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Ciò non implica l’impossibilità di trasformazioni radicali, sono sempre avvenute e avverranno in

futuro di fronte a classi dominanti incapaci di gestire il funzionamento complessivo della società,
ma lo si verifica “in corso d’opera”, non si può allo stesso tempo rivendicare la legittimità del
conflitto sociale, la possibilità per ogni classe sociale di difendere legittimamente i propri interessi,
e allo stesso tempo negare il quadro istituzionale che dovrebbe riconoscere la legittimità di tale
conflitto. Marx effettivamente apparteneva a pieno titolo all’idealismo, come rilevava Gentile, e poi
sulla sua scorta Preve e Fusaro, se appunto l’idealismo è considerare quale principale realtà quella
creata dalla praxis, quando dichiarava: “i filosofi hanno finora interpretato il mondo si tratta ora di
cambiarlo”, compendiando le Tesi su Feuerbach. Potremmo tradurre così: “in quanto filosofi
abbiamo finora interpretato il mondo, si tratta ora di plasmarlo a nostra immagine e somiglianza”. Il
re-filosofo, preso il posto del Demiurgo, sognava di plasmare la realtà sociale secondo i suoi
desideri, sogno che può trasformarsi nell’incubo di un mondo completamente pacificato e
amministrato.
Vi è invece un’altra parte del pensiero di Marx in cui il comunismo sarebbe dovuto nascere da un
parto di cui era già gravida la Storia, per cui il compito maieutico del rivoluzionario era quello di
accelerare, o forse meglio assistere e favorire il parto, attività maiuetica indispensabile altrimenti
potrebbero verificarsi la morte del neonato e della stessa gestante. Al di là dell’illusione relativa
all’idea che la Storia fosse gravida del Comunismo, vi era però implicito che bisognasse conoscere
le dinamiche sociali per agire in accordo con esse, che bisognasse partire dai movimenti reali
presenti nella società: il comunismo era “il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”.
Se poi qualcuno riesce invece a dimostrare che la mia tesi è errata, sarò stato lieto di aver dato un
contributo alla migliore conoscenza del pensiero marxiano (secondo il procedimento della dialettica
classica). Da questo mio lavoro, inoltre, ho tratto la conclusione che per ripensare il socialismo
bisogna oggi abbandonare l’utopia comunista strettamente connessa al globalismo, quale soluzione
utopica delle contraddizioni irrisolvibili in cui era entrata l’Europa ottocentesca che poi sfoceranno
in due guerre mondiali. Inoltre, la questione del socialismo, pensato soprattutto come controllo della
collettività sulla produzione, non esaurisce la questione politica in quanto le forme politiche, nella
loro relativa autonomia, non sono in relazione alla sola struttura economica, ma alle modalità in cui
è costituito l’esercito.##
Esercito di massa, esercito popolare, esercito di leva, esercito professionale influiscono sulla
struttura politica e anche nei rapporti tra le classi. Non a caso ad es. la precarizzazione a cui hanno
mirato le classi dominanti negli ultimi decenni ha coinciso con la fine dell’esercito di leva in quasi
tutti i principali paesi occidentali. È stata questa una teoria originariamente formulata dal sociologo
tedesco Otto Hintze e che ha influenzato la “sociologia storica” che ha introdotto con Charles Tilly
un’importante integrazione dell’analisi marxiana, basata principalmente sullo studio dell’Europa
moderna, affiancando l’analisi della “concentrazione dei capitale” alla “concentrazione del potere
politico” che si verifica con la nascita degli eserciti moderni.