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ANNO VII. FAse. III.

BOLLETTINO
DEL MINISTERO
DELLA ~ ISTRVZIONE
. NOTIZIE DELLE GALLERIE
DEI MVSEI E DEI MONVMENTl
- E_ CALZOSE, EDITORE ~
ROMA - MCMXIII
IL SEPOLCRO DI GALLA PLACIDTA IN RAVENNA.
PARTE L
Le arche, l'altare e il tesOro.
L
GNELLO, lo storico sulla cui autorit tutti fondano le
nozioni pi antiche e pil sicure intorno ai monumenti
ravennati, scrive che Galla Placidia sepltl/a esi t
lIIollaslerio sancii lVazarii, 111 at'unl mulli, anle allartlll,
infra cancdlos, qui jltcrzml aer, qui lumc lapidci esse
videtur ( 1). Qualcuno ha pensato che il lIlonas/aio
I di S. Nazario non fosse, al tempo clelI'A_gnello, se
non la cappella cii S. Vitale, pi tardi ed ora detta S'tutcla
SanctoTlt1lt; ma l'Agnello, a chi legga con tutta serenit,
I
~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ I chiarisce esplicitamente che si trattava proprio ciel sa-
celio presso S. Croce, e non affatto della cappella in San
Vitale. Intanto, che, nel medio-evo, quel sacello' fosse consacrato ai santi )Jazario
e Celso, e spesso solo indicato col nome del primo santo, risulta da documenti
ineccepibili ciel 1157 (2), del 1203 (3) ecc. Ma per quanto riguarda l'Agnello,
noi vediamo che ogni volta ch'ei vuole indicare la cappella di S. Nazario in
S. Vitale, lo dice esplicitamente; e, ogni volta che lo dice, la sua testimonianza
controllata dai documenti e dai fatti. Afferma che l'arcivescovo Ecclesio
(I) Libcr ponli;licatis Ecclesia: N/wc/mali>', edizione curata da O. HOLDER-EGGER, in 31(/-
_1tlllltenla (;ermanirc I-listorica (Hannover, 1878), p. 307.
(2) CORNELIO j\'[,-\RGARINI, BlIllat-tJll Cllsiuelise (Venezia, 1650), Il, 177. 11 documento del
5 aprile II57 ricorda come una unitill' Rccles-iam sancite Crucis et salleti lVazarii. Infatti S. Nazario
faceva parte del nnrtece (chiamato ardica dall'Agnello) di S. Croce.
(3) 1'vIARco FANTUZZI, l1!01ltllllCII ravcllIUlti de' secoli di II/ez:::o (Venezia, 1802), Il, p. 174
e IV, p. 501.
~ . J - Boli. ti' Arte.
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sepulhts esi in ccdesia beaft' Valis l1tartiris, monasterizmt sa/u;ti JVa-
zarzi (I), e il suo sepolcro infatti era ed tornato, dopo breve assenza, nella
Sanda ,srmdoru7lt; afferma che l'arcivescovo Ursicino scpultus est in basilica
beati Vidis, mzte sandi lVazal'ii (2), e il suo sepolcro fu pure in
quella cappella, e ci sono le sue ossa, cos come vi fu il sepolcro e ci sono le
ossa dell'arcivescovo Vittore, ch'egli afferma septtltus in ecdesia sancti Vitalis,
in/l'a J/wnasteriltllt sandi lVazarii (3); anzi, come si vede e com' naturale,
l'indicazione clella chiesa prececle sempre quella della cappella. E per tutti
loro regge la cronologia: nessuno d'essi, cio, fu sepolJo in S. Vitale, prima che
S. Vitale fosse cominciato.
Ecco invece per Galla Placic\ia scomparire qualsiasi accenno alla chiesa
di S. Vitale: scomparire, cio, quell'accenno che, per nessuna occasione pro-
vata e riprovata, l'Agnello ha omesso, eleggersi semplicemente_ Sepulta est
Galla Placidia in monastcl'io sandi lVazarii . Dunque, non in S. Vitale, ma nel
sacello che troviamo, in antichi documenti, detto proprio di S. Nazario o dei
Ss. Nazario e Celso (figg. I, 2 e 3).
E non tardano le riconferme di ci nel Trattato dell'arcivescovo Rainalclo
Concoreggio, scritto intorno al 13 l, e anche in testimonianze anteriori, mentre
nessun fatto o testimonianza, anteriore o posteriore, mai venuta, non dico a
provare (come nei casi di Ecclesio, Ursicino e Vittore), ma nemmeno a far sup-
porre che si trattasse clella cappella Smzda Sam;tol'um, costrutta un secolo
dopo che Galla Placidi a era morta, e non prima!
La carta del 1289, che designa presso S. Croce l't'/;dt's, sancti A'azarii uhi
est sepulla 1'tlgina Galla Pu:idia (4), il Tmtlalo di Rainaldo, il quale dice che
Galla si costrusse il sacello e vi fu sepolta C'i), il documento del 1336 che chiama,
senz'altro, il mausoleo chiesa di Galla Placic\ia (6), non possono che raccogliere
una remota tradizione e non una fanfaluca del giorno avanti! E se la loro
notizia deriva clall'Ag'nello, sintomatico il fatto, che, sin d'allora, il passo
:"interpretava come allusivo al sacello prossimo a S. Croce e nient'affatto alla
.Srmcla .Slldorltlll.
L'argomento, poi, che difficilmente si potessero trova"e a cos breve di-
stanza due luoghi consacrati a S. Nazario non ha valore di sorta; perch, non
una chiesetta e una cappella d'un'altra chiesa, come nel caso nostro, pote-
vano e possono avere uno stesso titolare ed esser vicine, ma talora due chiese
dello stesso titolare erano e sono vicine! E si sa che nella stessa Ravenna,
poco lontano da S. Agata Maggiore era una S. Agata piccola , e pill tardi
vicino a S. Apollinare l\UOVO un altro S. Apollinill'e detto S. Apo/llarw, e a
S. Giovanni Evangelista un San Giovanni Evangelista delle Agostiniane. A
(I) Lib. pOIlIV, p. 319.
(2) Op. cii., p. 324.
(3) Op. cii., p. 325.
(4) Arch. Storo Rav., 5'. Vi/aie, voI. 559, C. 98 verso - Regesto lIernicoli.
(5) Pubblicato da LOD. AN'r. MURATORI nello Spicilegtlll I?/wennatis J-lislori,c, val. l,
parto Il, dei I?erili/l Ilal. Scripl. (}[ilano, 1725), p. 574.
(6) GIROLAMO ROSSI, Hisioriar/llil raZJellll.a11l1ll libri decelll (Venezia, 1589), p. 559, e GIRO'
FABRI, I.e sagre memorie di Rauelllia antica (Venezia, 1664), [). 293. Due Fanesi incariclti
da Donna Filippa vedova d'un Sampiroli eli Pietro di Venara di Fano, offrono 97 libre di
cera alla chiesa di Galla Placidia -- ecdesitc Regillrc C;allrc Placid-e - corrispondenti al
peso di Druda, figliuola di detta Filippa, che questa riteneva guarita appIlnto per voto fatto a
Galla Placidia.
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1
-
R oma poi c' nelle chiese una vera e propria tempesta eli omonimie, e certe
chiese omonime sono talora, pi che vicine, addirittura in contatto: otto San
Salvatore, nove Sant' Andrea, ieci San Lorenzo, undici San Giovanni Battista,
senza naturalmente contare le chiese consacrate alla :Mac\onna, che sono piil
di cinquanta. Quelle poi dedicate, nel numero di due o tre o quattro, allo
stesso santo, sono infinite e, ripetiamo, spesso vicinissime ! Nel breve tratto fra
Castel S. Angelo e Piazza Rusticucci s'incontravano, sino a poco tempo indi etro,
'"
i
' /0',)/ . RicCi).
Fig. I. Ravenna. - Esterno del sepolcro eli Galla Pl<lcidia.
S. Michele del Castello, S. Michele al Corridore di Borgo, Ss. ,Michele e Magno.
In un gruppo sono S. Celso e Giuliano in j}fircinell, S. Celso e S. Giuliano;
finalmente, a tagliar corto, S. Giovanni (Ev.) a Porta Latina e S. Giovanni (Ev. )
in Oleo si fronteggiano senz'altro!
Infine: che la chiesetta sepolcrale di Galla Placidia fos;,e edificata prima
della contigua S. Croce, e che quindi preesistesse alla costruzione dell a chiesa
fatta incontestabilmente da Galla Placidia (I), stata opinione, con lodevole
coscienza, abbandonata subito sulla scorta clei fatti da quello stesso che l'aveva
sollevata (2). S che resta che il sacello fu costrutto in contatto del nartece
(I) AGNELI.O, 305; RAINAl.DO, loc. cito
(2) GIUSEPPE GEROl.A, iJfaltsoleo detto di Galla Placidia in Felix RtivCJtlla, fasc.5 (Ravenna,
gennaio 1912), pp. 211-213; e Galla Placidia e il cos detto SitO mausoleo iII Rave1tlla (Bologna,
1912), p. 49
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della chiesa dopo che questa era finita; e poich esso non pu riferirsi che alla
met del sec. V, cos risulta che gli fu addossato prestissimo.
Ma su questo torneremo.
II.
D'altra parte, da c,hiedersi, il passo dell'Agnello dubitativo per quanto
riguarda l'essere stata Galla Placidi a sepolta nel sacello, o per quanto riguarda
il posto preciso in cui essa, dentro il sacello stesso, era stata sepolta? Insomma
da leggersi Sepulta est z monasterio sandi Nazarii ut amt multi, ante
altariu11Z ; oppure S epulta est" in 11tonasterio sandi JVazar, ut amt lIlulH ante
altartttl ?
Ora vedremo come la seconda interpretazione sia la sola accettabile, il che
- significa che l'Agnello ailrllla storicamente e tassativa.1Jlente che Galla Placidia
fu sepolta nel sacello di S. Nazario, e solo sita rispetto al posto preciso, non
vedendovisi allora le arche che poi vi si videro, come si dir in appresso.
E si consideri bene: il dubbio che l'Agnello esprime per la sepoltura di
Galla Placidia, esprime per la sepoltura di molti arcivescovi ravennati.
Vediamo, senz'altro, i brani testuali:
MARZIANO arbratus SUIIt, quod in ecclesia beati E:udladii sepultus si! (I).
CALOGERO seputtus est, szt! aiunt qufam, in basilica beati Probi (2).
DATO. Et ut asserunt qutdam, t ecclesia beaH Probi sepultus est (3).
MARCELLINO sepultus est, ut jatentur alii, z basiNca beati Probi (4).
ORSO seputtus est, ut asserunt quidaln, in iam dieta ecclesia ursiana ante
altare, subtus p:/irett'cuJJl laplem (5).
Fin qui il dubbio dell'Agnello coinvolge tutta la chiesa. In altri casi egli
intende muoverlo solo per un punto speciale della chiesa:
ESUPERANZIO sepulhts est in basilica sanctae Ag-netis, ante altare sub pir/-
'l'etico laPide; alii aiunt post altare subtus pir/iretico laPide (6).
GIOVANNI V sepultus (:st, tt! (estimo, in ardica beati Apolenaris (7).
GrovANNr VI seputtus est, ut suspimtus Sltllt, in ardi'ca beati Apolettar (8).
Come si vede, in tutti assolhtamente i casi, Agnello premette il dubbio;
s che da concludere che il dubbio suo pel sepolcro eli Galla Placidia, non
riguarda il sacello, ma il posto preciso del sacello. Afferma, in altre parole,
che l'imperatrice stata sepolta in S. Nazario, ma, non sapendo con precisiom:
in qual posto, soggiunge ritenersi da m ~ t ante altarium . Qualora la sua
esitanza fosse stata pel sacello e non pel posto, egli avrebbe immancabilmente
scritto, seguendo il modo costante: Sepulta est, ut aiunt 11lulti, in 1Jlortasterio
Sancii JVazarii ante altariullt .
III.
Era consentito, quando morirono Galla Placidi a e i suoi congiunti, intro-
durre in luoghi sacri sarcofagi, e lasciarveli sul suolo visibiN e tangibili ?
Guardiamo un poco.
Agnello ci dice che Orso fu sepolto nel Duomo, clavanti all'altare, sotto
una lastra cii porfido (9); Neone, davanti all'altare di S. Pietro Apostolo,
(I) Op. cit., 281. - (2) Op. cit., 282. - (3) Op. cit., 283. - - (4) Op. et loc. cito - (5) Op. cit., 289.
-- (6) Op. cit., 297. - (7) Op. cit., 346. - (8) Op. cit., 34i- - (9) Op. cit., 289. '
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parimenti sotto una lastra di porfido (I) ; Esuperanzio, davanti o dietro l'al-
tare cii S. Agnese, pur sotto a una lapide di podldo (2); Aureliano, presso
l'ambone, non lungi dal tumulo di Neone (3) : Ecclesio, Ursicino e Vittore da-
(
Fig. 2. - Sepolcro di Galla Placidia con l'altare di S. Vitale, dal 1706 al 1898.
vanti all'altare, nella cappella di S. Nazario in S. Vitale (4); Massimiano, presso
l'altare di S. Andrea (5) ; l'arciv. Agnello, llavanti all'altare in S. Agata (6) :
(I) Op. cit., 293. - (2) Op. cit., 297. - (3) Op. cit., 318. - (4) Op. cit., 319,324 e 325. -
(5) Op. ci!., 332. - (6) Op. ci!., 336. - l'.: necessario non confondere Agnello che fu arcive-
scovo di Ravenna dal 556 al 569, con lo storico Agnell o fi orito nella prima met del sec. IX.
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tutti, dunque, sepolti nel suolo o dentro casse di legno o, pi spesso, dentro
arche rozze e di poco conto, quali, sotto ai piani primitivi dei nostri monu-
menti, se ne trovano ancora. Lo stesso modo fu tenuto per gli arcivescovi
Marciano (I), Calogero (2), Dato (3), Liberio (4), Agabito (s) e Marcellino (6),
Fig. 3. - Sepolcro di Galla Placidia dopo il 1898.
e vedremo come i sospetti dell'Agnello sul luogo dove potevano esser sepolti
si colleghino alle esumazioni fatte dall'arcivescovo Pietro. quando l'Agnello
era gi morto. Questi poi accenna a due sarcofagi cl'arcivescovi : a quelli, cio,
di Pietro Seniore e di Mauro; ma per Pietro, dopo aver detto che il suo corpo
fu collocato in arca l1'lagna Srlxea , aggiunge che non fu messo in chiesa,
(I) Op. cit., 281. - (2) Op. cit., 282. - (3) Op. cit. , 283. - (4) Op. et loc. cito -
(s) Op. et loc. cito - (6) Op. et toe. cito
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bens ilt-xta adcsia beat,e EufilclIl'e qum: 7
l
um./ur ([.d /Ilare ). Cos per l\1auro,
olt!'e all'urna descrive una las tra di mirabilissimo marmo, ma nota che tutto era
nell'ardica di S. Apollinare (2, dov'erano pure Mariniano (3), Giovanni V (4),
Giovanni VI e forse Bono (6). Per, essendo concesso ai corpi di costoro - pel
luogo c10ve si trovavano - esternamente alla chiesa vera e propria - d'esser
sepolti nell e arche, su terra, il dubbio dell'Agnello pu benissimo essere stato
g-enerato dal non leggersi su queste nessuna iscrizione. Ma in questi casi, egli
Fig. 4. - Sepolcro cii Galla Placidia. - Arca a sinistra.
non este nde il s uo dubbio a tutto il monumento come fa per gli altri, o non
li indica n sul; I([Pidem fir/irdicu11t, n ante altariulIl, dove sarcofagi natural-
mente non potevano sorgere.
vero che per Teodoro scri ve: I-fulltu sublltcrslIs est, t ardica Apok-
u{t/' {(J/t SubtllS i(u:c! , ma ci p er dispregio, come assevera esplicitamente (7).
Dunque mai, nemmeno, p er gli arcivescovi della Chiesa ravennate, prima
ciel sec. IX si infra nta la norma di non collocare sarcofagi, come abbiamo
detto 71ibili t,' tangibili, den t l'O nessu na c 11 iesa.
(r ) op. cit. , 341. Anche Dottrolfo, lino clei tre nta capitani lo ngo i>ardi creat i dopo la morte
di Cieli, fl1 ne l 586 sepolto presso, nt) n de litro S. Vital e. V. PAOLO, Historia l,ollgobardorlull,
edizione Cllrata da L. e G. \VAlTZ, in ,11JJlItllt!!llta CerJJtaJle Histor:a ( Hanno ve r,
1878), pp. 102 e 13 ; e GIROI.. ROSSI, Hist. Rm/., I S r. - Cfr. G. B. DE ROSSI, Blt/tettino d'Ar-
dle%/tia Cristiana, Serie lIl, VI (Roma, 18:-11), p. 19.
(2) Op. cit .. 352. - LotariD l porl via la last ra, con estr e llJ:l ci e l Il',,,lrd A', ne ll o
cht:, incaricMo d ' assi stere al trasport o, se ne and altro\'e.
L,l Op. til .. 344 - (4) Op. d t., 346 - (5) Op. cii., .WL - (6) Op. cit., 349 - (7) Op cit .. 360.
E cos inesorabilmente, come le salme dei presuli e dei santi, anche quelle
dei principi, qualora internate nei luoghi sacri, dovettero calare sotterra. ~
meno il corpo di sant'Apollinare, l'Apostolo deU'Emilia, il fondatore della
Chiesa ravennate, pot essere sottratto al ferreo rito, poich quando Mauro
(648-67 I) volle portarlo dentro la chiesa a lui consacrata, presso le mura di
Classe. dov metterlo nel suolo sotto l'altare minore (I ).
Ecco la ragione per cui anche Galla Placidia e alcuni cle' suoi congiunti
dovettero essere sepolti sotto il piano del sacello cii S. Nazario, e la ragione
perch s'indicava, per l'imperatrice, lo spazio ante altarium .
IV.
Ma, se poco oltre alla met del sec. VII i resti cli sant'Apollinare, pur
introdotti nella sua basilica, si erano dovuti collocare nel suolo, per . appena
trent'anni clopo iniziavasi l'uso di trasferire in chiesa anche le arche e cii la-
sciarvele vistbili.
Si sa, infatti, che a Roma la prima arca di papa, levata dal vestibolo di
S. Pietro e portata nell'interno clelia chiesa, fu quella di Leone Magno, e si
sa pure che ci avvenne nel 688 (2).
E cos anche a Ravenna, a muover circa eia quel tempo, o poco clopo,
dovettero trasportarsi nell'interno clelle chiese le arche che ne erano fuori e,
alla morte clei nuovi arcivescovi, collocarvisi liberamente le loro alla vista di tutti.
In S. Apollinare in Classe troviamo tuttora i sarcofagi di Felice morto nel 724,
di Giovanni VIII morto nel 784, e cii Grazioso morto nel 788, e per tutti e
tre l'Agnello afferma senz'altro che ebbero sepoltura dentro a quella basilica (3).
Dunque non pi sotterra o fl!ori della chiesa.
naturale che, ammesso il nuovo uso, ai trasporti seguissero subito le
esumazioni, s che molte salme di santi e d'arcivescovi fossero estratte dalle
latebre e dall'umidit del suolo, insieme ai loro sarcofagi, o collocate onorata-
mente in altre vecchie arche od anche in sarcofagi pur allora eseguiti (4).
Alle esumazioni dei corpi di )eone (5) e cii :Massimiano (6) assistette infatti
lo stesso Agnello nella prima met del sec. IX.
L'esumazione del corpo di san Massimiano raccontata da lui, in una
pagina vivace, curiosissima e di grande importanza per noi, perch dimo-
stra proprio ch'esso corpo si trovava in un'arca sotterra, anzi a dirittura,
sott'acqua, e fu estratta per esser messa in luogo d'onore, visibile a tutti. E offre
anche curiosi particolari sulla funzione.
Nell' 833, egli narra, l'arcivescovo Petronace fu esortato a togliere il
corpo di Massimiano dal suolo tit in sublimutlt ponertit locullt. Egli and
quindi coi sacerdoti nella chiesa di S. Andrea e ordin ai muratori cii solle
vare la pietra tombale; ma incautamente coloro la ruppero con somma irrita-
zione dell'arcivescovo, il quale incaric lo stesso Agnello di dirigere i lavori.
Alzato il coperchio dell'arca, le ossa cii l\1assimiano apparvero tutte inondate
(I) Op. cit., 352.
(2) FERDINANDO GREGOROVIUS, Les tombealt.t: des l'apes NOlllaiJts (Parigi, 1859), p. 64.
(3) Op. cit., 375. 383 e 386.
(4) E. CHARTRAIRE, Les tiss1ls a"/lciells du trsor de la Calln/drale de Sens, nella Nevue de
l'art cll1'diell, LXI (Parigi, T91I), p. 263.
(5) Op. cit., 293 e 318. - (6) Op. cit., 332.
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dall'acqua onde l'arca s tessa s'era ri empita, ci che svegli dolorose esclama-
zioni. Cominciarono allora, con un secchi o di rame, a togliere l'acqua, e il
nost ro Agnello cont che se ne leva rono ben centoquinclrci secchiate. Estratte
illOri le ossa, vennero involte nella tovaglia dell'altare di S. Andrea che, legata,
fu da Petronace sigillata col sigillo del suo anello. Dopo, anche l'arca fu smos,;a,
(Ui .... rguo di L f l i ~ i J?i LCi j.
Fig-. 5. - -- Sepolcro di Galla Placidia .- Fi;1I1chi dell' arc;1 " ,illi,tra.
scossa e voltata, senza dalln o di sorta, indi lavata c portata in alto. Posi
IIlCC, dice l'Agnell o, 7JCrO arca CXClISSII d I/h.l'qttf.' /tila eSJ/lI: , d irl'i.'lda digoltl:r
snrsu//t lot:avIIIIU.I'. E continua dicendo che le ossa lt;/lltt l cral/I, .l'nl/'ro(o'lI.
cl s; ordinala ad md1lf{{.I' SIf.tlS, quasi /,1"1U: (l/UlO UlIO lixclII/,la CI7r1U: ,1ilissc nl;
mdla /!IiI/lli/as, lIisi dC1ts U1lUS dexlt'r{l' padi dl tril/ . Rilavate cii poi con vino
scelto e spalmate accuratament e di ung ue nti, venn ero rimesse e chiuse nell'arca .
.Vos qui 7JldiJlllls, conclude lo s t orico, /, CT /1I1t1los d/es fuil lal tilllor cl trelllor ,
'iJl?tl iPsc hcalus ilIaxlliauus cOllspedut /1oslro stare! ( I).
Si racconta che appena tre anni clopo un Felice, chierico fran cese, reca tosi
a Rave nna nella chiesa di S. Severo in Classe , ne lev i corpi cii san Severo,
di . ua mogli e e di sua figlia elal sarcofag'o situato sot to l'altare (2) e li
( I) up. cit., pp. 3.3.3 c 338. --- Le ossa ci i Xlassimiano furono, il ei 1801, tras fe rite nel Duomo.
A:-;TO:'iIO TARLAZZI, ,1femorie sacre di Raz'el/.llii (Rave nna, 1852), p. I lO.
(2) F. L.\:'/ZO:-;I, S. Severo vesC(JiJO di Ravenna ne/la storia e uella /ex[[euda (rItti del/a N. J)e-
pn/azione di St oria Patria per la Roma,[[llil - lI olog n;], 191 J c 1912 - 1';lrt. I, pp. 25,35-47 e 73)'
u n leggendisla rave nnate del sec. Xfl-Xlll sc risse poi che a' slI oi t e mpi d dto sarco(;Ig-o (Pi/II/II
lItarmOrelllll) si t rova,,;] i/pud Uroelll Classe III ... .. in Vico Saln/ari . . -I.'I/Ieda Boill/udii/ili/,
XXlfl, 263.
;>1 - 13011. d' .-1 1'/,'.
port a Pavia, ove essendo allora Olgario vescovo di Magonza, venuto in Ita-
lia per affari di Lodovico Pio imperatore, il detto Felice glieli don et egli
port a Magonza, e di l quello eli san Severo in Erfordia (Erfurt) nella chiesa
collegiata t l).
E le esumazioni continuano.
Nel 966 l'arciv. Pietro bolognese, temendo che non fossero dagli Agareni
rubati i corpi clei santi arcivescovi sepolti nella chiesa di S. Apollinare in Classe
e di S . Probo, si diede a ricercarli per esumarli e trasferirli altrove. Cominci
egli stesso a scavare in S. Probo con animo incerto e sospeso non sapendo
bene dove metter le mani; poi i sacerdoti seguirono il suo esempio. Dopo non
molto, un prete, percuotendo una lastra cii cotto, rinvenne sotto l'altare l'in-
gresso ad un loculo nascosto, e scoperto i I sepolcro fu veduto un recipiente
cii legno, tutto corroso e cariato dalla vecchiezza, nel quale si trovavano due
scompartimenti, uno dei quali conteneva due cadaveri, e l'altro, uno. Nessuno
scritto rivelava i nomi; ma tutti pensarono che i due caclaveri fossero quelli
di Aderito e cii Calocero; e il terzo, quello di Probo. Lasciata l, come reliquia,
una particella dei corpi stessi, questi poi, dopo varie e brevi soste, vennero
trasferiti nell'U rsiana.
In seguito Urbano, patrizio ravennate, disse d'aver appreso ll1 visione
che altri cinque corpi santi erano rimasti in S. Probo. L'arcivescovo allora
torn a frugare il suolo della chiesa e trov infatti altri due sepolcri: l'uno
con due cadaveri, l'altro con tre, i quali si ritennero per quelli di Pracolo, Dato,
Liberio, Agapito e Marcellino. E, a loro volta, furono traslati all'Ursiana. Final-
mente l'arciv. Onesto (971-983) mise il cadavere di Probo in un grande sepolcro
marmoreo sotto un ciborio e gli consacr un altare (2).
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ad esauriente prova di quanto abbiamo
eletto; ma questo non il luogo per tessere la lunga storia delle esumazioni
e delle traslazioni elei corpi santi, fatte in Ravenna precisamente nel sec. IX e
nei elue seguenti. Che allora dall'esterno delle chiese i sarcofagi fossero portati
dentro e che di sotterra fossero sollevati ed esposti in alto, oppure che di sot-
terra fossero estratti i corpi e messi in arche migliori, o nuove o vecchie, risulta
in modo sicuro.
Le ossa di sant'U rsicino (da non confondersi con U rsicino arcivescovo),
gi per opera di Onesto, passate da S. Giovanni Battista al!' Ursiana, furono
pitl tardi (1069 circa), da Enrico levate con altri corpi santi fuori dal luogo
umile dove si trovavano, e passate supra cryptam edt'tiore lot:O (3 ).
E, domandiamo, certe tradizioni d'approdi, o di scoperte, o d'apparizioni
d'arche o eli salme, che si riferiscono specialmente ai secoli IX e X, adombrereb-
bero forse alcune storie d'esumazioni? La tradizione, ad esempio, che l'arca di
san Giuliano giungesse dal mare a Rimini al tempo d'Ottone 1. (962-973 ), e
quella, meglio, che il vescovo riminese Giovanni cercasse di aprirla e di portarla
(I) FAl.IRI, Sagre memorie, 338, dai Bollandisti. Il corpo di sant'Agapito (t 274) fu esumato e
levato alla basilica suburbana di Palestrina e introdotto in quel Duolllo nell'anno 898. Vedi ORAZIO
MARUCCHI, S . Agapito prenestino (Rom<l, r898), pp. 39'44.
(2) ROSSI, Hist. Rav., pp. 36-37 e 26 I. Vedi anche le vite ciel beato Calocero, cii san Prol:olo
e di san Probo nello Spicilegll1/1 Rave/lltatis Historitr, edito da L. A. MURATORI, ReI'. Ital.
Seript., voI. I, parto Il, pp. 552, 553 e 557.
(3) ROSSI, Op. cit., pp. 297-298; SERAFINO PASOLINI, Lust1"i ravellltali, II (B()logna, r678),
p. 25
- 399 --
alla cattedrale, non potrebbe essere srta appunto da un'esumazione fatta sul-
l'esempio delle esumazioni ravennati anteriori o contemporanee? (I).
:Ma basta. Solo s'avverta come la conoscenza cii questo fatto risolva all'evi-
denza diversi problemi, proposti prima dal P. Raffaele Ci-arrucci (2); poi, pi
lungamente e acutamente, da Hans Diitschke (3).
Come abbiam visto, l'Agnello racconta che Ecc1esio fu sepolto davanti al-
l'altare di S. Nazario in S. Vitale, ossia sotto il pavimento (4). Dopo troviamo
l'arca sopra terra, con inci'o il nome cii lui.
Fig'. 6. - Sepolcro di Galla Placidia. - Arca a destra.
JVla come mai, ci chiedevamo, quest'areca, scolpita a pavoni, a cervi, a croci,
a palme, del secolo IX o X, mentre Ecclesio era morto pi che tre secoli
avanti? Ora tutto chiaro. Nel secolo IX o X i suoi resti furono levati dal suolo
e dalla rozza cassa in cui si trovavano, e collocati in un'arca nuova, apposita-
mente allora scolpita. Alla sua esumazione segu o fu sincrona quella clei resti
dell'arciv. Ursicino e di Vittore, i quali pur allora s'ebbero i loro sarcofagi (5).
(I) GIUSEPPE GEROLA, I.a ricognizione delta tomba di san Giuliano in Rimini nel Bollettino
d'Arte, V (Roma, 1911), pp. 106-108.
(2) Slona dell'Arte cristialla, V (Prato, I879), p. 82.
(3) RaveJlJ/alische Studio; (Lipsia, 1909), pp. 3 e sego
(4) Op. cit., ,319
(5) c. RICCI, La cappella detta SaJlcta Sa1li:toru1II nella cltiesa di S. Vitale in Ravell1/a, nella
Rasse;:nll d'Arie, IV (Milano, I904), pp. 104-I08.
- 400 -
II nostro ~ t o r i o tes timonia che l'arcivescovo Agnello fu sepolto in S. Agata,
ante aitariullt (I); e forse non lungi da lui, nella stessa chiesa, fu sepolto Sergio.
Per l'arcivescovo Agnello riferi sce l'iscrizione, che ora trova si nella Sala lapi-
daria dell'Arcivescovado. Ma le salme dei due ins igni presuli riposano oggi,
insieme , dentro un'arca che reca in sopral avorazione i monogrammi, due croci
e una iscrizione metrica che fa fede completa dell 'esumazione del corpo di
Sergio eia riferirsi certo al sec. X: Pulvl:re solatus llta(:jado tUlI/.ulo /lUlltallt
Sergii membra ecc. (2).
Abbiamo visto anche come Teodoro veni sse sepolto dal clero, che
l'odiava, quasi con dispregio, in terra, senza cassa cii sorta ftUIIIU sublllt:rsus
est (3) . Ebbene: anche i suoi mi se ri resti trovarono la pi et d'un esumatore,
che li colloc in un'arca gi vecchia di pitl che due secoli, sulla quale inci se il
nome di lui con caratteri che sono del secolo IX o X.
Forse altrettanto avvenne per quanto riguarda il Liberio, sepolto in un'arca
figurat a, che ora serve da altare nella chiesa di S. Francesco; ma non sap en-
dosi con precisione quale sia dei tre Liberii che hanno rett a la Chiesa raven-
nate, diviene impossibile stabilire un quabias i riferiment o con le notizi e che
per ciascullo dei tre d l'Ag nell o (4).
Ebbene : per noi la presenza e1 ei sarcofagi nel sepolcro cii Galla Placidia
risponde ad una consimile esumazi one. Non meno sacre delle salme degli arcive-
scovi, erano senza duhbio quelle imperiali. F urono perci ricercate, estratte
dal suolo, incluse (se non qualcuna lasciata) nei sarcofagi che ancora veel iamo
e di cui abbiamo ri cordo sin dal secolo XIII o dai primissimi allni del XIV.
Una c1'esse dovett' essere riconosciuta l'iten uta quell a di (Talla Placiclia, gi
venerata in Ravenna per sa nta.
In altre parole: come s 'eran dissotterrati i resti d'Ecciesio, d' Ursicino, di
Vittore, d'Ag nell o, di Massimiano, di cento altri personaggi sepolti anch'essi, in
altri luoghi sacri, sotto il suolo e spesso ante Illtartlll, cos furon cercati Ilute
altariulJl quelli di Galla Placidia e tJ' alcuni de' suoi congiunti.
v.
Tommaso Tusco racconta che, nel r 23 I, a Federico II (il quale, essendo a
Ravenna e vagando j>roj>e ltrbelll , era giunto a certo monastertlll ) fu da tal
Ri ccal"do detto: In /IOC 1II00Ulsterio est quedal/t caj>e/la pztlcerrna, lj1tlllll /I edy-
cari/ai! Galla Placida, o/,ere 1Itosa:o decorata, in qua de alabastro snnl tria sej>u:ra,
, quoruIII lino imj>erato/' T/u:odos corj>us est j>OSitUIII, iuxta quelli /:llS eius (ltIll
vextllo lale j>re/erente insigne est j>ositus. In a/io est Sltl: corpus uxor CUIIl suarultl
duarulIl corj>oribus /ilr,rulIl. Sed in terc:to wrj>lts est Ildei j>rop/tete de Lonstan-
tinoj>oti /;UIIl aliis fnu: translatztlll . Di e tro a tali indicazioni, il Tusco continua,
caj>dlalll imj>erator w(:nit, sed proptu ulltjttat(!lIl et t:xcresccnas .!lu7Ji01UJJt
s; terr opedam, ,/tI introitus j>er osNulIl non j>atere! z ealll. Terrant igituJ' iussi!
ej/odi id usque ad pavilllentzt11Z caj>elle oplime excavari, quzbus s: j>er olllnia aetis
.
(I) AGNELLO, op. cit., 336.
(2) GIROI.A:\IO FAURI, Sagre memorie, p. 65. L'arca fu collocata nell ' a lta re ciel Sacramento
dall'arciv. Alclobrallclilli il 2 aprile 1614. SERAFINO PASOLl:-lI, Lustri ravellnati, V (Forli, 1684),
p. 73
(3) Op. cit., 360.
(4) nrITSCHKE, Ravemzatisch.e Stlldien, pp. 48-51; LANZONI, Op. cit., parto II, p. 50.
- 41 - -
cllpellam ztra7Jtl, ubt, ut Rimrdus dixtnll, tres arr:!/(ls invenit. arc!?a
Theodosii fuissd aferla, CUlli vexillo et sjata I'iHnttulI est corjus ettlS, et qu, in
arch" una 7JeraS erat I1mfmta, Jtoiu iJJJfcmlor unh"s alias (IPeriri (I).
Ales.-anclro D'Ancona riferi::;ce i frugamenti, fatti da Federico Il COIl-
eli Riccardo, come avvenuti nel mau::;ol eo cii Galla Placidi a ; Giuseppe
Gerola (2) come avvenuti nel sa celio che Lauricio aveva co,;trutto e nel guale
e ra stato sepolto. Scjuttus l:st (Lauri cio) in JJ/onaslr:'rio smu;torul/I Gervasii et
(Disegllo di Luigi li?icu").
Fig. 7. - Sepulcro cii Galla Placidia - Fianchi dell'arca a destra.
Prutas iuxtl7 p!"did(WI a d esiaJJl (Sancti Laurentii ) mirabilita dc(orataJJl IIlUSIva
aurea et diversarulIl iajidlllli gt:ncrll sillg1tUIllC lIIdallfl, jandibus l/ltcla. Ana
'iJt:ro illll, ubi pr(/;sttlntissJIltlll corpus n:fjuiesrit, tallta jrtetucida, ut qwdam assC-
rmtl, fuit, ut t7 puctereu1'ltibus 1,:/ ra piUJJJ corjus 'ilidod ur . Cos l'Agnello, che
continua dicendo come la lucentezza elel sepolcro dileguasse per certa pulitura
lttagli elal per ordine dello ste,;so Lauricio apparsogli in vi s ione eli
notte. Aggiunge infine : Et allteqllam , (ub;utlll ana: ingrcdiar, lIIall11 dextera
aspcxcris) iuxta quod effigies triullt jntt;'rorulIl Jll1tSl7JC dt:pt"da sunt, ibi liter aurcis
invcnit:s c(mtincute ila: Stefano, Pro!asio, G(!rvasio b. J/lartirio d sibi memoria {eterna
( I) Gesta imperatorulJI, et pOl/tificulII in 1110llltJllcnta Germania: f-listorica, XXII (Hannover,
1872) p. SII; ALESSA:-IDRO Tradiziolli carotlgie iII ltatia, nei rencliconti dell'Acca-
demia dei Lincei, V ( Roma, 1889), l semestre, fasc. 6.
(2) Calla Pladdia, 25.
Laurict'us kuius dcd;avit sub dic III. Kal. Odubris (I) Tft codosio XV et Placido
Valentziano (2).
E il Gerola, secondo noi, ha ragione, quantunque il Tusco abbia con tutta
probabilit addossato al -acello di Lauricio qualche particolare del sepolcro di
Galla Placidia. Senonch ci piace di avvertire alcune cose, nel caso nostro,
assai interessan ti.
Al tempo dell'Agnello, in quella cappella non si trovava che l'arca di Lau-
ricio; anzi nemmeno quell'arca, perch, egli dice, trovavasi in un cubicolo o
loculo e, secondo il rito, non propriamente nella parte frequentata del sacello
dei Ss. Gervas io e Protasio.
La presenza di altri sarcofagi registrata solo tardi, dopo, cio, che il periodo
eroico delle esumazioni dei corpi santi e dell'introduzione delle arche nei luoghi
sacri era, si pu dire, finito, ed registrata su per gill al tempo in cui s i trova
pur notizia delle urne introclotte dentro il mausoleo cii Galla Placidi a, al quale
il sacello dei Ss. Gervasio e Protasio doveva singolarmente somigliare. Il primo
infatti che fa ricordo dell'arca d'Eliseo in mppella regali forse fra' Salimbene
al 1250 (3); parlano poi di varie urne, e di quella segnatamente ritenuta di
Teoc1osio, il Tusco, che scriveva intorno al 1279, e il Riccobalc1o ferrarese,
fiorito tra la fine del sec: XIII e il principio del seguente, quanclo gi il sar-
cofago di Lauricio era passato a Ferrara (4). Questi, intorno al 1295, scriveva:
Vz"dz ego in Ecdesia Sandi Laurent s(uello, quod est apud Ravenna, sepuld;rultl
nobile; juxta id in pavimento erat fetra scripta literis (elatis, dicens s; TEODOSIUS
IMPERATOR. VI"di et legi (,5).
Poi pi avanti: IIonorti ... tempore, construda est apud Rave1tttam per eum
t1l C:sarrea ecclesia Beati Laurent juxta qztam constructtt1lt lui! sa(;dlum degans,
in quo sunt mausolea ex 1Ilarmore ajjbre ccelata, l fjuo quidc1N elegantz"ori corpus
Theodosiz" Augusti esse, et ltlerce in fetra scriptce id kst{ltttur, qltas le/:,'i (6).
La storia del sacello dei Ss. Gervasio e Protasio serve, dunque, a illumi-
nare anche quella del sacello clei Ss. Nazario e Celso.
VI.
Sono i due sarcofagi laterali (quantunque cii cii versa forma, misura (7) e
lavoro) quelli fatti in origine per le salme imperiali, o sono clue sarcofagi utiIiz-
zati al momento clell'esumazione, quantunque vecchi di qualche secolo? Quello a
sinistra pu esser clella met ciel sec. V (figg. 4 e 5); ma quello a destra, ci pare
piuttosto dello scorcio ciel sec. VI, gi alquanto lontano dall'ornamentazione
romana grandiosa e sintetica, e pieno di grami particolari, con linee architet-
(I) 29 settembre 435.
(2) Op. cit . 299.
(3) Clironica (Parma, 1857). p. 206.
(4) LOD. ANTONIO MURATORI, Dissertazioni sopra le antichit italiane (Milano. 1751), III,
p. 313; MARINI FERRANTI. Compendio della storia sacra e politica di Ferrara (Ferrara. 1808), II,
p. 22 I; TARLAZZI, il1emorie sacre, p. 276.
(5) RICCOIlALDO. Pomarilllll RaveJlllatis Ecclesiae nei Ner. /tal. Script., IX (Milano, 1726).
col. 219.
(6) Op. cit . col. 221. Vedi GEROLA, Galla Placidia, p. 26.
(7) Sarcofago a sinistra: cassa. lunga ITI. 2.28, larga 0,98, alta 0.98; coperch.io. lungo 2,45,
largo l,II, aito 0,70. Sarcofago a destra: cassa. lunga 2,26, larga 1.17. alta 1,06; coperchio.
lungo 2,40, lilrgo 1,24, alto 0,76.
- 4,-
toniche e ovuli alterati, e, nel fianco, treccie gi leg'germente arieggianti allo
stile romanico (figg. 6 e 7).
Intorno all'arca maggiore, ossia a quella comunemente detta di Galla, oc-
corre invece fermarsi un poco. Essa eli proporzioni colossali (I), ma privata, a
forza di scalpello, delle cornici, delle tabelle ansate, e qua e l, nella fronte,
piena di solchi, eli intaccature e, per tutto, di traccie el' ingessatura o cl' altro
mastice: , in poche parole, l'arca presentemente pill rozza eli tutta Ravenna
(fig. 8). spiegabile quindi che Ippolito Gamba Ghiselli (2), Paolo Pavirani (3)
(FuI Cl/l'Ii).
Fig. 8 . . - Sepolcro cii G<llia Placidia. - Arca dell'Imperatrice.
e Camillo Spreti (4) la ritenessero un giorno coperta, in genere, di metallo; e
Benedetto Fiandrini (5), Francesco Beltrami (6) e altri in seguito (7), coperta
d'argento, essendo appunto il metallo che anticamente piil si usava nel rivesti-
(I) Clssa: (fig. 8) lunga 2,55, larga J,27, alta 1,20; coperchio, lungo 2,75, largo J,4o, alto 0,86.
(2) Diatriba su vari punii d' hloria Rmlenllate posti in dubbio dal I,ozlillel, viaggiatore fiam-
mingo (Faenza, 1768), p. 55. Quel Lovillet, da taluni identificato col P. Andrea Rubbi, aveva
scritta una lettera ccnfutanrlo la storia e le opinioni prevalenti intorno ai monumenti di Ra-
venna: lettera pubblicata c1al L A ~ I J nelle Nvelle letlerarie, XXVII (Firenze, J766).
(3) lJlelliorie storiche della "ila e gozlenlO di Gatta l'lacidia (Ravenna, 1848), p. 240.
(4) COli/pendio islorico dell'arie di comporre i IIIltsaici (Ravenna, 18(4), p. 119.
(5) Annali ravennali, m55. nella Classense cii Ravenna, voI. Il l, p. 137. Cfr. DTSCHKE,
Ravemlatische Sludien, p. 4.
(6) Ilforesliere islruilo delle cose 1lOiabili di Naveltna (Ravenna, (783), p. 156.
(7) FRANCESCO NANNI, Ilforestie1-e i1l Ravenna (Ravenna, 1821), p. 24; GASPARE RIBUFFT,
Guida di Ravenna (Ravenna, 1877), p. 53; SILVIO BUSMANTI, Guida breve per Ravemul (Ravenna,
J883), p. II7; G. DE LtRIS, L'flatie du Nord (Parigi, 1889), p. 416; KARL GOLmIANN, Die
ravennalischen Sarkophage (Strassl>urg, 1906), p. 13 ecc.
mento clei marmi. Ma, si noti bene, tale congettura nasce nel sec. XVIII,
quando tutti, senza eccezione, vedono l'arca disadorna e alterata.
A buon conto noi abbiamo, gi cla molti anni, notato come nei secoli XV,
XVI e XVII gli scrittori erano stati, invece, unanimi nel dire che l'arca era visi-
bilmente, al loro tempo, proprio mentre scrivevano, cii marmo fino e finamente
lavorata. Desiderio Spreti nota senz'altro trovarsi il corpo di Galla Placidia
t'n sepoltura lllarmoreo laPide, ibi sPlendiissi7lle fabrefacla (I). Giovanni Pietro
Ferretti, accurato .descrittore del monumento, non ha frasi di minore ammira-
zione: Stat monstruosa () pan'o inkxro l1larlllOre tumba... opus sane multi (evt'
et laboris il/tllu:nsi (2). Leandro Alberti: una molto smisurata sepoltura fatta
di precioso marmo et molto sottiLmcnte lavorata (3), parole che Tommaso Tomai
fa sue perch conformi al vero (4) ; e il nostro Girolamo Rossi: bzg'ens sepuL-
crum ... ele,ganter fabrt;atulIl C'i) .
Le ulteriori testimonianze eia noi trovate, celebranti il buon lavoro dell'arca
di Galla, durano sino a1I678. Lorenzo Schrader: Alio 7JerO lalcrc, Ijuifrontcmfacit
suj>er ara/ll, stai zg'Cns j>reosissil1li lIwrmoris operisque mirabilis, t quo
ipsius Gailre ossa SUllt coudita (6). Andrea Scoto la dice di marmo intagUato (7 ).
Enrico da Pflaumern e ;Meltoso I!tarlllore art,:/icJst: excisalll (8). Paolo Heutzner
/mldu;rrime exscuLj>ta (9). Gerolamo Fabri, cii marmo pitl fino e d'intaglio
pitl nobile (IO) delle arche vicine che vediamo ancora adorne eli sculture, e
insist e sull'attributo di nobil e ( I I), anzi di nobilissima ( 12), e di forma pitl
nobile (13), cos scrivendo nel 1678, nello stesso anno in cui Serafino Pasolini
la proclama di marmo fino e cii ragguardevole lavoro (14). E poi basta, poich
gi Giovanni Ciampini nel 1690 scrive: lJoc non (llllplz'tudu: solulIl sed etllll
lIIaiori rllarlllon.\ nitore cedel'a anxdlit: in uelatura vero sllpLex est, CUI/l so-
LU/Il/llodo tm in anteriori, qualll poskriori /m;:, dure CCl'Jumtur illitf)1'att'/: volutte
opere scuLpe (15 ) ) a1\uclenc1o, cos, solo alla misura e al candore del
marmo, nonch alle tabelle ansate; mentre Teseo l' rancesco dal Corno nel 1705
si limita a dire che l'arca di fini ssimo marmo (e tale ) senza pi ac-
cennare a ness un lavoro (16).
DaU'lIodoeporico!t d'Ambrogio Traversari nulla s i pu dedurre limitandosi
esso a semplicemente ricordare i tre sarcofagi, senza nulla aggiungere; e nulla
pu dedursi dal testo di Rainaldo che designa quello eli Galla con l'attributo
di t!lax/lo e chiama gli attri assai eleganti. In duobus relilju r:legallttbltS
(I) De origine et llJJ/pli/udine lII'bis Rm.leJlIIcc (ediz. di Ravenna ciel 1793), I, 9.
(2) CaUtC P/acidfc AngusttC Vita, IlIS. nella Classense di R:wenna, mol>. 3, 2, F 2,5 e 3,2, N 2,5.
(3) Deseriltione di tutta t'Italia, edit<l prinl<l nel ISSO (ediz. di Venezia del 1596), c. 302 v.
(4) Historia di RmlcllIla (R<lvenna, 1580), p. 14.
(5) Op. eit., 112
(6) Urbis RIlVe/lIl{C deserip/io exigua eL illseriptiones nel TheSllll1'lIS antiquitaLtl1lt et I-listo-
rlrillit Italirc di GIOV. GIORGIO GRAEVIUS (Leyclen, 1722), p. 38.
(7) Itil/erario d'ltatia (Venezia, 1610), C. 120 v.
(8) 1I1erCltrills itatims (Lione, 1628), p. 222.
(9) Itiu.erarllll (1\orimherga, 1629), p. 37 2.
(IO) .SaJ(re memorie, 292.
(II ) Compendio storico det /)olllillio e Caverna delta citt di Ravenna (R<lvenna, 1675), p. 334.
(12) Op. eit., p. 209.
(13) Ravellllll ricercata (Bol ogna, 1678), p. 72.
( 14) Lustri ravCIlllati, r (Bologna, 1678), p. 129.
(15) VeLe/'a lllOllilllellta, l'art. I (Roma, 1690), p. 226.
(T6) Raz1eltlla domillallte (Ravenna, 17IS), p. SI.
- 40 5 --
1limis requiescunt rorj01'{l aug'UstorwJt, attero COJ/.sttmtii 7Jin Pladie, attero Pladi
Valentt"niam' horuJIl .litii; ma gi con lo ' Spreti, che scriveva intorno al 1460,
la cosa accertata.
Noi non sappiamo guando la colossale arca romana venisse rivestita di mar-
mo, sia pure a semplici pil.a trelli e cornici; ma rivestita, un tempo, di marmo,
nobilmente lavorato, fu . La rara ripetizione di alcune parole in qualche scrittore
non significa che chi scriveva non le sapesse pienamente rispondenti a verit.
Fig. 9. - Nililini. - di snn Giuliano.
Anzi a noi pare mirabile la variet delle espressioni data la necessit di dire
l a stessa cosa. Fatto incontestabil e, comunque, che, quando il
perde il suo rivestimento, gli s torici non s i ripetono pitl e ricorrono all e ipo-
te;- i che abbiamo veduto. E com' erano stati concordi gli scrittori dei secoli
XV, XVI e XVII sino al 1678, a dir l'arca finament e lavorata, furono con-
cordi dal Ciampini in poi, nei secoli XVIII e XIX, e lo sono ora, a dirla rozza,
e forse un d coperta di metallo.
Ora, finch la s toria si far sull'accorcio dei clocumenti e delle testimo-
nianze, e .le parole avranno un loro significato, e il cervello una sua statica,
rester incrollabile il tatto che sino, almeno, a.ll'anno 1678 l'arca cii Galla Placidia
.'i vide ricoperta eli marmo jzaJltente lavorato, e che le scalpellature dei primi
ornamenti e i vari solchi furono eseguiti appunto, con certa simmetria, per
trattenere la scorza marmorea del rivestimento, cos come si scorge in centi-
na ia eli sepolcri dal sec. XV in poi, e fu pure uso antico come irrefragabil-
mente prova il sarcofago di sant'Elena ne' :Musei Vaticani .
6? - Boll. ti ' Arie.
- 406
E qui amiamo aggiungere una nostra Opli1lOne sull'arca cii san Giuliano in
Rimini, gi. ricordata (fig. 9), e su quella ritenuta di san Mauro vescovo (fig. 18),
alla Madonna del Monte sopra Cesena. In esse si vedono tanto le traccie del
lavoro dei pelleg-rini che ne raschiarono la polvere per ingoiarla mista a un
liquido, come l'opera di scalpello e di gradina del marmoraio che tendeva a
(Disegllo d'A/ess o .-I ,o.m,oni, Z agosto 1901)
Fig. IO. - Sepolcro di C,dia Placiclia.
Spaccato clell'arca di sinistra.
diverso scopo. Pel sarcotgo, creduto
di san :Mauro, avremmo inoltre la
testimonianza di Pier Damiano, il
quale racconta: LVo-rmullt' ctiam di-
verstJ valetudinulIl incoJll7llodzlatibus
laborrl11tes, dUIJl vei detritam sepul-
cralis marmoris IIlaturfl11l biberrmt,
ve/.... sani et ZCOtlllCS ad jYropria
sunt reversz' quocunquf! luissent VlJl-
culo ,eg'1'itudillis obit;f{a/z' (I) .
Noi pensiamo che queste due
arche romane, abrase forse e ricoperte
d'una i mpiallacciatu ra allorch fu-
rono destinate a figurare negli altari
quali sepolcri di cospicue e venerate
salme, facessero pi tardi (quando,
cio, rimasero, in tutto o in parte,
nude della caduca scorza marmorea)
pensare aver avuta la loro scheg-
giatura virt risanatrice, e che tale
errore inducesse i devoti a raschiare
il marmo. Quello, ad ogni modo, che
certo, si cne il grattamento di
costoro, parziale, trito, timido, con-
dotto a punta o a lama di coltello
e limitato alle parti pill comode per
loro e vicine, nulla ha a che vedere
on l'opera dell'abile marmoraio, calcolata, regolare, diffusa per tutto e risolu-
tamente compiuta a fatica di scalpello e di gradina.
Nell'arca di Galla Placic\ia, i piccoli solchi disuguali, sottili, lunghi, varia-
mente inclinati o incrocianlisi, risultato palese di limature senza norma, man-
cano del tutto, s che noi non troviamo che i devoti possano a\'erla presa
eli mira. In essa sono solo espliciti il martellato delle parti aggettanti, le
scantonature, la t:01Tispondenza dei solchi, la scabrosit generale, spe,ial-
mente del coperchio, per una migliore coesione delle lastre sovrapposte, e le
tracci e del mastice. D'altra parte, che anche gli altri due sarcofagi siano stati
un giorno ricoperti, noi pensiamo, non solo vedendoli ridotti intenzionalmente
allo stesso stato, ma, rispetto a quello eli Cesena, anche per un altro arg'omento, di
un'evidenza risolutiva. ~ e l l sua l'onte, mentre si sono scalpellate via tutte le
cornici sporgenti perch ostacolavano l'opera di rivestimento, stata invece
(I) Opera olllllia, I (voI. CXLIV clelia Fatrologia del MIGNE), De vita JJfil/tri .Ep., cap. [[,
col. 949 e 940, p. 204. Cfr. L'ipogeo della Basilica del jJ101tte del sec. XI, in I.a /lfad01ma del
ilfonle: bollettino n. 7 (Cesena, O'iugnu 1913), p. IlO.
- 407 -
asciata intatta la lunga iscrizione romana' che non l'ostacolava affatto (fig. 18). E
che tale iscrizione sia 'tata in passato coperta pu arguirsi, non solo dalla perfetta
conservazione, ma dal fatto che, se il sarcofago fu ridotto, come si pensa, a
sepolcro di san :Mauro, non si pot certo, per nessun conto, tol\erare una
pretenziosa iscrizione celebrante una famiglia pagana (I). 'on fu, dunque, ra-
schiata via, perch la si copr.
VJI.
i\Tel trecento, Rainaldo,
alludendo al sarcofago di Gal-
la Placidia, scrisse: L(wtus
Piaade j>er ca7JUI/t insj>i!Jtr
in sedr:'regnli (2); Iwl
quattrocento lo Spreti ripet(\
che il corpo di lei ad//ltt' n'-
,,:(N!rtltlll esse ,;erm"tur (3); Ilei
cinquecento, Gian Pietro Fer-
retti con ferm: [11 qua tln:a
f'rdiosfl Ang'ltstrc lIIemhra quit:-
St.:UIl/ ah Valr;nnmo et l/oNo-
1'l sujcrslibus /ili (ollo({{!a,
ti !qUl: ipsi 7Jldilltus, in .l'olio 1:"1'-
f'arissillo Piad, !;o1lor{ft-
silll a r t!sidd ( 4 ) .
Ci-irolamo Ro,.;,.;i, infine,
racconta che a' suoi giorni e
precisamente il 3 maggio del
IS77 alcuni fanciulli, introdu-
cendo nell'arca un cero ac-
ceso, tanto per curiosare, cac-
ciaron fuoco al legno di ci-
presso che rivestiva l'interno
dell 'a rca, e tu tto arsero: In
us /UI// f0rle settl/d/rulIl, t"e-
ris,ter all,!(llstu 11/ f01"flll/i://, ({fll-
(DiSf'gllo . . l:no/fl'oni, 3 1(01).
Fig-, T r. - Sepolcro di Galla Plncidin.
Spaccato dell'arca di
ddas i/li:inttibus, dU/Il efe iutus di'eidisseut, l tllhltlS r: (ujrcsso, quihzts totUI/l
in/us i-"OltZ/l:stltr srj/tldlrtt!Jt, /lrlllll/u{ statim 11l71aS, (Olt/l1UJqItC trrehuil !JtagJli
s!,aicm lccudii. naqz/(: Jlarct Pedud"e Jfirmzdzt/alli, AMatisj/ts.llt, tii:o /OjSltllt,
quo olm ar(([, operothtl/t tllg"balttr, sublatul1l, r!/ flflua, !,rY./" ,gnmdiora tiia fora-
mm, multa ltUtfl, t:xntus ignis l:sI. .fTtl( OC({fSi01U:, 7!ii (lIllPssil/t(c iilz'us
1Il1ti:ris Prillclj>, qua: ad r:alll dJI1l in .l'dia (uprr:ssi1Zll sr:dse d:I:blr,!ztr, ossa,
ter sti'ttldrrulIl sparsa. Proccra {fu/em I:ran/, d q/ue (rassi/luliw: l'rocaitati re-
Stolldr:rtJ/ll. lnlr:r cdaa, ca/mt IIUt/(mmZ, !,rretO/t,g{l/Il sp//(PrmlZ, ottime (on-
(l) Corpus illscriptol'ltll/ lalillaruJJt, voI. XI, parto r (Be rlino, rS8S), p. Hl, nlllll. 568.
(2) Tractatus cit., 374.
(3) [)e origine et amplilltdille Navelll/rc, loc. rito
(4) Op. el loe. cito
- 408 -
jormatU1fl, sie ut ipsam ctiam statttrttm, JJu,,//nam jltissc, d ad digIlit(ttem 1m/de ap-
posi/am, jak iudicari possit (I).
Dunque, un corpo imbal.amato o mummificato, in quell'arca, fu veramente
visto dal primo ventennio ciel sec. XIV sino al 3 maggio 1577.
Ma noi, a muovere elal 1897 a tutt'oggi, abbiamo in tre edizioni clella
GuidI! di Ravenna (2) e in ;10ve edizioni di una monografia :u quella citt (3),
ossia ben dodici volte stampato essere nostra convinzione che si trattasse d'un
corpo messo l a simulare l'imperatrice, .intorno al secolo XIII, tempo in cui
si falsificarono infinite reliquie (4) e crearono fiabe e leggende. Aggiungevamo
sulla testimonianza del Rossi, celebrante la grandezza delle ossa, due semplici
domande: Si trattava forse di una mummia maschile dissimulata negli ador-
namenti? o ne accrebbe le proporzioni la fantasia che tutto ve.s:leva grandioso
nella stirpe degli antichi imperatori o nelle tradizioni di Roma?
Dopo la bellezza di quindici anni, a un tratto, proprio come, dopo un grosso
acquazzone di :ettembre, balza dai paduli un subitaneo gracidare di rane, e
scoppiano improvvisamente da terra grossi e cinerei funghi, sono sorti il grido
e le crittogame di certa archeologia ravennate che sta appunto tra il regno
animale e il vegetale.
Ma noi non abbiamo nulla da cambiare. Quella mummia, che sarebbe ri-
ma ta intatta per parecchi secoli sotterra, in contatto dell'acqua (S), e poi apparsa
fresca nei suoi indumenti e seduta sulla sua seggiola di cipresso, cosa che ci
sembra urtare, non diciamo COli la critica storica, ch sarebbe troppo, ma col
semplice buon senso.
Ai giorni cii Galla, le salme non servivano ancora per impressionare
persone credule e bigotte, ma erano elevotamente seppellite e gelosamente
sottratte allo sguardo di tutti. e quasi sempre in monumenti e in arche dove
nemmeno era segnato il nome delle persone defunte, s che sarebbe ben
vano cercare nel sacello di Galla Placidia quelle iscrizioni funebri che non si
cercano nel sepolcro di Teodorico e in quasi tutti i sarcofagi ravennati <lei
secoli V e VI.
Invece lo spirito avventuriero delle Crociate e il grande tramesto delle
reliqui e , che ne segu, sono fatti che ben possono spiegare l'apparire della
grande mummia!
(I ) Hist. "'av., 764. A pago Il3 il ROSSI a leva gi scritto: Hihi sepltltallt tradltllt l'taci-
diam, non, Itt moris est, iilceJltem, l/erUIII sedentem in prrcctara selta: Ilitemadmodlllll pturimi se
l/idisse a/firmilllt : 1U1IIt iII parte sepltlcri posteriore, forallten aderat, 11U'J!l IUmc g:ypso obstnt.-
ctUIIl est , p. 764. - Cfr. Jl1t.zteriati per ta cOlltutazione det/a Storia l'alria, mss. Spreti nella
Clas,;ense, Sco ;\[01>. 3
u
Ord. 7, Lett. E!; Compendio storico detla citt di N'Wellltll. Cronaca dal
640 al 1785, ms. nella Cla,.;sense, 83, no, p. 45. Il P"S'll.l="1 (Ll!stri 1'lW., IiI>. XIII, pp. 28-29)
mette l'incenclio al 1567, e PI{DW UCCELJ.INI (Dizionario storico di Ral!eltltil - Ravenna, 1855 -
p. 190) al 1575, entrambi erroneamente.
(2) (Bologna, 1897, 1900 e 1907).
(3) (Bergamo, r899, 190:), 1902, 1903, 195, 1905, T9 :)7, 19:J '} c (912).
(4) Gli stessi scrittori ecclesiastici raccontano, MI esempio, come il ei 1356 si scoperse a
Firenze che l'osso d'un llrrtccio di santa Reparata altro IlOIl era che un pezzo di legno
rivestito di gesso . E il fals o era stato fatto in un monastero di Teano! AR="AI..DO COCCHI,
Degli anticlti reliquiar; di S. llfaria del Fiore e di S. CJl'altlli di Firellze (Fire nze, 19(3),
pp. 33-34
(5) Ricordiamo che l'acqua aveva inondata l'arca di san Massimiano, e le parole, relative
al corpo di san Sergio, jmll/ere SOlttlllS malie/ado tltlltltto ecc.
VIll.
Ri$petto al contenuto delle arche minori del sepolcro di (Talla Placidia,
il Fiandrini ha il passo seguente: Alli 4 di maggio (ciel 1738) dalli Monaci cii
S. Vitale colle opportune facolt, furono visitate le due arche laterali esistenti
nell'Oratorio eli Galla Placidia, coll'assistenza cle' figli di Gio. Tuschini sta-
tuario, a porte chiuse, e senza l'intervento di altra persona "ecolare. Alzato il
coperchio cii quella che s ta a sini stra del-
l'altare entrando, e fatta diligente osser
vazione, non si in essa ritrovato che
due teste intiere, con qualche dente ancora,
e le O$sa involt e tra nero e molle fang'o
dell'altezza di tre dita incirca. Nell'altra
non si osservato che una testa ed il
cranio di un'altra, che indica per quanto
si pot distinguere, essere una donna,
e l'ossa di tibie, femori ed altl-e pi pic-
cole stavano mezze coperte d'un' acqua
chiara dell'altezza di due dita, senza ve-
dersi fango o altl"O che le pure ossa.
Fatta la visita e lasciato in detti avelli
ogni cosa come stava, furono ricoperte
di nuovo con tutta la diligenza come
prima (I).
II 2 agosto 190 J riguardammo l'in-
terno dell'arca di sinistra (fig. IO) e il
giorno seguente quello cieli 'arca cii destra
(fig. I I); e cI'entrambi facemmo trarre il
disegno, in forma di spaccato. Il Fian-
c!t-ini era stato esattissimo.
Nell'urna maggiore noi avevamo gi
guardato il 12 giugno 1899 e presa questa
nota: Pochi frammenti d'ossa consu-
mate e una scatola cranica, polvere, fango,
qualche pezzetto di legno (cipresso?) bru-
ciato e pezzetti cii chiodi ossidati, fram-
menti forse della sedia di cipresso, su cui
stette la mummia si no al 1577. Dell'in-
(Disegno di C. Ricci).
Fig. 12. - Sepolcro di Galla Placidia.
Fondame nta cieli 'arca cii sinistra.
cendio d'allora oltre i pezzi di legno bruciato sono prova la lieve affumica-
tura generale e le chi azze pi dense nell'interno del coperchio. Inoltre vi ho
visto qualche $caglia di ma rmo (greco, africanone ecc.), calcinacci e schegge
di mattoni p enetratevi quando rincalzarono il coperchio. Il foro per cui si guar-
dava dentro, quasi rotondo e del diametro di circa 20 centimetri. L'ho fatto
turare con un pezzo di greco che internamente porta la data 1899 .
Fatto uno scavo nel pavimento intorno alle arche, potemmo vedere ch'esse
sono sostenute ai lati eia due piloni, prossimi e paralleli ai lati corti delle
arche ste$se, ciascuno in mura tura, e con la base, gi dal pavimento odierno,
70 centimetri (fig. 12).
( I) Annali raveJlnati cit. , Il [, p. 78.
- 410-
Tale muratura era ritenersi eseguita il 1,';4, al tempo cio in cui
rialzandosi tutto il piano della chiesa cii S, Vitale e cl ell e sue adiacenze, si rese
pure necessari o il rialzamento di quello del mausoleo. lnfatti la fattura del pavi-
mento marmoreo della met circa del sec. XVI.
Qui inoltre ci occorre parlare di due minori arche che sino al 191 si
videro dentro al mausoleo incast rate nei muri laterali e che ora si trovano
nel prato di S. Vitale. Sono due cii quei sarcofagi, umili di materia e rozzi eli
(Fot, Cart(l ,
Fig, 13. - Sarcofago gi nel sepolcro di Galla Placidia, levato nel I 90 l.
lavoro, che servivano appunto come da cassa, per chi veniva sepolto sotterra
(figg. 13 e I
Si riteneva generalmente che tali due casse di macigno fossero state collo-
cate dentro al sacello abbastanza modernamente, forse nel sec. XVIII, anche
perch erano mal disposte, con iscambio dei rispettivi coperchi. Invece si trova
notizia clelia loro presenza in quel luogo da qualche secolo, e sono indicate
come cose appartenute ad esso e a persone della Corte bizantina: niente
meno che al 11utritore et a la noclrice dei figliuoli di detta Reina! (I). La
insussistenza completa della notizia non elimina l'opportunit, se n011 d'inter-
na rl e nuovamente, d'accostarle almeno al mausol eo, non essendo escluso che
esse vi siano state rinvenute dentro vicino.
(I) AL.BERT!, f)esC1-itlione di tu.tta t'Italia, scritLa prima del 1537 (Venezia, 159
6
),
c. 302 v.; G. P. FERRETTI, 0/). cit.; ROSSI, Hist. NaZl., II3; TOMAI, Hist. di Na1l., pp. 26-27;
F AIlRI, Sagre memorie, p. 292, e via via (sino ai nostri giorni); GASPARE RIDlWFI, Guida di
Ra1leH1Ia (Ravenna, ril77), p. 54; SILVIO BUSMANTI, Guida breve per NaZienua (Ravenna, 1883),
p. II8 ecc. VINCENZO CARRARI, nella Storia di RomagNa ms. nella Biblioteca Classense di Ravenna,
scrive al 455: Sehbe n vogliano che siano di due nudrici, stimo io che siano dei corpi delle
tg-liuole ciel suddetto V;tlentiniaIlO !!
- 411
Anche di queste i monaci fecero la ricognizione, e il Fiandrini racconta:
Alli 24 (del gennaio 1754) furono aperte le due urne di marmo poste late-
ralmente alla porta dell'orto ciel monastero di S. Vitale, col tagliare i muri;
nella prima a mano destra si trovarono l'ossa di un sol cadavere, e nell'a'\tra
a mano sinistra le ossa eli cinque cadaveri, senza verun contrassegno di chi ts-
sero (1 ).
IX.
L'Agnello scrive che le transenne intorno all'altare dei Santi Nazario e
Celso, un giorno eli bronzo, erano a' suoi tempi eli marmo: est Galla
( Fol. CmIi) .
Fig. 14. - Sarcufagu giil ilei sepulcro cii Galla Placidia, levato ilei IgOr.
Pladz /.n JJlO1Ulstl!rio Sallcli Nazar, ut alztl1l IImlN mdc altariulIl, in/ra t:ant:ellos,
qui/ueru1tt aerei, qui nUlle laPid esse viddur (2 ).
In origine e al tempo cieli' \.gnello. e sino all'introduzione dei sarcofagi,
ove fu l'altare Non eli fronte all' ingresso, ml nella nicchia di sinistra .
.Indizi gravissimi di ci ci parvero tre. ]1 pi ede lungo della croce musiva,
che si vede nel mezzo della cupola, rivolto da quella parte e non insiste
sull'asse del mausoleo come, seguendo l'architettura, dovrebbe (3); le figure degli
apostoli Pietro e F aolo, collocate sempre ai fianchi del H ...edentore o della
sedia crucigera o degli a1.tari, si veggono nel musaico da quel lato, e non cii
fronte; finalmente sotterra, proprio all'ingres;;o cii detta nicchia abbiamo trovati
avanzi di un muricciolo (mancante altrove), col sommo a quasi trenta centimetri
(I) Annali ,-ave/mali, 11[, p. 86; SA t'TE GIIIGI, Il II11l11so1eo di (;II11a Plllcidill t NIlVelllla
(Bergamo, [gru), p. 45.
(2) Op. t."it., p. 307.
(3) AL. FERDINA:-IO VON QUAST, Vie alt-cl!ristlidwlt Ball1uerke 1l0/l Nalle1lltn (Berlino,
r842), p. r2.
- 41 2
sotto il pi ano at tua le, che for se dovette reggere le transenn e ricorda te dal-
l'Ag.nell o (fi g . I.'i ). E si agg iung a che dell'orientamento lalt:rate del mausoleo si
dovette tene r cont o, se s i d iede all a pi a nta di questo (fi g . 16) la singola re incli-
nazi one che og'g i si va scoprendo p er altri mo numenti ( I).
Dispost e le a rche nel sacell o, l'alta re qua ntunque portat o nel mezzo, do-
vette rima nere o ri cntat o per molto tempo a ncora ; ma poi, rallcntatasi ovunque
p er rag io ni di t opografi a quell' osser vanza , anch e l'alta re del mausoleo ci i
Galla Placidia fin per esser messo sull' asse dell' edifi cio, dove rimase sino al
1898, come veli re mo.
. .. - . - . - -x- ... 1. 51 _. - . - .)(. 0. 53 -)
Fig. 15. - Sepolcro di Galla Pl acidia. - Pianta della IIicchi a a sini stra.
Tali osservazi oni avevamo g i fa tte con l' esame dirett o del monumento,
quando leggemll10 le parole eli lii ovanni Pi et ro Ferre tti con le quali di ce che l' a ra
stava, secondo l' a ntico rit o, rivolta al nascent e sole. E agg iunge che a' suoi
t empi e ra ne l mezzo del sacell o. Consi s teva in ulla lastra di po rndo, lunga
q uattro palmi e larg' a due, sorretta da qua ttro col onne alte due pi edi , cinta di
marmo lavo rato. Tutt'ins ieme s i eleva va p er due cubiti . T\ I a nca va no, p er, le
tran senne che un a volta l' aveva no fe li cemente circondata. Slabal art! ritu ve-
lustiss/to ad Or:ntclII soLem Lap: l'or quatuor l'a!/llo/"ltlll t:duda 1'1'01'-
SU/Il (cqltttlitate, 1/(: du1t1lt ex ad7.lt:rso, quatuor co/uI/m biPedaliblts i llsignitlt ope-
rosissilllo IItlll'/Il 0rtl (,irUllltspl'da tam (e/erm' fJuam stu:ra IlOlIltis. Q l lcC nUllI-" in
medio s{{l-"rar a nn"tur , non t a l/l CIl ltt otill! cinta /oe!itcr, prolllu:tque pau/o I/ItuS
dup/a cubitali //tensura (2).
Ch e L' alta re cos desc ritto el al F erretti fosse sempre quello che aveva ve-
duto l' Agnell o da ritenere. Per non sappiamo se altre tras fo rmazi oni segui s-
sero a ci che il Ferretti vide. L' Alberti, il Toma i, Se rstfino P aso lini ed altri
SI limita no a ri corda re Ull alt are, sellza descriverlo.
E ccoci cos al I o6.
I n anti co l' alt a re della chi esa di S . Vit ale e ra fo rmat o da lill a lastra fa mo-
si ssima di alabastro, sorretta da cinque colonn ett e di verde a nti co e da tre
( I ) C ABROL e LEC1.ERCQ, OictiO/lllaire d 'arclu!olo/(ie d l1'itiell/le et de fa se. XXVIII
(Pa ri g i, 19 12) ; col. q 09-1413, alla pa rola Clllmr.
(2) Galla: Plllcidi(c "' /II/:tlsl c "ila, cit.
;'3 - Boli. d'.1 ,Ie.
- -- -. - - -
-. - . -- --. -
- -. -- -- - -
.s-
I
E----r-
0
I
r

Fig. 16. - Pianta del di Galla Placidia.

(Disegno di Gaeta" .. Ferri).
- - 414 -
plutei pure (l'alabastro. Ebbene: tali plutei prima del 1433 (I) vennero levati
dal loro posto e con essi fu formato l'altare che rimase nella s teso a chiesa, nel
presunto luogo di martiri o del santo titolare, sino a quando Giovanni Toschini
ricevette l'incarico di fare un nuovo e macchinoso altare del santo (2).
Messo cos, nell'anno 1700, fuor d'uso, l'altarino di S. Vitale dai tre plutei
d'alabastro, fu portato nel mausoleo di Galla Placiclia e :ostituito al precedente.
II Fiandrini sc rive : Il prezi so altare d'alabastro che si vede, era prima
nella chiesa cii S. Vitale (3). Dopo di lui Francesco Beltrami (4) e Antonio
Tarlazzi (5) clnno la s tessa notizia sbagliando solo sulla designazione del posto
clove prima si trovava; pel-occh indicavano il presbiteri o, anzich ilnicchione
ciel santo.
Il Beltrami aggiunge che il trasporto avvenne al principio del sec. XVIII;
e noi possiamo precisare l'anno, trovando nell'ottobre ciel 1706 reg'istrati tre
scudi a Domenico Toschini, fratello del ricordato Giovanni, per comporre, nel
mausoleo di Galla Placidia, il nuovo altare (6). Finalmente nel 189 i tre plutei cii
alabastro furono da noi levati e rimessi a posto nella ricomposizione dell'altar
maggiore cii S. Vitale.
Il Toschini aveva messo insie me il nuovo altare del mausoleo, formando un
piano, alto un solo scalino da terra; su questo mettendo verticalmente i tre
alabastri e ricoprendoli d'una grossa men:a di legno in cui era incastrata la
pietra sacra e sovrapposto un gTatiino di marmo, per la croce, i candelieri e le
tabelle, una delle quali conteneva un pezzo di pergamena con la stori a eli Galla
Placiclia (fig. 17 ) (7). Nell' interno dell'altare, aveva poi, con senno, piantato
quattro colonnette eli rosso veronese, perch la mensa, con tutto ci che le stava
sopra, non gravasse sui fragili alahastri sino il spezzarli.
X.
Tommaso Tornai scrive: Vicino a eletto tempio (S. Vitale) vi una piccola
chiesa dedicata a Santo Gervasio et Protasio martiri, et figliuoli eli Santo Vitale,
che tutta lavorata alla musaica, di figure bellissime, le quali misteriosa-
mente si guardano l'una e l'altra accennando con le mani, dove gi era sepolto
un gran thesoro, che da uno che conversava in detto monasteri o, fu trovato,
e levato di quel luogo, e portato via, ove non fu piil veduto d'alcuno; vero
che nel partire, ch'egli fece non havendo commodit di levar tutto il thesoro,
(I ) TRAVERSARI, 1681), p. 50.
(2) Arch. Stor. Rav., S. Vitate, val. 600, C. 107 verso. Cfr. C. RICCI, L'allar maggiore e
t'aU,we de! santo in S. Vitate nella Feli:t' Rm'C!ma, fasc. II (Ravenna, 1913).
(3) Atmati Ravemtati, III, 137.
(4) It j01-cstiere istruito, ecc., 154
(5) jVIcmorie sacre, p. 375.
(6) Arch. Stor. Rav., S. Vitale, 1121, C. 32. Pagati scudi 3 a Dom. Toschini scarpellino
Slia concordata mercede per haver fatt o l'altare nuovo, e sua scalinata nella chiesa di S. Na-
zaro e Celso detta di Galla Placidia,.. Lo scalino era fatto di pezzi di tavabo d'arenaria umi-
lissima. L'UCCEI,LINI (Dizionario cii., pago 322) sbaglia dicendo quest 'altare costrutto nel 1774!
(7) Arch. Stor. Rav., S. Vitate, 1121, C. 32. Tavoletta e sua iscrizione con fiorami e l'istoria
di Galla Placidia . novembre del 1739 si dava notizia dell'oYJUlJJleuto di due cartelle della
descrizione di detta chiesetta 1>. Arch. Storo Rav., S. Vitale, 1131, c.251. SERAVINO BA ROZZI e
LEOl\'ARDO ORIOLl presero la mensa di legno per lIna quarta lastra d'alahastro. BAROZZI,
Pianta c spaccato della celebre cltiesll di S. Vitale di Ravenna (Bologna, 1782), p. 8; ORIOLI,
Descrizione storica di Ravenna (Ravenna, 1831 ) , p. 9
gli venne lasciato alcune piastre d'oro di valore di quattro scucii l'una, che fu-
rono poi tutte ritrovate da :Monaci cii detto "Monastero, quali parimenti ritro-
varono nello stesso luogo un'arca di marmo, chiusa, et di assai buona grandezza,
la quale per havere il coperchio molto grave, colui che haveva tolto il thesoro,
da s stesso non puot scuoprire: onde essi poi, chiamati alcuni horto.lani et
circonvicini, la fecero aprire, et la ritrovorono piena di molte cassette cl'ala-
( Foi . Ricci).
Fig-. 17. - Sepolcro di Galla Placidia. - Altare d'al<ll>astro
statovi dal I706 al IS9S.
bastro, et altre di argento, con li loro coperchi, alcune intagliate, et altre sem-
plici, alcune di longhezza di un braccio, altre cii mezo, et alcune di due palmi,
che furono tutte aperte, et ritrovate piene di santissime reliqu" e, accompagnate,
con molte pietre preziose et gioie cii non poco valore: et di queste cassette,
se ne ritrovano anco oggic\ nel Monasterio di S. Vitale in diversi luoghi come
anco l'arca grande con queste lettere segnate H' M' E' L' S' H' N' S' che
non vogliono altro significare se non que-'to, cio: j-{ol; i l1"otlulIlcnlutlt ctlocum
scjmlcl'i hel'cdi non st:qu'lmtul'. Questa con molte altre cose degne, mi furono mo-
strate dal Reverendo Paclre Don Vitale Ferrari da Verona, profe.-so di questo
Monastero, huomo di varie et belle lettere, et molto intendente dell'antiche et
moderne historie. Simigliantemente si trovano molte delle sudette Reliquie nel
- ,\1 6 -
prefato Monastero, per CalI.-'a delle quali il giorno degl'lnnocenti si fa una so-
lenni ssima festa, clove concorre tutta la nostra Citt. Ma, per ritornare al ra-
gionamento nostJ<O, dico, che subito che si scopersero dette Cassette, quelli che
videro tanto splendore, di tante preziose pietre, restando ammirati cominciorno
a gridare tllt;soro, tlulsoro, dove in un momento si sparse velocissima piil d'ogni
altra cosa, per tutta la Citt, et in altre questa gran nova fu portata alli ma-
gnifici et Signori Rettori di essa, quali venuti senza punto indugiare a
luoco, secondo il solitorcostume et modo de Principi, posero le mani sopra
detto thesoro, et, tdlttene fuori tutte le pietre preziose, le mandorno 'all'Illu-
stri 'sima Signoria a Venetia, delle quali secondo c'hanno detto alcuni, quelli
Signori ornorono eli quelle pietre la Pala di San Marco, et anco buona parte
di quelle piil belle et rare riposero nel loro thesoro, che sogliono mostrare al
Popolo, la vigilia dell' \.ssensione del Signor nostro et anco il giorno di San Marco.
Havenclo per lasciato quelli Signori alla Reverenda Abatia di San Vitale, come
patrona ciel detto oratorio, tutte quelle reliquie de Santi, che ivi ritrovorno, in-
sieme con alcuni vasetti d'argento et anco alquante pietre belle, delle quali,
que' Reverendi Monaci fecero fare una bella Mitra, nella quale posero tutte
quelle pietre preciose per ornamento, la quale anco hoggid tenuta delle belle
et rare cose che sia nella nostra Citt (1) .
Non sappiamo se tale racconto corrisponda in tutto al vero. Forse in esso
trascorso un po' di e di quell'esaltazione che accompagna sempre
simili rinvenirnenti; ma i particolari sono troppo precisi e i richiami a persone
troppo espliciti, perch intorno alla sua sostanza sia da dubitare. E rispetto 'al
tempo, sia per gli accenni a informazioni dirette (ci che dimostra il allora
abbastanza recente), sia perch i Rettori cii Ravenna mandarono tutte le pietre
preziose all'illustrissima Signoria a Venetia , noi pensiamo che debba riferirsi
agli anni 1.')27-1530, nei quali Ravenna fu di nuovo sotto il dominio di Venezia.
Nel tesoro di S. Marco si trovano tuttora alcuni vasi d'alabastro e vasetti
d'agata e d'onice che potrebbero anche derivare da quella scoperta, ma il Tomai
precisa che le cose piil rare inviate l furono pietre preziose, le quali in gran
parte servirono ad ornare la Pala di S. :Marco. Questa, in effetto, t empestata
di gemme e con molte lacune in passato elI ora, fu a diverse riprese ristaurata, e
arricchita, al quale scopo la Signoria Veneziana faceva come incetta, avendo
ridotto il suo Tesoro a qualcosa eli simile a Ull di Piet. E non senza
importanza per noi apprendere dalle iscrizioni, appese alle pareti del luogo dove
custodito il Tesoro, il ricordo di lavori <li riattamento e di riordinamento di
tutto, l'atti sotto il dogato di Andrea Gritti, precisamente nel 1530 (2).
N ci mancano notizie delle pietre preziose c dei cammei antichi che fre-
giavano la mitra, ricordata dal Tomai, e altre tre, pur cii San Vitale, durate
sino ai moti della rivoluzione francese, nel qual tempo quello che non fu portato
via dai rivoluzionari, fu portato via dai monaci!
Il Padre Paolo Maria Paciaudi, nel 1749, scriveva: E':xstaut in Sacrario
S. Vas mz'trae aquot gellllltis all#qu 01'IW1(c, quas soknt paullo allentfs
crmtelltplfll'i, qui iter IUlbentes 7.!c/era I/lOmllllentrr lustrare ddedantul' . Gel/lllla.l'
OllZlleS describere -nec est opus, 1UX vacal. Ullal/l tmzlul!lodo -j>roderit sub nsj>ect?tll!
(l) Hist. di Rav., pp. 23-26.
(2) ANTONIO PASINI, 11 tesoro di S. j)1arco ili VeJ/e:::ia (Venezia, 1887), pp. IO. II e 141.
- 417 -
subiiccrc et f!xplir:arc ; e questa (fig. I 9) era il cammeo rappresentante una mano
e un motto greco esprimente JVfemento mei (I).
Appena dieci anni dopo G-iuseppe G-arampi soggiullgeva: Alcuni cammei
ho osservati in una antica mitra del monastero di S. Vitale eli Ravenna (2) .
E con maggiori particolari Francesco Bel trami, ristampando nel 179 I il. suo
j'rcserc truo, ricordava ancora nella sagrestia di San Vitale, fra gli altri
arredi, quella magnifica mitra col fondo rosso e ricami c1'oro: Essa antica,
aggiungeva, ecI forse quella di cui fa menzione il Tomai ... Vedesi fornita
di diciotto cammei antichi, fra i quali si distinguono un Ercole colle spoglie
del leone in agata orientale assai diafana, e un Feho su di un cocchio tirato
da quattro cavalli, due rossi e due bianchi. Sono per degni di osservazione
Fig. IS. - Cesena, Madonna del \'1onte. - Sarcofag-o creduto cii san Mauro.
anche gli altri, esprimenti diverse figure d'uomini e eli animali molto pre-
gevoli. La stessa mitra guernita eli sedici altre pietre parte incise e parte
brillantate. (3)
:Ma, come abbiam visto, altre gemme antiche, derivate certo dallo stesso
tesoro, erano state messe in altre tre mitre. Cos infatti scrive lo stesso Beltrami:
La prima che (\ cii tela d'argento ha dieci pietre grandi di lapislazzolo incise
cii teste e figure; cinque pietre minori con plasmi di smeraldo; un opalo in
mezzo da ogni parte, e il rimanente clelle gemme, sino al numero eli sessanta
comprese le indicate, sono corniole, agate, diaspri e amatiste, tutte figurate (4).
La seconda mitra di tela d'oro e va aclorna con due occhi di gatta orientali,
cIi un vago cammeo in nccolo nel mezzo della parte davanti e di altri cammei
e corniole al numero eli venti, parte antiche e parte moderne. La terza mitra,
che parimente di tel a d'oro, ha otto cammei in nccolo orientale, nove cor-
niol e ed altre nove gemme non incise. . ~ )
( I ) IJe ve/eri Cltristi Crltcij'i Sil{no e/ antiquis Cr/lcill/ls qltrc Navenllre sltnt, nelle Symbolrc
litterarire di ANTON FIU)/CESCO G ) RI , \'01. III (Firenze, 1749), p. 240.
(2) fLlust ra.=iolle di 1111 antico sigillo della GIl1:lagnana (Roma, 1759), p. 85, n. r.
(3) Op. cit., pp. 128-129. - : el libro T907 (c. 27 rectu) dell'Archivio cii S. Vitale, ora nel-
l'Arch. Stor. Ra\'., ~ i tro\'a ricordo d'una spesa, fatta nel gennaio 1635: in annelino e seta
carlllesina pe r accolllodare la mitra preziosa .
(4) :\lei libro, g-iil citato, dell'Arch. di S. Vitale (a c. 127 , 'erso) si ha ricordo, al marzo ciel
r657, di lilla spesa sostelluta dal :VIonastero per il ricamo cl elia mitra I>iancn prezi osa e
\( per pietre e legatura d'arge nto " ag-g-illnte dall'orefice.
(5) Op. cit., p. 121'\.
Appena sei anni dopo tutto spariva; ma intanto il ricordo del tesoro rin-
venuto richiama la nostra mente all'uso antico cii seppellire le persone cospicue
con le loro cose piil preziose e rafforza la tradizione, per non dire il fatto,
esser quel monumento un sepolcro imperiale.
CORHADO RICCI.
Fig. 19.

IL SEPOLCRO DI GALLA PLACIDIA IN RAVENNA.
PARTE. II.
La Reggia - Le salme.
J.
A parte di Ravenna che si estende tra i prati di
San Vitale (I) e la chiesa delle Cappuccine - presso
all'odierna 'l'ia Traversari, e pil\ specialmente dove
questa s 'incontra con via Pietro Alt'gltieri e vz
Galla Pladdia - la parte clove sorse la Reggia di
Onorio, cii Placidia e di Valentiniano lIl.
In essa furono il sacro Palazzo, il mausoleo
imperiale, la Zecca, le chiese di Santa Croce. di San
Zaccaria e di S. Giovanni Battista cletta pure eli San
Barbaziano.
Vi si trovarono poi anche la chiesa dedicata a
S. Apollillare (oggi delle Cappuccine) eletta Santa
Apollinare in Vec\o; e, nelle mura d'Onorio e di Valentiniallo, la posterula
d'Ovilione e la Porta Tegllriense o di S. Vitale (2). E diversi altri monu-
menti vi sorsero ancora tra il secolo V e l'VIII, che non occorre qui ricor-
dare, non foss'altro per opporsi al pericolo di troppo lunghe digressioni topo-
grafiche e al fascino di ricostruire la citt sia pure mentalmente!
( r) L' are:1 dei prati, oggi della Caserma di S. Vitale, era per la maggiur parte fuori dalla cinta
romana, e furon Onorio e Valentiniano III quelli che l'inclusero ampliando la citt. Vedi C. RICCI,
l,a Porta del Pala:::zo e la Tm-re Alidosia t R,welUta (Ravenna, 1885), pp. 4-6.
(2) Piil tardi, nello stesso tratto delle mura s'ebhero ancora le torri Umbratica (fig. 20, F)
e Pomposia (7). Non troviamo documenti che ricordino la torre Pomposia (oggi Polveriera eli San
Vitale) prima del 1337 (FANTUZZ1, ilIo"" !(av., I, P.373). La torre Umbratica invece mento-
vata sin dal 1012 (FANTUZZI, Op. cit., Il, p. 305).
,,;, - Boli. d'.4 rll'.

r - 430 -
Diversi storici antichi ricordano semplicemente il Palazzo Imperiale,
senza allusione alcuna al luogo dove sorgeva; ma poi il Concoreggio assevera
che Placiclia costru la chiesa di S. Croce iuxta Izabitation()tJt suam (I ) ; e
preziose, pi remote testimonianze, vengono a confermarlo.
L'ubicazione della chiesa di S. Apollinare in Vec\o per noi un caposaldo.
Gi dall' Agnello aQprendiamo replicatamente che non lungi da essa, nelle mura,
si apriva la posterula d'Ovilione, cosa confermata da documenti del I 169,
1262 ecc. (2). Ma dalle parole dell'Agnello risulta pure che il luogo contiguo
si chiamava .iV/oneta pubblica con evidente allusione alla Zecca; e lV/onetam veterem
ricorda egli stesso, vicina cos a S. Croce come a S. Apollinare in Vec\o. I
passi dell'Agnello, preziosi al caso nostro, sono questi: [R(::paratus] de lV/ona-
sterz'o Saneti Apolenaris quaesitus est, It; .Raveuna non lonct:e a pusterula Ovilioms
Z loeo qui vocalur- JIoneta publ:a (3 ) e [Gratiosus] ex J]'101J.aslerio abba juit,
quod esi ju1tfialum non mgl:: ab ecclesia sant:!fW redemptriczS Lrucis ad Jl10netam
veterelll (4). Dunque la Zecca imperiale, chiamata verchia al tempo del-
l'Agnello, si trovava nei press i della posterula d'Ovilione, tra S. Apollinare in
Vec\o e S. Croce, sull'angolo circa delle odierne vie Pielro A;gftieri e Pier
Traversari.
Torniamo al Palazzo. In un papiro ravennate del :) 7 2 il notaio Giovanni
si sottosegna .;. FI. Ioftann ForX ftu,fus sp!lldedissi1/lfllJ Vrbi.l Rfl7Jettnat ftabens
statioucm ad LV/onam aUTt, in port;ultt sacri Palati scriptor hujus instrumenti
comPltrll1' (5). Dunque non solo resta confermata la notizia che il Concoreggio
dava sul principio del sec. XIV, d e l l e s s ~ r e il palazzo prossimo e, piit che pros-
simo, contiguo il S. Croce, ma si ha pure il particolare che il Palazzo aveva
il portico.
vero che altri ha pensato che il Palazzo sorgesse piuttosto vicino allo
odierno S. Giovanni Battista, ma per un equivoco presto dissipato. Pietro de'
::\fatali, fi orito sulla met del sec. XIV, aveva scritto che san Barbaziano juxta
Paiatitllll aedij:mili .Adesiallt S. Iollarmi.\' Baptista". Da queste parole mosse
quindi, con tutta probabilit, l'affermazione del Rossi che Galla Piacidia fece
edificare eia Baduario l'attuale S. Giovanni Battista jl/x/a DO!1lum SUfl1Jt (6) e
mossero le altre cii altri scrittori che collocarono il Palazzo presso la stessa
chiesa e questa dissero costrutta da Placidia! (7).
Ma la storia parla ben diversamente. L'attuale S. Giovanni fu edificato da
un Baduario profugo della Venezia; quello, invece, costruito da Placidia per
(I) Traetatus. p. 574:
(2) FANTUZZI, ir!oll. NIW., II, pp. 139 e 216.
(3) Lio. POllt., p. 353
(4) Op. cit., p. 383.
(5) GAETANO MARINI, I paPiri diplomatici (Roma, 1805), p. 185. Cfr. TESEO DAL CORNO,
Ravenna dominante, pp. I 10,245-247, e ANT. ZIRARDINI, Antichi edifizi p?-o.fa1li di Ravenna (Faellza,
1762), p. 73
(6) Hist. Rav., p. 103; PIETRO DE' NATALI, Catalogus sallctor1l11l (Lione, 1545), c. 18 verso.
Sul Natali vedi GERARDO GIOV. VOSSIO, I)e historicis latillis (Leida, 1651), p. 600, e ApOSTOLO
ZENO, Dissertazioni Vossiane (Venezia, 1753), II, pp. 31-43.
(7) ANTONIO TARLAZZI (Meuwrie Sacre, pp. 239-242), che chiari l'etluivoco, raccollta:
Credevasi posto in vicinanza a questa chiesa (l'attuale S. Giovanni Battista) il palazzo di
Galla Placidia, onde venne desiderio in alcuni di tentare scavi, che fatti nel 1821 scopersero a
poca profondit frammenti di mllsaico antico, iscrizioni mutilate ed orme di camere credute di
quei tempi, onde vieppi rest confermata l'opinione che l'imperiale palazzo fosse in questi c1in-
- 43 1 -
san Barbaziano fu un aLtro e fu precisamente prossimo al Palazzo e prossimo a
S. Croce; anzi, avendo poi raccolta la salma del santo, fu detto egualmente
S. Giovanni Battista e S. Barbaziano.
L'Agnello non lascia possibile dubbio ,;ulla ubicazione d'e,;so (vedendolo
egli a' suoi giorni) quando lo dice non long(: ad posterulaJ)t 07Jtonis (I). E
ben altri documenti si hanno in In due rogiti del 957 (2) la chiesa
SallctiJohannz's qui d Barbatmz' vocatur indicata, ad un tempo, presso S. Vitale,
Porta Teguriense, S. Stefano Maggiore e il monastero di S. Zaccaria, il quale
com' noto sorgeva in vicinanza eli S. Croce (3 \. Cos un postil1atore del-
Fig. 20. A-A. Zona del Palazzo Imperiale.
B. Zecca.
C. Luogo approssimalivo di S. Zaccaria.
D. ' di S. Giov. Batt . e Bar-
badano.
E. di S. Stefano Maggiore.
F. Torre Umbratica.
G. PustHula d'Ovilione.
H. Pona Teguriense o di S. Vitale.
l. S. Vilale.
2. S. Maria N[aggiol"e.
B. S. Croce .
Mausoleo di Galla Placidia .
5. S. Apollinare in Veclo o chiesa delle
Cappuccine.
6. Madonna delle Mura.
7. TOlTe Pomposi a.
l'Agnell o levava eia un is trume nto pubblico del 1296 le paroLe : Ecdesiam
sandi Barbatt'rm/, (Fie est non longr: il l1lonastcrio d ecciesia .l'aneti Lad/tlrie (4).
torni. Ma essendo oggi dimostrato .... che e ra altrove, contentaronsi ,dc llni di dire, che qui erano
le camere forse ad uso di terme per la fami glia imperiale! . In un;l casupola appartenente
all'fstituto Ghise lli (via l'idro Alighieri, Il. 34) appena entrati si veggono ancura Ilel pavi-
me nto molti framme nti di marmi diversi e di tessere l1lusive, prodotto di quello scavo. Un'iscri-
zione, incisa allora, dice che sono ava nzi ciel ' Palazzo di Galla Placidia 11 Per l'altro palazzo che
Valentiniano costrui ad Laureta, forse ne l slIuurl>io cii Ravenna, vedi A ZIRARDINI, Edifici
profani di l?avelUlIZ, pp. 73-78.
( I ) Ub. pont., p. 3I 3.
( 2 ) PLACIDO FEDERICI, Renon Pomposianarum Hisloria, I ( 1<0 111:1, 1781), pp. 404-4 IO. Veeli
anche FANT U/,ZI, 1Jlol/.. l?aZl., I, p. J42 e H, p. 31. Il FEDERICI, alle pp. 4-44, pubblica altri
docume nti relativi alla stessa chiesa che nel 1255 era affidata al rettore del vicino S. Apollinare
in Vedo. Cfr. FANTUZZI, V, p. 170.
(3) A GNELLO, Op. cii., p. 35; FABRI, jJfemorie Sacre, p. 389.
(4) Lib. POllt., p. 32 7.
- 43 2
Il.
Ora i lettori vedranno quanta importanza abbiano, nel caso nostro, tali
incrollabili risultanze topografiche.
Il sacro Palazzo era dunque prossimo a S. ,Croce. La preposizione juxta
vale anzi anche per contig'uo. Ecco infatti l'Agnello narrarci che Galla Placiclia,
che aveva costruita S. Croce, vi fece collocare quattro candelabri marmorei, i cui
ceri s'accendevano quand'ella nottetempo v'andava a lungamente pregare. Questa
un'altra prova clelia contiguit del Palazzo e la prova indiretta che S. Croce era
la chiesa palatina. L'Agnello ripete due volte che fu Placidia a farla edificare
con ricchezza di marmi, di musaici, di stucchi clorati (giPsea metalla seulpta).
Fig. 21. - Santa Croce e il mausoleo di Galla Placidia, dal sec. V al r602
(ricostruzione grafica di C. Ricci).
Riferiremo pi avanti integralmente il prezioso passo dello storico. Intanto,
aggiungiamo sulla fede del Concoreggio che la chiesa possedeva uno splendido
altare d'alabastro. Egli sCl'ive: Lonstruxt't ... Ravenna: juxta habitationem suam
Eedesmt in lzononmt sanctat: Cruc Domini, a qua Imbet et nome1/. et forma1Jt,
in atlus Altari est laPis ex alabastro permlidzts . E soggiunge: In ipsa Eec/esia
sta:J2S, orationt'bus v{lcabat protixzifs (I).
Guardiamo ora la storia dei due sacelli (monasteria) vicini alla stessa S. Croce
ossia quello di S. Zaccaria e quello dei Ss. Giovanni Battista e Barbaziano.
A costruire il primo fu Singleida o Singledia nipote (forse da parte di Co-
stanzo) di Galla Placidia la quale interviene donando preziosi calici con la dedica
al santo titolare e al suo altare splendido d'oro, d'argento, di corone auree e
eli gemme (2). E quando Singleida muore, vi sepolta.
(I) Traetatlls, p. 574
(2) AGNELLO, Op. et loc. cito
- 433 -
Ecco il passo dell' Agnello: Interr:a. C7tJll ilio in tempore IIwter Valentziani,
augusta Galla Placidia e(Clesiam sandae Cl'ur:is redcntricis uostrac cdz/;arel, nepta
zj>sittS 1ZOJ/lU, SI/.::dia 110de quad(flll per visulIl fl1tltnomla, ali (f,stitit 7Jlr in (.aJ'l-
did vestimentis, m,}lic mpitis decoratus puice'rrimaquc barba, dixit: - In ilio dillo
loeo non longe ab hac sanctae Crucis ecclesia, quam amita tua haec1ificare iubet,
quantum iactum sagitta est, constrlle mihi monas terium, sicut clesignat um inve-
neris , Et ibi cum inveneris in terra crucis similitudinem, sit ibi altarium con-
secratl1m, Et in/,onc in eum Zadlllrte vO(;ldJ1l11l1ll, prllaul'sor pater. - QUIl mox
evigil(flts, dtills ad lOCUIIl, ubi dcst:gllutio tiii ostcltsa .Iucrat; wellit, Ijuasi
ad IIlflll1t,S /wlIlinis uwalttm /undamentultl /uisset. Quae I/lOX prol;urrens, retulit
1l1,f./tlls!e (1/./11 ci;flUdio 1Il(l;gno et petiit ab ea 0p':I'(f,rios; lfl1'givitque tiii I J haedy-
Fig. 22, - Santa Croce e il mansoleo di Galla Placidia (stato attuale).
catores. Et Stllti/ll roepit l1t designatum invenit, l bseJtosljuc dz'es et
ltlllll/t i1lsupcr ollmt nt1tstruxit et ad eJldu/I/ perduxd. Et cunscI;rrl7Jit ditavitque
ell/Il Z a1l1'(J et ml/ento et u"'{)'lt lutre d /te/ll/llis j)1'e(ioss'imis et caiices aureos,
'/'ltOS l J1(rtivitali: j )OI/lll' pro{:edunt, pet' Ij/ws san,(:/tinelll .1)0Illi1li po/mmts " in srmeta
Ursltlll cedesill illdc l1tc1'1t1lt. Et i1txta labdllll1t ml:is s; inV81tilllus scriptulIl,'
, Offero saneto Zacharia Galla Placiclia augusta " IpsafJ1tc Singledia ibide1ll re-
lj1t:sl; septtirrltlll us 1trJhis agw'htlll est. Galf, vero ecdesiam
srlllela(' Crur:is preosissimis lajtidt'bus structa et gipsCll me/alla sodp/a " et in roftm-
ditak arC1tS ve}'sus mdr;os C:01ttincJltes ila,'
L'/;.1't1t1ll /onfr: mat paradisi in sedi; IoltaJtIles,
Quo ,/timl/. trt'blUi /elt't:elll. mart1rel/t lIIostral.
E't t /rontr:: iPsittS fr:npii, Jltroeuutes Pi i/lnttlls, desltper dcpidis quatuor para-
disi ,!lUII/.lll 7JCrS1tS r:xalllelros d pClltallletros, si :gai/is, zvellietis,'
C/n't'ste, Patris 'l'crbullt, c,1t1ldi wlI(ordill lIIUlldi,
<2/1i ut /u:m uess, s: IjllOIjI/r: prino}tlll.
434 -
l't: rcltmstant diccntt:s tt:r ' srmdus ' et ' amen' ,
Aligeri It:stes, qltOS tua dextra 1'egd.
Te mram .lluvii o/rru.nt per se(u[, lus/
l"gris et Eulmtes, j'".W)l et ipse Ge01l.
7: 7}Z'nt:Cute, tu/s pcdiblls (alcata per ae7J1t1Jt
Gcrlllanac lIlorii a/mina saevtl tacent.
Et dz"ctmt quidam, Ijuod iPSfl Galla Pladia augustt[, super Ijualuor rolas rubeas
marmoreas, Ijuae suni anlc 1lOIIIUltas regias, iubebal poneret cereostalos (;UlII lIIa-
nuall ad }lu:1tsuram, et iadabat se Hodtt in medio pa,vimellto, Dea fundere
et lamdt jenlOctabal in frlt:r,,/s onlllS, IjlffUlldizt ip.w 11IIIlW perdurabfTtlI ( 1).
I! monastero, con la cadent e chiesa di S. Zaccaria, fu acquistato dai mo-
naci cii S. Vitale il 3 luglio 1,5 68, e l' uno e l' altra demoliti per 'empre
maggior largo intorno al g-rande convento dei Cassin esi (2). E poco prima era
stata rasa al suolo la chiesa di S. Giovanni Battista che Galla Placidia aveva
costrutta illsieme a una casa per dimora cii san 13arlJaziano antiocheno, s uo
confessore e consigliere (3 ). E poich questi, da lei veneratissimo, era una specie
di cappellano di corte l) meglio di direttore spirituale , e doveva conse-
guentemente abitare presso al Palazzo, ecco infatti storie e documenti designare,
come abbiam visto, il s uo monast erio presso San Zaccaria, ossia presso a Santa
Croce e presso il sacro Palazzo.
Trovavasi l'Augusta a Rimini quando apprese che Barbaziano era in fin
eli vita; ella corse a Ravenna col figli o, in tempo per raccogliere l'ultimo re-
spiro e l'ultima benedizione del suo confessore (4), il cui corpo ebbe sepoltura
nell a chiesa cOlltig'u<-t alla celletta (cdlula) in cui egli era morto. C'orpus beali
Barbatiani, racconta l'Ag'nello, Pc/FU.\' Crisologus r:ttl/t prt7:d:la A,ugusta (Galla
Placic\ia) arolllfllt'bus omdlr:ntltt et CI/m //lagno /WtlOrt? s(!!Jt:lilirmzt rum Iml/{/: (Eti
poslerulam ()v-ilJ/l
Come si vede, tutto il gruppo dei monumenti che abhiamo ricordati: Palazzo,
Zecca, S. Croce, S. Zaccaria, S. Giovanni Battista (poi S. Barbaziano) costituivano
insieme la zona, saremmo per dire la olt pladiana, perch se anche dapprima
scelta ed abitatl da Onorio, fu per da Galla Placidia ornata di tanti edifiCI che
costituivano, in poche parole, la Reggia, nel suo vario e grande complesso.
E un'altra osservazione di non minore entit dobbiamo ancor fare. stato
notato come non si conosca con certezza ipogeo o chiesa cristiana dalla pianta
a croce latina, pi antica ciel nostro mausoleo (6). Quello, invece, che nessuno,
(I) op. cit., pp. 305 e 306.
(2) Arcb. Storo Rav., S. Vitate, lib. 584, C. 26 v.
(3) SANTI MURATORI, f san'oJlgi ral/enllati di san Railla/do, di san BarbazlIw e det beato
Pietro Peccatore e le ulli me ricogllizioni nel Bollet/ino d'Arte, Il (Roma, 1908), p. 335. Il Mu-
RATORI cita un brano del fo'erretti, il quale prova che la chiesa dei Ss. Giovanni Battista e Bar.
baziano nei primi anni del sec. XVI era ancora in piedi.
(4) S. Barbatiani l/i/alll in appendice al Libro pontifica/e d ell'AGNELLO, edito da fiE:-IE-
DETTO BACCHINI (Modena, 1708), pp. 38-58. Vedi anche MURATORI, ReI'. ftat . Seript., II (Mi-
lano, 1723), p. 198; FABRI, jJlemorie ,'lIcre, pp. 193-195.
(5) Lib. POllt., p. 313.
(6) FRANZ Bocl<, Eille lVI/e/te in Rtwelma, estro dal I1Ulll. 352 (1883) dell' Atlgemeillell
Gazelle (Monaco di B., 1884) p. 5; T. RIVOIRA, Le origini delt'll1'cftitettura tOlllbardll, I (Roma, 1901),
pago 29. S'ignora se le piante delle chiese dei Ss. Apostoli di Costantinopoli e di Milano (sec. IV)
fossero a croce greca o latina. Vedi LUDWlG VON SVllEL, Cliristlie/te Autike, II (Marhurg, 1909),
pago 316.
- 435
crediamo, ha finora considerato SI che due altre costruzioni, le quali fanno
storicamente capo a Placidia, avevano ht stessa pianta. Il Concoreggio, al cui
tempo la chiesa cii S. Croce era integra, ci dice nel passo citato, ch'essa della
roce aveva il nome e la forma (1). E l'Agnello, a sua volta, narra come
Singleida, nipote di Placidia, eia costei aiutata, si costru ulla cappella consa-
crata al Precursore, del pari in forma di croce.
Dunque tal e icnografia risponde fra noi non solo a un momento sto-
rico, ma al sentimento e alla predilezione eli una persona, la quale Galla
Placic1ia.
E per questa particolarit, e per ci che abbiamo detto sull'ubicazione del mau-
soleo rispetto alla Reggia, troviamo che il vano tentativo di estirpare dal glorioso
gruppo il mausoleo di Galla Placidia non cm;a che si possa consentire. Se anche
non ci fosse giunta a traverso ai ,'ecoli nessuna testimonianza e nessuna tradizione.
dovremmo, per via d'induzioni, inevitabilmente riferire il celehre monumento aWim-
pE'ratrice, che nella prima met del sec. V tutta anim di maraviglie quella parte
cii Ravenna, e pensare che in contatto col Palazzo e con la chiesa palatina nes-
suno avrebbe potuto edificare un mausoleo, se non chi sul luogo dominava.
Ma noi abbiamo le testimonianze dell'Agnello e di Rainaldo Concoreggio; noi
abbiamo la scoperta, non meno eloquente, del tesoro; noi abbiamo, in altre
parole, ragioni di storia e d'arte che non si trovano per tanti altri monumenti,
la cui origine non discussa.
III.
N el Corriere di Romag'ta del 12 aprile 1912, Giuseppe Gerola stamp:
Nei riguardi della congiunzione muraria del mausoleo col tempio di S. Croce,
assaggi fatti test eseguire dalla Sovrintendenza dei Monumenti della Romagna,
hanno dimostrato pale,.;emente che il mausoleo certo anteriore a S. Croce e
solo pi tardi venne incorporato coll'ardica di questa (2;.
La notizia, la quale sconcertava vecchi criter nostri, che ritenevamo assai ra-
gionevoli, dapprima ci sorprese; poi, nullostante quel palesemente ci sen-
timmo sicuri che altri e pitl accurati assaggi avrebbero invertita quella crono-
logia e provata la costruzione di Santa Croce anteriore a quella del mausoleo
di Galla Placictia. Il riconoscimento di ci ci venne, poche settimane clopo,
dallo stesso Gerola, con quella lealt che propria degli studiosi sinceri.
Dei piccoli scavi, egli avvert, fino I raggiungere il livello antico del
monumento ed altri assaggi eseguiti nel febbraio e nel maggio di quest'anno
(1912) hanno dimostrato con sicu.rezza trattarsi infatti di due monumenti di tempo
diverso, colla differenza che, mentre nei lavori subacquei del febbraio era parso
rilevare qualche indizio per ritenere pi antico il mausoleo, nelle ultime inve-
stigazioni invece emerse con maggior certezza es,.;ere anteriore la chiesa di
S. Croce (3 ). E cos va bene!
(I) Fr. BELTRAMI (11 forestiere istruito ecc. Ravennn, 1783, p. 152) !';crive: Dai fondamenti
poco tempo fa disotterrati si rilevato che la pianta di lei formava IIna gran croce l', e il
TARLAZZI (j"jllemorie sacre, p. 183): Circa il 1782 si scavarono le fondamenta di questa chiesa,
e intera si vide la forma di croce .
(2) (Ravenna), ann, L, n. 83.
(3) l1lftwsoleo det!o di Galla PLacidia nella Felix Ravenna, n. 5 (Ravenna, 1912), p. 212.
- 4 6 -
Com' noto, Placidia fu la prima volta a Ravenna pochi anni clopo la morte di
suo padre Teodosio il Grande, avvenuta nel 395 in Milano, dov'ella vide e conobbe
sant'Ambrogio. Dei clue maschi di Teodosio, Arcadio e Onorio, il primo and poi
a Costantinopoli, e l'altro (402 ) il Ravenna, seguto o raggiunto da Galla Placidia,
fanciulla ancora. Quel che accadde a costei sino al suo ritorno in Ravenna,
dopo la morte di Ataulfo (41,=,) non occorre ripetere; giova invece ricorclare
che nel 417 vi spos Costanzo, al quale nello scorcio de\1o stesso anno partor
Onoria e, poco meno cii due anni dopo, Valentiniano. Nel frattempo, insod-
disfatta d'esercitare in Corte una parte secondaria, ella, contro la volont.
cii Costantinopoli, persuade il fratello Onorio, inetto e pauroso, ad asso-
ciarsi nell'impero Costanzo, e cos ella, gi regina dei Visigoti, divi-ene im-
peratrice romana d'Occidente. Ma il marito, dissoluto, le muore prestissimo,
nel 421, e Placidia, dopo aver ancora un poco governato tra sorde inimicizie,
stanca delle pazzie cl'Onorio e dlllJitosa della sua pOiiizione, abbandona Ra-
venna per Costantinopoli. Ebbene, in quegli anni (in cui ella ebbe tanta parte nella
Corte ravennate, e dovette, nuova imperatrice, dar saggio ai sudditi della sua
devozione e del suo fasto, nonch provvedere alla sistemazione della Reggia)
anzitutto da mettere la costruzione di Santa Croce ossia della chiesa palatina.
Ma passano pochi anni ed Onorio muore, oncl'ella nel 424 mandata a
Ravenna con la figlia Onoria e col figlio Valentiniano III, appena cinquenne,
cui era stato ceduto l'impero d'Occidente. Durante il viaggio, il naviglio
sbattuto da una furiosa tempesta, per cui Placidia fa voto all'evangelista Gio-
vanni che, scampando, gli avrehbe fatta costrurre e dedicare una grande basi-
lica. Giunta infatti co' suoi, scioglie, come si sa, la solenne promessa, edificando
la chiesa di San Giovanni Evangelista che tuttora esiste, e che, quantunque
in parte trasformata, conserva larghe orme dell'antico splendore.
Pili di un quarto di secolo visse allora Placidi a ili Ravenna, pur interrom-
pendone la residenza con frequenti viaggi, specialmente a Roma.
1\1a a Ravenna era la salma di suo marito, alla quale, anche se raccolta
c1entr0 un'arca marmo rea o sotterrata in luogo sacro, spettava pi degno mau-
soleo, che \cesse, ad un tempo, fede clello splendore imperiale e della piet di lei.
Cos al nartece della chiesa palatina, dopo diversi anni che questa era stata
costrutta, fu unito il mausoleo, che l'imperatrice edific anche per s e per
gli altri suoi congiunti.
IV.
E chi vi fu sepolto?
Sappiamo che tutti gli storici vecchi e recenti, che parlano del mausoleo,
designano l'arca maggiore come quella di Galla Placic1ia (I); ma, poi, le indi-
cazioni per le altre due urne diventano naturalmente svariate ed incerte, ond'
spesso grottesca la forma assoluta con la quale sono espresse.
Nel sarcofago di sinistra i piti vogliono che sia sepolto Costanzo (2) e in
quello cii destra Onorio (3). Per Valentiniano III l'accorcio minore (4). Altri
ancora parlano vagamente dei due figliuoli cii Placiclia con allusione, oltre
(I) Rinaldo Concoreggio (sec. XIV), Spreti (sec. XV), Ferretti, Alberti, Tomai, Rossi (se-
colo XVI) ecc., tutti gi citati.
(2) Nanni, Tarlazzi, Uccellini ecc., citati.
(3) Fabri, Nanni, Tarlani, Uccellini ecc., citati.
(4) Fabri, Fiandrini ecc., citati.
- 437 -
che a Valentiniano, a Giusta Grata Onoria (I) che fu allontanata da Ravenna
clopo un grave scandalo!
Si comprene l'antica designazione per l'arca maggiore, ma per le altre
due tutto si riduce a un vano giuoco di congetture.
Ma, ripetiamo, chi fu, o pot essere, sepolto nel mausoleo?
Tre cose SOIlO da ritener come certe: che vi fu seppellito Costanzo, morto
in Ravenna, e che non vi furono sepp elliti n Onoria, n Onorio, il quale
ebbe, conforme alla sua ingiunzione, sepoltura in Roma (2) insieme alle sue
mogli Maria e Termanzia, figlie di Stilicone, nel !llaUsoleo rotondo, che, dedi-
cato in seguito il Santa Petronilla, fu distrutto quando si costru la nuova
basilica cii San Pietro, alla cui sinistra sorgeva.
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cJc,o+- 1b::bct=l==I:::1 :x:' :I:::l'dl
Fig. 23. - Pianta della congiunzione del mausoleo
col pron<to di S. Croce (3).
Ma che avvenne clelle salme cii Galla Placidia e di Valentiniano III?Ri-
masero esse in Roma o furono traslate a Ravenna?
Il pitl antico accenno aUa sepoltura di Galla Placiclia in Milano del
secolo XIV e, bisogna convenire, cos vago che nemmeno ha raccolta fede
tra i recenti storici di l (4). Galvaneo Fiamma fiorito nella prima met dp-I
secolo XIV, clopo aver eletto nel Lttroniwn extravagans che a S. Lorenzo
adlte! capella regine qualll t:Onstruxit Galla Pladia porplt'y1'Z"tt"cis laPidibus d
operamosa)'co tontata soggi unge nel ChroJlZt:oJZ maius: In latere ist(s eccle-
siae construxit caPt;ll1lt l'otU1uia11l 11lUsm'co opere lllir .fil!'U1'tS orNatam, d 7Jestt"7Jt"t
pal'ietes inlel'ius ltwtin 1llannoreis pretioslS; et din"t1l1' capella reginae, ubi ipsa
dormii C'i). Nessun'allusione dunque al sarcofago da parte del Fiamma che, a
detta elel suo editore Antonio Ceruti, raccogli e pure racconti ribelli a severa
(I) Ferretti, Tomai, Andrea Scoto (Itillerm"io d'flatia, Venezia, 1610, c. 120 v.), Helltzner,
PAallmern ecc., citati .
(2) PAOLO, Historia romana, a cura di H. DRovsEN, nei 111011. CenJt. /-/ist. - Auctorlt1l1 all-
tiquissimormlt tomo II (Berlino, 1879), p. 197. Cfr. H. GRISAR, Noma atta fi1le del mondo (l11-
tico, Part. I (Roma, 1899), p. I3I.
(3) Dal fasc, V (gennai o, 1912) della Felix Ravenna.
(4) CARLO ROMUSSI, Milallo ne' suoi 1Itolt1f.lI/.enti, I (Milano, 1912, p. 237). Cfr. GHIGI,
Op. cit., pp. 31-33.
(5) GALVANEO Fl_AMMA, Chrmzico,z extravaga1ts et chr01z"ColI maius edite da ANT. CERUTI
nella 111iscellallea di Storia /talia1J.a, tomo VJI (Torino, 1869), p. 482.
56 - Bolt. d'Arie.
- 4)0 -
critica . All'arca (fig. 25) accenn invece Giovanni Pietro Puricelli, nel 1653,
riferendosi a una tabula pergamena quae antiqudus in basift'ca e pariete pendebal
ad ./idelium insb'uc!mcl/t de sat:ris indulgenNis ifuibus frui, deqltc sandorum Rc-
Hquijs quas in eadem basilica venerari jossent . Lo scopo della tabella qui
definito; e infatti a quelle parole segue un elenco cii corpi santi e d'altre reli-
quie, nonch il ricordo della cappella di S. Genesio (poi S. Aquilino) e l'aggiunta:
Ibi est arca marmOrefllltag1ta, " qua iat:et corpus RegimB CUIIl Rege Astuljo (I).
Astuljo per Ataul/o ? Accettiamo senz'altro la correzione; ma la strana
-notizia della sepoltura di Ataulfo in Milano non destinata certo a dare au-
torit all'altra relativa al corpus R(:ginae.l Comunque, l'accenno clelia tabula per-
gamena a certe reliquie passate in S. Lorenzo solo negli ultimi anni del
sec. XV (2) dimostra ch'essa era tutt'altro che antica, e solo da riferirsi al sec. XVI
quando tabelle simili furono messe in tante altre (;hiese di tante altre citt.
Vediamo, ora, a quando risale la notizia intorno a un sepolcro di Galla
Placidia in Roma.
Tiberio Alfarano (che disegn e ripetutamente illustr la sua celebre pianta
di S. Pietro di Roma, tra il 1569 e il 1590 circa) riferendosi a un sarcofag'o
di porfido che vedevasi presso una cappelletta a levante del quac1riportico,
scrisse: Iuxtfl prredtdalll parvulfllll red;ulalll j-lonorittlll AugustulIl sejltlhu1t
/uisse Pattlus Diacomts in Appt:ndice Eutropii lib. 111./ nf(:r!. IIt:I!l ibidcl!l Otftonem
secundum, Placidium, Valentzialtlmt TertiulIt IlItperatorcs Augustos, ibidc!Il ftulJIatos
/uisse dia/1/. antiquz' scriptores tradiderunt, quorum elt:gautisslllllIt JltflrlllOreUIll
porpftiret:umque sejulcrulll (n. 120) usque Iwd: insp;itur . - Plat:idius
dunque si legge nel, codice dall'Alfarano rledicato a Gregorio XIlI (1.')72-1585) (3)
e in altri due codici pure autografi (4), e in un quarto a sua volta autografo,
clove al n. 120 scrive con qualche variet: Sejulcrltllt por/ireticulIl elegmt-
tissimum, ubi seputti suni [-{o/torius primo, Octo II, Placidi us et Valenti-
nz'artus III Irnjeratores Augusti (i); Pladditt,l' si legge infine nella pianta, pure
autografa, conservata nell'Archivio Capitolare di S. Pietro! - Pladditls, dunque,
unicamente e per ben cinque volte.
Un povero diavolo d'amanuense del sec. XVIII, tenendosi al Ferra-
boschi, a Pladdiu1lt sostituisce Plat,:idum (6), ma nemmeno lui pensa l Placidia.l
Abbiamo poi gli editori della pianta. La incide dapprima (1589-1590) Natale
Bonit:'lcio da Sebenico il quale segna Sepult:rullt I, Oct01tis II, el
Placidiy', et Vlenlzialli II) Auguslorullt CI!sarzt1lZ; poi la ripublica Martino
Ferraboschi che registra: Sepoltura di Honorio l, et Ottone 20, et Placido l,
et Valentiniano III Cesare Agosto et (dlri Re (7); poi G. B. Costaguti (8) e
(1) J. P. PURICEI.LI, I.altrel/tii I.itta: Cil!is et arc/liepiscopi medioltlJtellsis reblls pr(cdare
smlcteque gestis Vita (Milano, 1653), pp. 275-276. Cfr. GHISELLI, Diatriba,
cit., pp. 26-32.
(2) GEROLA, Galla Placidia, p. 2I.
(3) Cod. Vaticano Lat. 9904, c. 68 reeto.
(4) Archivio Capitolare di S. Pietro, G. 4-bis e G. 6.
(5) Ibidem, G. 9, al nl1l1l. 120.
(6) Cod. Vaticano Lat. 1035, pago 97
(7) Architettun! della basilica di S. Pietro in Vaticano, con ulla S/lccinta dichiarazione di
FILIPPO GILLI (Rollla, 1812). Il primo a mutare Placidio in Placido fu il FERRAIlOSCHI, ma scri-
vendo Placido [0 et Valentiniano IlIo egli non raggiunse la probabile correzione del testo
dell'Alfarano Placidium, ValentillillltUlIl in Placid1l1ll Valentinia1Utlll .
(8) G. B. COSTAGUTr, Ardlitettura della Basilica di S. Pietro il/. Vaticano (Roma, 1684), tav. VI.
.- 439-
Carlo Fontana (I), che seguono il Fe rrahoschi (per cui ricordano Ottone secondo
aggiungendo quegli altri R e ), e finalmente il Valentini (2).
Sconcertato a tali confuse notizi e, G. B. de Rossi, muta (proprio lui) Pia-
cidio in Pladia, ma s'affretta, a dire che l'indicazione dell'Alfarano era ipotetica.
Ecco le sue parole: Nella pianta dell'All'arano il mausoleo con i sarcofagi di
Onorio, di Valentiniano III e cii Placidia additato sotto il n. 120, assai lungi
da S. Petronilla, nel quaclriportico dell'atrio, dinanzi l'antica basilica. N/a quel-
l'indicazione era soltanto di congdtura; n t ' sarco lagi aVt'vano i ?lOlIlt' d prinPi;
e Placidia sembra e :ere stata sepolta in Ra-
venna, non in Roma (3) .
.:\Tessun sepolcro di Galla Placidia s' dun-
que mai additato in Roma, nemmeno
rano e da quanti, durante la famosa lotta del
Vaticano contro il Laterano per la pnu:strm-
tia , aumentavano sempre la dose dei grandi
personaggi (sino il venerabile Beda!) sepolti in
San Pietro e nelle adiacenze. Quel sepolcro cii
Placidi a in Roma appare nel 1878 per un errore
e con l'umile aspetto dell'ipotesi.
:Ma via! un' ipotesi appena trentacinquenne
(fortunata lei!) troppo giovine per assumere le
pose matronali della storia.
V.
Ora, se Onorio volle esser sepolto in Roma,
pot ben disporre Placiclia che la sua salma
fosse portata a dormire, sotto la volta stellata
ciel mausoleo che s'era costrutto in Ravenna, al
vigile sguardo del Buon Pastore, davanti all'al-
tare cii porfido, tra i cancelli di bronzo dorato.
Le traslazioni cii Placidia e di Valentiniano
entrano nella pitl assoluta probabilit, perch
questo viaggiar cii corpi era in antico d'una
incredibile frequenza. Silla muore a Cuma, Au-
gusto a Nola, Germanico in Antiochia, Tiberio
a Miseno, Traiano a Selinunte, Lucio Vero acl
Fig. 24. - Presnnti ritratti di Galla
Placidia e di Valentiniano I I I (4). -
Avorio nel Tesoro del Duomo di
Monza.
\Itino presso Aquileia, Settimio Severo ad Eboracum (York), Alessandro Severo
in C--allia. l loro corpi o, appena cremati, le loro ceneri sono portate a Roma,
dove pur giunge il corpo di Druso dalla G-ermania, seguto a piedi per tutto
il viagg'io elal fratello Tiberio.
(I) CARLO FONTANA, li tempio Valiamo e la SIla origine (Roma, 1694), pp. 71 e 83.
(2) AGOSTl::-lO VAI.EI\'TINI, La patriarcale Basilica VaticalU/. (Ronw, 1845), pp. 18-2I.
(3) Sepolcro di s. Petrollilla nella basilica I via Ardeatina e sua traslaziolle al VI/.tiCIlIW nel
B1f.lletlw d'Ar te Cristiana, serie III, anno II I (Roma, 1878), p. 144.
(4) Da altri si ritiene che le due figure rappresentino Serena, moglie di Stilicone, e il
figlio Eucherio. Vedi MOLl::-lIER, Histoi-re genrale des arts aPPliqus l'Industrie dII ve
l la fin du XVlll
e
sicle, l (Parigi, 1896), p. 12; LUDWIG VON SVHEL, Christliclze Antike.
Einfiihnttlg in die altc/zristliche Kultst (l"larburg, 1909), II, p. 238; R. DELBRUECK, Portraets
bizatltinisc/zer Kaisermen iII jJ{itteilungen des K. D. A1"chaelogisc!ten hlstituts Roemische Abtei-
litl/g, val. XXVIII (Roma, 1913), pp. 334-335.
- 440-
L'esempio clegli imperatori si trasmette ai papi.
Sono portati in Roma i corpi di Ponziano morto in Sardegna, d'Eusebio
morto in Sicilia, di Giovanni I morto in Ravenna, d'Agapito morto in Co-
stantinopoli, di Virgilio morto a Siracusa, cii :Martino I morto nel Chersoneso,
e d'altri clopo. E a Roma sono trasferiti perch quella era la sede capitale,
tanto dei primi quanto clei secondi; come per Galla Placidia e per Valenti-
niano la sede imperiale era Ravenna, e l sorgeva il loro mausoleo. Ma il
corpo di san Germano cl'Auxerre fu portato in Francia, quello di Papa Vittore II fu
io).
Fig. 25. - Arca detta di Galla Placidia nella Cappella di S. Aquilino in S. Lorenzo a Milano.
strappato al corteo che lo trasferiva ad Eichstat e sepolto nel mausoleo di Teoclorico
a Ravenna dove, poco dopo, giunse pure la salma del suo arcivescovo Giberto,
eletto antipapa e morto in Puglia. Lodovico II, spentosi in vicinanza di Brescia,
fu seppellito a Milano in Sant'Ambrogio; la salma d'Ottone III, nel 1002, tra-
vers Verona, mentre la si recava in Aquisgrana, e si racconta che Arrigo III
non avendo potuto veder vivo san Guido Strambiati, lo volle morto, e fatto-
selo portare a Verona, lo trasfer nel duomo di Spira.
E gli esempi affluiscono ancora a centinaia, anche pel periodo c1ella Ri-
nascenza, s che considerare come improbabile che Valentiniano e Placic1ia fos-
sero sepolti in Ravenna, solo perch morti in Roma, rester sempre il pill
fiacco degli argomenti.
Ed per noi di qualche peso vedere che, mentre gli scrittori,clal cinque-
cento in poi, divagano indicando talora come sepolte nel mausoleo persone che
certo furono sepolte altrove, Rainaldo Concoreggio invece, nell'esordio del
sec. XIV, indica quelle tre sole che vi poterono veramente esser state sepolte.
- 44
1
-
N certo, a' suoi tempi, egli si basava su riflessioni di critica storica, ma doveva
prevalersi di ricordi o di cronache (ci che, del resto, provato da altre parti
del suo Trattato) che noi non abbiamo pi. Possono, abbandonandosi alla fan-
tasia, il Ferretti indicare come sepolta nel nostro sacello Giusta Grata Onoria,
e il Fabri, seguto da molti, Onori o ; e altri parlare dei due figli di Placidia
e del loro avo e delle loro nutrici ! Rainaldo invece, ricordata la salma
dell'imperatrice, aggiunge soltanto che nei due sarcofagi laterali ... requz'esCltltt cor-
pora attgustorum, altero Constant' viri P/adiae, altero P/acidi Va/entiniam' eorum
filii (I).
Prima l'Agnello aveva detto; .S'cpu/ta est Galla P/adia in llwnastC1't'o
Sanctz' Nazar. E, mentre l'assoluto silenzio degli storici medio-evali fa seria-
mente dubitare del sepolcro di cos grande imperatrice, in Roma, da ricono-
scere che il ricordo dell' Agnello quello che piil si profonda nel medio-evo,
lanciato da chi raccoglieva tradizioni ed aveva ricordi piil antichi.
VI.
E se tale ricordo diceva pure Sepu/ta est ?tt m'unt 11lu/tz' ante a/tariulIt
segno che in tal modo erasi seppellito anche, se non sempre, nei monasterz.
vero che l'Agnello accenna ael alcuni sarcofagi nei 1Il0nasterz, ma, s'egli, che
viveva quando i iltonastert'a abbondavano e si costruivano ancora, e, come sacer-
dote, vi pregava, funzionava e seppelliva, e, come storico della Chiesa ravennate
e dei monumenti, ne ricercava e conosceva gli usi, raccolse il sospetto che Galla
Placidia potesse esser sepolta nel suolo ante a/tariullt, noi dobbiamo ritenere
che ci era probabile e che quindi era consentito. Infatti abbiamo visto com'egli
dicesse pure interrati nel m01lasterio eli S. Nazario in S. Vitale, tanto l'arcive-
scovo Ecclesio, che i suoi successori U rsicino e Vittore (2). .
Ma vedremo ben altro.
Inutile per noi ricordar i corpi eli Dagoberto re eli Francia (-;- 638), d'Ed-
mondo re el'Estanglia (-;- H70), dell'imperatrice Agnese moglie d'Arrigo III (1077)
e eli tanti altri sovrani infermti. Ci che pill preme conoscere quale fosse
l'ubicazione delle arche dei congiunti eli Galla Placidia nel mausoleo d'Onorio
in Roma.
Esse furono scoperte in piil volte con dentro i loro prodigiosi tesori, sca-
vandosi a contatto delle fondamenta del mausoleo stesso e di S. Pietro.
Ora, essendo nel sec. XV e nella prima met del seguente, il piano di San
Pietro ancora l'antico, ed essendo quindi anche escluso ogni sospetto di passato
interrimento, risult che le arche vi erano state sepolte sin dall'origine. Alla quale
conclusione soccorrono fatti storici di grande evidenza, anzitutto quello che il sar-
cofago di Maria fu rinvenuto col vertice a quasi due metri cIi profondit dal suolo e
(I) Traclatus, p. 574.
(2) Per alcuni, come per Florenzio (sec. V) e per Giovanili (574-595) l'AGNELLO dice
unicamente che furono sepolti in monasteri che ricorda. Per Liberio aggiunge cltjus sepnlcrttlll
Iwbis cogllitum est e per Singleida sepntcrullt 1tobis agni/llm est , ma ci poteva riferirsi anche
a sepolcri terraglli. Nel caso gi ricordato di Lauricio, eg'li accenna a un cuhicolo riserlJato
all'arca; finalmente, rispetto a Pietro Antiste lIarra d'esser stato condotto con sua grande am-
mirazione a vederne il sarcofago nel monastero di S. Iacoho. Ma, sia lecito chiedere, non aveva
egli mai veduto per l'innanzi n S. Iacollo, n l'arca d'un tanto arcivescovo? Si trattava invece
d'un sepolcro di recente rinvenut(\? La cosa tanto singolare che lo stesso Agnello invoca dal
lettore che gli si creda! Lib. ponti)'., pp. 290-291.
-- - -------- -- _.- ------------------
- 44 2 -
quindi con la base a pi di tre, coperto d'una pietra parimente cii marmo
e circondato intorno da grossissimo muro ( I). evidente che marmo e
muro erano destinati a proteggere il tesoro, secondo il sentimento cii chi ve
lo aveva messo, e non dei posteri che il tesoro avrebbero levato, e il sepolcro
n s profondamente calato, n s fortemente protetto. Ri,;ulta infatti che le
arche non si vedevano nel mausoleo, quando, nel 737, Paolo II vi trasport
l'urna di S. Petronilla.
Infine ovvio che se i sarcofagi fossero stati da principio 7JibiN e tangibili, i
vari saccheggi non avrebbero risparmiati i tesori sepolti in essi e tanto pi tardi
rinvenuti; primo cii tutti il saccheggio dei Vandali, scatenato,;i con oelio pro-
prio contro l'impero, e infuriato per quasi tutto il giugno 4.,)5, durante il quale
Fig. 26. - Medaglione d'oro d'Onorio (2).
le depredazioni d'ogni sorta, sino delle tegole di bronzo (3), furono tali che non
rimase pi, dicono gli s torici, nemmeno un vaso cIi rame (4). Ed anche Eu-
dossia,. la vedova di Valentiniano, divenne preda di Genserico!
vero che i Vandali rispettarono la chiesa di S. Pietro; ma il mausoleo
imperiale, non dato all'uso del culto, n'era staccato. Comllnque non v'ha chi ignori
che i Saraceni nell'840 invasero la celebre chiesa, la violarono, derubarono
spazzarono , spogliando gli altari, infrangendo e frugando i ;;-epolcri, sino
quello cii san Pietro (5). certo che allora le arche d'Onorio, delle sue mogli
Maria e Termanzia figlie cii Stilicone (6) e d'altri congiunti avrebbero perduto
tutto il loro meraviglioso carico di gemme e d'oro, se il suolo non le avesse
profondamente celate. Lo conservarono invece, anche a traverso altri non meno
memorabili saccheggi, perch sempre riposte ed occulte.
Le prime grandi scoperte si fecero nel giugno del 1458, praticando uno
scavo per seppellire un penitenziere: Cavandosi l , racconta Nicola della Tuccia,
(I) ANTONIO BOSIO, Roma sotterranea (Roma, 1632), p. 43.
(2) FRANCESCO GNECCHI, I medaglioni romani, I (Milano, 1912), p. 39 e tav. 20, n. I.
(3) PROCOPIO, De bello valldalico nel Corpus bizatltillre historire (Venezia, 1729), p. 352.
(4) FERD. GREGOROVlt:S, Storia della citt di Roma nel 1'1. Evo, I (Roma, 1900), p. 1ST.
(5) Op. cit., I, pp. 763-766.
(6) Neiisuna maraviglia che Maria e Termanzia volessero vivere e riposar morte lungi da
Ra venna, se l il loro padre era stato ucciso!
-- 44, -
fu trovato un avello di marmo bellissimo (I), e descrive le cose preziose rin-
venutevi. Nello scorcio del 1519 si trovarono altri sarcofagi con altri tesori,
nel fondar aiczmi pilastri per la cappella nuova appresso la chiesa di San
Pietro . Li descrive Marc'Antonio Michiel (2) il quale soggiunge: Da la spe-
ranza di trovare andavano aprendo tutte quelle sepolture . Nullameno altre,
in tanto frugar elel terreno, sfuggirono agli avidi ricercatori d'allora, tanto erano
hasse e riposte!
infatti nel 1544 riedificanc\osi con un nuovo progetto la cappella di S. Pe-
tronilla, eletta elel Re cii Francia discendendo con lo scavo si fecero altre
scoperte: e fu allora che si scoperse l'arca di :Maria: un'arca di marmo, che
da le cose che vi sono state ritrovate dentro, si chiaramente conosciuto, che
Fig. 27. - Medaglione d'oro di Galla Placidia (3).
fosse questo il sepolcro di Maria moglie de l'imperatore Honorio (4). Oltre ai
resti mortali vi era tale tesoro, che mai, come dice il Lanciani, occhio umano
vide l'uguale in Roma!
Sotterrati erano i corpi nel mausoleo di Onorio e sotterrati nel mausoleo
di sua sorella Plac-idia.
VII.
Nella terza e quarta parte di questo lavoro parleremo esclusivamente del
monumento, descrivendolo e tessendo la storia de' suoi ristauri.
(I) :-JICOLA DELLA TUCCIA, Cronaca di Viterbo nelle Cronache e Statuti della citt di Viterbu,
pubblicati ed illustrati da IGNAZIO (Firenze, 1872). Cfr. BOSIO, Op. et loc. cit ... G. B. DE
ROSSI, Sepotcro di s. Petl'ouitta, pp. 142-144, e La croce d'oro rinvenuta nella basilica di S. Lorenzo
nel Bottetti1w di Archeologia Cristiana, anno I (Roma, 1863), n. S, p. 37; LUIGI BORSARI, Notizie
inedite intorno a scoperte di antichit in Roma e StIO territorio nel Bullettino della Commissione
Archeologica COJJ/llI/ate, serie V, anno XXVI (Roma, 1898), pp. 27-28 e RODOLFO LANCIANI,
St(Iria degli Scavi di Roma, [ (Roma, 1902), pp. 64, 70, 192, e II (Roma, 1903), p. 240.
(2) E,BIANUELE CICOGNA, Intorno alla vita e alle opere di iJ{m'cantonio 11fichiei nelle 111e-
/IIorie deil'lstituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, I X (Venezia, 1861), p. 404
(3) FRANCESCO I medaglioni romani, l, p. 39 e tav. 20, n. 2.
(4) Vedi le varie descrizioni di quel rinvenimento raccolte da FRANCESCO CANCELLIERI
J)e secretariis veteris Basilicre Vaticall<e, I (Roma, 1786) pp. 995; L. DUCHESNE, Notes sur quet-
ques lIumuscrits de l'/velltaire des ArcliJes pontificates rdig CII 1 J66-1 J67 SO/M le ponlifical
d'Urba/ V. - l,es mansoles imprialf.x nelle Mtanges d'/i1'chologie et d'Histoire, XXfl (Roma,
1902), pp. ,38S-398.
- 444 --
Giunti, per, a questo punto, a noi piace di guardarci indietro e abbrac-
ciare con uno sguardo ci che abbiamo partitamente e:aminato.
L'Agnello dice che Galla Placidia fu seppellita nel sacello di S. Nazario,
forse davanti all'altare.
Rainaldo Concoreggio aggiunge che nel mausoleo vi furono sepolti anche
Costanzo e Valentiniano III.
Che talora, oltre che nelle chiese, anche nei cosi detti monaste1'i si seppel-
lissero sotto il pavimento personaggi cospicui risulta eia quanto lo stesso Agnello
Fig. 28.
Medaglione di bronzo
cl i Costa 11/:0 II l.
sepolta in Milano e che
sospetta per Placiclia e afferma pei santi Ecclesio,
Ursicino e Vittore.
noto poi che in Roma, nel mausoleo d'Ono-
rio, fratello di Placidia, le arche erano collocate
sotterra.
del pari inclubbio che, a muover dalla fine del
sec. vn s'introdussero nelle chiese arche esterne, e
che fra il lX e l'XI si esumarono i cadaveri sepolti
in esse, e s i lasciarono o misero in nuove arche, visi-
bili e tangibili.
D'altra parte, non risultando eia nessuna antica
e autorevole testimonianza che Galla Placidia sia :tata
Valentiniano III sia stato sepolto in Roma (I), e da
nessuna, n antica n moderna, che Placidia sia stata sepolta in Roma, non
da escludersi che i loro corpi non potessero essere trasfe-
riti a Ravenna, nel mausoleo gi costruito per accoglierli.
Noi, J1ullameno, riconosciamo che prove chiare e sicure
su que ,t'ultimo fatto, tali da consentire un'affermazione, man-
cano, e che solo siamo d'innanzi a una probabilit sing'o-
larmen te confortata eia ragioni e da fatti.
Quello, invece, che riteniamo provato si che l'edi-
ficio, in contatto con la Reggia e con la chiesa palatina, Fig 29,
Solido aureo
ed avente i caratteri delle costruzioni placidiane e la loro cii Valentiniano 11[,
singolare icnografia, sia, senz'altro, il mausoleo che Placidia
si costru per esservi seppellita insieme ad alcuni de' suoi congiunti. E che
qualcuno (ad esempio, Costanzo) ci fosse veramente messo, prova schiacciante
il tesoro rinvenutovi, perch sarebbe davvero inconcepibile la presenza d'esso
senza la presenza eli qualche salma regale.
Al fascino clell'arte il mausoleo aggiunge, perci, il fascino di quella storia
che il passato gli riconobbe e che, osiamo sperare, nessuno potr pi distruggere.
COR RADO RICCI.
(I) Dei te:"ori rinvenuti nei sarcofHgi ciel mausoleo d'Onorio nel 1458, nel 1519 e nel 1544,
non rimnsto, che si sappia, altro che una bulla cI'oro custodita a Milano, nel Museo Tri
vulzio! Ora eia avvertire come su di essa siano incisi i nomi d'Onorio, cii Stilicone, cii Maria,
di Serena, cii Terman7,ia e di Eucherio; e non quelli cii Galla Placiclia e di Valentiniano III.
V<::cli G. B. DE ROSSI, La c'roce d'oro, cit., p.' 54, e DucHEsNE, i\iotes cit., p. 393.
Fig. 30. - Fregio sulla porta del mausoleo di Galla Placidia.
IL SEPOLCRO DI GALLA PLACIDIA IN RAVENNA.
PARTE III.
L'ardica di S. Croce. - L'isolamento de! mausoleo. - L'edificio.
I.
O?\rE abbiamo gi detto, la chiesa di S. Croce aveva il
pronao, e il mausoleo di Galla Placidia era stato co-
strutto alla sua estremit destra. Risultava gi da
documenti nei quali esso pronao era chiamato ora ardica
di S. Croce, ora dei Santi Kazario e Celso, costituendo,
ripetiamo, i due monumenti quasi un'unit (I).
Art/w. posita ante calesiallt S. Crus si legge
in un atto del 1203 (2), e in uno ciel 1293 artica 1!.,(;-
~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ctcse .S'r.mdi iVazari et EXt;c!si e anche arfim posi/a
&: a/z/:t: didrllll eedeslam Sanctc L'rus (3). Tacendo di
altri che ripetono, su per gitl, le :-;tesse parole (4), riferiremo questo passo pi
espii ci to del 1492: Artim posila ante Ecdcsiallt S. Crucis d rx/a. ecdr:sia17t
S. iVazari r:t Cdsi (5).
(I) S' accennato a un documento del I 157 dove leggesi: Ecdesia S. Crucis et S. lVa.-
za?'ii , FANTUZZI, lJfotl. Nat,., IV, 501.
(2) F ANTUZZI, l)fOll. Ra.v., Il, 174.
(3) Arch. Star. Rav., S. Vitale, voI. 559, c. 103 v.; voI. 557 c., c. 20 v.; voI. 570, c. 45 r.;
val. 619, pp. 78-79.
(4) Ibidem, S. Vitll/e, voI. 570, c. 45 1'. (1358), voI. 619, p. 78 (1358).
(5) Ibidem, S. Vitllle, voI. 557 c., c. 20 V.
- 2
Un altro documento la ricorda al 1.:188 (I); ma poi, il distanza di pochi
anni, segue la sua demolizione.
Il 16 marzo 1602 fu cJiscus:a dal Magistrato dei Savi la domanda ciel
P. Giustiniani, abate cii S. Vitale, d'includere nella clausura l'oratorio clove
fu sepolta Placiclia e conseguentemente di deviare quel hreve tratto di strada
che, clopo aver toccata l'abside eli S. Vitale, pa: 'ava, ingombra di tuguri, d'in-
nanzi al pronao cii S. Croce per poi ripiegare sul fianco di questa e mettersi
nella linea dell'attuale via Pietro Alz;g}n'cri. Si proponeva invece di far questo:
tracciar la strada a levante del mausoleo, tagli ando e arretrando la facciata eli
S. Croce, e tutto, rlalla parte eli mezzog iorno, recingenclo col muro della clau-
( Fot. Nicci, dci 1878 circa).
Fig. :;1. - Mausoleo cii Galla Placidia prima clell'isolamento (1896).
sura . Rispetto al mausoleo, il P. Ciiustiniani assicurava che si sarebbe C01l-
servato meglio ' perch stando fuori <li clausura, facilmente sara per rovinare
~ pochi anIli non vi potendo commoclamente attendere . S'impegnava poi
d i tener una fenestra con buona ferrata nell a muragli a ci rcondante eletto
tempio dalla parte clelia via, acciocch si possa anco ela passeggeri veder detto
oratorio; oltre la porta che sar dentro per potersi goder cla tutti, che vorranno
entrarvi . La proposta fu accettata con quarantasette voti f1vorevoli contro
dieci contrari (2).
Ma questi dieci contrari rappresentavano certo lo strascico d'un vecchio
malumore contro l'invadenza del ricco monastero, il quale non molto prima
(1568) acquistando la chiesa e il monastero <ii S. Zaccaria, aveva gi chiesta
ed ottenuta anche la strada che tramezzava li eletti doi monasteri di S. Vitale
(I) Ibidem, S. Vi tale, voI. 577, c. 39 r.
(2) Ihidem, PaTti, voI. 36, c. 59 V.; S. Vitale, vo.]. 584, C. 302 r.
e cii S. Zacharia, quella trasferendo da parte di detto monasterio senza impedir
la continuit dell'uno et dell'altro (I).
Jn seguito, per, a quella votazione dei Savi, la parte anteriore di S. Croce,
compresa l'ardica, fu demolita; fu costrutta una nuova facciata alla chiesa, e,
tra questa e il mausoleo, pass la strada che tuttora esiste col nome di via
Galla Placidia. Il monastero allarg poi le sue braccia sino a recingere anche
il sacello, col muro durato sino al 1896.
Serafino Pasolini mette quelle demolizioni e quei lavori al J 6 J 9 (2), ma noi
possiamo dire che i monaci ottenuta la concessione non frapposero tempo a
(FOI. Ricci, del f870 circa).
Fig. 32. - Mausoleo di Galla Placidia prima dell'isolamento (1896).
concludere. Kel luglio e nell'agosto del i 602 si batterono nelle fondamenta di-
versi pini; poi mastro Agostino Farinella muratore cominci a costruire la nuova
fronte della chiesa, la quale fu finita, e internamente anche intonacata, nel no-
vembre dello stesso anno (3). Venne quindi costrutto il muro cii cinta agli orti,
che lasci vi sibile sulla nuova via solo ~ fronte del braccio a levante del sacello,
mentre in quella del braccio a ponente, dietro al sarcofago, si apr una porti-
cella, le cui tracce - compresa la soglia di marmo greco - si rividero nei
lavori dell'aprile 1899.
(I) Ibidem, S. Vitale, voI, 584, c. 27 r., c. 74 v. (1571) e c. 76 l ". (1571). V. anche al n. 16
del!;t Miscellanea, Mob. 3, I, L2, della Biblioteca CI,lssense.
(2) Lustri cit., V, 65.
(3) Arch. Com. Rav., S. Vitale, voI. 1076, cc. 5 "., 137 r. e V. , 140 r. e 154 r .
Ma quali fossero le adiacenze del monumento e in quale stato lasciate rive-
lano purtroppo i documenti. La strada era disselciata, e lungo il muro correva
un fosso! Nel 1700 questo parzialmente interrato (I); lo si riscava un poco,
ma i vicini lo riempiono eli letame e d'immondizie, e vi stagna l'acqua putrida,
sino ad ammorbare e a rendere impraticabile la strada. Il Legato, card. Durazzo,
emana un bando per la pulizia del luogo (2), ma con poco risultato. 1759 si
riaccomotla il fosso otturato di nuovo (3). Finalmente nel i monaci pen-
sano a selciare la strada (4). Memori per del tesoro rinvenuto piil eli due secoli
prima, si prevalgono di tale lavoro per iniziare degli scavi.
Insorge protesta e li Zelanti del pubblico Bene si dnno il vantaggio di
rendere inteso il Magistrato dei Savi come la Rev.
ma
Abbazia di S. Vitale,
G
,

6
D
O B
Fig. 33. - Pianta degli scavi del 1865, dal Bolletltv d'Archeologia Cristiana, IV (1866).
l. Via Galla Placidia. - 5. S. Croce. - 6. Pronao di S. Croce. - 7. di Galla Placidia.
A-8. Facciata del mausoleo. - A-B-C-D. Portichetto del mausoleo. - C-E. Facciata l'rimitiva di S. Croce.
- C-C'. Porta con soglia di rosso veronese. - G-J-J. Facciata attuale di S. Croce. costrutLa nel 1602.
presentemente t fare uno scavo ... col quale impedisce il passaggio ... e spera
di poter ritrovare marmi et altre cose antiche e preziose; per lo che si crede
che l'Il!.ma Comunit non debba lasciar correre lo scavo suddetto e permet-
tere che altri si usurpino quello ch' delle ragioni pubbliche . L'Abazia con-
testa tale voto, ma il sindico della Comunit accoglie il ricorso elelli sud-
eletti Zelanti e fa sospendere ogni ricerca (5).
(I) Ibidem, S. Vitale. voI. IIJ4, c. 104 r.
(2) Ibidem, S. Vitale, voI. 703, c. I I.
(3) Ibidem, S. Vitale, voI. 1140, c. 3.
(4) Ibidem, S. Vitale, \"01. 1142, c. 18.
(5) Ibidem, Cal/.celleria, voI. 99, c. 109 v. Nel novembre del 1886 scavando un pozzo
vicino al sepolcro di Galla Placidia si rinvenne, alla profondit di oltre quattro metri, un pavi-
mento a lIIusaico, una iscrizione, un tumnlo e lIlI vaso con ossa umane. V. Il Ravenllate del 3
novemhre 1886 e le Notizie degli scavi del 1886 (Roma), p. 410. Altri pavimenti in musaico
furono scoperti, su per gill alla stessa profondit, tra il mausoleo e la chiesa di S. Vitale nel
giugno 1912. Si tratta sempre di resti romani, del tempo imperiale.
- 5-
11 Fiandrini, allora monaco in S. Vitale, racconta il fatto cos: Avendo
D. Lodovico Brunaldi parroco di S. Croce di questa citt, nel fare alcuni scavi
ne!1'orto di detta parrocchia, ritrovato alcuni pezzi di buoni marmi, una tale
scoperta diede impulso al Padre D. Pietro Paolo G-inanni abate di S. Vitale,
a cui appartiene tale parrocchia, ed al quale era ben noto che la detta chiesa
si estendeva nell'orto della clausura del suo :Monastero, d'intraprendere l'esca-
vazione sopra la strada che passa davanti alla porta maggiore di eletta chiesa
parrocchiale di cui ne ha anche la nomiJla il eletto Monastero, ecl infatti alli
13 di settembre di questo anno 1763 fu dato principio allo scavo, fattone prima
inteso il Magistrato, per atto di pura e mera convenienza, che annu volentieri,
purch non venisse fatto ricorso da alcuno contro il detto scavo. Ma in seguito
furono fatti var ricorsi contro li monaci, perch scavavano in una strada pub-
blica, e furono eseguiti da una parte e l'altra atti giudiziali, citazioni e proteste;
ma lo scavo si proseguiva dai monaci, nel quale non ritrovarono, che pochi
marmi, anche eli piccola mole, ecl alli 24 detto la strada ritorn ad prNnu17t;
e perci la cosa mor cos . Il Fiandrini insiste per affermando che il Mona-
stero aveva ben diritto eli fare quegli scavi perch aveva il .!us sopra la
eletta stradella (I).
Fig. M. - Resti del pronao di Santa Croce (scavi del 186;')).
La Comunit d'altra parte non riusc a far abbattere il magazzino costrutto
nel 1737, presso iL mausoleo, dai monaci stessi per riporvi legnami ! (2).
Larghi lavori si compiono nel 1774 con la ferma persuasione di giovare
aL cospicuo monumento, quand'invece pitI che benefizi gli si arrecano danni.
Fra l'altro lo s i intonaca all'esterno! (3). E il Fiandrini, dice che si cangi l'in-
gresso, la cui porta era dietro l'arca di Valentiniano III ed ora corrisponde in
faccia agli orti del monastero, in un piccolo atrio fuori di eletta chiesa, ma
annesso ad essa (4); ma proprio allora che per far praticabile tale porta,
essendo il piano esterno assai pi alto dell'interno, si taglia, come vedremo,
il grande primitivo archi tra ve di marmo greco.
La rozza tettoia cui il Fiandrini aveva dato il titolo pomposo di fltrio
(figg. 31 e 32, a sinistra, dove si vede una finestra con ferriata) divent poi a
sua volta un magazzino; e noi stessi lo ricordiamo tutto ingombro, parecchi
anni or sono, di travi, di marmi e di mattoni!
(I) Annali rav., III, 121.
(2) Ibide'/1l, S. Vitale, voI. II3 I, c. 36.
(3) Rimessi alcuni muri della chiesa di Galla Placidia, con averla tutta stabilita (i ntona-
cata) di nuovo per di.fuori e rifatto il tetto e ristabilita internamente, con averla dipinta a finto
marmo, e riaccomodati .tutti li musaici, con aver rimesso l'altare in miglior forma e fattovi un
Atrio, con nuovo ingresso . V. Fabriclte, provedimenti e riattaweltti fatti da gitlgltO 1772 a
marzo 1778 - Biblioteca Classense, Mss. Moh. 3, 1. MO, n. 76.
(4) Annat. Nav., III, p. 137; Arch. Stor. Rav., S. Vitale, voI. 1745, cc. 239 e 240.
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Fig. 35. - Spaccato del mausoleo di Galla Placidi a ."disegno di Aless. Azzaroni) .
. -\' .-\ . Tr"vi d i legno inserti nel muro. - BB. Piano attuale. - CC. Piano antic o . ...,: D l). PiHno <lei poniche llo. - E. Muro del pronHo di S. Croce.
- 7-
Per nel 1881 s'ebbe una prima idea d'isolare completamente il mausoleo.
Segu subito un progetto, e a questo un secondo nel 1884, e poco piil tardi il
lavoro che valse la demolizione ciel cosic\etto atrio, e, pill tardi ancora (
18
9
6
)
la demolizione del muro di cinta dell'ex-monastero, eletto gi della clausura ,
Fig. 36. - Spaccato prospettico ciel mausoleo cii Galla Placidia
(da L a 1 ~ t de batir cltez les Bizantts d'Auguste Choisy. Parigi, J883, tav. XV[[l.
sulla cui linea si pose una cancellata. La fronte del braccio a levante fu per
staccata: clalla via, merc una lunetta di scavo, soltanto nel 1899.
Tale la storia per cos dire delle adiacenze del mausoleo, alla quale dobbiamo
aggiungere che le ricerche, sotterra, dei resti del pronao fatte nel 1912, erano
state precedute da altre, pill largamente estese, nel 1865, compiute dall'ing. Fi-
lippo Lan:cj'ani, il quale ne lasci memoria scritta e grafica (fig. 33). A lui risult
che il piario antico pill depresso delFodierno di m. 1,43; e travasi a m. 0,731
8-
sul pelo basso ordinario del mare. del 186:), cercavasi quale
decorazione avesse potuto avere il muro A B, che credevasi essere la facciata
Fig. 37. - Il mausoleo di Galla Placidia durante i restauri del 1898
con vi sta dei vasi e dell ' imposta delle tegole sul tetto della cupola.
del mausoleo. :Ma invece fu trovato il portico A B C D (1) . .I1 piano di esso
metri 0,28 piil basso di quello del mausoleo. V'ha tuttora al posto le basi delle
, ( I ) Questa derivava dal fatto che 11011 si e rano fatte, prima degli scavi, le neces-
sarie rice rche storiche. Ahbiamo, infatti, visto come il contatto del sacello COI1 l'ardica di S. Croce
risultasse da diversi documenti. Cfr. anche ANTO:-1IO ZIRARDINI, Dc' aliq/lis sacris Ravcu1/.ae
aedijciis (Rave nna, 1908-1909), pp. 57-58.
-9"-
clue colonne, alte metri 0,2 I col plinto cii lato m. 0,48 e sorgenti sopra un gra-
dino di rosso di Verona. I due pilastrini laterali alle colonne hanno le basi im-
piallacciate di verde antico, rosso antico, greco ecc. Innanzi al portico il pavi-
mento era messo a marmi svariati e pregevoli, come diaspro di Sicilia, giallo
antico, nero ecc., e sottostava al piano del portichetto metri o, I I; trovandosi
cos a metri 0,3.4 I sul pelo basso del mare. La calma, o marea ordinaria, copri-
rebbe dunque questo pavimento per l'altezza di metri 0,20 (I) . Pill tardi lo
stesso Lanciani replic: Dell'antico edifizio ora manca solo il pronao che si com-
poneva cii un portichetto a tre archi su due colonne, le basi delle quali trovansi
tuttora al posto bench sepolte (2). Dunque, il piano del tratto A B C D, ossia
del portichetto d'accesso al mausoleo, cii metri 0,28 pill basso del piano ciel
(Diseglto di A less. AS:Jarolti,.
Fig. 38. - Vasi e impronte delle tegole sul tetto della cupola.
mausoleo, e pitl alto cii metri 0,1 I di quello del pronao di S. Croce (fig. 33,
C D E F e fig. 34). Un gradino perci si cloveva salire dal pronao al porti-
chetto, e due dal portichetto al mausoleo (fig. 35, DD, CC).
Parte di tale dislivello dovuta certo alla disposizione architettonica ciel
luogo, per la quale entrando dal nartece in chie"a come entrando nel mausoleo
doveva pur salirsi un gradino; ma parte fors'anche alla necessit di trovar ri-
medio all'inevitabile comprimersi del suolo ravennate e al conseguente affondarsi
elei monumenti, durato (sempre per in iscala decrescente) sin presso al mille.
Basti dire che in un solo secolo, tra il V e il VI, s'avall per circa un metro,
e in alcuni luoghi ad un primo pavimento se ne dovette ' addossar presto un
secondo, come a S. Apollinare in Classe, ecl anche un terzo come rivelarono i
recenti scavi ciel palazzo di Teodorico.
(I) Scope1"le negli edijici cristiani di RaveNna ltell'm/.lto /865 nel Bollettino d'Archeologia
Cristiana del De Rossi, anno IV (Roma, 1866), p. 74.
(2) Cenni ilttorJtO ai lllO/tltIllC/di e alle cose pi notabili di Ravenna (Ravenna, 1871), p. IO.
::? - Boli. d . ~ / I I .
- 10-
Come abbiamo eletto, per nOI la chie,;<t eli S. Croce fu costrutta tra il 4 I 7
. e il 420 e il mau.:oleo invece un quarto circa di secolo dopo : ci che spiega non
solo il diverso livell o, ma anche certa differenza nel materiale <li costruzione,
(Fot. Ricci!.
Fig-. 39. - Vasi dei rintiallchi della cupola e delle volte.
bench il tipo dei mattoni, corti e grossi, sia sempre il placicliano, non solo to-
talmente diverso da quello giustinianeo, lungo e sottile, ma anche da quello teo-
doriciano, pitl minuto e meno vivace di colore.
- II
lI.
S' detto e visto nelle illustrazioni, che il sacello ha pianta di croce, una
pianta, in Ravenna, esclusivamente propria ad alcuni edifici eli Galla Placielia.
(Fot. Rcd).
Fig. 40. - Archetto lunato di scarico
e architrave d'una finestra chiusa e nascosta da muratnra.
Sulla croci era d'incontro dei bracci voltali il botte, s'eleva il tamburo o torre
s'incurva la cupola a lunghi pennacchi costituenti alte lunette (figg. 35 e 36).
La cupola non formata da vasetti collegati in giro, come sono le cupole del
Battistero degli Ortodossi e eli S. Vitale, ma a mattoni come quella ciel Batti-
- 12 -
stero degli Ariani; e tutti i rinfianchi, cos della cupola come delle volte, furono
riempiti con vasi vinari tenuti insieme dalla calce sino a formare i vari declivi
delle falde del tetto (figg. 37 e 38). Sulla calce, poi, largamente spalmata sopra,
furono fissate le tegole premendo alquanto mentr'essa era ancor molle, s che
quando noi levammo i coppi non antichi (I), sostituiti alle tegole malandate,
( Fol . RiCci ).
Fig. 41. - Finestra inferiore scoperta nel 1899, vista c1all'esterno.
potemmo dalle impronte stabilire l'andamento dei filari, nonch il numero e
la dimensione ,delle tegole stesse, dimensione corrispondente, infatti, a quella
c1'alcune t ~ l superstiti rinvenute sul tetto. E tutto ci condusse a un ripri-
stino sicuro.
Tornando poi brevemente ai vasi vi nari di remo ch'essi sono-cii terracotta, ci li n-
clI"ici, lunghi, sottili, strozzati all'imboccatura e cii diverse dimensioni (fig. 39). AI-
(I) Di pochi lavori fatti al coperto di Galla Placidia, si ha memoria. Vedi nell'Arch.
Storo Rav., S. Vitale, a c. 299 del voI. 1 I4O, la notizia el'alcuni ritocchi del 1772. Nel 1774
il tettn fu rifatto eli coppi, e poi qualche volta e sino al 1899 riparato, ma nulla pi.
- 13 -
cuni si videro chiusi con tappi cii stucco, aventi un foro dal quale forse in origine
usciva il vino. In detto tappo apparvero segni, certo di lettere, ma consumati
al punto da non essere pitl leggibili. Antonio Tarlazzi , trattando dei ristauri fatti al
Fig. 42. - Finestra inferiore scoperta nel [899, vista dall'interno.
Battistero Ariano nel 1838, scrive che anche l il piano delle tegole era sorretto
da una immensa quantit di vasi di terracotta cleIla forma di un fiasco di di-
verse grandezze, e questi riempivano tutto il vano della volta reale del catino
o cupola di sposti confusamente, ma in modo che servivan di letto al coperto,
e urtanti l'un coll'altro con tale resist enza ch'ebbero ed hanno forza di soste"
- 14-
nere il culmine di questa chiesa, forse per dodici e piil secoli. La rottura di
alcuni aveva prodotto un avvallamento nel coperto, dal quale penetravano le
acque piovane; raccolti i pezzi ed assestati, riuscirono di figura sferoidale con
l'orifizio stretto ancor cosparso di materia simile allo stucco, ed alcune lettere
greche cii color nero, tradotte l' l'n di S c t ~ r o (I)
Gi, dunque, il modo di costruire declinava! Sulla cupola e sulle volte
del mausoleo di Placirlia, i vasi erano stati allineati e ben congiunti elal ma-
Fig. 43. - Esterno del mausoleo di Galla Placidia.
Scavo con vista delle lesene (1899)'
stice; sulle volte ciel Battistero Ariano, di circa mezzo secolo posteriore, si
erano invece collocati alla rinfusa e non rafforzati e immobilizzati col cemento!
Ma non solo, i vasi vinari, dopo vuotati, servirono in Ravenna agli architetti
per sostegno di tegole, ma i maggiori furono anche usati come casse mor-
tuarie, poich spezzati da un lato, accolsero cadaveri di bambini e con essi
calarono sotterra! (2)
(I ) Memorie Sac1'e, pp. 303-304
(2) EDOARDO BRIZIO, Sepolcreto cristiano scoperto presso Classe IId /93, nelle Notizie
degli Scavi, anno 1904, pp. 177-192. L'uso di seppellire i bambini in vasi di terracotta data fino
<Iall'epoca preistorica. Se ne hanno esempi a Creta dell'et cosidetta minoica, poi altrove anche
- IS
Tornando alla cupola del mausoleo, diremo anche ch'essa , in vetta, sor-
montata da una pina marmorea (fig. 51), oggetto decorativo, non solo in Ravenna
celebre per la sua pineta, ma sin da' tempi romani e dopo di frequente uso. famosa
in Roma la colossale jn:gnrt di bronzo che fu se P. Cincio Salvio, ora in Vaticano,
per una grande fonte, ed nota quella in Aquisgrana, che l'abate Udalrico nel
(Fot. Ricci).
Fig. 44. - Esterno del mausol eo di Galla Placidia.
Scavo con vista delle lesene (1899).
X secolo, imit. Due grandi pine marmoree terminali, una romana ed una me-
dioevale, sono pure nel :Museo lapidario di Trieste e nel Museo di Lille.
Quanto alla costruzione dei muri solo interessante notare come per dar
loro leggerezza e collegamento, si siano alcune volte incorporati ai mattoni dei
travi di legno. Gi se ne avevano esempi in costruzioni romane, e noi, nel ,898,
delle etit geometrica, protogreca e greca. Molti scheletri di bambini dentro anfore si sono tro-
vati pure a Rodi e presso Atene. Alcuni scavi del periodo romano e del cristiano dimostrarono
poi continuato quest'uso, che for se in Italia non fin che col cadere cteIl'Esarc;lto.
- 16 -
avevamo trovata la stessa cosa nella torre scalaria di S. Vitale presso la cu-
poletta (sec. VI). Simili travi, nel :sepolcro di Placidia avvertimmo nel muro,
delle lunette, sotto il piano delle finestrelle (fig. 35, AA).
Le finestre, che illuminano l'interno ciel sacello, erano in antico e, sono ora
quattordici. Le quattro della cupola, e le tre superiori in fonclo ai tre bracci
della croce (il braccio, in cui s'apre la porta, non ha finestra), sono rimaste
sempre aperte. All'incontro, eia pill secoli erano chiuse quelle inferiori, certo a
causa dell'alzamento del terreno circostante, e cos dissimulate dall' tcmm'cia-
mento dei nuovi mattoni, da non iscorgersi pill affatto, e solo dar sospetto di
s pel' gli archetti di scarico rimasti e per qualche architrave cii marmo ve-
ronese, tutto corroso dalle intemperie (fig. 40). Lo stesso Lanciani, che tanto
lavor intorno a questo monumento, ne avvert solo cinque (1), mentre nel 1899
Fig. 45. Fuseruola del mausoleo di Galla Placidia.
ne scoprimmo sette che :si vedono indicate alla figura 16. Esse sono a piena
strombatura larghe a sufficienza nell'interno e :strette e lunghe come feritoie
. dI'esterno (fig. 41 e 42). Ad alcuni parve che presso l'esterno avessero una
piccolissima smussatura; a noi, no. Ma troppo poco era rimasto, a causa del
lamentato tcn/lticinJlt6nto, perch fosse consentito proclamarsi sicuri in qualsiasi
senso, molto pi che, in monumenti anteriori, coevi e di poco posteriori, si
avevano tanto saggi di feritoie a spigolo smussato, quanto a spigolo acuto come,
ad esempio, nelle Terme Diocleziane e nei Santi Quattro Coronati in Roma
e, a Ravenna stessa, in S. Vitale. Alla fine non manc chi trovasse che dei
due sgufl.1u:i diversamente inclinati, la smussatura era o poteva essere solo in
quello che si risolveva in un angolo pi acuto (2). La discussione, in fondo
non disutile, fu per lunga e qualche poco ... bizantina, anche perch su sette
finestre ben cinque erano normali all'asse; non avevano, cio, gli sguanci
diversamente inclinati!
Come poi, le quattordici finestre fossero in origine velate non sappiamo.
Tutto lascia pensare che avessero alabastri. Pi tardi le inferiori furono murate;
e le superiori chiuse, chi sa mai da quanti secoli, con semplici vetri; ma un
dono di Vittorio Emanuele III ci consent cii rimettervi il fastoso alabastro,
(I) Cenni cit., p. r 1 e fig. 33.
(2) G. d. n., Le finestrelle iJJferiori del il/al/soleo di Calla Placidia nella Feli.'t" Ravenna,
fase. 3 (Ravenna, luglio J911), pp. 130- 132.
-I]-
parte eli quello raccolto per la tomba cii re Umberto. Da Roma a Ravenna,
dal Pantheon al nostro mausoleo, dal sepolcro di un re a quello d'una impe-
ratrice ... Anche questa una pagina di storia che sembra ripercuotere un'eco
dell'antico fato di Ravenna.
III.
Come gli altri antichi monumenti ravennati, anche il mausoleo di Cialla
Placidia ha tutta la sua ricchezza nell'interno, ed una estrema semplicit, per
non dire nudit, all'esterno. Qui le solite lesne, che in alto si risolvono ad archetti e
in basso poggiano sopra uno zoccolo (oggi sepolto) ricorrente tutto intorno all'edi-
ficio tranne che dal lato della facciata (figg. 43 e 44) All' interno, invece, le
Fig. 46. - Fuseruola di S. Vitale.
volte, le lunette e la cupola sono rivestite di bellissimo musaico, e, sotto, le
pareti coperte di marmo prezioso.
La ruina del rivestimento delle pareti cosa relativamente recente. Leandro
Alberti diceva, ai suoi tempi la chiesuola tutta crostata cii belli marmi (I),
e ci riconfermavano piil tardi il Tomai (2), il Rossi (3), il PRaumern (4), lo
Schrader (5) e altri .
Ma il Fianelrini scriveva nel 1774 che quei marmi apposti alle pareti per
l'umidIt furono levati clopo la met del sec. XVIlI (6) e il Pioli ripet la
notizia (7). Finalmente un anonimo, gi citato, tenendo conto dei ristauri ge-
nerali fatti nel 1774, disse pure che fra i lavori fatti allora ci fu quello d'in-
tonacare internamente il sacello e di dipingerlo a finto marmo (8). E questo
intonaco, presto macchiato dall'umidit, spelato, gonfiato, sfaldato, venne ripe-
(I) DescriUionc di tuUa Italia, c. 302 V.
(2) Hist. Rav., p. 26.
(3) Hist. Rav., p. 107.
(4) j11ermri7ls italiclIs, p. 222.
(5) Urbis RmlCllnre descriptio exig/ta, p. 38.
(6) Annali ra1l., IfI, I37.
(7) Cronaca, IllS. nella Riblioteca Classense, APpclt,dia,
(8) Fabriche, pr01ledilllellti e riallamenti, cito
3 - Boli. d'AI'/e.
- 18 -
tutamente rimesso, specialmente alla vigilia di qualche cospicua visita (I), e il
finto greco ridipinto alla spiccia, passandosi quel lavoro dozzinale, in cos ma-
raviglioso monumento, da muratore ad imbianchino l
Durante gli ultimi ristauri compiutisi tra il 1898 e il 1902 a spese del Mi-
nistero deil'Istruzione e della Provincia di Ravenna, ad ovviare tanto sconcio,
si vollero le pareti rivestite di marmo, e gli studi preparatorii condussero
a ci che ora esporremo.
In basso nella parte sepolta (fig. 35, Bn, CC), in diversi punti, si sono
trovate e restano ancora al loro posto fiastre digiaUo antico. All'altezza circa
di m. 1,40 elal pano antico ricorre una specie di

Fig. 47. - Schema della fuseq.lOla ricorreva un'altra come prov la serie orizzontale
del mausoleo di Galla Placidia. delle intaccature fatte a sostegno dei marmi sot-
t"oposti, in diverse delle quali furono trovati pure,
interi o tronchi, degli UnC1l11 di rame e il piccolo cuneo di marmo onel'erano
tenuti fermi. Soprastavano a questa fuseruola il freg'io alto m. 0,34 e la cornice
di stucco (fig. 48) di cui si rinvennero a posto due frammenti i quali servirono
di scorta pei completamento. Sopra uno di questi erano lievi
segni del mordente che serviva di preparazione alla dora-
tura, ed anche qualche omhra di tinta turchina; ma i tentativi
di policromia, fatti su tali tracce, riuscirono poco persuasivi e
s'abb\nclonarono. Purtroppo la nostra tempra opaca e le nostre
dorature non sostenevano il confronto della lucentezza vigorosa
dei musl,lici, e preferimmo armonizzare tale cornice con la tinta
d'avorio \r,ecchio che ormai avevano anche i due pezzi antichi.
Quanto ai marmi, noi sull'esempio clelia cappella del Palazzo
Arcivescovile cii Ravenna, clella cappella eli S. Zeno in S. Pras-
sede cii Roma (3) e d'altri piccoli sacelli, ritenemmo c\'adot-
una sola qU(llit: quello che rinvenimmo nella parte sepolta,
ossia il giallo antico, il quale, sostiene ottica mente l'azzurro
=,
i:
Fig. 48. - Profilo
dominante elel musaico, assai meglio del greco bianco-grigio, della cornice di
conveniente ai musaici a fondo cI'oro. vero che pei tre bracci
dove si trovano le arche dovemmo ricorrere al giallo cii Siena
stucco.
(simile all'antico al punto eia distinguersi difficilmente), ma per semplice ripiego,
non avendo giallo antico a sufficienza per rivestire l'intero monumento, pronti
per a sostituirlo, tostoch questo si trovi.
(I) Ad esempio nel 1804 quando pass per Ravenna il Vicer d'Italia! GIULIANO BERTI,
Dcscriziolledel lIlausoleo di Galla Placidia esistellte in Ravenna, ne L'Albulil (Roma, 1855), p. 72. -
A KARL BRONNER (Ravenna, Mainz 1897, p. 8) parvero marmi veri, ma egli forse si limit a
guardare la fotografia!!
(2) interessante osservare come la fuseruola del mausoleo di Galla Placidia (fig. 45)
semplifichi la fuseruola classica (fig. 47) nella quale i due globetti verticali non misurano in-
sieme, per larghezza, mai piil della met del globetto stesso. Invece, appena un secolo dopo
gli artisti cii S. Vitale non rispettarono pi o non compresero la ragione schematica della fuse-
mola del mausoleo, si che, imitandola, l'alterarono allargando lo spazio derivato dai globetti
verticali (fig. 46) il quale in tal modo ne potrebbe includere, anzich clue, tre, contro ogni
esempio e regola. Cfr. PIERRE L'art dcoratif de Rome (Parigi, s. d., ma I911-1913)
- tavole II, 22, 46, 58, 59, 65, 71, 75, 127 ecc.
(3) Brevi cenni sulla basilica di S. Prassede (Roma, 1898), p. 26.

- 19-
E non fu soltanto l'esempio d'altri monumenti quello che ci condusse ad
adottare un solo marmo. Altri criteri raccogliemmo dagli storici e nel mausoleo
!'itesso.
Noi vediamo che il Rossi dice il monumento vestito di prrwdaro mqr
m()re e che lo Schrader parla, anch'esso al singolare, cii lIlflrmOrC (I). Ebbene:. a
noi !'iembra che, mentre l'uso del plurale pu perfettamente convenire a1\a
quantit delle lastre impiegate anche se di uno !'itesso marmo, l'uso del singo-
lare non possa all'incontro che ril'erirsi al fatto che il marmo era d'una sola
qual(t.
Ma oltre a questo, fu per noi notevole veder lastre di g'ia1\o antico in-
torno, e sino ricalcate sotto, ai due sarcofagi laterali in tale abbondanza e
misura da esser avvertita da tutti (2); e pitl, scoprire nello spessore di due
cl'es::;e il foro in cui entrava la vetta ripiegata de1\a grappa per sOstenerle
lungo le pareti; e, pitl ancora, vedere la!'itre larghe cd altre invece lunghe e
strette (figg. ,=, e 7) come se derivassero dal fregio e dagli stipiti d'angolo della
crocera in corri!'ipondenza dei pennacchi clelia cupola.
Fu questa somma di osservazioni che ci condusse a limitare il rives ti-
mento ad u na sola qualit di marmo e ad evifare cos altri problemi basati
su congetture no n sussidiate da fatti concreti (3): problemi, ad ogni modo
difficili, se non forse insolvibili.
Quanto al pa\'i m 'nto, il Ferretti crede che il primitivo fosse di musaico.
Per a' suoi tempi \' e n'era uno z'ozustissilllD di marmo greco (4). Segu quello
che tuttora rima nI:' e che 1I0i abbiamo detto eseguito intorno al 1540. Oltre al
suo disegno, c' induce, a ci pellsare, il fatto che allora fu pure rialzato tutto
il pi a no de ll a prossiml chiesa e del monastero cii S. Vitale (5). Le parti del
pa vime nto intorno alle arche laterali e di fronte a quella maggiore, nel vano
ciof. rimasto c1opo il trasporto dell'altare, furono compiute nel 1901.
Guardiamo, infine, alla facciata e alla porta. La facciata ora ~ rozza, piena di
acciacchi, con solchi e rappezzi d'ogni genere e d'ogni tempo, con l'm'dll?t!o scemo
di scarico della porta alzata nel 1 i74, e, solo resto ragguardevole, l'inizio ai due
lati elel grande arco di scarico primitivo (figg. 49 e :')0). Ma noi sappiamo che,
corrispondendo, con Ull portichetto, al pronao di S. CrQce, e . ~ s a come i pila-
strelli veduti negli scavi del 1865 e come il resto ciel portichetto stesso e del
j>rontl(), dovett'essere rivestita di marmo. Poi, se non prima, certo pcrdette
ogni suo ornamento nel 1602, quanclo fu disgiunta cla S. Croce e rimase sco-
(I) VINCENZO CORONELLI (a p. 16 di Ravenna antica e moderna, s. I. e d. ma edita negli
anni 175-177) scrive esser la chiesetta cinta e lastricata al di dentro di marmi greci finis-
simi . Questo 110n significa amitto che si trattasse di proconneso o d'irnezio. Pel Coronelli,
tranne il porfido, che indica col suo nome, gli altri marmi sono sempre greci! Dice ad esempio
tutte di greco le 24 colonne superiori del Battistero, quand'invece tre sono di travertino,
due di pavonar.zetto, e cinque di sa;;so cl'Istria.
(2) BELTRAMI, Il forestiere istruito, p. 212; JOSEPH HARD, Stalistique IItOltltlllentaire
dresse dans (a "ille de NmJew/.C (Lyon, 1840), p. 26; RWUFFI, Guida di Ravemla, pago 56;
UCCELLINI, Dizionario, p. 322 ecc.; GIULIANO BERTI, dice, nell'articolo citato, che il giallo
antico del pavimento doveva derivare dalle pareti.
(3) GHIGI, [I Nausoleo di Galla Placidia, pp. 46-49.
(4) Pavimelttll/ll totUI/I est lIIarllloreUnt ,Jenustissimo marmore h)'lIldio . Galll! Placidice
"lllgllsle vita, cito
(5) E importnnte per la plnnimetria e la livel1azione ravennate conoscere il doc. che si
trova nell'Arch. Star. Rav., Cancelleria, voI. 1 I, IV, c . . 26. V.
- 20-
perta ed esposta alle intemperie. Certo a llora la sua porta fu chiusa o lasciata
in disuso, perch, come ci noto, un'altra ne aprirono i monaci dietro il sar-
cofago di destra. del '7,)4 il Paclre Pier Paolo Ginanni, abate di
S. Vitale, avendo raccolti alcuni marmi scolpiti nell'atri o della sag'restia di
S. Vitale, vi port anche il fregio romano (fig. 30) con la coppa, le pantre, il
tirso, il tralcio di vite (che il Fianclrini chiama il bassorilievo di Bacco)
strappanolo di sopra la porta di Galla Placidia ( I).
Noi ve lo abbiamo rimesso; ma la :,;olita archeologia casalinga ha trovato
a ridire. Basta, ha detto, vedere come si tratti di lavoro pagano, per conclu-
Fig. 49. - Facciata attuale de l mausoleo di Galla
dere che n Galla Placidia n i suoi art efici avrebbero raccolto e posto in un
edifici o cos cospicuo un pezzo d'ornato d'altra fede e d'altro tempo! (2) . Ora
noti ssi mo che parti e frammenti decorativi romani s'incontrano ovunque, in
numerO stragrande usati dai primi costruttori cii edifici cristiani. In Roma nelle
basiliche cristiane si trovano porte, cornici, stipiti, fregi, colonne, capitelli eli
tempi i pagani. -:\la, ripetiamo, quella buona archeologia ravennate cos casa
linga che nemmeno esce per le vie di Ravenna; perch, uscendo ed entrando
in qualche monumento, avrebbe pur visto che Teodorico lasc i mettere archi-
travi romani alle estremit dei colonnati della sua chiesa (oggi S. Apollinare
Nuovo), e, sulle colonne porfiretiche elel ciborio dell'altar maggiore, sino due
capitelli derivati da un edificio consacrato al culto d'lside; e che, anzi, la
( I) F1ANDRINI, A nnali r avenNati, II [, p. 106.
( 2) (;HIGI, 11 1l1ausoleo ecc., p. 9.
- 21 -
stessa Galla Placidia, per alzare il tempio votivo all'evangelista san Giovanni,
si valse delle colonne e dei capitelli d'un tempio romano!
D'altra parte il fregio corrisponcleva all' insenatura, formata dal ri.co.rso dei
mattoni intorno all'antica porta di Galla Placidia, ed anche ai due frammenti
d'architrave che noi scoprimmo al loro posto. E questo grande e mirabile ar-
chitrave che si era pure salvato a traverso tanti secoli, cedette al massacro
dei ristauri del 1774, perch, chiusa allora la porticella aperta elai monaci
nel 1602, si credette bene eli riformar quella gi in passato ristretta (I), e dive-
nuta troppo angusta e schiacciata a causa del piano rialzato elella prossima via e
Fig. 50. - Facciata attuale ciel mausoleo eli G<111a Placidia.
dell'atrio pur allora costrutto (2). E, per rialzarla, s i fece appunto tagliare ['archi-
trave eIa Giovanni Toschini nel luglio del 1774 (3): lavoro grave e violento
che arrec, com'era da prevecIersi, diversi danni alla parte inferiore del celebre
musaico del Buon Pastore!
D'allora sino al 1886 si discese nel sacello per diversi gradini, s che fu
ridotto a un vero e proprio catino spesso, come abbiamo visto anche noi,
invaso clall'acqua. L'isolamento provvide veramente alla salute del monumento.
(I) L'ALllERTI, DescrittioltC cit., c. 302 v., dice che a' suoi tempi l'elltrata nel Mausoleo
era non molto larga .
(2) l due rinfi<1nchi alla porta antica, in costruzione cii car<1ttere odierno, sono stati fatti
nel 1899 t<1nto per d<1r forma ragionevole <1l1a porta, come per i due pezzi rimasti del-
l'architrave antico.
(:,) Arch. Star. Rav., S. Vitale, va l. II47, c. 4.
- 22 -
l battenti della porta sono da secoli di legno (I), ma la supposizione del
Ferretti (2), di Serafino Pasolini (3), del Pioli (4) e d'altri, che in origine fossero cii
bronzo non pu non corrispondere alla verit. N', fra l'altro, prova il bello e
forte anello eli bronzo, pel cardine superiore eli <;inistra, rimasto in uno dei
frammenti dell'architrave; e anche il fatto che di bronzo erano le transenne
intorno all'altare.
CORRADO R ICCI.
(I) Vedi per lavori alla porta di legno e al cancello, nell'Arch. Storo Rav., S . Vitale, il
voI. ro65, c. 96 r . (1579), il voI. III4, c. 25 r. (1700) e il voI. 1131, c. 26 (1737). Gli attuali
hattenti di larice furono fatti nel 1899.
(2) FERRETTI, Op. cito
(3) Lustri /'aZ/., IV, Iibr. XIII, pp. 2S29.
(4) Croll. raZ/., p. 165.
r
Fig. SI.
Pina sulla vetta del mausoleo
di Galla Placidia.
A pago 18, nella terza linea clelia nota 2, invece di g lobetto stesso leggasi glohett o
steso ossia orizzontale.
Fig. 52. - Roma, !\[useo Vatic<lllo - Greca prospetti ca
(da un Illllsaico scoperto nelle Terme ti 'Otricoli lIel 1780).
IL SEPOLCRO DI GALLA PLACIDIA IN RAVENNA.
PARTE IV.
I Musaici.
L
E questioni iconografiche relative ai musaici ciel
mausoleo di Galla Placidia hanno le spine: pun-
gono gli eruditi e li rendono, a loro volta, pungenti,
quantunque non sia improbabile che, quanclo si spo-
gliassero dalle fantasie, resterebbero poche forse e
non difficili. Ael og'ni modo, in quest'ultima parte
del nostro studio, esamineremo quei musaici arti-
sticamente ed anche storicamente col raccogliere
le notizie che si hanno sui loro ristauri.
Prima, per, di passare all'esame delle singole
parti diamo loro uno sguardo generale.
Kel mezzo della cupola si vede la Croce latina
cui d'intorno splende una miriaJe di stelle. Presso ai pennacchi stanno i simboli
degli Evangelisti. ]n ciascuna delle quattro pareti, centinate, della torre o tam-
buro si veggono due Apostoli e, tra questi, sotto la finestrella un va. o o una fonte
con due colombe. I rimanenti quattro Apostoli sono fra g'li ornati nelle volte
dei due bracci laterali, nelle cui lunette, tra il fogliame, s' avanzano due cervi
per dissetarsi alla fonte. La volta del braccio sud comincia con una greca pro-
spettica cui segue un ornamento a rosoni, ugual e a quello che si vede nel
braccio norcl; in questo per, ili posto clella greca, due grandi festoni di fronde
e cii frutta escono da due panieri per ricongiungersi, in vetta, al elisco clella
Croce. Nella lunetta <lei braccio sucl veelesi san Lorenzo con d'innanzi la grati-
cola sovrapposta al fuocu e l'armadio degli Evallgeli ; in quella ciel braccio nord,
il Bl)On Pastore che pascol le sue pecore.
19 - Boli. d'A,/e.
- 142 -
Il.
LA CUPOLA - CALOTTA - TAMBURO O TORRE.
Il colore di fondo della calotta l'indaco e ritrae il cielo notturno. La
Croce latina, d'oro, che sta nel sommo, non ha il piede sull'asse del mau-
soleo, ma, come dicemmo clandone pure la ragione, rivolto verso oriente. Le
infinite stelle, pur d'oro, che rot ea no intorno alla Croce, non sono collocate
su raggi convergenti ad essa, ma su giri concentrici e ."ono alternate e sempre
maggiori cii proporzioni di scendendo pei giri pi larghi e pill bassi (fig. 53).
ovvio avvertire che ci torna cii grande vantaggio all'elevazione prospellica
della cupola, perch quel rimpicciolirs i dell e stelle verso il centro, d idea di
maggior .lontananza e quindi di maggiore altezza. Le .. telle, che sce ndono s ino
alle acutissime est remit -e1ei pennacchi della cupola, si a rrestano per fa r po_ to
ai simholi c1eg-li Evangelisti emergenti da un gruppo di nuvol e. Quelli sono
d'oro con luci bianche ed anche verc1ogno.le; quest e, il striscie rosse e grigie.
Tale decorazione rappresenta il cielo o firmamento che cinge la Croce,
simbolo della Dottrina cristiana ( I ). Rig'uarclo poi ai simboli degli Evangelisti
stato notato che, qui, nella loro distribuzione si segu la dignit degli Evan-
gelisti, mettendo insi eme Matteo e Giovanni, ossia i due Apostoli, e insi eme i
due discepoli (2).
Nel punto, in cui i quattro lati del tamburo (figg. 54,55,56 e Si) s i risolvono
in altrettante 111nette, formate dalla curva e dai pennacchi della calotta, gira una
larga fascia rosso-cupo, di mirabile contrasto con l'indaco de.l fondo, nella qual e
si svolge, ondeggiando ininte rrottamente, una cordella turchina, lumeggiata di
celeste e eli bianco. Al sommo della .Iunetta, come a definire la profondit di
una nicchia, s'incurva una conchiglia o pettine, a guisa di ventaglio rovesciato,
che s i ri solve in alto in tre festoni di perle intersecati, con in mezzo una testa
d'uccello.
Qualcuno ha voluto vedere in questa una testa d'aquila (3), altri una testa
di colomba, onde vi ha riconosciuto lo Spirito Santo (4). A noi sembra molto
semplicemente che si tratti d'un motivo ornamentale, che oltre che nel m;\ u-
soleo di Galla Placidia, si vecl e anche in altri monumenti ravennati. E dav-
vero sarebbe s ingolare che, nel solo monumento che s tudiamo, lo Spirito Santo
facesse capolino quattro volte, e, per non dir altro, in Sant' Apollinare Nuovo,
ventotto! (5).
Sotto a ciascuna conchiglia e ai lati della stanno due figure che
staccano chiare dal fondo color indaco (uguale, se non alquanto pill scuro di
(I) L P. RICHTF.R, Die Ilfosaiken vo){. Rave/lua (Vienna, 1878), p. 24; Dr: G RUNE[ SEN, Il
cielo nella conceziolle l'eligiosa ed adist:a dell'allo medio evo (Roma, 1907), p. 78.
(2) RAFFAELE GARRUCCI, Sloria dell'Arie cristiana, IV (Prato, 1877), p. 4I; J U!.IUS l(u RTH,
lJie IJlosaiken del' c/trisllic/tC1l Aera, l, Die IVandmosaikelt 1!01t Ravenna (Lipsia, 190 J), p. 55- La
pretesa seconda edi;done del libro del Ku wrll (i\lonaco, 19[2), non che la prima stampa del 1901
con solo mutato il frontispizio e aggiunta un' avvcrlellza !
L) GIORG[O RIWIN, l mllsa:i delte chiese di NaVe1l1t1l (testo russo, Pietroburgo, 1896), p. 57
(4) XAVER BARBIER DE jVIO:-lTAl; LT, I.es 1Itosi"ques des glises de Ravewle, estratto dalla
Revue de l'Art chrtiell (J897), p. 21; GHICI, Il mausoleo di Galla Placidia, p. 94-
(5) G cl B., recensione ciel libro Il mausoleo di Galla Placidia iII Ravenna del GHlCJ, nella
Felix Ravenna, Il. 2 (aprile 19II), p. 84, nota 3. Cfr. anche GARRUCCI, Op. cii., IV, P.40.
Fig. 53. - ~ a l l s o l e o di Galla Placidia. - Calutta clelia cupola.
(Disegno di Atessall(/1'o A::::arolti e Giuseppe Zampiga).
Fig. 54. - Mausoleo di Galla Placidia. - LatO est del tamhnro e IUlletta del braccio corrispundente.
(Disegllo di Atess. A==arom' e Gius. Zampiga).
Fig. 55. - Mausoleo di Galla Placidia. - Lato sud del tamburo e lunetta del braccio corrispondente.
(Disegno di Aless. A==arolti e CiI/s. Zampiga).
Fig. 56. - :\'Iausoleo di Galla Placidi;!. - Lato ovetit del tamlll.lru e IlIlI ctta del braccio corrispondente.
(Disegllo di A/ess .. e Gi/ls. 7.il/J/piga).
Fig-. 57. - i\I:Hlsole" di Galla Placidia. - Lat" nnrd del taml>uru e lune!ta ciel bracciu corrispondente.
(Disegl/o di A/ess. A==arol/i e r:ius. XlIII/piga).
Fig. 58. - Mausoleo di Galla Placidia. - Volta del bracci o nord.
(Disegno di '//"'ss . .. 1=zllrolti e Gius. /.tllllpigtl).
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- 152 -
quello della calotta) come se uscissero dalle tenebre per venire in piena luce ( I).
Sono tutte vestite di bianco, con la tunica e il maJlto, classicilmente; e il ter-
reno verde, su cui posano coi piedi, si restringe in alto prospetticamente, pro-
prio come la base di una statua.
Ma che rappresentano queste figUl'e ? Il Ferretti (2) nel sec. XVI le chiam
Profeti, ma Girolamo Fabbri nel sec. XVII le cli:,;se semplicemente", figure eli
uomini (3 ), come il Gerspach, due secoli dopo, personnages! (4).
Nel settecento si riprese l'opinione del Ferretti, e quantunque un po' vaga
ehlJe nuova fortuna, s che dal Beltrami (1783) (5), da Camillo Spreti (1804) (6)
dal Ribuffi (1835) () e elal Rahn (1869) (8), giunse si no ai nostri g'iorni, lasciando
(Fai. Alillori),
Fig. 62. - Mausoleo di Galla Placidia. - San Lorenzo.
Limetta del braccio sud.
tuttora nel dubbio qualche anima esitante come quella del Diehl (Iglo) che li
dice o Profeti od Apostoli! (9) .
Ma Apostoli sono incOlltestabilmente e noi lo scrivemmo fin dal 18n (IO):
In ciascuno elei quattro muri clella cupola sono clelineati due Apostoli. Sino
(I) STEPHAN I3EISSEL, /)ie JVJosaiken ,'011 RavenJta estr. dalle Stimmen allS Jllarie-Laaclt
(Freil>urg- i. B., 1894), p. 12.
(2) Gallil? Placidi,c Allgusl<c vita, ms. ci t.
(3) Sag1'e memorie, p. 292; Ravemm ricercata, p. 7 I,
(4) La 1JlOsai'que (Parigi, s. d. ), p. 50.
(5) Il forestiere istn/.ito, p. 113.
(6) Compendio storo dell 'arte di comporre i 1Il1tsaici, p. 121.
(7) Guida di (Ravenna, 1835), p, 50.
(8) Ravenna (Lipsia, 1869) p. IO.
(9) JJ!hltluel d'Art byzilntin (Parigi, 19ro), pp. 11[-112.
( I O) La nostra RmJCHl/a c i slioi dintorni, prima che riunita in volume r878) lIsc in di spe nse
nel 1877. Vedi il edito in Ravenna in que ll'anno.
- 153-
ad ora gli storici nostri erroneamente li dissero profeti. Basta, a smentita cii
questa asserzione, osservare che l'una delle due figure espresse al lato sinistro
clella cupola ha la chiave in mano - san Pietro - ; basta confrontare le loro im-
magini con quelle che degli Apostoli ritrovansi in S. Vitale, in S. Maria in Co-
smedin, in S. Giovanni in Fonte ecc.; basta finalmente osservare che la croce in
cielo :tellato ... ha il piede rivolto ai due del lato manco - san Pietro e san Paolo
- come a quelli che, in ogni antico musaico, veggonsi ai lati di Cristo. (I)
Raffaele Garrucci nel 1877 e il Richter nel 1878 emisero lo stesso avviso;
questi anzi aggiunse esser forse la chiave, messa in mano a san Pietro, il
primo esempio della sua applicazione iconografica (2) ;
quegli: I primi due portano le note sembianze dei
due Principi (3), determinate anche dalla chiave nel
primo, la quale non si attribu mai ad altri che a san
Pietro (4).
Il Garrucci per soggiunse di crederli gli Apostoli
quantunque siano ottO; ma noi avevamo gi indi-
cati gli altri quattro come effigiati nelle vlte dei bracci
corti o laterali. Dobbiamo dire per che su ci qualche
discrepanza. Il Kurth non crede che quelle figure rap-
presentino i quattro Apostoli che mancano alla sopra-
stante cllpola. Dice che mentre gli otto sono vertici,
i quattro sembrano fusi in bronzo; che qualora anche
qllesti si ritenessero Apostoli l'artista avrebbe ricorso a
un espediente poco bello; che del resto, talora, si tro-
Fig. 63. - Roma, Biblioteca
Vaticana. - Frammento
di vetro con la figura di
san Lorenzo
(dal Cm-yucci).
vano riprodotti solo otto Apostoli come, ad esempio, nei due sarcofagi di
S. Francesco e nel musaico del Battistero di Napoli; e che, infine, possono
rappresentare profeti e magari essere i quattro Evangelisti (5).
Ora da contrapporre che nell'arte bizantina gli espedienti sono tutt'altro
che rari e talora si veggono figure e figurazioni confuse tra di loro o confinate
in parti che tradiscono il ripiego; che nel mausoleo di Galla Placidia i quattro
Apostoli si trovano immediatamente prossimi alla cupola dove si veggono gli
altri otte;>; finalmente, che non si capirebbero gli Evangelisti due volte effigiati
in diversa parte del monumento (per figura e per simbolo). Quanto poi al novero
degli Apostoli vero che l'enllmerazione liturgica soffre talora eccezioni; che,
ad esempio, per salvare il numero di dodici si omette generalmente san Mattia,
che nella risurrezione di Maria si omette san Paolo, e, che nelle storie avanti
la Passione, non si trovano n. san Paolo n san Mattia, qllando invece s'incontra
Giuda; ma non si tratta del caso nostro.
Dice il Kurth che in un'arca di S. Francesco si veggono otto Apostoli (6).
Anzi, soggillngeremo noi, poteva al Suo scopo ricordare anche quella del sec. VI
(I) Op. cit., pp. 77-78.
(2) Die frfosaikell VOli R., pp. 26-27. Cfr. flARBIER DE MONTAUI: r, Op. cit., p. 27.
(3) Anche il BEISSEL, p. 12, nota che solo Pietro e Paolo sono illdividu.alizzati.
(4) Storia dell'Arte cristiallfl, IV, p. 40. Per le chiavi di s. Pietro cfr. H. GRISAR, ROlIIll
alla fine del lI/olldo antico, r (Roma, 1899), pp. 647-649.
(5) Op. cit., pp. 47-48, 53-54.
(6) Sull'altare di S. Felicola in S. Apollinare in Classe collocata una fronte di sarcofago
con sette Apostoli ai lati di Ges; ma, mancando i fianchi, non possibile stabilire se quello fosse
o no il numero totale.
- 154 - .
destina ta nel I I 19 a Pi etro Peccatore; e non tacere che le tre della cat teclra le
hanno due soli Apostoli e altre in S. Francesco e in S. Apollinare in Classe ne
hanno dodici! Ma mentre la disposizione architettonica o l'ubicazione dei sarcofagi,
spesso accostati al muro e non lavora ti il tergo, pu spiegare alcune di tali
variet, mai all'incontro, pe r nessuna larga e distesa decorazione musiva, s'ha
in Ravenna rappresentazione cl egl i Apostoli, in cui sia alterato il numero di
dodici. Sono dodici nel Battistero degli Ortodossi e in quello degli Ariani,
dodici nell'oratorio cii S. Andrea, detto finora cappella di S. Pi er Crisologo,
elodici nel Cenacolo cii S. Apollinare Nuovo (I), dodici in S. Vitale; e, poich
le pecore schierate uscenti da Gerusalemme e da Betlemme s i dicono rappre
selltare gli Apostoli, noteremo che anche in S. \pollinare in Classe sono
dodi ci (2).
Fra le coppie d'Apostoli dei lati sud e nord una fontanella con ai lati,
sul 7.';;rdc smalto, due colombe, e fra le coppie dei lati est ed ovest un vaso o
coppa, dove le colombe stanno diritte s ull'orl o, l'una bevendo, l'altra volgendosi
indietro. n vaso, pensano, pu significare l'Immortalit (7!tlS lJJ/.lllorllllitrrtis) (3),
la fonte significar la R eligione, e le colombe simboleggiare le anime giuste
nella g loria (4).
Come ghiera agli archi sottoposti, corre una t ~ l s c i d'indaco con sopra,
in oro, tralci di foglie cii vite, di pampini e di gTappoli cI'uva.
11].
Vor:n: DEr BRACCI DELLA CROCE E LUNETTE EST E OVEST. - l CERVI.
Nelle volte del braccio lungo cii nord (fig . .=;8) e del braccio sud (fig. 59)
rappresentato uno stesso drappo o tappeto color indaco a rosolli di due disegni,
collegati eia margherite o .' tell e hianche. Uno elei c1iseg'ni reca al centro il seme
rosso intorno al quale si svolgono due anelli turchini e un giro di fogli e smer-
Iettate; l'altro reca al centro un fiore a fogliolille bianche, circolldato da anelli
azzurri e d'oro, dal maggiore elei quali si staccano otto foglie a lingua e otto
a crocette (\'oro. Tutto intorIlQ al clrappo, gira un doppio cane corrente o voluta
di Vitruvio, pur d'oro e pur su fondo turchino.
La decorazione dei bracci descritti dunque simile, ma non simile
quella c\ell'intrac\osso degli archi rispettivi, sorreggenti due lati del tamhuro
clella cupola. L'arco rispondente al hraccio lungo (; decorato da due panieri
intessuti cii vimini dorati, dai quali sorgono due densi festoni cii foglie e di
frutti (fichi, mele, ciliege, pe re, melagrane e uva), i quali s'incontrano in alto come
(I) Sono undici nella rappreseutazione cieli 'incredulit di sali 7J/ll/laso (in S. Apollinare
Nuovo) ma perch manca Giuda. E se appaiono undici auche nell'altra con Ges s1I1 1I/.0llte degti
Olivi da tener conto che un cattivo ristauro soppresse il dodicesimo!
(2) I.a stessa allusione numerica debbono avere le colonne della lIIaggior parte delle grandi
basiliche ravennati, le quali sono o erano dodici per lato. Cos in S. Apollinare Nuovo, in S. Apol
linare in Classe, in S. Francesco, in S. Giovanni Evangelista ccc. Rispetto al mausoleo di Galla
Placidia, il BEISSEL (p. 12) si abbandona a grandi teorie nUllleriche a base di 4, ossi,1 4 sim-
boli degli Evangelisti, 4 paia d 'Apostoli nella cupola, 4 Apostoli nelle volte, 4 cervi, 4 paia di
cololll be ecc.
(3) FRANz XAVER KRAUS, Gesclzichte der clz,.istlichelt Ktmst, I (FreilJurg i. B., 1895), p. 430.
(4) GARRUCCI, Op. cit., p. 40.
- 155-
a sorreggere, nel cerveno dell'arco, un disco azzurro con una Croce latina clorata.
L'arco al braccio sud invece decorato da una greca prospettica
a tre fascie con cubi inserti, l'una e gli altri bianchi nel taglio di superficie;
ma, nei fianchi di scorcio, verdi i cubi, e rispettivamente rosse, giallognole e
turchine le tre fascie, con ombre di tono pi scuro. Le decorazioni degli intra-
dossi c\egli altri due archi est ed ovest sono invece simili e consistono in
fascie verdi lumeggiate d'oro, smerlettate e solcate per lungo da righe scure
che, suddividendole, dnno loro come l'aspetto d'infinite sovrapposte squame
rettangolari. Tali righe sono cinque nell'arco di sud, sei in quello opposto.
" Fol. N ice il.
Fig. 64. - Mausoleo di Galla PIaci dia. - Il Buon Pastore.
Lunetta del braccio nord.
In ciascu na delle due volte laterali (figg. 60 e 61), tra ricchi ornati d'oro con
ombre gialle e tocchi bianchi e rossastri (nascenti da cespi e svolgentisi con steli,
foglie e grappoli, a spirali degradanti) stanno le quattro figure ci'Apostoli, di cui
parlammo, e al sommo una ghirlanda eli foglie d'alloro divisa in quattro tratti due
turchini e due rossi, cos da ricordare certe ghirlande di stemmi robbiani. In mezzo
la sigla di Cristo con ai lati l'alfa e l'omega. Pei tralci di vite si ragionevol-
mente richiamato il detto di Gesti agli Apostoli Ego SUJll vitis, vos palmt"tcs (I),
perl'alfa e l'omega, quello dell' Apocalisse Ego sum a et (I); j>ritlPium et jinis (2);
ma la fantasia ha pur voluto scorgere nei due festoni del sottarco nord le
quattro stagioni, e perci ci ha visto dei fiori che non ci sono! (3).
In ciascuna delle due opposte lunette est (fig. 54) ed ovest (fig. 56) con
differenze puramente d'esecuzione, sono rappresentati due cervi che, passando tra
le spirali delle solite fronde d'acanto verdi su fondo turchinocupo, s'avanzano
verso una vasca o laghetto cinto d'erbe, e pieno d'acqua ondeggiante. I cervi, che
(I) S. GIOVANNI, XV, 5.
(2) l, 8. Vedi anche riferiti i passi di l'RCL>ENZIO, di SAN ALESS"':-IDRINO e di
TERTULl.lANO, dal BARBlER DE MO:-rTAULT, Op. cit., p. 24.
(3) BARDIER DE MONTAULT, Op. cit., p. 26.
- 156 -
hanno il loro naturale colore giallastro, e le corna ramose, richi amano il noti s-
s imo passo del Salmo Quemadmodltlll desiderai ((,rVItS ad fonles aqltantlll, ila
desideralallna mea ad le, Dcus (I ). Simbolegg'iano, quindi, le anime che aspirano
a Dio! La lunetta est cinta eia una doppia greca, quella ovest da una greca
semplice. entrambe d'oro su indaco.
IV.
LUNETTE SUD E NORD. - S. LORENZO F. IL BUON PASTORE.
Passiamo ora alla lunetta suel, quella che si vecle subito di fronte entrando
(figg. 55 e 62). Nel mezzo d'essa, sotto alla finestrella, una graticola con alti piedi
agli angoli, muniti di rotell e , tutta ravvolta da un tortuoso linglleggiare di fiamme,
le quali si muovono come investite dal vento che agita pure le vesti della prossima
figura. A sinistra un armadio giallo con dorature e rosse, dagli spor-
telli aperti, entro al quale, in due piani e ril egati in rosso, stanno i quattro libri
degli Evangelisti, distribuiti nello. stesso ordine che hanno i loro simboli nella
cupola: Marco, cio, con Luca, Matteo con Giovanni.
Grande discussione si fatta sulla figura, con la croce in ispalla e un libro
nella sinistra, detta sino !tua dellr; Pi emgmalidle dell'arie crislialla. Ma ci sembra
che a re nderla tale, pill che certa oscurit sua, siano intervenute alcune fanta-
sticherie, le quali hanno la virt della nebbia: di velare ci che abbastanza
chiaro, e di dare ai corpi reali l'aspetto di ombre. Il vVilliams nei lumeggiamenti
ciel braccio vertica le della croce presso al nimbo volle leggere ADOKAI (2) (Dio,
in ebraico) per riattaccarsi cos alla vecchia opinione che ritenne quella figura
il a muover elal sec. XVI col Ferretti (3) c, via via, attraverso al
Ciampini (4), al Beltrami (5), a Camillo Spreti (6), al Seroux D'Agincourt (7), al
TarJazzi (8), all'l-hibsch (9), a Giuliano Berti (IO), a Luigi Ceccarelli ( I I), ai signori
Crowe e Cavalca selle (12), al Rahn (13 l, al Greg'orovills ( 14), al Gerspach (15) ecc.
Ma la piil singolare definizione della figura si ebbe cii recente eia Enrico
Bottini :Massa, il quale, cercando il concetto unico di tutta la decorazione mu-
siva del mausoleo nell'Apocalissi, vide in essa l'Angelo che annunzia il G-iudizio,
(I) XLI I, 2 e 3. RICHTER, Op. cit., p. 28; I:IARHIER DE MONTAUI.:r, Op. cit., p. 24
(2) Bullettillo d'arclzeololfia cristiana di G. B. DE ROSSI, serie IV, anno I (Roma, 1882),
pp. 166-r67
(3) Gallrc Pladdite AlIgllstrc vita, ms. cito
(4) Ve/era mOllimenta, I, p. 227.
(5) Il forestiere istruito, p. 155.
(6) Compendio slor. dell'arte di comporre i lIIusaici , p. 122.
(7) Sloria dell'Arte, VI (Mantova, 1841), p. 27.
(8) lIfemorie sacre, p. 374.
(9) lVollumeJtts de l'Arcltitecture clzre/ielilte (Parigi, 1866), col. 28.
(IO) Descl'izioue del mausoleo di GallI! Plncidia, in L'AlbulII, XXII (Roma, 1855), p. 71.
(II) Ulla visitI! alllul1tsoleo di Galla Placidia in Ravelllul, in L'AlbulII, VIII (Roma, 184
1
),
p. 99. L'articolo fu riprodotto Sll Il Romagnolo, anl10 I (Ravenna, 1848), I1n. 49 e 50.
(12) Storia della pittura cit., I, p. 32.
(13) Raveml4, p. 1 lo
(14) Promenades e1t Italie (Parigi, 1894), p. lI8.
(15) La mosaique, p. 50.
- 157 - -
cos come vide dal libro, che ha in mano, pendere i sette sigilli, e nell'armadio
degli Evangeli la facciata cI'un tempio, e C1ltre mirabili cose (I ).
Non indugiando su questa interpretazione, diremo che a rit enere che la
figura rappresenti il Redentore, oltre alla graticola che le sta dinanzi, oltre
al tipo ciel volto, s'oppone la sua stessa veste. Inttti tutte assolutamente
le ventotto figure vestite di GeSti, che si vedono nei musaici cii Ravenna, recano
la porpora; e cos lo stesso Buon Pastore nella lunetta opposta a questa
che esaminiamo (2).
Fig. 65. - Il Buon Pastore
(da stampa prodotta dal Ciampilli, 1690).
Naturalmente, prima che ogni altra cosa, ha fatto pensare a san LOI'enzo
la presenza. clella graticola che fu lo strumento cii martirio sul quale egli mor
arso; ma, poi, si convengono a lui come insegne ciel diaconato anche la. Croce
e il libro (3) e per ques to si richiama anche la pi tarda immagine che si
vecle nel musaico dell'arco di S. Lorenzo presso le mura cii Roma, fatto ese-
guire da papa Pelagio (578-590).
(I) L'Apocalissi Ilei ivlusaici di Calla Placidia in Il Ptaustro, <11111. I, n. 5 (Forl, 17 di-
cembre 19 Il). In Ulla breve recensione cii quell'articolo pubblicata nella Rellite de l'Art clzrtiell
\LXIII - P ; l r i ~ i 1913 - pp. 269-270) si legge: Il falldrait pOllvoir controler par cles rappro-
chements flvec cI'autres reprsentations analogues!
(2) C. RICCI, Ravenna e i suoi dintorni, p. 74, nota 3; SANTE GHIGI (Il mausoleo di
Calla Placidia, p. 85) scrive: Non Cristo, perch avrebbe il nim bo crocifero. Questo nr-
gornento non sicuro perch nei musnici ravennati GeSti appare col nimbo senza croce hen
tre volte : nello stesso lIlausoleo di Galla Placidia e nei due hattisteri.
(3) GROSNIER, Ravemle et ses Jylollilmeltts (Parigi, 1859); G. 13. DE ROSSI, IIfusaici cristiani
e saggi dei pavimenti delle chiese di Noma (Roma, 1899) - S. Lorenzo, JII/usaico dell'arco della
Basilica di S. LoretlZO nell'agro Ve1-altO .. GARIU': CCI, Op. cit., IV, pago 41; RICHTER, Op. cit.,
pp. 3[-33; KRAUS, Op. cit., 432; CH. CAHIER, Caractristiques des Saillts (Parigi, 1867), I, 2S0-28I;
BEISSEL, Op. cit., p. 12; REDIN, Op. cit., p. 53; PAOLO SULFRINI, Piccola guida ai prillcipali
I1t01t/111lellti di Ravenna (Ravenna, r899), p. 24; GHIGI, Op. cit., pp. 83-87, ecc. Il CARRUCCI
21 - Boli. d'Ari .
- 158 -
Quanto agli Evangeli esposti nell' armadio, fu gi notato ch' e::isi possono
riferirs i alla carica eI'arcidiacono di quel sant o, e al fatto ch' egli era custode
elei della chi esa (I). Il Garrucci il s ua volta scrive: L'armadio coi quattro
EvaIlgelii in questo luogo simlJoleggia la fede, per la quale s. Lore nzo ha
data la vita (2) .
L'opinione che si tratti di san Lorenzo per tutto ci oggi I revalente, quan-
tunque non ablJia persuaso tutti . Incerti nell'accettarla si most rano ad esempio
il Diehl, il Kurth e altri.
Si ingnieuse - scrive il primo - - que soit cette hypothse et de quelque
grands 110ms qll'elle se recommande, on ne saurait l'accept er sans quelques
rserves, et peut-etre l'aut-il jusqu' nouvel ordre se rsig"ner ignorer le nom
de ce saint, qui semhle surtollt proccup de brfJIer le livre, sans dout e h r-
tique, qu'il ti cnt cn sa main. Mi'lis quel que soit exact cmcnt le sujet reprsent,
ce qui est intressa nt ici, c'est de trouver, en face de la pcinture symholique
et tradit ionnellc, cett e ;s cne p mprement hist orique . Avec cli c, en effet. UII C
trans formation capitale apparatt com me accomplie dans l'i conographi e chr-
ti enne. Au lieu des symholes na'ifs ou compliqus S O llS leslluels Ics peintres cles
catacomhes aimaient reprscnter les dogmes et les enseignements chrtiens,
les matres du V" sicJe s ' essaient tracluire d'una (aon plus r,i s te les grande;;
scnes de la vie du Christ et cles saint;;; en du Bon Pasteur,
du SymboLisme chrtien, la scne clu martyre inaug ure tont Ull cycle nOllveau,
qui est destin dsormais une long'ue et brillante fortune (3) '>. A.nche il Goetz,
dapprima, non seppe decidersi, ma, ri conosciuto che due Cristi cos diversi in uno
dice: Il libro che porta in mano, pu ben essere l'insegna del suo ministero, usandosi co-
mun mellte ne ll e chiese, che un prete o un diacono leggesse l'Evangelo (Col/stit. Apost.,
Il, cap. 15) .
(I) HANS Di'nscHKE, /Jas !,aurelltius im JJ!auso1emlt del' Calla Placidia nei Ravemtatisclte
.'";tttdien (Lipsia, 1909), pp. 265-274; RICHTER, op. cit., p. 32; [H. GR1SAR], Le biblioteche neLl'im-
ticltit classica e nei primi tempi cristiani nella Civilt cattolica, anno Llii (Roma, 1902) voI. VII,
p. 727 e voI. VIII, pp. 475-477, e !,'oralorio di S. Lorell::o nell'antico pala:::::o del LateraJ/o ne lla
Civilt Cattotica, a nno LVII (Roma, 19(6), voI. IV, p. 676. Curiosa cra I" data dal CIAM-
l'INI nel 1690 (Op. cii., p. 227). Egli rite neva chc la graticola e lo scri gno alludessero all'ultimo
Decreto di Teodosio e di Valelltiniano, col quale s'ordin:l\"a che gli e mpi e sacrilegl"li codici di
Nestorio, condannati nel peri odo efesino, fossero dilige nte me nte cercati e pubblicamente bruciati,
come si rileva da ll ' ultima legge del Codice leoclosiano. Il costullIe di bruc iare pubblicame nte i libri
degli eretici dimost rato - continua il - dall'eruditissimo Gotofredo nelle Il ote a Ciuelhl
legge, c10ve riporta l' altro simile decreto di Costa ntillo il Grande, prollluigato t)lwndo fur ono
condannate le opere di Ario. Dal vicino scri gno vien poi sig-nificat o quale grande e a1ll Or05<1
venerazi one e cura dehbn aversi dei santi Vangeli, i quali devono custoditi in scriglli od
in <1r che! !
(2) Op. cit., IV, p. 4I.
(3) CIIARI.ES DIEHI" Ravemle (Parigi, 19(3), p. 32. Cfr. anche il suo jJ{altltel d 'Art bYZllutitl,
p. I IO. da ritenersi che con Galla" Placidia comincino ne i Illonll\llenti <Ii Ravenna anche le
fignrazioni storiche che poi dnrano pei periodi teodorici:l\l o e ginsti nianeo. Purtroppo sono
scomparsi i Illusai ci di S. Giovanni Evallgelista in cui, oltre q\latt ordici effigi imperiali, si vedeva
rapprese lltato il santo che guidava dalla prora, tra la furi osa procella, la nave con Galla Pia-
cidia, Giusta Onorill e Valentiniano I I I, c scomparse le figure che stavano sotto gli archi del
palazzo di T eodori co nel Illllsaico di S. Apollinare Nuovo! Per, conforto a tanta perdita, restano
il ritratto dell'arciv. Ecclesio e i dlle celehri quadri <Ii Teodora e di Gillstilliallo in S. Vitale, il
ritratto <Ii Giustiniano ili S. Apollinare NIIOVO, i ritratti di Severo, O rso, Ursicil10 ed Ecclesio,
e il qnadro di Flavio Costantino IV in S. Apollinare in Classe.
- J59 --
~ t s s o monumento non SI spiegherebbero ( I), fin , nella seconda edizione della
sua Nfl7
I
Cll Jl(f , per accettare L'interpretazione del srln Lorcnzo (2). Pill a lungo e
pill minutamente esamina il problema il Kurth. Egli a riconoscere in quella
figura san Lorenzo trova altrettante difficolt quante a riconoscervi Cristo. Con-
frontandolo co] san Lorenzo effigiato in Sant'Apollinare Nuovo lo trova diverso
di tipo c di costume, essendo in quella chi esa coperto di Ulla tunica aurea, e
lo trova diverso dall'altra sua figura, senza barba, espressa in San Lorenzo presso
le mura di Roma. Dunque, egli dice, n la posa, n la somiglianza, n l'armadio
I r/ Ricci).
Fig. 66. - Mausoleo di Galla Placiclia.
Particolare della Innetta de l Buon Pastore
(la pecora in basso H sinistra fn fatta nel Ii'56 e disfatta nel 1902).
sorreggono l'ipotesi. Ci che fa pe nsare - aggiunge - a san Lorenzo solo
la g-raticola; ma essa pu anche esser messa l a figurar il fuoco.
fn ogni modo, conclude, l'opinione non inverosimile, ed pi che pro-
lJabile - come pensa il Richt er (3) - una speciale devozione di Galla Placidi a
pe r quel santo (4); al qual proposito il Grisar (5) c il Ghigi (6) hanno p ensato
che lo stesso mausoleo potess 'essere in origine consacrato a quel sa nto. Il
Grisal- anzi crede che la cappella ricordata da sant'Agostino (ad glo1"iosi 71lar-
tyris Laurr:nt lIlcJJtoriflllt) possa identificars i cc) 1 sepolcro di Galla Placidia; ma a
noi sembra che le parol e qua: apucl Ravennam ?luper (ollocata est allontanino
ogni probabilit.
(I) Ravenna (Berlinu, I90J), p. 26.
(2) Lipsia, 1913, p. 32.
(3) lJie JJ!osaiken ,.I. R., p. 32.
(4) KUR'rH, Op. cit., pp. 57-61.
(5) Le bibtiotec/ie nell'antichit ect., p. 476.
(6) Il mausoleo di C. P., p. 52.
- J60 -
Tanto in Ravenna, quanto nelle sue vicinanze e nelle sue campagne sorsero
diverse chiese intitolate a san Lorenzo; ma nessuna fra le ricordate pu servir
alla tesi ciel Grisar e del Ghigi.
Dentro la citt troviamo un S. Lorenzo ad ... gotaw jeream nella regione a
.subito (I) e un S. Lorenzo in calce (2); ma perch lo Scubito era vicino al pa-
lazzo eli Teoclorico, e Clllciu' era il nome d'una parte aggiunta ad esso palazzo,
cos pu anche darsi che si tratti di una stessa chiesa (3). Comunque, una o
due che fossero, il luogo o i luoghi dove sorgevano erano lontanissimi dal
mausoleo.
Fig. 67. - Mausoleo di Galla Placidia - Musaico del braccio est
(da slampa prodotta dal Ciampilli, /690).
Crediamo poi francamente col Tarlazzi (4) che S. Lorenzo in Pannonia (.'i)
non tonge a monas/erio S. Vi/aHI', S. Lorenzo qzti voca/ur Forl1losum 11011 tonge a
1lI0nasfcrio S. Vi/alls (6) e S. Lorenzo in Posterula (7), poi S. Anna (che, quan-
tunque soppressa, oggi sussiste ancora nelle vicinanze di S. Vitale) siano una
(I) f.'ANTUZZI, lvfommtellli rav., II, p. [43 (ann. JJ70).
(2) FANTUZZI, Op. cit., V, p. 195 (ann. J 423).
(3) La chiesa di S. Salvatore, che cra contigu:l al rudero detto comunemcnte Palazzo di
Teodorico (Fronte dell:l reggia ad Calchi) nelle antiche carte chiamata ad Calce1//. o ill Calze.
Cos S. Teodoro, detto variamente prope mOllast. S. Apotlinaris lVovi (FANTU7.Z1, V, p. 162)
e in contrata Patatii (FANTUZZI, II, p. 408) detto anche ad Caldli (FANTUZZI, Il, p. 139).
?\Tessun dubbio dunque sull'uhicazione del luogo chiamato Calce. E poich si certi pure che
lo Scubito, come Calce, si trovava nelle adiacenze del Palazzo, cos il S. Lorenzo ad golalll
fe'ream nella regione dello Srubito e il S. Lorenzo iII Calce possono benissimo essere una sola
chiesa. vero che S. Lorenzo in Calce detto nell'atto del 1423 nella regione di S. Agata;
ma, quand'anche non si voglia vedere in ci una svista del notaio, resta sempre che la guaita
di S. Agata confinava a sud-ovest con quella di S. Salv:ltore iII Calce e che nei diversi secoli
confini delle guaite hanno fluttuato,
(4) 111elllorie sacre, pp. 286-288. Cfr. UCCEt-UNI, Dizionario, pp. 258-259.
(5) FANTUZZI, Op. cit., Il, p, 79 (nnn, I053) e IV, p. 501 (ann. 1157)
(6) FANTUZZI, Op. cit., IV, p. 501 (ann. 1418).
(7) FANTUZZI, Op. cit., I, 289, 402 ; Il, 396; III, 282; IV, 501; V, 458 e VI, I03, 240 G
251; SERAF. PASOUNI, Lnstri rm'., V, 122; FAllRI, Sagre 'l/'temorie, 230.
- 161
chiesa sola. essuna d'esse, per, anche si volessero ritener diverse, n per
tempo n per forma si presterebbe all'identificazione desiderata dal Grisar e dal
Ghigi. Infatti mentre si conosce l'ubicazione di S. Lorenzo in Posterula, non
possibile pensare che il sepolcro di Galla Placidi a potesse esser chiamato ba-
sil;a, titolo usato per S. Lorenzo in Pan1ZO'IU'a in un atto del 1157, e molto meno
esser detto S. Lorenzo Formoso ancora nel 1418, quando, cio, pel mausoleo
era comune e unico il titolo dei Ss. Nazario e Celso.
Sola storia la seguente.
Dal principio del sec. IX ai nostri giorni, il mausoleo di Galla Placidia
appare consacrato ai Ss. Nazario e Celso e detto talora, brevemente, solo col
Fig. 68. - Mallsoleo di Galla Placidia - Musaico dci brnccio ovest
(da stampa prodotta dal Cial/lpini, n590).
nome elel primo di quei due santi (I). Qualche altra volta lo si indicato se:nza
nomi eli slnti, come luogo di sepoltura di quell'imperatrice (2), o come C'appella
R(!gintl! Gallfc Plactdic (3) od Ec;desia Rcgilltl! Gallc Placiditl! (4) e, per un certo
periodo, anche come oratorio elei Ss. Gervasio e Protasio. Si riteneva che primo
a elirlo cos fosse stato, nel secolo XV, Flavio Biondo, ma si trattava d'errore (5).
(I) AGNEl.LO, Op. cit., p. 307; doc. del 1157 in MAI{GARINI, Ridi. Cass., II, 177, e in FANTUZZI
111011. Rav., 1\, 501; doc. dci 1203, ncll'Arch. St. Rav., S. Vitale, Cap. l V, fase. II, n. 3, e in
FANTUZZI, Op. cit., Il, 174; dci 1289, ncll'Arch. St. Rav,. S. Vilale, voI. 559, c. 98; del 1293,
nell'Arch. St. Ra,., S. Vita te, voI. 559, c. I03; ciel 1358, nell'Arch. St. Rav., S. Vitate, val. 570,
c. 45 e voI. 616 al 13 nov.; d el 1361, nell'ArdI. Sto Rav., Ctasse, voI. 4, p. 18; del 1492 nel-
l'Arch. St. Rav., voI. 557
c
, c. 20 e voI. 619, pp. 78-79. Oltre ai documenti, il titolo dci Ss. Na-
zario e Celso appare negli storici citati: RAINALDO CONCOREGGIO, ROSSI, FAlll{I, PASOI.lNI, BI,L-
TI{AMI, TARLAZZI ecc. Cfr. anche FEDELE S,WIO, Gli antichi 1Jes/'ovi italiani, I. Afi/ano (Fi-
renze, 1913), p. 803.
(2) Doc. del 1602 dell'Arch. St. Rav. S. Vitale, voI. 584, cc. 302 e 303.
(3) Cos nel falso elellco delle Indulgenze di Gregorio Magno alle chiese ravennati, compi-
lato neUo scorcio del sec. XII!. Vedi MURATORI, Nel'. Ita/. Seript., l, parto Il, p. 580.
(4) Doc. del 1336 cito dal ROSSI, Hist. Rav., p. 559.
(5) Noma 1-istaurata et Italia illnstrata (Venezia, J543), cart. 136 V. - Il BIO:-/110 dice
semplicemente che Ravenna hehbe giil sante et litterate perso Ile ; come fu Apollinare, Vitale,
e i suoi figli Gervasio e Protasio et Ursicino medico ecc. .
- 162 -
Il titolo na. ce sulla met del sec. XVI e non oltrepassa quella del xvn. Ricor-
diamo Leandro Alberti nel 1.'\50 ([), Tommaso Tornai nel [.'\80 (2), il Pflaumern
nel 1628 (3), l'Heu tzner nel 1629 (4) ecc.
Noi non crediamo che la cosa sia da attribuire a confusione fatta dall'Al-
berti fra i santi milanesi Nazario e Celso e i santi Gervasio e Protasio pure
milanesi; ma crediamo che anche la festa cii questi 'due, venendo per qualche
tempo celebrata nello stesso oratorio, desse ragione al diverso titolo. Infatti
oltre alla testimonianza ciel Tornai j'rweJlnatt!, ahbiamo quella dei monaci stessi
eli S. Vitale, i quali rifacendo nel [579 la porta al sacello, segnarono cos nel
loro libro: Spesa in chiodi per far la porta di S. Gervasio e Protasio (5) .
Ma salvo questa piccola variante, limitata a un lasso di tempo relativamente
breve, il sacello dal sec. IX ad oggi appare dedicato ai Ss. Nazario e Celso.
Tornando alla discussa figura, ci sia concessa una riflessione. La chiesa,
alla quale il mausoleo sorgeva contiguo, era, com' ora, consacrata alla santa Croce,
cos che, possiamo dire, formava con esso una cosa sola. Tale infatti apparve
a Rainaldo Concoreggio quando scrisse: Lonstruxit, P!m:idia Rtl.7lcnnac ... cc-
d'}S711t in /umorelll Sand(n' Crlls l)om,i ({ qua /urbd lUiIllOI dlonl/alll ... Secus
t:r111l Ecdesiam (onstruxit sacdlu11l ecc. (6) . E che Galla Placidia avesse una
specialissima venerazione per la Croce ablJiamo visto, poic,h non solo acl essa
dedic la chiesa palatina, ma volle che al titolo corrispondesse la pianta del-
l'edificio; e in forma di croce voll e parimente costruiti il suo mausoleo e il
sacello cii S. Zaccaria. Ora a noi pare che a questo fervido culto della Croce
corrisponda tutta la decorazione del mausoleo. La Croce domina al sommo clelia
cupola, e acl essa gli Apostoli convergono lo sguardo facendo atti d'adorazione
e d'ammirazione. I due grandi festoni del sottarco, a loro volta, si risolvono nel
disco includente un'altra Croce; finalmente la Croce recano il Buon Pastore e
san ' Lorenzo. D'altra parte, avvertiamo col Toesca, la rappresentazione del
Buon Pastore, cara alla pittura cimiteriale per il suo significato funerario, attesta
che il sacello eletto elei Ss. Celso e ~ z r o fu destinato fin clalle origini a
sepolcro. E ci provato anche da altri mosaici, che si collegano alla primitiva
iconografia cimiteriale; nelle volte dei due bracci laterali, ove nello sfondo cupo
d'oltremare salgono dei fogliami cl'acanto e clei tralci di vite, stanno le colombe
che si dissetano a craleri d'acqua. come nei dipinti delle catacombe romane
e nei mosaici di S. Costanza; nelle lunette eli fonclo tra i rami cii acanto che
riempiono delle loro volute lo spazio, due cervi. itibondi - simbolo delle
anime - si appressano alle fonti d'acqua viva. (7)
Qui il Buon Pastore non rappresentato con la pecorella sulle spalle, ma
con la Croce che fu lo strumento del suo martirio (8); e dall'opposto lato
rappresentato san l.orenzo, come il pitl nobile martire portatore cii Croce nelle
(I) lJescritlione, c. 302 V.
(2) Hisi. di Ra7J. p. 14. Vedi anche C. RICCI, Vecrltie e inedite descrizioni di Ravenna nel
Diario ravewUlte pel 1905 (Rave nna, 1905). A. p. 33, in lIna descrizione della fine del sec. XVI,
si legg-e: TemPlum S. l'rota sii et Gervasii a Re.f(ina Gallia Placida eX'trllctlllJl.
(3) Mercllrills, p. 222.
(4) ItillerariJtIJl, p. 372.
(s) Arch. Storo Rav., S. Vitalt!, voI. I06S, C. 96.
(6) Tractatlts, p. 574.
() PIETRO TOESCA, Sloria delt'Arte lIalialla. 1 (Torino, 1914), pp. 183-184.
(8) Per la croce in mano a Ges vedi 1. 1. TIKKANEN nell'Arcltivio storico dell'Arte, IV
(Roma, 1891), p. 382.
- r63 -
sacre funzioni . Sole vano mett ere, scriveva Filippo Buonarroti sin dal prin-
cipio del sec. XVIlJ, la croce a i santi Diaconi, perch era ufficio loro di por-
tarIa, come s i ricava da Filoteo I), in alcune sacre funzioni, e forse anche
generalmente in tutte le processioni, avanti le quali costumavan sempre i
Cri:tiani di far precedere una o pilI croci (2). E a questo proposito il lTarrucci
riforisce le parole di Arevalo (in Prude/tttllt, p. 937); Crux, quar; le1'go s. Lau-
reutii superemze! iJtd;at s. ilfar(l'rclIt aucclIt domini ad ltSqltt; portasse,
11(:l dialll jtsr: diacolZttllt , atts IItU1ZZtS (si noti) lfral proprlIll, Crlu;ellt in sacris
oifl portare (3)
Per tutto questo s iamo convinti che l'esaltazione della Croce sia il vero
argomento dei celehri musai ci, tanto in armonia col titolo della prossima chiesa
(di cui il mausoleo veniva ad esser parte),
come por una particolare adorazione di Galla
Placicl ia (4).
Comunque, all'incertezza (so ince rt ezza
ancora pu dirsi) ciel significato della lunetta
sud, da opporre la semplice chiarezza del
significato della lunettri nord (figg'. 57 e 64)
c10ve Gesll, vestito d'oro e di porpora, soduto
tra gli anfratti e i declivi di un monte alberato
e scosceso in basso, accarezza una pecorella e
Fig-. 69. - Mausoleo cii Galla Placidia.
i'vlusaico nello sgllancio delle fin estre.
ne sorveglia altre cinque; tutte fisse con lo sguardo in Lui. Egli il Buon
Pastore e le pecore sono i fedeli (5 ) ; e hen gli conviene essere collocato sulla
porta d'ingresso per riferimento ai detti raccolti eia Giovanni Ego sttm ostittlll
oviltl/t ... Eg"O Sltllt ostiztlll. Per me, si qu ztroierit, sal7labilur: et ingn:dietltr et
l!gredtdur, et pas/;ua iuvr:nid (6).
V.
CONSERVAZIONE E RESTAUlU.
Edward Hutton ha scritto che il musaico, prima ciel suo completo ristauro,
era a nche pill bello e classico di quello del Battistero degli Ortodossi; ma
che ora non si pu pill parlare, con qualche lede, su ci che vediamo quando
tutto fu a poco a poco, cos da ridllrlo una copia dell'opera del
V secolo (7).
(I) Ordo Sacri lJlinisterii P/i.iliJtltei, ap. il GOAl{. lnota del Buonarroti].
(2) Osservazioni sopra atClmi (,-allf.Jllenti di l!asi anticM di vetro ornati di jigure trovati
nei cimiteri di Noma (Firenze, 1716), pp. 67-68.
(3) Vetri ornati di figure in oro trovati Ilei cimiteri cristiani di NOlila (Roma, 1864),
pp. 116-121. Vedi alla tav. XX, fig. r", IIll fnlll1mento cii vet ro con la tinura fii san Lorenzo
recante la croce in spalla (fig. 6.3) . Il Di"lTSCHKE (Das La/trentiu.s ecc., cit.) dice che anche
per san Lorenzo la croce rappresenta il martirio, cos come la g-raticola.
(4) G. MESI:'-1I, IL mallsolt!o di GaLia Ptacidi/! iII li'aveJlJIll, nell'Arte cristiana, I (Milnno,
191 3), nlll1l. Il, p. 338.
(s) RIcHn;R, Op. cit., p. 28; SA:"TE GHIGI, Il Buon l'astore nel lIlausoleo di Galla PLacidia
in NavelllUl (Pavia, 1910).
(6) Vallgelo di S. GIOVA:'-1NI, X, 7 e 9. Cfr. BARili El{ DE i\-loNTAULT. Op. cit., pp. 24 e 2S.
(7) Ravenna (Londra, 1913), p. r79. 11 BOTTI l" I i\I.\SSA, nell'articolo citato, scrisse: Os-
servando attentamente lilla fotog-rafia del TTlllsaico, anteriore al restamo del r899, mi avvenne
Ebbene: gli studiosi sappiano che non esiste al mondo musaico antico
meglio conservato di questo: musaico che si possa studiare con plU sicura
tranquillit eIa chi ami conoscere e giudicare l'arte del V secolo: rnusaico, cos
saldo e forte, da non essersi nemmeno staccato dal muro e sollevato se non in
minuscole parti.
Raccogliamo le notizie che si hanno dei ristauri.
La pill antica del novembre li 39. Allora fu pagato dal monastero di
S. Vitale il pittore Pietro Damiano Barbiani per aver ritoccato e diversi
pezzi di pittura nel vlto di Galla Placidia, per accompagnare il mosaico 1II1lIl-
{ante (I). Le principali lacune allora dipint.e ci sono mostrate eIa alcune me-
diocri, ma preziose incisioni di pochi anni prima, inserte nei Ve/era lIIollimellta
dal Ciampini (2), e nella ristampa della Nll7!enna n:rcata del Fabri fatta dal
Coronelli (3). Esse consistono in una chiazza tondeg'giante, sotto ai piedi della

. ."-"

pecora pill prossima (dal lato di si-
nistra per chi guarda) al Buon .Pa-
store e presso ai piedi di lui (fig. 65), e
in larghe chiazze in basso delle vlte
del braccio est e ovest (figg. 67 e 68).
- . .
Fig. 70. _. NOllla, lVluseo Vaticano.
Particol<lre d'un i\I usaico rinvenuto sull' A ventillo.
(dal Nogara).
Durante il ristauro (?) generale
fatto al monumento nel 1774, ristauro
gi pill volte da noi ricordato, il pit-
tutti li mosaici di Galla PlaciLlia con averli
la pittura dove erano mancanti (4).
tore Angelo Fefferi ru;wlI/od
lavati, rinfrancati, supplito COIt
di scorgere nelle fiamme, all'augolo destro della graticola, una maschera, rappresent<lta di pro-
spetto, sormontata da una catena, e due di profilo: senza dubbio, chi diresse l'artista vi fece
rappresentare Satana incatenato e i suoi due ;.;ralldi seguaci, la Bestia e il falso Profeta, cos
cOllie si legg-e nel cap. XX dell'Apocalissi . [n Ulla ristampa, poi, stesso, mandata
a noi, il 1I0TTINI MASSA aggiunse per iscritto: A prima vista, l'Angelo del llIusaico appare
senz'ali; ma osservando dietro alle spal'le si distende in UII confuso bagliore, ulll" grallde
aperta, cii cui per qualche <Int<;o inf<::lice restauro, nOli sono pi bene visibili i contorni della
parte acl<::rente alla spalla, ma ben<:: visi l,ile il prolungamento, lungo la curva della IUlIetta,
delle penlle frastagliate <lII'estremit . l J/tusa:i di Galla Pladdia a Rave1tna (Forl, 191 I),
pp. 14-15. - Dunque Illl vecchio rist;uHo avrebbe soppresso ulI'ala, ed UIIO pi I<::cente ... tre
maschere e lIna catena! Ora lIoi teniamo a ripetere (jui quanto gi scrivemmo nel Plaustro
(n. 7, Forl, 30 gennaio 1912): che, cio, quella lunetta, salvo che uegli spigoli dell<l finestrell;1
UOII ha mai subito rislauro di sorta. Quel lIlusaico, dicevamo, non ha ulla sola tessera che
1I0n sia antica, e se la vecchia fotografia, ritoccat<l e poco chiara, sentl,ra mostrare nebulosa-
mente lIna maschera e altri profili, essa induce, per illusione, iiI <::rrore)l. Illusiolle pericolosa,
perch, presa sul serio, porter<::bbe discredito ai ristaur;ltori e al. .. lllollumento! Cfr. la recen-
sione dello scritto ciel BOT'I'lNI MASSA nella Fetix Ravenl/a, Il. 6 (Ravenna, luglio [912), pp. 260-264.
(I) Arch. Stor. Rav., S. Vita/e, voI. 1I3r, c. 251.
(2) I (Roma, 1690), t<lV. LXVI, fig. la, tav. LXVII, figg. I e 2.
(3) Il libro senza data, ma reca ili testa la dedica e lo stemma del card. Filippo Antonio
Gualtieri. Ora questi divent Legato di Romngn;t nello scorcio ciel [706 e fII aggregato alla
Nobilt ravenll;lte il [9 febl,raio 1707. Vedi SILV[O BERNrCOLl, Goverlti di /,',welllta e di No-
maj(ua (Ravenna, IH9H), p. 86. Le stampe ritraenti lllusaici, offerte dal CORUNELT.l, derivano da
quelle del ma nOli si tratta degli stessi rallli.
(4) Arch. Stor. Rav., S. Vi/aie, voI. 1[45,c. 358. \I FIANI>RTNI (Allitat. Nav., III, [37) scrive:
Fu 1'imesso ed assicurato il lllllsaico che per l'umiditil aveva patito . Ma il documento dice
chiaramente supplito COli ta piI/lira . Cfr. UCCELLINI, p. 322. Il pittor<:: Angelo
Fefferi fresc nel [683 la volta ddla chiesa dei Ss. Nic;lllclro e Marciano. l/ .fore-
stiere, p. [4 r.
- 165 -
Da quell'anno alla met circa del secolo XIX i malanni crebbero; l'umidit
distrusse o macchi le parti dipinte nel secolo antecedente e qualche altro
pezzo di musaico cadde come la pecora all' estremit sinistra clelIa lunetta del
Buon Pastore. Per il lerci urne e l'abbandono fecero apparire, in questo come
in altri musaici ravennati, i danni maggiOTi che - non fossero, il che indusse il
Governo Pontificio ad inviare un musaicista e ristauratore da Roma (Fe-
lice Kibel) il quale s'adoper man mano, sino al 1872 al ristauro di tutti, in
modo per da sollevare larghe discussioni. Fra l'altro, nel 1856 (I) egli fece la pe-
cora mancante, ma anzich sdraiata, come richiedevano lo spazio e la simmetria
e come mostravano le stampe del Ciampini (fig. 65) e del Coronelli, diritta (fig'. 66),
s che per contenerla sotto la curva della lunetta dovette farla pi piccola delle
(Fai. AI/del'sol/).
Fig. 7L - Roma, Museo Capitolino - Colombe di Villa Adriana.
altre e comprimere le linee del terreno sfaldato che ricorre tutto in basso (2). Natu-
ralmente, contribuendo essa ad alterare l'equilibrio eli tutta la lunetta, fu per
ordinp. nostro nel 1902 abbattuta e rifatta come suggerivano i documenti gra-
fici, ossia come l'opposta. E questo fu il solo rifacimento di qualche entit com-
piuto negli ultimi lavori (1901-1902), ch tutto il resto si ridusse a due brevi
tratti della greca prospetti ca in basso e della squama del sottarco della volta
sud, alla semplice applicazione cii tessere qua e l cadute o smosse, e alla
ripulitura di tutto.
(I) SILVIO BUSMANTI, G1dda breve per Ravenna (Ravenna, 1S83), p. lIS.
(2) C. RICCI, Ravellna e i slIm di1lton#, p. 77.
~ - Boli. d'A.'le.
- 166 -
Impossibile indicare con le parole i limiti di ciascun ristauro. A ci prov-
vedono le illustrazioni. Per noi possiamo dire che tutta la cupola con la
Croce, le stelle e i simboli degli Evangelisti intatta, salvo che in diverse
lacune eli poche tessere, causate dall'ossidarsi dei chiodi a grossa capoc-
chia che gli antichi artefici avevano di. tribuito nella cupola, dove il musaico pii!
pesava, per sostenere l'intonaco senza paglia (I); che nelle pareti del tamburo
FiO'. 72. - Roma, Museo Vaticano - Musaico pastorale
(dal .Nogara).
si hanno limitatissimi ristauri sotto le finestm e pochi ritocchi nel fondo, s che
intatte sono le figure degli Apostoli, i vasi, le colombe, nonch le conchiglie
figuranti i nicchioni; che nelle lunette inferiori est e ovest, il rifatto si riduce
a parte delle greche in basso, mentre le figurazioni dei cervi e delle fronde
sono interamente originali (figg. 67 e 68); che, esclusa una striscia del cane cor-
rente in contatto con la inferiore cornice di stucco e qualche parte di fondo
presso la finestra, null'altro di rinnovato nella lunetta sud, s che la figura
di san Lorenzo, la graticola con le fiamme e l'armadio con gli Evangelii sono
integralmente gli originali; che finalmente la lunetta opposta di nord, non ha
(I) Nei musaici ravennati del sec. VI. all'intonaco o mastice mischiata la paglia, la quale
coi suoi filamenti lo collega e sostiene.
- 167 -
di rifatto che un tratto di veste del Buon Pastore, dalle ginocchia ai piedi
(quelle e questi sono intatti), le due gambe posteriori e la coda della pecorella
che gli sta d'innanzi col sottoposto terreno e il doppio cane corrente e, pur
col sottoposto terreno, la pecora seduta nell'angolo di sinistra salvo parte del
capo, che antica. E pochi i ritocchi ai tralci di vite che seguono gli archi e
meno ancora quelli alla cordella che profila i pennacchi della cupola, e nel
sottarco del braccio nord solo il paniere ad est con poca parte del festone in
contatto.
fig-. 73. - Roma. ;\'1useo Vatie,mo - Altro Illllsnico pastorale
(daL Nogara).
Tanto prodigiosa conservazione i n un l11usaico che con ta quasi quindici
secoli di vita pu spiegare, se non giustilcare, il madornale errore d'Eward
Hutton!
VI.
GmD[ZI STOlUCl ED ESTETICI SUL )IUSAICO.
La straordinaria bellezza di questo musaico ha sollevata l'ammirazione, in
tutti i tempi, da quelli in cui si faceva poca critica d'te a quelli in cui l'arte
cristiana, detta con nome generico bizantina, era argomento di dileggio. Sola
eccezione fa Ippolito Taine il quale scrisse: Rosaces, feuillages, oiseaux fan-
tastiques, biches au piec1 de la croix, vangelistes, figure informe du bon
pasteur entour de ses brebis, tonte 1'<Euvre est sanvage, d'un luxe emphatiqne
-- 168 -
et barbare! Egli, andato a Ravenna nel I 864, imbevuto ancora delle idee
del neo-classicismo, indubbiamente cerc l, come avrebbe cercato in Atene e
in Roma, opere di bellezza formale, e cos non vide o non comprese d'esser
dinanzi ad opere di una sovrana bellezza decorativa ( I). Peggio per lui!
Ma gi nel secolo XIV Rainaldo Concoreggio chiam il mausoleo: Sarel-
lum miro OPCri! spec:iosullt (2) e nel seguente (eravamo i n Rinascenza!) Ambrogio
Traversari disse: jjl[usivu,m Jntsquam ncquc tcmtts, ncque dcgantts iusj>exi-
J/tus (3), e nel cinquecento Leanclro A.lberti: Opera di gran magistero (4)
e nel seicento il Fabri: Bellissimo mosaico che si guarda con diletto
grande (5) e nel settecento il Fianclrini: Bellissimo musaico (6) e nell'otto-
cento, quanti s'occuparono di quel piccolo monumento, fulgido come un colibro,
(salvo, bene inteso, il Taine!) da Crowe e Cavalcaselle (7) al Kraus, dal Richter
al Venturi, elal Garrucci al Diehl, il quale ul timo, come il Symonds (8), lo pro-
clama quanto eli pill squisito ha prodotto l'arte cristiana del sec. V (9), mentre
il Kraus dice che quando un raggio di luce rischiara i musaici lasciando
le tombe nella penombra si ha davanti uno dei pill i mpressionanti spettacoli
monumentali d'Italia (IO) e il Duchesne arriva alla conclusione: e. ser allora
l'arte in Ravenna superiore a quella di Roma (I I).
Quanto poi a quella figura del Buon Pastore che il Taine bollava cl' in-
forme , la critica d'arte si anche mag"giormente e concordemente esaltata,
s che la messe delle cilazioni sarebbe interminabile. Diremo soltanto che il
Cavalcaselle la chiama nobile e dignitosa figura fiorente (12 ) ; il Rahn: una
dlle pill belle opere cristiane antiche (13); il Diehl : capolavoro clelia pittura
simbolica tradizionale (14); il Kurth: il pil\ bello dei musaici cristiani ( I .'i);
il Kraus: una delle pill straordinarie creazioni dell'arte cristiana (16); il Ven-
turi: gentile, nobile, fiorente immagine ( 17 ) ; il Clausse: C'est bien la
(I) Voyag-e eli Italie (Parigi, 1889). p. 224. TAINE chiama dunque EZJaJJ-ge!istes gli Apostoli
e oiseall.t" jautastiques i simboli alati degli Evangelisti!
(2) Tractatus, p. 274.
(3) HodoeporicolI, p. So.
(4) Descrittiolle di tutta Itatia, c. 302 \'.
(5) Sag,'e memorie, p. 292.
(6) Almal. Rav., frr, p. 137.
(7) Storia delta pittura, pp. 30-33.
(8) Sketclles iII (Lipsia, 1883), p. 141-
(9) RaveJwe, p. 28 - Vedi anche D. \V. AINALO\\', 111usaici del IV e V secolo (in russo)
e NaZJeuua e la Slta arte (in russo), nel Giorllale del 111listero ddl' I. P., di Pietroburgo, anno 1895
e 1896; V. MUZIO, 1110saici nel mausoleo di Galla Ptacidia in Ravenna, nell' Arte italiana de-
corativa e industriale, rr (Milano, 1892), p. 23; T. DES]ARDINS, Ravemte (Lione, r876); FRANZ
BOCK, Eine (Voclle ilt Ravenna (:\Hll1chen, 1884), p. 5; OTTO KARNACK, Rave1ttta u-nd seille
[{unst in VOlli Fels Zltll/. 111eer (Stuttgart, 1892-93), fase. IO; E. MELCHIOR DE VOGii, Histoire
et posie (Parigi, 1898), p. 37; Si;!;' mois en /talie (Parigi, 1893), p. 221; ANDR MAUREI., Petites
"illes d'/talie, II (Parigi, 1908), pp. 125, 126; DO}IlNIQCE DURANDY, Poussires d'ltalie (Pa-
rigi, 19II ?), p. 224, ecc. etc.
(IO) Op. cit., I, p. 430.
(II) Bltllett. Critique, V (Parigi, 1884), p. 303.
(12) Op. et loc. cito
(13) Op. cit., p. I r.
(14) Manuel, p. II2.
(15) Op. cit., p. 56.
(16) Op. cit., p. 430.
(r7) Storia dell'arte italilllta, I (Milano, 1901), pp. 273-279.
- r69 -
sentation d'un personnage divin; ce n'est plus, comme aux votes des cata-
comlDes, l'image d'un simple berger: c'est un DielL Il a une allure tellement
noble qu'il faut en cercher l'inspiration dans les types les plus purs de l'art
grec (I): pensiero questo avuto o raccolto anche dal "\iVCERMANN (2). E basti!
Colui che ide ed esegu o diresse tutta la decorazione del sacello era un
grande artista. Nel tumulto dei vivaci colori e del lucente smalto egli seppe
trovare un' armonia insuperabile. Sul fondo turchino-cupo come di cielo not-
turno tutte le parti dominanti egli svolse in verde e in oro, affidando il dominio
cromatico a una scala di toni freddi. II giallo us per luce del verde o per
sostegno dell'oro; col rosso deline sobriamente, ma deliziosamente le linee
organiche Iella cupola: cinse, cio, i pennacchi eel anim lo sguancio delle
TI nestrelle.
Quella che fosse la sapienza del decoratore si misura, oltrech guardando
l'insieme, esaminando i particolari. Acl esempio, il bianco (cos raro come fondo
nei musaici ravennati) del sottarco della cupola verso l'ingresso - il sottarco,
cio, dei festoni - serve a profilare la vlta del braccio lungo di contro al
tamburo e a dare evidenza e lontananza prospettica a tutto l'interno del sa-
cello; a togliere, in altre parole, l'addossamento visuale che avrebbe prodotto
1'incontro di due tinte ugualmente scure. I scenografi moclerni, con l'identico
scopo di dar chiarezza alle architetture, di scuro contro il chiaro e
di chiaro contro lo scuro.
Cos nelle conchiglie curvantesi sugli Apostoli della cupola, a interrom-
pere la monotonia delle lunghe nervature d'oro ad ombre verdognole e a luci
bianche, egli ha tirato trasversalmente tre cordelle rosse.
Nelle carni poi delle figure si trovano toni eli bistro che visti dal basso, pel
contatto col fonelo turchino, ossia per la legge elei complementari, si alleggeriscono
e ri scaldano. La curva della testa e dei capelli tosati ha qualche volta (ael esempio
nel san Paolo) una striscia violetta che rappresenta la trasparenza illuminata
dei capelli stessi e taglia sul fondo con effetto pittorico, che l'arte moderna ha
creduto scoprire.
I! rosa delle guancie indicato appena da tre tessere aranciate che in lon-
tananza si fondono dando rilievo e vivacit. Cos sono segnate le narici, le
orecchie e le labbra. Le ombre del manto bianco digradano su toni grigi verdo-
gnoli, mentre le sottoposte tuniche si distaccano per l'inserzione di tessere
turchiniccie.
Anche i vasi con le colombe, sotto le finestrelle della torre, sono trattati
con una spec\idezza e un'abilit sorprendenti. Il vaso bianco filettato d'oro;
l'acqua verclastra si' muove con luci celesti; le colombe, modellate con pochis-
sime tessere, hanno becco, occhio e piedi color cJ'arancio.
E ad accrescere lo splendore di tanta sapiente decorazione si uniscono pure
alcune risultanze dovute unicamente alla tecnica, clue delle quali eli grande im-
portanza e felicit.
Il ll111saico non fatto di tessere perfettamente squadrate eel accostate
come certi musaici assai pi tardi, ma eli tessere tagliate alla buona e fissate
con certa libert sopra uno stucco o intonaco che, restando palese intorno ad
ognllna d'esse, viene a formare come una rete bianca. Ora, questa rete coperta
(r) Basiliqlles et mosai'ques ckrfinmes, 1 (Parigi, r893), p. 298.
(2) Gesclzichte dcr Ktmsf aller Zeifcll lmd V6tker (Lipsia, 1905), p. 46.
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dalle sporgenze deIIe tessere verso i piedritti, si palesa sempre pi, man mano
che la curva sale ed aumenta, e ci serve ad alleggerire il peso dell'indaco e
quindi ad alzare otticamente le vlte.
L'essere poi il musaico lavorato . sul posto, e non uguagliato alla superficie,
ha fatto s che ogni tessera rimasta con la diversa inclinazione o pressione
Fig. 74- - Roma, Museo Nazionale - Frammenti dell'Ara Pacis.
che ricevette dal pollice deU'artefice. La luce quindi non striscia lunga e dif-
fusa come sopra uno specchio, ma si spezza in mille e mille piccole luci che,
ad ogni moto o passo di chi contempla, si placano, scompaiono, s'accendono,
sfavillano, dando al monumento una vita e una bellezza veramente impressionanti.
*
* *
Grande discussione stata sullo stile, sull'arte e sugli artefici di tale mu-
saico: romani, per alcuni; orientali, per altri; classici, in altre parole, o bi-
zantini, se non s.iriaci. se non africani!
- In -
Romani, li hanno proclamati il Beissel (I) e il Goetz (2), nel soggetto, nel
disegno e nel colore; romani, hanno detto, il Gerspach (3), il Kraus (4), il
Kurth (5) e infiniti altri. Henry Barbet de Youy ha sino soggiunto che a Ra-
venna l'influenza bizantina appena sensibile (6). Ma lo Strzygowski ha detto
che Galla Placidia fece venire gli artisti da Costantinopoli (7) e il Diitschke
che, invece, li fece venire dall'Africa (8); il Redin, trattarsi di stile orientale
e bizantino (9); e il Richter, che dei motivi ornamentali solo forse quello
delle foglie e dei frutti compatti romano, e che i viticci e i meandri sono bi-
zantini e non accostabili all'arte classica (IO). Pi generalmente il Labarte, lo
Schnaase, il Bayet e il Dobbert hanno veduto nelle opere dell'arte ravennate
Fig. 75. - Roma, Laterano - Musaico nella cappella delle sante Rufiufl e
il vero surrogato di quelle che andarono perdute con Costantinopoli e con le
provincie dell'impero romano orientale (II). Finalmente, per non fare una
litania di nomi, il Diehl ha raccolto che l'arte siriaca, dominante da un secolo
(I) I)ie jJfosaiken ZI . R., p. 12.
(2) RaZleltlla, pp. 24-25.
(3) La mosai'que, p. 50.
(4) Op. cit., p. 430.
(5) Op. cit., pp. 62-63.
(6) l,es lItosafques cltrtielllles des basitiques et des glises de Rome (Parigi, 1857). V. per la
questione in genere anche ALFRED DARCEL, Les II/.osai'ques nella Gautte des Beml.l- Arts, I
(Parigi, r8S9), p. 82; ed EUGENIO MiiNTZ, Notes sur les lIIosaiq/us chrtiollles de l' Italie (Pa-
rigi, 1874-1891) e l,Il 1II0safque cltn!tielUle pendallt les premiers sicles (Parigi, r893).
(7) Das Etsdlmiadzill-Evallgeliar: Beitrlige Zltr GescJzickte der arJ/lolischen, raZleltltatischelt
Imd syro-llgyptisc/t.eJI I?lmst (Vienna, r891), p. So.
(8) Ravenllatische Studiell, p. 259.
(9) Op. et toc. cito
(ro) Op. cit., p. 4.
(II) Cfr. l. 1. TIKKANEN nell'ArchilJio Storico dell'Arte, IV (Roma, r891), p. 382.
- J7 2 -
nelle rive orientali dell'Adriatico, nel secolo V valic il mare e ragg-iunse
Ravellna (1)_
Xoi speriamo di potere un giorno esaminare a lungo tutto il problema dei
musalCl ravennati, cos vari di stile e d'influellze da esser vano volerli assog-
gettare, come talullo ha fatto, il un criterio unico.
Qui diremo poche parole per quello solo che riguarda il mausoleo. Che
la sua decorazione entri nell'mlJito delle arti svolte si sotto l'influsso ellenistico
certo; che qualche fig'ura (come il Buon Pastore) possa riferirsi come soggetto
all'iconografica orientale, probabile; ma pure ovvio che gli artisti possono
essere romilni, ossia l'influsso ellenistico indiretto e i motivi iconografici derivati_
E che romani siano noi crediamo fermamente, perch non possiamo ammettere
che si andasse a cercar lontano ci che era prossimo e si era svolto e si svol-
geva naturalmente, nel paese, per tradizione tecnica, ad un tenlpo, e formale_
L'arte del musaico era mirabilmellte esercitata dagli artefici romani del-
l'Impero, e con loro era gi salita dai pavimenti alle pareti. Ora, quantunque
ci che eli romano "estato sia un nulla in confronto di quanto nel sec. V
durava ancora, pure prodigioso vedere, come, in cos pochi saggi rimastici,
si abbia una folla di prove della diretta derivazione delle decorazioni elel mau-
soleo dall'arte romana.
Che le figure degli Apostoli vengano dalla statuaria classica, ammesso
da tutti; che il Buon Pastore abbia in s qualcosa d'apollineo e ricordi le
immag'ini degli Dei e dei Cesari clell'arte classica, hanno riconosciuto sino il
Richter (2) e il Diehl (3), pur cos persuasi rlell'orimlastllo del monumento. E
il Richter conviene pure esser romano il festone compatto delle fronde e elei
frutti nel sottarco nord (4). Ma, oltre a ci, come da gran tempo abbiamo av-
vertito, la greca prospettica con i nserzione di cubi, del sottarco opposto,
moti V? ornamentale assolutamente romano, di cui si trovano esempi in due
musaici ora conservati: l'uno nel museo di Villa Borghese, l'altro (fig. 52)
derivato dalle Terme d'Otricoli nel I i80, nella sala rotonda ciel Vaticano (5),
nonch in un frammento rinvenuto a Faenza negli sterri per l'Opificio clella
luce elettrica ed ora esposto in quel Museo (fig. i6). Ed oltre che nella forma.
sono uguali pel taglio di superficie bianco, e per la variet elei colori nello
scorcio delle varie fascie. Dell'oncia alterna dello sguancio delle finestre (fig. 69}
s'hanno parimenti infiniti esemplari in musaici romani, tra' quali identici quelli
rinvenuti sull'Aventino (fig. iO). (6)
Notevole richiamo quello pure elel vaso con le colombe sull'orlo, scoperto a
Villa Adriana nel Ii3i, ed ora nel museo Capitolino (fig. 71 ). Ma ben altro noi
troviamo nei musaici derivati da Villa Adriana! L troviamo due di quegli
emblemata di soggetto pastorale (fig. i 2 e 73) (i), cui s'ispir l'autore della
lunetta del Buon Pastore. Scogli e monticelli con alberi e cespugli, le capre
(I) i11mmcl, p. 108.
(2) Dic Mosaikm ZI. R., p. 28.
(3) RaZlcmtc, p. 31.
(4) Vedi festoni simili riprodotti da NOGARA, 11110saici antichi c01/se17mti llCi
palazzi pontifici del Valicano e del Lateralw (Milano, 1910), tav. XXXIX-XLVI.
(5) NOGARA, tav. XXXIX. Una greca prospetti ca romana pure nel Museo di Tarragona_
V. L'arquitectllra Rommtica a CatalulI)'a (I3arcellona, 1909), p. :l26.
(6) NOGARA, tav. V.
(7) NOGARA, tav. XXXI e XXXV.
- 173 - -
sparse qua e l e il pastore elal tipo apollineo che, con l'asta in mano, sor-
veglia il gregge. Quello dei due embkmata rprodotti, dove la figura appare
seduta sopra un sasso (fig. 72), s'accosta in modo speciale alla lunetta del
mausoleo.
Rispetto poi alle ornamentazioni crre d-ecoTano i bracci est ed ovest, tanto
nella lunetta, dove i cervi s'inoltrano nei rami a spirali alterne, quanto nella
vlta in cui dai cespi escono le fronde, pure a spirali alterne, a noi pare
ch'esse appartengano al grande e magnifico gruppo ornamentale che riteniamo
dall'Ara FaC/.s (fig. 74) (I) e che, cominciato forse nella cappella delle
sante Rufina e Seconda (fig. 75), presso il Battistero Lateranense (2), ossia nel
sec. IV, ispir, o direttamente o indirettamente, l'ornamentazione d'infiniti
monumenti per tutto il medio-evo (3).
1V1a su questo - ripetiamo - torneremo con maggiore ampiezza.
CORRADO RICCT.
(f) Dai recenti scavi risultato che l'Ara Pllcis rimase visibile sino al sec. VI. Vedi ANGEl.O
PASQUI, in iVotizie degli SClwi del 1902, a pago 554.
(2) Altri richiallli tra il Battist ero Lateranense e il mausoleo di Galla Placidi a, ha G. ROHAt:LT
DE FI.EURV (Le LatrllJlll1t IInyen dge, Parigi, f877, pago 37), e il GRISAR negli studi citati.
(3l HENRI HflnscH, iJlunltJJients de t'are/l. cltrt., col. 66; DE ROSSI, JJlltsaiti cristiani ...
Abside delta cappella dette Ss. Rufina e Seconda 1Iet Battistero LateralleJlse. Vedi l'ornamentazione
Illusiva del Battistero della Cattedr;de (sec. Vl, e della volta del presbiterio di S. Vitale (sec. VI),
in R,lvenna stessa, e la volticella della cappella cii Santa Matrona a S. l'risco, presso S. Maria
Capua Vetere (sec. Vl, e le absidi, in ROllla, di S. Clemente (sec. Xlf), e di S. iV/aria Mag-
giore (sec. XI [) ecc. etc. Del resto anche gli artisti della decadenza romana, come dimostrano
alcuni fralllmenti di scultllle scoperti presso il Teatro di Ostia, seguivano l'ornalllentazione del
l'Ara l'ileiS.
NOTA.
Era gi composta anche quest'ultima parte del nostro studio sul mausoleo di Galla Placidi;},
quand' uscito llll libro di GAETANO SAVINI (Per i lJlollumeltti e La Storia di Ravenna, Ivi, 19f4),
do\"e sui problemi da noi esposti si discorre assai. Vi si nega, ad esempio, che le arche ciel n1<lu-
soleo cI'Onorio in ROtlla fossero sotterra; mentre a provarlo basta la testimonianZH del noslO dove
dice che il sarcofago di i\'!aria era circondato intorno da 1111 grossissimo IIInro e coperto
d'una pietra ,Ii nwrlllo (sic) . Ma quale sarcofago al 1I10ndo Illai si vide sopraterra circondato da
un grossissilllo muro e coperto d'una pietra di lIlarlllo? E ci, senza ripetere g-\j altri argo-
menti da lIoi gi esposti. Il SAVINI torna poi a deridere la nostra congettura che il preteso corpo
di Placidia, che taluni videro (dal 1317, circa, al 1577) nell'arca maggiore del sa celio ravennate
non fosse probahillllente che una n III 111 111 i a posta vi nel tardo medio-evo, e, data la sila gran-
dezza, una Illullllllia maschile . Per la finzione ricordavamo il braccio di santa Riparat<l .
Qui aggiungeremo che la ricognizione del corpo di santa Tosca, fatta in Verona il 3 gennaio 1914,
dal prof. Enrico Sicher, ha portato appnnto alla sorpresa : trattarsi d'IIllO scheletro m<lschile.
Non solo dunqlle il sacello veronese somiglia nella forma al mausoleo ravennate, ma anche nella
storia d'una delle salme. Vecli ALESSANDRO DA LISCA, La chiesa di S. Tt!ute1'ia e Tosca in
Verona, estratto dalla JJladOll1la Verona (nn. 28 e 29, 1913 e 1914), pp. 39-40. E un'ultima
osservazione. Il SAVINI, a pago 329 del suo libro, scrive eSlIltando: Ora siamo a cognizione
di docllmenti antichissimi che comprovano la sepoltura di Galla Placidia e dei slloi e l'esistenza
" dei sarcofagifill dall'origin.e uel suo Mausoleo . E, riferendosi al codice couservato nell'Estense
di Modeml e che contiene il Libro pontificate dell'Agnello con altre pi tarde scritture, nggiunge :
{n esso, " a carte SI, colonna l'', si trova una cltrolliclZ di Ravenna, la quale dopo l'anno 430,
ricorda Galla Placidia, le chiese di S. Giovanni Evang. e di S. Croce, da lei fatte costruire e il
23 - Boli.
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sepolcro contenente il corpo di lei e dei suoi fig-Ii, Valentiniano, Onurio IN URNE: SONTUOSISSOIE.
[noltre, vi si riporta una me moria delle [ndulgenze concesse Papa Gl egorio Magno, che
regn fra gli anni 590-604, alle chiese di Ravenna tla le quali a carte 84, cololllw 2", ricor-
data la CAPI'ELLA REGINE GALLE PI.ACIDIE .... . Con tali importanti documenti la questione de.fi-
Ilitiva/llellte risolta e cadono perci tutti i dubbi, le supposizioni e le fantasie diffuse in questi
ultilni anni! . 1\'[a la cronaca - cui allude il SAVINI, e che si trova gi pubblicata, da poco meno
di due secoli, dal MURATORI (Nel'. flat. SC1'iptores, tomo [, part. [I, p. 576) - risale alla seconda
met del sec. XIV, e le cOllassaI! ti beato Gregorio Papa prilllo, pure edite dal MURA-
TORI con una nota di piena diffidenza (p. 580), non sono che una falsa e tarda compilazione,
tanto vero che vi si ricordano S. Chiara costruita nel I255 e S. Domenic() costruito nel 1269.
lnfatti un abate di San Severo (secondo riferito da un atto del I284 trascritto in flne :1110
stesso codice estense) anclava dicendo che il privilegio originale con l'elenco delle indulgenze
di Gregorio Magno era stato morsicchiato e distrutt o cla ulla gatta. Ah, quanto pi giudiziosa
quella gatta che h" mang-iato il documento, che non il prof. GAETANO SA VI NI che l'ha ... bevuto!
Fig. 76. - Faenza, Museo. - Greca.