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Quando vediamo qualcosa non lo facciamo solo con gli occhi.

E' un
processo che parte da un particolare e arriva all'infinito. Guardiamo
un'immagine e attiviamo un flusso di pensieri e sensazioni che ci apre
innumerevoli strade.
E' quello che ci suggerisce il maestro indiscusso della fotografia italiana,
Luigi Ghirri. A lui dedicata la nona edizione di Fotografia Europea, il
festival di Reggio Emilia che diventato ormai un punto di riferimento
internazionale.
Ghirri si spento proprio a Reggio Emilia nel 1992. Ma ha lasciato
un'eredit ricchissima di visioni: non solo fotografie, ma anche cartoline,
appunti, libri, riviste, dischi. Oltre 300 immagini che saranno visibili ai
Chiostri di San Pietro fino al 28 luglio. Una grande retrospettiva
imperdibile.
Luigi Ghirri un rivoluzionario perch ha introdotto un modo di
pensare, il pensare per immagini. Lo scrittore emiliano Gianni Celati
ricorda il periodo in cui Ghirri insegnava a Reggio Emilia: Luigi non
insegnava la fotografia come arte separata dal resto, ma come
appartenente a un alfabeto dove si collegano varie abitudini del vedere, e
in cui riconosciamo un mondo abitabile.
Il fotografo emiliano ha aperto le porte a un cammino di ricerca per la
fotografia documentaria e non solo, creando una vera scuola di pensiero
intorno al tema del paesaggio. Non si fermava mai al primo sguardo, e
riusciva a trasformare il soggetto pi banale in una sorpresa, dinanzi a
cui fermarsi a riflettere. Per Ghirri nulla ci che ci si trova davanti.
Senza mai falsificare, perch la realt stessa che offre le pi diverse
visioni. D'altronde il fotografo emiliano pensava fermamente che la
fotografia fosse uno strumento per pensare: la fotografia rappresenta
sempre meno un processo di tipo conoscitivoche offre delle risposte,
ma rimane un linguaggio per porre delle domande sul mondo.
Seguendo la guida di Luigi Ghirri, gli organizzatori del Festival hanno
sviluppato percorsi tematici interessanti: come l'esposizione dedicata al
libro fotografico. Ghirri stato uno dei primi a realizzare dei libri-
oggetto come "Kodachrome" (1978) o "Paesaggio italiano" (1989) per
citarne solo alcuni.
I suoi paesaggi incompiuti e surreali non potevano non ispirare un'altra
mostra, Illusionismo Surreale, ospitata a Palazzo Casotti, che raccoglie
le cartoline fotografiche del primo Novecento caratterizzate da collage e
manipolazioni in camera oscura.
E ancora la personale dedicata alla fotografa francese Sarah Moon, con i
suoi paesaggi onirici e i suoi colori rarefatti.
Un omaggio ad "Atlante Italiano" di Ghirri (1973) sicuramente quello
di Silvia Camporesi con i suoi luoghi-fantasma, a partire dall'Isola di
Pianosa, in Toscana, un rifugio fuori dal tempo. Sono luoghi che
conosciamo ma che devono essere scoperti col giusto sguardo.
Appunto quello che sosteneva Ghirri: Le isole felici care alla letteratura
e alle nostre speranze sono ormai tutte descritte, la sola scoperta o
viaggio possibile sembra quello di scoprire l'avventura scoperta.