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C O L L A N A D I FIL O L O G IA CLASSICA

DIRETTA D A M AR CELL O GIGANTE


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N G . W IISON

FILO LO G I B IZAN TIN I

MQimn btiif

Nigel G. Wilson, docente di filologia classica nel


Lincoln College di Oxford, dal 1962, membro
della British Academy, specialista di paleografia
greca e della storia dei testi antichi. Autore, insie
me con L.D. Reynolds, di Scribes and Scholars,
tradotto in italiano (Copisti e Filologi, terza ed.,
Padova 1987), redattore della Classical Review
dal 1975 al 1986, editore di scolii ad Aristofane,
sta per pubblicare con H . Lloyd-Jones una nuova
edizine delle tragedie di Sofocle nella serie oxo
niense.
In questo libro Wilson descrive le vicende dei
testi greci dalla tarda antichit alla caduta di Co
stantinopoli. Pi di venti anni di ricerca sui mano
scritti greci e sugli scritti degli intellettuali bizanti
ni gli hanno consentito di ricostruire un vivace
panorama della vita letteraria e scolastica del mil
lennio durante il quale il retaggio dellantichit
classica stato conservato e solo in parte utilizza
to. Sono posti in evidenza i rapporti fruttuosi con
lItalia del Rinascimento cominciati qualche de
cennio prima della fine dellimpero bizantino.
W ilson ha apportato ritocchi e aggiornamenti
a questa edizione italiana puntualmente introdot
ta da M. Gigante.

N .G . W ILSO N

FILOLOGI BIZANTINI
Premessa di Marcello Gigante

M O R A N O EDITORE
1990

Titolo originale: N .G . W i l s o n , Scholars


L ondon 1983
/ induzione di
Giulia Gigante

of

Byzantium , D uckw orth,

PROPRIET LETTERARIA ED ARTISTICA RISERVATA


j 1989 MORANO EDITORE S.p.A. - NAPOLI
VICO S. DOMENICO MAGGIORE, 9

PREMESSA
U N M IL L E N N IO DI FILOLOGIA

I
Q uesto libro apparso a Londra nel 1983 una storia scritta per la
prima volta sui filologi bizantini che durante un m illennio hanno tra
m andato i classici greci, li hanno editi, com m entati, interpretati. N . G.
W ilson gi noto agli studiosi italiani come autore, insieme con L. D.
Reynolds, di un cospicuo volume sulla tradizione dei classici dallanti
chit ai tem pi m oderni, Scribes a n i Scholars (1968), ora in terza edi
zione italiana riveduta e ampliata: Copisti e filologi tr. di M. Ferrari con
una premessa di G. Billanovich (Padova 1987).
Finora disponevam o di articoli anche insigni e di ricerche singole:
potrei ricordare YEustathios di P. Maas, gli studi di A. Turyn sui m ano
scritti dei tragici o di G. Z untz sul testo di Euripide, o anche la voce
Photios di K. Ziegler nella Realencyclopaedie, ma non possedevamo uno
schizzo storico, articolato e docum entato di prim a m ano (il W ilson in
questo libro utilizza per conoscenza diretta oltre trecento manoscritti),
una vera e propria storia della concreta presenza dei testi classici nella
civilt bizantina.
Si colma una lacuna nella storiografia m oderna in cui finora brilla
vano opere di storia politica, civile e sociale dellim pero bizantino e
opere sulla storia della letteratura bizantina da K. K rum bacher a H.
H unger o anche opere di storia sulla lingua dotta e popolare in cui si
espressa una miriade di letterati.
Q uesto libro una storia non solo della filologia testuale, ma anche
della critica letteraria presso i bizantini: lautore porta in questa storia i
progressi conseguiti oggi nella paleografia e nella codicologia nonch
nella individuazione dei copisti che rivelano cosi la loro fisionomia di
studiosi (le scritture devono oggi essere retrodatate). Una grande conce
zione globale della filologia ha come esito una storia della filologia in
una lunga epoca e in una lunga serie di filologi che mentre continuano,

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variano ed approfondiscono la via aperta dai loro colleghi del Museo


di Alessandria tracciano la via ai grandi filologi deHum anesim o occi
dentale e consegnano i testi antichi quale fondam ento della moderna
civilt occidentale.
Il libro non diretto solo ai filologi bizantini, ma anche, e direi
soprattutto, ai filologi classici ed anche ai filologi umanistici.
11 W ilson non solo individuatore e interprete di scritture, ma
anche editore ed interprete di testi e perci alla sua narrazione - uso
questo termine non casualmente - sottesa una grande cultura, e,
soprattutto, la convinzione che lepoca bizantina non sia unepoca di
declino o, se si preferisce, di decadenza, ma u n epoca in cui nelFempito
e nella costante azione della religione cristiana lo studio dei testi
antichi conserva le sue ragioni e ne arricchisce la vitalit.
La storia della filologia bizantina, che ora possiamo conoscere nella
sua storicit e concretezza, consente anche un progresso nella valuta
zione della letteratura bizantina che si rivela sempre pi partecipe dello
sviluppo e della perennit dei classici antichi.
La qualit stilistica di questo libro tipicamente anglosassone: alla
chiarezza dei fatti - pur talvolta dei problem i - corrisponde la sempli
cit scarnificata di uno stile essenziale, che talvolta eccessivamente
semplice fino a sfiorare il linguaggio parlato. La storia veramente un
racconto: il racconto ha un suo statuto, una sua retorica composizionale, una sua struttura. Il lungo contatto con tanti scrittori pi e m eno
insigni, con tanti filologi che non tutti hanno il rango di scrittori non
senza sguito: sarebbe impensabile. Ma lesito superiore a ogni buona
attesa: anche W ilson un filologo e, al tem po stesso, diventa un filo
logo nella scia che egli stesso traccia dei filologi che lhanno preceduto.
Perci anche W ilson ha i suoi fiori che incastona nel suo giardino di
lettore-narratore: li attinge alla serra di G ibbon e di Voltaire. La filolo
gia di W ilson - che va dal virtuosismo paleografico al gidizio discri
m inato - un saldo equilibrio di contenuti e forma, una misura di cri
tica m oderna che interpreta lantica senza pregiudizi.
Dai tempi di Silvio G. Mercati le cattedre di filologia bizantina
in Italia si sono moltiplicate. In questo libro di W ilson la filologia
bizantina ha la sua storia: dovrebbe diventare il livre de chevet di
quanti insegnano e im parano la filologia bizantina e segnare le linee di
ricerca e di approfondim ento che rendono la disciplina pi nota e
meglio conosciuta in ci che vale la pena di essere studiato e pubbli
calo. Gli studi paleografici continuino pure il festival delle form e gra
fiche, ma contribuiscano anche alla storicit dei testi scritti, aiutino a

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inferire e dedurre nuovi elementi per la storia m eno incompleta della


trasmissione dei testi.
Questa Storia - un vero pendant di quella narrata dal Pfeiffer Dalle
origini alla fin e dellet ellenistica apparsa per mia iniziativa in tradu
zione (Napoli 1974) - stata scritta da uno studioso non solo dotto,
ma arguto: il suo stile sobrio e contenuto. Le ipotesi a cui accede
sono poche, ragionate o ragionevoli perch il discorso basato sullVz/2 dence, sul rigore dei fatti e, specialmente, su una puntuale e precisa
conoscenza di manoscritti. C hi conosce W ilson sa che egli un vian
dante flemmatico che rintraccia il codice - meglio se pergamenaceo in m odo tranquillo (per me incredibile che non usi laereo), senza
sussulti n ansie: ogni approccio una conquista e nei casi in cui valga
la pena egli visita pi di una volta lo stesso codice.
Da paleografo poi si fa storico e partendo da un particolare rico
struisce un insieme, u n epoca con la stessa sensibilit e capacit di rap
presentazione.
Vorrei che questo libro di W ilson - alla cui edizione italiana ha
apportato aggiunte, modifiche e correzioni - abbia lo stesso successo
della Storia della filologia classica di Pfeiffer. La prim a e pi importante
conseguenza dovrebbe essere un approfondim ento storicistico della no
stra critica letteraria. Oggi con pieno m erito si propongono per la prima
volta i Discorsi sacri di Aristide in traduzione italiana, ma linterprete in
una pur lunga introduzione non conosce la valutazione estremamente
favorevole di Aristide da parte dei Bizantini e proprio per unopera
cosi m oderna come i Discorsi sacri ignora la discriminata segnalazione
del fervido Teodoro Metochites. N o n che dobbiam o guardare ad Atene
attraverso Bisanzio, ma non possiamo ignorare che la nostra cono
scenza della civilt letteraria classica condizionata dalla selezione, dal
filtro, dalla critica bizantina. Eppure in qualsiasi manuale di storia della
letteratura greca lesposizione della questione omerica passa dagli ales
sandrini allabate D Aubignac. N on ignorare linterpretazione allegorica
bizantina di O m ero significa anche conoscere Porfirio e Proclo, le strane
propaggini dellesegesi platonica.
II
Percorriamo ora rapidam ente il cam m ino del W ilson: un millennio
di filologia bizantina, di studi bizantini sulla civilt classica, imperniati
nella form ula sperimentata Copisti e filologi : qui filologi famosi e scribi
anonim i sono la struttura portante del libro che valorizza il m ano

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scritto non solo dal lato tecnico, ma come fonte primaria di cultura,
fattore di storia. Il m illennio paleografico-filologico, tracciato in venti
anni di lavoro esercitato sul campo - lautore nella prefazione spiega di
aver pubblicato ora un libro che sarebbe potuto essere pi lungo nella
persuasione di aver raggiunto certezze n on modificabili - vale a dire
visitando le biblioteche e palpando i fogli e soppesando la filigrana e
individuando gli scribi di u n num ero notevole di codici im portanti,
laspetto culturale della storia dellim pero bizantino che, dopo leroe
fondatore K. Krum bacher, non trascurato nelle sintesi migliori, come
Il millennio bizantino di H. G. Beck, apparso in traduzione a c. di E.
Livrea (Roma 1981, pp. 148-219). Il W ilson con lautentica modestia
che lo distingue dice di aver trascurato i lessici anche perch m ancano
edizioni m oderne, m a in questo libro n on m ancano, a dire il vero, ana
lisi di Lessici im portanti come quello di Suida. N on ha citato, se non
sporadicamente, i cataloghi esistenti di m anoscritti ( attualmente in
corso il rifacimento del Catalogo dei codici greci della Biblioteca
Nazionale di N apoli del Cirillo, tanto per citare un esempio), ma egli
apporta dati nuovi su m olti testim oni della trasmissione dei testi diret
tam ente visitati e avverte anche che la bibliografia n o n completa, dal
m om ento che oggi alcuni studiosi esauriscono il compito nellallestim ento di una completa bibliografia aggiornata. M a non vorrei che
lamara battuta si risolvesse in un invito a sfondare porte aperte.
Bisogna per ammettere che c anche una bibliografia inutile e ci sono
autori che accumulano dati senza dar prova di leggere i libri che elen
cano. Est m odus in libris.
Questa storia di un m illennio di filologia si apre con una ricca
introduzione che narra lim pidam ente, sul fondam ento dei testimoni
della tradizione, problem i fondam entali come lalfabetizzazione e listru
zione, il fenom eno dellatticismo e il suo rapporto con la lingua duso
o colloquiale, il ruolo dei classici pagani nelleducazione cristiana e la
difficile convivenza delle due culture, linterpretazione allegorica e la
censura tra annotazioni marginali e il controllo della Chiesa, il curriculum
scolastico e il destino dei testi classici - selezione e sopravvivenza - , linter
pretazione grammaticale e sintattica, nellipotesi migliore, filologica e,
nellipotesi peggiore, edificante dei testi che sono a fondam ento della
nostra civilt, n on solo letteraria.
In principio era il m anoscritto e il m anoscritto si fatto storia. E al
fondo non solo dellintroduzione, m a di tutto il libro c un grande
m otivo storiografico: W ilson fa i conti con G ibbon - a cui continuo a
guardare con la lente di G. Giarrizzo (1954) - e G ibbon non pu aver

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ragione in u n interpretazione generalizzata dellet bizantina come et


di inerzia intellettuale. N dopo Droysen possiamo applicare lo schema
consunto dellidea di decadenza n daltra parte i bizantini lasciarono
morire quel che toccarono e am arono.
C ontraddire G ibbon che afferma che della letteratura bizantina
nulla si salvato per stile, sentim ento, fantasia o im itazione produttiva,
non significa per W ilson farne lapologia. E penso che il modello espo
sitivo e narrativo per W ilson sia saldamente rappresentato dal Gibbon,
nella sua arte raffinata di scrittore, nella lucidit semplice e nella segreta
ironia. W ilson d un buon esempio di dottrina, misura, intelligenza.
Per lequa valutazione delleredit classica a Bisanzio anche le opere
scientifiche hanno valore. I Bizantini n on riuscirono a salvare tutto:
non facile m ostrare perch. M a la letteratura classica invase anche
lamministrazione e i flosculi resero m eno aridi m olti documenti. La
retorica dom ina la cultura a tutti i livelli: il desiderio di Dio non la
esclude dalla preghiera, m a neppure lalta burocrazia imperiale (rinvio
al mio articolo Antico, Bizantino e Medioevo, PdP 96, 1964, pp. 194215). Latticismo non fu una m oda effimera e al di l del male che pot
apportare allo sviluppo della lingua vivente impose lo studio del greco
attraverso i testi originali e i manuali senza soffocare la personalit. Il
W ilson am m ette che pochi scrittori ottennero risultati superiori alle
necessit , ma la sua affermazione che oggi la traduzione di Letteratura
bizantina in una lingua m oderna non facilmente concepibile sembra
smentita dal successo di iniziative come la raccolta di testi storici resi in
italiano a cura di U. Albini e E. V. Maltese (Bisanzio nella sua lettera
tura, M ilano 1984). E penso anche ai m eriti delledizione bilingue dei
Poeti Bizantini di Raffaele Cantarella che dovrebbe essere riproposta ed
aggiornata. N on pu aver sempre ragione il Pasquali che defin la lette
ratura bizantina la pi noiosa del m ondo e una valutazione senza pre
giudizio vedo con piacere accolta dal nostro massimo interprete dellUm anesim o occidentale, Eugenio Garin. Ma, appunto, dobbiam o for
nire buoni strum enti di conoscenza perch la letteratura bizantina
ancora sconosciuta: questo non vuol dire che spesso n on sia noiosa.
Latticismo non fu solo un fenom eno passivo, ma provoc salutari rea
zioni. Costantino Porfirogenito proclam la chiarezza del linguaggio
ordinario e si fece scudo della sapienza di Plotino che ripudiava lecdo
tica nella biografia delloscuro neoplatonico di Tiro, destinato a grande
fortuna nel Fortkben del platonism o in Oriente.
Ma i classici dovettero fare i conti con i cristiani: qui il nuovo.
Linsulto dei cristiani sporadico. D opo le rozze frecciate di Romano,

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G iovanni Damasceno si pone nella strada maestra di Basilio, di Didim o


il Cieco, ritornato attuale per merito di Albert Henrichs e dello stesso
Origene che adott una tecnica della filologia pagana. Il peso della sto
ricit della cultura pagana non im ped che i Salmi prendessero il posto
di Om ero. L ostilit di G iuliano e le velleit di Apollinare per una pro
grammazione esclusivamente cristiana fallirono lo scopo in m odo per
fettamente eguale: nel IV secolo con gli stessi grandi padri della Chiesa
leredit pagana penetra utilmente nella coscienza cristiana. Nei secoli
V-VI le due Letterature sono studiate insieme. M olto proficuamente,
anche grazie a esempi di prim a mano, il fenom eno della censura inda
gato da W ilson ci rappresenta una realt favorevole ai classici. Luciano
pur nemico dei Cristiani uno degli autori pi letti a Bisanzio. Il pla
tonico Giovanni Italo sconfessato e anatemizzato, ma Platone resta e
restano i saggi dellallievo di Michele Psello, cosi come circolano i com
m enti aristotelici del neoplatonico Porfirio che pur non aveva rispar
miato i Cristiani. I testi pagani ritenuti pericolosi non furono posti al
rogo, ma custoditi in uno scrigno del patriarcato di Costantinopoli. In
generale, scrive W ilson, non si pu individuare una politica coerente di
eliminazione dei testi pagani che non ottemperassero ai requisiti di
stretta ortodossia. Lepurazione dei testi ha conosciuto squallide fasi
nella storia della scuola clericale. A Bisanzio, il testo delle commedie di
Aristofane, che fu epurato dalla folle dittatura dei colonnelli nel setten
nio 1967-1974, non fu mai toccato: qualcosa capit a Erodoto o a
Demostene e poi allAntologia Greca o alle Eroidi ovidiane tradotte da
Pianude, ma nel complesso, come m ostra W ilson, i testi venivano trattati
con rispetto.
La scuola ebbe un ruolo di primaria im portanza nella trasmissione
dei testi: O m ero, Euripide, M enandro, Demostene, m a anche Esiodo,
Callimaco, Platone, Isocrate, Tucidide, Pindaro, gli altri tragici, Aristo
fane. Leducazione letteraria precedeva la retorica e la filosofia e lado
zione di un testo era la garanzia che esso sarebbe sopravvissuto.
M enandro e Callimaco, che ci sono stati am piam ente restituiti dalle
sabbie d Egitto, m ostrano il potere della scuola nel destino dei classici.
N essuno avrebbe potuto immaginare quel che accadde a Bisanzio:
M enandro spodestato da Aristofane. C he questo scambio sia avvenuto
per motivi di antiquariato linguistico non intacca la gravit del feno
m eno (proviamo a immaginare Terenzio scacciato da Plauto nelle
scuole dei Gesuiti!). La letteratura ebbe bisogno delle aule scolastiche.
Lesempio delle dieci tragedie di Euripide in serie alfabetica lecce
zione che conferma la regola. Il num ero cospicuo di com m enti indi

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zio sicuro che un testo era letto a scuola. I Salmi non furono solo com
mentati, ma fornivano le nozioni basilari di grammatica e sintassi.
Dominava, sintende, Dionisio Trace, m a la funzione dei classici non
era certamente estetica. Accanto alle orazioni di Lisia si leggevano
manuali di arte retorica e accanto agli autori attici erano popolari gli
atticisti. La Seconda Sofistica continuava ad abbagliare ed anche i
romanzieri come Eliodoro non furono trascurati (ai Salmi si aggiunse
San Gregorio Nazianzeno): in generale, gli autori pagani non furono
cristianizzati. Il loro destino fu diverso da quello di Virgilio e Stazio
nel Medioevo occidentale.
Il tem a del capitolo II, preparato dalle premesse qui accennate,
sulle scuole della tarda antichit - Antiochia, Gaza, Atene, Alessandria,
Costantinopoli - ed ha il cuore pulsante nelle pagine sugli scolii e sul
passaggio capitale dal rotolo al codice nella trasmissione dei testi. Il
com m ento che prim a era su un rotolo separato passa, dopo che il codice
nel IV secolo rim piazza il papiro, ai m argini del manoscritto: nel IX
secolo con la minuscola il circolo di Fozio - a cui con buona pace del
lamico W ilson continuerei ad aggiungere Areta - realizza lunione del
testo al com m ento.
Gli scolii sono un prodotto della tarda antichit e segnano la
nascita del com m ento (continuo a credere che il com m ento sia il pi
arduo com pito del filologo, m olto pi arduo se non pi caratterizzante
del distinguere un falso dal vero, una falsificazione dalloriginale): gli
scolii seguono allinvenzione delle catene di Procopio di Cesarea e rin
vengono nel Dioscoride di Vienna la prim a meravigliosa epifania: lin
terpretazione di un testo scientifico non si distingueva da quella di un
testo letterario. M a il papiro di Lille di Callimaco della stessa epoca
m ostra che una storia dello sviluppo del com m ento non pu essere
cosi lineare come la im m aginano e la desiderano talvolta i paleografi (il
rilievo dello stesso W ilson): basta una sola eccezione a sconvolgere
unopinione generalmente accettata. Tra lonciale e la minuscola c la
cosi detta semionciale di Areta che pu rim ontare allo stesso VI secolo.
La scuola di Gaza dom inata da Procopio che invent la catena poteva
gi disporre di qualche esempio di amalgama di testo e com m ento. Le
parafrasi specialmente omeriche di Procopio sono pi che un arido
esercizio scolastico, ma il suo prestigio linnovazione della catena, di
un com m ento a un libro della Bibbia quale compilazione di vari com
menti (in Italia per le catene bibliche m olto dobbiam o alle ricerche di
S. Leanza e C. Curti). La catena, come sostiene giustamente il W ilson,
una tappa im portante della filologia biblica ed era stata ispirata da

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F IL O L O G I B IZ A N T IN I

quanto era avvenuto per la letteratura classica. Procopio citando i nomi


degli autori perfezion la prassi seguita nei com m enti agli autori pagani in
cui raramente si trovano citate le fonti.
La scuola di Antiochia dom inata dal retore Libanio maestro di
Cristiani: continu i m etodi della filologia ellenistica e forse ebbe allievo
Teodoro, vescovo di M opsuestia, che fu il principale rappresentante
della scuola esegetica: i Salmi, prim a di diventare un corpus, furono
Einzellieder non diversamente dalle rapsodie omeriche.
Ad Atene continua la tradizione: divenne una citt universitaria? Il
retore e professore Imerio un buon testim one dellistruzione del
tempo? Nel IV secolo possiamo ancora parlare deHAccademia o piut
tosto di un club di Neoplatonici? Leditto giustinianeo del 529 segn
veramente la fine della filosofia ad Atene? I filosofi studiavano Platone
e com m entavano Aristotele: il W ilson illustra in misura sufficiente
anche per gli storici della filosofia antica lattivit dei com m entatori ari
stotelici, nellAtene dom inata dai neoplatonici e da Proclo, autore di
com m enti a Platone che gli assicurano un posto nella storia della filolo
gia classica: Siriano, maestro di Proclo, Simplicio anticristiano non m eno
degli altri, a cui m olto debbono gli studiosi del pensiero di Parmenide e
Empedocle, nonch di Epitteto.
I
com m entatori di Aristotele fioriscono anche ad Alessandria ch
trasmette a Bisanzio la fiaccola della filosofia ellenistica. La famosa
biblioteca del M useo che non fu distrutta dallesercito di Cesare nel
48/7 - anche la tesi di L. Canfora (La biblioteca scomparsa, Palermo
1986) che ha inferto un colpo decisivo al m ito dellincendio cesariano:
continua in et imperiale ad essere il fulcro di u n intensa attivit cultu
rale - il com m ento di Teone (IV sec.) alle Tavole facili che Tolemeo
aggiunse all Almagesto, ledizione degli Elementi euclidei dello stesso
Teone padre della sventurata Ipazia, i Canoni del grammatico Teodo
sio, il cosi detto Lessico di Esichio di gran valore per il m oderno filo
logo e laltro di Cirillo, entram bi del V secolo -. Nel VI secolo G io
vanni Filopono si afferma soprattutto nellorm a del maestro A m m onio
come com m entatore di Aristotele, oltre a Eutocio com m entatore di
opere matematiche: la scuola di Alessandria lega il suo nom e al com
m ento dellOrganon. O lim piodoro com m enta Platone ai Cristiani, Ste
fano com m enta Aristotele. Elia nella prefazione alle lezioni sulle Cate
gorie di Aristotele traccia un profilo del filologo ideale in cui fra laltro
la proposizione (aristarchea) di spiegare O m ero con O m ero appli
cata ad Aristotele e Platone, che vanno perci spiegati per m ezzo delle
loro opere: il W ilson vede nel manifesto filologico di Elia una testi

PREM ESSA

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m onianza degna di figurare in qualsiasi storia del m etodo filologico,


anche se la filologia alessandrina della tarda antichit non paragona
bile alla creativit della filologia ellenistica. Ma questi filologi - com
mentatori anche di Ippocrate e Galeno - non rimasero senza eco in
Occidente.
La scuola di Costantinopoli - come per Atene il W ilson discute
luniversit della capitale bizantina, leditto dellimperatore Costanzo
nel 357 per garantire la sopravvivenza della letteratura classica con uno
scriptorium e nel 372 con una nuova biblioteca - dom inata dalla reto
rica (Temistio) e dalla grammatica (O ro e Eugenio). La filologia dellet
giustinianea non ha lo stesso fulgore dello studio del diritto o della
costruzione di Santa Sofia. Si discute lautenticit dei testi e, per buona
sorte, lo stesso Giustiniano a dare buona prova di s come filologo
nella disputa sulleresia m onofisita confrontando testi, verificando
fonti, investigando fatti e, soprattutto, m ostrando falsi alcuni docu
menti. Giovanni Lido appare filologo di basso livello m entre un vescovo
di Efeso, Ipazio, m ostra che le opere attribuite a Dionisio lAreopagita
non sono autentiche: barlumi di filologia dellU m anesim o italiano. N on
m ancarono i prodotti ordinari della tradizione: il Lessico geografico di
Stefano Bizantino, la Storia e il Ciclo di Agatia che forse raccoglieva
epigrammi anche dai m onum enti, il dizionario biografico di Esichio.
Prisciano, Procopio, Alessandro di Traile con i suoi Therapeutica lam bi
scono la storia della filologia. Al tram onto del VI secolo la vita lettera
ria langue e la lingua latina - prim a lingua di Giustiniano - in crisi.
Sotto Giustiniano diminuisce la produzione di libri? E stato supposto
da G. Cavallo, m a il W ilson non trascura una com ponente soggettiva
nei giudizi paleografici che sono la base di giudizi sul livello culturale .
Forse ci fu un seminario di teologia e il patriarca stesso cre una biblio
teca teologica.
Ai secoli alti del Medioevo, allet buia che dopo Eraclio si stende
fino al IX secolo il W ilson dedica due im portanti capitoli (III-IV) in
cui, se si eccettua Giorgio di Pisidia, non vi sono grosse personalit let
terarie. Ma listruzione prosegue l'iter norm ale e la trasmissione dei
testi conosce due eventi straordinari alla fine dellVIII: la carta subentra
al papiro e gi un p o prim a del IX lapparizione della minuscola segna
una rivoluzione. Si accelera la diffusione della cultura e si prepara la
grande rinascita con Fozio. Si perfeziona anche la tecnica di produ
zione con linterpunzione e i segni diacritici. D opo Eraclio, la grande
disputa iconoclastica e la guerra civile certamente fanno segnare un
declino agli studi di filologia e tuttavia le questioni di autenticit e di

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F IL O L O G I B IZ A N T IN I

attribuzione non sm ettono di essere trattate. Si scoprono i falsi e la


filologia profana diventa sacra. La filologia bizantina varia e arricchisce
la filologia ellenistica grazie alla nuova realt religiosa e alle controver
sie teologiche. La lotta iconoclastica contribuisce ad appuntire le armi
della tecnica filologica. C un fiorire di dispute ecclesiastiche su docu
menti. Bisogna aspettare Karl Lachmann per la riscoperta di una filolo
gica classica separata dalla filologia sacra-(non possiamo non pensare al
libro di Sebastiano Tim panaro, Il metodo del Lachmann ). W ilson ricorda
che il Concilio del 680 stato definito il concilio degli antiquari e dei
filologi. Si scoprono i falsi. N on m ancano maestri di scuola, gramma
tici, critici: Carace, Cherobosco, Ignazio Diacono, Giovanni G ram m a
tico, Teognosto, Michele Sincello. M olti grammatici professionisti e
insegnanti m inori contribuiscono a disegnare lo sfondo necessario perch
risulti che i grandi non sono generati dal deserto n sono cresciuti nel
lignoranza. Si dovrebbe riservare scrive il W ilson una discussione
particolareggiata solo ai filologi eminenti, ma ci com porterebbe il
rischio di creare limpressione che lapprezzam ento e luso della lettera
tura greca classica erano un fatto consueto. Il W ilson descrive perso
naggi e presenta codici che segnano in m odo emblematico il passaggio
dalla maiuscola alla minuscola e non indulge a sopravalutazioni. Egli
non crede che Giovanni Diacono che cerca vecchi libri nelle biblio
teche possa essere rappresentato come salvatore della letteratura classica
e rintracciatore di capolavori del pensiero patristico.
Il profilo di Leone il filosofo che dom ina il m ondo intellettuale del
IX secolo disegnato con serenit di giudizio: lautore prudente nella
valutazione delle sue annotazioni algebriche e riesce a darci u n im m a
gine illuminante di un personaggio emblematico che privilegia la scienza
sulla letteratura. La misura critica di W ilson dom ina la gioia della cor
retta individuazione delle caratteristiche culturali dellO ttocento. Che
Leone abbia usato le lettere greche come simboli algebrici non un
fatto sufficiente ad accreditargli un ruolo im portante nello sviluppo
della storia dellalgebra (Leone non indica norm e per annotazioni alge
briche n d esempi specifici).
Le notizie su manoscritti indicativi che troviam o in questepoca di
transizione sono, se altre mai, lesito del vagabondaggio del nostro stu
dioso nelle biblioteche europee e, specialmente, italiane. Certam ente
qui il manoscritto un testim onio di maiuscola o minuscola, legato ad
un tem po determ inato, m a soprattutto portatore di storia della cul
tura. Il rapporto fra lo scriptorium di Alien e la biblioteca di Fozio
pi una suggestione che una realt e tuttavia vediamo grossi contatti

PREM ESSA

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fra am bienti intellettuali. Lo scriptorium di Alien presieduto da un


esperto studioso di filosofia d perci u n idea dellattivit intellettuale
del tempo.
C om e nella storia della letteratura bizantina, cos anche in questo
libro dom ina la figura del patriarca Fozio, sim bolo di una fervida rina
scenza e punto term inale di u n incom piuta benemerita Storia della Let
teratura bizantina di S. Impellizzeri. Il capitolo di W ilson una vera e
propria m onografia su Fozio filologo, forse il maggior erede della filo
logia ellenistica: avidissimo lettore e propriam ente visitatore di tanti
testi, pi e m eno ignoti, ci lascia immaginare materialmente la biblio
teca in cui operava, i codici che toccava, accarezzava e apriva alla sua
non inerte curiosit. Il personaggio stato m olto studiato, ma c ancora
da indagare e sul piano della disponibilit di edizioni attendibili delle
sue opere dopo una buona edizione della Bibliotheca nella Collezione
Bud non pronta la completa edizione del suo Lessico avviata dal
Theodoridis (sul prim o volume, Berlin 1982, possiamo leggere la ricca
recensione di E. Degani, G nom on 59, 1987, pp. 584-595) dopo la
scoperta dellunico m anoscritto com pleto nel m onastero macedone di
Zavorda e degli Amphilochia appena uscita ledizione del W esterink.
Ma si sa che oggi una schiera num erosa di giovinetti filologi bizantini
d alla luce testi insignificanti per una sorta di fretta titolografica e tra
scura testi fondam entali per i quali dobbiam o ricorrere, ahinoi, ancora
alla Patrologia Graeca la cui gloria si offusca sempre di pi - nulla
di scandaloso, ma poniam o m ano a rimpiazzarla alm eno nei testi che
contano.
Il capitolo foziano sotteso di simpatia. E certo n on ci stupiam o se
la potenza della mem oria abbia suggerito al W ilson il confronto con
Lord Macaulay: a me sollecito di prospettare o cogliere aspetti comuni
allUmanesim o occidentale e aHU m anesim o bizantino sarebbe venuto
spontaneo il paragone con Pico della M irandola. Ma la simpatia non
disgiunta dallarguzia: sar poi vero che Fozio leggeva fino in fondo il
testo dellautore che passava in rassegna o precorre qualche recensore
dei nostri tem pi che n on arriva al colofone del libro che giudica? W il
son non lo crede perch certo egli non un osservatore cinico.
Fozio rimane un lettore onnivoro e forse cede troppo al fascino non
tanto dellO riente quanto di testi non sempre esemplari e trasferisce a
Cirillo la tecnica ermeneutica (aristarchea) di O m ero, del cui ban
chetto restano nelle opere di Fozio poche briciole, pochi avanzi im pro
duttivi. N on so se la presenza di O m ero e di Platone o Aristotele nei pro
grammi dinsegnam ento sia sufficiente a spiegare il silenzio del Patriarca,

18

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

che per va in visibilio per S. Basilio o Imerio. vero: gli eretici lo


preoccupano, n on gli scrittori pagani. E, daltronde, perch mai sarebbe
esistito S. Basilio se non fosse cosi? La sua critica letteraria anche
quando ben applicata - il caso di Isocrate - non fuoriesce dalla rete
del linguaggio dionisiano o ermogeniano. Sarebbe facile deplorare che
gli Atticisti lo interessavano pi dei creatori del grande dialetto attico.
Ma la sua insaziabile sete di conoscenza, pur indiziaria talvolta delle
sue debolezze, rim ane - insieme con lattenzione alle questioni filolo
giche (autenticit, esegesi, interpunzione) - u n eredit ellenistica, che
egli innova con linvenzione della rassegna letteraria spesso unitaria
mente concepita come rendiconto di contenuto e forma.
M eno faustiano e pi erasmiano il Fozio di W ilson ci consente un
approccio non solo al miracolo della sua Bibliotheca e alla dottrina del
suo Lessico e degli Amphilochia senza che vengano trascurate le lettere
- che ci attestano che il Patriarca lesse anche i poeti classici -, ma anche
allerudito critico e filologo nellimmediatezza del suo lavoro. E una
operazione solamente conservatrice? Certam ente no, se non ci sfugge
lo sguardo di Fozio alla societ del suo tem po al di l del destinatario
e del circolo dei suoi amici. Il suo atticismo non lo preserva dallinte
resse alla lingua che si parlava oltre loasi puristica del patriarcato come
la sua religione cristiana non gli pone barriere nellesercizio della cri
tica. Il problem a delle fonti presente al W ilson in un corretto stori
cismo, come il problema della nascita e dello sviluppo della sua Bibliotheca, di cui rimane difficile indicare una plausibile soluzione. Ma
credo che la Bibliotheca sia da giudicare opera aperta, incompiuta e,
com unque, non facilmente subordinabilc a ordine, simmetria, coerenza. 11
rilievo che Fozio d agli storici stato opportunam ente lumeggiato da
W ilson, ma non elimina lamaro della scarsa presenza degli eroi-fondatori,
Erodoto e Tucidide. Com unque, una grande mente.
D opo il patriarca di Costantinopoli, larcivescovo di Cesarea di
Cappadocia possessore della migliore biblioteca privata del m ondo
medievale: Areta. Il ritratto di W ilson non gli favorevole: forse una
visione critica un p o manichea? Se Fozio fu il bene, Areta fu il male?
Eppure anche il suo contributo alla rinascenza classica e, in genere, cul
turale, seguita alla fine delle dispute iconoclastiche, notevole e innega
bile. W ilson gli riconosce la ricchezza, ma lo allontana da Fozio in
ogni occasione, anche se, come Fozio, non fu intollerante verso la cul
tura pagana. Platone e Aristotele brillavano nella sua biblioteca insieme
a Euclide - esemplare eccezionalmente di scarso valore - e ad Aristide
esemplare non fondam entale - , ma non ebbe un interesse autentico

i'KI' MI-.SSA

19

per Platone n tantom eno per il suo stile: W ilson m olto attento a
cogliere Pirrilevanza delle sue note, quando gliene riconosce la pater
nit, perch sostanzialmente le sue aggiunte sono poche n alte. M odesto
nitico letterario, Areta non u n filosofo fine, come m ostrano gli
esempi socratici. Se la sua originalit posta in discussione, la sua
vanit - come mostra il rilievo di Patrasso, sua citt natale - lam
pante. N on ebbe interessi epigrafici n fu lunico a interessarsi di m ate
matica n prom osse una raccolta di lessici. H a contribuito alla cono
scenza di Pausania, Epitteto, Plutarco, ma salv veram ente Marco Aure
lio? Conosceva O m ero, ma in qual misura conosceva Callimaco? Let
tore ostile di Luciano, fu accanito nemico di G iuliano lApostata e la
sua polemica contro Leone Cheresfatte sproporzionata. Areta come
critico non supera gli schemi di Ermogene. A torto egli, scrittore oscuro,
critica loscurit stilistica di altri e non si preoccupa di difendersi. Le
sue note all 'Apocalisse m ostrano linsensibilit ai solecismi e, daltronde,
A reta fu un pessimo carattere: un critico permaloso e non edificante,
che non riusc a imparare dai suoi modelli larte di esprimersi con chia
rezza. I m anoscritti posseduti da Areta hanno rilievo per la storia dei
testi che ci hanno trasmessi, non per le sue note. Ma non ebbe un cir
colo di amici come Fozio n allievi con interessi filologici: autore di
pamphlets, acre e rude. Eppure conosceva E rodoto e Tucidide. Specialniente in vecchiaia fu lettore disattento e talvolta fraintese. La conclu
sione deliberatamente provocatoria del W ilson che Areta continua a
godere una reputazione troppo lusinghiera, superiore alla realt. Tutta
via, non dim entichiam o, alla fine, che la sua biblioteca privata, come il
Wilson giustamente afferma, ha il vantaggio di mostrarci lopera di un
collezionista e di farci valutare lim portanza dei suoi libri, degli autori
classici e che avvert la responsabilit di trasmettere tesori letterari alle
luture generazioni.
Areta ancora dimezzato allinizio del bel capitolo VII, che traccia,
sulla base dei m anoscritti - 1A ntologia Palatina brilla fra Demostene,
Platone, Aristotele, Teofrasto, Strabone, D ione Cassio, Erodoto, Tuci
dide, Senofonte, Luciano e Esiodo, Teognide, Eschilo, Sofocle, Aristol.i ne, Apollonio Rodio, M useo -, uno splendente panoram a del secolo
X (dai contem poranei di Areta appunto alla fine del secolo): vero che
dopo Areta n on ci fu un filologo di valore, m a Areta non cita Isocrate.
Personalit di scribi prendono rilievo: per esempio, Efrem, e, con loro,
committenti, possessori e collezionisti. U n fremito di aperta simpatia e
gratitudine percorre il ritratto di Costantino Porfirogenito, autore di
libri im portanti, ma soprattutto organizzatore, prom otore, operatore di

20

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

cultura non bene ripagato dai lettori medievali; il W ilson ci lascia sor
prendere il fecondo rapporto fra mecenatismo e istruzione e rimane
soggiogato dallintrepido ricercatore di libri in tutto il m ondo per estrarne
il meglio, anche se la biblioteca del palazzo era preclusa al pubblico. Il
Porfirogenito precursore del sapere enciclopedico si rese conto che i
libri erano gi troppi o troppo preziosi e potevano sfuggire ai lettori e
incrinare lentusiasmo per la lettura: il lettore m oderno, osserva W il
son, sopraffatto dalla carta stampata amm ira gli sforzi del Porfirogenito
- benem erito redattore di excerpta di storici che non sopravvissero
nella tradizione diretta - che non disponeva dellaiuto della stampa.
Le pagine sul Lessico che a me piace continuare a credere sia stato
scritto da un personaggio di nom e Suida sono m olto interessanti per il
filologo classico che spesso vi ricorre. Il W ilson, a mio parere, argo
m enta bene a collocare lopera negli anni 975-980 e propende, altret
tanto giustamente, a ritenere il Lessico - qualcosa di mezzo tra diziona
rio e enciclopedia - il risultato di un solo autore che si giov del
lavoro di ricerca di dotti responsabili della raccolta del materiale. Ma
vorrei ancora una volta sostenere che, dinanzi ai m odi aberranti o erro
nei in cui dopo il saggio del Doelger viene oggi citata la presunta
Souda e dopo le ipotesi strane di S. G. Mercati e di qualche epigono
pure seppellite dalloblio, sia il m om ento di tornare a valutare positivamente la parte della tradizione autorevole e responsabile degli autori
bizantini che dallarcivescovo Eustazio in poi non ebbero remora a
citare Suidas, che un nom e perfettamente bizantino: usciamo dal caos
e rifugiamoci nelle pagine che A. Adler dedic al benem erito Suidas
nella Realencyclopdie: atticista non rivoluzionario n stupido.
La straripante personalit di Michele Psello che dom ina la cultura
del sec. XI oggi in Italia accessibile per m ezzo della traduzione ita
liana del suo capolavoro storiografico, la Chronographia (Imperatori di
Bisanzio, a c. di S. Impellizzeri, U. Criscuolo, S. Ronchey, introd. di D.
Del C orno, M ilano 1984). Il saggio di W ilson nellYIII capitolo riesce
ad assumere una straordinaria attualit: esso preceduto da interessanti
paragrafi sulla vita della scuola - dove un profilo idealizzato di un
insegnante-modello, Niceta, che professa linterpretazione allegorica di
O m ero -, sul plutarcheo Giovanni M auropo, maestro di Psello, vescovo
di Euchaita, caratterizzato fra laltro da una lettera a uno studente
(appare marginalmente la questione della conoscenza del latino che,
invero, per noi saldamente legata a M assimo Pianude) e sul platonico
Giovanni Italo, allievo di Psello, vittim a dellintolleranza della Chiesa
processato e anatemizzato, im popolare sostenitore della filosofia piato

lKCMF.SSA

21

nica e del prim ato della cultura orientale nelloriginale difesa scritta dal
suo maestro. Il ruolo che W ilson gli attribuisce sintetizzato nella for
mula il potere dietro il trono, ma la sua personalit collocata,
soprattutto, sullo sfondo della vita letteraria. Pur con la sua consueta
prudenza e la ripulsa di pregiudizi, il W ilson consapevole che lo stato
attuale delle edizioni pselliane non soddisfacente e, tuttavia, delinea la
posizione di Psello nei confronti delleredit classica nel m odo pi
esauriente possibile: un talento che non si lasci reprimere dai nemici.
Lealista nella religione cristiana, non poteva tuttavia limitare il suo
apprezzam ento della civilt letteraria classica agli aspetti m eramente
formali. La continuit della formula basiliana fuori discussione e
.inche il suo linguaggio variato e adattato: com unque, deve difendersi.
La sua visione intellettuale complessa n sono infondati i dubbi
sullautenticit della sua form azione culturale. Il platonism o e il neopla
tonism o a stento riescono a dim orare nella religione cristiana rischiosa
mente professata. Fu veramente lautore del saggio sui demoni, De ope
ratone daemonum H a ragione il G autier a sottrarglielo? Ma il suo
interesse per il m ondo astrale, magico, teurgico, insom m a pseudoscien
tifico, difficilmente esorcizzabile. Pur professore e insegnante, non
imm une da allarmanti lacune di cultura generale, anche se amici e
am m iratori lo trattavano come un trust di cervelli. N on lascia cadere
linterpretazione allegorica di O m ero praticata dal suo modello Niceta
e cerca di volgere i misteri della poesia in term ini cristiani, il falso m ito
greco nella verit cristiana. C onobbe testi che ora non conosciamo? Le
sue vanterie hanno un fondam ento di verit? La sua maniera di leg
gere, il tentativo di accreditare la conoscenza di testi in misura mag
giore della realt, la sua tecnica approssimata del com pendio si accor
dano con la rappresentazione di Psello come la personalit pi inte
ressante e im portante di tutta la storia bizantina? M aestro di allievi di
lutto il m ondo, arabi e musulm ani, egiziani e finanche etiopi - se dob
biamo credergli e non si tratta di una autom itizzazione sullesempio di
Pitagora - Psello fu propulsore della conoscenza di Platone in Armenia
e il suo im pegno culturale giunse nel m ondo arabo. Ma la popolarit
dei suoi scritti non confermata dal num ero dei codici: della maggior
parte una sola copia o due: dunque, per questaspetto non trascurabile,
il suo destino non diverso da quello dellautore bizantino medio. Il
favore di cui godette in vita n on dur oltre la sua morte.
Anche lattivit di Psello critico letterario disincantatamente giudi
cata da W ilson. Lencom io di Simeone Metafraste non sfugge alliper
bole, anche se Psello ammette che Simeone non paragonabile sul piano

22

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

stilistico agli autori pagani; il saggio su Giovanni Crisostom o - con


trapposto ad altri Padri della Chiesa stilisticamente complessi - manca
di citazioni puntuali; il breve saggio sullo stile del C risostom o e dei tre
grandi Cappadoci alla fine risulta di scarso interesse; il saggio su
Gregorio N azianzeno - che W ilson espone con particolare estensione pone problemi gravi di attendibilit: Psello conobbe direttamente Eschine
socratico? E i rappresentanti della Seconda Sofistica? Lolliano rivelatoci
ora come romanziere da A. Henrichs? La dottrina di Psello dipende
dalle Vite dei sofisti di Filostrato - su cui ora abbiamo la monografia di
G. Anderson (1986) - e di Eunapio. E i suoi giudizi sul Menesseno pla
tonico, suWEpitafio pseudodem ostenico e su quello tucidideo sono, in
realt, strani e deludenti. Il W ilson per riuscito a trasmetterci len
tusiasmo del critico medievale per il suo eroe, senza entusiasmarci. Il
saggio pselliano sui rom anzieri Eliodoro e Achille Tazio im portante
come indizio di un interesse non classicistico e della diffusione di
quella letteratura di trattenim ento superiore a Longo Sofista, ma il W il
son - che agevola la mediazione di un testo purtroppo non sempre
sicuro - riconosce che si tratta di un saggio n originale n illuminante,
inferiore a Fozio. Nella critica di Achille Tazio sfuggita a Psello la
caratteristica peculiare, la Ich-Erziiblung. N on si riesce a capire lentu
siasmo di Psello per lo stile di questautore. Linteresse di Psello ai Tra
gici - conobbe direttam ente Vlfigenia in Tauride~ La critica parallela,
ahim, di Euripide e Giorgio Pisida nel testo non sempre chiaro (la
precariet del testo non assolve Psello dallaccusa di essere talvolta
vistosamente prolisso) del Barb. gr. 240 riproposto recentemente da
A. R. Dyck, Psello accenna al Prometeo e ai Persiani di Eschilo, conosce
lOreste e YEcuba di Euripide - offre al W ilson lansa di un chiarimento
fondam entale sul rapporto dei Bizantini con il testo dei Tragici: i
Bizantini avevano perduto la coscienza che le tragedie attiche sono rap
presentazioni teatrali, che il dram m a greco spettacolo: per loro erano
testi di scuola. E questosservazione, tuttavia, non impedisce al W ilson
di denunziare la superficialit del saggio di Psello che mette insieme
due autori cosi diversi.
Il capitolo nono - da Alessio C om neno alla Q uarta Crociata -
certo dom inato dalle grandi personalit di Giovanni Tzetze e dellarci
vescovo Eustazio, ma come sistemato fra due rami di una cornice:
luno del com m ento filosofico ad Aristotele, laltro di due scribi (uno
solo ha un nom e, Ioannikios), che m ostrano la fecondit della cono
scenza delle mani e la possibilit di guardare al contatto Oriente-Occidente fra XII e XIII secolo da una singolare angolazione. Il prim o

PREM ESSA

23

ramo ci presenta il circolo aristotelico di Anna C om nena: il fiorire dei


comm entatori che pur editi nel corpus glorioso dellAccademia di Ber
lino a partire dal secolo scorso n on si possono dire veramente pubbli
cati. Q uesto capitolo si rivela un vero prolegomenon a un discorso tutto
da fare, la cui urgenza stata appena sottolineata dal nostro aristotelico
Enrico Berti (Filosofia oggi X, 1987, pp. 525-543): una vivida e con
creta rappresentazione dei com m entatori aristotelici (di buon auspicio
ora un ricco volum e su Simplicio, Berlin 1987). Sotto limpulso dellauirice dell'Alessiade, dopo i com m enti all 'Organon e tentativi sporadici
sull 'Etica Nicomacbea, si com m entano YEtica Nicomachea, le opere bio
logiche, la Retorica. E W ilson ci avvicina a Michele di Efeso, al m etro
polita di Nicea, Eustrazio, al m etropolita di Trebisonda, Stefano Scilitze, anche in alcuni particolari concreti, in alcuni errori. I com m enti
complessivamente di n on grande valore , inesatti o prolissi, contribui
scono, in ogni caso, alla storia testuale ed esegetica di Aristotele, i cui
manoscritti ritornano insieme con G iovanni Filopono, ma anche con i
Tragici, a proposito dei due scribi a cui con evidente compiacimento il
W ilson aggiunge unaltra figura a lui cara, Burgundio di Pisa, il pi
importante traduttore dal greco in latino del secolo XII (cfr. ora SIFC
Terza Serie IV, 1986, pp. 113-118).
Per una valutazione adeguatamente realistica di Gregorio di C orinto
il W ilson fa appello al gusto e alla filologia dei moderni. E vero che
anche nel caso di questo famoso grammatico difficile individuarne
con esattezza il ruolo per lattuale condizione non soddisfacente degli
studi sulle sue opere: tuttavia il W ilson non esita a definirne i limiti,
non ostante il num ero eccedente di manoscritti. Gregorio consigliava
certe letture (i rom anzieri e i nuovi sofisti) e pretendeva di insegnare a
scrivere lettere e a com porre versi: per questo secondo scopo egli pro
pone come m odelli Sfocle - senza essere Lewis Cam pbell - e Licofrone suscitando lironico sorriso dei m oderni lettori dell 'Alessandra
(anche la Yourcenar ci ha provato). Nel suo libro sui dialetti greci W il
son addita oscuri sospetti di ignoranza, una serie di osservazioni scon
nesse non ordinate n prive di errori, incapacit di com prendere deter
minati costrutti e capacit di false osservazioni.
Alla filologia imperfetta di Giovanni Tzetze W ilson dedica lo spa
zio necessario per definire il valore limitato della sua prolificit. Ai suoi
tic di filologo verboso e vanitoso non corrispondono meriti adeguati:
Tzetze ci m ostra il rovescio della medaglia filologica. Ossessionato dai
furti letterari non m eno che dallallegoria, sollecito di curiosit cronolo
giche, non ha le qualit di un editore di testi; critico dei comm entatori

24

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

precedenti come Proclo, ha qualche merito come autore di prolego


meni a Aristofane e di notizie sulla biblioteca di Alessandria: un reso
conto ambiguo non del tutto attendibile ora accuratamente riesaminato
da L. Canfora. Leggeva pi Ipponatte e pi Callimaco di noi, anche
pi Euripide di altri Bizantini, ma non seppe trarre vantaggio dalla
conoscenza del Ciclope.
Anche se conobbe un testo com pleto dell 'Antigone - o, pi proba
bilmente, conosceva il v. 1167 da Ateneo - il celebre com m entatore di
O m ero, larcivescovo di Tessalnica, Eustazio, non fu un grande filo
logo. C om m entatore prolisso e incontentabile dei poem i omerici ampia
m ente illustratoci nel 1971 da M. van der Valk, non fu originale anche
se pot consultare testi ora per noi perduti, ma accolse una richiesta di
studenti per lIliade e volle confutare, per l'Odissea, lidea che il poema
fosse una raccolta di falsi miti: suo m erito fu dare una versione com
pleta della critica antica su O m ero. Autore di un curioso saggio sugli
ipocriti del suo tem po comparati con le maschere dei personaggi del
teatro antico, utilizz i Caratteri di Teofrasto, ma non si pu affermare
che conoscesse un Teofrasto pi completo. C om e critico aristofaneo si
rifa ai suoi com m enti omerici, come critico pindarico mediocre (voleva
aiutare il lettore a scrivere e a capire). Ebbe la sorte di leggere i dram m i
alfabetici di Euripide in una copia che a Tessalnica fu scoperta suc
cessivamente da Dem etrio Triclinio e di essere cosi uno degli anelli
della trasmissione del teatro di Euripide.
Testimone della decadenza letteraria di Atene, larcivescovo Michele
Coniate, che da C ostantinopoli aveva portato la biblioteca impreziosita
dagli A ita e AAYEcale di Callimaco, rimane notevole per lespressione
di disprezzo per i Crociati latini, ignoranti di greco.
Il decimo capitolo sul greco nellarea del M ezzogiorno dItalia e
Sicilia un omaggio alla nostra terra ed di singolare interesse per il
lettore italiano. D opo lestate ravennate di G iustiniano, il greco conti
nua ad essere parlato e scritto a sud di Roma e in Sicilia. Nel m om ento
attuale fervono in Italia le ricerche paleografiche intese ad estendere il
ruolo degli scriptoria specie nella Puglia: a m onasteri come quello a me
particolarm ente caro di S. Nicola di Casole, centro di studio e di pro
duzione letteraria, e a chiese come quella di N ardo viene attribuita la
produzione di m anoscritti insigni. Il W ilson, come al solito prudente,
contrasta la tendenza ad identificare i volum i come italogreci quando
non vi siano prove cogenti e distingue acutamente dei codici quelli
scritti da noi da quelli che sono passati fra noi, dove tuttavia non vi
sono stati prodotti di alto valore filologico o recensioni di testi e com

PR EM ESSA

25

menti. D opo la splendida stagione al Vivarium di Cassiodoro, nella


Sicilia araba continuano la tradizione classica - D iodoro Siculo o com
menti aristotelici - e la produzione bizantina (Physiologus e Pbilogelos);
anche nellet norm anna testi vari - medici, sofistici, narrativi, epistolografici - vengono copiati: si afferma la scrittura di Reggio che per
lascia spazio ad altri stili. Sintreccia anche il discorso sulla Scuola
Medica Salernitana che era alimentata specialmente da versioni latine
di testi medici e, dopo un accenno a G iacom o di Venezia e al predi
letto Burgundio di Pisa, allorizzonte siculo compare Enrico Aristippo,
che opera nella Sicilia norm anna, dispone di una biblioteca greca dom i
nata da scienza e filosofia, traduce in latino il Menone e il Fedone, forse
Diogene Laerzio, il cui codice pi im portante, III B 29 di Napoli, com un
que, di fattura palermitana (ipotesi di Cavallo e W ilson), e Gregorio
di Nazianzo e collabora con lammiraglio Eugenio traduttore di Euclide
dallarabo (la colta societ norm anna trilingue) e autore - quel che
W ilson tace - di poesie non indegne n del tutto convenzionali, prelu
denti alla stagione otrantino-gallipolitana del circolo di Nettario, abate
di S. Nicola di Casole. U n rilievo critico n on trascurabile che i testi
greci che si leggevano da noi sono uguali a quelli di Bisanzio e delle
province occidentali dellim pero. Cos per la poesia, quella epigramma
tica fiorita a Casole mi parve analoga a quella bizantina (ricordo le mie
edizioni dei Poeti italobizantini di Terra d Otranto, III ed. 1985, e dei
giambi di Eugenio di Palermo, 1964). Il capitolo chiuso da un saggio
curioso di critica letteraria e mistica num erica conservato in un m ano
scritto del rom anzo di Eliodoro e dovuto al simpatico Filagato di Cerami,
per il quale mi limito a rimandare a un m io bilancio: Il problema Fila
gato nel voi. Studi bizantini e neogreci (Galatina 1983), pp. 49-51.
Alla fine del capitolo XI dedicato alla filologia nellimpero di Nicea
il W ilson ritorna allItalia m eridionale e alla Sicilia con im portanti par
ticolari che gli lasciano contrapporre - forse con un zinzino di pregiu
dizio - la m ediocrit della cultura apula al fulgore nella corte di Fede
rico II H ohenstaufen di cui il bizantino T eodoro Lascaris tess un elogio
funebre. LOccidente che penetra nellO riente n o n solo quello dei C ro
ciati: Guglielmo di M oerbeke, su suggerimento di Tom m aso dAquino,
si pone sulle tracce di Aristotele e lo m edia allOccidente e, soprattutto
rinviene testi greci oggi perduti. Nelle com unit italogreche e sicule
continua la grande tradizione classica da O m ero e Esiodo a Licofrone
e il W ilson, pur riconoscendo equam ente che la situazione culturale
analoga a quella delle altre parti dellimpero, trova deludente il quadro
italogreco: eppure egli non trascura nel celebre igum eno di Casole N et

26

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

tario lannotatore di O m ero e il lettore di Licofrone e sottolinea che


nelle biblioteche nostrane si conservavano copie uniche di testi antichi.
A mio parere, il fulgore della corte sicula non oscura i meriti del m ona
stero di S. Nicola di Casole nella trascrizione dei testi antichi e nella
creativit. Sul greco in area meridionale W ilson ritorna anche nel capi
tolo sugli Epigoni osservando che sotto gli Angioini la situazione non
la medesima che sotto i N orm anni. M entre fiorisce la filologia a
Bisanzio sotto 1 Paleologi, anche se non mancano copie di autori letti
nelle scuole e non ostante lunica copia del com m ento galenico al VI
libro delle Epidemie di Ippocrate, non c un filologo che possa compe
tere con Pianude o Metochites. W ilson non ha per Barlaam la conside
razione che forse merita (egli non riusc a trasmettere qualcosa dim
portante a Francesco Petrarca), ma pone nel giusto rilievo Simone Am
m ano che fonda il modello dell 'homo trilinguis, esperto in greco, latino e
ebraico, e Nicola di Reggio, traduttore di Galeno per Roberto d Angi.
Anche nel capitolo II sulle scuole della tarda antichit c traccia
della simpatia del W ilson per il Sud: la Sicilia gli apparsa come una
tappa im portante nel viaggio dei libri in lotta per la sopravvivenza.
Ma il capitolo XI Crollo e recupero m ostra la sensibilit pi propria
mente storica del W ilson il quale, come Fernand Braudel, crede che la
fine di Bisanzio dati alla Q uarta Crociata. N on solo politicamente. Le
perdite culturali non sono inferiori a quelle della caduta estrema di
C ostantinopoli nel 1453. Q uanti libri della Biblioteca di Fozio anda
rono perduti sotto linfuriare degli invasori veneziani? Certam ente Cal
limaco e gli storici. Lim pero di Nicea cerca il recupero, ma i suoi filo
logi non ci entusiasmano, anche se non sono indegni di attenzione:
Teodoro Lascaris fu un generoso produttore di cultura, cre biblio
teche in molte citt, aperte al pubblico. Egli ha un senso m oderno delle
rovine e della nostalgia del passato e si professa socraticamente igno
rante, ma crede nella validit dellinnesto cristiano nellolivo pagano e
possiede u n attrezzata biblioteca personale di cui solo due libri sono
superstiti. Laltro filologo, Niceforo Blemmide, possibile autore del Les
sico detto di Zonara, autore di testi scolastici sulla fisica e sulla logica
scarsamente originali, buon testimone della crisi culturale, simpone
come narratore della sua vita: la sua Autobiografa supera i limiti per
sonalistici. Per capacit e im portanza anche il patriarca Gregorio di
Cipro, citato per lo pi per una raccolta di proverbi, che opera nella
Bisanzio restituita capitale dellimpero, inferiore a Fozio: retore, non
dimentica Socrate, ma il suo saggio sul pensatore ateniese era forse solo
un modello di bella copia per gli allievi. In ogni m odo, i romanzieri

PR EM ESSA

27

sono trascritti su un codice di gran valore ora alla Laurenziana n m an


cano altr copie di classici che a stento esorcizzano il declino.
Il capitolo sulla filologia delFImpero niceno un contributo note
vole a intendere la crisi della civilt bizantina. H a ragione Braudel
(Una lezione di storia, Torino 1988, p. 49): N oi altri Veneziani, lim
pero bizantino labbiam o sm em brato da vivo ... N oi abbiamo pelato
viva Bisanzio e abbiam o visto, a partire dal 1204, veneziani e genovesi
arrivare sino al Ponto Eussino, sin nel M ar N ero .... LOriente non
poteva ignorare pi lOccidente.
Il capitolo XII sul rinascimento della filologia bizantina il pi
solido, il pi ricco e anche, per i frequenti riferimenti alla filologia clas
sica del nostro tem po, il pi problem atico e il pi istruttivo: in esso
batte la vena dello storico della filologia attento ad indicare i valori e a
scoprire loriginalit del lavoro critico e esegetico sui testi antichi e
della produzione personale in u n epoca in cui la situazione politica e
sociale versa in condizioni allarmanti e la coscienza che tutto ci che
cera da scoprire o da dire era stato scoperto e detto era pi consape
vole e forse pi patita e meditata. Era questo un topos? U na maschera?
C om unque, una consapevolezza che non frena il progresso della
ricerca che appunto nellet dei Paleologi rinnova il miracolo dellepoca
di Fozio. Che Fozio ritorni in questo straordinario capitolo come ter
mine di paragone, paradigma non raggiunto, non m otivo di stupore,
anche se devo confessare di n on condividere com pletam ente ladozione
del criterio com parativo che stata nociva, per m olto tem po, per altre
epoche della letteratura in lingua greca. Infatti, quella dei Paleologi
anche lepoca in cui i Bizantini si appellano a modelli non solo classici,
m a anche bizantini: anche se non un sintom o di antinom ia, , per,
un segno sicuro che nella continuit scompare lelemento esterno del
rituale e si approfondisce la coscienza del ruolo nella societ del tem po
e nella storia della letteratura im prontata al cristianesimo.
Ma anche nel culto dei m odelli ci sono novit e se lim portanza appa
rentem ente strana di un Aristide continua, Tucidide e Aristotele preval
gono su E rodoto e Platone. per nella evoluzione e nel progresso del
m etodo filologico che let dei Paleologi segna una pietra miliare: un vero
e proprio preludio alla filologia delle epoche nuove. La ricerca del codice
pi antico, la collazione, linterpretazione, la semiotica costituiscono il
background della recensio, che perci una conquista della pi matura
filologia bizantina, degna erede della superba filologia ellenistica.
Il valore e il significato dei grandi rappresentanti della filologia elle
nistica di questa et sono stati colti dal W ilson che, come al solito, non

28

FIL O L O G I B IZ A N T IN I

ha trascurato gli elementi che riescono a delineare lesistenza di una


classe intellettuale, attiva al di fuori di un circolo prestigioso. Il circolo
di Massimo Pianude e il circolo di D em etrio Triclinio segnano lapice
nellaffresco culturale tracciato dal W ilson.
Com e noto e come a pi riprese ho cercato di mostrare occupan
dom i della traduzione del Somnium Scipionis (PdP 59-60, 1958, pp.
165-168; 82, 1962, pp. 32-51), M assimo Pianude ha il merito fondamentale - anche-se esistito qualche precedente tentativo sporadico di avere introdotto la cultura latina a Bisanzio, non solo Cicerone e
M acrobio e Boezio e D onato e i Dieta Catonis, m a anche O vidio, il
poeta am ato nel M edioevo occidentale. Il W ilson pone il problem a
dellapproccio di Pianude alla lingua latina e chiedendo aiuto oppor
tuno allarcheologia ipotizza suggestivamente che un affresco di S.
Francesco di Assisi scoperto nel monastero di Cristo Akataleptos abbia
potuto stimolare linteresse di Pianude (preferirei ancora vedere nella
cultura latina a Bisanzio lesito positivo dellimpero di Nicea e dellav
vento dei Crociati). Pianude soprattutto lo scienziato e il maestro che
si occupa di musica, astronom ia, aritmetica, grammatica, che giunge a
tal punto di com petenza o presunzione da sostituire propri poveri versi
a tre gruppi di versi dei Fenomeni di Arato, forse anche nella scia di cri
tici che avevano modificato il testo di Arato per renderlo compatibile
con i fatti da loro osservati.
Il saggio planudeo di W ilson particolarmente impegnato. Credo
che la valorizzazione dellepistolario e lo studio dei codici abbiano con
sentito al W ilson di rappresentarci convincentem ente il ruolo di Pia
nude appassionato cultore di matematica, che si cim ent con Diofanto
rendendolo accessibile e modificandolo, e di studi geografici appron
tando le prime carte geografiche per il testo di Tolemeo. Editore e
interprete di autori atticisti, autore di u n antologia di estratti di scrittori
sacri e profani, di un corpus di manuali di retorica - vi figura Teofrasto
da lui em endato, ma anche decurtato - Pianude rinverdisce lo studio di
Plutarco con grandi edizioni di M oralia - sessantanove opuscoli - e
delle Vite, che gi indicano la sua personalit di filologo e di educatore:
come m ostrano altre miscellanee di poesia classica, le edizioni di O m ero
e Esiodo, di Pindaro e Aristofane, dei tragici, Pianude cre un circolo
di amici e unquipe di scribi. Studioso di Teocrito e di Apollonio
Rodio non di Callimaco, autore anche di un idillio non impeccabile,
oltre che ad Arato si interess a O ppiano, Trifiodoro, N onno: certa
mente pi famoso per il supplem ento di epigrammi a\YAntologia Pala
tina, unedizione fortunata forse im meritatamente.

PR EM ESSA

29

Prima del grande D em etrio Triclinio, il W ilson ci presenta nelle loro


caratteristiche fondam entali, il popolare storico arcaicizzante e para
fraste di Aristotele Giorgio Pachimere, lo scarsamente originale com
m entatore di Aristotele Giovanni Pediasimo, che nel margine bulgaro
dellim pero rivelava albagia e inconsistenza, lepistolografo preoccupato
dei posteri Giorgio Lacapeno, il filosofo Giuseppe lo straccione che
non si lasci soggiogare dal fulgore dei classici e per qualche barlum e
metrico - fu nemico dellenjam bem ent - m and in visibilio niente
m eno che Paul Maas, e soprattutto due filologi di un certo peso, stu
diosi di poesia greca, M anuele M oscopulo e Tom m aso Magistro.
Il filologo M anuele lavor soprattutto per la scuola a cui volle fornire
un corpus di autori, prim a di tutto O m ero rappresentato a stento dai
primi due libri dellIliade (il II, privato del Catalogo delle navi) - questo
non conferma che O m ero era la Bibbia dei bizantini - e poi Esiodo,
Pindaro, Teocrito, in cui difficile sceverare il contributo originale:
forse fu pi com m entatore che badava alle esigenze della scuola che
editore. N eppure le edizioni di Sofocle o dellEcuba euripidea risol
vono la questione del valore filologico di M oscopulo, norm alm ente
ammesso dai m oderni: forse il suo valore fu sapersi procurare buone
copie dei testi che lo interessavano. N on m eno problematica la figura
di Tom m aso Magistro: non trascur Eschilo come laveva trascurato
Manuele, fu autore di un Lessico che ebbe in Friedrich Ritschl leditore
che prim o applic a un testo bizantino il m etodo critico m oderno, fu
esegeta di Sofocle e di Aristofane e super i dram m i del curriculum
scolastico com m entando l'Edipo a Colono, m a n on riesce ad essere con
siderato dal W ilson un filologo che pratic la recensio.
O rm ai il quadro chiaro: di recensio si pu parlare solo per Dem e
trio Triclinio che porta a com pim ento la via aperta da Pianude, si com
porta come un filologo dellU m anesim o occidentale e, non m eno di un
aedo, sente lalito divino nel suo mestiere di filologo e affida alle sue
copie calligrafiche i testi pi celebri, prim o fra tutti YAgamennone: sul
suo autografo e sul m anoscritto della sua prim a edizione conservata
la migliore tradizione della pi possente tragedia greca. Il cuore di
W ilson futurus Sophoclis editor batte qui, nel paragrafo su Triclinio. Il
nom e di Triclinio prim o critico autentico del M edioevo figura nel
lapparato critico delle edizioni dei Tragici e di Aristofane. N on segu la
traccia latina di Pianude, m a come Pianude ebbe interessi scientifici e,
pi di Pianude, quelli letterari: rivide la sua Antologia, m a soprattutto
fu il prim o a capire che la strofa e lantistrofa nei canti corali della tra
gedia dovevano avere la stessa struttura metrica, onde deriva il contri

30

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

buto fondamentale al testo dei Tragici (n m inore fu la sua cura del


testo di Esiodo, Babrio di cui abbiam o lautografo, di Teocrito, Pin
daro). La sua competenza metrica applic al testo di Aristofane; i prolegomena delledizione sono specialmente notevoli per la parte dedicata
ai segni critici, dove Triclinio rivela la coscienza del suo valore e del
llite cui si rivolge, e il testo di otto commedie, con m olti migliora
menti, m ostra che Triclinio va al di l dei bisogni immediati della
scuola.
Ledizione di sette dram m i superstiti di Eschilo ricca di contri
buti, m entre quella sofoclea non sempre propone giuste soluzioni e
proposte attendibili, ledizione dei dram mi alfabetici di Euripide la
prim a, m a non la pi im portante: tutte le sue edizioni, com unque, si
im posero sulle altre.
Di Teodoro M etochites, che, a m io parere, autorizza un discorso
sullum anesim o bizantino - mi basti ricordare la concezione m oderna
che egli, considerato dai contem poranei una biblioteca vivente, ebbe
della biblioteca come compagna di vita quasi confidente, una conce
zione purtroppo sfuggita a G. Cavallo che non andato oltre lafferma
zione che la biblioteca a Bisanzio riflette il conform ism o culturale di
una societ (Introd. al voi. Le biblioteche nel mondo antico e medioevale
Bari 1988, p. XXVIII) - il W ilson cerca di afferrare la multiforme
natura. Il W ilson ha ben fatto a inserirlo fra i filologi antichi, anche se
propriam ente un critico letterario di alto rango e un filosofo con
interessi aristotelici e astronomici di grande rilievo. Il W ilson cerca di
dare una risposta a cinque quesiti intesi a definire i rapporti di M eto
chites con leredit classica che in fondo equivalgono alla domanda:
che cosa ha detto veramente Metochites? I suoi Miscellanea - una cui
traduzione in una lingua della cultura m oderna auspicherei fortem ente m ostrano che pot disporre di un num ero maggiore di fonti del nostro.
Metochites fu un lettore inesaurabile. Tucidide - anche se difficile
affermare che ebbe un ruolo nella trasmissione del suo testo - un suo
modello privilegiato, il cui stile arduo non sembra senza influsso sul
suo m odo di esercitare la critica. Il suo saggio su Demostene e Aristide
che ebbi la ventura di pubblicare per prim o - mi rimane il debito delVeditto princeps AcWEtbiks (ma cfr. intanto il m io contributo Logos Basi
leus. Cenni introduttivi allinedito Protrettico di Teodoro Metochites, in
A kten d. X V I. Intern. Byzantimstenkongresses, W ien 1983, pp. 359-378)segna u n netto progresso sui param etri della critica letteraria bizantina,
m a non ci suggerisce una sua predilezione. Tem peram ento tum ultuoso
e irrefrenabile, rim ane inquieto e implacato emulo delloscurit orga

PREM ESSA

31

nica di Tucidide e delloscurit che egli addita in Aristotele: pessimista


apparente, ritiene sempre di dover dire la sua e, in ogni caso, pone pro
blemi sul contributo della saggezza straniera alla civilt greca - un
tema m om iglianeo - , sullutilit della storia - un tema nietzscheano sul ruolo dellam biente sullo stile - un tema positivistico - rivelandosi
implicitamente non persuaso che tutto era stato gi detto. Il W ilson
chiama spesso in causa i m oderni, filologi e non (qualche perplessit di
Metochites sulla coerenza di Aristotele pu suscitare simpatia, il lettore
m oderno non pu condividere il discorso sul concetto teleologico-aristotelico senza ammettere il concetto di progresso, al m oderno lettore
Metochites pu apparire non diverso dagli altri scrittori bizantini se
non forse con un grado pi robusto di oscurit, il m oderno lettore si
chiede se realmente Metochites era consapevole della difficolt del com
pito di paragonare due personalit antitetiche come Demostene e Ari
stide) e ci m ostra la attualit della critica di Metochites, un filologo
non formale, ma piuttosto boeckhiano, anticonvenzionale e, a diffe
renza di molti altri filologi antichi e moderni, scintillante e spesso
improbabile e paradossale, provocante e colto, che esorcizzava il tra
m onto dellimpero nella splendida biblioteca di C hora e guardava al
futuro, oltre il Palazzo, diverso, come dice il W ilson, dalluom o medio
del Medio Evo.
La storia della filologia nellultimo secolo di Bisanzio breve, ma
rutilante di eccellenti contributi e di qualche osservazione di carattere
generale fondata sulla concezione che la paleografia uno dei fonda
menti della filologia o, che lo stesso, nel convincimento che il
mestiere del filologo divenuto pi difficile, pi complicato. Il destino
di un testo classico passa attraverso le m ani degli scribi che copiano
sapendo quel che copiano. La paleografia, anche se oggi, com era giusto,
ha una sua autonom ia di disciplina, non pu essere negletta dalleditore
dei testi classici.
W infried Buhler nella splendida introduzione ai Paroemiographi
(Zenobii A tb o i Proverbia, voi. I, Gottingae 1987) ha dedicato unarguta
prosopografia alla nuova divinit della Codicologia, non inferiore a
Minerva, che un p o il sim bolo e il paradigma della nostra era filolo
gica. Ma, daltra parte, anche i paleografi farebbero bene a essere un po
filologi, a non ignorare almeno la natura del testo e dellambiente, oltre
la forma dellepsilon e del theta. La storia della filologia ha un senso
pi am pio che il rapporto dei Bizantini con i classici: un rapporto che
non mai semplice, com confermato anche nella seconda met del
XIV secolo quando - passi per Senofonte - Tucidide considerato un

32

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

retore. N on m ancano gli scribi che ci hanno preceduto nel considerare


la paleografia n on solo una tecnica, ma un campo di studio e una
necessit del filologo.
Gli epigoni hanno la com prensione del W ilson, forse anche la sim
patia: chi epigono non detto che non giochi u n ruolo. Lallievo di
Metochites, Niceforo Gregora proprio in uno scritto religioso si occupa
di problem i di interpretazione e, tra laltro, emenda e supplisce lacune
nel trattato musicale di Tolem eo con tanto ardim ento da suscitare la
reazione del nostro Barlaam e nelle Lettere - che subirono u n eccessiva
mortificazione nelledizione Bude del Guilland ora riscattata dal nostro
P. L. Leone - e in una strana declamazione offre testimonianza di un
certo declino della filologia.
Il circolo di Mistr, dove si copiano Plutarco, Tucidide e Senofonte,
dom inato da Giorgio Gemisto Pletone: W ilson non apprezza m olto il suo
platonismo. Il tentativo di restaurare la cultura pagana gli appare inven
zione di u n immaginazione malata senza il supporto di u n alta filologia.
Merita di pi, a parere di W ilson, G iovanni Chortasm enos che salv il
Dioscoride di Vienna pur violandone gli spazi bianchi intorno alle minia
ture e fu paleografo provetto e perspicace. Scriba di alto livello fu anche
Chrysococces, che, come C hortasm enos, lavor per gli umanisti quali
Filelfo e lAurispa. C om unque, finch Bisanzio n on cadde sotto i Turchi,
si continu a leggere greco, addirittura il rom anzo di Eliodoro.

Ili
Una parola conclusiva sulla storia della filologia bizantina scritta
dal W ilson, paleografo e filologo, possiamo dire senza ignorare ci che
lautore ha scritto alla fine dellopera. La filologia bizantina che pur
continua la classica e prelude alla filologia umanistica ha una fisiono
mia che non pu essere confusa. N on vi fu un Callimaco poeta e filo
logo n un Erasm o che avvert profondam ente la religiosit del mestiere
di filologo n un Ficino che riceveva e trasmetteva intatti i fremiti del
lantica civilt. E, tuttavia, se manc la coscienza del nesso fra poesia e
filologia che il Pfeiffer scov nella nascita della scienza filologica elleni
stica o la creativit e la sensibilit degli umanisti occidentali, i Bizantini
nella trascrizione dei testi antichi, nella cura di trasmettere il testo migliore
possibile, nellim pegno esegetico e, soprattutto, nellinsegnamento e nel
lamore del libro, nella convinzione della storicit del patrim onio cultu
rale quale civilt da conservare, coltivare, trasmettere, furono a vario

PREM ESSA

33

livello, secondo le capacit del singolo e le condizioni dellepoca, filo


logi abili nella critica del testo e non, per questo, m eram ente e sola
mente formali. Risolsero il dilem m a paganesimo-cristianesimo non senza
difficolt e dim orarono con C risto e Socrate in m odo non sempre coe
rente ma, com unque, conservarono, rinnovarono, contam inarono lo spi
rito antico senza lasciarlo perire. N on riuscirono a salvare tutto, ma
hanno dato alla storia della cultura universale e, in particolare, europea,
un contributo di innegabile, inesauribile valore.
Furono umanisti? E una dom anda che non pu essere limitata ai
filologi. Nel m illennio bizantino lum anesim o non uguale n costante,
ma le grandi personalit che nello spirito cristiano produssero prosa
saggistica o poesia edificante si alim entarono alle sorgenti classiche, cre
dettero al classico come m odello di vita altrettanto vitale che i Salmi e
il Vangelo. Lum anesim o quando feconda un intelletto vivace e tem pe
stoso come il M etochites non m olto diverso dallatteggiamento dei
nostri umanisti che sentono nel classico una parte di s, una valenza di
contenuti e form e esemplari. Il classicismo bizantino stato anche una
prigione e la consuetudine con lantico fu un habitus spesso senza fer
menti e quasi noia e routine. M a questo non implica n decadenza n
oscurantismo.
Q uesto discorso sullum anesim o bizantino che m i attrasse tanti anni
fa e fu materia di dibattito con il com pianto Agostino Pertusi non deve
far perdere di vista che il valore della storia di W ilson specificamente
metodologico ed principalm ente dovuto alla dim ensione paleogra
fica: la scienza paleografica che individua e distingue le mani degli
scribi pu dare significato e spessore alla filologia e non sempre ai filo
logi. Col m etodo paleografico il W ilson ha potuto individuare persona
lit anche non di prim o piano, ma tu ttaltro che trascurabili. La novit
di risultati lesito pi brillante e pi costruttivo della storia del W il
son: Fozio, Pianude, D emetrio Triclino non esauriscono la storia. Per
questo criterio W ilson si distingue dal Pfeiffer senza contrapporglisi: la
via aperta dal Pfeiffer si dirama in altri sentieri che hanno percorsi e
traguardi rilevanti e W ilson fra fatti e figure non ha tralasciato nulla di
essenziale, ma ha bandito il troppo e il vano, come purtroppo non sanno
o non vogliono fare m olti bizantinisti che pubblicano testi privi di signifi
cato di cui rigurgitano le nostre biblioteche.
Una storia come questa del W ilson non n u n enciclopedia n un
catalogo. E una storia di prima m ano che istruisce e suggerisce e segna
una tappa im portante nella storia della civilt letteraria in lingua greca.
E una prim a e originale esplorazione organica che pu anche preludere

34

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

alla storia della filologia umanistica, della filologia trapiantata in una


societ diversa, come dice il W ilson nel corso del libro. Egli qui non
si occupa degli studi greci nel Rinascimento italiano, ma non trascura
dati preziosi sul contatto degli umanisti con i dotti bizantini e sullav
vento di codici e copisti greci in Occidente. W ilson mostra di potersi
muovere nei m eandri di questa storia non meno complessa della bizan
tina con la disinvoltura di un gran signore. Pu darsi che un giorno
egli ci guidi nella nuova epoca quando lItalia riscopre le fonti origina
rie, lEuropa cresce, D em etrio C idone nellorm a planudea traduce T om
maso dAquino e il cardinale Bessarione invita i giovani greci a venire
in Italia e si inchina a Lorenzo Valla: lepoca nuova in cui Bisanzio
consegna leredit a Firenze.
M arcello

Napoli, 17 agosto 1988

G ig a n t e

FILO LO G I BIZANTINI

PREFAZIONE ALLED IZ IO N E INGLESE


Lo stile e l organizzazione di questo libro richiedono una parola di
spiegazione. In primo luogo, il libro potrebbe essere considerato troppo
breve dal momento che descrive un processo culturale durato un millennio.
Certamente si sarebbe potuto scrivere un libro pi lungo, ma, dopo aver
raccolto materiale per quasi ven tanni, m i sono reso conto che molti anni
ancora sarebbero stati necessari per u n opera esauriente e m i sono deciso
per una trattazione sinottica, relativamente breve, del tema.
Il risultato un 'opera di pi piacevole lettura e, in sguito alle conclu
sioni raggiunte nel corso della sua elaborazione, non ritengo molto verisi
mile che una redazione p i lunga, differita, avrebbe condotto a valuta
zioni sostanzialmente diverse sul valore da attribuire alle attivit dei filo
logi bizantini. In secondo luogo, il materiale di ogni capitolo, tranne lul
timo, in cui il carattere mutevole della storia da narrare ne eliminava,
come sembra, il bisogno, stato diviso in paragrafi. Tale il metodo adot
tato nel volume Scribes and Scholars (II ed., Oxford 1974; tr. it. Padova
1974 e 1987, III ed. col ttolo Copisti e filologi,), che pare abbia incon
trato il favore dei lettori e spero che una sua ripresa qui, in un libro pi
lungo, non dia un carattere troppo discontinuo alla narrazione.
Il
mio lavoro si basa su due tipi di documentazione, gli scritti di noti
filologi e manoscritti ricopiati da lettori generalmente rimasti senza nome.
Per porre in evidenza l'importanza dei manoscritti come fo n ti primarie, d
la loro collocazione alVinterno del testo. N o n menziono alcune produzioni
filologiche minori. La loro esclusione voluta e non m illudo che le mie
decisioni appariranno corrette in tutti i casi a tutti i lettori. Sono consape
vole di non aver analizzato il lavoro dei lessicografi, molti dei quali sono
anonimi; si potrebbe pensare che essi ricevono u n attenzione minore di
quella dovuta. A mia parziale difesa per questa mancanza, indico il fatto
che il progresso nella preparazione delle edizioni dei lessici stato molto

38

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

lento, cosi che non affatto facile delineare un profilo moderatamente


attendibile.
Ho cercato d fare economia dei rinvi bibliografici in quanto sono
convinto che la completezza a tal riguardo sia un'abitudine accademica
molto sopravi!aiutata a i nostri giorni (informazioni aggiornate di questo
tipo sono, comunque, disponibili nell'eccellente opera di consultazione del
proj. H . Munger, Die hochsprachliche profane Literatur der Byzantiner,). Le edizioni standard dei testi sono, generalmente, date per scontate.
Inoltre, ho risparmiato spazio evitando di citare i cataloghi che descrivono
i manoscritti a cui si f a riferimento. Ci presenta un inconveniente dichia
rato. L dove le mie informazioni, in qualche misura, differiscono da ci
che pubblicato altrove, il lettore deve inferire che ho esaminato il mano
scritto in questione e tacitamente corretto affermazioni che non reggono pi
alla luce delle conoscenze attuali.
E un piacere ringraziare l editore per lentusiastico sostegno e la rapida
pubblicazione del libro.
N. G. W.

PREFAZIONE ALLED IZ IO N E ITALIANA


Sebbene questo libro abbia avuto una buona accoglienza quando
stato pubblicato a Londra la prima volta nel 1983, sono pienamente con
sapevole del fatto che suscettibile di miglioramenti e che i continui pro
gressi realizzati nello studio di Bisanzio garantiscono un flusso costante di
nuove scoperte di cui occorre tener conto. Questa traduzione m i d loppor
tunit di apportare alcuni piccoli cambiamenti. Recensori ed amici hanno
dato qualche utile suggerimento e ho notato parecchie pubblicazioni recenti
che sollecitano una revisione del mio testo.
Purtroppo, la circostanziata recensione di Klaus Alpers in Classical
Philology 83 (1988% pp. 342-60 uscita troppo tardi per poter essere
presa in considerazione.
M a, nel complesso, il libro rimane lo stesso. Spero che continuer a ser
vire da utile incentivo nel dibattito sulla natura e la qualit della vita
intellettuale bizantina. L a mia trattazione non certamente completa e
forse il libro si sarebbe dovuto intitolare Filologia classica a Bisanzio;
qualcuno potrebbe mostrare che i Bizantini raggiunsero un alto livello
nella filologia teologica. Le mie conclusioni non sono del tutto lusinghiere
per i Bizantini; sar molto lieto se altri potranno mostrare che il mio giu
dizio poteva essere pi positivo.
Vorrei esprimere la mia pi cordiale gratitudine a Marcello Gigante
per linteresse manifestato per il mio lavoro.
N .G .W .

ABBREVIAZIONI

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B y zM o d G rS tu d
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JO BG
NGG
OrChrPer
ParPass
P B SR
PCPS
PG
P hW
RE
REB

A bhandlungen
A m erican J o u rn a l o f Pbilology
A nalecta B ollandiana
Bulletin o f th Institute o f Classical Studies
Byzantinische-neugriecbische Jabrbucher
B yzantine a n d M o d e m Greek Studies
B yzantiniscbe Zeitscbrift
C om m entaria in A ristotelem graeca
Catalogues des m anuscrits alchimiques grecs
Classical Pbilology
Classical Q uarterly
Classical R eview
D um barton Oaks Papers
Epeteris H etaireias B yza n tin o n Spoudon
Ecbos d'O rient
Gttingische Gelehrte A nzeigen
Greek, R o m a n a n d B yza n tin e Studies
H a rv a rd Studies in Classical Pbilology
Journal o f Hellenic Studies
Jahrbuch der Oesterreichiscben B yza n tin istik
Jahrbucb der Oesterreichiscben B yzantinischen Gesellschajt
Nachrichten der Gesellschaft der Wissenschaften in Gottingen
Orientalia C hristiana Periodica
L a Parola del Passato
Papers o f th B ritish School a t Rom e
Proceedings o f th Cambridge Philological Society
Patrologia graeca
Philologische Wochenschrift
Realencyclopdie
R evue des tudes byzantines

42

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R cw list'I'extes
R I-IC
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StudiB izN eoell
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V izV rem
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F IL O L O G I B IZ A N T IN I

R evue des tu des grecqms


R evue d histoire des textes
R iv ista d filo lo g ia e d i istruzione classica
Rheiniscbes M useum
Sitzungsbericbte
S tu d i classici e orientali
Stu d i italiani d i fd o lo g ta classica
R iv ista d i studi b iza n tin i e neoellenici
Transactions o f th A m erican Pbilological A ssociation
V iza n tisk j Vremennik
Z eitschrift fiir P a tr o lo g ie u n d Epigraphik

IN T R O D U Z IO N E

I. Cultura letteraria a Bisanzio


Lintento di questo libro di illustrare cosa accadde alla letteratura
greca dalla fine del m ondo antico fino al m om ento della sua ricom
parsa nellEuropa occidentale durante il Rinascimento. Giustamente
limpero bizantino di solito considerato responsabile della conserva
zione di una eredit culturale. Il mio obbiettivo spiegare perch i
Bizantini ritennero giusto agire cos e in che m odo si accinsero a tale
compito. E necessario, quindi, cominciare con u n illustrazione dellim
portanza da loro attribuita alla alfabetizzazione e alla cultura. Sebbene
gran parte del libro riguarder la filologia nel senso stretto della parola,
cio lo studio accurato dei testi letterari, sarebbe un errore considerare
gli scritti dellantica Grecia come se interessassero le epoche successive
soltanto per motivi letterari; ho cercato, perci, di non tralasciare gli
scritti filosofici e scientifici dellantichit. Questi ultimi, anche se spesso
si rivolgevano solo ad un gruppo ristretto di specialisti, erano tuttavia
di grande im portanza per loro perch costituivano la fonte migliore o
almeno certamente non trascurabile di inform azioni pratiche.
Spesso si considera limpero bizantino come u n epoca di declino.
Questa tesi non tiene conto dei suoi m eriti come terreno di origine di
un nuovo stile artistico e del suo influsso civilizzatore sullEuropa
orientale. D altronde, era sicuramente inferiore allimpero che un
tempo dom inava tutta larea m editerranea in quanto non era in grado
di garantire in term ini economici agli abitanti di citt e villaggi il
tenore di vita di cui aveva beneficiato la maggior parte dei cittadini
dellim pero romano.
Possiamo arguire che una delle conseguenze dirette del declino del
tenore di vita rom ano fu la riduzione del num ero delle persone che
ricevevano u n istruzione. Anche se sappiamo, principalmente dalle vite
dei santi, che listruzione elementare era alla portata di molti, resta tut

46

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

tavia limpressione che listruzione fosse m eno diffusa e il livello medio


di cultura m eno elevato rispetto al m ondo a n tic o 1. E difficile immagi
nare, per esempio, che una provincia bizantina potesse vantare lettori
con interessi cos vari ed eruditi come quelli che emergono dai papiri
trovati nelle zone di campagna dellEgitto greco-romano. Si sarebbe
tentati di inferire dal peggioramento della situazione economica
dellim pero bizantino che le prospettive di sopravvivenza della lettera
tura greca antica fossero poche e che quindi ci sarebbero poche possibi
lit <Ji farne loggetto di uno studio filologico. Certam ente m olto and
perduto e non si pu negare che i Bizantini non seppero salvare molti
testi a loro pervenuti. Leditoria e il commercio librario in genere erano
cos poco organizzati rispetto allantichit che luso di questi termini in
un contesto bizantino a mala pena lecito. Fozio, per fare lesempio
pi ovvio, nel IX secolo lesse molti testi che sbito dopo non furono
pi copiati. Ma per quanto una parte di colpa sia dei Bizantini, non li
si deve considerare come gli unici responsabili. Alm eno alcuni dei testi
letti da Fozio saranno andati perduti nel 1204 quando Costantinopoli
fu distrutta dalla Q uarta Crociata e cerano quasi sicuramente molti
altri libri che Fozio non pot leggere perch perfino la pi ricca societ
antica con tutte le sue risorse non era riuscita a produrre un num ero di
copie sufficiente a garantire la loro sopravvivenza in caso di guerra o
distruzione accidentale.
N ellmbito delle loro risorse limitate i Bizantini fecero uno sforzo
notevole per m antenere la cultura letteraria ad un livello elevato. Come
si vedr, conseguirono il loro pi grande successo in un periodo di
declino econom ico e politico nella seconda met del sec. XIII e nella
prim a met del sec. XIV. Ma conservarono in ogni tempo, sia pure in
una piccola fascia della loro societ, un intenso interesse per la lettera
tura. Si potrebbe asserire che, sebbene le loro attivit culturali fossero
ridotte a poche a causa delle circostanze economiche, lintensit dellat
tivit era superiore a quella di quasi tutti i periodi dellantichit stessa. I
Bizantini lottarono contro difficolt di ogni genere per affermare
quegli ideali che costituiscono i caratteri distintivi della loro societ. Il
governo richiedeva ai suoi funzionari pi im portanti delle buone basi
di letteratura classica ed essi cercavano di sfoggiare la loro cultura nei
docum enti stilati per la pubblica circolazione servendosi di un eccel

1
Si confronti il quadro dato da R. Browning, Literacy in th Byzantin
w orld, B yzM odG rStud 4 (1978) 39-54 e quello dato da F. D. Harvey, Literacy in
th A thenian dem ocracy, REG 79 (1966) 585-635.

IN T R O D U Z IO N E

47

lente stile in prosa e talvolta perfino di allusioni letterarie. Le aspetta


tive del governo nei confronti dei candidati alFimpiego nei ranghi
superiori del servizio civile risultano chiare da un ordine dellim pera
tore Costanzo e del suo collega m inore Giuliano nel 360 (Codice Teodosiano 14.1.1.): N essuno otterr un posto di prim o grado se non
dimostrer di eccellere per una lunga pratica di studi liberali e di essere
cos raffinato in questioni letterarie che le parole gli scorrano dalla
penna in m odo impeccabile. Anche se questo ordine pu essere stato
dimenticato presto e n on sembra sia stato rinnovato dagli imperatori
successivi, in pratica i governi successivi si com portavano come se lor
dine fosse ancora in vigore e le autorit ecclesiastiche. facevano lo
stesso. Ci si aspettava che i burocrati adoperassero uno stile elevato in
prosa nei docum enti che stilavano. D i quando in quando il nom e
dellautore veniva reso noto e cos capita che le opere complete di un
uom o di lettere includano il testo di un editto imperiale. Ce n uno
(sebbene sia un abbozzo piuttosto che il testo effettivo, poich diverge
per dettagli tecnici dalla form a usuale) negli scritti m inori di Michele
Psello; si tratta di una lettera spedita dallim peratore Michele VII Dukas
Parapinakes nel 1074 a Roberto il Guiscardo in cui si predispone il
contratto per il m atrim onio fra il figlio dellim peratore Costantino ed
Elena, la figlia di R oberto2. Anche Giovanni M auropo, contem poraneo
di Psello, ne incluse uno nelle sue opere complete (conservate nel Vat.
gr. 676); un abbozzo, in quanto alcune cifre non sono specificate, del
famoso decreto dellimperatore Costantino IX M onom aco che isti
tuisce la facolt di diritto nel 1045 circa3. D ocum enti di questo tipo
potevano essere largamente considerati come prodotti letterari per lim
portanza che attribuivano generalmente al pream bolo, nel quale di
solito lautore esponeva una parte dellortodossia ufficiale a proposito
dellimperatore quale rappresentante di D io sulla terra. La circolazione
di questi docum enti costituiva una parte im portante dellapparato pro
pagandistico del governo4, e il valore dei pream boli pu anche essere
individuato nel fatto che cerano diverse raccolte di form ule sia a bene
ficio degli am m inistratori appena assunti sia, forse pi probabilmente,
2 Ed. E. K U R T Z - F. D R E X L , Michaelis Pselli scripta minora I (M ilano 1936) 32934 (= F. D O E L G E R , Regesten der Kaiserurkunden des stroemischen Reiches von 5651453 (M onaco 1924-65) nr. 1003).
3 Ed. A. S a l a C (Praga 1954) (= D o e l g e r , Regesten, nr. 863).
4 H . H u n G E R , Prooimion: Elemente der byzantinischen Kaiseridee in den Arengen
der Urkunden (Vienna 1964) e R. B r o w n i n g , Notes on Byzantine Prooimia (Vienna
1966). Q uesti n o n m enzionano la citazione da Esiodo di cui si discute sotto.

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

per luso nelle scuole secondarie come parte del corso regolare di reto
rica (O xford V, Barocci 131 e Heidelberg V, Pai. gr. 356).
Lentusiasmo che gli amm inistratori m ostravano nello sfoggio di
cultura letteraria a volte poteva risultare esagerato. U n esempio singo
lare si trova in una lettera che limperatore Alessio III invi alla Repub
blica di Genova nel 11995.
Cosa ci poteva essere di pi inappropriato in una lettera rivolta ad
una citt-stato occidentale dove la conoscenza del greco era praticamente inesistente e tutta la comprensione della Grecia antica era filtrata
attraverso un num ero limitato di classici latini, di un esordio che
diceva: I detti e le massime degli uom ini saggi dellantichit pagana
non sono falsi, ma colgono regolarmente nel segno; per esempio il loro
saggio poeta Esiodo dichiar che u n intera citt paga il fio per un solo
uom o malvagio , che un rim ando ad un verso celebre delle Opere e i
giorni di Esiodo (240)? E non lunico esempio di cultura letteraria
applicata in m bito diplomatico. U n caso ancora pi singolare si
riscontra nella carriera di Leone Cherosfatte che prestava servizio come
inviato presso i Bulgari e gli Arabi. Le prim e 14 tra le lettere superstiti,
rese note da un unico manoscritto (Patmos 178), come accade spesso
con opere di letteratura bizantina profana, sono la sua corrispondenza
con il sovrano bulgaro Simeone e m ettono in acuto rilievo la combina
zione di cultura letteraria e furbizia con cui i Bizantini affrontavano gli
affari politici. Il compito di Leone, durante la sua prima missione
nell896, era di ottenere il rilascio dei prigionieri di guerra bizantini. I
Bulgari, sapendo che limperatore bizantino era stato capace di preve
dere u n eclissi solare, sfidarono il suo inviato a prevedere se i prigio
nieri sarebbero stati rilasciati. Di fronte al delicato compito di leggere
nei pensieri del nemico, Leone risolse la situazione redigendo una let
tera 6 che includeva una frase ambigua e complicata sul punto in que
stione. Lambiguit era creata dallordine artificioso delle parole nega
tive e dal fatto, che risulta chiaro dalle lettere successive, che il testo,
p u r essendo una comunicazione formale a un capo di stato, era privo
di punteggiatura. Lassenza di punteggiatura forse m eno sorprendente
di quello che sembra, visto che m olti manoscritti del IX secolo che ci
sono pervenuti non sono dotati di una punteggiatura completa. Si
meone lesse il testo nel m odo che egli riteneva ovvio, dichiar che non

5
Ed. F. M i k l o s i c h - J. M u k l l e R , A cta et diplomata graeea medii aevi (Vienn
1860-90) voi. Ili, 46-7 (= D o f . L G E R , Regesten, nr. 1649).
" Nr. 2 nelledizione di G. K o l i a s (Atene 1939).

IN T R O D U Z IO N E

49

corrispondeva ai suoi pensieri e rifiut di rilasciare i prigionieri, affer


m ando che lavrebbe fatto se linviato fosse stato capace di leggere cor
rettamente il suo pensiero (lettera 3). Leone rispose (lettera 4) dando al
bulgaro una lezione di interpretazione e di punteggiatura dicendo che i
suoi segretari non erano com petenti in tale arte. Simeone rispose con
un biglietto risoluto (lettera 5): N on ho fatto nessuna promessa
riguardo ai prigionieri; n on vi ho detto alcunch; non ve li rimander
indietro. Leone non si diede per vinto, m a sfruttando lassenza della
punteggiatura ancora una volta riusc a distoreere il senso della lettera
dei Bulgari come segue (lettera 6): N on ho fallito nel farvi una pro
messa riguardo ai prigionieri (usando la doppia negazione per fare
unaffermazione positiva, come pu essere fatto in greco); vi ho parlato
di ci; cos che non vi rim ander indietro? (spostando il pronom e
indefinito alcunch alla frase successiva e rendendolo interrogativo).
N on contento di questa ingegnosa interpretazione ne fece seguire
unaltra (lettera 7) in cui cercava di far apparire la prim a frase di
Simeone come ironica. N o n ostante la fragilit delle argomentazioni,
che avrebbero potuto essere inopportune e determ inare un deteriora
m ento dei rapporti, i Bulgari alla fine accettarono la richiesta bizantina
per ragioni che non sono ancora completam ente chiare.

II. Atticismo
Secondo una diffusa convinzione, nellantica Cina, laspirante
am m inistratore veniva rinchiuso per essere esaminato in una stanza
dove doveva scrivere tutto quello che sapeva. Allo stesso immaginario
candidato a Bisanzio sarebbe bastato scrivere un brano in cui avesse
rivelato la conoscenza della Bibbia e dei testi classici letti a scuola, ma
qualunque cosa avesse scritto avrebbe dovuto essere sottoposta ad
unindagine accurata per controllarne laderenza alle regole della prosa
attica ideale, della lingua d Atene nel V e IV secolo a.C. La conven
zione secondo la quale la prosa formale doveva esprimersi in questo
idioma arcaico risale ai tempi dellm pero rom ano. A quellepoca indi
cava probabilm ente u n desiderio consapevole da parte degli istruiti
greci, che soffrivano per la sottomissione del loro paese, di riacquistare
dignit e am or proprio grazie alla nostalgica imitazione del linguaggio
scritto dellepoca dei loro grandi antenati dellAtene classica sotto
Pericle e Dem ostene. Si prese a trascurare il linguaggio colloquiale e a
seguire invece lo stile, la sintassi ed il lessico degli autori vissuti 500

50

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

anni prima. Il greco non si era modificato in quei 500 anni come tante
lingue in un periodo analogo di tempo, ma i papiri recuperati in Egitto
ed i libri del N uovo Testam ento m ostrano che si erano verificate sem
plificazioni nella sintassi e una serie di cambiamenti lessicali. La nuova
m oda dellAtticismo, come chiamata per comodit, avrebbe sorpreso i
suoi ignoti inventori per laccoglienza che ha riscosso. Invece di rappre
sentare la m oda passeggera di una sola generazione prese piede a tal
punto da durare fino alla fine del periodo bizantino e si pu dire che
sia continuata, in form a diversa, fino ai tempi m oderni, grazie agli
sforzi di Adamantios Koras (1743-1833) per purificare il linguaggio.
Q uesto idiom a altamente artificioso divenne perfino la base del lin
guaggio parlato nel circolo limitato della corte imperiale negli ultimi
giorni di Bisanzio, se possiamo dar fede alla testimonianza dellitaliano
Filelfo (1398-1481) che visse a Costantinopoli negli anni 1420-277.
Limitazione di un linguaggio, in disuso da n o n m eno di mezzo
millennio, non era una cosa facile e ben presto furono escogitati dei
sistemi per aiutare lo studente che doveva impararne larte. La lettera
tura del V e del IV secolo av. C. continu ad essere studiata approfon
ditamente come prim a nelle scuole e vennero redatti elenchi di parole
ed espressioni attiche poich non era pi possibile per uno scrittore
dotato di am or proprio adoperare quelle ellenistiche o di autori pi
recenti. Vennero composte un gran num ero di guide lessicografiche per
laspirante scrittore, di cui alcune sono ancora esistenti. Due delle pi
antiche sono di Polluce che dedic la sua volum inosa compilazione al
futuro imperatore C om m odo tra il 166 e il 176 e di Frinico, un con
tem poraneo di Polluce che, a parte u n altra grossa opera andata per
duta, mise insieme un elenco di circa 400 parole che dovevano essere
evitate dallautore accurato. Pi tardi, durante il periodo bizantino,
furono spesso realizzate compilazioni del genere, di cui alcune di un
certo rilievo. Lultima degna di essere m enzionata di un professore
del XIV sec. in Tessalonica, Tom m aso Magistro.
Le difficolt di u n imitazione accurata sono ovvie e se allinizio la
m oda produsse degli scritti di qualit passabile ad opera di scrittori
come Luciano (120 circa - dopo il 180), quasi tutti gli scritti atticisti
successivi rivelano, a prim a vista, la superficialit dellimitazione.
Inoltre, gli stessi bizantini non potevano seguire facilmente testi scritti

7
Filelfo, Lettera nel L ibro 9, datata M ilano XV Kal. M art. 1451, indirizzat
Sphortiae Secundo .

I N T R O D U Z IO N E

51

in un linguaggio cosi artificioso. La Storia del patriarca Niceforo era


scritta in m odo tale da spingere un lettore a glossare diverse parole dif
fcili con alternative pi intellegibili e la biografia di Niceforo scritta da
Ignazio contiene molte glosse nella principale copia manoscritta (Vat.
gr. 1809)8. Anche altri fattori possono aver giocato contro la tendenza
a conservare le regole dellatticismo. Se giusto pensare che le opere
dellAtene classica costituissero lispirazione originaria, tale motivo
poteva non essere pi valido ai tempi del tardo im pero rom ano. Gli
abitanti della parte orientale dellim pero si autodefinivano rom ani
(Rbomaioi), erano governati da im peratori rom ani, non ostante la divi
sione dellim pero in due met sempre pi indipendenti, e Roma, pi
che Atene, era la fonte del loro sistema giuridico e delle istituzioni. Pi
im portante, ma senza risultati significativi, fu ladozione del Cristiane
simo come religione ufficiale dellimpero. Poich il paganesimo andava
gradualmente estinguendosi tra il IV e il V secolo, era ragionevole pre
vedere che i classici della letteratura pagana non avrebbero pi m ono
polizzato i program m i scolastici e n on sarebbero stati usati pi come
modelli di bella com posizione in prosa. La Bibbia era ormai nota a
tutti; perch non si sarebbe potuto usare il suo linguaggio per tutti gli
scopi letterari? In realt ci fu fatto fino ad un certo punto perch gli
scrittori cristiani adoperavano un miscuglio lessicale dal N uovo e dal
Vecchio Testam ento. C i non ostante, i pi continuarono a fingere di
imitare i modelli attici e nelle scuole i classici rimasero come modelli
letterari. Leffetto di questa costante dipendenza dagli antichi maestri e
della grande am m irazione fu precisamente quello che si aspettava. Nes
suno scrittore era libero di esprimersi secondo uno stile individuale se
intendeva seguire rigidamente le regole. Il retore Febammone affer
mava, senza fornire esempi a suffragare la sua tesi, che era possibile
conciliare limitazione con il carattere individuale9. Resta il fatto, per,
che ben pochi scrittori ottennero risultati superiori alla mediocrit. La
letteratura bizantina rimane nel complesso sconosciuta al pubblico
colto di oggi perch la si ritiene inadatta alla traduzione in una lingua
moderna che ne faciliterebbe la diffusione. In un passo eloquente sulla
decadenza del gusto a Bisanzio, G ibbon notava: N o n una sola opera
di storia, filosofia o letteratura stata salvata dalloblio grazie alla bel
lezza intrinseca dello stile, o alloriginalit della fantasia o almeno ad
8 Nicephori archiepiscopi Constantinopolitani opuscula historiea, ed. C. Boor
(Leipzig 1880) xvn s.
9 Ed. H . R a b e , Prolegomenon sylloge (L e ip z ig 1927) 382.1 ss.

52

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

unimitazione riuscita10. N on occorre essere un apologeta stravagante


per affermare che G ibbon esagerava e che le m em orie di Michele
Psello e la storia scritta da Anna C om nena, non ostante lo svantaggio
derivante dallo stile che i loro autori si erano imposti di usare, meri
tano lattenzione del pubblico m oderno.
Un grande inconveniente per i m oderni interpreti di testi atticisti
che la devozione dei Bizantini verso i loro modelli portava spesso
alloscurit dellespressione1'. I puristi sostenevano che le istituzioni
m oderne dovevano essere descritte con i term ini adoperati dagli autori
classici. Cos gli invasori stranieri provenienti da nord o da est pote
vano entrare nella narrativa storica solo come Sciti o Misii (forma
errata per Mesii) o Persiani, cio con i nom i degli invasori dei tempi
antichi provenienti da quelle zone. Lo stesso fenom eno si verifica con i
termini, pi che altro di origine latina, usati per descrivere il governo
dello stato bizantino. Nella pratica gli scrittori ogni tanto allentavano la
regola o aggiungevano una parentesi in cui concedevano alloffensiva
parola m oderna di apparire e di rimuovere cos lambiguit. M a non
sempre chiaro quando un autore ricorra a tale pratica. Lo storico Pro
copio usa la tecnica della parentesi esplicativa abbastanza spesso, non
solo per il linguaggio governativo, ma anche in riferim ento alla cristia
nit. La sua apparente obbiettivit, che implica un certo distacco nel
suo rapporto con la Chiesa, stata spesso interpretata come una mani
festazione di agnosticismo. Se si vedono le espressioni in questione nel
contesto della pratica atticistica chiaro che non esiste alcuna valida
ragione per considerare Procopio altro che un credente ortodosso.
N aturalm ente sarebbe stato conveniente per un eretico od un agnostico
usare le formule atticistiche, ma nessuno scrittore sarebbe stato sospet
tato dalie autorit della Chiesa a tale proposito. Lo stesso errore stato
fatto nei confronti di Agatia, contem poraneo giovane di Procopio che
continu la sua storia.
Gli scrittori atticisti riuscirono a mantenere le loro posizioni quasi
incontestate; solo occasionalmente si verific qualche protesta contro le
convenzioni. Limperatore C ostantino Porfirogenito (907-59) annunci
nella prefazione del suo Libro delle Cerimonie che avrebbe usato lo stile
semplice del linguaggio colloquiale e che i suoi scritti non erano rigida

10 Decime and Fall o f th R om an Empire, cap. 53, ed. J. B. Bury, vo). VI, 107.
" Sugli storici vedi Averii C a m e R O n , Agathias (O xford 1970) 75 ss.; per la
questione pi generale C. M a n g o , B yzantine Literaturc as, a Distorting M in o r
(Lezione inaugurale) (O xford 1975).

I N T R O D U Z IO N E

53

mente atticisti. Un altro scrittore che espone un punto di vista del


genere lautore del trattato sulle macchine di assedio che si ritiene
uno dei compilatori dellenciclopedia commissionata dallo stesso im pe
ratore. D opo aver osservato che alcuni term ini tecnici trovati nei testi
antichi non sono pi di uso corrente, egli chiede ai capziosi critici di
fraseologia, che pretendono una com posizione attica e altri meriti stili
stici, di non correggere il suo linguaggio umile e ordinario poich la
chiarezza uno dei requisiti essenziali di ogni libro di tecnica dellasse
d io 12. Alla sua richiesta fa seguire, cosa alquanto inattesa, un riferi
m ento alla Vita di Plotino (8 ) di Porfirio in cui il biografo spiega come
il suo maestro, nellabbozzare i suoi scritti, non desse im portanza alla
calligrafa, alla divisione delle parole e allortografia, ma si concentrasse
sul contenuto. La citazione ricercata e il nostro anonim o scrittore
ben lontano dallusare il linguaggio delluom o della strada. La sua pro
testa mite ed egli ebbe pochi simpatizzanti. Ma la presenza di una
piccola m inoranza che sfugge alla tentazione di arcaicizzare e di un
accenno di resistenza alla m oda im perante dimostrata dallesistenza di
una parafrasi di u n opera atticistica in uno stile pi popolare; la storia
di Niceta Coniate (circa 1150-1213) esiste in una versione del XIV sec.
che non pu essere propriam ente descritta come greco parlato del
tem po, ma che rappresenta chiaramente un tentativo di semplificazione
delloscuro e colto linguaggio di un autore affettato. Eppure i m ano
scritti della parafrasi non superano in num ero quelli del testo origina
rio n .

III. Gli autori antichi e i Cristiani


I
testi classici dellantichit pagana non avrebbero conservato il loro
posto nel program m a scolastico se vi fosse stata una campagna organiz
zata dalle autorit ecclesiastiche per eliminarli. In effetti il programma
non rimase com pletamente invariato: lo studio dei Salmi ne divenne
parte integrante. Si trattava ancora, com unque, fondam entalm ente, di
un insieme di libri pagani. N o n difficile trovare espressioni isolate di
ostilit verso una cultura straniera e antiquata da parte dei padri della

12 Ed. R. S c h n e i d e r , A bh. Goettingen 11 (1908) parte I, p. 8 (= 200.14 ss.);


vedi anche pp. 84-5 per il problem a della paternit.
u H . G. B e c k , in Byzantine Books and Bookmen, a Dumbarlon Oaks cnlloquium (W ashington 1975) 54.

54

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Chiesa. U n esempio lam pante emerge dagli inni di Rom ano nella
prim a met del VI sec. in cui alcuni autori classici tra cui O m ero, Pla
tone, Dem ostene e Arato sono presi di mira. Viene usata una serie di
intraducibili giochi di parole per schernire i pagani e tale attacco va
probabilm ente associato con la chiusura della scuola filosofica di Atene
ad opera di G iustiniano nel 529. Perch i pagani si autoingannano
con il tre volte m aledetto (tv xpiaxaraparov) Arato? Perch vagano
inconcludentem ente in direzione di Platone (iravwvxai Tipo5
IlaTwva)? Perch am ano Dem ostene il debole (tv adsvrj)? Perch
non si rendono conto che O m ero un sogno vacuo (veipov pyv)?
O m ero, Platone e Dem ostene erano i principali autori scolastici e
quasi sicuramente lo era anche Arato (315 circa - 240 circa av.C.) il
cui poem a di un migliaio di esametri sulle costellazioni ed i segni
indicanti il bello e il cattivo tem po era certo am piamente letto in
ogni tem po e veniva probabilm ente usato come introduzione ele
mentare allastronomia.
Rom ano continua: Perch parlano sempre di Pitagora che stato
m eritatamente ridotto al silenzio? N on cerano opere autentiche di
Pitagora, ma forse Rom ano si riferiva ad una falsificazione chiamata
Versi aurei. O ppure lattacco a Pitagora pu essere stato provocato dalla
sua teoria della trasmigrazione delle anim e che altrove serve come base
di opposizione contro gli eretici manichei. E stato anche notato che
Pitagora, insieme con Platone, un bersaglio della critica di Giusti
niano. Rom ano lancia anche frecciate rozze a Galeno e Ippocrate, chie
dendo loro di mettere a confronto la loro arte con i miracoli di guari
gione contenuti nella B ibbia14.
M entre Rom ano sembra rappresentare e appoggiare latteggiamento
delluom o della strada, m olti em inenti m em bri della Chiesa fortunata
mente ebbero u n opinione pi equilibrata dei rapporti tra le due cul
ture. Secondo una com une posizione di com prom esso bisognava sfrut
tare ogni elemento di valore presente negli autori pagani. Un influente
esponente di questo parere nella prim a met dellVIII secolo fu San
Giovanni Damasceno. Se possiamo racimolare qualcosa di buono dai
pagani non si tratta di cosa proibita per noi. D obbiam o essere come
onesti banchieri che am m onticchiano la genuina m oneta corrente e
rifiutano le contraffazioni. D obbiam o accettare i loro scritti pi nobili
e gettare ai cani i loro ridicoli di e i miti stranieri; perch possiamo

14
P. M aas, B Z 15 (1906) 1-43, spec. 20-2 (= Kleine Schriften M onaco 197
288-306, spec. 308-9.

IN T R O D U Z IO N E

55

ricavarne una grande fo rz a 15. Altrove G iovanni m enziona D idim o il


cieco (313-398), professore di esegesi ad Alessandria, per un atteggia
m ento simile di tacito consenso nello studio della grammatica, della
retorica e della filosofia per il beneficio che apportano allabilit di let
tura, allespressione potente e alla convincente argom entazione. C una
tacita implicazione che i testi pagani saranno utilizzati a tal fine e in
una metafora, che pu essere giudicata n o n proprio calzante, la gram
matica paragonata alla moglie di un altro uom o 16.
C om e Alessandrino, D idim o ebbe un illustre predecessore che
potrebbe essere chiamato in causa, se necessario, per idee del genere.
Origene (185 circa - 255 circa) dirigeva una scuola in cui si incorag
giava la lettura della letteratura classica con particolare calore nei
riguardi dei filosofi. Lunica eccezione riguardava gli autori che nega
vano lesistenza di Dio o della divina provvidenza, che dovevano
essere evitati17. E da ricordare il fatto che Origene aveva adottato una
delle tecniche della filologia pagana: il sistema di segni critici che si era
sviluppato ad Alessandria nel periodo ellenistico ad opera di Zenodoto,
Aristofane di Bisanzio, e Aristarco che forniva utili inform azioni al let
tore filolqgo ed era, in qualche m odo, affine allapparato critico di
unedizione dotta di oggi. Tale sistema venne utilizzato da Origene per
il suo lavoro sul testo del Vecchio Testamento. Ma probabilm ente il
pi influente fra tutti i padri che consigliarono esplicitamente una certa
familiarit con i classici fu San Basilio (330-379). Il suo breve saggio su
tale argomento, rivolto ai nipoti, fu regolarmente tram andato con la
raccolta delle sue omelie e bench non offra pi di una forzata ammis
sione del valore dello studio dei classici antichi, pure le idee espresse
nel saggio ne giustificano la m enzione in questo contesto.
Infatti Basilio am m ette che vi sono notevoli lezioni morali che si
possono apprendere da u n attenta lettura degli autori pagani e, dopo
aver fornito alcuni esempi, inizia lultim o capitolo con una frase la cui
interpretazione dipende dalla corretta com prensione da parte sua di
una delle sottigliezze dellattico classico, che nel complesso Basilio
usava con buona competenza, vale a dire luso di una particella (noi)).
Il suo testo, se tradotto secondo le regole dellattico classico, dice:
ma queste lezioni, immagino, potrem o apprenderle in m odo pi com
pleto anche nella nostra letteratura. Lespressione di diffidenza, che
15 De fid e orthodoxa, PC 94.1177B (p. 210 nelled. di B. K otter, Berlino 1973).
16 P C 96.344AB.
17 S. G regorio T aum aturgo, P C 10 10.88A, 1093A.

56

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

non pu essere altro che un cortese m anierismo accademico, non laf


fermazione di un uom o che am mette contro la propria volont che la
letteratura antica abbia un certo v alore18.
Le affermazioni di principio non sempre concordano con la realt.
Una migliore dim ostrazione di tolleranza estesa ai classici deve essere
ricercata nel com portam ento individuale. I libri letti da uno scolaro
m edio non cam biarono m olto, quando il maestro divenne un cristiano
anzich un pagano. Solo-una volta, per quel che risulta, e per di pi in
circostanze eccezionali di cui parleremo ancora, si verific un tentativo
deliberato di sostituire dei libri cristiani a quelli pagani. La persecu
zione dei Cristiani attuata da Giuliano nel 362 determ in una reazione
e Apollinare (310 circa - 390 circa), in collaborazione con il padre,
cerc di stilare un program m a scolastico com pletam ente cristiano19.
O m ero fu sostituito da una parafrasi dei Salmi in esametri di stile pseudo-omerico e i libri storici della Bibbia furono volti nel verso giambico
della tragedia greca. Secondo alcune testimonianze, parafrasi in esa
metri erano state sperimentate in precedenza su piccola scala20. Ancora
pi curiosa la voce secondo cui Apollinare avrebbe ricom posto i Van
geli e le Epistole in forma di dialoghi platonici. Da ci si pu dedurre
che, non ostanti i suoi scrupoli religiosi, egli sentisse il bisogno di con
servare la tradizione dello stile atticista e che fosse intenzionato a ren
dere attraente il N uovo Testam ento ai pagani che lo consideravano sti
listicamente indegno della loro attenzione. La seconda interpretazione
pu ricevere u n indiretta conferma dalla famosa osservazione di S.
Girolam o a proposito dello stile di S. Luca, giudicato migliore di
quello degli altri evangelisti, perch egli era un dottore e scriveva per i
G reci21. Ma la rivolta di Apollinare contro la prassi dellistruzione
presto lasci il posto ad una inerzia pi tradizionale. La minaccia del
paganesimo scem quando G iuliano fu ucciso in Persia. Esiste ancora
una parafrasi dei Salmi, la cui autenticit non generalmente accettata,
e le altre opere sono andate perdute.
Apollinare fu dim enticato, la sua scomparsa fu forse accelerata dal
fatto di essere dichiarato eretico. Resta il fatto che i Cristiani no n ave
18 St. B asii on thee Value o f Greek Literature, ed. N . G. W l L S O N (Londra
1975) 10.
19 S o c r a t e , Hist. Eccl. 3.6 S o z o m e n . , Hist. Eccl. 5.18 fornisce un resoconto
leggermente diverso e m eno plausibile.
20 K . T h r a e d e , Reallexikon fiir A n tike u n d Christentum s.v. Epos, 5 (1962) 999.
Sem bra superfluo lo scetticism o a proposito della verit del racconto.
21 Lettera 19.38.

IN T R O D U Z IO N E

57

vano una letteratura capace di fornire un intero program m a di testi da


sostituire al sistema di istruzione tradizionale. Giuliano assest loro un
duro colpo proibendo ai Cristiani di insegnare i classici. I genitori cri
stiani avrebbero dovuto far istruire i loro figli da miscredenti o far rice
vere loro una scarsa istruzione. M olti si resero conto che qualcosa
andava perduto abbandonando i testi che avevano istruito i Greci per
centinaia di anni. I filosofi greci stessi fornivano gran parte del mate
riale necessario per confutare le follie del paganesimo e le idee deplore
voli di gruppi im m orali come gli epicurei. N o n si reputava necessario
censurare i testi che erano apertamente il conflitto con il pensiero cri
stiano o i gusti pi tim orati incoraggiati dalla nuova religione. In alcuni
casi difficili pot essere adoperato lespediente dellinterpretazione alle
gorica. N o n che si trattasse di una novit: sembra che fosse stata svilup
pata originariam ente da un certo Teagene di Reggio, fin dal VI secolo
a.C., per evitare linterpretazione letterale di alcuni brani omerici che
davano u n immagine poco lusinghiera degli di. Il m etodo non fu una
m oda passeggera, m a fu impiegato successivamente dagli Stoici e esiste
ancora un breve pamphlet sotto il nom e di Eraclito che spiega il signifi
cato allegorico di m olti passi omerici. Poich i Cristiani stessi tende
vano a spiegare cosi i loro libri, poterono prontam ente intenderlo
come mezzo per rendere accettabili i testi pagani.
Finch il paganesimo continu ad esercitare un certo influsso sulle
classi colte, pagani e cristiani spesso lavoravano insieme in buoni rap
porti. Per esempio un professore cristiano di retorica non escludeva un
pagano dai suoi corsi. Nel IV secolo, ad Atene, Proeresio faceva lezioni
ed era amm irato dal suo studente pagano Eunapio. N, d altra parte, i
m em bri della Chiesa rifiutavano insegnanti pagani. S. Gregorio di
Nazianzo si recava non solo da Proeresio, ma anche dal pagano Imerio.
San Basilio studi con Libanio, eminente professore di retorica del suo
tempo, noto pagano, e la corrispondenza tra i due uom ini, spesso rite
nuta un falso, sembra oggi essere in gran parte autentica22. S. Gregorio
di Nissa, avendo ricevuto da Stagirio, che era probabilm ente un inse
gnate pagano di Cesarea in Cappadocia, la richiesta di legname per
fare il tetto alla sua casa, rispose argutamente con allusioni letterarie
che avrebbero costituito uno sfoggio di cultura classica ancora pi
impressionante se il suo interlocutore fosse stato un seguace del cristia
nesimo. Egli riprende un term ine rarissimo rivoltogli da Stagirio e sug
22
P. M a a s , SB Berlin 1912, 1117-9 ( la seconda parte di u n saggio inspiegabile
om esso dalle sue Kleine Schriften). Cfr. anche Greg. Nyss. ep.
13.

58

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

gerisce, erratamente per quel che siamo in grado di giudicare, che era
stato tratto da Platone; ma poi dice che fornir la legna richiesta nella
forma di tronchi che nel linguaggio del vostro poeta preferito Om ero
gettano lunghe om bre e poich ti sei tanto interessato di guerre per
siane nei tuoi studi te ne dar tanti quanto il num ero dei soldati che
com batterono alle T erm opile23.
Successivamente, nella scuola di Gaza, nel tardo V secolo e allini
zio del VI secolo, entram be le letterature vennero studiate insieme. Pi
o m eno in quel periodo troviam o un buon esempio del valore che i
cristiani attribuivano alleducazione tradizionale.
Zaccaria Scolastico rim and linizio dei suoi studi di diritto di un
anno per migliorare la sua conoscenza della letteratura ed confermato
specificamente che egli intendeva dimostrare ai pagani che i cristiani
potevano raggiungere lo stesso livello dei pagani in un campo che essi
tendevano a considerare di loro esclusivo d o m in io 24. Ancora pi signi
ficativo un episodio della polemica dottrinale tra S. Gregorio di Nissa
e Eunom io nel tardo IV secolo. Gregorio m and un abbozzo della sua
polemica a due allievi di Libanio, chiedendo loro di sottoporlo allat
tenzione del maestro. Evidentem ente Gregorio giudica im portante otte
nere lapprovazione del suo stile da parte del famoso critico anche se la
sua opera si rivolge esclusivamente ad un pubblico cristiano25. In con
clusione, possiamo ricordare che il pi celebre di tutti i padri greci, S.
Giovanni Crisostom o, secondo la testim onianza di uno degli storici
della Chiesa, era stato allievo di Libanio. Ci si deduce anche dal fatto
che alcuni passi di una delle prim e opere del santo sono pi com pren
sibili se derivano da L ibanio26.

IV. La censura
N on ostante latteggiamento tollerante e spesso indubbiam ente
rispettoso dei cristiani verso la cultura pagana del tardo impero
rom ano, plausibile, come alcuni suggeriscono, che sia esistita nel

23 P. M a a s , ibid. 9 9 3 .
24 Vie de Severe, ed. M . A. K u g e n e r , Patrologia Orientali^ 2 (Parigi 1907) 46.
25 Lettera 15, ed. G. P A S Q U A L I, e cfr. P . M a a s , B Z 26 (1926) 380.
26 S O C R A T E , Hist. Eccl. 4.26, 6.3. C F a b R I C I U S , Z u den Jugendschriften des johannes Chrysostomus (L und 1962) 22 n. 1, 119-21. Pi in gen. vedi S e v C e n k o in K.
W eitzm ann (ed.), A ge o f spirituality : a symposium (New York 1980) 53-73.

IN T R O D U Z IO N E

59

M edioevo una form a di censura a scapito degli autori pagani le cui


idee risultassero inaccettabili alle autorit ecclesiastiche. Tale censura, se
mai esistita, non im ped la sopravvivenza di pagani le cui idee arreca
vano offesa alla Chiesa. Perfino Giuliano lApostata, bersaglio regolare
di insulti religiosi, resistette agli attacchi dei quali uno viene ricordato
in un m anoscritto ora a Vienna (hist. gr. 45): A questo punto del
libro cerano 13 fogli contenenti opere di G iuliano lApostata; labate
del m onastero di S. Giovanni Battista li lesse e rendendosi conto della
loro pericolosit li gett in m are 27. U n copista che aveva trascritto
lorazione di Giuliano sul sole osserv che era piena di empiet greca e
di assurdit, m a anche di potenza retorica e artistica (Marc. gr. 436)28.
I
dubbi e le difficolt di questi lettori non provocarono la scom
parsa degli scritti controversi e le lettere, in particolare, continuarono
ad essere lette da molti, poich facevano parte di raccolte che circola
vano come m odelli di stile prosastico.
U n altro scrittore capace di suscitare la rabbia dei Bizantini era
Luciano, al quale gli occasionali com m enti sprezzanti nei confronti dei
prim i cristiani procurarono epiteti egualmente sprezzanti da parte dei
lettori ortodossi. N ei com m enti antichi e medievali ai suoi saggi si tro
vano n o n m eno di 39 term ini di ingiurie contro di lu i29. Eppure i suoi
saggi rimasero tra i preferiti dai lettori bizantini di tutti i tempi.
Infondata anche lidea, che risale allum anista veneziano Pietro
Alcionio (1486-1527), che la Chiesa nel prim o periodo della sua storia
abbia deciso di censurare o distruggere la poesia classica. Recentemente
sono stati ritrovati m olti papiri che appartengono al IV secolo o ai
secoli successivi e contengono poesia classica. La tragedia greca, Aristo
fane, Callimaco e perfino Saffo continuavano ad essere trascritti in
Egitto nel VI e VII secolo30, quando si sarebbe dovuto verificare un
rafforzamento della politica illiberale della Chiesa, se mai ci fosse stata.
N on c m otivo di pensare che questi papiri siano fram m enti di libri
copiati clandestinamente da pochi superstiti cripto-pagani e la succes

27 C. V a n D E R V o R S T - H . D e l e h a y e , Catalogus codicum hagiographicorum


graecorum Germaniae Belgi A ngliae (Subsidia Hagiographica 13), Bruxelles 1913,
55-6.
28 J . B lD E Z , La tradition manuscrite et les ditions des discours de l empereur Julien
(Gent-Paris 1929) 68.
29 H . R a b e , Scholia in Lucianum (Leipzig 1906) 336.
50 Aristofane rappresentato da u n papiro del L ouvre degli Uccelli e da P.
Strasb. 621 delle N u v o le ; C allim aco da P. O xy. 2258; Saffo da P. Berol. 5006;
Sofocle da P. A nt. 72; Euripide da P. Berol. 5005 dell'Elena e diversi altri.

60

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

siva scomparsa di vari autori pu essere ascritta ad altri fattori, come la


loro eliminazione dai program m i scolastici o la riduzione del numero
dei testi superstiti allepoca della guerra civile o delle invasioni stra
niere.
Vi era, tuttavia, un autore classico in grado di m ettere in difficolt i
suoi ammiratori. Le idee di Platone su alcuni argom enti erano in con
flitto con quelle della Chiesa e persino un valido studioso della Bibbia
come Origene fu condannato a causa della sua sconveniente adesione
alla dottrina platonica e, conseguentemente, una gran parte dei suoi
scritti no n ci sono pervenuti, sebbene forse essi n on siano mai stati
bruciati o form alm ente proibiti. Alcuni neoplatonici ritennero necessa
rio o conveniente raggiungere un accordo con la Chiesa per cui pote
rono continuare ad insegnare in cambio dellim pegno di moderare
lelemento anti-cristiano nel loro sistema filosofico.
A met del periodo bizantino si verific un famoso episodio colle
gato allo studio di Platone. Giovanni Italo, allievo dellenergico intellet
tuale e uom o di stato Michele Psello, suo successore nella carica di pro
fessore di filosofia, divenne un sostenitore cos entusiasta della filosofia
platonica da allarmare i m embri della Chiesa ortodossa e provocare
una condanna formale nel 1082. Lo sfortunato Giovanni Italo scom
pare, ma le opere di Platone non furono accatastate su un fal cerimo
niale n i saggi filosofici di Italo sono scomparsi senza lasciar traccia.
Vennero invece lanciati degli anatemi, con lordine di inserirli nella
liturgia per la Domenica dellOrtodossia, la prim a della Quaresima,
contro coloro che credevano alle idee pagane sullanima e sulla crea
zione del m ondo e anche contro coloro che accettavano la teoria delle
idee di Platone o studiavano la letteratura pagana per uno scopo non
m eram ente istruttivo *1. La nozione di istruzione implicita in questa
clausola tipicamente bizantina; lo studio letterario degli autori antichi
non implica laccettazione delle loro idee n daltronde la falsit delle
loro idee su diverse questioni li rende materiale inadatto ad un pro
gramma scolastico.
Un altro episodio dellXI secolo merita di essere qui menzionato.
Nella sua denuncia contro il patriarca Michele Cerulario del 1058 o
1059, Psello fa un breve e oscuro riferim ento ad un ordine di bruciare
le opere di Porfirio (232/3 - circa 305). Psello dichiara che il patriarca si
im padronito delle copie semi-bruciate e ne ha tratto dei concetti da

31
II testo stato pubblicato e discusso da J. G o u i l l a r d , Travaux et Mmoires
2 (1967); vedi specialm ente 57-61 (righi 214 ss. e 218 ss.) e 188-95.

IN T R O D U Z IO N E

61

inserire nei propri scritti diventando cos un secondo Porfirio e meri


tando lo stesso trattam ento. M entre lintroduzione del filosofo del III
secolo alle Categorie di Aristotele era inattaccabile come libro di testo
per la scuola, non tutto ci che egli aveva scritto era altrettanto accetta
bile. Aveva lanciato un attacco alla cristianit e scritto a lungo sul plato
nismo. Psello suggerisce che un saggio sulla dem onologia possa essere
stato la causa im mediata dellattacco32.
Sebbene non esistano prove che i testi di Platone smisero di essere
trascritti, pu essere significativo che u no scrittore chiamato Isacco
Sebastocrator, che pu essere il fratello dellim peratore Alessio I Com neno (1081-1118) e, come tale, avere scritto quando la condanna di
Italo era ancora ricordata da m olta gente, sentisse il bisogno di pren
dere delle precauzioni mentre lavorava ad unopera sulla natura del
male. Egli affronta diversi argomenti tratti da Platone e dal tardo neo
platonico Proclo (412-485) ma, come stato osservato, evita di usare
materiale di Proclo che neoplatonico, e non pu essere conciliato con
il pensiero cristiano m entre fa in m odo da non nom inare Platone,
citando invece come fonte, dove sia possibile, lo pseudo-Dionisio Areopagita33.
In materia di dottrina, invece, la Chiesa naturalm ente esercit un
controllo e nel XII secolo ci sono tre esempi della fermezza di tale con
trollo.
Il
prim o caso si verific nel 1117 e coinvolse Eustrazio, il m etropo
lita di Nicea che era stato implicato nellaffare di Italo nel 1082 quando
era solo un diacono, ma era riuscito ad uscirne fuori. C om e m etropo
lita si trov ad occuparsi di questioni delicate con gli Armeni a propo
sito della loro visione della natura um ana di Cristo, per la quale gli
erano state utili alcune opere di S. Cirillo di Alessandria. Alcune affer
mazioni eretiche contenute in queste opere continuarono a circolare e
gli ortodossi ne furono turbati cosicch ordinarono che tutte le copie
dei testi di Cirillo fossero consegnate al patriarcato entro 30 giorni per
essere bruciate. Eustrazio, per, sopravvisse a tale episodio e i suoi
commenti all 'Etica Nicomachea e agli Analytica posteriora di Aristotele
sono pervenuti sino a noi. Nel 1140 il patriarca venne a sapere che un
monaco aveva com posto alcuni scritti eretici che avevano cominciato a

32 E. K u r t z - D r e x l , Michaelis Psell scripta minora I (M ilano 1936) 267.


33 Vedi H . B o e s e , Proeli tria opuscula, (Berlino 1960) x x i l - x x m e J .J . Rizzo
Isaac Sebastocrator 7iEp xfj<; x v x a x v imocrraoecx; (De malorum subsistentia)
(M eisenheim am G ian 1971) i x . x i .

62

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

circolare; in sguito ad una ricerca ne furono scoperte tre copie che


vennero bruciate. Nel 1157 un certo Sotcrico Panteugeno si trov nei
guai forse per colpa di u n errata interpretazione di S. Giovanni 17:19,
della preghiera di Ges per la Chiesa: E per am ore loro io m i con
sacro, che anche essi possano essere consacrati nella verit e un
sinodo dichiar che egli era inadatto a coprire qualsiasi carica nella
Chiesa. Ma notevole che non ci sia nessun caso risaputo di tentativi
di bruciare opere di autori pagani e che tale trattam ento sia stato riser
vato dalle autorit della Chiesa solo alle opere degli eretici34. Ci sono
solo due o tre occasioni che costituiscono eccezioni alla regola. La
prima si verific durante il regno dellim peratore Gioviano (363-4)
quando un tem pio costruito da Adriano ad Antiochia in onore di
Traiano, e successivamente trasformato in biblioteca da Giuliano lApostata, fu deliberatamente bruciato. La nostra fonte per questa inform a
zione un oscuro e non necessariamente affidabile articolo su G io
viano nel Lessico Suda (I 401), ma forse pu essere accettato come
essenzialmente corretto, visto che il desiderio di vendetta dopo gli
avvenimenti del regno di Giuliano poteva determinare atti di estre
mismo.
Un secondo e m eno sicuro esempio emerge dalla testimonianza di
un cronista indegno di fede, Malalas, che afferma che tardi nel regno di
Giustiniano alcuni pagani furono arrestati e i loro libri bruciati35. Il
terzo caso a stento rientra nei limiti cronologici di questo studio: nel
1460 circa, lopera principale del filosofo platonico Giorgio Gemisto
Pletone (1355-1452), le Leggi, fu bruciata dal patriarca G ennadio (Gior
gio) Scolario cui era stata m andata per un controllo, con la giustifica
zione che si trattava di un tentativo di ristabilire la religione pagana
dellantichit classica. Q ui il dichiarato tentativo di ricostruire una
fede rivale e non linteresse per il m ondo antico che port alla distru
zione del libro. sopravvissuta, tuttavia, una parte di esso, che era stata
trascritta dagli amici dellautore prim a che la copia maestra fosse m an
data al patriarca.
A Bisanzio non pu essere individuata una coerente politica di
distruzione di ogni testo che non ottemperasse ai requisiti di ortodossia
impeccabile. Forse la Chiesa aveva capito che sarebbe stato in ogni caso

34 [ docum enti ecclesiastici in questione sono i nr. 1003, 1007 e 1041 in V.


CRUMEL, Regestes des actes du patriarcat de Constanlinople, fase. 3 (Istanbul 1947).
35 Malalas 491.18-20, con riferim ento al 559 o 562; cfr. H . S t e i n , Histoire du

las-Empire (Paris 1949-59) 799-800.

I N T R O D U Z IO N E

63

difficile farli rispettare. Una misura fu, com unque, intrapresa per sco
raggiare la diffusione di errate teorie teologiche: i testi che incontra
vano la disapprovazione ufficiale venivano conservati in uno scrigno
speciale del patriarcato e rilasciati solo a persone di fiducia. Lesistenza
di questo scrigno speciale ricordata dal patriarca G erm ano I (morto
nel 73 3 )36.
La mancanza di testimonianze su molte caratteristiche della vita
bizantina fa s che la comparsa di questo fatto in una sola fonte possa
essere dovuta al caso, ma un accenno a tali misure lim itanti laccesso
alla letteratura pericolosa si trova presso lo scrittore del VI secolo
Leonzio di Bisanzio37. Egli voleva leggere Teodoro di M opsuestia, un
commentatore biblico della cos detta scuola di Antiochia (350 circa 428) e osserva: Siamo riusciti con grande difficolt ed innumerevoli
accorgimenti a trovare il suo libro contro lincarnazione di Cristo
perch sono m olto prudenti nel rilasciarlo ai non iniziati. Le persone
in questione n on sono nom inate, ma sembra evidente che Leonzio,
recatosi allufficio del patriarca, si sia visto, almeno allinizio, vietare
laccesso agli scritti, ritenuti pericolosi, di Teodoro. Leonzio prosegue
invitando il lettore che lo desideri a passare in rassegna gli altri libri di
Teodoro in quanto essi possono contenere affermazioni sullo stesso
argom ento38.
La censura pu anche essere esercitata in altro m odo, per esempio
facendo circolare dei libri in versioni che i loro autori n on avrebbero
approvate. Nel 1573 Papa Gregorio XIII autorizz una nuova edizione

36 PG 98.53A.
37 PG 86.1384.
38 A proposito della censura, R. J a n k o , in Aristotle on comedy (Londra 1984)
119 ha proposto alla nostra attenzione u n passo degli A tti del C oncilio di T rullo
del 691 della nostra Era (PG 137.728A) in cui si proibisce luso di maschere nelle
tragedie, com m edie o dram m i satireschi. In che m odo ci si ricolleghi al m ondo
del 691 d.C. u n m istero. N o n credo che si tratti di una prova del fatto che il
dram m a classico fosse sottoposto a censura perch n o n vi sono testim onianze
attendibili su rappresentazioni teatrali a Bisanzio. pi probabile che si tratti di
un editto contro i m im i. Jan k o inoltre allude a D em etrio C alcondila rifacendosi al
dialogo di Pietro Alcionio da me m enzionato (pagina c III a sinistra nella editto
princeps del 1522). C i che Calcondila raccontava al suo interlocutore nel dialogo
che la chiesa distruggeva la poesia greca am orosa e la sostituiva, presum ibilm ente
nel program m a scolastico anche se n o n lo si dice esplicitam ente, con le poesie di
Gregorio di N azianzo. E difficile che abbia ragione in q uanto le opere di G regorio
che pi furono studiate sono le sedici orazioni scelte. Il testo di Alcionio non pu
essere considerato nulla pi di u n pro d o tto della concezione rinascim entale di
un et buia offuscata dal fanatism o ecclesiastico.

64

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

del Decamerone di Boccaccio, riveduta secondo i principi del Concilio


di Trento: il m onaco e abate italiano di 1. 4 vennero trasformati in uno
studente di Parigi e nel suo insegnante e vi erano altre sostituzioni del
genere oltre a omissioni. Questa pubblicazione contrasta notevolmente
con la riforma del calendario giuliano approvata dallo stesso Papa nove
anni dopo. Nel 1818 Thom as Bowdler anticip un atteggiamento, che
divenne caratteristico nellInghilterra vittoriana, pubblicando una edi
zione di Shakespeare in cui sono omesse le parole ed espressioni che
non possono per decenza essere lette a voce alta in famiglia. Si
occup allo stesso m odo anche del Declino e caduta dellimpero romano
di G ibbon. La letteratura classica com prende molti brani che non pote
vano, fino a poco tem po fa, essere inclusi in regolari testi scolastici e
non sorprendente che ci fossero tracce di manomissione o su istiga
zione di alte autorit o perch alcuni si erano assunti, a titolo perso
nale, il com pito di eliminare o moderare i brani sconvenienti.
Un ovvio bersaglio di tali operazioni sarebbe stato Aristofane, ma
finora nessuno dei manoscritti delle sue commedie presenta modifica
zioni di questo tipo. E possibile, in teoria, che alcuni tardi manoscritti
di autori classici, trascritti nel XIV secolo o successivamente, e non
ancora esaminati nei particolari, rivelino testi purgati, ma, fino ad oggi,
ne sono emersi cosi pochi da far pensare che siano stati ben pochi i
tentativi di eliminare le espressioni oscene o criticabili.
U n interessante caso isolato il capitolo di E rodoto che descrive il
costume della prostituzione sacra in Babilonia (1.199). Tale capitolo
manca in un gruppo di quattro manoscritti, tre dei quali sono abba
stanza tardi per poter essere stati influenzati dallopera di Massimo Pia
nude, di cui parleremo pi a lungo tra poco (Vat. gr. 123, Emmanuel
College Cam bridge 30 e Vienna, hist. gr. 85).
Ma il quarto di questi manoscritti del tardo X secolo o dellinizio
dellXI secolo (Vat. gr. 2369) e manca il testo di 1.197.1-205.2. Secondo
quanto afferma C. H ude nella prefazione della sua edizione39, due
fogli sono andati perduti e, se questo vero, ci sarebbe stato in essi
ampio spazio per comprendere il capitolo in questione. In quel caso
lomissione potrebbe essere dovuta a Pianude, ma u n indagine pi accu
rata del m anoscritto rivela che solo un foglio andato perduto. I qua
ternioni erano di solito costituiti da otto fogli e uno di essi ha perso
lultim o foglio, ci che avrebbe adattato il testo esattamente allipotesi
che il capitolo 199 mancasse gi, mentre lipotesi di un secondo foglio
111 III cd. (O xford 1927) vi. Vedi anche A n tike und A bendland 16 (1970) 73.

IN T R O D U Z IO N E

65

mancante non pu essere conciliata con questi calcoli. Di conseguenza,


non siamo in grado di affermare con esattezza quando fu censurato il
capitolo.
U nincertezza del genere provocata da un brano del discorso
contro Neera nel corpus delle orazioni di D em ostene che non consi
derato autentico40. I manoscritti di D em ostene om ettono u n espres
sione che descrive le deviazioni sessuali della cortigiana, ma il retore
Ermogene la cita come un esempio di linguaggio troppo volgare per
poter essere tollerato (De ideis II p. 325 Rabe). I critici antichi si sono
serviti per secoli, spesso senza valido fondam ento, dellargom ento che
una parola o un brano sconveniente erano indegni dellautore e come
tali non dovevano essere accettati come autentici. Essi, tuttavia, non
cancellavano questi passi dal testo accontentandosi di apporre un segno
speciale al brano incrim inato nel margine. M a ad un certo punto la
frase relativa a Neera scompare. Laveva ancora potuta leggere Proco
pio che se ne era appropriato per il suo resoconto sulla condotta
dellimperatrice Teodora nella sua Storia segreta (9.18). G ibbon, che
ritenne opportuno lasciare il brano nelloscurit del linguaggio
colto41, parafras tuttavia, le deplorevoli parole con la battuta: Ella
desiderava un quarto altare su cui potesse offrire libagioni al dio
dellam ore. Tale esempio di apparente censura nella tradizione del cor
pus demostenico un caso famoso, ma isolato e, pur avendolo incluso
qui, giusto concludere ricordando che esiste alm eno una possibilit
che Procopio conoscesse la frase dal suo studio di Ermogene, autore
previsto dai program m i scolastici, e non da una diretta conoscenza di
Demostene, e che Ermogene stesso sbagliasse nellattribuire la frase al
discorso di Neera. Inoltre, anche se accettiamo come valida lattribu
zione, resta com unque incerto se la cancellatura fosse gi stata presente
in manoscritti diversi da quelli noti a Procopio o se essa fosse dovuta a
successivi scrivani pudichi che notarono il com m ento di Ermogene e
presero liniziativa di eliminare le parole dal testo.
C onsiderando ci che stato detto a proposito delle obbiezioni
della Chiesa nei confronti di alcuni aspetti del pensiero platonico non

R hM us 116 (1973) 104-5.


mi ha fatto gentilm ente notare che sebbene questa frase
sia citata di solito (per es. nelle ultim e due edizioni dellOxford Dictonary o f Quotations) come loscurit decorosa di un linguaggio colto , decorosa n o n e nel
testo di G ibbon, n nella descrizione di T eodora, n neirautobiografa (p. 193
nelledizione B o n n a r d ) .
40 R.

K a s s e l,

41 C o L I N

H a y c ra ft

66

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

suscita meraviglia scoprire che il suo testo sia stato, a volte, rimaneg
giato. E famoso, in particolare', un brano del Fedone. Dove Platone
aveva detto (114 c 3) che le anime di quelli che si sono purificati suffi
cientemente attraverso la filosofia vivono per sempre senza reincarnarsi
(aveu a|ictTWv), lo storico della Chiesa Eusebio (260 circa-340),
volendo far coincidere laffermazione platonica con la dottrina cristiana
della resurrezione, modific il testo in m odo da far dire a Platone che
le anime vivono senza preoccupazioni (aveu xaiitcov) n .
Nel complesso, per, i testi venivano trattati con rispetto. Lunica
eccezione significativa viene da M assimo Pianude (1255-1305) che rac
conta come nella preparazione di una nuova edizione t\V Antologia
Greca decidesse di om ettere varie poesie erotiche in quanto oscene.
Una nota a tale proposito si pu leggere nel suo autografo (Marc. gr.
481 datato 1299). Se egli modificava un testo la cui lettura non era
destinata agli allievi in classe, viene spontaneo chiedersi se qualcosa di
analogo si verifichi per altri testi. Esiste qualche sospetto a proposito
delle sue traduzioni di O vidio in greco. La sua versione delle Heroides
dichiaratamente libera da volute modificazioni. Ma c anche una ver
sione delle poesie d amore di O vidio, di cui conosciamo solo stralci,
che tuttavia il m anoscritto (Napoli II C 32) non attribuisce specificam ente a Pianude, anche se difficile immaginare chi, oltre a Pianude e
i suoi allievi, possa essere stato lautore, visto che la conoscenza del
latino era m olto rara e in pratica ristretta ad un gruppetto di avvocati
ed interpreti che quasi sicuramente avrebbero considerato O vidio fri
volo e bizzarro. La versione delle poesie damore piena di insignifi
canti alterazioni. Eccone alcune: amor, xSe t rcpayiia: Venus, t
pyov: puella, cpiAog: puellae, oi vpamoi: mitissima fem ina, t
Ttfj&og. Sarebbe bello poter pensare che Pianude, le cui altre attivit
n on erano affatto disprezzabili, non si abbassasse ad una censura di tal
genere, ed daltronde possibile che tali alterazioni siano dovute a un
non identificato excerptor43.
Lesempio conclusivo alquanto diverso e riguarda tre dei saggi sui
M oralia di Plutarco. C una piccola parte di manoscritti che presenta
un testo manomesso e poich tutti i manoscritti in questione apparten

42 Praep. Evang. 13.16.10 Vedi anche P. C a n i v e t , Histoire d une entreprise apologtujue au Ve siede (Paris 1958) 147 ss., per altri esempi per la m aggior parte
m eno drastici.
43 II testo stato pubblicato da P. E . E a s t e r l i n c & E . J. K e n n e y , Ovidiana
(iraeca (C am bridge 1965); vedi anche K e n n e y in Hermes 91 (1963) 213-27.

IN T R O D U Z IO N E

67

gono ad un periodo in cui avrebbero potuto subire linflusso di Pia


nude e del suo circolo naturale sospettare che anche qui ci sia stato il
suo zam pino. D altronde, laltro suo lavoro su Plutarco, che abba
stanza ampio, non presenta alcuna traccia di tale attivit, per cui
meglio dirigere i nostri sospetti di nuovo verso qualche non identifi
cato allievo. In questo caso, il tipo di alterazione non cos semplice.
Sebbene ve ne siano un certo num ero effettuate al fine di moderare un
testo giudicato sconveniente, ve ne sono altre che modificano il fraseg
gio per farlo aderire alle regole del ritm o nelle sillabe finali di una clau
sola. Gli scrittori bizantini, che operavano con una lingua che aveva un
accento tonico ben definito, amavano terminare, quando era possibile,
una frase in m odo che ci fosse un num ero pari di sillabe senza accento
tonico tra le due ultime sillabe accentate. piuttosto strano che questa
regola, divenuta di m oda nel IV secolo negli scritti del sofista Imerio
(310-390) e rimasta valida per tutto il periodo, non determinasse pi
spesso lalterazione dei testi greci in prosa; tuttavia questo lunico
esempio che ci risulta finora. Pu essere considerato come la dim ostra
zione evidente del fatto che i bizantini raram ente avevano il coraggio
di fare dei cambiamenti, anche se per loro poteva trattarsi di migliora
menti, nei testi classici44.

V. Gli autori antichi come testi scolastici


giunto il m om ento di descrivere il program m a scolastico della
tarda antichit e del M edioevo. In assenza di scritti di teorici dellistru
zione che si occupino di tale argom ento - non esiste nessun testo greco
analogo alle Institutiones di Cassiodoro - siamo costretti a fare delle
inferenze dalle osservazioni sparse di vari autori e dalla relativa fre
quenza con cui appaiono i testi nelle copie superstiti. Largomento
della frequenza si basa sulla tesi che, sicuramente nel M edioevo e pro
babilmente nellantichit, le risorse economiche non perm ettevano una
produzione in massa di testi che non fossero adoperati con regolarit
nelle scuole. Per la maggior parte dellantichit i quattro autori centrali
furono O m ero, con una spiccata preferenza deYIliade rispetto a\YOdis
sea, Euripide, M enandro e Demostene. U n inchiesta sui papiri recupe

44
Sui mss. di Plutarco in questione vedi M. P O H L E N Z , N G G (1913) 388 ss., sp
342 s. U na delle correzioni purganti citata in L. D. R e y n o l d s - N. G. W i l s o n ,
Copisti e filologi (III ed. Padova 1987) 243-4.

68

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

rati in Egitto (la piccola quantit recuperata altrove non determina


cambiamenti significativi) fornisce le seguenti cifre per quegli autori:
O m ero 590 (['Iliade 454, YOdissea 136), Euripide 75, M enandro 27 e
Demostene 83. Il predom inio di O m ero sconvolgente e ci si chiede
se m olti allievi non conseguissero u n istruzione pi avanzata di quanto
fosse necessario per acquisire i rudim enti attraverso lo studio di questo
solo testo. La bassa cifra relativa a M enandro richiede una spiegazione;
probabilm ente era m eno popolare in alcune province dellimpero, ma
com unque dalla frequenza con cui citato risulta evidente che deve
essere stato letto piuttosto spesso nelle scuole. Dal program m a non
erano esclusi altri autori. I papiri suggeriscono che Esiodo fosse uno di
loro (si conoscono 74 papiri). Anche Callimaco era m olto popolare e
Platone, Isocrate, Tucidide e Pindaro non sono affatto rari. N on c
alcun dubbio che anche altri dram m aturghi e Aristofane ebbero un
ru o lo 45.
Leducazione letteraria precedeva la retorica e la filosofia, ma lor
dine in cui i libri e gli argomenti erano affrontati non chiaro e non
neanche certo che vi fosse un ordine prestabilito. D i quando in quando
si trovano inform azioni sulla prassi scolastica. Nella Vita di Tucidide
scritta da Marcellino, che si ritiene appartenente al VI secolo, risulta
chiaro che gli allievi sono introdotti a tale autore dopo essere stati ini
ziati alle opere di Demostene.
Nel complesso, per, si sa poco di tali argomenti. Il governo cen
trale, se da una parte si interessava alla pratica letteraria dei reclutati per
servizio, dallaltra non prendeva nessuna iniziativa legislativa sui det
tagli dei loro studi. D altronde, siccome gli scritti degli autori letti nor
m almente am m ontavano ad unenorm e quantit, m olto di pi di
quanto potesse essere adottato nel program m a scolastico pi am bi
zioso, era essenziale operare una selezione dei testi. U n tem po si cre
deva che la scelta fosse stata fatta da un intraprendente insegnante del
II secolo d.C. e la popolarit della sua scelta fece s che gli altri testi fos
sero trascurati e cessassero di essere trascritti se non da qualche lettore
erudito; di conseguenza le copie occasionali non furono abbastanza
numerose per resistere ai pericoli cui esposta una tradizione m ano
scritta. Questa spiegazione del processo di sopravvivenza della lettera
tura greca non priva di fondam ento. In epoca bizantina le scuole si

45
Sui papiri vedi W. H. W u . I . I S , G R B S 9 (1968) 205-41; sugli autori standar
H. I. M A R R O U , ffrstoin de l'ducation darti l antiquil (VI ed., Parigi 1965) 248.

69

IN T R O D U Z IO N E

servivano di una scelta di testi che costituiva un programma standard.


N on c niente di assurdo nellidea che la scelta appartenga alla tarda
antichit. Ma non mai stata fatta nessuna illazione plausibile
sullidentit del responsabile di tale scelta ed i papiri scritti dopo il II
secolo suggeriscono che il nuovo program m a, anche se fu inventato nel
periodo indicato, non fu adottato sbito. U na spiegazione accettabile
dei fatti che il consenso sulla scelta di libri pi adatti per gli allievi si
sia creato tra gli insegnanti in m odo m olto graduale.
Ladozione di un testo era la garanzia che esso sarebbe sopravvis
suto. Tra gli autori sopra m enzionati ce ne sono due che non confer
m ano questa regola. M enandro, sebbene fosse estremamente apprez
zato per la sua sottile caratterizzazione e quindi fosse giudicato pre
zioso, cosa di cui si rese conto lem inente scrittore rom ano sulleduca
zione Q uintiliano (10.1. 69-71), per insegnare gli studenti larte del
discorso pubblico, tuttavia scomparve dal program m a scolastico e lul
tima traccia di u n suo testo in circolazione si trova probabilm ente nelle
lettere dello storico e retore Teoflatto Simocatta nel 600 circa46. Se si
seguono le indicazioni dei papiri, Aristofane guadagn terreno a sue
spese dal IV secolo in poi.
Incerti sono i motivi di questo cam biam ento di gusto; Aristofane
era pi complicato dal punto di vista linguistico e per essere compreso
a pieno aveva bisogno di un accurato com m ento storico e ci fa pen
sare che la causa fosse il desiderio da parte degli insegnanti di far lavo
rare sodo gli allievi sui testi. Per accettare, invece, la spiegazione di
M atthew Arnold nel suo discorso inaugurale in qualit di professore di
poesia ad O xford nel 1857, sarebbe necessario avere unidea m olto otti
mistica del livello culturale nella tarda antichit: Listinto um ano ha
insegnato che nella poesia delluno era il seme della vita, nella poesia
dellaltro il seme della morte; ci ha salvato Aristofane mentre ha
abbandonato M enandro al suo destino.
Q uando si considera il ritornato interesse per Aristofane a spese di
M enandro si pu ricordare leloquente indizio che ci proviene da
unosservazione incidentale del lessicografo Polluce (1 79). D opo aver
citato M enandro a proposito del parere secondo cui il term ine koiton
barbaro, osserva che Aristofane usa il term ine nel suo Eolosicone e
che per questi problem i pi attendibile. Lapprezzam ento della
commedia cosi subordinato allantiquariato linguistico.

4 6 J . M . JA C Q U E S ,

Bulletin de l Associalion G. Bud

(1 9 5 9 )

2 0 0 -1 5 .

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

70

Callimaco subi la stessa sorte di M enandro: i suoi Inni sono


sopravvissuti e pare facessero parte delle letture scolastiche. La sua
popolarit nei papiri, trovati per lo pi in Egitto, pu essere spiegata
grazie ad un fatto particolare: poteva essere considerato egiziano e
come tale godere di un favore speciale, pur usufruendo di una condi
zione m eno privilegiata altrove.
Il potere della scuola nellinfluire sul destino dei testi chiaro:
M enandro e Callimaco sono i due autori principali la cui conoscenza
stata trasformata dalla scoperta dei papiri. I testi scientifici avevano
buone possibilit di essere conservati quando costituivano una fonte di
inform azioni utili per gli specialisti. I testi filosofici erano richiesti per
10 studio negli istituti di istruzione superiore. La letteratura aveva
bisogno della protezione delle aule scolastiche. Esistono delle eccezioni
a questa regola, ma u n opera del periodo classico o ellenistico che non
usufruisse di tale protezione aveva m inori probabilit di essere conser
vata e i casi noti devono essere considerati frutto di casi straordinari.
Lesempio migliore la conservazione di dieci dram m i di Euripide
conosciuti come la serie alfabetica, perch facevano parte di u n antica
raccolta delle sue opere organizzata in tale ordine. A parte ci vi sono
poche discrepanze tra i testi letti nelle aule antiche e ci di cui dispo
niamo oggi per la lettura. Gli altri gradualmente scomparvero: alcuni
non erano pi reperibili alla fine dellantichit m entre altri, tra cui un
gran num ero di scritti di storia, potevano ancora essere letti nel IX
secolo e in sguito.
NellOccidente medievale il program m a scolastico era organizzato
secondo il sistema del cosiddetto trivio (grammatica, retorica e logica) e
quadrivio (musica, geometria, aritmetica e astronomia) e cos anche a
Bisanzio. In definitiva, questo concetto di istruzione risale alla Grecia
classica, in quanto i sette elementi sono ricordati come gli interessi del
sofista Ippia. M eno chiaro quando e per opera di chi essi divennero
per la prima volta form alm ente gli elementi base delleducazione libe
rale: in genere ci si orienta per una datazione intorno al 100 av.C., tra
11 tem po del grammatico greco Dionisio Trace (170 circa av.C. - 90
circa av.C.) e dellerudito rom ano Varrone (116-27 av-C.)47. Va inoltre
ricordato che i quattro argomenti del quadrivio sono discussi come un
gruppo nellintroduzione alla matematica di Nicomaco di Gerasa (tra il
50 e il 150 della N uova Era). Nelle scuole greche della tarda antichit
le sette arti liberali erano probabilm ente riconosciute come tali, ma
,7

F.

M a rx

n e lla

sua

e d iz io n e

di

C e ls o

( L e ip z ig

1951)

x.

IN T R O D U Z IO N E

71

difficile trovare le prove della loro sistemazione nel programma. La


formulazione del criterio del trivio e del quadrivio in Occidente risale
a Boezio (Inst. arithm. 5.6) e pu dipendere dalla pratica rom ana o da
u n esperienza personale di tale sistema in Oriente. Sistema, tuttavia,
non forse il term ine giusto da usare in riferim ento ad uneducazione
liberale sia in O riente che in Occidente. Q uando vennero redatti gli
ordinam enti dellUniversit di Parigi nel 1215, la form ulazione del pro
gramma indicava il predom inio della dialettica sulle arti liberali48.
N on sarebbe sorprendente riscontrare una situazione del genere a
Bisanzio dove c riferim ento al quadrivio (tetraktys) gi nellVIII secolo
nella Vita di Ignazio scritta dal patriarca N iceforo49.
La biografia di S. Cirillo che convert gli Slavi al Cristianesimo
narra che fu necessario per il santo andare a Costantinopoli per avere
unistruzione pi elevata e gli argomenti che egli studi sono elencati
in un m od o che rivela u n organizzazione del genere del trivio e quadri
vio con lunica variazione nella lista che la grammatica rappresentata
semplicemente da O m e ro 50. Esiste un saggio scritto nel 1008 della
Nuova Era, precedentem ente attribuito a Michele Psello perch non
era stata capita correttam ente la data di com posizione, che consiste in
una guida elementare a cinque della sette arti liberali con lesclusione
della grammatica e della retorica51. Lomissione va probabilem nte con
siderata come u n indicazione che quelle erano le prime due discipline
ad essere im parate da un allievo m edio e che lautore non se ne occu
pava. Le parole di apertura del manuale chiariscono la scelta dei testi
per lo studio della dialettica: le Categorie, il De interpretatione e gli
Analytica di Aristotele. Q uesto lordine in cui appaiono nei numerosi
manoscritti superstiti degli scritti di Aristotele sulla logica. Le altre
sezioni del trattato dipendono da Tolem eo per lastronomia, Euclide
per la geometria, con un accenno alla consultazione del com m ento di
Proclo, da Euclide e Nicomaco di Gerasa per laritmetica. Q uestultim o
era lautore di u n introduzione alla materia che stata ampiamente
sfruttata; ne fu scritto un com m ento nel VI secolo dallalessandrino
48 G . L e f f , Paris and Oxford Universities in th Thirteenth and Fourteenth Centuries (New York 1968) 119.
49 Nicephori archiepiscopi Constantinopolitani opuscula historica, ed. C. DE
B o o r (Leipzig 1880) 149-50.
50 F. D v o r n i k , Les lgendes de Constantin et de Mthode vues de Byzance (Praga
1933) 25-31.
51 Ed. J. L. H e i b e r G (C openaghen 1929); vedi anche A. D i l l e r , Isis 36 (19455) 132.

72

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

G iovanni Filopono, ma n on possiamo dedurne che sia stata usata


ancora prim a nelle scuole perch in quel caso tra i papiri sarebbero
state trovate copie di Nicomaco, m entre finora non stata scoperta
neanche una.
In genere, lesistenza dei com m enti, specie se di tipo elementare con
m olte spiegazioni di singoli term ini, costituisce u n ulteriore indicazione
che un testo faceva parte del program m a scolastico. I com m enti su Ari
stotele, specialmente i saggi introduttivi alla logica, sono m olto num e
rosi. Gli scolii a O m ero sono straordinariam ente ricchi e vari e quelli a
Aristofane di proporzioni notevoli. Questa tesi confermata dal fatto
che i dram m i di Euripide che rientrano nel program m a scolastico sono
accompagnati nei manoscritti dal com m ento mentre quelli della serie
alfabetica n on lo sono. I tre dram m i, sia di Aristofane che dei tre trage
diografi, che a met del periodo bizantino erano entrati nel programma
scolastico presentano un com m ento m olto pi ricco. Possiamo legitti
m am ente inferire allo stesso m odo che alcuni autori pagani letti nelle
scuole dovettero cedere il posto a testi cristiani. I Salmi non erano sem
plicemente studiati ad un livello superiore di studi con laiuto di com
m enti eruditi, ma erano sottoposti a rigorose analisi linguistiche del
tipo elementare adoperato di solito per far conoscere agli allievi le
nozioni fondam entali di grammatica e di sintassi. Tali analisi (epimerismoi) furono redatte da Giorgio Cherobosco, la cui attivit pu essere
collocata approssimativamente tra il 750 e 1 825 e si trovano in diversi
m anoscritti52. La loro ricorrenza non tale da dimostrare che venis
sero adoperate in ogni scuola, ma evidente che non si tratta dellespe
rim ento di un insegnante che non ottenne lapprovazione dei colleghi.
N on possibile essere certi della loro ideazione, perch lidea di inse
rire i Salmi nel program m a scolastico era nuova; poteva anche trattarsi
di u n iniziativa di Cherobosco per sostituire il materiale didattico che
gli sembrava inadatto. Esistevano gi delle note linguistiche elementari
s\\WIliade in una raccolta di materiale ora noto come gli Scholia D
perch per lungo tem po stata creduta opera del famoso grammatico
antico Didimo. Lesistenza di tali note non impedi la compilazione di
analisi simili al lavoro di Cherobosco sui Salmi; si ritiene che siano
state realizzate pi o m eno nella stessa epoca. Poich si trovano princi
palm ente in due manoscritti (Coislin 387 e O xford, New College 298)

52
Ed. I. G a i s f o r d (O xford 1842). Vedi W .
69 (1976) 397-401.

B u e h le r e

C.

T h e o d o rid is ,

IN T R O D U Z IO N E

73

non ebbero mai, presumibilm ente, una grande circolazione. N o n vi


dubbio che gli Scbola D continuarono ad essere trovati adatti alla
scopo53.
Laltro testo cristiano che si conquist il posto nella lista dei libri
conosciuti dagli scolari era la scelta di 16 sermoni e allocuzioni di S.
Gregorio di N azianzo (329-389). Sebbene la data della sua adozione sia
sconosciuta, il testo fu studiato a fondo ed esiste un corpus molto con
sistente di materiale esplicativo: m olto di natura estremamente filolo
gica, ma una certa parte non pi che una serie di sinonim i per parole
difficili che sicuramente occorrevano al lettore m aturo. Brevi liste lessi
cali costituiscono una dimostrazione utile al nostro fine. Un m ano
scritto oxoniense (Barocci 50) contiene un glossario di questo tipo. Le
poesie di Gregorio erano am piam ente lette e se ne trovano i glossari
(ad esempio O xford, Gr. class, f. 114 e M ontecassino 550). Tutti e tre i
manoscritti qui citati sono considerati prodotti dellarea grecofona
dItalia, il prim o con scarso fondam ento, gli altri due m olto plausibil
mente. Nella cultura bilingue dellItalia meridionale le liste potevano
essere ben pi necessarie che nel resto del m ondo bizantino, ma non
c motivo di ritenere che la scelta dei testi variasse di provincia in pro
vincia e questi manoscritti, che rappresentano solo una piccola parte
dellopera dei com m entatori su Gregorio, ne costituiscono la dim ostra
zione.
M olte scuole dellantichit e del M edioevo pare fossero dirette da
ununica persona.
Un indizio del m odo in cui funzionava la scuola ci viene dalla Vita
di S. G iovanni C risostom o di Giorgio di Alessandria che riporta luso
di imparare a mem oria i Salmi (c. 17 a pag. 179 del volum e V ili
delledizione di H enry Savile, Eton 1612).
Fortunatam ente ci rimasta la relazione su una delle poche scuole
in funzione fatta da Nicola Mesarite nellm bito di una descrizione
della chiesa dei Santi Apostoli nella capitale, scritta proprio prima della
IV Crociata, cio intorno agli anni 1198-120354. La maggior parte della
descrizione di Mesarite dedicata ai mosaici della chiesa, ma non tra
scura del tutto la sua architettura. Lenorm e mole degli edifici e degli
spazi circostanti, che producevano essenzialmente grano, pu essere

Geschichte der griechischen Etymologika (Leipzig 1897) 208;


B Z 72 (1979) 1-5.
54 Ed. G. D O W N E Y , Tramaclions o f th American Philosophical Society, 47
(1957) 855-924.
5J R . R e i t z e n s t e i n ,

C.

T h e o d o rid is ,

74

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

facilmente immaginata dallattuale visitatore del Fatih M ehm et Camii


nello stesso luogo.
Fuori della Chiesa, sotto un colonnato, veniva im partita ai pi gio
vani alunni della scuola listruzione elementare che consisteva in gram
matica, semplice aritmetica e canto. Sbito dopo aver nom inato la
grammatica, Mesarite racconta come venissero im parati a mem oria dei
testi, di cui non rivela lidentit, e poi come venissero form ulati indovi
nelli dagli allievi pi bravi di questo gruppo. Il fatto che venissero pra
ticati esercizi di questo tipo illuminante su alcuni aspetti del carattere
bizantino. N on ostante la rigida disciplina, di cui si avvaleva, o forse
proprio grazie ad essa, la scuola godeva di u n ottim a reputazione;
eppure Mesarite, sebbene ne scriva lelogio, si spinge a chiamare gli
insegnanti violenti, brutali e autoritari. La lezione degli alunni pi
anziani si svolgeva in u n altra parte degli edifici. L si trovava, secondo
Mesarite, una gran folla, e non solo di persone in et scolare, intenta a
discutere di retorica e di dialettica. In un angolo cera un gruppo che
studiava medicina, m entre altri si occupavano di aritmetica, geometria e
teoria musicale. E evidente che il program m a di questa scuola corri
spondeva pi o m eno al trivio e al quadrivio, anche se non del tutto.
Forse per caso che non viene nom inata lastronom ia mentre la medi
cina costituisce u n aggiunta al programma. E norm ale che non ci fosse
alcun riferim ento alla teologia in quanto lo studio della sette arti libe
rali era inteso come una preparazione alla teologia che com unque, in
quel periodo della storia bizanzina, era studiata in una scuola speciale
sotto legida del patriarca.
A questo punto possiamo brevemente riassumere il progresso di un
allievo m edio di una buona scuola che legge una serie completa di
opere letterarie greche. Le sue prim e conoscenze di grammatica e di
sintassi avvenivano attraverso il breve trattato di Dionisio Trace, L arte
della grammatica sul quale m olti insegnanti scrivevano le loro note
esplicative e che godette di u n influenza notevolm ente lunga, nono
stante si trovi raram ente tra i papiri, cosicch ci si pu chiedere se non
fosse uno dei testi entrati in uso solo alla fine dellantichit quando fu
tradotto in siriaco e, forse sbito dopo, in armeno. Autorevoli studiosi
m oderni suggeriscono che lo scolaro bizantino leggesse anche le opere
di A pollonio Discolo come introduzione alla sintassi 3 5 ma poich,
come del resto per la maggior parte della sua opera, sopravvissuto
5S R .J. H .
sopra, 9.

J e n k in s ,

D O P 17 (1963) 43; C.

M ango,

op. cit. a p. 52

n.

11

IN T R O D U Z IO N E

75

solo un m anoscritto e vi sono scarse tracce di scolii mentre il testo si


serve di un linguaggio tecnico del tipo pi astruso, questa idea non pu
essere accettata. O ltre a D ionisio vi erano altri libri di testo. L inse
gnante del XII secolo Giovanni Tzetzes, in una osservazione inciden
tale del suo com m ento alle Opere e i giorni di Esiodo (v. 285) afferma
che lo studio della grammatica si svolge in tre fasi, la prima basata su
Dionisio, la seconda sui Canoni di Teodosio (circa 400?) in cui erano
elencate le form e grammaticali e venivano date le relative regole, la
terza su esercizi di analisi grammaticale.
Passando dalla grammatica alla letteratura, lalunno cominciava con
O m ero, Ylliade specialmente, e probabilm ente i Salmi e proseguiva con
alcuni poeti. C erano selezioni dalla tragedia e da Aristofane ed
chiaro che m olti leggevano anche Esiodo, Pindaro e gli Idilli di Teo
crito. U n testo in versi di inattesa popolarit il poem a in esametri di
Dionisio Periegeta (130 circa) sulla geografia del m ondo che fu pi
volte trascritto e com m entato. Sembrerebbe che i Bizantini conservas
sero lantico gusto per la poesia didattica e usassero questo testo come
un manuale elementare di geografa. Tra gli scrittori in prosa Platone,
Tucidide e Dem ostene dovevano essere i pi im portanti e lultimo
costituiva un modello di retorica. Se dobbiam o accettare la testim o
nianza della Vita di Tucidide di Marcellino sopra citata, lo studio della
letteratura continuava dopo linizio di quello della retorica.
Per quanto riguarda gli oratori attici, ci si riferiva a Demostene
negli scolii come alloratore per eccellenza, proprio come O m ero era
il poeta e Aristofane lo scrittore comico e ci sono molte m eno
tracce che gli altri venivano letti. Gli oratori attici m inori forse non
facevano parte del program m a visto che i due manoscritti principali
sono datati intorno al 1300 e non si sa se fossero studiati approfondita
mente in precedenza. Lo stesso Lisia, non ostante il suo stile semplice
adatto ai principianti, forse non stato letto m olto spesso. Isocrate era
valutato pi per i suoi saggi che per la sua oratoria. C erano anche
manuali di arte oratoria che ogni insegnante adoperava insieme ai
capolavori originari. Larte del parlare in pubblico costituiva unabilit
pratica utile in molte situazioni dellim pero rom ano anche se non vi
erano occasioni per quel che oggi si chiamerebbe politica di un partito.
Q uando Bisanzio successe a Roma, dim inuirono le occasioni sociali e
ufficiali e ci dim ostrato dal fatto che le rappresentanze cittadine non
incontravano m olto spesso i governatori provinciali. Ma loratoria con
tinu ad essere usata nei serm oni e i libri di testo rimasero gli stessi. I
due che tenevano il campo a Bisanzio erano di Ermogene (II secolo) e

76

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Aftonio (IV secolo) e di essi vennero scritti molti com menti. I due trat
tati, com unem ente noti come lopera di M enandro Retore, erano abba
stanza popolari, ma non stim olarono nessun com m entatore alla discus
sione. Il terzo elemento del trivio, la dialettica, era studiata, come
abbiam o gi visto, sulla base dei prim i tre libri dell 'Organon di Aristo
tele e sui com m enti ad essi scritti da Porfirio (232/3-305 circa) e altri.
E possibile ricostruire lelenco fondamentale dei libri per il quadri
vio, che forse solo pochi allievi erano in grado di studiare a fondo. La
musica, come abbiam o visto nella descrizione della scuola presso la
chiesa dei Santi Apostoli, era trattata allo stato iniziale come u n abilit
pratica. Se un allievo passava alla teoria, poteva studiare gli Harmonica
di Tolem eo o Cleom ede o Aristosseno. Laritmetica veniva studiata su
N icom aco, ma trattandosi di un libro pi teorico che pratico non
poteva essere utilizzato per insegnare i semplici calcoli di tutti i giorni.
Euclide forn la base alla geometria e Areta nell 8 8 8 , ai tem pi in cui era
ancora un giovane diacono (successivamente divent arcivescovo di
Cesarea in Cappadocia), ne ordin una copia e scrisse annotazioni
marginali di proprio pugno (O xford, D O rville 301). Lastronom ia a
livello avanzato si basava sicuramente su Tolemeo, ma pare che ad uno
studio iniziale gli allievi leggessero il poema di Arato (315 circa-240
circa av.C.) chiamato Pbaenomena, im m ensamente popolare nellanti
chit e nel Medioevo. La sua utilit duratura dim ostrata dalla deci
sione di M assimo Pianude (1300 circa) di eliminarne alcuni versi, che
erano ora noti per essere effettivamente scorretti, e di sostituirli con
versi di sua composizione. C ontinu ad essere letto un certo num ero
di altri autori in prosa tra cui alcuni che non avevano alcun valore pra
tico evidente o che n on facevano parte dellelenco regolamentare di let
ture scolastiche. Tra questi vi erano gli atticisti dellim pero rom ano
considerati pari ai maestri attici che tentavano di imitare. Perci
Luciano e Aristide erano popolari e ebbero (specialmente questultimo)
lonore di essere com mentati. Altri scrittori della tarda antichit quali
Filostrato riuscirono a sopravvivere per lo stesso motivo. Per quanto la
sua biografia di A pollonio di Tiana fosse com prensibilmente descritta
da Aldo M anuzio come il peggior libro che egli avesse mai letto, e i
com m enti di Luciano ai Cristiani n on fossero apprezzati, questi scrit
tori potevano essere considerati tutti modelli di buono stile in prosa e i
loro testi una miniera di espressioni eleganti e di frasi che avrebbero
arricchito la prosa di un am m inistratore consapevolemente colto o di
un uom o di cultura. Probabilmente gli storici erano considerati pi o
m eno allo stesso m odo come materiale di lettura utile per chi fosse

I N T R O D U Z IO N E

77

interessato allo stile. Inoltre essi fornivano spunti interessanti allinse


gnante di retorica che desiderasse far scrivere ai suoi allievi un discorso
nel m odo in cui lavrebbe scritto una persona famosa in una particolare
occasione. Ancora pi inattesa la sopravvivenza dei rom anzi greci,
che a volte dipende da una tradizione manoscritta cos debole da far
parlare di caso fortunato. Achille Tazio ed Eliodoro per goderono di
una circolazione pi ampia, come risulta sia dai manoscritti che dalla
dimostrazione di interesse da parte degli intellettuali bizantini. Furono
discussi da Fozio e divennero largom ento di un breve saggio compara
tivo delle loro qualit ad opera niente di m eno che di Michele Psello.
Sebbene il valore loro attribuito dai Bizantini sia dovuto in parte alle
qualit stilistiche come atticistiche, va com unque ricordato che la posi
zione di Eliodoro fu rafforzata probabilm ente dallopinione a lungo
creduta una pia invenzione, che egli fosse cristiano e, per di pi,
vescovo. Com unque, nel complesso, gli autori greci n on devono la
loro conservazione o la loro popolarit ad errate supposizioni sul loro
credo religioso come accadde invece a Virgilio, Seneca e Stazio nellEu
ropa occidentale durante il Medioevo.
Gli scrittori cristiani, ad eccezione del gi citato Gregorio di
Nazianzo, non sem brano essere diventati modelli letterari alla pari con
i pagani. Poich m olti di loro aspiravano a raggiungere la stessa qualit
di stile atticista potrebbero, in teoria, aver raggiunto lo stesso consenso
da parte del lettore perspicace. Ma, sebbene m olti degli scritti di padri
quali S. G iovanni C risostom o fossero trascritti m olto spesso, non pare
che abbiano attirato m olti lettori al di fuori dei m onasteri. Lassenza di
note o com m enti su di essi indicativa pi che determ inante in quanto
lo stile pi semplice di Crisostom o poteva essere compreso pi facil
mente dal lettore medio.
I
risultati dellistruzione bizantina denotano una interessante
fusione della cultura classica e di quella cristiana. Eccone qualche esem
pio evidente.
Lambasciatore Leone Cherosfatte, che abbiam o precedentemente
ricordato durante la sua missione in Bulgaria, si trov successivamente
a dover scrivere lettere dallesilio per implorare lim peratore di farlo
rientrare. Queste lettere sono un misto di supplica ed erudizione. Seb
bene cada in errore citando nella descrizione di un paesaggio di m on
tagna una rara parola poetica come se si trovasse in Euripide m entre si
trova nel Prometeo di Eschilo, per il resto riesce nel suo intento sfog
giando unampia conoscenza della letteratura antica. La lettera 21, in
cui il sapere classico ostentato in m odo particolarmente eccessivo,

78

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

seguita da u n altra in cui Leone esordisce afferm ando che, non avendo
avuto alcun effetto la sua lingua attica, egli m ostrer allora la sua cono
scenza dei canti di Davide e dei precetti cristiani per vedere se sono pi
efficaci nel com m uovere limperatore. Segue una serie di otto citazioni
dai Salmi e undici riferimenti al N uovo Testam ento che non raggiun
sero il risultato sperato. Ci che a noi interessa il fatto che Leone
considerasse ugualmente appropriato nella supplica ad un capo di stato
cristiano lo sfoggio delluna e dellaltra cultura. A volte la miscela di cri
stiano e di pagano racchiusa nei termini di u n unica frase. Il patriarca
M etodio (m orto nell847), scrivendo la Vita di Teofane il Confessore,
narra un episodio in cui Teofane riusc a far tacere delle rane graci
danti. Il protagonista della storia parla delle rane come di mostri
amanti degli acquitrini adoperando un aggettivo eccezionalmente raro
che pu essere considerato solo come adattam ento del nom e dato ad
una rana, Limnocharis, nella pseudo-omerica Batracomiomachia. Lagio
grafia non il luogo pi adatto per riferimenti eruditi classici. Egual
mente singolare, m a forse non sorprendente, in uno scrittore ecclesia
stico che era anche il filologo classico pi im portante dellepoca, un
brano nel racconto della presa di Tessalnica ad opera dei N orm anni
nel 1185, scritto da Eustazio che era in quel tem po arcivescovo della
citt. Egli scrive della citt conquistata: Una densa nube la avvolgeva,
come una nuvola di polvere sollevata da una tempesta o dalle zampe
di innum erevoli animali cosicch si poteva dire che il sole esitava a ri
splendere su coloro le cui brillanti arm ature offuscavano la sua luce e si
poteva parafrasare lantica Musa per diciotto giorni la nave della citt
segu il suo corso e al diciannovesimo apparvero le ombrose m on
tagne da cui il sole della nostra vita fu chiuso e offusc lom bra che ci
copriva secondo le parole del Salmo. Le citazioni sono tratte
dallOdissea di O m ero 7.267-8 e dal Salmo 43:20 e la frase successiva
prosegue con un riferim ento al Salmo 88:16.

LE SCU O LE DELLA TARDA A NTICHIT

I. Antiochia
Nel periodo pi fiorente dellim pero rom ano le principali scuole
delle province greche si trovavano ad Atene, Efeso e Smirne. Ce ne
erano altre, m olto m eno im portanti, a Pergamo e a B isanzio1. Nel V
secolo la situazione era cambiata. Atene era ancora uno dei centri prin
cipali, ma Efeso, Pergamo e Smirne non avevano pi rilievo. Antiochia,
Alessandria e Gaza erano divenute im portanti mentre una scuola di
diritto era a Beirut. Parlare di scuole non sempre esatto: cerano pro
fessori di retorica o di filosofia, a volte ingaggiati dalle autorit statali,
che insegnavano da soli e attiravano gli allievi grazie alla fama perso
nale. Q uando cominci il declino dellim pero, le scuole scomparvero
gradualmente per diversi m otivi finch non si arriv al punto che
u nistruzione superiore poteva essere acquisita solo nella capitale. Pare
che la scuola di diritto di Beirut non si riprendesse dopo il terrem oto
che devast la citt nel 551. Antiochia sub dei terrem oti nel 526 e nel
528 e fu presa e saccheggiata dai Persiani nel 540. N on noto cosa
accadde alla scuola di Gaza. Ad Atene linsegnamento della filosofia
continu nel VI secolo ma, sebbene il celebre editto emanato da Giusti
niano nel 529 possa aver avuto m eno conseguenze di quanto general
mente si immagini, non ci sono prove che dim ostrino il prosegui
m ento dellistruzione superiore dopo la met del secolo. Ad Alessan
dria la tradizione dur pi a lungo che altrove e restano tracce di atti
vit quasi fino al tem po della conquista degli Arabi nel 641.
Cosa si sa dello studio superiore dei testi greci a scuola? Ad A ntio
chia Libanio, il pi famoso retore dei suoi tem pi, di cui alcuni scritti
rimasero popolari in tutto il periodo bizantino, insegnava in m odo
convenzionale. Pu darsi che egli abbia letto m eno di quanto ci voglia
far credere, ma senza dubbio si occup degli autori classici con i suoi
allievi senza trascurare autori pi recenti come Aristide. Egli lautore
di compendii dei discorsi di Demostene che era forse per lui il pi
im portante di tutti i classici. Si gi accennato al fatto che la sua fama
di insegnante di retorica fece s che egli venisse consultato dai cristiani
ansiosi di raggiungere i modelli letterari pagani. Possiamo dunque pre
supporre che, p u r non dando nessun contributo di rilievo alla filologia,
egli insegn agli allievi i princpi d interpretazione e di critica testuale
elaborati dai filologi di Alessandria nel periodo ellenistico. U no dei
1
17-22.

G. W .

BO W ERSO CK ,

Greek Sophisls in th Roman Empire (O xford 1969)

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

82

suoi allievi cristiani applic questi princpi interpretativi alla Bibbia.


Teodoro, vescovo di Mopsuestia dal 390 al 428, il pi im portante
rappresentante della cosiddetta scuola di esegesi di Antiochia. Per
quanto possiamo vedere, per lesegesi della Sacra Scrittura insistette
sulluso dei medesimi metodi che erano stati accettati per secoli dai
pagani e erano stati a lui spiegati dal suo insegnante2. M olto tempo
dopo la m orte, fu condannato come eretico nel corso di un concilio
della Chiesa avvenuto nel 553 e le sue opere, ad eccezione di una,
devono essere ricostruite in base ai fram m enti che vennero inclusi, non
ostante la sua condanna, in com m enti biblici successivi. Laffermazione
che egli applicava la critica testuale pagana alla Bibbia, per quanto sia
vera, va spiegata per evitare conclusioni fuorviami a proposito di una
semplice opposizione tra i due diversi m etodi che si identificano cia
scuno con una tradizione culturale. I suoi oppositori, noti come scuola
alessandrina, predilegevano luso deHallegoria come mezzo interpreta
tivo e lesegesi allegorica era stata usata da alcuni antichi, in particolare
dagli stoici. Tuttavia giusto considerare Teodoro come un filologo
che si serviva dei m etodi generalmente accettati dai filologi ellenistici,
originariamente concepiti per realizzare testi accurati degli autori clas
sici e spiegarne il significato. E impossibile dire quanto Teodoro abbia
im parato dal suo maestro e quanto progresso abbia fatto da s. In ogni
caso, egli non il prim o degli interpreti di Antiochia. E interessante
osservarlo allopera. Egli e i suoi colleghi pare abbiano scritto m onogra
fie su problem i del testo del Vecchio Testamento nello stesso stile ado
perato dai pagani per discutere di difficolt nella loro letteratura. I
Salmi erano stati ritenuti com posizioni originariamente separate che
non costituivano un corpus finch un uom o colto ed intelligente non li
aveva ordinati.
Tale ipotesi pu essere spiegata come un adattam ento della teoria
avanzata per spiegare come i poem i omerici abbiano raggiunto la loro
forma conclusiva: molti brevi poemi originariamente indipendenti
luno dallaltro sarebbero stati messi insieme secondo un struttura ordi
nata ad Atene nel VI secolo av.C. sotto gli auspici di Pisistrato. I filo
logi di Antiochia si trovarono in difficolt quando tentarono di appli
care il loro m etodo storico-letterario a testi quali i Salmi che la Chiesa
trattava come un libro di profezie. T eodoro ne usc fuori suggerendo

I s u o i s tu d i c o n

Les tudiants de Libanius

v a lid a

in v e c e

per

L ib a n io s o n o

a tte s ta ti d a S o c ra te ,

Hist. Eccl.

6 .3 . L . P e t i t

( P a rig i 1 9 5 7 ) n o n s a se a c c e tta r e q u e s t a t e s t i m o n i a n z a c h e

S c h u b i.in

(v ed i

n o ta

3 ).

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

83

che i Salmi dovevano essere considerati come narrazioni di coloro che


parteciparono o subirono le conseguenze degli avvenimenti predetti
dal Re Davide; in altre parole, il profeta si im m edesim nella situa
zione delle persone i cui casi egli prevedeva. Il discorso di un personag
gio immaginario era sperimentato come u n arma dellarsenale dei critici
letterari classici (i quali usavano la frase ex TipoowTiou ed era anche una
caratteristica tipica dellinsegnamento di retorica). Vi sono m olti pezzi
in bella copia superstiti (r|OoTtouai) di retori che illustravano il m odo
corretto di affrontare un esercizio del tipo scrivere il discorso fatto da
Andromaca sul cadavere di Ettore.
Nella parte pi linguistica del suo lavoro Teodoro si serve di
norm e valide. La sua interpretazione di I I Corinzi 3:17 Il Signore lo
Spirito si basa sulla form ulazione della regola ben nota ai m oderni
studenti di greco, ma apparentem ente ancora n on form ulata allepoca,
che, in una frase del tipo appena citato, il predicato non prende nor
m almente larticolo determ inativo. La regola stabilita da Am m onio,
un com m entatore aristotelico del secolo successivo; egli e Teodoro
forse si rifanno allidea di un ignoto com m entatore filosofico. Teodoro
e il suo collega D iodoro si distinguono dai loro predecessori pagani per
quanto riguarda il problem a della traduzione accurata dallebraico in
greco. Essi, infatti, capirono che una parola in una lingua copre un
campo semantico che n on pu essere riprodotto da una sola parola in
u n altra lingua. Lidea risale probabilm ente allopera di Origene sui Set
tan ta3. In conclusione, si pu ricordare una invenzione dovuta allul
tim o m em bro im portante della scuola di Antiochia Teodoreto, vescovo
di Ciro in Siria (m orto nel 466 circa). Egli dichiara, nella prefazione al
suo dialogo Eranistes, di indicare esplicitamente il cambio di interlocu
tore. Fino ad allora, si usava indicare i cambi dinterlocutore solo con i
due punti simili ai due punti nellinglese m oderno e tale pratica
ancora riscontrabile nei m anoscritti dei dialoghi platonici, il che signi
fica che leccellente idea di Teodoreto n on fu generalmente adottata per
lungo tem p o 4.

3 S u T eodoro vedi C. S c H U B I .I N , Untersuchungen zu Methode und Herkurtft


der antiochenischen Exegese (Theophaneia 21: B onn 1974) e il suo articolo in W urzburger Jahrbiicher fiir die Altertumswissenschaft 4 (1978) 69-74.
4 P G 83.29B; cfr. N . G. W i l s o n , CQ, 20 (1970) 305.

84

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

II. Gaza
Lapproccio dei filologi di Antiochia alla Bibbia non incontr
favore. Da ci non si deduce necessariamente che il debito nei con
fronti dei m etodi filologici classici determinasse la condanna di Teo
doro e dei suoi colleghi. M a la base razionalistica del loro pensiero fece
sorgere il sospetto che essi preparassero il terreno per leretico Nestorio
che sosteneva che lelem ento divino e quello um ano nella natura di
Ges fossero strettam ente separati. U n rapporto m eno tum ultuoso tra
la cultura cristiana e pagana riscontrabile nella scuola che fior a Gaza
nel tardo V secolo e allinizio del VI.
La figura principale Procopio, ma il circolo contava diversi
m embri minori. N on c m otivo di dubitare che fossero tutti mem bri
della Chiesa e che conoscessero u n am pia gamma di autori pagani. Due
di essi scrissero dialoghi filosofici modellati su Platone al punto tale
che alcune pagine sem brano quasi un centone della fraseologia plato
nica; il Teofrasto di Enea tratta dellim m ortalit dellanima, XAmmonio
di Zaccaria della creazione del m ondo. E possibile che i com m enti su
Demostene fossero rifiniti da un m em bro m inore del gruppo, Zosimo,
che scrisse una breve notizia sulla vita delloratore. U n altro m em bro
minore, Tim oteo, oltre a raccogliere inform azioni zoologiche di carat
tere eterogeneo con spirito poco scientifico, cur una breve e banale
serie di note su questioni di grammatica ed ortografia, compreso il
m odo corretto di dividere le sillabe5. Ma non chiaro se egli appar
tenga al gruppo, visto che pare sia stato allievo di Horapollo, che
insegn in Egitto e poi a C ostantinopoli. Pi im portante Coricio, i
cui scritti fondam entali testim oniano dellampiezza delle sue letture
classiche. Ci sono poche sorprese, ma degno di nota il fatto che egli
sembra aver letto almeno uno dei m imi dellantico scrittore siciliano
Sofrone e racconta che Platone li ammirava in quanto scene di vita
com une di conversazione (Apologia mimorum 14-17). Altrettanto inte
ressante la conoscenza di M enandro in Coricio. Egli fa riferimento ai
personaggi principali di alcune commedie, ora alm eno in parte accessi
bili a noi grazie alla scoperta dei papiri, gli Epitrepontes, la Samia, il
Dyscolus e 1A sp is (Apologia mimorum 73). Ma questo elenco di letture
non ci dice nulla delle sue qualit di filologo.

5 J. A.
z i ;. n n t h i n ,

C R A M K R , Anecdota graeca Pansiensia IV (O xford 1841) 239-44; R eitop. cit. 296.

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

85

Il
m em bro pi notevole della scuola di Gaza Procopio, precettore
di Coricio e suo predecessore come direttore. Le pochissime opere
complete superstiti giunte fino a noi devono la loro conservazione ad
una scoperta casuale del retore del XII secolo, Niceforo Basilace, con
gli scritti del quale si trovano di solito fianco a fianco nella tradizione
manoscritta. Procopio ha attirato talvolta lattenzione degli storiografi
della scienza con la sua descrizione di uno straordinario orologio di
Gaza che batteva le ore e aveva un elaborato meccanismo. Ad ogni ora
una figura di Ercole emergeva da una delle dodici porte trasportando
un oggetto che simboleggiava una delle sue dodici fatiche ed unaquila
collocata in alto su di lui discendeva per deporgli una ghirlanda sul
capo ad indicare la riuscita conclusione della fatica in questione. D opo
di ci, la figura di Ercole si ritirava di nuovo dietro il pannello da dove
era apparsa. E sintom atico della mentalit dellantichit che Procopio
impieghi quasi tu tto il suo talento nella descrizione dellaspetto este
riore dellorologio e non ne spieghi il meccanismo o scriva un elogio
del suo inventore.
Nel IX secolo Fozio lesse ed approv u n opera m olto m eno inte
ressante, ora perduta, a parte esigui fram m enti, un insieme di parafrasi
dellIliade. Si tratta di un genere letterario che riflette lattivit scola
stica; la com prensione degli alunni veniva verificata chiedendo loro
vari tipi di parafrasi. I fram m enti venuti alla luce riguardano un brano
famoso dellIliade (12.322 ss.) in cui Sarpedone spinge Glauco ad unirsi
a lui nellattacco al campo greco (trad. R. Calzecchi Onesti):
O am ico, se n o i ora, fuggendo a questa battaglia,
dovessim o vivere sem pre, senza vecchiezza n m o rte,
io certo allora n o n lo tte rei fra i cam pioni,
n o n spingerei te alla guerra gloria dei to rti;
m a di c o n tin u o ci sta n n o in to rn o C h e re di m o rte
in n u m e rev o li, n p u fuggirle o evitarle il m ortale.
A n d ia m o : o n o i d a rem o gloria a q u a lc u n o o a n o i quello.

Procopio trasforma il brano in fredda retorica. In virt della spe


ranza nella vittoria potr sopportare anche la sconfitta. Conosco la
natura e sono consapevole dei capricci del fato. E meglio, dunque, lot
tare. Voglio compiere grandi imprese prim a di vedere la vecchiaia
piombare su di me e prim a di imparare sin troppo bene che non solo
la battaglia a procurare la m orte. Segue u n altra versione: Voglio
uccidere il nemico o cadere nellassalto, lo giuro sul fato dal quale sar
certamente catturato anche se cerco di fuggire. Am m ettiamo che la glo

86

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

ria non si conquisti necessariamente nel com battim ento: la vecchiaia


non sar una tribolazione per chi ha disobbedito agli ordini? N on
conosco alcun codardo che abbia acquisito lim m ortalit6. Anche se la
parafrasi pu sembrare un arido esercizio scolastico bisogna almeno
dare credito a Procopio di aver attirato lattenzione degli allievi verso
uno dei pi grandi scrittori. U n parallelo con altre antiche parafrasi
conferma questo parere. Erano sottoposti a tale procedim ento i poemi
didattici ellenistici e successivi, di cui alcuni erano letti a scuola, e ci
rimasta la parafrasi di un altrim enti sconosciuto Eutecnio dei due
poem i sui serpenti e i loro antidoti di N icandro, insieme con unano
nim a parafrasi di O ppiano sulle specie dei pesci. Ben pochi rim pian
gono la perdita della produzione letteraria di M ariano (circa 500) (Suda
s.v.) il quale pare avesse parafrasato Teocrito, A pollonio Rodio, m olto
di Callimaco, Arato e i Theriaca di N icandro volgendoli tutti in versi
giambici. Per quanto sia abbastanza certo che Procopio si servisse della
parafrasi come di u n esercizio scolastico, probabile che altre volte
essa abbia costituito pi un tour de force che un aiuto pratico allinse
gnam ento. Secondo alcuni, le parafrasi rappresentano un tentativo di
recuperare la popolarit in declino di autori che avevano scritto in esa
metri volgendoli in trimetri giambici, form a che restava ben accetta7.
La parafrasi di Procopio rappresenta un aspetto della sua opera.
Lalto, se gli attribuito a ragione, u n impresa rilevante. E general
m ente considerato linventore della form a letteraria nota come la
catena, un com m ento di un libro della Bibbia che consiste in una com
pilazione di excerpta di vari com m enti precedenti, ognuno dei quali
preceduto di regola dal nom e dellautore, in cui il contributo del com
pilatore esiguo, se non addirittura nullo. Le catenae attribuite a Proco
pio non sono universalmente accettate come autentiche. Ad una prima
m enzione dellautore, Fozio (Bibliotheca 160) n o n le nom ina specifica
m ente, ma cita le parafrasi di O m ero come sua opera pi notevole e,
considerato il suo interesse agli studi letterari, ci si sarebbe aspettati che
al prim o posto egli collocasse le catenae, ma successivamente (Biblio
theca 206-7) egli le inserisce, senza m etterne in dubbio lautenticit. In
favore dellattribuzione usuale, si pu osservare che Procopio sotto altri
aspetti non era una figura em inente alla quale scrittori e falsificatori
m inori avrebbero potuto desiderare di attribuire le loro opere. D al
6 Pubblicato dal V aticano gr. 2228 da H . R a b e , R h M u s 63 (1908) 515 n. 2;
vedi anche A. B r i n k m a n n , ibid. 618-23.
7 A. D. E. C a m e r o n , Historia 14 (1965) 482.

87

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

tronde la catena, labbia egli inventata o no, segna uno stadio significa
tivo nella storia della filologia biblica e la sua im portanza per la filolo
gia classica consiste nel fatto che .rassomiglia, in una certa misura, ai
commenti sulla letteratura greca. Questi, come i com m enti sui libri
della Bibbia, erano originariamente libri separati e in u n epoca impreci
sata, probabilm ente nella tarda antichit, si prese labitudine di farne
delle compilazioni. Poich esisteva un num ero m olto ampio di com
menti di alcuni testi e cera senza dubbio una gran quantit di dupli
cati, la nuova compilazione, se realizzata in m odo intelligente, poteva
fornire al lettore un adeguato com pendio di ci che i migliori filologi
avevano pensato del testo e dei suoi problem i. La storia delle catenae e
dei com m enti ancora estremamente oscura, ma bisogna almeno pren
dere in considerazione lipotesi che Procopio sia responsabile del
nuovo tipo di com m ento e che lidea gli sia venuta da ci che era gi
stato fatto per la letteratura classica. La priorit non pu essere stabilita
con certezza.
Si
p u osservare che le catenae di regola m enzionano i nom i degl
autori originari mentre gli scolii agli autori classici forniscono molto
raramente i nom i delle fonti citate e n on lo fanno quasi mai allinizio
di un excerptum come d uso in una catena. Se ne potrebbe ragionevol
mente ma ipoteticamente inferire che Procopio concep la regolare cita
zione dei nom i come un miglioram ento della prassi seguita nei com
menti agli autori pagani. D altra parte va detto che tale pratica non
impiegata in tutte le compilazioni a lui attribuite, per cui il problema
rester irrisolto finch non saranno disponibili edizioni pi attendibili.

III. Gli scolii


Visto che la scuola di Gaza collegata allinvenzione della catena e
c una somiglianza tra la catena ed i com m enti ai testi classici oppor
tuno discutere qui della form azione di questi u ltim i8. I filologi ave
vano curato lesegesi dei testi classici per circa un m illennio; perci la
quantit di materiale accumulato era immensa e il com pito di fare una
compilazione soddisfacente di ci che sembrava im portante era corri
spondentem ente scoraggiante. N o n conosciamo i nom i di coloro che
portarono a term ine tale com pito (e non sempre lo fecero bene) n il
8
Per una discussione pi particolareggiata vedi N . G.
244-56; G R B S 12 (1971) 557-8; CR 27 (1977) 271.

W ils o n ,

CQ_ 17 (1967

88

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

periodo della loro attivit. Secondo studiosi m oderni, lopera va collo


cata nella tarda antichit ed parere comune che fosse in qualche
m odo collegata ad un im portante cam biamento nel m odo di fare i libri
nellantichit, cio alladozione della form a m oderna, il codice al posto
del rotolo, ci che rendeva m olto pi semplice disporre una quantit di
note esplicative in uno o pi margini del testo. Si pu affermare come
regola generale che nellantichit i com m enti costituiti da qualcosa di
pi di brevi note venivano trascritti come testi indipendenti su un
rotolo separato mentre nel M edioevo venivano copiati ai m argini9. Il
nuovo tipo di libro fu introdotto gradualmente e divenne il modello di
tutti i tipi di testo a partire da! IV secolo. E facile dedurne che i com
m enti vennero razionalizzati e spostati ai margini del codice non
appena il nuovo tipo di libro entr nelluso comune.
Ma sorge u n obbiezione in quanto le grafe in uso nella tarda anti
chit erano troppo larghe per consentire linclusione di voluminosi
com m enti ai margini di un libro e, di conseguenza, il merito della
compilazione del corpora ancora esistenti degli scolii spetta ai filologi
del cosiddetto prim o Rinascimento bizantino, cio del periodo in cui la
nuova scrittura minuscola dei manoscritti del IX secolo pot essere
sfruttata per far entrare una quantit m olto pi grande di testo in una
pagina di determinate dimensioni. Il circolo di Fozio un am biente in
cui si pu facilmente immaginare un tale tipo di attivit filologica e,
sebbene n Fozio n i suoi contem poranei ne facciano m enzione espli
cita, plausibile che un lavoro di questo genere fosse effettuato nel IX
secolo o successivamente. In effetti si pu citare come esempio lag
giunta di excerpta dal saggio pseudo-eracliteo sullinterpretazione allego
rica di O m ero al corpus, dei com m enti a [['Iliade trovati in un m ano
scritto di Venezia (Marc. gr. 453), scritti da una m ano non anteriore
allXI secolo.
Esistono, tuttavia, alcuni m otivi per pensare che lantica opinione
che attribuiva la compilazione degli scolii alla tarda antichit sia giusta
e, sebbene nessuno di loro sia determ inante, nellinsieme costituiscono
u nargom entazione valida. Il primo, co m e gi stato detto, linven

9
II papiro di Lille di C allim aco costituisce u n eccezione, da poco scoperta,
questa regola. Pu darsi che rispecchi un esperim ento di breve durata, ma nel frat
tem po deve servire come avvertim ento che una sola scoperta pu sconvolgere
facilm ente opinioni generalm ente accettate. A. C a r l i n i . M aia 32 (1980) 235-6 ha
richiam ato lattenzione su altre eccezioni. Si veda inoltre il m io scritto negli A tti
del convegno tenutosi ad U rbino nel settem bre 1982 sul tem a Il libro e il testo
ed. C . Q u e s t a e R . R a h a e l l i (U rbino 1984) 105-110.

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

89

zione della catena. Il secondo che il term ine usato m olto spesso negli
scolii greci per indicare il passaggio da una fonte originale ad unaltra
adottato dagli scoliasti latini della tarda antichit (usavano aliter nello
stesso m odo di cog) ed difficile supporre che essi non prendessero
in prestito una formula conveniente che gi esisteva. In terzo luogo, ci
sono dei m anoscritti e dei papiri che, pur non presentando degli scolii
nella forma medievale completamente sviluppata, sono estremamente
interessanti. E rimasto un foglio di una copia di Callimaco trascritta
probabilm ente nel VI secolo (P. Oxy. 2258). Esso ha una grande parte
di com m ento disposto su tutti e quattro i margini e, sebbene non possa
essere un amalgama di com m enti al m odo in cui lo sono norm alm ente
gli scolii, dimostra cosa si poteva fare utilizzando un form ato grande
ed uno dei tipi norm ali di grafia. Ci che pu essere definito come la
forma embrionale di scolii si trova in un pi famoso manoscritto, ler
bario di Dioscoride meravigliosamente m iniato che pu essere datato
intorno al 500 (Vienna med. gr. 1). Lo scrivano ha trascritto ai margini
di un certo num ero di fogli estratti dalle opere di Galeno e di Crateuas
sulle medesime piante citando il nome dellautore in ogni caso. Su
quattro pagine ha aggiunto un excerptum da entram be le sue fonti di
consultazione producendo cos leffetto di scolii o, visto che vi sono
inseriti i nom i, di una catena primitiva. Si potrebbe obbiettare che le
pratiche degli scrivani nella preparazione di testi scientifici non erano
necessariamente le stesse degli autori pi letterari e che lerbario di D io
scoride, in quanto libro pratico essenziale per i medici ed evidente
mente trascritto pi volte, non pu essere considerato sullo stesso
piano dei testi poetici. Ma non esiste nessuna prova del fatto che
venisse effettuata tale distinzione tra testi letterari e scientifici e, in ogni
caso, la professione medica era esercitata da uom ini colti e riconosciuti
come tali. Basti citare la famosa asserzione di S. G irolam o (lettera 119)
a proposito del fatto che Luca era il migliore stilista dei quattro evange
listi in parte perch era medico.
Infine ci sono buoni m otivi per pensare che stato attribuito
troppo rilievo agli argomenti dei paleografi contro le tesi tradizionali.
Tali argomenti risultano gi indeboliti dal papiro callimacheo, ma una
confutazione ancora pi valida deriva dallesistenza di una grafia
onciale estremamente m inuta che pu essere stata creata specificamente
per consentire linserim ento di poderosi com m enti ai margini di un
codice. U n esempio anteriore di ci si trova su un fram m ento di perga
mena contenente un testo legale latino con poche annotazioni
(P.S.I.l 182) e datato dai paleografi latini intorno al 500. Ci sono anno

90

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

tazioni in greco al margine scritte in m ano minuscola. Una grafia


simile appartenente ad un periodo successivo ben nota ai paleografi;
la cosiddetta scrittura semi-onciale di Areta che poteva essere usata per
trascrivere un lungo com m ento marginale e il cui miglior esempio
costituito dalla sua copia tWOrganon di Aristotele (Urb. gr. 35) i cui
fogli di apertura sono fittamente ricoperti di annotazioni. Da ci non
si deduce necessariamente che Areta invent questa scrittura; pi pro
babile che egli labbia appresa da esempi come quello del frammentario
testo legale. Tra il 500 e il 900, probabilm ente dopo pi che prima, c
una altra m ano greca dello stesso tipo. U n fram m ento palinsesto di
Lipsia (Tischendorf 2) presenta una grafia araba databile tra 1 885 e
1 8 8 6 che copre una precedente grafia greca. Le annotazioni in greco al
margine sono opera del grammatico Erodiano. Originariamente si trat
tava di un libro di form ato grande, con scolii scritti con una grafia
m olto m inuta. U na grafia onciale ancora pi m inuta, usata per un testo
anzich per annotazioni marginali, venuta recentemente alla luce, il
codice contenente la biografia di M ani, il fondatore del Manicheismo,
form ato da fogli di solo 45 x 33 mm, con una superficie scritta di
35 x 25 m m in cui lo scrivano riuscito come regola a stipare 23 righe
(P. C olon, inv. 4780). Questo sembra essere il pi piccolo libro super
stite dellantichit e fu probabilm ente scritto nel V secolo l0.
Considerati tutti i fatti, le testimonianze ci consentono di tornare
allidea che gli scolii com inciarono ad essere amalgamati dalle m ono
grafie anteriori e ad assumere la loro forma medievale durante il tardo
impero rom ano. E possibile che tale processo fosse iniziato alla fine del
V secolo e che Procopio ne prendesse nota quando invent la catena.

IV. Atene
Se rivolgiamo ora la nostra attenzione ad Atene, vi troviam o un
altro centro fiorente di istruzione superiore in cui si conservavano
vigorosamente le tradizioni pagane nel IV secolo, che continuarono
sorprendentem ente, pur essendo scoraggiate ufficialmente, fino al VI

10
II palinsesto di Lipsia viene discusso da R . R e i t z e n s t e i n , op. cit. 299 ss.; pe
la data della scrittura araba mi rifaccio a I. K r a C k o v s k i i , V iz Vrem 14 (1907) 24675. Sul codice di M ani vedi A. H e n r i c h s - L. K o e n e n , Z P E 5 (1970) 97 ss., spe
cialm ente 100-3, e Der Kolner M ani-Kodex: Abbildungen u n i dplomatischer Text,
edd. L. K o e n e n - C. R o e m e r (C olonia 1985).

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

91

secolo. Parlare di Atene come di una universit fuorviante se con ci


si intende un grado di organizzazione centrale. Ma chiaro che nel IV
secolo cerano m olti insegnanti indipendenti che attiravano studenti da
ogni parte dellim pero e se il num ero degli studenti e listituzione di
posti d insegnam ento finanziati dal consiglio della citt sono validi cri
teri di giudizio, Atene era una citt universitaria. La competizione tra i
professori era intensa al punto che m andavano i loro allievi al porto
per intercettare gli studenti appena arrivati. Libanio racconta nella sua
Autobiografia (16) come egli arrivasse con lintenzione di studiare con
un connazionale, ma fosse costretto a iscriversi ad u n altra scuola.
Com e si gi detto, pagani e cristiani coesistevano in buoni rapporti.
Tra gli studenti cristiani della met del IV secolo cerano S. Basilio e S.
Gregorio di Nazianzo. E naturale considerare Atene un centro di studi
filosofici, m a a quel tem po probabilm ente il professore pi celebrato
era il retore Imerio (310 circa - 390 circa) che non dimostrava alcun
interesse per la filosofia, ma amava m ostrare la sua conoscenza dei
poeti lirici greci come Saffo, Alceo e Anacreonte, ed infatti lunica
fonte di qualche fram m ento delle loro poesie; questa, per inciso,
unulteriore prova contro lidea che i testi non inclusi nei programmi
scolastici smettessero di essere letti. Ma Imerio ci racconta poco
deHistruzione e della filologia. E possibile dedurre dalla sua produ
zione retorica lesempio e lo scopo che egli poneva dinanzi ai suoi
allievi; le considerazioni di retorica sono pi im portanti dei contenuti.
Talvolta si asserito che il suo discorso in onore del proconsole Ermogene (Orazione 48) d un quadro dellistruzione che si poteva ricevere a
Atene a quel tempo. Ma sebbene il discorso sia un encomio, un tipo di
scritto che non si presta ad una precisa interpretazione, risulta evidente
che il proconsole, che lodato per i suoi successi in filosofia, retorica,
geografia e astronomia, era giunto a tali studi ad u n et pi tarda del
normale e non pu quindi essere considerato come un prodotto medio
delleducazione ateniese11.
Atene era probabilm ente al suo apice nel IV secolo. Lunico diritto
alla gloria dopo quella data le viene dalla ricostituita Accademia dei
Neoplatonici. M a Accademia, se non un term ine im proprio, fuor
viante. C era un gruppo di neoplatonici attivi per diverse generazioni,
ma non abbiam o m otivo di supporre che essi occupassero i locali origi
nari della scuola di Platone o che ne avessero ereditato la propriet.

11
D issento leggerm ente da H . D. S a f f r e y - L . G. W e s t e r i n k , Proclus: Thcolo
ge platonicienne I (Parigi 1968) X I a proposito dellopinione su Im erio 48.20-5.

92

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Lunica cosa di cui siamo certi che il gruppo agiva come un piccolo
club privato o come scuola. Loriginalit di alcuni suoi membri e la
loro posizione esplicitamente anti-cristiana faceva s che fosse rinomata.
Dei colleghi con simili vedute ad Alessandria erano venuti ad un tipo
di accordo con le autorit ecclesiastiche locali che consentivano loro di
continuare ad insegnare, presum ibilm ente a condizione che non dichia
rassero le loro idee in m odo troppo franco durante le lezioni. Un fram
m ento della Vita di Isidoro di Damascio suggerisce che egli disappro
vava lalessandrino A m m onio per aver preso questa strada. La manife
stazione di sentim ento pagano pi interessante, ma non necessaria
m ente la pi am piam ente pubblicizzata, si trova nella Vita di Proclo
(36) di M arino, in cui si afferma che la m orte del maestro (485 della
N uova Era) si verificata nellanno 124 di Giuliano come se lascesa al
trono dellapostata tosse considerata linizio di una nuova era. Uno
degli ultimi libri di Proclo era intitolato Diciotto argomenti contro i cri
stiani.
11 gruppo aveva delle sovvenzioni per cui poteva insegnare senza
compenso. Dal VI secolo pu aver costituito lunica fonte di istruzione
superiore ad Atene. Spesso si ritiene che il loro insegnamento fosse
abolito nel 529 dalleditto di G iustiniano che proibiva ai pagani e agli
eretici di insegnare e ordinava che i fondi pubblici non fossero usati
per sovvenzionarli12.
Secondo un fonte generalmente poco attendibile, la cronaca di Gio
vanni Malalas (451), lim peratore eman un editto speciale contro i
Neoplatonici di Atene. Un club privato avrebbe continuato ad esistere
se non aveva bisogno di onorario per la sua sopravvivenza. A causa
delleditto, o forse per altre ragioni, sette m em bri decisero di andare a
cercare fortuna in Persia, pensando di aver finalmente trovato lincarna
zione dellideale platonico del re filosofo. Lidillio n on dur a lungo e
ritornarono, ma non tutti ad Atene. Forse il club riusc a continuare ad
esistere, comportandosi in m odo m olto discreto e Simplicio, privato
della possibilit di insegnare, ebbe il tem po di scrivere i suoi lunghi
com m enti filosofici; riemp 1300 pagine sulla Fisica di Aristotele. Ma
lefficacia nelle province di proibizioni emanate dal governo centrale
dubbia. Forse Simplicio poteva ancora insegnare. Nel 560 circa il pro
fessore alessandrino O lim piodoro, che sembra aver conservato uno spi
12 SullAccademia vedi A. D. E. C a m f .r o n , PCPS 195 (1965) 7-29; J. G lu c Anliochus and th Late Academy (G ttingen 1978) 322-9; H . J. B l u m e n t h a l ,
Ryzantion 48 (1978) 369-85.
kkr,

LL S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

93

rito abbastanza pagano senza per questo aver dovuto rinunciare al suo
ufficio, parla degli Ateniesi come se li ritenesse ancora attivi. N o n si
pu essere sicuri che egli fosse accuratamente inform ato, ma secondo
diverse testimonianze, leditto del 529 n on rappresent la fine della
filosofia ad Atene. E difficile tuttavia credere che il grosso della vita
culturale continuasse ad Atene per pi di una generazione ancora. Nel
579/80 la citt fu saccheggiata dagli Slavi. U na fonte latina suggerisce
che alla fine del secolo successivo Teodoro di Tarso, m andato per con
vertire lInghilterra al Cristianesimo, studi ad Atene. Alcuni dotti
moderni prestano fede al racconto 13, ma lautore latino pu anche aver
malcompreso una fonte greca che parlava delle sue cognizioni attiche.
Nella lingua del colto bizantino ci starebbe a significare semplicemente che egli aveva studiato con successo gli autori classici.
I
Neoplatonici dom inavano Atene. Si sente poco degli altri inse
gnanti. Il poeta e maestro egiziano Pamprepio si stabil ad Atene ed
insegn per un p o di tem po finch una lite non lo costrinse a spostarsi
dalla capitale. N o n teneva segreto il suo paganesimo che allepoca era
potenzialm ente pericoloso sebbene non avesse im pedito la sua nom ina
ad Atene. Gli aveva anche assicurato lamicizia di Proclo. Una delle
nostre fonti ricorda che egli insegnava grammatica e poesia come mate
rie propedeutiche alla filosofia.
Ma per quanto egli ci interessi come m em bro della categoria dei
poeti egiziani che si guadagnavano da vivere allestero grazie al loro
talento letterario, il suo ruolo nella storia della filologia non riveste
alcuna im portanza. Serve soltanto a m ostrare che leducazione letteraria
era ancora accessibile ad Atene nella met del V secolo.
I
filosofi, pur concentrando la loro attenzione sullesposizione di
Platone, non si lim itarono a ci. Siriano, che successe a Plutarco nel
431/2 come capo, lautore di com m enti alla Metafisica di Aristotele e
al manuale di retorica di Ermogene. Proclo, la cui educazione era ini
ziata in Licia e ad Alessandria, incontr Siriano, ma non si interess
alle sue lezioni di retorica. Era invece attirato dai corsi di Plutarco sul
De anima di Aristotele e sul Fedone di Platone; il tema comune di
questi due libri significativo in quanto era proprio la teoria platonica
sulPanima ci che la Cristianit giudicava pi inaccettabile. Nel corso
di due anni si leggeva tutto Aristotele e si proseguiva con i dialoghi
platonici secondo un ordine che sembra essere stato approvato dalla
scuola (M arino, Vita Proeli 11-13). Proclo aveva anche interessi scienti13 A.

F r n tz ,

DO P 19 (1965) 199

n.

78.

94

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

fi ci e scrisse u n introduzione allastronomia. Lultim o m em bro im por


tante del gruppo, Simplicio, scrisse quattro com m enti su Aristotele e
uno sullEnchiridion di Epitteto. In questo secondo com m ento sono
degli indizi (153, 331) che largom ento tu scelto perch Simplicio sen
tiva di subire lo stesso fato di oppressione da parte di un tiranno
subito da Epitteto che era stato m andato in esilio da Domiziano.
Sebbene il gruppo si occupasse prevalentemente di filosofia, linte
resse letterario era abbastanza rilevante in opere di altri oltre a Siriano.
M arino scrisse una vita encomiastica del suo maestro Proclo e Dama
selo una di Isidoro, che, per quanto ci sia giunta solo frammentaria
m ente, ricca di particolari affascinanti. La voce della Suda per Proclo
ci garantisce che egli scrisse m olto sia di letteratura che di filosofia ed
elenca com m enti su tutto O m ero, sulle Opere e i giorni di Esiodo, uno
studio sugli di in O m ero e una Crestom azia o m anuale di studi lette
rari. U n altra opera che va sotto il nom e di Proclo nella tradizione
manoscritta, ma n on elencata nella Suda, una serie di formule per
lettere di vario tipo. Lassenza nellelenco della Suda non una prova
decisiva contro la sua autenticit, ma la mancanza di un legame evi
dente tra largom ento del trattato sul m odo di scrivere lettere e gli altri
interessi di Proclo, insieme al suggerimento che lautore fosse un cri
stiano, ci fa supporre che in questo caso il Proclo in questione sia un
om onim o 14.
Gli scolii superstiti alle Opere e i giorni di Esiodo ne includono
alcuni attribuiti a Proclo che sottoposti ad un esame sembrano confer
marlo e non semplicemente perch citano piuttosto spesso Platone,
cosa che non abituale in altri scolii. Il linguaggio stesso suggerisce che
lautore deve essere un neoplatonico e in un brano troviam o che il
com m ento di Proclo coincide con quanto egli stesso dice in uno dei
com m enti platonici. Esiodo parla degli uom ini della stirpe d oro che
vivevano nellet di C rono (Le opere e i giorni 111). Il com m ento di
Proclo : N otare che gli uom ini dellet delloro vivevano una vita
pura, immateriale e senza sofferenze e loro significa ci come ha spie
gato chiaramente anche Platone (Cratilo 398). Loro non pu n arrug
ginire n fondersi ed perci simbolo dellimpassibilit. C om m en
tando la Repubblica di Platone (voi. 2 p. 75 Kroll) Proclo si rifa al
brano di Esiodo e afferma: O ra la razza degli uom ini doro significa
anche per lui una certa vita intellettuale, immateriale e pura di cui loro
il simbolo perch non pu n arrugginire n fondersi. Luso delle
14 H .

R a re ,

R hM us 64 (1909) 294-5.

95

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

stesse parole qui una prova sufficiente. Lannotazione d anche una


certa idea del genere di com m ento che n on interam ente filosofico e
contiene molte citazioni da u n opera di Plutarco sullo stesso testo
andata p e rd u ta 15.
Il
caso della Crestomazia n on cos semplice. Ce ne d u n ide
Fozio che narra che era divisa in quattro libri, m entre la Suda dice tre,
e fa il riassunto dei primi due soltanto (Bibliotheca 239). A giudicare da
ci che dice Fozio, si trattava essenzialmente di una discussione sulla
classificazione dei generi poetici e sembra pi opera di un maestro di
letteratura che di un filosofo. Ci sono anche alcune osservazioni che
non ci si aspetterebbe dalla penna di uno scrittore del V secolo. Per
esempio egli dice che il peana una form a di canto ora rivolta a tutti
gli di (320 a 21), e che la form a attuale del canto conosciuto come
nomos si deve a Tim oteo (320 b 11). In ogni caso luso del tem po pre
sente curioso, se Proclo ne lautore, poich anche un ostinato
seguace delle tradizioni pagane avrebbe potuto ammettere che erano
forme letterarie del passato.
Analogamente laffermazione che i poemi del Ciclo epico, che
quando venivano aggiunti ad O m ero rappresentavano la saga troiana
per intero, sono conservati e am piam ente apprezzati (319 a 30) m olto
poco plausibile in epoca cos tarda. Altri dubbi sorgono a proposito
della Vita di O m ero e dei brevi riassunti dei poem i del Ciclo epico che
si trovano in qualche manoscritto. Tuttavia, se lattribuzione della Cre
stomazia a Proclo probabilm ente errata, resta vero che la sua ampia
produzione letteraria non era esclusivamente filosofica.
Lopera principale di Proclo consiste nei com m enti a Repubblica,
Parmenide, Timeo e Alcibiade I di Platone. Il com m ento al Cratilo non
ci giunto intero, i com m enti al Fedone, al Gorgia, al Fedro, al Teeteto e
al Filebo sono andati tutti perduti.
Apparentem ente sono tutti frutto di uno stesso program m a di
lezioni. Linserimento dellAlcibiade pu risultare sorprendente per uno
studioso m oderno di Platone, specialmente dopo che m olti studiosi
autorevoli lo hanno giudicato spurio. D altra parte, quasi senza dubbio,
1 Alcibiade era im portante per i neoplatonici e poteva essere usato
come introduzione al pensiero di Platone perch contiene un buon
esempio dellabilit di Socrate nel ridimensionare la fiducia ingiustifi
cata e si rifa alla sua convinzione di ricevere istruzioni da una divinit.
15
zana,

II c o m m
A e v u m 52

e n to a lle
(1 9 7 8 )

Opere e i giorni

1 7 -4 0 .

s ta to s tu d ia to d a

C.

F a r a g g i n DI

SA

96

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Gli studenti leggevano una prima serie di dieci dialoghi, seguiti dal
Timeo e dal Parmenide per completare liniziazione alle opere del
m aestro 16. I com m enti di Proclo sono dedicati per lo pi ai dodici dia
loghi scelti che vengono visti non in considerazione della loro origina
lit, ma piuttosto come una sistematizzazione del pensiero neoplato
nico. In una storia della filologia, se la definizione del termine inter
pretata rigorosamente, essi non hanno un posto im portante. Ma opere
recenti sul suo V e VI saggio sulla Repubblica hanno chiarito il suo
pensiero. Questi saggi trattano di poesia ed in particolare di Omero.
O ltre ad onorare Platone, Proclo operava allinterno della tradizione
che vedeva in O m ero la sorgente di ogni sapere e poich Platone aveva
attaccato la poesia occorreva qualche interpretazione ingegnosa per sal
vare il credito di entrambi.
Il
V saggio un com m ento ai problem i sollevati dalla discussion
di Platone in Repubblica IT. esso tenta di trovare in questo libro delle
idee compatibili con altre affermazioni di Platone. Il VI un tentativo
di riconciliare O m ero e Platone.
Poich Proclo fa spesso riferimento al suo insegnante Siriano sorge
il problem a della sua originalit. U n analisi rigorosa rivela che Proclo
non ha fatto m olto pi che sviluppare linee di pensiero gi indicate dal
m aestro che, a loro volta, si rifacevano a tradizioni interpretative ante
riori.
Proclo elabor la distinzione di Siriano tra poesia ispirata e non
ispirata che si basava sul Fedro di Platone (245) creando una triplice
divisione tra poesia ispirata, didattica e mimetica. Platone e O m ero
devono essere considerati con uguale seriet ed egli trova un punto di
contatto tra di loro grazie ad un procedim ento di interpretazione m eta
fisica neoplatonica. N on assente un certo interesse nei confronti dei
testi intesi come letterari, m a esso subordinato allesegesi filosofica.
Pu essere degno di nota il fatto che Proclo segua Platone nel non
attribuire alcun valore alla letteratura dram m atica17.
N o n ostante la riprovazione ufficiale, una gran parte della produ
zione di Proclo sopravvisse ed esercit, inaspettatamente, un certo
influsso. N on m olto tem po dopo, un ignoto scrittore affront il temi
bile com pito di conciliare la metafisica platonica con la dottrina cri

16 L. G. W R S T E R 1 N K , A nonym ous Prolegomeni! to Platonic Philosophy (Amster


1962) xxxvii - xxxviii, parla del canone neoplatonico.
17 A. D. R. S h e p p a r d , Studies on th 5ih and 6th essays o f Proclus Commentary
on th Republic (G ottingen 1980).
dam

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

97

stiana. Lautore di questa sintesi ebbe lidea audace di spacciarla per


opera di Dionisio lAreopagita, il convertito da S. Paolo. Ma ritorne
remo a questa deliberata frode in sguito.
Tra gli altri ateniesi il pi interessante Simplicio. Egli studi ad
Alessandria e poi and ad Atene (ci sono diversi altri casi noti di spo
stamenti tra i due centri di cultura in questo p erio d o )18. Simplicio, cos
come gli altri m em bri del gruppo, si oppone alla Cristianit. Le sue
opere sono, per la maggior parte, o forse del tutto, realizzate dopo il
suo ritorno dalla Persia e sono pedestri e prolisse. Egli confessa franca
mente in u n occasione di seguire am piam ente Giamblico, spesso parola
per parola (In Categorias 32). E pi conosciuto dai m oderni filologi di
altri suoi colleghi, perch ebbe lopportunit di leggere alcuni testi di
filosofi presocratici che cita verbatim abbastanza spesso. Tali testi costi
tuivano una notevole rarit nel VI secolo ed egli una delle nostre
fonti pi im portanti per il pensiero di Parmenide ed Empedocle perch
si prese la briga di trascrivere ampie parti dei loro poemi. Nel caso di
Parmenide, Simplicio afferma esplicitamente che sta trattando un testo
raro (In Physica 144.28) ed era senza dubbio abbastanza intelligente per
rendersi conto che lo era anche per gli altri. Dove egli si procurasse
simili rarit bibliografiche u n quesito m olto affascinante, ma a cui
impossibile dare una risposta. Gli unici luoghi probabili sono Atene,
Alessandria e la capitale.
Ma lo studioso di filosofia greca antica non il solo a dover essere
riconoscente a Simplicio. Per lo storico della scienza egli ha il m erito di
tramandare fatti im portanti. Cita il naturalista ellenistico Stratone per
u nopinione sullaccelerazione dei corpi in caduta (In Physica 916.10
ss.). Conosce im portanti particolari dellidea di Eudosso, destinata a
restare in voga fino ai tempi di Keplero, secondo la quale i movimenti
dei corpi terrestri si spiegano tutti come rivoluzioni di sfere concen
triche (In De caelo 493-506). U na volta addirittura ripete un esperi
mento rivolto a dimostrare che laria n on ha peso, stimolato dal fatto
che le sue fonti, Aristotele e Tolemeo si contraddicono luno con
laltro. Simplicio afferma che il peso di una pelle gonfia daria non
diverso dal peso di una pelle non gonfia (In De caelo 710. 14 ss.).
Forse le sue citazioni gli hanno dato pi im portanza di quanto
meriti. M a i casi della tradizione manoscritta sono tali che egli sarebbe
facilmente potuto diventare im portante anche in un altro contesto. Se

18
H. I. M a r r o u in A. M o m i g l i a n o (ed.), The Conflict between Paganism and
Christianity in th Fourth Century (O xford 1963) 150.

98

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

non fosse stata recuperata una copia di Epitteto, probabilm ente grazie
al bibliofilo Areta nel 900 circa, il testo sarebbe quasi sicuramente
andato perduto e il com m ento di Simplicio ad esso sarebbe diventato
prezioso, riportandolo ancora una volta allattenzione dei filologi.

V. Alessandria
Alessandria ha avuto una lunga tradizione filologica sia pagana che
cristiana. N ei prim i secoli della nostra ra la scuola cristiana era pi
im portante della pagana e la famosa biblioteca del Museo, se esisteva
ancora, non riusciva a stimolare una filologia dello stesso livello di
quella sviluppatasi sotto lillum inato patronato dei Tolemei. La biblio
teca, se non fu distrutta nel famoso incendio delle operazioni militari
di Cesare nel 48/7 av.C., pu essere sopravvissuta fino al tardo IV
secolo. A partire da questepoca, circa, Alessandria sembra diventare
ancora una volta un centro filologico. Se crediamo alla Suda (s.v.
Theon) il M useo non fu distrutto, m a ci n on significa che funzionasse
secondo gli stessi principi di prima. Limmagine di una citt con u n at
tiva popolazione di studenti emerge dalla siriana Vita di Severo che
abbiam o gi avuto occasione di citare in relazione alla decisione di
Zaccaria Scolastico di ritardare linizio della sua educazione.
Tra tutti i libri prodotti a questepoca ad Alessandria quello che
forse risult pi utile alle generazioni successive di Bizantini fu il com
m ento di Teone (fi. c. 360-380) alle Tavole Elementari aggiunte da
Tolemeo al suo Almagesto. Lo scopo delle Tavole era di permettere dei
calcoli astronomici elementari, come la differenza oraria tra le diverse
citt. Teone scrisse due libri con lo stesso fine: uno, rivolto agli astro
n om i competenti, sopravvive solo in pochi manoscritti, laltro, creato
esplicitamente per coloro che non erano in grado di comprendere il
ragionam ento e i procedim enti matematici che erano alla base di tali
calcoli, fu pi volte trascritto. E tediosamente pedagogico come lo sono
m olti altri libri scritti dagli alessandrini di questo p e rio d o 19. Tra le altre
opere di Teone c u n edizione degli Elementi e di altri scritti di Euclide
che incontr un tale favore da far quasi sparire dalla circolazione il
testo originario. Egli scrisse anche un com m ento all Almagesto che ci

19
A. T lH O N , Le Petit Commentane de Thon d A lexandrie aux Tables Faciles d
Ptolme (Studi e Testi 282: C itt del Vaticano 1978) offre il testo, la traduzione e
una relazione com pleta sulla tradizione m anoscritta di questopera tan to letta.

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

99

rimasto. Q ualunque siano i suoi meriti, Teone probabilm ente m eno


famoso di sua figlia Ipazia che si ritiene abbia scritto un com m ento al
matematico D iofanto, un autore eccezionalmente difficile di problemi
algebrici e che fu fatta a pezzi da una banda di cristiani ignoranti.
U n prodotto delle scuole di Alessandria m eno im portante, m a di
largo uso furono i Canoni di Teodosio il grammatico. N on se ne
conosce la data: un uom o con questo nom e e professione nom inato
in una lettera (n. 4) di Sinesio (370-413 circa) e lidentificazione viene
generalmente accettata. Lopera fu spesso trascritta e perfino conside
rata degna di u n com m ento da Giorgio Cherobosco. Questo fatto,
insieme allaffermazione gi citata di G iovanni Tzetze, indica che il
libro era regolarmente usato a Bisanzio. E un elenco di forme gram m a
ticali di nom i e verbi greci con innum erevoli regole che lallievo deve
apprendere. Il conservatorismo del suo m etodo educativo pu essere
illustrato spassosamente da un aspetto del libro. Il verbo adoperato
come modello e coniugato in tutte le form e tutitm e questo verbo
conserv il posto donore nelle grammatiche fino a dopo il Rinasci
mento, non ostante il fatto che gli autori attici classici, che forniscono i
canoni di buon uso che Teodosio e i suoi colleghi accettavano senza
esitazioni, adoperassero di questo verbo solo pochi tempi. Una miglio
rata conoscenza linguistica lo elimin dai libri di grammatica del XIX
secolo, ma in una nuova grammatica commissionata da un gruppo di
esperti e pubblicata nel 1978 ricompare una delle indesiderate forme
fantasma riportate da Teodosio.
La sopravvivenza casuale di un singolo m anoscritto ha forse fatto s
che si attribuisse esagerato significato a un grande lessico compilato da
un collega di Teodosio detto Esichio la cui datazione incerta, m a che
forse appartiene al V secolo. Il libro una compilazione di opere prece
denti, come afferma lautore in una lettera di dedica. Egli dichiara,
com unque, di aver aggiunto una notevole quantit di materiale dalle
proprie letture. un libro di valore per il filologo m oderno in quanto
spiega alcuni term ini m olto rari nei testi classici e occasionalmente d
la lezione corretta quando la tradizione diretta in errore. Lo scopo di
Esichio era di fornire al lettore colto un dizionario capace di aiutarlo,
non solo con la letteratura attica, ma anche con testi dialettali. Per
motivi non chiari, il libro non ebbe successo e la sua conservazione in
ununica copia fatta allinizio del XV secolo (Marc. gr. 622) si spiega
difficilmente. Sarebbe interessante sapere di pi sullorigine di tale
copia, visto che lo scriba considerato responsabile di un altro m ano
scritto di considerevole im portanza contenente il testo riveduto di otto

100

FIL O L O G I B IZ A N T IN I

commedie di Aristofane fatto da D em etrio Triclinio nel 1300 circa a


Tessalonica (H olkham gr.8 8 ) 2l); evidentemente egli frequentava una
buona biblioteca ed era in grado di apprezzare il valore delle opere.
Sarebbe im prudente congetturare solo in base a tale collegamento che
Esichio fosse riscoperto e usato da Triclinio, anche perch altre prove
ci portano in una direzione diversa.
Questo lessico fu messo in om bra nel M edioevo da un altro che
pu risalire pi o m eno allo stesso periodo. attribuito a Cirillo di
Alessandria (m orto nel 444), noto come listigatore dei monaci che
assassinarono Ipazia e, sebbene la sua form a attuale n on sia conciliabile
con la paternit del libro, tuttavia pu essere che egli partecip ad una
precedente revisione del testo. Lattribuirlo ad un vescovo cristiano ne
avr sicuramente facilitato la diffusione.
Altre due figure del V secolo di cui non sono sopravvissute le
opere nella loro form a originaria meritano a questo punto una breve
menzione. O rione, m em bro di una delle famiglie sacerdotali dEgitto,
organizz una scuola ad Alessandria dove ebbe come allievo nientedi
m eno che Proclo che aveva iniziato la sua istruzione in Licia prima di
recarsi nella capitale. Alcune delle sue opere lessicografiche si sono con
servate nei lessici medievali. Lo stesso vale anche, su scala minore, per
Horapollo che com pil una lista dei nom i che descrivevano i templi
delle num erose divinit pagane e come O rione si trasfer nella capitale.
Ad un certo m om ento della carriera fu maestro di Tim oteo di Gaza gi
nom inato in questo capitolo. Il Lessico Suda gli attribuisce com m enti a
Om ero, Sofocle e Alceo. Q uestultimo, anche se non fosse dotato di
alcuna caratteristica originale, ci fornisce u n ulteriore dimostrazione
dellestensione delle letture degli insegnanti professionisti del suo
te m p o 21.
Un figura im portante le cui attivit si esplicano in diversi campi
Giovanni Filopono. Scarse sono le notizie biografiche su di lui e pos
siamo solo affermare che egli era attivo nella prim a met del VI secolo.
Il nom e Filopono sembra essere un titolo per indicare una persona
laica m olto attiva nella vita della Chiesa. La sua appartenenza alla
Chiesa indicata anche dal suo libro sulleternit delluniverso in con

20 O. L. S m i t h , M a ia 27 (1975) 205. K. L a t t e , Hesychii A le xa n d n m Lexikon 1


(C openhagen 1955) xxiv-xxv, ipotizzava che il libro fosse stato scritto in Italia, ma
la scrittura non suffraga questa ipotesi.
21 R e i t z e n s t e i n , op. cit. 312, 348 fornisce i fatti essenziali relativi a O rione e
H orapollo.

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

101

trapposizione a Proclo o alle sue idee platoniche e pubblicato nel 529 o


sbito dopo. Lo si ritiene una dimostrazione, nei confronti delle auto
rit, che n on cera alcuna necessit di estendere ad Alessandria le
misure prese ad Atene contro i N eoplatonici. In effetti alcuni filosofi
alessandrini avevano delle inclinazioni neoplatoniche, ma erano riusciti
in qualche maniera a raggiungere un accordo con la Chiesa che con
sentiva loro di continuare ad insegnare. Sono stati attribuiti a Filopono
alcuni trattati teologici, ma non ci sono prove decisive sebbene egli
fosse in parte coinvolto in discussioni teologiche, se vero quanto
afferma il Lessico Suda a proposito del fatto che i dottori della Chiesa
giudicarono che egli era caduto nelleresia del triteismo. Filopono
descritto regolarmente come grammatico, il che di solito tende ad insi
nuare che non riusc mai ad ottenere la cattedra di filosofia. La sua atti
vit di insegnante di letteratura ci m ostrata da alcuni suoi scritti. I
problem i quotidiani delle lezioni em ergono dai suoi elenchi di parole
con le stesse lettere, ma con accenti diversi. A lui sono anche attribuiti
trattati sullaccentuazione e i dialetti. Probabilm ente nessuna di queste
opere ci giunta nella sua form a originaria; adoperandole gli altri inse
gnanti le alteravano o riassumevano. Le altre opere di Filopono sono
m eno essenziali. Una di esse ci d il pi antico resoconto esistente in
greco dellastrolabio piano. U n altra u n com m ento al prim o libro
dell5Introduzione aUaritmetica di Nicom aco che era un testo usato nel
quadrivio. Alcuni m anoscritti gli attribuiscono scritti di medicina. Si
tratta di un errore, ma che gli procur una grande reputazione di dot
tore tra gli scrittori arabi22. Forse vanno attribuiti al suo om onim o di
cui parlerem o brevem ente tra poco. M a la sua opera principale una
serie di com m enti AVOrganon di Aristotele, De anima, Physica, De gene
ratone et corruptione e Meteorologica che sono la versione perfezionata
degli appunti presi alle lezioni del suo insegnante Am m onio, un fatto
che reso evidente da alcuni titoli nei manoscritti. Alcuni autorevoli
studiosi m oderni sostengono che le critiche da lui rivolte alla fisica di
Aristotele sono di grande im portanza in quanto costituiscono una
pietra miliare nella storia della scienza; altri contestano laffermazione e
pu darsi che egli ci appaia m olto pi originale di quanto sia realmente
solo perch ometteva di citare regolarmente le fonti come faceva
invece il suo nemico Sim plicio23.

11
M . M e y e r h o f , Mitteilungen des Deutschen Instituts fiir Aegyptische Altertumskunde in Kairo 2 (1932) 1-21, specialm ente le inform azioni da O . T k m k in a p. 21.
23 S u F ilopono si veda H . D. S a f f r e y , R E G 67 (1954) 396-410.

102

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Eutocio di Ascalona, un personaggio di cui vorrem m o sapere di


pi, fu probabilm ente un contem poraneo m eno giovane di Filopono.
Egli scrisse i com m enti ad Archimede, al libro Sulle sezioni coniche di
Apollonio di Perge e allAlmagesto di Tolem eo (questultim o andato
perduto).
U no di questi libri dedicato ad A m m onio che pu essere stato il
capo della scuola di Alessandria. Alcuni asseriscono che egli successe ad
A m m onio e lidea interessante perch egli coprirebbe il tem po tra
A m m onio e O lim piodoro. Eutocio diede anche lezioni di filosofia,
come dim ostrato dal alcune lezioni incomplete del successivo filo
logo Elia, sugli A nalitici prim i di Aristotele, che cominciano con una
frase dove si ricorda che Eutocio insieme con Alessandro (di Afrodisia)
e Temistio si sono chiesti se la logica debba essere considerata una
parte della filosofia o solo uno stru m en to 24. Il riferim ento ad Elia in s
e per s non prova che Eutocio abbia insegnato ad Alessandria e tutto
ci che si pu affermare con certezza che egli si trovava l nel 498,
come si ricava da un breve testo astrologico25.
I
com m enti ai matematici di Eutocio probabilm ente sono risultati
pi im portanti di quanto egli si aspettasse quando si accinse allopera.
Il suo com m ento ad A pollonio si occupa dei prim i quattro libri; presu
mibilmente egli n on riusc a trovare i rim anenti quattro, ma ne soprav
visse una copia in qualche luogo delle province orientali dellimpero
che serv come esemplare per la traduzione araba. Lesistenza del com
m ento di Eutocio pu aver contribuito a garantire la sopravvivenza dei
prim i quattro libri in lingua originale. Egli dedic la sua opera ad Antem io di Traile, lem inente architetto responsabile, insieme a Isidoro di
Mileto, della costruzione di Haghia Sophia. Per un caso fortunato si
sono conservati i colofoni aggiunti da uno scrivano successivo e
apprendiam o che due dei com m enti a Archimede, uno su De sphaera et
cylindro originariamente dedicato ad A m m onio, laltro su De dimen
sione circuii capitarono nelle m ani di Isidoro (pp. 48, 224, 260) che li
us con i suoi allievi. Visto che le opere di Archimede non erano
adatte al norm ale corso scolastico, chiaro che Isidoro le usava per
dare ai suoi allievi un addestram ento professionale specializzato. Un
altro segno delPimportanza di Eutocio si trova in una seconda aggiunta
al testo originario del suo com m ento (p. 84). Si discute di una parabola
24 L. G. W e s t e r in k , Mnemosyne 14 (1961) 126-39, specialm ente 129.
25 Pubblicato in A. O l iv i e r i , Catalogni codcum astrologorum Graecorum 1
(Bruxelles 1898) 170.

I.E S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

103

e lannotazione riporta che Isidoro era capace di tracciarla con un com


passo di sua invenzione e che egli si era servito della parabola nella sua
monografia sul libro andato perduto dellantico ingegnere Erone sulla
costruzione delle volte. Per gli architetti che si occupavano di Haghia
Sophia, la cui cupola croll nel 558 in sguito ad u n terrem oto, il
valore di questi libri evidente.
I
diversi aspetti dellopera di Eutocio vengono ulteriorm ente illumi
nati quando egli ci narra di aver trovato in un vecchio libro un fram
mento di Archimede in cui egli m anteneva la promessa di fornire una
determinata dim ostrazione. Eutocio asserisce di aver fatto la scoperta
dopo una lunga ricerca. Il fram m ento era m olto oscuro a causa di
errori nel testo e nei diagrammi. Ma conservava fino ad un certo punto
il dialetto dorico in cui Archimede aveva scritto e si serviva di term ini
antiquati per parabola e iperbole sezione di un cono ad angolo retto
sezione di un cono ad angolo ottuso (p. 132). La questione del dia
letto abbastanza im portante. Parte dellopera di Archimede ci giunta
in dorico che la sua lingua naturale di abitante di Siracusa, ma parte
di essa stata tradotta in greco norm ale, pi o m eno corrispondente
allattico. Sarebbe interessante sapere perch il testo fu modificato visto
che nel complesso i dialetti della letteratura greca, pur non essendo
sempre compresi dagli scribi, venivano conservati abbastanza bene nel
processo di trasmissione, e che brevi guide agli elementi essenziali dei
dialetti usati in letteratura erano scritte a beneficio degli scolari.
Sebbene Eutocio sia forse fallito nellintento di trovare una copia
completa di Apollonio, evidente, dalla scoperta del fram m ento
appena m enzionato e dal num ero di altri scrittori che in grado di
citare, che egli era almeno un operoso ricercatore e che aveva accesso a
buone biblioteche. Gli esperti di storia della matematica gli ricono
scono il merito di aver reso esplicite le fasi dellargom ento nelle dim o
strazioni che egli ci apportava. La conservazione della sua opera ci con
sente di vedere come lavorassero insieme i matematici e come conci
liassero gli studi teorici con quelli pratici.
N on c m olto che valga la pena di dire sugli altri commentatori
filosofici della scuola di Alessandria. Si pu seguire la tradizione dalla
fine del V secolo fino al tardo VI o allinizio del VII secolo. Il prodotto
principale della scuola consisteva nelle lezioni introduttive all 'Organon
di Aristotele che seguono uno schema regolare. I testi superstiti sono
spesso appunti di lezioni presi dagli allievi e riveduti piuttosto che le
parole del maestro. Questo vale per tutte le introduzioni alessandrine
alle Categorie. Da un punto di vista filosofico n on offrono niente di

104

f il o l o g i b iz a n t in i

interessante allesperto m oderno. forse degno di rilievo che Olimpiodoro (500 circa - 560 circa) sostenga una posizione neoplatonica e trovi
m etodi sofistici per farla accettare al suo pubblico che era, presumibil
mente, interam ente cristiano26. Si tratta di un fatto estremamente sor
prendente in una data cos tarda e in una citt in cui il fervore religioso
poteva assumere forme feroci come lassassinio di Ipazia. Lultimo
m em bro della scuola una figura m olto nebulosa di nom e Stefano che
si ritiene sia stato chiamato ad insegnare a C ostantinopoli durante il
regno di Eraclio (610-641). Sembra che sia lautore di com m enti al De
anima III e De interpretatione di Aristotele e alle Tavole Elementari di
Tolemeo. Q uestultim o non and a sostituire lanalogo manuale di
Teone. La sua posizione nella capitale pu essere dedotta in parte dai
vari titoli alquanto ambigui attribuitigli nei manoscritti, in parte dal
suo uso di una datazione basata sul regno dellimperatore Costantino
m entre ad Alessandria avrebbe potuto usare la data dellascesa al trono
di Diocleziano come punto di partenza27. Ma quasi ogni affermazione
fatta su di lui aperta al dubbio poich gli ultimi giorni della scuola
sono avvolti nelloscurit.
C u n altra cosa di cui dobbiam o parlare per controbilanciare lim
pressione nel complesso mediocre che ci si potrebbe fare dei professori
di filosofia di Alessandria. In una prefazione, peraltro di poco pregio, al
suo corso sulle Categorie di Aristotele, Elia, che va collocato probabil
mente nella seconda met del VI secolo, fa un ottim o resoconto delle
qualit desiderabili in un com m entatore ideale. Vale la pena di citare il
passo per in te ro 28.

Il
c o m m e n ta to re deve essere c o m m e n ta to re e filologo al tem p o stesso. E
c o m p ito del c o m m e n ta to re svelare le oscurit del testo. E c o m p ito del filologo
giudicare cosa v e ro e cosa falso o cosa sterile e cosa p ro d u ttiv o . N o n
deve im m edesim arsi negli a u to ri che esp o n e com e gli a tto ri sulla scena che
in d o ssan o m aschere diverse p erch im ita n o personaggi diversi. N o n deve
div en ta re u n aristo telico q u a n d o espone A ristotele e d ire che n o n m ai esi
stito u n filosofo a ltre tta n to grande n d iv en tare p la to n ic o q u a n d o espone Pla
tone e dire che n o n m ai esistito u n filosofo p ari a P lato n e. N o n deve forzare
a tu tti costi il testo e dire che la u to re a n tico in q u e stio n e c o rre tto so tto

26 L. G. W e s t e r in k , A nonym ous prolegomena, x v - x v n .


27 Su Stefano vedi H. USENER, Kleine Schriften III (Graz 1965) 247-322;
W e s t e r in k , op. cit. xxiv; R. B r o w n i n g , CR 15 (1965) 262-3.
28 Ed. A. B u s s e , G A G 18.1 ( B e r l i n o 1900) 122-3.

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

105

tu tti gli aspetti, invece deve ripetersi c o n tin u a m e n te : L a u to re u n am ico


caro, m a cara an ch e la verit e q u a n d o e n tra m b i m i so n o dav an ti, m igliore
am ico la verit. N o n deve sim patizzare c o n u n a scuola filosofica com e
accadde a G ia m b lico che in disaccordo c o n P latone c o n d isce n d en te verso
A ristotele e n o n c o n trad d ice P latone rig u ard o alla teoria delle idee. N o n deve
essere ostile verso u n a scuola filosofica com e A lessandro (di A frodisia).
Q u e stu ltim o , essendo ostile alla teo ria d e ll'im m o rtalit della pa rte intellettu ale
dellan im a, ten ta in tu tti i m o d i di distoreere le osservazioni di A ristotele nel
III lib ro sullim m o rta lit d ellanim a che p ro v a che essa im m o rtale.
Il c o m m e n ta to re deve conoscere tu tto A ristotele in m o d o da p o tere , d o p o
aver d im o stra to che A ristotele coerente c o n se stesso, esporre le opere di A ri
stotele per m ezzo delle o p ere di A ristotele. D eve conoscere tu tto P latone per
p o ter d im o stra re che P la to n e co erente c o n se stesso e fare delle opere di Ari
stotele u n in tro d u z io n e a quelle di Platone.

Poich le lezioni di Elia n on sembrano aver goduto di unampia


diffusione tra i tardi studiosi bizantini e non furono pubblicate fino al
secolo scorso, egli fu a lungo privato dellopportunit di esercitare un
benefico influsso su tutti coloro che espongono testi letterari. Il carat
tere eterogeneo del suo corso fa pensare che si tratti di una compila
zione da fonti diverse, cosicch il brano non deve essere necessaria
mente un frutto del suo buon senso. Lultima frase, infatti, ammesso
che il testo greco sia riportato correttamente, indica una preferenza per
Platone rispetto ad Aristotele in m odo che , in un certo senso, sor
prendente in data cos tarda. E la frase precedente si riferisce al ben
noto principio esegetico sviluppato con tutta probabilit da Aristarco
nella sua opera su O m ero, secondo il quale ogni autore costituisce la
fonte migliore per illuminare i propri scritti. Tuttavia, la dichiarazione
di Elia a proposito del comm entatore ideale merita un posto di prim o
piano in qualsiasi storia del m etodo filologico.
Un altro campo di attivit intellettuale ad Alessandria deve essere
ricordato. La citt era nota come un centro fiorente di medicina.
Secondo lo storico Am m iano M arcellino (22.16.18), ad un dottore che
volesse essere accettato come serio professionista bastava dire di avere
studiato ad Alessandria. Tale com m ento fu latto alla fine del IV secolo
e non ce m otivo di dubitare della sua esattezza sia per quel tem po che
in sguito. E noto che il dottore di Giuliano, Oribasio, studi ad Ales
sandria e che gli scrittori Aezio e Paolo di Egina fecero pratica o studia
rono l. Nel VI, o forse anche allinizio del VII secolo, i professori di
filosofia Elia e Davide m entre discutono di Aristotele a volte parlano
come se facessero lezioni anche su Galeno unendo la professione di

106

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

medici e quella di filosofi29. La stessa combinazione di interessi sug


gerita da un papiro (P. Berol. 11739) che contiene il brano di apertura
di un com m ento incredibilmente pedestre al De sectis di Galeno, scritto
da un punto di vista neoplatonico che condivide m olti elementi con i
pi noti com m enti alessandrini30. Ben poco si pu dire delle conquiste
della medicina alessandrina. Paolo ammette apertamente nellintroduzione di non apportare praticamente nessun contributo personale
allopera, ma di basarsi esclusivamente su Oribasio, il cui trattam ento
enciclopedico era troppo ingom brante per essere adatto ad un uso quo
tidiano. Il libro di Paolo ebbe ampia circolazione e la sua descrizione
dellantica chirurgia m olto pi completa delle altre. Alcuni degli altri
testi prodotti dagli alessandrini sopravvissero grazie ad un esile filo di
trasmissione, fatto strano se si considera lutilit pratica delle opere di
medicina. U no scrittore le cui opere scomparvero quasi del tutto Pal
ladio; ci restano le sue lezioni sul De sectis di Galeno, una relazione per
i principianti sul pensiero medico di varie scuole e un com m ento al
VI libro delle Epidemie di Ippocrate. U n altro Giovanni di Alessan
dria il cui com m ento al libro di Ippocrate sul feto si conserva solo in
un m anoscritto greco (Laur. 59.14) e in una versione latina fatta su
richiesta del re M anfredi di Sicilia (1258-66). U n destino pressocch
identico tocc al suo com m ento al VI libro delle Epidemie di Ippocrate
ora ritrovato in u n anonim a traduzione latina. M a esistono ancora dei
fram m enti delloriginale greco in margine ad un testo medico arabo
tradotto in greco. Il m anoscritto in questione (Vat. gr. 300) sembra
essere stato scritto a Palermo nella m et del XII secolo. Com e risulter
chiaro in sguito, la Sicilia era talvolta una tappa im portante nel viagggio dei libri in lotta per la sopravvivenza.
Le realizzazioni degli Alessandrini della tarda antichit che cono
sciamo non sono in alcun m odo paragonabili allinventiva della filolo
gia letteraria nei tempi ellenistici. Ma a m odo loro, modestamente,
hanno contribuito a garantire la continuit di alcune valide tradizioni e
alcuni libri di testo sono stati usati in Egitto anche quando gi da
m olto tem po non era pi una provincia dellimpero. I commentatori
dei classici filosofici pur non avendo il m erito delloriginalit, almeno

29 L. G. W e s t e r in k , Janus 51 (1964) 172-4.


30 E. N a c h m a n s o n , Goteborgs Hogskolas A rsskrift 31 parte 2 (1925) 201-17. Il
nom e dellautore n o n p u essere ricostruito con certezza per via dei danni subiti
dal papiro.

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

107

si sforzavano di interpretare le loro fonti scelte secondo il principio del


buon senso che pi di quanto pu essere detto riguardo al tratta
m ento riservato dai Neoplatonici di Atene al loro maestro. In materia
scientifica i loro contributi sono, nella pi pessimistica delle ipotesi,
simili a quelli di Simplicio ad Atene; essi conservarono im portanti idee
elaborate dai loro pi illustri predecessori. Inoltre linflusso degli ales
sandrini fu sentito altrove. Alcuni di loro andarono ad Atene e nella
capitale ed possibile che la loro scuola medica fosse cos longeva da
poter interessare gli Arabi. Il loro influsso in Occidente non fu trascu
rabile visto che pare che Boezio studiasse con loro; sebbene non esi
stano esplicite testimonanze, il confronto tra il suo pensiero e quello
degli alessandrini fa pensare che egli abbia im parato da loro. Tale tesi,
per, si basa in parte su di un testo corrotto dove pi di un emenda
m ento possibile31.

VI. Costantinopoli
Fu solo quando le province sudorientali dellim pero caddero nelle
mani degli Arabi che Costantinopoli acquist una posizione incontra
stata di centro di istruzione e di cultura. La sua condizione di capitale e
la fondazione di quella che talvolta chiamata u n universit ad opera
di Teodosio II nel 425, non erano state sufficienti a porla al di sopra
delle sue rivali. Ancora una volta il term ine universit a malapena
giustificato. Leditto imperiale denota una certa ansia di protezione del
sistema imperiale nei confronti dei concorrenti privati, a cui viene vie
tato in futuro di farsi pubblicit per attirare studenti m entre ununiver
sit no n avrebbe potuto essere danneggiata da istituzioni private. E pi
prudente supporre che ci fosse una scuola secondaria privilegiata, in cui
gli insegnanti e gli studenti pi dotati talvolta si impegnavano in studi
a livello avanzato32.
La prim a figura di qualche rilievo Tem istio (317 circa - 388 circa),
lautore di alcune parafrasi di opere aristoteliche e di diversi panegirici

31 P. COURCELI.E, Les lettres grecques en Occident de Macrobe Cassiodore


(Parigi 1943) 259-300 a cui replic J. SHIEL, M edieval and Renaissance Studies 4
(1958) 217-44, e Vivarium 12 (1974) 14-17.
32 P. S p e c k , B Z 67 (1974) 385-93 nella recensione a P. L e m e r l e , Le premier
bumanisme byzantin (Parigi 1971).

108

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

degli imperatori che si succedevano al trono. Il suo stile retorico lo


rende lontano dal gusto m oderno e la sua posizione in una storia della
filologia secondaria, ma va ricordato come fonte per un interessante
resoconto di una im portante iniziativa imperiale. In unallocuzione
allimperatore C ostanzo il 1 gennaio 357 (Orazione IV, pp. 59-61) egli
descrive un progetto per garantire la sopravvivenza della letteratura
antica. Si tratta di uno scriptorium per la produzione di nuove copie dei
classici, la cui sopravvivenza minacciata dallabbandono, che avrebbe
reso la nuova capitale un centro di cultura letteraria. U n fatto di inte
resse considerevole, che risulta chiaro da una lettura attenta del testo,
che gli autori pi em inenti - Platone, Aristotele, Demostene, Isocrate e
Tucidide sono nom inati - godono di una situazione tale da non aver
bisogno di sostegno ufficiale per salvaguardare la loro posizione. In
altre parole, Temistio conferma ci che in ogni caso siamo autorizzati a
dedurre, cio che gli autori principali studiati a scuola non necessita
vano di alcuna protezione particolare in quanto la loro posizione nel
program m a scolastico ne garantiva la continua trascrizione. Ma, prose
gue Temistio, i successori di O m ero ed Esiodo e i filosofi come Crisippo, Zenone e Cleante insieme ad una serie di altri autori, non sono
in circolazione e i loro testi saranno ora salvati dalloblio. Lafferma
zione che i poeti, a parte O m ero ed Esiodo, siano in pericolo unesa
gerazione, una delle tante che un panegirista poteva permettersi; egli
pu a malapena aver pensato o desiderato suggerire che nelle scuole
della capitale non si leggevano tragedie e commedie. M a il problema
generale che egli affronta chiaro: nessuno, tranne gli autori principali,
sar letto in futuro se non si far qualcosa per aum entare il num ero di
copie disponibili e lim peratore ora sta prendendo le misure necessarie.
Ad un osservatore pi imparziale la minaccia sarebbe potuta sembrare
m eno impellente, ma ad un panegirista conveniva dimenticare lesi
stenza di altri centri di istruzione dove vi erano buone scorte di libri.
C era una citt che si poteva ancora vantare di una biblioteca molto
pi ampia di quanto fosse necessario per sopperire alle necessit di un
insegnante medio, ma quella biblioteca che si trovava nel Serapeo di
Alessandria fu probabilm ente distrutta da un incendio nel 390 circa,
incidente, questo, che fa attribuire alle misure intraprese da Costanzo
unim portanza superiore a quanto poteva essere previsto quando ne fu
dato il preannuncio.
Il resoconto di Temistio in s e per s manca di chiarezza e pu
essere interpretato come dim ostrazione del fatto che limperatore inten
deva fondare una biblioteca o una scuola insolitamente ben fornita o

LE S C U O L E D ELLA T A R D A A N T IC H IT

109

una libreria. Laffermazione che da allora in poi C ostantinopoli


avrebbe esportato cultura greca fa sorgere una questione: significa che i
libri sarebbero stati trascritti per essere spediti fuori o pi semplicemente che studenti attratti dalla nuova fornitura di libri sarebbero
venuti nella capitale e sarebbero ripartiti arricchiti dallesperienza?
Entram be le ipotesi sembrano presupporre laccessibilit dello scripto
rium e dei libri al pubblico. Se cos, la nuova istituzione, anche se
non produceva copie per acquirenti, poteva funzionare come libreria
perm ettendo la trascrizione di copie personali. U na testim onianza del
progetto imperiale di una nuova biblioteca emerge da un ordine dato
nel 372 al prefetto della citt Clearco di reclutare quattro scribi esperti
in greco e tre in latino per occuparsi della trascrizione e della ripara
zione dei libri (Codice Teodosiano 14.9.2). Ci si chiede che cosa sia
accaduto durante i quindici anni che intercorrono. Di solito si parla
con entusiasmo delliniziativa di Costanzo, ma le parole di un panegi
rista devono essere accettate con riserva. Forse veram ente limperatore
concep un grande progetto la cui esecuzione risult lenta. O ppure si
pu congetturare che lordine del 372 servisse a modificare il personale
di u n istituzione fiorente. Si trattava della biblioteca di una scuola spe
ciale, una sorta di universit? E possibile, m a possediamo inform azioni
cos frammentarie su tali istituzioni che lidea resta u n ipotesi; non c
alcun segno esplicito di una scuola del genere allepoca.
Se si cerca di elencare le opere o le attivit dei filologi residenti a
Costantinopoli dal tem po della sua designazione a capitale nel 330 fino
allascesa al trono di Giustiniano nel 527, ne risulta ben poco. Probabil
mente lunica figura di grande im portanza il grammatico Prisciano,
escluso da questa ricerca in quanto tutta la sua opera in latino. Una
complicazione nasce a proposito della carriera di uno o due noti filo
logi che, avendo guadagnato altrove la loro reputazione, term inarono
la loro vita lavorativa nella capitale; ci vale per H orapollo, che si era
fatto un nom e ad Alessandria, e Pamprepio che era stato impiegato
nella citt di Atene. In questi casi difficile essere certi che il meglio
della loro opera non sia stato portato a term ine prim a che si trasferis
sero. Tra quelli che sem brano aver fatto tutta la carriera a C ostantino
poli non c nessuno di eccezionale valore, persone come O ro (450
circa) e Eugenio (500 circa) e altri che per noi non sono altro che
nomi. Il prim o dei due scrisse un lungo libro sullortografia, argomento
che diventava una necessit sempre pi noiosa per i bizantini m ano a
m ano che i cambiamenti graduali che si verificavano nella pronuncia
del greco rendevano pi arduo lo spelling. Ce ne giunta una piccola

110

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

parte (Messina gr. 118) che elenca parole scritte con iota che il
m oderno studioso invitato a chiamare sottoscritto, ma che in realt,
spesso, non era affatto scritto dagli antichi scribi, come dimostrato
dai papiri, o se lo era, era posto sullo stesso rigo della vocale che lo
precede e non sotto di essa. Lopera di O ro era dunque il prodotto dei
problem i di un grammatico che insegnava ai bam bini a scrivere corret
tamente. La cosa ha un valore per noi in quanto egli per giustificare le
regole si serve di una serie di citazioni da autori di cui alcuni sono
andati perduti. N o n detto che egli li conoscesse direttamente.
Si conserva un lungo elenco delle altre sue opere (Suda s.v.) che
includono scritti sullortografia, sulle parole enclitiche, sulle vocali che
possono essere scandite come lunghe o come brevi, sulle proposizioni
nella grammatica di Erodiano che a noi non pervenuta, ma che costi
tuiva il libro standard di riferim ento e stimol indubbiam ente gran
parte della letteratura grammaticale m inore della tarda antichit. Esi
stono altre due opere di O ro di cui ci possiamo fare u n idea dai fram
m enti rimasti. U na era un elenco di parole che hanno pi di un signifi
cato e ci che ne rimasto ci fa intravedere una compilazione acritica
di natura elementare, piena di inform azioni imprecise. Laltra era una
lista di nom i geografici che citata da pi di una tonte successiva. I
fram m enti rimasti fanno capire che O ro si interessava alletimologia
dei toponim i e ai miti ad essi collegati. Spesso ci sono etimologie alter
native: per esempio egli propone la derivazione di Adriatico dalla citt
di Adria fondata dal tiranno siciliano Dionisio oppure la derivazione
del nom e sia del mare che della citt da un Messapio chiamato Adrio
(Et. gen. s.v. Adria). E citato un grande num ero di fonti tra cui dei com
menti alYEcuba di Euripide e al poeta Licofrone. E impossibile stabilire
se la sua dim ostrazione di cultura sia il risultato di letture di prim a
m ano che potevano essere realizzate nelle biblioteche della capitale a
quel tem po o il prodotto di una com pilazione degli scritti di pochi pre
decessori veram ente colti dellet precedente. Possiamo, per, affermare
con certezza che letimologia e la mitologia erano argomenti cari al
cuore di un insegnante m edio dellantichit e tutta lopera di O ro d
limpressione di essere stata realizzata per andare incontro alle esigenze
di una classe.
Le ricerche m oderne hanno fatto luce su una delle opere principali
di O ro, un lessico atticistico scritto con lintento di contrapporsi alla
teoria dellopera di Frinico sullo stesso argomento. O ro sfrutta molti
autori tra cui M enandro, Lisia e Senofonte mentre sembra trascurare
Eschilo, Sofocle e gli scrittori della Seconda Sofistica come fonte

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

111

potenziale di materiale. E in ci mostra del buon senso. Inoltre, inte


ressante notare che nella lunga polemica tra i sostenitori dellanalogia e
quelli dellanom alia come chiave risolutiva di problem i grammaticali
egli si schier con gli anom alisti33.
Lo stesso interesse educativo caratterizza le opere di Eugenio (Suda
s.v.). Pare che egli sia divenuto famoso in u n epoca avanzata del regno
di Anastasio (491-518). Stefano di Bisanzio (s.v. Anaktorion) fa riferi
m ento a lui in m odo tale che si deduce che probabilm ente avevano la
stessa posizione ufficiale. U na parte delle sue opere fu stimolata da pro
blemi di ortografa ed egli compil un lessico. C i sono tracce del suo
interesse per il m etro ed in particolare uno studio sui canti corali nella
tragedia greca, basato su 15 drammi. Si portati a credere che il
num ero di 15 includesse una scelta di 9 dram m i di Euripide, 3 di
Eschilo e 3 di Sofocle che avrebbero dovuto costituire lelenco di let
tura stabilite per le scuole.
Let di G iustiniano (527-565) u n epoca brillante sotto molti
aspetti. La riconquista di m olti dei territori appartenuti allim pero
romano, larchitettura di Haghia Sophia e la codificazione del diritto
rom ano erano realizzazioni straordinarie. Purtroppo n on si pu dire
che la filologia letteraria raggiunga il livello conseguito in altri campi.
La cosa pi interessante osservare come i principi della filologia ven
gano utilizzati nei dibattiti dai teologi. Gli antichi si erano occupati
m olto della rivelazione dei falsi, stimolati probabilm ente dal num ero
di falsi offerto ai bibliotecari di Alessandria ellenistica quando cerca
vano di formare una raccolta completa di letteratura greca per la biblio
teca del M useo. In conformit con una delle interpretazioni possibili,
che fu certamente nota ai Bizantini, Dionisio Trace nel suo trattatello
di grammatica aveva definito labilit di distinguere lautentico dal falso
come il pi alto scopo del grammatico. Le questioni di autenticit
assunsero un aspetto pi serio quando furono in ballo le teorie teolo
giche. I teologi non avevano disdegnato i m etodi filologici nel passato.
Dionisio, vescovo di Alessandria ex allievo di Origene (m orto nel
264 circa) aveva dedotto dalla lingua e dallo stile dellApocalisse che
non potesse essere dello stesso autore del Vangelo di S. Giovanni, e,
pur non volendo accettare il verdetto dei critici che lallontanavano dai
canoni biblici a causa delloscurit del suo contenuto, egli giudic
lApocalisse m olto diversa per le sue caratteristiche e il suo stile pieno
33
Su O ro vedi R e it z e n s t e in , op. cit. 316-48; K. A l pf .RS, Das attizisliscbe Lexikon des Oros (Berlino 1981), specialm ente 87-101.

112

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

di espressioni inaccettabili (Eusebio, Hist. eccl. 7.25). M a in quellepoca


limperatore in persona si interess attivamente a queste questioni in
una lettera spedita ai monaci di Alessandria in cui egli tenta di confu
tare leresia m onofisita34.
La posizione monofisita era stata difesa con la citazione di frasi a
suo sostegno tratte dagli scritti del papa Giulio di Roma e di Atanasio.
Giustiniano sostiene che sono delle falsificazioni in quanto la loro dot
trina coincide con quella di Apollinare che generalmente considerato
un eretico. Per quel che riguarda la presunta lettera papale, egli sostiene
prim a di tutto che i papi n on si erano mai allontanati dallortodossia,
poi che la form ulazione delfindirizzo nellintestazione della lettera
stilisticamente n on corretta e infine che egli aveva scritto a Roma per
sapere se la lettera si trovasse l negli archivi ed aveva ricevuto risposta
negativa. Per quel che riguarda la lettera di Atanasio indirizzata allim
peratore Gioviano, secondo Giustiniano essa tradisce la sua natura di
falso in quanto n on formulata in uno stile appropriato ad una lettera
e non adopera il tono richiesto per rivolgersi ad un imperatore. Inoltre
il problem a dellincarnazione allepoca non suscitava polemiche. La
filologia di Giustiniano gli fa onore. Ci si potrebbe chiedere se fu pos
sibile una ricerca negli archivi della capitale per dimostrare che questa
lettera non era mai stata ricevuta da Gioviano, ma forse la docum enta
zione non era al completo. Inoltre se i critici erano capaci di distin
guere le caratteristiche di stile adatte ad una lettera e incontravano lap
provazione di altri giudici qualificati, uno scettico potrebbe ribattere
che una lettera su di un argom ento cos im portante e delicato avrebbe
quasi sicuramente adottato il tono di un trattato formale. C i non
ostante, la scoperta di testi confrontabili, linsistenza sulla verifica delle
fonti e linvestigazione dei fatti storici testim oniano una filologia ad
alto livello.
I
princpi filologici dellimperatore si distinguono positivamente d
quelli di uno dei suoi pi celebri funzionari Giovanni Lido (nato nel
490). Costui ci narra (De magistratibus 3.29) di aver lasciato la sua citt
natale, Filadelfia, e di essersi trasferito nella capitale a 21 anni dove tra
scorse un breve periodo a studiare la filosofia, che consisteva in u n in
troduzione ad Aristotele e Platone. In breve riusc ad entrare nella
burocrazia che serv per 40 anni. D urante questo tem po limperatore
venne a sapere dei suoi gusti letterari e gli fu consentito di coprire un
posto ufficiale di insegnante. Purtroppo, non ostante il suo stile discor
34 Ed. E. S c h w a r t z , A bh. Munchen 18 (1939) 18-21, paragrafi 70-86.

113

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

sivo, non ci fornisce alcun dettaglio sul m odo in cui ottenne il posto o
sullistruzione che egli offriva. C i sono rimasti tre suoi libri di antiqua
ria: Sulle magistrature, Sui mesi, Sui presagi. Era particolarmente interes
sato allorigine rom ana delle istituzioni bizantine ed aveva evidente
mente letto m olto sia in latino che in greco per raccogliere le sue infor
mazioni. Ma la sua filologia, specialmente in latino, non di alto
livello ed egli ama troppo lastrologia per poter soddisfare latteggia
m ento razionalista attuale per n o n parlare di quello dei cristiani. Fozio
(Bibliotheca 180) che giustamente riteneva una gran parte di questo
materiale pura stupidaggine si chiedeva se egli fosse un autentico cri
stiano. Com e dim ostra il suo volere scrivere su argom enti come i pre
sagi, egli era tutto tranne che scettico. In materia letteraria la sua credu
lit dim ostrata dal fatto di accettare come autentica la raccolta di esa
metri, conosciuta come gli O racoli sibillini, che comprendeva delle
profezie sulla nascita di Cristo. Tuttavia egli riguadagna credibilit con
i suoi com m enti sulla povera vesificazione degli oracoli. N on volendo
ammettere che tali errori possono essere dovuti alla stessa Sibilla, egli
suggerisce che debbano essere attribuiti agli stenografi che non riusci
vano a starle dietro m entre profetava. Q uando la profetessa riemergeva
dal suo stato di trance non era in grado di ricordare la formulazione
esatta ed essi non potevano ricostruire i versi (De mensibus 4.47). Lin
gegnosit fuori luogo di Giovanni avrebbe potuto essergli utile per
affrontare le difficolt di alcuni testi: cerano in circolazione serm oni di
eminenti padri della Chiesa i cui testi dipendevano, in definitiva, dalle
trascrizioni fatte dagli stenografi.
Un altro episodio del regno di G iustiniano m erita di essere ricor
dato. N el 532 si tenne un concilio ecclesiastico dinanzi al patriarca
sulle teorie delleretico Severo. Lautenticit di alcuni docum enti portati
come prove fu messa in discussione. Ipazio, vescovo di Efeso, obbiett
che Dionisio PAreopagita non doveva essere citato visto che le opere a
lui attribuite non erano autentiche35. Sebbene il falso fosse stato pro
dotto nel 500 circa e non avesse avuto m olto tem po per acquisire lo
status di classico, questo scetticismo estremamente im portante. Prati
camente non esistono altre tracce di u n atteggiamento del genere fino
al Rinascimento italiano e il falsificatore, che adattava la metafisica neo
platonica alle necessit cristiane, deve essere stato uno dei rappresen
tanti di questa professione tra i pi abili di ogni tem po. Egli va collo
cato insieme allautore della D onazione di C ostantino. Ipazio pone un
35 E d .

E.

SCHW ARTZ,

ACO

to m .

v o i.

( S tr a s b u rg o

1914)

173.

114

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

semplice interrogativo: se le opere sono autentiche com che non se


ne sono serviti Cirillo e Atanasio? Per quanto lobbiezione non costi
tuisca una prova, u n esempio notevole di scetticismo giustificato,
basato su un approccio correttam ente filologico. Il resoconto del dibat
tito forse incom pleto perch lobbiezione ricordata la prim a delle
quattro che un altrimenti ignoto Teodoro cerca di confutare in un
pamphlet sullautenticit dellopera di Dionisio. Ci ci noto dal rias
sunto di Fozio (Bibliotheca 1) che attesta le quattro obbiezioni a cui
Teodoro tentava di ribattere. O ltre alla prima, gi m enzionata, cerano:
(2) perch Eusebio n on fa nessun riferim ento ad esse nella sua rassegna
dei libri dei padri? (3) com possibile che Dionisio, un contem poraneo
degli Apostoli, descriva dettagliatamente delle tradizioni che si sono
sviluppate gradualmente nella Chiesa? (4) perch Dionisio avrebbe
dovuto citare Ignazio che visse sotto il regno di Traiano? Fozio non
dice niente sui m etodi adoperati da Teodoro nel tentativo di indebo
lire lefficacia delle obbiezioni e lascia limpressione che, pur non
volendo com prom ettersi apertam ente, le trova convincenti. Presumi
bilmente, la difesa dovette dare m olto filo da torcere agli avversari
sul concetto di interpolazione in un testo per il resto autentico. E
difficile pensare che tale caso possa essere sem brato plausibile, ma
lim portanza di T eodoro consiste nel fatto che egli involontariam ente
dim ostra la validit filologica di un oppositore che era, con tutta
probabilit, Ipazio.
M entre lim peratore e i teologi disputavano a proposito di ci che
essi credevano essere la verit e gli architetti di H aghia Sophia studia
vano la matematica avanzata, i pi ordinari studi letterari del periodo
ci riportano ad attivit tradizionali e m eno esaltanti. C i resta un m onu
m ento essenziale della filologia dellepoca di Giustiniano, il lessico geo
grafico di Stefano di Bisanzio. Nella sua form a originale doveva essere
stato enorm e: le voci che cominciavano con la lettera om icron erano
nel libro 36, estensione, anche considerando le proporzioni modeste di
ci che gli antichi chiamavano libro, notevole. Poich spesso lesten
sione di un libro ne ostacolava la sopravvivenza, ci che ci rimane
u n epitom e incompleta, m a abbastanza am pia da riempire parecchie
centinaia di pagine di una m oderna edizione.
Lepitom atore presum ibilm ente lErm olao ricordato nel Lessico
Suda (s.v.) per aver portato a term ine questa impresa e dedicato il
frutto a Giustiniano. Una generazione dopo, lopera di Stefano era gi
considerata troppo ingom brante e sub il solito destino. Il suo obbiet
tivo pu essere descritto facilmente: doveva costituire un dizionario

LE S C U O L E D E L L A T A R D A A N T IC H IT

115

geografico con lindicazione dello spelling corretto dei toponim i e degli


aggettivi riferiti agli abitanti di tali luoghi. Lenfasi interamente lingui
stica e linteresse per il lettore m oderno consiste nel fatto che cita molti pi
testi letterari di quanti ora siano reperibili. Lintento era di servire come un
libro di consultazione pi utile allinsegnante che agli ufficiali del M ini
stero degli Esteri o agli amm inistratori provinciali. Ma considerando
leducazione e le attitudini dei funzionari statali, non sarebbe strano che
essi lo consultassero effettivamente. Sebbene la mole possa aver assicurato
alla sua opera il m erito di essere una guida pi o m eno completa del
m ondo abitato, loperosit di Stefano risulta m eno m eritoria di quanto
sembri. noto che alcuni dei suoi predecessori si erano interessati ai nom i
geografici. Sotto la voce A naktorion egli registra un disaccordo con Euge
nio suggerendo che questultim o aveva accettato uno spelling errato da un
manoscritto scorretto. U n predecessore pi im portante fu O ro che egli
cita tre volte. La natura fram m entaria di ci che ci pervenuto ci im pe
disce di valutare con precisione il rapporto tra i due, ma chiaro che Ste
fano si rifece per molte cose ad O ro. Stefano si interessa di pi allaspetto
linguistico e lessicografico del m ateriale36. E difficile allontanare il
sospetto che egli sia un compilatore che abbia poco di suo da aggiungere.
U no scrittore im portante la cui carriera cade in parte sotto il regno
di Giustiniano m erita qui una breve m enzione. Agatia (531/2 580
circa), sebbene sia inferiore come storico al suo predecessore Procopio
di Cesarea, non solo fonte di diverse inform azioni su altri filologi,
ma aveva egli stesso am bizioni letterarie. Avvocato di professione, si
lamenta di dover passare la giornata dal m attino fino al tram onto a stu
diare i testi legali m entre avrebbe preferito leggere i classici per miglio
rare la propria prosa (Storia 3.1). Il lettore m oderno pu immaginare
che dallim itazione sia risultato qualcosa di ampolloso, ma il libro non
senza interesse. Egli la nostra unica fonte per la storia dei sette filo
sofi ateniesi che cercarono asilo in Persia e racconta una storia diver
tente anche se oscura sullarchitetto Antem io che riusc a vendicarsi
contro un vicino molesto dellappartam ento del piano di sopra convo
gliando nei tubi vapore proveniente da contenitori di acqua bollente.
Agatia scrisse anche degli epigrammi in versi elegiaci, secondo la m oda
che era stata tradizionale per secoli, e il suo interesse per questo tipo di
letteratura lo spinse a raccogliere epigrammi di com posizione recente e
non facili da reperire. Questa operazione costituisce un m om ento fon-

16 R e i t z e n s t e i n ,

o p . cit. 316-332.

116

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

damentale nella raccolta nota come YAntologia greca. Il Ciclo di Agatia, come egli lo chiamava pare fosse pubblicato un anno o due dopo
la m orte di G iustiniano37. Era diviso secondo gli argomenti in sette
sezioni: dediche ai vecchi di del paganesimo, descrizioni di statue e di
altre opere darte, epitaffi, episodi della vita quotidiana, satira, amore,
banchetti. Per poter raccogliere poesie per u n antologia di questo tipo
Agatia dovrebbe aver avuto accesso alle migliori biblioteche della capi
tale. Si sa m olto poco, tuttavia, sulle biblioteche pubbliche di questo
periodo e, anche supponendo che gli avesse potuto usufruire della sua
posizione per aver accesso alla biblioteca imperiale o ad una raccolta
nella scuola superiore imperiale, tale privilegio poteva rivelarsi inutile.
Gli epigrammi da lui ricercati per incorporarli in una raccolta erano
probabilm ente m olto difficili da reperire perch non cera un com m er
cio editoriale organizzato allepoca e quel tipo di letteratura non rag
giungeva necessariamente le biblioteche. E pi probabile che Agatia
raccogliesse qualche testo dai m onum enti sui quali era inciso, altri, gra
zie a contatti personali con gli autori e con i m em bri delle loro fami
glie che probabilm ente conservavano una copia m aestra38.
Va brevemente ricordato qui anche un altro Esichio, uno storico
nato a M ileto che scrisse una cronaca della storia del m ondo fino alla
m orte di Anastasio (518), seguita da un supplem ento su G iustino e su
parte del regno di G iustiniano. C i sono pervenute poche pagine sulla
storia della capitale, m a il m otivo per cui lo includiam o qui che egli
era anche lautore di un dizionario biografico di scrittori e filologi
pagani. N on si conservato nella sua forma originale, m a un suo com
pendio servito come una delle fonti del Lessico Suda nel X secolo e
fornisce una buona quantit di inform azioni di valore. Esichio proba
bilmente n on raccolse personalm ente tutte le inform azioni, m a non
sono state identificate con certezza le sue fonti. Ci troviam o di nuovo,
apparentem ente, ad occuparci della versione rivista e migliorata di un
libro di consultazione preesistente.
Poich abbiam o fatto riferim ento agli studi medici come ad una
parte delle acquisizioni di Alessandria nella tarda antichit necessario
aggiungere qualche breve nota sui dottori la cui carriera si svolse nella
capitale. La loro opera sembra aver avuto, come tante altre cose pro
dotte a quel tem po, quasi del tutto un carattere di compilazione, con
37 A v e r ii . C a m e r o n , A gatbias (O xford 1970) 12 ss.
38 Vedi anche N . G. W lLSO N , Books and readers in B yzantium , in Byzantine
Books and Bookmen, a Dumbarton Oaks colloquium (W ashington 1975) 1-15.

LE S C U O L E D ELLA T A R D A A N T IC H IT

117

servando opere precedenti che sarebbero altrimenti andate perdute e


proprio per questo interessa i filologi moderni.
Il prim o scrittore di un certo valore Oribasio, gi ricordato come
medico di Giuliano che aveva studiato ad Alessandria. E autore di una
enciclopedia della medicina in 70 libri di cui ci pervenuto m eno
della met; i libri m olto ponderosi, a m eno che non fossero straordina
riamente utili, rischiavano di essere riassunti o dimenticati. La sua fonte
principale Galeno. Pi tardi mise insieme una breve sinossi di pratica
medica e un libro ancora pi breve destinato ai profani con lindica
zione dei rimedi basilari da adottare durante i viaggi o in qualsiasi altra
occasione in cui non fosse possibile ricorrere ad un dottore. I libri pi
brevi di O ribasio furono tradotti in latino e come Giovanni di Alessan
dria ebbe una certa influenza nellOccidente medievale che di regola
era incapace di adoperare testi greci in lingua originale. O ribasio serv
come una delle fonti principali per Aezio di Amida la cui compilazione
in 16 libri si fa risalire al regno di Giustiniano. Fozio (Bibliotheca 221)
preferiva questa opera ai brevi manuali di Oribasio perch pi chiara e
pi ricca di materiali, ma ammetteva che Aezio non reggeva il para
gone con lopera principale di Oribasio.
Tuttavia egli raccomandava Aezio ai medici dei suoi tempi come
buona guida pratica, n on ostante la fragilit dal punto di vista teorico.
Probabilmente un giudice m oderno farebbe il contrario perch in
Aezio che latteggiamento scientifico dei precedenti medici greci comin
cia a scivolare verso la magia e la superstizione. Cedere alla supersti
zione era un segno dei tem pi che pu essere riscontrato anche nel
lopera di Alessandro di Traile (525 circa - 605 circa), uno dei fratelli
dellarchitetto Antemio, la cui raccolta in 12 libri intitolata Therapeutica
ebbe una certa popolarit e fu tradotta sia in latino che nelle lingue
orientali.
Nel caso di Alessandro il fatto di raccomandare pratiche magiche
sembra dovuto allerrata convinzione (II 475 ed. Puschmann) che esse
fossero state riconosciute efficaci nientedim eno che da Galeno che ne
aveva discusso in un trattato sulla pratica medica come viene descritta
da O m ero. Alessandro cita una frase in cui il presunto Galeno afferma
che il suo scetticismo iniziale era stato sopraffatto dalla lunga espe
rienza. Il trattato in questione non esiste pi e il solo fatto che esso
attribuisca utilit alla magia sufficiente a dim ostrarne la non autenti
cit. G aleno stesso era stato m olto turbato dal fatto che gli venissero
attribuiti infondatam ente o libri non suoi o libri che egli non aveva
portato a term ine per la pubblicazione, m entre i bibliotecari del Museo

118

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

alessandrino erano stati costretti ad elaborare dei criteri per identificare


i falsi. In questo caso specifico, si pu osservare come lincapacit di fis
sare delle norm e precise per distinguere gli scritti autentici dai falsi
favorisse la rinascita della superstizione.
M entre il VI secolo volge al term ine ci sono sempre m eno tracce di
vita letteraria. U n sintom o di declino la scomparsa della conoscenza del
latino. Allinizio del secolo alm eno la capitale era stata, se non una citt
bilingue, com unque una citt in cui entram be le lingue erano comprese.
Il grande grammatico Prisciano scrisse in latino. E sicuro che fosse
la prim a lingua di Giustiniano. La codificazione del diritto, una delle
pi grandi conquiste del suo regno, ne richiedeva una conoscenza pro
fessionale. Ma a partire dalla m et del secolo pare che gli studenti di
diritto abbiano avuto bisogno di una traduzione letterale del Codice di
Giustiniano, il cosidetto xax naq. Giovanni Lido si lamenta del
fatto che luso del latino fosse abolito nellUfficio per gli affari europei
per ordine di Giovanni il Cappadoce, m inistro di Giustiniano (De
magistratibus 3.68). N on si sa esattamente quale deduzione trarre dal
lopera di C orippo, precedentem ente maestro di scuola a Cartagine, che
nel 566-7 scrisse un poem a in latino in lode dellascesa al trono di Giu
stino e prima atti d ufficio. Poteva essere sicuro di essere compreso
almeno da tutti i m em bri della corte?
M entre lo storico Procopio era stato un versatile linguista, ci sono
m olte m eno testim onianze sul fatto che Agatia, che doveva conoscere
la composizione di C orippo, avesse un simile talento. La perdita di
competenza linguistica pu essersi verificata im provvisamente alla fine
del secolo. La dim ostrazione pi eclatante proviene dalla storia del
papa Gregorio M agno che, in una lettera datata 597, scrive che a
Costantinopoli n on possibile ottenere una traduzione soddisfacente
(Epistole 7.27).
C m otivo di ritenere che il declino nella produzione dei libri si
sia verificato durante il regno di Giustiniano. U nindagine sui papiri e
manoscritti che si possono far risalire al periodo tra la fine del V secolo
e la fine del VI ha portato un recente studioso alla conclusione che gi
durante il regno di Giustiniano ben pochi libri venissero copiati39.
Questa conclusione dipende dalla possibilit di datare accuratamente le
scritture entro m ezzo secolo o m eno, cosa che nel caso delle onciali

39
G. C A V A L L O , L a circolazione libraria nellet di G iustiniano , in G. G. A R C
(ed.), L imperatore Giustiniano, storia e mito (M ilano 1978) 213-15.

LE S C U O L E D E LLA T A R D A A N T IC H IT

119

non generalmente ritenuta possibile. M a sebbene esista inevitabil


mente una com ponente soggettiva nei giudizi paleografici che sono la
base dei giudizi sul livello culturale, la conclusione in questo caso
merita seria considerazione.
Tali tenebre non sono m olto rischiarate dalla figura di Teofilatto
Simocatta, uno storico la cui famiglia proveniva dallEgitto. Egli scrisse
un resoconto delle guerre contro i Persiani nel regno di M aurizio (582602) che utile come fonte storica, ma degno di nota principalm ente per
la pom pa retorica dello stile. Fatto abbastanza curioso, considerando ci
che stato appena detto sul declino della conoscenza linguistica a Bisan
zio, egli riporta la corrispondenza tra il re persiano e il generale ribelle
Baram in m odo tale da far pensare ad una traduzione diretta dal persiano
(4.7-8). Ma, piuttosto che attribuire una conoscenza linguistica a Teofi
latto, pi facile credere che egli si avvalesse dellabilit di qualche inter
prete professionale o di un amico a corte nel servizio diplomatico. E un
uom o di una certa cultura, ansioso di m ostrarla attraverso le citazioni da
Callimaco (fr. 620 nel prologo 2). Ci stuzzica con laffermazione espli
cita che M aurizio si fece prom otore di cultura e letteratura (8.13) e vi sono
diverse indicazioni noiosam ente allusive alle misure che vennero prese
per ripristinare listruzione e la cultura dopo la sconfitta dellusurpatore
Foca. U n curioso dialogo tra le astrazioni personificate della filosofia e
della storia che introduce il libro ci fa capire che lo studio della filosofia e
dellatticismo era di nuovo possibile. Si dice anche che il patriarca ha dato
nuova vita alla storia. C inoltre un riferim ento alla storia di Alcesti, forse
con lintenzione di mostrare che Teofilatto era fiero di conoscere un
dram m a di Euripide che era al di fuori dellelenco letto nelle scuole. Ma
una frase riferita al patriarca fa pensare che egli avesse creato un posto di
insegnamento, forse proprio per lo storico. Sebbene non sia di m oda ora
credere allesistenza di un seminario teologico sotto legida del patriarca a
questepoca, sarebbe assurdo negare che tale seminario possa essere ci a
cui si riferisce Teofilatto nel suo m odo contorto. Se mettiam o da parte la
sua testim onianza, ugualmente possibile supporre che la protezione del
patriarca fosse pi limitata, per esempio consistesse nel dare allo storico la
carica di capo di una scuola. M a sappiamo anche da un epigramma di
Giorgio di Pisidia che lo stesso patriarca cre una biblioteca teologica e
cos potrebbe esserci un rapporto tra questa e laiuto dato a Teofilatto40

40
Nr. 46, ed. L. S T E R N B A C H , Wiener Studien 14 (1892) 55. Nella prefazione d
Teofilatto le parole pf\(xa e|j.ev(j<; ipunvov m i fanno pensare ad u n posto di inse
gnam ento; L E M E R L E , op. cit. 79, pi scettico.

Ili
ALTO M ED IO EV O E IC O N O CLA STIA

I. Interludio
Secondo alcuni storici il regno di Eraclio (610-641) segna la fine del
m ondo antico; fu proprio durante il suo regno che lIsIam realizz le
sue prim e grandi conquiste che, chiudendo gran parte del M editerra
neo al commercio internazionale, misero fine alla base economica del
limpero rom ano. Si gi parlato delle deboli tracce di attivit letteraria
e filologica a Costantinopoli nei prim i anni del VII secolo. Una figura
letteraria la cui carriera si proietta un p o pi in avanti nel secolo
quella di Giorgio di Pisidia. I suoi versi sono in parte di argomento
teologico e in parte una celebrazione delle campagne di Eraclio contro
i Persiani. Giorgio sembra essere in debito con la tradizione classica per
il fatto di essere apparentem ente lultim o bizantino capace di scrivere
giambi secondo le regole della prosodia classica. Aveva degli am m ira
tori e, come verr illustrato pi particolareggiatamente in uno dei pros
simi capitoli, nellXI secolo la sua poesia venne paragonata a quella di
Euripide dallem inente intellettuale del tem po Michele Psello che in un
breve saggio si chiese se non fosse addirittura superiore a quella scritta
da Euripide. M a dalla fine del regno di Eraclio, che coincide con la
perdita dellEgitto e di altre province che passarono agli Arabi, fino ai
primi anni del IX secolo si estende un periodo tradizionale definito
Alto M edioevo. Se la polemica sulliconoclastia, che scoppi verso la
met di questo periodo, possa considerarsi responsabile del declino cul
turale un problem a per il quale sono state ventilate diverse soluzioni.
Lunica cosa certa, a giudicare dalle biografie di num erosi santi che fio
riscono nel tardo VII e V ili secolo, che la struttura fondam entale del
sistema distruzione rimase invariata1. Q uando la vita intellettuale
riprese a fiorire dopo la sconfitta finale degli iconoclasti, nelle scuole si
continuavano ad usare gli stessi libri per gli stessi scopi del periodo del
regno di Giustiniano. Intanto cera stato poco tem po o poche energie da
impiegare per gli interessi filologici pi elevati. Ricorderemo brevemente i
pochi casi che sem brano costituire u n eccezione alla regola generale.
Il prim o il racconto su un un certo Tichico, nativo di Trebisonda,
nato probabilm ente intorno al 560. Le fonti greche n on ne parlano, ma
nellautobiografia armena di Anania di Shirak si afferma che egli studi
in diverse citt e, non ostante linvito del patriarca Sergio a rimanere
a Costantinopoli, decise di tornare a Trebisonda. Alcuni anni dopo

1 L e m e r l e , o p . cit. 9 7 -1 0 4 .

124

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

declin un altro invito dellim peratore Eraclio. Di conseguenza, pare


che gli studenti intraprendessero volentieri il viaggio dalla capitale pur
di sedere ai suoi piedi. Lepisodio pu essere vero. N o n incredibile
che egli abbia studiato ad Alessandria o sia stato a Roma per un anno.
N escluso che nella capitale abbia potuto ascoltare le lezioni di un
insegnante proveniente da Atene, sempre che continuassero a svolgersi
delle attivit dopo il 529; ma la pi lunga e dettagliata delle due ver
sioni dellautobiografia finora conosciute om ette questo particolare.
C i fa sorgere dei sospetti e ci si potrebbe chiedere se il resto non sia il
frutto dellesagerata lealt di un un allievo verso linsegnante2. Anche
se non si tratta di esagerazione, com unque il testo n on fornisce partico
lari inform azioni sulle qualit e linsegnamento di Tichico.
Negli anni in cui gli uom ini ebbero m eno tem po da dedicare alle
arti e alla letteratura, sono state le discussioni teologiche a garantire di
solito la conservazione di alcune tecniche di base dei procedimenti filo
logici. Labilit dimostrata da Giustiniano e da altri durante il suo
regno nel distinguere i falsi non era andata del tutto perduta. Al conci
lio della Chiesa del 680 questabilit venne impiegata pi di una volta,
cosicch un autore m oderno lo ha definito il concilio degli antiquari e
dei paleografi.
Una comunicazione del patriarca Menas di Costantinopoli al papa
Vigilio fu ricusata dai delegati rom ani sulla base del fatto che Menas
era m orto pochi giorni prim a del concilio in cui il testo era stato presu
m ibilm ente approvato. In sguito ad un controllo, il volume in que
stione risult contenere del materiale estraneo, vale a dire tre quater
nioni scritti con una grafia diversa i cui num eri di serie non corrispon
devano a quelli del resto del libro. U n altro volum e presentato allo
stesso concilio risult contenere un quaternione aggiunto successiva
mente e pieno di materiale sospetto3. Circa un secolo dopo, vennero
adoperate delle tecniche elementari ma necessarie per smascherare i
falsi grossolani sfruttati dagli iconoclasti al concilio di Costantinopoli
nel 754. A Nicea nel 787 venne dim ostrato che si trattava di falsi. Ad
alcuni testi erano stati tagliati interi b ran i4.

2 L e m e r i . e , ibid. 81-4, tratta il testo dettagliatam ente.


3 G. D . M a n s i , Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio (Firenze-Veneza 1759-98) 11.225 e 591; W . Sl'EYER, Die literarische Fdlscbung im heidnischen und
christlichen A llertum ( M o n a c o 1971) 199.
4 M a n s i 13.36 e 184-92; S p e y e r , op. cit. 277.

A L TO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

125

I
falsi e la loro scoperta largom ento di un episodio raccontato da
uno scrittore poco conosciuto del tardo VII secolo, Anastasio di Sinai.
Nel suo libro Hodegos (La guida) egli fa riferim ento ad u n governatore
di Alessandria di circa cento anni prim a che m anteneva uno staff di
quattordici scrivani professionisti. Il loro com pito consisteva nel falsifi
care i testi dei padri della Chiesa, specialmente di S. Cirillo. Anastasio
cita alcuni esempi delle alterazioni prodotte da questo gruppo. In uno
di questi ci narra come non gli fosse stato possibile reperire ad Alessan
dria neanche un esemplare del testo autentico finch non gliene fu
mostrato uno dal bibliotecario del patriarca5. Ci fa pensare che i falsi
ficatori avessero raggiunto con successo il loro scopo.
Q uattordici scrivani una cifra notevole che, sebbene non posse
diamo descrizioni del lavoro degli scrivani, ricaviamo dal fatto che i
manoscritti scritti da pi di m ezza dozzina di scrivani costituivano una
rarit ed alcuni di essi sono probabilm ente il prodotto non di uno
scriptorium, ma di una scuola in cui il maestro aveva diviso il lavoro di
trascrizione tra i suoi allievi. Il num ero quattordici, essendo un num ero
specifico e non una cifra tonda o uno dei tipi di num ero pi aperti al
sospetto6, potrebbe far pensare ad uno scettico che gli scrivani in que
stione fossero semplicemente gli impiegati dellUfficio del governatore
distolti dai loro ordinari doveri amministrativi.

II. Due cambiamenti nella produzione: la carta e una scrittura nuova


Lalto Medioevo non privo di avvenimenti di rilievo per la storia
del libro. Alla fine di questo periodo si verificarono due cambiamenti
di estrema im portanza. N on possibile stabilire quale avvenne per
primo, ma com unque non vi fu un lungo intervallo fra di loro. Il
m eno determ inante a breve term ine fu larrivo dallO riente di un
nuovo materiale su cui scrivere. La carta divenne u n alternativa al
papiro alla fine dellVIII secolo circa in quanto pare che gli Arabi ne
apprendessero la tecnica di m anifattura da alcuni prigionieri di guerra
cinesi dopo la battaglia di Samarcanda. Gli ultimi papiri egiziani con
tengono dei brandelli del nuovo materiale, ma difficile stabilire
quando ne fu adottato luso dei testi greci. Il pi antico libro greco
scritto su carta che ci sia pervenuto un famoso codice della Biblioteca

5 PG 89.184-5.
6 D. F e h l i n g , Die Quellenangaben bet Herodot (Berlino 1971) 155-67.

126

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Vaticana (Vat. gr. 2200) di solito datato intorno all800. famoso a


causa delleccentrica scrittura a cui avrem o occasione di fare riferi
m ento. In un prim o tem po si pens che fosse stato scritto a Damasco,
ma tale ipotesi si basava sulla convinzione che si trattasse della stessa
grafia presente su di un unico foglio di un altro m anoscritto e sullerro
nea supposizione che un certo Tom m aso di Damasco, nom inato in
alcuni versi su quel foglio, ne fosse lo scrivano7. D obbiam o acconten
tarci di una collocazione m eno definita in una delle province orientali
del m ondo bizantino. N o n possibile fissare la data precisa e deve
essere lasciato un margine di almeno un quarto di secolo, sia prim a che
dopo la data dell800. E rimasto un unico foglio di un altro testo lette
rario ricopiato su carta nello stesso periodo che contiene gli inni di
Andrea di Creta (P. Vindob. G. 31956).
E u n ipotesi pi che una lecita deduzione ritenere che luso della
carta si sia diffuso rapidamente nella parte principale dellim pero bizan
tino. Certam ente avr avuto bisogno di un p o di tem po per diffon
dersi dai centri originari di produzione agli altri paesi del M editerra
neo. Il tem po necessario allacquisizione di un largo consenso generale
nei confronti del nuovo materiale dipendeva sia dalla qualit che dalle
scorte del materiale che sostituiva il papiro. Ci sono due buoni motivi
per pensare che il processo possa essere stato rapido. E possibile che i
Bizantini si trovassero a corto di scorte dopo la perdita dellEgitto che
era sempre stato lunica fonte di rifornim ento, ma non sappiamo se gli
Arabi rialzarono il prezzo o scoraggiarono lesportazione. Sebbene
fosse im posto un divieto nel VII secolo, sembra che si sia trattato solo
di una m isura provvisoria. U n altra ragione che fa supporre che i
Bizantini abbiano accettato rapidam ente la carta la possibilit che le
piantagioni di papiro fossero state sfruttate e, di conseguenza, non pro
ducessero pi materiali di buona qualit come in passato.
Alcuni papiri bizantini sono m olto scadenti e n on forniscono
prove determ inanti a sostegno di questa ipotesi8. Il papiro si usava
ancora nel M edioevo, perfino nellXI secolo nellEuropa Occidentale,
ma i riferimenti ad esso e gli esemplari superstiti non dim ostrano asso
lutam ente che fosse ancora di uso com une e facilmente reperibile dalP800 circa in p o i9.

7 E. F o l l i e r i , Codices graeci Bibliotbecae Vaticanae selecti (Rom a 1969) 21-3.


8 N. L e w is , Papyrus in Classical A n tiq u ity (O xford 1974) 58.
9 C on buona pace delle im plicazioni in L e w is , op. cit. 93.

A L TO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

127

Avendo la carta una durata inferiore alla pergamena, i manoscritti


superstiti non costituiscono u n riflesso statistico valido del suo uso nei
primi tem pi del periodo bizantino. Altre prove tangibili delluso della
carta non si riscontrano fino allXI secolo, epoca a cui appartengono
alcuni m anoscritti (per esempio Athos, Iviron 258 e Lavra 0 70) e
i docum enti della corte di giustizia imperiale (il pi antico databile a
partire dal 1052: Athos, Lavra n. 3 1 )10. E probabile che la carta fosse
reperibile gi nel X secolo, forse addirittura nel IX secolo, in concor
renza con il papiro quale alternativa accettabile ed economica alla per
gamena.
Ma non vi alcuna certezza e lunica affermazione di rilievo di un
autore del periodo pu essere interpretata in due m odi diversi. Tra le
opere m inori di Areta, arcivescovo di Cesarea in Cappadocia, c uno
scambio di lettere con Stefano, capo della corte di giustizia imperiale,
a proposito di materiale per scrivere che evidentemente Stefano aveva
promesso di fare avere dallEgitto n . Areta si lamenta del ritardo nellar
rivo.
N on ce dubbio che si tratta di unordinazione dallEgitto e linter
pretazione corrente delle sue parole che egli si riferiva ad una con
segna di papiri perch la parola usata biblos. Questa potrebbe essere la
tesi giusta, ma, siccome gli scrittori bizantini sono incorreggibilmente
arcaici nel loro linguaggio, non escluso che egli intendesse il nuovo
materiale per scrivere, fosse pure soltanto perch non esisteva una
parola ovvia e accettabilmente atticistica adatta a descrivere la nuova
invenzione. Areta qualifica il sostantivo con un aggettivo il cui signifi
cato del N ilo, ma anche cos resta u n dubbio perch egli poteva
sapere o credere che la carta fosse fabbricata vicino al Nilo. E perci
difficile servirsi delle lettere di Areta come prova a tal fine. T utto ci
che dim ostrano che, intorno al 900, era possibile per un uom o di let
tere attendere ansiosamente il carico di materiale im portato per scri
vere. Poich stata m enzionata in questo contesto la corte di giustizia
imperiale, va ricordato che nell840 circa essa produsse un docum ento
su papiro, una lettera dellimperatore al re dei Franchi (Paris, Archives
nationales, Muse K. 7 n. 17). M a questunico esempio non fornisce
elementi che consentano di dedurre quale fosse la prassi comune.

10 J. I rig o in , Les conditions m atrielles de la p roduction du livre Byzance


de 1071 1261 , X V Congrs d tudes byzantines, rapports et co-rapports (Atene
1976).
11 Opuscula 38-40, ed. L. G. W e s t e r in k (Leipzig 1968).

128

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Sembra che i Bizantini importassero la carta dagli Arabi invece di


fabbricare la propria. N on c dubbio che il m etodo di produzione fu
m antenuto segreto il pi a lungo possibile. Nel XIII secolo anche gli
Italiani possedevano una fiorente industria cartiera e la loro carta and
gradualmente a sostituire quella orientale. D opo la met del XIV secolo
la carta orientale veniva usata raramente per i libri greci e probabil
m ente solo nelle terre del M editerraneo orientale. Lipotesi secondo cui
nel X secolo si produceva carta a C orinto deriva da una dubbia inter
pretazione di un testo che si riferisce quasi sicuramente ai fabbricanti
di pergam ena12.
Allincirca nello stesso periodo, m entre la scarsit del materiale per
scrivere veniva alleviata dalla graduale diffusione della nuova inven
zione, fu presa u n altra iniziativa per ridurre il consumo. La scrittura
usata tradizionalm ente nei libri era abbastanza larga, del tipo solita
mente definito onciale, sebbene tale term ine fosse originariamente
applicato alla scrittura latina. Per fini pratici la si pu considerare come
un carattere maiuscolo e bench tale scrittura potesse servirsi anche di
lettere m inute gli scrivani n on lo facevano, come ci risulta dagli esempi
superstiti. Questa scrittura non si presta ad una produzione economica
di libri specialmente quando la pergamena, la superficie di scrittura di
pi lunga durata, pu essere prodotta solo dalla macellazione degli ani
mali. Per il commercio, gli affari ufficiali e le altre occupazioni di tutti i
giorni venivano impiegate scritture pi pratiche che risparmiavano tempo
e spazio. Queste m ani corsive si vedono nei papiri dellEgitto; gli
ultimi esempi sono dei prim i anni dellVIII secolo e m ostrano come il
greco fosse ancora adoperato dopo m ezzo secolo di governo arabo.
Vennero fatti degli esperimenti con queste mani corsive usandole per
testi letterari. U no di questi esperimenti stato trovato nel nascondi
glio di m anoscritti scoperto dietro ad un m uro divisorio del monastero
di S. Caterina nel Sinai nel 1975. U n altro si vede in un monastero a
cui abbiam o gi fatto riferim ento che, fino a poco tem po fa, si riteneva
proveniente da Damasco (Vat. gr. 2200).
In questo caso la m ano viene adattata alla scrittura usata nei docu
m enti e il risultato u n estrema difficolt di lettura. Il codice quasi
unico. N on sappiamo quanti altri esperimenti siano stati fatti e se non
fossero dovuti a pressioni di carattere economico. Poche annotazioni in
scritture di questo tipo si trovano ai margini o nei risguardi di m ano

12 L e w is , op. cit. 92 n. 9, presenta una nota confusa ed inutile a questo proposito.

A L TO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

129

scritti (per esempio Laud. gr. 35, H elm stadt 75a) e vi sono alcuni fram
menti e manoscritti che possiamo considerare appartenenti allo stadio
sperimentale della nuova m ano (per esempio Laur. 28.18 e i frammenti
in Paris Coislin 8,120,123 e supp. gr. 1156).
E im portante che un tipo della nuova scrittura, che finora non
compare in nessun testo docum entario, fu adottato quasi universal
mente come grafia per i libri dalla fine del IX secolo.
Il prim o esempio precisamente datato il famoso libro del Vangelo
che prese il nom e dallarchim andrita Porfiryj Uspenskij che lo acquist
durante una delle sue visite ai m onasteri orientali (Leningrad gr. 219).
E dellanno 835 e, poich non scritto in m odo prim itivo n speri
mentale, si pu far risalire lorigine di questa nuova m ano com une
m ente chiamata minuscola a circa m ezzo secolo prima. U n altro esem
pio di minuscola, forse anteriore al Vangelo di Uspenskij, ma che non
possibile datare con altrettanta esattezza, un raccolta di testi astro
nomici a Leiden (B.P.G. 78). Alcuni fogli di questo libro sono scritti in
minuscola e sono stati attribuiti agli anni 813-820, il regno dellimpera
tore Leone V, sulla base di un elenco di im peratori che fu successiva
mente emendato da un successivo proprietario del volume. Di nuovo
non si tratta di una grafia prim itiva ed difficile stabilire in base a cri
teri paleografici se sia accettabile una data nella seconda decade del IX
secolo.
N on solo ci ignota la data dellinvenzione della nuova grafia,
ma anche il suo luogo di origine. Secondo u n ipotesi che tenne il
campo per diverso tem po, linvenzione va attribuita al m onastero di
Stoudios nella capitale; tale idea si basa su una prova indiziaria. Un
foglio alla fine dei Vangeli di Uspenskij riporta i necrologi di alcuni
m em bri della com unit e alcuni di loro sono noti per essere stati
esperti calligrafi. Il monastero stesso aveva un fiorente scriptorium rego
lato da norm e elaborate nella versione rinnovata degli statuti di casa.
A tale scriptorium si possono attribure diversi bei manoscritti, alcuni
dei quali dei prim i anni del X secolo. M a il num ero di questi m ano
scritti stato esagerato a causa dellerrata convinzione che potessero
essere identificati grazie allabitudine di alcuni scrivani di tracciare una
croce (scritta di solito due o tre volte) al margine superiore della pri
ma pagina di ogni nuovo quaternione. Tale pia caratteristica non
una peculiarit dei monaci di Stoudios. Occorre inoltre ricordare che,
durante il periodo in cui si affermava luso della nuova grafia, il m ona
stero soffr per la persecuzione degli iconoclasti e alcuni dei suoi
m em bri furono esiliati. Bisogna accettare leventualit che gli esempi

130

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

pi antichi della scrittura possano essere stati prodotti anche in un


altro lu o g o 13.
Ladozione della minuscola nella produzione di libri implic conse
guenze di enorm e im portanza e, come per lintroduzione della carta, la
nuova invenzione impieg un p o di tem po per conseguire il pieno
effetto. D all850 circa in poi era abbastanza probabile che uno scrivano
incaricato di una nuova copia di testo si servisse della nuova scrittura,
dal 900 circa sarebbe stato inconcepibile che non lo facesse. Ci sono
rimasti pochi libri in maiuscola. La trascrizione di questi nella nuova
scrittura pare sia stata un processo difficile ed com pito sgradito agli
scrivani in pi di u n occasione. Probabilmente, di regola, un solo
m anoscritto serviva come base di tutte le successive copie in minuscola.
In effetti la trascrizione doveva divenire difficile solo quando la nuova
grafia era entrata talmente nelluso com une che il lettore m edio comin
ciava a trovare m eno facili le vecchie lettere capitali.
M a prim a che si giungesse a ci le diverse scritture in lettere maiu
scole si equivalevano e allinizio sar stato pi facile lavorare con la
vecchia anzich con la nuova scrittura. Capita spesso che tutte le copie
esistenti di un testo sem brino derivare da un unico archetipo e il fatto
sembra essere dovuto n on tanto al desiderio da parte degli scrivani di
non usare esemplari con lettere maiuscole diverse quanto piuttosto alla
sopravvivenza di un solo esemplare accessibile in una biblioteca privata
o istituzionale che fosse. Tale situazione nella trasmissione dei testi non
si verifica naturalm ente per le opere incluse nel program m a scolastico.
Per il critico testuale lim portanza reale della nuova scrittura che,
m entre era particolarm ente facile confondere delle lettere nella scrittura
maiuscola se lesemplare era m alridotto e lo scrivano disattento, ora
con la minuscola sorgevano errori diversi dalle stesse cause. La nuova
invenzione era di grande significato per la conservazione della lettera
tura nella sua interezza, consentendo ad u n maggior num ero di parole
di entrare nella pagina anche senza luso di abbreviazioni di cui allini
zio faceva limitato uso la maggioranza degli scribi. In questo m odo,
il costo del materiale necessario per ogni volum e era notevolm ente
ridotto. Inoltre, cera un certo risparmio di tem po nella trasmissione
del testo perch la minuscola includeva diverse com binazioni di lettere

13
Sul m onastero di Stoudios come fonte della m inuscola vedi T. W . A l l e n
J H S 40 (1920), 1-12, appoggiato da C. G i a n n e l l i , StudBizN eoell 10 (1963) 225.
Sulle false induzioni tratte dal segno della croce, N. G . W lLSO N , M edieval Greek
Bookhands (Cam bridge, Mass. 1972-3) 18 e tavola fuori testo 26.

A L TO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

131

collegate e non richiedeva che si tracciassero una per una in m odo ela
borato.
Vi sono altri aspetti dei libri scritti in minuscola che costituiscono
degli iportanti m iglioram enti nel livello della produzione libraria. Sono
talvolta cos legati alla nuova scrittura da far pensare che essi erano
u n immediata conseguenza della sua adozione; m a i prim i manoscritti
in minuscola databili intorno al IX secolo dim ostrano che i cambia
m enti non si verificarono tutti in una volta. U no di essi era luso rego
lare di accenti e spiriti.
Sebbene i papiri dim ostrino che queste form e di aiuto venivano
date al lettore solo occasionalmente, possibile distinguere un sistema
nella loro applicazione e lo stesso vale per il loro uso nei manoscritti
onciali. Probabilm ente la cosa migliore supporre che essi non fossero
usati norm alm ente, m a solo in caso di testi difficili o destinati a lettori
inesperti14. In altre parole, le copie di alcuni dei testi pi difficili letti a
scuola potevano essere scritte con accenti e spiriti e c un esempio
famoso dellantichit che convalida tale ipotesi: un papiro dei Peani di
Pindaro (P. Oxy. 841) contiene non solo questi segni diacritici, ma
anche dei segni per indicare le sillabe lunghe e brevi, una raffinatezza
di cui i Bizantini norm alm ente n on disponevano. La maggior parte dei
libri antichi e del prim o M edioevo fornivano scarso aiuto al lettore
tranne una rudim entale punteggiatura. N ei testi greci dalla tarda anti
chit in poi si trova una dieresi su iota e ipilon, che n o n di grande
aiuto, e di tanto in tanto viene posto u n apostrofo dopo una conso
nante se questa in posizione finale, ma n on capita spesso. In generale,
si pu dire che la lettura era u n abilit acquisita con una certa difficolt
e aiutare il lettore aveva un senso finch si continuava a scrivere senza
separare le parole.
In pratica gli scrivani com inciarono a dividere le parole alla fine del
IX secolo pi o m eno allepoca in cui aggiungevano accenti e spiriti.
Ma poich non si riteneva che dividere le parole fosse una legge fondamentale di una buona arte dello scrivere, cos come lo ora per noi, la
loro linea di condotta era m eno contraddittoria di quanto possa sem
brare a prim a vista. Poich la minuscola era essenzialmente una m ano
corsiva, era in s e per s pi difficile della scrittura precedente, ma il
prezzo da pagare per la sua economia e velocit veniva bilanciato con

14
H. I. M ARROU, Histoire de l ducation dans l antiquit (VI ed., Parigi 1965)
602 n. 30; una relazione aggiornata sulla storia dellaccentuazione fornita da
C. M . M a z z u c c h i , Aegyptus 59 (1979) 145-67.

132

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

lofferta di una certa guida al lettore. Una guida sotto forma di accenti
e punteggiatura divenne parte integrante dei libri prodotti al m onastero
di Stoudios; le regole stabilite da S. Teodoro per il funzionam ento
della sua casa prescrivono sanzioni per i copisti che non si occupano
accuratamente di questi dettagli15.

III. N u o v i segni di attivit


Le violente lotte legate al m ovim ento degli iconoclasti contribuirono
a distruggere le condizioni in cui gli studi letterari e scientifici potevano
prosperare. La filologia conserv la sua utilit principalmente come m odo
di smascheramento dei falsi, scritti in difesa di questioni teologiche. Ma si
forse sopravvalutato leffetto della polemica, in quanto non necessario
aspettare fino alla fine della disputa nell843 per trovare di nuovo delle
testimonianze di attivit filologica. Com e stato gi ricordato, dal IX
secolo in poi le scuole bizantine continuavano ad usare come base del
listruzione pi o m eno gli stessi testi antichi in uso allepoca di Giusti
niano e quel poco che sappiamo sullinsegnam ento nellAlto M edioevo fa
pensare ad una continuit di pratica. Vi sono degli insegnanti di gram m a
tica di un periodo imprecisato che hanno lasciato prove tangibili della loro
attivit. Il prim o a meritare di essere ricordato Giovanni Carace di cui si
sa solo che venne dopo lalessandrino Giovanni Filopono e prim a di G ior
gio Cherobosco, di cui ci occuperemo in sguito. Carace stato collocato
dai filologi m oderni nel VI secolo, ma il solo fatto che egli abbia un
cognome dovrebbe farci esitare ad accettare tale data.
Di lui ci sono pervenute tre opere, ma, secondo le testimonianze,
scrisse di pi. Tutte e tre le opere m ostrano chiaramente lo stesso inte
resse per la scuola che abbiamo avuto gi occasione di riscontrare
nellopera dei grammatici della tarda antichit. La prima un breve
saggio sulle enclitiche e non niente altro che una compilazione di
materiali contenuti in un capitolo di una delle opere pi im portanti di
Erodiano. Anche il suo breve saggio sullortografia presenta lo stesso
carattere di derivazione rispetto al trattato di Erodiano. Alcune delle tre
opere, probabilm ente dei brevi pamphlets, tra cui pare ve ne fosse una
sugli infinitivi, sono andate perdute. U n testo pi lungo sub la sorte
del com pendio; egli faceva lezione sui Canoni di Teodosio e il corso ci

15 PG 99.1740 (sezione 54).

A LTO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

133

rimasto nella form a ridotta preparata da Sofronio, patriarca di Ales


sandria negli anni 848-60.
Pu sembrare curioso che tale com pito sia stato intrapreso in una
parte del m ondo bizantino che non viveva pi sotto il controllo
dellimperatore, ma in effetti i centri fondam entali del monacheSimo
greco continuarono ad esistere nei territori arabi dopo la conquista.
Forse pi notevole il fatto che il com pendio sia stato fatto da Sofro
nio quando era m onaco su richiesta di Giovanni, vescovo di Damietta.
Tale fatto risulta evidente dal titolo e dalla lettera di dedica in cui
c un esplicito riferim ento alla preoccupazione del vescovo che i prin
cipianti avessero una guida soddisfacente ai Canoni. Si afferma talvolta
che i monasteri bizantini non tenessero scuole. Il fatto che un vescovo
affidasse ad un m onaco la revisione di un libro di testo pu essere con
siderato indizio di u n eccezione a tale regola generale e gli avvenimenti
dEgitto potrebbero aver determ inato tale cambiamento. M a c ragione
di ritenere che i m onasteri comprendessero delle scuole, sicuramente
destinate a coloro che volevano intraprendere la carriera monastica e
non al pubblico comune. A ddirittura S. Basilio aveva stabilito che i
monasteri potessero accettare dei bam bini a patto che non diventassero
subito m em bri della com unit a tutti gli effetti16. E nelle regole del
monastero di Stoudios stilate da S. Teodoro, lelenco delle punizioni
per cattiva condotta com prende una sezione dedicata agli insegnanti
dei bam bini in cui viene specificato il loro dovere di garantire il benes
sere materiale e spirituale degli allievi, ma non ci viene fornita alcuna
indicazione sul tipo di istruzione che veniva im p artita17. O ppure
possibile che il vescovo di D am ietta avesse in mente le esigenze di una
scuola legata ad una chiesa (abbiamo gi fatto riferim ento alla fiorente
scuola della chiesa dei Santi Apostoli nel XII secolo)18.
Carace non un personaggio di grande im portanza; m a costituisce
un esempio di come i Bizantini continuassero a riferirsi a quelli che
erano per loro gli autori fondam entali e a fornire ai loro allievi un
insegnamento tradizionale della grammatica. Le sue opere non si tro
vano in altri manoscritti.

16 Regulae brevim trattatele, PG 31.952.


17 PG 99.1745 (sezione 96). Vedi anche A. M o f f a t t in A. B ryf .r - J. H f: r r in
(edd.), Iconoclasm (Birm ingham 1977) 88.
18 Su Carace vedi L. C o h n s.v. in RE III 2123-4, A. H ilc. a r d , Grammatici
graeci IV. 2 (Leipzig 1894) CXXIII-vn.

134

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Figura pi significativa Giorgio Cherobosco che possibile collo


care ora con maggiore precisione rispetto al passato. Prima si credeva
che fosse vissuto tra il VI e il X secolo. Il riferimento al VI secolo
nasceva da una citazione (apparentem ente sua) in Stefano di Bisanzio.
Ma il suo appellativo fa sorgerere dei sospetti e questa citazione isolata
va ora interpretata come u n interpolazione e viene svalutata da alcune
citazioni in Cherobosco che sono state identificate come provenienti
dagli inni di S. Giovanni Damasceno che m or nel 754 e per noi la sua
carriera deve essere collocata tra la met dellVIII secolo e linizio del
IX. Il termine pi basso deve essere pi o m eno giusto visto che C he
robosco citato nel dizionario noto come Etymologicum G enuinum 19.
Dai titoli delle opere si ricava che Cherobosco era un diacono e un
insegnante ecumenico, anche se il significato di questultimo termine
incerto. E stato spesso interpretato come indicazione del fatto che egli
insegnasse in un seminario patriarcale nella capitale. In questo caso il
titolo deriverebbe dalla nom enclatura del patriarca stesso. D altronde,
potava essere attribuito anche ad insegnanti che n on erano in alcun
m odo collegati con la Chiesa, come i professori di diritto di Beirut e
cos Cherobosco pu essere u n insegnante di una istituzione laica.
Forse anche Stefano di Alessandria aveva fatto parte, in u n epoca
precedente della stessa categoria, e pi o m eno allepoca di Cherobosco
vive un personaggio oscuro di nom e Ignazio di cui si pu dire lo
stesso20. C tuttavia ancora un fatto da prendere in considerazione.
Una copia delle sue lezioni sui Canoni di Teodosio (Marc. gr. 489) lo
descrive come titolare di un posto di cartofilace, cosa che, dando per
scontato che egli fosse un diacono, potrebbe indicare che egli era un
bibliotecario e un archivista nel patriarcato. Se ci vero, questa testi
monianza risulterebbe in favore della tesi secondo cui le attivit d inse
gnam ento si svolgevano sotto legida della Chiesa. M a sebbene il ma
noscritto in questione offra un testo di buona qualit, non si pu
essere certi che linform azione contenuta nellintestazione non si basi
su un errore fatto in precedenza. Q uesto problem a va considerato in

19 W.

B u h le r - C h r. T h e o d o rid is ,

T H E O D O R ID IS ,

B Z T i (1980) 341-5

B Z 69 (1976) 397-401. V e d i i n o l t r e C .
Epimerismi in Psalmos u n a

c h e h a tr o v a t o n e g li

c i t a z i o n e d i u n a u t o r e d a t a b i l e a p p a r e n t e m e n t e t r a il t a r d o V i l i s e c o l o e g li i n iz i
d e l I X . E g li h a i n o l t r e n o t a t o c h e la d a t a t a r d a f is s a ta o r a s u s c i t a u l t e r i o r i c o n s i d e
r a z io n i s u lle i m p lic a z io n i d e l t it o lo
p r i v a t o si s a r e b b e a u t o - a t t r i b u i t o .
20 L e m e r l e , o p . c i t . 8 8 .

oikoumenikos didaskalos

c h e d iff ic ilm e n te u n

A L T O M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

135

particolare in vista di tutte le im plicazioni ad esso legate. Infatti linter


pretazione delle testim onianze modifica sostanzialmente il nostro con
cetto sullorganizzazione dellistruzione e ci fornisce u n buon esempio
di quanto la com prensione di im portanti fatti della storia culturale di
Bisanzio dipenda da fonti prim arie deboli e am bigue21.
Le opere superstiti di Cherobosco fanno sorgere delle preoccupa
zioni a proposito dei libri di testo usati nei prim i anni di scuola. Ci
pervenuto un lunghissimo com m ento ai Canoni di Teodosio.
Il
titolo ci porta a pensare che il testo consista in appunti presi
durante le sue lezioni o corsi. Se cos - e c u n espressione-formula
usata ad intervalli irregolari simili ad una preghiera fatta alla fine di
una lezione - il m odo estremamente particolareggiato in cui vengono
esposte le regole fa ritenere che egli seguisse la pratica, nota perfino
alluniversit di O xford una generazione fa, di dettare tutti i fatti essen
ziali alla classe. M entre Teodosio aveva elencato le form e dei nom i e
verbi greci con u n num ero lim itato di note esplicative realizzando un
testo la cui lunghezza corrisponde a 99 pagine di u n edizione m oderna,
Cherobosco si lascia andare a spiegazioni che am m ontano a 685
pagine. difficile credere che dei bam bini, sia pure in u n epoca
im m une dal pregiudizio m oderno secondo cui non bisogna sovraffati
care le loro m enti, fossero esposti ad u n trattam ento cos esauriente
dellargom ento ed naturale chiedersi se Cherobosco non ebbe occa
sioni di far lezioni per un corso pi progredito. Limpressione generale
derivante dalle sue opere di tediosa mediocrit. Egli dedica ampio
spazio a cose ovvie e talvolta poco preciso. Per esempio egli fa una
distinzione tra il perfetto e il piuccheperfetto secondo la quale il per
fetto si riferisce regolarmente ad u n azione appena avvenuta (IV. 2 p.
12.19 ss. ripetuto al 13.7 ss.). Inutile dire che in questa discussione sui
tempi verbali egli dim ostra di n on tener conto delle distinzioni a cui
ora si fa riferim ento con laspetto tecnico del termine. Egli anche col
pevole per la diffusione di un malinteso, che pu aver trovato in fonti
apparentem ente autorevoli, relativo al fatto che O m ero scrivesse u n an
tica form a del dialetto antico. C i lo porta a criticare Aristarco (ibid.
86.7-24) per n on aver capito la differenza tra attico antico e recente e
per non aver corretto nel testo omerico una form a trovata solo pi
tardi. inutile dire che la critrica fuori posto. U n interessante que

21
J. DARROUZS, Recherches sur les Offikia de l glise byzantine (Parigi 1970) 223, 68 n. 1, rim ane, forse eccessivamente, scettico.

136

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

stione sorge a proposito delle sue osservazioni sullaccentuazione. Egli


spiega che le sillabe non accentate sono baritone, cio possono essere
segnate con un accento grave, ma egli consiglia di non segnare tutti gli
accenti e allo stesso tem po afferma che i segni di vocale lunga e breve
non devono essere adoperati salvo nei casi dubbi di alfa, iota e ipsilon
(IV. 1 p. 117-18). La sua disquisizione d per scontato luso degli
accenti e dei segni diacritici, eppure il loro uso nei libri anteriori al 900
circa sporadico. Questa contraddizione apparente fornisce u n ulte
riore prova a favore dellidea che esistessero per gli scolari testi diversi
rispetto a quelli destinati al lettore adulto medio.
C herobosco fa riferim ento ad altri libri da lui scritti o che sperava
di scrivere. N om ina A pollonio Discolo come una delle sue fonti V
(8.19) e parla della sua intenzione di fare un com m ento alla sua teoria
sui verbi e sui pronom i (1121,13.7). Allo stesso m odo afferma di volersi
occupare della teoria di Erodiano sul nom e greco (3.19) e la cita quando d
lelenco dei rari nom i monosillabici che Teodosio aveva escluso dalla sua
opera, forse per non confondere i principianti con u n gran num ero di
rari casi particolari (IV.I, p. 116.12). Infatti ci sono m olti riferimenti ad
entram bi questi im portanti testi antichi di grammatica.
E m enzionato anche Dionisio Trace e, nella grande massa di scolii
su quel trattatello, ce ne sono alcuni riconducibili alla paternit di C he
robosco. C chi sostiene che un gruppo di questi scolii, che ora attri
buito ad un altrim enti sconosciuto Eliodoro, sia una compilazione
tratta dalle note di Cherobosco, deduzione ricavata da prove inconclu
denti, che consistono essenzialmente nella somiglianza tra ci che
afferma Eliodoro e ci che Cherobosco avrebbe p otuto dire. C ontro
tale ipotesi va ricordato che il nom e Eliodoro era del tutto im probabile
nellVIII o IX secolo a Bisanzio e inoltre Cherobosco cita da Eliodoro
nelle sue note al manuale m etrico di Efestione22.
In ogni caso bisogna am m ettere che non sappiamo m olto sulle
note di Cherobosco a Dionisio Trace, ad eccezione di una breve nota
dellestensione di circa quattro pagine stampate (Grammatici graeci III
124-7) sui principi elementari di accentuazione e prosodia. Lunica cosa
notevole il fatto che tale nota tratta in breve di tre segni diacritici che
non si trovano regolarmente nei manoscritti, lapostrofo, il trattino, cio
un segno sotto ad una parola composta che collega le due parti che la

22
A. HlLGARD, G rammatici graeci III (Leipzig 1901) XV; Efestione, ed. M
C o n SBRUCH (Leipzig 1906) 204-21.

ALTO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

137

com pongono e lipodiastole, cio una specie di virgola che separava


due parole che altrimenti avrebbe potuto costituire un tu ttuno in un
testo continuo. Ancora una volta probabile che il discorso si applichi
a speciali convenzioni ricorrenti pi nei libri scolastici che negli altri.
U n identico elenco di segni diacritici, accenti, segni di vocale lunga
e di vocale breve, spiriti, apostrofo, trattino e ipodiastole si trova allini
zio del trattato su pesi e misure di Epifanio, vescovo di Salamina di
Cipro. Q uestopera, di cui n on ci rimasto il testo integrale in greco,
risale allanno 392. Epifanio comincia affermando: alcuni hanno posto i
segni di punteggiatura nel testo della Bibbia (piacerebbe sapere a chi
si riferisce), poi elenca i segni diacritici e prosegue discutendo sugli altri
segni critici usati nel margine dei Settanta.
Due sono le ipotesi: o Cherobosco si rifa a Epifanio o entrambi
dipendono da una fonte comune; in ogni caso, rimane la sgradevole
impressione che Cherobosco possa riferirsi a convenzioni non pi in
USO

T\

La sua opera sui Salmi non altro che una serie di esercizi di ana
lisi grammaticale e non presenta interessanti citazioni dalle fonti di cui
si serviva, ma il com m ento al trattato di metrica di Efestione, com
posto nel II secolo e gi com m entato nella tarda antichit, merita pi
attenzione. C herobosco comincia con alcune osservazioni, ampiamente
basate su una introduzione del genere realizzata dal sofista Longino nel
III secolo. Si pu notare che queste includevano due esempi di frasi di
Demostene che possono essere scandite come linee di versi greci, un
esametro dallorazione De corona (143) e un verso ionico dalla III ora
zione Olintiaca (4). A questi esempi Cherobosco aggiunge un trim etro
giambico dalla prim a orazione Olintiaca e fa due osservazioni rivela
trici. La prim a lammissione che il m anuale di Efestione non di
alcun valore se non per quelli che si accingono a com porre dei versi.
Egli non suggerisce che la conoscenza della metrica possa essere utile al
lettore di poesia antica. Ma che tipi di versi venivano ancora scritti a
Bisanzio nellVIII secolo? M olti letterati si cimentavano con i versi
giambici m entre pochi altri tentavano esametri, m etri elegiaci e perfino
anacreontici. U n altra indicazione su ci che si apprendeva a scuola

23
Per il testo greco di E pifanio vedi P. D e LAGARDE, Symmicla II (G ttingen
1880) 149-83, specialm ente 153. U na traduzione della versione (integrale) siriaca fu
pubblicata da J. E. D e a n (Chicago 1935); lillustrazione a p. 87 m ostra i segni e i
loro nom i greci scritti a fianco ai siriaci nel MS Add. 17148 della British Library,
datato tra il 648 e il 659.

138

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

viene da una fonte dello stesso periodo: Ignazio il diacono il quale,


scrivendo sulla vita del suo maestro, il patriarca Tarasio (morto
nell 800), narra di essere stato iniziato da lui ai trim etri, tetrametri, tro
chei, anapesti e al m etro dellepica24. Tuttavia, queste forme di virtuo
sismo letterario si estinsero quasi del tutto dopo il X secolo.
Il
m anuale di Efestione non scomparve senza lasciare traccia, m
costitu una delle fonti essenziali del saggio di Isacco Tzetzes sui metri
pindarici scritto nella prima parte del XII secolo (egli mor nel 1138) e
fu di nuovo riportato alla luce intorno al 1300 da D em etrio Triclinio.
La seconda osservazione di Cherobosco ce lo mostra non come
maestro di scuola medievale, ma come un critico nella tradizione clas
sica: egli ci assicura che il manuale u n opera di Efestione la cui auten
ticit chiaramente docum entata dai com m enti e dai riferimenti ad
essa dello stesso Efestione presentate in altre opere pi brevi. Linte
resse nei confronti dellautenticit in diretto collegamento con la tra
dizione stabilita da Dionisio Trace che aveva definito come compito
pi elevato del filologo di dimostrare che u n poem a autentico e non
ha alcuna conseguenza per gli allievi delle scuole bizantine.
Il
resto dellintroduzione di Cherobosco un miscuglio di osserv
zioni a carattere prevalentem ente derivato che non ci interessano. Va
per notato il suo rifiuto (p. 182) dellidea che gli allievi debbano stu
diare i m anuali di metrica prim a di affrontare qualsiasi testo in versi e
lIliade. I com m enti ai singoli capitoli di Efestione sono approssimativi
e non privi di errori; sebbene egli si occupi della maggior parte del
libro, non tratta degli ultimi due capitoli del libro, quello sugli asinarteti e quello sui m etri polischematici. E pi interessato a spiegare le
apparenti stranezze di scansione in O m ero. Cade in brutti errori par
lando del verso coliambico (p. 193. 12-14) e della sinizesi (p. 210-13).
Gli unici altri punti di nota sono la sua pretesa di conoscere le opere
pi volum inose di Efestione, che n on sono sopravvissute fino a noi (p.
229.17 e 246.16), e la presenza in uno dei m anoscritti di indicazioni
relative al fatto che il libro un insieme di lezioni (il ms. U ha il ter
mine replli; per indicare lezione a pag. 198.13 e altrove).
Tutte le altre opere di C herobosco m ostrano gli stessi obbiettivi
pedagogici gi emersi durante la nostra discussione su di lui. C un
com pendio di quella che sarebbe potuta essere una guida essenziale alla

24
Ed. I. A. HEIKEL, A cta Societatis Scientiarum Fennicae 17 (1981) 391-43
vedi p. 432.

A L T O M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

139

ortografia, argom ento che presentava sempre pi problem i per i Bizan


tini in quanto m olte vocali venivano ad assumere lo stesso suono 25. A
parte le tracce di interesse per le regole di accentuazione di cui
abbiamo gi parlato, c u n trattato su tale argom ento che si fa risalire a
Cherobosco, Eterio e F ilopono26.
Lopera che gli procur maggior fama, se si pu dare fede ai m ano
scritti superstiti, un elenco di ventisette figure retoriche. La prima
dellelenco lallegoria, poi vi la sillessi, la sineddoche, la catacresi, la
m etonim ia e altre. Sono definite brevem ente e di qualcuna vengono
dati esempi; cos ci si pu fare u n idea dello spirito con cui i classici
venivano letti a scuola: gli alunni dovevano riuscire a distinguere le
figure retoriche di cui si serviva un poeta quando il suo linguaggio si
allontanava dalla prosa. La guida di Cherobosco ebbe lonore di essere
tradotta in slavo intorno al 900, cosa che ne testim onia luso come stru
m ento per linsegnamento. N o n che si trattasse di una cosa unica nel
suo genere: raccolte di figure retoriche erano gi state fatte nel m ondo
antico, una attribuita a Trifone e elenca quattordici tropi mentre
unaltra, attribuita ad u n del tutto sconosciuto C ocondrio, ne elenca
trenta, m a Cherobosco sembra aver riscontrato u n consenso pi ampio
da parte dei suoi colleghi e successori27.
Abbiamo parlato di Cherobosco m olto pi di quanto egli sembri
meritare. U na buona m otivazione gi insita nel fatto di prendere in
considerazione una figura mediocre, m a probabilm ente tipica, e
mostrarne gli obbiettivi e i risultati. In generale, intendiam o dedicare
unanalisi dettagliata solo ai filologi pi rilevanti, m a ci com porta il
rischio di far credere che la loro com prensione ed uso della letteratura
greca classica n o n fosse inusuale. U naltra ragione per attribuire un
certo rilievo a Cherobosco che egli u no dei prim i personaggi attivi
dopo lepoca oscura delliconoclastia e della guerra civile. Si potrebbe
ritenerlo il prim o ad aver risollevato il livello dellistruzione secondaria,
ma c un altro che ispira a tale onore, Ignazio il diacono, che abbiamo
gi incontrato come biografo dei patriarchi Niceforo e Tarasio.
La sua data di nascita deve cadere tra il 770 e il 780 e di solito gli si
attribuisce un epigramma nell 'Antologia greca (1539) in cui dichiara di

25 Pubblicato da MS. Barocci 50 da J. A. C r a m e r , Anecdota graeca II (O xford


1835) 167-281.
26 Ed. W . J. W . K o s t e r , Mnemosytte 59 (1932) 132-64.
27 W . G. RuTHERFORD, A Chapter in th History o f A nnotation (L ondra 1905)
200 ss.

140

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

aver appreso la saggezza della poesia e di avere sottratto al mare del


loblio larte della grammatica, riportandola alla luce.
N o n si conoscono le relative date di Ignazio e C herobosco ed esi
stono diverse polemiche a proposito della ripartizione delle opere attri
buite ad Ignazio nei manoscritti tra i vari om onim i. Tra laltro in
questione linsieme di quartine che parafrasano le favole di Babrio. Ma
tralasciando queste difficolt, dobbiam o ricordare che la stima da parte
di Ignazio del proprio valore n on era autom aticam ente condivisa dai
suoi colleghi. C un aspetto, tuttavia, per il quale il biografo dei
patriarchi merita di essere m enzionato qui. Egli , per quanto ci risulta,
lautore di un dialogo dramm atico di argom ento biblico, scritto in tri
metri giambici, cosa che suggerisce una conoscenza della tragedia greca.
I paralleli o prestiti linguistici possono essere considerati come unindi
cazione del fatto che i testi delle tragedie non erano totalmente caduti
in disuso e lasciati a prendere polvere nelle biblioteche bizantine. Pro
babilmente Ignazio ne aveva acquisito la conoscenza a scuola, ma si
tratta di una deduzione non suffragata da prove.
Se la mancata comprensione di alcune regole del trim etro giambico
non costituisce una prova contro la conoscenza diretta degli originali
classici, bisogna tuttavia tener conto che cera uno scrittore bizantino
abile e apparentem ente popolare che si serviva di questo m etro, G ior
gio di Pisidia, e la curiosa produzione di Ignazio potrebbe essere
u n imitazione di lui anzich di E uripide28. Ma c un altro punto a
favore di Ignazio. Le sue lettere m ostrano il livello di istruzione clas
sica che poteva essere acquisita da un m em bro della generazione ante
riore a Fozio. C he sembrasse insolito ai suoi contem poranei o meno,
Ignazio ci dim ostra in m odo pi efficace di Cherobosco che Fozio non
si form in una societ priva di cultura. La corrispondenza di Ignazio
ricca di allusioni a O m ero e di proverbi classici e vi sono alcune lettere
che m ettono a frutto una conoscenza raffinata della letteratura pagana.
Due affrontano problem i di metrica, una si riferisce alla correzione di
trim etri giambici mentre laltra nom ina con quello che doveva essere
un vuoto sfoggio di vanit, lo ionico a maiore (n. 32 e 60).
C una apparente citazione per esteso della teoria sullaccentua
zione degli avverbi monosillabici di Erodiano (n. 36). Inoltre ci sor

28
Diversi problem i relativi ad Ignazio vengono discussi da W . W o l s k a C o n u s , Travaux et mmoires 4 (1970) 329-60; vedi 335-9 per Babrio. Sul dialogo
dram m atico vedi R. B r o w n i n g , R E G 81 (1968) 405-7.

A L TO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

141

prende con una citazione dell 'Oreste di Euripide (140); poich si crede
che i tragici venivano trascurati a quella epoca, c da chiedersi se egli
non conoscesse esclusivamente il verso come una citazione, cosa molto
probabile (n. 59). Alcuni com m enti sullo stile letterario includono una
m enzione degli immancabili Aristide e Erm ogene (n.64). Ma la cosa
pi singolare una lettera di consolazione dove Ignazio cita dai Persica
di Ctesia un episodio in cui un messaggero rivela gradualmente la noti
zia della m orte di C iro II alla madre Parisatide. Il libro di Ctesia esi
steva ancora e fu letto da Fozio , ma il brano in questione era cono
sciuto in un versione con sostanziali differenze lessicali tratto da
Dem etrio Sullo stile 216. Sarebbe interessante sapere se le differenze
siano sorte perch la citazione fatta a m em oria e se Ignazio si sia
rifatto a Dem etrio o al testo completo originale29.
M a Ignazio n on lunico insegnate di cui conosciamo il nome.
Gli fu pi o m eno contem poraneo lultim o patriarca iconoclasta
che occup il trono per un certo num ero di anni fino alla deposizione
nell843, generalmente conosciuto come Giovanni il grammatico. Sfor
tunatam ente nulla ci noto della sua istruzione e della sua attivit di
insegnante. I suoi avversari teologi lo rappresentano come uno stre
gone, cosa che pu significare che egli si interessa di scienze naturali e
leggeva alcuni autori classici che costituivano ancora le fonti migliori.
Tale idea confortata dallesistenza di alcuni m anoscritti di testi scienti
fici, probabilm ente della prim a met del IX secolo, e anche dallaffer
mazione, in un inno com posto per celebrare la ripresa del culto delle
icone, che Giovanni non si distingueva dai pagani, si vantava della
conoscenza dei loro scritti che le voci dei fedeli hanno giustamente
annientato . C un episodio della sua carriera a cui, senza reale motivo,
stata attribuita una certa im portanza nella storia della letteratura. Per
circa un anno, prim a del C oncilio iconoclasta dell815 a Santa Sofia,
Giovanni si occup della ricerca di vecchi libri in numerose biblio
teche. evidente che lo scopo della ricerca era di reperire testi che
potessero servire gli scopi degli iconoclasti e, il massimo che si pu
pensare, che nel corso della ricerca siano venuti alla luce dei testi a cui
stato riconosciuto un certo valore dalla persona che ebbe la ventura
di dissotterarli. M a non lecito dedurne che si trattasse di un tentativo

29
Sulle lettere vedi C. M ANGO in F. P a s c h k e (ed.) Uberlieferungsgescbichtliche
Untersuchungen (Berlino 1981) 403-10. Egli mi ha anche m olto gentilm ente
m ostrato il suo testo in corso di stampa.

142

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

di salvare la letteratura o di ritrovare i capolavori perduti del pensiero


patristico30.
Gli altri due rappresentanti di questa generazione sono un pochino
pi conosciuti. Teognosto compil un libro di ortografia che dedic
allimperatore Leone V (813-820). Scrisse anche un libro di storia, ora
andato perduto, ed egli pu forse essere identificato con un ufficiale di
corte che fu m andato in missione diplomatica a Carlo Magno in
Aquisgrana nell812. La sua opera superstite una via di m ezzo tra
una guida allo spelling ed un elenco di term ini difficili. Nella lettera di
dedica, afferma che non esistono altre opere del genere e dichiara di
essersi rifatto ad Erodiano, cosa su cui non c dubbio alcuno, e poi c
una lacuna nel testo in cui egli nom inava le altre fonti; pare che una
fosse il lessico attribuito a Cirillo di Alessandria. Per quanto costituisca
una utile fonte per uno dei successivi lessicografi bizantini, Teognosto
non riusc nellintento di scrivere un libro popolare. Lopera si tra
m andata grazie a due antiche copie (Barocci 50 del X secolo e Patmos
109A ohm 737 del X o dellinizio dellX I secolo) e ad una del XIV
secolo (Laur. 56.37). Il m anoscritto di Patmos, che n on era stato stu
diato fino a poco tem po fa, contiene un riferim ento alloscuro gramma
tico Eterio, che fu una delle fonti di C herobosco e a cui attinse anche
Teognosto come stato dim ostrato da p o c o 31.
M olto pi popolare fu la guida alla sintassi di Michele Sincello,
libro destinato alla scuola pi che opera di consultazione. Ci rimasta
in circa 100 m anoscritti con diverse varianti, cosa che fa ritenere che il
libro fosse considerato cos utile da meritare di essere rivisto. Le prime
edizioni a stampa la attribuiscono allo scrittore pi tardo Giorgio Lecapeno, ma si tratta di un errore apparentem ente dovuto ad un equivoco
delleditore della prim a edizione stampata.
Vi sono due paragrafi del trattato che m eritano una m enzione spe
ciale. Al 127 egli mette esplicitamente in guardia contro luso di adot
tare m odi di scrivere poetici nelle opere in prosa. M a purtroppo pi
tipico di lui affermare, come nel 200, che le particelle greche, che in
realt esprim ono m olte im portanti sfumature, sono solo decorative o
utili come tappabuchi metrici. A questo proposito, cita il verso 8 del

30 Su G iovanni vedi LEMF.RLE 135-46; sulla ricerca di m anoscritti 139-40; vedi


anche N. G. W lL S O N , C Q 54 (1960) 204 che argom enta analogam ente.
31 P e r T e o g n o s t o v e d i K. A L P E R S , Theognostos Peri orthographias: Uberlieferung,
Quellen u n d Text der Kanones 1-84 ( A m b u r g o 1 9 6 4 ) ; W . B u h l e r , B Z 5 8 ( 1 9 6 5 )
3 6 9 - 7 0 e JO B 22 ( 1 9 7 3 ) 4 9 - 9 1 .

A L TO M E D IO E V O E IC O N O C L A S T IA

143

Pluto di Aristofane: ecco uno dei m otivi per cui la poesia continuava
ad essere letta.
Alcuni manoscritti ci inform ano nel titolo che fu scritto a Edessa e
ci sono buoni m otivi per pensare che la com posizione sia avvenuta tra
l810 e 1813. u n opera breve e di routine, scritta per aiutare gli scolari
di fronte alle difficolt grammaticali e sintattiche com uni. La prefa
zione fa riferim ento a A pollonio Discolo, Erodiano, Apollonio il gio
vane (non chiaro di chi si tratti: pu essere A pollonio, figlio di
Archebio, lautore del dizionario omerico conservato nel Coislin 345?),
agli atticisti, ad Arcadio di Bisanzio e pu essere che Michele fosse
capace di servirsi di tutti questi autori come fonti. Si sa abbastanza
della successiva carriera di Michele: fu m andato a Roma a discutere
della questione Filioque, m a durante il viaggio fu fatto arrestare e
imprigionare da Leone V; fu liberato nell820 quando m or limpera
tore, m a fu di nuovo im prigionato negli anni 834-42. Poi divenne sincello o segretario privato del patriarca M etodio e fu nom inato abate
del m onastero di C hora. E anche noto per essere stato amico di Teo
doro, il celebre abate del m onastero di Stoudios. Notevole il fatto che
egli compose il suo libro in una citt della M esopotamia che non
apparteneva pi allim pero bizantino. Se dobbiam o dar fede ai m ano
scritti che affermano che lo scrisse ad Edessa - ed difficile indivi
duare i motivi delleventuale invenzione dellaffermazione - riceviamo
una testim onianza inattesa del vigore della cultura greca e della dispo
nibilit di testi nelle zone pi remote del m ondo bizantino. Una con
ferma pu essere ricavata dalla notizia che ad Edessa cera un inse
gnante chiamato Sofronio che rivestiva una carica pubblica, probabil
mente nei prim i anni del IX secolo32. Si pu anche citare come paral
lelo laltro Sofronio gi m enzionato in questo capitolo, che fu patriarca
di Alessandria alla fine del secolo e scrisse un com pendio del libro di
testo di Giovanni C arace33.
Bisogna ricordare altri due episodi della vita di Michele Sincello; il
prim o ci d u n idea della sua istruzione ed entram bi contribuiscono al
nostro quadro dellattivit culturale nella parte orientale del m ondo
bizantino. Il suo biografo racconta che quando ricevette la tonsura, il

32 Citata da MoFFATT (sopra n. 17) 89 n. 32 dalla sezione 6 della Vita di S.


T eodoro di Edessa, ed. I. V. Pomialovskij (S. Pietroburgo 1892).
33 U n indagine sulla tradizione del trattato di M ichele fatta da D . D o n n e i
nellintroduzione alla sua nuova edizione, Le trait de la construction de la phrase de
Michel le Syncelle de Jrusalem (Bruxelles-Roma 1982).

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

144

patriarca di Gerusalemme, sua citt natale, lo invit a proseguire gli


studi di grammatica, retorica e filosofia. Poi ci narra che egli conosceva
a fondo la m iglior poesia e lastronomia.
Si ha limpressione che Michele avesse familiarit con le materie del
trivio e del quadrivio, ma non fosse compreso in questo dal suo bio
grafo. Questo riferim ento alla poesia non lunico. M entre viveva
presso Gerusalemme, sotto gli auspici del m onastero di San Saba fu
linsegnante di due fratelli, Teodoro e Teofane Graptos e, oltre alla
grammatica e alla filosofia, affront con loro un gran num ero di pro
blemi legati alla poesia.
Di nuovo, si ha limpressione che lo scrittore non si renda conto di
ci che accadeva, ma n on avventato dedurne che Michele stesse
dando lezioni della educazione letteraria standard34. In questo contesto
vale la pena m enzionare un fram m ento del De interpretatione di Aristo
tele, scritto nella minuscola del IX secolo, che apparteneva precedentem ente alla moschea degli Om ayyadi a Damasco, sebbene non vi sia
alcuna certezza che sia stato scritto in quella regione35.
La scoperta di un gran num ero di manoscritti, parecchi dei quali
m olto antichi, in una cella disabitata del m onastero di S. Caterina sul
Sinai, fatta nel 1975 e nascosta al pubblico il pi a lungo possibile, non
ha dato finora alcun apporto rilevante alla nostra conoscenza della vita
culturale in questarea dellimpero bizantino. Ma anche il prim o reso
conto fornito al m ondo dei d o tti36, sia pure preparato nelle condizioni
pi avverse, m ostra che stata fatta u n im portante scoperta, forse pi
im portante per i tipi di scrittura, specialmente lantica minuscola e un
curioso misto di onciale e minuscola finora ignoto, che per i testi in s
e per s. Lidentificazione dei testi non facile perch i manoscritti
sono per la maggior parte incompleti, in m olti casi niente altro che
microscopici fram m enti, m a al m om ento solo uno ci sembra di rilievo
per il nostro scopo attuale. Consiste in quattro fogli con un testo
deWlliade nel quale ogni verso seguito da una parafrasi in prosa.
Senza dubbio, proveniva da un libro scolastico del tipo in uso un
tem po, ma non ostante il suo interesse paleografico, non modifica il
quadro fin qui descritto.

34 L a b i o g r a f i a e d i t a d a T h . S c h m i t t ,

tuta v Konstantinopolje

Izvestija russkago arkheologiceskago Insti-

11 ( 1 9 0 6 ) ; i p a s s i r i l e v a n t i a i f in i d i q u e s t o a r g o m e n t o s o n o

a lle p p . 2 2 8 , 2 3 0 - 1 , 2 4 2 e 2 6 5 .

35

P. M o r a u x

36 L . P o l i t l s ,

e t a l . Aristoteles graecus I
Scriptorium 3 4 ( 1 9 8 0 ) 5 - 1 7 .

(B e rlin o

1976) 121.

IV

U N N U O V O INIZIO

I. Leone il filosofo
La prim a figura di reale im portanza alla met del periodo bizantino
un personaggio la cui carriera comincia sotto gli iconoclasti e termina
quando la polemica era gi m orta e sepolta. Leone, generalmente noto
come il filosofo, nacque probabilm ente intorno al 790 e visse almeno
fino all869. Era il cugino del patriarca iconoclasta Giovanni ed forse
per questo suo legame che ottenne larcivescovado di Tessalnica dalP840 all843. Lolio feroce degli ortodossi per gli iconoclasti, spesso
espresso in term ini tali da far pensare che fossero nemici peggiori dei
pagani o dei m usulm ani, fa s che ci si aspetterebbe la fine della car
riera di Leone dopo la restaurazione dellortodossia e la sua rinuncia
forzata alla carica di arcivescovo. Ma Leone non sub assolutamente
vendetta da parte degli iconoduli e, dopo un intervallo di circa dodici
anni o anche di pi, lo ritroviam o a dirigere una scuola di nuova istitu
zione con il patrocinio dellim peratore nei locali interni del palazzo di
Magnaura. Q uesta prom ozione fa capire n o n solo che egli aveva m ani
festato in m odo estrem am ente tiepido i suoi sentim enti nei confronti
delle icone, non ostante la carica a cui era stato chiamato dagli icono
clasti, ma anche che egli era considerato una persona di eccezionale
cultura, cosa che lo esentava dal trattam ento riservato agli altri.
E necessario dire due parole a proposito della prim a parte della sua
carriera. Consegu listruzione elementare nella capitale. Secondo la
nostra fonte migliore, egli amava ricordare che, dopo gli studi di gram
matica e poesia, era andato ad apprendere la retorica, la filosofia e la
matematica sullisola di Andros, dove aveva trovato una persona in
grado di insegnargli gli elementi base di queste discipline, ma niente di
pi o almeno non abbastanza da soddisfarlo. Cos ritorn sulla terra
ferma, and in cerca dei libri nei monasteri e si mise a studiare da solo
in un luogo appartato di montagna. E m olto strano che qualcuno
abbandonasse la capitale nei prim i anni del IX secolo per cercare di
conseguire altrove listruzione secondaria e da ci si potrebbe dedurre
che il racconto pervenutoci sia incom pleto. E ancora pi strano che
Leone fosse andato ad Andros che non mai ricordata come centro
culturale. N avigando verso la terraferma, poi, si sarebbe dovuto trovare
nellAttica, un altro deserto intellettuale per la maggior parte del
Medioevo. D opo un p o di tem po, avendo acquisito listruzione che
egli voleva o com unque quella reperibile in condizioni cos sfavore
voli, Leone ritorn nella capitale e si mise ad insegnare privatamente
vivendo in modeste condizioni. D opo alcuni anni il suo nom e divenne

148

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

improvvisam ente e inaspettatamente noto alle autorit; un suo allievo,


nom inato segretario di un ufficiale in servizio nella campagna contro
gli Arabi sulla frontiera orientale, era caduto nelle m ani del nemico, e,
avendo avuto loccasione di assistere, in qualit di prigioniero, ad una
discussione di geometria tra il califfo e i suoi consiglieri, era interve
nuto m ostrando una conoscenza dei princpi basilari dei teoremi di
Euclide superiore a quella degli stessi Arabi. Gli Arabi vollero sapere
dove aveva appreso tutto ci e il califfo tent di assicurarsi i servigi di
Leone mandandogli un invito attraverso il suo allievo. Leone, timoroso
che il possesso di un docum ento straniero potesse incriminarlo, lo
port al m inistro governativo e questi lo pass allimperatore. Di con
seguenza, conosciuto il suo talento, gli fu dato un posto ufficiale di
insegnante stipendiato nella chiesa dei Q uaranta Santi (pi conosciuta
come la chiesa dei Q uaranta Martiri). Il califfo fece ulteriori, ma vani
sforzi per avere Leone. Il racconto avvincente e pu essere vero.
Bisogna per am m ettere che il fatto che un greco fosse in grado di
dare lezioni di matematica ad un arabo n on concorda con le idee gene
ralmente accettate sulla storia della scienza nel M edioevo, ma sembra
che lepisodio si sia verificato poco prim a che gli Arabi acquisissero
leccellente conoscenza della matematica greca attraverso le traduzioni
di H unain ibn Ishaq e cos la storiella diventa pi plausibile. Deve
essere collocata tra 1829 e 1 833 poich limperatore e il califfo si chia
mavano rispettivamente Teofilo e M am un e i loro regni coincidono
solo in questi anni. Ma la storiella continua narrando che per assicurar
selo limperatore chiese al patriarca di trovare per Leone una carica
ecclesiastica e fu cos che Leone divenne arcivescovo di Tessalnica per
tre anni, cosa che concorda con le altri fonti che affermano che tenne
tale carica dall840 all843. C u n altra versione dellepisodio
dellalunno di Leone che colloca levento nell838/9 circa, cosa che se
rende la sequenza degli avvenimenti in un certo senso pi logica in
quanto elimina il lungo intervallo di tem po prima che il califfo tenti di
attirare a s Leone, crea per difficolt perch non lascia quasi pi
tem po a Leone per occuparsi del suo nuovo posto di insegnante.
Dopo la restaurazione dellortodossia, la posizione di Leone a pro
posito delle icone oscura. Alla fine divenne direttore di una nuova
scuola istituita nel palazzo di Magnaura sotto il patronato del co-imperatore Bardas. Poich questi fu in carica dall855 all866, la fondazione
della scuola viene di solito collocata in quegli anni, cosa che impliche
rebbe che Leone fosse disoccupato per almeno dodici anni, se non di
pi. Sebbene egli dovette forse impiegare un p o di tem po per far

U N N U O V O IN IZ IO

149

dimenticare di aver ricoperto una carica arcivescovile sotto gli auspici


degli iconoclasti, lintervallo sembra troppo lungo. Forse si pu collo
care la fondazione della scuola negli anni precedenti se si considera che
Bardas era gi m olto influente. La data della m orte di Leone non
nota; certo che egli era ancora vivo nell869, in quanto fu uno dei
superstiti di un terribile terremoto.
Il
lato della sua carriera che ci interessa di m eno la sua occupa
zione di arcivescovo. C com unque una omelia sullA nnunciazione di
solito attribuita a Leone, ma non ci sono m otivazioni convincenti che
facciano credere che sia veram ente lui lautore di questopera mediocre
e non un om onim o posteriore1. Lunica cosa notevole di questo
periodo della sua vita il fatto che egli si servisse delle sue conoscenze
astrologiche per prevedere che se la popolazione locale, che aveva sof
ferto diverse siccit, avesse seminato una nuova coltura in un certo
m om ento, ci sarebbe stato un ottim o raccolto, cosa che puntualm ente
si verific. N orm alm ente Gastrologia incontrava la disapprovazione
della Chiesa, ma non c dubbio che Leone nutriva u n certo interesse
verso di essa, in quanto sappiamo che egli possedeva una copia del trat
tato introduttivo di Paolo di Alessandria sul quale scrisse un breve epi
gramma (A n th . Pai. 9.201).
Sarebbe interessante sapere come si sarebbe difeso e giustificato se il
suo entusiasmo per una pseudo-scienza fosse stato messo sotto accusa.
Probabilmente avrebbe indicato il suo successo empirico e con il beneficio
del giudizio a posteriori possiamo supporre che egli avrebbe sottolineato
la fragilit del confine tra Gastrologia e lastronom ia in quanto il trattato di
Paolo conteneva u n m odesto bagaglio di inform azioni scientifiche.
Il
m odo pi famoso in cui Leone sfrutt le sue conoscenze scienti
fiche fu linvenzione di un sistema di segnalazioni lunimose per m an
dare messaggi da un punto vicino Tarso alla capitale in un breve lasso
di tem po. U na luce che si accendeva ad ore prestabilite e che veniva
ritrasmessa in altri punti (non certo che il sistema potesse funzionare
sia di giorno che di notte) assumeva il significato di un messaggio
diverso secondo lora, cosicch una luce accesa alluna indicava u n inva
sione araba, alle due una dichiarazione di guerra etc.
Dettagli come il problem a della visibilit e del tem po necessario
per accendere la segnalazione rim angono oscuri, ma alla base del sistema

1
C o n buona pace di V. L a u r e n t , in Mlanges Eugne Tisserant II (Studi e
Testi 232: C itt del Vaticano 1964) 282-3.

150

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

cerano due orologi identici. Leone era probabilm ente in grado di ese
guire i calcoli necessari per la differenza di tem po tra il fronte orientale
e la capitale e variare la durata dellora ogni mese secondo i procedi
m enti spiegati dal com m ento di Leone alle Tavole Elementari di Tole
meo. Q uesta ipotesi sembra migliore dellaltra secondo la quale gli oro
logi erano sincronizzati e dividevano il giorno in 24 ore uguali.
U naltra dim ostrazione di abilit tecnica nei prim i anni del IX
secolo m eno sicuramente legata al nom e di Leone. D urante il regno
di Teoflo (829-42) vennero creati alcuni meccanismi per la sala di rice
vim ento del palazzo reale. Si dice poi che limperatore successivo,
Michele III, li distrusse, ma se la storiella vera chiaro che ne fu
costruita una nuova serie. La migliore descrizione si ricava dalle parole
di un inviato occidentale ricevuto da C ostantino Porfirogenito nel 949.
Liutprando di C rem ona scrive:
U n albero fa tto di b ro n z o , m a rico p e rto di foglie d o ro si trovava di
fro n te al tro n o d e llim p e rato re . I suoi ram i e ran o p ien i di uccelli di vari tipi
sim ilm en te in o ro che e m e tte v an o varie n o te a seconda della specie. Il tro n o
d ellim p e rato re era a b ilm en te c o stru ito in m o d o che in u n m o m e n to si tro
vasse a livello del p a v im e n to e s b ito d o p o sem brasse sollevato ad u n a grande
altezza. Era sorvegliato da leoni di taglia e n o rm e che p o tev a n o essere di
b ro n z o e d o ro , m a e ran o do rati. Essi sfio rav an o il p a v im e n to c o n le code,
a p riv a n o la bocca, m u o v ev a n o la lingua e ruggivano.
Fui c o n d o tto alla presenza d ellim p e rato re , p o rta to a spalle da due e unuchi.
A l m io ingresso i leo n i ru g g iro n o e gli uccelli c in g u e tta ro n o com e se fossero
veri, m a n o n provai terro re o sorpresa p erch m i ero a ccu ratam en te in fo rm a to
da c o lo ro che cono scev an o q ueste c o se 2.

Altri messi, che n on si erano prem uniti inform andosi bene preven
tivamente, sarebbero stati enorm em ente colpiti dallimpiego di oggetti
meccanici.
Gli scrittori bizantini che ne parlano aggiungono che oltre ai leoni
cerano un paio di grifoni e due organi. Solo un cronista, probabil
m ente la m eno attendibile delle nostre fonti, afferma che tali giocattoli
vennero costruiti da Leone, m entre gli altri due suggeriscono che Teofilo li ordin al suo prim o gioielliere. Ci non esclude che Leone possa
essere lautore dei progetti che poi limperatore avrebbe passato allarti
giano. M a un p o strano che a Leone sia negato tale onore se lo
merita. C om unque sia, va notato che oggetti meccanici di questo tipo

2 L iutprand, Anlapodosis 6.5, ed. J. B e c k e r (H annover-Leipzig 1915) 154-5.

U N N U O V O IN IZ IO

151

potevano venire costruiti seguendo i disegni degli antichi manuali di


Filone e Erone di Alessandria che forse erano sopravvissuti per caso ed
erano stati quindi sfruttati a quel tem po. N o n si sa se siano mai stati
fatti oggetti del genere nellantichit ed stato pi volte messo in dub
bio che lantica tecnologia potesse consentire a Erone e colleghi di
farne un prototipo. Vale la pena prendere in considerazione lipotesi,
che al m om ento pu essere solo congetturale, che Leone o uno dei
suoi contem poranei, fosse il prim o a m ettere in pratica alcune delle
invenzioni di Erone.
Lultim o stadio della carriera di Leone, quello in cui diresse una
scuola con altri tre insegnanti, presum ibilm ente il pi im portante in
quanto diede nuovo im pulso allo studio degli autori antichi. Ma
bisogna amm ettere che non si sa nulla o quasi della scuola e delle sue
attivit. N o n possiamo neanche dire per quanto tem po continu ad
esistere. Conosciam o i nom i degli altri tre m em bri del personale inse
gnante e quasi nulla pi. Teodoro e Teodegio, che insegnavano rispetti
vam ente geometria e astronomia, sono solo nom i per noi, cosa non
sorprendente in quanto essi furono destinati alloscurit essendo Leone
pi qualificato in tali materie. Linsegnam ento della grammatica era
affidato a Com eta. I suoi epigrammi, conservati waWAntologia greca
(Anth. Pai. 15.36-8), dim ostrano che egli si interessava ad O m ero come
era necessario per ogni insegnante della materia. D ue degli epigrammi
sono stati interpretati come prova del fatto che era riuscito a far fare
delle copie del testo nellancora nuova scrittura minuscola, ma non
sicuro. Il terzo epigramma fu com posto per una copia che forse egli
stesso trascrisse oppure si trattava di una vecchia copia in cui Com eta
aveva rintracciato le lettere nei diversi punti in cui linchiostro era sbia
dito. Q ualunque sia lipotesi giusta, egli dichiar di aver introdotto la
punteggiatura nel testo. C om e abbiam o gi ricordato, i prim i m ano
scritti in minuscola n on erano dotati di una punteggiatura completa ed
pi probabile che fosse uno di questi e non una vecchia copia in
onciale ad essere rimesso a nuovo da Com eta.
Leone doveva avere una bella biblioteca privata ed possibile rica
vare alcuni dei titoli che conteneva. Ancora una volta gli epigrammi
dell 'Antologia greca ci vengono in aiuto. Sembra che Leone abbia com
posto dei versi da porre sul risguardo o nellultim a pagina della sua
copia.

3 A rchim ede, ed. J. L.

H e ib e r g ,

III (Leipzig 1915)

X -X V .

152

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Cos sappiamo che egli possedeva Sulle sezioni coniche di Apollonio


di Perge e alcuni trattati, poi andati perduti, di meccanica degli scono
sciuti autori Marcello e Q uirino (A n th . Pai. 9.578 e 200). Sembra che
un altro volum e contenesse un trattato di geometria di Proclo e u n opera
dellastronom o Teone (Anth. Pai. 9.202); abbiamo gi visto come alcune
opere di Teone avrebbero potuto essergli utili. Una pi precisa identifi
cazione dei due testi non possibile a causa delloscurit dei versi. Il
riferimento ad Alessandria cos com inintellegibile e ci che Leone
dice sul tema com une dei testi sarebbe pi facilmente comprensibile se
egli parlasse di Teone di Smirne, autore di una guida alla matematica
per gli studiosi di Platone. Ancora in campo scientifico si pu ricordare
un testo di Archimede. Q uesto m anoscritto forse sopravvissuto fino
al Rinascimento e in questo caso quel vecchio codice che ha creato
difficolat ai copisti di questo periodo a causa della scrittura arcaica e
delle numerose abbreviazioni. Esso contiene qualche rigo di augurio a
Leone da parte di un lettore o di un allievo. N on c dubbio che Leone
possedesse anche una copia personale dell 'Almagesto di Tolemeo, che
di solito veniva identificata con un famoso e altamente calligrafico
manoscritto che ora si trova nella collezione vaticana (Vat. gr. 1594),
ma il presunto ex-libris scritto con la grafia di u n epoca successiva e
pu essere solo una prova di p e n n a4. La lettura di Euclide attestata
da u n annotazione nella copia bodleiana aggiunta a guisa di com m ento
agli Elementi 6.5, cio al teorema secondo il quale due triangoli i cui
lati siano in proporzione tra di loro sono equiangoli. Lannotazione di
Leone riguarda le proporzioni e, visto che egli adopera le lettere greche
come simboli algebrici anzich i num eri, gli si dovrebbe, secondo
alcuni, dare atto di un im portante passo nello sviluppo dellalgebra5.
Ci pu essere vero, ma la verit pi complessa della versione data
da studiosi recenti. In prim o luogo va notato che il testo delle osserva
zioni di Leone dovuto allo stesso scriba del m anoscritto e non al suo
prim o possessore Areta ed esso fa parte di una serie di supplementi al
libro VI degli Elementi. Inoltre, sebbene Leone esponga delle regole ele
m entari sulle proporzioni con term ini generici, non vero che lo
scriba adoperi ogni lettera senza laccento o il trattino soprascritto che
indica norm alm ente valore numerico. Sembra, tuttavia, che egli avesse

4 N. G. W i l s o n , G R B S 14 (1973) 223.
5 K. V o g e l , A kten des X I internationalen Byzantinisten-Kongrcsses Miinchen
1958 (M onaco 1960) 660-2.

UN N U O V O IN IZ IO

153

lintenzione di esporre le regole in quella che potrem m o definire nota


algebrica ed egli fa seguire alle regole degli esempi specifici. Fino a che
punto abbia com piuto un passo avanti difficile dire.
Probabilmente Leone pot leggere m olto pi di quanto ci sia possi
bile ora delle opere di D iofanto, che in un certo senso pu essere con
siderato un esponente dellalgebra. Vi sono anche dei brani di Teone
di Smirne che potrebbero aver indotto Leone a pensare lungo queste
linee e com unque va ricordato che alcuni versi sulla sua biblioteca
sarebbero pi comprensibili se supponiam o che egli confuse i due
Teone.
Passando ad altri tipi di letterature, troviam o che Leone conosceva
Porfirio, probabilm ente lintroduzione ad Aristotele (Anth. Pai. 9.214),
e forse il rom anzo di Achille Tazio (Anth. Pai. 9203), possesso non
raro a Bisanzio, come vedrem o tra poco. Furono motivi letterari pi
che scientifici a spingerlo verso Platone. T utto ci che ci noto a pro
posito dei rapporti di Leone con questo autore che egli analizz le
Leggi correggendo il testo fino ad un certo punto del libro V (743 b),
come risulta da non m eno di 3 manoscritti (Vat. gr. 1, Paris, gr. 1807,
Vat. gr. 1031). E un peccato che non ci sia possibile conoscere lentit
del suo lavoro e sapere come e perch lo interruppe quando era quasi
alla met.
Apprezzabile per il nostro m odo di pensare il suo possesso della
gi m enzionata Introduzione alla Astrologia di Paolo. Fu linteresse che
provava per questo argom ento a spingerlo a scrivere su di esso; se pos
siamo fidarci dei titoli dei manoscritti, che non costituiscono alcuna
garanzia, egli lautore di varie opere brevi, compresa una sulluso dei
Vangeli e del Salterio a scopo di predica. Scioccato da questa devia
zione dallortodossia o spinto dal pregiudizio com une nei confronti
della cultura pagana, un allievo di Leone chiamato Costantino pub
blic due brevi attacchi contro di lu i6. Lallievo, sebbene evidente
mente ostile alla cultura classica, scrisse in versi classicizzanti usando
distici elegiaci e poi giambi. C om e se non bastasse, incorpor nella
seconda poesia delle inconfondibili allusioni ad E rodoto (6.127-9, la
storia di Ippoclide) e ad Oreste.
Il
discorso sul ruolo di Leone nella cultura bizantina non com
pleto se si parla della tradizione secondo cui Costantino-Cirillo, lapo
stolo degli Slavi, studi sotto lui e Fozio. La fonte di tale notizia la

6 PG 107. LXI-LXIV e 661-4.

154

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Vita slava dellapostolo che, pur essendo abbastanza esplicita, fa sorgere


dei dubbi circa la sua accuratezza.
M entre plausibile che C ostantino, non essendo riuscito a studiare
a Tessalnica, si fosse recato nella capitale per studiarvi la grammatica,
Om ero, la geometria e la filosofia, non ci sono prove che Fozio abbia
mai avuto un posto di insegnante in unistituzione. Sebbene egli usi i
termini insegnante ed alunno per descrivere il suo rapporto con i corri
spondenti, ci potrebbe essere giustificato da rapporti informali come
regolari incontri di un club di lettura in casa sua. Tale argomentazione
se valida mette in dubbio per il fatto che C ostantino abbia studiato
con Leone. E pi semplice ritenere che egli avesse contatti informali
con entram b i7.

II. L a testimonianza dei manoscritti dall800 circa all875 circa


Il quadro della vita culturale ricavabile da ci che sappiamo di Leone
deve essere integrato con altri due tipi di testimonianze.La prim a ci
proviene dai manoscritti, laltra da Fozio che costituir largom ento del
prossimo capitolo. Sebbene molti m anocritti siano sopravvissuti per un
caso fortunato, non pu trattarsi di pura coincidenza se si sono conser
vate parecchie copie di autori antichi trascritti nel IX secolo. Purtroppo
i criteri di datazione relativi allonciale e alla antica minuscola non con
sentono una grande precisione. M a una giusta supposizione che
durante la vita di Leone furono prodotti i testi che seguono ed possi
bile che essi siano stati scritti nella prima met del secolo.
In vista di ci che ci noto di Leone non ci meraviglia il fatto che
la scienza sia predom inante rispetto alla letteratura. C una copia di
O m ero in onciale con quelle brevi annotazioni di carattere elementare
utili nelle scuole (Madrid 4626 & Roma, Bibl. Naz. gr. 6). Ci sono
anche alcuni fogli di palinsesto da una copia di Erodiano in onciale
(Leipzig, Tischendorf) e una serie di lessici in minuscola (Coislin 347).
Inoltre c un fram m entino che va probabilm ente attribuito a questo
periodo e che aggiunge un elemento vitale al nostro quadro generale. E
un brandello di pergamena con poche righe del III libro delle Argo-

7
La m ia trattazione di Leone deve m olto a L e m e r l e , op. cit. 148-76. Ve
anche I. S e v C e n k o , American Historical Revew 79 (1974) 1533-4 per il problem a
discusso nellultim o paragrafo.

UN N U O V O IN IZ IO

155

nautiche di Apollonio Rodio (P. Strasburg 173), u n testo che norm al


mente non faceva parte del program m a scolastico. La scoperta di
qualche altro brandello di questo tipo ci costringerebbe a rivedere dras ti canteri te la nostra ricostruzione delluniverso intellettuale del IX
secolo, m a dalle testim onianze disponibili al m om ento attuale sembra
che il posto donore spettasse agli autori scientifici.
Pur se siamo tentati di pronunciare un verdetto entusiastico sullat
mosfera intellettuale del periodo, c una riserva da fare. Lo scrivano
che scrisse la magnifica copia de\YAlmagesto di Tolem eo (Vat. gr. 1594)
risulta aver scritto anche un volum e m olto m eno edificante (Laur.
28.27) che contiene due poem i di M anetone e Massimo sullastrologia.
N on ostante la condanna e lelaborata confutazione da parte della
Chiesa, questa pseudo-scienza continuava a vantare degli aderenti.
Pochi astronom i ebbero la forza intellettuale di disprezzarla compietamente, e, se costretti a giustificazioni, avevano la risposta pronta, in
quanto una delle altre opere di Tolemeo, la Tetrabiblos, era m olto usata
come manuale di astrologia. Va presupposto che i libri di medicina
dovevano avere ampia circolazione. Il manuale di erbe medicinali di
Dioscoride, che ha la prerogativa di essersi conservato in due copie di
un periodo anteriore a quello di cui stiamo trattando, il codice di
Vienna del 512 circa e la copia di N apoli, generalmente collocata nel
VII secolo (Napoli, Supp. gr. 28), senza contare le altre due copie di cui
ora restano solo fragili fram m enti una a Erevan (M atenadaran 141),
laltra in alcuni fogli palinsesto (in N apoli lat. 2), presente anche in
u n altra copia in onciale che pu essere attribuita al IX secolo (Paris gr.
2179).
Un fram m ento in onciale di un testo di medicina il foglio di O ri
basio conservato a Berlino (Staatsbibliothek Preussischer Kulturbesitz,
MS gr. fol. 35). U n altro testo utile per il professionista era Paolo di
Egina. Si trova su alcuni fogli sparpagliati superstiti di una copia in
minuscola m olto antica (Paris, Coislin 8 e 123, suppl. gr. 1156) ed
stato identificato nel testo in onciale di un palinsesto recentemente
acquistato dalla Biblioteca Reale Belga (Brussels IV 459).
Le altre scienze sono ben rappresentate con lAlmagesto di Tolemeo
in prim a linea. U na copia in onciale e una in minuscola del testo com
pleto (Paris gr. 2389 e Vat. gr. 1594) si accompagnano a due copie in
onciale delle tavole che vi erano unite (Vat. gr. 1291 e Leiden B.P.G.
78). La seconda appartiene forse agli anni 813-20 e contiene il com
m ento di Teone. Esiste un secondo com m ento pi accademico uscito
dalla sua penna (Laur. 28.18); nello stesso m anoscritto si conserva

156

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

u n opera simile di Pappo, un altro matematico della tarda antichit. Gli


Elementi di Euclide sono in una copia anteriore senza data (Vat. gr. 190
che contiene anche un fram m ento del com m ento pi lungo di Teone a
Tolemeo) e c anche una copia datata 888 scritta per Areta di cui
discuteremo in sguito. Linteresse della copia del Vaticano consiste nel
fatto che sembra lunica ad aver conservato il testo originario di Euclide;
tutte le altre sono state alterate da Teone.
Un altro libro che pu essere attribuito con una certa sicurezza al
IX secolo una raccolta di trattati di matematica e di astronomia (Vat.
gr. 204) che com prende opere progredite come Eutocio sulle Sezioni
coniche di Apollonio, alcuni scritti di Euclide e il saggio di Aristarco
sulle dimensioni e la distanza del sole e della luna. Gli altri autori in
questo codice sono Teodosio (Sphaerica, De habitationibus), Autolico
(De sphaera, De ortibus et occasionibus), Ipsicle (Anaphoricus) e M arino
(com m ento ai Data di Euclide). U n ulteriore testim onianza dellinte
resse per gli scritti scientifici emerge da un fram m ento di una copia di
Euclide del IX secolo (Marc. lat. 232, fol. 1-8).
Linteresse per Aristotele in questepoca sembra essere stato sia
scientifico che filosofico. Se da una parte vi sono frammenti di una
copia in onciale dei Sophistici elenchi (Paris suppl. gr. 1362) e delle
buone copie antiche dell 'Etica nicomacbea, dei Magna moralia (Laur.
81.11) del'Organon (Ambr. L 93 sup.), daltra parte ci sono tre m ano
scritti antichi con una selezione della sue opere scintifiche di cui solo
una dotata anche di articoli di contenuto filosofico. C un fram m ento
della Historia animalium a Parigi (supp. gr. 1156), un codice di O xford
di alcuni scritti di biologia per m olto tem po creduto del XII secolo
(Corpus Christi College 108) e un famosissimo codice di Vienna che
oltre al De generatione et corruptione offre il De cacio, la Fisica, i Meteo
rologica e la Metafisica insieme con il breve saggio di Teofrasto sullo
stesso argom ento (phil. gr. 100). U n fram m ento di una copia dellastruso
e poco letto filosofo Sesto Em pirico stato notato nel ms. Vat. gr. 738 [da
S. Luc, Bollettino della Badia greca di Grottaferrata 37 (1983), p. 120 s.].
Il pi grande contributo paleografico alla ricostruzione dellam
biente letterario della Bisanzio del IX secolo stato dato da T. W.
A lien8.
Egli identific un grande ed im portante gruppo di manoscritti sulla
base della scrittura caratteristica dello scrivano principale e delluso di

8Journal o f Philology 21 (1893) 48-55.

UN N U O V O IN IZ IO

157

unabbreviazione rara. Per com odit faremo riferim ento a questi libri
come ai prodotti dello scriptorium di Alien. La loro datazione non
certa, ma dovrebbero appartenere alla m et del secolo. E difficile
immaginare che siano stati realizzati in un posto diverso dalla capitale.
U no di essi contiene un trattatello sulla natura del tem po di Zaccaria di
Calcedonia, amico ed allievo di Fozio. La persona responsabile della
loro produzione deve essere stata un insolitam ente esperto studioso di
filosofia se davvero lecito supporre che tutti i libri furono scritti per
ordine della stessa persona. Da ci che possiamo dedurre dalla prassi
dei calligrafi e degli scriptoria bizantini, lipotesi dellesistenza di due o
pi patroni non va esclusa, m a non avventato immaginare che i testi
filosofici venissero prodotti quasi in serie ed in ogni caso la produ
zione dello scriptorium nel suo complesso che ci fornisce le testimo
nianze dellattivit degli intellettuali dellepoca. I volum i superstiti pos
sono dividersi in varie categorie di cui la pi ampia dedicata a Pla
tone e com prende:
1) La Repubblica, il Timeo, il Crizia e le Leggi di Platone insieme
con vari dialoghi m inori, per lo pi spuri, del corpus platonico (Paris gr.
1807);
2) il com m ento di Proclo al Timeo (Paris suppl. gr. 921)9;
3) il suo com m ento alla Repubblica (Laur. 80.9 e Vat. gr. 2197 che
originariamente costituivano un unico volume);
4) il com m ento di Damascio al Parmenide e il suo breve trattato
sui princpi della filosofia (Marc. gr. 246);
5) i com m enti di O lim piodoro al Gorgia, Alcibiade I, Fedone e
Filebo (Marc. gr. 196);
6) Albino e M assimo di Tiro (Paris, gr. 1962).
Considerati i rischi che si corrono studiando accuratamente Platone
da un punto di vista filosofico contrapposto ad un punto di vista stret
tamente linguistico e letterario, questo gruppo di testi un fenomeno
notevole.
La maggior parte degli altri libri dello scriptorium di Alien non ha
questo rilievo. Simplicio nel suo scritto sulla Fisica di Aristotele (Marc,
gr. 226) non riusciva ad allontanare il lettore dallortodossia.

9
Identificato da A. J a c o b , Revue des bibliothques 9 (1899) 376-7; cfr. anche D .
S e r r u y s , Revue de philologie 38 (1914) 290 s.

158

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

E lo stesso si pu probabilm ente dire dei trattati sulla fisica e la


natura dellanima di Alessandro di Afrodisia (Marc. gr. 258, un volume
in una scrittura diversa dal resto del gruppo, ma che contiene delle
note marginali in una scrittura tipica)10. N on vi niente di anticonven
zionale neanche nello pseudo-Dionisio lAreopagita o nellattacco alla
cultura pagana di Teodoreto (Vat. gr. 2249). Ma lultim o m em bro del
gruppo ci riserva delle sorprese (Heidelberg, Pai. gr. 398). E lunica
testimonianza di alcuni testi che presenta e la scelta per lo m eno
insolita. Com incia con alcune opere m inori, pi che altro a carattere
geografico, compreso il cosiddetto Periplo del M ar Rosso, docum ento di
valore per la storia del com m ercio antico con lO riente, e un com pen
dio della Geografia di Strabone che era considerata, forse non a torto,
troppo lunga dal lettore medio. La seconda parte del volum e contiene
per lo pi gli scrittori noti come paradossografi che raccoglievano una
massa di notizie curiose e quasi sempre inventate. In questa sezione di
curiosit c la raccolta di A ntonino Liberale di narrazioni mitologiche
che coinvolgono una m etam orfosi, com pendio di una raccolta simile di
Flegonte di Traile e il libretto di Partenio, il letterato greco che si crede
abbia aiutato Virgilio nelle sue letture di letteratura greca. Il libro con
siste in una serie di racconti mitologici tutti pieni di interessi amorosi
insoliti e spesso perversi. Partenio lo dedic al poeta Gallo dicendo in una
lettera di accompagnamento che sperava che questi racconti gli potessero
servire come materiali quando era alla ricerca di idee per scrivere.
La terza parte di questa ricca miscellanea di testi com prende quattro
raccolte di lettere antiche attribuite a Ippocrate, Temistocle, Diogene il
Cinico e Bruto. Queste raccolte di lettere, di cui m olte spurie, erano
popolari a Bisanzio in quanto la lettera era una delle forme leterarie
coltivate con grande cura dai Bizantini e quindi questa terza parte del
codice di Heidelberg non cos notevole come le altre.
Cercando lorigine di questi manoscritti bisogna contentarsi della
guida di indizi estremamente labili. Se linteresse per Platone fa pensare
a Leone e alle sue conoscenze, le opere di paradossografia invece sugge
riscono un legame con Fozio che nella sua Bibliotheca dedica pi spazio a
questo tipo di letteratura di quanto potesse essere giudicato opportuno.

10
La scrittura di Marc. gr. 258 probabilm ente identica a quella della copia
deliAlmagesto gi m enzionata in relazione a Leone, Vat. gr. 1594. - N o n prendo
in considerazione Marc. gr. 236, la Replica a Proclo di F ilopono sulleternit
delluniverso, perch mi sem bra che abbia avuto ragione Alien ad escluderla, anche
se questa tesi n o n stata accettata da tutti.

U N N U O V O IN IZ IO

159

Sebbene non esista una corrispondenza precisa tra una sezione del
manoscritto di Heidelberg e i contenuti della Bibliotheca, c un punto
a favore dellipotesi relativa allinflusso di Fozio in tale contesto. Il
com pendio di Strabone include dei particolari ricavati da altri autori
come Tolemeo, Arriano e D iodoro. Gli ultim i due sono prem inenti in
Fozio. Inoltre lo stile del com pendio sembra simile a quello di F o zio 11.
U naltra osservazione paleografica ci ha fornito una notizia allettante.
La m ano principale che si riscontra nello scriptorium di Alien si trova
anche in alcune note marginali nellAristotele di Vienna. Se ne ricava la
vaga impressione di un contatto tra i lettori intellettuali, ma occorrono
pi pezzi perch il puzzle diventi intelligibile12.

11 A. DlLLER, The textual tradition o f Strahos Geography (A m sterdam 1975)


38-40.
12 J. Ir i g o i n , / 0 5 G 6 (1957) 5-10.

FO ZIO

I. Introduzione
Giungiam o cos alluom o nel quale si pu riconoscere con buona
probabilit la figura pi im portante nella storia degli studi classici a
Bisanzio. Anche se alcuni filologi successivi possono essergli stati pari o
perfino superiori in vari rami della filologia, Fozio deve essere conside
rato pi im portante n on soltanto per linflusso esercitato sui suoi con
temporanei, che fu talmente forte da ridare vigore ad una lunga tradi
zione filologica, ma perch si deve supporre che egli avesse letto pi
opere letterarie antiche di chiunque altro ai suoi tempi.
La sua biografia si presenta oscura proprio in quei punti su cui ci
avrebbe particolarmente interessato avere inform azioni. Sembra che sia
nato nell810 (circa) e che sia vissuto fino all893 (circa). Fece carriera
come impiegato statale e fu scelto per una missione diplomatica presso
gli Arabi (forse nell855). N ell858, quando era ancora un laico, fu
eletto patriarca contro la sua volont, secondo il suo resoconto, e
rimase al trono fino all867. D opo essere stato deposto e m andato in
esilio, riacquist una posizione di favore e divent di nuovo patriarca
negli anni 878-86, ma fu deposto ancora una volta. Per gli storici della
Chiesa egli il celebre uom o che ha allargato labisso esistente tra la
Chiesa greca e la Chiesa romana, fatto le cui conseguenze sono cos dura
ture nel tem po da renderlo una delle figure dom inanti della storia euro
pea. La sua im portanza nella storia della filologia dello stesso tipo.
N ulla sappiamo della sua educazione. Ma poich proveniva da una
famiglia con una certa posizione - il patriarca Tarasio era suo zio - si sup
pone che abbia ricevuto la migliore educazione che si potesse ottenere
nella capitale nel prim o quarto del nono secolo. Si tentati di supporre
che una figura cos notevole sia stata determ inata dal contatto con un inse
gnante di valore e lunica persona che generalmente si considera aderente a
tale descrizione Leone. Poich esistono ben pochi indizi di un contatto
tra i due, lidea deve essere presa in esame con riserva. E strano che n
Fozio n gli storici che ebbero m odo di nom inarlo abbiano detto niente a
proposito della sua educazione, specialmente quando gli venne ricono
sciuta u n istruzione prodigiosa. U na fonte ostile lo descrive in termini che
ricordano il Faust, affermando che la sua erudizione era il risultato di un
patto con uno stregone ebreo che lo avrebbe invitato a rinunciare alla sua
fede in cambio della sapienza e del successo m o n d a n o 1

1 pseudo-Sym eon, PG 109. 732BC.

164

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

Q uesto racconto pittoresco costituisce forse un buon m otivo per


pensare che Fozio doveva poco a degli insegnanti. N o n probabile che
egli nasconda il nom e del suo maestro perch si trattava di un icono
clasta e un riconoscimento di gratitudine verso una fonte corrotta
sarebbe stato pericoloso. U na delle lettere di Fozio testimonia che egli
stesso, il padre e lo zio, furono condannati dagli iconoclasti, presum i
bilmente durante lultim o sinodo nell8 372.

II. Il Lessico
Ci occuperemo per prim a cosa del Lessico in quanto ci sono buone
ragioni per pensare che si tratti di una delle prime opere. Nei suoi suc
cessi Amphilochia Fozio fa riferim ento ad un dizionario da lui compi
lato in giovent e u n accurata interpretazione della sue parole ci per
m ette di identificarlo con lopera superstite. La lettera di dedica, rivolta
ad un altrimenti sconosciuto allievo Tom maso, protospatharios e gover
natore di Lykotom ion, evidentemente uom o di un certo rilievo, non
costituisce una obbiezione decisiva contro tale ipotesi3.
Sebbene a prim a vista sarebbe necessario postulare un intervallo di
tempo di qualche anno per consentire a Tom m aso di assurgere ad una
posizione di rilievo, vi sono due considerazioni che indeboliscono tale
ipotesi.
Una la possibilit che il Lessico sia stato com pilato un p o prima
di quando Fozio ritenesse opportuno perm etterne la pubblicazione,
laltra, pi rilevante, che al tem po della dedica, Tom m aso non aveva
ancora acquisito le sue cariche che furono poi aggiunte da un copista
successivo alla luce della sua carriera. la lettera stessa a fornirci alcune
im portanti inform azioni sugli intenti di Fozio. D opo un titolo che pu
essere tradotto come Elenco alfabetico del term ini che danno partico
lare eleganza alle com posizioni degli oratori e degli scrittori in prosa
comincia col dire che la maggior parte del vocabolario poetico stato
raccolto da Diogeniano per gli interessati.
Laffermazione notevole per due motivi, prim a di tutto perch
presuppone la possibilit che qualcuno possa desiderare di leggere i

2
Lettera 2.64, PG 102.877PC; V. G r l j m e l , op. cit. sopra al cap. 1 n. 34, nr. 41
J C on buona pace di I. S e v c e n k o , Am erican Historical Review 79 (1974)
1534.

F O Z IO

165

poeti classici o di imitare i loro metri, e poi perch Fozio conosceva un


lessico ora andato perduto e n on incluso nellelenco essenziale offerto
nella sua successiva Bibliotheca. Egli deve aver avuto accesso ad una
copia, visto che continua affermando che, per quel che gli risulta, non
c nessuna opera di consultazione che gli sia superiore e ci sono due
riferimenti occasionali ad esso nella Bibliotheca. Si rivolge poi alloggetto
del suo interesse, il lessico degli oratori, degli scrittori atticisti in prosa,
e in breve di chi n o n scriva in versi, pi il lessico degli scrittori cristiani
nella misura in cui hanno bisogno di essere spiegati.
A m m ettendo che un dizionario com pleto richiede pi tem po di
quanto egli disponga (era gi occupato come amministratore?) e che la
promessa di farne uno sarebbe pretenziosa, offre la sua compilazione
allamico precisando di n on aver trascurato del tutto luso poetico, cos
come gli autori dei lessici per i poeti n o n hanno escluso parole in
prosa. Q ui Fozio sembra sbagliarsi: occorreva dire o che intende cer
care di aiutare i lettori di poesia o che la prosa com prende a volte
parole che sono pi caratteristiche del linguaggio poetico. In effetti il
suo Lessico notevole in quanto contiene m olti vocaboli provenienti
dalla com m edia antica che sembra si servisse nei versi giambici essen
zialmente di parole di uso corrente nella prosa ordinaria. D opo u n altra
osservazione che interrom pe il filo del pensiero, in cui egli offre il
libro come segno della sua amicizia passata e presente, si rivolge alle
parole poetiche che ha incluso e chiede che esse n on siano interpretate
come manifestazione di un suo desiderio di apparire colto o quasi in
contrasto con lo scopo principale dellopera; quando manca la parola
adatta si pu far ricorso ad un term ine poetico, anche se si tratta di una
grossa rarit. E meglio servirsi delle parole piuttosto che dim inuire lef
ficacia espressiva; gli scrittori di stile elevato sono abituati a far s che il
lessico poetico serva ai loro scopi. Se gli fosse stato richiesto di illu
strare la sua affermazione con un esempio avrebbe potuto citare lo stile
elaborato dei m iti nei dialoghi platonici. Q ui evidentemente ha in
mente lutilit che pu avere il suo lessico per lo scrittore di prosa for
male arcaicizzante piuttosto che per il lettore dei classici. Si chiarisce
cos il titolo e il suo intento confermato dal fatto che egli osserva
che si sforzato di nom inare le fonti specialmente per i termini sul
cui significato non c alcun dubbio, m entre cerca di sciogliere loscu
rit delle espressioni oscure, che proprio per la loro natura non sono
utilizzabili dallo scrittore. In altre parole, egli n on raccomanda allal
lievo luso di tali term ini, ma lo vuole aiutare quando li incontra nei
classici. In conclusione invita lamico a consultare attentam ente il les

166

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

sico per vedere se corrisponde alle sue aspettattive. L ultima frase, seb
bene sia difficile da interpretare, sembra esprimere la speranza che gli
studi dellamico lo porteranno a raggiungere risultati migliori come
scrittore.
Num erose sono le fonti del lessico e tentarne una precisa identifica
zione richiederebbe un discorso pi complesso di quello che si pu
fare in questa sede4. La fonte basiliare sembra il glossario attribuito a
Cirillo a cui sono state fatte varie aggiunte. Una di queste deriva da un
dizionario perduto noto come la synagoghe ampliata di cui si trova
riflesso nei due m anoscritti di Parigi (Coislin 345 e 347). Il prim o
scritto con una scrittura apparentem ente arcaica che pu essere consi
derata contem poranea a Fozio. U sando questi fonti in pratica egli attin
geva a diversi lessici atticisti; oltre a Diogeniano, da lui m enzionato
nella lettera di dedica, egli si serviva di materiale di seconda m ano pro
veniente da Elio Dionisio, Pausania e Frinico. Va osservato che Frozio
prendeva una piccola serie di voci prim a da una fonte e poi da u n altra
senza mescolarle per ottenere un elenco alfabetico preciso. In partico
lare sembra che Frinico contenesse una ricca riserva di citazioni dalla
Com m edia antica e uno dei motivi principali per cui si attende impa
zientem ente la pubblicazione del testo com pleto di Fozio la prospet
tiva di trovarvi una serie di nuovi fram m enti tratti da Aristofane e dai
suoi rivali5.
U n ultim o riferim ento alla sua produzione giovanile illumina ulte
riorm ente i suoi intenti e m etodi. Negli Amphilochia 21 egli osserva
che se si volesse fare un elenco delle parole com uni con pi di un
significato - farne una lista completa sarebbe difficile se non impossi
bile - ne risulterebbe un libro lunghissimo, e aggiunge: il tipo di
elenco che ho fatto io, come sai, quando ero poco pi di un ragazzo .
Poich il Lessico che ci rimasto non si delinea come un semplice
elenco di parole con pi di un significato, se ne potrebbe ricavare che
non sia da identificare con questa prim a opera. M a alcuni term ini citati
negli Amphilochia (21) ricorrono nel lessico e il frasario di Fozio non

4 Su queste questioni vedi K. A l p e r s , Das attizistische Lexikon des Oros (Ber


lino 1981) 69-79.
5 R . R e i t z e n s t e i n , Der A n fa n g des Lexikons des Photios (Leipzig-Berlin 1907)
xxxix e nota anche la sua descrizione del lessico com e u n H ilfsm ittel fr
den Schreibenden oder R edenden . Il prim o volum e della nuova edizione lunga
m ente attesa uscito adesso: C. THEODORIDIS, Photii patriarci}ae lexicon I (Berlino
1982).

F O Z IO

167

implica che il suo obbiettivo si limitasse alle parole con significato


variabile e dunque lidentificazione probabilm ente corretta6.
N on ostante lim portanza di Fozio sia come filologo che come
uom o di chiesa, il suo lessico n o n sembra essere stato largamente usato.
Sono pochi i manoscritti superstiti e sono m olto pi com uni il lessico
generalmente noto come di Cirillo e la successiva compilazione erro
neamente attribuita a Giovanni Zonara. Infatti non si conosceva alcuna
copia completa di Fozio fino alla scoperta di una copia tra i m ano
scritti di una raccolta dissotterrata da un m onastero abbandonato a
Zavorda in M acedonia nel 1959. Il m anoscritto risult essere una copia
del celebrato codice di Cam bridge (Trinity College 0.3.9) dal quale ora
mancano parecchie pagine, m a fortunatam ente la copia era stata ese
guita quando il codice era ancora completo.
Un tem po si credeva che le attivit lessicografiche di Fozio fossero
pi estese. Si pensava che avesse partecipato o fosse stato responsabile
in prima persona della produzione di altri due dizionari (noti come
l'Etymologicum Genuinum e 1Etymologicum Gudianum). A sostegno di
tale convinzione veniva riportato come prova un m onogram m a che si
trovava in margine ad una grande quantit di voci e che sembrava il
nome di Fozio. Gli altri manogram m i ritrovati in questi lessici erano
interpretati come nom i di Giorgio Cherobosco e Niceta, da identificare
presumibilm ente con un vescovo di Eraclea di epoca successiva. La
conoscenza pi approfondita della cultura bizantina ha portato ad una
divertente confutazione in quanto i m onogram m i si trovano tutti in
margine a testi liturgici ed indicano non il nom e dei filologi, ma quello
delle festivit in cui i testi in questione venivano cantati o recitati,
lEpifania, il Natale e la Pentecoste7.
E tuttavia certo che in un m om ento successivo della carriera, quando
era patriarca, Fozio fece alcune aggiunte all Etymologicum Genuinum.
Alla fine delle voci si trova, per la maggior parte delle lettere, un breve
supplemento di altre parole. Alcune di esse sono chiaramente di Fozio;
in un caso si afferma: lho scritto io, Fozio il patriarca8. Troveremo
altre tracce del fatto che Fozio non rinunci ai suoi interessi linguistici
quando smise di essere laico.

6 K . A l p e r s , B Z 164 (1 9 7 1 ) 7 1 -8 4 , s p e c ia lm e n te 7 9 -8 0 .
7 E . L . D e S t e f a n i , B Z 16 (1 9 0 7 ) 5 2 -6 8 , L . C o h n ibid. 2 0 (1 9 1 1 ) 2 1 5 -1 6 .
* R . R e it z e n s t e in , Gescbichte der griechischen Etymologika (L e ip z ig 1 8 9 7 ) 5360.

168

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

III. L a Bibliotheca
La fama letteraria di Fozio dipende dalla Bibliotheca o Myriobiblos
(nessuno dei titoli si riscontra nella tradizione manoscritta, ma sono dei
term ini convenienti e gi in uso). Lopera consiste in 280 capitoli a cia
scuno dei quali di solito si fa riferim ento con un num ero di codice,
come se corrispondesse ad un volum e su di una mensola nella biblio
teca personale di Fozio. La loro lunghezza varia da due righi a 70
pagine e costituiscono una docum entazione delle sue letture di m olti
anni. In tutto am m ontano a 1600 pagine stampate dellunica edizione
attuale.
La presentazione dei capitoli non uniform e, m a lo schema con
sueto il riassunto di un testo, seguito da qualche nota biografica sul
lautore o da una critica dal punto di vista stilistico. Fozio , in effetti,
linventore della recensione di libri.
La Bibliotheca forse lopera pi im portante di tutta la letteratura
bizantina. Affronta u n ampia gamma di scrittori classici, tardo-antichi e
del prim o periodo bizantino. La teologia vi rappresentata un p o pi
per esteso della letteratura profana. Sono m olti i libri recensiti andati
perduti e Fozio ne costituisce la fonte migliore o lunica. Vi sono molte
questioni a proposito della Bibliotheca a cui non stata trovata una
risposta soddisfacente. Fortunatam ente non necessario per il nostro
scopo attuale trovare una risposta a tutte; le delineiamo soltanto, prima
di parlare della filologia di F ozio9.
Secondo quanto afferma nella lettera dedicatoria e nel paragrafo
conclusivo, Fozio compil lopera per il fratello Tarasio prim a di
recarsi dagli Arabi in missione diplomatica. La data di tale missione
non stata stabilita con certezza, ma si ritiene solitamente che abbia
avuto luogo prim a dell858, anno in cui Fozio fu elevato al rango di
patriarca. La prim a data possibile sarebbe 1 838, quando lautore non
aveva ancora trenta a n n i10. Tale ipotesi solleva il problem a di stabilire
se egli avesse potuto leggere tanto in cos pochi anni ed prima facie in
contrasto con losservazione nel codice 189 (Nicola di Damasco) a pro
posito del fatto che egli trattava di un libro letto m olto tempo
prim a. Si sono riscontrati anche altri indizi in favore della tesi della
com posizione in uno stadio successivo della sua carriera. Egli fa riferi-

9 La migliore trattazione di K. Z l E G L E R , in R E , s.v. Photios.


10 C os sostiene il L e m e r l e , op. cit. 179-80, seguendo u n suggerim ento di
M .m e H . Ahrweiler.

F O Z IO

169

mento ad una Vita del Papa Gregorio il Grande che si ritiene essere un
adattamento di una versione latina composta nell875 (codice 25 2 )u .
Egli rievoca la sua esperienza personale nel trattare con gli eretici Messaliani, u n esperienza difficilmente collocabile nella sua carriera di laico
(codice 5 2 )12. E questi non sono gli unici esempi di materiale che
sembra riferirsi pi al patrirca che al laico, ma nessuno degli altri for
nisce argomenti cos convincenti.
La nostra impossibilit di collocare la missione in questione non
sorprende visto che le fonti della storia di Bisanzio nel IX secolo, per
quanto m eno scarse rispetto ad altri periodi, lasciano un p o a deside
rare. M a ci sono due osservazioni da fare: prim a di tutto non detto
che la missione di cui parla Fozio si sia effettivamente svolta; potrebbe
essere stata disdetta allultim o m om ento. In secondo luogo pu essere
che Fozio sia stato chiamato a tale servizio durante uno dei due perodi
in cui non era patriarca; la missione era potenzialm ente pericolosa,
appunto il tipo di com pito da affidare a qualcuno che non godeva del
pieno favore del governo.
C una supposizione che tenta di conciliare le due inform azioni
divergenti, cio che il testo di cui ora disponiam o sia una versione rive
duta ed ampliata da Fozio dopo u n intervallo considerevole di tempo.
Ci sembra tuttavia poco probabile: in una versione riveduta sarebbe
m olto strano che Fozio conservasse le doppie voci (ci sono pi di
dodici opere di cui egli parla in separate occasioni). U no dei doppioni
particolarmente diffcile da accettare: il codice 185 e il codice 211 con
sistono principalm ente in elenchi dei titoli dei capitoli di un libro di
medicina di D ionisio di Ege con brevi com m enti che variano im percet
tibilmente da una versione allaltra. E impossibile credere che una ripe
tizione di questo genere sarebbe sfuggita allattenzione di un autore che
preparava una nuova edizione del suo lib ro 13. E, per anticipare un
punto che sar affrontato a tem po debito, alcune delle lacune nel testo
sono incompatibili con lidea di una revisione della Bibliotheca.
Va perci ammesso che la data di com posizione resta incerta. Per
quanto riguarda il problem a delle fonti di Fozio, cio di dove egli repe
risse tutti i testi di cui una gran parte ora andata perduta, ancora una

11 F. H a l k i n , A nalB oll 81 (1963) 414 ss. preceduto da E . D e K K FR S , Sacra Eru


divi 5 (1953) 215.
12 C. M a n g o , in Byzantine Books and Bookmcn, a Dumbarton Oaks colloquium
(W ashington 1975) 40-1.
13 C o n buona pace di M a n g o , op. cit. 42-3.

170

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

volta non possibile trovare una risposta soddisfacente. Sebbene Fozio


annoti di tanto in tanto che la copia da lui letta era antica (codice 77),
che ne ha viste pi di una copia (codici 77, 88, 111, 199, 200) o che
non ha ancora trovato una copia completa (codici 35 e 224; cf. anche
40, 41, 42) non ci d ulteriori inform azioni. Secondo alcuni, egli tro
vava tutti i testi da leggere nella capitale14. Ci vale per una gran parte
di essi e specialmente per i testi eretici che probabilm ente non si trova
vano al di fuori della biblioteca del patriarcato, m a non per tutti. La
cronaca di Teofane, una compilazione da diverse fonti, fu scritta allini
zio del IX secolo da un abitante del m onastero di Megas Agros sulla
costa m eridionale del m ar di M arinara15. Fozio potrebbe benissimo
aver cercato fuori dalla capitale; n on va dimenticato che i testi di storia
prevalgono nella Bibliotheca. Q uali erano le altre possibilit di trovare
libri in raccolte di provincia si pu dedurlo dalla ricerca ordinata
dallimperatore iconoclasta Leone per reperire testi che sostenessero le
sue idee eretiche e dallattivit di scrittori come Michele Sincello.
La Bibliotheca la docum entazione delle letture di letteratura di Fozio
durante molti anni. Nella lettera dedicatoria egli afferma che lopera parla
dei libri letti durante lassenza del fratello. Da un post-scriptum emerge
lindicazione che egli probabilm ente lesse i libri quando si trovava da solo.
Da ci si ricavano alcune conclusioni. Si capisce perch m olti dei testi nor
m alm ente letti a scuola, specialmente i poeti, m anchino nella Bibliotheca.
Forse lunico im portante testo scolastico incluso nellopera Demostene
(codice 265). M a si tratta di u n eccezione pi apparente che reale perch
Fozio in questo codice e negli altri sugli oratori attici parla della vita e delle
opere dellautore pi che fare una critica dei discorsi stessi. Se ne deve pro
babilmente dedurre che egli omise anche tutti i testi di cui si discuteva al
circolo inform ale nelle riunioni a casa sua, ma difficile identificare tali
testi e si pu solo notare en passant che Platone e Aristotele, che non figu
rano nella Bibliotheca, si trovano negli Amphilochia. In un codice (268,
loratore Licurgo) Fozio am m ette di non avere ancora avuto il tem po di
leggere lautore su cui sta scrivendo il com m ento. M a dopo la confes
sione osserva m a dalle indagini fatte abbiam o appreso che esistono 15
discorsi . Considerando la sua bravura nel riuscire a scoprire copie di libri
oscuri, se ne pu plausibilmente dedurre che, in sguito, egli lesse almeno
lunico discorso che sopravvissuto fino ad oggi.

14 L e m e r l e , o p . cit. 190.

15 C. M a n g o e I. S e v C e n k o , D O P 2 7 (1 9 7 3 ) 26 5 .

171

F O Z IO

M a il suo candore, pur rassicurante sotto alcuni punti di vista, crea


una difficolt. Sia qui che alla fine del codice precedente, dove rias
sume le sue osservazioni sugli altri nove oratori, egli n on riesce a dare
una spiegazione della differenza tra il num ero delle opere complete di
un autore cos come risulta dai critici antichi e il num ero dei discorsi
da lui stesso letti. Ci pu essere perdonabile in un libro scritto fretto
losamente. M a sorgono dei dubbi sulla sua dichiarazione di aver letto
Iperide a dispetto della presunta sopravvivenza di una copia dellautore
nel Rinascimento 16. In generale, com unque, va ammesso che la Biblio
theca un resoconto fedele e accurato di letture private. Vi una possi
bile eccezione nel codice 165 (Imerio) dove sembra che Fozio affermi
di aver letto i discorsi in compagnia del fratello. Ma il fraseggio del
testo greco qui difficile e i due rami della traduzione manoscritta
divergono (108b 28-30) cosicch sarebbe azzardato basare una supposi
zione su tale brano.
sorta una polemica sul m etodo di composizione. Di solito si
immagina Fozio che legge con la penna in m ano, pronto a prendere
appunti durante la lettura, e la Bibliotheca considerata come una ver
sione riveduta di tali appunti. Ma egli afferma di scrivere a memoria. I
filologi m oderni, che rifiutano quasi allunanim it di credere che egli
dica la verit, non si sono accorti che il term ine usato nella lettera e nel
codice 267 potrebbe in teoria essere tradotto come m em orandum ;
docum entazione scritta piuttosto che m em oria (o ricordo). Vi sono
altri indizi che fanno pensare ad una com posizione secondo i canoni
consueti. Nel codice 234 vi sono delle dom ande alla fine di due para
grafi che sem brano trascrizioni verbatim di appunti di un lettore (293 a
40-1, 293 b 21). Nel codice 186, alla fine del III racconto mitologico
dal manuale di C onone, Fozio si chiede: M a perch dovrei trascriverli
quando se ne potrebbe trattare in m odo m olto pi sommario? . Se egli
intende trascrivere alla lettera, ci significherebbe che ha un testo
davanti; daltronde, anche se lavorava a m em oria, avrebbe potuto in
effetti usare lo stesso termine. Forse una prova migliore emerge dal
codice 167 dove Fozio elenca circa 450 autori dai quali attinse Stobeo
per la sua antologia. Si pu dubitare che una mem oria, sia pure foto
grafica, potesse tenere a m ente tanti nom i, ma chi non dotato di una
simile capacit dovrebbe essere cauto nellesprimere giudizi finch non
ha incontrato qualcuno che ne sia dotato.

l N. G. W

il s o n ,

G R B S 16 (1975) 98-101.

172

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

In m odo stranam ente simile il codice 185 presenta, in term ini quasi
identici a quelli del codice 211, poco pi che un elenco di capitoli.
M a in questo caso ancora pi difficile accettare la tesi della com
posizione sulla base dei soli appunti. C i costringerebbe a pensare che
Fozio abbia letto il libro due volte, elencando ogni volta con termini
leggermente diversi il contenuto dei capitoli. Migliori indicazioni
delluso dei testi originali o di appunti sono emerse da un esame
approfondito del codice 241 11. La seconda parte di esso contiene un
bel p o di esempi di frasi scelte dalla Vita di Apollonio di Tiana di Filo
strato sparse un p o dappertutto nel testo, cosa che sarebbe sorpren
dente se fosse dovuta solo alla memoria. Inoltre c un errore di sin
tassi, proveniente evidentemente dai manoscritti cui si rifaceva Fozio,
che viene riprodotto letteralmente. Per quanto possa essere strano che
Fozio non lo correggesse, sarebbe probabilm ente ancora pi strano se
egli lavesse lasciato cos ricordandolo a memoria.
O ra bisogna indagare sui motivi per cui si crede che Fozio possa
dire la verit. Il prim o si basa esclusivamente sullanalogia; si cono
scono altre persone di eccezionale memoria, di cui lesempio pi note
vole forse Lord Macaulay a proposito del quale il suo biografo rac
conta:
Nella prim a parte della sua vita egli ricordava tutto ci che col
piva la sua fantasia senza sforzarsi consapevolmente di m em orizzarlo ...
Ad un certo periodo della vita era noto per la sua affermazione che, se
per caso tutte le copie del Paradise Lost e di The Pilgrim s Progress fossero
andate distrutte sulla faccia della terra, egli le avrebbe ricostruite entrambe
a m em oria per quando si fosse verificata una rinascita della cultura ...
Macaulay riteneva probabile di poter riscrivere Sir Charles Grandison a

17
T. H g g , G R B S 1 4 (1973) 213-22. Hagg pensa che q u ando un autore
riferim ento alla propria m em oria pu lim itarsi a servirsi di un topos standard,
com e fu sostenuto da Im m isch in R hM us 78 (1929) 113-23. M a gli argom enti di
Im m isch sono fragili. Si lim itano essenzialm ente a negare la possibilit di u n inter
pretazione alla lettera di alcune afferm azioni di Seneca il Vecchio insiem e ad un
argom ento derivato dai Topica di Cicerone la cui prefazione prim a facie in con
trasto con ci che dice lo stesso C icerone in A d fa m . 7.19 (ora nr. 334 in Shackleto n Bailey). Im m isch prende una cantonata nel citare la lettera di Cicerone, ripor
tan d o le parole eum librum tibi misi Regio scriptum com e se scriptum andasse
insiem e a Regio e significasse a Reggio m entre la form a latina in questo caso
sarebbe stata Regii ; scriptum regge le parole che seguono. Si pu aggiungere che
largom ento a priori delle premesse degli autori tende a m ettere in luce la qualit
m odesta; vanterie sui poteri della m em oria sono rare.

F O Z IO

173

m em o ria 18. im portante notare limplicazione sottintesa che questa


capacit non lo accompagn per tutta la vita. Se lanalogia valida si pu
dire altrettanto di Fozio e vi sono certamente degli errori nella Bibliotheca.
Un altro m otivo si ricava dagli errori e dalle stranezze della presen
tazione. La Storia romana di Appiano (codice 57) viene trattata in
modo disordinato. U n riassunto incom pleto del libro I seguito da
una breve relazione su tutta loper e da alcune osservazioni sulle
guerre civili e dopo vengono delle note sulle origini di Roma come
insediamento dei Troiani. Ci non sembra opera di un uom o che si
serviva di appunti sistematici presi durante le sue letture e pu anche
essere in contrasto con lidea di un uom o dalla m em oria fotografica.
Vi sono anche alcuni errori di particolari, m olti dei quali, per, pos
sono essere addebitati agli scrivani piuttosto che allautore. Ma alcuni
sono difficili da giustificare. Il codice 195 tratta di un dialogo di Mas
simo il Confessore sulle due volont ed energie nella persona di
Cristo. Fozio dice che il dialogo ha luogo a Rom a dopo lesilio auto
im posto di Massimo. In realt, Massimo fu m andato in esilio nel 641 e
il dialogo ha luogo nellAfrica del N ord. Il prim o errore non dipende
necessariamente dal testo in s e per s, m a il secondo molto singo
lare se intendiam o credere che la Bibliotheca si basi su appunti presi
durante la lettura. In effetti, lopera term ina con laffermazione che uno
dei due personaggi tenne fede alla promessa fatta a Rom a recandosi l
con M assim o19. Altri due errori di questo genere possono essere citati.
Nel codice 240 Fozio dice che Filopono dedic la sua opera a Sergio,
patriarca di Costantinopoli. In realt, era patriarca di Antiochia.
Potrebbe trattarsi dellerrore di uno scrivano; se si considera che A ntio
chia era anche chiamata Teopoli e che tale nom e veniva abbreviato e
ci poteva determinare qualche confusione. Tuttavia sembrerebbe pi
un errore di memoria. U n altro caso si riscontra nel codice 37, un dia
logo sulla teoria politica. I nom i dei dialoganti sono riportati come
Menas e Tom m aso; per quel che ci risulta, dovrebbero essere invece
M enodoro e T o m asio 20. Vi sono anche alcuni errori m olto strani nel

18 N. G. W i l s o n , G R B S 9 (1 9 6 8 ) 4 5 4 -5 , cfr. anche 12 (1 9 7 1 ) 5 5 9 -6 0 .
19 PG 9 1 .3 5 3 .
20 Largom ento valido se giusta lidentificazione dei fram m enti trovati nel
Vat. gr. 1298 com e provenienti dal dialogo; cfr. H . HUNGER, Die hochspracbliche
profane Litcratur der B yzantiner I (M onaco 1 9 7 8 ) 301 n. 7 2 (Il riferim ento da lui
fatto al Vat. gr. 7 3 sem bra essere una svista). Lidentit virtualm ente certa se
accettiamo che T om asio un equivalente atticistico di T om m aso, m entre M enas

174

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

riassunto del rom anzo di Eliodoro (codice 73) in cui Atene viene erro
neamente m enzionata al posto di altre parti della Grecia. Inoltre Fozio
om ette di mostrare la superiorit del rom anzo di Eliodoro rispetto agli
altri rom anzi nella costruzione della trama.
U n ulteriore motivo paleografico. Nel testo, cos come labbiamo,
vi sono diverse lacune, indicate nei manoscritti da spazi vuoti. Ci nor
m almente viene considerato come u n indicazione di un archetipo dan
neggiato, niente di insolito nella storia dei testi. Il caso in questione
diverso, alcune delle lacune non sono automatiche. Nei codici 11, 12,
19, 20, 21 e 68 gli spazi sono lasciati vuoti per linserzione di numerali.
Poich il testo in genere in buone condizioni, lassenza dei numerali
non pu essere dovuta ad una coincidenza. Fozio aveva mancato di
annotarli e non era pi in grado di ricordarli con precisione. Visto che
egli non li inseri, praticamente impossibile credere che lopera sia il
frutto di due stadi di lavoro; gli spazi vuoti, come le ripetizioni, non
possono essere tollerati in un opera che lautore dichiara di aver rivisto.
Seguendo rigidamente la logica si pu anche andare oltre e affermare
che non possono essere tollerati in nessun libro destinato alla normale
pubblicazione. La Bibliotheca pu essere stata pubblicata solo nel senso
che la copia originale dellautore o la copia di presentazione a Tarasio,
se ce ne fu una, si trov in qualche m odo a portata di m ano degli
amici che giudicarono che il suo valore superasse linconveniente
dellincompletezza. Lassenza di pochi numerali una pecca minore.
Bisogna tener presente, tuttavia, che altre lacune nel testo, che pote
vano in teoria essere dovute a cause tecniche, possono invece costituire
lulteriore dim ostrazione della incompletezza dellautografo dellautore.
Il calcolo delle probabilit tende a favorire questa spiegazione alterna
tiva. Visto che le lacune si trovano quasi esclusivamente alla fine dei
codici - i piccoli spazi vuoti nei codici 124 e 137 possono essere
dovuti ad altre cause - la spiegazione di esse come dovute a cause tec
niche implica una serie di coincidenze negli incidenti capitati allarche-

un esem pio del tipo com une di nom ignolo abbreviato con desinenza -as; la coppia
M e n as/M enodoro data da M ichele Sincello, Sintassi 33 e da A. N. J a n n a r i s , A n
Historical Greek Grammar (L ondra 1897) 110. Si potrebbe ipotizzare che piuttosto
che com m ettere un errore Fozio adottasse deliberatam ente la form a colloquiale
dei nom i. Il testo p u ora essere letto nelledizione di C. M . M a z z u c c h i , Menae
patricii cum Thoma referendario De scientia politica dialogus (M ilano 1982). Le
norm e che d lautore per leducazione, medica, generale ed elem entare, di cui una
biblioteca pubblica u n appendice necessaria (V 83) n o n sono indicate nei partico
lari e probabilm ente non riflettono la realt contem poranea.

F O Z IO

175

tipo altrettanto poco plausibili cos come lo sarebbe stata una coinci
denza nel caso dei num erali mancanti. Circa venti codici sono incom
pleti in questo m odo. Lo spazio vuoto ha una estensione che varia da
un rigo o due a pi di una pagina; com ovvio, vi sono delle lievi dif
ferenze tra i due manoscritti, ma non c dubbio che essi derivino da
ununica fonte.
Cerchiamo di immaginarci il nostro autore allopera. In alcuni punti
si interrom pe e lascia uno spazio vuoto. C i pu avere diverse spiega
zioni che non sempre si escludono fra loro. Forse aveva smarrito il
resto dei suoi appunti e non si fidava della m em oria per sopperire a
tale mancanza. Forse non aveva preso affatto appunti sul testo in que
stione nel suo complesso e non se la sentiva di farne un riassunto
senza riandare al testo. Forse n on aveva letto tutti i testi fino alla fine.
Un osservatore cinico potrebbe sospettare che egli anticipa una cattiva
abitudine dei recensori moderni. Infine si pu supporre che egli lavo
rasse sulla base della memoria e che essa gli venne a mancare.
C om unque sia, gli spazi vuoti sono strani, ma non inconcepibili in
unopera destinata al fratello dellautore. Undici di essi sono troppo
lunghi perch si possa trattare solo di mancanze insignificanti da siste
mare in un secondo m om ento. Perch furono lasciati? Presumibil
mente Fozio sperava di riempirli, se necessario leggendo ci che ancora
non aveva letto. In un certo senso era ragionevole lasciare spazio alla
fine del codice 63 per un com m ento ai sei libri di Procopio di cui non
aveva trattato e la stessa cosa vale per il codice 239 dove sono delineati
solo i prim i due dei quattro libri della Crestomazia di Proclo. Ma una
persona che ha davanti a s una scadenza non lascia vuoti molti spazi
che per essere riem piti richiederebbero una lettura dei testi e non un
semplice controllo di particolari. La partenza dellambasciatore non
poteva essere rim andata; forse era stata persino anticipata. Fozio non
poteva porre ritocchi formali alla sua opera e la diede al fratello cos
comera. U n altra possibilit che la missione diplomatica fosse annul
lata allultim o m inuto e che in questo caso lurgenza di completare il
testo non sussistesse pi. In ogni caso, Fozio potrebbe essere stato
distolto da altre occupazioni e cos privato della possibilit di portare a
termine un impegno che non aveva pi carattere di priorit.
La tesi com une che Fozio non pu aver lavorato a memoria
perch lascia degli errori da lui trovati nel testo non corretti. Pu sem
brare poco plausibile dedurne che egli avesse un tipo speciale di
memoria fotografica o eidetica che avrebbe conservato errori di questa
specie. M a trovo che la tesi pi norm ale si presti ugualmente ad obbie

176

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

zioni in quanto presuppone che Fozio abbia letto il testo sbagliato, e,


senza vedervi alcuna necessit di correggerlo, ne abbia fatto un estratto
incorporando la lezione erronea. M olti anni dopo, scrivendo la Biblio
theca, si rivolse di nuovo ai suoi appunti e scelse i brani in questione,
lasciando ancora una volta gli errori come erano. In altre parole per
ben due volte non riusc a fare le correzioni necessarie. Questa non
u n ipotesi pi semplice.
La terza possibilit che egli segnasse i brani m entre li leggeva e in
sguito li desse da copiare ad un amanuense. Gli errori che erano sfug
giti alla sua attenzione potevano tranquillam ente passare inosservati
allo scrivano. M a in realt i lettori bizantini non avevano labitudine di
segnare i loro libri per far s che essi potessero in sguito essere utiliz
zati da uno scrivano per fare una compilazione; i simboli ormeiwcsai e
wpocov non sono accompagnati da segni che indichino esattamente
dove comincia e finisce ogni brano. E non si pu credere che Fozio fin
dalla giovent leggesse con lintento di scrivere la Bibliotheca1^.
Va ora considerata limmagine di Fozio lettore e filologo che
emerge dalla Bibliotheca. Com e lettore, egli si occupava un p o pi di
teologia che di letteratura profana e le lunghe e complesse rassegne di
alcune opere teologiche come Giobbe sullincarnazione (codice 222) o
Efraim sugli interrogativi che scaturiscono dallinsegnamento di S.
Cirillo di Alessandria (codice 229) dim ostrano una padronanza dellar
gom ento che forse non colpiva i Bizantini quanto ora colpisce noi.
Egli si interessava m olto alleresia e, se la Bibliotheca un prodotto
della sua mezza et, ci fa pensare che egli avesse accesso alla biblioteca
del patriarca e acquisisse una conoscenza cos ampia dellargom ento da
divenire un ovvio candidato al trono patriarcale quando questo si rese
libero. stato spesso sottolineato il fatto che nelle rassegne della
Bibliotheca manca la poesia e si dedotto che i poeti non venissero
letti a Bisanzio a quel tempo. Sarebbe pi preciso dedurre che Fozio
non li leggesse per diletto. M a anche questo non giusto: la Bibliotheca
fa riferim ento a due parafrasi in versi del Vecchio Testam ento (codici
183-4) e m ostra alla fine del codice 279 la conoscenza di alcuni testi in
versi di oscuri grammatici della tarda antichit. Ma Fozio aveva letto
alcuni poeti classici, come risulter evidente quando ci occuperemo
delle sue lettere. N on ostante la perdita dei manoscritti di poeti nel IX
21 Sulla com posizione della Bibliotheca s i pu consultare ora W . T . T r e a d The N ature o f th Bibliotheca o f Pbotius (W ashington 1980), recensito da
N. G. W i l s o n , Speculum 57 (1982) 943-4.

GOLD,

F O Z IO

177

secolo ad esclusione di O m ero, chiaro che il program m a scolastico


includeva tali testi. Fozio non aveva quindi alcuna necessit di descri
verli al fratello o a qualunque altra persona colta.
Un altro fatto ovvio e pi volte osservato a proposito della Bibliotbeca lim portanza data agli storici. Anche se Tucidide manca e Ero
doto trattato brevemente, ci sono dei riassunti notevoli di vari autori
m eno eminenti. C i non significa, tuttavia, che Fozio fosse uno stu
dioso di storia nel senso com une del termine. Certo, era preparato al
com pito di procurarsi una gran quantit di dati cronologici dalla let
tura degli elenchi di date compilati da Flegonte di Traile (codice 97) e
non possiamo criticarlo quando confessa che avendo lavorato su cin
que libri di queste aride inform azioni sul periodo che va dai primi
Giochi Olimpici del 776 av.C. fino allanno 68 av.C. non ha potuto
leggere niente altro. Sebbene consideri E rodoto contem poraneo agli
avvenimenti da lui narrati, Fozio era pi im m une della maggior parte
dei Bizantini da anacronistici fraintendim enti del m ondo antico. Vari
sono i motivi per cui lesse gli storici. Egli era consapevole delle loro
qualit stilistiche; il suo giudizio su Arriano, per esempio, una delle
critiche stilistiche pi lunghe e pi interessanti. Le considerazioni sullo
stile sono tra le cose che pi lo interessano nella lettura di un libro
come dim ostra la frequenza di tale critica. Vi sono diverse prove invece
che il suo interesse per il contenuto era, se non limitato, almeno unila
terale. Alcune rassegne di storici (codici 63-5 e 72) dim ostrano un inte
resse dom inante per le cose orientali. La rassegna della storia di Proco
pio delle guerre di G iustiniano costituisce un caso singolare. Fozio
parla solo dei prim i due libri che trattano della campagna sul fronte
orientale contro i Persiani. E ci sono altre prove del fascino che
lO riente esercitava su di lui. Il riassunto della Vita di Apollonio di
Tiana di Filostrato (codice 241) incentrato sui fatti curiosi dellOriente e dellAfrica. Egli dedica una gran quantit di spazio ad un
rom anzo straordinario, i Babyloniaca di Giamblico (codice 94).
Ci che lo attraeva era la stranezza di tali notizie, cosa che spiega
anche linserim ento di altri testi. Sebbene esprima poca simpatia per
uno stupido racconto di m etamorfosi ad opera di Lucio di Patrasso
(codice 129) era affascinato da libri cos vari come la raccolta di notizie
paradossali di Damascio (codice 130) e il manuale di C onone di cin
quanta insoliti racconti di mitologia classica (codice 186). E difficile
capire perch questi racconti fantastici abbiano indotto Fozio a scri
verne dei lunghi riassunti; la breve valutazione stilistica non ne costi
tuisce la causa. N ello stesso volum e Fozio trov e lesse il manuale

178

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

m olto pi elementare di mitologia di Apollodoro; com m ent che si


trattava di una guida di valore per chiunque volesse essere edotto su
tale argomento. M a difficilmente avrebbe potuto dire lo stesso di Conone.
Nei codici 188-189 si trovano ancora raccolte di bizzarre pseudo-infor
mazioni. Ad onore di Fozio va detto che egli trov alcuni di questi
testi m eno plausibili degli altri. Conclude la sua indagine sul rom anzo
con A ntonio Diogene (codice 166), afferm ando che era migliore di altri
sotto questo aspetto (109 a 10-12), e rivela il suo punto di vista, osser
vando che lautore aveva il merito di m ostrare la punizione finale del
cattivo, dopo che sembrava che lavrebbe passata liscia, e il trionfo del
buono dopo una serie di pericoli.
U nulteriore m otivazione delle sue idee proviene dal codice 190,
una raccolta straordinaria di inform azioni bizzarre e probabilm ente per
la maggior parte false, messe insieme da Tolemeo Chennos. Pur avendo
delle giustificate riserve su gran parte di esse, Fozio inaspettatamente
loda questo libro perch m ette insieme delle inform azioni la cui rac
colta richiederebbe altrim enti una vita. Va giudicata con clemenza la
sete di conoscenza quando tem perata da alm eno u n granello di scetti
cismo, qualit difficile da esercitare nelle circostanze limitanti dellini
zio del Medioevo.
Poich i Bizantini consideravano il loro stato come la continua
zione dellim pero rom ano ovvio che una persona istruita desiderasse
leggere la storia di Roma. La scelta di m olti testi nella Bibliotheca pu
essere spiegata cos. Q uando Fozio limita il suo riassunto della Storia
Romana di Appiano principalm ente al periodo m itico della nascita di
Roma, non dim ostra niente altro che un giusto interesse nei confronti
delle origini della propria societ. Tuttavia non tutte le letture storiche
sono cos facilmente spiegabili. Dedicare cinquanta pagine alla storia di
M em none sulla citt di Eraclea Pontica (codice 224) ipotizza un
m otivo diverso in quanto n on conteneva abbastanza storia rom ana da
giustificarne la scelta n poteva averlo attirato in m odo particolare da
un punto di vista stilistico o come fonte di inform azioni sulla geografia
dellEst. Q uesto testo pi degli altri dim ostra che Fozio era un lettore
onnivoro.
In cam po filosofico Fozio aveva letto m olto pi di quanto non
risulti dalla Bibliotheca. N o n ostante u n riferim ento incidentale a Pla
tone nel codice 212 che potrebbe far presupporre una familiarit con le
sue opere e una m enzione del com m entatore aristotelico A m m onio
figlio di Ermia nel codice 187, Platone e Aristotele sono trascurati e
cos anche gli epicurei e gli stoici. Linteresse di Fozio rivolto alla

F O Z IO

179

questione che rivestiva la pi grande im portanza per i teologi, il libero


arbitrio. Cos troviam o due sue rassegne (codice 214 e 251) di Ierocle,
un neoplatonico dellinizio del V secolo che scrisse sulla predestina
zione, cercando di riconciliare le opinioni di Platone e Aristotele su tale
argomento, e sullim m ortalit dellanima. Fozio dedic anche quaranta
pagine al trattato di D iodoro di Tarso contro la predestinazione che
comprendeva una ampia critica dellastrologia (codice 223). Pur essendo
pienamente consapevole del fatto che D iodoro fosse un eretico, Fozio
scrive che questo libro privo di tracce della dottrina di Nestorio.
m eno semplice capire perch egli si sia occupato del libro di Enesidemo sulle tesi a favore dello scetticismo filosofico (codice 212).
Fozio osserva che Platone e gli altri filosofi hanno dim ostrato linfon
datezza di tale polemica, ma conclude dicendo che potrebbe essere utili
agli studiosi di dialettica dotati di ferme convinzioni e non influenzati
da argomenti capziosi. Affronta anche un trattato di Nicomaco di Gerasa
sulla simbologia dei num eri (codice 187). A giudicare dal suo riassunto,
lopera era a stento intelligibile ed egli stesso am m ette onestam ente di
aver trovato delle difficolt nel comprenderla. Ci si potrebbe chiedere
come faceva a leggere simili assurdit. Pu essere che la paternit di
Nicomaco di u n introduzione allaritmetica, che sembra fosse usata a
scuola, abbia spinto Fozio ad affrontare u n testo cos astruso.
Com e prevedibile, non vi sono m olte letture nel campo delle
scienze naturali, vista soprattutto linclinazione di Fozio verso i rac
conti fantastici. Vi sono rassegne di pochi libri di medicina. Lerbario
di Dioscoride (codice 178) lodato come la migliore fonte di inform a
zioni sullaspetto, la natura e lorigine delle piante e Dioscoride viene
paragonato a Paolo di Egina, Aezio, O ribasio e Galeno. Le parole con
clusive della rassegna fanno pensare che Fozio avesse conversato con
uom ini di medicina sui meriti relativi dei diversi m anuali in circola
zione. il caso di ricordare che Dioscoride era, a giudicare dai m ano
scritti superstiti, m olto usato dai dottori. Dei due pi famosi scrittori
antichi, Ippocrate manca, mentre G aleno rappresentato solo dal De
sectis (codice 164), ma Fozio fa capire che ha letto di pi. Gli scrittori
della tarda antichit sono trattati in m odo pi com pleto e forniscono
prove aggiuntive dei contatti di Fozio con i m em bri della professione.
Nel codice 217 egli raccomanda lenorm e compilazione di O ribasio in
70 volum i per la sua chiarezza e per la completezza della trattazione,
esortando i professionisti a servirsene. Q uando affronta un libro pi
breve dello stesso autore nel codice seguente, afferma che ne avrebbe
raccomandato luso se non fosse stato per il fatto che aveva visto i

180

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

risultati di un uso im prudente da parte di medici frettolosi e privi di


esperienza (174 a 38-175 b 4). Un altro volum inoso compilatore della
tarda antichit era Aezio (codice 221). Sebbene egli non tratti di anato
mia o offra un som m ario delle idee di Galeno, sotto alcuni aspetti lo
supera, dice Fozio, e aggiunge la sorprendente osservazione: In consi
derazione della pigrizia dellattuale generazione, pi interessata ad altre
cose che a curare i malati, questo m anuale dovrebbe essere studiato a
preferenza degli altri.
In questo contesto ci sono altri due tatti che vanno ricordati. Il
codice 163 dedicato ad un libro sullagricoltura di Vindanio Anatolio.
Fozio afferma che lesperienza ha dim ostrato che si tratta del libro
migliore sullargom ento. E si serve dellespressione abbiam o visto
che diffcile prendere alla lettera in quanto di solito non lo si consi
dera come un m em bro della classe dei proprietari terrieri. M eno inat
tesa risulta una citazione da D iodoro di Tarso (217 b 25-7) che, seb
bene scritta alla fine del IV secolo, pare caratterizzare latteggiamento
dei Bizantini nei confronti della scienza: Prima gli uom ini inventa
vano nuove arti, ma ora si accontentano di quelle gi esistenti e non
hanno alcuna intenzione di andare avanti.
Buona parte delle letture letterarie di Fozio sembra siano state fatte
con lintento di conservare e migliorare la padronanza dello stile prosa
stico. Vi sono altre considerazioni che sorgono di quando in quando.
Conosciam o il suo desiderio di accumulare inform azioni, ma egli
consapevole di un altro uso a cui pu servire la letteratura. Scrivendo il
com m ento ad una miscellanea che si serviva delle biografie e dei saggi
di Plutarco (Sopatro, codice 161) egli osserva come tendano a spingere
ad ideali elevati e ad un com portam ento morale. Alcuni testi lo colpi
scono invece per le spiacevoli conseguenze che ne derivano. Si lamenta
dellindecenza del rom anzo Clitofonte e Leucippe (codice 87) di Achille
Tazio seppure, sorprendentem ente, am metta che lo stile dellautore
meriti la lode. Ci si aspetterebbero considerazioni morali nei confronti
di Luciano (codice 128) che aveva fatto riferimenti poco lusinghieri ai
Cristiani e che infatti provoc un lettore della generazione successiva,
Areta, a riem pirlo di epiteti offensivi. Ma Fozio sorvola sui sentimenti
anticristiani di Luciano e lo tiene in gran conto. C i lo si deve in parte
allo stile eccellente e in parte allabilit nel prendersi gioco delle follie
della religione e della cultura pagana.
Il paganesimo in s e per s non rende deplorevole un autore per
Fozio; egli sembra deplorare maggiormente gli eretici. Ma va notato
che egli trovava sgradevole la mistione di elementi pagani e cristiani

F O Z IO

181

nellopera di Coricio, il sofista della scuola di Gaza (codice 160). Pu


essere significativo il fatto che egli approvi in teoria il tentativo di un
autore anonim o (codice 170) di dim ostrare che le culture non cristiane
contengono alcuni elementi compatibili con il Cristianesimo.
Fozio manifesta un interesse particolare per lo stile in tre modi.
Primo, con il com m ento sullutilit per gli scrittori di lessici come
quello di Elladio (codice 145). Poi, con due codici in cui, dopo aver
fatto la consueta rassegna, aggiunge un elenco di frasi scelte, come chia
risce un nuovo titolo, per le loro qualit stilistiche. Nel prim o caso, La
vita di Apollonio di Tiana di Filostrato, queste parti stilistiche riem
piono 10 pagine mentre la sua rassegna del testo ne occupa solo 21.
Nel secondo, La vita di Isidoro di Damascio, riem piono di nuovo 10
pagine, m a il testo stesso stato ricapitolato pi per esteso per circa 40
pagine. Fozio elenca a suo beneficio personale o del fratello le caratteri
stiche dello stile attico o atticista che possono essere adoperate per dare
la giusta vernice arcaicizzante alle loro com posizioni. Che la scelta cada
su due atticisti anzich su scrittori antichi n on sorprendente; nella
Bibliotheca la lode pi alta sembra riservata agli atticisti. Lentusiasmo
di Fozio, tuttavia, non senza limiti, ed egli pronto ad ammettere
che limitazione pu essere esagerata e degenerare in iperatticismo. In
un giudizio favorevole sulla storia universale di D iodoro Siculo (codice
70) egli scrive che chiara, non pretenziosa, scritta in m odo appro
priato, aggiungendo che non cerca ci che si potrebbe chiamare sin
tassi iperattica o arcaica n si lascia andare troppo al linguaggio
parlato. Singolarmente questultima osservazione, per quanto appro
priata se applicata a D iodoro, nom ina come difetti le qualit che i
Bizantini consideravano in pratica meriti essenziali. Similmente dice
che lo storico Erodiano (codice 99) evita liperatticismo e la violenza
alla grazia naturale del linguaggio comune. Scrivendo un commento
ad Eracliano, lautore di una denunzia contro i Manichei (codice 85),
Fozio dice: Il suo stile conciso, sobrio ed elevato e non scade nel
loscuro: la chiarezza si mescola con la magnificenza per il fatto che
egli unisce il linguaggio parlato e latticismo ed una guida per i
ragazzi impegnati in una gara di iperatticismo. Ci si meraviglia di
vedere un elogio stilistico rivolto ad un autore che si serve anche di
alcune forme del linguaggio parlato che ora chiaramente una qualit
apprezzata.
Per quanto riguarda leccesso nellimitazione, se corretta la tradu
zione offerta sopra di una frase oscura di greco, ci d una vaga idea
della situazione scolastica a Bisanzio dove gli allievi gareggiavano tra di

182

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

loro per fare la migliore im itazione del greco attico. un peccato che
Fozio non applichi letichetta di iperatticista a un autore di cui ci siano
pervenute le opere cos da poter cercare di capire cosa intendesse.
I
suoi giudizi letterari sono stati spesso discussi, in particolare con
lintenzione di scoprire le fonti dei termini critici e il grado di origina
lit. In casi del genere, facile cadere nella trappola di credere che vi
debbano essere per forza delle fonti che, una volta identificate, fareb
bero perdere a Fozio la caratteristica di libero pensatore. Per quel che
riguarda i giudizi in s e per s, Fozio di solito tratta autori non affron
tati da critici noti dellantichit e non esistono docum entazioni su di
una letteratura critica del prim o periodo bizantino da cui egli avrebbe
potuto ricavare le sue opinioni. Esistevano, per esempio, critici che si
erano occupati di autori come S. Basilio e Eunom io, di ognuno dei
quali Fozio aveva fatto lanalisi. Sebbene uno studioso m oderno abbia
espresso il parere che probabilm ente esistessero22, ci mi sembra molto
dubbio. Per la scelta dei term ini critici Fozio deve sicuramente m olto ai
suoi predecessori e sarebbe strano se non fosse cos. E in debito princi
palmente con Dem etrio, Dionisio di Alicarnasso e Erm ogene23. In par
ticolare Ermogene ha su di lui un forte influsso, com era da aspettarsi
visto che era lautore di un libro di testo standard di retorica usato
nelle scuole24. Fozio stato criticato perch ha dato m olto spesso una
attribuzione meccanica di categorie letterarie derivate da E rm ogene25.
Questa idea si basa su alcune critiche brevi di Fozio che in realt non
provano niente altro che una sensibilit stilistica norm ale in una per
sona di vasta cultura.
La propensione dei critici ad esortare gli altri a fare ci essi stessi
puntualm ente non fanno, emerge dallelogio che Fozio rivolge agli scrit
tori che si servono di frasi brevi, come Basilio di Seleucia (codice 168)
e dal com m ento opposto riguardo alla qualit contraria in Galeno
(codice 164) e T eodoro di Mopsuestia (codice 177). Egli ha un debole
per gli aspetti dello stile bizantino che risultano insopportabili al let
tore m oderno. Il suo com m ento su Teofilatto Simocatta (codice 65),
pur non nascondendo la riprovazione, sempre troppo indulgente nei

11 Z i e g l e r , op. cit. col. 723.


21 G. H a r t m a n n , PhotiosLiterarsthetik, Diss. Rostock 1928 (Leipzig 1929) 610 .

24 G. L. K u s t a s , Hellenika 17 (1962) 136-7. Ma le sue ipotesi a proposito del


lelem ento cristiano in Fozio sono troppo vaghe per essere utili.
25 R. J. H . J e n k i n s , D O P 17 (1963) 48.

F O Z IO

183

confronti di uno degli scrittori bizantini pi affettati e ampollosi. Il


suo stile ha una certa grazia tranne che per luso eccessivo del linguag
gio metaforico e dellallegoria che portano ad una certa frigidit e per
una giovanile m ancanza di gusto. Inoltre linserim ento inappropriato di
riflessioni moraleggianti denota una im portuna ed eccessiva fiducia
nelle proprie capacit. Per il resto non c nulla da criticare. M a va
riconosciuto che talvolta egli colpisce nel segno. Ecco la sua critica ad
Isocrate (codice 159).
Egli ha un talento speciale, come il lettore nota sbito, per la lim pidezza e
purezza. Dedica una gran cura alla preparazione dei suoi discorsi al pu n to che
la sua organizzazione accurata diventa addirittura eccessiva. Lesagerata abilit
tecnica m ette in risalto non tanto la scioltezza del discorso quanto la m an
canza di gusto. C arattere, verit e vigore sono com pletam ente assenti. La
magnificenza, per quel che riguarda loratoria politica, si mescola in eguali pro
porzioni con la chiarezza: ma lo stile manca deUefficacia necessaria. La noiosa
regolarit delle sue frasi egualm ente bilanciate lo espone allaccusa di banalit.
Ma se rivolgiamo questi com m enti al suo m erito letterario attirando latten
zione sulle m anchevolezze e lirregolarit delle sue opere perch perfino i
suoi difetti possono valere come m eriti se lo paragoniam o ad alcune persone
che h anno la presunzione di diventare autori.

Poich n o n vi sono com m enti dettagliati su altri autori dellepoca


classica giunti fino a noi, vale la pena di riportare il suo giudizio su due
importanti scrittori del prim o periodo dellim pero rom ano. Ecco cosa
dice nel codice 209 di D ione C risostom o, il facondo filosofo che ci d
nei suoi 78 saggi che ci sono rimasti un quadro vivace della politica e
della cultura tra il I e il II secolo.
E sottile nella sua dialettica conservando uno stile terso che si addice al
suo m odo di scrivere, ricco di vigore e fertile. E eccellente nei suoi esempi illu
strativi, di cui dispone in tutte le occasioni, scegliendoli da ogni dove e adat
tandoli bene ad un contesto. G li piace in m odo particolare intervallare le sue
esortazioni con racconti mitologici per dare cos lim pressione di aspirare alla
semplicit. E raro sorprenderlo ad im itare Platone, come fa B oristenitico, o a
servirsi largamente di m iti che attribuiscono elevatezza e magnificenza al suo
stile. Per lo pi, come ho gi detto, semplice nelle idee; il suo lessico deriva
dal linguaggio parlato ed banale, la sua sintassi n o n apporta innovazioni
destinate ad aggiungere profondit al discorso o a divertire. N ella scelta e
nellorganizzazione del discorso ci si aspetterebbe che egli tendesse alla chia
rezza; egli invece lontano da un tale stile, ma poich lesposizione del suo
pensiero troppo prolissa e tro p p o complicata dagli (?) approcci allargo

184

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

m e n to , egli m o lto lo n ta n o da tale stile. Q u e ste caratteristiche in d ic a n o un


cam b iam en to nella fom a letteraria e u n particolare genere stilistico, m a n o n
c o stitu isc o n o n ecessariam ente u n a colpa. E p p u re la lu n g h ez za delle sue in tro
d u z io n i o di ci che equivale ad esse n o n p u so ttrarlo allaccusa di passare
b ru scam en te da u n o stile a d a tto allo ra to ria o alla p ro sa fo rm ale a u n o collo
quiale e di dare al suo saggio u n in iz io tro p p o lungo risp e tto a ci che segue.

In questa critica Fozio ci sorprende ancora una volta per la sua


approvazione del linguaggio comune. Il punto che, pur servendosi di
uno stile diretto, Dione somiglia a tutti gli autori di prosa formale dei
suoi tempi.
Egli esprime la sua amm irazione per il glorioso passato della Grecia
antica sforzandosi di scrivere come scrivevano gli autori classici. Il lin
guaggio quotidiano era alquanto diverso come si vede dai Vangeli e
dalle lettere conservate nei papiri. Egli pertanto un arcaista e deve il
suo successo alla deliberata semplicit. Fozio sbaglia quando dice che il
suo linguaggio comune, ma considerato che larcaismo era in voga,
cosa che Fozio d indubbiam ente per scontato, D ione ha il merito di
non essere pretenzioso ed elaborato. H a inoltre il vantaggio di essere
un uom o onesto con qualcosa da dire in campo politico; ma tale consi
derazione pi im portante per uno studioso m oderno dellim pero
rom ano che per Fozio. Subordinata a tali riserve, la critica pu essere
giudicata competente. Nei codici 91-3 Fozio tratta delle opere dello
scrittore del II secolo Arriano: la sua rassegna delle campagne di Ales
sandro, la storia di ci che accadde dopo la morte di Alessandro e una
storia della Bitinia. La seconda fu giudicata m olto positivamente da
Fozio che la analizz particolareggiatam ente26:
L a u to re n o n da m e n o dei m igliori storici. La concisione della sua n arra
tiva eccellente e la c o n tin u it del re so c o n to n o n viene guastata da digressioni
o aggiunte fuori luogo. Le sue in n o v az io n i rig u ard an o p i lo rg an izzazio n e del
discorso che la scelta del lessico e so n o fatte in m o d o tale da rendere la n a rra
z io n e il pi possibile vivida e chiara. G razie allo stile lim p id o e u fo n ico e ben
to rn ito egli raggiunge una c o m m istio n e tra scorrevolezza e m agnificenza. Sono
p o c h e le parole n u o v e nel suo linguaggio che vicino a quello co m u n e e
m o lto espressivo, v isto che preferiva usare le parole c o m u n i in senso figurato
p iu tto sto che sostituirle. C o s egli o ttie n e la chiarezza n o n solo con questo

26

N on

facile f a r n e

L a rue van H o o k , in
so rgono

dubbi

sul

una

t r a d u z i o n e a c c u r a t a ; m i s t a t a u t i l e la v e r s i o n e d i

CP 4 (1909) 181,

sig n ific a to

di

m a sia in q u e s t o c h e n e l b r a n o p r e c e d e n t e

parecchi

term in i.

F O Z IO

185

sistem a, m a anche grazie a llo rd in e, org an izzazio n e e p re sen ta zio n e di ci che


narra; tale la b ravura richiesta dalla chiarezza. In fa tti lau to re , p u r essendo
chiaro, n o n cade n ellerro re che fa n n o gli scritto ri d ile tta n ti che spesso usano
in m o d o d ire tto i p e rio d i e la cui o p e ra resta ad u n livello scarso e m ed io cre in
q u a n to a sso lu tam en te p iatta. Tra le figure reto rich e egli si serve d e llellissi non
del p e rio d o , m a delle parole, in m o d o tale da n o n farcene accorgere. Se ci si
cim entasse ad aggiungere ci che m anca si o tte rre b b e u n pleonasm o. Egli
dispone in m o d o eccellente di a b b o n d a n ti figure reto rich e senza in tro d u rle
b ru scam en te, m a intessen d o le dolcem ente fin dal p rin cip io cos che esse n o n
a n n o ia n o p er eccesso, n p ro v o c a n o difficolt con la lo ro su b itan ea a p p ari
zione. In u n a paro la, chi studia la storia attrav erso le sue o pere si accorge che
egli supera in b rav u ra p e rfin o m o lti storici antichi.

Lentusiasmo del nostro critico non condiviso dai lettori moderni,


per quanto bene possano valutare il racconto delloperazione militare
pi spettacolare della storia. Ma va ricordato che le parole di Fozio si
riferiscono allopera andata perduta sugli anni successivi alla m orte di
Alessandro che poteva anche essere diversa dalla restante narrazione
della spedizione di Alessandro. Secondo u n antica convenzione lettera
ria, lo stile doveva variare in relazione al modello scelto dallautore
come guida alla composizione di u n opera particolare. V A nabasi di
Arriano prende come modello VAnabasi di Senofonte, come osserva
Fozio incidentalmente nel codice 58, ma il suo seguito ndica, che si
interessa pi di etnografa che di storia militare, scritto in dialetto
ionico inteso come un riconoscimento al contributo di Erodoto in tale
campo. N on c m otivo per cui la storia andata perduta non avrebbe
potuto essere scritta in un terzo stile e gli esili fram m enti rimasti fanno
pensare ad u n imitazione di T ucidide27. Eppure Fozio stranamente non
sembra consapevole del rapporto tra dialetto e argomento. N o n fa
menzione dello ionico degli Indica cos come manca di fornire un
com m ento o una spiegazione quando ram m enta luso dello stesso dia
letto da parte di altri scrittori del periodo imperiale rom ano (codici 62
e 68). Inoltre non spiega quale fosse il modello stilistico di Arriano
neYAnabasi. A parte ci, difficile dire quanto siano precisi i suoi
commmenti. Vale la pena di ricordare qui limpressione esercitata su
Fozio dal sofista del II secolo Aristide a cui Fozio deve fare spesso rife
rim ento a causa della sua, sia pure immeritata, popolarit nel periodo
bizantino. Per il lettore medio medievale Aristide aveva la statura di
Demostene a cui fu infatti esplicitamente paragonato, e non a suo
27 A. G. R o o s, Studia Arrianea (Leipzig 1912) 66-9.

186

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

totale svantaggio, dal filologo dellepoca dei Paleologi Teodoro M eto


chites. E il caso di vedere se anche Fozio abbia la stessa esagerata
am m irazione nei confronti di un autore nel complesso, a parte alcune
im portanti eccezioni, mediocre. I codici 246-8 consistono in ampi
stralci da alcune delle opere mediocri. N o n c com m ento critico
tranne che per i brani scelti per i loro meriti stilistici. Ma, nel corso del
com m ento a Demostene nel codice 265, egli m ostra di capire i meriti
rispettivi dei due autori. Alcuni critici hanno espresso delle riserve sulle
invettive dei discorsi di Dem ostene contro M idia e Eschine per il fatto
che la frequente ripetizione delle stesse idee faceva pensare che lautore
stesse com petendo con se stesso in un contesto retorico e non ad una
vera causa civile. La risposta di Fozio : Cosa direbbero i critici di
Aristide che si serviva di tale m etodo fino alleccesso oltrepassando la
m oderazione nella trattazione e portandola oltre il limite della ragione
volezza per una durata eccessiva? (491 a 40-b 11).
U n altro autore di cui ci sono rimaste le opere e su cui Fozio ha
espresso la sua opinione Imerio, il professore ateniese di retorica del
IV secolo. Il testo il seguente:
N el corso delle opere conserva lo stesso tipo di stile servendosi dellamplifcazione e delle figure retoriche applicate in m odo cos abile ed intelligente da
n o n creare fastidio. Per quel che ne so io, nessuno ha mai usato cos bene le
figure retoriche raggiungendo u n risultato cos piacevole. Le sue opere sono
ricche di esempi tratti dalla storia e da ogni genere di m ito dati come prove o
paralleli o per aggiungere diletto ed eleganza a ci che narra. C o n questi egli
guida e abbellisce lesposizione. I suoi proem i e conclusioni, a volte persino ci
che si potrebbe definire la sua argom entazione, sono costruiti con questi ele
m enti. Egli am a fornire uno schema prelim inare. M a, p u r possedendo queste
qualit letterarie, egli chiaram ente un pagano nella sua religione ed im ita i
cani da caccia che in segreto ci abbaiano.

Imerio si salva agli occhi del lettore m oderno perch ci ha tra


m andato pochi fram m enti di poesia lirica greca. Per il resto un
uom o che ha poco da dire, i cui riferimenti alla cultura classica pro
vengono da un repertorio standard. Il suo stile m olto manierato e
si pu capire, anche se n o n condividere, lam m irazione di Fozio.
Lamm irazione tanto pi notevole in quanto Fozio trova a ridire
sul suo atteggiamento religioso. Si deve osservare che egli non allude
alle clausole ritmiche, ma diffcilmente si pu credere che egli
manc di rilevare questa caratteristica, data la sua im portanza per
tutti gli scrittori bizantini.

F O Z IO

187

Il pregiudizio contro i pagani ha su Fozio u n influenza m inore di


quella che ci saremmo aspettata. Ma sebbene non vi sia alcunch di
specificamente cristiano nella sua visione letteraria, non una sorpresa
che egli riservi il suo elogio pi alto ad uno scrittore cristiano. Due
codici (141 e 191) descrivono i meriti stilistici di S. Basilio. Il prim o
tratta del suo com m ento aHexaemeron.
B asilio il G ra n d e eccellente in tu tte le sue opere. Pi di ogni a ltro abile
nellusare u n o stile p u ro , lim p id o , preciso, d e g n o al te m p o stesso d e llo ra to ria
e del discorso pubblico.
N e llo rg a n iz za z io n e e n ella p u re zz a delle idee egli il p rim o , n o n in fe
riore a nessu n o . E u n am a n te della persu asio n e, della d olcezza e d ellin te lli
genza. E scorrevole e il flusso della sua o ra to ria sem bra scorrere sp o n ta n e a
m ente. H a u n p o te re di p ersuasione cos a lto che se considerassim o i suoi
discorsi u n m o d e llo di discorsi in p u b b lic o e li studiassim o a p p ro fo n d ita m e n te
tra e n d o g io v am e n to dalle n o rm e che c o n trib u isc o n o al successo in tal genere,
penso che n o n ci sarebbe p i b iso g n o di altri m od elli, n di P latone n di
D e m o sten e che gli an tic h i ci in v ita n o a studiare a lu n g o p e r divenire o ra to ri
nella vita p o litica o in altre occasioni p u b b lich e.

N o n ci risulta alcun tentativo di adeguare nelle scuole i programmi


alle raccom andazioni implicite in questa frase di Fozio. Il resto del giu
dizio non altro che un espressione di entusiasmo mentre Fozio d
pi particolari quando parla dei trattati ascetici.
N ella sua o p era p e rm a n e la solita im p ressio n e relativa al carattere d e llau
tore e alla p u re zz a d ello stile, m a talvolta, nella tra tta z io n e di alcuni p ro b lem i,
lenfasi si spande sul testo n o n c o n in n o v a z io n i giovanili nel lessico, n ren
d e n d o oscura la c o m p o siz io n e attraverso lam p lificazio n e e n e an c h e c o n u n a
e lab o razio n e o fo rza tu ra estranea al suo stile perso n ale o o ra to rio . Invece, con
servando queste u ltim e qualit nel m o d o co n su eto , egli in tercala lenfasi n o n
crean d o lim pressione che si tratti di u n u san za n o rm ale m a p o n e n d o la breve
m ente in p o siz io n e di rilievo (?)
P oich egli aspira ad u n c o m p e n d io , spesso n o n scende in p artico lari (?)
n o n a v en d o n e loccasione. Egli risolve i p ro b le m i in m o d o spesso acu to e per
suasivo, quasi sem pre salutare ed edificante. La chiarezza, tu tta v ia , m essa in
perico lo n o n solo dalla brevit, m a u g u alm en te dal fa tto che gli a rg o m e n ti che
p o rta n o ad u n a so lu z io n e n o n so n o espressi in fo rm a sillogistica; le p ro p o si
z io n i so n o p resen tate senza cura, le pro v e so n o staccate e sc o o rd in ate, il senso
del discorso in certo .

Le riserve espresse sono inaspettatamente forti, ma forse si riferi


scono solo a quest opera di S. Basilio. Per quanto riguarda le altre cri

188

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

tiche di questo tipo un peccato che non siano citati degli esempi per
illustrare ciascun punto. Fozio spreca lopportunit di illustrare le cri
tiche con una scelta di brani che lo avevano colpito in positivo o in
negativo. Se egli avesse riveduto la Bibliotheca gli sarebbe forse acca
duto di collegare la critica della Vita di Isidoro di Damascio, fatta nel
codice 181, con lelenco di belle espressioni tratte da essa nel codice
242 e, bench n on ci rimangano che degli estratti del testo, il risultato
sarebbe stato illum inante. Tra le critiche negative la pi istruttiva
quella rivolta a Eunom io (codice 138) nei confronti del quale era
influenzato da pregiudizi di carattere dottrinale.
E u n o m io ignora cosa sian o il fascino e la grazia d ello stile, m a ansioso di
p ro d u rre u n discorso a ltiso n a n te e p o m p o so e dei su o n i sgradevoli con una
successione di c o n so n a n ti e p aro le difficili, p ien e di c o n so n a n ti, che a p p arten
g o n o allo stile p o e tic o o p i precisam ente allo stile d itira m b ico . Le sue frasi
so n o collegate in m o d o fo rzato , com presso e convulso cosicch il letto re fa
necessariam ente u n buco n e llacqua se deve p ro n u n c ia re ch iaram en te il rozzo,
co n d en sato , d isto rto , confuso e m u tila to p a rto di E u n o m io .

Questa un ottim a indicazione della sensibilit dei Bizantini nei


confronti del suono delle parole e la pensare che la lettura ad alta voce
fosse ancora una prassi com une a Bisanzio cos come lo era stata nel
m ondo antico.
Infine, ora di affrontare le prove fornite dalla Bibliotheca che
dim ostrano che Fozio era un filologo. Vi sono diversi brani che con
sentono di intravedere la sua competenza riguardo a problem i di
autenticit, critica testuale e interpretazione.
Fozio ovviamente consapevole del problem a dei falsi che aveva
gi creato nellantichit serie difficolt per i filologi al punto da fare
loro interpretare la critica della poesia, propugnata da Dionisio Trace
come il com pito pi elevato del filologo, quale abilit nel giudicare se
unopera fosse o m eno autentica. E evidente come chiunque conoscesse
la storia della chiesa cristiana non potesse ignorare tali problemi. Fozio
li affronta diverse volte. Lesempio pi im portante nel codice 1, dove
egli riporta le prove contro lautenticit dellopera di Dionisio PAreopagita e non aggiunge niente di su o 28. Altrove, per, egli esprime le sue
idee. Nel codice 201 egli riferisce di aver trovato qualcosa che non lo

28
T ranne forse u n accenno di scetticismo personale; vedi J. ST I G L M A Y R , Historisches Jabrbuch 19 (1898) 91-4 e I. H a u s h e r r , OrChrPer 2 (1936) 484-90.

F O Z IO

189

soddisfa in Diadoco di Fotica e si augura che non si tratti di una parte


autentica del testo e prende in considerazione leventualit di un falso
deliberato o di un inserim ento incidentale (163 b 25-9). Nel codice 230
egli riferisce che Severo falsific un testo (271 b 13, 23). Egli rifiuta di
attribuire un serm one a S. Giovanni C risostom o perch lo stile dello
scritto e la familiarit dellautore con le Sacre Scritture non sono suffi
cientemente buoni (codice 274, 510 b 9). Si pu affermare che tali ipo
tesi sono soggettive e che Fozio non si dilunga su di esse, ma non
devono essere necessariamente non valide solo perch sono soggettive.
Egli ha il buon senso di capire che un esame stilistico n on infallibile:
trattando del discorso su Alonneso (nr. 7) di D em ostene egli ammette
(codice 265, 491 a 10 ss.): Alcuni attribuiscono questo discorso a Egesippo, ma, sapendo che vi sono autori diversi con uno stile simile
mentre ve ne sono alcuni isolati che possono variare il loro stile, non
posso stabilire con certezza se questo discorso di Demostene o di
Egesippo.
I
problem i relativi allautenticit portano ad un interesse per la sto
ria dei testi. Lidentificazione di un testo o di un autore era a volte dif
ficile. Nel codice 88 Fozio discute di tre autori chiamati Gelasio, tutti
vescovi di Cesarea in Palestina, e cerca di stabilire chi di loro abbia
scritto il testo in questione. In questo codice egli usa l'incipit come
aiuto e la lo stesso nei codici 89 e 111. Egli sapeva che alcuni libri esi
stevano in pi di una edizione. U n buon caso il codice 77, la Storia
di Eunapio. Egli ne lesse entrambe le edizioni annotando in entram bi i
casi che il m anoscritto era vecchio, ma purtroppo non forn i motivi
della sua asserzione.
Occasionalmente si occup anche degli errori degli scrivani. U n
esempio possibile gi stato m enzionato. Pi im portante una discus
sione nella rassegna di Elladio (codice 279) in cui si affronta il pro
blema del m odo corretto di scrivere una parola nell 'Iliade 4.412. Alcuni
filologi avevano pensato che una variante errata nacque da una confu
sione delle forme delle lettere; asserivano che un lam bda era stato mal
letto perch il tratto pi breve somigliava al trattino superiore di un
tau e il pi lungo ad un tratto orizzontale. A prim a vista si potrebbe
pensare che questo argom ento paleografico sia u n aggiunta di Fozio,
perch la form a della lettera in discussione non , evidentemente, lon
ciale che associata allantichit. Ma i libri di consultazione m ostrano
che nellantichit la form a del lambda era abbastanza spesso simile a
quella usata nelle versioni m oderne di scrittura greca, fatta da due tratti
disuguali. Conseguentem ente se ne pu dedurre che Fozio si rifaccia

190

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

qui alla filologia antica; pu anche trattarsi della prim a discussione docu
m entata di questo tipo e va ad onore di Fozio che egli ne prenda no ta29.
Pi ampi problem i di interpretazione sorgono di tanto in tanto
nella Bibliotheca; uno di grande im portanza nella storia della chiesa la
trattazione allegorica delle Sacre Scritture. Fozio osserva che ci sembra
derivare dallinfluenza di Filone (codice 105) e va oltre affermando che
Filone forza tali interpretazioni del testo - il term ine usato implica vio
lenza. U n altro principio di applicazione generale lesigenza che i testi
siano interpretati nel loro contesto. Ci sono citazioni da varie fonti
ecclesiastiche nel codice 225. Tra gli altri citato S. Basilio il quale asse
risce che i brani ambigui o oscuri delle Sacre Scritture vanno spiegati
con altri la cui intepretazione non sia controversa. Una cosa del genere
si trova nel codice 229 in cui Efrem cita Atanasio, Cirillo e Crisostom o
a sostegno del principio secondo cui n on bisogna esaminare le parole
solo con intenzione malevole, ma bisogna anche tener conto delle pie
intenzioni dellautore. Purtroppo ci presuppone che si sappia gi se un
autore ortodosso. U n affermazione migliore si trova nelladattamento
di un famoso principio di filologia profana: C hi potrebbe essere pi
eloquente e pi attendibile nelPinterpretare Cirillo di Cirillo stesso?.
Ci affermato due volte nel codice 230. Q ui vediamo la versione cri
stiana della norm a attribuita al critico ellenistico Aristarco secondo cui
O m ero dovrebbe essere intepretato per m ezzo dello stesso O m e ro 30.
Proprio come Fozio aveva espresso le sue riserve sullapproccio allego
rico delle Sacre Scritture nel corso delle sue note su Filone, accennando
quindi ad una certa simpatia per la scuola di esegesi di Antiochia, cos
qui adopera il principio della critica classica che sarebbe stato accettato
in quella stessa scuola.
Valutandone il m em bro pi im portante, T eodoro di Mopsuestia,
Fozio nota come egli eviti, per quanto gli sia possibile, lallegoria
(codice 38) e gli rende onore per il suo studio approfondito della Bib
bia anche se spesso devia dalla verit (codice 177). N o n ostanti gli ele
m enti eretici nella loro dottrina, Fozio non era cieco verso i loro meriti
filologici.

211 U n ano n im o redattore della casa editrice rileva cortesem ente che esiste una
discussione precedente di questo tipo in G aleno 14.31-2K, dove si sente la confu
sione tra le lettere che rappresentano i num erali. G aleno era pienam ente consape
vole dei problem i bibliografici e testuali e n o n sarebbe sorprendente se si trovas
sero altri esempi nellam pio repertorio delle sue opere.
30 N. G. W i l s o n , CR 21 (1971) 172 e PCPS 202 (1976) 123.

F O Z IO

191

IV. Le lettere
Di solito la conoscenza e linteresse di Fozio per la letteratura clas
sica si ricavano dal Lessico e dalla Bibliotheca, ma anche le altre opere
possono dare inform azioni preziose. Le sue lettere, di cui alcune
furono incorporate verbatim luna di seguito allaltra come capitoli
degli Amphilochia, ci consentono di integrare il quadro derivato dalle
due opere pi note ai filologi classici e di correggerne un aspetto. Se
Fozio trascura completam ente la poesia nelle sue rassegne di libri, nelle
sue lettere, invece, talvolta fa riferim ento ai poeti classici. Vi sono allu
sioni al mito di Prom eteo e al Pluto di Aristofane (196 e 127 in Valettas, 82 e 150 in Montacutius). Tali lettere sono indirizzate ad un esat
tore delle tasse e a u n ammiraglio. Il Prometeo incatenato di Eschilo e il
Pluto di Aristofane erano i prim i dram m i ad essere letti dagli scolari
bizantini e non quindi strano che Fozio vi alluda sicuro di essere
compreso. M a pu anche darsi che egli, come i suoi allievi e corrispon
denti, no n abbia pi interesse per i testi che stato costretto a leggere a
scuola ed forse significativo che u n altra lettera (134 V., 55 M.)
cominci con il ricordare lidea che i poeti sono autori di falsit. D altra
parte, straordinario che egli definisca labate Teodoro come un am m i
ratore di O m ero (100 V., 142 M.) e esprima il suo messaggio tramite
unallusione alla efficienza di Odisseo e Palamede come ambasciatori,
citando la storia di Odisseo che non era riuscito ad ottenere riforni
m enti da Anios m entre dopo vi riesce Palamede. Fozio scrive come se
si aspettasse che Teodoro conosca m olto bene O m ero, m a stranamente
lepisodio della storia della guerra troiana n on noto in questa form a
n in O m ero n in altre fonti. Altri tem i classici ricorrono nelle lettere.
Vengono nom inati Edipo e la Sfinge (Papadopoulos-Kerameus 21),
cosa che pu implicare la conoscenza dellEdipo re di Sofocle. U na let
tera (129 V., 209 M.), che divenne un capitolo degli Amphilochia (107),
acquis il titolo fuorviarne: Perch i poeti rappresentano Erm ete e
Ercole in possesso del corno di Amaltea, simbolo di abbondanza? . In
realt la lettera n on parla di simbolismo poetico, ma un invito rivolto al
corrispondente a capire che non solo la vita attiva, ma anche il sapere a
procurare la felicit. Fozio specifica a che tipo di sapere si riferisce invi
tando il suo destinatario a studiare le nostre M use che sono superiori a
quelle greche come la libert superiore alla schiavit e la verit alladula
zione. N on c qui entusiasmo esagerato per lantichit pagana.
In u n altra lettera (64 V., 151 M.), che in sguito divenne un capi
tolo degli Amphilochia (83), tratta del brano negli A tti 16.16, che

192

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

descrive una ragazza posseduta da uno spirito della divinazione; Fozio


cita inaspettatam ente un fram m ento di Sofocle ed un brano di Platone
(Sofista 252 c) nella sua spiegazione del testo delle Scritture. Gli autori
classici si erano interessati al ventriloquio che era stato sfruttato in
m odo disonesto con la pretesa che il medico possedesse uno spirito
folletto con potere di profezia.
Fozio fa dei com m enti allo stile degli scritti dei suoi amici (244 e
144 V., 204 e 242 M). Correggendo il loro uso del dialettico attico e, in
una risposta ad una richiesta di Amfilochio che desiderava sapere se le
lettere di Platone potessero essere considerate un buon modello stili
stico, egli espresse lopinione che m entre le altre opere di Platone sono
m odelli di stile coltivato31, con u n unica riserva sulluso del lessico che
talvolta sciatto, le lettere sono inferiori sia come lettere che per lo
stile. Le lettere di Aristotele erano scritte in uno stile migliore di quello
delle altre opere, ma non cos quelle di Platone. Le lettere di D em o
stene non sono migliori di quelle di Platone.
Invece Fozio raccomanda, operando una scelta nellampia gamma
delle lettere, quelle attribuite a Falaride (pu aver avuto il sospetto che
non fossero autentiche?) e quelle di Bruto e Libanio e conclude consi
gliando Basilio, Gregorio (di Nazianzo) e Isidoro (di Pelusio) a coloro
che desiderino leggere testi utili dal punto di vista del contenuto.
Il contenuto di una lettera ci spinge a chiederci se Fozio conoscesse
opere di poesia classica poi andate perdute (227 V., 156 M., capitolo 86
degli Amphilochia). Egli scrive a Giorgio, m etropolita di Nicodemia e
lo rim provera perch non sa che una parola rara trovata in I Pietro 5:5
(YX0 |j.pwaaaiTai che significa indossare) buon greco. Lesordio :
Sono m olto meravigliato che tu, insegnante di grammatica che ha
dimestichezza con lo studio dei poeti, pensi che questa parola sia stra
niera anzich greca . Le sue parole dim ostrano, incidentalmente, che a
scuola veniva letto un am pio repertorio di poeti anche se sopravvalu
tano deliberatamente la cultura che si esigeva da un insegnante medio.
Poi Fozio osserva che il verbo si trova in A pollodoro di Caristo e Epicarmo e tale inform azione coincide con una voce di due lessici bizan
tini (Etymologicum M agnum e Genuinum). Fozio, per, aggiunge che in
Epicarmo il verbo usato in m olte altre forme diverse della sua coniu
gazione. Si tentati di pensare che egli avesse letto uno o pi drammi
di Epicarmo, ma si tratta di una nozione cos poco plausibile da far

31
jcomjcg difficile da tradurre; in alcuni contesti significa oratorio, m
qui tale significato sem bra m eno adatto.

F O Z IO

193

preferire la spiegazione alternativa, cio che egli attingesse ad una voce


di un lessico pi inform ato di quelli giunti fino a noi.
C anche una difficile questione relativa alla conoscenza da parte
di Fozio di un testo in prosa andato perduto. Egli attribuisce Papadopoulos - Kerameus 16) ad Esopo una favola di Dioniso, secondo la
quale il dio d tre coppe di vino alluom o cosciente - la prim a per la
salute, la seconda per lam ore e il piacere, la terza per il sonno.
Le raccolte rimaste delle favole esopiche non com prendono tale
racconto e da ci si deduce che Fozio doveva averlo letto nella raccolta
fatta da D em etrio di F alera32. Bench egli n on nom ini Dem etrio, ce
forse un riferimento a lui in una lettera ad Areta di cui tratterem o nel
prossimo capitolo. I due punti sono strettam ente collegati e io esporr
qui la mia conclusione su Areta, cio che egli non ebbe accesso alla rac
colta di Dem etrio, cosa che aum enta le probabilit che ci non fosse
possibile neanche a Fozio. Si pu spiegare diversamente la comparsa
del raconto nella sua lettera? La versione di Fozio pu essere un rim o
dellamento deliberato di u n idea presente in varie fonti di cui le pi
antiche, Paniassi e Eubulo entram bi del periodo classico, si trovano
insieme in un passo di Ateneo (36 B-D). M a Fozio attribuisce esplicita
mente il racconto ad Esopo senza alcuna ironia o riserva.
Lultim a lettera che ci interessa indirizzata a Leone il filosofo (77
V., 208 M., Amphilochia 106). E lunico segno chiaro di un contatto tra
i due uom ini e il tono fa pensare o che Fozio non sia mai stato suo
allievo o che il rapporto tra di loro sia divenuto freddo. Lo scopo della
lettera di replicare al suggerimento che luso pleonastico di ei|Ai io
sono nelle Scritture sia un solecismo stilistico. Fozio asserisce che la
locuzione comune, m a il solo esempio che pu essere facilmente
individuato II Re 11:5 (yw eijxi, v yaoxpt ^w). A sua difesa egli dice
che vi sono altre espressioni pleonastiche che non sono considerate
difetti negli autori pagani. Fozio ne parla come dei tuoi sofisti, cio
come gli uom ini che am m iri m ettendo in risalto il fatto che il suo
destinatario avesse notoriam ente u n inclinazione per la cultura classica
e ci pu essere inteso come una conferma, se fosse necessaria, del
fatto che Leone il filosofo veramente il destinatario della lettera, visto
che il miglior m anoscritto (Barocci 217) lo indica sia nel titolo che
nellindice dei contenuti. Gli esempi portati da Fozio sono eviol t iv e q ,

32 B. E. P e r r y , B Z 46 (1953) 308-13; cfr. anche T A P A 93 (1962) 287-346. Il


L e m e r l e , op. cit. 222, era scettico.

194

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

ocpc canrouq e varie espressioni con e^uv. Q uestultima categoria


esemplicata da verBi come irfjs:!;, PaiCeig, OTteuSeu; in congiunzione
con e^MV e pone in evidenza un interessante e significativo disinteresse
di Fozio verso le sfumature dellidioma attico. Nel caso del prim o
verbo 7tfiA.&e<; impossibile capire cosa egli abbia in mente e negli
altri casi egli manca di osservare che il participio implica u n azione
continuata. M a poi trova un esempio migliore per sostenere questo
caso, la locuzione attica xwv a v a i, nella quale linfinito del verbo
essere non aggiunge nulla al significato. Pochi Atticisti dimenticano
di usare questa espressione come ornam ento stilistico. Leone stesso lha
fatto e cos non dovrebbe criticare negativamente lo stile delle Scritture
per locuzioni del genere. Fozio conclude: M a conoscendo il tuo carat
tere imparziale spero che in futuro non ti com porterai cos e che disto
glierai gli altri dal fare siffatte critiche di ignorante. Lignoranza, madre
della temerariet, le ha ispirate e stimolate. Se ne potrebbe dedurre
che Leone avesse degli allievi che secondo Fozio erano esposti ad
influssi intellettuali poco desiderabili. Va notato incidentalmente che
linizio dellultim a frase ricorda Tucidide 2.40.3.

V. Gli Amphilochia
Gli Amphilochia una raccolta di pi di 300 capitoli, la maggior
parte dei quali m olto brevi, su vari argomenti, m a per lo pi su pro
blemi di teologia. La raccolta ha un titolo che deriva da Amfilochio,
m etropolita di Cizico, e pu essere collocata nel periodo del prim o esi
lio di Fozio.
N onostante prevalga il contenuto teologico, la raccolta ci mostra
linteresse dellautore verso lantichit classica e le sue qualit di filo
logo. Integra, per esempio, il nostro quadro delle sue letture di filosofia
classica, che occupavano un posto relativamente m inore nella Biblio
theca', i capitoli 137-147 sono un com m ento alle Categorie di Aristotele
e vi sono chiare tracce della conoscenza di Platone nel capitolo 101 che
affronta il precetto biblico di vendere i propri averi e dare i soldi ai
poveri.
Limperatore Giuliano aveva sottolineato le difficolt pratiche di
unadesione universale a questo principio. Fozio ci dice di aver scritto
gi su questo argom ento (PG 101. 617 A) e che vuole ora ripetere ci
che si ricorda del suo saggio precedente. Una parte della sua polemica
con Giuliano consiste in u n accusa di indebita am m irazione per lU to

195

F O Z IO

pia di Platone (625 a). E tuttavia n o n dovrebbe uno scrittore che


venera quasi gli stati ideali di Platone, sebbene siano pieni di innum ere
voli form e di im m oralit e di contraddizione, in contrasto con ogni
costituzione nota alluom o, mai realizzati o esistiti nel corso della storia
- se uno scrittore tiene ci a mente e se ne vanta - non dovrebbe
egli vergognarsi di pronunciare con le sue labbra il termine
costituzione?. Se Platone era stato di solito sospetto ai cristiani per
via delle sue idee sulla vita dopo la m orte, qui il fervore religioso
diretto contro le bizzarre disposizioni della Repubblica e delle Leggi. Ai
nostri fini basta notare che la consistenza di queste obbiezioni non fu
tale da far eliminare Platone dallelenco delle letture dei Bizantini colti.
Vi sono pochi capitoli a carattere scientifico o antiquario. Il capi
tolo 131 tratta dei magneti. Le definizioni corrispondono ad una voce
ne 11 tymologicum Genuinum e c un riferim ento anche nella Biblio
theca (codice 279). N on dunque sorprendente che la trattazione non
sia di tipo scientifico; Fozio cerca di evincere una morale dalla capacit
di attirare il ferro e ci invita ad am m irare la maestria del creatore
divino. U n capitolo affronta problem i medici (il 113 nelledizione di
Atene) e autori del genere non sono trascurati nella Bibliotheca.
Q uattro capitoli trattano di argomenti antiquari eterogenei: il 242
una breve ed imprecisa spiegazione dei term ini del calendario rom ano,
calende, idi e none; il 134 discute le varie date di inizio dellanno, gen
naio, m arzo e settembre; il 150 enum era le profetesse sibilline e com
prende un riferim ento al dram m a andato perduto di Euripide, L am ia;
un altro (il 114 nelledizione di Atene) tratta di argomenti di antichit
romane. U no o pi di questi capitoli derivano dallo scrittore del VI
secolo Giovanni Lido.
C poco qui che lo mostri allopera come filologo. Il riferimento
ad Euripide semplicemente una ripresa di fatti presenti nella fonte di
Fozio ed unaffermazione virtualmente identica si conserva negli ano
nim i prolegom ena alla raccolta esistente di oracoli sibillini33. Ci avvici
niam o di pi allattivit filologica di Fozio quando egli elenca le edi
zioni delle Scritture, in questo caso del Vecchio Testamento. U n elenco
di 7 versioni greche riempie il capitolo 150 e corrisponde perfetta
mente al testo stampato nelle opere di Atanasio (PG 28. 433-6) e Teodoreto (PG 84. 28-32). Ci interessa solo perch fa riferimento a copie
del Vecchio Testam ento greco trovate in depositi di frammenti di libri
33
Oracula Sibyllina, ed. A. R z a c h (Vienna 1891) 3-7; B.
Stud 4 (1978) 9-14 leggermente fuorviante.

Ba l d w in ,

B yzM odG r-

196

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

danneggiati che per via di un divieto non venivano distrutti a Gerico e


a Nicopoli presso Azio. M a Fozio non fa niente altro che ripetere la
sua fonte e ci vale per m olti capitoli; anche quando non siamo in
grado di ricostruire la fonte, ci sorge il sospetto che non sia del tutto
originale.
Il nr. 151 tratta delle citazioni da autori pagani presenti nel N uovo
Testamento. I brani in questione sono: 1) A tti 17:28 che fa riferimento
ad Arato, Phaenomena 5, 2) I C orinzi 15:33, il verso di M enandro reso
famoso nella traduzione le cattive relazioni corrom pono le buone
maniere, 3) Tito 1:12 il presunto oracolo di Epimenide che afferma
che i Cretesi sono sempre bugiardi, bruti crudeli, pancie oziose.
Fozio o la sua fonte annota che al verso allude Callimaco (Inni 1.8).
Una cosa strana in questo capitolo lidea che in I C orinzi 15:32 le
parole m angiam o e beviamo perch dom ani m orirem o siano un
proverbio spartano. Fozio si corregge da solo annotando che sono
anche una citazione da Isaia 22:13.
Alcuni capitoli denotano interessi linguistici. Il 21 parla delle parole
con pi di un significato e d un elenco di circa 25 esempi tratti dai
testi pagani, il prim o dei quali tratto dalluso di Platone (Theaetetus 149
b) a cui Fozio fa seguire considerazioni su casi del genere nei testi
biblici. Tre capitoli affrontano questioni pi specifiche. Nel 133 viene
preso in considerazione il significato di termini rari in M atteo 26:27
( x o A q n o a v ) e in I C orinzi 4:13 (7i:ep|;r|n,a) m entre nel 277 Fozio
affronta un problem a delicato di teologia trinitaria, cio se bisogna
dire che il Figlio nato o che cominciato ad esistere ( y e v v | i e v o < ; ,
y e v ( i E v o ( ; ) . C ontro il parere di Gregorio di N azianzo, Fozio non
accetta la prima form ulazione caratterizzata da un doppio v al posto di
uno solo, sia nella form a scritta che parlata (non vi era differenza di
pronuncia tra om icron e omega).
Finora non abbiamo riscontrato casi di critica testuale nelle opere
di Fozio. Eppure un lettore intelligente, con un interesse in un certo
senso unilaterale per una parte degli autori che leggeva, non pu non
essere stato consapevole dei problem i che nascono inevitabilmente nel
corso della trasmissione dei testi. Esiste una parte breve, ma affasci
nante del I capitolo degli Amphilochia (PG 101. 84 ss.) in cui Fozio
discute delle difficolt in tre brani delle Scritture. Egli scrive:
N o n so ltan to anche una sola parola, se p p u r breve, m a applicabile a diversi
a rg o m e n ti, se m ale in te rp reta ta rende o scu ro o a n n u lla il significato d ellaffer
m az io n e co rretta, m a anche u n a lettera cam biata o aggiunta o to lta, p u r n o n

F O Z IO

197

essendo difficile da correggere, crea tu tta v ia spesso delle assurdit. T ra la


sciando altri esem pi, la p a ro la xTT]oev con la vocale lunga se viene scritta o
intesa c o n la vocale breve n el verso il Signore m i ha p o ssed u to sin d a llinizio
delle sue vie p rim a di creare alcuna cosa (Proverbi 8:22), e se si in clini alle
idee di A rio farebbe affilare la lingua c o n tro la d iv in it del Figlio. R espingere e
c o n fu tare la be stem m ia di tale p u n to di v ista facilissim o, tu tta v ia an ch e
vero che la p erso n a che d im o stra che xTT|aev si p ro n u n c ia n o n con u n iota
m a con u n et rid u rr lin so len te loquacit d e llarroganza eretica alla vergogna
del silenzio.

Il
verso non scelto a casaccio; esso aveva provocato una contro
versia cristologica fin dai tem pi dei prim i apologisti cristiani Giustino e
Atenagora e il grande rivale di Ario, Atanasio, se ne era occupato
abbondantem ente34. D opo alcune ulteriori discussioni, Fozio giunge
alla conclusione che potrebbero subire lo stesso tipo di indagine molti
altri esempi tratti sia dalla letteratura pagana che dalle Scritture e dalle
profezie del Cristianesim o. C i gi abbastanza notevole in s e per
s, ma Fozio va oltre dicendo:
N o n solo laggiunta o le lim in a zio n e di u n a lettera a creare c o n fu sio n i e
trav isam en ti su larga scala, m a luso im preciso di u n accento p u trasform are
una p aro la in u n altra anche se si scrivono in m o d o id en tico o p u alterare il
senso c o n u n significato in a p p ro p ria to o p ro d u rre u n c o n ce tto e m p io o una
risibile stupidaggine. Perch parlare di lettere? D o p o tu tto anche il p i piccolo
dei segni, il segno di punteg g iatu ra, se usato e rro n e a m e n te, tralasciato o m al
collocato, crea gran d i eresie di o gni specie.

Poi affronta la scomoda questione sollevata dallinterpretazione di


II C orinzi 4:4 I non credenti le cui m enti sono state rese cieche dal
dio di questo m ondo per im pedire loro di vedere la luce diffusa dalla
Buona Novella della gloria di Cristo, che limmagine di Dio. Di
questo testo, come egli continua a spiegare, si sono serviti gli eretici
ansiosi di trovare nelle parole di Paolo una manifestazione di dualismo
manicheo. Fozio ritiene che, sebbene gli eretici possono essere confu
tati nel loro terreno, il problem a non sarebbe sorto se fosse stata inse
rita in m odo corretto la punteggiatura nel testo. Il suo atteggiamento
risulta inatteso per due ragioni. Prima di tutto, i m anoscritti della tarda
antichit e dellinizio del periodo bizantino sono dotati solo di una

so n

34
P. W a l t e r s , The Text o f th Septuagint (Cam bridge 1973) 223; R. P. C. H
in The Cambridge History o f th Bible (C am bridge 1970) 416, 441-3, 445-6.

an

198

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

punteggiatura rudim entale ed difficile immaginare che Fozio si aspet


tasse di trovare delle copie migliori sotto questo aspetto o, se cos fosse,
egli avrebbe spiegato il m otivo per cui le credeva attendibili. In
secondo luogo, la punteggiatura che chiedeva Fozio consiste nellinseri
m ento di un pun to per indicare una brevissima pausa in una posizione
m olto poco plausibile cio tra le parole D io e di questo m ondo
cos da far capire che D io accecava le m enti dei non credenti di questo
m ondo. Tale idea non contraria alle regole della sintassi greca, ma
presuppone lassunzione di un ordine delle parole del tutto innaturale.
C om e testo greco da interpretare era gi stato raccom andato da scrit
tori precedenti, m a m entre questi si erano concentrati sullordine delle
parole, Fozio sostiene che il senso deve essere garantito dalla punteggia
tura.
Ancora una volta dobbiam o chiederci se spetti a Fozio il merito di
unosservazione originale. H ergenrther35 includeva il I capitolo degli
Amphilochia nellelenco di ci che egli considerava originale e pu
essere nel giusto per quel che riguarda la maggior parter di esso. Ma
questa sezione del capitolo ha una certa simiglianza con il capitolo 152
dal titolo Le ragioni per cui le Scritture sono oscure e H ergenrther
stesso36 osserva con acutezza che si tratta essenzialmente di una trascri
zione con pochi em endam enti da un testo di Policronio, vescovo di
Apamea (m orto prim a del 431) e fratello del noto commentatore
biblico di Antiochia Teodoro di Mopsuestia. Tutte le fonti concordano
sul fatto che Policronio seguisse gli stessi princpi di esagesi storica e
razionale del fratello e il testo in questione conferma tale convinzione
Nellenum erazione dei fattori che hanno creato problem i nel testo
della Bibbia, il quarto riguarda le difficolt create dalla punteggiatura e
il quinto quelle che dipendono dalla accentuazione. Il testo di cui
disponiam o probabilm ente ridotto e non fornisce alcun esempio dei
due fattori in questione, a parte un caso di difficile punteggiatura nei
Proverbi 2:21 che non comprensibile cos com . N on c dubbio che
questa la base delle idee di Fozio e che egli la sviluppi in una pi
ampia form ulazione che troviam o nel I capitolo.
Esaminiamo ora pi dettagliatamente lo sfondo e le implicazioni di
questa affermazione di principio. Prima di tutto la punteggiatura tradi
zionale dei testi greci pu essere dedotta in parte dai papiri e dai primi
manoscritti, in parte da affermazioni esplicite degli autori. Dionisio
35 Photius Patriarci) von Konstantinopel (Regensburg 1867-9) III 48.
36 lbid. 58.

F O Z IO

199

Trace (sezione 4,630.14 Bekker) scrisse che vi erano tre segni di punteg
giatura: teleia, mese, bypostigme in ordine decrescente di im portanza. Ma
nella maggior parte dei papiri gli scrivani si accontentano di due segni
invece di tre e pu essere che il testo di D ionisio sia stato
interpolato37. Per la maggior parte dei testi si trattava di una prassi
standard; per O m ero, ma solo per lui a quanto ci risulta, fu inventato
un sistema sofisticato da Nicnore, registrato negli scolii A all/ liade.
Stando cos le cose, era poco probabile che Fozio e i suoi contem
poranei potessero trovare delle copie delle Scritture con una punteggia
tura pi accurata a m eno che non si creda che gli interpreti di A ntio
chia ottennero un consenso generale per le loro idee, cosa non plausi
bile. Vi sono tuttavia tracce occasionali di un interesse per la punteggia
tura e gli accenti. N el VII secolo Anastasio di Sinai scrivendo la prefa
zione al suo Hodegos (PG 89.36B) dom anda al lettore di scusarlo per il
fatto di avere scritto direttam ente in bella senza lo stadio preliminare
della brutta copia e invita poi i lettori a fare segni vari sul testo.
N om ina tonoi, stigmai, hypostigmai e si lamenta che dei copisti igno
ranti abbiam o creato delle confusioni in una sua affermazione in mate
ria teologica.
Nella biografia di Teofane il Confessore di M etodio leggiamo che
egli era uno scrivano esperto che non faceva errori di accentazione38.
Ci docum entato per quel che riguarda lultima parte dellVIII secolo;
sbito dopo, la norm a di Stoudios stabil lobbligo per gli scrivani di
quel m onastero di essere accurati nello scrivere accenti e segni di pun
teggiatura. Di tale disposizione era forse al corrente Fozio.
C he dire dei manoscritti delle Epistole Paoline? U n esame dimostra
che la maggior parte di esse sono dotate della punteggiatura prevedi
bile, ma dopo u n attenta ispezione di alcune copie ne ho riscontrate tre
che si adeguano alla raccomandazione di Fozio. Due sono copie del X
secolo che si trovano a Parigi (gr. 216 e Coislin 224), la terza una
copia m inata probabilm ente del XII secolo ed a Cam bridge (Biblio
teca Universitaria, Add. 6678).
La copia di Cam bridge n on ha un com m ento marginale che possa
spiegare il testo e nelle due copie di Parigi la catena che discute la cor
retta interpretazione della fine prende in considerazione le diverse pos

37 E. G. T U R N E R , Greek Manuscripts o f th A ncient W orld (O xford 1971) 11.


38 Ed. B. L a t y s h e v , p. 16 (Zapiski delFAccademia Russa 13 (1916) nr. 4 ) .

200

F IL O L O G I B IZ A N T IN I

sibilit senza m enzionare la punteggiatura39. Purtroppo impossibile


affermare se questi tre libri risentano linflusso di Fozio o se testimo
nino una tradizione pi antica.
Resta il fatto che non possiamo assolvere Fozio da due gravi errori
nel corso della trattazione di II C orinzi 4:4. A ttualmente non c
motivo di credere che egli potesse ottenere dei manoscritti biblici con
unattendibile tradizione di punteggiatura. Inoltre, non c una ragione
che possa giustificare Phyperbaton che egli accetta pur di rendere laf
fermazione di S. Paolo teologicamente valida. Eppure, non ostanti
queste mancanze, dobbiam o apprezzare la form ulazione di un princi
pio che corretto. C una famosa analogia. Nel 1519 Erasmo aggiunse
unApologia alla ristampa della sua edizione in greco del N uovo Testa
m ento alla fine della quale leggiamo (p. 67) Q uid m inutius hypostigma? at tantula res haereticum gignit sensum. Egli cita come fonte
il libro III De doctrina Christiana di S. Agostino. Presumibilmente non
conosceva n Fozio n Policronio e i testi furono pubblicati tutti e due
dopo la sua m orte. Possiamo concludere che le grandi m enti pensano
allo stesso m odo.

39
II problem a n o n viene ulteriorm ente chiarito da K. S t a a b , Pauluskommentare aus der grechischen Kirche (M iinster 1933) 287-8.

VI

ARETA

I. I m a n oscritti esistenti
Il miglior rappresentante della filologia nella generazione successiva
a Fozio un uom o che pu essere stato suo allievo. Areta, nato proba
bilmente intorno all 850, pu aver subito linflusso di Fozio, m a gli
studiosi pi recenti negano ogni legame tra i d u e 1. L unico indizio di
un possibile rapporto costituito dai versi rivolti da Areta a Fozio che
si ricavano dallindice del ms. Barb. gr. 310 e che sono andati perduti
per i danni subiti dai fogli in questione del manoscritto.
Tuttavia va ammesso che Areta potrebbe anche aver scritto dei
versi, forse un epitaffio, su di una personalit eminente con la quale
non aveva un contatto personale. Anche Areta fece carriera nella
Chiesa diventando arcivescovo di Cesarea in Cappadocia. Ancora una
volta abbiamo un esempio del fatto che gli uomini di chiesa che occu
pavano le posizioni pi elevate erano liberali e tolleranti nel loro atteg
giamento verso la letteratura pagana del passato. Com e vedremo in
sguito c un unica riserva da fare nel caso di Areta. Il suo ruolo rile
vante nella storia della filologia pu essere dovuto ad un caso fortu
nato, la sopravvivenza di diversi volumi della sua biblioteca personale,
mentre non stato possibile riconoscere nessun libro appartenuto a
Fozio. E anche possibile, grazie allabitudine di Areta di scrivere delle
annotazioni in margine ai suoi libri, identificare delle trascrizioni da
altri volumi da lui posseduti, ma successivamente andati perduti. La
sua biblioteca privata era forse pi piccola di quella di Fozio, ma ha il
vantaggio di farci vedere lopera di un collezionista e valutare limpor
tanza dei suoi libri per la conservazione degli autori classici. I suoi
scritti forniscono prove ulteriori della sua cultura classica2.
Restano otto volumi della sua biblioteca. Sono tutti ottimi esem
plari di calligrafia su pergamena di alta qualit e i prezzi da lui pagati
per alcuni di essi, se paragonati ai salari annuali di un dipendente sta
tale, dimostrano che il collezionismo di libri non era un hobby per
persone con un reddito m odesto3. Il primo degli otto sembra essere

1 L e m e r l e , op. cit. 209, m olto fermo nella sua negazione; H. G. B e c k ,


Kirche und theologische Literatur im byzantinschen Reich (M onaco 1959) 614 pi
m oderato nel suo giudizio.
2 Ad eccezione degli scolli e del com m ento allApocalisse possibile consul
tarli nelledizione di due volum i di L. G. W E S T E R IN K , Leipzig 1968, 1972.
3 N. G . W lLSO N , in Byzantine Books and Bookmen, a Dumbarton Oaks Sympo
sium (W ashington 1965) 3.

204

FILOLOGI BIZANTINI

lEucIide (DOrville 301) scritto nell 888 dallo scrivano Stefano, forse il
pi abile di tutti i calligrafi bizantini e costava 14 pezzi doro. Il testo
non loriginale, una versione riveduta del IV secolo ma lopera di
Teone che ebbe una pi ampia diffusione, cosicch il manoscritto di
Areta non ha un grande valore come testimone del testo di Euclide, ma
lunica copia a conservare lannotazione, di cui abbiamo parlato pre
cedentemente, che documenta luso delle lettere come simboli algebrici,
di Leone. L interesse di Areta per Euclide deriva probabilmente dal
desiderio di studiare geometria come una delle materie del quadrivio.
Tra gli scolii marginali in questo manoscritto vi sono circa 50 annota
zioni di Areta che non ricorrono in nessun altra copia e possono per
ci essere sue aggiunte. Sono per lo pi annotazioni brevi, semplici e,
secondo gli studiosi moderni, di scarso rilievo4.
Nell 895 Areta, che era divenuto diacono, commission al calli
grafo Giovanni una copia di Platone (E. D. Clarke 39) contenente 24
dialoghi, cio tutte le opere importanti tranne la R epu bblica, le L eggi e
il T im eo. Gli cost 21 pezzi doro; il prezzo elevato spiegato
dallestensione e dal formato del libro. Questo volume costituisce uno
dei tre o quattro testimoni importanti del testo. Solo una piccola parte
degli scolii esistenti sono stati copiati in margine da Areta. Il motivo
non chiaro, forse non disponeva di tutti gli scolii, cosa che sembra
poco probabile visto che Platone era un testo comune. Forse era sem
plicemente meno interessato a Platone rispetto ad altri testi. C i che
scrisse in margine al Clarkianus non era che in parte di sua composi
zione anche se in diversi casi non pu essere riscontrato in nessun altro
manoscritto.
Le sue annotazioni sono per lo pi dedicate al T eeteto e al G orgia.
Quasi tutti i commenti al Teeteto corrispondono alle annotazioni tro
vate in altri manoscritti (T e W, Venezia, app. class. 4.1 e Vienna, supp.
gr. 7). Quelli al G orgia non si trovano altrove, ma secondo alcune
ragionevoli congetture derivano da un commento andato perduto di
Proclo 6. La derivazione di diverse altre annotazioni chiara. Il L exicon
di Polluce gli consente di dare unapparenza di cultura, senza ricono
scere il suo debito, allargomento tW archon basileus di Atene (a Euti-

4 J . L. H E IB E R G , Om Scbolierne til Euklids Elemmter (Mmoires, Acadmie


Royale de Copenhague), 6J serie 2 (1888) 36 e 75; T. L. H e a T H , The Tbirteen Books
o f Euclids Elementi (Cam bridge 1925) I 72.
5 Pubblicati da G . C. G r e e n e , Scholia Platonica (Haverford, Pa. 1938).
6 E. R. D o d d s , Plato: Gorgias (O xford 1959) 60-1.

ARETA

205

fr o n e 2a) e degli ordini degli Undici nel carcere in Atene (al F edone
59e). Ugualmente misconosciute sono annotazioni ancora pi erudite
sul gioco della palla (al Teeteto 146a) e sul gioco degli astragali (al L iside
206e) che derivano entrambi da unantica monografia dello storico
romano Svetonio, scritta in greco e tramandata da tre manoscritti7. La
ricorrenza del nome geografico Elea in S ofista 216a lo porta ad osser
vare che il posto in questione si trova probabilmente in Italia e non in
Ionia se ci si rifa allautorit di Strabone (6.252). Le sue informazioni
qui coincidono in parte con unannotazione in Eustazio e possono
derivare dal lessico atticista di Elio Dionisio. Un altro lessico che egli
nomina quello di Diogeniano che gli fornisce informazioni su Her
mes (al L iside 206d). C una nota sul poeta tragico Agatone, (al C on
v ito 172a) che ora si trova nel Clarkianus, ma in parte illeggibile, che
sembra coincidere nei punti essenziali con uno degli scolii a Luciano
{Rhetorum p ra ecep to r II, Rabe p. 178). Se allorigine si trovava nel com
mento a Luciano, che fu acquistato da Areta in un momento succes
sivo della carriera, ci sarebbe la prova di un suo ritorno a Platone dopo
un intervallo di anni e di note aggiunte durante la sua nuova lettura.
La nota non ricorre in alcun manoscritto di Luciano che sia sicura
mente indipendente da Areta e cos il processo di passaggio da un cor
pus di scolii allaltro pu essersi svolto tutto al contrario.
forse questo il momento propizio per affrontare un altro argo
mento che stato portato avanti per sostenere lidea che Areta sia tor
nato a Platone molto dopo il primo acquisto di una sua copia. Un
brano del F edone (96, f. 46 verso ) che ricorre anche in Eusebio, un testo
che egli ottenne nel 914, dotato di alcune correzioni che coincidono
con la versione secondaria riportata da Eusebio8. Purtroppo, per, lar
gomento non cogente in quanto le correzioni potrebbero provenire
da qualsiasi altra fonte visto che ripristinano il testo normale e che vi
sono correzioni in altri punti del Clarkianus che derivano da altre
fonti9. Ma a quanto mi risulta, non mai stato osservato che almeno tre
delle correzioni in questione non appartengono alla grafia di Areta, come
stato dichiarato, ma sono invece dello scrivano Giovanni, parte della
routine del calligrafo prima di consegnare al patrono il suo prodotto.
Vi sono quattro note erudite all 'A pologia che tramandano una
miniera di informazioni ricavate dalla Commedia antica sugli accusa
7 Pubblicata da J. T a ii.L A R D A I (Parigi 1967).
H. G i f f o r d , Cr 16 (1902) 16 e 391.
9 J. B u r n e t , ibid. 276.

8 E.

206

FILOLOGI BIZANTINI

tori di Socrate, Anito e Meleto, il suo allievo Cherefonte e il poeta Ari


stofane. N on si conosce la fonte; Areta deve aver elaborato del mate
riale tratto da antiche opere di consultazione. Di particolare valore
linformazione su Aristofane (a 19c) che comprende un commento del
poeta stesso e uno del suo rivale Cratino in cui viene individuata la sua
affinit intellettuale con Euripide. Dobbiam o essere grati ad Areta, in
quanto lunica fonte di fatti cruciali per la comprensione di Aristo
fane.
Le aggiunte di Areta al corpo degli scolii sono poche e distanziate.
Di tanto in tanto, fa unosservazione su alcuni aspetti della sintassi. E
forse sua unannotazione che propone un parallelo tra YInno 6.3 di
Callimaco e il C on vito 218 b. Ma vi sono quattro annotazioni pi
importanti. Nella prima, Socrate nell 'A pologia si difende dallaccusa di
ateismo dicendo (27b) S e i semidei (d aim on es) sono figli illegittimi
degli di, derivati dallunione con ninfe o altre, come infatti si dice,
potrebbe un uom o credere che i discendenti degli di esistano, ma che
gli di stessi non esistano? Sarebbe altrettanto ridicolo se qualcuno cre
desse che la prole dei cavalli e degli asini, intendo i muli, esista, ma i
cavalli e gli asini no. Ci spinge Areta a dire: Fai proprio bene,
Socrate, a paragonare gli di degli Ateniesi ad asini e cavalli. Natural
mente Socrate non faceva niente del genere, la nota serve solo a met
terci in guardia dallaspettarci da Areta la finezza di un filosofo.
Nel C arm ide (155d), fa confessare a Socrate di essere messo in uno
stato di eccitazione dalla vista del corpo di Carmide attraverso un man
tello aperto. L ammissione di un sentimento omosessuale spinge il
nostro lettore cristiano ad affermare: Sii maledetto Platone per il tuo
traviare cos astutamente le anime semplici con cui egli intende presu
mibilmente la lode di tali sentimenti implicita nella loro attribuzione a
Socrate. Pi avanti nello stesso dialogo Areta lamenta, e qui possiamo
simpatizzare con lui (159c): Socrate stai barando con i discorsi e con
fondendo il nobile Carmide con la sofistica. Perch anche se egli non
ha dato una dimostrazione adeguata di temperanza (sop h rosyn e ), tutta
via non era in disaccordo con la verit. E almeno una parte di tempe
ranza che agisce in modo tranquillo e ordinato; per tranquillo intendo
non violento, ma tu lo prendi per lequivalente di pigro e rovini ovvia
mente il ragionamento.
Infine nel Teeteto, dove comincia la digressione sulla differenza tra
lo studioso non mondano di filosofia e luomo che dedica le sue ener
gie a discutere in tribunale (I72c), Areta nota: D a qui in poi per le
prossime 14 colonne bisognerebbe imparare il testo a memoria. Se si

ARETA

207

intende il termine colonne nel suo significato moderno di pagine, 14


pagine del Clarkianus arrivano fino alla pagina 189 dello Stephanus,
molto oltre la fine della digressione. Forse Areta intendeva 4 invece di
14 oppure si riferisce ad uno stadio anteriore del testo su papiro scritto
su colonne relativamente brevi. Il brano memorabile non tanto per
laneddoto su Talete, che era cos assorbito dai pensieri che cadde in un
pozzo, quanto per lintervento di Teodoro che dice a Socrate: S e tu
potessi persuadere tutti cos come stai persuadendo me, ci sarebbe pi
pace e meno male tra gli uom ini, al che Socrate replica: E impossi
bile che il male scompaia, Teodoro, perch deve esserci sempre qual
cosa che si opponga al bene e il male non pu stabilirsi tra gli di, ma
deve necessariamente circolare tra le nature mortali di questo mondo.
Quindi bisogna cercare di fuggire il pi presto possibile da qui verso
laltro mondo. Si fugge rendendosi simili il pi possibile a Dio e diven
tare come lui vuol dire diventare santo, giusto e saggio. Speriamo di
essere nel giusto a credere Areta spinto da questo brano ad esprimere il
suo consenso incondizionato. Ci potrebbe far pensare che il motivo
per cui leggeva Platone non era il semplice desiderio di studiarlo dal
punto di vista stilistico come nel caso di tanti autori.
Il suo acquisto successivo fu lO rganon (Urb. gr. 35), commissio
nato, quando era ancora diacono, da Gregorio che era un suddiacono.
La data non pu essere stabilita con maggior precisione. Il libro una
prova ulteriore dello studio da parte di Areta degli argomenti del qua
drivio.
Egli scrisse una gran quantit di note sui fogli 2-29 trattando
d tWE isagoge di Porfirio ed una parte delle C ategorie di Aristotele. Non
si sa perch interruppe il lavoro a questo punto; se ci dipese dalla
noia o da altri motivi. Il costo della pergamena per questo volume era
di 6 pezzi doro e la somma richiesta per la trascrizione andata per
duta per via di un danno al foglio che d il colofone 10. Il libro la
copia pi antica dei testi che comprende ed anche una delle migliori.
Gli scolii sono un misto di compilazioni da diverse fonti e non si sa
fino a che punto Areta vi contribuisse11.
La biblioteca comprendeva due scrittori atticisti. Luciano (Harley
5694) era stato scritto per lui dallo scrivano Baane. La data non nota.
Una delle note menziona la morte di Leone VI che accadde nel 912,
10 E. FO LLIER I, Archeologia classica 25-6 (1973-4) (in realt 1975) 262-79.
11 Vedi le edizioni di A. B u s s e di Porfirio e Am m onio sulle Categorie (G A G
IV I e IV, Berlino 1887 e 1895) vi, x , X L , x l i e x rispettivamente.

208

FILOLOGI BIZANTINI

ma il testo di Luciano potrebbe essere stato trascritto precedentemente.


Ancora una volta abbiamo a che fare con il pi vecchio manoscritto
rimastoci di un autore e come fonte per gli scolii ovviamente impor
tante, ma non lunica testimonianza12. Come vedremo in sguito Areta
fu stimolato da Luciano a scrivere delle repliche aspre ad alcune sue
affermazioni e queste sono trasmesse a parte nel corpo dei suoi scritti.
Il
suo Aristide (Paris gr. 2951 e Laur. 60.3) fu realizzato per lu
dallo stesso Giovanni che aveva scritto Platone13. Ancora una volta la
data incerta.
C unannotazione di Areta che allude al disastroso comando
dellesercito bizantino che port alla sua sconftta da parte di Simeone
di Bulgaria. N on vi certezza che la sconftta sia collocabile nel 917 14
ed in ogni caso il manoscritto potrebbe essere stato copiato molto
prima. Pur trattandosi del manoscritto pi antico non di importanza
fondamentale per la ricostruzione del testo. Si potrebbe credere che esi
stano dei rapporti tra le sue lezioni e quelle attestate da Fozio nei suoi
sunti di quattro orazioni, ma le ricerche dimostrano che non sono cos
stretti; cos ci viene negata una prova potenziale di un legame tra i due
personaggi15. Per quel che riguarda gli scolii, sembra che Areta per lo
pi fccia suo il commento che va sotto il nome di Sopatro, limitan
dosi a fare alcune piccole modifiche e aggiunte. In attesa delluscita di
una nuova edizione degli scolii, diffcile affermare quanto fu da lui
alterato, ma noto un intervento: quando Aristide allude ad una statua
in avorio di Atena, Areta pensa che si tratti di quella che si trova nel
Forum Constantini di Costantinopoli, allingresso del Senato di fronte
alla statua che rappresenta Teti con dei granchi che le adornano i
capelli, donde gli ignoranti immaginano che le due dee rappresentino
la terra e il m are16.
Infine vi sono tre volumi di letteratura cristiana. Prima di tutto una
copia di scritti dei primi apologisti della Chiesa (Paris, gr. 451), scritto
da Baane nel 914 e del prezzo di 26 pezzi doro. Gli autori sono Giu
stino, Atenagora, Clemente di Alessandria ed Eusebio. Per la maggior

12 H . R a b e , N G G 1 9 0 2 , 7 3 5 .
13 Aristide, ed. B. K f.ii. II (Berlino 1898)
I i (Leiden 1976) XXVI e x v n .
H L em

erle,

op.

c it. 2 2 0

v i

v ili;

ed. F. W. Lenz - C . A. Behr

n. 52.

15 F. W. L e n z , Ansteidesstudien (Berlino 1964) 167-97; cfr. Lenz-Behr, op. cit.


LXXV III con n. 9.
16 Aristide, ed. W. D i n d o r f II (Leipzig 1829) 710.

ARETA

209

parte dei testi in esso contenuti il Parisinus lunica fonte o perlomeno


la pi importante. Sono andati perduti diversi quaternioni, ma dalle
copie rimaste si pu dedurre che il libro nella sua forma completa con
teneva anche l'A pologia di Tiziano. Vi sono poi diversi commenti
aggiunti da Baane ed Areta. A parte i commenti abbastanza particola
reggiati a carattere teologico su Atenagora, le annotazioni su tutti i testi
tranne il P rotrettico e il P ed a gogo di Clemente di Alessandria sono
scarse. La maggior parte delle annotazioni sono nella grafia di Baane e
si ritiene siano state composte nel V secolo17. Areta fece alcune
aggiunte di cui certe sono precedute dal suo nome e una o due delle
altre non hanno delle caratteristiche che facciano pensare alla paternit
di Areta. La maggior parte delle annotazioni si riferisce a Clemente di
Alessandria. Due di quelle al P rotrettico dimostrano che Areta stava tra
scrivendo (o imitando) un brano della B ib lioth eca di Fozio ed una di
queste, dal codice 239, la C restom azia di Proclo rivela che Areta stava
usando un manoscritto simile a Marc. gr. 451 (M) che di solito fornisce
un testo inferiore.
Cos, se si pu ammirare Areta per la calligrafia sua ed altrui, va
osservato che egli non sempre otteneva il testo migliore. Ancora una
volta non c una prova evidente di uno stretto rapporto tra i due
uomini; in tal caso, il suo testo della B ib lioth eca sarebbe stato pi
vicino alloriginale.
Le annotazioni su Clemente comprendono informazioni sullantico
trucco teatrale noto come xxxT|(ia prese in prestito da Polluce
4.128. Vi sono anche delle citazioni dalla tragedia, da Erodoto, Tuci
dide, Euforione e Callimaco.
Le aggiunte personali di Areta alle annotazioni non sono tutte a
carattere filologico. Quando Clemente raccomanda una dieta semplice
a base di bulbi, Areta, citando Omero (Ilia d e 4.350) esclama: Padre,
che parola ti sfuggita dalla chiostra dei denti. Pu esistere un cibo pi
difficile da digerire?
Lidea che una quantit limitata di cibo facesse crescere bene i bam
bini seguita dal commento che questo un buon consiglio per i nani
che cos possono sperare di raggiungere una statura normale. La regola
di Clemente secondo cui i capelli non devono essere tagliati confu
tata mediante una citazione di S. Paolo18.
17 O. StHLIN, Untersuchungen iiber die Scbolien zu Clemens Alexandrinus
(Diss. N iirnberg 1897) 45-8.
18 Scolii a Clemente, pp. 164.23; 166.19, 248.1, ed. O . S t H I.IN , Clemens Ale
xandrinus I (Berlino 1972, 3J edizione) 293-340.

210

FILOLOGI BIZANTINI

Alla Biblioteca di Areta appartiene anche una raccolta di testi di


diritto ecclesiastico (Vallicellianus gr. F. 10) non datata e di cui non si
conosce il copista. Le note in margine di Areta, che sono piuttosto
numerose, non sono ancora state pubblicate integralmente19.
Per ultimo viene un volume scritto nel 932 dal diacono Stiliano
(Mosca Ist. Mus. 231). una raccolta di trattati teologici con una pre
valenza di scritti di Teodoro Abucara, ma che comprende anche lo
pseudo-aristotelico Sulle v irt e i vizi. Vi sono delle note marginali,
alcune delle quali segnate da Areta col proprio nome, ma non conten
gono niente di veramente interessante al nostro fine attuale20.

II. A ltri testi


In questo paragrafo tratteremo prima di tutto di un gruppo di testi
che facevano evidentemente parte della sua biblioteca come risulta
dalle note presenti nelle copie rimasteci.
Prima di tutto occorre menzionare Dione Crisostomo. Un mano
scritto del X secolo (Urb. gr. 124) contiene (oltre ad una prefazione
sullautore)21 alcune note di Areta, relative soprattutto ai discorsi di
Dione sul regno. Visto che Areta aveva il delicato compito di esprimere
unopinione su una questione di stato, cio se ammissibile risposarsi,
rivolgendosi ad una persona che si fregiava ancora del titolo di impera
tore romano, le vicissitudini dei rapporti di Dione con Domiziano e
con i suoi successori erano di grande interesse.
Areta commenta la tecnica di Dione di riunire fonti impeccabili a
sostegno delle sue tesi e aggiunge di suo una citazione da Esiodo Le
op ere e i g io r n i 295. Alla fine dellultimo periodo, in cui vi un reso
conto incompleto della carriera di Dione ed un aneddoto sullorigine
del suo soprannome Crisostomo, Areta aggiunge alcune parole sullo
stile. Secondo lui, si tratta di un misto degli stili di Platone e di Lisia in
cui vengono conservati i caratteri distintivi di entrambi. Va notato che
n questo giudizio n il precedente coincidono con ci che Fozio
aveva detto su Dione, ma alcune brevi affermazioni negli scolii intorno
al tema di unorazione coincidono. Vi poi una serie di brevi e non
attribuite note, grammaticali o sintattiche, e qualche osservazione sulla
chiarezza e semplicit del greco di Dione. Vi sono due allusioni a
19 A. M E S C H IN I, Il codice Vallicelliano di Areta (Padova 1972).
20 Pubbl. da L. G. W e s t e r i n k , Byzantion 42 (1972) 196-244.
21 Stampata nelledizione di von Arnim, li 325-8.

A RETA

211

Marco Aurelio, una alle N u vole di Aristofane ed una ad Apollonio


Rodio. Curioso il suggerimento che sia stato Licurgo a portare per
primo la poesia di Omero in Grecia da Creta. Se si presuppone che
tutte le annotazioni siano di Areta, cosa che non certa in quanto non
possibile sapere se erano gi state scritte ai margini della sua copia e
se ne fu lui lautore, limmagine che ci si fa di lui come lettore non
molto affettata22. Una nota fra i pochissimi scolii alla guida di Pausania
allantica Grecia rivela che Areta aveva letto questo libro. Il commento
semplicemente che Patrasso la sua citt natale. E il caso di osservare
che si tratta di un testo di cui non sembra essere traccia in Fozio, ma il
semplice silenzio non pu forse essere considerato una prova suffi
ciente di ci. Tra le altre vi una nota che contiene il testo di uniscri
zione vista da Areta tra alcune rovine di Patrasso. Se ne potrebbe rica
vare la prova che occasionalmente egli si occupasse di epigrafia, ma
bench esista in tal senso un parallelo a tale attivit registrato nelle
note al manoscritto Palatino dell 'A ntologia g r e c a 11, la deduzione resta
incerta. E lo stesso vale per unaltra deduzione, di solito suscitata da
unaltra annotazione su Pausania, che Areta conoscesse il saggio sulla
ginnastica di Filostrato. Per quanto lannotazione alluda chiaramente a
Filostrato, essa ricorre in un solo manoscritto (Paris gr. 1399), scritto e
firmato da Pietro Hypsilas di Egina a M ilano nel 1497, per cui la nota
potrebbe essere sia di Areta sia di questo tardo scriba24.
U naltra opera che forse Fozio non conosceva Epitteto. Le note
nellarchetipo (Oxford, Auct. T. 4, 13) sembrano risalire ad Areta. Il
motivo principale una citazione da Marco Aurelio nella stessa forma
che ricorre nelle annotazioni su Dione Crisostom o. Vi sono anche
diverse osservazioni che sembrano tipiche di Areta. Alcune di esse
sono rivolte contro i monaci; quando Epitteto dice: Voglio vedere
uno stoico, Areta aggiunge: E d io voglio vedere un m onaco (2.19).
A 3.24 offre un improbabile suggerimento: Penso che abbia letto i
Vangeli. Forse la nota pi interessante una contenente un esametro
che in passato era attribuito ad Eraclito, ma che ora potrebbe essere
attribuito ai cos detti Oracoli Caldaici25.
22 Le note sono state pubblicate da A. S O N N Y , A d Dionem Chiysostomum analecta (Kiev 1896) 83-130; egli inoltre sosteneva la paternit di Areta.
23 Vedi il prossim o capitolo.
24 Vedi ledizione di F. SPIR O (Leipzig 1903) I 16, III 218-22, e A. D i l l e r ,
TA PA 87 (1956) 84-97.
25 L edizione di H. S c h e n k i . (Leipzig 1916) LXXIX s. tratta degli scolii; per il
verso di E raclito vedi M. L. W e s t , CR 18 (1968) 257-8.

212

FILOLOGI BIZANTINI

Tra i testi pi specialistici va ricordato il L ex icon di Polluce. Sem


brerebbe che Areta ne abbia trascritto delle parti quando compilava le
sue note su Platone e Clemente di Alessandria; se stato veramente
cos ed egli non trov quegli estratti gi fatti da filologi presenti in una
delle copie da lui consultate, allora se ne pu dedurre con un elevato
grado di probabilit che Areta possedesse larchetipo di Polluce26. E
inutile sottolineare lutilit di questa compilazione per uno studioso di
letteratura attica.
A questo punto conviene parlare dellipotesi secondo cui Areta,
anche se non ne lo scrivano, era responsabile della produzione di
unampia raccolta di lessici (Coislin 345). Tale congettura stata a volte
basata sulla convinzione, a mio parere errata, che una nota al margine
del libro rivolta ad un certo Tarasio sia un saluto al fratello di Fozio, il
destinatario della B ib lioth eca e che sia scritta con la mano propria di
Areta. Credo che non la si possa attribuire ad Areta perch la scrittura
in generale non sembra la sua in quanto contiene alcune lettere minu
scole e differisce in uno degli aspetti che mi sembrano pi caratteristici
di Areta, la forma del compendio per la parola xat. L altro motivo che
fa sospettare un coinvolgimento di Areta che il contenuto del mano
scritto implica luso delY E tym ologicum G enuinum e di Esichio. L unica
persona attiva in tale data e che si ritiene avesse accesso ad entrambe le
fonti Areta, se accettiamo la sua paternit per le note su Pausania
1.1.3 e 1.1.5. Poich non possibile avere delle notizie complete sulla
vita letteraria e intellettuale dellepoca azzardato credere che Areta
dovesse essere lanimatore della compilazione dei lessici. Ma almeno
possibile che tale onore gli spetti, cosa che implica che sia dovuta a lui
la riduzione di importanti elementi della raccolta come Frinico e Apol
lonio Sofista27.
Si cercato di attribuire ad Areta le brevi note poco informative
che si trovano sporadicamente nelle copie delle Vite di Plutarco (la
pi importante la nota a S olon 9.14 che fa delle ipotesi su ^ oveq e
xupPeic;, sui quali erano scritte le leggi di Solone, che devono almeno
essere discusse dagli studiosi). Indubbiamente la lingua ed il tono gene
rale corrispondono allo stile caratteristico delle sue note su altri autori.
Vi sono delle indicazioni cronologiche che fissano una data tra il 917 e
il 922. Si possono consolidare le prove a favore di tale attribuzione uti
26 E. B e t h e , N C G (1 9 8 5 ) 3 3 6 - 8 .
27 Su tutto d vedi K. A l p e r s , B Z
cura di K. LA TTE (Copenaghen 1 9 5 5 )

6 4 (1 9 7 1 ) 8 3 -4 ;
x v i li.

ledizione di Esichio I a

ARETA

213

lizzando un indizio offerto dalla nota su S olon 1.6. Plutarco qui parla
della tendenza allomosessualit di Solone e lo scoliasta invita il lettore
a non prendersela con Plutarco che affronta argomenti cos spiacevoli
perch persino Platone in tutta la sua grandezza dice cose molto peg
giori nel C arm ide. Conoscendo lirritazione di Areta per la confessione
di Socrate in quel dialogo difficile sfuggire alla conclusione che la
nota sia opera di Areta zs. C poi una categoria di testi dei quali pi
difficile dimostrare lappartenenza ad Areta. Un esempio di tale diffi
colt ci viene da una piccola raccolta di scritti filosofici, trascritti da
Giovanni il grammatico nel 925 (Vienna, phil. gr. 314), che consiste in
tre introduzioni a Platone, di cui la prima di Albino, e nei cosiddetti
Versi a u rei attribuiti a Pitagora insieme al commento di Ierocle. Vi
sono delle note in margine che, pur non essendo della mano propria di
Areta, possono essere state copiate dal suo autografo. Alcune delle note
sono inusitatamente simili nel fraseggio ad altre sue note e il tono
dello scrittore, che alterna ingiurie e condiscendenza, simile a quello
di Areta. Com unque gli ultimi due testi del volume gli erano noti
anche se il suo nome non premesso a nessuna delle n ote29.
Unaltra copia di Platone che ha sollevato molte discussioni un
manoscritto delle L eggi (Vat. gr. 1). Il copista non Giovanni il calli
grafo o Baane, come si pi volte ipotizzato, ma pu essere quello di
un Demostene del X secolo (Paris gr. 2935)30. Una volta appurato che
il testo non opera di uno scrivano che lavorava per Areta, diventa pi
facile giungere alla conclusione che le note in margine non sono di sua
mano anche se bisogna ammettere che non sono molto diverse.
Tuttavia, se Areta non lesse le L eggi in questa copia, si pu facil
mente asserire che pu averle lette in un altra31.
L unico manoscritto di Ateneo fu scritto da Giovanni il calligrafo32.
Si tentati di credere che lavorasse su commissione del suo unico
patrono noto, ma non vi sono note in margine o altre tracce della pro
priet di Areta. Va notato che egli cita (Westerink 41) un frammentino

28 M . M a n f r f .D I N I , Siculorum gymtiasium 28 (1 9 7 5 ) 3 3 7 - 5 0 (c h e riprende


unaffermazione non confortata da testimonianze fatta da S o n n y , A d Dionem
Chrysostomum analecta [Kiev 1 8 9 6 ] 9 3 n. 2 ).
L . G. W e s t e r i n k - B. L a o u r d a s , Hellenika 17 (1962) 105-131; il I.; m: i;: .
op. cit. 216, forse troppo scettico.
30 N . G. W i l s o n , CQ_ 5 4 ( 1 9 6 0 ) 2 0 0 - 2 0 2 .
31 Ma il L e m e r l e , op. cit. 215, sbaglia a far entrare in discussione Paris gr.
1807.
32 N. G. W i l s o n , J H S 82 (1962) 147-8 sul Marc. gr. 447.

214

FILOLOGI BIZANTINI

di versi lirici greci che pu essere stato tratto da questa fonte (5.217c,
Page PM G 1020), ma era una citazione che egli potrebbe aver trovata
in Luciano, dove ricorre due volte, per non parlare del fatto che com
pare in Dionisio di Alicarnasso.
Vi sono molti altri manoscritti che di quando in quando sono stati
attribuiti ad Areta, ma nessuno mi sembra degno di attenzione33. Va
solo ricordata la possibilt che egli abbia scritto alcune annotazioni alle
L ettere e agli A m p h iloch ia di Fozio. Il manoscritto un tempo conside
rato la sua copia del commento dellApocalisse fatto dal suo predeces
sore a Cesarea, Andrea (Barocci 3), non contiene il suo autografo, ma
non di molto posteriore.
Si tentato di aggiungere alla biblioteca dellarcivescovo una copia
della compilazione matematica di Pappo, uno scrittore del IV secolo,
autore di una relazione sui suoi predecessori preziosa per gli storici
(Vat. gr. 218). Le ragioni addotte a sostegno di tale attribuzione sono la
scrittura minuscola che sembra indicare una provenienza da Costanti
nopoli e largomento che si considerava consono agli interessi di
Areta3<l. L inconsistenza di tale ipotesi tale che non sarebbe neanche
il caso di parlarne se non avesse incontrato del consenso35. Un attimo
di riflessione ci convince che, sebbene la maggior parte delle attivit
scientifiche avesse luogo nella capitale, si esagera sia neHottimismo che
nel pessimismo se si vuole collocare il volume in questione nella rac
colta di Areta. Areta non era abbastanza ricco per poter commissionare
o acquistare tutti i manoscritti importanti o calligrafici realizzati ai suoi
tempi n bisogna pensare che egli fosse lunico uom o della sua genera
zione desideroso di esplorare il terreno astruso della matematica.

III. A reta lettore


Le ampie letture di Fozio e gli incontri tra amici a casa sua per
discutere36 hanno garantito, con tutte le probabilit, la sopravvivenza
di alcuni testi destinati altrimenti alloblio. Si pu dire lo stesso di
Areta? Lo si ritiene generalmente responsabile della salvezza dei P en
33 S o n o

tra tta ti

in

m odo

m o lto

s o d d is fa c e n te

dal

L e m e r l f ..

Scnptorium 11 (1957) 206 s.


35 M . S l C H E R L ,y 0 5 15 (1966) 201-29, u n a r t ic o l o p u b b l i c a t o in f o r m a r iv e d u t a
in D . H a r l f i n g e r (e d .), Griechische Kodikologie und Textberlieferung ( D a r m s t a d t
1980) 535-76; v e d i n . 8, p p . 560-1.
36 PG 102. 597 AD.
M A. P.

T r f .w f .e k ,

ARETA

215

sieri di Marco Aurelio in quanto egli ne trov una copia in cattive con
dizioni e la fece trascrivere. C una lettera (Westerink 44) scritta prima
che diventasse vescovo, in cui egli offre la trascrizione ad un certo
Demetrio, metropolita di Eraclea.
N on c niente che faccia pensare che egli giudicasse il testo come
una rarit o che lo avesse scoperto egli stesso. Ma forse non gli sem
brava il caso di vantarsi della sua scoperta mentre ne faceva regalo ad
un collega pi anziano. Egli rivela solo di aver posseduto il testo per
un certo tempo, che le cattive condizioni ne rendevano difficile la con
sultazione, e che egli lo aveva fatto ricopiare per tramandarlo ai posteri'
(il fraseggio non esclude lidea che egli stesso sia lautore della trascri
zione). Dobbiam o guardare favorevolmente il ruolo di cui si sente
investito di responsabile della trasmissione di tesori letterari alle future
generazioni. In unaltra occasione, in una lettera allimperatore sul pro
blema del suo riammogliarsi (Westerink 71), Areta cita dal saggio
M arco due raccomandazioni: leggere accuratamente e non dare
con leggerezza il proprio consenso a oratori facondi.
N on sembra vi siano altri autori classici, oltre Marco Aurelio, sal
vati da Areta n che egli ne abbia letti molti che poi sono andati per
duti. N on si sa se la sua breve invettiva contro Giuliano (Westerink 24)
implicasse la lettura di unopera completa dellApostata ora andata per
duta. Egli potrebbe aver letto la versione greca del resoconto della
guerra troiana di Ditti cretese37. Pi complessa la questione a propo
sito della raccolta di favole di Esopo fatta da Demetrio Falereo. Una
prova ci offerta da un unico riferimento che compare in una lettera
indirizzata ad Areta da Stefano Custode del Calamaio, a cui egli si era
rivolto per un rifornimento di materiale di scrittura (Westerink 39).
Stefano dice: H ai cacciato dalla mente il detto secondo cui i cani
troppo frettolosi danno alla luce dei cuccioli ciechi? Hai dimenticato
che luomo di Falero disse che anche i giudizi possono originare simili
risultati?. Uno studioso moderno ha visto in ci un riferimento ad
una favola su una scrofa ed una volpe la cui morale le cose non
vanno giudicate in base alla velocit con cui sono portate a termine,
ma dalla loro perfezione38.
In tale caso lallusione a Demetrio Falereo si riferisce allesistenza di
una raccolta di favole. Ma la deduzione estremamente dubbia. La
combinazione di un curioso elemento di folklore e di una massima sui
37 A. S o n n y , B Z 1 (1892) 590.
38 B. E. P e r r y , B Z 46 (1953) 308-13.

216

FILOLOGI BIZANTINI

giudizi avventati attribuita a Demetrio altrove in una raccolta di


motti efficaci attribuiti a filosofi (Gnomologium Vaticanum 253) e la
conoscenza di questo testo spiegherebbe sufficientemente lallusione di
Stefano.
Vi sono altre indicazioni che dimostrano che Areta leggesse dei
testi classici poi andati perduti? Di tanto in tanto sembra che egli citi
delle poesie che non ci pi dato leggere. Vi sono delle allusioni a Cal
limaco, di cui una che si riferisce specificamente aWEcale, che vengono
considerate come prova della conoscenza diretta del poema da parte di
Areta (Paris gr. 451 che contiene essenzialmente le opere di Clemente
di Alessandria).
Le allusioni ricorrono negli scolii che Areta scrisse in margine alle
sue copie di Eusebio e Pausania. Ma lo scetticismo insorge: non c nes
suna prova che dimostri che questi riferimenti siano dovuti ad Areta
stesso e in mancanza di essa si deve ipotizzare che egli non facesse
niente altro che copiare una nota gi esistente su ciascuno dei quattro
brani. In realt potrebbero esservi delle prove migliori, ma ci basato
su congetture. Uno dei suoi pam ph lets polemici, una invettiva contro
Leone Cherosfatte, contiene un brano estremamente oscuro in cui
Ecuba nominata subito dopo Icario. Essendo Icario famoso per aver
dato ospitalit al dio Dionisio, forse il filo del pensiero potrebbe essere
continuato leggendo H ekale per H ekuba uno scambio di una sola
lettera visto che Hekale diede ospitalit alleroe Teseo. Ma questa sup
posizione resta un tentativo e, anche nel caso fosse giusta, resta il pro
blema se Areta conoscesse la storiella dal poema di Callimaco o da
altra fonte39.
La portata delle sue letture era comunque considerevole, anche se
siamo cos scettici da voler escludere alcune possibili allusioni che
potrebbero derivare indirettamente da un autore antico, attraverso le
espressioni standard o semi-proverbiali consigliate dai manuali o dai
lessici.
Pur non possedendo le sue copie dei poeti classici, sappiamo che ne
lesse alcuni, in parte perch compose tre brevi epigrammi, due in
distici elegiaci ed uno in versi giambici (A nth. Pai. 15.32-4, Westerink
79-81) in parte perch li cita o fa delle evidenti allusioni. Le sue cita
zioni includono 1A n tb ologia P alatina 10.30, lo pseudo-Pitagora, C ar
m en au reu m e la P a ce 525-6 di Aristofane, una commedia poco popo

39 N. G.

W ilso n ,

op. cit. (sopra alla nota 3) 14-15.

ARETA

217

lare a Bisanzio. Egli nomina Esiodo e Pindaro in un discorso fatto dopo


pranzo davanti allimperatore Leone VI il 20 luglio 902 (Westerink 61).
E un panegirico dei successi militari dellimperatore e luso della let
teratura classica va al di l delle semplici citazioni poetiche. Anche Pla
tone ed Aristotele sono citati, il primo per la sua convinzione (R epub
blica 5.473) che lumanit sar felice solo quando i filosofi divente
ranno re o quando i re si dedicheranno alla filosofia e il secondo per
una nota sui fattori esterni che contribuiscono alla felicit (EN 1099 a
31-b 7). C anche un paragone tra limperatore ed Alessandro il
Grande.
Platone, Aristotele ed Omero sono i tre autori a cui Areta allude
pi spesso. E pronto a citare Platone anche in situazioni che poco si
prestano allo sfoggio di cultura classica. In una lettera rivolta al sinodo
a cui non poteva partecipare personalmente, egli adopera i versi
dellIlia d e 3.156-7: non una disgrazia che i Troiani e gli Achei dai
bei schinieri debbano soffrire a causa di una tale donna per applicarli
ad una polemica di scarsa importanza e poco dopo aggiunge unaltra
frase omerica. Alcuni autori riuscivano a provocarlo fino a farlo scop
piare dallira.
Due volte aggiunse un breve saggio scritto da lui ai commenti esi
stenti su Luciano (Westerink 54-5). In entrambi i saggi fa uso di un lin
guaggio intemperante. Luciano aveva fatto dire a un personaggio di un
suo dialogo che luniverso non come una nave guidata da un intelli
gente capitano, mentre un altro asseriva che il sistema disciplinato, che
secondo gli stoici c nel mondo, dimostra che ogni cosa determinata
da una necessit preordinata. Queste proposizioni erano un anatema
per un pio cristiano.
Lattacco a Giuliano in un altro saggio (Westerink 24) non riserva
alcuna sorpresa; considerata la lunga tradizione di ostilit nei confronti
dellApostata, ci che notevole la quantit della sua produzione let
teraria sopravvissuta. Giuliano aveva lamentato che lavvento del Cri
stianesimo non avesse portato ad una diminuzione del male nel
mondo. Areta replica dicendo che ci deriva dal libero arbitrio dato
allumanit dal suo creatore e conclude: Se fosse stata annullata lauto
nomia dellanima raziocinante, in che modo luomo si sarebbe distinto
da un asino? Sarebbe stato meglio per te essere un asino piuttosto che
tirar fuori simili argomenti. Se questo saggio sia il risultato di una let
tura dellopera completa di Giuliano o sia destinato a costituire sempli
cemente la replica ad una citazione gi fatta dai padri della Chiesa,
resta incerto. Ma forse il caso di dire che vi sono delle annotazioni

218

FILO LO G I BIZANTINI

ostili, di un tipo che sarebbe compatibile con la paternit di Areta, tro


vate nei manoscritti di Giuliano, come se egli ne avesse un tempo pos
seduta una copia40.
Lo stesso tipo di linguaggio ingiurioso, accompagnato da uno scop
pio dira nei confronti di Giuliano, si trova nellinvettiva diretta a
Leone Cherosfatte (Westerink 21), lambasciatore di cui abbiamo ricor
dato in precedenza le trattative astute e pedanti con la Bulgaria. Chero
sfatte perse il favore dopo una missione diplomatica presso gli Arabi e
dal testo di Areta si ricava che egli ebbe la temerariet di entrare in una
chiesa e di esporre pubblicamente le sue idee in merito a questioni reli
giose. Cosa disse esattamente e come gli capit questa occasione non
possibile dedurlo dallo sbraitare intemperante di Areta. Ma dopo molte
ingiurie, compreso il suggerimento che le sue facolt oratorie debbano
essere paragonate a quelle di Demade e Iperbolo e che egli sia un epi
cureo, il colpo finale : Prosegui nel cammino verso la distruzione
con il vecchio di Tiro, con lempio Giuliano le cui opere tu ammiri e
copi. Tu sei annoverato fra i loro soci. Va alla palude di Acheronte, al
Cocito, al Tartaro, allAcheronte e al Piriflegetonte dove il tuo Platone
sped i tuoi compagni. Dico sul serio e non per scherzo; perch dovrei
scherzare quando lodio scellerato verso Dio dimostrato da questi
intrighi ha portato anche i pi devoti ad una giustificata avversione?
Il riferimento a Demade e Iperbolo implica un pubblico ben esperto di
cultura classica, capace di riconoscere i due politici ateniesi come noti
demagoghi. Ci vale anche per lallusione ellittica a Porfirio, il filosofo
del III secolo la cui opera estremamente ostile, un attacco al Cristiane
simo in 15 libri, probabilmente non esisteva pi gi ai tempi di Areta.
Platone insignito di un epiteto destinato a segnare labisso che lo
separava dagli atteggiamenti cristiani, un abisso che tuttavia non
imped ad Areta di leggerlo con attenzione.
N on c molto altro da dire a proposito delle sue letture di classici.
Di tanto in tanto vi sono delle allusioni ad autori normalmente cono
sciuti fatte in m odo da non creare sospetti di pretese fraudolente di
erudizione. Tra questi ci sono Erodoto e Tucidide. Vengono anche
nominate le T etralogie di Antifonte, un testo non molto importante a
Bisanzio. Pu darsi che egli conoscesse anche Strabone; gli scarsi scolii
includono dei riferimenti a Patrasso, la sua citt natale, che potrebbero
essere una sua aggiunta. Sembra che egli conoscesse il trattatello di

411J .

B lD E Z ,

Byzantion

(1 9 3 4 )

3 9 1 -4 0 8 , sp e c ia lm e n te

3 9 9 -4 0 4 .

219

areta

Lesbonatte sulle figure retoriche. Vi sono poi diverse altre ipotesi su di


lui che non possiamo affrontare q u i41.
Anche se Areta non dava regolarmente giudizi in merito allo stile
degli autori come aveva1 fatto Fozio, le questioni stilistiche rivestivano
per lui una certa importanza. Egli critica (Westerink 32) un panegirico
di S. Gregorio di Nazianzo ad opera di Niceta Paflagone, dicendo che
come un mucchio di pietre preziose in disordine totale, come se la
quantit del materiale pi che la sua organizzazione garantisse un pro
dotto di valore. Ci vuol dire trascurare il precetto dei manuali di
usare non tutto il materiale che troviamo ma tutto ci che giudichiamo
adatto. Questo accenno risulta essere una citazione di Ermogene. Areta
critica il testo anche per la sua oscurit, per lesagerata imitazione dei
manierismi trovati in S. Gregorio e per luso eccessivo di paragoni tra
lui e i personaggi biblici42. Q ui Areta cita di nuovo Ermogene, questa
volta in modo esplicito, dicendo che certi princpi sono chiari anche se
si soltanto dato uno sguardo al suo manuale. Ancora una volta un
testo pagano accettato senza obbiezioni come autorit in materia.
L accenno allincapacit d e l s u o amico di scrivere chiaramente un
buon esempio di sfacciataggine. Areta si presta sicuramente alla stessa
accusa e fu infatti criticato da alcuni contemporanei. Un saggio di sei
pagine fornisce la sua replica (Westerink 17). Un amico gli era andato a
fare visita la sera prima, restituendogli alcuni dei suoi saggi e riferen
dogli che cerano delle persone che lo accusavano di oscurit. Areta
disse che forse loro non sapevano quando loscurit in ordine e per
quale pubblico. Se la critica proveniva da esperti di letteratura antica e
di stile retorico egli avrebbe apportato delle modifiche senza provare
alcuna vergogna, ma se non erano qualificati egli non avrebbe cam
biato nulla. Allasserzione che i padri della Chiesa scrivono in modo
semplice egli risponde che ci pu essere vero nel caso di esortazioni
morali, ma non sempre cosi, come dimostrato dalla 44a orazione di
S. Gregorio Su E ncaenia. Eppure Gregorio non per questo meno
apprezzato; egli rappresenta una sfida per il lettore colto. Areta osserva
che Gregorio stesso aveva espresso il desiderio di poter possedere la
destrezza e labilit linguistica di Tucidide e di Erodoto per tramandare
ai posteri la malvagit di Giuliano. Poi Areta difende il proprio stile
con dei termini in parte attinti da Ermogene. Egli rassicura lamico
sulle sue intenzioni pacifiche in quella polemica sottolineando la cosa
4 N e

d isc u te

in

m odo

assen n ato

il L

em erle.

42 Vedi ledizione a cura di J . J . R izzo (Bruxelles 1976), specialmente 8-10.

220

FILO LO G I BIZANTINI

con una citazione dalla P a ce di Aristofane. La maggior parte del resto


del saggio consiste in una dichiarazione dei meriti dei propri scritti a
cui non segue per una dimostrazione concreta attraverso degli esempi.
Egli cita un aneddoto presumibilmente trovato nella Varia H istoria
(2.2)43 di Eliano paragonando coloro che lo avevano criticato al Megabizo Persiano che visit lo studio del pittore Zeussis ed ammir i
dipinti con colori chiari, mostrando scarsa considerazione per le opere
pi scure che erano dipinte con maggiore abilit, e rise con aria di
scherno degli schiavi che stavano macinando i pigmenti per fare i
colori. Ma, non ostante questo sfoggio di erudizione, Areta non riesce a
convincere il lettore moderno di avere veramente qualcosa da dire a
propria difesa. Egli non si serve dellopportunit di un richiamo al cri
tico antico Demetrio Sullo Stile 254 quando afferma che loscurit
spesso produce potenza.
I
procedimenti di Areta lettore sono stati messi in rilievo da uno
studio attento di diversi suoi libri. Quando lesse lantico apologista Atenagora, fece del suo meglio per rimediare a diversi errori ed chiaro
che le sue modifiche non coincidono con quelle raccomandate dai filo
logi m oderni44. Cos anche il manoscritto che ora si trova a Mosca
dimostra che, almeno in vecchiaia, era un lettore abbastanza disattento
e faceva delle annotazioni basate su fraintendimenti45.
Si pu forse concludere questo discorso prendendo in considerazione
due osservazioni che compaiono nel suo commento allApocalisse. Si
tratta di una rielaborazione di un commento di Andrea, uno dei suoi pre
decessori allarcivescovado di Cesarea e un paragone tra i due testi ci con
sente di dedurre che le osservazioni sono una sua aggiunta. Com m en
tando Y A pocalisse 2 :24-9 dice: Se la sintassi non-greca (gli indicativi non
devono mai essere combinati con i congiuntivi) ci non preoccuper
coloro che ottengono la salvezza solo attraverso la mente e non con la pre
cisione delle parole . E a proposito di 3:22 egli annota: Si gi detto che
la cultura greca considera tale sintassi e tale ordine di parole solecismi, cosa
della quale la Chiesa si interessa m en o 46. La differente enfasi fa pensare
43 Sembrerebbe che la lezione Mt|i6a implicasse una dipendenza dalla V
famiglia dei manoscritti Eliani (cfr. ledizione del D i l t s ) .
44 Vedi ledizione di ScH W A R T Z , in Texte und Untersuchungen IV parte 2 (Leip
zig 1891) iv-vn.
45 L. G. W e s t e r i n k , Byzantion 42 (1972) 199-200.
46 Ed. J. A. C R A M E R , Catenae graecorum patrum in Novum Testamentum VIII
(O xford 1844) 218, 236. L edizione di Andrea a cura di J. S c h m i d (M onaco
1955-6).

ARETA

221

che egli avesse un atteggiamento pi rispettoso nei confronti delle


Sacre Scritture e la cosa non sorprende.
N on vi sono motivi che facciano ritenere che Areta meriti conside
razione come critico testuale o letterario. Il suo tono spesso perma
loso e poco edificante. Lesse molta letteratura antica, ma, se lo lece per
apprendere labilit di esprimersi chiaramente nel linguaggio degli scrit
tori del passato, non riusc nellintento.
Non c niente che faccia pensare che avesse allievi con interessi
filologici. La sua collezione di libri, che riveste una grande importanza
per noi grazie alla sua parziale conservazione, poteva non averla nella
sua epoca se non per il fatto che ogni collezione privata di copie non
eseguite dal proprietario in persona fa presupporre un alto grado di ric
chezza. Quasi tutti i manoscritti superstiti tra quelli trascritti in
quellepoca sono tra i pi importanti per i testi che tramandano. L Euclide bodleiano una rara e singolare eccezione. Ci che Areta stesso
aggiunse agli scolii su vari autori non , nel complesso, di grande
importanza. In breve, Areta gode di una reputazione superiore ai suoi
meriti.

V II

DAI CO N T EM PO R A N EI DI ARETA A LLA FINE D EL X SE C O L O

I. L a ttivit d ei cop isti


Areta non fu lunico lettore della sua generazione con interessi filo
logici. N ellultimo capitolo abbiamo avuto occasione di menzionare
diversi libri che sono stati attribuiti senza alcun motivo o quasi alla sua
biblioteca. Ce n ancora qualcuno che il caso di ricordare qui. Prima
di tutto va menzionata la pi antica copia esistente di Isocrate (Urb. gr.
I l i ) piena di buone varianti e di solito considerata come la pi atten
dibile testimonianza del testo di un autore influente che, notiamo per
inciso, non quasi mai citato o fatto oggetto di riferimento da Areta.
La scrittura del manoscritto fa pensare ad una data prossima alla fine
del secolo. Unimpressione di maggiore arcaicit deriva dalla grafia
angolare e idiosincratica di altri quattro libri di cui uno notevolissimo
per il filologo classico in quanto costituisce la pi antica copia esistente
di Demostene (Paris gr. 2934), libro m olto notevole giudicato il pi
importante manoscritto da quasi tutti gli editori. Sarebbe interessante
sapere dove fu prodotto, ma non c alcuna traccia e sicuramente non
si pu ricavare niente dal fatto che alcuni secoli dopo appartenne ad
un monastero collocabile in Asia Minore. Molto simili e presumibil
mente dovute allo stesso scriba o scriptoriu m sono le copie di due cro
nache del IX secolo di Giorgio Sincello e Teofane (Vat. gr. 155 e Christ
Church, Oxford, Wake 5 ) 1 e del commento di Stefano agli A phorism oi
di Ippocrate (Escoriai C-II-10).
Nel campo della medicina c un libro della fine del IX secolo o
dellinizio del X che consiste in una raccolta di scritti antichi sulla cura
delle ossa rotte e delle slogature che noto agli storici dellarte per le
illustrazioni di pazienti bendati o legati con una cinghia, gli equivalenti
antichi dellattuale tavola operatoria (Laur. 74.7). Il livello delle illustra
zioni cos elevato da far pensare ad una provenienza da Costantino
poli e c una nota successiva, che deve essere integrata da qualche con
gettura, secondo la quale il libro apparteneva allospedale della chiesa
dei Quaranta Martiri, nota per essere stata istallata in un palazzo impe
riale riconvertito alla fine del XII secolo2. Quanto spesso i Bizantini o
gli antichi applicassero le tecniche illustrate nei trattati non si sa.
Sarebbe interessante sapere chi ne fu il possessore originario tanto pi
che il principale manoscritto degli scritti di botanica di Teofrasto (Urb.
1 N. G. W i l s o n , D O P 26 (1972) 357-60.
2 R. J a n i n , Gographie eeclsiastique de l empire byzantine I
Parigi 1969) 564.

to m o

III (II ed.,

226

FILOLOGI BIZANTINI

gr. 61), che sono pi importanti per il loro significato teorico che per
quello pratico, presenta una grafia cos simile da far pensare che i due
manoscritti siano stati scritti se non dallo stesso copista certamente
nello stesso scrip toriu m . Entrambe le questioni trovano una risposta, sia
pure parziale, in tre serie di versi aggiunti al' manoscritto Laurenziano
da mani contemporanee. I versi includono un invito ai praticanti a
seguire i consigli dati. Le tre poesie lodano un dottore chiamato Niceta
per aver scoperto, messo insieme e trascritto di sua mano tale raccolta
di testi trascurati. Ma non sembra che la maggior parte dei testi sia
stata ricopiata di nuovo durante il periodo bizantino e pu essere che
le cure consigliate non fossero abbastanza efficaci da incoraggiare
unapplicazione generale. Niceta ha comunque il merito di conservare
questi trattati e probabilmente merita la gratitudine di tutti gli studiosi
di storia della botanica per aver ricopiato il manoscritto, che larche
tipo di una se non di entrambe le opere principali di Teofrasto3.
Dopo la morte di Areta per un po di tempo non sembra esserci
nessun filologo di valore. La met del secolo fu, comunque, un periodo
di attivit importante il cui significato tende ad essere sottovalutato a
causa delle datazioni ingiustificatamente tarde che venivano date ad
alcuni manoscritti che ne sono la prova pi considerevole4. E possibile
identificare una certa quantit di scrivani, ma non possibile stabilire
se lavorassero per s o per conto di ricchi collezionisti di libri.
Dagli anni 20 del secolo in poi troviamo testi di poeti classici: le
pi antiche copie di Teognide (Paris supp. gr. 388) e Museo (Barocci
50, una miscellanea contenente unampia gamma di testi) possono risa
lire al 925 circa. Alla met del secolo pu essere attribuito il celebrato
codice che ora si trova nella Biblioteca Medicea di Firenze, lunico dei
manoscritti medievali a contenere tutti e sette i drammi di Eschilo e
che di fondamentale importanza anche per Sofocle ed Apollonio
Rodio (Laur. 32.9).
Lunica copia di Aristofane che contiene tutte e undici le commedie
(Ravenna 429) appartiene a questepoca. Secondo alcuni, lo scrivano
lo stesso che scrisse il testo del Sofocle nel manoscritto mediceo, ma la
cosa non affatto certa5. Entrambi i manoscritti hanno scolii margi
nali; gli scolii nelPAristofane sono inferiori agli scolii trovati in copie

3 B. E lN A R SO N - C . K. K. L i n k , Theopbrastus De causis plantarum I (LondraCam bridge, Mass. 1976) lix.


4 A. D i l l e r , in Serta Turyniana (Urbana-Chicago-Londra 1974) 514-24.
5 Ibid. 523; io non sono del tutto convinto.

DAI CO N TEM PO RA N EI DI ARETA ALLA FINE DEL X SECO LO

111

successive e da questo punto di vista il libro deludente. D altra parte,


c una raccolta particolarmente ricca di scolii ai margini della copia
dtWIlia d e scritta pi o meno a questepoca (Marc. gr. 454). Essi costitui
scono una fonte unica di informazione sulla filologia antica e perci
quando furono pubblicati nel 1788 favorirono una migliore compren
sione della genesi dei poemi omerici. M olto meno importante, ma
dello stesso periodo, una copia dell 'O dissea (Laur. 32.24). L ultimo
testo in versi importante copiato in questo periodo, probabilmente
circa 930-950, \A n tologia g r e c a generalmente nota come Y A ntologia
P alatina per via della biblioteca in cui se ne conserva la maggior parte
(Heidelberg gr. 23; ne stata staccata una piccola sezione ed ora Paris
supp. gr. 384). Questa raccolta di poesie ellenistiche e tarde quasi tutte
in metro elegiaco, un tesoro di epigrammi greci. E difficile ricostruire
le circostanze della sua compilazione nei particolari6, ma c una cosa
da sottolineare. Gli epigrammi comprendono alcune iscrizioni di chiese
bizantine che sembra siano state raccolte da un certo Gregorio
Magistro di Cam psa in Macedonia, cosa che rivelata dalle didascalie
di alcuni epigrammi. C i ha fatto pensare che siano state effettuate
delle visite a Tessalonica (A nth. Pai. 7.340), Larissa (7.327 s.), Megara
(7.337), Corinto (7.347), Magnesia (7.338), Cizico (7.334 s.) e in Frigia
(7.330-3). Si ipotizzato che tali viaggi avvenissero su richiesta del
compilatore dt\YA ntologia, Costantino Cefala, di cui non si sa nulla a
parte il fatto che forse la persona con il rango di cappellano di
palazzo nominata nella relazione dellanno 917 da Teofane Continuato
6.10 (p. 388.23). E certo che Gregorio trascrisse un epigramma direttamente dal monumento (7.327) e di altri due si dice che furono trovati
a Cizico (7.334) e a Tessalonica (7.340). C i che ci si chiede se il viag
gio fosse effettuato appositamente a tale scopo. cosa pi probabile,
ma ancora degna di nota come esempio di procedimento filologico,
che qualcuno che viaggiava per lavoro avesse Yhobby di collezionare
epigrammi.
La comparsa di alcuni testi poetici non deve far credere che la lette
ratura in prosa perdesse terreno. Il X secolo produsse manoscritti anche
di autori in prosa. Qui ricorderemo i migliori. C i sono 5 copie di
Demostene: Paris gr. 2935, Laur. 59.9, Marc. gr. 416 e 418 e Mnchen
gr. 485. La prima fu scritta dallo stesso copista delle L eggi di Platone
(Vat. gr. I ) 7 e la seconda probabilmente dallo stesso dellAristofane di
6 Vedi lo studio di Alan Cam eron in corso di stampa.
7 N . G. W ilso n , CA 54 (1960) 200-2.

228

FILO LO G I BIZANTINI

Ravenna8. Lo scrivano pi attivo di questo periodo il monaco


Efreim che raggiunse un livello alto di calligrafia. La sua produzione
comprende: 1) il migliore testimone del testo di Polibio (Vat. gr. 124)
scritto probabilmente nel 9 4 7 9; 2) una importante copia dell O rganon
di Aristotele (Marc. gr. 201) datata 954; 3) gli Atti e le Epistole (Athos,
Lavra B 64), un manoscritto notevole in quanto uno dei suoi antenati
pu aver fatto parte della biblioteca di Eusebio a Cesarea e in quanto
d delle indicazioni sullopera di Origene su questi testi10; 4) i Vangeli
(Athos, Vatopedi 747), datato 948; 5) uno dei testimoni fondamentali
del testo platonico (Venezia, app. class. 4,1) u .
Altri autori rappresentati nei codici di questo periodo sono Strabone (Paris gr. 1397) e Dione Cassio (Laur. 70.8) ad opera dello stesso
scrivano12, Tucidide (Laur. 69.2 e Heidelberg, Pai. gr. 252)13; Erodoto
(Laur. 70.3), Luciano (Vat. gr. 90); le Vite di Plutarco (Laur. Conv.
sopp. 206); e Aristotele (Paris gr. 1853 una sostanziosa raccolta di
scritti14, Barb. gr. 87, l 'O rganon, e Paris gr. 1741 il manoscritto princi
pale della P oetica e della R etorica contenente anche una gran quantit
di altri testi sulla retorica, in particolare di Dionisio di Alicarnasso e
Menandro il Retore)15. Tra gli altri testi di questo periodo o di poco
dopo possiamo ricordare anche una seconda copia di Dione Cassio
(Marc. gr. 395), la C yroped ia di Senofonte (Erlangen gr. 1 e Escoriai T111-14), le sue opere minori (Vat. gr. 1335), Platone (Pai. gr. 173) e Ippocrate (Marc. gr. 269). Inoltre va qui menzionato il principale testimone
per gli pseudo-aristotelici P roblem ata (Paris gr. 2036) che, cosa abba
stanza strana, costituisce anche la fonte principale per il pi famoso
saggio antico di critica letteraria, lo pseudo-Longino S ul sublim e.

8 M a ci negato da Diller, op. cit. 523.


9 G. P r a t o , Scrittura e Civilt 6 (1982) ha proposto di attribuire il Vat. gr. 124
al 962 della N uova Era anzi che al 947. Gli riuscito di individuare Efreim nel
M S. Atene, Bibl. N az. 1 Teodoreto.
10 H. C h a d w i c k , J T S 11 (1959) 11-12.
11 Di solito la si fa risalire al XII secolo, ma cfr. B. L. F o N K I C , Thesaurismata
16 (1979) 158. Ultimamente sono stati attribuiti altri due libri a Efreim; Urb. gr. 97
(Plutarco) e Urb. gr. 130 (Manuali di retorica). Per uno studio approfondito che
porta alla conclusione che Urb. gr. 130 sia opera di Efreim rifiutando le altre attri
buzioni vedi L. PERR IA , StudBizNeoell 14-16 (1977-9) 33-112.
12 A. D i l l e r , TA PA 78 (1947) 184-5.
13 Pai. gr. 252 pu anche risalire al 900 circa; cosi sostiene D i l l e r , Serta Turyniana, 523.
14 Descritto da P. M o R A U X , Scriptorium 21 (1967) 17-41.
15 Descritti da D. H a r l f i n g e r - D. R e i n s c h , Philologus 114 (1970) 28-50.

DAI CO N TEM PO RA N EI DI ARETA ALLA FINE DEL X SEC O LO

229

L elenco non completo, ma basta a rendere lidea dellintensa attivit


della met del secolo. Anche se i testi che ho menzionati sono tutti,
tranne uneccezione, letterari, chiaro che gli studi scientifici non
erano del tutto trascurati. Lo stesso scrivano copi probabilmente il
matematico Antemio di Traile (Vat. gr. 2 1 8 )16 ed un libro, ora un
palinsesto in condizioni piuttosto cattive, da cui furono ricavate alcune
opere precedentemente sconosciute di Archimede poi pubblicate dal
filologo danese J. L. Heiberg allinizio di questo secolo (prima Istanbul,
Metochion del Santo Sepolcro 355, ma ora in una collezione privata;
un foglio ha viaggiato fino a Cambridge, University Library, Add.
1879.23)17. Se non fosse per questo manoscritto conosceremmo solo
una versione in latino medievale del saggio Sui co rp i ga llegg ia n ti in cui
inventata la scienza dellidrostatica e ignoreremmo il saggio intitolato
M etod o dei teorem i m ecca n ici , in cui egli elabor un procedimento
molto simile al calcolo integrale. L evoluzione scientifica in entrambi i
campi avrebbe progredito pi rapidamente se i due testi fossero stati
noti nelPoriginale nel Rinascimento.
Le ricerche moderne hanno rivelato un altro palinsesto interessante
la cui scrittura originale del X secolo (Vienna, hist. gr. 10). Contiene i
libri 5-7 della K atbolik e p r o so d ia del grande grammatico Erodiano in
una versione leggermente ridotta. Le altre sue opere, ad eccezione di
una, andarono un po alla volta perdute o sostituite18.
Nella II met del X secolo continuavano ad esistere vari interessi
letterari. Pur non volendone fare un resoconto completo il caso di
ricordare alcuni manoscritti significativi che pare fossero prodotti in
questo periodo. Uno la pi vecchia copia esistente delle O pere e i
g io r n i di Esiodo: contiene anche il poema didattico sulla geografia di
Dionisio Periegeta; entrambi i testi sono dotati di abbondanti scolii ai
margini (Paris gr. 2771). In questo periodo pu essere probabilmente
collocata la pi antica e meglio conservata copia dei poemi di
Nicandro sui serpenti che possiede numerose illustrazioni (Paris supp.
gr. 247). C ancora una copia importante dell 'A ntologia della lettera
tura in versi ed in prosa di Giovanni Stobeo (Vienna, phil. gr. 67). Una
16 Illustrata da R. B r o w n i n g , Justinian and Theodora (Londra 1971) 85. Nel
Vat. gr. 218 il testo di Pappo presenta una scrittura m olto simile a quella di Baane,
nominato precedentemente in rapporto ad Areta: vedi R. B a r b o u r , Greek lilerary
bandi A . D. 400-600 (O xford 1981) 27 illustrazione 97.
17 J. L. H e i b e r g , Hermes 42 (1907) 235 ss.; lidentificazione del foglio di C am
bridge mia.
18 H . H u n g e r , JO B G 16 (1967) 1-33.

230

FILOLOGI BIZANTINI

copia di Aristide merita di essere segnalata (Vat. gr. 1298) non perch il
testo sia in qualche modo inconsueto, ma per altri due motivi. Prima
di tutto alcuni fogli sono palinsesti e i testi originali sono stati identifi
cati come la P olitica di Aristotele e il dialogo bizantino anonimo sulla
teoria politica che fu edito dal cardinale Angelo Mai ed probabil
mente il libro menzionato da Fozio nel codice 37 della sua B ibliotheca.
E abbastanza sorprendente riscontrare che la grafia di questi testi
originali non molto antica, come ci si aspetterebbe in un palinsesto,
ma ricorda quella degli scritti di botanica di Teofrasto del codice data
bile probabilmente intorno al 900. Il secondo motivo per cui il volume
di Aristide notevole dato dal fatto che uno degli scrivani pu essere
identificato con quello di una raccolta di testi in prosa (Coislin 249)
che comprende un discorso di Lisia, due di Eschine, l'E ncom io d i Elena
di Gorgia, sei saggi di Sinesio e soprattutto la Vita d i P roclo di Marino.
Per tutti questi scritti il pi antico testimone. N on possibile indivi
duare le ragioni della scelta dei testi; la cosa migliore immaginare lo
scrivano o il proprietario del libro come un collezionista che coglieva
ogni occasione per ampliare la sua biblioteca. Eppure piacerebbe
saperne di pi su di una persona che desiderava leggere la biografia di
un neoplatonico di idee esplicitamente pagane.

II. Istru zion e e m ecen a tism o


La produzione di libri fu stimolata dallesistenza delle scuole e dal
benevolo interesse dellimperatore Costantino Porfirogenito (912-959).
La corrispondenza di un maestro di scuola della prima met del
secolo d unallettante visione del m ondo dellistruzione19. Essa rivela
lesistenza di una temibile rivalit tra lo scrittore e i suoi colleghi. I suoi
metodi non risultano nuovi; gli allievi dovevano imparare a memoria
regole di grammatica. Le sue letture personali si estendevano fino alle
lettere di Sinesio, che egli chiede ad un amico di prestargli per una set
timana. Sebbene gli alunni gli pagassero una retta, pare che ricevesse
un sussidio dalle autorit ecclesiastiche. L intervento di unautorit
negli affari della scuola risulta dalla biografia di S. Atanasio, il fonda
tore della Grande Lavra sul Monte A thos20. Da giovane, quando si
19 R . B r o w n i n g , Byzantion 24 (1954) 397-452; ulteriore bibliografia e discus
sione in L e m e r l e , op. cit. 246-8.
20 N e parla L e m e r l e , ibid. 257-60.

DAI C O N TEM PO RAN EI DI ARETA ALLA FINE DEL X SEC O LO

231

chiamava ancora Abraamio, era venuto da Trebisonda nella capitale per


studiare con un insegnante chiamato Atanasio al quale nella biografia
viene dato lunico e misterioso titolo di presidente delle scuole.
Uno scettico potrebbe dire che lespressione non indica pi che un
eminente insegnante e che viene usata questa forma per via della dif
ficolt dello scrittore ad utilizzare uno stile formale arcaicizzante. Ma
se egli intende esattamente ci che dice, il titolo potrebbe derivare da
uniniziativa dellimperatore, Romano Lecapeno o Costantino Porfirogenito; non c niente che faccia pensare che gli insegnanti della capi
tale formassero unassociazione e ne eleggessero il presidente. Il futuro
santo fece progressi cosi rapidi da essere scelto allunanimit dai suoi
allievi come insegnante-assistente a scuola e successivamente, con una
nuova votazione della scuola e la buona volont dellimperatore, pro
mosso al rango di insegnante vero e proprio, cosa che significava che
egli lasci la scuola. Egli divenne cos popolare nel suo nuovo ruolo
che si crearono dei rapporti difficili con la scuola da cui proveniva, tali
da provocare lintervento dellimperatore. E difficile stabilire esatta
mente cosa abbia potuto fare Costantino in tali circostanze, ma fuori
discussione che egli si interessasse allistruzione. Egli nomin quattro
professori, uno per ogni materia che veniva studiata nella scuola isti
tuita da Bardas nel secolo precedente21. N on si sa se la scuola ebbe for
tuna negli anni successivi e perci potrebbe darsi che Costantino cer
casse di rivitalizzare unistituzione in declino. Nom in Costantino protospatharios in filosofia, Niceforo patrizio in geometria, Gregorio a
secretis in astronomia mentre assegn la cattedra di retorica ad Ales
sandro, metropolita di Nicea. Questultimo lunico dei quattro di cui
ci sia rimasta qualche traccia. Egli possedeva un manoscritto di Luciano
(Vat. gr. 90) e lo corresse facendo dei segni sul libro in otto passi e
indicando il nome della persona con cui aveva fatto le correzioni, cosa
che fa pensare ad un lavoro di coppia svolto leggendo due copie
diverse dello stesso testo22. C un fatto che emerge dalla sua corri
spondenza e che merita di essere menzionato. Una lettera di Niceta
Magistro dice che lo scrittore aveva ricavato gran beneficio dalle anno
tazioni di Zosim o alle F ilippiche e alle O lintiache di Demostene, ma che

21 T e o f a n e C o n t i n u a t o 6.14, p . 445.6.
22 I passi si possono trovare nellindice di H. R a b e , Scholia in Lucanum (Leip
zig 1906) 287. Altre informazioni su Alessandro sono state raccolte da P. M a a s ,
Bngrj 3 (1922) 333-6 ( = Kleine Schriften (M onaco 1973) 467-72) e J. D a r k o u z k s ,
Epistoliers byzanlins du Xe sicle (Parigi 1960) 27-32.

232

FILO LO G I BIZANTINI

aveva sempre avuto delle difficolt nel comprendere le due famose ora
zioni contro Eschine (Sulla co ro n a e Sulla fa ls a a m b a sceria ) e lorazione
22 ( C ontro A n drozion e) per la mancanza di scolii. Perci egli chiede ad
Alessandro di spedirgli tutti gli scolii che p u 23. Ma se i quattro profes
sori non fecero niente per conquistarsi una posizione di rilievo nella
storia della filologia va per detto che limperatore rimase apparente
mente soddisfatto dei loro risultati. Egli riusc a fare in modo che gli
studenti avessero delle borse di studio, che mangiassero insieme e ben
presto ebbe dei candidati pronti ad occupare delle cariche elevate nello
stato e nella Chiesa.
Limperatore aveva ambizioni letterarie. Egli stesso scrisse parecchio
e commission diverse opere essenziali. Vi sono quattro libri suoi
molto noti. Tre di essi De cerem on iis, D e a d m in istra n d o im perio e De
th em atibus sono un tentativo di descrivere limpero. Il quarto una
biografia del nonno, Basilio I (ora conosciuto come libro V di Teofane
Continuato). Nella prefazione Costantino dice che avrebbe voluto scri
vere una storia completa dellimpero romano di Bisanzio a beneficio di
lettori impegnati, ma non disponendo di molto tempo o di fonti suffi
cienti si era accontentato di scrivere la biografia di un solo imperatore,
suo nonno, aggiungendo che se la sua cattiva salute fosse migliorata
avrebbe voluto continuare la storia fino ai suoi giorni. Diversi testi
minori gli sono stati attribuiti con maggiore o minore certezza24. Il
tardo storico Zonaras (16.21, III 428-3) osserv a proposito delle sue
lettere che, pur non denotando grandi qualit retoriche, dimostravano
una certa abilit. Inoltre Zonaras ci racconta che egli scriveva anche
versi; si ricorda unelegia per la morte della moglie.
Com e scrittore Costantino non sempre aspir allatticismo raffinato
che era il fine del letterato medio. Si scusa per il suo stile nel 1 capi
tolo del D e a d m in istra n d o im perio che indirizzato al figlio, dichia
rando che sua intenzione insegnare piuttosto che fare sfoggio di abi
lit letteraria. Va aggiunto, inoltre, che egli stava componendo un docu
mento strettamente riservato, non destinato al pubblico, e quindi non
sottoposto allocchio critico dei letterati. C motivo, tuttavia, di sospet
tare che egli avesse delle riserve nei confronti delle convenzioni lettera
rie bizantine. Uno degli autori che scrissero su richiesta dellimperatore
fu Teofane N onno che mise insieme degli scritti di medicina a cui

23 Lettera
24 L e m

9, e d .

erle,

L.

op.

G . W e s t e r i n k ( P a r ig i 1 9 7 3 ), rig h i 4 3 s s .; v e d i la
c it. 2 7 0 - 1 .

nota a

p. 78.

DAI CO N TEM PO RA N EI DI ARETA ALLA FINE D EL X SECO LO

233

aggiunse un supplemento sulla dieta. Nelle prefazioni ai due libri del


supplemento egli si serve del linguaggio ordinario al fine dichiarato di
poter essere compreso anche da coloro che non sono esperti in lettera
tura classica25.
Lautore non si sarebbe concesso tanta libert stilistica se ci fosse
stato sgradito al suo mecenate. Ma il mecenatismo imperiale per
unopinione di buon senso sullo stile letterario non era sufficiente a
modificare lo stile in uso.
Ci che rende Costantino interessante agli storici il tentativo di
compilare delle enciclopedie. La raccolta di scritti di medicina appena
menzionata fu accompagnata da unaltra dedicata alla scienza veterina
ria di autore ignoto. Questa raccolta si trova in un manoscritto a Ber
lino (Phillipps 1538), celebre per i lussuosi ornamenti che fanno rite
nere si tratti della copia preparata per la biblioteca imperiale. I fogli che
potrebbero aver contenuto delle prove decisive come una dedica o un
frontespizio dello scrittore che consegnava il libro allimperatore, sono
andati perduti. Si pu notare incidentalmente che la grafia ed alcune
caratteristiche dellornato sono identiche a quelle di una raccolta di
versi anacreontici di vari autori (Barb. gr. 310). La raccolta imperiale di
trattati di veterinaria non elimin dalla circolazione altri analoghi di
diversa tradizione26 n sembra che lenciclopedia medica basata essen
zialmente sui famosi medici della tarda antichit, Oribasio, Aezio e
Paolo di Egina, fosse molto diffusa.
Le opere scientifiche ricordate finora non esauriscono lelenco delle
operazioni promosse dallimperatore in questo campo della cono
scenza. Una raccolta di materiale zoologico che va sotto il suo nome
rivela la sua vera paternit attraverso la frase Voglio dedicarla a te.
Essa deriva dallepitome di Aristotele, Eliano, Timoteo (di Gaza) e di
altri ad opera di Aristofane di Bisanzio. Restano due manoscritti (Paris
supp. gr. 495 e Athos, Dionisiou 180)27. Pi importante una enciclo
pedia di agricoltura, nota come G eoponica. E molto problematico iden
tificare tutte le fonti, ma chiaro perlomeno che una buona quantit di
materiali corrisponde a ci che Fozio ha elencato nel codice 163 della
sua B ib lioth eca . La differenza tra i G eoponica e le altre opere commis
sionate dallimperatore consiste nel fatto che i G eoponica sembra

25 Testo stam pato


26 L. C O H N , ibid.
27 L e m

erle,

op.

da

L.

Cohn,

cit. 2 9 6 - 7 .

BZ

(1 9 0 0 )

15 4 -6 0 .

234

FILOLOGI BIZANTINI

abbiano avuto unampia circolazione se possiamo considerare prove la


quantit di manoscritti rimastici e lesistenza di una traduzione in
siriaco.
Un fine concreto di altro genere fu realizzato da una raccolta di
manuali di tecnica militare sia antica che medievale. Il manoscritto
rimasto di questo corpus (Laur. 55-4) sembra essere stato prodotto
nello scriptorium imperiale. Oltre a contenere due opere dellimperatore
stesso, il documento pi importante per il testo di alcuni trattati,
compreso il pi antico di essi, di E nea28. Se non fosse stato per linizia
tiva dellimperatore, probabilmente questo e gli altri manuali dei
comandanti militari dellantichit non ci sarebbero pervenuti.
Paradossalmente limpresa principale di Costantino andata per lo
pi perduta. Sappiamo cosi poco del suo progetto di unenciclopedia
sullattivit umana in 53 sezioni che conosciamo solo i titoli di venti
cinque sezioni. N on si pu essere certi che il progetto fosse portato a
termine con successo; il fatto di avere una parte della 50a sezione sulla
virt e il vizio non garantisce che tutte le altre fossero state comple
tate. C anche una sezione completa, la 27a, sulle ambascerie e delle
parti sostanziose di altre due sugli agguati e sulle frasi gnomiche,
la cui posizione nellmbito dellopera non nota. Ci che rimasto
riempie 6 volumi di unedizione moderna, ma non che una piccola
percentuale dellopera nel suo complesso ( difficile valutare lentit
completa dellopera in quanto il materiale a disposizione per un argo
mento come la diplomazia poteva essere superiore a quello per esem
pio sugli inventori); lopera doveva essere stata concepita su larga scala.
La prima sezione trattava forse non inaspettatamente della procla
mazione dei re. Le altre spaziavano su argomenti come la successione
di re e imperatori, gli stratagemmi militari (viene spontaneo chiedersi
in che rapporto sia con il ms. Laur. 55.4), le lettere, loratoria politica, la
caccia e il matrimonio.
Ogni sezione consiste di estratti verb a tim da alcuni autori, quasi
tutti storici tranne uno, i cui nomi sono elencati allinizio. Nelle sezioni
che ci sono rimaste se ne contano 26: sono tutti storici eccetto uno,
alcuni dei quali non sopravvivono pi nella tradizione diretta. Il lavoro
necessario per la raccolta delle fonti deve essere stato considerevole,
anche se alcune delle fonti andate perdute erano note a Fozio ed erano
forse ancora facilmente reperibili. La prefazione agli estratti sulla diplo
mazia ci narra che limperatore decise di raccogliere libri da tutto il
28 Vedi ledizione a cura di A. D ain e A. M. B on (Parigi 1967) XXXI-XXXIII.

DAI C O N TEM PO RA N EI DI ARETA ALLA FINE DEL X SEC O LO

235

mondo per fare la sua selezione29. L unico particolare che fa luce sulla
ricerca si trova nel De cerem o n iis quando egli spiega come trov un
testo nel monastero di Sigriane, sulla costa meridionale del Mar di
Marmara dove si era ritirato un ex funzionario statale. Il motivo che
alla base della raccolta dichiarato e ispira un sentimento di simpatia
al lettore moderno sopraffatto dalla massa di letteratura stampata. Pur
senza laiuto della stampa, Costantino sentiva che si era giunti ad un
punto in cui la quantit di d che era stato scritto era enorme per cui,
anche se i libri in questione erano apprezzabili, il loro gran numero e
la rarit di alcuni portava le persone pi pigre di mente, che pi ave
vano bisogno degli esempi morali in essi contenuti, a perdere lentu
siasmo per la lettura. Per porre rimedio alla situazione egli decise di
raccogliere i testi e di sceglierne le parti pi utili dal punto di vista
morale e sistemarle per materia. In risposta allovvia obbiezione che
questo metodo porta alla perdita di prospettiva storica egli afferma, in
modo non convincente, che ogni avvenimento sarebbe stato riportato
nel posto pi appropriato alla lezione morale che trasmette.
Il lettore moderno grato a Costantino per aver conservato la mag
gior parte di ci che noto ora dellopera di sette storici da Nicola di
Damasco (I secolo) a Giovanni di Antiochia (VII secolo); gli altri, di
data bizantina anteriore, sono Eunapio, Prisco, Malco, Menandro Pro
tettore e Pietro Patrizio. Il valore dei frammenti conservati non smi
nuito dallosservazione che i compilatori hanno occasionalmente
ridotto il testo in un m odo che pu essere fuorviante30. Ma il lettore
medievale al quale limperatore intende rivolgersi non sembra essergli
stato particolarmente grato. L enciclopedia scomparve quasi del tutto
n ci si poteva aspettare un destino diverso a meno che Costantino
non avesse dato ordini per la produzione di serie complete. Solo il
mecenatismo imperiale, e forse neanche quello, avrebbe potuto orga
nizzare le risorse necessarie. Chi sa se unidea del genere, anche se non
risulta nella prefazione, non gli sia passata per la mente. Sarebbe stata
coerente con il suo progetto di sovvenzionare gli studenti. Dobbiam o
supporre che la sua morte relativamente prematura abbia messo fine al
progetto. Invece i due antichi manoscritti danno entrambi limpres
sione di essere copie preparate per la biblioteca del palazzo dove pro
babilmente non potevano essere consultati n copiati dal pubblico31.
2 Vedi ledizione a cura di C . DE B o o r (Berlino 1903) 1-2.
30 P. A. B r u n t , CA 74 (1980) 483-5.
31 Tours 980 e Vat. g r. 73; cfr. I r i g o i n , Scriptorum 13 (1959) 177-81.

236

FILOLOGI BIZANTINI

III. La Suda
Molto meno ambiziosa, ma molto pi popolare delle iniziative
dellimperatore Costantino, fu unaltra vasta compilazione realizzata
dopo la sua morte. La data non certa; due voci che fanno riferimento
agli imperatori bizantini indicano approssimativamente il regno di
Basilio II (976-1025). Una traccia ulteriore data da alcune osservazioni
scortesi sul patriarca Polieucto (956-970) che ricorrono in due luoghi e
alludono a lui come ad un contemporaneo. Il fatto che esse sembrino
unaggiunta al testo originale tende ad accrescere il loro valore di testi
monianza; sarebbe presto arrivato il momento in cui il lettore facendo
unannotazione del genere in margine al testo non avrebbe pi ritenuto
opportuno parlare dei misfatti di Polieucto come accaduti al nostro
tempo e la composizione della Suda deve essere almeno un po ante
riore allannotazione. L opera variamente nota come la S (o)uda che
il titolo apparentemente garantito dai manoscritti e usato da un com
mentatore di Aristotele32 del XII secolo, o come Suidas che viene dato
come se fosse il nome dellautore da altri scrittori bizantini, da Eustazio in poi. La controversia sul nome e sulletimologia improduttiva e
nulla si sa della paternit dellopera. Uninterpretazione superficiale
della nota che accompagna il titolo pu far pensare che si tratti di un
lavoro di pi persone.
Anche nel caso che fosse cos, ci non si ricava dalle parole in que
stione che accompagnano un elenco di autori dotti presunti responsa
bili della raccolta del materiale. I nomi dimostrano al massimo di
essere quelli di fonti indirette citate al fine di dare una falsa impres
sione di autorevolezza. Tale fatto spiacevole di scarsa importanza in
quanto le fonti reali della maggior parte degli articoli possono essere
identificate. L aspetto pi interessante della Suda consiste nel fatto che,
mentre si basa essenzialmente su due lessici di tipo convenzionale, uno
la cos detta syn a go gh e ampliata e laltro simile al L exicon A m brosianum , essa incorpora una massa di articoli che vogliono essere pi infor
mativi che lessicografici ed il risultato un incrocio tra un dizionario
ed unenciclopedia. La Suda segna un momento significativo nellevo
luzione di questo tipo di opera di consultazione in quanto le enciclo
pedie antiche erano strutturate in m odo diverso. Vi sono circa 30.000

32
linea 18.

Stefano sulla Retorica, ed. H.

Rabe

(C A G X X I ii) (Berlino 1896) 285

DAI CO N TEM PO RA N EI Di ARETA ALLA FINE DEL X SEC O LO

237

voci che coprono 2785 pagine nellultima edizione pubblicata33. Sono


organizzate secondo una variante speciale dellordine alfabetico che
tiene conto dei cambiamenti che si erano verificati nella pronuncia del
greco. Questa massiccia quantit di materiali risult cos utile ai lettori
bizantini che lopera fu pi volte trascritta, non ostante il grosso sforzo
e la quantit di materiale di scrittura che lopera richiedeva e che, in un
altro caso, avrebbe agito come fattore deterrente. Il compilatore o i
compilatori della Suda dimostrano con la loro scelta del materiale di
avere insoliti gusti letterari o accesso ad una biblioteca con strani libri.
Il lettore moderno non pu non essere colpito dalla frequenza di cita
zioni dal testo di Aristofane e dagli scolii alle sue commedie. Essi forni
scono alcune lezioni di valore alleditore di Aristofane, in quanto la
fonte era evidentemente affine al famoso manoscritto di Ravenna, il
testo pi antico ed in un certo senso migliore. Ai nostri fini attuali inte
ressa ricordare che, delle 30.000 voci, pi di 5000 derivano dal testo di
Aristofane e dagli scolii, una proporzione che non pu essere giustifi
cata neanche da unentusiastica valutazione degli indubbi meriti di Ari
stofane quale fonte della dizione attica del periodo classico. N on una
sorpresa che vi siano un gran numero di voci attinte dagli scolii a
Omero, considerata la posizione dellepica, specialmente tWIliade, nel
sistema distruzione. Meno ovvie sono le citazioni degli storici che
risultano derivate dagli estratti fatti per Costantino Porfrogenito. La
loro presenza dimostra che gli estratti furono in circolazione per un
certo periodo di tempo o che il compilatore ebbe accesso ad essi in
qualche m odo, forse per aver collaborato personalmente allimpresa
piuttosto che per aver potuto consultare una copia nella biblioteca
imperiale. Se ci fosse vero, se ne ricaverebbe una data di compilazione
relativamente alta diciamo gli anni 975-980 per la composizione della
Suda. Alcuni frammenti degli storici sono andati perduti nella tradi
zione diretta degli estratti, cos che la Suda ne costituiscono lunica
fonte34. E anche la fonte di frammenti di altri libri andati perduti tra
cui il pi notevole forse il breve poema epico di Callimaco, YEcale.
Tra i testi che allora avevano una limitata circolazione a Bisanzio la
Suda cita le favole di Babrio, Marco Aurelio ed i D eipnosophistae di
Ateneo, questultima opera in una forma migliore di quella che com
pare nel manoscritto principale (Marc. gr. 447) che per la maggior
parte anteriore di un secolo. Ma il motivo pi frequente della consulta11 Di

A. A d ler

34 A d l e r ,

v o i.

(Leipzig 1928-30). Vedi anche il suo articolo in R E s.v. Suidas.


i, p . x x .

238

FILOLOGI BIZANTINI

zione della S uda deriva dal fatto che questa attinge ad un dizionario di
biografie letterarie di Esichio che era gi stato ridotto ad unepitome.
Anche cos, pu essere considerata una fonte di valore per la storia let
teraria dellimpero romano.
Bench la S uda non sia una delle opere pi importanti della filolo
gia bizantina, riceve una famosa menzione nella letteratura inglese:
Lasciali cercare la frase attica in Platone, io vado a caccia del
greco non au torizzato in Suidas.
(Pope, D un ciad 4.227-8)

L attacco di Pope contro la pedanteria, naturalmente, non considera


lintenzione originaria della Suda che era, tra laltro, di indicare quali
erano le parti del lessico greco che avevano lautorizzazione di essere
imitate.

Vili
IL S E C O L O XI

I. In trodu zion e: le scu ole


La storia intellettuale dellX I secolo dominata da Michele Psello e
dai suoi amici e allievi. Psello nacque nel 1018, verso la fine del lungo
regno di Basilio II (976-1025). Nella sua C hron ographia (1.29) egli
osserva che, non ostante la mancanza dincoraggiamento da parte
dellimperatore, questo periodo fu favorevole agli studi e vi furono
molti filosofi ed oratori . Chi fossero questi letterati resta un mistero.
N on neanche possibile identificare con certezza molti manoscritti
di autori classici scritti durante il regno di Basilio. Si pu ricordare una
copia di quattordici Vite di Plutarco datata allanno 997 (Laur. 69.6). Lo
stesso scrivano fece probabilmente una copia dei cos detti Scholia
minora all 'O dissea, una serie di brevi spiegazioni del vocabolario ome
rico, corrispondenti ai D-Scholia allIlia d e (Oxford, Auct. V 1.51)'.
Senza dubbio vi sono diversi altri libri che, per quanto non precisamente databili, appartengono a questo periodo. C n uno che, non
ostanti le difficolt di datazione, sembra cadere in questa categoria e
merita di essere menzionato qui in quanto legato agli argomenti di
cui discuteremo in questo capitolo. E il Laur. 59.15 che, oltre ad alcune
produzioni minori dellepoca della Seconda Sofistica, contiene alcuni
scritti importanti del critico Dionisio di Alicarnasso. importante per
il testo ed lunica copia a tramandarci il suo saggio su Dinarco.
Dionisio era uno degli autori di cui si serv Psello nel suo saggio
sulla retorica e c motivo di pensare che egli ebbe accesso non al
manoscritto Laurenziano, ma ad uno dei suoi antenati2. Altri mano
scritti di rilievo che probabilmente appartengono al regno di Basilio
contengono Luciano (Vienna, phil. gr. 123), Ippocrate (Vienna, med. gr.
4) e un testo splendidamente miniato del poema didattico di Oppiano
sulla caccia (Marc. gr. 479). Si pu aggiungere con molto minor cer
tezza una copia di Platone di data incerta (Vienna, supp. gr. 7).
Eppure la spiegazione dellentusiasmo di Psello non va cercata lon
tano. Se vero che il suo grande amico Giovanni M auropo era nato
allinizio del secolo, ci significa che avrebbe completato la sua istru
zione quando Basilio II era ancora sul trono. L emergere di una per
sona cos colta e capace, verso la quale Psello si sentiva profondamente
in debito, spiega in parte il suo giudizio favorevole sul periodo.
1 Creek manuscripts: catalogne o f an exhibition held at th Bodleian Library
Oxford 1966 (O xford 1966) 29 (e la tavola X X ).
2 G . A u j a c , RevHistTextes 4 ( 1 9 7 4 ) 14.

242

FILO LO G I BIZANTINI

N on che le scuole del tempo fossero molto valide: gli insegnanti


non sono nominati e Psello d il merito dellistruzione di Mauropo
non ad insegnanti eminenti, ma a due zii e in m odo analogo dichiara
di dovere tutto a M auropo3. Una conferma della sua scarsa considera
zione nei confronti degli insegnanti emerge dallorazione funebre per il
suo compagno di scuola Niceta che successivamente divenne direttore
della scuola di S. Pietro. Psello dice chiaramente che quando erano a
scuola insieme avevano imparato poco dai loro maestri, ma molto per
propria iniziativa e aggiunge, forse trascinato dai sentimenti a qualche
esagerazione, che Niceta, che era un po pi grande di lui e che lavo
rava quasi come un secondo insegnante nella scuola, lo aiutava nello
studio della retorica4. Altrove, egli narra che il passaggio dalla lettera
tura alla retorica si era verificato quando aveva let di sedici anni5.
Probabilmente consegu listruzione elementare in una scuola gestita da
un monastero nei pressi di casa sua nella capitale e, sebbene in sguito
dimostrasse un certo debito di gratitudine con aiuti al monastero, non
dice niente che possa far pensare che linsegnamento l fosse superiore
alla m edia6.
E il caso di interrompere un attimo la narrazione per dire invece
come dovrebbe essere listruzione letteraria secondo Psello. Il suo pen
siero a tale proposito pu essere dedotto dalla descrizione idealizzata di
Niceta amico per tutta la vita, direttore della scuola di S. Pietro, che
egli considera un insegnante modello. Psello dice7:
Poich sapeva che i G reci h anno la chiave dei m isteri e p o sso n o iniziarci a
tante cose che n ascon don o la verit sotto brutte spoglie, egli tolse il velo e
rivel le idee che si celavano sotto di esso. C o s grazie a lui la catena d oro
lasciata cadere da O m ero (Iliade 8.19) sem br ferm are la rivoluzione delluni
v e r s o 8, A res incatenato ( Odissea 8.295 ss.) venne ricon osciuto com e lo spirito
sopraffatto dallineffabile potere della ragione, entram bi tipico insegnam ento
che raggiunge lan im a attraverso le orecchie e che scaturisce da den tro; la terra
natia verso cui O d isseo e i com pagni si affrettavano, d o p o aver lasciato la

3 L encomio di M auropo edito da K. N . S a t h a s , Mesaionike Bibliotheke V


(Parigi 1876) 142-67; vedi specialmente 143, 148.
4 L encomio di Niceta edito ibid. 87-96.
5 Ibid. 28.
6 Vedi una lettera edita ibid. 378; il monastero era z NapooC.
7 Ibid. 92. U n punto interrogativo indica un passo di significato dubbio il cui
testo necessita forse di una correzione.
8 Questo concetto deriva da Platone, Theaetetus 153d.

IL S E C O LO XI

243

strega, era interpretata da lui come la Gerusalemme celeste dove questo


mondo di sofferenze ricevette i primi esseri creati (?), il mondo attuale dove
siamo trasformati da una forma pi nobile in bestie se, ingannati dalle
lusinghe dei piaceri, non ci affrettiamo verso Gerusalemme. Niceta era un vero
e proprio esperto di Omero in quanto non spiegava letteralmente come fanno
moltissimi insegnanti, non si faceva incantare dal metro n si arrendeva alle
apparenze, ma cercava la bellezza nascosta penetrando nellargomento con
intelligenza e ragione ed entrando nel santuario. Conosceva allo stesso modo
autori come Epicarmo, Archiloco, Nicandro e Pindaro e tutti gli altri poeti che
scrissero ispirati dalle Muse.
Questo encomio pu essere letto solo con sentimenti contrastanti.
L insistenza sui meriti dellinterpretazione allegorica si trova in alcune
opere di Psello. Sebbene questo tipo di esegesi avesse una lunga tradi
zione e fosse stato determinato dalle difficolt dei testi, il suo uso
eccessivo non fa onore a Psello. Contribuisce allimpressione che i
Bizantini non si accontentassero di una spiegazione semplice quando
ne poteva essere trovata una pi complessa. Inoltre la descrizione
mostra come Niceta facesse di tutto affinch i suoi allievi non apprez
zassero Omero da un punto di vista letterario. La pretesa che egli leg
gesse autori come Epicarmo e Archiloco pu essere difficilmente presa
sul serio: di questo tipo di vanterie di Psello ci occuperemo a tempo
debito.
A questo punto va menzionato un fatto curioso che riguarda lo
pseudo-Longino. Com e ho detto sopra, larchetipo (Paris gr. 2036) fu
scritto nel X secolo e poco tempo dopo troviamo lunica altra traccia
della sua esistenza a Bisanzio, due allusioni di Giovanni il Siciliano, un
altrimenti poco importante insegnante, che scrisse dei commenti a
manuali di retorica ed collocabile nella prima delXI secolo9.
In un brano Giovanni parla della descrizione esagerata di Boreas in
una tragedia intitolata O ritbya in termini che richiamano Longino 3.1.
Egli afferma che c una discussione particolareggiata nel libro XXI
dei D iscorsi filo lo g i c i di Longino. A prima vista egli sembrerebbe asse

9
Su Giovanni si veda la testim onianza citata sotto, cap. 1 0 (i) n. 7 , e H . R a b e ,
Prolegomenon sylloge (Leipzig 1931) cxiii. Per le citazioni di Longino si veda ledi
zione di D. A. R U S S E L L (O xford 1964) xxvi-xxviii. La data usuale non pu essere
del tutto esatta perch vi sono alcune note al margine su Aristide attribuite a G io
vanni nel Paris gr. 2950, che sembrano appartenere al tardo decimo secolo. Una
data del genere non in contrasto, in effetti, con unosservazione autobiografica
relativa ad unorazione fatta alla presenza di Basilio II.

244

FILOLOGI BIZANTINI

condare lopinione tradizionale e a malapena accettabile secondo cui


lautore del trattato rimasto era il retore del III secolo che fa una breve,
ma gloriosa comparsa in Gibbon. Ma le parole di Giovanni non sono
abbastanza specifiche da dimostrare che egli stia pensando al trattato e
anche se cos fosse egli potrebbe aver fatto un errore. La seconda allu
sione a 9.9, la famosa citazione della Genesi 1:3-9, uno dei pochi
luoghi in cui uno scrittore pagano consideri la Bibbia non a scopi pole
mici. Giovanni afferma che Longino e Demetrio Falereo ammiravano
il brano. Visto che Demetrio non menzionato nel trattato, naturale
dedurne che Giovanni poco accurato nella sua reminiscenza o che si
affida ad unaltra fonte. Le ricerche sui manoscritti di manuali di reto
rica hanno portato alla luce alcune pepite inattese di cultura antica e si
deve probabilmente presumere che Giovanni non faccia altro che
esemplificare questo fenomeno. N on credo sia il caso di adottare la
cinica ipotesi alternativa secondo cui Giovanni si serv del trattato
superstite, sapendo che si trattava di un testo estremamente raro e
citandolo con aggiunte di dettagli spuri.

II. G iova n n i M a u rop o


Non ostante il grande influsso esercitato su Psello, Mauropo non
ha diritto che ad un posto molto modesto nella storia degli studi clas
sici. Deve la sua fama essenzialmente a due fatti. Uno che in alcuni
versi dodecasillabi egli prega Dio di essere misericordioso verso le
anime di Plutarco e di Platone sottraendoli al fato che attende i miscre
denti perch entrambi per la parola e la personalit corrispondono
alle tue leg g i10. Considerata la disgrazia che toccher allallievo di
Psello, Giovanni Italo, per via della sua ammirazione per Platone,
questi versi sono estremamente significativi. La tolleranza intellettuale
e religiosa fragile e scomparve temporaneamente verso la fine del
secolo.
L ammirazione di M auropo per Plutarco ci fornisce lo spunto per
ricordare la popolarit di questo autore nella met del periodo bizan
tino. Vi sono numerose copie dei M ora lia , molte delle quali contenenti
non pi di 21 saggi. Possiamo elencarne una che forse di poco ante
riore a M auropo (Marc. gr. 250), tre che appartengono quasi sicura

10
Articolo 43 in lohannis Euchaitorum metropohtae quae in codice Vaticano
graeco 676 supersunt, ed. P. DE L a g a r d e (Gttingen 1882).

IL SEC O LO XI

245

mente allXI secolo, sebbene sia impossibile stabilirne la datazione pre


cisa (Barb. gr. 182, Paris gr. 1956 e 1957) e non meno di cinque che
appartengono allXI o al XII secolo (Paris gr. 1955, Vienna phil. gr. 129,
Laur. 69.13, Marc. gr. 249 e Mosca, Ist. Mus. 501). Ce n anche una di
solito attribuita al XII secolo (Riccardiana gr. 45). Anche le Vite erano
molto studiate. D opo 5 copie effettuate nel X secolo (Laur. Conv.
Sopp. 206, Laur. 69.6, Urb. gr. 97, Paris gr. 1678 e Coislin 319) ve ne
sono altre del periodo successivo (Seitenstetten gr. 1, Vat. gr. 138, Hei
delberg, Pai. gr. 168-9 e 283, Marc. gr. 386 e Vienna, hist. gr. 60). Com e
per i M oralia, occorre tenere a mente che questi volumi di solito con
tengono molto meno di una serie completa delle Vite. Ma probabil
mente giusto affermare che nessun autore classico, eccetto quelli che
avevano un ruolo di primo piano nel programma scolastico, fu tra
scritto cos sp esso11.
M auropo scrisse una serie di 470 versi dodecasillabi che davano le
etimologie di diverse parole greche che risultano derivare da un testo
molto anteriore probabilmente risalente al regno di Augusto (31 av.C. 14 d.C.). Sembra che M auropo non abbia fatto altro che ridurre il testo
e mutarlo in versi senza aggiungervi nessun contributo di rilievo12.
L uso di un testo ora non pi esistente non niente di straordinario.
Sulla base di un encomio di Psello si ritenuto che Mauropo cono
scesse il latino, cosa che gli avrebbe dato una grande importanza, ma
non vi nessun indizio di una conoscenza del genere nei suoi scritti e
forse pi giusto pensare che Psello si riferisca alla conoscenza del
diritto romano. La stessa dicitura saggezza italiana usata in quel
senso e senza ambiguit nellencomio della madre da Psello13. Sebbene
fosse per un certo periodo vescovo di Euchaita, una citt ad Occidente

11 Due manoscritti precedenti delle Vite di Plutarco sono stati recentemente


riproposti alla nostra attenzione da M. M a n f r e d i n i in P. L. L e o n e (ed.) Studi
bizantini e neogreci (Galatina 1983) 446. Sono lAthos, Lavra Y 84 (= 324 del tardo
X secolo o dellinizio dellX l e il Venezia, App. class. IV 55 dellXI secolo. J. lui
G O I N , RevHistTextes 12-13 (1982-3) (in realt 1985) 3, 9-10 data questultimo nel X
secolo. Inoltre rivede le date attribuite finora ad altri mss. M a il quadro generale
non viene alterato.
12 II testo completo stato pubblicato dal ms. Cairo 296, scritto nel 1600 circa,
a cura di R . R e i t z e n s t f .i n , M. Terentius Varr und Johannes Mauropnus mm
Euchaita (Leipzig 1901).
13 I brani nei due encomi sono stati stampati da S a t h a s , op. cit. 148 e 160.
L idea di G u d e m a n , in R E s.v. Ioannes (20) che egli conoscesse il detto latino imidt in Scyllam qui vut vitare Charyhdin non regge allesame delle note di Leutsch Schneidewin a Apostolio 16.49.

246

FILOLOGI BIZANTINI

di Amasea e non lontana dalla sua citt natia in Cappadocia, Mauropo


era anche un consigliere di fiducia della corte imperiale e un saggio
della raccolta dei suoi scritti (conservati nel Vat. gr. 676) un abbozzo
di decreto per la nomina di un nuovo professore in una scuola di
diritto istituita da Costantino IX M onomaco forse nel 1047 M. I funzio
nari dello stato erano fieri di composizioni di questo tipo; le opere
complete di Psello comprendono parecchi documenti del genere o
discorsi scritti per gli im peratori15.
E il caso di citare per intero una lettera scritta da Mauropo ad uno
studente16. ignoto il nome del destinatario, ma non difficile imma
ginare che questo sia il tipo di incoraggiamento che M auropo diede a
Psello. L allievo si trova evidentemente a met della sua carriera scola
stica e la lettera mette in luce lordine in cui erano affrontati i libri e le
materie almeno nellXI secolo e probabilmente per la maggior parte del
periodo che ci riguarda. Sofocle, Aristofane e Arato erano apparente
mente letti in questordine, servendo lultimo di essi a dare delle cono
scenze elementari sulle costellazioni.
L allievo si accinge a studiare la geometria, passando dal trivio al
quadrivio. Il verso un adattamento Sette co n tro Tebe 592 di Eschilo e
non occorreva identificarlo visto che il ragazzo doveva aver gi letto il
dramma.
C h e genere di gram m atico ab b iam o adesso tra di noi e di quale stile? un
seguace di Sofocle? O adesso di A ristofan e? Sarei lieto di sapere che un
seguace di A rato o ancora pi progredito e quindi pi vicino alla fine della
sua istruzione generale. Q u indi affrettati velocem ente verso questo traguardo.
V olan do abilm ente con le ali sottili della tua m ente sui puri pascoli del sapere
dirigiti verso la perfezione della saggezza. Senza perdere tem po dedica il tuo
talento alle im prese pi n obili perch la vita breve e le arti son o m olte
(intendo le arti intellettuali che devi apprendere) e devi studiarle tutte, con
laiuto di D io e del suo am ore per gli uom ini, se vuoi conseguire la perfezione
um ana e diventare degno della tua fam iglia e delle grandi speranze e preghiere
che tu ispiri.
N o n lasciare che i tuoi progressi avan zin o in lunghezza, m a n on in lar
gh ezza com e nella definizione delle linee sottili che im parerai in geom etria. In

N Per il problema di datazione vedi J. L e f o r t , Travaux et mmoires 6 (1976)


265-303, specialmente 285.
11
Testi 28-33 in Michaelis Pselli scripta minora di E. K u r t z - F. D r e x
(M ilano 1936).
Il L e t t e r a 74, t e s t o 173 in d e L a g a r d e .

IL SEC O LO XI

247

tal caso tu presteresti attenzione so lo per esem pio allanalisi gram m aticale o
alla poesia o a qualunque altra singola branca dellstruzione trascurando le
altre, sebbene siano cos num erose. Invece devi estenderti in lunghezza, lar
ghezza e p rofon d it com e i corpi solidi, dedicandoti in m o d o uguale a tutte le
branche di studio conquistan doti un am pio raggio del sapere in m odo da fio
rire com e un albero da frutto di palm a e non com e un giunco sterile (cfr.
Salm o 91:13).
E cco ci che vorrei chiederti di fare:
D esidera non di sem brare il m igliore, m a di essere il migliore
progredendo il p i profon dam en te possib ile nella tua educazione, non scor
rendo superficialm ente sullo sfo n d o e non com pien do sem plicem ente il
dovere m eccanico di studiare com e fan n o le persone pi ignoranti e m ale
istruite. In tale m o d o tu non deluderai te stesso quan do sarai esam inato n
sarai deluso dagli altri, non continuerai a im m agazzinare n un tesoro di aria
leggera n raccoglierai il v u oto con le m ani (cfr. Proverbi 9:12). C h e un sim ile
fato resti lontano da te e dai tuoi, che tu possa essere considerato e diventare
al tem p o stesso com pleto e preparato a tutti i com piti e qu an d o verr il
m om en to possa tu raccogliere frutti abbondanti com e gli alberi nel Salm o
(1:3) che fu ron o piantati presso un corso d acqua.

III. G iova n n i Italo


Dal maestro di Psello passo al suo allievo pi importante Giovanni
Italo occasionalemte chiamato Longibardo. Alcuni lo ritengono un filo
sofo che merita di essere studiato a pieno diritto, ma questo aspetto
non riguarda il nostro lavoro attuale. C i che importante lepisodio
menzionato nel I capitolo: lentusiastico studio di Platone da parte di
Italo port ad una delle rare occasioni in cui la chiesa bizantina si
oppose ufficialmente allo studio degli autori classici.
La carriera di Italo pu essere ricostruita a grandi linee17. Egli era,
come dice il nome, di origine italiana e sebbene le comunit italogreche fossero in teoria bilingui, Giovanni pare non abbia mai perso
laccento e un m odo di parlare che denotavano la sua origine provin
ciale. Quando Psello si trov in difficolt nel 1055 e dovette rinunciare
al suo posto di professore di filosofia pare che Giovanni fosse nomi

17
P. JO A N N O U, Christliche Metaphysik in Byzanz I: Die llluminaliomlehrc de
Michael Psellos und Joannes Italos (Ettal 1956) 9-30.

248

FILOLOGI BIZANTINI

nato al suo posto. Ci degno di nota in quanto dimostra che, nono


stante tosse un allievo di Psello, egli non era giudicato pericoloso o
indesiderabile. Fu solo parecchio tempo dopo che le sue lezioni su Pla
tone cominciarono ad essere considerate sovversive o furono bloccate
come pretesto per attaccare nuovamente Psello e il suo circolo. Sembra
che ci fossero due procedimenti contro Giovanni, il primo nel 1076/7,
il secondo nel 1082 dopo di che gli fu ordinato di smettere di inse
gnare e di andare a vivere in un monastero 18.
D opo questa sentenza non si seppe pi nulla di lui. Pu darsi che
lesito sfavorevole del secondo processo fosse dovuto alla mancanza di
protezione da parte di Psello che forse era morto nel frattempo. Le
autorit ecclesiastiche colsero loccasione per inserire una condanna for
male di Italo nella liturgia della Domenica Ortodossa. Egli viene nomi
nato solo alla fine di una serie di undici anatemi che per sono rivolti
tutti contro di lui. Diamo qui la traduzione di quattro di essi19:
1. A natem a contro coloro che tentano di fare indagini o di cam biare la
dottrina sulla m isteriosa incarnazione del nostro Salvatore e D io , o di indagare
com e il V erbo D iv in o assunse un aspetto um ano e com e diede divinit alla
carne che aveva presa; e contro coloro che cercano di discutere dialetticam ente
sulla natura e la condizione d ellinnovazione, che al di l della natura, riguar
dante le due nature di D io e di uom o.
2. A natem a contro coloro che dichiarano di essere pii, m a in troducon o in
m o d o vergognoso o piuttosto em pio nella chiesa cattolica ortodossa gli inse
gnam enti irreligiosi degli Elleni sullanim a um ana, il cielo, la terra e gli altri
oggetti del creato.
7. A natem a contro coloro che affron tan o un corso di studi ellenici e non
im parano per puro am ore dellistruzione, m a seguon o questi vuoti concetti e li
credono verit, considerandoli punti ferm i al punto di avvicinare altre persone
ad essi, talvolta in segreto, talvolta apertam ente, e da insegnarli senza esita
zione.
8. A natem a contro coloro che di propria iniziativa inventano una versione
della creazione insiem e ad altri miti, che accettano le form e di Platone com e
vere, che afferm ano che la m ateria possiede una sua sostan za indipendente ed
m odellata secondo form e diverse, che m ettono in discussione il potere del

18 J . G o u i i . l a r d , Travaux
' E d i t i d a T . 1. U s p e n s k i j ,
59

(1 8 9 3 ) 4 2 0 -3 .

et mmoires 2 (1 9 6 7 ) 1 8 8 - 9 0 .
Z apiski itnperatorskago novorossiskago universiteta

IL SEC O LO XI

249

creatore di portare tutte le cose dal non essere allessere e in quan to creatore di
im porre un in izio ed una fine a tutte le cose com e loro signore e padrone.

Sebbene Italo scompaia senza lasciare traccia dopo aver ricevuto gli
anatemi, le conseguenze del processo non furono drastiche come sareb
bero state in una societ moderna in grado di esercitare un controllo
maggiore. Alcuni dei suoi discorsi filosofici, una serie di circa cento
brevi composizioni, ci sono rimasti e vi sono frammenti di commenti
su Aristotele che probabilmente risultavano meno offensivi del suo pla
tonismo. Ci si aspetterebbero delle pressioni da parte delle autorit
ecclesiastiche per un cambiamento nel sistema dellistruzione, ma non
vi nessuna traccia di un simile tentativo e il fraseggio del terzo degli
anatemi appena citati fa pensare ad unaccettazione rassegnata dello sta

tus quo.
Gli scritti di Giovanni mostrano pochi indizi di un interesse filolo
gico. Egli si serve dello stile filosofico per rispondere ad una domanda
postagli sul significato di una oscura frase di Ermogene che tratta degli
elementi costitutivi della retorica20. Un altro interrogativo che gli fu
posto da Andronico limperatore, che pu essere il figlio di Costan
tino X, si collega ad un famoso enigma d t\YO dissea. Penelope dice
(19.562 ss. trad. R. Calzecchi Onesti):
D ue son le porte dei sogni inconsistenti:
una ha battenti di corno, laltra d avorio:
quelli che ven gon fuori dal can dido avorio,
a w o lg o n d inganni la m ente, parole vane portan do;
quelli invece che escon fuori dal lucido corno,
verit li incorona, se un m ortale li vede.

Questo strano brano che divenne proverbiale e fu adattato da Vir


gilio neW Eneide 6.893 ss. non semplice da spiegare e il tentativo di
Giovanni poco plausibile e pertinente. Termina cos: I sogni
dallavorio derivano dalla percezione o piuttosto dalla terra, la madre
dei sogni dalle ali nere; quelli dal corno derivano da un pi elevato e
celestiale punto di osservazione. In breve, una categoria dipende dalla
mente e dallo stato intellettuale, laltra da alcune forze fisiche ed irra

20
Quaestio 62. Le edizioni sono a cura di P. J o a n n o u , Ioannes Italos: Quaestiones quodlibetales (Ettal 1956) e N. N . KECHAKMADZE, loiirni hai: Socbineniju
(Tiflis 1966), che aggiunge alcuni elementi.

250

FILOLOGI BIZANTINI

zionali. Di conseguenza gli uni sono veritieri perch provengono dai


luoghi della verit e portano allimmaginazione, gli altri sorgono dal
basso, infangano ci che autentico e ne oscurano la purezza21.
Maggiore interesse per noi riveste un breve saggio rivolto al gram
matico Abasgiano. E in parte una replica gentile allosservazione che
due espressioni verbali usate da Giovanni fossero grammaticalmente
scorrette. Esse sono una rara forma di perfetto e una proibizione
costruita con un imperativo dellaoristo anzi che con un normale con
giuntivo. Per la seconda forma Giovanni cita poco appropriatamente
nella sua difesa degli esempi di proibizioni col presente anzi che con
limperativo delPaoristo, come se non ne comprendesse la differenza.
Questo tipo di argomentazione linguistica tipico della vita letteraria
di Bisanzio, ma Giovanni, per via delle sue origini provinciali, era pro
babilmente pi esposto degli altri a critiche del genere. E interessante
notare, tuttavia, che in questoccasione pare che egli sia stato corretto
da qualcuno di unaltra parte della periferia del mondo bizantino22.
Tra gli scritti di Psello c una difesa del suo allievo. Pur conte
nendo laffermazione della seriet della sua fede e una difesa del suo
stile letterario, si tratta essenzialmente di una giustificazione della posi
zione di Giovanni in polemica con un avversario il cui nome ignoto.
C un brano notevole in cui a Giovanni viene attribuita lopinione che
la Grecia sia stata privata della propria eredit culturale che passata
allOriente. Il testo procede come segue:
E ssen dosi posto lob iettivo di lodare la saggezza degli E llen i, egli deplora, a
giusta ragione, che gli stranieri e i barbari abbian o ereditato la ricchezza di
questa saggezza che non appartiene a loro, m entre i legittim i eredi della filo so
fia dovrebbero essere i successori. Q u asi tutta la G recia e le sue colonie in
Ionia son o state private com pletam ente delle propriet di fam iglia e leredit
andata agli A ssiri, ai M edi, e agli Egizi. C stato un tale ribaltam en to di ruoli
che gli Elleni so n o ora i barbari e i barbari gli Elleni. Su p p o n iam o che un
E llen o si rechi a Susa o a E cbatana, nellantico palazzo di D ario, o discorra
con gli abitanti di Babilon ia: udir delle cose che, non ostante la sua cultura
ellenica, non ha m ai udite, am m irer ognun o che incontra e im parer allora
forse per la prim a volta la saggezza che ha diretto le loro cose. M a se un bar
baro preten zioso ci visitasse e discorresse con gente ellenica o con quella di
altre parti del nostro continente, tratterebbe la m aggior parte degli uom ini non

21 Quaestio 43 (J)=55(K).
22 Quaestio 64. Il grammatico identificato con Giovanni Petritsi (vedi sotto)
da K e c h a KMADZE (p. xix).

251

IL SEC O LO XI

com e asini, m a com e m uli stupidi. L a m aggior parte della p op olazio n e non sa
nulla del m on d o della natura e di ci che vi al di l di essa, il resto ritiene di
saper tutto, m a non conosce in realt neanche la via verso la conoscenza.
Alcuni dichiarano di essere filo so fi e m olti altri son o ansiosi di apprendere.
M a gli insegnanti sied on o con le faccie ipocrite e la barba lunga, son o pallidi,
foschi e accigliati, h anno abiti dim essi. D issotterran o A ristotele dal sottosu olo,
dalle p rofon dit dellAde, e danno lim pressione di em ettere giudizi su ogni
cosa che egli avvolse in una nuvola di oscurit. Q u an d o dovrebbero esporre
esaurientem ente la sua sconcertante brevit, dann o invece m olte brevi spiega
zioni dellam pio raggio delle sue ricerche. Il nostro visitatore barbaro si con
vince che si tratta di un gioco da bam bini, guarda con gioia perversa la nostra
incom petenza e parte senza che la sua conoscenza sia progredita, m a anzi
ridotto ad uno stato peggiore dellign o ran za23.

Com e vedremo, Psello aveva allievi provenienti dal m ondo isla


mico per cui non gli era difficile, da intelligente bizantino, farsi unidea
della vita intellettuale nel vicino Oriente. Viene da chiedersi se G io
vanni si rese pi impopolare con laffermazione della superiorit della
cultura orientale o con la sua insolita posizione filosofica.

IV. M ich ele P sello


Psello nacque nel 1018. Il suo nome di battesimo era Costantino,
ma spesso chiamato con il nome di Michele che egli assunse quando
entr in un monastero nel 1055 circa, contrariamente alla normale
prassi bizantina per cui veniva scelto un nome monastico con la stessa
iniziale del nome battesimale. Sebbene questo episodio segnasse una
temporanea perdita di favore, sembra che non ebbe difficolt a tornare
alle sue abitudini precedenti dopo un breve intervallo. Il grosso della
sua carriera trascorse al servizio degli imperatori e, se si pu dar fede
alla versione data nella sua C hronographia, egli fu per vari anni il
potere dietro il trono.
La sua attivit e la sua influenza non si limitavano al palazzo impe
riale. Professore di filosofia, titolare di un posto istituito dal governo,
era molto noto come conferenziere e attirava molti studenti che lo
consideravano un erudito con conoscenze in ogni campo dellattivit
umana.

23 K u r t z - D r e x l ,

op. cit. I 51.

252

FILOLOGI BIZANTINI

L ipotesi che fosse un prodigio e conoscesse Om ero a memoria


probabilmente errata; il brano in lode della madre talvolta citato non
mostra che una conoscenza adeguata dei poem i24.
Ci non ostante, egli era indubbiamente versatile come risulta dalla
portata dei suoi scritti. I pi importanti sono: la C hronographia, una
storia che comincia dal regno di Basilio II, piena di schizzi pettegoli e
intriganti di persone e fatti importanti, forse definibile pi come
memorie che come storia ufficiale; orazioni funebri per vari amici,
parenti e importanti contemporanei; una grande corrispondenza, la rac
colta nota come De om n ifa ria d octrin a , un insieme di brevi profili di
vari concetti filosofici, scientifici e teologici per la maggior parte deri
vati dal D e p h ilosop b oru m p la citis di Plutarco. E probabilmente giusto
affermare che la filosofia costituiva il suo interesse primario. L entu
siasmo per Platone che condivideva con il suo allievo Italo era insolito
e alla fine provoc dei guai.
L aspetto platonico del suo pensiero pu essere stato tuttavia esage
rato e recentemente si stabilito che sotto diversi riguardi le sue idee
erano aristoteliche20. La data della sua morte incerta: le date pi
spesso proposte sono il 1078 e il 109626.
La produzione letteraria di Psello fu vasta. Alcuni saggi devono
ancora essere stampati. Tra le edizioni stampate sono poche quelle che
hanno ricevuto la cura necessaria a renderle utili. M olto rimane oscuro
e la difficolt di fare un resoconto del pensiero di Psello su un qualsiasi
argomento accresciuta dal suo stile discorsivo che si concede inattese
e frequenti digressioni. Il mio tentativo di descrivere la sua reazione nei
confronti delleredit classica si divide in tre parti, la prima generale e
la seconda e la terza dedicate ai suoi saggi critici in quanto questi
offrono un corpo pi sostanzioso di questo genere di scritti rispetto a
quello che si pu trovare in tutti gli altri filologi bizantini.
E difficile giudicare il suo atteggiamento verso i classici e le altre
culture non cristiane. Talvolta egli sembra dire che un cristiano orto
dosso che cerca le risposte a tutti i problemi intellettuali nellinsegna
mento della Chiesa. Talvolta mostra una curiosit verso la cultura
pagana e i campi della magia e dellastrologia che suscit il sospetto di
contemporanei convenzionalmente formati. Ritenere che Psello vacil

24 S a t h a s ,

25 L.

5.14.

B Z 56 (1963) 213-27, s p e c . 218, 221.


B Z 44 (1951) 283-90; D. 1. P o l e m i s , B Z 58 (1963) 73-5; P.
R E B 24 (1966) 159-64.

B e n a k is ,

2,1 P. J o a n n o u ,
G a u tie r ,

253

IL SEC O LO XI

lasse nelle sue convinzioni non necessariamente la giusta soluzione


dellenigma. E ugualmente probabile che egli si servisse della prassi,
nota ai teologi come economia, che esemplificata da alcuni padri
della Chiesa. In altre parole egli presentava al suo pubblico del
momento le idee che erano, secondo il suo giudizio, pi efficaci nei
loro confronti. Visto che il concetto di economia non raro, Psello
pu averlo conosciuto attraverso la letteratura patristica; egli non aveva
bisogno di alcun incoraggiamento per farsi guidare da S. Basilio e da
altri. Ne consegue che i suoi nemici non ebbero difficolt a interpretare
il vero significato delle sue vanterie di aver letto la letteratura di altre
culture. Psello fece del suo meglio per parare i loro colpi con afferma
zioni di lealt verso la Chiesa. In generale ce la fece e, sebbene ci fosse
un periodo della sua carriera in cui fu in difficolt, la sua eclissi fu pas
seggera. Il suo talento era troppo grande per poter essere represso. La
sorte del meno bravo mostrata da quanto avvenne a Italo.
I
dubbi nutriti dai suoi nemici trovano unespressione tangibile
nella professione di fede ortodossa che egli fu costretto a fare durante
il regno di Costantino M onom aco27. U naffermazione di principio pi
spontanea ed equilibrata e che tuttavia pu essere stata influenzata
dalla tensione emotiva del momento, si trova nellorazione funebre per
sua m adre28. Qui egli asserisce che la fede cristiana pu fornire risposte
a tutti i problemi. Dopo aver gi esposto abbastanza a lungo tale con
cetto, egli continua: poich tuttavia la vita che mi stata assegnata
non fine a se stessa, ma al servizio degli altri ed come un reci
piente strapieno, perci sguazzo nella cultura pagana non semplicemente per i suoi aspetti teorici, ma anche per la sua storia e la sua poe
sia. Una delle sue annotazioni sullinterpretazione allegorica di
Omero include losservazione: L e abitudini dei Misi e dei Frigi non
differiscono quanto la falsa dottrina ellenica da quella vera e se qual
cuno trasforma la loro acqua amaramente salata nella dolcezza della
nostra fede costui un saggio, invero il pi nobile dei saggi.
L argomento del saggio dichiaratamente la trasformazione della
falsa storia pagana nella verit cristiana29. La metafora dellacqua salata
ricorre nellultimo capitolo di D e om n ifa ria d octrin a dove la cultura
greca di nuovo raccomandata con riserva. Psello qui si rivolge allim

27 A . G a r z y a ,
28 S a t h a s .
29 S a t h a s ,

dans la Francc

EEBS

35

(1 9 6 6 -7 )

41 -6 .

Annuaire de l association pour l encouragement des tudes grecques


9

(1 8 7 5 )

2 1 1 -1 5 .

254

FILOLOGI BIZANTINI

peratore e la discrezione era dobbligo. Le sue parole conclusive sono:


Devi sapere che le rose delle Sacre Scritture cristiane sono autentiche,
ma ve ne sono altre dal fiore avvelenato30.
In una lettera al futuro patriarca Xifilino, Psello assume il tono
dellinnocente offeso quando nega di essere completamennte sotto lin
flusso di Platone31. Ma protesta troppo per poter essere del tutto con
vincente. Nel corso della sua risposta allaccusa egli afferma di seguire
lesempio dei grandi luminari della Chiesa, S. Basilio e S. Gregorio di
Nazianzo nellaccettare come validi alcuni elementi della cultura
pagana.
L ampia conoscenza di Psello della letteratura pagana, specialmente
del tipo poco edificante che si era conquistato giustamente la disappro
vazione di membri ortodossi della Chiesa, compresi quasi certamente
gli eminenti autori che Psello cita nella sua difesa, fa pensare che le sue
affermazioni non vadano prese alla lettera.
La contrapposizione tradizionale tra cristiani e pagani non rende
giustizia alla complessit della visione intellettuale di Psello.
Egli ci racconta che la sua curiosit si estendeva a cinque culture: la
caldea, legizia, la greca, lebrea e la cristiana32. L antichit della civilt
egiziana era stata sbito riconosciuta dai Greci e dai tempi di Erodoto
in poi non aveva mai smesso di affascinarli. Ci si spesso chiesti se la
Grecia non fosse in debito verso lEgitto. Psello entra nel merito della
questione. Egli crede che Pitagora, oltre ad essere linventore della teo
ria musicale e il primo in Grecia a sostenere limmortalit dellanima,
abbia introdotto la cultura egiziana in Grecia33. Altrove, scrivendo una
breve annotazione su Ermete Trismegisto, il presunto autore degli Herm etica, trattati di gnosticismo, astrologia, magia e alchimia, Psello
afferma che Platone sbagliava nellasserire che i Greci prendessero le
idee dalle nazioni straniere e le migliorassero. I Greci, piuttosto, erano
pigri nel perseguire la verit, specialmente la verit divina. I Greci intel
ligenti si accorsero di ci, come dimostrato da Porfirio nella sua Let

tera a d A n eb o34.

Edizione di L. G. W e s t e r i n k (Nijm egen 1948) cap. 201, pp. 98-9.


(edito pi recentemente da U. C R IS C U O L O N apoli 1973).
441; cfr. S a t h a s 5. 152-3.
K u r t z - D r e x l I 442.
i4
J. F. BOISSONADE, Michael Psellus De operalione daemonum (Norimberga
1838) 153-4.
" S a t h a s 5. 444-51
u K u r tz-D r e x l I

IL SE C O LO XI

255

Com e si vedr, Psello fa spessi sorgere dei dubbi riguardo al suo


grande sfoggio di erudizione che non sempre corrisponde alle sue
conoscenze effettive. Quanto lesse sullantico Egitto non certo. Egli
dichiara di aver letto Cheremone, un autore che non ci pervenuto,
che scrisse sulla storia dellEgitto e sui geroglifici. Se Psello lo cono
scesse di prima mano o attraverso delle citazioni, cosa che non pu
essere stabilita. In un altro saggio afferma di aver capito il significato
simbolico dei geroglifici senza dare il nome della sua fonte; pu essersi
trattato di Cheremone o del libro superstite di Horapollo, ma visto che
Giovanni Tzetze dichiara un secolo dopo di conoscere Cheremone,
che non citato da Horapollo, si pu probabilmente credere che Psello
dica la verit35.
Forse in debito con lEgitto anche per lalchimia, visto che
Zosimo di Panopoli ne pu essere considerato il fondatore. Psello
conosceva sicuramente Zosim o e fa riferimento ad un altro autore egi
ziano, Teofrasto, ma la considera come la saggezza di Abdera per via
dellesistenza di alcuni trattati erroneamente attribuiti a Democrito, il
filosofo di quella citt. Si interess allargomento a tal punto da com
porre un breve saggio su di esso e la sua lunga denuncia del patriarca
Cerulario comprende unaccusa di tale pratica36. Psello d limpressione
di aver visitato personalmente i praticanti dellarte.
Il
lascito caldeo consisteva in astrologia e magia. Per quel che
riguarda la prima, Psello pubblic una breve confutazione della sua
validit sulla base del fatto che era in contrasto con i principi della
provvidenza divina e del libero arbitrio37. Questa era la posizione
adottata, ma non sempre mantenuta con successo, dalla Chiesa. Per
quanto concerne la magia, era ancora pi difficile per Psello conciliare
la sua professione di ortodossia con linteresse per un argomento che
era per lo meno privo di senso se non addirittura sinistro. Su tale pro
blema egli evasivo. Ad un certo punto osserva: N o n vi dir come
fare incantesimi che difendano dalle malattie; potreste non sapermi
imitare correttamente38.

35 K u r t z - D r e x l I 444 e 370. Le citazioni di Tzetze ricorrono nella sua esegesi


zWIliade.
36 J. B lD E Z , CatMassAlchGrecs VI (Brussels 1928) 26-43 e 71-89 (ctr. K u r t z D r e x l I 322).
37 M. A. S a n g i n , CatMassAlchGrecs X II (Brussels 1936) 167.
38 K u r t z - D r e x l I 447.

256

FILOLOGI BIZANTINI

Ci che era veramente significativo per lui della cultura caldea era
la raccolta, completa ai suoi tempi, ma ora rimasta solo in frammenti,
nota come gli Oracoli caldaici39. Sono redatti in esametri e vengono
attribuiti ad un certo Giuliano vissuto nellet antonina. Se lattribu
zione corretta sono un prodotto sia del mondo greco-romano che
deHOriente. Si occupano di teurgia e comprendono istruzioni per il
culto del fuoco e del Sole e per levocazione magica degli di. Psello
scrisse diversi saggi su di essi. Il suo interesse per tali argomenti
strano e va spiegato come una conseguenza del suo platonismo. I neo
platonici ammettevano apertamente di credere nella teurgia e Proclo
aveva scritto un commento agli Oracoli caldei di cui evidentemente si
serv Psello. Altrove egli esprime una grande ammirazione per questo
autore ( C hronographia 6.38). Com e riuscisse ad evitare la disapprova
zione della Chiesa e quella generale resta un mistero. N on del tutto
privo di significato il fatto che nel suo lungo discorso contro il
patriarca Cerulario vi sia unaccusa di uso di tecniche di teurgia. Non
sappiamo se il caso di dar credito a tale imputazione, ma si pu con
getturare che Psello risponda alla critica rivolta ai propri interessi sug
gerendo che la Chiesa con il suo modo di affrontare i fenomeni paranormali a dare adito a paragoni poco lusinghieri. Psello fa sfoggio di
una conoscenza dellargomento pi di quanto sia giudizioso e
costruisce una serie di insinuazioni contro il suo nemico che aveva
indagato, forse imparzialmente e con un interesse genuino per il suo
benessere, sulle apparenti predizioni di un medium 40.
Sebbene il platonismo di per s portasse ad un serio conflitto con
la dottrina cristiana per via del diverso modo di considerare lanima
umana, stato il neoplatonismo a portare Psello verso zone pi perico
lose del pensiero e ad interessarlo maggiormente. Un altro indizio di
questo influsso stato individuato in un saggio sui demoni, D e operation e daem on u m . Sebbene alluda alleuchita e manichea, questo breve
trattato stabilisce una gerarchia di sei categorie di demoni che deriva
piuttosto dalla numerologia pitagorica che Giamblico e la sua scuola
erano riusciti ad imporre sul platonismo. Porfirio di nuovo una fonte
e Psello, se ne veramente lautore, ritiene che largomento abbia avuto

v V e d i l e d . B u d e d i

E. R.

E.

D ES P l a c e s ( P a r ig i

D o d d s , The Greeks and


K u r t z - D r e x l 1 236 ss.

th Irratonal

1971),

46-52 e 153-6;
1956) 283-9.

sp ec.

(B e r k e l e y

anche

257

IL SE C O LO XI

origine dal pensiero caldeo41. Ma tale paternit stata ultimamente


negata e bisogna sperare che lopinione scettica sia corretta.
E ora di passare dalla pseudo-scienza ai prodotti di unimmagina
zione pi sana. Pur essendo fam oso per la curiosit che si estendeva a
molti argomenti che a stento meritavano la sua attenzione e che non
sono normalmente riconosciuti come parte delleredit classica, Psello
era versato anche in altri argomenti di studio pi convenzionali. Non
che listruzione impartita ai suoi alunni fosse sempre accurata. Per
esempio quando parlava del coinvolgimento di Platone ed Aristotele
nella politica pratica, di cui la sua doppia carriera di insegnante e fun
zionario statale potrebbe sembrare un fragile riflesso, faceva delle biz
zarre affermazioni su ciascuno degli antichi filosofi. Secondo Psello, il
soggiorno a Siracusa permise a Platone di distribuire i tesori del
tiranno a molti filosofi, accademici e stoici.
In realt, le visite di Platone a Siracusa furono dei noti fallimenti e
il riferimento ai filosofi stoici un anacronismo che deve essere consi
derato grave sia pure nellmbito dello scarso livello che ci si aspetta
dai Bizantini. Questo giudizio errato sbito seguito da un altro: dice
che Aristotele accompagn Alessandro nelle sue campagne e fu la
mente responsabile dei suoi successi militari42.
Il
saggio che rivela queste allarmanti lacune di cultura generale
notevole per la relazione che Psello fa del suo insegnamento. Elenca
una serie di argomenti e autori. Comincia con Aristotele e prosegue
con astronomia, geometria ed aritmetica, che appartengono al pro
gramma normale di istruzione secondaria. Successivamente menziona
lottica e lo studio degli specchi. I testi in questione sono probabil
mente quelli che vanno sotto il nome di Euclide ed possibile che
venissero studiati in collegamento con la geometria. Poi Psello nomina
Erone di Alessandria ed Archimede e dichiara di aver fatto personal
mente vari esperimenti. Il primo riguardava il sistema di travasare lac
qua con un sifone e il secondo due liquidi non miscelabili. Il terzo e
quarto erano dimostrazioni di modelli, uno di un bue che beve lacqua,
laltro di un uccello che canta e muove le ali. Infine egli dimostrava
luso di uno specchio come specchio ustorio. Esperimenti di questo
genere erano certamente inconsueti, ma forse non cosi inconsueti come

op. cit. sopra alla nota 3 4 ; vedi anche B i d e z , op. cit. sopra alla
spec. 1 0 0 . La paternit di Psello negata da P. G a u t i f . r , R lili 3 8

41 B o i s s o n a d e ,

nota

3 6 , 9 7 -1 1 3 ,

(1 9 8 0 )

10 5 -9 4 .

42 K u r t z - D r e x l

I 362.

258

FILOLOGI BIZANTINI

Psello potrebbe voler farci credere ed in particolare dubbio che egli


possa assumersi il merito dei due modelli in quanto giocattoli mecca
nici sono descritti nel libro di Erone P n eu m a tica (1.15, 2.32) e si trova
vano nella sala delle udienze del palazzo imperiale; forse Psello non ha
fatto altro che chiedere ai tecnici di farne una dimostrazione per i suoi
allievi43.
Indubbiamente listruzione che dava era formale ed egli stesso ci
parla delle altre richieste che gli venivano fatte44. Gli veniva chiesto
consiglio in materia di medicina, diritto e geografia; non ho mai
smesso di occuparmi delle allegorie dei miti greci - aggiunge - ma la
gente continua a tormentarmi perch le piace ascoltare la mia voce pi
di tutte le altre perch so pi di chiunque altro. Molti dei suoi scritti
sono sotto forma di lettere, cosa che fa pensare che lampia cerchia dei
suoi amici ed ammiratori lo trattasse come un trust di cervelli.
Nelluso dellallegoria come chiave per la comprensione di Omero,
Psello segu la prassi che ammirava tanto nel suo amico e maestro
Niceta. Restano alcune brevi composizioni a testimoniare la sua inge
gnosit in questo genere bizzarro45. Una parla della grotta delle Ninfe
ad Itaca, descritta neW O dissea 13.102 e risulta essere poco pi di un
sunto di un saggio sullo stesso tema di Porfirio46. Unaltra discute
dellarco dellarciere Pandaro in termini che lo rendono scarsamente
comprensibile ad un lettore moderno. La terza affronta il famoso
enigma della Catena dO ro (Ilia de 8.19-27) che Niceta aveva cercato di
risolvere. Psello inizia dicendo che gli stato chiesto di fare uninter
pretazione allegorica del brano e di volgere un mistero greco in termini
cristiani.
Egli afferma che Omero conosceva i misteri orfici e non rivela la
nuda verit, ma la avvolge nello sterco del m ito. Psello nomina come
fonti Giamblico, Proclo, Porfirio e i Giuliani che vissero allepoca di
Marco Aurelio dicendo che erano i greci pi esperti di teologia.
Nel brano dell 'Iliade Zeus deve essere interpretato come lUnico
mentre la Catena dOro un simbolo dei legami e relazioni tra gli altri
di. Ancora pi strana la trattazione dei primi 4 versi del IV libro
d e liIliade, dove gli di sono seduti con Zeus mentre Ebe riempie loro i
calici di nettare e brindano guardando Troia. Di nuovo Psello rende
4-' Ibid.

368.

44 S a t h a s
4:1 Q u a t t r o

5 .6 0 .
so n o

e d ite

4 B o s s o n a d e , o p .

da

S a t h a s , o p . c it. s o p r a

c it. a ll a

n o ta

3 4 , 5 2 -6 .

a lla

n o ta 2 9 , p p . 2 0 5 -2 2 .

IL SE C O LO XI

259

esplicito il suo proposito di trasformare il falso mito greco nella verit


cristiana. Il nome di Zeus deriva dalla parola vita (Cwr|). L a vita e il
dispensatore di vita chi pu essere se non il Dio universale, il D io che
disse nei Vangeli: Io sono la verit e la vita? . Chi sono gli di seduti
accanto a Zeus? C h i altro se non coloro che hanno limmediata prio
rit di esistenza, sia che li si chiami Cherubini o potenze, o sovrani o
autorit o spiriti liturgici mandati a servire a beneficio di coloro che
devono ereditare il regno, spiriti che, come condividono in pieno i suoi
prodigi, cos condividono il suo nome. Perch Dio non geloso di
coloro che vogliono essere segnati dalla sua grandezza .... Troia il
simbolo di questo mondo, sprezzante della bellezza intellettuale, che si
impadronisce della tangibile e tanto chiacchierata figura di Elena, che
inganno e falsit, e poi fa la guerra per tenerla ... . Ettore e il cavallo di
Troia vengono spiegati con laiuto di una pseudo-etimologia e con un
gioco di parole.
C anche una breve nota su Circe e il suo tentativo di trasformare
Odisseo e compagni in maiali ( O dissea 10.316 ss.). Circe, ci dice, deve
essere interpretata come il piacere. Ella offre agli uomini una bevanda
che li rende dimentichi di se stessi. Le loro anime bevono una pozione
di vizio. Infine vi sono due note sulla Sfinge e Tantalo, figure famose
della mitologia greca. Tantalo, il figlio di Zeus, nominato allinizio
de\VOreste (5 ss.) d Euripide ed senza dubbio questo brano a spin
gere un amico o un allievo a chiedere una spiegazione. Psello impiega
un certo tempo a spiegare il significato di Zeus giungendo alle stesse
conclusioni del brano a cui abbiamo appena fatto riferimento e poi
passa a Tantalo di cui Euripide dice tem endo la roccia che sovrasta
sul suo capo galleggia nellaria. Psello ritiene debba essere considerato
fuoco etereo. Per quanto riguarda la Sfinge, essa rappresenta la compo
sizione del genere umano di tre diversi elementi, il bestiale, lumano e
il divino. In questo saggio si pu riscontrare incidentalmente un errore
di fatto: Psello dice che i misteri Eleusini avevano luogo solo di tanto
in tanto, non ogni anno, affinch i loro segreti non fossero divulgati a
un pubblico troppo vasto47.
Poich conviene considerare a parte la trattazione di altri testi lette
rari ad opera di Psello, ci occuperemo ora di vedere se egli riusc a leg
gere pi opere di letteratura classica di quante siano oggi reperibili. Le
sue osservazioni devono essere interpretate con cautela. Quando fa
47
Questi tre saggi sono stampati come appendice alledizione di
delle Allegatine lliadis di Tzetze (Parigi 1851) 343-65.

B o iss o n a o l

260

FILOLOGI BIZANTINI

delle citazioni del libro XVII di Teopom po probabilmente gli piace


rebbe che ne deducessimo una conoscenza diretta del testo. Ma pos
siamo affermare che la sua conoscenza deriva dai D eipnosophistae di
Ateneo. Tuttavia egli ebbe accesso alla versione pi completa dei primi
due libri di Ateneo che ora manca nel manoscritto di Venezia e che
conosciuta grazie allepitome generalmente attribuita ad Eustazio48.
Una spiegazione del genere vuol render conto del suo vanto di aver
letto 1 poemi di Parmenide ed Em pedocle49. Vi sono dei frammenti
sostanziosi di questi filosofi presocratici incorporati nei commenti di
Simplicio ad Aristotele, ai quali potrebbe aver avuto accesso Psello. Pi
nota la sua allusione a Menandro, Archiloco e Saffo50. Qui non vi
alcuna difficolt a difenderlo dallaccusa di falsit. Tutto quello che dice
che spiega ad alcuni suoi allievi chi erano i vari autori greci. N on vi
nessun suggerimento che egli ne avesse i testi in classe. Si credeva un
tempo che egli conoscesse unopera poi perduta del medico Galeno,
ma un esame pi accurato delle sue parole dimostra che in realt il rife
rimento ad Aristotele 31.
Oltre agli Oracoli caldaici e ad alcuni scritti neoplatonici, Psello
conosceva poco pi di quanto conosciamo di letteratura greca. Un
breve saggio di retorica cita verb a tim frammenti da Longino, lo sfortu
nato primo ministro della regina Zenobia di Paimira, che ci noto
soprattutto attraverso le pagine di D eclin o e d eca d en z a di Gibbon, in
parte perch nel XVIII secolo era ancora creduto autore del saggio Sul
sublim e. Evidentemente Psello sapeva pi di noi sul vero Longino52.
provato anche che egli conosceva loscuro cronografo Giulio
Africano \ Ma difficile assolverlo completamente dal desiderio di far
credere di conoscere pi di quanto avesse effettivammente letto. Alcuni
dei suoi opuscoli si rivelano essere niente pi di una rielaborazione di
un testo classico: esempi sono il saggio sulla grotta delle Ninfe ad Itaca,
vari saggi filosofici che sfruttano letteratura neoplatonica, una nota
su 'electrum , che deriva da Ctesia attraverso il codice 72 della B ibliotheca di Fozio ed un altro su una serie di toponimi in Attica che deriva

4S P. M a a s , Kleinc
411 S a i h a s 5 .5 7 .

lbid.
P.

Scbriftcn

(M o n a co

1973)

4 7 5 -6 .

59.

M aas,

BZ

34

(1 9 3 4 )

402.

l rometbeus 3 ( 1 9 7 7 ) 1 9 3 - 2 0 3 .
l r m a n n , Paradtxograpbi graec ( L e i p z i g

P. G a u i i e r ,
A.

W k si

1839)

146.

1 2 -1 3 .

261

IL S E C O LO XI

da Strabone 9.1.2 54. In questi casi egli non ammette le fonti. Egli ha
inoltre il grave difetto di servirsi della tecnica del compendio in modo
affrettato e negligente55. Il verdetto sulle sue letture e la sua accuratezza
non favorevole come si vorrebbe, visto che egli stato spesso
descritto come la personalit pi interessante ed importante di tutta la
storia bizantina.
E diffcile valutare con precisione linflusso di Psello. Ai suoi tempi
deve essere stato una specie di calamita. Secondo quanto scrive in una
delle sue lettere venivano studenti da molti paesi stranieri per ascol
tarlo. Egli menziona celti, arabi, persiani, egizi ed etiopi56. Anche se la
modestia e lamore della semplice verit non facevano parte del suo
carattere, questa dichiarazione notevole, che nessun altro bizantino ha
mai fatto, ha qualche fondamento. Mentre i partecipanti pi importanti
della controversia teologica con la chiesa romana poterono diventare
noti in Occidente, la reputazione di Psello come conferenziere erudito
lo rese famoso altrove. Tra i suoi allievi cera un georgiano di nome
Petritsi che tradusse nella sua lingua Giuseppe Flavio, gli E lem enti d i
teologia di Proclo e il D e natu ra h om in is di Nemesio. La scelta di un
testo di Proclo non ci sorprende, considerata la natura degli interessi di
Psello e gli E lem enti sono una trattazione sistematica di tutto il sistema
metafisico neoplatonico. La versione georgiana sembra poi essere ser
vita a sua volta come base per una in arm eno57.
Che Psello possa aver avuto un influsso pi diretto in Armenia
non certo. Si pensa che egli fosse tra coloro che spinsero Gregorio
Magistro a tradurre Platone in armeno (990 circa - 1058 circa)38. Ma
quel che si sa di Gregorio non sufficientemente chiaro per permettere
di fare questasserzione con fiducia. Sebbene egli trascorse un certo
periodo a Costantinopoli durante il regno di Costantino Monomaco,
difficile credere che fosse un allievo di Psello perch torn nella tenuta
di famiglia nel 1048 quando Psello aveva trenta anni e aveva appena

op. cit. alla nota 34; O M e a r a , A JP 102 (1981) 26-40, spec. 33;
op. cit. alla nota 48.
S3 G a u t i e r e O M e a r a , op. cit. alle note 53 e 54; anche G . A u j a c , R E B 33
(1975) 257-75.
54 BO ISSO N A D E ,

M aas,

56 S a t h a s

5 .5 0 8 .

R. D o d d s , Proclus; The Elementi o f Theology (II ed., O xford 1963) xli-xlii,


342-4; M. T a r c h n i s h v i l i , Geschichte der kirchlichen georgischen Literatur (Studi e
Testi 185: Rom a 1955) 211-25.
s8 R. K l i b a n s k y , The Continuity oj th Platonic Traditwn (Londra 1939,
ristampa riveduta M onaco 1981) 20.
57 E .

262

FILOLOGI BIZANTINI

iniziato la sua carriera. Una delle lettere di Gregorio ci informa che le


sue traduzioni di Platone includevano il Tim eo e il F edone e che aveva
iniziato a lavorare su Euclide. Inoltre egli riporta un fatto curioso che
merita una digressione. Egli dichiara di aver scoperto che esistevano gi
delle versioni in armeno dei commenti filosofici di Olimpiodoro, di
Callimaco e di Andronico. Il contesto farebbe pensare che lultimo di
questi autori sia il capo del Peripatos di Rodi che diede inizio alla tra
dizione dei commenti a Aristotele (70 av.C. circa). Ma non ci rimasta
nessuna sua opera autentica in greco ed poco plausibile immaginare
che fossero tradotte in armeno. Per quel che riguarda Callimaco, dif
ficile supporre che le sue poesie possano essere state una buona scelta
per chiunque volesse presentare la cultura greca ad un pubblico stra
niero ed poco probabile che la sezione di filosofia della sua guida
bibliografica alla letteratura greca fosse sopravvissuta 59.
anche possibile vedere linflusso di Psello nel rapporto di due sto
rici (Attaliate 110.19 e Scilitze Continuato 129.6) secondo il quale una
delle figure eminenti ad Antiochia durante il regno di Romano D io
gene (1067-71) era Pietro Libellisio (o Libellio)60, un uomo di stirpe
siriana che era completamente a suo agio con la cultura romana e sara
cena. Saracena laggettivo usato da Attaliate. A ssira usato
dallaltra fonte che leggermente posteriore. L imprecisione implicita
nel linguaggio classicizzante bizantino rende arduo tradurre con esat
tezza la frase. A ssiro preso alla lettera indicherebbe la cultura siriana
ed difficile credere che un eminente abitante di Antiochia non par
lasse siriaco, ma laggettivo usato dagli storici classici mentre Sara
ceno non lo , cosa che sposta la bilancia a far ritenere la pi tarda
descrizione come pi accurata. Psello stesso dichiara che il suo pub
blico includeva gli Arabi. Se S. Pietro era un arabo cristiano forse
Psello si riferiva a lui. C e un altro fatto curioso che deve essere men
zionato in questo contesto: una gnomologia greca tradotta in siriaco
contiene una citazione da Psello61.
Il contatto con lOriente, specialmente se stabilito da qualcuno dalla
mentalit aperta come Giovanni Italo, dovrebbe essere stato benefico
per Bisanzio in campo scientifico. Vi sono scarse indicazioni di un

M. L f r o y , Annuaire de l Institut de philosophie et d histoire orientale 3 (1935)


263-94 (ctr. anche B Z 36 (1936) 189-90).
60 La torma Libellisios viene in parte comprovata dalla testim onianza citata da
G. W e i s s , Byzanlina 4 (1972) 13 n. 9.
* 1 C . E. S a c h a u , Syriaca inedita (Halle 1870) vii.

IL SE C O LO XI

263

beneficio derivato dallastronomia. Una nota scritta originariamente nel


1032 ed ora trovata in un importante codice dell 'A lm agesto di Tolemeo
(Vat. gr. 1594) stabilisce paragoni tra Y A lmagesto e le T avole E lem entari
da una parte e lopera di Jbn al -Aiam dallaltra62. troppo antica per
poter essere opera di Psello e del suo circolo e mostra che esisteva gi
un contatto tra gli specialisti di Bisanzio e di altri luoghi. E non si pu
verificare se sono quegli stessi specialisti o Psello e il suo circolo ad
essere responsabili di un trattato composto nel 1060-72 circa (trovato
nel Paris gr. 2425) che si rifa allastronomia araba63. Esiste un chiaro
indizio che i rapporti tra gli scienziati bizantini ed i loro colleghi orien
tali non erano molto stretti: a questepoca non vi traccia delluso di
numerali arabi da parte dei Bizantini.
Questi interrogativi troverebbero pi facilmente soluzione se sapes
simo di pi sulla carriera di Simeone Seth, nativo di Antiochia che
aveva un grado ufficiale alla corte di Costantinopoli e tradusse la storia
di Kalila e Dimna dallarabo in greco. L opera diretta ad Alessio
Comneno. Egli scrisse anche di medicina, dedicando un breve diziona
rio di generi alimentari a Michele Ducas ed probabilmente la persona
menzionata da Anna Comnena (A lessiade 6.7) come matematico ed
astronomo. Si sa ancora poco di lui, tranne che si rec in visita in
Egitto nel 1058 circa ed osserv uneclissi64.
Anche se ammettiamo ottimisticamente che vi fu un influsso di
Psello quando viveva, esso non dur. La condanna del suo entusiastico
allievo Italo signific la riaffermazione del potere ecclesiastico e la
sospensione della libert di pensiero. Per quel che riguarda gli scritti di
Psello, anche se sembra che godessero di grande popolarit, della mag
gior parte di essi rimasta solo una copia o due.
Ci vale anche per il suo capolavoro C bronographia, mentre altri
libri di storia vennero ricopiati frequentemente. In altre parole, le sue
opere subirono lo stesso destino dellautore bizantino medio. La princi
pale eccezione costituita dalle sue lezioni pi convenzionali e meno
avventurose su Aristotele che sembrano essere risultate utili alle genera
zioni successive di studenti fino probabilmente alla fine del XIII secolo
quando furono sostituite da libri di testo analoghi di Niceforo Blemmide. E forse il caso di aggiungere che la sua raccolta di Oracoli cal

62 J. M o g e n e t , Osiris 14 (1962) 198-221.


63 O . N e u g e b a u e r , Mmoires de l Acadmie royale de Belgique 59 (4) 1969.
64 L. O . S j B E R G , Stephanites und Ichnelates ( S t o c c o l m a 1962) 87-99.

264

FILOLOGI BIZANTINI

daici fu molto importante per la figura pi originale ed eccentrica del


XV secolo a Bisanzio, Giorgio Gemisto Pletone.
In appendice, sebbene non vi sia alcuna prova certa di un rapporto
con Psello, occorre menzionare due manoscritti di un certo rilievo,
scritti mentre era allapice della carriera. L Omero di Towneley (British
Library, Burney 86) fu a lungo valutato pi di quanto meritasse come
fonte degli scolii iW Iliade. In effetti, solo una delle diverse copie dei
cosi detti scolii esegetici che mettono in rilievo il contenuto etico di
Omero e non conservano cognizioni antiche di molto valore. L Omero
di Towneley ha un colofone, ora danneggiato, che sembra avere origi
nariamente incluso la data 105965. Dellanno 1063 abbiamo una copia
di Isocrate (Vat. gr. 65) che per la data e limportanza come testimone
del testo secondo solo allUrbinate (cfr. sopra p. 197). Entrambi i libri
esemplificano una nuova tendenza della scrittura, uno stile pi corsivo
che si trova spesso nelle copie di testi pagani e fa pensare che i copisti
fossero filologi che scrivevano per propria utilit personale66.

V. A lcuni sa ggi critici su a u tori cristia n i


Pur dedicando le migliori energie alla filosofia Psello era anche un
buon lettore con interessi letterari.
Abbiamo visto il suo approccio ad Omero, che non ispira fiducia
nel tipo della sua reazione ad altri testi, ed lecito chiedersi se egli
apprezzasse anche i testi al di l di quelli normalmente letti a scuola o
da un adulto colto con il gusto dei classici e della letteratura patristica.
Sette dei suoi saggi aiutano a sciogliere questo interrogativo. Essi con
stano di un saggio su un autore bizantino, di tre sui padri della Chiesa
in cui vi sono alcuni paragoni tra loro e gli autori dellantichit pagana
e di tre su autori pagani. Di questi ultimi tre, uno include un rapporto
autobiografico sulla sua formazione di scrittore, il secondo paragona e
contrappone due romanzi greci e il terzo, che lunico a trattare di

t5 C on buona pace di H. E r b s e , Scholia graeca in Iliadem I (Berlino 1969) xxvi


n. 28; la scrittura non concorda con la data teoricamente alternativa del 1014.
66
N. G. W i l s o n , in L a palographiegrecque et byzantine, Actes du Colloque N
559 (Parigi 1977) 221-40, spec. 223. torse il caso di aggiungere che ci sono
almeno tre copie anteriori di Euripide che possono m olto probabilm ente essere
attribuite allXI secolo (Paris gr. 2713, Marc. gr. 471 e il palinsesto di Gerusa
lemme, Taphou 36); torse si tratta di una pura coincidenza, ma risalgono allepoca
in cui predominava linfluenza di Psello nei circoli intellettuali.

IL SEC O LO XI

265

poesia, paragona Euripide allautore bizantino Giorgio di Pisidia.


bene parlare di questi testi nellordine appena indicato.
Il saggio dedicato ad un autore bizantino un encomio di Simeone
Metafraste la cui carriera va probabilmente collocata nella II met del
X secolo. Fece un grande lavoro di revisione delle Vite dei santi. Molte
di queste erano scritte con uno stile chiaro molto vicino alla lingua
parlata e non erano pertanto accettabili per il lettore colto di gusti diffi
cili. Simeone riscrisse il testo in una forma raffinata che si guadagn il
consenso generale. Di conseguenza le sue revisioni furono adottate
dalla Chiesa e sostituirono i testi precedenti che scomparvero quasi del
tutto dalla circolazione. Psello mette in evidenza il fatto che Simeone
disponeva di uno staff di stenografi, scrivani e correttori assegnatigli
per ordine dellimperatore per facilitargli il gravoso compito C o sa si
pu paragonare ad una simile impresa? chiede Psello e continua con
una tipica iperbole: Quale scienza antiquaria greca o compendio del
mondo intero? I successi dei Persiani e, prima di loro, dei Babilonesi e,
dopo, le nobili imprese di Alessandro il Macedone? Anche questi sono
argomenti validi, specialmente per gli stilisti eloquenti, ma per lo pi
vengono letti per labilit letteraria dei loro autori. D altra parte tutte le
opere del nobile Simeone che descrivono con un linguaggio appro
priato i martiri e i santi hanno due scopi: limitazione del bello stile e
la formazione del carattere secondo i migliori modelli. Ne aggiungerei
un terzo, non meno importante degli altri, ma pi specifico ed elevato:
per coloro che difendono il messaggio dei Vangeli il memoriale scritto
dei santi la base di altre conquiste . In realt, Psello ammette che per
fino Simeone non soddisfa i critici pi esigenti dello stile e non pensa
che Simeone debba essere paragonato agli scrittori pagani sotto questo
aspetto. N o n penso che sia giusto paragonare i suoi sforzi a quelli dei
sapienti pagani. Cosa significa se questi ultimi composero orazioni
panatenaiche o descrissero la guerra tra i peloponnesiaci e gli ateniesi
con un linguaggio pomposo? Altri hanno scritto a favore e contro
larte della retorica. In tutti loro la tecnica chiara e evidente, ma lele
mento utile scarso e debole. N on sono questi gli autori a cui vorrei
contrapporre come rivale il mio eroe. Piuttosto, se fosse possibile, lo
collocherei a fianco di coloro che hanno studiato il messaggio dei Van
geli e hanno interpretato la profondit della parola di D io 67.

67 K u r t z - D r e x l

I 94-107; i passi-chiave sono 101.10-23, 105.16-27, 106.7-18.

266

FILOLOGI BIZANTINI

Dei tre saggi sugli autori patristici il primo una breve difesa di S.
Giovanni Crisostomo dalla critica che i suoi scritti siano privi di abilit
retorica. Psello inizia la sua difesa tracciando una distinzione tra due
tipi di retorica, lun a esagerata, laltra modesta e ordinata. Crisostomo
un esempio dellultima e ne sarebbe lesempio per eccellenza se non
fosse stato preceduto da modelli di stile come Lisia, Iseo, Platone e
Dione ( sorprendente trovare Platone in questa compagnia e uno dei
due manoscritti di questo saggio in effetti omette sia il suo nome che
quello di Dione). Tuttavia Crisostom o di gran lunga superiore ai suoi
predecessori. Psello osserva come, nonostante si trovi ad affrontare
argomenti simili in pi occasioni, riesca a non essere monotono. I suoi
proemi rispondono perfettamente al fine didattico e crearlo un ottimo
rapporto con il pubblico. Le narrazioni non sono n troppo brevi n
troppo lunghe e le digressioni sono pi controllate che in Erodoto. La
perfezione stilistica realizzata grazie alluso di un linguaggio molto
semplice e d limpressione di una scrittura non studiata. Segue unallu
sione alla critica rivolta ad Euripide e Tucidide, ma non del tutto
chiaro cosa intende Psello ed il testo forse corrotto. Nel complesso il
saggio, sebbene corretto nella sua implicita contrapposizione di Criso
stomo ad alcuni scrittori patristici pi elaborati, denota la totale assenza
di citazioni o riferimenti a brani specifici68.
Ora affrontiamo unaltra breve composizione sullo stile di Gio
vanni Crisostom o e dei tre padri Cappadoci del IV secolo. E una spe
cie di risposta allinterrogativo: Q uali scrittori cristiani meritano di
essere paragonati per i loro meriti letterari a Lisia e a Demostene? La
risposta che vi sono molti eccellenti autori cristiani, ma solo quattro
meritano di essere considerati alla pari o addirittura superiori, sebbene
solo sotto alcuni aspetti, ai migliori pagani. Il giudizio espresso in
questultima frase viene messo in rilievo dalla parentesi bisogna dire
la verit . Psello osserva che molti sono in grado di vedere i meriti dei
pagani, ma non ne vogliono ammettere il valore letterario per non
dispiacere alle loro convinzioni. Continua affermando che i migliori
scrittori nella loro rispettiva sfera sono Demostene e Gregorio di
Nazianzo, il primo specialmente per quel che riguarda loratoria delibe
rativa e giudiziaria. Segue lelogio di Gregorio che viene assimilato ai
migliori pagani, principalmente ad Aristide. Tale ammirazione per il
sofista del II secolo le cui opere sono per la maggior parte insignificanti
Edito dal Paris gr. 1182 e dalFOxford Auct. T. 1.11 a cura di P. L e v y ,
Michaelis Pselli de Gregorii theologi charactere udicum ( L e i p z i g 1912) 92-8.

267

IL SEC O LO XI

tipicamente bizantina. Gli altri pagani a cui assomiglia Gregorio sono


Lisia, perch talvolta egli intende scrivere un semplice proemio, Tuci
dide, Isocrate ed Erodoto. L ultimo nome dellelenco desta meraviglia e
Psello non vi aggiunge alcun commento che lo giustifichi. Egli delinea
unanalogia tra lo stile di Gregorio e la mescolanza di colori sulla tavo
lozza di un artista la cui miscela talvolta pi attraente di ciascuno dei
suoi ingredienti preso singolarmente. Inoltre Psello lo paragona ad un
leone.
Avendogli dedicato tre pagine Psello lascia poco meno di una
pagina ad ognuno degli altri padri di cui vuol parlare. San Basilio viene
paragonato a Demostene e Aristide. Lo stesso vale per suo fratello Gre
gorio di Nissa; se la sua oratoria non pari a quella di Basilio la sua
esposizione della Sacra Scrittura per migliore.
Su Crisostom o Psello non aggiunge niente a ci che ha detto nel
saggio interamente dedicato a lui. Oltre allasserzione che gli autori
pagani non sono completamente surclassati dai cristiani, il saggio di
scarso interesse. troppo breve per permettere una discussione detta
gliata e non fa alcun riferimento ai testi che giustifichi le sue afferma
zioni69. Un posto donore tra i saggi di argomento patristico spetta ad
uno studio di Gregorio di Nazianzo che si distingue per essere stato
trascritto in almeno nove manoscritti70. Si guadagnato una certa fama
nella letteratura filologica attuale grazie ad un brano citato da Eduard
Norden per dimostrare che linsolita sensibilit delle genti del Mediter
raneo nellantichit ai suoni del linguaggio non era andata perduta nel
M edioevo71. Vale la pena di darne un rsum esteso perch vi sono
molti riferimenti agli autori classici e buona parte della terminologia
critica presa in prestito da Dionisio di Alicarnasso e da altri critici
classici.
Il paragrafo di apertura espone la convinzione che Gregorio sia un
modello di tutte le qualit stilistiche. I critici precedenti avevano
dovuto spiegarle citando per ogni qualit un autore famoso. Psello fa
riferimento a molti autori rari o andati perduti come se esistessero
ancora. Suscita il nostro sospetto la menzione di Eschine Socratico e,
pochi righi dopo, di Polemone, Erode Attico e Lolliano. Di questi rap
presentanti della Seconda sofistica sappiamo ben poco: dellultimo non

69 Edito da B O ISSO N A D E , op. cit. alla n. 34 al par. IV, 124-31.


70 Edito da A. M a y e r , B Z 20 (1911) 27-100 (testo a p. 48-60) e P.
cit. alla n. 68.
71 E. N o r d e n , Antike Kunstprosa (ristampato D arm stadt 1 9 5 8 ) I

L evy,
5 ,1 1

op.

568.

268

FILOLOGI BIZANTINI

rimasto niente, ed probabile che il riferimento a tutti e tre derivi


dalle Vite dei sofisti di Filostrato. Psello deve aver presupposto che nes
suno dei suoi allievi o amici potesse smascherare le sue pretese, che
per rovinano linizio del saggio. L ipotesi alternativa che tutti e tre gli
autori fossero reperibili al tempo di Psello salverebbe il suo onore, ma
non plausibile.
Segue un oscuro paragrafo sullorigine divina delleccellenza
suprema di Gregorio. Su una cosa comunque non vi ombra di dub
bio: la sua bravura non deriva come dabitudine dallimitazione di
modelli classici. Psello esprime la sua ammirazione:
Per quel che m i riguarda, ogni volta che lo leggo, e m i capita spesso, prim a
di tutto per i suoi insegnam enti e poi per il suo fascino letterario, m i sento
pien o di una bellezza e di una grazia inesprim ibile. E spesso ab b an do n o le mie
intenzioni e trascurando il significato teologico p asso il tem p o tra i fiori di pri
m avera del suo stile e vengo trasportato via dai m iei sensi. R en dendom i conto
di essere stato trasportato via allora am o e am m iro il m io rapitore. E se sono
costretto dalle sue parole a tornare al significato, io rim pian go di non essere
stato trasportato di n uovo e mi lam ento d ellacquisizione com e di una perdita.
L a bellezza delle sue parole non del tipo acquisito dai pi m on oton i
sofisti, epidittico e destinato ad un pubblico, da cui si pu essere in un prim o
tem po incantati e poi al secondo contatto respinti - perch quegli oratori non
addolcivano la scabrosit delle loro labbra e non tem evano di affidarsi alla
audacia dello stile pi che allabilit. L a sua arte, invece, non di quel tipo, ne
ben lontana: ha larm onia della musica.

Le parole da lui adoperate, continua Psello, possono essere parago


nate a pietre con varie propriet. La classificazione che segue sembra
presa da Demetrio Sullo stile 176, ma ancora una volta Psello vi
aggiunge un tocco di cultura capziosa. Il lessico di Gregorio non
com e quello di Tucidide, figlio di Oloro, o Niceta di Smirne o Scopeliano, quello di Lisia lateniese, di Isocrate, di Demostene, di Eschine
Socratico e di Platone stesso. N on nominer persone come Sopatro e
Fenice e tutti gli altri che acquisirono lo status di sofisti con la volgarit
del loro stile. La conoscenza da parte di Psello di Niceta, Scopeliano e
Fenice era limitata quasi sicuramente a quanto scrisse su di loro Filo
strato nelle Vite dei sofisti 1.19 e 21, 2.22 mentre non poteva conoscere
nessuno dei due autori esistenti di nome Sopatro se non attraverso la
menzione di uno di loro nelle Vite d ei sofisti 12.16, 21.2 di Eunapio.
Nel seguente paragrafo vengono nominati diversi altri critici a par
tire da Dionisio e Teofrasto di cui Psello poteva avere unindiretta

IL SEC O LO XI

269

conoscenza attraverso un brano, che ora manca, di uno dei saggi di


Dionisio. Lo stesso tipo di spiegazione vale per un riferimento a Lon
gino, ma non per uno a Crisippo il filosofo stoico e ancora meno per
un brano confuso in cui vengono nominati gli oratori della Seconda
sofistica come se si trattasse di critici. Psello riconosce che la maggior
parte dei critici visse troppo presto per poter leggere Gregorio, ma si
dichiara stupito che un pagano contemporaneo, Eunapio, non faccia
alcuna allusione a lui e che Filostorgio non abbia niente di meglio da
dire su di lui oltre al fatto che il ritmo della sua prosa era superiore.
Filostorgio era un eretico ariano che scrisse una storia della Chiesa e
ci che Psello riporta del suo giudizio su Gregorio pu essere rintrac
ciato nellepitome superstite ed sostanzialmente confermato da Fozio
B ib lioth eca 40: N o n ostanti le sue furie contro gli ortodossi, egli non
os attaccare Gregorio il teologo, ma contro voglia riconobbe il suo
stile coltivato.
La parte centrale del saggio segue la guida di Dionisio nel discutere
la selezione e lordine delle parole. Il compito dellartista letterario
paragonato a lungo a quello di un gioielliere che lavori un gran
numero di pietre. Lisia, Isocrate, Demostene e Erodoto in particolare
riescono a scegliere parole ordinate e a miscelarle in modo da superare
i loro avversari. Gregorio ha lo stesso talento nelladoperare parole
semplici e non pretenziose. N on posso illustrare i metodi con cui rag
giunge la sua straordinaria bellezza stilistica; li posso solo percepire, ma
non spiegare razionalmente. Ma quando illustro i suoi metodi e li
pongo come spiegazione della sua perfezione vedo altre tonti da cui la
grazia scorre nei suoi scritti . Queste risultano poi essere caratteristiche
di intere frasi: la costruzione, larticolazione, i ritmi usati, compresi
quelli delle clausole. A questo proposito Gregorio fa un paragone posi
tivo con gli scrittori pagani citati un po prima e con Platone. Mentre il
contenuto teologico della sua oratoria costante, non vi nulla di
monotono nei ritmi di cui si serve nelle clausole. Sebbene sfrutti al
massimo il ritmo, non si allontana dalla prosa. Qualsiasi cosa egli
dicesse sbito assumeva un carattere retorico anche se egli non faceva
alcun sforzo a tal fine, ma non pensava che la retorica e la filosofia fos
sero separate da un abisso. La sua opera arricchita da uno sfoggio di
conoscenza derivante da ampie letture. M a quando deve spiegare un
problema complicato o tecnico sa farlo in modo che un ascoltatore
medio possa comprendere. Sotto questo aspetto Psello lo considera
superiore a Platone, che troppo lungo nella sua esposizione e
maschera il significato di alcune proposizioni. Egli afferma inoltre che

270

FILOLOGI BIZANTINI

Gregorio non si serve della tecnica delle Vite di Plutarco dove le que
stioni politiche vengono illustrate, in m odo poco appropriato, da ana
logie con la musica e la geometria.
Poi Psello ritorna alla critica stilistica. L efficacia di Gregorio risiede
nella sua abilit di variare lo stile secondo le circostanze.
L a cosa in cui riesce m eglio son o i panegirici. M entre Isocrate, Platone e
D em ostene potrebbero essere paragonati ad altri suoi scritti, nei panegirici non
ha rivali. E questo genere in verit m olto pi diffcile degli altri. E cco perch
D em ostene e gli altri scrittori, anteriori e successivi, si son o m ostrati pi versa
tili e produttivi nelloratoria giudiziaria e deliberativa, m entre nel cam po del
panegirico h anno tatto tutti chi pi chi m eno fiasco. Platone uno scrittore
bravissim o quan do esam ina le form e nel suo Parmenide o discute la plurim a
natura del bello nel Fedro o filosofeggia sullanim a nel Fedone , ma non lo
quan do com pon e la sua orazione funebre. D em osten e qu an d o accusa Stefano
di spergiuro ed Eschine di falsa am basceria, quan do difende la sua corona
d oro, quan do organizza i discorsi su O lin to e sputa fuoco contro Filippo non
inferiore alla trom ba di O lim p ia; la sua tecnica ricca ed egli struttura i
m etodi di argom entazione com e vuole. M a quan do tent la com posizion e di
un panegirico per i caduti di guerra, sub una grossa m etam orfosi pari a quella
di A rcisio. Tucidide un p ro fo n d o pensatore, soprattutto nei suoi discorsi, in
cui concentra i concetti uno d o p o laltro, m a anchegli nella com posizione d
u n orazione funebre cam bia stile e perde m olto della sua usuale efficacia.

I
giudizi espressi in questo paragrafo sono tutti a modo loro rivel
tori. C i che Psello dice del M en essen o di Platone pu meravigliarci a
prima vista se pensiamo alla grande ammirazione che egli provava per
Platone. Ma, come lo stesso saggio in questione mostra nella parte con
clusiva, lammirazione non poteva essere cos cieca da escludere ogni
riserva. Psello non ricorse, e forse non aveva lagilit mentale per for
mularla, alla difesa cui si sono affidati parecchi filologi moderni
secondo cui il M en essen o una parodia satirica. Per quel che riguarda
YEpitafio di Demostene, ci si pu chiedere perch Psello non si serv
del giudizio di Dionisio D em osthenes 44, secondo cui spurio. Ancora
pi strano e deludente il fatto che egli non sia capace di apprezzare il
contributo, del tutto diverso, di Tucidide a questo genere. inoltre
tipico di lui alludere ad un mito eccezionalmente oscuro in cui un orso
fu trasformato in un essere vivente72.

12 Etymologuum Magnum

1 4 4 .2 2 .

271

IL SEC O LO XI

Segue un ulteriore elogio di Gregorio. Psello sembra fare ununica


riserva e poich c un vuoto nel testo in questo punto non facile
interpretarne il significato, ma il problema sul tappeto una certa man
canza di qualit emotive. C un ulteriore argomento che imbarazza
Psello: non ostante la grande chiarezza stilistica, Gregorio ha bisogno
di alcune spiegazioni da parte dei commentatori, compito al quale
Psello stesso collabor. In altri scrittori c delloscurit. Psello non
sfrutta la soluzione offertagli da Dionisio (D e L ysia 4) che mise in evi
denza il contrasto tra la chiarezza stilistica e la chiarezza dei fatti e
osserv che scrittori dotati di grandissima efficacia descrittiva lasciano
oscure ed inspiegate molte cose.
Il riassunto precedente pu dare unimpressione errata dellorigi
nale. Sebbene alcuni brani possano essere tradotti in inglese moderno
senza gravi distorsioni o incertezze di significato, ve ne sono altri il cui
stile fiorito o gli astrusi termini tecnici rendono una versione accetta
bile fuori dalla portata del traduttore. H o fatto del mio meglio per tras
mettere lentusiasmo del critico medievale e il m odo in cui egli si avvi
cina allautore patristico preferito, cosa che a sua volta mette in risalto
il suo apprezzamento nei confronti di alcuni eminenti classici pagani.

VI. La risposta a i cla ssici della letteratu ra p a ga n a


Il primo saggio da discutere in questo paragrafo consiste in un
breve consiglio per aspiranti scrittori in cui Psello spiega il segreto del
suo successo in un brano autobiografico rivelatore73. Sebbene non
siano chiare le circostanze che lo spinsero a scrivere questo saggio, sem
brerebbe che gli sia stato chiesto perch alcuni tipi di scritti classici di
belles lettres sono dei cattivi modelli stilistici. Vengono nominati due
romanzieri, Eliodoro e Achille Tazio, e due atticisti dellet della
Seconda sofistica, Luciano e Filostrato. Queste opere potrebbero sem
brare frivole, ma va ricordato che furono tutte lette da Fozio e per quel
che si sa continuarono a divertire i lettori. Psello ammise di aver sba
gliato a concentrarsi su questi autori perch si rese conto che era come
cercare di correre prima di essere in grado di camminare. Si rivolse,
invece, ad un tipo di letteratura pi seria per migliorare il proprio stile.

73 B o i s s o n a d e , o p . c it. a ll a

n . 3 4 , 4 8 -5 2 .

272

FILOLOGI

b iz a n t in i

Il testo intero dice cosi (i punti interrogativi indicano dubbi sul signifi
cato):

I
lettori del libro su Leucippe o Cariclea o di qualsiasi altro che sia piace
vole e affascinante, com e gli scritti di Filostrato di L e m n o e tutte le opere
distensive e giocose di Lucian o, son o sim ili a uom ini che si accingono a
costruire una casa. M a prim a di gettare le fon dam en ta, di progettare e costruire
le m ura e 1 pilastri e di com pletare il soffitto essi sem brano volerlo decorare
con dipinti, m osaici ed altri ornam enti. Secon do lopinione della m aggioranza,
tali tentativi riescono. E ppure pen so che alcuni si son o m essi a scrivere libretti
con un linguaggio stravagante. A llinizio essi colpiscon o e h anno un forte
im patto, poi si estinguono com e un lam po. U n o stile del genere pu essere
efficace nelle lettere e nei discorsi perch, in questo tipo di opere, lorgan izza
zione delle parti del testo su scala ridotta e lascoltatore p oco esigente sod
disfatto della grazia evidente e dei bei fiori dello stile. Tuttavia, non si addice
agli scritti ufficiali in cui largom ento deve toccare m olti punti e mettere in
risalto labilit dellautore. Q uesti scrittori son o privi dello stile che com e se
tosse prim avera versa un suon o m ielato nelle orecchie. Perch non tutti gli stili
son o dotati di grazia. E com e alcune parti di un testo devon o essere addolcite,
cosi altre devono essere rese pi dure, com e alcune devon o essere solenni, cos
altre devon o essere sem plici, com e alcune richiedono intensit, accum ulazione
e un pensiero concentrato, altre richiedono calm a e pacatezza.
U n uso corretto dello stile cosa difficile. E lop p osto di u n iniziazione. L
prim a vengono i prelim inari e le spruzzate di acqua santa e poi, d op o, con
cesso di entrare nel Sancta sanctorum ed necessario prim a portare la torcia
com e un fedele per poter poi diventare prete. Q u i se qualcun o vuole diventare
un m aestro di correttezza e di abilit stilistica, deve prim a occuparsi dellal
veare e solo d o p o pu passare ai fiori.
Io
stesso per prim a cosa ho sperim entato questo m etodo e volteggiato su
quei libri e ho pro d o tto una specie di rugiada o patina (?) o un fiore che pu
essere raccolto o conservato. M a quando le mie opere non si accordarono al
progetto (?) e non potetti affrontare neanche una breve com petizione perch
ero senza fiato fin dal principio, mi rivolsi ad un m etodo m igliore e pi lecito.
C o s lasciandom i scivolare le G razie dalle mani mi dedicai alle M use,
senza trascurare nessuna di loro, n la protettrice della prosa n la stessa C a l
liope.
T ra questi libri fu ron o particolarm ente im portanti per me D em osten e, Iso
crate, Aristide e Tucidide. Includevo nel m io elenco anche i dialoghi di Pla
tone, tutte le opere di Plutarco, tutto ci che si trovava di L isia e, com e autore
cristiano, G regorio il teologo, che considero una guida di tutti gli autori che si
distinguono per il m odo di scrivere se n o ed elegante. D a D em osten e ho
appreso la forza intellettuale applicata ad ogni argom ento e la m igliore orga
nizzazione delle parti del discorso. D a Isocrate lo stile naturale, il fascino degli
anni della m aturit e il lessico ordinario. D a Aristide la piacevolezza che

IL SEC O LO XI

273

infonde la forza, laccuratezza del ragion am en to, lelaborazione produttiva del


m ateriale e del pensiero. D a Tucidide le in n ovazion i stilistiche, il significato
ben con fezionato, le qualit sgradevoli m a intellettuali, una com po sizio n e (?)
non rivoluzionaria, la variet nella form u lazion e del pensiero. Plutarco ha esa
m inato a fon d o tutte le grazie delle parole, tutti i concetti espressi in form a
am pollosa e vigorosa, e m i ha in cantato con la sua sem plice narrativa e le
variazioni con cui spiegava unidea in m o d o inconsueto. M i son o servito delle
arti di L isia com e di uno strum ento (?) da usare per ogni com posizione. M a
sotto tutti gli aspetti la M usa, la lira, il fascino, la trom ba e la voce tonante del
T eo lo go m i h an n o soddisfatto pi di ogni altra. O gn i volta che ho voluto
creare d elloscurit e celare pi segretam ente il significato di ci che scrivevo,
ho trovato una guida nei discorsi di Tucidide. N e llorganizzazione del m ate
riale e nella disposizion e tecnica h o preso a m odello larte di D em osten e. L o
stile di Isocrate m i ha consentito di esporre con naturalezza largom en to che
dovevo trattare senza le stranezze che sarebbero risultate dalle concezioni non
convenzionali. Platone era divino, m a difficile da im itare, ci che gli sem brava
accessibile grazie alla sua padron anza della chiarezza (?), per me era sublim e e
scosceso. C o lo ro che lo paragonan o a Lisia e Tucidide e lo vedon o inferiore
ad essi m i sem bra lo ab b ian o letto con unerrata disposizion e d anim o. E se
G regorio, grande per virt ed eloquenza, non vi si opponesse, considererei Pla
tone, per quel che riguarda i suoi m eriti letterari, unico tra i filo so fi e gli ora
tori.
Q u an d o ne ebbi abbastanza di questi scrittori e volli aggiungere fascino
alla m agnificenza, solo allora aggiunsi al m io bagaglio stilistico i rom an zi su
C ariclea e Leucippe e la letteratura di questo tipo. Se devo rivelare la m ia opi
nione personale, m i m ancano il m erito e lefficacia dei miei vari m odelli, m a il
m io m o d o di scrivere arricchito da tutti loro e i loro contributi individuali si
m escolano in un unico stile.
Io
son o uno, il pro d o tto di m olti; se qualcun o legge i miei libri, possa
luno trasform arsi in m olti.

Sarebbe errato pretendere che i commenti qui espressi siano ori


ginali o illuminanti sugli autori in questione o che essi possano
eguagliare il livello raggiunto dalla B ib lioth eca di Fozio. D altra parte
lintento di Fozio era pi quello di spiegare come potessero essere
sfruttati che di dare una illustrazione completa dei loro meriti. Inci
dentalmente possiamo notare il suo riferimento alla necessit di
oscurit, un punto che sorto a proposito di Areta e che ricorrer
in una polemica dellinizio del XIV secolo. Il significato dellultima
frase sembra essere che egli spera di costituire a sua volta un
modello per molti lettori.
Psello fa uno sforzo critico ancora maggiore nel paragonare i due
romanzi antichi che ebbero a Bisanzio una popolarit superiore ad altri

274

FILOLOGI BIZANTINI

dello stesso genere, compreso D afni e C loe di Longo che ha di solito


riscosso grande favore tra i lettori m oderni74.
So che m olti tra cui alcuni ben istruiti discutono di queste due storie
d am ore, quella di C ariclea e quella di Leucippe, entram be ragazze di aspetto
sofisticato e d indole m olto superiore. U n gru pp o unanim e nel sostenere che
il rom an zo di C ariclea m igliore del m o d o in cui trattato lam ore di L eu
cippe, altri, al contrario, sosten gon o che il prim o inferiore al secondo. Io,
avendo letto entram bi i libri, e studiato attentam ente la loro form a e il loro
contenuto, non son o d accordo con nessuno di coloro che han no espresso un
giu d izio di questo genere e preso bruscam ente posizione contro luno o contro
laltro. Il m io parere che ognuno dei libri inferiore e superiore allaltro
sotto alcuni aspetti, m a quello di C ariclea nel com plesso m igliore.
Perch la bellezza del racconto su di lei non interam ente ornam en to o
presunzione n iperattica (?) e arrogante; si distingue invece per la sua eleva
tezza. N priva di piacevoli qualit. E arricchita da parole fini e belle e da
una variet di figure retoriche ed sollevata ad un livello elevato dalla novit
dello stile. E rifinita in m odo elegante ed anim ata da idee inattese e intense
(?) ed organizzata secon do i precetti di Isocrate e D em osten e. Perch le pause
della narrazione sem bran o controllate da lon tan o e un elem ento conflittuale
ricon dotto in linea diretta al racconto principale (?).
C ertam ente il lettore, che a prim a vista trova tropp o com plessa la m aggior
parte della narrazione, giunger, m an m ano che si svolge il racconto, ad am m i
rare il d om in io della tram a da parte dello scrittore. L in izio del libro som iglia
alle spire di un serpente. I serpenti n ascon don o la testa nelle spire m ettendo il
resto del corpo davanti, cos questo libro colloca linizio della tram a nel centro
dove passa inosservata e allinizio m ette il centro del racconto.
L a narrazione ricca di tutti i fiori di grazia ed piacevole in virt del les
sico e delleloquen za dello scrittore. E m eravigliosa nella sua grandiosit e
sem bra com e se fosse stata com posta per lo pi in un elevato stile m etrico. E
inoltre arricchita di racconti casuali che em anano si pu dire il fascino di
Afrodite. L autore ha una eleganza di espressione che incanta le orecchie avide
del lettore ed elaborata in m odo poetico senza mai scadere nella volgarit.
Egli ha solidit ed com e se vi fosse una qualit epica diffusa su llopera
dalleloquenza.
C i che per quanto m i risulta viene m aggiorm ente criticato (in C ariclea)
proprio il fatto che l autore non la fa parlare com e una don n a o con u n o stile
fem m inile, m a la sua lingua sinnalza a indebite altezze di sofism a contrarie ai

' 4 Testo stam pato nelledizione di C O L O N N A di Eliodoro 364-5 e in quella di


Achille Tazio a cura del V lLB O R G 166-7. Vedi ora A. R. D y ck , Michael Psellus, th
essays on Euripides and George o f Pisidia and Heliodorus and Achillea Tatius
(Vienna 1986).

IL SEC O LO XI

275

principi dellarte (?). Invece a me m ancano le parole per lodarlo adeguatamente. L autore ce la presenta non com e una ragazza com une, m a com e
uniniziata del dio pitico in persona cosicch i suoi lam enti son o oracolari ed
ella ispirata, com e un veggente, dallestasi; ella interam ente al servizio del
tripode e della caldaia di A pollo.
L autore affronta in m o d o m olto appropriato anche gli altri personaggi.
Egli m ostra con il buon gusto della descrizione che le caratteristiche bizzarre
della storia, che non p o sso n o essere trascurate, risultano m eglio narrate che
rappresentate. Per esem pio, egli libera il vecchio C alasiris dallaccusa di fu n
gere da m ezzan o, ci che sem bra scarsam ente credibile finch il n ostro autore
con le sue m olteplici astuzie con futa la colpa apparente. C i che colpisce m ag
giorm ente il fatto che in un libro cosi volu ttu oso e languido egli sia riuscito
a conservare la concretezza e il coraggio della m oralit e, aven do avvicinato il
personaggio di C ariclea allam ore della bellezza, lha salvata dallam ore volgare
perch anche nella scon fitta ella non ab b an dona il ritegno m orale.
V edo inoltre che il libro tocca argom enti di cultura visto che vengon o
introdotti argom enti scientifici, vengono coniate m assim e, si discute di teo lo
gia e di alcuni problem i di m ovim enti della sfera ...75. Perch credo, se nn
concesso adoperare un espressione pagana, che non tutte le figure ten do n o a
questo unico ob b iettivo, m a che lautore vicino stilisticam ente ai discorsi
pubblici di D em ostene con i riti bacchici e lispirazion e che ne deriva. Il libro
dim ostra anche una certa considerazione per il lettore, che viene tenuto desto
grazie alla variet, alle parole nuove coniate, agli avvenim enti e agli episodi
m elodram m atici. C on tien e tante m assim e quante ne ho trovate in nessun libro
e, per dirla in breve, com po sto di grazie ed incanti che possied on o bellezza
m ista a dolcezza. C o sa che non si pu trovare in nessun altro libro.
C re d o che il libro di Leucippe sia stato scritto com e raffinata im itazione di
Cariclea. M a la prosa, com e un pittore, non ha trasferito tutte le caratteristiche
del quadro originale al proprio stile.
D elu de sotto alcuni aspetti, m a pi dolce nel fraseggio. N o n dedicando
alcun pensiero alla grandezza, pi chiaro perch viene m eno a quellideale ed
pi piacevole per via del lessico che m olto ordinario e al tem po stesso non
preten zioso (?). L a m aggior parte delle orecchie dei lettori non apprezzano i
libri per il loro stile colloquiale, m a li accolgono avidam ente se le delizie dello
stile li m ettono di buon um ore. L autore in alcuni punti cerca di elevarsi, m a
com e u n o che abbia lartrite; egli sbito dim entica il ton o stilisticam ente
giusto e torna alle sue abitudini. Per questo m otivo il suo stile sem bra general
mente privo di originalit e m anca della correttezza attica.
Il
libro non di argom en to ardito e non introduce tem i avventurosi, tratta
degli avvenim enti in m o d o norm ale seguendo la successione cronologica.

75 Om etto qui due righe di greco di cui non posso capire il significato.

276

FILOLOGI BIZANTINI

M erita lepiteto di trasparente perch fa s che la lingua serva il significato


e preferisce ci che norm ale per il rom an zo. Q u an d o si solleva verso lorato
ria, la sua arte si presta a critiche, trascura lefficacia ed i m ezzi per conseguirla,
m a aspira alla bellezza della com posizion e e non dim entica il suo stile usuale.
N ella sua narrazione egli presenta m iracoli e sorprese. Fa squartare e sep
pellire la sua bella eroina poi la fa tornare dalle m ura dellA de e fa altre cose
del genere altrove. M a ci tratto dal suo m odello E liod oro. N el dialogo tra
gli am anti negligente e la lingua riflette la sua personalit. Q u an d o elabora
qualcosa che secon do le regole della sua arte potrebbe essere espresso con una
sola parola (?) e m ette in risalto cose davanti a cui di solito si chiude un
occh io se capita di vederle per caso, egli ignora le regole dellarte e per il suo
diletto nelleloquen za pron to a rendere il significato indecente. Egli rovina il
carattere della relazione tra gli am anti, m utan do rapidam ente leroe e poi rein
tegrandolo, facendo solo u n osservazion e giusta, cio che il tem po pu far
appassire anche la bellezza dellam ore.
R iassum endo, am m iro la storia di C ariclea sia per il contenuto che per la
fo rm a appropriata e penso che meriti assolutam ente un elogio. L a storia di
Leucippe pu servire ad uno scrittore che sia privo di altre risorse (?) cosicch
se egli voglia decorare alcune parti della propria opera con ornam enti tratti da
l, p u ricavare da una fon te a portata di m ano qualche abbellim en to che
A chille T a zio ha inserito nel suo libro. H ai, m io caro am ico, il m io parere sui
libri negli argom enti che son o veram ente im portanti (?), ho tralasciato i parti
colari per fare un resoconto som m ario del loro stile.

Quasi tutto ci si spiega da s. Vale la pena per di aggiungere


qualche nota. Psello colloca Achille Tazio dopo Eliodoro per motivi
letterari, cosa che facevano anche i filologi moderni fino alla scoperta
di un frammento di papiro del II secolo che li costrinse a cambiare
idea. Mentre Psello fa unosservazione valida, seppure piuttosto con
torta, sulla tecnica narrativa di Eliodoro che i filologi moderni hanno
paragonato alla struttura t\Y O dissea, egli manca di rilevare il carattere
distintivo della narrativa di Achille Tazio, cio la narrazione in prima
persona. Il commento sullelemento prodigioso nei due romanzi non
giustificato in quanto ce n meno in Eliodoro che nel romanzo greco
medio. L accusa di indecenza rivolta ad Achille Tazio era gi stata fatta
da Fozio. In generale, lentusiasmo per lo stile di questi scrittori imita
tori , naturalmente, mal riposto.
E difficile valutare il rapporto dei Bizantini con il dramma classico.
N on riuscirono a conservare il valore del teatro inteso come una forma
darte. La tragedia e la commedia non avevano altre funzioni al di fuori
dei programmi scolastici. E molto strano che qualche bizantino abbia
letto pi opere drammatiche di quanto fosse richiesto dagli insegnanti

IL SEC O LO XI

277

e il contenuto delle copie manoscritte superstiti dimostra che la mag


gioranza non lo fece. Resta in dubbio se Psello ebbe il tempo o il desi
derio di dedicarsi a ci, ma va ricordato che inaspettatamente cita un
intero verso A-AYIfigenia in T auride di Euripide (569)76, uno dei
drammi che facevano parte della cosidetta serie alfabetica rimasta quasi
del tutto ignota a Bisanzio fino alla sua scoperta allinizio del XIV
secolo. Dal momento che sembra che il verso utilizzato da Psello non
sia una citazione, ci sono buoni motivi per ritenere che egli avesse una
conoscenza diretta del dramma.
Un altro indizio, anche se incerto, del suo interesse verso il dramma
antico viene fornito da un breve trattato anonimo conservato in un unico
manoscritto a fianco a diversi altri testi di Psello e in qualche modo a lui
collegato77. E strutturato come la replica ad una domanda come molte
altre composizioni di Psello. C i pu spiegare la scelta dellargomento, in
particolare lomissione di asserzioni relative alle origini della tragedia e
agli elementi di cui essa composta. Vi una discussione sullorganizza
zione della trama e sui trucchi di scena e poi si tratta del metro, della
musica e della danza. L approccio dello scrittore astratto e dipende evi
dentemente, sia pure in parte, dalla P oetica di Aristotele. Vi sono alcuni
fraintendimenti sul metro non ostante lautore (o la sua fonte) si servisse
del manuale di Efestione. Un paragrafo sullo stile musicale offre alcune
informazioni prima ignote sugli stili introdotti da Agatone e sul com
mento sfavorevole che si meritavano per la complessit delle melodie. Ma
il lettore bizantino era ancora meno ben disposto della sua controparte
attuale ad apprezzare lelemento musicale in una rappresentazione di tra
gedia greca e lintero paragrafo ha un tono astratto e teorico. In alcuni passi
sono presenti troppo severe riduzioni da una fonte cosicch il significato
non risulta chiaro. L osservazione relativa al fatto che lingresso e luscita
di scena degli attori serviva a dividere gli atti di un dramma, uno dei
pochi punti che rivelano un interesse per la rappresentazione della trage
dia. Sebbene non sia nominata alcuna fonte antica, la terminologia usata
quella dei metricisti Eliodoro ed Efestione. Eppure ci si chiede se il signifi
cato di unosservazione di questo genere fosse chiaro ad un lettore dellXI
secolo78.

76 K u r t z - D r e x l I 228.
77 R. B r o w n i n g , A Byzantine treatise on tragedy, A cta Universilatis Carolinae (Praga 1963) 67-81 (ristampato in Studies on Byzantine History, Lileralure and
Education, Londra 1977).
78 O. T a p l i n , The Stagecraft o f Aeschylus (O xford 1977) 57.

278

FILOLOGI BIZANTINI

Dopo aver visto i limiti di questo saggio, possiamo affrontare


lunico tentativo di critica della tragedia greca di Psello. Il testo cono
sciuto grazie ad un unico manoscritto che ora purtroppo stato dan
neggiato e che cos difficile da decifrare ed interpretare da sconfiggere
non solo Leone Allacci, lerudito scrip tor della Biblioteca Vaticana
(1586-1669) ma anche lunico editore moderno che ne abbia fatto il
tentativo79. Sebbene lo schizzo che segue si basi su di un nuovo esame
del manoscritto (Barb. gr. 240) necessariamente provvisorio ed
incompleto. Il titolo rivela che anche qui si tratta della risposta di
Psello ad una domanda che in questo caso specifico era: C h i ha
scritto versi migliori, Euripide o Giorgio di Pisidia? . Vi dunque un
paragone tra uno dei tre eminenti drammaturghi ateniesi e uno scrit
tore di versi di argomento storico e teologico che fior nel regno di
Eraclio (610-41) e fu lultimo autore bizantino ad avere padronanza
delle regole della prosodia classica.
Entrambi sono eleganti per quel che riguarda il metro e la poesia,
mi riferisco ad Euripide di Fliunte e Giorgio di Pisidia che perfezion
il metro giam bico... , esordisce Psello. Poich sono molto simili, prose
gue, difficile vedere sotto quale aspetto luno superiore allaltro, ma
conoscendo la metrica e sapendo quali sono i ritmi degni di nota, la
decisione non poi cos ardua. Il primo problema da affrontare sono
le differenze dovute a motivi cronologici che si verificano nei metri e
nei ritmi. A questo punto, dopo aver fatto unosservazione giusta e
potenzialmente utile, Psello diventa vistosamente prolisso, cosa che
non sar riscattata neanche se un giorno verr alla luce un testo in
migliori condizioni. Quando il contesto ridiviene intelligibile egli
sembra affermare che poich la tragedia si compone di diverse parti
che vanno dalla trama alla messa in scena e i metri di ciascuna parte
non si adattano a tutte, il poeta deve essere versatile.
Q u in di Sofocle ed E sch ilo son o pi p rofon di nelle loro concezioni e pi
solenni nellesecuzione di un tem a. N o n fan n o sem pre sfoggio di eleganza o
ritmi eufonici, in genere son o pi solenni e per cos dire pi decorosi. E sch ilo
qu an d o descrive (?) Prom eteo si allontana un p o dal suo solito stile e si com
piace dei puri giam bi e, con parole che accarezzano lorecchio, si avvicina al
su o tem a in m o d o pi elegante. In tutte le altre trame dram m atiche, specialm ente nella sua rappresentazione di D ario, di solito vigoroso e difficile da

79
A. C o l o n n a , StudBizNeoell
liceli. gr. 206-C X X X . Vedi ora A. R .

(1953) 16-21. Le note di Allacci sono sul Val


o p . cit. alla nota 7 4 .

D yck,

IL SE C O LO XI

279

spiegare (?) e non lo si p u conoscere se n on si com e iniziati alle visioni


divine. Euripide, lautore di 80 o pi dram m i, sem pre statuario ed affasci
nante n on solo grazie al fascino delle sue parole, m a anche grazie alle reali sof
ferenze che rappresenta. Spesso con il suo sen so di sincronizzazione dram m a
tica riduceva in lacrim e gli ateniesi. E ssi pen savan o che ci che vedevano fosse
vero, quan do egli portava O reste diventato folle sulla scena d o p o un adeguato
prologo su T an talo e poi passava alla storia di sua sorella E lettra ...

A questo punto segue quello che sembra un confuso resoconto


della scena dapertura eW Oreste, il terzo dramma del normale pro
gramma scolastico, con alcune osservazioni di dubbio significato sul
metro e lo stile. Pochi righi dopo, il significato diventa temporanea
mente chiaro. V i sono dei passi in cui egli manca di ci che conve
niente e aspira pi al vigore logico che ai requisiti della poesia. Per
esempio contrappone Ecuba ad Odisseo, nobile eroe ed esperto ora
tore, esaltandola e dandole una posizione di favore. La parte di Odis
seo non elaborata male, ma egli risulta inferiore alla regina prigio
niera .
La commovente scena dellE cuba (versi 215 ss.) fece evidentemente
effetto su Psello, ma la nota di scontento nel suo giudizio pi che un
difetto. Il resto del saggio su Giorgio di Pisidia e, per quel che si pu
capire al momento attuale, sembra sottolineare la ricchezza dei partico
lari nelle sue descrizioni. I danni al manoscritto ci impediscono di
conoscere il giudizio conclusivo di Psello. Il lettore moderno non ne
ha bisogno: anche se mette da parte il pregiudizio nei confronti
dellidea di paragonare due autori cos diversi per stile ed intenti, il
modo in cui viene trattata la tragedia estremamente superficiale.

VII. L ep itom e d i D ione C assio


Unaltra opera di questo periodo di cui son costretti a servirsi gli
storici moderni dellimpero romano, non ostanti le sue mancanze evi
denti, lepitome di Dione Cassio. Fu scritta da Giovanni Xifilino che
talvolta identificato con il patriarca degli anni 1064-75; ma uno degli
interventi dellepitomatore ci dice che egli era in realt il nipote del
patriarca e scrisse durante il regno dellimperatore Michele Ducas
(1071-8). Egli dichiara la propria identit dopo aver riportato alcuni
particolari dei progetti costituzionali di Augusto nel 27 av. C. come
descritti in Dione 53.21: Riporter ogni fatto per quanto
necessario, dice, in modo particolare da questo momento in poi,

280

FILOLOGI BIZANTINI

perch la nostra esistenza attuale dipende molto da quei tempi e la


nostra costituzione memore di essi.
L epitome comincia con il libro 36 e pu anche essere che egli non
avesse una copia dei libri 1-35, mentre Fozio ci fa capire di averne
almeno vista una copia completa. Nei libri 36-60 egli pu essere para
gonato alloriginale. Molte cose considerate importanti da Dione ven
gono omesse; al tempo stesso c la tendenza a conservare episodi di
colore per il loro valore aneddotico. Ci significa che per i libri 61-9 e
72-80, per i quali dipendiamo essenzialmente da Xifilino, egli non pu
essere considerato una fonte attendibile. La sua ingerenza pi curiosa si
trova nel 71.9, il resoconto di un episodio della guerra del 171 contro i
Quadi quando un esercito romano incalzato dal nemico fu salvato da
un temporale improvviso. Secondo Dione, questo fu provocato dal
mago egiziano Arnufis. Xifilino preferisce credere che fosse effetto
delle preghiere di una legione di cristiani di M elitene80.

80 V e d i

anche

P. A .

B ru n t,

CQ

74

(1 9 8 0 )

4 8 8 -9 2 .

IX

DA A LESSIO C O M N E N O A LLA QUARTA CROCIATA

I. I p r im i an n i
Lavvenimento pi notevole di questo periodo ovviamente la
condanna di Italo. L atmosfera degli anni immediatamente successivi
diventerebbe pi chiara se un^ dlie opere superstiti del suo successore,
Teodoro di Smirne, fosse pubblicata. Ne esiste ununica copia (Vienna,
theol. gr. 134). Il titolo E pitom e delle teorie a n tich e d i fis ica . Si tratta
apparentemente di un commento o pi precisamente di una parafrasi,
visto che non ci sono lemmi, della F isica di Aristotele. Vengono
esposte le idee degli autori pagani, ma questi non vengono nominati.
Il fatto di non menzionare i nomi pu essere una precauzione che
si trova anche in altri contesti in cui uno scrittore riteneva consigliabile
la discrezione. Isacco Sebastocratore, che pu essere il fratello o il terzo
figlio dellimperatore Alessio Com neno, scrisse tre saggi basati ampia
mente sulle opere minori di Proclo. Egli adoper la sua fonte in modo
da omettere le teorie non conciliabili con lortodossia e da trasformare
tutti i riferimenti alla pluralit degli di al singolare e non nomin
esplicitamente altre fonti al di fuori della Bibbia e di Dionisio lAreopagita. I tre trattati di Proclo che trattavano dei problemi fondamentali
relativi alla provvidenza, al libero arbitrio e allesistenza del male non
sono sopravvissuti nelloriginale greco, ma ad essi aveva avuto accesso
Psello e ne veniva fatta una traduzione latina nel 1280 da Guglielmo di
Moerbeke, arcivescovo latino di Corinto. Questa traduzione ci per
mette di vedere che Isacco citava molti brani verb a tim 2.
Essendo un membro della famiglia imperiale egli doveva essere al
di sopra di ogni sospetto come la moglie di Cesare. Ci non ostante, la
sua opera pu dare adito a sospetti di una segreta ammirazione per il
neoplatonismo, mascherato da tentativo di dimostrare che fonti irre
prensibili professavano le stesse idee. C da chiedersi se i suoi trattati
siano in qualche modo legati al saggio di Nicola, vescovo di Metone
(morto nel 1165 circa) inteso a confutare lopera pi diffusa di Proclo,

Gli elem en ti d i teologia.


Che
membri
studenti
Serre ed

1 W.
2 H.

i rischi inerenti al platonismo non scoraggiassero devoti


della Chiesa dal leggere autori tradizionalmente prescritti agli
dimostrato dallesempio di Niceta, nipote di un vescovo di
egli stesso successivamente metropolita di Eraclea, le cui opere

Byzantinische Forschungen 4 (1972) 168.


Proeli Diadochi tria opuscula (Berlino 1960).

LA CK N ER,
B o ese,

284

FILOLOGI BIZANTINI

principali sono una sene di catene su libri del Vecchio e del Nuovo
Testamento.
Egli fu in attivit negli anni intorno al 1070-1120 e, prima di essere
prom osso alla sua carica, ebbe diverse nomine ad insegnante di cui
almeno una nel seminario patriarcale. E lautore di una raccolta di
glosse al notoriamente oscuro poema di Licofrone, l 'A lessandra.
Queste glosse compaiono nel manoscritto principale (Marc. gr. 476)
con una nota che dice: Io, Niceta, il pi umile dei diaconi ho raccolto
qui glosse dal lessico. Se ne dedotto, sembrerebbe giustamente, che
il manoscritto sia autografo di N iceta3. Lo stesso libro anche una
fonte-chiave per i F enom eni di Arato. Il giovane chierico qui allopera
per copiare i testi di poesia normale del programma scolastico. Il suo
posto di insegnante era un passo verso la promozione come si pu
ricavare dalle carriere di altri importanti uomini della Chiesa come
Eustazio.
L identificazione della sua scrittura ci consente di avanzare unaltra
ipotesi; una parte del libro presenta una grafia molto simile a quella di
un manoscritto di Aristofane di Venezia (Marc. gr. 474) che contiene
sette commedie contrariamente alle tre richieste a scuola. di nuovo
una delle testimonianze pi importanti per il testo e ancora di pi per
gli scolii. Si pu supporre che sia stato prodotto nello stesso periodo e
probabilmente nello stesso ambiente della copia di Licofrone e Arato.
Tra gli altri manoscritti scritti probabilmente alla fine dellXI secolo
si pu ricordare larchetipo di Epitteto (Oxford, Auct. T. 4.13).
Ma non vi sono tracce di attivit filologiche ad un buon livello
fino alla seconda o terza decade del XII secolo. Si continu a credere
nel valore delle forme tradizionali di istruzione come si pu vedere da
una voce sul disaccordo allinterno della famiglia imperiale per la que
stione della successione. Alessio Com neno favor il figlio Giovanni e lo
proclam co-imperatore, mentre limperatrice Irene faceva tutto il pos
sibile per favorire la figlia Anna, la futura storica, che era la maggiore
di tutti i figli. Irene era critica nei confronti del figlio e spesso lo con
trapponeva negativamente al fidanzato di Anna, Briennio, che era un
abile oratore ed uomo dazione, il frutto di uneducazione liberale
capace di forgiare il carattere e di aiutare molto i futuri capi di stato a
governare in m odo giu sto 4; Le ambizioni di Irene per la figlia non si
3 E. S c h e e r , RhM us 34 (1979) 281-2; testo in F. R i t s c h l , Opuscula philologica
I (Leipzig 1866) 759.
J Niceta Coniate, Storia p. 5, ed. J. A. v a n D i e t e n (Berlin 1975).

DA ALESSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

285

realizzarono. straordinario comunque che ella possa aver preso in


considerazione la possibilit di far accedere al trono la figlia quando
cerano figli maschi. Anna si lasci coinvolgere da questi progetti al
punto tale da partecipare ad una congiura poi fallita per assassinare il
fratello. Di conseguenza dovette trascorrere il resto della vita in un
monastero, ma non per questo abbandon le sue attivit intellettuali.
La famosa storia del regno di suo padre, YAlessiade, non lunico risul
tato tangibile. Le ricerche moderne hanno ricavato nuove preziose
informazioni da una monotona orazione funebre per Anna. Da una
ingegnosa ricostruzione delle prove a disposizione si dedotto con
ragionevole certezza che Anna incoraggi gli studi aristotelici e che
sotto il suo patrocinio vennero realizzati alcuni comm enti5.
La caratteristica pi notevole di queste opere che affrontano per
Io pi dei trattati che erano stati molto raramente, o addirittura non
erano mai stati, oggetto di commenti. I commentatori avevano dedi
cato i loro sforzi soprattutto alle opere logiche dell 'O rganon. Delle due
apparenti eccezioni a questa regola, la prima, una parafrasi eXYEtica
n icom a ch ea apparentemente di Eliodoro di Prusa, ingannevole. La
paternit dubbia poich il nome dellautore ricorre solo in una copia
rinascimentale del testo di uno scrivano che ha la cattiva fama di con
traffattore e il testo non contiene nulla che ne dimostri lantichit6.
L altra eccezione pi sostanziosa, un commento HX'Etica n icom a ch ea
I-IV, VII e V ili che va sotto il nome di Aspasio ed generalmente
accettata come opera autentica del secondo secolo della Nuova Era.
Poich Aspasio una figura molto nebulosa, il problema merita forse
ricerche pi approfondite. A noi conviene al momento accettarlo come
opera dellantichit e supporre che non fosse accessibile ad Anna o non
le sembrasse soddisfacente.
Sotto la direzione di Anna lo studio dell 'Etica fu ripreso, quello di
alcune opere biologiche cominci per la prima volta ed molto proba
bile che i due commenti esistenti della R etorica facciano parte della
stessa impresa collettiva. Michele di Efeso era responsabile dei testi
zoologici e dei libri V, IX e X dellEtica\ vi sono anche resti di un com
mento alla P olitica. Si narra che egli si sia lamentato per la sua vista
che risentiva del fatto di dover stare in piedi tutta la notte per soddi
5 Gran parte di quello che segue tratto da R. B r o w n i n g , P C P S 188 (1962) 112 (ristampato nei suoi Stu d ia on Byzantine History, Literature and Education,
Londra 1977).
6 L. C o h n , BPhW 9 (1889) 1419-20 su Paris gr. 1870.

286

FILO LO G I BIZANTINI

sfare le richieste di Anna. L 'Etica fu divisa tra pochi. Eustrazio, metro


polita di Nicea prese i libri I e VI; il commento allVIII manca e non si
sa se sia stato mai realizzato, mentre i commenti al II-IV e VII sono
anonimi.
Forse alcuni di essi si devono a Stefano, lautore di un commento
sulla R etorica che sostiene di aver scritto anche suW E tica1. Sebbene Ste
fano non riveli molto di s, le sue osservazioni sulle ostilit del tempo
tra limpero romano e Venezia corrispondono ad una data 1122/3 circa
e cos egli pu forse essere identificato con Stefano Scilitze, il metropo
lita di Trebisonda nominato nel 1126 ma costretto ad aspettare per un
po di tempo prima di assumere la carica8. Lo scrittore del secondo
commento rimasto della R etorica dice che il suo insegnante era un
metropolita; il problema se si tratti di Stefano o di Eustrazio.
Eustrazio pu essere considerato (provvisoriamente) come la figura
pi importante del gruppo. N on ostante fosse un allievo di Italo, fece
carriera nella Chiesa con successo fino al 1117, anno in cui si trov dal
lato sbagliato in una polemica ecclesiastica sullinterpretazione di S.
Cirillo di Alessandria e fu costretto a fare una ritrattazione. N on
forse sorprendente che un uom o che pu essere stato sospeso dalla sua
carica collaborasse con una principessa costretta a passare il resto della
vita in solitudine. Anche se la figura resta nebulosa, loscurit della sua
prefazione al commento al I libro d eME tica pu essere pi facilmente
spiegata. Egli afferma di scrivere su richiesta di una persona importante
che gli ha fatto dei favori in passato e a cui non pu opporre un
rifiuto. I termini greci che egli adopera fanno credere che si tratti di un
uomo. Era un normale riguardo che per chi sa perch non era pi
cos essenziale successivamente, quando scrisse una prefazione del
genere al libro VI in cui si rivolge ad una signora della famiglia impe
riale che non viene per nominata.
Le produzioni del circolo non sono nel complesso di grande valore
se non per il fatto che forniscono occasionalmente informazioni non
reperibili in altre fonti. I commenti alla R etorica sono stati giudicati
severamente da un critico moderno che, in particolare, ha rilevato che
quello anonimo contiene diverse inesattezze sul m ondo antico. C on
viene ricordarle come indicazioni della competenza filologica di uno
studioso medio. In un elenco dei grandi generali ateniesi egli include
7 G A G 21, ed. H. R ab e (Berlino 1896) 277-28.
8 W. W oLSKA-CoNUS, Actes du X I V Congrs International des tudes byzantines
III (Bucarest 1976) 599-606.

DA ALESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

287

anche personaggi non-ateniesi come Epaminonda e Zaleuco; afferma


che Pericle partecip a una campagna contro Siracusa; confonde la
P olitica di Aristotele con la raccolta andata perduta delle costituzioni
delle 158 citt-stato greche. Nel tentativo di spiegare la variante nella
prima frase della S toria di Erodoto, dove un ramo della tradizione fa
Erodoto nativo di Thurii anzi che di Alicarnasso espone la sua idea
secondo cui Alicarnasso era una colonia fondata da Thurii. In realt
Thurii ben nota per essere stata fondata alla met del V secolo sotto
gli auspici di Atene9. Analogamente nulla di notevole hanno trovato
gli studiosi moderni dell 'Etica nellopera realizzata sotto il patrocinio di
Anna. Eustrazio stato criticato per lo stile prolisso e verboso, per lo
scarso contributo alla spiegazione del testo e per aver provocato molti
errori che hanno tradizionalmente sfigurato la comprensione del
lopera 10. D altra parte, un accurato studio recente del commento di
Michele al D e m otu a n im aliu m ha messo in luce il fatto che in alcuni
punti di questo trattatello egli offre la migliore interpretazione o un
utile com m ento11. C , inoltre, un passo difficile della P olitica in cui
egli suggerisce due emendamenti alternativi al testo che hanno
entrambi incontrato il favore dei filologi m oderni12.
E il momento propizio per menzionare un interessante fenomeno
della storia testuale della R etorica. La ricerca ha dimostrato che uno dei
manoscritti perduti, che attinse a entrambe le fonti principali della tra
dizione e pu essere stato scritto nel XII secolo, offre diverse eccellenti
lezioni di cui quattro coincidono con proposte di miglioramento del
testo di filologi moderni. Resta da sciogliere un interrogativo, se queste
lezioni, che presuppongono la comprensione e la conoscenza appro
fondita del linguaggio aristotelico, possano essere opera di un critico
bizantino o debbano essere ritenute lunica traccia rimasta di un ramo
smarrito della tradizione. Forse da preferire la seconda soluzione.
Nella parte conclusiva di questo capitolo si far riferimento agli altri

9 C . A. B r a n d i s , Philologus 4 (1849) 1-47, spec. 34 ss.; nelledizione di H. R ab e


i passi citati sono a 17.2, 206.13, 4 6 2 0 e 194.12.
10 R. A. G a u TIER - J. Y. J o l i f , L Ethique Nicomaque I (Lovanio-Parigi
1958) 70.
11 M. C . N u s s b a u m , Aristotles De motu animalium (Princeton 1978) 130, 308,
325, 327, 361, 383.
12 Le note sono stampate nel testo Teubner di O . IM M ISC H (Leipzig 1929);
vedi anche le sue osservazioni ibid. XV I-XXI. C un lungo studio di Michele a cura
di K. P r a e c h t e r , G G A 168 (1906) 861-907.

288

FILOLOGI BIZANTINI

manoscritti aristotelici che sono considerati come gli unici rappresen


tanti di un altro ramo della tradizione13.
Unaltra persona la cui carriera fu apparentemente interrotta per via
degli avvenimenti che condussero Anna Comnena al convento fu Gio
vanni Zonara. Era stato un importante ufficiale di corte, ma trascorse il
resto della vita come monaco, esiliato su di unisola remota. L, non
ostanti le difficolt nel reperimento del materiale, compose una cro
naca della storia del mondo fino allanno 1118. Uno dei libri da lui
posseduti lo ha reso prezioso agli storici della repubblica romana; in
qualche m odo riusc a procurarsi i libri 1-21 di Dione Cassio nel frat
tempo andati perduti nelloriginale. E difficile che la biblioteca di un
remoto monastero gli fornisse un simile tesoro sebbene tale possibilit
non sia da escludere. Ma il suo successo una dimostrazione che le
risorse delle biblioteche del XII secolo erano ancora notevoli14.

II. G regorio di C orinto


Il primo, in ordine di tempo ma non di importanza, rappresentante
della filologia del XII secolo Gregorio di Corinto, cos chiamato in
quanto segu probabilmente il normale schema di carriera passando
dallinsegnamento nella capitale al vescovato di Corinto. La ricostru
zione della sua carriera non sicura, ma se non vi alcuna testimo
nianza diretta del suo insegnamento nel seminario patriarcale, le carat
teristiche di alcune delle opere generalmente a lui attribuite eliminano
ogni dubbio sulla sua professione. L esistenza di un lungo commento
al manuale di retorica di Ermogene sufficiente a dim ostrarlo15. Non
facile stabilirne la data e ci ha dato adito a polemiche. Egli fu
vescovo a Corinto tra il 1092 e il 1156, anni in cui si sa che un
vescovo di altro nome sia stato in carica. Poich egli fa spesso riferi
mento a Giovanni Tzetze, che non pu essersi fatto un nome prima
del 1135-1140 circa al pi presto, la data pi tarda possibile sarebbe
quella giusta.

13 S u l l a
1971)

Retorica

vedi R. K a s s e l,

Der Text der aristo telischen Rhetorik

14 S u Z o n a r a v e d i K . Z i e g l e r , in RE, s.v .
15 S u lle d a t e d e l l a c a r r ie r a d i G r e g o r i o v e d i R . B r o w n i n g ,
1 9 -2 1 .

( B e r lin

7 0 -8 .

Byzantion

3 3 (1 9 6 3 )

DA A LESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

289

D altra parte uno degli altri scritti di Gregorio, un commento ad


alcuni inni, esiste in una copia scritta nel 1126 nellarea grecofona dIta
lia (Vat. gr. 1726). Viene fatto di chiedersi quanto tempo impiegasse un
libro per diffondersi alla periferia del m ondo bizantino. Forse non
molto, e bisogna invece chiedersi se i riferimenti a Tzetze non siano
interpolazioni successive visto che le ricerche hanno dimostrato che il
testo di alcuni scritti di Gregorio non facilmente stabilito. Al
momento si pu ipotizzare che egli fosse in attivit nel 1120-1150
circa.
difficile individuare con esattezza il suo ruolo, sia pure certa
mente non importantissimo, nella storia della filologia perch solo una
delle sue opere ha avuto unedizione soddisfacente e la paternit di
altre non esente da dubbi. L editore del trattatello di sintassi ne ha
dato un giudizio inequivocabilmente negativo. Sebbene abbia goduto
evidentemente popolarit a volte e si trovi in pi di 40 copie mano
scritte, il livello della sua competenza inferiore a quello di Giorgio
Cherobosco e Michele Sincello e dal Rinascimento italiano in poi
filologi non lo hanno citato se non di ra d o I6.
Vi sono altre due opere che richiedono una menzione. Una, non
edita interamente, un manuale sullo stile in cui Gregorio raccomanda
dei modelli allaspirante scrittore 17. Comincia col panegirico. I primi
tre autori da lui nominati sono i grandi padri di Cappadocia del IV
secolo, poi raccomanda il P a n a ten a ico di Aristide e Temistio e poi
Coricio, Procopio di Gaza e Psello. Poi passa alloratoria deliberativa e
al lettore moderno viene spontaneo domandarsi se a quel tempo vi
fosse ancora occasione di metterla in pratica, ma tale interrogativo non
sembra abbia preoccupato il nostro autore. Egli elenca S. Giovanni Cri
sostomo, S. Basilio, Aristide, Isocrate, Demostene, Libanio e Coricio.
Di nuovo sono due autori cristiani che danno il via allelenco, ma la
serie ampia ed egli aggiunge a m o di ripensamento Plutarco con la
riserva se i discorsi etici pertengono qui . Per loratoria giudiziaria che
la terza nomina Demostene, Lisia, Libanio e Coricio. La ricorrenza
16 Sulle opere vedi D . D o n n e i , Bulktin de l Institut hislorique belge de Rome 37
(1966) 81-97. Egli ha pubblicato Sulla sintassi (Bruxelles-Roma 1967); il saggio sui
dialetti pu essere letto solo nelledizione di G. H. S c h a e f e R (Leipzig 1811).
17 Per ci che segue mi baso sullestratto dato da A. K O M lN IS , Gregorio Pardo
(Roma-Atene 1960) 127-9. Vi sono alcuni dubbi nel testo. U n altro capitolo, stam
pato da C. W a l z , Rhetores graeei III (Stuttgart-Tiibingen 1834) 570-4 include il sug
gerimento che possiam o apprendere il discorso informale (lalia) ed i relativi argo
menti connessi da M enandro Retore.

290

FILO LO G I BIZANTINI

insistente di questo ultimo nome un p o soprendente visto che il


numero delle copie rimaste delle sue opere non tale da suggerire che
godette una grande popolarit ed in nessun caso i discorsi in tribunale
facevano parte delle sue composizioni. Poi Gregorio aggiunge che in
tutti i campi delloratoria Gregorio di Nazianzo costituisce una valida
fonte di ispirazione, come vuole Psello, e osserva che i quattro migliori
discorsi da lui conosciuti sono Sulla co ro n a di Demostene, il P anaten a ico di Aristide e le due orazioni funebri, quella di Gregorio di
Nazianzo per S. Basilio e quella di Psello per la madre. L unione di
autori cristiani e classici probabilmente sembrata giudiziosa ai Bizan
tini di ogni tempo e la divisione delloratoria in tre sezioni segue essen
zialmente lo schema classico con la leggera differenza, che pu anche
non aver alcun significato, che lampia categoria delloratoria epidittica
o dimostrativa viene qui ridotta allmbito del panegirico.
Continuano le raccomandazioni: Leggi Leucippe, Cariclea,
Luciano, Sinesio, le L ettere di Alcifrone. Il primo (cio il romanzo di
Achille Tazio) pieno di eleganza fiorita, il secondo di eleganza sobria,
il terzo di ogni tipo di perfezione, il quarto solenne e vigoroso.
Eppure va ricordata unaltra comparsa dei romanzieri negli elenchi epi
scopali di letture e si pu richiamare che Fozio aveva espresso unopi
nione negativa su Achille Tazio e lo stesso Gregorio sembra abbia fatto
cos unaltra v o lta 18.
Le lettere (di A lcifrone) son o plausibili e convincenti. Filone sublim e e
solenne sotto tutti gli aspetti, G iuseppe stilisticam ente rilevante nel suo rac
conto della presa (di G erusalem m e) ed dello stesso genere di Cariclea. Se
vuoi guadagnarti una buon a reputazione di questi tem pi devi scrivere opere
che siano un m iscuglio di concetti retorici e filosofici. Se sei solo retorico sem
brerai un m ediocre scrittore di discorsi, se sei tropp o filo so fico sem brerai arido
e priv o di gusto. Perci consigliabile la fusione. C o m e esem pio di tale
fusione prendi le opere del grande G regorio il teologo, di B asilio il G ran de, di
(G regorio) il vescovo di N issa, le lettere e le orazioni di Psello, Sin esio, Tem istio e Plutarco e tutti coloro che, per quel che sai, seguono la loro guida.
D altra parte, prendi com e m odello dello stile puram ente retorico (G iovanni)
C riso sto m o o p iuttosto i passi m oralizzanti in (Sim eone) M etafraste, L ibanio,
A fton io, P rocopio di G aza, C o ricio, Im erio, Lucian o che talvolta tocca anche
idee filosofiche, D em ostene e, soprattutto se scrivi per una com petizione (?) e

18
Vedi il commento a Ermogene, ed. C.
VII 1236.

a lz,

op. cit. nella nota precedente,

DA ALESSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

291

con unelaborazione retorica, Lisia, Isocrate ed altri scrittori recenti che


seguono, per quel che ne sai, il loro esempio.
Per argomenti retorici con un elemento narrativo segui Cariclea, Leucippe,
la Vita di Apollonio di Filostrato, Senofonte, Procopio di Cesarea. Nelloratoria
politica e deliberativa questultimo dotato di qualit elaborate e competitive
e non un semplice narratore. Le lettere di Alcifrone sono particolarmente
appropriate per i concetti semplici e la loro esposizione.
Nelle lettere le frasi gnomiche dei saggi, i cos detti apoftegmi e le espres
sioni proverbiali sono tutti utili. Frequenti riferimenti al mito aggiungeranno
dolcezza o semplicit. Le citazioni (?) possono aiutare in determinate situa
zioni, per esempio se scegli un verso di Omero o una sua parte e lo inserisci.
Nelle lettere occorre evitare lo stile retorico e elaborato ed aspirare ad uno
stile narrativo. Perch una lettera un resoconto e la conversazione di un
amico con un altro. Ma autori recenti del nostro tempo non si sono astenuti
dal comporre lettere che assomigliano a discorsi. Anche tu devi emularli, ma
con moderazione; il tuo stile avr una maggiore purezza e sar del tutto privo
di figure elaborate. Come modelli per la lettera devi considerare il grande Gre
gorio prima di tutti, il grande Basilio, il vescovo di Nissa che pi fiorito e
ancora... (?), Sinesio, Libanio, Psello e chiunque abbia le stesse qualit.
li consiglio qui riportato non presenta particolarit inattese. La serie
di autori che luom o colto ha sulla punta delle dita sembrerebbe tipica.
Vale forse la pena di sottolineare che i Bizantini attribuivano grande
importanza allarte di scrivere le lettere e, se la maggior parte dei
modelli consigliati erano meritatamente famosi, il nostro gusto
moderno non pu che essere colpito dal ruolo attribuito alle lettere fit
tizie di Alcifrone che pretendono di essere la corrispondenza di pesca
tori, agricoltori, parassiti e cortigiani e sono una delle produzioni meno
invitanti della Seconda sofistica.
Infine, Gregorio d consigli per la composizione di versi giambici.
Uno dei suoi suggerimenti che ogni verso deve contenere un con
cetto completo, pessima idea, secondo il gusto moderno, in quanto crea
una struttura monotona. Gli autori presi come esempio da imitare
sono Giorgio di Pisidia, Callide, Ptocoprodromo e tra gli antichi G re
gorio di Nazianzo, Sofocle, tranne che per i suoi idiotismi poetici, e i
passi pi chiari di Licofrone. Seguono poi i nomi di Omero,
Oppiano, (Dionisio) il Periegeta, Trifiodoro e Museo in uno sterile
elenco senza ulteriori indicazioni. Se ne pu quindi dedurre che Gre
gorio li considerava fonti supplementari, utili pur essendo in esametri
anzich in giambi. La sua precisazione relativa ai passi pi chiari di
Licofrone suscita lironico sorriso di chiunque abbia provato a leggere
VAlessandra. Il commento su Sofocle fa pensare che egli fosse sensibile

292

FILOLOGI BIZANTINI

a quella caratteristica dello stile di Sofocle che ha messo alla prova tutti
i filologi competenti, lelasticit della sintassi. Ci non deve condurre
alla precipitosa conclusione che Gregorio fosse capace di apprezzare lo
stile di Sofocle allo stesso modo del distinto editore del X IX secolo
Lewis Campbell, il cui saggio sulla lingua del poeta resta fondamentale
per la comprensione di uno scrittore estremamente difficile. Le affinit
intellettuali di Gregorio lo rendono pi vicino ad unaltra figura
dellepoca vittoriana, un maestro che si narra abbia iniziato una lezione
dicendo: Ragazzi, questo trimestre avrete il privilegio di leggere
YEdipo a C olono di Sofocle, una vera tesoreria di peculiarit grammati
cali 19.
Gregorio si conquista il diritto alla nostra attenzione col libro sui
dialetti greci. L argomento era stato trattato nel VI secolo da Giovanni
Filopono e ci sono ancora alcuni estratti, forse autentici forse no, che
vanno sotto il suo nome. Ma Gregorio forse il primo scrittore del
tardo periodo bizantino ad affrontare largomento e certamente lunico
a sfuggire al fato dellanonimato.
Lopera si divide in quattro parti: una per ciascun dialetto letterario
della lingua classica, lattico, il dorico, lo ionico e leolico. Ogni parte si
compone di una serie di brevi osservazioni, rispettivamente 99, 177,
191 e 67, alcune delle quali consistenti solo in una parola in dialetto e
nel suo equivalente attico. Gregorio afferma di offrire il suo lavoro ad
un membro della famiglia imperiale non identificabile (alcuni mano
scritti posteriori presentano una variante secondo cui il destinatario era
una donna e ci non da escludere, considerato quel che si sa delle
principesse pedantescamente intellettuali). Asserisce che anche se Gio
vanni Filopono, Trifone, e molti altri hanno mostrato di conoscere
adeguatamente largomento, nessuno ancora aveva trattato in modo
esauriente ogni dialetto. Egli prende a modello diversi autori: Aristo
fane, Tucidide e Demostene per lattico; Ippocrate ed Erodoto per lo
ionico; Archita di Taranto e Teocrito per il dorico; e Alceo per leolico.
Ma di tanto in tanto riporta anche citazioni da altri scrittori. Per i
primi due dialetti la scelta delle fonti non era difficile, ma lesigua lette
ratura superstite negli altri due significava che era impresa ardua tro
vare unadeguata quantit di materiale. Inutile che le poesie di Alceo
non erano conosciute da Gregorio pi che da noi e che le sue informa

19
II saggio di Lewis Cam pbell si trova nella sua edizione di Sofocle, voi. 1 (
ed., O xford 1879) 1-107. Il pedagogo vittoriano finora sfuggito ad ogni identifi
cazione.

DA A LESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

293

zioni in merito alleolico sono di carattere derivato tranne quando fu


in grado di sfruttare frammenti citati da autori molto noti. Verrebbe da
chiedersi perch egli non nomini Saffo insieme ad Alceo; il fatto che
non lo faccia suscita oscuri sospetti sulla sua ignoranza. Per quel che
riguarda il dorico, era un grave errore menzionare Archita, visto che
nessun libro, genuino o non, era sopravvissuto allepoca. Gregorio deve
aver copiato il nome dalla sua fonte e chi sa se la fonte non fosse col
pevole della stessa vuota pretesa. Se avesse voluto un testo in prosa in
dorico per integrare lesempio offerto dagli Id illi di Teocrito, sarebbe
stato pi onorevole citare invece trattati brevi come i D issoi L ogoi, una
composizione anonima tramandata con Sesto Empirico il filosofo scet
tico, o lo spurio Timeo di Locri, una parafrasi del dialogo platonico
dello stesso nome. Sebbene il nostro autore si comporti correttamente
nominando due predecessori dal cui lavoro egli dipende in gran
misura, va detto che, pur tenendo conto delle difficili condizioni in cui
operavano i filologi medievali, il trattato che ne risulta non riesce a
migliorare la reputazione di Gregorio o di una delle due fonti nomi
nate. Un giudizio cos poco lusinghiero inevitabile, a meno che non
ci si aggrappi alla debole speranza che unedizione critica riveler un
testo meno scadente. Il difetto principale dellopera cos com che
non vi alcuno sforzo di organizzare o ordinare una serie di osserva
zioni sconnesse, che quindi non risultano nulla pi di annotazioni su
costrutti rari o irregolari riscontrati durante la lettura.
Gregorio come il filologo moderno che ritiene possibile fare una
lezione soddisfacente o un libro senza uno schedario. E meno aperto a
critiche per gli innegabili errori effettivi, alcuni dei quali erano difficil
mente evitabili in unepoca in cui i libri di consultazione erano inade
guati e i testi venivano copiati a mano. Si pu capire che egli interpreti
male la rara costruzione dellaccusativo assoluto come uso idiomatico
del nominativo (D ialetto attico 7) citando il v. 13 della L isistrata di Ari
stofane e Tucidide 4.125, perch la costruzione si trova solo al neutro
dove il caso nominativo e laccusativo non si distinguono. Ma ci sono
manchevolezze pi serie. Egli ha il vizio inveterato di tutti gli scoliasti,
la propensione a citare Omero come documento delluso attico ed ad
un certo punto egli giunge a citare un frammento di Pindaro come
unica testimonianza per una delle sue regole ortografiche (A ttico 60).
N on facile giustificare laffermazione che la novit dello stile una
caratteristica generale dellattico (15) anche se viene illustrata con un
riferimento a Demostene O lintiaca 3.31 voi, popolo, sedete l
snervati seguito da un riferimento del tutto inopportuno a Ilia de

294

FILOLOGI BIZANTINI

2278 cos parlarono la massa dellesercito, dove la caratteristica sin


tattica consiste in un nome singolare usato per indicare un insieme con
un verbo al plurale. Gregorio dimostra una incapacit a comprendere
lidioma comune in cui il soggetto di uninterrogativa indiretta nomi
nato prima delle congiunzione che introduce linterrogativa e perci
diviene loggetto del verbo principale (i grammatici pi recenti hanno
definito ci come C onosco te chi tu sei costruzione presente
nellesempio spesso citato da S. Marco 1:24: D ialetto a ttico 62). Tra le
cose strane della parte dedicata allattico c che egli confonde il medio
con il passivo (94-5) e suggerisce che una delle forme della terza per
sona dellimperativo il genitivo plurale del participio presente (97).
Tra gli autori inaspettatamente citati c Gregorio di Nazianzo e
Simeone Metafraste, lautore della serie popolare di Vite di santi.
Alcuni punti sono illustrati con esempi del libro V ili di Tucidide. Con
trariamente alla prassi comune, Gregorio fa citazioni dalle T hesm ophoria zu sai di Aristofane e, dagli scolii a quella commedia, cita un fram
mento del P olyidu s di Euripide (D ialetto a ttico 2, 3). Viene spontaneo
chiedersi se egli abbia avuto accesso al codice di Ravenna, visto che
lunica copia medievale superstite delle T hesm ophoriazusai.
Il materiale relativo al dorico un gran guazzabuglio. Viene di
nuovo citato Om ero (1, 18, 20, 116). Pi centrati sono i riferimenti a
Pindaro e alle scene dialettali negli A ca rn esi di Aristofane. L afferma
zione secondo cui Creta, Rodi, Argo e Sparta usavano forme diverse
del dialetto dorico (111) giusta, ma deve essere stata copiata da una
delle sue fonti. L abitudine di fidarsi di una fonte non sicura porta
allasserzione completamente falsa che un certo Cypselas scriveva in
cretese. E si un po sorpresi ad essere informati che Sofrone di Sira
cusa scrisse i suoi mimi in laconico. I capitoli sullo ionico e leolico
non richiedono alcun commento particolare.
Vi sono opinioni diverse sul grado della originalit20. Se fossimo
certi che le sue fonti erano i due trattati stampati da Aldo M anuzio nel
T hesaurus C orn u cop ia e et H orti A d on idis del 1496, il primo attribuito a
Giovanni il Gram m atico (fol. 235 r-236 v), il secondo anonimo (fol.
236 v-245 v), ne deriverebbe che egli concordava completamente con
loro e vi aggiungeva suoi esempi per illustrare le varie regole. Questi
testi e gli altri richiedono ulteriori studi prima di poter esprimere un
giudizio. Ci che possiamo sin da ora affermare che il contributo di
20
G. C . B o l o g n e s i , Aevum 27 (1953) 97-120 pi ben disposto di H. H
Die boebsprachliche profane Literatur der Byzantiner II (M onaco 1978) 31 n. 8.

GER,-

un

DA ALESSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

295

Gregorio allo studio dei dialetti greci non tale da dargli una posi
zione di rilievo in questa storia.
A guisa di appendice si dovrebbe forse notare che un brano del
commento ad Ermogene, che una volta si credeva contenesse un fram
mento dellinsegnamento di Teofrasto sulla retorica, non pu essere
preso in considerazione con sicurezza a tale proposito. Il nome di Teo
frasto in verit vi ricorre, almeno nel testo stampato dal W alz21, ma il
contesto esclude ogni dubbio sul fatto che lautore e lo scrivano abbia
fatto un lapsus calami e il riferimento sia alla R etorica di Aristotele
1349 b 7 - 95 a 2 n .

III. I fr a te lli Tzetze


Sbito dopo, per importanza e ordine cronologico, vengono i fra
telli Tzetze23. Del maggiore, Isacco, si pu parlare rapidamente. Mor
giovane, nel 1138, a Rodi, di ritorno da una spedizione militare ad
Aleppo. Il titolo dellopera che di lui ci rimasta, un saggio sul metro
in Pindaro in versi politici di 15 sillabe, ce lo descrive come un inse
gnante di grammatica. Sembra trattarsi esclusivamente di unopera a
carattere derivato, una parafrasi del manuale di Efestione e degli scolii
con ununica eccezione: non esistendo scolii metrici alla prima Ode
Olimpica egli dovette inventare la sua analisi24.
Il commento a\YAlessandra di Licofrone che tutti i manoscritti
attribuiscono ad Isacco sembra essere in realt del fratello Giovanni
che, a dispetto del suo talento limitato e della personalit poco simpa
tica, richiede una trattazione pi estesa. Egli non fu spezzato nel fiore
degli anni, ma visse fino a poco dopo il 1180 raggiungendo let di
circa settanta anni. Sebbene scrivesse molto e non tentasse di occultare
in nessun m odo la sua natura irascibile dietro un muro di riserve, non
ci noto nei particolari lo svolgimento della sua carriera. Sembra che
da giovane fosse un funzionario statale, ma perse il posto accusato di
aver avuto unavventura con la moglie del suo superiore. A ci segu

21
22
zione
23
2010,
24

Op. cit. alla n. 17, VII 1154.23.


C on buona pace di C . R o s e n t h a l , Hermes 32 (1897) 371-20. Vedi ledi
della Retorica a cura di R. Kassel, ad loc.
La migliore trattazione generale di C . W e n d e l , in RE, s.v., colonne 19592010-1.
Vedi anche J . I r i g o i n , Les scholies mtriques de Pindare (Parigi 1958) 57-72.

296

FILOLOGI BIZANTINI

un periodo di grande povert in cui fu costretto a vendere a uno a uno


1 suoi libri cosicch ad un certo punto non possedeva niente altro che
alcuni testi matematici frammentari e le Vite di Plutarco25.
Ci importante per diversi motivi. Anzitutto spiega e giustifica gli
errori fatti da Giovanni in questi anni nei suoi richiami o citazioni dai
testi classici da lui un tempo posseduti. Non sappiamo se i libri di
matematica rimasero perch di valore troppo scarso per ricavarne qual
cosa nel commercio librario di seconda mano, comunque il fatto che
egli conservasse Plutarco dimostra ancora una volta il grande influsso
delle sue biografe come fonte di materiale edificante e ispiratore sugli
eroi del passato ed inoltre fa pensare che Giovanni M auropo non fosse
giudicato un eccentrico quando pregava per la salvezza dellanima di
Plutarco. Gran parte della carriera di Tzetze consistette nellinsegna
mento sotto la protezione di membri dellaristocrazia e della famiglia
imperiale. Almeno per un p o di tempo ricevette vitto e alloggio nel
monastero Pantocrator in cambio delPinsegnamento. Questo monaste
ro era un importante istituzione nuova, segnalata per il suo ospedale,
ma non pare che Tzetze avesse un particolare interesse per la medicina.
La sistemazione lo lasciava per a corto di denaro che egli cerc di
ottenere dedicando libri ai mecenati e stabilendo una tariffa per la con
cessione del permesso di trascrivere le sue opere. Queste transazioni
non sempre riuscirono. La situazione forse poi miglior visto che una
delle sue lettere riferisce lofferta degli utili realizzati da tre negozi di
profumi, la cui prospettiva provoc una grata risposta26. E forse scor
tese ricordare che nel suo commento alle Opere e i g io r n i 414-22 di
Esiodo una discussione di una teoria fisica lo aveva portato ad osser
vare che alcune persone sono profumate per natura compreso Ales
sandro il Grande e lui stesso sebbene non faccia uso di profumi o di
unguenti n faccia il bagno se non due o tre volte lan n o 27.
Tzetze fu uno dei pi prolifici filologi bizantini; egli dichiara di
aver scritto 60 libri circa28. Una gran parte di essi deriva dalla sua atti
vit di insegnante ed dedicata ad Omero di cui egli dava uninterpre
tazione allegorica, e agli altri consueti autori scolastici. C una preva-

2' Esegesi dell 'Iliade, ed. G. H e r m a n n (Leipzig 1812) 15 linee 13-18.


2,1 Lettera 8 3 , e d . P. A. M . L e o n e (Leipzig 1 9 7 2 ).
27 Citata da M. L. W E S T , H esiod: Works an d Days (O xford 1978) 69; vedi
anche 70 per alcune indicazioni di Tzetze filologo imperfetto.
28 N ota alle Rane di Aristofane 897, ed. W. J. W. K O ST E R (Groningen-Amsterdam 1962).

DA ALESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

297

lenza di scrittori in versi: Omero, Esiodo, Pindaro, la tragedia, Aristo


fane e gli scrittori ellenistici di poesia didattica Licofrone e Nicandro.
La prosa rappresentata solo da alcune note su Tucidide e su\YIntrodu
z ion e a ll O rga n o n di Porfirio. N on vi sono prove determinanti che
dimostrino che le note sulle Im m a gin i di Filostrato siano sue29. Un
commento alle T avole E lem entari di Tolemeo appare come uninsolita
escursione nel campo della tecnica e lunico manoscritto (Paris gr.
2162) rivela ad un esame accurato di essere opera di Stefano di Ales
sandria. Tuttavia Tzetze si interess ad altri autori in prosa. Egli scrive
unepitome del manuale di mitologia di Apollodoro e un adattamento
del manuale di retorica di Ermogene. Com pose molto in versi, soprat
tutto nel suo metro preferito, il politico di 15 sillabe. Le sue lettere
sono tra le cose pi interessanti. Ve ne sono 107 accompagnate non
solo da qualche annotazione di Tzetze, ma dal suo commento com
pleto in versi, le S torie o C hiliadi destinate a spiegare le oscure allu
sioni. Qualsiasi oscurit fosse contenuta nelle lettere non richiedeva di
certo unesegesi di 600 pagine di unedizione moderna seguita da
alcune ulteriori brevi note esplicative30.
Tzetze era vanitoso, loquace e litigioso e non era un filologo cos
esperto che i suoi contributi alla materia possano giustificare le sue
debolezze personali. Possiamo comprenderlo quando costretto a met
tere fine ad una lettera perch la sua scorta di carta finita31. Ma la
nostra simpatia svanisce quando lo vediamo per ben due volte nel suo
commento ad Aristofane32 affermare di stare scrivendo una nota parti
colare perch la pagina non era ancora completamente piena di note.
Ma bisogna tener conto di altre difficili circostanze. La mancanza di
denaro e la perdita della sua biblioteca si aggiungevano al fatto di
dovere vivere in un appartamento con vicini inopportuni. In una let
tera egli si lamenta che la famiglia del piano di sopra aveva sia bambini
che maiali e che un guasto dellimpianto idraulico aveva provocato
sgradevoli conseguenze33.

29 R. B r o w n i n g , CQ_ 49 (1955) 195-200. A R. B r o w n i n g spetta il merito


dellosservazione che segue relativa a Tzetze e Tolem eo; vedi CR 15 (1965) 262-3.
30 Ed. a cura di P . A. M . L e o n e (Napoli 1968).
31 Lettera 6.
32 Note al Pluto 677 e 833, ed. L. M A SSA P o s i t a n o (Gronngen-Amsterdam
1960). La prefazione di K O ST E R al volum e, pp. xlii-liii, fornisce uno sguardo gene
rale della qualit dellopera di Tzetze su Aristofane.
33 Lettera 18.

298

FII.OI.OGI BIZANTINI

Amava fare sfoggio della sua infarinatura di diverse lingue straniere,


ma si trattava di una delle meno noiose manifestazioni della sua vanit.
Egli traduceva nel vernacolo contemporaneo.
Sebbene Costantinopoli fosse un miscuglio di razze diverse, non
cerano disposizioni per lapprendimento delle lingue e di solito solo i
mercanti o i figli di matrimoni misti ne conoscevano qualcuna. La
madre di Tzetze era di origine georgiana, ma egli non ci d un saggio
di quella lingua, e tornisce invece la traduzione di una frase in alanico,
una lingua del Caucaso, e le altre lingue sono il cumano della famiglia
turca, il turco dei Selgiuchidi, il latino, larabo, il russo e lebraico34.
La sua natura litigiosa ci consente di vedere il rovescio della vita
letteraria. Uno dei suoi amici aveva scritto unorazione funebre per
limperatore Giovanni Com neno (morto nel 1143). Qualcuno gliela
rub e cerc di spacciarla per propria facendovi qualche leggera modi
fica. Tzetze accusa il ladro di aver cercato nello stesso modo fraudo
lento di accampare diritti sul suo commento a Licofrone35. L accusa si
accompagna alla vanteria secondo cui la propria paternit era nota ai
quattro angoli del globo terrestre da Ceylon alla Britannia. Se Psello
aveva avuto buone ragioni per vantarsi della sua abilit di procurarsi
studenti dai paesi stranieri non c nessuna testimonianza a confortare
loltraggiosa vanteria di Tzetze. Questo caso di furto letterario non
lunico che emerge dai suoi scritti. In unaltra lettera si lamenta che il
suo commento ad un autore non meglio identificato gli sia stato sot
tratto da un rivale 36. Una nota ad Aristofane riporta una scena diver
tente svoltasi ad una riunione letteraria in cui Tzetze commentava
questo autore. Giunto al punto di dover dare la propria interpreta
zione, egli espresse il proprio parere e si sent dire da uno del pubblico
che anche la sua copia conteneva lo stesso suggerimento. Dapprima
Tzetze fu solo infastidito; ma, poich il numero di tali casi continuava
ad aumentare, cominci a chiedersi se un alunno non avesse messo per
iscritto e reso pubbliche le sue idee. Insistette pertanto per esaminare il
volume che loffendeva e scopr che non si trattava affatto di Aristo
fane, ma di Euripide o Oppiano, e tutti scoppiarono a ridere mentre
leggeva da l37.

i4 H .

H u n gk r,

35 L e t t e r a

42.

L e tte ra

56.

3 S u lle

Rane

BZ

897,

(1 9 5 3 )

op.

c it.

3 0 2 -7

so p ra

a lla

le d i z i o n e

n. 28.

m i g lio r e .

DA ALESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

299

Una delle caratteristiche dominanti dellopera di commentatore di

T eztze la sua inclinazione allallegoria. Egli ne distingueva tre forme:


la fsica, secondo la quale gli di omerici possono essere considerati ele
menti delluniverso, la psicologica, secondo la quale gli di possono
essere intesi come emozioni o forze intellettuali e la storica, la tradi
zione di Evemero e Palefato, secondo cui gli di e gli eroi erano origi
nariamente esseri umani. Di tutte queste forme di esegesi si servivano
gli antichi quando si occupavano di O m ero38.
La conoscenza della cronologia un punto a favore di Tzetze. Una
lettera al capo dellospedale nel monastero Pantocrator confuta giusta
mente lipotesi che Galeno fosse un contemporaneo di C risto39. Egli lo
colloca giustamente nel regno di Antonino Caracalla, ci che corretto
nella misura in cui Galeno mor nel 199 e Caracalla sal al trono nel
196; infatti viene fornita una citazione di uno scrittore dellepoca di
Nerone dal D e a n tid otis di Galeno; ci si sarebbe augurati qualcosa di
pi preciso. A proposito degli antichi commentatori della tragedia e
della commedia, egli esprime il parere che vissero meno di 330 anni
dopo Euripide40. L esattezza di questa cifra non chiara, ma appros
simativamente giusto considerare terminata lopera dei filologi ellenisti
al 100 av.C. e, se poco plausibile che Tzetze labbia ricavata da un
punto di riferimento che ovvio per i filologi moderni, cio lo scop
pio della guerra del Peloponneso, pu darsi che egli abbia trovato una
fonte che collocava il floruit di Euripide allincirca alla stessa data. Un
terzo esempio del suo interesse cronologico proviene dal fatto che rite
neva Omero pi recente di Davide e Salomone per via dellallusione
nell 'O dissea 5.282-3 a Solyma che per lui equivale a Hierosolyma, la
forma greca per Gerusalem me41. Pi notevole il suo sforzo per cor
reggere un errore nella breve biografia di Teocrito tramandata con gli
Idilli. Secondo i manoscritti Teocrito era contemporaneo del re Tolemeo, figlio di Lago, mentre Tzetze sapeva che il suo figlio e successore
Tolemeo Filadelfo era il re in questione42.
Tzetze non era completamente privo delle qualit richieste ad un
editore. Nelle sue note al P luto di Aristofane si lamenta di non avere
vecchi manoscritti e di averne solo due di data recente ed evidente

38 Vedi in generale H. H u n c e r , JO B G 3 (1954) 35-54.


39 Lettera 81.
40 A Rane 889.
41 Allegonae Odysseae V, linee 157-65, ed. H. H u n g e r , B Z 49 (1956) 249-310.
42 C . W e n d e l , Abh. Gottingen 17, 2 (1920) 11.

300

FILOLOGI BIZANTINI

che in circostanze pi favorevoli ne avrebbe consultati altri43. In un


altro punto delle note al P luto egli sottolinea di non avere pi che una
conoscenza elementare del metro. Mentre capiva il fenomeno della correptio in tern a nei versi 14, 44, 116, per cui una vocale lunga pu essere
abbreviata dinanzi ad unaltra vocale, faceva diversi errori gravi. Nel
verso 572 egli accett senza discussioni un testo che non metrico e
nel verso 505 egli prima accett una variante errata che andava sia
contro la metrica che contro la sintassi, poi pens di aver trovato la
soluzione allobbiezione al metro e propose una scansione scorretta.
Circa un secolo dopo, M assimo Pianude esamin un manoscritto in
cui vi era la prima proposta e del tutto a proposito la critic44. Un
qualsiasi metro pi complicato dei giambi riusciva quasi immancabil
mente a sconfiggere un filologo bizantino e quando Tzetze arriv a
P luto 637 che un dimetro docmiaco cerc di trasformarlo in un tri
metro giambico.
Se da una parte pensava che alcune commedie di Aristofane erano
eccellenti, dallaltra era incapace di apprezzare le R ane. Si lamenta pi
di una volta (alle linee 25 e 1144) che il poeta doveva essere ubriaco
mentre scriveva, mentre a 358 osserva che il poeta non dice che scioc
chezze in questa commedia. Loscenit del verso 422 lo irritava. Ma
non sembra essergli passato per la mente di togliere la commedia dal
suo programma di lettura.
E anche critico nei confronti dei commentatori precedenti. Una
delle sue prefazioni comincia con laffermazione che il saggio Proclo
nella sua interpretazione di questo libro, Le op ere e i g io r n i di Esiodo,
non ha prodotto niente di nobile o pari alla sua saggezza o degno di
nota. Proclo avrebbe dovuto fornire delle informazioni fondamentali
sui generi poetici, sullopera in questione e sulle sue finalit prima di
passare allinterpretazione45. Questa critica non in realt che una
variante dei requisiti posti da uno degli scoliasti alla grammatica di
Dionisio Trace46. Tzetze prosegue dicendo che Proclo avrebbe dovuto
scrivere in maniera didattica invece di essere labirintico, oscuro e biso
gnoso di pi spiegazioni del testo stesso. E invita il suo pubblico a

41 A Pluto 137.
44
W. J. K o S T E R , Scholia in Anstophanis Plutum et Nubes ... partim inedita (Le
den 1927) 46-50; I d e m , Autour d un manuscrit d Aristophane crit par Dmtrius
Triclinio (Groningen-Djakarta 1957) 72-4.
4:1 T. G a i s f o r d , Poelae minora, graeci III (O xford 1820) 9.
4I> E d . A . H i l g a r d , Grammatici graeci III ( L e i p z i g 1 9 0 1 ) 3 .2 7 s s .; 1 2 3 .2 5 ss.

DA ALESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

301

paragonare imparzialmente il suo commento a quello di Proclo, cosa


che sarebbe risultata a suo svantaggio visto che egli non aveva nulla di
importante da aggiungervi47.
Egli si conquista il diritto alla nostra attenzione con alcune insolite
informazioni che egli solo tornisce. L esempio pi singolare deriva dai
suoi prolegomena ad Aristofane, parte dei quali divenne dapprima nota
attraverso una versione derivata in latino nota cone lo scholium Plautinum perch fu trovata nel 1819 in una copia rinascimentale di
Plauto tra la fine del P oen u lu s e linizio della M ostellaria. Il fraseggio di
Tzetze stato ora recuperato in due versioni leggermente diverse48.
L inattesa scoperta di materiale bizantino in un commento a Plauto
potrebbe richiedere una parola di spiegazione. Il punto di collegamento
sembra essere una copia del testo di Tzetze (Ambr. C 222 inf.) apparte
nuto allumanista italiano Merula che dedic gran parte del suo tempo
a Plauto49.
Tzetze comincia con un resoconto della verifica di testi del
dramma antico nelPAlessandria ellenistica realizzata da Alessandro
Etolo e Licofrone con lincoraggiamento di Tolemeo Filadelfo.
Allepoca, Eratostene era bibliotecario del Museo e Callimaco compi
lava la sua bibliografia della letteratura greca. Entrambi erano allora
giovani. L opera sulla tragedia e la commedia fu contrapposta a quella
di Aristarco e Zenodoto su altri poeti; Tzetze o la sua fonte avrebbe
dovuto mettere in rilievo il fatto che si concentrarono su Omero. Vi
furono poi molti altri filologi tardi come Didimo, Trifone, Erodiano,
Apollonio, Tolemeo di Ascalona e Tolemeo di Citer. L ultimo nome,
incluso per errore, quello di un poeta epico di scarsissima impor
tanza: forse originariamente il riferimento era ad Epithetes, cos chia
mato per i suoi attacchi ad Aristarco, o a Tolemeo Pindarione, un
allievo di Aristarco. Dopo questi filologi vengono i filosofi Porfirio,
Plutarco, e Proclo e ci porta Tzetze ad una curiosa digressione su Ari
stotele e su alcune informazioni sbagliate presenti nei suoi libri di zoo
logia. A ci seguono ulteriori digressioni e poi egli si rivolge alla com
media. Onestamente va sottolineato che nellaltra versione di questa
introduzione vi sono meno digressioni e viene corretto un errore con
laffermazione che Zenodoto si interess particolarmente al testo omc-

47 C f r . W e n d e l , in

RE,

c o l. 1 9 7 0 e il g i u d i z i o a n c o r a p i s e v e r o e s p r e s s o d a

P a u l M a a s , B Z (1 9 3 4 ) 166.
48 E d . W . J . W . K o S T E R , Prolegomena

P.

M aas,

op.

c it. a lla

11.

47.

de comoedia

(G r o n in g e n

1975) 2 2 -4 8 .

302

FILOLOGI BIZANTINI

rico. Essa comprende delle cifre interessanti sulle dimensioni della


biblioteca alessandrina; la sezione esterna conteneva 42.800 rotoli di
papiro - poteva trattarsi di una pubblica biblioteca circolante? mentre la biblioteca nel palazzo comprendeva 400.000 libri compositi
e 90.000 libri isolati. Tali dati vengono, abbastanza ambiguamente,
attribuiti a Callimaco. La plausibilit del resoconto forse diminuita
dal racconto che segue secondo cui Tolemeo Filadelfo aveva assicurato
la raccolta di libri in lingue diverse dal greco che vennero poi tradotti,
come nel caso delle Sacre Scritture in ebraico che furono rese in greco
da 72 traduttori. Tzetze torna poi alla poesia greca e riporta che si rite
neva che lattivit prealessandrina avesse avuto luogo ad Atene pi di
200 anni prima, durante il regno di Pisistrato, quando era stato prepa
rato un testo omerico. Un intervallo di 300 anni sarebbe pi vicino
al bersaglio; altrimenti lultima informazione deriva dagli scoliasti a
Dionisio Trace di cui, uno, Eliodoro, viene preso di mira da Tzetze,
con la scusa che, da giovane, lo aveva tratto in inganno lo scoliaste
facendogli pensare che Zenodoto e Aristarco fossero contemporanei
di Pisistrato50.
Ad un certo punto della sua carriera Tzetze possedeva o ebbe
accesso ad una biblioteca ben fornita. I suoi rapporti con il circolo di
corte, per quanto scarsi possano essere stati, nella realt dei fatti ci spin
gono a credere che, occasionalmente, potesse disporre della ricchezza
della collezione imperiale. Qualunque fossero le sue fonti, certo che
egli lesse dei testi poi andati perduti. Egli lunica fonte di alcuni versi
di una poesia di Ipponatte sul rituale di punizione di un capro espiato
rio nella Efeso della met del VI secolo av.C., il cui testo completo
sarebbe stato di grande importanza per gli studiosi di religione e antro
pologia greca. Egli cita inoltre consecutivamente due versi di Callimaco
(frr. 496 e 533) altrove citati separatamente. Sottoposti recentemente ad
esame i manoscritti che trasmettono lopera di Tzetze continuano ad
offrire interessanti brandelli di inform azioni51. Tra questi c una
genealogia di Atreo, attribuita ad Esiodo, secondo cui il padre di Aga
mennone e di Menelao era in una versione della saga Plistene che

111
Vedi anche R. Pi l lf f l R, History oj Classical Scbolarsbip I (O xford 1968) 100102, 127-8; P. M. F r a s e r , Hellenistic Alexandria II (O xford 1972) 463 n. 15, 474 n.
108, 488 n. 193.29; J . I r i g o i n , R E G 73 (1960) 439-447.
31
M. PAPATH OM O PO ULO S, Nouveaux fragments d auteurs grecs (Ioannina 1980).
Ma va notato che quello che a prima vista sembrava un nuovo frammento di Stesicoro pu anche essere stato confezionato da Aristide 45.54; vedi M. D a v i e s , Z P E
45 (1982) 267-9.

DA ALESSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

scomparve dalla poesia eroica perch era zoppo, ermafrodita o trave


stito. C i conforta lipotesi che i poemi omerici abbiano subito ad un
certo punto una specie di censura che ne ha eliminato gli elementi rite
nuti non compatibili con la dignit del genere52.
Ma se abbastanza probabile che egli avesse letto una copia com
pleta di Ipponatte e, forse, di Callimaco, il numero e la natura delle sue
citazioni rendono difficile supporre che egli attinse tutte le informa
zioni dalle fonti originarie per quanto ricche si possa credere che fos
sero le biblioteche della capitale. Eppure anche uno scettico ammetter
che egli aveva letto dei libri ora non pi disponibili, tra cui Cheremone, lo scrittore sullEgitto gi nominato a proposito di Psello, i
primi libri dello storico romano Cassio Dione ( lunica fonte di alcuni
frammenti) e il collezionista di informazioni eterogenee e essenzial
mente false, Tolemeo Chenno, noto a Fozio. Egli fa anche riferimento
alla G eografia di Tolemeo ( C hiliades XI 888-9) che si ritiene general
mente fosse ignota ai Bizantini fino a quando una copia venne nelle
mani di Massimo Pianude nel 1300 circa.
N on possibile stabilire ora se le conoscenze di Tzetze siano in
questo caso di prima mano o di seconda. Inoltre egli conosceva, ma
sembra ne abbia fatto poco uso, il C iclope di Euripide, un dramma che
non rientrava nella selezione scolastica; discuteremo pi particolareg
giatamente di questo fatto insolito nella parte dedicata ad Eustazio53.

IV. E ustazio
Di tutti i filologi bizantini Eustazio forse il pi noto e al tempo
stesso il pi fecondo come scrittore. Inoltre, secondo unautorevole stu
dioso moderno, costituisce una categoria a parte come critico testuale.
Ecco in breve le essenziali notizie biografiche: nacque nel 1115 circa e
allinizio della sua carriera fu probabilmente un funzionario statale.
Certamente fece parte per un p o di tempo dello staff dellaccademia
del patriarca ed in questo periodo che deve aver prodotto buona
parte delle sue opere filologiche. Fu nominato vescovo di Mira in
Licia, ma riusc a rimandare la partenza in attesa che si liberasse un
posto in una sede pi desiderabile. Quando nel 1174-7 circa si liber il
vescovato di Tessalonica, fu limperatore in persona ad insistere perch
52 G.
53 K

M u rray,

o st er

, op.

The Rise o f th Greek Epic (IV

e d ., O x f o r d

c it. s o p r a

1 5 5 -6 .

a ll a

n . 4 8 , 31

lin e e

1934)

1 2 5 -4 0 .

304

FILOLOGI BIZANTINI

egli andasse l. Nel 1185 la sua citt fu assediata e presa dai Normanni
ed egli descrisse vividamente la terribile esperienza. La sua capacit di
comandare districandosi nelle pi diffcili circostanze e i suoi tentativi
di eliminare gli abusi che si erano sviluppati nella Chiesa concorrono a
renderlo simpatico. La sua morte va collocata intorno al 1195-954.
Quando viveva nella capitale la sua casa era un luogo dincontro
per chi apprezzava la letteratura. Secondo le parole di unorazione
funebre dallentusiasmo un p o esagerato, come accade spesso in questo
genere, tutti 1 giovani studiosi di letteratura cercavano la sua compa
gnia e la sua casa era veramente un santuario delle Muse, unaltra Acca
demia, Stoa e Peripato
Come insegnante di retorica, Eustazio avr
letto con i suoi discepoli molti testi classici, se vero, come afferma
nella prefazione al commento dell 'Iliade, che egli scrisse quellopera per
soddisfare le richieste degli studenti e non perch gli fosse stata com
missionata da qualche membro influente dellalta societ. Questa opera
la pi lunga tra quelle che ci sono rimaste; nelledizione senza appa
rato critico di Lipsia del 1827-30 occupa 1400 pagine di formato consi
stente. C anche un lungo commento aW'Odissea che ammonta a circa
800 pagine della stessa edizione. Visto che lO dissea pi breve
Ae'Ihade, questo commento non pi sommario di quanto pu sem
brare a prima vista. Inoltre, egli fece una nuova edizione del commento
al poema didattico sulla geografa di Dionisio Periegeta. Ci rimasta
una prefazione a Pindaro e vi sono tracce di unopera su Aristofane e
O ppiano51. Oltre a queste vi una grande corrispondenza e altri saggi
su argomenti estranei quasi interamente allo scopo di questo libro.
Se abbastanza probabile che buona parte delle sue opere risalga al
periodo precedente al trasferimento a Tessalonica, non invece sem
plice individuare lordine cronologico delle sue opere. Vi sono indica
zioni contraddittorie da cui si ricava che egli fece varie revisioni e che
tutte le opere principali furono preparate contemporaneamente57.

14 Sulla vita e la carriera di Eustazio vedi L. C o h n , in RE, s.v. 18; R. B r o w


Byzantion 32 (1962) 186-93 ristampato in Studies on Byzantine History, L i te
niture and Education (Londra 1977); P. W lR T H , Eustatbiana (Amsterdam 1980).
^ Euthymius Malakes, ed. K. C . B o n i s (Atene 1937) 82-3.
w Ad avanzare lipotesi che egli abbia scritto un commento ad O ppiano
A. R. D y c k , CP 77 (1982) 153-4.
M. v a n DE R V a l k , Eustathn archiepiscopi Tbessalomcensis commentarli ad
Homert Iliadem pertinentcs I (Leiden 1971) cxxxvii-cxxxix. I suoi prolegomena
esaurienti a questo e al secondo volume della sua edizione danno un quadro
aggiornato delle tonti e dei metodi di Eustazio.
n in g ,

D A 'A LESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

305

Comunque, il processo di revisione evidente nei manoscritti


superstiti del commento a\YIliade, volumi magnifici di grande formato
che non ostante lassenza di firma possono essere riconosciuti come
autografi dellautore. Questa identificazione fu fatta per la prima volta
dal cardinale Bessarione che possedeva una copia del commento
all'O dissea (Marc. gr. 460) e annot sul primo foglio chi era lo scrivano
pur senza darne alcuna spiegazione58. N on si sa di quali prove dispo
nesse, ma i filologi moderni concordano con lui sulla base di una carat
teristica di due volumi in Firenze che contengono il commento
allIlia de (Laur. 59.2 e 3): essi hanno incollati, diversi pezzi di carta, di
cui alcuni molto piccoli, tutti scritti nella stessa grafia del testo princi
pale. Si tratta d-i aggiunte dellautore a meno che non si voglia accet
tare linconcepibile alternativa che Eustazio avesse costantemente al
suo servizio un segretario a cui dettare non solo il testo principale,
ma anche le aggiunte successive. Questa ipotesi non incide sullo
stato dei volum i59.
I
commenti omerici non hanno ricevuto un buon trattamento dai
filologi moderni. Va ammesso naturalmente che il fatto, che egli
potesse accedere a molti testi ora andati perduti fa assumere un valore
particolare alla sua compilazione e inoltre un recente critico omerico
ha messo in evidenza la capacit istintiva di Eustazio di descrivere i
sentimenti che il poeta intendeva evocare nei lettori60. Ma il primo di
questi mriti non suo e il secondo pu essere attribuito alle sue fonti
pi di quanto siamo in grado di scoprire. Considerati insieme non pos
sono controbilanciare laccusa di verbosit. Chiunque riempia pagine e
pagine con lesegesi del primo verso di un poema deve essere ben certo
della qualit e della rilevanza di ci che intende affermare e Eustazio
semplicemente non supera la prova. La prefazione allIlia de ci assicura
che fu scritta su richiesta degli studenti e non di influenti mecenati, ed
Eustazio sembra contemplare lidea che uno studente potesse portar via
una copia per leggerla per conto suo. Esprime anche la speranza che i
giovani possano trarre tutti i benefici possibili dalla lettura di Omero,
non ultimo quello di guida al comporre.

58 E . M a r t i n i , RhM us 62 (1907) 273-94, sp. 280-7. Il Marc. gr. 460 deriva


apparentemente da un altro autografo, Paris gr. 2702.
59 Per i problem i relativi ad altri presunti autografi vedi N . G. W lLSO N , G R B S
14 (1973) 226-8.
60 J . G R IFFIN , Homer on Life an d Death (O xford 1980) cita parecchi passi.

306

FILOLOGI BIZANTINI

La prefazione al YOdissea breve. N on vi dedica e Eustazio non


spiega le sue intenzioni, dice solo che tratter il poema nello stesso
modo d e llIliade operando una selezione del materiale disponibile e
sorvolando sugli argomenti gi esaurientemente affrontati nella sua
discussione d e llIliade. Per il resto, lintento principale della prefazione
di confutare lidea che YOdissea sia piena di falsi miti. Non tutti i rac
conti del poeta si prestano a questa accusa. Eustazio sostiene che i rac
conti omerici di Eolo, dei Cimmeri e di Calipso hanno un fonda
mento di verit a cui Om ero aggiunse lornamento poetico, modifi
cando la loro collocazione o ingrandendo le loro caratteristiche. I Cim
meri sono effettivamente un popolo del nord erroneamente collocato
ad ovest per farli trovare vicino allingresso dellAde. L isola di Calipso
stata trasferita nel fiume Oceano. Esempio di esagerazione la rap
presentazione dei Lestrigoni, una feroce trib nella realt, come dei
cannibali. Di Eolo, lesperto nellarte della vela, si dice che imprigio
nava i venti e si tratta di nuovo di unesagerazione piuttosto che di una
falsit. Eustazio mostra una rara traccia di umorismo citando le parole
di Eumeo ad Odisseo (14.365-6): Perch una persona come te
dovrebbe mentire?.
Egli cita poi alcuni giudizi antichi sulle differenze tra i due poemi
omerici. La storia d e llO dissea piuttosto magra, ma viene abilmente
ampliata dal poeta con laggiunta del viaggio di Telemaco, della lunga
conversazione con i Feaci, del brillante inganno nella capanna di
Eumeo ed altri episodi del genere. L interesse principale delY O dissea
la virt; insegna lamore coniugale, ponendo Penelope a modello per
entrambi i sessi, ci invita ad evitare lingiustizia facendo vedere come i
proci non poterono sfuggire a pagare il fio per i propri misfatti. Gli
altri insegnamenti sparsi qua e l dal poeta (tutta la poesia ha valore
per la vita) vengono commentati man mano che ricorrono. Nel suo
approccio al poema Eustazio segue i princpi generali dei cos detti sco
lii esegetici a \YIliade.
Scrivendo questo ed altri commenti, Eustazio pot servirsi di molti
libri poi andati perduti. Possedeva, per esempio, una copia del geografo
Strabone senza la lacuna nel libro VII. Disponeva anche di molte opere
di letteratura lessicografica e grammaticale a cui poter attingere. Tra
queste cera unopera di Aristofane di Bisanzio, completa o, comunque,
in una versione pi piena di quella che abbiamo noi, insieme con una
versione pi completa del dizionario geografico di Stefano Bizantino.
Conosceva i B ith yn ia ca di Arriano. Se egli generalmente abile nello
scegliere buone fonti, non gli si pu dare molto credito per il fatto che

DA ALESSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

307

propende ad attingere alla massa di informazioni bizzarre e imprecise


raccolte da Tolemeo Chenno, un autore che era stato letto anche da
Fozio e Tzetze.
In generale Eustazio riprende o parafrasa le informazioni di cui gi
disponiamo nelle raccolte degli scolii a Om ero e in altri autori che pos
siamo leggere ancora. N on ha molto di proprio da aggiungere e non
dunque un acuto critico testuale. Questultimo punto in relazione
con un problema che affronteremo in sguito.
Occorre ora aggiungere alcuni particolari interessanti in quanto
dimostrano come sia difficile stabilire se Eustazio fosse in regolare con
tatto con il contemporaneo Tzetze61. Egli ricopia parola per parola le
brevi note di Tzetze a Licofrone 731 (607.8) e al verso 415 del P luto di
Aristofane (200.46-201.7). Se possedeva una copia delledizione delle
commedie del collega o non laveva letta a fondo o aveva letto solo la
prima versione. Nei prolegomena alla seconda edizione Tzetze era riu
scito a correggere il suo errore precedente riguardo alla cronologia di
Pisistrato, Zenodoto e Aristarco, ma Eustazio non riusc ad evitare
questo sbaglio (5.33-6).
A dispetto delle riserve dei moderni fruitori, va notato che i filologi
bizantini e rinascimentali non consideravano la lunghezza dei com
menti come un ostacolo insormontabile. Oltre agli autografi, vi sono
diverse altre copie. Com e il lessico Suda, i commenti devono essere
stati ritenuti importanti almeno quanto basta a giustificare lenorme
dispendio di tempo e del materiale di scrittura necessario per ogni
nuova copia. E per coloro che desideravano una raccolta completa
della critica antica sul pi grande poeta greco, Eustazio inser tutto loc
corrente in ununica opera di consultazione.
Passiamo ora ad esaminare le opere di Eustazio dedicate ad altri autori.
Il suo atteggiamento verso la tragedia si rivela nellesordio di un saggio
sullipocrisia62. Il filo del pensiero non cos curioso come la nuda esposi
zione lo fa apparire. Il termine ipocrita originariamente significa attore e
Eustazio non resiste alla tentazione di contrapporre le maschere e i perso
naggi impersonati dagli attori alla maschera di insincerit degli ipocriti
contemporanei. Egli riassume lo scopo del dramma come segue:
Era alm en o possibile per gli uom ini di quel tem po im parare da una tale
arte, ed possibile anche per lu o m o m odern o im parare dai m olteplici nuta1,1 Vedi anche W. J. W. K o s t e r - D. H o L W E R D A , Mnemosyne 7 (1954) 147-52.
62 Edito da T. F. L. T a f e l , Eustathii metropolitae Thessalonicensis opuscuta
(Francoforte 1832) 88-89; il brano qui tradotto 88.32-65.

308

FILOLOGI BIZANTINI

m enti della sorte, dalla vanit del carattere um ano e dallinesprim ibile variet
della vita. Le disgrazie dei re, rappresentate attraverso larte dellattore, hanno
insegnato, e indubbiam ente continueranno ad insegnare, che non bisogna cre
dere in questa esistenza m ateriale, che non bisogna credere di poter conservare
una posizione di prestigio per sem pre, m a che occorre prendere delle precau
zion i contro un sovvertim ento. A nalogam ente, la nobilt dei personaggi um ili,
che quel m o d o di recitare portava alla ribalta, m ostrava che un uom o di condi
zion e m isera non doveva disperare di poter raggiungere D io in Paradiso. D alla
stessa tonte abbiam o appreso la rovina che deriva dalla gelosia agli eroi, cosa
che probabilm ente continuer anche in futuro. Q uesta conoscenza giova a chi
la possiede. Inoltre il teatro antico non dim entic di mettere in rilievo lam ici
zia, anche se questa n on riesce a condurre sani e salvi in porto gli uom in i sbal
lottati nel mare della vita ... (il significato della frase successiva m olto
dubbio).
A che scopo dare ulteriori particolari su questi benefci? Sarebbe n oioso
per i lettori che sanno gi com e questo tip o di teatro portasse alla vista e alle
orecchie degli antichi tutti i tipi di virt e vizio cos che essi poteron o seguire
la virt ed evitare il suo contrario. Tale vantaggio si esteso alle generazioni
successive, cosi che riceviam o la conoscenza di ci che bene non solo dalla
vita, m a dal contatto con i m orti attraverso quei dram m i, conseguendo una
vita virtuosa.

Dal saggio sugli ipocriti scaturisce un ulteriore problema. Eustazio


descrive il loro comportamento nella vita sociale e politica e si rifa ai
C aratteri di Teofrasto a cui egli allude una volta nel commento
d e llIlia de (931.20). Cita come esempi luom o coraggioso e il codardo.
Il codardo il 25 tipo nel libro superstite dei C aratteri, ma non vi
sono tipi lodevoli, il che ha fatto pensare che Eustazio possedesse un
testo pi ampio di quello di cui disponiamo ora63. Altrimenti, lalterna
tiva che egli abbia avuto un calo di memoria quando parlava del
carattere delluomo coraggioso e che la caratterizzazione dellipocrita da
lui fatta debba essere attribuita alla sua originalit, possibilt sottovalu
tata dai filologi moderni che credono unicamente neHefficacia e nella
validit della critica delle fonti. Ma bisogna ammettere che in questo
caso difficile decidere. Se Eustazio avesse dimenticato che Teofrasto
descrisse cattivi caratteri, non avrebbe imitato con tanta facilit e
fedelt lo stile delle descrizioni di Teofrasto mettendo insieme una
lunga serie di tratti e inserendo allusioni a Demostene, a Abaris iperbo-

hi O. R i b b e c k , RhMus 44 (1889) 306; O . I M M I S C H nella prefazione alledi


zione della Societ Filologica di Lipsia (Leipzig 1897) xl.

309

DA AI.HSSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

reo e alle abitudini della corte persiana. Se si considera fonte improba


bile un carattere perduto di Teofrasto, unulteriore possibilt un altro
libro suo o di un collega del Peripato64.
Per la conoscenza della tragedia un fatto che ha richiamato latten
zione che Eustazio citi YA ntigone di Sofocle 1165 ss. per intero
mentre tutti i manoscritti del dramma omettono il verso 1167. Egli ci
garantisce (957.17, aW Iliade 13.730) di citare da copie accurate, cosa
che, se la frase viene interpretata alla lettera, significherebbe che egli
ebbe accesso a un ramo della tradizione superiore a quelli ora super
stiti. Ma il verso mancante compare anche nei D eipnosophistae di Ate
neo (7.280 C , 12.547 C), un testo che Eustazio conosceva bene. La
nuova edizione del commento deY Iliade, basata su uno studio accurato
dellautografo, rivela ad un certo punto lesistenza di varianti inserite
sopra il verso, di cui una coincide con il testo che si trova in Ateneo e
rende pi probabile che Eustazio si rifacesse esclusivamente a lu i65.
A proposito di Ateneo, va considerato un altro ben noto problema
legato ad Eustazio. I D eipnosophistae sono tramandati da un mano
scritto (Marc. gr. 447), ora danneggiato allinizio e alla fine, da unepi
tome fatta da un testo integro. L epitome presenta lezioni nettamente
migliori in diversi brani. Secondo alcuni studiosi, Eustazio, che cita
ampiamente da qui, ne lautore66. Probabilmente essa si basa sul
manoscritto di Venezia perch lepitomatore rileva lesistenza di una
nota in margine al suo esemplare e la nota in questione si trova nella
copia di Venezia (a 525 C). Se queste due ipotesi sono giuste, Eustazio
diventa un critico testuale di primo ordine perch sarebbe responsabile
di tutti i lati positivi dellepitome.
Gli anelli di questa catena di argomenti non sono certi. Sebbene
non risultino altre con il testo intero di Ateneo, non pu essere esclusa
la possibilit che ve ne fosse almeno unaltra con lo scolio in questione
e cos lepitomatore potrebbe non essersi rifatto alla copia di Venezia. Il
rasoio di Occam ci dice enfia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. Ma soluzioni semplici non sono automaticamente giuste in
questo genere di problem i67. Ugualmente diffcile stabilire se le
M J.

Philologus 69

K ay ser,

65 1 d e t t a g li
66 P . M a a s ,
a c c e tta to

com e

so n o

r ip o r t a t i

Kleine Schriften

(1 9 1 0 )

3 2 7 -5 8 .

n e lla p p a r a t o
(M o n a co

c r i t ic o

di

van

DKR V a l k .

1 9 7 3 ) 5 1 9 . Il s u o p a r e r e s t a t o s p e s s o

co rre tto .

67 V e d i W . G . A r n o t t ,

PCPS

1 9 6 (1 9 7 0 ) 3 n . 1, c h e f a r i t e r i m e n l o .iti u n a

p o c o n o t a d i s s e r t a z i o n e d i H . P a p e n h o e l ( G t t m g e n 1 9 5 4 ) e a C . C o l i ARI),
97

(1 9 6 9 )

1 5 7 -7 9 .

RI'IC

FILOLOGI BIZANTINI

310

migliorie apportate al testo, che secondo questa ipotesi sarebbero di


Eustazio, non possano essere attribuite ad un filologo medievale. Se
non vi alcun dubbio che alcune di esse rientrino nelle possibilit di
un intelligente e colto studioso dei classici, altre sollevano seri dubbi.
degno di essere ricordato qui un caso particolarmente imbarazzante.
Il
nome proprio Nicotheon corretto dallepitome in Nicocreo
(Macone 156 in 349 E). Nicotheon non attestato come nome greco,
ma non sembra impossibile in linea di principio, perch vi sono alcuni
nomi terminanti in -theon tra i quali il migliore esempio attestato
H em itheon68. Stando cosi le cose, che motivo abbiamo qui di credere
che Eustazio fosse consapevole dellerrore del nome offerto dal mano
scritto di Venezia? E fuori discussione immaginare che fosse cos ver
sato nellonomastica da potersi accorgere che cera qualcosa di sba
gliato, e non vi sono altre fonti che possano avergli fornito la corre
zione 69. Se altri presunti emendamenti di passi corrotti suscitano dubbi
a vari livelli, solo questa , a mio parere, la prova conclusiva che
dimostra che a Eustazio come critico testuale non possiamo attribuire
una grande acutezza. Per questo ho ritenuto giusto parlare di lui pi bre
vemente di quanto ci si potesse aspettare in unindagine di questo tipo.
Torniamo adesso alle opere di Eustazio sui poeti. Sono poche le tracce
venute alla luce del suo studio di Aristofane. Si tratta di note nelle copie
tarde delle commedie (principalmente Chigi R. IV. 20 e Vat. gr. 57). La
maggior parte del materiale coincide per fini e intenti con le note gi cono
sciute dei commenti omerici. Potrebbero perfino sembrare degli estratti,
ma non c una corrispondenza letterale. pi giusto presupporre che il
futuro arcivescovo facesse delle lezioni sulla commedia e si servisse di
alcune delle sue note su Omero. Poche sue osservazioni furono forse tra
scritte da alunni che lo ammiravano e contrassegnate con il suo nome;
alcune sopravvivono nei manoscritti appena citati. N on necessario ipo
tizzare che Eustazio abbia fatto qualcosa per pubblicare le sue lezioni70.
L introduzione a Pindaro mediocre71. Forse si tratta di una delle
prime composizioni visto che il titolo rivela che lautore ancora non
L u c i a n o , Adversus indoctum 23, Pseudologistcs 3.
A. S. F. G ow , Machon (Cambridge 1965) 90 n. 1, era scettico. Anche
Eduard Fraenkel mi ha espresso la sua personale convinzione che il M aas poteva
aver torto.
711 K o s i e r - H o l w e r d a , op. cit. alla n. 61 sopra, 136-47, hanno pubblicato per
primi la documentazione su unopera di Eustazio sulla commedia.
1 Pubblicata da A. B. D r a c h m a n n , Scholia vetera in Pindari carmina III
(Leipzig 1927) 285-306.
'

311

DA ALESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

aveva superato il rango di diacono. , per lo pi, una rielaborazione di


materiali tradizionali come la vita del poeta. Il testo prolisso e ver
boso ma ha, tuttavia, il merito di dare esempi delle ardite forme poe
tiche, dellinconsueto ordine delle parole e delle espressioni dialettali di
Pindaro. Alcuni di questi esempi non provengono dalle odi esistenti e
da ci si deduce che Eustazio pot leggere di Pindaro pi di quanto ora
possiamo. N on si tratta di una deduzione sicura; stata messa in dub
bio da almeno un esperto m oderno72. La migliore spiegazione, seb
bene non sia che unipotesi, forse che egli possedeva un testo pi
completo delle Odi Istmiche (cfr. per esempio, il fr. 8 citato in 1715.63
nel commento omerico) che nel manoscritto pi completo (Laur.
32.52) si interrompono dopo pochi versi dellOde nona. Eustazio
perfettamente consapevole delloscurit di Pindaro. N on la commenta a
lungo, ma si gi visto come questa qualit, entro certi limiti, corri
spondesse al gusto bizantino. Le digressioni pindariche vengono espli
citamente difese da Eustazio che ammette che esse possano essere pi
lunghe del tema principale dellode. Sebbene non abbiano spesso un
nesso evidente, Eustazio suggerisce che esse scaturiscano dalla necessit
di portare un esempio o di confermare una massima di generale appli
cazione. Per lo pi, fungono da encomio degli antenati, della patria o
del clan familiare del vincitore. Il vincitore poteva essere reso simile ad
un dio o elevato al livello dei personaggi del mito, cos da condivi
derne la gloria73. Le parole conclusive rivelano che lintenzione del
commento era la seguente: Il nostro fine qui un approccio di tipo
tradizionale; la raccolta di conoscenze utili che possono essere impie
gate da coloro che vogliono scrivere o, in generale, capire. N on sar
unesegesi nello stile del commento, ma una selezione dellampio
campo di tutto ci che non a portata di mano o disdegnato dagli
amanti del bello e dagli esperti dei doni delle Muse . Resta da stabilire
quali fossero le reali conseguenze di questa risoluzione. L introduzione
trasmessa solo in una raccolta di saggi su vari argomenti. Altre allu
sioni sparse nelle opere di Eustazio ad un commento a Pindaro sono
ingannevoli, ma possono presumibilmente essere spiegate dalla suppo
sizione che egli tenesse dei corsi su Pindaro e che perci si servisse di
una quantit di materiale in forma di anotazioni che non fu mai elabo
rato nella stessa forma dei commenti omerici.

72 C O H N , o p .
73 P a r a g r a f i

4,

c it. s o p r a
5,

19.

a ll a

n. 54,

1455, era

s c e t t ic o .

312

FILOLOGI BIZANTINI

Il
commento a Dionisio Periegeta fu messo insieme su richiesta d
un certo Giovanni Dukas, figlio di un importante funzionario74. La let
tera di dedica chiarisce che si tratta di una compilazione e che oltre al
testo stesso Eustazio prese in considerazione il materiale utile a scrittori
in prosa (69.23-4). Questo un motivo ricorrente per la lettura della
poesia classica. La collocazione di Dionisio nel programma scolastico
come testo per 1 principianti sembra implicita (71.4-5). Eustazio
afferma che non cercher sistematicamente di correggere gli errori e di
riempire i vuoti lasciati da Dionisio (71.22-72.6), ma offrir risposte ad
alcune delle domande che sorgono nella mente del lettore. Il com
mento , in effetti, molto pi lungo della raccolta di vecchi scolii che
deve essere stata la fonte essenziale di Eustazio75.
Tra i testi rari che Eustazio lesse e di cui si serv, occorre menzio
nare cos detti drammi alfabetici di Euripide, mai inclusi nel pro
gramma scolastico76. Sebbene non sia pi possibile sostenere che egli
fosse lunico bizantino del suo tempo a conoscerli, visto che unosser
vazione di Tzetze implica senza dubbio la lettura del C iclope , il fatto ,
comunque, notevole e ha portato alla congettura che Eustazio trov
una copia dei drammi che port con s a Tessalonica. L fu scoperta
pi di un secolo dopo la sua morte da Demetrio Triclinio. Come
vedremo in sguito, la storia pu essere pi complicata in quanto il
codice scritto su richiesta di Triclinio, pu essere collegato al contem
poraneo pi anziano M assimo Pianude. Ma il significato dellopera di
questi filologi pu essere espresso in modo migliore dalle parole di
uno studio moderno sulla trasmissione di Euripide:
Im m agina, se puoi, il nostro m ondo senza Ifigenia. Ifigenia che si sacrifica
per la nazione, Ifigenia che soccorre O reste e ritorna con lui. E im m aginalo
senza leccezionale im m agine di trasporto dionisiaco, senza il dram m a del re
tebano che si oppon e inutilm ente al dio; e senza Eracle, il salvatore e assas
sino, senza luom o nella sua gloria, nella rovina e nella rassegnazione eroica. Il
pensiero sconvolge lim m agin azion e. D al R inascim ento italiano fino a G luck e

'4 Vedi ledizione di G. Bf.RNHA RDY 1 (Leipzig 1828) 67 ss.


Non sopravvissuto nessun autografo, ma vedi A. D i l l e r , The Textua Tra
ditimi oj Slrabo's Gcography (Amsterdam 1975) 181-207; a p. 183 ipotizza che un
tempo esistessero due copie autografe come del com m ento aWOdissea.
76
G. Z i j n t z , The Politicai Plays o f Euripidei (Manchester 1955) 147-51; v a n
d e r V a l k , op. cit. sopra alla n. 57 I lxxxvii ss.; R. B r o w n i n g , BICS 7 (1960) 15,
ristampato nei suoi Studies (cfr. n. 54 sopra) e in D. H a r i . e i n g e r (ed.), Griechische
Kodikologic und Texluberhcferung (Darmstadt 1980) 259-75.

DA ALESSIO ALLA QUARTA CRO CIATA

313

G oethe, N ietzsche e Sw inburne a ai giorni nostri (non ancora com pletam ente
travolti da spensierata barbarie) queste im m agini grandiose son o state lessenza
delle nostre v ite 77.

Per un destino paradossale il giudizio finale sulle opere di Eustazio,


quantunque una parte delle sue attivit gli dia il diritto di crogiolarsi in
gloria riflessa e godere la gratitudine dei posteri, trova espressione nelle
parole di Voltaire: le secret dennuyer est de tout dire.

V. M ich ele C oniate


Un altro vescovo filologo fu Michele Coniate (1138 circa - 1222
circa). Egli ebbe la carica di arcivescovo di Atene, ma se si trattava del
premio per la carriera di insegnante in una scuola sotto gli auspici del
patriarca, fu un premio che non lo gratific. Fu sconvolto dallo sco
prire che gli Ateniesi comprendevano a stento i suoi sermoni ampollosi
e la bellezza del Partenone ancora illeso non sembra essere stata di
consolazione per la perdita della societ colta della capitale. Si lamen
tava di aver imparato, dopo tre anni di soggiorno ad Atene, a stento il
dialetto locale e di sentirsi ridotto alla condizione di barbaro. Le parole
di questa osservazione riecheggiano con una forzatura sarcastica un
verso di Euripide ( O reste 485). Va precisato che egli non fu il primo a
distoreere quello che era probabilmente una frase fatta7.
Michele si port con s la sua biblioteca da Costantinopoli e la
accrebbe anche con laiuto, non noto in quale percentuale, degli amici
della capitale. L elemento pi notevole della raccolta, che costituisce in
verit il motivo principale per cui egli figura in questa storia, era una
copia degli A itia di Callimaco ed il breve poema epico Ecale. Michele
doveva sapere che si trattava di testi molto rari e si delizi a fare cita
zioni dal poema epico nelle sue lettere. N on facile riconoscere tutte le
citazioni; alcune sono state messe in risalto solo recentemente79. Dob

77 G. Z u N T Z , An Inquiry into tbe Trasmission o j th Plays o f Eunpitlcs (C am


bridge 1965) xix.
78 Le sue opere sono state pubblicate da S. P. L ambros (Atene 1879-80). Vedi
la Lettera 28, voi. 2 p. 44. La citazione stata gi usata allo stesso m odo da Apollo
nio di Tiana, Lettera 34.
79 H. L l o y d - J o n e s - J. R. Rka, HSCP 72 (1968) 134; F. B o r n m a n n , Mun 25
(1973) 204-6. R. P f e i f f e r , Callimachus II (O xford 1953) XX X II, non era certo che si
potesse attribuire ad Eustazio la conoscenza di questi testi.

314

FILOLOGI BIZANTINI

biamo essere grati allorgoglio di Michele per questo raro patrimonio


in suo possesso, visto che il libro fu distrutto insieme con gran parte
della sua collezione quando la IV crociata raggiunse Atene nel 1205.
Dalla sua corrispondenza successiva risulta che egli cercava di recupe
rare ci che aveva perduto. Un amico aveva trovato tre volumi della
sua biblioteca e Michele gli chiede di continuare a cercargli il suo
Euclide e il commento di Teofilatto alle Epistole Paoline che era stato
trascritto dallo stesso Michele. Egli offre una copia di Tucidide se
quello doveva risultare lunico modo per recuperare i volumi che stava
cercando.
D sfogo alla sua rabbia contro i latini che non sanno leggere la let
teratura greca nel testo originale, ma neanche capirla con laiuto di una
traduzione. E pi facile che gli asini comprendano larmonia della lira
e gli scarabei godano di un profumo, che i latini apprezzino larmonia
e leleganza della p ro sa 80. N on la prima volta che Michele esprime
unamarezza del genere a tale proposito; da giovane aveva avuto occa
sione di lamentarsi della scarsezza e del costo dei libri, in parte dovuto
al fatto che i librai stavano commerciando con gli italiani.
Doveva trattarsi dei primi traduttori, ma sorge il dubbio se il loro
entusiasmo di collezionisti fosse sufficiente a rovesciare lequilibrio tra
la domanda e lofferta nel commercio dei libri.
Farebbe piacere sapere di pi a proposito della sua curiosa afferma
zione di voler fare delle dissezioni81. Egli allude in questo contesto a
Galeno ed Aristotele che sembrano aver stimolato il suo interesse, ma
purtroppo non fa capire se ha gi realizzato degli esperimenti e non vi
sono documenti che possano soddisfare la nostra curiosit. Anche se si
venisse a sapere che aveva contatti con un ospedale della capitale, cosa
che non risulta, si tratterebbe di un interesse altamente insolito nella
scienza sperimentale82.

VI. U na ssocia z ion e m isteriosa


Occorre menzionare un importante gruppo di manoscritti la cui
data e origine sono ancora in discussione. Essi furono realizzati da due
811 Lettera 117 e 146, ed. L am bro s , voi. 2 pp. 241-2, 295-6. La Lettera 117
rivela anche che egli aveva prestato al suo corrispondente una copia di Nicandro.
81 Lettera 102, ibid. 190.
82 G. S t a d t m u l l e r , Michael Cboniates Metropolit voti Athen (Orientalia Chri
stiana 33/2, Roma 1934) 78-82 parla dellattivit letteraria di Michele durante lesilio.

DA ALESSIO ALI.A QUARTA CRO CIATA

3 15

scrivani con la collaborazione occasionale di altri. Uno dei due si chia


mava Ioannikios che si autodefinisce un povero grammatico celibe.
Sia lui che il suo collega fisso avevano una scrittura insolita; Ioannikios straordinariamente mutevole e incoerente, mentre il suo collega
dimostra attraverso i caratteri della sua scrittura di essere stato educato
secondo una diversa tradizione; doveva essere un italiano, visto che
scrive le segnature di quaternioni in numeri romani.
Ioannikios era generalmente collocato nel XIV secolo perch questa
era la data attribuitagli nel catalogo della Biblioteca Laurenziana pub
blicato nel 1764-70 da A. M. Bandini che per primo identific la scrit
tura di vari manoscritti. I moderni filologi hanno impiegato molto
tempo a svincolarsi da questa opinione. Ora si praticamente certi che
la giusta collocazione sia la II met del XII secolo anche se c uno stu
dioso moderno che tende a preferire i primi anni del XIII secolo e a
suggerire che Ioannikios visse in Puglia83. Poich la sua scrittura non
rivela alcun segno distintivo di appartenenza originaria a questa area,
difficile stabilirlo. Preferirei proporre lipotesi che sorse una collabora
zione tra i due uomini o per lo meno cominci a Costantinopoli dove
lanonimo collega pu aver vissuto in una delle colonie latine. Si pu
supporre che egli vi si sia recato per trovarvi dei testi medici e filosofici
greci e sarebbe stato naturale per lui associarsi con uno scrivano locale.
La presenza in un manoscritto di una terza mano, che pu ritenersi itaio-greca, va spiegata o con larrivo di un altro occidentale nella capitale
o in conformit alla decisione di Ioannikios, dopo il disastro del 1204,
di andare a cercare fortuna in Occidente. La maggior parte dei Bizan
tini che andarono in esilio dopo larrivo della Quarta Crociata si rifu
gi in Asia Minore, ma, con i contatti che aveva, Ioannikios avrebbe
avuto unalternativa. Tuttavia lidentificazione di un proprietario ante
riore di alcuni dei manoscritti rende improbabile che la sua carriera sia
durata cos a lungo.
I
libri scritti da questi scrivani sono notevoli sotto diversi aspett
Solo uno contiene testi teologici. Si tratta di una copia malridotta di
pseudo-Dionisio lAreopagita che sembra essere dovuta alla mano del
collega anonimo (Barb. gr. 591). Il volume conteneva anche il tom-

8J P. C a n a r i , Scrittura e civilt 2 (1978) 151-2. G. C a v a l l o , ibu!. 4 (1980)


214-6 per una data intorno al 1200 ed unorigine siciliana. Cavallo segue J. Wu-.sNER in P. M o r a u x (ed.), Aristoteles Graecus I (Berlino 1976) 472 aggiungendo Paris
supp. gr. 352 al gruppo, ma mi sembra che abbia torto.

316

FILOLOGI BIZANTINI

mento di Giovanni Filopono alla F isica di Aristotele. Per il resto,


lunico interesse di questi scrivani sono gli scrittori classici ed in parti
colare gli autori di opere di medicina. Essi copiarono molte opere di
Galeno (Laur. 74.5, 74.18, 74.25, 75.5, 75.17), Aezio di Amida (Laur,
75.5, 75.7, 75.18, 75.20) e Paolo di Egina (Laur. 74.26). Pi di un edi
tore che ebbe occasione di esaminare il testo offerto da questi volumi
ne ha notato leccellente qualit84. Anche Aristotele ben rappresen
tato dall 'O rganon (Laur. Conv. Sopp. 192), dalla M etafisica (Paris, gr.
1849), dalle opere di zoologia (Laur. 87.4) e dalla F isica, dal D e caelo,
De gen era tio n e et co rru p tion e e dai M eteoro logica (Laur. 87.7). Ancora
una volta gli editori moderni sono stati colpiti favorevolmente soprat
tutto dalla copia della F isica che conserva una tradizione del testo
diversa da quella contenuta in tutti gli altri manoscritti conosciuti85. I
testi letterari, sebbene siano in minoranza, hanno di nuovo un signifi
cato particolare. C e un volume che contiene tutti e sette i drammi di
Sofocle e otto di Euripide (Laur. 31.10). 11 commento di grande
valore per Sofocle perch lunico che preserva la lezione giusta di
alcuni passi e deriva probabilmente dal famoso manoscritto Laurenziano del X secolo (Laur. 32.9) con poche lezioni incorporate da un
altro ramo della tradizione86. Esso ha inoltre la caratteristica di essere
lesemplare grazie al quale Euripide giunse al Rinascimento italiano in
quanto appartenne a Leonzio Pilato che tradusse circa 400 versi
dell'Ecuba per Boccaccio87. Il secondo testo letterario una copia
zW'lliade scritta da Ioannikios e senza particolare importanza (Vat. gr.
1319). Anche il terzo, che il pi notevole, stato scritto dal solo Ioan
nikios; larchetipo del manuale di mitologia noto come Apollodoro
(Paris gr. 2722). Si trattava probabilmente di una rarit bibliografica,

84 G. H e l m r e i c h , Gaietti scripta minora li (Leipzig 1891) xi; III (Leipzig 1893)


iii e v-vi; id. Gaietti De temperamentis (Leipzig 1904) iv; A. O l i v i e r i , Aetius I (Leipzig-Berlin 1935) x.
83
W. D . R oss, Anstotks Physics (O xford 1936) 108-9. Cfr. anche H. H. JOACHIM , Aristollc on Coming-to-be and Passing-away (O xford 1922) viii; P. M O R A U X ,
Aristote Du eie! (Paris 1965) clxxxi.
86 N. G. W i l s o n , JHS 100 (1980) 219, recensione a R. D . D a w e , Studies on tbe
lext of Sopbocles III (Leiden 1978) in cui vengono fornite ulteriori informazioni.
8/ A. P e r t u s i , Leonzio Pilato fra Petrarca e Boccaccio (Venezia 1964) 113-17
con le tavole X-XI. Altri testi letterari annotati dallanonim o collega sono lOdissea
(Laur. 32.24) e O ppiano (Laur. 31.39). Ma nessuno di questi due mss. frutto della
collaborazione.

DA ALESSIO ALLA QUARTA C RO CIATA

317

anche se Tzetze ne aveva fatto unepitome. Certo alcuni dei testi


medici erano molto poco comuni. Dove hanno potuto trovare Ioanni
kios e 1 suoi delle biblioteche cosi ben fornite? La Puglia mi sembra
meno probabile di Palermo, se la fonte in Italia, e se attinsero ad una
collezione di Palermo, la sua esistenza indica che il flusso di libri da
Costantinopoli allOccidente era ancora pi ricco di quanto si creda.
Una biblioteca della capitale forse una spiegazione pi plausibile.
Una obbiezione possibile che parecchi manoscritti sono scritti su
carta ritenuta di manifattura spagnola, ma la posizione sempre pi rile
vante di cui godevano i commercianti italiani di Pisa, Genova e Vene
zia a Costantinopoli ci fa dubitare che il mercato della carta conti
nuasse ad essere dominato dalle tradizionali fonti di rifornimento
orientali.
L enigma complicato ulteriormente dalla scoperta che in cinque
di questi manoscritti vi sono note in latino che sembrano scritte da
Burgundio di Pisa (1110-93 circa), uno dei primi traduttori di testi greci
del XII secolo; egli noto per aver acquistato libri a Costantinopoli
almeno una delle volte che si rec l come inviato da Pisa, ma potrebbe
aver ugualmente ampliato la sua biblioteca in un posto come Messina
dove soggiorn per un p o di tempo durante il viaggio di ritorno dalla
sua ambasceria del 117188.
Ci interessa fissare con certezza la collocazione cronologica di Ioan
nikios per poter respingere lopinione largamente diffusa secondo cui i
manoscritti di Galeno sono incredibilmente tardi visto che di norma le
copie sono del X V secolo89. L idea di per s plausibile, in quanto
libri usati regolarmente da professionisti non potevano sottrarsi alline
vitabile destino di consumarsi e strapparsi. In effetti, anche da unat
tenta lettura del censimento fatto allinizio del secolo da Hermann
Diels, si ricava che lopinione comune qualcosa di esagerato. Ma lo
spostamento di pi di mezza dozzina di volumi del suo elenco dal
XIII o XIV secolo al XII crea un quadro sostanzialmente diverso. E
oltre ai volumi scritti da Ioannikios, Burgundio possedette e annot

88 D evo alcune delle inform azioni su cui si basa questo paragrafo al com
pianto Alexander Turyn; cfr. anche Scrittura e civilt (1983) 161-76; Studi italiani
di filologia classica 4 (1986) 113-18.
89 C osi scrive J . M e w a l d t , in R E s.v. Galenos, col. 590.

318

FILOLOGI BIZANTINI

unaltra copia di Galeno (Laur. 74.30) che deve essere ridatata nello
stesso m o d o 90.

90 U na breve, m a interessante opera filologica letteraria e teologica stata pub


blicata dal Lavra K 41 da W. L a c k n e r , JO B 34 (1984) 107-21. E di Costantino
Stilbes e risale al 1200-1204. L autore parla del problem a di distinguere le opere
autentiche e quelle false tra ci che attribuito a S. Giovanni Crisostom o. Riba
disce che non bisogna farsi trarre in inganno dallet di un m anoscritto; il processo
di falsificazione cominci quando C risostom o fu escluso dalla Chiesa e i suoi
nemici si misero a falsificare del materiale che lo discreditasse approfittando
dellassenza di amici che ne difendessero il nome. Esiste inoltre la difficolt dovuta
ai lettori di sc