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Marijuana libera, la Chiesa ci

sta pensando
02 maggio @ 16.08
FRANCESCO PELOSO




marijuana, uruguay, chiesa, daniel sturla, montevideo, papa francesco
LegalizzazioneIn Uruguay, dove il presidente
Mujica ha legalizzato le droghe leggere,
l'arcivesconovo di Montevideo non si detto
contrario. In linea con la forte presa di
posizione di Francesco contro il narcotraffico.
Cos nella Chiesa si apre un dibattito
Legalizzare le droghe leggere? La Chiesa ora non dice no,
quantomeno non contraria a priori perch la strada
repressiva si dimostrata un fallimento. In questi termini
si espresso qualche settimana monsignor Daniel Sturla,
il nuovo arcivescovo di Montevideo, capitale dell'Uruguay,
nominato nel febbraio scorso da Papa Francesco. Nel Paese del
resto stata approvata, su iniziativa del presidente Jos Mujica, una
legge che consente il consumo, la coltivazione e il commercio
regolamenti della marijuana. Un passo che forse costituisce l'inizio
di una rivoluzione pi generale in materia di politiche antidroga in
quella parte del mondo in cui il narcotraffico spadroneggia, fattura
milioni di dollari,'produce' migliaia di morti, controlla politici e
istituzioni, corrompe polizie e militari.

La questione naturalmente intrecciata con quella della
presenza delle organizzazioni criminali che gestiscono
anche i business legati alla tratta degli immigrati e al
commercio delle armi. Entrambi questi temi sono al centro delle
preoccupazioni di papa Francesco, e non a caso il pontefice proprio
sulla questione delle tratta e sulle nuove forme di schiavismo, nel
corso degli ultimi mesi, ha convocato un paio di summit in Vaticano
in cui studiosi e politici oltre a denunciare la complessit del
fenomeno, hanno provato a mettere nero su bianco proposte e
strategie di contrasto.

E' pur vero in ogni caso che nel luglio scorso Bergoglio,
durante il viaggio in Brasile, aveva affermato che la
liberalizzazione della droga non avrebbe cancellato la
dipendenza chimica da esse (il papa chiedeva maggiore
giustizia e pi sostegno ai giovani), ma il controllo del
mercato da parte del crimine un'altra questione e
sembra che su questo punto si sia aperta una discussione
nella Chiesa e nel mondo cattolico. Il Gruppo Abele fondato da
don Luigi Ciotti, parla oggi di prudente sperimentazione della
legalizzazione, e non pu essere dimenticato che con lo stesso don
Ciotti Francesco abbia preso parte a una emozionante iniziativa in
ricordo di tutte le vittime di mafia tenutasi nella chiesa di San
Gregorio VII a Roma. E in effetti il problema-mafia stato sollevato
pi volte pubblicamente dal pontefice che a giugno andr a Cassano
Jonio, in Calabria, dove parler anche di crimine organizzato. Se
questo il contesto generale di un tema da sempre controverso, le
parole problematiche pronunciate dall'arcivescovo di Montevideo
costituiscono una novit importante perch arrivano da una delle
capitali dell'America Latina, la regione del mondo da cui viene il
papa e in cui la presenza dei 'narcos' e dei cartelli della droga
ineludibile.




Sturla, 54 anni, salesiano, ha preso il posto del vescovo
Nicols Cotugno anche lui della famiglia di don Bosco,
figlio di italiani e naturalizzato uruguayano che non era
esattamente in linea con le posizioni del Papa. D'altro canto
Uruguay e Argentina sono strettamente legate e non solo
geograficamente. Il nuovo arcivescovo in ogni caso ha ingranato da
subito una marcia bergogliana prendendo un paio di iniziative
clamorose: all'inizio di aprile ha incontrato la comunit
omosessuale (Lgbt) del Paese e, fra le altre cose, ha chiesto perdono
per le aggressioni verbali contro gay e lesbiche messe in atto da
esponenti della Chiesa. Quindi non ha condannato la nuova legge
approvata dal parlamento uruguayano sulla legalizzazione della
cannabis in attesa di vederne i risultati. La legge stata fortemente
voluta dallo stesso presidente dell'Uruguay, Jos Mujica, il quale
per non ne ha fatto una bandiera ideologica ma ha osservato come,
a fronte dei tanti fallimenti fin qui registrati, era ora di provare a
cambiare rotta nella lotta contro i narcos. Un approccio non
dissimile da quello seguito poi da monsignor Sturla che fra l'altro ha
gi incontrato il presidente.

E del resto Mujica, ex guerrigliero Tupamaros approdato
alla politica, personalit stimata in America Latina e di
stile bergogliano nella vita quotidiana: devolve gran parte del
suo stipendio a organizzazioni sociali, vive in un piccolo
appartamento, si veste con abiti normali. Insomma l'Uruguay, pi
di altre realt latinoamericane, sembra il laboratorio giusto per il
modello di Chiesa (e di societ) di papa Francesco. La proposta
morale cristiana un cammino di umanizzazione che offriamo a
tutti e che per non imponiamo a nessuno ha detto poco dopo la
sua nomina il nuovo arcivescovo, quindi ha chiarito: importante
che tutti, al di l della propria condizione, del colore della pelle,
dell'orientamento sessuale, sentano che la Chiesa la casa di tutti, e
che il Signore va sempre alla ricerca della pecora smarrita. Cos
l'incontro fra l'arcivescovo e l'associazione delle famiglie Lgbt,
definito storico da quest' ultima, stato un momento importante
di dialogo durante il quale la Chiesa da una parte ha ribadito la
propria contrariet al matrimonio fra persone dello stesso sesso (in
vigore nel Paese), ma al contempo si impegnata a lottare contro le
discriminazioni legate all'orientamento sessuale. Sturla ha poi
riaffermato che non c' nessun ostacolo per il battesimo di figli di
coppie omosessuali. Di recente, del resto, la figlia di una coppia di
lesbiche era stata battezzata in Argentina e la cosa, osservava il
direttore della Civilt cattolica, il gesuita Antonio Spadaro che fa
parte dell'entourage papale, non aveva suscitato grandi polemiche
proprio per le aperture compiute da papa Francesco su vari temi,
compresa l'omosessualit.

C' stata poi la quasi apertura dell'arcivescovo sulla
legalizzazione delle droghe leggere. Ho molti dubbi verso
questa legge ha detto monsignor Sturla ma non sono
contrario perch ancora non mi chiaro come si possa
sconfiggere il flagello della droga, le politiche che sono
state mese in atto fino ad ora hanno fallito. L'arcivescovo ha
poi compiuto un gesto dal forte valore simbolico prendendo parte a
una cerimonia commemorativa in ricordo di otto militanti
comunisti uccisi nel 1972 per ordine della dittatura militare. Sturla
ha spiegato che gi all'epoca dei fatti l'arcivescovo Carlos Parteli
preg davanti ai feretri delle vittime e dunque la sua partecipazione
alla commemorazione aveva alle spalle un precedente importante.
Un modo per riconciliare la storia e la memoria della Chiesa rispetto
ai regimi militari di un passato non lontano e comune a tanti Paesi
dell'area.