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Le eurobugie di Berlusconi:

parla come Tsipras ma sta con


Juncker
25 aprile @ 16.46
EMILIO CARNEVALI




silvio berlusconi, europa, popolari, fiscal compact, jean claude juncker
CrisiSilvio Berlusconi tenta di arrestare la
caduta del suo partito con una campagna tutta
giocata sui temi di un'altra Europa in vista
delle elezioni di maggio. Ma lui dov'era quando
le attuali regole venivano contrattate e
ratificate?
Il Fiscal compact il contratto fiscale col quale i paesi
dell'eurogruppo che hanno un debito superiore al 60%
rispetto al loro Prodotto interno lordo devono rientrare in un tempo
di vent'anni in quel 60%. un fatto antistorico con la recessione e
poi la depressione che si sviluppata. Non si pu giudicare un
economia n di un'azienda n di un paese guardando solo al suo
debito. Si pu continuare con l'euro se si cambia la politica
monetaria. La prima cosa che si deve fare far diventare la Banca
centrale europea una vera banca centrale. Deve perci: uno, poter
garantire il debito pubblico di tutti i paesi dell'eurozona; due, deve
poter emettere eurobond; tre, deve poter stampare moneta.

Chi ha pronunciato le frasi riportare sopra? Alexis
Tsipras, il leader della sinistra greca definito dal settimanale
tedesco Der Spiegel il nemico numero uno dell'Europa? Oppure
Martin Schulz, il candidato dei socialisti alla presidenza della
Commissione europea convinto che lausterit da sola non serve a
niente e che in molti paesi non ha fatto che aggravare la
situazione sociale? Nessuno dei due. Il loro autore
Silvio Berlusconi, il presidente del Consiglio italiano che in anni
recentissimi ha contrattato e firmato la gran parte dei trattati
europei contro i quali ora si scaglia.

Il ritorno in televisione dopo quattordici mesi di assenza
ha chiarito bene su quali carte intende puntare l'ex premier in
vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Con un partito
sprofondato in una crisi nerissima - quasi tutti i sondaggi lo danno
sotto l'asticella del 20%, distanziato nettamente dal Movimento 5
Stelle di Beppe Grillo, per non parlare del Pd di Matteo Renzi
l'ennesima resurrezione, o quantomeno una dignitosa sconfitta, pu
essere tentata solo con una campagna elettorale senza sfumature di
grigio, condotta con il solito martellamento su pochi e ben
riconoscibili bersagli. Purtroppo le politiche europee non sono fra
le materie che Berlusconi padroneggia meglio, come apparso
evidente nel corso delle due ore di Porta a Porta di ieri. A chi
gli ha fatto notare di essersi speso in prima persona per la
norma costituzionale sul pareggio di bilancio, cio per il
principale impedimento a politiche fiscali anticicliche imposto
dall'Europa, Berlusconi ha risposto cos: Non una imposizione
dell'Europa. Questa stata una decisione nostra. Volevamo avere
questo vincolo perch tutti i governi potessero limitare le spese e
abbassare contemporaneamente la pressione fiscale.

Peccato che l'introduzione del pareggio di bilancio in
Costituzione l'unica vera novit prevista dal Fiscal
Compact - o meglio dal Trattato sulla Stabilit, sul
Coordinamento e sulla Governance dell'Unione economica e
monetaria (firmato il 2 marzo del 2012) rispetto al Sixpac, il
pacchetto di regolamenti europei entrato in vigore gi dalla fine del
2011 (ed interamente contrattato quando Berlusconi era ancora alla
guida del governo). in quest'ultima serie di documenti che
ritroviamo la famigerata regola per l'abbattimento di un ventesimo
l'anno della quota di debito pubblico eccedente la soglia del 60%.
Come l che viene enunciato l'Obiettivo (di bilancio) di Medio
Termine (Medium Term Objective) che si applica al disavanzo
strutturale e verso il quale ogni paese deve tendere tanto pi
velocemente quanto pi grande la distanza che lo separa dal tetto
del 60%. D'altra parte furono gli stessi Berlusconi e Tremoti, nel
corso della tempesta finanziaria che infuriava nell'estate del 2011,
ad annunciare in pompa maglia la scelta di anticipare dal 2014 al
2013 il pareggio di bilancio. Fu dentro la traiettoria da loro tracciata
che si inserirono le politiche di Mario Monti, cui ora Berlusconi
attribuisce tutte le colpe per lo stato in cui versa l'economia italiana.





Curioso poi il modo con cui Berlusconi, sempre nel
salotto di Bruno Vespa, ha raccontato di essersi opposto ai
diktat dalla Merkel: Non sono d'accordo sul 127% [dato riferito al
2012, ndr] che voi calcolate si il nostro debito pubblico rispetto al
nostro Pil, ha riferito di aver detto in sede di trattativa sulle nuove
regole di bilancio. Perch voi calcolate come Pil italiano soltanto il
Pil emerso. L'accusa semplicemente destituita di fondamento. Il
Sistema europeo dei conti, cui deve adeguarsi la contabilit
nazionale italiana al pari di quella degli altri paesi dellUnione
Europea, tiene conto non soltanto leconomia direttamente
osservata attraverso le indagini statistiche sulle imprese e gli archivi
fiscali e amministrativi, ma anche quella non direttamente
osservata, compreso il cosiddetto sommerso economico ovvero
linsieme delle attivit produttive legali svolte contravvenendo a
norme fiscali e contributive al fine di ridurre i costi di produzione
(virgolettati tratti da un'audizione dell'allora presidente dell'Istat,
Luigi Biggeri, presso le commissioni riunite Bilancio della Camera e
del Senato all'epoca del secondo governo Berlusconi).

Poco dopo, sempre ricorrendo all'autocitazione,
Berlusconi ha aggiunto: O qualche altra volta, per una
cervellotica norma che non so chi abbia inventato, calcolate di un
presunto Pil sommerso solo il 17%. Altra falsit, sebbene in questo
caso sia possibile rintracciare qualche confuso riferimento alla
realt dei fatti. Come si legge nel dossier La misura dell'economia
sommersa secondo le statistiche ufficiali, pubblicato dall'Istat nel
luglio 2010, il peso dell'economia sommersa compreso tra il
16,3% e il 17,5% del Pil (stime aggiornate al 2008). Dunque il 17%
non la quota di sommerso che viene conteggiata nel Pil, ma la
quota di Pil attribuibile al sommerso. Si pu stare certi, comunque,
che non ci sia stato alcun tipo di trattativa con Angela Merkel sulla
base di queste risibili argomentazioni.
Rimane da chiedersi come la piattaforma economica
illustrata ieri da Silvio Berlusconi possa essere conciliata con
le posizioni della famiglia politica europea di cui Forza Italia fa
parte, quella dei Popolari. Il loro candidato alla presidenza della
Commissione, Jean Claude Juncker, era il presidente
dell'eurogruppo nel periodo in cui i trattati contestati da Berlsuconi
sono stati approvati: Non date ascolto a chi continua a mettere in
giro la voce che io non sia sostenuto dalla CDU (il partito della
Merkel, ndr) perch sono favorevole agli eurobond, ha dichiarato
recentemente Juncker per sgombrare il campo da ogni possibile
equivoco. Non ci saranno eurobond con me alla presidenza della
Commissione europea nei prossimi cinque anni perch sono
strumenti che non possono essere introdotti.

E ora chi lo spiega agli elettori italiani che scegliendo
Forza Italia, e il suo immaginifico programma per "un'altra
Europa", esprimeranno automaticamente anche un voto per Junker
alla presidenza della pi importante istituzione dell'Unione
europea?