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La funzione odierna dellantimperialismo ideologico e della lotta per la pace

Gennaro Scala
5 Aprile 2011

Ogni idea tolta dal contesto storico in cui nacque svolge una funzione diversa rispetto a quella per cui fu originariamente pensata. il caso della lotta allimperialismo diventata oggi un puro fantasma ideologico. Lenin introdusse con la teoria dellanello debole, pur convinto di restare nell ortodossia marxista, una rivoluzione teorica nellambito del marxismo, in quanto non erano pi i paesi economicamente pi sviluppati ad essere luogo primario della trasformazione rivoluzionaria, ma laddove il dominio borghese appariva meno saldo. Fu questa concezione a sostenere il proposito di imprimere unaccelerazione rivoluzionaria in Russia, contrariamente al volere della maggioranza dei marxisti del suo tempo, i quali si richiamavano pure, a loro volta, a quellortodossia secondo la quale le rivoluzioni avrebbero dovuto scoppiare nei paesi avanzati. Inoltre, Lenin indicando lAsia come avanzata e lEuropa come arretrata anticipava genialmente la cosiddetta decolonizzazione del XIX secolo, aprendo la strada a quei comunisti che ebbero un ruolo molto importante in questo movimento storico. Limmane massacro della prima guerra mondiale suscit la diffusa aspirazione a porre fine a quel sistema di rapporti conflittuali internazionali relativo alla sfere di influenza coloniale, che i marxisti e non avevano denominato imperialismo. Lotta al capitalismo e lotta allimperialismo si univano nella lotta ad un sistema che produceva tali orrori. Limperialismo era lultimo stadio di un capitalismo ormai in putrefazione che si avviava ad essere sostituito dalla rivoluzione socialista mondiale che avrebbe posto fine al conflitto tra potenze. Il movimento comunista intendeva in tal modo farsi interprete del desiderio di pace e della reazione agli orrori della prima guerra mondiale. Vista da una prospettiva storica successiva, la prima guerra mondiale fu una fase del passaggio dellegemonia globale europea a guida inglese allegemonia globale statunitense, una fase di transizione multipolare che vide guerre e trasformazioni rivoluzionarie. Dalla sua prospettiva storica, e poich era convinto che il mondo si avviasse verso la fine del sistema di stati capitalistici, Lenin non poteva vedere il lato, per cos dire, positivo del conflitto tra potenze, nonostante tale conflitto fosse stato in realt la prima causa della rivoluzione sovietica, piuttosto che il conflitto sociale. Sebbene il concetto di anello debole introducesse una rivoluzione teorica nel marxismo, mai giunse a porre il conflitto fra le formazioni sociali particolari (per usare una terminologia leninista) tra i principali motori della trasformazione sociale (in questo articolo mi avvalgo delle importanti considerazioni in merito avanzate da Gianfranco La Grassa nel suo ultimo articolo Panorama teorico, disponibile sul sito conflitteestrategie.it). Quando parliamo di conflittualit tra stati non le attribuiamo valenza n negativa, da correggere attraverso tante belle e inutili prediche morali, n positiva secondo unottica nazionalista. questo un semplice fatto, una costante della storia, di cui conviene decisamente tenere conto per indirizzarla verso condizioni che riteniamo desiderabili. La conflittualit tra formazioni sociali particolari pu condurre sia alla guerra, sia allequilibrio di forze che lunica forma di pace autentica conosciutasi finora nella storia, a meno che non si ritenga desiderabile quel tipo di pace che deriva dalla supremazia schiacciante di uno dei contendenti, un tipo di pace che riposa sulla violenza, ed costellata da tanti conflitti finalizzati al mantenimento di questa supremazia. Il ruolo svolto del conflitto fra potenze apparve pi chiaro durante la seconda guerra mondiale, con lirrazionale tentativo della Germania di sostituirsi allInghilterra attraverso la sola forza militare (lideologia ultra-sciovinistica del nazismo fu una conseguenza di questa decisione primaria), obiettivo irrealistico per i limiti insuperabili della potenza tedesca e che fin per consegnare legemonia globale agli Stati Uniti, mentre invece si sarebbe dovuto puntare ad unegemonia europea che facesse da contraltare alla incipiente potenza statunitense. Labilit di Stalin, oltre naturalmente al ruolo primario della capacit di reazione della nazione sovietica (intesa come popolazione umana organizzata), nello sfruttare queste rivalit gioc un ruolo non indifferente

nellevitare che lUnione Sovietica venisse schiacciata dalla potenza militare tedesca. Le vicende successive alla seconda guerra mondiale vedono il definitivo passaggio al dominio globale statunitense, basato di meno, rispetto al dominio inglese, sulloccupazione militare diretta, ma sul controllo indiretto degli stati, poggiato per sempre sulla forza, grazie ad un sistema di basi dislocato in tutto il mondo che rendesse concreta la minaccia terroristica ultima di distruzione attraverso i bombardamenti aerei. Mentre lUnione Sovietica svolgeva da contenimento dello strapotere statunitense, dando cos vita allassetto bipolare del dopoguerra. Nel contesto del mondo bipolare vanno inquadrate le vicende del rapporto fra Italia e Libia. Gli Stati Uniti, allepoca ancora capaci di esercitare una funzione egemonica, in funzione di un assetto stabile del proprio sistema di alleanze necessitato dalla presenza dellUnione Sovietica, in realt non ostacolarono il desiderio dellItalia di forme stabili di approvigionamento energetico, vitale per lo sviluppo economico italiano, per questo va criticato limperialismo e lantiamericanismo facili, come scrive Claudio Moffa, il quale ritiene che i nemici di Mattei non erano principalmente le Sette sorelle, con le quali era in via di raggiungere un accordo, ma principalmente Israele, in qualit di maggior avversario della sua politica filoaraba. Alla luce dei fatti attuali, poich tutto ha una storia, forse bisognerebbe dire che avversari di Mattei furono Israele in combutta con i paesi europei che si sono sentiti maggiormente danneggiati dalla politica filo-araba di Mattei, il quale si era reso conto che lera coloniale era finita, invertendo la rotta rispetto al colonialismo italiano che aveva scritto in Libia pagine particolarmente efferate, arrivando a decimare la popolazione. LEni di Mattei persegu una politica di accordo vantaggiosa per i paesi arabi e arriv fino ad appoggiare i movimenti di liberazione arabi. La Libia pot avvantaggiarsi delle rivalit europee riuscendo ad ottenere fra le migliori condizioni offerte per lo sfruttamento dei suoi giacimenti di petrolio, i cui proventi hanno contribuito a renderla una delle nazioni con le migliori condizioni sociali del nord-africa, come attestano fonti ufficiali. Un certo economicismo banale denuncia che questa tutta una guerra per il petrolio, dimenticando che per il petrolio per i paesi detentori una risorsa soltanto nella misura in cui la possono cedere. Quindi il problema non linteresse per il petrolio, cosa scontata, ma le condizioni a cui i detentori lo possono cedere, visto che non gli servirebbe a nulla tenerselo per s, oltre la quantit necessaria al consumo interno. Astraendo completamente dagli interessi abbiamo lantimperialismo ideologico, il quale si vorrebbe marxista, dimenticando che Marx irrideva le chiacchiere ideologiche, con immancabili risvolti moralistici, puntando invece decisamente sul ruolo degli interessi materiali. Un esempio di antimperialismo ideologico un recente articolo di Domenico Losurdo, pubblicato sul suo blog, dal titolo Una nuova operazione coloniale contro la Libia. Fra le tante affermazioni astrattamente condivisibili, non c nessun cenno agli importantissimi accordi sul piano energetico e commerciale fra lItalia e la Libia, motivo per cui ci sono importanti settori sociali in Italia che sono realmente contro questa guerra, in quanto ritenuta dannosa, e non in senso puramente ideologico e immaginario, valido per fare qualche passeggiata in piazza a manifestarsi. Parlare oggi semplicemente di lotta contro limperialismo riguardo alle vicende della Libia ignorando la lezione della storia riguardo allimportanza del conflitto fra gli interessi fra diverse potenze, riassunto nel concetto di multipolarismo, vuol dire spostare il discorso su di un innocuo piano astrattamente ideologico. Invece, bisognerebbe denunciare ai quattro venti i gravissimi danni agli interessi italiani che derivano da questa guerra. Avere interessi economici in altri paesi di per s non significa imperialismo, altrimenti si dovrebbe condannare ogni rapporto commerciale fra gli stati e propagandare lautarchia di mussoliniana memoria. In taluni sinistrati di mente tali sciocchezze arrivano fino alla denuncia delle basi economiche dellimperialismo italiano come se la guerra sia stata iniziativa italiana e non sia stata invece il frutto di uniniziativa altrui, a cui sicuramente si reagito da parte italiana in modo indegno. Losurdo indicava in un articolo comparso qualche mese fa in un Diliberto uno dei ricostruttori del partito comunista, lo stesso che prima dellintervento militare inneggiava ad un fantomatico popolo libico, e ora invece per non perdere completamente la faccia (e i voti dei pochi imbecilli che ancora gli credono) ha riscoperto la pace, cosa per lui molto facile perch a suo dire non ha interessi da difendere in Libia (a differenza di altri), ma siccome non credo a chi pretende di non avere interessi bisogna dedurne che gli interessi che difende sono altri. Dopo aver assaltato lambasciata libica a Roma, oggi in seguito lintervento militare questi rancidi residui di quello che fu un grande movimento storico, vorrebbero di nuovo spacciarsi per paladini della pace, diffondendo uninnocua protesta contro la guerra, che sar, come gi accaduto varie volte, puntualmente disattesa una volta che si tratta di sanzionare con il voto parlamentare le decisioni

prese dallalto. Basta! Il vostro tempo scaduto. Quando il movimento per la pace fu definito la seconda potenza mondiale non fu soltanto desiderio di fare dello spirito, ma perch la seconda potenza era funzionale alla Prima Potenza. Chi predica oggi la pace senza se e senza ma, si colloca dalla parte di quelle forze che favoriscono la perpetuazione di quelle condizioni che hanno visto laggressione ad unormai numerosa lista di paesi sovrani. La pace passa per il riequilibrio di forze e quindi attraverso il rafforzamento, politico e militare, di un fronte di stati che possa opporsi allo strapotere statunitense. Ricordiamo il motto latino: Si vis pacem, para bellum