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Ci sono, seguendo questa esposizione, cinque

fondamentali epoche della vita sulla terra, ognuna delle


quali — poiché certo deve partire sempre da individui,
ma, per fare epoca nella vita del genere, deve gradual-
mente catturare e permeare tutti — durerà per lungo
tempo, e il tutto si estenderà così a epoche che in ap-
parenza si intersecano e in parte scorrono parallelamen-
te tra loro. 1) l'epoca del dominio incondizionato della
ragione mediante l'istinto: stato di innocenza del genere u-
mano. 2) L'epoca in cui l'istinto di ragione è mutato in
un'autorità esercitante una costrizione esteriore: l'età dei
sistemi di dottrina e di vita positivi, che mai risalgono ai
principi ultimi e per questo non sono capaci di con-
vincere, ma hanno brama invece di costringere, esigen-
do fede cieca e obbedienza incondizionata: stato dell'inci-
piente peccato. 3) L'epoca della liberazione, immediata-
mente dall'autorità imperante, mediatamente dal-
l'egemonia dell'istinto di ragione e della ragione in ge-
nerale, in tutte le sue forme: l'età dell'assoluta .indiffe-
renza verso ogni verità e dell'assoluta sfrenatezza senza
un concorde filo conduttore: stato della completa peccami-
nosità. 4) L'epoca della scienza della ragione: l'età in cui
la verità viene riconosciuta come ciò che è supremo e
viene amata nel modo più elevato: stato della nascente giu-
stificarione. 5) L'epoca dell'arte della ragione: l'età in cui
l'umanità con mano sicura e infallibile si erige essa stes-
sa nella copia precisa della ragione: stato della compiuta
giustificazione e santificazione. — L'intero cammino che se-
condo questa enumerazione l'umanità ha percorso
quaggiù non è altro però che un ritorno al punto in cui
già si trovava in principio, e non si propone che di far
ritorno alla propria origine.

Gli individui però scompaiono


del tutto davanti allo sguardo del filosofo e tutti insie-
me convergono per lui in una sola grande comunità

Chiaramente, si
può giudicare e conoscere un'epoca solo in quelle na-
zioni che si trovano al culmine della cultura; ma poiché
la cultura è passata da un popolo all'altro, anche una
medesima epoca potrebbe facilmente passare con que-
sta cultura da un popolo all'altro, restando invariabil-
mente la stessa nel suo principio, malgrado ogni muta-
mento del clima e del suolo, e dunque, in virtù del fine
di unificare tutti i popoli in un'unica grande comunità,
il tempo del concetto potrebbe arrestarsi nel medesimo
luogo per un considerevole tratto del tempo cronologi-
co e costringere per così dire all'immobilità il corso del
tempo
interamente animale, non avrebbe bi-
sogno di ricercare dapprima faticosamente i concetti del
proprio mondo, vale a dire i mezzi per assicurarsi la sua
conservazione sensibile, tramite l'esperienza, ma li pos-
sederebbe a priori nell'istinto animale: il toro che pasco-
la sul prato di fatto non tocca quelle erbe nocive alla sua
natura, senza che mai le abbia assaporate e abbia sco-
perto per esperienza la loro nocività, mentre ingerisce
quelle che gli sono salutari senza alcun precedente as-
saggio; perciò, se gli si vuole attribuire conoscenza, esso
possiede una conoscenza semplicemente a priori e indi-
pendente da ogni esperienza. Solo nello stato interme-
dio tra l'umanità e la bestialità l'esperienza — ciò in cui il
nostro genere è inferiore all'animale e della cui indi-
spensabilità esso dovrebbe invidiare il più inferiore degli
insetti, se non avesse il suo a priori per un mondo eter-
no — l'esperienza, io dico, viene innalzata a corona-
mento e a premio dell'umanità, e una tale epoca fa
arditamente comparsa domandando se potrebbe pura-
mente sapere come sia possibile una conoscenza se non
per esperienza2, come se ognuno si sgomentasse e si
ravvedesse quanto a questa domanda, e non desse altra
risposta che quella desiderata.

che pertanto
debba trovarsi indelebile in voi un principio di questo
vostro giudizio, il cui contenuto è che la vita personale
deve essere posta al servizio dell'idea, e che l'esistenza
personale non è in fondo e in verità nulla, giacché si de-
ve abbandonarla, mentre solo la vita nell'idea è, dato
che essa sola deve essere sostenuta e fatta valere

Il terribile spettro di una divinità ostile agli uomini è


svanito, abbiamo detto, e il genere umano si è tranquil-
234 lizzato liberandosi da questo spettro. [I] Chi è stato a e-
stirpare questa illusione universalmente diffusa e radica-
ta in modo così profondo in tutti i popoli? Ciò è avve-
nuto senza comportare sacrifici? Cosa ha ricompensato
queste immolazioni?
È stata la religione cristiana a compiere interamente
da sola e far valere questo miracolo attraverso tutti i sa-
crifici dei suoi devoti e di quelli che ha commosso

È ora il momento di spiegare dapprima più distinta-


mente cos'è l'idea in quanto idea, nella sua vera e pro-
pria essenza; una spiegazione che abbiamo voluto pre-
parare per mezzo di ciò che finora è stato detto.
Io affermo che l'idea è un pensiero autonomo, in sé vivo
e animante la materia.
Essa è innanzi tutto un pensiero autonomo. — Proprio
in questo consiste la visione rovesciata della terza epoca
e, in generale, ogni visione rovesciata: nell'attribuire l'au-
tonomia, il riposare su e consistere in se stessi, all'esse-
re morto e immoto; e di aggiungervi per complemento,
in maniera poi del tutto superflua, il pensiero, non si sa
perché né preso da dove. No, il pensiero stesso è quel
che è veramente e unicamente autonomo e che riposa
su se stesso; non, come si intende di regola, quel pen-
siero di cui necessita un particolare individuo pensante,
non potendo esser certo questo autonomo, ma il pen-
siero uno ed eterno nel quale tutti gli individui sono so-
lo qualcosa di pensato. Non è la morte la radice del
mondo, morte che solo mediante una progressiva dimi-
nuzione del suo grado dovrebbe essere artificialmente
elevata alla vita; piuttosto è la vita la radice del mondo,
e quel che sembra morto è solo un grado minore della
vita. — L'idea, come è immediatamente chiaro, è un pen-
siero vivente: infatti, tanto il pensiero è vivente in base al-
la sua essenza, quanto lo è quel che è autonomo in ba-
se alla propria; e proprio per questo il `pensiero può es-
sere pensato solo come autonomo e l'autonomia può
essere posta solo nel pensiero, perché entrambi implica-
no in sé la vita. L'idea è, sotto un duplice aspetto, un
pensiero animante la materia. Tutta la vita nella materia è
espressione dell'idea: infatti, la materia stessa è nella sua
esistenza solo il riflesso di un'idea che rimane celata al
nostro sguardo, e di li deriva la, vivacità e vivezza che le
sono insite. Se però l'idea si fa varco in maniera mani-
festa e intelligibile come idea, e si stacca per la vita propria, fondata in essa in quanto idea, allora il
grado infe-
riore di vita dell'idea rimasta celata scompare per passa-
re in quello superiore; grado che ora corrisponde sol-
tanto alla persona, nella quale conduce la sua vita pro-
pria; in una parola, nasce quel fenomeno che si è mo-
strato in tutte le nostre descrizioni condotte finora: il
fenomeno del sacrificio della vita personale, ovvero del-
la vita ideale in maniera indeterminata, in favore della
vita dell'idea determinata [/] e che si presenta come i- 236
dea. Così, io affermo, avviene con la vita: non è la car-
ne che vive, ma lo spirito3; e ognuno, nel quale l'idea de-
terminata sia giunta in una qualche forma alla vita, ha
sperimentato e mostrato nella propria esistenza — am-
messo pure che non ne sia consapevole — questa verità
fondamentale che il filosofo speculativo dimostra per la
via della necessità del pensiero. Elevare alla coscienza
questa prova immediata nella propria esistenza, e rende-
re ognuno convinto di questo, è il compito di un'ora-
zione filosofica popolare e il mio qui in particolare
Lo scopo della vita sulla terra del genere umano è que-
sto: istituire liberamente tutti i suoi rapporti secondo
ragione.

La stessa mediocrità e fiacchezza si mostrerà infi-


ne nella comunicazione, sia essa ora orale o scritta. Un tutto
organico, che proceda in tutte le sue parti da un unico punto
centrale e nuovamente vi faccia riferimento, non apparirà
mai nelle esposizioni di quest'epoca, ma queste esposizioni
somiglieranno a della sabbia lanciata in aria, in cui ogni
granello è precisamente per sé anche un tutto, e tutti non
sono tenuti assieme che dall'aria vuota. Un trovata magi-
strale per l'esposizione di un'epoca simile sarebbe se si riu-
scisse a presentare le scienze secondo l'ordine alfabetico