caso di dirlo - della stupidit kakanika fecero alla prima curvatura di spazio-tempo agita dal bicipite di un Einstein dal geni o affine ad un Alessandro alle prese col nodo di Gordio uno stizzoso tourbillon, ed il migliore dei mondi possibili si svel schiavo dell'effetto-farfalla: sublim e logica dell'imponderabile, secondo tale principio il battito d'ali d'una farfa lla sul Mar Baltico pu, a distanza di settimane, provocare un tornado sul Golfo d el Leone. tutto nel Logos di Gea: basta fare i calcoli. Ugualmente, i docenti di verit - nessuno spende mai parole convenienti sul perch le non-verit siano discuti bili come tali, in quanto il discuterle implica la conoscenza delle verit, e quin di il farlo equivale a mettersi motu proprio nei guai - ritengono che se l'alunn o Alati Telemaco, il 17 febbraio del suo diciassettesimo anno, computato secondo i documenti anagrafici, non ha studiato I Sepolcri del Foscolo, tutto il senso del suo pellegrinaggio terrestre vanir come il sole ai primi cumuli sospinti dal palpitare di quella farfalla. ("Mamma, ho preso quattro in Italiano", "allora sc oppier un tornado, figlio mio"). la liturgia dell'anti-rito, dove le giaculatorie

vengono rispettate fino all'ultimo fonema, ma i tempi si dilatano, si avvitano su se stessi come cumuli di nembi, ed infine la parusia non avviene perch, prima che possa discendere il creator spiritus, l'universo si ricontrae in un punto pi ccolo piccolo ("Alati, ora che siamo tutti schiacciati qui dentro, e non c' nessu n posto dove andare, ti deciderai pure a studiare I Sepolcri?" "Eppure, professo ressa, giurerei di aver visto una farfalla..."). Oh, il divin rossore delle umanistiche materie! Il cerebro umano essendo diviso in due scomparti, nell'uomo logica ed estetica N eurologia vuole siano sciolti ed incompatibili. Di questa scissione, scoperta no n da molto, la scuola ha sempre avuto coscienza, in quanto ha da sempre diviso l e materie in Umanistiche e Scientifiche. Quindi: le cose scientifiche - razional i - sono interessanti ma grigie; quelle umanistiche sono stupide, ma belle. Che importa se la Fisica, a furia di discettare sui tre livelli della materia, e sul Tempo come passaggio da una dimensione all'altra, ormai un'astronave popolata d i visionarii con le orecchie a punta che sembrano il dott. Spock, quello di Star Trek? Ed invece la Letteratura - con la maiuscola, in quanto disciplina; in qua nto arte, nessuno scrittore rinuncerebbe ad usare la minuscola - col suo narrare di nonne e paesaggi agresti, sembra agita da pendolari mai usciti dalla seconda classe dell'accelerato Piumazzo-Spilimbergo? Il fatto che la Letteratura d inseg namenti morali. Dal che si deduce che 'umanista' colui che, invece di dedicarsi al volontariato nel Terzo Mondo, dimostra la sua umanit descrivendo l'assenza, in quelli che non la pensano come lui, di morale. (Nel caso di Moravia, l'assenza e basta). Che uno scrittore possa dedicarsi al poema epico in distici giambici c atalettici al solo scopo: 1) di sopperire all'imperfezione morfologica congenita al Cosmo con una struttur a perfetta; 2) di sperimentare il proprio talento nella risoluzione di un problema tecnico; 3) di divertirsi nel leggere, ad operazione conclusa, che "il mare in cui Tarcis io annega rappresenta una regressio in uterum dovuta ad un'irrisolta omosessuali t dell'autore", questo ai professori non salta proprio int'a capa, anche se un ce rto Allan Poe - che non era neanche il suo vero cognome - ha spiegato come l'int ero sentimental poemetto Il corvo sia nato da una semplice assonanza ripetitiva: "nevermore". E non esiste forse un'estetica nei teoremi? Un'eleganza nei postul ati, nelle dimostrazioni? La logica non , forse, bella? Che altro , la bellezza, s e non una forma stupefatta di logica? Ma gi: c' l'ispirazione! L'afrore alle nari, la schiuma sbavante dal pertugio del verbo, la dolce mania dei posseduti, che o bbliga lo studente, onde evitare le ripetizioni, a denominare Manzoni "L'autore dei Promessi Sposi". E l'Adelchi chi l'ha scritto, il suo giardiniere? Amico stu dente, vuoi il successo scolastico? Usa sedici parole, laddove ne basterebbero d ue. Ma se usi numeri rosa, verdi e gialli, il tuo prof di Matematica ti prender d i certo per matto! E la struttura? Quella ammazza la poesia. Lo san bene i Biolo gi, che, quando sezionano un coleottero, al vedergli sul dorso un altro paio di ali, cacciano potenti sbadigli. E quindi... Per finire, ovvero per iniziare, ch le due cose sono un'identica cosa, come si am mazza la Poesia, cio la bellezza, la logica e la morale? Con le poetiche. Le poet iche sono il pensiero dell'autore. Che pur avendo un pensiero, non si fatto filo sofo, no. Ha scritto poesie. Si cimentato nell'arte del contraddirsi. Anche un f ilosofo - vero - dedica molte energie alla contraddizione. Delle opinioni altrui , per. Le poetiche sono il preservativo dei professori, che temono l'AIDS del dub bio categorico. Quanti poeti ci sono in Leopardi! C' il poeta dell'Infinito, quel lo del Canto Notturno, quello della Ginestra! Che confusione! Benedetto uomo, av eva la gobba orientata da troppe parti! Allora la gobba diventa il colle dell'In finito, e la poesia, calafata dalla Poetica, da guscio sul gran mare dell'Essere diventa un piroscafo che permette il giro turistico dell'arcipelago. Quello di Fiabilandia, coi pirati finti e le onde artificiali. Se volete accomodarvi, part

iamo senz'altro. Ma premetto che, al momento del varo, il nostro vascello, poco amante dei coup de theatre alla Titanic, si preventivamente inabissato. Non ama la retorica, lui. (Che siano annegati i professori, per, non mi risulta.) TELEMACO ALATI: LO SCOLARO E IL SUO DOPPIO Il primo incontro di Telemaco Alati con la cultura avvenne nella biblioteca pate rna. Suo padre era un giurista con l'hobby di codici e pandette, che collezionav a con la stessa maniacale cura che un feticista mette nella sua raccolta di scar pe col tacco. Nell'et in cui i genitori, rivolgendosi ai figli infanti, chiamano la zia 'tatta' e la pancia 'micca', in quel dorato periodo di ruttini e ninne il padre di Telemaco, rientrando a casa dal tribunale, cos si rivolgeva al figlio: "euche, (saluto greco, N.d.A.) bennato rampollo giuridicamente determinato come persona fisica dai miei stessi dati anagrafici! Poich mater certa pater semper in certus io certo sine peritia et in absentia eventi non potrei giurare sulla tua consanguineit, ma invero a ci mi confortano - exergo et non perinde - i pro quo et non propter quo della mia procumbit diuturna con la stessa matrice dei tuoi geni , nonch il netto ricordo dell'excessus mentis che nel concepirti mi diede l'andiv enire del mio ritmico stantuffo nel profundo lacu delle materne pelvi da cui riu scisti infine alla luce." Ora, potete immaginare, in un clima simile, le diffico lt incontrate da Telemaco, quando fu pi grandicello, nei giochi coi propri coetane i. Se infatti, pur avendo ragione, gli veniva dato torto, "alla sineddoche, alla sinedocche!" urlava, alludendo alla figura retorica che congiunge due opposti, come 'amo et odio' - ed infatti i suoi coetanei amavano odiarlo, e spesso lo pic chiavano per il solo piacere di sentirlo ululare "aita, aita! Accorruomo, mi per cuotono!" Anche le prime esperienze sessuali di Telemaco, pi tardi, furono turbate da quest o problema di onomastica. Dopo il primo bacio ringrazi la ragazza con cui si era appartato del magnifico 'iperbato', volendo indicare la straordinaria accentuazi one introspettiva della cosa, secondo il senso che assume, nella retorica, quell a particolare metafora che ha tal nome. Il primo rapporto sessuale, nella posizi one del missionario, fu un''elisione' (voleva alludere al fenomeno prosodico ind icante il congiungimento, ma la sua partner la prese come accusa di averlo castr ato, e dopo averlo coperto di insulti gli rifil un per ci 'pleonastico' schiaffone ). Ma Alati era davvero inguaribile: figuratevi che la prima volta in cui gli fe cero sperimentare quella postura indicata pudicamente con un numero egli rispose trattarsi, a causa della simmetrica opposizione, di un 'chiasmo anatomico'! Molti potrebbero ritenere che, a causa di tutto ci, quell'improvvido genitore ave sse rovinato l'esistenza al figlio; tuttavia, se questo giudizio, quanto alle re lazioni sociali, contiene di certo un fondamento di verit - visto che un semplice invito a cena veniva accettato ringraziando per la ' la vocazione al simposio a micale'- Alati a suo modo era il ragazzo pi felice del mondo, in quanto, a differ enza dei suoi coetanei, il cui innato egocentrismo veniva subito sacrificato dai genitori, pensosi del loro inserimento sociale, sull'altare dei doveri civili, egli restava invece persuaso che, per possedere una cosa, bastasse nominarla, e che le cose che non esistevano prendessero vita semplicemente spiegando il senso dei loro nomi. Cos l''ircocervo' era un animale con le corna, dal pelo molto irs uto ed il carattere fiero; il 'palindromo' un bradipo magro magro, paliforme, e quindi molto veloce nella corsa; la 'prosopopea' il risultato di un disturbo int estinale; la 'prostata' una donna inginocchiata davanti a lui, disposta ai suoi voleri; l''entinema' l'ente preposto a dare il nome agli Enti, e quindi, per Ala ti, una rappresentazione figurata del Creatore. In questo mondo che era un lingu aggio inventato Telemaco ci stava - nonostante le minacce degli insegnanti ed i dileggi dei compagni - benissimo; sennonch, a distrarlo dai sogni di onnipotenza intervennero le ultime scoperte di una scienza all'avanguardia nello studio dei processi mentali: la neuropsicologia, nella persona del suo pi autorevole esponen te: Oliver Sacks. Infatti una sera Telemaco entr, come di consueto, nella bibliot eca paterna, accingendosi allo studio serale dei grandi vocabolari dai dorsi di marocchino quando, da una scansia elevata, un pesante libro gli piovve sulla tes

ta, e per poco non gliela ruppe. Si trattava - Telemaco pot, non appena rinvenne, constatare - di Emicrania di Oliver Sacks. Un libro sull'emicrania, dunque, gli aveva procurato l'emicrania: cos rifletteva Telemaco nei giorni di confinamento in ospedale, sotto osservazione. Un libro, f atto di parole, aveva prodotto un atto fatto di fatti. Che pasticcio linguistico , in quel mal di testa! Che guazzabuglio logico, anche! Dunque anche le parole e rano fatti, e non meri accidenti. L'odioso nesso causa-effetto entrava anche nel linguaggio, costringendolo nelle categorie consuete della percezione e dell'ass ociazione. Fu cos che Alati si accorse di come le parole non sono gli unici avvenimenti poss ibili a questo mondo, ed anzi le parole vorrebbero semplicemente descrivere even ti che accadono al di fuori del linguaggio. In lui, insomma, matur la coscienza d i quell'inconciliabilit tra mente e natura cui l'uomo deve la propria profonda in felicit. Il solerte padre, vedendolo cos addentro i misteri dell'esistenza, gli re gal un monumentale Lexicon delle lingue universali, compulsando il quale Telemaco scopr alcune bizzarre caratteristiche delle medesime: l'affinit tra le radici ver bali indicanti la stessa azione; la strutturazione della percezione in quanto co nseguenza del linguaggio, e non viceversa; i limiti del pensiero, connessi con l 'imposizione della lingua. "Padre - chiese infine il ragazzo - come possibile immaginare ci che non si pu den ominare?" "Si pu nel linguaggio dei sentimenti, e non in quello delle parole." "Ma dunque, qualora mi si voglia istruire, ogni concetto nuovo dovr affluire in m e per forza tramite la sensibilit, e non la coscienza." "Come stato d'animo e non come idea; certo." "E perch allora tutto questo parlare , a scuola, di razionalit? Per esempio, il mio insegnante di Lettere dice che lo studio del Latino utile per imparare a ragionare. curioso: io credevo che servis se per comprendere il nostro stesso linguaggio, nonch per leggere le opere degli scrittori latini. Invece, per indurmi a ragionare, ossia a scoprire nuovi panora mi mentali, mi fu molto utile la scoperta del Cinese, col suo pensare per argome nti e non per contenuti. Cos come senza il Sanscrito non sarei mai riuscito a def inire su solide basi la genealogia delle lingue moderne, e quindi penetrare la d ifferenza tra l'organizzazione architettonica del senso propria al Tedesco, la f rammentazione del significato cos cara ai Francesi, quella sorta di gestualit verb ale, pi che di vera e propria grammatica, che contraddistingue l'Inglese..." E qui ci fermiamo, estasiati di fronte al personaggio epico che abbiamo scelto c ome corifeo del nostro discorso. In realt, siccome ogni natura, nell'equilibrio d el cosmo, presuppone l'esistenza del suo contrario, ed i coturni della Tragedia spesso occultano l'orma del sandalo basso proprio ai comici, la vita di Telemaco prima del suo ingresso al Liceo poteva anche essersi svolta cos: Il primo incontro di Telemaco Alati con la cultura avvenne sotto il tendone dei libri a met prezzo. Stava golosamente sleggiucchiando l'Ifigonia con illustrazion i a pennarello, opera di precedenti possessori il consunto volume, quando vide d irimpetto lo scaffale di fronte quella pettegola di sua zia, intenta a sfogliare i romanzi di Liala. Il padre di Telemaco alla zia doveva, da sempre, dei soldi, chiesti in prestito per il motivo che doveva far studiare il ragazzo. Guai, qui ndi, se la zia l'avesse scorto in quel momento! Telemaco pigli il primo libro gro sso ed importante che gli venne tra le mani; era una raccolta di poeti contempor anei, in cui, ad apertura di pagina, "noi uomini sulla terra/ si sta/ come d'aut unno/ sugli alberi le foglie" diceva la poesia, al che Telemaco si tocc in quel p osto a misurarsi il quale aveva trascorso, chiuso nei cessi, gran parte della Sc uola Media, dove, peraltro, aveva imparato una sola cosa: che nella scuola media non si pu dire "ora parlo di Nerone", ma bisogna dire: "ora elaboro un'unit didat tica sulla tematica della tirannide in relazione alla musica per cetra solista a sua volta in relazione con il confronto tra l'inadeguata legislazione romana e quella attuale in merito all'impiego, nella costruzione delle citt, di materiali ignifughi" ch poi tutto questo stava per "Nerone ha appicciato il fuoco e poi si messo a suonare la cetra" ma, a dire il vero, suo padre, di ritorno dal posteggi

o in cui esercitava come abusivo "ah - gli aveva detto - ma sono queste le fregna cce che ti schiantano in testa a scuola? Ma chiaro che ci stava un complotto di quei frocetti dei senatori per incastrare Nerone che era un uomo del popolo cres ciuto tra i soldatacci ed il motivo che tutti quei busoni c'avevano lo schiavett o che veniva da Cipro e l'Assiria e tutto quel frociaio dell'Oriente che anche a desso guardali l e allora Nerone a quei terroni a Roma non ce li voleva e l'hanno incastrato." Dal padre, Telemaco aveva ereditato la passione per la ricerca linguistica; le s ottili sfumature che discriminano un esclamativo 'mi cojoni da un denotativo 'un par de palle' non gli erano ignote, cos come sapeva districarsi tra l'uso di "ch e cazzo" come interrogativo universale senza specificazione d'oggetto e quello c ome asseverativo-ottativo secondo il punto di vista del soggetto. Distingueva co n sicurezza la forma del congiuntivo semplice 'che io sii' dal condizionale 'se tu saresti', cos come, se invitato ad indicare il Trapassato, non esitava ad addu rne a calzante esempio suo nonno Lino, deceduto l'anno prima. Ma la sua passione erano i mille sinonimi con cui si poteva indicare quell'attributo maschile che nei verdi anni le sue limitate capacit linguistiche gli permettevano di definire soltanto 'il pipino'. Scartabellando avidamente i testi fondamentali - i fumetti Lando, Cimiteria e Sukia - ne aveva elencati quarantacinque, tra cui alcuni cin ematografici, come Gianburrasca, Spruzza-sparisci-espara, Suspiria (quest'ultimo onomatopeico), altri storici, tra i quali Carlo il Calvo e Pipino-il-Breve (aut oironico), altri musicali: il Toccata-e-fuga e l'Uccello di Fuoco. Rimaneva da sistemare linguisticamente l'altro organo, quello ad agognare il qua le Telemaco trascorreva notti e d, sempre pi esangue ed esausto. Non che Telemaco ignorasse i correnti 'sorca tinca micia passera balosa' di uso comune, ch anzi al tri ne aveva coniati di suo pugno, come 'la braccobalda, la sanbernarda (col cli toride a fare da botticella), la oillalouo (descrittivo degli effetti) il colbacco , la Vispateresainsieme-al-suo-amico-Non-ti-scordar-di-me (che era il preservati vo) e del resto la padronanza linguistica non gli faceva difetto, visto che alla gelataia con le tette grosse ordinava un cono 'bacio limone banana mango tirami s' perfetto nella sua ricerca del climax. Fu cos che il padre, fiero di lui, gli regal Il nome della cosa, un prezioso volum e in cui i nomi con cui viene indicata comunemente la vulva erano elencati in be ll'ordine... (esiste davvero). Invece voi a questo punto direte: " il modo, quest o, di cominciare un discorso sulla scuola?" E se vi rispondessi che questi due o pposti mostri, i due Telemachi, entreranno nella stessa scuola superiore, magari compagni di banco, e verr loro impartita la stessa istruzione da parte degli ste ssi insegnanti? Che le loro differenze di carattere, le loro diverse esperienze, non saranno mai argomento di discussione? Ma, gi, il mio discorso poggia su fondamenti sbagliati: a scuola, infatti, non ci si va per acquisire una cultura, ma un'educazione; ed il primo compito di un ed ucatore : piallare, livellare, smorzare gli entusiasmi dei superdotati e depotenz iare, nei beniamini della natura, la loro prorompente fisicit. La scuola forgia i buoni cittadini. Li prende per stanchezza, e fa loro capire che la persona colt a ben educata. E quindi non rompe i coglioni ('palle testicoli peronospere trict rac Stanlio-e-Onlio Evaristo-il-Sinistro-ed-Ernestoil-Destro'). NESTORE: IL PRESIDE-MANAGER Quando giunse la circolare del Ministro, il prof Mattioli, Preside del Liceo Cla ssico 'Omero', stava redarguendo un'allieva giunta in ritardo perch l'autobus di linea, viaggiando a velocit sostenuta, le aveva - a suo dire - investito la madre . "Lei sapr, signorina, che i ritardi sotto i due minuti comportano la contrizione pubblica, quelli dai due minuti in su alcuni 'ohim malvagia' urlati nel mentre, a piedi nudi e coi capelli scarmigliati, ci si percuote col pugno il petto; quell i ancora superiori la dilacerazione, in pi, delle vesti tra urla da prfiche; quell i dai dieci minuti in su la stesura di un'apologia in greco antico modellata su quella di Socrate; quelli di un quarto d'ora, infine..."

"La morte per cicuta?" "Non sia sfacciata! Quelli di un quarto d'ora, dicevo, l' obbligo di indossare un cilicio per tutto il quadrimestre." "Meno male! Al vedere certe mie compagnie quando si spogliano a ginnastica, avev o paura che avessero la lebbra!" "Inoltre, come lei ben sa, il terzo ritardo si giustifica in Presidenza, il quin to in Aula Magna, dove si viene sottoposti alla flagellazione espiatoria coi ges setti da parte di tutta la scolaresca riunita; quanto al settimo, quello si gius tifica in un luogo da cui nessuno pi tornato indietro a riferire ci che gli accadd e: il Consultorio Psicologico del prof Panzacchi, da quest'anno distaccato a tal e ruolo!" "Ma io ho un valido motivo per il mio ritardo!" "Non esistono motivi validi per un ritardo..." "Be': mia madre finita sotto l'autobus su cui viaggiavo. Sa, mi v oleva porgere la merendina che mi ero dimenticata, e..." "Comprendo il suo dolore, purtuttavia la sbadataggine di un parente non mi sembr a una ragione per..." "Lasciamo perdere il dolore, ch non tutti i mali vengono pe r nuocere, e se mia madre domani veniva ai colloqui coi docenti poi mi nuoceva d i sicuro. Il fatto che l'autobus rimasto fermo mezz'ora per i rilievi di legge." "Lei pensa forse che io le creda, signorina? In questa scuola vigono le scuse pi bizzarre. Non forse stata lei, l'ultima volta, ad asserire di essere giunta in r itardo alle lezioni perch certi terroristi avrebbero dirottato il suo autobus ver so Cuba?" "Era cos. Sa, Preside, viviamo in un'epoca di grandi tensioni internazionali..." "E perch non hanno preso l'aereo, per andare a Cuba?" "Avevano paura di volare." "Ma lei sa quanto ci vuole ad andare a Cuba, in autob us?" " per questo che quel giorno sono arrivata in ritardo..." " Se ne vada, signorina. Subito!" "Niente gessetti?" Chiunque abbia un po' esperienza di frustrazione non pu che comprendere l'ansiosa brama con cui, a questo punto, il Preside si gett a corpo morto sulla circolare ministeriale. Ben sapeva, infatti, di cosa si trattasse: era l'annuncio lungamen te atteso della sua palingenesi. Ora non era pi un Preside; era un Manager, padro ne dei beni, le vite ed il futuro di tutti i soggetti al di lui potere, dai prot ervi insegnanti al servile personale non-docente, fino ai ricattatorii segretari che, chiusi nell'usbergo di certi impenetrabili codicilli, umiliavano di contin uo la Sua potest! Ma ora, era fatta: ogni Istituto sarebbe stato indipendente, li bero, prono ai voleri del Preside suo! Da buon Manager, la prima cosa di cui si preoccup Mattioli fu il reperimento dei fondi. Non fu facile convincere i tecnici di laboratorio a farsi travestire da n egri e collocarsi, nelle ore eccedenti il servizio, fuori dal grande supermercat o dirimpetto la scuola, ad intonare dolenti blues per impietosire i passanti. In oltre, l'errore del sig. Gnecco, originario di Gravina di Puglia, ignaro di come il 'putip' non sia uno strumento proprio alla musica afroamericana, rischi di far naufragare la cosa. Ma ben altri incidenti provocarono le successive iniziative del Preside: - il bird-watching all'airone zebrato, il cui unico esemplare sver nava nel Metaponto, ignaro, egli, di come nugoli di bracconieri da mesi attendes sero che qualche filologo classico lo richiamasse con quel grido che Senofonte, nella sua Anabasi, descrive cos bene; - la caccia al tesoro in auto tra Riccione e Rimini il sabato sera, dove chi and ava pi forte vinceva, e che caus il trasferimento di quattordici docenti per l'alt o grado di mortalit nella popolazione scolastica; - infine, la lotteria il cui premio era una serata con la prof Annaletta, la pi p rocace e sexy dell'istituto. Vinse il bidello Di Santo, nano e irsuto, il quale, a tu per tu con la prof, si rivel essere la pi evidente prova scientifica al mond o della ben nota 'legge di compensazione tra sviluppo verticale ed orizzontale'. I due fuggirono insieme, e non se ne seppe pi nulla. Fu cos che il Preside convoc un Consiglio di Istituto sulle 'emergenze economiche' , in cui tenne un discorso di questo tipo: "Miei egregi partners accedenti alle risorse di spese fisse; bench il turn-over del profitto lordo non si sia assestat

o su di un background sperequabile ai tassi incrementizi delle major borsistiche , il feed-back in compenso razionalizzabile secondo l'indicizzazione dell'increa sing maggioritario, e ci ci permette di gestire la curva delle perdite in base al l'insight minimale emergente dall'exit-pool delle last-choiches, e non dallo zoc colo duro dell'afferenza-ammortamento nei beni deperibili. E con ci spero sia chi ara la conclusione che il mio discorso intende argomentare: risparmio, risparmio e risparmio! Punto primo: dobbiamo rinunciare alla carta igienica, e pulirci co n le vecchie schedine del totocalcio, cercando magari di evitare, come abbiamo f atto l'anno scorso, di usare quella che aveva fatto 'tredici'...Punto secondo: q uali sono le famiglie pi ricche i cui figli frequentano questo liceo? Ne voglio u na stima attendibile. Una volta ottenuti i dati, voi insegnanti vi atterrete a q uesta tabella: per donativi sotto i cinque milioni, media del sette ai figli dei nostri benefattori; sopra i cinque milioni, media dell'otto; dai dieci in su, m edia del nove. Oltre ancora, laurea ad honorem e bacio accademico!" "Ehmm, Preside, in quanto segretario amministrativo della scuola, mi permetto di farle notare che il liceo non prevede lauree ad honorem." "Peccato, in certe universit questo sistema di finanziamento funziona cos bene... Be', noi la istituiremo. E questo sar soltanto l'inizio del nostro trionfo capita listico sulle smunte e pitocche altre scuole! Sentite gli altri progetti: esposi zione canina di razze pregiate, manifestazione proposta dalla prof Mecozzi, prop rietaria di sei cani chi-wa-wa di sicuro pedigree, disponibili a nolo tutti quan ti al prezzo di quattro. Gara di lotta nel fango proposta dal prof Tibaldi..." "Mi scusi, Preside. Ma la moglie del prof Tibaldi non proprietaria di una lavand eria?" "Non mi interrompa mentre infondo fiducia nel futuro! Ancora: corso di cucina ci nese condotto dalla prof Nenci in collaborazione con la prof Mecozzi. Perch con l a Mecozzi?" "Mi servono i suoi sei cagnolini, Preside..." "Andiamo, vergogna! Questo spirito di bassa lega mentre si discutono i destini della patria! Ma che veggo? Il mess o, il messo! Signori, con grande commozione che saluto il ritorno, sano e salvo, del bidello usciere Balzacchi Nunzio, audacemente infiltratosi nelle maglie del Liceo 'Orazio', nostro concorrente, onde carpire preziose informazioni." "Ah, Preside! Ah, quel che vidi, quel che udii... che smanie implacabili, che ba rbaro tormento!" "Balzacchi, lo sa che non sopporto il suo amato melodramma! Ven ga al dunque..." "Mi presentai, l'occhio vigile l'orecchio aguzzo, travestito come convenuto da o peraio della 'Splendida', quando, appena varcata la soglia, notai che tutte le s tudentesse indossavano divise di differente colore, e di foggia invero alquanto singolare: erano body attillati di colore verde, rosa o blu, il cui carattere pr incipale era un grosso pon-pon proprio in fondo alla schiena, e due orecchie sve ntolanti ai lati della faccia, la quale, oltre tutto, sporgeva fuori da una spec ie di cappuccio di pelo..." "Bah, non sar con la pagliacciata di tal divisa che l''Orazio' toglier iscritti al la nostra prestigiosa scuola..." "Il fatto , Preside, che quelle ragazze erano vestite da conigliette, siccome que lle che appaiono in certi filmati tivv che il nostro corpo docente ammette di seg uire con attenzione quando intende sentirsi molto corpo e poco docente...Inoltre il significato dei diversi colori mi venne spiegato di l a poco dal Preside che, vedendomi nuovo, mi venne vicino, mi diede una gomitata d'intesa, e poi, toglie ndosi gli occhiali scuri e gesticolando tanto che per poco non mi cavava un occh io con quel brillante che aveva al dito - aveva anche un garofano all'occhiello, di quelli finti che servono per spruzzare l'acqua in faccia alla gente, e infat ti me l'ha spruzzata - comunque il fatto che quelle rosa sono le vergini, quelle blu le disposte-a-tutto e le verdi quelle sotto i quattordici anni che bisogna portarle nello stanzino appartato perch anche in quel liceo c' il professore dista ccato a fare da psicologo come da noi...Per, adesso che ci penso, non ho chiesto i prezzi di tutta 'sta roba! So solo che per filmare gli incontri il tecnico del la scuola prende centomila lire." "Colleghi, compagni, camerati! Io fremo di sde gno e delusione. Lo scandalo grande, la mia amarezza ancora di pi. Di tutto avrei ritenuto capace il bieco Preside del Liceo nostro concorrente, ma non di copiar

ci l'idea dello psicologo d'istituto. Quanto a lei, Balzacchi, sono deluso dalla sua mancanza di lucidit imprenditoriale: diamine, non chiedere i prezzi! E noi, adesso, come facciamo a regolarci? Siamo costretti a trascurare il libero mercat o, rinunciando ad un'iniziativa cos nobile e facile da attuare, visto che i nostr i allievi non fanno altro, da mane a sera, che istruire in certe arti le nostre allieve..." "Naturalmente i professori si astengono, in quel liceo, dall'assegnare compiti a lle meritorie volontarie..." "Il che mi sembra scandaloso ed anche immorale. Piu ttosto, Balzacchi, lei ha notato che qualche allievo maschio indossasse una cons imile divisa?" "Ratto intesi, e la mia favella chiara come un'alba estiva: no" "Ah, bene! Allora" "Tuttavia, Preside, se pu la mia ragione l'intento vostro divi nar..." "Se la pianta con la Norma, vivaddio?" "Mi scusi. Ecco: ragazzi non ce n'erano, in quella foggia atteggiati. Ma professori maschi, s, e molti; qualcuno aveva anc he la parrucca ed i tacchi alti. Mi risulta anzi che il prof Dalloglio, di Educa zione Artistica, si sia anche fatto operare..." "Lasciamo perdere questi dettagli insignificanti. Pare proprio che ci sia imposs ibile, dunque, contrattaccare occupando il mercato omosessuale...Non ci resta ch e rendere ancora pi perfetto il nostro PEI, il Progetto Educativo di Istituto. Il nostro segretario addetto, il dott. Sigla, ne dar ora un sunto." "Obbedisco. Il PEI si inquadra nel CIC in base all'art. Omissis del CIDI. Esso attua il q.e.d. dell'ibidem secondo le op.cit del BARRABAM, Bilancio Articolato Risorse Relative Albi del Bilancio Articolato per Materie; esso stilato cotidie dal SINGULTO, Si stema Informatico Globale Ulteriore..." "Venga al sodo!" "Subito. SODO, Sistema Operativo Definizioni Organizzate. Esso definisce il ruolo del PEI all'interno della vita didattica. Il nostro PEI compr ende una serie di Principi Fondamentali. Essi sono: 1) In principio era il Caos! 2) Poi il Preside disse: 'fiat Lux!'" "Sigla, quella la bozza dell'anno scorso, che poi rifiutammo perch la FIAT ci neg la sponsorizzazione, rendendo inutile la p ubblicit occulta. Ricorda?" "OIBO' (Oberato Indulgo a Baggianate Occasionali) Mi scusi, Preside. Dunque...ecco qui. Principi fondamentali: 1) 'La scuola promuove lo sviluppo intellettuale e morale di ciaschedun allievo, curandone la formazio ne, l'inserimento nella societ, la piena perfettibilit delle sue doti di persona e di cittadino; 2) la scuola crede nella democrazia, nella cultura, nell'uguaglia nza, nella solidariet, 3) nella divinit dell'anima, nel potere terapeutico dell'im posizione taumaturgica della mani da parte del Preside, e che seguendo i program mi didattici l'allievo si possa, pian piano, sostituire a Dio; 4) inoltre, la sc uola crede agli asini che volano'. Non le sembra, Preside, che si debba ritoccar e qualcosa?" "S; elimini, dall'art. 2, il termine 'uguaglianza'. Non bisogna dar l'impressione che si voglia infondere negli allievi aspettative eccessive..." "5) Principio fondamentale di gestione del Liceo Classico 'Omero': 'codesta scuo la persuasa che l'umanit venga da Alpha-Centauri, che l'Apocalisse sia vicina, ch e Dio abbia scelto i Santi e i Dannati in base alle loro opere, e che solo chi v ersa dieci milioni al Liceo 'Omero' sfuggir, quando cieli movendi sunt et terra, al fuoco eterno...'" "Perfetto, Sigla." "6) 'Chiunque faccia obolo di met delle sue sostanze al Liceo, otterr un medaglione terapeutico in rame con l'effigie del Suo Preside, dal pote re riconosciuto di allontanare il malocchio, estirpare le verruche, togliere i f oruncoli, e cos via...'" "Benissimo, che prezzo abbiamo fissato, quest'anno, per la lettura della mano a cura della prof Mastroianni?" "Cinquantamila lire. Centomila lire per un'ora di permanenza nella 'camera ad or goni' del prof Camilli, contro l'impotenza e la sfortuna in campo sessuale. Inve ce i sogni coi numeri del lotto della prof Cannavacciuolo costano trentamila per l'ambo, e via di seguito fino al milione per il terno secco." "Ottimamente, Sig la. Ed ora, colleghi, vi presento la mia risposta alle basse manovre del liceo n ostro concorrente. Questi che potete vedere in mia mano sembrano normali francob

olli, ma per appurare che non lo sono vi basti guardare in faccia la prof Tosi l aggi, che ha quell'espressione estatica da due settimane, perch vede un campo di a ngioletti in forma di girasoli che cantano carole e laudi, e poi la sua mente na viga nell'antimateria insieme ai nonni materni scomparsi tre lustri fa...Bene, i o propongo di aprire, adiacente alla palestra, una regolare tabaccheria per lo s mercio nella scuola di consimili francobolli, onde poter acquistare dalla Bielor ussia una testata nucleare da tenere puntata in permanenza contro il liceo 'Oraz io', qualora si ripetesse la fuga di allievi all'indirizzo di quella caricatura di scuola gi verificatasi lo scorso anno..." "Ma, Preside, non so se posso..." "Dica, dica, segretario..." "Non avremo conseguenze legali?" "Ah, sciocchezze! Guardate qui. Questa la circo lare ministeriale con cui si concede a tutte le scuole la piena autonomia econom ica, delegando al Preside di provvedere al finanziamento degli istituti con lo s tesso spirito di managerialit di cui dispongono i Presidenti del Consiglio d'Ammi nistrazione delle aziende private. Ebbene, s: tutto al giorno d'oggi si privatizz a, e tutto da questo ritorno alla natura pratica del problema sociale trae benef icio, perfino una materia problematica come la Didattica, finora terreno per stu pide concioni morali ed ideali. E quando saremo ricchi, colleghi, apriremo una b ella scuola privata, carissima, e abbandoneremo questi quattro cenciosi di ragaz zini devastati dall'acne. Ci trasferiremo in Svizzera, e da l guadagneremo lo spa zio vitale, ad Est, e poi... Ma mi occorre la vostra piena adesione. Fatemi sent ire che siete con me, nel bene e nel male, fino alla fine. Fate sentire, al Pres ide-Manager, il vostro grido di vittoria. Dunque: IM SIEG UND KAMPF..." "GOTT MI T UNS!!" "HEIL!" "HEIL!" PROTEO: LA DOCIMOLOGIA Definizione: dicesi Docimologia la disciplina che studia, su basi scientifiche, l'obiettivit cui si devono uniformare i criteri di valutazione vuoi degli elabora ti vuoi delle prove orali cui gli allievi sono tenuti nell'ambito del loro corso di studi. Definizione alternativa: dicesi Docimologia quell'ottundimento linguistico per c ui, mentre se una madre, esasperata dalle scappatelle extraconiugali del marito, riempie di schiaffoni il figlioletto, la si considera un'isterica, se una profe ssoressa riempie di tre un allievo la cui prestanza fisica esercita sulle ragazz ine un richiamo sessuale indomabile, la si ritiene una seguace del 'metodo param etrico docimologico' (il che non le consente, d'altro canto, di impedire al raga zzo, ripetente, di consumare conseguentemente con ancor pi coetanee quell'atto il cui piacere direttamente proporzionale all'assenza, in esso, di parametri docim ologici). Postilla psichiatrica: desta sensazione il fatto che gli insegnanti a) aspirino, nel valutare, al pi completo distacco, la pi assoluta imparzialit b) qualora paia loro di aver raggiunto questo traguardo (per effetto di un complesso di onnipote nza, evidente) invece di tenere a tutti nascosti la dismorfia psichica che li co stringe ad un autismo emotivo schizofrenico, se ne glorino a tal punto che ti as petteresti comincino a girare nudi alla cerca di una vasca piena d'acqua, per po tervi saltare dentro e poscia balzarne fuori tutti nudi 'eureka!' al grido. (Inf atti, avendo mentalit distorta, norma vuole anche le loro manifestazioni di giubi lo si manifestino all'incontrario). Onde sviscerare con sano senso pratico la demenza di questo proposito, che per b uona sorte la natura umana rende impossibile raggiungere, vediamo le implicazion i di questa 'filosofia dell'obiettivit' in altri campi, lontani da quelli del dis cedere, nel quale, le mostruosit apparendo la norma, tutto ci sembra normale: Nella vita pubblica - Scena: Un tribunale Avvocato: "Signor giudice, per quanto la colpevolezza del mio cliente, sorpreso fuori del mercato mentre, strisciando per terra a causa della denutrizione, tent

ava di fuggire in autostop, sia incontestabile, stringendo egli in pugno, al mom ento dell'arresto, il casco di banane oggetto di refurtiva, del quale anzi facev a uso, sventolandolo, per attirare l'attenzione degli automobilisti, credo che l a circostanza dello scorbuto da cui al momento della malefatta risultavano affet ti i suoi tre figli a causa dell'esclusiva alimentazione a paglia e semi di lino cui il padre - vedovo disoccupato - li costrinse per mesi per la sua renitenza a ricorrere al furto, debba costituire motivo di parziale discriminazione..." Giudice: "Lei capisce, avvocato, che l'articolo del codice penale che si riferis ce al furto prescrive per casi simili tre mesi di reclusione, ed io non ritengo docimologico fare un eccezione che cos diverrebbe, per sentenza, regola. I bambin i avranno dignitoso trattamento nella Casa Protetta Circondariale." Avvocato: "A parte il fatto che l'istituzione in oggetto stata di recente posta sotto seques tro dalle competenti autorit perch riconosciuta centro del commercio clandestino d i organi espiantati ai bambini a lei affidati, mi permetto di richiedere almeno che il mio cliente non venga messo nella stessa cella dove attualmente sconta la sua pena Cir Gino, killer della Mafia che proprio la decisiva testimonianza del mio cliente permise, l'anno scorso, venisse assicurato alla giustizia." Giudice: "Mi permetto, avvocato, di farle presente come la docimologia giuridica preveda che, dovendosi ritenere un testimone occasionale soggetto non attore, m a soltanto spettatore, del fatto di cui reca testimonianza, detta sua presenza s ul luogo del delitto non debba rientrare nel giudizio che la corte formula su di lui. Orbene, qualora io ritenessi giusta la sua eccezione, ne deriverebbe - doc imologicamente - detto imputato doversi considerare attore, non gi spettatore, e quindi detto imputato andrebbe condannato, data la sentenza, per omicidio premed itato. Ora: insiste nella sua richiesta?" Avvocato: "No, no di certo, vostro onore..." Giudice: "Dunque collocheremo il co lpevole nella cella cui il sorteggio, che la formula docimologicamente pi corrett a, lo ha destinato." Titolo di cronaca sui quotidiani, qualche tempo dopo: "Testimone di un delitto m afioso trovato morto nella sua cella. stato soffocato dai suoi stessi testicoli" . Nella vita privata - Scena: una camera d'albergo Protagonisti: Una coppia di spo sini novelli in luna di miele. la prima notte, notte di passione. Lei: "Caro, io sono sconvolta dal tuo furore erotico. Quattro volte, l'abbiamo f atto! C' solo una cosa che non ho capito: va bene che la variet il sale della vita , ma perch hai voluto farlo una volta stando sopra, una sotto, una di fianco ed u na in piedi? Non solo, ma certe volte ti davi certi colpi sulle scapole, ed altr e ti stringevi la base dei testicoli che credevo te li fossi strappati, ed un'al tra ancora ti sei disgiunto da me, e poi, quando gi mi stavo per addormentare, mi sei balzato addosso di sorpresa e mi sei venuto dentro di fretta e furia!" Lui: "Te l'avevo detto che quelle lezioni di Docimologia Erotica, che tu hai sno bbato, erano importanti! Giustizia ci vuole, a questo mondo. Come potrei, infatt i, essere docimologicamente corretto con i miei figli, quando verranno al mondo, se non lo sono prima con i miei spermatozoi? Pensa: solo uno di loro sopravvive . Solo uno pu entrare nell'ovulo. E sono milioni! E allora, non sar certo io a pri vilegiare i soliti furbastri, che si mettono davanti al tunnel a forza di gomita te e spintoni. Eh no, io sono furbo! Li rimesto continuamente, io!" Lei: "Poveretti, ma non gli farai male, cos?" Lui: "Non dire sciocchezze! Piuttos to, tieni le gambe bene aperte, ch adesso devo entrare dentro di te con l'avvitam ento laterale, come una trottola." Lei: "E questo - il caso di dire - che c'entra?" Lui: "Come! E quelli zoppi, mi dici come fanno, senn, ad avere la loro chance?" Lei: "Attento! Guarda che mi hai mancata! Occhio al muro! (Lungo silenzio) Caro, ti sei fatto male? Dimmi qualcosa, non te ne stare l steso per terra. Aiuto. AIU TO!" Nella vita spirituale - Scena: in Galilea, alcuni anni fa

Voce di Dio: "Abramo, prendi il tuo figlio prediletto, Isacco, ed avviati nel de serto, onde poterne far sacrificio in segno di devozione a me, che sono il tuo D io." Abramo: "Ah, sventura, Signore, sventura su di me! Se puoi, mio Dio, allont ana da me questo calice, ma sia fatta la tua volont." Voce di Dio: "Abramo, cos' quel libro che nascondi sotto il banco, la Bibbia? Gua rda che ti vedo!" Abramo: "Ah, pensavo che con quell'occhio triangolare non nota ssi che sbirciavo...Ok, ok; non il caso di farne un'altra Sodoma. Isacco, vieni ch si va a trovare i nonni!" Isacco: "Ma non sono morti l'anno scorso?" Ed Abramo and, tutto tranquillo, perch mentre Dio gli parlava aveva fatto in tempo a leggere la fine della storia. Non sapeva, tuttavia, che Dio, dall'ultima volta che s'erano parlati, aveva frequent ato un corso di Docimologia Biblica organizzata dal CEDIPERPA (Centro Didattico Per Padreterni), un'istituzione retta, sotto mentite spoglie, da Satana in perso na. Per cui, al momento buono, quando il coltello stava per calare su Isacco, ch e, per nulla intimorito, anche a causa della strizzatina d'occhi del padre, se n e stava tranquillamente legato a leggere l'ultimo numero del fumetto L'ebreo err ante, si ud la voce di Dio: Voce di Dio: "Ehmm, Abramo! Per quanto la cosa mi met ta un po' in imbarazzo, i miei recenti studi presso istituzioni specializzate mi hanno persuaso di come non sia degno di un Dio far scherzi di prete. Senti, ti leggo l'articolo tre del nostro codice deontologico: 'la Divinit deve avere tra i suoi attributi l'assoluta coerenza sia negli atti che nelle parole. gravemente sconveniente dimostrare deflessioni verso i soggetti cui si debba impartire, med iante l'esempio morale, l'insegnamento di un comportamento civile e corretto nec essario in ogni situazione della convivenza sociale...' Abramo (spaventato): "Ma io, Signore, di convivenza sociale ne faccio ben poca. Vivo in un deserto!" Voc e di Dio: "In questo caso, interviene l'articolo quattro: 'qualsivoglia differen ziazione nel comportamento della Divinit, dovuta a discriminazioni parziali e non motivabili, inficier profondamente la credibilit della Divinit stessa nella consid erazione verso le sue qualit morali, con grave pregiudizio della credibilit didatt ica'. Figlio mio, me lo dici tu, se io ora faccio questa figura con te, con che faccia poi potr chiedere a mio figlio di farsi mettere in croce per voi? Dunque.. ." Abramo: "Isacco, figlio mio! Esprimi un ultimo desiderio!" Isacco: "Vorrei sapere come va a finire la storia dell'Ebreo Errante." Voce di Dio: " compresa nel programma di studi?" Isacco: "Ma possibile che a ques to mondo uno debba leggere solo quel libro che piace a te? Ma chi ti credi di es sere?" (Un fulmine squarcia l'aria ed incenerisce Isacco) Voce di Dio: "Una Divinit doci mologicamente corretta!" (Di lontano s'ode la risata di Satana) Nell'equilibrio cosmologico - Scena: Il Paradiso, al di l del tempo e dello spazi o Nel tempo in cui il tempo non c'era ancora, Iddio teneva presso di s tutte le ani me del Cosmo. Rispettando il naturale carisma di ognuna di loro, le ripartiva pe r Troni e Dominazioni, collocando a destra i Serafini a far da coro, ed a sinist ra i Cherubini a far da controcanto. I Martiri stavano ai suoi piedi, perch non v olevano parer troppo superbi. Gli Apostoli disponevano di un lago tutto loro, cr eato dalla luce che agglutinandosi nel suo eterno fluire pareva un gioco belliss imo di onde. I Beati se ne stavano al sole eterno di Jeovha, felicitandosi del c lima eccellente. Mentre i Cherubini passavano tutto il tempo a bocca aperta, dic endo "oh, che bello!" i Serafini, com'era il loro ruolo, studiavano, e siccome g i nella mente umana era presente a priori il tarlo della tecnologia, si passavano le pi ghiotte notizie tramite l'Internet cosmico: un groviglio di costellazioni piantato in cielo, alla prima curva dello spazio-tempo. Fu cos che un giorno il p i illuminato di loro ebbe l'idea che Iddio fosse Luce, la Luce Bont, e la Bont Gius tizia. Era nata la Docimologia, che si merit subito un sito in Internet. In breve , tutti gli esseri perfetti del Paradiso cominciarono a misurare la distanza che li separava da Dio, e si accorsero che non era per tutti la stessa. Redassero c os la Legge Dell'Unica Tavola Docimologica, che prevedeva le distanze tra loro e

Dio venissero, pian piano, uniformate. Dapprima si mossero i Beati, che erano se mpre contenti di tutto, e quindi i Serafini: tutti costoro, stretti stretti, sul la pedana di Dio, ci potevano stare insieme. Ma poi vennero gli Apostoli, che tr a penne e taccuini invasero tutto lo spazio disponibile, e quindi i Martiri che, schiacciati e pigiati da tutte le parti, sentivano un gran male alle piaghe, e di questo erano molto contenti. Infine fu la volta dei Cherubini, i quali si rin cattucciarono in un angolino residuo, e stavano appena cominciando a dire "oh, c he be..." che l'aspirazione dovuta alla necessit di pronunciare la frase determin uno scompenso cosmico, e tutti gli oni i mesoni i barioni l convogliati presero a tremare, e si ferm una nube corrusca, dentro cui Dio sbuffava e rantolava per il gran caldo. Bast un grande 'UFFA' della divinit, ed il big-bang disperse ai quattr o angoli dell'universo quell'infinita materia, facendo del Paradiso atemporale l a nostra sfilacciata, ma docimologica, storia. "Prof, ma perch mi ha messo quattro nel tema?" "Perch mi stai antipatico, Alati, e cco perch!" CALYPSO: L'INGENUA BIOLOGA Alati sopra tutte temeva le ore della prof Ronconi Posani, l'insegnante di Biolo gia. Era costei una signora da vent'anni di mezza et, le cui chiome rossastre sem bravano aver superato il limite in cui pur esse furono crini, per sfidare la str uttura della materia con composizioni chimiche ancora ignote alla scienza. L'acc umulo delle lozioni e l'effetto delle pomate stratificate per anni sulla cute av evano reso la sua pelle del cranio sfrangiata di topazio come quei canali su Mar te al di sotto dei quali - si opinava nel secolo precedente - doveva esserci vit a intelligente, dimostrando con ci che di certo sulla terra, di vita intelligente , non ce n'era. E se le chiome erano di plutonio, i suoi occhi erano cos bistrati che le orbite sembravano circonfuse di pelo, come quelli delle gazze o delle up upe notturne. Taccio della gonne pi strette di due buone misure, al punto che, qu ando la prof si volgeva verso la lavagna, la lampo posteriore delle sue tegument a scendeva implacabilmente sempre pi, lasciando intravvedere le mutande a mezzo s olco chiappale, con un che di serico e butinoso pigmento attorno a quell'ecce ho mo che certo un giorno, invece di afflosciarsi ai piedi delle posterne rocche, d oveva scandire con sicurezza le parti del corpo professorale devolute alla catab olica funzione. Eppure, chiss quanti nasi si erano, in giovent, posati su quel dis gustoso anticipo di decomposizione: cos argomentava l'Alati, fiero delle sue nerv ose, scattanti, chiappe, e cos la Ronconi lo faceva edotto del modo in cui, in na tura, "nullasicreanullasidistrugge". E questo perch? "Ma perch Natura meravigliosa !" La prof aveva molti modi di dire questa frase. Poteva farlo con la 'm' maiuscola , quando il suo dire assumeva un aspetto morale e compreso di s ("i cervi non att accano mai fino alla morte dell'avversario. Infatti Natura Meravigliosa") in un solenne do maggiore; oppure in una vibrante scansione sillabica, quando voleva s ottolineare l'assennatezza di ogni natural congiuntura ("perfino gli affetti da sindrome di Down hanno non gi un cromosoma in meno, ma uno in pi; non forse, Natur a, me-ra-vi-glio-sa?) dove la tonalit solare di sol ben esprimeva cotale sicurezz a dogmatica. Ma che dire dello scampanio e le salve di cannone che accompagnavan o le ahim rare volte in cui la prof compitava l'aggettivo a chiare lettere? Il ch e avveniva solo al profferire una certa legge universale, che la muoveva a commo zione ("poich, in Natura, nullasicreanullasidistrugge: infatti Natura MERAVIGLIOS A!") Spesso Alati, alla fine di questa esplosione di labiali, velari e palatali che erompevano tra spruzzi di saliva, congestione della cornea ed uno 'zip' impe rcettibile che annunciava come, per l'aumento improvviso di pressione, altri due centimetri buoni di chiappa bianca fossero, per festeggiare, emersi alla luce: Alati vedeva in quest'occasione bengala, mizzirizzi e colombe altolevate, e per un attimo il mondo gli sembrava buono e pieno di luce. Ma le lezioni di Biologia avevano due gravi difetti: prima di tutto, il gergo pa rticolare con cui la prof chiamava gli allievi alla lavagna. In luogo di dire: " ti interrogo" con autoritaria onest, profferiva un larvale "Alati; ti vuoi provar

e tu, oggi?" Naturalmente dire di no non era ammesso, bench ogni volta Alati foss e tentato di rispondere: "veramente, prof, io, questa piaga del mondo moderno: l a mania di provarsi, neppure la conosco. Pur consapevole di come sia insita nell 'uomo la tendenza a porre a cimento i propri limiti, sia scalando impenetrabili montagne, sia facendosi seppellire sotto basse volte di grotte, ritengo che l'in terazione tra individuo ed ambiente debba basarsi sulla fiducia e sulla coscienz a dei propri limiti, in virt della quale sono ben cosciente di come, mettendomi a lla prova qui, oggi, davanti a lei, io deluderei la sua fiducia in noi studenti, semplice in lei addentellato di una pi generale, nobile confidenza nella nobilt d ell'umano genere... Del resto, non per la mania di provarsi nella mira che certi scriteriati mie coetanei lanciano massi dal cavalcavia? Non quest'insana attitu dine a lanciare sfide tra automobilisti alla fine delle quali, tra semafori ross i e segnali di arresto non rispettati, rimane sempre a terra qualche innocente.. ." "E quindi, Alati?" "Quindi: non ho studiato, signorina..." Va detto che non era questo l'aspetto pi imbarazzante della prof Ronconi. Il fatto che le lezioni di B iologia venivano sempre alla seconda ora, prima della Ricreazione. Dopo il primo quadrimestre, il bar della scuola protest vivacemente. Pare infatti che dopo l'o ra di Biologia lo stomaco degli studenti restasse pervicacemente chiuso. Il fatt o era MERAVIGLIOSO; e del resto la ragione di tutto stava nella mania che aveva la Ronconi di soffermarsi con numerosi esempi su quel principio divino per cui ' nullasicreanullasidistrugge': "Esiste un uccello di passo, lo Stinfalis Padulis, che ha per usanza di purgarsi, qualora i suoi intestini si facciano troppo cost ipati, usando il becco a mo' di clistere. Ora: avviene che, bench usualmente le s ue feci siano troppo liquide per costituire alimento alla miriade di plancton ch e trova nell'acqua rafferma e putrescente dello stagno il proprio nutrimento, la stipsi prolungata dell'uccello stinfalico dia vita a minuscole palline di princ ipi nutritivi compressi, ad alta gradazione proteica, assimilando i quali facile per le creature della palude ristabilire il proprio equilibrio dinamico, senza considerare che la loro traspirazione rassoda ulteriori processi di decomposizio ne dei fecalomi in scaracchi rancidi filamentosi dal moccio in fibrillazione per enne, dei quali si nutrono certi uccellini detti 'stercofili' le cui zampe hanno il colore grigiastro della decomposizione e le piume un caratteristico odor ass a fetida. Ne ho giusto qui uno impagliato ancora ricoperto del muco stercoreo in oggetto; l'odore delle piume ancora pi penetrante perch esaltato dall'ambiente ch iuso della classe..." Quella volta svennero solo dieci persone; la classe stava cominciando, nelle par ole della prof, "ad acquisire una competenza in Biologia". Sfidare la Ronconi poteva avere effetti straordinarii. Bentivoglio, l'eroico cap oclasse della V E, colui che aveva saputo sfidare lo sguardo arrovellato del Pre side gridandogli in faccia un rintronante "Eia eia, morir", un d ebbe il coraggio, dopo la lezione, di avvicinare la Ronconi, per domandarle delucidazioni sull'or gano escretorio di cui si servono i ragni per digerire le mosche. Voleva, poveri no, provocarla. Da allora non fu pi lo stesso: disinfettava con l'alcool le manig lie delle porte; indossava, anche in classe, una mascherina sulla faccia; non st ringeva mai la mano a nessuno, e masticava di continuo pastiglie disinfettanti a l potassio che alla lunga gli procurarono un cancro alla mascella di cui mor. Il giorno della sua morte la Ronconi, che non aveva abbandonato un attimo il suo ca pezzale, non si sa se per amore della sua persona o della sua patologia, fu tra quelle che gli chiuse gli occhi. Il giorno dopo, a lezione, vispa e soddisfatta, impieg un'ora a descrivere i progressi della cancrena, e come i liquami nerastri si riversassero nelle narici "per poi discendere a refoli tra le canne del naso ". I LOTOFAGI MATEMATICI Se, colti da smania classificatoria, chiedeste all'allievo Alati di descrivere l a differenza tra la Matematica e la Letteratura, lui vi risponderebbe pressappoc o cos: "Cio, il fatto che mentre la Letteratura, se tu gli chiedi al prof a cosa s

erve, lui ci si mette d'impegno a dire che educa ai valori fondamentali dell'uom o, e matura l'espressione, che il modo in cui noi uomini ci diciamo le cose, per ch pare che pi diventi grande pi le cose diventano difficili da dire, e poi che il senso del bello la consolazione della vita ed anche se non credi in dio l'arte u na religione, e insomma tutta questa pizza tanto che noi quando non vogliamo ess ere interrogati al prof basta che gli chiediamo 'prof, a cosa serve la letteratu ra?' e via ci passa tutta l'ora che benedetto uomo non se ne accorge che lo facc iamo apposta, se invece gli chiediamo al prof di Matematica a che cosa serve la Matematica lui ci chiama alla lavagna e ci fa spiegare il teorema, e poi ci mett e 3." Da cui: PRIMA IPOTESI: la Matematica non utile. La Matematica . Ma proviamo a chiedere al nostro allievo la differenza, visto che si parla di te oremi, tra ipotesi e tesi: "Allora: tutto quello che vien fuori nella tesi stava prima nell'ipotesi, e tu devi fare una fatica della madonna per ritirare fuori quello che ti avevano gi detto all'inizio del teorema, per cui tra tesi ed ipotes i c' la differenza che la tesi non pu che risultare dalle ipotesi, mentre le ipote si senza la tesi non significano nulla". Da cui: SECONDA IPOTESI: la tesi la conseguenza dell'ipotesi. COROLLARIO: "Siccome chi d ecide la tesi anche quello che ha scelto le ipotesi, mi sa che in tutta questa f accenda c' puzza d'imbroglio, perch: o la tesi non aggiunge nulla di sostanziale a quello che dicono le ipotesi, o le ipotesi sono la tesi travestita". TERZA IPOTESI: sar per questo che le chiamano "scienze esatte"? Cos consideravamo un giorno, io, l'autore di questo libro, ed il mio amico Alati, quando entr il prof Migliavacca, con un diavolo per funzione. Pare che qualche g enitore avesse criticato il suo metodo, soprattutto da quando alcuni allievi ave vano, per il terrore che costui suscitava, sviluppato un erithema nodosus, cosic ch le file dei banchi sembravano quelle litanie di peperoncini pugliesi che certi ristoranti rustici attaccano sul pergolato dove si mangia. Il prof Migliavacca non aveva molto senso critico. Da cui: IPOTESI GENERALISSIMA: "la Matematica . Infatti la Matematica sono io" dice il pr of (teorema del Migliavacca), tanto infervorato, nella sua collera, da non accor gersi della presenza, nell'aula, di un Lotofago Matematico: uno di quegli infeli ci esseri cui la devozione alla scienza dei numeri costata la ragione, cos come q uei Lotofagi descritti da Omero perdevano la propria in trip allucinogeni di str aordinaria violenza (visto che il loto altro non che il papavero, da cui si rica va l'oppio che, come dice il proverbio, vuol la sua parte). Da quali segni si pu ravvisare un Lotofago Matematico? Intanto, in ogni conversar e, quando lo si cerca di convincere delle proprie opinioni, oppone ad ogni argom entazione un "dimostralo?" Il che, se comporta un brusco calo nelle amicizie, so rtisce i suoi effetti peggiori in amore. "Ti amo" dice lei/lui, e il/la Lotofago/a risponde "dimostralo?" E poi denuncia il/la malcapitato/a per violenza carnale. Non che nelle mille occasioni della vi ta quotidiana le cose gli vadano meglio. "Che ora ?" chiede il Lotomatematico ad un passante, e quegli: "Le sedici e trenta"; "dimostramelo?" obbietta il Lotofag o, ed allora il passante, colto e servizievole, tiene una conferenza di un'ora, cominciando da elementi di astronomia elementare, per poi diffondersi sulle vari e riforme del calendario, da quello sumero, all'egizio, fino al giuliano e il gr egoriano. Alla fine: "che ora ?" chiede il Lotofago; "le diciassette e trenta"; " l'avevo detto che non erano le sedici e trenta" argomenta, con inappuntabile log ica matematica, il Lotofago. Questo il motivo per cui la gente della sua risma n on raggiunge la tarda et. Ma il Lotofago che si trovava in quel loco a fronteggiare il Migliavacca aveva b

en altre obiezioni: "Due anni - diceva - due interi anni mi avete fatto sgobbare sulle assurde tabelle dei logaritmi, che mi sembravano la battaglia navale di u no schizofrenico, con tutte quelle caselline per diritto e per rovescio, oppure l'elenco telefonico dell'Inferno, dove, oltretutto, quando uno aveva trovato la soluzione, doveva farci l'aggiustamento, perch l'errore era insito nel calcolo; a nzi, se il calcolo non era sbagliato, voleva dire che non era giusto, mentre inv ece l'errore, che faceva parte della correttezza del procedimento, quello non po teva essere sbagliato, ma era sempre un errore giusto! - a questo punto doveva e ssere proprio infuriato, perch gli vibravano tutte le losanghe - Bene: alla fine di tutto questo ambaradn, passa un po' di tempo, e che cosa succede? Arrivano i g iapponesi: con i loro calcolatorini basta che spingi due tasti e, patatrac: ecco lo, il logaritmo, bello spadellato! E noi, perch dovevamo essere i pi sfigati?" "Bizzarro individuo - principi il Migliavacca, compunto e solenne - che castroner ie vai mai argomentando? Forse che al tempo dei Greci si usavano i calcolatori? Eppure gi allora la Matematica illuminava di sua ragione il mondo!" "I Greci? - il Lotofago punt minaccioso tutte le sue derivate contro la barba isp ida del prof - I Greci tiravano fuori tutto da cinque ipotesi, che neanche erano ipotesi, ma assiomi! Lei, a me, me ne ha fatto imparare centinaia! Ch poi, quand o, dopo anni di sofferenze, le chiesi che diamine fossero questi assiomi da cui era cominciata codesta fine del mondo di materia, lei mi rispose 'convenzioni, m io caro'; poi ho scoperto che, qualche tempo fa, qualche testone straniero si di vertito, gli assiomi, a rovesciarli tutti. Due rette si incontrano all'infinito? No, due rette si incontrano a met del percorso. Un punto la porzione pi piccola d ello spazio? No, il punto una parte del piano. E via di questo passo. Bene, ci c redereste? Tolto il fatto che le conclusioni sono tutte rovesciate, i procedimen ti logici rimangono gli stessi! In conclusione, da un punto di vista intellettua le non cambia nulla, sia che le rette si comportino come un razzista come di cer to lei se incontra in treno due marocchini, sia che facciano una bella ammucchia ta meltingpot alla prima svolta della via! E voi, questa, me la chiamate 'la sci enza esatta'?" "Ti risponder con una celebre frase di Einstein: "Dio non gioca a dadi col mondo. " "Nespole! A dadi forse no, perch un gioco troppo semplice, ed difficile barare. M a a ramino, blackjack, poker, skat e bridge s che ci gioca, e sai quanti mazzi ti ene nascosti sotto le maniche?" "Suvvia, non il caso di scaldarsi tanto. Vedi? A forza di gridare, ti vengono gl i occhi isosceli!" "Ti dir il teorema del Lotofago, Migliavacca: IPOTESI: tu sei un asino. TESI: tut ti quelli come te sono degli asini. COROLLARIO: Socrate mortale." "E che c'entra?" "C'entra, c'entra. O pensate, 'sti giochini scemi, di averli in ventati voi? Sono vecchi come il cucco. Solo che una volta, a chi ci si divertiv a tanto, gli davano la cicuta. Bene, ora mi voglio divertire un po' anch'io, e q uindi dico: A non-A, B non-C, quanto al C non so cos', e per una volta tanto vogl io invitare al ballo anche D, che mi dovete spiegare perch non ci si arriva mai. Va bene che voi matematici non avete fatto Lettere. Dunque dico: D non non-B, ma A!" Man mano che il Lotofago procedeva nello scempio della logica matematica, Miglia vacca si contorceva sempre pi, finch l'ultima proposizione, che univa in una sinte si tre diverse aporie, gli fu fatale, sicch croll a terra: ma il Lotofago gli fu s ubito sopra "ed ora, caro prof - urlando - i miei duri pugni incontreranno all'i nfinito l'oblungo ovale della tua faccia, tanto che alla fine si potranno inscri vere, tra i rottami degli zigomi, i tuoi lineamenti come fossero segmenti di un poligono irregolare!" Il terrore scuoteva Migliavacca in ogni fibra del suo corpo, ma la sua anima di matematico fu pi coriacea del suo debole corpo, ed in un soffio disse all'esasper ato Lotofago: "dimostramelo!" Allora l'Alati ed io, udendo che gli scricchiava gli ossi, volgemmo il viso. Peccato, perch avrei voluto chiedergli una cosa: ma perch ci tormentava tanto con quei problemi, visto che il risultato stava gi scritto, in parentesi quadre, nel libro?

ADE: LA DISCESA AGLI INFERI

Nel dormiveglia del mezzogiorno, a primavera avanzata, visitavano Alati voci di spiriti, risonanze di vite sprecate tra gessi e grafiti; corpi appena profilati sul limitare dell'essere, nei pochi anni in cui gli studi universitarii diedero anche a quelle carcasse il sentore di spazi liberi ed il desiderio di mani a cer care altre mani: un pertugio di brezza dopo e prima che la scuola rinchiudesse l e loro speranze nello speco pi ampio e risonante: la loro vuota scatola cranica. Alati di tanto in tanto traendo il respiro dal tramestio di endecasillabi che fl uendo dalla laringe della prof Mastroianni rimbalzavano sul di lei velopendulo c ome bambini slanciati su pedane elastiche che poi in capitomboli al suolo di l al le orecchie martoriate dei poveri allievi arruncinarsi volessero - e del loro pa sso di marcia ne risuonavan le selci, come i ragazzi di V E fossero opulenti man darini che Mao con i suoi cinquanta milioni di contadini il d della rivoluzione s orprenda nel bel mezzo del loro ozioso tergiversare - "caspita - pensava - ora c apisco perch 'bucca' in latino significa 'natica'"; ma la Mastroianni continuava: "Aenea dmgene trxtu que homn virgm labn" scandendo e poi trilarmtrilarm pam pam: la m rcia di Radetski, cui pure somigliava per l'occhio sinistro un po' chiuso un po' storto. Tra questi famigli di nebbia v'era uno spirto pi pio, diafano e afono, pur nel to no enfatico di cui con ampia saliva il suo dire colmava. La legge del contrappas so lo aveva fatto bianco come quella scolorina di cui pennellare gli fu sempre v ietato il suo grande amore; cos il dio punisce la lussuria dei pensieri, ben pi gr ave di quella degli atti. Talvolta, quando il distico elegiaco mandava schegge d i ritmi tutt'attorno a forare gli elmi del pugnace manipolo, lo spirito s'impiet osiva, e per distrarre Alati principiava allora la sua storia. La diceria del fantasma Scolorino "Ebbene; anch'io, uomo pur grigio, e povero, e tristo, anch'io, sissignori, ho a mato. E non una donna, io amai: un essere bizzarro, bisbetico, ed il cui splendo re destinato a fiaccarsi per l'et, nel mentre ne crescono le mene dell'aspro cara ttere. No: la creatura che io amai sapeva rinnovarsi ad ogni anno, risquadernare il suo candore, rinserrare su morbida epidermide la forte serramenta della cost ola rigida. Aveva alquanta cellulosa, ma punto cellulite, e pur se la sua figura era percorsa da piccole rughe che ne segnavano gli spazi destinati al piacere d el maschio arnese, oh, non per questo la mia mano era meno pronta a riempire del suo liquore quei delicati, candidi interstizi! Dimentico delle miserie umane, a mai solo i registri. Dapprincipio eran due: il solenne, giunonico registro di cl asse, cos denso di esperienze, cos sicuro di s ed autoritario, con cui io contrassi legittima unione di fronte a Dio ed al Preside, ed il mite, devoto eppur perver so registro personale: lui solo sapeva capirmi, io solo potevo spiarne le forme. Che emozione, al richiamo della campana, sentire addosso al mio sposo l'aroma u n po' asprigno della notte recente, e svelarne i segreti, per percorrere, lentam ente, col dito appena imbevuto, s da farlo fremere di piacere, l'elenco dei disce nti. Era il momento, dolcissimo, dell'appello. Ma poi, via! Di bel nuovo a far g iochi con lo snello registrino col mio nome, il mio solo, apposto in calce, e ri tardare fino all'ultimo istante la scelta di qual pennarello, di qual punta e co n qual forza, dovesse segnarne i fianchi di liquide 'a'. Oh, la gioia di quelle molteplici assenze, tutte registrabili! E taccio delle ampie rubriche con gli ar gomenti didattici, che mi danzavano intorno lascive, coperte solo di un'esile da ta; delle solenni, matronesche 'comunicazioni scuola-famiglia', meretrici ed use ad ogni esperienza; delle piccole, invitanti caselle dei voti, giovin principia nti, e mia passion predominante. Le mie 'legende', per prolungare il piacere, eran di diciassette simboli, dall'i . all'n.c., fino al piuttost.idiot. e il noncipossocred. Oh, tempo di leggendari i amori! E non crediate che queste mie preziose amanti fossero sguattere cresciu te a chicchere di datteri e nocciole di ciccioli, no! Esse erano delle vere sign

ore, per soddisfare il cui gusto estetico ero costretto a campiture policrome e studi prospettici leonardeschi. Ore ed ore passate, al cospetto della classe, a tratteggiare cornici liberty intorno alle liste dei nomi, bulinare cariatidi dor iche a sorreggere i soggetti delle lezioni, svirgolare sinusoidi degne di un Jas on Pollock, per sceverare il Latino dall'Italiano, lo Scritto dall'Orale; imbozz olare come preziose creature le 'O' e le 'M' di un nome in miniature polittiche recanti vuoi le nozze di Cana vuoi l'Universal Giudizio: opera di giorni e giorn i, trascorsi, in quelle classi, nel pi responsabile, proficuo raccoglimento, tra il mio ed il loro silenzio. La presenza di quel giovine pubblico mi spingeva a dar prova dei miei ardori; li vedevo invidiarmi, protendere il naso all'olezzo di verbena di quella immagine stupenda! Ma io, appena l'occhio di qualcuno ardiva posarsi su di una casella, s ubito agitando la copertina sfumavo a quello sguardo importuno la nudit della mia Nereide: un quattro supinamente natante e degno di ogni maschio attizzamento. C i credereste? Tanta fu la mia foia, che dai due registri ne nacque un terzo: pic ciolo e timido, ma destinato anch'esso, ben si vedeva, ad un futuro di formosa p ulcredine. Era il registrino dei corsi di recupero! Avevo un figlio; il mio amor e si poteva ben dir coronato. Dopo dieci anni di passione furibondi, il mio seme non sarebbe infine perduto. Ero cos contento, cos orgoglioso che per la prima volta, dopo dieci anni, alzai gl i occhi sui ragazzi, e non so cosa mi prese, forse obliai il mio dovere di educa tore, che quello di compilare i registri, forse la mia missione di custode dei v alori, che si manifesta nel compilare i registri, forse l'utopia che perseguii q uando decisi di farmi insegnante, e cio quella di compilare, sempre di pi, sempre meglio, i registri; fatto sta che la primavera era appena iniziata, ed io osserv ando ad uno ad uno quei ragazzi tutti protesi verso la mia bocca, fin ad allora reputata paraplegica, afasica e pure parkinsoniana "ragazzi - dissi - per casa, leggetevi il libro di testo dalla prima all'ultima pagina, visto che dobbiamo an cora aprirlo." Ahim, dovevo sapere che l'amante perfetto non conosce deflessioni dello sguardo! Apposi una 'a' rossa - era la terza assenza - dimentico di come il rubino indica sse la prima, il carminio la seconda, il fucsia la terza, e via via fossero gli altri colori non basici - in sequenza prismatica per complementi, secondo la Far benlehre di Goethe - a marcare quella progressione dei crimini; ma il rosso, que llo, apporre si poteva solo alla 'r' di 'rimproverato', siccome il bord magnifica va la 'f' di 'flagellato' e il crisoelefantino colore la 't' di 'torturato'. Io, per la prima volta dopo dieci anni, avevo sfregiato un registro! Tremando, s convolto, non sapendo bene che mai mi facessi, presi la scolorina, e col pennell o comp l'atto pi osceno, immorale che un prof possa mai fare su di un registro. S: io lo stuprai con la scolorina. Il resto non lo ricordo bene; so che fuggii, ins eguito da urla d'orrore, e salii, salii le scale fino all'ampio laboratorio di I nformatica: il luogo del sesso meccanico, dell'amore virtuale, dove cavi pulsant i di elettrica foia sostituivano l'erettile carezza dei tumidi pennarelli. E com e Dioniso impazzito per sottrarre il suo corpo alle schiumanti Amazzoni che l'in tronavano dei loro 'evo' trasse il falcetto e si divelse le pelvi, io infilai la lingua in una stampante a ventiquattro aghi. E l'esito s che io son quel che mi v edi". E tirando fuori la lingua la palesava ad Alati incisa di lettere con l'orrida se ntenza: "sospeso dal servizio per gravi irregolarit amministrative". Tacque Alati, la morsa della compassione a serragli lo stomaco. Ma non pot a lung o considerare il triste caso di quel compare, ch gi certi esserini piccoli e smunt i quali mai lui ne aveva visti richiamavano a turno la sua attenzione. Si tratta va di spiriti didattici, ectoplasmi partoriti in ore di costrizione, e che l'inf austa loro nascita condannava all'Ade, dove, per tanto languire (infatti, l'Ade dei Greci non un luogo di dolore, ma una vasta piana nebbiosa in cui non c' nulla n succede mai nulla, un po' come Radicondoli il sabato sera) si erano rinsecchit i e, fatti di cartapecora e polvere, mostravano in controluce, quali pergamene i lluminate da una candela, le loro riposte minugia, i loro segreti detti. Si trattava di pietosi relitti ben noti ai frequentatori dell'Ade (visite guidat

e ogni gioved pomeriggio; obbligo di mancia allo scheletro-guida). S; Alati nei su oi pellegrinaggi mentali si era imbattuto nei Temi sintetici con giudizi altrettanto 1) su Shakespeare Macbeth: C' una donna molto nervosa, e dopo un po' tutti muoion o. (non troppo chiaro) Otello: Otello negro. E lo sa. (vagamente razzista) Amleto: Monologo di Amleto: "Uffa! Mia madre un'assassina. La mia fidanzata pazza. Quasi quasi mi faccio qua ttro chiacchiere con un teschio!" (troppo lungo) Romeo e Giulietta: che scherzi da frate! (perfetto) 2) sulla Storia della Musica Bach: Era un grande contrappuntista. Infatti fece v enti figli con un orgasmo solo. (insostenibile) Mozart: A Salisburgo vendono le sue palle di cioccolata. (limitativo) Beethoven: All'inizio della Quinta Sinfonia il Destino bussa alla sua porta. Bee thoven, siccome sordo, non gli apre, e cos pu scrivere la Sesta Sinfonia. (insinui forse che fosse scortese?) Chopin: Scriveva solo pezzi brevi perch, avendo la tubercolosi, doveva fermarsi s pesso per tossire. (clinicamente esatto) 3) sulla Filosofia Socrate. Sillogismo. Premessa maggiore: a Socrate piacevano i ragazzi. Premessa minore: ai ragazzi Socrate non dispiaceva. Conclusione: insie me si divertivano un sacco. (logicamente zoppicante) Aristotele: Del principio di Causa, non si capisce un Accidente. (semanticamente ambiguo) Abelardo: Fu il primo professore moderno. Infatti si port a letto un'allieva. Per i parenti di lei ci diedero un taglio. Alla relazione, ed anche al suo protagoni sta. (prolisso ma efficace) Cartesio: Disse: "Coito, ergo sum!" (attento alle sviste ortografiche) Pascal: famoso per aver detto: "Il cuore ha le sue ragioni, che adesso non mi ri cordo." (gravemente insufficiente) Hegel: Ha ripetuto sempre la stessa cosa, facendola pagare ogni volta come nuova . (brillante. Si consiglia la facolt di Economia e Commercio) Schopenhauer: Per p rima cosa dimostr che il suicidio logicamente sbagliato; cos, invece di suicidarsi , si fece filosofo, inducendo al suicidio gli altri. (prolisso e drastico) Nietzsche: Attendibili testimonianze asseriscono che il Superuomo era dedito all 'onanismo. (tautologico) 4) sulla Letteratura Italiana Dante: Faceva il politico. Lo trombarono alle elez ioni. Fu mandato in esilio. Da allora ebbe molto tempo libero, e scrisse la Divi na Commedia. (troppo sociologico) Petrarca: Laura non gliel'ha mai data perch Petrarca era troppo timido per dirle che era innamorato di lei. (spietato) Boccaccio: In vecchiaia, ossessionato dalla paura dell'Inferno, negava di aver s critto il Decameron. Per colpa di questa bugia, fin all'Inferno. (teologico) Tass o: Aveva la mania di denunciarsi all'Inquisizione che, per punirlo della sua ind isponenza, non lo bruci. (reazionario) Goldoni: La sua insipida riforma teatrale ha distrutto la Commedia dell'Arte, sp lendore dei suoi tempi. (professorale, ma vero) Silvio Pellico: Complott con gli Austriaci, e fu rinchiuso in casa di Steven Spie lberg. Col si innamor di un carceriere pazzo che credeva di essere Schiller. In effetti, neanche lui era Pellico, ma Pietro Maroncelli che, uscito di testa p er il male alla gamba, si credeva Silvio Pellico. Infine fu liberato dal dinosau ro di Jurassic Park. (dove li trovi, gli acidi, di questa stagione?) Svevo: "In coscienza, una vita che cerco di finire Senilit." Suo Zeno Cosini. (si ncero in modo disarmante) Pirandello: "Ve', passato Pirandello in bicicletta!" " Ma era nudo!" "S; per sui coglioni indossava una maschera." (triviale) Umberto Eco: Dopo l'enorme successo del primo romanzo, la sua popolarit and caland o di anno in anno. Non riuscendo a ripetere quel fortunato exploit, si diede all

ora al genere porno. E scrisse L'addome della Rosa. (pulp) Corollario al punto 2: ascolti guidati di musica operistica (con motivazioni did attiche) Beatrice di Tenda. Serve a stimolare nei ragazzi il rispetto per l'ambiente. La versione ridotta, con due soli protagonisti, detta 'alla canadese'. Norma. Serve ad aprire il dibattito sull'origine delle espressioni colloquiali. Infatti quando, alla fine della 'prima', rimproverarono a Bellini l'assurdit del libretto, egli rispose: "Tra le opere, questa la Norma." Simon Boccanegra. Utile alla propaganda dell'igiene dentale nelle scuole elementari, di concerto con la lettura in classe de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Manon Lescaut. Per le motivazioni v. Norma. Infatti ne esistono due versioni: di Massenet e di Puc cini, il quale, notando le manchevolezze in cui era incappato il collega frances e, nella sua Manon evit cotali lungaggini. Da cui il detto: "Una Manon lava l'alt ra." Giovanna D'Arco. Utile ad aprire il dibattito sulle regole del vivere civil e, a partire da questo semplice problema di onomastica: si pu definire un peto di Giovanna d'Arco 'la puzzella d'Orlans'? L'Angelo di Fuoco. V. supra. Infatti, ha per protagonista Giovanna d'Arco dopo l 'accensione del rogo. L'opera dura due minuti ed ha un'azione piuttosto monotona , al punto che molte illustri soprano, interpretandola, si sono bruciate la carr iera. Utile, tuttavia, per apprendere ai ragazzi i rudimenti della critica decos truzionista. EOLO: IL RICEVIMENTO DEI GENITORI Due pomeriggi all'anno, il liceo classico 'Omero' - solitamente, alla fine delle lezioni, preda di gruppi autogestiti di 'applicazioni tecniche'; in realt labora torii clandestini di percing, il cui scopo didattico quello di tatuare swastike sulle natiche dei ragazzi - si d una ripulita. Ai bidelli viene affidato un dispa ccio da consegnare (sempre lo stesso, tanto mica lo devono recapitare davvero) o ppure una scala, onde potersi arrampicare fino ai cassettoni delle tapparelle (p oi, giunti in loco, potranno decidere se pulirli o smontarli, o tutt'e due le co se insieme): qualcuno di loro ricorre al vecchio trucco di riempire sporte e spo rte di compiti in classe che furono corretti da Giosu Carducci, per poi sfilare, trafelato, ansante, sotto il naso dei genitori. Il custode innaffia gli alberell i neonati con pompe che in Islanda verrebbero prese per geyser ridesti, annegand o i teneri virgulti come Jeovha fece coi popoli egizi. La barista pulisce, dopo tre mesi, il filtro della macchina per l'espresso, scoprendovi corindli e crisolti di un qualche interesse geologico. Ma la scena madre spetta al Preside che, bad ando bene di lasciare aperta la porta, arraffa tre telefoni per mano nel mentre detta a due segretarie quattro diversi ordini di servizio, e intanto digita col naso al computer una disperata richiesta di fondi al Provveditorato, "se necessa rio, trattenete questo finanziamento dal mio stipendio! I ragazzi devono poter f ruire di un oftalmologo che ne controlli l'affaticata rtina" scandendo a voce mol to alta, col pretesto di controllare i refusi. Quanto ai professori, mentre le star dei serial tivv, prima di ogni ripresa, si e spongono alle lampade abbronzanti, essi, la sera prima del ricevimento generale, si tingono invece le occhiaie col nero fumo, si strappano le chiocche sulle tem pie, nolleggiano, in un negozio di trucchi teatrali, occhiali che farebbero pare re Borges quel marinaio di Colombo che per primo avvist l'America: infine, provan o infinite volte allo specchio l'espressione "addolorata e partecipe" con cui an nunceranno agli ignari genitori la tregenda che si abbattuta su di loro, il d in cui concepirono quel loro figlio. Alla fine del primo quadrimestre, infatti, tutti gli allievi devono andare, se n on male, cos cos: altrimenti come potrebbe un insegnante dimostrare il suo valore, quando tutti, recuperando in extremis le infinite lacune, alla fine dell'anno, verranno promossi? Ma ora l'imperativo dare un'immagine di efficienza e di condi visione. Cos, mentre il doveroso odio tra genitori e docenti si nasconde sotto un

manto di untuosa solidariet, lo scorrere del tempo rende i prof consapevoli dell a solita, dolorosa evidenza: che gli stimati artigiani e maggiorenti della loro citt non considerano l'insegnamento un lavoro, sibbene un piacevole intrattenersi con la giovent giocosa: un compito da nulla, che, non fossero impegnati nei loro severi mestieri, ognuno di loro svolgerebbe con molta pi efficacia ed umanit. Entro questa categoria generale, i genitori, tuttavia, conoscono molte sfumature comportamentali, alcune delle quali si cercato di analizzare nel seguente prosp etto. L'interrompente precisante Profilo umano: noto clinico analista, specializzato nel rilevamento di parametri urologici. Sposato con una paziente che tutti consideravano ipocondriaca, ma le sue minuziosissime analisi - la loro estate di sesso selvaggio, non potendo lo specialista a quel tempo possedere una donna che tramite cateteri - rivelarono a ffetta dal raro morbo di Kretzschmacher-Botalli. Ha per due decadi scambiato per amore la riconoscenza di lei. Mentre altri padri girano con la foto del figliol etto nel portafoglio, lui si porta dietro la sua scheda clinica, commentandone t alvolta i livelli con le persone su cui vuol fare colpo ("si sono mai visti dei lipidi cos equilibrati?") Si presenta al colloquio con sotto braccio uno sfigoman ometro per misurare la pressione del professore cui, alla fine del colloquio, pr onosticher un colpo apoplettico verso Pasqua. Carattere: sadico-orale-compulsivomaniacalrompicoglioni. Archetipo del professore: arteriosclerotico, per alimentazione povera di Magnesi o ionizzato. "Dunque: suo figlio Eugenio..." "Eugenio Maria il suo nome completo. il sesto de lla famiglia a portare in segno fausto il nome vicario della Vergine, dopo il tr isavolo Filiberto Maria, commerciante di legname nell'alto Vicentino, il bisavol o Giacomo Maria, figlio di lui, e dunque detto 'Pino', la cui schiatta si trasfe r in questa ridente citt or son gi diciotto lustri..." "Ebbene: Eugenio Maria sicuramente l'allievo..." "Mio nonno Filippo Maria asseri va potersi di nulla affermare la sicurezza, fuorch della morte, infatti quella co ncatenazione di fatti che noi siam usi chiamare 'realt'... "Allora: Eugenio Maria l'allievo pi problematico..." "Scusi, ma mio padre Fernando Maria usava dire che nella natura umana l'essere p roblematici, e quanto pi uno si eleva per ingegno sui suoi simili, tanto pi giocof orza il suo rovello si traduca in comportamenti che agli stolti appaiano problem atici. Non che io voglia darle dello stolto, ma..." "Quello che voglio dire che Eugenio chiacchiera, sputa, bestemmia e spetazza in classe come un cavallo!" "Un cavallo? Che specie di cavallo? Un purosangue irlandese, un pony dagli ingle si detto anche hobbyhorse, un agile arabo oppure un greve stallone da monta ital iano?" "Un somaro - voglio dire - un somaro!" "Lei forse intende dire un ciuco, dacch la parola 'somaro' un barbarismo per chiss quale caso scampato al setaccio dell'Acc ademia della Crusca..." La mamma italica Profilo umano: nonna Papera rielaborata dal regista del Mago di Oz. Evidente par esi del senso del tempo: la sua vita negli ultimi due decenni, dopo il matrimoni o, ststa cos squallida, da venire del tutto rimossa. Ha la tendenza a spazzolar v ia la forfora dalla giacca del professore e rimuovergli pellicine antiestetiche; se non fermata in tempo, pu diventare pericolosa e mettersi a schiacciare punti neri. Si presenta al colloquio con sotto braccio una crostata di mele di cinquan tasei chili, sotto il cui peso la cattedra si schianta immediatamente. Carattere : v. Pinocchio di Collodi, cap. "Fata turchina". Archetipo del professore: Madre T eresa di Calcutta. "Lo sa, signora, che Luigi proprio un ragazzo sensibile?"

"Oss, fin da piccolino che doveva vederlo era proprio un batuffolo da tenerlo str etto al petto notte e giorno e infatti anche quando non avevo pi il latte lo spup azzavo al seno perch ci provavo gusto ed una volta una mia amica che non aveva po tuto avere un figlio mi ha chiesto se poteva anche lei dargli la tetta ed io la capivo poveretta e cos gliel'ho dato e doveva vedere come gli piaceva a Luigi ch p oi quando venuto su mi ha sempre aiutato e faceva da mangiare e lavorava perfino a maglia per stare con me certi golfini faceva che anzi gliene ho portato uno f ucsia da farcelo vedere guardi se non bello poi il primo giorno di scuola non vo leva lasciarmi e allora io sono andata dal maestro e lui che era una personcina per bene ha capito ed io da non credere ma ho fatto tutte le elementari con lui e poi anche un anno delle medie per non lasciarlo solo con quei bruti degli altr i bambini lui che era un angelo caduto dal cielo poi per ho dovuto lasciare perde re perch gli ridevano dietro ed anche se lui voleva la sua mamma io gli ho detto 'Luigi, ora che non ti fai pi la pip addosso da quando hai tredici anni non hai pi bisogno che la tua mamma stia sempre con te...'" "Quello che cercavo di dirle, signora, che suo figlio omosessuale..." "Grazie al cielo! Non verr nessuna donnaccia a portarmelo via!" Il "Guardi, che anch'io" Profilo umano: avvocato, sposato da trent'anni con una donna scelta per la sua m odesta estrazione sociale, e quindi facile da sottomettere; due amanti in citt se lezionate secondo un principio: devono essere sedi di frequenti convegni. Si pre senta al colloquio con sotto braccio la fotocopia di tutta la legislazione scola stica esistente. Carattere: sospettoso, accigliato. Archetipo del professore: pedofilo belga sfuggito alla giustizia del suo paese. "Non ci siamo proprio, signor Guiducci..." "Guardi che anch'io sono andato a scu ola, e lo so che i professori hanno le loro simpatie..." "Tutti questi strafalcioni di grammatica non c'entrano niente con le simpatie... " "Guardi che anch'io conosco l'Italiano, e so che una cosa sono i concetti, e l'a ltra quell'insieme di convenzioni grafiche che lei definisce 'grammatica'..." "Ma anche i concetti di suo figlio sono alquanto debolucci..." "Guardi che anch'io ho letto i suoi temi, e non capisco perch se certe cose le sc rive lui prende 3, se le scrive un poetastro dicono che un genio dadaista..." "I l problema che suo figlio manca di senso critico..." "Guardi che anch'io so freg are la gente con le parole, e so che se invece di 'mancanza di senso critico' us o l'espressione 'sincerit antiretorica', allora tutto cambia..." "Insomma, lei vuole sostenere che suo figlio scrive bene!" "Guardi che anch'io sono stato sempre bocciato in Italiano..." La signora disposta a tutto per il figlio Profilo umano: non occorre. Profilo fisico: 60-80-60 di 'curve'. Top-model calif orniana sposata con industriale locale dei tacchi a spillo. Attillata in complet o di boa australiano integro (la testa pende tra le scapole). Camminata emula di Wanda Sacher-Masoch, con tanto di doberman al fianco. Ogni sua espirazione svil uppa un potenziale erotico in grado di scaricare d'un colpo i pace-maker nell'ar co di duecento metri. (Individuato l'insegnante cardiopatico, spesso ottiene la promozione del figlio semplicemente minacciando di presenziare ai colloqui). Car attere: autrice del Codice Penale di Sodoma e Gomorra. Archetipo del professore: Charlie Brown. "Eeehhmm, dunque, grrunngg... molto caldo qui, vero?" "Oh S, professore. S. Ohhhh, che caldo!" "Ma che fa, si discinge? Cio...insomma...s i spoglia?" "Oh, no. solo un body di velluto. cos comodo. Ma poi, non vorr forse f armi credere che un uomo come lei non abbia contemplato ben altre nudit." "NON SI AVVICINI! Be', s, insomma. Suo figlio non conosce lene il Batino, e..." "Adulatore! Oh, ma come sono scomode queste sedie! Se lei permette, mi appoggio allo schienale perch certe posizioni che prendo a letto mi danno una sciatalgia.. ."

"Materasso non ortopedico?" "No, amante perverso...." "NON ALLARGHI LE GAMBE!! Gh...gh...gh" "Professore, si sente bene? Ma cosa fa l p er terra! Senta, se lei crepa, chi viene come supplente? Non sar mica una donna, vero?" La signora in crisi coniugale Profilo fisico (che riassume il profilo umano): si presenta con una scarpetta da ballo al piede destro ed una pedula da alpino al sinistro. Il rimmel per il con tinuo pianto ha formato una vallata carsica rossoblu tra occhiaia e zigomo. Viag gia con una valigia di kleenex. I capelli sono argentei sulle tempie, neri alla radice e rossi sulla punta, a causa di una terrificante mescolanza di tre fattor i: ansia, natura ed Henn. La pupilla quella del coniglio prima del colpo alla nuc a. I denti sono rossi e le labbra bianche (non dovrebbe darsi il rossetto mentre ha gli occhi irritati dal pianto). Carattere: non esiste. Archetipo del profess ore: Cary Grant in Io ti salver. "Si accomodi, signora. Vuole un caff?" "No, grazie. Oooohhh..." "Un valium?" "Mmmmgghhff..." "Un prozac? Non si disperi cos, la prego! Non vede c he i colleghi mi guardano come fossi Jack lo Squartatore?" "Ecco, anche lei ho disgustato! Tutti disgusto! Sono proprio imbranata. I miei f igli mi odiano, mia suocera non vede l'ora che muoia, mio marito, poi, dice che l'unica cosa che posso fare per aiutarlo stare con la bocca aperta e seguirlo co me porta-agenda. Non colpa mia se sono ansiosa, e quando qualcuno dei miei picco li cari esce di casa, io dopo cinque minuti chiamo i Carabinieri, dopo dieci min uti gli ospedali, dopo quindici minuti gli obitorii..." "Su, signora! Ecco, tenga un kleenex." "Ho qui la mia valigia, grazie. E non col pa mia se quando il figlio pi grande, che ha solo trentacinque anni, ha preso la metropolitana per arrivare fino al capolinea, io dopo un'ora non ce l'ho fatta p i ed ho telefonato a "Chi l'ha visto?" "E chi l'aveva visto?" "Dodicimila persone. Il conduttore del programma era arra bbiatissimo, perch hanno telefonato TUTTI. Il mio Marco sempre stato cos simpatico ...Poi, venuta fuori questa storia del divorzio..." "Be', comunque Filippo non sembra aver risentito della cosa...Ma cosa fa adesso, vuole annegarmi?" "Nella classe non c' Filippo, c' Nicola. Filippo si ucciso la s ettimana scorsa, dopo che abbiamo avviato le pratiche legali..." "Acc...che gaffe. Devo aver letto il suo nome sul giornale. Su, signora, mi perd oni. Ecco, tenga un salvagente..." "Ho qui la mia valigia, grazie." Il "Scusi se invado il suo campo" (Una farsa) Parte prima: L'affronto (Interno d i una scuola. Un'aula di ricevimento. Il Neurologo Marcelli entra con passo sped ito. Stringe la mano cordialmente al prof Giaccalone che, non appena lo vede, so lleva inavvertibilmente gli occhi al cielo). MARCELLI: Come va, professore! Beato lei che lavora solo diciotto ore alla setti mana. GIACCALONE (per cui quella frase equivale a "figlio di una mignotta", ma i ntimidito dall'illustre clinico): veramente ci sarebbero i compiti da correggere , i consiglicollegi, le lezioni da preparare... MARCELLI (che non ha sentito, pe rch non ascolta mai): Mass, bella vita, a contatto con la giovent. Niente pensieri. ..eterna adolescenza. Ma perch ha un occhio bendato? GIACCALONE: un petardo... MARCELLI: Scusi se invado il suo campo, ma mi spiega p erch ha saltato il canto XXIII dell'Inferno? Non crede ella che la continuit strut turale abbia un significato rilevante nella percezione della forma? Sa, anch'io fatto i miei studi di Estetica... GIACCALONE: se facevo anche quello i ragazzi h anno detto che mi facevano mangiare dalle formiche rosse... MARCELLI: Scusi se i nvado il suo campo, ma poi, perch non stabilisce un clima pi ludico in classe? Che diamine, sar stato giovane anche lei! Sa, anch'io ho fatto i miei studi di Ps icologia! (gli d una pacca sulla spalla. Si ode un 'crick', mentre Giaccalone ulu la per il dolore) GIACCALONE (ansando): la vecchia frattura procuratami in II F, dove mi hanno but tato dal secondo piano... MARCELLI: Scusi se invado il suo campo, ma non trova c he una bella gita all'Acquafan di Riccione risulterebbe pi gradita ai ragazzi di

quel mortorio di Pienza? Sa, da ragazzo ho lavorato in un'agenziaviaggi... Parte seconda: La vendetta (Interno di una sala operatoria. Cinque medici e due infermieri sono affaccendati su di un cranio aperto. Il prof Marcelli impartisce direttive secche e precise). MARCELLI: Resezione del tessuto cicatriziale... PRIMO MEDICO A DESTRA: Fatto, do ttore... MARCELLI: Rimozione dell'angioma per aspirazione controllata... SECONDO MEDICO A DESTRA: Procedura iniziata, dottore... MARCELLI: Voi conoscete quel tizio l, alla vostra sinistra? CORO: No, dottore! IL PROF GIACCALONE (travestito da medico): Scusi se invado il suo campo: non credo che la resezione del trigemino sia una terapia consigliabi le. Sa, anch'io leggo tutte le settimane Star bene... (Il prof Marcelli sviene. Il prof Giaccalone, tutto allegro, prende il bisturi e d opera al suo posto). PRIMO RICOVERO: IL PORTO DELL'ERMENEUTICA Un naufragio vicino ad Eolo sarebbe senza ritorno. Quando qualcuno ti affibbia u na maschera, infatti, v' la probabile evenienza che ti resti appiccicata per tutt a la vita. E le maschere tirano a fondo; abbrancano la psiche ai tentacoli inchi ostrati dell'inconscio. Sar quindi il caso di attraccare nel primo porto a portat a di chiglia, e preoccuparsi delle necessarie riparazioni. Da bravi carpentieri nautici, vediamo di ficcare il naso nei singoli pertugi dello scafo, prima di pr ocedere al setaccio del catrame. La falla nella logica La scuola rimasta legata ad un'interpretazione della 'logica' che perfino il dio egizio Toth dall'occhio di falco - archetipo dell'intellettuale moderno - avreb be trovato anacronistica. In un'epoca che, se ha scoperto qualcosa, proprio la c onfusione tra 'regola' e 'norma', esiste ancora, nell'insegnamento cosiddetto 's uperiore', la convinzione che la totalit dei fenomeni sia logica, soltanto perch t otalmente evidente. Peccato che la tanto esaltata razionalit scientifica vada in direzioni del tutto opposte. Ogni ricercatore che si rispetti ha esaltato, in qu esti ultimi cinquant'anni - da quando la bomba di Hiroshima ha indotto il sospet to che la linea interrotta del progresso provochi indomabili eruzioni cutanee, e ffetto dell'uranio - il paradosso come via regia alla comprensione della verit. J acques Monod, motore alquanto mobile dell'Istituto Pasteur, ha sottolineato la c uriosa circostanza per cui, in natura, centocinquantamila specie si siano estint e, pur possedendo requisiti molto pi adatti dell'homo (sapiens?) alla conservazio ne della vita. Il suo miglior collaboratore, Francois Jacob, studiando il sistem a di replicazione del DNA, ha osservato la dinamica per cui i cromosomi, al term ine di ogni catena di replicazioni, si uniscono in una catena a doppia elica che rende la ridistribuzione dei geni un fenomeno assolutamente stocastico: vale a dire: per sequenze casuali ed irripetibili. Dunque viene un sospetto: che quel miliardario americano ma di origine italiana con la mania di acquistare a peso d'oro lo sperma dei Premi Nobel, onde generare una nidiata di bambini prodigio, avesse fatto il Liceo Scientifico? Infatti, no n voleva polluzioni di letterati, sostenendo che "una lampadina molto pi utile di un romanzo". Certo: senza la lampadina, la sera, impossibile leggere romanzi. O vvero, secondo la vecchia logica formale: la lampadina sostanza, in quanto causa prima, ed il romanzo accidente, in quanto causa seconda. Senza contare che, non appena calano le tenebre, senza lampadina, il romanzo non c', in quanto io non l o percepisco, e, siccome "esse est percipi", "essere venir percepiti", come dice va Berkeley... Ma questo un altro paio di maniche, e mi serviva solo per introdurre un problemi no ben noto dai tempi in cui lo enunci quel pazzoide di Wittgenstein, dopo due an ni di ponzamenti in una casupola di legno sospesa su di un fiordo norvegese che

sembrava la capanna di Chaplin ne La febbre dell'oro: "Il linguaggio afferma sol o se stesso." Che una grande verit, perch delle grandi verit ha le due caratteristi che: 1) Dopo averla enunciata, sembra ovvia. 2) Uno sventurato che, ritenendola ovvia, la volesse dimostrare, dovrebbe concen trarsi cos tanto, ma cos tanto, da doversi costruire una casupola di legno sospesa su di un fiordo norvegese, e... Se poi non sopporta la solitudine, pu sempre portare con s il cavallo Hans, che ce rto gli sarebbe di molta utilit nel suo tentativo di scoprire la logica del lingu aggio. Conoscete Hans? Hans era un cavallo da circo, ma d'un tipo particolare: i ntellettuale, posato, poco amante dei nitriti e degli strepiti, Hans, nel circo, stava perfettamente immobile al centro della pedana. La sua bravura consisteva nel riuscire a risolvere, contando con lo zoccolo destro - dal che, si deduce, i cavalli hanno il centro del pensiero astratto nell'emisfero sinistro, si precip it subito a dedurre un asino di biologo - le pi complesse operazioni numeriche pro poste dallo spettabile pubblico. E ci riusciva sempre! La faccenda dur per anni, finch qualcuno non invent la psicologia comportamentale, e si scopr che il cavallo, d'animo sensibile e molto affezionato al suo padrone dalle tasche sempre gonfie di zollette zuccherine, reagiva al bench minimo segno di costui, fosse pure un o cchio sbarrato od un respiro pi affannoso. Quando aveva contato per bene, il padr one sbatteva gli occhi, ed il cavallo si fermava. La triste morte di Hans, avven uta per coma glicemico quando non aveva ancora vent'anni, a noi insegna due cose : 1) Non bisogna esagerare con gli zuccheri. 2) Se intendete mandare un bambino al liceo scientifico, chiamatelo Hans. La falla nell'epistemologia Non so cosa ne pensate voi, ma a me, le parole difficili, piacciono. Distanziano i concetti importanti, perch universali, dalle cose terra-terra di tutti i giorn i. Inoltre, ci espropriano del diritto di nominarli, il che, dato che noi uomini siamo sempre piuttosto superficiali, e nominare una cosa significa possederla, ci costringe ad usare, nel maneggiare certi concetti, una cautela particolare. ( Se vi dicono "da' una martellata qui" nessuno di voi si sgomenta, a meno che sia orbo e tema di sparare sul suo prossimo una martellata sull'alluce; se per qualc uno vi dice "per favore, avvia il ciclotrone per la fissione dell'acqua pesante" vi sentite autorizzati ad una certa cautela. Eppure la cosa ancora pi semplice: basta tirar gi una leva!) Dunque: cosa sia la logica, ho appena cercato di argome ntare che impossibile saperlo. Quanto all'epistemologia, il problema, grazie a D io, non si pone. Infatti 'epistemologia' vuol dire 'studio delle opinioni'. Allo ra - voi dite - almeno qui, siamo a posto. Lo eravamo, finch non entrato in scena Kripgenstein, che si chiama come lo scienziato pazzo di un B-movie, e trascorse l'intera vita a dimostrare come, in realt, ogni logica sia una forma di epistemo logia. Ovvero: ogni norma, lungi dall'essere una verit, solo una convenzione. Prendiamo una norma semplice: l'addizione. Se riusciamo a sommare cifre molto co mplesse, non perch abbiamo imparato a memoria tutte le somme, ma perch conosciamo la regola in base a cui fare tutte le somme, no? Quindi: tutti, di fronte ad una somma data, se conoscono la regola, daranno lo stesso risultato. Basta farne la prova. Per: sfortuna vuole che una regola, per essere norma, debba avere valore universale, e quindi valere per tutti i casi esistenti in natura (valore=valere) . E chi mi dice che qualcuno, dopo aver considerato una sequenza di numeri come 2-4-6-... a ragione 2, superata la soglia dei diecimila, non si metta a costruir e sequenze a ragione tre? E allora avremo: 9.998-10.000-10.003-10.006-... Anche questa una regola, no? Se tutti l'adottasse ro, diventerebbe una norma. La norma dell'addizione quindi tale perch tutti noi n e abbiamo adottato una regola. Il che vale a dire: ogni norma l'interpretazione soggettiva di una regola. O per essere pi esatti: una norma, per essere assoluta, deve essere vera per tutti i casi per la quale la si formulata. Ma siccome il n ostro campo di osservazione la natura, ed i casi sono infiniti, ogni norma non p u che essere o assolutamente da dimostrarsi o assolutamente relativa. Ed ecco tou

ch la logica. Naturalmente, si pu sempre spostare la questione su di un piano etic o, e dichiarare che Kripgenstein era matto. Il processo educativo consiste propr io in questo: nello spostare su di un piano etico ci che pertiene al piano logico , badando bene di evitare le sabbie mobili dell'epistemologia. Oddio, va a finir e - per restare nell'etica - che ogni educazione , quindi, immorale! La falla nell'etica a buon diritto che ogni insegnante viene definito un 'educatore'. Infatti lo sco po del suo operare quello di ridurre l'infinit complessit del possibile alla quiet a linearit dell'ovvio: ovvero all'insieme di ci che viene socialmente accettato. N elson Goodman dedic la sua vita a dimostrare questo assioma, fino a giungere alla conclusione che ogni linguaggio un sistema autoreferenziale: cio capace di avere senso solo come sistema chiuso. Che ne direste di un tizio che, di fronte ad un a vostra confutazione, reagisse con questo monologo: "Ho forse io ragione?", "ce rto, io ho ragione!" - probabilmente, che pazzo. Bene: ogni volta che parlate, v oi non pronunciate altro che questo monologo. Dietro a Goodman - che tanto 'buon uomo', come suggerisce il cognome, alla fine, non pare proprio, diabolico com' si profila ancora una volta Wittgenstein, la disperazione di Cambridge, colui c he fu in grado, con le ottanta pagine del suo Tractatus, una leggera goletta da corsaro, di far naufragare il massiccio galeone analitico-deduttivo di Russel e Whitehead. Wittgenstein il Francis Drake della filosofia del Novecento. Come didatta, poi, era un fenomeno. Faceva lezione in camera sua, spesso in vestaglia. In due ore, pronunciava s e no due frasi. Infatti la sua concezione dell'insegnamento aderiva a tre assiomi: 1) Bisogna parlare solo quando si ha qualcosa da dire. 2) In ogni istante la realt cambia, e quindi cambiano le cose da dire. 3) Finch non ci si riflettuto a fondo, non si pu sapere se le cose che saltano in mente sono o no cose da dire. Siamo agli antipodi rispetto al pensiero accademico, che sistematico, e quindi n on dice nulla. Neanche le due frasi di Wittgenstein. Del resto, che Wittgenstein fosse un rompiscatole, Russel lo intu quando quello gli present il suo primo lavo ro, chiedendogli un giudizio, con queste parole: "Lei mi deve dire se io sono un filosofo, perch, se non lo sono, diverr aviatore." Dal che si deduce che Russel d oveva essere un filantropo. Aveva infatti compreso che Wittgenstein, appena entr ato in possesso di un aereo, si sarebbe schiantato sulla prima catena montuosa i n rotta di collisione, argomentando che "l'espressione usata dalla torre di cont rollo: 'catena montuosa', una semplice convenzione linguistica, piuttosto che un 'evidenza fattuale." Secondo me, avesse immaginato, Russel, quel che il giovin f ilosofo gli avrebbe combinato a Cambridge, avrebbe fatto la colletta tra i profe ssori per comprargli uno Stukas. Bei tempi, comunque, quelli di Wittgenstein. Molto lontano da Cambridge, a Zurig o, in quello stesso principio del Novecento, Jung lavorava all'ospedale psichiat rico cantonale, cosiddetto per le 'cantonate' prese dai suoi primarii, la pi gran de delle quali era il seguente assioma: "Ci che dicono gli psicotici non ha senso ". Ahi! Ch questo ci porta alla differenza tra senso e significato! Infatti l'ass ioma va corretto in questo modo: "Ci che dicono gli psicotici ha senso, ma non ha significato". E siccome non voglio fare l'educatore, la differenza non ve la di co, perch la potete ben immaginare da quanto vi ho detto fino ad ora. Comunque, J ung stup tutti quando cominci non solo a capire i deliri schizofrenici, fino ad al lora detti 'insalata di parole', ma anche a conversare con i pazzi. (Che poi la faccenda del 'senso' al posto del 'significato' ce l'abbia cacciata in tutte le sue teorie, come la rucola nella cucina rustica, credo abbia a che fare un po' c on la questione dell'insalata e un po' con quella delle parole). Ma neanche Jung la chiave per risalire alle origini di questo discorso. La chiav e di tutto sta in due nonne: la nonna della mia amica Monica, e mia nonna Joland a. Entrambe erano affette da un'arteriosclerosi terminale che le aveva rese filo sofe (essendo la vera filosofia un interrogarsi sull'ovvio, non ci vedo niente d i strano; non per niente Kant mor di arteriosclerosi). La nonna di Monica, dal su

o letto di degente, ululava di tanto in tanto: "Le galline! Le galline!". Tutti la rassicuravano del fatto che, nel suo letto, di galline ce n'era manco l'ombra . Ci volle un bel po' per capire che le galline erano le pieghe del lenzuolo, ch e le davano, giacendo, fastidio al sedere. Che era accaduto, dunque? Che la nonn a di Monica, incolta com'era, in tarda vecchiaia era diventata poetessa. Scrivev a poesie filosofiche paragonabili a quelle del grande e.e.cummings (essendo mode sto, non sopportava le maiuscole). "A tarda notte/ quando le mie terga s'adagian o/ del sonno alla soglia/ la mia pelle sussulta esangue/ sentendo i becchi di mo rte/ come puppular, nel letto, di galline": questa una poesia. "Aiuto, nel letto ci sono le galline!": questo il delirio di una pazza. Ma se c' una differenza tr a le due frasi, si tratta solo di una differenza etica... Mia nonna Jolanda si era invece dedicata pi intesamente all'ermeneutica. Ogni tan to, nel cuor della notte, svegliandosi s'infuriava contro quello sconosciuto che s'era insinuato furtivo nel suo letto, certo nel proposito di violentarla. Natu ralmente, si trattava di suo marito, che dormiva con lei da cinquant'anni. Mia n onna, insomma, praticava attivamente l'ardua disciplina dell'epoch, la sospension e del significato, secondo la quale ogni fenomeno unico e irripetibile, e va val utato nella sua singolarit. Ci sono filosofi che hanno chiamato questo modo di ve dere il mondo 'fenomenologia', e ci hanno costruito sopra una gloria imperitura (Husserl). Scrittori che hanno posto questo principio a fondamento di tutta la p ropria poetica (in Joyce: 'epifania'). Invece, se la stessa cosa la tenta una po vera vecchia, chiamano lo psichiatra! Cultura senza etica. Cultura senza giustiz ia. Quante acque turbolente in questo porto! Pensare che ha un cos bel nome: 'erm eneutica': 'arte di cercare'. Che , infatti, tutta la cultura, se non l'arte di c ercare? Peccato che qualcuno, qui, bleffi. La gente del porto di tutte le risme, talvolta malfida. Qualcuno nasconde il sassolino dorato nella tasca, e poi, dop o un po' che se ne va su e gi per le calli, "eureka, eureka!" urla. E come puzzan o, questi falsi ermeneuti! Si vede che nella vasca di Archimede non ci sono mai entrati. LA BIBLIOTECA DELLE SIMPLEGADI Scaffale basso Prontuario di temi per insegnanti (aggiornato sulle nuove metodologie ed articol ato per caratteri) i) Per caratteri maniacali "L'arte del Foscolo, pur permanendo all'interno di un 'evidente compatibilit con gli archetipi della maniera classicista nel rigore for male con cui la fattivit del discorso non esula mai dal Dasein dell'oggetto per f arsi Weltanschauung, forza i sintagmi mediante cui la poesia, pi che fare poetico , diviene ricreazione mitopoietica, attraverso la stupefazione per cui omoteleut i, sineddoche e iperbati deviano la falsariga dell'altro-da-s nella visionariet de ll'unheimlich freudiano, per tacere del degr zero de l'criture agitato dai morfemi risalendo i quali il logos attraverso l'epoch si fa mythos, e il cosmo ritorna a d essere caos. Partendo da questa generica falsariga, l'allievo sviluppi il prob lema con maggiore ampiezza di categorie analitiche e pi specifica precisione erme neutica". "Prof, nelle quattro ore che ci d, facciamo in tempo s e no a capire il testo." "Non capisco perch vi preoccupate tanto. Una volta capito quello che c' scritto, b aster che facciate una croce sulla casella al centro del foglio." "Quella dove c' scritto 'sono perfettamente d'accordo'?" "Quella." ii) Per caratteri narcisistici "'M'illumino d'immenso' (Ungaretti). 'Implodo di positronica entropia/ nei buchi neri del tuo corpo a spirale/ avviluppato' (Giac ometti). Confrontando questi due testi, l'allievo spieghi perch il secondo tra lo ro risolva ad un livello pi elevato di pregnanza semantica e icasticit espressiva gli spunti pallidi e sfocati del testo di Ungaretti, cos inesatto nella sua rinun cia ad ogni 'geodesia dell'immaginario', quale il famoso critico Rovigotti-Bon h

a definito il lavoro di bulino sulla pelle del senso di Gerberto Giacometti, aut ore di Biscrome Onanistiche, da cui il succitato testo tratto." "Prof Giacometti , possiamo guardare Ungaretti sull'antologia?" "No. Per ho qui con me un opuscolo di quaranta pagine con tutti i premi che ho vi nto. Ogni dieci premi che citate, avrete un voto in pi." "Prof, guardi che la prima comunione non un premio." "Cosa? Ma se mi hanno anche dato la medaglietta-ricordo... E la vaccinazione ant ivaiolosa, allora?" iii) Per caratteri sadico-anali "Dopo aver ben provato su di un foglio di brutta la penna a biro, per verificare che la sua sferetta non perda inchiostro e non possa quindi rovinarvi il lavoro, sovrapponete due fogli protocollo precedenteme nte acquistati in modo da evitare le irregolarit ortografiche dovute alla superfi cie dura del banco, quindi piegate in due il primo foglio cos da ottenere due col onne di approssimativi 15 centimetri, la cui larghezza deve essere identica dal punto di vista di un osservatore immaginato di fronte ad esso in modo che il suo naso formi una bisettrice di novanta gradi con il triangolo costruito sui lati maggiori del foglio. A questo punto potete cominciare il lavoro." "Prof, scusi, ma di cosa dobbiamo parlare?" "Biliotti, fa vedere? Ma tu usi una stilografica! Maledizione; ora mi tocca inventare una traccia nuova apposta per te! Allora scrivi: 'dopo esservi assicurati che il canaletto di deflusso dell'in chiostro non presenti ostruzioni...'" iiii) Per caratteri paranoici "Siete insegnanti in un liceo statale, e scoprite, a poco a poco, cogliendo isolati segni nel muro di silenzio ed omert che impregn a di s il sinistro edificio, che in atto un complotto per togliere di mezzo la vo stra persona. Infatti, l'ultimo giorno prima della vacanze di Natale, il Preside vi regala un'agenda che al contatto con le vostre mani sviluppa un acido corros ivo; la barista vi avvelena il caff con succo di psicocillibe, un fungo messicano che avvelena senza depositarsi nel sangue e che all'aspetto sembra Aspartame do lcificante; i colleghi, con la scusa di amichevoli pacche sulle spalle, vi piazz ano addosso microscopiche cariche di tritolo. Tornati a casa, la televisione vi annuncia che i marziani, sbarcati in gran segreto sulla terra, hanno assunto le sembianze dei vostri parenti, colleghi ed amici. In quel mentre entra nella stan za quella che voi intuite subito non poter essere vostra moglie, anche se sembra lei. Che cosa fate?" "Che bello, prof: finalmente un tema di fantascienza..." "S, Girardi; ma perch mi guardi cos fisso?" "Oh, niente; guardavo quella macchiolin a di sangue che ha sul polsino destro..." "Sempre il solito importuno, Girardi! Io mica ci faccio caso, a quelle tue orecc hie verdastre e puntute!" iiiii) Per caratteri pedofili (solo per le scuole elementari) "Descrivete la dif ferenza tra la 'micetta' e il 'trottolino' quale si venuta in voi evidenziando d urante il bagnetto con il vostro fratellino la prima volta che lui ha voluto acc arezzarvi le cosine che non si dicono. Quindi raccontate tutte le avventure del trottolino alla ricerca della micetta nel tunnel nero e rosa della vostra infanz ia..." "Prof, e noi maschietti, che la micina non ce l'abbiamo?" "Voi, per non stare con le mani in mano, potreste far girare il trottolino. Ades so vi faccio vedere come si fa..." iiiiii) Per caratteri depressivi "Perch Leopardi non si suicidato? Perch il nonsen so differisce dal nulla in quanto non pu esser neppure pensato? Oppure perch il su icidio, in quanto atto volitivo, in realt un'espressione di slancio vitale? Se ve ro che muor giovane chi al cielo caro, il fatto che io sia giunto a cinquant'ann i un segno dello sfavore che Dio ha voluto fosse l'insegna della mia vita? Che s enso ha dire 'vita', quando questa parola richiama, per naturale e necessaria si mmetria, la parola 'morte'? E infine: qualcuno di voi ha un Prozac, che senn mi s paro qui e dopo i bidelli si lamentano perch devono pulire?"

"Prof, Prozac si scrive con la kappa?" Scaffale alto Materiali didattici Chimica Una scatola di sette provette, contenenti, nell'ordine: 1) Due grammi di acido solforico mescolati con un grammo di uranio sufficiente a provocare un'esplosione nucleare pari a duecentotr volte quella che distrusse Na gasaki. La provetta il risultato di uno scambio di risorse con l'high school 'R. Oppenheimer' di Los Alamos, USA. Sopra c' un'etichetta con su scritto: "reazioni chimiche ottenibili per riscaldamento del composto". 2) La pip del prof Valecchi, che la settimana scorsa doveva andare a fare l'esame delle urine, perch da un po' di tempo cos distratto che forse ha il diabete. Sopr a c' un'etichetta con su scritto: "essenze aromatiche". 3) Un chilo di cannabis di propriet dell'alunno Cerquetti, sorpreso dal tecnico d i laboratorio mentre si rollava in pace l'ennesima canna. Sopra c' un'etichetta c on su scritto: "cazzo mi prende un casino". 4) Cento grammi di oro purissimo che il prof Valecchi crede sia pirite. Sopra c' un'etichetta con su scritto: "polizia giudiziaria: refurtiva del colpo alla gioi elleria Bigonzi". 5) Un pezzetto di feci del prof Valecchi, che da un po' si sente niente bene, e tiene il cassetto del laboratorio in totale disordine. Sopra c' un'etichetta con su scritto: "che schifo". 6) Un frammento di meteorite contenente germi attivi del virus extraterrestre Fa lcidians, incurabile e capace di propagarsi a contatto con l'aria. Sopra c' un'et ichetta con su scritto: "non tappare. Pericolo di muffa". 7) L'indice del prof Valecchi, che da un po' di tempo cos distratto che l'altro g iorno ha chiuso di scatto il cassetto del laboratorio senza prima togliere la ma no. Letteratura Alcuni volumi. Specificamente: 1) Il tomo vigesimosettimo della Linguistica Comparata del Tommasi-Cattano, quel lo con la lettera 'W'. Gli altri volumi se li sono fregati i professori. 2) La Storia Illustrata di Faentino, in quindici volumi, del Mattioli, noto stor ico locale, che ha coronato la sua brillante carriera diventando di recente pres ide dell'istituto. 3) Sedici edizioni dei Promessi Sposi in quarto, del peso complessivo di trecent osei chili, tutte intonse, e causa, per il malaugurato cedimento del ventiquattr esimo scaffale dal basso, della prematura scomparsa della prof Mainardi, lo scor so anno. 4) Un prezioso codice miniato della Divina Commedia, di inestimabile bellezza, m a purtroppo mutilo, visto che contiene solo la lettera 'N' ("Nel mezzo del cammi n...") illustrata su duecento pagine, con santi, madonne e angioletti su sfondo dorato. 5) La Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni. 6) L'Infame storia della colonna: un pamphlet sagace e brillante, opera del Matt ioli, contro l'erezione di una colonna di sostegno al ventiquattresimo scaffale dal basso, imputata di "turbare l'armonia di proporzioni della nostra bella bibl ioteca". Infatti la colonna non venne eretta, sulle conseguenze della qual cosa v. 3. Anatomia Alcuni modelli. Specificamente: 1) In un vaso sotto formalina: la gamba sinistra del prof Valecchi, che si disin fett un taglio superficiale rovesciandovi sopra il contenuto della provetta n.1, di cui v. supra. 2) Dentro l'armadietto di laboratorio, prima anta: lo scheletro del tecnico di l aboratorio Giampieri, rimasto chiuso nell'armadietto nel mentre ne aggiustava la

serratura il trenta giugno, data di chiusura estiva dell'istituto. 3) In un vaso sotto formalina: il feto al settimo mese dell'allieva Amidei, che non voleva far sapere a nessuno di essere rimasta incinta. 4) Una zucca usata nell'istituto gemellato 'R.Oppenheimer' di Los Alamos, USA, p er la tradizionale festa di Hallowen, da poco impiegata per le lezioni di biolog ia al posto del teschio del tecnico Giampieri, per l'opposizione della di lui mo glie. 5) Dentro l'armadietto di laboratorio, seconda anta: lo scheletro della donna de lle pulizie Baldrati Concetta, che il trenta di giugno aveva sentito dei colpi e delle grida venire dall'armadietto del laboratorio. 6) In una cassa con su scritto 'fragile': i polli ruspanti del preside Mattioli, che comincia la giornata con un ovetto sbattuto, ma in casa non ha il posto per tenerli. SIRENE: LA LEZIONE DI ITALIANO Il giorno 25 febbraio di un anno bisestile, alle ore undici e un quarto del matt ino, l'alunno di terza liceo Alati Telemaco scopr che il tempo di Leopardi era ve nuto. Ammirando l'acume della prof Mastroianni quanto al tempo dei poeti, si com piacque di come non gi le nove e quattordici del 23 gennaio, o un qualsiasi istan te tra le nove e le nove e trentatr di un 12 marzo potesse mai essere il tempo de ll'avvento leopardiano. No; Leopardi, al suo virgulto animo, poteva essere felic emente ammannito solo allora: alle undici e un quarto di un 25 febbraio bisestil e. N quella era l'unica destrezza della Mastroianni: ella aveva intuito che l'avv ento di Foscolo poteva stare solo in un 13 dicembre, tra le dieci e le dieci e u n quarto, mentre il patriarca Manzoni s'era asserragliato nelle dieci meno dieci di un 8 gennaio, n pareva intenzionato ad uscire. Con voce pastosa la prof princ ipi la tiritera in replica permanente, con occasionali varianti dovute alla fallo sa memoria della sua senescenza. La vita dell'autore prendeva al solito un'inter a lezione, ignara com'era, la Mastroianni, della sintesi che in punto di morte S tendhal, che di scrittori se ne intendeva, fece della propria: "vissescrisseam". Veniva poi la Poetica, che l'arte di far di uno scrittore - che tale perch con le certezze ci combatte a polisillabi - un filosofo logico. Qual la visione del mo ndo sottesa all'intera opera di Leopardi? O per meglio dire: se davanti a me c' u na vacca, ed io chiudo gli occhi, la vacca, per ci, continua ad esistere? Be', pe r esempio, potrebbe muggire...Ed eccoci di fronte ad una Poetica. Leopardi non m uggiva, e la sua Poetica, allora, si poteva riassumere in un assioma: il gobbo n on stava niente bene, e quindi sperava di morire, nell'attesa della qual fatalit discettava sulla morte con la grave proposopea di un enologo al sorseggio del su o favorito Beaujolais. Leopardi era infatti un depresso, e qui l'Alati si rammem or del padre depresso, e delle lunghe ore in cui quegli se ne stava ormeggiato al la poltrona, impugnando il polso nell'attesa confortante di un'angina pectoris s empre ahim pi improbabile. Eppure suo padre non scriveva canti n operette. I depres si non son tutti uguali: era l'unica conclusione possibile. Ma non c'era tempo p er almanaccare, ch gi era l'ora della Parafrasi: "Sempre caro mi fu quest'ermo col le / che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude..." Parafrasi: " il poeta asserisce che sempre caro gli fu quest'ermo colle che da tanta parte de ll'ultimo orizzonte il guardo esclude: e per dire quest'elementare verit spezza l a frase in pi parti, lasciando sulla pagina spazi bianchi, oltre che inutili, eco logicamente discutibili, dato il ricavarsi della cellulosa dalla midolla degli a lberi". Per sull'Analisi Stilistica l'Alati avrebbe messo la mano sul fuoco: si poteva fo rse negare l'oceanica immensit di quel "sempre"? La tonalit carezzevole di quel "c aro"? La sferzante drammaticit di quel "fu"? L'arcaismo straniante di quell'"ermo "? Il naturalismo disfatto di quel "colle"? L'occlusiva immanenza di quel "tanta "? Il tremendo incombere di quel "parte"? Si poteva poi immaginare, l'Alati, com e quello sfrangiare il testo avesse per effetto di non poterne pi cogliere l'insi eme della struttura, e dunque trasformare il volo dell'airone in un movimento an chilosato di rotule pennute? No, certo. Quella era poesia: che c'entrava, dunque

, la bellezza? Era come con le ragazze. Era bello, posato lo sguardo sull'osso m axillo-facciale di una compagna, ravvisarne il vibrare del velopendulo, il rotea re del cristallino, lo squamarsi dell'essudato dermico intorno alle pinne del na so, l'imbizzarrirsi del trigemino ed il movimento sussultoriodesultorio del diaf ramma! Ah, veramente la bellezza un inconsapevole rapimento dei sensi! Ma subito la voce della prof Mastroianni disperse i mulinelli della fiction. "Che fai, Al ati, fantastichi? Qui siamo a scuola. Si fa Letteratura, mica Poesia!" Fu a quel punto che sulla spalla della prof si appollai una Sirena. Non era un gr anch: aveva la faccia di cartapecora muffita, gli occhi tumefatti di sineddochi e d entinemi, la fronte bombata di voluminose editio princeps; le mani, poi, erano tutte un rigogolo di punti esclamativi, e "eddiobono - diceva - ma quando la sm etteranno di farmi il controcanto con le stilografiche! Ho le pupille che mi bar luccicano di rime baciate; le orecchie, poi, son tutte un Ab-ab-bc. Venendo qui, mi son beccato un trimetro giambico sul collo che me l'ha fatto come quello di Atlante. Ess che dovrebbero saperlo, che se non ci fossi io a volare sulle parole , quelle se ne starebbero inchiavardate nella pagina pi dritte di Scilla e Caridd i! Ma - dico io - vi rendete conto del miracolo che sono, quelle parole? Dal sen timento al pensiero, e quindi all'immagine: tutta una vita, tutta l'esperienza d i un uomo; i suoi desiderii, la sua solitudine...oceani di tempo, clausure di se nsibilit dentro al chiostro della fronte, da cui nessuno di voi mortali pu evadere . E poi: tutto, tutto cola dentro...una folgore, un nembo lucente di Apollo? No: una parola. Ma che cos' una parola? Un vestito gi indossato da tutti, e che d'imp rovviso ritorna nuovo, ed aderisce alle forme del pensiero - di quel pensiero come ce l'avesse tarato sulle chiappe il Sarto dell'Universo. E se queste parole non attivano in chi legge un identico, ma inverso processo, il sarto che fa? Ra mmenda i cenci di Arlecchino? Immaginare, bisogna. Che il discorso si rifaccia i mmagine. Un oceano di immagini in libero caracollare tra le menti adolescenti. E guizzi, e schizzi di spuma! Anche se, alle volte, dove sguazzo io, gli schizzi son puzzolenti. colpa di tutti quei vostri commenti, ed esegesi. Si aggrumano su lle acque pure, e poi si raggruppano, ed al primo fiat si solidificano in stronz i. E il pi stronzo di tutti lo Stronzo della Nobilt (che, tra l'altro, ha proprio la puzza sotto il naso). Mass: tutte quelle vostre vite di poeti! Il poeta colmo di alato sentire, la sua nobilt di schiatta illustra l'umana semenza. La scemenza , dico io! E non lo dite mai, che Leopardi mor di indigestione per aver mangiato troppi gelati. E che, se non aveva successo con le donne, non perch era gobbo. Il fatto che Leopardi puzzava. Non si lavava. Lo disse l'angelicata Targioni-Tozze tti - che con quel nome, doveva essere racchia di certo - ad uno dei primi biogr afi. poi cos scandaloso che la carne e lo spirito non siano, nell'uomo, in simbio si? Che tra l'assurdo e il sublime non ci sia che una parete di vetro? Che gli d ei antichi ridessero? Se lo potevano permettere, di ridere, erano immortali! Ma per il resto, erano collerici, sensuali, cornuti e ladri come gli uomini. E ques to vostro Leopardi, invece? Voi dite che immortale. E allora, perch tutto questo magone? Dico: ma rende cos tristi la poesia? E allora perch la volete cacciare nel la testa a suon di votacci a questi per ora entusiasti fanciulli? Il fatto che s iete voi, quelli tristi. E sapete perch? Perch vi piacerebbe saper scrivere poesie intense e perfette, degne di dare senso alla vita, come quelle del Leopardi. Ma non ne siete capaci. Di qui la vostra tristezza, che corruccio, e diventa prest o invidia, e questa invidia voi la schiantate sul povero gobbo, che una volta sc risse: 'mai mi sentii pi felice, mai il tempo fugg con pi beatitudine delle ore che passai nella composizione'. Perch la poesia d senso alla vita; questo il suo unic o scopo..." ma qui la Sirena si dovette interrompere, in quanto la prof Mastroia nni, in ragione del suo discorrere sboccato e incline al turpiloquio, la sospese dalle lezioni per tre giorni. Alati invece venne interrogato in Foscolo, e qui la marea, precipite sulle scogl io delle Ovviet, si sfrangia, e le acque pure della verit storica marezzano a dest ra il sincero flusso di coscienza adolescente, mentre a sinistra refluiscono le trombonate ad usum professori, agglutinandosi intorno ai carcinomi estetici del critico, che un tempo fu nume all'impubere prof Mastroianni, come in acque satur e un precipitato chimico s'addensa su di un granello di sale certo non pi grande

del cerebro di quel solenne critico ("sullo sbocciare dei sedici anni, la capigl iatura fulva, l'occhio infiammato di pathos e vigoroso sdegno, Foscolo s'assidev a tra i suoi coetanei come forza indomita della natura. La sua lingua proclive a llo scherno e la tenerezza lo faceva tiranno, in quel consesso, di rorida facond ia, e terribile, quanto sapida, eloquenza"; o qualcosa del genere). "Vide il Foscolo la luce nell'ellenica Zacinto, ubertosa di memorie care agli an tichi dei e gli eroi, cui il Mediterraneo mare fu insieme coscienza della mortal it, ed aspirazione al suggello eterno dello spirto... (Ai tempi del Foscolo, Zacinto era uno scoglio popolato di capre e rfani tossici. La miseria era tale che la gente, finite le prime, cominciava a rimpinzarsi dei secondi, aggravando il lavoro del dott. Foscolo, padre del poeta, che infine ne mor, lasciando il piccolo Ugo quasi del tutto analfabeta, padrone com'era del so lo dialetto nativo: il pi bastardo dialetto della Grecia). "Gli affetti famigliari temperarono la rustica primavera dell'indomito fanciullo : la madre operosa e devota alla prole, il fratello amatissimo, la cui morte per tragico caso segn pi d'ogni altra procella l'incedere di Ugo alla luce delle lett ere..." (La madre, ancora giovane, ebbe pi amanti nell'isola che debiti, e s che di debiti il dott. Foscolo, impenitente giocatore d'azzardo, ne aveva lasciati a profusio ne. I bambini crebbero con una fame da Polifemo, forse il primo personaggio mito logico cui Foscolo guard con simpatia, visto che, se voleva conservare un po' di stima per la madre, doveva di continuo chiudere un occhio sulle sue imprese erot iche. Il fratello, per risollevarsi dalla miseria, ripercorse le vie del padre. Con gli stessi risultati, visto che si dovette suicidare). "Dopo il lutto dell'acerbo virgulto fraterno spezzato, la madre ravvis in quel vi spo occhio filiale il lampo del genio. Ecco: ha deciso: Venezia, dall'alto dei s uoi mille anni, guarda ad Ugo come il restauratore della perduta classicit medite rranea. Il viaggio lungo, la vita grama, ma tosto le prime porte si aprono, dive lte dai cardini loro pel potere che sempre la parola alata, madre di venti impet uosi, riserv al genio..." (Il primo personaggio cui Foscolo, giunto a Venezia, si rivolse, fu Vincenzo Mon ti, noto per aver inneggiato a Napoleone dopo la battaglia di Jena ed agli Austr iaci dopo Campoformio: il pi sterile, servile e insincero poeta della storia ital ica insegn ad Ugo i frutti del mestiere. Nel frattempo il giovane rompeva le tasc he a tutto lo Studium padovano, trascorrendo notti all'addiaccio nell'attesa che Ippolito Pindemonte, esasperato, gli aprisse la porta di casa. Infine ebbe un'i lluminazione: non doveva corteggiare i poeti, ma le loro donne, chiavistelli del loro cuore. Fu cos che cornific l'intero Who's who delle Serenissime lettere, giu stificandosi poi col dire "i sommi poeti non ponno che ammogliarsi con donne di somme virt, che io, amando, stimo, e stimando rendo agli sposi loro gran servigio "). "I suoi primi componimenti rivelano la lunga distillazione del linguaggio dagli esempi classici, la perfetta prospettiva, la lunga frequentazione del suo giovan e cuore con uomini e cose, la risoluzione della platonica mania in una scansione d'olimpica giustezza..." (Le Odi tengono, nella storia della nostra letteratura , il posto che hanno ad Hollywood certe stagionate sexy-star: sono tutte un lift ing, con il silicone che pende dagli endecasillabi a mo' di pennone della Tortug a nei film di Errol Flynn. Oltre tutto: una dedicata all'amica miracolosamente s campata ad orribile morbo, l'altra all'amica caduta da cavallo. Non che il Fosco lo, alle sue amanti, portasse un tantino di sfiga?) "Infine le patrie armi, il richiamo delle libert, lo incitarono alla pugna. Ed la campagna al fianco del Bonaparte; le stazioni di Bologna e Milano, le eroiche a zioni che gli portarono medaglie ed amori di donne sensibili al tumulto dei temp i..." (Ch poi, se invece di scapparsene arruolato come il tenorino in un'opera di Doniz etti per evitare le bastonate dei Pantalon becchi, si stampava in testa un po' d i lessico...Infatti l'italiano, Foscolo, lo aveva imparato a balzelloni tra i pu risti, ed i verbi erano del Cinquecento, e le parole del Trecento, ed i soggetti eran mitici, e l'intero insieme era come la bagnacauda quando le verdure si lar dellano intorno alla sfoglia, ed un grammo di intingolo farebbe affondare una po

rtaerei. Da soldato, Foscolo nessuno sapeva da che parte stava. Comunque sempre lontano dalle postazioni di combattimento. Siccome aveva la favella presta, racc ontava mirabilie degli scontri, ma non c'era mai stato. Con lui nacque la radioc ronaca in differita alla Sandro Ciotti.) (.........) "Infine, esausto della tempra guerriera e fatto sazio dell'alma musa, aduggiato dalla meschina virt italica, volle emigrare, e nell'algida Albione sparse a piene mani i tesori delle italiche lettere - della cui storia fond la scienza - ai ret rivi e indegni Inglesi, che lo compensarono con la miseria e l'oscurit, nelle cui braccia spir pur col sorriso dell'Immortale..." (Non si sa bene perch se ne fugg a Londra, ma certo fu per reati che non sono anco ra andati in prescrizione. Non riuscendo a distillare pi un solo rimasuglio di ve rso dalla testa burchiellata dall'intossicazione alcolica perenne, si fece erudi to, strologando invenzioni su invenzioni di autori che conosceva solo per sentit o dire, e soprattutto saccheggiando il Baretti, lui s iniziatore della storia let teraria italiana, e come tale ignoto ai pi. Gli ultimi anni gli era andato il san gue in bile, ed il cervello in pappa: cirrosi epatica. Trascorreva ore ed ore a sonnecchiare sulle carte, in squallidi tugurii di periferia affittati sotto nomi sempre diversi per sfuggire ai creditorii. Mor sputando sangue nel bel mezzo di un osceno sogno erotico). Giudizio della prof Mastroianni al tema in cui Alati riespone, con le stesse par ole, la sua spiegazione: "Articolando un discorso coerente e compatto, non privo di spunti critici e motivati approfondimenti, l'alunno ha palesato una soddisfa cente padronanza dell'argomento, esposto in uno stile fluido e vivace." (La vers ione hard, invece, rimasta invalutata, perch la prof, alla fine dell'esposizione, stata colta da un'emiparesi temporanea non invalidante, con complicazioni ister oidi culminanti in un inatteso interloquire: "Ugo, Ugo; oh, ch t'orbarono di glor ia, limando in sovrappi quel tuo tronfio e soddisfatto pisellone il cui vagheggia re tanto conforto arrec alla mia desolata vecchiezza!" (Tra l'altro: l'esposizione, quando la va, "fluida" e "piacevole": acuto rilievo critico, visto che apparenta l'interrogazione al lieto risolversi di una ritenz ione urinaria. E questo l'aspetto comico: il fatto tragico che i prof prima deci dono i voti, poi ci costruiscono sopra i giudizi). CICLOPI: IL CONSIGLIO DI CLASSE "Come ben sapete, colleghi, questo pomeriggio dobbiamo compilare le schede anali tiche relative ai criteri in base ai quali compilare le schede sintetiche prepar atorie ai giudizi sinteticamente analitici dell'ultimo quarto del primo bimestre dispari..." "Ma prima colleghi, vorrei render noto quanto successo nella classe oggetto dell 'odierna riunione: l'alunna Brighi Giuseppina, da tempo innamorata di Conti Dani ele, attualmente agli arresti per aver diffuso eroina d'invidiabile purezza dura nte la Ricreazione..." "Se permette, collega, gi le tre ore a nostra disposizione per espletare queste pratiche sono insufficienti, se poi le disperdiamo in insi gnificanti pettegolezzi..." "Non definirei un pettegolezzo lo svenamento di una fanciulla sul pavimento dell'aula durante la lezione di Fisica nella generale in differenza, oltre che dei compagni, anche dell'insegnante..." "Eh no, collega! Non certo da lei che posso accettare rilievi didattici! Lei sa benissimo che era in corso un'esercitazione scritta, e che la Brighi era stata i n precedenza da me sorpresa con degli appunti nascosti nella manica del pullover . Se l'avessi soccorsa, avrei contraddetto la stessa mia indicazione pedagogica alla classe: 'lasciate che la Brighi sguazzi nel suo brodo'." "Non era brodo, er a sangue!" "Emb? Il sangue essendo un collagene composto al sessanta per cento di acqua, e q uindi di elementi globulari insaturi capaci di precipitare in condensato al punt o d'ebollizione dell'acqua, lo si pu ben definire un brodo, dacch..." "Signor Presidente, questi vani conciliaboli mi impediscono di rammemorare se l'

allegato 'b' col nome dell'alunno vada collocato nella tavola 'uno', con l'ordin e alfabetico, oppure la lista delle denominazioni in codice di ogni soggetto, ot tenibile dall'ordine delle consonanti nei nomi a numero pari di sillabe, e delle vocali in quelli a numero dispari, vada inscritta nel parallelepipedo delle con cordanze in base al teorema di Eulero, prima di procedere alla stilatura degli a nalitici..." "Segretario, la sua noncuranza delle procedure burocratiche fa pens are ad una carenza, in lei, di mentalit scientifica che ben spiega la sua dottrin a letteraria. Come gi le dissi, collega, i giudizi analitici vanno disposti per s equenze facilmente deducibili dall'attento studio della Mnemotecnica del filosof o ebreo Maimonide, secondo la rotazione delle dodici lettere fondamentali della Kabbala: Aleph, Bashra, Chatra...e vada avanti lei!" "...senza contare che l'alu nna Brighi tentava, in punctum mortis, di farsi suggerire da quella perla di rag azzo che Tomei Bruno la soluzione al quesito se le peronospere siano agamiche o gamiche..." "Ed morta senza saperlo, dissanguata, sul pavimento dell'aula!" "...Gahumed, Eleihah..." "Invece i giudizi sintetici si deducono da questa semplice funzione a dodici inc ognite, in cui sia f il numero complessivo degli alunni e b la sua intersezione su di un asse cartesiano a quattro ragioni..." "...Ed il seguito di questo colloquio, collega amatissimo, la porter ad insinuare che l'incredibile memoria di quella perla di ragazzo che Tomei deriva dal presu nto suo abuso di cocaina, ipotesi quanto meno remota..." "E quella montagnetta bianca che gli nascondeva la faccia, da quanto era alta, l a settimana scorsa, durante il Consiglio di Istituto?" "Il povero caro si era macchiato con uno di quegli albuminici tramezzini del bar , e cercava levar via la macchia col talco, non tollerando di apparire, al nostr o cospetto, men che immacolato." "...E dopo aver declamato l'intero poema Lenin di Maiakovski, in Russo, si alzat o, ha impugnato un ombrello e l'ha schiantato sulla testa del povero Giacometti, "eccola, la Guardia Bianca! - declamando - Non per te si spezzeranno le schiene dei mugiki, porco capitalista!" " che, come tutti i geni, Tomei, quando si sente trascurato, giocherella con la r ealt." "Piuttosto, bisogna interdire al bar di confezionare quei terribili panini al vi tel-tonne, che sono responsabili di siffatte pericolose intossicazioni." "Preside , mi scusi se la interrompo, ma vorrei evitare di arrivare a notte ciarlando di pettegolezzi insignificanti. In fin dei conti, siamo qui per scrivere duecentott antr giudizi!" "A proposito, Migliavacca; vero che durante la sua ora di lezione, mercoled scors o, Gagliardi si freddato le cervella con un colpo di Beretta 38?'" "...Farandh, Hohlum..." "S, Preside, ma guardi che ho subito provveduto ad avvert ire la famiglia. E poi, dato che ero presente in aula, non sono, a quanto mi con sta, passibile di conseguenze penali..." "Ma corrisponde a verit il fatto che Gagliardi stava giocando a roulette russa co n Dominici e Abbati?" "Preside, se devo stare continuamente a riprendere i ragaz zi perch giocano in classe, vado a casa con l'esaurimento nervoso! Per esempio, a nche Bugli stava giocando a battaglia navale con Silvestri, in quel momento! La Matematica, a torto da certi colleghi - s, dico a lei, Faini - tacciata di antium anesimo, invece come una buona spy-story: non ci si pu interrompere nel bel mezzo di una dimostrazione. Del resto, essendo i primi quattro colpi andati a vuoto, una semplice equazione di primo grado mi permise di risolvere come, entro trenta secondi, quel gioco si sarebbe certamente concluso". "Ma dato di fatto che lei permise si disputasse tra gli allievi una gara di scommesse su chi dei tre conte ndenti sarebbe rimasto ucciso?" "Be', Preside: di questo, la responsabilit solo sua." "Mia!?" "S; stato lei ad includere la Statistica nella sperimentazione del Triennio, racc omandando per di pi di basare il suo insegnamento su casi tratti dall'esperienza comune, e tangibili. Ora, lei ha mai visto esplodere un cranio? Tutto ci che in l ui solitamente dissimulato assume forma del tutto tangibile, e..." "Signorina Ma stroianni, non mi sembra il momento di svenire, dato che bisogna scrivere ancora

le lettere per i genitori..." "Yswarahn, Yzhmiel..." "L-le ll-lettere? Oh, cc-certo, Pp-reside. Eccole!" "Dunq ue: vediamo quella per Ottaviani: "L'alunno, nonostante la presenza assidua alle lezioni, non ha recuperato le lacune evidenziate nel corso dei precedenti anni scolastici, manifestando carenze nella propriet del linguaggio e la qualit dell'es posizione scritta. Si consiglia pertanto ai genitori di ripudiarlo e possibilmen te venderlo ai titolari di uno spettacolo viaggiante, che potranno convenienteme nte esporlo come ragazzo-scimmia". "Mastroianni, impazzita? un giudizio troppo duro. Aggiunga 'non sempre' prima di 'recuperato' e 'talvolta' prima di 'carenze'!" "E di Rambaldi, azzardato dire: 'La sua personalit intellettuale attende, per ess ere biologicamente giustificata, la nascita di un nuovo Darwin?'" "Certo! Corregga, per favore, 'attende' con 'sembra attendere'. Vuole beccarsi u na querela per diffamazione?" "Lei sa, Preside...questo il mio anno di prova..." "Del resto Rambaldi, a quanto leggo, ha ricevuto, nei precedenti scrutini, due 'aiuti' in Matematica, tre arr otondamenti in Italiano da un 5,97 periodico ad un 5,98 abbondante, una giustifi cazione in Fisica e... professor Giacometti, che cosa vuol dire 'i.m.f.b.s.a.l.m .a.f.'?" " tutto scritto nella 'legenda' in fondo al registro, signor Preside, co me lei ci ha raccomandato di fare allorch usiamo codici simbolici." "Dunque: 'impreparato, mi fa le boccacce e sputa, allora io lo mando a fan...' B en fatto, Giacometti: bisogna sempre precisare il senso di quanto si viene scriv endo sul registro!" "A questo proposito, Preside, in quanto insegnante di Musica, avrei scritto un'' odicina burocratica' dedicata proprio al registro, questo baluardo contro ispett ori e ricorsi giuridici, che da sempre protegge le chiappe di noi poveri prof da ogni rimostranza." Recitante Tu di tinte rosse e blu/ ti drappeggi sempre pi E dei pargol gli alti lai/ suscit ar sempre ben sai Pur che scritti i quattro e i tre/ stiano chiari su di te Vend etta possiamo dei nostri aguzzini Scempiare a legioni quei torvi bambini E trarr e piacere dal dare tormento A quei che non sanno il nostro sgomento Ch quando a q uei pargoli ritto star Il maschio batacchio di virilit Il nostro da tempo con aspro duolo Sar caduto lang uente al suolo N pi grandi 'urrah'/ ma sol delusi 'bah' Udrem da nostre mogli/ svi liti i nostri orgogli Tutti Dacch copular non possiamo Puniamo allor, puniamo! E sia ben diretta la pugna A color cui imberbi ancor spetta Recitante La pugnetta, la pugnetta! "Ho molto ammirato l'anticlimax finale, maestro Parabosco." "Ed io l'allitterazione iniziale." "Per non parlare della struttura." "Per, maest ro...desinit in piscis." "S. In caefalum." "Ziehlet, Zuscheleth..." LE MANDRIE DEL SOLE: LA SPERIMENTAZIONE DIDATTICA Quando l'anno scolastico era ormai alle porte, giungeva il momento della sfida t ra il liceo classico 'Omero' ed il suo agguerrito nemico: il liceo 'Orazio'. Que st'ultimo era favorito dalla natura, possedendo un orto botanico, due palestre, un'aula magna che pareva la valle di Iosaft ed aule ariose su corridoi che sembra

vano uscire da 1984 di Orwell, per quanto erano bianchi e infiniti; l'altro era fatiscente, con grondaie crollanti sotto il peso dei gatti ed intonaci cos farino si che gli allievi dediti allo spaccio di eroina ne raccoglievano la polvere pio vente dal cielo per tagliarci le dosi. Le ore di ginnastica, all''Omero', si svo lgevano in una palestra cos lontana che la lezione consisteva nel raggiungerla al trotto e poi tornare subito indietro. Quanto ai laboratori, ve n'erano solo due ; anzi, due mezzi, perch quello di Biologia serviva anche da ripostiglio di scope e secchi, mentre quello di Chimica fungeva anche da cucina per il custode, del quale, di conseguenza, erano celebri, presso la popolazione scolastica, le capes ante allucenogene. La biblioteca dell''Orazio' aveva un archivio computerizzato con quattro parametri di ricerca dei suoi ventimila volumi; quella dell''Omero' aveva Nunzia, la bidella balbuziente, che a forza di star china sullo schedario si era provocata la deformazione del rachide, e camminava con il petto in dentro e le spalle in avanti, come un fenicottero. Certo, la rivoluzione informatica era arrivata anche all''Omero', ma il Preside, non riuscendo a trarre dagli esperti un parere unanime su quale fosse il miglio re programma di schedatura, aveva infine deciso di far catalogare i libri second o tutti i sistemi parametrici esistenti, onde constatarlo de visu. Attualmente g li esperti di Informatica - il prof Stinchelli, che passava per tale a causa del la sua perizia con l'ingovernabile caffettiera alla napoletana, e la prof Trucim anni, abilitata al ruolo in quanto l'unica in grado di avviare il videoregistrat ore della sala audiovisivi - stavano mettendo alla prova il Proteus Tremila, il programma ideato dalla NASA per la missione Explorer, e la cui validit era ottima le per il rilievo del plutonio su Callisto, satellite di Giove, e nient'altro. Del resto, le risorse del liceo, quanto all'informatica, erano bassine. Mentre i l laboratorio dell''Orazio' pareva il set di Guerre Stellari, il nostro liceo an noverava tra le sue macchine: una pascalina, due regoli calcolatori, un pallotto liere che al Preside era molto caro perch glielo avevano regalato da piccolo ed i nfine un prototipo di computer la cui peculiarit era quella di avviarsi solo a pu gni, rispondere a comandi formulati in Aramaico ed essere regolato sul fuso orar io di Singapore, per cui si era costretti ad usarlo tra le due e le otto antimer idiane. (Anche il videoregistratore era un modello cos inusitato che, nelle ore i n cui non veniva utilizzato dalla scuola, serviva al barista come forno a microo nde). Data la situazione, l'unica possibilit per il liceo era quella di buttarsi nella sperimentazione didattica, sulla natura della quale sar dunque il caso di spender e qualche parola. Tutto cominci quando ci si accorse di come, non avendo i ragazz i alcun valido motivo per venire a scuola, l'unica era trasformare le aule in un parco giochi. Come l'impresario del teatro delle meraviglie attira il pubblico al suo interno con la promessa di donne barbute ed uomini-serpente, la scuola di venne per decreto legge il pozzo dei desideri artistici frustrati, dove le velle it degli adolescenti, fiorenti e variabili per rilevanza e pruriginosit come i for uncoli sul loro labbro, potessero generarsi l'una dall'altra quali bruchi in per manente ermafroditismo. La "riappropriazione dell'ambiente-scuola da parte dei r agazzi" avvenne secondo due fasi: i corsi sperimentali ed i laboratori, tra loro nello stesso rapporto in cui lo sono il pus e la setticemia, la paresi e le pia ghe da decubito, Mos e Goebbels. Ma al liceo 'Omero', gi lo sappiamo, si teneva al rigore. Prima di tutto, venne quindi eletta una commissione abilitata ad indivi duare i componenti di una commissione atta ad individuare le materie oggetto di corso. Al momento di eleggere la commissione, per, venne fatto notare come, essen do la problematica in oggetto del tutto inaudita, non si conoscessero regole giu ridicamente fondate sulla base delle quali si potesse nominarne i componenti. Bi sognava eleggere una commissione che fissasse le regole in base alle quali elegg ere la commissione. Giunti a questo punto, per, tutti gli insegnanti, a partire d a quelli di Filosofia, pi consapevoli del problema, fino a quelli di Educazione F isica, si chiusero in un imbarazzato mutismo, essendo il 'paradosso della circol arit dei significati' una delle poche aporie logiche intuitive. "Comprendo la vostra inquietudine, colleghi - disse infine il Preside, tentando di uscire dall'impasse - Chiedo quindi ai Matematici di elaborare una funzione c

he risolva il problema di quante commissioni che definiscono le regole ci voglia no per arrivare alla definizione di regole obbiettive in grado di fissare le reg ole in grado di eleggere una commissione che fissi le regole. Tutto questo, cari colleghi, vi potr apparire incerto e a tratti perfino confuso, ma in realt ricord ate che avviene perch siamo in democrazia; se fossimo sotto dittatura deciderei i o e buona notte - eh, eh - colleghi cari. Come diceva mio nonno: 'avete voluto l a bicicletta? E adesso pedalate!' Eh, eh..." L'assemblea venne dunque aggiornata per consentire ai Matematici di lavorare. Sei ore dopo, affranti, costoro scris sero sulla lavagna: C=fcg(n)2, dove C era la commissione ideale, f la variabile delle regole, g la loro selezione normativa ed n un numero indicante la commissi one di partenza normativamente abilitata ad eleggere la commissione atta a fissa re le regole. Essendo dato n come quadrato di se stesso, l'aporia, lungi dall'es sere risolta, appariva essere un'impossibilit che elevava, nel suo stesso darsi, al quadrato la stessa propria impossibilit. A questo punto nello spirito volterriano del Preside si apr una falla pazzesca e "basta, per Dio! Sar io a decidere le materie oggetto dei corsi sperimentali e de i laboratori! Ecch, siamo al quis custodiet custodes? E allora aut Caesar aut nih il, et ipso facto! Ho dicto!" "Unicuique suum, et vae victis!" rispose ad una so la voce l'assemblea, alla quale della democrazia non gliene era mai fregato nien te, e pur di non fare pi consigli, commissioni e collegi avrebbero eletto Attila ministro, Gengis Kan provveditore e per preside il feroce Saladino. Quindi il Pr eside chiese una settimana di permesso ed elabor un progetto speciale ripartito p er materie e, all'interno di queste, per argomenti fondamentali, secondo lo sche ma qui sotto riportato: Corsi Sperimentali A) Educazione sessuale. I suoi perch. ("Secondo le indicazioni ministeriali, occo rre, in questo corso, cari colleghi, dilungarsi sulle definizioni della materia, onde evitare confusioni onomastiche".) 1) Del perch le modalit di trasmissione del seme si possano, onde non dare scandal o, efficacemente rappresentare prendendo in esame le peronospere, con particolar e riferimento alla microventose dei loro gameti. 2) Del perch le trombe di Falloppio non possano trovar posto in un'orchestra sinf onica. 3) Del perch anche i calvi possano ricorrere alla pratica del 'petting'. 4) Del perch non sia il caso di richiedere i preservativi alla Compagnia Diocesan a di Volontariato Sociale La preservatrice, pur validamente impegnata sul fronte antiabortista. 5) Del perch Il seme sotto la neve di Ignazio Silone non sia n un romanzo pornogra fico ambientato in Groenlandia n un manuale sulla conservazione degli spermatozoi in uso presso le banche del seme. B) Educazione alla salute. I suoi come. ("Le indicazioni ministeriali, cari coll eghi, prevedono su questo punto un utilizzo didattico di personaggi celebri per gesta storiche o rilevanza nell'immaginario collettivo"). Giovanna d'Arco: "Come va la salute?" "Bene, non fumo pi." Guglielmo Tell: "Come va la salute?" "Si tira a campare. Per i figli." (Scocca l a freccia e colpisce la mela sul capo del figlioletto). Guicciardini: "Come va la salute?" "Oh, qualche doloretto reumatico. In particul are alla schiena..." Merlino: "Come va la salute?" "Un incanto!" Dante: "Come va la salute?" "In questo periodo, un Inferno!" Pascal: "Come va la salute?" "Scommetto che andr infinitamente meglio." Leopardi: "Come va la salute?" "La salute? un'illusione della giovinezza." Primo Levi: "Come va la salute?" "Guardi qui; se questo un uomo!" Stalin: "Ehil, la vedo in forma. E Trotzski? Come sta?" "Io di quello me ne facci o un baffo." Sade: "Come va la salute?" "E lei?" "Ho il gomito del tennista." "Come la capisc o, io ho il gomito del fustigatore."

Orlando: "Oh, ve' chi t'incontro tutto nudo nel bosco? Salve, come va?" "Oh, sto di un bene pazzesco!" Verdi: "Salve, Maestro..." "Del Giorda-noo le ri-vee salu -uta!" ("Non sono sicuro, cari colleghi, che l'esempio verdiano sia calzante. Occorre c hiedere al maestro Parabosco.") C) Prevenzione della criminalit. Le procedure didattiche di dissuasione. ("Il pos tutto della circolare qui chiaro, cari colleghi. Si tratta di agire con la seren a civilt dell'esempio e della parola onde indurre i giovani in comportamenti pens osi dell'umano convivere"). 1) Comportamento deviante: Il ragazzo ascolta Putredini del gruppo satanico Sepu ltura a volume altissimo nel reparto traumi cranici dell'ospedale. Terapia: Dodici ore di jodel tirolese in cuffia alternate con Siur Parn dali beli brachi bianchi nell'esecuzione del Coro delle Mondine Biellesi. Controllare pri ma la funzionalit cardiaca, perch licenziati no, ch a scuola non si licenza nessuno , ma trasferiti a Carbonia, quello s. 2) Comportamento deviante: Il ragazzo assume atteggiamenti razzisti verso le min oranze immigrate. Terapia: Consegnarlo nelle mani del Gruppo Folklore Senza Conf ini. Dopo due ore di sirtaki, quattro di furiant slovacco, una di trepak russo e tre di samir (danza penitenziale degli estremisti curdi; si balla in cerchio; a lla fine di ogni giro si riceve un colpo alla nuca inferto con apposita mazza d' ottone) certamente l'insofferente della diversit vedr la propria comprensione dell e altre culture aumentare in maniera direttamente proporzionale alla sua conosce nza delle stesse, dacch chiaro che "la malvagit solo una forma di ignoranza" (Rous seau). 3) Comportamento deviante: Il ragazzo imbratta di scritte i monumenti cittadini. Terapia: Partecipazione al ciclo di conferenze Variabili allotrope del cinema fi gurativo, a cura del Centro 'J.Lacan' di Psicoanalisi dell'arte. Il soggetto di solito crolla al terzo incontro, quello su Lo specchio come isomorfo dell'onanis mo (anche perch prevede ci si masturbi per dodici ore davanti a uno specchio). 4) Comportamento deviante: Il ragazzo percorre i giardinetti pubblici vestito di un solo loden verde, che poi spalanca di fronte alla popolazione scolastica dai dodici anni in gi. Terapia: Assunzione temporanea dell'intero cast maschile del film porno (omissis ). Detti attori, il cui membro non dovr in nessun caso risultare inferiore ai tre nta centimetri (della misurazione si occuper l'insegnante di Estimo, o in sua man canza quello di Storia dell'Arte, qualora possa vantare una tesi di laurea in Sc ultura Classica), vestiranno un loden verde e si apposteranno nel parco nell'ora in cui di solito il soggetto a rischio criminale vi giunge a perpetuare le sue malefatte, quindi... 5) Comportamento deviante: Il ragazzo ostenta comportamenti estetizzanti, girand o per la scuola con un girasole in mano come Oscar Wilde ed un'oca al guinzaglio come De Quincey, per ci arrecando grave disturbo alle lezioni. Terapia: Obbligo di assistere a tutte le repliche dell'Opera da tre soldi di Bre cht-Weill, nel classico allestimento del '53 a cura del Berliner Ensemble, con t raduzione interlineare di tutte le sue battute marxistodidascaliche ad opera di frau Glockenspiel, insegnante di Tedesco. (Durante la canzone di Mecki Messer il soggetto dovr molleggiarsi sulle gambe in su e in gi, secondo le indicazioni core ografiche, fino a rincretinirsi.) Laboratori Proposta: Laboratorio di body-art tenuto dal pittore Pistocchi. Parere della Presidenza: Negativo. L'anno scorso l'intera tromba delle scale rim asta istoriata di falli verdi, testicoli blu e vulve color porpora. Indelebili. Proposta: Laboratorio di cucina cinese tenuto dalla prof Visalberghi. Parere della Presidenza: Negativo, visto l'esito dello scorso anno. La moglie de l custode sta ancora cercando i suoi due schnautzerl...

Proposta: Laboratorio di circoncisione tenuto dal prof Nataniele Parma. Parere della Presidenza: Se lo volete fare, son cazzi vostri. Proposta: Laboratorio di rubabandiera tenuto dalla prof Giuggioloni. Parere della Presidenza: Positivo, per quest'anno portate fazzoletti senza moccio , per favore. Proposta: Laboratorio di Anatomia Comparata proposto dal prof Mengele. Parere della Presidenza: Positivo. A proposito, qualcuno ha visto l'alunno Serga rdi Abramo, che l'anno scorso era stato scelto per una dimostrazione didattica? Proposta: Laboratorio di bolle di sapone. Parere della Presidenza. Negativo. I r isultati dell'anno scorso mi fanno presupporre che gli esiti didattici di tale l aboratorio non siano di apprezzabile durata. I GIUDIZI DI CIRCE A questo punto la nave di Alati si incagli sugli scogli di Circe: la Profetessa d ei Giudizi. Con rapido occhieggio/ con breve sicumera/ diceva ella le sorti/ del la vitaccia nera/ Sbagliava assai di rado/ prendendo accenti a caso/ Mestava le opinioni/ facendo d'altri occso. Ma la sua pi terrificante virt era l'arte di sedurre. La pelle di Circe era rorida di aggettivi laudativi; i suoi capelli fluivano come note di stile; le cosce st rette in guaine di pelle erano impiluccate di varianti e apocrifi: gattini timid i timidi, che ella con mossa allusiva spesso traeva in grembo, a contemplarle il seno. Che era un prodigio della natura. Due masse globulari fatte gonfie dalla stima di s affluivano ad una vallata di note a pie' di pagina: lubriche lubriche, a canalone, sgorgavano da tomi di stilistica eretti a capo del monolite augusto come un ponte di carpentieri annuncia l'erezione di un grattacielo. Quando smaniava e roteava le palme, se solo contraeva di uno iota i tessuti del gabardine, ecco un latte di desiderativi, vezzeggiativi e parentici quasi affoga vano il malcapitato in promesse di "distinta loquela", "lessico appropriato", "v ivace concione", o quant'altre perversioni del discorso ravvivano l'italico dire . Non appena vide Alati, Circe lo accost sorniona, poi "bel prence, i tuoi fianchi sono perspicui ed appropriati; la tua bocca piacevole e concisa; le tue mani, po i, articolano il discorso con propriet seppur con una certa riluttanza all'approf ondimento argomentativo" subito esclam. "Vieni pur qua, che te lo faccio vedere io l'approfondimento!" disse allora l'Al ati, tratto dall'adolescente imperizia ad inopportuna foga. "Nello specifico del testo, per, la tua penetrazione critica appare precoce e tro ppo incerta nell'adozione dei necessarii strumenti." "Ma s, ma s. Te ne faccio vedere uno solo, di strumento critico, ma vedrai che ti basta e t'avanza!" "Si deve, inoltre, purtroppo ravvisare nell'intero ordito del discorso un'ineffi cace separazione del commento personale dalle ragioni referenziali, il che porta lo stile ad assumere talvolta un'inopportuna grevit di lessico." "Adesso vengo l, e vedrai se sapr farmi capire." "La manipolazione dei sintagmi pr elude spesso ad inefficaci anacoluti, che rimandano ad una concezione gestuale, anzi palmare, pi che sintattica, degli assunti. E gi le mani, porco!" E con quel solenne schiaffone Circe sigl quel "talvolta carente di contenuti" cui Alati, dovette, poi, la sua fama di ipodotato sessuale. Il fatto che Circe era abituata ad essere intesa, piuttosto che come donna, come dispensatrice di giudizi. Ma la sua anima ancora pareva esulcerata da quella riduzione ad aggettivo. In fo ndo, le sue parti molli non erano forse consce della fragranza, il cherubo rosso r, le tenere carni di coloro che la sua censura inflessibile doveva orbar del so rriso? Ah, dover condannare coloro che la zittellaggine inveterata avrebbe invec

e voluto denudare, mordere nei punti pi inconfessabili, titillare fino all'espett orazione dei loro pi segreti veleni! Triste sorte, nascere professoresse! (Ch prof essoresse si nasce, non si diventa. La sorte ria si manifesta quando, a quattro anni, a tavola con gli zii, si corregge lo zio Cleto per aver detto "parlevamo". Ugualmente il filosofo che in me sarebbe portato a dire che si nasce zittelle. In effetti, lo zittellame causa, non sostanza. Si pu essere zittelle anche con se i mariti.) Cos, sola perduta abbandonata, la Circe si abbandon, sul romito scoglio, al lament o sulla trascorsa del viver suo primavera (intanto scendeva la sera): "Ohim lassa e lassativa! Ess che tento in ogni modo attutire gli aspri strali del mio valuta r. Se dico ad un pargolo vago che 'sodomizza i fondamenti dello stile' sempre ag giungo 'talvolta', e se pur mi spinge amor dei sacri vati a censurar quel fanciu lletto che 'riporta alla fase longobarda il passaggio dal Latino alle lingue neo -romanze' comunque vi aggiungo 'di quando in quando'. Per non parlare, poi, dell a consumata abilit con cui infarcisco di 'non sempre' la sacrosanta constatazione di come, alcuni, 'l'aver mai intravvisto di lunge un libro' pone 'al di fuori d ella rivoluzione di Gutenberg'. Dianime 'talvolta', 'di quando in quando', 'non sempre'! Eppur essi sono bestie, tricefali alogici, aborti cerebrali, scherzi di natura impapocchiati di solecismi... Oddio; non sar per quei correttivi che si s entono cos presi per il culo?" Narrano le leggende di un solitario genio che costru un decodificatore di giudizi . Allo scoccar della prova di maturit, quello soleva districare le formule degli 'analitici' e dei 'sintetici', e dov'era scritto: "L'alunno, pur applicandosi co n puntualit, non ha sempre saputo mettere a frutto i suoi pur presenti spunti in organiche sintesi concettuali" lui leggeva: "L'alunno ha trascorso anni della su a vita a faxare con quel cervello per fotocopie discorsi di cui non ha mai capit o un cazzo. Pi studia, pi coglione diventa"; e dove "estroso e vivace, fin troppo entusiasta nelle sue scorribande intellettuali, l'alunno, pur dotato di senso cr itico, non talvolta riuscito ad inserirsi nel clima educativo della classe, arti colando in direzione egocentrica gli approfondimenti via via emanati dal contest o didattico": "solenne rompicoglioni, lo sventurato non ha fatto altro che inter rompere di continuo il professore, notando i suoi svarioni, le sue prolissit, e n on mandandogli certo a dire quanto il suo cicalare fosse sonnifero per la classe ai suoi piedi diuturnamente inchiodata. anticonformista, vivace, e - quel che p eggio - legge per conto suo un casino di libri che noi professori non abbiamo il tempo neanche di sapere che esistono, perch dobbiamo perdere tutti i pomeriggi a compilare le schede e fare riunioni su come compilare le schede e fare schede s u come articolare le riunioni. Lo promuoviamo senz'altro, cos ce lo caviamo dalle palle." ("Alati, vero che hai preso quattro in Italiano?" "S." "E com'era il clima culturale della classe, oggi?" "Pioveva che Dio la mandava!" ) SECONDO RICOVERO: IL PORTO DELL'ETICA I venti di Circe hanno sballottato la nostra nave contro gli scogli della malign it, dove le dicerie della gente spirano ovunque, incuneandosi tra vita privata ed immagine pubblica. Dunque, mentre le ovviet mettono a tacere i flutti, disperden do il senso delle cose in mille innocui rivoli, il caso che noi ci preoccupiamo di esaminare il timone dell'etica, per vedere se tenga ancora la rotta. Diamine, siamo o non siamo nelle mani di educatori? L'argomento equivoco Le parole stanno al posto delle cose, come i numeri stanno al posto di quantit ch e, ingenti come talvolta sono, non ci possiamo portare con noi per mostrarle all a gente. Naturalmente, esibire una cosa sarebbe meglio che nominarla. Un atto di mostrativo infatti tanto pi espressivo quanto pi si avvicina all'evidenza. La ques tione, tuttavia, non cos semplice. Esistono infatti due tipi di oggetti: quelli m

ateriali e quelli mentali. Gli oggetti mentali non sono affatto meno evidenti di quelli reali. Inoltre, alcuni di essi possono essere cos personali da risultare - oltre che impossibili da esibire - impossibili da descrivere a parole. Se io p er esempio penso ad un 'ippogrifo', mi immagino un animale fantastico che ha avu to nel corso dei secoli infinite realizzazioni figurative, e dipender dalle esper ienze di chi mi sta di fronte, dalle raffigurazioni dell''ippogrifo' con cui ven uto in contatto, se la mia e la sua rappresentazione verranno a coincidere. Si c apisce che le probabilit che questo avvenga sono quanto mai aleatorie. Qualora in vece io richieda al mio interlocutore di immaginarsi un 'plettosauro', animale d i mia invenzione, questi mi chieder che cosa io intenda per 'plettrosauro', asser endo di non avere idea di cosa sia; eppure, dentro di lui, la funzione logica co mbinatoria assembler pezzi di animale preistorico con modelli di 'plettro', quell a piccola penna usata per suonare le chitarre, finch i nostri due animali fantast ici avranno se non altro una parentela alla lontana, che ci potr permettere di pa rlarne insieme. , questo, l'equivoco dell'intendersi, processo sempre impossibile . Il problema di metodo : quali parti del corpo devono essere quelle di 'sauro' e quali quelle 'fatte a plettro'? Se io, di fronte ad una composizione diversa da quella che mi son fissato in testa, dessi dell'immorale al mio interlocutore, a ccampando a mio favore ragioni di evidenza, chiaro che sarei un bugiardo, e quin di un immorale. C', in tutta questa faccenda, un problema di fondo: le nostre per cezioni interiori sono molto pi evidenti di quelle sensoriali; eppure sulle senso riali c', per forza, pi accordo di giudizio che non sulle altre. Dunque, nei giudi zi, non c' evidenza se non per le questioni che non risultano immediatamente evid enti. L'invenzione del linguaggio stata un tentativo di risolvere questo parados so. Il linguaggio, sostituendo gli oggetti della percezione con suoi simulacri, le parole, e richiedendo sulla natura di questi simulacri un accordo di massima, ha creato veri e propri feticci del discorso, tanto pi falsi quanto pi sembrano v eri e che - come parr evidente a chi mi ha seguito fin qui - diventano tanto pi bu giardi - e quindi immorali - quanto pi si avvicinano all'astrazione massima dei g iudizi morali, che sono - addirittura - percezioni interiori senza oggetto di se nso! L'educazione la pretesa di risolvere i giudizi morali in gerarchia. Dunque un gi udizio sintetico sui giudizi morali. L'educazione, quindi, il pi bugiardo, e dunq ue immorale, dei concetti. L'atto pratico dell'immoralit essendo la delinquenza, impartire un'educazione atto da delinquenti. La scuola il luogo in cui la delinq uenza diventa sistema didattico, per mezzo del linguaggio. Il linguaggio, nella scuola, un grimaldello per depredare le coscienze. Per dirla in modo meno brutale, e chiudere a cerchio la nostra argomentazione: i discorsi sull''educazione' sono discorsi sul plettrosauro, con la differenza ch e ai ragazzi si vuol far intendere che un plettrosauro molto pi evidente, ostenta bile ed anche nobile - plusvalore dell'Etica sempre in agguato in ogni sequenza logica - di una mela. (A quanto pare, le questioni fondamentali dell'esistenza s i riducono sempre a questioni di mele. Si chiama 'peccato originale'). Wittgenstein cura il suo giardino Il che, sulle ali dell'assonanza, ci sospinge al finale del Candido di Voltaire: "Bisogna coltivare il proprio giardino". Questo sciocco epilogo deve essere sta to suggerito al pi giuggiolone dei filosofi francesi dalla bisbetica moglie, che gli diceva sempre "e piantala, Franois!". A noi comunque la cosa fa venire in men te il grande Wittgenstein, che il solo sentirsi chiamare 'filosofo' mandava in b estia, e che quindi chiameremo 'buon uomo'. Il 'buon uomo' W., dopo aver conclus o tutti i problemi risolubili dalla filosofia, si ritir a fare il giardiniere. Po i si iscrisse alle Magistrali ed and a fare il maestro in un villaggio della bass a Austria, donde lo cacciarono inferociti perch, dopo aver impiegato il metodo ma iuetico e quello del rimbrotto, rifilava certi manoni in nuca ai fanciulli impre parati che ancora oggi in quel villaggio gira gente con la testa a forma di popo ne. Nel frattempo, mezza Europa accademica si chiedeva che diamine volesse dire il finale del Tractatus Logico-Filosoficus, il libretto con cui W. aveva corso i cento metri dello stile libero in Analitica: "Di ci di cui non si pu parlare, bis

ogna tacere". Soprattutto, tra pompa e circostanza, porridge e ragazzini rosei d a carezzare, i vegliardi di Cambridge non si raccapezzavano su come quella solen ne minchionata potesse risolvere l'intero problema millenario della verit in filo sofia. (Anzi, per dirla con la Storia, la VEEERITAAAA!) Un consesso di lugubri scienziati falliti intese la faccenda per proprio uso e c onsumo: W. voleva dire che il linguaggio va fondato sulle stesse inconfutabili b asi della Matematica. E gi diagrammi, freccette e planisferi, che la frase "mio n onno non si sente niente bene, infatti morto stamattina" sembrava il piano d'att acco aereo all'hitleriano "nido d'aquila". Russel e Frege - che in realt si dovev a chiamare Frega, visto che met delle sue teorie sull'obbiettivit delle proposizio ni sono prese dal filosofo viennese Mach - vi riadattarono sopra l'estetismo all a Oscar Wilde del circolo di Bloomsbury: un'accozzaglia di dandy annoiati da acc ademici noiosi - come V. Woolf, cos scocciata da suo marito da preferire accompag narsi a giovinette - ed accademici dandy resi mortiferi dalle loro teorie sul "r omanzo che un giorno diventer una scienza esatta". Infine giunsero alla conclusio ne che i giudizi non sono fondati su valori, ma su proposizioni non oggettive, e quindi la morale una sovrastruttura sociale della coscienza (e c'era bisogno di scrivere i Principia Mathematica per ridire quello che aveva gi detto Diogene, l 'inquilino delle botti? Comunque Russel, appena ebbe la certezza 'matematica' di tutta questa storia, fece quello che voleva fare da dieci anni: divorzi dalla mo glie, se fosse andato d'accordo con la quale, mia ferma opinione, i Principia no n sarebbero mai stati scritti). Nel mentre succedeva questo pandemonio, W., igna ro di tutto, si era costruito una capanna su di un fiordo norvegese, e l viveva t ranquillo. Quando torn a Cambridge, appena sceso dal treno, si ritrov che avevano organizzato una festa per lui sulla banchina. Mancavano soltanto le majorettes. Tutti lo implorarono di accettare una cattedra all'universit. Lui scopr che nel ci nema del campus davano un sacco di western, l'unica cosa che al momento lo inter essasse davvero. Quindi disse di s. Il resto gi lo sappiamo: faceva lezione due vo lte alla settimana, in vestaglia, nella sua stanza, seguendo un metodo geniale, mai seguito da nessun professore prima e dopo di lui: prima di parlare, pensava. Sembra cosa da nulla, ma il fatto che era sua ferma opinione si dovesse dire so lo ci che: i) rispondeva alle questioni poste dall'argomentazione nel modo pi: a) Efficace; b) Economico; ii) valeva la pena fosse detto; da cui deriva che W., a lezione: 1) Stava zitto; 2) Se non stava zitto, si limitava a dire: "Oggi fa meno freddo di ieri"; oppure "Wow, che bella giacca! Quanto l'hai pagata?". Ed era, in questo, perfettamente logico, come pu agevolmente comprendere chiunque si fermi a riflettere un momento sulle complicatissime conseguenze degli appare nti semplici paradossi che stavano alla base del suo concetto di 'lezione'. (Lat : 'lego'= 'metto insieme'; altro che metodologia obiettiva! Si tratta di un puzz le!) Se tutti quei narcisisti di professoroni, invece di tirare quel poveraccio qua e l per la manica, avessero capito ci che intendeva dire nel suo Tractatus, gli avr ebbero confiscato anche il diploma di scuola elementare! W. , infatti, uno dei du e grandi terroristi della storia del pensiero (l'altro Giordano Bruno, con la su a teoria dei mondi possibili, che relega l'intelligenza umana in un ecosistema c hiuso e inutile. Di lui, per, si accorsero, e come! L'Inquisizione sar stata piena di figli di puttana, ma certo pi furbi di Russel e soci). In pratica W. divide le proposizioni in due parti: le cose che si possono dire e sattamente, e che, essendo quelle ovvie, non vale la pena di dire; le cose che v ale la pena di dire, e che, non potendosi dire esattamente, il linguaggio non in grado di dire. Naturalmente, meno le proposizioni sono oggettive, pi si inquadra no in questa diagnosi; il che, per il linguaggio umano, una sentenza di AIDS. La verit sta fuori del linguaggio; non solo, ma siccome, alla fine di un percorso logico-matematico, io, per asserire questa verit, devo usare il linguaggio, ne c onsegue che neanche l'assenza di verit pu essere esplicitata nel linguaggio. Essa solo un sentimento; anzi, essa il senso dominante della vita umana. Come tale, e

ssa il fondamento dell'Etica. Quindi una sentenza morale. Ne consegue che essa s ia anche la base dell'educazione, e dovrebbe fondare qualsiasi metodologia di in segnamento. Insegnare, dunque, per W., si pu; solo che si pu insegnare solo una cosa: che la v erit non pu essere detta, perch, nel momento in cui la si dice, diventa menzogna; n on la si pu concepire neanche come menzogna, perch, nel momento in cui la si rende 'oggetto mentale', diventa allucinazione: non la si pu neanche allucinare, perch nel momento in cui la si percepisce, pur come allucinazione, essa diventa l'allu cinazione di un altro. La filosofia si salva solo se esce dal linguaggio. Per di mostrarlo, W. ha scritto un trattato di proposizioni induttive strutturate secon do rigorose convenzioni analitiche. Il Tractatus una fondazione scientifica dell 'assurdo, e riorganizza l'intera storia della filosofia; apre nuove, orribili fr ontiere, pi o meno come sarebbe accaduto se Galilei, per dimostrare che la forza di gravit non dipende dal peso degli oggetti in caduta, ma una forza libera, inve ce di buttare dalla torre di Pisa un sasso ed una piuma, si fosse buttato di sot to insieme ad un fisico aristotelico (la similitudine sarebbe completa se, atter rando, avessero accoppato un filosofo platonico di passaggio). Oltre tutto, sicc ome, si sa per certo, quell'esperimento Galilei se l' inventato - ma perch a scuol a 'ste cose non le dicono? - il riferimento alla filosofia di W. mi pare perfett o. A proposito, volete sapere come se la cav, il poveraccio, a Cambridge? Dato che l o pagavano, qualcosa doveva pur scrivere; dunque riemp centinaia di pagine con pr oblemi di questo tipo: "Se un bambino viene allevato in una stanza tutta rossa, come fa, se lo si porta fuori all'aria aperta, a dire che il cielo 'blu'? Dovr pe r forza dire che il cielo 'non rosso'. Ma il 'blu' ed il 'non rosso' sono allora la stessa cosa? E allora, che corrispondenza c' tra certe parole e certe sensazi oni?" (So che sperate me lo sia inventato...) I colleghi accettavano i suoi eter ni silenzi come espressione di solenne saggezza. In Italia sarebbe diventato uno scrittore di successo, celebrato per un romanzo di pagine bianche e aforismi sl egati (e smettete di malignare!). A Cambridge divenne un baby pensionato, per mo tivi di salute. A forza di mangiare pop-corn al cinema, tutto rapito dalle sparatorie con gli in diani, gli era venuta l'ulcera. EUMEO: IL CONSULTORIO PSICOLOGICO Molti sono i motivi - e tutti occulti - per cui un uomo fino ad allora schivo e pago dei suoi minuti piaceri: le pantofole accanto al fuoco, un bicchiere di lim oncello ed il giornale della sera, decide di diventare insegnante. Spesso agisce in lui un sotterraneo desiderio di rivalsa nei confronti di quei semi-dei che f urono un tempo artefici della sua sventura, n sa che i tempi son cambiati, e la v olont di potenza che quelli faceva alteri e superbi oggi, col crollo della natali t, si tramutata in uno svenevolo accondiscendere a pernacchi e pi bassi borborigtm i, per il timore di vedersi spediti a Cefal. Altre volte gioca un suo ruolo la pr ofonda pavidit del soggetto, il quale anela solo ad imboscarsi in kafkiani corrid oi, dietro sartriane porte chiuse, alle prese con Robot e Golem incapaci di rico rdarsi perfino il suo nome, e che diamine ci stia a fare, l; e quindi anche impos sibilitati a punirne la diuturna scempiaggine. Quest'ultima categoria di persone facilmente ravvisabile dal loro accompagnarsi a mogli che sono perfette virago, donne il cui unico piacere sta nel tiranneggiare il loro imbelle marito, la cui unica delizia, a sua volta, sta nel domandarsi fino a che punto giunger la spudo ratezza della coniuge. Domanda idealista, ch sarebbe come chiedersi qual l'ultima onda del lago. Se questi sono i paria della scuola, esiste invece una classe di insegnanti cost ituente una vera e propria casta: le madri di famiglia. Costoro insegnano solo d alla seconda alla terza ora, perch dalle sei alle sette hanno le analisi del sang ue del bambino piccolo, alle otto devono portare a scuola quello di mezzo ed all e dodici e trenta devono passare in questura perch il figlio maggiore stato ancor a sorpreso a bruciare le Fiat 'Uno' nei parcheggi (tutti i figli di insegnanti o

diano la 'Uno', auto ufficiale degli statali sottopagati). La prof-madre di famiglia si riconosce da alcuni segni: i compiti in classe rito rnano nelle mani degli alunni macchiati di pomodorissimo ragumo e mastrosacl; il r ossetto copre di rosso vivo anche la dentatura superiore; quelli tra gli alunni che "sembrano Roberto e Cristina" prendono i voti pi alti (ovvero i voti pi bassi qualora Roberto e Cristina, stufi della virago, siano andati a vivere da soli). Un'altra orripilante abitudine della prof-madre quella, durante i gi per loro con to letali Consigli di Istituto, di tirar fuori dalla borsetta le foto dei pargol i suoi, commentandone vuoi la carriera scolastica vuoi le conquiste amorose vuoi - e questo il caso peggiore - la regolarit intestinale, se sono molto piccoli. Ma non dobbiamo trascurare le sottoclassi di quest'insigne categoria. La prima c ostituita dalle prof-non-ancora-mamme: si tratta di spose piacenti e che, a giud icare dalle occhiaie ed i succhiotti su tutta la cute visibile con cui si presen tano a scuola, aspirano a far parte quanto prima della classe precedente. Il lor o comportamento caratteristico quello di entrare in classe col collo ben coperto , anche in giugno, di ampi foulard, assidersi sull'orlo della cattedra, dacch il sedersi completamente sarebbe troppo doloroso, domandare alla bidella un caff col tono con cui Maria Stuarda, davanti al patibolo, chiese di confessarsi e, quind i, svenire quando scoprono che il libro di testo prestato dal solito Alati pieno di cefali disegnati con la penna (cosa della quale egli, peraltro, del tutto in nocente). D'estate capita quasi sempre agli allievi di questo professorale catap lasma di conoscere il di lei marito: alto uno e novanta, due spalle da Magic Jon sohn, si chiama per solito Leone o Orso Maria, e perde testosterone dalle orecch ie ad ogni sistole, come la diga del Vajont. In ordine di tossicit la sottoclasse superiore quella della prof-quasi-mamme: le prof incinte, insomma. Esse, se osservate nel loro habitat, indulgono in comport amenti caratteristici: intanto hanno sempre caldo, e costringono gli alunni di C ortina d'Ampezzo a far lezione, in gennaio, con tutte le porte e le finestre ape rte, da cui talvolta si affacciano curiosi stambecchi e orsi obesi. La selezione scolastica quindi, nel loro caso, molto severa, in quanto passano al corso succ essivo quanti riescono a superare frequenti polmoniti fulminanti seguite da subd ole pleuriti essudative. L'unica possibilit di sopravvivenza, per gli allievi di queste virago, quella di soddisfare ogni loro "voglietta", ammanendo in continua zione bab al rum, enormi coni al pistacchio, merendine alla glassa di nocciola e torte al maraschino ed alkermes; si potr cos ottenere il loro scivolamento in un c oma iperglicemico da cui, qualora si abbia l'accortezza di stare ben zitti, per non attirare i bidelli, non si sveglieranno mai pi. Se infatti si commette l'impr udenza di serbare piet per la mentecatta, capiter prima o poi la cosa peggiore: ch e ella nel bel mezzo di un commento leopardiano si riscuota tutta, e poi ringall uzzendosi "si mosso, si mosso" esclami, nel mentre si pone la mano sul pancione. nota la fine: una fila di alunni a scalare, dal pi ruffiano a quello che ha per mira la semplice sopravvivenza, chini sul feto esagitato, onde carpirne con l'or ecchio i segni precoci dell'incazzatura che lo ha giustamente preso quando si , d 'improvviso, accorto di stare dentro la pancia di un'insegnante! L'ultima sottoc lasse quella delle prof-da-molto-tempo-non-pi-mamme, le quali si segnalano per la loro attenzione verso l'igiene intima degli allievi, dei quali controllano se a bbiano il velluto sotto le unghie, la forfora rappresa sulla cute, la riga nera sulla camicia e i ponfi sotto gli occhi, segno per loro che il suo possessore be ve fuma si fa di trielina e tromba con le galline del vicino pollaio "proprio co me Gianluca", oppure gioca d'azzardo scippa vecchiette e taglieggia bambini dodi cenni "proprio come Riccardo"; al che la scolaresca la ritiene sposata con un ca po mafia, e comincia a trattarla con un certo riguardo, ma mal gliene incoglie, ch la prof comincia a spremere punti neri tagliar pellicine tosare barbe e scruta r lingue, ed infine, se su di esse ravvisa patine biancastre, pretende di sommin istrare enegiche tisane purgative. A questo punto, di solito, gli alunni finalme nte insorgono, ottenendo una crisi isterica contrappunta di ululi del tipo "anch e voi non mi volete bene, come Nicola". Questa sottoclasse di prof nociva per un ulteriore motivo, che il requiescat ormonale cui sono soggetti i loro follicoli fa s che, qualora un allievo prestante cerchi di sedurle col proprio innato fasc ino, il massimo che possa ottenerne una crostata di mele.

L'ultima sottoclasse non merita che su di essa ci si diffonda a lungo: si tratta delle mogli di affermati professionisti, che esercitano il mestiere solo per av er gli spiccioli necessari alla pelliccia di volpe argentata, le giacche di Arma ni ed il profumo di Krizia. stato dimostrato da eminenti sociologi che l'esisten za di costoro nelle aule scolastiche ha determinato la sopravvivenza dell'ideolo gia marxista lungo l'intero Dopoguerra. La loro presenza in una classe attestata dall'abbigliamento degli allievi: i maschi hanno tutti la mimetica, il basco mi litare e l'espressione delusa ma non disillusa del Che Guevara; le femmine la tu ta da operaio e gli stivali della Pasionaria. Una buona met delle lezioni di ques to plusvalore docente sono occupate dal racconto di viaggi favolosi, soggiorni i n alberghi miliardari e crociere sull'intera linea dei transatlantici Costa all' uopo nolleggiata "perch, sapete, senza la privacy...Io poi in viaggio voglio tutt e le comodit che ho a casa mia"; e davanti agli occhi dei ragazzi si profilano im magini della loro prof mentre, adagiata su di una pelle di tigre, traversa le pa ludi dell'Atlante alla testa di una lunga sequenza di portatori negri che si sno da come un serpente, su e gi per le montagne; in coda, il marito notaio, che li f rusta con un flagello di pitone. Di solito la permanenza di questo jet-set nella scuola italiana breve; capita infatti quanto prima che si vedano rapire il figl io da una banda di neo-diplomati, ed in quel caso il pagamento del riscatto le c ostringe a cercarsi un vero lavoro oppure - evento ancora pi facile - vengano ess e stesse rapite da una ex-scolaresca e segregate in un camping di Rivabella per tutta la settimana di Ferragosto, con l'obbligo, sotto minaccia armata, di fare da colf ad una famiglia di Portici con sedici figli e la passione del cavolo les so; nel qual caso il suicidio liberatorio di prammatica. Quanto ai prof maschi, essi rientrano - come si sopra accennato - in una sola cl asse: i masochisti, gioiosi di subire, cresciuti in una famiglia matriarcale, pi ena di nonne becere, zie zittelle, sorelle maligne e pronte a picchiarli per poi fare le vittime. Questi soggetti farebbero parere Sacher-Masoch un Grande di Sp agna. ITACA: LA CASA Lo studio La casa, rifugio ospitale, il luogo in cui l'allievo diligente studia. Alati, al lievo diligente, a casa, studiava (Deduzione Analitica aristotelica di prima cla sse). Ora non rimane che definire lo studio. Dunque, secondo la definizione di Alati: "Lo studio quell'attivit che collega tra loro altre attivit, di natura ed impegno differenti, come guardare la tivv mangia re Nutella telefonare alla ragazza tagliarsi le unghie sospirare scrutare fuori della finestra incazzarsi con la mamma perch ti guarda nei cassetti se ci hai i p reservativi cambiare canale perch c' la pubblicit dei preservativi 'pi sicuri del mo ndo' che non sono quelli che usi tu scoprire che la Nutella ti ha fatto venire i brufoli sulle chiappe chiedersi telefonando in piedi dove cavolo la tua ragazza disinfettarsi l'alluce tagliuzzato perch hai fatto il numero con le forbici in m ano starnutire per i pollini che entrano dalla finestra aperta per vedere bene s e quello l che parla con la tua ragazza Gibellini di terza A che ci prova con tut te dire alla mamma che il preservativo usato sotto il suo letto non l'hai usato tu (l'insieme di queste operazioni corrisponde al capoverso 'nell'anno 49 a.Ch. Roma vide la sua Repubblica in preda ad una crisi...' il che dimostra quale tass o di stress sia insito in un pomeriggio intero di studio)." Allo scopo di studiare si usano gli evidenziatori. Gli evidenziatori sembrano no rmali pennarelli, ma sono prodotti in colori che non esistono n in natura n in art e, come 'tramonto su Hiroshima', 'l'ultimo sogno di John Belushi in overdose', ' Van Gogh al confronto era daltonico', 'amore, l'Apocalisse o hai cambiato mascar a?' e 'non sapevo che la parrucchiera della prof di Biologia avesse creato gli e ffetti speciali di Mars Attack'. Lo scopo degli evidenziatori quello di coprire il testo in modo da renderne impo ssibili:

a) la lettura; b) l'apprendimento; c) il ripeterne qualsivoglia sua parte. La gerarchia d'importanza del testo scan dita da successive progressioni nello spettro cromatico. Esempio: notizia irrile vante, del tipo "la scoperta della penicillina salv due miliardi di vite umane": colore bianco-rosato; un po' pi consistente, come "De Gaulle non era una marca di cognac": colore biondocenere; piuttosto importante, come "Giulio Cesare era gay ": pervincabord; fondamentale, come "i viteli dei romani sono beli" (Trad. "Va, V itellio, alle trombe di guerra degli dei romani"): colore neronaziskin. Sui libri vietato fare riassunti degli argomenti trattati, da usare come promemo ria durante le interrogazioni (questa regola pu essere aggirata tracciando segni sulle pagine con un pennino sottile senza inchiostro, di modo che i suoi graffit i siano visibili in controluce, ma non da ragionevole distanza). Esistono varie maniere di memorizzare ci che si studiato: una quella di ripetere sedici volte ogni singola congiunzione, da 'poscia' a 'imperocch'; ogni singolo a vverbio, da 'diuturnamente' a 'tampoco', ogni singola apposizione, da 'ratto' a 'siffatto', senza curarsi del legame logico tra le parti del discorso, notoriame nte nocivo alla memoria; un'altra quella di sottilineare l'intero paragrafo, ind i trascriverne i passaggi salienti su di un quadernetto, quindi riassumere il qu adernetto su di una scheda, poscia riassumere la scheda su di un francobollo, in fine riassumere il francobollo sull'unghia del mignolo, che, poco prima dell'int errogazione, ci si manger; un'ultima maniera quella di ripetere, per es., l'Epope a di Gilgamesh alla nonna centoduenne, che deceder al momento della scomparsa di Enkidu, commossa per avere in lui riconosciuto un amore di giovent. Se, nonostante questi consigli, alla fine della giornata non sarete preparati, r icordate che per superare un'interrogazione sufficiente stuzzicare il narcisismo del professore. Ogni insegnante, infatti, ha, con gli anni ed il conseguente ri ncoglionimento famigliare, dimenticato tutto ci che concerne la sua materia, tran ne un argomento insignificante: quello della sua tesi di laurea, del quale, soli tamente, si occupato, in tutto il mondo, lui solo. Occorre dunque insinuare cota le argomento in ogni domanda di qualsivoglia disciplina. Il problema che gli ins egnanti scelgono, per le loro tesi, gli argomenti pi stravaganti. Si ha notizia d i un insegnante di Lettere laureato in Pedagogia con una tesi su L'onanismo di C apitan Uncino: tra piacere e dolore, ed uno di Matematica il titolo della cui te si era Ha un termine l'Infinito? Ha un termine l'Infinito? Ha un termine l'Infin ito? ripetuto 164 alla terza volte; quanto alla tesi, consisteva di una sola par ola: "no". Ma nulla impossibile all'allievo diligente, il quale, in occasione di un'interrogazione multidisciplinare, ad una domanda su Ponzio Pilato, risponder cos: "Quando Ponzio Pilato, di fronte alla condanna di Ges, se ne lav le mani, cert o non gli era ignoto il vecchio proverbio per cui una mano lava l'altra, operazi one certo meno agevole qualora si abbia per protesi un uncino, il quale, tra l'a ltro, rende difficile ogni eventuale attivit autoerotica..." e ad una sull'Infini to di Leopardi, cos: "Si pu ripetere il verso 'sempre caro mi fu quest'ermo colle' 164 alla terza volte? Certamente no". Il resto dell'interrogazione consister in un soliloquio dei professori interessati, cui baster rispondere "sono perfettamen te d'accordo" ad ogni loro inarcata di sopraccigli. Qualora invece l'interrogazione veda l'alunno preparato, costui sappia che la va lutazione che di lui verr data in rapporto diretto con la sua capacit di ripetere la spiegazione dell'insegnante con le stesse parole e nello stesso ordine; esemp io: se la frase del prof era: "La secessione dei Gracchi coincise con l'inizio d ella protesta civile, durante la quale costoro diedero ai plebei nuova coscienza dei propri diritti" l'affermare "l'inizio della protesta civile coincise con la secessione dei Gracchi, e la nuova coscienza dei propri diritti che costoro die dero ai plebei" rappresenta un sei scarso ("l'alunno, pur informato, non ha orga nizzato il discorso secondo una solida base concettuale"); la frase "la protesta civile e la nuova coscienza dei propri diritti che i Gracchi diedero ai plebei sono coincidenti", un cinque meno meno ("l'alunno ha tradito la sostanza della s piegazione arrampicandosi in personali quanto arbitrarie valutazioni acritiche") e la frase "i Gracchi diedero, con la loro secessione, inizio alla protesta civ ile ed alla plebe nuova coscienza dei propri diritti" un quattro secco ("l'alunn

o aggira il problema introducendo nella sua argomentazione parametri illogici e asistematici"). L'uso del registratore nel corso delle lezioni ridurr al minimo q uest'ultimo problema." Ringraziamo Telemaco per la sua consueta lucidit e passiamo al vero eroe di Itaca . Lo zainetto "I ragazzi sono il futuro della nazione. Infatti, essi saranno gli storpi di dom ani": con questo slogan l'Associazione Ortopedici 'Procurare per curare' ha prop osto di elargire a proprie spese una permanente dotazione di zainetti agli stude nti delle scuole dell'obbligo. I manufatti, in varie fogge e colori, sono prodot ti in differenti modelli: i) Modello "Balaklava, c'ero anch'io". Si ispira al monumentale tascapane usato dagli Alpini durante la ritirata di Russia, mulinando il quale essi distrussero tutti i carrarmati della divisione Potemkin. Vuoto, pesa seicentodieci chili. Ot timo qualora, come richiede l'insegnante di Storia, si debba portare a scuola l' edizione anastatica della Patrologia Latina di Migne, in occasione delle lezioni sui santi stiliti che, pisciando dall'alto delle loro colonne, scacciarono i Mo ngoli dal Bosforo. ii) Modello "Igor". Si ispira alla figura del gobbo servo del dottor Frankestein , cui, a detta di Mary Shelley, serviva per il trasporto di colossali cadaveri d al cimitero al laboratorio del suo padrone. Ottimo qualora, su indicazione del p rof di Biologia, si debba portare a scuola lo scheletro smontato del Lepidottero Trinariciuto, in occasione delle normali lezioni di Ittica Oceanica. iii) Modello "Toulouse-Lautrec". Cos detto perch il suo utilizzo quando si recava alla Scuola di Belle Arti cost al celebre pittore di entreneuses parigino la defo rmazione permanente della colonna vertebrale. Insostituibile qualora, su suggeri mento del prof di Disegno, si debba trasportare a scuola il completo en plen air , con tavolozza a duecento pastelli, per dipingere malve e ninfee. iiii) Modello "The day after". Cos detto perch, con le sue pareti smontabili in tu ngsteno e il tettuccio apribile in carbonio puro, nonch la cucina economica, le b rande e la dispensa ripiegabile di venti metri quadrati pu, in caso di attacco nu cleare, fornire alloggio a quattro famiglie per due settimane. Particolarmente i ndicato ogni volta che il prof di Fisica impone, per gli esperimenti sulla fissi one nucleare, di portare a scuola un normale acceleratore di particelle di poten za non inferiore a quello in uso presso il CERN di Ginevra. iiiii) Modello "Golgota". Fornito di comoda traversa intrascapolare in legno su cui poggiare le braccia, onde ottenere una posizione avanflessa del torace salut are alla respirazione, questo zainetto adatto in particolare a ragazzi dotati di vivaci ambizioni che di certo, una volta giunti sulla vetta del loro percorso e sistenziale, li solleveranno al di sopra della massa. Utili ai Sefiriti ortodoss i quando, in occasione del bar-misvah, si trovino nella necessit di portare alla scuola dei rabbini i 140 rotoli della Torah, ognuno ben custodito nel suo cibori o di oro zecchino. iiiiii) Modello "S. Andrea". Le placche in titanio e le rifiniture in aeternum r endono il peso specifico di questo manufatto superiore a quello del plutonio. Il suo nome deriva dal fatto che, portandolo, si subisce la deformazione della col onna vertebrale dalla sua naturale curvatura ad una sinusoide a quattro assi rip roducenti il tracciato geosinclinale della californiana faglia di S. Andrea, il che consente interessanti esercitazioni di Geografia tra compagni di banco. Il m odello torna utile quando si debba, come prassi nelle lezioni di Scienze, portar e a scuola la riproduzione in piombo a grandezza naturale del pendolo di Foucaul t, lungo circa 40 metri. iiiiiii) Modello "Aristotele". Il suo singolare nome fa riferimento alla pi impor tante definizione metafisica dello Stagirita: il "motore immobile". Il suo colos sale peso rende infatti impossibile a chi lo indossi, per quanto smanetti, far a vanzare di un solo metro il proprio motorino. Ottimo per il trasporto in classe, talora richiesto dai prof del Ginnasio, di una quinquiremi ateniese la quale, r

imontata, servir ad illustrare efficacemente la battaglia di Egospotami. iiiiiiii) Modello "Atlante". Pensato appositamente per i Licei Classici, si ispi ra alla figura del Titano capace di sostenere sulle spalle il peso dell'intero g lobo. Eccellente per il trasporto a scuola, qualora lo richieda l'insegnante di Greco, delle 280 tavolette in lineare 'b' recante il ciclo poetico dei Nostoi, r ecentemente rinvenute durante scavi presso le rive del mar d'Azov. iiiiiiiii) Modello "Galileo". Questo manufatto, dal peso insormontabile, deve il suo nome ad una faceta rivisitazione del celebre esperimento sulla caduta dei g ravi che Galileo tent dalla cima della torre di Pisa. Il prof Dubrovnich, infatti , autorit mondiale negli studi sulla Dinamica, ha dimostrato come se Galilei, ins ieme alla piuma, avesse buttato di sotto questo zainetto, esso, giungendo a terr a, avrebbe scavato una profonda voragine, rendendo pertanto vana qualsiasi induz ione. Peraltro, il prof Escenbach ha recentemente dimostrato come, in siffatta c ircostanza, l'intera torre di Pisa si sarebbe in realt capovolta, uccidendo Galil eo sul colpo e ritardando quindi di un paio di secoli l'evoluzione della Fisica. Lo zainetto insostituibile per gli studi di Geologia, in quanto permette di por tare a scuola i 362 campioni di minerali in cui si pu sintetizzare l'intera evolu zione orografica del nostro pianeta. iiiiiiiiiii) Modello "Uovo cosmico". Si tratta di un prototipo creato dal Presid e del Liceo 'Omero' onde sedare i diverbi tra gli insegnanti sul modello di zain etto da adottare; esso infatti capace di contenere al suo interno tutti gli zain etti sopra descritti. Il suo nome deriva dal fatto che la materia al suo interno raggiunge una densit analoga a quella di una galassia nell'attimo precedente il big-bang. Stephen Hawkins, richiesto di una perizia dal Consiglio di Istituto, h a dimostrato come uno zaino siffatto rappresenterebbe a tutti gli effetti un uni verso parallelo, al cui interno la materia collasserebbe fino a ridurre l'alunno che lo indossasse a un buco nero. Il Ministro della Pubblica Istruzione, nella circolare ufficiale con cui ringraz ia del dono l'Associazione Ortopedici, afferma: "Questo caso dimostra come il fu turo della nazione si costruisca attraverso la sinergia tra le forze ancora (per quanto?) sane della nazione". ("Alati, come ti sei combinato! questo il modo di venire a scuola?" "Prof, sono diventato un buco nero..." "Sei sempre il solito schifoso, tu. Su, c orri a casa a cambiarti!") IL PORTO DI ITACA: GLI STRALI DI ULISSE Primo strale La violenza pedagogica consiste nel non motivare quello che si dice; nel fare ac cettare come valide le proposizioni solo in quanto sono inserite nel 'luogo' del la didattica, nel contesto di una scuola che fa coincidere la propria utilit con il fatto di esistere, di chiamarsi 'scuola'. La giustificazione ultima della did attica, insomma, di tipo ontologico, ed assomiglia alla prova dell'esistenza di Dio data da Anselmo d'Aosta: se Dio l'essere perfettissimo, tra le sue qualit dev e esserci anche la sua esistenza; ugualmente, se la scuola il luogo deputato all 'educazione, in essa deve essere insito anche un 'senso' pedagogico a priori. La 'maniera' di questa deformazione retorica un impiego improprio dell'Etica. In fatti, i vocabolari della didattica, vicino al nome di ogni materia, pongono non il senso ultimo di ognuna di esse, ma le loro definizioni 'etiche'; cos il Latin o serve "per imparare a ragionare" (quindi, in tutto il resto si pu pensare a van vera); la Matematica efficace "a sviluppare le capacit analitiche" (peccato che q ueste, se venissero troppo sviluppate, finirebbero per prendere di mira proprio i cinque postulati non dimostrati su cui la Matematica si basa); la Filosofia "s erve a formare la coscienza etica" (perversione al quadrato, che spinge a vedere in Kant colui che insegna ad aver rispetto degli altri; non fosse che, per lui la Metafisica essendo un bisogno insopprimibile dell'uomo, posto al di fuori di ogni giustificazione scientifica, ne consegue che la Metafisica legata al sistem a degli a priori, estraneo ad ogni idea di Bene)...

Ugualmente la Letteratura, che notoriamente il regno degli alcolizzati, i polimo rfi perversi, i paranoici ed i narcisisti patologici, finisce per venire ridotta , attraverso un depotenziamento delle sue caratteristiche di 'diversit', ad una s erie di slogan moralistici atti a formare la coscienza del cittadino di domani, fin troppo tollerante nei confronti dell'idiozia istituzionalizzata, vale a dire : delle istituzioni tout court. Il caso della Letteratura particolarmente illuminante. Infatti, nel caso della M atematica la rimozione del principio di senso, da cui si origina quella deriva d el significato i cui cavalcavia sospesi sui concetti i programmi dovrebbero illu minare, e che invece si comportano come certe autostrade frutto di committenze e quivoche: finiscono in mezzo ad un terreno brullo, su cui si alza, unico faro, i l dolmen del professore, col suo duro motto: "se ve lo spiego, vuol dire che ser ve" (ma esiste anche la variante psicotica: "se ve lo spiego, vuol dire che mi i nteressa, e se interessa a me, vuol dire che interessante!"); nel caso delle sci enze 'esatte' - dicevo - il processo di deriva del significato elementare, avvia to da un unico spinterogeno: un contatto in logica binaria degno di un computer: quando su 'on' si attua un by-pass della corrente mentale sulla domanda: "Perch? " (In pratica, per le 'scienze esatte' come vengono spiegate a scuola, i nomi dati alle cose sono cose; tutto rapporto e proporzione, come per Pitagora o Newton.. . Peccato che il primo credesse che indagare questi rapporti servisse a controll are, mediante l'equilibrio tra gli umori corporei, influenzati dal corso degli a stri, il destino umano, e che per il secondo, il cui livre de chevet era l'Apoca lisse, questa s mirabile proporzione tra gli enti tutti dimostrasse che la fine d ei tempi era vicina.) Ma per tornare a noi, la Letteratura essendo fatta ahilei di parole, il percorso verso la deriva del significato pi arduo. Per fortuna, a renderlo possibile inte rviene il linguista De Saussure, cui si deve la celebre distinzione tra langue e parole: secondo costui, la langue il tramite della comunicazione sociale, la pa role di quella individuale, e nel sottile equilibrio tra questi due parametri si sviluppa il rapporto tra espressivit e leggibilit di una comunicazione interperso nale. L'espressione pi perversa della langue, la gola profonda della langue, natu ralmente il linguaggio burocratico, le cui caratteristiche stranianti sono l'ina ffettivit dei contenuti segnici (quelli che connotano, piuttosto che denotare, e creano intorno alle parole l'alone di un gesto umano) e la tautologia verbale. N el linguaggio burocratico, il comunicare afferma se stesso in quanto atto del co municare, onde rimanere correttamente nei propri margini istituzionali; ma per f ar ci, esso rinuncia all'oggetto del comunicare, sostituito dall'enfatizzazione d el codice mediante il quale si dovrebbe comunicare alcunch. Ma che c'entra tutto questo con l'insegnamento della Letteratura nelle scuole? B ene: la Letteratura in ambito scolastico dimostra come la scuola si chiuda intor no ai luoghi della sensibilit adolescenziale come una maitresse intorno ai soldi che il cliente le lascia sul palmo della mano (e nell'atto gli scopre le sue rot onde, ormai molli poppe). Vediamo in dettaglio i modi per cui si consuma questo atto di denegazione della Bellezza: a) La Parafrasi: l'alfa e l'omega dell'interpretazione deficiente. Il suo rappor to con la poesia lo stesso che esiste tra il catalogo delle navi di Omero e l'el enco dell'anagrafe per le vaccinazioni antipolio. La categoria equivoca a propri , qui, la chiarezza. "Spiegami che cosa vuol dire..." benedetta prof, non vuol d ire niente; o meglio, vuol dire che ci che ha pi senso ce l'ha proprio perch nascon de, per principio, il proprio senso. Vuol dire che il classico tale perch, dopo c entinaia di anni che vi si ficca il capo, non si ancora cominciato a capirlo. Vu ol dire che il linguaggio della letteratura oracolare, e che quando, al principi o del Canto Notturno, Leopardi apostrofa la luna: "Che fai tu, luna, in ciel/ di mmi, che fai, silenziosa luna?" e poi, poco pi sotto, enuncia: "somiglia alla tua vita/ la vita del pastore", fa degenerare la luna da quel simbolo che era all'i nizio a metafora, volendo significare che noi aspiriamo ad una trascendenza in c

ui tutto sia senso (vale a dire simbolo) mentre siamo costretti dentro ad una re alt di materia, che procede per similitudini di senso (metafora); e tutto questo si riduce alla lotta tra tempo cosmico e tempo storico, per cui l'Infinito nasce dalla reclusione dello spazio 'storico' ("questa siepe che da tanta parte/ dell 'ultimo orizzonte il guardo esclude"), e il tutto assomiglia maledettamente a qu el problema del tempo nella fisica contemporanea, per cui ogni particella ha il proprio, nel mentre costruisce lo spazio della sua traiettoria intorno al nucleo , ed a seconda dello stato di coscienza con cui osservo il fenomeno, la realt cam bia, perch la conoscenza solo la proiezione del mio stato di coscienza. E meno ma le che esistono i calcoli attraverso cui ci sono arrivato, cos posso fare la para frasi di tutto ci e scambiare il percorso dimostrativo con la dimostrazione, l'ef fetto con la causa, la tecnica dello sviluppo dell'idea col significato dell'ide a. Ecco: la solita confusione propria al pensiero obliquo: attraverso la parafra si letteraria siamo arrivati al gioco delle tre carte della Fisica scolastica! b) Personaggi e interpreti. Nulla pi patetico del fatto che certi signori soli, o rmai avanti con gli anni, e la cui vita dei sensi stata cos fallimentare da inven tarsi surrogati alla vita nelle vicende dell'arte, violentandone cos il livello i n cui immane la sua verit: la rappresentazione liberata di processi psichici in m odelli di strutture; che siffatti zombi diano del pessimista ad un poeta una del le cui pi alte opere, capace di essere cacciata da Nietzsche nella sua Seconda Co nsiderazione Inattuale: quella sulla storia, dedicata ad un pastore asiatico che , di notte, canta (quattro celebrazioni pulsionali: il canto contro il pensiero; l'esotica Asia contro la morente Europa; la civilt della luna contro l'Illuminis mo-Sole e la sua archeologia del sapere: l'Enciclopedia; un archetipo-pastore co ntro tutti i filosofi) senza contare che alla fine dell'idillio si scopre come l e pecore siano gli unici esseri felici in questo teatrino antietico. Pessimismo? L'opera di Leopardi si limita alla confutazione degli idoli del proprio tempo, che attivit prettamente giovanile; al poeta, da quell'egoista che era - e quindi tutt'altro che pessimista - riusc di morire cos giovane - il massimo dei suoi desi deri - da non intraprendere la fase liberatoria, esultante, dionisiaca della pro pria poetica, quella che sarebbe potuta sorgere, ad esaltazione di istinti e pas sioni, sulle ceneri della da lui tanto odiata cultura. Che dite? Leopardi, di cu ltura, ne aveva anche troppa? Era sempre chiuso in biblioteca? Voi credete che u n batteriologo, solo perch sta sempre chino sul microscopio ad osservare batteri, sia egli stesso un agente infettivo? Ma allora, siete voi quelli riversi dall'a ltra parte del cannocchiale; quelli che lui sta osservando... Ma poi: si pu veramente ritenere pessimista chi consegna alle bizze del tempo un proprio messaggio di interessamento, di lotta per un valore, all'umanit? Per Leop ardi, l'unico senso possibile, su questa terra, era il disvelamento degli ingann i, la cerimonia in cui sarebbe apparsa, nella sua pura materialit, la Natura. Que sta trionfale affermazione di fede nella nobilt della mente umana, pessimismo? Tr a l'altro, c' anche riuscito... Ai tempi in cui Berta filava, ed io andavo al Liceo, esisteva un libriccino, che si intitolava I Personaggi dei Promessi Sposi, e che ti permetteva di dialogare a tu per tu con la Lucia e il Renzo come con la zia Concetta e suo marito Achil le, quello un po' scemo che sta in fondo alla via... Oh, i personaggi del Manzon i, come sono umani! Vale proprio la pena di sottrarre, per conoscerli, tempo all a conoscenza delle persone vere che ti stanno intorno, e magari, nel momento in cui tu stai leggendo del latinorum di don Abbondio, hanno appena aperto il rubin etto del gas. Si possono anche tentare interessanti equazioni: don Abbondio rapp resenta la vigliaccheria come l'Enrico IV di Pirandello l'ipocrisia ("cameriere, un altro frizzantino: queste chiacchiere da bar mi fanno venire la gola secca") . Se chiedete ad un brillante ex-studente italico (del tipo "io a scuola ho segu ito le lezioni e poi prendevo appunti e a casa studiavo non ho mica perso tempo a spidocchiare cose che non c'entravano, io", che se diventa il vostro capo uffi cio Fantozzi rispetto a voi Siddharta il Risvegliato), come cominciano i Promess i Sposi, lui vi risponder, con voce ispirata: "Quel ramo del lago di Como, che vo lge a mezzogiorno..." e a quel punto non vi resta, nel lago di Como, che affogar

celo, nel mentre ancora, nel tripudio di mille bolle, dir "a seconda del ripiegar e di questi e il procedere di quelli". Il romanzo, infatti, ha due inizi: il lungo brano del finto manoscritto seicente sco, e la sconfinata descrizione naturalistica, che si conclude guarda caso su d i un muretto che delimita una stradicciola, per la quale, un giorno preciso, se ne avanza don Abbondio. Da cui una serie di conseguenze: 1) Il linguaggio per Manzoni il male, ed il simbolo della storia umana, che lui ripercorre proprio dietro la maschera del linguaggio - non risultando l'autore d ella vicenda che narra - con la conseguenza di potersi distaccare da essa, utili zzando l'ironia - che significa per l'appunto 'sospensione del significato' - co me schermo, caverna platonica su cui proiettare, alla rovescia, tutte le vicende , le quali costituiscono solo parametri onde sperimentare una propria concezione della storia e dell'agire umano. Corollario: ecco perch in tutto il romanzo il l inguaggio e la violenza sono collegati: don Abbondio, Azzeccagarbugli, le grida, don Ferrante... Ed ecco perch, per lo stesso principio dello straniamento distan ziante, il romanzo collocato nel Seicento, visto che il Barocco l'epoca in cui p i si affermata questa logica del linguaggio come violenza. La lotta pre-risorgime ntale contro gli Austriaci non c'entra niente. Non che Manzoni dica a Suocera pe rch nuora intenda... 2) La descrizione naturalistica che costituisce il secondo inizio intende opporr e lo spazio della natura (bene) contro il tempo degli uomini (male). E infatti, con le sue lungaggini ipnotiche e lutulente, essa bruttissima, ed intende non tu rbare con alcuna punteggiatura, segno dell'intervento ordinatore dell'intelligen za, il libero fluire dell'ordine cosmico. Essa si ferma solo quando giunge alla 'via': il giorno storico, don Abbondo: alla vicenda. Corollario: se lo spazio infinito bene, la restrizione progressiva dello spazio male. Tutta la struttura del romanzo consiste nella riduzione progressiva dello spazio. La sequenza si chiude in quella piccola via nel centro di Milano in cui Renzo rimane chiuso tra i rivoltosi che assaltano il forno delle grucce (e intan to il governatore spagnolo avanza nello spazio chiuso parlando Spagnolo: la viol enza del linguaggio). Naturalmente, alla base di tutto c' il fatto che, siccome l o scrittore procede per illuminazioni su di un cristallo la cui forma prismatica emerge solo quando le luci radenti si conglomerano in un raggio verde, anche Ma nzoni ha scritto diversi romanzi: primo tra tutti: il romanzo della Colonna Infa me, per concludere il quale ha dovuto scrivere il romanzo della peste, e quindi quello dei Lanzichenecchi (da cui gli Spagnoli, e la violenza, e i conventi - e fra' Cristoforo in polarit positiva dei quali e la monaca di Monza in quella nega tiva - e i governatori spagnoli; e don Rodrigo in negativo e l'Innominato in pos itivo). E tralasciamo quel problemino della Provvidenza che manda la peste e poi, capric ciosamente, fa piovere (l'acqua del lago, il bene cosmico!) determinando - cos, p erch gli prudono gli ugelli delle nuvole - la fine della peste. E Manzoni sarebbe, per questo, cristiano! Ma delle contaminazioni 'etiche' abbia mo gi parlato abbastanza a lungo in principio (Come si vede, alla Didattica pu ess ere applicata una variante dell'inizio della Genesi: "in principio era il Caos; non vi dico dopo!!!") Secondo strale Se Aristotele avesse previsto quello che gli sarebbe capitato nel Ventesimo seco lo, avrebbe fornito la sua Logica di un dispositivo contro l'Euristica, l'Ermene utica e l'Epistemologia. La prima studia la corretta metodologia atta alla confe rma di un'ipotesi data (il verbo greco 'eureo' significa 'cerco'), la seconda el abora le ipotesi stesse (la parola greca indica 'congettura') la terza si insinu a tra le due come l'illusionista quando schiocca le dita per risvegliare il malc apitato dall'ipnosi, e proclama che tutto quel lavoro di cogitazione portava a s coprire non gi fatti reali, ma solo i processi mediante i quali la coscienza proi etta le proprie caratteristiche psichiche sulle percezioni esterne, rendendole d i fatto un gioco di specchi deformanti da padiglione circense, con l'aggravante di quella metastasi del cervello che sempre si accompagna alla smania umana di r

endere la comunicazione - che agisce su codici affettivi - concettuale. L'osserv azione centrale dell'Epistemologia alquanto semplice: fino a che non conosciamo i parametri in base ai quali opera la mente, non possiamo che confondere l'appre ndimento con la conferma delle idee acquisite. In pratica, tutto ci che dovrebbe essere nuovo, in noi, prende le vie ben note, come un carrello su rotaie che tro vandosi a passare per vie strette perda una parte della sua carcassa di legno co ntro gli spigoli delle montagne, assumendo la forma che l'orografia ha voluto, a capriccio, imprimergli; ed intanto chi ha dato un calcio al carriolo balza fuor i a proclamare di essere stato lui, a volergli dare quella forma. Da cui, appunt o, il concetto didattico dell''informare'. Conoscere un'altra lingua, si sa, serve ad acquisire la capacit di vedere il mond o con altri occhi; ogni lingua, infatti, 'informa' il mondo in maniera different e. In Tedesco esiste una parola, Gestalt, il cui senso quello di indicare la man iera in cui la mente percepisce simultaneamente una struttura complessa nella su a unit, piuttosto che l'insieme delle sue parti (i filosofi la definiscono 'apper cezione'). In Inglese esiste l'idea di pattern, che non proprio la stessa cosa, ma come vicario va bene. Nei paesi latini, niente. Pare che in essi nulla si sia fatto per rimediare al problema che, in tutte le lingue dell'area europea, 'obb iettivo' derivi dalla parola latina objectum, che indica n pi n meno un qualcosa ch e ti viene tirato addosso. Un trauma cranico, dunque, l'oggettivit, di cui la scu ola il bernoccolo. Che conseguenze ha il vedere il mondo attraverso la compresenza, allo stesso mom ento, nella mente, dell'articolazione dell'insieme e dell'unicit di ogni sua part e? Per esempio, il fatto di porre la musica al di sopra di tutte le arti e le sc ienze... infatti, in musica, le pi raffinate operazioni logico-analitiche si tram utano, nell'atto dell'esecuzione, in atti respiratori che agiscono sul plesso so lare: il grande direttore, nella sua lucida trance, conseguenza di una perfetta assimilazione della partitura, ricrea quella musica come una Gestalt, e se capac e di afferrarne il tempo come fosse spazio (lo snodarsi nel tempo della mente de lle singole parti come fossero l'articolarsi del frontone, le bifore, i glifi, i capitelli, di un tempio greco) allora costringe i musicisti ed il pubblico stes so a respirare con lui; perch la verit somma della struttura si rivela al corpo de lla mente come respiro. L'altra conseguenza della Gestalt Goethe, con la sua idea del corpo come estensi one della mente, dei sensi come organi dell'intelletto, dell'arte come una manie ra 'musicale' di aprire buchi nel flusso del tempo, attraverso i quali pervenire ad oceani di senso. Alla base di tutta l'opera di Goethe c' l'idea di 'entelechi a', per cui, nella ghianda, gi contenuta, in potenza, l'intera quercia, e tra pot enza ed atto, nella trasversale proiezione della realt nella mente, non c' differe nza. In musica, esiste il caso di Mahler, con la sua Terza Sinfonia, il cui Primo Mov imento, col tema - brot, 'grottesco' - dei corni, indica la materia inanimata, i l Secondo Movimento, con la cantilena dell'oboe, i fiori; poi, negli altri movim enti, abbiamo, via via, gli animali, la disordinata e insensata vita organica, e poi la notte, e le campane del mattino; e infine l'amore divino, che come un oc eano di luce permea l'universo tutto, risolvendo nella sua sintesi le contrappos izioni di questo mondo costruito coi suoni. In fondo, ogni idea, ogni opera d'ar te, ogni espressione concettuale della mente, assomiglia alla Terza di Mahler: s i tratta di un mondo dove ogni emozione produce un certo codice, funzionale risp etto ai propri parametri, e tutti questi codici insieme danno un mito: quello de ll'espressione di emozioni attraverso modelli formali, con, insito, il suo bel p aradosso epistemologico: penetrare nel linguaggio dell'opera d'arte vuol dire en trare nella munita cittadella dell'universo interiore di uno, ed un solo artista . Comunicare estendere ad altri il proprio autismo. Ma, allora, perch mai non si debbono cercare le relazioni tra le discipline al li vello della coscienza logica, piuttosto che di quella estetica? Perch non interpr etare le arti figurative o la letteratura utilizzando le leggi del contrappunto e dell'armonia: perch non ricordare che Einstein ebbe l'idea della relativit osser vando come, al pianoforte, un soggetto nella mano sinistra, in Bach, era compres

ente allo stesso momento, ma in forma rovesciata, alla mano destra? Applicare il parametro della disciplina sbagliata alla situazione sbagliata: si d un'esattezz a analitica maggiore di questa? Invece di questo pensiero 'obliquo', di cui sarebbe possibile rilevare l'esattez za nel suo comprendere l'occhio dell'osservatore nella prospettiva della cosa os servata (il primo a porsi il problema stato Velasquez che ne Las Menijias, ritra tto della famiglia del Re, ritrae se stesso nel pomello di una porta, intento ne ll'atto di rappresentare se stesso che dipinge... proprio vero: gli specchi dovre bbero riflettere un momento prima di riflettere le immagini!)... Invece, la scuola, che fa? Non fa Filosofia, Matematica, Letteratura... nossigno ri, questa una balla bella e buona. Essa fa storia, storia e soltanto storia: de lla Filosofia, della Matematica, della Letteratura...Vuoi capire il Novecento? C omincia con "sao ko kelle terre", e buona fortuna. Ma - vivaddio - se questa con cezione della cultura implica che le ultime espressioni di un fenomeno siano com prensibili a partire dalle prime, disponendole per evoluzione lungo un asse diac ronico, allora siamo in presenza di una formula epistemologica che richiama un'e quazione ad incognita data; dunque, l'operazione dovrebbe essere possibile anche a ritroso: da un fenomeno contemporaneo, per analogia, risalire ai singoli feno meni che ne costituiscono i prodromi. Invece, il Novecento lo si sfiora appena. E perch? Perch, quando ci si arriva, ci si accorge che le sue concezioni del mondo sono, come abbiamo fin qui dimostrato, cos differenti da richiedere parametri an alitici del tutto diversi; come inevitabile, per un'epoca che pu essere riassunta in questa forma epistemologica: l'insieme non la somma delle parti! Ch poi, anche questa storia dei parametri... Se io chiamo A l'autore di un'opera, B l'opera e C il pubblico, entrare da una di queste tre porte cambia del tutto il percorso critico. Guai a mescolarle! Il guardiano del faro, la coscienza, che sta al centro di esso, in una stanza rotonda su cui si aprono tutte queste port e, spegnerebbe per sempre la luce dell'autoanalisi, e noi verremmo per sempre ag iti dalle idee altrui. Si chiama: esame di maturit. Gi che ci siamo: perch non ipotizzare, dopo una teoria dell'analogia sincronica co me quella di cui si discorreva in precedenza, anche una logica in verticale, piu ttosto che in orizzontale? Nello spazio e non nel tempo? Forse perch l'individual ismo tecnologico - ossia il mito del progresso - da cui infettata la nostra civi lt, deve sempre distruggere l'attimo, con le sue diramazioni verso l'alto della c oscienza liberata, onde schiacciare l'autocoscienza, che in lui si inida, e vien e fatta in poltiglia tra il rimpianto del passato ed il desiderio del futuro? Si chiama: coscienza civile... Fate dei figli, passategli il testimone, e poi mercificate la vostra vita in fun zione loro; vedrete che presto non vi - giustamente - sopporteranno pi. A loro no n sfugge come tanta abnegazione nasconda una mancata dichiarazione di fallimento , e quindi la ricerca di un vigliacco alibi allo stesso. I vostri figli hanno im parato per tempo, cari professori, che chi ride in mezzo alle sciagure ha capito a chi darne la colpa... Ma, per tornare ai livelli della coscienza: se il mito di Narciso , al primo live llo, la storia di un autistico che per baciare se stesso riflesso in un lago aff oga, al secondo livello il lago diventa uno specchio, e le prospettive concave e quelle convesse si riuniscono in una figura - terzo livello - che il Sosia dell 'osservatore, ed al quarto livello lo specchio-lago (in prospettiva rovesciata, qui, come giusto) diventa la societ greca, che ha elaborato il mito, e credeva Ps iche fosse il respiro, e la mente pervadesse l'intero creato, entrando ed uscend o da ognuno di noi, per cui pensare era riflettere la propria immagine in un lag o di pensiero; ed al livello ulteriore - il quinto? - i sensi vedono il bastone rompersi quando viene immerso nel lago, e quella deformazione il modo in cui Psi che, quando dice parole, non si riferisce ad alcun linguaggio, ma agli spettri d el suo riflesso, che il vento di Psiche ha agitato in ogni direzione del cielo i nteriore: ed ecco perch i sogni vengono sognati in tre secondi, e sembrano durare un'intera notte, e perch sotto al pensiero di ognuno ci sono simbologie universa lmente valide: gli archetipi dell'inconscio collettivo, uno dei quali - all'ulti

mo livello? - l'acqua come specchio del S nascosto: dell'Anima. E tutta questa di squisizione non altro, ultimo e definitivo livello, che un'operazione narcisisti ca. Era difficile? Si chiama contrappunto: sovrapposizione di sviluppi diversi dello stesso pensiero in un'unica sequenza: senza di esso, non si pu neanche pensare d i mettere il naso in una partitura. Ma allora: il vissuto di ogni essere pensant e e senziente l'unica materia di apprendimento a lui possibile, come suo rifless o nel vissuto di altri essere pensanti e senzienti...Vammici a costruire sopra u n programma storicistico, su questo paradosso dell'incontro con l'Altro come mir acoloso incrocio di due rette parallele all'infinito. Eppure, possibile; anzi: c hiaro. Basta risalire al granello di senape buddista; scoprire che cosa ha di ir ripetibile e individualmente miracoloso ogni singola creatura di questa razza um ana che si condanna da sola all'infelicit, quando potrebbe avere il Paradiso in t erra. Avete notato? Esistono vari tipi di cultura, ma di una 'cultura dell'ascolto' no n si fa neppure menzione. La curiosit verso l'altro considerata un abbassare la g uardia, un mettere fine a quel reciproco annusarsi il culo per verificare se la paura dell'inculata scoprir i coglioni in cui affondare i denti e poi rubare la b istecca gi azzannata dall'Altro che una certa ipocrisia scambia per l'intento mas simo di una societ civile: il rispetto della dignit altrui. Ed nel tentativo di in culcare questo rispetto che la scuola sgrana via con la sua morsa uno per uno i denti dell'anima, atti ad assaggiare, per sostituirli con protesi metalliche da cyber-man culturale, in quanti si abbandonano fiduciosi ai modelli storicistici. E la cosa voluta: dalle multinazionali che controllano la politica, la quale a sua volta trova la sua massima espressione nella definizione, sotto mentite spog lie, degli intenti didattici. Vediamo in dettaglio questa paranoica - e quindi p roduttiva - asserzione, osservando le dinamiche sottese alle riforme scolastiche . Terzo strale Le riforme ministeriali, nella sostanza ma pi ancora nella forma, recano l'impron ta di un idealismo fichtiano. Fichte quel filosofo per il quale l'Io emana da s i l Non-Io; vale a dire che il soggetto emana da s l'oggetto, con tanto di consapev olezza pura e limpida della sua esistenza; peccato che a questa consapevolezza l 'esistenza, poi, non consegua. E se per Fichte porre un problema significa risol verlo, cos per i ministri della Pubblica Istruzione progettare riforme ingovernab ili corrisponde alla loro attuazione, come fossero tanti nominalisti medioevali per cui le parole sono la sostanza delle cose. Quando poi, dopo un anno o due da ll'inizio del mandato, essi si scoprono, blesi e dimessi, a biascicare le frasi squillanti della loro alba gloriosa di fronte a sempre pi radi giornalisti e semp re pi frequenti scolaresche spernacchianti, forse si accorgono che il Ministero d ella Pubblica Istruzione come uno di quei manicomi sperimentali svedesi in cui l 'unit sanitaria preposta allo scopo stipendia una serie di psichiatri praticanti perch fingano di fare la parte dei subalterni con cui gli affetti da delirio di o nnipotenza possano comunicare, liberandosene, i propri piani per la conquista de l mondo. Solo che, per tanto loro berciare, la conquista della Polonia rimane un 'informazione riservata, confinata tra le quattro mura dell'ospedale. Peraltro, l'intero operare dei Ministri - va detto - quando vengono fagocitati d ai gorghi cartacei di via Trastevere, presenta non pochi addentellati con alcune tematiche fondamentali del Novecento. La concidenza, in loro, tra la teoria dei bisogni e la sua prassi - il loro progettare a vuoto, in assoluta assenza di so vrastrutture e rapporti diretti con la realt quotidiana della scuola e la formazi one degli insegnanti - capovolge uno dei fondamenti della teoria dei valori di M ax Weber. Il fatto che il linguaggio delle loro interminabili filippiche enunci soltanto se stesso, senza nessun addentellato con le conseguenze dell'atto della comunicazione: l'agire, richiama da vicino gli esiti pi brillanti del pensiero d i Wittgenstein. Con la Fenomenologia di Husserl, che prevede ogni fenomeno sia i rripetibile, e vada considerato come entit a se stante, i Ministri della Pubblica Istruzione hanno in comune il fatto che ognuno di loro riparte dalle premesse p

er le quali il precedente ha fallito, ripetendone l'evoluzione indefettibile; il che consente anche un interessante riallacciamento con il mito dell'eterno rito rno niciano. Quarto strale Ma perch, dato il contesto disastroso, esistono ancora persone disposte ad insegn are? Perch, dopo tre strali di Ulisse, i proci sono ancora in piedi? La psicoanal isi fornisce alcune risposte certe a questo enigma: - L'elaborazione del lutto. La violenza fisica subita nell'infanzia predispone, si sa, la vittima, in et adul ta, a sviluppare una perversione pedofila. Allo stesso modo, l'aver subito un in segnante arrogante e bieco fa s che la vittima, per sopravvivere, introietti i mo di inurbani di colui invertendoli di segno; identificandosi con la sua impotenza , la avverte come una forma superiore di forza (si chiama "sindrome di Stoccolma "). Da qui la proliferazione di bruti asserragliati dietro le cattedre come il M etternich si trincerava dietro il quadrilatero di fortezze Mantova-Verona-Legnag o-Peschiera (i riferimenti storici, si sa, nella scuola sono basilari). - La paura di crescere. Il mondo del lavoro, composto di adulti in competizione tra loro, agli uomini dabbene e un po' babbei fa paura. Lo Stato-mamma ti d pochi soldi, ma sicuri; il che fotografa alla perfezione questa Italia composta di pr oci, che rimangono in casa coi genitori fin oltre i trent'anni, oberati da sensi di colpa e sindromi di abbandono che sono l'espressione psichica di enuresi not turne sfogare le quali, dopo i vent'anni, non politically correct. Se si permett esse a certe persone di continuare a pisciare nel letto anche in et adulta, la se lezione degli insegnanti avverrebbe su basi migliori. Del resto, l'atteggiamento comunque affettivo degli adolescenti permette di far passare livelli di qualit c he in qualsiasi altro ambito di lavoro comporterebbero il licenziamento immediat o. Nella scuola, al massimo, ci se la cava con qualche broncio. - Il preservativo burocratico. Chi ha organizzato la vita della scuola ha dimost rato la sua genialit - propria di ogni temperamento fobico-ossessivo - congegnand o le esigenze burocratiche in modo tale che nessuno possa sentirsi del tutto a p osto, negli aspetti formali del proprio lavoro, tanto meno i presidi. L'effetto quello che, quando qualcuno sbaglia, nessuno si azzarda a rilevare l'errore, per paura di dare la stura ad una serie di controlli a catena. Un po' come se qualc uno scoreggiasse in ascensore ad un congresso di colitici; chi avrebbe il coragg io di puntare il dito sul colpevole? Corollario: la piramide gerarchica agisce s econdo l''effetto pirahna'. Il pesce piccolo, il professore, si scontra col pesc e pi grosso, il preside, per evitare di venir ingurgitato dal quale si rivolge al Provveditore, il cui unico intento di mettere a tacere la cosa, perch a sua volt a si trova perennemente circondato da una muta di grosse murene. Allora il Provv editore chiede al pesce attualmente fuor d'acqua di formalizzare per iscritto i propri motivi di disappunto, onde poter mandare un'ispezione 'mirata' al preside in oggetto, ben sapendo che l'ispezione comporta l'aprire le paratie ai pirahna , bestie voracissime e minuziose, che, una volta immesse nel tranquillo ed appar tato specchio d'acqua della scuola, non si limiteranno certo a fare a pezzi il p esce grosso, ma non troppo. Tutto, quindi, si riduce ad un tenue ribollire d'acq ua (che serve anche ad ossigenare il plancton). Quinto strale Quanto a noi, lasciamo l'ultimo strale ad un aforisma riassuntivo: "Insegnare un mestiere duro, ma sempre meglio che lavorare". ("Alati, vero che non vai pi a scuola?" "Sai: perch ho letto che i professori son tutti proci...")

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AL VARO (CON FALLE) TELEMACO ALATI: LO SCOLARO E IL SUO DOPPIO NESTORE: IL PRESIDE-MANAGER PROTEO: LA DOCIMOLOGIA CALYPSO: L'INGENUA BIOLOGA I LOTOFAGI MATEMATICI ADE: LA DISCESA AGLI INFERI EOLO: IL RICEVIMENTO DEI GENITORI PRIMO RICOVERO: IL PORTO DELL'ERMENEUTICA LA BIBLIOTECA DELLE SIMPLEGADI SIRENE: LA LEZIONE DI ITALIANO CICLOPI: IL CONSIGLIO DI CLASSE LE MANDRIE DEL SOLE: LA SPERIMENTAZIONE DIDATTICA I GIUDIZI DI CIRCE SECONDO RICOVERO: IL PORTO DELL'ETICA EUMEO: IL CONSULTORIO PSICOLOGICO ITACA: LA CASA IL PORTO DI ITACA: GLI STRALI DI ULISSE