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Saul Bellow Il dono di Humboldt Humboldt's Gift, 1973

E' grosso modo un libro comico sulla morte. Cos lo stesso Saul Bellow ha definito - in un'intervista a Newsweek - il suo ultimo, attesissimo, celebrato e discusso romanzo. Giunto alla maturit, il protagonista Charles Citrine - coetaneo e in gran parte alter ego dell'Autore - si trova sbalzato, da un mondo di quasi-certezze e di quasi-sicurezza (in primo luogo quella offerta dal denaro, linfa vitale della societ) in un pantano di dubbi, di rimorsi metafisici e preoccupazioni pratiche. Le sue giornate sono una congerie di buffe assurdit. E' attaccato da ogni parte: l'ex moglie lo cita in tribunale per spolparlo, l'amante briga per incastrarlo in una nuova trappola nuziale, il fisco lo tartassa, un amico imbroglione colto e snob lo salassa. Poi ci si mette anche un gangster da quatto soldi pazzoide ma a suo modo affascinante - a strapazzarlo ben bene, alternando fantasiose minacce a fantastiche proposte. Se il futuro inquietante, il passato non meno incerto. E', infatti, soprattutto un ricordo a non dar requie a Citrine: quello del suo amico Humboldt, poeta dall'esordio folgorante, negli anni Trenta, poi travolto da machiavelliche ambizioni di potere, risucchiato nel gorgo della follia, morto in miseria in uno squallido albergo, abbandonato da tutti, anche - ahi lui - dall'amico fraterno Citrine. Grande, erratica figura - parte genio, parte buffone - il personaggio di Humboldt (gi morto da anni all'inizio del romanzo, in cui per campeggia con leonina autorit, saturnina malinconia) si ispira al poeta maledetto Delmore Schwartz, caro amico di Bellow, tanto scomodo all'establishment in vita quanto utile a esso dopo morto. Per placare, appunto, l'inquieto fantasma, Citrine tenta di mettersi in contatto coi defunti e - scartato lo spiritismo, abbracciate le dottrine antroposofiche - sogna di portar avanti in qualche modo l'opera di Humboldt e, insieme, di scoprire un modo pi corretto di pensare alla morte. Pensieri, peraltro, di continuo intralciati da intrusioni e incidenti. Finch Humboldt, dall'oltretomba, beffardo deus ex machina, non interverr a mutare nuovamente la sorte dell'amico con un improbabile, patetico dono (che ha tutta l'aria di una burla postuma). Ai colpi di scena, frequenti, talvolta esilaranti, si alternano e s'intrecciano quelle che Citrine-Bellow definisce le sue occasioni mentali. Se spezzano l'azione, esse vi gettano sprazzi di luce intensa, ora d'un fulminante sarcasmo, ora d'una sorniona saggezza, assumendo in alcuni casi

l'entit di veri e propri saggi incorporati nel tessuto narrativo. Ampie riflessioni - come osservava Paolo Milano sull'Espresso - sulla natura dell'America, sul dilemma (valore o potere) dell'intellettuale, sulla noia e sul denaro e soprattutto sulla morte. Un romanzo di idee, stato giustamente definito. E, a chi l'accusa di prolissit (non senza fondamento; cosa del resto self-ironizzata dallo stesso Citrine nella metafora autolesionistica del suonatore di mandolino che pizzica ogni nota dieci volte) risponde Richard Rhodes dalla Chicago Tribune: The talk is all, and marvelous talk it is (Il discorso, la chiacchiera, tutto e, qui, la chiacchiera meravigliosa). Citrine stato paragonato (da John Leonard, sulla New York Times Book Review) a una specie di Felix Krull all'incontrario (i truffatori sono tutti gli altri). Ma possiamo anche pensare a un ironico idiota dostoievskiano. Se non sono mancati dissensi (fra cui quello di John Updike sul New Yorker) la critica anglosassone ha accolto con grande favore, o comunque con enorme attenzione, questo romanzo. Saul Bellow, massimo narratore americano vivente e uno dei maggiori del mondo, nato nel 1915 a Lachine (Quebec) da genitori emigrati dalla Russia. E' quasi sempre vissuto a Chicago, dove ha studiato fino al compimento degli studi universitari e dove tuttora risiede. Ha scritto: L'uomo in bilico (1944), La vittima (1947), Le avventure di Augie March (1954), Il re della pioggia (1959), Herzog (1965), i racconti raccolti in Addio alla casa gialla (1968), Il pianeta di Mr Sammler (1970) e alcuni testi teatrali fra i quali L'ultima analisi. Ha vinto per tre volte il National Book Award per il romanzo e stato insegnante alla New York University, Princeton, e alla University of Minnesota. Attualmente presidente del Committee on Social Thought all'Universit di Chicago.

Il libro di ballate pubblicato da Von Humboldt Fleisher negli anni Trenta riscosse un immediato successo. Humboldt era, appunto, colui che tutti quanti attendevano. Io per me l'aspettavo ardentemente, dal mio fondo di provincia nel Midwest, ve l'assicuro. Scrittore d'avanguardia - il primo della sua generazione - era bello, era biondo, corpulento, serio e insieme spiritoso, ed era colto. Insomma, aveva tutto. Nessun giornale manc di recensire il suo libro. La sua foto comparve sulla rivista Time senza ingiurie, su Newsweek con elogi. Io le lessi con trasporto, le Ballate di Arlecchino. Ero studente all'Universit del Wisconsin e non pensavo ad altro, giorno e notte, che alla letteratura. Humboldt mi rivel nuovi orizzonti, nuovi modi di fare. Andavo in estasi. Gl'invidiavo il talento e la fortuna, invidiavo la sua fama. E, a maggio, me n'andai all'Est proprio per lui: contando di vederlo, magari d'avvicinarlo. Il viaggio, in corriera, passando per Scranton, dur una cinquantina di ore. Che importava? Guardavo dal finestrino: non avevo mai visto, prima, vere montagne. Gli alberi mettevano gemme e germogli. Pareva la Pastorale di Beethoven. Mi sentivo inondare di verde, dentro di me. Anche Manhattan mi and subito a genio. M'affittai una camera, molto modesta, e trovai un lavoro: vendevo spazzole di porta in porta. Tutto quanto mi dava una selvaggia eccitazione. Siccome avevo scritto a Humboldt una lunga lettera, da ammiratore, venni presto invitato a casa sua, per conversare di letteratura, di altre cose elevate. Abitava in Bedford Street, nel Greenwich Village, poco lontano da Chumley. Mi offr del caff nero e, nella stessa tazza, vers pure del gin. Mi hai l'aria di un bravo ragazzo, tu, Charlie mi disse. Non sarai mica un furbacchione, alle volte? Mi sa tanto che diventerai presto calvo. E che occhi grandi che hai, belli, espressivi! Per senz'altro ami la letteratura, e questo quel che pi conta. Hai sensibilit mi disse. Era un pioniere, nell'uso di quella parola. Di l a poco sensibilit fece furore. Humboldt fu molto gentile con me. Mi fece conoscere gente del Village, mi procur libri da recensire. Io gli ho sempre voluto molto bene. Il successo di Humboldt dur circa dieci anni. Sullo scorcio degli anni Quaranta cominci a declinare. All'inizio degli anni Cinquanta io divenni famoso a mia volta. Feci perfino un mucchio di quattrini. Ah, il denaro! i soldi! Humboldt me li rinfaccer sempre. Negli ultimi anni della sua vita - quando non fosse troppo depresso per parlare, e non fosse rinchiuso in manicomio - andava in giro per New

York a dir male di me e del mio milione di dollari. Prendiamo il caso di Charlie Citrine. E' arrivato senza un soldo dal Wisconsin, venuto a bussare alla mia porta. E adesso ha un milione di dollari. Come pu uno scrittore, o un intellettuale, fare soldi a palate cos? Un Keynes, d'accordo. Keynes... Un genio dell'economia, di statura mondiale, un principe di Bloomsbury diceva Humboldt. Sposato con una ballerina russa. Il denaro ne consegue. Ma chi diavolo Citrine, per diventare ricco in questa maniera? Eravamo molto amici soggiungeva, per l'esattezza. Ma c' un nonsoch di perverso, in quell'individuo. Dopo aver fatto la grana, perch andato a seppellirsi in provincia? Che ci sta a fare, a Chicago? Ha paura che lo smascherino, ecco tutto. Quando aveva la mente abbastanza lucida, ce la metteva tutta a denigrarmi. E gli riusciva egregiamente. Non vero ch'io mirassi al denaro. Oh, dio, no. Quel che volevo era riuscir a fare qualcosa di buono. Era questo, che bramavo, da morire. Tale senso del buono risaliva ai miei verdi anni e era tutt'uno col mio singolare concetto dell'esistenza stessa: come chi, immerso nelle cristalline profondit della vita, annaspando tentoni ricerchi, pieno d'ebbrezza e disperazione, un significato: una persona, dico, che abbia un acuto sesto senso per i veli dipinti, per Maya, per cupole di vetro multicolore istorianti il radioso biancore dell'eternit, e che trepidi nell'immenso intenso inane... e cos via. Ero decisamente pazzo per queste cose. Humboldt lo capiva bene ma, verso la fine, non poteva pi permettersi di offrirmi comprensione e simpatia. Malato e malevolo, non mi perdonava nulla. Seguitava a calcare sulla contraddizione fra veli dipinti e mucchi di quattrini. Ma il denaro ch'io facevo, in realt si faceva da s. Era il capitalismo stesso, a farlo, per oscure e comiche ragioni sue proprie. Era il mondo a far quei soldi. L'altr'ieri leggevo sul Wall Street Journal, a proposito di benessere e malinconia: Mai, nei cinque millenni della storia del mondo, tanti uomini furono tanto abbienti. Una mentalit formatasi in cinque millenni di penuria per forza distorta. Il cuore mal sopporta di codesti mutamenti. Certe volte li rifiuta, punto e basta. Negli anni Venti, i monelli di Chicago cercavano tesori nel disgelo di marzo. Mucchi di neve sudicia bordavano le vie e, quando si scioglievano, un'acqua tersa e tortuosa correva nei rigagnoli, e l potevi far bottino di cose meravigliose: tappi di bottiglia, rotelline dentate, monete di rame. Ed ecco che la primavera scorsa - pover'uomo in l

con gli anni ormai - mi sorpresi a camminare fuori del marciapiede e cercare con gli occhi nel rigagnolo. Cosa? Che m'era preso? Ammettiamo che trovassi un nichelino. Che trovassi mezzo dollaro... E poi dopo? Non lo so come fosse tornata, l'anima del fanciullo, fatto sta ch'era tornata. E tutto si scioglieva: ghiaccio, discrezione, maturit. Cosa ne avrebbe detto Humboldt? Quando mi riferivano le sue maldicenze io, spesso, mi trovavo d'accordo con lui. Hanno dato a Citrine il premio Pulitzer pel suo libro su Wilson e Tumulty. Il Pulitzer non conta, roba buona solo per i polli. E' un premio fasullo, pubblicit per i giornali, conferito da una giuria di analfabeti e farabutti. Tu intanto diventi un cartello pubblicitario ambulante e, appena crepi, il necrologio suona cos: E' venuto a mancare un Premio Pulitzer. Secondo me, coglieva nel segno. E Charlie ha vinto il premio Pulitzer due volte. La prima, per quella sua commedia allo sciroppo. Gli ha fruttato una fortuna, a Broadway. Pi i diritti cinematografici. E una percentuale sugli incassi! Non dico che abbia commesso un vero e proprio plagio ma... ma qualcosa mi ha rubato, sissignori: la mia personalit. Si servito di me per il suo personaggio. Anche qui, per madornale che sembrasse, l'accusa era forse fondata. Era un conversatore meraviglioso, un improvvisatore frenetico, capace di monologhi fluviali, era un grande denigratore. Venir vilipesi da Humboldt era, in realt, una sorta di privilegio. Come esser il soggetto d'un ritratto con due nasi di Picasso, o una gallina sviscerata da Soutine. Il denaro l'ispirava, sempre. Gli piaceva un sacco parlare dei ricchi. Nutrito in giovent di rotocalchi, gli capitava spesso di alludere agli scandali d'oro d'ierlaltro: Peaches e Daddy Browning, Harry Thaw e Evelyn Nes-bitt, eppoi l'et del Jazz, Scott Fitzgerald e i super-ricchi. Le ereditiere di Henry James, lui le conosceva a fondo. C'eran stati momenti in cui anch'egli aveva brigato, comicamente, per far fortuna. Ma la sua vera ricchezza era letteraria. Aveva letto migliaia di libri. La storia - diceva - un incubo, durante il quale lui tentava di assicurarsi ogni notte qualche ora di sonno. L'insonnia, tuttavia, lo rendeva pi erudito. Durante le ore piccole, leggeva grossi tomi: Marx e Sombart, Toynbee, Rostovtzeff, Freud. Parlando di ricchezza, era in grado di fare raffronti fra il luxus dei romani e le dovizie dei protestanti d'America. In genere, andava a parare sugli ebrei: gli ebrei joyciani in cilindro davanti alla Borsa. E concludeva con la maschera

d'oro, mortuaria, di Agamennone, riportata alla luce dallo Schliemann. Humboldt era proprio bravo a parlare. Suo padre, ebreo immigrato dall'Ungheria, aveva cavalcato con il generale Pershing, verso Chihuahua, dando la caccia a Pancho Villa in un Messico di puttane e cavalli (quanto diverso da mio padre, cos garbato, mite persona aliena a certe cose). Il suo, ci si era tuffato a capofitto nell'America. Humboldt parlava di bivacchi, battaglie, bottini. In seguito vennero limousine, alberghi di lusso, ville in Florida. Suo padre aveva abitato a Chicago negli anni d'oro. Operava nel settore immobiliare e aveva un appartamento all'Edgewater Beach Hotel. D'estate, faceva venire il figlio presso di s. Cos Humboldt conobbe anche Chicago. Ai tempi di Hack Wilson e Woody English, i Fleisher avevano posti riservati in tribuna allo stadio Wrigley. Si recavano alla partita a bordo di una Pierce-Arrow o di una HispanoSuiza (Humboldt andava pazzo per le automobili). E c'era allora il simpatico John Held junior, c'erano ragazze bellissime vestite alla maschietta. E whisky e gangster, e le banche di La Salle Street, adorne di colonne, scure come l'inferno, nei cui sotterranei blindati si conservava il denaro delle ferrovie, il denaro dei grandi agrari. Di questa Chicago io ero del tutto ignaro, quando ci arrivai da Appleton. Giocavo alla settimana coi ragazzini polacchi sotto i pilastri della Sopraelevata. Humboldt invece si pappava torte al cioccolato e cocco, dette zuppa del diavolo, da Henrici. Io, da Henrici, non c'ero mai entrato nemmeno a dar un'occhiata. Vidi invece, una volta, la madre di Humboldt nel suo buio appartamento di West End Avenue, a New York. Di viso, tal quale il figlio. Era muta, grassa, dalle labbra carnose, avvolta in un accappatoio. Aveva i capelli canuti, a cespuglio, da aborigena. Aveva il dorso delle mani maculato dalla melanina e, sulla faccia bruna, chiazze ancora pi cupe, grandi quanto un occhio. Humboldt si chin per parlarle all'orecchio, e lei non rispose nulla ma il suo sguardo fisso nel vuoto esprimeva una certa qual possente muliebre afflizione. Quando uscimmo, lui, tetro, mi disse: Da ragazzo mi lasciava andar a Chicago, ma a patto che spiassi suo marito. Voleva che copiassi per lei gli estratti conto della banca, che le passassi tutti i dati finanziari e anche i nomi delle sue donnine. Intendeva fargli causa. E' matta, sai. Poi, invece, lui perdette ogni cosa nel tracollo. E' morto d'infarto, gi in Florida. Questo, lo sfondo di quelle allegre, spiritose ballate. Era un maniacodepressivo, lui (per sua stessa diagnosi). Possedeva l'opera omnia di

Freud e leggeva riviste di psichiatria. Una volta che hai letto Psicopatologia della vita quotidiana sai che la vita quotidiana psicopatologica. E ci era verissimo nel caso di Humboldt. Spesso mi citava, da Re Lear: Nelle citt, sommosse; nelle campagne, discordia; nei palazzi, il tradimento; e s' spezzato il vincolo fra padre e figlio... Calcava su queste due parole. Rovinosi disordini ci incalzano fin alla tomba, inquieti. Ebbene, fin l che l'incalzarono rovinosi disordini, sette anni fa. E oggi, quando escono nuove antologie, vado alla libreria Brentano a controllare. Le poesie di Humboldt non vi sono mai incluse. Questi bastardi - questi beccamorti e politicanti della letteratura - non sanno che farsene del vecchio e smesso Humboldt. Quindi tutto il suo pensare, il suo scrivere e sentire non sono valsi a nulla; tutte quelle incursioni dietro le linee per catturare la bellezza non han sortito altro effetto che quello di logorare lui. Lui morto d'un colpo in uno squallido alberguccio di Times Square. Io, scrittore d'altra sorta, sono sopravvissuto a piangerlo, in prosperit, qui a Chicago. All'idea peraltro nobile di essere un poeta americano, certo Humboldt doveva sentirsi, a volte, come una specie di macchietta, di monello, di buffone, di matto. Vivevamo come bohmien e goliardi, noialtri, in uno spirito di gioco e di allegria. Forse l'America non aveva bisogno di arte, di miracoli interiori. Ne aveva tanti, di quelli esteriori. Gli Stati Uniti erano una immensa impresa. Pi loro che noi. Quindi Humboldt viveva da eccentrico, da personaggio comico. Ma di tanto in tanto c'era una pausa, nella sua eccentricit, quando si fermava a riflettere. Cercava allora di districarsi, mentalmente, da quel mondo americano (e ci provavo anch'io). Humboldt si stillava il cervello per capire cosa bisognasse fare fra l'allora e l'adesso, fra la nascita e la morte, per risolvere certe grosse incognite. Tali rimuginii non giovavano alla sua salute mentale, tutt'altro. Tent con la droga, col bere. Alla fine, dovette esser sottoposto a elettroshock. Era - ai suoi stessi occhi - la lotta di Humboldt contro la pazzia. La pazzia era un bel po' pi forte. Non che io me la cavassi tanto bene, al riguardo, di recente, allorch Humboldt si rifatto vivo, per cos dire, dall'oltretomba, foriero di grossi mutamenti nella mia vita. Nonostante i nostri dissapori e la ruggine di quindici anni, mi lasciava qualcosa nel suo testamento. Cos, incappai in un'eredit.

Era uno di grande compagnia, ma per stava uscendo di senno. Il lato patologico poteva sfuggire solo a chi, per il troppo ridere, non l'osservasse. Humboldt - quest'omaccione bello e mutevole, dalla larga faccia bionda, quest'uomo affascinante e facondo e turbato nell'intimo, cui volevo tanto bene - viveva in maniera appassionata la commedia del Successo. Naturalmente, morir in pieno Fallimento. Che altro risultato pu ottenersi, a mettere in maiuscolo codesti nomi? Io, per me, ho sempre cercato di ridurre il numero delle parole sacre. Humboldt invece ne aveva una lista lunghissima: Poesia, Bellezza, Amore, Terra Desolata, Alienazione, Politica, Storia, Subconscio... E, s'intende, Mania Depressiva: sempre con la maiuscola. A sentir lui, il pi grande Maniaco-Depressivo d'America fu Lincoln. E anche Churchill - con quell'aria ch'egli definiva da Cane Nero - era un classico caso di Mania Depressiva. Come me, Charlie mi diceva. Ma pensaci su: se l'Energia Piacere e se l'Esuberanza Bellezza, il Maniaco Depressivo la sa pi lunga di chiunque altro, in fatto di Bellezza e di Piacere. Chi possiede pi Energia, pi Esuberanza di lui? Forse si tratta di uno stratagemma della Psiche per accrescere la Depressione. Non stato Freud a dire che la Felicit altro non che una remissione del Dolore? Quindi, pi Dolore si prova, pi intensa sar la Felicit. Ma l'origine fors'anche pi remota: la Psiche lo crea apposta, il Dolore. Sia come sia, l'Umanit rimane sbigottita di fronte all'Esuberanza e alla Bellezza di certi individui. Quando un Maniaco Depressivo riesce a eludere le sue Erinni, diventa irresistibile. Diviene arbitro della Storia. Secondo me, il Dolore rappresenta una tecnica segreta dell'Inconscio. Quanto all'idea che i grandi e i potenti siano gli schiavi della Storia, qui, secondo me, Tolstoi si sbagliava. Non illuderti: i re sono i malati pi sublimi. Gli eroi Maniaco-Depressivi trascinano con s l'Umanit, dnno l'avvio a tutti i cicli storici. Il povero Humboldt non riusc a dettar legge per molto. Non divenne mai il centro radioso della propria epoca. La Depressione lo strinse nella sua morsa, per sempre. L'et degli estri poetici venne a termine. Tre decenni dopo esser stato reso famoso dalle Ballate di Arlecchino un attacco cardiaco lo fulmin in un albergo dei poveri, in una delle tante succursali dei dormitori pubblici del Bowery sparse qua e l per New York. A New York mi trovavo anch'io, per caso, quella sera. C'ero venuto per Affari: vale a dire, per loschi motivi. Nessuno dei miei Affari era meno che losco, ai suoi occhi.

Estraniatosi da tutti, abitava in un posto chiamato Ilscombe. In seguito v'andai a dar un'occhiata. Una specie di ospizio per vecchi. Era una notte di caldo atroce, quella in cui mor. Perfino al Plaza, dove alloggiavo io, si tribolava. L'aria in citt era gravida di miasmi. I condizionatori alle finestre, pulsando, sgocciolavano sul capo dei passanti. Una nottataccia. L'indomani, in volo per Chicago in aviogetto, aprii il Times e vi trovai il necrologio di Humboldt. Lo sapevo che Humboldt sarebbe morto presto perch, quando l'avevo visto l'ultima volta, due mesi prima, gli avevo letto la morte sul viso. Lui non mi vide. Grande e grosso, grigio come la polvere, malato, aveva comprato una ciambella e la stava mangiando. Il suo pranzo. Nascosto dietro un'auto in sosta, lo spiai. Non gli andai vicino: sentivo che era impossibile. Una volta tanto, i miei Affari all'Est erano legittimi: non correvo dietro a qualche ragazza, ero l per un servizio giornalistico. Proprio quella mattina avevo sorvolato New York in elicottero, coi senatori Javits e Robert Kennedy. Poi avevo preso parte a un banchetto di politici, alla Taverna fra il Verde di Central Park: celebrit estasiate l'una alla vista dell'altra. Ero anch'io, come suol dirsi, in gran forma. Quando non ho una buona cera, ho l'aria disfatta, senza vie di mezzo. Ma quel giorno stavo bene. E avevo soldi in tasca. Passando davanti alle vetrine di Madison Avenue, se una cravatta di Cardin o Herms mi piaceva, entravo e la compravo senza chieder prima il prezzo. Non avevo un filo di pancetta, indossavo mutande di fil di Scozia da otto dollari il paio. M'ero iscritto a un Club Atletico, a Chicago, e, a costo di sforzi diuturni, duri per la mia et, mantenevo la linea. L giocavo a paddle ball, che una specie di squash, un gioco aspro e veloce. E quindi, come potevo parlare con Humboldt? Era troppo, per me. Mentre io sorvolavo Manhattan, quel mattino - e era come osservare una scogliera corallina da una barca con carena di vetro - forse lui rovistava fra barattoli e bottiglie, cercando qualche rimasuglio di succo di frutta da mischiare al suo gin, per colazione. Dopo la morte di Humboldt, mi dedicai con impegno anche maggiore al culturismo. L'anno scorso, a novembre, sono sfuggito a un rapinatore, a Chicago. Appena lo vidi sbucar fuori da un andito buio, me la diedi a gambe. Prontezza di riflessi. Feci un balzo indietro e mi buttai a correre al centro della via. Da ragazzo non ero un granch, nella corsa. Come va che, a cinquanta suonati da un pezzo, fossi tanto pi agile, scattante, capace di far delle volate? Quella sera stessa menai vanto dell'impresa: Sono ancora capace di battere un drogato, sui

cento metri. E a chi mai vantavo la potenza dei miei garretti? A una giovane donna a nome Renata. Stavamo a letto. Le raccontai come ero scappato, con che fulmineit. E lei, come le avessi porto la battuta (ah, la cortesia, la gentilezza d'animo di queste belle figliole) mi disse: Sei terribilmente in forma, Charlie. Alto e grosso non sei, per sei robusto, solido, e sei anche elegante. M'accarezz i lombi ignudi. E cos il mio amico Humboldt se n'era andato sottoterra. Probabilmente le sue ossa si eran gi decomposte, in una fossa senza nome. Forse non restava nulla, nella sua tomba, tranne qualche manciata di polvere. E invece Charlie Citrine era in grado di battere in volata criminali accaniti per le strade di Chicago, Charlie Citrine era in forma smagliante, e giaceva abbracciato a un'amante voluttuosa. Questo Citrine era anche capace di eseguire certi esercizi yoga: aveva appreso a star ritto sulla testa per curarsi l'artrosi cervicale. Circa il mio basso tasso di colesterolo, Renata sapeva tutto. Le avevo anche riferito le congratulazioni dei medici per l'ottimo stato della mia prostata, giovanilissima, e pel mio ultranormale elettrocardiogramma. Inorgoglito da analisi cliniche che rafforzavano, in me, illusioni e idiozia, mi stringevo a una ben mammelluta Renata su un materasso scientificamente molleggiato. Ella mi guardava con occhi resi pii dall'amore. Io respiravo il suo delizioso madore, partecipando in prima persona al trionfo della civilt americana (con sfumature orientali, imperialeggianti). Ma al contempo con gli occhi della mente vedevo un altro, ben diverso Citrine - vecchio e quasi decrepito, questo, la schiena curva, le membra deboli - oh, un vecchietto debolissimo, in sedia a rotelle, sospinto lungo il lido d'una qualche nebulosa Atlantic City, con le ondicine che si rompono schiumando sulla battigia, onde al pari di me languide e smorte. E chi spinge la sedia a rotelle? Renata forse? La Renata da me conquistata negli anni della Felicit, grazie a un'offensiva lampo, alla generale Patton? No, Renata era una ragazza in gamba, ma non riuscivo a vederla dietro la mia sedia da invalido. Renata? No, no, certamente non lei. A Chicago, cos, Humboldt divenne uno dei miei morti importanti. Troppo tempo passavo a ruminare sui morti, a ragionare con loro. Inoltre il mio nome ora veniva spesso collegato a quello di Humboldt, poich gli anni Quaranta - via via che s'allontanavano nel tempo - si facevano man mano pi pregiati, per quanti sono addetti a confezionare gli iridescenti tessuti culturali. Cos, si sparse la voce che a Chicago c'era un tale, ancora in vita, che era stato amico di Von Humboldt Fleisher, un tale a nome Charlie Citrine. Diverse persone

ch'eran dietro a compilare un libro, una tesi di laurea, un articolo o un saggio, mi scrivevano o venivano a trovarmi per parlare di Humboldt con me. E devo dire che a Chicago, Humboldt era un argomento di riflessione quanto mai adeguato. Situata sulla sponda meridionale dei Grandi Laghi (il venti per cento delle acque dolci del mondo) Chicago contiene, nel suo seno gigantesco, tutto intero il problema della poesia e della vita interiore in America. Qui si possono scrutare, certe cose, come attraverso un'acqua trasparente. Come spiega lei, Citrine, l'ascesa e la caduta di Von Humboldt Fleisher? Ragazzi miei, in che modo intendete utilizzare i dati su Humboldt? Per scrivere qualcosa che v'aiuti a far carriera? Questo Capitalismo bell'e buono. A Humboldt io pensavo con maggior seriet e cordoglio di quanto forse non appaia da questo resoconto. Non sono molte le persone che amo. Non posso permettermi di perderne alcuna. Un segno infallibile del mio affetto che sogno spessissimo Humboldt. E ogni volta che mi appare mi commuove, piango nel sonno. Una volta ho sognato di incontrarlo da Whelan, un locale del Greenwich Village. Non era l'uomo disfatto cinereo rigonfio che avevo visto l'ultima volta, sulla Quarantaseiesima, ma ancora il robusto normale Humboldt della mezz'et. Sedeva accanto a me, presso il banco di mescita, una bibita in mano. Scoppiai a piangere. Gli dissi: Dove sei stato? Ti credevo morto. E lui, mite, tranquillo, soddisfatto persino, mi disse: Adesso capisco ogni cosa. Ogni cosa? Che intendi? Ma lui disse soltanto: Ogni cosa. Non riuscii a cavargli altro, ma piangevo di gioia. Certo era solo un sogno, di quelli che si fanno quando l'anima ingombra, c' qualcosa che non va. Da sveglio, non ho affatto un carattere fermo. Non mi daranno mai una medaglia come uomo di carattere. E siffatte cose devon risultare chiare, chiarissime, ai morti. Essi hanno finalmente lasciato la problematica, nebulosa sfera dell'umano e del terrestre. Ho questa sensazione: in vita, uno guarda dall'Io (dal suo centro, cio) verso l'esterno; in morte, uno si trova alla periferia e guarda verso l'interno. Vedi i tuoi vecchi amici, al caff, che ancora s'affannano sotto il peso dell'individualit, e cerchi di fargli coraggio lasciando intendere che, quando verr il loro turno di entrare nell'eternit, anch'essi cominceranno a capire, si faranno un'idea di che cosa

accaduto. Dato che non c' nulla, qui, di Scientifico, ci spaventa pensarci. Ebbene, vedr di riassumere. A ventidue anni Von Humboldt Fleisher pubblic il suo primo libro di ballate. Avresti detto che uno nato nel West End, figlio di immigrati, nevrotici per di pi - quel padre stravagante che va a dare la caccia a Pancho Villa e che, come ci mostra una vecchia foto, ha una chioma tanto folta e riccia che il chep gli sta in testa e non gli sta; quella madre di estrazione piccolo borghese, di famiglia tutta casa-bottega-e-stadio, molto bruna e graziosa da giovane, cupamente pazzoide da vecchia - che un giovanotto di tal natura dovesse essere per forza maldestro, che la sua sintassi non potesse venir accettata dai raffinati critici goy (1) posti di guardia allo Establishment Protestante e alla Tradizione Snob. Niente affatto. Quelle ballate erano terse, musicali, spiritose, piene di gioia e d'umanit. Platoniche, direi. Con ci alludo a quella perfezione originaria cui, secondo Platone, ogni essere aspira a ritornare. S, le parole di Humboldt erano impeccabili. L'America degli Snob non aveva motivo di temere. Era, allora, in uno stato di sovreccitazione nervosa: s'aspettava, da un momento all'altro, di veder sbucare l'Anticristo dai bassifondi. Invece, ecco questo Humboldt Fleisher con un'offerta d'amore. Si comportava come un gentiluomo. Aveva fascino. Cos venne accolto con calore. Conrad Aiken lo lod, T.S. Eliot prese benevola nota delle sue liriche, e persino Yvor Winters spese buone parole per lui. Quanto a me, trovati trenta dollari in prestito, partii pieno d'entusiasmo per New York, per parlare con lui d'ogni sorta di cose in Bedford Street. Si era nel 1938. Quel giorno prendemmo il traghetto e andammo a mangiar zuppa di vongole a Hoboken, di l dallo Hudson, e parlammo dei problemi della poesia moderna. O meglio, Humboldt mi impart una lezione su di essa. Aveva forse ragione Santayana? Era davvero barbara, la poesia moderna? I poeti d'oggi dispongono di materiali pi meravigliosi che non Omero e Dante: ma gli manca la facolt di idealizzarli. Esser cristiani impossibile, pagani idem. Non rimane che... ci siamo capiti. Ero venuto per sentirmi dire che le cose grandi potrebbero esser vere. E cos mi sentii dire, appunto, su quel traghetto. Occorrevano gesti ampollosi, e Humboldt li compiva. I poeti - diceva - han da trovare il modo di salvarsi dall'America pragmatica. Seguit a sommergermi di parole, per tutta la giornata. E io l'ascoltavo rapito, in tenuta da commesso viaggiatore, soffocando in un vestito a doppio

petto, pura lana, smesso da mio fratello. Ci sguazzavo dentro, la camicia mi sboffava fuori, ch Julius era molto pi grasso di me. M'asciugavo il sudore con un fazzoletto su cui era ricamato il suo monogramma. Humboldt, lui pure, cominciava a ingrassare. Aveva le spalle ispessite, ma di vita era ancora snello. Pi tardi metter su un pancione, come Babe Ruth, l'asso del baseball. Non poteva star fermo con le gambe, muoveva i piedi di continuo, nervosamente. In basso, comica agitazione; in alto, principesca dignit, un certo fascino mattoide. Una balena che affiorasse accanto alla tua barca ti guarderebbe forse come lui guardava, con i suoi occhi grigi distanziati. Massiccio era ma fine, greve ma anche leggero, e il suo viso era insieme scuro e pallido. I capelli all'ins, d'oro bruniccio, gli formavano due creste, con una valle in mezzo, pi bruna. Aveva una cicatrice in fronte. Da bambino era caduto sulla lama d'un pttino, l'osso era rimasto scalfito. Le labbra esangui erano prominenti, la bocca carnosa, piena di denti che parevano quelli da latte. Fumava le cicche fino all'ultimo filo di tabacco e aveva la cravatta e la giacca pinturicchiate di bruciacchiature. Quel pomeriggio si parl del Successo. Io venivo dal contado, e lui tirava a scafarmi. Ma riesci a figurarti - mi chiedeva - cosa vuol dire mettere il Village a rumore con le tue poesie e poi farle seguire da saggi critici sulla Partisan e sulla Southern Review? Molto aveva da dirmi sul Simbolismo, sul Modernismo, su Yeats, Rilke, Eliot. Inoltre, era un buon bevitore. Eppoi conosceva un mucchio di ragazze. A quell'epoca New York era molto russa, la Russia era in gran voga. Si dava il caso - per dirla con Lionel Abel - di una citt che agognava d'appartenere a un altro Paese. New York sognava di abbandonare il Nord America e fondersi con la Russia Sovietica. Humboldt, nei suoi conversari, saltava di palo in frasca: da Babe Ruth a Rosa Luxemburg, a Bela Kun, a Lenin. L per l mi resi conto che, se non avessi letto immediatamente Trotzki, non sarebbe manco valsa la pena di discorrere con me. Humboldt mi parlava di Zinoviev, Kamenev, Bukharin, dell'Istituto Smolny, dei processi di Mosca, citando Da Hegel a Marx di Sidney Hook, Stato e Rivoluzione di Lenin. Addirittura si paragonava, a Lenin. Io lo so, quel che Lenin provava quando esclam, quel giorno d'ottobre: Es schwindelt! Mica intendeva dire che lui stava schwindelando, bidonando, tutti quanti, no, macch: semplicemente, che aveva il capogiro. Per duro che fosse,

Lenin era come una ragazza nel vortice del valzer. Anche a me il successo d la vertigine, Charlie. Le idee che mi frullano pel capo non mi lasciano dormire. Vado a letto, senza aver bevuto un goccio, e la stanza si mette a girare. Succeder anche a te. Te lo dico, cos ti prepari. Testuale. Per l'adulazione Humboldt aveva un tratto squisito. Ero in subbuglio, ma mi serbavo diffidente. In realt intendevo essere pronto: intensamente eccitato, sognavo di sbalordire il mondo, di far strage. Ogni mattina, alla riunione della squadra venditori, prima di iniziare il giro, noi tutti gridavamo all'unisono: Io sto bene, magnificamente, e voi? Io stavo magnificamente sul serio. Non avevo bisogno di far finta. Pi solerte di me si moriva: impaziente di bussare alle porte, salutar le massaie, accomodarmi in cucina, desideroso di sorbirmi le loro storie, avido delle loro lamentele. L'appassionata ipocondria delle donne ebree era allora una novit per me, le ascoltavo con grande attenzione parlare di tumori, di gonfiori alle caviglie. Le inducevo a parlare sul matrimonio, sui figli, sul denaro, sulle malattie, sulla morte. S: tentavo di inserirle in tante categorie, sorseggiando il loro caff. Eran piccoloborghesi, bisbetiche, arrampicatrici, isteriche, e cos via. Ma non serviva a nulla, codesto scetticismo analitico. Ero troppo infervorato. Insomma, vendevo spazzole con ardente passione. E con altrettanto zelo, la sera, al Village, ascoltavo i pi grandi parlatori di New York: Schapiro, Hook, Rahv, Huggins, Gumbein. Deliziato dalla loro eloquenza, facevo le fusa come un gatto in una sala da concerti. Ma il pi bravo di tutti era Humboldt. Lui era un Mozart della conversazione, n pi n meno. Sul traghetto mi disse: Ho sfondato troppo giovane, sono nei guai. Preso cos lo slancio, attacc a parlare di Freud, Heine, Wagner, di Goethe in Italia, del fratello morto di Lenin, dei costumi di Wild Bill Hickok, della squadra dei New York Giants, di Ring Lardner sull'opera lirica, di Swinburne sulla flagellazione, di John Rockefeller sulla religione. Divagava di continuo per tornare sempre al tema, variandolo in maniera sapiente, fascinosa. Quel pomeriggio le strade avevano un nonsoch di cinereo, ma il ponte del traghetto era d'un grigio brillante. Humboldt era trasandato e grandioso, la sua mente ondeggiava come l'acqua e a onde gli s'arruffavano i capelli, il volto dai distanti occhi grigi era pallido, intenso, affondava le mani nelle tasche, tenendo i piedi uniti, cui calzava scarponcini da tennis. Se Scott-Fitzgerald fosse stato protestante - diceva Humboldt - il Successo non l'avrebbe danneggiato tanto. Si pensi a Rockefeller

senior: lui s che sapeva tener testa al successo, asserendo che il denaro gli veniva da Dio, ecco tutto. Certo, questo un concetto manageriale della vita. E' calvinismo. Una volta accennato a Calvino, Humboldt andava di solito a parare su Grazia e Depravazione. Di qui passava a discorrere di Henry Adams - secondo il quale il progresso meccanico ci spezzer comunque le reni, fra qualche decennio - e da Henry Adams si buttava a discettare sull'arte di eccellere in un'epoca di rivolgimenti, confusione e grandi masse, poi tornava a Tocqueville, a Horatio Alger, alle teorie di Ruggles. Fanatico del cinema, Humboldt non si perdeva un numero di Screen Gossip, organo del divismo. Ricordava Mae Murray come una dea dall'abito a lustrini, per averla vista da piccolo su un palcoscenico, donde invitava i ragazzini ad andarla a trovare in California. Aveva interpretato La Regina di Tasmania e La maga Circe, ma per fin in miseria, in un ospizio. E che dire di quell'altro... come si chiamava... quello l che s'uccise all'ospedale? Prese una forchetta e se la conficc nel cuore, battendoci col tacco d'una scarpa, poveretto! Era triste. Ma a me non importava, veramente, di quanti mordessero la polvere. Ero al settimo cielo. Non ero mai stato a casa di un poeta, mai bevuto gin liscio, mai mangiato zuppa di vongole, mai sentito il salmastro del mare. Mai neanche sentito parlare cos di affarismo, del potere dei soldi di pietrificarti l'anima. Humboldt parlava meravigliosamente dei meravigliosi, abominevoli ricchi. Li dovevi vedere dal punto di vista dell'arte. Il suo monologo era un oratorio in cui egli sosteneva tutte le parti. Levandosi ancor pi in alto, si metteva a parlare di Spinoza, ricordando come la sua mente si nutrisse di gioia al pensiero di cose infinite ed eterne. Cos si esprimeva lo studente Humboldt che aveva ottenuto il massimo dei voti in filosofia dal grande Morris Cohen. Dubito che avrebbe parlato in tal modo con chiunque, tranne un ragazzotto di provincia. Ma, dopo Spinoza, si fece un po' mesto e mi disse: C' un sacco di gente che aspetta ch'io cada a bocca avanti. Ho un milione di nemici. Ah, davvero? Ma perch? Non credo tu abbia mai letto niente sulla Societ Cannibalesca degli indios Kuakiutl disse Humboldt, l'erudito. Il prescelto, quando esegue la danza dell'iniziazione, arriva alla frenesia e mangia carne umana. Ma guai, se commette un errore rituale. Gli saltano addosso e lo sbranano. Ma perch la poesia ti dovrebbe procurare un milione di nemici? Domanda legittima, mi rispose: ma evidentemente non la pensava cos. S'incup, la voce gli si fece fessa - plinc! - come se vi fosse una nota di

latta nella sua brillante tastiera. E ora aveva toccato quel tasto stonato. Io m'illudo di portare un'offerta all'altare, ma gli altri non la vedono cos. No, non era una domanda legittima. Se l'avevo formulata, voleva dire che non conoscevo il Male. E se non conoscevo il Male, la mia ammirazione non valeva nulla. Mi perdon perch ero un ragazzo. Ma quando udii quella nota di latta, capii che dovevo imparare a difendermi. Egli aveva aperto in me una scaturigine d'affetto e ammirazione. Ne sgorgavano a un ritmo pericoloso. Una tale emorragia di fervore mi avrebbe indebolito, e, quando fossi debole e indifeso, avrei ricevuto la botta fra capo e collo. Cos, argomentavo, ah ah! costui vuole che lo compiaccia fino in fondo, che mi adatti a lui perfettamente. Poi mi tirannegger. Meglio star in guardia. Quella sera oppressiva in cui io toccai il traguardo del successo, Humboldt inscen una gazzarra davanti al teatro Belasco. Era stato da poco dimesso dal manicomio. L'insegna diceva, a grandi lettere luminose: Von Trenck - tre atti di Charles Citrine. Migliaia di lampadine si riflettevano sul selciato. Arrivai io, in cravatta nera, e c'era Humboldt con una squadraccia di amici e clacqueur. Scesi dal tass - ero in compagnia d'una signora - e sul marciapiede mi trovai in un mulinello. La polizia s'affannava a contenere la folla. Mentre i suoi scagnozzi inveivano e rissavano, Humboldt portava il suo cartello come fosse una croce. A caratteri luminescenti c'era scritto: L'Autore di questa commedia un Traditore. I dimostranti furono sospinti indietro dalla polizia. Humboldt e io non ci incontrammo a faccia a faccia. L'aiutoregista mi chiese se volessi farlo arrestare. No gli risposi, ferito, tremante. Una volta ero il suo protetto. Eravamo amici, io e quel pazzo disgraziato. Lasciamolo in pace. Demmie Vonghel, la signora ch'era con me, disse: Ma che brava persona! Dico a te, Charlie, sei proprio una brava persona. Von Trenck tenne il cartellone per otto mesi, a Broadway. Per quasi un anno riscossi l'attenzione del pubblico, senza riuscire a insegnargli nulla. Veniamo alla morte di Humboldt. Mor all'Ilscombe, a quattro passi dal teatro Belasco. Cos ho ricostruito la sua ultima sera, in quel decrepito albergo-ospizio. Stava sdraiato sul letto, a leggere probabilmente. Di libri, nella sua stanza c'erano le poesie di Yeats e la Fenomenologia di Hegel. Oltre a questi scrittori visionari, leggeva i quotidiani e i rotocalchi. Si teneva al corrente sullo sport, sulla cronaca nera e mondana, sulle attivit della famiglia Kennedy, sui prezzi delle

auto usate, sui cercasi-offresi. Malandato com'era, conservava i suoi normali interessi americani. Verso le tre del mattino - non dormiva molto, da ultimo - si alz per portare da basso il bidone dell'immondizia, e fu colto da infarto in ascensore. A quanto pare, barcollando, urt contro il pannello, premendo vari bottoni, fra cui quello d'allarme. Squill una suoneria, la porta si apr, egli stramazz su un pianerottolo, rovesciando in terra barattoli, bottiglie e fondi di caff dal suo bidoncino. Mancandogli il respiro, si strapp la camicia. Quando arrivarono le guardie, lo trovarono col petto nudo. All'ospedale non vollero accettarlo, cos fin direttamente all'obitorio. Qui non v'erano cultori di poesia moderna. Il nome Von Humboldt Fleisher non gli diceva niente. Lo adagiarono su una lastra di marmo: un povero derelitto come un altro. Sono andato a trovare suo zio Waldemar, non molto tempo fa, a Coney Island. Quel vecchio giocatore appassionato di cavalli era finito al ricovero. Mi disse: Le guardie l'hanno prima derubato, quei sciacalli. Gli hanno portato via l'orologio e i soldi, perfino la stilografica. Lui adoprava sempre una vera penna. Mica scriveva versi con la biro. Sicuro, che avesse soldi in tasca? Non andava mai in giro senza, minimo, cento dollari addosso. Lei dovrebbe saperlo, come la pensava sul denaro. Sento la sua mancanza, ragazzi. Perdio quanto mi manca! Provavo esattamente quel che provava Waldemar. La morte di Humboldt mi commuoveva pi dell'idea della mia. Lui era fatto apposta per venir pianto e rimpianto. Lui stesso si era, in vita, adoprato a tal postumo fine: dando a se stesso un peso particolare e scavando sul suo volto una traccia d'ogni pi grave, d'ogni pi importante sentimento umano. Era una faccia che non dimentichi mai pi, la sua. Ma a qual fine era stata creata? Di recente - la primavera scorsa - mi trovai a pensare a tutto questo in una bizzarra congiuntura. Ero in treno con Renata, in Francia, per un viaggio di cui - come per quasi tutti i viaggi - non sentivo n il bisogno n la voglia. Renata, indicandomi il paesaggio, esclam: Guarda fuori, l, che bello! Guardai fuori. S, aveva ragione. Era proprio bellissimo, l fuori. Ma io il Bello l'avevo visto tante volte. Cos chiusi gli occhi. Rifiutavo le Apparenze, questi idoli falsi e bugiardi. Al pari di ognuno, ero stato addestrato ad ammirare tali idoli, ma ero stufo della loro tirannia. Arrivai a pensare: il velo dipinto non pi quel ch'era una volta. Si sta logorando,

accidenti. Come una bandinella dei gabinetti pubblici. Riflettevo sul potere delle astrazioni collettive, e cos via. Bramiamo pi che mai la radiosa vivace realt dell'amore infinito, e sempre pi gli aridi idoli ce lo vietano. Un mondo fatto di categorie, vacue di spirito, attende che la vita vi ritorni. Humboldt doveva essere uno strumento di tale rinascita. Questa missione - questa vocazione - gli si leggeva in faccia. La speranza di nuova bellezza. La promessa, il segreto della bellezza. Negli Stati Uniti, fra parentesi, una cosa cos d alla gente un aspetto forestiero. Era logico che Renata richiamasse la mia attenzione sul Bello. Ella ne partecipava, personalmente; c'era un nesso fra lei e la Bellezza. Insomma, il volto di Humboldt denotava, chiaramente, ch'egli capiva cosa andasse fatto. Denotava, altres, che lui non era capace di farlo. Anche lui richiamava sempre la mia attenzione sui paesaggi. Sullo scorcio degli anni Quaranta, lui e Kathleen, sposi novelli, si trasferirono dal Greenwich Village in campagna, in un lembo rurale del New Jersey; e, quando andai a trovarli, egli era tutto terra, alberi, fiori, melarance, sole e nuvole, Paradiso, Atlantide, Radamanto. Parlava di William Blake a Felpham e dell'Eden di Milton; e della citt diceva peste e corna. La citt era uno schifo. Per non perdersi nei meandri della sua conversazione, occorreva conoscere i suoi testi di base. Io sapevo quali fossero al momento: il Timeo di Platone, Proust su Combray, il Virgilio georgico, Marvell sui giardini, le poesie di Wallace Steven sui Caraibi, e cos via. Un motivo per cui Humboldt e io eravamo intimi era ch'io ero disposto a seguire l'intero corso. Dunque Humboldt e Kathleen vivevano in una cascina di campagna. Diverse volte alla settimana Humboldt si recava in citt per affari: affari da poeta. Era all'apice della sua fama, se non della sua potenza. Si era assicurate quattro sinecure, ch'io sapessi. Forse eran anche di pi. Trovando io normale sussistere con quindici dollari a settimana, non ero in grado di valutare i suoi bisogni, n il suo reddito. Lui faceva il misterioso, per alludeva a grosse somme. Da ultimo era stato invitato a sostituire, per un anno, il professor Martin Sewell all'universit di Princeton. Sewell doveva partire, per un ciclo di lezioni su Henry James a Damasco. E il suo amico Humboldt lo rimpiazzava. Gli occorreva un assistente: raccomand me. Io, sfruttando il boom culturale dell'immediato dopoguerra, avevo recensito una caterva di libri per New Republic e per il Times. Humboldt mi disse: Sewell ha letto i tuoi pezzi. Li trova discreti. Tu

hai un'aria simpatica e innocente, con quei grandi occhi da ingenuo e le buone maniere del Midwest. Il vecchio vuol farti un esamino. Esaminarmi? Ma se troppo ubriaco per arrivare in fondo a una frase! Come appunto dicevo, hai un'aria da ingenuo simpatico... finch la tua suscettibilit non viene suscitata. Non esser cos superbo, via, si tratta solo di una formalit. La cosa gi decisa. Ingenu, alla francese, era una malaparola per Humboldt. Intriso di letteratura psicologica, lui guardava le mie azioni in trasparenza. La mia aria trasognata e spirituale non lo traeva minimamente in inganno. Lui sapeva riconoscere l'asprezza e l'ambizione, conosceva l'aggressione e la morte. La gamma della sua conversazione era vasta, a dismisura. E quel giorno, mentre viaggiavamo per la campagna, a bordo della sua Buick di seconda mano, fu addirittura torrenziale: mi parl di Julien Sorel, della smania napoleonica, del balzacchiano jeune ambitieux, del ritratto che Marx fa di Luigi Bonaparte, dell'Individuo Storico hegeliano. A quest'ultimo era particolarmente affezionato: l'interprete dello Spirito, il misterioso condottiero che impone alla Umanit il compito di comprenderlo, eccetera. Eran argomenti piuttosto consueti, al Village, ma Humboldt li trattava in modo singolare, con sbrigliata fantasia, con energia maniacale, con una passione tutta sua per l'intrico, il garbuglio, l'allusione e il doppio senso finneganesco. E in America, diceva, questo Individuo hegeliano magari arriver da dove meno te l'aspetti. Nativo di Appleton, nel Wisconsin, come Harry Houdini o Charlie Citrine. A che serve pigliarsela con me? Sbagli bersaglio. Ero seccato con Humboldt a quel tempo. In campagna, una sera, aveva messo in guardia la mia amica Demmie Vonghel contro di me. Si era a cena e lui, a un tratto: Stacci attenta, con Charlie. Le conosco, le ragazze come te. Idealizzano un uomo. Charlie un vero demonio. Poi, dispiaciuto di questa sparata, s'alz da tavola e usc all'aperto. Lo udimmo camminare su e gi, a passi pesanti, sulla strada ghiaiata, nel buio della campagna. Demmie e io restammo un po' con Kathleen. Alla fine Kathleen disse: Ti vuol molto bene, Charlie. Ma s' messo qualcosa in testa. Che tu abbia una missione, che so io, una qualche missione segreta da compiere, e che con gente come te non ci sia da fidarsi veramente. E anche a Demmie vuol bene. E' convinto di doverla proteggere. Ma non c' mica niente di personale. Non sei arrabbiato?

Con Humboldt? E' troppo strambo, per farti arrabbiare. Specie come protettore di donzelle. Demmie pareva divertita. Qualsiasi donna apprezzerebbe siffatte premure. Pi tardi, alla sua brusca maniera, mi chiese: Cos' questa faccenda? che missione? Stupidaggini. Ma una volta tu pure m'accennasti a qualcosa del genere, Charlie. O vuoi dire che Humboldt parla a vanvera? Ti dissi, ecco, che tante volte ho la buffa sensazione di esser stato affrancato e imbucato, e di attendere solo che mi recapitino a qualche indirizzo importante. Potrei contenere notizie inconsuete. Ma si tratta di ordinarie stupidaggini. Demmie - il suo nome era Anna Dempster Vonghel - insegnava latino alla Scuola Washington Irving, nei paraggi di Union Square, e abitava in Barrow Street. C' un lembo d'Olanda nel Delaware diceva. E' di l che provengono i Vonghel. Aveva fatto studi classici in un'universit di classe come Bryn Mawr, ma era stata anche una delinquente precoce: a quindici anni faceva parte di una banda di ladri d'auto. Poich ci amiamo, hai diritto di sapere m'aveva detto. Ho la fedina sporca: furtarelli, marijuana, atti contro il buon costume, guida spericolata, inseguimento della polizia, scontro, ossa rotte, condanna con la condizionale, tutta quanta la trafila. Ma conosco anche tremila versetti della Bibbia, circa. Sono stata allevata nel terrore del fuoco dell'inferno. Il suo pap, un milionario della provincia retrograda, andava in giro in Cadillac e sputava dal finestrino. E si pulisce i denti col detersivo. Versa le decime alla sua chiesa. Guida lo scolabus, alla domenica, per la parrocchia. E' l'ultimo dei fondamentalisti, dei protestanti vecchia maniera. Tranne che da noi ce n' ancora una caterva mi disse. Demmie aveva gli occhi azzurri, col bianco bianchissimo, e un naso all'ins che era quasi altrettanto espressivo e insistente dello sguardo, quando ti fissava. Aveva i denti davanti tanto lunghi che la bocca le restava un po' dischiusa. Il suo viso era d'un ovale allungato, elegante, e portava i capelli biondo-oro scriminati al mezzo: le ricadevano come le tendine d'una linda casetta. Era una di quelle facce che, cent'anni fa, avresti visto su un carro di pionieri: una faccia molto bianca. Ma le gambe soprattutto m'avevano incantato. Straordinarie. Quelle gambe bellissime avevano un difetto, peraltro eccitante: le ginocchia si toccavano e i piedi eran volti un po' all'infuori sicch, quando camminava svelta, la seta delle calze produceva un lieve attrito, appena

percettibile. Quando l'incontrai, a un cocktail, fra la folla, riuscivo a malapena a capire che dicesse, poich parlava a denti stretti, quasi un borbottio, secondo il vezzo dei quartieri alti di New York. Ma in camicia da notte tornava a essere una ragazza di campagna, la perfetta villanella, e pronunciava tutte le parole chiare e distinte. Regolarmente, verso le due, gli incubi la svegliavano. Il suo cristianesimo era del tipo delirante. Aveva da spurgar l'anima di sudiciume. Temeva l'inferno. Nel sonno si lamentava. Poi saltava su, singhiozzando. Mezz'addormentato, io cercavo di calmarla, rassicurarla. Non esiste l'inferno, Demmie. Invece s. L'inferno c'. Lo so che esiste. Metti la testa qui, sulla mia spalla. Dormi, dormi. Una domenica di settembre, nel 1952, Humboldt venne a prendermi davanti a casa di Demmie, in Barrow Street, vicino al teatro di Cherry Lane. Era molto diverso dal giovane poeta con cui andavo a mangiar vongole a Hoboken: aveva messo su parecchia ciccia. Tutta allegra, Demmie mi chiam dal pianerottolo esterno della scala antincendi, dove teneva le begonie (e al mattino ogni traccia dell'incubo era scomparsa). Sta arrivando Humboldt, Charlie, a bordo della sua otto cilindri. A tutta birra per Barrow Street. Il primo poeta d'America con servofreno, diceva lui. Imbevuto di mistica dell'automobile, non sapeva per parcheggiare. Lo guardai far manovra, e s che c'era spazio. La mia teoria che, dal modo come parcheggi, si capiscono molte cose sull'idea che hai di te stesso, intimamente, e su che cosa provi riguardo al tuo deretano. Per due volte Humboldt sal con una ruota sopra il marciapiede, alla fine rinunci, spense il motore. Scese - in giacca sportiva a quadrettoni, scarponcini da tennis con fibbia - e sbatt lo sportello, lungo un paio di metri. Mi rivolse un saluto silenzioso, a labbra serrate. I suoi occhi grigi parevano pi distanti che mai l'uno dall'altro: la balena affiorata affianco alla barchetta. La sua bella faccia s'era ispessita, deteriorata. Sontuosa, era, buddistica, ma non tranquilla. Io ero vestito come si conviene per un colloquio accademico, formale; troppo attillato, abbottonato, stretto. Mi pareva di esser un ombrello arrotolato. Era Demmie a prendersi cura del mio aspetto, allora. Mi stirava la camicia, sceglieva per me la cravatta, mi pettinava i capelli, ancora bruni e folti, con la striglia. Scesi da basso. Ed eccoci l: sullo sfondo, mattoni scrostati e bidoni di mondezza, marciapiedi in pendio, scale antincendi, Demmie che saluta col braccio dalla finestra, il suo fox terrier bianco che abbaia sul davanzale.

Divertitevi! Perch non viene Demmie? Kathleen l'aspetta. Deve correggere i compiti di latino. Preparar la lezione gli risposi. Se tanto coscienziosa, pu farlo anche in campagna. Poi l'accompagno al treno, luned. No, non le va. Eppoi, ai tuoi gatti non andrebbe a genio il suo cane. Humboldt non insistette. Era affezionato ai gatti. Sicch oggi rivedo due strani bambocci sul sedile anteriore della rombante, stridente otto-cilindri. Quella Buick era tutta inzaccherata, pareva un gippone reduce dal fronte delle Fiandre. Le ruote erano fuori allineamento, i pneumatici battevano la strada in modo eccentrico. Sotto il sole velato d'autunno, Humboldt guidava veloce, approfittando che era domenica, le strade deserte. Tremendo, come autista: svolte a sinistra dal lato destro, scatti di velocit improvvisi, poi rallentava, s'accodava troppo. Mi faceva rabbia. Ero molto pi bravo di lui, al volante, ma ogni paragone era assurdo, trattandosi di Humboldt, non d'un qualsiasi conducente. Stava tutto proteso, chino sullo sterzo, aveva tremiti alle mani e ai piedi, teneva il bocchino stretto fra i denti. Agitato, parlava a ruota libera, ti divertiva, ti provocava, ti informava, ti asfissiava. Non aveva chiuso occhio la notte avanti. Sembrava in cattiva salute. Certo, beveva. E si imbottiva di pillole. Nella cartella aveva un Prontuario farmaceutico. Rilegato in pelle nera, come una Bibbia, lo consultava spesso, e conosceva farmacisti che gli davano quel che chiedeva. In questo era compagno a Demmie. Anche lei pigliava pasticche senza ricetta. L'auto dava sobbalzi, si squassava, maldestramente lanciata. Accanto alla gran sagoma di Humboldt, gigante del motore, su quel sedile imbottito d'un lusso atroce, io riuscivo a percepire le illusioni da cui era animato. Formicolava di idee, uno sciame di nozioni l'accompagnava sempre, dovunque. Com'era cambiato il paesaggio, un tempo paludoso, del New Jersey... ora c'erano strade, depositi, fabbriche... cos'avrebbe significato una Buick come quella, con servofreno, con servosterzo, appena cinquant'anni prima. Figurarsi Henry James al volante, o Walt Whitman, oppure Mallarm. Eravamo partiti: si mise a disquisire di meccanica, di lussi, di potere, capitalismo, tecnologia, Mammona, Orfeo e la poesia, le ricchezze del cuore, l'America, la civilt mondiale. Suo compito era metter tutto

questo - e altro ancora - insieme. L'auto infil, starnutendo e cigolando, una lunga galleria, ne usc in pieno sole. Alte ciminiere, artiglieria pestifera, sparavano nel cielo domenicale bellissime salve di fumo. L'odore acido delle raffinerie di gas t'entrava nei polmoni come uno spino. I giunchi erano bruni come zuppa di cipolla. C'erano petroliere d'alto mare bloccate nei canali. Il vento era teso, le grandi nubi bianche. Lontano, un agglomerato di villini aveva tutta l'aria d'una futura necropoli. Per le strade, sotto il pallido sole, i vivi andavano in chiesa. Sotto lo scarponcino da tennis di Humboldt il carburatore ansava, le ruote scentrate sobbalzavano sulle sconnessure dell'asfalto. Le raffiche eran cos forti che perfino la pesante Buick le sentiva. Ci immettemmo sul ponte Pulaski e l'ombra a strie delle travate percorreva veloce il parabrezza vibrante. Sul sedile posteriore c'erano bottiglie, barattoli di birra, fagotti, libri: Tristan Corbire, ch'io ricordi, Les amours jaunes dalla copertina gialla, The Police Gazette, rosa, con foto di poliziotti volgari e giovent traviata. La cascina di Humboldt si trovava ai confini con la Pennsylvania. Quella terra non era buona a nulla, tranne che per allevar galline. L'ultimo tratto di strada non era asfaltata, si sollevava un nugolo di polvere. I rovi sferzavano il nostro bolide sobbalzante sulle grosse balestre, fra campi cosparsi di massi erratici. Il frastuono, grazie agli ammortizzatori scarichi, era tale che, sebbene occupassimo tutto lo stradello, non c'era bisogno di clacsonare. Ci si udiva venire da lontano. Humboldt grid: Eccoci a casa! E sterz. Superammo un greppo, o piuttosto un'onda di terra. Il muso della Buick s'impenn, poi si tuff fra le gramigne. Lui pigi sul clacson, temendo per i gatti, ma questi avevan gi trovato scampo sul tetto d'una legnaia, sprofondato sotto la neve dell'inverno scorso. Kathleen ci aspettava sull'aia: un gran pezzo di donna dalla carnagione bionda. Il suo viso, secondo il lessico degli elogi femminili, aveva una magnifica ossatura. Era pallida per, non aveva affatto un colorito campestre. Non usciva quasi mai, mi disse Humboldt. Stava in casa a legger libri. Era proprio come a Bedford Street, l, tranne che il circondario, ugualmente squallido, era rurale. Kathleen era contenta di vedermi, e mi carezz una mano, gentilmente. Salve, Charlie. Poi soggiunse: Grazie, d'essere venuto. Ma Demmie? Non potuta venire? Mi dispiace. Allora nel mio cranio si accese un bengala. Al suo vivido bagliore mi apparve chiara la curiosa situazione in cui Humboldt aveva messo Kathleen, e che ora cercher di metter in parole. Sta' qui. Sta' buona.

Non muoverti. La mia felicit sar bizzarra, ma una volta felice far felice anche te, pi felice di quanto hai mai sognato. Quando io sia contento, la mia soddisfazione traboccher sul mondo, una manna per l'intera umanit. Non questo - pensai - il messaggio del potere moderno? Cos parla il tiranno impazzito, che ha appetiti singolari da saziare, e per il quale tutti han da star buoni e fermi. Afferrai tutto in blocco. Poi mi dissi che Kathleen doveva aver motivi suoi, segreti, femminili, per starci. Anch'io avrei dovuto starci e, in un'altra maniera, assecondarlo. Humboldt aveva dei progetti anche per me, dopo Princeton. Quando non era un poeta, era un fanatico intrigante. E io ero particolarmente suscettibile alla sua influenza. Il perch l'ho cominciato a capire solo di recente. Comunque, aveva il dono di elettrizzarmi. Tutto quel che facesse era delizioso. Kathleen pareva consapevole di questo e sorrise fra s, mentre io discendevo dall'auto. Ristetti, in mezzo all'erba calpestata. Respirala, quest'aria! disse Humboldt. Che differenza, eh, da Bedford Street! E qui una citazione shakespeariana: Questo castello sorge in luogo ameno. Qui l'alito del cielo ha un buon odore. Poi ci mettemmo a giocare a pallone. Lui e Kathleen ci giocavano sempre. Ecco perch l'erba era tutta calpestata. Ma Kathleen passava gran parte della giornata a leggere. Per capire quello di cui suo marito parlava le toccava mettersi al corrente - mi disse - su Proust, James, Edith Wharton, Marx, Freud e via dicendo. E Humboldt: Mi tocca litigare, ogni volta, per farla uscire a giocare un po' a palla. I passaggi di lei erano ottimi, forti e col giusto effetto. La voce le si smorzava, quando correva a gambe nude per fare una parata. Il pallone in volo si smenava come la coda d'un'anatra. Volava sotto gli aceri, sopra la biancheria stesa. Dopo esser stato tappato in auto, e vestito di tutto punto, ero lieto di giocare. Humboldt correva greve, a trabalzi. In maglione, lui e Kathleen parevano due reclute: grossi, biondi, imbottiti. Humboldt diceva: Guarda Charlie che salta come Nijinsky! Io somigliavo tanto a Nijinsky quanto la sua casa al castello di Macbeth. Le strade vicinali avevan portato via una fetta del poggio su cui la cascina sorgeva, e questa cominciava a pencolare. Tra non molto sarebbero occorsi dei puntelli. O far causa alla contea, mi disse Humboldt. Lui avrebbe querelato chiunque. I vicini allevavano polli, in quella terra magra. Vi crescevano lappe e bardane, cardi, quercioli nani, eriofori, e dovunque eran buche gessose, pozzanghere biancastre. Tutto dava un'idea di miseria. Gli stessi cespugli dovevano campare di sussidi. Le galline del

vicinato erano rauche - parevano donnette forestiere, a sentirle - e gli arboscelli, lentischi o sommacchi o ailanti, avevan tutti un'aria miseranda, da orfani, da accattoni. Le foglie d'autunno si stavan sfacendo in polvere e l'odore di questa marcescenza era gradevole. L'aria non era balsamica, ma buona. Al calar del sole, il paesaggio assunse l'aspetto di un vecchio dagherrotipo color seppia. Il tramonto: uno slavaccio rosso all'orizzonte, verso la Pennsylvania, campanacci di pecore, abbaiare di cani sulle aie. Uno di Chicago poteva anche appagarsi d'una scenografia cos povera. A Chicago s'impara a valutare il quasi-nulla. Di buon occhio guardavo quel modesto scenario: mi andavan bene i rossi sommacchi, le pietre biancheggianti, la ruggine delle erbacce, la parrucca di verde sul poggio, prospiciente le strade vicinali. Era pi che gradimento. Era gi affetto. Magari amore. L'influenza d'un poeta aveva forse contribuito al rapido sviluppo di quel mio sentimento per quei luoghi. Non alludo al privilegio di venir ammesso nel mondo della letteratura - anche se questo ci sar pur entrato in qualche modo - no, l'influenza consisteva in ben altro. Ecco. Uno dei temi di Humboldt si riallacciava alla perenne sensazione umana che ci fosse all'origine un mondo, nostra patria, che avessimo perduto. Talvolta parlava della Poesia come d'una misericordiosa Ellis Island dove un'orda di stranieri incominciasse la propria naturalizzazione; e di questo pianeta come d'una sensazionale, ma non abbastanza umanizzata, imitazione di quel mondo primigenio. Parlava della nostra specie come di tanti reietti. Ma il bravo singolare vecchio Humboldt, pensavo (e singolare mi sentivo anch'io, discretamente) ora ha accettato la sfida delle sfide. Ci voleva la sicumera del genio per far la spola fra quel lembo di terra in Nessun Dove e il mondo-patria delle nostre gloriose origini. Ma perch, quel disgraziato, si rendeva la vita cos dura? Doveva aver comprato quel terreno in un accesso d'insania. Ma allora, correndo fra l'erbaccia per riprendere la palla volata oltre il filo per stendere i panni, nel crepuscolo, mi sentivo veramente felice. Forse, pensavo, ce la far. Forse, quando si perduti, convien perdersi anche pi. Se si gi in ritardo per un appuntamento, forse meglio rallentare ancora il passo, come consiglia uno dei miei prediletti scrittori russi. Mi sbagliavo di grosso. Non era una sfida, e lui non tentava nemmeno di farcela. Quando si fece troppo buio per giocare, rientrammo. Dentro, pareva d'esser ancora al Greenwich Village. La casa era arredata con mobili

d'occasione, suppellettili da rigattiere, da pesca di beneficenza, e pareva poggiare su fondamenta di libri e carte. Ci sedemmo in salotto, a bere da bicchieri ex-vasetti di marmellata. La grossa bionda pallida amabile lentigginosa Kathleen dal seno procace ci sorrideva gentilmente ma, per lo pi, serbava il silenzio. Meraviglie son capaci di fare le donne per i loro mariti. Ella amava un re-poeta e gli permetteva di tenerla prigioniera in campagna. Sorseggiava birra da un barattolo. La stanza aveva il soffitto basso. Marito e moglie erano corpulenti. Sedevan a fianco a fianco sul sof. Non c'era spazio abbastanza sui muri per le loro ombre. Straripavano sul soffitto. La carta da parati era rosa - un rosa da biancheria intima femminile o da confetto - a roselline e tralicci. Il foro d'una canna fumaria era stato otturato con un tappo d'asbesto dagli orli dorati. I gatti venivano a guardare da dietro i vetri, infregnati. Humboldt e Kathleen s'alzavano a turno per farli entrare. Le finestre eran di quelle all'antica, a ghigliottina. Kathleen s'appoggiava al vetro, tirava su il telaio scorrevole con entrambe le mani, spingendo anche col busto. I gatti entravano, tutti ispidi, disturbati. Poeta, pensatore, bevitore accanito, ingoiapillole, uomo di genio, maniaco depressivo, intricato intrigante, grosso personaggio... Un tempo Humboldt scriveva poesie molto belle e spiritose, ma cosa aveva fatto di recente? Aveva forse dato voce, e canto, a ci che urgeva in lui? No. Le poesie non scritte l'uccidevano. Si era ritirato in quel cantuccio di campagna che a volte gli appariva come un'Arcadia, a volte come un inferno. Di qui udiva le brutte cose che di lui dicevano i suoi detrattori, altri scrittori e intellettuali. Si faceva maligno lui pure, ma sembrava non udire quel che lui diceva degli altri, come li diffamava. Rimuginava, tesseva intrighi con la fantasia. Si chiudeva sempre pi nella sua solitudine. Lui, ch'era fatto per la vita attiva, creatura mondana per eccellenza. I suoi schemi e progetti rivelavano tutto ci. A quel tempo si era votato a Adlai Stevenson. Pensava che - se Adlai avesse battuto Eisenhower alle prossime elezioni - la Cultura sarebbe stata di casa a Washington. Ora che l'America una potenza mondiale, il filisteismo finito. Finito e politicamente pericoloso diceva. Se Stevenson va, va la letteratura: andiamo noi. Stevenson legge le mie poesie. E tu come lo sai? Non ti posso dire tutto, ma mi tengo in contatto. Stevenson si porta appresso le mie ballate, durante la campagna elettorale. Gli intellettuali

sono in ascesa, da noi. Finalmente la democrazia si accinge a portare la civilt negli Stati Uniti. Ecco perch Kathleen e io abbiamo lasciato il Village. Era ormai divenuto un figlio del secolo. Trasferendosi in un fondo di campagna desolata, fra i buzzurri, s'illudeva di essersi immesso nella grande corrente americana. Questa era, comunque, la sua copertura. C'eran altri motivi, difatti: gelosia, delusioni sessuali. Una volta mi narr una lunga storia contorta. Il padre di Kathleen aveva cercato di sottrarla a lui. Prima che sposasse Humboldt, l'aveva presa e l'aveva venduta a un Rockefeller. Un bel giorno lei scomparve. Vado qui dal fornaio, mi disse. E non l'ho pi vista per un anno, quasi. Assoldai un investigatore privato. Ma ti puoi figurare benissimo che razza di precauzioni avessero preso i Rockefeller, coi miliardi che hanno. Ci sono gallerie segrete, sai, sotto Park Avenue. Quale dei Rockefeller l'aveva comprata? Comprata, la parola disse Humboldt. Il padre l'ha venduta. Non sorridere pi, quando leggi di schiave bianche, sui rotocalchi. La cosa sar avvenuta contro la sua volont. Lei molto remissiva. La vedi, una colomba. Obbediente al cento per cento a quel vilissimo vecchio. Lui le disse vai! e lei, buona buona, and. Pu anche darsi che ci provasse piacere, e che quel ruffiano di suo padre le abbia solo dato il benestare... Masochismo, s'intende. Questo faceva parte del Gioco della Psiche che Humboldt aveva appreso dai suoi grandi maestri, un gioco assai pi complicato e fine di qualsiasi altro gioco di societ brevettato. L in campagna Humboldt giaceva sul divano, a legger Proust, a meditare sui moventi di Albertine. Raramente permetteva a Kathleen di recarsi al mercato da sola. Lui teneva le chiavi della macchina. La teneva segregata. Era ancora un bell'uomo, e Kathleen l'adorava. Lui per era angustiato da terrori tipicamente ebraici, l in campagna. Egli era un orientale, essa una donzella cristiana: quindi aveva paura. S'aspettava che quelli del Ku Klux Klan dessero fuoco a una croce davanti a casa sua, o che gli sparassero attraverso la finestra mentre leggeva Proust sul divano, oppure che montassero uno scandalo. Guardava sotto il cofano dell'auto - me lo disse Kathleen - casomai ci avessero messo un ordigno. Pi d'una volta Humboldt cerc di indurmi a confessare che anch'io nutrivo di tali timori a riguardo di Demmie Vonghel. I ciocchi di legna, vendutigli da un vicino, erano verdi. Il caminetto faceva fumo. Indugiavamo, dopo cena, a bere. Sul tavolo, lo scheletro

d'un tacchino. Vino e birra scorrevano veloci. La torta al caff era avanzata, il gelato alla nocciola si stava squagliando. Dalla finestra veniva un lieve odore di pozzo nero. Le bombole di liquigas sembravano proiettili d'artiglieria, argentei. Humboldt stava dicendo che Adlai Stevenson era un uomo di vera cultura, il primo dopo Woodrow Wilson. Senonch Wilson era inferiore, sotto questo riguardo, a Stevenson e a Lincoln. Lincoln conosceva bene Shakespeare, e lo citava nei momenti di crisi. Non v'ha nulla di serio nella morte. E' tutto un gioco... Duncan nella tomba. Dopo le febbri e smanie della vita, dorme tranquillo... Questi, i presentimenti di Lincoln quando Lee stava per arrendersi. Gli uomini della frontiera non temettero mai la poesia. Sono il Grande Affarismo con la sua fobia della femminilit e il Clero eunucoide che capitola di fronte alla virilit pi volgare, a far dell'arte e della religione qualcosa di effeminato. Stevenson questo lo capiva. A dar retta a Humboldt (io non ci riuscivo) Stevenson era il magnanimo di Aristotele. I suoi ministri avrebbero citato Yeats e Joyce. I nuovi capi di Stato Maggiore avrebbero conosciuto Tucidide. Humboldt sarebbe stato consultato prima d'ogni messaggio alla nazione. Novello Goethe, egli avrebbe fatto di Washington un'altra Weimar. Incomincia a pensare, Charlie, a quello che potresti chiedere tu. Per esempio, all'inizio, un incarico presso la Biblioteca Nazionale... Kathleen disse: C' un programma interessante alla tiv. Un vecchio film con Bela Lugosi. Lo vedeva, com'era sovreccitato. Non avrebbe chiuso occhio quella notte. Molto bene. Ci guardammo il vecchio film dell'orrore. Bela Lugosi alle prese con uno scienziato folle, che aveva inventato la carne artificiale. Se la spalmava in faccia, facendone una maschera paurosa, quindi s'introduceva nelle stanze di bellissime fanciulle, che svenivano. Kathleen, pi favolosa d'ogni scienziato, pi bella di tutte quelle damigelle, sedeva l con un mezzo sorriso fra le efelidi, distratta. Era sonnambula. Humboldt l'aveva circondata da ogni lato con la crisi della Cultura Occidentale. And a dormire. Che altro poteva fare? Li capisco, quei lunghi anni di sonno. E' un soggetto che conosco bene. Intanto Humboldt seguitava a tener svegli me e se stesso. Ingoiava tranquillanti per sopraffare l'anfetamina, e sopra ci ingollava gin. Uscii a far due passi, all'aria fredda. La luce che pioveva dalla cascina dava risalto alle carraie e ai solchi, si posava sulle prode irte di carote selvatiche e erba calderina. Latrati di cani, volpi forse, stelle

nitidissime. Oltre i vetri s'agitavano i mostri dell'altr'ieri, lo scienziato accoglieva i poliziotti a revolverate, il suo laboratorio saltava in aria, lui moriva tra le fiamme, la carne sintetica gli si scioglieva sulla faccia. Demmie star guardando quello stesso film, in Barrow Street. Non soffriva d'insonnia, ma del sonno aveva tanta paura. Preferiva i film dell'orrore ai brutti sogni. Quando s'avvicinava l'ora di coricarsi, Demmie si faceva sempre inquieta. Dopo il telegiornale delle dieci, portavamo fuori il cane, poi giocavamo a carte, trictrac o solitari, poi sdraiati sul letto ci guardavamo Lon Chaney lanciare coltelli coi piedi. Non avevo dimenticato che Humboldt s'atteggiava a protettore di Demmie, ma non ci facevo pi caso. Non appena s'incontravano, Demmie e Humboldt si mettevano subito a parlare di vecchi film e nuove pillole. Quando discutevano, con passione e profonda cultura, di questo o quel farmaco, io non li seguivo pi. Ma mi dava piacere che avessero tanto in comune. E' un grand'uomo diceva Demmie. E Humboldt di lei: Se n'intende, di farmacopea. E' una ragazza eccezionale. Ma di non immischiarsi era incapace. E soggiungeva: C' qualcosa per, nel suo animo, a cui deve dar sfogo. Balle. E cosa, poi? E' gi stata una delinquente minorile. Non basta ribatteva Humboldt. Se la vita non ubriacante, non val niente. O bruci, o marcisci, non si scappa. Gli Stati Uniti sono un Paese romantico. Se tu vuoi serbarti sobrio, Charlie, perch sei un anticonformista, e faresti di tutto per distinguerti. Poi, abbassando la voce, gli occhi fissi sul pavimento: Che ti pare di Kathleen? La trovi fuori squadra? Una che per s' lasciata plagiare e vendere da suo padre a Rockefeller... Ancora non m'hai detto quale dei Rockefeller la compr. Non ci farei progetti, io, su Demmie, sai, Charlie. Quella ragazza deve ancora passare attraverso un bel po' di tormenti. S'immischiava, secondo il suo solito. Tuttavia presi la cosa a cuore. Ch c'era, effettivamente, molto tormento in Demmie. Certe donne piangono come annaffiatoi, dolcemente. Demmie aveva il pianto convulso, appassionato: come solo pu piangere chi crede nel peccato mortale. A vederla, non solo ti faceva pena, ma provavi rispetto per la sua forza d'animo. Humboldt e io restammo alzati, a parlare, gran parte della notte. Kathleen m'aveva prestato un maglione. Quanto a lei, dovette approfittare della mia visita per concedersi un po' pi di riposo, prevedendo un'intera settimana di notti insonni, maniacali, senza un ospite che le desse il cambio.

A mo' di prefazione ai miei Colloqui con Von Humboldt Fleisher (e quella sera egli esegu una specie di recital) vorrei qui fare, succintamente, una premessa storica. Arriv un tempo (all'inizio dell'Evo Moderno) in cui la vita perse, a quanto pare, la capacit di organizzarsi da s. Andava organizzata. E gli intellettuali se n'assunsero il compito. Dai tempi, diciamo, di Machiavelli ai giorni nostri sempre stata questa, di riordinare la vita, la loro grande superba tantalizzante fuorviante disastrosa aspirazione. A elettrizzare uno come Humboldt - ispirato, sagace, pazzoide - era la scoperta che l'impresa umana - cos grandiosa e infinitamente varia - dovesse esser ormai gestita da persone eccezionali. Lui era una persona eccezionale, quindi era ipso facto candidato al potere. Ebbene, perch no? Pi sensati consigli glielo sussurravano, chiaro, perch no. E la cosa era comica. Finch ne ridevamo, andava bene. A quell'epoca ero anch'io, pi o meno, un candidato. Anch'io scorgevo grandi opportunit, vedevo scene di vittoria ideologica e personale trionfo. Una parola, adesso, sulla conversazione di Humboldt. Che razza di causeur era, in effetti, questo poeta? All'inizio ti dava l'impressione di un pensatore equilibrato, ma non era certo il ritratto della sanit mentale. Anche a me piaceva discorrere, e finch potevo gli tenevo testa. Per un po', era un doppio concerto. Ma ben presto io venivo cacciato di scena, a sviolinate e strombazzamenti. Ragionando e inventando, formulando concetti e contestandoli, la voce di Humboldt saliva di volume, s'arrocchiva, tornava a levarsi, fino a gridare, chiazze scure gli si formavano sotto gli occhi. Anche gli occhi parevano macchiati. Le braccia pesanti, il possente torace, la pancia traboccante dalla cintola tirata, la cui estremit pendeva come una lunga lingua di cuoio, egli passava dall'asserzione al recitativo, dal recitativo saliva alla romanza, mentre alle sue spalle suonava un'orchestra allusiva, nei cui contrappunti, all'amore per l'arte e alla venerazione per i grandi artisti, si mischiavano anche sospetti e imbrogli e meschinit. Di fronte ai tuoi occhi, ecco quell'uomo andar cantando e recitando di qua e di l dalla pazzia, dentro e fuori. Attacc a parlare, quella sera, sul posto che arte e cultura avrebbero occupato nel futuro governo Stevenson: sul suo ruolo, anzi sul nostro, poich l'avremmo svolto insieme. Prese lo spunto da un giudizio su Eisenhower. Secondo lui, mancava di coraggio politico. Vedasi come aveva tollerato che Joe Maccarthy e il senatore Jenner sparlassero del generale Marshall. Non aveva affatto fegato. Per era

un asso per la logistica e le pubbliche relazioni, e non era uno sciocco. Era un ufficiale di guarnigione del tipo migliore: indolente, facilone, giocatore di bridge, gli piacevano le donne e i romanzi d'avventure di Zane Grey. Se la gente voleva un governo rilassato, se si era abbastanza ripresa dalla Depressione e voleva una vacanza dalla guerra, se si sentiva tanto forte da poter far a meno di programmi sociali e tanto prospera da poter essere ingrata, ebbene, avrebbe votato per Ike, questa specie di principe che poteva ordinarsi in base a un catalogo di Grandi Magazzini. Forse ne aveva abbastanza di grandi personalit come Roosevelt, o di uomini energici come Truman. Lui per non voleva sottovalutare l'America. Stevenson poteva farcela. Allora si vedr, diceva, cosa pu l'arte in una societ liberale, se sia o meno compatibile col progresso sociale. Frattanto, avendo accennato a Roosevelt, si chiedeva se questi non avesse avuto qualcosa a che fare con la morte del senatore Bronson Cutting, perito in un incidente aereo. Come mai? Forse c'era lo zampino di Edgar Hoover. Hoover conservava il proprio potere alla testa dell'Fbi sbrigando le faccende sporche per i vari presidenti. Si ricordi come aveva tentato di danneggiare Burton Wheeler, deputato del Montana. Di qui, Humboldt pass alla vita sessuale di Roosevelt. Poi, da Roosevelt e Hoover, a Lenin e Dzer`zinski, il capo della Ghepe. Donde risal a Seiano e alle origini della polizia segreta nell'impero romano. Quindi parl delle teorie letterarie di Trotzki e di quanto greve fosse, per il treno della Rivoluzione, il bagaglio della grande arte. Indi torn a Eisenhower e alla vita dei militari di carriera negli anni di pace, nel Trenta. Alle loro bevute. Churchill e la bottiglia. Accorgimenti per proteggere i grandi dagli scandali. Misure di sicurezza nei bordelli per invertiti, a New York. Alcolismo e omosessualit. Vita domestica e coniugale dei pederasti. Proust e Charlus. Sodomia nell'esercito tedesco prima del 1914. Humboldt era un appassionato lettore di storia militare e memorie di guerra. Conosceva Wheeler-Bennett, 9 Chester 9 Wilmot, Liddell Hart, i generali di Hitler. Conosceva anche Walter Winchell e Earl Wilson e Leonard Lyons e Red Smith, e con facilit passava dai rotocalchi a Rommel, da Rommel a John Donne e T'S' 9 Eliot. 9 Su 9 Eliot 9 conosceva strani fatti mai uditi da nessuno. Si nutriva tanto di pettegolezzi e allucinazioni quanto di teorie letterarie. La distorsione inerente, s, ad ogni poesia. Ma cosa viene prima? Qui la disquisizione si faceva torrenziale (strazio e insieme privilegio, per me) zeppa di

citazioni dai classici e dai detti di Eisenhower e di Zsa Zsa Gabor, con riferimenti al socialismo polacco e alle tattiche calcistiche di George Halas, ai moventi segreti di Arnold Toynbee e (in qualche modo) alla compravendita di auto usate. Ricchi e poveri, ebrei e goy, ballerine di fila, prostituzione e fede religiosa, antiche famiglie e parvenu, circoli mondani, Back Bay, Newport, Piazza Washington, Henry Adams, Henry James, Henry Ford, San Giovanni della Croce, Dante, Ezra Pound, Dostoievski, Marilyn Monroe e Joe di Maggio, Gertrude Stein e Alice, Freud e Ferenczi. A proposito di Ferenczi riferiva sempre questa osservazione: nulla potrebbe esser pi lontano dall'istinto, della razionalit; quindi, secondo Ferenczi, la razionalit anche il vertice della pazzia. A riprova di ci, non era forse impazzito 9 Isacco 9 Newton? A questo punto, entrava generalmente in scena Antonin Artaud. Il commediografo Artaud invitava i pi brillanti intellettuali di Parigi a una conferenza. Quando erano tutti sistemati in sala, Artaud si faceva alla ribalta e, anzich tener un discorso, si metteva a inveire, a urlare come una bestia. Cacciava urli forsennati. Grida inumane. Quei poveri intellettuali parigini l'ascoltavano pieni di spavento. Ma era un rito delizioso, per loro. E perch? Artaud, in quanto artista, era un prete mancato. E i preti mancati si specializzano in bestemmie. Il linguaggio blasfemo si rivolge a una comunit di credenti. In tal caso, che genere di fede? La fede nel solo intelletto, da un Ferenczi ora accusato di pazzia. Ma che cosa significa, in senso pi vasto? Significa che l'unica arte, cui gl'intellettuali s'interessino, un'arte che celebra la preminenza delle idee. Gli artisti devono interessare gli intellettuali, questa nuova classe. Ecco perch lo stato della cultura e la storia della cultura divengono argomento dell'arte, materia di arte. Ecco perch una raffinata platea di francesi ascolta, rispettosamente, Artaud gridare. Per essi, unico scopo dell'arte suggerire idee, ispirare discorsi. Le persone istruite dei Paesi moderni sono una marmaglia pensante, allo stadio di ci che Marx chiamava cumulo primitivo. Il loro ufficio ridurre i capolavori a fatti discorsivi. L'urlaccio di Artaud una cosa intellettuale. In primo luogo, un attacco contro la religione dell'arte ottocentesca, che la religione del discorso vuol oggi rimpiazzare... Dopo aver seguitato cos per un pezzo, Humboldt mi diceva: Vedi da te, Charlie, quanto sia importante per il governo Stevenson aver un consulente culturale come me, che comprenda questo processo storico. Alquanto bene.

Al piano di sopra, Kathleen stava andando a letto. Il nostro soffitto era il suo pavimento. Le assi erano nude, si udiva ogni rumore. L'invidiavo. Rabbrividivo dal freddo e avrei preferito trovarmi sotto le coltri. Ma Humboldt stava osservando che l si era a quindici minuti da Trenton e a due ore di treno da Washington. A portata di mano. Mi confid che Stevenson gi s'era messo in contatto con lui e che si stava organizzando un incontro. Mi chiese di aiutarlo a preparare appunti per quel colloquio: ne discutemmo fino alle tre del mattino. Finalmente salii in camera mia, mentre Humboldt si versava un ultimo bicchiere di gin. L'indomani, andava ancora forte. Mi venne il capogiro, a colazione, ad ascoltare tante sottili analisi e a sorbirmi tante lezioni di storia mondiale. Lui non aveva dormito affatto. Per calmarsi fece una corsa. Le scarpe scalcagnate tonfavano pesanti sul ghiaino. Nella polvere fino a mezzavita, percotendosi il petto con le braccia, discese sulla strada. Parve naufragarvi dentro, sotto i sommacchi e i quercioli, tra ciuffi di digitaria, cardi, asclepiadi, vesce di lupo. Aveva lappole attaccate ai calzoni quando torn. Anche per la corsa si richiamava a un sacro testo. Jonathan Swift, quand'era segretario di Sir William Temple, si faceva qualche miglio di corsa ogni giorno, per scaricarsi. Pensieri troppo ricchi, emozioni troppo intense, oscuri bisogni espressivi? Mcina un po' di strada. In tal modo smaltisci pure il gin. Mi port a far quattro passi e i gatti ci accompagnarono, fra sterpaglie e foglie morte. S'allenavano agli agguati. Assalivano ragnatele rasoterra. Con le code a pennacchio, affilavano gli unghioli sulla corteccia degli alberi. Humboldt gli era estremamente affezionato. Nell'aria mattutina c'era infuso qualcosa di buono. Humboldt and a radersi, poi con la fatale Buick ci recammo a Princeton. Per quel mio incarico era cosa fatta. Incontrammo Sewell a pranzo: un omarino dal viso scavato, pencolante, biascicante, l'aria furba e ubriaca. A me aveva da dire poco o niente. Eravamo in un ristorante alla francese. Con Humboldt voleva spettegolare su New York e Cambridge. Cosmopolita s'altri mai ve ne furono (a suo dire) Sewell non era mai stato all'estero, finora. Neanche Humboldt conosceva l'Europa. Se ti va di andarci, amico mio, disse Sewell, si potrebbe combinare. Non mi sento ancora pronto rispose Humboldt. Aveva paura di venir rapito da ex nazisti o da agenti della Ghepe.

Poi, mentre m'accompagnava al treno, mi disse: Te l'avevo detto ch'era una semplice formalit, questo colloquio. Ci conosciamo da anni, Sewell e io, e abbiamo scritto l'uno dell'altro. Ma non c' ombra di rancore, fra noi. Solo mi domando cosa gliene freghi, a Damasco, di Henry James. Bene, Charlie, per noi due sar una stagione allegra. E, se dovessi andar a Washington, conto su di te, per far le mie veci qui a Princeton. A Damasco! esclamai. Fra quegli arabi, lui sar lo Sceicco dell'Apatia. Il pallido Humboldt dischiuse la bocca, dai denti piccolini, ed emise la sua risata quasi afona. A quell'epoca io ero un apprendista, un comprimario, e come tale Sewell m'aveva trattato. Aveva visto in me - desumo - un giovanotto di molle fibra, di bell'aspetto ma fiacco, dai grandi occhi mezz'assonnati, un po' sopra peso e piuttosto restio (dal suo sguardo si capiva) a entusiasmarsi per le imprese altrui. Che non riuscisse ad apprezzarmi, m'urt. Ma tali mortificazioni mi hanno sempre anche infuso energia. E se, in seguito, seppi farmi valere perch volsi a buon uso siffatti affronti. Mi vendicavo facendo progressi. Quindi a Sewell dovevo parecchio; e fu ingrato da parte mia, anni appresso, quando lessi sul giornale che era morto, dire, sorseggiando un whisky, come dico talvolta in simili occasioni: la morte giova a certa gente. Ricordai allora la mia battuta maligna sullo Sceicco dell'Apatia, quel giorno a Princeton. La gente muore e le cose cattive da me dette sul loro conto mi ritornano indietro e s'attaccano a me. La sua apatia! Paolo di Tarso si dest sulla via di Damasco, ma Sewell di Princeton avrebbe dormito ancor pi profondamente, col. Tale era il senso della mia malignit. Confesso che ora mi dispiace averla detta. Aggiunger, riguardo a quel colloquio, che fu uno sbaglio farmici mandare, da Demmie Vonghel, vestito in grigio ferro, camicia dal colletto abbottonato, cravatta di lanetta marrone, scarpe marrone di cordovano: prinstoniano improvvisato. Sia come sia, non molto tempo dopo aver letto il necrologio di Sewell sul Daily News - in cucina, facendo merenda con aringa marinata e whisky - accadde che Humboldt, da cinque anni defunto, rientr nella mia vita. Da dove meno te l'aspettavi. Non sar troppo esatto, circa la cronologia. Cominciavo allora a badar poco al tempo, sintomo questo che pi gravi questioni mi venivano assillando. Veniamo ora al presente. Un diverso versante della vita: contemporaneo in tutto e per tutto.

E' successo a Chicago, e non tanto tempo fa stando al calendario: una mattina di dicembre esco di casa per recarmi da Murra, il consulente fiscale, e trovo che la mia Mercedes-Benz ha subito un'aggressione notturna. Non semplicemente ammaccata e graffiata da qualche automobilista maldestro o ubriaco che se la fosse poi svignata senza lasciarmi un biglietto sotto il tergicristallo. No: la mia auto era stata percossa da cima a fondo, presumibilmente con mazze da baseball. Quella macchina aristocratica - non pi nuovissima, ma che tre anni fa valeva diciottomila dollari - era stata massacrata con una ferocia difficile a comprendersi: incredibile, dico, anche sul piano estetico, dato che queste coup Mercedes sono bellissime, le grigio-argento in particolare. Il mio caro amico George Swiebel una volta ebbe a dire, con una certa qual amara ammirazione: Ammazzare gli ebrei e fabbricar macchine, ecco cosa sanno fare sul serio i tedeschi. L'aggressione a quell'auto mi era ostica anche in senso sociologico, poich ho sempre sostenuto di conoscere la mia Chicago e ero convinto che anche i malfattori rispettassero le belle automobili. Tempo fa ripescarono un'auto dal laghetto del Parco Washington e, nel portabagagli, ci trovarono un uomo, che invano aveva tentato di aprir lo sportello con un cric. Era evidentemente la vittima di rapinatori che, poi, l'avevano annegato per sbarazzarsi d'un testimone. Ma ricordo che pensai che la sua auto era solo una Chevrolet. Mai avrebbero riserbato un simile trattamento a una Mercedes 280-Sl. A Renata dissi che, me, potevano pigliarmi a coltellate o a calci, in una stazione della sotterranea, ma a quella mia automobile non avrebbero mai fatto un graffio. Quindi, quella mattina, eccomi squalificato come psicologo urbano. Riconobbi che non di psicologia si trattava, bens di millanteria, o magari di scaramanzia. Io sapevo che quel che ci vuole, in una grande citt americana, un'ampia cintura di non-affetto, una spessa falda d'indifferenza. Per costruire tale massa protettiva servon anche le teorie. Lo scopo , comunque, tener a distanza i guai. Ma ormai l'inferno si era scatenato, ero stato raggiunto. La mia auto elegante, la mia argentea lucente caffettiera, che non era neppure da me possedere uno come me, s e no capace di guidare quel tesoro - era stata sfracellata. Ogni cosa: la delicata cappotta col suo pannello scorrevole, parafanghi, cofano, portabagagli, sportelli, maniglie, fanali... l'emblema sul radiatore era tutto contorto. I cristalli infrangibili avevan resistito, ma parevano coperti di sputacchi. Il parabrezza era tutto screziato di crepe, a fiorami.

Aveva subito una specie di emorragia cristallina interna. Sgomento, mi sentii mancar le gambe. Avevo voglia di svenire. Qualcuno aveva fatto alla mia auto quel che fanno - ho inteso dire - i topi quando invadono a migliaia un magazzino e lacerano i sacchi di farina, cos, per pigliarci gusto. Un'analoga laceratura io sentivo al cuore. Quella macchina apparteneva a un'epoca in cui il mio reddito era superiore ai centomila dollari. Un tale reddito aveva attratto l'attenzione dell'Ufficio Tributi, che adesso controllava ben bene la mia denuncia, ogni anno. Proprio quel mattino stavo appunto andando da William Murra, l'affabile elegantissimo esperto in tributi, che mi stava patrocinando in due vertenze contro il governo federale. Bench adesso il mio reddito fosse sceso a livelli assai pi bassi, quelli mi stavan sempre alle calcagna. In realt quella Mercedes io l'avevo acquistata per via della mia amica Renata. Quando costei vide l'utilitaria Dodge che avevo prima, mi disse sbito: Ma che razza di macchina questa, per un uomo famoso? Ci dev'essere uno sbaglio. Cercai di spiegarle ch'ero troppo suscettibile all'influenza delle cose e della gente per guidare un'automobile da diciottomila dollari. Bisognava poi vivere all'altezza di una macchina cos superba, quindi uno non era pi se stesso al volante. Ma Renata non intese ragioni. Ribatt ch'io non sapevo come spendere i soldi, che mi trascuravo, che rifuggivo dallo sfruttare il mio successo perch ne avevo paura. Lei faceva di mestiere l'arredatrice: il suo stile era per natura sgargiante. D'un tratto afferrai l'idea. Ed entrai in uno stato d'animo ch'io chiamo alla Antonio e Cleopatra. Che Roma sprofondi nel Tevere. Che il mondo intero sappia che questi due amanti possono andar in giro per Chicago in Mercedes argento, il cui motore ticchetta come un millepiedi magico giocattolo, pi preciso di un Accutron svizzero... no, un Audemar Piguet con ali di farfalla peruviana ingioiellate! In altre parole, avevo lasciato che l'auto divenisse un'estensione di me stesso (sul versante della follia e vanit) sicch un'aggressione ad essa era un'aggressione a me. Fu un momento terribilmente fertile di emozioni. Com'era potuta accadere, una cosa cos, sulla pubblica via? Avran fatto pi fracasso d'un martello pneumatico! Certo, in ogni citt del mondo si applicano ormai le tattiche della guerriglia. Bombe esplodono a Londra e Milano... Comunque, quel quartiere di Chicago era relativamente tranquillo. L'auto era parcheggiata a poca distanza dal mio attico, in una viuzza laterale. Qualcheduno avr udito senz'altro quel massacro, nel cuore della notte. Ah, ma la gente in

genere si rannicchia sotto le coperte quando si verificano incidenti del genere. Se echeggiano dei colpi di pistola, loro dicono fra s: Questi tubi di scappamento! Quanto al guardiano notturno, chiude il portone all'una e si mette a lavare le scale, dopo essersi cambiato in cantina, indossando una tuta grigia satura di sudore. Se rincasi tardi senti, nell'atrio, l'odore della saponata misto al puzzo di quella tuta (come di pere marce). No, i criminali che avevano deturpato la mia auto non dovevano temer nulla da parte del portiere. N da parte della polizia. Appena passata la ronda, ben sapendo di aver quindici minuti di tempo, eran balzati fuori dal nascondiglio per buttarsi sulla mia auto con randelli, mazze o martelli. Lo sapevo benissimo, chi. Avevo ricevuto numerosi avvertimenti. Tante volte il telefono squillava in piena notte. Svegliato di soprassalto, mezzo tonto, tentoni agguantavo il ricevitore e, prima ancora che l'avessi accostato all'orecchio, sentivo gridare: Citrine! Oh! Citrine! Pronto? S, sono Citrine. Che c'? C' che sei un figlio di puttana, c'. Paga i buffi! Bello scherzo che m'hai fatto! Quale scherzo? A me! a me! Mica cavoli. Quell'assegno che hai fermato, a nome mio. Tu adesso lo convalidi, Citrine, quel maledetto assegno. Non costringermi a fare qualcosa. Dormivo della grossa... Io mica dormo, io, perch tu s? Sto cercando di svegliarmi, Mister... Niente nomi. Qui si parla soltanto dell'assegno che hai bloccato. Niente nomi! Quattrocento cinquanta dollari. Questo l'unico argomento. Quelle bieche minacce nel cuore della notte - a me! nientemeno! a un brav'uomo come me, un'anima, a mio avviso, innocente fin quasi al comico - mi facevano ridere. Il mio modo di ridere stato spesso criticato. Le persone ben disposte ci si divertono. Gli altri posson anche offendersi. Non ridere diceva il mio interlocutore notturno. Smettila. Non un riso normale. Eppoi, a chi diavolo ti credi di ridere in faccia? Senti, Citrine. Tu hai perso quella grana a poker, e io l'ho vinta.

Non venirmi a dire ch'era una serata in famiglia, o ch'eri sbronzo, o che, ch son tutte fregnacce. Ho accettato il tuo assegno, ma non posso accettare uno schiaffo! Lo sai bene perch l'ho bloccato, lo chque. Tu e il tuo compare baravate. Ci hai visti? Vi ha visti il padrone di casa. George Swiebel giura che vi passavate le carte. E perch non ha parlato, allora, quel cazzone? Ci doveva sbatter fuori. Magari avr avuto paura di smascherarvi. Chi, quel tipo che pare il ritratto della salute? Ha una faccia bianca e rossa come una mela, con tutta la ginnastica che fa, con tutte le vitamine che s'inghiotte! C'eran sett'otto persone intorno al tavolo. Ci potevano saltare addosso. Il tuo amico un fifone. Dissi: Beh, non stata una buona serata. Ero brillo, anche se tu non ci credi. Nessuno ragionava. Tutti quanti eravamo fuori squadra. Lasciamo perdere. Che?! Mi tocca sentire, dalla banca, che il tuo assegno bloccato, il che come un calcio in culo, e mi dici di lasciar correre? Credi ch'io sia un balordo, eh? Ho fatto male, lo so, a invischiarmi in quel discorso sulle scuole e gli studi. T'ho visto che faccia hai fatto, quando ho nominato l'universit di terz'ordine che ho frequentato io. Cosa ci hanno a che fare, ora, le scuole? Ma non ti rendi conto, in che guaio m'hai messo? Sarai uno scrittore, sarai sul Chi , ma sei sempre uno stronzo che non capisce niente. Alle due di mattina un po' difficile capire. Non possiamo vederci di giorno, quando ho la mente sveglia? Basta, parlare. Le chiacchiere stanno a zero. Ma questo lo disse molte volte, tuttavia. Avr ricevuto almeno dieci telefonate del genere, da Rinaldo Cantabile. Anche il fu Von Humboldt Fleisher sfruttava le drammatiche risorse della notte per molestare e tiranneggiare la gente. Di bloccare l'assegno, me l'aveva ordinato George Swiebel. La mia amicizia con George risale alla quinta elementare, e per me questi amici son sacri. Spesso son stato messo sull'avviso, contro questa mia debolezza, questa mia dipendenza da antiche amicizie. Un tempo George aveva fatto l'attore poi, abbandonato il teatro, aveva messo su un'impresa edile. Era un uomo tarchiato, di colorito acceso. Non c'era

nulla di dimesso nelle sue maniere, nei suoi abiti, nel suo stile di vita. Da anni era, per auto-designazione, il mio esperto sulla malavita. Mi teneva al corrente su criminali, prostitute, racket, intrallazzi politici, traffici di droga e opere di delinquenza. Avendo anche lavorato per la radio e i giornali, aveva una quantit di agganci, negli ambienti pi putridi e pi puri, come diceva lui. E io stavo fra i puri, su in classifica. Non sono io a ritenermi tale: riferisco come George mi vedeva. Quel denaro l'hai perso a casa mia, ora devi darmi retta mi disse. Quei balordi baravano. Allora avresti dovuto beccarli sul fatto. Qui ha ragione Cantabile. Macch ragione, eppoi non nessuno. Se avanzassi tre dollari da lui, gli dovresti dar la caccia per averli. Inoltre, era drogato. Non me ne sono accorto. Non ti sei accorto di nulla. Neanche dei segnacci che ti facevo. Non li ho visti. Non ricordo... Cantabile ti stava cucinando ben bene. T'ha messo sotto. Fumava erba. Ti parlava di arte e cultura e psicologia, ti parlava di libri, si vantava d'aver una moglie istruita. Tu non saltavi un piatto. E parlavi a ruota libera di tutti gli argomenti che, t'avevo avvertito, era meglio evitare. George, quelle sue telefonate notturne mi stanno logorando. Io lo pago. Perch no? Ho sempre pagato tutti. Devo sbarazzarmi di questo gaglioffo. Pagare un corno! Facendo l'attore George aveva imparato a trarre effettacci dalla sua voce, a lanciar sguardi di fuoco, apparire stupito e stupire. Mi url: Charlie, dammi retta! Ma ho a che fare con un gangster. I Cantabile non fanno pi parte di nessun racket. Ne sono stati cacciati fuori, anni fa, tutti quanti. Te l'ho detto... Allora un buon imitatore, ecco. T'assicuro che alle due di notte fa impressione, come gangster. Ha visto Il Padrino, o film del genere, e s' fatto crescere i baffi alla mafiosa. E' soltanto un esaltato, un chiacchierone squinternato. Non avrei dovuto invitarlo a casa mia. Comunque, non pensarci pi. Giocavano ai gangster e hanno barato. Ho cercato d'impedirti di staccargli uno chque. Poi t'ho convinto a bloccarlo. Non voglio che ora cedi. In ogni caso - credimi - la faccenda chiusa.

Sicch gli diedi retta. Non potevo mica contestare il giudizio di George. E adesso Cantabile m'aveva massacrato l'automobile. A vederla, non m'aveva quasi retto il cuore. Mi dovetti appoggiare a un muro. Per il gusto di passare una serata in compagnia di gaglioffi, eccomi piombato nell'inferno dei cretini. L'espressione compagnia di gaglioffi non era la mia, ma della mia ex moglie. Mi pareva di udire la sua voce. Era lei, Denise, che parlava di gente volgare come il fango e di gaglioffi. Il destino della mia povera Mercedes le avrebbe procurato una profonda soddisfazione. Eravamo come in guerra, e lei aveva un'indole molto bellicosa. Denise odiava Renata, la mia amica. E, correttamente, l'identificava con quella automobile. Detestava anche George Swiebel. Questi, invece, aveva idee molto complesse su Denise. Una gran bella donna - diceva - ma non del tutto umana. Senz'altro, a tal interpretazione davan credito gli occhi di Denise, stellari, d'ametista, in combutta con una fronte piuttosto bassa e una chiostra di denti aguzzi, sibillini. E' una donna squisita, ferocissima. Per quanto terra-terra, George non immune da miti, specie per quanto riguarda le donne. Ha teorie junghiane, che esprime rozzamente. E' invece di fini sentimenti, ai quali per reagisce in modo grossolano, per non lasciarsi intenerire, e quindi ne deriva frustrazioni. Sia come sia, Denise avrebbe riso di gioia alla vista della mia auto rovinata. E io? Pensereste che, in quanto divorziato, fossi immune dal che-t'avevo-detto? coniugale. E invece, eccomi l a tampinarmi da me. Fatto sta che Denise non faceva che parlarmi di me stesso. Diceva: Non riesco a raccapezzarmi, con te. Un uomo che ha dato prova di tanto intuito, l'autore di tutti quei libri, rispettato da studiosi e eruditi in tutto il mondo. Tante volte mi domando: ma quello mio marito? quello, l'uomo ch'io conosco? Hai tenuto lezioni in prestigiose universit, hai ottenuto incarichi e riconoscimenti. De Gaulle t'ha conferito la Lgion d'Onore e Kennedy t'ha invitato alla Casa Bianca. Hanno dato con successo un tuo lavoro a Broadway. E adesso cosa diavolo combini? Cos'hai in testa? Chicago! A Chicago frequenti i tuoi vecchi compagni di scuola, gente assurda. E' una specie di suicidio mentale, desiderio di morte. Non vuoi saperne della gente veramente interessante: architetti, psichiatri, docenti universitari. Ho tentato di aiutarti, quando proprio hai voluto tornar qui ad ogni costo. Mi son data da fare per te. Non hai voluto saperne di Londra, di Parigi, di New York, no, macch! tu dovevi per forza venirti a seppellire qui, in questa orrenda, volgare, pericolosa citt. Poich in fondo sei rimasto un

monello dei bassifondi. Il tuo cuore appartiene ai vicoletti lerci. Mi son data da fare a invitar gente... C'erano grossi grani di verit in tutto ci. Di Denise la mia vecchia mamma avrebbe detto: Edel, gebildet, gelassen. Poich era una persona d'alta classe. Era cresciuta a Highland Park, aveva frequentato Vassar, una delle migliori universit. Ma anche suo padre - alto magistrato - veniva dai bassifondi. Suo nonno era stato un avventuriero della politica, all'epoca burrascosa di Big Bill Thompson. Sua madre aveva conosciuto il futuro giudice quand'era ancora ragazzo - figlio d'intrallazzatore e basta - e l'aveva raddrizzato, curato, spurgato della sua volgarit. Denise voleva fare altrettanto con me. Ma stranamente il suo retaggio paterno era pi forte di quello materno. Quand'aveva la luna di traverso, nella sua voce argentina si coglievano echi del nonno galoppino e lestofante. Forse era a causa di questo passato, che odiava Swiebel cos fieramente. Non portarlo qui in casa mi diceva. Non sopporto di vedere quel culo sul mio sof, quei piedi sui miei tappeti. E mi diceva ancora: Tu sei come uno di quei purosangue da corsa, troppo nervosi, che gli devono mettere una capra nello stallo, per calmarli. George Swiebel giusto il tuo caprone. E' un vecchio amico, un mio ottimo amico. Il debole che hai pei tuoi vecchi compagni di scuola da non credere. Soffri di nostalgie de le boue. Di', ti porta a puttane? Tentavo di darle una risposta dignitosa. Ma in realt desideravo fomentare il conflitto, quindi la provocavo. Una volta portai George a cena il giorno in cui la donna era di libera uscita. Era il giorno dell'angoscia, per Denise. Non poteva soffrire le faccende domestiche. Cucinare l'ammazzava. Gi m'aveva proposto di andar in trattoria, ma le avevo detto che non avevo voglia di mangiar fuori. Quindi, verso le sei, prepar in fretta e furia un pasticcio di carne tritata, con pomodori, fagioli e chili. Arrivo io con George e gli fo: Assaggerai il nostro polpettone al chili, stasera. L'annaffiamo con qualche bottiglia di birra. Denise mi chiama a cenni di l in cucina. Ah no, eh, questa poi no! Era sul piede di guerra. La sua voce era stridula e chiara, ogni sillaba distinta, articolata. Conoscevo gli arpeggi dell'isteria. Oh, via, Denise, pu sentirti. Abbassai la voce e soggiunsi: Offriamo a George un po' di carne al chili. Non ce n' a sufficienza. Mezza libbra s e no. Ma non questo il punto. Il punto che non intendo servirlo.

Risi. Un po' per imbarazzo. Di solito ho un timbro da baritono, anzi quasi da basso profondo, ma talvolta, se turbato o provocato, la mia voce sale su fino a sparire nei registri acuti, forse fino alla sfera dei pipistrelli. Sentilo, come stride! mi canzon Denise. Ti tradisci, quando ridi cos. Sei nato in una cesta di carbone, sei cresciuto in una gabbia di pappagalli. I suoi occhi violetti mi sfidavano, indomiti. Va bene. Cedetti. Portai George alla Pump Room. Mangiammo sciaslik, (2) servito alla fiamma da mori in turbante. Non per immischiarmi nei tuoi affari coniugali, ma noto che hai smesso di respirare disse George. Lui ritiene di poter parlare in nome della Natura. Natura, istinto e cuore lo guidano. E' un biocentrico. Guardarlo sfregarsi i muscoli possenti delle braccia e del petto alla Ben Hur con olio d'oliva una lezione di devozione verso l'organismo. Finito di ungersi, ne beve una sorsata. L'olio il sole, l'antico Mediterraneo. Non c' nulla di meglio per gl'intestini, i capelli, la pelle. Lui nutre per il suo corpo una stima sovrannaturale. E' il sacerdote dei propri polpacci, naso, dita, pupille. Non prendi abbastanza aria con quella donna. Stai soffocando al chiuso. I tuoi tessuti non ricevono sufficiente ossigeno. Ti far venire il cancro. Oh dissi io. Lei magari penser di offrirmi il meglio di un matrimonio americano. I veri americani devon per forza tribolare con le mogli, e le mogli coi mariti. Come Abramo Lincoln e signora. E' la classica angoscia statunitense, e un figlio d'emigranti come me dovrebbe esserne grato. Per un ebreo un passo avanti. S, Denise sarebbe felicissima ad apprendere di questa atrocit. Una volta ha visto passare Renata al volante della Mercedes d'argento. E seduto accanto a lei c'eri tu mi disse, che ti vai facendo calvo come un ginocchio, anche se ti pettini i capelli di riporto per nasconder la pelata, tutto sorridente. Ti far ben sorridere lei, un giorno o l'altro, quella cicciona. Dall'insulto poi pass alla profezia. Il tuo intelletto presto appassir. Lo stai sacrificando ai tuoi bisogni erotici, se cos li possiamo chiamare. Sesso a parte, a che cosa potete pensare voi due? Insomma, hai scritto qualche libro, hai scritto una commedia di successo, neanche tutta farina del tuo sacco. Frequentavi persone come Von Humboldt Fleisher. E ti sei messo in testa di esser un artista, o gi di l.

Ma noi la sappiamo pi lunga, nevvero? Quel che vuoi veramente sbarazzarti di ognuno, di tutti, e far parte per te stesso. Solo tu e il tuo povero cuore incompreso, Charlie. Tu non tolleri un rapporto serio. Ecco perch ti sei sbarazzato di me e delle bambine. Adesso hai questa baldraccona, tutta ciccia, che va in giro senza reggiseno e mette in mostra i suoi grossi capezzoli. Ti circondi di giudei ignoranti e di gente della mala. Ti hanno dato alla testa l'orgoglio e lo snobismo, d'una marca tutta tua. Nessuno buono abbastanza, per te... Io, s, avrei potuto aiutarti. Adesso troppo tardi! Non m'andava di discutere con Denise. Provavo una certa simpatia per lei. Essa diceva che vivevo male. E io ne convenivo. Pensava ch'io non fossi del tutto in me, e avrei dovuto esser completamente pazzo per negarlo. Diceva che scrivevo cose insensate. Forse era cos. Il mio ultimo libro, Certi americani, sottotitolo Il senso dell'esistenza negli Stati Uniti, era finito in quattr'e quattr'otto ai Remainders. L'editore m'aveva scongiurato di non pubblicarlo. Avrebbe passato un colpo di spugna su un debito di ventimila dollari, se ci rinunciavo. E invece, stavo gi perversamente scrivendo la Parte II. La mia vita era in grave disordine. A qualcosa mi serbavo fedele, tuttavia. Avevo un'idea. Ma perch m'hai riportata qui a Chicago? mi chiedeva Denise. Certe volte penso che sei voluto tornarci perch qui son sepolti i tuoi morti. E' questo il motivo? La terra dove morirono i miei padri ebrei? E hai trascinato anche me al tuo cimitero, per finire il salmo in gloria! E perch tutto questo? Perch t'illudi d'essere una persona meravigliosa, un animo nobile. Ma non vero un corno! Tali contumelie a Denise fanno pi bene delle vitamine. Quanto a me, trovo che certe incomprensioni, certi malintesi, contengon utili suggerimenti. Ma la mia risposta finale, seppure muta, a Denise, era sempre la stessa. Nonostante la sua intelligenza, lei aveva nuociuto alla mia idea. Da questo punto di vista, Renata era migliore come donna: migliore per me. Renata m'aveva proibito un'automobile da medio ceto. Tentai di trattare, col concessionario, una Mercedes 250-C di seconda mano, ma in mezzo al salone Renata - eccitata, florida, fragrante, imponente posando una mano sull'argenteo cofano disse: Questa qui, la coup. Il tocco delle sue dita era sensuale. Anche quando accarezzava l'auto, sentivo la carezza sul mio corpo.

Ma adesso bisognava far qualcosa per quel relitto. Andai a chiamare il portiere: il magro, nero, anziano, mai sbarbato Roland. Ammenoch non mi ingannassi (e ci probabile) Roland Stiles era dalla mia parte. Quando fantasticavo sulla mia morte solitaria, era Roland che vedevo nella mia stanza, intento a riempire una valigetta con alcune cose mie, prima di chiamare la polizia. Lo faceva col mio benestare. In particolare gli avrebbe fatto comodo il mio rasoio elettrico. La sua faccia, d'un nero intenso, era tutta fosse e bozze. Raderla con la lametta era quasi impossibile. Roland, in divisa blu elettrico, era molto turbato. Aveva gi visto l'auto sfasciata, arrivando al lavoro quel mattino, ma, mi disse: Non volevo esser io a dirglielo, Mist. Citrine. Anche altri inquilini l'avevano vista, s'intende; e sapevano a chi appartenesse. Una gran porcata disse Roland, sobriamente, con una smorfia agra sulla vecchia faccia ossuta, storcendo la bocca. Era un tipo sveglio, mi canzonava sempre a proposito delle belle signore che venivano a trovarmi. Arrivano in Volkswagen e Cadillac, in bici e in moto, in tass e a piedi. Domandan quand' uscito, quando torna, e lasciano un biglietto. Quante, quante ne vengono! Ma che gli fa, alle donne? Chiss quanti mariti avran le corna, per via sua. Ma ormai il divertimento era finito. Non per nulla Roland era stato, per sessant'anni, un negro. Conosceva svariati inferni, lui. Io avevo perso quell'immunit che rendeva tanto piacevole il mio modo di vita. E' nei pasticci disse. Borbott qualcosa a proposito di Miss Universo. Cos chiamava Renata. Tante volte lei lo pagava per badare a suo figlio. Il bambino giocava nella guardiola, mentre sua madre giaceva a letto con me. Non mi piaceva la cosa, ma non si pu essere un amante ridicolo a met. E adesso? Roland torse le mani, alz le spalle, scosse il capo, disse: Chiami la polizia. S, bisognava fare una denuncia, se non altro per l'assicurazione. La compagnia assicuratrice avrebbe trovato il caso molto strano. Dissi a Roland: Appena passa un'auto della polizia, fermala e d a quei buoni-a-nulla di dare un'occhiata alla carcassa. Poi mandali su da me. Gli sganciai un dollaro pel suo disturbo. Al solito. Avevo bisogno di averlo dalla mia parte. Prima ancora che aprissi la porta di casa, udii il telefono. Era Cantabile. Sei contento, drittone?

Pazzo! esclamai. Che razza di vandalismo, pigliarsela con un'automobile...! Hai visto? Ecco cosa m'hai costretto a fare! grid. Alzava la voce. Che per gli tremava. Come? Di la colpa a me? T'avevo avvertito. Io te l'ho fatto fare, di sfasciare quella bella automobile? S, me l'hai fatto fare tu. Proprio tu. Altroch! Credi che non provo niente? Neanche te lo sogni, quel che provo io, per una macchina cos. Sei un fesso. La colpa tua, solo tua. Cercai di replicare ma lui grid pi forte: Mi ci hai costretto tu! Tu me l'hai fatto fare! E questo solo il primo passo. Cosa vuoi dire? Tu non pagarmi e lo vedrai, che cosa intendo. Che razza di minaccia questa? Qui stiamo andando troppo fuori strada. Alludi alle mie figlie? Certo non mi rivolger a un avvocato. Tu non sai in che casino ti sei messo. Non sai chi sono io! Svgliati! Spesso anch'io dicevo svgliati! a me stesso, e tanti altri m'invitavano a svegliarmi. Come avessi dodici occhi e m'ostinassi a tenerli chiusi. Hai occhi per vedere e non vedi. Questo, s'intende, era assolutamente vero. Cantabile seguitava a parlare. L'udii dire: Allora va' a domandarlo a George Swiebel, come devi regolarti. Bel consiglio che t'ha dato. E' stato lui, anzi, a scassarti la macchina. Smettiamola. Voglio sistemare la faccenda. Per sistemarla, paga. Sblocca lo chque. Anzi, in contanti. Fino all'ultimo soldo. Niente assegni, n vaglia, n fregnacce. Liquidi. Pi tardi ti richiamo. Fissiamo un appuntamento. Voglio vederti. Quando telefoni? Quando mi pare a me. Tu, aspetta. Subito dopo udii l'interminabile universale elettronico miagolio del telefono. Ero disperato. Dovevo raccontare a qualcuno quello che era successo. Dovevo consultarmi. Segno sicuro d'angoscia: cominciarono a turbinarmi nella mente numeri telefonici. Dovevo chiamare qualcuno. La prima persona che chiamai fu, s'intende, George Swiebel. Dovevo raccontargli l'accaduto, ma anche metterlo in guardia. Cantabile poteva aggredire anche lui. George era fuori ufficio. Sui lavori. Stavano facendo una colata di cemento da qualche parte, mi disse Sharon, la segretaria. Prima che l'appaltatore, George, come ho detto, aveva fatto l'attore. Aveva

esordito al Federal Theatre. Poi fece l'annunciatore alla radio. Tent anche alla televisione e a Hollywood. Con gli altri uomini d'affari parlava spesso della sua esperienza nel mondo dello spettacolo. Conosceva il suo Ibsen e il suo Brecht, spesso faceva un salto a Minneapolis per assistere alle rappresentazioni del Teatro Guthrie. Nei quartieri bene di Chicago l'identificavano con la bohme e le arti, con la creativit e la fantasia. Era un uomo vitale, generoso, d'indole aperta. Una brava persona. La gente gli s'affezionava. Guardate la piccola Sharon, la sua segretaria. Una burina, una nanerottola, una caricatura: sembrava la madre di Li'l Abner dei fumetti. Eppure per lei George era un fratello, era il suo medico, il suo sacerdote, tutta la sua trib. Aveva esplorato a palmo a palmo tutta Chicago Sud e vi aveva trovato - avresti detto - solo un uomo: George Swiebel. Quando mi rispose lei al telefono, ebbi la presenza di spirito di fingere che non si trattasse di nulla di grave: altrimenti non avrebbe trasmesso il messaggio. La giornata di George consisteva - a sentir lui e i suoi - in una crisi dietro l'altra. Compito di Sharon era proteggerlo. Dica a George di chiamarmi le dissi soltanto. E riagganciai, pensando alle prospettive della crisi negli Stati Uniti, retaggio dei vecchi tempi pionieristici, eccetera. Pensavo a queste cose per la forza dell'abitudine. Per il semplice fatto che hai l'anima lacerata, mica smetti di analizzare i fenomeni. Frenai il mio istinto, ch'era quello di mettermi a urlare. Riconobbi che dovevo ricompormi senza aiuti esterni. Non telefonai a Renata. Renata non adatta a consolarti per telefono. Devi esser a tu per tu. Ora mi toccava aspettare che Cantabile chiamasse. E anche la polizia. Dovevo avvertire Murra, il fiscalista, che non potevo andar da lui. Mi avrebbe fatto pagare lo stesso l'ora impegnata, alla maniera degli psicanalisti e compagnia bella. Nel pomeriggio, poi, avrei dovuto portare le mie figlie Lish e Mary alla lezione di piano. Poich, come la Gulbransen Piano Company usava proclamare dai muri di Chicago, I bambini pi ricchi sono poveri senza un'educazione musicale. E le mie eran figlie d'un ricco: sarebbe stato un disastro, se fossero cresciute senza esser capaci di suonare Fr Elise e Il felice campagnolo. Dovevo recuperare la mia calma. Alla ricerca di stabilit, eseguii l'unico esercizio di yoga che conosca. Mi vuotai le tasche, mi tolsi le scarpe, presi posizione e, opl, una capriola, eccomi a piedi in aria. La pi amabile delle automobili, la mia argentea Mercedes 280, mia gioia,

mia offerta d'amore, stava l fracassata sul lato d'una via. Nessun carrozziere, neanche per duemila dollari, poteva ridar alla sua pelle metallica la pristina levigatezza. I suoi fari eran stati accecati. Non m'era bastato il cuore, per provare gli sportelli: senz'altro inceppati. Cercai di concentrarmi sull'odio pi feroce: vendetta, tremenda vendetta! Ma non arrivavo da nessuna parte, per di l. Riuscivo solo a figurarmi il meccanico tedesco, all'officina, in camice da dentista, che mi dice che alcune parti di ricambio toccher farle venire dalla Germania. E io, stringendomi la testa semicalva fra le mani, come chi disperato, stavo a gambe per aria, svettando indolenzito, sulle dita intrecciate, coi capelli laterali irti, col tappeto persiano che scorreva sotto di me. Il cuore mi doleva. Ero desolato. La belt di quel tappeto era uno dei miei conforti. Son venuto affezionandomi ai tappeti, e quello l era un'opera d'arte. Il suo verde era soffice e variato con leggiadra finezza. Il suo rosso era una di quelle sorprese che sembrano sprizzare direttamente dal cuore. Un esperto che conosco, certo Stribling, m'aveva assicurato che a rivenderlo ci avrei ricavato assai pi di quanto l'avevo pagato. Tutto ci che non fosse prodotto in serie stava salendo su di valore. Stribling era un trippone, un uomo eccellente, che allevava cavalli, ma ormai era troppo pesante per cavalcarli. Poca gente combina qualcosa di buono, oggigiorno, a quanto pare. Guardate me. Come si pu prendere sul serio uno che si lascia coinvolgere in una storia grottesca come questa, di Mercedes e malavita? Stando l a testa in gi mi resi conto (era ora!) che c'era un qualche impulso teoretico anche dietro quella grottescheria: vuole, infatti, una delle maggiori teorie moderne che, per la realizzazione di s, non occorre abbracciare la deformit e l'assurdit dell'essere interiore (lo sappiamo che c'). A guarirti saranno le umilianti verit che l'Inconscio contiene. Io non accettavo questa teoria, ma ci non significa che ne fossi immune. Io avevo un particolare talento per l'assurdit. E uno non butta via nessuno dei suoi talenti. Non ricever neanche un soldo - pensavo - dall'assicurazione, per un danno cos anomalo. M'ero assicurato contro tutti i possibili rischi che m'avevano prospettato ma - sicuramente - sulla polizza, a caratteri piccolissimi, c'era qualche clausola per fregarmi. Sotto Nixon le grandi compagnie hanno ottenuto ogni sorta di immunit. Se ne sono inebriate. Son sparite per sempre le antiche virt borghesi, anche come addobbi. Era da George che avevo appreso quella posizione a testa in gi.

George m'accusava di trascurare il fisico. Anni fa cominci a farmi notare che il mio colorito era malsano, che mi venivano crepe sul collo, che ero corto di fiato. A un certo punto, nell'et di mezzo, devi impuntarti - asseriva - prima che i tessuti addominali cedano, le cosce si facciano deboli e magre, il petto femmineo. C' un modo di invecchiare che fisicamente onorevole. George applicava questa massima con molto zelo. Dopo una operazione alla cistifellea, appena alzato dal letto esegu cinquanta flessioni: sistema naturopatico. Per lo sforzo, gli venne la peritonite. Stette due giorni fra la vita e la morte. Ma le malattie l'ispiravano, aveva una sua cura per ogni cosa. Di recente mi disse: L'altro giorno mi sveglio e trovo un tozzetto qui sotto l'ascella. Sei andato dal medico? No. L'ho bendato con una garza. L'ho legato stretto stretto. E che successo? Ieri, guardo, e era diventato grosso come un uovo. Ma lo stesso non ho chiamato il dottore. Al diavolo! Ho preso un'altra fascia e l'ho bendato anche pi stretto. Adesso guarito, non c' pi. Vuoi vedere? Fu quando gli parlai della mia artrosi cervicale che lui mi consigli di star a gambe per aria. Io mi misi a ridere, stridulo, a palme levate (parevo una rana caricaturata da Goya in Visin burlesca: la creatura con lucchetti e chiavistelli) ma seguii il suo consiglio. Imparai l'esercizio, lo praticai, e guarii dei dolori al collo. Poi, quand'ebbi una stenosi, chiesi a George un rimedio. Mi disse: E' la prostata. Quando urini, ti viene, non ti viene pi, brucia un tantino, ne viene un filo, sgocciola, ti senti umiliato? Esatto. Non ti preoccupare. Ora, quando stai a gambe all'aria, stringi forte le natiche. Stringile forte, come se volessi saldarle insieme. Perch farlo mentre sto a testa in gi? Gi mi pare di essere il Vecchio Babbo William. Ma lui, adamantino, ripet: A testa in gi. Di nuovo il suo sistema funzion. La stenosi urinaria scomparve. Altri vedranno in George solo un solido rubicondo gioviale appaltatore; io vedo in lui un personaggio ermetico; ci vedo una figura dei tarocchi. Se stavo a testa in gi, adesso, era per invocare George. Quando sono disperato lui la prima persona cui telefono. Sono giunto all'et in cui t'accorgi che gli impulsi nevrotici sono pi forti di te. Non c' molto che io possa fare quando sento, atroce, il bisogno d'un qualche aiuto esterno. Mi metto sulla riva d'un laghetto della psiche e

so che, a gettar delle briciole di pane, il pesciolino d'oro verr alla superficie. Al pari del mondo esterno, tu hai i tuoi fenomeni interiori. E la cosa pi civile da farsi - una volta pensai - costruirti un parco, un giardino, dove custodire e allevare queste tue manie, queste idiosincrasie, come fossero uccelli, pesci, fiori. Comunque, era terribile che non avessi alcuno cui rivolgermi. Aspettare che squilli il telefono un tormento. L'ansia m'artiglia il cuore. In effetti, star a piedi per aria mi diede sollievo. Respiravo di nuovo. Ma, cos capovolto, vedevo due cerchi avanti a me, larghi, molto distinti. Spesso mi capita di vederli durante l'esercizio. Poggiando sul cranio, ti prende il timore d'una emorragia cerebrale. Un medico, nello sconsigliarmi quella postura, una volta mi disse che una gallina tenuta a testa in gi muore entro sette minuti. Ma muore di paura, ovvio. E' il terrore a uccidere la gallina. Ritengo che i cerchi luminosi sian causati da pressione sulla cornea: il peso del corpo premendo sul cranio incurva la cornea e produce l'illusione ottica di larghi anelli diafani. Come veder l'eternit. Per la quale, credetemi, ero pronto quel giorno. Accanto a me c'era la libreria e, quando la testa mi s'assest distribuitosi il peso sugli avambracci, i cerchi traslucidi a poco a poco scomparvero, e con essi il timore d'una fatale emorragia - distinsi file e file di libri capovolti. I miei libri. Li avevo accatastati in uno sgabuzzino, ma Renata li aveva riportati fuori, rimessi in mostra. Preferisco, quando sto a testa in gi, contemplare il cielo e le nuvole. E' buffo studiar le nubi capovolte. Invece adesso contemplavo i libri che m'avevan procurato denaro, riconoscimenti, premi. C'era Von Trenck, la mia commedia, in varie edizioni e lingue. C'eran diverse copie di Certi americani, il mio preferito, nonostante il fiasco che aveva fatto. Finch tenne cartellone, Von Trenck mi frutt ottomila dollari a settimana. Il governo - che mai prima si era dato alcun pensiero della mia anima - reclam subito il settanta per cento degli utili derivanti dal suo sforzo creativo. Ci non avrebbe dovuto seccarmi: uno rende a Cesare, si sa, quel ch' di Cesare. Perlomeno dovrebbe. Il denaro appartiene a Cesare. Eppoi: radix malorum est cupiditas. Anche questo lo sapevo. Sapevo tutto ci che ero tenuto a sapere, e nulla di ci che veramente m'occorresse sapere. Sul denaro avevo idee confusissime. E' altamente istruttivo, s'intende; e l'istruzione ormai costituisce la grande e universale ricompensa americana. Sostituisce addirittura la pena, nei

penitenziari. Ogni prigione oggi, da noi, un fiorente seminario di studi. Le tigri del furore vengono incrociate coi cavalli della sapienza, e ne nasce un ibrido come neppure nell'Apocalisse se n'incontrano. Senza farla troppo lunga, avevo perso quasi tutto il denaro che Humboldt m'accusava di aver accumulato. Il denaro ci aveva divisi. Lui aveva incassato un mio assegno per diverse migliaia di dollari. Io non lo contestai. Non volli adire a vie legali. A Humboldt un processo avrebbe dato un gusto boia. Era molto litigioso. Comunque, quell'assegno da lui fraudolentemente incassato recava la mia autentica firma: e avrei avuto del bello e del buono a spiegare la cosa in tribunale. Inoltre, i tribunali m'ammazzano. Aborrisco i giudici, gli avvocati, i cancellieri, gli stenografi, gli stessi banchi, scranne, suppellettili, e perfino le caraffe d'acqua d'un'aula di tribunale. Inoltre, mi trovavo in Sudamerica quando lui riscosse il mio assegno. Era da poco uscito di manicomio e ne combinava di tutti i colori. Nessuno che lo tenesse a freno. Kathleen era scappata a nascondersi. La madre, pazza per suo conto, si trovava in un ospizio. Lo zio Waldemar era uno di quegli eterni ragazzi, cui qualsiasi responsabilit aliena. Humboldt, pazzo, impazzava per tutta New York. Forse era vagamente conscio della soddisfazione che dava al colto pubblico, fra cui tanto si spettegolava sul suo collasso. Gli scrittori frenetici pazzi disperati dannati e i pittori suicidi hanno un alto valore mondano e spettacolare. A quell'epoca egli era un pirotecnico Fallito e io ero una nuova Promessa. Il successo mi sconcertava. Mi riempiva di colpa e di vergogna. La commedia che davano al Belasco non era la commedia che io avevo scritto. Io avevo fornito solo una pezza di stoffa da cui il regista aveva tagliato, imbastito e cucito il suo Von Trenck. Cupo, scontroso, mi dicevo che dopotutto Broadway confina con il quartiere delle sartorie, anzi quasi si fonde con esso. La polizia ha un modo tutto suo per suonare alla porta. Premono il campanello come bruti. Certo, stiamo entrando in una fase del tutto nuova per quel che riguarda la storia della consapevolezza umana. I poliziotti prendono lezioni di psicologia e cominciano ad afferrare il lato comico della vita. I due omaccioni che stavan l in piedi sul mio tappeto persiano avevano con s pistole, sfollagente, manette, radio ricetrasmittenti portatili. Un caso cos insolito - una Mercedes presa a bastonateli divertiva. Quei due giganti neri avevano indosso un odor di caserma, di auto, di chiuso. Le loro ferraglie tintinnavano, le panze gli traboccavano dai cinturoni, gonfie, tese.

Mai vista una macchina massacrata cos disse uno di loro. Gran brutta gente, ce l'ha su con lei. Stava tastando il terreno, faceva allusioni. Ma in effetti non aveva alcuna voglia di sentir parlare di mafia, strozzini o impicci col sottobosco. Neppure una parola. Comunque era ovvio. Io non avevo l'aria d'un malvivente, vero, per forse lo ero. Anche i poliziotti hanno visto Il padrino, Il braccio violento della legge e altri film del genere, di accoppa-e-spara. Anch'io, in quanto chicaghese, sono un appassionato di film gialli; quindi dissi: Non so niente. Insomma m'abbottonai, e credo che la polizia approvasse. Tiene l'auto per strada, lei? mi domand l'altro sbirro. Aveva ammassi di muscoli e una grossa faccia stracca. Se non avessi un garage, io andrei in giro con un vecchio catenaccio. Poi vide la mia medaglia, che Renata aveva incorniciato nel velluto e appeso al muro, e disse: E' stato in Corea? No risposi. Quella l me l'ha data il governo francese. E' la Lgion d'Onore. M'hanno fatto cavaliere. Chevalier. L'ambasciatore mi ha decorato. In quell'occasione, Humboldt m'aveva mandato una delle sue cartoline senza firma: Cacaliere! Il tuo nome ora lesione! Da anni si sbronzava con Finnegans Wake. Ricordo le nostre interminabili discussioni sull'idea joyciana del linguaggio, sulla smania del poeta di caricare il discorso di musica e significato, sui pericoli che sovrastano ogni opera dell'ingegno, sulla bellezza sepolta negli abissi dell'oblio come l'Antartide sotto la neve, su Blake e la Visione contro Locke e la tabula rasa. Mentre accompagnavo gli sbirri alla porta ripensavo, con nostalgia, alle belle chiacchierate fra me e Humboldt. Umanit divina incomprensibile! Sar meglio che regoli questa pendenza mi consigli lo sbirro, sottovoce, gentile. La sua gran mole nera s'infil nell'ascensore. Il Cacaliere s'inchin garbato. Mi bruciavano gli occhi pel disperato bisogno d'aiuto. S, quella medaglia mi richiam Humboldt alla mente. S, quando Napoleone largiva nastri e patacche agli intellettuali francesi, sapeva bene quel che faceva. Si port un'imbarcata di dotti con s in Egitto. Li abbandon a se stessi. Quelli trovarono la pietra di Rosetta. Dai tempi di Richelieu e anche prima, i francesi hanno sempre grandeggiato in campo culturale. Non avresti mai sorpreso De Gaulle con indosso una di quelle ridicole patacche. Lui aveva troppa stima di s. Quei tali che comprarono Manhattan dagli indiani non portavano mica collanine di

vetro colorato, loro. Volentieri l'avrei regalata a Humboldt, quella medaglia d'oro. I tedeschi tentarono di rendergli onore. L'invitarono a Berlino nel 1952, per un ciclo di lezioni all'Universit Libera. Non ci volle andare. Aveva paura di venir rapito dalla Ghepe o dalla Nkvd. Assiduo collaboratore della Partisan Review e eminente antistalinista, temeva che i russi lo rapissero, l'ammazzassero. Inoltre, se abitassi per un anno in Germania, non penserei a altro che a una cosa dichiar pubblicamente (ero l'unico io, a starlo a sentire). Per dodici mesi sarei un ebreo e nient'altro. Non posso permettermi di dedicare a ci un anno intero. Ma per me una migliore spiegazione era che si divertiva un mondo a far il matto a New York. Frequentava psichiatri e faceva gran scene di pazzia. S'invent un amante per sua moglie, quindi tent di ucciderlo. Fracass la vecchia Buick. Accus me di avergli rubato la personalit per farne il personaggio di Von Trenck. Prelev dal mio conto corrente, con un assegno fasullo, seimilasettecentocinquantatr dollari e cinquantotto cents e ci compr, fra l'altro, una Oldsmobile. Sia come sia, non voleva andar in Germania, dove nessuno avrebbe potuto seguire la sua conversazione. Dai giornali apprese in seguito che m'avevano fatto Cacaliere. Io avevo inteso dire che lui viveva, allora, con una negra stupenda, che studiava corno francese al Conservatorio Juillard. Ma quando lo vidi per l'ultima volta, sulla Quarantaseiesima Strada, capii ch'era troppo malandato per vivere con chicchessia. Era distrutto: non c' altra parola. Indossava un vestito di grisaglia entro il quale naufragava. La sua faccia era d'un grigio mortuario, d'un grigio limaccioso. Pareva che fra i suoi capelli avesse fatto il nido la tignola. Ciononostante, avrei dovuto avvicinarmi, parlargli. Avrei dovuto andargli accanto, non nascondermi dietro le auto in sosta. Ma come potevo? Avevo fatto colazione nella Sala Eduardiana, al Plaza, servito da camerieri in guanti bianchi. Poi avevo sorvolato la citt in elicottero con Javits e Bob Kennedy. Ora vagavo per le strade, sfarfallavo qua e l, come un'effimera, con la giacca foderata di seta verde psichedelico. Ero vestito come Sugar Ray Robinson, il divo del ring. Tranne che non avevo spirito combattivo. E cos, quando vidi che il mio vecchio intimo amico era un uomo morto, me la svignai. Andai all'aeroporto e salii sul primo aereo per Chicago. Sedevo, afflitto, accanto al finestrino, con in mano un bicchiere di whisky ghiacciato, ed ero sopraffatto dall'orrore, da pensieri sulla morte e sul destino, da ogni sorta di umanistiche ubbie... dalla

compassione. Avevo svoltato l'angolo e m'ero sperduto per la Sesta Avenue... Le gambe mi tremavano, avevo i denti allegati. Ripetevo fra me: Humboldt, addio, ci vediamo all'altro mondo. E due mesi dopo, all'albergo Ilscombe (che oggi non c' pi, crollato) egli usc dalla sua stanza con un bidoncino di mondezza e mor su un pianerottolo. Una sera, a una festa del quartiere latino, negli anni Quaranta, udii una bella ragazza dire a Humboldt: Lo sai a chi somigli? Sembri uno venuto fuori da un quadro. Sicuro, fanciulle sognanti l'amore potevano benissimo figurarsi che Humboldt a vent'anni fosse uscito da un capolavoro del Rinascimento, da un celebre dipinto impressionista. Ma la foto che corredava il necrologio del Times era spaventosa. Aprii il giornale, quella mattina, ed ecco Humboldt fissarmi disfatto, grigio-nero, disastrato - dai territori della morte. Anche allora ero in volo da New York a Chicago. Avanti e indietro, senza sempre sapere perch. Andai al gabinetto e mi ci chiusi dentro. La gente bussava ma io stavo piangendo e non uscivo. In effetti Cantabile non mi fece aspettar tanto. Mi telefon poco prima di mezzogiorno. Forse cominciava a aver fame. Non so chi, a Parigi, verso la fine dell'Ottocento era solito vedere Verlaine, ubriaco e rigonfio, recarsi a pranzo, picchiando il suo bamb sul marciapiede, stizzosamente; e di l a poco ecco il grande matematico Poincar, rispettabilmente vestito, l'ampia fronte annuvolata, le dita che tracciano curve nell'aria, recarsi anche lui a pranzo. L'ora di pranzo l'ora di pranzo, che tu sia un poeta o un matematico o un bandito. Cantabile mi disse: Allora, cazzone, c'incontriamo dopo mangiato. Porta la grana. E nient'altro, con te. Non far pi una mossa falsa. Non saprei quale, n come gli dissi. Questo vero, fino a quando non combini qualcosa insieme a Swiebel. Vieni solo. S'intende. Non m' mai neanche passato per la mente... E vedi che non ti ci passi, ora che te l'ho detto. Solo, e porta banconote nuove. Va' in banca, fatti dare denaro pulito. Nove pezzi da cinquanta. Nuovi di zecca. Non li voglio unti e bisunti. E ringrazia iddio se non te lo faccio mangiare, quello chque della malora. Che fascista! Ma forse faceva il gradasso solo per darsi la carica, innescare s stesso, portar su di giri la propria truculenza. A questo punto, per, il mio unico desiderio era sbarazzarmi di lui, mediante sommissione e acquiescenza. Come ti pare dissi. Dove te lo porto, il grano?

Ai Bagni turchi di Division Street disse lui. Quel vecchio stabilimento? Per carit! Tu trvati l davanti, all'una e tre quarti, e aspetta. Da solo! ripet. D'accordo risposi. Ma lui non aveva neanche aspettato la mia conferma. Di nuovo udii il segnale di libero. A me questo interminabile verso lamentoso fa l'effetto di un'anima in pena. Bisognava mettersi in moto. Non potevo aspettarmi alcun aiuto da Renata. Aveva un impegno, quel giorno, assisteva a una vendita all'asta, si sarebbe seccata moltissimo se le avessi telefonato, l, per dirle di portarmi all'altro capo della citt. E' una gran bella donna, gentile, ha tette stupende, ma certe mancanze di riguardo l'offendono e perde le staffe. Ebbene, me la sarei cavata in qualche modo da solo. Forse la Mercedes ce la faceva a arrivare fino all'officina, senza carro attrezzi. Poi bisognava trovare un tass. O senn noleggiare un'automobile. Di prendere il bus non me la sentivo. Ci son troppi ubriachi e tossicomani armati, sui mezzi pubblici. Ma... un momento! Prima devo telefonare a Murra, poi fare un salto in banca. Poi avvertire che non posso condurre Lish e Mary a lezione di piano. Questo mi pesava, soprattutto, perch in fondo ho paura di Denise. Essa detiene ancora un certo potere. Denise ne ha sempre fatto un dramma, di quelle lezioni. Ma del resto lei fa un dramma di tutto, ogni cosa cruciale, importantissima. Ogni problema psicologico riguardante le bambine vien da lei presentato con enorme risalto. Ogni fatto relativo all'et dello sviluppo critico, fatale, disperato. Se le bimbe venivano su male, la colpa era mia. Le avevo abbandonate nel momento pi periglioso della storia del mondo civile per mettermi con Renata. Quella troia dalle enormi tette: cos Denise la chiamava, regolarmente. Della bellissima Renata, lei parlava come d'una rozza volgare virago. A giudicare dagli epiteti, tendeva a far di lei un uomo e di me una donna. Denise, al pari della mia ricchezza, risale al Teatro Belasco. Il ruolo di Von Trenck veniva interpretato da Murphy Verviger. Il divo aveva il suo codazzo: sarta, addetto stampa, tirapiedi. Denise, che viveva con Verviger all'Htel Saint Moritz, arrivava ogni mattino con gli altri del seguito, il copione sottobraccio. In tutina di velluto color prugna, portava i capelli sciolti. Snella, elegante, un po' piatta di seno, spalle ampie, come le sedie da cucina d'una volta, aveva grandi occhi violetti, un colorito sottilmente meraviglioso, sul volto ricoperto da una fine, misteriosa peluria, raramente visibile, anche sul naso. Si era d'agosto e per via del caldo le grandi porte dietro il palcoscenico erano spalancate

e la luce della strada, penetrando nei recessi del teatro, rivelava la tremenda consunzione di un antico lusso ormai logoro. Il Belasco era come un vassoio dorato con sudici avanzi di torta. Verviger, con il volto segnato da rughe profonde, era alto e aitante. Sembrava un maestro di sci. Doveva esser roso da una qualche mania di raffinatezza. Aveva la testa a colbacco, un'alta solida arrogante rupe ricoperta di fitto muschio. Denise prendeva delle note per lui durante le prove. Scriveva con estrema concentrazione, come fosse la prima della classe, inseguita dagli altri scolaretti. Quando veniva a chiedermi qualcosa, stringeva il copione al petto e parlava come in preda a una crisi da melodramma. La sua stessa voce sembrava le facesse rizzare i capelli e dilatare gli stupendi occhi. Una volta mi disse: Verviger vuol sapere come lei preferisce che pronunci questa parola. Me la scrisse: Finite (determinato). Dice che incerto fra fin-it, fain-it e fain-ait. Per me fain-ait ma non vuol darmi retta. E io: Quante storie!... Non me n'importa, come la pronunci. Non soggiunsi che disperavo comunque di Verviger. Non aveva capito niente della commedia. Forse all'Htel Saint Moritz le cose andavano meglio. Ma non mi riguardava. Tornato a casa, raccontai a Demmie Vonghel della bella dagli occhi di fuoco del Belasco, l'amica di Verviger. Ebbene, dieci anni dopo Denise e io eravamo marito e moglie. E fummo invitati alla Casa Bianca dal Presidente Kennedy e Signora, in cravatta nera, per una serata culturale. Denise consult una trentina di amiche in materia di vestiti, scarpe, guanti. Molto intelligente, s'interessava di problemi politici mondiali dal parrucchiere. Aveva i capelli foltissimi, l'acconciatura alta. Non era facile accorgersi quando se l'era rifatta; ma lo capivo sempre dalla sua conversazione a tavola, se era reduce dal salone di bellezza, poich era una lettrice velocissima e, sotto il casco, passava in rassegna ogni aspetto della crisi internazionale. Ti rendi conto cos'ha combinato Krusciov a Vienna? Quindi, dal parrucchiere, per prepararsi alla Casa Bianca, fece una scorpacciata di Time, Newsweek e altri settimanali di notizie e commenti. In volo per Washington, ripassammo la lezione sulla Baia dei Porci, la crisi dei missili a Cuba, il dilemma vietnamita. La sua intensit nervosa costituzionale. Dopo il pranzo s'impadron del Presidente e gli parl in privato. La vidi metterlo alle corde nella Sala Rossa. Capii che stava cercando di oltrepassare, animosamente, le confuse linee di confine fra i suoi tremendi problemi personali (oh,

erano terribili!) e le perplessit e i disastri della politica mondiale. Era un'unica, indivisibile crisi. Capii che gli stava chiedendo: Che cosa si pu fare al riguardo, signor Presidente? Bah, ci si corteggia a vicenda con ogni mezzo a disposizione. Ridacchiai fra me quando li vidi insieme. Ma Jack Kennedy sapeva badare a se stesso, eppoi le belle donne gli piacevano. Anche lui, dopotutto, pensai, legger Time e Newsweek, e pu darsi che le sue informazioni non siano pi precise di quelle di lei. Sarebbe stata un'ottima Ministro degli Esteri, per lui, se si fosse potuta trovar la maniera di farla alzare prima delle undici. Poich una donna meravigliosa. Una vera bellezza. E assai pi litigiosa di Humboldt Fleisher. Questi pi che altro minacciava a vuoto. Lei no. Dopo il divorzio mi son trovato impelagato in un'infinit di rovinose cause. Raramente il mondo ha visto un querelante pi aggressivo sottile e astuto di Denise. Di quella serata alla Casa Bianca ricordo soprattutto l'imponente alterigia di Charles Lindbergh, le lamentele di Edmund Wilson ch il governo l'aveva mandato in miseria, le musichette balneari suonate dall'orchestra dei marine, e Mister Tate che batteva il tempo sul ginocchio d'una dama. Il grande rammarico di Denise era ch'io non le consentivo pi di condurre quel genere di vita l. Il prode capitan Citrine che una volta si gettava eroicamente nella mischia, a lancia e spada, adesso placava la lussuria della zingara Renata e, nel suo rimbambimento, aveva comprato una Mercedes-Benz gran lusso. Quando andavo a prendere Lish e Mary, immancabilmente Denise mi chiedeva se avevo dato aria all'automobile. Non voleva che puzzasse di Renata. Bisognava vuotar i portacenere delle cicche sporche del suo rossetto. Una volta scese in strada, per farlo lei stessa. Non dovevano esserci - diceva - fazzoletti imbrattati di diosach. Pieno d'apprensione, telefonai dunque a Denise. Fortuna volle che mi rispondesse la cameriera. E le dissi: Non posso passar a prendere le bambine, oggi. Ho la macchina guasta. Uscii. Riuscii a infilarmi dentro la Mercedes e, quantunque il parabrezza fosse tutto crepe, pensai che forse potevo anche andarci in giro. Purch la polizia non mi fermasse. Ci provai. Mi recai alla banca, a prelevare i soldi, in biglietti nuovi nuovi. Me li consegnarono in una busta di plastica. Non la ripiegai, l'infilai in tasca accanto al portafogli. Poi per telefono fissai un appuntamento con l'officina della Mercedes. L ricevono per appuntamento: mica entri in garage quando ti pare, come ai tempi dei vecchi meccanici.

Poi di nuovo tentai di mettermi in contatto con George Swiebel, dallo stesso apparecchio a gettone. Pu darsi che, durante quella partita a carte, avessi raccontato che George va, tante volte, col suo vecchio padre, ai Bagni turchi di Division Street. E, in tal caso, probabilmente Cantabile sperava di trovarcelo. Da ragazzo andavo anch'io ai Bagni turchi con mio padre. Quel vecchio stabilimento era l da sempre, pi torrido dei tropici, a marcire dolcemente. Gi in cantina gli uomini gemevano sulle panche molli di vapore mentre venivan massaggiati, abrasivamente, con striglie di saggina inzuppate in secchielli d'aceto. I pali di legno venivan lentamente consumati da una deliziosa putrefazione, che li rendeva morbidi, d'un marrone simile alla pelliccia del castoro, nel vapore dorato. Forse Cantabile sperava di prender George in trappola nudo, col. Per qual altra ragione m'avrebbe senn dato appuntamento ai Bagni turchi? Per picchiarlo, per sparargli! Ah, perch avevo chiacchierato tanto? Dissi alla segretaria di George: Non ancora tornato? Allora mi ascolti, Sharon. Gli dica di non andare ai Bagni di Division Street, oggi. Per nessun motivo! Intesi? George di Sharon diceva: Le piacciono gli imprevisti. Questo si capisce. Due anni fa uno sconosciuto le ha tagliato la gola. Un negro, ch'era entrato nell'ufficio di Swiebel con un rasoio in mano. Le vibr una rasoiata, con un gesto da virtuoso, poi scomparve per sempre. Il sangue colava a catinelle racconta George. Lui le avvolse un asciugamano intorno al collo e la port all'ospedale. Anche a George piacciono gli imprevisti, le situazioni d'emergenza. Lui sempre alla ricerca di qualcosa di genuino, sincero, terra terra, primordiale. Alla vista del sangue - sostanza vitale - lui sa cosa fare. Ma anche un teorico, lui. Un primitivista. Quest'uomo rubicondo, muscoloso, dalle mani a spatola, dagli occhi umanamente comprensivi, non uno stupido: tranne quando proclama le sue idee. Lo fa a gran voce, ferocemente. E allora mi vien da sorridere, perch so quanto mite e gentile in cuor suo. Si prende cura dei genitori, delle sorelle, dell'ex moglie e dei figli ormai grandi. Inveisce contro le teste d'uovo, ma in fondo ama la cultura. Passa giornate intere a cercar di leggere libri difficili. Ci si accanisce, ma senza gran successo. E quando lo presento a qualche intellettuale, come il mio dotto amico Durnwald, lui si mette a gridare, a dir parolacce e improperi, si fa paonazzo in faccia. Ebbene, c' una fase del genere nella storia, tutta corsi e ricorsi, della coscienza umana: allorch l'animo universale si risveglia e ha origine la democrazia: un'epoca di scompiglio e di

confusione ideologica: questo il principale fenomeno della presente et. Humboldt, eterno fanciullo, amava la vita dello spirito e io condividevo la sua passione. Invece, gl'intellettuali che s'incontrano sono qualcosa di diverso. Io non mi comportavo bene col bel mondo mentale di Chicago. Denise invitava ogni sorta di persone superiori, a casa nostra a Kenwood, per discutere di politica e economia, di psicologia, razza, sesso, criminalit. Io, bench offrissi da bere e ridessi di gusto, non ero mica un granch allegro e ospitale. Neanche cordiale, ero. Tu disprezzi questa gente! mi rimbrottava Denise. Solo Durnwald fa eccezione, quel bisbetico! L'accusa era fondata. Io speravo di stenderli tutti. Anzi era uno dei sogni che pi accarezzavo. Coloro erano nemici del Vero, del Buono, del Bello. Negavano la luce. Sei uno snob mi diceva lei. Questo non era esatto. Ma io non avevo nulla a che spartire con quei bastardi ch'essa invitava, avvocati, deputati, psichiatri, professori di sociologia, prelati e esponenti del mondo artistico (per lo pi proprietari di gallerie). Devi incontrare della gente vera mi disse George, in seguito. Denise ti ha circondato di fasulli, e eccoti solo, adesso, dalla mattina alla sera, con quintali di libri e di carte, in quella casa, e, te lo giuro, diventerai matto. Macch solo ribattevo. Ci sei tu, c' Alec Szathmar, c' il mio amico Richard Durnwald. E c' anche Renata. Eppoi i soci del Circolo Cittadino. Durnwald te lo raccomando. Sai che bene ti fa! Quell'erudito incartapecorito. Nessuno l'interessa. Sa tutto, ha letto tutto. Quando provo a parlargli, mi pare di giocare col campione cinese di ping-pong. Io servo la palla e lui, smash, la respinge e la butta lontano. Devo servire ancora... e non ci metto molto a esaurire le palline. Sempre cos pesante, con Durnwald. C'era una certa rivalit fra loro. Lui sapeva quant'ero affezionato a Dick Durnwald. Nella rozza Chicago, Durnwald - che ammiravo e adoravo persino - era l'unico con cui avessi scambi di idee. Ma da sei mesi Durnwald era via, a Edimburgo, per un ciclo di lezioni su Comte, Durkheim, Tnnies, Weber e compagnia bella. Quella roba astratta veleno per te mi diceva George. Ti far conoscere io della gente di Chicago Sud. Si metteva a sbraitare. Sei troppo chiuso, ti fossilizzerai! E va bene dissi io. Quindi fu organizzato, intorno a me, quel fatidico poker. Gli invitati per se ne resero conto che eran stati scelti apposta, in quanto compagnia d'infimo ordine. Anche oggigiorno le categorie risultano

ben definite. Quelli l'avrebbero capito sbito, di che panni vestivo, anche se George non m'avesse imbonito come uno il cui nome figurava sugli annuari, uno che era stato fatto cavaliere del governo francese. E con questo? Mica ero una vera celebrit, come i presentatori della televisione! Ero solo un cretino istruito come ce n' tanti; e George mi metteva in mostra; e esibiva loro a me. Gentilmente per mi perdonarono il battage pubblicitario. George m'aveva condotto fra loro affinch io godessi delle loro singolari qualit, di veri americani. Per essi, con la loro ironia, rovesciarono le sorti della serata, arricchendola. Sicch alla fine le mie singolari qualit risultarono ancor pi cospicue. Via via che la partita procedeva, gli piacevi sempre pi mi disse George. Ti han trovato molto umano. Eppoi c'era Rinaldo Cantabile che barava. Lui e suo cugino si passavano le carte. Ma tu eri ubriaco, e non t'accorgevi di nulla. Quindi, ci ho guadagnato solo per contrasto. Non quello che dici tu di certe coppie sposate? La signora ti piace perch ha un marito, veramente schifoso, che per contrasto la rende pi appetibile. Si fa per dire. Non sono un granch a poker. Inoltre, m'interessavo agli altri giocatori. Uno era un lituano che affittava abiti da sera, un altro un giovane polacco che studiava da computerista. C'era poi un agente in borghese della squadra omicidi. Accanto a me sedeva un impresario di pompe funebri siculo-americano. Eppoi c'erano Rinaldo Cantabile e suo cugino Emil. Questi due - mi disse George - eran venuti abusivamente. Emil era un manovale del crimine, di quelli addetti a torcere un braccio e mandar in frantumi una vetrina. (Certo, poi prender parte pure lui all'aggressione contro la mia auto.) Rinaldo era un gran bell'uomo, coi baffetti neri soffici come il pelo del visone, e vestiva elegantemente. Bluffava da matti, parlava a voce alta, picchiava sul tavolo con le nocche, si dava gran arie da duro, da uomo materiale. E tuttavia badava a parlare di Robert Ardrey, dell'imperativo territoriale, di paleontologia, delle tesi di Konrad Lorenz. Si giustificava dicendo, a voce aspra, che sua moglie, una donna istruita, lasciava un sacco di libri in giro. Quello di Ardrey l'aveva leggiucchiato al cesso. Dio solo sa perch certuni ci attraggono e ci s'affeziona a vicenda. Proust - scrittore al quale m'aveva introdotto Humboldt, e sulla cui opera m'aveva impartito pesanti lezioni - diceva che lui spesso era attratto da persone il cui viso ricordasse in qualche modo una siepe di biancospino in fiore. Il biancospino non era certo il

fiore di Rinaldo. Il giglio, piuttosto. Il suo naso era particolarmente bianco e, quando dilatava le narici, molto larghe e scure, mi faceva pensare a un oboe. Le persone di cui noto distintamente ogni particolare hanno molto potere su di me. Ma non so cosa venga prima, se l'attrazione o l'osservazione. Quando mi sento opaco, grossolano, dai sensi ottusi se, d'improvviso, ho una qualche raffinata percezione, ne subisco profondamente l'influenza. Sedevamo a una tavola rotonda, a piedistallo, e, mentre le carte appena smazzate guizzavano intorno, George s'adoprava per far parlare i giocatori. Era il regista, e gli si dava retta. Il poliziotto parl di omicidi per le strade. Mica pi come una volta. Questi d'adesso ammazzano un disgraziato che non ha un dollaro in tasca e, se gli trovano cinquanta dollari, l'ammazzano uguale. Io gli dico: Voi, bastardi, uccidete per denaro? per i soldi? Ma la cosa pi spregevole del mondo! Io n'ho ammazzati tanti pi di voi, ma alla guerra per. L'uomo dei frac era in lutto, gli era morta l'amica, una che lavorava all'ufficio inserzioni del Sun Times. Parlava a latrati, era lituano, scherzava e faceva lo spaccone, ma su un fondo di cupezza. Quando ci raccont della sua disgrazia, sopraffatto dal dolore, a momenti piangeva. Il luned, ci disse, passava a ritirare gli abiti da sera che aveva affittato. Dopo la festa eran tutti lerci: macchie d'unto, di minestra, di whisky, di sperma: di quello che vi pare a voi. Il marted portava gli indumenti a ripulire, in un posto dove li mettevano a mollo in certe vasche per smacchiarli, alla periferia. Poi passava il pomeriggio con la sua amica. Ah, neppure arrivavano fino al letto, tanto erano arrapati tutt'e due. Si ammucchiavano per terra. Una brava ragazza, di famiglia, era lei. Proprio adatta per me. Senonch, ti faceva ogni sorta di cose. Gli dicevo io come, e lei ci stava, buona buona. E la vedeva solo il marted? Non la portava mai a cena fuori? Non andava a trovarla a casa sua? dissi io. Abitava con la madre, alla sera alle cinque andava a casa, a preparare la cena. Ve lo giuro, non sapevo neanche il suo cognome. Per vent'anni, siamo andati avanti cos. Gli telefonavo e basta. Ma, se le voleva bene, come mai non l'ha sposata? Parve stupito, guard gli altri giocatori con l'aria di chiedere: Ma chi questo qua? Poi mi rispose: Che? Sposare una ragazza cos calda, che si fa fare in una stanza d'albergo? Mentre tutti ridevano, il becchino siciliano mi disse, in quel tono speciale che s'usa per spiegare le cose della vita a chi fuori del mondo: Non confondiamo, professore, via. Mica a

quello che serve una moglie. Chi ha un piede bislacco si cerca una scarpa bislacca. E quando trovi quella che ti va, l'infili su. Comunque sia, la mia bella a quest'ora nella tomba. Sono sempre contento di imparare, grato degli insegnamenti, disposto a correggermi: lo dico da me. Tender a evitare i rimproveri, ma me n'accorgo se son dettati da vera amicizia. Sedevamo - con whisky, fiches e sigari - in quella cucina di Chicago Sud, penetrata dal fiato oscuro delle raffinerie, degli altiforni, sotto ragne di fili dell'alta tensione. Mi cpita di notare strane forme di sopravvivenza, in questo quartiere industriale. Nei laghetti puzzolenti di benzina vivono ancora carpe e pescigatto. Donne negre li pescano all'amo, con esche di mollica. Non lontano dai rottamai si vedono scoiattoli e conigli. Merli, dai riflessi rossastri sulle ali, la targhetta alla zampina, sorvolano, come uscieri in divisa, le canne palustri. Certi fiori resistono. Grato per il calore umano che la serata m'offriva, mi lasciai andare. Persi circa seicento dollari, contando anche l'assegno per Cantabile. Ma son tanto abituato a farmi portar via i soldi, che non ci facevo caso. Avevo trascorso una serata piacevolissima, a ridere e scherzare, a bere un bel po', a parlare, parlare, parlare. Evidentemente, parlai dei miei interessi e progetti in modo alquanto dettagliato, e, in seguito, mi dissero che ero l'unico a non rendermi conto di quanto stava succedendo. Gli altri giocatori si ritirarono, quando s'accorsero che Cantabile e il cugino baravano a pi non posso. Si scambiavano le carte, si facevano segni, imbrogliavano mischiando il mazzo, si buttavano a pesce su ogni piatto. Non possono passarla liscia! In casa mia! grid George, con uno dei suoi scatti d'ira teatrale e irrazionalit. Ma Rinaldo pericoloso. Rinaldo un balordo! esclam George. Pu anche darsi, ma all'epoca di Al Capone i Cantabile erano gran brutti pesci. A quel tempo il mondo intero collegava Chicago col sangue: c'erano i mattatoi e c'erano le guerre fra bande rivali. Nella gerarchia del sangue di Chicago, i Cantabile stavano a un grado intermedio. Lavoravano per la Mala, guidavano camion di whisky di contrabbando, picchiavano e uccidevano la gente. Erano delinquenti di media taglia, piccoli rackettieri. Ma negli anni Quaranta un Cantabile, uno zio debole di mente, s'arruol nella polizia e fece cader la famiglia in disgrazia. Una sera era ubriaco, in un caff, e due balordi in vena di scherzi gli tolsero la pistola, lo presero a gabbo. Lo

costrinsero a mettersi gattoni, a mangiar segatura sporca, lo presero a calci nelle chiappe. Dopo averlo tormentato e umiliato cos, lo lasciarono l in terra a piangere di rabbia e se n'andarono, tutti allegri, dopo aver buttato via la pistola. Fu lo sbaglio che li perdette. Lui la raccatt, li insegu e li stese morti sul selciato. Da allora in poi - diceva George - nessuno ha pi preso i Cantabile sul serio. Inoltre, il vecchio Ralph Cantabile, detto Moochy, lo Scroccone, attualmente ergastolano a Joliet, fin di rovinare la famiglia, presso la Mala, quando uccise due adolescenti. Ecco perch Rinaldo non poteva permettersi di venir messo nel sacco da uno come me, persona ben nota a Chicago, che, dopo aver perduto a poker con lui, gli avesse bloccato lo chque. Rinaldo, o Ronald, non avr avuto un rango nella malavita, per alla mia Mercedes aveva fatto terribili cose. Se la sua rabbia fosse vera rabbia da mafioso, naturale o contraffatta, chi poteva dirlo? Per egli era, evidentemente, uno di quegli individui orgogliosi e sensibili che procurano un sacco di guai perch prendono terribilmente sul serio certe questioni morali che sono, invece, di scarsissimo interesse per ogni persona sensata. Non poi tanto irrealistico ch'io evitassi di chiedermi se, per persona sensata, alludessi a me stesso. Di ritorno dalla banca, mi feci la barba. E notai come la mia faccia - modellata per essere allegra, in base alla premessa metafisica dell'utilit universale, per la convinzione che la comparsa dell'umanit su questa terra nel complesso una cosa buona - come questa faccia, specchio della democrazia capitalistica, fosse ora depressa, incupita dall'infelicit, torva, sgradevole a radersi. Ero, io, la suddetta persona sensata? Eseguii alcune operazioni impersonali. Feci dell'ontogenesi e filogenesi su me stesso. Ricapitolo: il nome originario della mia famiglia Tsitrin e veniamo da Kiev. Il cognome ci fu anglicizzato a Ellis Island. Io nacqui a Appleton, nel Wisconsin, cittadina natale anche di Harry Houdini, il mago, col quale credo di aver alcune affinit. Crebbi nel quartiere polacco di Chicago, frequentai la scuola elementare Chopin, trascorsi il mio ottavo anno in un sanatorio. La brava gente regalava al sanatorio una gran quantit di giornalini. Ce n'era una catasta accanto a ogni lettuccio. I ragazzini seguivano le avventure di Slim Jim e di Boob Macnutt. Inoltre, giorno e notte, io leggevo la Bibbia. Era consentita una visita a settimana. I miei genitori venivano a turno: mia madre col suo abito di sargia verde, consunto, gli occhi enormi, il naso dritto, bianca di penale mancava il respiro per gli affanni - e mio padre, il disperato battagliero immigrante, con indosso odor di brina, i panni impregnati di fumo di

sigaretta. Certi ragazzi avevan sbocchi di sangue, la notte, e morivan soffocati. L'indomani, la geometria dei candidi lettini andava ricomposta. Divenni molto riflessivo, l, e credo che la tisi si sia in seguito trasformata in un'infermit emotiva sicch a volte mi sentivo - e tuttora mi sento - intossicato di fervore: una congestione di impulsi appassionati con febbre e capogiri da entusiasmo. A causa della tubercolosi, associavo il respiro alla gioia; e per via di quel tetro ospedale, associai la gioia alla luce; e a causa della mia irrazionalit si stabiliva un nesso fra la luce dell'ambiente e la luce all'interno di me. A quanto pare divenni un essere alleluioso. Inoltre (per concludere) l'America un Paese portato alla didattica, le cui genti son sempre disposte ad offrire le loro esperienze personali a mo' di ausilio e di lezione al prossimo, sperando di rincuorarlo e di giovargli: una sorta di vasto sistema di pubbliche relazioni fra individuo e individuo. A volte, in ci vedo dell'idealismo. Altre volte, mi sembra piuttosto un delirio collettivo. Se tutti sono paladini del bene, al male chi provvede? Quando Humboldt mi dava dell'ingenuo, non era qui che andava a parare? Cristallizzando tanti mali in se stesso, poveretto, lui mor come un martire, un esempio. Il suo lascito: un interrogativo rivolto al pubblico. Il perch della morte, in cui Walt Whitman vedeva il perch di tutti i perch. In ogni modo, non m'importava un ette del mio aspetto allo specchio. Vedevo angelici precipitati condensarsi in ipocrisia, specie intorno alla mia bocca. Quindi finii di radermi al tasto e riaprii gli occhi solo quando cominciai a rivestirmi. Scelsi un vestito e una cravatta sobri. Non volevo provocare Cantabile, con abiti sgargianti. Non mi tocc aspettare a lungo l'ascensore, essendo gi trascorsa l'ora dei cani. Quando, nel mio palazzo, l'ora di portare a spasso i cani, vano sperare nell'ascensore: meglio scendere le scale. Uscii dunque. Raggiunsi la mia povera macchina ammaccata (solo di manutenzione, millecinquecento dollari l'anno). Era un'ariaccia. Si era sotto Natale, nel fosco cuore di dicembre, e un'aria mefitica, carica di gas, veniva d'oltrelago, dalla zona industriale di Chicago Sud, da Hammond e Gary, dove sono le acciaierie e le raffinerie. Salii, misi in moto, accesi anche la radio. La musica attacc, e avrei voluto avere altri pulsanti da premere, ch cos non mi bastava ancora, che ne so. Il programma culturale stava trasmettendo musica antica Bach, Corelli e Palestrina - diretta dal compianto Greenberg, con Cohen alla viola da gamba e Levi al clavicembalo.

Eseguivano sonate, bellissime e pie, su antichi strumenti, mentre io scrutavo attraverso il parabrezza fracassato da Cantabile. Avevo in tasca i cinquantoni nuovi di zecca, insieme al portafogli, agli occhiali, al fazzoletto. Non avevo ancora deciso in che ordine procedere. Non decido mai io codeste cose, lascio che mi si rivelino. Cos, mi venne fatto di dirigermi verso il Circolo Cittadino. La mia mente si trovava in uno stato che io chiamo chicaghese. Come descrivere questo fenomeno? Nello stato d'animo chicaghese avverto la mancanza di qualcosa, all'infinito, ho il cuore gonfio, una smania lacerante. La parte senziente dell'anima desidera esprimere s stessa. Certi sintomi sono analoghi a quelli di chi ha bevuto troppo caff. Al tempo stesso, ho la sensazione di esser lo strumento di potenze estranee. Queste si servono di me o come esempio dell'umano errore o come presagio di desiderabili cose a venire. Procedevo. Dinanzi a me, la pallida distesa del grande lago. A levante, il cielo era d'un bianco siberiano. Il palazzo Maccormick pareva una portaerei ormeggiata alla riva. La vita aveva abbandonato l'erba: questa aveva il suo colore invernale, scamosciato. Gli automobilisti si voltavano a guardare, superandomi, la Mercedes tartassata. Volevo parlare con Vito Longobardi, al Circolo, per conoscere il suo giudizio, se ne aveva, su Rinaldo Cantabile. Vito era un criminale in grande, amico del defunto Murray the Camel, dei Battaglia. Spesso giocavamo insieme a racquet ball. Mi piaceva Longobardi. A me piaceva molto e credo che lui mi volesse bene. Era un personaggio molto importante del sottobosco: tanto alto che ormai s'era rarefatto in gentiluomo, e parlavamo solo di camicie e di scarpe. Fra i soci del Circolo eravamo i soli, io e lui, a portare camicie su misura con, all'interno del colletto, passanti per la cravatta. Codeste finezze ci univano, in qualche modo. Ho letto non so dove d'una trib selvaggia in cui fratello e sorella, trascorsa l'infanzia, non s'incontreranno pi, fino alla soglia della vecchiaia, tanto forte il tab dell'incesto, finch d'un tratto la proibizione cessa... No, la similitudine non calza. Comunque, io ero stato compagno di scuola di molti ragazzi violenti, ragazzi terribili, la cui vita da adulti era del tutto diversa dalla mia, e adesso, con Longobardi, potevamo parlare di pesca in Florida, di camicie su misura coi passantini per la cravatta, dei problemi del suo doberman. Dopo la partita, nell'ignuda democrazia degli spogliatoi, sorseggiando socievolmente succhi di frutta, chiacchieravamo di film osceni. Io non vado mai a vederli lui diceva. Supponga che facciano una retata e mi arrestino. Se li figura, i giornali? Per il marchio di

qualit occorre qualche milioncino di dollari, e Vito coi milioni che aveva era un uomo di gran qualit. I discorsi rozzi, lui li lasciava ai sensali della Borsa merci e agli avvocati. In palestra trotterellava appena quando correva, poich non aveva i muscoli del polpaccio ben sviluppati, difetto comune anche ai bambini nervosi. Ma il suo gioco era accorto. Me, mi surclassava sempre perch sapeva esattamente cosa facessi alle sue spalle. Volevo bene a Vito. Il racquet ball o paddle ball, al quale ero stato iniziato da George Swiebel, un gioco molto veloce e contundente. Uno si scontra con gli altri giocatori o va a cozzare col muro. Come niente ti arriva una racchettata, spesso anzi ti colpisci con la tua stessa racchetta. A me questo gioco costato un dente davanti. Me lo spezzai da solo, poi dovetti farmelo incapsulare. Da bambino ero gracile, ebbi la tisi, poi mi irrobustii, poi degenerai, poi George mi indusse a ridar tono ai muscoli. Certe mattine sono un catorcio, s e no buono a raddrizzarmi sulla schiena quando m'alzo dal letto; per a mezzogiorno eccomi in palestra, a giocare, a far salti, a buttarmi lungo in terra per beccare una palla disperata, a sgambarmi e eseguire piroette come un ballerino russo. Per non sono mica un buon giocatore. Mi affanno troppo, strafaccio. Mi lascio prendere dalla frenesia della gara. E, dando sventole alla palla, dico a me stesso: Balla, balla, balla, balla! Convinto che tutto dipenda dal gioco di gambe. Ma gangster e imprenditori, traducendo il loro stile professionale in quelle partite, danzan meglio di me e mi battono. Io mi dico che, una volta raggiunta la chiarezza mentale e spirituale, baster tradurla in gioco e nessuno potr allora superarmi. Nessuno. Fregher tutti. Frattanto, nonostante lo stato spirituale annuvolato che m'impedisce di vincere, gioco violentemente perch, senza l'azione strenua, divento disperato. Proprio disperato. E ogni tanto cpita che uno di quegli atleti di mezz'et si accasci in terra. Li portano all'ospedale, qualcuno non torna. Longobardi e io giocavamo una partita a tre, chiamata tagliagola, con un certo Hildenfisch che poi mor d'infarto. Avevamo notato, quel giorno, che aveva l'affanno. Poi and nella sauna ma, di l a poco, usc fuori qualcuno gridando: Hildenfisch svenuto. Quando gli inservienti negri l'adagiarono in terra, schizz fuori urina. Sapevo che cosa significa una simile perdita di controllo sfinteriale. Fu portata una speciale attrezzatura per pronto soccorso, ma nessuno sapeva adoperarla.

A volte, quando m'accanivo troppo durante una partita, Scottie, l'istruttore, mi diceva di smettere. Ora basta, Charlie. Si guardi. E' paonazzo. Allo specchio ero macabro addirittura, cianotico, grondante sudore, il cuore che mi dava martellate. Mi sentivo un po' sordo. La tromba di Eustachio! Facevo da me la diagnosi. Quell'ottundimento era dovuto alla pressione del sangue. Cammini che le passa mi diceva Scottie. Camminavo su e gi sulla stuoia che sempre mi ricordava Hildenfisch, il povero, inferiore Hildenfisch. Al cospetto della morte, io non ero migliore di lui. E una volta, dopo aver strafatto al gioco, mentre giacevo sul divanetto di plastica rossa, Longobardi venne oltre e mi diede un'occhiata. Quand'era in pensiero pareva strabico: che un occhio gli s'incrociasse con l'altro, come le mani d'un pianista. Perch forzare, Charlie? mi disse. Alla sua et una partitina basta. Mi vede mai giocarne di pi? Un giorno o l'altro, potrebbe sballare. Si ricordi di Hildenfisch. S. Sballare. Esatto. Gioco male le mie carte. Bisogna che la smetta di giocare cos a rimpiattino con la morte. La sollecitudine di Longobardi mi tocc. Si premurava per me personalmente, per? Le disgrazie non giovano al lustro di un club sportivo, e due infarti di fila avrebbero fatto di quello un luogo tetro. Eppure Vito desiderava aiutarmi, come meglio poteva. Fra noi potevamo solo parlar di cose superficiali. Talvolta l'osservavo parlare al telefono. A suo modo era anche lui un funzionario esecutivo americano. Di bell'aspetto, vestiva meglio di qualsiasi amministratore delegato. Anche la fodera delle sue maniche era ricercata, e il didietro del gil era in bellissimo tessuto fantasia. Arrivavano telefonate per Finch il lustrascarpe ( Johnny Finch al telefono! al numero cinque!) e Longobardi andava lui a rispondere. Era virile, aveva potere. A voce bassa, pacata, dava istruzioni, impartiva ordini, infliggeva castighi forse. E quindi, poteva parlar con me di cose serie? Potevo, io, dirgli quel che mi passava per la mente? Raccontargli che quella mattina avevo letto, nella Fenomenologia di Hegel, le pagine riguardanti la libert e la morte? Dirgli che avevo tanto riflettuto sulla storia dell'autocoscienza del genere umano, con particolare riguardo per la questione della noia? Dirgli che era un argomento che da anni m'angustiava e che ne avevo a lungo discusso col defunto poeta Von Humboldt Fleisher? Mai. Neppure con astrofisici, con professori di economia e paleontologia, io riuscivo a discutere di quelle cose. Ci son molte cose belle e commoventi, a Chicago, ma la cultura non una di queste. Questa una citt senza

cultura, ma lo stesso pervasa dallo Spirito. Spirito senza cultura, non forse questo l'essenziale? Vi piaccia o no, cos stanno le cose. Io ho accettato questa condizione da tempo. Gli occhi di Longobardi parevan avere la propriet dei periscopi di veder da ogni parte. Sia furbo, Charlie. Faccia come me mi disse. Gli ero grato per il cortese interessamento. Ci sto provando dissi. Quindi, quel giorno parcheggiai davanti ai gelidi pilastri dell'ingresso posteriore del Circolo. Salii in ascensore al reparto barbieria. La solita scena: i tre barbieri indaffaratissimi: lo svedese, grosso, dai capelli tinti; il siciliano, al solito con la barba ispida; e il giapponese. Tutti e tre con la stessa pettinatura a sboffo, tutti e tre in gil giallo, dai bottoni dorati, su una camicia dalle mezze maniche. Tutti e tre stavano maneggiando asciugacapelli azzurri per modellar la chioma a tre clienti. Passai oltre e attraversai i gabinetti, dove ardevano scialbe lampadine sopra i lavabi, e dove Finch, il vero Johnny Finch, riempiva gli orinatoi di cubetti di ghiaccio. Di l entrai al Circolo. Longobardi era gi l, fra i primi. Da un po' portava i capelli con la frangetta, alla sagrestano inglese di campagna. Stava leggendo il Wall Street Journal, mi rivolse un sorrisetto. E adesso? Potevo forse allacciare un diverso rapporto con Longobardi, accostar la sedia, poggiar i gomiti sulle ginocchia, guardarlo dritto in faccia e aprirgli il mio animo, con calore impulsivo? Potevo, sgranando gli occhi dubbioso, con fare confidenziale, abbordarlo con un Vito, avrei bisogno del suo aiuto? Oppure: Vito, che tipo esattamente quel Rinaldo Cantabile?. Il cuore mi batteva forte forte, come, un tempo, quando stavo per far la dichiarazione a una donna. Longobardi mi aveva, s, fatto piccoli favori, di tanto in tanto, come prenotarmi un tavolo in qualche ristorante dove non era facile ottenerlo. Ma chiedergli di Cantabile sarebbe stato pretendere un consiglio professionale. E' una cosa che non si fa, al Circolo. Una volta lo stesso Vito aveva scacciato a male parole Alphonse, un massaggiatore, che s'era permesso di farmi una domanda su non so quale libro. Non lo scocciare, Al. Charlie non viene mica qui per parlare del suo mestiere. Qui si vien tutti per non pensarci, al mondo degli affari. Quando lo riferii a Renata, essa mi disse: Quindi esiste un rapporto fra voi due. Adesso m'accorgevo che un rapporto esisteva, fra Longobardi e me, come vero che in cima all'Empire State Building c' una soffitta. Le va di fare una partitina? mi domand. No, Vito. Son passato per prendere certa roba nel mio armadietto.

Sempre in cerca di qualcosa - mi dicevo fra me, tornando alla Mercedes ammaccata - non cambi mai. La tua solita smania. Brami aiuto. Hai bisogno di qualcuno che t'accompagni lungo la via crucis. Proprio come tuo padre. E dov'era mio padre? Pap era al cimitero. NOTE: (1) Termine yiddish per indicare il gentile, il non-ebreo. (N.d.T.) (2) Dal russo `sa`slyk, e affine al `sy`slyk tartaro, un piatto di carne marinata, d'agnello o manzo, con ortaggi, detto anche kabob (dal turco kebap). (N.d.T.)

All'officina, il distintissimo tecnico in camice bianco si mostr naturalmente curioso, ma non volli dargli soddisfazione. Non lo so, Fritz, come sia successo. L'ho trovata cos. La ripari. E non voglio neanche vederla, la fattura. La mandi alla Continental Illinois. Provvedono loro. Fritz si faceva pagare onorari degni d'un neurochirurgo. Fermai un tass per strada. L'autista, dall'aria selvatica, aveva una enorme chioma alla afro, che pareva un cespuglio dei giardini di Versailles. L'interno del tass era polveroso, pieno di cicche, vi stagnava un odore da taverna. Il tramezzo di cristallo era a prova di proiettile. Una secca virata, e il tass si diresse a tutta birra verso Division Street. Non vedevo quasi nulla, per via dell'afro e dei vetri sudici, ma non c'era bisogno di guardare: conoscevo il paesaggio a memoria. Vaste parti di Chicago marciscono e cadono. Alcuni palazzi vengon ricostruiti, altri restano ammassi di rovine. Come in un montage cinematografico: ascesa, crollo, ascesa. Division Street, dove son situati i vecchi Bagni turchi, un tempo era polacca, oggi quasi interamente portoricana. Ai tempi dei polacchi, le casette eran tutte dipinte di fresco, rosse, marrone, verde pisello. I giardinetti erano recintati da tubolari metallici. Io pensavo che dovessero esserci cittadine baltiche, Gdynia per esempio, aventi quello stesso aspetto, tranne che da noi gli spiazzi abbandonati si facevano subito selvatici, e le erbacce invadevano la strada. Son cos malinconiche le erbacce. Ai vecchi tempi, quando il carbonaio passava per le vie col suo carretto, gli abitanti del quartiere eran soliti segare in due delle vecchie caldaie e farle servire da aiole di fiori, in mezzo ai praticelli. Donnone polacche con cuffiette adorne di nastri, in primavera, dipingevano quelle aiole-caldaie con la porporina: argentee spiccavano contro il rosso vivo dei mattoni. E i bulloni, in duplice fila, sembravano i tatuaggi in rilievo dei selvaggi africani. Vi si piantavano gerani, garofani, e altri fiori dappoco, polverosi. Anni fa, mostrai tutto questo a Humboldt Fleisher. Era venuto a Chicago per una serata di poesia, organizzata dalla rivista Poetry, e m'aveva chiesto di portarlo a fare un giro della citt. Eravamo buoni amici allora. Io mi trovavo a Chicago per stare un po' presso mio padre e per dare gli ultimi ritocchi al mio libro Personaggi del New Deal. Condussi Humboldt, in soprelevata, ai grandi mattatoi. Gli mostrai il Loop. Andammo sul lungolago ad ascoltare le sirene da

nebbia: quei richiami lamentosi, nostalgici, nel serico grigiore dell'acqua inanimata, ingrata, torva. Ma a Humboldt fece impressione, soprattutto, il vecchio quartiere polacco. Lo sedussero le caldaie borchiate e inargentate e i loro fiammanti gerani. Ascoltava, pallido e commosso, il fragore dei pattini a rotelle sui marciapiedi di cemento. Anche me la bruttezza cittadina rende sentimentale. Ci fa parte dello spirito moderno, che vuol riscattare il banale, il trito, il misero, mediante l'arte e la poesia, recuperarlo grazie al superiore potere dell'anima. Mary, la mia figlia di otto anni, ha scoperto da s questo mio lato. Ha capito il mio debole per l'ontogenesi e la filogenesi. Mi chiede sempre di raccontarle com'era la vita ai tempi d'una volta. Avevamo stufe a carbone le dico. La cucina a carbone era enorme, nera, con le guarnizioni nichelate. La stufa del salotto aveva una cupola come una piccola chiesa. E attraverso la griglia si vedeva ardere il fuoco. Io portavo su il cesto del carbone, e portavo via la caldarella con la cenere. Come eri vestito? Un berretto da aviatore in fintapelle con copriorecchie in pelo di coniglio, gambaletti con la guaina per tenerci un temperino arrugginito, calzettoni neri, pantaloni alla zuava. Sotto, calzamaglia di lana che mi lasciava filacce nell'ombelico e da altre parti ancora. E poi cos'altro c'era? vuol sapere la mia figlia minore. Sua sorella Lish ha due anni pi di lei e la cocca della mamma: queste cose non la interessano affatto. Mary meno carina, ma io la trovo pi attraente (pi uguale a suo padre). E' chiusa e avarissima. Dice pi bugie e ruba di pi delle altre bambine in genere, e ci fa tenerezza. E' d'un'astuzia stupefacente, per esempio, nel nascondere cioccolatini e chewing-gum. Mi capita di trovare caramelle sotto l'imbottitura d'un divano, o nel mio mobile-archivio. Sa che non ci vado spesso a frugare fra quei materiali di ricerca. Mi adula e mi sfrutta con precoce abilit. E vuol sapere dei vecchi tempi. Ha suoi fini precisi, nel provocare e manipolare le mie emozioni. Ma pap ben disposto a esternarle. Anzi, sento il dovere di trasmettere tali sentimenti del passato. Ho progetti sulla mia Mary. Oh non certo progetti definiti. Mi d l'idea che, forse, riuscir a pervadere la mente della bimba col mio spirito, affinch essa possa in seguito portar avanti la mia opera, dato ch'io sto diventando troppo vecchio, troppo debole o sciocco, per proseguirla. Lei sola. O forse lei e il marito. Con un po' di fortuna. Mi do molto pensiero per questa ragazza. In un cassetto chiuso a chiave della mia scrivania conservo

note e promemoria a lei destinati, per lo pi scritti sotto l'influenza dell'alcol. Mi riprometto di censurarli, uno di questi giorni, prima che la morte mi colga di contropiede in palestra o sul materasso a molle di una qualche Renata. Mary sar senz'altro una donna intelligente. Interpreta Fr Elise assai meglio di Lish. La sente, la musica. Eppure il mio cuore sta in pena per Mary, spesse volte. Sar una ragazza magra, dal naso lungo, che sente la musica. Io, per me, preferisco le donne grassocce, con seno abbondante. Sicch gi mi preoccupo per lei. Quanto a quel progetto che vorrei portasse avanti, si tratta di un excursus, molto personale, sulla Commedia Intellettuale dello spirito moderno. Non cosa che alcuno possa fare da solo, interamente. Alla fine dell'Ottocento, quella Commedia Umana che in Balzac si articolava in vasti romanzi, gi si era ridotta, con Cekov e la sua commedia russa, alle dimensioni del racconto. Oggi meno che mai possibile essere omnicomprensivi. Quel che ho in mente io, non un'opera narrativa, bens un genere diverso di proiezione fantastica. Differente anche dalle Avventure delle idee di Whitehead... Ma non il momento, questo, di parlarne. Basti dire che, fosse quel che fosse, si trattava d'un progetto che avevo in testa da quand'ero un giovinotto. Fu Humboldt a presentarmi il libro di Valry che me l'avrebbe suggerita. Valry ha scritto di Leonardo: Cet Apollon me ravissait au plus haut degr de moimme. Anch'io venni rapito - e per sempre - e fors'anco portato al di l dei miei mezzi intellettuali. Ma Valry aveva aggiunto una postilla: Trouve vant de chercher. Questo trovare prima di cercare era il mio dono particolare. Se un qualche dono avevo. Comunque, la mia figlioletta mi diceva, sollecitata da un infallibile istinto: Racconta che cosa faceva tua mamma. Era bella? Molto bella, direi. Non le assomiglio. E cucinava, faceva il pane in casa, lavava e stirava, preparava conserve e sottaceti. E leggeva il futuro nelle carte e cantava nenie russe. Lei e pap venivano a turno a trovarmi in sanatorio, una domenica per uno. A febbraio, il gelato di vaniglia che mi portavano era tanto duro che ci voleva il piccone. E che cos'altro... ah, s, quando mi cadeva un dentino, la mamma lo gettava dietro la stufa e chiedeva al sorcettino di portarmene uno migliore. Lo vedi, che razza di zappe m'hanno portato quei dannati topi. Gli volevi bene a tua mamma? D'un tratto mi trovavo il cuore gonfio, traboccante. E, scordando di star parlando con una bambina: Oh gli volevo tanto, tanto bene, un bene enorme, abnorme, a lei e a

pap. Mi sentivo lacerare tutto il cuore. Piangevo, in sanatorio, perch avevo paura di non farcela, di non tornare a casa, non vederli mai pi. Loro non lo sapevano, Mary, quanto gli volessi bene. Avevo la febbre per la tisi e anche la febbre d'amore. Ero un bambino passionale, morboso. A scuola ero sempre innamorato. A casa, se m'alzavo per il primo la mattina, soffrivo perch loro stavano ancora dormendo. Non vedevo l'ora che si svegliassero, che la cosa meravigliosa potesse continuare. Volevo anche bene a Menasha, che stava da noi a pensione, e a Julius, mio fratello, il tuo zio Julius. Bisogna che la smetta con questi sentimentalismi. Pel momento erano i soldi, i malviventi, gli assegni, le automobili, a preoccuparmi. Un altro assegno mi tornava in mente. M'era stato spedito dal mio amico Thaxter, quello che Huggins accusava d'essere un agente della Cia. Ecco, Thaxter e io ci accingevamo a pubblicare una rivista, The Ark. Tutto era pronto. Vi avremmo stampato cose stupende: alcune delle mie riflessioni fantasiose su un mondo trasformato dalla Mente, per esempio. Ma frattanto certe cambiali di Thaxter erano andate in protesto. E' una storia lunga e preferirei non dilungarmici, a questo punto. Per due motivi. In primo luogo voglio bene a Thaxter, qualsiasi cosa faccia. Eppoi c' che, effettivamente, penso troppo al denaro. Inutile nasconderlo. E' cos, vile ma cos. Poco fa, raccontando come George salv Sharon quando quel matto le tagli la gola, parlai del sangue come di una sostanza vitale. Ebbene, il denaro lo altrettanto. Thaxter era tenuto a rimborsare una parte di quel debito andato in protesto. Al verde ma munifico, egli aveva fatto spiccare un assegno per me alla sua banca italiana, il Banco Ambrosiano di Milano. Perch l'Ambrosiano? Perch Milano? Ma ogni cosa organizzata da Thaxter era fuori dell'ordinario. Era cresciuto sia di qua sia di l dall'Atlantico, e era di casa in Francia come in California. Non potevi menzionare un Paese, per remoto che fosse, dove Thaxter non ci avesse uno zio, dove non fosse comproprietario d'una miniera, padrone d'una villa o d'un antico castello. Thaxter, con le sue maniere esotiche, era un altro dei miei grattacapi. Ma lo trovavo irresistibile. Comunque, anche di questo un'altra volta. Aggiunger, qui, solo una cosa: Thaxter voleva che la gente credesse che era stato un agente della Cia, un tempo. Trovava stupenda quella diceria, e l'incoraggiava in ogni modo. Accresceva il suo mistero, e al mistero ci teneva, ci speculava su. Era una innocua mania, anzi faceva tenerezza. Era una cosa addirittura

filantropica, come il fascino sempre: fino a un certo punto. Il fascino anche sempre, un po', una speculazione. Arrivammo ai Bagni turchi con una ventina di minuti di anticipo. Non m'andava di bighellonare nei paraggi. Quindi dissi al tassista, attraverso i buchini del tramezzo a prova di pallottola: Facciamo un giro. Prenda per di l. Vada pure piano. Do' un'occhiata intorno. Il tassista annu. La sua chioma alla afro era come un enorme tarassico nero, col suo pappo dischiuso, con tutte le sue soffici setole irte. Negli ultimi sei mesi diversi altri edifici caratteristici eran stati demoliti. Non avrebbe dovuto importarmi. Non lo so perch invece m'importava. Dipendeva dal mio stato d'animo. Quasi mi pareva di sentire me stesso, l a bordo del tass, svolazzare e arruffare le penne come un uccello che, tornato a visitare il natio boschetto, vi trovi un cimitero d'automobili. Guardavo, con il cuore in tumulto, attraverso i sudici cristalli. Un intero isolato abbattuto. Spazzati via il ristorante ungherese Lovi, i biliardi di Ben, quella vecchia rimessa in mattoni e le Pompe Funebri Gratch, che avevan provveduto al funerale di entrambi i miei genitori. E nessun pittoresco intervallo, qui, per l'eternit. Le macerie del tempo erano state rimosse, caricate su camion, destinate a colmare altre voragini. Nuove travi di ferro salivano al cielo. Non pi trecce di kielbasa polacca, nelle vetrine dei macellai: le salsicce erano adesso caraibiche, nelle carnicerias, grinzose e violastre. Sparite le vecchie insegne. Quelle nuove dicevano: Hoy. Mudanzas. Iglesia. Prosegua per di l dissi al tassista. Passato il parco, svolti a destra sul Kedzie. Il vecchio boulevard era adesso una rovina franante, in attesa dei demolitori. Attraverso ampi squarci scorgevo interni di case, dove avevo dormito, mangiato, fatto i compiti di scuola, baciato ragazze. Bisognerebbe odiar se stessi fieramente per serbarsi indifferenti a tale distruzione o, peggio, per godere alla scomparsa di luoghi che eran stati teatro di tanti sentimenti piccolo borghesi, contenti che la storia ne abbia fatto un cumulo di macerie. Ne conosco, di tipi del genere. Questo stesso quartiere ne ha prodotti. Informatori della polizia metafisico-storica contro individui come me, cui duole il cuore alla distruzione del passato. Ma ero venuto apposta per immalinconirmi, provar tristezza per i muri cadenti, le porte e le finestre scardinate, i pannelli squarciati, i fili del telefono divelti e venduti al robivecchi. Pi particolarmente, ero venuto a vedere se la casa dove aveva abitato Naomi Lutz stesse ancora in piedi. No. Questo mi rattrist oltre.

Nella mia adolescenza iperemotiva, avevo molto amato Naomi Lutz. Credo fosse la pi bella, la pi perfetta ragazza ch'abbia mai visto. L'adoravo, e la passione port alla luce le mie pi profonde singolarit. Suo padre era un rispettabile pedicure. Si dava arie da medico per, molto dottorale. Sua madre era una cara donna, piuttosto sventata, sciatterella, dal mento un po' sfuggente ma con grandi luminosi occhi romantici. Ogni santa sera mi toccava giocare a ramino col dottor Lutz, la domenica l'aiutavo a lavare e lustrare la sua auto, una Auburn. Ma ci era in ordine. Quando amavo Naomi ero dentro la vita, al sicuro. I vari fenomeni s'assommavano, il tutto aveva un senso. La morte era dopotutto una clausola accettabile del patto. Avevo, al parco pubblico, la mia piccola Regione dei Laghi, e l andavo a vagare, col mio Platone, con Wordsworth e Swinburne, con Un coeur simple. Anche d'inverno Naomi e io amoreggiavamo dietro il rosaio. Fra i rami intirizziti mi scaldavo all'interno della sua pelliccetta. Deliziosa mistura di pelo di castoro e fragranza di fanciulla. Respiravamo il gelo, ci baciavamo. Finch non incontrai, di l a molti anni, Demmie Vonghel, non amai mai nessuna come amavo Naomi Lutz. Ma Naomi, mentre io ero via, all'Universit di Madison, a legger poesie e studiare biliardo al Caff Rathskeller, Naomi spos il padrone d'un banco-pegni. Costui commerciava anche in macchine per ufficio usate, e era ricco sfondato. Io ero troppo giovane per assicurarle l'eleganza e il lusso cui teneva, e inoltre credo che i doveri e gli oneri morali della moglie di un intellettuale la sgomentassero. Io le avevo parlato di continuo dei miei libri, di poesia, di storia, e lei aveva paura di deludermi. Me lo disse. Le risposi che, se una lacrima cosa intellettuale, assai pi intellettuale il puro amore. Non mi parve dovessi spiegar oltre. Ma lei mi guardava perplessa. Era con quel genere l di discorsi, che l'avevo perduta. Non mi venne a cercare, quando il marito, perduto tutto, l'abbandon. Era un uomo sportivo, un giocatore d'azzardo. Dovette darsi alla latitanza, alla fine, poich gli strozzini gli davan la caccia. Credo anzi che gli abbiano spezzato uno stinco. Comunque cambi nome e, zoppicando o meno, and a stare altrove. Naomi, venduta la sua casa di lusso, si trasfer a Marquette Park, dove i suoi avevano un villino. And a lavorare come commessa, al reparto biancheria della Field's. Mentre tornavamo a Division Street, andavo imbastendo un ironico paragone fra i guai del marito di Naomi con la mafia, e i miei. Anche lui aveva sciupato tutto. Non potevo far a meno di pensare alla vita

beata che potrei aver trascorso con Naomi. Quindicimila notti abbracciato con lei, e avrei sorriso della noia e della solitudine nella tomba. Non avrei avuto alcun bisogno di bibliografie, titoli azionari, Legion d'Onore. Quindi ripercorremmo quella che ora pareva una strada di paese tropicale, come San Juan nelle Antille che sorge ai margini d'una laguna donde si levano bollori e odori di trippa lessa. Stessi intonaci scrostati, stessi vetri rotti, spazzatura per le strade, le stesse rozze scritte col gesso nelle botteghe. Ma i Bagni turchi, dove avevo appuntamento con Cantabile, eran rimasti tali e quali. C'era anche una locanda, annessa, un alberguccio proletario. Al secondo piano avevan sempre abitato anziani impiegatucci, vecchi ucraini senza famiglia, pensionati, un ex meccanico, un pasticcere famoso per le sue glasse ritiratosi in seguito ad artrosi. Conoscevo quel luogo dall'infanzia. Mio padre, come il vecchio Swiebel, era convinto che facesse bene alla salute, che la striglia di saggina intinta in aceto aiutasse la circolazione del sangue. Gente retrograda ce n' ancor oggi, avversa al progresso, gente che punta i piedi. Per esempio Menasha, il nostro dozzinante, fisico dilettante, ma pi che altro aspirante tenore (pigliava lezioni di bel canto, aveva anche lavorato in una fabbrica di fonografi, come fresatore) una volta mi spieg che gli esseri umani potrebbero influire sulla rotazione terrestre. Come? Ecco, se tutti gli abitanti del pianeta si mettessero, a un dato momento, a strascicare i piedi, ci farebbe rallentare il moto di rotazione. Ci a sua volta influirebbe sulla luna e le maree. S'intende, il pallino di Menasha non era gi la fisica, bens la concordia, l'unione. Io per sono convinto che tanti, chi per stupidit, chi per cattiveria, si sarebbero messi a pestare in senso inverso. Comunque, i vegliardi ai Bagni turchi paion tutti impegnati in un inconscio, collettivo tentativo di fregare la storia. I frequentatori del Bagno turco non somigliano affatto ai soci del Circolo, alteri e ben portanti. Perfino l'ottuagenario Feldstein che, al Cittadino, pedala la cyclette, sarebbe fuoriposto in Division Street. Quarant'anni fa Feldstein era un viveur, uno spendaccione, un libertino impenitente. Nonostante la sua et, oggi un uomo in armonia coi tempi, mentre i frequentatori dei Bagni turchi sono persone di antico stampo. Hanno chiappe enormi e petti grassi, gialli come il siero del latte. Si ergono su gambe massicce come colonne, affette da una specie di verderame rampicante o screziate come gorgonzola alle caviglie. Dopo il bagno a vapore, questi vecchi si mangiano succulente

merende, a base d'aringhe, salame, bistecche addirittura, annaffiate con grappa. Potrebbero abbattere un muro con quelle pance vecchio stile, sode, robuste. Qui le cose son molto elementari. Tu l'avverti che costoro son quasi consapevoli della propria obsolescenza, ch natura e cultura hanno ormai rinunciato a codesta strategia evolutiva. Per, gi nelle cantine surriscaldate, tutti questi trogloditi slavi e demoni de' boschi panciuti e membruti, dalle gambe di pietra muschiosa, continuano a lessarsi nel vapore e inondarsi con secchi d'acqua gelida. Di sopra, nella sala di ristoro, sullo schermo tiv giovanotti attillati e ragazze sorridenti si rimpallano battute spiritose o saltano su e gi: nessuno ci fa caso. Mickey, che gestisce la tavola calda, seguita a rosolar braciole e friggere patate, e con un coltello enorme affetta cavolfiori da servire in insalata e squarta pompelmi, da mangiarsi con le mani. I robusti vegliardi che salgon su dal purgatorio, ravvolti in sudari, han robusto appetito. Di sotto, Franush il fochista produce vapore gettando acqua su macigni arroventati. Queste pietre stanno ammucchiate come proiettili di antiche baliste. Per non cuocersi il cervello Franush ha in testa un berretto di feltro zuppo d'acqua. Pel resto nudo. S'accosta strisciando come una rossa salamandra alla fornace, con un bastone ne apre lo sportello, scotta troppo per toccarlo, quindi rincula a quattro zampe, i testicoli penduli e l'ano che occhieggia, cercando tastoni il secchio. L'acqua scroscia sui sassi che fumano e sfrigolano. Pu darsi che ci sia, ma forse no, nei Carpazi qualche villaggio dove ancora si usa cos. Fedele a quel luogo, il vecchio Myron Swiebel ci veniva ogni giorno. Si portava da casa pan di segala e burro, aringhe, cipolle crude, grappa di malto. Guidava una Plymouth, bench sprovvisto di patente. Vedeva bene dinanzi a s ma, poich aveva cateratte a entrambi gli occhi, andava spesso a strusciare con le altre macchine e nei parcheggi causava gravi danni. Andai in ricognizione. Ero in pensiero per George. Se mi trovavo in quel guaio era per aver seguito il suo consiglio. Lo sapevo che era sbagliato. Perch dunque gli avevo dato retta? Forse perch aveva alzato, autorevolmente, la voce? O perch si era qualificato come esperto del sottobosco, e io m'ero lasciato incantare? Insomma, non avevo dato prova di molto giudizio. Per adesso ero convinto di averne, e di poter sbrigare Cantabile da solo. Calcolavo che questi avesse gi sfogato la sua rabbia contro l'auto e che il debito fosse in larga misura pagato.

Chiesi a Mickey, il concessionario, avvolto dal fumo che sprigionava da bistecche alla griglia e cipolle soffritte: Si visto George Swiebel? Il padre l'aspetta? Se gi qui, pensavo, non credo che Cantabile si scaglier vestito fra'l vapore per pigliarlo a calci e pugni. Certo per quell'uomo era un'incognita. Non potevi prevedere le sue mosse, o fossero dettate dalla rabbia o da un calcolo preciso. Swiebel non c'. Il padre di sotto. Bene. Ma aspetta suo figlio? No. George stato qui domenica, quindi oggi non verr. Viene solo una volta alla settimana. Bene. Ottimamente. Con un fisico da buttafuori, le braccia smisurate, il grembiale legato quasi sotto le ascelle, Mickey aveva la bocca contratta. Durante la Depressione, a furia di dormire all'addiaccio nel parco, s'era beccato una paresi facciale: pareva che ghignasse, ingrugnato. Niente di pi falso. E' una persona gentilissima, affabile, tranquilla. Amante della musica, abbonato al Teatro dell'Opera. E' un pezzo che non ci si vede, Charlie. Vada a farsi una sudata col vecchio, sar tutto contento. Invece tornai fuori, passando davanti allo stambugio del cassiere con le sue cassettine di metallo dove i clienti depositavano i valori. Mi soffermai sotto l'insegna rotante d'un barbiere, sul marciapiede che pareva una galassia cosparso com'era di cocci luccicanti. Ecco di l a poco una poderosa Thunderbird fermarsi davanti alla salumeria portoricana di rimpetto, e Ronald Cantabile scenderne. O meglio balzarne fuori. Era tutto azzimato. In soprabito alla raglan, color tabacco, cappello e scarponcini in armonia, era bello e aitante. Avevo gi notato i folti baffi, durante il poker: sembravano di fine pelliccia. Ma attraverso quella eleganza ricercata passava, per cos dire, una corrente elettrica, un moto disperato, sicch egli pareva fremere di rabbia dal collo in su. Bench si trovasse sul lato opposto della via, vidi quant'era pallido, furiosamente pallido. S' fomentato per incutermi spavento, pensai. Ma i suoi movimenti avevano un nonsoch di insolito. Strani, i suoi passi. Il traffico intenso gli impediva d'attraversare. Lo vidi saltellare, per schivare automobili e camion. Gli stivaletti erano magnifici. Appena la via fu un po' sgombra, Cantabile si allarg il cappotto. Portava una cintura alta, bellissima. Ma non era certo quella, che voleva mostrarmi. Accanto alla fibbia, spuntava qualcosa. Vi batt sopra una mano. Intendeva farmi sapere che aveva una pistola con s.

Sopraggiunsero altre macchine, e Cantabile faceva saltelli, guardandomi con occhi di fuoco al di sopra del traffico. Teso all'estremo, mi grid, appena l'ultimo camion fu passato: Solo, sei? S, sono solo. Si raddrizz sulla schiena, con una mossa intensa, singolare. Non che c' qualcuno nascosto? No. Nessuno. Solo io. Torn presso la sua macchina, apr lo sportello, raccatt due mazze da baseball. Una mazza per mano, venne verso di me. Pass un furgone. Ora vedevo solo i suoi piedi avanzare, negli stivaletti scisc. Sono qui per pagare, lo sa - pensai - perch dovrebbe picchiarmi? Non pu credere che gli giocherei qualche tiro. Ormai ci siamo intesi. E ho visto la pistola. Che faccio, scappo? Poich avevo di recente scoperto quanto fossi veloce, ero forse stranamente invogliato a usar questa abilit. La velocit una delle mie risorse. Certi peraltro sono troppo lesti per andar a finir bene: vedi Asabel, Libro di Samuele. Ecco - pensai per ora spicco una corsa e vado a cercar rifugio nello stambugio del cassiere, dove sono le cassettine di ferro. M'appiatto in terra e prego il cassiere di passar lui i quattrocentocinquanta dollari a Cantabile. Conoscevo il cassiere. Ma non m'avrebbe lasciato entrare. Non poteva. Una volta, chiacchierando, m'aveva accennato a questo fatto. Questione di cauzioni. Comunque non potevo credere che Cantabile intendesse bastonarmi. Non per la strada. Non mentre l'aspettavo a capo chino. L per l ricordai ci che Konrad Lorenz dice dei lupi. Il lupo sconfitto porge la gola, il vincitore digrigna ma non l'addenta. Quindi, stavo a capo chino. S, ma... mannaggia la mia memoria! Che diceva, dopo, Lorenz? Che l'uomo differente... ma a qual riguardo? Non riuscivo a ricordarlo. Il cervello mi si disintegrava. Il giorno avanti, al gabinetto, non riuscivo a nessun costo a ricordare la parola che designa l'isolamento dei malati contagiosi. Un tormento. Mi chiedevo: a chi potrei telefonare? La mia mente se ne va! M'alzai, m'aggrappai al lavandino finch la parola quarantena misericordiosamente mi torn alla memoria. S, quarantena, ma qualcosa non teneva pi. Certe cose m'assillano. Da vecchio, anche a mio padre la memoria svan. Ne fui scosso. La differenza fra i lupi e gli uomini non voleva tornarmi in testa. L'amnesia era forse scusabile, in un frangente simile. Ma valeva a dimostrare come leggessi

sbadatamente, da un po' di tempo in qua. Tale disattenzione e l'amnesia non lasciavano presagire nulla di buono. Sgombratasi la strada, Cantabile si mosse, come per avventarsi su di me. Gli gridai: Perdio, Cantabile! Si ferm. Io alzai le mani. Allora lui butt una delle mazze dentro l'auto, venne verso di me brandendo l'altra. Gli gridai: Ho portato i soldi. Non occorre che mi spacchi la testa. Hai una pistola? Neanche l'ombra. Vieni qua m'intim. Volentieri m'accinsi a attraversare. Mi ordin di fermarmi in mezzo alla strada. Resta l mi disse. Mi trovavo nel bel mezzo di un traffico intensissimo: clacson che suonavano e autisti che si sporgevano gi pronti a attaccar briga. Cantabile gett anche la seconda mazza dentro la Thunderbird. Poi mi raggiunse, m'agguant rudemente. Mi trattava come se meritassi la pena capitale. Tirai fuori il denaro, gliel'offrii l sul posto. Lui non lo degn d'uno sguardo, furioso. Mi sospinse sul marciapiede, quindi verso l'ingresso dei Bagni, oltre il rotante cilindro a strisce rosse e blu della barbieria. Entrammo, oltrepassammo lo stambugio del cassiere, c'infilammo pel sudicio corridoio. Cammina, cammina mi diceva Cantabile. Dov' che vuoi andare? Al cesso. Dov' ch'? Non vuoi la grana? Ho detto il cesso! Il cesso! Allora capii: gli si erano smosse le budella, gli scappava d'urgenza d'andare al gabinetto, io dovevo accompagnarlo. Non si fidava di lasciarmi in strada, a aspettare. Mllami dissi e ti ci porto io. Mi segu, attraversammo gli spogliatoi. Gli indicai la stanza attigua, priva di porta (solo i singoli camerini ce l'avevano) e feci per sedermi su una panca. Ma lui mi diede una spinta e mi fece proseguire. I gabinetti son la cosa peggiore di quei Bagni turchi. Ci fa un caldo secco boia. Le piastrelle non vengon mai lavate, mai disinfettate. Un acre puzzo d'urina ti fa pizzicare gli occhi, come la cipolla. Ges! esclam Cantabile. Con un calcio apr l'uscio d'uno stanzino, sempre tenendomi saldo innanzi a s. Entra, su. Tutt'e due? feci io. Spicciati.

Ma c' posto per uno soltanto. Tir fuori la pistola, me ne squadr il calcio. La vuoi questa sui denti? Una smorfia gli storse la bocca, ombreggiata dai serici mustacchi. Aveva le sopracciglia unite, come l'elsa di uno spadone. L, nell'angolo! m'ingiunse. Richiuse la porta e, ansando, cominci a spogliarsi. Mi consegn il cappotto e il cappello, bench vi fosse un attaccapanni. C'era anche un ammennicolo che non avevo mai notato prima: un affare d'ottone sulla porta, scanalato, con su inciso Cigar, un tocco di classe dei vecchi tempi. Adesso era seduto, lui, con la pistola in mano, i gomiti sulle ginocchia. Socchiuse gli occhi poi li dilat. In una situazione come questa, posso sempre estraniarmi e riflettere sulla condizione umana. Certo, voleva umiliarmi. Perch ero chevalier della Lgion d'honneur? Questo magari manco lo sapeva, per sapeva ch'ero quel che a Chicago si chiama un cervello: un uomo di cultura, dagli interessi intellettuali. Era per questo che mi toccava ascoltar quei rumori corporali e annusar quella puzza? Forse a smuovergli gli intestini era stata la voglia selvaggia, mostruosa, di spaccarmi il cranio. Son comuni, negli umani, fantasie morbose del genere. Per distrarmi, mi misi a pensare ai vari libri che avevo letto sul comportamento delle scimmie, le opere di Kohler e Yerkes e Zuckerman, di Marais sui babuini e di Schaller sui gorilla, e a tutta la gamma di nessi fra viscere e emozioni, nella famiglia degli antropoidi. Era anche possibile ch'io fossi un individuo pi limitato d'uno come Cantabile, pur con tutto il mio bagaglio di cognizioni intellettuali. Poich a me non sarebbe venuto mai in mente di sfogare in quel modo, su qualcuno, la mia collera. Ci poteva esser un segno che la sua immaginazione naturale era pi fertile della mia, pi prodiga la sua vitalit. Cos attesi tranquillo, pensando pensieri elevati, mentre lui si concentrava nello sforzo, aggrottando i sopraccigli a spadone. Era un bell'uomo, snello, dai capelli ondulati. Eran tagliati abbastanza corti, ne riuscivo a distinguere le radici, e vedevo lo scalpo contrarsi, allorch si spremeva. Il castigo che costui voleva infliggermi serviva solo a renderci pi intimi. Alla fine si alz e si pul, spian i lembi della camicia, s'allacci la cintura dalla grossa fibbia ovale, v'infil la pistola (con la sicura su, spero, pensai) e, mentre cos si rassettava i pantaloni dalla vita bassa, inserendo la rivoltella alla cintola, e abbassando al contempo col piede la levetta dello sciacquone, troppo schizzinoso per toccarla con mano, esclam: Cristo! se mi becco lo scolo in 'sto posto... Come fosse colpa mia, eventualmente. Era uno che d sempre la colpa agli altri,

con violenza avventata. Mi disse: Che schifo, sedermi su 'sto cesso. 'sti vecchiacci ci pisciano su, sul sedile. Anche questo mi veniva addebitato. Poi disse: Chi il padrone, qui? Domanda affascinante. Io, per me, non me l'ero mai chiesto. Son cos vecchi, i Bagni! Son come le Piramidi d'Egitto, come i Giardini di Assurbanipal. Sono come la legge dei vasi comunicanti, come la forza di gravit. Ma in effetti chi ne era il proprietario? Mai sentito parlare d'un padrone gli risposi. Per quel che mi risulta, forse un tale che vive nella Columbia Britannica. Non fare il furbo. Tu sei troppo paraculo. Ho solo chiesto un'informazione. Lo scoprir. Per aprire il rubinetto si serv d'un pezzo di carta igienica. Si lav le mani senza sapone, la casa non lo passava. A questo punto gli porsi di nuovo i nove biglietti da cinquanta dollari. Neppure li guard. Disse: Ho le mani bagnate. Si rifiutava d'usare la bandinella. Era - lo riconosco - schifosamente imbrattata, nera, aveva addirittura qualcosa di artistico tant'era sudicia. Gli porsi un fazzoletto, l'ignor. Non voleva che la propria rabbia si placasse. Allarg le dita, le sgrull. Disse, con tutta l'antipatia che il luogo ispirava: E questo lo chiamano un Bagno turco? Beh, i bagni veramente sono al piano di sotto. C'erano, gi da basso, due file di docce davanti alla pesante porta di legno che immetteva nella sala-vapore. C'era anche una piccola cisterna, per tuffarcisi. L'acqua non la cambiavano mai di anno in anno, ed era un perfetto habitat per coccodrilli, s'altri mai ve ne furono. Cantabile si diresse verso la tavola calda, io lo seguii. Qui si asciug le mani con tovaglioli di carta, che estraeva con rabbia dal distributore. Poi li buttava appallottolati in terra. Disse a Mickey: Ma perch non c' sapone, ai gabinetti? n asciugamani? E perch non li lavate? non li disinfettate un pochettino? Mickey era molto mite, gli rispose: Ah, no? Ci dovrebbe pensar Joe. Io lo compro, il lisoformio. Rivolto a Joe: Non ce la metti pi, la naftalina? Joe era negro e vecchio, non rispose nulla. Stava appoggiato alla poltrona da lustrascarpe, con i suoi piedestalli d'ottone come gambe capovolte, piedi rigidi, reminiscenti della mia posizione a testa in gi, nello yoga. Joe era l per rammentarci qualcosa di remoto e di grandioso, non avrebbe risposto a domande temporali. Voialtri le comprerete da me, adesso, le provviste disse Cantabile. Disinfettante, sapone liquido, asciugamani di carta, e cos via. Il nome Cantabile. Ecco qua il mio recapito, in Claybourne Avenue. Tir

fuori un portafogli di struzzo, e gett vari biglietti da visita sul bancone. Non son io il principale disse Mickey. Io ho solo la gestione del buffet. Ma lo stesso raccatt un cartoncino, con deferenza. Le sue dita erano coperte di tagliuzzi neri. Sar meglio che vi fate sentire. Riferir alla direzione. Gi al centro. Di', Mickey, feci io, chi il padrone dei Bagni? So solo che c' una Direzione, gi al centro. Da ridere, pensai, se risultasse che i Bagni appartengono alla Mafia. C' George Swiebel? domand Cantabile. No. Gli lascer un messaggio, allora. Le do un foglio di carta disse Mickey. Non occorre. Diglielo a voce, tu, che uno stronzo e un coglione. Digli che l'ho detto io. Mickey s'era infilato gli occhiali per cercare un pezzo di carta. Si volse e ci guard, attraverso le lenti, come per dire che lui stava l solo per affettare cavolfiori e cuocere braciole. Cantabile non chiese del vecchio babbo Myron, ch'era da basso a cuocersi a vapore. Uscimmo in strada. Il cielo si era fatto d'incanto sereno. Non saprei dire per se a quel quartiere si addicesse pi la foschia o il bel tempo. L'aria era fredda, la luce netta, nette le ombre che gli edifici anneriti stampavano sul marciapiede. Dissi: Allora adesso ti do quei soldi. In banconote di zecca. E cos chiudiamo l'incidente, Cantabile. Come? Cos? Ti pare tanto facile? disse Rinaldo. Beh, mi spiace. Vorrei che non fosse successo. Davvero mi rincresce. Ti rincresce! Ti rincresce per la macchina, ecco. Hai bloccato un assegno a mio nome, Citrine. Tutti ci hanno malignato. La voce s' sparsa. Credi tu che io possa permetterlo? Cantabile, chi sa... Chi sono tutti? La faccenda era poi tanto grave? Ho sbagliato... Sbagliato, brutto scimmiotto! D'accordo, sono stato uno stupido. Il tuo amico George ti dice di bloccare uno chque, e tu gli di retta. Prendi tutto per oro colato, quel che dice quello stronzo? Perch non ci ha colti sul fatto, a Emil e a me? No! t'ha convinto a te a farmi 'sto scherzo, cos lui e il beccamorto e l'affittagabbane e quegli altri salami

ora vanno spargendo la voce che Ronald Cantabile un balordo. Amico! Non potevi farla franca con 'na cosa del genere. Te ne sei reso conto? S, adesso me ne rendo conto. Non so mica, se tu ti rendi conto. Ti guardavo, giocando a poker, e non mi andavi a genio. Quand' che farai una cosa sapendo quel che fai? Scand bene queste ultime parole, me le gett in faccia con tutta veemenza. Poi afferr il cappotto, che io ancora gli reggevo: l'elegante raglan dai grossi bottoni. Circe avr avuto bottoni cos grandi, nella sua scatola da cucito. Erano molto belli, veramente, da mille e una notte. L'ultimo indumento che avevo visto simile a quello, l'avevo visto indosso al Colonnello Maccormick buon'anima. Avr avuto dodici anni, allora. La sua limousine si arrest davanti alla Torre del Tribuno, ne scesero due uomini di bassa statura. Avevano due pistole per uno in mano e s'appostarono sul marciapiede, quatti quatti. Poi usc il Colonnello dalla macchina, e aveva indosso un pastrano color tabacco, proprio come questo di Cantabile, e un cappello di feltro dalla peluria ruvida, smagliante. Il vento era teso, l'aria tersa, quel cappello luccicava come un cespo di ortiche. Secondo te, Cantabile, io non so quel che faccio? No, veh. Non sei buono neanche a trovar il tuo culo, tu, con tutt'e due le mani. Pu anche darsi che avesse ragione. Ma almeno non mettevo nessuno in croce. Non m'eran capitate, in vita mia, le stesse cose che capitano agli altri. Per qualche imperscrutabile motivo, agli altri succedono cose differenti. Quindi non sono un buon giudice dei loro timori e dei loro desideri. Conscio di ci mi rimettevo agli altri pi di quanto non fosse necessario, pratico. Mi arrendevo di fronte all'esperienza di George Swiebel sul sottobosco. Adesso mi inchinavo davanti a Cantabile. Mia unica risorsa era cercar di rammentare le mie letture di etologia, sui topi, sulle oche, gasteropodi e mosche ballerine. A che serve leggere, se poi non te ne servi nel momento del bisogno? Non chiedevo altro che un piccolo profitto mentale. Comunque, che ne faccio di questi cinquantoni? domandai. Te lo far sapere, quando sar pronto a riscuoterli disse lui. Non t'ha dato gusto, eh, veder la tua automobile ridotta cos? Una gran bella macchina dissi. E' stata proprio una vigliaccata. Le mazze che m'aveva mostrato eran senz'altro quelle usate contro la mia Mercedes e, probabilmente, c'eran altre armi improprie nella Thunderbird. Mi fece salire a bordo di questa vistosa automobile: sedili

in cuoio color sangue vivo, sterminato cruscotto. Part a tutto motore, come un adolescente fanatico, con un selvaggio stridio delle ruote. In auto ebbi di lui un'impressione un tantino diversa. Di profilo, il naso gli terminava in una specie di bulbo bianco: d'un bianco intenso, abnorme. Mi faceva pensare alla pietra di gesso, contro il nero delle narici. Gli occhi, pi grandi del normale: forse dilatati artificialmente. La bocca, larga. Con il labbro inferiore che denunciava emotivit, quel nonsoch di uno che da ragazzo si sforzasse d'apparire pi grande. Anche i suoi occhi scuri davan l'idea ch'egli aspirasse a un qualche ideale, e che il non averlo realizzato, o solo in parte, gli procurasse un violento dolore. L'ideale stesso, pensai, era forse doloroso. Sei tu o tuo cugino che ha fatto la guerra nel Vietnam? Stavamo marciando in direzione est, per Division Street. Lui teneva il volante con entrambe le mani come fosse un martello pneumatico per disselciare la strada. Che! Emil sotto le armi? No, lui no. Riformato, quasi un minorato mentale. No, no. L'unica battaglia cui Emil ha preso parte sono stati i tafferugli del #'fh, davanti all'albergo Hilton. L'hanno beccato, ma non sapeva manco da che parte stesse. No, io sono reduce dal Vietnam. I miei m'avevano mandato a un fetente collegio cattolico a Saint Louis, come gi t'ho accennato mi pare, ma scappai per arruolarmi. E' stato diverso tempo fa. Hai combattuto? Te lo dir, quello che vuoi sentire. Rubai un'autobotte di benzina, col rimorchio e tutto, e la vendetti al mercato nero. Mi beccarono, ma i miei mi levarono dai pasticci. Con l'aiuto del senatore Dirksen. Restai solo otto mesi in prigione. Aveva dunque la fedina sporca. Desiderava farmi sapere che era un vero Cantabile, lui, come quelli del Venti, e non gi semplicemente uno zio Moochy. Era stato in carcere militare: aveva il suo bravo pedigree criminale e era in grado di incutere paura, grazie alle sue credenziali. Inoltre, i Cantabile erano evidentemente in un giro di racket minori, come si poteva dedurre da quel commercio di articoli sanitari in Claybourne Avenue. Forse avevano anche un negozietto o due di cambiavalute: attivit consueta a ex rackettieri di mezza tacca. Oppure si occupavano di disinfestazioni, altro campo d'azione di costoro. In ogni caso, egli apparteneva a un girone secondario, questo era ovvio. Forse a nessun girone. Da buon chicaghese, ho un sesto senso per certe cose. Un vero pezzo grosso li assolda, i picchiatori. Nessun Vito Longobardi porterebbe con s mazze da baseball. Un

Longobardi va in vacanza in Svizzera. I suoi cani viaggiano in prima classe anche loro. Da decenni nessun Longobardi prende parte, di persona, a atti di violenza. No: quell'irrequieto affannato animapersa, quel Cantabile era fuori e cercava d'entrar dentro. Era un entrepreneur di quelli che, ogni tanto, se ne trova qualcuno in una fogna, in stato d'avanzata decomposizione. Altri, di questo stesso tipo, vengon trovati nei portabagagli di auto abbandonate in un parcheggio presso l'aeroporto. Con un macigno, per contrappeso, nel motore. Deliberatamente, al primo incrocio, Rinaldo pass col rosso. A momenti speronava una macchina, e altre ne spavent. Era elegante, ostentato. I sedili rivestiti di cuoio erano cos comodi, cos soffici, cos vermigli! Portava guanti da cavallerizzo. Si immise in una superstrada, rombando su per la rampa, s'inser nella fitta colonna di traffico. Frenate secche alle nostre spalle. Musica rock alla radio. E riconobbi il profumo di Cantabile: marca Canoe. Una volta ne avevo ricevuto una boccetta, per Natale, da una cieca a nome Muriel. Nello squallido cesso dei Bagni - lui con le brache calate, io a pensare alle scimmie di Zuckerman - m'era parso chiaro come, a esser in gioco, fosse il talento plastico e istrionesco della creatura umana. In altre parole: ero coinvolto in una messinscena. Non avrebbe giovato molto, tuttavia, al lustro dei Cantabile, s'egli avesse sul serio premuto il grilletto di quella pistola. Anzi, ci lo avrebbe reso pi che mai somigliante allo zio pazzo che aveva fatto cader la famiglia in disgrazia. Qui sta il punto, pensai. Avevo paura di Cantabile? Non proprio. Non so che cosa pensasse lui, ma quel che pensavo io m'era chiaro. Assorto in pensieri sull'essenza dell'essere umano, lo seguivo docilmente. Mi avr preso per un uomo passivo. Ma non era cos. Ero un uomo attivo altrove. Durante il poker, avevo intravisto gi qualcosa di questo Cantabile, avevo avuto una specie di visione. Certo ero brillo, se non ubriaco addirittura, ma gli intravidi l'anima, un lembo del suo spirito, oltre e al di l di lui. Sicch quando Cantabile si mise a gridare e a minacciare, io non m'offesi, non mi sentii leso nell'orgoglio, non esclamai: Nessuno ha mai trattato Charlie Citrine in questo modo, vado alla polizia - e cos di seguito. No, la polizia non poteva far nulla per me. Cantabile aveva prodotto, su di me, una forte e singolare impressione. Cos' un essere umano? Su ci ho sempre avuto idee bizzarre. Non occorreva che avessi visitato il paese dei cavalli sapienti come Gulliver, il mio concetto dell'umanit era gi strano abbastanza, senza

viaggi. Anzi, se viaggiavo non era alla ricerca di bizzarrie forestiere, ma per sfuggire a quelle casalinghe. M'attraevano anche i filosofi idealisti poich ero perfettamente sicuro che il mondo non poteva essere questo e basta. Trovava conferma in Platone, nel suo Mito di Er, la mia sensazione che questa non fosse la mia prima esperienza sulla terra. C'eravamo gi stati, tutti quanti, e ben presto ci saremmo tornati. Altri luoghi non ci sono. Forse un uomo come me era rinato difettoso. Si suppone che l'anima oblii tutto quando torna sulla terra. Era possibile che, in me, l'oblio fosse invece imperfetto. Mai stato un platonico integrale. Mai creduto che uno si reincarni in un pesce o in un uccello. Nessun'anima un tempo umana oggi incarcerata in un ragno. Nel mio caso (non rarissimo, direi) non fu forse completa l'amnesia dello stato puramente spirituale: quindi a me sembra anormale questa nostra condizione di reincarnati, quindi fin dalla tenera et mi stupisce che gli occhi si muovano, che il naso respiri, la pelle sudi, i peli crescano, e cos via, e trovo comico tutto ci. Il che a volte non manca di offendere coloro che son nati completamente dimentichi della loro immortalit. Ci m'induce a ricordare, e rivelare, quel che accadde in una splendida giornata di primavera. Un meriggio pieno di meravigliose nuvole, grandi nuvole silenti in forma di tori, leviatani e dragoni. Siamo a Appleton, nel Wisconsin, e io sono un giovanotto in piedi su una cassa, che tento di sbirciare dentro la camera da letto dove nacqui nel 1918. Probabilmente, ero anche stato concepito l, avendo ricevuto dalla divina sapienza l'ordine di tornare alla vita sotto determinate spoglie (C' Citrine, Premio Pulitzer, Lgion d'Onore, padre di Lish e Mary, marito di A, amante di B, persona seria, macchietta). Perch stava costui arrampicato sopra quella cassa, parzialmente celato dalle fronde di un lill in fiore? E senza aver chiesto il permesso alla padrona di casa? Veramente, avevo bussato alla porta, senza ottenere risposta. E d'un tratto ecco il marito alle mie spalle. Era il gestore d'una pompa di benzina. Gli dissi chi ero. Dapprincipio si mostr molto duro. Gli spiegai che ero nato proprio l, feci il nome di alcuni vicini. Conosceva i Saunders? Anzi, eran suoi cugini. Ci mi salv dal venir preso a pugni come guardone. Non potevo mica dirgli: Son salito su questa cassetta, fra questi lill, per cercar di risolvere l'enigma dell'uomo, e non gi per vedere quella cicciona di sua moglie in mutande. Questo era quel che in effetti avevo visto. La nascita dolore (un dolore che pu esser poi lenito o cancellato) ma nella stanza dove io ero nato scorsi, con mio dolore, una donna grassa e vecchia in

mutande. Con notevole presenza di spirito, essa finse di non avermi visto, e s'ecliss: and a telefonare al marito. Questi accorse, m'agguant. M'insudici, con le mani unte, un bellissimo vestito grigio: ero all'apice del mio periodo elegante. Gli spiegai tuttavia che ero a Appleton per preparare un articolo su Harry Houdini - il mago mio concittadino, come ho gi ossessivamente menzionato - e che d'un tratto m'era presa la voglia di guardar dentro la stanza dov'ero nato. Dove, per, ha visto nuda la mia signora. Non se l'ebbe tanto a male. Credo che mi capisse. Queste cose dello spirito si comprendono d'istinto. Tranne, s'intende, da coloro che stanno asserragliati nei loro fortilizi: avversari allenati ad opporsi a ci che tutti quanti, nascendo, sappiamo. Non appena vidi Rinaldo Cantabile, seduto a quel tavolo in casa di George Swiebel, sentii che fra noi esisteva un qualche nesso naturale. Mi condusse al Playboy Club. Ne era socio. Affid la sua superauto quel Bechstein delle automobili - al guardiano del parcheggio. La coniglietta del guardaroba lo conosceva. Dal suo contegno, cominciai a capire che il mio compito, l, era quello di espiare e offrir pubbliche scuse. I Cantabile erano stati sfidati. Forse il consiglio di famiglia aveva ingiunto a Rinaldo di riparare al danno arrecato al loro buon cattivo nome. Era faccenda che portava via un'intera giornata. E io avevo tante cose da fare, gi tanti grattacapi per mio conto. Avrei potuto chiedere al destino un po' di requie. Adducendo validi motivi. Sono qui quelle persone? Le gett il soprabito. Anch'io consegnai il mio. Entrammo nella semioscurit, opulenta e ovattata, della salabar, dove bottiglie lustreggiavano e sensuali forme femminili si muovevano in una luce ambrata. Mi prese per un braccio, mi condusse all'ascensore. Salimmo all'ultimo piano. Mi disse: Ora vedremo certe persone. Quand'io ti faccio un segno, mi di quei soldi e mi chiedi scusa. Ci accostammo a un tavolo. Bill, ti presento Charlie Citrine disse Ronald, a questo Bill. E Bill, presa l'imbeccata: Ehi, Mike, questi Ronald Cantabile. Quindi i soliti convenevoli: come va, accomodatevi, che bevete. Bill non lo conoscevo, ma Mike era Mike Schneiderman, il cronista mondano. Grande e grosso, robusto abbronzato cupo stanco, aveva i capelli a zazzera, gemelli enormi, cravatta di broccato maldestramente

annodata. Aveva un'aria altezzosa, sgualcita e sorniona, come certi indiani dell'Oklahoma arricchiti col petrolio. Stava sorseggiando un old fashioned, (3) sigaro in mano. Il suo lavoro consisteva nel sedere con la gente al caff, in trattoria. Un lavoro troppo sedentario, pel mio volubile carattere, n capivo come lo si potesse fare. Ma del resto non capisco neanche il lavoro d'ufficio, io, i vari impieghi a orario fisso, e simili occupazioni tutte tran-tran. Molti americani si dicono artisti, per il semplice fatto che non sopportano questo genere di routine. Di ci avevo discusso varie volte con Von Humboldt Fleisher, e ultimamente anche con Gumbein, il critico d'arte. Il compito di seder con la gente per apprendere cosa ci fosse di interessante non sembrava andar a genio allo stesso Schneiderman, neppure. In certi momenti aveva un'aria vacua, pareva malato addirittura. Mi conosceva. Ero stato ospite del suo programma televisivo, una volta. Mi disse: Salve, Citrine. Poi, a Bill: Non lo conosci? Il nostro Charlie una persona celebre che vive a Chicago in incognito. Cominciavo ad apprezzare quel che aveva combinato Rinaldo. Si era dato un gran disturbo per organizzare quell'incontro casuale, aveva dovuto tirare molti fili. Forse Bill, per ricambiare qualche favore ricevuto dai Cantabile, aveva accondisceso a fornire Mike Schneiderman, il grosso giornalista. Il gioco dei favori e controfavori, e relativa contabilit, doveva esser molto complicato. E si vedeva che Bill non era troppo contento. Bill aveva un aspetto da Cosa Nostra. Il suo naso aveva un nonsoch di corrotto: terminava a uncino, era possente e insieme vulnerabile. Un naso immondo. In un altro contesto, avrei potuto scambiarlo per un violinista che, disgustato dalla musica, si fosse messo nel ramo liquori. Era appena rientrato da Acapulco, era abbronzato, ma non dava l'idea della salute, n del benessere. Di Rinaldo non glien'importava. Anzi, sembrava disprezzarlo. La mia simpatia in quel momento andava tutta a Cantabile. Questi aveva tentato di organizzare un incontro molto bello e animato, degno del Rinascimento, e io solo l'apprezzavo. Cantabile sperava di insinuarsi nella rubrica mondana di Mike. Mike, naturalmente, c'era abituato. Gli aspiranti a tale onore gli facevano la corte, e sospetto che ci fossero notevoli intrallazzi, dietro, molti do ut des. Tu passavi a Mike un pettegolezzo interessante, e lui ti stampava il nome in grassetto. La coniglietta che venne a prendere l'ordinazione era stupenda, fino al collo. Dal mento in su, angoscia commerciale. La

mia attenzione era divisa fra la morbida massa del suo seno e l'espressione di angustie economiche sul suo viso. Ci trovavamo in uno degli angoli pi suggestivi di Chicago. Il mio sguardo indugiava sullo scenario. La vista sul lago era stupenda. Lo conoscevo bene, l'effetto che faceva la lucente litoranea lungo l'aurea vacuit del Lago Michigan. L'uomo ha vinto il vuoto di questa terra. Ma il vuoto gli ha inflitto a sua volta alcune sconfitte. E l noi sedevamo in mezzo alle lusinghe della ricchezza e del potere, con belle fanciulle e liquori e vestiti su misura, e uomini ingioiellati e profumati. Schneiderman attendeva, sornione e scettico, qualche indiscrezione utile per la sua rubrica. Nel giusto contesto, io faccio notizia. Fa impressione alla gente di Chicago ch'io sia preso, altrove, sul serio. Tante volte sono stato invitato a cocktail party da persone in ascesa con ambizioni culturali e, l, ho provato che vuol dire essere un simbolo. Diverse signore esclamavano: Non pu essere lei, Charles Citrine! A tanti padroni di casa fa piacere il contrasto ch'io offro. Insomma, ho l'aria d'uno che ragiona intensamente ma non fino in fondo. La mia faccia non si intona alle loro sagaci facce urbane. E sono le signore soprattutto a non riuscire a celar la loro delusione quando vedono com' fatto, in realt, il famoso Citrine. Ci furono servite le consumazioni. Io bevvi il mio whisky d'un fiato e, espansivo come sono, mi misi a ridere. Nessuno mi fe' eco. Billy il Brutto mi fa: Che c' di buffo? E io: Ecco, mi sono ricordato che ho imparato a nuotare proprio qui sotto, prima che fabbricassero questi grattacieli, orgoglio architettonico di Chicago. Allora era la Costa d'Oro, e ci venivamo in tram, qui, dai quartieri poveri. Il capolinea era lontano, ai Wells. Io mi portavo un'incartata di panini, tutta unta. Mia madre m'aveva comprato, a una liquidazione, un costume da bagno da femmina. Aveva un gonnellino con il bordo iridato. Mi vergognavo. Cercai di tingerlo con l'inchiostro di china. Le guardie ci pigliavano a scoppole, perch attraversassimo in fretta la strada. E adesso eccomi quass, a bere whisky... Cantabile mi diede una pedata sotto il tavolo, stampando sul mio pantalone l'impronta della scarpa. Alz le sopracciglia, corrugando la fronte fin addentro allo scalpo. Il naso gli s'era fatto cereo. Allora dissi: A proposito, Ronald... E tirai fuori i soldi. Ti devo del denaro. Quale denaro?

Quello che m'hai vinto a poker... Tempo addietro. Mi sa che te n'eri scordato. Quattrocentocinquanta dollari. Non so manco di che parli. Quale poker? Non ricordi? A casa di George Swiebel. Da quando in qua, voi uomini di penna, giocate a poker? domand Mike Schneiderman. Perch? Anche noi abbiamo il nostro lato umano. A poker si sempre giocato alla Casa Bianca. Rispettabilissimo. Il presidente Harding ci giocava. E anche ai tempi del New Deal. Morgenthau, Roosevelt e cos via. Direi che lei viene dal West Side di Chicago disse Bill. Ho fatto le elementari alla Chopin gli risposi. Metti via quei soldi, Charlie disse Cantabile. Siam qui per bere, mica per affari. Mi paghi poi. Perch non adesso, giacch ci siamo? Come dicevo, la cosa m'era completamente sfuggita di mente. L'altra notte mi sveglio di soprassalto e mi fo: Ho dimenticato di saldare quel debito di gioco con Rinaldo. Mannaggia, mi sarei tirato un colpo! Cantabile esclam, violentemente: Va bene, Charlie, va bene. Arraff i soldi e, senza contarli, se li ficc in tasca. Mi guard irritatissimo, uno sguardo di fuoco. Ma perch? Non riuscivo a spiegarmelo. Sapevo solo che Schneiderman pu metterti sul giornale, e se il tuo nome sul giornale tu non sei vissuto invano. Non sei pi semplicemente un bipede, visto in giro per brev'ora per Clark Street, a insozzar l'eternit con atti osceni e pensieri turpi. No, tu diventi... Che fai di bello, Charlie, di questi giorni? disse Mike Schneiderman. Stai scrivendo un'altra commedia? O magari un film? Sai, soggiunse, rivolto a Bill, Charlie un uomo famoso. Ne hanno tratto un grosso film, da un suo lavoro teatrale. Ha scritto un fracco di libri. Ho avuto un momento di gloria, a Broadway dissi Non riuscir mai a fare il bis, perch provarci? Adesso mi ricordo. Ho sentito che lei sta per pubblicare una rivista, roba d'alto bordo. Quand' che esce il primo numero? La far un po' di fanfara. Ma Cantabile mi guard brutto e disse: Dobbiamo andare adesso. Ti telefono, Mike, non appena ho qualcosa per te. Che ti possa servire soggiunsi, con un cenno significativo verso Cantabile. Ma questi se ne stava gi andando. Lo raggiunsi in ascensore. Ma che cazzo t' preso? mi fa.

Non vedo cos'abbia detto di male. Hai detto che a momenti ti saresti sparato. E sai bene, brutto scemo, che il cognato di Mike Schneiderman s' sparato sul serio, un paio di mesi fa. Ma no! L'avrai letto senz'altro sui giornali. Ha fatto un gran scalpore la faccenda di quei titoli fasulli, di quelle obbligazioni false che lui aveva dato in garanzia. Oh, quello... Goldhammer, vuoi dire. Il tizio che si stampava da solo i certificati, il falsario! Oh, non far finta che non lo sapevi! L'hai fatto apposta! sbott Cantabile. Per sputtanarmi, per mandar tutto all'aria. Ma no, ti giuro di no. Mi sarei tirato un colpo, perbacco, un modo di dire, un comunissimo modo di dire. Non in questo caso disse lui, digrignando. Lo sapevi! lo sapevi che il cognato s' sparato! Non l'avevo presente. Sar stato un lapsus freudiano. Del tutto non volendo. Tu ci tieni a passare per tonto. Ci scommetto che non sai chi era l'altro, il nasone. Bill? S, Bill, s. Bill Bill Lakin, il banchiere incriminato con Goldhammer. Per aver accettato quei titoli falsi. Perch dovrebbe esserci andato di mezzo? Se Goldhammer l'ha fregato... Ma non leggi i giornali o non capisci quello che c' scritto? Ha comprato certe azioni Lekatride, quello l, da Goldhammer, a un dollaro l'una, quando stavano a sei, in borsa. E neanche di Kerner hai sentito? Di tutti questi processi, tutti questi gran giur? Ah, ma a te non te ne frega niente delle cose per cui gli altri s'ammazzano. Tu ne provi disgusto. Arrogante, ecco quello che sei. Tu, Citrine, ci disprezzi, a noialtri. Noialtri chi? Noi persone di mondo... Il suo tono era selvaggio. Non era il momento di mettersi a discutere. Io dovevo rispettarlo e temerlo. L'avrei provocato, a non mostrarmi pieno di spavento. Non m'avrebbe magari sparato, ma di botte potevo buscarne, altroch, e fors'anche una frattura, qualche osso rotto. Uscendo dal Playboy Club, mi riconsegn quei soldi.

Si ripete la scena? domandai. Non mi degn di risposta. Stavo l, torvo, sporgendo il collo, aspettando la sua Thunderbird. Fui di nuovo costretto a salirvi. La mta successiva, il Grattacielo Hancock. Salimmo al sessantesimo piano, o al settantesimo. Entrammo in un appartamento, che per aveva anche l'aria d'un ufficio. Era ammobiliato molto scenograficamente: oggetti d'arte appesi alle pareti, forme geometriche, quadri alla trompe l'oeil che tanto intrigan gli uomini d'affari. Essi sono facili prede per i rackettieri d'arte. Il signore che abitava in quella casa era anziano, indossava una giacca sportiva marrone, filettata d'oro, e una camicia a righe sul ventre da sileno. I capelli canuti erano appiccicati al cranio magro. Larghe, le macchie di fegato sulle sue mani. Intorno agli occhi e al naso aveva un nonsoch di poco sano. Quando si sedette su un divanetto che, a giudicar da come sprofond, era imbottito di piume, allung i piedi, in babbucce di coccodrillo, sul folto tappeto color avorio. La pressione del ventre di risalto alla forma del suo fallo sulla coscia. Lungo naso, labbro pendulo e bargigli s'associavano a tutto quel velluto, al tweed filettato d'oro, al raso, al damasco, alla pelle di coccodrillo, ai trompe l'oeil. Dai discorsi arguii che il suo ramo era la gioielleria e che lui trafficava con la mala. Forse era un ricettatore, chiss. Rinaldo Cantabile desiderava un braccialetto per sua moglie, in occasione del loro anniversario. Un valletto giapponese serv da bere. Non sono un gran bevitore, ma quel giorno avevo voglia di whisky, ne ingollai una doppia misura. Dall'alto del grattacielo si contemplava Chicago ormai prossima al tramonto. Il sole decembrino spargeva una cenciosa luce rossiccia sopra le forme oscure della citt, sopra i rami del fiume, sopra le nere travature dei ponti. Il lago, d'oro argento e ametista, era pronto per la sua coltre invernale di ghiaccio. Mi venne pensato che, se Socrate aveva ragione - a dir che non c' nulla da imparare dagli alberi, solo la gente che incontri per strada pu insegnarti qualcosa su te stesso - allora io dovevo essere fesso, a divagar sul panorama anzich ascoltare i discorsi dei miei simili. Pu darsi che i miei simili mi stomacassero. Per trovar sollievo dal disagio e dallo scoramento ragionavo sull'acqua. Socrate m'avrebbe dato un basso voto. Ma io ero pi dalla parte di Words-worth, evidentemente: alberi, fiori, fiumi. Ma architettura, ingegneria, elettricit, tecnologia mi avevano portato lass, al sessantaquattresimo piano. La Scandinavia m'aveva messo in mano quel bicchiere, la Scozia l'aveva riempito di scotch, e io sedevo l a rammentare certi fatti meravigliosi sul sole: per esempio, che la luce d'altre stelle,

quando entra nel campo gravitazionale del sole, deve piegarsi. Il sole indossa uno scialle fatto di questa luce universale. Cos aveva predetto Einstein, seduto a tavolino a meditare. E le osservazioni condotte da Arthur Eddington durante un'eclisse solare, poi lo dimostrarono. Trovare prima di cercare. Frattanto il telefono squillava di continuo, e erano tutte interurbane. Chiamavano da Las Vegas, Los Angeles, Miami, New York. Faccia un salto da Tiffany, e veda un po' a quanto sta un articolo del genere diceva il nostro ospite. Poi l'udii parlare di gioielli d'un principe indiano, una grossa partita per la quale si stava organizzando un'asta. Durante una pausa, mentre Cantabile osservava un campionario di diamanti (osceni, a mio avviso) il vecchio signore si rivolse a me. Mi chiese: Io l'ho vista da qualche parte, o sbaglio? Alla piscina del Circolo Cittadino, direi. Ah, s, certo. Lei e il suo amico, l'avvocato. Gran parlatore. Szathmar? Alec Szathmar. Carezzando diamanti e senza alzare gli occhi da quell'abbacinio, Cantabile disse: Lo conosco quel figlio d'un cane di Szathmar. Dice ch' un tuo vecchio amico, Charlie. Vero dissi. Andavamo a scuola insieme. E anche con George Swiebel. All'et della pietra sar stato disse Cantabile. S, s, avevo incontrato quel vecchio signore al Circolo, al bagno chimico precisamente: una piscina a vortice, gorgogliante, dove la gente siede a sudare, a parlare di sport, di tasse, programmi televisivi, novit letterarie di successo, o senn di Acapulco e dei conti bancari cifrati nelle isole Cayman. Non so, pu darsi che il vecchio ricettatore avesse a sua disposizione una di quelle malfamate cabaas presso la piscina, dove giovani ragazze venivano invitate per la siesta. Eran scoppiati scandali, c'eran state proteste, al riguardo. Quel che avvenisse dietro le tendine, nelle cabaas, non era affar altrui, naturalmente, ma qualcuno dei vegliardi, esibizionista, era stato visto carezzare la sua pupa sul terrazzo. Uno anzi si era tolto la dentiera per fare lingua in bocca con la bella. Avevo letto un'interessante lettera al direttore, sulla Tribune, in proposito. Una professoressa di storia in pensione che abitava nei paraggi diceva, in quella lettera, che Tiberio - faceva sfoggio di cultura, la Nostra - Tiberio nelle grotte di Capri non aveva nulla da

invidiare a quei grotteschi libertini. Ma a costoro non importa un fico secco (a questi rackettieri e politicanti e intrallazzatori) di indignate insegnanti e di allusioni classiche. Se sono andati a vedere il Satyricon di Fellini, l'hanno fatto per accrescere il loro bagaglio di nozioni sul sesso, non gi per studiare la Roma imperiale. Io stesso avevo visto qualcuno di quei vegliardi dalle pance di ragno, nel solario, carezzare le tette di mignotte minorenni. Arguii che il valletto giapponese fosse anche un esperto di jud o karat, come nei film di 007, poich c'eran tanti oggetti preziosi in casa. Quando Rinaldo chiese di vedere altri orologi, il tizio gliene mostr una dozzina, piatti come ostie. Saran stati, o no, di provenienza furtiva? Ormai la mia immaginazione era sbrigliata e non potevo farci affidamento. Ero eccitato - l'ammetto - da quel sentore di criminalit. Cresceva in me la voglia di ridere: e questo sempre un segno che la mia passione per il sensazionale, la mia brama americana, chicaghese (e individuale anche) per gli stimoli forti, le cose estreme e le incongruit, era stata stuzzicata. So che il furto molto in auge a Chicago, specie se estroso. Dicono che, se conosci uno di questi tipi superricchi alla Fagin, (4) puoi aver articoli di lusso a met prezzo. Il taccheggio viene eseguito da tossicomani, pagati in eroina. Quanto alla polizia, si dice che riceva mazzette. Cos sconsigliano i negozianti dal fare troppo chiasso. Eppoi c' l'assicurazione. Eppoi c' la deduzione per perdite subite, dalla dichiarazione dei redditi. Se uno vive a Chicago, trova facile prestar fede a codeste storie di corruttela. Anzi, soddisfano un certo bisogno. E sono in armonia con l'idea che a Chicago ci si fa della societ. L'ingenuit qualcosa che qui non ti puoi permettere. Capo per capo, allora, cercai di valutare quel che Cantabile aveva indosso - soprabito, cappello, vestito, stivaletti (di vitello, forse feto di vitello) e guanti da cavallerizzo - e, sedendo sul soffice divano con il mio whisky al ghiaccio, feci uno sforzo per immaginare come avesse ottenuto quegli articoli, non direttamente dai negozi di alta moda Field's, Saks alla Quinta Avenue, Abercrombie and Fitch - ma per chiss quali altre vie. Comunque, da quello che potevo giudicare, il vecchio ricettatore non pigliava Rinaldo troppo sul serio. Innamoratosi d'un orologio, Rinaldo se lo mise su e lanci quello vecchio al giapponese, che l'afferr al volo. Ecco giunto il momento pensai - di recitare la mia particina. Allora dissi: Oh, a proposito, Ronald, io ti devo dei soldi. Soldi di che? fa lui.

Quelli che ho perso a poker, a casa di George Swiebel. Te n'eri scordato, mi sa. Oh, Swiebel lo conosco, quel tale tutto muscoli disse il vecchio signore. Molto di compagnia. E cucina una squisita bouillabaisse, questo glielo concedo. Ho coinvolto io Ronald e suo cugino Emil in quel pokerino dissi. E' stata colpa mia. Ma comunque Ronald ci ha puliti. E' un asso a poker. Alla fine mi trovai alleggerito di un seicento dollari. Ma ha dovuto farmi credito... Ho il denaro con me, ora, Ronald, e sar meglio che te lo dia, prima che ce ne scordiamo. Va bene. Di nuovo Cantabile ficc quelle banconote in tasca senza contarle. La sua recitazione era molto migliore della mia, con tutto che facessi del mio meglio. Lui per si trovava dalla parte lesa: esser arrabbiato era suo diritto, e questo era non piccolo vantaggio. Usciti che fummo gli domandai: Non andata bene? Bene... s! bene! mi rispose, con asprezza. Non intendeva mollarmi, era chiaro. Non ancora. Il vecchio pellicano ora passer la voce, che t'ho pagato. Non quello che volevi? Soggiunsi, quasi fra me: Chiss chi confeziona pantaloni come quelli che aveva il vecchietto. La pattuella sar stata lunga un metro. Ma Cantabile badava ad attizzare la sua collera. Cristo! esclam. Non mi piaceva come mi guardava, sotto quei sopraccigli a elsa di spada. Bene, adesso siamo pari. Prendo un tass... M'agguant per una manica. No, tu aspetti. Non sapevo che fare. Dopotutto, lui aveva una pistola. Avevo spesso pensato di munirmi anch'io di un'arma, dato che Chicago quella che . Ma non son mai riuscito a ottenere un porto d'armi. Cantabile ne faceva a meno, e andava in giro con la pistola. Questo era un indice della differenza fra me e lui. Dio solo sa quali conseguenze potevano derivarne. Non ti stai divertendo? mi disse Cantabile, e sogghign. Tentai di buttarla in ridere, ma non ci riuscii. Ci si mise di mezzo il globus hystericus. Avevo la gola secca. Sali su, Charlie. Eccomi di nuovo sprofondato in quel sedile cremisi (il morbido cuoio fragrante mi rammentava il sangue, sangue vivo) a trafficare con la cintura di sicurezza. Non si trovano mai, quelle dannate fibbie.

Lascia perdere, mica andiamo lontano. Ci mi diede un tantino di sollievo. Filavamo sul Michigan Boulevard, verso sud. Ci fermammo davanti a un grattacielo in costruzione: un tronco senza testa che saliva verso il cielo, costellato di luci. Ormai le prime ombre della sera s'assiepavano, con rapidit decembrina, mentre a ponente il sole, come una volpe infreddolita e ispida, si rintanava sotto l'orizzonte. Non restava che uno sbaffo scarlatto. Lo scorgevo di tra i pilastri della Soprelevata. Via via che la formidabile travata del grattacielo incompiuto anneriva, il vuoto interno si riempiva di migliaia di puntini luminosi che parevano le bollicine dello spumante. L'edificio, una volta completo, non sarebbe mai stato cos bello. Scendemmo dalla macchina, ne sbattemmo gli sportelli, seguii Cantabile su un ponte di tavole. Lui sembrava conoscere la strada. Forse aveva clienti fra i muratori. Forse era nel giro dell'usura. Ma allora, se fosse stato uno strozzino, non si sarebbe azzardato a andar l col buio, a rischio che uno di quei tipi duri lo spingesse nel vuoto. Quella gente che non scherza, temerari. Bevono e spendono temerariamente. Mi piace come questi operai d'alta quota scrivono il nome delle loro fiamme su travi inaccessibili. Dal basso leggi Diana oppure Susan. Scommetto che la domenica le portano a mirare il loro omaggio cavalleresco, lass a trecento metri. Ogni tanto uno di loro precipita gi. Comunque, Cantabile aveva con s due caschi da muratore. Ce li mettemmo. Tutto era predisposto. Mi disse ch'era parente d'un capomastro. Accenn anche al fatto che aveva degli affari, l intorno. Aveva agganci con l'appaltatore e con l'architetto, disse. Mi disse un mucchio di cose, una dietro l'altra, senza darmi il tempo di vagliarle. E intanto salivamo su, su, su con l'enorme ascensore. Come descrivere i miei sentimenti? Paura, brivido, ammirazione, gioia... S, ammiravo la sua ingegnosit. Mi sembrava per che ora andassimo tropp'oltre, troppo su. Dove eravamo? Quale bottone aveva pigiato? Di giorno, m'ero spesso soffermato a contemplare queste eccelse gru dei cantieri edili, simili a mntidi, con le punte dipinte d'arancione. Le lampadine, che da basso sembravano fittissime, erano invece sparse qua e l. Non so fino a che piano salimmo, ma era assai in alto. La luce era soltanto quella che il crepuscolo avanzato dispensava, gelida e fosca, falsa, mentre il vento sibilava fra i tralicci rugginosi, color piaga, e sbatteva i canovacci appesi. Verso est, l'acqua violentemente rigida del lago s'estendeva come un freddo parterre di cemento, e dalla parte opposta si scorgeva un'effusa congerie di colori

moribondi, estremo contributo dei veleni industriali alla bellezza della sera chicaghese. Uscimmo dall'ascensore. Una decina di muratori che l'aspettavano vi s'infilarono immediatamente. Volevo gridar loro: Aspettate! Scesero, lasciando noi nel nulla. Forse Cantabile sapeva dove andare, ma io non avevo fiducia in lui. Era capace di qualsiasi inganno. Vieni mi disse. Lo seguii, ma procedevo lentamente. Lui si ferm per aspettarmi. C'eran pochi ripari lass, al cinquantesimo o sessantesimo piano, contro il vento che tirava gagliardo. Mi colavano gli occhi. Mi aggrappai a un pilastro. E lui: Cammina, nonno. Avanti, bloccachque! Ho le suole di cuoio dissi. Sdrucciolo. Non fare il fifone! No, sul serio. Abbracciato al pilone, non volli pi muovermi. In effetti, l'avevo accontentato gi abbastanza. Adesso, mi disse, ti faccio vedere quanto me ne frega a me dei tuoi soldi. Lo vedi questo? Mi mostr una banconota da cinquanta. Appoggiato con la schiena a un montante d'acciaio, si sfil i guanti da cavallerizzo, cominci a ripiegare la banconota. L per l non capii, poi m'accorsi che stava facendone un aeroplanino. Lo prese fra due dita e, rimboccatosi la manica a raglan, gli diede il volo. Lo guardai volteggiare fra le lampadine appese, sospinto dal vento, gi gi, nella voragine metallica, via via pi buia. Sul Michigan Boulevard avevano gi messo su gli addobbi natalizi, globi di vetro colorato appesi da un albero all'altro. Sembravano cellule viste al microscopio. La mia preoccupazione era come ridiscendere. I giornali non gli dnno risalto, ma un sacco di gente muore precipitando. Per quanta paura e rabbia provassi, la mia anima amante di sensazioni era anche gratificata. Ce ne voleva troppo, lo sapevo, per far contento me. La soglia della gratificazione era ormai troppo elevata, nel mio animo. Bisognava abbassarla. Cos non andava. Lo sapevo: bisognava cambiare ogni cosa. Lui lanci altri cinquantoni. Aeroplanini di carta. Origami: cos i giapponesi (ah, la mia mente filologica che non rinuncia alla sua pedanteria! la mia mente infaticabile lessicografa!) chiamano l'arte di ripiegar la carta. L'anno scorso si era tenuto, mi pare, un congresso mondiale di maniaci degli aerei di carta. S, l'anno scorso. Un hobby da matematici e ingegneri. Gli alianti di Cantabile volavan via come fringuelli, come rondini e farfalle, tutti recanti l'effige di Ulysses Grant: a portare un po' di fortuna, nel crepuscolo, ai passanti laggi sulla via.

Gli ultimi due li tengo disse Cantabile. Per pagarci una cena, e da bere, a me e a te. Se torno gi vivo. Te la sei cavata bene. Allora, dietrofront. Avanti tu. Questi tacchi di cuoio sono traditori. L'altro giorno sono scivolato su un pezzo di carta oleata. Sar meglio che mi tolga le scarpe. Non dire fesserie. Cammina in punta di piedi. Non fosse stata l'attrazione del vuoto, il passaggio era pi che adeguato. M'inoltrai pian piano, lottando contro la paralisi dei polpacci e delle cosce. La mia faccia sudava pi in fretta di quanto il vento non l'asciugasse, quando abbrancai l'ultimo pilone. Cantabile mi aveva tallonato, anche troppo da presso. Altri muratori in attesa dell'ascensore dovettero scambiarci per gente del sindacato o uomini dell'architetto. Era notte ormai e l'emisfero gelava fino al Golfo del Messico. Ridiscesi che fummo, sprofondai sul sedile della Thunderbird. Mi tolse lui il casco. Sblocc lo sterzo, avvi il motore. Adesso, sul serio, poteva anche lasciarmi andare. Gli avevo dato abbastanza soddisfazione. Ma era di nuovo lanciato, a tutta birra, verso il prossimo semaforo. Io tenevo la testa arrovesciata come quando perdi sangue dal naso. Non sapevo dove fossimo. Senti, Rinaldo gli dissi. Ti sei tolto ogni sfizio. M'hai fracassato l'auto, m'hai rimenato tutto il giorno di qua e di l, ora m'hai anche messo uno spaghetto che non me lo scordo pi. Va bene, non era per via dei soldi. Ora buttiamo il resto in un tombino e, amen, lasciami andar a casa. Ne hai avuto abbastanza, eh? E' stata una giornata di espiazione. Li conosci meglio adesso i... i comesichiamano, no? Ho imparato qualche nuova parola, da te, giocando a poker. A chi alludi? Ai proletari disse lui. Lump... Lumpenproletariat. Ci tenesti una piccola lezione su Marx. Mio dio, mi sono proprio sbottonato. Che m'era preso? Volevi mescolarti con la feccia, coi criminali. Giro turistico dei bassifondi. E ti sei divertito un mondo, Charlie, a giocare a carte con noi poveri cristi, reietti della societ. Capisco. Vi siete sentiti insultati. Pi o meno. Ma tu hai detto delle cose interessanti, qua e l, sull'ordine sociale e sul terrore ossessivo dei ceti medi per il

Lumpenproletariat. Gli altri mica l'hanno capito, di che cavolo parlavi. Per la prima volta, Cantabile usava verso di me un tono mite. Mi raddrizzai. Il fiume risplendeva di luci, sulla destra, e i negozi sfavillavano di addobbi natalizi. La nostra mta: Gene and Georgetti's, la vecchia trattoria, quasi a ridosso della Soprelevata. Parcheggiammo fra altre auto sinistramente lussuose. Entrammo in uno squallido edificio dove - hurr per l'opulenta intimit! - una musica di jukebox ci piovve addosso come un'onda del Pacifico. Il bar era affollato: alti funzionari e le loro leggiadre compagne. La superba specchiera era popolata di bottiglie e sembrava una foto di gruppo di celestiali laureandi. Giulio disse Rinaldo al cameriere. Un tavolo tranquillo, e che non sia vicino alla toilette. Su di sopra, Mister Cantabile? Perch no? dissi io. Mi tremavano ancora le gambe e non m'andava d'aspettare in piedi. Eppoi, l'attesa avrebbe allungato la serata. Cantabile mi guard come per dire: chi t'ha interrogato? Ma poi acconsent. Va bene, di sopra. E due bottiglie di Piper Heidsieck. Volando, Mister Cantabile. Ai tempi di Al Capone, i gangster ingaggiavano finte battaglie con lo champagne, ai banchetti. Agitavan le bottiglie e si bersagliavano coi tappi, con getti di spumante, in marsina e cravatta nera, un massacro per burla. Adesso, voglio dirti una cosa, cambiando argomento esord Cantabile. Sono sposato, lo sai. S, me l'hai detto. Con una donna meravigliosa, bella e intelligente. S, m'hai anche accennato a tua moglie, quella sera... Avete figli? Lei cosa fa? No, non una casalinga, amico mio. Forse ti sembro il tipo che ha sposato una paciocca che sta tutto il giorno in casa, in bigodini, a guardar la tiv? Questa una vera donna, col cervello, con una sua cultura. Insegna al Mundelein College e prepara una tesi di laurea. Lo sai a quale universit? No. Alla Radcliffe, di Cambridge. Oh, molto bene dissi. Vuotai il bicchiere di champagne, tornai a riempirlo. Non passarci sopra. Domandami su che. L'argomento della tesi.

E va bene. Qual ? Sta scrivendo uno studio su quel poeta ch'era amico tuo. Scherzerai. Von Humboldt Fleisher? Come sai ch'era mio amico?... Ah s, ne avr parlato a casa di Swiebel. M'avrebbero dovuto rinchiudere in uno sgabuzzino, quella sera. Non ce n'era bisogno di barare, con te, Charlie. Tu non sapevi quello che facevi. Chiacchieravi a ruota libera, di cause, d'avvocati, grane col fisco, investimenti sbagliati... e di quella rivista che intendete pubblicare. Ottima cosa, per rimetter soldi. Ma a te ti va di sperperar denaro, dicevi, per le tue idee. Non son cose di cui parlo mai con estranei. Qualcosa deve avermi dato al cervello. Ora ascolta. Sono molto orgoglioso di mia moglie. I suoi son gente ricca, d'alto ceto... Menar vanto conferisce alla persona un eccellente colorito - ho notato - e il viso di Rinaldo risplendeva. Disse: Ti domandi cosa ci fa con un marito come me. Borbottai: No, no bench fosse veramente una domanda naturale. Non una novit, per, che donne raffinate e istruite s'invaghiscano di canaglie, criminali, spostati; n che queste canaglie e compagnia bella siano attratte dalla cultura. Cosa che Diderot e Dostojevski ci han resa familiare. Voglio che lei si laurei, mi capisci? disse Cantabile. Lo desidero da matti. E tu eri amico di questo Fleisher. Darai a Lucy delle informazioni. Un momento... Leggi qua. Mi porse una busta. Inforcai gli occhiali. Diedi una scorsa alla lettera. Era firmata Lucy Wilkins Cantabile. Era l'epistola d'una studentessa modello: educata, particolareggiata, ben articolata, con le solite circonlocuzioni accademiche: tre pagine fitte, con tante domande, penose domande. Il marito non mi stacc mai gli occhi di dosso, mentre leggevo. Bene, che ne pensi di lei? Straordinaria dissi. La faccenda mi metteva in angoscia. Che volete da me, voialtri due? Risposte. Informazioni. Che tu risponda a tutte le domande per iscritto. Che ne pensi, della sua impostazione? Penso che i morti han da aiutarci a vivere. Non fare lo spiritoso, con me, Charlie. Non m' piaciuta, questa battuta.

Chi se ne frega dissi. Questo povero Humboldt, il mio amico, era un nobile spirito e fu distrutto... ma lasciamo perdere. Una laurea una gran bella cosa, ma non voglio immischiarmici. Inoltre, non rispondo mai a questionari. Son cose idiote, che ti vengono imposte. Non lo sopporto. Di dell'idiota a mia moglie? Non ho avuto il piacere di conoscerla. Voglio scusarti. Ce l'hai su per la Mercedes, eppoi t'ho strapazzato. Ma non essere scortese con mia moglie. Ci sono certe cose che non faccio. Questa una. Non risponder a quelle domande per scritto. Mi ci vorrebbero giorni, settimane! Ascolta. Quando troppo, troppo. Un momento solo. Lasciami in pace. Va' all'inferno. Calma, calma. E va bene. Certe cose sono sacre. Lo comprendo. Ma ci possiamo mettere d'accordo. Da quello che hai detto, durante il poker, so che hai un sacco di guai. Ti ci vuole uno pratico, e duro, che sbrighi certe cose per te. Ci ho pensato su parecchio. e ho un mucchio di idee, al tuo riguardo. Una mano lava l'altra. No, non voglio scendere a patti. Non reggo pi, e voglio andare a casa. Prima, facciamoci una bistecca. E finiamo il vino. Hai bisogno d'un po' di carne al sangue. Sei stanco, ecco tutto. Poi ti passa. Ci starai. No, non ci sto. Due bistecche, Giulio ordin lui. Vorrei sapere perch mi serbo cos fedele ai defunti. All'apprendere della morte di qualcuno, spesso dico a me stesso che io debbo portar avanti la sua opera, completarla. E' ovvio che non ci riuscirei mai. Ma succede, per, che alcune caratteristiche del trapassato trapassino a me. Per esempio: col passare del tempo m'accorsi che stavo diventando assurdo alla maniera di Von Humboldt Fleisher. Era come se lui in vita fosse stato il mio agente. Io, persona garbata, avevo delegato Humboldt a esprimersi selvaggiamente a mio nome, soddisfacendo cos alcune mie brame. Questo spiega perch mi piacciano certi individui: Humboldt, o George Swiebel, o perfino uno come Cantabile. E' un genere di delega che trae forse le sue origini dal sistema rappresentativo. Per quando un amico, mio deputato,

muore, il mandato da me affidatogli torna a me. E dato che io sono a mia volta il delegato di altra gente, la mia vita diventa un inferno. Portar avanti il compito di Humboldt? Humboldt voleva rendere radioso il mondo, drappeggiarlo di splendore, ma non disponeva di abbastanza materiale. Si ferm al ventre. Pi in basso penzolava la pelosa nudit che ben sappiamo. Era un uomo molto amabile, e generoso, un cuor d'oro. La sua bont era per quella bont che oggi si considera fuori moda. Lo splendore radioso che intendeva lui era del vecchio tipo, ormai scarseggiante. Quello che occorreva era invece uno splendore del tutto nuovo. E adesso Cantabile e la sua laureanda signora mi stavano appresso perch rievocassi il caro tempo andato, il Village e i suoi intellettuali, poeti, falliti e dannati, i suoi suicidii e le sue storie d'amore. Non me n'importava un granch. Non mi ero ancora fatto un'idea chiara della Cantabile ma lui, Rinaldo, lo vedevo come un grosso pastrocchio esponente della nuova plebaglia del mondo istruito - eppoi non m'andava, ecco, di farmi torcere un braccio. Non che fossi contrario a fornir informazioni a onesti studiosi, o anche a giovani in via di sviluppo, ma in quel periodo avevo molto da fare, impegni urgenti e penosi, sia sul piano personale sia su quello collettivo. Nella sfera individuale, dovevo far i conti con Renata e Denise, con Murra e col fisco, con avvocati e giudici e con un sacco di rogne psicologiche. Sul piano collettivo: partecipare alla vita del mio Paese e della civilt occidentale, districarmi in una societ ch' un misto di realt e di finzione. Come redattore di un'importante rivista, The Ark, che forse non avrebbe mai visto la luce, pensavo di continuo a dichiarazioni da fare, posizioni da prendere, verit da rammentare al mondo intero. Il mondo, rappresentato da una serie di date (1789-1914-1917-- 1939) e di parole chiave (Rivoluzione, Tecnologia, Scienza e via dicendo) contribuiva anch'esso al mio gran daffare. Quelle date e quelle parolechiave ti caricavano di doveri. Tutta quanta la faccenda era cos grave, inquietante, tragica, che alla fine mi veniva voglia di buttarmi all'imbraca e dormire. Ho sempre avuto, spiccatissimo, il dono di assentarmi. Guardo certe istantanee scattate in uno dei pi cupi periodi della storia umana e mi vedo - con tanti capelli in testa, giovane da far tenerezza, con indosso un doppiopetto di pessimo taglio anni TrentaQuaranta, pipa tra i denti, in piedi sotto un albero, la mano nella mano d'una bimba paffutella e graziosa - mi vedo che dormo in piedi, assente a tutto. Ho russato attraverso molte crisi, mentre gli altri morivano a milioni.

Tutto ci ha una tremenda importanza. Intanto, posso pure confessare che son venuto a stabilirmi a Chicago per secondo fine segreto: scrivere un libro significativo. Questa mia letargia si collega a quel progetto. Il tema di fondo era la guerra diuturna far il sonno e la veglia, fra oblio e coscienza, nell'umana natura. Il mio argomento, negli ultimi anni di Eisen -hower, era la noia. E Chicago era il luogo ideale, per scrivere il mio saggio magistrale su La Noia. Nella rozza Chicago si poteva studiare lo spirito umano nell'era industriale. Ammesso che qualcuno si presentasse con una nuova concezione della Fede, Speranza e Carit, costui avrebbe avuto bisogno di capire a chi l'offrisse: rendersi conto di quella profonda sofferenza che va sotto il nome di noia. Io intendevo fare a proposito della noia ci che Malthus e Adam Smith e John Stuart Mill o Durk- heim avevan fatto a proposito della popolazione, della ricchezza, o della divisione del lavoro. Storia e temperamento m'avevan posto in una singolare situazione, e intendevo volgerla a mio vantaggio. Non avevo letto invano grandi esperti moderni di noia quali Stendhal, Kierkegaard e Baudelaire. Nel corso degli anni avevo lavorato parecchio intorno a questo saggio. Anzi, mi ero trovato sopraffatto dall'abbondanza del materiale, come un minatore dal gris. Tuttavia non mi arrestavo. Mi ripetevo che, se Rip van Winkle (5) aveva dormito per vent'anni, io lo superavo di almeno quattro lustri, e ero deciso a far s che il tempo perduto mi illuminasse. Quindi badavo a far ginnastica mentale, e mi ero anche iscritto a una palestra dove giocavo a palla con agenti di borsa e ladri gentiluomini, allo scopo di rafforzare in me i poteri della coscienza. A un certo punto il mio stimato amico Durnwald mi fece notare, scherzando, come il famoso ma malcompreso Rudolf Steiner avesse molto da insegnarmi sugli aspetti pi profondi del sonno. I libri di Steiner, che presi a leggere coricato, mi misero la voglia di levarmi. Egli afferma che fra la concezione di un atto e l'esecuzione di esso c' uno iato di sonno. Sar breve ma profondo. Poich una delle anime dell'uomo un'anima-sonno. In ci gli esseri umani assomigliano alle piante, la cui intera esistenza sonno. La cosa produsse un'enorme impressione su me. La verit sul sonno poteva solo esser vista nella prospettiva dello spirito immortale. Di quest'ultimo non avevo mai dubitato. Per avevo accantonato tale dato di fatto. L'avevo nascosto, come suol dirsi da noi, sotto il cappello. Questi articoli di fede sotto il cappello premono per sulle meningi e ti sprofondano nel regno vegetale. Anche adesso, a un uomo di cultura come Durnwald, esitavo a parlare dello spirito.

Lui non teneva Steiner in gran conto, naturalmente. Durnwald era rossiccio, anziano ma robusto, tarchiato e calvo, scapolo pieno di manie, ma molto gentile. Aveva maniere perentorie, brusche e perfino tiranniche, ma se mi sgridava era perch mi voleva bene: altrimenti non se ne sarebbe dato la briga. Coltissimo, una delle persone pi dotte del mondo, era un razionalista. Non certo di strette vedute. Ma lo stesso, non potevo parlare con lui dei poteri di uno spirito separato dal corpo. Non voleva saperne. Aveva accennato a Steiner per scherzo. Io invece non scherzavo. Ma non m'andava di passare per un mezzo matto. Avevo cominciato a pensare moltissimo allo spirito immortale. Eppure, ogni santa notte, sognavo ch'ero diventato la migliore racchetta del Circolo, un demonio del racquet ball, dalla schiacciata irresistibile, tanto effetto aveva. Sognavo di battere tutti i migliori giocatori: quei tipi magri, agili, villosi, che in realt non volevano giocare con me perch ero una schiappa. Mi deludeva la superficialit che tali sogni tradivano. Ah, perfino i miei sogni eran pieni di sonno. E che dire del denaro? Il denaro necessario per proteggere chi dorme. Spenderne t'induce a star sveglio. Allorch l'occhio interno ti si snebbia e sali verso un pi alto grado di coscienza, meno denaro ti dovrebbe occorrere. Date le circostanze (e dovrebbe esser chiaro cosa intendo per circostanze: Renata, Denise, le figlie, avvocati, tribunali, Wall Street, il sonno, la morte, la metafisica, il karma, la presenza dell'universo in noi, il nostro esser presenti nell'universo stesso) non avevo mai cessato di pensare a Humboldt, prezioso amico immerso nella notte senza tempo della morte, (6) compagno d'una qualche esistenza anteriore, beneamato e perduto. A volte immaginavo che l'avrei rivisto nella prossima vita, insieme a mia madre e mio padre. E insieme a Demmie Vonghel. (Demmie era uno dei miei morti pi significativi, la ricordavo ogni giorno.) Ma non me l'aspettavo mica, che Humboldt sarebbe piombato su di me, come in vita, al volante della sua vecchia Buick lanciata a tutta birra. Dapprima mi misi a ridere. Poi a urlare. Ero trafitto. Sopraffatto. Folgorato dalla sua munificenza. Cos il dono di Humboldt spazz via molti problemi contingenti. Il ruolo che qui svolsero Ronald e Lucy Cantabile anch'esso roba dell'altro mondo. Cari amici, bench fossi in procinto di partire e avessi un sacco di faccende da sbrigare, decisi di sospendere ogni attivit pratica per una

mattinata. S, per non schiattare sotto la tensione. Avevo gi eseguito alcuni degli esercizi di meditazione consigliati da Rudolf Steiner in Conoscenza dei mondi superiori e come raggiungerla. Finora non avevo raggiunto un granch, ma del resto la mia anima era un pezzo in l con gli anni, molto sporca e ammaccata, bisognava aver pazienza. Al mio solito, m'ero impegnato troppo a fondo. E di nuovo ripensavo al meraviglioso consiglio di quel pensatore francese: Trouve avant de chercher. Valry, era. O forse Picasso. Vi son momenti in cui la cosa pi pratica da fare coricarsi. Quindi, all'indomani della mia giornata con Cantabile mi presi una vacanza. Il cielo era sereno. Tirai le tendine, che sfumavano i dettagli di Chicago ma lasciavano passare il sole e vedere l'azzurro (che perfino una citt come questa pu permettersi, per grazia divina). Di buon umore, tirai fuori le carte di Humboldt. Accatastai taccuini, lettere, diari e manoscritti sul tavolinetto e sopra il radiatore dietro il sof. Poi mi adagiai, con un sospiro, sfilandomi le scarpe. Posai la testa su un cuscino ricamato a punto croce da una giovane donna (quante, nella mia vita! ah, secolo turbato dalla carne!) una certa Doris Scheldt, figlia di un antroposofo che consultavo di tanto in tanto. Mi aveva fatto quel regalo, confezionato a mano, per Natale, l'anno prima. Piccoletta e graziosa, intelligente, dal profilo marcato, forte per una donna cos carina, amava indossare vestiti fuori moda che la facevan somigliare a Lillian Gish o Mary Pick -ford. Provocante nel complesso, specie i piedi, eccentricamente calzati. Nel mio lessico privato era una piccola noli me tangerina. Desiderava esser toccata, e no. Anche lei sapeva tante cose di antroposofia, e trascorremmo insieme tanto tempo, l'anno scorso, quando ci fu una rottura fra me e Renata. Io sedevo su una dondolo di vimini e lei, posando gli stivaletti di cuoio su uno sgabello, ricamava questo cuscino, rosso e verde, color erba fresca e brace ardente. Chiacchieravamo, eccetera. Piacevole relazione. Ma ormai chiusa. Da quando Renata e io eravamo tornati insieme. Avevo scelto, dunque, Von Humboldt Fleisher come argomento di meditazione, quella mattina. Si ritiene che tali meditazioni rafforzino la volont. Finch, rafforzata via via da siffatti esercizi, la volont diviene un organo di percezione. Una cartolina spiegazzata cadde in terra: una delle ultime che Humboldt mi aveva inviato. Lessi quei segni, come vergati dalla mano di un fantasma: I topi si rimpiattano& Quando volan alti i falchi;& I falchi spaventa l'aeroplano;& Gli aerei temono la flak.& Ognuno ha

paura di qualcuno.& Solo i leoni intrepidi& Sotto il grande baobab& Sonnecchiano abbracciati& Dopo il cruento pasto.& Questa s ch' vita pacchia. Otto o nove anni fa, nel leggere questi versi, ricordo che pensai: Povero Humboldt, gli elettroshock l'han rovinato, quei dottori devono averlo lobotomizzato. Adesso invece ci vedevo un messaggio, non una poesia. E il messaggio diceva: la fantasia non deve languire. Bisogna riaffermare che l'arte manifesta i poteri interiori della natura. Per la facolt redentrice della fantasia, il sonno sonno, la veglia vera veglia. Ecco che cosa sembrava dirmi Humboldt. E allora, lui non era mai stato pi sano ed eroico che non verso la fine della vita. E io, io ero scappato via da lui, sulla Quarantaseiesima Strada, proprio quando lui aveva pi cose da dirmi. Avevo trascorso la mattina, l'ho gi detto, vestito in pompa magna, a compiere ellissi in elicottero sopra New York, insieme a due senatori, al sindaco, funzionari federali e dello Stato, brillanti giornalisti, tutti quanti bardati con giubbetti di salvataggio. Ogni giacchetto era munito d'un pugnale nel suo bravo fodero (quei pugnali mi stanno ancora qui). Poi, dopo il pranzo a Central Park - son costretto a ripetermi - andai a far due passi e vidi Humboldt, moribondo, che mangiava una ciambella sul marciapiede: il fango della tomba gli chiazzava gi il viso. Allora fuggii via. Fu uno di quei momenti estaticamente penosi in cui non posso star fermo. Dovetti scappare. E dicevo: Addio, amico. Ci si rivede all'altro mondo! Non c'era nient'altro da fare per lui in questo mondo. Ne ero convinto. Ma sar stato vero? Quella cartolina spiegazzata adesso m'induceva a ripensarci. Mi resi conto che avevo peccato contro Humboldt. Supino sul mio soffice divano a meditare, mi sentii avvampare di vergogna, sudavo nella stretta dei rimorsi. Mi detersi la fronte col cuscino di Doris Scheldt. Mi rividi nascosto dietro quelle automobili parcheggiate, sulla Quarantaseiesima. E Humboldt era simile a un cespuglio intaccato dalla fillossera, che avvizzisce. Sgomento alla vista del mio amico morente, me la diedi a gambe, tornai al Plaza, telefonai all'ufficio del senatore Kennedy per dire ch'ero stato richiamato d'urgenza a Chicago, che ci saremmo rivisti a Washington la settimana entrante. Poi mi feci portare in tass all'aeroporto La Guardia, e presi il primo aereo per tornare a casa. Batto e ribatto su quella giornata perch fu terribile. Due cicchetti ( il massimo, in volo) non mi fecero niente. Nulla! All'arrivo ne ingollai diversi altri, al bar dell'aeroporto O'Hare, per farmi forza. Era una serata torrida. Telefonai a Denise: Sono tornato.

Con diversi giorni d'anticipo. Come mai? Dissi: M' successo qualcosa di sgradevole. Dov' il Senatore? Ancora a New York. Ma lo rivedo a Washington fra un paio di giorni. Beh, vieni a casa, allora. Life mi aveva commissionato un servizio su Bob Kennedy. Avevo gi trascorso cinque giorni col Senatore, o meglio presso di lui, a osservarlo, seduto su un divano nel suo ufficio. Singolare da ogni punto di vista, come fonte d'ispirazione. Ma il Senatore m'aveva consentito d'affezionarmi a lui, e pare anche che io gli piacessi. Dico pare poich, certo, lui tirava a far buona impressione su un giornalista che doveva scriver su di lui. A me l'uomo piaceva mio malgrado. Buffo, il modo come ti guardava. Gli occhi erano azzurri come il vuoto, e la palpebra era un po' pesante, con una piega in pi. Dopo il giro in elicottero, andai con lui dall'aeroporto al Bronx, in automobile. Il caldo era bestiale, ma noi ne eravamo isolati. Lui aveva la smania di venir ragguagliato. Faceva domande a destra e a manca. A me chiedeva nozioni di storia. Cosa dovrei sapere su William Jennings Bryan? Mi parli un po' di Mencken. Riceveva le informazioni con una sorta di sfavillo interiore, ma chiss se gli sarebbero mai servite. A Harlem, ci fermammo presso un campo da gioco. C'erano Cadillac, guardie del corpo, polizia in motocicletta, telecamere. Il campetto si trovava in uno spiazzo fra due fabbricati, recintato, con scivoli, piste, altalene. Il direttore del campo, capelli alla afro e pendagli al collo, in dasciki, (7) ricevette i due Senatori. Le telecamere erano piazzate su alti trespoli. Raggiante, il direttore negro, cerimoniosamente, porse un pallone da basket ai due uomini politici. Fu fatto largo. Due volte lo snello Kennedy, dall'eleganza trascurata, lanci il pallone. Scosse il capo dalla folta, ricadente chioma color volpe, e sorrise, quando manc il canestro. Il senatore Javits non poteva permettersi il lusso di sbagliare. Calvo e atticciato, anche lui sorrideva, ma ce la mise tutta, port il pallone al petto, si pieg, accompagn il pallone con la sua forza di volont verso il bersaglio. Fece due volte centro. Il pallone si inser, netto netto, nell'anello, e pluf. Scrosciarono applausi. Che fatica, che noia, doversi tener alla pari con Bobby! Ma il repubblicano Javits se la cavava mica male.

E era di questo che Denise voleva m'occupassi. Lei m'aveva organizzato quel servizio, telefonando a Life, sorvegliando ogni cosa. Vieni a casa mi disse. Ma era contrariata. Non mi voleva a Chicago, adesso. Avevamo casa a Kenwood, una casa grandiosa in un quartiere dove, agli inizi del secolo, ricchi ebrei tedeschi s'eran costruiti palazzine vittoriano-eduardiane. Quando i magnati del commercio sloggiarono di l, vi subentrarono professori universitari, psichiatri, avvocati e musulmani neri. Visto che ero deciso a tornare a Chicago, per divenir il Malthus della noia, Denise compr villa Kahnheim, a Kenwood. Ma non senza aver prima elevato vibrate proteste. Ma perch a Chicago? Possiamo andar a stabilirci da qualsiasi altra parte, dove ci pare, no? Mamma mia! Lei aveva in mente Roma, o Georgetown, oppure Londra. Ma io, duro. E Denise temeva che fosse un sintomo di imminente collasso nervoso. Suo padre, magistrato, era fine uomo di legge. Essa andava a consultarlo in materia di propriet, condomini, diritti vedovili. Fu lui a consigliarle villa Kahn- heim. Ogni mattina a colazione Denise mi domandava quando avrei fatto testamento. Adesso era notte e lei m'attendeva in camera da letto. Odio l'aria condizionata. Avevo impedito a Denise d'installare un condizionatore. La temperatura tendeva ai quaranta e nelle notti torride a Chicago la citt si sente, corpo e anima. I mattatoi non ci sono pi, Chicago non pi la citt dei macelli, ma i vecchi odori rivivono nelle notti di calura. Per miglia, un tempo, si estendevano sui binari morti convogli carichi di bovini, in attesa di affluire nei recinti dei mattatoi, e le bestie muggivano e puzzavano. L'antico puzzo infesta ancora i luoghi. A volte torna, esala di l e si diffonde, a ricordarci che Chicago era un tempo all'avanguardia nella tecnica della mattazione, e che miliardi di animali sono morti qui. Quella notte le finestre erano spalancate e arrivava fino a noi, il noto triste deprimente molteplice odore di carne, sego, sanguinacci, ossame, pelli, sapone, quarti affumicati e pelo arsiccio. E veniva il respiro della vecchia Chicago attraverso il fogliame e le tende. Udivo la sirena dei pompieri e quella a singhiozzo delle ambulanze, viscerale e isterica. Nei bassifondi negri gli incendi dolosi si susseguono d'estate. Si tratta, dicono alcuni, di psicopatologia. Ma l'amore per le fiamme pure un fatto religioso. Comunque, Denise giaceva nuda sul letto intenta a spazzolarsi, vigorosamente, i capelli. Di l dal lago le acciaierie lampeggiavano. Le foglie dell'edera, sul muro, si eran gi coperte di fuliggine. Era un anno di grande siccit. E

Chicago quella notte palpitava, fra pulsare di grandi motori e rugghiare di fiamme, nel cui scialle s'ammantavano interi caseggiati di Oakwood, al sinistro lacerante lamento di sirene - pompieri, croce rossa, polizia tempo da cani idrofobi, da agguati col pugnale, notte da stupri e delitti - getti d'acqua scrosciavano da migliaia di idranti. Gli ingegneri si stupivano a veder il livello del lago Michigan abbassarsi via via che quelle tonnellate d'acqua eran versate. Bande di teppisti andavano in cerca di prede con pistole e coltelli. E - dio mio, dio mio - questo piagnone dal cuor tenero, Charlie Citrine aveva visto il suo vecchio amico, moribondo, mangiare una ciambella a New York, e allora aveva abbandonato Life, due senatori, elicotteri e alberghi, per correre a casa e cercare conforto. All'uopo, sua moglie si era denudata e nell'attesa si spazzolava le foltissime chiome. I suoi occhi grigiovioletti eran pieni d'impazienza, alla tenerezza si mescolavano rimproveri. Tacitamente essa si chiedeva fino a quando sarei rimasto l seduto sulla sdraio, scalzo, con l'animo ferito e con rimorsi del tempo che fu. Nervosa e criticona com'era, pensava ch'io soffrissi di morbose aberrazioni per quanto attiene alla sofferenza, e che avessi idee barocche, ottocentesche, sulla morte. Aveva spesso espresso l'opinione che io ero tornato a Chicago perch qui erano sepolti i miei parenti. A volte esclamava, allarmata: Sei di nuovo d'umore cimiteriale! Spesso aveva ragione purtroppo. Ben presto la mia voce si faceva strascicata, monotona, lagnosa. L'amore era il rimedio per quegli stati d'animo mortiferi. Ed ecco l Denise, seccata ma solerte, sdraiata nuda sul letto, e io non m'ero neanche tolto la cravatta. Lo so, questo dolore da impazzire. E per Denise era una fatica darmi un sostegno affettivo. A lei non importava un granch di quei miei sentimenti. Oh, ci risiamo. Ma smettila con questi melodrammi. Fregnacce. Consulta uno psichiatra. Ma perch ti fissi tanto sul passato? Stai sempre a piangere qualche morto! Mi faceva notare, con un lampo negli occhi, ispirata, che, mentre versavo lacrime sui miei morti, li sfruttavo, anche. Dato che scrivevo biografie, i defunti mi passavano pane e companatico. I defunti mi avevan procurato l'onorificenza francese e l'invito alla Casa Bianca. (La perdita di ogni aggancio con la Casa Bianca dopo la morte di John Kennedy era uno dei pi acerbi rimpianti di Denise.) Non fraintendetemi: so che amore e rimbrotti vanno spesso insieme. Anche Durnwald mi rimproverava. Il Signore invia castighi a chi ama.

A tutto ci si mescola l'affetto. Quand'io tornai a casa sconvolto per Humboldt, essa era disposta a consolarmi. Per aveva la lingua sferzante, la mia Denise. (Tante volte la chiamavo Rebukah, Rimbecca.) Senza meno, il mio star l seduto tutto afflitto, tutto triste, era una provocazione. Inoltre, sospettava che mai avrei portato a termine il servizio per Life. E qui di nuovo aveva ragione. Dato che m'affliggeva tanto il pensiero della morte, perch non cercavo qualche rimedio? Questa era l'opinione di Denise. Anche qui, ero d'accordo. Quella mia sensiblerie dava sui nervi, a lungo andare. Sicch hai rimorsi pel tuo amico Humboldt mi disse. Ma perch non l'hai mai cercato, in tutti questi anni? E perch oggi non gli hai parlato? Domande dure, molto intelligenti. Non mi lasciava mica farla franca, lei. S, potevo andar l e dirgli: Salve, Humboldt, sono io, Charlie. Che ne diresti d'un vero pranzetto? Qui vicino, al Blue Ribbon, eh? Ma pu darsi che lui desse in escandescenze. Due anni fa a momenti pigliava a martellate una ragazza. L'accusava di mettergli nel letto rotocalchi femminili. Non so che trama erotica ai suoi danni. Lo dovettero rinchiudere di nuovo. Il pover'uomo pazzo. E non serve tornare a San Giuliano, n abbracciare i lebbrosi. Chi ha parlato di lebbrosi? Vai sempre a pensare a cose che agli altri non passano neanche per l'anticamera del cervello. E va bene, ma lui era macabro, e io tutto elegante. Eppoi senti che curiosa coincidenza. In elicottero, stamattina, ero seduto accanto al dottor Longstaff. Sicch, naturalmente, pensai a Humboldt. Era stato Long- staff a promettere a Humboldt una grossa prebenda dalla Fondazione Belisha. E' successo quando eravamo ancora a Princeton, tutt'e due. Te n'ho mai parlato, di questo disastro? Non credo. Stamattina me ne sono ricordato. E' sempre un bell'uomo, Longstaff? Cos distinto! Ma dev'essere vecchio, ormai. Ci scommetto che l'hai seccato a morte, coi tempi che furono. S, ne abbiamo parlato. Figrati! Una cosa sgradevole, suppongo. Il passato non mai sgradevole, per chi vissuto ragionevolmente. Mi domando che ci facesse, Long- staff, nel branco.

In cerca di soldi per usi filantropici, presumo. Cos procedeva la mia meditazione sul divano verde. Fra tutti i metodi che la letteratura consiglia, questo il mio preferito. Spesso, alla fine della giornata, rivado a tutti gli avvenimenti di essa, nei minuti dettagli, a tutte le cose viste, udite, fatte. Sono in grado di procedere a ritroso nel tempo, di vedere me stesso da dietro o di fianco, fisicamente non diverso da chiunque altro. Poniamo che avessi comprato una gardenia per Renata a un chiosco di fioraio: rammentavo che l'avevo pagata settantacinque cents; rivedevo il luccichio delle tre monete da un quarto di dollaro; rivedevo il bavero del palt di Renata, la capocchia bianca dello spillone; ricordavo anche il modo come la spilla era entrata due volte nella stoffa, e la faccia di Renata, pienotta, e lo sguardo compiaciuto che aveva dato al fiore, e l'odore di quest'ultimo. Se basta cos, per la trascendenza, una bazzecola: come niente potrei risalire all'inizio del tempo. Quindi, sdraiato sul sof, richiamai alla memoria quel necrologio sul Times. Il Times era rimasto molto scosso per la morte di Humboldt e gli aveva dedicato due colonne. Con una grande foto. Dopo tutto, Humboldt aveva fatto quel che la crassa America s'aspetta che facciano i poeti. Era corso dietro alla rovina e alla morte con pi accanimento che non dietro alle donne. Aveva sciupato il suo talento, la salute, e aveva raggiunto il traguardo della tomba rotolando per una china polverosa. Si era scavato da s la fossa. D'accordo. Lo stesso vale per Edgar Allan Poe, ripescato in un rigagnolo a Baltimora. E per Hart Crane, che salt dalla murata di una nave in alto mare. E per Jarrell, investito da un'auto. E per il povero John Berryman, che si butt da un ponte. Per chiss qual motivo, tali atroci destini vengon singolarmente apprezzati dall'America affaristica e tecnologica. Il Paese va fiero dei suoi poeti morti. Ci trova una tremenda soddisfazione nella testimonianza che essi rendono, dimostrando come sia dura, come sia spietata l'America, come la realt americana sia davvero soverchiante. E il mestiere di poeta roba da sgobboni, da femmine, da preti. La debolezza dei poteri spirituali comprovata dalla puerilit, pazzia, alcolismo e disperazione di codesti martiri. Orfeo smoveva le pietre e gli alberi; ma un poeta non sa eseguire un'isterectomia o inviare un'astronave nello spazio: non ha pi alcun potere taumaturgico. Quindi i poeti sono amati, ma solo perch non sanno star al mondo. Esistono solo per gettar luce sull'enormit di

questo atroce groviglio e per giustificare il cinismo di quanti dicono: Se non fossi cos corrotto, cos insensibile, cos carogna, ladro e avvoltoio, non ce la farei neanch'io a cavarmela. Guarda la gente buona, onesta, tenera, guarda quelli che sono i migliori fra noi. Gli tocca soccombere, poveri mentecatti. Ecco come - ragionavo fra me esultano le persone di successo, aspre, dure di schiena, cannibalesche. Tale era l'atteggiamento rispecchiato nella foto di Humboldt prescelta dal Times. Un volto maestoso marcio matto - una foto spettrale, teterrima - occhi pieni di furia, labbra serrate, gote scrofolose e cadenti, la fronte segnata da cicatrici, e un'aria di rabbiosa, devastata fanciullaggine. Quello era lo Humboldt delle congiure, dei colpi di mano, delle accuse, delle collere, lo Humboldt da manicomio, lo Humboldt dei tribunali. Perch era litigioso, altroch. Lo era per antonomasia. Pi e pi volte aveva minacciato di darmi querela. S, un tremendo necrologio. Conservavo il ritaglio fra quelle carte che mi circondavano, ma non m'andava di pescarlo fuori. Lo ricordavo parola per parola, del resto. Diceva nel suo tipico stile abborracciato, che Von Humboldt Fleisher era partito molto bene. Nato nell'Upper West Side di New York. A ventidue anni imprime un nuovo stile alla poesia americana. Apprezzato da Conrad Aiken (il quale una volta dovette chiamare la polizia per sloggiarlo da casa sua). Approvato da T'S' Eliot (intorno al quale, quand'era fuori di s, diffondeva le pi assurde e oscene maldicenze sessuali). Il Fleisher si era inoltre distinto come critico, saggista, narratore, insegnante. Insomma un'eminente figura di intellettuale, un grosso personaggio da salotto. Gli intimi apprezzavano la sua conversazione. Era un grande causeur, spiritosissimo. Qui, interrompendo la meditazione, tornai a me stesso. Il sole splendeva ancora, alquanto bello, l'azzurro invernale era d'un'alterigia emersoniana, ma io mi sentivo maligno. Tanto ero pieno di cose amare da dire, quanto il cielo di gelido azzurro. Molto bene, Humboldt, tu ce l'hai fatta, nella Cultura Americana, come Hart Schaffner and Marx ce l'hanno fatta nel ramo abbigliamento, come Sarnoff ce la fece nel campo delle comunicazioni, come Bernard Baruch se la fece su una panchina del parco. Poich, secondo il Dottor Johnson, i cani lo fanno sulle zampe di dietro e le donne sul pulpito, superando curiosamente i loro limiti naturali. Orfeo, figlio di immigrati, comparve al Greenwich Village con le sue ballate. Amava la letteratura e le discussioni intellettuali, amava la storia del pensiero. Bel ragazzone d'animo gentile, mescol a

suo modo simbolismo e linguaggio da trivio. Nella miscela entravano Yeats, Apollinaire, Lenin, Freud, Morris Cohen, Gertrude Stein, le cronache del baseball, i pettegolezzi di Hollywood. Egli trasfer Coney Island nell'Egeo, imparent Buffalo Bill a Rasputin. Intendeva congiungere il Sacramento dell'Arte e l'Industrialismo Usa come uguali potenze. Nato (insisteva molto su questo punto) in una stazione della metropolitana newyorkese (doglie all'Irt, parto a Columbus Circle) egli intendeva essere un artista divino, un uomo in stato di grazia visionaria, un incantato, un invasato platonico. La sua educazione, all'universit, fu razionalistica, naturalistica. Non facile conciliare ci con l'orfismo. Ma tutti i suoi desideri eran contraddittorii. Desiderava esser magicamente espressivo, d'una eloquenza cosmica, capace di dire qualsiasi cosa; voleva al tempo stesso essere saggio, filosofico, trovar un terreno d'intesa fra scienza e poesia, dimostrare che la fantasia altrettanto potente della meccanica, liberare e benedire l'umanit. Ma intendeva anche diventar ricco e famoso. Eppoi, le donne. Lo stesso Freud credeva che la fama venga perseguita per amor di donna. Per le donne a loro volta perseguivano qualcosa. Diceva Humboldt: Van sempre alla ricerca di qualcosa di vero. Sono state fregate da impostori e da fasulli, ripetutamente; quindi bramano l'autentico, la cosa vera; e son tutte felici quando la cosa vera compare. Ecco perch amano i poeti. Questa la verit sulle donne. Humboldt era, manco a dirlo, la cosa vera. Ma ben presto cess di essere un bel giovanotto e il grande causeur. Mise su pancia, la faccia gli s'ispess. La delusione e il dubbio incisero la sua maschera. Sotto gli occhi comparvero cernecchi, le sue gote assunsero un pallore malsano. Ecco come lo riduceva la sua frenetica professione: cos definiva la poesia, asserendo che il successo dipende dall'opinione che uno ha di se stesso. Pensa bene di te, e vincerai. Perdi la stima di te stesso, e sei fritto. Per questo motivo si sviluppa un complesso di persecuzione: perch la gente che non parla bene di te, ti uccide. Sapendo ci, o intuendo ci, i critici e gli intellettuali ti fregano. Ti piaccia o no, sei trascinato in una lotta per il potere. Poi l'arte scem, in Humboldt, mentre la frenesia cresceva. Le ragazze eran buone con lui. Seguitarono a prenderlo per la cosa vera quando lui da un bel pezzo s'era accorto che nulla pi di vero restava, che la sua era prepotenza. Ingoiava pi pillole, ingollava pi liquore. Manie e depressioni lo portarono al manicomio. Dentro e fuori. Divenne professore d'inglese

in qualche fondo di provincia. L era considerato una grande personalit letteraria. Altrove era uno zero. Poi mor e si ricordarono di lui. Egli aveva sempre dato valore all'eminenza. E il Times eminentissimo. Dopo aver perso il talento e il senno, esser andato in pezzi, morto in rovina, ecco le sue azioni risalire alla borsa culturale e lui goder brevemente del prestigio d'un fallimento significativo. La vittoria di Eisenhower alle elezioni del 1952 fu per Humboldt un disastro. Il giorno dopo lo trovai tremendamente depresso. Il faccione biondo era tetro da morire. Entrai nella sua stanza, cio l'ufficio di Sewell (attiguo al mio) tappezzato di libri. In piedi presso la scrivania, sulla quale era il giornale coi risultati, sigaretta in bocca, si torceva le mani dalla disperazione. Il portacenere, una lattina di caff, era gi colmo. Non eran solo speranze deluse, n solo una battuta d'arresto nell'evoluzione culturale dell'America. Egli aveva paura. E adesso che facciamo? mi disse. Segneremo il passo risposi. Forse il prossimo governo ci far entrare alla Casa Bianca. Ma non gli andavano le celie, quella mattina. Senti gli dissi allora. Sei redattore di Arcturus per la poesia, ricevi uno stipendio dalla Hildebrand editrice, sei consulente retribuito della Fondazione Belisha, e insegni a Princeton. Hai un contratto per un libro di testo a tua cura sulla poesia moderna. Kathleen mi diceva che, campassi cent'anni, non riusciresti a sdebitarti di tutti gli anticipi che hai avuto dagli editori. Non m'invidieresti, Charlie, se sapessi quant' ardua la mia posizione. Sembra che io abbia tanta carne al fuoco, ma pi fumo che arrosto. Sono in pericolo. Per te, che non hai alcuna prospettiva, la situazione migliore. E adesso ci mancava questo disastro politico. Intuii che aveva paura dei suoi vicini di campagna. Nei suoi incubi, sognava che gli bruciavano la casa, che ingaggiava sparatorie con loro, che quelli lo linciavano e gli portavano via la moglie. Ripet: E adesso che facciamo? Quale sar la nostra prossima mossa? Tali domande avevan solo lo scopo di introdurre il progetto che gi aveva formulato. La nostra mossa? O ce n'andiamo dagli Stati Uniti, o ci diamo alla macchia, ci scaviamo un rifugio. Potremmo chiedere asilo politico a Truman nel Missouri.

Lascia stare gli scherzi, Charlie. Ho un invito dall'Universit Libera di Berlino per andar l a insegnare letteratura americana. Magnifico. E lui, sbito: No, no! La Germania troppo pericolosa. Non m'azzardo. Non ti resta che metterti a scavare. Dove scavi? Ho detto noi. La situazione insicura per entrambi. Se tu avessi un po' d'intuito, lo capiresti da te. Ti credi che, siccome sei un bravo ragazzino, con gli occhioni intelligenti, nessuno ti far del male. Quindi Humboldt part all'attacco di Sewell. Sewell una carogna disse. Credevo foste vecchi amici. Ci si conosce da tempo ma non c' amicizia. Forse a te piace? Con quanta degnazione ti ha trattato! Con che superbia! Come tu fossi fango. Neppure ti ha rivolto la parola. Solo con me parlava. Ci son rimasto malissimo. Non me lo dicesti mica. Non volevo farti arrabbiare fin dall'inizio, senn partivi male. Lo reputi un buon critico? Potrebbe un sordo far l'accordatore? Per furbo. E' astutissimo, nel modo pi sporco. Non sottovalutarlo. E' un intrallazzatore. Basti pensare che ha ottenuto una cattedra senza neanche esser laureato. Suo padre era un povero pescivendolo. La madre lavandaia. Faceva il bucato per Kittredge, a Cambridge, cos ottenne facilitazioni pel figlio. Lui entr alla biblioteca di Harvard ch'era tutto macilento, ne usc che era un titano. Adesso si d arie da gentiluomo d'antico stampo e ci tratta come pezze da piedi. Tu e io gli diamo lustro. Di fronte a due ebrei fa la figura d'un mogul, d'un principe. Perch ora vuoi mettermi su contro Sewell? Sei troppo altezzoso, tu, per offenderti. Sei perfino pi snob di Sewell. Hai la mentalit d'uno di quelli che dnno importanza solo alla loro ispirazione, senza nessi col mondo reale. Tu te ne freghi dell'attualit! Humboldt stava andando su di giri. Tu lasci che siano dei poveri bastardi come me a preoccuparsi di cosucce come i soldi, lo status, il successo o l'insuccesso, i problemi sociali e la politica. A te non te n'importa un fico di queste cose. Se anche fosse vero, che ci sarebbe di male? C' di male che me l'affibbi a me, tutte queste incombenze prosaiche. Tu stai l, sulle tue, come un re, e chi ha la rogna se la

gratti, certi problemi umani non ti toccano. Non si posan le mosche su Ges. Charlie, tu non hai legami con il tempo, coi luoghi, con i cristiani, con gli ebrei. A chi sei legato, tu? Non ti poni la questione. Ti credi libero! Sewell puzza pure a te. Ti ha snobbato, tu ce l'hai su con lui, via! non negarlo. Ma non vuoi farci caso, per. Tu badi a rimuginare dentro di te, a pensare a un tuo qualche cosmico destino. Dimmelo, qual questa gran cosa a cui lavori incessantemente? Seguitavo a giacere sul mio sof verde-verza, a meditare, nella fredda serena superba mattina di dicembre. Si udiva distinto il ronzio dei motori dell'impianto di riscaldamento. Ne avrei fatto volentieri a meno. Per ero anche grato alla moderna ingegneria. L'immagine di Humboldt, nell'ufficio di Sewell a Princeton, era nettissima nella mia mente, grazie all'intensa concentrazione. Vieni al punto gli dissi. Doveva aver la gola secca, ma non c'era nulla da bere. Le pillole metton sete. Si accese invece un'altra sigaretta e disse: Siamo amici, tu e io. Sewell m'ha portato qui. Io ci ho portato te. Io te ne sono grato. Tu a lui no. Perch un figlio di puttana. Pu darsi. Non mi dispiaceva sentirlo dire. Sewell m'aveva snobbato. Ma, con i suoi scarsi capelli, i baffi d'erba vizza, la faccia da beone, con le sue piccole astuzie e la sua presunta eleganza, a mani giunte e gambe accavallate, non era certo un nemico malvagio. Comunque, pur atteggiandomi a moderatore, ero lieto di udir Humboldt svillaneggiare Sewell. La facondia dei suoi improperi, quando si lasciava andare, saziava indubbiamente uno dei miei vergognosi appetiti. Sewell s'approfitta di noi disse Humboldt. In che senso? Quando torna, noi ci sbattono fuori. Ma l'ho sempre saputo, ch'era solo per un anno. Ah, non importa, a te, esser dato a nolo, esser trattato come un bilancino, come un vaso da notte, eh? Sotto la giacca, ampissima, di tessuto scozzese, la schiena cominci a inarcarglisi. Era un segno che ben conoscevo. Quell'ammassarsi d'energia taurina non prometteva nulla di buono. Occhi e bocca assunsero una grinta perigliosa, e le due creste di capelli si levavano pi alte del solito. Pallide roventi onde radiose apparvero sul suo volto. Dei piccioni, dal piumaggio grigio-epanna, passeggiavano con le zampette rosse sui davanzali di pietra.

Humboldt li detestava. Li considerava piccioni di Princeton, piccioni di Sewell. A volte sembrava veder in loro suoi agenti, sue spie. Tubavano per Sewell. Dopotutto era il suo ufficio, quello. E Humboldt sedeva alla scrivania di Sewell. Di Sewell erano i libri negli scaffali. Ultimamente Humboldt aveva cominciato a toglierli di mezzo. Gettava in una cassa l'opera omnia di Toynbee e al suo posto collocava Rilke e Kafka. Abbasso Toynbee! e abbasso anche Sewell! Tu e io, Charlie, ci siamo e non ci siamo, qui. Di noi posson farne a meno. E sai perch? Te lo dico io. Perch siamo ebrei, giudii. Qui a Princeton non rappresentiamo una minaccia per Sewell. Riflettei fitto su questo, mi ricordo, aggrottando le sopracciglia. Non capisco dove vuoi arrivare dissi. Fa' conto che tu sia Sheeny Solomon Levi, allora. Lui prende Sheeny Solomon, lo piazza al proprio posto e, tranquillissimo, se ne va a Damasco a discutere sulle Spoglie di Poynton per un anno. Trascorso il quale, torna e il corpo accademico classista lo riaccoglie nel suo seno. Tu e io non rappresentiamo una minaccia. Ma io non voglio rappresentare una minaccia. E perch dovrebbe, Sewell, preoccuparsi? Perch in guerra con questi vecchiacci, con questi barbogi, questi fregnacciari ariani che non l'hanno mai accettato. Non sa il greco, non sa l'anglosassone, lui. Per loro un pidocchioso parvenu. Emb? E' uno che s' fatto da s. Io sto con lui. E' un corrotto, una carogna. E' pieno di disprezzo per me e per te. Io mi sento ridicolo, quando cammino per strada. Qui a Princeton tu e io siamo Moe e Joe, le due macchiette ebree del variet. Siamo una barzelletta. Abramo Kabibble e compagno. Inconcepibili, come membri della comunit prinstoniana. Chi se ne frega della loro comunit? Nessuno gli d fiducia, a quel piccolo furfante. C' qualcosa che gli manca, sul piano umano. La persona che lo conosceva meglio di chiunque - sua moglie - quando lo piant si port via con s gli uccelli. Gli lasci le gabbie. Le hai viste, a casa sua. Non voleva niente che glielo ricordasse, nemmeno una gabbietta. Se n'and con gli uccelli appollaiati sulle spalle? Andiamo, Humboldt, cos' che vuoi? Voglio che tu ti senta insultato come mi sento io, e non che mi dia contro. Ma perch non riesci a provare sdegno, Charlie? Ah... Non sei un vero americano. Tu sei il forestiero riconoscente. La tua la gratitudine dell'immigrato ebreo che s'inginocchia a baciar la terra del

Nuovo Mondo, appena sbarcato! Inoltre, sei figlio della Grande Depressione. Non sognavi neppure di trovarti un lavoro, di aver un tuo ufficio, una scrivania coi cassetti tutti per te. E' una cosa tanto meravigliosa che stai ancora a bocca aperta. Sei il topolino ebreo nella grande dispensa cristiana. Al tempo stesso, sei troppo borioso per curarti degli altri. Di queste guerre sociali non m'importa, Humboldt. E non scordiamo le cose feroci che hai sempre dette nei confronti degli ebrei marrani, passati all'Ivy League. (8) Appena l'altro giorno, tu eri dalla parte di Tolstoi: ora di rifiutarci di star dentro la storia e recitar la commedia della storia, questo brutto gioco di societ. Inutile discutere. Tolstoi? Tolstoi apparteneva all'altro ieri. La grossa bella intelligente disordinata faccia di Humboldt era bianca e rovente di occulte turbolente emozioni, tempeste nel cranio. Provai pena per noi, per entrambi, per tutti, strambe creature sotto il sole. L'intelletto che stinge sull'anima. Anime in pena. Anime esiliate, che anelano alla patria perduta. Ogni essere vivente ha nostalgia del suo mondo natio. Tutto questo era chiaro per me, coricato sul mio verde divano. Ah, la vita che cos'! Che cos' esser umani! La piet per gli assurdi di Humboldt m'indusse a dargli una mano. Sei stato su tutta notte a pensare gli dissi. E lui, con inusitato trasporto: Charlie, tu ti fidi di me, non vero? Perdio, Humboldt! Come chiedere a uno se si fida della Corrente del Golfo. In che cosa dovrei, ora, fidarmi di te? Lo sai quanto ti sono vicino. Legati a filo doppio. Come due fratelli. Non c' bisogno che mi t'arruffiani. Sputa l'osso. Faceva sembrar minuscola la scrivania. Era fatta per individui pi piccoli. Torreggiava sovr'essa dalla cintola in su. Pareva un rugbista accanto a un'auto giocattolo. Stringeva una sigaretta fra le dita dalle unghie rosicchiate. Prima cosa, rimediamo una cattedra per me, qui a Princeton. Ci tieni a diventare un docente accademico? Una cattedra di letteratura moderna, ecco quello che voglio. E tu m'aiuterai. Cos, quando Sewell ritorna mi trova bell'e piazzato. In pianta stabile. Il governo l'ha spedito a Damasco a opprimere e abbagliare quei poveri beduini con Le spoglie di Poynton. Bene. Dopo un anno trascorso col a sbevazzare e borbottare circonvolute cretinate, trover al suo ritorno che questi imbecilli barbogi, che neanche gli

rispondono quando lui gli domanda che ora , m'hanno fatto professore titolare. Che ne dici? Ti va? Mica tanto. E' questo che t'ha tenuto sveglio tutta notte? Sbriglia la fantasia, Charlie. Tu sei troppo pacioso. Raccogli l'insulto. Arrabbiati. Sewell t'ha assunto come lustrasputacchiere. Tu ti devi affrancare dalla vecchia morale dello schiavo virtuoso, recidere i legami che ancora ti vincolano alla borghesia. Ti far delle iniezioni di durezza, ti metter del ferro nelle vene. Ferro? Questo sarebbe il tuo quinto stipendio. Il quinto ch'io sappia. Mettiamo ch'io fossi un duro. Ti chiederei allora: io cosa ci guadagno? Che me ne viene, a me? Charlie! Voleva sorridere. Non era un sorriso. Ho tutto un piano. Come no! Tu sei come... come Coso... che non riusciva a bere una tazza di t senza qualche stratagemma... come Alexander Pope. Humboldt lo prese come un complimento. Rise tra i denti, poi: Ecco cosa farai. Vai da Ricketts e gli dici: Humboldt una persona di grandissimo valore: poeta, filologo, critico, studioso, coltissimo. Gode di fama internazionale e avr un posto nella storia della letteratura americana... Tutto questo, fra parentesi, vero. Ecco un'ottima occasione per lei, professor Ricketts. So che Humboldt stufo di fare il bohmien. Il mondo letterario va troppo in fretta. L'avanguardia gi un ricordo. E' ora che Humboldt trovi una dignitosa sistemazione. Adesso sposato. Mi risulta che Princeton gli piace, l'ammira. Orbene, se lei gli facesse un'offerta, la prenderebbe senz'altro in considerazione. Io posso metterci una buona parola. Sarebbe un peccato se lei sciupasse quest'opportunit, professor Ricketts. Princeton ha Einstein e Panofsky. Per siete deboli sul versante letterario. Oggi c' la tendenza ad avere artisti sul campus. Amherst ha Robert Frost. Non sia da meno. Agguanti Fleisher. Non se lo lasci scappare, senn dovr accontentarsi di qualche figura di terzo rango. Non nominer Einstein e Panof- sky. Mi rifar a Mos e ai profeti, addirittura. Che razza di complotto! Hai preso da Eisenhower. Questo ci che io chiamo basse astuzie d'alto ingegno. Lui non rise per. Era stato su tutta notte. Prima, a seguire i risultati elettorali. Poi a girare per casa, nella morsa dell'angoscia, a riflettere sul da farsi. Quindi aveva progettato questo golpe. Quindi, con un vulcano in testa, si era messo al volante della vecchia Buick, lanciandola a tutto gas per le strade di campagna, slittando paurosamente sulle curve, spernacchiando dalla marmitta sfasciata. Per

loro fortuna gli scoiattoli eran gi in letargo. Lo so quali personaggi gli gremivano la mente: Walpole, il Conte Mosca, Disraeli, Lenin. Mentre pensava anche - con sublime anacronismo - alla vita eterna. N Ezechiele n Platone erano assenti. L'uomo era nobile. Ma era in combustione e la pazzia lo rendeva anche vile e ridicolo. Col volto abbrutito dalla stanchezza, estrasse un flaconcino dalla cartella, si vers alcune pillole nel palmo della manona, le inghiott. Tranquillanti, forse. O forse anfetamine, per tirarsi su di giri. Le inghiott senz'acqua. Lui faceva a meno di ricette mediche. Come Demmie Vonghel. Demmie si chiudeva al bagno e pigliava un bel po' di pillole. Dunque ci vai, da Ricketts mi disse Humboldt. Credevo non contasse niente feci io. Infatti, solo un rettore fantoccio. Ma la vecchia guardia non potr sconfessarlo. Se saremo pi furbi di lui, poi loro lo dovranno appoggiare. Ma perch Ricketts dovrebbe darmi retta? Perch, amico, ho sparso in giro la voce che la tua commedia verr messa in scena. Tu vai dicendo questo? L'anno prossimo a Broadway. Ormai ti considerano un commediografo di successo. Ma come t' venuto in mente? Mi prenderanno per un millantatore. No, macch. Andr proprio cos. Lascia fare a me. Ho dato da leggere a Ricketts il tuo ultimo saggio sulla Kenyon, ti stima. E non fingere con me. Ti conosco. Ti piacciono gli intrighi, le birbonate. Anche adesso arroti i denti, dalla gioia. Inoltre, non si tratta d'un intrigo soltanto... E di che? Di stregoneria? Di sortilegio? Macch sortilegio. Diciamo: aiuto reciproco. Non raccontarmi balle. Prima io, poi te disse lui. Ricordo esattamente l'urlo che cacciai. Cosa? Poi sbottai a ridere e dissi: Farai anche di me un professore universitario? Credi che la sopporterei questa vita di noia, di bevute, pettegolezzi e leccate di culo? Dopo aver perso Washington alle elezioni, hai fatto molto presto ad adattarti al tran-tran accademico di qui. Grazie tante, so rendermi infelice a modo mio. Tu ci durerai due anni, tutt'al pi, in questo paradiso goy.

Humboldt agit le mani. Non avvelenarmi l'anima. Che linguaccia che hai, Charlie! Non dire queste cose. Senn me le aspetto. E m'infettano l'avvenire. Tacqui e riflettei sulla singolare proposta. Poi alzai gli occhi su Humboldt. La sua mente lavorava alacremente: si gonfiava e pulsava in modo buffo, doloroso. Poi cerc di buttarla in ridere. Emise la sua risata quasi afona, affannosa. Si riusciva a sentirla s e no. Non che a Ricketts racconteresti bugie mi disse. Dove lo trovano uno come me? D'accordo, la domanda difficile. Insomma sono uno dei maggiori letterati del Paese. Senz'altro, al tuo meglio. Bisogna far qualcosa per me, assolutamente. Specie ora che, con Eisen -hower, scende il buio sulla terra. Ma perch? Beh, francamente, Charlie, sono un po' fuori squadra, adesso come adesso. Devo rimettermi in sesto, per poter di nuovo scrivere poesie. Ma come ritrovare il mio equilibrio, quando ho tante ansie, tanti assilli? Mi prosciugano. Il mondo mi angaria. Devo ritrovare l'antico incantesimo. E' come se abitassi in un sobborgo della realt, e facessi la spola avanti e indietro. Deve cessare, questo. Devo sistemarmi. Sono qui (sulla terra, intendeva) per fare qualcosa, qualcosa di buono. Lo so, Humboldt. Non solo qui a Princeton, tutti quanti si in attesa di questo qualcosa. Con gli occhi arrossati, Humboldt disse: Lo so, Charlie, che mi vuoi bene. E' vero. Ma non diciamolo pi. Giusto. Anch'io ti voglio bene come un fratello, per. Kathleen lo sa. E' evidente che ci si capisce, fra noi, Demmie Vonghel compresa. Fammi contento, Charlie. Non importa se ti sembra una cosa ridicola. Fammi contento, molto importante. Chiama Ricketts e digli che gli devi parlare. Va bene. Lo far. Humboldt pos le mani sullo scrittoietto di Sewell e si appoggi all'indietro sulla sedia girevole, le cui giunture gemettero sinistramente. Il fumo della sigaretta gli avvolgeva le chiome. A testa bassa, mi scrutava come fosse affiorato dagli abissi marini. Hai un conto corrente in banca, Charlie? Dove li tieni, i soldi? Quali soldi?

Non hai un conto in banca? Alla Chase Manhattan. Circa dodici dollari. La mia banca la Corn Exchange egli disse. Hai con te il libretto degli assegni? Nella tasca dell'impermeabile. Fa' vedere. Estrassi il libretto, dagli orli accartocciati. Soltanto otto dollari, anzi. A sua volta Humboldt tir fuori il suo libretto degli assegni da una tasca della giacca a quadroni, svit il cappuccio d'una delle sue tante penne. Ne aveva una bandoliera, fra stilo e biro. Che fai, Humboldt? Ti sto dando carta bianca sul mio conto corrente. Insomma, ti firmo un assegno in bianco. E tu farai altrettanto, a mio nome. Niente data, niente cifra, solo Pagate a vista a Von Humboldt Fleisher. Siediti, Charlie, e spiccami quest'assegno. Come sarebbe? Non mi piace mica. Devo rendermi conto di cosa si tratta. Hai un saldo di soli otto dollari, che t'importa? Non per il denaro... Era molto commosso, e disse: Esatto. Non lo . Qui sta il punto. Se mai ti trovassi con l'acqua alla gola, riempi questo assegno per la cifra che ti pare, e l'incassi. Lo stesso vale per me. Giureremo, da amici fraterni, di non abusarne mai. Ne faremo uso solo in caso di estrema necessit. Quando t'ho parlato di aiuto reciproco, non m'hai preso sul serio. Ora vedi. Si curv, pesantissimo, sulla scrivania e, con la sua grafia minuta, scrisse il mio nome sull'assegno, con mano decisa e tremante. Il mio autocontrollo non era molto migliore del suo. Il mio braccio sembrava un fascio di nervi, e firmai a scatti. Quindi Humboldt enorme e delicato, a chiazze - si sollev dalla poltroncina e mi porse il suo assegno. No, non ficcarlo in tasca cos mi disse. Piegalo e mettilo nel portafogli. E' pericoloso. Voglio dire, un valore. Ci stringemmo le mani: tutt'e quattro. Humboldt disse: Ci fa di noi due fratelli carnali. Abbiamo stretto un patto. Un accordo solenne. Di l a un anno ebbi un grosso successo a Broadway e lui and in banca a incassare il mio assegno. Io l'avevo tradito - lui diceva - io, suo fratello carnale, avevo rotto il nostro sacro patto d'alleanza, diceva ch'io tramavo con Kathleen contro di lui, che gli avevo messo gli sbirri

alle calcagna, che l'avevo imbrogliato. E che era colpa mia se gli avevano messo la camicia di forza e rinchiuso in manicomio, a Bellevue. Perci andavo punito. Andavo multato. E la multa che egli m'impose fu di seimila settecento sessantatr dollari e cinquantotto cents. Somma che prelev dal mio conto corrente alla Chase Manhattan Bank. Quanto all'assegno che m'aveva dato lui, io l'avevo ficcato in un cassetto, fra la biancheria. Di l a qualche settimana era sparito, n mai pi lo rividi. Qui la meditazione cominciava a farsi davvero ardua. Perch? A causa delle invettive di Humboldt, delle sue contumelie, accuse, che ora tornano a me - assieme a atroci turbamenti e assillanti ansiet - fitte come un fuoco di sbarramento. Perch badavo a star l coricato? Dovevo prepararmi alla partenza per Milano. Renata e io si era in procinto di recarci in Italia. Natale a Milano! Eppoi ero stato convocato dal giudice Urbanovich, presso il suo gabinetto, quindi prima dovevo conferire con l'avvocato Forrest Tomchek, che mi patrocinava nella causa intentatami da Denise per portarmi via fino all'ultimo soldo. Eppoi bisognava che consultassi Murra, il mio consulente fiscale, in merito alla vertenza con l'Ufficio Tributi. Inoltre doveva arrivare dalla California Pierre Thaxter, per parlare con me della rivista, The Ark ma in realt per spiegarmi perch aveva fatto bene a mandar in protesto le cambiali che io avevo avallato - e per metter a nudo la sua anima, denudando al contempo la mia, perch, chi ero io per tener l'anima coperta? C'era anche il dilemma della Mercedes: venderla o pagarne la riparazione. Ero quasi propenso a darla via per ferrovecchio. Quanto a Rinaldo Cantabile, che asseriva di rappresentare il nuovo spirito, dovevo aspettarmi una sua telefonata da un momento all'altro. Eppure ero ancora capace di resistere a tutte quelle impellenti incombenze. Combattevo l'impulso ad alzarmi come fosse una maligna tentazione. Restavo l disteso, affondando nei piumini, pei quali tante oche eran state spennate, senza mollare Humboldt. Quei miei esercizi per rafforzare la volont non eran mica una perdita di tempo. Di solito sceglievo qualche pianta, come tema: o un particolare roseto rievocato dal tempo che fu, oppure indugiavo sull'anatomia delle piante. Mi ero procurato un grosso libro di botanica, d'una donna a nome Esau, e vi avevo appreso tante cose sulla morfologia vegetale, su protoplasti e sostanze energetiche, di modo che i miei esercizi avessero una solida base. Non m'andava d'esser uno di quei visionari alla lava-o-la-spacca.

Sewell antisemita? Sciocchezze. Ma cos faceva comodo a Humboldt sostenere. Quanto a fratellanza carnale e patti solenni, queste eran cose assai pi genuine. Ma non genuine abbastanza, quantunque corrispondessero, drammatizzandolo, a un reale desiderio. Eccomi adesso a cercar di ricordare i minuti ragguagli, le pressanti raccomandazioni, impartitemi prima di quel mio colloquio con Ricketts. Alla fine gli dissi: Basta, Humboldt. So come regolarmi. Neanche un'altra parola. Anche Demmie Vonghel mi diede consigli. Lei trovava Humboldt molto buffo. La mattina del colloquio, sovrintese lei al mio abbigliamento e mi accompagn alla stazione Pennsylvania in tass. Stamattina a Chicago ho constatato che riuscivo a rievocare Ricketts alla mente senza la menoma difficolt. D'aspetto giovanile, aveva i capelli canuti, tagliati a spazzola sulla fronte bassa. Forte, tarchiato, collo taurino da operaio dei traslochi, un bell'uomo. La guerra era finita da un pezzo, ma lui usava ancora il gergo militaresco. Cattivante, atticciato, un po' greve come farfallone, vestiva in flanella grigioferro. Con me, scelse un tono di voluta levit. Corre voce che voi due state facendo egrege cose, col programma di Sewell. Ah, doveva sentir Humboldt dissertare su In viaggio per Bisanzio. Me l'han detto. Ma non son mai potuto andarlo a sentire. Che vuole! Vita dura, pei burocrati. E con lei come va, Charlie? Io mi godo ogni momento, qui. Che bello. E porta avanti il suo lavoro, spero? Humboldt mi dice che daranno una sua commedia a Broadway l'anno prossimo. Lui uno che precorre i tempi. Ah, un grand'uomo. Magnifico averlo con noi. Soprattutto per me, nel mio primo anno di rettorato. Ah, cos? S s. E' il mio periodo di acclimatamento. Lieto di avervi entrambi. Lei ha un'aria molto allegra, se mi consente. In genere sono di buon umore, io. Molta gente ci trova da ridire. Una signora piuttosto brilla giorni fa m'ha domandato quale fosse il mio problema: lei il tipo - mi fa - dello heimischer (9) forzato. Davvero? Non credo d'aver mai sentito questa espressione. Nuova pure per me. Poi mi ha detto che sono esistenzialmente fuori fase. E ha soggiunto: In apparenza lei si diverte un mondo, ma la vita la schiaccer come una lattina vuota.

Sotto i capelli a spazzola, gli occhi di Ricketts eran intorbidati di vergogna. Forse anche lui era sconcertato dal mio buon umore. In realt cercavo solo di render pi agevole quel colloquio. Ma mi resi conto che Ricketts soffriva. Avvertiva che ero l per una birbonata. Che razza di visita era la mia? Ch'io fossi un emissario di Humboldt era ovvio. Ero latore di un messaggio. E un messaggio da Humboldt non poteva recar altro che guai. Poich Ricketts mi faceva pena, m'affrettai a venir al dunque. Humboldt e io eravamo amici: gran privilegio per me, trascorrer tanto tempo accanto a lui, l a Princeton. Oh, Humboldt! Il saggio, l'estroso, appassionato Humboldt! Poeta, critico, filologo, erudito, spirito originale... Desideroso di aiutarmi, Ricketts disse: Insomma, un uomo di genio. Grazie. Questo riassume tutto. Ecco, c' qualcosa che vorrei dirle. Humboldt non si farebbe mai avanti. L'idea mia, assolutamente. Io son qui di passaggio, e va bene; ma sarebbe un errore non trattenere Humboldt. Non dovreste lasciarvelo scappare. E' un'idea. Ci sono cose che solo un poeta sa dire, sulla poesia. S. Dryden, Coleridge, Poe. Ma perch Humboldt dovrebbe legarsi a un impiego accademico? Humboldt, lui, non la vede cos. Credo che abbia bisogno d'una comunit intellettuale. Lei si pu figurare quanto opprimente sia, la struttura sociale del Paese, per uomini ispirati del suo tipo. Da che parte rivolgersi, ecco la questione. La tendenza nelle universit , oggi, di assumere poeti, e anche voi lo farete prima o poi. Ora avete l'occasione di assicurarvi il migliore. Rendendo la mia meditazione il pi particolareggiata possibile nessun dettaglio era insignificante - riuscivo a rivedere Humboldt mentre mi ammaestrava, prima di spedirmi da Ri- cketts. Il suo viso era tanto accosto al mio - con quel suo persuasivo sorriso da mascherone - che sentivo il calore febbrile delle sue guance. E mi diceva: Sei indicato per codeste ambascerie, lo so, lo so. Voleva dire che ero un impiccione nato? Seguit: Un uomo, Ricketts, che non pu primeggiare nell'establishment protestante. Non tagliato per i ruoli veramente importanti: direttore d'azienda, presidente di banca, pezzo grosso dell'Ufficio Bilancio federale, dello Stato Maggiore, della Banca Centrale. Esser un professore del suo genere significa essere il

fratellino deboluccio. O magari la sorellina. Di cui bisogna pigliarsi cura. Probabilmente socio del Century Club. Buono solo a postillare La ballata del vecchio marinaio per i giovani Ford e Firestone. Umanista, erudito, capo-scout, bravo ma fesso. Forse Humboldt aveva ragione. Ri- cketts era perfino incapace - lo vedevo - di cavarsela con me. Gli occhi bruni, sinceri, sembravano dolergli. Aspettava che fossi io a porre termine al colloquio. Non m'andava di spingerlo alle corde, ma a spinger me era Humboldt. Poich Humboldt non aveva chiuso occhio la notte in cui Ike venne eletto, poich era drogato di pillole e alcol o intossicato da scorie metaboliche, poich la sua psiche non trovava refrigerio nei sogni, poich egli rinunciava ai suoi doni, poich gli mancava la forza spirituale, o era troppo fragile per opporsi all'impoetico potere degli Stati Uniti, ecco che a me toccava tormentare Ricketts. Provavo piet per Ricketts. E non mi pareva proprio che, per Princeton, ne valesse la pena, come Humboldt invece credeva. Situata fra la rumorosa Newark e la squallida Trenton, era un santuario, uno zoo, una stazione termale, con le sue scimmiette e gli olmi e le graziose gabbie verdi. Somigliava a un'altra localit che avrei visitato in seguito: un luogo di cura, in Serbia, chiamato Vrna`cka Banja. Ma forse contava ancor pi quel che Princeton non era. Non era una fabbrica n un emporio, non era un ufficio d'azienda privata o di ente pubblico, n una cittadella della burocrazia, non faceva parte del mondo dei posti fissi. Se riesci a evitare l'impiego stabile, il tran tran d'un ufficio, sei un artista, un intellettuale. Troppo inquieto, irrequieto, agitato, troppo matto per passare otto ore al giorno a una scrivania, hai bisogno per di un istituto: un pi alto istituto. Una cattedra di poesia per Humboldt dissi. Una cattedra di poesia Una cattedra! Oh!... Che idea grandiosa! disse Ricketts. Ne saremmo felicissimi. Lo dico a nome dell'intero corpo accademico. L'unico ostacolo sono i quattrini. Se solo avessimo abbastanza soldi! Siamo poveri, Charlie, molto poveri. Inoltre, questo ateneo, come qualsiasi azienda, ha il suo organigramma. Organigramma? Traduca, prego. Una cattedra come questa andrebbe creata ex novo. Grossa impresa. Come viene istituita una cattedra?

Di regola, mediante una speciale dotazione. Quindici o ventimila dollari annui, per circa vent'anni. Diciamo mezzo milione, col fondo pensioni. E non ce l'abbiamo, Charlie, punto e basta. Cristo, ci piacerebbe avere Humboldt, altroch. Mi si spezza il cuore, a dir di no, lo sa. Ricketts era adesso tutto giulivo. La memoria ossequiente e pignola mi restitu - senza che glielo chiedessi in modo speciale - il fregio di capelli candidi, irti sopra la fronte, gli occhi di cerasa bruna, la freschezza del suo viso dalle guance rubiconde. Finisce qui, pensavo, mentre ci stringevamo la mano. Ora che s'era sbarazzato di noi, Ricketts era d'una cordialit straripante. Se solo avessimo i quattrini! badava a ripetere. Bench Humboldt mi stesse aspettando con la febbre addosso, indugiai all'aria aperta. Mi soffermai sotto un arco di tufo, su un piancito di pietra corrosa dai passi, mentre scoiattoli accattoni convergevano su me da ogni canto del giardino, ben squadrato in aiuole, con graziosi sentierini. Faceva freddo, c'era foschia, un biondo tenue sole novembrino listava i rami spogli. Un simile biondo pallore aveva il viso di Demmie Vonghel. Avvolta in un paltoncino dal bavero di martora - con quelle sue ginocchia sublimemente sensuali e i piedi a punta d'una principessa, le narici dilatate espressive quasi quanto gli occhi, il respiro un po' affannato - Demmie mi aveva baciato, col suo tiepido viso, e stretto a s con la mano guantata, sussurrando: Te la caverai benissimo, Charlie. Benissimo. Ci eravamo lasciati alla stazione. Il suo tass aspettava. Humboldt, mi dissi, non la penser cos. Invece mi sbagliavo di grosso. Quando comparvi sulla soglia, licenzi gli studenti. Lui sapeva esaltarli con la letteratura. L'attorniavano dopo la lezione, l'aspettavano nel corridoio, coi loro manoscritti. Giovanotti annunci, c' un imprevisto. Gli appuntamenti scorrono di un'ora. Le undici diventano mezzogiorno. Le due e mezza le tre e mezza. Entrai. Lui mi precedette nel suo ufficio caldo, fumoso, gremito di libri - e chiuse la porta. Ebbene? Non ha i quattrini, dice. Non ha detto di no? Sei famoso, ti vuol bene, t'ammira, ti vorrebbe, ma non pu istituire una cattedra senza grana. E' cos che ha detto? Esattamente cos.

Allora credo che l'abbiamo in pugno! Charlie, l'ho fregato. Ce l'abbiamo fatta. Come sarebbe? Come l'hai fregato? Perch... oh, oh!... s' trincerato dietro il libro mastro. Mica ha detto niente da fare. Mica lo ha escluso assolutamente. Mica t'ha mandato al diavolo. Humboldt rideva - quella sua risata afona, affannosa, tra i denti troppo piccoli - e una sciarpa di fumo gli avvolgeva la testa. Aveva un nonsoch di Mamma Oca, quando faceva quella faccia l. La mucca l' saltata sulla luna, e il cagnolino ride divertito. Humboldt disse: Il capitalismo monopolistico ha sempre trattato i poeti come pezze da piedi. Ebbene, questo periodo storico volge al termine... Non vedevo che c'entrasse, foss'anche vero. Arriveremo da qualche parte. Dimmi, allora. Pi tardi ti spiegher. Te la sei cavata benissimo. Aveva gi cominciato a far i bagagli - come sempre nei momenti decisivi - anche se aveva solo una logora cartella a portata di mano. Dapprima la svuot di libri, manoscritti, pillole. Faceva strani movimenti coi piedi, come se un gatto gli mordesse il fondo dei pantaloni. Poi prese a rimpinzarla d'altri libri, altre carte. Spicc il cappellaccio a larga tesa dall'attaccapanni. Come un eroe del muto che va a portare la sua invenzione nella grande citt, lui partiva per New York. Metti un avviso, pei ragazzi, va'. Torno domani disse. L'accompagnai al treno, ma non mi disse altro. Salt a bordo dell'antiquata carrozza. Mi fe' un cenno di saluto attraverso il finestrino sudicio. E part. Sarei potuto tornar a New York con lui, dato ch'ero venuto l a Princeton solo per vedere Ricketts. Ma lui era matto e era meglio lasciarlo stare. Cos io, Citrine, nel pieno della vita, comodamente disteso su un sof, in calzini di cachemire (pensare come i piedi dei sepolti si disfanno, vanno in polvere... i piedi di Humboldt) ricostruivo i fatti che portarono il mio ispirato amico al declino e alla caduta. Il suo talento era andato a male. E adesso a me toccava decidere che farne, del talento, in quest'epoca, in questo frangente. Come evitare la lebbra dello spirito. Dipendeva da me, in qualche modo. Seguitai a meditare. Mentalmente accompagnai Humboldt in treno. Fum per tutto il viaggio. Lo vidi quindi attraversare a gran passi da matto l'atrio immenso della Stazione Penn- sylvania, sotto la gran cupola di vetro polveroso. Poi lo vidi salire su un tass. Di solito

pigliava l'autobus o il metr. Ma oggi tutto era inconsueto, ogni mossa senza precedenti. Fatto sta che non poteva, lui, contar sulla ragione. La ragione andava e veniva - i cicli si facevano sempre pi brevi - e un giorno o l'altro poteva andarsene per sempre. E poi che avrebbe fatto? Se avesse perso il senno una volta per tutte, a lui e Kathleen sarebbero occorsi un sacco di soldi. Inoltre - com'ebbe a dirmi - puoi permetterti d'essere matto quando sei titolare d'una cattedra a Princeton: chi se n'accorge? Ah, povero Humboldt! Avrebbe potuto essere... no, era, era cos in gamba! Stava volando in alto. Su in cima alla vetta. Quando vi giunse - con l'animo offuscato - lass lo capirono. Humboldt fu accolto con interesse e considerazione. Era Wilmoore Longstaff - il famoso Longstaff, l'arciduca dell'alta cultura in America - l'uomo che Humboldt and a trovare. Longstaff era il primo presidente della nuova Fondazione Belisha. La Belisha era pi ricca della Carnegie e della Rockefeller. E Longstaff disponeva di centinaia di milioni da spendere per la ricerca scientifica, per borse di studio, per le arti, per il progresso sociale. Gi Humboldt aveva ottenuto una sinecura, dalla Fondazione: gliel'aveva procurata il suo buon amico Hildebrand. Editore e playboy, egli stesso poeta d'avanguardia, Hildebrand era il patrono di Humboldt. Lui l'aveva scoperto, ammirava le sue opere, adorava la sua conversazione, lo proteggeva, gli passava uno stipendio come redattore della Hildebrand editrice. Ci faceva s che Humboldt parlasse male di lui soltanto sottovoce. Quello ruba ai poveri ciechi, Charlie. Quando l'Associazione Ciechi gli manda le matite, lui se le tiene, ma non d un soldo di beneficenza. E io: Il ricco taccagno un vecchio clich. D'accordo, ma quello esagera. Prova a andar a pranzo a casa sua. Ti fa morire di fame. E lo sai perch Longstaff ha ingaggiato Hildebrand, a trentamila dollari, per tracciare un programma per gli scrittori? L'ha ingaggiato per via del sottoscritto! Se tu sei una Fondazione, mica tratti direttamente coi poeti, no, ti rivolgi all'uomo che possiede una scuderia di poeti. Cos il lavoro lo faccio tutto io, e mi becco soltanto ottomila dollari. Ottomila, per un lavoro che ti porta via cos poco tempo, non male. E' meschino da parte tua, Charlie, farti portavoce del buonsenso con me. Io ti dico che sono uno sfruttato e tu mi ribatti che godo di privilegi, sottintendendo che tu sei un super-- sfruttato. Hildebrand mi

spreme come un limone, ti dico. Lui non legge un manoscritto ch' uno. E' sempre in crociera, o a sciare a Sun Valley. Senza me per consulente, pubblicherebbe carta da cesso. Lo salvo io, senn sarebbe un filisteo, coi suoi milioni. E' arrivato a Gertrude Stein grazie a me. E anche a Eliot. Grazie a me ha qualcosa da offrire a Longstaff. Ma mi stato assolutamente proibito di parlare con Long- staff. No. S, ti dico! esclam Humboldt. Longstaff ha un ascensore privato. Nessuno, di rango inferiore, pu salire su all'attico da lui. Lo vedo da distante, quando entra, quando esce, ma ho l'ordine di non rivolgergli mai la parola. Diversi anni dopo, io, Citrine, sedevo accanto a Wilmoore Longstaff a bordo d'un elicottero. Vecchio ormai, era un uomo finito, un decaduto. Io l'avevo visto quand'era nel pieno della sua gloria: e somigliava a un divo del cine, a un generale con cinque stelle, al principe di Machiavelli, al magnanimo di Aristotele. Long- staff aveva combattuto, coi classici, contro la tecnocrazia e la plutocrazia. Aveva costretto molti potentati a discutere di Platone e Hobbes; fatto recitare l'Antigone a presidenti d'aviolinee, banchieri, dirigenti di borsa. Quel ch' vero vero, Long- staff era, sotto molti riguardi, di gran classe. Insigne educatore, nobile persino. Forse la sua vita sarebbe stata pi facile, se fosse stato meno affascinante. Comunque sia, Humboldt comp allora un atto d'ardimento, come abbiamo visto compiere all'eroe intraprendente di tanti vecchi film. Senza chieder permesso, entr nell'ascensore privato di Longstaff e pigi il bottone dell'ultimo piano. Enorme e delicato si materializz davanti all'usciere, e gli diede il suo nome. No, non aveva appuntamento (il sole gli brillava sul viso, sui vestiti sudici - mi par di vederlo - il sole pi terso che splende in cima ai grattacieli, dove l'aria pi pura) ma bastava il suo nome: Von Humboldt Fleisher. Di fatti bast. Longstaff lo ricevette. Anzi fu lieto di vedere Humboldt. Cos mi disse, su quell'elicottero, e gli credetti. Eravamo equipaggiati con giubbetti di salvataggio, belli gonfi, arancione, e muniti di pugnali. Perch mai quei coltellacci? Forse per difenderci dai pescicani, se si faceva naufragio. Avevo letto le sue ballate mi disse Longstaff. Lo consideravo scrittore di grandissimo talento. Lo sapevo, s'intende, che per Longstaff il Paradiso perduto era l'ultima vera opera di poesia in inglese.

Longstaff era un patito della grandezza. Comunque Humboldt questo intendeva dire - era senz'altro un poeta e un uomo affascinante. Altroch se lo era. Me l'immagino nell'ufficio di Long- staff: in un deliquio di malignit e d'astuzia, gonfio di energia maniacale, con macchie avanti agli occhi e il cuore che perde colpi. Voleva persuadere Longstaff a ogni costo: facesse fuori Sewell, fregasse Ricketts, fottesse Hildebrand, la mettesse in culo al destino. Pareva, in quel momento, l'uomo venuto per stappare il lavandino. Eppure era destinato a una cattedra a Princeton. Ike aveva vinto, Adlai Stevenson aveva morso la polvere, ma Humboldt era in ascesa, fino all'attico, e oltre. Longstaff era sulla cresta dell'onda, lui. Angariava i membri del consiglio d'amministrazione con Platone, Aristotele e San Tommaso d'Aquino, esercitava su di loro un fascino diabolico. Probabilmente aveva vecchi conti da saldare con Princeton, questa cittadella del sistema scolastico sulla quale puntava il suo lanciafiamme radicale. Dai Diari di Ickes sapevo che Longstaff aveva fatto la corte a Roosevelt. Per aver il posto di Wallace e, in seguito, di Truman, come candidato alla vicepresidenza. Sognava addirittura di diventar Presidente. Ma Roosevelt l'aveva tenuto a bada, l'aveva lasciato aspettare, allungare il collo, senza mai accontentarlo. Alla Roosevelt, in pieno. In ci simpatizzavo con Longstaff (ambizioso, dispotico come sono nel segreto del mio cuore). Quindi, mentre l'elicottero volteggiava sopra New York, io studiavo il dottor Longstaff, quel bell'uomo invecchiato, cercando di capire che effetto gli avesse fatto Humboldt allora. Forse in lui aveva visto il Calibano d'America, ansante e latrante, che scriveva odi e inni sulla carta gialla del pizzicagnolo. In realt Longstaff non era tenero con la letteratura. Ma gli piacque l'idea, quando Humboldt gli disse che voleva che la Fondazione Belisha desse modo a Princeton di istituire, per lui, una cattedra di poesia. E' proprio quello che ci vuole! esclam. E dett subito una lettera alla sua segretaria. L per l Wilmoore Longstaff impegn la Belisha a una cospicua donazione. Ed ecco Humboldt che, palpitante, stringe in mano una copia firmata di quella lettera, eccolo che sorseggia un aperitivo insieme a Longstaff e, contemplando Manhattan dal sessantesimo piano, gli parla delle metafore dantesche sugli uccelli. Non appena lasciato Longstaff, Humboldt si precipit in tass a casa di una certa Ginnie, al Village, una ragazza di Bennington che gli avevamo fatta conoscere Demmie Vonghel e io. Si mise a bussare alla

sua porta gridando. Sono Von Humboldt Fleisher. Devo vederti! Appena messo piede nell'ingresso, le fece subito delle proposte. Ginnie ci raccont: E mi ha rincorso per tutta la casa. Uno spasso. Tranne che avevo paura che mi calpestasse i cuccioli. La sua bassotta aveva appena figliato. Ginnie si chiuse al bagno. Humboldt gridava: Tu non sai quello che perdi. Sono un poeta. Ho un uccello enorme! E Ginnie disse a Demmie: Ridevo tanto che, anche volendo, non ce l'avrei fatta. Quando ne chiesi a Humboldt, lui mi disse: Dovevo festeggiare, ero convinto che queste ragazze di Ben- nington andassero matte pei poeti. Peccato, per questa Ginnie. E' carina, mica no, ma come il miele conservato in ghiacciaia. Mi spiego? Troppo freddo per spalmarlo. Andasti da altre parti? Rinunciai allo sfogo erotico. Andai in giro a trovare un mucchio di gente. E a tutti mostravi la lettera di Longstaff? Naturalmente. In ogni caso, il piano funzion. Princeton non poteva rifiutare la donazione. Ricketts rimase con un palmo di naso. Humboldt ebbe la cattedra. La notizia fu riportata dal Times e dalla Herald Tribune. Per due o tre mesi tutto and liscio come il velluto. I nuovi colleghi di Humboldt diedero feste in suo onore. N Humboldt dimentic, nella gioia, che eravamo fratelli carnali. Quasi ogni giorno mi diceva: Charlie, oggi m' venuta un'idea grandiosa, per te. Per il ruolo del protagonista nella tua commedia. Victor Maclaglen no, un fascista. Non possiamo aver lui, naturalmente. Ma... Ma mi metter in contatto con Orson Welles, per te. Sul pi bello, a febbraio, ci fu una levata di scudi contro Longstaff, in seno alla Belisha. Il consiglio d'amministrazione ne aveva gi avuto abbastanza, suppongo. I consiglieri insorsero in nome del capitale monopolistico americano. Il bilancio proposto da Longstaff fu bocciato, lui si vide costretto a dimettersi. Non fu mica cacciato via a mani vuote. Ottenne una ventina di milioni, con cui avviare una piccola fondazione per suo conto. Ma cacciato via fu. La somma stanziata per la cattedra di Humboldt era una piccola voce nel bilancio bocciato. Quando Longstaff cadde, cadde Humboldt con lui. Charlie, mi disse, quando alfine fu in grado di parlarne, stata un'esperienza come quella di mio padre quando fu travolto dalla crisi economica. Ancora un anno e ce l'avremmo fatta. Mi sono anche

chiesto, chiss se Longstaff lo sapeva, quando invi quella lettera, che era ormai vicino alla giubilazione. Eh? Non posso crederci dissi io. Longstaff sar magari malizioso, ma meschino no certo. Quelli di Princeton si comportarono bene, da veri gentiluomini, con lui. Ricketts gli disse: Lei dei nostri, Hum, lo sa? Non si preoccupi, troveremo i quattrini per la sua cattedra, in qualche modo. Ma Humboldt rassegn le dimissioni. Poi a marzo, per una strada di campagna del New Jersey, tent d'investire Kathleen, con l'auto. Essa salt in un fosso per salvarsi.

NOTE: (3) Cocktail composto di whisky, bitter, zucchero, scorzetta di limone e selz (lett.: un vecchiostile). (N.d.T.) (4) Personaggio dell'Oliver Twist di Dickens, che tiene una scuola per ladri e borseggiatori. (N.d.T.) (5) Personaggio, molto familiare agli americani grandi e piccoli, dello Sketch-Book (Libro di schizzi) di Washington Irving: un fannullone che dorm per vent'anni filati. (N.d.T.) (6) Richiamo a un cel. sonetto di Shakespeare, il #:o, in cui si parla appunto di precious friends hid in death's dateless night. (N.d.T.) (7) Multicolore sopravveste africana (anche daisciki o dansciki) tipica degli Yoruba della Guinea e Dahomey. (N.d.T.) (8) Ivy League, Lega dell'Edera: le pi antiche e prestigiose universit statunitensi. Il termine sta ad indicare una mentalit elitaria, aristocratica, integrata. (N.d.T.) (9) Heimischer: termine yiddish-americano che significa cordiale, amabile, alla mano. (N.d.T.)

A questo punto devo dire - come se deponessi in tribunale, pi o meno, senza facolt di prova - che non credo che, nascendo, abbia iniziato la mia prima vita. Idem Humboldt. Idem chiunque. Sul piano estetico, se non altro, non posso accettare l'idea che della morte han la pi parte di noie che avevo anch'io per la pi parte della mia esistenza sul piano estetico sono quindi obbligato a negare che una cosa cos straordinaria come l'anima umana possa venir spazzata via per sempre. No, i morti sono intorno a noi, chiusi fuori dalla nostra metafisica negazione di essi. Mentre, a notte, a milioni, dormiamo nell'emisfero avvolto dalle tenebre, i nostri morti ci vengono vicino. Le nostre idee dovrebbero essere il loro nutrimento, noi siamo i loro pascoli. Siamo brulli, per, e li lasciamo digiuni. Non v'illudete: i morti ci guardano. Ci tengon d'occhio su questa terra, ch' la nostra scuola di libert. All'altro mondo, dove tutto pi chiaro, la chiarezza erode la libert. Sulla terra siam liberi grazie a questa foschia, grazie all'errore, grazie a meravigliose limitazioni, tanto insomma a causa della bellezza quanto a causa del male e della cecit. Questi sono gli scompensi di quel bene che la libert. Ma non posso dilungarmi adesso su questo argomento, poich altre cose premono, ed ho fretta... Tutte queste faccende in sospeso! Mentre stavo meditando su Humboldt, suon il citofono. Andai di l, nell'ingressino buio, pigiai il pulsante e dall'apparecchio usc il solito maldistinto gracidio. Era Roland Stiles, il portinaio. I miei usi e costumi lo sconcertavano, divertendolo molto. Era un vecchio negro ossuto e spiritoso. Era, per cos dire, alle semifinali della vita. A suo parere, anch'io. Per io non la pensavo cos, per non so quale strana ragione d'uomo bianco, e quindi tiravo avanti come se non fosse ormai ora di pensare alla morte. Rinserisca la spina del telefono, Mister Citrine. Mi sente? La sua amica, la numero uno, prova e prova, nessuno gli risponde. Ieri, l'auto sfasciata. Oggi, la mia amante che non riesce a mettersi in contatto con me. Per lui, io sono come un circo equestre. E a sua moglie le mie disavventure, quando lui gliele racconta alla sera, piaccion pi della televisione. Me l'ha detto lui stesso. Chiamai Renata al telefono, le dissi: Cosa c'? Come, che c'!? Santo dio, t'ho chiamato dieci volte. All'una e mezza devi trovarti dal giudice Urbanovich. Il tuo avvocato ha cercato

inutilmente di pescarti. Alla fine s' rivolto a Szathmar, e Szathmar ha telefonato a me. All'una e mezza. Oggi! Han spostato la data. Per mesi m'ignorano completamente, poi mi dnno un preavviso di due ore, i maledetti. Il sangue cominciava a bollirmi. Come li odio, perdio, questi fregnacciari! Forse oggi si risolve tutto quanto. E come? Mi sono gi arreso cinque volte. Ogni volta che cedo, Denise e il suo avvocato alzano il prezzo. Fra qualche giorno, grazie a dio, ti porto via da qui. Tu nicchi, ti trascini, perch non ti va di viaggiare, ma credimi, Charlie, mi benedirai quando saremo di nuovo in Europa. Bell'avvocato m'ha consigliato Szathmar. Questo Forrest Tomchek non ha neanche tempo di discutere la causa insieme a me. Come fai, senza macchina? Come ci vai al centro? Strano, che Denise non t'abbia chiesto un passaggio. Piglio un tass. No, passo a prenderti io. Tanto, devo accompagnare Fannie Sunderland pei negozi. Pensa, siamo al decimo giro, per scegliere la stoffa d'uno schifoso sof, semplicemente. Rise. Per coi clienti aveva una pazienza straordinaria. Devo spicciarla, prima di partire. Allora, sar l all'una in punto. Fatti trovare pronto. Tanto tempo fa ho letto un libro intitolato Ils ne m'auront pas. E in certi momenti ripetevo fra me: Ils ne m'auront pas! Non mi avranno. Anche adesso me lo ripetei, deciso a portar a termine il mio esercizio spirituale di contemplazione e rimembranza (scopo: penetrar nei recessi dell'anima e scoprire il nesso fra l'individuo e le divine potenze). Tornai a coricarmi sul divano. Star l sdraiato era un atto di libert. Lo dico obiettivamente. Mancava un quarto alle undici e - se mi lasciavo poi cinque minuti per uno yogurt e altri cinque per radermi - ecco che potevo seguitare per due ore a pensare a Humboldt. Era proprio il momento adatto. Insomma, Humboldt tent di investire Kathleen con l'auto, quella volta. Tornavano da un party. Lui con una mano guidava, con l'altra la tempestava di pugni. A un semaforo, gi fuori citt, lei apre la portiera e scappa via, scalza. Aveva perso le scarpe alla festa. Lui l'insegue con la macchina. Per non farsi metter sotto, lei salta in un fosso. Lui finisce contro un albero. Per tirarlo fuori ci vorranno i pompieri, poich nell'urto gli sportelli si sono inceppati.

Sia come sia, gli amministratori fiduciari si eran sollevati contro Longstaff e la cattedra di poesia s'era dissolta. Kathleen in seguito mi raccont che Humboldt l per l non le disse niente. Dopo aver riattaccato il ricevitore, and di l in cucina, col suo passo strascicato e il suo ventre da lottatore di sumo, e si vers un bicchiere di gin. Un bicchiere colmo. E se lo bevve, accanto al lavandino, in pantofole, come fosse latte. Chi era al telefono? gli chiese Kathleen. Ricketts. Cosa voleva? Niente di speciale disse Humboldt. Kathleen poi mi raccont: S'era fatto d'un buffo colore, dopo aver bevuto tutto quel gin. D'un violetto verdastro. Quel colore che hanno certe volte le foglie pi interne del carciofo. Pi tardi, quella stessa mattina, ebbe un'altra conversazione con Ricketts. Fu allora che il rettore gli disse che Princeton non l'avrebbe rinnegato. Si sarebbe trovato il denaro. Ma ci poneva Ricketts in una posizione di superiorit morale. Un poeta non poteva permettere a un burocrate di sovrastarlo. Humboldt si chiuse nel suo studiolo, con una bottiglia di gin, e per tutta la giornata scrisse bruttecopie d'una lettera di dimissioni. Quella sera si recarono a una festa, a casa dei Littlewood, a Princeton. Lui durante il tragitto cominci a tormentarla. Perch si era lasciata vendere da suo padre a Rockefeller? S, s, il vecchio passava per un buontempone, un bohmien all'antica, alla parigina, di quelli della Closerie des Lilas, ma in realt era un criminale, un malvivente, un Dottor Moriarty, un Lucifero, un ruffiano, e non aveva forse anche cercato di aver rapporti carnali con la figlia? E Rockefeller com'era, a letto? L'uccello di Rockefeller le dava pi gusto? Ci ficcava anche dentro i suoi miliardi? Doveva proprio portar via la donna a un poeta, Rockefeller, per eccitarsi? La vecchia Buick slittava sulla ghiaia, rombava avvolta in una nube di polvere. Lui cominci a gridare. No, la nobile calma di lei non gli faceva nessuna impressione. Lo sapeva ben lui, come vanno certe cose. E difatti, su un piano libresco, ne sapeva un bel po'. Conosceva la gelosia di Re Leontes nel Racconto d'inverno. Mario Praz, lui lo conosceva. E conosceva Proust: topi torturati a morte, Charlus flagellato a sangue da un qualche garzone di macellaio, da un qualche bruto di periferia, con uno scudiscio munito di punte ferrate. So tutto sulla lussuria da fogna le diceva. E so che al gioco ci si deve stare con un'aria tranquilla, come la tua. Io so tutto, sul

masochismo femminile. Lo so, cosa ti d gusto. E ti servi di me. Mi usi come strumento! Quando arrivarono dai Littlewood, io e Demmie eravamo gi l. Kathleen era bianca. Pareva incipriata. Humboldt entr in silenzio. Non rivolse la parola a nessuno. Era la sua ultima sera da professore di poesia. Domani la notizia si sarebbe diffusa. Forse gi lo si sapeva. Ricketts s'era comportato da galantuomo, ma pu darsi che non avesse resistito alla tentazione di raccontarlo in giro. Comunque il padrone di casa, Little- wood, non doveva esserne al corrente. S'adoprava per il successo della sua festa. Rosso in viso e gioviale. Somigliava al Sor Pomodoro d'una pubblicit di certe conserve. Aveva capelli ondulati e fini maniere mondane. Quando prendeva la mano a una signora ti chiedevi: e ora che cosa ci far? Littlewood era un cattivo d'alto bordo, il figlio licenzioso d'un pastore protestante. Conosceva Londra e Roma. E soprattutto conosceva il famoso Caff Shepheard del Cairo. L aveva appreso il gergo dei militari britannici. I denti radi gli davan un'aria simpatica, cattivante. Sorrideva volentieri. A ogni festa si esibiva in imitazioni di Rudy Vallee. Per metter un po' d'allegria a Humboldt e Kathleen, gli feci cantare Sono solo un amante vagabondo. Non sort molto successo. Ero presente anch'io, di l in cucina, quando Kathleen commise un grave sbaglio. Con in mano un bicchiere e una sigaretta spenta, ficc l'altra nella tasca di un uomo per pescarvi i fiammiferi. Costui non era un estraneo. Lo conoscevamo bene. Si chiamava Eubanks, un compositore negro. La moglie era accanto a lui. Kathleen cominciava a tirarsi su con lo spirito, era un po' brilla. Ed ecco che, proprio mentre infila una mano nella tasca di Eubanks, entra Humboldt. Lo vidi rimanere senza fiato. Poi agguant Kathleen con inaudita violenza. Le torse il braccio dietro la schiena, la condusse fuori, in giardino. Non era una cosa tanto insolita, a una festa dai Littlewood, cos gli altri pensaron bene di non farci caso. Demmie e io invece corremmo ad affacciarci. Humboldt le diede un pugno sulla pancia, e Kathleen si pieg in due. Pei capelli la trascin fino alla macchina. Un'altra auto gl'impediva di uscire. Allora attravers il prato e scese dal marciapiede opposto. Sul gradino gli si schiant la marmitta. La trovai l, la mattina appresso, come la crisalide di un mostruoso insetto. E trovai anche le scarpe di Kathleen, conficcate pei tacchi in un mucchio di neve. C'era nebbia, ghiaccio, un freddo sporco, i cespugli erano vitrei, lividi i ramoscelli degli olmi, la neve marzolina marezzata di fuliggine.

Eccomi anche, adesso, a ricordare che il resto della serata fu uno strazio, per me. Demmie e io dovevamo pernottare l dai Littlewood. Finita la festa, Littlewood mi prende in disparte e, da uomo a uomo, mi propone uno scambio. Un baratto all'eschimese mi fa. Tanto per romper la monotonia. Eh, che ne dici? Grazie, no. Non fa abbastanza freddo per queste robe eschimesi. Dici di no cos per conto tuo? Senza neppure chiederglielo, a Demmie? Mi darebbe un ceffone. Provaci tu, se vuoi. C' caso ti piaccia. Da non credere, come mena duro. Ha quell'aria elegante, da ragazza alla moda, ma sotto una gran brava genuina campagnola. Avevo le mie ragioni per rispondergli in modo garbato. Era inteso che pernottassimo da lui. Non m'andava di passare il resto della notte in una sala d'attesa alla stazione. Avendo diritto a otto ore di oblio, e deciso a fruirne, andai a coricarmi nel salotto, fumoso, dove aveva impazzato la festa. Demmie, in camicia da notte, era un'altra persona. In abito da sera di chiffon, con i lunghi capelli d'oro raccolti in un fermaglio, in lei vedevi la giovane signora di razza. Humboldt quand'era equilibrato amava elencare le categorie importanti dell'alta societ americana, e Demmie apparteneva a tutte. Lei pura Main Line. Quaker Schools, Bryn Mawr. Autentica classe diceva Humboldt. Con Littlewood, studioso di Plauto, Demmie aveva parlato di traduzioni latine e del greco dei vangeli. Io non amavo in Demmie la campagnola meno della salottiera. Ora sedeva sul letto. I suoi piedi erano un po' deformati da scarpe dappoco. Le sue larghe clavicole formavano fossette. Da ragazzine, essa e sua sorella, di uguale taglia, riempivano d'acqua quelle cavit e facevano a correre. Qualsiasi cosa pur di differire il sonno. Demmie ne aveva paura, bench prendesse sonniferi. Adesso, con la scusa di qualche pipita, si faceva manicure. La lunga lima flessibile zigzagava alacremente. Tornata vivace, sedeva a gambe incrociate, con le tonde ginocchia, mostrando un po' di coscia. In quella posizione emanava salmastro odor di femmina, batterico contorno dell'amore profondo. Mi disse: Kathleen non avrebbe dovuto infilar una mano in tasca a Eubanks, sai. Spero che Humboldt non l'abbia picchiata. Per lei non doveva. Ma Eubanks un vecchio amico. Vecchio amico di Humboldt? Lo conosce, s, da tempo... ma diverso. Significa qualcosa, se una ficca le dita nella tasca d'un uomo. L'abbiamo vista in tanti... No, non biasimo Humboldt del tutto.

Era spesso cos, Demmie. Proprio mentre m'accingevo a chiuder gli occhi per la notte - avendone avuto abbastanza del mio me stesso cosciente e operante - ecco che a lei andava di parlare. A quell'ora preferiva argomenti eccitanti: malattie, delitti, suicidi, pene eterne, l'inferno. Le veniva una smania. I capelli le si rizzavano, gli occhi le si facevano pi fondi, gli alluci deformati si torcevano. Ella serrava le lunghe mani sul seno piccolino. Il labbro le tremava come a una bimba, e talvolta emetteva farfugli da infante. Eran ormai le tre del mattino e mi pareva di udire i depravati Littlewood in azione, al piano di sopra, forse a darci un'idea di quel che avevamo perduto. O forse me l'immaginavo io. Mi alzai, comunque, e tolsi la limetta a Demmie. Mi guard con le labbra dischiuse, l'aria ingenua. La rincalzai sotto le coperte. Si era lasciata coricare, ma la vedevo turbata. Pos la guancia sul cuscino. Di profilo, con l'occhio spalancato. Ora dormi le ordinai. Chiuse gli occhi. Il suo sonno fu istantaneo e pareva profondo. Ma di l a pochi minuti udii quel che m'aspettavo di udire: la sua voce notturna. Bassa rauca profonda quasi mascolina. Si lamentava. Pronunciava parole smozzicate. Cos quasi ogni notte. Quella voce esprimeva il suo terrore per questo luogo strano, la terra, e per questa nostra strana condizione, di viventi. Faticando e gemendo cercava di uscirne. L giaceva la Demmie primordiale, sotto la campagnola, sotto la professoressa, sotto l'elegante amazzone, la latinista, la compita sorseggiatrice di cocktail in chiffon nero, dal naso all'ins, dalla conversazione brillantissima. Pensoso, l'ascoltavo. La lasciai stare per un po', cercando di comprendere. Mi faceva pena, l'amavo. Ma poi la feci smettere. La baciai. Cap ch'ero io. Premette gli alluci contro i miei stinchi, mi strinse con possenti braccia muliebri. Esclam Ti amo con quella stessa voce cavernosa. Ma i suoi occhi restarono chiusi, ciechi. Credo che non si svegliasse neppure un istante. A maggio, terminato il semestre di Princeton, Humboldt e io c'incontrammo per l'ultima volta come fratelli carnali. Con la tersa chiarezza dell'infinito azzurro decembrino - che entrava nella stanza alle mie spalle con distorsioni per lo sfavillio del sole - io giacendo sul divano rivedevo ogni cosa accaduta in passato. Duole il cuore. Uno pensa: che tristezza! tutte queste umane sciocchezze che ci tengon lontani dalla grossa verit. Ma io forse riesco a arrivarci, una volta per tutte, facendo ci che sto facendo adesso.

Bene. Allora ero tutto per Broadway. Avevo un impresario, un regista, un agente. Facevo parte del mondo del teatro, agli occhi di Humboldt. C'eran attrici che dicevano dahling e ti salutavano con un bacio. Sul Times era comparsa la mia caricatura, fatta da Hirschfeld. Humboldt si arrogava gran parte del merito, per tutto ci. Mi aveva dato lui la spinta iniziale, rimorchiandomi a Princeton. Grazie a lui avevo fatto importanti conoscenze. Inoltre era convinto che mi fossi ispirato a lui nel modellare Von Trenck, il mio protagonista prussiano. Bada, Charlie, per mi diceva. Non lasciarti fregare dal fascino di Broadway e dal successo di cassetta. Humboldt e Kathleen piombaron su di me con la Buick rimessa a nuovo. Abitavo in un villino sulla costa, nel Connecticut, non lontano da quello di Lampton, il regista. Andavo rivedendo il mio lavoro sotto la sua guida: riscrivevo la commedia a modo suo, questo quanto. Demmie veniva da me ogni fin di settimana, ma i Fleisher arrivarono di mercoled, ch'ero solo. Humboldt era reduce da Yale, dove aveva tenuto una conferenza. Ci sedemmo nella piccola cucina, a bere caff e gin, a chiacchierare. Humboldt era in vena di bont, tutto nobile e serio. Aveva appena letto De anima e pullulava di idee sull'origine del pensiero. Notai per che non perdeva d'occhio Kathleen. Lei gli doveva dire dove andasse. Vado a prendere il cardigan in auto. Anche per andare al gabinetto le occorreva il suo permesso. Eppoi doveva averla anche picchiata. Lei sedeva tranquilla, accoccolata sulla poltrona, braccia conserte e gambe accavallate, ma aveva un occhio nero. Humboldt ne parl alla fine. Non sono stato io, stavolta. Non ci crederai, Charlie, ma ha sbattuto sul cruscotto, a una brusca frenata. Un camion m' sbucato come un matto da una traversa, e m' toccato frenare secco. Non l'avr picchiata, ma la sorvegliava. Come una guardia che accompagni un detenuto in trasferta da un carcere all'altro. Si spostava di continuo sulla sedia, mentre disquisiva su De anima, per accertarsi che non ci scambiassimo segnali con gli occhi. Era tanto grossolano, che inevitabilmente saremmo stati tentati a farlo fesso. E cos fu. Riuscimmo alla fine a scambiare qualche parola a tu per tu, in giardino, presso la corda della biancheria. Lei aveva sciacquato le calze e era venuta a stenderle. Humboldt probabilmente stava soddisfacendo un bisogno corporale. Ti ha dato un pugno o no? No. Ho sbattuto sul cruscotto. Ma un inferno, Charlie. Peggio che mai.

La corda era vecchia e grigia, logora in certi punti mostrava la sua anima di canapa. Dice che me l'intendo con un giovane critico, un tale senza importanza, del tutto innocente, che si chiama Magnasco. Simpatico, ma basta l. Sono stufa di venir trattata come una ninfomane, di sentirmi dire che allargo le gambe a chiunque, dove capita, per le scale, all'impiedi, nei cessi pubblici. A Yale mi ha costretta a sedere accanto al podio, durante la sua conferenza. Poi m'ha accusata di mostrare le gambe. Se ci fermiamo a una stazione di servizio, mi segue alla toilette. No, non posso restare con lui. Cosa farai? chiese, ansioso, preoccupato, Citrine cui si struggeva il cuore. Domani, a New York, io me la svigno. Lo amo, ma non ne posso pi. Te lo dico per prepararti, perch voi due vi volete bene, e tu dovrai aiutarlo. Denaro lui ne ha. Hildebrand l'ha licenziato. Per ha una borsa di studio Guggenheim. Lo sapevi? No, neanche che l'avesse richiesta. Oh, lui presenta domanda per tutto... Ora ci sta osservando dalla cucina. Infatti c'era Humboldt sulla porta, dietro la tenda a lamine, come uno strano pesce nella rete. Buona fortuna. Si diresse verso casa, l'erba alta di maggio le frusciava sulle gambe. Il gatto bighellonava fra strie d'ombra e di sole campestre. La corda esalava la sua anima sfilacciosa. Le calze di Kathleen, gonfie di vento, mettevano pensieri lussuriosi. Quest'effetto faceva Humboldt. Venne da me, presso lo stenditoio, e mi ordin di dirgli di che avessimo parlato, sua moglie e io. Oh, di, piantala, Humboldt. non trascinarmi dentro questo superdramma nevrotico. Mi sgomentava quel che prevedevo. Non vedevo l'ora che se n'andassero. Che salissero sulla loro vecchia Buick (pi che mai la fangosa reduce dai campi di battaglia delle Fiandre) e mi lasciassero solo, coi miei guai per Von Trenck, la tirannia di Lampton, e la costa ventosa. Invece si fermarono per la notte. Humboldt non dorm. I gradini di legno sul retro scricchiolarono a tutte le ore sotto i suoi passi. Il rubinetto scrosciava, sbatteva lo sportello del frigo. L'indomani trovai, scolata, in cucina, la bottiglia di gin che m'avevano portato in regalo.

Sparsi ovunque i batuffoli d'ovatta delle sue boccette di pillole, come cacherelli di coniglio. Cos Kathleen scomparve, dalla trattoria da Rocco's in Thompson Street, e Humboldt divenne furioso. Era convinto fosse da Magnasco, che Magnasco la tenesse nascosta nella sua stanza all'albergo Earle. Procuratasi chiss come una pistola, and a bussare col calcio di essa alla porta di Magnasco, fino a scheggiarne il legno. Magnasco avvert la portineria, e chiamarono le guardie. Humboldt se la fil. Ma il giorno dopo aggred Magnasco, sulla Sesta Avenue, davanti a Howard Johnson's. Un gruppetto di lesbiche, travestite da marinai, soccorsero il malcapitato giovanotto. Erano l che si facevano un gelato, innocentemente, corsero fuori e separarono i due, torcendo le braccia a Humboldt dietro la schiena. Era un pomeriggio infuocato e le detenute del vicino carcere di Greenwich Avenue, si misero a urlare dalle finestre, a srotolare festoni di carta igienica. Humboldt mi telefon in campagna e mi disse: Charlie, dov' Kathleen? Non lo so. Credo invece che tu lo sappia, Charlie. L'ho vista parlare con te. Ma mica me l'ha detto. Riagganci. Poi mi telefon Magnasco. Mister Citrine? Il suo amico mi vuole picchiare. Dovr denunciarlo. A questo punto? Lo sa com'. E' facile che si trascenda, che uno vada pi in l che non vorrebbe. E poi come ti metti? Voglio dire, come mi metto io? Le telefono perch lui mi minaccia a nome suo. Dice che mi crocchia lei, se a lui non gli riesce... suo fratello carnale. Stia tranquillo, io non la toccher dissi. Perch non lascia la citt, per un po'? Andarmene? fece Magnasco. Ci sono appena arrivato! Vengo da Yale. Lo capivo. Da un pezzo si preparava alla carriera, e adesso era sulla breccia. La Herald Tribune mi affida qualche recensione. La capisco. Io ho una commedia che va in scena a Broadway. La mia prima. Quando incontrai Magnasco, mi trovai di fronte un individuo giovane solo anagraficamente, sopra peso, dal faccione tondo, solido, sicuro di s, nato per farsi largo nella New York culturale. Non alzo i tacchi mi disse. Intendo diffidarlo.

E ha bisogno del mio permesso? dissi. Non mi metter in buona luce, a New York, agir cos nei confronti di un poeta. Lo riferii a Demmie. Magnasco teme di far brutta figura, nell'ambiente culturale, se chiama le guardie. Coi suoi incubi notturni, il suo timore dell'inferno e le sue pillole, Demmie era anche una persona molto pratica, una sovrintendente e una programmatrice di genio. Quand'era d'umor operoso, protettiva e tirannica verso di me, io pensavo: che razza di generalessa doveva essere con le sue bambole, da piccola! Oh s, nei tuoi confronti mi sento proprio una mamma tigre, una furia addirittura mi diceva. Poi: Sar un mese che non vedi Humboldt, vero? Ti sta alla larga. Ci vuol dire che comincia a ritenerti in colpa. Povero Humboldt, gli ha dato di volta il cervello. Dobbiamo aiutarlo. Se seguita a aggredire questo Magnasco, finiranno per rinchiuderlo. Se lo mandano al Bellevue, bisogna esser pronti a tirarlo fuori di l. Occorre farlo rinsavire, calmarlo, raffreddarlo un tantino. E la casa di cura migliore, per questo, la Payne Whitney. Senti, Charlie, c' un cugino di Ginnie, Albert, che medico alla Payne Whitney. Bellevue un inferno. Bisogna fare su un po' di soldi per trasferirlo, in caso, alla Payne Whitney. Si potrebbe rimediargli una specie di borsa di studio. Ne parl con Albert, il cugino di Ginnie, quindi telefon a mio nome a della gente e fece una colletta per Humboldt. Io ero molto occupato con Von Trenck. Rientrati dal Connecticut, stavano per iniziarsi le prove al teatro Belasco. L'efficiente Demmie ben presto raccolse circa tremila dollari. Hildebrand contribu, da solo, con duemila; ma era ancora offeso con Humboldt. Pose la condizione che il denaro dovesse servire soltanto per cure psichiatriche e per lo stretto necessario. La custodia del fondo fu affidata a un avvocato della Quinta Avenue, Simkin. Hildebrand sapeva - e ormai tutti sapevamo - che Humboldt aveva ingaggiato un investigatore privato, un certo Scaccia, e che questo Scaccia aveva gi intascato gran parte della borsa di studio Guggenheim concessa a Humboldt. Quanto a Kathleen, aveva fatto una cosa non da lei: dal Nevada, dov'era andata a stare, aveva inoltrato immediatamente istanza di divorzio. Ma Scaccia badava a raccontare a Humboldt che sua moglie era ancora a New York, a far cose puttanesche. Humboldt elabor un nuovo sensazionale scandalo proustiano che coinvolgeva, stavolta, certi agenti di Borsa e una loro centrale del vizio. Se l'avesse colta in flagrante adulterio, avrebbe ottenuto lui la propriet: la cascina nel New Jersey, del valore di

circa ottomila dollari, su cui gravava un'ipoteca di cinque. Cos appresi da Orlando Huggins. Questi era un bohmien radicale, che di soldi s'intendeva. Negli ambienti dell'avanguardia di New York, tutti s'intendevano di denaro. L'estate passava in fretta. In agosto cominciarono le prove. Le notti erano afose, tese, spossanti. La mattina m'alzavo gi logoro. Demmie mi serviva diverse tazzine di caff e, a colazione, m'ammanniva anche consigli sul teatro, su Humboldt e sulla condotta di vita in generale. Il piccolo terrier bianco, Catone, elemosinava qualche boccone e schioccava i denti danzando sulle gambe di dietro. Avrei preferito anch'io sonnecchiare tutto il giorno su un cuscino, accanto alla finestra e alle begonie di Demmie, anzich starmene seduto in mezzo all'antico sudiciume del Belasco ad ascoltare tetri attori. Cominciavo a odiare il teatro, i sentimenti cincischiati dall'istrionismo, tutti quei gesti, abbracci, lacrime e suppliche. Eppoi Von Trenck non era pi la mia commedia. Apparteneva all'occhialuto Harold Lampton, per il quale scrivevo e riscrivevo nuove battute negli spogliatoi. I suoi attori erano un branco di cani. Avresti detto che tutto il talento disponibile a New York si sprecava nel melodramma messo in scena dal febbricitante, delirante Humboldt. Suo pubblico, gli avventori suoi amici del White Horse di Hudson Street. L lui teneva banco. Inoltre consultava avvocati e un paio di psichiatri. Demmie riusciva a capire Humboldt meglio di me, lo sentivo, poich anch'essa ingoiava misteriose pillole. (Altre ancora, le affinit.) Da ragazza era obesa: a quattordici anni pesava pi d'un quintale e venti. Mi mostr foto da non credere. Le diedero pasticche e le fecero iniezioni d'ormoni, e lei snell. A giudicare dagli occhi protuberanti, la cura sar stata a base di farmaci contro l'ipertiroidismo. La rapida perdita di peso, secondo lei, le aveva sciupato il bellissimo seno. Delle grinze, sia pure insignificanti, l'angustiavano. Certe volte ci piangeva. M'hanno rovinato le tette, quelle dannate medicine. Dalla farmacia del suo paese, Mount Coptic, arrivavano ancora certi pacchettini, per posta. Per non sono mica brutta. Anzi, era molto attraente. I suoi capelli olandesi emanavano luce, sul serio. Certe volte li portava scriminati da una parte, certe altre al mezzo, o senn con la frangetta, se si era graffiata la fronte. Spesso infatti si graffiava. Il suo viso ora era infantilmente ovale, ora scavato come da pioniera. Talvolta era una bellezza alla Van der Weyden, tal'altra alla Mortimer Snerd, tal'altra

ancora una Zigfield girl. Il lieve serico attrito che le sue ginocchia producevano quando camminava svelta per me aveva, lo ripeto, un altissimo valore. Fossi stato una locusta - mi dicevo - quel fruscio m'avrebbe fatto valicar catene di montagne. Quando il viso di Demmie dal bel naso all'ins era coperto di belletto, i suoi occhi, resi ancora pi mobili e pi chiari dal contrasto con la cipria, rivelavano due cose: che il suo cuore era sincero e che essa aveva grandi capacit di sofferenza. Pi d'una volta m'era toccato portarla d'urgenza, in tass, al pronto soccorso. Una volta prendendo il sole in terrazza s'era cotta fino a delirare. Un'altra, affettando del roast-beef, s'era tagliata un dito fino all'osso. Un'altra ancora, s'era bruciacchiata il viso, per un ritorno di fiamma, gettando rifiuti nell'inceneritore. Da brava ragazza, preparava con cura le sue lezioni di latino, teneva sciarpe e guanti in scatole etichettate, lustrava la casa. Da ragazza cattiva, beveva whisky, aveva crisi isteriche, faceva combutta con ladri e desperados. Mi carezzava come una fatina, mi scazzottava come una mandriana. Col caldo, si denudava per dar la cera ai pavimenti, gattoni. Notavi allora grossi tndini, braccia dinoccolate, alacri piedoni. E, visto dal di dietro, l'organo che adoravo in diverso contesto, in quanto fine, piccolo, complicato e generoso, deliziosamente di difficile accesso, spiccava come qualcosa di primitivo. Ma dopo la cera, soffusa di sudore, con bellissime gambe sedeva, avvolta in un camice azzurro, a sorseggiare un martini. Suo padre, protestante di rigida osservanza, era il padrone di Mount Coptic. Era un uomo violento. Demmie aveva una cicatrice in testa, da quando lui l'aveva sbattuta contro un radiatore. E un'altra sul viso, da quando lui l'aveva incappellata con un cestino della cartaccia: c'era voluto il lattoniere per liberarla. Con tutto ci, lei sapeva il vangelo a memoria, era stata un asso del hockey su prato, sapeva domare un cavallo, e scriveva deliziosi bigliettini su piccole questioni quotidiane. Quando mangiava una cucchiaiata del suo budino preferito, alla vaniglia, tornava a esser la ragazza grassa. L'assaggiava sulla punta della lingua, tratteneva il boccone in bocca, gli occhi grandi, azzurri come il mare nella caligine di mezz'estate, parevano in trance, e dava un soprassalto quando io le dicevo: Inghiotti, ghiottona. Alla sera giocavamo a tric-trac, traducevamo Lucrezio, lei mi spiegava Platone. La gente se ne fa un merito delle proprie virt. Ma lui ha capito tutto: che altro si pu essere se non virtuosi? Non c' nient'altro. Ai primi di settembre, Humboldt torn a minacciare Magnasco. Questi and alla polizia e persuase un agente in borghese a seguirlo in

albergo. Attesero nell'atrio. Ecco arrivare Humboldt, ruggendo, e si butta su Magnasco. Il poliziotto interviene, li separa, e Humboldt gli fa: Quest'uomo tiene nascosta mia moglie in camera sua. La cosa logica era effettuare un sopralluogo. Saliron su di sopra tutt'e tre. Humboldt guard dentro gli armadi, nei ripostigli. Cerc sotto i guanciali, casomai vi fosse la sua camicia da notte. Frug nei cassetti, anche sotto la fodera di carta. Nessuna traccia di biancheria femminile. Niente. L'agente disse: E allora, dov'? Perch avete bussato alla porta col calcio d'una pistola? Humboldt disse: Non ho alcuna rivoltella. Volete perquisirmi? Alz le braccia. Poi: Venite anche a guardare a casa mia, se volete. Cos v'accertate. Quando per arrivarono in Greenwich Street, infilata la chiave nella toppa, Humboldt disse: Non potete entrare. Grid: Avete un mandato di perquisizione? Entr, rapido, e chiuse la porta a catenaccio. Fu allora che Magnasco sporse denuncia, e, una sera d'afa e di smog, la polizia and a arrestare Humboldt. Si batt come un bufalo. Anche al posto di polizia oppose resistenza. Un commissario fin a tappeto, sul sudicio pavimento. Gli misero la camicia di forza? Magnasco giura di no. Ma le manette gliele misero. E Humboldt pianse. Lungo il tragitto per Bellevue, gli venne la diarrea. Pass la notte in una cella isolata, sporco come un maiale. Magnasco mise in giro la voce che insieme, lui e io, avevamo presentato la denuncia. Per impedire che Humboldt commettesse un delitto. Tutti allora si misero a dire che era colpa di Charles Citrine, l'amico, il fratello, il protetto di Humboldt. Mi trovai d'un tratto ad avere, a mia insaputa, molti nemici, molti detrattori. E vi dir come la vedevo io, dalla surriscaldata penombra e dalla suntuosa marcescenza del teatro Belasco. Ecco: io vedevo Humboldt in serpa a un carro da pioniere, sferzar i muli, allucinato, simile a un leggendario arraffa-terra del Far West. Lo vedevo addentrarsi a gran carriera nelle praterie dell'eccesso per assegnare a se stesso una tenuta. Questa tenuta era il suo miraggio, il miraggio d'un cuore gonfio e tremante. Non intendevo mica dire: pazzo, il poeta: si chiami la polizia e al diavolo i clich. No, soffrii quando gli agenti gli misero le mani

addosso, fui colto dalla disperazione. Cos', allora, che intendevo? Cercher di spiegarlo, pressappoco. Il poeta vien preso, immobilizzato, gli vengono infilate le manette, o la camicia di forza; lo rinchiudono in un furgone come un cane idrofobo, a sirene spiegate lo portano al manicomio; lo sgnaccano lercio in una cella a urlare. Ebbene: non questo un episodio della lotta fra l'America e l'arte? Per me Bellevue (il manicomio) era come la Bowery (il quartiere dei barboni) in quanto rendeva testimonianza a carico del sistema. La brutale Wall Street simboleggia il potere. E la Bowery - l a due passi - un simbolo accusatore di debolezza. E cos pure Bellevue, dove vanno a finire i poveri e gli sconfitti. E cos pure la Payne Whitney, con la sola differenza che l i derelitti son anche danarosi. E i poeti, al pari degli ubriaconi e dei disadattati e degli psicopatici, al pari di tutti i disgraziati, ricchi o poveri, fanno naufragio perch troppo deboli... E' cos? Perch non hanno macchinari e potenza e tecnica e capacit paragonabili a quelle della Boeing, della Sperry Rand, Ibm, o Rca, cos? Pu infatti una poesia caricarti su a Chicago e sbarcarti a New York dopo due ore? O pu forse eseguir calcoli per un volo spaziale? Non ha tali poteri. E l'interesse dove la potenza. Ai tempi antichi la poesia era una forza: il poeta - il vate - possedeva una forza concreta nel mondo materiale. Certo, il mondo materiale era diverso allora. Ma qual interesse poteva suscitare Humboldt? Egli s'abbandon alla debolezza e divenne un eroe della disgrazia. E dava il suo consenso al monopolio del potere detenuto dal denaro, dalla politica, dalla legge, dalla tecnologia, poich non riusciva a vedere che cosa di nuovo, che cosa di diverso e necessario i poeti potessero fare. Fece invece qualcosa di vecchio: si procur una pistola, come Verlaine, e diede la caccia a Magnasco. Da Bellevue mi telefon in teatro. La voce gli tremava ma parlava in fretta, con rabbia. Mi grid: Charlie, sai dove sono, non vero? Bene, Charlie, non letteratura, questa. E' vita! In teatro io ero nel mondo dell'illusione, mentre lui ne era uscito: era questo che intendeva? Ma no, anzich esser un poeta era solo la figura d'un poeta. Stava recitando Il tormento dell'artista americano. E non era Humboldt a segnare un punto, bens gli Stati Uniti: Compatrioti americani, ascoltate. Se abbandonate il materialismo e i normali scopi della vita, finirete in manicomio come questo povero matto. Adesso lui teneva corte e faceva scene da pazzi a Bellevue. Apertamente, dava a me la colpa. Gli amanti di scandali schioccavano le labbra a sentir menzionare il mio nome.

Poi Scaccia, il detective, venne da me al Belasco con un biglietto di Humboldt. Voleva il denaro della colletta e lo voleva subito. Cos Scaccia e io ci trovammo a muso a muso nel vicoletto muffoso, buio, su cui dava l'uscita degli artisti. Scaccia aveva sandali aperti ai piedi e calzini bianchi di seta, luridissimi. Agli angoli della bocca, caccolosi depositi. Il fondo si trova depositato presso un legale, l'avvocato Simkin, Quinta Avenue. Da usarsi solo per spese mediche gli dissi. Psichiatriche, vuol dire. Lei ritiene che Mister Fleisher sia pazzo? Non spetta a me far diagnosi. Dica a Humboldt di rivolgersi a Simkin. Stiamo parlando di un uomo di genio. Chi dice che il genio ha bisogno di cure? Lei ha letto le sue poesie? Cazzo, se l'ho lette. Non si dia tante arie, con me. Lei suo amico, no? Lui le vuol bene. Le vuole ancora bene. E lei, gli vuol bene? E lei, che c'entra? Sono al suo servizio. Per un cliente, io mi spacco in quattro. Se non gli davo il denaro, lui sarebbe andato a dire a Humboldt ch'io lo ritenevo pazzo. Mi venne l'impulso di uccidere Scaccia, l in mezzo al vicoletto. La giustizia naturale era dalla mia parte. Avevo voglia di agguantare quel ricattatore per la gola e strangolarlo. Oh, sarebbe stato delizioso! E chi avrebbe potuto darmi torto? Una vampata di desiderio omicida mi costrinse ad abbassare lo sguardo. Mister Fleisher dovr spiegare all'avvocato Simkin per che cosa gli serve il denaro dissi. Non stato raccolto per lei. A ci tennero dietro varie telefonate di Humboldt. Le guardie m'hanno messo la camicia di forza. Non hai niente a che fare, tu, con questo? Il mio fratello carnale! Mi hanno anche malmenato, sai, dannato Thomas Hobbes, che altro non sei! Colsi l'allusione. Intendeva che, a me, solo il potere stava a cuore. Cerco d'aiutarti dissi. Ma lui riagganci. Immediatamente il telefono squill di nuovo. Dov' Kathleen? mi chiese. Non lo so. Vi siete parlati, in giardino. Tu lo sai dov', senz'altro. Sta' a sentire poi, bellezza. Quei soldi sono miei. Vuoi proprio che marcisca in manicomio? Hai bisogno di calmarti, ecco tutto. Mi richiam ancora nel pomeriggio. La giornata era grigia e afosa.

Mi trovavo alla tavola calda di rimpetto, alle prese con un panino al tonno che sapeva di latta, quando mi mandarono a chiamare. Andai a rispondere dal camerino del protagonista. Ho parlato con un avvocato grid Humboldt. Ti dar causa, per quei soldi. Sei un furfante. Un traditore, ecco cosa sei, un bugiardo, un fasullo, un giuda sei! Mi hai fatto rinchiudere, e intanto quella puttana di Kathleen si d alle orge. Ti cito per appropriazione indebita. Humboldt, ho solo organizzato una colletta. Non ce l'ho io, i quattrini. Non sono in mano mia. Dimmi dov' Kathleen e non ti querelo. Non m'ha detto dove andava. Hai mancato al giuramento che m'avevi fatto, Citrine. E adesso vuoi sbarazzarti di me. M'invidi. Mi hai sempre invidiato. Ma io ti mando in galera. Voglio che lo sappia anche tu, cosa vuol dire, quando la polizia ti viene a prendere. Che l'assaggi anche tu, la camicia di forza. E riagganci. Io rimasi l seduto, sudando, nel sudicio camerino, e il tonno guasto mi tornava su, con un sapore verde di ptomaina, e sentivo come un crampo, un dolore acuto al fianco. Gli attori stavano provando i costumi, quel giorno, e passavano davanti alla porta in brache e zimarre, coi cappelli a tricorno. Avevo bisogno d'aiuto, mi sentivo come un naufrago, solo in una barchetta, nell'oceano artico, un Amundsen che fa segnali disperati alle navi all'orizzonte, che risultano essere iceberg. Passarono Trenck e il tenente Schell con le loro sciabole e parrucche. Non potevano mica dirmi, loro, che non ero un fasullo, un furfante, un giuda. N io potevo andargli a raccontare che cosa, a mio parere, non andava con me: cio che io soffrivo d'una forma di illusione - forse una meravigliosa illusione o senn soltanto pigra - per cui, grazie a una sorta di ispirata levitazione, sarei assurto alla verit. Vi sarei arrivato di colpo, dritto dritto. Poich ero troppo superbo, io, per impicciarmi di marxismo, freudianismo, modernismo, per interessarmi di avanguardia e di tutte quelle cose cui Humboldt, in quanto ebreo e uomo di cultura, teneva tanto. Vado a trovarlo all'ospedale dissi a Demmie. Tu non ci vai. E' la cosa peggiore che potresti fare. Ma non vedi in che stato ridotto? Devo andarci, Demmie. Te lo sconsiglio. Ti aggredir. Non posso pensarci, a una zuffa tra voi. Eppoi lui, Charlie, due volte pi grosso di te, robusto e pazzo. Ti sgrugna. E oltre tutto non voglio che tu venga distolto dal lavoro. Senti

allora. Abbass la voce. Ci penso io. Vado io, da lui. A te, lo proibisco. In effetti per non ci arriv, a vederlo. Decine di persone eran entrate in scena, a questo punto. Il dramma di Bellevue attirava un sacco di gente dal Village e da Morningside Heights. Mi facevano pensare a quei cittadini di Washington che si recarono in carrozza ad assistere alla battaglia del Bull Run e intralciarono i movimenti delle truppe unioniste. Dal momento che non ero pi il suo fratello carnale, il barbuto balbuziente Orlando Huggins divenne il miglior amico di Humboldt. Huggins ottenne il rilascio di Humboldt. E Humboldt and subito a farsi ricoverare all'ospedale Mount Sinai. Dietro mie istruzioni, Simkin pag una settimana di degenza anticipata. Allora Humboldt si dimise subito e si fece consegnare la differenza, circa ottocento dollari. Con questi soldi pag il conto di Scaccia. Quindi ad a vie legali contro Kathleen, contro Magnasco, contro il Dipartimento di Polizia, e contro Bellevue. Me, seguit a minacciarmi, ma non mi querel. Aspettava di vedere se Von Trenck faceva soldi. Io ero ancora alla prima elementare, per quel ch' la comprensione del denaro. Non sapevo che vi sono persone - ingegnose tenaci appassionate - convinte di poter reclamare tranquillamente tutto quello che possiedi. Humboldt infatti era persuaso che ci fossero al mondo ricchezze - non sue - sulle quali egli potesse accampare un diritto sovrano, e annettersele. Una volta m'aveva detto che egli si riteneva destinato a vincere una grossa causa, una causa da un milione di dollari. Con un milione in cassa mi diceva, sar libero di non pensare ad altro che alla poesia. Come accadr? Qualcuno mi far un torto. Un torto da un milione di dollari? Se il denaro m'ossessiona, come non dovrebbe ossessionare un poeta, ci sar ben un motivo. Cos mi disse. Il motivo che siamo americani, dopo tutto. Che razza d'americano sarei, se me ne fregassi dei soldi? Le cose vanno combinate alla maniera di Wallace Stevens. Chi l'ha detto che il denaro la radice d'ogni male? Il Mercante d'Indulgenze, no? Ebbene, il Mercante d'Indulgenze il pi cattivo fra i personaggi di Chaucer. No, io son d'accordo con Horace Walpole. Walpole diceva ch' naturalissimo che gli uomini liberi pensino al denaro. Perch? Ma perch il denaro libert, ecco perch.

Ai bei tempi incantati noi facevamo di questi meravigliosi discorsi, appena appena ombrati di mania depressiva e paranoia. Ma adesso la luce s'era tramutata in oscurit, e il buio s'era fatto anche pi cupo. Disteso sul sof, tenendo duro, ripassavo in rassegna quei giorni sfarzosi, brillanti. Humboldt inscen una gazzarra alla prima di Von Trenck ma la commedia ebbe un grosso successo. Per trovarmi pi vicino al Belasco e alla mia celebrit, presi un appartamento all'albergo Saint Regis. Ascensori art nouveau dalle portiere dorate. Demmie insegnava Virgilio. Kathleen giocava a blackjack nel Nevada. Humboldt era tornato a tener banco alla White Horse Tavern. L i suoi esercizi letterari, artistici, erotici e filosofici si prolungavano fino a tarda notte. Un suo aforisma, che mi fu riferito, suonava cos: Non ho mai toccato ancora una foglia di fico che non si tramutasse in targhetta del prezzo. Ci mi dava speranza. Era ancora capace di coniar buone battute. Chiss che non fosse possibile un ritorno alla normalit. Invece no. Ogni giorno Humboldt, dopo essersi raso alla meglio, aver preso caff e pillole, studiati i suoi appunti, si recava al centro a consultare avvocati. Ne aveva una caterva: collezionava avvocati e psicanalisti. Da questi ultimi non ci andava per curarsi. No, lo scopo era quello di parlare, di esprimersi, sfogarsi. L'atmosfera teoretica dei loro studi lo stimolava. Agli avvocati faceva preparare cause, discuteva con loro strategie. Non cpita spesso agli avvocati d'incontrare scrittori. Come faceva quindi un avvocato a capire cosa stesse accadendo? Un famoso poeta chiede un appuntamento. Presenta delle referenze. Tutti allo studio si eccitano. Le steno si ritoccano il trucco. Poi arriva il poeta, grande e grosso, malato, ma ancora un bell'uomo, pallido affranto agitatissimo, timido a suo modo, tutto piccoli scatti e tremori che stupiscono in uno cos corpulento. Anche seduto le gambe gli tremano, il corpo vibra. L per l la voce viene da un altro mondo. Cerca di sorridere, ma fa solo delle smorfie. Coi piccoli denti guasti si mordicchia le labbra, per arrestarne il tremito. Per quanto massiccio, materiale addirittura, egli anche una pianta delicata, un Ariele, e cos via. Mai fatto a pugni. Mai attaccato briga. Si mette a raccontare di s: lo prenderesti per il padre d'Amleto: frodi, inganni, tradimenti subiti: e alla fine, mentre lui riposava in giardino, qualcuno gli s'era avvicinato con una fialetta e aveva tentato di versargli veleno in un orecchio. Dapprima non intende far i nomi dei falsi amici e degli attentatori alla sua vita.

Sono solo X e Y. Quindi parla di una certa persona. Mi fidavo di questa persona racconta. E, nella sua innocenza, aveva stretto patti, scambiato promesse, con questa X, questa persona degna della gens Claudia. Aveva acconsentito a ogni cosa. Firmato una carta senza neppure leggerla, circa una casa in compropriet nel New Jersey. Lo ha deluso anche un altro, un amico fraterno tramutatosi in serpe. Shakespeare aveva ragione. Non v' arte ch'insegni a legger l'anima sul volto: egli era un uomo verso cui nutrivo assoluta fiducia. Ma adesso, ripresosi dal trauma, intende muover causa a questo signore. Intentar processi una delle precipue occupazioni degli esseri umani. E' suo diritto chiedere la testa di Citrine - Citrine gli ha portato via i suoi soldi - ma lui non chiede che un risarcimento. E lotta - o sembra lottare - contro la collera che monta in lui. Questo Citrine un uomo di bell'aspetto, ma ingannevole. Ha torto Jakob Boehme: l'esteriore non l'interiore visibile. Humboldt giura di battersi in nome dell'onest. Suo padre non aveva amici, lui non ha amici... Il materiale umano si fa sempre pi scadente. La fedelt soltanto dei fonografi. Ma diamoci un contegno. Non trasformiamoci tutti in topi velenosi che si mordono a vicenda. Non voglio far del male a quel figlio d'un cane. Voglio solo giustizia. Giustizia! Voleva le viscere di quel disgraziato, altro che! S, passava molto tempo con avvocati e dottori. Nessuno meglio di costoro poteva apprezzare il dramma dei torti e il dramma della malattia. Lui non voleva far il poeta adesso. Il simbolismo - sua scuola - si era esaurito. No, lui adesso era un artista che tornava alla realt. Tornava all'esperienza diretta. Al mondo concreto. Basta con l'arte surrogato della vita. Processi e psicanalisi: queste son cose reali. Quanto ad avvocati e medici, eran lieti di occuparsi di lui non in quanto rappresentasse il mondo reale ma in quanto poeta. Non pagava, buttava via le parcelle. Ma quella gente era incuriosita dal genio (che aveva appreso a stimare da Freud e da film tipo Moulin Rouge e La luna e sei soldi) e assetata di cultura. L'ascoltavano con gioia raccontare le sue storie d'infelicit e persecuzioni. Egli scagliava fango, diffondeva voci scandalose, adoprava potenti metafore. Che magnifica miscela! Fama pettegolezzi illusioni sudicerie e invenzione poetica. Anche allora il sagace Humboldt conosceva il proprio valore nella New York dei professionisti. Malattie e vertenze legali scaricavano, simili a enormi cinghie di trasmissione, ogni sorta di pazienti e litiganti in quegli studi legali e medici del centro, come tanti sacchi di patate. Tali tristi monotone patate soffocavano gli psicanalisti con noiosi

problemi caratteriali. Ed ecco che d'un tratto arriva Humboldt. Oh, Humboldt! Non era mica una patata, lui. Lui era una papaia, un pompelmo, una passiflora. Lui era bello profondo eloquente fragrante originale: anche quando la sua faccia pareva ammaccata, gli occhi tumefatti, anche quando sembrava semidistrutto. E che repertorio, il suo! che variet di ritmi e di stili! Dapprima era mite, timido. Poi infantilmente fiducioso. Quindi attaccava con le confidenze. Lui sapeva che cosa si dicessero mariti e mogli quando litigavano, scambievoli rimbrotti importantissimi per loro e barbosi per chiunque altro. La gente alzava gli occhi al cielo, quando tu attaccavi con questa roba. Americani! con le loro stupide idee sull'amore, e le loro tragedie familiari! Come poteva andarti di ascoltare le loro lagne, dopo la pi cruenta delle guerre e la pi vasta delle rivoluzioni, dopo tante distruzioni, campi di sterminio, con la terra intrisa di sangue e il fumo dei forni crematori che ancora impregnava l'aria in Europa? Cosa contavano i guai personali degli americani? Era vera sofferenza, la loro? Il mondo guarda in faccia gli americani e dice: Non venite a raccontarmi che questa gente, cos florida e allegra, soffre davvero! Eppure, l'abbondanza democratica ha le sue singolari difficolt. L'America un esperimento di Dio. Molte delle antiche pene, molti affanni d'un tempo sono stati abrogati: e ci rende pi che mai singolari e misteriosi i nuovi dolori. L'America non ama i valori eccezionali. Detesta la gente che rappresenta tali eccezionali valori. Eppure, senza di essi... non so se mi spiego, diceva Humboldt. Un tempo la grandezza dell'umanit nasceva dalla penuria. Ma che cosa possiamo aspettarci dall'abbondanza? In Wagner, il gigante Fafnir - o dragone che fosse - dorme su un anello magico. Dorme dunque l'America e sogna la giustizia, l'uguaglianza, l'amore? Comunque, non son venuto qui a discutere intorno ai miti dell'adolescente America... Cos Humboldt discorreva. Eppure - diceva - vorrei ora che steste a sentire quanto segue. E attaccava a narrare nel suo stile originale. Descrizioni, intricati ricami. Disquisiva sulle idee di Milton intorno al divorzio, di John Stuart Mill sulle donne. Seguivano confessioni intime. Accuse, invettive, balbettii, fulmini, pianti. Solcava l'universo come la luce. Eseguiva radiografie di fatti veri. Debolezze, menzogne, tradimenti, vergognose perversioni, pazze brame, i vizi di certi miliardari (facendo tutti i nomi). La verit! Un vasto melodramma di impurit, un affresco di seni turgidi, capezzoli eretti, denti digrignati, urla, eiaculazioni. Gli avvocati avevan gi udito tutto ci migliaia di volte, ma volevano

sentirlo ancora, da un uomo di genio. Era dunque diventato il loro pornografo? Ah, Humboldt era stato grande! avvenente, ingegnoso, pieno di verve e fuoco, magnetico, nobile! Stargli accanto ti faceva gustare le dolcezze della vita. Non si discuteva delle cose pi elevate: ci che Diotima dicesse a Socrate sull'amore, ci che Spinoza intendesse per amor dei intellectualis. La sua conversazione era sostanziosa, nutriente. Ma quand'egli accennava a persone con cui era stato amico, io ero solito pensare: solo questione di tempo, prima o poi sar scaricato anch'io. Non aveva vecchi amici, lui, soltanto ex amici. Poteva esser tremendo, innestava la retromarcia senza preavviso. E allora, era come trovarsi in una galleria al passaggio del rapido. Non restava che addossarsi alla parete, o sdraiarsi fra i binari, e pregare. Per poter meditare - e penetrar di l dalle apparenze - occorre esser calmi. Io non mi sentivo affatto calmo, dopo quelle rimembranze humboldtiane. Ricordai un aneddoto che lui soleva citare, quand'era di buon umore, alla fine d'un buon pranzetto, davanti a una caterva di piatti sporchi e bottiglie vuote. Uno studente del corso di metafisica, un giorno, chiese al filosofo Morris Cohen: Come faccio a sapere, professore, che io esisto? Al che l'arguto vecchio: E chi me lo chiede? Si ritorceva su di me. Dopo essermi addentrato cos in profondit nel carattere e nella vicenda di Humboldt era giusto ch'io guardassi pi profondamente in me stesso, non mi giudicassi un morto che non poteva pi cambiare nulla ma tenessi il passo con lui, da mortale a mortale, se capite cosa voglio dire. Voglio dire che gli volevo bene. E dunque, avanti. Von Trenck fu un trionfo (me ne vergognavo) e io divenni una celebrit. Humboldt era ormai soltanto un pazzo sanculotto che andava su e gi con un cartello a caratteri luminescenti, ubriaco, spalleggiato da degni compari. Al White Horse di Hudson Street, Humboldt vinceva a mani basse. Ma il nome sui giornali, il nome che Humboldt schiattando d'invidia leggeva nella rubrica di Leonard Lyons, era quello di Citrine. Era il mio turno d'essere famoso e di far soldi, toccava a me ricevere montagne di lettere, ottener riconoscimenti da persone che contavano, esser invitato a pranzo al Sardi, ricevere profferte da signore che sapevano di muschio, comprare biancheria di finissimo cotone e valige di cuoio, provare l'intollerabile eccitazione della rivalsa. (Avevo sempre avuto ragione io!) Sperimentai l'alta tensione della pubblicit: era come toccare un filo scoperto, che a gente

ordinaria sarebbe riuscito fatale. Era come quei serpenti a sonagli che certi montanari maneggiano in uno stato di religiosa esaltazione. Demmie Vonghel, la mia tutrice, anche in questa circostanza mi guidava lei, fungendo da mia consigliera, allenatrice, cuoca, amante e soprastante. Era nata per questo e si dava tremendamente da fare. Non voleva che andassi a trovare Humboldt a Bellevue. Ne litigammo. Le occorreva qualcuno che le desse una mano, quindi mi disse che avrei fatto bene a consultare anche uno psichiatra. A vederti cos contegnoso, cos pacato, quando so che la smania ti divora, non mica un buon segno. Mi mand quindi dal dottor Ellenbogen, una celebrit anche lui, uno che spesso partecipava come esperto a dibattiti in tiv, autore di libri sul sesso redentore. Aveva un muso lungo, affilato, zigomi da pellerossa, pelle secca, gran sorriso, denti come il cavallo che urla in Guernica di Picasso. Per liberare il paziente, lo picchiava sodo. Il suo randello ideologico era la razionalit del piacere. Era un duro, di durezza newyorkese, per sorrideva e illustrava le sue tesi con enfasi affabile. La vita breve diceva - e dobbiamo compensare questa brevit mediante frequenti, intense gratificazioni sessuali. Lui non era permaloso, non s'offendeva mai, ripudiava la rabbia e l'aggressivit, gli scrupoli di coscienza e cos via. Tutte cose che nuocevano al buon coito. Come soprammobili, aveva figurine di bronzo in pose amatorie. C'era tanfo di chiuso nel suo studio. Tappezzeria scura, un comodo divanetto imbottito. Durante le sedute, stava semisdraiato anche lui, piedi scalzi su un puff, una mano infilata sotto la cintola. Si carezzava i genitali? Cos rilassato, esalava una quantit di gas che man mano impregnava tutta l'aria della stanza. Ci giovava alle piante nei vasi. La sua diagnosi: Lei un ansioso, con senso di colpa. Un depresso. Formica che vorrebbe esser cicala. Non sopporta il successo. Direi che lei un melanconico, con qualche pausa di buon umore. Le donne le correranno dietro. Vorrei aver io le sue occasioni. Attrici e compagnia bella. Ebbene, dia modo alle donne di darle piacere, non chiedono altro in fondo. Per loro conta pi la tenerezza che non l'atto sessuale. Allo scopo, forse, di accrescere la mia fiducia in me stesso, mi narr certe sue magnifiche avventure. Una donna del sud l'aveva visto alla televisione e era venuta a Chicago apposta per farsi sbattere da lui. Accontentata, gli sussurr fra sospiri di lussuria: Quando t'ho visto sul teleschermo, ho capito subito

ch'eri in gamba. E lo sei, altroch! Quando gli raccontai di Demmie Vonghel, Ellenbogen non fu tenero con lei. Inghiott saliva e disse: Poverina. Un caso penoso. Ci scommetto che insiste per farsi sposare, eh? Una donna immatura. Una graziosa bimba. E pesava un quintale e mezzo a tredici anni, eh? Il tipo avido e possessivo. Tirannica, direi. L'inghiottir. Demmie non lo sapeva, di avermi affidato a un suo nemico. Ogni giorno mi diceva: Ci dobbiamo sposare, sai, Charlie. E sognava un matrimonio in chiesa. In un tempio evangelico di New York. Mi parlava di abiti nuziali, lunghi veli, bianchi gigli, fotografi, partecipazioni stampate in rilievo, marsine e tight. Per testimoni voleva i Littlewood. Non le avevo mai raccontato della proposta eschimese che Littlewood m'aveva fatto quella sera a Princeton, assicurando che ce la saremmo spassata un mondo. Se gliel'avessi detto, pi che scandalizzarsi, Demmie si sarebbe irritata. Ormai s'era adeguata a New York. La miracolosa sopravvivenza della bont: ecco il tema della sua vita. Pericolosa navigazione, mostri attratti dal suo infinito magnetismo femminile - amuleti scongiuri preghiere protezione divina assicurata da forza interiore e purezza di cuore - ecco come vedeva lei le cose. L'inferno sfiatava il suo alito caldo dagli androni, al suo passaggio, per lei passava oltre, sicura. Scatolette di pillole seguitavano a arrivare dalla farmacia del paese natio. Il garzone del negozio di liquori veniva sempre pi spesso a portare bottiglie di whisky. Della miglior marca. Si trattava bene. In fin de' conti, era un'ereditiera. Suo padre era il padrone di Mount Coptic. Essa era una principessa puritana che amava bere. Dopo qualche cicchetto si faceva pi grande e solenne, gli occhi pi luminosi, pi azzurri, il suo amore pi forte. Rauca, latrava alla Louis Armostrong: You are mah man, il mio uomo sei tu. Poi mi diceva, con trasporto: Ti amo con tutto il cuore. Nessun altro, che ci provi a toccarmi! Stringeva il pugno, ch'era grosso da non credere. A toccarla, ci si provavano spesso. Una volta il dentista, trapanandole una carietta, le prese una mano per posarla, lei credeva sul bracciolo, invece no: se la pos sul membro inturgidito. Un'altra volta il suo medico, al termine d'una visita, prese a baciarla dove capitasse, violentemente. Non gli nego la mia comprensione, Demmie, se s' lasciato trascinare, sai. Hai un pop ch' la fine del mondo. Gli ho mollato un cazzotto alla mascella ella disse.

Un giorno che faceva molto caldo e il condizionatore era guasto, il suo psicanalista le disse: Perch non si sbarazza del vestito, Miss Vonghel? Un milionario di Long Island, presso il quale era ospite, cos le parl attraverso il buco della chiave, mentre era al bagno: Ho bisogno di te. Dammi il tuo corpo! Con voce strozzata, languente. Dammelo! Mi fai morire. Oh, salvami ti prego... salvami! E costui era un omone robusto e gioviale che pilotava da s il suo aeroplano. Il desiderio carnale aveva distorto la mente di persone pur legate a un giuramento, virtuali sacerdoti. Per chi fosse incline a credere che demenza e delitto e disgrazia son il destino dell'umanit in questo secolo vile, ecco che Demmie, grazie alla sua innocenza, bellezza e virt, portava prove a non finire a suffragio di codesta convinzione. Strani demoni le si manifestavano. Ma essa non ne era spaventata. Era intrepida sul piano sessuale. E s che hanno provato in tutti i modi, con me mi diceva. E non stentavo a crederle. Il dottor Ellenbogen la considerava un rischio, come moglie. Non lo divertirono gli aneddoti che gli riferii su mamma e pap Vonghel. Una volta si erano recati in pellegrinaggio in Terra Santa. L'obesa mamma Vonghel s'era portata appresso i suoi vasetti di marmellata, suo marito barattoli di pesche sciroppate. Lei si era infilata nella tomba di Lazzaro, ma non era riuscita pi a uscirne. Bisogn chiamar degli arabi in aiuto. Io, nonostante i moniti di Ellenbogen, trovavo deliziose le stranezze di Demmie e famiglia. Quando si sentiva male, gli occhi le si riempivano di lacrime, nelle occhiaie profonde, e si stringeva convulsamente il medio della destra fra le dita dell'altra mano. L'attraevano ospedali, moribondi, funerali, cimiteri. Ma la sua bont era genuina, era profonda. Mi comprava lei i francobolli, faceva le file per me, mi cucinava cotolette panate e teglie di paella, foderava di carta i miei cassetti, metteva la mia sciarpa sotto naftalina. Non sapeva far semplici operazioni aritmetiche, ma era brava a riparare complicati meccanismi. Guidata dall'istinto trafficava coi fili colorati, nel ventre della radio, e la rifaceva funzionare. Era sempre sintonizzata su musiche folcloristiche e canti liturgici. Da casa le mandavano L'eccelsa dimora, Guida alla devozione ad uso delle famiglie e dei singoli, con il suo Pensiero del Mese: Il Cristo fonte di rinnovamento. Oppure: Leggi e medita su Abacuc 2:2-4. Ero anch'io un lettore assiduo di quel foglio. Il Cantico dei Cantici, 8:7: Grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, n le fiumane sommergerlo. Amavo le sue mani dalle nocche prominenti, la sua testa oblunga dai capelli d'oro. Passavamo le serate, in Barrow Street, a giocare a ramino. Lei

mischiava le carte, ringhiando: Ti pulisco, ti straccio! Scoprendole alla fine, esclamava: Chiuso! Conta quanti ne paghi! Teneva le ginocchia divaricate. E' la vista di Shangri-La che mi distoglie dalle carte, Demmie dicevo io. Giocavamo anche a doppio solitario e a dama cinese. Mi conduceva dagli orefici antiquari. Le piacevano pi che mai le vecchie spille, i vecchi anelli, perch dame defunte li avevano portati. Ma soprattutto desiderava, s'intende, un anello da fidanzamento. Non ne faceva mistero. Me ne compri uno, Charlie? Cos ai miei posso dire che siamo promessi. Per grosso che sia l'opale, io non gli piacer lo stesso rispondevo. Questo vero. Andranno in bestia. Tu sei pieno di peccati d'ogni sorta. Broadway, a loro, non fa alcuna impressione. Tu scrivi falsit. Solo la Bibbia dice il vero. A proposito, pap va in Sudamerica, fra poco. Per passare le feste di Natale alla missione. Un centro missionario, del quale uno dei benefattori pi generosi, in Colombia, ai confini col Venezuela. Ci vado anch'io, con lui. E gli dir che ci sposiamo. Oh, non andarci, Demmie dissi io. In mezzo alla foresta, fra i selvaggi, gli sembrerai un bel po' pi normale essa disse. Digli quanto guadagno. Il denaro dovrebbe rabbonirlo io dissi. Ma non voglio che tu vada. Viene pure tua madre? No, no. Senn non ci andrei. No, lei resta a Mount Coptic. Dar una festa pei bambini poveri. Poveri bambini! Queste meditazioni avrebbero dovuto renderti tranquillo. Per guardar al di l delle apparenze occorre un'assoluta calma. Ma io non mi sentivo molto calmo. L'ombra di un aviogetto pass nella stanza, enorme, e mi ramment la morte di Demmie Vonghel. Perita in un disastro aereo, con suo padre, poco prima di Natale, l'anno del mio successo. Demmie aveva con s il mio album di foto e ritagli. Forse lo stava mostrando a suo padre, quando l'aereo precipit. Non si mai saputo esattamente dove: da qualche parte nei pressi del fiume Orinoco. Trascorsi vari mesi nella giungla, alla ricerca di lei. Fu in questo periodo che Humboldt present per l'incasso l'assegno che gli avevo firmato in bianco, come pegno di fratellanza. Seimila settecento e sessantatr dollari e cinquantotto cent: una somma enorme. Ma non era soltanto pel denaro. quel che pi mi bruciava era che Humboldt non avesse rispettato il mio dolore. Ha scelto proprio un bel

momento - pensavo - per compier la sua mossa! Ma come? come ha potuto? Al diavolo i soldi. Ma i giornali li legge. E lo sa che lei morta! Cos adesso giacevo l ad affliggermi. Di nuovo! Non era mica per questo che m'ero sdraiato su quel divano. Fui quindi contento quando batterono alla porta e mi vidi costretto ad alzarmi. Era Cantabile che, a colpi di bussarello d'ottone, reclamava l'accesso nel mio santuario. Mi adirai contro il vecchio Roland Stiles, l per l. Come! lo pagavo per tener lontani i seccatori, gli importuni, mentre io meditavo, e lui, come oggi appunto, non si trovava al suo posto in guardiola. Si era sotto Natale e, al solito, i vari inquilini avevano bisogno del suo aiuto, per l'albero e cos via. Era molto richiesto. Cantabile s'era portato appresso una giovane donna. Tua moglie, suppongo. Non supporre mai. Non mia moglie. Questa Polly Palomino. Un'amica. Un'amica di famiglia. Era compagna di scuola di Lucy, a Greens -boro. Prima di Radcliffe. Di carnagione bianchissima, senza reggiseno, Polly entr nella luce e si mise a vagare pel salotto. Il rosso dei suoi capelli era assolutamente naturale. Senza calze (in dicembre, a Chicago) col vestito ridotto ai minimi termini, portava ai piedi zattere con la suola del massimo spessore. Gli uomini della mia generazione non si sono mai assuefatti alla bellezza e alla vigoria delle gambe che le donne, ai loro tempi, portavano coperte. Cantabile e Polly esaminarono il mio appartamento. Lui tastava i mobili; lei si chin ad accarezzare il tappeto, ne sollev un lembo per legger l'etichetta. S s, autentico Kirman. Si diede quindi a osservare i quadri. Cantabile, sprofondando sul soffice sof, esclam: Che lusso da casino! Non ti metter troppo comodo. Stavo appunto per uscire. Devo andar in tribunale. Cantabile disse a Polly: L'ex mogliera di Charlie gli d causa di continuo, una causa dietro l'altra. Cosa vuole? Vuole tutto. Gli hai gi dato un bel po', vero, Charlie? Un bel po'. E' timido. Si vergogna a dire quanto disse Cantabile a Polly. Io le dissi: A quanto pare, ho raccontato a Rinaldo tutta la storia della mia vita, una sera, giocando a poker.

Polly lo sa. Glien'ho parlato ieri. Ma soprattutto dopo il pokerino, che hai parlato. A Polly: Charlie era troppo sbronzo per guidare, cos l'ho accompagnato a casa io, con la sua Mercedes, mentre Emil ci seguiva con la Thunderbird. A me: Un sacco di cose, m'hai raccontato, Charlie. Ma dove li hai comprati 'sti stecchini fantasia, a penna d'oca? Guarda, ce n' dappertutto. Devi aver la mania di stuzzicarti i denti, tu! Una nevrosi. Da Londra, vengono. Come i calzini di cachemire e le saponette che compri da Floris, eh? S, s, avevo chiacchierato proprio tanto. Avevo fornito a Cantabile un sacco d'informazioni; e lui aveva inoltre indagato a fondo su di me, con l'evidente scopo d'instaurare un rapporto fra noi. Ma perch ti lasci sfottere cos, dalla tua ex? E bel cavolo d'avvocato che ti sei preso! Forrest Tomchek. Come vedi, ho fatto qualche domanda in giro. Tomchek un divorzista di grido. E' quello che divorzia i grossi industriali. Ma te non ti calcola. E' il tuo amico Szathmar che t'ha indirizzato da 'sto cazzone di Tomchek, vero? E tua moglie chi ha, per avvocato? Un certo Maxie Pinsker. Hai detto fichi! Pinsker, il giudio antropofago. S' capata il pi cattivo. Quello ti fa il fegato a pezzetti, con uova e cipolla. Mamma mia, Charlie! Questo lato della tua vita disgustoso. Non badi mica ai tuoi interessi. Ti lasci metter i piedi sulla panza. A cominciare dai tuoi amici. Ne so qualcosa, sul tuo caro Szathmar. Nessuno t'invita a cena, a te. Invitano a lui, e lui ti sputtana. S s, passa notizie riservate su di te ai cronisti mondani pi pettegoli. Sta sempre a baciar il culo a Schneiderman, ch' cos rasoterra che ti tocca calarti in una buca per leccarglielo. Poi da Tomchek si becca una mazzetta. Tomchek, a te, ti vende a quel cannibale di Pinsker. Pinsker ti mette nelle mani del giudice. E il giudice a tua moglie gli concede... Come si chiama? Denise dissi, cortese al mio solito. A Denise gli concede la tua pelle, e lei l'appende nel suo salottino. Ehi, Polly. E' o non come t'avevo detto ch'era, il nostro Charlie? Cantabile, s'intende, non stava pi nella pelle quand'era sovreccitato. Iersera aveva dovuto per forza raccontare a qualcuno le sue gesta. E cos - come Humboldt dopo il trionfo presso Longstaff era corso da Ginnie per montarla - lui, Cantabile, era corso rombando, con la sua Thunderbird, da questa Polly, per passare la notte con lei e festeggiare la sua vittoria e la mia umiliazione. Che forza tremenda - mi venne

pensato - ha, nei democratici Stati Uniti, il desiderio di rendersi interessanti! E' ben per questo che gli americani non son capaci di mantenere un segreto. Ci, durante la guerra, faceva disperare i nostri alleati inglesi. Mai che tenessimo la bocca chiusa! Per fortuna i tedeschi non sapevan capacitarsi che fossimo tanto chiacchieroni. Pensavano che facessimo apposta a diffondere false notizie. E ci valga a dimostrare che non siamo poi tanto tediosi quanto sembriamo, anzi spargiamo fascino e informazioni riservate. Quindi dissi fra me: Godi, godi pure, bastardo dai baffi di visone! Vntati, per quel che hai fatto alla mia Mercedes e a me. Faremo i conti. Al tempo stesso, ero contento che Renata stesse per portarmi via, all'estero con s. Partire: aveva avuto l'idea giusta, lei. Era chiaro come Cantabile avesse dei progetti per il nostro avvenire. E non ero troppo sicuro che sarei riuscito a difendermi, rintuzzare i suoi attacchi singolari. Polly stava riflettendo, in che modo rispondere alla domanda di Cantabile; e questi, pallido e bello, seguitava a scrutarmi, a studiarmi, quasi con affetto. Col cappotto alla raglan abbottonato e il cappello ancora in testa, coi superbi scarponcini sopra il mio tavolino da t cinese laccato, aveva la barba lunga, un'aria di stanchezza soddisfatta. Non era fresco, anzi un po' puzzava, per volava alto. Io trovo che Mister Citrine ancora un bell'uomo disse Polly. Grazie, cara ragazza. Lo era, senz'altro. Magro ma solido, con grandi occhi all'orientale e magari un grosso uccello. Per adesso una bellezza appassita disse Cantabile. Lo so che ci crepa, a sentirselo dire. Ma guarda, gli cominciano a venire delle borse alla mascella. Nota la pappagorgia, quelle rughe sul collo. Le narici gli si stanno dilatando, ne spuntan ciuffi di peli bianchi. Anche i bracchi e i cavalli, invecchiando, diventano canuti intorno al muso. Oh, d'accordo, lui fuor dell'ordinario. Una bestia rara. Come l'ultimo dei fenicotteri arancione. Lo dovrebbero proteggere, far conto che sia un monumento nazionale. E' un chiavone, sai, l'amico. Altroch! Se l' portate tutte a letto lui. Eppoi terribilmente vanitoso, . Lui e il suo amico George s'allenano come due atleti in erba. Stanno a piedi per aria, s'ingozzano di vitamine, giocano a racquet ball. Ma mi dicono per che sul terreno di gioco sei una schiappa, Charlie. E' un po' tardi per andare alle Olimpiadi. Fa un mestiere sedentario e ha bisogno di moto disse Polly Palomino. Aveva il naso leggermente arcuato e i capelli rossi erano

freschi, splendenti. Mi cominciavo a affezionare a lei disinteressatamente - per le sue qualit umane. La ragione principale per cui cura tanto il fisico che ha una ganza giovane, e alle ganze, si sa, ammenoch non abbiano uno spiccato senso dell'umorismo, non piace esser strizzate da un panzone. Spiegai a Polly: Faccio esercizio perch soffro di artrosi cervicale. O ne soffrivo. Fatto sta che con l'et mi sentivo la testa sempre pi pesante e il collo sempre meno robusto. La parte pi alta era la pi provata: il nido d'aquila donde la persona autonoma fa buona guardia. Comunque Cantabile aveva ragione. Vanitoso ero, eccome, e non avevo ancora raggiunto l'et della rinuncia. Quale che sia. Ma non era soltanto vanit, tuttavia. La mancanza di moto mi fa sentir male. Una volta speravo che, invecchiando, venissero man mano a mancare energie anche alle mie nevrosi. Secondo Tolstoi, la gente si mette nei guai perch mangia bistecche, beve vodka e caff e fuma sigari. Sovraccarichi di calorie e stimolanti, in mancanza di un utile lavoro manuale, si dnno alla lussuria e ad altri vizi. A questo punto non posso far a meno di ricordare che Hitler era vegetariano. Non spetta quindi alla carne, tutto il biasimo. Ma piuttosto alla cattiveria d'animo, a un sovrappi d'energia, o magari al Karma: si scontano in questa i mali commessi in un'altra esistenza. Secondo Steiner - che leggevo avidamente - lo spirito impara per attrito: cio, in quanto il corpo materiale oppone resistenza a esso. Ma a furia di attrito il corpo si consuma. Io, dal mio logoramento, non ho ottenuto validi risultati. Certi sciocchi, vedendomi con le mie figlie, mi chiedevan se fossi il loro nonno. Io! Ma come possibile! M'accorgevo per di andar assumendo quell'aspetto da trofeo di caccia malamente imbalsamato che ho sempre associato alla vecchiaia: e ne inorridivo. Inoltre vedevo dalle foto che non ero pi quello d'un tempo. Avrei dovuto esser in grado di dire: E va bene, sar bell'e decrepito, ma guardate un po' il mio foglio-di-bilancio spirituale! E invece, non potevo mica dire neppure cos. Il mio aspetto migliore di quello d'un morto, s'intende, ma, a volte, appena appena. Dissi: Grazie per la visita, signora Palomino. Per adesso mi deve scusare. Ho un impegno, e non mi sono fatto ancora la barba, n ho pranzato. Come ti radi? Con la lametta? Col rasoio elettrico. Un Reming- ton.

Molto migliore l'Abercrombie and Fitch. Mi far la barba anch'io, gi che mi trovo. E da pranzo che c'? Dello yogurth. Ma non ve ne posso offrire. Noi abbiamo gi mangiato. Yogurth liscio? Non ci metti niente vicino? Che ne dici di un uovo sodo? Te lo prepara Polly. Polly, va' in cucina a far un uovo sodo a Charlie. Com'hai detto che vai al centro? Mi vengono a prendere. Non serbarmi rancore per la Mercedes. Altre tre, te ne procuro. Sei troppo in gamba, per avercela con me solo per via d'una macchina. Le cose andranno diversamente, d'ora in poi. Senti, perch non ci si vede, dopo l'udienza, e si va a bere qualcosa? Ne avrai bisogno. Sai, dovresti parlare di pi. Stai zitto a sentire. Non ti fa mica bene. Si mise anche pi comodo, ostentatamente, con le braccia allargate sulla spalliera del sof, quasi a mostrare che non era uomo da farsi cacciar via. Intendeva anche rendere palese il suo rapporto di carnale intimit con la bella e pienamente soddisfatta Polly. In proposito avevo i miei dubbi. Questo genere di vita non ti si conf seguit a dire. Ho visto gente ch'era stata in cella d'isolamento, e conosco i sintomi. Perch abiti in questo quartiere, vicino ai bassifondi? Forse perch hai amici intellettuali nei paraggi? M'accennavi a un professore universitario, quel Richard Tal dei Tali. Richard Durnwald. Appunto. E m'hai anche raccontato che un rapinatore t' saltato addosso, da 'ste parti. Dovresti traslocare. Pigli un appartamento in un quartiere pi sicuro, nella zona nord, con garage sotterraneo e via dicendo. O stai qui per via di queste mogli di professori, eh? Le signore di Hyde Park si fanno sbattere facilmente. Poi domand: Hai 'na pistola, almeno? Non ce l'ho, no. Cristo! Ecco un'altra riprova di quello che sostengo. Tu e i tuoi pari non avete il senso della realt, siete troppo molli. Qui come a Forte Apache, la stessa situazione, non lo sai? E solo i pellirosse hanno i fucili, le frecce, i tomahawk. Non hai letto di quel tassinaro, l'altro giorno, che gli han portato via mezza faccia con un fucile a pallettoni? Gli ci vorr un anno di cure per tornare cristiano, se basta. Non gridi vendetta quando senti 'ste cose? O ti sei gi smosciato del tutto? In tal caso, non vedo come puoi funzionare sul piano sessuale, neanche. Non venirmi a dire che non t'avrebbe dato gusto a farlo secco, il mardocheo

che ti voleva rapinare. Piantargli una pallottola nel cranio! Se ti do una pistola, poi, la porti? No? Voialtri gesucristi liberali siete disgustosi. Adesso vai in tribunale e la solita storia si ripete: Forrest Tomchek e Pinsker il Cannibale ti si mgnano vivo. Ma tu ti consoli dicendo che loro sono rozzi, mentre tu hai classe. La vuoi 'na pistola? Infil una mano, rapida, sotto il palt. Eccoti 'na pistola. Ho un debole per tipi alla Cantabile. Non un caso che il Barone Von Trenck, protagonista della mia commedia, fonte del mio successo e dei miei quattrini (quest'odore di sangue che attrae i pescicani, come quelli che adesso m'aspettavano in tribunale) fosse anch'egli un individuo esuberante impulsivo distruttivo, con la testa non del tutto a posto. Gente di questo tipo, impulsiva e svitata, adesso se la prende col ceto medio. Rinaldo mi rinfacciava la mia decadenza. L'aver perso l'istinto dell'autodifesa. Probabilmente le sue idee risalivano a Sorel (atti di violenza di esaltati appassionati ideologhi per scuotere la borghesia, ridarle vita e nerbo). Bench egli ignorasse chi era Sorel, certe idee sono nell'aria e cos queste teorie trovano gente che le incarna: rapitori, rapinatori, dirottatori, terroristi politici, gente che uccide gli ostaggi e apre il fuoco sulla folla, i vari Arafat di cui si legge sui giornali, che si vedono in tiv. Cantabile esprimeva, l a Chicago, siffatte tendenze, ne era una manifestazione, esaltando in maniera selvaggia certi principi umani: neppure lui sapeva quali. E neanch'io, dal canto mio, lo sapevo. Come mai non mi d nessun piacere una relazione con qualcuno della mia stessa levatura mentale? E m'attraggono, invece, questi tipi grossolani, rumorosi, sfascioni? Costoro fan qualcosa per me. Forse ci rientra in parte in quel fenomeno per cui la societ capitalistica, che proclama il diritto alla libert per tutti, disposta a simpatizzare, e perfino sussidiare, i nemici mortali della sua classe egemone, in quanto - come dice Schumpeter prova attiva simpatia per la sofferenza, reale o simulata, ed pronta ad accettare certe singolari distorsioni della psiche. E' un fatto che tanta gente convinta di distinguersi per virt morali, a mostrarsi indulgente con criminali e nevropatici. A mostrarsi comprensiva! Noi amiamo capire, provar compassione. E cos eccomi qua. Quanto alle grandi masse, milioni di persone, nate povere, ora hanno case e macchine e macchinette e comodit, cui si tengono strette, e, buone buone, rannicchiate su se stesse, sopportano i disordini sociali, aspettando che la tempesta passi. Hanno il cuore pieno di rabbia ma, rassegnate, non scendono in piazza. Sopportano ogni abuso, con testarda pazienza. Non vogliono che la barca affondi.

Evidentemente, io ero della loro risma. Non vedevo che cosa ci avrei guadagnato, a tirar revolverate. Come se avessi potuto aprirmi un varco fra le mie perplessit, sparando all'impazzata. E la principale, di tali perplessit, era il mio stesso carattere. Cantabile aveva investito, su di me, una parte cospicua del suo ingegno e del suo ardire; e ora aveva l'aria di ritenere che non ci saremmo mai dovuti separare. Inoltre voleva ch'io l'innalzassi, gli dessi accesso a sfere superiori. Egli aveva raggiunto lo stadio cui, in Francia, nel Settecento, eran pervenuti certi criminali, vagabondi, truffatori, avventurieri: lo stadio dell'intellettuale creativo e del teorico. Forse si credeva un nipote di Rameau, o magari un Jean Genet. Io per non avevo alcuna intenzione di far parte del suo futuro. Non ci credevo. Anche se, creando Von Trenck, avevo contribuito a questo mito. Il film tratto dalla mia commedia veniva dato e ridato alla tiv: quindi spesso si vedeva il mio Von Trenck ingaggiare duelli, evadere di prigione, sedurre donne e fanciulle, mentire e menar vanto, tentar di dar fuoco alla villa di suo fratello. S, avevo fatto la mia parte. Inoltre, io alludevo di continuo ad un nuovo interesse per le cose superiori, a un desiderio d'elevazione spirituale; quindi era logico che Cantabile volesse da me che gli parlassi di tutto questo, che condividessi certe cose con lui, o perlomeno gliene offrissi qualche assaggio. Lui diceva di volermi aiutare. Desiderava farmi del bene. Posso darti una spinta mi disse. E si mise a spiegarmi in che modo, in quali imprese. Aveva le mani in pasta qua, soldi investiti l. Era presidente d'una societ di voli charter (forse una di quelle che, l'estate scorsa, avevano lasciato a terra migliaia di turisti in Europa). Aveva anche un piccolo servizio di consulenza per l'aborto: metteva inserzioni su giornali studenteschi, in tutto il Paese, spacciandosi per amico disinteressato: Interpellateci, in caso di malaugurato bisogno. Vi daremo aiuto e consigli completamente gratuiti. Verissimo, diceva Cantabile. Infatti, non c'era niente da pagare pei consigli. Senonch i medici gli passavano una tangente sulla parcella. Prassi normale. A Polly non sembrava che ci desse noia. Io la trovavo troppo in gamba per Cantabile. Ma del resto in ogni coppia c' chi ci guadagna per contrasto. Mi rendevo conto che con lui si divertiva, Polly, la bianca Polly dai capelli rossi, dalle belle gambe. Per questo ci stava, con lui. La divertiva molto. E lui, da parte sua, m'esortava ad ammirarla. Si vantava anche dell'istruzione di sua moglie (ma che brava che era) e sfoggiava me con Polly. Insomma, era orgoglioso di tutti noi. Guarda bene la bocca di Charlie disse a Polly, a un certo

punto. Noterai che si muove anche quando non parla. E' che pensa. Lui pensa. Pensa sempre. Guarda qua. Agguant un libro, il pi grosso che c'era sul tavolo. Prendi 'sto mattone qui... Enciclopedia della religione e dell'etica... Madonna, che rob'? Di' un po', Charlie, che ci stavi leggendo l dentro? Stavo rinfrescandomi la memoria su Origene d'Alessandria. Quest'Origene diceva che la Bibbia non pu essere una mera raccolta di storie. Davvero Adamo e Eva si nascosero dietro un albero, mentre Dio camminava su e gi nel giardino dell'Eden? E gli angeli sul serio salgono e scendono scale? E Satana davvero port Ges in cima a una montagna per tentarlo? E' ovvio che questi racconti devon celare un pi profondo significato. Che significa Dio camminava? Ha forse i piedi, Dio? E' qui che i pensatori han cominciato a... Basta, basta. E che dice 'st'altro libro? Il trionfo della terapeutica. Per ragioni mie non mi dispiaceva mica di venir esaminato a quel modo. In effetti ho sempre letto molto. Tenevo a mente quel che leggevo? Ora vediamo. Dice che gli psicoterapeuti potrebbero diventare i nuovi capi spirituali dell'umanit. Un vero disastro. Goethe aveva paura che il mondo moderno potesse trasformarsi in un ospedale. Cittadini uguale malati. E' la stessa trovata di Jules Romains, nella commedia Knock. L'ipocondria forse una creazione della scienza medica? Secondo il nostro autore, quando la cultura non riesce a far nulla per quel senso di vuoto e quell'angoscia cui l'uomo predisposto (dice proprio predisposto) ecco che altri agenti si fanno avanti, per rimetterci insieme con mezzi terapeutici, con la colla, con slogan o con lo sputo, o, per dirla con il critico d'arte Gumbein, tanti poveri infelici vengono riciclati sul divanetto freudiano. Questa tesi ancor pi pessimistica di quella del Grande Inquisitore dostoievskiano, che diceva: l'umanit fragile, ha bisogno di pane, non sopporta la libert ma chiede miracoli, mistero, autorit. Una predisposizione naturale all'angoscia, al senso di vuoto, peggiore anche di questo. Assai peggiore. In sostanza significa che gli esseri umani sono pazzi. L'ultima istituzione preposta alla cura e al controllo di tale pazzia era, secondo questa tesi, la Chiesa... M'interruppe di nuovo. Che ti dicevo, Polly? E quest'altro che rob'? Questo: Fra morte e rinascita. Un'opera di Rudolf Steiner, molto affascinante, sul viaggio dell'anima oltre i confini della morte. A differenza del mito platonico...

Calma, calma disse Cantabile. E rivolto a Polly: Uno basta che gli fa una domanda e lui attacca. Non se ne potrebbe cavar un numero da variet? Eh? Gli potremmo procurare una scrittura, in qualche cabaret. Polly guard oltre me sgranando gli occhi d'un marrone rossigno, e disse: Non ci starebbe. Dipende da come lo crocchiano oggi, in tribunale. A proposito, Charlie, m' venuta un'altra idea. Senti: registriamo su nastro te che leggi i tuoi saggi, i tuoi articoli, e 'sti nastri li diamo a noleggio alle universit. Ci tireresti fuori un reddito discreto. Roba come quel pezzo su Bob Kennedy, che ho visto su Es- quire. O quell'altro, intitolato Omaggio a Houdini. Non per I grandi noiosi, quello l no. Non son mai riuscito a leggerlo. Non pretendere troppo da te stesso, Cantabile dissi. Mi rendevo perfettamente conto come fosse un segno d'affetto, nella Chicago affarista, se qualcuno voleva inserirti in qualche progetto per far quattrini. Ma non riuscivo proprio a inquadrare Cantabile, nello stato in cui si trovava, n a far il punto, n a tastargli il polso: il suo animo traboccava da tutte le parti. Era sovreccitato. Era - nell'ospedale goethiano - un cittadino infermo. N io dovevo essere in gran forma, del resto. Rammentai che appena ieri Cantabile m'aveva condotto in un luogo elevato, non gi per tentarmi, ma per dar il volo ad alcuni biglietti di banca. Non si trovava, ora, a fronteggiare una sfida della fantasia? Voglio dire: cos'altro poteva inventare? Comunque, aveva tutta l'aria di pensare che gli eventi del giorno innanzi ci avevan uniti con un vincolo quasi mistico. Ci son parole greche per esprimere ci: philia, agape e cos via (avevo ascoltato una volta un famoso teologo d'origine tedesca, Paul Johannes Tillich, dissertare sui loro vari significati, e da allora facevo una tremenda confusione fra essi). Voglio dire per che la philia, in questo particolare momento del divenire umano, s'esprime mediante patti commerciali e idee pubblicitarie all'americana. A questo concetto io aggiungevo i miei ricami, intorno all'orlo. Sono uno che elabora, anche troppo, le altrui motivazioni. Guardai l'orologio. Mancavano quaranta minuti all'appuntamento con Renata. Sarebbe arrivata l da me, fresca, fragrante, maestosa persino, con in testa un gran cappello floscio... e non avevo alcuna voglia che s'incontrasse con Cantabile. Aveva un modo tutto suo, lento, indugioso, di guardare un uomo che le interessasse. Non voleva dir molto. Era questione di com'era stata tirata su. Aveva ricevuto lezioni

di fascino da sua madre, la Seora. D'altra parte, se una nasce con occhi cos belli, una elabora i suoi metodi da s. Nel sistema di comunicazioni muliebri di Renata, il fervore e la devozione erano importanti. Il punto principale per era un altro: Cantabile avrebbe visto, in noi, una coppia formata da un uomo anziano e una donna giovane, e ci avrebbe potuto mettergli, come suol dirsi, certe idee per la testa. Sia chiaro tuttavia ch'io parlo come uno che stato, di recente, illuminato. Non dir folgorato dalla Luce. Quel che intendo una specie di luce in fieri, una cosa sulla quale difficile esser tanto precisi, specie in un resoconto come questo, in cui tanti erronei sciocchi irritanti e illusori fenomeni e oggetti e episodi balzano in primo piano. Quella luce - comunque la si voglia definire - era ormai un elemento reale, in me, come l'alito stesso della vita. Ne avevo fatto una breve esperienza, che per era durata abbastanza per riuscire convincente, nonch per provocare in me una gioia del tutto irragionevole. Inoltre, il mio lato grottesco, quel che c'era in me di isterico, d'ingiusto, di abusivo, quella follia alla quale tante volte ero stato consenziente, cui avevo anche preso parte attiva, dolorosamente, tutto ci aveva adesso trovato risalto per contrasto. Dico adesso ma gi tanto tempo fa io sapevo cosa fosse. Solo mi ero scordato, a quanto pare, che nel primo decennio di vita conoscevo quella luce, e sapevo perfino come inalarla. Ed ecco che questo precoce talento, o dono, o ispirazione - questo quid cui avevo rinunciato in nome del realismo, della maturit, o diciamo, praticamente, per spirito di conservazione ecco che tornava a me, a poco a poco. Forse era chiaro ormai (troppo chiaro per poterlo negare) quanto vano e inane fosse un ordinario spirito di conservazione. Conservazione per che cosa? Pel momento, Cantabile e Polly non prestavano a me molta attenzione. Lui le stava spiegando come si sarebbe potuta fondare una societ di comodo per proteggere il mio reddito. Parlava di programmi immobiliari con una smorfia a mezza bocca. In Spagna, le popolane, per indicare ironia o sarcasmo, si piantano tre dita nella guancia e ne torcono la pelle. Ora Cantabile faceva un'analoga smorfia. Si trattava di metter i beni al riparo dai miei avversari: Denise e il suo avvocato, il cannibale Pinsker, e fors'anche il medesimo giudice Urbanovich. Mi risulta, da fonte sicura, che il giudice sta dalla parte di madama. Chi ci dice che non si becchi un tanto? Loschi affari si fanno dappertutto, ma qui, in questa contea, loschi li fanno tutti.

Charlie, ci hai mai pensato a trasferirti alle isole Cayman? E' la nuova Svizzera, sai, quella l. Io non ci metterei i miei soldi in una banca svizzera, mai pi. Una volta che i russi si son presi da noi quel che vogliono con la distensione, vedrai, si butteranno sull'Europa. E lo sai che ne sar di tutta la grana depositata in Svizzera, hm?... di tutto il grano del Vietnam, il grano dell'Iran, dei colonnelli greci e degli sceicchi? No, da' retta, cmprati casa nelle Cayman. Un appartamentino a aria condizionata. Fatti 'na bella provvista di antitraspirante, e vivi felice e contento. E la grana dov', per far questo? disse Polly. Ce l'ha? Questo non lo so. Ma, se non ce l'avesse, perch si accanirebbero a spellarlo, in tribunale? Vivo, senza anestesia? Posso consigliarti un affare sicuro, Charlie: compra contratti a termine alla Borsa merci. Io ci ho fatto una fortuna. Sulla carta, per. Sulla carta. Ammesso che questo Stronson sia corretto disse Polly. Ma che dici! Stronson? Quello, Stronson, un multimilionario. Non hai visto che razza di casa che ha, a Kenilworth? Non hai visto la laurea appesa al muro, in economia e commercio? Eppoi, fa da intermediario per la Mafia, e lo sai che quella gente che non scherza, se li freghi. Basterebbe, per farlo rigar dritto. Per onesto, onesto di natura. Alla Borsa Merci Mid-America lo stimano tutti. Io, cinque mesi fa gli ho messo in mano cinque grossi, e me l'ha raddoppiati. Se vuoi, ti faccio vedere gli opuscoli della sua compagnia. Comunque, il nostro Charlie basta che alzi una mano per far un mucchio di soldi, lui. Non scordarti il successo che ebbe a Broadway, quella volta, e il film di cassetta che ne hanno ricavato. Perch non potrebbe far il bis? Guarda tutte 'ste carte, sparse qua e l. Magari, proprio qui, c' una miniera d'oro! Vuoi scommetterci? Per esempio, Charlie, so che tu e il tuo amico Von Humboldt Fleisher una volta scriveste un soggetto cinematografico, insieme. Chi te l'ha detto? Mia moglie, la laureanda. Mi misi a ridere, di gusto. Te ne ricordi? fece Cantabile. S. Ma tua moglie com'ha fatto a saperlo? Da Kathleen forse... Esatto. Dalla signora Tigler, nel Nevada. Lucy appunto nel Nevada, a intervistarla. E' l da una settimana, ospite della signora Tigler, nel suo dude ranch. (10) Sai, lo manda avanti da sola. E di Tigler che n' stato? L'ha piantata?

Ha piantato tutti quanti. E' morto, . Morto, eh? Cos rimasta vedova. Povera Kathleen. Non ha mai avuto molta fortuna, quella donna. Mi fa pena. Pure lei ti vuol bene. Lucy gli ha detto che ci conosciamo, e ti manda i suoi saluti. Hai per caso un messaggio per lei? Lucy e io ci si telefona ogni giorno. Com' morto Tigler? In un incidente di caccia. Difatti, era un appassionato cacciatore. Un cowboy, ai suoi tempi. E un rompiballe, hm? fece Cantabile. Pu darsi. Lo conoscevi di persona, allora. Non mi pari tanto addolorato, eh? Hai detto solo povera Kathleen. Dunque, che rob'era 'sto film che avete scritto insieme tu e Fleisher? Oh, s, ce lo racconti disse Polly. Di che trattava? Due cervelli cos in collaborazione... uhau! Una boiata, invece. Roba da niente. Tanto per divertirci, a Princeton. Sul serio, robaccia. Non ce n'hai una copia? Tu non sei il pi indicato, per capire il valore commerciale delle cose disse Cantabile. Valore commerciale? I giorni delle vacche grasse di Hollywood sono finiti. Non pagano pi come una volta, adesso. Questo lato, tu, lascialo a me disse Cantabile. Se il soggetto una bomba, ci penso io a montare il rimanente: regista, attori, finanziamento, grancassa e cos via. Tu ci hai un certo nome, non scordarti, e Fleisher non del tutto un dimenticato. Pubblichiamo la tesi di Lucy, e l'interesse rinascer. Ma la trama com'era? disse Polly, nasabecco, callipigia, accavallando le gambe. Devo farmi la barba. Pranzare. Andare dal giudice. E aspetto un amico dalla California. Chi? Chi? disse Cantabile. Si chiama Pierre Thaxter, e insieme redigiamo una rivista intitolata The Ark. Veramente, non che ti riguardi... Invece, naturalmente, lo riguardava. Poich era un demonio, un agente frastornatore. Suo cmpito era far chiasso, distrarmi, farmi perdere la strada, mandarmi a impaludare. Insomma, dicci qualcosa di quel film, via disse Cantabile. Tenter. Se non altro per dimostrarti che ho buona memoria dissi.

Lo spunto, lo prendemmo da Amund- sen, l'esploratore polare, e da Umberto Nobile. Ai tempi di Mussolini, Nobile era un ufficiale dell'aeronautica, ingegnere, comandante di dirigibile, un uomo coraggioso. Negli anni Venti, lui e Amundsen compirono una trasvolata del Polo Nord, dalla Norvegia a Seattle. Per erano rivali e finirono col detestarsi a vicenda. La seguente spedizione, Nobile volle compierla da solo, con l'avallo di Mussolini. Scelse il mezzo pi leggero dell'aria. Senonch il suo dirigibile precipit nell'Artico, l'equipaggio si disperse sulla banchisa. Quando Amundsen lo seppe, disse: Il mio camerata Umberto Nobile - che lui odiava, badate - naufragato fra i ghiacci. Andr a salvarlo. Cos affitt un aeroplano francese e lo riemp di attrezzature. Il pilota l'ammon che era sovraccarico e non avrebbe volato. Come Sir Patrick Spens, mi ricordo, dissi a Humboldt. Quale Spens? chiese Cantabile. Allude a una poesia gli disse Polly. Quanto a Amundsen, era quello che batt in volata Scott al Polo Sud. Lieto d'aver una pupa istruita a ragguagliarlo, Cantabile faceva suo l'atteggiamento patriziesco di chi demanda a sgobboni e topi di biblioteca il compito di informarlo su quisquilie storiche. Il pilota francese l'ammon, ma Amundsen gli rispose: Non venirmi a insegnare come si dirige una spedizione di soccorso. L'aereo s'alz in volo dalla pista, s, per poi cadde in mare. E morirono tutti. E' questo il film? Ma quelli l fra i ghiacci? I naufraghi dalla banchisa inviarono messaggi via radio che furono captati dai russi. Alla loro ricerca fu inviato un rompighiaccio, il Krassin. Su un banco di ghiaccio alla deriva, trovarono due uomini: un italiano e uno svedese. Ma un terzo superstite ch'era con loro, dov'era finito? Le spiegazioni fornite puzzavano, e l'italiano venne sospettato di cannibalismo. Il medico russo a bordo del Krassin gli fece una lavanda gastrica e, al microscopio, identific resti umani. Ne segu un tremendo scandalo. Un vasetto contenente il cibo semidigerito estratto dallo stomaco del naufrago fu messo in mostra nella Piazza Rossa con un grosso cartello che diceva: Ecco come fascisti imperialisti capitalisti si divorano a vicenda. Solo il proletariato conosce fratellanza moralit e spirito di sacrificio! Ma che razza di film ci tiri fuori, da roba cos? disse Cantabile. Fin qui, 'na trovata di merda. Te l'avevo pur detto.

S, ma intanto ce l'hai su con me, e mi guardi brutto. Eh gi, per te io sono un imbecille. Non ho senso artistico e la mia opinione non conta. Questo solo l'antefatto dissi. Il film, come Humboldt e io lo concepimmo, comincia in un paesetto siciliano. Il cannibale - che Humboldt e io chiamammo Alfio Caldofreddo - adesso un gentile vecchietto che vende gelati, benvoluto da tutti, e ha una figlia molto bella, un tesoro. Qui nessuno ricorda la spedizione Nobile. Senonch arriva un giornalista danese, per intervistare il vecchio. Sta scrivendo un libro sulla vicenda del Krassin. Il vecchietto, a tu per tu, gli dice: Lasciatemi in pace. Da cinquant'anni sono vegetariano. Faccio il gelataio. Sono un povero vecchio. Non venite a rovinarmi. Trovate un altro argomento. La vita piena di cose da pazzi. Che bisogno avete della mia? Io prego solo Iddio di morire in santa pace. E su questo episodio s'innesta la vicenda di Nobile e Amundsen? disse Polly. Humboldt ammirava molto Preston Sturges. Soprattutto gli piaceva Il miracolo di Morgan's Creek. E anche Il grande Mac Ginty, con Brian Donlevy e Akim Tamiroff. L'idea di Humboldt era di ficcarci dentro Mussolini, Stalin, Hitler e perfino il Papa. Come sarebbe, il Papa? disse Cantabile. Il Papa aveva consegnato a Nobile una grossa croce da piantare al Polo Nord. Il film, noi lo vedevamo come una farsa, come un vaudeville, ma con dentro elementi di Edipo a Colono. I grandi e violenti peccatori acquistano, con la vecchiaia, magiche propriet. In punto di morte hanno il potere di maledire e di benedire. Se vuol essere una cosa buffa, meglio lasciar fuori il Papa disse Cantabile. Messo alle strette, il vecchio Caldofreddo va su tutte le furie. Decide d'uccidere il giornalista. Scalza un macigno, per farlo precipitare sull'auto di costui. Ma all'ultimo momento ci ripensa. S'aggrappa al pietrone e lo blocca, finch l'auto passata. Dopo di che, si mette a sonare la trombetta da gelataio e raduna tutti in piazza, per una pubblica confessione. Fra le lacrime, racconta che lui un cannibale... Il che manda a monte, suppongo, l'idillio della figlia disse Polly. Al contrario dissi io. I paesani tengono consiglio. Il fidanzato della figlia dice: Pensate a quello che mangiavano i nostri progenitori. Quand'eravamo scimmie, e prima ancora pesci. Pensate a quel che

mangiano gli animali, da che mondo mondo. E noi dobbiamo a loro, la nostra esistenza! Hm, non mi pare una cannonata, proprio no disse Cantabile. Io dissi ch'era ora mi facessi la barba, e loro, tutt'e due, mi accompagnarono al bagno. No ripet Cantabile. Non credo che funzioni. Comunque, ce n'hai una copia? Avevo avviato il rasoio elettrico, ma lui me lo tolse. A Polly disse: Non gingillarti. Va' a far l'uovo. L'uovo sodo per Charlie. Va', su, va' in cucina. Poi, a me: Me la faccio prima io, la barba. Non mi piace usare l'apparecchio quand' caldo. Quel calore di un altro mi fa schifo. Cominci a passarsi e ripassarsi il rasoio sul viso, tirando la pelle, facendo smorfie. Ci pensa Polly a farti da mangiare. Mica male, eh? A te che effetto fa? Una stupenda figliola. Intelligente, anche, direi. Dalla mano sinistra si arguisce ch' sposata. S, con'no stronzo che produce filmini pubblicitari per la tiv. Uno che lavora sodo. Non mai a casa. Polly, la vedo spesso. Ogni mattina, quando Lucy esce per andar a lavorare, arriva lei e s'infila nel letto con me. Vedo che ti scandalizzi... Eh, via! Non darti certe arie, non il caso! L'ho notato come ti sei ringalluzzito, appena l'hai vista, e come ti sei messo a far la ruota. Mica fai sfoggio a quel modo, quando sei fra uomini. Confesso che mi piace brillare davanti alle signore. Alz il mento, per sbarbarsi sul collo. Il bulbo del suo pallido naso era foderato di scuro. Ti piacerebbe farti la Polly, di' su. E'... una domanda astratta? Macch astratta. Tu fai cose per me, io fo cose per te. Ieri, t'ho sfasciato la macchina, t'ho strascinato in giro qua e l. Adesso per siamo su un altro piano. Lo so, lo so che hai un'amica carina. Ma, per quanto bella sia, per quanto sexy, in confronto a Polly di serie B. Davanti alla Polly, le altre sembrano malate. In tal caso, devo dirti grazie tante. Vale a dire che non vuoi. Che rifiuti. Non ci stai. Toh il rasoio, io ho finito. Mi mise l'apparecchio riscaldato in mano, con malgarbo. Si ritrasse dal lavabo, appoggi la schiena al muro, braccia conserte, un piede appoggiato sulla punta. Faresti meglio a non respingermi. Perch no? Il suo volto, del tipo esangue-intenso, si soffuse di pallido calore. Ma disse: Possiamo divertirci, tutti e tre, insieme. Tu ti sdrai supino. Lei ti vien sopra e, al tempo stesso, mi si pappa a me.

Basta, con le sudicerie. Smettila. Non riesco neanche a figurarmelo, questo trio. Non far finta, con me. Non darti arie di superiorit. Spieg di nuovo: Io, in cima al letto, in piedi. Tu stai supino. La Polly ti sta sopra a cavalcioni, e si sporge su di me. Piantala, con queste proposte disgustose. Non mi va di far parte dei tuoi numeri da circo sessuali. Mi lanci uno sguardo truce, da assassino, ma non me n'importava un'acca. Non era neanche il primo della fila degli assassini, lui. Davanti a lui c'erano tanti altri: Denise e Pinsker, Tomchek e il giudice e quelli dell'Ufficio Tributi. Mica sei un puritano disse Cantabile, fosco. Ma, sentendomi d'umor contrario, cambi argomento. Il tuo amico George Swiebel, l'altra sera, accennava a una miniera di berillio nell'Est Africa. Che rob' 'sto berillio? Si usa per leghe metalliche dure, per veicoli spaziali. George dice che ha amici nel Kenia... Oh, sar in intimi rapporti con qualche coniglietta della giungla. Saran tutte innamorate di lui. Lui cos nostrale, cos umano e rubicondo! Ci scommetto che come affarista 'na schiappa. Da' retta, meglio Stronson per te, e la Borsa merci. Quello s ch''n dritto. Lo so, lo so che non ci vuoi credere, ma io cerco d'aiutarti. Ti si sbraneranno, quelli, in tribunale. Qualcosa avrai messo via, non vero? Non puoi essere fesso a tal punto! Ce l'hai un prestanome, o non ce l'hai? Non ci ho mai pensato. Tu vuoi farmi credere che non pensi altro che a sublimi cose, cori angelici e spiriti immortali, ma io lo so, lo vedo da come vivi, che non pu esser vero cos. Prima cosa, sei un elegantone. Uno zerbinotto! Conosco il tuo sarto. Secondo, sei'n vecchio porco... T'ho parlato di spirito immortale, l'altra sera? Quant' vero l'inferno! Hai detto che, dopo aver varcato la soglia della morte - cito parole tue - l'anima si espande e si volta a guardare 'sto mondo. Senti Charlie, ho fatto'n pensierino su di te, io, stamattina... Chiudi la porta. Su, chiudila! Adesso. Sta' a sentire. Noi sequestriamo, per finta, una delle tue figlie. Tu paghi il riscatto, e io lo metto al sicuro per te, alle isole Cayman. Fa' vedere un momento quella pistola gli dissi. Me la porse, gliela puntai contro. Gli dissi: Se ci provi, la uso su di te. Posa gi la Magnum, di. Era solo un'idea. Non ti scalmanare.

Tolsi le pallottole e le gettai nel cestino, poi gli resi la pistola. Che mi facesse di tali proposte era, lo riconobbi, colpa mia. Il razionalista pu aver un debole per l'impulsivo, l'arbitrario. Cantabile doveva ritenersi il mio arbitrario prediletto. In certo senso s'adeguava al ruolo. Forse era meglio esser arbitrari che non matti. Ma io, ero poi tanto razionale, io? L'idea d'un rapimento troppo sgargiante. Hai ragione mi disse. Bene. Che ne diresti di arrivare al giudice? Dopo tutto, un magistrato elettivo e ha bisogno di voti. I giudici son dentro la politica, per tua regola e norma. Ci sono certi tipetti, nell'Organizzazione, che li mandano su e li buttano gi. Per trenta o quaranta grossi, l'uomo adatto potrebbe dir due paroline al giudice Urbanovich. Soffiai, feci volar via i peluzzi dal rasoio. Neanche questo ti va? No. Magari la parte avversaria ha compiuto gi 'sta mossa. Perch t'ostini a far il gentiluomo? E' una specie di paralisi. Una cosa fuori della realt. Dietro una vetrinetta, al Museo Field: ecco dove staresti bene! Dev'essertisi inceppato qualcosa, da piccolo. Se ti dicessi di liquidare tutto e andare all'estero, tu che risponderesti? Che non lascerei gli Stati Uniti solo per via dei soldi. D'accordo. Non sei un Vesco, (11) tu. Tu ami la tua patria. Bene, non ti meriti i soldi che ci hai. Fanno bene a levarteli. Gente come il Presidente si dn arie da veri americani: hanno fatto i boy scout, s'alzavano all'alba per recapitare i giornali. Macch! sono fasulli. L'americano autentico un fregnone come te. Un ebreo del West Side di Chicago. Tu ci dovresti essere, alla Casa Bianca. Tendo a esser d'accordo con te. A te piacerebbe, esser protetto dai Servizi segreti. And a aprire la porta, per controllare se Polly stesse a origliare. Niente. La richiuse. E, a bassa voce: Si potrebbe metter sotto contratto tua moglie. Vuole la guerra? Guerra gli diamo. Metti che finisce sotto una macchina. Metti che le cpita un incidente per strada. Metti che uno la butta gi da un ponte. O la strascina in un vicoletto e la prende a coltellate. Eh? Di maniaci che fan fuori le donne ce n' a bizzeffe. Chi ci fa caso? Lei ti vuol far morire dissanguato... Mbe', e se crepasse lei? Lo so che non ci stai, e che la prenderai come uno scherzo. Alla faccia di quel burlone di Cantabile! Meglio che scherzi, meglio.

Ti sto solo facendo presente che qui siamo a Chicago, in fin dei conti. Al novantotto per cento, un incubo, eh? Cos dovrei metterla, secondo te. Preferisco supporre che scherzi. Mi dispiace che Polly non abbia sentito. Va bene, apprezzo il tuo interessamento. Ma non farmi altre proposte. E non farmi qualche orribile regalo per Natale. Lo so, Cantabile, che tiri a sbalordire. Ma basta con le offerte criminali, siamo intesi? Un'altra mezza parola, su questo piano, e avverto la squadra omicidi. Clmati. Non alzerei un dito, senza il tuo consenso. Ho voluto soltanto prospettarti varie ipotesi. E' utile veder tutta la gamma. Ti schiarisce le idee. Lei, per lei, sarebbe felicissima, se tu crepassi. Lo sai, s? Non mi risulta dissi. Mentivo. Me l'aveva detto lei stessa, esattamente cos. In realt, essermi impelagato in quel discorso mi serviva a dovere. L'avevo voluto io. Nel mio viaggio fra la gente, io ero andato da una delusione all'altra. In che cosa ero deluso, soprattutto? Io avevo - o credevo d'avere - desideri e sentimenti di natura shakespeariana. Ma troppo sporadicamente. Mai a lungo a quell'alto livello. Ed eccomi quindi a tu per tu con un Cantabile, a fissarlo in quegli occhi lunatici. Ah, una vita pi elevata! Da giovane credevo che bastasse, per averla, esser intellettuali. In questo Humboldt e io eravamo identici. Anche lui avrebbe amato e rispettato la cultura, il razionalismo, il rigore analitico di uno come Richard Durnwald. Per Durnwald, l'unica vita eroica, virile, appassionata, era la vita del pensiero. Un tempo ero d'accordo, ora non la pensavo pi cos. Avevo deciso di ascoltar la voce che mi parlava dal di dentro, dalle profondit della mia anima. E questa voce diceva che c'era il mio corpo, nel regno della natura, e che c'ero anche io. Io ero connesso alla natura tramite il mio corpo: ma non tutto, di me, era contenuto in esso. A causa di siffatte idee mi trovavo al cospetto di Cantabile, adesso. Egli mi esaminava. E c'era anche un nonsoch di tenero, in lui, di premuroso, di minaccioso, punitivo, perfino micidiale. Gli dissi: Anni fa, c'era un personaggio dei fumetti, un monello, a nome Desperate Ambrose. Tu non eri ancora nato. Ora non venir a fare l'Ambrogio Disperato con me, via! Lasciami uscire. Un momento. E la tesi di Lucy? Al diavolo la sua tesi. Torner fra qualche giorno, dal Nevada.

Non replicai. Fra qualche giorno, io, sarei stato al sicuro, all'estero, lontano da questo mentecatto... anche se, probabilmente, alle prese con altri. Un'altra cosa disse. Tu puoi fartela, Polly, ma tramite mio. Non provarci neanche, da solo. Sta' tranquillo gli dissi. Rest ancora nel bagno. Suppongo, per recuperare le pallottole dal cestino. Polly mi aveva preparato l'uovo, con lo yogurth. Dia retta a me mi disse. Non si vada a impegolare alla Borsa merci. Lui ci sta rimettendo la camicia. E lo sa? Lui lo sa? Come no! disse lei. Allora, cerca di procurare nuovi clienti allo scopo magari di rifarsi? Non saprei dirlo. Fin l non ci arrivo disse Polly. E' un uomo complicatissimo. Cos' quella magnifica medaglia appesa al muro? La mia onorificenza francese. L'ha fatta incorniciare la mia amica. Fa l'arredatrice. Veramente, la medaglia pressappoco fasulla. Quelle davvero importanti hanno il nastro rosso, non verde. Questa quella che dnno agli allevatori di maiali e a chi inventa un nuovo metodo per la raccolta dei rifiuti. Un francese m'ha detto che il verde rappresenta il rango pi basso della Lgion d'Onore. Anzi, lui non l'aveva mai visto prima, un nastro verde. Forse, mi disse, al Merito Agricolo. Non stato cortese, a dirle questo disse Polly. Renata arriv puntuale. M'aspettava, da basso, a bordo della vecchia Pontiac gialla, col motore al minimo. Strinsi la mano a Polly. A Cantabile dissi: Ci vediamo. Non li presentai a Renata. La guardavano, curiosi, ma io, balzato a bordo, sbattei lo sportello. Vai! Lei part. Il suo grande cappello sfiorava il tetto dell'auto. Era in feltro, color ametista, di foggia secentesca, come se ne vede nei ritratti di Franz Hals. Portava i capelli sciolti sulle spalle. Li preferivo raccolti in una crocchia, lasciando nudo il ben tornito collo. Chi sono i tuoi amici? E perch tanta fretta? Quello era Cantabile, che m'ha fatto fuori l'auto. Lui? Chi l'avrebbe detto! E lei era sua moglie? No, la moglie via.

Li ho osservati. Certo, lei un gran bel tocco. Anche lui un bell'uomo. Moriva dalla voglia di conoscerti. E come sbirciava, attraverso il finestrino! Perch ti secca? Poco fa, m'ha offerto di sbarazzarmi di Denise. Ridendo, Renata esclam: Cosa? M'ha proposto di metterla sotto contratto. Lasciar fare a un meccanico. Tutti ormai lo conoscono, il gergo. Avr voluto fare una sparata. Oh, senz'altro. Ma intanto, la mia 280-Sl in officina. Non che Denise non se lo meriterebbe disse Renata. E' una peste, uno strazio, d'accordo. E m'ha fatto sempre ridere la scena del vecchio Karamazov che, quando apprende che la moglie ha stirato le gambe, corre fuori, per strada, gridando: La baldracca morta! Ma, vedi, disse Citrine, il conferenziere, Denise un personaggio comico, non tragico. Inoltre, non voglio che muoia solo per far contento me. Ci sono le bambine, hanno bisogno d'una madre, e questo conta di pi. Comunque, da idioti parlare di morte, di omicidi, ammazzamenti, quando non si ha la pi pallida idea di che cosa si parli. Ci sar una persona s e no su diecimila, che capisce qualcosa della morte, appena appena. Come pensi si metteranno le cose, oggi, in tribunale? Oh, la solita solfa. Mi scardazzeranno, come si diceva a scuola. Io impersoner la dignit umana, e loro me le suoneranno di santa ragione. Ma devi proprio fare il dignitoso? Tu sei fissato, e loro se la spassano. Se trovassi la maniera di schiacciarli, come sarebbe bello!... Ma ecco l la mia cliente, l sull'angolo. Non ha un fisico da buttafuori di night-club malfamato? Non occorre che tu prenda parte alla conversazione. E' sufficiente che rompa l'anima a me. Tu astriti, mdita. Se non la sceglie oggi, quella stoffa, la scanno. Immensa, profumatissima, in bianco e nero, blusina a pallini (mi figuravo le sue enormi poppe, sotto la seta) Fannie Sunderland sal a bordo. Io, ch'ero passato dietro, l'avvertii che c'era un buco sul pavimento, tappato alla meglio con un pezzo di latta. Quel foro era stato praticato dai pesanti campioni che l'ex marito di Renata, rappresentante di commercio, portava in giro sulla Pontiac. Purtroppo disse Renata, la nostra Mercedes dal carrozziere.

Stabilit, equilibrio, tranquillit: ecco i prerequisiti della disciplina mentale cui mi dedicavo da qualche tempo, e di cui gi avvertivo i benefici effetti. Quindi dissi fra me e me: Tranquillo, tranquillo. Come in palestra mi dicevo Balla, balla, balla! E funzionava pi o meno sempre. La volont un nesso fra l'anima e il mondo esterno. Mediante la volont l'animo si libera da ci che lo turba e distrae, dalle fantasticaggini. Ma, esortandomi ad astrarmi e meditare, Renata ci aveva messo una punta di malignit. Mi punzecchiava sempre, a proposito di Doris, la figlia del dottor Scheldt, l'antroposofo che mi faceva da maestro. Renata era terribilmente gelosa di Doris. Quella troietta! esclamava. Non vedeva l'ora, lo so, di ficcarsi nel letto con te! Ma era colpa di Renata, opera sua. Lei e sua madre, la Seora, a un certo punto avevano deciso di darmi una lezione. Cos, mi chiusero la porta in faccia. Una sera, invitato da lei a cena, andai a casa di Renata e... fui lasciato fuori, a bocca asciutta. C'era un altro, con lei. Per diversi mesi restai tanto depresso da non riuscire a star solo. Mi trasferii da George Swiebel. Dormivo su un divano. Di notte saltavo su, sbottavo a piangere. Tante volte George si svegliava, veniva di l, accendeva la luce - il pigiama raggrinzato rivelava i polpacci muscolosi - e faceva un pacato commento: Un uomo sui cinquanta che s'avvilisce e piange per una donna, un uomo ch'io rispetto. E io: Oh, al diavolo! Ma che dici? Sono un cretino, ecco. Mi comporto in modo indegno! Renata si era messa con un certo Flonzaley... Lasciamo perdere, per ora. Dunque, sedevo dietro le due signore che chiacchieravano fra loro. Svoltammo per la Quarantasettesima Strada, dove corre il confine fra il quartiere dei ricchi, Kenwood, e quello dei poveracci. Oakwood. Passammo davanti a una taverna cui avevan ritirato la licenza perch un tale, l dentro, era stato accoltellato: venti pugnalate per una lite da otto dollari. Ecco la gente cui Cantabile alludeva parlando di quelli che lui chiama crazy buf- faloes, (12) bufali matti. E la vittima? Ormai era sottoterra. Chi fosse, non lo sapeva nessuno. E adesso altri, passando l davanti, ci buttavano un'occhiata distratta, seguitando a pensare a un io, al passato e al futuro di quest'io. Se, in ci, non c'era altro che egoismo, o la buffa illusione di fregare il destino, di eludere la realt della tomba, allora, ne valeva la pena s e no. Ma questo non detto. George Swiebel, adoratore della vitalit, trovava magnifico che un uomo in l con gli anni avesse ancora una vita erotica intensa, intense emozioni. Io non ero d'accordo. Ma quando Renata mi telefon e, fra le

lacrime, mi disse che non le era mai importato niente, di quel Flonzaley, e che rivoleva me, io dissi: Oh, dio sia ringraziato! e volai da lei. Fu la fine di Miss Doris Scheldt, cui peraltro ero molto affezionato. Ma l'affetto non basta. Sono un uomo turbato dalle ninfe, uno pieno di brame e frenesie. Forse non che brami, in modo particolare, le ninfe. Ma, siano quel che siano, una donna come Renata le scaccia via. Le altre donne la criticano molto. C' chi la trova grossolana. Pu darsi, ma anche stupenda. E bisogna poi tener conto della strana angolazione, obliqua, sghemba, che i raggi dell'amore debbon assumere per arrivare a un cuore come il mio. A quel poker da George Swiebel, fra tante ciance, m'era rimasta impressa un'utile massima: per un piede irregolare occorre una scarpa irregolare. Se oltre ad essere fuor dell'ordinario, sei anche schizzinoso... mb, avrai il tuo bravo daffare. Eppoi, ci sono ancora piedi regolari? Voglio dire che all'eros si attribuita ormai tanta importanza, che ogni eccentricit appare lecita. Ne risultano effetti bizzarri, storture... sicch nessun piede trova pi la scarpa adatta. La deformit ha quindi superato l'amore. Ma l'amore una divinit che non pu lasciarci in pace. Non pu, poich dobbiamo la vita a atti d'amore compiuti prima della nostra nascita; poich l'amore un debito contratto dalla nostra anima. Io la vedo cos, la situazione. Per Renata, patita d'astrologia, la colpa dei miei guai era tutta del mio segno zodiacale. Mai aveva incontrato un geminiano pi incasinato, scisso e sofferente di me, pi incapace di integrarsi. Non sorridere, quando parlo di stelle e pianeti! Ah, lo so che per te io sono un'oca, una bella oca e nient'altro. La ragazza ideale per te, da Kama Sutra... ti piacerebbe! Per io non sorridevo di lei. Sorridevo perch, fra le svariate pubblicazioni astrologiche di Renata, non avevo mai letto nulla, sui Gemelli, che non fosse del tutto esatto. In particolare un libro m'aveva colpito: vi si parla del geminiano come di un mulino dei sentimenti, in cui l'anima viene macinata, fatta a brandelli. Quanto all'esser, lei, la mia ragazza da Kama Sutra, dir che era una gran bella donna, questo s, ma nient'affatto a suo agio nella sfera sessuale. C'erano volte in cui, mesta e tranquilla, accennava ai suoi complessi. Eravamo in procinto di partire per l'Europa. Per la seconda volta nel giro di un anno. V'eran seri motivi personali, da parte sua, per codesti viaggi oltre Atlantico. E se non sapevo offrire matura comprensione a una giovane donna, cos'altro avevo da offrirle? In effetti provavo un interesse genuino, altruistico, per i suoi problemi. Aveva tutta la mia simpatia.

Eppure, in nome del realismo comune, mi sforzavo di veder la cosa come altri l'avrebbero vista: un vecchio, inquieto libertino porta all'estero la sua avida bagascia per farla divertire. A completare il classico quadretto c'era dietro le quinte, una vecchia madre intrigante: la Seora, che insegnava spagnolo in un Istituto commerciale sito in State Street. La Seora era donna d'un certo fascino; una di quelle persone che prosperano nel Midwest, in quanto forestiere e amabilmente eccentriche. Renata non aveva ereditato da lei la sua bellezza. Sul piano biologico-evolutivo Renata era perfetta. Al pari d'un leopardo o d'un cavallo da corsa, essa era un nobile animale (vedi Santayana, Il senso del bello). Il suo misterioso padre (e i nostri viaggi in Europa miravano a scoprire chi fosse) sar stato un maciste, un forzuto da circo, di quelli che piegano sbarre di ferro, trainano locomotive coi denti, reggon venti persone sul torace in bilico su un'asse. Insomma, un uomo d'aspetto imponente, degno di far da modello a Rodin. Credo che la Seora fosse, in realt, ungherese. Quando narrava aneddoti di famiglia, capivo che operava una trasposizione dai Balcani alla Spagna. Ero convinto di capirla. E a sostegno di questo mio vanto adducevo uno strano motivo, richiamandomi alla macchina per cucire di mia madre. All'et di dieci anni io avevo smontato questa macchina, una Singer, poi l'avevo rimontata. Era una di quelle a pedale: la predella di ferro battuto azionava la puleggia e l'ago andava alacremente su e gi. Scalzavi una piastrina di acciaio e scoprivi, l dentro, un intrico di piccoli ingranaggi, che mandavano un odore di olio lubrificante. Per me la Seora era fatta di piccoli ingranaggi complicati e emanava un leggero sentore di olio da macchina. Era nel complesso una positiva associazione d'idee. Ma mancavano alcuni pezzetti, nella sua testa. L'ago andava su e gi, c'era filo nella bobina, ma cucire, non cuciva. La principale ragion d'essere della Seora si fondava sulla sua maternit. Ella aveva un bel po' di progetti per Renata. Stravaganti, le mire remote; ma assai pratici gli scopi immediati. Su Renata aveva investito somme ingenti. Solo di ortodontia doveva esserle costata una fortuna. I risultati erano eccellenti. Era un piacere veder Renata aprir la bocca, un privilegio guardarla ridere di cuore; e anche quando mi canzonava, io ero preso d'ammirazione. Che cosa aveva fatto pei miei denti, in un'epoca assai pi ignorante, mia madre? Niente: tranne avvolgere un ferro caldo in un cencio di flanella, o metter ceci arroventati in un sacchettino di tabacco Bull Durham, e farmici impacchi quando avevo la faccia gonfia. Di qui il mio rispetto per quei

denti bellissimi. Inoltre, pur essendo cos in carne, Renata aveva una voce leggera. Quando rideva, la risata pervadeva tutto il suo essere: fino all'utero, suppongo. Raccoglieva i capelli in un foulard, solitamente, mettendo in mostra un collo di fattura squisita, e il suo incedere... oh, dio, come camminava! Sfido io che alla madre non garbasse di sprecarla per me, con la mia pappagorgia e la mia patacca francese. Ma, dal momento che Renata aveva un debole per me, perch non metter su casa? La Seora era a questo che teneva. Renata andava pei trenta, era divorziata, con un figlio, un bel bambino, Roger, cui ero molto affezionato anch'io. La vecchia quindi (al pari di Cantabile, a ben pensarci) mi sollecitava a comprare un appartamento dalle parti del North Side. Quanto a lei, si lasciava fuori da codesti progetti. Ho bisogno della mia privacy. Ho i miei affaires de coeur. Ma, soggiungeva la Seora, Roger dovrebbe crescere in una casa dove c' una figura maschile. Renata e la Seora facevan collezione di notizie riguardanti matrimoni fra Inverno e Primavera. Mi mandavano ritagli di giornale con interviste di giovani spose felici con vecchi mariti. Nel giro di un anno, ahim, avevan perso Picasso, Steichen e Casals. Ma restavano ancora Charlie Chaplin, il senatore Thurmond, il giudice Douglas. Dalle rubriche medico-sessuali dei rotocalchi, la Seora conservava persino certi consigli di noti scienziati sull'attivit erotica degli anziani. E perfino George Swiebel mi diceva: Forse sarebbe pure un buon affare per te. Renata vuol sistemarsi. Ha corso abbastanza la cavallina. Adesso s' calmata. E' bell'e a posto. S, certo, non una di queste piccole noli me tangerine ribattevo. Cucina bene. E' piena di vita. Ha le sue piante, i suoi ninnoli, la casa accogliente, con quelle luci, quegli odori, quella musica goy. Lei si arrapa con te? La senti bagnata quando l'accarezzi? Alla larga dalle aride intellettuali! Io ti parlo schietto e netto, da' retta a me. Altrimenti, tiremolla come sei, ti fai incastrare un'altra volta, da una che dica di condividere i tuoi interessi spirituali, o di comprendere le tue elevate aspirazioni. Donne del genere gi t'hanno accorciato la vita. Ancora una, e t'ammazza! Comunque, lo so che la Renata ti va a sangue. Altroch! Non smetterei mai di lodarla. Eccola al volante della sua Pontiac, in cappello e pelliccia, le gambe fasciate da collant fantasia, acquistati da una ditta di confezioni speciali per il teatro. L'effluvio che emana dalla sua persona agisce persino sulla pelle degli animali che la vestono. Diresti che non solo l'avvolgono, ma vorrebbero abbracciarla,

stringerla forte. Qui si pu cogliere un'analogia. Anch'io ho questa voglia. S, muoio dalla voglia di far l'amore con Renata. Ella m'aiuta a consumare le mie scorte di energia vitale. Ha i suoi momenti irrazionali, vero, per anche gentile. D'accordo, come amatrice, artista della carne, insieme eccitante e scoraggiante. Voglio dire che, se penso a lei come moglie, non posso far a meno di chiedermi dove abbia imparato ci che sa, se si sia laureata una volta soltanto per tutte. Inoltre la nostra relazione m'induceva ad accarezzare certi vaghi progetti, ben poco dignitosi. Da un oftalmologo, al Circolo, avevo appreso che bastava una semplice incisione per eliminare le borse sotto gli occhi. E' un'ernietta di quei piccoli muscoli, e nient'altro mi aveva detto il dottor Klosterman, descrivendomi come si effettua questo intervento di chirurgia plastica: si trincia la pelle, la si rincalza. Inoltre, mi parl del trapianto di capelli. Dalla nuca alle tempie sguarnite. Il senatore Proxmire - mi disse - se l'era fatto fare, e, per un certo tempo, si rec al Senato con un turbante in testa. Anzi, aveva cercato di dedurre questa spesa dal reddito imponibile. Gli era andata male, con l'Ufficio Tributi. Per uno pu sempre tentare. Pur prendendo in considerazione tali consigli, mi rendevo conto ch'era meglio smetterla di badare a scemenze! Io dovevo concentrare tutta la mia attenzione sulle grandi e tremende questioni che, per decenni, m'avevano tenuto addormentato. Eppoi, si poteva far qualcosa per la facciata, d'accordo, ma la parte posteriore? Elimino le borse sotto gli occhi, mi rinfoltisco la chioma... ma quanto al collo come la mettiamo? Giorni fa mi provavo un palt a scacchi fantasia, da Saks, e nello specchio a tre luci vidi bene le rughe profonde che incidono il mio collo, di dietro, fra le orecchie. Comprai lo stesso quel palt, comunque. Su insistenza di Renata. L'indossavo quel giorno. Arrivati che fummo al Palazzo di Giustizia, quando scesi, la mastodontica signora Sunderland esclam: Oh mio dio, che cappotto sgargiante! Era proprio l, al Palazzo di Giustizia, che Renata e io c'eravamo conosciuti: facevamo entrambi parte di una giuria popolare. Fra noi c'era gi stato per un nesso indiretto. Il padre di George Swiebel, il vecchio Myron, conosceva Gaylord Koffritz, l'ex marito di Renata. Fra questi due l'incontro era avvenuto, e in modo insolito, ai Bagni turchi di Division Street. A me l'aveva riferito George. Persona molto semplice e modesta, il padre di George. Desiderava una cosa sola: vivere eterno. George aveva ereditato il vitalismo del

padre. Questi lo aveva in forma pi primitiva. Dichiarava, il vecchio Myron, di dover la propria longevit al caldo e al vapore, al pane nero, alle cipolle crude, whisky, aringhe, salsicce, carte, biliardo, corse di cavalli e donne. Ora, fra i densi vapori del bagno, nella sala dalle panche di legno, coi macigni roventi e i secchi d'acqua gelida, la visuale subiva una notevole distorsione. Da dietro vedi una figura snella, dalle natiche magre, e pensi sia un ragazzino: ma non ci vengono i bambini, qui: e t'accorgi che, visto di fronte, un vecchietto asciutto e roseo. Cos babbo Swiebel - che da dietro potevi scambiar per un ragazzo incontr nella fumea un uomo barbuto che a lui parve, per via appunto di quella barbaccia, assai pi vecchio. Invece era sulla trentina, e di robusta complessione. Seduti a fianco a fianco su quei trespoli - due corpi imperlati di sudore - babbo Swiebel gli chiese: Lei che cosa fa di bello? L'altro non aveva alcuna voglia di dirglielo, che facesse di bello. Ma babbo Swiebel lo sollecit a parlare. Ci era male. Era - come usasi dire nel gergo fanatico degli istruiti - contrario all'ethos del luogo. Qui, come al Circolo Cittadino, non si parlava d'affari. George amava ripetere che il bagno turco era come l'ultimo rifugio nella foresta in fiamme, dove tutti gli animali osservano una tregua, e la legge della zanna e dell'artiglio sospesa. (Temo che lui l'avesse appreso da Walt Disney.) Voleva dire insomma che non si parla di lavoro, non ci si fa rclame, stando a bagnomaria. Colpa di babbo Swiebel, e lui l'ammise. Al barba non gli andava di discorrere. Ho insistito io. E mal me n'incolse. L dove gli uomini sono ignudi come trogloditi in una caverna dell'et della pietra, e siedono insieme, grondanti e rossi, come un tramonto nella caligine, e per di pi uno ha una barba folta e bruna dai riflessi rossicci, e gli sguardi s'incontrano attraverso ruscelli di sudore e nubi di vapore, cose strane possono venir dette. Risult che lo sconosciuto era un rappresentante di commercio, nel ramo arredi funebri. Trattava tombe, cripte, cappelle e mausolei. Quando babbo Swiebel ud questo, voleva far macchina indietro. Troppo tardi! Sopracciglia inarcate, denti bianchi e labbra vive frammezzo al cespuglio di peli, l'uomo prese a dire: Ha provveduto alla sua estrema dimora? Ha una tomba di famiglia? Non ci ha mai pensato? No? Ma perch no? Come si fa a esser tanto negligenti? Lo sa dove la seppelliranno? Da non credersi! Nessuno le ha detto come stanno le cose nei nuovi cimiteri? Dei bassifondi, sono diventati! Dov' andata a

finire la dignit della morte? Siamo sul piano dello sfruttamento, del frega-frega, invece. Una delle pi grosse truffe immobiliari dell'epoca. T'imbrogliano! Non ti dnno neppure il metraggio obbligatorio. Macch. Ti toccher stare rattrappito in eterno. Una tale mancanza di rispetto! Feroce, addirittura. Ma lei lo sa come vanno le cose, quando c' la politica di mezzo. Una mafia, gliel'assicuro io. Dal primo all'ultimo, in alto e in basso loco, tutti quanti si beccano le loro bustarelle. Un giorno o l'altro scoppier lo scandalo, vedr. In tanti, finiranno in galera. Ma per i morti sar troppo tardi. Mica ti esumeranno dalla tomba, mica ti daranno una migliore sepoltura! No, seguiterai a giacere nel tuo buco troppo corto. Come quando i ragazzi si fan quello scherzo da prete, al campeggio: il sacco nella branda. Che non ti puoi distendere quanto sei lungo. E cos ce n' a migliaia di migliaia, in quegli alveari di defunti, che non possono manco allungarsi. Ma, dico, non hai diritto a star bello disteso? Eppoi in questi cimiteri non ti spetta nemmeno una lapide. Ti tocca accontentarti d'una placca d'ottone, col nome e le date. L'erba, la falciano con tosaprati a motore. Ti sembra di stare sepolto in un campo di golf! La falciatrice sbrecca le targhe d'ottone. Dopo un po' il nome non si legge pi. Non puoi esser pi individuato. I tuoi figli non trovano pi il posto. Tu sei perso per sempre... Basta! grid Myron. L'altro seguit: Una cappella, certo, differente. Un mausoleo. Eppoi non costa mica quell'iradiddio che uno crede. Roba prefabbricata. Per son riproduzioni dei migliori modelli. A cominciare dalle tombe etrusche, passando pel Bernini, gi gi fino allo stile floreale, all'art nouveau. Oh, la gente va pazza per il liberty, oggigiorno. Spende un occhio della testa, per chincaglierie del genere. In confronto, una tomba prefabbricata art nouveau a buon mercato. E, cos, ti distingui dalla massa. Riposi nella tua propriet privata. Non ti trovi incastrato, per l'eternit, come in un ingorgo di traffico, come in autobus all'ora di punta. Questo Koffritz - raccont babbo Swiebel - pareva molto sincero. Nella nube di vapore il suo viso barbuto aveva un'aria rispettosa, premurosa, turbata perfino. Un esperto, uno specialista, sensibile e sensato. Ma quali pensieri evocavano le sue parole! Una visione agghiacciante: la morte che ribolle sotto il prato, tante targhe d'ottone scrostate, senza pi nome. Il Koffritz, con la sua diabolica poesia d'imbonitore, strinse il cuore di babbo Swiebel in una morsa. E il mio, anche. Ch, all'epoca in cui l'episodio mi fu riferito, io soffrivo d'angoscia all'idea della morte. Non osavo neanche assistere a

funerali. Non sopportavo la vista d'una bara. Il pensiero di venirvi rinchiuso m'assillava, fino alla frenesia. La mia angoscia s'aggrav quando lessi sul giornale la seguente notizia di cronaca. Alcuni ragazzi trovano una catasta di feretri vuoti presso il crematorio d'un camposanto di Chicago. Li trascinano fino a un laghetto, ne fanno delle barche. Avendo letto Ivan- hoe a scuola, ingaggiano un torneo, con delle canne a mo' di lancia in resta. Una bara si ribalta e il ragazzino resta impigliato, rischia d'affogare... Lo salvarono. Ma io mi figuravo, ossessivamente, una distesa di feretri, imbottiti di taffet violetto e di raso verdechiaro, con le fauci spalancate, come coccodrilli. Vedevo me stesso calato sotterra, a soffocare e marcire sotto il peso di fango e pietre... no, sotto la sabbia: Chicago sorge su spiagge dell'Era Glaciale, su paludi del tardo Pleistocene. Per trovar sollievo, cercavo di convertire tali assilli in seri ragionamenti. Cosa che, credo, mi riesce piuttosto bene, in genere. Il problema della morte - pensavo - il problema borghese per eccellenza: connesso alla prosperit materiale e al concetto della vita come qualcosa di piacevole, di comodo. E mi rifacevo a ci che Max Weber ha scritto sulla vita moderna intesa come una serie infinita di segmenti, vantaggiosi e gradevoli, che per non riescono a rendere il senso d'un ciclo vitale, s che non si pu morire con un pieno carico di anni. Tali eruditi esercizi intellettuali non valevano, tuttavia, a liberarmi dall'angoscia della morte, a rendermene immune. Potevo tutt'al pi concludere ch'era molto borghese la mia nevrosi, quella mia paura di soffocare nella tomba. Ce l'avevo su con Edgar Allan Poe, che aveva scritto cose tanto precise, al riguardo. I suoi racconti di sepolti vivi m'avevano atterrito in giovent: e ancora m'angustiavano. Non sopportavo neanche di coprirmi la faccia col lenzuolo, la notte, n di sentirmi le coltri rincalzate. Passavo gran tempo a pensare che fare da morto. Sepolto in mare, ecco forse la miglior soluzione. I campioni che avevan scavato un buco nella Pontiac di Renata erano, quindi, modelli di tombe, di cappelle funerarie. Quando la conobbi, non solo ero assillato dalla morte (sarebbe servito a qualcosa, mi chiedevo, un soppalco nella fossa, una sorta d'intercapedine sopra il feretro, tanto per evitare il diretto contatto con il peso schiacciante della terra?) ma m'era presa anche un'altra stranezza. Mettiamo mi recassi per affari in qualche ufficio di La Salle Street: quando il veloce ascensore stava per fermarsi, e la porta per spalancarsi, il mio cuore parlava da s. Per proprio conto, assolutamente. Esclamava: Il mio

destino! A quanto pare, m'aspettavo d'imbattermi, l, all'uscita in una donna. Tu! Finalmente! Resomi conto di questo strano bramoso avvilente fenomeno, legato agli ascensori, cercai in nome del buon senso di tornare a pi maturi consigli. Tentai persino di metterla sul piano scientifico. Ma la scienza non pu far altro per te che affermare, di nuovo, che, quando accade una cosa cos, dev'esserci una qualche necessit naturale perch accada. Il che, sensato com'era, non mi portava da nessuna parte. C'era poco da esser sensati dal momento che - come a me pareva certo - avevo atteso migliaia di anni che Dio inviasse la mia anima su questa terra. Qui, avrei dovuto sbrigarmi a captare qualche parola vera e chiara, prima di prender la via del ritorno, alla fine della mia giornata. E avevo paura di tornare a mani vuote. Esser sensati non serviva affatto a mitigare il timore di perdere il battello. Chiunque lo capirebbe. Chiamato a far parte d'una giuria popolare, l per l brontolai, ch era una perdita di tempo. Per poi divenni un giurato felice e zelante. Che gioia, uscir di casa la mattina presto come tutta l'altra gente. Con un distintivo numerato all'occhiello, eccomi vispo e allegro in mezzo a decine di altri cittadini chiamati, come me, a servire la giustizia. Eravamo a uno degli ultimi piani del grattacielo: le pareti di vetro, il cielo immenso, le travi d'acciaio fra il prugna e il bord che squadravan lo spazio, le remote sagome dei serbatoi, il delicato sudicio arancione dei bassifondi lontani, il verde tratteggio del fiume interrotto da neri ponti, tutto ci era molto bello. Guardando fuori dalla sala dei giurati cominciai a avere Idee. Avevo con me libri e carte (affinch la perdita di tempo non fosse totale). Per la prima volta lessi da cima a fondo le lettere che il mio collega Pierre Thaxter mi aveva scritte dalla California, ultimamente. Non sono un attento lettore di lettere, e quelle di Thaxter erano molto lunghe. Lui le dettava sedendo su una sdraio nel suo aranceto, presso Palo Alto. Portava un tabarro nero, alla carabiniera, a piedi scalzi, beveva gassose, aveva otto o dieci figli, doveva denaro a mezzo mondo, era un principe della cultura. Aveva donne adoranti che lo trattavano da uomo di genio, credevano a tutto ci che lui dicesse, gli battevano a macchina i manoscritti, gli partorivano figli, gli servivano le bibite. A legger la voluminosa corrispondenza dedicata al primo numero di The Ark (in preparazione da tre anni, costi da far paura) mi resi appieno conto dell'insistenza con cui mi veniva sollecitando a completare una serie di saggi su Grandi noie e noiosi del mondo moderno. Badava a dar consigli, suggerimenti, spunti. Certi tipi eran

piuttosto ovvii, naturalmente - il noioso politico, quello filosofico, l'ideologico, il pedagogico, il noioso terapeutico - per ve n'eran altri che sovente si trascurano: per esempio, il noioso innovatore. Io comunque avevo perso interesse verso le varie categorie e, ormai, m'importava solo dell'aspetto generale e teorico della questione. Fu un discreto passatempo, per me, nel salone dei giurati, rivedere i miei appunti sulla noia. Constatai che mi ero tenuto alla larga da spinosi problemi di definizione. Meno male. Non m'andava di impelagarmi in diatribe teologiche circa il senso di accidia e taedium vitae. Avevo solo ritenuto doveroso precisare che, mentre l'umanit ha sempre patito di noia, questa non era stata mai presa di petto, come materia a s. Nei tempi moderni la questione stata affrontata sotto il profilo dell'anomie, o Alienazione, come effetto delle condizioni di lavoro nel mondo capitalistico, come un esito del livellamento nella Societ di Massa, come conseguenza di un attenuarsi della fede religiosa o di una graduale usura degli elementi carismatici o profetici, o per aver negletto i poteri dell'Inconscio, o per aver dato troppo risalto alla Razionalit in questa societ tecnologica, o per eccesso di burocrazia. A me sembrava, invece, di poter partire dalla seguente massima: a questo mondo, o bruci o marcisci. Connettevo tale principio alla scoperta dello psicologo Binet, per cui le persone isteriche hanno cinquanta volte pi energia, pi resistenza, maggior rendimento, facolt pi acute, insomma pi creativit durante i loro attacchi d'isteria che non durante i periodi di quiete. O, per dirla con William James, gli esseri umani vivono realmente quando vivono al massimo delle loro energie vitali. Qualcosa come il Wille zur Macht. Partiamo dunque da questo presupposto: la noia una sorta di malore provocato da forze che non trovano sfogo, un dolore per lo spreco di talento e di occasioni, cui s'accompagna l'attesa, la speranza estenuante, di un'ottimale utilizzazione delle capacit. (Tento di non franare nello stile dei nostri sociologhi, in queste mie occasioni mentali.) Nulla che sia concreto ed attuale pu mai soddisfare un'attesa allo stato puro; e quest'ultima, nella sua stessa purezza, profonda fonte di tedio. Le persone di molte abilit, di robusti appetiti carnali, interiormente ricche e fantasiose - tutti i superdotati - si vedon messe in disparte per anni, per decenni, respinte, relegate dietro le quinte, bandite, esiliate, crocefisse in un pollaio. La fantasia ha persino cercato di aggirare l'ostacolo costringendo la noia stessa a fruttare interesse. Questa intuizione io la devo a Von Humboldt Fleisher, che mi mostr come ci sia riuscito James Joyce; ma chiunque legga libri pu arrivarci

facilmente da s. Il tema della noia ricorrente, in particolare, nella moderna letteratura francese. Stendhal ne parla in ogni pagina, Flaubert vi ha dedicato libri interi, Baudelaire ne il cantore pi grande. Qual' il motivo di codesta singolare sensibilit dei francesi? Lo si deve forse al fatto che l'ancien rgime, per il timore di una nuova Fronda, cre una corte che svuot le province di ogni talento? Al di fuori del centro - ove invece fiorivano arte filosofia scienza e mondanit - non c'era nulla. Sotto il Re Sole, gli altolocati si frequentavano assiduamente, godendosi la loro raffinata intimit, n alcun altro era tenuto a starsene appartato. Degli eccentrici come Rousseau potevano dar lustro alla solitudine, ma la gente sensata vedeva quanto fosse tremenda. Poi, nel Settecento, star chiusi in prigione cominci ad acquistare il suo moderno significato. Si pensi quanto spesso Manon e Des Grieux vengono incarcerati. E Mirabeau, e il mio amico Von Trenck e, s'intende, il Marchese de Sade. Il futuro intellettuale dell'Europa verr determinato da individui intrisi di noia, dagli scritti di gente in galera. Poi, nel 1789, furono i giovani del contado, avvocati scribacchini e oratori di provincia, a prendere d'assalto e conquistare i centri d'interesse. Ha pi la noia, a che fare con le rivoluzioni politiche moderne, che non la giustizia. Nel 1917, quel noioso di Lenin, autore di tanti noiosissimi opuscoli su questioni organizzative, fu, per brev'ora, tutto passione, fu tutto interesse radioso. La rivoluzione russa prometteva all'umanit una vita permanentemente interessante. Quando Trotski parlava di rivoluzione permanente intendeva, in realt, permanente interesse. Nei primi tempi la rivoluzione fu un'opera ispirata. Operai contadini e soldati erano in uno stato di sovreccitazione e poesia. Quando questa fase, breve e brillante, ebbe termine, che cosa sopravvenne? Segu la pi noiosa societ della storia. Sciatteria trasandatezza opacit monotonia merci dozzinali noiosi edifici noiose scomodit noiosissimi controlli una stampa grigia una grigia istruzione una barbose burocrazia lavori forzati perpetua presenza poliziesca pene persecuzioni, noiosi congressi di partito, eccetera eccetera. Quel che c' di permanente solo la mancanza di interesse. Cosa potrebbe esserci di pi noioso dei lunghi pranzi che dava Stalin, come ce l'ha descritti Milovan Djilas? Persino io, persona stagionata da tanti anni di noia a Chicago, macerata nella noia, mitridatizzata dalla noia statunitense, persino io inorridivo leggendo il racconto di quegli interminabili banchetti notturni. I commensali

mangiavano e bevevano, bevevano e mangiavano, poi alle due di notte gli toccava sorbirsi un film western americano. I deretani gli dolevano, c'era il terrore nei loro cuori. Intanto che rideva e chiacchierava, Stalin sceglieva quelli cui sarebbe toccata la mazzata fra capo e collo; e costoro, nel mentre che s'ingozzavano e ruttavano, si rendevano conto che fra poco sarebbe giunta la loro ora, che sarebbero stati fucilati. In altre parole: che cosa sarebbe la noia moderna senza il terrore? Uno dei documenti pi noiosi di tutti i tempi senz'altro lo spesso volume delle Conversazioni a tavola di Hitler. Anche costui invitava la gente ad assistere a film, a mangiare pasticcini, bere caff con Schlag, e intanto l'annoiava a morte, discettando spiegando teorizzando. Tutti quanti crepavano di noia e di paura, non osavano neanche andare al gabinetto. Il rapporto fra noia e potere non stato mai adeguatamente studiato. La noia instrumentum regni, un mezzo di controllo sociale. Il potere consiste nel potere d'imporre la noia, di obbligare alla stasi, combinare questa stasi con l'angoscia. Il vero tedio, il profondo tedio, condito di terrore e di morte. V'eran questioni anche pi profonde. Per esempio, la storia dell'universo sarebbe molto noiosa se uno se la figurasse alla stregua dell'esperienza umana consueta. Millenni e millenni senza che nulla accadesse. Vicende di gas e vapori, calore e particelle di materia, sole venti e maree, mutamenti impercettibili, processi secolari, granello per granello, accidenti chimici: intere et in cui non succede quasi nulla; mari senza vita; solo qualche cristallo, solo alcune proteine si sviluppano, si combinano. La lentezza dell'evoluzione cos irritante, a pensarci. Quanti grossolani errori rivelano i fossili nei musei! Come facevano, quegli ossami, a strisciare camminare correre? E' un tormento immaginare tutto questo procedere tentoni, per continui tentativi: tutto questo annaspare, tramestare nei pantani, tutte le cacce, gli agguati, le prede, e la lotta per la riproduzione, la noiosa lentezza con cui si svilupparono tessuti, organi, membra. E che noia, poi, attendere che compaiano esemplari pi evoluti, e che alla fine venga fuori l'uomo. Che monotona la vita nelle selve paleolitiche, la lunga, lunghissima incubazione dell'intelligenza. Che lento il ritmo delle invenzioni e dei perfezionamenti. E che strazio le et dei pastori, degli agricoltori. Epoche magari interessanti, in retrospettiva, a volo d'uccello. Ma chi sopporterebbe starci dentro? viverle? Oggi si vuole che il moto sia rapido, travolgente, si pretende che la vita proceda alla velocit del pensiero. Via via che ci si appressa, grazie alla tecnologia, alla fase della realizzazione istantanea - tradurre in realt i perenni

desideri umani, le nostre fantasie, abolire spazio e tempo - il problema della noia non potr che farsi pi arduo. L'essere umano, sempre pi oppresso dall'assurdit della sua condizione - un giro per ciascuno, non pi d'una singola vita per ogni cliente - indotto a pensare alla noia della morte. Oh quelle eternit di non-esistenza! Per gente che ama i diversivi, che brama di continuo novit, oh, che noia sar la morte! Giacere in una tomba, sempre l allo stesso posto, che cosa tremenda! Socrate tent, vero, di consolarci. Egli diceva che vi sono solo due casi. O l'anima immortale oppure, dopo la morte, tutto sar di nuovo grezzo e vuoto come era prima che nascessimo. Non poi di gran conforto! Che la filosofia e la religione abbian fatto di questo uno dei loro cavalli di battaglia , peraltro, naturale. Son tenute a non essere, esse stesse, noiose. Obbligo questo che non sempre rispettano, per. Comunque, Kierkegaard un noioso non era di certo. Io intendevo, nel mio saggio, disquisire sul suo contributo: sulla tesi per cui, onde ristabilire l'equilibrio, necessaria la supremazia dell'etica sull'estetica. Ma basta di ci. In me stesso io potevo osservare le seguenti fonti di tedio: 1) La mancanza di nessi personali con il mondo esterno. Come gi ho detto, la scorsa primavera, viaggiando in treno, in Francia, guardai fuori del finestrino e pensai che il velo di Maya si andava logorando. Perch, questo? Io non vedevo quello che c'era ma solo quel che vedono tutti in base a una comune direttiva. Da ci si deduce che la nostra visione del mondo ha perso i contatti con la natura. Di codesta visione la regola : io (soggetto) osservo i fenomeni (il mondo, gli oggetti). Tali fenomeni per non sono necessariamente, in se stessi, degli oggetti, come li definisce la moderna razionalit. Poich in spirito un uomo - dice Steiner - pu uscir fuori di s e lasciar che le cose gli parlino di se stesse, gli parlino di ci che ha significato non per lui soltanto ma anche per loro. Cos il sole la luna le stelle parleranno ai non-astronomi, nonostante la loro ignoranza di questa scienza. Anzi tempo che ci avvenga. L'ignoranza della scienza non dovrebbe tener uno imprigionato nel pi basso e pi tetro dei settori dell'essere, proibendogli di stabilire rapporti indipendenti col creato nel suo insieme. Le persone istruite parlano di un mondo che ha perso il suo incanto (ed noioso). Ma non dipende dal mondo: il disincanto nella mia testa. Il mondo non pu esser disincantato. 2) Secondo me, l'io cosciente-di-s la sede della noia. Questa sempre crescente, soffocante, penosa autocoscienza l'unica rivale delle forze politiche e sociali che gestiscono la mia vita

(poteri economici, tecno-burocratici, lo Stato). Da una parte abbiamo un vasto organizzato movimento di vita, dall'altra il singolo, indipendentemente conscio di s, fiero del suo distacco, della propria assoluta immunit, stabilit, capacit di serbarsi estraneo a tutto e incontaminato da alcunch: dall'altrui sofferenza o dalla societ, dalla politica o dal caos esterno. In certo senso, non gliene frega un cavolo. Gli si chiede di darsene pensiero, spesso lo si sollecita a farsi partecipe, ma la maledizione del menefreghismo pende su questa nostra penosamente libera - coscienza. Essa libera di non attaccarsi a una fede, ad altre anime. Cosmologie? Sistemi etico-filosofici? Essa pu passar in mezzo a decine di cose siffatte. Poich esser appieno consci di s come individui significa anche esser separati da tutto il resto. Questo il regno amletico dello spazio infinito in un guscio di noce, di qui discende che tutto parole, parole, parole, e che la Danimarca una prigione. Eran questi gli appunti che Thaxter voleva sviluppassi. Per io mi trovavo in uno stato troppo instabile. Diverse volte ogni settimana mi toccava andar al centro a consultarmi con i miei avvocati. Questi mi dicevano che i miei problemi eran molto complessi. Le notizie che mi davano eran sempre pi brutte. Salivo in ascensore e m'aspettavo d'imbattermi, ogni qual volta s'apriva la porta, nella salvezza in spoglie femminili. Uno nel mio stato dovrebbe rinchiudersi in una stanza e - se non ha la forza d'animo di dar retta a Pascal che consiglia, in certi casi, di star buoni e cheti - gettar la chiave dalla finestra. Ed ecco che quel giorno l'ascensore s'apr, al Palazzo di giustizia, e io vidi Renata Koffritz. Aveva anche lei una targhetta con un numero. Eravamo tutt'e due contribuenti, elettori, cittadini. Ma, oh, che cittadini! E la voce che diceva Il mio destino! ora dov'era? Taceva. Dunque, era lei? Lei era indubbiamente tutta donna, soffice e polposa, in minigonna e scarpe alla baby, con cinghietta. Pensai: che Dio m'assista. Pensai: sar meglio pensarci due volte. Pensai persino: alla tua et un buddista gi starebbe pensando di sparire per sempre nella selva. Ma inutile. Non sar stata il Destino ch'io attendevo, ma un Destino era pur sempre. Conosceva perfino il mio nome. Lei dev'essere Mister Citrine mi disse. L'anno avanti avevo ricevuto un premio dal ZigZag Club, un circolo culturale di funzionari di banca e agenti di borsa. Non fui invitato a divenirne socio, per mi consegnarono una placca per il mio libro su Harry Hopkins; e la mia foto apparve sul Daily News per l'occasione. Forse l l'aveva vista, la signora. Invece no. Mi disse: Il

suo amico, l'avvocato Szathmar, sta curando la mia causa di divorzio. Giorni fa mi diceva che dovremmo conoscerci, io e lei. Ah, ero preso! Non aveva perso tempo a informarmi che stava divorziando. Quei suoi occhi piamente assassini gi inviavan messaggi d'amore e di depravazione al monello chicaghese che era in me. Mi invest una folata di vento febbrile, una vampa dell'antica malaria sessuale del West Side. L'avvocato Szathmar ha per lei una vera adorazione. Praticamente, chiude gli occhi e diventa poetico quando parla di lei. Non te l'aspetteresti mica, da un pezzo d'uomo del genere. Mi ha raccontato del suo grande amore perduto nella giungla amazzonica. E anche della sua prima fiamma... la figlia del dottore. Naomi Lutz. Che nome buffo. Buffo, s. Che il mio amico d'infanzia Szath- mar mi volesse molto bene era vero. Altrettanto vero era che gli piaceva far da mezzano: ordire tresche era la sua passione. Ci gli giovava professionalmente, in quanto legava i suoi clienti a lui. In certi casi speciali s'incaricava lui stesso dei dettagli pratici: l'affitto di casa di una amante, la sua automobile e le sue fatture, i suoi conti col dentista. Provvedeva persino ai funerali. O a occultare tentativi di suicidio. Non era la legge la sua vera vocazione, bens sistemare la gente. E noi due, amici di giovent, avremmo seguitato a correr la cavallina fino alla fine, secondo lui. Con decoro. Lui rendeva la cosa decorosa, vi si dedicava con filosofia, con spirito poetico. Il tutto condito con dotte citazioni, buona musica, teorie sulla donna. Cercava pure di tenersi aggiornato sul mutevole gergo erotico delle nuove generazioni. Eravamo dunque destinati a finire i nostri giorni in veste di rincitrulliti assatanati farseschi ganimedi usciti da una commedia di Goldoni? O come quel barone balzacchiano, Hulot d'Ervy, che al capezzale della moglie morente fa profferte alla sua cameriera? Qualche anno fa, mentre si trovava nei sotterranei della First National Bank, in un periodo di forte stress, Alec Szathmar ebbe un infarto. Io, che gli voglio un gran bene, stetti tremendamente in pena per quello scemo. Non appena fuori pericolo, corsi a vederlo. E lo trovai che gi pensava alla patacca. Pare per che sia normale, questo, dopo un attacco di cuore. Sotto la gran criniera di capelli bianchi, fra le basette a cespuglio come voleva la moda giovane, gli occhi foschi gli sfavillarono, in mezzo al volto

ancora paonazzo, quando entr un'infermiera. Il mio vecchio amico non riusciva a star fermo. Massiccio com'era, si dimenava sul letto, preso da smania. Facendo finta di non farlo apposta, calci via le lenzuola, si scopr, si esib. Se ero l per compatirlo, non aveva alcun bisogno della mia maledetta compassione. I suoi occhi erano torvi, all'erta. Alla fine gli dissi: Via, Alec, smettila di far il cretino. Lo sai cosa voglio dire. Smettila di esporre le parti nobili, ogni volta che una povera donnetta viene qui per passare lo straccio sotto il letto. Mi guard brutto. Che? Sei tu il fesso! D'accordo. Per piantala di tirarti su la camicia da notte. I cattivi esempi possono esser salutari, per il buon gusto. Ti elevi e pensi: Povero vecchio Alec, si esibisce. Ma io no, veh, se dio vuole, questo mai! Eppure eccomi l, sullo scanno dei giurati, con un'erezione per Renata. Eccitato ero, divertito, ero un po' mortificato. Il processo era per lesioni personali. In coscienza, avrei dovuto appressarmi al giudice e dirgli: Vostro onore, mi squalifichi. Non riesco a seguire il dibattimento a causa della superba signora giurata accanto a me. Mi spiace far la figura del ragazzino ma... (Spiacente! Ma ero al settimo cielo!) Inoltre, era una causa priva d'interesse. Ordinaria amministrazione. Auto pubblica tamponata. La signora che viaggiava sul tass chiede i danni alla compagnia d'assicurazione. Le mie faccende personali erano assai pi importanti. Il dibattimento non era che musica di fondo. Metronomo, il mio cuore che batteva forte forte. Due piani pi sotto, io stesso ero l'accusato, in un'azione legale mirante a privarmi di tutto il mio denaro. Ci - direte voi - avrebbe dovuto raffreddar i miei bollenti spiriti. Nient'affatto! Durante una pausa dell'udienza, mi precipitai in La Salle Street per avere da Szathmar notizie su quella meravigliosa ragazza. Correndo fra la folla sul marciapiede, mi sentivo i bulloni allentati, le legature cedere un tantino, il tono calare. Ma che cosa potevo far io, da solo, contro una forza che ha il mondo intero in sua balia? C'era un nonsoch di aristocratico, un'aria quasi harvardiana, nello studio di Szathmar, bench lui avesse frequentato i corsi serali all'universit. L'ambiente era principesco: scaffali di codici e pandette, atmosfera d'alta giurisprudenza, foto di eminenti giuristi alle pareti. Prima della Grande Depressione, la famiglia di Alec era ricca. Non ricchissima, ma fra le pi benestanti del quartiere. Me n'intendo, io, di ragazzi ricchi. Li ho studiati, al vertice stesso della societ: come nel caso di Bobby

Kennedy. Von Humboldt Fleisher, che aveva sempre vantato un'infanzia ricca, in realt non l'aveva mica avuta; mentre Alec Szathmar, che era stato un ragazzo ricco, si vantava di essere in realt un poeta. A scuola, lo dimostrava per diritto di possesso: in quanto possedeva le opere di Eliot, Pound e Yeats. Sapeva a memoria Prufrock, che era una delle perle del suo tesoro. Senonch la Depressione colp duro i Szathmar e suo padre non pot fargli frequentare l'ateneo d'alto bordo che aveva sognato per lui. Ciononostante - cos come da bambino aveva avuto bici, meccano, fucile a aria compressa, piccolo chimico, pattini, ukulele, fioretti da scherma e guantoni da box - adesso Alec possedeva macchine per ufficio modernissime, dalle calcolatrici elettroniche alle duplicatrici e ai registratori, orologi a transistor e centinaia di volumi rilegati in pelle. Dopo l'infarto era ingrassato, mentre avrebbe dovuto perder peso. Vestiva, al solito, tradizionalmente, e cercava di coprire l'enorme tafanario con giacchette a due spacchi. Somigliava a un gigantesco tordo. La faccia eccessivamente umana di questo uccello era incorniciata da bianche tempestose basette. Gli occhi castani caldi, pieni d'amore e d'amicizia, non erano particolarmente sinceri. Un'osservazione di C'G' Jung m'aveva aiutato a far luce su Szathmar. Alcune menti - dice Jung - appartengono a epoche passate. In mezzo ai nostri contemporanei vi sono babilonesi e cartaginesi oppure gente del medio evo. Per me Szathmar era un cavaliere del Settecento, un seguace di Pandour von Trenck, il cugino del mio fortunato Trenck. Le sue grosse ganasce, il suo naso romano, i suoi folti favoriti, torace grasso, bei piedoni e mento virile con fossetta attraevano le donne. Che cosa spinge le donne alla scelta dell'uomo da abbracciare resta un mistero insondabile. Ma, si sa, la storia deve pur continuare. Comunque, eccomi ora a tu per tu con Szathmar: il modo stesso come sta seduto fa pensare a un dragone in sella a una donzella, goffo per incrollabile. Tiene le braccia conserte, come il Balzac di Rodin. Purtroppo, ha ancora un'aria da malato. Tutti quanti del resto in quei giorni mi sembravano malaticci, in citt. Alec, chi questa Renata Koffritz? Ragguagliami. Szathmar nutriva un caloroso interesse verso i suoi clienti, specie se attraenti signore. Era prodigo con loro di consigli pratici, comprensione, simpatia, aiuti psicologici conditi d'arte e filosofia. Mi diede dei ragguagli: figlia unica, madre svitata, nessun padre nei paraggi; studentessa di liceo, scappa in Messico col professore di

disegno; riagguantata; poi scappa di nuovo; la ritrovano a Berkeley, in California, dove pratica terapia di gruppo; sposa un certo Koffritz, uno che tratta tombe e arredi funebri... Un momento. Lo conosci di persona? E' un tipo alto, con la barba rossiccia? Ma allora quello che s' messo a imbonire la sua merce con il vecchio Myron Swiebel, ai Bagni turchi di Division Street! La coincidenza non turb Szathmar. Disse: E' pi o meno il pi bel pezzo di figliola cui io abbia procurato un divorzio. Ha un figlio piccolo, ch' un tesoro. Ho pensato a te. Ti puoi dar da fare, con questa donna. E tu ti sei dato un po' da fare? Che! Con una cliente? Non mi fare il moralista, via! Se non ti sei buttato, perch non t'ha ancora pagato la parcella. Lo so come la pensi sugli avvocati. Per te son tutti fraudolenti. Da quando Denise s' messa sul sentiero di guerra, ne ho visti d'ogni colore. Tu m'hai rifilato a Forrest Tomchek, uno dei pi grossi nomi nel suo campo. Come mettere un truciolo di carta davanti a un gigantesco aspirapolvere. Infiammato di sdegno gargantuesco, Szathmar esclam: Pu! E fece l'atto simbolico di sputar di lato. Per tua regola e norma, cazzone, ho dovuto implorar Tomchek perch si assumesse il tuo patrocinio. Ha accettato per far un favore a un collega. Un uomo di quel calibro! Te, non ti metterebbe nemmeno nella vasca dei pesci per bellezza. Fior di industriali e di banchieri lo scongiurano di occuparsi di loro, sai, bamboccio. Tomchek! Tomchek appartiene a una famiglia di principi del foro. E durante la guerra fu un asso dell'aria, pilota da caccia. Lo stesso un imbroglione, e per giunta incompetente. Denise mille volte pi furba. Ha studiato i verbali, lei, e l'ha colto in fallo almeno una volta. Lui non s'era neanche dato la briga di controllare i titoli, per accertarne la propriet legale. Non venirmi a parlare, a me, di dignit forense, amico! Tuttavia, non litighiamo. Dimmi di questa ragazza. Si alz dalla poltroncina. Sono stato alla Casa Bianca, ho visto la poltrona del Presidente nella Sala Ovale, ebbene, giuro che quella di Szathmar di cuoio pi fine. Le foto, appese in cornici, di suo padre e suo nonno mi rammentavano i vecchi tempi del West Side. Dopotutto provavo, per Szathmar, sentimenti da consanguineo. L'ho destinata a te non appena l'ho vista varcare quella soglia.

Io ti tengo presente, sai, Charlie. Hai avuto una vita infelice. Non esageriamo. Infelice ribad lui. Hai sciupato talento e vantaggi, cocciuto come un mulo, orgoglioso e perverso, ti sei giocato tutto, hai perso tutti gli amici che avevi a New York a Washington Parigi Londra e Roma, hai sprecato il successo, la bravura e la fortuna... S, perch ne hai avuta, di fortuna! Come l'avrei fatta fruttare, al tuo posto! Tu invece sei andato a sposare quella vipera, figlia e nipote di galoppini e biscazzieri, di piccoli bottegai e ispettori di fogne. Quella scema presuntuosa. Solo perch parlava come un libro stampato, e tu desideravi comprensione e dialogo e cultura e lei era erudita. E io, io che ti voglio bene, io che te n'ho sempre voluto, brutto stupido figlio d'un cane, io che stravedo per te fin da quando avevamo dieci anni, io mi sveglio alla notte e mi preoccupo per te e mi domando: come lo salvo, adesso? cosa posso fare per proteggere i suoi soldi? come lo metto al riparo dal fisco? Ah - mi dico - bisogna che gli trovi il miglior difensore sulla piazza. Bisogna che gli rimedio donne in gamba. Ma tu, idiota e deficiente, tu, cretino della pi bell'acqua, non sai neanche cosa vuol dire un affetto cos. Vi dir che mi piaceva un sacco Szathmar, in quella vena l. Quando mi faceva ramanzine del genere gettava occhiate in tralice, ogni tanto, come rivolgendosi a un invisibile testimone, che avrebbe obiettivamente suffragato la sua indignazione. In questo assomigliava a sua madre. Anche lei invocava giustizia cos, con aria ugualmente oltraggiata, premendosi entrambe le mani sul petto. Nel petto di Szathmar batteva un grande onesto virilissimo cuore, mentre io, al posto del cuore, avevo un rigaglio di pollo: cos vedeva lui le cose. Dipingeva se stesso come una persona di eroica vitalit, matura, saggia, pagana, tritonesca. Ma quel che veramente gli premeva era di sovrastare, di intromettersi, di eseguire gli sporchi giochetti che chiamava libert sessuale. Ma doveva anche pensare a far la grana. Le sue spese erano folli. Il problema era come armonizzare tutti questi diversi bisogni. Una volta mi disse: Io ero in piena rivoluzione sessuale prima ancora che chiunque ne avesse sentito parlare. Devo dirvi per un'altra cosa. Mi vergognavo di entrambi noi. Non avevo diritto di guardar Szathmar dall'alto in basso. Le mie vaste letture m'hanno pur insegnato qualcosa, dopo tutto. Un tantino la capisco, questa smania della nostra borghesia di farsi bella, questo bisecolare impegno a preservare una certa captivante innocenza: l'innocenza di Clarissa che si difende dalla libidine di Lovelace. (13)

Ahim! Anche peggio scoprire che si sono vissuti e impersonati sentimenti da biglietto d'auguri, con il cuore infiocchettato da nastri di virt piccoloborghese. Questa sorte di abominevole innocenza americana cordialmente detestata dal resto del mondo, che nel 1919 la fiut in Woodrow Wilson. A scuola ci impartirono un senso dell'onore da boyscout, ci insegnaron la bont e la cortesia. Strani fantasmi di perbenismo vittoriano ancora infestano il cuore di tanti ragazzi di Chicago, che oggi sono sui cinquanta sessant'anni. Ci traspare dalla convinzione di Szathmar di esser uomo generoso e di gran cuore; nonch dal fatto ch'io ringrazio Iddio di non essere rozzo quanto Alec Szathmar. Per espiare, lasciavo che mi strapazzasse. Quando infine giudicai che si fosse sfogato abbastanza, gli chiesi: Come va la salute? La domanda lo contrari. Non ammetteva alcuna infermit. Sto bene mi rispose. Non che sei venuto per informarti di questo, per. Devo solo buttar gi un po' di pancia. E rditi anche le basette, giacch sei in fase di miglioramento. Sembri il cattivo dei vecchi film western: uno di quelli che vendevano fucili e acqua-di-fuoco ai pellirosse. D'accordo, Charlie. Non son altro che un velleitario viveur. Io sono un decadente puttaniere, mentre tu pensi solo a cose eccelse. Tu sei nobile. Io un verme. Ma sei o non sei venuto qui per aver informazioni su una donna? Vero dissi. Non avvilirti, per questo. Perlomeno un segno di vita, e non che ne di tanti. Avevo quasi gettato la spugna, con te, dopo che m'hai ricusato quella Felicia dalle chiappe sode. Una bella donna di mezz'et, che ti sarebbe stata molto grata. Il marito un farfallone. Te, t'adorava. Ti avrebbe benedetto fino al termine dei suoi giorni, se la trattavi bene. Brava donna di casa, brava madre, si sarebbe presa cura di te dalla testa ai piedi, ti avrebbe fatto da mangiare e lavato i panni, perfin tenuto la contabilit, oltre a soddisfarti a letto. Avrebbe anche tenuto la bocca chiusa, dato ch' maritata. Insomma, perfetta. Ma per te era roba di scarto, un'altra delle mie volgari idee. Mi guardava rabbioso. Poi disse: Va bene, ti sistemo con questa pollastra. Invitala per un drink alla Palmer House, domani. Dei dettagli m'incarico io.

NOTE:

(10) Fattoria del West che ospita turisti a pagamento ed offre loro cavalcate e sport caratteristici. Dude (affine a dandy, zerbinotto, paino) indica anche l'americano dell'Est che si reca nell'Ovest. (N.d.T.) (11) Robert Vesco, detto il finanziere fuggiasco, nome della cronaca recente, legato a varie speculazioni e truffe. (N.d.T.) (12) Buffalo: negro, in gergo, a Chicago. (N.d.T.) (13) Personaggi del romanzo Clarissa (1748) di Samuel Richardson.(N.d.T.)

Se io ero predisposto alla malaria sessuale del West Side, Szathmar era affetto dalla febbre ruffiana. Suo scopo precipuo era adesso quello di far andare Renata e me a letto insieme: ivi, lui sarebbe stato presente in ispirito. Forse sperava che poi si arrivasse a un terzetto. Al pari di Cantabile, a volte suggeriva fantasiose combinazioni. Ora ascolta mi disse. L, alla Palmer, nelle ore diurne puoi avere una stanza a prezzo ridotto. A quella che loro chiamano tariffa conferenza. Te ne riservo una io. Gli dir di mandare il conto a me, poi pareggiamo. Se l'invito per un drink, come faccio a portarla su in camera? Questo affar tuo. Il barista avr la chiave della stanza. Allungagli cinque dollari e ti consegner la busta. A nome di chi? Non al nome immacolato di Citrine, eh? Diciamo, a nome di Crawley. Il nostro professore di latino. Il vecchio Crawley! Est avis in dextra melior quam quattuor extra. Quindi il giorno seguente portai Renata alla Palmer House, nel buio bar sotto il livello della strada. Giurai a me stesso ch'era la mia ultima idiozia. Fra me e me la misi sul piano pi razionale possibile: non avremmo potuto sfuggire alla Storia; e era questo che la Storia voleva da tutti quanti; la Storia ha decretato che l'uomo e la donna si conoscano a vicenda in questi amplessi; io m'accingevo a scoprire se Renata era o non era il mio Destino; se in lei vi fosse un'anima junghiana. Poteva anche rivelarsi assai diversa. Comunque, un semplice contatto sessuale mi avrebbe detto molto: le donne a me fanno un effetto singolare: se non mi mandano in estasi, mi fanno star male. Non ci sono vie di mezzo. Era una giornata tetra, piovosa, ma Renata redimeva il brutto tempo. Indossava un impermeabile di plastica a strisce rosse, bianche e nere, un disegno alla Rothko. Non se lo sbotton, quando sedemmo in un separ. Un cappello dalla tesa floscia completava quel costume rilucente. Il rossetto delle labbra, alla banana, s'intonava col rosso di Rothko. Quel che diceva non era tanto filato, ma comunque parlava poco. Rideva molto per. E a tratti impallidiva. Una candela dentro una boccia di vetro avvolta in una specie di rete spandeva una luce molto fioca. Dopo un po' la sua faccia parve un po' sprofondare entro il bavero di plastica lucente e farsi tonda tonda. Non riuscivo a capacitarmi come una ragazza cos navigata, cos pronta all'azione,

come Szathmar me l'aveva descritta, potesse farsi, dopo quattro martini, cos bianca in volto, pi bianca della luna quando la si intravede a prima sera. L per l mi domandai se non fingesse timidezza per cortesia verso un uomo d'un'altra generazione; ma ben presto il suo viso bellissimo si copr d'un freddo madore, da gin, e essa aveva tutta l'aria d'implorare che facessi qualcosa. In tutto questo c'era un nonsoch di dj vu, poich dopotutto ero passato altre volte per esperienze del genere. Di diverso ora c'era che mi sentivo pieno di comprensione e perfino protettivo, verso questa giovane donna, nella sua inaspettata debolezza. Mi parve di capire, cos, semplicemente, perch mi trovassi in quel buio seminterrato. La situazione dura. Senza l'amore non ce la fai. Perch no? La mia era una convinzione incrollabile. Forse perch aveva tutto il peso della stupidit. Questo bisogno d'amore (cos invadente, pervadente) era una palla al piede tremenda per me. Se si fosse venuto a sapere che io sussurravo Il mio destino! all'aprirsi d'una porta d'ascensore, quelli della Lgion d'Honneur avrebbero potuto, giustificatamente, chieder indietro la mia medaglia. E la pi costruttiva interpretazione che riuscissi a trovare, sul momento, era quella platonica per cui Eros si serviva dei miei desideri per condurmi, dalle secche in cui mi trovavo, verso la saggezza. Carina come tesi, aveva classe, ma non credo avesse un briciolo di verit (se non altro, forse, non m'era poi rimasto tanto eros). Il grosso nome - se dovevo farne uno, se le potenze sovrannaturali si dovevan scomodare per me - non era Eros ma, probabilmente, Arimane, il potente sovrano delle tenebre. Comunque fosse, dovevo condurre Renata via di l. Andai al bar, mi sporsi sul bancone, facendomi discretamente largo fra gli avventori. D'ordinario avrei descritto costoro come dei beoni, o bettolanti, ma adesso mi pareva che nei loro occhi, grandi come boccaporti, brillassero rimproveri morali. Il barista s'appress. Fra le nocche della mia sinistra c'era un biglietto da cinque dollari ripiegato. Szathmar mi aveva dato precise istruzioni. Chiesi al barman se vi fosse una busta a nome Crawley. Lui agguant subito i cinque dollari. Aveva un'aria allerta, come se ne trova solo nelle grandi citt. Una busta, diceva? S, a nome di Crawley. Non c' niente per Crawley. Dev'esserci, sa. Guardi ancora, la prego. Lui ripass le buste, contenenti ciascuna una chiave.

Mi dia un'altra indicazione. Il primo nome...? A bassa voce, tormentato, dissi: Charles. Allora... non sar per caso questo? Ci-t-r-i-n-e. Lo so come si scrive, sant'Iddio! Non alzai la voce ma ero furioso. Fra me borbottai: Quello stupido macaco di Szathmar! Non ne ha mai fatta una dritta in vita sua. E io!... Io sto ancora a rimorchio di quel fesso. A questo punto m'accorsi che qualcuno alle mie spalle stava cercando di attrarre la mia attenzione. Mi volsi. Mi trovai di fronte una signora di mezz'et, che sorrideva. Mi conosceva, evidentemente, e era lieta di vedermi. Era una donna alta e grossa, ancora slanciata, dal naso un po' camuso, l'espressione gentile. Chiedeva di venir riconosciuta ma, al tempo stesso, ammetteva che l'et l'aveva molto mutata. Ma l'aveva mutata poi tanto? Dissi: S? Non mi riconosci, lo vedo. Ma tu sei sempre lo stesso vecchio Charlie. Non capisco perch i bar debban essere bui a questo modo dissi io. Sono Naomi, Charlie... La tua fiamma da studente. Naomi Lutz! Che bella combinazione, incontrarti, Charlie. Come ci sei capitata nel bar di questo albergo! Una donna sola in un locale pubblico , di regola, una mignotta. Naomi era troppo vecchia per questo mestiere. Eppoi era inconcepibile che Naomi, la mia bella a quindici anni, si fosse tramutata in una bettolante. Oh, sono qui con mio padre disse lei. Si assentato un momento. Un paio di volte alla settimana vado a prenderlo al ricovero e l'accompagno a far un giro, a bere qualcosa. Ti ricordi quanto ti voleva bene, da ragazzo? Il dottor Lutz... Pensa un po'! Molto vecchio. Ma ancora vivo e vegeto. Ti stavamo osservando, poco fa, nel separ, con quella graziosa signora. Perdonami, Charlie, ma il modo come voialtri uomini restate sulla breccia un'ingiustizia, rispetto alle donne. Per voi, magnifico. Pap mi diceva che non avrebbe dovuto intromettersi fra noi, fidanzatini in erba. Tu eri molto pi che una mia passioncella le dissi. Ti amavo con l'anima, Naomi. Nel dir cos mi rendevo conto che, venuto l a quel bar con una donna, stavo facendo un'appassionata dichiarazione a un'altra. Senonch era la verit, quella, la spontanea involontaria verit. Tante volte ho pensato, Naomi, di non aver realizzato pienamente me stesso perch non ho potuto trascorrere con te tutta la vita. Ci ha

distorto il mio carattere, mi ha reso ambizioso astuto complesso stupido vendicativo. Se avessi potuto tenerti stretta a me ogni notte, dall'et di quindici anni in poi, non avrei mai avuto paura della tomba. Oh, di, Charlie, questo vallo a contare al Kaiser. Sei sempre stato bravo a parlare. Ma anche a dir bugie. Via! di donne ne hai avute in quantit. Lo dimostra la tua presenza qui. Oh, s... al Kaiser! Ero lieto di quella antiquata espressione. In primo luogo, arginava cos le mie effusioni, che non potevano approdare a nulla. Eppoi attenuava un'altra impressione che, nella penombra di quel locale, aveva cominciato ad angustiarmi. Era legata all'idea che, subito dopo la morte - quando il corpo esanime si decompone e torna allo stato minerale - l'anima si risveglia a una nuova esistenza e, ecco, viene a trovarsi in un luogo buio che io mi figuravo simile a quel caff. Ivi, tutti quelli che si erano amati si sarebbero rivisti, e cos via. Era questa l'impressione che il locale mi dava. Con in mano la chiave di una stanza a ore, appesa a un ciondolo, sapevo che dovevo tornar subito presso Renata. Se beveva un altro goccio, sarebbe stata troppo brilla per reggersi in piedi. Tuttavia mi toccava ora aspettare il dottor Lutz. Eccolo, finalmente. Usc dalla toilette, molto debole e calvo, camuso come la figlia. La sua aria alla Babbitt Anni-Venti era sbiadita in una galantomeria vecchiostile. Ai suoi tempi pretendeva, pur essendo soltanto un pedicure, che tutti, per cortesia, lo chiamassimo dottore, e usciva dai gangheri se gli si negava quell'immeritato titolo professionale. Aveva uno studio al centro e un altro in casa. Affascinato dall'idea di esser un medico, curava infermit di vario tipo, su su fino al ginocchio. I piedi s, perch le gambe no? Ricordo che si faceva assistere da me, a volte, come quando spalmava una gelatina violastra, di sua fattura, sulle orribili piaghe alle gambe di una donna che lavorava in una fabbrica di biscotti. Io gli reggevo il vasetto e gli applicatori, e lui, mentre stuccava quelle piaghe, faceva chiacchiere da ciarlatano, sicuro di s. Mi stava a cuore quella donna perch, ogni volta, portava al dottore una scatola da scarpe piena di dolciumi. A solo ricordarlo, mi sentivo pulsare sul palato la dolcezza di quei cioccolatini, quei frufr, quelle meringhe. E mi rividi, seduto sulla poltroncina del dottor Lutz, nel gabinetto dalle pareti smaltate di bianco uso clinica, mentre fuori infuriava una tormenta, intento a leggere, estatico, Erodiade. Commosso dalla decapitazione di Giovanni il Battista, entrai in camera di Naomi. Soli in casa, durante la tempesta di neve. Le tolsi il caldo

pigiama di fustagno celeste e la vidi nuda. Questi erano i ricordi che affollavano ora il mio cuore. Naomi non era, per me, un corpo incognito, straniero. Proprio cos. Niente in lei mi era estraneo. Il mio senso di lei penetrava fin dentro le sue cellule, entro le sue molecole che, in quanto sue, possedevano tutte le sue propriet. A causa della mia passione per Naomi, ch'io concepivo senza alterit, quasi parte di me stesso, ero stato incastrato dal vecchio Lutz in un rapporto alla Giacobbe-e-Labano. Mi toccava dargli una mano a lavar l'automobile, una Auburn azzurro cielo, con i pneumatici cerchiati di bianco. Io spruzzavo il getto d'acqua dalla pompa, io strofinavo con la spugna, e lui, in calzoni alla zuava bianchi, da golf, stava a guardare fumando un sigaro. Oh oh, Charlie Citrine, tu s che n'hai fatta di strada! mi disse il vecchio gentiluomo. La sua voce era ancora tenorile, ma senza inflessioni. Non aveva mai saputo darti l'impressione che dicesse qualcosa di sostanzioso. Bench io sia per i repubblicani, un fedele di Coolidge e Hoover, tuttavia quando Kennedy t'invit alla Casa Bianca, provai un senso di orgoglio. Quella giovane donna del calibro adatto per te? mi chiese Naomi. Francamente non saprei dirlo. E con te come va, Naomi? Il mio matrimonio stato un fiasco, mio marito m'ha piantata. Questo credo gi lo sai. Ho tirato su da sola i due figlioli. Non che t' capitato di leggere qualche articolo di mio figlio Louis sul Southwest Township Herald, per caso? No. E non avrei saputo ch'erano di tuo figlio. Ha scritto sulla droga... cio, come disintossicarsi. Basandosi su esperienze personali. Gradirei un tuo parere, su come scrive. Mia figlia un angelo, ma il maschio un problema. E tu, Naomi, mia cara? Una vita tranquilla. Ho un amico. Un lavoro saltuario presso una scuola elementare. Il vecchio dottor Lutz non prestava ascolto. Che peccato dissi. Per noi due? No, sai. Non avrei saputo starti dietro, sul piano intellettuale. Io sono una tifosa dello sport. Alla tiv seguo il campionato di rugby. E' una pacchia quando rimediamo un biglietto di favore per la partita di baseball o di hockey. Si va a pranzo al Como Inn, poi in autobus al campo sportivo, o allo stadio del ghiaccio. Mi d

un gusto boia quando si menano di santa ragione, urlo quando si buttano gi i denti. Temo proprio di essere una donna molto comune. Quando Naomi diceva comune e il dottor Lutz repubblicano intendevano dire che s'erano aggregati al grosso pubblico americano, e quindi erano contenti e soddisfatti. Aver fatto il medico dei piedi negli anni Trenta alla periferia gli dava gioia, al vecchio. Sua figlia inviava un analogo messaggio, riguardo a se stessa. Eran compiaciuti di s, felici di somigliarsi. Io invece, l in mezzo a loro con la mia chiave in mano, ero chiss perch un disadattato. Evidentemente a me nuoceva la mia dissomiglianza. Ero un loro vecchio amico, s, per non ero interamente americano. Devo andare dissi. Si va a prendere insieme una birra, uno di questi giorni? Ci terrei a vederti disse Naomi. Mi potresti dar qualche consiglio, per il mio Louis, meglio di chiunque altro. Tu non hai figlioli hippy, nemmeno tu, vero? E mentre mi segnavo il numero, disse: Guarda, Doc, che grazioso taccuino. Charlie ha tutte cosine eleganti. Sai, ti stai proprio facendo un bel vecchio. Ma non sei il tipo, tu, che una donna pu legare a s. Mi seguirono con lo sguardo mentre tornavo presso Renata. L'aiutai ad alzarsi. Mi misi cappello e cappotto, facendo finta che stavamo uscendo. Mi pareva di esser un turpe individuo. Una stanza a tariffa conferenza proprio quel che si meritano adlteri e libertini. Non tanto pi grande d'un ripostiglio per scope, s'affacciava su uno squallido cortiletto. Renata si lasci sprofondare su una poltroncina e ordin altri due martini. Tirai gi la serranda, non per discrezione - non c'erano finestre di rimpetto - n in veste di seduttore, ma solo perch la vista di quel cortiletto era deprimente. Addossato alla parete c'era un divanoletto con sopracoperta di ciniglia. Appena vidi questo mobile, capii che m'avrebbe sconfitto. Non sarei mai riuscito ad aprirlo. N riuscivo a non pensarci. Bisognava accettare immediatamente la sfida. Tolsi via i cuscini trapezoidali di gomma piuma e scostai la sopracoperta. I lenzuoli erano pulitissimi. In ginocchio, cercai tentoni sotto il telaio del sof una qualche leva. Renata mi guardava, in silenzio, e il suo volto si era fatto rosso e teso. Io, gattoni, tramestavo, furioso contro i fabbricanti di tali catorci e contro gli albergatori che, dopo aver intascato i soldi dei poveri conferenzieri pomeridiani, li crocifiggono moralmente cos. Quest'affare come un esame di maturit dissi. Ebbene?

Sono bocciato. Non ce la faccio a aprirlo. Ebbene? Lascia perdere. Cos era troppo stretto, c'era posto per uno soltanto. A dir la verit, per, non avevo alcuna voglia di coricarmi. Renata and al bagno. V'eran due poltroncine spaiate. Sedetti sulla pi grande. Un fauteuil a braccioli. Sotto i piedi, una stuoia di stile coloniale. Il sangue mi stormiva contro i timpani. Un truce cameriere port i martini. Un dollaro di mancia fu intascato senza grazie. Renata torn, col luccicante soprabito abbottonato da cima a fondo. Sedette sul divano letto, diede un paio di sorsi al liquore, poi svenne. Attraverso la plastica cercai di sentirle il cuore. Non sar mica un infarto? E se fosse? Se fosse qualcosa di grave? che si fa? Si chiama un'ambulanza? Le tastai il polso. Mi misi a contare, guardando l'orologio, stupidamente persi il conto, ricominciai. Poi contai le mie pulsazioni, per confronto. Ma non riuscivo a coordinare i risultati. Il suo polso non sembrava diverso dal mio. Svenuta e tutto, stava meglio lei di me. Era fredda per, e madida. Le asciugai il viso con un lembo del lenzuolo. Cercavo di pensare cosa avrebbe fatto, in un caso del genere, George Swiebel, il mio consulente sanitario. Lo sapevo, che cosa avrebbe fatto: adagiarla, sfilarle le scarpe, sbottonarle il soprabito per favorire la respirazione. Eseguii. Sotto l'impermeabile, Renata era nuda. Di l, in bagno si era tolta i vestiti. Dopo aver slacciato il primo bottone, avrei potuto fermarmi, invece no. Ero curioso di vedere come fosse fatta. La realt superava le mie pi generose supposizioni. Non m'ero aspettato che tutto fosse cos abbondante, cos perfetto. Avevo osservato, in tribunale, le sue mani: la prima giuntura era paffuta, poi le dita si affusolavano. La mia congettura era che anche le sue belle coscie fossero analogamente bombate, l'una aderente all'altra. Constatai che era proprio cos, e ne trassi soddisfazione pi da amante dell'arte che da seduttore. La mia rapida impressione (ch non la tenni scoperta a lungo) fu che ogni tessuto, ogni fibra, ogni pelo fosse ineccepibile. Da lei emanava profondo odore di donna. Dopo il frettoloso sopralluogo, la ricoprii per puro rispetto. Rassettai ogni cosa come meglio potevo. Poi aprii la finestra. Purtroppo si dissipava cos quel magnifico odore, ma lei aveva bisogno di aria fresca. Andai a prendere i suoi abiti nel bagno, li ficcai dentro la capace borsa, attento a non perdere la targhetta da giurata. Poi, col palt indosso, cappello e guanti in mano, attesi che riprendesse i sensi.

Le stesse cose vengono compiute, da noi, ripetute volte, con terribile prevedibilit. Ci premesso, pu pur ottenere il perdono, chi desideri di farsi se non altro partecipe della bellezza. Quel giorno - in pelliccia, con in testa quel magnifico, soffice, versatile cappello color ametista, il ventre e le cosce inguainate in frusciante seta - Renata mi scaric davanti al Palazzo di Giustizia. All'unisono lei e la sua cliente, la signora dall'aria possente con blusa a pallini, mi dissero: Ciao! Arrivederci! Eccomi l di fronte all'eccelso edificio, rossiccio e vetrato, accanto alla scultura di Picasso, insignificante, con i suoi pali e puntoni e le sue lastre di metallo, senza ali, non gi una vittoria, ma solo un emblema, un appunto, un'idea di opera d'arte. Molto simile - pensai - alle altre idee, agli altri appunti e promemoria di cui viviamo: non pi mele ma l'idea, la ricostruzione pomologica di ci che era un tempo una mela; non pi gelati ma l'idea, la rimembranza di qualcosa di squisito, ora per fatto di surrogati, amido, glucosio, altri prodotti chimici; non pi carnalit ma il ricordo della carne, dell'atto carnale: e lo stesso dicasi per l'amore, la fede, il pensiero e cos via. Cos rimuginando salii in ascensore, per andar un po' a vedere che volesse il tribunale, con i suoi spettri di equit e di giustizia. Quando la porta dell'ascensore s'apr, si apr e basta, nessuna voce disse: Il mio destino! O Renata aveva realmente colmato il vuoto, o la voce s'era troppo scoraggiata per parlare ancora. Uscii e vidi il mio avvocato, Forrest Tomchek, assieme al suo assistente Billy Srole, in attesa in fondo al vasto arioso grigio corridoio, su cui si apriva l'aula della sezione presieduta dal giudice Urbanovich: due uomini falsi dall'aria sincera. Secondo Szathmar invece (Szathmar, che non riusciva a ricordare un nome semplice come Crawley) io ero patrocinato dalla miglior mente legale di Chicago. Ma allora, gli avevo chiesto, come mai non mi sento tranquillo con Tomchek? E lui: Perch sei un ipercritico, un nevrotico, e un fesso. Nel suo ramo nessuno riscuote pi rispetto, ha pi influenza di lui. Tomchek uno degli individui pi potenti, nell'ambiente forense. I grandi divorzisti formano una consorteria. Si frequentano, giocano insieme a golf, vanno insieme a Acapulco. Dietro le quinte, lui dice ai colleghi come s'hanno da mettere le cose. Mi spiego? Tutto quanto, lui sistema. Fissa lui ogni cosa, comprese le parcelle e tutto il resto.

Ah, vuoi dire che costoro controlleranno i miei redditi, eccetera, poi decideranno come farmi a pezzi. Dio mio! esclam Szathmar. Tientele per te, le tue opinioni sugli avvocati. L'offendeva, lo mandava addirittura in bestia, la mia mancanza di rispetto per la sua professione. Oh, d'accordo, era meglio che tenessi per me le mie opinioni. In effetti facevo ogni sforzo per essere gentile e deferente con Tomchek, ma con scarsi risultati. Anzi pi mi sforzavo - annuendo, approvando, incensando - pi lui diffidava di me, meno gli piacevo. Segnava i punti: alla fine avrei pagato un prezzo enorme, lo sapevo, una parcella esosa. Ecco dunque il mio Tomchek. Accanto a lui stava Billy Srole, il consocio. I consoci, o soci aggiunti, o soci in sottordine, formano da noi una magnifica categoria. (14) Questo Srole era pallido e paffuto, dal fare altamente professionale. Portava i capelli lunghi e di continuo se li gettava dietro l'orecchio con una mano pesante, bianchissima. Aveva dita dai polpastrelli piegati in fuori. Era un bullo. Le sue finezze erano da bullo. Conosco i bulli. Che c'? chiesi. Tomchek mi cinse le spalle con un braccio e mi trasse in disparte. Niente di cui preoccuparsi mi disse. Urbanovich si trovata un'ora libera e cos ha convocato le due parti, all'improvviso. Srole mi disse: Vuol concludere la cosa. Si picca di essere un buon mediatore. Senta, Charlie disse Tomchek. Questa la tecnica di Urbanovich. Le metter paura. Le far intravedere grossi guai per indurla a un accordo. Non si spaventi. Sul piano legale, l'abbiamo messa in buona posizione. Osservavo le grinze sulla faccia ben sbarbata di Tomchek, sardonica e florida. Il suo fiato era virilmente acidulo. Emanava un odore ch'io associavo ai vecchi tramvai e agli ormoni maschili. No, non ceder un altro palmo di terreno dissi. Tanto non serve. Se accetto le sue richieste lei ne avanza di nuove. Dal Proclama dell'Emancipazione in poi, in corso in questo Paese una battaglia segreta per restaurare la schiavit con altri mezzi. Eran di questa fatta le asserzioni che rendevano Tomchek e Srole sospettosi di me. Bene, tiri una riga e tenga duro disse Srole. E lasci il resto a noi. Denise sta rendendo la vita dura al suo avvocato. Pinsker non vuol tanto cavillare. Gli premono solo i soldi. Non gli va a genio questa situazione. La sua cliente d retta ai consigli che, da dietro le quinte, le impartisce quell'altro avvocato, quello Schwirmer.

Contrario all'etica professionale! Odio Schwirmer, quel figlio d'un cane! esclam Tomchek, violento. Se riuscissi a provare che suborna la querelante e s'immischia nella causa, gliela farei vedere io! Lo denuncerei ai probiviri. Ma continua, Gumballs Schwirmer, con la moglie di Charlie? chiese Srole. Credevo si fosse sposato da poco. E cosa cambia, se anche ha preso moglie? Non ha mica troncato con l'altra. Se la fanno nei motel. E la matta riceve consigli da lui, dentro il letto, e poi tormenta Pinsker. L'hanno completamente frastornato, fra tutt'e due. Quanto mi piacerebbe fregare quello Schwirmer. Non interloquii, anzi facevo finta di non udire. Tomchek voleva indurmi a proporre, io, d'assoldare un investigatore per incastrare Schwirmer. Mi torn in mente Scaccia, il giannizzero di Von Humboldt Fleisher. Non volevo saperne. Confido che terrete buono Pinsker, voi, per dissi. Fate che non mi salti addosso. Cosa? In camera di consiglio? Si conterr. In aula tira fuori gli artigli, ma oggi diverso. E' un animale dissi. Non fiatarono. E' una belva, un cannibale. Ci produsse cattiva impressione. Tomchek e Srole erano, al pari di Szathmar, suscettibili sul piano corporativo. Tomchek rest zitto. Tocc a Srole, consocio e tirapiedi, rimbeccare il capzioso Citrine. Mite, distante, disse: Pinsker un uomo molto duro. Un avversario durissimo. Strenuo combattente. D'accordo, non mi lasciavan dire peste e corna d'un avvocato. Pinsker faceva parte della banda. E chi ero io invece? Una figura secondaria, di passaggio, un eccentrico altezzoso. Il mio stile non gli piaceva affatto. Lo detestavano. Ma poi, perch avrebbe dovuto piacergli? D'un tratto vidi la cosa dal loro punto di vista. E me ne compiacqui. Una sorta di illuminazione. Forse, questi squarci di luce improvvisi eran un effetto dei mutamenti metafisici che andavo subendo. Sotto l'influenza di Steiner, raramente pensavo alla morte all'orrenda maniera d'un tempo. Oggi non mi spaventava pi l'idea di soffocare nella tomba o di marcire in un'eternit di noia. Anzi, spesso mi sentivo leggero, gaio, lanciato, quasi pedalassi una bicicletta senza peso per le plaghe stellate del cielo. Di tanto in tanto vedevo me stesso, con gioconda obiettivit, proprio come un oggetto fra gli oggetti

dell'universo fisico. Il giorno in cui questo oggetto avesse smesso di muoversi - quando il corpo cio fosse crollato - l'anima si sarebbe semplicemente scarcerata. Quindi, per ritornare ai miei avvocati, eccomi l in mezzo a loro: tre ignudi io, tre creature appartenenti all'infimo grado della razionalit moderna. In passato l'io aveva indumenti, ciascun io il suo costume, a seconda del rango e del prestigio, ciascun io aveva il suo aspetto, il portamento e l'involucro a esso adeguati. Ormai non c'era pi nessun involucro, bens tanti io ignudi, l'uno accanto all'altro, che bruciavano, intollerabilmente, e mettevano terrore. Ora vedevo questo, in una fitta di obiettivit. E mi sentivo estatico. Cosa rappresentavo io, dopotutto, per quei due? Uno svitato, una curiosit. Per far bello se stesso, Szathmar mi esaltava, esagerando, e la gente si seccava a sentirsi ripetere ch'io figuravo nel tal annuario, avevo ricevuto la tal onorificenza, il tal altro premio. Lui batteva la grancassa. A costoro aveva detto che dovevan sentirsi orgogliosi di un cliente come me, sicch gi mi detestavano a scatola chiusa. La sostanza del loro pregiudizio era stata espressa, una volta, dallo stesso Szathmar, quand'ebbe a dire, perdendo le staffe: Non sei altro che un cazzone con la penna! Era tanto adirato che, superando se stesso, soggiunse a voce ancor pi alta: Con penna o senza penna, sempre un cazzone sei! Non mi offesi. Anzi, trovai l'epiteto spassoso e ci risi su. Se imbroccate il tono giusto, voi potete dir quello che vi pare su di me. Comunque, mi rendevo ben conto dei sentimenti ch'io provocavo in un Tomchek e in uno Srole. Dal canto loro, essi m'ispiravano un bizzarro pensiero. E cio: la Storia ha creato qualcosa di nuovo negli Stati Uniti, ha partorito una farabuttaggine di rispetto, ovvero una onorata doppiezza. L'America, sempre rigida e intransigente in fatto di morale - modello al mondo intero - ha quindi dovuto metter a morte l'idea stessa di ipocrisia, per poter vivere secondo i dettami dell'assoluta sincerit. Risultati impressionanti. Si considerino Tomchek e Srole: costoro appartengono a una prestigiosa categoria professionale; questa professione al disopra di ogni sospetto; finch non arriva un tipo esotico e impossibile come me - uno che non manco capace di far rigar dritto una moglie, un idiota che ha il dono della facondia - e si mette a seminar zizzania, a diffondere un senso di cattiva condotta. Da me emana un antico odor d'accusa. Ci - se intendete quel che voglio dire - totalmente antistorico, da parte mia. Pertanto ricevetti, da Billy Srole, un'occhiataccia in tralice, velata, che alludeva ai mille modi in cui avrebbe potuto nuocermi - entro la legge

o ai margini di essa - se io avessi commesso un passo falso. Sta' attento! Io ti posso squartare, far a pezzi con la mannaia legale. Gli occhi di Tomchek, invece, non avevan bisogno di velarsi, dato che le sue pi profonde emozioni mai affioravano fino allo sguardo. E io ero in balia di questi due spaventevoli individui. Ma ci faceva parte della mia estasi. Terrificante! Tomchek e Srole era proprio quanto mi meritavo. Era giusto, giustissimo ch'io pagassi una penale, per la mia ingenuit, per il fatto d'aspettarmi protezione da parte di coloro che, meno puri di me, si trovavano a proprio agio in questo mondo decaduto. Io avrei voluto scendere, lasciando che se la vedessero gli altri. Humboldt si era avvalso del suo credito di poeta anche quando non era pi tale, ma solo un pazzo dedito a complotti. E io facevo un po' la stessa cosa, dato che ero in realt fin troppo astuto per potermi dir estraneo a interessi mondani. Ero insomma tutt'altro che ingenuo. Fraudolento la parola. Ma Tomchek e Srole m'avrebbero messo a posto, loro. A dargli man forte avevano Denise, Pinsker, Urbanovich e tantissimi altri comprimari. Vorrei proprio sapere cosa diavolo ha, da sembrare cos soddisfatto disse Srole. Solo un pensiero. Beato lei, che ha pensieri allegri. Ma quand' che entriamo? Appena esce la parte avversa. Ah, Denise e Pinsker stanno parlando ora con Urbanovich? Allora andr a sedermi di l, in aula, perch i piedi cominciano a dolermi. Ne avevo abbastanza di Tomchek e Srole, vanno presi a piccole dosi. Non avevo alcuna voglia di conversar con loro finch non ci chiamavano dentro. La mia coscienza si rifiutava di sorbirli oltre. Mi stancavano presto. Andai a sedermi su una panca di legno. Un refrigerio. Non avevo con me nulla da leggere, ne approfittai per meditare brevemente. Scelsi, ad oggetto di meditazione, un certo roseto. Spesso lo richiamavo alla memoria, per a volte ci veniva spontaneamente. Era un grosso cespuglio, molto denso, dalle foglie verdissime, fresche, e una gran quantit di roselline d'un rosso granato. Per un po' pensai rosa, soltanto, rosa e basta. Mentalmente mi rappresentai i ramoscelli, le radici, le gemme, l'aspra peluria che diverr spine; e rammentai nozioni di botanica: floema xilema stami pistilli clorofilla... suolo sole acqua processi chimici... tentando di proiettare me stesso

entro la pianta e pensare come mai il suo sangue verde producesse un fiore rosso. Ah, ma i nuovi getti d'un rosaio sono sempre rossi prima di diventar verdi. Ricordai precisamente la disposizione a spirale dei petali, nella rosa, e il tenue bianchiccio del bocciolo che pian piano si dischiude rivelando il vivo rosso germinante. Concentrai tutte le facolt della mia anima su codesta visione e l'immersi nei fiori. Quindi scorsi, accanto ai fiori, una figura umana in piedi. La pianta - dice Rudolf Steiner - esprime la pura spassionata legge della crescita vegetativa, ma l'essere umano, aspirando a superiore perfezione, ha un fardello pi grosso: istinti, desideri, sentimenti. Sicch un arbusto vita dormiente. Ma l'umanit corre l'alea delle passioni. Passioni che per - questa la posta in gioco - un pi alto potere dell'anima pu depurare. Depurate, esse posson rinascere in forma pi fine. Il rosso del sangue un simbolo di codesto processo di depurazione. Ma - se anche non fosse cos - meditare sulle rose mi dava sempre una specie di letizia. Dopo un po' mi misi a contemplare qualcos'altro. Richiamai alla mente un vecchio nero lampione di ferro, nella Chicago di cinquant'anni fa, di quelli col coperchio simile al tricorno d'un torero. Era di notte fonda e cadeva la neve. Io, bambino, guardavo fuori dalla finestra della mia cameretta. Era una vera tormenta, il vento e la neve sferzavano il vecchio lampione... e le rose ondeggiavano sotto la luce. Steiner consiglia la contemplazione di una croce festonata di rose, ma io, per ragioni forse ebraiche, preferivo un lampione. L'oggetto non importa, purch uno esca fuori dal mondo sensibile. Allorch ne sei fuori, puoi sentire risvegliarsi in te certe parti dell'anima che mai, prima, si erano destate. Il mio esercizio spirituale era in pieno progresso quando Denise, uscita dalla stanza del giudice, venne a interromperlo. Questa donna, la madre dei miei figli, con tutto che m'ha procurato un sacco di guai, mi fa spesso ricordare quel che, a proposito delle belle donne, ebbe a dire Samuel Johnson: saranno sciocche, saranno perfide, ma la loro bellezza in se stessa assai stimabile. E stimabile era Denise, in tal senso. Aveva grandi occhi violetti e un naso sottile. La pelle, ricoperta di finissima peluria: te n'avvedevi solo quando la luce la colpiva in un certo modo. I capelli, raccolti sulla nuca, davano alla sua testa troppo peso. Non fosse stata bellissima, avresti notato questa sproporzione. Il fatto stesso che non s'accorgesse di come quell'acconciatura la rendeva testona poteva essere un segno che era un tantino sonata. In tribunale - dove m'aveva trascinato lei - si mostrava

sempre cameratesca. E poich quel giorno era particolarmente affabile, ne arguii che il colloquio col giudice doveva esserle andato egregiamente. Il fatto che si accingesse a bastonarmi come un cane sprigionava il suo affetto. Difatti, mi voleva bene. Ah, sei qui che aspetti mi disse. La sua voce era tremula e argentina, con qualche incrinatura, ma anche aggressiva. I deboli, in guerra, non si rendono conto di quanto colpiscono duro. Non che lei fosse poi tanto debole. E dalla sua aveva l'ordine sociale costituito. Per si considerava debolissima, una donna oppressa. Alzarsi dal letto per preparare la colazione era quasi una impresa impossibile per lei. Recarsi in tass dal parrucchiere era pure molto arduo. La bella testa era un grosso peso per il suo bel collo. Si sedette accanto a me con un sospiro. Eran passati gi diversi giorni dall'ultima volta che era stata al salone di bellezza. Quando ha i capelli in ordine sembra meno stralunata. Aveva smagliature nelle calze. Per venire in tribunale, si veste da stracciona. Sono esausta mi disse. Non riesco a chiuder occhio tutta notte, alla vigilia d'un'udienza. Borbottai: Mi dispiace tremendamente. Non hai l'aria di star tanto bene, neanche tu. Le bambine mi dicono, tante volte: Pap, sei fresco come la ruta... e altrettanto verde. (15) Come stanno, a proposito? Come meglio possono. Gli manchi molto. E' normale, suppongo. Niente normale per loro. La tua mancanza le fa soffrire tremendamente. Detto da te, ha qualcosa di sciropposo. Che vorresti che dicessi? Solo bene oppure poco bene risposi. Sciropposo! La prima cosa che ti salta in mente, tu la spari. E' la tua debolezza pi grave. Una tentazione cui non resisti. Quel giorno ero propenso a veder le cose dall'altrui punto di vista. Come ci si rafforza? S, Denise aveva ragione: resistendo alle proprie tentazioni. Quante volte - per il semplice fatto di tener la bocca chiusa, di non dir ci che pensavo - io mi sono sentito pi forte! Eppure, si direbbe ch'io non sappia cosa penso finch non lo dico. Le bambine vogliono che, per Natale, le porti al Teatro Goodman, allo Spettacolo per i Piccini. No, niente da fare. E' un'idea tua.

Eh gi, tu sei troppo su di tono per portarle a una recita, come un padre qualsiasi. Gliel'hai promesso, eppure. Io? Mai! Sei stata tu, e ora immagini che gliel'abbia promesso io. Resti qui per Natale, non vero? Invece no. Partivo venerd. Non avevo trovato la maniera di informarne Denise, cos non risposi. E lei: O hai in programma un viaggetto con Renata la Poppona? Su questo piano, ero impari a Denise. E ridalli con Renata! Non permetteva neanche che le bambine giocassero con il piccolo Roger Koffritz. Una volta mi disse: Col tempo diventeranno immuni a quel tipo di influenza puttanesca. Ma giorni fa sono tornate a casa sculettando e ho capito che eri venuto meno alla promessa di tenerle lontane da Renata. Denise disponeva di una rete di notizie efficientissima. Sapeva tutto, per esempio, su Harold Flonzaney. Come sta il beccamorto tuo rivale? mi chiedeva certe volte. Difatti lo spasimante di Renata era un impresario di pompe funebri. Cliente del suo ex marito, questo Flonzaney faceva soldi a palate, ma il suo titolo di studio, non lo si pu negare, era in imbalsamazione. Ci dava al nostro idillio una sfumatura macabra. Una volta litigai con Renata perch aveva in casa certi fiori che - ci avrei giurato - eran avanzati da qualche funerale: glieli aveva mandati Flonzaney, che seguitava ancora a corteggiarla. La costrinsi a buttarli nella spazzatura. Ma lavori o non lavori? mi domand Denise. Non molto. Non fai altro che giocare a paddle ball con Longobardi, eh? Ti di bel tempo con la Mafia, tu! Lo so che non frequenti amici seri. Durnwald ti darebbe il fatto tuo, ma purtroppo in Scozia. Peccato. So che neanche a lui piace la Poppona. E una volta mi disse che disapprova il tuo compare Thaxter, n gli garba come ti sei invischiato in quel giornale. The Ark! Ci avrai speso su un mucchio di quattrini, ma quando esce il primo numero? Nessuno sa. Amante della lirica, abbonata al Teatro dell'Opera, Denise faceva spesso citazioni da Verdi e da Mozart. Questo nessuno sa veniva da Cos fan tutte. Il saggio uomo di mondo mozartiano si chiede ove possa trovarsi fedelt nelle donne: dove sia? dove sia? nes-su-no sa! Anche questa era un'allusione all'infedelt di Renata, lo sapevo benissimo. Per l'appunto, sto aspettando Thaxter. Forse arriva oggi. Ma sicuro, piomber in citt come uno squadrone di cavalleria. Tu preferisci pagar i conti a lui che dar soldi alle tue figlie.

Le mie figlie hanno abbastanza soldi. Tu hai la casa e un bel mucchio di quattrini. Vi siete presi tutti i soldi del Von Trenck, tu e gli avvocati. Non ce la faccio a mandar avanti quella casa enorme. Coi soffitti alti cinque metri, solo di riscaldamento costa un occhio. Ma tu scialacqui i tuoi soldi con gente anche peggiore di Thaxter. Perlomeno Thaxter ha stile. Ti ricordi quando ci ha condotti a Wimbledon? Che stile! Quel paniere di salmone affumicato e champagne! Mi risulta che a quel tempo era la Cia a pagargli le fatture. Ma perch non mettergli in conto anche The Ark, alla Cia? Perch alla Cia? Ma s. Ho letto il tuo prospetto. E credo che sia proprio la rivista intellettuale seria che alla Cia farebbe gioco, per la propaganda all'estero. Tu ti ritieni una specie di statista culturale. Non volevo dir altro che questo, in quel prospetto: l'America non deve lottare contro la penuria e noi ci sentiamo in colpa di fronte a chi deve ancora patir la fame, battersi per la libert, alla vecchia maniera. A noi il pane non manca, non siamo sorvegliati dalla polizia segreta, rinchiusi in manicomio per le nostre idee politiche, arrestati, deportati, mandati a crepare ai lavori forzati o in campi di concentramento. Ci sono risparmiati tanti sacrifici, non conosciamo il terrore notturno. Dati questi vantaggi, spetterebbe a noi formulare le nuove richieste di fondo dell'umanit. Invece, dormiamo. Dormiamo e ce la spassiamo, mangiamo e facciam baldoria e torniamo a dormire. Quando vai sul solenne, Charlie, sei una frana. E adesso ti stai dando al misticismo, oltre che a quella cicciona, oltre che all'atletica pesante, oltre che a quest'eleganza da damerino... Sintomi, tutti, di decadenza fisica e mentale. Mi dispiace, sai, sul serio. Non solo perch son la madre dei tuoi figli, ma perch una volta avevi tanto cervello, tanto talento. Forse, se non avessero ammazzato i Kennedy, tu saresti rimasto fertile. Ti sentivi inserito e ci ti manteneva sano e cosciente. Mi sembri il povero Humboldt. Lui doveva diventare lo Zar della Cultura, sotto Adlai Stevenson. La tua vecchia fissazione per Humboldt. Non t' mica passata. E' l'ultimo amico serio che tu abbia avuto. Nel corso di codesti colloqui, sempre un tantino sognanti, Denise era convinta di dar prova di sollecitudine, affetto persino. Il fatto che m'avesse trascinato in tribunale, scavato un trabocchetto dietro l'altro, non contava. Per lei eravamo come Inghilterra e Francia, cari nemici.

A suo modo di vedere, il nostro era un rapporto specialissimo, che consentiva intelligenti scambi di idee. M'hanno anche parlato di questo dottor Scheldt, il tuo guru antroposofico. Molto gentile, dicono, e carino. Ma sua figlia una pupattola, una piccola opportunista. Tira a sposarti, e anche il padre sarebbe d'accordo. Sei una preda ambita, per le donne che sognano la gloria accanto a te. Per tu ti vai sempre a nascondere dietro la povera Demmie Vonghel. Denise mi bombardava coi proiettili che, di giorno in giorno, andava accumulando nel suo cuore. Ma anche qui le sue informazioni erano esatte. Al pari di Renata e la Seora, anche Miss Scheldt parlava delle nozze fra Inverno e Primavera, di quanto furon fertili e felici gli ultimi anni di Picasso e di Casals, la vecchiaia di Charlie Chaplin e del giudice Doug- las. Ma Renata non vuole che tu ti dia al misticismo, vero? Renata non s'immischia in certe cose. Eppoi non sono un mistico. Eppoi non vedo perch mistica debba esser una parolaccia. Pi o meno equivale a religione, cosa di cui tanta gente parla con rispetto. Cosa dice la religione? Che negli esseri umani c' qualcosa al di l della materia e della mente, e che noi abbiamo facolt conoscitive che vanno oltre l'organismo e i suoi sensi. Io ci ho sempre creduto. Semmai soffro perch ignoro o trascuro le mie intuizioni metafisiche. Ho fatto l'universit, quindi so cosa rispondono le persone istruite a questo punto. Interrogami sulla concezione scientifica del mondo e otterr buoni voti. Ma si tratta di cose mentali e nient'altro. Sei sempre stato uno svitato, Charlie. Quando mi accennasti a quel saggio sulla noia, pensai: Ecco, ci siamo! Stai degenerando rapidamente, senza di me. Tante volte penso che saresti da rinchiudere. Perch non riprendi il tuo libro su Washington negli Anni Sessanta? I brani pubblicati su riviste erano ottimi. E m'hai parlato di tanti altri ancora inediti. Se hai smarrito gli appunti, posso aiutarti io a ricordare. Potrei ancora raddrizzarti, Charlie. Ne sei convinta? Ho capito gli errori che abbiamo fatto tutt'e due. E il tuo modo di vita grottesco: tutte queste ragazze, e il club atletico, e i viaggi, e ora l'antroposofia. Il tuo amico Durn- wald in pensiero per te. E anche tuo fratello Julius si preoccupa. Senti, Charlie, perch non mi risposi? Tanto per cominciare, la piantiamo con giudici e avvocati. S, dovremo tornar insieme. E' una proposta seria?

Le bambine non vorrebbero altro. Pensaci. Non che conduci una vita pacchia. Sei gi di forma. Io correrei il rischio. Si alz, apr la borsetta. Ecco qua, sono arrivate alcune lettere al vecchio indirizzo. Guardai i timbri. Sono vecchie, di mesi. Avresti anche potuto farmele avere prima, Denise. Che differenza fa? Gi ne ricevi pure troppa, di posta. Non rispondi quasi mai. E allora? Questa qui l'hai aperta, poi richiusa. E' della vedova di Humboldt. Kathleen? Eran divorziati da un pezzo, quando lui mor. Comunque, ecco che arriva il tuo principe del foro. Erano entrati Tomchek e Srole, e poi da un'altra porta ecco Pinsker il Cannibale, in giacca gialla sgargiantissima, e un cravattone ocra che pareva un'omelette al formaggio, e scarpe bicolori. La sua chioma era grigia ma brutalmente lunga. Impettito come un ex pugile. Mi domandavo cosa sar stato, costui, in una precedente incarnazione. Me lo domandavo di noi tutti. Comunque, la riunione non era con Denise e Pinsker, ma solo col giudice. Entrammo, Tomchek e Srole e io, nella sua stanza. Il giudice Urbanovich, croato o forse serbo, era un ciccione, calvo, dalla faccia alquanto piatta. Era molto cordiale, del resto, e civilissimo. Ci offr un caff. Ricusai: No, grazie. Dunque, abbiamo gi tenuto cinque udienze esord Urbanovich. Il protrarsi della lite nuoce a entrambe le parti. Non ai loro avvocati, s'intende. Trovarsi sul banco degli accusati tremendo, per una persona sensibile come il signor Citrine... L'ironia era alquanto pesante. In un maturo chicaghese la sensibilit, se genuina, una forma patologica curabile; ma in un uomo che guadagna duecentomila dollari all'anno - come me all'apice delle mie fortune - la sensibilit solo una maschera. La gente ipersensibile non guadagna tanti quattrini cos. Il giudice Urbanovich prosegu: Pu non essere tanto piacevole, venir interrogati dall'avvocato Pinsker. Lui appartiene alla scuola dei duri. Non sa citare esattamente i titoli delle sue opere, n i nomi delle societ francesi o italiane, o persino inglesi, con cui lei ha a che fare. Inoltre, a lei non piace come veste, non condivide i suoi gusti in fatto di camicie e cravatte... Insomma, non era consigliabile capitar sotto le grinfie d'un cretino violento come il Pinsker. Ma, se io non mi mostravo ragionevole, il giudice l'avrebbe aizzato contro di me.

Tre, quattro, cinque volte abbiam tentato un accordo con la signora Citrine disse Tomchek. Le offerte non erano soddisfacenti. Vostro Onore, la signora Citrine ha ricevuto ingenti somme di denaro dissi io. Pi le si offre, pi lei alza le proprie richieste. Se capitolo, lei mi garantisce che non siamo daccapo l'anno prossimo? No, ma posso tentare. Posso farne una res judicata. Il suo problema, Mister Citrine, che lei ha dato prova di essere in grado di guadagnare grosse somme. Ultimamente, no. Solo perch sconvolto da questa lite. Se io vi pongo fine, se la metto in libert, non c' limite a quel che potr guadagnare. E mi ringrazier. Sar all'antica, sar anche superato. Ma, signor Giudice, non ho mai imparato i metodi della produzione in serie. Non si sottovaluti, signor Citrine. Noi abbiamo fiducia in lei. Abbiamo letto i suoi articoli su Look e su Life. Due riviste che hanno chiuso. Superate, anche loro. Abbiamo visto la sua cartella fiscale. E ci racconta una storia diversa. Qui si tratta di redditi futuri prevedibili disse Tomchek. Come pu il mio cliente prometter di produrre? Urbanovich disse: E' inconcepibile, qualunque cosa accada, che il reddito del signor Citrine scenda al disotto di quello cui si applica un'aliquota fiscale del cinquanta per cento. Quindi, se verser alla signora Citrine trentamila dollari annui, ci gli verr a costare, in dollari effettivi, solo quindicimila. Fino alla maggior et della figlia minore. Quindi, per quindici anni ancora, cio fino a che ne avr settanta, sarei obbligato a guadagnare almeno centomila dollari l'anno. La cosa, Vostro Onore, mi diverte. Ah ah! Non credo che il cervello mi reggerebbe, ed tutto il patrimonio che ho. Altri hanno case e terreni, possono detrarre per fitti e giacenze, per ammortizzamento di capitali, reclamare prezzi sostegno o sussidi federali, mentre io non ho alcuna di codeste agevolazioni. Nessun vantaggio del genere. Ma lei, Mister Citrine, un uomo in gamba. Perfino qui a Chicago ci evidente. Quindi non il caso di sollevar eccezioni per lei. Nella suddivisione dei beni susseguente al divorzio, la signora Citrine ha ottenuto meno della met, ed essa sostiene che alcuni dati vennero alterati. Lei un tipo un pochino svagato e forse non si rese conto di ci. Forse i dati vennero alterati da altri.

Cionondimeno, lei ne responsabile sotto il profilo legale. Srole disse: Respingiamo questo addebito. Comunque, non tanto di frode che qui si tratta disse il Giudice. E fece un gesto con entrambe le mani, come per buttar qualcosa fuor della finestra. Doveva esser dei pesci, come segno. A giudicare dai gemelli. Quanto alla diminuita produttivit di reddito del signor Citrine in questi ultimi anni, la stessa potrebbe esser deliberata, per tener a bada la querelante. O senn pu trattarsi di una crisi passeggera. Il Giudice si divertiva, era chiaro. Evidentemente Tomchek il Principe dei Divorzi gli era antipatico, trovava Srole un fantoccio, quindi se la spassava con me. Ho molta comprensione per i problemi degli intellettuali e mi rendo ben conto come lei possa occuparsi di questioni che non siano in s lucrative. Mi risulta d'altronde che quel tale, quel Maharishi, che insegna alla gente a rigirar la lingua nella bocca fino a spingerne la punta entro le cavit dietro il palato, diventato multimilionario. Voglio dire, tante idee sono smerciabili; e pu darsi che queste sue preoccupazioni siano pi lucrative di quanto lei non creda concluse. L'antroposofia stava, senz'altro, facendo effetto. Non m'impermalivo pi. L'ultramondanit stingeva un po' su tutto. Ogni tanto il mio spirito si dissociava dal corpo. Ne usciva per fluttuare tranquillo nell'aria, oltre la finestra, sulla piazza sottostante. O senn le rose della meditazione cominciavano a rilcere nella mia mente, occhieggiando fra il verde rugiadoso. Ma il Giudice mi stava dando una strigliata, reinterpretando per me il Ventesimo secolo, per rinfrescarmi la memoria, per decidere in che modo io dovessi trascorrere il resto dei miei giorni. Insomma, la smettessi di far l'artigiano all'antica e adottassi i metodi dell'industria manifatturiera priva d'anima (Ruskin). Tomchek e Srole, ai due lati della scrivania, in cuor loro eran d'accordo. Non dicevano nulla. Sentendomi abbandonato, angariato, presi io stesso la parola. Quindi si tratta d'un altro mezzo milione di dollari. E, anche se si risposa, lei pretende un reddito garantito di diecimila dollari l'anno. E' cos? Esatto. E l'avvocato Pinsker chiede una parcella di trentamila dollari... Diecimila per ogni mese dedicato a questa causa. Dico bene? Non poi tanto irragionevole disse il Giudice. No, non direi che una parcella esorbitante.

Eh gi, in fondo si riduce a cinquecento dollari l'ora. E' quanto penso che valga anche il mio tempo, specie se devo fare qualcosa controvoglia dissi io. Mister Citrine, lei prima conduceva una vita pi o meno da bohmien. Poi ha messo su famiglia, si inserito in un contesto borghese. Adesso vuole uscirne. Eh no, non possiamo lasciarla sfarfallare a suo piacere. A questo punto il mio distacco cess e mi misi a bollire. Capii come Humboldt dovette sentirsi il cuore lacerato quando lo presero e lo legarono per portarlo in manicomio. L'uomo di talento lotta con le guardie e gli infermieri, si dibatte. E, in guerra contro l'ordine sociale, gli tocca anche reprimere il suo istinto, shake- speariano, per la veemente tirata. Qui bisognava frenarsi. Mi sarei messo a urlare. Sarei forse riuscito eloquente, commovente. Ma se poi mi mettevo a inveire come Lear contro le figlie, o come Shylock all'indirizzo dei cristiani? Non mi avrebbe giovato, pronunciare parole di fuoco. Le figlie di Lear e i cristiani di Venezia comprendevano. Quei due avvocati e quel giudice no. Supponiamo che mi mettessi a dir la mia sulla moralit, sulla carne e sul male e sulla giustizia e su Charlie Citrine, come io lo vedevo? Non era quella una corte di giustizia, un'assise della coscienza? E non avevo io forse tentato, a mio modo, sia pur confusamente, di arrecare un po' di bene a questo mondo? S, io avevo mirato a uno scopo pi alto, sebbene non l'avessi raggiunto e neppure sfiorato, e adesso che mi facevo vecchio, debole, scoraggiato, adesso che dubitavo della mia resistenza e persino della mia sanit, loro volevano mettermi le briglie, attaccarmi a un carretto pi pesante, per tutti gli anni che mi restavano, una decina o gi di l. Denise ha torto a dire ch'io butto fuori tutto ci che mi passa per la testa. Nossignore. Misi le braccia conserte e tenni la bocca chiusa: lingua a freno per non rischiare schianti al cuore. Eppoi, quanto a tribolazioni, le mie erano di media intensit, o magari ancor pi lievi. Quindi, per un senso di rispetto verso la vera sofferenza, ammutolii. Dirottai i miei pensieri su un'altra pista. Perlomeno ci provai. Chiss - mi domandavo - che cosa m'avr scritto Kathleen Fleisher Tigler. Quelli erano individui molto duri. Io riscuotevo la loro attenzione grazie ai miei beni materiali. Fossi stato un poveraccio, mi sarei gi trovato dietro le sbarre d'una prigione. Quanto a Denise - questa stupenda creatura lunatica dagli occhi violetti, il naso sottile, l'incarnato di pesca, la voce bellicosa e fragile - le avessi pure offerto tutto quanto il mio denaro, non sarebbe valso a nulla: essa avrebbe preteso di pi. E il Giudice? Da buon

chicaghese era un politicante, un feudatario, sempre in nome della legge equa e imparziale. Una repubblica fondata sulle leggi? Un governo di legulei, questo. Ma basta. A infiammarsi di sdegno, a sputare parole di fuoco, si aggrava solo la situazione. No: qui conviene star zitti. Indurirsi e tacere. Non parler mi dissi. Una rosa - o qualcosa che riluceva come una rosa - s'introdusse e volteggi per un istante nel mio cranio: capii che il mio proposito era stato avallato. Il Giudice part di nuovo all'attacco, a testa bassa. Mi risulta che Mister Citrine si reca spesso all'estero, e che ha giusto in programma un altro viaggio. E' la prima volta che lo sento disse Tomchek. E a me: Va da qualche parte? Per le vacanze di Natale risposi. C' qualche motivo per cui non dovrei? Nessunissimo disse il Giudice. Se non cerca di sottrarsi alla giustizia. La querelante e l'avvocato Pinsker azzardano l'ipotesi che Mister Citrine si accinga a lasciare il Paese per sempre. Fanno notare che non ha rinnovato il contratto d'affitto e che ha messo in vendita la sua preziosa collezione di tappeti persiani. Presumo che non abbia un conto cifrato in qualche banca svizzera. Ma come impedire che espatrii col suo patrimonio, vale a dire con il proprio cervello, in un Paese che, come l'Irlanda e la Spagna, non abbia con noi accordi di estradizione? Vi son prove di questo, Vostro Onore? chiesi. Gli avvocati si misero a discuterne e io pensavo: come avr fatto Denise a venir a sapere del mio viaggio? Certo, Renata raccontava tutto a sua madre, e la Seora, che scroccava pranzi e cene in cambio di pettegolezzi per tutta Chicago, aveva sempre bisogno di ghiotti argomenti. Esser a corto di indiscrezioni e maldicenze, per lei era la morte. Del resto, era anche possibile che le spie di Denise avessero qualche informatore all'Agenzia di Viaggi Poliakoff. Si ritiene che questi frequenti viaggi all'estero abbiano uno scopo. Il giudice Urbanovich aveva la mano sulla manopola e ecco che alzava ulteriormente il calore. Il suo sguardo diceva cordialmente: Bada a te! E d'un tratto Chicago non era pi la mia citt. Irriconoscibile! Me l'ero solo figurato io di conoscerla, di esserne conosciuto, di esservi cresciuto. A Chicago le mie aspirazioni erano insensate, le mie idee forestiere, i miei ideali assurdi. Allora capii cosa intendeva dirmi il giudice. Tu - mi diceva - vuoi sfuggire ai vari cannibali come Pinsker, liberarti da tutte queste spiacevoli realt; mentre io, Urbanovich, che sono pi in gamba di te, che ho altrettanta

sensibilit, che di aspetto sono anche pi bello, calvo e tutto, io devo invece pagare le mie dcime sociali per intero, devo giocare a golf coi vari Pinsker, andar a pranzo con loro. A me tocca adattarmi a tutto questo, come uomo e cittadino, e tu invece ti consideri libero di andare e venire, di salire in ascensore ed aspettarti che una donna bellissima il tuo Destino! - ti venga incontro sorridendo, non appena la porta si aprir. Te lo daremo noi il tuo Destino! La querelante chiede l'interdizione d'espatrio. Io mi chiedo se non sia il caso di fissare una cauzione disse Urbanovich. Duecentomila dollari, diciamo. Indignato, Tomchek esclam: Senza la minima prova che il mio cliente intenda scappare? E' un uomo molto distratto, Vostro Onore disse Srole. Nulla di strano che abbia dimenticato di rinnovare l'affitto. Se il signor Citrine fosse proprietario di un negozio, di una piccola fabbrica, se avesse uno studio da professionista o una cattedra da accademico, ebbene, disse Urbanovich, una fuga del genere non sarebbe ipotizzabile. E mi fissava, scrutatore, con gli occhi tondi, con terrificante levit. Tomchek ribatt: Citrine ha sempre abitato a Chicago, qui una figura di spicco. Mi risulta che ha avuto forti spese, quest'anno. Esito a usare il verbo scialacquare... Denaro suo, del resto. Urbanovich consult un promemoria. Forti perdite incorse in un'impresa editoriale, The Ark. Un collega a nome Thaxter... Cambiali in protesto. Si vuol insinuare che non si tratti di autentiche perdite, bens di espatrio clandestino di denaro? Sono accuse campate in aria, semplici sospetti della signora Citrine disse Tomchek. La Corte intende prestarvi fede? Il Giudice disse: Questa solo una conversazione privata in camera di consiglio. Ritengo tuttavia che - dato il fatto, incontrovertibile, che grosse somme hanno preso il volo - spetti a Mister Citrine presentarmi un completo ed accurato resoconto finanziario, affinch io sia in grado di fissare una cauzione, ove ci sia necessario. Lei non si rifiuta, vero, signor Citrine? Oh male! molto male! E se Cantabile avesse avuto l'idea giusta, dopo tutto? Farla investire da un camion! Ammazzare quella cagna! Dovr farmi aiutare da un contabile, Vostro Onore risposi. Mister Citrine, lei ha un po' un'aria da perseguitato. Spero si renda conto che io sono imparziale, invece, e che tratto equamente le due parti in causa. Quando sorrideva, certi muscoli che, negli individui meno astuti, nemmeno si sviluppano, acquistavano risalto sul suo viso.

Interessante. A che cosa li avr destinati, la natura, in origine, quei muscoli? Io non credo, per me, che lei intenda scappare. La signora Citrine ammette che lei un padre molto affettuoso. Eppure, un uomo in preda alla disperazione pu anche esser indotto a cose avventate. Mi voleva far sapere che la mia relazione con Renata non era un segreto. Spero, signor Giudice, che fra lei, la signora Citrine e l'avvocato Pinsker, mi lascerete poi qualcosa di cui campare. Dopodich eccoci di nuovo tutti e tre, imputato e suoi legali, nella luce grigioperla dell'ampio immacolato corridoio; e Srole mi disse: E' la sua tattica, Charles, come gi le abbiamo detto. Adesso si suppone che lei sia terrorizzato e che ci implori di definire la vertenza, per non esser squartato e fatto a pezzi. La tattica funziona dissi io. E avrei voluto pigliar il volo, da quel palazzaccio di vetro e cemento, verso un'altra vita, per non farmi rivedere mai pi. Sono terrorizzato. E non vedo l'ora di definire la vertenza. Ma non si pu. Lei non accetter, fa solo finta disse Tomchek. In realt non vuol saperne, di accomodamenti. E' roba da manuale. E ogni psicanalista cui ho accennato il caso, conversando a tavola, mi ha dato la stessa risposta: quando una donna vuole toglierti i soldi, in realt vuole castrarti. Non mi chiaro perch Urbanovich voglia tanto aiutarla. Secondo me, la cosa lo diverte un mondo disse Srole. E alla fine gran parte del denaro andr in parcelle dissi io. Mi son chiesto tante volte perch non rinunciare, e far voto di povert... Ma erano vane fantasticherie. S, certo, potevo regalarle tutto il mio patrimonio e ridurmi a vivere, come Humboldt, in un alberguccio. Anzi ero meglio attrezzato di lui, per una vita puramente interiore, non essendo un maniaco depressivo. Potevo trovarmici bene. Tranne che non mi ci sarei trovato bene abbastanza. Poich allora non vi sarebbe stata pi Renata, niente pi vita erotica, con annesse e connesse eccitanti ansiet, che son forse pi importanti dello stesso atto carnale. Un voto di povert non era certo il voto che Renata auspicava. La cauzione... ecco cosa non va. E' un colpo basso dissi. Penso che avreste dovuto far maggiori obiezioni. Ingaggiare battaglia. Ma che c'era da combattere? fece Billy Srole. Era un bluff e nient'altro. Non ha nulla cui attaccarsi. Lei ha dimenticato di rinnovare un contratto d'affitto. Fa viaggi in Europa. Potrebbe esser benissimo per motivi professionali. Ma mi dica, come mai la signora conosce

ogni mossa che lei si accinge a fare? Ero certo che fosse un'impiegata dell'Agenzia turistica, una certa Da Cintra, quella col turbante scozzese, a passar le notizie a Denise: non poteva vedere Renata, che la trattava sgarbatamente, dall'alto in basso. Eppoi, per spiegare come facesse Denise a conoscere le mie azioni, si pu ricorrere a un'analogia. L'anno scorso portai le mie figlie a una gita e, fra l'altro, visitammo un laghetto di castori. Presso la riva c'era un bel cartello in cui venivano illustrate vita e abitudini del castoro. I castori, di ci ignari, badavano a rosicchiare, a costruir le loro dighe, a nutrirsi e riprodursi. Il mio caso era tal quale. Denise avrebbe potuto ripetere, nell'italiano del suo caro Mozart: Tutto tutto gi si sa. Mi resi conto che avevo offeso Tomchek, criticando come si era regolato riguardo alla cauzione. Offeso a sangue, l'avevo. Tuttavia, per non guastare il rapporto fra patrono e cliente, se la prese con Denise. Come ha fatto a sposare una simile arpia? Le si era offuscato il cervello, mi sa. Lei un uomo di giudizio. Se n'intende. E, mi dica, se una donna di tal fatta s'incaponisce a tormentare un uomo, che cosa posson farci due avvocati? Per l'esasperazione, gli era venuto l'affanno. Non disse altro. Si mise la cartella sottobraccio e ci piant in asso. Avrei voluto che anche Srole se n'andasse. Ma questi si sent in dovere di trattenersi ancora, per spiegarmi quant'era solida la mia posizione legale (grazie a lui). Mi stette ancora appresso per ripetere che Urbanovich non poteva porre sotto sequestro il mio denaro. Non ne aveva alcun motivo. Ma, nella peggiore delle ipotesi, se proprio si arrivasse alla cauzione, conosco un tale da cui potr acquistare dei buoni titoli obbligazionari, esenti da tasse, cosicch non perder il reddito del denaro bloccato. Buona idea dissi. Per levarmelo di torno andai al gabinetto. Ma lui mi segu. Allora mi chiusi in un camerino e potei, finalmente, leggere la lettera di Kathleen. Come previsto, Kathleen mi informava della morte del secondo marito, Frank Tigler, in un incidente di caccia. Lo avevo conosciuto allorch - dovendo trascorrere almeno sei settimane nel Nevada per poter divorziare in quello Stato - ero andato ospite pagante nel suo dude ranch: una brulla, solitaria tenuta, dimenticata da dio, presso il lago Volcano. Memorabili, i miei rapporti con Tigler. Posso pure vantarmi di avergli salvato la vita: quella volta in cui cadde dalla barca

e io mi tuffai in suo soccorso. Salvataggio? Lui non la mise mai in questi termini. Eppure, bench fosse un cowboy, non sapeva nuotare. Un invalido, quando non fosse in sella. Appiedato, in stivali e cappellaccio, pareva malsaldo sulle gambe. Queste erano arcuate, a furia di cavalcare. Il viso ardito e bronzeo aveva folte sopracciglia rossicce. Appena lo vidi capitombolare, mi tuffai, perch l'acqua non era il suo elemento. Era un uomo da terraferma, assolutamente. Come mai allora ci trovavamo su quella barca? Perch Tigler voleva pigliar pesci: non era tanto un appassionato pescatore, quanto uno cui piaceva ottenere qualcosa per nulla. Era di primavera e c'era il passo di certi pesci localmente chiamati toobies: una vera curiosit naturalistica, affini ai celacanti preistorici o ai latimeria dell'Oceano Indiano, vivono a grandi profondit nel lago Volcano e salgono alla superficie per riprodursi. In molti vengono a dargli la caccia, perlopi pellirosse con le fiocine. Sono pesci sgraziati, stranissimi a vedersi, veri fossili viventi. Al villaggio indiano li essiccano al sole, e ammorbano l'aria. Le acque del lago Volcano posson definirsi pellucide o magari voltaiche. Quando vidi cadervi dentro Tigler, pensai subito che mai pi l'avrei rivisto. Gli indiani m'avevano detto che il lago profondissimo e quasi mai restituisce gli annegati. Mi tuffai immediatamente. Il freddo mi diede una scossa elettrica. Issai Tigler a bordo. Lui non ammetteva di non saper nuotare. Non ammise nulla, non disse nulla, prese il raffio e fiocin il suo cappellaccio galleggiante. Aveva gli stivali pieni d'acqua. L'incidente pass cos sotto silenzio. Dopotutto, eravamo nel laconico Far West. Una cosa fra due uomini. Gli indiani l'avrebbero lasciato senz'altro annegare. Non gli andava che i bianchi - presi dalla febbre del qualcosa-per-- niente catturassero i loro toobies. Inoltre odiavano Tigler perch faceva prezzi disonesti, li frodava, e lasciava i suoi cavalli pascolare dovunque. Del resto - e lo stesso Tigler me l'aveva detto - i pellirosse non interferiscono mai con la morte, la lasciano fare e basta. Una voltami raccont - era presente quando un indiano a nome Winnemucca fu abbattuto a colpi di pistola davanti all'ufficio postale. Nessuno chiam un medico. Il poveretto mor dissanguato in mezzo alla strada, mentre tutti lo stavano a guardare, uomini donne e bambini, seduti sulle panche o a bordo di vecchie automobili, in silenzio. Adesso - l al Palazzo di Giustizia - rivedevo la figura di Tigler, come scolpita nel bronzo, affondare girando lentamente nell'acqua gelida, elettrica, e poi

vidi me stesso - che avevo imparato a nuotare in una cisterna che sapeva di cloro, a Chicago - inseguirlo come un'otaria. Dalla lettera di Kathleen appresi che era morto in azione. Eran venuti due californiani che volevano cacciare il cervo con la balestra. Frank li accompagn allora nelle colline. Qui vennero a diverbio col guardiacaccia. Un indiano a nome Tony Calico, reduce dalla Corea, credo anzi che tu l'abbia conosciuto. Uno dei due californiani, a quel che risult, aveva precedenti penali. Al povero Frank, lo sai, piaceva varcare un po' i confini della legge. Non in quel caso l, per c'era pur sempre un'ombra di illegalit. Si erano portati dietro dei fucili... Non voglio entrare nei particolari, sono troppo penosi. Frank non spar, ma fu l'unico a essere colpito. Mor dissanguato prima che Tony Calico arrivasse all'ospedale. La lettera seguitava: E' stato un duro colpo, per me, Charlie. Eravamo sposati da dodici anni, lo sai. Non mi dilungo oltre. Pel funerale venuta un sacco di gente. Mercanti di cavalli da tre Stati, i suoi soci in affari di Reno e Las Vegas, proprio tanti. Era molto benvoluto. Tigler, lo so, era stato domatore di cavalli; ai rodeo aveva vinto molti premi; godeva di una certa stima nell'ambiente; ma non credo che alcuno, a parte Kathleen e la vecchia mamma, gli volesse bene. Tutto quello che il dude ranch gli rendeva, non che fosse un granch, lui l'investiva in mezzosangue da corsa. Alcuni di questi cavalli venivan iscritti in base a documenti falsi, essendo nati da stalloni interdetti dagli ippodromi perch drogati o sofisticati. Le norme in proposito sono molto severe. Era degno di Tigler ch'egli cercasse di aggirarle con falsi pedigree. Quindi era sempre in giro, da un ippodromo all'altro, e lasciava a Kathleen tutta la cura dell'azienda. Non che ci fossero molti affari di cui curarsi. Tutto il reddito se n'andava per la scuderia. Le baracche dei villeggianti cascavano a pezzi. Mi facevano pensare alla cadente casa di campagna di Humboldt. Kathleen era nelle medesime angustie, l nel Nevada. Il destino - destino interiore - era troppo forte per lei. Tigler la lasciava sola a mandar avanti la baracca: non pagasse nessuna fattura, nessun conto, tranne quelli indispensabili pei cavalli, e solo dietro violente insistenze. Io avevo parecchi guai per mio conto, ma la duplice solitudine di Kathleen - prima nel New Jersey, poi nel Nevada - mi faceva una pena tremenda. Appoggiato contro il tramezzo, in un gabinetto del Palazzo di Giustizia, mi sguerciavo per leggere quella lettera, dattiloscritta con

un nastro sbiadito. So che tu volevi bene a Tigler, Charlie. Vi siete tanto divertiti insieme, a pesca di trote e giocando a poker. Ci ti distraeva dalle tue preoccupazioni. Esatto. Senonch Tigler si arrabbi moltissimo quando io presi la mia prima trota. Eravamo nella sua barca e stavo usando la sua esca, quindi, secondo lui, quella trota era sua. Mi fece una scenata, gliela tirai con malagrazia. Il paesaggio era squallido. Non era un angolo ideale per la pesca: rocce nude, niente alberi, irti cespugli di saggina, un polverone che si levava sulla scia dei rari camion. Non era per parlarmi di Tigler, per, che Kathleen mi aveva scritto. Ma per farmi sapere che Orlando Huggins mi stava cercando. Humboldt mi aveva lasciato qualcosa. Huggins era il suo esecutore testamentario. Questo Huggins - vecchio playboy della sinistra - era un uomo decente, in fondo un galantuomo. Anche lui voleva molto bene a Humboldt. Quando io venni smascherato come falso fratello carnale, tocc a Huggins l'incarico di metter ordine fra gli affari di Humboldt. Vi si dedic con zelo. Poi Humboldt l'accus di frodi e minacci di denunciare anche lui. Poi, verso la fine, la mente dovette schiarirglisi. E seppe riconoscere gli amici sinceri: nomin Huggins amministratore dei suoi beni, si ricord di Kathleen e di me nel suo testamento. Cosa le avesse lasciato, lei non me lo diceva: ma certo Humboldt non aveva granch da donare. Comunque, Huggins aveva consegnato a Kathleen una lettera postuma di Humboldt: In essa mi parla d'amore e di tutte le opportunit da lui perdute, sul piano umano. Ricorda i vecchi amici, Demmie e tu, e i bei tempi passati, al Village e in campagna. Non riesco a veder cosa rendesse belli quei vecchi tempi. Anzi non credo che Humboldt abbia mai trascorso un solo giorno felice in tutta la sua vita. Negli intervalli della sua follia, della sua nera fluttuante depressione, s, conosceva momenti sereni: non pi di due ore consecutive, forse. Ma certo esercitava su Kathleen un fascino che io, venticinque anni fa, ero troppo immaturo per valutare. Lei era una donna di forme vistose i cui sentimenti profondi erano invisibili, a causa di un'indole calma e tranquilla. Quanto a Humboldt, c'era della nobilt anche nella sua pazzia. Persino nei momenti pi foschi si serbava fedele a certe cose. Ricordo, per esempio, come gli luccicavano gli occhi quando, abbassando la voce, pronunciava l'arcaica parola relume (rallumare) detta da un uomo in procinto di commettere un delitto, o quando citava le parole di Cleopatra: Ho in me una brama d'immortalit. Humboldt amava l'arte profondamente. Noi per questo l'amavamo.

Anche nel pieno del disfacimento, c'erano in lui delle parti non corrotte, incorruttibili. Credo che s'aspettasse protezione, da Kathleen, allorch entrava in uno stato d'animo in cui i poeti devono trovarsi. Stati d'animo alto-sognanti (aquiloni contro cui s'accaniva la flak americana) ch'egli chiedeva a Kathleen di preservare per lui. Stati di incantamento. Lei faceva del suo meglio per esaudirlo. Per lui non riusciva a produrre mai abbastanza incantesimi, mai sogni sufficienti ad avvolgersi dentro del tutto. Non bastavano a coprirlo, invilupparlo. Ma lo so io quanto si fosse prodigata, Kathleen, e per questo l'ammiravo. La lettera seguitava. Mi rammentava le lunghe chiacchierate sotto gli alberi al Rancho Tigler. Io le parlavo di Denise, m'affannavo a giustificare la mia condotta. Rivedevo quegli alberi: qualche sparuto sambuco, qualche pioppo. Le inserzioni pubblicitarie di Tigler parlavano di una localit amena e gaia: in realt le baracche di legno si sfasciavano, la piscina era coperta da uno strato di foglie e di schiuma, i recinti erano semidivelti, le cavalle pascolavan dappertutto come belle ignude matrone. Kathleen indossava calzonacci di tela e la camicia di cotone era lisa, a furia di lavarla, da parere un ectoplasma. Ricordo Tigler che, accosciato, ridipingeva le sue anatre di legno da richiamo. Non poteva parlare, in quel periodo: qualcuno, infuriato per via di certi conti da saldare, gli aveva fratturato la mascella, e ce l'aveva ingessata. Inoltre, proprio allora, gli avevano tagliato la luce e l'acqua: i villeggianti pativano il freddo. Ma, secondo Tigler, non ci badavano: anzi, gli piaceva che il Far West fosse scomodo. Mica venivan l per trovarsi fra gli agi e le mollezze. Volevano far un po' di vita rude. Ma Kathleen mi diceva: Possiamo resistere cos al massimo due giorni ancora. Per fortuna arriv una compagnia cinematografica per girare l gli esterni di un film sulle orde mongole e Tigler fu ingaggiato come esperto di cavalli. Reclut indiani che, travestiti da guerrieri delle steppe asiatiche, galoppassero urlando e eseguissero acrobatiche cadute. Fu una gran cosa per Volcano Lake. Una manna di cui Padre Edmund attribu il merito a s. In giovent, questo pastore protestante era stato un divo, bellissimo, del cinema muto. Perfino sul pulpito indossava magnifiche vecchie vestaglie. Gli indiani eran tutti patiti del cinema. Sussurravan che quegli indumenti favolosi gli eran stati regalati da Marion Davies o da Gloria Swanson. E cos Padre Edmund sosteneva che la zona del lago Volcano era stata scelta grazie a lui e alle sue conoscenze di Hollywood. Comunque, in quell'occasione

Kathleen conobbe diversa gente del cinema. Tant' vero che adesso mi diceva nella lettera - intendeva vendere la tenuta, mettere la suocera a pensione presso certa gente di Tungsten City, e andarsene a cercar lavoro nell'industria cinematografica. Nei periodi di transizione, tanti vengono attratti dal cinema; o senn, cominciano a parlare di rimettersi a studiare, di pigliarsi una laurea. Ci saranno una ventina di milioni d'americani che sognano di tornare all'universit. Perfino Renata eternamente l l per iscriversi alla De Paul. Tornai nell'aula, a riprendere il mio giovanile spensierato soprabito a scacchi; e intanto mi chiedevo come fare, per i soldi, se Urbanovich mi metteva davvero sotto cauzione. Che carogna che era, quel croataccio pelato! Non conosceva n Denise n le figlie n me, e che diritto aveva di portarmi via del denaro guadagnato con pena e fatica, mediante singolari e sfibranti operazioni dell'intelletto!? Oh, s, sapevo anche mostrarmi superiore. Si prendessero tutto il mio denaro! Se m'avessero dato a riempire un questionario, mi sarei certo ben classificato in graduatoria, per magnanimit. Ma Humboldt (non facevo che pensare a lui quel giorno) mi accusava di voler trascorrere tutta la vita ai piani superiori della pi alta coscienziosit. Con ci intendeva esser innocenti, ed ignari del male in se stesso. Insomma - mi spiegava, professorale - uno che cerca di abitare in permanenza nelle alte sfere, che vuol esser puramente ragionevole, vede il male soltanto negli altri, mai in s stesso. Di qui, passava ad asserire che, nell'inconscio, nel cuore irrazionale delle cose, il danaro una linfa vitale, al pari del sangue che in un organismo porta alimento al cervello. Dal momento che ci teneva tanto a veder nel denaro qualcosa di superiore, avr forse deciso di restituirmi quei seimila settecento sessanta e rotti dollari? Me li avr lasciati per testamento? No, certamente. Non era possibile. Era morto in miseria. Eppoi, seimila dollari non sono pi un granch, oggigiorno. Il solo Szathmar mi doveva una somma maggiore, che gli avevo prestata per comprare una casa. Eppoi Thaxter. Lasciando andar in protesto certe cambiali, Thaxter mi era costato cinquanta azioni Ibm da me offerte in garanzia per quel prestito. Dopo molte lettere di preavviso, la banca - con immenso rammarico, quasi piangendo a vedermi cos crudelmente stangato da un amico che abusava della mia fiducia - aveva incamerato quei valori. Thaxter mi faceva notare come fosse una perdita deducibile. Sia lui sia Szathmar spesso mi consolavano in tal modo. O senn, facendo appello alla dignit e ai valori assoluti.

(Non miravo forse, io, alla magnanimit? non consideravo l'amicizia assai pi importante del denaro?) Tutti mi salassavano. Ero al verde. Che fare? Dovevo agli editori una settantina di mila dollari, ricevuti come anticipi per libri che la paralisi della volont mi impediva ormai di scrivere. Eppoi avevo perso ogni interesse per essi. Non mi restava che vendere i tappeti orientali. Avevo gi detto a Renata che ne ero stufo, e essa conosceva un mercante armeno disposto a prenderli, dietro senseria. Ora che i persiani si erano arricchiti col petrolio nessuno aveva pi voglia, col, di intrecciare tappeti. Dei mercanti tedeschi e giapponesi, e arabi persino, ne facevano incetta in America. Quanto poi alla Mercedes, meglio darla via. Mi sento sempre fortemente scosso, quando devo preoccuparmi per i soldi. Mi par d'essere un imbianchino che, caduto dalla sua impalcatura, trattenuto a mezz'aria dalla cintura di sicurezza, oppure un addetto al lavaggio dei vetri, sospeso nel vuoto, imbracato per le ascelle. Mi sento schiacciare il torace, mancare l'ossigeno. Tante volte ho pensato di portarmi appresso una bomboletta di ossigeno, per superare tali momenti di angoscia mozzafiato. Oh, s, avrei dovuto metter dei soldi al sicuro in Svizzera. E come mai, vivendo da tanti anni a Chicago, non avevo pensato a procurarmi qualche prestanome? E adesso che fare? Thaxter aveva nel cassetto due miei articoli: una rievocazione della Washington kennediana (ormai pi remota delle crociate) e un pezzo della serie sui Grandi Noiosi. Eccellente, ma non ci avrei ricavato un soldo. Chi disposto a pubblicare un serio studio sulla noia, sui noiosi? Ero perfino disposto a prendere in esame quel progetto di George Swiebel riguardo alla miniera di berillio in Africa. L per l ne avevo riso, ma tante volte le idee strampalate si rivelano commercialmente valide, eppoi nessuno sa mai, prima, quale forma potr prendere il suo gatto di Dick Whittington. (16) Un certo Ezekiel Kamuttu - che due anni fa fece da guida a George nell'Olduvai - accampava diritti di propriet su una montagna ricca di berillio e altre pietre semipreziose. Un sacco di juta, dall'aria esotica, giaceva attualmente sotto il letto di Swiebel, pieno di strani minerali. George me n'aveva dati alcuni, dentro un vecchio calzetto, chiedendomi di farli analizzare al Museo Field da un nostro vecchio compagno di scuola, il geologo Ben Isvolsky. Questi m'aveva tranquillamente assicurato che erano autentici. Poi, messa da parte l'impassibilit dello scienziato, aveva cominciato a farmi domande da uomo d'affari. Si poteva contare su un regolare afflusso di quelle pietre in quantit adeguata? E quanto ai macchinari? E come si arrivava sul

posto? E chi era Kamuttu? Kamuttu era uno - George diceva - che avrebbe dato la vita per lui. Gli aveva anche proposto d'imparentarsi con lui, offrendogli in moglie la propria sorella. Ma, dissi a Ben, tu sai che George ha il complesso del compagnone. Fa subito amicizia, con la gente del posto. Bevono insieme qualche bicchiere e quelli, sbito, s'accorgono che lui ha un cuore pi grande del Mississippi. Questo vero, del resto. Ma come facciamo a esser sicuri che questo Kamuttu non sia un imbroglione? Magari li ha rubati, questi campioni di berillio. O senn matto. Non ce n' mai penuria, a questo mondo. Conoscendo i guai familiari di Isvolsky, capivo bene perch sognasse di far un colpaccio con le pietre, o che. Qualsiasi cosa, pur di andarmene via per un po' da Winnetka mi disse. E soggiunse: Ma lo so, Charlie, a cosa stai pensando adesso. Quando vieni qui a trovarmi, vuoi sempre che ti mostri quegli uccelli. Alludeva all'enorme collezione di uccelli, messa insieme dal museo nel corso di diversi decenni ma non esposta al pubblico. Gli immensi laboratori dietro le scene, i magazzini, i ripostigli, le cantine eran assai pi affascinanti delle sale d'esposizione. Gli uccelli imbalsamati avevano le loro targhette alle zampe. Soprattutto mi piacevano i colibr migliaia e migliaia di minuscole creature, alcuni non pi grandi della punta d'un dito, infinite diverse variet - dalle piccole piume multicolori, iridescenti. E cos, Ben mi port a vederli di nuovo. Guance piene e capelli lanosi, brutta pelle ma viso simpatico, Isvol sky era ormai stufo del museo e dei suoi tesori. Mi disse: Se davvero questo Kamuttu ha una montagna di berillio, noi dovremmo proprio andarci, a pigliar quelle pietre. Parto fra poco per l'Europa dissi. Ottimamente. George e io passiamo a prenderti, e si prosegue insieme per Nairobi. Che pensassi al berillio e ai tappeti orientali dimostra quanto fossi nervoso, e poco pratico. Quand'ero in tale stato, c'era una sola persona al mondo che potesse aiutarmi: mio fratello Julius, spirito pratico, operatore immobiliare a Corpus Christi, nel Texas. Volevo molto bene a mio fratello (un tipo robusto, ormai anziano) e credo che anche lui me ne volesse. In linea di principio, era contrario ai legami familiari troppo stretti. Pu darsi che vedesse nell'amore fraterno un'apertura per lo sfruttamento. I miei sentimenti per lui erano molto intensi, quasi morbosi, e non lo biasimavo se cercava di tener le

distanze. Voleva vivere solo nel presente, e aveva dimenticato, o cercato di dimenticare, il passato. Anzi, diceva di non riuscir a ricordare nulla, da solo. Io, per me, invece non riesco a dimenticare niente. Lui spesso mi diceva: Hai preso la memoria di ferro da pap. E lui l'aveva presa da suo padre, quel vecchio bastardo di nonno. Nostro nonno sapeva a memoria il Talmud Babilonese. Erano in dieci, in tutto il mondo ebraico. E buon pro gli ha fatto! Io, non so nemmeno che roba . Comunque, da loro che hai ereditato la buona memoria. Ammirava questo mio dono ma, al tempo stesso, credo che a volte gli facesse rabbia, ch'io ricordassi tutto cos bene. Io, per me, son convinto che senza la memoria l'esistenza risulterebbe metafisicamente menomata. E non riuscivo a concepire come mio fratello, l'insostituibile Julius, potesse avere intuizioni metafisiche diverse dalle mie. Quindi badavo a parlargli del passato, e lui a dirmi: Ma davvero? Cos, proprio? Eh, lo sai, io non ricordo niente. Neppure com'era la mamma. E s, che ero il suo beniamino. Non puoi aver dimenticato il suo aspetto. Come sarebbe possibile? Non ci credo dicevo io. I miei sentimenti verso la famiglia esasperavano, a volte, mio fratello. Per lui ero una specie di idiota. Lui, invece, un mago della finanza e dell'impresa: costruiva palazzi, alberghi, grandi empori, contribuiva alla trasformazione di quella parte del Texas. Non si sarebbe ricusato di aiutarmi. La cosa tuttavia puramente teorica. Infatti, non gli ho mai chiesto aiuto, anche se tale questione sempre nell'aria, fra noi. Sarei anzi tremendamente imbarazzato a chiedergli qualcosa. Al tempo stesso ne sento il desiderio, il bisogno: al punto di esserne ossessionato. Stavo infilandomi il cappotto per andarmene, quando entr un bidello. Si frug in tasca, ne estrasse un foglietto. Mi disse: Hanno telefonato per lei dallo studio Tomchek. Si tratta d'un tale dal nome forestiero... Pierre, mi pare. Pierre Thaxter? Ecco, mi sono segnato qui tutto. Dice: appuntamento alle tre in punto, all'Istituto d'Arte. Eppoi sono venuti a cercarla un uomo e una donna. Lui coi baffi. Lei coi capelli rossi, in minigonna. Cantabile dissi. Il nome non l'hanno lasciato. Erano le due e mezza. Tante cose eran successe in poco tempo. Andai al supermercato Stop and Shop, dove comprai dello storione,

panini freschi, una lattina di t pregiato, marmellata della pi fine qualit. Era per offrire a Thaxter la colazione cui era abituato, nel caso che pernottasse da me. Da lui si mangiava sempre benissimo. Era orgoglioso della sua cucina e usava tutta una nomenclatura francese. Mica semplici pomodori, bens salade de tomates, niente pane e burro ma tartine, e via discorrendo: bouilli, brl, farci, fum... e vini eccellentissimi. Si serviva dai migliori negozi e mai cibo o bevanda men che squisiti mi venivano offerti in casa sua. Fatto sta che non vedevo l'ora di rivedere Thaxter. Le sue visite mi facevano sempre piacere. Forse pensavo che mi sarei deciso a aprirgli questo mio cuore oppresso... pur sapendo che in realt non l'avrei mai fatto. Lui arrivava dalla California, sempre di furia, con i lunghi capelli, come un cortigiano di Maria Stuarda, avvolto in un tabarro alla carabiniera, in abito di velluto blu elegantissimo, affascinante. Il cappellaccio a larga tesa proveniva da un negozio per ricchi negri gaudenti. Al collo, monili di gran valore, ma anche un fulardaccio tutto sporco, per di impareggiabile colore. Gli stivaletti di cuoio chiaro, che gli arrivavano sopra la caviglia, avevan una guarnizione di tela, sul lato esterno, con al centro un fiordaliso di cuoio, stilizzato. Aveva un naso volitivo, storto, il volto bruno era fiammante, e quando vedevo quei suoi occhi da leopardo mi s'allargava il cuore. C'era ben un motivo se, appena informato del suo arrivo, avevo speso cinque dollari per lo storione. Volevo molto bene a Thaxter. E qui s'appuntava il grosso interrogativo: sapeva, oppure no, quel che faceva? In altre parole: era o no una canaglia? E' un quesito, questo, cui un uomo sagace dovrebbe saper rispondere. Io invece no. Renata - quando mi faceva l'onore di trattarmi come futuro marito soleva dirmi: Non buttar altri soldi, per Thaxter. Fascino? Ne ha da vendere. Talento? Si spreca. Ma un fasullo, un truffatore. Non vero. Via! Abbi un po' di rispetto per te stesso, Charlie. Non berle tutte. Non crederai mica ai suoi millantati quarti di nobilt? Oh, senti! La gente deve pur vantarsi, no? Tanti morirebbero, se non potessero dire qualcosa di bello su di s. Le belle cose devono esser dette. Abbi cuore! E va bene. Ma il suo eccentrico guardaroba? Quel suo ombrello fuoriserie? Per lui, l'unico ombrello di classe un ombrello con il manico naturale. Lui non comprer mai un ombrello dal manico curvato a vapore, artificialmente. Oh, no! deve averlo fatto cos madre

natura! Eppoi, la sua cantina di vini speciali, la sua specialissima cartella - che si trova solo in un certo negozio di Londra - e il suo speciale letto-a-acqua con le speciali lenzuola di raso, dove lui si giace beato a Palo Alto con la sua troietta fuoriserie e guardano le partite di Coppa Davies su un televisore a colori fuoriserie. Per non parlare di un fesso fuoriserie a nome Charlie Citrine che paga tutto lui. Insomma, quell'uomo pazzo da legare! La suddetta conversazione aveva avuto luogo dopo una telefonata di Thaxter in cui mi annunciava che, in viaggio per New York per imbarcarsi sul France, si sarebbe soffermato a Chicago per parlare della nostra rivista in fieri, The Ark. Che ci va a fare in Europa? disse Renata. E' un giornalista di grido, lui, lo sai. E perch un giornalista di grido deve viaggiare in prima classe sul France? La traversata dura cinque giorni. Ha tanto tempo da buttar via? S, deve averne un po'. Noi invece viaggiamo in classe turistica, in aereo. Vedi, lui ha un cugino ch' un pezzo grosso della Compagnia di Navigazione Francese. Un cugino di sua madre. Non pagano mai, da nessuna parte. Quella vecchia conosce tutti i plutocrati del mondo. E' lei che organizza la presentazione in societ delle loro figliole. Mi risulta che, per, non ha mai scucito cinquanta azioni a nessuno di quei plutocrati. I ricchi hanno buon naso per gli scrocconi. Ma come hai fatto a esser tanto fesso? Veramente, la banca avrebbe potuto aspettare qualche giorno ancora. L'assegno di Thaxter era in arrivo, dal Banco Ambrosiano di Milano. Ma perch dall'Italia? Che c'entra? Non t'aveva forse detto che i suoi fondi sono depositati a Bruxelles? No, in Francia. Vedi, la sua parte del patrimonio della zia si trova presso il Crdit Lyonnais. Prima ti bidona, poi ti racconta un sacco di fandonie per giustificarsi e tu le ripeti in giro. Tutte quelle sue altolocate conoscenze in Europa sono prese pari pari da un film di Hitchock. E cos, ora viene a Chicago. E che fa? Ti fa chiamare dalla segretaria. Oh, al di sotto della sua dignit formare un numero da s, o rispondere personalmente allo squillo d'un telefono? Tu invece ti precipiti all'apparecchio. E la ragazza ti fa: Resti in linea, Mister Thaxter arriva subito. E tu te ne stai l impalato, a aspettare, attaccato alla cornetta! Il tutto - bada bene - a spese tue. Telefonata a carico del

destinatario. Per annunciarti il suo arrivo. Quando, te lo far sapere, esattamente, in un secondo tempo. Tutto questo era vero. Ma c'era dell'altro. Mi guardavo bene dal raccontar tutto a Renata, su Thaxter. C'erano anche storie di liste nere e scandali a questo o quel country club, c'erano voci di denunce per furto. Il mio amico aveva un gusto vecchio-stile per i guai. Oggi di mascalzoni di quel tipo mondano l non ce ne sono pi, ammenocch qualcuno come Thaxter - per puro amore dell'antichit - non rilanci il genere. Ma io sentivo anche che qualcosa di pi profondo era all'opera, e che le eccentricit di Thaxter avrebbero prima o poi rivelato un loro scopo spirituale. Lo sapevo benissimo che era un rischio, offrire quei titoli in garanzia, poich avevo gi visto Thaxter stangare altri. Ma - mi dicevo - non stangher me. Doveva fare almeno una eccezione. Giocai quindi d'azzardo fidando sulla mia immunit, e persi. Era un caro amico, Thaxter, e gli volevo bene. Sapevo altres ch'io ero l'ultimo uomo al mondo che egli avrebbe voluto danneggiare. Ma alla fine successe proprio cos. Aveva esaurito la provvista d'uomini danneggiabili. Non gliene restava pi nessuno. Aveva dovuto scegliere fra l'amicizia e i suoi principi-di-vita. Dopotutto, ora potevo considerarmi un mecenate di Thaxter e della sua arte. Son cose per cui si deve pagare. Lui aveva perduto, di recente, la sua villa in California, con piscina e campo da tennis, aranceto e giardino all'italiana, nonch l'Mg, la giardinetta e la cantina di vini. Lo scorso settembre feci un salto da lui per vedere come mai la nostra rivista, The Ark, non usciva ancora. Mi fece visitare la sua propriet, sotto il bel sole californiano. A quell'epoca cominciavo a sviluppare un nuovo sentimento cosmologico, riguardo al sole. Che , in parte, il nostro Creatore. Che c' una fascia solare nel nostro spirito. Che una luce in noi si leva e va incontro alla luce del sole. Che la luce del sole non soltanto qualcosa di esterno rivelato ai nostri oscuri sensi; ma quello che la luce per l'occhio, il pensiero per la mente. E cos eccoci l. Una magnifica giornata. Il cielo diffondeva il suo azzurro meraviglioso, temperato, pulsante, e intorno a noi pendevano gli aranci. Thaxter indossava il suo indumento preferito, il tabarro nero. I diti dei suoi piedi nudi eran premuti insieme come fichi secchi. Un giardiniere gli stava potando il roseto. Un ucraino. Mi preg di non parlargli. Sai, era guardiano in un campo di concentramento, e rimasto fieramente antisemita. Non voglio che si metta a delirare.

Cos appresi, in quel bellissimo giardino, come possono frammischiarsi un io-demone, un io-sciocco, un io-affettuoso. Ai figlioli pi piccoli di Thaxter, biondi e innocenti, si permetteva di giocare con pericolosi coltelli, con barattoli di polvere insetticida. Nessuno veniva a recar danni. Il pranzo fu una grossa messinscena. Fu servito accanto alla scintillante piscina. Lui si mesceva da solo i due diversi vini, con cupa dignit e intensa concentrazione da fine intenditore, avvolto nel tabarro, la curva pipa in bocca, contraendo gli alluci nudi. La moglie, una graziosa bruna, aveva apparecchiato la tavola, tutta lieta, quindi si era tenuta praticamente in disparte, sovrintendendo al pranzo. Era assolutamente soddisfatta della propria vita. In casa non c'era danaro, neanche un soldo. Il benzinaio all'angolo rifiut di accettare un suo assegno per cinque dollari. Tocc pagare a me. E, dietro le quinte, la giovane donna teneva a bada i creditori: quelli che reclamavano soldi per la piscina e pel campo da tennis, quelli del vino, quelli dell'automobile, quelli del piano a coda, quelli della banca. The Ark sarebbe stata stampata con nuove macchine Ibm, che non richiedevano una costosa composizione tipografica. Nessun altro Paese ha mai regalato ai suoi sudditi cos tanti balocchi, n ha inviato individui d'alto ingegno nelle plaghe pi remote dell'ozio, limitrofe alla terra del dolore. Thaxter stava costruendo una nuova ala, nella sua villa, per The Ark. La rivista doveva avere la propria sede, e non interferire con la sua vita privata. Reclut alcuni studenti, alla Tom Sawyer, per scavar le fondamenta. Intanto lui andava in giro pei cantieri edili, a farsi dar ragguagli dai capimastri e sgraffignare pezzi di compensato. Io mi ero rifiutato di finanziare quei lavori. Secondo me, la tua casa sprofonder in questa buca gli dissi. Sei sicuro di esserti attenuto alle norme dell'edilizia? Ma Thaxter possedeva quella cocciuta voglia di tentare che produce feldmarescialli e dittatori. Getteremo ventimila uomini all'assalto, in questo settore. Se ne perdiamo pi della met, cambieremo tattica. In The Ark volevamo pubblicare cose brillantissime. Dove avremmo trovato tanta vivezza d'ingegno? Da qualche parte doveva esserci. Era un insulto a un Paese civile, all'intera umanit, presumere che non ci fosse. Va fatto tutto il possibile per ridar credito e autorit all'arte, per ripristinare l'integrit della cultura, la seriet del pensiero, la dignit dello stile. Renata - che doveva aver dato un'abusiva sbirciata ai miei estratti-conto - sapeva evidentemente quanto spendevo come mecenate. A che serve questa tua Arca, Charlie, e chi son questi animali che tu

intendi salvare? Non sei mica idealista a tal punto! Anzi, sei pieno di animosit, non vedi l'ora di attaccare un sacco di gente, su quella tua rivista, di insultare tutti quanti a destra e a manca. L'arroganza di Thaxter niente, in confronto alla tua. Gli di tutta la corda che vuole per impiccare la gente, ma in realt tu ne hai il doppio di lui, d'arroganza, pi del doppio. Il denaro se ne va in ogni caso. Preferisco allora spenderlo per questa... Scialacquarlo, dirai. Ma perch? Perch finanzi quell'impresa editoriale? Sempre meglio che passar soldi agli avvocati e al governo. Quando attacchi a parlare della tua rivista, non ti seguo pi. Mi vuoi dire, in parole povere, una buona volta: che cosa e perch? Le fui sinceramente grato della sfida che cos mi lanciava. Per meglio concentrarmi chiusi gli occhi. Cominciai: Le idee di questi ultimi secoli sono ormai consunte. Chi lo dice! Lo vedi cosa intendo, per arroganza m'interruppe Renata. Fatto sta che sono consunte. Le idee politiche, le idee sociali, le teorie filosofiche e quelle letterarie (povero Humboldt!) le concezioni sessuali e, temo, perfino quelle scientifiche. Ma che ne sai, tu, Charlie, di tutte queste cose? Hai la febbre nel cervello! Allorch le masse pervengono alla consapevolezza, all'autocoscienza, esse prendono per nuove queste idee gi logore, esaurite. Come se ne potrebbero accorgere? E cos, il popolo fa propri quei presunti progetti. Il tema troppo serio per degli scilinguagnoli. (17) E io sono serissimo, infatti. Le cose pi grandi, le cose maggiormente necessarie alla vita, vedi, si sono dileguate. Inorridite, sono andate a nascondersi. E la gente ne muore, veramente, della loro mancanza. Ch si perde cos ogni vita intima. S: la vita interiore di milioni d'individui va smarrita, in tal modo, vien a mancare. Si pu anche capire come, in tante parti del mondo, non vi sia quanto a ci alcuna speranza, a causa della fame o della dittatura poliziesca. Ma qui, nel mondo libero, che scusa abbiamo? Dietro pressione della crisi pubblica, si rinuncia alla sfera privata. Questa sfera privata - lo ammetto - divenuta ormai cos schifosa che si lieti, in fondo, di sbarazzarsene. Fatto sta che accettiamo la disgrazia in cui essa caduta, e riempiamo la nostra esistenza delle

cosiddette istanze sociali. Cosa si sente dire, allorch si discute di tali questioni pubbliche? Si sentono ripetere concetti falliti da tre secoli. In ogni modo, la fine dell'individuo - questo oggetto di scorno e di odio - render superflue le superbombe, superflua la nostra distruzione fisica. Voglio dire, se non resteranno altro che anime folli e corpi senz'anima, non vi sar pi nulla che valga seriamente la pena di annientare. Da ogni parte nel mondo non si vedono pi, ormai da decenni, esseri umani nelle pi alte sfere di governo. L'umanit deve recuperare i suoi poteri d'immaginazione, ritrovare il pensiero vivente e la vera realt, non accettare pi questi insulti all'intelletto, all'animo umano: e al pi presto. Altrimenti...! E' a questo punto che un uomo come Humboldt, fedele a idee fallite, smarr la poesia, e perse il battello. Perse anche la ragione. Quindi non gli puoi dar tutta la colpa. Io non l'ho conosciuto, ma tante volte mi pare che tu sia troppo severo con lui. Lo so, soggiunse, gli rimproveri di aver vissuto il ruolo del poeta maledetto, come la borghesia lo desidera e l'approva. Ma, si sa, tu non salvi nessuno. Thaxter solo il tuo beniamino. Ma non salvi neanche lui. Aveva ragione lei, naturalmente. Thaxter non faceva che ripetermi: Qui ci vuole un'importante dichiarazione. Come se io avessi sempre un proclama bell'e pronto, nella manica. Gli ribattevo: Hai in mente qualcosa alla Albert Schweitzer, o sul genere di Yogi e il commissario... Hai un debole, tu, per queste cose terribili. Daresti chissach per essere un Malraux e parlare dell'Occidente. Ma che ti prende? che idee peregrine son queste? Le importanti dichiarazioni son aria fritta. Il disordine qui, ormai, in pianta stabile. E cos : sconcertante, tormentoso, multiforme e mutevole. Quanto a tendere all'eccezionale, tutto quanto era gi abbastanza strano. Pierre Thaxter andava assolutamente pazzo per la Cultura. Era un classicista, aveva studiato latino e greco coi monaci, assiduamente. Il francese l'aveva imparato da una bambinaia, e perfezionato a scuola. Autodidatta in arabo, leggeva libri esoterici, mirava a stupire tutti pubblicando saggi su dotte riviste finlandesi o turche. Parlava con singolare rispetto di Panofsky o Momigliano. Vedeva se stesso come un novello Burton o Lawrence d'Arabia. Talvolta era tutto genio-e-sregolatezza, alla Baron Corvo: squallidamente al verde a Venezia, intento a scrivere qualcosa di bizzarro e appassionato, di raffinatissimo. Non voleva lasciar fuori proprio niente. Suonava

Stravinski al pianoforte, sapeva tante cose sui Balletti Russi. Su Matisse e Monet era pressappoco un'autorit. Aveva idee tutte sue sui templi mesopotamici e su Le Corbusier. Era in grado di darti consigli e spesso te li dava - su quel che avevi da comprare e dove. E' a questo che alludeva Renata. Una borsa da avvocato, per esempio, non doveva aver la lampo in cima, bens una fibbia sul lato. Era un fanatico per valigette e ombrelli. Ci sono, in Messico - diceva - piantagioni dove crescono manici d'ombrello perfetti. E, sopra tutto ci, Thaxter si definiva un tolstoiano. Se insistevi, arrivava a confessarti di essere un anarco-cristiano-pacifista; e di aver fede nella purezza e semplicit di cuore. Quindi volevo molto bene a Thaxter. Come avrei potuto farne a meno? Inoltre, la febbre che gli ardeva nella povera testa, faceva di lui un caporedattore ideale. Grazie alla molteplicit dei suoi interessi, alla sua curiosit culturale, vedete, era un eccellente giornalista. Ci gli veniva universalmente riconosciuto. Aveva collaborato a prestigiose riviste. Da tutte, nessuna esclusa, era stato cacciato via. Ci voleva, per lui, un direttore tanto paziente quanto ingegnoso, che gli affidasse incarichi adeguati. Mi stava aspettando fra i due leoni che montano la guardia sull'ingresso dell'Istituto d'Arte. Manco a dirlo, indossava il tabarro, il vestito di velluto azzurro e gli scarponcini con guarnizioni di tela. Unica novit: i capelli. Adesso li portava alla Marat, con una rada frangetta sulla fronte. Per il freddo pungente, il suo viso era rosso. Di statura imponente, aveva una bocca larga dalle labbra rossoscuro, diverse verruche, il naso storto, gli occhi da gattopardo. I nostri incontri erano sempre lieti: ci abbracciammo. Vecchio mio, come stai? Ma che bella giornata, per Chicago! Sento molto la mancanza del freddo, in California. Terrifico! Non trovi? Bene bene, possiamo anche cominciare con qualcuno di questi stupendi Monet! Lasciammo ombrello e cartella, storione e marmellata in guardaroba; pagai io i due dollari d'ingresso; e salimmo su alle sale dedicate agli Impressionisti. La collezione comprende un paesaggio d'inverno norvegese di Monet. E, al solito, puntammo dritti su di esso. Una casa, un ponte, e la neve che fiocca. Il rosa della casa spicca contro il biancore della neve, e gli effetti del gelo son magnifici. Tutto il peso della neve, il gravame dell'inverno, sembran farsi leggeri e librarsi senza sforzo, per magia di luce. Ammirando quella pura roseo-nivea luce crepuscolare, Thaxter s'aggiust il pince-nez sulla sella del possente storto naso, con uno sfavillio di vetro e argento, e il suo colorito s'incup. Sapeva quel che facesse: da quel quadro, la

sua visita s'iniziava sul tono giusto. Solo che (ben conoscendo l'intera gamma dei suoi pensieri) sono certo che pensava al tempo stesso alla maniera in cui trafugare un simile capolavoro; e che escogitava fra s fulmineamente una ventina di altri arditi furti d'arte, da Dublino a Denver, completi di piani di fuga e ricettatori fidati. Pu anche darsi che sognasse un miliardario fanatico di Monet, disposto a dargli una barca di soldi per quel paesaggio norvegese, che avrebbe tenuto per s solo in un segreto bunker-santuario. Thaxter aveva bisogno di vaste prospettive (anch'io, quanto a questo). Tuttavia, per me era un enigma. Era un uomo gentile o brutale? Angoscioso decidere. Ecco che adesso, toltesi le lenti, volge verso di me quella sua faccia mora; e lo sguardo felino pi cupo del solito, negli occhi grandi e leggermente strabici. Prima che chiudano i negozi, ho una commissione da fare mi disse. Andiamo via. Non potrei interessarmi agli altri quadri, dopo questo. Cos, ritirate le nostre cose in guardaroba, uscimmo per la porta girevole. Al Palazzo Mallers c'era un negoziante a nome Bartelstein che vendeva posate antiche. Da lui Thaxter intendeva comprare un servizio di coltelli e forchette da pesce. I pareri sono discordi mi disse. C' chi sostiene che l'argenteria non s'addice al pesce: gli darebbe cattivo sapore. Io per me resto invece fedele all'argento. Perch posate da pesce? con che soldi? E per chi? La banca lo sfrattava dalla villa di Palo Alto, per a lui le risorse non mancavano mai. Ogni tanto accennava a altre case che aveva, una sulle Alpi italiane, una in Bretagna. Al Palazzo Mallers? dissi. Questo Bartelstein gode fama mondiale. Mia madre lo conosce. Le posate le servono per uno dei suoi clienti dell'alta societ. A questo punto vidi Cantabile e Polly venir verso di noi, avvolti dal vapore decembrino dei loro fiati. La Thunderbird bianca era ferma in divieto di parcheggio, con la portiera aperta sulla tappezzeria rossosangue dell'interno. Cantabile sorrideva, ma il suo sorriso aveva un nonsoch d'innaturale, non esprimeva gioia ma qualcos'altro. Forse era una smorfia provocata dal tabarro di Thaxter, dal suo cappellaccio, scarponcini scisc, faccione acceso. Anch'io mi sentivo rosso in viso. Cantabile invece era estremamente pallido. Respirava come se rubasse l'aria. Aveva un'aria famelica, inquieta. La sua auto, col motore al minimo, cominciava a intralciare il traffico. Forse perch ero stato tanto in compagnia di Humboldt quel giorno - e Humboldt a

sua volta era un assiduo di T'S' Eliot - mi venne fatto di pensare (come avrebbe pensato anche lui) all'eliotiana ora violastra, allorch il motore umano sta in attesa come un tass che pulsa, che attende. Ma scacciai subito quella reminiscenza. Il momento richiedeva la mia massima attenzione. Sbrigai alla svelta le presentazioni: La signora Palomino... Mister Thaxter... E questi Cantabile. Sali, svelto, salta su disse Cantabile, in tono di comando. Non volevo saperne. No gli dissi. Io e il mio amico dobbiamo parlare, e preferisco far due passi a piedi, fino al Mallers, piuttosto che trovarmi imbottigliato nel traffico, con te. Perdio, sali in macchina! Stava chino, proteso su di me. Ma grid quelle parole cos forte che si raddrizz. Polly volse verso di me la bella faccia. Si divertiva un mondo. I capelli lisci - di tessuto giapponese ma rossi rossi, e tagliati a cascata spiccavano in una massa compatta sul verde del loden. Quel viso piacente lasciava capire che uno, con Polly, poteva riuscire carnalmente gradito. Sarebbe stato gratificante, un vero piacere. Come va che alcuni uomini sanno trovare, individuare, le donne naturalmente capaci di dare e ricevere soddisfazione? Dai loro visi, dai loro sorrisi, anch'io sapevo identificarle... solo dopo che eran state trovate. Frattanto rari fiocchi di neve cadevano dalla grigia invisibilit che sovrastava i grattacieli; e si udiva di lontano qualcosa come un tuono diluito. Forse era invece il rombo d'un aereo, un fragore d'aviogetto sopra il lago; poich tuono significava tepore; mentre il gelo mordeva le nostre facce arrossate. Nel grigiore crepuscolare, la superficie del lago si fa perlacea. E la frangia polare, quell'anno, si era formata anzitempo: bianca. Sudicia, ma bianca. In fatto di bellezza naturale, anche a Chicago spetta la sua quota; con tutto che il destino storico ne abbia fatto, nel complesso, una citt materialmente rozza: rude l'aria, ruvido il suolo. Il guaio era che quell'acqua grigioperla con il suo orlo biancosporco artico e quell'aria grigetta punteggiata di neve non potevano esser apprezzate mentre un Cantabile mi spingeva verso la sua auto, villanamente, gesticolando, sia pure con mani finemente guantate. Ciononostante - come si va a un concerto per seguire i propri pensieri su uno sfondo di musiche soavi - uno pu fare un altrettale uso dei Cantabile. Un uomo che per anni era rimasto chiuso, tappato dentro, a vagliare ogni suo intimo moto con penosa insistenza - avendo deciso che il futuro umano dipendeva dalle sue esplorazioni spirituali uno che - visti vani i suoi sforzi di giungere a un'intesa con quei

rappresentanti del moderno intelletto cui aveva tentato di congiungersi - poi aveva deciso, invece, di seguire le fila dello spirito che in s aveva scoperto - per vedere dove mai lo conducessero - quest'uomo ora trovava un singolare stimolo in un tipo, in un tipaccio, come questo Cantabile. Andiamo! mi url nelle orecchie. No. Io e il mio amico dobbiamo parlare d'affari nostri. Oh, c' tempo per questo... quanto ne vogliamo disse Thaxter. E le posate? Tutt'a un tratto non te n'importa pi, di quelle posate da pesce? gli dissi. La voce di Cantabile era stridula, rotta, per l'esasperazione: Sto cercando d'aiutarti, io, Charlie, pel tuo bene. Non ti chiedo pi di quindici minuti. Poi ti riporto al Mallers, dove ti pare a te, per quelle fottutissime posate. Ah! com' andata in tribunale, amico? Lo so come t' andata. Hanno gi preparato le provette, tutte belle pulite, da riempire col tuo sangue. Un'aria dissanguata, gi ce l'hai. Mamma, come sei sciupato! Sei invecchiato di dieci anni, dopo pranzo. Ma ce l'ho io, la soluzione per te. Te l'assicuro. Charlie, ascolta: diecimila dollari oggi, diventeranno quindici gioved. Caso contrario, io mi lascio picchiare da te con quella stessa mazza che ho adoprato sulla tua Mercedes. Vieni, Stronson ci sta aspettando. Ha urgente bisogno di contante. Non ne voglio sapere. Non sono uno strozzino dissi. Via, non fare lo scemo. Dobbiamo spicciarci. Lanciai un'occhiata a Polly. Mi aveva messo in guardia, lei, contro Cantabile e Stronson, e volevo tacitamente consultarla. Il suo sorriso mi conferm l'avvertimento che m'aveva dato. Per era anche molto divertita dall'accanimento di Cantabile, che badava a trascinarci a viva forza verso la sua auto, dalle portiere spalancate, per spingerci dentro, pigiarci sui sedili di cuoio scarlatto, mentre il motore seguitava a pulsare al minimo. Pareva un rapimento. Ci trovavamo sull'ampio marciapiede, proprio dove - come posson confermarvi i cultori di leggende criminali - il famigerato Dion O'Banion soleva avventarsi a cento miglia all'ora, con la sua Bugatti, fra il fuggifuggi dei pedoni. L'avevo infatti raccontato a Thaxter, tempo addietro. Dovunque andasse, Thaxter voleva conoscere le cose caratteristiche, i fatti essenziali. Quando poteva cogliere l'essenza di Chicago, era tutto soddisfatto. E cos mi disse: Se non facciamo in tempo stasera, ci faremo un salto domattina, da Bartelstein, prima d'andare all'aeroporto.

Poll, mettiti al volante disse Cantabile. Stanno arrivando i vigili. Si era formato un ingorgo. Gli autobus tentavano di superare l'ostacolo della Thunderbird in sosta. Stava arrivando un'auto della polizia da Van Buren Street, lampeggiando d'azzurro. Thaxter si avvi insieme a Polly. Io dissi a Cantabile: Ronald, vattene via. Lasciami in pace. Mi lanci uno sguardo tremendamente significativo. Scorsi allora uno spirito in lotta con complicazioni fitte quanto le mie, in un campo diverso, remoto da me. Non volevo usarti queste prepotenze mi disse. Ma sei tu che mi obblighi a storcerti un braccio. Mi prese per una manica, serrando le dita, fasciate da guanti di daino, alla cavallerizza. Il tuo caro amico Szathmar si trova in grossi guai... o rischia di trovarcisi... dipende da te. Cosa? Come sarebbe? Te lo dico io. C' di mezzo una bella signora. Il marito un mio scagnozzo. Questa donna cleptomane, capisci? L'hanno beccata a sgraffignare un golfino. In un negozio di lusso. Szathmar il suo avvocato. Ce l'ho mandata io, da lui. Alec Szath- mar riuscito a non farla metter dentro. Questa donna ha bisogno di cure psichiatriche - ha detto al giudice - e m'incarico io di provvedere. Cos, il tribunale l'ha affidata a lui, in custodia. Allora che fa, Szathmar? Prende e porta 'sta pollastra in un motel, e la spenna ben bene. Non fa in tempo a papparsela, per, ch quella scappa. Nuda come si trova, senza niente addosso, tranne una striscia di carta igienica. Ci sono un sacco di testimoni. Insomma, una donna per bene. Una che non le va di farsi sbattere. Il suo unico vizio rubacchiare. Ora, io, tengo buono il marito. Per un favore a te, lo tengo buono. Tutto quello che mi dici, Cantabile, assurdo. Un'assurdit dietro l'altra. Szathmar si comporta da fesso, tante volte, ma non mica un mostro! E va bene. Sguinzaglio il marito. Credi che se la caver, l'amico tuo? Che non lo radieranno dall'albo? Ah, vedrai. Altro che storie! Hai inventato tutto questo, per motivi balordi gli dissi. Se tu avessi qualcosa contro Szathmar, lo ricatteresti direttamente. D'accordo, fai a modo tuo. Non darmi retta. Lo squarter, lo ridurr a pezzetti, quel figlio d'una vacca! Non me ne importa. Ma sicuro! Ti conosco. Lo sai che cosa sei? Un isolazionista, ecco cosa sei, tu, in fondo. Non te ne frega niente degli altri.

Tutti quanti non fan altro che rinfacciarmi i miei difetti. E io li sto a sentire, avidamente, pronto a prenderli in parola, e a dolermene, offendermi. Privo di stabilit metafisica, un uomo come me il San Sebastiano dei critici. Il buffo che me ne sto buono buono, sotto le frecce. Come adesso: agguantato da Cantabile per una manica del mio palt a scacchi, a subirmi le sue ingiurie, i suoi intrighi, fra i vapori che gli sfiatano dal naso pallidissimo. Non importa la figura che faccio in determinate occasioni, quel che conta, per me, sfruttare ogni occasione per dissotterrare informazioni sepolte. L'ultima informazione, a quanto pare, era ch'io sono uno, per temperamento, cui occorrono idee micro-macrocosmiche, ovvero uno incline a credere che tutto ci che avviene all'uomo abbia un significato universale. Una tale credenza riscaldava l'ambiente per me, faceva spuntare le gemme e le foglie, maturare le arance nei boschetti dove l'io incontaminato era in contatto, felice e virginale, con il suo Creatore, e cos via. E' possibile che questo fosse, per me, l'unico modo di essere me stesso, veramente. Ma - al momento attuale - ci trovavamo in mezzo a un marciapiede, una gelida sera, sul Michigan Boulevard, con alle nostre spalle l'Istituto d'Arte, e, di fronte a noi, le luci multicolori del Natale e del traffico intenso, e le bianche facciate di edifici, dove avevano sede la Peoples Gas e altre grandi aziende. Quel che sono, Cantabile, sono. Ma il mio amico e io non verremo con te. E mi diressi verso la Thunderbird, su cui Thaxter stava gi salendo. Drappeggiato nel tabarro, sprofond nel soffice sedile, e aveva un'aria molto contenta. Infilai dentro la testa e dissi: Esci fuori. Io e te andiamo a piedi. Ma Cantabile sospinse anche me dentro la vettura, accanto a Thaxter. Mi mise le mani addosso e mi diede uno spintone. Quindi abbass il sedile davanti, per incastrarmi. Sal a sua volta, chiuse la portiera e disse a Polly: Parti, su, parti. Polly obbed. Ma che maniere sono queste? dissi. Spingermi a questo modo, intrappolarmi... Sta arrivando la pula. Non c'era tempo di star l a discutere disse Cantabile. E' un sequestro di persona bell'e buono gli dissi. E, appena ebbi pronunciato quelle parole, mi sentii il cuore gonfio, come un bimbo che ha subito un terribile affronto. Thaxter invece se la rideva. Dalla bocca gli usciva un chioccolio, strizzava gli occhi, che gli luccicavano. Dissi: Ehil, Charlie, non pigliartela, via! La situazione piuttosto buffa. Gditela! Non avrebbe potuto esser pi allegro, lui.

Gli veniva servita una vera leccornia chicaghese. La citt si mostrava, finalmente, all'altezza della propria fama. Notando ci, mi tranquillizzai alquanto. Mi piace, devo dire, intrattenere gli ospiti, gli amici. Non m'ero forse precipitato a comprare dello storione, non appena appreso della venuta di Thaxter? Avevo ancora in mano il sacchettino con le provviste. Il traffico era intenso, ma la maestria di Polly alla guida era straordinaria. La bianca Thunderbird, docile ai suoi comandi, effettuava arditi sorpassi, portandosi sulla carreggiata di sinistra, senza una scossa, senza una frenata. Impavida, abilissima, superba guidatrice. Irrequieto, Cantabile si rigir sul sedile, ci squadr entrambi, e mi disse: Guarda qua, cosa ho. Il giornale di domattina. E' una copia in bozze che mi son procurato da uno della sala stampa. M' costata un occhio. Vuoi sapere una cosa? Ah! si parla di noi due, di me e di te, nella rubrica di Mike Schneidermann. Sta' a sentire. Lesse: Charlie Citrine, noto scriba di Chicago insignito della Legion d'Onore, cui si deve il film Von Trenck, ha pagato un debito di gioco a un personaggio della malavita, al Playboy Club. Consigliamo al nostro Charlie di iscriversi a un seminario di poker, presso l'Universit. Eh? che te ne pare, Charlie? Peccato che Mike non sapesse nulla della tua auto, e di quel grattacielo e tutto il resto. Allora, che ne dici? Che ne dico? Che la sua prosa non mi piace affatto. (18) E poi, che voglio scendere a Wabash Avenue. Chicago pi sopportabile se non si leggono i giornali. Eravamo svoltati per Madison Street e stavamo passando sotto i neri ponteggi della Soprelevata. Non ti fermare, Polly disse Cantabile. Procedemmo verso State Street, addobbata per le feste, con i Babbi Natale e le slitte tirate da renne. L'unico dato di stabilit era, in quel momento, la straordinaria abilit di Polly come autista. Raccontami della Mercedes disse Thaxter. Che gli successo? E cos' la faccenda di quel grattacielo, Mister Cantabile? Ed lei il personaggio della mala di cui parla la cronaca mondana? Chi le cose le sa, lo capisce disse Cantabile. Charlie, quanto ti verr a costare la riparazione di quell'automobile? L'hai portata dal concessionario? Alla larga, da quei rapinatori! Quattrocento dollari al giorno si becca, un meccanico. Che delinquenti! La conosco io, un'officina onesta e fidata. Grazie tante gli dissi.

Non far tanto l'ironico, con me. Voglio solo aiutarti, come minimo, a recuperare parte delle spese. Non replicai. Il cuore mi martellava su un unico tema: desideravo trovarmi al pi presto altrove. Non volevo esser l dove ero. Mi sentivo a terra. Non era certo il momento migliore per ricordare una certa frase di John Stuart Mill. E tuttavia, mi torn in mente. Eccola, pressappoco: E' compito dei nobili di spirito, allorch alla maggior parte di noi son affidate mansioni modeste, futili o spregevoli... tatat tatat tatat. Insomma l'unica cosa di pregio in siffatte spregevoli mansioni lo spirito in cui vengono svolte. Per io non riuscivo a veder nulla di pregevole, nei paraggi. Nessun valore in vista. Ma - sostiene il grande Stuart Mill - se i compiti del durum genus hominum venissero eseguiti da un qualche ente sovrannaturale e non vi fosse bisogno di saggezza e virt, oh, ben poco potrebbe allora l'uomo apprezzare nell'uomo. E' questo, esattamente, il problema che l'America si posta. Ora, la Thunderbird poteva fungere da ente sovrannaturale. E cos'altro restava da apprezzare? Polly ci trasportava. Sotto la massa dei suoi capelli rossi c'era un cervello che, senz'altro, sapeva che cosa apprezzare, se qualcuno gliel'avesse domandato. Ma nessuno glielo chiedeva, e lei certo non aveva bisogno di molto cervello per guidare quella macchina. Stavamo passando, adesso, davanti alla First National Bank, eccelso edificio, comprendente tanti strati di luci dorate. Che cos' questa stupenda costruzione? domand Thaxter. Nessuno gli rispose. La Thunderbird filava a tutta birra. Di quel passo, e in quella direzione, saremmo giunti al Cimitero Waldheim, alla periferia della citt, in una quindicina di minuti. L giacevano i miei genitori, sotto l'erba screziata di neve, sotto le loro lapidi. Le tombe, appena visibili nel crepuscolo invernale... Ma noi, naturalmente, non eravamo diretti al camposanto. Imbucammo La Salle Street. Qui fummo presi in un ingorgo di tass, di furgoni e di auto di lusso: le Jaguar e le Lincoln e le Rolls-Royce di banchieri, cambisti, avvocati - dei ladri pi bassi e dei pi alti politici - lite spirituale del mondo degli affari americano: aquile che si librano in volo, su in alto, remote, sui destini e le incombenze quotidiane degli uomini comuni. Diavolo, sta' a vedere che non arriviamo in tempo da Stronson! disse Cantabile. Quel figlio d'una vacca parte a razzo, sulla sua AstonMartin, appena ha chiuso l'ufficio.

Polly serbava tutta la sua calma, al volante. Il traffico era intasato. Alla fine Thaxter riusc a catturare l'attenzione di Cantabile. Allora io, lasciato a me stesso, trassi un sospiro e mi eclissai mentalmente. Proprio come il giorno avanti, allorch ero stato costretto - a mano armata, praticamente - ad assistere ai bisogni di Cantabile, ai Bagni turchi. Ecco cosa pensai. Certamente, le altre tre anime racchiuse nella tiepida penombra di quella pulsante, cromata, rilucente automobile avevano in testa pensieri singolari quanto i miei. Per ne erano, evidentemente, meno consci di me. E di che cosa ero, io, tanto consapevole? Ero conscio di esser solito pensare che io sapevo dove mi trovassi (nell'ambito dell'universo). Per mi sbagliavo. Comunque, potevo almeno dirmi abbastanza efficiente, sul piano spirituale, da non venir schiacciato dall'ignoranza. Era ormai evidente, peraltro, che non mi trovavo n a Chicago n abbastanza al di l di Chicago, e che gli interessi e i fenomeni quotidiani e materiali di Chicago non erano, per me, n abbastanza attuali e vividi, n abbastanza chiari come simboli. Quindi a me mancava sia la viva attualit sia la simbolica chiarezza: insomma, per il momento almeno, non mi trovavo da nessuna parte. Ecco perch andavo dal professor Scheldt, il padre di Doris, a far lunghe misteriose chiacchierate con lui, su argomenti esoterici. Egli mi aveva dato vari libri da leggere, sui corpi eterei e astrali, sull'Anima Intellettiva e l'Anima Consapevole, sugli Esseri invisibili il cui fuoco d'amore e saggezza crea l'universo e lo guida. Mi appassionavan pi i discorsi del padre, che l'idillio con la figlia. Questa era una brava ragazza, veramente. Vivace e graziosa, era proprio una giovane donna squisita, bionda, dal profilo marcato. Vero, aveva la mania di cucinare inusitati manicaretti - e la crosta del pasticcio alla Wellington era sempre malcotta, idem il ripieno - ma erano quisquilie. Mi ero messo con lei solo perch Renata e sua madre m'avevan dato lo sfratto, e messo Flonzaley al mio posto. Doris non reggeva il confronto, con Renata. Renata! Oh, Renata era una che non aveva bisogno della chiavetta d'accensione per avviare un motore. Bastava una carezza sul cruscotto, per mandarlo su di giri. Si metteva a ruggire, per lei! Inoltre, la signorina Scheldt aveva ambizioni mondane. A Chicago, mica facile trovar mariti d'alto lignaggio intellettuale; e era ovvio che Doris mirava a diventar la consorte del Cavalier Citrine. Suo padre era stato fisico presso l'Armour Institute, funzionario all'Ibm, consulente della Nasa. Fra l'altro aveva perfezionato la lega metallica delle astronavi. Era anche

uno studioso di antroposofia. Non voleva per sentir parlare di misticismo. Per lui, Rudolf Steiner era uno Scienziato dell'Invisibile. Ma Doris, seppur a malincuore, diceva che suo padre era uno svitato. Mi raccont molte cose su di lui. Era un massone di Rosacroce, uno gnostico, leggeva ad alta voce per i morti. Quanto a Doris - in un'epoca come l'attuale, in cui le donne debbon fare cose erotiche, ne abbiano il talento o no - si comportava assai valorosamente con me. Ma era tutto sbagliato. Io non ero me stesso con lei. E al momento pi sbagliato possibile mi mettevo a gridare: Renata! Oh, Renata! Poi ci restavo mortificato, sbigottito. Ma Doris non si offendeva affatto per la mia esclamazione. Era assolutamente comprensiva. In ci stava la sua forza principale. E, quando i miei colloqui con suo padre cominciarono, si mostr molto accorta e carina: comprese che non me la sarei sentita di andar a letto con la figlia del mio guru. Nel lindo salotto del professor Scheldt (raramente, in vita mia, ho visto una casa pulita come la sua; i pavimenti di legno chiaro tirati a lustro, i tappeti orientali senz'ombra di filacce; e nel parco sottostante la statua equestre del generale Sherman s'impennava nell'aria, anch'essa, pulita) mi sentivo completamente felice. Rispettavo il dottor Scheldt. Le cose strane che diceva erano perlomeno profonde. Al giorno d'oggi, in questa nostra et, la gente ha smesso di dire tali cose. Lui apparteneva a un'altra epoca, decisamente. Vestiva, anche, come un gentiluomo degli anni Venti. Da ragazzino, avevo portato le mazze da golf per signori del suo stampo. Ricordo un certo Mister Masson - frequentatore abituale del country club dove lavoravo, il Sunset Ridge di Winnetka - ch'era il ritratto del professor Scheldt. Presumo che Mister Masson sia da tempo andato a aggregarsi all'esercito dei morti, e che in tutto l'universo non ci sia che io, a ricordare che aspetto aveva quando s'inerpicava su per un greppetto. Dottor Scheldt... Il sole splende chiaro, la superficie del lago tersa, come la pace interiore che non ho raggiunto, increspata come la perplessit, il lago ha innumerevoli poteri, forte, flessuoso, idromuscoloso. Nel salotto c' un vaso di cristallo pieno di anemoni. Questi fiori non sono buoni a nulla, ma hanno grazia, e li colora un fuoco intraducibile, derivato dall'infinit. Dunque, dottor Scheldt... dico io. Lui mi ascolta con fare sereno e interessato, la sua faccia ha la calma di quella d'un bove; io cerco di determinare fin a che punto si possa contare sulla sua intelligenza: vale a dire, se siamo reali, qui, o se siamo pazzi. Vediamo se ho afferrato il concetto. Dunque: il pensiero

dentro la mia testa anche pensiero nel mondo esterno. La coscienza di s crea una falsa distinzione fra oggetto e soggetto. Ho capito bene? S, direi di s risponde quel robusto vegliardo. Quando bevo, il dissetarmi non qualcosa che ha inizio nella mia bocca. Comincia dall'acqua. E l'acqua fuori di me, nel mondo esterno. Idem per la verit. La verit qualcosa che tutti condividiamo. Due pi due per me due pi due per chiunque altro, e non ha nulla a che fare col mio io. Questo lo capisco. E anche la risposta all'asserzione di Spinoza, per cui se la pietra scagliata avesse coscienza potrebbe pensare: Sto volando nell'aria, come se facesse ci spontaneamente. Ma - se avesse coscienza di s - non sarebbe una semplice pietra. Potrebbe anche originare moto. Il pensiero - la capacit di pensare e sapere - fonte di libert. Il pensare rende ovvia l'esistenza dello spirito. Il corpo fisico un agente dello spirito, e il suo specchio. E' un motore e un riflesso dello spirito. E' l'ingegnoso memorandum dello spirito a s stesso. E lo spirito vede s stesso nel mio corpo come io vedo la mia faccia allo specchio. I miei nervi riflettono ci. La terra , letteralmente, uno specchio di pensieri. Gli oggetti non son altro che pensieri fatti corpi. La morte il fondo nero di cui uno specchio ha bisogno, per essere tale. Ogni percezione causa una certa quantit di morte in noi, e questo oscurarsi una necessit. Il chiaroveggente se ne rende conto allorch impara ad acquistare la vista interiore. Per far questo, deve uscire da s e tenersi a distanza. Tutto questo nei libri di testo dice il dottor Scheldt. Non so se lei l'abbia afferrato appieno, ma la sua esposizione abbastanza corretta. Ecco, io credo di capire in parte. Quando noi veramente vogliamo comprendere, la divina saggezza fluisce verso di noi. Poi il dottor Scheldt si mette a disquisire sul testo Io sono la luce del mondo. Da lui quella luce intesa anche come il sole stesso. Poi mi spiega che il vangelo di San Giovanni attinge alla saggezza dei Cherubini, mentre il vangelo di San Luca attinge all'ignea carit dei Serafini... Cherubini, Serafini e Troni occupano le sfere pi alte della gerarchia spirituale. Non riesco a seguirlo. Gli dico: Non mi oriento, su questo terreno, dottor Scheldt. Sono troppo avanzate per me, queste teorie. Mi fa molto piacere, e mi conforta, ascoltarla parlare cos. Ma non mi oriento. Uno di questi giorni, quando la vita sar pi tranquilla, mi metter a studiare il corso propedeutico, di buona lena.

Quando sar pi tranquilla, la vita? Non lo so. Ma, come tanti altri le avranno gi detto, l'anima esce fortificata da un colloquio come questo. Non bisogna aspettare che le acque si calmino. Bisogna adoprarsi per render le cose tranquille. Ero piuttosto scettico, e lui lo capiva. Non riuscivo a mettermi in pace con cose quali: l'Evoluzione della Luna, gli spiriti del fuoco, i Figli della Luce, Atlantide, gli organi della percezione spirituale del fiordiloto o la strana mescolanza di Abramo con Zaratustra o l'incontro fra Cristo e il Budda. Tuttavia, l dove la dottrina antroposofica trattava di ci ch'io conoscessi, sperassi o sospettassi intorno all'io, al sonno, o alla morte, sempre mi suonava vera. Inoltre, c'era da pensare ai morti. Ammenoch non avessi perduto ogni interesse per loro, ammenoch non m'appagassi di provare solo un po' di mondana tristezza per mia madre e mio padre o Demmie Vonghel o Von Humboldt Fleisher, io mi sentivo obbligato a indagare, per accertare se la morte sia proprio definitiva, se i morti siano davvero morti. Dunque: o ammettevo la finalit della morte e, condannando la mia puerile bramosia e i miei infantili sentimentalismi, mi rifiutavo di ascoltare ulteriori presagi; oppure conducevo un'indagine profonda ed esauriente. In effetti, non vedevo come potessi far a meno di investigare. S, potevo obbligarmi a pensare che ogni perdita fosse irreparabile: altrettanti compagni di viaggio divorati dal ciclope Polifemo. Potevo pensare alla scena umana come a un campo di battaglia. I caduti vengon calati in una fossa, o bruciati su una pira. Dopodich non sei tenuto a chieder pi notizie dell'uomo che ti ha generato, della donna che t'ha partorito, di una Demmie che hai accompagnata all'aeroporto - con le sue belle gambe bionde, il suo maquillage, i suoi orecchini - o di un Von Humboldt Fleisher che, l'ultima volta che l'hai visto, addentava una ciambella su un marciapiede di New York. Puoi, semplicemente, far conto che costoro siano stati spazzati via per sempre, come toccher anche a te, un giorno o l'altro. Quindi, se leggi sul giornale di omicidi commessi sulla pubblica via davanti a una folla di testimoni neutrali, non troverai nulla di illogico in tale neutralit. Evidentemente ognuno a questo mondo si fatto un'idea della morte ed convinto, metafisicamente, che prima o poi ciascuno verr da essa agguantato, fatto a pezzi, scannato, strozzato, schiacciato. Questo terrore e questi ammazzamenti son la cosa pi naturale che c' al mondo. E queste stesse conclusioni sono incorporate nella vita della

societ, presenti in tutti i suoi istituti, in tutti i campi: politico, scolastico, bancario, giudiziario. Convinto di ci, non vedevo perch non dovessi andar dal dottor Scheldt a parlare con lui di Serafini, Cherubini, Troni e Dominazioni, di Exousai e Archai, di Angeli e Spiriti. L'ultima volta che ci siamo visti, ho detto al dottor Scheldt: Ho studiato, dottore, l'opuscolo intitolato L'energia spirituale come forza motrice della storia e vi ho trovato un brano, che mi ha colpito, sul sonno. Dice, se ho ben capito, che l'umanit non sa pi dormire. Dice che, durante il sonno, dovrebbe avvenire qualcosa; invece non avviene; ed per questo che ci svegliamo inquieti, insoddisfatti, inaciditi, isteriliti, amari, e cos via. Ora, vediamo se ho inteso correttamente. Il corpo fisico dorme, il corpo etereo dorme, ma l'anima se ne va. S disse il professor Scheldt. L'anima, quando si dorme, migra nel mondo sovrasensibile, o almeno in alcune regioni di esso. In parole semplici: entra nel suo elemento. Vorrei tanto pensarci un po' su. Perch no? Va bene. Tanto per vedere se mi raccapezzo. Nel mondo sovrasensibile, l'anima incontra quelle forze invisibili che, ai tempi antichi, eran note agli iniziati, a chi era addentro ai Misteri. Non tutti gli esseri della gerarchia sono accessibili ai viventi: solo alcuni; ma questi sono indispensabili. Ora, mentre dormiamo - asserisce l'opuscolo - le parole che abbiam pronunciate durante il giorno vibrano ed echeggiano intorno a noi. Non, alla lettera, le parole mi corresse il dottor Scheldt. No: il tono, il senso di gioia o di dolore, il proposito delle parole. Mediante questi echi e vibrazioni di ci che abbiam pensato, sentito e detto noi comunichiamo, nel sonno, con gli spiriti della superna gerarchia. Senonch, oggigiorno, le nostre occupazioni son cos basse, le nostre preoccupazioni cos vili, il linguaggio si tanto abbrutito, le parole son ormai cos trite, fallaci, noi diciamo tante cose banali, cretine, che quegli esseri superni odono solo dei balbettii, dei grugniti, degli slogan pubblicitari: cose a livello dei detersivi. Non gli dicono nulla. Che piacere posson trarre, questi esseri superni, da siffatto materialismo quotidiano, privo di ogni elevato sentimento, privo di poesia? Quindi, nel sonno non si odono altro che sibili e scricchiolii e sciacquii, fragore di macchine, ronzio di condizionatori d'aria. Quindi, riusciamo incomprensibili agli esseri superni. Essi non possono

influenzarci e, a loro volta, soffrono di un'analoga privazione. Ho capito bene? S, grosso modo s. Mi vien fatto di pensare a un mio amico scomparso, che soffriva di insonnia. Era un poeta. E ora capisco perch non riuscisse a dormire. Forse... si vergognava. Perch avvertiva di non aver parole adatte a portar con s nel sonno. Pu darsi, allora, che preferisse l'insonnia piuttosto che un tale disastro, una tale vergogna ogni notte. Ora, in La Salle Street, la Thunderbird si ferm davanti al Rook -ery. Cantabile balz sbito a terra. Mentre teneva la porta aperta per Thaxter, io dissi a Polly, sottovoce: Per favore... mi dica qualcosa, Polly, m'aiuti. Questo Stronson nei guai ella mi disse. Fino al collo. Dia un'occhiata al giornale di domani. Entrammo, attraversammo l'atrio adorno di balaustre del Rookery, salimmo su un ascensore velocissimo. Quasi avesse voluto ipnotizzarmi, Cantabile ripet: Diecimila dollari oggi diventano quindici gioved. Il cinquanta per cento in tre giorni. Il cinquanta per cento. Uscimmo, percorremmo un bianco corridoio fino a una porta su cui spiccava la scritta: Societ d'Investimenti Emisfero Occidentale. A quella porta Cantabile buss in codice: tre colpi, pausa, un colpo, pausa, un colpetto finale. Era strano che ci fosse necessario. Ma, d'altro canto, un tizio che offre interessi cos alti, deve pur proteggersi dall'assalto degli investitori. Venne a aprirci un bel pezzo di figliola. L'anticamera era coperta da uno spesso tappeto. C', l'amico ci disse Cantabile. Voi aspettate qui, qualche minuto. Thaxter si sedette su un basso divanetto arancione. Un uomo, in livrea da portiere, manovrava un rumorosissimo aspirapolvere. Thaxter si tolse il cappellaccio e ravvi con le dita la rada frangetta alla Marat sull'ampia fronte irregolare. Incastr la pipetta ricurva fra i denti e disse: Siediti. Io gli consegnai il sacchettino con lo storione e rincorsi Cantabile, lo rincorsi prima che varcasse la soglia dell'ufficio privato di Stronson. Gli sfilai il giornale di sotto il braccio. Lui lo riagguant. Ci mettemmo entrambi a tirare. Il cappotto gli si apr. Vidi la rivoltella alla cintura. Ma non mi atterriva pi. Ma che vuoi? mi domand. Dar un'occhiata alla rubrica di Schneiderman. Aspetta, strappo il foglio.

Provaci, e ti pianto in asso. Mi consegn il giornale con un gesto violento ed entr nell'ufficio di Stronson. Data una rapida scorsa, trovai un articolo, nella pagina finanziaria, in cui si parlava, appunto, delle difficolt in cui versava Stronson con la sua societ investimentaria. Una denuncia contro di lui era stata inoltrata dalla Securities and Exchange Commission. (19) Lo si accusava di aver violato le norme sul commercio dei valori azionari. Aveva commesso frodi e trafficato in titoli non registrati. L'esposto della Sec definiva Guido Stronson come un millantatore: altro che laurea a Harvard, non aveva neanche completato le scuole superiori; aveva poi lavorato presso una stazione di servizio e, di recente, per una esattoria di Plainfield, come galoppino. Aveva abbandonato la moglie e i quattro figli. Che ora vivevano di sussidi assistenziali, all'Est. Sbarcato a Chicago, Guido Stronson aveva aperto un grandioso ufficio in La Salle Street esibendo fasulle, rilucenti credenziali, fra cui una laurea in economia e commercio. Vantava presunti cospicui successi come dirigente di una compagnia d'assicurazioni di Hart- ford. La sua nuova societ d'investimenti riusc a farsi, in breve, una vasta clientela: trattava soprattutto titoli auriferi, cacao e suini a termine. Egli aveva acquistato una villa sulla Riva Nord e diceva di volersi dare alla caccia alla volpe. All'indagine federale si era giunti in seguito a querele di clienti. L'articolo concludeva dicendo che, stando a voci insistenti, Stronson aveva numerosi clienti nella Mafia. Anche questi, a quanto pare, avevan perso svariati milioni di dollari, con lui. Entro stasera la Grande Chicago apprender queste notizie e, domani, l'ufficio di Stronson sar preso d'assalto da clienti truffati: lui dovr chiedere la protezione della polizia. Ma chi varr a proteggerlo, dopodomani, dalla Mafia? Me lo chiedevo, studiando la foto del nostro. I giornali distorcono le facce in modo singolare - lo sapevo per esperienza personale - ma quella foto, poco o molto fedele che fosse, non ispirava alcuna simpatia. Certi invece ci guadagnano, da un ritratto ingannevole. Ora, perch Cantabile mi aveva condotto l? Mi prometteva rapidi guadagni, ma io me n'intendevo, almeno un po', della vita moderna. Voglio dire, so leggere qualcosa nel gran libro dei misteri d'America. Troppo schizzinoso e volubile per studiarlo a fondo, mi servivo di certi fenomeni per metter alla prova la mia immunit: addestravo la coscienza ad evitarli, a rendersi immune ai loro effetti. Tuttavia sapevo, pi o meno, come agiscono i truffatori tipo Stronson. Costoro prima mettono al sicuro buona parte del denaro rubato poi, scontati

otto o dieci anni di galera, vanno a trascorrere tranquilli il resto dei loro giorni alle Azzorre, alle Antille. Forse Cantabile cercava, adesso, di metter le mani su parte del gruzzolo messo via da Stronson, in Costarica poniamo. O forse, se davvero ci stava rimettendo ventimila dollari (in parte imprestati, magari, dai suoi parenti) intendeva fare una grossa scenata. Quindi voleva che io vi assistessi. Ci teneva ch'io fossi presente. Grazie a me era assurto alle cronache mondane di Mike Schneiderman. Pu darsi che avesse in mente qualcosa di ancor pi spettacolare, fantasioso. Aveva bisogno di me, insomma. E come va che io mi trovo, tanto spesso, coinvolto in questo genere di cose? Auspici Szathmar o George Swiebel. Quest'ultimo aveva organizzato un poker per farmi conoscere tipi strani. Perfino il giudice Urbanovich, quello stesso pomeriggio, si era messo a far la ruota per me. Certo, dev'esser che a Chicago io vengo associato all'arte, alla cultura, a certi valori superiori. Non sono forse, io, l'autore di Von Trenck (il film, il film) onorato dal governo francese e dal ZigZag Club? Nel portafogli, avevo sempre con me un nastro azzurro, tutto acciaccato, da portare all'occhiello. E noi povere anime, oh, tutti quanti noialtri, cos instabili, ignoranti, perturbati, irrequieti! Non riusciamo neanche a far una bella dormita, la notte. Non siamo pi buoni a metterci in contatto con gli angeli e gli arcangeli che, misericordiosi, sono l apposta per rigenerarci, rafforzarci col loro calore, col loro affetto, con la loro saggezza. Ah, poveri noi! quanto ce la passiamo male! E come avrei desiderato cambiare, emendarmi, correggermi. Far qualcosa! Cantabile si era chiuso in conferenza con Stronson e c'era da scommettere che Stronson (grossa faccia brutale e capelli alla paggetto, come la foto lo raffigurava) era fuori di s. Forse Cantabile gli stava proponendo degli affari: l'uno dopo l'altro, una gragnola d'affari. E gli avr dato consigli, su come vedersela con i suoi arrabbiatissimi clienti della Mafia. Thaxter sollev le gambe per lasciar passare l'aspirapolvere. Sar meglio andar via dissi io. Svignarcela? Adesso? Credo sia meglio abbandonare il campo. Oh, di, Charlie, non portarmi via adesso. Voglio vedere quello che succede. Non capiter pi un'altra occasione come questa. Quel Cantabile assolutamente folle. Affascinante! Non avresti dovuto salire su quella Thunderbird, senza prima interpellarmi. Eccitato dalla mala di Chicago, ti ci sei buttato a pesce. Suppongo che sfrutterai questa esperienza per farne un pezzo che

manderai al Reader's Digest, o... o che so io! Abbiamo un sacco di cose di cui discutere, io e te. Aspetteranno, Charles, aspetteranno. Ma lo sai che mi stupisci? Ti lamenti sempre di esser isolato. Piombo a Chicago e... ti trovo in mezzo a ogni sorta di cose. Mi adulava. Lo sa quanto ci tengo a passare per esperto di Chicago. Quel Cantabile un socio del tuo circolo? Giocate insieme a palla? No. Non credo che Longobardi ce lo vorrebbe, poi. Non pu soffrire i banditi di mezza tacca. E Cantabile tale? Non lo so, esattamente. Si comporta come un boss della Mafia. E' un balordo. Ha una moglie laureanda in lettere. Chi, quella favolosa rossa in tacchi altissimi? No, non lei. Magnifico, come lui ha bussato alla porta secondo un segnale convenuto! E la bella ragazza ch' venuta a aprire? Nota quelle bacheche con oggetti d'arte precolombiana, e la collezione di ventagli giapponesi. Sai che ti dico, Charles? Nessuno conosce veramente questo Paese. Che Paese l'America! I suoi interpreti invece fanno schifo. Son capaci solo di scambiarsi delle formule erudite. Tu, Charles, s s, proprio tu, dovresti scriverne, descriver la tua vita giorno per giorno, e applicarvi alcune delle tue idee. Thaxter, te l'ho gi detto. Una volta ho portato le mie figlie a vedere i castori, in Colorado. Intorno al lago c'eran tanti cartelli illustrativi sui castori e loro usi e costumi. Ignari di tutto questo, gli animali seguitavano a rodere e a nuotare, a fare i castori. Noi castori umani, invece, siamo sconvolti da notizie su noi stessi. Quel che veniamo a sapere ci turba. Dai vari Kinsey, Masters, Eriksen. Leggiamo delle nostre alienazioni, crisi d'identit eccetera, e tutto ci incide su di noi. E tu non vuoi contribuire alla deformazione del tuo prossimo con nuovi input, nuovi dati in entrata? Dio, come odio la parola input! Del resto, tu ne fai di continuo, di analisi ad alto livello. Per esempio, il pezzo che mi hai mandato per The Ark - credo di averlo qui con me, nella cartella - in cui azzardi un'interpretazione economica delle eccentricit individuali. Vediamo, mi pare proprio di averlo qui. Tu avanzi l'ipotesi che ci sia, nell'attuale fase del capitalismo, un certo nesso fra la diminuzione degli investimenti produttivi e la ricerca di nuovi ruoli, nuove maschere, come dire investimenti personali. Citi Schumpeter, persino. Ah, s, eccolo: Questi drammi possono apparire puramente interiori, ma sono forse economicamente determinati: uno

crede di esser pieno d'inventiva, di fantasia e creativit, mentre invece riflette, semplicemente, il bisogno di crescita economica della societ in generale. Metti via quelle carte gli dissi. Per carit, non venirmi a citare le mie stesse idee. Se c' una cosa che oggi non sopporto, proprio questo. In realt era molto facile per me generare grossi pensieri di quella sorta. Invece di rammaricarsi per questo mio debole ciarliero, Thaxter me l'invidiava. Smaniava di far parte dell'intellighenzia, agognava a salire sul rostro e pronunciare un'Importante Dichiarazione, come Albert Schweitzer o Arthur Koestler o Sartre o Wittgenstein. Non capiva come io ne diffidassi. Mi dava quindi del borioso, dello snob, arrivava a tacciarmi di animosit. Ma il fatto era che non ci tenevo a esser un esponente e portavoce dell'intellighenzia mondiale. Humboldt vi aveva aspirato, con tutte le sue forze. Lui credeva nell'analisi vittoriosa, preferiva l'ideologia alla poesia, era pronto a dare l'universo intero per un sottomondo di alti valori culturali. Comunque, disse Thaxter, tu dovresti andar in giro per Chicago come Restif de la Bretonne per Parigi, e scriverne le cronache. Sarebbe sensazionale. Thaxter, voglio parlarti di The Ark. Noi ci si proponeva di dar nuovo impulso alla vita intellettuale di questo Paese, superando l'American Mercury e The Dial o la Revista de Occidente e cos via. Siamo stati a discuterne per anni, a far progetti. Ci ho speso una barca di soldi. Sono due anni e mezzo che pago tutte le fatture. E dov' The Ark, dov'? Io ti ritengo un grande giornalista, un redattore nato, insomma credo in te. Abbiamo preannunciato l'uscita della rivista, e molti ci han mandato materiale. Manoscritti che da secoli teniamo l fermi. Ricevo lettere risentite, e persino minacce. Bel servizio che m'hai reso. Dnno tutti la colpa a me. E tutti citano le tue parole, dato che ti atteggi a citrinista, e offri interpretazioni su di me a destra e a manca: come funziono, quanto poco capisco le donne, tutte le debolezze del mio carattere. Non me la prendo, sai; per ti sarei grato se mi interpretassi un po' meno spesso. E le parole che mi metti in bocca... Che Tizio un imbecille, o Caio un cretino... Quando io non ho niente contro Tizio n Caio... Ma sei tu che li attacchi a nome mio. Francamente, Charles, se il primo numero non ancora uscito, perch mi hai mandato troppa roba sull'antroposofia. Fesso non sei,

quindi qualcosa in questa disciplina dev'esserci senz'altro. Ma, perdio, non possiamo mica uscire con tutta quella roba l sull'anima. Perch no? Si parla tanto della psiche, e perch dell'anima no? La psiche cosa scientifica disse Thaxter. Bisogna abituar la gente a poco a poco, a quei tuoi termini. Dissi: Perch hai comprato tanta carta? Per averne una scorta che bastasse per i primi cinque numeri, e levarmi un pensiero. Eppoi l'ho avuta a ottime condizioni. E dove si trovano tutti questi quintali di carta, adesso? In magazzino. Ma non credo sia The Ark a darti noia. E' Denise che ti rode. Sono i soldi e i tribunali che ti procuran tutti questi tormenti e grattacapi. No, non esatto dissi. Tante volte sono grato a Denise. Tu pensi che dovrei andar in giro per le strade come Restif de la Bretonne? Ebbene senti: se non fosse per la causa promossa da Denise, io, per me, non uscirei mai di casa. Invece, per via sua, mi tocca andare al centro. Ci mi tiene in contatto con i fatti della vita. E' una cosa positiva, illuminante. Come sarebbe? Ecco, secondo me, il desiderio dell'uomo di nuocere all'uomo qualcosa di universale. E' cos in democrazia, come sotto una dittatura. Solo che qui le leggi e i legulei erigono barricate. Il potere pu farti molto male, pu renderti la vita detestabile, ma non pu farti fuori per le spicce. Il tuo amore per la cultura torna veramente a tuo merito, Charles. Sul serio. Te l'assicuro io, che da vent'anni ti sono amico disse Thaxter. Hai un carattere strano ma c' in te... non saprei come altro chiamarla... c' in te una singolare dignit. Tu parli di anima, io di psiche. Avrai le tue buone ragioni, non dico di no. Probabilmente, Charles, tu hai un'anima. Ed un fatto che stupisce, in chiunque. Anche tu ne hai una. Comunque, credo che sia meglio rinunciare a The Ark. E liquidare tutto, se qualcosa resta ancora. Via, Charles, non precipitiamo. Non ci vuol niente, a rimettersi in carreggiata. Anzi, ci siamo quasi. Io non sono disposto a sborsar altri soldi. Non me la passo bene, a finanze. Neanche da paragonare, la tua situazione alla mia disse Thaxter. Mi hanno spazzato via, in California. Fino a che punto andiamo male, l?

Ecco, quanto ai tuoi impegni, li ho gi ridotti al minimo. Comunque, hai promesso di pagare lo stipendio alla Blossom. Ti ricordi di Blossom, la segretaria di redazione? L'hai conosciuta, a settembre? I miei impegni? Ma se eravamo d'accordo di licenziare la Blossom! Vedi, lei l'unica che sappia usare tutti quei macchinari Ibm. Ma questi macchinari non son mai stati usati! Mica per colpa sua. Noi si era pronti. Pronti a partire in qualsiasi momento. Vorrai dire che sei troppo megalomane, tu, per far a meno di uno staff. Abbi cuore, via, Charles. Poco dopo la tua partenza, suo marito morto in un incidente stradale. Mica potevo metterla sul lastrico, in un frangente simile, ti pare? Lo so che hai cuore, se non altro, Charles. Quindi non ho fatto che interpretare la tua volont. In fondo, si tratta solo di millecinquecento dollari. Ah, c' poi un'altra cosa, di cui volevo parlarti. La fattura del legname per la nuova ala della villa. Non te l'ho mica detto io, di costruirla. Anzi, ero contrarissimo. Ma se si era d'accordo, per la redazione separata! Mica potevo mettere a soqquadro la mia casa. Te lo dissi chiaro e tondo, che non volevo saperne. Anzi, t'avvertii che, a scavar quella gran buca accanto alla villa, rischiavi di minarne le fondamenta. Nulla di grave, comunque. La ditta fornitrice pu benissimo buttar gi tutto e riprendersi il suo legname. Ora, quanto a quel malinteso fra le banche... Me ne rincresce, ma la colpa non mia. Il mandato del Banco Ambrosiano ha subito un ritardo. Questi dannati intralci burocratici! Eppoi in questo momento in Italia c' il caos, c' l'anarchia. In ogni caso, tu hai il mio assegno... No, che non l'ho. Non ce l'hai? Beh, sar ancora in viaggio. Il disservizio postale da non credere. Era l'ultima rata, di milleduecento dollari, all'ordine del Palo Alto Trust. Gi avevano chiuso con me. Ti devono, loro, milleduecento dollari. E' possibile che non abbian ricevuto il mandato? Magari dall'Italia l'hanno spedito per delfino. Thaxter non sorrise. Il momento era solenne. Si stava parlando, dopotutto, del suo denaro. Ricevuto il mandato, quei fessi della banca di Palo Alto ti dovevano spiccare un loro assegno circolare.

Pu darsi che il vaglia del Banco Ambrosiano non sia stato ancora svincolato dissi. Stammi a sentire. E tir fuori un taccuino dalla cartella. Ho elaborato un piano per rifonderti tutto il denaro che hai perduto. Devi recuperare, per intero, il valore originale di quei titoli Ibm. Su questo non transigo. Li pagasti, mi pare, quattrocento. Una somma eccessiva. Poi sono scesi parecchio di quota. Ma non colpa tua. Diciamo quindi che, al momento in cui li usasti per avallare le mie cambiali, quei titoli valevano diciotto mila dollari. N lascer da parte i dividendi. Non devi preoccuparti dei dividendi, Thaxter. No, insisto. Facilissimo, appurare il dividendo corrisposto dalla Ibm. Tu fammi sapere la cifra, io ti faccio avere l'assegno. In cinque anni, hai pagato di interessi, su questo prestito, meno di mille dollari. Il tasso di interesse era alle stelle. In cinque anni, hai ridotto il capitale di duecento dollari l'anno. Non ho presenti le cifre esatte, ora disse Thaxter. Ma son certo che la banca ti dovr ancora qualcosa, dopo aver venduti i titoli. Le Ibm stanno, adesso, sotto i duecento dollari ad azione. Anche la banca ci rimette, quindi. Non che m'importi tanto, delle Banche. Thaxter si mise a spiegarmi in che modo mi avrebbe restituito il danaro, coi dividendi e tutto, nell'arco di cinque anni. Le sue pupille, verdi-vinaccia con la fessura nera, scorrevano sulle cifre. Avrebbe compiuto il suo dovere in bellezza, con dignit, aristocraticamente, con assoluta lealt, senza venir meno ad alcun obbligo verso l'amico. Mi rendevo conto che era del tutto sincero. Ma sapevo altres che, nella sua mente, l'intenzione di metter tutto a posto equivaleva all'aver messo a posto tutto. Quelle pagine di taccuino, gialline e zeppe di cifre, quelle generose condizioni di rimborso, la cura dei particolari, l'espressione di amicizia, tutto ci bastava a regolare la pendenza, a sistemare ogni cosa per sempre. Come per magia. Intendo essere preciso fino allo scrupolo, con te, anche se si tratta di bazzecole. Per te, le piccole somme sono pi importanti di quelle grosse. Tante volte mi stupisco, che tu e io ci si debba perdere in simili inezie. Tu potresti far soldi a palate. Non conosci le tue stesse risorse, tu. Buffo, eh? Basta che giri una manovella, e ti piovono soldi in grembo.

Quale manovella? Vai da un editore, gli esponi un progetto, e fissi l'anticipo, come ti pare. Ho gi intascato grossi anticipi. Bruscolini. Puoi ottenere molto di pi. Ho qualche grossa idea, da parte mia. Per cominciare, si potrebbe far insieme, io e te, quel Baedeker culturale di cui gi t'ho parlato: una guida per americani colti che vanno in Europa e non vogliono pi saperne di cuoi fiorentini e di lini irlandesi. Sono stufi di mischiarsi alla folla dei comuni turisti. Supponiamo che un americano istruito si rechi a Vienna: dalla nostra guida apprender quali istituti di ricerca visitare, quali piccole biblioteche, quali pinacoteche private; ci trover la lista delle societ musicofile, dei caff e dei ristoranti dove si possono incontrare matematici o violinisti; e ci trover gli indirizzi di poeti, di pittori, di psicologi, e cos via. Potr andarli a trovare, nei loro studi, nei loro laboratori. Conversare con loro. Tanto vale che li metti al muro e li fucili, quei poeti, quando devi darli in pasto a turisti-avvoltoi della cultura. Non c' ministero del turismo, in Europa, che non s'ecciterebbe a un progetto del genere. Tutti ci darebbero la loro piena collaborazione. Pu anche darsi che ci sgancino dei soldi. Charlie, noi possiamo compilare una guida cos per ogni Paese europeo, per ogni citt importante, oltre le capitali. E' un'idea che vale un milione di dollari. Io m'incarico dell'organizzazione e della ricerca. Svolgo io quasi tutto il lavoro materiale. Tu pensi all'atmosfera, a qualche altra trovata. Per i dettagli, ci occorrer uno staff. Potremmo cominciare da Londra, poi gi gi Parigi, Vienna e Roma. Di' una parola e mi metto in contatto con una grossa casa. Il tuo nome baster per spillare un anticipo di duecento cinquantamila dollari. Ce li spartiamo, e i nostri guai sono finiti. Parigi e Vienna! E perch non Montevideo e Bogot? Di cultura ce n' quanta ne vuoi, pure laggi. E perch vai in Europa per nave, anzich con l'aereo? Preferisco i viaggi in mare, sono pi riposanti. Per la mia vecchia madre, uno dei pochi piaceri che le restano, organizzare crociere per il suo unico figlio. Ha fatto anche di pi, stavolta. La nazionale di calcio brasiliana, campione del mondo, compie una tourne in Europa. Mamma sa che adoro il calcio. Il football d'alta classe, intendo. Cos, mi ha procurato biglietti di favore per quattro partite. Inoltre, ho motivi d'affari. Eppoi voglio rivedere qualcuno dei miei figli.

Mi astenni dal chiedergli come faceva a viaggiare in prima classe sul France, quand'era al verde. Chiedere non serviva a nulla. Non riuscivo mai ad assimilare le sue spiegazioni. Una volta mi aveva assicurato tuttavia che quel vestito di velluto, con una sciarpa di seta blu annodata alla Ronald Colman, era accettabilissimo come abito da sera. Anzi, i miliardari in cravatta nera apparivano cafoni, al confronto. E le donne adoravano Thaxter. Una sera, durante la sua ultima traversata, un'anziana signora del Texas (a volergli prestar fede) gli lasci cadere in grembo, sotto la tavola, un sacchettino pieno di gemme. Lui, discretamente, glielo restitu. Non avrebbe mai fatto da toro - mi disse - a vecchie ricche texane in fregola. Neanche a quelle che fossero d'una magnanimit orientale, o rinascimentale. Dopotutto - soggiunse - era stato un grande gesto, degno di un grande oceano e di un grande personaggio. Lui aveva per la sua dignit, era notevolmente virtuoso, e fedele a sua moglie... a tutte le sue mogli. Era molto attaccato alla famiglia, una famiglia estesa, con moltissimi figli avuti da diverse donne. Se anche non avesse rilasciato un'Importante Dichiarazione, avrebbe tuttavia lasciato la sua impronta genetica sul mondo. Se non avessi un soldo in tasca, io, chiederei a mia madre di farmi viaggiare in terza classe. Quanto di di mancia, allo sbarco a Le Havre? gli chiesi. Cinque dollari, al capo cambusa. Sei fortunato se sbarchi vivo. Invece, va benissimo cos disse Thaxter. Quelli odiano i ricchi americani, li disprezzano per la loro ignoranza e vilt. Adesso mi stava dicendo: Quanto ai miei affari all'estero, sto trattando con un consorzio internazionale di editori, per mettere a punto una certa idea. Anzi, me l'hai suggerita tu, Charlie, ma non te ne ricorderai. Una volte dicesti che sarebbe interessante andare in giro pel mondo a intervistare tutti questi dittatori di seconda, terza o quarta classe: i vari generali Amin, i Gheddafi, e compagnia bella. Ti farebbero annegare in una vasca di pesci rossi, se solo sospettassero che li definisci di terza classe. Non essere sciocco, non lo direi mai apertamente. Sono leaders del mondo in sviluppo. L'argomento comunque affascinante. Questi uomini che, qualche anno fa, erano studentucoli bohmien all'estero, futuri ricattatori da strapazzo, oggi osano minacciare di sterminio le

grandi nazioni, o ex grandi. E vedi dignitosi uomini di stato, di statura mondiale, fargli salamelecchi. Cosa t'induce a credere che, con te, parlerebbero? gli domandai. Muoiono dalla voglia di incontrare qualcuno come me. Darebbero chissach per un po' di prestigio. E le mie credenziali sono in regola. Tutti loro non bramano altro che sentir parlare di Oxford e Cambridge, di New York, della stagione mondana di Londra, e discutere di Marx e di Sartre. Se gli va di giocare a golf, a tennis o ping pong, io li posso accontentare. Per prepararmi a scrivere questi articoli, mi son letto un sacco di roba, sai, bisogna imbroccare il tono giusto. Gli scritti di Marx su Luigi Napoleone sono, all'uopo, eccellenti. Ho ridato anche una letta a Svetonio e Saint-Simon e Proust. A proposito, si terr un congresso internazionale di poeti, a Formosa. Ci andr, per farne un reportage. Bisogna, ogni tanto, appoggiare l'orecchio al suolo. Ogni volta che ci provo, non ottengo altro che un orecchio sporco dissi io. Chi lo sa, posso anche intervistare Cian Kai-scek, prima che tiri le cuoia. Non vedo cosa avrebbe da dirti. Questo affar mio disse Thaxter. E se adesso ce n'andassimo di qui? gli feci. Ma perch, una volta tanto, non mi dai retta e fai qualcosa alla mia maniera? Non esser sempre troppo cauto. Lascia che le cose interessanti accadano. Cosa ci rimetti? Eppoi, qui possiamo parlare come altrove. Dimmi, dimmi, come vanno le cose per te? sul piano personale? Ogni volta che Thaxter e io c'incontravamo, avevamo sempre almeno un colloquio intimo. Io gli parlavo liberamente, mi lasciavo andare. Nonostante le sue eccentriche sciocchezze, e le mie, c'era un saldo legame fra noi. Con Thaxter, io riuscivo ad aprirmi. Parlare con lui mi dicevo - era come andar dallo psicanalista. Veniva a costare pi o meno lostesso, di anno in anno. Insomma, Thaxter era in grado di tirar fuori da me quel che pensavo realmente. Un pi serio e dotto amico come Richard Durnwald non voleva ascoltarmi, quando cercavo di discutere le teorie di Rudolf Steiner. Sciocchezze! esclamava. Stupidaggini e basta. Te lo dico a ragion veduta. Negli ambienti colti, l'antroposofia non rispettabile. Durnwald tagliava corto, volendo preservare la sua stima per me. Thaxter, invece: Che cos', dunque, l'Anima Consapevole? E come la spieghi la teoria secondo la quale le nostre ossa sono cristallizzazioni di materia cosmica? E io:

Sono lieto che tu me lo chieda... Ma prima che potessi cominciare, vidi avvicinarsi Cantabile. No, non si avvicinava: stava piombando su di noi, in modo singolare, come se non posasse i piedi sul pavimento rivestito di tappeti, ma si muovesse su un piano inclinato. Prestatemi questo disse, e afferr il cappellaccio nero a falda floscia. Bene soggiunse, teso e faccendiero. Trati su, Charlie. Andiamo dall'amico. E mi diede uno strattone, senza tanti riguardi. Anche Thaxter si alz dal divanetto. Ma Cantabile lo respinse a sedere, dicendo: Tu no. Uno alla volta. Mi condusse con s, fino alla porta del principale. Qui, si ferm. Senti mi disse. Lascia che parli io, tu non aprire bocca. La situazione tutta particolare. Un'altra delle tue messinscena, capisco. Ma non sono disposto a scucire neanche un soldo. Oh, di, non dicevo mica sul serio. Non t'avrei fatto uno scherzo del genere. Solo uno nei guai fino al collo ti pu offrire interessi cos alti. Hai letto il pezzo sul giornale, eh? Sicuro dissi. Ma... se non l'avessi letto? Non t'avrei fatto spennare sta' tranquillo. Hai superato la prova. Siamo amici. Vieni, vieni lostesso a conoscere l'uomo. Tu ci tieni a conoscere tutta la societ americana, dalla Casa Bianca ai tuguri neri, no? Ora ti chiedo solo di star buono e zitto, mentre io gli dico due parole. Ieri, sei stato in gamba. Non ti ho mica torto un capello, vero? Cos dicendo mi strinse la cintura del palt, mi cacci in testa il cappellaccio di Thaxter. La porta si apr prima che potessi svignarmela.

NOTE: (14) Associate is a wonderful word, a wonderful category. Dal senso di socio, collega, la parola associate ha preso quello pi specifico di aggiunto, coadiutore, socio in subordine. (N.d.T.) (15) Il testo ha: Daddy, you look like a million dollars-green and wrinkled. La metafora aver l'aspetto d'un milione di dollari vale aver ottima cera. La postilla : Tutto verde e rugoso/spiegazzato. (Il dollaro Usa verde sul verso.) (N.d.T.) (16) Proteiforme personaggio fiabesco. (N.d.T.) (17) Lo scilinguagnolo del testo : And people's parlors are papered with these projections. Letteralmente: E i salotti della gente sono tappezzati di questi progetti/pronostici. (N.d.T.) (18) Nel testo, Citrine dice: I won't accept author as a verb.

Cio: Non accetto il verbo to author. Infatti in buon inglese non si ammette autorare nel senso di esser autore di. Per alcuni, come appunto questo cronista mondano, lo usano. (N.d.T.) (19) La Sec la commissione che, in Usa, tutela il mercato finanziario (Borse, cambi etc.). (N.d.T.)

Il finanziere Stronson stava in piedi presso la scrivania. Questa era enorme, pretenziosa, mussoliniana. La foto sul giornale si rivel fallace solo in un punto: mi sarei aspettato un individuo pi alto. Stronson invece era cicciotto, con i capelli castani e la faccia giallognola. Di corporatura somigliava a Billy Srole. I riccioli castani gli coprivano il collo. Faceva un'impressione tutt'altro che gradevole. Le guance avevano un nonsoch di natiche. Portava una maglietta a girocollo, e monili, collane, amuleti tintinnati gli pendevano sul petto. Coi capelli alla paggetto, pareva proprio un porcello con la parrucca. Le suole molto spesse gli davano un po' pi di statura. Cantabile mi aveva condotto l per minacciare quell'uomo. Infatti prese a dire: Guardalo bene, Stronson, il mio socio. E' lui, quello di cui t'ho parlato. Osservalo. Lo rivedrai ancora. Lui ti sapr scovare. In trattoria, in un garage, in un cinema, dentro un ascensore. Rivolto a me: Questo tutto. Va' a aspettarmi fuori. E mi sospinse verso la porta. Mi ero fatto di ghiaccio. Inorridito, ero. Anche far da manichino che impersona un sicario spaventoso. Ma prima che potessi protestare, levarmi quel cappello, smentir Cantabile e scoprirgli il bluff, si ud la voce della segretaria di Stronson, enormemente amplificata, proveniente dal citofono sulla scrivania. Adesso? chiese. E lui rispose: Adesso! Immediatamente, entr il portiere in livrea grigia spingendo Thaxter innanzi a s. Tir fuori un tesserino, esclamando: Squadra omicidi! Ci spinse tutti e tre contro il muro. Un momento! Faccia un po' vedere quel tesserino. Come sarebbe, omicidi? disse Cantabile. E che credevi? gli disse Stronson. Che subissi in silenzio le tue minacce? Tu m'hai detto che m'avresti fatto uccidere, e allora io sono andato alla Procura a denunciarti. C' un mandato d'arresto... Anzi, due. Uno per te e l'altro, in bianco, per il tuo scagnozzo. Saresti tu, il sicario dell'Anonima Omicidi? disse Thaxter, a me. Non rideva mai sonoramente. Esprimeva la sua ilarit in sordina. E in quel momento si divertiva un mondo, da scoppiare. Sarei io lo scagnozzo? dissi allora, tentando di sorridere. Nessuno mi rispose. Che bisogno c' di minacciarti, Stronson? disse Cantabile. Gli occhi bruni, dallo sguardo di sfida, eran umidi, lucenti, e in volto si era

fatto d'un pallore secco e ansioso. Hai perduto un milione di dollari e passa, per quelli della Troika. Sei finito, ragazzo. Sei gi bell'e morto. E perch qualcun altro si sarebbe dovuto intromettere, eh? Tanto, non hai scampo. Non hai pi speranze d'un topo da cesso. Senta, agente, quest'uomo non esiste. La Societ d'Investimenti Emisfero Occidentale naufragata. Lo legger domani sul giornale. Stronson vuole soltanto trascinare qualcun altro a fondo con lui. Charlie, va' a pigliare quel giornale. Faglielo un po' vedere! Charlie non va da nessuna parte. Faccia al muro, tutti e tre. So che ti chiami Cantabile, tu, e che vai in giro armato. Chinati un po', tesoro... ecco, cos. Tutti e tre c'eravamo accostati alla parete. L'agente aveva la pistola sotto l'ascella. Le cinghie scricchiolavano. Sfil la rivoltella dalla vistosa cintura di Cantabile. Mica un'ordinaria calibro 38, eh? Una signora pistola, abbiamo! Una Magnum. Con questa qui ci ammazzi un elefante. E' quella l disse Stronson. E' con quella che m'ha minacciato. E' un vizio di famiglia dei Cantabile, allora, far gli scemi con le pistole. Era tuo zio, dico bene, quel Moochy che ha freddato due ragazzi? Classe, zero. Proprio gente di cacca. Poi vediamo se, indosso, hai pure un po' d'erba. Niente niente saresti in libert vigilata? Che bello! Ti conciamo per le feste, amico caro. Razza d'assassini, che ve la pigliate pure coi ragazzi! Tocc quindi a Thaxter, venir perquisito sotto il tabarro. Tutto il viso, dalla bocca larghissima e dal naso virilmente storto, gli sprizzava fiammante allegria, a trovarsi in una situazione cos intonata alla fama di Chicago. Io ero arrabbiato con Cantabile, furioso. Il poliziotto mi tast lungo i fianchi, sotto le ascelle, in mezzo alle gambe. Poi disse: Potete girarvi, voi due. Mamma mia, che scicchettoni! A Thaxter: Dove le hai comprate, quelle scarpe con quelle guarnizioni l? In Italia? E lui, tutto affabile: Alla King's Road. Il poliziotto si tolse la livrea da portiere - sotto indossava una maglietta a collo alto - e svuot il portafogli di Cantabile, di struzzo nero, sulla scrivania. E chi sarebbe, di questi due, il picchiatore? Errol Flynn con la mantella, o cappottino-a-scacchi? Quello col cappotto disse Stronson. La figura del fesso, far, se l'arresta. Io quasi quasi gliela lascio fare disse Cantabile, ancora con la faccia al muro. L'arresti pure. Come se tutto il resto non bastasse. Che, qualcuno? disse l'agente. Un pezzo grosso?

'Azzo, se lo ! rispose Cantabile. E' celebre, famoso. Legga il giornale, domani, e trover il suo nome nella rubrica di Schneiderman: Charles Citrine. E' un personaggio importante, altroch! E con questo? Personaggi importanti in galera ne mandiamo a dozzine. Il governatore Kerner, per esempio. Nemmeno tanto furbo da trovarsi un prestanome come si deve. Il poliziotto si divertiva. Aveva una faccia ordinaria, grinzosa - bonaria, adesso - la faccia d'un esperto poliziotto. Sotto il maglioncino rosso, il suo petto era grasso. Il colore smorto della parrucca non s'intonava col florido colorito del viso. I capelli posticci mancavano di simmetria, spuntavano a ciuffi da tutte le parti. Di parrucche cos, ne vedi al Circolo Cittadino: buttate l, su un sedile variopinto, negli spogliatoi. Parrucchini che, come cagnetti pechinesi, aspettano il padrone. Cantabile venuto qui da me, stamattina, a farmi pazzesche proposte disse Stronson. Io gli ho detto di no. Tutto no. Lui allora m'ha minacciato di morte, mi ha mostrato la pistola. E' proprio pazzo. Poi m'ha detto che sarebbe tornato, insieme a un suo sicario. M'ha spiegato in che modo il sicario m'avrebbe ammazzato, per filo e per segno. Giorni e giorni, m'avrebbe pedinato. Alla fine, m'avrebbe spappolato la faccia, come un melone marcio, a colpi di pistola. Schizzi di materia grigia, sangue che cola a catinelle, pezzi d'osso che volano. M'ha perfino descritto in che modo il sicario, poi, avrebbe fatto sparire l'arma del delitto: con la sega elettrica la segava in tanti pezzi, col martello li sformava, e poi ogni pezzetto lo buttava in un diverso tombino, qua e l, per tutta la periferia. In ogni minimo dettaglio! Tu, trippone, comunque gi sei morto disse Cantabile. Di qui a qualche mese ti ritroveranno in una fogna. E dovranno grattar via quattro dita di merda, per procedere al riconoscimento del cadavere. Bene bene. Non ha un porto d'armi. Stupendo! Porti via questa gente da qui disse Stronson. Spiccher tre denunce? Di mandati di cattura ne ha due soli. Vi denuncio tutti quanti. Io dissi: Lo stesso Mister Cantabile le ha detto che io non c'entro. Io e il mio amico, Mister Thaxter, ce n'andavamo per i fatti nostri, quando Cantabile ci ha condotti qui col pretesto di discutere di certi investimenti. Mister Stronson ha la mia piena comprensione. E' terrorizzato. Cantabile fuori di s, non so quale mania di grandezza lo divora, in preda a una violenta frenesia... E' un esaltato, un egoista... bluffa. Questa semplicemente un'altra delle sue burle. L'agente le pu

dire, Mis -ter Stronson, che io non sono affatto il tipo del sicario prezzolato. Lui senz'altro ne avr visti parecchi. Quest'uomo non ha ucciso mai nessuno disse lo sbirro. Eppoi devo partire per l'Europa, e ho un sacco di cose da fare. Era questo il punto principale, per me. La cosa peggiore era che quella disavventura interferiva con le mie ansiose preoccupazioni, con i miei complicati assilli. Ero in guerra civile interiore contro la vita quotidiana, che per tutti quanti gli altri elementare, aperta, facile a decifrarsi, e caratteristica di questo luogo: Chicago, nell'Illinois. Fanatico lettore qual io sono, murato fra i miei libri, abituato a vederle solo dalla finestra le ambulanze, le auto dei pompieri e della polizia - un introverso che lavora su migliaia di testi, di riferimenti privati - ecco che ora trovavo rilevanza nella spiegazione fornita da T'E' Law- rence allorch si arruol nella Raf: Buttarsi rudemente a capofitto fra uomini rudi e scoprire da me stesso... Come diceva, poi? ...per questi anni ancora verdi che mi restano. Scherzi pesanti, gioco duro, oscenit da caserma, di corve alle latrine. S, molti uomini Lawrence diceva - accetterebbero senza batter ciglio una condanna a morte, pur di sfuggire alla condanna a vita che il destino offre con l'altra mano. Ora capivo cosa intendesse. Quindi era tempo che qualcuno (e perch non qualcuno come me?) affrontasse questo sconcertante e disperato dilemma meglio di altri ammirevoli uomini che ci si eran provati. Il peggio era - in quel frangente assurdo - che avevo perso il passo. Ero atteso alle sette, per cena. Renata sarebbe andata in bestia. Non sopportava che si mancasse a un appuntamento. Era collerica; la sua collera agiva sempre in un certo modo; e inoltre - se i miei sospetti erano precisi - Flonzaley non era mai tanto lontano. La paura di venir sostituiti ossessiona la mente di tutti. Persino le persone pi stabili e pi equilibrate hanno scelto segretamente e tengono in serbo qualcuno che ti rimpiazzi; e Renata non era delle pi stabili. Le venivano spesso spontanee delle rime; e una volta mi aveva stupito improvvisando questa strofetta: When the dear& Disappear& There are others& Waiting near. (20) Non credo che alcuno apprezzi lo spirito di Renata pi di me. Esso dischiude sempre sorprendenti prospettive di candore. Ma io - come Humboldt ebbe a dire tanti anni fa, e mi trov d'accordo - sono uno che accetta qualsiasi cosa che sia detta bene. Proprio cos. Renata mi faceva ridere; solo pi tardi me la sarei vista con il terrore implicito nelle sue parole. Un'altra volta, per esempio, mi aveva detto: Non solo le cose migliori

della vita sono libere, gratuite, ma non si mai abbastanza liberi, disponibili, per le cose migliori della vita. Un amante in gattabuia forniva a Renata una classica donnesca occasione per spassarsela liberamente. Data la mia abitudine di elevare siffatte meschine congetture al livello teoretico, non stupir nessuno ch'io mi diedi a riflettere, l per l, sulla sregolatezza dell'inconsio, ribelle alle norme del buon costume. Ma l'inconscio non libero, solo antinomico. Secondo Steiner, la vera libert risiede nella piena consapevolezza. Ogni microcosmo stato separato dal macrocosmo. Nell'arbitraria divisione fra Oggetto e Soggetto il mondo andato perduto. L'io-zero cerca diversivi. Diventa attore. Questa la situazione - com'io la interpreto - in cui si trova l'Anima Consapevole. Ma ecco che, d'un tratto, provai un moto d'insoddisfazione nei confronti dello stesso Rudolf Steiner. Bisogna qui risalire a un inquietante passo dei Diari di Kafka, indicatomi dal mio amico Durnwald, il quale mi riteneva ancora capace di un serio lavoro intellettuale e voleva salvarmi dall'antroposofia. Anche Kafka era stato attratto dalle teorie di Steiner e trovava certi stati d'animo del veggente - da lui descritti - simili ai propri, dato che egli si sentiva ai margini dell'umano. Fiss quindi con Steiner un appuntamento, all'Albergo Victoria, sulla Jungmannstrasse. E' annotato nei Diari che Steiner indossava un Principe di Galles polveroso e bisunto e che aveva un tremendo raffreddore. Il naso gli sgocciolava e lui seguitava a ficcarsi il fazzoletto ben entro le narici, mentre Kafka alquanto disgustato - gli andava dicendo che egli era un artista imprigionato in una compagnia d'assicurazioni. L'indole e la salute gli impedivano - seguit - di seguire una carriera letteraria. Se, alla letteratura e all'impiego, avesse aggiunto la teosofia, che ne sarebbe stato di lui? La risposta di Steiner non registrata. Lo stesso Kafka, evidentemente, ne aveva fin sopra i capelli di questa beffarda, schizzinosa, esasperante Anima Consapevole. Poverino, il modo in cui prospett il proprio caso non torn mica molto a suo credito. L'uomo di genio in trappola in un ufficio d'assicurazioni? Banalissima lagnanza, mica tanto pi su d'un banale raffreddore. Humboldt ne avrebbe convenuto. Discutevamo spesso di Kafka, e conosco i suoi giudizi. Ma ormai Kafka e Steiner e Humboldt erano insieme nella morte, dove, fra non molto, tutti noi nell'ufficio di Stronson li avremmo raggiunti. Per riapparire, forse, di qui a qualche secolo in un mondo pi sfavillante. Non dovr sfavillare neanche tanto,

per far pi faville di questo. Comunque sia, la descrizione kafkiana di Steiner mi sconvolgeva. Mentre ero immerso in queste riflessioni, era entrato in scena Thaxter. Senza alcuna malizia per nessuno. Voleva solo raddrizzar le cose, nel modo pi amabile, senza neanche troppa condiscendenza. Non credo proprio che lei intenda portar dentro Mister Citrine in base a questo mandato disse, sorridendo gravemente. Perch no? disse lo sbirro, con la pistola di Cantabile, la grassa e nichelata Magnum, infilata alla cintura. Lei ha ammesso che Mister Citrine non assomiglia affatto a un assassino. E' pallido, sciupato. Dovrebbe andar in vacanza a Acapulco, per una settimana. E' assurda, una beffa del genere disse Thaxter. Sfoggiava la grazia del suo tratto, mi voleva mostrare quanto bene comprendesse e sapesse infinocchiare, lui, i suoi compatrioti americani. Ma era ovvio, per me, che il poliziotto trovava Thaxter esotico, lui e la sua eleganza, le sue arie alla Peter Wimsey. Mister Citrine gode fama internazionale, come scrittore e storico. Ha realmente ricevuto un'onorificenza dal governo francese. Pu provarlo? domand l'agente. Non mi dir che ha indosso la medaglia, tante volte? No, la gente non va in giro con le sue decorazioni dissi io. E allora? Come me lo dimostra? Non ho altro che questo pezzetto di nastro. Ho diritto a fregiarmene l'occhiello. Faccia un po' vedere... Gli porsi l'acciaccato, scolorito, insignificante nastrino verde cedro. Quello? disse lo sbirro. Non ci infiocchetterei neanche la zampa d'una gallina. Ero assolutamente d'accordo con lui. Come chicaghese me la ridevo, fra me e me, di quelle fasulle onorificenze straniere. Ero proprio un Cacaliere, e ardevo di ridicolo. E neanche i francesi ci facevano bella figura. Questo secolo non uno dei migliori, per loro. Tutto gli riesce male. A che cosa miravano, distribuendo quelle striminzite fettucce verdi? A Parigi, una sera che Renata aveva preteso che me la mettessi all'occhiello, mi ero esposto agli insulti di un nostro commensale, un vero chevalier, un concreto uomo di scienza, per dirla con lui. Aveva una coccarda rossa e mi snobb tremendamente.

Lo slang americano deficiente, non esiste neppure mi disse. Il francese ha venti parole per dire barca. Si mostr anche molto sprezzante verso le Scienze del Comportamento - mi aveva preso per un behaviourista - e rude con il mio nastrino verde. Mi disse: Lei senz'altro avr scritto dei libri encomiabili, ma quella l un'onorificenza che si d a chi ha migliorato le poubelles. Non me n'eran venuti che dolori, dall'esser stato onorato dai francesi. Bene bene, passer. L'unica vera distinzione, in questo pericoloso momento della storia umana e dello sviluppo cosmico, non ha nulla a che fare con medaglie e nastrini. A non addormentarsi, ci si distingue. Tutto il resto, quisquilie. Cantabile stava ancora con la faccia al muro. Il poliziotto - constatai con gioia - ce l'aveva su con lui. Tu, non muoverti gli disse. A me sembrava che tutti, in quell'ufficio, ci trovassimo sotto qualcosa come un'enorme onda trasparente. E che quell'onda gigantesca stesse immobile sopra di noi, rilucente come cristallo. E noi, tutti quanti dentro. Quando si fosse rotta, con fragore, saremmo stati sparpagliati per miglia e miglia lungo una costa candida, remota. Quasi speravo che Cantabile si fiaccasse il collo. Ma no, no: alla fine ci vedevo approdare, sani e salvi, l'uno qua e l'altro l, su una nuda spiaggia chiara, grigioperla. Mentre gli altri badavano a parlare - Stronson commosso dall'evocazione cantabiliana del proprio cadavere ripescato da una fogna, strillava con voce da maialetto soprano: E vedrai a te, cosa ti cpita! e Thaxter si sgolava, cercando di mostrarsi persuasivo - io mi eclissai mentalmente e formulai, fra me, una teoria. Certi abbracciano grati i loro doni. Altri invece non sanno che farsene e pensano solo a vincere le proprie debolezze. Solo i loro difetti li interessano, li provocano a sfida. Pertanto, coloro che odiano il prossimo ne vanno alla ricerca. I misantropi spesso esercitano la psichiatria. I timidi si dnno al teatro. Gente con l'istinto da ladro cerca impieghi di fiducia. I paurosi compion atti avventati. Si prenda il caso di Stronson, un uomo che architetta stratagemmi disperati per bidonare dei gangster. O senn prendete me: un amante del bello che insiste ad abitare a Chicago. Oppure Von Humboldt Fleisher, un uomo istintivamente socievole come lui che va a seppellirsi in una sperduta campagna. Stronson non ce la faceva pi, gli mancavano le forze. A vederlo cos auto-deformato - grasso ma elegante; corto di gamba, basso di natica, ma con scarpe rialzate; dalla voce squittente, ma tenuta su di un registro grave - provavo tanta, ma, oh, tanta pena per lui. Mi pareva

che adesso la sua vera natura lo reclamasse, e sbito. Aveva dimenticato di radersi quella mattina ovvero il terrore gli faceva spuntare d'incanto irti ciuffi di barba? Stava assumendo un'aria da scoiattolo. I ricci da paggetto ricadevano lisci pel sudore. Li ammanetti, li voglio ammanettati tutti e tre disse all'agente. Come, con un solo paio di manette? Allora le metta a Cantabile. Su, gliele metta. Ero pienamente d'accordo con lui. S, ammanetta quel figlio d'un cane, torcigli il braccio, segagli la carne. Ma, dopo aver detto fra me quelle cose feroci, non desideravo necessariamente che accadessero sul serio. Thaxter trasse l'agente in disparte e gli disse qualcosa sottovoce. In seguito mi chiesi se non gli avesse passato una parola nel codice segreto della Cia. Non si pu mai sapere, con Thaxter. A tutt'oggi non sono riuscito a decidere se fosse o non fosse mai stato un agente segreto. Anni fa mi invit suo ospite nello Yucatan. Tre volte cambiai aereo per arrivarvi, alla fine atterrammo su una pista di terra battuta dove era ad attendermi un peone, in sandali, che a bordo di una Cadillac nuova mi port alla villa di Thaxter, cui accudiva numerosa servit indigena. C'erano automobili e jeeps, e una moglie e figlioletti, e Thaxter aveva gi imparato il dialetto del posto, e impartiva ordini a destra e a manca. Era un genio per le lingue, se ne impadroniva rapidamente. Senonch erano sorte difficolt con una banca di Mrida e poi c'era nella zona - nientemeno - un country club, dove aveva lasciato dei conti in sospeso. Ero appena arrivato, e gi si ripeteva la vicenda consueta. Il secondo giorno mi disse che si partiva, via da quel dannato posto. L'aiutai a riempire i bauli di pellicce e attrezzature da tennis, di tesori archeologici e elettrodomestici. Nell'auto stipata, io tenni sulle ginocchia uno dei suoi bambini. Il poliziotto ci condusse via dall'ufficio di Stronson. E questi ci grid dietro: La pagherete cara, bastardi. Ve lo giuro! E specialmente te, Cantabile! A costo di rimetterci anch'io non so che cosa! Domani, intanto, l'avrebbe pagata cara lui. Mentre aspettavamo l'ascensore, Thaxter e io trovammo il tempo di confabulare. No, io non sono in arresto mi disse. Quasi quasi mi dispiace. Mi avrebbe dato gusto, veramente. Ora datti da fare, mi raccomando gli dissi. Me lo sentivo, che Cantabile n'avrebbe combinata una grossa. E Renata sar

arrabbiatissima. Questa la cosa peggiore. Datti da fare, Thaxter, non abbandonarmi adesso. Via, non essere assurdo. Metto subito di mezzo un avvocato. Dammi nome e telefono. Prima cosa, telefona a Renata. Ecco. Sgnati il numero di Szathmar. Chiama anche Tomchek e Srole. Thaxter si annot i numeri su un modulo dell'American Express. Possibile, che ne avesse ancora la tessera? Lo perdi, quel pezzetto di carta gli dissi. Thaxter assunse un fare piuttosto severo. Sta' attento, Charlie. O ti saltano i nervi. E' una prova difficile, lo so. Ragione di pi, per controllarsi al massimo. plus forte raison. Quando si metteva a parlare francese, capivi che una cosa gli stava a cuore. E, laddove George Swiebel mi gridava sempre di non abusare del mio fisico, Thaxter mi raccomandava di continuo di non agitarmi. Quanto a lui, era uno con i nervi abbastanza saldi per il genere di vita che aveva scelto. Nonostante il suo debole per le frasi francesi, Thaxter era un vero americano in quanto, al pari di Walt Whitman, offriva s stesso come archetipo: Quel che presumo io, presumi tu. Ci non era di particolare ausilio, in quel frangente. Io ero in arresto. I miei sentimenti verso Thaxter erano quelli di un uomo carico di pacchi che cerca d'infilare la chiave nella serratura e intralciato dal gatto di casa. La verit , per, che dalla gente cui voglio pi bene non m'aspetto un aiuto. Da Thaxter non c'era da aspettarsi nulla. Anzi, sospetto che i suoi tentativi d'aiuto fossero addirittura pericolosi. Se tu affoghi e invochi soccorso, lui arriva di corsa e ti lancia un salvagente... di cemento massiccio. Se per un piede irregolare ci vuole una scarpa bislacca, le anime irregolari hanno strani bisogni e l'affetto giunge loro in maniere bizzarre. Un uomo che ha sempre bisogno d'aiuto s'affeziona a qualcuno incapace di darne. Sar stata, suppongo, la segretaria di Stronson a chiamare l'auto biancoazzurra della polizia che ci stava aspettando. Era una giovane molto graziosa. Osservandola, all'uscita, avevo pensato: Ecco una ragazza sentimentale. Ben educata. Affabile. Commossa alla vista di gente tratta in arresto. Lacrime agli occhi. Tu, davanti disse l'agente in borghese a Cantabile. E questi, bianco in faccia, cappello calcato, ciuffi di capelli sfuggenti ai lati, sal a bordo. In quel momento, cos arruffato, aveva per la prima volta un'aria genuinamente italiana.

Quel che conta pi di tutto Renata. Avvertila subito dissi a Thaxter, mentre salivo anch'io. Sono guai se non l'avverti... guai grossi per me! Non ti preoccupare. Non ti si lascer scomparire per sempre dalla scena disse Thaxter. Tali parole di conforto mi misero addosso, per la prima volta, un'angoscia profonda. Effettivamente, Thaxter tent di mettersi in contatto con Renata e con Szathmar. Ma Renata non era ancora rientrata, dal suo giro pei negozi con la cliente alla cerca di stoffe; e Szathmar aveva gi chiuso lo studio. Thaxter dimentic, chiss come, che gli avevo anche detto di Tomchek e Srole. Per ammazzare il tempo, quindi, and a vedere un film di kung fu negro, in Randolph Street. Uscito dal cinema, telefon a Renata, a casa. Dato che lei conosceva benissimo Szathmar, la preg di occuparsene lei, della faccenda. Dopo tutto, lui era un forestiero di passaggio. C'era una grossa partita di pallacanestro, i Celtics di Boston contro i Bulls di Chicago, e Thaxter trov da comprare un biglietto, da un bagarino. Prima di recarsi allo stadio, in tass, si ferm da Zimmerman e compr una bottiglia di Piesporter. Sebbene non potesse raffreddarlo al punto giusto, era ottimo con le tartine allo storione. Avevo di fronte a me la nera sagoma di Cantabile, nell'auto della polizia. A essa indirizzai i miei pensieri. Un uomo come Cantabile s'approfitta della mia inadeguata concezione del male... cos? Ne tappa tutte le falle, ne colma i vuoti, al meglio delle sue capacit istrionesche, con le sue sfuriate, i suoi bluff. Ma ce l'avevo, io, in quanto americano, una teoria del male? Forse no. Quindi lui entrava in campo, da quel lato (privo di contrassegni e di confini) dov'ero pi sguarnito, con le sue idee, con le sue smanie. Quella peste piaceva alle donne, a quanto pare: Polly ne andava pazza e anche sua moglie, senz'altro, la laureanda. A mio avviso, sul piano erotico doveva esser un peso leggero. Ma dopo tutto, per le donne quel che pi conta l'immaginazione. Quindi lui si fa avanti nella vita cos, con quei suoi guanti da cavallerizzo e stivaletti di vitello, con la smagliante ruvidezza dei suoi tweed, con quella Magnum infilata alla cintura, minacciando di morte tutti quanti. Le minacce: ecco che cosa amava pi di tutto. Mi aveva fatto quelle telefonate notturne per minacciarmi. Le minacce gli hanno mosso le budella, ieri, in Division Street. Stamattina andato a minacciare Stronson. A me ha offerto - o minacciato - di ammazzare Denise. S, era una strana creatura, con quel suo viso pallido, con quel suo naso cereo, ecclesiastico, dalle nere

narici. Si agitava, sul sedile davanti. Sembrava che cercasse di girarsi a guardarmi. Era quasi abbastanza svitato da ruotar il capo come un uccello che si becca le piume sul dorso. Cosa pu significare - mi chiedevo - che abbia tentato di spacciarmi per un assassino? Trova qualcosa, in me, che gliel'ha suggerito? O cerca, a modo suo, di tirarmi fuori dal mio guscio, sospingermi nel mondo, un mondo da cui tendo a ritirarmi? Alla stregua d'un borghese di Chicago, potevo giudicarlo mentecatto, e lavarmene le mani. Certo, era da manicomio, senz'altro. Sono inoltre abbastanza smaliziato da vedere che, nella cosetta a tre che m'aveva proposto con Polly, c'era un tcco di omosessualit; ma niente di grave. Speravo comunque che lo sbattessero in prigione. D'altro canto, sentivo che lui stava facendo qualcosa per me. Era comparso come per incanto sul mio sentiero - il ruvido tweed della sua giacca aveva un nonsoch di pungente, come l'ortica - pallidissimo e pazzo, coi baffi come pelo di visone - s, quasi avesse una missione spirituale da compiere. Il suo compito forse era quello di smuovermi, di strapparmi all'inerzia del centro. Dal momento che sono uno di Chicago, un'impresa del genere non poteva venir affidata a persona normale e ragionevole. Io non riesco a essere me stesso con la gente normale e sensata. Si considerino i miei rapporti con un uomo come Richard Durnwald. Per quanto lo ammiri, non mi trovo a mio agio con lui. Un po' meglio va con il dottor Scheldt, l'antroposofo, ma anche con lui incontro difficolt: difficolt di natura chicaghese. Tante volte, mentre lui mi parlava di misteri esoterici, avrei voluto dirgli: Ma non venirmi a raccontare, amico, baggianate spirituali! In fin dei conti, per, i miei rapporti con il dottor Scheldt eran tremendamente importanti. Le questioni che io sollevavo con lui non avrebbero potuto esser pi serie. Tutto ci mi passava per la testa, mi mulinava nel cervello, e ricordai Humboldt quella volta che, a Princeton, mi cit le parole di Lenin all'Istituto Smolny: Es schwindelt! E le cose ora stavano schwind lando. Forse perch, al pari di Lenin, io stavo per scoprire uno Stato di polizia? Certo era a causa di una marea, o d'una fiumana, di sensazioni, di intuizioni, di idee. Naturalmente lo sbirro aveva ragione. In senso stretto, io non ero un assassino. Per incorporavo, in me stesso, altre persone; e le consumavo. Quando costoro morivano, io li piangevo disperatamente. Giuravo che avrei portato avanti il loro lavoro, la loro vita. In effetti, sommavo la loro forza alla mia. Non avevo forse posato gli occhi su di loro, nei giorni del vigore e della gloria? E sulle loro donne? Gi

riuscivo a intravedere, nelle grandi linee, i compiti purgatoriali della mia anima, quando entrer nel mondo che vien dopo. Sta' attento, Charlie mi aveva ammonito Thaxter, avvolto nel suo tabarro, con la cartella ideale in una mano e brandendo, nell'altra, l'ombrello dal manico nature nonch le mie tartine allo storione. Stavo attento, altroch. plus forte raison, io stavo attento. Attento com'ero, mi rendevo ora conto di star seguendo - a bordo di quell'auto della polizia - le piste di Humboldt. Vent'anni fa, nelle grinfie della legge, egli si era battuto con gli sbirri. Gli avevano infilato la camicia di forza. A lui era venuta la diarrea, nel furgone che lo trasportava al manicomio. Loro non sapevano come regolarsi con un poeta. Non s'intende di poeti, la polizia. S'intendono di ubriachi molesti e di rapinatori, s'intendono di stupri, magari anche di doglie, di drogati s'intendono ma di poeti no: in alto mare sono, coi poeti. Pi tardi Humboldt m'aveva telefonato, dalla neuro. Io gli avevo risposto da quel sudicio, torrido, screpolato camerino del Belasco. E lui m'aveva gridato: Questa vita, Charlie, non letteratura! Bah, non credo che gli Arcangeli, che i Troni e le Dominazioni, che gli Archai e i Cherubini, i Serafini e gli Angeli leggano poesia. Perch dovrebbero? Essi plasmano l'universo. Sono molto affaccendati. Ma quando Humboldt grid: Vita! mica alludeva ai Troni, agli Exousiai, agli Angeli. Intendeva la vita nel senso reale, naturalistico. Come se l'arte celasse la verit e solo la sofferenza del pazzo la rivelasse. Era, questa, fantasia depauperata? Arrivammo, e venni separato da Cantabile. Lui, lo trattennero in un ufficio. Me, mi portarono dentro. In previsione del compito che m'ero scelto, su misura per me, in purgatorio, non mi sembrava necessario pigliar troppo sul serio la prigione. Che cos'era, dopotutto? Gran trambusto, anche l, di gente specializzata a renderti dura la vita. Mi fotografarono, di faccia e di profilo. Bene. Dopo quei primipiani, mi presero le impronte digitali. Molto bene. Dopo di che, m'aspettavo di venir messo in guardina. C'era infatti un poliziotto molto grasso, dall'aria casareccia, che s'accingeva a sgnaccarmici. Le mansioni sedentarie rendono obesi questi sbirri. Quello l aveva proprio un aspetto casalingo, in maglione e pantofole, col panzone e la pistola, le grosse labbra imbronciate, grinze di grasso sulla nuca. Mi stava pilotando in gattabuia quando qualcuno grid: Ehil! Charles Citrine! Fuori! Tornai sui miei passi, e intanto mi chiedevo come avesse potuto far cos presto, Szathmar.

Ma non c'era Szathmar ad attendermi. C'era la giovane segretaria di Stronson. Questa bella figliola mi disse che il suo principale aveva ritirato la denuncia contro di me. Preferiva concentrare i suoi tiri su Cantabile. E l'ha mandata qui lui? Mi spieg: Beh... veramente son voluta venir io. La conosco. Quando ho visto il suo nome, ho capito chi lei. E l'ho detto al principale. Mister Stronson sconvolto, frastornato, da qualche giorno in qua. Bisogna anche capirlo. Quando uno riceve minacce di morte... Ma alla fine son riuscita a fargli intendere che lei una persona celebre, mica un killer. Ah, capisco. Lei proprio una cara ragazza, oltre che bella. Non so dirle quanto le sono grato. Non dev'essere stato facile, fargli intendere ragione. Era terrorizzato, veramente. Ora, pi che altro, depresso. Come mai ha le mani cos sudicie? mi chiese. M'hanno preso le impronte digitali. Con inchiostro da timbri. Si indign. Oh mio dio! Prender le impronte a un uomo come lei! Tir fuori dalla borsetta dei fazzoletti di carta e, umettatili, si diede a strofinarmi le dita imbrattate. No, grazie. Non si disturbi dissi. Tali premure mi commuovono sempre; e mi pareva che, da chiss quanto tempo purtroppo, nessuno mi usasse un'intima cortesia come quella. Ci son giorni in cui uno desidera d'andar dal barbiere, non per farsi tagliare i capelli (non ne avrebbe bisogno) ma soltanto per sentirsi toccare. Nessun disturbo disse la ragazza. Mi pare di conoscerla da sempre. Dai miei libri? No no. Non li ho mai letti, neanche uno. So che lei scrive libri di storia, e la storia non mai stata il mio forte. No... tramite mia madre. Io conosco sua madre? Fin da quando ero bambina so che, da studentelli, eravate fidanzati. Sua madre Naomi Lutz, allora! Proprio cos. Non so dirle il piacere che ha fatto, a lei e Doc, incontrarla quel giorno in un caff. Gi, Doc era con lei. Quando Doc venuto a mancare, la mamma voleva telefonarle. Lei l'unico, dice, con cui possa parlare dei tempi passati. Ci son cose che

vorrebbe ricordare e che invece le sfuggono. Appena l'altro giorno, non riusciva a rammentarsi il nome della citt dove abitava lo zio Asher. Suo zio Asher abitava a Paducah, nel Kentucky. Senz'altro, le telefoner. Io amavo sua madre, Miss... Maggie ella disse. Maggie. Ha preso da lei, le curve, dalla cintola in gi. Non avevo mai visto una linea posteriore cos aggraziata, fino a questo momento... e in prigione, nientemeno. Lei ha anche la sua bocca, le stesse gengive, quei denti un pochino corti, e lo stesso sorriso. Sua madre era bellissima. Mi scuser se le parlo cos ma... un momento di euforia... insomma, ho sempre pensato che, se avessi dormito abbracciato a sua madre ogni notte per quarant'anni... come marito, s'intende... ebbene, la mia vita avrebbe fatto una buona riuscita, l'avrei compiutamente realizzata... e invece! Quanti anni ha, Maggie? Venticinque. Oh, signore! esclamai, mentre lei mi lavava le dita sotto l'acqua corrente, gelata. La mia mano molto sensibile al tocco d'una donna. Un bacio sul palmo pu farmi smarrire il senno. Mi accompagn a casa, con la sua Volkswagen. Pianse un tantino durante il tragitto. Forse pensava alla felicit che sua madre e io avevamo perduta. E quando - pensavo io - quando potr finalmente sollevarmi al di sopra di tutte queste cose - accidentali, puramente fenomeniche, sprecatamente e casualmente umane - e sar degno di accedere a dei mondi superiori? Quindi decisi di andar a trovare Naomi prima di partire. Il suo cognome da sposata era Wolper. Non ci andai immediatamente, per. Avevo cento faccende da sbrigare, prima. Zeppi di impegni, gli ultimi giorni a Chicago. Per recuperare le ore che le diavolerie di Cantabile m'erano costate, mi attenni a un'agenda molto fitta. Murra, il mio consulente fiscale, mi concesse un'ora intera del suo tempo. Nel suo ufficio - tranquillo, riposante, arredato dal famoso Richard Himmel, prospiciente la zona pi verde del fiume Chicago - mi comunic che non era riuscito a convincere l'Ufficio Tributi a mollarmi. La sua parcella risult altissima. Mille e cinquecento dollari, gli dovevo, per non esser approdato a nulla. Uscito di l, mi trovai nel tenebrore della Michigan Avenue. Sostai di fronte a un negozio di lampadari, presso Wacker Drive. Mi ha sempre attratto quel negozio l, con le sue ingegnose novit in fatto di lumi e paralumi, dai colori e

forme insolite. Vi entrai, acquistai un riflettore da 300 watt. Non mi serviva a nulla. Ero in partenza. Che me ne facevo? Quell'acquisto esprimeva soltanto il mio stato mentale. Seguitavo ad arredare il mio rifugio, il mio santuario, il mio Forte Dearborn isolato in Territorio Indiano (Materialistico). Inoltre, ero in preda all'ansiet per l'imminente partenza: un aviogetto mi avrebbe rapito alla terra, portato via a duemila miglia all'ora, ma dove andavo, e perch? Le ragioni di tale terrificante velocit rimanevano oscure. No, l'acquisto di un lume non mi fu di gran aiuto. Assai maggior conforto mi don un colloquio con il dottor Scheldt. L'interrogai sugli Spiriti della Forma, gli Exousiai, noti nell'antichit giudaica sotto altro nome. Questi plasmatori di destino avrebbero dovuto, tanto tempo fa, cedere il proprio potere, le proprie funzioni, agli Archai, gli Spiriti della Personalit che si trovano d'un gradino pi prossimi all'uomo nella gerarchia universale. Ma un certo numero di Exousiai dissidenti assuntisi un ruolo retrogrado nella storia del mondo - si rifiutarono per secoli di passar le consegne agli Archai. Bloccarono cos lo sviluppo di una moderna forma di consapevolezza. Da questi Exousiai refrattari al progresso, appartenenti a una fase pi antica dell'evoluzione umana, dipende il tribalismo e la persistenza di mentalit terragnole o paesane, son essi responsabili dell'odio per l'Occidente e per le Novit, son essi che ispirano atteggiamenti atavistici. Io mi chiedo se non valga, ci, a spiegare come mai nel 1917 la Russia si mise una maschera rivoluzionaria per camuffare la reazione; e se non vi sia un conflitto fra queste stesse forze anche dietro l'ascesa al potere di Hitler. Pure i nazisti adottarono un travestimento moderno. Ma non si possono del tutto biasimare questi russi, tedeschi, spagnoli e asiatici. La libert qualcosa che incute, veramente, terrore. E cos pure la modernit. Questo ci che ha reso sconcertante e mostruosa, agli occhi del mondo, l'America. Ed anche ci che ha reso certi paesi, agli occhi degli americani, disperatamente noiosi, monumentalmente plumbei. Lottando per restare nell'inerzia, i russi hanno prodotto quella loro societ incomparabilmente noiosa e terrificante. Intanto l'America, sotto la giurisdizione degli Archai, o Spiriti della Personalit, produceva individui moderni e autonomi, con tutte le vertigini e le angosce disperate dei liberi, affetti da cento malattie che, durante le lunghissime epoche contadine, erano ignote. Dopo la visita al dottor Scheldt, condussi le mie figliolette, Lish e Mary, alla Rappresentazione di Natale, incastrato da Denise che me le aveva passate in lacrime al telefono. Lo spettacolo risult, chi l'avrebbe

mai detto, stimolante. Amo queste recite di filodrammatici: voci che si schiantano, attori che perdon la battuta, costumi insensati. L'eleganza era tutta in platea. Centinaia di bambini sovreccitati, accompagnati dalle loro mamme. Molte di queste mamme erano tigri della razza pi astuta. E che toilettes, che acconciature, che profumi! Come primo pezzo, diedero Rip van Winkle. Lo trovai immensamente significativo. D'accordo, gli gnomi son da biasimare per aver fatto ubriacare Rip, questi per aveva le sue buone ragioni per darsi all'oblio. Il peso del mondo dei sensi troppo grave per alcuni, e si fa via via pi grave. Quel lungo sonno che dur vent'anni, v'assicuro, mi commosse. Il mio cuore era particolarmente sensibile: rovelli, assilli e rimorsi lo rendevano tenero e vulnerabile. Un vecchio libertino imbecille lasciava due figliole per seguire un'avventuriera nella corrotta Europa. Ero uno dei pochi padri in platea e sentivo, acutamente, come ci fosse sbagliato. Ero circondato da femminili rampogne. Era chiaro come tutte quelle donne la pensassero. M'accorsi, per esempio, che a tante madri non andava a genio la raffigurazione della moglie di Rip come della Vipera Americana in versione primitiva. Io stesso respingo del resto una tale concezione delle Vipere Americane. Le madri comunque erano arrabbiate: sorridevano, ma con ostilit. I bambini, innocenti, applaudirono, invece, quando a Rip vennero a dire che sua moglie era morta d'un colpo apoplettico durante un attacco di collera. Io - naturalmente - riflettevo sui significati superiori di tali cose. Per me, la vera questione era: come avrebbe trascorso il suo tempo, Rip van Winkle, se gli gnomi non l'avessero fatto dormire. Egli aveva il suo bravo e buon diritto americano, s'intende, di andar in giro per i boschi, a pesca e a caccia col suo cane, pi o meno come Huckleberry Finn nel Territorio dell'Oltrel. L'interrogativo seguente era pi intimo e arduo: cosa avrei fatto io, se non avessi dormito nello spirito per tanto tempo? Fra gli strilli e i battimani, l'agitarsi e il dimenarsi di quel mare di bambini, cos puri di volto, s fragranti (anche i piccoli peti che, inevitabilmente, scappano a una masnada di bambini, son piacevoli se annusati paternamente) cos salvabili, mi costrinsi a soffermarmi e rispondere: era un obbligo, per me. A dar retta a un opuscolo di quelli che il dottor Scheldt m'aveva fatto leggere, questa storia del sonno tutt'altro che un'inezia. Se non siamo propensi ad uscire dallo stato di dormienti soltanto perch desideriamo di eludere un'imminente rivelazione. Certi esseri spirituali debbono effettuare il loro sviluppo mediante gli uomini; ma noialtri li tradiamo e

abbandoniamo con il nostro assenteismo, con la nostra voglia-dirussare. Nostro dovere - diceva uno dei maliosi opuscoli - collaborare con gli Angeli. Essi ci appaiono dentro di noi (come lo Spirito chiamato Maggid si manifestava al grande rabbino Joseph Karo). Guidati dagli Spiriti della Forma, gli Angeli seminano in noi le sementi del futuro. E ci inculcano certe immagini di cui siamo normalmente ignari. Fra l'altro, voglion farci vedere la divinit celata in altri esseri umani. Mostrano all'uomo come pu varcare, mediante il pensiero, l'abisso che lo separa dallo Spirito. All'anima offrono libert, al corpo offrono amore. Questi fatti devon essere afferrati dalla desta autocoscienza. Dato che, quando dorme, il dormiente dorme sodo. Grandi eventi mondiali lo sfiorano appena. Nulla tanto importante da destarlo. Cadono intorno a lui e lo sommergono i fogli del calendario, anno dopo anno, proprio come le foglie cadute dagli alberi ricoprirono Rip van Winkle. Inoltre, gli Angeli stessi sono vulnerabili. I loro scopi vanno realizzati sulla terra dalla stessa terrestre umanit. Gi l'amore fraterno che ci hanno ispirato si corrotto in carnali mostruosit. Cosa ci facciamo, l'un l'altro, sotto le coltri? L'amore viene ignobilmente pervertito. Quando gli Angeli ci inviano freschezza radiosa, noi, nel nostro opaco sonno, rendiamo tutto opaco. Nella sfera politica riusciamo a udire semiconsci come siamo - i grugniti provenienti dagli imperi maialeschi della terra. Il puzzo di questi territori suini sale fino ai cieli superiori e li ammorba. Cosa c' allora da stupirsi se invochiamo il sonno, che venga presto a sigillarci lo spirito? Cos gli Angeli - diceva l'opuscolo tenuti a bada dal nostro sonno durante le ore di veglia, faranno quel che possono, con noi, durante la notte. Ma di notte non possono influire sulla nostra ragione e sul nostro sentire, perch questi sono assenti in chi dorme. Solo il corpo incosciente e il principio vitale che lo sostiene, il corpo etereo, giacciono l sul letto. Sensazioni e pensieri ci hanno abbandonati. Cos anche di giorno, sonnambuli che siamo. Ma se non ci sveglieremo - se l'Anima Spirituale non verr indotta a partecipare all'opera degli Angeli - annegheremo. Per me, l'argomento persuasivo era che gli impulsi d'amore pi elevato si corrompono degenerando in stimoli sessuali. Questo mi convinceva veramente. Forse, per andarmene via con Renata lasciando due figliolette nella pericolosa Chicago, io avevo ragioni pi profonde, pi remote, di quelle che riuscissi, consciamente, ad addurre l per l. Potrei tentare di giustificarmi. Dopotutto, anche Cristiano - nel Viaggio del pellegrino (21) - abbandona la famiglia per andar alla ricerca della grazia divina.

Se volevo far realmente del bene alle mie figlie, dovevo prima svegliarmi. La confusione in cui versavo - incapace di metter a fuoco, concentrarmi - era molto penosa. Riuscivo a vedermi qual ero trent'anni fa. Anche senza andarmi a guardare sull'album di famiglia. Quella dannante fotografia m'era rimasta ben impressa. Eccomi l: bel giovanottino, sotto le frasche, che tiene per mano una graziosa fanciulla. Ma avrei potuto benissimo indossare un pigiama di fustagno, anzich quel vestito a doppiopetto - dono di mio fratello Julius - dato che, pur nel fiore dei miei anni e all'apice del mio vigore, ero esanime, inerte. Seduto l in platea, mi diedi a immaginare che ci fossero, tutt'intorno, degli spiriti i quali tentassero di mettersi in contatto con noi, e il loro alito ravvivasse il rosso dei vestitucci di quei bambini proprio come l'ossigeno ravviva il fuoco. A un certo punto i bambini si misero a gridare. Rip si stava alzando, barcollante, di sotto al mucchio di foglie che l'avevan ricoperto. Sapendo quel che l'attendeva, gemetti. La vera questione era se sarebbe riuscito a restar sveglio. Durante l'intervallo m'imbattei nel dottor Klosterman, mio consocio al Circolo Cittadino. Era lui che, nella sauna, mi aveva consigliato di ricorrere alla chirurgia estetica per eliminare le borse sotto gli occhi: una semplice operazione m'avrebbe ringiovanito di dieci anni. Gli rivolsi un cenno di saluto, freddino. Lui mi s'avvicin, coi suoi figli, e mi disse: E' un bel pezzetto che non la si vede. Ebbene s, era un bel pezzo che non mi facevo vedere. Ma anche la notte avanti, fra le braccia di Renata, avevo sognato di giocare a paddle ball da gran campione. La mia rovesciata di sogno, dopo aver colpito la parete, schizzava effettata, imprendibile, sull'angolo estremo del campo. Battevo Scottie l'allenatore; battevo in sogno l'imbattibile Greco, un medicone, magro ma atletico, pelosissimo, giocatore accanito nonostante il piede varo, uno che - nella vita reale - non mi lasciava segnare neanche un punto. Ma sul campo da gioco dei miei sogni ero un leone. Cos pure quando sognavo di esser sveglio - ben desto e lanciato verso l'avvenire - riuscivo a superare la mia inerzia, le mie malinconie e annebbiamenti. Ad ogni buon conto, nei sogni non avevo alcuna intenzione di mollare. Mentre stavo pensando a queste cose, nel foyer, Lish ricord di avermi portato un biglietto da parte di sua madre. Aprii la busta e lessi: Charles, ho ricevuto minacce di morte! Ma quel Cantabile ne combinava di tutti i colori! Prima di sequestrare me e Thaxter sul

Michigan Boulevard - forse nello stesso momento in cui noi ammiravamo il bellissimo paesaggio invernale di Monet - lui, Cantabile, stava telefonando a Denise, dedicandosi al suo sport preferito: vale a dire, far minacce. Una volta, a proposito di Denise, George Swiebel mi aveva spiegato (anche se, conoscendo la sua Filosofia della Natura, avrei potuto fornir da me questa spiegazione): Per Denise, vedi, litigare con te uno sfogo sessuale. Non parlare con lei, non discutere, ammenoch tu non voglia ancora procurarle piacere. Senz'altro George avrebbe interpretato alla stessa maniera le minacce di Cantabile. E' cos che quel figlio di puttana si scarica le balle! Ma era pure possibile che le mortifere fantasie di Cantabile, il suo ruolo immaginario di delegato plenipotenziario della Morte, mirassero a svegliarmi: Bruto, tu dormi... eccetera. Ci mi era venuto pensato nell'auto della polizia. Ora per l'aveva fatto sul serio. Chiesi a mia figlia: La mamma aspetta una risposta? Lish mi guard con gli occhi di sua madre, grandi laghi d'ametista. Non l'ha detto, pap. Denise avr senz'altro riferito al giudice Urbanovich che si stava tramando per ucciderla. Cos, col Giudice aveva chiuso. Gi non mi poteva vedere, non si fidava di me. Ora avrebbe bloccato una parte cospicua dei miei soldi. Meglio non farci alcun assegnamento, su quei dollari l. E adesso? Con la solita fretta e imprecisione, mi diedi a far il conto delle risorse di danaro liquido: milleduecento qua, mille e otto l, vendo i miei bei tappeti, vendo la Mercedes, sia pur rimettendoci parecchio a causa dei danni subiti... Per quel che ne sapevo, ora Cantabile era in prigione. Gli rompessero l'osso del collo, m'auguravo. Un sacco di gente viene uccisa in carcere. Ma in realt non credevo che avrebbe trascorso molto tempo dietro le sbarre. Oggigiorno facilissimo farla franca. Come niente, otterr un'altra volta la condizionale. I nostri tribunali la concedono con la stessa generosit con cui, all'Esercito della Salvezza, distribuiscono pasticcini. Del resto, non m'importava molto. Ero in partenza per Milano. Quindi, come ho detto, andai a far una visita sentimentale a Naomi Lutz, in Wolper. Noleggiai una limousine per recarmi a Marquette Park... perch far il taccagno, a questo punto? La giornata era rigida, piovorna, ventosa: l'ideale per uno scolaretto che, sfidando le intemperie con la sua cartella a tracolla, si sente indomito. Naomi era al suo posto, davanti alla scuola, dove svolgeva mansioni da vigile urbano: bloccava il traffico per lasciar passare i ragazzini, a frotte; e

chi trottava, chi s'attardava, chi arrancava, chi trascinava la sua mantellina, chi pestava nelle pozzanghere. Sotto l'uniforme, Naomi indossava vari strati di maglioni. In testa aveva una bustina, attraverso il petto una bandoliera, ai piedi stivaletti foderati, guantoni alle mani, una mantellina arancione le copriva il collo: era tutta infagottata. Agitava le braccia, impacciata dagli indumenti, raccoglieva i bambini intorno a s, fermava le macchine e quindi, rigida sulla schiena, li aiutava a attraversare, a lenti passi pesanti sulle suole rinforzate. E quella era la donna per la quale avevo provato, un tempo, il perfetto amore. Era la donna con la quale avrei voluto dormire per quarant'anni di seguito, abbracciandola nella mia posizione preferita (da dietro, stringendole il seno tra le mani). In una citt brutale come Chicago, poteva uno sperare, veramente, di sopravvivere senza un tale conforto, cos intimo e carnale? Mentre mi appressavo a lei, scorsi la giovanetta nella donna ormai vecchia. Rividi i suoi piccoli denti smaglianti, le seducenti gengive, la fossetta sulla gota sinistra soltanto. Mi pareva che avrei potuto ancora annusare il suo odore di ragazza, quel suo dolce madore, e riudii la sua voce un tantino strascicata: affettazione, questa, che entrambi trovavamo affascinante, allora. E anche adesso - pensai perch no? La pioggia degli anni Settanta, sul suo viso, mi riportava illusoriamente alla memoria il sudorino che gliel'imperlava negli anni Trenta, allorch il nostro adolescente amoreggiare le disegnava come una bautta di goccioline intorno agli zigomi. Ma non sarei stato tanto sciocco da accarezzarla adesso, da toglierle la giubba e quei maglioni e la veste e il sottabito, ah no. N lei ci avrebbe tenuto a mostrarmi com'erano ridotte le sue cosce, il suo seno. Con Hank poteva farlo - lei e Hank, il suo compagno, erano invecchiati insieme - ma con me era diverso, poich io l'avevo conosciuta ai tempi dei tempi. La cosa era esclusa. Neanche a parlarne, ad alludervi vagamente. Impossibile. Era solo una di quelle cose cui bisogna pensare, tuttavia. Pi tardi, da lei, ci mettemmo a chiacchierare in cucina, bevendo caff. Mi aveva invitato a fare uno spuntino: uova fritte, salmone affumicato, pane di segale, miele. Mi sentivo completamente a mio agio, fra quelle vecchie pentole e stoviglie, e presine fatte a mano. La casa era tutto quel che Wolper le aveva lasciato, mi disse. Quando m'accorsi che perdeva soldi a rotta di collo, coi cavalli, lo pregai insistentemente di intestar la casa a me. Molto previdente. Poi gli ruppero il naso, e una caviglia. A titolo d'avvertimento.

Da parte d'uno strozzino. Fino a allora, non sapevo che mio marito si fosse messo in mano agli usurai, gente della malavita. Torn a casa, dall'ospedale, con la faccia tutta livida e gonfia intorno alla fasciatura. La casa non la vendere - mi disse - neppure per salvarmi la vita. Si mise a piangere, ripeteva che era un buono a nulla... poi decise di sparire. Lo so, ti sorprende che io abiti in questo quartiere di cecoslovacchi. Ma una zona tranquilla ed stato mio suocero, un vecchio ebreo molto accorto, a sceglierla, quando decise di fare un investimento immobiliare. Cos ci siamo trasferiti qui. Era un uomo gioviale, sai, Wolper. Allegro. Tutt'altro da te. Come dono di nozze mi regal un'auto sportiva e mi apr un conto corrente ai Grandi Magazzini Field. Era quello che pi desideravo dalla vita. Ho sempre pensato che sposato con te, Naomi, mi sarei sentito tanto, tanto forte. Non idealizzar tutto, adesso. Eri un ragazzo violento. A momenti mi strozzavi, quella volta che ero andata a una festa da ballo con un giocatore di pallacanestro. E un'altra, nel garage, ti annodasti una corda intorno al collo, minacciando di impiccarti se non te la davo vinta. Ti ricordi? Temo di s. Desideri troppo acuti si agitavano in me. Wolper si risposato e ha un negozio di biciclette nel Nuovo Messico. Si sentir pi al sicuro, vicino al confine. S, tu eri eccitante, io per non riuscivo a raccapezzarmi, con te e col tuo Swinburne e il tuo Baudelaire, Oscar Wilde e Carlo Marx. Eh s, eri proprio un esaltato. Quei libri mi eccitavano, e io mi sentivo ebbro di bellezza, folle di poesia, traboccante di bont, di pensieri, d'amore. Erano solo smanie adolescenti. Essa mi sorrise e disse: Non credo, sai. Doc diceva, alla mamma, che i tuoi erano rimasti forestieri, che eravate dei pivelli, tutti quanti in famiglia, troppo emotivi, maledettamente sentimentali. Doc morto l'anno scorso. Me l'ha detto tua figlia. S, alla fine crollato. Quando un vecchio si infila due calzini nello stesso piede, e fa pip nella vasca da bagno, credo che sia la fine. Temo proprio di s. Secondo me, Doc era troppo inzuppato di Vecchia-Americaneria. Fare il Babbitt lo esaltava quasi quanto, me, Swinburne. Non desiderava che lasciarsi alle spalle l'ebreit, dar l'addio al feudalesimo...

Fammi un favore. Mi vengono i brividi, ancora, quando adopri con me un termine come feudalesimo. Era questo il disastro, fra noi. Quella volta che tornasti da Madison delirando per un poeta chiamato Humboldt Park o qualcosa del genere... (22) e ti facesti prestare da me i soldi per andare a New York con la corriera. Io ti amavo, Charlie, ti amavo sul serio, ma quando ti vidi partire per andar a trovare quel tuo dio, io... io rientrai in casa e mi pitturai le unghie, con la radio a pieno volume. Tuo padre and in bestia quando gli dissi che, a New York, vendevi spazzole di porta in porta. Lui aveva bisogno del tuo aiuto, nell'azienda di legnami. Sciocchezze! Aveva Julius. Dio, che bello che era tuo padre. Somigliava - come dicevano le ragazze a quel tempo - allo Spagnolo Che M'ha Rovinata. E Julius? Julius sta deturpando il Texas con centri-acquisti e alveari umani. Oh, s, voialtri eravate molto legati fra voi. Primitivi, addirittura, sotto questo riguardo. Forse per questo pap vi chiamava pivelli e forestieri. Per mio padre poi si americanizzato, e anche Julius. L'hanno smessa, con gli usi e gli affetti del vecchio mondo. Solo io ho persistito, alla mia puerile maniera. Sul piano affettivo, ho sempre esagerato. Non dimenticher mai come piangeva mia madre quella volta che ruzzolai dalle scale. Mi compresse il bernoccolo in testa con la lama d'un coltello. E che razza di coltello! Argenteria russa, con un manico come una clava. Che vuoi farci! Si trattasse d'un bernoccolo, o del compito di matematica di Julius, o di come far il babbo a trovare i soldi per l'affitto, o del mal di denti della povera mamma... per noi tutti diventava la cosa pi importante del mondo. Non sono cambiato, non ho perso quella premurosit... No, non vero. Temo invece di averla perduta. S, senz'altro. Per ne ho sempre sentito il bisogno. Questo il guaio. Ho seguitato a richiederla e, anche, a prometterla. Alle donne, voglio dire. Agli occhi delle donne ho sempre avuto quest'aureola di amante premuroso, sentimentale. Hanno sempre visto in me l'uomo che sa coccolare. Oh s, certo, io le coccolo come a loro piace tanto essere coccolate, teneramente. E invece non vero disse Naomi. Anche tu ne hai perso il dono. Non hai mica tutta questa tenerezza. L'ho perduta. Ma un qualcosa di cos appassionato, forse, da qualche parte resta attivo, sotto sotto. Charlie, tu, di ragazze, ne hai ingannate tante. Chiss quanto le avrai fatte soffrire.

Mi domando se sia tanto rara, la mia smania romantica... o cardiobramosite. E' irreale, naturalmente, e perversa. Ma anche americana, nevvero? Quando dico americana intendo non corretta dalla tradizione storica dell'umana sofferenza. Naomi sospirava, ascoltandomi, poi disse: Ah, Charlie, non lo capir mai come e perch tu arrivi alle tue conclusioni. Anche allora, quando tu mi tenevi una lezione, non riuscivo a seguirti, affatto. Ma dimmi, so che all'epoca del tuo debutto a Broadway eri innamorato d'una ragazza. Che ne stato di lei? Ah, s. Demmie Vonghel. Anche lei, il vero amore. E' morta in un disastro aereo, con suo padre, in Sudamerica. Lui era un milionario, del Delaware. Eran partiti da Caracas a bordo di un Dc-3 che precipit nella giungla. Oh, che cosa terribile e triste. Io andai in Venezuela, a far ricerche. Ne sono contenta. Volevo appunto chiedertelo. Presi lo stesso aereo, da Caracas. Voglio dire, uno identico. Eran vecchi apparecchi rattoppati. Gli indiani ci portavano con s le loro capre, i loro polli. Il pilota mi invit a sedere nella carlinga. C'era una crepa nel parabrezza, da cui filtrava il vento. Sorvolando le montagne, temevo che non ce l'avremmo fatta, neanche noi. E pregavo: Oh, Signore, fammi far la stessa fine che ha fatto Demmie. Guardavo le montagne e, francamente, non m'importava niente, Naomi, di com'era fatto il mondo. Che vuoi dire con questo? Oh, non so, ma, vedi, ci si disaffezione dalla natura e da tutti i suoi miracoli e da tutte le sue meraviglie, dalle subatomiche alle galattiche. Le cose fanno un gioco duro con gli esseri umani, durissimo. L'attrito troppo forte. Ti avvelenano il sangue. Superate le montagne, quando vidi il Pacifico scagliarsi come un epilettico contro la costa, pensai: Vai al diavolo, allora! Mica pu sempre piacerti, il modo come il mondo modellato. Tante volte mi dico: Ma chi ha voglia di essere uno spirito eterno e aver tante esistenze! Vada tutto a farsi fottere. Ma ti stavo dicendo di quel viaggio in aereo. Su e gi una decina di volte. Atterrammo su una fettuccia di terra battuta, rossiccia, in mezzo a piantagioni di caff. Sotto gli alberi, a salutarci, c'eran dei bambini nudi, coi ventri bruni e i cosini ricurvi penzoloni. Non trovasti niente? Andasti nella giungla, a far ricerche?

S, facemmo ricerche. E trovammo persino un aereo, ma non quello, non il Dc-3 disperso. Era un Cessna, precipitato con a bordo alcuni ingegneri minerari giapponesi. Tralci in fiore s'avviticchiavano alle loro ossa, e dio sa quali ragni, quali altri animaletti avevan fatto il nido nei loro teschi. Non avevo nessuna voglia di trovar Demmie in quelle stesse condizioni. Non dev'esserti tanto piaciuta, la giungla. No. Bevevo un bel po' di gin. Cominci allora a piacermi liscio, come al mio amico Von Humboldt Fleish- er. Il poeta! Che fine ha fatto? Morto, anche lui, Naomi. Quanti morti! Che mai vorr dire, Charlie? Tutto quanto si disintegra e si reintegra di continuo. E tu devi tirar a indovinare: sar sempre la stessa compagnia, oppure un branco di personaggi diversi? Alla fine arrivasti alla missione? chiese Naomi. S. E c'erano tante Demmie, l, una ventina di Vonghel. Cugine e cugini: stessa testa oblunga, stessi capelli d'oro, gambe a X, naso all'ins. E anche lo stesso modo di mangiarsi le parole. Quando dissi che ero il fidanzato di Demmie, venuto da New York, mi guardarono come una specie di matto. Mi tocc assistere a funzioni religiose e cantar inni, poich gli indios non concepivano che un bianco potesse essere altro che cristiano. Cantavi inni e avevi il cuore a pezzi... Ero lieto di cantare quegli inni. Il dottor Tim Vonghel mi diede della genziana, per farci impacchi. Mi disse che avevo una forma grave di tinea cruris. Sicch, rimasi in mezzo a quei cannibali, sperando che Demmie sarebbe ricomparsa. Eran proprio cannibali? Avevano mangiato i missionari che eran giunti l per primi. Tu cantavi, nella cappella, e vedevi quei denti bianchi, aguzzi, che avevano magari divorato tuo fratello. Il fratello del dottor Timothy era stato mangiato, appunto, e lui conosceva l'uomo che se l'era fatto fuori. Ah, c' gente, Naomi, che ha meriti singolari. Chiss che non sia stata la mia esperienza nella giungla a rendermi incline al perdono. Chi dovevi perdonare? chiese Naomi. Quel mio amico, Von Humboldt Fleisher. Mentre io vagavo disperato nella giungla, lui incass un mio assegno in banca. Falsific la tua firma?

Gli avevo dato un assegno in bianco. Lui lo riemp e prelev pi di seimila dollari. No! S'intende che tu, oh, tu non t'aspettavi che un poeta si sarebbe comportato a quel modo, in fatto di soldi, eh? Scusa se rido. Ma tu hai sempre provocato la gente, inducendola a compiere atti umanamente vili, a furia di aspettarti da loro cose nobili e buone. Quanto mi dispiace che tu abbia perduto quella ragazza, nella giungla! Doveva esser il tuo tipo. Ti somigliava, vero? Avreste potuto estraniarvi insieme da tutto il resto, e vivere felici. Capisco cosa intendi, Naomi. Ch'io non riesco a comprendere il lato pi profondo della natura umana. Fino a qualche tempo fa, non potevo nemmeno sopportarne l'idea. Solo tu potevi andarti a impegolare con quel pazzo che minacciava Stronson. L'italiano. Maggie me n'ha parlato. Forse hai ragione dissi. E io debbo tentar di analizzare i motivi per cui vado d'accordo con tipi alla Cantabile. Ma pensa un po', Naomi, che effetto m'ha fatto che sia stata tua figlia, quella bellissima ragazza, a tirarmi fuori di prigione: la figlia del mio primo grande amore. Non far il sentimentale, Charlie, ti prego! Devo dirtelo, Naomi, che ti amavo in ogni fibra. Per me tu eri una persona totalmente non-estranea. Le tue molecole erano le mie molecole. Il tuo odore era il mio odore. E in tua figlia mi sembrato rivederti: stessi denti, stesso sorriso, tutto quanto lo stesso, per quel che ne so. Non montarti la testa. Tu te la sposeresti, non vero, vecchio ganimede? Stai tastando il terreno per vedere se io, casomai, direi di s? Lo prendo come un complimento, che saresti disposto a sposarla perch ti ricorda me. Oh, una ragazza meravigliosa, ma a te occorre una donna con un cuore grosso quanto una lavatrice elettrica. E mia figlia non il tipo. Comunque, tu stai sempre con quella signora, con cui ti vidi quella volta al bar, non vero? Quella donna stupenda, che sembra un'orientale, con un corpo da danzatrice del ventre, con due grandi occhi neri. O mi sbaglio? S, stupenda. E io sono tuttora il suo ragazzo. Un ragazzo, sul serio! Mi domando che t'ha preso... Un grand'uomo come te, celebre, serio, che sfarfalleggia da una donna all'altra! Non hai nulla di pi importante da fare? Dio mio le donne sanno venderti la loro merce! Pensi davvero che una donna possa darti quell'aiuto e quel conforto che tu vai cercando? Come promette la pubblicit? La promessa comunque allettante, non trovi?

Nelle donne, una specie d'istinto disse lei. Tu fai presente quello che ti serve e loro, sbito, ti dicono che hanno proprio quel che fa al caso tuo, anche se non ne hanno mai sentito parlare fino a quel momento. Non neanche detto che mentano, necessariamente. Per istinto, son convinte di possedere tutto quello di cui un uomo ha bisogno. E son disposte a prendersi qualsiasi tipo d'uomo, d'ogni forma e formato. Sono fatte cos. Tu vai in giro a cercare una donna che sia uguale a te. Non ne esistono, neanche Demmie forse era quella giusta. Per tutte ti diranno: Smetti pure di cercare. Sono io, quella che cerchi. E tu allora stipuli il contratto. Naturalmente, n quella n le altre sono in grado di rispettarne i termini. E cos son dolori per tutti. Insomma, Maggie non il tuo tipo. Perch non mi racconti di tua moglie? Non tentarmi. Versami un'altra tazza di caff. E quale sarebbe la tentazione? La tentazione? Sarei tentato di lamentarmi, ecco. Ti direi che Denise cattiva con le bambine, che le scarica ogni volta che pu, che mi fa tartassare dai giudici e salassare dagli avvocati, e cos via. E' una Causa, Naomi, un Processo. Un Processo pu essere un'opera d'arte, la bella copia di una vita squallida. Il poeta Humboldt celebrava il suo Processo per tutta New York, perorava la sua Causa. Ma di regola ne vengon fuori mediocri opere d'arte. Che figura faranno tutte queste querele e lagnanze quando l'anima, confluita nel cosmo, si volger indietro a contemplare la scena delle sofferenze umane? Sei cambiato solo nel fisico disse Naomi. Anche allora parlavi a questo modo. Che vuoi dire con l'anima che confluisce nel cosmo?... Quand'ero una ragazza ignorante e ti amavo, tu provavi le tue idee su di me. Ho scoperto, scrivendo per mestiere le memorie altrui, che nessun americano di successo ha mai commesso un vero errore, nessuno ha mai peccato n avuto alcuna cosa da nascondere, non ci sono mai stati bugiardi. Si adotta il metodo del camuffamento mediante candore per garantirsi un'onorata ambiguit. Lo scrittore viene addottrinato dall'uomo che l'assolda, finch finisce per credere a ogni cosa pure lui. Leggi l'autobiografia d'un qualsiasi grande americano - Lyndon John -son per esempio - e t'accorgi quanto bene lo scrittore prezzolato e indottrinato perora la sua Causa. Molti americani... Lascia perdere gli altri americani disse Naomi. Che aria confortevole che aveva, in pantofole, l in cucina, sorridente, le grasse braccia conserte. Badavo a ripetermi che sarebbe stata un'estasi

continua, dormire con lei per quarant'anni di fila, una cosa da sconfiggere la morte, e cos via. Ma l'avrei sopportato sul serio? Fatto sta che, pi invecchio, pi divento schizzinoso. Quindi adesso mi sentivo obbligato sul mio onore a pormi la domanda indiscreta: sarei stato davvero capace di abbracciare questa sfiorita Naomi e di amarla fino alla fine? Non aveva certamente un bell'aspetto. Era stata in balia di tempeste biologiche (il corpo minerale vien logorato dallo spirito che si evolve). Per era una sfida che avrei anche potuto sostenere. S, ce l'avrei fatta. S, poteva funzionare. Molecola per molecola, ella era pur sempre Naomi. Ciascuna cellula di quelle robuste braccia era ancora una cellula di Naomi. Il fascino di quei piccoli denti faceva ancora breccia nel mio cuore. Il suo accento strascicato produceva l'effetto d'un tempo. Lo spirito della Personalit aveva fatto proprio un bel lavoro, su lei. Il suo animus - come lo chiama Jung - era ancora l. L'anima dimidiata, la mezz'anima mancante che Aristofane descrive nel Simposio. Sicch, vai in Europa con la tua giovane amica? mi domand. Restai di stucco. Chi te l'ha detto? Ho incontrato George Swiebel, per caso. Non mi va che George racconti in giro i fatti miei. Oh, di, ci si conosce fin da piccoli! Queste cose arrivano all'orecchio di Denise. E tu credi di poterle tenere qualcosa nascosto? Quella donna passa i muri blindati con lo sguardo, e tu non sei certo blindato. Eppoi non c' bisogno che ti strologhi. Le basta strologare ci che quella signora pu volere da te. Perch vai due volte all'anno in Europa con lei, si pu sapere? Vuol trovare suo padre. La madre non certa quale sia, di due uomini... Eppoi la primavera scorsa son dovuto andar a Londra per affari. Quindi abbiamo fatto un salto anche a Parigi. Devi sentirti a casa tua; l. I francesi t'hanno fatto cavaliere. Conservo il ritaglio. Sono uno chevalier d'infimo rango. E non ha titillato la tua vanit, viaggiare con una pupa cos bella? Come se l' cavata con i tuoi amici europei d'alto bordo? Lo sapevi che Woodrow Wilson si mise a cantare Oh mia bella bambolina sul treno, durante la luna di miele con Edith Bolling? Un ferroviere lo vide ballare e cantare pel corridoio, la mattina appena alzato.

Questi sono gli aneddoti di cui sei ghiotto. Eppure era il pi dignitoso di tutti i nostri Presidenti, lui! soggiunsi. No, Renata non riscosse molto successo presso le donne, all'estero. Una sera, a Londra, la portai a un pranzo di gala, e la padrona di casa la trov terribilmente volgare. Mica per via del suo vestito beige scollatissimo. E neppure per via del suo magnifico incarnato, le sue forme, la sua vitalit. Semplicemente, lei era Diana Cacciatrice in mezzo ai paraplegici. L'avessi visto, com'era eccitato il Cancelliere dello Scacchiere! La paragon a un ritratto che sta al Prado, di non so qual Maestro spagnolo. Ma le signore furono molto rudi con lei e lei, poi, si mise a piangere, e diceva che era perch non eravamo sposati. Cos il giorno dopo, scommetto, le comprasti una caterva di bellissimi vestiti, invece. Ma, comunque tu sia fatto, mi ha dato un piacere infinito, rivederti. Sei un uomo cos dolce! Questa visita stata una festa per una povera donna senza pretese. Ma mi vuoi togliere una soddisfazione? Certo, Naomi, se posso. Ero innamorata di te, da ragazza, per preferii sposare un uomo di tipo ordinario, regolare per Chicago, perch, vedi, non li capivo mica, i tuoi discorsi. Comunque, avevo solo diciotto anni. Spesso mi chiedo, ora che ne ho cinquantatr, se oggi riuscirei a raccapezzarmi meglio, con te. Prova dunque a parlarmi come parli con qualcuno dei tuoi amici intellettuali... o meglio, come parli a te stesso. Un pensiero importante che hai avuto... ieri, per esempio. Ho pensato all'accidia. A quanto sono stato sempre indolente. Ridicolo! Tu hai sempre lavorato sodo, invece. Lo so, Charlie. Non c' contraddizione, in fondo. Le persone indolenti lavorano pi sodo delle altre. Spiegamelo. Ma non in parole povere. Usando lo stesso linguaggio che useresti fra te e te. Alcuni ritengono che l'accidia, uno dei sette peccati capitali, equivalga alla comune pigrizia presi a dire. Crogiolarsi nel fango. Dormire beati. Invece, nell'accidia c' un bel po' di disperazione. L'accidia , in fondo, una dura faccenda, una forma di iperattivit. Tale attivit impedisce il riposo e quindi elimina quel meraviglioso equilibrio, senza il quale non si d poesia, non si d arte, non si d pensiero... n alcun'altra delle somme funzioni umane. Gli accidiosi non sono capaci di acquiescenza verso il loro peccato, come invece sostengono alcuni filosofi. Essi lavorano perch il riposo li atterrisce.

La vecchia filosofia distingueva fra sapienza ottenuta mediante fatica (ratio) e sapienza ricevuta (intellectus) dall'anima in ascolto, in grado cio di cogliere l'essenza delle cose e arrivar a comprendere il meraviglioso. Ma ci richiede una gran forza d'animo. E tanto maggiore, quanto pi la societ ti costringe a consumare, per suoi fini, le tue risorse interiori; quanto pi ti contagia con la sua irrequietudine. Ti distrae, ti distoglie da te stesso, colonizza la tua autocoscienza via via che si sviluppa. Il vero equilibrio - ch' fatto di contemplazione e fantasia - viene a trovarsi proprio sull'orlo del sonno e del sogno. Orbene, Naomi, mentre io stavo lungo disteso in America - deciso a oppormi ai suoi materialistici interessi, sperando di redimermi mediante l'arte - caddi in un sonno profondo che durato per anni e decenni. Evidentemente, non avevo le qualit occorrenti. E cos' che occorreva? Pi forza, pi coraggio, una maggior statura. L'America un osso durissimo. Ti sopraff. Ma questa non regge, veramente, come scusa. Per fortuna, sono ancora vivo, e forse mi resta un po' di tempo. E' questo un esempio dei tuoi processi mentali, davvero? domand Naomi. S le risposi. Non osavo peraltro parlarle di Exousiai, di Angeli e Archai. Mio dio, Charlie ella disse, spiacente per me. Le facevo proprio pena. E, sporgendosi, s da sfiorarmi appena il viso con l'alito, mi carezz una mano, gentilmente. Ti sei fatto anche pi strano, con gli anni. Mi rendo conto ch' stata una fortuna per entrambi se non ci siamo sposati. Non ci sarebbe stato altro, in serbo per noi, che conflitti e incompatibilit. Tu avresti dovuto riservare a te stesso tutti questi alati discorsi, e con me limitarti a parlare di banalit quotidiane. E poi, dev'esserci qualcosa, in me, che ti provoca a renderti pi che mai incomprensibile. Comunque, hai gi fatto un viaggetto in Europa con la tua amica, e il pap non l'avete trovato. Quando parti, per, ti lasci dietro due bambine che han bisogno anche loro del pap. Non credere che non ci abbia pensato. George dice che la piccola la tua beniamina. S, la grande, Lish, assomiglia a Denise. Voglio pi bene a Mary. Per cerco di non far parzialit. Lo so che gli vuoi bene alle tue figlie, a tuo modo. Il contrario semmai mi stupirebbe. Anche a me, come a tutti, i figlioli dnno tanti pensieri.

Anche Maggie? Lei meno. Non mi piaceva tanto, che lavorasse da Stronson, ma adesso che andato per aria, trover un altro impiego, facilmente. E' il maschio che mi d preoccupazioni. Hai letto quella sua serie di articoli, pel giornale di quartiere, in cui racconta come ha smesso di drogarsi? T'ho mandato i ritagli, ci terrei al tuo parere. Non li ho letti. Te ne far avere un'altra copia. Vorrei che mi dicessi se ha talento. Mi farai questo favore? Non mi sogno di rifiutartelo. S, lo so, non sai dire mai di no. Per dovresti. Si approfittano tutti di te. Me compresa. Non dovrei infastidirti. So che stai per partire e avrai tante cose da fare. Ma ci tengo a un tuo giudizio. Il maschio assomiglia alla sorella? No, no. Ha preso da suo padre. Tu puoi fare qualcosa per lui. Un uomo buono d'animo che ha condotto una vita pazzesca, come te, forse riesce a farsi intendere da lui. Gi s' messo per una strada storta. Solo, gli manca la bont che attribuisci invece a me. Beh, tu sei uno svitato, per hai un'anima. Il ragazzo cresciuto senza un padre disse Naomi, e gli occhi le si riempirono di lacrime. Non ti chiedo di fare chissach. Lascia solo che impari a conoscerti. Portalo in Africa con te. Ah, George t'ha anche accennato a quella miniera di berillio! Ci mancava solo quella miniera, come se non bastassero tutti gli altri impegni e le altre imprese: Denise e Urbanovich, la ricerca del padre di Renata, lo studio dell'antroposofia, Thaxter e The Ark! Ci mancava soltanto che andassi a caccia di pietre preziose in Kenia o in Etiopia! Dissi: Non c' alcun fondamento, Naomi, in questa avventura africana. Me l'immaginavo, veramente. Ma che bello sarebbe se Louis partecipasse a un safari con te! Non che io creda alle Miniere di Re Salomone o che beva panzane del genere... Voglio darti un consiglio, Charlie, prima che parti. Non sciuparti troppo, per dimostrare chissach alle donne come quella gigantessa. Ricordati, che sono stata io il tuo grande amore. Che non ha paragone! All'aeroporto O'Hare ci accompagn la tetra Seora. Sul tass non fece altro che impartire bisbigliati consigli a Renata; e ci stette alle costole durante tutte le pratiche d'imbarco, compresa l'ispezione antidirottatori. Alle fine decollammo. Sull'aereo Renata m'esort a star su col morale, se anche andavo via da Chicago per le feste.

Finalmente fai qualcosa per te stesso mi disse. Sei un tipo buffo. Pensi solo alla tua persona, per non conosci neanche l'abbic dell'egoismo. Mettila in questo modo: senza un me, non c' n noi n te. Renata era un demonio, per aforismi in rima. Per Chicago il suo distico era: Without O'Hare, it's sheer despair. (23) Una volta, avendole io chiesto il suo parere su un'altra donna molto affascinante, mi rispose per le rime: Sarebbe disposto Paganini a pagare, per sentir Paganini suonare? Spesso desideravo che quella dama londinese che l'aveva trovata tanto volgare, grossolana, la potesse sentire quand'era lanciata in quel modo. Mentre l'aereo si staccava dalla pista, con un rumore come di cerotto strappato via, ella disse: Ciao, Chicago. Tu, Charlie, vorresti tanto far del bene a questa citt. Ma via! questo branco di vili bastardi neppure se lo meritano, un uomo come te. Non ne capiscono un tubo, di valori umani. Sui giornali si parla d'un sacco di ignoranti e farabutti. Quelli bravi come te sono ignorati. Spero solo che, quando scriverai il tuo saggio sulla noia, gli darai il fatto suo a questa citt! Ci inclinammo all'indietro, mentre l'aereo cabrava. Udii il rumore del carrello che viene retratto. Le nuvole lanose e la foschia ci oscurarono la vista delle case, delle fabbriche, del traffico e dei parchi. Il lago Michigan lanci un ultimo sprazzo, poi scomparve. Dissi a Renata: Senti, sei molto cara a batterti per me. Fatto sta che neanch'io da parte mia ho mai nutrito per gli Stati Uniti - e quindi per Chicago che ne parte - un affetto puro e univoco. Sono sempre andato in cerca di una certa qual protezione culturale. Quando sposai Denise, credevo d'aver trovato un'alleata. Per via delle sue lauree, suppongo. Invece, mi trovai in casa il capo della quinta colonna. Ora capisco che fu la sua bellezza a fregarmi. Bella? disse Renata. Con quell'aria da strega? Bellissima, slanciata, colta, ambiziosa, marziale addirittura. Una volta sua madre la vide nuda nel bagno, e gett un grido. Sei una ragazza d'oro! esclam. Poi scoppi a piangere. Me l'ha raccontato lei. La capisco, la delusione cui certe donne vanno incontro disse Renata. Sono figlie dell'alta borghesia di Chicago, hanno madri che non dnno loro tregua. Dove possono arrivare? Mica tutte possono sposare Jack Kennedy o Napoleone o Kissinger o scrivere capolavori o suonare il clavicembalo alla Carnegie Hall, in abito dorato di lam su sfondo rosso porpora.

E cos Denise si svegliava alla notte e si metteva a piangere e a dire che non era nessuno. Avresti tu dovuto far di lei qualcuno? Le mancava non so qual ingrediente. Non l'hai mai scoperto disse Renata. No. E lei torn alla fede dei suoi padri. Chi erano i padri? Un branco di galoppini elettorali e gente dura. Ma ti dir che non c'era bisogno ch'io facessi tanto la pianta sensitiva. (24) Dopotutto, Chicago il mio terreno. Avrei dovuto esser capace di adattarmi. Piangeva la notte sulla sua vita sprecata e stato questo a mandar tutto all'aria. Tu hai bisogno delle tue ore di sonno. Mica potevi perdonare una che ti teneva sveglio con i suoi conflitti interiori. Penso alle piante sensitive nell'America Affaristica perch siamo diretti a New York, per conoscere il testamento di Humboldt. Pura perdita di tempo. E mi chiedo: c' bisogno di soffrire cos tanto, per la volgarit dei filistei? Io ti parlo e tu mi tieni lezioni. Ci toccato cambiar tutti i programmi. E per che cosa, poi! Non aveva proprio nulla da lasciarti. E' morto in miseria, e aveva smarrito la ragione. Era tornato sano di mente, da ultimo. Lo so da Kathleen. Via, non fare la guastafeste. Io? Mai guastato una festa in vita mia! Sei tu che m'hai scombussolata, con quella strega stronza che ti ha trascinato in tribunale. Per tornare in argomento... Gli americani avevano un continente vuoto da soggiogare. Non si poteva mica pretendere che s'occupassero anche di filosofia e arte. Il vecchio dottor Lutz, solo perch leggevo dei versi a sua figlia, mi dava del dannato forestiero. Tagliar via calli in un quartiere bene di Chicago, quella s ch'era una vera professione americana. Per favore, piega la mia pelliccia e sistemala sulla reticella. Se la smettesse di chiacchierare, quella hos -tess, e ci portasse le consumazioni? Certo, certo, mia cara. Ma fammi finire quel che stavo dicendo, di Humboldt. Lo so che trovi che io parlo troppo, ma sono nervoso, e poi ho dei rimorsi per aver abbandonato le mie figlie. E' appunto quello che vuole Denise disse Renata. Quando parti senza lasciare un recapito, lei quella che ti dice: Bene, se alle bimbe

succede una disgrazia, lo leggerai sul giornale. Ma via, Charlie, non farne una tragedia. Non angustiarti. Le ragazzine si divertiranno, a Natale. E anche Roger, ne sono sicura, passer allegramente le feste dai nonni, a Milwaukee. Ai bambini piace tanto l'atmosfera tradizionale. Me lo auguro dissi. Voglio molto bene a Roger. E' un caro bambino. Anche lui ti vuol bene. Ma, per tornare a Humboldt... Renata fece la faccia dell'armi e mi disse: Senti, Charlie, mi sa tanto che questa una burla d'oltretomba. Tu stesso l'hai detto, che potrebbe trattarsi d'uno scherzetto postumo. Il poverino morto matto. Ho letto dei trattati e so bene quel che dice la scienza psichiatrica dei maniaci depressivi. Ma gli autori di quei libri non conoscevano Humboldt. Dopo tutto, era un poeta. Era un animo nobile. Che ne sa la psicologia clinica dell'arte, della verit? Chiss perch, ci provoc Renata. Si fece petulante. Non lo troveresti tanto meraviglioso se fosse ancora vivo. E' solo perch morto. Koffritz vendeva arredi funebri, quindi la sua fissazione per la morte era plausibile. Ma la tua? Avrei voluto risponderle: E tu allora? Ecco gli uomini della tua vita: Koffritz dei Mausolei, Flonzaley il Beccamorti, e Citrine il Malinconico. Ma mi morsi la lingua. Lei seguit: Non fai altro che inventarti dei rapporti coi defunti, che quand'erano vivi non avevi. Ti crei dei legami immaginari, di cui nella realt non eri capace, o che loro non t'avrebbero consentito. Una volta dicesti, mi ricordo, che la morte gli giova, a certa gente. Volevi forse dire che torna conto a te. Ci mi rese perplesso, e risposi: M' venuto pensato anche a me, tante volte. Ma i morti seguitano a vivere in noi, se noi vogliamo tenerli in vita. E tu di' quel che ti pare, ma io amavo Humboldt Fleisher. Quelle sue ballate mi commuovevano profondamente. Eri solo un ragazzo essa disse. Gran bella et! Ne avr scritte s e no una quindicina, di poesie. Questo vero, non ne scrisse mica tante. Ma erano bellissime. Anche una sola molto, per certe cose. Lo dovresti sapere. Il suo fallimento qualcosa che d da pensare. Certi dicono che il fallimento il solo autentico successo, in America, e nessuno di quelli che sfondano vien preso veramente a cuore dai suoi compatrioti. Con ci si d pur sempre un'enorme importanza alla gente. E fu questo lo sbaglio di Humboldt, forse.

Dar importanza ai suoi concittadini? disse Renata. Ma quand' che ci portano da bere? Abbi pazienza, e io t'intratterr finch i drink non arrivano. Ci sono alcune cose che mi debbo levare dallo stomaco, a proposito di Humboldt. Perch avrebbe dovuto darsi tanto pensiero di certe cose? Un poeta quel che in s stesso. Gertrude Stein distingueva fra chi un'entit e chi ha un'identit. Un uomo di valore un'entit. L'identit ti vien data nella sfera sociale. Il tuo cagnolino ti riconosce, quindi tu hai un'identit. Un'entit, al contrario, una potenza impersonale, e pu pure far spavento. Come T'S' Eliot disse di William Blake. Un Tennyson poteva mimetizzarsi con l'ambiente o coprirsi d'una crosta di opinioni parassite, ma Blake era nudo invece e vedeva l'uomo nodo, l'osservava di prospetto, non di sguincio. Non c'era nulla in lui dell'individuo superiore, e questo lo rendeva terrificante. Ecco un'entit. Un'identit qualcosa in s pi facile. Un'identit versa da bere, accende una sigaretta, cerca umani piaceri, evita ci ch' troppo rigoroso. La tentazione d'adagiarsi forte. Humboldt era un'entit che s'andava indebolendo. I poeti han da sognare, e sognare in America non una bazzecola. Iddio di canti empie la notte, come si legge nel Libro di Giobbe. Ho riflettuto a lungo, su tutte queste questioni, e, in particolare, sull'insonnia di Humboldt. Sono arrivato a pensare che l'insonnia di Humboldt attestasse pi che altro la gran forza del mondo, di questo mondo umano e di tutte le sue meraviglie. Per lui il mondo era molto, ma molto interessante. V'eran dentro il denaro, la scienza, la guerra, la politica, l'angoscia, la malattia, la perplessit. Tutto ad alta tensione. Una volta che tu avevi preso in mano il filo dell'alta tensione e eri diventato qualcuno, un nome famoso, non potevi pi staccarti dalla corrente elettrica. Eri inchiodato. E va bene, Renata, sar breve, succinto. Il mondo ha potere, e il potere suscita interesse. Dove sono il potere e l'interesse dei poeti? Hanno origine in stati di sogno. Questo, perch il poeta quello che in s stesso: nel suo animo risuona una voce che ha un potere uguale a quello delle societ, degli stati, dei regimi. Tu non ti rendi interessante perch sei matto, eccentrico, o robe del genere, ma perch hai il potere di annullare il rumore del mondo, le sue distrazioni, le sue attivit, e quindi riesci a percepire l'essenza delle cose. Non so dirti che aspetto terribile aveva, l'ultima volta che lo vidi. Me l'hai detto.

Non riesco a darmi pace. Hai presente il colore dei fiumi che attraversano grandi citt? Il Tamigi, l'East River, la Senna? Di quel grigio l, era lui. Renata non trov nulla da ribattere. Di regola, le sue stesse riflessioni la soddisfacevano perfettamente e la mia conversazione le serviva soltanto da sfondo per i propri pensieri. Pensieri che, per quanto ne sapevo, spesso vertevano sul suo desiderio di diventare la signora Citrine, moglie d'un Premio Pulitzer e d'uno Chevalier. Io, rendendole pan per focaccia, adopravo i suoi pensieri come sfondo per i miei. L'aviogetto fendeva le nubi, ne lacerava lo scialle. L'ascesa precipite e rischiosa termin con un bing! musicale, ed entrammo nella luce e nella pace di lass. Reclinavo col capo sulla spalliera del sedile, ricoperta dalla sua bavarola. Quando portarono il whisky, lo sorseggiai lentamente, tra i miei denti irregolari e ingrigiti, con l'indice a uncino oltre l'orlo del bicchiere per tenere a bada i grossi cubetti di ghiaccio: ce ne mettono sempre troppi. Il rivoletto di liquore mi bruci piacevolmente la gola e poi lo stomaco che, come il sole l fuori, si mise a risplendere: il piacere della libert cominci allora a diffondersi in me. Renata aveva ragione, era bello volar via. Ogni tanto, qualcosa mi scuote e allora mi sveglio, col morale alle stelle. Giro l'angolo, mi appare l'oceano, e il cuore mi trabocca di felicit: si sente cos libero! Poi mi viene da pensare che, oltre a contemplare quella scena, io ne sono contemplato, e non sono un oggetto a s stante ma bens parte del tutto, incorporato col resto, con quei rossi violastri, quell'azzurro universale. Il mare laggi, il cielo lass, cosa fanno all'interno del mio cranio? (Taccio del sole e delle galassie che pur ci sono dentro.) Al centro di colui che contempla deve esserci spazio per il tutto, e questo spazio-nulla non mica un vuoto nulla, bens un nulla riservato per ogni cosa. Quando avverti questa tua capacit di niente-tutto, tu vai in estasi. E questo appunto ci che io provavo sull'aereo. Sorseggiando il whisky, percependo il radioso calore che m'invadeva dentro, provavo una felicit che, lo sapevo bene, non era affatto affine alla follia. Non m'avevano distrutto, quelli l: Tomchek, Pinsker, Denise, Urbanovich. Ero sfuggito loro. Non posso dire che sapessi, veramente, quel che facevo: ma importa poi tanto? Mi sentivo comunque la mente chiara. Non v'era ombra di rimorso, di rammarico, di ansia. Ero insieme a un bel pezzo di figliola. Costei era tanto piena di segreti e di trame quanto la corte di Bisanzio. Cosa c'era di male? Io ero un vecchio pazzo gaudente. E con questo? Prima di partire da Chicago, avevo avuto un lungo colloquio con

George Swiebel a proposito di Renata. Avevamo esattamente la stessa et ed eravamo, pressappoco, nelle stesse condizioni fisiche. Con squisita gentilezza, George mi disse: Devi proprio cambiar aria. Pianta tutto e vai. M'incarico io, di tutti i dettagli. Tu non dovrai far altro che salire sull'aereo. Ti siedi, ti sfili le scarpe, ordini un whisky, e chi s' visto s' visto. Non ti preoccupare. Tutto andr bene. Vendette lui la Mercedes per quattromila dollari. Si accoll i miei tappeti persiani e mi diede, come anticipo, altri quattromila dollari. Dovevano valerne quindici, dato che a dieci li aveva valutati la compagnia d'assicurazioni. Ma George, quantunque operasse nel settore edilizio, era assolutamente onesto. Non v'era neppure una fibra di disonest, nel suo cuore. Insieme ci scolammo una bottiglia di whisky e lui, prima del commiato, mi tenne un discorsetto su Renata, farcito della sua personale saggezza naturista. Mi disse: Bene, amico, tu ora parti con questo bel tocco di figliola. Una ragazza moderna, una figlia della nuova societ permissiva. Ma, quantunque cos ben sviluppata, credi a me, non mica una donna matura. Quella, Charlie, non distingue un uccello da un lecca-lecca. Sua madre non mi va per niente a genio. Te, ti ha preso per un vecchio citrullo affamato di fica. Una volta andavi forte, eri un asso di gran nome. Ora barcolli un po, quindi c' modo di accalappiarti, portarti via qualcosa prima che Denise si becchi tutto lei. Forse si pu anche rimetterti in sesto, rilanciarti sulla via del successo, dei soldi a palate. Risulti un po' misterioso, tu, a quella gente, perch mica ce n' molti come te, in giro. Ora Renata, agli occhi di sua madre, la Pera Regina della Fiera, la kaiser da primo premio, coltivata scientificamente, e lei vuole sfruttarla a tutti i costi, prima che s'infradici. Infervoratisi, George si alz in piedi: un pezzo d'uomo sano e ben piantato, colorito, vigoroso, dal naso ricurvo come un pellerossa, i capelli ormai radi con un ciuffo in mezzo al cranio, alla mohicana. Come al solito quando esponeva la sua filosofia della Natura, si mise a gridare. Non una fica qualsiasi, quella. Val la pena di correre dei rischi. D'accordo, potrai anche subire umiliazioni, ti toccher sorbirti un sacco di fregnacce, potrai esser derubato e rapinato, potrai anche ammalarti e non aver nessuno che ti curi, o crepare d'infarto, o perdere una gamba. Ma intanto sei vivo, hai sangue nelle vene, istinti e appetiti. Sei un uomo di fegato, perdio! Eppoi ci sono io: mi telegrafi, da dovunque ti trovi, e arrivo a razzo. Ti volevo molto bene da giovane, ma mai quanto adesso. Da giovane, eri lanciato. Non te ne

rendevi forse conto, ma eri bravo, tutto preso, deciso a farti strada. Adesso, grazie a Dio, hai la febbre e vaneggi per questa donna. Non sai pi quello che fai. E qui sta il bello. Vai troppo sul romantico, sai, George. Non importa egli disse. Ora, questa faccenda del vero padre di Renata una baggianata. Ragioniamo. Che se ne fa, d'un padre, una ragazza come lei? Il pap che le serve ce l'ha, un pap carnale. No, no, tutta la storia stata architettata tanto per fare questi viaggetti in Europa. Ma questa la parte migliore di tutte, del resto. Va', va' a scialacquare tutto il tuo denaro. Va' in spianto! E al diavolo gli avvocati, i giudici e tutta la banda. Mi hai gi raccontato, tempo fa, del tuo viaggio a Parigi con Renata, in aprile, ma rinfrescami le idee. Ecco dissi. Fino a dodici anni, Renata credeva che suo padre fosse un certo signor Biferno, un commerciante - pellettiere di lusso via Montenapoleone, la via dei migliori negozi di Milano. Senonch a un certo punto la cara mammina le dice che pu darsi che non sia Biferno il suo vero pap. Quell'anno, la Seora e Biferno erano andati a sciare a Cortina. Lei si frattura una caviglia, le ingessano il piede, finisce che litigano, e Biferno se ne va, torna a casa da sua moglie e dai figli. Lei allora si vendica di lui con un giovane francese. Passa il tempo. Renata ha gi dieci anni quando la madre la porta a Milano, a trovare il Biferno. Tutte in ghingheri, l'affrontano. E succede una scenata da non dire, nel negozio di via Montenapoleone. E' grande, la Seora, per creare pasticci. La legittima moglie di Biferno chiam la polizia. Bene. Diverso tempo dopo, qui a Chicago, la mamma disse a Renata: Pu darsi che non sia Biferno tuo padre, dopo tutto. Cos, andaste a Parigi a trovare il giovane francese, divenuto nel frattempo un vecchio francese. Ma son cose da dirsi, a una ragazzina, proprio alle soglie dell'adolescenza? Dovevo andare, in ogni caso, a Londra. Scendemmo al Ritz. Qui Renata mi dice che a Parigi, a trovare quell'uomo che forse suo padre, preferisce andarci sola. Contava di tornare in capo a tre giorni. L'accompagnai all'aeroporto di Heathrow. Aveva al braccio una borsetta enorme. Aperta. Ci sbirciai dentro. Proprio in cima, come una grossa trousse, c'era l'astuccio con il suo pessario. Il contraccettivo vaginale? E come mai se lo portava appresso? Mah! la grande occasione pu presentarsi in qualsiasi momento della vita!

Tattica, Charlie, nient'altro che stupida tattica. Mettigli pulci nell'orecchio. Lascia che lui dubiti. Fa' che si sbilanci... Ma io credo che in fondo lei sia a posto. Fa qualche stupidaggine, ecco tutto. Una cosa tengo a dirti, Charlie. Non so quali siano le tue abitudini. Ma non fartelo prendere in bocca. Senn crepi di qui a un anno. Ora avanti, raccontami il seguito. Insomma, risult che quel tizio era un omosessuale, anziano, noioso, chiacchierone. Siccome, al quarto giorno, non era ancora tornata, andai un po' a vedere. Stava all'Hotel Meurice. Mi disse che non aveva ancora avuto il coraggio d'affrontarlo, e intanto andava in giro pei negozi, al Louvre, al cinema, a vedere film svedesi tipo I Am Curious Yellow, o roba del genere. Poi si decise. Il vecchio si ricordava di sua madre, come no, e gli sorrideva l'idea di aver - forse una figlia, ma quanto a un formale riconoscimento, via, pusillanime com'era, nemmeno a pensarci. I suoi l'avrebbero diseredato. Comunque, non era certo lui l'uomo. Nessuna somiglianza, mi disse Renata. Andai a dargli un'occhiata io stesso. Aveva ragione lei. Certo, non si pu mai sapere. Le vie della natura dono infinite. Una donna su tutte le furie, con un piede ingessato, induce un baldo sciatore finocchio a far uno strappo con lei, e ne nasce una figlia bellissima, dalla carnagione perfetta, con gli occhi neri e quelle sopracciglia. Pensa a una bella fanciulla di El Greco che leva gli occhi al cielo; poi, al paradiso sostituisci il piacere dei sensi; e avrai la pia espressione di Renata. Lo so, lo so che l'ami disse George. Quando ti sbatt fuori, e si mise con un altro, e tu venisti da me tutto in lacrime... ricordi che cosa ti dissi? Un uomo della tua et che singhiozza cos per una donna, un uomo ch'io rispetto. Inoltre, hai conservata intatta la tua forza. Sfido! non l'ho mai adoprata. Insomma, l'hai conservata. Adesso sei sul rettifilo d'arrivo e devi darci sotto. Forse fai bene, se sposi Renata. Solo, non svenire sulle scale del municipio. Comportati da uomo. Altrimenti non te lo perdoner mai. E ti trasformer in un vecchio fattorino. Povero vecchio Charlie che, con l'occhio lacrimoso, esce a comprare i sigari per la cara consorte. Giungemmo in vista del mare color dell'acciaio nella sera, e atterrammo all'aeroporto La Guardia nel fulgore gi fulvo del tramonto. Diretti all'Hotel Plaza, pigliammo un tass. A New York, sembrano altrettanti furgoncini dell'accalappiacani. Ti sembra di essere

un cane idrofobo, e che ti portino schiumante di rabbia al canile, per esser abbattuto. Lo dissi a Renata che per ebbe tutta l'aria di pensare che io usassi la mia fantasia solo per sciuparle il piacere del viaggio, gi alquanto guastato dal fatto che ci spacciavamo, senza esserlo, per una coppia sposata. Giunti davanti al Plaza, il portiere l'aiut a scendere, ed essa incedette nell'atrio - oltre la tettoia riscaldata, con le sue incandescenze arancione - a gran passi. Calzava stivali alti e, sopra la minigonna, indossava un lungo soprabito di renna, foderato d'agnello. Gliel'avevo regalato io, era roba polacca. In testa aveva un bellissimo e soffice cappello di velluto, ispirato a qualche famoso ritratto fiammingo del Seicento. Se lo tolse. Il suo viso, d'un candore purissimo e levigato, si allargava un tantino alla mascella. Si faceva troppo pieno, e questo era il suo unico difetto. La gola era mollemente cerchiata o ondulata appena appena da una molto muliebre pappagorgia. Una simile bombatura avevano anche i suoi fianchi, e l'interno delle cosce. La prima giuntura delle sue dita rivelava i medesimi segni di sovrabbondanza sensuale. Cos pensando, cos ammirandola, la seguii, avvolto nel mio paltoncino a scacchi. Cantabile e Stronson avevan convenuto che mi dava un aspetto da sicario. Ma non avevo certo un'aria sicariesca in quel momento. Il vento m'aveva scompigliato i radi capelli. Passando sotto i tubi incandescenti ne avvertii il calore nella chierica. Il freddo dell'inverno, sferzandomi il viso, m'aveva arrossato il naso. Sotto gli occhi le borse erano pesanti. Un'orchestrina da t-danzante, nel Salone delle Palme, suonava della musica languida, insinuante, leccaculo. Ci registrai come Signor Citrine e signora, dando un falso indirizzo di Chicago. Salimmo in ascensore con un gruppo di graziose studentesse, venute per le feste. Emanava da loro un odore meravigliosamente acerbo, come una fragranza di banane verdi. Le mangiavi con gli occhi, a momenti, quelle dolci fanciulle mi disse Renata, nuovamente di ottimo umore, mentre percorrevamo un corridoio interminabile, su un tappeto giallino che ripeteva all'infinito il suo motivo di spirali e svolazzi, svolazzi e cartocci. La divertiva, il modo come osservo la gente. Tu sei uno che guarda avidamente mi disse. S, ma per decenni avevo trascurato la mia maniera innata di guardare, il mio modo personale di usare lo sguardo. Non v'era motivo per cui non dovessi riprenderlo, adesso. Che me n'importava? Ma

questa cos'? disse Renata, quando il cameriere ci ebbe aperta la porta. Che razza di camera ci hanno dato? Sono stanze a mansarda, queste, cara. Siamo al piano attico del Plaza. Di qui si gode la vista migliore le dissi. L'altra volta occupammo una suite meravigliosa. Perch ci hanno sbattuto su in soffitta? Rivoglio la nostra suite. Suvvia, tesoro. Che differenza fa? Mi sembra di sentire mio fratello Julius. Va in bestia quando gli alberghi non gli dnno la stanza migliore... Va altezzosamente su tutte le furie. Non sar, Charlie, uno dei tuoi attacchi di taccagneria? Ti sei scordato quello che mi dicesti, una volta, riguardo al vagone di coda? Mi pentii di averle citato un aforisma di Gene Fowler secondo cui il denaro qualcosa da gettare al vento, dal vagone di coda d'un treno. Quella era la Hollywood giornalistica dell'et d'oro, era la magnificenza ebbra e spensierata degli anni Venti, era la Sindrome del Grande Spendaccione. Ma, sul serio, Renata, questo il piano migliore di tutto l'albergo, per ammirare la Quinta Avenue. In effetti la vista, se ci tieni alle viste, era notevole. Ero un asso, io, nel dirottare l'attenzione altrui sui panorami, per potermi assentare. Sotto di noi, la Quinta Avenue risplendeva di addobbi natalizi e fari d'automobili - un ingorgo che intasava tutto il cuore della citt - e di insegne luminose multicolori, sfavillanti, che - come le cellule di una vena capillare osservata al microscopio - cangiavano di forma, elastiche, cozzanti, pulsanti. Tutto questo osservai a colpo d'occhio, come chi, destramente, butta gi tutti i birilli al primo passaggio. Come gi quella volta che in treno ci stavamo recando a Chartres, Renata e io, la primavera scorsa. E lei mi disse: Non stupendo? Guarda! Guarda fuori! Io guardai e, s, era proprio stupendo. Non mi occorse che un singolo sguardo. In tal modo, si risparmia un sacco di tempo. Il punto : che cosa te ne fai di tutti i minuti che risparmi facendo cos economia? Tutto ci, posso dire, dovuto all'opera di quella che Steiner chiama l'Anima della Consapevolezza. Renata non sapeva che Urbanovich s'accingeva a porre sotto sequestro il mio denaro. Da un moto dei suoi occhi, tuttavia, compresi che era il denaro che aveva in mente. Spesso levava gli occhi al cielo con amore, ma ogni tanto un'espressione assai pi materiale, pratica, le si dipingeva sul volto. Mi piaceva moltissimo anch'essa, per. Ora, inclinando un po' il capo all'indietro, mi disse: Giacch siamo a New York, potresti approfittarne per piazzare quei tuoi saggi. Te l'ha restituiti, Thaxter?

Di malavoglia. Spera ancora di far uscire The Ark, lui. Come no. Lui li impersona tutti, gli animali. Ieri m'ha telefonato, invitandomi a una festa di buonviaggio, sul France. La vecchia madre gli ha organizzato pure un party, eh? Dev'essere proprio una formidabile vecchiaccia. S'intende di stile. Da molte generazioni organizza il lancio in societ di debutantes, ammanigliata con la Gente Ricca. Lei lo sa sempre, quando c' uno chalet vacante o una partita di caccia o una crociera in panfilo, in cui infilare il suo figliolo. Se si sente depresso, lo spedisce alle Bahama o nell'Egeo. Dovresti vederla. Magrissima, abilissima, furbissima. Me, mi guarda con occhio cattivo. Non son degno del suo Pierre. Lei non perde di vista le famiglie quattrinose che reclamano il diritto di ammazzarsi a furia di bere, l'antico privilegio di ridursi completamente a nulla. Renata rise e disse: Risparmiami quel party. Sistemiamo questa faccenda di Humboldt, e via, a Milano. Sono ansiosa di partire. Pensi che quel Biferno sia davvero tuo padre? Meglio lui che Henri il finocchio? Francamente, non penserei a un padre se fossimo sposati. E' la mia insicurezza che mi spinge a cercare una qualche terraferma. Dirai che son gi stata maritata, ma con Koffritz mi mancava lostesso la terra sotto i piedi. E adesso ho anche la responsabilit di Roger. A proposito, bisogna mandare dei regali ai bambini, a tutti quanti, e io non ho un centesimo. Koffritz in arretrato di sei mesi, col mensile. Tanto, dice, hai un amico ricco. Non mi va di dargli causa, tuttavia, o mandarlo in prigione. Quanto a te, hai addosso gi abbastanza parassiti, e non voglio rientrare anch'io in questa categoria. Con tutto che io, se permetti, perlomeno mi curo di te e ti faccio del bene. Se tu fossi caduto nelle grinfie della figlia dell'antroposofo, di quella piccola volpe bionda, ti saresti accorto presto della differenza. Quella un'arpia. Che c'entra Doris Scheldt? Come? Le hai scritto un biglietto prima di partire da Chicago. Ho letto i segni impressi sul block-notes. Non far la commedia della sincerit, Charlie. Sei il pi grande bugiardo del mondo. Vorrei tanto saperlo, quante donne hai di riserva. Non m'indignava che m'avesse spiato. Non facevo pi scene.

Piacevoli in s, i nostri viaggi in Europa mi portavano anche lontano da Miss Scheldt. Renata la considerava pericolosa. E perfino la Seora mi aveva mosso rimproveri, in proposito. Ma, Seora, le avevo risposto, la signorina Scheldt entrata in scena solo dopo l'incidente Flonzaley. Evvia, Charles, lasci perdere quella faccenda, una buona volta. Lei non un borghesuccio di provincia, lei un uomo di lettere mi disse la vecchia dama spagnola. Flonzaley appartiene al passato. Renata molto sensibile, il poveretto soffriva orribilmente, cosa vuole che altro facesse, mia figlia? Tutta la notte ha pianto, poverina. Quell'uomo fa un mestiere volgare, non pu esserci confronto con lei, Charles. Renata sentiva, semplicemente, di doverlo trattare con un certo riguardo. E, dato che lei un homme de lettres mentre lui un beccamorti, chi pi in alto abbia pi tolleranza. Non potevo discutere con la Seora. L'avevo vista una mattina, prima che si truccasse: stava correndo al bagno, quasi del tutto priva di fisionomia, la pelle giallognola come di banana e cadente, senza ciglia e sopracciglia, virtualmente senza labbra. Tanta pena mi fece quella vista, che da allora non ebbi pi voglia di vincere una lite con lei. Quando giocavo a tric-trac con lei, baravo contro me stesso. Quello che pi m'importa della Scheldt dissi a Renata, al Plaza, suo padre. Non potevo intrecciare una storia d'amore con la figlia d'un uomo che m'insegna tante cose. Ti riempie la testa di panzane, vorrai dire. Lascia, Renata, che ti citi una massima: Credi di essere vivo, ma invece sei morto. Svgliati e infondi un po' di forza in ci che avanza, altrimenti morir del tutto. Cito dalla Rivelazione di San Giovanni, pi o meno. Con un sorriso indulgente, Renata si alz, si rassett la minigonna, dicendo: Finirai scalzo sul marciapiede, su e gi con uno di quei cartelli che esortano a pensarci in tempo, all'eternit. Ora attaccati al telefono, perbacco, e senti un po' quel tale, Huggins, per la faccenda del testamento. E, per pranzo, non azzardarti a portarmi al Rumpelmayer un'altra volta. Huggins doveva andare alla vernice d'una mostra, alla Galleria Kootz, e cos, quando gli accennai alla cosa, propose di vederci l. Ma di cosa si tratta? gli chiesi. C' qualcosa in questo lascito? Qualcosa c' mi rispose Huggins. Sullo scorcio degli anni Quaranta, Huggins gi era una celebrit, al Greenwich Village, e io ero una figura in sottordine del gruppo che si

riuniva a casa sua a discutere di politica, letteratura e filosofia. C'erano gente come Chiaromonte e Rahv e Abel e Paul Goodman e Von Humboldt Fleisher. In comune, Huggins e io avevamo il nostro affetto per Humboldt. E quasi nient'altro. Anzi, spesso ci irritavamo a vicenda. Anni fa, al Congresso del Partito Democratico, a Atlantic City (mesto e misero lunapark) stavamo osservando insieme Hubert Humphrey far finta di niente mentre Johnson lo teneva appeso a un filo, quando Huggins - provocato forse da quella festosa desolazione, da quella lcera gaiezza vacanziera - se la prese con me. Uscimmo a passeggiare sul pontile e, al cospetto dell'orrido Atlantico - dmo e appena schiumante l sul lido, la schiuma come popcorn spazzato via Huggins mi disse cose sgradevoli. Intrepido, col suo pizzo canuto da caprone, egli fece, senza mezzi termini, commenti ostili intorno al mio libro su Harry Hopkins, uscito appena qualche mese prima. Huggins era allora inviato speciale di un giornale femminile, Women's Wear Daily. Assai pi bravo di me come giornalista, era anche un noto contestatore, bohmien e rivoluzionario. Mi accusava d'esser stato troppo tenero col New Deal, di aver attribuito a Hopkins troppi meriti. Ah, io non facevo che cantar le lodi del sistema americano, nei miei libri! Ero un apologeta, un fantoccio e un agiografo del regime, ecco, una specie di Andrei Viscinski. L a Atlantic City - come altrove portava calzonacci di tela e scarpe da tennis: alto, rubizzo, barbuto, balbuziente e litigioso. Lo scrutavo, su quella passerella, e mi sembrava di veder me stesso nell'atto di scrutarlo. Nei miei occhi c'erano screziature verdi e ambrate, nelle quali egli avr scorto interi eoni di sonno e veglia. Se pensava ch'io lo trovavo antipatico, si sbagliava. Anzi, mi era sempre pi simpatico. Era ormai vecchio, e le forze villane dell'umana idrostatica cominciavano a far della sua faccia una vescica grinzosa, ma il colorito era ancora fresco, lui era ancora il radicale harvardiano, alla John Reed, uno di questi intellettuali americani sempreverdi, pesileggeri sempre su di spirito, fedeli al loro Marx o al loro Bakunin, a Isadora, a Randolph Bourne, Lenin e Trotzki, a Max Eastman, Cocteau, Andr Gide, ai Balletti Russi, a Eisenstein... il magnifico Pantheon d'avanguardia dei vecchi bei tempi. Lui non poteva rinunciare al proprio delizioso capitale ideologico, cos come non avrebbe dato via i titoli obbligazionari ereditati da suo padre. La galleria d'arte era gremita, e lui stava parlando con diverse persone. Era bravo a conversare in mezzo al chiasso di un ricevimento. Brusio e bevute lo stimolavano. Forse non aveva la mente tanto chiara,

ma la testa se non altro era notevole: la fronte alta era incorniciata da argentei capelli ben ravviati che, sulla nuca, lunghi e irregolari, si facevano ispidi. Alto e panciuto, indossava una camicia a strisce vistosissime, cremisi e viola, d'un violetto diabolico, come i nastri d'un maio. Ricordai che una volta, vent'anni prima, a una festa sulla spiaggia, a Montauk in Long Island, avevo visto Huggins, nudo, cavalcioni su un tronco, discutere di maccartismo con una donna, anch'essa nuda, seduta all'altra estremit del tronco. Huggins stringeva un bocchino fra i denti e, mentre parlava, il suo pene - posato sul legno levigato dall'acqua - accompagnava le oscillazioni della sua eloquenza. Lui spipava ed esprimeva le sue tesi con nitrente balbuzie, e il suo organo genitale andava avanti e indietro come il pistone d'una tromba. Come si fa a non sentirsi amici d'un uomo di cui s'hanno siffatti ricordi? Lui per si sentiva a disagio, con me, alla galleria. Sapeva quant'erano singolari le mie vedute; n io me ne gloriavo. Inoltre mi mostravo pi cordiale di quanto m'avrebbe voluto. Se la sua mente non era tanto chiara, neanche la mia lo era. Ero pieno di presagi ribelli e di mutevoli pensieri, e non incline a giudicare nessuno. Anzi, andavo lottando contro i giudizi formulati in tempi pi temerari. Gli dissi che ero lieto di vederlo e che lo trovavo molto bene. Non era una bugia. Aveva un incarnato fresco e, nonostante le distorsioni dell'et - il naso gli s'era fatto pi grosso, le labbra gonfie come se gliel'avesse punte una vespa - il suo aspetto era ancora gradevole. Del pizzetto, da guardia campestre, avrebbe fatto meglio a far a meno. Ah, Citrine, t'hanno lasciato scappare da Chicago! Vai da qualche parte? All'estero risposi. Carina, la signora ch' con te. M-molto b-bella. L'eloquenza di Huggins era accresciuta, non gi ostacolata, dalla balbuzie. I ciottoli che rotolano in un torrente montano ti dnno l'idea di quanto veloce la corrente. Sicch, sei venuto a riscuotere il tuo laa-lascito? S, ma prima vorrei mi dicessi perch sei cos poco cordiale. Ci conosciamo da trent'anni e passa. Be', a p-parte le tue idee p-politiche... La maggior parte delle idee politiche sono come vecchi giornali rosicchiati dagli insetti: sbiaditi clich e ronzanti. Huggins disse: A certi importa dove va l'umanit. Inoltre, non puoi m-mica aspettarti ch'io sia cor-cor-cortese quando metti in giro certe battute su di me. Hai d-detto che io sono il Tommy Manville della

sinistra perch sp-sposo le cause come lui sp-sp-sposava le donne. Un pa-paio d'anni fa m'insultasti, in Madison Avenue, perch p-portavo bbottoni di protesta. Dicesti che una v-volta avevo idee, e ora s-solo bobo-bottoni. Infiammato di sdegno, mi rinfacciava quegli affronti, mi sfidava a tentar di discolparmi. Mi dispiace, ma quel che dici vero. Confesso questo mio turpe vizio. Nel mio fondo di provincia, io m'invento battute maligne. Humboldt mi port qui all'Est, negli anni Quaranta, ma non m'inserii mai nel vostro giro. Quando tutti erano per Burnham o per Koestler, io ero altrove. Lo stesso vale per l'Enciclopedia della scienza unificata o per la Legge dello Sviluppo Combinato di Trotz- ki, per le tesi di Chiaromonte su Platone o di Lionel Abel sul teatro o di Paul Goodman su Proudhon, o di tutti voialtri su Kafka, su Kierke- gaard. Qualcosa come la lagnanza di Humboldt verso le ragazze: lui voleva far loro del bene, ma quelle non volevano star ferme. Cos io, non volevo star fermo. Invece d'esser grato dell'opportunit che m'offrivate di entrar nell'ambiente culturale del Village, nel migliore... Eri troppo riservato disse Huggins. M-ma a che cosa vo-volevi riii-riservarti? Posavi da divo, ma d-dov'era la sci- la scintilla... Riservato, la parola dissi. Se altri avevano un contenuto scadente, io avevo una superiore vuotaggine. Il mio peccato era che, in segreto, mi ritenevo pi intelligente di tutti voi, entusiasti del 1789, 1848, 1870, 1917. Ma voi passavate il tempo pi allegramente, alle vostre feste, a discutere fino all'alba. Io non avevo altro che il piacere, soggettivo e angoscioso, di ritenermi estremamente in gamba. Non la pensi pi cos? disse Huggins. No, non pi. Ho smesso. Comunque, abiti a Chicago, dove credono che la terra sia piatta e la luna sia fatta di formaggio pecorino. Sei tornato in quella ch' la tua patria mentale mi disse. Come ti pare. Non per questo che t'ho cercato. Un legame fra noi, comunque, c'. Tutt'e due adoravamo Humboldt. Pu anche darsi che abbiam altro in comune: siamo, entrambi, vecchi cani in amore. Non ci prendiamo mica troppo sul serio. Ma le donne s, a quanto pare, ancora. E allora? questo lascito? Qualunque cosa sia, sta in una busta con su scritto Citrine. Non so cosa c' dentro. E neanche ho la busta. Se l' presa Wald-Waldemar, lo zio di Humboldt. Non so mica, come sia diventato, io, eee-secutore testamentario.

Anche a te Humboldt diede il benservito, eh? Tu eri della cricca, a Bellevue. Me, m'accus di avergli rubato dei soldi. Forse c'eri anche tu, al Belasco, quando mi fece quella chiassata. No, ma la cosa non fu priva di f-f-fascino. Ridendo, Huggins dava tirate al bocchino. Era stata quella vecchia attrice russa, la Uspenskaja, a lanciare la moda di quei bocchini negli anni Trenta, o Roosevelt, oppure John Held junior? Al pari di Humboldt - e al pari di me, quant'a questo - Huggins era un patito dei vecchi film. La chiassata di Humboldt, o il proprio comportamento alla Casa Bianca, lui forse li vedeva come brani d'un film di Ren Clair. Non ci ho mai creduto, che tu gli avessi rubato dei soldi disse Huggins. Mi risulta che lui t'ha salassato, poi, di qualche migliaio di dollari. Falsific un assegno? No. C'eravamo scambiati assegni in bianco, una volta, cos, per ragioni sentimentali. Lui us il suo sul serio. Qualche migliaio! quasi settemila. Io m'occupavo delle sue finanze. Indussi io Ka-Kathleen a rinunciare ai di-diritti. M'accus di ricevere mazzette. M'inca-cavolai da matti. Cos non volli pi vederlo, mai pi, povero Humboldt. Arriv a accusare una ve-ve-vecchia cameriera d'albergo, di mettergli sul le-letto delle fo- delle foto di donne nude, d-donnine di playboy. Prese un martello e tent di colpirla. Lo portarono via. Ancora sho-sho-shock-terapia! Vien da piangere, se p-pensi che vivviv... d'ingegno, freschezza, che bell'uomo, che capola-lavori. ah, ne ha molte sulla coscienza, questa societ! S, era un fuoriclasse. Generoso. Gli volevo molto bene. Era buono. Strane parole, in mezzo al clamore di un cocktail party. Lui desiderava, con tutto il cuore, di donarci qualcosa di squisito, prelibato. Pretendeva troppo da s stesso. Ma, dicevi, se l' presa lo zio amante dei cavalli, quella busta? Insieme a tutto il resto, le altre carte, vestiti e valori. Un colpo duro dev'essere stato, per lui, la perdita del nipote. Gli avr messo anche paura. E' arrivato di vo-volata da Co-Coney Island. Humboldt l'aveva messo in un ospizio. Avr pensato, il vecchietto, che dovevano aver un gran va-valore, le ca-carte d'uno cui il Times aveva dedicato quel po' po' di necrologio. Gli ha lasciato dei soldi, Humboldt? C'era una po-polizza, s. Se non s' giocato tutto alle corse, sta a pposto.

Verso la fine, Humboldt era in s? O mi sbaglio? Mi scrisse una be-be-be-bellissima lettera. Mi mand delle liriche autografe, su carta-riso. Quella l su suo pa-padre, ungherese, che ccavalca con gli uomini di Pershing, alla ca-cattura di Pancho Villa. I cavalli dentuti, le nacchere del serpente a sonagli, gli aculei del cactus, le schioppettate... Non citi esattamente disse Huggins. Sei stato tu, ad avvertire Kathleen? Io, s. Ah, lo sai? E' a New York. Davvero? E dove sta? Vorrei tanto vederla. E' in pa-partenza per l'Europa, c-come te. Dove stia, 'n-n-non so. Devo scovarla. Prima per voglio andare a Coney Island, dallo zio Waldemar. Pu anche darsi che non ti dia niente disse Huggins. E' un vecchio pestifero. Gli ho scritto, gli ho telefonato. Niente. Forse non basta, una telefonata. Tiene duro, vuole una visita. Non puoi fargliene una colpa. Non andr mai nessuno, a trovarlo. La madre di Humboldt era l'ultima delle sue sorelle, no? Lui vuole che qualcuno vada da lui a Coney Island, ora. Usa le carte di Humboldt come esca. Forse a me le consegner. Sono certo che sarai irre-reee. Sarai irresistibile disse Huggins. Renata si secc moltissimo quando le dissi che doveva accompagnarmi a Coney Island. Che? mi porti in un ospizio? In metropolitana? Non trascinarmi dietro. Vacci solo. Devi venire. Ho bisogno, Renata, della tua compagnia. Mi rovini la giornata. Eppoi, avrei una cosa da fare. Riguarda il mio lavoro. Gli ospizi mi deprimono, lo sai. L'ultima volta che ci misi piede, ebbi una crisi isterica. Perlomeno, risparmiami il metr. Non ci sono altri mezzi. Eppoi, fagli questa grazia al vecchio Waldemar. Non ha mai visto una donna come te. Era uno sportivo, sai. Che dolci parole! Ma non ne hai mica avute, per me, quando la centralinista m'ha chiamata signora Citrine. Ah no! Ti sei chiuso nel tuo guscio. All'arrivo a Coney Island, era ancora arrabbiata. Sul pontile, camminava a gran passi avanti a me. La sotterranea, una cosa tremenda. Un sudiciume da non credere, e che razza di scritte, di

graffiti! Ora, Renata camminando svelta pigliava a calci l'orlo del suo maxicappotto, i cui lembi frangiati di pecora le svolazzavano davanti. L'alto cappello alla fiamminga le stava sulle ventitr. Henri, il vecchio amico parigino della Seora, l'uomo che chiaramente non era suo padre, era rimasto impressionato dalla fronte di Renata. Un beau front! non faceva che ripetere. Ah, ce beau front! Ma cosa c'era dietro quella bella fronte? Ora non riuscivo neanche a vedergliela. Mi volgeva le spalle, offesa, urtata. Voleva punirmi. Ma in realt non poteva farmi male. Perfino le sue rabbie mi piacevano. La gente si voltava a guardarla. Camminandole dietro, ammiravo il suo ancheggiare. Potevo anche stropicciarmene, di quel che c'era dietro ce beau front. I suoi sogni m'avrebbero magari scandalizzato, ma il suo odore soltanto era un grande conforto la notte. Il piacere di dormire con lei andava ben oltre l'ordinario piacere di giacere con una bella donna. Averla accanto, a letto, anche immerso nel sonno, era un fatto importante. E quanto all'insonnia - la piaga di Humboldt - lei rendeva piacevole anche quella. Influenze energetiche passavano dai suoi seni alle mie mani, nella notte. Mi spingevo a immaginare che tali influenze penetravano nelle ossa delle mie dita come una specie di corrente elettrica, che mi pervadeva fino alla radice dei denti. Un cielo biancastro incombeva sul tetrore decembrino dell'Atlantico. Il messaggio della Natura sembrava dirci che la situazione era grave, che la vita era dura, molto dura, e che le persone avrebbero dovuto consolarsi a vicenda. Quanto a questo per, secondo Renata, io non facevo mica la mia parte. Difatti, quando la centralinista, al Plaza, l'aveva chiamata signora Citrine, essa si era voltata verso di me con il viso raggiante, dopo aver riagganciato, esclamando: Mi ha chiamato signora Citrine! Io non le risposi nulla. La gente, in realt, assai pi ingenua e semplice di quanto comunemente si creda. Non ci vuol molto a renderla raggiante. Anch'io sono cos. Perch negar al prossimo la nostra cortesia quando vediamo quel nonsoch di radioso apparire? Per accrescere la gioia di Renata, avrei potuto dirle: Ma s, certo, tesoro. Tu saresti un'eccellente signora Citrine. Perch no? E che cosa mi sarebbe costato...? Nulla, tranne la mia libert. Non che io, veramente, me la godessi tanto, quella preziosa libert. Solo pensavo che avevo ancora tempo - e mondo a sufficienza - per godermela in seguito. E com'era pi importante, quel serbatoio di libert inutilizzata, oppure la gioia di giacere accanto a Renata, la notte, cosa che rendeva egregia perfino l'incoscienza, come un modo delizioso di morire?

Quando quella maledetta telefonista la chiam signora, il mio silenzio sembr accusarla di esser solo una puttana, non gi una signora. Ci l'urt tremendamente. Renata perseguiva un suo ideale, e ci la rendeva molto suscettibile. Ma io pure perseguivo ideali: la libert, l'amore... Volevo esser amato per me stesso soltanto. Non in modo, per cos dire, capitalistico. Questa una di quelle esigenze, o speranze, americane che io, nativo di Appleton e cresciuto per le strade di Chicago, conoscevo fin troppo bene. A darmi angoscia era per il sospetto che fosse ormai trascorso il tempo in cui potevo pretendere d'esser amato per me soltanto. Oh, con quanta rapidit la situazione era peggiorata! A Renata avevo detto che di matrimonio si poteva parlare soltanto una volta sistemata la vertenza con Denise. Oh, di! Quella l smetter di darti causa solo quando sarai al camposanto, accanto a pap e mamma. Resister, vedrai, fino alla fine del secolo. Ma tu? Certo, una vecchiaia solitaria tremenda dissi io. Poi m'azzardai a soggiungere: Ma ti ci vedi, di', a spingere la mia sedia a rotelle? Non le capisci, tu, le vere donne ribatt Renata. Denise mira a distruggerti. Grazie a me non c' riuscita. Non grazie a quella piccola volpe pallida, quella Doris che pare Mary Pickford tutta in ghingheri. Ah no! Grazie a me, soltanto a me. Io ho mantenuto sveglia la tua potenza sessuale. E so ben come! Sposami e, vedrai, a ottant'anni ancora mi scoperai. A novanta, se proprio non potrai pi, t'amer ancora. Dunque, camminavamo lungo il pontile di Coney Island. E come io, da ragazzo, facevo crepitare un bastoncino contro le sbarre d'una cancellata, cos Renata, passando davanti alle bancarelle di popcorn, di torroni, di salsicce, prelevava qualcosa da ognuna. Io la seguivo, anziano ma in gamba, col viso solcato dall'ansia e tuttavia sorridente. Anzi, mi sentivo straordinariamente su di spirito. Non so mica perch mi trovassi in un tale stato di euforia. Non poteva essere soltanto il risultato d'un benessere fisico, del dormire con Renata, di buoni chimismi. N della temporanea remissione dei miei debiti, o moratoria delle angustie, ch' cosa sufficiente - secondo alcuni foschi esperti - a renderci felici, e che anzi sarebbe l'unica fonte di felicit per i mortali. No, ero incline a credere mentre marciavo vigorosamente dietro Renata - che fosse invece frutto del mio mutato atteggiamento riguardo alla morte. Avevo infatti preso in considerazione diverse alternative. Ci bastava, in s, a elevarmi.

Ma ancor pi gioiosa era l'idea che potesse esserci qualcosa verso cui elevarsi: uno spazio inutilizzato, negletto. E, ci, mentre vien a mancare la parte pi grossa del tutto. Come stupirsi se la gente impazzisce? Supponiamo che noi - come siamo, in questo mondo materiale - rappresentiamo la forma pi alta d'esistenza. Supponiamo che la serie degli esseri viventi culmini in noi, con noi finisca. Che al di sopra di noi non ci sia nulla. A tale ipotesi, come biasimarci se ci lasciamo prendere da convulsioni? Si presuma invece un cosmo ed ecco che, metafisicamente, si comincia a star meno alla stretta. A un certo punto, Renata si volse e mi disse: Ma lo sa, quel vecchio fossile, che arriviamo? Sicuro. Ci aspetta. L'ho avvertito risposi. Imbucammo una stradina, quasi un vicolo, di quelle dove un tempo andavano a stare gli operai in villeggiatura; e non tardammo a trovare l'indirizzo. Era un vecchio edificio in mattoni. Sulla veranda di legno si scorgevano carrozzelle e girelli per paralitici. In un altro momento m'avrebbe stupito parecchio, quel che accadde a questo punto. Ma ormai il mondo si andava, per me, ristrutturando e la vecchia struttura - morte inclusa - non mi sembrava pi solida d'una lanterna cinese; quindi le cose e le vicende umane pi strane m'apparivano naturali, con estrema vivezza e allegria. Non devo lasciar fuori l'allegria. Ve n'era perfino nel pi triste degli spettacoli. Insomma, eravamo davvero aspettati. Un tale, appoggiato al suo bastone, stava di guardia, fra la porta e la controporta a vetri dell'ospizio. E, appena ci vide, usc fuori gridando: Charlie! Charlie! Io gli dissi: Lei non Waldemar Wald, vero? No no. Waldemar abita qui. Ma non sono io, Waldemar. Guardami, Charlie. Ascolta la mia voce. E si mise a cantare qualcosa, con voce di cornacchia tenorile. Mi prese per mano e cant La donna mobile, alla Caruso, ma miserevolmente, povero vecchio. Lo scrutai, osservai i suoi capelli, un tempo rossicci e crespi, il naso sformato, le narici frementi, la pappagorgia, il pomo d'Adamo, la magra figura pencolante. Infine esclamai: Ma s! Tu sei Menasha! Menasha Klinger. Chicago Illinois 1927. Esatto. Era al settimo cielo. Proprio io. M'hai riconosciuto! Corpo di Bacco! Ma che piacere! Giuro che non meritavo una sorpresa cos. A quanto pare, rinviando la ricerca dello zio di Humboldt avrei eluso la buona sorte, cose meravigliose, miracoli

quasi. Ecco, per prima cosa, che rivedevo una persona cui avevo voluto tanto bene ai tempi d'una volta. Sembra un sogno dissi. No disse Menasha. Per un altro qualsiasi, forse s. Ma per una persona celebre, Charlie, una simile coincidenza meno casuale di quel che tu credi. Amici come me, tu ne avrai chiss quanti da ogni parte, gente che ti conosceva, ma che troppo timida per farsi avanti. Neanche io avrei avuto il coraggio di rifarmi vivo, se non fossi venuto tu a trovare il mio amico Waldemar. Si rivolse a Renata: La signora Citrine, vero? S dissi io, guardando Renata negli occhi. La signora Citrine. Conoscevo suo marito da piccolo. Stavo a pensione presso la sua famiglia, a Chicago, quando vi arrivai da Ypsilanti, per lavorare alla Western Electric come fresatore. In realt, ero venuto per studiare canto. Charlie era un magnifico ragazzo. Il bambino dal cuore pi buono di tutto il quartiere. Io parlavo con lui, che avr avuto dieci anni s e no, come con un grande. Era il mio solo amico. Lo portavo al centro con me, quando andavo a lezione di canto, il sabato. Il tuo maestro dissi, era Vsevolod Kolodny, stanza otto-sedici al Palazzo delle Belle Arti. Basso profondo al Teatro Imperiale dell'Opera di Pietroburgo, calvo, statura circa un metro e mezzo, portava un corsetto, e scarpe col tacco alto. Mi ha riconosciuto, si ricorda... ripeteva Menasha, estasiato. Eri un tenore drammatico, tu dissi. Non l'avessi mai detto. Si alz sulle punte dei piedi, congiunse le mani incallite dalla fresa, e inton In questa tomba oscura, con gli occhi pieni di lacrime ardenti, con voce da gallinaccio, con infinita passione, slancio, speranza... stonatissimo. Anche da ragazzino sapevo che non avrebbe mai sfondato. Ero convinto per che sarebbe divenuto un cantante se, a Ypsilanti, in palestra, tirando di pugilato, qualcuno non gli avesse rotto il naso, rovinando cos il suo futuro d'artista. Le romanze cantate attraverso quel naso sfigurato non potevano mai riuscir bene. Dimmi dimmi, ragazzo, che altro ricordi? Ricordo Tito Schipa, Titta Ruffo, Werrenrath, Maccormack, la Schumann-Heink, Amelita Galli-Curci, Verdi, Boito... E dopo che sentisti Caruso nei Pagliacci la vita non fu pi quella di prima, per te, eh? Ah, s! L'amore rendeva tutto ci indimenticabile. A Chicago, cinquanta anni fa, viaggiavamo sull'imperiale dell'autobus per il

Jackson Boulevard, e Menasha mi spiegava cosa fosse il bel canto, mi parlava dell'Aida, e, raggiante, immaginava s stesso in abiti di broccato, da sacerdote o guerriero. Dopo la lezione di canto, mi portava da Kranz e m'offriva un affogato alla nocciola. Andavamo a sentire la banda di Paul Ash, o magari le foche ammaestrate che suonavano Yankee Doodle mordendo le pere di gomma di trombette d'automobile. Andavamo a far il bagno a Clarendon Beach, dove tutti facevano la pip in acqua. Di notte m'insegnava astronomia. Mi spiegava Darwin. Spos una di Ypsilanti con cui era fidanzato fin da ragazzo. Si chiamava Marsha. Era una grassona. Soffriva di nostalgia e stava tutto il giorno a letto, a piangere. Una volta la vidi, seduta nella vasca, che si lavava i capelli. Prendeva l'acqua nelle mani a conca ma le braccia troppo grasse le impedivano di portarla fin sopra la testa. Era morta, quella cara ragazza. Menasha aveva fatto l'elettricista a Brooklyn per buona parte della sua vita. Del tenore drammatico non restava pi nulla, tranne i latrati di un vecchio, tutto commosso. Dei capelli rossi e crespi non restavano che pochi ciuffi, come cirri bianco-ranciati. Gente molto alla mano, i Citrine. Tranne forse Julius. Era sgarbato. E' sempre Julius, Julius? Tua madre seppe essere di grande aiuto a Marsha. La tua povera mamma, cos gentile... Ma andiamo da Waldemar. Io ero solo il comitato festeggiamenti. Lui sta aspettando. La sua stanza sul retro vicino alla cucina. Trovammo Waldemar seduto sulla sponda del letto. Ampio di spalle, aveva i capelli ravviati con una spazzola bagnata, come Humboldt, la stessa faccia larga, con gli occhi grigi molto distanziati. A una decina di miglia da Coney Island, chiss, a far capriole nell'acqua, a lanciar alti getti di vapore dagli sfiatatoi, c'era forse una balena con gli occhi similmente dislocati. Sicch lei era l'amico di mio nipote disse il vecchio scommettitore. Ti presento Charles citrine disse Menasha. Sai, Waldemar, mi ha riconosciuto. Il ragazzo m'ha ravvisato subito. Sfido io, Charlie! Mi sei costato un patrimonio, in gelati e pasticcini. Era giusto e doveroso, che mi riconoscessi. Sapevo tutto dello zio Waldemar attraverso Humboldt, naturalmente. Unico maschio, dopo quattro figlie femmine, era il cocco di mamma, da ragazzo; viziatissimo, ozioso, frequentatore di sale-biliardo, scapestrato, scroccava soldi alle sorelle o glieli sgraffignava dalle

borsette. Con Humboldt, fin per assumersi il ruolo di fratello minore, anzich di zio. La parte del ragazzo era la sola che sapesse sostenere. La vita - pensavo - un bel po' pi generosa di quanto non mi sia mai reso conto. Ci dispensa pi di quanto i nostri sensi e il nostro giudizio riescano ad afferrare. Una vita - con le sue storie d'amore, le sue ambizioni operistiche, i suoi dollari, corse di cavalli, mire matrimoniali, ricoveri per vecchi e cos via - una vita , dopotutto, solo una mestolata della grazia-di-dio che sovrabbonda. Ce la fa piovere sul capo, e ce la largisce anche dall'interno di noi stessi. Prendete una stanza come quella di zio Waldemar, penetrata dagli odori di cucina, lui seduto sulla proda del letto, tutto azzimato per ricever visite, la testa nebulosamente simile a quella di Humboldt, che faceva per l'effetto di un tarassico appassito, con il suo giallo divenuto grigio; prendete la camicia di lanetta verde di quest'uomo, abbottonata fino al collo; prendete il suo abito della festa, appeso a una stampella in un cantone, in attesa del suo benvestito funerale; prendete le cartelle da scolaro sotto il suo letto, i ritratti di purosangue e campioni del ring alle pareti come pin-up, e la foto di controcopertina di Humboldt, all'epoca in cui era impossibilmente bello. Se ci , alla lettera, tutto ci in cui la vita consiste, allora dice giusto la strofetta di Renata su Chicago: Without O'Hare, it's sheer despair. E tutto ci che O'Hare pu fare cambiare per te lo scenario, portarti da squallore a squallore, da noia a noia. Ma perch mi ero sentito come sdilinquire, all'inizio di quel colloquio con Waldemar, alla presenza di Menasha e Renata? Perch in ogni esperienza, in ogni nesso e rapporto, c' molto di pi di quanto l'ordinaria consapevolezza, l'io normale e quotidiano non riesca ad afferrare. S. Vedete, l'anima appartiene a una vita esteriore pi vasta, omnicomprensiva. Cos dev'essere. Avendo appreso a considerare la mia attuale esistenza come anello d'una catena di esistenze, semplicemente, ecco che non mi stupiva quell'incontro con Menasha Klinger. Era ovvio che io e lui eravamo soci permanenti di un circolo umano assai pi vasto, pi esteso, e che il suo desiderio di indossare costumi di broccato, di interpretare Radames nell'Aida, era simile al mio desiderio di spingermi oltre, ben oltre i miei colleghi intellettuali della presente generazione che hanno smarrito la loro anima immaginativa. Oh, per certuni di questi intellettuali nutro un'ammirazione sconfinata. Specie per i grandi scienziati, gli astrofisici, i matematici puri, e cos via. Ma nulla stato fatto riguardo alla questione suprema. La suprema questione - come Walt Whitman ha posto in risalto - il problema

della morte. Eppoi la musica m'avvicinava a Menasha. Mediante la musica l'uomo afferma che ci che non pu avere una risposta logica pu avere, in forma differente, una risposta. Pi grande la musica, pi si fa pertinente il senso di determinati suoni. Tale il compito di un uomo siffatto. E anch'io, nonostante debolezza e letargo, mi trovo qui per un grosso motivo. Quale sia, l'apprender in seguito, quando osserver da lungi la mia vita nel Ventesimo secolo. I calendari si disintegrano, sotto lo sguardo dello spirito. Ma qualcosa rester di quel giorno di dicembre, ci sar posto per un certo viaggio in metropolitana - carrozze deturpate da teppisti - una donna bellissima ch'io seguo lungo un pontile, fra crepitare di tirassegni e aromi di popcorn, di salsicciotti, ammirando la sua figura sensuale, l'eleganza consumistica dei suoi abiti - pensando alla mia amicizia per Von Humboldt Fleisher, che m'ha condotto l a Coney Island. Nel mio meditativo purgatorio, rivedr tutto ci in una diversa prospettiva e sapr, forse, a cosa assommassero tutti quei singolari dettagli: sapr forse perch un estuario d'emozioni s'apr in me quando, allora, posai gli occhi su Waldemar Wald. Waldemar stava ora dicendo: Era un secolo, che non mi veniva a trovare qualcuno. Si son tutti scordati di me. Humboldt, lui, non mi ci avrebbe abbandonato, in un postaccio come questo. Era una sistemazione provvisoria. Il mangiare uno schifo, l'assistenza peggio che peggio. Sta zitto - ti dicono - sei fissato! Tutta gente dei Caraibi. O senn crauti. Io e Menasha siamo praticamente i soli americani, qui dentro. Mi ricordo una battuta di Humboldt: Two is company, three is a kraut! (25) Ma ce l'ha messo lui, qui, non vero? disse Renata. Provvisorio, finch non sistemava certe faccende. Era appunto andato in giro, la settimana prima di morire, a cercar casa per noialtri due. Una volta ho abitato con lui, per tre mesi. Una pacchia. Ah, la vita di famiglia. La mattina appena alzati, facendo colazione, uova e pancetta, si parlava di sport. Gli attaccai io la passione per il baseball, sapete. Cinquant'anni fa, gli regalai guantone e mazza. Gli insegnai a lanciare. E anche a giocare a football. A far certi passaggetti!... C'era, a casa di mia madre, un corridoio lungo, lungo, lungo. L giocavamo. Quando il padre se la squagli, c'erano solo babe intorno a lui. Toccava a me, far di lui un ragazzo americano. Quelle babe ne hanno fatti, di danni! Che razza di nomi ci hanno affibbiati!... Waldemar! I compagni mi chiamavano Walla-Walla. E il suo, vi pare niente? Humboldt! Quella matta di mia sorella gli ha messo il nome d'una statua dei giardini pubblici! Tutto ci mi era noto, grazie a quel delizioso

poemetto di Humboldt ch' Zio Arlecchino. Ai vecchi tempi di West End Avenue, Waldemar-Arlecchino s'alzava alle undici - da un pezzo le sorelle eran andate a lavorare - stava un'oretta nel bagno, si sbarbava con una lametta nuova, poi pranzava. La mamma gli sedeva accanto, gl'imburrava i panini, gli spinava la sogliola, gli versava il caff mentre lui si leggeva il giornale. Quindi, spillatole qualche dollaro, usciva. A tavola parlava di Jimmy Walk- er e Al Smith. Secondo Humboldt, era lui l'Americano della famiglia. Tale era la sua funzione con le donne di casa e col nipote. Quando trasmettevano la radiocronaca dei congressi di partito, lui sapeva snocciolare uno dietro l'altro i nomi degli Stati americani prima dell'annunciatore - Idaho, Illinois, Indiana, Iowa... - e gli occhi gli si riempivano di lacrime patriottiche. Mister Wald, son venuto a trovarla riguardo a quelle carte lasciate da Humboldt. Gliel'ho detto, al telefono. Mi risulta da Orlando Huggins... S, conosco Huggins, eeh, quell'anima lunga. Ma, riguardo a quelle carte, le chiedo una cosa. E' roba di valore o no? Tante volte si legge sul giornale disse Menasha, che una lettera di Robert Frost, c' chi la paga ottocento dollari. Una poi di Edgar Allan Poe, non dico quanto. Cosa c' in quelle carte, insomma, Mister Wald? disse Renata. Le dir... disse Waldemar. Io non ci ho mai capito niente, nei suoi scritti. Non sono un gran lettore. Eppoi lui scriveva troppo difficile per me. Per, oh, ci sapeva fare anche a cazzotti. Con quelle spalle che si ritrovava, ce n'aveva di dinamite nel pugno. Se dava retta a me, si sarebbe fatto un nome, sul ring. Lui, invece, cominci a bazzicare la biblioteca e a parlare di fregnacce con quei mortidifame, sui gradini avanti casa. Poi venuto fuori che scriveva poesie, d'alto bordo, per riviste, s, dico, di quelle che non pubblicano fotografie. Su, via, Waldemar disse Menasha. Il suo cuore era gonfio d'affetto e la voce gli saliva su, su, su. Conosco Charlie da quand'era bambino. Puoi fidarti di lui, te l'assicuro. Io, fin dalla prima volta che lo vidi - n' passato del tempo - io dissi a me stesso: questo ragazzo, quel che ha dentro gli si legge sulla faccia. Adesso, anche lui in l con gli anni. In confronto a noi ancora un giovinotto, per. Via, Waldemar, diglielo schietto e netto, quel che hai per la testa. Probabilmente dissi io, con le carte di Humboldt non c' da far soldi. Con le carte in quanto tali, cio cercando di venderle a qualche

collezionista. Ma forse c' qualcosa, l in mezzo, che potrebbe venir dato alle stampe. Pi che altro per lui conta il fatto sentimentale disse Renata. Come un messaggio d'un vecchio amico, dall'aldil. Waldemar la guard con aria testarda. Supponiamo che valgano, per. perch farmi fregare? Ho diritto, o no, di ricavarci qualcosa? Voglio dire, perch dovrei restare in questo schifo d'ospizio, fin che campo? Quando vidi sul Times, quel necrologio... Ges! vi potete immaginare cosa provai. Come un figlio era per me, l'ultimo della mia famiglia, del mio sangue. Insomma, presi subito il metr e mi precipitai da lui. Trovai che, in quella stanza, gi met della roba era sparita. Le guardie e il personale dell'albergo avevano fatto man bassa. I soldi e l'orologio, la stilografica e la macchina da scrivere gi non ce n'era pi neanche la puzza. Ma a che serve che ora covi quelle carte e che sogni di cavarci una fortuna? disse Menasha. Consegnale a qualcuno che se ne intende. Non mi fare il crumiro disse Waldemar a Menasha. Siamo insieme nell'affare. Ordunque, Mister Citrine... questo quanto le dico... sar franco con lei. Avrei potuto venderla, questa roba, gi tanto tempo fa. Se vuol saperlo, sono certo che un valore ce l'ha. L'ha letta, allora dissi io. Ma sicuro, che diavolo! Cosa, non avrei dovuto? Solo che non ci ho cavato fuori un tubo. Non mi sognerei neppure di defraudarla gli dissi. Se la roba ha un valore, glielo dir, onestamente. Perch non andiamo da un notaio, a metter un po' di nero su bianco? disse Waldemar. Non per nulla era lo zio di Humboldt! Io mi misi a cercar di persuaderlo. Non sono mai tanto ragionevole come quando desidero qualcosa a tutti i costi. Riesco a dimostrare che secondo giustizia, che mi spetta. S, possiamo benissimo metter la cosa sul piano legale, come preferisce dissi. Ma non dovrei dargli prima una letta? Mica posso farmene un'idea, a scatola chiusa. Le legga qua disse Waldemar. Ma che sportivo sei? disse Menasha. Accetta la scommessa. Su questo piano, i miei precedenti non sono tanto buoni disse Waldemar. Mi parve che stesse per piangere, la voce gli tremava. C'era cos poco spazio, capite, fra lui e la morte. L in terra, sul logoro rosso del tappeto spelacchiato, una pallida chiazza di solicello invernale diceva: Non piangere, vecchio. Inaudibili tempeste di luce,

a novantatr milioni di miglia di distanza, si servivano di un consunto stoino, umile manufatto umano, per recapitare un messaggio attraverso una sudicia finestra, in un sudicio ospizio. Cominciai a sentirmi emozionato anch'io. Desideravo esprimere qualcosa d'importante. Noi tutti dobbiamo varcare la dolorosa soglia della morte - avrei voluto dirgli - e rendere alla terra i minerali che ci compongono, per voglio dirti, fratello Waldemar, ch'io non credo che le cose finiscano l, non credo proprio. Il pensiero della vita che ora stiamo conducendo potr darci, in futuro, tanta pena quanta adesso ce ne d il pensiero della morte. Insomma, alla fine riuscii a persuaderlo col mio buon senso e con la mia onest. Dopodich ci mettemmo tutti quanti gattoni a tirar fuori ogni sorta di robe da sotto il letto: pantofole, una vecchia boccia da bowling, un baseball-giocattolo, carte da poker, dadi spaiati, scatole di cartone, valigette e, alla fine, una reliquia che subito riconobbi: la cartella di Humboldt. Era quella valigetta dalle cinghie tutte logore, che lui si portava sempre dietro, in macchina, zeppa di libri e boccette di pillole. Piano, piano, ci son dentro le mie ricevute stava dicendo Waldemar, agitato. Mi butta tutto all'aria. Dia qua a me. Renata, ginocchioni insieme a noi, tolse via la polvere con dei fazzoletti di carta. Ne aveva sempre a portata di mano, per ogni evenienza. Waldemar tir fuori diverse polizze e un mazzetto di schede perforate della Previdenza Sociale. C'erano anche foto di cavalli: la serie quasi completa - ci inform - dei vincitori del Derby del Kentucky. Poi, come un postino mezzo cieco, pass in rassegna numerose buste. Pi svelto! avrei voluto dirgli. Eccola disse infine. C'era su il mio nome, con la calligrafia serrata, graffiante di Humboldt. Che c' dentro? Fa' vedere disse Renata. Era una grossa busta, di carta telata. La soppesai. Mi lascer una ricevuta... disse Waldemar. Senz'altro. Ti dispiace, Renata, buttarla gi? Ricevo dal signor Waldemar Wald le carte lasciatemi per testamento da Von Humboldt Fleisher. Pressappoco cos. Io la firmo. Carte di che genere? Cosa c' qui dentro? Cosa c'? disse Waldemar. Una, una lettera personale al signor Citrine. Poi, un paio di buste sigillate, che non ho aperte, sa, perch c' un avviso, di non aprirle, altrimenti qualcosa va storto coi diritti

d'autore, o che so io. Comunque, sono duplicati, o copie di duplicati. Non so. Io non mi ci raccapezzo, non ci cavo le gambe. Ma per voi sar diverso. Comunque, se volete che io - ultimo rampollo della mia famiglia - vi dica quel che penso, vi dir che i miei poveri morti sono sparsi dappertutto, una tomba qua e un'altra chiss dove, mia sorella in quel posto chiamato il Valhalla, per gli ebrei tedeschi, e mio nipote sepolto in una fossa comune. Ecco quello che vorrei, riunire la famiglia. Menasha disse: Non gli d requie l'idea che Humboldt sia sepolto in un brutto posto. Lontano, in una terra di nessuno. Se questo lascito ha un qualche valore, i primi soldi dovranno servire a riesumare quel ragazzo e a dargli sepoltura altrove. Non al Valhalla, magari. Mia sorella ci teneva, lei s. Per tenersi alla pari coi Jones. Lei stravedeva per gli ebrei tedeschi. Comunque, voglio riunire tutti i miei parenti. Tutti i miei morti insieme disse il vecchio giocatore. Tanta solennit era inattesa. Renata e io ci scambiammo un'occhiata. Contaci pure, su Charlie disse Menasha. Le scriver per dirle quel che c' in queste carte dissi io. E le prometto che, appena tornati dall'Europa, provvederemo a tutto. Pu cominciare a prenotare il cimitero. Anche qualora queste carte non abbiano alcun valore venale, sono disposto a assumermi le spese di seconda sepoltura. Cosa t'avevo detto? disse Menasha a Waldemar. Un ragazzo come quello, ma senz'altro, che sarebbe diventato un galantuomo! Uscimmo. Diedi il braccio a entrambi i vecchietti, sorreggendoli pel gomito, per il duplice nodo dove ulna e radio s'incontrano, e promettendo loro di rifarmi vivo. Renata, che ci seguiva, con il bel viso bianco sotto l'ampio cappello, era incomparabilmente pi sostanziale, nella persona, di noialtri tre insieme. Inaspettatamente, disse: Se Charlie l'ha detto, lo far. Quando saremo lontani, lui penser a voi. In un angolo della fredda veranda c'erano le sedie a rotelle: luccicanti, cromate, in metallo leggero inossidabile, con guarnizioni da pipistrello. Non ci sgrider nessuno, vero? se provo una di quelle carrozzelle dissi io. E mi ci sedetti su. Dissi a Renata: Fammi fare un giretto. I vecchietti non sapevan che pensare, a vedermi sospinto avanti e indietro, su e gi per la veranda, da quella formosa, ridente, brillante

signora dai magnifici denti. Non esagerare, Renata, senn li offendi le dissi. Spingi come si deve. Questo dannato manubrio gelato, mannaggia ella disse. S'infil i lunghi guanti con grazia e, devo dire, con spavalderia. In mezzo al fragore sferragliante e sussultuoso della metropolitana, cominciai a leggere la lunga lettera di Humboldt, prefazione al suo dono. Consegnai le altre carte a Renata che, gettatavi appena un'occhiata, per nulla curiosa, mi disse: Quando arrivi al dunque, avvertimi. La filosofia non il mio forte. Non le davo mica torto. Dopotutto, non era mica il suo prezioso amico immerso nella notte senza tempo. Non v'era alcun motivo che si commovesse, come me. Non faceva alcuno sforzo per immedesimarsi, n avrei voluto che ci si provasse. Humboldt mi mandava a dire: Caro Cacaliere, mi trovo in una brutta situazione. Via via pi sano di mente e pi debole nel fisico. Per chiss quale dannata e strampalata legge, i pazzi hanno sempre energie da bruciare. E se il vecchio William James era nel vero - se la felicit vivere al massimo dell'energia, e se siam qui per correr dietro alla felicit - ebbene, la pazzia estasi pura, nonch suprema sanzione politica. Questa era una di quelle cose che a Renata non andavano gi. Ammetto che non un abito mentale di tutto riposo. Avanti: Abito in una topaia. Mangio in modo schifoso. Son sessanta o settanta pasti, di fila, che faccio con roba di rosticceria. Non si attinge al sublime, seguendo una simile dieta. D'altro canto, patate lesse e salsa tartara favoriscono, pare, un sereno giudizio. Neanche esco, mangio in camera. Corre un lungo, interminabile intervallo fra la cena e l'ora di coricarsi. Siedo accanto alla finestra, con le serrande chiuse (chi ce la fa a guardar fuori per diciotto ore al giorno?) e vado correggendo certi miei vecchi errori. Penso, a volte, che potrei rivolgere una supplica alla morte, che mi lasciasse in pace, poich sono impegnato in un buon lavoro. Tenterei dunque di far il prepotente con la morte, come faccio nell'atto sessuale? Fa' questo, fa' quello, sta' ferma, ora dimnati, ora baciami l'orecchio, raschiami la schiena pian piano con le unghie, no, non toccarmi i testicoli... E' la morte per, in quell'amplesso l, a metterci tutta la passione. Poveretto, mi pare di vederlo. Mi rendo conto che tipo era disse Renata.

Seguitai: Quindi, Charlie, col passare dei giorni, pi sano di mente e meno di corpo, penso spesso a te, e con la lucidit della fine. Che t'abbia fatto torto molto vero. Lo sapevo, anche quando ti sputtanavo in modo cos elaborato e feroce, lo sapevo che tu invece, a Chicago, cercavi di farmi del bene, consultavi della gente a mia insaputa perch mi procurassero un lavoro. Io ti davo del venduto, del Giuda, crumiro, leccaculo, arrivista, ipocrita. M'accecava dapprima una gran rabbia nera, e poi una rabbia rossa incandescente. Lussureggianti, entrambe. Fatto sta che mi rodevo dai rimorsi, per quell'assegno della fratellanza. Tu, lo so, piangevi la scomparsa di Demmie Vonghel. Io, palpitante d'astuzia, volli giocarti un tiro. A te arrideva il Successo. Non ti bastava? aspiravi a esser anche una figura morale di spicco? ebbene, al diavolo! ti sarebbe costato qualche migliaio di dollari. Caricai la trappola: t'avrei offerto l'opportunit di perdonarmi. Nel perdonarmi, tu avresti mentito spudoratamente. Questa folle bont d'animo avrebbe allora danneggiato il tuo senso della realt. E, col senso della realt menomato, tu avresti sofferto quel che soffrivo io. Tutti questi pazzeschi arzigogoli erano, naturalmente, superflui. Tu eri destinato a soffrire comunque, poich eri stato folgorato dalla grazia dell'oro. Ah, i tuoi voli vertiginosi nell'empireo del successo!... e cos via. Il tuo innato senso della verit, se non altro, t'avrebbe reso infermo. Ma il mio ragionamento mediante formule - una dietro l'altra, come formule chimiche sulla lavagna all'universit - mi procurava deliqui di letizia. Maniaco, ero. La mia mente era piena di polvere. M'esaltavo. Poi conobbi, per giorni e giorni, la pi cupa depressione. Giacevo nella mia gabbia, muto. Tristi giorni d'orango prigioniero. Mi chiedo come mai tu avessi un posto cos prominente, nelle mie fissazioni, nelle mie ossessioni. Forse sei uno di quelli che suscitano affetti familiari, sei il tipo del fratello e del figlio. Bada: tu ci tieni a suscitare affetti, ma non a ricambiarli. La corrente deve andare pel tuo verso. Tu provocasti quel giuramento di fratellanza carnale. Una cosa folle, d'accordo, ma a suggerirmela fu qualcosa che emanava da te. Cionondimeno, come dice la canzone, Pur con tutti i tuoi difetti, t'amo ancor. Sei un matto notorio, ecco tutto. (26) Lascia ora che ti dica due parole sul denaro. Quando presentai quell'assegno, non credevo che alla banca l'avrebbero accettato. Lo presentai perch ero offeso, perch non m'eri venuto a trovare a Bellevue. Soffrivo. Tu non mi venisti vicino, come avrebbe dovuto un amico. Decisi di

punirti, farti male, multarti. Accettasti la pena, tu, quindi pure il peccato. Tu m'avevi preso in prestito lo spirito per infonderlo in Trenck. Il mio spirito divenne un divo di Broadway. Un inganno alla luce del sole, cos logoro e sporco! Non so come altro metterla. La tua ragazza mor nella giungla. Era stata lei, scoprii, a non farti venire a Bellevue. Oh! la possanza del denaro e, con esso, l'imbroglio dell'arte: il dollaro come sposo dell'anima. Un matrimonio che nessuno ha avuto la curiosit di studiare. E vuoi sapere come li spesi, quei seimila dollari? Buona parte della somma l'usai per comprarmi una Oldsmobile. Cosa me ne potessi fare di quell'auto potente nel Greenwich Village, non so dirtelo. L'affitto di un garage mi sarebbe costato pi di quello di casa, al quinto piano senza ascensore. Che ne stato di quell'automobile? Venni ricoverato in ospedale e quando mi dimisero, dopo avermi sottoposto a shock-terapia, non ricordavo pi dove l'avessi lasciata. Non trovai pi neppure il libretto di circolazione. Cos, mi tocc lasciarla perdere. Ma, per un po' di tempo, avevo pilotato una macchina ch'era la fine del mondo. Imparai ad osservare alcuni dei miei sintomi. L'insonnia rendeva violette le mie palpebre. A notte tarda, passando davanti al teatro Belasco con gli amici, dicevo: E' con quella commedia che mi sono pagato questa macchina! Ce l'avevo con te, te lo giuro, perch tu eri convinto ch'io fossi il maggior poeta americano del secolo. Tu eri venuto apposta dal Wisconsin, per dirmelo. E invece non lo ero! Quanta gente era in attesa di quel poeta! Quanti speravano che la forza e la dolcezza di parole visionarie gli mondassero l'anima di ogni stantia impurit! Quanti bramavano d'apprendere da un poeta che cosa ne fosse di quei buoni trequarti della vita che mancavano! Ma, in questi ultimi anni, non son stato neanche capace di leggere versi, figuriamoci scriverne. Qualche mese fa, riaprii il Fedro. Ma non ce la feci. Dovetti mollare. Il mio motore perde colpi. Le mie candele sono sporche. Tutto andato in frantumi. Non riuscii a sopportare le bellissime parole di Platone, e scoppiai a piangere. Non sono pi io, non m' rimasto nulla di me stesso. Ma poi penso: forse mi riprender. Se la gioco fina. Giocarla fina significa: un pi semplice genere di gioie. Blake aveva ragione, la Gioia che nutre l'Intelletto. E se l'intelletto non riesce a digerire la carne (il Fedro) tu lo consoli con zwieback (27) e latte tiepido. Leggendo queste parole, che mi riportarono tante cose alla memoria, mi misi a mia volta a piangere. E la grande benigna Renata,

guardandomi, scosse la testa come per dire: Gli uomini! Come per dire: Questi poveri mostri misteriosi! Giri e rigiri per il labirinto, e quando trovi il minotauro... l che singhiozza leggendo una lettera! Ma io vedevo Humboldt ai suoi verd'anni, circonfuso di arcobaleni, che faceva discorsi ispirati, affettuoso, intelligente. A quei tempi la sua malvagit era solo un punto nero infinitesimale, era solo un'ameba. L'accenno allo zwieback richiam anche alla mia memoria la ciambellina, il pretzel, ch'egli stava mangiando quel giorno torrido, sul marciapiede. Non feci certo bella figura, quel giorno. Mi comportai molto male. Avrei dovuto avvicinarmi a lui. Avrei dovuto prenderlo per mano. Avrei dovuto baciarlo sul viso. Ma poi vero che tali gesti sono efficaci? Eppoi, lui era tremendo. La sua testa era un groviglio grigio, come un cespuglio infestato. I suoi occhi erano rossi e il suo gran corpo naufragava nel vestito. Sembrava un vecchio bisonte allo stremo. Cos me la svignai. Forse quello stesso giorno lui mi scrisse questa lettera bellissima. Su, via, caro mi disse Renata. Asciugati gli occhi. Mi porse un fazzoletto, dalla strana fragranza, come se l'avesse tenuto, non nella borsetta, ma in mezzo alle cosce. Me lo portai al viso e - strano - mi don un po' di conforto. Quella giovane donna le intuiva, certe cose fondamentali. La lettera di Humboldt proseguiva: Stamattina splendeva un gran sole. Per alcuni mortali, una stupenda giornata. Sebbene privo di sonno da diverse notti, ricordai com'era bello fare il bagno e la barba e colazione, e uscire per il mondo. Una luce limoncina rinfrescava le strade. (C' speranza per questa cosa folle e complicata chiamata America?) Decisi di far due passi fino alla Libreria Brentano, per dar un'occhiata alle Lettere di Keats. Durante la notte, avevo pensato a qualcosa che Keats aveva detto a proposito di Robert Burns. Come una fantasia lussureggiante si mortifichi a contatto con la volgarit e dietro a cose non irraggiungibili. Infatti, i primi americani erano circondati da fitte foreste; poi, da cose raggiungibili; e queste cose erano altrettanto fitte. La questione divenne un problema di fede: fede nella sovranit della fantasia. In piedi, da Brentano, cominciai a copiare queste frasi. Ma un commesso mi s'avvicin e mi tolse di mano le Lettere di Keats. M'aveva preso per un barbone. Uscii. E cos, la bella giornata era finita. Mi sentivo come Emil Jannings in quel vecchio film tedesco. Lui un antico magnate, rovinatosi col bere e le puttane, divenuto accattone, e una sera torna a casa, alla sua vecchia casa, e cerca di sbirciare dentro, dalla finestra,

mentre si celebrano le nozze di sua figlia. Una guardia lo invita a circolare. Allora lui s'allontana a passi strascicati, mentre un violoncello suona l'Elgie di Massenet. Ora, Charles, vengo allo zwie- back e latte tiepido. Le grandi imprese non sono pi roba per me, ovvio, ma il mio estro , stranamente, intatto. Tale estro, offuscato dalle disgrazie della vita, reali o immaginarie, oggi ritorna a farmi compagnia. Mi sta accanto, siamo buoni amici. Insomma, il mio senso dell'umorismo non s'era spento. E ora che le grandi ambiziose passioni sono tramontate, ecco, tornato alla ribalta con un inchino, moliresco. Ne nata una relazione. Ricordi che a Princeton ci divertimmo a buttar gi un soggetto cinematografico su Amundsen e Nobile e Caldofreddo il Cannibale? Io per ero convinto che fosse una cannonata. Lo consegnai a un certo Otto Klinsky che lavorava alla Rca. Mi promise di farlo avere alla cugina del parrucchiere di Sir Laurence Olivier, ch'era sorella d'un fattorino di Life parente a sua volta del profumiere presso cui si serviva la moglie di Otto Klinsky. Da qualche parte, in questo labirinto, il nostro copione si smarr. Ne conservo una copia per. La troverai fra queste carte. C'era, infatti. E ero curioso di rileggerlo. Non questo per il dono che ho per te. Dopo tutto, l'abbiamo scritto insieme, e sarebbe astruso considerarlo un dono. No, ho ideato un altro soggetto, e credo che valga una fortuna. E' una cosuccia cui annetto un'enorme importanza. Fra l'altro, mi ha procurato ore di sana letizia e sollievo, tante notti, da foschi pensieri di morte. Mi son molto divertito a incastrar insieme le diverse parti della storia. Un lavoro d'intarsio. La terapia del piacere. Te lo dico come scrittore: ce n' di corpi inusitati e strani, qui in America, da rivestir degli abiti dell'arte; per manca l'incantesimo, non c' stoffa sufficiente a ricoprire quelle membra mostruose, da mammut, quelle rozze estremit spropositate. Ma questa prefazione si sta facendo troppo lunga. Passo subito a trascriverti il mio soggetto. Ho cercato di venderlo. L'ho offerto a certa gente, ma non gl'interessava. Ho desistito. Nessun vuol vedermi. Ti ricordi in che modo arrivai a Longstaff, allora? Ora non pi. Gli uscieri mi respingono. Devo somigliare a quei trapassati che, avvolti in un lenzuolo, s'aggiravano stridendo e farfugliando per le strade di Roma. Tu invece, Charles, sei ancora in pieno rigoglio e hai tanti amici. Presteranno attenzione al Cacaliere, all'autore di Trenck, al biografo di Woodrow Wilson e Harry Hopkins. Questa mia ti arriver solo dopo che avr stirato le gambe. E' il mio lascito, questo, la mia favolosa

eredit. Te l'affido perch sei, al tempo stesso, un buono a nulla e un tesoro d'uomo. Il buon vecchio Henry James - di cui la Adams ebbe a dire che faceva il passo pi lungo della gamba - ci insegna che a una mente creativa giovano pi le vaghe allusioni che non una profonda conoscenza. Io, per me, non ho mai sentito la conoscenza come un handicap. I dati di fatto, per questo mio soggetto, mi son stati forniti dalle cronache mondane, di cui son sempre stato assiduo lettore. Verbum sat sapienti est... non so se il dativo sia giusto. Giusto mi pare il senso originale.

NOTE: (20) Quando le persone care scompaiono, ci son altri che aspettano nei pressi. O, volendo conservare la rima alla Renata: Se l'amico fa fagotto& Qualcun altro si fa sotto. (N.d.T.) (21) The Pilgrim's Progress (1684) del predicatore puritano inglese John Bunyan. (N.d.T.) (22) C', a Chicago, un parco pubblico intitolato a Alexander Von Humboldt, il geografo ed esploratore tedesco. (N.d.T.) (23) Senza O'Hare (l'aeroporto di Chicago) la disperazione assoluta. O, volendo una rima a tutti i costi: Lontano da Chicago& Il cor non mai pago. (N.d.T.) (24) The sensitive plant il titolo di una famosissima poesia di Shelley. (N.d.T.) (25) La battuta doppiamente intraducibile. Primo: perch la frase di base (Two is company, three is a crowd ug. Due compagnia, tre una folla) non esiste in italiano (in certi casi analoga al nostro: Poca brigata, vita beata; ma non esattam' equivalente). Secondo: per l'omofonia fra crowd (folla) e kraut che sta ad indicare, spregiativamente, immigrati mitteleuropei. (N.d.T.) (26) Nel testo il gioco di parole fra promissory note (ug. cambiale) e nut (ug. matto). (N.d.T.) (27) Alla lettera biscotto: una sorta di pan dolce tedesco, affettato e tostato. (N.d.T.)

Soggetto I. Un tale a nome Corcoran, scrittore di successo, s' da diversi anni inaridito. Ha tentato persino di ispirarsi alla pesca subacquea e ai lanci col paracadute, ma nulla ne nato. Corcoran sposato con una donna molto volitiva. Una donna di tal sorta sarebbe andata bene come moglie di Beethoven, ma Beethoven non avrebbe voluto saperne di lei. Per la parte di Corcoran ho in mente un tipo alla Mastroianni. II. Corcoran conosce una donna giovane e molto bella, con cui intreccia una tresca. Fosse viva, sarebbe il ruolo adatto per la povera Marilyn Monroe. Per la prima volta in tanti anni, Corcoran conosce la felicit. E allora, con uno scatto di coraggio, d'intraprendenza e astuzia, se ne scappa con lei in un luogo remoto. Intanto la sgradevole moglie sta curando suo padre malato. Di ci appunto approfitta Corcoran per svignarsela con la ragazza. Non lo so, dove vanno. In Polinesia, nella Nuova Guinea, in Abissinia... insomma in un posto meraviglioso, lontano, con salterii e chitarre hawaiane. E' un luogo ancora puro, d'incontaminata bellezza. Seguono giorni, settimane d'incanto. I capitrib dnno feste in onore di Corcoran e della sua ragazza. Organizzano caccie, danze, banchetti. La ragazza un angelo. Fanno il bagno in pittoreschi laghetti, nuotano fra le ninfee e gli ibischi. Di notte, il paradiso anche pi prossimo. I sensi si dischiudono. La vita si rinnova. Le scorie e le impurit si dissolvono. III. Al ritorno, Corcoran scrive un magnifico romanzo. Un libro di tanta bellezza e potenza, che non pu assolutamente restare inedito. Ma... IV. Ma non pu pubblicarlo. Farebbe soffrire sua moglie e sfascerebbe il loro matrimonio. Anche lui ha avuto una madre. E' raro che uno abbia tanta forza di carattere da mandar al diavolo i pregiudizi e le superstizioni sulle madri e sui figli. Non avrebbe identit - non sarebbe neppure un americano - senza questo complesso affliggente. Se Corcoran non fosse uno scrittore, non avrebbe insozzato il cuore di quell'angelica ragazza scrivendo un romanzo sulla loro avventura. Purtroppo lui invece uno che scrive. Non altro che uno scrittore. Se non pubblica, muore. Per ha una comica paura della moglie. Costei un tipo giunonico, gioviale, franca, un po' dura ma non del tutto sgradevole. Anzi, a suo modo piuttosto attraente. Una ragazzona,

americanissima. Di quelle fanatiche per la dieta di moda e roba del genere. Tu puoi cavarci fuori molti effetti. V. Corcoran porta il libro al suo agente letterario, un grecoamericano a nome Zane Bigoulis. E' un personaggio molto importante. Dovrebbe interpretarlo Zero Mostel. E' un comico di genio. Solo tende a esagerare se gli si d troppa briglia. Comunque lui che ho in mente, per questa parte. Zane legge il libro e lo trova stupendo. Ma non posso pubblicarlo, sarebbe la fine del mio matrimonio. Ah, Charlie! Il mio matrimonio! Il matrimonio ormai diventato uno degli idoli della trib (per dirla con Bacone) e il tema di questa commedia , appunto, la seriet di bassa lega che ha preso il posto dell'alta seriet dei vittoriani. Corcoran ha abbastanza fantasia per scrivere un buon libro, per schiavo di pregiudizi borghesi. Come il malvagio scappa anche quando nessuno l'insegue, cos il borghese si difende anche quando nessuno l'accusa. Hanno invocato a gran voce la libert, ne sono stati inondati e sommersi. Non resta pi nulla, tranne qualche tronco d'albero alla deriva, relitti psicoterapeutici cui aggrapparsi. Che fare? Corcoran s'arrovella. Pensa e pensa, ecco la trovata di Bigoluis: Non ti resta che rifare quel viaggio, ma insieme a tua moglie. Seguirai con Hepzibah lo stesso itinerario che hai seguito con Laverne. Paro paro, tappa per tappa, nello stesso periodo dell'anno. Una volta replicato il viaggio, potrai pubblicare il libro. VI. Non voglio che si cambi nemmeno una parola dice Corcoran. Nessuna impurit, nessun tradimento dell'Esperienza Vissuta. Lascia fare a me dice Bigoulis. Io ti preceder dovunque, con tutto il necessario trovarobato, corromper i capitrib e cos via. Li convincer a dare le stesse caccie, gli stessi banchetti, a replicare le stesse danze. Quando l'editore avr letto il libro, sar lieto di pagare lui il conto. E' spaventoso solo a pensarci, di ripetere tutto con Hepzibah. E