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BOLOGNA: lo Spirito e le lettere

Un seminario su Paolo e Origene


19 Ottobre, 2009 di Ludwik

Riprendono anche quest’anno, nella consueta sede del Dipartimento di Filologia Classica e
Medioevale dell’Università di Bologna, i Seminari Bolognesi di Letteratura Cristiana Antica
(SBLCA).

Il primo appuntamento, previsto per giovedì 22 alle ore 16, sarà dedicato a un tema di sicuro
interesse per i nostri lettori, vale a dire La difficile eredità di San Paolo nella Chiesa dei primi
secoli. Nel corso dell’incontro verrà presentato e discusso il volume di Origene, Esegesi paolina. I
testi frammentari, recentemente curato da Francesco Pieri per Città Nuova (Roma 2009).

Oltre al curatore del libro, interverranno Francesca Cocchini, autrice di diversi contribuiti sul
rapporto fra Origene e Paolo e della prima traduzione in lingua moderna del commento origeniano
alla Lettera ai Romani (presso Marietti, Casale Monferrato 1985 e Genova 1986), padre Guido
Bendinelli o.p., che si è concentrato soprattutto sugli aspetti filosofici dell’attività esegetica di
Origene, e Domenico Pazzini, anch’egli traduttore dell’Alessandrino, e autore di una recente
monografia sul suo commento a Giovanni (Lingua e teologia in Origene, Paideia, Brescia 2009).

Origene, nato ad Alessandria d’Egitto tra il 183 e il 187 e morto a Cesarea di Palestina attorno al
253, è senza dubbio una delle figure più complesse e affascinanti del cristianesimo antico. Stando a
una notizia che risale a Porfirio, sarebbe stato allievo del maestro cristiano di Plotino, il filosofo
Ammonio Sacca, e avrebbe ricevuto un’educazione pagana.

Lo storiografo Eusebio di Cesarea, che gli dedica un intero libro della sua Storia Ecclesiastica, lo
descrive come successore di Panteno e di Clemente Alessandrino alla guida del celebre
Didaskaleion, la scuola catechetica di Alessandria. La sua grande fama di intellettuale lo avrebbe
spinto a numerosi viaggi: sono noti i suoi spostamenti a Roma, in Arabia, ad Atene e finalmente a
Cesarea, dove sarebbe stato ordinato sacerdote nel 232. Dopo essere stato colpito da alcuni
provvedimenti ecclesiastici, le fonti lo indicano tra le vittime della persecuzione scatenata
dall’imperatore Decio, attorno al 250.

La sua opera multiforme può essere divisa in due grandi filoni: l’intensa produzione esegetica, che
comprende scolii, commentari e omelie, oltre ai famosi Hexapla, una sorta di “edizione critica”
della Bibbia costruita su sei colonne parallele (dove si potevano leggere in sinossi il testo ebraico in
caratteri ebraici e in traslitterazione, il testo greco dei LXX e le traduzioni successive di Aquila,
Simmaco e Teodozione); e la produzione propriamente teologica, che comprende fra l’altro il
monumentale trattato De Principiis (I princìpi, giuntoci nella versione latina di Rufino di Aquileia),
l’importante libro Sulla Preghiera e lo scritto apologetico Contro Celso.

Difficile tratteggiare il suo pensiero, oggetto di grandi controversie sin dall’antichità. Un buon
punto di partenza è sicuramente rappresentato dall’esame della sua attività esegetica, e in particolare
della considerazione che Origene riservò sempre all’apostolo Paolo.