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Storia e leggenda intorno al «Kotel Maaravi» La devozione ¢ I'amore per Gerusalemme accompagna ogni ebreo dalla culla alla tomba. Nasciamo, e nelVottavo giorno, al momento della circoncisione, ci pongono volti ad oriente: & per la prima ado- razione di Gerusalemme. Ci sposiamo e, durante Ja cerimonia nuzia- le, rompiamo, buttandolo per terra, il bicchiere del vino della bene- dizione, per mostrare che non abbiamo dimenticato la demolizione del tempio di Gerusalemme, il « Bet-Amigdash ». Ci alziamo in pie- i per la «Amida », 'osanna al Signore, ¢ ci orientiamo immancabil- mente verso Oriente, per volgere la mente a Gerusalemme. Costruia- mo una Sinagoga ed & inderogabile porre I’e Echal-Haqddesh » ad est, per onorare Gerusalemme. Nelle nostre preghiere giornaliere ripe- tiamo, senza stancarci ed ininterrottamente, da secoli, il verso del salmista: «Im eshcachéch Jerushalaym, tishcich yemini - se ti di- mentico, Gerusatemme, che ta mia mano destra mi dimentichi » (1). Festeggiando Pasqua, terminiamo con la nota immaneabile conclusio- ne: «Leshana abbaa birusitalajim - E Vanno prossimo a Gerusalemmer. Quando infine lasceremo questa vita vana e provvisoria, circondata di innumerevoli illusioni, saremo disposti nella nostra sepoltura, con la faccia rivolta ad oriente, in direzione di Gerusalemme. Socrate, il pitt savio dei savi, sviluppa, nel Banchetto Platonico, una incomparabile argomentazione per dimostrare che l'amore & vero soltanto quando ha per oggetto qualcosa di cui I'innamorato 2 privo € che desidera conquistare (2). Ora, giacché gli Ebrei sono stati pri- vati per tanti secoli di Gerusalemme, il loro Iegame con essa si & trasformato in un amore di natura speciale. B, come ogni innamora- to vede nella persona amata virti, qualita e attrattive, siano vere 0 immaginarie, cosi anche amore deil'ebreo per Gerusalemme & diven- (1) SAME CAXXVIE, 5. (2) Parone, Conviro, cap. XI 246 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL. tato leggenda, @ diventato sogno, @ diventato visione, & diventato la sua ragione spirituale di vita, La storia biblica riporta semplicemente che la cit di Gerusa- lemme fu costruita con al centro il Monte Moria, dove il nostro Pa- triarca Abramo aveva eretto I'altare pet sacrificarvi il suo unico fi- glio Isacco. Riporta anche che il re Salomone costrui il primo Tem- pio del Signore su quella vetta, che é di fronte al monte degli Ulivi, il « Har hazetim » (3). Quante leggende perd, quanti miracoli, quanti sogni furono forgiati, quanti proverbi furono ideati, quante poesie ven- nero messe in versi € quanti canti intonati intorno a questo breve © semplice racconto biblico! Oggi, che dopo un’occupazione straniera, esattamente di 1879 anni, Gerusalemme 2 tornata tutta quanta e glo- riosa sotto la sovranita ebraica, vale la pena fare una revisione di tut- te queste tradizioni ¢ leggende, giacché molti della nuova generazione non hanno avuto Voccasione di sentirle dalla generazione passata che, a causa delle persecuzioni, non fece in tempo a tramandare e a perpe- tuare la tradizione ebraica. Come i Greci, dopo la perdita della loro indipendenza nazionale, crearono la leggenda di Costantino Paleologo, ultimo imperatore di Bisanzio, trasformato in marmo, la quale nutri decine di generazioni con il sogno della Grande Idea, come ogni al- tro popolo che abbia storia ¢ ideali, cosi anche gli ebrei sono vissuti € si sono nutriti durante diciannove secoli dell'ideale messianico della « shivat-Sion », del ritorno a Sion. Le idee perd ¢ gli ideali naziona~ |i, per non spegnersi e rimanere vivi, hanno bisogno di simboli, han- no bisogno di figure, hanno bisogno di rappresentazioni esterne ¢ ma- teriali. E il popolo ebraico per esternare e rendere palpabile il suo idea- le della « ShivatSion » forgid il simbolo del « Kotel-Maaravi », del Muro delle Lamentazioni, che adornd di leggende ¢ strani racconti. Riportate con diverse varianti, talune nel Talmid, certune nel- lo Zohar, queste leggende, dicono pitt o meno quanto segue: « Il Goé! Redentore, sentendo I'eco del Shofar che echeggera dal Ketel Maara- vi, scendera ad un certo momento dal cielo, con Ia missione di con centrare i figli dispersi di Israele sulla Terra Promessa, e proclamera il ristabilimento del popolo ebraico. Secondo Ja tradizione, V'arrivo del Mashiah sara preceduto da calamita senza precedenti ¢ terribili flagelli si abbatteranno sul popolo ebraico (4). Cosi del resto si spie- (3) Sa. XXIV, 16; m ceow. TIT, 1; Cfr. Grusepre Fiavio, Guerra Giue daica, IV, 6. Vedasi anche: D'ANvnte, Dissertazione sulfestensione del- Tantica Gerusalemme ¢ dei suo Tempio, in CHATEAUBRIAND, Itinerari da Parigi a Gerusalemme, p. TV, (Natred.) (4) Pesachim 18, Sanhedrin 97. STORIA E LEGGENDA 247 ga perche i nostri padri avessero Vabitudine di ripetere il detto: « Che venga el Mashiah, ma non en nuestros dias », ciot che venga il Mcs- sia ma non nei nostri giorni. Al suono dell'eco del Shofar il Mashiah si trovera d'un tratto sulla vetta del monte degli Ulivi a dorso di un asinello tutto bianco, scendera nel torrente Cedron (Nahal Kidron), salira sul monte dirimpetto di Moria, attraverser’ la Porta d'Oro 0 Por- ta della Consolazione (Shaar Herachamim), si installera sul luego del vecchio Santuario, offrira il primo sacrificio a Dio, ¢ si avra al- lora la risurrezione dei morti. Molti nostri antenati sulla base di questa tradizione, volendo sentire per primi e da molto vicino il suono salvatore del Shofar, ab- bandonavano nella loro vecchiaia i pacsi della Diaspora e, andavano a finire Ta loro vita a Gerusalemme, per essere scpolti nel cimitero che si trovava ai piedi del monte degli Ulivi, che assunse cos} sino ai nostri tempi una estensione gigantesca, La Bibbia (5) narra che Gerusalemme, prima che fosse conqui- stata da Re Davide e dai « keretim », ciob dai suoi mercenari crete- si, cra abitata dal popolo dei Gebusei. E quando il Re profeta tra- sferi da Hebron a Gerusalemme Ia capitale del suo fino ad allora pic- colo regno, apprese una leggenda che si raccontava fra i Gebusei circa il colle Moria, che era allora una aia ed un campo coltivato a grano dal suo proprictario gebuseo dal nome Ornan, Secondo tale leggenda, Oman, alla sua morte, lascid quattro figli che si ripartirono, confor- memente alla loro legge, la tenuta paterna in quattro parti uguali € continuarono ognuno a coltivare il proprio lotto a grano. Uno dei quattro fratelli era sposato ed aveva molti figli, mentre gli altri tre erano celibi, La tenuta paterna aveva una estensione di quattordici- mila metri quadri, quanta cio @ 'estensione dell'attuale rinomata Esplanade, dove sorgeva in altri tempi il Tempio, ¢ dove sorgono adesso la Moschea di Omar ¢ la Moschea di ELAksa. Cost ognuno dei quattro fratelli gebusei ebbe dall’eredita paterna 3.500 mq, di terra ‘Ma il grano prodotto ogni anno dalla trebbiatura di questo campo, se era sufficiente per dare del pane ai tre fratelli scapoli, non basta- va per sfamare gli stomachi dei figli dellaltro, padre di nume- rosa prole. I celibi, persone semplici e piene di bont’, vedendo la poverta del loro congiunto, gli proposero di fare una nuova ripar- tizione del’eredita paterna, in modo che egli, che aveva numerosa prole, prendesse il pezzo pitt grande del campo. 1! fratello ammoglia- to respinse qual ingiusta questa offerta gentile e di buon cuore e pre- (6) 1 exon. XT, 15 © segg. 14 caoN. TIT, 1 248 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL fer! in tal modo vivere nella sua miseria. I suoi buoni fratelli, volen- do in ogni modo aiutarlo, senza perd offendere il suo amor proprio, pensarono qualcos‘altro, Quando ogni anno, dopo Ia mietitura, ognu- no fasciava i propri covoni, si svegliavano a mezzanotte e mettevano di mascosto parte dei loro covoni nel campo del loro fratello povero ¢ fiero. Cosi quest’ultimo, senza accorgersene al principio, immagazzi- ava una quantita di grano che era sufficiente per il sostentamento della sua numerosa famiglia. Non tardd perd ad accorgersi dell’espe- diente ¢, quando ogni anno i tre trasportavano di nascosto la notte nel suo campo mucchi del loro raccolto, si alzava dopo anche lui ¢ i riportava di nascosto al loro posto. Una notte perd capitd che nel- Yoscurita di Gerusalemme, i giovani ed il fratello maggiore s‘incon- trassero quando i primi portavano nella sua aia parte dei loro covoni e Valtro li riportava nell’aia dei suoi fratelli, e si abbracciarono, si baciarono e piansero insieme dalla commozione. Dice dunque Ia leggenda che il Re Davide si commosse tanto della bonta ¢ dei sentimenti generosi dei Gebusei figli di Ornan che decise di acquistare il loro campo e anche di pagarlo ad un prezzo superiore al suo valore reale e di costruirvi la Casa del Signore (6). Un’altra leggenda riguarda particolarmente le quattro mura con cui il Re Salomone circondé il Tempio per proteggerlo e, pit parti- colarmente ancora, il Muro Occidentale — il « Kozel Maaravt — che fu chiamato successivamente dai non Ebrei anche Muro delle Lacrime © Muro del Pianto « Kétel Habacha ». Essa dice che quando il Re Salomone completd, con Paiuto del re di Tiro Hiram, la costrurione del Tempio, e doveva circondarlo dai quattro lati con un muro alto € robusto, chiamé al suo palazzo rappresentanti delle quattro classi sociali degli abitanti di Gerusalemme per chiedere ad ognuna di prov- vedere alla costruzione di uno det quattro lati del Muro. Prima chia- mo al palazzo i proprietari terrieri ai quali chiese di costruire la par- te settentrionale, che era la pitt lunga. I ricchi proprietari di terre accettarono Ia richiesta reale, ma invece di elevare essi stessi con le loro mani morbide il muro, preferirono assumere, a pagamento, dei muratori che lo costruirono, In secondo luogo il Re saggio chiamd i conciatori, che costituiva: no nell'antichita una importante e ricca classe sociale, ¢ chiese loro Gi costruire il lato sud del muro, quello prospiciente il monte Sion, verso quello che sara poi il quartiere dei Formaggiai di cui parlano anche i Vangeli. Ed i conciatori accettarono, si, anche loro, la richie- sta reale, tanto onorifica per la loro classe, ma, imitando i proprieta- (6) Per alcune di queste Ieggende si veda: Livwex, Kol Hageadot Israel. STORIA E LEGGENDA 249 ri di terre, non accettarono di diventare operai e muratori e affidarono a loro volta Vesecuzione dell'improbo lavoro a operai salariati, Tl Re chiamd come terzi i banchieri e gli orefici, ai quali chiese di costrui- re essi stessi il lato orientale de] muro, quello che separava e separa tuttora iI monte del Tempio dal monte degli Ulivi fra i quali scorre torrente Cedron, il « Naha? Kidron ». Ma anche i banchieri © gli orefici costruirono questo lato del muro senza stancarsi e sudare lo- ro stessi, ma con operai stranieri che essi assunsero ¢ pagarono lauta- mente. Non rimaneva pertanto da costruirsi che il lato occidentale det muro — il Kotel Maaravi — che era anche il pit: piccolo. Il Re sag- gio pensd allora che doveva anche onorare la classe sociale dei poveri di Gerusalemme, la classe degli « Evionim > come venivano chiamati in ebraico, e chiederle di costruire il muro occidentale. Invitd cost nel suo splendente palazzo una rappresentanza dei cenciosi poveri della Citta Santa, ai quali manifest) la volonta reale. I poveri furono naturalmente molto lusingati perché, malgrado la loro povert& e la loro miseria, il grande re li teneva in considerazione. Pero, contraria- mente alle altre tre classi sociali, essi eseguirono l'improbo lavoro con le loro proprie mani, giacché da una parte essi erano abituati ai lavori pesanti e dall'altra non avevano i mezzi per assumere e pagare altri operai. Cosi, dei quattro lati del muro che circondava ¢ proteggeva il Tempio, solo ill lato occidentale il « Kdtel Maaravi» fu costruito con Ia fatica e con il sudore dei poveri e diseredati della citta Santa, i quali durante il periodo del lavoro divennero ancora piit poveri in quanto non guadagnarono il loro povero salario giornaliero. Dio onnipotente e onnipresente benedisse particolarmente il Muro Occidentale — il « Kotel Maaravi» — perche esso solo era opera dei senza salario poveri della sua Citta Santa ¢ promise di attorniarlo, nei secoli dei secoli, della Sua particolare benevolenza e proterione, affinch rimanesse salvo e senza danni. E YOnnipotente Dio man- tenne tale la sua promessa data ai semplici ¢ buoni poveri, gli < Evio- Infatti, circa trecento anni dopo la costruzione del Tempio, ciok nell'anno 586 aC, e precisamente il giorno 9 di Av, quando il re di Babilonia Nabucodonosor occupd Gerusalemme, distrusse il tempio i Salomone ¢ ordind di abbattere i muri che lo circondano Vopera di demolizione comincié dal muro nord, continud dal Jato est, poi da quello sud, A causa della grande altezza delle mura e dell’enorme peso dei blocchi di pietra con i quali queste mura quasi ciclopiche ‘erano costruite, Vopera di demolizione continuava da quaranta gior- 250 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL ni, quando, prima che i soldati di Nabucodonosor potessero dedicarsi alla demolizione anche del muro occidentale, arrivd al Re un mes- saggio che lo informava che un numeroso esercito nemico, approfit- tando dell'assenza sua e del suo esercito, marciava contro Babilonia minacciava di occuparla, Nabucodonosr si affrettd ad abbandonare Gcrusalemme ed a tornare con il suo esercito nella sua patria per sal- vare Ia sua capitale in pericolo. Partendo, egli condusse a Babilonia, quali prigionieri ed ostaggi, 1a maggior parte degli abitanti di Geru- salemme, lasciando nella citta resa deserta anche il Profeta Geremia, il quale, piangendo € gemendo, compose allora le sue « Kinat », le Lamentazioni. Cosi comincid la prigionia di Babilonia e cosi si salvo, per la prima volta nella storia ebraica, il Muro Occidentale del Tempio, il leggendario Kote! Maaravi Setanta anni dopo, Ciro il vecchio, libera gli ostaggi_ebrei, permette loro di tornare in Giudea e Ii aiuta a ricostruire il Tempio { tre lati distrutti delle mura. La storia del popolo ebraico nella Ter- ra di Isracle continua, come continuano anche le sue sventure ¢ le sue vicissitudini. Nell'anno 168 aC. e con strana coincidenza, il giorno 9 del mese Av, Antioco, re di Siria, s‘impadronisce anche lui i Gerusalemme, profana il Tempio, rapisce ¢ saccheggia il tesoro sacro, spegne la sempre accesa Menora — il Candelabro di Sette Lu- mi — ma lascia intatti sia il Tempio sia le sue mura. Tre anni dopo, cio? nel 165 a.C,, e precisamente il 25 del mese Kislév, i Maccabei — gli antenati di Moshé Dayan e di Isacco Rabin — vincono gli eserciti di Antioco, liberano Gerusalemme, purificano il Tempio de- fli idoli, riaccendono la Menora, simbolo, questo, delle virti umane, festeggiano per la prima volta la nostra festa di « Chanuka ». Passano altri 235 anni e l'Imperatore romano Vespasiano prima ed il suo successore Tito dopo, assediano, nel 70 d.C., Gerusalemme, vincono dopo una resistenza eroica di quattro mesi i dilaniati nostri antenati, devastano la Citta Santa ¢ incendiano il Tempio — il Beth Hamigdash — e, di nuovo, per una strana coincidenza, cid capita, ancora una volta, il 9 del mese Av. Tito ordina al suo generale Lu. cianus Bassus di demolire le Mura, che avevano causato tante perdi- te alle Iegioni romane ed avevano resistito in modo cosi ostinato al le spietate torri d’assedio ed ai lanciafrecce di ferro, i razzi di que Tepoca. Il generale romano esegue con gioia maligna Vordine impe- riale. Ma, giunto il turno di demolizione del Muro Occidentale, pen- sa che se avesse demolito pure questo non sarebbe rimasta nessuna prova del grande valore che avevano dimostrato le legioni romance nel conquistare una citta cos) ben fortificata, Lucianus Bassus pro- pone quinti a Tito di lasciare intatto il Muro Occidentale, quale mo- STORIA E LEGGENDA 251 numento della forza romana e della sua capacita strategica. I Cesare approva questa saggia proposta del suo generale € cosi il « Katel Maa- ravi» si salva di nuovo e, con la sua salvezza, si adempie per la ter- za volta la promessa che Dio aveva un giorno data agli « Evionin », i pitt poveri abitanti di Gerusalemme, Ma Tito, ¢ dopo di tui Adriano, non si Timitarono a distrugge- re Gerusalemme e ad incendiare Ia Casa del Signore, Volevano sba- razzarsi definitivamente delle continue ¢ interminabili rivoluzioni dei nostri antenati ridotti in schiavitii, che non potevano abituarsi alla visia degli idoli romani e del Ioro pseudo dei di marmo nella Cit Santa di Gerusalemme e sul santissimo monte del Tempio. E per riu- scirvi ordinarono di radere al suolo la Citta Santa, la nominarono Elia Capitolina in onore di Dio del Sole, ¢ proibirono seve- ramente ¢ sotto pena di morte agli Ebrei di avvicinarvisi, Da allora cominciarono il duro e multisecolare esilio ebraico € la diaspora. Passano i secoli della lunga storia cbraica ¢ arriviamo alla con quista di Gerusalemme da parte dei primi, dei secondi e dei terzi Crociati. Le loro orde disordinate e fanatiche percorrono I'Europa da occidente ad oriente e saccheggiano e uccidono non solo ali ebrei che incontrano sulla loro strada ma anche qualsiasi altra persona che non abbraccia Ia Ioro fede, Conquistata Gerusalemme, invece di di- struggere Je sue mura, le rinforzano e le resero piti alte, temendo un tentativo di riconquista da parte degli Osmanli che l'occupavano precedentemente, il che non tard) a verificarsi. Me se i Crociati e gli Osmanli che alla fine li sloggiarono, ri spettarono nel loro stesso interesse le mura di Gerusalemme, gli ulti- mi non potevano sopportare che gli ebrei suonassero il Shofar sotto il Kotel Maaravi, il cui suono invitava, secondo la tradizione ebraica, il Goel — il Redentore — ad aprire di fronte la Porta d'Oro 0 Por- ta della Consolazione, il « Skaar Harachamin », ad entrare dalla me- desima nel monte del Tempio ed a portare Ia Gheuld - la Reden- vione per il suo popolo in attesa. E credettero che avrebbero impe dito il compiersi dell’evento arginando con un doppio muro il « Skdar Harachamim », in modo che il Redentore non potesse entrare. E per esserne pitt sicuri, erearono al di fuori di questa porta un cimitero musulmano, dato che, come essi credevano, il Gost non poteva passar sui morti. Essi crearono inolire ai piedi del Kozel Maaravi un grande immondezzaio che impedisse agli Ebrei di avvicinarvisi per suonare il Shofar. Chiudevano la porta della Consolazione, creavano il cimitero e riempivano Vimmondizzaio, ma non avevano letto Ia sto- rio ebraica che insegna come il nostro vecchio popolo abbia per la natura della sua stessa stirpe delle propriet’ occulte immagazzinato 252 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL delle forze interne tali che lo rendono capace di soprawvivere e di continuare la sua storia. B’, per la verita, tragicomica la storia — 0, se preferiamo, la leg- genda — della creazione dell'immondezzaio dalla parte esterna del «Kétel Maaravi ». Stando a tale storia, o leggenda, eli occupanti del la citta di Gerusalemme durante il Medioevo, per impedire agli ebrei di suonare il Shofar, ordinarono ai Musulmani dimoranti nella citta di buttare le loro immondizie ed ogni altro sudiciume sotto il Muro Santo. Cosi dopo non molto tempo, il volume dei rifiuti copri la maggior parte del Kdtel Maaravt e fu impossibile ai pellegrini ebrei di awvieinarsi Aveva dunque il Signore questa volta dimenticato la promessa che aveva un tempo data ai mendicanti di Gerusalemme? Sembra di no, Perché nel XVI secolo un ricco ebreo polacco, sfidando i rischi, arrivo a Gerusalemme cereando invano di scoprire il posto dove sor- geva un tempo il Muro Occidentale ormai dimenticato dagli abitanti Percorrendo una mattina la Citta Santa, incontrd una donna carica dei rifiuti della sua casa, la quale gli sveld che andava a buttarli fuori dalle mura della citta, laddove, come disse, conformemente a un vec- chio decreto del Caimacan turco, si doveva coprire un muro sotto al quale avevano Vabitudine di radunarsi e piangere gli Ebrei. Il ricco visitatore ebreo, che aveva udito in Polonia Ia storia del- Vimmondezzaio, ne ebbe cost la conferma, ma non tardd ad ideare un intelligente strattagemima per salvare il Ketel dalla profanazione ¢ per Tiportarto alla superficie. And® di nascosto a mezzanotte nel Iuogo dove Ia donna ottomana aveva buttato i suoi rifiuti, apri alcune fos- se ¢ vi depose alcune monete d’oro, ricopri le fosse © tornd presto alla sua locanda per dormire il sonno del giusto. Svegliandosi l'indo- mani, apri la conversazione con il locandiere ottomano e gli raccon- 46 che aveva avuto in sogno la rivelazione che in un immondezzaio fuori dalle mura della citta era sotterrato un tesoro. L'oste, che co me molte persone di quell’epoca, credeva ai sogni, pieno di curiosita per il sogno del suo cliente, si affrettd all'immondizzaio del Ketel, apri una fossa, trovd alcune monete d'oto e Ia notizia della scoperta di un tesoro si sparse di bocca in bocca come un lampo tra gli abitan- ii Gerusalemme. Tutti allora, forniti di pale ¢ zappe, si affrettaro- no verso Vincredibile Eldorado di Gerusalemme, scavarono dappertut- to, allontanando in fretta i riffuti ammassati, scoprendo qua e Ia alcunt zecchini d/oro, con il risultato che entro pochi giorni tornd alla luce del sole Ia superficie coperta del Muro, che, se non era per gli ingenui ottomani un tesoro d’oro, era un tesoro di pietra per il eredente e in- telligente ebreo polacco e per i perseguitati suoi correligionari. STORIA E LEGGENDA 253 Cosi, con gli eleganti ¢ quasi favolosi particolari di questa lee- genda storica, risuscitd alla vita, nella citta delle risurrezioni ¢ delle meraviglie ¢ dopo una oscura sepoltura di molti anni, una inanimata creazione della storia ebraica, della adorazione ebraica, della fantasia ebraica, del folklore ebraico ¢ della fede ebraica. Di quella fede che, come dicono i sapienti, ha la forza di muovere anche i monti, Della fede che ai nostri giorni, anno scorso, ebbe la forza di muovere Sion, di oceupare il Sinai, di fulminare i monti del Golan, di frantumare di nuovo le mura di Gerico, di agitare le acque del Mar Rosso di awicinare il monte Garizim al monte Moria, e di aprire per il popolo ebraico la strada verso una nuova e ploriosa storia, Ma con la sua liberazione dall'immondizzaio, non si concluse purtroppo la Iunga odissea del Muro Santo. Come l'odissea di Ulisse non poteva finire se non con il rimpatrio dell'eroe omerico nella sua amata Itaca, cosi le peripezie del Muro Occidentale non potevano arrivare alla loro conclusione se non con il ripristino della sovranita ebraica anche sulla restante parte di Gerusalemme, dove si trova il Muro delle Lamentazioni. Fino a questo compimento, era destino che trascorresse ancora una fase delle sue vicissitudini, ultima, come spe- riamo ¢ ci auguriamo. I Musulmani abitanti della Citta Santa, adattandosi alle nuove condizioni internazionali, che li costringevano a rispettare i Iuoghi santi di tutte le religioni, ma ritenendo di cattivo augurio per il man: tenimento della loro sovranita che Veco del Shojar arrivasse fino alla Porta d’Oro, dalla quale il Redentore sarebbe entrato nella Citta San- ta, trovarono un altro mezzo per reagire. Costruirono nel lato inter no pitt six del Katel un « medresen », cio un seminario, ¢ vi instal larono un gran numero di dervisci. Ad ogni ricorrenza della festa di Rosh-Hashana, tali Dervisci assoldati si ubriacavano fino alla cra: pula, ballavano come coribanti e, al suono del Shofar, scuotevano co- me dei diavoli i loro cembali dervisiaci in modo da soffocare Veco del Shofér, il quale non era altro che invito alla redenzione. Questa gara per la preponderanza degli assordanti suoni dei cembali degli ubriachi Dervisci da una parte e del suono redentore del Shofar dak Valtra, fu, in molte circostanze, estremamente sanguinosa. Sono noti i massacri di decine e centinaia di ebrei in preghiera davanti al Mu. ro, disarmati ¢ indifesi negli anni 1921 e 1929. Durante Yoccupazio- ne inglese, per evitare questi episodi sanguinosi, gli Alti Commissari britannici avevano proibito € proclamato quale delitto, passibile del la pena d'imprigionamento, il suono del Shofar sotto il « Karel Maa ravi». Ma per ogni pio ebreo, il suono del Shofar era un precetto sacto, era « mizva », ¢ Vesecuzione di una « mizva » era di valore su- 254 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL periore all'ordine di un Alto Commissario inglese. Cosi i rabbini pre ferivano la prigione anzich® trascurare quella « micva >. Questa @ la storia, queste sono le leggende sulle vicissitudini del Muro Occidentale, del Kotel Maaravi, Tale storia, tali leggende e tali vicissitudini marciano parallelamente alla storia ed alle vicissi- tudini della dispersione ebraica. Questa marcia parallela piena di ca- lamita di un popolo con unico inanimato monumento della sua grandezza antica spiega psicologicamente la devozione sentimentale i ogni ebreo verso il medesimo. Essa ci da inoltre la spiegazione del perché gli eroici paracadutisti di Moshé Dayan c di Isacco Rabin di- strussero, nell'intervallo di poche ore, le fortezze della vecchia Geru- salemme. Ci spiega infine perch tutti questi guerrieri, quanti soprav- vissero, si affrettarono ad arrivare, imbrattati dalla polvere da sparo, al Kétel e 1a, mentre tenevano ancora nelle loro forti mani le armi ancora fumanti, appoggiavano le loro labbra sanguinanti sulle geli- de pietre del Muro Santo ¢ lasciavano scorrere su di esse le loro ab- bondanti lacrime: il pianto del dolore di tante generazioni, ma an- che il pianto di gioia della loro generarione; il primo pianto che ver- savano dopo 2000 anni gli occhi di un soldato ebreo liberatore e Yultimo pianto dell'addolorato e perseguitato ebreo; il pianto che trasformd il muro delle lacrime in muro senza lacrime, il muro det dolore in muro di gioia, piacere e allegrezza; il pianto che trasformd. il Kotel Habbacha in Ketel simcha sasson vé-rinna. AsHER R. Morss1s