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Istituto Comprensivo Varallo

Scuola Secondaria di 1° grado


Varallo Sesia (Vc)

Visita d'istruzione
a Ravenna e Bertinoro

Classi 2A – 2B – 2C
anno scolastico 2008/09

Appunti per la presentazione


dei monumenti da parte degli alunni

Docenti responsabili
prof.ssa Zorzato Annachiara
prof.ssa Prandi Monica

1
Introduzione all’arte e alla storia di Ravenna
Con Arte ravennate si intende la produzione artistica che ebbe come fulcro Ravenna nel periodo
che fu capitale dell'Impero Romano d'Occidente, dal 395 al 751, fino all’invasione dei Longobardi.
Le testimonianze artistiche a Ravenna pervenuteci mostrano uno stile particolare in architettura,
nella scultura su avorio e nell'arte del mosaico. In particolare, riguardo ai mosaici, a Ravenna
esistono alcuni dei migliori esempi di tale arte di tutta Europa e bacino del Mediterraneo in un
arco di tempo di quasi due secoli (V-VI secolo), poiché la quasi totalità di testimonianze di questo
stesso periodo nell'Impero Romano d'Oriente vennero distrutte nel VII secolo a causa
dell'iconoclastia, cioè il divieto di raffigurare immagini umane e animali.
Dello splendido periodo di fioritura artistica di Ravenna restano alcuni monumenti dichiarati
patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

1. Ravenna diventa capitale

Onorio ricevette l'Impero romano d'Occidente alla morte di suo padre Teodosio I (395), mentre a
suo fratello Arcadio venne affidato l'Impero romano d'Oriente. La capitale imperiale allora si
trovava a Milano, ma sotto la minaccia dei visigoti di re Alarico, venne spostata a Ravenna, che
presentava una serie di vantaggi:migliori collegamenti con l'Oriente tramite il porto di Classe a
fronte di un'altrettanto comoda rete viaria romana; soprattutto la protezione offerta dalle lagune
paludose che circondavano la città, che la rendevano di fatto inespugnabile.
Vengono costruiti in questo periodo:
- la cattedrale ursiana (dal nome del vescovo Urso) oggi incorporata nel Duomo
- il battistero neoniano (dal nome del vescovo Neone) o degli Ortodossi

2. L’età di Galla Placidia

Con la morte di Onorio (423) la città entrò nell'orbita della reggente Galla Placidia, che governò
per conto del figlio ancora minorenne Valentiniano III. Risale a quest'epoca la trasformazione di
Ravenna in splendida capitale e città cristiana.
Vengono costruiti in questo periodo:
- la chiesa di san Giovanni Evangelista nella probabile zona residenziale imperiale
- il mausoleo di Galla Placidia e l’annessa chiesa di Santa Croce, ora scomparsa.

3. L’età di Teodorico

Nel 476 l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto fu deposto dal re barbaro Odoacre, che a
sua volta fu sconfitto da Teodorico, re degli Ostrogoti. Egli assunse il controllo dei territori
italiani da Ravenna, rifiutandosi di consegnare i territori conquistati all'Imperatore bizantino.
Bonificò in parte i territori attorno alla città ed ebbe come consiglieri uomini di grande cultura.
Essendo di religione ariana, decise di far convivere pacificamente i goti (ariani appunto) ed i
latini ("ortodossi", nel senso di seguaci della dottrina canonica), tenendo però le due etnie divise.
Questa scelta comportò quartieri separati e doppi edifici di culto in città
Vengono costruiti in questo periodo:
- una basilica per ariani (l'attuale chiesa di Santo Spirito),
- un battistero, oggi detto degli Ariani, per distinguerlo da quello Neoniano
- ampliamenti della residenza imperiale col Palazzo di Teodorico
- la chiesa di sant’Apollinare Nuovo
- il mausoleo di Teodorico

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4. L’età di Giustiniano
Morto Teodorico (526), la tolleranza degli Imperatori bizantini verso gli ariani era ormai
terminata (in applicazione del primo Concilio di Nicea) e con la salita al potere di Giustiniano
iniziarono le cosiddette guerre gotiche, che misero a ferro e fuoco la penisola italiana
concludendosi nel 533 con l'unificazione dell'Impero Occidentale e Orientale. Nel 554 Giustiniano
dichiarava Ravenna capitale d'Italia: una posizione di primissima importanza, ma pur sempre
sottoposta al potere di Costantinopoli.
Una delle prime preoccupazioni dei bizantini fu quella di cancellare il ricordo dell'"usurpazione"
ostrogota e dell'arianesimo.
Vengono costruiti in questo periodo:
- è rinnovata la basilica di Sant’Apollinare Nuovo con la sostituzione dei mosaici sotto la
guida del vescovo Agnello
- la basilica di san Vitale
- la costruzione della basilica di Sant’Apollinare in Classe, come celebrazione del passaggio
di Ravenna ad arcidiocesi con Massimiano.

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Piazza del Popolo
La visita della città parte da piazza del Popolo, dove gli splendidi palazzi segnano in modo
caratteristico il vero centro storico della città, il suo cuore pulsante, la sede rappresentativa del
potere temporale, cioè il governo della cittadina, e anche il punto di riferimento economico: qui
ebbero ed hanno tuttora la loro sede le banche e i mercati.
La posizione migliore per ammirare
questa piazza che, grazie anche ai
segni caratteristici veneziani, è tra le
più belle della zona alta dell’Adriatico,
va ricercata collocandosi tra le colonne
veneziane e guardando verso la
stazione ferroviaria (direzione di via
Diaz), cioè verso il mare, verso
l’Oriente da cui è venuta quasi tutta la
ricchezza di Ravenna.
In questa posizione si ha a destra il
Palazzo Veneziano, cioè la sede del
governo della città nel 1400; nella
costruzione del palazzo gli architetti
hanno utilizzato 8 colonne antiche di granito con 8 capitelli, quattro dei quali recano impresso il
monogramma di Teodorico.
In continuità del Palazzo veneziano, spostandosi verso oriente, sta sulla destra il Palazzo del
Governo, oggi sede della Prefettura. L’edificio incorpora un’antica chiesa riconoscibile nelle
colonne di marmo greco.
Ecco il Palazzo dell’Orologio, ordinatore delle ore dei lavori nella vita civile e nei mercati: è stato
sistemato quando Ravenna passò dal governo di Venezia a quello dello Stato Pontificio, anche se
ciò che vediamo oggi è il risultato di una ristrutturazione
della fine del Settecento. Lì accanto emerge per le sue
linee barocche la Chiesa di Santa Maria del Suffragio.
Voltando le spalle al Palazzo dell’Orologio, ci si trova di
fronte al Palazzo del Municipio: l’aspetto attuale è
dovuto in gran parte ad una ristrutturazione di fine
Seicento; visitando la Aula Consigliare si potrebbe
ricostruire la storia politica di Ravenna grazie ai busti dei
Magistrati e alle iscrizioni latine.
Di fronte al Palazzo si trovano due colonne veneziane di
granito sormontate da eleganti capitelli e che poggiano
alla base su gradoni circolari decorati in bassorilievo.
Secondo lo stile della città di Venezia impresso anche
nelle città che furono sotto il dominio della Serenissima,
su di una viene posta l’immagine del Santo Protettore
della città, in questo caso Sant’Apollinare primo
evangelizzatore di queste terre e primo vescovo della
città, e sull’altra il leone, simbolo di Venezia che qui però
non vediamo: infatti dopo che Ravenna passò dal potere
di Venezia a quello dello Stato Pontificio il leone fu
rimosso e sostituito con un altro simbolo religioso, il
santo martire Vitale.

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Chiesa di San Giovanni Evangelista
Dove si trova ora questa chiesa, c’era un
complesso monumentale collegato
all’antico Palazzo Imperiale; l’attuale
basilica fu fatta costruire per volontà di
Galla Placidia: ci troviamo perciò di fronte
alla chiesa più antica di Ravenna, tra
quelle che sono state conservate fino ad
ora.
La chiesa fu dedicata alla figura di
Giovanni proprio per volontà della stessa
Galla Placidia che durante la traversata via
mare da Costantinopoli a Ravenna fece un
voto a san Giovanni a causa di una
tempesta che minacciava la sicurezza della nave: se fossero arrivati sani e salvi in città avrebbe
fatto costruire una chiesa a lui dedicata. E così fu: la basilica fu costruita dove avvenne lo sbarco.
L’edificio era riccamente decorato con preziosi mosaici, che volevano celebrare le glorie
dell’Impero romano cristiano dai tempi di Costantino fino agli imperatori all’epoca della
costruzione della chiesa: Costantino, Teodosio, Arcadio, Onorio… Al centro della scena
dominava la figura di Gesù Cristo, il Salvatore, seduto sul trono; il significato per il fedele
dell’epoca era chiaro: il potere di governare che hanno gli Imperatori dipende direttamente da
Dio, è Lui il vero imperatore del mondo che sceglie e consacra i re per il suo popolo; l’Impero
Romano diventa dunque uno strumento per attuare la volontà di Dio nel mondo. Questa era la
visione sacra del potere del re secondo l’interpretazione di quegli anni.
Purtroppo i mosaici sono stati distrutti nel XVI secolo.

Nel Medioevo la chiesa divenne la sede di un gruppo di monaci benedettini che vi costruirono
accanto un importante monastero. Nel '300 la chiesa e il monastero furono rinnovati seguendo il
gusto gotico; di quel periodo resta l'interessantissimo portale con statue e bassorilievi romanico-
gotici e che sorge dove c’era anticamente un quadriportico, recentemente ricostruito.
La basilica subì gravi danni durante i bombardamenti
aerei del 1944; subito dopo la guerra è stata ricostruita,
rispettando nell'abside e nella facciata le precedenti
strutture. L'inizio della navata destra è occupata da un
robusto campanile quadrato, alto m 42,25.
Lungo i muri perimetrali sono disposti numerosi pannelli
musivi provenienti dai vari strati della pavimentazione
che, nel corso dei secoli, dovette esser rialzata per non
essere invasa dalla falda idrica: in particolare si possono
ammirare alcuni frammenti del bellissimo pavimento del
1213 che rappresentava temi derivati dai romanzi cortesi dell'epoca, animali fantastici e gli eroi
delle crociate.
La cappella che si apre a circa metà della navata sinistra è decorata di affreschi trecenteschi
raffiguranti i quattro Evangelisti con relativi simboli ed i Dottori della Chiesa.

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Basilica di San Francesco
Nei primi anni della diffusione pubblica della religione cristiana, Ravenna vive il suo periodo
migliore, anche dal punto di vista artistico. Poco per volta, e a tratti in modo violento, i simboli
dell’antico culto pagano romano vengono abbandonati e distrutti; spesso i materiali sono
riutilizzati per nuovi edifici, a
volte gli stessi luoghi diventano
sede per edifici per il culto
cristiano. Proprio a questo
periodo appartengono le due
chiese di Sant’Agata e di San
Francesco; questa in particolare
fu fatta costruita come Basilica
Apostolorum ( = degli Apostoli,
in latino), in onore dei santi
Pietro e Paolo dal Vescovo
Neone dopo la metà del V
secolo.
Venne dedicata a san Francesco
dai frati minori verso la fine del
1200. E’ anche detta “chiesa di
Dante” sia per il legame che unì i Frati al poeta durante il suo soggiorno nella città sia perché
furono proprio loro a celebrare i funerali di Dante nel 1321 e a custodirne per secoli la tomba e le
reliquie.
La basilica per come la vediamo oggi è il risultato di un’ampia trasformazione avvenuta intorno
al X secolo: la chiesa è stata sopraelevata, sono state aperte delle finestre ed è stato costruito il bel
campanile. Ciò che rimane della Chiesa antica è il pavimento in mosaico dell’abside della
primitiva basilica.

La chiesa si presenta in linee assai semplici; la facciata in umile laterizio (mattone) a vista è
movimentata al centro da una piccola bifora (finestra a due luci). Davanti alla chiesa si estende
una quieta piazzetta.
Diamo uno sguardo all’interno. L'interno, diviso in tre navate da due file di antiche colonne
marmoree e coperto da un soffitto medioevale a
chiglia rovesciata di nave, s'impone per la
semplicità e l'armonia delle sue linee
architettoniche, che indirizzano lo sguardo del
visitatore verso l'abside finestrata; sotto al
presbiterio rialzato si trova la cripta di poco
anteriore al Mille e visibile attraverso alcune
aperture; essa è costantemente invasa dalle acque.
Il suo pavimento è costituito da quello dell'antica
costruzione del V secolo, tanto che vi si
intravedono dei resti musivi, fra cui uno che reca
un'iscrizione latina riferita alla sepoltura del
fondatore, il Vescovo Neone.

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Tomba di Dante
Nella storia della cultura occidentale la tomba di Dante riveste, al
di là del suo pregio artistico, un profondo significato: è il segno
cristiano degli ultimi anni di vita del grande poeta, periodo nel
quale egli porta a compimento il Paradiso della Commedia, sua
opera maggiore. Si tratta quindi di un luogo che accoglie e
conserva le spoglie di un grande letterato italiano e allo stesso
tempo esalta la grande fede di quest’uomo che ha voluto indicare
ai suoi lettori la via per accedere alla gloria di Dio nell’Aldilà.
Ecco dunque che nel fondo di Via Dante sorge la Tomba del
Sommo Poeta, morto a Ravenna la notte fra il 13 ed il 14
settembre del 1321. La piccola costruzione, in stile neoclassico, fu
eretta nel 1780. A destra una cancellata immette in un giardino
denominato 'Quadrarco di Braccioforte', sotto il quale sono
collocati due sarcofagi.
Sulla parete di fondo dell'interno, tutto rivestito di marmi, c'è l'arca sepolcrale che racchiude le
ossa di Dante, sulla cui fronte è inciso l'epitaffio latino; al di sopra dell'urna spicca un
bassorilievo scolpito nel 1483 da Pietro Lombardi, raffigurante Dante, in pensoso raccoglimento,
presso un leggio. Ai piedi dell'arca fu deposta nel 1921 una ghirlanda in bronzo ed in argento,
donata dall'esercito vittorioso della guerra 1915-18. Dal sommo della volta del tempietto pende
una lampada votiva, che è alimentata dall'olio dei colli toscani, offerto ogni anno, in occasione
dell'anniversario della morte del Poeta, dal Comune di Firenze.

Vicende quasi avventurose per le spoglie di Dante…


Neppure dopo la morte Dante Alighieri potè trovare quella
pace che la sua esistenza di esule gli negò, se si eccettuano gli
ultimi cinque anni trascorsi con i suoi figli proprio qui a
Ravenna, dove nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321,
Dante morì. Cerchiamo di riassumere cosa successe ai suoi
resti mortali:
1. Dapprima il suo corpo fu posto in un rozzo sarcofago di
marmo accanto alla basilica di San Francesco, la stessa
dove furono celebrate le esequie.
2. Da subito cominciarono le vicissitudini delle sue spoglie
mortali, colpa dei fiorentini che insistevano a rivendicarle. Un rischio che parve diventare
certezza quando salirono al soglio pontificio, cioè vennero eletti Papi, due Medici: Papa
Leone X concesse ai suoi concittadini il permesso di prelevare le ossa del poeta per
portarle a Firenze;
3. ma quando la delegazione di Fiorentini scoperchiarono l'ara, la trovarono vuota. Le ossa
erano state trafugate dai frati della vicina chiesa: attraverso un buco nel muro forarono il
sarcofago e le "misero in salvo".
4. Da allora i Frati le difesero con accanimento: basti dire che quando nel 1692 fu fatta la
manutenzione della tomba, gli operai lavoravano sorvegliati dai soldati.
5. Le spoglie rimasero lì fino al 1810, poi i frati, per effetto delle leggi napoleoniche che
comandavano la soppressione degli ordini religiosi, dovettero lasciare il convento. Allora
le seppellirono in una porta murata dell'attiguo oratorio del quadrarco di Braccioforte;
6. solo nel 1865 vennero ritrovate durante i restauri all' edificio nel sesto centenario della
nascita di Dante: tornarono così nel primitivo sarcofago, dove riposano tuttora.

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Battistero degli Ariani
Chi arriva in piazza degli Ariani si trova
davanti ai resti di un complesso
monumentale che apparteneva
all’episcopato ariano: si trattava
probabilmente di edifici religiosi con
residenze e bagni per il clero a cui si
aggiungono lo scriptorium, la schola,
l’archivio e la biblioteca.
I due edifici più famosi sono la Basilica
dello Spirito Santo e il Battistero degli
Ariani.
La Basilica dello Spirito Santo è la
cattedrale della Chiesa ariana di Ravenna;
fu riconsacrata per il culto cattolico nel VI secolo e dedicata al San Tommaso e in seguito assunse
l’attuale dedicazione allo Spirito Santo; è probabile che sulle pareti ci fossero dei mosaici, ma non
ne abbiamo più traccia. Oggi la facciata è dominata dal portico del '500 formato da 5 grandi archi
nella fronte e da un arco nel lato corto nord. La chiesa è a tre navate divise da quattordici
colonne.

Il Battistero, che è un monumento riconosciuto


dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, si è
conservato nella sua struttura originale
ottagonale; dall’esterno è possibile vedere i resti
di un corridoio che lo circondava e che
probabilmente lo univa alla Cattedrale. Di
particolare interesse è la decorazione della volta.
Esternamente si presenta come un edificio in
laterizi a pianta ottagonale con alcune absidiole e
aperture ad arco nel registro superiore. Lungo il
perimetro esterno correva un deambulatorio che
si interrompeva soltanto in corrispondenza
dell'abside orientale. All'interno si presenta come
decorazione solo il mosaico sulla cupola, oltre
alla fonte battesimale stessa, in cui il Battesimo
era amministrato per immersione.
Circa la volta, gli anelli concentrici sono solo due,
con una decorazione simile a quello Neoniano:
dodici apostoli in atto di offrire corone e stoffe
divisi da palme che si dirigono verso il trono
vuoto con le insegne di Cristo, simbolo usato nel
periodo bizantino per raffigurare Gesù e la sua
missione di salvezza: il trono è quello di Cristo,
che verrà occupato quando avverrà il suo ritorno sulla terra per il giudizio universale; gli
attributi del trono spesso comprendono un cuscino sul quale è posto il mantello da giudice
(chiaro riferimento al giudizio divino), un libro chiuso (il Libro della Legge), la Croce e gli
strumenti della Passione.

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Al centro della decorazione è raffigurato il battesimo di Cristo con San Giovanni Battista, la
personificazione del Giordano e la colomba dello Spirito Santo.
Le analogie con la raffigurazione simile del
Battistero cattolico sono evidenti, ma ci sono anche
delle differenze: ad esempio Gesù è giovane, senza
barba e interamente nudo; secondo la dottrina
ariana Cristo era figlio di Dio ma aveva conservato
la sua natura umana: era solo attraverso il rito del
battesimo che la natura divina di Cristo si rivelava;
il fatto di essere nudo sottolinea l’umanità di Gesù;
il Cristo ariano di questo Battistero si dirige verso
oriente (la luce simbolo di Dio) diventando divino
solo nel momento del battesimo.
Il Battista è raffigurato nell’atto di imporre le mani
sul capo di Gesù come facevano i Vescovi nel
battezzare i catecumeni. Il fiume Giordano è rappresentato dall’anziano con canna palustre, con
le chele rosse di granchio sulla testa e il vaso da cui fluisce l’acqua; sopra le loro teste c’è la
colomba, dal cui becco esce dell’acqua: come nel racconto della creazione del mondo nel Libro
della Genesi lo Spirito di Dio consacra Gesù con l’acqua.

Basilica di San Vitale


La basilica di San Vitale è una delle chiese più
famose di Ravenna, esemplare capolavoro
dell'arte paleocristiana e bizantina. E’
riconosciuta come patrimonio dell’Umanità
dall’Unesco.
La chiesa segna un distacco dalle tipiche
basiliche longitudinali di Ravenna e, nella
pianta a base centrale (ottagonale), ricorda le
chiese orientali di Costantinopoli. Si presenta
all'esterno in
laterizio, con la
consueta
semplicità disadorna. Ogni faccia è collegata con quella attigua
mediante contrafforti; la pianta è apparentemente semplice: un
deambulatorio (corridoio) ottagonale a due piani, che racchiude
un ambiente centrale dello stesso disegno; oltre ai famosi
mosaici, completano la decorazione interna i marmi policromi, gli
stucchi e le balaustre del matroneo, traforate finemente. Sui
pulvini sono raffigurate figure zoomorfe e la Croce. La cupola è
stata affrescata nel XVIII secolo.
Grande protagonista è la luce, che penetrando da diverse
angolazioni determina un gioco luministico che appare imprevedibile. Questo effetto doveva
moltiplicarsi all'infinito quando la basilica era ricoperta di mosaici, che riflettono la luce.
All’interno il ciclo dei mosaici è collocato nella zona del presbiterio.

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Quando si entra nella basilica di San Vitale lo sguardo viene
catturato dagli alti spazi, dalle stupende decorazioni dell'abside,
dagli ampi volumi e dagli affreschi barocchi della cupola. Forse per
questa tensione verso l'alto non si nota un piccolo e meno noto
gioiello. Nel pavimento del presbiterio, proprio di fronte all'altare,
su un lato del pavimento ottagonale è rappresentato un labirinto. Le
piccole frecce partono dal centro del labirinto e attraverso un
precorso tortuoso portano verso il centro della Basilica. Nei primi
anni della cristianità il labirinto spesso era il simbolo del peccato e
del percorso verso la purificazione. Trovare la via d'uscita dal
labirinto è un atto di rinascita: si tratta dunque di un labirinto
dell’anima. Una volta completato il percorso del labirinto del
pavimento di San Vitale, si possono alzare gli occhi verso l'altare e
contemplare i mosaici più belli della cristianità.
Il punto focale è situato nell'abside: due angeli in volo reggono il
simbolo della croce, così come nella calotta dell'abside quattro angeli (i 4 arcangeli secondo la
tradizione biblica sono Gabriele, Raffaele, Michele e Uriele) tengono un medaglione con l'Agnello
sacrificale (immagine tratta dall’Apocalisse) sullo sfondo azzurro punteggiato da fiori stilizzati o
meglio 27 stelle (3 x 3 x 3 è un simbolo trinitario usato per combattere l’eresia ariana che nega la
Trinità di Dio).
Il testo di ispirazione sembra essere la Genesi; in
realtà il testo raffigurato dalle varie immagini è il
canone, cioè la preghiera eucaristica della Messa
(quella che il sacerdote recita appena prima e dopo
la consacrazione del pane e del vino nel Corpo e
sangue di Cristo). I rimandi al significato della
Messa sono evidenti nei sacrifici delle lunette:
quello di Abele, quello di Melchisedek e quello di
Abramo a cui si aggiunge un altro episodio della
vita del Patriarca, cioè l’incontro coi tre messaggeri
presso le Querce di Mamre (i Cristiani hanno voluto vederci una raffigurazione della Trinità).
Ecco che anche gli altri mosaici vanno interpretati come parte di una grande liturgia, cioè una
processione all’offertorio: Giustiniano offre il pane, Teodora porta il vino, il vescovo Ecclesio il
modellino della basilica e il vescovo Massimiano la
croce e l’incenso.
I mosaici più famosi sono collocati ai lati dell'altare e
presentano i due celebri pannelli in posizione speculare
dell'Imperatore Giustiniano e di Teodora circondati
dalle rispettive corti in tutto lo sfarzo che richiedeva il
loro status politico e religioso. Le figure sono ritratte
formalmente, secondo una rigida gerarchia di corte,
con al centro gli imperatori, circondati da dignitari e da
guardie. Accanto a Giustiniano è presente il vescovo Massimiano. Il fatto che gli Imperatori
abbiano l’aureola indica che sono quasi divinizzati: sono stati scelti da Dio per governare
l’Impero e guadagnano per questo la santità.
Altri riferimenti biblici si trovano nelle figure dei profeti Isaia e Geremia e di Mosé che
rappresentano l’Antico Testamento e i quattro Evangelisti. Sopra l’arco dell’abside vediamo le
raffigurazioni della città di Gerusalemme e di Betlemme; nei medaglioni dell’arco trionfale sono
raffigurati gli Apostoli e Gesù: come a dire che la Chiesa celeste partecipa alla stessa preghiera di
quella dei fedeli che stanno nella navata dell’attuale basilica.
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Mausoleo di Galla Placidia
La leggenda vuole che l'Imperatrice abbia trovato riposo
nel Mausoleo, ma l'odierna critica storica non condivide
tale opinione: Galla Placidia è morta nel 450 a Roma e
quindi deve esser stata sepolta nel mausoleo della
famiglia presso S. Pietro in Vaticano; oggi le sue spoglie
si trovano presso la basilica di San Vitale. La pianta del
piccolo edificio è a croce latina, poiché il braccio
dell'ingresso è leggermente più lungo degli altri;
guardando però nel complesso il mausoleo si ha la sensazione di centralità, come se fosse a croce
greca.
Esternamente presenta una modesta struttura laterizia. Nel centro dei bracci della croce, ove si
incontrano, si trova una torretta quadrata che internamente rivela
una piccola cupola. L'estrema semplicità della struttura muraria
esterna non fa neppure intuire lo splendore e la raffinatezza delle
decorazioni interne. Tale scelta è dovuta al significato di bellezza
interiore predicata dal Vangelo, secondo cui bisogna superare le
barriere dell'apparenza che inganna. L'atmosfera del mausoleo di
Galla Placidia è sicuramente magica: entrando nel piccolo edificio
si rimane colpiti dall'improvviso passaggio dalla luce del giorno
alla riproduzione dell'atmosfera notturna. Le innumerevoli stelle
della cupola hanno colpito la fantasia e la sensibilità dei visitatori
di Ravenna.
Inferiormente si trova un'alta zoccolatura di marmo giallo e
superiormente un rivestimento decorato, che si adegua in maniera
mirabile all'architettura e che in complesso è magnificamente
conservato. La cupola centrale domina lo spazio interno; essa è
affiancata sui lati da quattro lunette ed altre tre lunette si trovano alle estremità dei bracci, mentre
le volte a botte dei bracci sono coperte da un tappeto stilizzato di fiori a sfondo azzurro.
Nella cupola, al di sopra dei quattro simboli alati degli Evangelisti è raffigurato un cielo notturno
trapuntato da 570 stelle d'oro che roteano attorno ad un'aurea croce latina, che occupa il centro;
alle quattro estremità si trovano i simboli degli evangelisti.
Nei quattro lunettoni compaiono otto bianche figure di Apostoli in atteggiamento acclamante
con le braccia alzate in adorazione verso il centro ideale dell'edificio, la Croce. Al centro si aprono
le finestre, coperte con lastre translucide di alabastro. Le lunette che s'incurvano in fondo ai
bracci corti dell'edificio presentano tematicamente un'uguale composizione: su ciascuno si
trovano due figure di uomini separate da una stretta
finestra, chiusa con una lastra di alabastro; ai piedi della
finestra è sempre presente una coppia di colombe che si
abbevera, mentre verso la sommità del cielo una
conchiglia decorata a festoni di perle chiude l'orizzonte.
Spiccano le lunette nord e sud: da una parte la
raffigurazione del martirio di San Lorenzo; sulla sinistra
una teca conserva i quattro Vangeli, sulla destra il
martire stringe in una mano una croce e nell'altra un
libro aperto, su cui campeggiano caratteri ebraici; nel
centro, al di sotto della finestra, una grande graticola,
strumento del supplizio di San Lorenzo, rende riconoscibile la rappresentazione; dall’altra il
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celebre Buon Pastore, cioè Cristo, raffigurato senza barba seduto su una roccia e circondato da
pecore che si rivolgono tutte verso di lui.
Non mancano i richiami ai simboli cristiani, come le colombe
che bevono alla fonte (simbolo delle anime cristiane che si
abbeverano alla grazia divina), i cervi tra tralci di arbusti
(derivati da un passo dei Salmi come un cervo cerca l'acqua, così
l'anima cerca Dio). Il tema dell'acqua stesso simboleggiava il
refrigerio dell'oltretomba, che per gli antichi era un luogo
"fresco".
Attualmente nell'interno del Mausoleo sono conservati tre
sarcofagi marmorei.

Domus dei Tappeti di pietra (e chiesa di Sant’Eufemia)


Si accede al sito, situato tre metri sotto l’attuale livello stradale,
attraverso la chiesetta di sant’Eufemia. La chiesa ha una pianta
circolare; a sinistra dell’altare maggiore si accede alla sacrestia dove si
conserva il pozzo utilizzato come fonte battesimale dal vescovo della
città Apollinare, come si vede dall’affresco che si trova in una nicchia
(Sant’Apollinare battezza un tribuno della città).
La Domus è uno dei più importanti siti archeologici della città:
contiene infatti la planimetria di una casa signorile, fatta da 14 vani e
due cortili pavimentati a mosaico.
Il percorso di visita si effettua lungo una passerella sopraelevata che
permette di attraversare di attraversare tutti gli ambienti della casa e
di ammirare i mosaici pavimentali. Da segnalare nella sala n° 10 la
Danza dei geni delle stagioni (di spalle l’autunno che ha di fronte l’inverno e a sinistra la
primavera, mentre dell’estate, sulla destra, non restano che pochi frammenti); notevole è anche il
mosaico del Buon Pastore nella sala 12, che
non presenta gli elementi tipici della
raffigurazione cristiana di Gesù (niente
aureola né pecorelle sulle spalle…).

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Battistero Neoniano o degli Ortodossi

Questo battistero di forma ottagonale, eretto dal Vescovo Orso nel primo
quarto del V secolo, sorge in funzione della vicina cattedrale. Il suo
livello originale si trova a tre metri sotto all’attuale piano stradale. In
origine su ciascuno dei quattro lati piani, che si alternano al altri quattro
absidali, si aprivano inferiormente quattro porte, delle quali sono oggi
visibili soltanto gli archi. Poco dopo la metà del V secolo il Vescovo
Neone coprì l'edificio con una cupola e lo adornò di magnifici mosaici.
Ecco spiegati i significati dei nomi di questo edificio: “neoniano” prende
il nome dal vescovo Neone che ne ha fatto proseguire la costruzione
dopo il suo predecessore; l'appellativo “degli ortodossi” va invece inteso
secondo il significato dell'epoca, che indicava i cristiani della "retta"
dottrina in contrapposizione all'eresia ariana.
Il capolavoro più importante qui custodito è il mosaico del soffitto, dove
entro tre anelli concentrici sono rappresentati vari soggetti. Lo spazio interno, però, può essere
suddiviso in cinque parti o registri uno sovrapposto all’altro; Al centro una vasca ottagonale di
marmo greco e porfido rifatta nel 1500, conserva qualche frammento
originale.
1. nella fascia più bassa, otto archi, sostenuti da otto colonnine,
contornavano originariamente nicchie e porte, oggi chiuse.
Questo registro di base è stata decorato con tasselli marmorei;
si aprono quattro absidi per ospitare altrettante scene bibliche,
ora scomparse, di cui ci rimangono solo le descrizioni latine.
Questa parte costruiva la preparazione alla catechesi del
Battesimo che comincia dai livelli superiori.
2. I 16 profeti. Più in basso, all'altezza delle finestre, si trova la
decorazione in stucco con motivi decorativi e figure di Profeti
entro edicole: per chi voleva ricevere il battesimo era
importante anche la conoscenza dell’Antico Testamento; i libri
profetici in particolare (4 maggiori e 12 minori) contengono
profezie sulla figura del Messia Salvatore.
3. Il Paradiso celeste. Nella fascia più esterna, quasi a riprendere i
ritmi alternati dell'architettura sottostante, si trova una decorazione a motivi architettonici
e simbolici, nella quale è stata vista una raffigurazione della Gerusalemme celeste.
La salvezza operata dalla Grazia di Dio nel battezzato dona al credente la speranza della
vita eterna nell’Aldilà; così le sedi, le sedie e i quattro troni vuoti sono il simbolo del luogo
dove saranno felici per sempre coloro che dalle tenebre della morte sono passati,
attraverso il battesimo, nel regno della
luce e della vita.
4. Il Collegio degli Apostoli. La prima
grande fascia che circonda il
medaglione mediano presenta dodici
figure di Apostoli. Era parte integrante
della catechesi pre-battesimale la
consegna del Credo, cioè i punti
fondamentali della fede in Dio e nella
Chiesa come è stata trasmessa dagli
Apostoli; viene cioè consegnata
13
all’aspirante battezzato la fede tradizionale della Chiesa in cui è chiamato a credere per
diventare parte della famiglia dei Cristiani.
5. Nel medaglione che spicca al sommo è raffigurata la scena del battesimo di Cristo: la croce
del Battista, incrostata di gemme, taglia nel mezzo la composizione. Giovanni, in posizione
elevata sulla riva dove crescono erbe fiorite, versa l'acqua sul capo di Cristo che, immerso,
è sovrastato dalla Colomba. All'estrema destra della scena, un personaggio barbuto con
una canna palustre, emerge dall'acqua recando un asciugatoio. La scritta soprastante lo
identifica come la personificazione del Giordano.

Duomo
Dagli inizi del V secolo, il Vescovo
Orso fece erigere l'antica cattedrale di
Ravenna, che era dedicata alla Santa
Resurrezione; in seguito dal nome del
vescovo fondatore, Ursus, fu
convenzionalmente chiamata Basilica
Ursiana.
Nel 1734, essendo ormai fatiscente, fu
abbattuta totalmente per dar luogo
all'attuale costruzione.
Ma il visitatore è invitato a cercare i
segni dell’antica cattedrale anche sotto
l’ampia costruzione attuale: i materiali (24
colonne, marmi pavimentali, quattro colonne di atrio e portale) vengono dall’Ursiana oltre al
monumentale Ambone dell’Arcivescovo Agnello. Alla basilica originaria, prima della sua
distruzione, erano state aggiunte due cappelle laterali: quella del Santo Crocifisso e quella della
Madonna del Sudore. Da segnalare che nell’altare maggiore è conservato il capo del vescovo
Apollinare come principale reliquia della Comunità cristiana di Ravenna da lui fondata.
Esternamente, accanto al fianco sinistro della chiesa, si erge un campanile cilindrico, alto m 35

14
Basilica di Sant’Apollinare Nuovo
Preceduta da un portichetto d'età rinascimentale ed affiancata da un
campanile cilindrico di circa il X secolo, alto più di 38 metri e
caratterizzato da una serie ascendente di aperture, la basilica di
S.Apollinare Nuovo fu eretta poco prima del 526 dal Re Teodorico, che
la destinò al culto ariano, dedicandola al Salvatore. Dopo la cacciata dei
Goti la chiesa, verso il 561, fu riconciliata al culto cattolico e fu dedicata
a S. Martino, Vescovo di Tours. Verso la metà del IX secolo il sacro
edificio cambiò ancora una volta denominazione, perchè, essendovi
state trasportate le reliquie di S. Apollinare, che fino ad allora erano
custodite nella basilica extraurbana di Classe, fu da quel tempo
chiamata S. Apollinare Nuovo.
Si tratta di un edificio a tre navate; esternamente si presenta con una
facciata a capanna, realizzata in mattoni. Nella parte superiore si trova,
esattamente al centro, una grande e larga bifora in marmo, sormontata da altre due piccolissime
aperture. La navata centrale, larga il doppio di quelle laterali, termina con un'abside
semicircolare, ed è delimitata da dodici coppie
di colonne poste una di fronte all'altra che
sorreggono archi a tutto sesto.
Le pareti della navata centrale sono divise in tre
fasce ben distinte dalle decorazioni, nelle quali
sono evidenti le tracce dell’intervento cattolico
contro quello ariano: la fascia sopra gli archi che
dividono le navate, dove era presente un ciclo
di mosaici con temi legati alla religione ariana,
fu, su iniziativa del vescovo Agnello, cancellata
e ridecorata. Si salvarono solo gli ordini più alti
della decorazione (con le Storie di Cristo e con i
santi e profeti), mentre nella fascia più bassa, quella più grande e più vicina all'osservatore, si
procedette a una vera e propria ridecorazione che salvò solo le ultime scene con le vedute del
Porto di Classe e del Palatium di Teodorico, sebbene private di tutti i ritratti, che probabilmente
appartenevano a Teodorico stesso ed alla sua corte.
A proposito delle scene della vita di Cristo, le serie vanno guardate a partire dall’abside, cioè
dall’altare, così le prime scene dallo il via rispettivamente alla vita pubblica di Gesù, da una
parte, e alla settimana della Passione, dall’altra.
Ecco l’ordine corretto dei riquadri:
1. Nozze di Cana 1. Ultima cena
2. Moltiplicazione dei pani e dei pesci 2. Gesù nell’Orto degli Ulivi
3. Chiamata dei discepoli Pietro e 3. il tradimento di Giuda
Andrea 4. Gesù portato in giudizio
4. Guarigione dei ciechi a Gerico 5. davanti al Sinedrio
5. Guarigione di una donna malata 6. Gesù predice a Pietro che lo tradirà
6. la Samaritana al pozzo 7. Pietro nega di conoscere Gesù
7. la risurrezione di Lazzaro 8. il pentimento di Giuda
8. il Fariseo e il pubblicano al Tempio 9. Pilato si lava le mani
9. l’Obolo della vedova 10. la via del Calvario
10. la separazione delle pecore dai capri 11. il cireneo porta la croce
(giudizio) 12. il sepolcro vuoto (la Risurrezione)

15
11. guarigione di un paralitico a 13. i due discepoli di Emmaus
Cafarnao 14. la fede di Tommaso
12. guarigione di un ossesso
13. guarigione del paralitico alla piscina
di Bethesda

Le contrapposte processioni di Santi Martiri e Sante Vergini, sempre nel registro inferiore, furono
eseguite nel periodo di dominazione bizantina ed
evidenziano alcuni dei caratteri dell'arte propria
dell'Impero d'Oriente quali: la ripetitività dei gesti, la
preziosità degli abiti, la mancanza di volume (con il
conseguente appiattimento o bidimensionalità delle
figure). E ancora: l'assoluta frontalità, la fissità degli
sguardi, la quasi monocromia degli sfondi (oro),
l'impiego degli elementi vegetali a scopo decorativo,
la mancanza di un piano d'appoggio per le figure che,
pertanto, appaiono sospese come fluttuanti nello
spazio.
I martiri, guidati da tre angeli, sono incamminati verso il Cristo Re, mentre le Vergini, dietro ai
Re Magi, rendono omaggio a Maria, la Vergine Madre, anche lei seduta in trono.
L'abside venne distrutta da un terremoto e poi ricostruita, e per questo motivo è completamente
priva di mosaici.

Palazzo di Teodorico
L'antico edificio in laterizio, che è comunemente
conosciuto con il nome di Palazzo di Teodorico,
vicino alla chiesa di S.Apollinare Nuovo, viene
identificato da alcuni studiosi come un corpo di
guardia chiamato anticamente "Calchi".
Nel portico interno e nella saletta al primo piano
sono conservati mosaici provenienti dal vero palazzo
di Teodorico.
La destinazione d'uso dell'edificio è ancora oggetto
di ipotesi, anche se pare che esso fosse il nartece
della chiesa di San Salvatore.
Il visitatore può rievocare il sito storico collegando
virtuale la zona attuale con la chiesa di San
Giovanni Evangelista passando dietro l’abside di
Sant’Apollinare Nuovo: questo dovevano essere gli
spazi per gli edifici dei palazzi imperiali al tempo
di Teodorico.

La raffigurazione del Palazzo in S. Apollinare Nuovo

16
Mausoleo di Teodorico

E’ l’unico monumento ravennate privo di mosaici che sia stato


riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Esso merita
questo riconoscimento per la sua singolarità (è l’unico edificio di
culto a Ravenna costruito in pietra) sia per la sua elegante struttura
architettonica; è caratterizzato da due ordini:
1. il primo è esternamente decagonale, con nicchie su ciascun
lato coperte da solidi archi a tutto sesto, mentre all'interno è
cruciforme;
2. il secondo è più piccolo, raggiungibile da una scala e
anticamente circondato da un deambulatorio con colonnine;
è anch'esso a forma decagonale all'esterno e circolare
all'interno, dove erano custodite le spoglie di Teodorico.
Oggi vi si trova un vaso circolare nel quale si pensa fosse
sepolto il re. I suoi resti furono rimossi durante la
dominazione bizantina.
Le porte delle due celle sono a occidente, di modo che chi entrava fosse rivolto a Oriente, verso il
sole che è Cristo: anche il sarcofago, infatti, è orientato verso la luce (simbolo del Creatore e
Redentore), che filtra nella stanza da una fessura simbolicamente a forma di croce.
La caratteristica più sorprendente dell'edificio è
costituita dalla copertura formata da un enorme
unico monolite a forma di calotta in pietra di 300
tonnellate e di 11 metri di diametro, trasportato per
mare ed issato sull'edificio con dodici anse, una
caratteristica "titanica", simbolo di forza e di
robustezza militare tipico delle culture germaniche.

Chiesa di Santa Maria in Porto


e Museo d’Arte della città
Costruita nel XVI sec. la fastosa facciata fu modificata in
seguito. L'interno, grandioso e solenne, è diviso in tre navate
con un ampio transetto sormontato da un'alta cupola. Nel lato
sinistro del transetto si trova una scultura di
marmo in bassorilievo raffigurante la vergine
Maria che prega. L'immagine è conosciuta col nome di "Madonna Greca" poiché
la tradizione la ritiene giunta qui miracolosamente proveniente da
Costantinopoli: secondo la tradizione, l'8 aprile, domenica in Albis del 1100,
apparve all'alba sulle rive dell'Adriatico, l'effigie della Vergine Maria, sorretta
da due angeli che reggevano delle fiaccole. L'arrivo della Madonna fu
considerato un grande evento miracoloso che provocò un pellegrinaggio di
ravennati che accorrevano a rendere omaggio alla vergine venuta dal mare. A
lato della chiesa l'ex monastero dei Canonici Lateranensi ospita la Pinacoteca e il
Museo d’Arte della città.

17
Basilica di Sant’Apollinare in Classe
Del complesso di edifici sacri che sorgevano
nel territorio di Classe rimane in tutta la sua
imponenza solo la basilica dedicata al santo
Apollinare, ritenuto il fondatore della
Chiesa di Ravenna, il primo cristiano ad
avere diffuso il Vangelo in queste terre al
tempo della religione romana. Proprio lui è
il protagonista di questo edificio sacro:
quando il vescovo Massimiano, uno dei suoi
successori, fece costruire questa chiesa per
celebrare solenne il passaggio di Ravenna
da Diocesi ad Arcidiocesi, scelse proprio di
mettere in primo piano la figura del santo
patrono per indicare le origine sacre della
diocesi e dare ancor più valore alla Chiesa del suo periodo. Questo luogo sacro dunque vuole
celebrare la gloria e la santità della Chiesa di Ravenna.
La facciata a capanna della basilica era preceduta da un quadriportico di cui oggi resta solo il
nartece, ampiamente ricostruito, che si concludeva con due torrette alle estremità (resta solo
quella settentrionale ricostruita). All’inizio del X secolo risale il campanile alto 37,50 metri,
scandito da feritoie, monofore, bifore e trifore sovrapposte che ne alleggeriscono la possente
struttura in muratura.
L’interno della basilica, coperto a tetto con strutture a capriate di legno, è suddiviso in tre navate
da ventiquattro colonne in marmo greco.
L’abside è stata poi soprelevata nel IX secolo per
l’introduzione della cripta. Nell’altare sono conservate
le ossa del santo titolare, la cui originale sepoltura era
nei pressi della Basilica e poi fu introdotta nella chiesa
ad opera di Massimiano nel VI secolo, come ricorda
l’epigrafe "In hoc loco stetit arca …" collocata sul lato
meridionale.
Nel catino dell’abside la rappresentazione si svolge tra
il cielo e l’incanto di un verde paesaggio paradisiaco
ricco di rocce, alberi, fiori ed uccelli variopinti. Nel cielo
novantanove stelle circondano una grande croce
gemmata includente il busto di Cristo barbato.
Le scritte presenti sottolineano il significato della croce,
simbolo di salvezza, dall’acrostico ictùs (pesce) alla frase
salus mundi (salvezza del mondo) fino alle lettere alfa e
omega dell’alfabeto greco (il principio e la fine) ai lati
della croce. Più in alto la mano di Dio esce da una nube,
mentre ai lati i busti emergenti di Mosè ed Elia e tre
pecorelle (gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni) si riferiscono simbolicamente alla
Trasfigurazione sul Monte Tabor, episodio che qui è usato per un doppio scopo: da una parte
sottolineare con forza la natura divina di Gesù (contro l’eresia ariana che la mette in secondo
piano rispetto all’umanità) e dall’altra parte mostrare la fede di Apollinare in Gesù, vero uomo e
vero Dio, che si è tramandata nei vescovi dopo di lui per mantenere la Chiesa di Ravenna santa.

18
Infatti al centro della rappresentazione si staglia la grande
figura del Santo Apollinare con la tunica bianca e la casula
punteggiata d’oro, a testimoniare la glorificazione della
Chiesa di Ravenna. Attraverso la sua parola la schiera dei
fedeli (le dodici pecorelle nel registro inferiore della volta)
possono accedere alla beatitudine del Paradiso. Ecco il
collegamento simbolico tra la croce, la figura del santo ed i
quattro vescovi successori (Ecclesio, Severo, Orso, Ursicino)
rappresentati nella parte inferiore dell’abside entro nicchie
sormontate da conchiglie: il tema unisce nella gloria di Dio
tutta la Chiesa di Ravenna, celebrata dall’arcivescovo
Massimiano per potenziarne l’autorità, segno di un attento
programma politico-religioso. Sant’Apollinare è raffigurato in
preghiera, il fatto che Gesù sia raffigurato dentro un tondo fa
pensare anche all’ostia: il santo quindi sta adorando Gesù
presente nell’Eucaristia, la forma più alta di preghiera nella
Chiesa. Infatti i due pannelli laterali dell’abside continuano su
questo tema: quello a sud illustra una sintesi dei sacrifici di Abele, Melchisedec e Abramo che
anticipano il sacrificio dell’eucarestia; la scena a nord è interpretata come il riconoscimento della
autonomia della Chiesa di Ravenna.
La decorazione dell’arco trionfale è suddivisa in cinque zone orizzontali. Sulla sommità è il
medaglione con il busto di Cristo (IX secolo) ai cui lati, su uno sfondo blu ornato di nubi, sono
raffigurati i simboli degli Evangelisti. Nella seconda zona due file di agnelli che simboleggiano
gli Apostoli (VII secolo) escono dalle porte delle città di Betlemme e Gerusalemme, muovendo
presso il ritratto di Cristo oppure i fedeli di Ravenna che diventano cristiani grazie alla
predicazione di Sant’ Apollinare. Sotto le due palme rappresentate a destra e a sinistra nella
fascia centrale, sui pilastri dell’arco sono le figure degli Arcangeli Michele e Gabriele. Infine nel
registro inferiore i busti degli apostoli Matteo e Luca sono inseriti in piccoli pannelli.
Lungo le pareti della navata centrale sono visibili i ritratti dei vescovi e arcivescovi di Ravenna,
dipinti entro cammei circolari.

Museo interreligioso di Bertinoro


Il Museo Interreligioso di Bertinoro, dedicato
all’Ebraismo, al Cristianesimo ed all’Islam offre un
percorso espositivo che propone la conoscenza dei
valori dell’altro come strumento per la promozione
del dialogo interreligioso. Infatti il rispetto delle
identità, unito alla comprensione degli aspetti
comuni e condivisi da parte delle tre fedi
monoteistiche, costituisce il primo passo nella
direzione del dialogo.
Il Museo Interreligioso, sorge all’interno delle segrete della Rocca Vescovile ed è articolato in 12
sale precedute da un portale e un ingresso.
Questo Museo è uno scrigno prezioso, che offre la possibilità di compiere un viaggio lungo i
secoli, attraverso vicende a volte drammatiche, spesso segnate dal confronto e dall’integrazione
pacifica. Come in tutti i viaggi, il Museo non impone di rinunciare alla propria identità, ma al
contrario ne propone l’arricchimento.

19
Bibliografia e Sitografia
Libri:

Ravenna e provincia. Guide l’Italia, Touring Club Italiano

Pagine web consultate:

http://it.wikipedia.org/wiki/Arte_ravennate

http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_Evangelista_(Ravenna)

http://it.wikipedia.org/wiki/Battistero_degli_Ariani

http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Vitale_(Ravenna)

http://it.wikipedia.org/wiki/Mausoleo_di_Galla_Placidia

http://it.wikipedia.org/wiki/Battistero_Neoniano

http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Sant%27Apollinare_Nuovo

http://it.wikipedia.org/wiki/Mausoleo_di_Teodorico

http://www.viviravenna.it/turismoravenna.php

http://www.ravenna2000.it/Turismo/Default.asp

http://www.ravennantica.it/ravennantica/

http://www.turismo.ravenna.it/contenuti/index.php?t=arte_monumenti&id=10

http://www.queen.it/citta/ravenna/monum/galla.htm

http://www.queen.it/citta/ravenna/monum/neonia.htm

http://www.romagnamania.com/chiese-romagna/Chiesa-di-San-Eufemia-Ravenna-
Romagna.asp

http://www.romagnamania.com/chiese-romagna/Duomo-di-Ravenna-Basilica-Ursiana-
Romagna.asp

http://www.domusdeitappetidipietra.it

http://soprintendenzaravenna.beniculturali.it/index.php?it/133/santapollinare-in-classe

http://www.museointerreligioso.it/italiano/

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