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I CROCIFISSI LIGNEI RIMINESI

REDENTI DALLA SUA CARNE E DAL SUO SANGUE


Fotografie:
Campagna fotografica realizzata da Gilberto Urbinati (www.gilbertourbinati.com)
Biblioteca Gambalunga, Rimini (Nadia Bizzocchi)

Si ringraziano:
Curia Vescovile, Rimini
Biblioteca Gambalunga, Rimini
Museo della Citt, Rimini
Maria Cecilia Antoni
Nadia Bizzocchi
Michela Cesarini
Sorelle Clarisse del Monastero della Nativit di Maria, Rimini
Katja Del Baldo
Pier Giorgio Pasini

2012 by Guaraldi Editore s.r.l.


Sede legale e redazione: Via Grassi, 13, Rimini
Tel. 0541 790194 - Fax 0541 791316

www.guaraldi.it
e-mail: info@guaraldi.it

ISBN carta: 978-88-8049-747-9


ISBN pdf: 978-88-8049-748-6
ISBN epub: 978-88-8049-749-3
Stefano De Carolis, Learco Guerra, Rosanna Menghi

I CROCIFISSI LIGNEI RIMINESI


REDENTI DALLA SUA CARNE E DAL SUO SANGUE

Guaraldi
INDICE

INTRODUZIONE

IGNOTO, Crocifisso (XIII secolo)


Rimini, chiesa di San Giovanni Battista

IGNOTO, Cristo deposto (circa 1235-1240)


Rimini, chiesa di San Giovanni Evangelista (SantAgostino)

SCULTORE TEDESCO (JOHANNES TEUTONICHUS O PAOLO ALAMANNO?),


Crocifisso (ultimo terzo del XV secolo)
Rimini, Museo della Citt

IGNOTO, Crocifisso (XV secolo)


Rimini, chiesa dei SS. Bartolomeo e Marino (Santa Rita)

IGNOTO, Crocifisso (XV secolo)


Rimini, chiesa di Santa Croce

IGNOTO, Crocifisso (XVI secolo)


Rimini, Tempio Malatestiano

IGNOTO, Crocifisso (XVI secolo)


Rimini, chiesa di Santa Maria Annunziata alla Colonnella

IGNOTO, Crocifisso (XVI secolo)


Rimini, santuario della Madonna delle Grazie

IGNOTO, Crocifisso (XVI secolo)


Rimini (Bellariva), santuario del Cuore Immacolato di Maria (gi venerato nella basilica di San Francesco a Ferrara)

GASPARO MOLA (ATTRIBUITO A), SU MODELLO DI GIAMBOLOGNA,


Crocifisso da tavolo in oro sbalzato e fuso (XVI-XVII secolo)
Rimini, Museo della Citt

FRA INNOCENZO DA PETRALIA, Crocifisso (1636 circa)


Rimini, convento di San Bernardino

IGNOTO, Crocifisso (XVIII secolo)


Rimini, chiesa di SantAndrea dellAusa (Crocifisso)

IGNOTO, Crocifisso da viaggio di san Gaspare del Bufalo (XIX secolo)


Rimini, chiesa di Santa Chiara (sacrestia)

BIBLIOGRAFIA GENERALE
INTRODUZIONE

25 marzo 2005, Venerd santo. Papa Giovanni Paolo II, che morir pochi giorni dopo, non pu
presenziare alla Via Crucis in Colosseo, la segue dalla sua cappella privata meditando le
riflessioni scritte dallallora cardinal Ratzinger. Il papa viene inquadrato di spalle mentre con
entrambe le mani stringe forte una croce. inginocchiato con il viso di fronte a Ges,
vicinissimo.
Non esiste una definizione pi potente di questa immagine per esprimere cosa rappresenti il
Crocifisso per luomo e, nello stesso tempo, luomo per Cristo in croce.
Anche quando parliamo di crocifisso con la c minuscola, riferendoci a unopera, sia essa di
inestimabile pregio che di poco conto, perdere di vista linafferrabile dialogo che avviene fra
chi inchiodato alla croce e chi vi sta davanti vuol dire annientare il significato dellopera
stessa. Viceversa, ogni analisi specifica, sia essa iconografica, simbolica o storica, se non
isolata in un circuito di codici specialistici, trova il suo giusto posto e custodisce il grande
mistero rappresentato.
La croce non fu il primo simbolo cristiano utilizzato nella storia; essa si afferm in maniera
significativa solo intorno al IV secolo, preceduta da altre raffigurazioni quali il pesce, il pane,
lancora. Nel corso degli anni mut pi volte il suo aspetto: da crux simplex, ovvero un
semplice palo piantato nel terreno, alle gloriose raffigurazioni bizantine del Christus
triumphans dove ogni singolo particolare fa riferimento alla Parola biblica e manifesta un
significato trascendente. In esse Cristo vivo, glorioso, vincitore sulla morte; guarda dritto
davanti a s con il costato ferito da cui sgorgano sangue e acqua, elementi che per
richiamano al parto, alla nascita, alla nuova vita, anzich alla morte. Nel tardo Medioevo si
assiste alla graduale scomparsa di questo universo simbolico a favore della narrazione
realistica, cruda e drammatica della crocifissione, con il corpo di Ges abbandonato, morto,
caratterizzato da segni - non pi veramente simboli - quali il sangue, le spine, le ferite: il
Christus patiens che ha la testa china sul mondo a manifestare quel dolore che ogni uomo
riconosce, ineludibile, stridente, scandaloso, intorno e dentro s.
I crocifissi lignei che presentiamo in questo volume sono una traccia certa della fede della
nostra citt, che li ha venerati in diversi luoghi e tempi. In alcuni casi difficile ricostruirne
la storia, rintracciare lautore e le circostanze che li hanno fatti arrivare a Rimini; del resto, le
tante persone che vi si sono inginocchiate davanti non hanno chiesto la loro carta didentit,
hanno semplicemente riconosciuto nelluniversale sacrificio di Ges una speranza per la
propria vita. Non si chiede aiuto a un morto: senza la certezza della Resurrezione la croce non
ha senso. Cos, la frequentazione assidua e continua del popolo davanti a questi crocifissi
testimonia proprio il vincente inaspettato orizzonte dentro il quale neppure il sommo male ha
lultima parola. Morte, dov la tua vittoria? (1 Cor 15, 55).
IGNOTO,
Crocifisso (XIII secolo)

Rimini, chiesa di San Giovanni Battista


Proviene dal distrutto santuario di San Gaudenzo il crocifisso ligneo, considerato da alcuni il pi
antico crocifisso riminese, che si trova oggi al centro dellabside della chiesa di San Giovanni
Battista, dietro laltar maggiore, contornato da unancona di stucco con angeli. Non purtroppo in
buono stato di conservazione per essere stato in passato restaurato in maniera grossolana: il
capo inclinato e con i grandi occhi chiusi, la barba a riccioli distinti, quasi antelamici, fanno
pensare a unopera della fine del Duecento e sembrano rimandare alla Francia meridionale; ma i
nessi fra il grande e deforme torace e la testa, le braccia, le gambe scarne e divaricate,
seminascoste da un grande perizoma chiaramente pasticciato, sono tutti disarticolati, mentre il
modellato alterato da rinzaffature di stucco e di gesso e da plurime verniciature, tanto che ora
impossibile farsene unidea precisa (P.G. Pasini). Il Cristo rappresentato scomposto dal
dolore, iconografia che ha avuto poche adesioni nel nostro territorio se non in epoca molto pi
tarda (come ad esempio il crocifisso barocco di SantAndrea dellAusa).
Lopera era originariamente collocata in una delle cappelle della cripta del santuario. Il medico
ed erudito riminese Iano Planco (1693-1775) narra nei suoi diari di viaggio una visita al santuario
del 6 aprile 1749, nella chiesa sotterranea che composta di varie grotte [...] andando pi
innanzi nella grotta dov una cappella con crocifisso, nella qual dicono la messa. In seguito alle
soppressioni napoleoniche la chiesa di San Giovanni Battista eredit parte degli arredi e delle
suppellettili del santuario tra cui il nostro crocifisso. Nel maggio del 1800 il santuario, su
sollecitazione dei fedeli, venne riaperto al culto e il 25 dello stesso mese il crocifisso venne
riportato processionalmente al santuario e posto sullaltar maggiore. Il 7 agosto dello stesso anno
le truppe cisalpine in transito, dirette a Cesena, saccheggiarono il santuario. Tutto il possibile fu
trafugato e tra questo la corona dargento dal capo del Crocefisso e il tegumento o sottanino di
seta ondesso era coperto con tutti i voti di prezzo che ivi erano (C. Tonini). Il crocifisso torn
cos alla chiesa di San Giovanni Battista dove fu originariamente posto nella terza cappella di
destra. Considerato per anni unopera quattrocentesca, solo recentemente la datazione stata
dagli studiosi spostata al tardo Duecento. Datazione che potrebbe essere confermata solo con
unapprofondita opera di studio e restauro. (L.G.)

Bibliografia: Mengozzi 1974, pp. 247-248; Turchini 1992, pp. 131-144; Pasini 2001, p. 59; Pasini 2010, pp. 10, 25.
IGNOTO,
Cristo deposto
(circa 1235-1240)

Rimini, chiesa di San Giovanni Evangelista (SantAgostino)


Il lungo e laborioso restauro a cui nellultimo decennio del Novecento stato sottoposto il
cosiddetto Crocifisso della Buona Morte di SantAgostino ha riportato la scultura al suo aspetto
originario di Cristo deposto, raffigurante cio il corpo del Salvatore con le braccia distese in
avanti, accolto ai piedi della croce da altri personaggi della Passione. Complessi devozionali di
questo tipo risultano piuttosto frequenti in unarea compresa fra Marche, Umbria e Toscana, di cui
Rimini rappresenta il limite settentrionale. La scultura - che conserva tracce della policromia
originale (il perizoma era in argento con risvolti rossi) - costruita con volumi semplificati e
tondeggianti, completati visivamente da numerosi particolari dipinti (le ciglia e la barba, i
capezzoli, la regione sternale, lombelico, la ferita sotto il costato): caratteristiche che
lavvicinano ad analoghi esemplari toscani databili alla prima met del Duecento.
Il Cristo (con il relativo gruppo ligneo) doveva essere collocato - forse fin dallorigine -
sullaltare della cappella absidale di sinistra nellantica Cattedrale di Santa Colomba: un
documento del 1241 ricorda infatti che in quellanno il vescovo riminese Benno aveva
commissionato nuovi apparati liturgici per gli altari di quella chiesa. Nel 1571, durante la visita
apostolica del vescovo di Montefeltro Giovanni Francesco Sormani (1522-1601), ne veniva
richiesto un riadattamento, in base al quale il Cristo deposto fu definitivamente trasformato in
crocifisso. Nel 1583 tutta la zona presbiteriale fu profondamente modificata e limmagine venne
probabilmente trasferita in unaltra zona della chiesa: una stampa del 1751 la raffigura entro una
complicatissima cornice sovrastata da un baldacchino. Nel 1798 il crocifisso fu trasferito nella
chiesa di SantAgostino (assieme al titolo di cattedrale) e collocato al primo altare di destra
(dove tuttora si trova), allinterno di una ricca ed elaborata ancona in legno dorato.
C.A. Puboni (sec. XVIII), Vera Effigie del Miracoloso Crocifisso che si adora nella Cattedrale di Rimino (1751). Acquaforte,
mm 345 x 242. Rimini, Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe.
A destra:
A. Bornaccini (1773-post 1828), Immagine del Miracoloso Crocefisso della Buona Morte, che si venera nella Chiesa
Parrocchiale di S. Gio. Evangelista, detta S. Agostino, in Rimini. Il Piede staccato dalla Croce un miracolo notissimo
(1797-1828). Acquaforte, mm 255 x 155. Rimini, Biblioteca.
Piuttosto scarse sono le notizie attestanti la devozione e il culto per questa immagine: definita
prodigiosa e segnalata per il piede staccato dalla croce [che] un miracolo notissimo, nel
1786 fu esposta sullaltare di una cappella di fortuna costruita sulla piazza della Cattedrale
allindomani del rovinoso terremoto che colp Rimini e la sua costa (e che danneggi seriamente
la stessa cattedrale). NellOttocento le cronache ricordano la confraternita del santissimo
Crocefisso della Buona morte, che aveva sede nelloratorio di San Rocco, attiguo alla chiesa di
SantAgostino, e che organizzava annualmente una festa dedicata alla sacra immagine. (S.D.C.)
Bibliografia: Tonini 1864, p. 43; Tonini 1887-1888, VI 1, 1887, pp. 743-744; Masetti Zannini 1978, pp. 142-144; Zarabini 1992;
Delucca 1997, pp. 460-461; Ferretti, 2004.
SCULTORE TEDESCO
(JOHANNES TEUTONICHUS O PAOLO ALAMANNO?),
Crocifisso (ultimo terzo del XV secolo)

Rimini, Museo della Citt


sicuramente il crocifisso ligneo riminese pi conosciuto. Allinizio del Seicento si trovava
nella chiesa dellOspedale riminese di Santa Maria della Misericordia, nella quale forse era
giunto attorno al 1560 dalla vicina chiesa di San Paterniano, appartenuta fra il 1447 e il 1536 alla
confraternita dei Teutonici (cio dei tedeschi) e passata in seguito (1542-1560) alla confraternita
di Santa Croce. Nel 1825 il crocifisso fu collocato sullaltar maggiore della chiesa ospedaliera
(nel frattempo intitolata a Santa Maria ad Nives), dove rimase fino alla sua riscoperta (1963) e al
provvidenziale restauro (1968); nel 1970 stato depositato ed esposto presso il Museo civico ed
tuttora di propriet dellAzienda USL di Rimini. Unanonima xilografia ottocentesca lo raffigura
ancora nella sistemazione del 1825, appeso a una croce nera con bordi dorati da cui partiva una
raggera ugualmente dorata.
Solo dopo il restauro del 1968 stato possibile attribuire il crocifisso a un anonimo scultore
tedesco e avvicinarlo a una folta schiera di analoghi esemplari lignei quattrocenteschi -
variamente distribuiti fra Veneto, Romagna, Marche, Umbria e Lazio - tutti riconducibili a
botteghe doltralpe. In particolare, risultano stilisticamente affini a quello del Museo i crocifissi
della chiesa dei Santi Bartolomeo e Marino (detta di Santa Rita) a Rimini, del monastero delle
Suore dellImmacolata Concezione a Santarcangelo di Romagna (proveniente peraltro dalla
chiesetta riminese detta del Ritiro della Colonnella) e della chiesa di San Giovanni Battista a
Pesaro. Caratteristica di queste opere il doloroso realismo, per il sangue che sgorga copioso
dalle ferite, per le vene azzurre che solcano il corpo e per la pelle corrugata in prossimit dei fori
dei chiodi, a cui si contrappongono proporzioni armoniose e cadenze raffinate nel perizoma,
nella barba e nelle lunghe chiome arricciate. La presenza di particolari accorgimenti tecnici che
ne accentuavano il crudo realismo (un meccanismo che faceva emergere la lingua dalle labbra
socchiuse del Cristo e un foro sulla spalla destra attraverso cui si introduceva del liquido simile a
sangue che usciva dalla ferita del costato) fa inoltre pensare che questo crocifisso potesse essere
utilizzato anche durante le sacre rappresentazioni.
Nella pagina a fianco:
Anonimo riminese (sec. XIX), Miracolosa Immagine del SS. Crocifisso Che si venera nella Chiesa di S. Maria della Neve in
Rimini (1800-1840). Xilografia, mm 140 x 190. Rimini, Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe.
La sua origine tedesca ulteriormente confermata dalla tradizione (seicentesca) secondo la quale
il crocifisso sarebbe giunto a Rimini miracolosamente per mare: tradizione che rinvia agli
intensi scambi commerciali e culturali fra Rimini e Venezia che avvenivano attraverso lAdriatico
e che consentivano a simili opere di approdare in citt. (S.D.C.)

Bibliografia: P.G. Pasini, in Pittura a Rimini 1979, pp. 98-102, 144-152; P.G. Pasini, in Arte a Rimini 1998, p. 186, cat. 4; Pasini
1999, p. 85; Turchini 2000, pp. 480-484, 534; E.D. Schmidt, in Il potere 2001, pp. 342-343, cat. 142; Masignani 2002, pp. 157-159;
Cesarini 2004, pp. 42-43; Mazzalupi 2008.
IGNOTO,
Crocifisso (XV secolo)

Rimini, chiesa dei SS. Bartolomeo e Marino (Santa Rita)


Per effetto delle soppressioni napoleoniche arriva nel 1810 nella chiesa dei Santi Bartolomeo e
Marino (detta di Santa Rita) una stupenda opera lignea quattrocentesca rappresentante un Cristo
Crocifisso. Secondo gli esperti si tratta di unopera di uno scultore di cultura tedesca, come
possibile desumere da particolari della capigliatura, del perizoma e dalla crudezza di alcuni
particolari. A questo scultore attribuito anche un Crocifisso analogo, forse opera pi giovanile,
gi nella chiesa di Santa Maria ad Nives, adiacente allantico ospedale di Santa Maria della
Misericordia, lungo corso dAugusto, e ora nel Museo della Citt. Secondo alcuni potrebbe
trattarsi di quel Giovanni Teutonico autore, tra laltro, dei crocifissi del Duomo di Sal (1450) e
di San Pietro a Perugia (1478), ma le critiche pi recenti tendono a discostarsi da queste
attribuzioni, per particolari che rendono questopera pi evoluta in senso italiano e
rinascimentale di quelle di Giovanni Teutonico. Il crocifisso proviene dalla chiesa del
monastero delle monache Rocchettine di San Sebastiano che avevano sede in uno stabile (donato
loro da Elisabetta Aldobrandini, madre di Pandolfo IV Malatesta, alla fine del XV secolo)
adiacente al palazzo malatestiano del Cimiero (dove sorger successivamente il Vescovado e
dove oggi il Palazzo Fabbri). Il fatto che il crocifisso, scolpito in legno di tiglio e in dimensione
superiore al vero, provenga dal monastero di San Sebastiano, potrebbe farne lennesimo frutto del
mecenatismo malatestiano, sempre molto attivo quando si trattava di ordini monastici.
Particolari nella tecnica costruttiva e trucchi nascosti ne facevano unopera adatta alle sacre
rappresentazioni e alle processioni: allinterno della testa cava una lingua semovibile appariva a
tratti durante gli spostamenti mentre un foro dietro alla spalla permetteva di far uscire il sangue
dalla ferita del costato. Accorgimenti questi che dovevano avere notevole impatto sui fedeli.
Attiva presso la suddetta chiesa era una Compagnia del SS.mo Sacramento 1656 e Crocifisso
Agonizzante. Da una cronaca del Giangi del 1843 si legge che devoti del crocifisso miracoloso
[...] fecero una modesta solennit colla processione colla ridetta immagine. Il paliotto dellaltare
su cui attualmente sistemato il crocifisso raffigura una copia della Piet di Giovanni Bellini
(1433 circa-1516), una delle ultime opere commissionate da Sigismondo Malatesta per il Tempio
Malatestiano (1465) e ora al Museo della Citt. (L.G.)

Nella pagina a fianco:


L. Carlini (1790-1828), Miracolosa immagine del SS. Crocifisso che si venera nella Chiesa Parrocchiale di S. Bartolommeo di
Rimino (1810-1828). Acquaforte, mm 213 x 151. Rimini, Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe.
Bibliografia: Galavotti 1936, p. 23; Masetti Zannini 1978, p. 142; Pasini 1999, p. 87; Pasini 2001, pp. 54-56; Pasini 2009b, pp. 82-85.
IGNOTO,
Crocifisso (XV secolo)

Rimini, chiesa di Santa Croce


La storia del crocifisso di Santa Croce legata allomonima confraternita che - allatto della sua
istituzione (1493) - si insedi nella chiesa di SantAntonio Abate, attigua al Tempio Malatestiano.
La chiesa di SantAntonio, ampliata nel 1547, fu abbandonata dalla confraternita nel 1625 a
favore di un nuovo oratorio fabbricato poco distante, al quale fu dato il nome di Santa Croce
nuova per distinguerlo dalledificio precedente (da allora indicato come Santa Croce
vecchia). Sullaltar maggiore, di marmi pregevolissimi, specialmente le quattro colonne di
diaspro, fu collocato il veneratissimo crocifisso, trasferito anchesso dalla precedente chiesa.
Narra una tradizione che questimmagine - nella sua pi antica collocazione - avesse raccolte le
preghiere e la venerazione di Felice Peretti (1520/21-1590), il futuro papa Sisto V.
Nel 1796 - contemporaneamente alla Madonna Mater Salvatoris, allora nelloratorio di San
Girolamo, e a unaltra Madonna conservata in casa Parri (la Beata Vergine nellaspettazione del
parto) - anche questo crocifisso fu protagonista di un episodio miracoloso nel vedere
dimproviso i di lui occhi, i quali sono in atteggiamento di rimaner socchiusi, e piegati verso
terra, alzarsi al cielo e nello stesso momento chiudere ed aprire la bocca.
Loratorio di Santa Croce nuova fu intitolato a San Simone allorch - nel 1799 - vi fu trasferita
la parrocchia dei Santi Simone e Giuda, situata anchessa poco distante e chiusa dopo il terremoto
del 1786.

Nella pagina a fianco:


P. Teodorani (sec. XIX), Miracolosa Immagine del SS. Crocifisso che si venera dai Confratelli di S. Croce in Rimini (1834).
Acquaforte, mm 372 x 260. Rimini, Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe.
Il crocifisso attende ancora un restauro che ne possa finalmente confermare la datazione e
avanzare unattendibile attribuzione. (S.D.C.)

Bibliografia: Tonini 1879, p. 91; Tonini 1887-1888, VI 2, 1888, pp. 631-632; Ricci 1924, p. 528; Tonini 1975, pp. 89, 117.
IGNOTO,
Crocifisso (XVI secolo)

Rimini, Tempio Malatestiano


Il crocifisso, gi nella terza cappella di sinistra, fu collocato nel tabernacolo marmoreo della
seconda cappella sinistra nel 1809, in sostituzione della tela del senigalliese Giovanni Anastasi
(1654-1704), raffigurante Il beato Galeotto Roberto Malatesta, passata nella sagrestia dei
Canonici.
La leggenda della beata Chiara da Rimini (1260 circa-1324/29) narra come un giorno Chiara,
entrata nella chiesa di Santa Maria in Trivio (su cui poi sorger il Tempio Malatestiano), si
sentisse chiamare dal crocifisso che la invitava a recitare almeno uno paternostro a laude &
memoria de Dio. Crocifisso non pi esistente, ma che la tradizione successiva ha voluto
identificare con quello di Giotto (dipinto - secondo le ipotesi pi recenti - alla fine del Duecento,
ma forse a conversione gi avvenuta) o con questaltro assai pi tardo crocifisso ligneo, come
dimostra anche unincisione ottocentesca di Luigi Ugolini (nella quale non solo il Cristo ma anche
lambientazione e labito della Beata risultano anacronistici).
Secondo Pasini, il crocifisso - la cui ricca ornamentazione barocca fu aggiunta nel secolo XVII -
risente nellimpostazione e nelle proporzioni dei bellissimi crocifissi commissionati nel secolo
precedente a botteghe transalpine e di cui sopravvivono a Rimini quello del Museo e quello della
chiesa dei Santi Bartolomeo e Marino (detta di Santa Rita).
Restaurato nel 1999 a spese della Diocesi, si trova attualmente nella seconda cappella di destra,
detta degli Angeli o dIsotta. (S.D.C.)

Nella pagina a fianco:


L. Ugolini (fl. 1790-1850), Immagine del SS. Crocefisso che parl alla B. Chiara Agolanti Riminese (1830-1850). Acquaforte,
mm 203 x 117. Rimini, Biblioteca Gambalunga, Gabinetto delle stampe.

Bibliografia: Tonini 1864, p. 76; Tonini 1926, p. 97; Ricci 1924, pp. 519-525; A. Turchini, in Il Tempio 2010, II, p. 241, cat. 262.
IGNOTO,
Crocifisso (XVI secolo)

Rimini,
chiesa di Santa Maria Annunziata alla Colonnella
Le vicende che hanno interessato la centenaria storia della chiesa della Colonnella non
permettono di stabilire con esattezza quando il crocifisso ligneo - attualmente collocato nella
terza cappella di sinistra - arriv in questa chiesa, e se per questa chiesa fu espressamente
commissionato. Recentemente restaurato (2009), risale sicuramente al Cinquecento, per alcuni
studiosi agli inizi del secolo, per altri alla seconda met, in periodo posteriore al Concilio di
Trento. Il Concilio di Trento ribad limportanza dellavere, sullaltare o accanto ad esso, un
crocifisso, a indicare il luogo pi importante delledificio sacro, quello dedicato al sacrificio del
Figlio di Dio. Esistevano allepoca confraternite appositamente dedicate alla cura dei crocifissi,
che si occupavano di portarli in processione e nei pellegrinaggi. La cura comprendeva
probabilmente anche periodiche puliture e rinfescature di colore: nel caso del nostro crocifisso
questi ritocchi avevano trasformato lincarnato del Cristo in un colore quasi nero, togliendo al
volto ogni espressivit. Il restauro, dovuto a Rossana Allegri, ha permesso di riportare alla luce
particolari dipinti che hanno dato un nuovo volto allimmagine. Sono tornati alla luce, sotto tanti
strati di vernice, i capelli sulle spalle, le ciglia degli occhi socchiusi, i denti tra le labbra appena
aperte, le lacrime, il sangue che esce dal costato. un Cristo ripreso dopo la morte, ma che ad
essa non si abbandonato. Il corpo mortale mantiene tutta la sua bellezza, pronto alla resurrezione
e alla gloria. Secondo gli esperti potrebbe essere stato prodotto in una bottega marchigiana, e
dalla stessa bottega potrebbe provenire un altro crocifisso riminese, conservato a Santa Maria
delle Grazie, pi piccolo come dimensione ma molto simile nelle fattezze. (L.G.)
Bibliografia: Turchini 2006, p. 137; Pasini 2009a; Pasini 2011 pp. 22-23.
IGNOTO,
Crocifisso (XVI secolo)

Rimini,
santuario della Madonna delle Grazie
La cappella del Crocifisso, allinterno del Santuario delle Grazie, fu eretta verso la fine del
Cinquecento grazie al legato testamentario di Giacoma di Nicola da Talamello, vedova di
Giovanni Membrini da Gemmano. Lancona fu costruita e dorata nel 1664; laltare fu completato
nel 1691 con laggiunta di un paliotto in scagliola (distrutto dalla guerra). Nellancona era
collocato un crocifisso che nel 1921 fu spostato sulla parete sinistra della medesima cappella e
sostituito con una statua di san Francesco; nonostante ci la cappella conserv lantica
dedicazione al crocifisso. Non esistono prove che il nostro crocifisso sia quello che ha dato il
nome alla cappella e che per primo stato qui esposto. Possiamo per supporlo per una serie di
ragioni: prima di tutto una coincidenza di periodo, il testamento della vedova Membrini del
1569 (mandato eseguito nel 1584) e la cappella risulta costruita nel 1578. Anche il crocifisso
stato datato dagli esperti alla fine del Cinquecento. Il crocifisso su tavola che invece attualmente
esposto nella cappella quattrocentesco, anche se realizzato con gli schemi della scuola del
Trecento riminese. Ai nostri occhi moderni questultimo risulta opera pi pregevole di quella che
stiamo qui trattando. Cos non era per nel Seicento quando i crocifissi su tavola erano
considerati antiquati. Cos pare logico supporre che per una cappella realizzata ex novo anche il
crocifisso dovesse essere eseguito secondo i canoni del tempo. Il crocifisso dipinto si trovava
sullaltare maggiore della navata di destra e venne sostituito dal crocifisso ligneo cinquecentesco
(che qui ancora oggi si trova) nel 1986, dopo avere peregrinato per varie collocazioni. Solo
considerando lultimo secolo: fu sullaltar maggiore dal 1912 al 1927, poi venne spostato nel
museo del santuario (nella sala dedicata a san Francesco), torn sullaltar maggiore nel 1957,
dopo la ricostruzione, per rimanervi appunto fino al 1986.
Il crocifisso ligneo viene cos descritto da padre Montorsi: ha il volto sereno nonostante il
sangue abbondante che esce dai fori causati dagli spini della corona; ha il perizoma dipinto, nel
modo abituale del tempo. Variamente attribuito allambito emiliano-romagnolo o marchigiano o
alla scuola spagnola, stato recentemente accostato per indubbie affinit di esecuzione a un
crocifisso, di maggiori dimensioni, conservato nella chiesa riminese della Colonnella. (L.G.)

Bibliografia: Tonini 1923, p. 101; Tonini 1926, p. 158; Giovanardi 1940, pp. 18-19; Gasparini 1997, pp. 50-53; Montorsi 2005, p. 43.
IGNOTO,
Crocifisso (XVI secolo)

Rimini (Bellariva),
santuario del Cuore Immacolato di Maria (gi venerato nella basilica di San Francesco a Ferrara)
Il crocifisso ligneo della chiesa parrocchiale di Bellariva, intitolata al Cuore Immacolato di
Maria, appeso al muro della seconda cappella di destra; non c un altare a sorreggerlo, cos
che gli si pu andare proprio sotto e cogliere da vicino i segni inclementi dellagonia che
lanonimo artista ha voluto esprimere. Pi del sangue, che pure gronda abbondante, colpisce il
volto con gli occhi gi velati e la bocca aperta a mostrare addirittura i denti. La ferita del costato
a sinistra anzich a destra come di consueto; anche il perizoma, invece di essere bianco o a tinta
unita, costituito da una grezza stoffa a righe.
Pochissimo si conosce di questopera proveniente da Ferrara, se non che i frati della basilica di
San Francesco la acquistarono, non si sa da chi, nel 1919. Le guide storiche ferraresi recenti lo
ignorano, le pi antiche lo citano appena, eppure esiste una memoria vissuta, legata allesperienza
degli anziani che, soprattutto in tempo di guerra, lo pregavano intensamente.
di fattura cinquecentesca, scolpito in legno di bosso stuccato e dipinto. Arriv a Rimini in un
tempo non ben definito fra il 1949, data in cui torn il primo frate francescano minore conventuale
nella nostra terra dopo le espulsioni napoleoniche, e il 1960, quando laltare maggiore fu
benedetto dallallora vescovo Emilio Biancheri davanti a una comunit di frati ormai ristabilita.
(R.M.)

Bibliografia: Zanotti 1958, p. 52; Matteini 1968, p. 141; Lombardi 1974, p. 65; Giovannucci Vigi 1980, pp. 153-156; Brigliadori 1997,
pp. 11-12.
GASPARO MOLA (ATTRIBUITO A), SU MODELLO DI
GIAMBOLOGNA,
Crocifisso da tavolo in oro sbalzato e fuso (XVI-XVII secolo)

Rimini,
Museo della Citt
Pur essendo differente nelle dimensioni e nel materiale, questo crocifisso doro stato inserito
nella presente rassegna sia per il suo valore storico-artistico che per la sua rarit.

Il cardinale riminese Michelangelo Tonti (1566-1622), fiduciario di papa Paolo V Borghese


(1552-1621), fece tappa nella citt natale nel febbraio 1612, mentre si recava da Roma nella
vicina Cesena per prendere possesso di quella diocesi che gli era stata assegnata gi tre anni
prima. Per ringraziare i Consoli, cio il governo laico, dellaccoglienza ricevuta, il 27 febbraio
1612 don loro un bellissimo crocifisso da tavolo di puro oro, dellaltezza di due palmi, [...]
che posa sopra una Croce debano, e questa su tre monti similmente doro, dentro de quali sta
effigiato di basso rilievo un Cristo levato di croce, sostentato dalla gloriosissima Madre, e da
alcuni Angeli. Similmente preziosa era la cassetta che conteneva il crocifisso, rivestita di
velluto e guarnita di frange e brocche doro. Per salvaguardarlo dai ladri gi nel 1702 fu
rinchiuso in un nuovo speciale astuccio di legno e rame dorati; forse smontato e occultato nel
periodo napoleonico - la croce e il basamento attuali risalgono alla fine dellOttocento - rimasto
nascosto nella cassetta di sicurezza di una banca cittadina per buona parte del XX secolo.
Tradizionalmente ma erroneamente assegnato a Benvenuto Cellini (1500-1571), il crocifisso
stato recentemente attribuito allorafo Gasparo Mola (1567 cir- ca-1640), che lo avrebbe
realizzato a Firenze tra la fine del Cinquecento e linizio del secolo successivo seguendo un
modello del Giambologna (1529-1608); la sua figura stilizzata caratterizzata - secondo Pier
Giorgio Pasini - da forme snelle, allungate, da una notevole morbidezza di modellato, da una
estenuante dolcezza manieristica che accentua lidealizzazione della figura. (S.D.C.)

Bibliografia: Tonini 1887-1888, VI 1, 1887, pp. 404-405; Pasini 1983, pp. 127-128; Il Crocifisso 1986; Pasini 1987; Il Crocifisso
2011, pp. 27-59.
FRA INNOCENZO DA PETRALIA,
Crocifisso (1636 circa)

Rimini,
convento di San Bernardino
Le sorelle Clarisse del Monastero della Nativit di Maria di Rimini, in vicolo San Bernardino,
custodiscono in sacrestia un crocifisso molto particolare, opera del frate cappuccino siciliano
Innocenzo da Petralia. inserito in una nicchia della parete ed ricoperto da uno sportello di
legno dorato - con unapertura a forma di croce bizantina - che lo protegge: lo protegge, ma non lo
nasconde, anzi, lo fa risaltare in tutta la sua intensa drammaticit. scolpito in legno, stuccato e
dipinto, proiettato in uno sfondo di cielo tempestoso che si squarcia.
In primo piano, sullo sportello, sono raffigurati gli strumenti della passione che rappresentano la
causa materiale di tanto dolore: due flagelli con cui il corpo di Cristo stato frustato, il martello
che ha unito mani e piedi al legno della croce, la lancia che gli ha ferito il costato e la spugna
imbevuta daceto in cima alla canna. Si distinguono anche una mano con cui Ges stato
schiaffeggiato, le tenaglie e, in alto, la corona di spine; non manca il calice, simbolo s di
sacrificio, ma anche di salvezza.

Nel 1640 il ministro provinciale Francesco Maria Bruni, che lo aveva ricevuto in dono, lo fece
collocare in chiesa. Successivamente fu trasferito in sacrestia ed esposto solo in particolari
ricorrenze religiose quali il 2 agosto, festa del Perdono di Assisi, e il Venerd santo; la causa
della rimozione si deve probabilmente attribuire al fatto che i segni del dolore, mostrati in modo
tanto crudo, turbavano i fedeli. Il crocifisso ha infatti le caratteristiche del Christus patiens con i
capelli incrostati di sangue che cola copioso dal capo chino lungo tutto il corpo; anche dalle
piaghe delle mani, dei piedi e dalla ferita del costato sgorgano fiotti che macchiano il panno
bianco scorrendo sulle vene delle gambe messe in evidenza: neppure la morte ha cancellato
latroce agonia chiaramente espressa dal volto.

lo stile di frate Innocenzo, artista specializzato nellintaglio del legno, di cui non si conosce n
il vero nome n la data di nascita, ma si sa con certezza che oper nei primi anni del Seicento.
Proveniva dal comune palermitano di Petralia Soprana e spesso era identificato o confuso con il
confratello Umile da Petralia che comunque conobbe e col quale collabor. In circa sedici anni di
attivit frate Innocenzo produsse un considerevole numero di opere rintracciabili, oltre che in
Sicilia, anche nellItalia centrale, soprattutto nelle Marche, dove soggiorn per diverso tempo:
suo il crocifisso della Basilica della Santa Casa a Loreto (1637) e quello esposto a Gradara
nella chiesa di San Giovanni Battista, gi presente nella cappella privata della rocca dei
Malatesta. Troviamo sue tracce anche a Malta, con un crocifisso esposto nellantica capitale
dellisola, Medina, nella cattedrale dei Santissimi Pietro e Paolo. Consapevole del soggetto che
andava a rappresentare, prima di mettersi allopera pregava e digiunava per essere degno e
pronto; raccontano le cronache che in media impiegava otto o nove giorni per terminare il lavoro,
compresa la stuccatura e la coloritura.
Il restauro del crocifisso di Rimini, avvenuto nel 2004 grazie alla Fondazione Cassa di
Risparmio, ha rilevato diversi e spessi strati di vernice stesi, forse, per coprirne il sangue e per
attenuarne la drammaticit.
Le sorelle Clarisse conservano un altro Crocifisso ligneo, che esposto in chiesa, nella seconda
cappella di sinistra: si tratta di unopera monocroma con Ges inchiodato a una croce che risalta
su uno sfondo di damasco rosso. Colpisce subito il perizoma, perch non in posizione statica,
ma mosso come da un soffio di vento, che potrebbe simboleggiare lo Spirito secondo il racconto
giovanneo. Nulla si sa di questa scultura la cui carta didentit si persa, molto probabilmente,
nel bombardamento del 28 dicembre 1943 che distrusse quasi completamente lannesso convento,
originariamente abitato dai Frati Minori che vi rimasero fino al 1994: essa domina laltare
quotidiano privilegiato, quello che, secondo la liturgia preconciliare, godeva ogni giorno
dellindulgenza plenaria da applicarsi per il defunto per il quale si celebrava la Messa. (R.M.)

Bibliografia: Monasteri e conventi francescani 1995, p. 208; La Mattina 2002; P.G. Pasini, in Seicento inquieto 2004, pp. 60-62.
IGNOTO,
Crocifisso (XVIII secolo)

Rimini,
chiesa di SantAndrea dellAusa (Crocifisso)
Nella sua antica e confusa origine la chiesa parrocchiale era dedicata ai santi Andrea e Donato. In
epoca medievale perse lintitolazione a San Donato e divent SantAndrea dellAusa per la
vicinanza al torrente che attraversava la citt; conosciuta anche come chiesa del Crocifisso per
una celletta anticamente costruita lungo la via sulla quale poi la chiesa sorse.
Il crocifisso che ci interessa posto dietro laltare. settecentesco, in legno naturale (secondo
alcuni testi di ulivo, secondo altri di cipresso). molto espressivo, lavorato in modo tale da
mettere in evidenza lo sforzo fisico di Ges in una postura nella quale il corpo come se volesse
scappare via dalla croce a cui inchiodato. Il capo, circondato da una aureola raggiante che
ricorda la regalit e la santit del condannato, rivolto al cielo a implorare e a declamare
lultima, estrema, volontaria accettazione di quel sacrificio.
La storia di questopera molto interessante: essa una delle tante che, nascoste dalle famiglie
nelle intercapedini dei muri, nei solai, nelle cantine o nei pollai, furono salvate dai furti, dalle
profanazioni e dalle distruzioni avvenuti durante il governo napoleonico della citt. Nel 1827 il
crocifisso fu donato alla parrocchia dal giovane Michele Barbieri e da sua sorella Gertrude che
lo trovarono, appunto, in casa, gelosamente nascosto e preservato in un muro, scoperto solo a
causa di un crollo della parete. Dallabitazione dei Barbieri nella contrada dei Magnani, oggi via
Garibaldi, con una breve tappa nella chiesa di santAgnese, arriv a destinazione accompagnato
in solenne processione e benedetto prima di essere posto allinterno delledificio. (R.M.)
Nella pagina a fianco:
Anonimo riminese (sec. XIX), Miracolosa Immagine del SS. Crocifisso che si venera nella Chiesa Parrocchiale di S. Andrea
dellAusa detta del Crocifisso Sobborgo di Rimini (1800-1840). Bulino, mm 197 x 147. Rimini, Biblioteca Gambalunga, Gabinetto
delle stampe.

Bibliografia: Deh 1890; Matteini 1968, pp. 140-141; Masetti Zannini 1978, p. 141; Brigliadori 1997, pp. 78-80; Pasini 2001, p. 59.
IGNOTO,
Crocifisso da viaggio di san Gaspare del Bufalo (XIX secolo)

Rimini,
chiesa di Santa Chiara (sacrestia)
La chiesa di Santa Chiara conosciuta per limmagine miracolosa della Madonna della
Misericordia, dipinta da Giuseppe Soleri Brancaleoni nel 1796, immagine che l11 maggio 1850
mosse prodigiosamente gli occhi.
Pochi sanno che i Missionari del Preziosissimo Sangue, congregazione che dal 1825 titolare
della chiesa, conservano in sacrestia un crocifisso molto particolare, non tanto per il valore
artistico quanto per la testimonianza che rappresenta. Apparteneva a san Gaspare del Bufalo
(1786-1837) fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, che lo us pi volte durante le
sue peregrinazioni. considerato un crocifisso da viaggio perch, allaltezza delle ascelle, ha le
braccia smontabili come diversi altri che il santo aveva fatto costruire.
Ordinato sacerdote nel 1808, san Gaspare rifiut due anni pi tardi il giuramento di fedelt a
Napoleone e venne condannato allesilio e poi al carcere dove rest per quattro anni. In seguito si
dedic soprattutto allevangelizzazione delle classi popolari, in particolare dei cosiddetti
barozzari, i carrettieri e i contadini della campagna romana. Si spinse poi fino ai territori dei
briganti che percorreva in lungo e in largo accompagnato solo da Ges crocifisso che portava in
braccio. Un altro di questi crocifissi scomponibili san Gaspare lo regal alla Serva di Dio
Angela Molari (1821-1887) quando gli fu chiesto di riconoscere pi o meno valida la
consacrazione che Angela aveva fatto al Signore allet di quattro anni. (R.M.)
Bibliografia: De Libero 1954; Papasogli 1977; Bernardo 1997.
BIBLIOGRAFIA GENERALE

1864
L. Tonini, Guida del forestiere nella citt di Rimini, Rimini.

1879
L. Tonini, La nuova guida del forestiere nella citt di Rimini, Rimini.

1887-1888
C. Tonini, Storia civile e sacra riminese, VI, Rimini dal 1500 al 1800, Rimini, 2 parti.

1890
G. Deh, La Chiesa di SantAndrea dellAusa presso Rimini, Rimini.

1923
L. e C. Tonini, Guida storico-artistica di Rimini, Pesaro.

1924
C. Ricci, Il Tempio Malatestiano, Milano-Roma (ristampa anastatica con appendice di P.G. Pasini, Rimini 1974).

1926
L. e C. Tonini, Rimini. Guida storico-artistica, Rimini.

1936
M. Galavotti, Brevi cenni dellantica chiesa di San Marino, Rimini.

1940
G. Giovanardi, Il santuario della Madonna delle Grazie sul colle Covignano (Rimini). Cenni storici e preghiere, Parma.

1954
G. De Libero, S. Gaspare del Bufalo, Cesena.

1958
G. Zanotti, La Basilica di San Francesco in Ferrara, Genova.

1968
N. Matteini, Rimini: i suoi dintorni, la riviera di Romagna: guida storico-artistica, Rocca San Casciano.

1974
T. Lombardi, I Francescani a Ferrara, Bologna.
G.C. Mengozzi, Il pi antico Santuario cristiano di Rimini: San Gaudenzo, Ravennatensia, IV, Cesena, pp. 237-249.

1975
L. Tonini, Rimini dopo il Mille, a cura di P.G. Pasini, Rimini.

1977
G. Papasogli, Vita e tempi di san Gaspare Del Bufalo, Torino.

1978
G.L. Masetti Zannini, Tradizioni e costumanze religiose (1800-1975), in A. Turchini, G.L. Masetti Zannini, Storia di Rimini dal
1800 ai nostri giorni. IV, La religione e la religiosit popolare, Rimini, pp. 119-207.
1979
Pittura a Rimini tra Gotico e Manierismo. Recupero e restauro del patrimonio artistico riminese: dipinti su tavola, catalogo
della mostra, a cura di C. Volpe, Rimini.

1980
B. Giovannucci Vigi, Iconografia del Cristo crocifisso nel Seicento Ferrarese, Musei Ferraresi 9/10, pp. 153-156.

1983
P.G. Pasini, La Pinacoteca di Rimini, Cinisello Balsamo.

1986
Il crocifisso doro della Citt di Rimini, catalogo della mostra, a cura di P.G. Pasini, Rimini.

1987
P. G. Pasini, Il Crocifisso doro della citt di Rimini, Romagna arte e storia, a. VII, n. 19, pp. 17-24.

1992
A. Turchini, San Gaudenzio-Palazzetto dello Sport, in Rimini medievale. Contributi per la storia della citt, a cura di A.
Turchini, Rimini, pp. 131-144.
M.C. Zarabini, Note sul Crocifisso ligneo di S. Agostino in Rimini, Studi Romagnoli, 43, pp. 333-336.

1995
Monasteri e conventi francescani in Emilia-Romagna, a cura di G. Maioli, Bologna.

1997
R. Bernardo, S. Gaspare Del Bufalo: Santo del popolo, Albano Laziale.
E. Brigliadori, Una Chiesa, le sue chiese. Appunti di storia sulle parrocchie della Diocesi di Rimini, I, Rimini. O. Delucca,
Artisti a Rimini fra Gotico e Rinascimento. Rassegna di fonti archivistiche, Rimini. D. Gasparini, Santuario della Beata
Vergine della Grazie di Rimini, Rimini.

1998
Medioevo fantastico e cortese. Arte a Rimini fra Comune e Signoria, catalogo della mostra, a cura di P.G. Pasini, Rimini.

1999
P.G. Pasini, Arte e storia della Chiesa riminese, Milano.

2000
A. Turchini, Il Tempio Malatestiano, Sigismondo Pandolfo Malatesta e Leon Battista Alberti, Cesena.

2001
Il potere le arti la guerra. Lo splendore dei Malatesta, catalogo della mostra, Milano.
P.G. Pasini, Per la tutela di una ricchezza diffusa, in Arte ritrovata. Un anno di restauri in territorio riminese, a cura di P.G.
Pasini, Cinisello Balsamo, pp. 35-91.

2002
R. La Mattina, Frate Innocenzo da Petralia, Caltanissetta. S. Masignani, La scultura nei territori malatestiani dal Duecento al
Quattrocento, in Le arti figurative nelle corti dei Malatesti, a cura di L. Bellosi, Rimini (Storia delle signorie dei Malatesti,
XIII), pp. 111-161.

2004
M. Cesarini, Le opere darte dellOspedale, in M. Cartoceti, S. De Carolis, Rimini. Misericordia e Soccorso. La citt e
lospedale fra archeologia e storia, Rimini, pp. 34-46. M. Ferretti, Un frammento a Rimini, in La deposizione lignea in
Europa. Limmagine, il culto, la forma, a cura di G. Sapori, B. Toscano, [Perugia], pp. 579-602.
Seicento inquieto: arte e cultura a Rimini, catalogo della mostra, a cura di A. Mazza, P.G. Pasini, Milano-Rimini.

2005
G. Montorsi, Il Santuario delle Grazie di Rimini. Storia, arte, catechesi, Rimini.
2006
A. Turchini, La chiesa della Colonnella a Rimini. Storia arte piet, 1506-2006, Cesena.

2008
M. Mazzalupi, Don Paolo alamanno: un contributo per la questione di Johannes Teutonichus, in Pittori ad Ancona nel
Quattrocento, a cura di A. De Marchi, M. Mazzalupi, Milano, pp. 322-331.

2009
P.G. Pasini, Il Crocifisso ligneo riapparso, Il Ponte, a. XXXIV, n. 44, p. 20 (cit. 2009a).
P.G. Pasini, La chiesa riminese dei Santi Bartolomeo e Marino detta di Santa Rita, Bologna (cit. 2009b).

2010
Il Tempio Malatestiano a Rimini, a cura di A. Paolucci, Modena (Mirabilia Italiae, XVI).
P.G. Pasini, Guida breve per la chiesa di San Giovanni Battista, Rimini.

2011
P.G. Pasini, Guida breve per la chiesa di Santa Maria Annunziata alla Colonnella, Rimini. Il Crocifisso doro del Museo
Poldi Pezzoli. Giambologna e Gasparo Mola, a cura di A. Di Lorenzo, Trento (Quaderni di studi e restauri del Museo Poldi
Pezzoli, IX).
Finito di stampare nel mese di giugno 2012 per conto di Guaraldi Editore s.r.l.