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Introduzione

Il concetto di interpretazione come comunicazione si è sviluppato con il contatto tra


culture diverse e l'evoluzione del linguaggio. Ci sono due teorie riguardo l'origine
dell'interpretazione: la prima sostiene l'esistenza di una lingua di partenza
sviluppatasi centomila anni fa in Africa, mentre per la seconda i diversi ceppi linguistici
si sono sviluppati in seguito ad una migrazione dall'Africa, e grazie alla
sperimentazione linguistica degli emigranti. Entrambe le teorie possono essere
ritenute valide. L'evoluzione di questi linguaggi ha portato alla presenza al giorno
d'oggi di più di seimila lingue nel mondo.

Lo sviluppo e la conservazione di queste lingue esistono per ragioni culturali,


geografiche e successivamente religiose. In passato poca gente popolava gli ampi
spazi disponibili, e queste popolazioni viaggiavano senza avere contatti tra loro. Le
migrazioni lente furono facilitate solo dalle scoperte scientifiche e dall'incremento
demografico. Grazie a quest'ultimo, la necessità di vivere in pace e condividere le
risorse diventò essenziale per la specie umana, e di conseguenza si scoprì la diversità
linguistica e culturale tra i vari popoli, portando alla necessità di un interprete.

Il ruolo dell'interprete è stato quindi presente sin dall'inizio nella società umana e da
sempre esistono persone con più intuito per apprendere le lingue. La traduzione
scritta, seppur antica, viene preceduta dall'interpretazione orale, nonostante la
mancanza di suoni, parole e indizi su essa.

Gli interpreti nella storia

Le prime fonti
Le prime fonti di interpreti nella storia, seppur superficiali, risalgono alle tombe degli
antichi egizi. Le fonti disponibili non sono molte a causa della concezione xenofoba
che le culture antiche avevano nei confronti degli altri popoli. Li consideravano barbari
e non riconoscevano il valore né delle culture né delle lingue straniere. In caso di
guerra, i popoli vinti erano costretti ad imparare la lingua dei vincitori. Ad esempio,
nonostante il latino fosse la lingua ufficiale di Roma, le lingue del popolo erano
numerose e mischiate, e molte persone arrivavano a conoscerne due o tre. Il latino era
una lingua prestigiosa che rappresentava l'unificazione sotto l'impero di Roma. Nel
caso romano, lo Stato pagava degli "interpreti" (termine in realtà utilizzabile solo dopo
gli anni '50, periodo in cui si è stabilita la professione) per gestire la pubblica
amministrazione e l'esercito. Nel mondo antico gli interpreti servivano anche in ambito
commerciale. Fino al medioevo le informazioni sono molte poche, ad esempio
sappiamo grazie ad alcuni cronisti francesi che nel corso delle crociate venivano
utilizzati degli interpreti, ma non abbiamo precisazioni.

Il periodo rinascimentale
Solamente dopo il medioevo, l'interesse per le lingue e le culture diverse aumentò,
grazie alle scoperte scientifiche e alle esplorazioni geografiche. Fino al 1500
l'interpretazione non era mai stata considerata come una professione ma come una
capacità secondaria che le classi sociali alte richiedevano alla gente comune. Gli
interpreti erano in genere schiavi, burocrati o soldati. Potevano essere di entrambi i
sessi, a patto di possedere le conoscenze adeguate. Erano coraggiosi e sapevano i
luoghi, i costumi e le lingue degli indigeni. Erano mediatori e traducevano in
simultanea utilizzando lo chuchotage. Erano essenziali per capire la lingua e i costumi
"nuovi" e spesso facevano parte delle negoziazioni di pace.

Nella religione l'interpretazione viene usata dagli ebrei dopo che la lingua ebraica non
è più stata veicolare. Durante l'esilio babilonese molti ebrei furono costretti a parlare
in aramaico, considerata la lingua della diplomazia, e tradussero i testi religiosi
dall'ebraico all'aramaico. Lo scopo di queste traduzioni era pedagogico, e non sempre
veniva fatto per tradurre dalla lingua X alla lingua Y, ma anche per semplificare le
parole del rabbino nella stessa lingua, ovvero riformulare lo stesso concetto in modo
più semplice. Dopo l'esilio babilonese, l'interpretazione consecutiva venne applicata
con la Torah fino al dodicesimo secolo, usando l'aramaico, il greco e l'arabo.

Con il cristianesimo, invece, ad aver bisogno di interpreti furono i missionari, insieme a


guide per convertire gli indigeni.

Gli interpreti furono molto attivi nell'islamizzazione dell'Africa, e si occuparono di


tradurre oralmente diversi testi dall'arabo alle lingue africane.

Il '700 e l'800
Con i secoli a venire gli interpreti hanno poi preso parte negli affari di Stato e in
ambito militare. Nelle ambasciate, ad esempio, doveva sempre esserci gente pronta a
comunicare con le autorità locali.

Nel '700 e nell'800 le lingue più richieste erano l'inglese, il francese, l'olandese e lo
spagnolo. Uno dei primi esempi di diplomazia fra due lingue e due popoli fu l'acquisto
della Louisiana da parte degli Stati Uniti dai francesi di Napoleone, svoltosi in una
negoziazione bilingue francese-inglese.

Nel 1870 a Firenze fu firmato un trattato in inglese e in italiano per la frontiera di non
so cosa (?)

Nel 1898 fu firmato il trattato di Parigi, stavolta in spagnolo e in inglese, manifestando


una ricerca di nuove combinazioni linguistiche nella stesura di trattati diplomatici.

Il periodo tra il 1700 e il 1800 fu colmo di contatti tra gli Stati Uniti e il resto del
mondo. Nel 1778 tra Stati Uniti e Francia ci fu un trattato commerciale che stabilì i
futuri scambi commerciali futuri tra i due paesi.

La prima metà del 900


Nel corso del 900 l'interpretazione assunse un ruolo molto più importante e iniziò ad
essere riconosciuta come un vero mestiere.

Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale la forma di interpretazione più
usata era lo chuchotage simultaneo con due o tre persone. L'interprete doveva
mediare tra due persone con due diverse lingue, in entrambi le direzioni, e doveva
garantire la comunicazione fluida. Questo processo viene chiamato liaison (legame).
Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1915, ci furono nuove esigenze. Con la
pace di Parigi il francese divenne sempre più importante, e veniva parlato in Europa
durante i negoziati diplomatici (ad esempio, i diplomatici di Baviera furono costretti ad
impararsi il francese). Non tutti i paesi alleati conoscevano il francese, e quindi
aumentò la necessità di interpreti disposti a lavorare con qualunque combinazione
linguistica che includesse il francese. Il mestiere di interprete iniziò a prendere una
vera e propria forma in questo periodo storico, e l'ambiente di lavoro era ancora
sconosciuto. La nascita della presa di appunti per aiutare la memoria risale a questo
periodo, dando vita all'interpretazione differita, che ora chiamiamo interpretazione
consecutiva.

Nel 1918, con l'armistizio della Germania, a svolgere il ruolo di interpreti furono
principalmente degli ufficiali di esercito senza nessuna esperienza, i quali dovevano
tradurre i discorsi frase dopo frase per una o due ore di seguito.

Jean Herbert fu uno dei primi interpreti "ufficiali". Prima della sua carriera di
interprete, era un docente di lingue in Svizzera. Ebbe la sua prima esperienza nel 1917
a Londra, dove partecipò in una negoziazione economica come interprete, utilizzando
il francese e l'inglese. Subito dopo iniziò a formarsi da solo come interprete lavorando
in diverse conferenze, per poi diventare l'interprete personale di Mussolini, Churchill,
Poincaré (chi cazzo è?) e altri politici importanti. Lavorò per tutta la seconda guerra
mondiale e una volta finita divenne interprete presso l'ONU e altre organizzazioni
internazionali. Herbert e altri pionieri iniziarono ad utilizzare l'interpretazione
consecutiva con la presa di appunti e ne perfezionarono la tecnica, che si diffuse
rapidamente.

Nel 1919 la creazione dell'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) servì per
definire le combinazioni richieste dagli interpreti nel mondo del lavoro e aumentare le
lingue che conoscevano.

Il processo di Norimberga
Tra la prima e la seconda guerra mondiale i metodi di interpretazione più utilizzati
erano lo chuchotage e la consecutiva. Dopo il processo di Norimberga la simultanea di
conferenza ha iniziato ad affermarsi e si è iniziato a riconoscerne l'importanza e la
necessità. Nel processo di Norimberga venivano impiegati degli auricolari con quattro
canali, ciascuno per la lingua dell'ascoltatore: inglese, francese, tedesco e russo.
L'interprete aveva a disposizione un pulsante che attivava una luce per dire all'oratore
di parlare più piano o di ripetere una frase. La consecutiva veniva usata solamente
fuori dalle udienze per interrogare i sospettati o in situazioni di emergenza, in caso
non funzionassero gli apparecchi tecnici. La simultanea era garantita ad ogni udienza
da tre squadre composte da dodici interpreti. Uno nell'aula di tribunale, due in una
sala a parte disponibili in caso di emergenza e ad occuparsi in ufficio dei documenti
scritti e tre in riposo. (non mi tornano i conti)

Nel secondo dopoguerra ci fu una rottura col passato anche a livello linguistico, a
causa della cortina di ferro. La ricostruzione nel secondo dopoguerra fece sviluppare
un solido equilibrio linguistico: il russo era diventato la lingua ufficiale dell'est Europa,
mentre l'inglese, grazie al piano Marshall, divenne lingua ufficiale dell'Europa
occidentale. Anche la comunicazione multiculturale iniziò a svilupparsi, tramite un
contatto graduale tra i paesi alleati, gli ex nemici e la necessità di un'interprelazione
in ambito politico, commerciale e culturale.

La seconda metà del 900


Nella seconda metà del 900 ci fu un aumento della comunicazione interlinguistica e
una proliferazione di organizzazioni governative e non:

• 1945 - creazione dell'ONU con la conferenza di San Francisco;

• 1948 - creazione del GAT, una vecchia organizzazione per il commercio


sostituita con il WTO;

• 1949 - creazione della NATO, per gestire i documenti militari e di difesa;

• 1952 - creazione della CECA;

• 1957 - creazione della CEE e dell'EURATOM con i trattati di Roma;

• 1993 - creazione del WTO (World Trade Organization / Organizzazione Mondiale


del Commercio).

Queste organizzazioni avevano bisogno di interpreti per le sei lingue ufficiali dell'ONU,
ovvero inglese, francese, spagnolo, russo, arabo e cinese. Con il patto di Varsavia del
1955 la creazione del blocco sovietico rese importante la combinazione linguistica
inglese/russo, ed era necessaria la massima riservatezza nella comunicazione. La
ricostruzione in Europa fu lenta e difficile, a causa dell'industria del carbone e
dell'acciaio, prima impiegata nella produzione di armi per la guerra ed ora costretta a
lavorare per la ricostruzione. Robert Schumann propose l'unione delle risorse di
carbone e acciaio, e questo portò alla creazione della CECA nel 1952 tra Francia,
Germania federale, Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Jean Monet spronò i membri
della CECA a considerare la possibilità di una collaborazione economica, portando alla
creazione della CEE e dell'EURATOM nel 1957. Nacquero numerose altre
organizzazioni nell'ambito del commercio, dello sviluppo economico e della sicurezza
nazionale.

Grazie alla creazione di queste organizzazioni internazionali, l'interprete diventò


finalmente una professione riconosciuta ed essenziale, nonostante la complessità degli
argomenti e delle situazioni di lavoro. L'unico problema di queste organizzazioni è il
numero di lingue ufficiali, ed attualmente ci si chiede se sia prudente aumentare il
numero di combinazioni. Le lingue ufficiali europee, ad esempio, sono 11 mentre le
combinazioni possibili 110. Alcuni vorrebbero aumentare le lingue ufficiali a 27, ma il
sovraccarico di lavoro non sarebbe sostenibile economicamente e sarebbe uno spreco
di tempo. La politica dell'ONU al riguardo è quella di mantenere le lingue ufficiali a 6,
concentrandosi più sulla qualità che sulla quantità, e quindi evitando i rischi che si
ottengono in caso di combinazioni rare. A causa dell'espansione di queste
organizzazioni, si pensa che in futuro il numero di interpreti scarseggerà.

Nell'Europa occidentale il benessere economico degli anni 60 portò ad incidenze


positive nell'ambito culturale e scientifico, e di conseguenza ci furono numerosi
convegni e conferenze internazionali. In caso di convegni e conferenze bilaterali si
preferisce utilizzare la consecutiva, dato che in pochi conoscono le due lingue
utilizzate.

Nella seconda metà del novecento nacquero poi le prime scuole per interpreti:

• 1941 - Antoine Wielemans (?) fondò a Ginevra una scuola per interpreti dove
furono pubblicati due testi importanti per la consecutiva ("Manuel de
l'interprète" di Herbert e "Presa di appunti in interpretazione consecutiva" di
Rozan);

• 1943 - fondata la scuola di Vienna;

• 1950 - fondata la scuola di Heidelberg;

• 19?? - fondata la scuola di Parigi da Danica Seleskovitch;

• 1953 - fondato un corso presso l'università di Trieste da Luzzato Fegiz (?), di cui
Herbert era responsabile.

Sono poi nate con il tempo delle associazioni di interpreti e traduttori: l'AIIC
(Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza), l'AITI (Associazione Nazionale
Traduttori e Interpreti) e l'Asso Interpreti (un'associazione nata da scuole private).

In conclusione, la figura professionale dell'interprete si può considerare importante e


destinata a resistere sia alle innovazioni sia al tempo, in quanto svolge la funzione
insostituibile di mediatore linguistico e culturale.