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La guerra dell'immigrazione

Se vogliamo comprendere qualcosa della natura dell'immigrazione attuale dobbiamo rivolgerci non
alle ricerche degli studiosi europei, tanto meno alla vasta letturatura ideologica sugli “arricchimenti
culturali” apportati dall'immigrazione ma agli studi provenienti da oltre atlantico. Poiché ai
dominanti la conoscenza serve nell'ambito culturale e accademico statunitense troviamo di solito
studi più realistici. In particolare, in questo caso utilizzeremo principalmente due studi. Caldwell
Per quale motivo Caldwell ha prodotto una denuncia dell'immigrazione che pochi scrittori europei
si sognerebbero di fare, egli ha definito l'immigrazione come una forma di “americanizzazione”
degli stati europei? Di preciso non saprei dirlo, ma è probabile che una certa destra percepisca il
rischio per gli stessi Usa di una devastazione degli assetti sociali delle principali nazioni europee,
quale sarà secondo l'autore l'esito dell' “ultima rivoluzione”, che vorrebbero invece in grado di
cooperare fattivamente al disegno egemonico statunitense

Se negli anni Sessanta l'immigrazione era necessaria a causa della carenza di manodopera, per quale
ragione ha continuato a essere tale dopo gli anni Ottanta, allorché l'Europa si trovò ad affrontare un
periodo di diffusa disoccupazione?

Che ci fosse sotto qualche disegno occulto o si trattasse di semplice negligenza, fatto sta che il
flusso continuò inarrestabile.

Piuttosto che un disegno occulto possiamo ipotizzare che in una prima fase l'immigrazione è stata il
frutto dell'influenza del sistema politico statunintese sulle nazioni europee, le quali in quanto
nazioni soggette hanno subito la pressione volta ad assimilarle al modello sociale statunitense. Si è
formata un'ideologia indirizzata a questo scopo, il multiculturalismo, diffusa attraverso i media e la
scuola, in particolare l'università svolge un ruolo notevole attraverso innumerevoli pubblicazioni
che lodano le meraviglie della società multiculturale. Agli studenti viene inculcato che anche solo
mettere in dubbio che l'immigrazione possa essere sempre un fattore positivo è “razzismo”.
Importante è stato il ruolo del ceto medio semicolto, cioè gli strati scolarizzati della popolazione,
che ho analizzato in altri scritti.
Tuttavia negli ultimi tempi, si è notato un cambiamento che ha fatto perdere all'immigrazione il suo
carattere “spontaneo” (spontaneo nel senso che è corrisponde ad esigenze economiche, ma è frutto
dell'influenza che gli Usa esercitano sulle nazioni europee). Nel suo sito Blondet riportava un
articolo che raccoglieva le principale notizie pubblicati dai principali quotidiani italiani sul flusso di
immigrati, spesso “salvati” a pochi km dalle coste africane, a cui hanno concorso navi di varia
nazionalità. Difficile negare l'evidenza: questo imponente flusso di immigrati è organizzato, ed è
difficile se non impossibile che dietro questa organizzazione non ci sia lo zampino della potenza
egemone, cioè gli Usa.
Con questa accellerazione il gioco diventa più scoperto
Il limite dello studio di Kelly M. Greenhill che pur ha intradotto il concetto della manipolazione
delle immigrazoine come arma, sta nel fatto che essa ha analizzato l'utilizzo dell'arma di migrazione
di massa” come fattore contingente legato ad obiettivi limitati, ottenimento di denaro, o di
concessioni politiche. Ciè che qui è in gioco è invece l'utilizzo di questa arma come fattore
strategico per ottenere risultati più ad ampio raggio e a lungo termine.
L'ipotesi più conseguente che possa spiegare questa accellerazione sta nel fatto che l'intensificarsi
dello scontro con la Russia ha spinto all'accellerazione di questo esperimento di ingegneria etnica