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IL «TEMPIO DI GERUSALEMME » DAL I ALL’VIII SECOLO La scoperta del musaico geografico di Madaba ha dato occasione a not pochi studi (#) sulla topografia di Gerusalemme. Tuttavia ri- mangono ancora molte cose incerte, perch? gli scavi praticati dentro Ia citta sono pochissimi. La zona del « tempios, ossia Tedificio che Jo tramandava e quelli vicini sono, mi pare, tutt'altro che sicuri nella loro esatta collocazione. In vista di portare un po’ di preci- sione, se @ possibile, mi permetto di riprendere in esame i testi anti i pochi resti monumentali ¢ quelli figurativi. Ul secinto Il primo antore che, dopo Giuseppe Flavio, parla distesamente di Gerusalemme @ l'anonimo di Bordeaux (1), pellegrino in Palestina nell'anno 333. Siccome la sua descrizione sara Ia base della presente investigazione, necessario riferitla colle sue parole: «Sunt in Hie- rusalem piscinae magnae duae ad latus templi, id est una ad dextera, alia ad sinistra, quas Salomon fecit, interius vero civitati sunt pi- seinae gemellares, quinque porticos habentes, quae appellantur Bet- saida. Ibi aegri multorum annorum sanabantur. Aqua autem ha- bent hae piscinae in modtum coccini turbatam, Est ibi et crepta, ubi Salomon daemones torquebat. Ibi est angulus turris excelsissimae, ubi dominus ascendit, et dixit ci his, qui tenptabat eum, ... Ibi est lapis angularis magnus, de quo dictum est: Lapidem quem repro- 0) POM, Amex, Jérusalem, im Dict. Arch, Chr., VIL, 2904-2874 con bibl. c piano; M. AVI-YoNau, The Madaba Mosaic Plan, Gerusalemme 1954 con piani; R, W. HAMmuton, Jerusalem in the Fourth Contury, in Palest, Expl. Quart, 84 (1052) 83-00 senza illustraz.; R. T. O'CALLACHAN, Madaba, in Dict. Bibl. Supp., V, 627-704. 0) P. GEYER, Itinera Hiovosolymitana sacculi TITI-VIIT, Vindo- bonae 1898, 21-23; D. BALDI, Enchiridion Locorum Sanctorum, 2 ed., Gerusalemme 1955, n. 675. Bion 43 (1082) : 2 B. Bacarr, 0. P.M. baverunt aedificantes, hic factus est ad caput anguli. Et sub pinna ‘turris ipsius sunt cubicila plurima, ubi Salomon palatium habebat. Thi etiam constat cubiculus, in quo sedit et sapientiam descripsit; ipse vero cubiculus uno lapide est tectus. Sunt ibi et excepturia magna aquae subterraneae et piscinae magno opere aedificatae. Et in aede ipsa, ubi templum fuit, quem Salomon aedificavit, in mar- more ante aram sanguinem Zachariae ibi dicas hodie fusum, etiam pa- rent vestigia clavorum militum, qui eum occiderunt, per totam aream, ut putes in cera fixum esse. Sunt ibi et statuae duae Adriani, est et non longe de statuas lapis pertusus, ad quem veniunt Tudaei singulis, annis et unguent eum et Jomentant se cum gemitu et vestimenta sua scindunt et sic recedunt. Est ibi et domus Ezechiae regi Indae. Tem exeuntibus Hierusalerm, ut ascendas Sion... est piscina quae dicitur Silua... Inde ut eas foris murum de Sion, euntibus ad porta Neapolitana... Item ad Hierusalem euntibus ad porta, quae est contra oriente, ut ascendatur in montem Oliveti... ». ‘Lanonimo comincia la sua descrizione dalla zona orientale della A, oxsia, dalla zona del «tempios cominciando da nord, ossia dalla piscina probatica, per scendere a sud alla porta verso Siloe. Descritto il Sion rientra in eitta per andare alla porta neapolitana, ossia di Damasco, per poi uscire a est. Da questa descrizione si ca pisce che la cittd era raccolta dalle mura, nelle quali si aprivano Je porte: una di est; due di sud, una presso I'area del etempio» € tuna presso il Sion, e quelle di nord o di Damasco. Riguardo al ‘tempio» non lo trova in un recinto proprio di quest’area, come po- teva essere al tempo di Erode, ma solo incluso nelle mura della citta. Ta stessa disposizione del «tempio », senza proprio recinto, si riscontra anche nei pellegrini posteriori all'anonimo di Bordeaux. Cosi verso il 440 Eucherio () trova il tempio «in inferiore parte ‘urbis in vicinia muri ab oriente locatum + e «iuxta murum Hierusa- Jem vel templi ab. oriente Geennon », In conclusione il ¢tempio» appare una parte della citta, situato ad oriente presso le mura La porta di ext Lanonimo di Bordeaux parla della «porta quae est contra oriente » e quindi a est non ne conosce che una sola. Tengono questo Tinguaggio tutti i pellegrini del periodo tardo-romano e bizantino, () Gave, 126-7, M1 «Tempio di Gerusalemme» dal IT all'VIIE secolo 8 Cosi Egeria (2), che scriveva sullo scorcio del IV secolo, raccontando i ritorno del pellegrinaggio dal Monte Oliveto, ha: hitur ad civi- tatem pedibus cum ymnis, pervenitur ad porta... Sic deducitur episcopus a Gessemani usque ad portam ct inde per totam civitatem usque ad Crucem 0, Nel VI secolo, dopo i tavori praticati alle mura da Eudocia (') Ja situazione non pare cambiata, Teodosio (*), pellegrino verso il 530, inizia la deserizione della Palestina con queste parole: « Civitas Hie- rusalem habens portas maiores VI absque posticia, id est porta Benjamin exiens ad Tordanem ». Ci si aspetterebbe che enumerasse anche le altre porte, ma invece si mette a parlare dei luoghi che si trovano Iungo questa strada di est. Poi enumera quelli delle altre vie ¢ siccome queste fanno capo ad tna porta di Gerusalemme, si ‘pud capire indirettamente anche i numero delle porte e 1a loro posi zione. Le vie, oltre quella di est, ossia di Gerico, somo: quella di Bethel e Samaria che si iniziava, allora come oggi, dalla porta di Damasco; quella di Beit Gebrin, Ascafon che cominciava dalla porta 4i David e quella di Hebron che si muoveva dalla porta di Teeua. In conclusione dalla parte di est non c’é che una sola via la quale ci fa pensare all’esistenza di una porta, L'autore ritorna a menzionare questa porta di est per il ricordo annessovi: «et intravit de porta Beniamin in Hierusalem », dice di Gesit nel giorno delle Palme. L'anonimo di Piacenza ('), che pellegrind sel 570, ei da delle in- dicazioni su questa porta di est, mediante le quali si atriva a precisare In sua ubicazione, Egli scrive: «De Gessemani ascendimus ad portam Hierosolima per grados multos. .. Porta civitatis quae cohaerit. portae speciosae, quae fuit templi, cuius liminare et trabulatio stat ». Dice dunque che 1) la porta era preceduta da scale, le quali venivano dal Monte Oliveto: 2) che la porta era antica ¢ conservava Ie soglia € il tetto vecchi e 3) che ecobaerit » alla porta speciosa. Riguardo alle scale provenienti dal Monte Oliveto abbiamo un elemento # (0) Itinevariwm Egeriae, editio critica cura et studio A. PRANCE- ScuINI et R. WaneR, Turnholti 1958, 80; Geven, 87; D. Barpr, La tix turgia dalla chiesa di Gerusalemme, Gerusalemme 1939, 47 () HL [ixcanr e FM. Amen, Jérasalem noureile, Parigi 1914-26, 909.911. Dati i restauri posteriori @ ben dificile precisare quale sia stato Vapporto di Budocia nelle mara attualmente visibili, (@) Gaver, 137 © 146. (0 Gaver, 170-171. La correzione arbitraria di Geyer in «tabu. latio + non & necessaria, 4 B. Bacartr, 0. P.M. situ (fig. 1), per poter conoscere la loro posizione, a nord dell’odierno santuario greco di S. Stefano. Sono seavate nella roceia, nom lontano dal Cedron e proprio dove si inizia la salita ripida verso il muro della citta. Nello stato attuale si notano dite rampate, divise da un piccolo pianerottolo, La rampata pitt bassa, situata verso est, ha visibili 4 gradini, rotti a sud. La rampata di ovest ne presenta pure 4, perd almeno in parte completi nella loro larghezza di m. 6. Le due rampate hanno ditezioni differenti, perch? quella pitt bassa & impostata un po’ verso notd, mentre quella pitt alta @ esattamente verso ovest. Si vede chiaramente che si ha un cambiamento di rotta per andare verso sud, come lo tichiede Ia struttura del terreno. Che realmente sia cost si pud controtlare dai gradini della rampa superiore i quali sono pit bassi a sud di 20-25 cm. rispetto a nord. Quindi la rampa di scale non va all’odierna porta Sitty Mariam, com’é stato immaginato, ma alla «Porta dorata ». Queste rampe di scale furono ritenute come impronte relative aS. Stefano (?), ma colla revisione delle carte del- YOrdnance Survey di C. W. Wilson (1900), forse in base ad uno seavo iit ampio, sono matcate espressamente come scale. Mi pare che gli studiosi non abbiano dato loro il debito rilievo. Fer indicare l'antichita della porta I'enonimo usa il fraseggiare di Vitravio (6,4): liminare (= soglia) e trabulatio (soffitto) @) e gli elementi da tui notati visibili aila + Porta dorata », sono ritenuti dagli studiosi moderni, per es. S. Gorbett (°), come elementi erodiani. Non ‘v dubbio che egli intenda parlare di questa porta, Tl verbo a cohaerit » che egti adopera rispetto alla « porta dorata » va inteso nel senso ordinatio di eessere unita, attaccata, connessa, forma un insieme », infatti lo stesso anonimo usa questo verbo anche parlando della basilica di Costantino, o Martirium, che era attaccata al Calvario: «In basilica Constantini cohaerente circa monumentum () PF. Takviw Ds Hamas, Guide-indicateur de Terre Sainte, Geru- salemme 1897, T, 346. () Ltarchitettwra di M. Vitrwvio Poltione colla trad. ital. di B. Garsavt, Napoli 1758, 292-293, 135 © 242. €) Some Obscruations on the Gateways to the Herodian Temple, im Patesi. Expl. Quart, 84 (1952) 7-14, Il ricordo dell’antichitA della porta & anche in Evtremo [bw m-Battg, Arnalcs, in PG 111, 987, che Vettribui- see.ad Adriano: «ad portam templi quae Al-Bahe (pulchre] audit, arcem struxetunt, super qua tabulata magnam posuerunt, imperatoris nomine Aelio inscriptam, idque anno imperii ipsius octavo. Arx ista hodie ad portam Hierosolymorum sita Davidis sacrarium appellatur > 11 «Tempio di Gerusalemmey dal IT all'VIM1 secolo 5 ‘vel Golgotha ¥ (i), Lo stesso verbo 2 usato nella stessa occasione da Arculfo ('), pellegrino nel 670, sich? la frase del Piacentino si pud ‘tradurre cosi: +a porta della citta che @ attaccata (o forma una sola cosa) con la porta speciosa s. Rimane, quindi, da escludersi Videnti- ficazione proposta ordinariamente dalla porta di est con Ia porta ‘attuale Sitty Mariam perché @ distante {almeno 200 m. La localizzazione della porta di est con I'attuale « porta dorata » @ favorita fanche dal musaico geografico di Madaba (*) (VI sec.) (Gg. 8), che la rappresenta al termine di una via che si distacca dalla strada colonnata della valle. Questa strada colonnata si inizia dalla porta di Damasco, dopo una piazza assai pronuniziata dove c’é la nota colonna, e mediante un arco, Passa davanti ad un palazzo e poi cominciano le colonne. Si numerano 10, poi Ta via di est, ¢ quindi altre 9, sicch? la via di est rimane molto pitt a sud della meta della strada colonnata e precisamente dove questa fa una curva. Ora, se si confronta con un piano moderno della citta (fig. 4), si trova che la curva coincide coll'attuale porta en-Nadir che si apre sulla spianata della moschea. Quindi in direzione della porta « dorata ». Finora que- sta via di est della carta madabina @ stata identificata con l'attuale via Sitty Mariam, ma questa rimane troppo a nord, cio® assai meno della meta della via colonnata € non alla curva, Com’ noto sit questa via si vede Vareo dell’a Ecce Homo» che esisteva anche al tempo della composizione del musaico, ¢ sarebbe strano che T'artista l'avesse ‘omesso, quando ha rappresentato quello del!'inizio della via, il quale si trovava in posizione difficile per essere ritratto e che, d'altra parte, non aveva nessun ricordo storico, Ammesso pure che I'arco dell’e Roce Homo» non avesse avuto nessun ricordo speciale, rimaneva sempre tun fatto che esso copriva la via e che era molto facile a rappresentarlo. Inoltre @ ammesso comunemente che la chiesa raffigurata a nord della via, verso la fine, sia quella della Probatica — e mi pare con ragione —, ora lo spazio che esiste tra i due elementi & pitt grande di cid che lo comporterebbero le proporzioni. Infine solo colt'ident cazione defla porta dorata viene in giusta collocazione ta chiesa del () Geyer, 172 @) Gaver, 283; Ench. 0. 935, 5. () P. Parson ¢ Da. Gutue, Die Mosaikharte vom Madeba, Leipzig 1906, tav. VIL. ripetuta da Avi-Yonah e da O'Callaghan. La nostra fig, 3 riproduce una fotograa diretta del P, M. Sacchi. Dico + favorita » per- che Ja carta ha un valore approssimativo; tant'é vero che la regione set- tentrionale @ pit sviluppata i quella meridiouale. 6 B. Bacar, 0. P.M. Getsemani, Topograficamente abbiamo che nella «spianata del Tem- Pio» si trova tuna depressione che dalla porta dorata va alla porta en-Nadir (!), 1a quale pud essere bene un residuo dell'antica via di- strutta coll realizzazione del piazzale stesso. Inoltre da porta en- Nadir imbocea una via moderna et-Tekiyeh, che, rasentando il ser- raglio, arriva all'antica entrata del S. Sepolcro, Anche questa pud rappresentare, grosso modo, ill tracciato di un‘antica via assai fre- quentata. Cid si arguisce dagli itinerari dei pellegrini i quali ci de- scrivono il viaggio diretto: Oliveto, Getsemani, porta della citta, 8. Sepolero. Riguardo alla porta « Sitty Mariam + — identificata comunemente con ta porta di est del periodo bizantino — si pud dire che oltre ad ‘essere in opposizione con i dati del Piacentino non ha nulla di antico che si possa farla credete del periodo. La via che si muove da essa va a morire nel viele di circonvallazione, senza un corrispondente ‘viottolo sul Monte Oliveto. Anai questa via @ stata fatta distruggendo clementi bizantini (*), infatti nel 1935-6 fu trovata una stele sepol- crale di un certo Amos diaeono della Probatica nel VI sccolo, ¢ pitt a.est, una tomba bizantina con camere scavate nella roceia e in mus rotura, Tutto questo ci fa pensare ad un lavoro posteriore al nostro tempo, ciod in quello arabo. Infatti coll’occupazione musulmana, del 638, Ie condizioni della zona «del tempio » vennero a cambiare sen- sibilmente, perch? Omar la scelse per luogo di preghiera. Dell'ingresso di Omar in citta e della scelta di questa zona per costruirvi la moschea abbiamo notizie tardive, con spunti leggendari, Secondo Ibn el-Batriq (), che scriveva nel 929, cio’ tre secoli dopo Yavvenimento, alla domanda di Omar di tavere un posto per co- struire una moschea » il Patriarca Sofronio gli avrebbe indicata !'area del tempio, forse per patra che si stabilisse in quella del S. Sepolcro. Perd questa notizia non é riferita da Teofane (t), che scriveva nell’818. () Clr. C. Wannew, Plan, Elevations, Sections of the Excavations at Jerusalem 1894-1897, Londra 1898, tavv. TI, IV, e VI per i piani e IX © XII per le sczioni; M. De VocUE, Le temple de Jérusalem, Parigl 1864, tay. 1. () R. W. Hanurton, Discoveries outside St. Stephen's Gate, in Quart. Dap. Antig. im Palest., 6 (1937) 159-156. 0) AWS. MARMARDJI, Testes géographiques arabes sur la Palestine, Parigi 1951, 231; Ench., p. 398. (9) Chronographia in PG 108, 600-700 all’anno 635 ¢ Historia eccle- Siastica, ivi 1322; Ench., p. 998. Teofane non insinua che Omar abbia Il ¢Tempio i Gerusalemmes dal IT all'VIIT secolo 7 Comungue & certo che la zona del « tempio » fu scelta per elevare la moschea, Siccome la porta « dorata » era troppo vicina al sito, tanto che gli infedeli potevano disturbare — o assalire — i fedeli durante la preghiera, la porta dorata fu chiusa (!) ¢ ne fu aperta un’altre a nord che i cristiani chiamarono «della Probatica + (‘) e i musulmani «di Gerico»(), ‘ cambiamento di rota del traffico ordinario si trova gia in Arcalfo (), che visitd Gerusalemme nel 670, infatti dopo avet de scritto le varie porte ne mostra due ad oriente: una ordinaria detta di Beniamino ed una piccola preceduta da scalinate: « quarta porta Beniamin, quinta portula, hoc est parvula porta; ab bac per gradus ad vallem Iosapbat descenditur », Dagli scrittori arabi () sappiamo che presso la porta dorata ve ne era una piccola, detta al-Burag, ovvero dei funerali perché serviva per portare i morti al cimitero. scelto il sito per consigtio di Sofronio, perd 1a storiella degli ebrei che fanno distruggere la croce sull Oliveto, potrebbe farcelo supporre. () Tl fatto @ git attestato da Thn al-Faqih, che scriveva nel 909; Manaaxoyt, Textes, 212, Dal duplice arco fu denominata: porta della penitenza di David e della miscricordia di Dio. La duplice appellazione, probabilmente si riallaccia al tempo bizantino, giacch? # detta « specios da Paupenz10 (PL 60, 110) ¢ dall’anonimo di Piacenza ¢ +i Beniamin + da Teodosio. La chiusura di questa porta fu fatta, evidentemente, per ragioni di sicurezza, ma pit tardi vi fu trovato un significato religioso mistico: ofr. el-Umari (a. 1947) © Mujir ed-Din (1496) in Testes 257 € 257, per patte musalmana ¢ Niccoud Da Pocamonst, Libre @'Oltramare, Gerusalemm: 1945, 52-3, pst parte cristiana. @) Ench., pp. 429 ¢ 457 dove vengono riportati Strategios, che pare serivesse nel 760 (ADSL, in Dict, d'Arch, chrét, VIL, 2848, note 4) o prima (Ganarre, Le calendrier palesisno-gdorgicn du Sinaiticus 34 (X* sidele), Bruxelles 1958, 217) ¢ ill Kenonarium della chiesa di Gerusalename dei secoli VII-VILI. Sofronio, nel suo viaggio spirituale, trove 1a Probatica opo fl Pretorio e avanti Getsemani, perd 1a sua anacreontica (XX) Pare scritta dopo Uoccupazione araba, infatti alla Probatica vede Ia Chiesa enuova s: SOPHRONE, Anacreontica, edidit M. GIcANrE, Roma 1957, 127 © 180. La parola «porta», posta dal traduttore, non é nel testo greco. 0) Guy te Stance, Palestine under the Moslems, Londra 1890, 183; Textes, 28. (0) Geyer, 224. La frase usata da Arculfo ¢ut ferturs, a proposito della nuova moschea fatta dai musulmani e che « ipsi frequentant », fa vedere che egli non la visitd, probabilmente perch? vi era gid le proi- Dizione di accesso per i cristiani. () Testes, 257, 258. 8 B. Bacartr, 0.P.M. Senza dubbio questa si deve identificare con la «portula + vista da Arculio, per le scale che la precedevano ¢, soprattutto, per Ia posi- zione presso la porta dorata. B possibile, infatti, che anche dalla nuova porta si scendesse nella valle mediante gradini, infatti sono menzionati da due fonti anonime delf’antico periodo arabo, dalla Descrisione armsna (}) ¢ dal De casis Dei (?) dell'808. La prima fonte fa partire la scalinata dal Iuogo dove gli ebrei volevano impedire — secondo gli apocrifi — il seppellimento della Vergine ¢ numera fino al Sepolero della Vergine 200 gradini e 800 di li alla cima dell'Oliveto. Ul De casis Dei fa iniziare la gradinata «de Jerusalem + ed enumera 195 gradini fino alla tomba e 538 di li all’Ascensione. B possibile che ambedue alludano ad uno stesso Iuogo di inizio, che dovrebbe trovarsi verso la porta della citta, perché il pellegrino Willibaldus (*) trova il ricordo degli ebrei ad una colonna situata tra la piscina pro- batica ¢ la valle del Getsemani. Comunque sia, il passaggio ordinario della citta per andare a Getsemani durante Vantico periodo arabo si fa mediante la porta attuale Sitty Mariam, come si pud] vedere per es, nel Canonario di Gerusalemme (*) (sece. VII-VIII) che nella Domenica delle Palme da quest'itinerario: Sion, Monte degli Otivi, Getsemani, Probatica, S. Sepolero. La fermata alla Probatice non si effettuava, invece, nel periodo bizantino come si costata per es. da Bgeria () 0 dal Lesionario armeno (*) (V sec.), che deserivono la stessa_funzione. () Palest. Expl. Fund., Q.S., 1896, 348; Ench. n. 1058. () T. Tosrae, Descriptiones Terras Sanctar, Leipaig 1874, 83. () Towner, Descriptiones, 31; Exch. n. 1060. Non & certo che Willibaldus indichi lo stesso posto della Descrizione armena perché questa deserive ¢una cupola sostenuta da 4 colonne di marmo + ed il primo solo tuna «magna columna x, I] racconto apocrifo ci orienta verso una porta, com: per es. usllo pseudo-Mclitone di Sardi: «Gli abitanti della citta escono ¢ uno di essi, principe dei sacerdoti, preso da furore si precipita ‘verso il feretro»: D. Baupre A. Moscont, L'Assunsione di Maria megli apocrifi in Studia Mariana, I, Roma 1948, 104. (#) Tradotto in tedesco da H. Goussin in Liturgic und Kunst, IV (1925) 1-42; patziatmente in italiano da D. Batpr in Liber Annuus, VIL, 95-124 ed in latino, com corresioni, da G. GaRmits, Le calondrier pale- stino-géorgien, Bruxelles 1958. () V. nota 1 di p. 3 (1) Tradotto in inglese da P. C. Convasane, Rituals Armenorum, Oxford 1905, 507-827; im italiano da BALbI in Liber Awnuuc, I, 163-226, Il «Tempio di Gerusalemmes dal II all'VIII secolo 9 Gli edifici del «tempio» La deserizione, che Yanonimo di Bordeaux ha fatta dell‘area, ci manifesta le costruzioni che si vedevano ai tempi costanti avanti il movimento edilizio cristiano, Sono a) la torre altissima, 0) Ia caede ipsa » creduta di Salomone ossia il « tempio » con Valtare presso cui si vedeva il sangue di Zaccaria, il «lapis pertusus » venerato dagli ebrei e le statue imperiali facenti tutte parte di uno stesso gruppo connesso ¢ ¢) altre fabbriche hattezzate per costruzioni salomoniche di Ezechia, Riguardo alla torre non c'e nessuna difficolta di identi- ficarione, perché hanno ricordata anche i pellegrini seguenti all'an- golo sud-est del recinto attuale (1). Pid difficile , invece, stabilire in che cosa consisteva 1a « aede » coi ricordi annessi e dove era collocata. Dall'anno 70 in cui il tempio fu distrutto fino al passaggio del pelle- grino di Bordeaux si erano svoiti nel sito parecchi fatti, con non piccole ripercussioni monumentali, che sara necesserio tievocare per comprendere Lo stato ed il carattere delle fabbriche. ‘Leggendo Giuseppe Flavio (#) si capisce che gli edifici erodiani dovettero soffrire molto nella guerra del 70, Precisare la portata di queste distruzioni, perd, non ® cosa facile. Ad ogni modo dai fatti seguenti possiamo arguire che il sito non rimase abbandonato, né perse il suo carattere sacro, Nell’anno 118, cio& 48 anni dopo, si conosce un sopruso fatto dalla Legione X fretense, che controllava, la citta, per istallarvi il culto di Cesare, probabilmente con qualche statua, Ne & rimasto l'eco in un frammento di Ippolito (!) contro Gaio: «Non @ stato Vespasiano a istallare I'idolo nel tempio, ma @ fa Legione stabilita da Traiano. Quietus, capo dei Romani, ha eretto Vidolo chiamato Cesare ». Evidentemente non si poneva una statua, probabilmente accompagnata da un'edicola, in un Iuogo deserto & () Cosi un testo che si crede desunto da Rygeria: Tinerarium 95-6, GkvER, 108, dice: De templo vero, quem Salomon sedificavit, duae pinnae permanent, quarum una altior valde est, ipsa est in quo Dominus tentatus a diabolo; reliqua destructa sunt». Eucherio, Gavin, 126-7, trova «es quo parietes unius in ruinis quendam pinna superest, reliquis afundamentis usque distructis . Si pud notare come questi testi siano stati sctitti dopo Ja distruzione avvenuta sotto Giuliano I'Apostata (@) Si possouo vedere i testi riuniti in A. B. MCCRIGOR, Contributions towards aw Index of Passages bearing upon the Topography of Jerusalem, Glasgow 1876, 79-82. @) Jérus. noue., 880. Su Quietus v. The Jewish Encyclopedia, X, 287. 10 B. Basarn, 0. F. Mt non senza reazione. Tl frammento di Ippolito ci fa capire come il fatto non fosse gradito, Si capisce che durante linsurresione di Bar Kokhiba (t) si sia rovesciata Ia statua, riaperto il tempio e, probabil- mente, rimesso in funzione. Lo si arguisce dallo spirito di reazione che animava il condottiero, dall'aver egli rappresentato il tempio nelle monete 0 almeno gli elementi che lo riguardavano come Ianfora, la lira, la cedra, ¢ dall’affermazione tardiva di Cedreno ('). Siccome tra la prima ¢ la seconda guerra non corre che una sessantina di am «, per di pia, il posto era tenuto d’occhio dagli ebrei, sarebbe veramente difficile dire che Bar Kokhba avesse preso un edificio per un altro. Si pud logicamente supporre che egli avesse restaurato il veeehio tempio. ‘Nell'anno 135 Timperatore Adriano, scelse quest’area per la co- struzione della triade capitolina, come aveva scelto quella del S. Sepolero per I'edificazione del tempio di Venere. Lo scopo dell’impe- ratore era di togliere i focolai religiosi dei vinti e si capisce che i nalzasse i nuovi edifici dove erano i vecchi ricordi. Questi due nuovi templi appariscono nelle monete di Adriano (9), cio uno con una sola cella di Tyche-Astarte ossia di Venere ed uno con tre con i simulaeri i Giove, Giunone e Minerva, Eusebio di Cesarea (#), testimonio ocu- fare, ci dice che il tempio di Venere era collocato nella zona del $, Sepolero e Dione Cassio (‘) afferma che l'imperatore «costrul un 0) A. KinpeE, Coins as Documents for Israel's Ancient History, in The Holy Land, Antiguity and Survival, II, The Hague 1987, 235. @) PG 121, 477-78, () L. KADMAN, The Coins of Aelia Capitolina, Gerusalemme 1956, 18 ss. (1) Vita Constantin: 3,26: PG 20, 1085-8; Ench. n, 924. La stessa notizia & in RUFINO, Hist. eccl., I, 7-8: PL 21, 475. Questo tempio fu distrutto senza che si notasse una reazione pagana. Si vede che il paga- nesimo a Gerusalemme, in questo tempo, era in decadenza, Tl che ci spiega come l'anonimo di Bordeaux non abbia visto in venerazione quello della triade nell'area del tempio. () Historiarum Romanorum edidit V. Borssnvain, ITI, Berlino 1902, 282; W. Wanson, Golgotha and the Holy Sepulchre, Londra 1906, 168; McGnicor, 6. Le parole di S. Ertranto: «Inter hace Adrianus de urbe sola instauranda sine templo cogitans...» in PG 43, 261-2, sembrano contraddire V'affermazione di Dione, ma probabilmente non ¢ questo il pensiero del santo. Adriano apparirebbe, invece, come costruttore del tempio nella leggenda riferita da Giorgio monaco, X sec, PG 110, 527-28: «versis autem quod antiquae supererat civitatis et templo, sanctam iterum aedificavit civitatem, quam, mutato nomine, Aeliom Tl ¢ Tempio di Gerusalemmes dal IT all'VIIT secolo " tempio a Giove nel posto del tempio di Dio». Precisazione migliore, mi pare, non possa aversi, ma siccome alcuni autori moderai (!) ri- tengono che il tempio della triade capitolina fosse stato innalzato nell'area del S. Sepolero € non nella spianata del + tempio », bisogna Ficordare che quest'opinione si fonda su S. Girolamo (?) che scrisse 4Ab Adriani temporibus usque ad imperium Constantini, per annos circiter octoginta, in loco Resurtectionis sitaulacrum Iovi rupe statua ex marmore Veneris a gentibus posita colebatur ». Perd S. Girolamo non era un testimonio oculare e, come non fu preciso nel tempo, si pud credere che non fosse esatto neppure nella colloca~ tione dei culti, Dall‘altra parte mettere in un sol tempio Gi Venere, com’é stato immaginato, non trova fondamento nel coniaggio della Palestina (*). Lautore del Chronicon Paschale (*), che riporta una notizia di antica fonte, ci precisa con pith evidenza 'operato di Adriano sia ri- guardo agli edifici della nuova citta, sia al tempio stesso, « Everso (xafelibx) — egli scrive — deinde Hierosolymorum templum (var) condidit duo balnea publice (¢muéota), theatrum, tricameratumn, te- tranymphum, dodecapylum, quod anabathmos seu gradus prius ap- pellabant. et codraim (xiégan) ». Il verbo « everso » suppone che fosse in piedi i tempio antico e che Adriano Pabbia volato sostituire. Tl ‘tricameratum » viene ritenuto per l'indicazione del nuovo edificio fa tre celle, ossia della triade capitolina, Tl ¢codram » viene identi- ficata con Ia spianata del tempio che si vede oggi ma, a quanto mi are, senza ragione. Infatti la parola «quadras ha un proprio si- gnificato che Forcellini (), sulla scorta di Vitruvio (1) (8.3), definisce: ‘vocavit ex proprio nomine, quia leprosus erat, ut commiserationem inve- nitet, et posita imagine ana in templo, Graccos in civitate habitare jussit » () Jérus. nowv., 883. () Ep. $8: PL 22, 581; Ench., p, 619. () 1. KaDMAN, The Coins of Caesarea Mavitima, Gerasalemme 1957, ‘53-56, Venere @ associata con altri, ma non con Giove () PG 92, 613-4; F.C. Cowvsuans, The Dialogues of Athanasius and Zacchaeus and of Timothy and Aquila, Oxtord 1898, XXXI-IL ©) A. FoxceuiiNt, Totius latinitatis Texicon, Schnecbergac 1833, TIT, 565. () Gaxtast, 112; +Sin autem circa aedem ex tribus lateribus po- dium faciendum rit, ad id constituatur, uti quadrae, spirae, trunci, ‘coronae, lysis ad ipsum stylobatum, qui erit sub columnae spiris conve- niant 12 B. Bacarrr, 0.7. MM. «Locus gradibus in quadram formatus est ». Ora Vattuale spianata non @ quadra, ma rettangolare; né ha gradini all'intorno. Inoltre nessun autore pud affermare che Vattuale spiazzale sia stato fatto da Adriano. Sicché riserbando Ia squadra+ ad altro posto pitt conve- niente (), si pud dire che il sito era libero per 1a costruzione del nuovo tempio. La planimetria adottata da Adriano appare tutt’altro che insolita, infatti la si riscontra a Gerasa (*) dove il tempio di Giove rimane presso Ja porta meridionsle e quello di Artemis fra i due decumani. In am- bedue i posti ricordi anteriori avevano suggerito di collocare il tempio di Giove su di un lato, piuttosto che nel centro, anche se questo dava, il nome alla cittd. Dall'altra parte ill coniaggio dell" Aelia ci fa vedere come il Tempio di Tyche-Astarte fosse molto pitt venerato di quello della triade. Eusebio (*), non senza un po’ di rettotica, narra come ai suoi tempi, ciog verso il periodo costantiniano, la zona del tempio fosse divenuta una cava di pietre: « Ab externis enim hominibus habitata, hhodie quoque lapides legentibus praebet, cum omnes qui nostris tem- poribus eam urbem incolunt, ruinae illius lapides colligant tam de Privatis, quam de communibus et publicis aedificiis: et licet oculis tristissimum spectaculum intueri, ex ipso templo et exi psis quondam adytis, ex iis quae santa vocabatur, lapides pro simulacrorum fanis, Proque spectaculis, quo omnes concurrant, aedificandis assumi presso a poco in questo stato in cui gli edifici pagani stavano pet cedere per sempre la loro vita di fronte al cristianesimo, che fi vide lanonimo di Bordeaux, Pero le peripezie non erano finite, per che sotto Giuliano I'Apostata, nel 362, gli ebrei praticarono ivi dei lavori, Vari serittori contemporanci, da S. Giovanni Crisostomo (*), a Sozomeno e Socrate{(t), fino a Filostorgio(‘) e Teodoreto di (0) Per qualche cosa di simile: B. Bacartr in Liber Anmuus, VIIT, 310.18, @) CH, Kraxume, Gerasa, New Haven 1938, plan 1 @) Demonstratio Evangelica II, 8: PG 22, 685-36; WuLsox, 172, () Adversus Judasos: PG 48, 901 () PG 67, 427-430 © 1183-86. () PG 65, 551-54, Racconta come in quest‘occasione si sia tro- vata una cisterna wuota nella quale era nascosto il Vangelo di §, Giovanni, il che farebbe vedere come queste rovine non erano disabitate, cosa che del resto & supponibile, T/accanimento ebreo di distruggere «il tempio + non si comprenile se non vi fosse stata una proporzionata contamina. zione pagana. Il ¢Tempio di Gerusalemmes dal IE all'VIII secolo 13 Giro (), parlano di quest'impresa fallita ¢ dal lato monumentale si rie cava che furono fatti i fondamenti per una nuova fabbrica, il che sup- pone una distruzione di quelle precedenti. Fu a questo punto che i lax vori furono sospesi, cioé in un momento in cui gli edifiei davano mag- giore impronta di rovina. K sotto quest'impressione che gli scrittori cristiani vi vedono avverata perfettamente la profezia di Gest: «Nom rimarra pietra sopra pietra» (Matt. 24, 2) da chiamare il posto un deserto. Teodoreto di Ciro (¥) afferma: «Ego enim hisce oculis vidi solitudinem illam et praedietionem, quam auditu acceperam, oculis (?) sum intuitus veritatemque laudavi atque adoravi e S, Girolamo (*) dice che il sito era divenuto lo « sterquilinium civitatis » Che perd non fosse distratto tutto si pud ricavare dalle parole 4i S. Giovanni Crisostomo (#): «Et nune si venias Jerosolimam, con- spicies nuda fundamenta... Sunt enim quaedam templi partes ad hane usque diem penitus delectae usque ad fundamentas, Tant’s vero che i musulmani nel fare fa loro prima moschea, che pare molto grande, si servirono di queste rovine riparandole, Abbiamo la notizia da Arculfo (‘): « Saraceni quadrangulam orationis domum, quam sub- rectis tabulis et magnis trabibus super quesdam ruinarum seliquias construentes vili fabricati sunt opere, ipsi frequentant, quae utique domus tria hominum milia simul, ut fertar, capere potest ». E solo dopo Verezione dell’attuale moschea della roccia e la costruzione delf'adiacente piazzale che vengono rase al suolo tutte le costruzioni che vi erano. Simazione degli edifici L/anonimo non indica con precisione il sito degli edifici, perd ta sua deserizione principia dal nord, poi scende all’angolo del tempio, quindi incontra il gruppo connesso con Ta ¢aede », poi trova la porta per Siloe. Nella ¢aede» trova un marmo venato che pascava come insanguinato da Zaccaria, secondo il racconto [del Protovangelo di Giacomo (XXIV). Ora questo marmo, o forse pietra venata del paese, @) PG 82, 111-114 © 55, 285. Si possono aggiungere anche altre testimonianze contemporanee, per es. di Rurmvo, PL 21,505-8, ma dicono le atease cose. Rufino accenns a camere sotterranee poste +inter duas porticus» che servivano per tenervi gli strumenti del lavoro, ©) Grace. aff. cwatio, XI: PG 83, 1119-1120. @) In Is, 17: PL 24, 650; Im Mait, 4,24: PL 26, 180; Ench. 0, 676. () PG 48, 901 © 58, 685-6; McGRicoR, 84. () Cuven, 226-27. 4 B, Bacarn, 0.F. M. viene individuato da 8. Girolamo (!) presso il muro meridionale del- Tattuale recinto, cioe presso le porte duplice e triplice, Dice: « Sim- pliciores frattes inter ruinas templi et altaris, sive in portarum exi- stentibus quae Siloan ducunt, rubra saxa monstrantes, Zachariae sanguine putant esse polluta», Girolamo appare qui un testimonio cculare ¢, siccome non abbiamo prove che questo ricordo monumen- tale abbia cambiato sito in un mezzo secolo, dobbiamo dire che il ‘tempio » rimaneva, presso a poco, verso I'odierna moschea dell’ Aqsa. Cio pare confermato dal fatto che nel 438-9 Barsauma con i soi compegni, venendo dal Sion per andere all’angolo del tempio per venerare Ja tentazione del Signore, trovarono gli ebrei radunati in questo Iuogo per venerare il « tempio » (?). ‘Le statue ricordate dall’anonimo di Bordeaux appaiono in stretta, telazione col ¢ tempio » perch® S. Girolamo (*) le dice poste «in ipso sancta sanctorum » ¢ S. Giovanni Crisastomo (*) dice che una fu eretta da Adriano per ragioni religtose: «Nam devictis ac subactis ils, omnibus religuiis abolitis, ne in posterum possent impudenter agere, statuam suam in loco colfocavit ». L’anonimo indica che le statue rappresentavano ambedue Vimperatore Adriano, ma probabilmente tna doveva essere dell'imperatore Antonino, perché esiste una de- dica (t), collocata attualmente nel muro meridionale del recinto — vicino a dove si presume essere stata — che dice: « Tito Aelio Hadriano Antonino Augusto Pio PP pontifici Auguri D(ecreto) D(ecurionum) Forse 'anonimo nella sua lettura si fermd alle prime parole rimanendo ingannato. 8. Girolamo (), che pare avesse vedute le statue, le dice equestri. ‘Una reminiscenza di questa situazione topografica si pud intra- vedere nella odierna denominazione di ¢ stalle di Salomone # 0, secondo gli arabi, di xvecchia moschea », quella descritta da Arculfo, data a edifici di questa zone (”). () Tn Mait. 4, 24: PL 26, 180; Ench., p. 445. (0) Rev. de VOrient Chr. 19 (1914) 119-120. La descrizione che si cava del {posto ¢ indipendente dal: carattere leggendario del racconto. () In Is. 1, 9: PL 24, 49; In Mait, 2, 18: PL 26, 184: Ench. P. 445; McGnicor, 85. () PG 48, 900. () De Voces, Le temple, tav. V; Ench., p. 445, () wea, () C. Warnes eC. R. ConpER, The Surtey of Western Palestine, Jerusatem, Yondra 1884, 163. Il «Tempio di Gerusalemmes dal II all'VIII secolo 15 Edifiei cristiani? Secondo Eutichio Ibn-Batrig (?), che seriveva nel 939, i eristiani non avrebbero costruito nulla nell'area del « tempio » per far risaltare Vavveramento della profezia del Signore. Alcuni autori moderni han cercato di infirmare le sue parole col porre ivi qualche santuario per alcuni ricordi avvenuti nel sito. Mi pate, perd, che Eutichio abbia perfettamente ragione. Un primo santuario @ posto all’angolo del tempio, che ricordava una tentazione del Signore. Si suole portare come argomento le parole dell’anonimo autore del Brevéarius (1), che scriveva nel VI secolo: «Et inde venis ad illam pinnam templi, ubi tentavit satanas dominum nostrum Jesttm Christum, Et est ibi ba- silica in eruce posita» perd non si # fata attenzione che 'anonimo non segue un ordine topografico, ma puramente come capitava, In- fatti ricorda eubi Zacharias sanctus occisus est» parlando del S. Sepolero e dopo di esso, avanti di ricordare il Sion, dice: # Inde vadis ‘ad illam basilicam, ubi invenit Iesus ementes. et vendentes columbas ciccitque foras . Sicch® & tutt’altro che dimostrato che La basilica fa eroce si debba riferire alla pina del tempio. Ad esciudere una bae silica ivi ci spingono tanto il silenzio dei pellegrini contemporanei, quanto quello delle fonti liturgiche ed infine il non aver visto nessun resto di chiesa nella zona ancora visibile. Sappiamo, invece, che a Gerusalemme esisteva una chiesa a trifoglio, conosciuta ogei col tolo di $. Giovanni Battista (), e niente vieta che l'anonimo autore del Broviarius alluda a questa. Un altro preteso santuario @ alla porta dorata, per provare if quale gli autori () citano il passo dell'anonimo di Piacenza. Ma ab- Diamo visto come egli dice tutt'altro che questo, e dal silenzio delle altre fonti, non siamo autorizzati a dire che la porta fosse stata trax () Textes, 213; Ench. n. 680, @) Gaver, 154.5 @) Jéus. nous., 642-668; Garrrrs, Le calendrier, 258%e 409. Una chiesa di 8. Giovanni, conosciuta n=lantichita, fu atta dal patriarcha Giovanni IIT (518-524), ma sembra differente da questa a trifoglio, () De Vocté, Le temple, 64-68; Jérus. nows., 832-41. Viene con- siderata come una costruzione religiosa di Eudocia. All’opposto R. W. HAMILTON, Tho Structural History of the Aga Mosque, Londra 1949, ‘68 pensa che il restauro della porta risalga all‘antico periodo arabo. Perd in questo caso @ difficile epiegare la presenza del capitello colla eroce, ‘che non appare riadoperato. 16 B, Bacar, 0.P. 3 sformata in cappella, anche se aveva un ricordo evangelico, cio’ deli'entrata di Gest in Gerusalemme, ed uno della chiesa primitiva, cioé della guarigione dello storpio. Gli seavi sotto la Moschea dell’Agsa hanno eliminato definitiva- mente una pretesa chiesa giustinianea in quest'area (') La «roccia sacra» La prima menzione della « roccia sacra, che secondo l'opinione comune rappresenta il sito dell'antico tempio di Salomon, vien fatta dopoché fu ivi eretta Pattuale moschea ottagonale, che prende ap- punto il nome «della roceia », EK ben noto come il suo costruttore Abdul Malik Thn Marwan, erigendola nel 668-692, ebbe scopi poli teligiosi. Le roecia giocava per Ini un elemento di primaria impor- tanza, in quanto poteva rivaleggiare con la Mecca. Infatti negli seri tori primitivi la roccia ha il solo ricordo di Maometto, ¢ solo piit tardi prende anche quelli del tempio ebraico. Due secoli dopo T'erezione Ya'qubi ("), che scriveva la sua Storia nell’874, non conosce che il ricordo di Maometto: «Ce roc sur lequel, rapporte-t-on, le Messager de Dieu posa son pied lors de son ascension ati ciel, remplacera pour vous la Ka’bah », Una volta che questo nuovo santuario fa saldamente stabilito, allora attird a x8 i ticordi ebrei, Nel racconto di Entichio ( sull'ingresso di Omar in Gerusalemme, il patriarce Sofronio avrebbe detto: cc'est Vendroit de roc sur lequel Diew parla a Jacob, que celui-ci appela la porte du ciel, et que les fils d'Israél nommérent le saint des saints. Il est au centre de la terre, C'est Je temple des fils d’Istaél », Secondo questo autore, che seriveva tre secoli dopo i fatti, il critrovamento » della roccia sarebbe stato fatto da Omar ed il patriarca Yavrebbe spiegata, Teofane (‘), invece, che scriveva assai prima, ignora questo «ritrovamento ». ‘Tanto Eutichio quanto gli altri autori arabi, antichi ma non con temporanei ai fatti, si sono preceeupati nello stabilire Ia posizione che la roccia aveva rispetto alla primitiva maschea fatta da Omar. «Les ums — serive Eutichio — dirent: ‘Nous [bétirons Ia mosquée en lassant le roe dans Ia direction de la Qihliah’, ‘Non’, dit ‘Umar, () Masato, Structural History, 1-74. @) Testes, 210. ( Textes, 213; Ench, m, 680. @ V. nota 4 dip. 6. Fig. 1 — Pianta ¢ sezioni delle scale scavate nella roccia, a est del ‘tempio », presso Vodierno santuario greco di S. Stefano. Fig. 2 ~ Roccia dentro la moschea «della roccis Jonna situata nel Ganco sud-est. jet Dares Fig. 4 — Pianta di Gerusalemme odiema, Tl eTempio di Gerusalemmey dal TT all'VIIT secolo a7 “nous édificerons plutdt 1a mosquée en reléguant le roc A son extré- mité’, Le Califfe fit édifier le Haram et abandonna le roc dans Ja partie postérietre », Nel racconto di Al-Bakri (3), nel 1094, il dialogo diviene pitt drammatico, con un'accentuazione dottrinale: « ‘Umar dit Ke'b: ‘Ot croyea-votts @ propos de mettre la mosquée? o al Qiblah? * aurait-il dit. ‘ Derniére le roc ', répondit Ka'b; ‘ainsi seront réunis Ie deux Qiblahs, celle de Moise ¢ celle de Muhammad ’. * Vous avez surmonté le judaisme, o pare d’Ishaq’, dit ‘Umar; ‘la plus excellente partie d'une mosquée est son antérieur ’ +, Da questi rac- conti appare che la roccia non era incorporata nella moschea primi- tiva, la quale, come notava il contemporaneo Arculfo, era fatta usu- fruendo vecchi locali, Arculfo, perd, non conosce ancora la ¢ roccia ». Dai cilievi di Warren (?) si vede che la + roceia » forma ta parte pid alta di un monticello ¢ quindi si prestave a meraviglia per co- struirvi sopra un edificio che doveva dominare. I lavori di consoli- damento praticati dentro la moschea della roceia nel 1958-59, ci han dato oceasione di vedere completamente pulita tutta 12 superficie rocciosa sulla quale & costruita la moschea. Ora, salvo i ritocchi ben noti sulla roccia che emerge sul pavimento, e che si possono ritenere come posteriori alla moschea stessa, abbiamo notato il baneo per- fettamente intoceato, senza tagli, con fessure naturali, superficie irregolare ¢ terra ¢vergine » nelle fessure ('). Una pallida idea di questa situazione appare nella fig. 2, presa nel Marzo 1960, che ti- Produce uno spazio della roccia davanti ad una colonna del colonnato ‘verso il muro esterno, sul fianco sud-est. Lirregolarita della super- ficie @ indicata dal piegamento delle ombre dei ferri, messi per rin- forzare ambiente. Questi ritrovamenti ci mostrano ad evidenza che sulla roceia non vi era stato mai nessun edificio, anzi che essa non aveva avuto nessun attrito. Abbiamo avuto Timpressione che questa roceia + ritrovata + da Omar e utilizzata da Ibn Marwan, fosse rimasto fino ad allora un Iuogo fuor di mano. L'occasione det tavori ci ha 0) Fextes, 224. @ V. nota I dip. 6. () Abbiamo aotato solo 3 pictre mesve in fila presso Ia porta di sud, lato di est; poi due fosse, come formae una presso la porta di est, lato ‘i nord, ed una presso la porta di ovest, lato di sud, che sembrano tombe erociate. La roceia che emerge sul pavimento aveva gid una balaustra prima dell'arrivo dei Crociati: Texies, 222, ed essi la ricoprirono di marmi; Textes, 228. 1 tagli, quindi, si spiegano molto bene. Sui nuovi lavori y. anche V. Conno, in La Terra Santa 95 (1959) 348. bes 43 1962) 2 18 B. Basart, 0.7.M. fatto constatare che nell’attuale moschea della roccia vi sono molti clementi riadopereti ed alcuni, come 5 basi a dado come erano in uso nelle costruzioni palestinesi del TI-IIT secolo, ci portano molto vicino all’arte di Adriano. Colla costruzione della moschea venne valorizzata anche Ia grot- ta che vi cra scavata, La prima menzione 'abbiamo in una variante del cod. di Oxford del Breviarius, che pare risalire a Willibaldus (!), pellegrino nel 724-26: «Inde venis ad templo quod fabricavit Sa- lomon non indé remansit nisi una eripta x. Gli autori arabi del sec. X la ricordano pure senza annettervi alcun ricordo sacro, come faranno quelli posteriori. Cosi Ibn al-Faqih (*), nel 903, seriveva: « Sous le roc il y a une grotte of les fidéles font priére. Eile contient soixante-neuf personnes » ¢ Istabri (), nel 951, diceva: «On descend a Iintérieur de ce roc sur des marches et par une ouverture semblable a celle d'un soussol, pour aboutir & une chambre qui misure cing pics sur dix. Elle n'est ni haute, ni sonde, ni carrée; son épaisseur va andessus de fa taille », La grande ¢ bella moschea della roceia aveva soddisfatti piena- mente i desideri dei musulmani, che desideravano avere un edificio degno della loro fede, Ibn Abdi Rabbi, (#), nel 913, fa una deseri- vione, spesso ripetura da altri, che ci fa venire in mente quelle simili propagate dagli ebrei quando era in vita il tempio (*): «La hauteur de roc de Bayt al-Maqdis vers le ciel était de douze milles. Les habi- tants de Jéricho s’abritaient & son ombre, ainsi que le gens de ‘Ama- was. Awdessus de cette coupole, il y avant une hyacinthe rouge qui éclairait Tes gens d'al-Balge’. Ceux-ci pouvaient [méme filer & sa lumitre 1, Molto significativo, a proposito delle idee religioce, & il confronto che fa Al-Maqdisi (') nel 985: « Cette mosquée était plus belle que celle de Damas, pare qu'elle fut comparée avec la grande Elise des chrétiens qui se trouve Bayt al-Magdis, et elle fut rendue meillecr qu'elle +. I musulmani, stabiliti ormai a Gerusalemme ¢ di- () A. Waumanr in Rev, Bibi. 87 (1928) 106-7. @) Testes, 211 () Textes, 214. Cosa simile é raccontata da Nasiri Husru nel 1047 Testes, 223. (©) Texter, 212, () Cir. J. BoNsmvan, in Dict. Bibl. Supp. IV, 1206; Introdusione alta Bibbia a cura di L. MoRaxp1, IV, Torino 1959, 47. (*) Textes, 214 11 «Tempio di Gerusalemmes dal II all’VIII secolo 19 venuti numerosi, volevano che la loro moschea non restasse indietro als. Husru (), che scriveva nel 1047, cio® un 40 anni prima delarrivo dei Crociati, si ha la prima menzione della «spianata» del tempio, del muro di reeinto colle relative porte, come si pud costatare ai nostri giorni. Si vede chiaramente che fa un lavoro corollario alla costruzione della moschea, Infatti essa richiedeva uno spazio conveniente e che fosse collocata nel mezzo dello spiazzo stesso, Mentre, oggi. possiamo controllare i muri antichi del recinto, com for Garioni erodiane a sud, parzialmente a est in piccola parte ad ovest, noi non troviamo nulla di simile a nord e in gran parte ad @), Mi pare che, senza inconvenienti, vi possiamo vedere in questi posti la mano degli operai arabi come lo descrivono gli antichi autori musulmani, Quanto e come essi abbiano operato dei cambia menti sulle opere esistenti, non pud essere rilevato che mediante studi particolari. La via verso Siloe Vanonimo di Bordeaux accenna ad una via che, partendo dal- Yarea del «tempio», artiva a Siloe. Dagli scavi inglesi (1) eppare sul fianco ovest del recinto, all'arco di Robinson, un canale e resti di una via a gradinate. Se non mi sbaglio, Ia zona & descritta dal- Yenonimo di Piacenza (#) cosi: «Et exinde venimus ad arcum, abi antiqua porta fuit civitatis. In ipso loco sunt aquae pudridae, ubi missus est Hieremias, Ab arcu illo descendentibus ad Siloa per gradus multos », Mi pare ancora che questa strada comparisca nella carta di Madaba al termine della via colonnata della valle, perche si inizia dopo un arco. La parola « platea » del Piacentino per indicare ta via della valle (*) pud, forse, dare Ia ragione della grandezza di queste scale che la continuavano, datale dal musaicista, 0) Textes, 217-224. Pid chiare sono le descriaioni posteriori: Testes, 232-244, ( Sulla scarsa conoscenza che abbiamo oggi dei muri v. J. Sus0Ns, Jerusalem in the Old Testament, Leiden. 1952, 346-76. (@) Wares, tavv. V plano e XXVIT-XXX sex; F. Buss e A. © Dickiw, Frcavations as Jerusalem 1804-1897, Tondra 1898, tav. 1 e 231-233. (t) Guvien, 175. () ibia, 20 B. Bacarn, 0. P.M. Dietro queste grandi scalinate vediamo rappresentata nella carta madabina un edificio con tetto rosso. Probabilmente indiea il mo- nastero delle vergini ricordato da Teodosio (}) nel 390: © pinna ‘templi subtus monasterium est de castas» e che si poteva vedere, data la poca altezza dei muri, in quest'epoca. Accosto a questo edi- ficio appare una torre che si pud identificare con quella notata dai pellegrini come della tentazione del Signore o pinnacolo, e Vedificio vicino &, probabilmente, qualche resto del ¢tempio» che sara usu- fraito da Omar per farci 1a primitiva moschea, Non appare, invece, Ja taede » del « tempio » perché distrutto nel 362, cio® dopo il passag- gio dell’anonimo di Bordeaux e prima della composizione del musaico. Te acque stagnanti ricordate dal Piacentino possono essere un resto di una piscina vista dall’anonimo di Bordeaux ad latus tem- plix. Solo uno scavo pid esteso della zona potra farci luce su motti particolari topografici. Conetusione Da cid che abbiamo esposto mi pare che varie determinazioni topografiche delI‘area del «tempio» che sono divenute comuni (*), non abbiano solido fondamento. Cosi non risulta che quest’area del ‘«tempio» avesse un tecinto proprio, ma che facesse parte della citta come le altre zone. L/attuale «porta dorata» appare come I'unica porta della citta della parte di est, ino alloceupazione musulmana. Gli edifici che passavano sotto il nome di «tempio» erano vari ed aleuni restarono in piedi fino al VII secolo, mentre altri scomparirono coll’andare del tempo. Tra questi @ Iedificio detto « tempio » e che rappresentava [a continuazione del tempio salomonico. Passato per varie fasi di distruzione, restauro, ¢ di rifacimento, fu distrutto in () Guyer, 143. L'idea mé stata suggerita da J.T. Milik. 1 restt rinvenuti, cio’: stalle, grotte, cisterne ece. sia da Warren davanti alla porta triplice, tavv. Vie XXIV; sia da Bliss, pit a ovest, tay. Ie 176-77, mostrano che la zona era abitata () Non sard male ricordare come, appunto in base agli seavi inglesi, aleuni autori del secolo passato perisarono al « piccolo recinto », con la collocazione del + tempio » presso Todierna fontana del Kis, situata tra Ja moschea della roccia © quella dell'Aqsa: cfr. WarREN © CoNDER, The Survey, 97-98. Sostenitore di un recinto pitt corto, a nord dell'at- tuale @ anche F. J. HouLts, The Archacology of Herod's Temple, Londra 1934, speciaimente le tavy. II, Ve IX-XIV, il quale, perd, nom tiene conto della storia susseguita nel posto dopo la guerra del 70. 11 «Tempio di Gerusalemme dal IT all/'VII secolo 21 modo completo nel 962, per dar Iuogo ad uno nuovo che poi non fu mai fatto, Questo # tempio restava presso il muro meridionale del- Vattuale piazzale verso la moschea dell’Aqsa. Non abbiame argo- menti per dimostrare che fosse stato cretto sulla roceia racchiusa Gall’attuale moschea ottagonale, anzi si hanno molte prove contrarie per negarlo, Infatti la roccia appare un ritrovato musulmano, sorto in opposizione alla Mecca, con ricordi di Maometto. L’attuale piazzale cost esteso deve 1a sua forma presente all'opera musulmana. E lontano dal mio intento il pensiero di voler stabilire quanto questa precisazione tardiva corrisponda al tempio erodiano. Solo credo che nello studio del tempio erodiano non si possa trascurare lo studio del pensiero posteriore, perché pretende di essere 1a naturale conti- muazione celigiasa, Gerusalemme. B, Bacartr, 0. F. M.