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Polimi (Politecnico di Milano) - DOL 2012

Mito Letteratura Arte Psicanalisi

Maria Rosa Orr


Cagliari - maggio 2012

Gustave Moreau- Edipo e la Sfinge

MITO
Il mito di Edipo
(ospitiweb.indire.it) Il personaggio di Edipo e le vicende di cui egli protagonista ci sono noti in una serie di varianti, la vesione pi suggestiva e pi nota per quella tramandataci nelle tragedie di Sofocle, in particolare dall Edipo re e dallEdipo a Colono. Edipo appartiene alla discendenza di Cadmo, mitico fondatore della citt di Tebe: tutti i suoi antenati, dunque, hanno regnato sulla citt. Il padre di Edipo, Laio, re di Tebe nel momento in cui ha inizio la narrazione mitica. Fin dalla nascita, Edipo segnato da una maledizione: nella versione sofoclea, un oracolo ad annunciare che il nascituro avrebbe ucciso suo padre, mentre in Eschilo e in Euripide loracolo interviene ancor prima del concepimento, mettendo in guardia Laio con il preannuncio della sua sciagura e di quella dellintera casa regnante. Per evitare il compimento delloracolo, Laio espone il bambino appena nato, dopo avergli forato i piedi con una fibbia (di qui la probabile etimologia del nome di Edipo come piede gonfio). In alcune versioni si narra che il piccolo fu abbandonato in mare in un canestro di vimini sigillato, altrove che egli fu chiuso in un vaso nel pieno dellinverno e lasciato in un luogo disabitato, dove fu trovato da alcuni pastori che lo portarono al loro re senza eredi. Nella versione di Sofocle, fu un servitore di Laio a consegnare personalmente il bambino ai pastori stranieri. In tutti questi casi la vicenda dellesposizione termina con la crescita del protagonista presso un re, il cui nome sempre Polibo, sebbene lo si collochi in diverse citt.

Ritrovamento di Edipo

Durante linfanzia e ladolescenza Edipo vive presso la corte di Polibo, di cui convinto di essere il figlio. La ragione per cui a un certo punto egli abbandona i genitori adottivi varia a seconda delle fonti del mito: la versione pi arcaica lo vede allontanarsi alla ricerca di cavalli rubati, ma i tragici introducono motivazioni pi sottili dal punto di vista psicologico: secondo Sofocle, durante una lite un commensale ubriaco aveva rivelato a Edipo, per insultarlo, che egli non era il figlio del re, bens un trovatello. Allora il protagonista decide di interrogare loracolo di Delfi circa le sue origini. Durante questo viaggio, Edipo incontra suo padre Laio e in una strettoia lo uccide in seguito a un diverbio con la scorta che intima al protagonista di far passare per primo il re di Tebe. La profezia del parricidio dunque realizzata. Loracolo di Delfi, che a seconda delle versioni viene interpellato prima o dopo lassassinio, annuncia a Edipo i crimini che destinato a compiere, cio il parricidio e lincesto con la madre; spaventato e convinto che i suoi genitori siano quelli adottivi, il protagonista fugge lontano dalla casa dove stato allevato e si dirige verso Tebe.

Edipo e la Sfinge

Giunto a questa citt, Edipo affronta la sfinge, un mostro talora rappresentato mezzo leone e mezzo donna, che gli impone di risolvere un indovinello: Qual lessere che cammina prima con quattro gambe, poi con due e infine con tre e, contrariamente allopinione comune, tanto pi debole quante pi gambe ha? La risposta di Edipo, Luomo, corretta: leroe evita che la sfinge lo divori e libera la citt dalla minaccia del mostro: egli viene cos accolto festosamente e in premio gli viene data in sposa la madre Giocasta, rimasta vedova in seguito allassassinio di Laio. Il regno di Edipo su Tebe non per lungo: il segreto della sua origine presto emerge, anche se con modalit diverse a seconda delle versioni. Una prima tradizione, pi arcaica, racconta che Giocasta scopr le cicatrici sulle caviglie del protagonista, mentre la tragedia di Sofocle presenta un percorso di scoperta molto pi articolato e quindi atto a suscitare emozioni nel pubblico. A causa della colpa di cui Edipo si involontariamente macchiato, una tremenda pestilenza si abbattuta sulla citt; preoccupato, Edipo invia a Delfi il cognato Creonte, il quale, una volta tornato, annuncia che la peste si placher solo quando la morte di Laio sar vendicata. Edipo allora maledice lassassino ignorando di maledire se stesso. Viene interrogato anche Tiresia, che, grazie alle sue facolt divinatorie, conosce lidentit dellassassino, ma proprio perch sa che si tratta di Edipo, il veggente risponde evasivamente, cosicch Edipo si convince che lassassino sia il cognato Creonte, assistito dallo stesso Tiresia. Tuttavia, nel momento in cui Giocasta gli comunica le circostanze pi precise della morte di Laio, Edipo preso dai sospetti, che trovano una ulteriore conferma nellarrivo di un messaggero che annuncia la morte di Polibo, che quindi non ucciso da colui che ritiene di essere suo figlio. Giocasta, inorridita, si suicida nel palazzo, mentre Edipo maledice la propria stirpe e si acceca, auto-esiliandosi da Tebe. Nella versione tramandata dallepica omerica, dopo il suicidio di Giocasta Edipo continua a regnare: segno di una sensibilit profondamente diversa da quella dei poeti tragici, che descrivono Edipo,vittima della sua stessa maledizione, costretto a vagare, vecchio e cieco, fino a trovare la morte in Attica, a Colono. La maledizione e la colpa di Edipo si ripercuotono anche sulla sua discendenza: Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda alle porte di Tebe nella guerra per il potere sulla citt, mentre Antigone viene sepolta viva per aver cercato di seppellire il cadavere di Polinice, il fratello traditore della patria, contravvenendo al divieto di Creonte, divenuto tiranno di Tebe.

Edipo maledice Polinice

Mito di Edipo
(elicriso.it)

La storia ci tramanda come nella citt di Tebe, il re Laio e la sua sposa Giocasta, vivessero felici come tutta la loro popolazione. Sfortuna volle che un giorno il re decise di interrogare loracolo di Delfi per chiedergli se avrebbe mai avuto figli. Loracolo alla richiesta del re fu molto chiaro: gli predisse di guardarsi dal generare un figlio perch, se fosse nato, avrebbe portato una grande sciagura a tutto il popolo tebano, uccidendo il sangue del suo stesso sangue e unendosi a colei che lo aveva generato. Laio, a sentire quelle parole rabbrivid tanto che quando, un po di tempo dopo, Giocasta rimasta incinta mise alla luce un bambino, di comune accordo con la moglie decise di abbandonarlo alle pendici del monte Citerone dopo avergli perforato le piante dei piedi, sicuro che le fiere e gli stenti lo avrebbeto ucciso. In questo modo, i due sovrani pensavano di aver aggirato la profezia. Sfortuna volle per che il bimbo fosse trovato da Forba, un pastore che, sentiti i vagiti del piccolo, gli porse soccorso e lo port da Polibo, re di Corinto. Sapeva infatti il pastore che il re non avendo avuto figli, avrebbe accolto come un dono del cielo quellinfante al quale diede nome Edipo che significava dai piedi gonfi. Passarono gli anni ed Edipo cresceva forte e vigoroso circondato da tanto amore. Un giorno per un suo coetaneo durante un banchetto fece cenno alle sue origini oscure dicendogli che Polibo e la moglie Peribea, non erano i suoi veri genitori. A quelle parole Edipo decise di recarsi dalloracolo di Delfi per sapere la verit e una volta arrivato ci che ascolt fu terribile: non avrebbe mai dovuto far ritorno in patria pena lavverarsi di una antica maledizione.

Ecco come Sofocle racconta la vicenda nellEdipo: Apollo per non rispose apertamente alla mia domanda, e mi predisse, invece, lacrimevoli ed orribili sciagure: essere mio destino mescolarmi in amore a mia madre, e aver da lei prole nefanda; inoltre avrei ucciso mio padre. Edipo sconvolto per quel responso, decise di non fare pi ritorno a Corinto, convinto che quella fosse la sua vera patria ed inizi cos a vagare in giro per il mondo. Unanima in pena in cerca di un luogo dove fermarsi. Il suo vagare lo port nei pressi della citt di Tebe. Arrivato in prossimit di una gola incontr altri viaggiatori, con i quali inizia un alterco dai toni sempre pi accesi che terminano con luccisione di un vecchio da parte di Edipo. Ecco come Sofocle racconta la vicenda nellEdipo: Per timore che la rea profezia si avverasse, abbanbonai Corinto e, lasciandomi guidare dalle stelle, giunsi qui (a Tebe). Ero appena entrato in un trivio quando dallopposta mia direzione si fece avanti preceduto dallaraldo, un cocchio in cui era un vegliardo. Il vecchio e lauriga pretendevano che lasciassi libero il passo; sdegnato, percossi lauriga ed il vecchio, a tradimento, mi colp in testa con una sferza a due punte: non identica fu la pena che egli ebbe, un colpo di mazza infertagli da questa mia mano lo fece precipitare dal cocchio. Proseguendo Edipo il suo viaggio arriv a Tebe dove incontra Giocasta che, a causa della misteriosa morte del marito, regnava assieme al fratello Creonte. Edipo si trov di fronte una citt sullorlo della distruzione a causa di una grandissima minaccia: una sfinge, un essere per met uomo e per met leone alato, inviata da Era alla quale la popolazione di Tebe aveva arrecato offesa, che decimava la popolazione perch nessun uomo o donna era in grado di rispondere ai suoi enigmi. Arrivato Edipo e decidendo che quella sarebbe stata una bella citt per poter passare il resto della sua vita, decise di affrontare la Sfinge. Quando Edipo fu davanti alla creatura alata, ascolt lenigma che recitava:chi quellanimale che al mattino cammina a quattro zampe, al pomeriggio con due ed alla sera con tre? La risposa di Edipo fu rapida: luomo. Cos Tebe fu liberata dalla maledizione.

Edipo e Giocasta

Grande fu la gioia di tutta la popolazione e della stessa Giocasta che, innamoratasi del giovane, gli propose di sposarla e di regnare con lei su Tebe. Dal loro matrimonio nacquero quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Poco dopo per a Tebe scoppi una terribile pestilenza tanto che la popolazione veniva decimata senza alcuna misericordia. Non sapendo pi cosa fare Edipo decise di recarsi a Delfi per consultare loracolo, che diede un responso talmente oscuro che nessuno ne cap il significato. Disse infatti che la pestilenza sarebbe cessata solo quanto il responsabile della morte di Laio, il vecchio re di Tebe, sarebbe stato punito. Edipo che non comprendeva il significato di quelle parole fece allora chiamare Tiresia, il pi grande fra gli indovini del tempo che per era reticente a svelare il significato delle parole delloracolo tanto che alla fine Edipo fu costretto a minacciarlo per farsi raccontare la verit. Fu cos che Edipo apprese che la sua patria non era Corinto ma Tebe e che non era un vecchio viandante che aveva ucciso prima di giungere nella citt ma Laio, suo padre e che non avrebbe dovuto unirsi a Giocasta perch era sua madre, quindi era lui, linconsapevole responsabile delle disgrazie che affliggevano Tebe.

Giocasta, non credendo a quelle parole, cerc di convincere Edipo che il bambino, nato tanti anni fa, era ormai morto. Ma destino volle che in quei giorni capit a Tebe un messaggero di Corinto il quale, interrogato da Edipo, svel che lui non era figlio naturale di Polibo ma che era stato adottato perch trovato, ancora in fasce, tra i monti Citerone. Nel contempo fu convocato a corte laraldo che aveva accompagnato Laio al quale venne chiesto di fornire chiarimenti sulla morte del vecchio re e questi svel ad Edipo che il viandante che lui aveva ucciso lungo la strada per Tebe in realt era Laio. A quelle parole la mente di Giocasta vacill e per il dolore e la vergogna si impicco (secondo altre versioni sarebbe stata uccisa dopo che morirono in duello i figli Eteocle e Polinice). Edipo, non potendo sopportare tanto dolore si accec e scacciato da Tebe, maledisse i figli ed inizi un viaggio che lo avrebbe condotto in terre lontane fino ad essere dimenticato da ogni persona e cosa del creato (secondo altre versioni fu accompagnato dalla figlia Antigone).

Cos ci racconta i fatti Stazio (Tebaide, I 49 e sgg. Traduzione Cornelio Bentivoglio): () mostrando al cielo le vuote cave de la cieca fronte, perpetua pena a linfelice vita, e con le man sanguigne il suol battendo, lorribil voce in cotai detti ei sciolse: - O crudi numi de leterna notte, che i neri abissi e lalme scelerate co supplicii reggete; e voi, stagnanti laghi di Stige, che senzocchi ancora io veggo pure; e tu da me sovente, Tesifone, invocata, a i fieri detti porgi lorecchio e il voto reo seconda. Se teco meritai, se di te degno sono; se ne luscir dal maternalvo mi raccogliesti; se linfermo piede mi risanasti; se al bicorne giogo ed a londa Cirrea mi fosti scorta; (quantunque meglio io mi vivea contento di Focide nel trivio e ne la rocca di Polibo da me creduto padre); se per te sola con questempia mano lo sconosciuto vecchio padre uccisi, e spiegai de la Sfinge i sensi oscuri; se dolci furie nel materno letto per te gustai e pi nefande notti, e a te i miei figli generai; se gli occhi svelsi di fronte e a linfelice madre gittai davanti: or le mie preci ascolta, e accorda a me quel che per te faresti. Gli empi miei figli (e che rileva il modo?) chio generai, non che del padre afflitto, de lalma luce privo e del suo regno, piet li prenda o cura, e il suo dolore temprin coi detti: essi gi Re nel nostro trono sedendo dispettosi a scherno han le tenebre nostre, ed hanno a sdegno le paterne querele. A questi ancora io sono in odio? E pur sel vede Giove? E pur lo soffre? Ma se a lui non cale, fanne tu almeno aspra vendetta, e passi anche a i figli de i figli il rio flagello. Cingi la chioma de linfausto serto, che di putrido sangue ancora intriso, rapito un tempo fu da la mia mano; ed istigata da paterni voti va tra gli empii fratelli: il ferro ostile tronchi del sangue i sacri nodi; e sia tal leccesso che ordisci, o dea dAverno, chio sospiri daver lume che il vegga. Vieni tu quale a te conviensi, e pronti per ogni via ti seguiran gliniqui,n potrai dubitar che sien miei figli.() Gli dei, mossi a piet per la sorte che si era accanita contro un uomo, non artefice del suo destino, gli concesse di trovare pace nella citt di Colono, nellAttica, dove mor.

Edipo a Colono con Antigone

Secondo Omero e Pausania la storia si svolse in modo diverso: Edipo non ebbe alcun figlio da Giocasta e questultima si uccise non appena saputo dellincesto ed Edipo a quel punto si sarebbe sposato con Euriganea dalla quale avrebbe avuto quattro figli e regn su Tebe fino alla fine dei suoi giorni. Questo mito stato molto studiato ed interpretato dalla psicanalisi ed in particolare da Sigmund Freud che ispir Carl Gustav Jung che coni il termine Complesso di Edipo, per spiegare la maturazione di un bambino attraverso lidentificazione con il genitore del proprio sesso ed il desiderio nei confronti del genitore di sesso opposto.

LETTERATURA
Edipo nella Letteratura greca
Edipo re di Sofocle
(Wikipedia.org)

Lopera si inserisce nel cosiddetto ciclo tebano, ossia la storia mitologica della citt di Tebe,

e narra come Edipo, re carismatico ed amato, nel breve volgere di un solo giorno venga a conoscere l'orrenda verit sul suo passato: senza saperlo ha ucciso il proprio padre per poi generare figli con la propria madre. Sconvolto da queste rivelazioni, che fanno di lui un uomo maledetto dagli dei, Edipo reagisce accecandosi, perde il titolo di re di Tebe e chiede di andare in esilio.

Sofocle

Prologo (vv. 1-150): Edipo impegnato a debellare una pestilenza che tormenta Tebe, la sua citt. Una folla supplicante si pone attorno a lui per chiedergli di salvarli dalla fame e dal contagio. Edipo, sovrano illuminato e sollecito verso il proprio popolo, informa di essersi gi messo in attivit: ha mandato Creonte ad interrogare loracolo di Delfi sulle cause dellepidemia. Al suo ritorno, Creonte informa che la citt contaminata dall'uccisione del re Laio (precedente re di Tebe) che rimasta impunita. Il suo assassino vive ancora in citt; finch questi non sar identificato ed esiliato o ucciso, la pace e la prosperit non potranno tornare. Edipo chiede altre informazioni a Creonte, il quale continua dicendo che al tempo in cui la citt era sotto l'incubo della Sfinge, Laio stava andando a Delfi, quando lungo la strada fu assalito da briganti, da cui, secondo il racconto di un testimone, fu ucciso. Parodo (vv. 151-215): Entra il coro di anziani tebani, cantando una preghiera agli dei perch intervengano a protezione della citt. Primo episodio (vv. 216-462): Edipo proclama un bando che prevede lesilio per luccisore di Laio e per chi lo protegga o lo nasconda. Il re convoca inoltre Tiresia, lindovino cieco, perch sveli lidentit delassassino. Egli per rifiuta di rispondere, considerando pi saggio tacere per non richiamare altre sventure. Edipo si adira ed intima a Tiresia di parlare. Il vecchio non si decide e la collera del re aumenta. Allora Tiresia risponde accusando Edipo di essere lautore dellomicidio. Il re indignato e comincia a sospettare che Creonte e Tiresia abbiano ordito un piano per detronizzarlo. Lindovino si allontana, profetizzando che entro la fine di quel giorno il colpevole sar scoperto e se ne andr mendico e cieco in terra straniera. Primo stasimo (vv. 463-511): Il coro dapprima immagina la fuga del colpevole, braccato tanto dagli uomini quanto da Zeus e dalle Kere, dee simbolo del fato avverso. Infine il coro decide di non dare credito alle parole di Tiresia: nemmeno il grande indovino infallibile. Secondo episodio (vv. 512-862): Appare Creonte e chiede se sia vero che Edipo lo crede

colpevole di cospirazione. Questultimo lo accusa apertamente, con toni sempre pi accesi: Creonte non si trovava a Tebe, insieme a Tiresia, quando Laio fu ucciso? Creonte gli risponde pacatamente di non avere interesse al trono. Interviene Giocasta, vedova di Laio ed ora moglie di Edipo, per mettere pace tra i due. Ella invita il marito a non dare ascolto a nessun oracolo e a nessun indovino: anche a Laio era stata fatta una profezia, in cui era stato detto che sarebbe stato ucciso dal figlio, mentre ad ucciderlo erano stati alcuni banditi sulla strada per Delfi, l dove si incontrano tre strade. A sentire le parole di Giocasta, Edipo resta turbato e chiede di convocare il testimone di quellomicidio. La regina chiede al marito il motivo del suo turbamento, cos Edipo comincia a raccontare: da giovane era principe ereditario di Corinto, convinto di essere figlio del re di quella citt, Polibo. Un giorno loracolo di Delfi gli predisse che avrebbe ucciso il proprio padre e sposato la propria madre. Sconvolto da quella profezia, per evitare che essa potesse avverarsi Edipo aveva deciso di fuggire, ma sulla strada tra Delfi e Tebe, in un punto dove si uniscono tre strade, aveva avuto un alterco con un uomo e laveva ucciso. Se quell'uomo fosse stato Laio? Il coro lo invita per a non trarre conclusioni affrettate, ed a sentire prima il testimone dellomicidio. Secondo stasimo (vv. 863-910): Il coro turbato dallincredulit di Giocasta davanti agli oracoli, e lancia un ammonimento contro chi pretende di violare le leggi eterne degli dei: quando gli uomini non riconoscono pi la giustizia divina e procedono con superbia, l si cela la tirannide.[2] Terzo episodio (vv. 911-1085): Giunge un messo da Corinto, che informa che re Polibo morto. Edipo rassicurato da quelle parole, perch suo padre non quindi morto per mano sua. Rimane la parte della profezia riguardante sua madre, cos Edipo chiede notizie di lei. Il messo, per rassicurarlo pienamente, gli dice che non c pericolo che egli possa generare figli con la propria madre, poich i sovrani di Corinto non sono i suoi genitori naturali: Edipo era stato adottato. Il messo pu testimoniarlo con certezza, perch un tempo faceva il pastore sul monte Citerone, ed era stato proprio lui a ricevere Edipo neonato da un servo della casa di Laio, ed a portarlo a Corinto. A questo punto Edipo si vede vicino alla scoperta delle proprie origini ed ordina che sia convocato il servo di Laio. Giocasta invece ha ormai capito tutta la verit e supplica Edipo di non andare avanti con le ricerche, ma non viene ascoltata.

Terzo stasimo (vv. 1086-1109): Il coro esulta perch Edipo ormai vicino a conoscere le proprie origini, ed esalta il Citerone come patria e nutrice di Edipo stesso.[3] Quarto episodio (vv. 1110-1185): Arriva il servo di Laio che Edipo attende con tanta impazienza. Tempestato di domande, il servo innanzitutto ammonisce Edipo dal continuare a interrogarlo, ma questultimo ormai vuole ascoltare tutta la verit. Il servo allora conferma che aveva ricevuto il bambino (che era figlio di Laio) con lordine di ucciderlo, in quanto, secondo una profezia, il piccolo avrebbe ucciso il padre. Tuttavia, per piet il servo non laveva ucciso e laveva invece consegnato al pastore che laveva portato a Corinto. A questo punto, lintera vicenda chiarita: al colmo dellorrore, Edipo rientra nel suo palazzo gridando: Luce, che io ti veda ora per lultima volta.[4] Quarto stasimo (vv. 1186-1222): Gli anziani tebani che costituiscono il coro compiangono la sorte di Edipo, re stimato da tutti che in breve si scoperto autore involontario di atti orribili. I tebani vorrebbero non averlo mai conosciuto, tanto lorrore e al tempo stesso la piet che la sua vicenda suscita in loro. Esodo (vv. 1223-1530): Un messo esce dal palazzo di Edipo e annuncia agli astanti che Giocasta si impiccata, e che Edipo, appena lha vista, si accecato con la fibbia della veste di lei. In quel momento appare Edipo, accompagnato da un canto pietoso del coro, che afferma di aver compiuto quellatto perch nulla ormai, a lui che maledetto, pu pi essere dolce vedere. In quel momento arriva Creonte, che di fronte alla disperazione di Edipo lo esorta ad avere fiducia in Apollo. Edipo abbraccia le sue bambine Antigone ed Ismene, compiangendole perch esse, figlie di nozze incestuose, saranno sicuramente emarginate dalla vita sociale. Infine chiede a Creonte di essere esiliato, in quanto uomo aborrito dagli dei.

LINTERPRETAZIONE DI FREUD E QUELLE SUCCESSIVE


(filosofico.net)

Freud

La pi famosa - seppur contestatissima - interpretazione dellEdipo Re sofocleo si deve a Freud, che dalla tragedia fece derivare il nome del complesso maschile infantile per cui il bambino viene portato ad odiare il padre e ad attaccarsi morbosamente alla madre. Ciascuno di noi, in sostanza, vorrebbe da bambino sbarazzarsi del padre per poter possedere la madre, dalla quale sessualmente attratto. Sul versante femminile, si ha il complesso di Elettra, ovvero la bambina vorrebbe sbarazzarsi della madre per possedere sessualmente il padre. Certo lEdipo re assurse per Freud e per la psicoanalisi a paradigma del fenomeno psicologico, ma non solo, perch Freud stesso spieg lefficacia della tragedia in questo modo: Il suo (di Edipo) destino ci commuove soltanto perch sarebbe potuto diventare anche il nostro, perch prima della nostra nascita loracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui. Forse a noi tutti era dato in sorte di rivolgere il nostro primo impulso sessuale alla madre, il primo odio e il primo desiderio di violenza contro il padre: i nostri sogni ce ne danno convinzione. () Davanti alla persona in cui si adempiuto quel desiderio primordiale dellinfanzia indietreggiamo inorriditi, con tutta la forza della rimozione che questi desideri hanno subito da allora nel nostro intimo. Portando alla luce della sua analisi la colpa di Edipo, il poeta ci costringe a prendere conoscenza del nostro intimo, nel quale quegli impulsi, anche se repressi, sono pur sempre presenti. (Sigmund Freud, da Interpretazione dei sogni, 1900

In parecchi testi, Freud riprende questa tesi e cita il mito di Edipo (la lezione XXI del ciclo di lezioni di Introduzione alla psicoanalisi, la lettera a Wilhelm Fliess del 15 ottobre 1897). Scrive ancora Freud: Se Edipo Re in grado di scuotere luomo moderno come ha scosso i greci suoi contemporanei, ci non pu che significare che leffetto della tragedia greca non basato sul contrasto tra destino e volont umana, ma sulla particolarit della materia sulla quale questo contrasto viene mostrato. Deve esistere nel nostro intimo una voce pronta a riconoscere nellEdipo la forza coercitiva del destino, mentre soggetti come quello della Bisavola o di altre simili tragedie del destino ci fanno unimpressione di arbitrariet, e non ci toccano. Ed effettivamente nella storia di Re Edipo contenuto un tale motivo. Il suo destino ci scuote soltanto perch avrebbe potuto diventare anche il nostro, perch prima della nostra nascita loracolo ha pronunciato ai nostri riguardi la stessa maledizione. Forse stato destinato a noi tutti di provare il primo impulso sessuale per nostra madre, il primo odio e il primo desiderio di violenza per nostro padre; i nostri sogni ce ne convincono. Re Edipo, che ha ucciso suo padre Laio e che ha sposato sua madre Giocasta, soltanto ladempimento di un desiderio della nostra infanzia. Ma a noi, pi felici di lui, stato possibile, a meno che non siamo diventati psiconevrotici, di staccare i nostri impulsi sessuali dalla nostra madre, e dimenticare la nostra invidia per nostro padre. Davanti a quel personaggio che stato costretto a realizzare quel primordiale desiderio infantile, proviamo un orrore profondo, nutrito da tutta la forza della rimozione che da allora in poi hanno subito i nostri desideri. Il poeta, portando alla luce la colpa di Edipo, ci costringe a conoscere il nostro proprio intimo, dove, anche se repressi, questi impulsi pur tuttavia esistono. Il canto, con il quale il coro ci lascia: Vedete, questo Edipo, i cittadini tutti decantavano e invidiavano la sua felicit; ha risolto lalto enigma ed era il primo in potenza, guardate in quali orribili flutti di sventura precipitato! unammonizione che colpisce noi stessi e il nostro orgoglio, noi che a parer nostro siamo diventati cosi saggi e cos potenti, dallepoca dellinfanzia in poi. Come Edipo, viviamo inconsapevoli dei desideri che offendono la morale, di quei desideri che ci sono stati imposti dalla natura; quando ci vengono svelati, probabilmente noi tutti vorremmo distogliere lo sguardo dalle scene dellinfanzia. A questo proposito bisogna ricordare quanto fosse importante per Freud e quanto lo sar per la psicoanalisi (in particolar modo il filone junghiano) ricorrere al mito: un po come nella filosofia platonica, il mito diviene paradigma, exemplum, una via efficace per spiegare, pi precisamente per far affiorare dallinconscio ci che abbiamo rimosso. Limportanza dellarte per Freud sta anche in questo: egli stesso sostiene che noi e lui [Freud e il poeta] attingiamo alle stesse fonti, lavoriamo sopra lo stesso soggetto, ciascuno di noi con metodo diverso. Riprendendo il discorso della critica freudiana, oltre il passo sopraccitato egli inserisce una serie di versi, dalla tragedia stessi, sui quali fa poggiare trionfante la propria interpretazione:

Dall Edipo Re di Sofocle, vv.977-983 GIOCASTA: Ma perch sgomentarsi, se in bala della fortuna sono i casi umani, che luomo non potr mai preconoscere? E pi saggio affidarsi alla ventura, come si pu; n tu temere le nozze con tua madre. Non giacquero molti in sogno con la loro madre? forse per i loro sogni? condurre la vita senza troppi affanni.

E No,

vivono se

sgomenti vogliono

Freud nega linterpretazione della tragedia secondo la quale la morale sta nellaccusa degli dei e del Fato, anzi nega che sia questa a causare leffetto tragico. Piuttosto il successo della tragedia sta nel riconoscimento del lettore nellEdipo, perch la tragedia stessa indica esplicitamente (nei versi sopra citati) che la leggenda tratta da un primordiale materiale onirico. La critica successiva ha negato linterpretazione freudiana, un po troppo semplicistica, non sottile forse perch priva del materiale filologico e storico di cui necessitava. Lintuizione freudiana sta nellaver percepito limportanza della tragedia quale analisi dellanimo, del conflitto interiore di Edipo che cammina verso la verit, pronta ad accecarlo: quando lubriaco alla festa gli confida la sua vera identit, Edipo sente qualcosa insinuarsi nel profondo, pungergli qualcosa che aveva rimosso (vv.779-786). Inoltre nella affannata ricerca di Edipo, Freud vede un paragone col processo di analisi della psiche da lui stesso affrontato: Edipo solleva il velo che gli nasconde la verit, la sua identit parricida e incestuosa, come lo psicoanalista attraverso il dialogo scopre al di l della dimensione conscia, LEdipo Re la parabola di un uomo riconosciuto come uguale agli dei dal punto di vista degli uomini, ma pari a nulla, cieco, per gli dei (cfr. Vernant, Ambiguit e rovesciamento. Sulla struttura enigmatica dellEdipo Re). Chi nega il senso di colpa di Edipo Jean Pierre Vernant stesso ( Edipo sans complexe appunto il titolo di un suo saggio del 1979): dimostra quanto e come sia errata la prospettiva freudiana, poich si propone in forma assiomatica e non scaturisce quale esito di una corretta e integrale analisi di tutti gli aspetti del testo. Come pu unopera letteraria che appartiene alla civilt ateniese del V sec. a C. e che traspone essa stessa in maniera molto libera una leggenda tebana molto pi antica, anteriore al regime della polis, confermare le osservazioni di un medico degli inizi del XX secolo sulla clientela di malati che frequentano il suo studio?

Sono queste le parole di critica pi diretta allinterpretazione freudiana, che - secondo Vernant - non credibile anche perch non poggia su un lavoro minuzioso di analisi. Questo avviene perch Freud trascura la storicit del pubblico che fruisce dellopera; egli procede nel senso opposto della psicologia storica, che prima ancora di analizzare contenuto, tema, lingua, si occupa del contesto in cui avviene la performance. Una volta analizzato il contesto storico dellAtene del V sec. a C., rendendosi conto di come si trattasse di un ambiente politicamente e socialmente diverso, per esempio, dalla Siracusa del XX sec. d.C., dove in questi giorni la tragedia ripresa, possibile rendersi conto dellintima reazione del pubblico. Vernant ammette come gi la Poetica di Aristotele, seppur solo un secolo dopo, non sia in grado di interpretare la tragedia, che appartiene ormai ad unepoca trascorsa, unepoca in cui il sorgere del principio di responsabilit nel campo del diritto aveva posto il problema della misura in cui luomo fosse responsabile delle proprie azioni. Una posizione intermedia quella di Paduano, che nellintroduzione a Sofocle, Tragedie e Frammenti, in un microsaggio intitolato Sulla diversit, del 1982, sostiene che lEdipo Re sia una struttura teatrale che non trascriva direttamente n sia estranea al complesso di Edipo: anzi lo rappresenta attraverso un rovesciamento e uno spostamento. Se lo spostamento quello dalla dialettica psichica tra conscio e coscienza alla dialettica sociale uomo-dio, il rovesciamento quello che nella sopraccitata dialettica psichica scambia tra di loro desiderio represso e repressione. Infatti Edipo desidera la normalit, ma la realt si gi organizzata in forme opposte alla volont del soggetto: levento tragico avviene prima dellazione tragica. Da questo Paduano fa derivare luso, in Sofocle, di unironia tragica che si discosta dalla sua forma tradizionale. Infatti, se di solito lironia tragica, quale convergenza di due significati sullo stesso significante, viene usata per prevedere ci che accadr, qui non ha la stessa funzione: unironia tragica che troviamo anche in Euripide, quando (nellElettra) i due fratelli, prossimi al matricidio, appellano la madre la generatrice (thn tekousan). Levento tragico gi stato, appunto, dunque lironia ha solo la funzione di confrontare limmagine del DESIDERIO con quella della REALTA. Dunque come se due dimensioni si accostassero parallele: e cos se nelluniverso simulato Edipo possiede lautorit, nelluniverso reale le stesse valenze autoritarie trasformano il soggetto in oggetto. In entrambi i casi fondamentale il rapporto con Laio: nella dimensione simulata esiste una filialit solo metaforica, quando per esempio Edipo dice del re come se fosse mio padre, e si identifica in lui con una serie di punti di contatto (il potere, i possibili figli, la moglie); finch nella dimensione reale la filialit diviene biologica. Paduano rivaluta poi, in un certo senso, il tema della conoscenza: non infatti importante come potrebbe sembrare la differenza tra sapere umano e oracolo divino, vista lambiguit di questultimo. Anzi, la conoscenza, come il potere, rientra nei desideri di Edipo: lintellettualismo di Edipo fa parte dellinsieme compatto dei suoi desideri autoritari e normativi, citando da Paduano stesso. Ma questa conoscenza, che pur uscir sconfitta dalla rivelazione, una forma di eroica tlhmosunh, di sopportazione: Ahim, sto per dire la cosa tremenda, gli dice il pastore. Risponde Edipo: E io per sentirla. Ma sentirla bisogna. Secondo Paduano il primo di molti Edipi non pi senza complesso quello di Seneca, dove il parricidio e lincesto vengono assunti come ossessione non risolta. Il complesso esclude tuttavia laspetto libidinale e investe unicamente quello autopunitivo dellangoscia. LEdipo di

Seneca il primo Edipo freudiano, gi vicinissimo alla verit. Unanalisi interessante quella di Fromm ne Il linguaggio dimenticato, dove il mito viene inteso come ribellione del figlio contro lautorit del padre nella famiglia patriarcale (e la teoria trova supporto nelle altre due tragedie della trilogia, Edipo a Colono e Antigone, nelle quali ricorre il rapporto padre-figlio). Lultima interpretazione quella dello psicologo Franco Maiullari, che nel suo ultimo saggio, Linterpretazione anamorfica dellEdipo Re. Una nuova lettura della tragedia sofoclea, propone appunto una nuova lettura in chiave psicoanalitica secondo cui lindagine di Edipo non sia rivolta alla ricerca di sapere ma alla ricerca di potere, e spinge laccecamento di Edipo come mezzo per andare oltre i propri limiti, divenendo cos potente come Tiresia. Viene inoltre evidenziata la funzione ambigua di Giocasta, la cui preoccupazione quella di mantenere lomert sui fatti del palazzo. In Il linguaggio dimenticato (trad. it. di G. Brianzoni, Bompiani, Milano, 1962, pp. 188-193), scrive Fromm: II mito di Edipo offre un eccellente esempio dellapplicazione del metodo freudiano e allo stesso tempo unottima occasione per considerare il problema sotto una prospettiva diversa, secondo la quale non i desideri sessuali, ma uno degli aspetti fondamentali delle relazioni tra varie persone, cio latteggiamento verso le autorit, considerato il tema centrale del mito. Ed allo stesso tempo una illustrazione delle distorsioni e dei cambiamenti che i ricordi di forme sociali e di idee pi antiche subiscono nella formazione del testo evidente del mito. []Il concetto del complesso di Edipo, che Freud ha cos efficacemente espresso, divenne una delle pietre angolari del suo sistema psicologico. Egli credeva che esso fosse la chiave per comprendere la storia e levoluzione della religione e della morale e che costituisse il meccanismo fondamentale dello sviluppo del bambino. Sosteneva inoltre che il complesso di Edipo la causa dello sviluppo psicopatologico e il nocciolo della nevrosi . Freud si riferiva al mito di Edipo secondo la versione contenuta nellEdipo Re di Sofocle. La tragedia ci racconta che un oracolo aveva predetto a Laio, Re di Tebe, e a sua moglie Giocasta, che se essi avessero avuto un figlio, questi avrebbe ucciso il padre e sposato la propria madre. Quando nacque Edipo, Giocasta decise di sfuggire alla predizione delloracolo, uccidendo il neonato. Ella consegn Edipo a un pastore, perch lo abbandonasse nei boschi con i piedi legati e lo lasciasse morire. Ma il pastore, mosso a piet per il bambino, lo consegn a un uomo che era a servizio del Re di Corinto, il quale a sua volta lo consegn al padrone. Il Re adotta il bambino e il giovane principe cresce a Corinto senza sapere di non essere il vero figlio del Re di Corinto. Gli viene predetto dalloracolo di Delfi che suo destino uccidere il proprio padre e sposare la propria madre e decide quindi di evitare questa sorte non ritornando pi dai suoi presunti genitori. Tornando a Delfi egli ha una violenta lite con un vecchio che viaggia su un carro, perde il controllo e uccide luomo e il suo servo senza sapere di aver ucciso suo padre, il Re di Tebe. Le sue peregrinazioni lo conducono a Tebe. In questa citt la Sfinge divora i giovinetti e le giovinette del luogo e non cesser finch qualcuno non avr trovato la soluzione dellenigma che essa propone. Lenigma dice: Che cos che dapprima cammina su quattro, poi su due e infine su tre? La citt di Tebe ha promesso che chiunque lo risolva e liberi la citt dalla Sfinge sar fatto Re e gli sar data in sposa la vedova di Laio. Edipo tenta la sorte.

Trova la soluzione allenigma cio luomo che da bambino cammina su quattro gambe, da adulto su due e da vecchio su tre (col bastone). La Sfinge si getta in mare urlando, Tebe salvata dalla calamit, Edipo diviene Re e sposa Giocasta, sua madre. Dopo che Edipo ha regnato felicemente per un certo tempo, la citt viene decimata dalla peste che uccide molti cittadini. Lindovino Tiresia rivela che lepidemia la punizione del duplice delitto commesso da Edipo, parricidio e incesto. Edipo, dopo aver disperatamente tentato di ignorare la verit, si acceca quando costretto a vederla e Giocasta si toglie la vita. La tragedia termina nel punto in cui Edipo ha pagato il fio di un delitto che ha commesso a sua insaputa, nonostante i suoi consapevoli sforzi per evitarlo. giustificata la conclusione di Freud secondo la quale questo mito conferma la sua teoria che inconsci impulsi incestuosi e il conseguente odio contro il padre-rivale sono riscontrabili in tutti i bambini di sesso maschile? Invero sembra di s, per cui il complesso di Edipo a buon diritto porta questo nome. Tuttavia, se esaminiamo pi da vicino questo mito, nascono questioni che fanno sorgere dei dubbi sullesattezza di tale teoria. La domanda pi logica questa: se linterpretazione freudiana fosse giusta, il mito avrebbe dovuto narrare che Edipo incontr Giocasta senza sapere di essere suo figlio, si innamor di lei e poi uccise suo padre, sempre inconsapevolmente. Ma nel mito non vi indizio alcuno che Edipo sia attratto o si innamori di Giocasta. Lunica ragione che viene data del loro matrimonio che esso comporta la successione al trono. Dovremmo forse credere che un mito, il cui tema costituito da una relazione incestuosa fra madre e figlio, ometterebbe completamente lelemento di attrazione fra i due? Questa obiezione diventa ancora pi valida se si considera che la profezia del matrimonio con la madre ricordata una sola volta da Nicola di Damasco, che secondo Carl Robert attinge a una fonte relativamente tarda. Come possiamo concepire che Edipo, descritto come il coraggioso e saggio eroe che diviene il benefattore di Tebe, abbia commesso un delitto considerato orrendo agli occhi dei suoi contemporanei? A questa domanda si talvolta risposto, facendo notare che per i greci il concetto stesso di tragedia stava nel fatto che il potente e forte venisse improvvisamente colpito da sciagura. Rimane da vedere se una tale risposta sia sufficiente o se ne esista unaltra pi soddisfacente. Questi problemi sorgono dallanalisi di Edipo Re. Se consideriamo soltanto questa tragedia senza tenere conto delle altre due parti della trilogia, Edipo a Colono e Antigone, non possibile dare una risposta definitiva. Ma siamo almeno in grado di formulare una ipotesi e cio: che il mito pu essere inteso come simbolo non dellamore incestuoso fra madre e figlio, ma della ribellione del figlio contro lautorit del padre nella famiglia patriarcale; che il matrimonio fra Edipo e Giocasta soltanto un elemento secondario, soltanto uno dei simboli della vittoria del figlio che prende il posto di suo padre e con questo tutti i suoi privilegi. La validit di questa ipotesi pu essere verificata collesame del mito di Edipo nel suo complesso, specialmente nella versione di Sofocle contenuta nelle altre due parti della sua trilogia, Edipo a Colono e Antigone.

Edipo a Colono Sofocle


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1-116 Prologo La tragedia inizia con lapparizione di Edipo sorretto da una fanciulla, Antigone, sua figliasorella. In prossimit di Atene chiedono informazioni su dove si trovino ad un passante: questi li invita ad allontanarsi: il luogo consacrato alle dee Eumenidi, dee terribili, dal cui nome Edipo colpito. Apprende dallo stesso di essere a Colono, il cui re lateniese Teseo. Gi da qui si nota la stanchezza per la vita di Edipo, la sua voglia di porle fine. Il prologo anticipa il motivo conduttore della tragedia: il contrasto fra il crudo passato del protagonista e la quiete estrema, verso la quale tende e dalla quale finir per essere assorbito.

117-253 Parodo Qui troviamo un canto del coro: al sopraggiungere degli abitanti Edipo si era nascosto, quando si fa avanti, il coro prova un sentimento misto di piet e di orrore. Dopo averlo invitato ad uscire dal sacro recinto, il coro vuol conoscere lidentit dello straniero, quando la scoprono gli intimano di allontanarsi, ma servir lintervento di Antigone per farlo restare. 254-667 Primo Episodio Mentre tutti aspettano larrivo del re Teseo, la figlia di Edipo, Ismene, arriva da Tebe per avvertirlo dei disordini generati dai due figli maschi, entrambi ambivano al trono: il minore lha usurpato, ed il maggiore sta muovendo un esercito contro di lui. Ora entrambe le parti cercano Edipo, perch un oracolo ha predetto che la vittoria sar destinata a chi lo avr con s, vivo o morto. Non loro intenzione, per, riportarlo ai confini della patria, bens lasciarlo ai margini di essa. Quindi Edipo, dopo aver maledetto i figli, viene aiutato e curato da due fanciulle. Il coro allora gli consiglia di offrire una libagione alle dee a cui sacro il territorio. Sar Ismene ad occuparsene. Interrogato dal coro sul suo passato, egli risponde che le sue presunte colpe si sono verificate per via della sorte. Al sopraggiunto Teseo egli

chiede di poter essere seppellito in quel luogo stesso. 668-719 Primo Stasimo Qui il coro inneggia a Colono e a tutta la Grecia, ed Edipo ricorda la sua giovinezza. 720-1043 Secondo Episodio Si presenta il figlio Creonte, che con una ipocrita proposta cerca di soccorrere il padre interessatamente, egli pensa che in grado di costringerlo, sia lui che le sue figlie, a venire con s, nonostante il rifiuto del padre. Gli strappa Antigone dalle braccia, e, nonostante le proteste del coro, usa la violenza anche sul padre. Accorso Teseo, lancia un esercito contro i rapitori. Mentre Edipo e Creonte discutono sulluccisione del padre da parte del primo, Teseo trascina Creonte per liberare gli altri prigionieri. Prima della pace estrema egli deve ripercorrere con la memoria e le parole il suo cruento passato. Si sente immune da colpa, perch tutto dipeso dal volere degli dei. 1044-1095 Secondo Stasimo Il coro immagina di assistere al propizio scontro tra Teseo ed i tebani, ringraziando gli dei per questo. 1096-1210 Terzo Episodio Quando Teseo riporta le figlie al padre, gi laltro figlio ottiene di parlare con lui. 1211-1248 Terzo Stasimo Il coro racconta che Edipo non pi perseguitato dagli dei e dal destino, solo un vecchio. Si accorge quindi che lo stesso morire sarebbe un peccato: qui cita una frase di Sileno rivolto al Re Mida: Meglio di ogni cosa non essere nati, e dopo di ci morire subito dopo la nascita. 1249-1555 Quarto Episodio Arriva ora Polinice, primo figlio di Edipo, che, diversamente dal fratello, chiede gentilmente aiuto al padre: qui si scatena lira di Edipo, il quale fa notare al figlio come sia ancora vivo per merito di Antigone e le sue sorelle, non di lui e del fratello: su questi ultimi cadr la sua maledizione! Polinice rimane allora deluso, e non tenta alcuna replica. Mentre il coro lamenta la vicenda, si ode un tuono: segno che per Edipo si sono aperti i passaggi per laldil, egli ordina di far accorrere Teseo, ed il coro si spaventa per quello che sta avvenendo. Quando Teseo arriva, Edipo si accinge a portarlo nel luogo della sua morte, e invita anche le figlie a venire. Dice a Teseo di cercare di mantenere tranquilla la sua citt. 1556-1578 Quarto Stasimo

Non resta che pregare gli dei delloltretomba, perch concedano il lieve trapasso al morituro. La sua morte non comune: come una discesa dallAde. 1579-1779 Esodo Teseo racconta al coro la scomparsa di Edipo: Il vecchio si inoltr nel bosco, e giunto alla sacra voragine comp i riti di purificazione. Poi prese commiato dalle figlie, e le fece allontanare, solo io restai ad apprendere le sue ultime parole: e poco dopo, voltandosi, essi mi videro come percosso da una vista arcana e tremenda - nessuno sa come sia morto Edipo, solo si sa che gli sono state risparmiati pianto e dolore. Teseo conferma il desiderio di Edipo che nessuno si avvicini al suo sepolcro, e acconsente a quello di Antigone di poter andare a Tebe per tentare dimpedire lo scontro tra i due fratelli.

Edipo a Colono - Sofocle


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Edipo e Antigone

Il contenuto della tragedia Edipo, allontanatosi volontariamente dalla citt di Tebe per non contaminarla con la sua colpa, vaga di citt in citt, accompagnato dalla figlia Antigone, finch giunge nel demo attico di Colono, alle porte di Atene. Gli abitanti della citt, in un primo tempo, vogliono scacciarlo per paura della

contaminazione, poi, impietositi dal racconto della sua vicenda, si rivolgono al loro re Teseo. Giunge nel frattempo da Tebe Ismene, sorella di Antigone e figlia di Edipo. La ragazza comunica al padre il pericoloso litigio per il possesso del regno che oppone i due fratelli Eteocle e Polinice e gli rende noto il responso delloracolo, in base al quale la citt che avesse offerto la sepoltura a Edipo sarebbe stata inviolabile. Arriva in seguito Teseo, che, dopo aver parlato con Edipo, gli garantisce assoluta protezione nel suo territorio. Il vecchio deve comunque affrontare sia Creonte sia il figlio Polinice, che giungono entrambi con il fine di ricondurre in patria il vecchio re. Edipo si oppone risolutamente al cognato, che addirittura rapisce, per conseguire il suo scopo, Antigone e Ismene. Teseo, per, riesce a recuperare le ragazze e costringe Creonte a tornarsene a Tebe. Per intercessione delle sorelle e di Teseo stesso, Polinice ottiene un colloquio con il padre, che si conclude in modo funesto con la predizione da parte di Edipo della morte dei due fratelli. Quando sulla scena si ode un tuono, Edipo si avvia, seguito da Teseo, verso il bosco sacro alle Eumenidi. Dopo aver svelato al re i segreti necessari a garantire la buona sorte di Atene, Edipo prodigiosamente scompare. La tragedia si conclude con il ritorno di Antigone e di Ismene a Tebe, nel tentativo di migliorare la sorte dei fratelli. La struttura dellopera LEdipo a Colono, come lEdipo Re e come molte altre tragedie di Sofocle, ha per protagonista un solo personaggio, attorno a cui ruota lintera vicenda; questo personaggio ovviamente Edipo. A parte questo carattere comune, per possibile evidenziare anche numerose differenze tra le due tragedie. La pi importante diversit, che sottende a tutte le altre, rappresentata dal periodo in cui Sofocle compose i due drammi: lEdipo Re unopera della maturit di Sofocle, mentre lEdipo a Colono risale ai suoi ultimi anni di vita. Questo aspetto incide profondamente sulle caratteristiche delle due tragedie. In primo luogo, pur avendo entrambe Edipo come protagonista, ne presentano aspetti differenti: nella prima leroe giovane, nella seconda egli invece prossimo a morte; cambiano di conseguenza anche le sue caratteristiche peculiari. Anche a livello contenutistico le due tragedie si rivelano quindi profondamente diverse; ma nondimeno possibile sottolineare la loro diversa struttura compositiva. LEdipo a Colono lopera in cui Sofocle realizza tutta la ricca variet della sua sapienza compositiva: recitazione, canto degli attori e canto del coro si intrecciano in sistemi complessi, sulla scena si hanno inoltre grandi movimenti di masse, che conseguono un effetto tanto pi spettacolare in quanto sono sempre organizzati intorno alla figura del vecchio Edipo. Unultima importante caratteristica strutturale rappresentata dal coro, che parte integrante dellazione in base a sistemi di responsione molto articolati e organizzati in base a una struttura simmetrica nella quale dialogano attori e coro. La figura di Edipo La figura del protagonista risulta profondamente mutata nel passaggio dallEdipo re allEdipo a Colono. La decisione e limpulsivit sono diventate pazienza, capacit di sopportare, ma anche durezza irosa; lamore per i figli dimostrato nellopera precedente, in cui chiamava con questo nome anche

tutti i sudditi, si trasformato in una repulsione totale da un lato, tanto radicale da non dimostrare piet neanche per il figlio Polinice; daltra parte rimasto come sincero e profondo affetto nei confronti delle figlie. Infine la sua fiducia nellintelligenza e nelle capacit delluomo, si tramutata in stanchezza di vivere. Edipo non risulta inoltre pacificato con il suo destino, in quanto, in questo periodo della sua vita, ha maturato la consapevolezza che, oltre alloggettivit dellatto, nellagire umano conta anche lintenzionalit. La vicenda delleroe si conclude quindi tragicamente rispetto agli ideali in cui credeva allinizio, e la sua morte misteriosa acquista un valore salvifico e liberatorio. Le tematiche dellopera Un testamento spirituale e un omaggio a Atene. Sofocle compone questa tragedia quando ormai giunto nella vecchiaia avanzata. Egli ha infatti novantanni e pu quindi considerarsi prossimo a morte. In questa situazione egli non ha probabilmente voluto, come sostengono alcuni, comporre unopera politica, con il fine di parlare indirettamente della difficile situazione in cui si trova Atene in quel periodo. Al contrario sembrerebbe pi credibile lipotesi che egli voglia astenersi totalmente dal pronunciarsi in un tale campo, per occuparsi invece di altri scopi. Lopera pu pertanto essere considerata una sorta di testamento spirituale, tramite il quale il poeta, ormai giunto alla morte, vuole lasciare testimonianza dei pensieri che hanno occupato i suoi ultimi giorni, compiendo, come Edipo, un bilancio doloroso della vita proprio quando sta per separarsene. In secondo luogo lopera rappresenta un omaggio allAttica sotto due diversi punti di vista: per la bellezza della terra, alla quale dedica unampia, idealizzata descrizione, e per un omaggio al mito, creato dagli stessi Ateniesi, della vocazione della citt a proteggere i supplici, un omaggio quindi alla pietas di Atene. La religiosit dellopera LEdipo a Colono una tragedia pervasa di religiosit. Anche nellEdipo Re Sofocle non ha esitato ad affermare la sua fede negli dei, ma in questopera essa raggiunge il culmine. La tragedia strettamente legata a elementi connessi con la religione: Edipo giunge in un luogo sacro alle Eumenidi e scompare misteriosamente in un altro luogo destinato a rimanere segreto; i responsi oracolari determinano lintero svolgersi della vicenda; infine la stessa conclusione dellopera rivolge lattenzione agli dei e al mistero religioso. La religiosit presente nellopera pu comunque turbare e affascinare, ma certamente non offre una consolazione spirituale alluomo; proprio per questo essa richiede una scelta di fede radicale, che Sofocle ritiene possa essere sostenuta unicamente dagli Ateniesi, famosi appunto per la loro pietas. Infatti Edipo non riceve una ricompensa per le sue sofferenze; al termine della tragedia egli acquista maggiore dignit, non certo maggiore felicit. Gli dei, che lhanno incomprensibilmente abbattuto, ora, altrettanto incomprensibilmente, lo innalzano al ruolo di colui che ha in bala le sorti della sua citt, ma non per questo leroe pu acquistare maggiore felicit. La morte lirica e la colpa ereditaria

Il ruolo occupato dalla morte nellEdipo a Colono del tutto singolare: essa infatti non vista come un elemento distruttore, come qualcosa che aumenti il senso tragico. Al contrario,

la morte ricompone lequilibrio spezzato e interviene come un fatto liberatore: se umanamente doloroso abbandonare la vita, sicuramente non lo per Edipo, che ha ormai subito ogni prova: cos che si pu parlare in questo caso, lunico nella tragedia antica, di morte che diventa poesia. In contrasto con questo senso liberatorio immediato per necessario sottolineare che con la morte di Edipo non hanno termine gli eventi tragici che lo riguardano: egli continua a esercitare il suo influsso benefico o malefico sui vivi. Infatti la gravissima colpa delleroe, anche se involontaria, esercita la sua influenza sui discendenti, e egli stesso sa che la colpa non esaurir i suoi effetti fino alla morte dellultimo Labdacide.
Il messaggio sofocleo Tenendo in considerazione gli aspetti che emergono dallanalisi dellEdipo a Colono, possibile giustificare, quasi senza alcun dubbio, la tesi che vede nellopera un ultimo messaggio che Sofocle ha voluto lasciare ai suoi spettatori, rivolgendosi in particolar modo agli Ateniesi, esaltando da un lato una realt idilliaca ormai perduta, la realt di Colono, dellAtene della sua giovinezza, facendo daltra parte a se stesso pi che agli altri un resoconto della sua vita, in parallelo con quello che Edipo fa di s nellopera.

Edipo in Omero
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Omero

La fonte pi antica in cui possibile individuare tracce del mito edipico rappresentata dai testi omerici dellIliade e dellOdissea. In particolare sono presenti cenni alleroe in due brevi passi. Il primo si trova nellIliade, nel contesto dei giochi funebri in onore di Patroclo, (Y 677 sgg.): si tratta di un rinvio a un celebre episodio dellagonistica mitica, ai giochi per la morte di Edipo. Da questo passo si desume con sicurezza la morte delleroe a Tebe, ma non possibile indicare con altrettanta sicurezza il

modo in cui egli muoia. Il termine impiegato dallautore in riferimento a Edipo dedoupotos. Esso ha dato adito a due interpretazioni principali: la prima individua in questo verbo un modo particolare di morte, accompagnata dal rumore; la seconda interpretazione tende invece a considerare dedoupotos con il semplice significato di morto.
Edipo morto in battaglia?

Se si tiene conto della prima interpretazione, quella che coglie nel verbo doupeo un riferimento al rumore che accompagna la morte, si possono fare due diverse ipotesi. Nel primo caso la morte rumorosa viene connessa alla morte in battaglia; Omero vorrebbe quindi indicare la caduta di Edipo durante un combattimento. Potrebbe esserci perci unallusione alla morte delleroe nella grande guerra tebana, al suo combattimento accanto ai valorosi guerrieri che in Esiodo sono detti lottare sotto le mura della citt per le sue greggi, oppure potrebbe trattarsi addirittura di un riferimento al figlio Polinice; anche se, in questo caso, sarebbe necessario considerare Oidipodes come patronimico. Comunque, pur essendo possibili interpretazioni del genere, non appare alcuna traccia di eventi bellici in tutti i testi antichi che contengono informazioni sulla morte di Edipo a Tebe; tali interpretazioni devono quindi essere tenute in secondo piano. Edipo morto suicida? Sempre considerando la connessione del verbo doupeo con una morte rumorosa, possibile riferirlo a un eventuale suicidio di Edipo, che pu essere connesso con lautoaccecamento tramandato dalla tradizione letteraria successiva. Il suicidio consisterebbe quindi nella decisione presa dalleroe di buttarsi in un kremnos, per porre fine alla sua esistenza. Labisso in cui egli precipita unimmagine nata evidentemente dalla suggestione del barathron. Esso ha avuto nella storia della Grecia antica principalmente due funzioni: in un primo tempo questa era una forma arcaica di esecuzione capitale, attuata nei confronti di quei cittadini o di quegli stranieri giudicati colpevoli di reati contro lincolumit della polis; in un secondo tempo, invece, il barathron era utilizzato come mezzo per privare della sepoltura il reo gi giustiziato, colpevole di un reato particolarmente grave. Edipo semplicementemorto? La seconda interpretazione possibile del participio dedoupotos quella che considera il verbo con il semplice significato di morire. A favore di questa ipotesi gioca il fatto che il termine sia di formazione recente, e abbia perci perso parte del senso originario, che andato affievolendosi. Dal senso di cadere con un tonfo imbracciando le armi, passato al senso di cadere in battaglia, per arrivare infine ad assumere il significato di morire. Anche molti altri autori ellenistici, come ad esempio Apollonio, utilizzano il verbo doupeo con questultima accezione. Il secondo passo omerico in cui possibile individuare un richiamo alleroe tebano quello della nekuia, in Odissea, L 271 sgg., in cui lautore parla prima brevemente della sorte di Edipo dopo la rivelazione dellincesto, poi del suicidio di Epicasta, infine afferma che Edipo rimane in vita,

anche se in preda ai dolori che sono opera delle Erinni della madre. Questo accenno finale non deve per forza essere inteso come un richiamo alla morte delleroe; infatti le Erinni in Omero possono avere due ruoli: da un lato rappresentano la cieca follia che spinge a compiere azioni prive di senso; daltra parte esse occupano un ambito di potere caratterizzato dalla difesa dei diritti di determinate persone o di determinate circostanze. Pertanto niente porta a considerare questo accenno omerico come la presentazione della morte delleroe. In conclusione Le notizie sicure di cui siamo in possesso per quanto riguarda il mito di Edipo in Omero sono quindi ridotte alla morte di Epicasta suicida e al fatto che Edipo continui a regnare fino alla morte. Non ci sono inoltre accenni espliciti alla morte delleroe in guerra, al suo suicidio, o infine allautoaccecamento. In particolare questultimo aspetto potrebbe essere dovuto allintervento massiccio che la religione delfica ha avuto sul mito, e sarebbe quindi stato introdotto solo in un secondo momento. Allautore dei poemi omerici non importa precisare il modo di morte delleroe: per lui sufficiente attuare un richiamo alla sua sorte nellIliade, e affermare che ci sono i giochi funebri in suo onore nellOdissea. Non quindi possibile andare al di l delle semplici supposizioni attuate per quanto riguarda la morte di Edipo secondo Omero.

Edipo in Esiodo e nei poemi ciclici


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Esiodo

Edipo in Esiodo
Nella produzione esiodea possono essere rintracciati alcuni accenni al mito edipico; questi sono inseriti nelle due maggiori opere del poeta: Esiodo parla infatti della guerra contro Tebe nelle Opere, mentre nella Teogonia fa un accenno alla Sfinge, essere mostruoso che gioca un ruolo fondamentale nella vita di Edipo. Egli dimostra quindi di essere a conoscenza degli episodi salienti della saga tebana.

Edipo nei poemi ciclici


Tre sono i poemi ciclici in cui sono stati individuati elementi appartenenti al mito di Edipo; lEdipodia, i Canti Ciprii, la Tebaide. NellEdipodia viene compiuto un accenno alla vittoria di Edipo sulla Sfinge e alle sue nozze incestuose con la madre; nel poema possono per essere individuati anche elementi contrastanti con la versione del mito tramandata dalla tradizione successiva: infatti, secondo quanto affermato nellEdipodia, leroe si sarebbe sposato una seconda volta dopo la morte della moglie e madre, e sarebbe in seguito morto in battaglia a causa delle maledizioni che incombevano su di lui. Per quanto riguarda i Canti Ciprii, invece, possibile soltanto individuare il contesto in cui inserito il riferimento a Edipo: Nestore, in una digressione, ricorda e racconta la storia delleroe. Non sappiamo comunque in quali termini avvenga questo racconto, dal momento che non ci sono stati tramandati i versi in questione. Nella Tebaide infine contenuto un racconto particolareggiato della guerra tebana, la famosa guerra dei Sette contro Tebe, di conseguenza c anche unaccurata narrazione delle vicende di Edipo e dei figli.

Edipo in Eschilo
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Eschilo
Eschilo tratta il mito di Edipo nella trilogia tebana, rappresentata nel 467; grazie a essa il tragediografo ottiene la vittoria nelle gare. La trilogia comprende Laio, Edipo, e Sette contro Tebe, oltre al dramma satiresco La Sfinge. Gli elementi presenti nellopera eschilea possono essere sostanzialmente accostati a quelli presenti nella tragedia di Sofocle. Eschilo parla infatti dellesposizione di Edipo fanciullo sul monte, delluccisione di Laio al trivio da parte del figlio e infine della naturale infelicit delleroe, che, per il semplice fatto di vivere, non pu che essere vittima di un tale stato danimo. Oltre a queste scarse informazioni, che sono le uniche che possano essere desunte da ci che ci rimasto del Laio e dellEdipo, ci sono anche altre significative notizie desumibili dai vv. 742-91 dei Sette contro Tebe. In questa tragedia lautore fa un breve riassunto delle due opere precedenti: egli riprende il momento della generazione di Edipo da parte del padre Laio, ovviamente inconsapevole del futuro parricidio; parla della fama indiscussa delleroe non appena giunto a Tebe, grazie alla sua vittoria sulla Sfinge; infine descrive la sciagura dopo la scoperta del duplice misfatto del parricidio e dellincesto. Questa sciagura si attua immediatamente nei confronti dello stesso Edipo, che decide di privarsi della vista; in un secondo tempo essa manifester i suoi effetti anche sui discendenti delleroe, a incominciare dai suoi stessi figli Eteocle e Polinice, che si uccideranno in una guerra fratricida. Gli elementi presenti nel dramma sofocleo e in quello eschileo sono quindi sostanzialmente simili; la differenza pi grande deve invece essere registrata a livello formale, in quanto i due tragediografi organizzano la struttura delle loro opere in modo notevolmente diverso, cosicch gli stessi contenuti risultano essere esplicitati in tempi e con intrecci e schemi diversi.

Edipo in Euripide

Euripide

La tragedia euripidea che si riferisce al mito edipico intitolata Le fenicie, dalla nazionalit delle donne che compongono il coro. Scritta dopo il 412 e stata rappresentata insieme allEnomao e al Crisippo. Le Fenicie sono state definite una sorta di corpus del fiero mito dei Labdacidi: infatti nel prologo di questopera contenuta una versione completa del mito di questa famiglia, una sorta di archeologia del mito. Allinterno dellopera stessa poi trattato un argomento molto simile a quello dei Sette contro Tebe, che pu per diversi aspetti essere considerato fedele alla versione del mito proposta da Sofocle. Comunque, in aggiunta ad altre differenze di minore importanza, la pi vistosa il fatto che, in Euripide, Giocasta non muore, ma addirittura colei che rievoca nel prologo le vicende della casa dei Labdacidi.

Edipo nella letteratura latina


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Durante let arcaica, il mito di Edipo non sembra conoscere grande successo nella letteratura latina; molto probabile, tuttavia, che le vicende delleroe tebano fossero gi note, data la loro ampia diffusione, soprattutto nellarea etrusca, per quanto riguarda le arti figurative. Accanto allarte etrusca, anche le botteghe di ceramiche della Magna Grecia contribuirono alla diffusione del mito. Nonostante questa presenza costante, dunque, i tragediografi dellarcaismo latino si orientano

preferenzialmente sul ciclo troiano, anzich su quello tebano. Il primo a menzionare Edipo in unopera letteraria in latino, attorno alla met del III secolo a.C. , fu probabilmente Livio Andronico nella sua traduzione dellOdissea omerica: gi nei poemi omerici, infatti, era comparso, sebbene con varianti significative rispetto alla versione della tragedia di Sofocle, il mito delleroe tebano. Solo a 70 anni di distanza, con Lucio Accio torna ad essere narrato il mito di Edipo, ma anche in questo caso si tratta di una rievocazione mediata: lattenzione del tragediografo si concentra cio su altri momenti del ciclo tebano nei drammi Antigona e Phoenissae, con il duello fratricida tra Eteocle e Polinice, nonch, marginalmente, negli Epigoni, dove si narra la tragedia della famiglia di Anfiarao, uno dei Sette contro Tebe. Per ritrovare tracce letterarie significative del mito di Edipo occorre attendere Lucio Anneo Seneca (4 a.C.-65 d.C.), il primo a scrivere una tragedia di argomento propriamente edipico, lOedipus, modellata sullesempio dellEdipo re di Sofocle ma ricca di motivi originali. Allet Flavia appartiene invece la Tebaide di Publio Papinio Stazio, pubblicata nel 92; questo poema epico, che narrava della guerra fratricida tra Eteocle e Polinice, dovette godere di un discreto successo, tanto vero che Giovenale (50-127 d.C. circa) parla di letture pubbliche dellopera. Il poema si snoda attraverso dodici libri, a partire dallinvocazione di Edipo alle Furie affinch perseguitino la casa regnante di Tebe, irrimediabilmente macchiata dalla colpa del vecchio re, attraverso la cronaca del conflitto, fino alla morte dei due figli di Edipo e Giocasta. Solo a questo punto, secondo la versione del mito adottata da Stazio, Edipo si acceca e viene scacciato da Tebe, mentre Giocasta si suicida. I modelli letterari cui Stazio mostra di fare riferimento sono molti, ma il pi significativo resta lEneide di Virgilio, per quanto riguarda la distinzione della trama in due parti: una odissiaca, con la funzione di una lunga preparazione, ed una iliadica, dove soggetto principale la guerra. Inoltre, Stazio derivava la sua conoscenza del mito tebano eminentemente dalle tragedie di Seneca, lOedipus e le Phoenissae. Originale sembra essere linterpretazione data da Stazio del crollo della casa di Edipo: essa non appare travolta da una catena di maledizioni e vendette familiari, quanto da una ferrea legge di Necessit: centrale allora il ruolo del Fato, a cui si accompagna il tradizionale apparato di divinit dellepica. Queste ultime sono tuttavia solo degli stereotipi, delle personificazioni allegoriche di concetti astratti; un simile schematismo si riscontra anche nella caratterizzazione dei personaggi: si tratta tuttavia di un inconveniente inevitabile, se si tiene presente lenorme variet di figure che si muovono sulla scena, variet che a volte rischia di compromettere lunit e la coesione interna allopera. Stazio assume il mito anche come un pretesto per trattare temi di attualit : la guerra fratricida, la degenerazione di una dinastia regnante e il dramma della sudditanza a simili sovrani.

ARTE

Edipo nellarte della Grecia Arcaica


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In questo periodo (VIII-VI secolo a.C.) le immagini delleroe Edipo sono piuttosto rare. Si incontrano con relativa facilit, invece, pitture vascolari raffiguranti la sfinge; va comunque tenuto presente che la sfinge non stata subito identificata come il mostro che Edipo deve fronteggiare, n il suo ruolo nelliconografia greca sarebbe stato sempre quello nei secoli a venire: mostri con la testa di donna e il corpo di leonessa sono essenzialmente connessi alla morte, tant che possono essere designati col nome omerico di Chere. Nel VI secolo si incontrano dunque rappresentazioni della sfinge nellatto di terrorizzare Tebe catturando uno dei giovani che cercano di fuggire: se ne deduce che gi a questepoca esisteva un legame tra la sfinge e i miti tebani, ma non cos stretto come quello che si riscontrer in et classica. Ununica testimonianza iconografica si stacca originalmente dalliconografia tradizionale dellepoca: davanti alla colonna su cui sta appollaiato il mostro sta seduto Edipo, mentre sullo sfondo compare un gruppo di persone rannicchiate e velate come piangenti. Si tratta forse di un coro, inserito in una delle pi antiche rappresentazioni di una scena teatrale. Si tratta in ogni caso di una scena pressoch unica nel suo genere, visto che in questepoca (VI sec.) troviamo solo immagini della sfinge che attacca o insegue dei giovani.

Edipo nellarte della Grecia classica


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Soltanto alla fine del VI secolo a.C. fanno la loro comparsa nuovi tipi figurativi. Tra essi la novit pi eclatante data dalla costanza con cui si ripete limmagine della sfinge seduta su una colonna. Il modello iconografico di questa tradizione va probabilmente ricercato nellusanza di porre sfingi di marmo in cima a stele funerarie o a colonne votive (come nel caso della celebre sfinge dei Nassi del santuario di Delfi). Questa consuetudine si protrae fino alla fine del V secolo; in seguito non verranno pi collocate sfingi nelle acropoli o sulle tombe, ma si proseguir a rappresentarle cos nella pittura vascolare. In alcuni casi la sfinge rappresentata alla presenza di un gruppo di persone, forse i notabili di Tebe cui intende porre lenigma, tra cui alle volte visibile lo stesso Edipo in veste di viaggiatore. Alle volte tali personaggi compaiono con un atteggiamento tanto tranquillo che sorge il dubbio che la scena sia effettivamente ambientata in una necropoli o in un santuario, per cui risalire al mito di Edipo risulta una scelta azzardata.

Solo attorno al 470-460 a.C. si diffonde nella ceramica attica il tipo figurativo di Edipo solo di fronte alla colonna, che conoscer enorme successo tanto che Edipo appare in questo contesto nel 90% delle rappresentazioni iconografiche. In questi anni fa la sua comparsa anche il dramma satiresco di Eschilo, la Sfinge, che segue la nota trilogia tebana. Ci spiega perch in alcuni casi si trovino satiri sulla faccia posteriore delle anfore recanti questo soggetto, oppure satiri che interpretano alcuni personaggi del dramma. Il fatto che il mito non sia rappresentato solo in modo tragico induce a rappresentarlo anche nella forma della parodia, come in una lekythos (piatto) in cui Edipo ha zampe e coda di cane e la sfinge un mostro dalle fattezze grottesche. Unaltra rappresentazione originale della medesima scena risale alla fine del V secolo: linteresse rivestito da questanfora sta nella commistione di antiche e nuove versioni del mito edipico, in unepoca in cui tutti i drammi che lo riguardano erano gi stati scritti. Nellimmagine Edipo sta trafiggendo con la lancia la sfinge, gi caduta dalla colonna: ci dimostra che lenigma gi stato sciolto. Tuttavia Edipo si sente ancora minacciato dal mostro, per cui cerca di proteggersi col braccio sinistro, coperto dal mantello, mentre col destro vibra il colpo mortale. Si tratta molto probabilmente di una commistione tra i nuovi modelli del mito proposti dai drammi e una antica tradizione, probabilmente epica, in cui lenigma non ancora apparso e Edipo uccide la sfinge in duello. Altre scene del mito di Edipo si incontrano di rado nel corso del V sec.; nei pochi casi esistenti, comunque, non vengono generalmente rappresentate scene tratte dalle tragedie di Sofocle, ma dal mito stesso, anche se i ceramografi rimangono influenzati dalla reinterpretazione datane in teatro. Ci dipende dal fatto che le scene sono difficilmente identificabili senza lausilio di iscrizioni esplicative che indichino, ad esempio, i personaggi, ma anche dal fatto che le tragedie di Sofocle siano eccessivamente intellettuali, poich prendono le mosse da discussioni e argomentazioni piuttosto che da azioni sceniche facilmente rappresentabili.

Edipo nellarte della Magna Grecia


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In ambiente magno greco la pittura vascolare sembra risentire delle rappresentazioni tragiche del mito di Edipo in misura molto maggiore di quel che accade nella madrepatria e specialmente in Attica. Basti pensare che su un frammento di cratere siceliota a figure rosse compare anche limpalcatura di un palcoscenico con Edipo, Giocasta e le figlie Antigone e Ismene. Si tratta forse di una scena dell Edipo re, quella in cui il messaggero di Corinto racconta al protagonista di come lo ricevette, bambino, dai pastori tebani. Esiste invece solo una scena che possa essere fatta risalire allEdipo a Colono: Antigone guida

Edipo, cieco e vecchio, su un rilievo tarantino in calcare, risalente alla seconda met del IV secolo. Solamente in questi ultimi tempi della Magna Grecia si fa strada lEdipo pi peculiarmente sofocleo: non pi leroe vincitore del mostro, la cui originalit data solo dalluso dellintelligenza e non della forza fisica, bens un uomo sofferente, soggetto alle crudeli leggi di un destino incontrovertibile. Bisogna comunque tener presente che molte scene, pur traendo spunto da rappresentazioni teatrali, non fanno direttamente riferimento alle tragedie di Sofocle, ma forse ad altri drammi tra i molti che circolavano sul medesimo soggetto. Nellarea della Magna Grecia non manca per la diffusissima immagine di Edipo davanti alla sfinge, anche se essa non si riscontra con la medesima frequenza con cui la si trova in Attica. Tra laltro le officine magno greche si sono anche liberate dello schema attico di Edipo solo di fronte al mostro a favore di composizioni di maggior slancio creativo con pi di tre figure, tra cui spesso Tiresia e una Erinni, segno del destino nefasto del protagonista. Con maggio frequenza si incontrano immagini parodiche di questa scena, forse sotto linfluenza del dramma fliacico, tra cui una in cui -caso pressoch unico nellantichit- Edipo rappresentato con i piedi gonfi.

Edipo nellarte dellEtruria


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Isolando liconografia di Edipo e pi in generale del ciclo tebano nellambito esclusivo dellarte etrusca, possibile individuare due distinte serie figurative: Edipo appare o come eroe che uccide la sfinge, o come personaggio che interviene, impotente, al termine dello scontro tra i figli Eteocle e Polinice. In riferimento alla prima serie, se ne pu tracciare grosso modo una linea di evoluzione: nella prima met del V secolo a.C. entra nel repertorio iconografico di alcune botteghe luccisione della sfinge, insieme ad altri miti del ciclo tebano. In questo periodo la fonte il poema ciclico detto Oidipodia, diffusosi a partire dai contatti degli Etruschi campani con le colonie greche del Mezzogiorno; in seguito, agli inizi del IV sec., la tradizione prosegue facendo pi direttamente riferimento ai contenuti del dramma attico. Nel periodo dellEllenismo, Edipo compare poi in Etruria specialmente sui sigilli di personaggi notabili, nellambito di un generico insieme di rappresentazioni eroiche. Infine, nella scultura funeraria assume sempre maggior rilievo limmagine della sfinge come Furia sanguinaria, specie in ambito volterrano, ma va tenuto presente che essa appare costantemente

accanto agli eroi nel tardo ellenismo come allegoria del destino. Alla seconda serie decorativa appartiene il frontone di Talamone, dove Edipo visibile inginocchiato, con le braccia alzate in segno di dolore, mentre Eteocle e Polinice sono sostenuti rispettivamente da una figura femminile e da un servo. Si tratta di unimmagine ricorrente nelle urne come rappresentazione di un tragico destino familiare. Nel medesimo frontone troviamo per anche altri eroi coinvolti nello scontro: Capaneo, Partenopeo e i carri di Adrasto e Anfiarao. Il modello cui fanno riferimento questa e altre rappresentazioni molto simili non sembrano essere le Fenicie di Euripide, che pure erano ben note: Eteocle, Polinice ed Anfiarao appartenevano gi alla tradizione mitologica a cui gli artisti etruschi attingevano: lo testimonia il fatto che Anfiarao viene rappresentato nellAde (ad esempio nella tomba Franois di Vulci, risalente al 330 a.C. circa), mentre nello stesso periodo in Grecia lo si immagina assunto in cielo. Del resto, anche i nomi degli eroi non sono i medesimi di quelli che si incontrano in Grecia nel medesimo periodo, ad esempio in Eschilo. Il nucleo della saga venne probabilmente assimilato gi nel VI sec., cosicch le citt etrusche avevano potuto ricavarne nobili ecisti e origini mitiche: molte erano infatti le citt che rivendicavano origini elleniche, in particolar modo argive o pelasge. Il mito, nel suo doppio valore eroico e genealogico, diviene patrimonio della nobilt, indipendentemente dalla successiva tradizione greca. In riferimento al frontone di Talamone, chiaro che il mito viene utilizzato in funzione etico-politica nei confronti della vittoria contro i Galli del 225 a.C.

Edipo nellarte ellenistica


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Sotto linflusso della tragedia attica il concetto di Edipo nellarte figurata si trasforma, leroe assume delle caratteristiche nuove, pi importanti per la nostra idea di Edipo. Tuttavia, il peso delle tragedie di Sofocle non determinante fino allinizio del periodo ellenistico: in esso il personaggio di Edipo viene reinterpretato, grazie forse allindirizzo realistico assunto a quellepoca dalle arti figurative, che solo ora osano rappresentare lintera gamma dei sentimenti umani. Troviamo dunque scene dellinfanzia di Edipo, mentre in un affresco di Delo il passaggio dellEdipo a Colono in cui Antigone guida il protagonista ritratto proprio come sulla scena, per cui i personaggi sono riconoscibili come attori tragici: il soggetto qui la rappresentazione teatrale, non pi il mito vero e proprio.

Edipo nellarte romana


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Nellarte romana il mito di Edipo compare piuttosto raramente, sia nel centro sia alla periferia dellimpero. Trova una diffusione relativamente ampia la scena dellassassinio di Laio, che viene raffigurata in Campania ed anche a Pompei. La scena pi spesso rappresentata resta tuttavia anche a Roma quella del confronto con la sfinge. Se ne trovano esempi su lucerne, mosaici, gemme. In ognuno di essi Edipo tende un dito verso la propria fronte in gesto di riflessione, atteggiamento che stato banalmente interpretato come se Edipo avesse dato inavvertitamente la soluzione dellenigma indicando se stesso, cio un uomo. In un contesto funerario (su un coperchio di sarcofago) si trova invece lunica rappresentazione ciclica del mito, anche se in essa le scene non sono sistemate in sequenza temporale e raccontano eventi antecedenti a quelli narrati nelle tragedie. Queste piccole scene sono senza dubbio tratte da illustrazioni di testi, ma resta problematico definire quali. Tutte queste figure riguardanti eventi non inclusi in una tragedia non potevano comparire nel manoscritto della tragedia stessa: dovrebbe trattarsi di una commedia avente per oggetto la storia di Laio. E pi probabile invece che si tratti di un certo tipo di letteratura mitografica molto in voga al tempo a cui risale il sarcofago. Il mito edipico non trova per la sua diffusione solo nella capitale, ma viene conosciuto anche nei territori conquistati da Roma: lo testimoniano i rilievi di una tomba della Germania meridionale, raffiguranti momenti del mito stesso. La prima testimonianza di una riflessione erudita sul mito di Edipo si trova in un affresco di una tomba di Hermoupolis in Egitto, alla periferia dellimpero, risalente al 200 d.C. circa. Troviamo qui sia lassassinio di Laio, sia la sfinge, vale adire le due scene pi frequentemente raffigurate in ambiente romano. Edipo parricida incitato dalla personificazione della Agnoia, mentre alla soluzione dellenigma assiste Zetema,nelle sembianze di un giovane. Questi due concetti, rispettivamente la stoltezza e la sete di conoscenza, non si riferiscono solo alle due scene ivi rappresentate, ma a tutto il mito, che cos compreso nella pittura. La spiegazione pi plausibile per la presenza di queste due personificazioni sta forse nel ruolo di Zetema, che porta Edipo alla scoperta di una terribile verit: ci sta forse a segnalare una visione profondamente pessimistica dellesistenza umana. Nel contempo, Edipo viene per liberato dallignoranza; tuttavia, solo con la morte si ha il superamento del conflitto tra Agnoia e Zetema, facendo raggiungere al protagonista uno stato di pace ultraterrena. Questa interpretazione, autorizzata dallindividuazione del nucleo tematico dellEdipo a Colono da parte di scoliasti dellepoca, permette di capire il senso dellutilizzo di questo motivo in ambito funerario. Linterpretazione filosofica del mito entra a questo punto anche nellarte di provenienza non colta: in ambito romano il mito deve essere interpretato, non ha quella comprensibilit immediata che lo connotava nellambiente culturale della grecit.

PSICANALISI
Il Complesso di Edipo
(it.wikipedia.org) Il complesso di Edipo un concetto originariamente sviluppato nellambito della teoria psicoanalitica da Sigmund Freud, che ispir anche Carl Gustav Jung (fu lui a descrivere il concetto e a coniare il termine Complesso), per spiegare la maturazione del bambino attraverso lidentificazione col genitore del proprio sesso e il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Si basa sul mito greco di Edipo, che uccise suo padre, Laio, e, inconsapevolmente, spos sua madre Giocasta. Nella concezione classica freudiana, il complesso edipico indica un insieme di desideri sessuali ambivalenti che il bambino prova nei confronti delle figure genitoriali. Relativamente alle fasi dello sviluppo psicosessuale, esso insorge durante la fase fallica (3 anni) e il suo superamento introduce al periodo di latenza (6 anni). Si tratta di un atteggiamento ambivalente di desiderio di morte e sostituzione nei confronti del genitore dello stesso sesso e di desiderio di possesso esclusivo nei confronti del genitore di sesso opposto. Questi sentimenti sono non solo ambivalenti ma anche vissuti negativamente (in maniera opposta), cio i ruoli dei due genitori (amato e odiato) si scambiano alternandosi. Limpostazione di tale problematica ha segnato, fin dagli albori del movimento psicoanalitico, il dissidio Freud-Jung e poi la scissione degli psicoanalisti di orientamento junghiano dallAssociazione Internazionale di Psicoanalisi. La questione edipica mostra una natura complessa anche in relazione allapprofondimento del mito greco: secondo il mito, infatti, Edipo non conosceva i suoi veri genitori, essendo stato a questi sottratto ancora infante. Luccisione del padre e il rapporto con la madre sono stati perci involontari e causati, paradossalmente, dal loro desiderio di sfuggire al destino cos come lo avevano sentito annunciare dalloracolo. Si potrebbe parlare, in questo senso, piuttosto di complesso, o sindrome, di Laio e/o di Giocasta (i genitori di Edipo), il che riconduce alcune scuole psicologiche ad esplicitare le questioni psicodinamiche di carenza,

gelosia e invidia affettive da parte delle figure genitoriali o accudenti (caregivers); in questo senso il complesso di Edipo sarebbe nientaltro che un modo per invertire le reali responsabilit delle dinamiche inconsce nelle relazioni intra-familiari.

Primi accenni alla tematica incestuosa-edipica


Il primo accenno alla figura di Edipo nellopera freudiana risale a una lettera scritta da Freud nel 1897 a quello che era il suo amico pi intimo in quel periodo, il dottor Fliess. Si tratta solo di un accenno, che per non ebbe seguito immediato; solo lentamente, infatti, questa tematica andr acquistando la sua centralit in psicoanalisi.

Il trauma sessuale
Ascoltando i discorsi, le fantasie e i sogni dei suoi pazienti, Freud aveva maturato lipotesi che essi manifestassero quei sintomi a causa dun trauma sessuale risalente alla prima infanzia (teoria della seduzione), e che avevano rimosso a causa di un inconscio meccanismo di difesa. Fu proprio questa prima ipotesi freudiana a scatenare lindignazione dei benpensanti contro la psicoanalisi, per il fatto stesso che essa implicava non solo il postulato del bimbo come perverso polimorfo, dotato duna propria sessualit infantile, ma anche labuso sessuale di cui linfanzia oggetto.

Dal trauma (teoria della seduzione) al desiderio (fantasie di seduzione)


In seguito, Freud si ricredette a proposito del trauma sessuale, arrivando a sostenere che si trattava quasi sempre solo di fantasie di seduzione. Cominci cos ad elaborare quellimpalcatura teorica che il centro del pensiero psicoanalitico: il desiderio incestuoso, il tab dellincesto e la susseguente vicenda edipica. In questa fase Freud giunse a identificare la censura del desiderio incestuoso originario come la causa prima di ogni forma di nevrosi. In seguito, Freud ipotizz anche che levoluzione del desiderio incestuoso nella vita individuale, prima sperimentato e poi rimosso (il cosiddetto romanzo familiare) fosse al tempo stesso levoluzione stessa della civilt, che avrebbe avuto nella sua origine una uguale rimozione e sublimazione di quelloriginario desiderio incestuoso. Freud, che imperturbabile procedeva nelle sue ricerche scientifiche coadiuvato in queste da altri pochi pionieri in maggioranza medici, tuttavia nel suo primo viaggio dallEuropa in America comment in proposito che: si accingeva a portare la peste anche oltreatlantico. Ebbe tuttavia il modo di ricredersi poich come ebbe a dire in seguito: la portata radicale del suo messaggio era stata alquanto annacquata dalla psicologia americana.

Lo scandalo Masson
Durante i primi anni del 1980 Jeffrey Moussaieff Masson, allepoca fresco direttore dei Freud Archives, basandosi principalmente sullesame di documenti riservati ai quali solo lui aveva accesso (soprattutto certe lettere tra Freud e Fliess fino ad allora non pubblicate),

sostenne che labbandono della teoria della seduzione - cio lammissione di Freud di essersi sbagliato quando originariamente aveva creduto che la genesi della nevrosi nelladulto dovesse essere ricercata in una reale seduzione sessuale del bambino da parte di un genitore - fu un grave errore, fatale per lo sviluppo e la fecondit della psicoanalisi. Freud - secondo Masson avrebbe abbandonato questa teoria in realt non con un atto di coraggio, avendo riconosciuto lerrore e mosso dallinteresse per lo sviluppo della disciplina, ma per codardia, perch gli era difficile sostenerla di fronte al mondo accademico di allora, e soprattutto per una difesa inconscia, rivolta a proteggere se stesso, le sue stesse storie di seduzioni, gli errori suoi e dellamico Fliess. Labbandono della teoria della seduzione, confessato da Freud nel 1897 in una lettera a Fliess, e reso pubblico solo nel 1905, viene considerato invece dalla tradizione psicoanalitica come un evento che segna la data di nascita stessa della psicoanalisi, il momento in cui questa giovane scienza incominci a riconoscere limportanza delle fantasie, e in genere della vita psichica inconscia, e non semplicemente della realt esterna. Secondo Masson sarebbe vero esattamente il contrario: labbandono della teoria della seduzione segnerebbe invece la fine della psicoanalisi, non la sua nascita, perch dando enfasi al mondo della fantasia, anzich a quello della realt, inevitabilmente avrebbe impresso una svolta alla storia della psicoanalisi per aver fatto distogliere lattenzione dalla realt della vita del paziente e dagli eventi traumatici che in definitiva sono i veri responsabili dei problemi psichici. Queste posizioni furono esposte da Masson [] nel libro Assalto alla verit. La rinuncia di Freud alla teoria della seduzione, che rappresent lapice del cosiddetto scandalo Masson.

LEdipo e il dissidio Freud-Jung


Gli stessi protagonisti pi conosciuti della storia della psicoanalisi non sono stati risparmiati dal vivere ci che essi andavano studiando: lEdipo come mito attuale. Che lEdipo stata la causa del dissidio Freud-Jung tra il 1912 e il 1914 significa due cose: Jung nel 1912 pubblica un testo eretico dal punto di vista dellinterpretazione freudiana dellEdipo. Il libro aveva come titolo La libido. Simboli e trasformazioni. In esso lo psichiatra e psicoanalista svizzero, designato successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico internazionale, ritiene che il desiderio incestuoso che sta alla base della vicenda edipica non vada inteso letteralmente e quindi sessualmente. Come egli dice, il desiderio di congiungersi alla madre il desiderio dellindividuo di ritornare alle proprie radici per rinascere rigenerato a nuova vita e quindi un desiderio di trasformazione. Il desiderio incestuoso da questo punto di vista acquista il significato di quasi un battesimo, di uniniziazione alla vita spirituale oltre il concretismo di cui linterpretazione meramente sessuale della vicenda essa stessa sintomo e che blocca lindividuo nella vicenda ripetitiva dellEdipo che fa invece la nevrosi. Lio invero il luogo del timore, come dice Freud nel Das Ich und das Es (Dove linconscio deve essere lIo); ma solo fino a quando esso non tornato al Padre e alla Madre. Freud naufraga sulla questione di Nicodemo: Pu un uomo rientrare nel grembo materno e rinascere? Jung stesso nel trattare le interpretazioni dellEdipo vive egli stesso simultaneamente un momento dellEdipo in lui in quanto Freud vissuto da Jung come un padre buono, eroico,

stimato, di cui si onorati di essere il privilegiato tra i fratelli psicoanalisti. Con la pubblicazione di questo libro, in qualche maniera Jung, ribellandosi al padre-Freud, lo uccide ai suoi occhi e la relazione tra i due eminenti medici, in qualche maniera fa venire alla mente il racconto, mitologico anchesso, della genesi del mondo cos come raccontata nei testi sacri ebraici del Genesi, il primo libro del Vecchio Testamento allorch la spada di Michele Arcangelo si interpose tra la creatura ambiziosa ma anche presuntuosa e il creatore. Parimenti una nuova concezione del mondo appena nata in seno alla psicoanalisi come comunit scientifica viene scacciata dalla famiglia psicoanalitica con tutta la sofferenza che ci ha comportato non solo per il figlio-Jung ma anche per il padre-Freud. Freud infatti non era da meno nella sua stima per Jung e su lui aveva riposto tutte le speranze che nutriva per il futuro della sua creatura: la psicoanalisi.

Dopo Freud
In forma alquanto simile, due autori come Ernst Bloch (1885 - 1977) e James Hillman (1926) hanno proposto devitare il complesso materno di Edipo auspicando una fusione fra le caratteristiche filiali (Puer) e quelle paterne (Senex), una trasformazione del conflitto tra estremi in unione di uguali che estrometterebbe la figura genitoriale femminile. Nonostante lapparenza rivoluzionaria della prospettiva, lidentit (omousia) di Bloch tra Figlio e Padre ereditata dalla teologia cristiana, cos come la conjunctio oppositorum di Puer-et-Senex in Hillman, anchegli esplicito debitore della dottrina trinitaria, sembra dimenticare laspetto fondamentale del triangolo edipico, dove il ruolo del terzo che spezza la simbiosi bimbo-madre dovuto proprio allo svezzamento della genitrice che impone al piccolo la meta del desiderio del desiderio di lei. Detto altrimenti, non c imitatio patris che non si fondi sulle esigenze, aspettative e richieste materne, Giocasta, Grande Madre o Madonna che sia. Inoltre, entrambi gli autori parlano di oltrepassamento e trascendimento della consueta identit antropobiologica per la risoluzione dei conflitti intergenerazionali e intersessuali, ma non per un loro radicale superamento, bens per lapprodo al compimento della ierogamia sizigiale.

Psicanalisi e filosofia francesi


Nella psicanalisi di Jacques Lacan, lEdipo diventa piuttosto la vicenda dellaccesso allordine linguistico del discorso che permette di godere del piacere derivante dal sentirsi appartenenti alla socialit umana, sganciandosi dal tema del piacere sessuale in senso stretto, ovvero della sessualit del bambino. Nella loro opera LAnti-Edipo - capitalismo e schizofrenia, del 1972, il filosofo francese Gilles Deleuze e lo psicanalista Felix Guattari hanno proposto una severa critica della concezione freudiana del desiderio, concepito come mancanza anzich come produzione sociale. In questa ottica, il complesso di Edipo considerato una elaborazione interpretativa propria della psicoanalisi, utile per costringere la sessualit del bambino entro il tessuto di relazione proprio della famiglia autoritaria borghese e tradizionale, schizofrenizzando, attraverso lambivalenza edipica, il desiderio originariamente univoco e affermativo del bambino, che investe tutto il campo storico-sociale e non esclusivamente il padre e la madre.

Il tab dellincesto quale legge universale


Nel 1949 appare il testo Le strutture elementari della parentela di Claude Lvi-Strauss, etnologo che insieme al linguista Ferdinand de Saussure viene considerato liniziatore del metodo di pensiero strutturalista. In esso, dopo ampie ricerche sul campo tra popolazioni ancora allo stato primitivo, lautore esprime le conclusioni a cui era giunto, secondo le quali tutte le culture pongono un divieto al desiderio incestuoso e pertanto il tab dellincesto si configura come una legge universale che la legge di base senza la quale non potrebbe nascere la cultura come altro dalla natura.

LEdipo in Lacan
Oggigiorno, ormai la critica del desiderio incestuoso e dellEdipo - portata soprattutto dagli junghiani ai freudiani sui limiti di una interpretazione concretistica e quindi meramente sessuale cio riduttiva come si dice nel gergo psicoanalitico - non ha pi molta attualit, visto che con Jacques Lacan (che si reputa lortodossia freudiana in persona) la lezione junghiana stata in parte recepita e lEdipo inteso come la porta attraverso la quale il singolo individuo accede alla socialit, e perci al processo di umanizzazione progressiva. LEdipo quindi un processo di iniziazione alla vita sociale e quindi alla vita propriamente umana. Con pi di cento anni di storia della psicoanalisi alle spalle, siamo quindi molto distanti ormai da una lettura dellEdipo rozzamente sessuale come poteva essere ai primordi della psicoanalisi. LEdipo, per dirla in poche parole un momento necessario del processo progressivo della conoscenza, che si appropria del mondo, s, ma questa appropriazione si realizza mediandola tramite la parola. Ovviamente Lacan nel suo programma di ritorno a Freud non segue Jung pi di tanto e intendiamo riferirci alla natura della funzione simbolica, per cui limpianto tragico che vede luomo crocefisso senza alcuna possibilit di resurrezione in una dialettica infinita tra natura e cultura che aveva fatto parlare Freud appunto di disagio della civilt permane quale prezzo che il singolo in prima persona deve pagare come costo della civilt.

Critica dellEdipo in Deleuze-Guattari


Tale complesso fu rivisto (nellAnti-Edipo, 1972) dal filosofo Gilles Deleuze e dallo psicoanalista Flix Guattari i quali contestarono che esso fosse un concetto cardine della psicoanalisi infantile, privilegiando pi gli aspetti cognitivi, relazionali e in generale le valenze affettive nel rapporto con i genitori. La critica dellEdipo svolta dai due autori una critica a una psicoanalisi che ai loro occhi ha smarrito la dimensione sociale e della storia. Come loro dicono la psicoanalisi era divenuta una storia noiosa, da nuovi preti che ripetono le nuove litanie ad ogni interpretazione:

mamma, pap, bambino. Per questo leggono la svolta junghiana come unapertura della psicoanalisi alla storia e alla dimensione sociale anche se non seguono Jung in quello che ai loro occhi uno sviluppo idealistico della psicoanalisi. Come loro dicono: Jung crede di superare la sessualit. La critica chessi muovono al movimento psicoanalitico che ritengono in questo che la psicoanalisi non conosca altro che la famiglia edipica e che non riesca ad andare oltre la famiglia edipica. La loro critica allEdipo in realt anche e soprattutto una critica alla famiglia come istituzione che si regge proprio sullEdipo. LAnti-Edipo vorrebbe essere una critica radicale degli investimenti libidici edipici che ripetono e perpetuano la modalit edipica di investire libidicamente il campo del sociale e della storia. In questa critica non salvano nemmeno lesperienza dellantipsichiatria con le sue comunit terapeutiche, che per questi autori somigliano semplicemente a famiglie un po pi allargate. Se si pensa che proprio la famiglia come istituzione era stata forse il maggiore obiettivo di critica del movimento di medici e pazienti detto dellantipsichiatria che tacciavano listituzione famiglia come ammorbatrice della psiche sana dei bambini, come origine di patologie psichiche, risulta chiaro come lobiettivo dei due filosofi nel condurre la critica a Edipo proprio non tanto la famiglia in s o il famigliarismo in cui inseriscono altre varianti di famiglia quanto la radice del famigliarismo: Edipo. E la psicoanalisi proprio criticata dai due pensatori francesi perch accusata di fare il gioco di questa istituzione che ormai sta inevitabilmente raggiungendo lesaurimento della sua funzione storica e lo fa puntellando lEdipo l dove invece lEdipo dimostra di non reggere pi: nei nevrotici ma soprattutto in coloro che pi coraggiosi non volendone pi sapere dellEdipo si dirigono senza sicurezze di punti saldi di riferimento, verso qualcosa che pu rappresentare unapertura della mente e in alcuni casi lo ma anche una possibile chiusura definitiva della mente nel buio impenetrabile della psicosi. Proprio per questa loro conclusione sono stati accusati di avere una idea romantica della follia e altri ancora hanno visto dietro la loro critica nietzchiana della mediazione come rappresentazione e spettacolo altro dalla vita, di apologia irresponsabile dellimmediatezza. Sono stati definiti infine antipsicoanalisti pi che antipsichiatri, ma hanno replicato che il loro pensiero tuttaltro in quanto anzi ritengono che lanalisi dellinconscio sia una pratica rivoluzionaria irrinunciabile dopo che la semplice conquista del potere statale ha dimostrato come la rivoluzione esclusivamente politica possa trasformarsi in una nuova forma di fascismo. Il significato de lAntiedipo che intendono comunque denunciare che a loro parere avvertono che c qualcosa che non va nella psicoanalisi. E riferendosi al pensiero di Lacan che era uno dei loro referenti teorici il quale si lamentava che nessuno lo aiutava concludono: noi abbiamo voluto aiutare la psicoanalisi a liberarsi dallEdipo.

Oltre linterdipendenza che sostanzia lEdipo: lintersoggettivit radicale


Questo in sintesi il programma psicoanalitico che la psicoanalista Silvia Montefoschi di formazione junghiana ma i cui debiti alla dialettica hegeliana servo-padrone non sono pochi, svolge a partire da Luno e laltro. Interdipendenza e intersoggettivit nel rapporto

psicoanalitico del 1977. In questo libro la teorizzazione dellinfrazione simbolica del tab dellincesto come la via di conoscenza che conduce oltre lEdipo prende il suo avvio e abbandonato nei lavori successivi il tradizionale paesaggio psicoanalitico della relazione duale analista-analizzato si avventura nei territori del sociale e della storia aprendo la riflessione psicoanalitica alla stessa storia biologica e materiale dellumanit sino alla sua origine nel big bang. In questa rilettura psicoanalitica della storia delluniverso tutto, la chiave interpretativa, dellincesto e del suo tab che generano lEdipo, scaturita proprio dalla nuova scienza psicoanalitica, trova conferma non solo come legge universale delluniverso umano bens delluniverso tutto ivi incluso del mondo atomico e molecolare sino ad arrivare allatto iniziale da cui tutto scaturito: il big bang. Conseguente a questa lettura del percorso dellessere nella storia, la proposta, scaturita dalla viva esperienza psicoanalitica dellinconscio universale della stessa psicoanalista e di tutti coloro che con lei hanno condiviso la coriflessione sui messaggi provenienti dallinconscio, dellintersoggettit radicale quale rivoluzione radicale del reale che chiude definitivamente la storia delluniverso come la storia delle ripetute infrazioni del tab dellincesto che ha fatto la storia della materia, quella biologica e infine quella umana e della civilt.

Accenni alla vicenda edipica nella cultura moderna


Il complesso di Edipo citato anche nella celebre canzone The End (1966-7) del gruppo musicale The Doors, in cui si narra dun figlio che esprime lintenzione prima duccidere il padre e poi davere un rapporto sessuale con la madre. Il complesso di Edipo inoltre citato nella canzone di Fabrizio De Andr Al Ballo mascherato, contenuta nel concept album Storia di un impiegato (1973). Anche nella canzone di Giorgio Gaber Quando sar capace damare (1994) compare proprio nei primi versi un preciso riferimento al complesso di Edipo: Quando sar capace damare, probabilmente non avr bisogno di assassinare in segreto mio padre n di far lamore con mia madre in sogno Il complesso di Edipo citato nel romanzo di Italo Svevo La coscienza di Zeno (1923), in cui il Dottor S. afferma che Zeno sia affetto da questa malattia. Una ricostruzione particolarmente accurata del mito edipico presente nel film Edipo re (1967) di Pier Paolo Pasolini. Viene citato ne La casa degli spiriti (1982) di Isabel Allende parlando di Blanca e il non amore verso suo padre. Un episodio della quarta stagione di Camera Caf incentrato sul complesso, che, secondo Luca, ha Silvano. Viene citato nella canzone di Francesco Baccini Fra..gi..le (2006) in cui il cantautore immagina che Freud lo definirebbe come un tipico esempio di Edipo non risolto. Shinji Ikari, protagonista di Neon Genesis Evangelion un esempio del complesso. Lo straniamento di Shinji da suo padre e lessere letteralmente dentro lEVA-01, con sua madre, dimostra appunto il complesso di Edipo. La sua attrazione e curiosit nei confronti di Rei (che si scoprir essere un clone di sua madre misto al DNA di Lilith), approfondisce

ancora meglio questo aspetto del carattere psicologico di Shinji.

Note
^ (IT) Jung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa. francoangeli.it. URL consultato il 8 ottobre 2011. ^ Cf. complesso di Laio in Miti incentrati sulle dinamiche genitori-figli. URL consultato il 5 febbraio 2011. ^ Cf. anche complesso di Laio in Google Libri. ^ Cf. complesso di Giocasta in Giulia Paola Di Nicola, Lautorevolezza della maternit, pubblicato online in Credere Oggi, 2009. URL consultato il 5 febbraio 2011. ^ Cf. anche complesso di Giocasta in Google Libri. ^ Mondadori, Milano 1984 ^ P. Migone, Storia dello scandalo Masson, pubblicato nella stesura definitiva in Il ruolo terapeutico, 2002. URL consultato il 5 febbraio 2011. ^ Tratto da C. G. Jung, Il problema dellinconscio nella psicologia moderna ^ E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo. Per la religione dellEsodo e del Regno. Chi vede me vede il Padre, Milano, Feltrinelli, 2005. ISBN 88-07-81850-7; ISBN 978-88-0781850-9. Disponibile online. ^ J. Hillman, Puer Aeternus, Milano, Adelphi, pp. 58-59, 1999. 10 ed.: 2007. ISBN 88-459-1445-3; ISBN 978-88-459-1445-4. ^ J. Hillman, Saggi sul Puer, Milano, Raffello Cortina, pp. 55, 115-116, 1988. ISBN 88-7078-108-9; ISBN 978-88-7078-108-3.

Bibliografia
Edipo: rappresentazione antropomorfica del conflitto vitale, in Scienza e Psicoanalisi (rivista multimediale)

Il complesso di Edipo
(aikidoweb.it)

senzaltro la scoperta pi geniale di Freud. Il complesso di Edipo si osserva verso let di 4 o 5 anni, nel momento in cui la libido si libera dai piani digestivi e sfinterici per concentrarsi negli organi genitali. Sancisce lingresso dellindividuo nel vero mondo sessuale e nella relazione triangolare. Gi in precedenza, certo, allincirca dal secondo anno in poi, il bambino rivaleggiava con fratelli e sorelle. A ogni nuova nascita, doveva rinunciare un po di pi allintegralit del suo territorio e soprattutto allesclusivit dellamore materno. La gelosia per i fratelli minori,

cos spesso osservata, una reazione di aggressivit alla frustrazione affettiva, vissuta oreale, come lo la regressione a uno stadio infantile primario, orale o anale, mediante lidentificazione con il neonato. Eppure questo conflitto, denominato complesso di Caino, si situa nella prospettiva dellamore materno : il bambino regola lodio o la gelosia in base alla relazione, pi o meno soddisfacente, con la madre, che lo conferma, con il proprio atteggiamento, nel senso del suo valore o della sua inferiorit. Nel rapporto edipico, la madre non pi il personaggio esclusivo, primordiale, rispetto a cui egli regolava nelle fasi precedenti il suo comportamento. Egli obbligato, per via di un rivale temibile, a escluderla dalla sua attivit genitale. Il dramma vuole che, secondo la formula di Hesnard, luomo nasca, come lanimale, incestuoso e che il suo primo amore erotico sia la madre. La situazione edipica, rispetto alla legge, evidente : il tab dellincesto imposto dal padre, che rompe la diade madre-figlio. In Dostoevskij e il parricidio Freud descrive mirabilmente lambiguit edipica. La relazione del figlio con il padre, , per usare il nostro linguaggio, ambivalente; oltre allodio che vorrebbe eliminare il padre in quanto rivale, esiste di regola una certa tenerezza nei suoi confronti; le due tendenze concorrono allidentificazione con il padre. A un certo momento il bambino comprende che il desiderio di eliminare il padre in quanto rivale rischia di essere punito con la castrazione. Per la duplice influenza di questo timore e del desiderio di affermare la propria virilit, il bambino rinuncia al desiderio di possedere la madre e di soppiantare il padre; ma questo desiderio viene rimosso nellinconscio e fonda il sentimento di colpa. 1. Il bambino, dinanzi allambivalenza affettiva che sviluppa sia verso il padre che verso la madre, obbligato a rinunciare al suo primo amore. Questa rinuncia, ci dice Freud, che rimuove la sessualit infantile e inaugura lera della sublimazione, avviene sotto la minaccia della castrazione. Non bisogna infatti dimenticare che siamo in quella fase fallica in cui sia il maschio che la femmina si trovano confrontati con il loro sesso. Nel maschio quellesperienza dapprima positiva; essa lo conferma nel suo statuto duomo pi che qualsiasi rito iniziatico, assente del resto nelle nostre civilt. In quellet, i bambini incominciano a cercare le bambine; i tentativi di coito, bench mantengano sempre un carattere ludico, non sono eccezionali. Per confermarsi nel loro statuto duomo, dissipare il sentimento di colpa e la paura di castrazione, essi preferiscono, nei casi favorevoli, rinunciare alla madre. Lidentificazione con il padre che risolve il complesso di Edipo allora una maniera di denunciare la sottomissione alla madre, che rappresenta per i bambini il sesso castrato. Da questo momento in poi, il maschio investe la propria aggressivit in comportamenti virili. Molto diversamente vanno le cose per la bambina. Essa infatti avverte i propri organi genitali in senso negativo in riferimento allappendice fallica, e ammette in qualche modo la superiorit maschile. Linvidia del pene in lei, cos come la descrive Freud, non farebbe che esprimere la rivolta femminile contro il dominio sociale del maschio. Il problema si complica ancora per il fatto che la bambina, nel suo investimento

edipico, opera un transfert colpevolizzante. Essa abbandona il suo primo oggetto amore, la madre pre-edipica, per il padre. Deve quindi, per risolvere il suo conflitto, superare il proprio senso di incompletezza organica rivalutando la propria anatomia, e riuscire a realizzare questo transfert delicato nella scelta delloggetto damore, senza colpevolizzarsi troppo. Vi riesce quando, assicurata da unimmagine calda e fiduciosa della donna, rimuove linvidia del pene e si identifica completamente con la madre. Adotta allora una sessualit pi passiva, pi affettuosa, meno aggressiva del maschio. Come laggressivit e il desiderio possessivo sancivano nel bambino lidentificazione al padre, cos la passivit e il dono di s attestano nella bambina questa forma di identificazione con la madre. La risoluzione del complesso di Edipo implica la rimozione dellatteggiamento proprio dellaltro sesso. Freud riconosceva alla sessualit infantile pre-edipica una potenzialit bisessuale. Una ricerca pi approfondita egli scrive permette il pi delle volte di scoprire un complesso di Edipo in forma sia positiva che negativa, cio commisurata alla bisessualit originaria del bambino. Con ci vogliamo dire che il maschio non solo osserva un atteggiamento ambivalente nei confronti del padre e un atteggiamento libidinoso nei confronti della madre, ma anche che si comporta nel contempo come una femmina osservando un atteggiamento pervaso di tenerezza femminile nei confronti del padre, e un corrispondente atteggiamento di ostilit gelosa nei confronti della madre. Dunque solo la presa di coscienza della differenziazione sessuale che la li primo rapporto sessuale , nella nostra epoca, il solo equivalente dei riti iniziatici delle societ primitive. Foto tratta dal film Soffio al cuore di L. Malie. Non tutte le componenti istintuali primitive sono autorizzate a prendere parte alla definitiva fissazione della vita sessuale. Prima dellet puberale, per influsso delleducazione, si verificano rimozioni molto energiche di talune tendenze, e certe potenze psichiche, come la vergogna, il disgusto, la morale, si stabiliscono da guardiani per contenere quel che stato rimosso. Linconscio, che non accetta mai questa rimozione, desidera ritrovare un giorno la bisessualit originaria. Questo fattore acquista probabilmente un peso importante nella scelta delle affinit. Si spiega meglio allora lattrazione dei contrari, la ricerca di donne molto femminili da parte di uomini molto virili e reciprocamente. 3. Il complesso di Edipo cede dinanzi al complesso di castrazione. Il bambino, di fronte allambivalenza dei sentimenti che nutre per i propri genitori, di fronte a questa inestricabile confusione fra amore e odio che lo angoscia, non ha altra via duscita che sottoporre la propria sessualit al processo della rimozione. Bisogna per rendersi conto che non si tratta di una rimozione provocata dalla minaccia di una reazione dei genitori, ma semmai, come scrive Freud, di una autorimozione determinata dal conflitto di ambivalenza istintuale. dunque esatto egli conclude che il fatto di uccidere il padre o astenersene non decisivo: ci si deve sentire necessariamente colpevoli in entrambi i casi, perch il senso di

colpa espressione della lotta eterna fra Eros e listinto distruttore, o di morte. Il complesso di castrazione, permettendo la risoluzione delledipo, mette fine a questo insopportabile conflitto di ambivalenza. Freud pu allora scrivere: Questa prima relazione amorosa del bambino destinata a scomparire, proprio per il fatto che la prima, dato che questo primo concentrarsi sulloggetto sempre ambivalente al pi alto grado. Nel bambino, assieme allamore estremo, troviamo sempre una violenta tendenza aggressiva, e quanto pi un bambino ama appassionatamente un oggetto, tanto pi sar sensibile alle delusioni e alla frustrazione. Lamore, in definitiva, destinato a capitolare dinanzi allostilit accumulata. Al termine di questo processo, il complesso di Edipo si risolve in una identificazione con il genitore dello stesso sesso, e con una fissazione libidica sul genitore di sesso opposto, fissazione pi affettiva che erotica. Come scrive Osterieth le esigenze interiorizzate del genitore rivale, inibendo i desideri erotici verso laltro genitore, inducono il bambino a sostituire, alla fusione iniziale, una relazione interpersonale affettuosa. 4. La presenza del padre, che fonda la relazione triangolare, una necessit. Essa pu essere avvertita dal bambino, certo, come una intrusione nel proprio territorio affettivo e sessuale, ma molto spesso anche come una protezione contro la madre che non lo soddisfa n in virt di una costante disponibilit, n in virt del suo sesso castrato. La maturazione del bambino passa dunque anche attraverso questa immagine virile. Non un caso se, verso i dieci o dodici anni, il bambino si abbandona a unorgia dimmaginazione per inventarsi e crearsi un padre ideale al quale potersi validamente identificare sul piano della potenza e della giustizia, dellavventura e dellautorit. Il a romanzo familiare prelude al suo inserimento nella societ. Si precisa cos, allepilogo di questa crisi, la costituzione delle tre classiche istanze psicoanalitiche : - la formazione dellIo, attraverso il complesso di castrazione, che impone in modo definitivo, ma talvolta traumatico, la separazione del corpo del bambino da quello della madre; - lorganizzazione del sistema dellEs, che sottende gli impulsi aggressivi e sessuali rimossi. LEs il nome dato dagli psicoanalisti a quel fascio di tendenze aggressive e sessuali che esiste sin dalla nostra nascita. Esso obbedisce solo al principio di piacere; - infine la comparsa del Super-io, che potrebbe definirsi come il giudice aggressivo costituitosi nel corso della esperienza infantile in virt della nostra accettazione delle regole imposte dalla famiglia e dalla societ attraverso linteriorizzazione delle influenze parentali e sociali. Grazie a questa istanza, il bambino acquista lautonomia assorbendo in qualche modo i propri genitori . Egli ha imparato a differire il soddisfacimento dei bisogni, a sacrificare i piaceri immediati a una migliore armonia di rapporti con i genitori e la societ.

Sitografia

http://www.ospitiweb.indire.it http://www.elicriso.it http://www.filosofico.net http://www.wikipedia.org http://www.aikidoweb.it

realizzato il 7 maggio 2012