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14/05/13

Letture e interpretazioni della Bibbia - Wikipedia

Letture e interpretazioni della Bibbia

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L'interpretazione della Bibbia ha dato luogo a diverse scuole esegetiche, talvolta note a seconda delle regioni geografiche in cui sono sorte o delle lingue con cui venivano scritti i commenti.

Nell'ebraismo viene data grande importanza alla tradizione orale, riportata in testi e commenti in un processo continuo di approfondimento.

Nella storia del cristianesimo, a partire dagli evangelisti e soprattutto da Paolo di Tarso, sono presenti vari tipi di letture della Bibbia, come quello letterale, allegorico, tipologico o morale.

Per approfondire, vedi Ermeneutica biblica . Ermeneutica biblica.

Interpretazione ebraica

Alessandrina: la scuola esegetica alessandrina rappresenta un punto di contatto del mondo ebraico con quello greco. Il tipo di lettura predominante era quello allegorico, con il quale veniva dato un significato etico e psicologico a molte parti della scrittura, come ad esempio alle leggi rituali. Il maggiore esponente di questa scuola fu Filone di Alessandria , il quale a sua volta venne ripreso da teologi cristiani alessandrini Filone di Alessandria, il quale a sua volta venne ripreso da teologi cristiani alessandrini dei secoli successivi.

Le diverse scuole talmudiche (halakhah e haggadah ) vedi testi sacri ebraici . Esse hanno un forte interesse prevalentemente halakhah e haggadah) vedi testi sacri ebraici. Esse hanno un forte interesse prevalentemente per la Torah, dato il suo ruolo primario nell'ebraismo, e quindi privilegiano una lettura halakhica (legalista).

Interpretazione patristica (II-VII secolo)

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Scuola cristiana di Alessandria : il maggior esponente di questa scuola fu Origene . Come per l'omonima scuola Alessandria: il maggior esponente di questa scuola fu Origene. Come per l'omonima scuola giudaica ebbe un grande rilievo l'allegorismo e veniva data una lettura tipologica dell'Antico Testamento rispetto al Nuovo, cioè gli avvenimenti e i personaggi della Bibbia ebraica erano una figura e una prefigurazione del Nuovo Testamento.

Scuola di Antiochia e Sira: in opposizione a quella alessandrina, veniva dato grande rilievo al senso letterale Antiochia e Sira: in opposizione a quella alessandrina, veniva dato grande rilievo al senso letterale e storico, mantenendo un metodo esegetico sobrio e rigoroso. I maggiori esponenti di questa scuola furono Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro, Giovanni Crisostomo, che divenne patriarca di Costantinopoli, Diodoro di Tarso, Efrem il Siro.

Scuola Latina: fra coloro che scrivevano in latino sono da annoverare, tra i maggiori commentatori della Bibbia, Ambrogio , Agostino di Ippona , San Girolamo , quest'ultimo autore anche della famosa traduzione Ambrogio, Agostino di Ippona, San Girolamo, quest'ultimo autore anche della famosa traduzione latina della Vulgata.

Interpretazione alto-medievale (VIII-XI secolo)

Continua il metodo interpretativo allegorico già proprio dei padri, privo di spirito storico e critico.

Interpretazione ortodossa in oriente (XI secolo ad oggi)

Nell'Ortodossia la Bibbia non viene sempre interpretata letteralmente. Nell'Ortodossia, i veri credenti accettano ciò che è scritto nella Bibbia, e non ne dubitano mai, ma l'atteggiamento attuale dell'Ortodossia orientale nei confronti della scienza varia, con i fedeli conservatori che si oppongono ad alcuni concetti dell'evoluzione alle origini e dello sviluppo della vita.

L'Ortodossia considera la verità come rintracciabile nel "Consenso dei Padri", un percepito filo conduttore di accordo che unisce gli scritti patristici della prima Chiesa e degli apostoli. Coloro i quali si mostrarono in disaccordo con quello che venne ad essere considerato il consenso non vennero accettati come "Padri" autentici. Tutti i concetti teologici devono essere in accordo con tale consenso. Anche quelli considerati come "Padri" autentici possono avere qualche opinione teologica che non è universalmente condivisa, ma ciò non li rende eretici. Quindi un cristiano ortodosso non è vincolato ad essere d'accordo con ogni opinione di ogni

Padre, ma piuttosto con il consenso complessivo dei Padri, e anche qui solo su quelle questioni su cui la Chiesa

è dogmatica.

I teologi dell'ortodossia orientale tendevano ad affidarsi ai filosofi greci più di quanto si faceva in Occidente,

spesso prendendo a prestito le categorie e il vocabolario del neoplatonismo per spiegare la dottrina cristiana, anche se non necessariamente accettando tutte le sue teorie. Alcuni filosofi neoplatonici non-cristiani presero in seguito a prestito parte del vocabolario dei teologi cristiani.

Interpretazione in occidente: contro le eresie (XI-XX secolo)

Nel corso del primo millennio, la Chiesa cattolica non ha mai sentito la necessità di promulgare nessuna regola circa la lettura dei Vangeli in particolare e della Bibbia in generale: a tal proposito, infatti, l'Enchiridion Symbolorum (la raccolta dei documenti ufficiali della Chiesa cattolica, a cura di H. Denzinger) non riporta alcun intervento. Dato il diffuso analfabetismo tra il popolo (plebe, ma anche nobili) e l'elevato costo dei supporti fàtici (dapprima papiri, poi pergamene), la lettura e la meditazione personale avvenivano perlopiù all'interno dei monasteri o delle biblioteche personali ad uso del clero.

Tendenzialmente, monaci e clero secolare erano incoraggiati a leggere le scritture secondo le loro necessità spirituali, come scrive Ireneo in Contro gli eretici (3,4) [1] .

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Dall'inizio del secondo millennio cambia notevolmente il panorama teologico-sociale. Soprattutto nel sud della Francia e nel nord Italia compaiono le eresie di tipo gnostico, che sulla base di interpretazioni spiritualiste del messaggio dei Vangeli, in particolare Giovanni, arrivavano a negare la bontà della materia in genere e delle sue manifestazioni concrete: matrimonio e procreazione, stato e potere temporale, sacramenti e Chiesa, erano tutti visti come frutti malvagi della corruzione del peccato originale. Il perfetto credente, in tale ottica, era l'asceta estraniato dal mondo e contrario alla corporeità, legato spesso a movimenti sociali che potevano sfociare in rivolte sociali contro principi o 'vescovi grassi', come efficacemente sintetizza Umberto Eco ne Il nome della rosa.

La Chiesa pertanto, dietro pressante richiesta delle autorità politiche (Roberto II re di Francia, Guglielmo conte di Poitiers e duca di Aquitania, l'imperatore Enrico III) [2] , inizia a contrastare la lettura personale della Bibbia in lingua volgare per evitare gli eccessi gnostici:

« Proibiamo che qualsiasi laico possieda i libri del Vecchio o Nuovo Testamento tradotti in lingua volgare.

Se una persona pia lo desidera, può avere un Salterio o un Breviario possedere i libri sopra menzionati tradotti in lingua romanza. »

(Sinodo di Tolosa, canone 14, 1229, durante l'apice dell'uragano gnostico [3] )

ma in nessun caso dovrà

Da notare come:

lettura biblica in lingua latina (traduzione della Vulgata ) era permessa, pertanto è inesatto sostenere che Vulgata) era permessa, pertanto è inesatto sostenere che

la

in

tale occasione la Chiesa vietò la Bibbia;

il Sinodo di Tolosa non era un concilio ecumenico , ma appunto un sinodo locale: le sue deliberazioni, tra cui quella sopra concilio ecumenico, ma appunto un sinodo locale: le sue deliberazioni, tra cui quella sopra riportata, non avevano valenza universale ed eterna per tutta la Chiesa cattolica, ma solo per i territori rappresentati dai partecipanti al sinodo (nella fattispecie, il sud della Francia) e solo per un limitato periodo di tempo (il periodo dell'emergenza gnostica).

La Chiesa infatti, in seguito, non si è opposta a priori alla diffusione di traduzioni bibliche in lingue moderne, ma solo a quelle che, a suo giudizio, veicolavano giudizi eretici. Queste le principali traduzioni volgari la cui lettura era permessa ai cattolici:

in spagnolo, la Bibbia Alfonsina, dedicata al re di Castiglia Alfonso X e realizzata in

in

spagnolo, la Bibbia Alfonsina, dedicata al re di Castiglia Alfonso X e realizzata in epoca pre-stampa nel

 

1280;

in tedesco, una traduzione integrale a cura di John Rellach, pubblicata a Costanza nel 1450

in

tedesco, una traduzione integrale a cura di John Rellach, pubblicata a Costanza nel 1450;

in italiano, la Bibbia del Malermi ( 1471 ), ad opera del monaco camaldolese Nicolò

in

italiano, la Bibbia del Malermi (1471), ad opera del monaco camaldolese Nicolò Malermi, soppiantata

poi nel 1778 dalla Bibbia di Antonio Martini;

in francese, la Bibbia di Jacques Lefèvre d'Étaples , pubblicata ad Anversa ( 1523 -

in

francese, la Bibbia di Jacques Lefèvre d'Étaples, pubblicata ad Anversa (1523-8);

in inglese, la Bibbia di Douai o Reims ( 1582 NT, 1609 intera Bibbia), tuttora

in

inglese, la Bibbia di Douai o Reims (1582 NT, 1609 intera Bibbia), tuttora la Bibbia cattolica ufficiale

di

lingua inglese.

Va sottolineato come tali Bibbie cattoliche, che si basavano sulla Vulgata latina e non sui testi originali greci ed ebraici, contenevano numerosi errori sia di stile che di significato originario. [4]

Dopo al sinodo di Tolosa, il divieto relativo alla traduzione, possesso e uso di versioni volgari non autorizzate venne ribadito molte volte da singole Chiese locali allorquando si avvertiva il pericolo della diffusione di idee giudicate eretiche. In varie parti d'Europa si verificarono dunque roghi di copie non autorizzate e sanzioni di natura spirituale ai lettori di tali versioni (non sono infatti documentati processi e pene civili ai semplici lettori). Circa gli autori di traduzioni non autorizzate sono attestate solo due condanne capitali, entrambe in Inghilterra, relative a John Wycliffe e William Tyndale. Va sottolineato tuttavia che, per Wycliffe, la condanna a morte per eresia fu postuma (nel 1415 venne riesumato il corpo, sepolto alla morte nel 1384, e ne vennero bruciati i resti),

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e per Tyndale la condanna fu sancita non da un tribunale cattolico ma, nel 1536, da un tribunale inglese, dunque anglicano. Non è pertanto corretto, perciò, sostenere che la Chiesa cattolica avrebbe ucciso chi traduceva la Bibbia.

Durante il XVI secolo compare nel Nord Europa la Riforma protestante, che ha spaccato il mondo cristiano fino ad oggi. Come è noto, per Lutero la Bibbia poteva essere letta e interpretata da qualunque cristiano, arrivando alle conclusioni che più reputava opportune (tale 'libertà' ermeneutica ha portato di fatto alla frammentazione della stessa Chiesa riformata). Fu in seguito a tale crisi che si ebbe un pronunciamento ufficiale della Chiesa cattolica con valenza dogmatica, dunque universale ed eterna. In particolare il problema fu affrontato al Concilio di Trento che così deliberò:

«

Il sacrosanto concilio tridentino ecumenico e generale [

]

sa che questa verità e disciplina è contenuta

nei libri scritti [della Bibbia] e nelle tradizioni non scritte [

].

Seguendo l'esempio dei padri della vera

fede, con uguale pietà e venerazione accoglie e venera tutti i libri, sia dell'antico che del nuovo

Testamento, essendo Dio autore di entrambi [

che l'antica edizione della Vulgata, approvata dalla stessa chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta

come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute, nella predicazione e spiegazione e che nessuno, per

nessuna ragione, può avere l'audacia o la presunzione di respingerla. [

fidandosi del proprio giudizio [

].

Lo stesso sacrosanto sinodo [

]

stabilisce e dichiara

]

Inoltre stabilisce che nessuno,

],

deve osare distorcere la Scrittura secondo il proprio modo di pensare »

(Concilio di Trento, sessione IV, 8 aprile 1546, di papa Giulio III, DS 1501-1508)

Da notare come:

non viene espresso un giudizio negativo sulla Bibbia;1546, di papa Giulio III , DS 1501-1508 ) Da notare come: non viene vietata la

non viene vietata la lettura della Bibbia, ma solo vincolata alla sua traduzione ufficiale latina;come: non viene espresso un giudizio negativo sulla Bibbia; non vengono vietate le traduzioni in lingue

non vengono vietate le traduzioni in lingue volgari per uso personale, che infatti continuarono a circolare liberamente, previa approvazione ecclesiastica. [ 5 ] [5]

Paolo IV istituì l'Indice dei libri proibiti nel quale erano vietate, fra gli altri testi, 45 versioni della Bibbia e del Nuovo Testamento in lingua volgare di autori non cattolici o anonimi, in prevalenza pubblicate nel mondo

germanico, ma anche la traduzione in italiano del veneziano Francesco Brucioli. La lettura di questi testi in

volgare non autorizzati era permessa solo su licenza del Sant'Uffizio, e non poteva essere concessa alle donne e

a chi non conoscesse il latino. Questa discriminazione ebbe termine cinque anni dopo, il 24 marzo 1564, con il

papa successivo, Pio IV, che pur mantenendo l'impianto dell'indice ne allentò lo spirito e le norme applicative.

Le versioni in volgare, per essere autorizzate, dovevano sottostare a due regole:

la presenza di note e spiegazioni approvate dalla Chiesa;per essere autorizzate, dovevano sottostare a due regole: la traduzione doveva essere fatta non da copie

la traduzione doveva essere fatta non da copie dei testi originali ebraici e greci, ma dalla Vulgata da Girolamo, che era il testo ufficiale della chiesa latina utilizzato nella liturgia pubblica.la presenza di note e spiegazioni approvate dalla Chiesa; Nel 1631 , Urbano VII ingiunse a

Nel 1631, Urbano VII ingiunse a tutti i possessori di copie della Bibbia non autorizzate di consegnarle alle autorità per bruciarle, pena la denuncia all'Inquisizione. Fu solo nel 1758 che furono riviste alcune proibizioni e, in particolare, fu eliminato il divieto di lettura della Bibbia nelle lingue nazionali.

Considerando come la Chiesa non vietò mai l'uso della Bibbia, anche se ne limitò la consultazione alle sole versioni autorizzate, non dovrebbe essere visto come in contrasto con le promulgazioni precedenti l'affermazione del Concilio Vaticano II nel 1965:

« È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura. »

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Secondo altri invece questa affermazione è vista come una conversione piuttosto controversa. [6]

Interpretazione in Occidente: la scolastica (XI-XV secolo)

L'epistemologia scolastica era di tipo deduttivo: da alcuni principi universali, di origine razionale o teologica, si procedeva deduttivamente, cioè dall'universale al particolare. La Bibbia, di fatto, era 'inutile', se non nel ruolo di miniera di pezze di appoggio con le quali confermare le affermazioni teologiche già dimostrate razionalmente.

Interpretazione moderna cattolica (XV-XVIII secolo)

Il

XV secolo e la prima parte del XVI secolo sono dominati, nella Chiesa latina, da un generale ritorno alle fonti

e

allo studio filologico dei testi sacri, favorito anche dai contatti con intellettuali greci in fuga da Costantinopoli.

Fra questi spicca la figura di umanista del cardinale Giovanni Bessarione (1402-1472), che donerà la sua ricca biblioteca in lingua greca all'università di Padova.

Importante per lo sviluppo della critica filologica, è Lorenzo Valla (1405 o 1407 - 1457), segretario apostolico presso la curia romana, che sostiene il ritorno alla fonte greca per ritrovare il vero insegnamento del ruscello latino della Vulgata.

Nel XVI e XVII secolo si ebbero varie edizioni cattoliche della Bibbia nelle lingue europee e anche in lingue non europee, legate alle missioni, ad opera soprattutto di gesuiti, francescani e domenicani, come la versione inglese del Douay-Rheims (1610 (il Nuovo Testamento dal 1582); quella in tedesco di Dietenberger, dal 1530 e con le successive revisioni; in olandese dal 1545 Nicholas van Wingh, Peter de Cort e Godevaert Stryode (anche se esisteva già un'edizione cattolica precedente la riforma). In italiano la versione cattolica completa in "toscano" è del XVIII secolo, dovuta all'arcivescovo di Firenze Antonio Martini (1780).

Interpretazione contemporanea cattolica (XVIII secolo ad oggi)

Nel XIX e XX secolo si ebbe un forte sviluppo degli studi biblici all'interno della Chiesa cattolica. Nel 1890 il domenicano Marie-Joseph Lagrange fondò la Scuola Biblica di Gerusalemme e nel 1909 fu costituito il Pontificio Istituto Biblico di Roma. Rimane tuttavia per i fedeli il divieto di lettura per le edizioni protestanti. Secondo il Catechismo Maggiore di san Pio X, scritto durante la crisi modernista (1905), la Chiesa proibisce la Bibbie protestanti "perché o sono alterate e contengono errori, oppure, mancando della sua approvazione e delle note dichiarative dei sensi oscuri, possono nuocere alla Fede" e, qualora gli venisse offerta una di queste bibbie, il cristiano avrebbe dovuto respingerla con orrore, gettarla alle fiamme o consegnarla al proprio parroco.

Tali studi, che trovavano la loro ispirazione nel lavoro svolto all'interno del mondo protestante, sono caratterizzati dallo sviluppo del metodo storico-critico, con il sussidio della filologia, della storia e dell'archeologia.

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Tale metodo ha evidenziato la natura umana della Bibbia, che va collocata all'interno dei vari contesti storici, sociali, culturali nei quali operavano gli scrittori biblici. Fondamentale appare dunque la contestualizzazione del messaggio contenuto nei vari libri biblici, che sono Parola di Dio, ma pur sempre espressa con parole di uomini.

Non è dunque fonte di scandalo per i cattolici accorti la constatazione dell'esistenza di contraddizioni o anche falsità nella Bibbia, che alcuni si sono presi la briga di elencare puntigliosamente. Infatti secondo il documento "Dei Verbum" (1965) del Concilio Vaticano II la Bibbia è stata scritta nostra salutis causa, per la nostra salvezza: non è un trattato di storia, scienza o geografia ma, al più, un 'prontuario' per conoscere il progetto di Dio sulla storia e sull'uomo, che ha come fine la salvezza della persona. Questa sola è la verità che la Bibbia intende trasmettere e che va in essa cercata.

Interpretazione protestante (XVI secolo ad oggi)

Prevale il criterio della libera interpretazione: non è necessario il ruolo di una Chiesa interprete delle verità rivelate. Ogni credente, con la Bibbia in mano, può evincerne le verità di fede fondamentali senza alcuna mediazione, lasciando che la Bibbia sia interprete di sé stessa (cioè un brano della Bibbia viene spiegato da un altro). I cattolici credono che un tale sistema sia 'anarchico' e che porti alla frammentazione delle Chiese. Di fatto, però, non è così. Il Protestantesimo fedele al proprio retaggio storico, è concorde sui fondamenti della fede. L'erudizione biblica (anche se non normativa) ha portato oggi, inoltre, a una larga convergenza quanto all'interpretazione dei testi biblici.

Interpretazione islamica (VII secolo ad oggi)

Gli islamici accettano la Bibbia (= gli Scritti Sacri), ma essa riveste un'importanza secondaria rispetto al Corano.

Interpretazione dei Testimoni di Geova

Per i Testimoni di Geova il testo biblico è stato ispirato da Dio. Gli autori della Bibbia scrissero i pensieri di Dio

e non i propri, furono usati quali mezzi per far pervenire la parola di Dio all'uomo. Per i testimoni, l'unico Autore

della Bibbia resta quindi Dio. Tutto il testo biblico a loro avviso è attendibile [7] e le leggi in esso contenuto per il beneficio degli esseri viventi. Per avvalorare questo punto di vista, i Testimoni citano molte scritture. Una fra tutte il versetto della lettera di Paolo a Timoteo: Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e ultile per insegnare, per correggere, per disciplinare nella giustizia affinché l'uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona (2" Timoteo 3:16,17) Riconoscendo che la Bibbia contiene parabole, espressioni simboliche e figurative, i Testimoni di Geova non considerano tutte le scritture letterali. Accettano inoltre la storia della Bibbia come autentica. Continuando la tradizione degli scrittori dei Vangeli circa la realtà del racconto biblico sulla creazione dell'uomo nel Giardino dell'Eden, sulla venuta del Diluvio universale e su altri avvenimenti, per loro, storici. Sostengono inoltre che è stato Dio a creare tutte le cose fra cui l'universo e la vita

e non ci fu nessuna evoluzione [8] .

I Testimoni, dopo aver diffuso diverse traduzioni bibliche aconfessionali come la King James Version,

L'American Standard Version e altre, hanno da tempo prodotto e distribuito in moltissime lingue, anche le meno diffuse, la loro versione biblica, la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture che ripristina nel testo ebraico e greco la vocalizzazione del Tetragramma Biblico reso in italiano come "Geova". I Testimoni nella loro evangelizzazione e nelle loro pubblicazioni dottrinali utilizzano comunque anche altre traduzioni della Bibbia appartenenti ad altre confessioni religiose.

L'interpretazione della Bibbia è univoca ed è compito di un comitato chiamato 'Corpo Direttivo', secondo i Testimoni ad imitazione del "comitato" degli Apostoli del I secolo. È però vivamente consigliato per tutti i Testimoni studiare autonomamente la Bibbia. La Bibbia è in effetti il loro principale di testo. A casa, nello studio

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personale e alle adunanze viene letto e commentato regolarmente un ampio stralcio delle Sacre Scritture. Lo studio biblico si svolge anche con l'ausilio di pubblicazioni basate sulla Bibbia. Secondo la teologia dei Testimoni di Geova, lo studio della Bibbia rappresenta esso stesso un atto di grande devozione nei riguardi di Dio, perché permette loro di conoscerlo meglio.

Note

1. ^ Catholic Encyclopedia, voce Scripture

2. ^ Rino Cammilleri, Storia dell'inquisizione, 1997, ISBN 88-8183-885-0, p. 16.

3. ^ Citato da The Lollard Bible and Other Medieval Biblical Versions, di Margaret Deanesly (1920), pagina 36.

4. ^ Ancora oggi ad esempio la versione della CEI, rifacendosi alla Vulgata, traduce il termine greco agape con carità. Che tale traduzione sia poco appropriata è confermato anche da papa Benedetto XVI, che nell'enciclica del gennaio 2006 "Deus caritas est" definisce agape come "l'amore fondato nella fede e da essa plasmato". Vedi Arthur Noble "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?" cit.

5. ^ Suonano pertanto come infondate affermazioni come questa di Indro Montanelli: "da quando il Concilio di Trento aveva formalmente ribadito che il credente non aveva affatto il dovere, anzi non aveva il diritto di leggere e d'interpretare le sacre scritture. Di esse era perfino proibita la traduzione in lingua italiana appunto per "

riservare al prete il compito di decifrarle. Il verbo doveva restare un'esclusiva di casta

carbonara (1789-1831), Rizzoli, 1998, pag 21

L'Italia giacobina e

6. ^ Ad esempio Arthur Noble dedica al tema l'articolo "Can a Church which has banned, burned and perverted the Bible now have been converted to recommending the reading of it?" ossia "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?" http://www.ianpaisley.org/article.asp?ArtKey=connell

7. ^ È la Bibbia realmente la parola di Dio?, pp.5-189, Watch Tower, 1969

8. ^ Evoluzione o Creazione, Watch Tower, 1967

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