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San Giustino e il Cristianesimo delle origini


Introduzione
Lapologista Giustino forse la prima figura storica cristiana di cui si pu delineare con sicurezza la fisionomia. Lo studio di questo filosofo e martire pu consentire di fare il punto su ci che era il Cristianesimo a poco pi di cento anni dalla morte di Ges; quasi unistantanea sui riti, sul culto, sulla dottrina, quale si era venuta configurando nei primi tempi del religione cristiana. Ovviamente il processo ha caratteristiche di continuit, ma per le difficolt di una ricostruzione sicura delle dinamiche di sviluppo della religione cristiana, soprattutto nei primi tempi, ho preferito la strada pi agevole di vedere con sicurezza un primo risultato scegliendo proprio il momento in cui il Cristianesimo tenta lincontro con la filosofia greca e si differenzia sicuramente dal giudaismo. Si tratta di uno snodo importante: fino a quel momento la cultura greca era stata tenuta ai margini dai cristiani, soprattutto in base a quanto sostenuto da San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, nella quale si respinge con forza la sapienza degli uomini: Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a predicare il Vangelo, non per con un discorso sapiente, affinch il sacrificio della croce non sia reso vano. Lo stesso Paolo, per, aveva tentato nel celebre discorso dellAeropago, riportato negli Atti degli apostoli, un approccio con la cultura greca, che in quelloccasione, peraltro, si era rivelato molto insoddisfacente. Si era, quindi, in una situazione ambigua, che si chiarir col tempo e porter a quella sistemazione, prima patristica e poi scolastica, che si suole inquadrare come problematica del rapporto tra fede e ragione. Non che la cristianit abbia risolto in maniera univoca questo rapporto e le discussioni attuali su scienza e fede, con le implicazioni relative alla bioetica, sono l a testimoniarlo, per il ritorno a quando il problema fu impostato, per una ripresa, mutatis mutandis, di formulazioni teoriche dimenticate, sembrato a chi scrive un percorso interessante ed auspicabile. Inoltre nel periodo in cui scrive Giustino, sotto la spinta della reazione antignostica, si procede ad una prima riflessione sul canone neotestamentario, che Marcione voleva molto ristretto (praticamente accettava soltanto parte del vangelo di Luca e

delle lettere paoline). Infine la sistemazione teologica gi interessante, anche se ancora lontana dal fondamentale concetto di Trinit (1).
-----------------------------------------------------------1) Noto che il prof. Mauro Pesce con maggiore ampiezza di riferimenti e risultati diversi si pone sulla stessa linea dindagine nel recente Da Ges al Cristianesimo. Quello che noi chiamiamo cristianesimo non espressione della prima risposta (che proponeva che i gentili si giudaizzassero), la quale viene oggi chiamata spesso giudeo-cristianesimo. Non espressione neppure della seconda che dovrebbe essere chiamata semplicemente paolinismo. Il cristianesimo solo la terza forma, quella che paganizz il messaggio di Ges de-giudaizzandolo. Il cristianesimo quindi, nella mia interpretazione, la religione dei gruppi etnici che hanno aderito a Ges paganizzando il giudaismo, cio per esprimersi in termini pi corretti: quei gruppi che eliminarono dal messaggio di Ges gli elementi della cultura giudaica per essi non significativi o comprensibili e lo re-interpretarono e ricollocarono allinterno dei diversi sistemi culturali non giudaici dei gentili. (Intervista al prof. Pesce a cura di E. Carnevali)

Interessante poi vedere come la nuova religione si vada differenziando dallEbraismo. Prima di tutto dobbiamo correggere unimpostazione che vede nel Cristianesimo il progetto di una religione nuova rispetto a quella ebraica. Non cos; gli Ebrei sono chiamati a diventare seguaci di Ges, messia e figlio di Dio ed solo la loro riluttanza nellaccettare Ges che produce, nei fatti, le due religioni. Questo avvenne sostanzialmente per tre motivi che schematizziamo in ordine dimportanza: 1) Il diverso rapporto con i Romani, che erano fortemente odiati dagli Ebrei come oppressori, mentre i Cristiani, a parte ladorazione nei confronti di altre divinit e il rifiuto di offrire sacrifici per la salute dellimperatore, non erano, per principio, ostili allo stato romano.(1) 2) La presa di distanza da parte dei Cristiani circa le regole della Legge, che si manifest ben presto. In Giustino si ribadisce che gli Ebrei se vogliono possono seguire le regole della legge sulla circoncisione e sul sabato, ma non devono pretendere ci dagli altri popoli. 3) Infine la questione monoteistica. Se Ges una divinit e non un uomo come si concilia questo con il monoteismo? Si tenga presente, a tale proposito, che solo dopo Giustino si affaccer la problematica della Trinit, che verr definita tra aspre controversie solo nel corso del IV secolo dai concili di Nicea e Costantinopoli.

------------------------------------------------1) Nei vangeli sinottici, a proposito della distruzione di Gerusalemme, si nota chiaramente latteggiamento non combattivo dei primi cristiani, invitati a fuggire sui monti.

In conclusione, nel periodo in cui scrive Giustino il Cristianesimo andava prendendo la sua fisionomia; da allora in poi si pu veramente parlare di una nuova religione (1). Detto questo concordiamo con chi avanza riserve sullo spessore filosofico di San Giustino e quindi ci sembrato eccessivo discettare, per esempio, su concetti, pur importanti, che coinvolgono il cristianesimo nel suo complesso, come il creazionismo o la concezione del tempo e della storia. Questo studio, del resto, vuole essere pi di tipo storico che filosofico; analogamente non ci sembrato interessante andare a vedere i legami con i generi letterari del tempo. Per tutte queste questioni rinviamo ad altri studi, nei quali il lettore, volendo, potr trovare le opportune risposte.
-----------------------------------------------1) Ci sembra interessante quanto si dice, nellIntervista sul Cristianesimo di C.Augias al prof.Remo Cacitti, a proposito della separazione del Cristianesimo dal Giudaismo:

Durante il colloquio lei ha pi volte accennato a comunit giudaiche, giudeo-cristiane, solo cristiane. possibile individuare quando questo magma ancora indistinto, fatto di giudaismo e cristianesimo, si apre, anzi si scinde come fanno le cellule, dando vita a due organismi separati e distinti? Ho gi menzionato il valore simbolico dell'anno 135, poich, con la definitiva caduta di Gerusalemme, i due rami del giudaismo sopravvissuti alla tragedia, il rabbinismo e il cristianesimo, in origine generati dallo stesso utero, dividono le loro sorti, acquistano connotati sempre pi precisi che li portano ad accentuare progressivamente le rispettive differenze. Per affermare se stessi occorre negare, quando addirittura non eliminare, l'altro da s. Nasce cos quel micidiale processo di autoaffermazione che porta a diffamare gli altri e che segner tragicamente la storia dei rapporti fra ebraismo e cristianesimo sino a oggi. Credo utile precisare che cosa distingua il rabbinismo dal giudaismo tradizionale. Anche per vedere meglio quando uno dei due gemelli,il cristianesimo, dopo essere cresciuto nello stesso alveo, esce di casa per non tornarvi pi. Gran parte degli storici vede il momento della separazione nella seconda caduta di Gerusalemme, avvenuta appunto nell'anno 135. Come abbiamo detto, la citt era gi stata espugnata da Tito nel 70. Nel 132-135 ci fu un'altra violenta fiammata con l'insurrezione guidata da Bar Kochba, unto come messia. Di nuovo la capitale venne espugnata e, dopo questa seconda catastrofe, l'imperatore Adriano le cambi addirittura nome: Gerusalemme diventa Aelia Capitolina, e agli ebrei era addirittura proibito entrarvi. Ovviamente, nella data, l'anno 135, come sempre accade in casi del genere, c' s un avvicinamento alla realt degli eventi, ma anche la necessit di fissare un punto di riferimento. Ci che possiamo dire che in quel periodo avviene da un lato l'uscita definitiva del cristianesimo dalla prospettiva giudaica; dall'altro, la riorganizzazione del giudaismo nel cosiddetto rabbinismo. I rabbini, gli ebrei sopravvissuti, devono fare i conti con un'esperienza che li ha portati in sessanta, settantanni alla catastrofe. una sciagura imputabile alle componenti millenariste, apocalittiche del giudaismo. Il rabbinismo liquida questa esperienza, si organizza in sistema sapienziale, si arrocca su alcuni principi, emargina l'altro, il diverso, come avviene sempre nei momenti di crisi.

SAN GIUSTINO
Nota biografica

Dall anno 66 al 70 d.C. la terra di Palestina fu teatro della guerra detta Giudaica raccontata con molti dettagli dallo storico Giuseppe Flavio. Dopo la vittoria delle legioni romane guidate da Tito, che distrusse il tempio di Gerusalemme e la resa, di l a qualche anno, della fortezza di Masada, la regione venne per un po pacificata; infatti solo dopo una sessantina danni scoppi una nuova rivolta. I Romani per controllare i territori erano soliti mandare sul posto dei coloni-soldati: fu cos che il nonno di San Giustino, Baccheio, si stabil in Samaria. Qui, a Flavia Neapolis (anticamente Sichem, oggi Nablus) da un certo Prisco, figlio di Baccheio, intorno allanno 100, nacque Giustino. Educato alla filosofia, pervenne pi tardi al cristianesimo e tent di armonizzare il suo itinerario spirituale cercando di dimostrare quasi la confluenza del paganesimo nel cristianesimo. Scrisse molte opere, ma lelenco della sua produzione discusso; ci restano, sicuramente sue, secondo i critici, due Apologie e il Dialogo con Trifone, un maestro ebreo; inoltre restano gli Atti del suo martirio. Giustino, dopo la conversione, infatti, fu strenuo difensore del Cristianesimo e viaggi molto per diffonderne la dottrina. Poi si stabil a Roma dove fond una scuola. Scrisse le apologie per convincere l imperatore Antonino Pio ad accettare la nuova religione. Non fu molto convincente e il successore Marco Aurelio, limperatore filosofo, lo fece decapitare nellanno 165. Negli Atti del martirio c in sintesi la sua posizione filosofica e teologica.

Atti del Martirio di San Giustino e compagni


I 1) Al tempo degli uomini iniqui difensori dellidolatria, furono emanati nella citt e nella regione empi editti contro i pii cristiani, con lo scopo di costringerli a sacrificare agli idoli vani. 2) Arrestati dunque, i predetti martiri furono condotti dinanzi a Rustico, prefetto di Roma. II 1) Appena furono condotti al tribunale, il prefetto Rustico intim a Giustino: "Prima di tutto, credi agli dei e obbedisci agli imperatori!". 2) Rispose Giustino: "Irreprensibile e immune da condanna per me obbedire ai comandi del nostro salvatore Ges Cristo". 3) Chiese Rustico: "quali concezioni filosofiche segui?". Rispose Giustino: "Mi sono dedicato allo studio di tutti i sistemi filosofici, ma ho aderito con la mia anima soltanto alle veritiere dottrine dei cristiani, anche se non piacciono a coloro che vivono nellerrore". 4) Chiese ancora Rustico: "A te dunque piacciono quelle dottrine, sciagurato?". Rispose Giustino: "S, poich le seguo secondo il vero dogma". 5) "Qual questo dogma?", domand Rustico. Giustino rispose: "Quello che ci insegna a credere nel Dio dei cristiani, che consideriamo Dio unico, creatore ed ordinatore di tutto luniverso, visibile e invisibile, e nel Figlio di Dio, nostro Signore Ges Cristo, del quale anche i profeti avevano predetto che sarebbe venuto ad annunciare la salvezza al genere umano e a insegnare la vera dottrina. 6) "E io, misero mortale, penso di dire ben poco rispetto alla sua divinit infinita, perch riconosco che necessaria la virt profetica per parlarne e ripeto che i profeti hanno parlato di Colui che ho chiamato Figlio di Dio. Sappi infatti che i profeti predissero la sua venuta tra gli uomini". III 1) Chiese ancora il prefetto Rustico: "Dove vi riunite?". Rispose Giustino: "Dove ciascuno pu e preferisce; tu credi che tutti noi ci riuniamo in uno stesso luogo, ma non cos, perch il Dio dei cristiani, che invisibile, non si pu circoscrivere in alcun luogo, ma riempi il cielo e la terra ed e venerato e glorificato ovunque dai suoi fedeli". 2) Riprese Rustico: "Insomma dove vi riunite , ovverosia, dove raduni i tuoi discepoli?". 3) Giustino disse: "Abito preso un certo Martino, sopra il bagno di Timiotino, dallinizio di questo secondo periodo della mia permanenza in Roma. Non conosco altri luoghi di riunioni, al infuori di quello, dove, se qualcuno voleva venire a trovarmi, lo facevo partecipe delle divine parole della verit". 4) Chiese infine Rustico: "Insomma, sei dunque cristiano?". Rispose Giustino: "S, sono cristiano". IV 1) Il prefetto si volse quindi a Caritone: "E tu, Caritone, sei pure cristiano?". Rispose Caritone: "Si, per volere di Dio". 2) Rivolto a Carito il prefetto chiese: "Che dici tu, Carito?". Carito rispose: "Sono cristiana, per dono di Dio". 3) Rustico chiese quindi a Evelpisto: "Tu pure sei uno di loro, Evelpisto?". Evelpisto, schiavo dellimperatore, rispose: "Anchio sono cristiano, reso libero da Cristo e, per sua grazia, partecipo alla medesima speranza di questi". 4) Rivolto a Jerace, il prefetto domand: "Anche tu sei cristiano?". Jerace rispose: "Si, sono cristiano poich venero e adoro lo stesso Dio".

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5) Il prefetto prosegu linterrogatorio chiedendo: "E stato Giustino a farvi diventare cristiani?". Jerace rispose: "Sono cristiano da lungo tempo e cristiano rimarr". 6) Peone, alzatosi in piedi, dichiar: "Anchio sono cristiano". Rustico gli chiese: "Chi stato il tuo maestro?". Peone rispose: "Dai genitori abbiamo ricevuto questa nobile confessione". 7) Evelpisto aggiunse. "Ascoltavo volentieri i discorsi di Giustino, ma ho appreso anchio dai miei genitori le parole della verit di Cristo". Chiese il prefetto: "Dove vivono i tuoi genitori?". Evelpisto rispose: "In Cappadocia". 8) Rivolto a Jerace, Rustico chiese: "Dove vivono i tuoi genitori?". Egli rispose: "Il nostro vero padre Cristo e la madre la fede in lui; quanto a i miei genitori terreni, sono morti e io sono giunto qui, cacciato dalla citt di Iconio, nella Frigia". 9) Il prefetto chiese quindi a Liberiano: "E Tu, che dici? Sei cristiano? Neppure te veneri i nostri dei?". Liberiano rispose: "Anchio sono cristiano: adoro e venero infatti lunico vero Dio". V 1) Rivoltosi nuovamente a Giustino, il prefetto disse: "Ascolta, tu che passi per un uomo saggio e credi di conoscere la verit: se ti far frustrare e decapitare, sei ancora convinto che salirai al cielo?". 2) Giustino rispose: "Spero di salire alla casa del Padre, se soffrir tutti questi patimenti; so pure che la grazia divina attende tutti coloro che vivono rettamente, fino alla conflagrazione di tutto luniverso". 3) Rispose Rustico: "Questo dunque supponi, che salirai al cielo, destinato a conseguirvi eccellenti premi". Giustino ribatt: "Non lo suppongo, ma lo so con certezza e ne sono convinto". 4) Disse il prefetto: "Veniamo infine alla questione importante e urgente da trattare: venite tutti insieme a sacrificare concordemente agli dei". Giustino rispose: nessuno, che abbia senno e rettitudine, pu passare dalla piet all'empiet". 5) Rustico intim: "Se non ubbidite, sarete inesorabilmente puniti". 6) Rispose ancora Giustino: desideriamo vivamente soffrire per il nostro Signore Ges Cristo, perch dal martirio scaturir a noi la speranza di salvezza davanti al tremendo tribunale universale del Nostro Signore e Salvatore". 7) Similmente dissero gli altri testimoni di Cristo: "Fa' quel che desideri; noi infatti siamo cristiani e non sacrifichiamo agli idoli". 8) Il prefetto Rustico pronunci quindi la sentenza: "Coloro che si sono rifiutati di sacrificare agli dei e di sottomettersi alleditto dellimperatore, siano flagellati e condotti al supplizio della pena capitale, secondo le vigenti leggi". VI 1) I santi testimoni, glorificando il Signore, salirono al luogo consueto, ove furono decapitati e consumarono cos il martirio nella confessione del nostro Salvatore. 2) Alcuni dei fedeli portarono via di nascosto le loro salme e le deposero in un luogo adatto, con laiuto del nostro Signore Ges Cristo, al quale la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Apologia Prima
. (Apologia prima sui Cristiani per Antonino il Pio)

L Apologia inizia con un prologo nel quale Giustino chiede che i Cristiani siano puniti solo se commettono reati specifici, non per il solo fatto di essere cristiani. Ci di particolare importanza, perch conferma ulteriormente una diversit di trattamento tra Ebrei e Cristiani, gi ormai differenziati, anche agli occhi dei Romani, come si evince dalla lettera di Plinio allimperatore Traiano, che precede lApologia di Giustino di alcuni decenni. LEbraismo, infatti, era, nonostante le rivolte, religio licita, fin dai tempi di Cesare e tale rimase fino alla rivolta repressa da Adriano; invece il Cristianesimo era considerato una superstitio.(1) Poi Giustino sviluppa la propria interpretazione delle vicende religiose: un Logos attraversa la storia e i demoni cercano di contrastarlo, lo proverebbe la vicenda di Socrate che parl con ragione veritiera, ma i demoni e gli uomini malvagi, con false accuse, fecero in modo che fosse ucciso (cap.V). I Cristiani non vogliono adorare gli dei, ma non sono atei, voglio onorare solo il creatore delluniverso con preghiere, non con libazioni o profumi. Credono che maestro della vera religione sia stato Ges Cristo, generato da Dio e crocifisso sotto Ponzio Pilato al tempo dellimperatore Tiberio (cap.XIII). Ovviamente non sono contrari allo stato, perch aspettano un regno celeste, non terreno. -------------------------------------------------------1) Gi Tacito, in occasione della persecuzione neroniana dei cristiani, parla di exitiabilis superstitio; Plinio, nellepistola 96 indirizzata allimperatore Traiano, riassumendo le usanze cristiane, dice: Nihil aliud inveni quam superstitionem pravam et immodica: Adfirmabant autem hanc fuisse summam vel culpae suae vel erroris, quod essent soliti stato die ante lucem convenire, carmenque Christo quasi deo dicere secum invicem seque sacramento non in scelus aliquod obstringere, sed ne furta ne latrocinia ne adulteria committerent, ne fidem fallerent, ne depositum adpellati abnegarent. Quibus peractis morem sibi discedendi fuisse rursusque coeundi ad capiendum cibum, promiscuum tamen et innoxium; quod ipsum facere desisse post edictum meum, quo secundum mandata tua hetaerias esse vetueram. Quo magis necessarium credidi ex duabus ancillis, quae ministrae dicebantur, quid esset veri, et per tormenta quaerere. Nihil aliud inveni quam superstitionem pravam et immodicam. Affermavano inoltre che la sostanza della loro colpa o errore consisteva nellesser soliti riunirsi in un giorno fissato prima dellalba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e obbligarsi con giuramento non per qualche delitto, ma per non commettere n furti, n frodi, n adulteri, non mancare alla parola data e non rifiutare la restituzione di un deposito, qualora richiesti. Fatto ci, avevano la consuetudine di ritirarsi e riunirsi poi nuovamente per prendere un cibo, ad ogni modo comune e innocente, cosa che cessarono di fare dopo un mio editto nel quale, secondo le tue disposizioni, avevo proibito che vi fossero riunioni. Per questo, ancor pi ritenni necessario interrogare, anche attraverso le torture, due ancelle, che erano dette ministre, per sapere quale sfondo di verit ci fosse. Non ho trovato niente altro che una superstizione malvagia e smodata.

A questo punto Giustino delinea le principali dottrine cristiane citando ampi stralci delle parole di Ges riportate nei vangeli e soffermandosi in particolare sulle Beatitudini (cap. XV, XVI e XVII). Del resto le dottrine cristiane non sono una novit in assoluto. Giustino non vuole affatto evidenziare loriginalit del Cristianesimo. Quando diciamo che tutto stato ordinato e prodotto da Dio, sembreremo sostenere una dottrina di Platone, quando parliamo di distruzione nel fuoco quella degli Stoici; quando diciamo che le anime degli iniqui sono punite mantenendo la sensibilit anche dopo la morte, e che le anime dei buoni, liberate dalle pene, vivono felici sembreremo sostenere le stesse teorie di poeti e di filosofi. Quando noi diciamo che il Logos, che il primogenito di Dio, Ges Cristo il nostro Maestro, stato generato senza connubio, e che stato crocifisso ed morto e, risorto, salito al cielo, non portiamo alcuna novit rispetto a quelli che, presso di voi, sono chiamati figli di Zeus. Se poi, come abbiamo affermato sopra, noi affermiamo che Egli stato generato da Dio come Logos di Dio stesso, in modo speciale e fuori dalla normale generazione, questa concezione comune alla vostra, quando dite che Ermete il Logos messaggero di Zeus. Quando affermiamo che Egli ha risanato zoppi e paralitici ed infelici dalla nascita, e che ha resuscitato dei morti, anche in queste affermazioni appariremo concordare con le azioni che la tradizione attribuisce ad Asclepio.
(cap. XXI-XXII)

La prova, poi, che Ges sia figlio di Dio data, secondo Giustino dalle profezie bibliche, soprattutto quelle del profeta Isaia, che avrebbe predetto anche che alcuni dei gentili erano pi veritieri e fedeli degli Ebrei. (cap.LIII). Lo stesso Isaia ha predetto il battesimo mediante lacqua ed ha indicato i compiti del credente per il perdono dei peccati (cap.LIII). A questo punto Giustino collega luso di parecchi popoli antichi di lavarsi prima di entrare nei templi con il rito cristiano e sostiene che la coincidenza opera dei demoni.
E i demoni, avendo inteso di questo lavacro vaticinato dal profeta, fecero s che si aspergessero anche quelli che entravano nei loro templi e che volevano presentarsi ad essi per offrire libazioni e sacrifici: anzi ordinano che si lavino prima che entrino nei templi, dove essi sono collocati
(cap.XLII).

Non un giudizio lusinghiero, ma gi si scorge quellesigenza di collegare paganesimo e cristianesimo, vedendo nella religione tradizionale unanticipazione di quella cristiana. Del resto il verbo divino, secondo Giustino, prima di manifestarsi visibilmente nella carne delluomo Ges, figlio di Dio, nunzio e inviato (ggelos ki apstolos), ha parlato attraverso Mos e i profeti; poi i demoni hanno diffuso presso i popoli pagani elementi della verit, anche se a scopo dinganno.

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Comunque i Cristiani dopo il rito battesimale si radunano per una preghiera di ringraziamento (eucarestia), al termine si salutano con un bacio e consumano un pasto in comune di pane, acqua e vino. (1) Giustino precisa che lo stesso cibo chiamato eucarestia, in quanto si inserisce nelle preghiere di ringraziamento. Subito dopo Giustino chiarisce che non si tratta di un cibo qualsiasi, ma corpo e sangue di Ges; i discepoli di Mitra avrebbero imitato questi riti per insegnamento di demoni malvagi. Analogamente i cristiani celebrano nel giorno del Sole, la domenica, la resurrezione di Ges (2). (cap.LV-LVI- LVII) Come si vede i legami tra paganesimo, culto di Mitra e Cristianesimo, nellApologia prima sono ammessi, ma giudicati a volte positivamente come espressione parziale del Logos divino, a volte negativamente come espressione della volont malvagia di demoni. -----------------------------------------------------------------------------1) In appendice n.4 la discussione sui risvolti antropologici del rito eucaristico.
2) Giustino difese il cristianesimo dagli gnostici nel suo trattato sulla Resurrezione, di cui esistono frammenti in altri scrittori cristiani. Ricordiamo, per, che questa attribuzione dubbia.
Trattato sulla risurrezione, 2.4.7-9 Credo la risurrezione della carne (Credo) Coloro che sono in errore dicono che non c risurrezione della carne, che impossibile che essa, dopo esser stata distrutta e ridotta in polvere, ritrovi la sua integrit. Ancora, secondo loro, la salvezza della carne sarebbe non soltanto impossibile, ma pure nociva; biasimano la carne, denunciando i suoi difetti, la rendono responsabile dei peccati; dicono quindi che se questa carne dovesse risuscitare, anche i suoi difetti risusciterebbero Inoltre, il Salvatore ha detto: Quando risusciteranno dai morti, non prenderanno moglie n marito, ma saranno come angeli nei cieli. Ora, dicono, gli angeli non hanno carne, n mangiano n si uniscono. Dunque, dicono, non ci sar risurrezione della carne Quanto sono ciechi gli occhi del solo intelletto! Non hanno visto infatti sulla terra i ciechi ricuperare la vista, gli storpi camminare (Mt 11,5) grazie alla parola del Salvatore, allo scopo di farci credere che, alla risurrezione, lintera carne risusciter. Se sulla terra, egli ha guarito le infermit della carne e ha reso al corpo la sua integrit, quanto pi lo far al momento della risurrezione, affinch la carne risusciti senza difetto, integralmente Questa gente mi sembra ignorare loperare divino nel suo insieme, allorigine della creazione, quando luomo stato plasmato; ignorano il motivo per il quale le cose terrene sono state fatte. Il Verbo ha detto: Facciamo luomo a nostra immagine, a nostra somiglianza (Gen 1,26) ovvio che luomo, pur plasmato a immagine di Dio, era di carne. Quanto assurdo allora considerare disprezzabile e senza alcun merito, la carne plasmata da Dio secondo la sua immagine! Che la carne sia preziosa agli occhi di Dio, questo evidente, poich essa opera sua. E poich proprio in questo si trova il principio del suo progetto per il resto della creazione, essa ci che c di pi prezioso agli occhi del creatore. (citato da Il vangelo del giorno)

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Apologia seconda

(Apologia seconda sui Cristiani al Senato romano) Scritta in occasione della condanna a morte di tre cristiani da parte del prefetto Lollio Urbico contiene interessanti sviluppi della dottrina del Logos o verbo di Dio. Infatti, nellApologia seconda Giustino scrive:

Io sono cristiano e me ne glorio e, lo confesso, desidero farmi riconoscere come tale, La dottrina di Platone non incompatibile con quella del Cristo, ma non rinverga perfettamente con essa, non pi di quella degli altri, degli Stoici, dei poeti e degli scrittori. Ciascuno di questi ha visto, del Verbo divino disseminato per il mondo, ci che era in rapporto con la sua natura e ha potuto in tal modo esprimere una parziale verit: ma, dal momento che si contraddicono nei punti fondamentali, mostrano di non essere in possesso di una scienza infallibile e di una conoscenza irrefutabile.. Tutto ci che hanno insegnato in modo verace appartiene a noi cristiani. Infatti, dopo Dio noi adoriamo e amiamo il Logos nato da Dio, eterno e ineffabile, perch egli si fatto uomo per noi, per guarirci dai nostri mali prendendoli su di s. Gli scrittori hanno potuto vedere la verit in modo oscuro, grazie al seme del Logos che stato deposto in loro. Ma altro possedere un seme e una somiglianza proporzionata alla propria facolt, e altro il Logos stesso, la cui partecipazione e imitazione divina deriva dalla Grazia che da Lui proviene.(1)
(Cit. da Reale Antiseri Storia della filosofia vol. III- pag. 118-119)

In questo caso i legami tra religione pagana, filosofia e cristianesimo sono ribaditi, ma il giudizio acquista una valenza pi positiva in quanto il Cristianesimo diventa la piena manifestazione del Logos divino, incarnatosi in Ges, ma semi del Logos erano contenuti nelle precedenti visioni del mondo. Per Giustino i legami con la filosofia hanno valenza positivaquelli con le religioni negativa, essendo opera di demoni. Di ci, per, non fornisce spiegazione.

---------------------------------------------1) Sulle ambiguit del concetto di Logos si rinvia allappendice n.2

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Dialogo con Trifone



Allinizio dellopera Giustino racconta allebreo Trifone come si avvicinato alla filosofia. Giovane con molti interessi cerc tra le scuole filosofiche quella migliore, pervenendo al termine del suo itinerario filosofico ad una sorta di platonismo eclettico con spunti personali (1). La filosofia scienza dellessere e conoscenza del vero ed ha come conseguenza la felicit. Ogni cosa ha come causa della propria esistenza Dio, che ci che sempre uguale a se stesso. Si arriva a Dio attraverso gli occhi della mente, se puri, e si vede lessere che al di sopra

di ogni sostanza, ineffabile e indicibile, unico bene, che si produce subitamente nelle anime ben disposte, in forza dellaffinit con esso e del desiderio di contemplarlo .
(Dialogo con Trifone trad. G.Vison Paoline Milano seconda edizione 2009 pag. 96).

Da buon platonico, Giustino, che accetta la metempsicosi, ammette la superiorit dellanima sul corpo, che ostacolo alla visione di Dio; quando lanima abbandona del tutto il corpo vede ancora meglio Dio, ma dimentica tutto quando si reincarna. In caso di anime imprigionate nel corpo di animali non possibile nessuna visione di Dio. A questo punto comincia il distacco relativo da Platone, perch Giustino ammette che il mondo abbia avuto inizio e sia stato creato (aghnnetos, non generato, solo Dio). Anche le anime sono state create e non sono immortali per natura. Dio per fa in modo che le anime degli uomini pii siano in un luogo migliore e le malvagie in uno peggiore in attesa del giudizio; lanima, in effetti, costretta ad incarnarnarsi in un animale per punizione. Allora le anime buone non moriranno pile altre saranno punite per il tempo che Dio vorr, ma alla fine moriranno. Insomma diversamente da Platone lanima vive perch partecipa dello spirito della vita, non immortale per sua natura e vive perch Dio lo vuole.

1) Del Dialogo con Trifone esiste un solo codice, il Parisinus Graecus 450, del 1364 custodito nella Biblioteca Nazionale di
Parigi. Le edizioni critiche pi recenti sono di Otto, Archambault e Goodspel (Notizie ricavate dalla trad. it. del Dialogo, di G.Vison Paoline, Milano - seconda edizione 2009 - pag.80)

Successivamente, poich anche i filosofi non hanno capito tutta la verit, san Giustino passa ai profeti nei quali si manifestata la verit per ispirazione di Dio. I profeti non

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arrivano alla verit per dimostrazione, ma in maniera superiore; crediamo a loro perch ci che dicono confermato dagli avvenimenti e poi perch compiono prodigi. Importante, infine, il ruolo della preghiera, perch le porte della luce si aprono solo a coloro cui lo concedono Dio e il suo Cristo (pag.104). Ma Trifone non ci sta e obietta che la filosofia va bene, ma sbagliato abbandonare Dio per un uomo di cui si sa poco. Voi, invece, raccogliendo una vuota diceria, vi siete

fatti un vostro cristo e a causa sua ora state andando ciecamente alla rovina
(pag.107).

A questo punto comincia il confronto vero e proprio tra San Giustino e Trifone.

In effetti Cristianesimo ed Ebraismo cominciano a differenziarsi sulla questione del rispetto della Legge in generale e in particolare sui problemi della circoncisione e del sabato, su cui spesso ritorna Giustino. La Legge data sullOreb superata ed solo vostra, questa invece vale per tutti gli uomini indistintamente. (idem pag 112). Ci, secondo Giustino supportato dai profeti Isaia e Geremia di cui si citano passi significativi. A questo punto il dialogo prende una piega decisamente biblica: i due interlocutori citano continuamente passi a sostegno della propria tesi (1). Hanno in comune che bisogna interpretare la parola di Dio cos com stata tramandata, ma divergono nellanalisi di singoli passi. Per Giustino la Bibbia in pi punti farebbe capire che Ges il Cristo, cio il Messia atteso, il figlio di Dio, la cui vicenda terrena sarebbe stata profetizzata e accusa di incomprensione Trifone, che ribatte ricordando che lepoca messianica prevedeva cose diverse da quelle che sono in realt accadute. Un aspetto importante ci sembra quello della circoncisione che stata data a partire da Abramo come segno che vi distinguesse da noi e dagli altri popoli ( idem pag.123 -----------------------------------------1)In effetti il dialogo, per la sua antichit anche una fonte di passi biblici, anche se il codice
medioevale.

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Cos gli Ebrei vengono riconosciuti e di conseguenza perseguitati dai Romani (il dialogo ambientato nel 135, quando era in corso la repressione della rivolta di Bar Kochba).

Simone bar Kochba

Dio stesso ha voluto questo perch hanno ucciso il giusto (Ges) e cercano di uccidere i suoi seguaci quando ne hanno la possibilit (i Romani avevano avocato a s il diritto di condannare a morte qualcuno). Tra laltro Le altre nazioni non si ostinano tanto quanto voi in questo atteggiamento ingiusto nei confronti nostri e di Cristo. Voi anzi siete responsabili dei preconcetti che esse hanno contro il giusto e contro di noi che da lui veniamo. Infatti, dopo aver crocifisso lui, unico uomo irreprensibile e giustonon solo non vi siete pentiti di quanto avevate compiuto di male, ma avete preso uomini scelti in Gerusalemme e li avete inviati per tutta la terra a dire che era apparsa la setta eretica ed empia dei cristiani (pag.125). Questo passo illuminante circa il clima di ostilit che si era andato creando tra Cristiani ed Ebrei ad un secolo dalla morte di Ges, che per adesso ancora un uomo giusto ovvero il Cristo di Dio. Su di Lui, poi, si concentrer lattenzione di Giustino e Trifone, sempre basando le riflessioni sulle testimonianze bibliche. Giustino cita una profezia di Daniele, nella quale si dice che si succederanno sulla terra quattro regni, lultimo dei quali sar tremendo. Ben dieci re si alterneranno in questo periodo e poi lundicesimo sar il peggiore di tutti. Ma alla fine ci sar il regno del popolo santo dellAltissimo che regner in eterno (idem pag.154).

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A questo punto ci sembra giusto sottolineare che, mentre per noi il racconto biblico di tipo leggendario, cio mescola fatti storici ad invenzioni ed anche errori e la critica fatica nelloperare queste distinzioni, un tempo e fino a qualche secolo fa la Bibbia era ritenuta, in toto e letteralmente, veritiera. La fede riguardava gli eventi futuri, ma i fatti raccontati erano considerati certi. Per i cristiani dellepoca di san Giustino le vicende dei profeti e le relative profezie sono fatti storici che si ricollegano alla passione di Cristo, la cui risurrezione ugualmente un fatto certo perch testimoniato. Lebreo Trifone non contesta la validit della Bibbia, ci mancherebbe, ma osserva che con Ges non si sarebbe verificato quanto previsto, dunque non era il messia ecc. Chiaramente noi oggi che abbiamo altri parametri di giudizio facciamo fatica a seguire certi discorsi basati su premesse che per noi non sono valide. Pi interessante ci sembra lammissione, da parte di Giustino, della presenza di molti gruppi che si dicono cristiani ma non lo sono. Si tratta per lo pi di sette gnostiche, che evidentemente gi al tempo del Dialogo con Trifone erano diffuse e ingombranti. Ci comunque obbliga Giustino ad una difesa dufficio nei confronti dellebreo Trifone (1). Poi la conversazione si fa rovente: si nota il clima di forte ostilit tra Ebrei e Cristiani e le scarse speranze di un accomodamento. Giustino simpegna per scrupolo, ma non pensa di riuscire nellintento di persuadere Trifone. Pertanto si pu dire, con le opportune cautele, che lantisemitismo comincia qui, perch Giustino mentre tenta di convincere Trifone, lancia contro gli Ebrei accuse molto forti.(2) Da un altro punto di vista per importante sottolineare che Giustino concorda con Trifone nellaccettare il Vecchio Testamento come parola di Dio. Ci in una fase di sistemazione dei testi sacri cristiani importante, perch, nello stesso periodo, Marcione proponeva di ridurre drasticamente i testi neotestamentari e respingere la Bibbia ebraica.
-----------------------------------------------1) Per notizie sullo gnosticismo si veda nelle appendici. 2) Si pu anche considerare latteggiamento di Giustino solo come antigiudaismo, riservando il termine antisemitismo al pi radicale Marcione.

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Marcione, il cui pensiero molto vicino al dualismo gnostico, arrivava a dire che la creazione, di cui si parla nella Bibbia, era opera di un dio malvagio e inferiore, il dio degli Ebrei; il Dio di Ges,invece, buono e superiore al precedente. Non abbiamo lo scritto di Giustino contro Marcione, ma questo testo citato da Ireneo che scrisse contro gli eretici successivamente. Insomma si sta formando il canone cristiano e la nuova religione sta prendendo le distanze dallebraismo in una maniera drastica (Marcione) o pi accomodante (Giustino). Ricordiamo , poi , che si era appena conclusa la repressione dellultima rivolta ebraica contro Roma, per cui si tratta di un periodo veramente difficile per lEbraismo, attaccato da ogni parte culturalmente e militarmente. Laccettazione del Vecchio Testamento e la sua interpretazione letterale portano comunque Giustino a recepire la nascita verginale, infatti cita un lungo passo di Isaia in cui si dice tra laltro: Ecco, la vergine concepir e partorir un figlio, il suo nome sar Emmanuele.(p.179). Pertanto questo concetto teologico, poi diventato dogma, pi antico, come concetto, della Trinit, anche se posteriore come definizione dogmatica. In Giustino, infatti, c lidea del Logos figlio di Dio incarnato, come si dice nel vangelo di Giovanni, ma non ancora la Trinit, che comparir dopo qualche decennio negli scritti di Teofilo di Antiochia. Circa la nascita verginale, per occorre precisare che nulla dice Giustino circa la perpetua verginit di Maria. Comunque agli Ebrei concesso secondo Giustino di mantenere losservanza delle leggi mosaiche, se vogliono, ma non devono pensare che esse siano necessarie alla salvezza e non devono tentare di convincere gli altri a rispettarle. Segue poi un punto importante. Per lebreo Trifone ci che paradossale la doppia natura di Ges uomo e Dio nato da vergine. Per Trifone se si dice che Ges un uomo e forse il Cristo si pu anche discutere. Giustino ammette che ci sono gruppi cristiani che dicono che Ges uomo ma sono minoranze. Un aspetto non secondario il riconoscimento del ruolo di precursore di Giovanni Battista, di cui viene ricordata la tragica decapitazione.

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Insomma il problema pi importante che se si ammette la natura divina di Ges oltre a quella umana si introduce un altro Dio, un Dio e signore diverso dal creatore di tutte le cose, che chiamato anche angelo per il fatto che annuncia agli uomini ci che vuole annunciare il creatore di tutte le cose, al di l del quale non c altro Dio.(p.203) Lo sforzo di Giustino, a questo punto quello di dimostrare che in molti casi in cui nella Bibbia si parla di apparizioni divine, in realt appare e parla questo secondo Dio che il Logos divino incarnatosi in Ges. Ovviamente, poich la teologia cristiana non ha seguito questo indirizzo, ma ha elaborato il concetto di Trinit, si deve dire che Giustino tenta di dimostrare qualcosa che, in seguito, non stato recepito nemmeno dalla sua stessa parte religiosa. Curiosamente lebreo Trifone sembra accettare le dimostrazioni e chiede di dimostrare, poi, lincarnazione del Logos attraverso la Vergine Maria (p.222). Qui il punto controverso un passo di Isaia che andrebbe tradotto, secondo Trifone:La fanciulla concepir e partorir un figlio e non la vergine come dice Giustino. Inoltre per Trifone il passo si riferisce al re Ezechia (Isaia 7,10-16). Pi volte si torna su questo, evidentemente la nascita verginale un convincimento molto antico e importante per i cristiani (1). Si deve peraltro osservare che in Giustino non si parla della verginit post partum di Maria, che, com noto, si trova affermata in un testo scritto solo nellapocrifo protovangelo di Giacomo (2). Detto questo, Giustino passa a spiegare le coincidenze tra cristianesimo e culti pagani, dovuti alla malvagit dei demoni. Osserviamo che i legami con la filosofia sono, invece, visti positivamente come semi del Logos. --------------------------------------------------------------1)Ezechia un re di Giuda che combatt tenacemente contro gli Assiri ma fu costretto a sottomettersi e a pagare un tributo. 2) Entr l'ostetrica e disse a Maria: "Mettiti bene. Attorno a te, c', infatti, un non lieve contrasto".
Salome mise il suo dito nella natura di lei, e mand un grido, dicendo: "Guai alla mia iniquit e alla mia incredulit, perch ho tentato il Dio vivo ed ecco che ora la mia mano si stacca da me, bruciata". (Proto vangelo di Giacomo XX,1: Maria vergine anche post partum - Si noti il particolare del dito che nei canonici riguarda Tommaso incredulo).

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Naturalmente, al di l delle spiegazioni giustinee, interessante notare che il cristianesimo emerge in un groviglio di culti in cui il dare e lavere sono difficili da districare. Per esempio il culto di Mitra sicuramente d al cristianesimo il giorno della festa del Natale, ma forse riceve il banchetto eucaristico. Ma sul mito della nascita in una grotta difficile dire chi d e chi riceve. A nostro avviso il cristianesimo assimil e ricicl questi culti pagani: Mitra divenne San Michele, come si evince dal culto dellarcangelo sul Gargano. Comunque sulla nascita di Ges Giustino si attiene ai vangeli di Matteo e Luca, cita il censimento di Quirino, la nascita a Betlemme dovuta alla necessit della registrazione, la fuga in Egitto ecc. e discute del problema della nascita nella grotta, perch la grotta presente anche nei riti di Mitra, secondo Giustino per opera del diavolo. Trifone, peraltro, dubbioso e nota una certa disinvoltura interpretativa in Giustino, anche se consente su molti concetti. Interessante , ad un certo punto, lavviso di Giustino di stare attenti ai falsi cristiani. Se dunque incontrate dei cristiani che tali sono chiamati ma non riconoscono queste dottrine e per di pi osano bestemmiare il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e affermano che non c resurrezione dei morti, ma che al momento della morte le loro anime vengono assunte in cielo, non dovete considerali cristiani.(p.262) Si tratta probabilmente di gruppi gnostici per i quali la resurrezione del corpo materiale, sia pure trasfigurato, inconcepibile. Per Giustino, per, un dovere cercare di redimere i fratelli, perch fin dal Vecchio Testamento sta scritto: Ti ho stabilito come sentinella per la casa di Giuda. Se il peccatore pecca e non lo metti in guardia, egli perir per il suo peccato, ma a te chieder conto del suo sangue. Se invece lo metti in guardia, non ne sarai responsabile (p.266). Le dimostrazioni giustinee proseguono con qualche ripetizione concettuale, ma comunque Trifone si mostra abbastanza convinto. Solo non riesce ad accettare la crocifissione perch segno di ignominia. Giustino costretto addirittura a ricorrere ad una forzata interpretazione per mostrare che nella vittoria degli Ebrei contro gli

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Amaleciti Mos teneva le mani in forma di croce, quindi la croce segno di vittoria anche nellAntico Testamento. Questo nonostante sia detto nella Legge Maledetto chiunque appeso al legno. Comunque a favore di Giustino gioca limpressionante coincidenza del salmo 21 con quanto accaduto realmente a Ges sulla croce con il particolare della divisione delle vesti. Passando, poi, alla resurrezione Giustino parla del profeta Giona, la cui vicenda adombra i tre giorni di Ges nel sepolcro. Giustino aggiunge un particolare presente solo nel vangelo di Matteo, cio che gli Ebrei hanno diffuso la voce di un trafugamento del cadavere da parte dei discepoli (ci conferma che Giustino tiene presente soprattutto questo vangelo). Ges Figlio delluomo e Figlio di Dio. Comincia a delinearsi la doppia natura di Ges che Figlio delluomo per il fatto di essere nato per mezzo della vergine (p.299) ed Figlio di Dio perch proceduto prima di ogni creatura dalla potenza e dalla volont del Padre suo (p.300). Per Ges subordinato al Padre: Egli stesso poi indica che sarebbe stato salvato dal medesimo Dio, senza vantarsi di fare alcunch con le proprie forze o di propria volont(p.301). Ges venuto nel mondo per rimettere i nostri peccati, che sono stati liberamente commessi. In Giustino non presente la visione pessimistica circa le nostre capacit che si trova in SantAgostino. Su questo molto vicino allattuale impostazione cattolica del problema che vuole la cooperazione tra luomo e laiuto divino. Per quanto riguarda il destino delluomo, in Giustino presente il concetto di immortalit dellanima che nella Bibbia lui vede documentato nellepisodio dellanima di Samuele evocata da una negromante su richiesta del re Saul (1). A questo punto Giustino ritiene opportuno riassumere il proprio pensiero e si esprime cos: E con tutto questo voi non solo non vi siete pentiti una volta appreso che era risorto dai morti, ma, come ho gi detto, avete eletto uomini scelti e li avete inviati per tutta la terra a proclamare che era sorta uneresia empia e iniqua per lerrore di un certo Ges, un galileo, e dicendo che loro (sic) lavevano crocifisso ma i suoi discepoli lavevano sottratto di notte dal sepolcro dove era stato deposto una volta schiodato dalla croce, e ora andavano ingannando gli uomini affermando che

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si era ridestato dai morti ed era salito al cielo. Voi lo accusate di aver insegnato queste dottrine che denunciate a tutto il genere umano come empie, inique e sacrileghe per attaccare coloro che lo riconoscono come Cristo, maestro e figlio di Dio (p.315). ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------1) 3 Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito in Rama sua citt. Saul aveva bandito dal paese i negromanti e gl'indovini. 4 I Filistei si radunarono, si mossero e posero il campo in Sunm. Saul radun tutto Israele e si accamp sul Gelboe. 5 Quando Saul vide il campo dei Filistei, rimase atterrito e il suo cuore trem di paura. 6 Saul consult il Signore e il Signore non gli rispose n attraverso sogni, n mediante gli Urim, n per mezzo dei profeti. 7 Allora Saul disse ai suoi ministri: Cercatemi una negromante, perch voglio andare a consultarla. I suoi ministri gli risposero: Vi una negromante nella citt di Endor. 8 Saul si camuff, si travest e part con due uomini. Arriv da quella donna di notte. Disse: Pratica la divinazione per me con uno spirito. Evocami colui che io ti dir. 9 La donna gli rispose: Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dal paese i negromanti e gli indovini e tu perch tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?. 10 Saul le giur per il Signore: Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda. 11 Essa disse: Chi devo evocarti?. Rispose: Evocami Samuele. 12 La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse quella donna a Saul: Perch mi hai ingannata? Tu sei Saul!. 13 Le rispose il re: Non aver paura, che cosa vedi?. La donna disse a Saul: Vedo un essere divino che sale dalla terra. 14 Le domand: Che aspetto ha?. Rispose: un uomo anziano che sale ed avvolto in un mantello. Saul comprese che era veramente Samuele e si inginocchi con la faccia a terra e si prostr. 15 Allora Samuele disse a Saul: Perch mi hai disturbato e costretto a salire?. Saul rispose: Sono in grande difficolt. I Filistei mi muovono guerra e Dio si allontanato da me; non mi ha pi risposto n per mezzo dei profeti, n per mezzo dei sogni; perci ti ho evocato, perch tu mi manifesti quello che devo fare. 16 Samuele rispose: Perch mi vuoi consultare, quando il Signore si allontanato da te ed divenuto tuo nemico? 17 Il Signore ha fatto nei tuoi riguardi quello che ha detto per mia bocca. Il Signore ha strappato da te il regno e l'ha dato al tuo prossimo, a Davide. 18 Poich non hai ascoltato il comando del Signore e non hai dato effetto alla sua ira contro Amalek, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. 19 Il Signore abbandoner inoltre Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore consegner anche l'accampamento d'Israele in mano ai Filistei. (Samuele 3,19)

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IL Nuovo Israele
Per Giustino tutto chiaro: il Cristianesimo avanza, nonostante le persecuzioni che, in verit fino ai suoi tempi, erano state meno intense e questo il segno che Ges il Cristo. Ora dobbiamo fare noi una piccola e semplice considerazione. Il mondo occidentale era allora ristretto allarea mediterranea. Questa religione che si andava diffondendo, sia pure a fatica, tra popolazioni varie aveva come resistenza tenace soltanto il popolo ebraico. Dobbiamo chiederci il perch. Consideriamo che nellevangelizzazione dei popoli mediterranei non si poneva il problema di Dio e di un altro tipo di vita. In un modo o nellaltro ci credevano tutti. Per le istituzioni romane cera solo il problema della fedelt allo stato e allimperatore. Per il resto il bisogno di nuove fedi (ricordiamo che non cera solo il Cristianesimo a diffondersi) era intenso. Il Cristianesimo sintetizz i vari culti, assorbendoli dialetticamente, proprio in senso hegeliano. Alcuni esempi per capire: la Madonna col bambino delliconografia cristiana si trova nel culto di Iside, che ha in braccio il figlioletto Seth, la festivit del Natale si collega al culto mitraico, il fortissimo disprezzo per il mondo materiale, che ispira il primo monachesimo orientale di derivazione gnostica. Si pu aggiungere il culto di San Michele, che, rappresentato con spada e corazza, aiuta nella conversione di popolazioni guerriere di origine barbarica e riassume in s elementi del culto mitraico (San Michele sul Gargano). Solo gli Ebrei non ci staranno a farsi assimilare perch Ges, cos come era stato compreso dalla cerchia dei suoi seguaci, non assecondava le loro aspettative di riscatto politico e in prospettiva di supremazia, rompeva troppo con le tradizioni (circoncisione e problema del sabato) e, infine, era presentato come una divinit che rompeva il rigido monoteismo (il concetto, tardivo, di Trinit sembrava poco pi di un espediente). Essi saranno tollerati, pi o meno, perch spesso saranno oggetto di attacchi. Non saranno eliminati del tutto, forse perch non fanno molto proselitismo e sono utili con le loro attivit commerciali. Comunque, Giustino, quando il cristianesimo ancora allinizio della sua storia e soprattutto non occupa posizioni di potere, non ha perso del tutto le speranze di

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convincerli. Dice, infatti, pi avanti: Fratelli, non vogliate dir nulla di male contro quel crocifisso! Non deridete le sue lividure, grazie alle quali tutti possono essere guariti, come noi siamo stati guariti! Come sarebbe bello se credeste alle parole della scrittura e circoncideste la vostra durezza di cuore! (pag.375) Alla fine Trifone cos si esprime: Vedi, non per calcolo che ci siamo trovati a confrontarci su questi argomenti, ma confesso che sono rimasto pienamente soddisfatto di questo incontro, e credo che anche gli altri condividano il mio sentimento. Abbiamo trovato pi di quanto ci aspettavamo e di quanto fosse lecito aspettarsi (pag.384). Giustino dal suo canto si mostra tuttora fiducioso nella conversione degli Ebrei; infatti dice Vi esorto ad affrontare il supremo combattimento per la vostra salvezza e a darvi cura di preferire ai vostri maestri il cristo del Dio onnipotente(pag 384). Insomma a met del II secolo ci sarebbe ancora una possibilit, sia pure tenue, di evitare il formarsi di due religioni. Purtroppo il tenue filo si spezzer. Com noto, dopo San Giustino procede lelaborazione teologica dei padri della Chiesa fino al grande SantAgostino. Il Cristianesimo definir i propri dogmi e scarter le interpretazioni ritenute non ortodosse, parimenti sar definito il canone degli scritti ispirati e si provveder a rimuovere i tanti scritti su Ges ritenuti non veritieri. Ritornare su ci che stato definito operazione francamente inutile; non spetta allo storico del pensiero stabilire chi ha ragione e chi ha torto. Solo si deve dire che, se non si accetta la conclusione che la storia ha poi consegnato ai posteri, del messaggio di Ges non resta quasi nulla.

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Appendici
1) Ges secondo la storia
Ricostruire, secondo la storia, la vicenda umana di Ges presenta una certa difficolt, ma non impossibile. Prima di tutto occorre considerare la sostanziale attendibilit dei Vangeli. Essa data, tra laltro, dal fatto che i redattori dei Vangeli registrano anche le loro incomprensioni dottrinali e i tradimenti ed, infine, su una vicenda cruciale come la resurrezione, non tralasciano di riferire la possibilit dellimbroglio da parte di alcuni di essi, attribuendo agli Ebrei questo sospetto. Questa sincerit la miglior prova della buona fede degli Evangelisti. Certo mancano notizie provenienti da altre fonti, a parte qualche inciso di Tacito e Svetonio, ma ci comune nella storia antica anche ad altre vicende; comunque di un personaggio importante come Giovanni Battista parla lo storico ebreo Flavio Giuseppe, che nomina anche brevemente Ges. Orbene se la citazione di Ges pu essere, per il tono adoperato, unaggiunta posteriore, probabile che il passo relativo al Battista, di una certa ampiezza, sia autentico. I Vangeli furono scritti nel I secolo (i sinottici tra il 66 e il 68; quello di Giovanni dopo il 90). Si pu arrivare a questo tenendo conto che un altro testo importante, gli Atti degli apostoli, si chiude con Paolo ancora vivo. Tenendo conto che gli Atti sono la seconda parte della testimonianza di Luca, che ricalca Marco, si possono datare questi due scritti appunto tra il 66 e il 68, comunque prima del martirio di Paolo; per Luca si pu essere pi precisi, perch ricorda, in un passo, la possibile devastazione di Gerusalemme da parte dei Romani, gi con Vespasiano che arriv fino ad Emmaus e non attacc per la morte di Nerone (Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora la sua devastazione vicina). Del resto nel 66 i Romani avevano gi provato a distruggere Gerusalemme, ma erano stati sconfitti. Quanto al testo attribuito all'apostolo Matteo, ma opera di uno scriba che ha rifatto un originale aramaico, secondo i pi precede Luca; potrebbe essere, invece, posteriore perch il discorso sulle beatitudini e la preghiera del Padre Nostro sono pi ampie rispetto a Luca e lo presuppongono; inoltre conclude con una affermazione trinitaria, assente in Marco (mentre Luca non riporta l'evento). Su Matteo c da rilevare che si sforza di collegare la vicenda di Ges con le profezie e, tra laltro, inserisce la nascita a Betlemme per far concordare con le profezie la vicenda di Ges, nato, invece, in una localit della Galilea, in seguito chiamata Nazareth, dallappellativo nazareno dato a Ges (Matteo, invece fa derivare nazareno da Nazareth). In ogni casi Ges un nazireo o nazareno anomalo, perch beve vino e si accosta ai cadaveri). Da quanto sopra detto, il pi attendibile dei sinottici Luca, che si pone esplicitamente il proposito di scrivere unindagine circostanziata su quanto si dice su Ges e la dedica ad un certo Teofilo (attestato come padre del sommo sacerdote Mattia, anni: 65-66). Per Giovanni, che non l'apostolo, ma un suo omonimo, occorre considerare che il suo Vangelo anche una risposta alle sette gnostiche che negavano la realt

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dellincarnazione e avevano i loro vangeli e quindi posteriore, in quanto la dottrina cristiana parte dallebraismo e solo successivamente si scontra con gli gnostici. Si tratta di un Vangelo importante sul piano teologico, meno su quello storico, perch pi tardivo e scritto con un intento dottrinale. I Vangeli, infatti, ci presentano Ges fondamentalmente come un ebreo eterodosso, forse un nazireo anomalo, da cui deriverebbe il toponimo Nazareth, che vuole rinnovare, in antitesi allebraismo ufficiale, la fede dIsraele. Il voto del nazireato, previsto dalla legge mosaica, con qualche frequentazione essena, riguardava certamente Giovanni Battista, che chiam alla conversione le genti dIsraele; dopo la sua uccisione da parte di Erode Antipa, Ges intensifica la propria predicazione, che, in seguito, si dilata oltre i confini dellebraismo, in quanto si diffonde la novit del messaggio a popolazioni confinanti e Ges si rende conto dellenorme potenziale di fede fuori dIsraele. Non viene, per, compreso in maniera univoca ed confuso con un messia prevalentemente politico; di qui, probabile, scaturisca il tradimento di Giuda, deluso nelle sue aspettative rivoluzionarie. Lostilit degli ambienti ebraici ufficiali fuori discussione, per gli attacchi continui di Ges; quanto ai Romani verosimile che non abbiano capito molto del personaggio, ma abbiano acconsentito alla crocifissione per prudenza politica. In effetti per alcuni decenni per i Romani non c distinzione tra Giudei e Cristiani come evidenzia un passo di Svetonio che si riferisce ad una vicenda dellepoca di Claudio.
Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit Espulse da Roma i Giudei che per istigazione di Cresto creavano continuamente disordini (Vita Claudii XXIII, 4)

Poi, forse su indicazione degli stessi Ebrei, i Romani compresero il carattere peculiare della setta cristiana alla quale perci non venne riconosciuto il carattere di religio licita che per motivi politici cera, fin dai tempi di Giulio Cesare, per lEbraismo ufficiale. Lesigenza politica, data la delicatezza del fronte orientale, di trovare dei compromessi con gli Ebrei, nonostante le numerose rivolte e la grande Guerra Giudaica, spinse i Romani a grandi cautele nei confronti degli Ebrei, ma allepoca di Giustino ci fu la rivolta guidata da Bar Kochba e limperatore Adriano prese provvedimenti pi severi, che portarono alla definitiva scomparsa della presenza ebraica in Giudea, che prese lantico nome di Palestina.

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2) A proposito di Logos = ragione

Nel pensiero di San Giustino il concetto di Logos riveste una fondamentale importanza. Esso, tuttavia, ha una lunga storia alle spalle, che ci sembra giusto riassumere, in quanto il significato del termine non risulta univoco nella storia del pensiero.
Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: "In principio era il ". questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce con logos. Logos significa insieme ragione e parola una ragione che creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ci ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos Dio, ci dice l'evangelista. L'incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. (Dal discorso di Ratisbona di Benedetto XVI)

Si noti la concordanza tra le parole del pontefice e il concetto di Logos in San Giustino. Va per osservato che la questione del Logos nel pensiero greco estremamente complessa; in questa appendice ci limitiamo ad una piccola antologia delle problematiche connesse. Platone In Platone il significato iniziale di logos non dimostrazione, ma manifestazione grammaticalmente collegata di verbi e nomi. Poi, a questo significato, se ne aggiungono altri che portano a considerare il logos come segno distintivo della cosa e quindi via per la vera conoscenza. Sar poi la dialettica a consentire di distinguere unidea dallaltra permettendo la conoscenza salda (episteme). SOCR. O via, chi dice cos che cosa vuol significhi la parola ragione? A me pare una di queste tre cose. TEET. Quali? SOCR. La prima sarebbe questa: [d] manifestare il proprio pensiero, mediante la voce, con verbi e nomi, effigiando nelle parole che fluiscono dalle labbra, come in acqua o specchio, limmagine dellopinione. Non ti pare che ragione sia qualche cosa di simile? TEET. Mi pare. Certo chi fa codesto diciamo che ragiona. TEET. Hai fatto bene a ricordarmelo: di fatti ne rimane ancora uno. Il primo era come chi dicesse unimmagine del pensiero nella voce; il secondo, che abbiamo esaminato dianzi, era un giungere fino allintiero percorrendo tutta la serie degli elementi; e ora il terzo quale ? SOCR. Quello che diranno i pi: poter indicare un segno onde la cosa di cui si domanda differisce da tutte le altre.

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Vediamo adesso cosa ne pensa Aristotele Ci che attualmente si intende col termine logica, Aristotele chiamava analitica. Anche per Aristotele col termine logos non si intende il ragionamento dimostrativo, ma la parola grammaticalmente collegata, come evidenzia uno studioso contemporaneo.

Emilio Lled :Luomo animale politico


E' perci importante, in questo senso, ricordare che Aristotele, nella stessa pagina in cui definisce l'uomo come animale politico, come animale che vive in una polis e deve organizzare il suo modo di vivere, lo definisce anche come zon lgon chon, che significa, traducendo alla lettera, "animale dotato di parola", o per meglio dire: "animale dotato di lgos". E' piuttosto singolare che questa definizione aristotelica dell'uomo abbia dato origine all'altra famosa definizione: "l'uomo un animale razionale". Non era questo che Aristotele intendeva. Aristotele voleva dire soltanto che, naturalmente, il lgos una lotta per la razionalit: ma l'uomo non un essere razionale. E' invece, secondo questa famosa definizione, un essere che parla, che muove la lingua - quella cosa cos reale e cos fisica che la lingua - e muovendola produce un suono semantico, dei suoni che creano comunit, che creano polis, che creano uno spazio collettivo.(Tratto dall'intervista Origine dei concetti di felicit e uomo politico ,
Napoli, 21 aprile, 1988)

Stoicismo
Con lo stoicismo ci si avvicina al significato attuale del termine logica, perch, per gli stoici il logos da una parte e in primo luogo, una forza cosmica, ma luomo pu esprimere il logos immanente, se coglie i collegamenti presenti nella realt. La logica la parte della filosofia che si occupa dei discorsi tesi ad esprimere il logos. Gli stoici vogliono superare le difficolt che impediscono agli uomini di vivere secondo il logos andando oltre Eraclito, che cos si esprimeva: Di questo lgos che sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; bench infatti tutte le cose accadano secondo questo lgos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole e in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com. Ma agli altri uomini rimane celato ci che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ci che fanno dormendo.

Luomo saggio colui che sa vivere secondo il logos; il ragionamento, nel senso moderno del termine, solo una strada per uno stile di vita, che lobiettivo principale.

Filone Con questo pensatore ebreo ci si avvicina al senso cristiano del termine Logos
Tra Dio e il mondo, Filone colloca molte potenze, che svolgono funzioni di intermediari. La maggiore di queste, che comprendono anche gli angeli e i demni, il Logos, un concetto che Filone riprende dalla tradizione greca. Egli lo dice " primogenito " o " immagine " di Dio , ma non risulta del tutto chiaro se lo consideri entit increata o creata da Dio stesso. Esso il depositario delle idee, che svolgono funzione di modelli per la creazione del mondo, come gi aveva sostenuto Platone.

27 Eccoci finalmente al pensiero di Giovanni apostolo nel celebre prologo del IV vangelo:

Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. In seguito si trova questa espressione: Perch sono disceso dal cielo non per fare la mia volont, ma la volont di colui che mi ha mandato. Logos=manifestazione della volont di Dio Dio e, nello stesso tempo, si manifesta. Quindi il senso del termine non la ragione in senso dimostrativo. Nella Bibbia, Dio non motiva mai le proprie decisioni; anche Ges si esprime per parabole, non con discorsi razionali. Tuttavia, volesse Dio parlare e aprire le labbra contro di te, [6]per manifestarti i segreti della sapienza, che sono cos difficili all'intelletto, allora sapresti che Dio ti condona parte della tua colpa. [7]Credi tu di scrutare l'intimo di Dio o di penetrare la perfezione dell'Onnipotente? [8]E` pi alta del cielo: che cosa puoi fare? E` pi profonda degli inferi: che ne sai? [9]Pi lunga della terra ne la dimensione, pi vasta del mare. [10]Se egli assale e imprigiona e chiama in giudizio, chi glielo pu impedire? (Giobbe 11, 5-10)

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[16]Quando mi sono applicato a conoscere la sapienza e a considerare l'affannarsi che si fa sulla terra _ poich l'uomo non conosce riposo n giorno n notte _ [17]allora ho osservato tutta l'opera di Dio, e che l'uomo non pu scoprire la ragione di quanto si compie sotto il

sole; per quanto si affatichi a cercare, non pu scoprirla. Anche se un saggio dicesse di
conoscerla, nessuno potrebbe trovarla.
(Ecclesiaste 8, 16-17) [13]Quale uomo pu conoscere il volere di Dio? Chi pu immaginare che cosa vuole il Signore? [14]I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, [15]perch un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri. [16]A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi pu rintracciare le cose del cielo? [17]Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto? [18]Cos furono raddrizzati i sentieri di chi sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ci che ti gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza. (Sapienza 9, 13-18)

Come si vede nel pensiero cristiano il Logos non la ragione che ricerca e dimostra ma quella che rivela una verit, nei confronti della quale bisogna avere fede. Anche nel caso di San Giustino il Logos rivelazione di verit, non ricerca di essa. Il santo considerato un platonico, ma va detto che in Platone la filosofia ricerca, non rivelazione. Certo, per, tutta uninterpretazione storicamente ineccepibile ha diffuso il concetto delluomo come animale razionale ed ha fatto della ragione il trampolino della fede. Anche gli equivoci fanno la storia e Tommaso dAquino ha cristianizzato un Aristotele dopo averlo interpretato a suo uso e consumo.

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3) Notizie sullo Gnosticismo


Nel suo sforzo di diffusione e sistemazione teologica, il Cristianesimo sincontr e scontr con un complesso di dottrine che si soliti raggruppare nel termine di gnosticismo un insieme di dottrine filosofico-religiose sviluppatesi nei primi secoli d.C. Non esclusa, dagli studiosi, unorigine dello gnosticismo anteriore, anche di qualche secolo, per il movimento assunse rilievo solo con alcuni maestri come Valentino, Basilide e Carpocrate che vissero nel II secolo d.C. Cardini dello gnosticismo sono lesasperato dualismo, cosmico e antropologico, tra lo spirito e la materia e la convinzione che la salvezza delluomo dipende dalla gnosi, cio da una conoscenza di verit nascoste, riservata a pochi e che avviene solo dopo un processo di iniziazione e preparazione. La gnosi si differenzia dalla pistis, che la fede che nasce dal sentimento, in quanto costituisce unaccettazione razionale della verit, per di tipo intuitivo e non dimostrativo. Da un Dio buono, fatto di pura luce, derivano, secondo gli gnostici, per emanazione, a coppie di opposti(sigizie), entit divine intermedie: gli eoni. Ma un dio inferiore e malvagio, il dio degli ebrei, cre la materia, per imprigionare in essa leone pi distante dalla luce: luomo, formato dalla coppia: anima e materia; infatti, a causa della parte femminile: la materia, lanima si allontan dalla luce e, pervenuta nel tenebroso mondo materiale, divenne schiava del male, del dolore e della morte. Pertanto lanima soffre ed anela, ma solo in alcuni eletti, a ritornare alla sua patria celeste, in virt di una scintilla divina nascosta in essa. Per questo Dio manda nel mondo il modello ideale e perfetto di uomo (LIntelletto cio Cristo), col compito di ridestare, sempre negli uomini pi spirituali, la nostalgia della luce, attraverso il suo esempio e la rivelazione delle verit dimenticate. La salvezza consiste, per lanima, nel non essere pi imprigionata in un corpo materiale; lelemento femminile della coppia deve trasformarsi in elemento maschile. Cristo assume sembianze umane ovvero prende possesso delluomo Ges (figlio di Giuseppe e Maria), ma non nasce da una donna; non soffre veramente sulla croce, sulla quale viene crocifisso Simone il Cireneo, oppure una parvenza di uomo. La salvezza si consegue attraverso un progressivo distacco dal mondo materiale, per il quale lo gnosticismo mostra indifferenza o disprezzo. Lo gnosticismo, combattuto e vinto dal Cristianesimo, lasci traccia di s nel manicheismo, nel monachesimo, nelleresia medioevale dei Catari, nella misoginia.

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4) Eucaristia e Antropologia
Il rito cristiano delleucaristia ricorda usanze tribali molto antiche legate al totemismo. Secondo Freud il Cristianesimo avrebbe rimesso in piedi lantico banchetto totemico in forma di Comunione(1). Mangiare il corpo dellanimale totem o di un nemico forte per acquistare la sua energia vitale un uso molto antico ed attestato. Nella tradizione ebraica presente il pasto con lagnello in ricordo della liberazione dallEgitto adattato poi nella simbologia cristiana a pasto del corpo e sangue di Cristo; nei riti di Mitra si mangia il toro che il dio ha ucciso.

Spesso la parte del corpo da mangiare il cuore, considerato sede dellenergia vitale; per lo pi si deve mangiare il cuore di un nemico vinto per acquistare forza e anche allo scopo di placarne lombra. In letteratura si incontra questo tema ma con una particolare valenza, cio come segno di odio e vendetta, come per esempio in una leggenda ricordata da Boccaccio nel Decameron:
Guillem era innamorato di Soremonda, moglie del signore di Rossiglione. L'uomo, geloso, uccide il trovatore, gli strappa il cuore, lo fa arrostire e lo d da mangiare alla moglie. Quando poi le dice cos'era ci che ella aveva mangiato, Soremonda si getta da una finestra e muore. Quando il re d'Aragona viene a conoscenza del fatto, getta in prigione il marito e riunisce i due amanti in un sarcofago -su cui fa scolpire la loro storia- che diventa meta di pellegrinaggi.(IV, 9)

Tutto ci per significa soltanto che i riti cristiani si collegano alle modalit umane dei legami mitici e religiosi adattandoli alla nuova sensibilit, ma non li sostituiscono n li alterano. In fondo si tratta di una conferma del concetto giustineo di un messaggio cristiano che sviluppa concetti e usanze preesistenti. Naturalmente Giustino si riferisce alle dottrine pagane, ma noi possiamo adattare la sua intuizione ed intendere la religione e letica naturale come preparazione al Cristianesimo.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------1) (Totem e Tab pag 186 ed. Newton trad. Manieri)

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Riferimenti bibliografici

A.Puech: Les apologistes grecs du II sicle, Parigi 1912. E.Seeberg: Die Geschichtsteologie Justin des Martyrers, Kiel 1939. Michele Pellegrino: Studi su lantica apologetica - Edizioni Storia e Letteratura, Roma 1947. Gli Apologeti greci del II secolo, Roma 1947. P.Prigent: Justin et lAncien Testament, Parigi 1964. L.W.Barnard: Justin Martyr. His Life and Trought, Cambridge 1967. R. Joly: Christianisme et philosophie . Etudes sur Justin et les apologistes grecs du II sicle, Bruxelles 1973. E.F.Osborn: Justin Martyr, Tubinga 1973 Giuseppe Girgenti: Giustino martire il primo cristiano platonico Ed Vita e Pensiero, Milano 1995. Marta Sordi: I cristiani e limpero romano Jaca Book, Milano 2004.

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Indice

Introduzione Nota biografica Atti del martirio Apologia prima Apologia seconda Dialogo con Trifone Appendici

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pag. 5 pag. 6 pag. 8 pag. 11 pag. 12 pag. 23