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Negli ultimi 10 anni, il numero di cittadini italiani di et compresa fra i

25 e i 29 anni si ridotto del 22,4%, quello dei cittadini d'et compresa


fra i 30 e i 34 del 16,8%. Complessivamente: quelli che hanno dai 10 ai
39 anni, nel primo decennio del Ventunesimo secolo sono diminuiti di 2
milioni e 300 mila unit. D'altro canto, dai tempi dell'esaltante e faticoso
dopoguerra, la aspettativa di vita aumentata di 13 anni. Nei prossimi
tre decenni aumenter di altri quattro. Nel 2030, perci, le donne
camperanno mediamente 87,4 anni, gli uomini 81,9.
Perch sto dando questi numeri? Perch mi piacerebbe che la
politica, incarnata in persone che dovrebbero risolvere i problemi della
polis, facesse uno sforzo di immaginazione e andasse a guardarci dentro.
Che scenari configura questo invecchiamento inesorabile e progressivo
della popolazione italiana? dagli anni Settanta che la natalit si
contratta. Come se le femmine della specie, dopo aver lottato per una
maternit libera e consapevole, non pi obbligatoria e incatenata alla
sessualit, avessero deciso di fare sempre meno figli, sempre pi tardi,
talvolta mai. La tendenza non si ancora invertita.
Anche perch la maternit non protetta, i servizi sono insufficienti e
ancora le ragazze si trovano a dover scegliere fra la realizzazione
personale e la funzione riproduttiva, troppo spesso un carico che devono
portare da sole. Da qui la crescita zero. Che un bene, ma anche un
male. Cos come l'allungamento della vita: magnifico invecchiare pi
tardi e meglio. Ma anche un fior di problema.
Bisogna ridisegnare la societ, a partire dal mondo del lavoro, e senza
fermarsi l. Non si pu condannare all'ozio sessantenni pieni di energia e
di competenze accumulate. Quando la pensione era l'anticamera della
dipartita era pi facile. Qualche anno di riposo e poi una comoda fossa.
Non pi cos. Chiunque non sia pi giovane (ma siamo la maggioranza,
in quanto figli del boom demografico), nello scoprire che la terza et (dai
65) non pi l'ultima, tira un sospiro di purissimo sollievo. Per, se ha
dei figli, o anche soltanto un po' di coscienza, non pu non dolersi
dell'infinita anticamera che viene imposta, a chi avrebbe l'et giusta per
entrare nel mondo del lavoro, della politica, dell'impresa, per coprire
posizioni di responsabilit.
Il conflitto generazionale, che negli anni Sessanta e Settanta era un
continuo boato e si declinava in parricidi rituali, fughe da casa,
contestazioni culturali, oggi una silenziosa contrapposizione, repressa
e, apparentemente, priva di contenuti che non siano: "ma quando vi
levate dai piedi?" da una parte, e: " tutto da dimostrare che siate meglio
di noi" dall'altra.
Le generazioni contendenti si rassomigliano troppo, sentono la
stessa musica, si frequentano in rete, usano le stesse tecnologie,
consumano le stesse merci, si adattano alle stesse mitologie (deboli,
vittimistiche), subiscono la stessa generale delusione. Sono tutti
tendenzialmente contro, oggi. A 30 anni, a 50, a 60. come se non fosse
pi davvero giovane nessuno. Nessuno sogna in grande, si illude, si
batte, rischia, cade, si rialza. Ed come se non fosse mai davvero vecchio
nessuno. I corpi reggono, come i desideri, i capricci, le vanit, le
ambizioni.
E un'omologazione sottile, quasi impercettibile e copre una
contrapposizione che nei fatti, nei numeri, nella disoccupazione dei
giovani e nell'ansia degli esodati. Nell'incertezza angosciata di chi non
avr la pensione e nella ribellione imbarazzata di chi si sente troppo
giovane e vitale per essere messo da parte, anche se ha 60 anni o 65, o
70. O 78, come l'ineffabile Berlusconi che disprezza apertamente i suoi
simili e non vuole perdere il suo prezioso tempo di ex padrone del
vapore a occuparsi di loro.
Lui pensa che una condanna ridicola, che la grazia gli dovuta. E che
vincer alle europee. Perch lui non finito.
Nessuno finito, finch la "comare secca" non gli chiude gli occhi. E cos
nessuno incomincia, con naturalezza, con facilit. Si rimanda di anno in
anno lo start up della vita adulta, ci si costringe a fare eternamente i figli.
A 30, 35, 40 si resta impigliati in una adolescenza che odora di
decomposizione.
Nel 1981 c'erano 1304 centenari. Nel 2011, trent'anni dopo, ce n'erano
15.080. Fra 22 anni, quando cent'anni li avr Berlusconi, faranno notizia
soltanto se vincono la maratona di New York, i centenari.
Matteo Renzi, ha intercettato il trend di senilit del nostro Paese, e ha
provato a ribellarsi. Ne ha tratto un indubitabile giovamento personale,
ma ha dato anche una scossa salutare alla lingua stanca della politica.
Beppe Grillo, ultrasessantenne benedetto da un'energia morbosa, ha
buttato in Parlamento decine di giovani (del genere obbediente, ma pur
sempre giovani). Matteo Renzi ha formato un governo con un' et media
da Paese normale. bello sapere che le riforme le gestisce una donna di
33 anni. Avr uno sguardo diverso, un punto di vista pi originale, pi
libero, pi sorprendente?
Riusciranno, i giovani ministri e il giovane presidente del consiglio, a
risolvere i problemi delle loro coetanee che non possono permettersi un
figlio, dei loro coetanei costretti nella nursery della precariet?
Scoppier la guerra fra le generazioni o continueremo a far finta che i
nostri interessi non siamo, purtroppo, obbiettivamente antitetici?
Le generazioni, nel secolo scorso, si susseguivano, oggi si accavallano.
Riusciremo a diventare complementari, vecchi giovani e giovani vecchi?
La politica lavorer per trovare un posto, una funzione, per tutte e per
tutti? Si penser ad inventare meccaniche di sviluppo nuove che
utilizzino un arco di vita lungo come non mai stato, senza sprecare gli
over 60, senza tener fermi gli under 35? Si potrebbe andare avanti bene,
ciascuno col suo ritmo, chi con la risorsa dell'esperienza chi con la
creativit del principiante. Ma bisogna nominarlo e raccontarlo, il
Grande Cambiamento. Analizzarlo. Non far finta di non vederlo. Non si
pu continuare a ignorare la nuova aritmetica del tempo di vita, dei
tempi nella vita.
Io, che so ragionare con le storie, su questi temi, ho inventato uno
scenario. Ho immaginato che un partito unico, in nome e per conto dei
TQ (trenta-quarantenni), prendesse il potere e ritirasse dalla
circolazione i sessantenni. Come moneta fuori corso. "Gli scaduti", un
romanzo.