Sei sulla pagina 1di 6

Intervento di Alain de Benoist al convegno Junger e il nichilismo tenutosi a Milano nel novembre del 2000

Jnger, Heidegger e il nichilismo


Ernst Junger e Martin Heidegger, come tutti sanno, hanno aperto a cinque anni d distanza un dialogo sul nichilismo, dialogo allacciato attraverso due testi particolarmente importanti, apparsi negli anni cinquanta in occasione del loro rispettivo 60anniversario1. Lo studio e la comparazione di questi testi particolarmente interessante nella misura in cui permettono di meglio apprezzare ci che, su questo argomento fondamentale, divide due autori che sono stati frequentemente accostati luno allaltro e che hanno per parecchi decenni mantenuto una forte relazione intellettuale tra loro. Ne offriremo qui una breve presentazione. Nel suo approccio, che si presenta con andamento deliberatamente medico (comprende una diagnosi e una terapia) Junger afferma dapprincipio che porre rimedio al nichilismo implica il darne una buona definizione. Riprendendo lopinione di Nietzsche, che vedeva nel nichilismo il processo attraverso e in cui i valori supremi si svalutano (Volont di potenza), afferma che questo si caratterizza essenzialmente con la svalutazione, e poi con la scomparsa dei valori tradizionali, al cui primo posto situa allora i valori cristiani. Reagisce in seguito contro lidea che il nichilismo sarebbe essenzialmente un fenomeno caotico. Ormai chiaro, scrive, che il nichilismo pu senzaltro combinarsi armonicamente con sistemi dordine di grandi dimensioni, e che anzi la regola che esso sia attivo e dispieghi la sua forza in tali sistemi. Lordine per il nichilismo un terreno fertile, che esso rimodella per i propri fini. [...] Lordine non solo ben accetto al nichilismo, ma fa parte del suo stile (pp. 48-52; it. pp. 61-64). In questo senso, il nichilismo non la decadenza. Non va di pari passo con la rilassatezza (morbidezza), ma produce piuttosto individui che vanno per la loro strada come ferrei automi, imperturbabili perfino quando la catastrofe li spezza (p. 57; it. p. 68). Allo stesso modo, il nichilismo non una malattia. Non ha nulla di morbido. Lo si trova, al contrario, legato alla salute fisica soprattutto laddove esso perseguito con decisione (p. 54; it. p.65). Il nichilismo , in compenso, essenzialmente riduttore: la sua tendenza pi costante quella di ridurre il mondo, con le sue intricate, molteplici tendenze, a un comune denominatore (p. 65; it. p. 74). Facendo passare la societ dalla comunit morale alla coesione automatica (p. 63), coniuga il fanatismo, lassenza di qualsiasi sentimento morale e la perfezione dellorganizzazione tecnica. Queste osservazioni sono caratteristiche. Mostrano che, allorquando evoca il nichilismo, Junger si riferisce innanzitutto al modello dello Stato totalitario, e pi specificatamente a quello dello Stato nazionalsocialista. Il III Reich corrisponde, in effetti, a quello stato sociale in cui gli uomini sono sottomessi ad un ordine assoluto, ad una organizzazione automatica, mentre la svalutazione di qualsiasi morale tradizionale va di pari passo con una incontestabile esaltazione della salute. La domanda che ci si pu allora porre quella di sapere se ci che Junger sta descrivendo veramente il nichilismo. Non si tratta piuttosto, semplicemente, del totalitarismo di questo Leviatano totalitario, che ha posto la tecnica al proprio servizio e che genera un mondo che sembra tratto dal paesaggio dei cantieri? Junger, daltro canto, professa un certo ottimismo che traspare gi nel titolo del suo testo: Oltre la linea (oltrepassamento della linea). Evocando Nietzsche e Dostoevskij, constata che la loro critica del nichilismo non ha loro impedito di mostrarsi relativamente ottimisti, sia che il nichilismo possa

essere superato in un qualche futuro (Nietzsche), sia che costituisca in qualche modo una fase necessaria allinterno di un movimento orientato a scopi ben precisi (Dostoevskij). Junger riprende qui unidea che gli familiare: dopo il peggio non pu venire che il meglio. O, pi esattamente: una tendenza spinta fino allestremo si inverte necessariamente nel proprio contrario. Diceva cos, negli anni trenta, che bisognava perdere la guerra per vincere la nazione. in questo spirito che cita Bernanos: la luce comincia a risplendere quando il buio pi fitto che mai. Ci che depone a sfavore del nemico proprio la sua assoluta superiorit (pp.37-38; it. p. 53). Ora, la sensazione di Junger che il peggio sia passato, che la testa abbia superato la linea, cio che luomo abbia cominciato ad uscire dal nichilismo. Questa affermazione deriva, l ancora, dalla sua assimilazione del nichilismo al totalitarismo. Come scrive Julien Hervier, se Junger crede al superamento dello zero assoluto, il crollo delI hitlerismo, incarnazione trionfante del nichilismo morale, non di secondaria importanza (prefazione, p.13)2. Nel suo saggio, Junger si applica dunque essenzialmente a descrivere lo stato del mondo cos come , allo scopo di valutare la possibilit che si sia gi passati dallaltra parte della linea. La sua conclusione pu, daltronde, parere modesta. Di fronte al nichilismo propone di ricorrere ai poeti e allamore (Eros). Chiama alla dissidenza individuale, alla autentica anarchia. (Nel 1950 non ha ancora inventato la figura dellAnarca). Innanzitutto, scrive. Bisogna trovare la sicurezza nel proprio cuore. Allora il mondo cambier. Lapproccio di Heidegger ben differente. Il suo testo, scritto in risposta a quello di Junger, vuole essere innanzitutto una critica amichevole beninteso, e che sottolinea la considerazione che porta al suo interlocutore, ma che mira nondimeno a sostituire alla sua analisi un altro punto di vista. La modifica del titolo di per s gi rivelatrice. Mentre Junger ha scelto di dissertare sulla linea nel senso di oltre la linea (Uber die Linie), Heidegger intende pronunciarsi sulla linea nel senso di a proposito della linea (Uber dia Linie), segnando cos subito la propria convinzione che la linea non ancora stata superata e il proprio desiderio di suscitare un interrogativo sulle ragioni per cui non pu ancora esserlo. Alla topografia trans lineam di Junger, Heidegger dichiara esplicitamente di voler aggiungere (e a parecchi riguardi opporre) una topologia de linea: Lei guarda e procede al di l della linea; io mi accontento solo di volgere lo sguardo sulla linea da lei rappresentata. Luna cosa daiuto reciproco allaltra(p. 203; it. P. 115). Heidegger comincia a contestare che si possa, come Junger cerca di fare, dare una buona definizione del nichilismo. Se restiamo allimmagine della linea, scopriamo che essa percorre uno spazio che, a sua volta, determinato da un luogo. Il luogo raccoglie. La raccolta mette al sicuro il raccolto nella sua essenza. Dal luogo della linea risulta la provenienza dellessenza del nichilismo e del suo compimento (p. 200; it. p. 111). Linterrogarsi sul compimento del nichilismo di cui il mondo intero diventato teatro di modo che il nichilismo ormai lo stato normale dellumanit -, impone dunque di cercare di situare questo ((luogo della linea che accenna allessenza del nichilismo. Per Heidegger, porre la questione della situazione delluomo in rapporto al movimento del nichilismo esige una determinazione di essenza. Comprendere il nichilismo implica che il pensiero sia ricondotto alla considerazione della sua essenza. La risposta verr presto data. Deriva dalla filosofia di Heidegger, di cui s suppongono qui conosciute le linee essenziali. Il nichilismo rappresenta, agli occhi di Heidegger la conseguenza e il compimento di una lenta dimenticanza dellEssere, che comincia con Socrate e Platone, continua nel cristianesimo e la metafisica occidentale e trionfa nei tempi moderni. Lessenza del nichilismo sta nella dimenticanza dellessere (p. 247; it. p, 161). Il nichilismo la dimenticanza dellessere giunta al suo compimento. Sta in questo il regno del nulla.

La dimenticanza dellEssere significa che lEssere si nasconde, che rimane in disparte sottratto al pensiero delluomo, quiescenza che anche protettrice, pronta ad una manifestazione: in questo raccoglimento che consiste lessenza della dimenticanza. La dimenticanza il celamento dellEssere presente a favore dellessente-presente. Nella metafisica occidentale, Dio lui stesso lassente supremo. La metafisica non conosce che la trascendenza, cio il pensiero dellessente. Perch non solo gli vietato di accedere allEssere, ma pure di provare la propria essenza. Heidegger precisa ancora che nel regno della volont che si compie lessenza del nichilismo. In questo caso viene preso in considerazione, beninteso, il pensiero di Nietzsche. Sappiamo che per Heidegger, la filosofia dellautore di Zarathustra non , a dispetto dei suoi meriti, che del platonismo rovesciato nella misura in cui non riesce a uscire dallambito del valore. La volont di potenza, analizzata da Hedegger come volont di volont, cio volont che vuole porsi in maniera incondizionata, non che un modo di apparire dellessere dellassente, e in questo senso unaltra forma della dimenticanza dellEssere. infatti proprio dellessenza della volont di potenza, scrive Heidegger, impedire che il reale su cui essa esercita la sua potenza appaia in quella realt che essa stessa essenzialmente (wesO (p. 205; it. p. 117). Nietzsche ha un bel dichiarare che Dio morto, resta nellombra di questo Dio di cui proclama la morte. Ora, nella misura in cui Junger resta lui stesso sotto lorizzonte del pensiero di Nietzsche che si trova anchesso nel mirino della critica di questo pensiero fatta da Heidegger. Heidegger torna qua sul celebre libro di Junger, Loperaio, apparso nel 1932. Sottolinea che la Figura (o la Forma, Gestalt) del Lavoratore corrisponde ben precisamente alla Figura di Zarathustra allinterno della metafisica della volont di potenza. La sua venuta manifesta la potenza in quanto volont di fermare il mondo, in quanto mobilitazione totale. Ne Loperaio, Junger osservava: La tecnica il modo con cui la Figura del Lavoratore mobilita il mondo. Il Lavoro si svolge su scala planetaria nel senso della volont di potenza. Beninteso, Heidegger non ignora che lo sguardo posato da Junger sulla tecnica si evoluto. Junger ha innanzitutto avuto la rivelazione dellimportanza della tecnica attraverso unesperienza concreta: la battaglia di materiali della Prima Guerra mondiale. Ha allora provato, a ragione, il sentimento che il regno della tecnica avrebbe inaugurato una nuova et dellumanit. Ha assimilato questo regno al dominio della Figura del Lavoratore, immaginandosi che una tale Figura non potesse che opporsi su scala mondiale a quella del Borghese. Su questo punto, Junger si sbagliato, ed in seguito ha riconosciuto il suo errore. Infine anche la sua stessa opinione sulla tecnica si modificata forse influenzato dai lavori di suo fratello, Friedrich Georg (La perfezione della tecnica, 1946; trad. it. di Matilde De Pasquale, La perfezione della tecnica, Settimo Sigillo, Roma 2000). Dopo il 1945 Junger ha chiaramente messo in rapporto il nichilismo con il titanismo di una tecnica che, in quanto volont di dominio del mondo, delluomo e della natura, segue il proprio corso (3) senza che nulla possa arrestarla La tecnica non obbedisce che alle sue proprie regole, poich la sua legge pi profonda consiste nellequivalenza tra il possibile e lauspicable: tutto ci che pu essere tecnicamente realizzabile sar effettivamente realizzato. Heidegger loda senza riserva il modo con cui Junger, in Dia totale Mobilmachung (La mobilitazione totale) (1931), poi ne Loperaio, ha saputo descrivere ci che si trova alla luce del progetto nietzscheano dellassente come volont di potenza. Gli fa anche credito di aver finalmente realizzato che il regno del lavoro tecnico vive nellambito di un nichilismo attivo che si sviluppa oramai su scala planetaria. Nello stesso tempo, tuttavia, gli rimprovera di non aver afferrato in che cosa il progetto nietzscheano continua a impedire il pensiero dellEssere, e sottolinea che Loperaio rimane unopera che ha la sua patria nella metafisica (p. 212; it. p. 124).

Ci che Heidegger, in effetti, rimprovera a Junger, di essere restato al di l della propria evoluzione, nel mondo della Figura e del valore. La Forma, definita da Junger come questo essere calmo che si mette in mostra mettendo il mondo in forma secondo uno stile segnato dalla propria impronta, non in effetti altro che una potenza metafisica. La Forma, sottolinea Heidegger, consiste nella compagine essenziale di unumanit che, come subiectum, a fondamento di tutto lente. Non Iegoit di un uomo singolo, lelemento soggettivo dellegoit, a formare la soggettivit estrema che emerge nel compimento della metafisica e che esposta nel pensiero di questultima, ma la presenza prefigurata e preformata di una specie duomo (di un tipo) (pp. 21221 3; t. p. 125). Non prendere pi parte al nichilismo non significa dunque ancora dire di restare fuori dal nichilismo. Il modo con cui Junger, per uscire dal nichilismo, propone di mettersi allascolto della terra, di tentare di sapere che cosa vuole la terra, nel momento in cui denuncia il carattere tellurico e titanico della tecnica, a questo riguardo rivelatore. Junger scrive: Listante in cui la linea sar passata porter una nuova dedizione dellessere, e cos, comincer a risplendere ci che realmente . Hedegger risponde: Parlare di una dedizione dellessere rimane allora un espediente, e del tutto problematico, perch lessere consiste nella dedizione, in modo tale che questa dedizione non mai soltanto qualcosa che pu aggiungersi allessere (p. 229; it. p. 142). Heidegger non crede per nulla che la linea-zero sia oramai dietro a noi. Ai suoi occhi, il compimento del nichilismo non rappresenta assolutamente la fine. Il compimento del nichilismo, scrive, tuttavia, non gi la sua fine. Con il compimento del nichilismo si inizia solo la fase finale del nichilismo. C da presumere che la sua zona, poich dominata da una condizione normale e dal suo consolidamento, sia insolitamente ampia. Per questo la linea-zero, dove il compimento giunge alla fine, non in fondo ancora visibile (pp. 209-210; it. p. 122Y Ma aggiunge anche che ancora un errore ragionare, cos come fa Junger, come se la linea-zero fosse un punto esterno alluomo, che luomo potrebbe superare. Luomo lui stesso la fonte della dimenticanza dellessere. lui stesso la zona di linea. Pensata come segno che delimita la zona del nichilismo compiuto, precisa Heidegger, la linea non in nessun caso qualcosa che sta davanti alluomo come un che di oltrepassabile. Ma allora cade anche la possibilit di un trans lineam e perci di un attraversamento (p. 233; it. p. 147-148). Ma allora, se qualsiasi tentativo di superare la linea resta in balia di un rappresentare che appartiene allambito in cui domina la dimenticanza dellessere (p. 247; it. p. 161), come pu luomo sperare di finirla con il nichilismo?. Heidegger risponde: Invece di volere oltrepassare il nichilismo, dobbiamo prima raccoglierci nella sua essenza. Questo raccoglimento (Einkehr) nella sua essenza il primo passo mediante il quale lasciamo il nichilismo alle nostre spalle (p. 247; it. p. 162). Heidegger condivide lopinione di Junger secondo cui il nichilismo non assimilabile al male o ad una malattia. Ma d unaltra portata a questa constatazione. Quando afferma che lessenza del nichilismo non niente di nichilistico (p. 207; it. p. 119), vuole dire che la zona di maggior pericolo anche quella della salvezza. in questo senso che il nichilismo, lin-sane, pu anche fare cenno verso lin-demne. Entrare in raccoglimento nellessenza del nichilismo significa offrirsi la possibilit di una appropriazione (Verwindung) della metafisica. Lappropriazione della metafisica , in effetti, anche lappropriazione della dimenticanza dellessere e quindi possibilit di un non-velamento, possibilit di uno svelamento della verit (althia). Junger scriveva che la difficolt di definire il

nichilismo sta nel fatto che impossibile per la mente giungere a una rappresentazione del niente (p. 47; it. p. 59). Heidegger cita questa frase per sottolineare la vicinanza dellEssere e dellessenza del nulla. Per lui ne deriva che attraverso una meditazione sul nulla che comprenderemo che cosa ne del nichilismo, e che solo quando avremo compreso che cosa ne del nichilismo che potremo superare la dimenticanza dellEssere. lI niente, anche quando lo pensiamo solo nel senso di una completa negazione di ci che presente, fa parte, in quanto assente, dellessere-presente come una delle sue possibilit. Pertanto, se nel nichilismo domina il niente, se lessenza del niente appartiene allessere, e se lessere il destino del trascendimento, allora lessenza della metafisica si rivela come il luogo essenziale del nichilismo (p. 236; it. p. 150). Il luogo dellessenza del nichilismo compiuto dunque da ricercare l dove lessenza della metafisica dispiega le sue possibilit estreme e in esse si raccoglie (ibid.; it. p. 151). Finalmente, scrive Heidegger, loltrepassamento del nichilismo esige il raccoglimento nella sua essenza, raccoglimento col quale diviene caduco il volere oltrepassare. Il superamento della metafisica chiama il pensiero in uningiunzione pi iniziale (p. 250; it. p. 164) Tuttavia, per far saltare la barriera che ci impedisce di entrare in raccoglimento nellessenza del nichilismo, bisogna ancora disporre di una parola suscettibile di dare accesso al pensiero dellEssere. Bisogna, in altri termini, abbandonare la lingua della metafisica che ancora quella della volont di potenza, del valore e della Forma poich questa lingua, precisamente, ne vieta laccesso. Mi accontento di presumere che il solo modo in cui potremmo meditare sullessenza del nichilismo sia quello di imboccare innanzitutto la via che conduce a una localizzazione dellessenza dellessere. Solo per questa via possibile localizzare la questione del niente. Sennonch, la questione dellessenza dellessere si estingue se essa non abbandona il linguaggio della metafisica, perch il rappresentare metafisico impedisce di pensare la questione dellessere (it. p. 139). Ora, proprio questo che Heidegger rimprovera a Junger: gli rimprovera d interrogarsi sul nichilismo a partire da una affermazione e da unidea che restano tributaria dellessenza della metafisica. Nella misura in cui continua ad esprimersi e a pensare nella lingua della metafisica, che dimora dellessenza del nichilismo, Junger si toglie tutte le possibilit di risolvere il problema che ha posto. In che linguaggio, domanda Heidegger, parla lo schema fondamentale del pensiero che prefigura un attraversamento della linea? Il linguaggio della metafisica della volont di potenza, della forma e del valore deve essere salvato al di l della linea critica? E in che modo, se proprio il linguaggio della metafisica e la metafisica stessa, sia essa del Dio vivente o del Dio morto, hanno costituito in quanto metafisica il limite che impedisce il passaggio oltre la linea, cio loltrepassamento del nichilismo? (pp. 224-225; it. p. 138). Non possiamo dunque penetrare lessenza del nichilismo fino a quando continuiamo ad esprimerci nel suo linguaggio. Perci Heidegger chiama a una mutazione del Dire, a una muta nella relazione allessenza della parola. Chiama al Dire che richiesto per la dimenticanza dellEssere. Questo Dire capace, perch corrisponde allessenza dellEssere, di aprire al pensiero laccesso di questa essenza, lo chiama il Dire del pensiero, precisando che questo dire non lespressione del pensiero, ma il pensiero stesso, il suo cammino e il suo canto (p. 249; it. p. 164). Bisogna, conclude, fare la prova del Dire che quello del Pensiero fedele. Bisogna lavorare al cammino. Come concludere? Ho parlato di un dialogo tra Junger e Heidegger a proposito del nichilismo, ma questo termine non il pi adatto. Heidegger e Junger partono sovente da premesse analoghe, ma giungono a conclusioni in parte opposte. Sono entrambi daccordo per stimare che il nichilismo trovi nella tecnica moderna il suo pi valido appoggio, ma non se ne fanno la stessa idea. Per Junger, la tecnica innanzitutto di essenza titanica, mentre per Heidegger della metafisica realizzata. Ju7nger vede nel nichilismo lopposto dei valori del valore. Junger si limita a sapere se

luomo, nel suo rapporto col nichilismo, ha oltrepassato la linea. Heidegger invita ad interrogarsi su che cosa significa superamento. In effetti, Heidegger si basa sullopera di Junger per andare pi lontano e pi in profondit, per allargare lorizzonte di riflessione, per invitare il pensiero a mutare. Junger proponeva ai ribelli un ricorso al bosco. Heidegger invita a imboccare un sentiero che conduce alla schiarita, a questa radura in cui la verit (althia), il non celamento, esce infine dalla dimenticanza, cio da questo velamento millenario che ha governato la storia dellEuropa, e il cui compimento planetario gli ingiunge oggi di doverne pensare luscita.

Note---------------------------------------------------------------1-Ernst Junger, Uber die Linie. In Antaile Martin Heidegger zum 60. Geburtstag, Vittorio Klostermann, Frankfurt/M. 1950. pp. 245-283: Martin Heidegger. Uber die Linie, in Arrnin Mohler (Hrsg.). Freundschaftliche Begegnungen. Festschrif tfur Ernst .Junger zum 60. Geburtstag. Vittorio Klostermann. Frankfurt/M. 1955. Il testo di Junger stato ripubblicato separatamente. dallo stesso editore, in una versione leggermente ampliata: Uber die Linie, Vittorio Klostermann. Frankfurrt/M. 1950, 45 p. (ed. fr.: Sur /homme et le temps. Essais. vol. 3: Le noeud gordien. Passage de la ligne. Rocher. Monaco 1958, trad. Henri Plard; 20 ed. ampliata con una introduzione di Junger e una prefazione di Julien Hervier: Passage de la ligne. Passeur-Cecopof, Nantes 1993; 3 ed. :Christian Bourgois. Paris 1997, 104 p.) Il testo di Heidegger stato pure lui ripubblicato separatamente senza modifiche, ma con un nuovo titolo: Zur Seinsfrage. Vittorio Klostermann. Frankfurt/M. 1956 (ed. fr.: Contribution la question de lEtre. in Martin Heidegger. Questions I, Gallimard, Paris 1968, pp. 195-252, trad. Grard Granel). In Italia i due testi sono stati riuniti in uno stesso volume: Ernst Junger e Martin Heidegger, Oltre la linea, Adelphi. Milano 1989. trad. di Franco Volpi e Alvise La Rocca. Il riferimento alle pagine qui citate quello delle ultime edizioni francesi. N d T.: Ove possibile (le traduzioni francese e italiana non sempre corrispondono e le introduzioni non sono le stesse) stato indicato anche il riferimento alle versione italiana. 2- In seguito Junger ha parzialmente rivisto questo ottimismo: Dopo la disfatta, dicevo sostanzialmente: la testa del serpente ha gi superato la linea del nichilismo, ne uscita, e la seguir ben presto il corpo intero, e entreremo ben presto in un clima spirituale migliore, ecc. In effetti ne siamo lontani (intervista con Frdric Towarnicki, in Martin Heidegger, LHerne. Paris 1983, p. 149). Pi fondamentalmente, Junger pensa che siamo in unepoca di transizione un interregno e che questa sia la ragione per cui non bisogna disperarsi: Da parte mia, presagisco che il XXI secolo sar migliore del XX (Entretien avec Julien Hervier, Gallimard, Paris 1986. p. 156). 3- In effetti, anche nei confronti di questo carattere titanico della tecnca. Junger resta ambiguo. Da un lato oppone volentieri i titani agli dei, e si inquieta del progresso del titanismo (lafflusso di energia). Ma scrive anche: Si avrebbe tendenza a temere che i titani non possano recare che sfortuna, ma Holderlin stesso non di questo parere. Prometeo il messaggero degli dei e lamico degli uomini; in Esiodo let dei titani corrisponde allet delloro. (introduzione, p. 26). Il XXI secolo, secondo lui, vedr allo stesso tempo uno sviluppo senza precedenti della tecnica e una nuova spiritualizzazione.